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  1. Nell'editor del sito, se si va semplicemente a capo

    (cioé si preme soltanto INVIO) si ottiene una interlinea doppia.
    Che può essere utile alle volte quando si vuole separare un paragrafo dal successivo.
    Ma se vogliamo scrivere all'interno dello stesso paragrafo con interlinea semplice ?

    Facilissimo : basta ricordarsi di premere il maiuscolo (lo shift, la freccia a sinistra della tastiera) appena prima di premere l'invio :

    e l'interlinea sarà semplice.

    :sayonara:

  2. DSC_0352.jpg.b0e5f9d38832cda36906bef1fc7bf402.jpg

    UN VIAGGIO non fotografico, principalmente da appassionato di musica. L'intento era quello di seguire il Jazz Fest & Heritage, il festival annuale, un vero e proprio patrimonio per New Orleans. Jazz Fest è una onlus che finanzia col ricavato le 130 scuole di musica della città, le quali ogni anno sfornano musicisti che faranno Pil per i prossimi 40 anni. Un'esperienza che io e Laura volevamo vivere da tempo. Un soggiorno di appena 12 giorni, dei quali 7 trascorsi quasi interamente nel grande spazio aperto adibito ad area concerti: 5 palchi, 2 tende, una media di 400.000 visitatori, 40 concerti al giorno, dalle 11 alle 19, impossibile muoversi senza seguire un programma perchè si vorrebbe vedere tutto ma si finirebbe per non vedere niente. Un happening pazzesco. In una città pazzesca. La Big Eesy non delude.

    Avevo con me solo la piccola Coolpix P5100, ma l'intenzione era quella di acquistare lì la reflex che mi serviva, cosa che feci il giorno dopo l'arrivo, la D80 in kit con l'obiettivo peggiore che Nikon abbia mai prodotto, il 18-135 (ma io non lo sapevo... ancora). Ciononostante pagai il kit esattamente la metà di quanto costava in Italia (nel 2008 il cambio euro/dollaro era a 1.48 e mi vennero rimborsati persino 90 dollari di tasse...)

    L'impatto con il Jazz Fest è dei migliori, in una giornata caldissima e... piovosissima

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    Aspettando Stevie Wonder... che arriva insieme alla pioggia

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    Incuriosisce e sorprende la varia umanità che popola questi festival, ad iniziare da me...

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    che tutto sommato sono il più... sobrio (la bandana serve solo per non farmi sudare quando metto il cappellino)

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    Coco Robicheaux, uno dei miei bluesman preferiti sul palco della Blues Tent con la sua bellissima Godin Multiac. Non dimenticherò mai quella fantastica esibizione.

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    Nella Big Easy si vive h24, praticamente io e Laura dormivamo 4 ore, la notte intesa come momento di riposo non è contemplata: locali con musica (di qualità, credetemi) rigorosamente dal vivo, feste private e daiquiri a fiumi...

    Bourbon Street

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    .... e le sue feste private. Non occorre essere conosciuti per entrare in una di queste terrazze, basta pagare: alcool q.b., tanta musica e tanto divertimento.
    L'ideale se non si è in compagnia delle mogli... o dei mariti.

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    E poi Toulouse Street, con i suoi bordelli storici (ovviamente chiusi)

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    I sex shop

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    Canal Street di notte ha pure il suo fascino

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    Nonostante la confusione notturna, di giorno il Quartiere appare tranquillo e vivibile, sempre pulito e ordinato. A tal fine si lavora sin dalle prime ore del mattino

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    ed è piuttosto piacevole passeggiare nel parco lungo il Mississippi o nel parco prospiciente la cattedrale di St. Peter, una chiesa non grande ma molto bella, antica e ben tenuta. Iniziarono a costruirla gli spagnoli oltre trecento anni fa, proseguirono gli inglesi e infine venne terminata dai francesi

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    Di giorno Canal Street ha un altro volto. Vedete quelle palme? Se ricordate bene le foto dell'uragano Kathrina, erano sotto l'acqua...

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    Il ferry che collega il French Quarter ad Algiers, il quartiere nel lato Ovest del Mississippi

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    ... e visto che siamo nel Mississippi...

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    Anche di giorno la varia umanità non manca

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    Molti ci sbarcano il lunario.
    E qualche volta con apprezzabili risultati: tanto ci vuole a far sorridere una signora anziana costretta in carrozzina?

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    Per terminare questo breve tour.
    Come ben saprete la Lousiana è un'area di particolare interesse naturalistico. Le sue paludi si estendono per 1.000 chilometri e hanno una profondità di 200 chilometri, praticamente grandi quanto l'Italia. Si tratta di un'area tra le più protette al mondo perchè _ i nostri fotonaturalisti lo sanno _ il termometro che segna la salute dell'intero pianeta sono proprio le zone umide. Un'esperienza di mezza giornata veramente favolosa. Molto difficile fotografare in quelle paludi, servono una buona esperienza e una buona attrezzatura, ma soprattutto la giusta luce: alba o tramonto, perchè la Louisiana si trova in fascia preequatoriale, per cui alle 9,30 il sole è già a picco e la palude diventa una scacchiera di luci e ombre, un disastro.

    Il molo d'imbarco, peccato avrei voluto un pellicano sul pilone...

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    L'airboat passa dappertutto. E' sicuramente il mezzo più adatto a percorrere gli stretti canali del bayou

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    ... per carità, si potrebbe fare anche in canoa, ma non è consigliabile.
    Loro sono molto curiosi...

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    Fine del tour.
    Purtroppo questo viaggio si è concluso con un dramma dal quale ancora non mi sono ripreso: lo scratch dell'hard disk proprio nel momento in cui scaricavo l'ultima SD. Tralascio di descrivere la sgradevole sensazione di disperata angoscia e non ne sarei neanche capace. L'assistenza riuscì a recuperare più o meno un centinaio file degli oltre 2000 che avevo prodotto, per di più in un formato simil jpg da riconvertire, di qualità discutibile.

    Capirete bene che per me è particolarmente doloroso aprire questa cartella di immagini, purtroppo sparpagliate, senza una traccia narrante, ma visto il periodo di magra ho deciso di prendere il coraggio a due mani e di popolare il mio blog con qualche ricordo. So che apprezzerete.

    Pezzo consigliato: naturalmente Pit Bull, Coco Robicheaux, dall'album Spiritland

     

     

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  3. In questo periodo sto sfruttando al massimo la situazione per organizzare un nuovo corso, in previsione di un riassestamento del Corso di Laurea in cui insegno. In parole povere, sarà un corso in cui do' le basi per provare a capire, partendo dal solo scheletro, o addirittura  da poche ossa sparse, come era fatto un animale, soprattutto come si muoveva (poteva correre? poteva saltare? sapeva arrampicarsi? oppure sapeva scavare? nuotava con le zampe o con la  coda?) e cosa mangiava  (era un predatore? un erbivoro? mangiava di tutto? ecc.). Oltre alle lezioni, ho previsto delle attività che facciano ragionare gli studenti, in una di queste darò  loro delle immagini di "pezzi" di scheletro di un animale estinto o attuale, li lascerò  ragionare un po', poi dovranno dirmi tutto quello che sono riusciti a tirare fuori dagli elementi che hanno a disposizione. Per questioni logistiche lavoreranno con immagini, alcune prese in giro, ma molte fatte da me. 

    Perchè ne scrivo? Per prima cosa perchè io credo che questo aspetto sia la parte più affascinante della mia disciplina, un vero lavoro da detective, le ossa parlano a chi le sa ascoltare (meglio, osservare). 
    Poi perchè voglio farvi partecipare, con un esempio facile facile, consideratelo un giochino, un aiuto a passare il tempo in casa, chi volesse.
     

    Allora: ecco qui un paio di foto fatte da me.

    A

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    B

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    Sono due mandibole (lunghe circa 3 cm) di due piccoli animali di dimensioni praticamente identiche. Provate a stabilire cosa mangia uno e cosa mangia l'altro, spiegando da cosa si capisce. 

    Se poi foste miei studenti vi chiederei anche qual'è il gruppo zoologico di appartenenza, ma questo non vale qui. 

    Vi va di giocare? Non preoccupatevi non vi do' il voto! :) 

     

    PS In questo caso, chi sta in campagna spesso ne sa più di uno studente... ;) 

  4. Vi scrivo qua un piccolo racconto di un viaggio fatto a Lituania anni fa in occasione di un invito del matrimonio di una coppia di amici italo/lituani e mio amico ha fatto il cicerone facendomi vedere la bella Vilnius e vi parlerò questo museo di genocidio ai danni del popolo lituano da parte del famigerato KGB, le foto sono state fatte dalla coolpix 995 ed era unica macchina fotografica digitale e dal museo era proibito di fare le foto e ho dovuto farlo di nascosto e alla svelta, mi scuso della qualità fotografica.

     Il museo si trova nell'ex quartier generale del KGB di fronte alla piazza Lukiškės ; pertanto, viene chiamato in modo informale come il Museo del KGB e vi racconterò una piccola storia del palazzo.

    il museo originariamente ospitava il governatorato di Vilna e durante  gli anni della prima guerra mondiale ospitò uffici militari tedeschi e dopo la guerra viene usata come il centro di coscrizione per esercito lituano e come quartier generale del comandante. durantr le guerre di indipendenza lituane ospitava commissariati e tribunale rivoluzionario e dal 1920 ospito le corti di giustizia per il voivodato di Wilno.

