Vai al contenuto

Blog

I blog della comunità

  1. Silvio Renesto
    Ultimi Argomenti

    La serie di Quattro chiacchiere con...  si chiude in bellezza con l'intervista al co-fondatore e anima vivace di Nikonland. Non ha bisogno dia presentazioni è lui: Mauro Maratta.

    Raccontaci qualcosa di te
    Ho da un pezzo passato i cinquanta anni ed ho rinunciato ancora da prima a tenere sotto controllo il mio "peso forma".
    Il mio lavoro é tra le cose più lontane al mondo dall'espressione fotografica o dall'arte in genere.
    Perchè io considero la fotografia come un mezzo di espressione, alla pari con le altre forme di arte e non certamente come una forma di riproduzione meccanica fedele.
    Io come fotografo non mi sento affatto un cronista o un "contastorie", ma un pittore o un compositore. Fotografare per me è il sistema più facile per esprimere la mia creatività.
    Da giovane studiavo musica e sognavo di diventare organista o direttore d'orchestra. Ma non ne avevo né il talento né lo spirito d'abnegazione necessari.
    Sono pigro e trovo sempre più pratiche le scorciatoie. Fotografare è - in apparenza - molto meno impegnativo. Ecco perchè !

    Maratta1.jpg.f25943df46c2b27e7fdf565e2f726e57.jpg

     

    Quando e come ti è nata la passione per la fotografia?
    Confesso che non mi sono mai interessato particolarmente alla fotografia fino ai venti anni di età.
    Le mie forme espressive più naturali sono la musica e la pittura.
    In casa c'era una Zeiss Contessa deputata alle foto familiari che usava mio padre esponendo aiutandosi con un misterioso foglietto piegato e riposto dentro l'astuccio della fotocamera (di quelle a soffietto, avete presente ?). Da grande ho poi scoperto che l'esposimetro era guasto e nel foglietto c'erano le coppie tipo di diaframma/tempo. Ma all'epoca non mi interessava per nulla.
    Tutto il mio interesse si riversava sulle macchinine, sui modelli da costruire, sui dischi di musica classica.
    La mia prima esperenza fotografica risale all'epoca del mio primo alano - Lisa - e di un regalo inaspettato, una Polaroid.
    Le foto erano pessime ma vedere lo scatto del mio cane che si materializzava in pochi minuti era emozionante.

    Maratta2.jpg.04413609d9af93a99f5cb7e6828e1940.jpg

     

    Nikon perchè? Un caso o una scelta? E quando hai iniziato?

    Quindi con uno dei miei primi stipendi, nel 1983, finii per acquistare prima il mio primo vero impianto stereo con cui valorizzare i miei dischi e poi, solo poi, la mia prima macchina fotografica.
    Non ne sapevo nulla e quindi come mia abitudine mi documentai approfonditamente prima dell'acquisto. Tanto da capire che doveva essere una reflex. Che doveva avere un obiettivo fisso di qualità molto luminoso. Che doveva essere una macchina seria ed affidabile. Quindi uscii dal negozio con uno stipendio in meno e una Nikon FE2 e un Nikkor 50/1.4 AIs in più.

     

    Qual'è il tuo genere preferito oggi?

    Fotografo le cose vive - anche quelle animate da motori potenti - che mi guardano. Sostanzialmente i miei simili.
    Ma mi devono poter guardare negli occhi, come io guardo negli occhi loro.
    In fondo considero creature vive anche le automobili sportive. Gli aerei e le locomotive. Hanno anche loro occhi, cuore, braccia e gambe.
    E i fiori, che io cerco di fotografare come se fossero persone, quando ci riesco.
    Ho sempre fotografato questo e non mi riesce di stancarmi mentre il resto mi annoia.

    Maratta3.jpg.62e6901a8f86a1819d63f19c9ab350af.jpg

     

    Come ti trovi? Cosa ti manca?

    Ho sempre avuto la fortuna di potermi permettere il meglio del mercato. Se c'è qualcosa che mi manca, presto o tardi sarà disponibile.
    In generale per me la pellicola_è_una_cosa_fragile_che_puzza che non ho mai apprezzato, sono nato digitale per tutto quanto; i megapixel non sono mai abbastanza così come la focale che sto usando é sempre troppo corta. Già ad 85mm mi sento a disagio, quasi come se avessi un grandangolare in mano ...
    Ultimamente, per curiosità, ho usato materiale fotografico di altri marchi per vedere se dall'altro lato della siepe l'erba era altrettanto verde. Ho trovato la stessa risposta di quando ho scelto la mia prima Nikon. E non penso che mi avventurerò più fuori dal confine della Contea.
    Ho apparecchi che hanno svariate decine o centinaia di migliaia di scatti all'attivo, eppure sembrano nuovi appena acquistati. Facilità d'uso, ergonomia e tenuta nel tempo.
    Che altro chiedere di più ?

    Maratta4.jpg.8812f93c3e7f8e40aae216aded78395d.jpg

    Maratta5.jpg.a737a1bdc252bd18a6ef4ebd0d401ec8.jpg

     

    Oltre alla fotografia hai altre passioni o interessi?

    In realtà dovrei rispondere che oltre alle mie passioni, c'è anche la fotografia. La fotografia spesso è semplicemente la scusa per vincere la pigrizia e la ritrosia verso il mio prossimo ed andare là dove posso fotografare, con la scusa di fotografare ciò che mi piace. Proprio non riesco a fotografare qualcosa che non mi appassiona, non mi piace, trovo brutta o non mi parla !
    La mia più grande passione è la musica - quella cosiddetta "classica" - e poi la storia, quella militare in particolare. Mi interessano poi molte altre cose che mi appassionano ma che ho accantonato in attesa di riavere tutto il mio tempo per me (e non dovrebbe mancare oramai tantissimo tempo, toccando ferro !).

    Maratta6.jpg.e42fa4630d35f52e669052b5b1e0099e.jpg

     

    Fotografi i soggetti o gli oggetti di queste altre passioni? 

    La musica non si può fotografare ma le belle donne e le automobili da sogno che non mi potrò mai permettere nemmeno di provare, quelle si ! Va bene come risposta ?

    Maratta7.jpg.12c3464f07c0c8ae1d640bf7d626bfe5.jpg

     

    Qual'è la foto, o il portfolio, il progetto fotografico da te realizzato a cui sei più affezionato?

    La realizzazione di una promessa fatta ad una ex-modella tanti anni fa. Essere l'ultimo a fotografarla prima che smettesse di posare.
    Il risultato sono più di 9000 foto molto personali che non mi piace condividere con gli altri ma che resteranno per sempre nella mia memoria e con cui mi confronterò per sempre, probabilmente incapace di andare oltre, in termini di coinvolgimento e di tensione emotiva e creativa.

     

    Maratta8.jpg.19c8d34883f823d38d1b727bbdc9e845.jpg

     

    E in futuro?

    Nell'immediato futuro voglio dedicarmi ancora di più a fotografare ciò che, facilmente, dopo non potrò più avvicinare come posso oggi.
    Più avanti non lo so. Come vi sto dicendo, per me la fotografia è tutt'altro che il fine, è un mezzo. E in futuro avrò modo di utilizzare più continuamente anche altri mezzi, con ritmi più tranquilli di oggi.
     

    Maratta9.jpg.eae1dabba8fdb13c8792ab6e64a6c09c.jpg

     

    Nikonland, perchè?

    Bella domanda. Ci vorrebbe un libro solo per rispondere a questa. Diciamo che Max ed io ci siamo buttati in questa avventura perchè gli altri siti dell'epoca, non ci sembravano abbastanza nikonisti. O se lo erano, il vero motore non era la nostra stessa passione. Può bastare ?

     

    Maratta10.jpg.b6ba52aef3cbc070b79922c6aeae7cec.jpg

     

    Cosa ha rappresentato Nikonland e cosa rappresenta oggi?

    Grazie a Nikonland ho conosciuto tante persone care, con alcune ho costruito veri rapporti di amicizia duratura. Con molti ho avuto ed ho contatti frequenti. Qualcosa di inestimabile.
    Spesso Nikonland è lo sfogo principale della mia necessità di comunicare e di scrivere. La scusa è il test di un apparecchio, il vero scopo e dire agli altri le cose che penso.
    Metterlo a fattor comune, insieme alle esperienze di altri amici che condividono la mia stessa inclinazione per Nikon è un moltiplicatore che ha consentito al sito di arrivare fino ad oggi a 12 anni dal lancio.
    Oggi forse ci sono online meno contatti, ma è normale, quando pensiamo che per molti oramai uno smartphone è più che sufficiente per fotografare.
    Per quelli - sempre meno - per i quali una Nikon resterà invece l'unica risposta all'esigenza di avere una fedele compagna fotografica, Nikonland é parimenti l'unica voce fuori dal coro nella lingua del si.
    Averla fatta nascere ed aver contribuito a creare quella sottile rete di relazioni umane che l'ha alimentata, sarà sempre motivo di orgoglio per me.
    Ma Nikon, prima che Nikonland, per sempre. Non credete ?

    Maratta11.jpg.be5b32f7cb8d0c3d0f3790d3fd616926.jpg

     

    Maratta12.jpg.9437207e43e3f2253861977a850f6b06.jpg

     

  2. Da qualche giorno a questa parte abbiamo deciso di sottoporre a preventiva approvazione i commenti degli iscritti agli articoli redazionali presenti in prima pagina.

    Non è un tentativo di riscoprire la censura, e nemmeno un deterrente per limitare il numero di commenti (ci auguriamo).

    Ma abbiamo notato che qualche volta, qualche (raro) utente, inserisce commenti off-topics su articoli cui noi teniamo particolarmente, per l'importanza dell'argomento trattato o perchè ci sono costati particolare fatica (e tempo e spesso anche denaro) e ciò fa derivare la discussione, non sull'oggetto dell'articolo, ma sul commento. Qualche volta addirittura un frammento di un commento.

    E' capitato più di una volta. L'ultima sul nostro test comparativo dei tre Sigma Art da ritratto, una prima italiana e tra i più approfonditi - per fotografie e punti di vista espressi - a livello mondiale.

    Non ce ne vorrete, si tratta di una pura formalità. Voi inserite il vostro commento come siete soliti fare.

    Non comparirà subito ma solo dopo un rapido vaglio da parte di un moderatore.

    I commenti pertinenti ed interessanti (che vi esortiamo a continuare a fare come avete sempre fatto) verranno approvati al volo, quelli non pertinenti, superflui o che si potrebbero prestare a flame o polemiche lontane dalla linea dell'articolo, invece non verranno approvati e verranno cestinati.

    Non si tratta di un esame, né, lo ripetiamo di censura. Solo una forma gratuita per preservare il gusto di continuare a fare il nostro lavoro di sempre : scrivere articoli genuini, approfonditi e ... personali.

    Grazie per la comprensione.

    _____________________________________
    la Redazione

  3. Eccomi come promesso, e mettere insieme la seconda parte degli scatti selezionati alla mia visita al museo; oltretutto mi sono accorto che al centenario la Moto Guzzi  non manca poi molto, sarà nel 2021, tra non molto e sono già curioso or ora di cosa e se faranno per l'evento. Mi auguro che sappiano cogliere al volo l'occasione e non disperderla..  sempre che la nostra Economia regga sino allora..  ma bando alle ciance,  ed andiamo agli scatti; il proseguimento comunque non sarà temporale visto che i mezzi non sono stati esposti con quel sistema,  peccato che spesso per motivi di spazio i mezzi sono praticamente addossati gl'uni agl'altri come potrete constatare, almeno per quelli da alcuni giudicati minori.

    _DSC0190.thumb.JPG.609da248f0fe4b53af351df7c41aa54c.JPG

    Questa è una Lodola per regolarità, presentata nel 1956 con una cilindrata di 174 cc, motore a 4 tempi mono cilindrico inclinato di 45° ed una potenza iniziale di 9Cv a 9000 giri per una velocità di 100 Km/h, crebbe sino a questa versione con 235cc 14 Cv per 7500 giri cambio a 4 velocità e max 130 Km/h.

    _DSC0194.thumb.JPG.6877e2bb950dfe4ce5abf9d1188f3262.JPG

    Questo è un'esemplare di uno Stornello del 1962, mezzo un pochino più piccolo, anche questo per Regolarità, progettato nel 1960 un motore da 123 cc 4 tempi monocilindrico, inclinazione di 25° potenza di 7 Cv a 7200 giri ed anche questo con una velocità di 100 Kh/h.

    _DSC0214.thumb.JPG.5d214e63b7908df68cbeff96b10fab98.JPG

    Questo è un'esemplare del Dingo, versione Cross di moda negl'anni 60, me lo ricordo fa ragazzo.. questo motorino nacque nel 1963 motore a 2 tempi, così costava meno produrlo, 49 cc e quindi con  patente A , ci si poteva pure divertire e non poco..  dicevamo, motore da 48,9 cc 1,4 Cv a 4800 giri velocità massima codice di 40 Km/h, ma in pratica.. era un piccolo fulmine cambio a 3 marce; ma era destinato ad una grade impresa come si vede dalla foto poi dopo; il giornalista Roberto Patrignani non nuovo in queste imprese, partì per un raid da Città del Capo con meta mndello del Lario, attraversando tutta l'Africa, con un po' di ricambi riuscii con molte difficoltà più politiche che meccaniche a percorrere ben 6000 Km, bisogna ricordare che all'epoca il Continente iniziava la sua corsa per la Libertà, beh.. alla distanza di tanti anni vi sono ancora una marea di problemi ma, soprassediamo.. all'epoca non fu certamente una passeggiata ma il piccolino in tre mesi portò l'opera a compimento.

    _DSC0341.thumb.JPG.db1f72d03ab47d220f4f0b95756f3790.JPG

    _DSC0218.thumb.JPG.bef73e7f08db38966d7111530b2238d1.JPG

    E questa è una bella versione dello Stornello del 1968, motore a 4 Tempi monocilindrico valvole in testa  123,4 cc per 10 Cv di potenza a 7400 giri, alla sua presentazione nel 1960 la potenza era di 7 Cv per 7200 giri.

    _DSC0220.thumb.JPG.c61062d943169e1237d419ca20dd20df.JPG

    _DSC0222.thumb.JPG.1f580ed5efc58aab9af7b084277c1970.JPG

    Questa è una motocicletta sperimentale, come tante esposte in questo museo, pezzi che a mio parere denotano una ottima volontà di ricerca ma allo stesso tempo una serie di limiti per immettere nel mercato determinati mezzi; mi ricordo che all'epoca di questa e siamo nel 1969, i signori di oltreoceano dilagavano con le loro motociclette a 2 Tempi e a 2 e 4 cilindri, con potenze di punta e riprese sbalorditive; ecco..  se avessero rischiato le cose sarebbero andate diversamente? forse si..  Motore 2 Cilindri a  2 tempi 125 cc , altro non è detto.

    Ora devo staccare..  riprenderemo più tardi..

    _DSC0223.thumb.JPG.b54e6c51ab8e40bd2dc9ab528d61304a.JPG

    664471103__DSC0225-dingo50g.t..thumb.jpg.2977185c8dd527d6a96ec6f7f365a8ff.jpg

    1774571837__DSC0228-stornello160.thumb.JPG.276664494014f13456f3bb49ade71d41.JPG

    _DSC0230.thumb.JPG.9d71ad9353cf3ca031e48a08c0ec4def.JPG

    _DSC0232.thumb.JPG.016920e336a6446e8651fc89ef145f43.JPG

    _DSC0234.thumb.JPG.331b9aa8e7037da632764c43f926d369.JPG

    _DSC0236.thumb.JPG.290795754c1f60a6c04d7c526846209c.JPG

    _DSC0238.thumb.JPG.fcfb32652c19cac25b8760963e13eac1.JPG

    _DSC0241.thumb.JPG.255e4345fd1b74b23ed8a3d02624b2b9.JPG

    _DSC0242.thumb.JPG.cde8dd3d516ec7896f4bdf0ab55d00bd.JPG

    _DSC0244.thumb.JPG.e90ea1298be5bb793a0fbf2efe6ed282.JPG

    _DSC0246.thumb.JPG.be5f4650d9921ff2513f8591a2139bdf.JPG

    _DSC0247.thumb.JPG.bf6ffe1acdcd22e08c02292ba68c6efe.JPG

    _DSC0248.thumb.JPG.671dba4e07fd0e2148034b3ad912bc81.JPG

    _DSC0249.thumb.JPG.bcac529ed40b94a6d0a27f93af656d99.JPG

    _DSC0251.thumb.JPG.155a7908eabff25e47ce1835666c641a.JPG

    _DSC0252.thumb.JPG.7e917e187cfec4c5cf92d91c0c964a76.JPG

    _DSC0253.thumb.JPG.949ec67b85eb38d817eeda37aab2ae03.JPG

    _DSC0254.thumb.JPG.16c28156504a5f00d67d313589744e41.JPG

    _DSC0255.thumb.JPG.3e7bc28919397a2cb869160feca4d4f4.JPG

    _DSC0256.thumb.JPG.5b571806cebea014df13c4ec1eb998a0.JPG

    _DSC0257.thumb.JPG.256633f874c3e4f81980a56173ccea9f.JPG

    _DSC0258.thumb.JPG.71a9020c99ce2c5913906b72e24425cc.JPG

    _DSC0259.thumb.JPG.be62b08ea2b3adbf1c3bfca2066910f2.JPG

    _DSC0260.thumb.JPG.060f80626306a06547c2e1c628355c10.JPG

    _DSC0261.thumb.JPG.b5829f5565e534e30e0c663091b6cbfd.JPG

    _DSC0262.thumb.JPG.206845e51a4c88d26f58486f12699cdc.JPG

    _DSC0264.thumb.JPG.b07e03a763b2771f7fca1f4f6e7c5844.JPG

    _DSC0269.thumb.JPG.a906e4bd1939b653e61c0804fbaba9a9.JPG

    _DSC0270.thumb.JPG.5973ed45ac052939415b0b5d4017af48.JPG

    _DSC0271.thumb.JPG.9f88f330fe0cc929f34884b514a76330.JPG

    _DSC0273.thumb.JPG.dee387909b08c049e15a62bfa520335f.JPG

    _DSC0274.thumb.JPG.d3e851a13bb769d78c82ebcff7b7b005.JPG

    _DSC0275.thumb.JPG.638ad34618bf9a00f65cbd10b2758286.JPG

    _DSC0276.thumb.JPG.7685b571fd15f60e5704cda9e52883a9.JPG

    _DSC0277.thumb.JPG.578dc0b7498536b1399679db9c562de7.JPG

    _DSC0280.thumb.JPG.2a8b01986098635f841b72e14a2f099a.JPG

    _DSC0281.thumb.JPG.41f6fcdf2145dbeb65ea3394e7062ba9.JPG

    _DSC0282.thumb.JPG.c9c4e7b61b0a233a3b7c941192ce788e.JPG

    _DSC0283.thumb.JPG.5aa301fc1e4c4e24957b22dda2e06efa.JPG

    _DSC0285.thumb.JPG.9758d3a35594a96690363c4d3a9e0dfa.JPG

    _DSC0286.thumb.JPG.9765e41850e998f5b160459b746cd2b9.JPG

    _DSC0287.thumb.JPG.ca7e765e6705fd016fd1e805ae43c1e1.JPG

    _DSC0288.thumb.JPG.51883229580ca2ccc312ed67c48c0b28.JPG

    _DSC0298.thumb.JPG.b9841c41e559999bc7e880ad324dad33.JPG

    _DSC0299.thumb.JPG.04e3649e210f14765ec54ebd1a718b06.JPG

    _DSC0300.thumb.JPG.1bd9580a43b10a95e50aab81ccda4c2d.JPG

    _DSC0301.thumb.JPG.d8aa3f067cf5382def9c12f81744c9c2.JPG

    _DSC0302.thumb.JPG.7e6097567a56767f88774d41ce25782c.JPG

    _DSC0303.thumb.JPG.6e9979ef16ca375e24b96c779cb6fd53.JPG

    _DSC0306.thumb.JPG.32adc6779a001c7d5f4cb3235cbe7a95.JPG

    _DSC0307.thumb.JPG.bc8a0528defcbb2fddc9ef28ef49650b.JPG

    _DSC0308.thumb.JPG.c306325c4e27b1bdf9f5e636116c71a8.JPG

    _DSC0309.thumb.JPG.0e18726a005e2be12e3cf81103c706a6.JPG

    _DSC0311.thumb.JPG.27272be8d268079bad37c81146ad6feb.JPG

    _DSC0312.thumb.JPG.b1fe61b772c83843483e09175c891b3c.JPG

    _DSC0313.thumb.JPG.ddfaad731e32bc8f8373c52a1129072e.JPG

    _DSC0315.thumb.JPG.ad57b88132010e368a411715a12630b9.JPG

    _DSC0316.thumb.JPG.89e6371ef46c590e94296476cf4a797f.JPG

    _DSC0318.thumb.JPG.c3446d6ce5f73a2fdc09c6f19b7bebd7.JPG

    _DSC0320.thumb.JPG.1257835c30b51571cf6c8cfeb117cd3c.JPG

     

     

     

    _DSC0268.JPG

    _DSC0266.JPG

  4. Lo compro perchè costa poco, o la compro perchè mi serve ?

    Naturalmente se uno ne ha tanti, è liberissimo di spenderli come vuole. Di fare opere benefiche o di fare come quelli della pubblicità della Dacia Duster che dicono al venditore della concessionaria "ma noi volevamo spendere molto di più !".

    Quindi uno può benissimo comprarsi oggi un Nikkor S 50/1.4 o un 58mm f/1.4 del 1962 se gli piace (e ne avrebbe motivo, sono due obiettivi esteticamente bellissimi pur avendo circa la mia età ! Io purtroppo sto invecchiando molto peggio ... SOB).
    Cimeli fotografici, soprammobili, oggetti da collezione. Ce ne sono per tutte le borse e per tutte le voglie.


    Ma se parliamo di materiale fotografico "da uso" come scrive sempre Watanabe nelle sue offerte su Newoldcamera, non è sempre così.

    E quindi capita che un orribile, plasticoso e poco affascinante Nikon 28-105 f/3.5-4.5D

    nikon_af28-105d.jpg.84f91cf7be8c2d50d778aa57e4bf62e3.jpg

    che si trova, ovviamente solo usato intorno ai 150 euro, possa diventare un ottimo trans-standard da ritratto, per le sue caratteristiche di morbidezza e di resa della pelle dei soggetti, del tutto controcorrente con il contrasto e il microdettaglio esibito dagli obiettivi da ritratto moderni, quelli da 1500 euro, per intenderci.

    Per pochi soldi di più si può trovare un "luminoso" Nikon 35-70/2.8 a pompa, come questo :

    nikon35-70mm-01.thumb.jpg.5bce581c2d35020749849fb73a46b22b.jpg

    io ve lo sconsiglio, ma se vi piace il brivido dell'affare che capovolto zooma da solo e nelle cui intercapedini si vanno ad annidare polveri e muffe così pertinaci da compromettere il trattamento interno delle lenti con conseguente alone e opacizzazione visibili sia ad occhio nudo che nelle foto, fate pure. C'è chi per il vintage cheap finisce per spendere dei capitali.
    Io non ho realmente bisogno di uno zoom transtandard e posso farne a me ma c'è chi invece indulge in oggetti anche di minor valore di questo pur pregevole 35-70/2.8.

    C'è quello che comunemente viene chiamato, a torto, "cinquantino", il 50/1.8.

    Nikon ne ha prodotti tantissimi modelli, anche dichiaratamente della serie E (E per economico, non per eccellente).
    Il migliore dei quali è certamente l'ultimo, motorizzato ad ultrasuoni.

    s-l640.jpg.066362dae4d3ebc086311b362cf5bf57.jpg

    non è il migliore dei 50mm possibili, ma si trova nuovo ben meno di 200 euro e usato a poco più del costo di una cena per due.

    Lo dobbiamo comprare perchè costa poco ?

    No, in generale non si compra una cosa perchè non costa molto, ma perchè ci serve. Il 50mm dovrebbe servire sempre. Ma se uno non sa servirsene o non lo riesce ad apprezzare, perchè acquistarlo ?

    In tema mi fotocamere digitali oggi c'è l'imbarazzo della scelta. Pezzi pregiati come la Nikon D2x che costava 14 anni fa 4500 euro, viene venduta a 250 euro.
    Ha un valore collezionistico ? Si, anche se non è un modello raro come una D810a per astronomia (!).
    Ma ha un valore fotografico ?
    Bah, io spendere meglio quei 250 euro piuttosto che su una fotocamera grossa, pesante che non riesce ad andare oltre i 200 ISO neanche a volerlo ...

    Per esempio una bella Nikon D7100 

    IMG_9794-600x458.jpg.79cd2a5d3213a9264ace9ef184a73a51.jpg

    si trova usata a 350-400 euro (e nuova, fondo di magazzino a circa 700 euro) e permette di fare cose inimmaginabili con la Nikon D2x.

    Magari mettendoci davanti un Nikon 35/1.8G, che non offrirà il più bello sfuocato del mondo, ma è piccolo, leggero, veloce e costa circa 150 euro

    nikon_35dx.thumb.jpg.3e6d3d8681097bf2aa41d3dc1469f5c3.jpg

    Potrei continuare così per giorni, parlando di veri affari e di pessimi affari.

    Ma lo scopo di questo mio pensiero è quello di ricordare che se si vuole usare con profitto uno strumento fotografico, il prezzo è certamente una componente importante, ma lo è sempre di più l'uso.

    Se uno ha bisogno di una cosa, deve cercare quella che gli serve realmente, non comprare una cosa differente, perchè la trova a poco prezzo.

    Per esempio, non costa pochissimo ma non costa nemmeno troppo. E rispetto a TUTTI i suoi predecessori è un signor tele-zoom :

    nikon_afp70-300_ed_vr.thumb.jpg.146041c6a8eab85d856e599f28c63c31.jpg

    l'ultimo Nikon 70-300 AF-P si mangia anche certi 80-200 :) costa sui 550-600 euro ma ne vale di più.

    E certamente, se uno scende a certe focali che per me sono abissali, il nuovo Nikon 10-20VR non teme rivali :

    92155713_s-l640(1).jpg.00d8900ab21c0ab1ffb08679d324dea1.jpg

    ma a me non serve assolutamente, quindi anche se costa meno di una scheda di memoria da 128 GB, perchè dovrei comprarlo ?

    :sorriso:

  5. Un'erbaccia, detestata dai contadini, ma venduta anche a chi ha dei giardini con villa per i suoi bei fiori.

    Si tratta dello stramonio comune, detta anche l'erba del diavolo o delle streghe, probabilmente perché molto velenosa, sia la pianta che i frutti e i semi.  E' molto fotogenica e si presta ad interpretazioni astratte. Vi propongo una sequenza del fiore chiuso alla mattina, mentre si schiude, aperto ed infine il frutto contenente i semi.

    D850 + 2/100 Zeiss Milvus, a mano libera ed in luce naturale.

     

    Datura stramonium.jpg

    Datura stramonium II.jpg

    Datura stramonium III.jpg

    Fruit of Datura stramonium.jpg

  6. Comments

    • 2
      argomenti
    • 20
      commenti
    • 209
      visualizzazioni

    Argomenti recenti

    Nick Brandt il fotografo di natura con l’anima al posto del obiettivo.

    Si possono fare le foto della natura selvaggia in B&W?  La risposta e’ si, se consideriamo questi scatti del fotografo britannico Nick Brandt. Non sono fatti con la macchina fotografica, sono fatti con la sua anima. Sono immagini poetiche, spettacolari e di forte impatto. Vibrano di vita anche se manca il colore. Anzi l’assenza cromatica ci svela una nuova dimensione, un mondo tutto da scoprire che le nostre macchine non hanno l’automatismo che consenta loro di vederlo, ci vuole l’occhio umano allineato al cuore.

     

    219393.thumb.jpg.427d79451f035108132ade8998b1fd02.jpg

     

    Per Nick Brandt, la fotografia è allo stesso tempo un mezzo di espressione artistica e un modo per focalizzare l'attenzione sulle specie in via di estinzione. Le sue fotografie belle, elegiache e spesso malinconiche sono guidate dalla sua passione per gli animali e dalla sua ambizione di aiutare a salvare la popolazione selvatica in declino dell'Africa.