    Nel 1940 Lituania viene invasa dall'unione sovietica e il sotterraneo del  palazzo viene usato per la prigione dei deportati e arresti di massa da parte dei russi e nel 1941 Germania nazista invase la Lituania e l'edificio fu occupato dalla gestapo.

    nel 1944 i sovietici ripresero la Lituania e da allora fino al ristabilimento dell'indipendenza della Lituania nel 1991 l'edificio fu usato  dal KGB come uffici abitativi, una prigione e centro interrogatorio, oltre 1000 prigionieri furono giustiziati nel seminterrato tra il 199 e inizio degli anni 60. Oltre ad ospitare il museo, l'edificio funge ora da tribunale e da deposito degli archivi speciali lituani.

    Oggi sono visibili soltanto 19 delle 23 celle utilizzate (in realtà erano 50 celle e una parte viene riconvertito come archivio kgb), la stanza delle guardie, stanza della schedatura nonché la stanza delle torture e la stanza delle esecuzioni.

    comincio le foto:

     

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    Monumento alle vittime del Genocidio 

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    la facciata del museo

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    la targa del museo

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    il corridoio del seminterrato che conduce alle celle di detenzioni e di tortura

     

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    il particolare della cella d'isolamento

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    sala delle torture e di interrogatorio e qui venivano legati con quel abito nero e la cella è completamente insonorizzata e non si potevano sentire le urle dei prigionieri sottoposti alle torture

     

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    un'altra stanza delle torture e il pavimento era profondo di circa un metro e mezzo e dove lo facevano riempire acqua gelata e il detenuto lo facevano mettere nella parete in fondo con un minimo appiglio ai piedi e lo facevano stare in piedi per ore e ore e fino quando non c'e la facevano più a stare in piedi e cadevano nell'acqua fredda

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    un particolare della stanza dove si sono scritti i documenti della prigionia e delle morti accertate

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    sala documentazione

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    sotto il pavimento vetrato ci sono alcuni oggetti appartenuti ai prigionieri giustiziati

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    un'altro particolare dei reperti e notate lo sfondo della parete protetto con il vetro e indicano le esecuzioni fatte in questa stanza e sono crivellate dai colpiDSCN1331.JPG.99302cee306e60f291b7222ea0103bec.JPG

    sala delle esecuzioni e dove gli agenti del Kgb davano le esecuzioni mortali ai detenuti e sullo sfondo di quella foto che una volta c'era il rubinetto per lavare il sangue nel pavimento ed è stato rimosso dal Kgb.

    Qui finisce il mio racconto fotografico, durante la visita in quel museo e nei sotterranei sentivo un disagio e oppressione e mi sembrava di  sentire le urle dei prigionieri torturati e uccisi.

    grazie per essere soffermati.

    Claudio

     

  5. Con questa sesta tappa del viaggio in Giappone si volta completamente pagina e dai matsuri passiamo a parlare del distretto dei samurai. Un intero quartiere situato nella cittadina di Kakunodate, nella prefettura di Akita, rimasto pressoché uguale a 400 anni fa, ovvero al periodo feudale giapponese.

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    A differenza dei castelli che, una volta venuta meno la loro utilità, sono stati o smantellati o distrutti dalle fiamme, le case dei samurai hanno mantenuto la loro funzione di abitazione per molto tempo, il che ha permesso di farle arrivare ai nostri giorni pressoché intatte.

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    Per inciso, Kakunodate è stato il centro di potere della regione per la presenza di un castello in cima alla collina, del quale però oggi non resta nessuna traccia.

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    Tali abitazioni, oltre ad essere ben conservate, sono anche visitabili, cosa che permette ai visitatori di immaginare come potesse essere la vita delle famiglie di samurai (sia di classe media che dei ricchi). Questo quartiere, in particolare, un tempo ospitava 80 famiglie ed è caratterizzato, come si vede anche ai nostri giorni, da strade ampie e cortili ombreggiati da ‘ciliegi piangenti’.

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    Tra tutte le abitazioni aperte al pubblico, sei in tutto, di particolare interesse sono la “Aoyagi House” e la “Ishiguro House”.

    Aoyagi House

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    La Aoyagi House sorge su un terreno di 3.000 mq, è costituita da più edifici ed ospita al suo interno, oltre alle collezioni museali, come armature e abbigliamento samurai, disegni e studi anatomici, anche un ristorante e un negozio di articoli da regalo.

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    I cartelli, disseminati all’interno dell’area aperta al pubblico, mostrano nformazioni come la dislocazione dei vari edifici e tradizioni dei samurai, il loro stile di vita ed il contesto storico giapponese a Kakunodate. Nel giardino della casa è possibile ammirare 600 varietà diverse di piante.

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    La dimoratiene alclan Aoyagi, una famiglia di classe superiore che ha mantenuto la sua importanza anche dopo la restaurazione Meiji ed ha continuato a viverci fino al 1985 quando l’intero complesso è stato convertito a museo.

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    Ishiguro House (Ishiguro-ke)

    La Ishiguro House (Ishiguro-ke) era la residenza della famiglia più importante della zona (quella di rango più elevato) ed è la più antica casa di samurai. L’area visitabile è di dimensioni molto ridotte rispetto alla vicina Aoyagi House, questo perché solo una porzione della casa è aperta al pubblico, in quanto la famiglia che ne ha la proprietà ci abita tuttora.

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    Le altre case del quartiere sono residenze di samurai appartenenti alla classe media, per cui più piccole rispetto a quelle di Aoyagi e Ishigura e non sono tutte accessibili allo stesso modo.

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    Il ‘distretto commerciale’ di Kakunodate è stato edificato nel 1620 in un’area separata da quella in cui sorge il quartiere dei samurai, al fine di mantenere la divisione in classi sociali di quel periodo.

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    つづく

     

  6. Zigolo-nero_21.thumb.jpg.aebf3574efd2c1e2a031b8881b7ce400.jpg

    Io vivo in campagna, una campagna antropizzata, semi urbanizzata.  Il mio giardino confina a ovest con un grande residence per vacanzieri, a sud con il parcheggio del residence. Gli altri due lati confinano con due strade, ex stradine di campagna.  Oltre la strada a nord c’è un oliveto e a est un prato ed un vigneto. 

    Da casa mia, la presenza degli uccelli è sempre stata molto percepibile, soprattutto in questa stagione, per la sinfonia di canti che si udivano. Averli a portata di obiettivo è sempre stato assolutamente impossibile per la costante circolazione di autoveicoli e persone: residenti, manutentori o giardinieri.

    Sulla stradina principale, che comunque rimane sempre una strada di campagna, dopo le prime restrizioni del governo, gli autoveicoli sono drasticamente diminuiti ma nello stesso tempo è incominciata una incessante corsa podistica, disturbata solo da prestanti ciclisti o da intere famiglie di cane munite. Tutto è durato fino giovedì scorso. Da venerdì mattina, improvvisamente è scomparsa la presenza umana e gli uccelli si sono avvicinati e fatti vedere.

    Dalle mie finestre sono riuscito a fare alcuni scatti decenti, ne posto solo alcuni significativi.   Tutti con D500 e 500 PF ED a F. 5,6

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    Verzellino,  maschio sopra , femmina sotto

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    Zigolo nero

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    Cinciallegra

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    Nel tardo pomeriggio dalla parte opposta un paio di lepri si rincorrevano e i colombacci cominciavano i preparativi prima della costruzione dei nidi.

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    Se non fosse per il dolore, la tristezza  e i danni devastanti che questo virus sta provocando, a me l'effetto dell'isolamento momentaneo non dispiace poi molto.

  7. Sono tempi difficili, le domeniche pomeriggio di chi ha la fortuna di stare bene passano in casa. Magari un film, o un giretto in archivio a guardare qualche vecchia foto. 
    Queste sono alcune immagini dello scorso giugno, la Z6 era fresca fresca e cercavo di prendere confidenza. Ero a Rho, ad uno spettacolo di artisti di strada. La storia alla base di questo spettacolo non la ricordo con precisione, ma riguardando le immagini l'ho ricostruita così.

    Una ragazza romantica, appasionata di libri d’amore, parte alla ricerca dell’anima gemella.

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    In uno dei suoi libri trova un indizio, un baldo giovane è come lei in cerca del suo amore.

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    Sarà lui?

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    mmmmm fammi controllare…

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    si è lui!

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    Balliamo!

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    Ma….

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    …. il mio libro dice che ci possono essere momenti difficili!

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    ….ma…. 

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    Che fareste voi?!?!?

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    ma si, la vita è un gioco!

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    Tutte le immagini con la Z6 ed il 70-200/4 AFS VR su FTZ. Per tutte i dati di scatto sono 1/500 a f4, ISO 800 (esposizione manuale ed iso manuali).

    La regolazione è fatta in LR CC e questi colori sono ottenuti con profilo modern 05 ed opacità al 50%. Poi ho regolato la prima immagine e copiato i valori su tutte le altre della serie. 1' di lavoro per la prima e un paio di secondi in totale per le altre.

     

     

     

     

     

  8. E' passato un po di tempo ma grazie alla quarantena casalinga da Covid-19 ho finalmente aggiornato i miei Godox.
    E visto che qui li abbiamo in molti e che la letteratura italiana sui Godox ( Nikonland esclusa ) è abbastanza limitata ho pensato che sarebbe stato utile scriverci due righe sopra.