    Ha iniziato a dedicarsi alla fotografia nel 2000 dopo una carriera di successo come regista di spot pubblicitari e video pop. Ha lavorato con artisti come Moby, XTC e più famosi come Michael Jackson, e per la prima volta ha visitato l'Africa orientale durante le riprese del video di Jackson's Earth Song. È stato l'inizio di una passione per questa regione e la sua natura selvaggia che ha cambiato la vita di Nick. "C'è qualcosa di profondamente iconico, persino mitologico, riguardo agli animali dell'Africa orientale e meridionale", ha scritto nel suo libro On This Earth (2005).

     

    219045.thumb.jpg.30d89840f922a3afbb96d4aea13acf7b.jpg

     

    Brandt avvicina i suoi soggetti da una prospettiva artistica. Mentre la fauna selvatica tradizionale i fotografi sparano a colori, le sue immagini sono in bianco e nero; invece di usare il kit digitale, sceglie una fotocamera a pellicola Pentax 67 II di medio formato e sebbene molti dei suoi contemporanei utilizzino lunghi teleobiettivi, Brandt preferisce avvicinarsi al soggetto usando obiettivi molto più corti. Forse la caratteristica più distintiva del suo lavoro è che evita completamente i drammatici colpi di azione animale, come la caccia e l'uccisione. Le immagini di Brandt di solito prendono la forma di ritratti statici e meditativi che mostrano gli animali come individui. 'Voglio avere un vero senso di connessione intima con ciascuno degli animali - con quello scimpanzé specifico, quel particolare leone o elefante di fronte a me ", scrisse in On This Earth. "Credo che essere così vicino all'animale faccia una grande differenza nella capacità del fotografo di rivelare la sua personalità.

    In questo modo, Brandt ci invita a guardare di nuovo alle specie conosciute e a riacquistare un senso di meraviglia per quanto siano davvero straordinarie. L'originalità delle fotografie di Brandt ha portato inevitabilmente alla speculazione su come esattamente sono state create. Usa solo tre obiettivi: 55 mm, 105 mm e 200 mm (quest'ultimo è equivalente a circa 100 mm in termini di 35 mm). Preferisce usare la pellicola Kodak T-Max 100 e scatta attraverso pesanti filtri ND grad e rossi. Dopo lo sviluppo convenzionale, le immagini vengono ulteriormente perfezionate nella fase di post-acquisizione dopo essere state digitalizzate in Photoshop. Sebbene utilizzi tecniche digitali per migliorare le sue immagini attraverso un maggiore dettaglio delle ombre e una gamma tonale, rifiuta le manomissioni più evidenti, come la "clonazione" di animali aggiuntivi o la sostituzione di cieli. A volte la perfetta collocazione di animali in una scena ha portato alcuni critici a chiedersi se le sue immagini siano state alterate digitalmente. Tuttavia, Brandt insiste che le sue fotografie derivano da molte ore, giorni e talvolta settimane di pazienza in attesa che tutti gli elementi si uniscano, piuttosto che usare una soluzione rapida di post-elaborazione.

     

    219051.thumb.jpg.45d0c2ff83eddb70c212c43195796add.jpg

     

     

    219035.thumb.jpg.9e274df17dff15ba1f82b7d8ac97f695.jpg

     

     

    219061.thumb.jpg.8cda51ed60dc0fd00bd78361742fdc86.jpg

     

     

    219038.thumb.jpg.937a7e4fda7b43a655f990071365374a.jpg

     

     

    218989.thumb.jpg.e42d2b9e9cb469fc064b1a4e7accfa0b.jpg

     

     

    219055.thumb.jpg.0e5ca386a8d75c8e2648c70f3b1549a8.jpg

     

    219109.thumb.jpg.239a9af3fbf9ee0e21dfe1fd440b47e1.jpg

     

    219047.thumb.jpg.0289900c767847ac1636d6dd0f110872.jpg

     

    219108.thumb.jpg.cd948252c035e293a29148bdec33df8c.jpg

     

     

     

     

    On this earth 2000-2004

     

    219173.thumb.jpg.58a6e02891cd1a1bb6d948bacf2e67ac.jpg

     

    219174.thumb.jpg.9f78ad40f709b939a58907c7919f013b.jpg

     

    219183.thumb.jpg.c7729511531ede76edf784296291c28f.jpg

     

    219186.thumb.jpg.5d8211d865018e8faa7dcfccc5b96ec1.jpg

     

    219193.thumb.jpg.cf83e1cd3a472d05e881fc670d4ce38e.jpg

     

    219192.thumb.jpg.5b77a2dc10bc1f04b3bfd56e2abe9f3d.jpg

     

    219194.thumb.jpg.e0f450823cbbbd49821e209de0c2e53b.jpg

     

    219195.thumb.jpg.84ff481c03ee6e8a49211a0d03fba81c.jpg

     

    219197.thumb.jpg.1e84818925f7a9dd78d37c6675c303e6.jpg

     

    219198.thumb.jpg.b4a350f09e82bf3003a96e53912ac43e.jpg

     

    219210.thumb.jpg.b72c510f6ff6f9540fe378089200ea52.jpg

     

    219211.thumb.jpg.9e9fc1579e6f03cb5672ba8a1a449ac3.jpg

     

     

     

    A shadow falls 2008-2009

     

    219112.thumb.jpg.34e4762d3296f2b4f3a35db5276d8866.jpg

     

    219115.thumb.jpg.df33c1f94eaa4e2daf54e9c2eefea206.jpg

     

    219117.thumb.jpg.122658be9d736188be9cebf71074e196.jpg

     

    219163.thumb.jpg.b576e73b59fd608920f89504c47a1f08.jpg

     

    219169.thumb.jpg.7061af2b72f23313173cdd9653b792b0.jpg

     

    219164.thumb.jpg.c6718f8f729200e96e35986467071a92.jpg

     

    219121.thumb.jpg.b58ed7aaab7bbbd59e3f91e96f5b1dda.jpg

     

    219122.thumb.jpg.6d3da60c88a426389faa660ed8f63d71.jpg

     

     

    La sua prima mostra, nel 2004, seguita da On This Earth un anno dopo, ha rapidamente consolidato Brandt come una delle principali nuove voci nella fotografia d'arte (lui, tuttavia, era estremamente scontento della qualità di stampa del libro e da allora lo ha rinnegato). La sua seconda collezione, A Shadow Falls (2009), ha ulteriormente cementato la sua reputazione, seguita da On This Earth, A Shadow Falls (2010), una raccolta delle migliori immagini dei due libri con una qualità di stampa notevolmente migliorata. Nel 2010, Brandt ha iniziato a lavorare al terzo nella sua trilogia di libri. Queste immagini sono molto più scure e più scure di quelle girate negli anni precedenti e riflettono la crescente rabbia e disperazione di Brandt al ritmo accelerato della distruzione della fauna africana.

    Brandt dice di essere sempre stato pessimista sul futuro degli animali, ma che dopo il 2008 le cose si sono deteriorate ancora di più di quanto avesse previsto. Ad esempio, secondo alcuni esperti, l'aumento della domanda di avorio, in particolare dalla Cina, ha provocato la morte di almeno il 10% della popolazione di elefanti ogni anno. Gli animali uccisi hanno incluso molti elefanti particolari presenti nei precedenti lavori di Brandt. Le sue immagini più recenti includono una fotografia di una lunga fila di guardie forestali che tengono le zanne di elefanti uccisi dai bracconieri (un severo aggiornamento della sua prima fotografia di un branco di elefanti che cammina in fila), un cranio di giraffa in un vuoto, prosciugato paesaggio e resti calcificati di animali morti che Brandt è risorto in una macabra ri-creazione delle creature che erano una volta.

    Queste fotografie sono una potente condanna del nostro fallimento collettivo nel porre fine alla distruzione di queste specie un tempo abbondanti. La convinzione di Brandt che è necessaria un'azione urgente per arrestare il drammatico declino del numero di animali lo ha portato, nel settembre 2010, a fondare la Big Life Foundation, un'organizzazione senza scopo di lucro che mira a porre fine al bracconaggio e conservare gli animali nel loro habitat naturale . La grande vita ha ha finanziato l'assunzione di un certo numero di ranger per pattugliare il Parco Nazionale di Amboseli in Kenya, con il risultato che molti bracconieri sono stati arrestati. In effetti, gli sforzi della Fondazione hanno avuto un tale successo che Brandt intende estendere la propria area operativa.

     

     

    Nick Brandt Across the ravaged land (2010-2012)

     

    219256.thumb.jpg.7659aeca02b183f648a863ceeb51be04.jpg

     

    219252.thumb.jpg.204103e94fb60ea8d9e2a8c10c456fe6.jpg

     

    219250.thumb.jpg.b0afe18c10be10222f12c1f2a0510abe.jpg

     

    219259.thumb.jpg.a9a744d735c46c6ae4a8184c92597b0b.jpg

     

    219170.thumb.jpg.ca9088e449b4ed65962c404e48f3b1c9.jpg

     

    209787.thumb.jpg.062bf4ee9ec0e3c12069b65fb51b4ad4.jpg

     

    209789.thumb.jpg.4047e7132bc1a859f2e434acf5099128.jpg

     

    209782.thumb.jpg.91a0744549e5d77b0ca08326bb973fa3.jpg

     

    209780.thumb.jpg.6034d519650f5744d1a80b8bbc11f0d6.jpg

     

    209783.thumb.jpg.3380cb542782a84dbec0babea25e6356.jpg

     

    219240.thumb.jpg.9c349d5dbd77400f3c44c2bda05fd979.jpg

     

    209773.thumb.jpg.a405eb30f0599959585b4566e5fa3fd2.jpg

     

     

    Parte del testo e' stato tradotto dall'intervista che ha rilasciato Nick Brandt al David Clark il 20/02/2012

    Website:  www.nickbrandt.com

     

     

     

     

     

     

     

     

  7. Sabato mattina ero al Castello Sforzesco di Milano con altre mire fotografiche (feline), non sapendo che nel pomeriggio ci sarebbe stato un trofeo di auto d'epoca costruite prima del 1970. Però già al mattino stavano mettendo in mostra delle auto d'epoca dei pompieri e così davanti a delle belle macchinine (o macchinone)  rosse fiammanti, non ho resistito. Peccato che la giornata grigia, ma proprio  grigia, non abbia messo in risalto la livrea. Pazienza, cominciamo con la star.

    Isotta Fraschini 8A

    isotta.thumb.jpg.94cb5c8a3d3d0adb77e826351fc4105b.jpg

    Che splendore di auto.

    Circolano molte storie e leggende su questa elegante vettura, che vantava un  motore a 8 cilindri in linea dalla cilindrata di 7370 cc. e potenza di 115 HP .

     

    isotta2.thumb.jpg.85a0dae67f8da9d824c1e4b5f81d9cc1.jpg

    L'acquisto fu autorizzato dal prefetto di Milano, allo scopo di avere un mezzo per arrivare velocemente sulla zona dei sinistri. La ditta Schieppati (la stessa che anni fa preparava i fuoristrada?)  nel 1939  adattò la carrozzeria e gli equipaggiamenti e la ditta Bergomi installò la pompa,  creando un gioiello che rimase operativo dal 1940 fino all'inizio degli anni '50. 

    isotta3.thumb.jpg.fcee8e32f56765841707bd5808bc57c0.jpg

    Particolare della pompa a pistoni.

    C'era anche il Fiat 508.

    E' entrato ancora rombante nella piazza d'armi del castello come non sentisse i suoi anni.

     

    _SCR1021.thumb.jpg.2625497b3eb22d055c76c619577144e5.jpg

     

    Ed eccolo qui, anziano ma orgoglioso, al fianco della  Isotta.

    fiat.thumb.jpg.b2668a5820bfeadd44ae626c40fa8279.jpg

    Con tutti  i suoi manicotti.

    fiat3.thumb.jpg.b1061a9525100127dd4823d25e54bde5.jpg

    E gli ottoni scintillanti.

    fiat2.thumb.jpg.e54805bdbc0d358e689a24c7eb19c1e8.jpg

    fiat4.thumb.jpg.25f4673789cd86eb020f0d30572a860b.jpg

     

    Timido, un furgoncino UAZ stava in un cantuccio a distanza, come se si sentisse a disagio, poverino. Forza piccolo  russo, a me i furgoncini stanno simpatici!

    uaz.thumb.jpg.f8b4f43bca36931a462ed3de7cb1acd3.jpg

    Dedicato a tutti quelli che amano le auto d'epoca!

    isotta1.thumb.jpg.e86eedb958aabb69754ea3ea251e6c46.jpg

     

     

  8. Dopo una lunga estate più dedicata al lavoro che alle vacanze, era venuto il momento di prendersi una breve pausa e un po' di svago. Con Paoletta abbiamo così deciso di mollare per un attimo i nostri impegni per ritagliarci una romantica tre giorni a Venezia, tornando in quella che è una delle più belle città del mondo e che, tra l'altro, possiamo facilmente raggiungere con poche ore di treno.

    Senza una meta particolare proprio perché desiderosi di riposo e di puro svago, ma decisi comunque a visitare oltre che i monumenti più famosi le zone della città turisticamente meno note e conosciute, ci siamo quindi abbandonati per le calli veneziane in lunghe passeggiate per godere delle bellezze della Serenissima e del tepore delle ultime giornate d'estate.

    Ovviamente per me è stata anche l'occasione per scattare qualche fotografia alla varia umanità che si incontra in un luogo così visitato ed affollato, indirizzando il mio obiettivo più verso la gente che popolava la città che ai suoi meravigliosi monumenti arcinoti e fotografati ogni giorno da migliaia di turisti.

    Così, dopo aver girato per un po' fino a raggiungere San Marco, osservata l'enorme folla scomposta e vociante che gremiva la piazza ...

    1.

    01-D75_7061low.jpg.ea67fad2828b5f320fa9f1c6e29a89ef.jpg

    ... è stato un tutt'uno scappare di là alla ricerca di qualche angolo più tranquillo e silenzioso, ed osservare come altri vivono questo straordinario luogo con maggiore rilassatezza e distacco così come volevamo fare noi.