    Allora, per cominciare il mio set Godox è abbastanza basico: XproN + TT685N + TT350N, che utilizzo a volte da soli a volte in coppia ( a proposito il TT350 si sposa a meraviglia con la Z6 come flash da viaggio ).

    Da quando li ho acquistati Godox ha rilasciato alcuni aggiornamenti del firmware, che aggiungono alcune funzioni ai vari flash e frigger. Visto il passaggio dalla D800 alla Z6 ho pensato sarebbe stata una buona cosa allineare anche il software del sistema di illuminazione.
    Il primo scoglio è capire cosa fare, in questo Godox non è particolarmente prodiga di consigli e bisogna girare un po in rete, trovando quasi esclusivamente fonti in lingua inglese.
    Questa è la pagina del sito Godox dedicata ai firmware dei loro prodotti: Godox download, qui è possibile scaricare i file Zip che ci interessano. In particolare i Godox Update Software G1 e G2 che si occupano dell'aggiornamento, si perché non usando schede di memoria i dispositivi vanno collegati ad un computer con istallate queste applicazioni diversamente dalle nostre Nikon.

    E qui arriva la prima sorpresa ( in negativo per me ), quando scopro che Godox supporta solo la piattaforma Windows; chi ha un Mac non potrebbe effettuare l'aggiornamento. La soluzione arriva con l'utilizzo di Parallel Desktop che mi ha consentito di istallare Windows 10 sul mio iMac e quindi di procedere all'operazione.
    L'altro scoglio nasce quando mi accorgo che i flash hanno una porta dati per l'aggiornamento ma non hanno il relativo cavo in dotazione nella scatola, ne il Trigger ovviamente. Nuova ricerca ( e domanda su Nikonland ) e scopro che serve un semplice cavo USB, ma in realtà non ne basta uno, perché ? Perché mentre il Trigger Xpro ha una porta USB-C sia il TT350 che il TT685 hanno delle porte Micro USB. A questo punto recupero un cavetto ed un'adattatore del vecchio Huawei. Quindi, controllate prima i dispositivi e non buttate i vecchi cavi che non si sa mai...

    A questo punto il più è fatto, basta istallare i software su Windows e provvedere all'aggiornamento.
    La procedura è semplice, con il flash o il Trigger spenti e senza batterie, avviate il software e poi collegate il dispositivo da aggiornare che verrà subito riconosciuto, selezionate il file ( precedentemente estratto dal file .zip scaricato dal sito Godox ) da utilizzare e poi date avvio. Vedrete una barra verde che indicherà prima la cancellazione del vecchio firmware e poi l'istallazione del nuovo. Calcolate circa un minuto per tutta la storia, ovviamente da ripetere per ogni pezzo del vostro set Godox.

    Unica cosa che può creare un certo panico è che la versione G1 del software Godox è in cinese senza traduzione, diversamente da quella G2 che è in inglese. La cosa è importante perché la versione G1, che si potrebbe pensare superata dalla successiva, è necessaria per operare su alcuni dispositivi, nel mio caso per aggiornare il TT685, provando con la versione G2 non viene trovato il file per l'aggiornamento. Ve ne accorgente anche perché cambia l'estensione ( .fri invece che .dfu ).

    Di seguito le schermate dei due software, va da se che cliccare sui pulsanti in cinese può essere oggettivamente motivo di panico per molti.
    EDIT: Come segnalatomi è possibile avere in inglese anche la versione G1, basta cliccare sul primo pulsante in basso da sinistra.

    Godox software G1
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    Godox software G2
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    Spero di essere stato sufficiente esaustivo ed utile per chi volesse aggiornare i propri Godox alle nuove funzionalità

  9. Come tanti siti sparsi nel territorio italiano, questo luogo deve la sua suggestione al sovrapporsi di periodi storici, con fasi di alterna fortuna, che è possibile rilevare nelle stratificazioni architettoniche o nelle tracce di trasformazione del territorio.
    Quelle che mostro sono foto scattate nel corso di circa un decennio, con la mia D300, che mi ha seguito in questi anni. Qualche nuova foto la posterò in seguito, con mezzi più attuali, appena sarà possibile.
    Città etrusca, di cui restano poche tracce, fu acquisita dai Romani, che edificarono strade e l’acquedotto, ma alla caduta dell’impero, le invasioni barbariche impoverirono il borgo.
    Dopo alterne vicende, nel periodo medioevale fu eretto il castello e dopo una fase di declino,
    il periodo rinascimentale culminò con l’esecuzione di costruzioni, tra cui quelle realizzate dal Bernini, come la chiesa ed il convento di S. Bonaventura, con la fontana ottagonale prospicente e la facciata del Palazzo Baronale con fontana rocciosa. Verso la fine del ‘700 prima la malaria, poi distruzioni e incendi da parte delle truppe francesi provocarono la rovina definitiva. Da gli anni ’50 il borgo è una location per molti film e fiction, tra i più noti, Ben Hur,
    Il Vangelo secondo Matteo, Brancaleone alle Crociate, Il Marchese Del Grillo.

     

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  10. Proseguendo da... 

     

    e "rotolando verso sud" in direzione di Grado si comincia a sentire l'aria salmastra della laguna di Grado. Prima, con una leggera deviazione, seguendo la gronda lagunare, si potrebbe fare un breve giro a "Belvedere" che non è che sia un bel vedere irrinunciabile, ma un giro in bici, immersi nella pace e nel silenzio possono anche essere piacevoli. Il borgo è semplice e quanto alla flora e alla fauna, gli interessati hanno a disposizione dei punti naturalistici non distanti (la foce dello Stella, Marano, Isola della Cona, foce dell'Isonzo....) sicuramente appaganti.

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    Ma ugualmente, per un appassionato come me del limite tra l'emerso e il sommerso delle lagune e degli orizzonti confusi, sicuramente è un paesaggio appagante per lo spirito.

    Si arriva con il lungo ponte che attraversa la laguna a Grado. Ora, ripeto, non è una guida turistica... e l'occasione era stata propizia per provare la nuova arrivata Z6 e confrontarla con la D850. Ma come tutti i luoghi storici, antichi, sul mare, d'estate o d'inverno, anche Grado il suo fascino ce l'ha. Prendete le mie parole in fiducia.... e una guida turistica per informarvi per bene.

    E' al limite della laguna e del mare e il lungomare specie in una giornata tersa lascia spaziare lo sguardo lontano, anche oltre confine. 

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    Il Santuario della Madonna di Barbana... per devoti o curiosi c'è il motoscafo...

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    Il centro storico ha il classico fascino dei borghi marinari. Calli strette, campielli (in fondo Venezia ha lasciato le sue tracce...)

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    E poi la basilica, il battistero, ristoranti e il lungomare per digerire....

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    E adesso mi riposerei un pò.... Saluti da Grado!

  11. Sono giorni strani quelli in cui ci troviamo vivere.
    Lo smart job sarebbe dovuto essere, per i lavoratori dipendenti - pendolari, la conquista sindacale del nuovo secolo, invece è diventato uno strumento di salvezza per tutti quanti, persone ed imprese insieme. Gli uffici ora sono deserti ma con le luci accese, l'acronimo VPN è diventato (finalmente) di uso comune.

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    Nel confino domiciliare in cui siamo costretti mi sembra comunque utile, per quanto sia concesso, che in qualche modo si cerchi di documentare quello che sta accadendo. Perciò, ieri la mia sortita per i rifornimenti alimentari, è stata accompagnata da una fotocamera. Nei limiti di fotografo arrugginito quale sono, ho registrato qualche momento di quotidianità stravolta, prima di rintanarmi nel mio mini ufficio laboratorio dove, normalmente, il "LAVORO" non entra.

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    Il tempo di uscire dal panettiere con una fotocamera in mano e son stato fermato da agenti di PS in borghese; Il baule carico con la spesa per 5 persone è stato il mio salvacondotto.
    Torno nel mio loculo fino a venerdì prossimo, per una seconda puntata. Se va male mi portate le arance?

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  12. Sono sempre stato interessato alle persone e al loro ambiente. Ho riesumato questi vecchi scatti su pellicola (FP 4, Pan F, Tri Max) del periodo 1983- 1987 eseguiti a più riprese prevalentemente in Lucania. Sembra un racconto di altri tempi. Ogni tanto voltarsi indietro serve per guardare meglio in avanti.

     

    Genzano di Lucania - processione,  agosto 1983

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    Lucania 1983 vita di paese

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     # 26 Genzano di Lucania 1983

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    # 27

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    # 28 verso Acerenza

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    # 29

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    E’ un paesaggio semplice, duro, essenziale. Mi è rimasto un bel ricordo.

    Eccone altre con al centro le persone:

    # 30

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    # 31

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    # 32

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    # 33

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    # 34

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    #35

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    Grazie per esservi soffermati.

  13. Roby C
    Latest Entry

    Alcuni anni fa.. ( cribbio se passa il tempo.. sigh.. sigh.. ) per un po' di volte siamo stati ospitati al campo Giuriati di Milano, forti dal fatto che l'invito perveniva da un altro Nikonlander il famoso " Mudmad "; all'epoca utilizzavo la D 300 e come ottica avevo il 70-200 f 2.8..  altri tempi..

    Ma ora qualche scatto, i primi lisci.. i secondi sul fangoso..

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    chi era costui?..  chi vince.. avrà un premio grosso grosso..

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    la concorrenza..  brutti tipi.. 

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    magari lo spettatore stava pensando: ma chi lo fa fare.. a quelli lì..

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    mancata per poco.. arcipicchia..

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    dai che ti alziamo noi..

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    acc.. troppo alta non ci arrivo..

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    adesso ti fermo io..

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    e ti do pure delle botte..

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    quasi chiappata..

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    eccoli sorridenti e felici..

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    stavolta ti ho preso io..

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    anche i danesi..

    Finita questa fase pulita, ora mettiamo quella sporca..

     

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    A dire il vero, qualche problema con il colore delle magliette lo abbiamo..

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    adesso arrivo pure io..

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    L'uomo nero nero..

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    voglio giocare anch'io.. lasciate spazio..

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    ti ho preso

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    non la mollo a nessuno, è mia..

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    mi hanno fregato, se la sono presa..

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    vieni se sei capace..

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    el muntun negher..

     

  14. Tornato oggi sul luogo del delitto, questa volta armato della amata Nikon D3X. 
    Ultimamente apprezzo molto l'uso dei lunghi tele. Essendomi stato "arrubato" il Sigma 180 2,8 APO, ho optato per il mitico Nikon 300 2,8 ED IF AiS, prestatomi per l'occasione, con cui ho eseguito molti degli scatti fatti oggi nel ravennate.
    L' accoppiata mi ha soddisfatto molto. Nitidezza e plasticità mi hanno convinto della validità di strumenti così datati.

    Altri scatti con il 24-70/2,8 e 105/1,4.
     

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  15. Sempre per divertimento e passare il tempo, posto queste foto molto modificate ed in cui mi sono sbizzarrito con la Post produzione.

    Una settimana in Sicilia…..per alcune foto ci sono due versioni.

    Qualche anno fa con la famiglia ho passato una settimana in Sicilia, tra Noto, l’Etna, Erice  e qualcos’altro. Riguardandole adesso non sono per niente soddisfatto delle poche foto che riportai da quel viaggio. Viaggio come sempre dedicato al BW, anche da quel lato ricordo non fu un viaggio riuscito con delle specie a cui aspiravamo che non si fecero vedere. Comunque la Bellissima Sicilia con tutte le sue opportunità di Paesaggi monumenti e città splendide meritava molte più foto e soprattutto fatte meglio. Si perchè le foto hanno una qualità pessima. Sia per come le ho fatte sia per la resa del mio corredo in quella occasione una D300S+24-120 Nikkor+12-24Tokina, anche il Nikkor 300 f/4 AF-S + TC. Non il top come attrezzatura ma neanche da buttare per delle foto di viaggio senza grosse pretese. Soprattutto quelle con il 24-120 non si guardano, eppure quell’obbiettivo ha avuto un suo perchè anche solo per la comodità delle focali che aveva.

    Devo aver sbagliato proprio tutto io come impostazioni e poca attenzione.

    Motivo in più per tornare a fare una visita.

    NOTO, visitata colpevolmente solo in un tardo pomeriggio, splendida….

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    Sull’ETNA giornata con luce pessima e con un principio di eruzione vista da lontano,

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    Una girata ad ERICE i suoi tetti con Rondoni vocianti, le sue Stradine e Scorci.

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    ed infine una cena con tramonto alle belle Saline di TRAPANI

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    Un saluto alla Sicilia ed un Augurio per un prossimo viaggio.

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  16. I bilanci di un anno si fanno spesso a dicembre, ma io ho atteso questo gennaio per sedermi a riflettere e a fare il punto della situazione sul mio personale 2019 appena trascorso. Proprio per il bel fine anno (fotograficamente parlando) passato dietro le mie fotocamere che ha un po’ mitigato l’insoddisfazione per quanto fatto – o meglio, non fatto - durante gli ultimi dodici mesi.

    Sì, perché in realtà il 2019 che mi sono messo alle spalle non è stato un granché dal punto di vista fotografico. Pochi scatti come mai in passato, poco tempo da dedicare alla ricerca di nuovi spunti e di nuovi progetti, e forse anche poca voglia di farlo se con la testa si è impegnati nel lavoro, si è distolti dagli imprevisti o non si ha abbastanza tempo libero.

    Eppure ad inizio agosto era arrivata la Z6 e la curiosità di conoscere e testarne pregi e potenzialità. No, non mi mancava l’entusiasmo per fotografare che la nuova macchina avrebbe dovuto riaccendere: come detto, è semplicemente mancata la possibilità di dedicarmi a pieno a cercare gli scatti che avevo in mente e che solitamente trovo quando ho tempo per farlo. In ogni caso quel poco che sono riuscito a “produrre” per certi versi mi ha soddisfatto, sebbene resti il rammarico per non aver potuto fare meglio e quantitativamente di più.

    Detto questo, voglio raccogliere di seguito alcuni scatti che hanno segnato il mio 2019 fotografico in termini di divertimento e soddisfazione. Chi vorrà aggiungere qualche commento sarà il benvenuto. 😉

     

    Cominciamo dalle poche foto a colori che ritengo interessanti. Fra queste:

    1. (che avete premiata nel contest "Nella penombra")
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    2. (pubblicata nel contest "Suburbia")
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    3.
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    Ma il bianco e nero è più vicino alle mie corde, e in proporzione sono molto più numerosi questi scatti rispetto a quelli a colori ad avermi dato una qualche soddisfazione.

    A partire da quelli che nel 2019 appena trascorso ho cominciato a raccogliere per un progetto in controluce che probabilmente presenterò all’annuale mostra fotografica dei soci che il mio fotoclub organizza ogni primavera. Fra i quali:

    4. (che avete premiato nel contest "La nostra estate in controluce")
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    5.
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    6.
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    7.
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    Altro oggetto di ricerca fotografica sono scorci dove non sono presenti persone (generalmente per me imprescindibili negli scatti che cerco) ma che in qualche modo possono risultare interessanti. Fra questi, mi sono sembrati tali:

    8.
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    9.
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    10.
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    Alcune immagini interessanti le ho raccolte alla Fiera Antiquaria che, svolgendosi nella mia città ogni prima domenica del mese, costituisce (per me come per molti altri appassionati come me) una buona occasione per provare a portare a casa qualche scatto “di strada” singolare o almeno non banale:   

    11.
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    12.
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    13.
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    Chiudo questo mio personale bilancio fotografico dell’anno appena passato con alcune istantanee di street photography come la intendo io, ovvero con le immagini che più mi sono piaciute e che vorrei riuscire a fare ogni volta che esco in strada a fotografare. Immagini che, con un po’ di fortuna, riuscirò sperabilmente  a fare anche quest’anno. :P

    14.
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    15.
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    16.
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    17.
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    18.
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    Grazie a tutti quelli che sono arrivati fino a qui. B|

     

     

  17. Gianni54
    Latest Entry

    Numerose foto che ho postato su Nikonland hanno per oggetto le Crete Senesi, per cui mi sono sentito in dovere di trattare, anche se in modo molto sintetico, le caratteristiche di questo meraviglioso territorio.

    Le Crete Senesi è una zona sita a sud-est della città di Siena, che include i territori comunali di Rapolano Terme, Asciano, Buonconvento, Monteroni d'Arbia, Rapolano Terme e la frazione di San Giovanni d’Asso (Comune di Montalcino), tutti ubicati in provincia di Siena.

     

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    Il nome di quest’area nei pressi di Siena è legata al materiale di cui era principalmente composta. Il termine creta, sinonimo di argilla, indica i fondali di epoca preistorica - originariamente marini - che si trovavano in questi luoghi. Oggi, di questo passato geologico, resta la caratteristica colorazione del paesaggio che varia di stagione in stagione. Dunque, la prima descrizione delle Crete Senesi è legata alle sue sfumature: in primavera il colore predominante è un bel verde smeraldo e lucente, in estate si manifesta un giallo abbagliante fino a diventare, verso l’autunno, di una tonalità grigia che ricorda, appunto, quella dell’argilla.

    Il paesaggio è caratterizzato da colline brulle e dolcemente ondulate, querce e cipressi solitari od in filari, i poderi isolati in cima alle alture, tratti di bosco negli avvallamenti ed i fontoni che raccolgono l'acqua piovana.

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    Località Torre a Castello - quercia solitaria, fontone e colline brulle e dolcemente

     

    DSC_0903.thumb.jpg.dcb0f7c9e46fe260e83f001d5bfb3e35.jpg Località Torre a Castello

     

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    Località Torre a Castello - colline brulle e dolcemente ondulate

     

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    Località Torre a Castello - un fontone

     

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    Loc. Mucigliani - un cipresso isolato

     

    Le Crete Senesi differiscono dal paesaggio della vicina Val d’Orcia poiché ospitano un alto numero di calanchi e di biancane. I calanchi assomigliano a ventagli semiaperti e sviluppati in verticale, mentre le biancane sono cupolette del terreno coperte di vegetazione e da cui spicca un colore molto chiaro. Questi due elementi rendono la zona simile ad uno scenario lunare, sospeso nel tempo e descritto fin dal Medioevo con il nome di “Deserto d’Accona”. Inoltre, le biancane sono riconoscibili per la loro tipica forma a cupolette bianche, brillanti nei giorni di sole e sono concentrate, in particolar modo, lungo la Via Lauretana, nel tratto tra Siena ed Asciano. I calanchi, invece, sono caratterizzati da profondi solchi del terreno “a lama di coltello” e si possono ammirare tra Asciano, Rapolano Terme ed in tutta l’area intorno all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.