    Girare per Venezia significa anche scoprire scorci che non ti aspetti di vedere se non in qualche vecchia città anglosassone della rivoluzione industriale dei primi dell'Ottocento (o almeno a me ha dato questa impressione) ...

    2.

    02-D75_7156low.jpg.cea9c73d34a01c690911ff5996020ba4.jpg

    ... dove la passione per il football dei suoi residenti è ben nota, così come l'abitudine a sostare lungo le strade a rilassarsi.

    3.

    03-D75_7163low.jpg.15483bce92c4b4c9818c81810844ea8f.jpg

    Ma anche i pontili lungo i canali possono ispirare la voglia di farsi un sonnellino per riposare dalle fatiche di un lungo viaggio (Municipale permettendo) ...

    4.

    04-D75_7180low.jpg.4106ef2ac706497c2893c37cfa0f9501.jpg

    ... così come un prato può diventare il posto giusto per un momento di raccoglimento e meditazione.

    5.

    05-D75_7174low.jpg.7e7e51342bfb7a15e00240c0ee3e006e.jpg

    C'è poi chi preferisce passare il tempo a contemplare il via vai nel Canal Grande ...

    6.

    06-D75_7178low.thumb.jpg.3498049163878e7ce75eeb0e354bbe2d.jpg

    ... e chi approfittando dell'ultimo sole del pomeriggio se ne va a passeggio nei campielli silenziosi grazie al giorno di chiusura dei locali che vi si affacciano.

    7.

    07-D75_7109low.jpg.cf83d7f3296ed0728e020f2e42ffe1ce.jpg

    Anche gli operatori ecologici trovano il momento per una pausa durante il loro faticoso lavoro quotidiano ...

    8.

    08-D75_7256low.jpg.9529bc3037e70f797a9504950918cd24.jpg

    ... mentre un bambino non perde l'occasione per giocare fra i cuscini di una panca nel ristorante dove ha mangiato.

    9.

    09-D75_7137low.jpg.e58aca389d9a5d7099586536a9e9c21a.jpg

    E intanto che un gondoliere effettua le sua ultima corsa prima della sera ...

    10.

    10-D75_7185low.jpg.47c5a5a39048a650d5dcdd63927b4599.jpg

    ... e gli immancabili piccioni della città sostano nei pressi di un mercatino vicino al suo orario di chiusura ...

    11.

    11-D75_7130low.jpg.5510c9dd837f7b3166894e7e97ad083b.jpg

    ... anche i madonnari abbandonano il loro "luogo di lavoro" in una calle che appare ormai deserta.

    12.

    12-D75_7128low.jpg.cdc1f5e5f85a569e884d74715f078112.jpg

    E' arrivata la sera e si fa ritorno a casa ...

    13.

    13-D75_7200low.thumb.jpg.39362a77b68d6a8d5399ec047e534e2e.jpg

    ... e mentre alcuni turisti completano gli ultimi acquisti ...

    14.

    14-D75_7208low.jpg.479557b5b56ce12e185204fa8218b440.jpg

    ... un altro (texano?) è attratto da ciò che ha visto in una calle cieca.

    15.

    15-D75_7193low.thumb.jpg.3f9ed7dc42381070e9536d5bc4fa1675.jpg

    E' allora arrivato anche per noi il momento di terminare il lungo peregrinare per la città. E mentre una inaspettata Monna Lisa campeggiante su una parete sembra interrogarci con in mente la stessa città che abbiamo in lungo e in largo visitato ...

    16.

    16-D75_7173low.jpg.db4e3d860d1f619160c58911cb9bc015.jpg

    ... stanchi, ma felici ed appagati dall'aver goduto di un luogo così straordinario, facciamo ritorno in hotel con in macchina un bel po' di scatti raccolti durante la giornata. Però che fatica inseguire i soggetti delle nostre fotografie!

    17.

    17-D75_7252low.jpg.2e1ce24552e5d3b89d8e6a8a077648fd.jpg

     

    • 1
      Argomento
    • 9
      commenti
    • 32
      visualizzazioni

    Argomenti recenti

    1162934868_50129092018-20180929_164253MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.ddde3f89da7e0ff50ad80721724854ea.jpg

    Ieri ritengo di essere entrato scientemente nel Guinness dei Primati per essermi recato a realizzare un servizio di matrimonio con l'attrezzatura qui sopra raffigurata, nello specifico:

    • Nikon D850 + MB-D18 e due EN-EL18a
    • Nikon D500 + BG Meike e due EN-EL15
    • 3 Lexar XQD 64Gb 2933x e 3 Lexar SD 1000x di backup

    +

    • Sigma Art 24-105/4
    • Sigma Art 135/1,8
    • Sigma Art 30/1,4 DC
    • Nikon DX 10-20/4.5/5.6 AFP
    • Nikon 70-200/2,8FL

    +

    • 2 Godox Ving 860 II-n e tre batterie litio
    • Godox AD200 + EC200
    • Godox X1pro-n e X1Tn
    • parabola, ombrello, staffe, monopiede e stativo leggeri

    ...una dozzina abbondante di chili, borse comprese (una Tamrac pro 12 ed uno zainetto Tenba/Nikon per i flash)

    e nulla di quanto elencato avevo utilizzato prima di ieri in una cerimonia del genere (matrimonio civile) :$
    tranne ...il monopiedino Manfrotto all'estrema sinistra nella foto, che usa il mio assistente per sollevare adeguatamente l'ombrello :P

    Rischio calcolato? 

    Beh...si: in fondo uso la D500 da due anni in molteplici occasioni e la D850 da 6 mesi e nessuna delle due macchine mi ha fin qui dato preoccupazioni di sorta.

    Ma...avevi avvisato gli sposi...? 

    Beh... no... ! :$:$:$

    Ma confidavo in diversi elementi:

    • l'affidabilità delle due macchine in condizioni delle più differenti
    • la differenziazione delle focali tra fisse e zoom con un paio di potenzialità di incrocio, per ogni evenienza (panne, malfunzionamenti etc)
    • la confidenza con gli sposi, entrambi al secondo matrimonio, pertanto già al..." trionfo della speranza sull'esperienza " (frase che una volta ha pronunciato un ufficiale di stato civile amico di una coppia di sposi, in Municipio)
    • last but not least...sulla mia capacità di ...problem solving

    Tanto per non smentirmi, il mio aiutante è stato, per la prima volta, mio figlio Gabriele di 19 anni, 20180928_164715.jpg.35da19b041db2fc13e9afe4610619c2f.thumb.jpg.88c9fd7481d627250d058555aa4dcc3d.jpg
    il quale mi aveva assistito (da modello) per la realizzazione di una foto che i lettori di questo sito dovrebbero ricordare, per "Nikonland in a day"10324652_50121062015-_DSC4881MaxAquilaphoto(C).jpg.3e1a9137f918d9cfc7a11dd8c10e57b5.jpg

     

    Le mie incognite erano, in ordine di importanza (decrescente): 

    1. utilizzo delle due reflex con il secondo slot di backup del principale (XQD) dato l'utilizzo che ne faccio normalmente, a slot singolo, per evitare, sulla D850 rallentamenti della scrittura dei files, sulla D500, addirittura, problemi di incompatibilità accidentale a causa di grossi volumi di lavoro
    2. tenuta delle batterie dei flash Godox, fin qui utilizzati per scopi meno gravosi di un matrimonio
    3. rendimento dei 3 Sigma Art durante occasioni del genere, in funzione sia della gestione non indifferente del peso, sia della capacità reattiva
    4. assenza sulla D850 di uno standard fisso e luminoso (non l'ho portato appositamente)
    5. gestione dei flash Godox attraverso trigger, senza flash master su slitta

     

    Il servizio fotografico, che dovrà poi tradursi in un fotolibro, si è articolato attraverso una prima fase di riprese a casa degli sposi, dove si è poi tenuto il trattenimento, per valorizzare  gli interni, il lavoro del Catering ed ovviamente la realizzazione degli scatti agli sposi, preliminari alla cerimonia.
    Ci si è poi recati in municipio, con le relative riprese della funzione civile e le consuete foto con parenti ed amici subito dopo l'uscita degli sposi. Quindi il trattenimento, con le foto di prammatica a invitati ed alle scene di reportage dell'occasione, per giungere al momento fatidico del tramonto della giornata, che si è voluto riprendere in una località incantevole, poco distante da casa degli sposi, la "scala dei turchi" di Realmonte (AG)

    Delle sopraelencate incognite, mi è capitato solo:

    • un momento di defaillance della D850 con un messaggio di ERR di scrittura sulle schede, subito rientrato con uno spegnimento e immediata riaccensione: diversamente avrei sostituito la XQD con quella di riserva, eliminando la SD di backup dal suo slot: non è stato necessario !
    • Subito prima dell'arrivo in municipio degli sposi, un problema di sincronizzazione del Godox AD200 col trigger, dovuto all'accidentale spostamento di gruppo del flash, inavvertitamente causato da mio figlio sfiorandone il pulsante relativo: sangue freddo (anche sudore freddo) prima di individuarne la causa, ma dopo un paio di scatti sottoesposti, al pari e dispari, non poteva che esser successo quell'inconveniente: ora mio figlio sa che deve sorvegliare la lettera del gruppo di appartenenza del flash che gestisce.
    • delle tre batterie dei Godox, tutti utilizzati a fondo, specialmente l'AD200 in Manual a potenze variabili in funzione delle esigenze, solo quella di questo flash è arrivata all'ultima tacca di carica, dopo 1200 scatti circa (buona parte dei quali assistiti dall'AD200), mentre quelle dei due V850 II-n praticamente inesauribili, una sola delle due arrivata a metà della carica. C'è da dire che (colpevolmente) non avevo caricato a fondo quella dell'AD200, in quanto l'indicatore mi segnava prima di iniziare, il massimo delle tacche: in effetti poteva essere già ai margini di una delle tacche... (mai fidarsi !) Sui trigger, principalmente utilizzato l'X1Pro-n, posso solo confermare quanto sia chiaro e semplice da utilizzare anche in contesti di potenziale confusione mentale, come questo
    • Non ho sentito per nulla la mancanza di un 50/1,4 (di solito onnipresente nelle mie borse da foto di cerimonia), grazie alla poliedricità ed eccellenza sulla D850 del Sigma Art 24-105mm f/4 di cui dirò più oltre
    • grazie alla presenza del mio assistente, nessun problema di trasporto della pesante Tamrac e dello zainetto, ma certamente, fossi stato da solo, (in occasioni meno importanti) avrei ridotto il numero delle lenti, come spiegherò oltre.

     

    Il bilancio complessivo delle foto scattate sfiora le 1200 immagini, delle quali BEN 1100 scattate con l'eccezionale Nikon D850, alla quale la D500 è rimasta come secondo corpo con il semplice e luminoso Sigma Art 30mm f/1,4 montato per ogni possibile evenienza.

    Delle 1100 foto realizzate con la D850 il 75% sono state scattate con l'eccezionale (per comodità, maneggevolezze e resa) Sigma Art 24-105mm f/4 ed il restante 25% con lo stratosferico Sigma Art 135mm f/1,8 alle sue aperture più luminose, prevalentemente

    Tanto è stato naturale l'utilizzo del 135/1,8 che non ho tirato fuori dalla borsa neppure una volta lo zoom Nikon 70-200/2,8 FL appena comprato (e già questo significa moltissimo) non avendone minimamente sentita la mancanza: ERGO...nelle prossime occasioni di foto di cerimonia, resterà a casa senza rimpianti.

    L'altro obiettivo inutilizzato è stato lo zoom Nikon 10-20mm AFP per la D500, portato come extrema ratio in situazioni nelle quali uno zoom superwide potesse servire per scatti di effetto: i 24mm del 24-105 mi sono sempre bastati !

    Pubblico alcune delle foto scattatew alla Scala dei Turchi al tramonto, che, come potrete immaginare, sono state accolte con entusiasmo dagli sposi:  Nikon D850 + Art 24-105/4 e Godox AD200 con ombrello e boom dall'alto, più un 850V II-n di schiarita.

    1618878133_50128092018-_85K4373MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.2351052f2a2e3d868bda3be9f4eb5178.jpg1447560612_50128092018-_85K4388MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.6785e45e3a577a43d138f3d90a4a9332.jpg1445274463_50128092018-_85K4352MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.b7980ec297523b673d76db66351210d1.jpg

    Inauguro così su Nikonland il mio blog: Crimini e Misfatti con questo record mondiale di improvvisazione,

    :supermarameo: ma mi raccomando....voi a casa non fatelo !  :supermarameo:

     

    ...provate sempre un pezzo nuovo alla volta :sayonara:

     

    Max Aquila photo (C) per Nikonland 2018

  9. titolo.thumb.jpg.4be860cbec29988797bdeccb8083ed64.jpg

    Un pomeriggio tra le mele della Val di non

    La coltivazione delle mele è senza dubbio l’attività tipica della Val di Non e quella che ad essa viene più facilmente associata. Durante le vacanze nella valle ho avuto la fortunata opportunità di trovare qualcuno che si è offerto di raccontarci come vengono coltivate, quello che segue è quanto ne ho ricavato.

    DSC00249s.thumb.jpg.c88130c4d184b3512b5a3608176f0a4d.jpg

    DSC00188s.thumb.jpg.866344617a32532e7925f5ecc36031cd.jpg

    Nella Valle, gli appezzamenti di terreno coltivati a mele (si parla di circa 6.500 ettari) si perdono a vista d’occhio a discapito di altre produzioni che, seppur marginali, sono presenti. Ci sono migliaia di aziende produttrici di mele (4.500) che già negli anni 50 hanno iniziato a raggrupparsi in piccoli consorzi. Col tempo questi consorzi si sono ridotti di numero e, dagli iniziali 100, si è arrivati a 16, i quali, a loro volta, si sono riuniti in un ulteriore consorzio. Si tratta, in pratica, di un consorzio di secondo grado, in quanto i presidenti dei 16 consorzi ne formano il consiglio di amministrazione.

    DSC00276s.thumb.jpg.031e1c33ea0cdcffe076aa98e5a30f34.jpg

    La coltivazione della frutta da queste parti ha radici antiche, che trovano testimonianza nel nome di due città della valle: Malé e Malosco, il cui nome deriva da maletum, ovvero meleto.

    DSC00204s.thumb.jpg.d708e4f9b10379bd43f93e6b88734a2f.jpg

    La coltivazione intensiva delle mele, però, risale al dopoguerra e si è ‘evoluta’ fino ai giorni nostri. Col tempo, infatti, le grandi piante di mele hanno lasciato il posto alle coltivazioni ‘a filare’, in cui le piante raggiungono un’altezza massima di 3 metri. Con questo sistema una persona, oggi, è in grado di raccogliere dai 15 ai 20 quintali di mele al giorno, contro i 5/6 precedenti.

    DSC_2507s.thumb.jpg.110b0fc1c17880c4b331ce6921d88538.jpg

    Gli ‘impianti’ vengono rinnovati ogni 20 anni circa, a rotazione, in modo che ogni anno avvenga il rinnovo di un certo numero di appezzamenti. Il periodo in cui si effettua il rinnovo è la primavera: una volta eliminate le vecchie piante, il terreno viene lavorato e vengono messi a dimora i nuovi ‘impianti’ che nel giro di qualche anno raggiungeranno il massimo della produttività.

    DSC00736s.thumb.jpg.b15e04edbd1237f44f5fbb4b0b920f95.jpg

    Sempre più diffusi, gli impianti di irrigazione a goccia stanno sostituendo quelli a pioggia, in quanto consentono un minor speco d’acqua poiché, al contrario di quelli precedenti, questa va a finire dove serve e non si disperde inutilmente finendo in posti come strade e quant'altro.

    DSC00737s.thumb.jpg.101c9417ffc206fa857e132ec1154f64.jpg

    Prima della raccolta i frutti vengono sfoltiti eliminando quelli troppo piccoli e quelli ‘danneggiati’ per motivi vari, tenendo un numero di 80/100 mele massimo per pianta, questo per non ‘disperdere’ il nutrimento disponibile su troppi frutti e mantenere un’elevata produttività delle piante.

    DSC00197s.thumb.jpg.c577aff85eec957e9e3bf10a812ba7fe.jpg  DSC00225s.thumb.jpg.ed4c52c04c7a9daa37ffb401fb9654c8.jpg

    DSC00257s.thumb.jpg.266e9a86ec05a28a92b83129a6ec3680.jpg

    Il periodo di raccolta, o finestra, varia a seconda del tipo di mela: il più breve è di 15 giorni entro i quali vanno raccolti quanti più frutti possibili poiché, una volta passato il periodo di raccolta, la qualità delle mele inizia a calare, cosa che ne riduce anche il valore di vendita.

    DSC00727as.thumb.jpg.515df7364912c52f8cfd5317f7b14111.jpg

    La coltivazione delle mele oggi avviene col metodo della ‘lotta integrata’ regolamentata dalla U.E. con i relativi controlli a campione (e conseguenti analisi) sia in stagione che durante il raccolto.

    La lotta integrata è un metodo di coltivazione che prevede una drastica riduzione nell’uso dei fitofarmaci utilizzando diversi accorgimenti, tra cui:

    • l'uso di fitofarmaci poco o per niente tossici per l'uomo e per gli insetti utili;
    • la lotta agli insetti dannosi tramite la confusione sessuale (uso di diffusori di feromoni);
    • fitofarmaci selettivi (che eliminano solo alcuni insetti);
    • fitofarmaci che possono essere facilmente denaturati dall'azione biochimica del terreno e dall'aria;
    • la lotta agli insetti dannosi tramite le tecniche di autocidio, come la tecnica dell'insetto sterile (SIT);
    • la previsione del verificarsi delle condizioni utili allo sviluppo dei parassiti, in modo da irrorare con fitofarmaci specifici solo in caso di effettivo pericolo di infezione e non ad intervalli fissi a scopo preventivo.
    • la lotta agli insetti dannosi tramite l'inserimento di altri che siano loro predatori naturali e che non siano dannosi alle coltivazioni (lotta biologica);
    • l'uso di varietà colturali maggiormente resistenti;
    • l'uso della rotazione colturale;
    • particolare attenzione ed eliminazione di piante infette.

    “I limiti della lotta integrata sono costituiti dai maggiori costi di produzione, dalla necessità di una assistenza tecnica qualificata, e la obbiettiva difficoltà nel certificare il prodotto. La prima regione a creare un marchio di garanzia e tutela per i prodotti agroalimentari realizzati con tecniche di agricoltura integrata è la Toscana con il marchio “Agriqualità” (creato con legge regionale N.25 del 1999).” (fonte Wikipedia)

    DSC_2561as.thumb.jpg.89d28ae5d231cb722c4a5e38e68c177e.jpg

    Durante la raccolta viene effettuata una selezione sommaria che divide le ‘mele buone’, destinate al consumo in tavola, da quelle di qualità inferiore, che andranno alle industrie di trasformazione per la produzione di succhi di frutta (tutti i succhi di frutta di base sono succhi di mela), purè di mela, etc.

    DSC_2511s.thumb.jpg.08555f9b66bdfe4c28e795dea99dedd5.jpg

    La conservazione delle mele avviene in alcuni stabilimenti presenti in valle, dove le mele vengono portate alla temperatura di un grado centigrado che ne rallenta la maturazione e permette di conservarle per un tempo che può arrivare fino a un anno. Ci sono 18 stabilimenti per lo stoccaggio delle mele in tutta la valle.

    DSC00246s.thumb.jpg.6ea508f13a41051180dd9a73373c9b3d.jpg

    DSC00248s.thumb.jpg.f09cf0d13857461fddea891be991d113.jpg

    Alcune delle varietà oggi coltivate sono la Gala, la Renetta del Canada, la Star Delicious, la Golden Delicious e la Fuji.

    Un’ultima cosa prima di chiudere: si stanno utilizzando sempre più i cosiddetti magazzini ipogei, che non sono altro che cave di dolomia non più usate per l’estrazione di questo materiale impiegato nell’edilizia. In queste cave (per il cui utilizzo non è necessario materiale isolante) la temperatura è di 12°C costanti e consente di risparmiare il 50% della spesa energetica necessaria alla conservazione delle mele. A oggi vi si possono conservare fino a 30.000 t, ma il progetto è di arrivare a 50.000 t. Attualmente questi magazzini non sono visitabili dal pubblico (lo saranno in futuro) per cui non ho materiale fotografico da accludere.

  10. Nicola

    • 1
      Argomento
    • 0
      commenti
    • 263
      visualizzazioni

    Argomenti recenti

    Non saprei dire perché questa città mi piace e ci torno sempre volentieri. Sarà perchè da piccino (forse avevo 4 o 5 anni) ci andammo in treno con i miei, oppure perché è così urbanisticamente monumentale ma se ti sposti di poco sembra il retrobottega di un negozio del centro. O ancora la cadenza del dialetto o il fatto di essere vicino al confine di un mondo totalmente diverso dal nostro fino a qualche decennio fa. La città si arrampica dal litorale alla montagna aspra che le sta alle spalle; sembra quesi di essere in Liguria. In realtà il richiamo è superficiale per diversità di profumi, odori, fisionomia delle persone. 

    Sono partito senza aspettative particolari e con un tempo incerto per non aspettare sempre le condizioni “migliori” che spesso è un ottimo alibi. Mi sono lasciato guidare dal caso, anche se una qualche idea programmatica era ben presente, ma aperto anche a cambiamenti repentini. Sono tornato soddisfatto e con la voglia di tornarci, magari col brutto tempo. Vi mostro qualche immagine di questo giorno. 

    # 1

    Il celebre Faro

    _D007242.thumb.JPG.fb922f5fff70571e64025cf37a2c2548.JPG_D007243.thumb.JPG.efef7ed3fc3d613337b748e10d21dfa7.JPG

     

    # 2 

    San Giusto

    _D007273.thumb.JPG.44b7379a54f0d9c1bca86f4f1a01af5e.JPG

    # 3

    Interno della chiesa

     

    _D007246.thumb.JPG.fe4df0e1466b5a2b33a9cfc29031c01a.JPG

    # 4

    _D007248.thumb.JPG.2ccece0665bf27e550e2bb0ffbf82a1d.JPG

     

    #5

    _D007253.thumb.JPG.d7c4f6f184a1bb38751706b0e32128f1.JPG

     

    # 6

    Il Santo a cui è dedicata la chiesa

    _D007266.thumb.JPG.b0ab62a00c593cc8a1aaf963625a07a8.JPG

     

    # 7

    Duomo di Muggia dalla facciata particolare

    _D007290.thumb.JPG.93cbf2f3f528922357f6a169f5eb9472.JPG

     

    # 8

    Verso il castello di Duino

    _D007127.thumb.JPG.779e308e65aabdba0c543383f7c58d25.JPG

     

     

    # 9

    dal sentiero Rilke

    _D007136.thumb.JPG.fa79a5dbc1e53ff1e3dff259f325779f.JPG

     

    # 10

    Il Castello di Duino visto dalla Rocca

     

     

    # 11

    Veduta da una finestra del castello

    _D007182.thumb.JPG.c69d3a2ba0d6661e15dce2cbdc2e64a0.JPG

     

    # 12

    Particolari: terrazza

    _D007183.thumb.JPG.82168bcd17c74fe3dd6009b2766e70a0.JPG

     

    # 13

    All'interno

    _D007175.thumb.JPG.8ed845bf3969dc494a4a3dc5b320cbe0.JPG

     

    # 14

    _D007187.thumb.JPG.43bbb319f20bfd2ac10a97de9d6b2714.JPG

     

    # 15

    Parte del giardino

    _D007162.thumb.JPG.386f6209a12578610584d1dbbd24b65e.JPG

     

    # 16

    Ritorno verso Trieste

     

    _D007138.thumb.JPG.29e0b26c1cfa25c3272e6899e7f1a3db.JPG

    # 17

    _D007196.thumb.JPG.1e68a2ad22fa8a95895d9efe6e626750.JPG

     

    #18

    _D007190.thumb.JPG.45daac84917ac20740dd54f0d52cb022.JPG

     

    # 19 In Centro

    _D007206.thumb.JPG.b6ebcdbe72f8287a23a3746ecacbd8bd.JPG

     

    # 20

    Piazza Unità d'Italia

    _D007224.thumb.JPG.7533a8a08c05794340a616780950f47a.JPG

     

    Andateci se potete: è una città di mare ma con tradizioni culinarie di terra, severa e austera, aperta e misteriosa. O almeno a me è parsa così.

     

    P.S. Aggiornate le foto ed inserite più grandi. Ma sono spariti i commenti precedenti. (Sorry…)

     

     

     

  11. Andrea Zampieron
    Ultimi Argomenti

    Eccomi provo a raccontare la mia "esperienza " chi mi conosce sa bene che tipo di foto faccio, quindi quando 2 anni fa mi fu chiesto di fare qualche scatto ad un una prova prima di un concerto , mi vennero i brividi solo al pensiero.

    Non fotografo mai persone, ma non potevo dire di no, il presidente della onlus di cui faccio parte scelse proprio me. Quindi con la mia fida d700 e qualche vecchia ottica AFD  mi reco in pieno centro storico di Padova in un contesto bellissimo ( per Mauro sarebbe una location ideale ) , quindi senza cavalletto, senza flash e senza esperienza mi butto, mi consola il fatto che le foto saranno solo ad uso personale.

    Quello che mi ha sorpreso di più è stata la partecipazione dei Musicisti ,completamente rapiti da quello che il direttore d'orchestra proponeva.

    Adesso lascio parlare le immagini,piene di difetti ma a mio avviso molto vere.

    SAM_1542 (FILEminimizer).jpg

    SAM_1564 (FILEminimizer).jpg

    SAM_1569 (FILEminimizer).jpg

    SAM_1571_1 (FILEminimizer).jpg

    SAM_1573 (2) (FILEminimizer).jpg

    SAM_1574 (FILEminimizer).jpg

    SAM_1576 (2) (FILEminimizer).jpg

    SAM_1578 (FILEminimizer).jpg

    SAM_1581 (FILEminimizer).jpg

    • 1
      Argomento
    • 10
      commenti
    • 146
      visualizzazioni

    Argomenti recenti

    happygiraffe
    Ultimi Argomenti

    Oggi per lavoro mi è capitato di essere a Genova non molto lontano dal ponte Morandi. Già dall'autostrada la visione del cavalcavia spaccato a metà mi aveva riempito il cuore di angoscia e di rabbia. Poi casualmente ho intravisto questi bambini che giocavano a pallone con lo sfondo del ponte spezzato e mi sono fermato per fare uno scatto. 

    _DSF0376.thumb.jpg.ea7692caa7c5a046545ab6d9c3c08de2.jpg

    "La vita continua?" mi ha chiesto Mauro. Sì, la vita continua come sempre, ma la rabbia e l'angoscia rimangono, così come il senso di precarietà.
    Il contrasto in questa immagine è molto forte, spero di non urtare la sensibilità di nessuno. In caso contrario non avrò problemi a rimuoverla.

  12. Paolo Mudu
    Ultimi Argomenti

    L' Emilia Romagna è ricca di suggestive cascate, perché quindi non visitarle tutte e... fotografarle?!
    Iniziamo con la: 
    Cascata di Moraduccio (Cascata del Rio dei Briganti)
    Si trova lungo il fiume Santerno, al confine tra le province di Bologna e Firenze, percorrendo la provinciale Montanara per il Passo della Futa.
    Frazione di Moraduccio, comune di Castel del Rio.

    In estate è affollato come Rimini ma di mattina presto e dopo le 19:00 si riesce a fotografare bene, senza gente e senza forti contrasti


     

    DP1Q1740.jpg

    DP1Q1743.jpg

    DP1Q1745.jpg

    DP1Q1748.jpg

    DP1Q1750.jpg

    DP1Q1751.jpg

  13. ross
    Ultimi Argomenti

    Quando ero piccino si andava alle "giostre" ed erano sempre presenti i "castelli degli orrori", le "case delle streghe" sia quelli a piedi sia quelli in cui ti sedevi sulle automobiline.

    I bambini erano terrorizzati, gli adolescenti erano spaventati ma per far vedere che erano coraggiosi ci andavano ...in gruppo.

    dal di fuori sentivi le urla delle ragazzine e i rumori delle catene e i suoni agghiaccianti dei mostri che apparivano dal buio.