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    I calanchi presso Rapolano

     

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    Le biancane presso il Colle della Leonina

     

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    Ancora biancane presso il Colle della Leonina

     

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    Calanchi presso Asciano

     

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    Veduta del "deserto di Accona"

     

    Lungo gli itinerari delle Crete Senesi si incontrano colline brulle e cipressi sparsi qua e là assieme a tratti di bosco e poderi solitari che dominano il paesaggio.

     

    ZSC_0973.thumb.jpg.eeb809826a741db305c626e9d57e0fcd.jpg Il colle della Leonina con vista del borgo Mucigliani

     

    ZSC_0981.thumb.jpg.1851c8ba8c17c227f8f32406520f1ada.jpg Loc. La Leonina

     

    ZSC_0986.thumb.jpg.5c549f305b72d433f5f08a1201063361.jpg Loc. La Leonina - sullo sfondo le "Grancie" (granai)

     

    ZSC_2283.thumb.jpg.957314736dc7e479863c566ced189574.jpg Un fontone fra Asciano e Trequanda

     

    ZSC_2308.thumb.jpg.25b0c4dc413abff5046d94f0483d3571.jpg Loc. Baccoleno

     

    ZSC_2726.thumb.jpg.e50319656456907fc3a0497060e10e76.jpg Un fontone sulla strada per Radi

     

    ZSC_2791.thumb.jpg.e3bbd065b4c0ffed1ec1a50e0078b3b1.jpg Loc. Ville di Corsano

     

    ZSC_4298_.thumb.jpg.e99fede43916993e34cd768c1e9f3826.jpg  Loc. Mucigliani

     

    ZSC_6051.thumb.jpg.f223ad081e68abb5d15e3dc67dff43be.jpg Loc. La Beccanella

     

    Le Crete Senesi sono uno degli esempi più significativi attraverso cui si può conoscere il mondo della mezzadria, costituito da fattorie, paesi, poderi; dalle “grance” (caratteristici fabbricati con funzioni di magazzino e di granaio) presenti in particolare sul territorio a Buonconvento, dove è possibile visitare il Museo della Mezzadria, dedicato alla cultura rurale.

    DSC_0906.thumb.jpg.10240389b29050b0a4ecba5bcadd3e08.jpg Loc. Torre a Castello - sul colle a destra le "Grancie"

    ZSC_2727.thumb.jpg.3a78f28ef93369c96e28817c29f7c0df.jpg Nei pressi di Radi - ancora "grancie"

     

    Oltre alle innumerevoli bontà culinarie presenti nell'area in parola, la zona di San Giovanni d’Asso è rinomata per la produzione del tartufo bianco delle crete ed ospita una sagra, che si svolge nel mese di Novembre ed un museo dedicato al cosiddetto diamante delle Crete.

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    Treno Natura - corsa del convoglio storico effettuata il 10/11/2019 in occasione della sagra del tartufo di San Gionanni d'Asso.

     

    Infine, sul colle di Leonina, nei pressi Mucigliani (Frazione del comune di Asciano), si trova il “Site Transitoire” opera dello scultore francese Jean-Paul Philippe. Dal 1993 questa installazione è rappresentata da una sedia come simbolo di accoglienza per il viandante e una finestra orientata verso il sole., L’artista, riguardo alla sua opera ha spiegato cosa volesse rappresentare: “installando quelle pietre mi resi conto che disegnavano nella luce e nello spazio i limiti di una casa. Una dimora senza mura dalla soglia invisibile. A terra alcune lastre, una sedia per accogliere il passante, un banco, una finestra e per tetto la volta celeste. L'ombra di questo mobilio di pietra tracciava al suolo la sua passeggiata grazie alle apparizioni della Luna e del Sole. Nel solstizio d'estate è nell'appiombo della finestra che il disco solare sparisce, mentre brillano la prima stella e le luci di Siena.”

     

    DSC_0829.thumb.jpg.073e75bc82c31e75d3e0750afe8206b2.jpg il Site Transitoire

    DSC_0852.thumb.jpg.1ed818ad547c49992e73041c5ec7aa08.jpg il Site Transitoire

     

    DSC_1105.thumb.jpg.757ca6d403f64d0e6fecaa4548aa91b9.jpg il Site Transitoire

     

    Infatti, dal colle della Leonina si può ammirare il meraviglioso skyline della citta di Siena, sia con la luce del giorno che di notte con una calda illuminazione.

     

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    Loc. La Leonina - Fontone, biancane e Siena sullo sfondo

     

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    Loc. La Leonina - Fontone, biancane e Siena sullo sfondo dopo il tramonto

     

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    Lo skyline della citta di Siena visto dal colle della Leonina

     

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    Stesso posto a notte ormai inoltrata.

     

    S.E. & O. : Se fra i lettori di questo blog transiteranno iscritti del posto o esperti in materia, sono ben accette integrazioni e/o correzioni.

     

     

     

     

  18. Nonostante sia una vera gatta morta, fino a qualche anno fa, adoravo Gwyneth Paltrow

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    specie nelle vesti della mitica Pepper, segretaria/amica di Iron Man.

    Nel tempo la ragazza si è fatta strada con quella sua aria da santarellina, appoggiandosi al fidanzato Brad Pitt e poi al grande Harvey Weinsten che le ha pure fatto avere un oscar, nonostante la dote principale della bionda oggi quarantottenne non sia proprio la recitazione.

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    Brad e Gwyneth, prima che lui andasse con Angelina e lei con il frontman dei Coldplay

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    Gwyneth e Harvey agli oscar 1999

     

    Ma naturalmente il tempo passa e ci vogliono nuove iniziative.
    Dopo la stagione salutistica e di cucina-benessere (ci sono trasmissioni TV in cui Gwyneth insegna alle donne americane come cucinare per aver cura di se), arriva l'ultima trovata che penso sia assolutamente sensazionale.

    E' in commercio ed è andata letteralmente a ruba, nonostante costi ben $75 dollari, una candela prodotta per conto di Gwnyeth Paltrow che sull'etichetta reca una assicurazione ben più che allusiva :

    "ha lo stesso odore della mia vagina"

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    Per me è geniale e mi auguro che faccia veramente tanti soldi.

    Però mi resta la curiosità di sapere da Brad e da Harvey - lo ammetto, con tanta invidia - se lo slogan corrisponda a realtà ...

     

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    Gwyneth Paltrow colta dai paparazzi mentre prende il sole con Brad Pitt quando erano fidanzati (foto prese del web, copyright dei legittimi proprietari)

  19. Nikon close up no.5T (+1,5)
    Hoya HMC (+4)
    Marumi DHG Achromat Macro 200 (+5)

    249e32bd2735aab88a91ce37b1cb6c72.jpg.220d6e36c7ddec4279308f96c85241b4.jpg

    Sembra banale, ma definire il senso di un accessorio semplice come una lente addizionale non e' inutile.
     
     
     

    In questa occasione voglio approfittare dell'arrivo di una bellissima Marumi DHG Achromat Macro-200 da 5 diottrie di potenza, per metterla a confronto con altre due lenti di simili prestazioni, una Nikon Close UP no.5T da 1,5 diottrie e una ben piu' semplice ed economica Hoya HMC (Multi Coated) da 4 diottrie, ma colgo anche l'occasione per parlare in maniera piu' generale dell'argomento.

     
     
     

    Immagine Allegata: 0030 _D8X5562 02052016  1-30 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG

     
    Una lente addizionale e' una lente positiva (convergente) che si antepone all'obiettivo in uso allo scopo di modificarne lo schema ottico progettuale, diminuendo lunghezza focale e distanza minima di messa a fuoco, in misura proporzionale alla potenza diottrica della lente in questione.

     

    Immagine Allegata: 0027 _D8X5526 02052016  1-40 sec a f - 22 Max Aquila photo (C).JPG

     
    Si considera lente anche un complesso articolato di lenti e dell'aria al loro interno: siamo pertanto abituati a sintetizzare con la definizione di "lente" anche un obiettivo dei piu' articolati, forti del senso della definizione appena data.
    Immagine Allegata: 20058_Lens_Construction_en.jpg
     
    La potenza di una "lente" cosi' considerata si misura in "diottrie" nel seguente modo:
    osservando quante volte la lunghezza focale di una "lente" sia contenuta in un metro.
     
    Un obiettivo (inteso quindi come "lente") da 50mm avra' dunque una potenza diottrica di 1000mm (un metro) diviso 50mm= 20 diottrie...
     
    Anteponendo quindi ad un obiettivo da 50mm una lente addizionale da 5 diottrie, otterremo una nuova "lente" da 25 diottrie complessive.
     
    Usando la precedente formula del calcolo delle diottrie all'inverso, potremo dedurre la nuova lunghezza focale derivata dall'uso di quella lente addizionale:
    Focale= 1000/25= 40mm
     
    L'accorciamento della distanza minima di maf e' pertanto in diretta e proporzionale funzione della diminuzione complessiva di focale ottenuta. 
    Avvicinarsi al soggetto procura invariabilmente una diminuzione della profondita' di campo, aiuta pertanto a staccare meglio il soggetto dallo sfondo.
    Ecco che l'utilizzo di lenti addizionali di moderata potenza puo' agevolare in molti generi, per esempio nel ritratto ed ovviamente nello still life, tanto da definire questa famiglia di elementi ottici come ottimizzata per il "close up" ossia, la fotografia a distanza ravvicinata.
     