    Quando mi facevo convincere a partecipare a questa "prova di coraggio" pensavo semplicemente che tutto quello che era lì dentro era semplicemente "esagerato" per farti paura ma che in realtà era routine e che se ci andavi due volte sapevi prevedere esattamente cosa sarebbe accaduto. la "paura" poteva esserci la prima volta perchè non "sapevamo" ma non la seconda. E alla fine si esce più che spaventati direi, divertiti.

    Perchè racconto tutto questo?

    perchè mi rivolgo a te, fotografo di paesaggi, di sfilate, di ritratti ai propri bambini, di fiori e lucertole, a te che hai paura del buio!

    Il buio in questo caso è la figura femminile nuda che sta sul set in attesa di essere fotografata.

    Lo so che hai paura. Lo so che pensi "ma chissà cosa succede in quella casa degli orrori di cui si sentono urla strazianti dal di fuori"

    Ma si tratta di una paura effimera, inesistente, che si è creata nella tua testa "guardando la giostra dal di fuori".

    Ma hai provato ad entrarci? Hai verificato di persona che gli scheletri che ti parlano non sono veri? che i mostri senza testa sono di plastica? che i suoni terrificanti sono registrati?

    Se non hai verificato di persona, allora fai questa "prova di coraggio" e partecipa magari in gruppo ad uno shooting di nudo artistico e vedrai che i mostri sono frutto delle tue paure, nella tua testa.

    E se a farti paura, più che le modelle è tua moglie che minaccia il divorzio se vedi un'altra donna (più bella e giovane di lei) nuda allora porta anche la moglie, la fidanzata, l'amante o chiunque ti crei questi blocchi, in modo che non solo tu ma anche chi ti circonda capisca di cosa si tratta.

    Le nostre paure sono frutto della nostra 1) ignoranza e della 2) mancanza di fiducia in noi stessi.

    1) Abbiamo paura di ciò che non conosciamo e si combatte l'ignoranza con la conoscenza, in questo caso diretta sullo stage. Vedere con i propri occhi per credere, senza ascoltare rumors, voci di corridoio o quelle della moglie. E chiedetevi perchè i più grandi fotografi di moda e le top models hanno fatto nudo. Perchè il nudo non è altro che un abito naturale che si indossa, quello con cui siamo nati e quello che religioni, governi e facebook hanno dipinto come "amorale", da non mostrare perchè "INDECOROSO", creando nella massa paure come facevano nel Medioevo con le streghe.

    2) Se invece conosciamo l'argomento (quindi non siamo ignoranti) e non lo affrontiamo in prima persona è perchè non abbiamo fiducia in noi stessi. Ma in questo caso, cosa potrà mai capitare se falliamo? che non facciamo delle belle foto. Quindi non finisce il mondo, nè l'universo, semplicemente possiamo dire "ho provato di persona e non riesco".

    Quello che personalmente faccio da anni è proprio far affrontare l'argomento "foto di nudo" nel modo più naturale e semplice possibile, e dimostrare che non c'è differenza tra fotografare un antilope nella savana e una persona nuda, entrambe sono foto "naturalistiche" perchè ritraggono una bellezza della Natura. Perchè questo è lo scopo, immortalare la bellezza, che nella donna diventa arte e armonia.

    Hai ancora paura del buio? Allora accendi la luce e guarda con occhi diversi quello che ti circonda, partecipa ai nostri incontri dove imparerai divertendoti in un clima di assoluta professionalità e rilassatezza.

    L'unico modo per vincere la paura del buio è provare a te stesso che puoi trovare l'interruttore.

    4e1c3da263e9b50f49a2d58e1756198a.thumb.jpg.f12373e1aea77a155a9d077edc552f3c.jpg

    9055bfdf803f3d7c3cdf9695ea9d92cb.thumb.jpg.a05527e94335cd9ee56de97bd93ec9d4.jpg

    rs_300x300-150427112434-600.gisele-bundchen-vogue-brazil-042715.jpg.a0bca47a22052a73e69cf8c1fc3bd3bd.jpg

  14.   

    Nel mese di giugno ho fatto una visita ai musei Ferrari di Maranello e di Modena, per concludere il giro dei marchi famosi (dopo Lamborghini e Ducati) che hanno reso celebre questo lembo di terra emiliana.
    Nel lontano 12 marzo 1947 Ferrari fa muovere i primi passi alla sua prima vettura autoprodotta (dal telaio al motore) e vuole rendersi conto in prima persona delle potenzialità del mezzo per il quale è stato già deciso il nome: 125 S. Stringe tra le mani il volante e fa cenno di essere pronto a partire. Esce a destra dal cancello dello stabilimento dove fino a qualche ora prima tecnici e ingegneri avevano lavorato su quel telaio e su quel propulsore, e affronta il rettilineo che conduce alla vicina Formigine. Inizia così la storia della moderna Ferrari. Una storia che, a settanta anni di distanza, si è colorata di leggenda ed ha trasformato la piccola fabbrica di Maranello, un paesino della provincia italiana, in un centro di eccellenza famoso nel mondo e il simbolo più riconosciuto del “Made in Italy”.
    Con tali premesse mi aspettavo di trovare all’interno dei due musei le più importanti pietre miliari, anche se numerose, della produzione sportiva della Ferrari. Invece, nonostante le tante belle vetture presenti, mancavano alcune auto che per vari motivi (vittorie, tecnica, ecc.) hanno costituito una svolta nella storia della Casa di Maranello. Al riguardo cito alcuni esempi:

      La 250 GTO del 1962 – auto che riassume nel migliore dei modi la filosofia Ferrari, prestazioni e design d’eccellenza. Non è semplicemente una gran turismo stradale, ma è una vera vettura da corsa con la targa. Un’icona, che per la sua linea sinuosa ed allo stesso tempo aggressiva affascina ancora oggi, e per molti, compreso il sottoscritto, è la più bella Ferrari di sempre. Ha vinto tutto quello che doveva vincere in pista, ed oggi è l’auto storica dal valore economico più elevato al mondo; parliamo di cifre che superano i trenta milioni di euro, in costante aumento.

     

    ferrari-gto_7.thumb.jpg.76bc95d615befd06d1c51bcdd4fb9f79.jpg

     

       La 330 P4 del 1967 - La vettura nasce con un’aerodinamica sofisticata, studiata nelle gallerie del vento di Pininfarina e del Politecnico di Stoccarda, in Germania, città dove anno sede Mercedes e Porsche. La P4 ha minor resistenza all’aria, maggior deportanza e un assetto con il muso radente all’asfalto. Il motore V12 è quello della F1 con cui Scarfiotti ha vinto a Monza l’ultimo GP d’ Italia: con doppio albero a camme e 3 valvole per cilindro, 4 litri di cilindrata e 450 CV dichiarati. La vettura è ricordata per la sua bellezza e per lo storico arrivo in parata alla 24 ore di Daytona. Concluse l’anno con la vittoria nel Campionato Costruttori.

     

    Ferrari_Daytona-1967.jpg.75067dde43377dfd551b7da5ece1f73c.jpg

     

      F1 312 68 del 1968 – La monoposto soprannominata spaghetti, per i bianchi tubi di scarico posti all’interno della “V” del dodici cilindri, va ricordata perché è stata la prima F. 1 a montare l’alettone posteriore, anche se non ha colto roboanti vittorie (su 38 corse disputate solo tre vittorie).

     

    1428932066_FerrariF131268.jpg.fde77d0cf6dee8dcff73667a0b5f9658.jpg

     

       512S del 1970 - Nella seconda metà del 1969, Ferrari dette il via al progetto di una Sport per la nuova classe riservata ai motori da 5 litri. Per omologare il modello, occorreva costruire 25 esemplari, impresa titanica per una casa come la Ferrari. I tempi erano strettissimi, ma Forghieri e il suo staff riuscirono a progettare e realizzare la macchina in soli tre mesi. Nasce ufficialmente la 512 S che partecipò al Mondiale Marche nel Gruppo 5. La vettura utilizzava un telaio multitubolare semi monoscocca in lega leggera, derivato dalla P4 e dalla 612 CAN AM, e montava in posizione centrale il motore V12 di 4993,53 cc anch’esso in lega, con quattro valvole per cilindro, in grado di erogare inizialmente 550 CV per una velocità massima di 340 km/h.

     

    Ferrari_512S.thumb.jpg.73ae5553aa7404528bbfa16172c6f794.jpg

     

       312PB del 1972 - La 312 P che Ferrari mette in cantiere nel 1970, nasce come lontana parente della 312 P del 1969, profondamente modificata nella meccanica dallo staff diretto da Mauro Forghieri, tanto da esser ribattezzata informalmente 312 PB in funzione dell’installazione del 12 cilindri Boxer di derivazione F. 1 (3.000 cc. da 460 CV). Il dominio di questa sport prototipo è schiacciante, con ben dieci successi su dieci gare. Due Ferrari sono sul podio ad ogni corsa: le doppiette al primo e secondo posto sono otto, mentre a Monza arrivano vittoria e terza posizione. L’apoteosi si raggiunge a Zeltweg, quando le quattro Ferrari arrivano nelle prime quattro posizioni: la Casa di Maranello vince il Campionato Marche 1972.

     

    ferrari-312pb.thumb.jpg.6a5bb0bcfdc01a35e9d316065befbf32.jpg

     

      F1 312 T2 del 1975 - La 312 T monta il motore Boxer (12V di 180° di 2991,80 cc per una potenza stimata di 515 CV), adotta il cambio trasversale, ovvero montato davanti all’asse delle ruote posteriori, da qui la T nella sigla di progetto. L’obiettivo è quello spostare i pesi il più possibile al centro. In questo modo la monoposto è più corta e maneggevole. Il telaio ha una forma a trapezio, con le fiancate che declinano verso il basso. Nuove anche le sospensioni, che fanno lavorare meglio le gomme, e il grande alettone posteriore a sbalzo. La vettura è campione del mondo con Lauda nel 1975 e con poche modifiche anche nel ’77. Nel 1976 perse il campionato per il terribile incidente in cui vide coinvolto Lauda al Nurburgring.

     

    1896419280_FerrariF1312T2_1976_1.thumb.jpg.1c505020d02790232b462cb2580ee8a0.jpg

     

      F. 1 312 T4 del 1979 - Con la 312 T4 la Ferrari torna alla vittoria nel 1979, dominando entrambi i Campionati. In quello Piloti la lotta è fra Villeneuve e il sudafricano Jody Scheckter, vincitori di tre gare ciascuno: la spunta quest’ultimo grazie ad una maggiore regolarità. La macchina è un’evoluzione di quella serie T, che ha portato a Maranello tre titoli Piloti e quattro Costruttori, ma il motore a cilindri contrapposti (12V di 180° di 2991,80cc per una potenza stimata di 515 CV) ha un ingombro trasversale che mal si adatta alla evoluzione della aerodinamica delle “Wing Car”. Per superare il problema i tecnici della Ferrari allargano ancor più le fiancate per creare al loro interno i condotti che, opportunamente suddivisi, portano aria ai radiatori ed ai condotti di aspirazione. Le sospensioni sono ridisegnate in modo da creare la minima resistenza possibile all’aria ed i freni posteriori sono entrobordo per ridurre le masse non sospese ed aumentare l’aderenza e la motricità.

     

    1241636898_312T4.jpg.f5b05b4852ec7d57742b52900626e058.jpg

     

    Dopo questo lungo preambolo delle auto, purtroppo, non presenti, mostro le foto delle vettture più significative esposte nei musei:

     

     

    195 Inter Vignale del 1950 - il motore V12 di 60° di 2715,46 cc erogava 170 CV

     

    DSC_2963.thumb.jpg.944496b2141e6522229cf2b052708fa2.jpg

    225S coupé Vignale del 1952: il motore V12 di 60° di 2341 cc erogava 210 CV

    DSC_2858.thumb.jpg.e6aa039ac6cd699934ed318d9c7e409a.jpg

    166 MM Vignale del 1952: il motore V12 di 60° di 1992,5 cc erogava 140 CV – Con una vettura simile nel 1949 la Ferrari vinse la sua prima 24 ore di Le Mans

    DSC_2859.thumb.jpg.6ce98fc736f268a8d0a1642d3977c1d5.jpg

    250 Europa del 1953 carrozzata da Vignale – il motore era un V12 di 60° di 2963,45 cc. ed erogava 200 CV

    DSC_2944.thumb.jpg.30ce2ec807f7151c905af8285ea40595.jpg

    Scocca della 750 Monza del 1954 – il motore era V12 di 60° di 2999,62 cc ed erogava 260 CV

    DSC_2872.thumb.jpg.4ff8d9da41524cb38b0057ec665b6387.jpg

    250 GT Coupé Pininfarina del 1954 - il motore era un V12 di 60° di 2953,21 cc ed erogava 240 CV

    DSC_2946.thumb.jpg.69c4d9be66d092e3e1720e817aeafe14.jpg

    290 MM del 1956 – il motore era un V12 di 60° di 3490,61 cc. ed erogava 320 CV

    DSC_2958.thumb.jpg.ef94126c5f4e46fbf12630bb9680ae9c.jpg

    Ferrari 250 GT SWB Berlinetta Pininfarina - il motore era un V12 di 60° di 2953,21 cc. ed erogava 280 CV - Il modello vinse per tre edizioni consecutive il Tour de France dal 1960 al 1962, il Tourist Trophy di Goodwood nel 1960 e nel 1961, la classe GT di Le Mans negli stessi anni, e la 1000 Km del Nurburgring nel 1961 e 1962. La “250 GT Berlinetta passo corto” vinse anche la classe GT del Campionato Costruttori nel 1961 ed il periodico di automobili Motor Trend la piazzò al quinto posto nella classifica delle più grandi Ferrari di tutti i tempi, mentre la rivista Sports Car International nel 2004 la giudicò settima nella classifica delle migliori auto da competizione degli anni sessanta. Fu auto molto ambita anche fra i VIP e famoso rimane l’esemplare costruito per la Principessa Maria Gabriella di Savoia, Figlia del Re Umberto II e sorella di Vittorio Emanuele di Savoia.