    Immagine Allegata: 0028 _D8X5535 02052016  1-800 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG

     

    Il problema che affligge l'utilizzo delle lenti addizionali si riassume in due infauste evenienze:
     

    Immagine Allegata: 0026 _D8X5524 02052016  1-60 sec a f - 18 Max Aquila photo (C).JPG

    -  aberrazione sferica

    - correzione cromatica

     
    entrambe sono fisicamente connesse al fatto che l'aggiunta di un elemento ottico ad uno schema gia' completo, come quello di un obiettivo, non possa che variare in modo certamente negativo il progetto su cui quell'obiettivo si fonda.
    Per arginare il problema nel corso del tempo i fabbricanti di lenti addizionali hanno affinato la qualita' complessiva delle loro migliori realizzazioni, arrivando a realizzare lenti da close up formate da piu' elementi (di solito due) accoppiati in modo da minimizzare entrambi i difetti sopra considerati, prevalentemente il secondo, attraverso la produzione di elementi ottici complessivamente acromatici, ossia ottimizzati su almeno due lunghezze d'onda (quelle del blu e del rosso).
    Ha cominciato Leitz molti decenni fa e poi hanno continuato i giapponesi, tra i quali i responsabili del progetto di due delle tre lenti addizionali oggetto di questo test.


    Immagine Allegata: 0031 tre 02052016   Max Aquila photo (C).JPG

     
    Per realizzare il quale ho utilizzato una Nikon D810 e due obiettivi, non scelti a caso, il Nikon AF-D 50mm f/1,4 un datato rappresentante degli standard della casa di Tokyo ed un piu' recente Micro 85mm f/3,5 per i sensori in formato DX, entrambi con filettatura filtri da 52mm, come la piu' piccola (ma piu' potente) delle tre lenti, mentre le altre due, la Nikon e la Hoya che sono da 62mm, utilizzate con un adattatore step up 62/52mm, qui ritratti insieme sul podio Nikon...
     

    Immagine Allegata: 0025 DP3M0895 01052016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

     
    Il 50 mm rappresenta l'obiettivo cui diminuire la minima maf (che e' di 45cm dal soggetto), mentre il Micro 85 serve a dimostrare come si possa transitare a degli interessanti RR (Rapporti di Riproduzione) partendo da quello massimo dell'obiettivo "naked" di 1:1

     

    Immagine Allegata: 0002 _D8X5411 30042016  1-125 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG

    la corichiamo per avere in bella mostra il "ponte comandi" 

    Immagine Allegata: 0004 _D8X5427 30042016  1-125 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG

     

    e impostando su cavalletto macchina ed obiettivo in MF a minima maf, anteponiamo dapprima
     
    la "vecchia" Nikon close up no.5T da 1,5 diottrie, ottenendo quindi un complesso ottico dalla nuova lunghezza focale di 46,5mm circa
    che ci consente un deciso avvicinamento e "riempitivo" dell'inquadratura complessiva
     Immagine Allegata: 0006 _D8X5442 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG
     
    poi la Hoya HMC da quattro diottrie (focale risultante 41,7mm) 

    Immagine Allegata: 0005 _D8X5437 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

    con la quale si arriva quasi a dimezzare il campo inquadrato rispetto la combinazione precedente
     
    ed infine l'ambiziosa e ponderosa Marumi DHG Achromat Macro-200 da ben 5 diottrie (nuova focale 40mm)

    Immagine Allegata: 0007 _D8X5447 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

    con la quale si concentra ulteriormente l'attenzione su un dettaglio di inquadratura grande oltre un terzo che con la lente da 1,5 diottrie, riuscendo a valutare dettagli ben difficili da poter considerare con l'obiettivo senza aggiuntivo ottico anteposto.
     
    Per curiosita', gli RR risultanti passano da 1:4,4 della combinazione con la Nikon da 1,5 diottrie, a 1:3 con la Hoya da quattro diottrie, per valicare finalmente la soglia tra close up e macrofotografia con l' 1:2,5 del 50mm con la Marumi DHG da 5 diottrie.
     
    Utile per avvicinare a fiori ed insetti solamente avvitando una lente davanti all'obiettivo che non dovrebbe mai mancare in alcuna borsa fotografica (il 50mm...)

     

    Immagine Allegata: 0020 _D8X5487 30042016  1-125 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG

    Nikon AF-S Micro Nikkor 85mm f/3,5 G ED DX

     
    il quale gia' da solo inquadra ben stretto anche senza arrivare alla minima maf di 28,6cm tra soggetto e piano focale della reflex...


    Immagine Allegata: 0003 _D8X5424 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG

     
    ma certamente strettissimo quando lo si conduca al suo naturale max RR di 1:1 Immagine Allegata: 0008 _D8X5455 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG appunto a 28,6cm dal soggetto
     
    Per valutare meglio eventuali slittamenti cromatici, allego anche di ogni combinazione anche un ingrandimento al 400%Immagine Allegata: 0009 _D8X5455 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG
     
     
    Eccoci quindi con Nikon 5T da 1,5 diottrie su 85mm (focale derivante 75,4mm) 
    Immagine Allegata: 0010 _D8X5458 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG RR 1,33:1


    Immagine Allegata: 0011 _D8X5458 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG 400%
     
     
    poi con Hoya HMC da quattro diottrie (focale derivante 63,5mm)
    Immagine Allegata: 0012 _D8X5463 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG RR 1,6:1


    Immagine Allegata: 0013 _D8X5463 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG 400%
     
     
    quindi con la piu' potente del gruppo Marumi DHG 200 da cinque diottrie (focale derivante 59,7mm)
    Immagine Allegata: 0014 _D8X5469 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG RR 1,84:1 (quasi il doppio del RR max dell'obiettivo)


    Immagine Allegata: 0015 _D8X5469 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG 400%

     

    Immagine Allegata: 0021 _D8X5489 30042016  1-125 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG

    Immagine Allegata: 0019 _D8X5479 30042016  1-125 sec a f - 45 Max Aquila photo (C).JPG

     

    con Nikon 5T

    Immagine Allegata: 0022 _D8X5493 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

    Immagine Allegata: 0018 _D8X5478 30042016  1-125 sec a f - 45 Max Aquila photo (C).JPG (18mm sul lato lungo)

     

    con Hoya HMC

    Immagine Allegata: 0023 _D8X5495 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

    Immagine Allegata: 0017 _D8X5476 30042016  1-125 sec a f - 45 Max Aquila photo (C).JPG (15mm sul lato lungo)

     

    e con Marumi DHG 200

    Immagine Allegata: 0024 _D8X5496 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

    Immagine Allegata: 0016 _D8X5475 30042016  1-125 sec a f - 45 Max Aquila photo (C).JPG (13mm sul lato lungo)

     

    giusto per avere un quadro piu' concreto delle potenzialita' relative.

     

    Immagine Allegata: 0040 _D8X4511 11042016  1-800 sec a f - 5,6 Max Aquila photo (C).JPG

     
    In buona sostanza, comprare lenti addizionali della categoria di Marumi e Nikon, (doppietti acromatici onerosi non solo per peso), potrebbe costare ben di piu' che un set di tubi di prolunga che portino ad analoghi RR e distanze minime dal soggetto.

    Immagine Allegata: 0046 _D8X4743 12042016  1-250 sec a f - 11 Max Aquila photo (C).JPG

    (a proposito, la distanza utile tra soggetto e lente con la Marumi da 5 diottrie montata sul 50/1,4 scende fino ad 11 cm).
     
    Ma i tubi di prolunga aumentano disagio e diminuiscono luminosita'; rendono scomoda la fotografia ravvicinata "errante" e in ultima analisi non lasciano intatte le prerogative ottiche dell'obiettivo in uso, 
     

    Immagine Allegata: 0043 DP3M0530 12042016  1-160 sec a f - 4,0 Max Aquila photo (C).JPG

     
    aumentando quantomeno la superficie di aria tra lenti e sensore...per non parlare di riflessi indesiderati e aumento possibile di flare e ghost. 

    Immagine Allegata: 0041 _D8X4593 12042016  1-1600 sec a f - 5,6 Max Aquila photo (C).JPG

     

     Queste lenti utilizzate, tra le quali la Hoya costa quanto due pizze ed una birra a casa, invece sono facili, veloci, quasi del tutto esenti da aberrazione sferica e da slittamenti cromatici consistenti.
    Inoltre non si "devono" utilizzare per forza al massimo RR disponibile, come con i tubi di prolunga si fa. Quindi risultano utili anche a distanze intermedie per avvicinarsi senza pericolo a soggetti ...minacciosi
    Immagine Allegata: 0044 _D8X4713 12042016  1-250 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG Immagine Allegata: 0045 _D8X4741 12042016  1-250 sec a f - 11 Max Aquila photo (C).JPG
     
    La mia Nikon 5T mi piace meno delle altre due, ma potrebbe esser causa della sua eta' (anche progettuale):
    ha una dominante rosata che non le puo' far raggiungere la neutralita' della Marumi, la cui trasmissione luminosa, forte del doppietto acromatico di cui e' costituita, me la fa preferire di gran lunga alle altre.
     