    DSC_3139.thumb.jpg.679380612d23bcfdd0583da909c39c97.jpg

    DSC_3136.thumb.jpg.9cf8abc0f097b05940a3cbea8ee9825b.jpg

     

    DSC_2864.thumb.jpg.4a340af13cb599725808058a4085b480.jpg

    250 LM del 1953 - il motore era un V12 di 60° di 3285,72 cc. ed erogava 320 CV - La carriera agonistica della Ferrari 250 LM fu influenzata dalla mancata omologazione tra le Gran Turismo che concorrevano al campionato del mondo sport prototipi, pertanto la vettura fu iscritta nella classe prototipi gran turismo oltre 3.0 litri che gareggiavano nel mondiale endurance, andando a confrontarsi con vetture espressamente progettate per tale categoria. Nonostante ciò ottenne il primo e il secondo posto assoluto alla 12 Ore di Reims del 1964 e alla 24 Ore di Le Mans del 1965 (ultimo successo della casa di Maranello nella maratona francese), nello stesso anno vinse la 500 Km di Spa e nell'anno successivo conquistò la 1000 km di Parigi. Presente con i colori della scuderia NART (North American Rancing Team) di Luigi Chinetti

    DSC_3120.thumb.jpg.b658ed93864ab97a458549399c5c4fef.jpg

    DSC_3124.thumb.jpg.ad0e89622b2383184c0e008d8fcb3f7f.jpg

    275 GTB Pininfarina - il motore era un V12 di 60° di 3286 cc. ed erogava 280 CV

    DSC_2910.thumb.jpg.2a1a3ff5d15a9a26792610852d6b4d64.jpg

    Manichino della Ferrari 365 P Berlinetta Speciale a motore centrale del 1966

    DSC_2869.thumb.jpg.82e5b605f6869a09e8eea977049aece8.jpg

    365 GT coupé 2+2 del 1967 - il motore era un V12 di 60° di 4390,35 cc. ed erogava 320 CV

    DSC_2954.thumb.jpg.0c3dc7a74783356d32b074839e52a10c.jpg

    365 GTB 4 Daytona del 1968 - il motore era un V12 di 60° di 4390,35 cc. ed erogava 352 CV

    DSC_2947.thumb.jpg.804f71b6767e4b28f86778e506969acc.jpg

    Dino 246 Tasmania del 1968 - il motore era un V6 di 65° di 2404,74 cc. ed erogava 285 CV – Corse e vinse la formula Tasmania sui circuiti della Nuova Zelanda con Chris Amon

    DSC_2885.thumb.jpg.78bc7ac376b142fb72cd00e317be5203.jpg

    Dino 246 GTS del 1972 - il motore era un V6 di 65° di 2419,20 cc. ed erogava 195 CV

    DSC_2955.thumb.jpg.7b2c8e1e68eec676cae2101d74734f9d.jpg

    F. 1 87 - 88 C del 1988 di Berger - il motore era un V6 di 90° di 1496,93 cc. Turbocompresso - La potenza era stimata in circa 620 CV

    DSC_2912.thumb.jpg.2bc2397492a121ab10c00f907b1c9c29.jpg

    F. 1 89 (n. 640 di progetto) del 1989 di Mansell - il motore era un V12 di 65° di 3497,96 cc. La potenza era stimata in circa 600 CV. Portò per prima in corsa un cambio semiautomatico a 7 rapporti. Vinse solo il Gran Premio del Brasile.

    DSC_2883.thumb.jpg.fbf82b0335b7290e9bab58bbf2ca0f42.jpg

    F. 1 2002 di Michel Schumacher del 2002 - il motore era un V10 di 90° di 2996,62 cc. La potenza era stimata in circa 835 CV - Vinse il mondiale piloti con Schumacher ed il campionato costruttori, con 15 vittorie su 17 gran premi.

    DSC_2915.thumb.jpg.c555698e0085dddcd2d05dbe868414b5.jpg

    F. 1 2007 di Raikkonen del 2007 - il motore era un V8 di 90° di 2398 cc. La potenza era stimata in circa 750 CV – Vinse il mondiale piloti con Raikkonen ed il campionato costruttori, con 10 vittorie su 17 gran premi.

     

    DSC_2879.thumb.jpg.dd3fd5ff4e8a14f51f6a16431752013f.jpg

    Dalla vostra destra:
    156 F. 1 – 63 del 1963 di John Surtees - il motore era un V6 di 120° di 1476,6 cc. La potenza era stimata in circa 205 CV. Vinse il GP di Germania del 1963 con Surtees. 
    126CK del 1981 di Gilles Villeneuve - il motore era un V6 di 120° di 1496,93 cc. Turbocompresso - La potenza era stimata in circa 540 CV. Nel 1981 vinse due GP con Villeneuve a Monaco ed in Spagna.
    156 – 85 del 1985 di Michele Alboreto - il motore era un V6 di 120° di 1476,6 cc. La potenza era stimata in circa 780 CV. Vinse con Alboreto in Canada ed in Germania con Alboreto arrivando secondo nel mondiale Piloti.
    F. 1 - 90 del 1990 di Alain Prost - il motore era un V12 di 65° di 3497,96 cc. La potenza era stimata in circa 680 CV. Vinse 5 GP con Prost ed 1 con Mansell.
    F. 1 2004 di Michel Schumacher - il motore era un V10 di 90° di 2996,62 cc. La potenza era stimata in circa 865 CV - Vinse il mondiale piloti con Schumacher ed il campionato costruttori, con 15 vittorie su 18 gran premi – n. 13 con Schumacher e n. 3 con Barrichello.

    DSC_2938.thumb.jpg.ce927ee271a7e6f7d39be0cb530dbe3b.jpg

    Dalla vostra destra:
    500 F2 del 1951 di Alberto Ascari - il motore era un in linea di 1984,85 cc. La potenza era stimata in circa 185 CV. Vinse il mondiale piloti con Ascari con 6 gran premi vinti su 8 gare. Non era stato ancora istituito il campionato costruttori.
    D50 del 1955 - il motore era un V8 di 90° di 2485,98 cc. La potenza era stimata in circa 265 CV. Vinse nel 1956 con Fangio il mondiale piloti con tre gran premi vinti su otto gare.
    246 F.1 del 1958 di Mike Hawthorn - il motore era un V6 di 65° di 2417,33 cc. ed erogava 280 CV – Vinse nel 1958 con Hawthorn il mondiale piloti grazie ad un 1 gran premio vinto e numerosi piazzamenti.
    156 F. 1 – 63 del 1963, già descritta sopra.

    DSC_2941.thumb.jpg.8393adda391ea1d40fd0ad478e44eb14.jpg

    F. 1 2008 (Progetto n. 659) del 2008 – V8 di 90° di 2398 cc. La potenza era stimata in circa 750 CV - Vinse il campionato costruttori, con 8 vittorie su 18 gran premi – n. 2 con Raikkonen e n. 6 con Massa, che perse il mondiale piloti per il famoso tubo di rifornimento rimasto attaccato alla scocca in occasione del Pit-Stop, per un errore del responsabile delle operazioni ai box, quando era saldamente al comando del G.P. di Singapore.

    DSC_3165.thumb.jpg.c06635b2eb01b13e5233562253198846.jpg

    750 Monza del 1954 - il motore era V12 di 60° di 2999,62 cc ed erogava 260 CV – questa vettura, oltre a correre e vincere il mondiale costruttori, è stata protagonista del film “Le dernier rivage”, con attori del calibro di Ava Gardner, Gregory Peck e Fred Astaire.

    DSC_3096.thumb.jpg.248186c0d1423b4966a9fe97eb09e6cf.jpg

    Ferrari 375 MM del 1953 - il motore era un V12 di 60° di 4522,68 cc. ed erogava 340 CV

    DSC_3101.thumb.jpg.121f2f6f9e86bd6a0895ff5f6e9cb962.jpg

    ed in versione Carrera Panamericana Mexico, vittoriosa nel 1954 con Umberto Maglioli

    DSC_3107.thumb.jpg.b25d5d6c6a990bf4842ef24b022ed16d.jpg

    Ferrari 250 GT California del 1957 - il motore era un V12 di 60° di 2953,21 cc. ed erogava 240 CV – La vettura nacque dall’idea dell’importatore americano Luigi Chinetti che sollecitò Ferrari a costruire una cabriolet da offrire ai ricchi abitanti della California. La carrozzeria fu disegnata e costruita in lega leggera da Scaglietti. L’auto divenne un’icona del jet set e fu acquistata da numerosi attori e cineasti dell’epoca (Alain Delon, Roger Vadim, Brigitte Bardot, ecc.).

    DSC_3113.thumb.jpg.d0078753ebbde1e5361df8519ea18b2f.jpg

    330 GTC del 1966 - il motore era un V12 di 60° di 3967,44 cc. ed erogava 300 CV – La vettura disegnata da Pininfarina fu presentata al Salone di Ginevra e prese il soprannome di “Principessa”, in quanto quel modello era destinato alla Principessa del Belgio, moglie del Re Leopoldo, famoso appassionato e cliente di Maranello.

    DSC_3134.thumb.jpg.e6eb007f8e6d169e6771138963c3f5d0.jpg

    212 Inter Coupé del 1951 - il motore era un V12 di 60° di 2562,51 cc. ed erogava 170 CV – L’auto, carrozzata da Vignale, fu presentata al salone di Parigi e fra l’altro acquistata anche dall’attrice Anna Magnani. Le successive variazioni estetiche furono curate da Pininfarina, con il quale iniziò una strettissima collaborazione.

    DSC_3172.thumb.jpg.0df4daacb2d5000525f3526302c4df4e.jpg

    Sala d’ingresso del museo di Modena con il motoscafo “Arno” che nel 1953 ottenne il record di velocità sul lago d’Iseo con passaggi alla media di 242 Km/h, condotto da Achille Castoldi. L’idroplano da record montava un motore 12V di 60° di 4493 cc sovralimentato da due compressori Roots e sviluppava una potenza dichiarata di 510 CV. Il tutto era installato su uno scafo dei cantieri Timossi. 

    DSC_3193.thumb.jpg.778ff8e5f0bd7624381ab0c9513c96e8.jpg

    In questo lungo viaggio ho tralasciato la produzione recente delle auto destinate alla vendita che, seppur bellissime, non hanno a mio modesto parere il fascino di quelle ormai datate. Forse perché sono datato anch’io.

    Se siete arrivati fino qui, Vi ringrazio per la pazienza e spero che la lettura sia stata utile a conoscere qualcosa in più, o a rinfrescare i ricordi di questa preziosa eccellenza italiana.

    Le foto tranne le prime sei, che sono state scaricate da internet, sono state effettuate con una D850 ed il Sigma 24-35/2.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    • 2
      argomenti
    • 16
      commenti
    • 423
      visualizzazioni

    Argomenti recenti

    Simona85
    Ultimi Argomenti

    Grazie ad un’apertura straordinaria del luna park, avvenuta domenica 17 settembre 2017, in occasione della visita fotografica libera a cura dell'associazione culturale I Luoghi dell'Abbandono, ho avuto la possibilità di visitare il parco divertimenti Città satellite.

    Il parco nasce a metà degli anni '60, più precisamente tra il 1964 e il 1965, e sorge su un’area di 370 mila m² circa, nel comune di Limbiate all'interno del Parco delle Groane.

    L'idea di creare un grande luna park urbano venne realizzata da Simeone Sardena, che lavorò gomito a gomito con Giuseppe Brollo, parco che sarebbe poi stato ribattezzato con il nome di Greenland.

    Il progetto venne portato avanti realizzato in concomitanza con la nascita di un altro parco divertimenti molto importante: Gardaland, rendendo così i due parchi attrattive pioneristiche nel loro settore, laddove esistevano solo parchi giochi itineranti.

    Nato in origine con un trenino per bambini ed un laghetto, ben presto prosperò con numerose attrazioni e aree di ristoro, raggiungendo il suo massimo splendore a metà degli anni '80.

    Negli anni 2000 però iniziarono i primi problemi sfociati, nel 2002, in un sequestro giudiziario causato da alcune difficoltà di gestione e irregolarità nelle norme di sicurezza e igiene. Il colpo di grazia, però, arriva nel 2008 quando il parco viene sequestrato dal tribunale di Milano e così definitivamente chiuso.

    Cosa è rimasto del parco? Beh… una vera è propria boscaglia che ha ingoiato le rovine di quello che un tempo era uno dei parchi più belli della Lombardia.

    È un posto molto suggestivo, dove il degrado e la decadenza del parco si mischiano con le giostre per bambini, enormi pupazzi sorridenti e vecchie insegne colorate ormai erose dal tempo… percorrendo i sentieri ormai invasi dalla vegetazione mi sentivo rapita da quel luogo un po’ nostalgico...

     

    Ma ora vi allego qualche scatto di quella giornata (tutte fatte con una D3300)

    5a56ac30d62fc_GreenlandPark2017_09_17(01).thumb.jpg.95947519f705d2e43460ca51411e9dfc.jpg

    5a56ac79d7f32_2017_09_17(03).thumb.jpg.807a84825bc4439b54ab04469b18f9be.jpg5a56ac7f4d9a9_2017_09_17(04).thumb.jpg.9c752599b4f94259b2ef40226cb185a9.jpg

    5a56ac8413d54_2017_09_17(05).thumb.jpg.8c4b1dade3a92d571c067750b4a991e7.jpg5a56ac925debe_2017_09_17(08).thumb.jpg.2e76605a60fa90eb1af0e632230cdc0e.jpg5a56ac97474e3_2017_09_17(09).thumb.jpg.ad8481c1fe6593424f46ab8369aff06f.jpg5a56ac9ca1d0b_2017_09_17(10).thumb.jpg.10b3728198aee6d7345426356968682f.jpg

    5a56ac8d82bbf_2017_09_17(07).thumb.jpg.1cf56f4887462527b2198659d641f3d4.jpg5a56aca62e942_2017_09_17(12).thumb.jpg.8496aadb262c89cfb0b4dafe05859163.jpg

    5a56acab4846e_2017_09_17(13).thumb.jpg.5c4838efa5a8c070a3f69779b8b51f45.jpg5a56acb0180ce_2017_09_17(14).thumb.jpg.171e05636cdad0f920dca0e647523c47.jpg5a56acb6d1bbf_2017_09_17(15).thumb.jpg.f2aa983dec9df939f8fe40912ce9e6e7.jpg5a56acbc7d24b_2017_09_17(16).thumb.jpg.c75a7a215ce9d50e15d45710caf2104b.jpg5a56acc10de81_2017_09_17(17).thumb.jpg.96516da61194ca9d09869e76b717afe0.jpg5a56acc684dce_GreenlandPark2017_09_17(02).thumb.jpg.f9123aeaf6c7fd5cb1fcd8a5ae57e0eb.jpg

     

    5a56aca1daae0_2017_09_17(11).thumb.jpg.22694e03bb16f8958cf20befe3631a23.jpg2017_09_17 (06).jpg

  15. Voglio raccontare di una fotografia molto difficile che ho fatto, di sicuro la più difficile, o meglio che ho collaborato a fare. Di fatto, dico subito che, pur essendo miei sia la macchina che l'obiettivo utilizzati, il 99.99% del merito di questo scatto va al mio amico Fabrizio. Ed in ultima analisi, l'intero post è un ringraziamento al mio amico per l'emozione che mi ha fatto provare e per quanto mi ha fatto vedere circa le tecniche necessarie a realizzare immagini come queste.