    Immagine Allegata: 0042 _D8X4601 12042016  1-1600 sec a f - 5,6 Max Aquila photo (C).JPG

    (Tra poco mi arrivera' anche la versione DHG 330 da tre diottrie per aggiungere materiale a questo test, o proporne un secondo)
     
    Certo ...costa.
    Piu' di un trio di tubi di prolunga: ma la maneggevolezza che ne deriva mi fa spendere quei soldini in piu' senza pensarci tanto...
     
    E chest'e'!  :marameo:
     
    Max Aquila photo © per Nikonland 2016

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    Buongiorno,

     

    Ho scoperto l'esistenza di lenti aggiuntive per diametro 62 mm prodotti dalla Nikon che servono per aumentare le possibilità di alcune lenti da macro. La mia domanda è semplice: dove posso trovarle?

    Screenshot_2019-12-08-19-33-57-103_com.android.chrome.png

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    Questa la locandina, anticipata via mail e poi con sms .

    "Evento" in via Novi 4 ( le macchine e le lenti Nikon sono in Via Tortona 32, giusto girato l'angolo ) in un posto in cui si arriva agevolmente solo se vi ci porta un drone.

     

    Parco macchine e soprattutto lenti da fare invidia al duty-free di Dubai, poca gente forse per lo sciopero o per la natura in se dell'evento o forse tutti come me con i minuti contati ( o magari della Z50 gliene importava poco poco ).

    Quasi zero attesa e 30 minuti in cui fare il "Jared Polin" con molti meno capelli.

    Parete a f8

    DSC_0042_01.thumb.JPG.aa54b83d65e096ac964833bf9ff01995.JPG

     

    Forzatura a 25600 iso

    DSC_0083_01.thumb.JPG.7f15aa94a9d8e761331488f2caae87cc.JPG

     

    Con flash

    DSC_0092_01.thumb.JPG.2a370cae832872d95084c00fa9cad241.JPG

     

    e senza

    DSC_0093_01.thumb.JPG.749d625bf8d4a47d8e5eda54bbeb6f61.JPG

     

    "Sfuocato" a 50mm ( 75 equivalente ) f 6.3 , maf sul cerchio piu' vicino.

    DSC_0100_01.thumb.JPG.336a5d93ce792cadc873c762f9d262e6.JPG

     

    Paragone dimensionale con RX100 ( a riposo e con lente estratta )

    IMG-7282_01.thumb.JPG.42cf3ce09bd20d50b3dd9193261dc90c.JPG

    IMG-7284_01.thumb.JPG.1982166214b15dc2599b748d9e31a3b2.JPG

     

    In mano e' piccola, il mio mignolo resta completamente al di sotto , ha il feeling Nikon ed appare come una sorellina della Z6 ( e Z7 ).

    Gli 11 scatti al secondo sono reali, peccato che il buffer dopo circa 20 dia forfait e...si aspetta ( con Z6 e xqd non mi e' successo ) , avevo una sd lexar 1000x da 450 Mb/s.

    Giornata con luce ma nulla di eccezionale, ho fatto una prova con alti iso cosi' come alcune con il flash giusto per averne un'idea.

    L'abitudine ai tasti della Z6 si sente e quindi quello che manca lo senti subito perche hai in mano qualcosa che ne e' parente ma...in piccolo ( che non e' detto sia un difetto ).

     

    E, a proposito di parenti, ce ne era uno MOOOOOOOOOOOOLTO particolare :

    DSC_0104_01.thumb.JPG.dd10008bcf0d52cef86bc443ae1a136c.JPG

    DSC_0105_01.thumb.JPG.68d9b8cdb69796fa54baa4ae8cb0ae79.JPG

    Un dettaglio non a caso

    DSC_0104d_01.thumb.JPG.c2713d1da6ec1b4cbe64028f377d187f.JPG

    Eccolo riposto nella valigetta che costa come l'85 1,8

    IMG-7287_01.thumb.JPG.13db0d1fb6754e9f21a68de4195501b5.JPG

     

    Quattro righe e alcuni scatti cosi' come usciti dalla macchina, il 50-250 non era disponibile ( ne avevano solo 2 per le dimostrazioni, hanno detto ) ; ci saranno anche domani, sabato 26 ottobre.

     

    DSC_0102_01.JPG

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    Una domenica dello scorso luglio, d'accordo con una coppia di amici e dei rispettivi figli decidiamo di fare una camminata al rifugio Ponti, situato in val masino ai piedi della parete ovest del monte Disgrazia.

    L'escursione (faticosa ma pressocché priva di difficotà) parte dalla piana di Preda Rossa e si sviluppa nella valle omonima.

    (Chi volesse effettuare la medesima escursione o semplicemente raggiungere il punto di partenza, molto frequentato anche da chi vuole semplicemente fare un picnic, sappia che per percorrere la strada che conduce fino lla piana occorre pagare un ticket del costo, se non ricordo male, di 5€)

    Lasciata l'auto e icalzati gli scarponi, partiamo quindi per l'escursione

    2019_0707RifugioPonti0001.thumb.jpg.55e19dfe14c36cb96669137fc2460790.jpg

    Il sentiero si addentra per una prima grande piana attraversata dal torrente che forma diverse anse

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    2019_0707RifugioPonti0011.thumb.jpg.d1de91636eaa7ecdcc3d1de6afe6979a.jpg

    Quindi inizia a salire portando ad un secondo pianoro

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    2019_0707RifugioPonti0022.thumb.jpg.b4e7bb82ac6528d9b0737f54e1a9b6ab.jpg

    Il meteo non sembra essere più dalla nostra parte ed inizia a piovere proprio metre attacchiamo la seconda rampa che sale ripida sulla sinistra della piana.

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    Ma per fortuna si tratta di un emporale che lascia presto il posto ad un bel sole brillante; possiamo quindi godere del panorama sulla vallata

    1787977673_2019_0707RifugioPonti0029-2019_0707RifugioPonti0036_PS.thumb.jpg.82de9d7c9ae2aebf1547256078f93cec.jpg

    e riprendere la salita che da qui ha come sfondo la parete del Monte Disgrazia

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    Il sentiero è curcondato da cespugli di rododendro e altri fiori alpini

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    Passiamo a fianco ad una picola Madonna che ci mostra in lontananza il rifugio, meta della nostra gita

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    Siamo stanchi (qualcuno più degli altri) ma la meta è ormai vicina

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    Ed eccoci fialmente arrivati; giusto il tempo di mettere qualcosa sotto i denti sperando di godere un po' del sole ma ecco che riprende a piovere e ci rifugiamo all'interno in attesa che smetta.

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    Passato il secondo temporale il cielo torna più azzurro di prima e possiamo riprendere la via del ritorno attraversando in discesca un picolo nevaio già percorso in salita

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    e ammirando i fiori tipici di queste altitudini

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    C'è ancora molta strada da fare

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    Ma piano piano si ridiscendono gli sbalzi che conducono alle due piane

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    Ormai siamo esausti e i piedi dolgono

    2019_0707RifugioPonti0090.thumb.jpg.4697223430bc89970385a994ab790971.jpg

    Ma riguadagnamo il parcheggio dove ci attendono le auto.

    Rientriamo a casa stanchi ma felici e appagati per la bella giornata trascorsa in un ambiente meraviglioso

    R.M.

    (Tutte le foto sono realizzate con Nikon D700 alternando Nikon 24-120mm f/4 e Nikon 17-35mm f/2.8, in alcuni casi con Filtro polarizzatore)

  21. Il piu’ grande evento aereo greco, la Athens Flying Week (AFW), Tanagra International Air Show 2019, e’ stato svolto nei giorni 20,21,22 e 23 di Settembre per l'ottavo anno consecutivo.

    L’ evento ha premiato più di 60.000 spettatori dalla Grecia, nonché i 4.000 visitatori stranieri che hanno viaggiato ad Atene da 18 paesi d'oltremare, AFW 2019 ha preparato una festa aerea unica che ha fatto salire l'adrenalina!

    Quest'anno e per la prima volta ad Athens Flying Week, ha partecipato ‘’Patrouille de France’’. A 66 anni dalla sua nascita, la pattuglia francese è stato uno dei principali cluster di spettacoli aerei al mondo e ha presentato nel cielo di Atene le incantevoli formazioni di precisione per cui è rinomata.

    Il programma di volo e’ stato ricco anche quest'anno, con i Royal Jordanian Falcons, il belga F-16 Solo Display DARK FALCON, il Solo Display Saab 105 dell'aeronautica austriaca, il francese MIKA BRAGEOT (che è uno dei piloti RED BULL AIR RACE), così come il leggendario FLYING BULLS, con tre veicoli volanti che sono stati per la prima volta in Grecia: il Douglas DC-6B, lo storico Chance Vought F4U-4 Corsair e l'elicottero B0105.

    Gli spettatori hanno avuto anche l'opportunità di ammirare i paracadutisti Sky Dive Attica, Stijn De Jaeghere Aerobatics dal Belgio con l'XTRA 300, l'RC Kavala Acro Team e, naturalmente, i caccia e gli elicotteri delle forze armate greche, F16, Mirage 2000-5, T-6 TEXAN II, TECNAM P-2002JF e F-4E Phantom II per una presenza ancora più dinamica di quella a cui siamo abituati.

     

     

    Tutte le foto di esibizioni aeree sono state fatte con la Nikon D500 + MB-D17 + AF Nikkor VR 300mm f2,8G ED.

    Il resto con la Nikon Df e le ottiche: Afs Nikkor 18-35mm f3,5-4,5G ED e AF Micro Nikkor 70-180mm f4,5-5,6D ED.

     

     

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    Paracadutista di Sky Dive Attica con la bandiera greca da 100mq di superficie.

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    l'RC Kavala Acro Team con il modellino in scala 1/40.

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    Italia con Luca Bertossio in esibizioni con il suo aliante

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    Ancora Italia con CAP-21DS ''Silver chicken'', al commando Sergio Dallan, 20 volte Campione Italiano di Acrobazia Aerea.

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    Il francese Mika Brageot con il ''Black Wolf''

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    Dutch Rush aerobatics, aereo Sukhoi 26 con pilota Frank Van Houten.

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    F16 dell'aviazione militare greca.

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    Mirage 2000 dell' aviazione greca.

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    Gli elicoteri dell' aeronautica marina greca.

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    il Douglas DC-6B

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    Quest'anno l' Aegean Airlines festeggia i suoi venti anni. Qui presente con il Boeing 721 in volo con il Douglas DC-6B

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    Lo storico F4U Corsair, il caccia che ha combatuto contro i famosissimi ''zero'' giapponesi.

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    La Francia con la famosa ''Patrouille de France''

     

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    Lo svedese Johan Gustafsson con il suo aliante illuminato di notte. E' stata una poesia di movimenti eleganti.

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  22. Come da titolo quest'anno si è celebrato il 31st International Festival of Photojournalism del Visa Pour l'Image (https://www.visapourlimage.com/en) e come di consueto ho partecipato anche a questa edizione.

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    Ricordo che il Visa Pour l'Image di Perpignan (Francia) è il festival del fotogiornalismo più prestigioso a livello mondiale ove si espongono i reportage e le fotografie provenienti da tutto il mondo e che offre la opportunità di entrare in contatto, durante la prima settimana del festiva, con i vari autori e i migliori fotografi del settore nonché di venire a conoscenza delle varie attività/avvenimenti che si intraprendono a livello mondiale.

    Dire che questo festival, ormai concluso, e' un "Must" per tutti quelli che vivono o respirano il o nel mondo del fotogiornalismo.

    Come di consueto vengono messe a disposizione varie sale per le esposizioni dei lavori, che provengono dai piu' remoti posti del mondo, e che il tutto e' gratis per qualsiasi spettatore.

    Quest'anno, tra tutti i reportage presentati, vi erano due interessanti retrospettive di due fotografi raccomandabilissimi come il due fotografi francesi:  Patrick Chauvel (http://www.fonds-patrickchauvel.com) con il suo  "50 Years On the Front line" e Alain Keler (http://www.myop.fr/photographer/alain-keler) con il suo "Diary of a Photographer".uno spettacolo poter vedere i loro lavori e leggere/ascoltare le loro esperienze, o il lavoro del serbo Goran Tomasevic (https://widerimage.reuters.com/photographer/goran-tomasevic) con "Another Civil War in Libya" oppure  il lavoro dell'Italiano Valerio Bispuri (http://www.valeriobispuri.com/vb16/) con  "Prisoners" per citarne alcuni.

    Insomma vi erano foto e fotografi per ogni genere del fotogiornalismo, come detto un "MUST" che personalmente non mi perdo mai da molti, moltissimi anni.


    Adesso bisogna attendere altri 12 mesi per poter partecipare alla 32sima edizione, quindi per tutti gli interessati, che mettano un ricordatorio nella propria agenda per il prossimo anno, perche per me non c'e' migliore forma di piacere che passare per un paio di giorni Perpignan e godere del festival https://www.visapourlimage.com/en

     

    Aggiungo un po di foto "catturate" durante la mia presenza a Perpignan, spero siano gradite....

    Foto scattate con la mia compagna di viaggio leggero, una Fiuggi....😱......si niente Nikon per questo evento.

    PS: scusate per la qualità ma le sto ridimensionando e caricando dal telefono.

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  23. Ciao a tutti, iniziamo il confronto tra i due flash di fascia alta di casa Godox da montare su torretta.

    Due parole prima di spararli contro al muro e vedere come cambia la luce con i modificatori che hanno in comune.

    I flash a torre o speedlight sono utili. ti consentono di portare luce ove manca, oppure solamente migliorare la luce già esistente, il tutto senza creare allestimenti laddove non ci sia il tempo o lo spazio per farlo, solitamente quando sono sul campo per lavoro ho due speedlight che, se ho la fortuna di avere un'assistente (non sempre è libera) posso usare abbinati per migliorare di tanto la luce anche dove luce c'è.

    Si capisce che il mio modo di usarli è, per gusto personale, il meno invasivo possibile, ovvero, migliorare e non modificare la luce presente, in modo da creare l'effetto wow da parte dell'osservatore.

    Ne consegue che, difficilmente li uso a piena potenza così come difficilmente li sparerò direttamente in faccia dei malcapitati soggetti; odio l'effetto "pettinato" davanti e tutto nero dietro, l'ho sempre mal tollerato anche quando non c'era molta alternativa a causa dell'impossibilità di salire con gli iso.

    Ora che sapete come uso sti aggeggi vi mostro in cosa constano questi due oggetti ed i vari modificatori disponibili per l'uso disinvolto.

    Più avanti vi spiegherò perché ho scelto il testa tonda come secondo speedlight (o meglio arrivato secondo ma è il principale).

    Buttiamo tutto su un tavolo:

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    Per l'860 non esiste un cupolino ufficiale, cosa che mi è un po' mancata venendo dagli SB800 il cui cupolino (in English dome) non solo era di serie ma impostava la parabola in posizione grandangolare per fargli prendere la luce al meglio e devo ammettere che funzionava a meraviglia, non fosse altro che negli anni, hai luogo ad usare stilo di qualità, su tre scatti a fila il terzo era sempre più scuro del primo, motivo per cui ho dovuto cambiare.

    Quindi per l'860 ho comprato uno dei tanti dome che si trovano su Amazon. E questo si trova a sx a fianco del flash.

    A dx del V1 invece abbiamo il kit AK-R1 disponibile anche per AD200 con testa tonda, costa circa 60€ e contiene un po' di cosette utili:

    Un diffusore (analogo a quello incorporato che si sfila dal 860)

    Un porta gelatine con 6 gelatine di correzione

    Una paletta di rimbalzo (corrispondente, ma più grande, a quella che esce dal 860 tirando fuori il diffusore)

    Uno snoot di gomma

    Un cupolino (dome) rotondo

    Un honeycomb (nido d'ape) utilizzabile in combinazione con altri accessori (tipo lo snoot)

    Ed un riflettore a 4 alette per modellare il fascio di luce

    La custodia dove tutto è incastrato in maniera millimetrica.

     

    A cosa serve tutta sta roba?

    A controllare al meglio la luce utilizzando anche il flash in remoto o su stativo esterno, il tutto in una pochette che sta comodamente in borsa.

     

    Ora veniamo al confronto con i modificatori che hanno in comune.

    La parete è grigia, grigio medio per la precisione, è la parete del mio studio, la distanza delle teste è di 40cm (misurati col telemetro laser) i flash impostati ad 1/64 della potenza 100 iso 1/125 f4

    I due flash nudi

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    Qui si evince subito che la morbidezza della parabola (a 28mm minima) del V1 a sx è inevitabilmente migliore ciò comporta nel caso di necessità di colpetto frontale, di avere una uniformità molto più bilanciata. (ottima per il ritratto)

     

    Il V1 resta nudo l'860 monta il cupolino

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    La luce diventa molto uniforme anche sul testa rettangolare ma perde potenza (e si scalda pure un po') in ogni caso quel dome è un must se si punta in faccia

     

    Montiamo il dome anche sul V1

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    Resta un pelo più luminoso e (per il momento che è nuovo) la temperatura non cambia

     

     

    Tiriamo giù il diffusore (grandangolare) incorporato del 860 e montiamo quello del V1

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    Come va di moda dire adesso "bene ma non benissimo" anche qui i riflessi interni della parabola del 860 creano brutti riflessi (ovviamente a distante operative utili si appiana un po' tutto)

     

     

    Ora alziamo l'aletta di rimbalzo e montiamo quella del V1

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    Sul V1 è in abbinamento con il diffusore grandangolare, in teoria dovrebbe arrivare più luce da riflettere.

     

     

    Ora vediamo la natura dell'illuminazione e l'effetto sulle ombre utilizzando i due flash con relativo modificatore;

    V1 vs 860 lisci

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    Con cupolino (dome)

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    Cupolino più diffusore

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    Solo diffusore grandangolare

     

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    Aletta di rimbalzo con parabola a 60°

     

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    Per curiosità aggiungo la griglia col V1 per mostrare come cambia la natura della luce (o meglio delle ombre) sul soggetto.

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    Le immagini sono volutamente prese in TTL per vedere come la macchina gestisce l'esposizione, ho scelto la Z7 perché è la macchina fino ad ora che mi pare più bilanciata nella misurazione TTL (anche se ho dovuto rifare alcune foto perché il fuoco partiva via o non cadeva nel punto giusto nonostante il cavalletto)

     

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