    Ricordo che anni fa, su Nikonland 1.0, ci fu una lunga ed articolata discussione sul tema della fotografia attiva o passiva. Nella discussione si dibatteva del ruolo e del merito del fotografo e si indicavano come appartenenti alla prima categoria le immagini "costruite" dal fotografo, che cioè le progetta e le realizza scegliendo con cura ed amalgamando tutti gli ingredienti - cosa che tipicamente avviene in studio. Mentre alla seconda appartengono le immagini per le quali il fotografo ha più un ruolo da spettatore, scegliendo cioè come gestire quello che vede ed a volte procurandosi occasioni che però, in ultima analisi, si verificano in modi indipendenti dalla sua volontà. Questa premessa per dire che questa è indiscutibilmente una immagine che pur sottostando alla volontà ultima della natura - l'allocco ritratto è assolutamente libero e sceglie dove, se e quando andare - appartiene alla categoria di quelle attivamente costruite dal fotografo che ha sviluppato la tecnica necessaria per realizzarle e dispone della conoscenza naturalistica adeguata a sapere dove e come provare a realizzarle. 

    Premetto anche, argomento sensibile, che il soggetto oltre a essere assolutamente libero non è stato attirato fornendogli prede vive, che l'immagine non è realizzata in un'area protetta e che non è stata realizzata nessuna operazione di fotoritocco oltre al normale "sviluppo" del file RAW.

    Come detto, c'è molto lavoro da fare, innanzitutto in osservazione per capire, in una zona frequentata da questi animali, qual'è il punto dove realizzare il "set". Set che è composto da numerosi flash, in questo caso 3 - in altri molti di più, installati e regolati nel bosco con un controllo delle luci molto simile a quello che ho visto, e personalmente sto imparando a gestire, in studio. Occorre inoltre una fotocellula per attivare automaticamente lo scatto ed una videocamera di sorveglianza per vedere, dal punto in cui i fotografi sono appostati, che cosa succede. La macchina, in questo caso con un'ottica grandangolare, è messa su treppiede ed il fuoco, pur aiutato dal diaframma chiuso e dall'intrinseca ampia profondità di campo dell'ottica grandangolare, messo a punto con cura. Inoltre occorre avere l'energia per alimentare il tutto, compresa la macchina fotografica che deve stare accesa per tutta la notte in attesa di scattare.
    Mettere insieme tutto questo è molto complesso e per farlo occorre avere un vero e proprio progetto che consideri qual'è l'azione che si vuol fotografare, quale dimensione ha il soggetto, in quale posizione e distanza si immagina di volerlo ritrarre e da quale direzione nel suo giro notturno debba arrivare. Il tutto deve essere già preparato al pomeriggio in modo che i fotografi, girando per il bosco, non creino disturbo provocando variazioni nelle abitudini degli animali che lo abitano e che possono essere percepite anche da questo notturno. Cosa che, invariabilmente, si tradurrebbe in una lunga ed inutile attesa a vuoto.

    Ultimo ingrediente è la pazienza. A questa immagine abbiamo dedicato 3 ore di lavoro per configurare il set ed una notte intera ad aspettare nella jeep di Fabrizio, mascherata con diversi teli cerati per evitare di essere visti attraverso i vetri (nella notte la lucetta dentro l'auto è visibile da molto lontano) e collegata al set con 100mt di cavo. Sembra tanto, ma è niente rispetto al lavoro di Fabrizio per preparare tutto questo, imparare le tecniche necessarie e dotarsi della strumentazione - in parte autocostruita - che abbiamo usato.

    Dopo tante parole, ecco l'immagine.

    MV-D810-20180603-7534-1200.thumb.jpg.70728c1eecc0b17af1bb9d09ae25d21c.jpg

    D810, 16-35 AFS VR

    Massimo
    30/6/2018

      

  16. Con il passare del tempo, molto tempo, è mia intenzione postare foto dei vari castelli che ho visitato e visiterò in futuro. Per rendere il tutto più fruibile creerò via via un album per ogni castello nel quale ripeterò l'introduzione  ed aggiungerò le foto così da dare la possibilità di vedere le immagini anche di un solo castello piuttosto che di tutti. In ogni album inserirò, oltre alle classiche immagini cartolina, anche fotografie di dettagli e particolari che magari sono peculiari di un determinato luogo. Questo che presento è Okayama-jo (il kanji che si legge jo accanto al nome di un castello significa appunto...castello), stupendo castello che si trova nell'omonima città, nella zona Chugoku sull'isola principale di Honshu.

    __________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

    Shiro

    Vi fu un tempo in Giappone durante il quale la pace era soltanto un'utopia, un'epoca di guerre e di violenza, secoli di lotte per il predominio di uomini su altri uomini. Così come nel medioevo europeo, anche in quello giapponese potenti signori feudali muovevano guerra l'uno verso l'altro in una spirale apparentemente infinita. Nonostante tutto questo il medioevo giapponese, proprio come il nostro, ha lasciato un'eredità romantica fatta di storie di coraggio e determinazione, popolata da nobili guerrieri samurai, dai loro signori con le loro corti ospitate in splendidi palazzi protetti da meravigliosi ed imponenti castelli.

    In Giappone si trovano tracce delle prime fortificazioni fin dal III° Sec. A.C. ma possiamo dire che i castelli giapponesi, per come li conosciamo oggi, vennero eretti a partire dalla metà circa del 1400 fino a fine 1600 (periodi Sengoku e Azuchi-Momoyama). In questi anni il Giappone vide il proliferare delle lotte interne tra daimyo (signori feudali) fino a che due di loro, Oda Nobunaga e Toyotomi Hideyoshi, inziarono un lento processo di unificazione del paese che culminò con l'ascesa al potere del famoso shogun Tokugawa Ieyasu ed il trasferimento della capitale del Giappone ad Edo, l'odierna Tokyo.

    Con l'unificazione del Giappone finalmente iniziò un lungo periodo di pace durante il quale i castelli persero la loro funzione e divennero solamente imponenti strutture dispendiose da mantenere. Inoltre Ieyasu emanò una legge che proibiva ai vari daimyo di possedere più di un castello, per garantirsi che i suoi sudditi non costituissero una minaccia troppo grande, e moltissimi castelli furono così demoliti. Molti altri caddero in rovina poiché erano stati abbandonati ed altri ancora furono smontati per poterne rivendere i materiali con i quali erano stati edificati. Fu così che dei circa settemila castelli che si stima esistessero in quel periodo, ne sopravvissero poche decine. In seguito a causa di varie calamità naturali, come gli incendi, o a causa delle successive guerre, per ultima la Seconda Guerra Mondiale, la maggioranza dei castelli superstiti fu parzialmente o completamente distrutta e soltanto negli ultimi decenni ne sono stati ricostruiti svariati, utilizzando tecniche antiche ma con materiali a volte del tutto moderni come il calcestruzzo.

    Ad oggi sono solamente dodici i castelli che sono giunti a noi con la loro struttura originale e, di questi, solo quattro sono considerati Tesoro Nazionale (Himeji, Hikone, Matsumoto, Inuyama) ed uno di essi addirittura Patrimonio dell'umanità dell'UNESCO (Himeji).

    Dopo secoli di declino e oblio, negli ultimi anni i castelli giapponesi hanno riconquistato un posto speciale nel cuore del popolo ed hanno anche acquistato un sempre crescente numero di fan provenienti da ogni parte del mondo. Molti castelli sono divenuti mete turistiche molto apprezzate, la maggioranza sono presi d'assalto questa volta non da eserciti di soldati bensì da moltitudini di turisti, specialmente durante il periodo della fioritura dei ciliegi che, a migliaia, adornano le mura ed i parchi intorno al corpo centrale dei castelli.

    Parte di questo successo è dovuto al fatto che

    "I castelli giapponesi non sono affatto quei tremendi bastioni di granito che si è soliti associare all’Europa. I castelli giapponesi hanno un aspetto delicato, sembrano torte nuziali decorative in cima agli alberi"
    (Cit.Will Ferguson, Autostop con Buddha).

    Si, è assolutamente vero, i castelli giapponesi sono estremamente eleganti, affascinanti, semplicemente bellissimi. Uniamo questo al fatto che molte volte sono circondati da un ampio territorio trasformato in parco o a volte sono adiacenti a degli splendidi giardini come i famosissimi Kenroku-en, Koraku-en, Koko-en ed altri, ed è facile capire il perché di questo successo.

     

    Ma veniamo al titolo che ho scelto per parlare di castelli giapponesi, Shiro.

    Shiro significa bianco ed è per questo che i castelli in Giappone sono chiamati così, a causa del candore affascinante delle mura della maggior parte di essi.

    Uno degli aspetti che mi affascinano dei castelli giapponesi è che sono strutture militari costruite secondo precisi progetti frutto di studi su attacco e difesa, su tecniche di guerra e presidio del territorio, al contempo sono così eleganti, piacevoli, imponenti certo ma con grazia infinita. Oggi possiamo sederci ad ammirarne l'eleganza e la potenza evocativa che richiama un passato glorioso e ricco di tradizioni, un tempo perduto che vive nella memoria di ogni giapponese che ha nel castello un grandioso testimone.

    Quando visitiamo un castello giapponese la prima cosa che salta agli occhi è che non sembra di camminare all'interno di una struttura militare, piuttosto sembra di visitare un giardino su più livelli con strutture create per godersi il panorama circostante. Bastioni di pietra dai quali affacciarsi, fossati con limpide acque nelle quali talvolta ammirare il riflesso delle torri o scorgere una carpa o un candido cigno, panchine all'ombra di splendidi ciliegi o aceri che sapranno regalare, ciascuno a suo tempo, una tavolozza di colori degna compagna del profilo dei tetti, un mare di petali e foglie del quale rimanere meravigliati vedendoci nuotare gli Shachihoko, le mitologiche carpe che adornano gli angoli delle torri più alte.

    Ma erano e rimangono strutture militari e trovo altresì molto interessante vedere come il passare del tempo abbia influito sulle competenze degli ingegneri che hanno costruito castelli sempre più evoluti, con fortificazioni sempre più efficaci e complesse per far fronte al contemporaneo sviluppo delle armi. Parlando dei castelli classici che conosciamo oggi possiamo trovarne esempi relativamente semplici costituiti da una o più cinte murarie, sormontate da torri e separate da vari cancelli, che proteggono un maschio (chiamato tenshukaku o tenshu) isolato come a Hikone, fino ad arrivare ad imponentissime fortezze costituite da un tenshu di dimensioni molto maggiori, collegato direttamente ad altre torri secondarie attraverso mura sormontate da corridoi coperti, intricatissimi percorsi che attraversano anche vari fossati inondati di acqua, come a Himeji. Percorsi studiati accuratamente per intralciare eventuali eserciti nemici, letteralmente decine di porte da oltrepassare, il tutto affiancato da mura irte di torri dotate di feritoie e caditoie dalle quali poter facilmente colpire i nemici con armi come archi o armi da fuoco.

    Visitando un castello giapponese è impossibile rimanere insensibili al fascino delle caratteristiche mura in pietra. Sono uno dei loro tratti distintivi, la presenza costante di mura non verticali ma più o meno inclinate, di altezza estremamente variabile. Si chiamano Ishigaki (gaki significa recinto e ishi pietre) e costituiscono sia le mura esterne che danno forma ai fossati, allagati o meno, sia le mura che creano corridoi e cortili interni, sia le possenti mura che sostengono i vari terrapieni o costituiscono le fondamenta di tenshu e torri secondarie. Sono generalmente le uniche parti in pietra costituenti queste fortezze, e tra le pochissime costruzioni in pietra dell'antico Giappone, infatti tutto il resto è fatto di legno. Ci sono comunque vari stili costruttivi, con nomi diversi, in base all'inclinazione ed al modo di lavorare ed incastrare le pietre. Le fortificazioni più antiche non disponevano di ishigaki, infatti non erano necessarie difese così massicce e stabili, a partire però dall'era Sengoku si iniziarono a costruire questo tipo di mura poiché la guerra era ormai divenuta una costante quotidiana. I primi esempi ci mostrano uno stile costruttivo che si basava sul reperire pietre in loco ed ammassarle l'una sull'altra con maestria e viene chiamato stile nozurazumi. Successivamente l'arte degli scalpellini e degli ishiku (i muratori specializzati in questo tipo di costruzioni) si affinó e le pietre furono via via lavorate sempre più precisamente ed incastrate con sempre maggior maestria permettendo di creare superfici lisce, grazie alle quali offrire pochi appigli ad eventuali nemici, ed innalzare mura sempre più alte e maestose come per esempio a Himeji, Osaka, Kumamoto e questo stile invece si chiama uchikomihagi.

    Ad un certo punto gli ishigaki assunsero un ulteriore funzione, quella di status symbol che mostrava in modo chiaro la potenza anche economica del daimyo di un castello. Infatti le fortezze divennero sempre più imponenti e richiedevano una quantità di materiali da costruzione davvero mastodontica, basti pensare che gli ishigaki del castello di Osaka contano oltre mezzo milione di pietre. Ammassare, lavorare ed impilare quantità così enormi di materiale non era certo un affare di poco conto e lo sforzo economico era davvero notevole. Poi si sviluppò un'ulteriore tradizione che voleva che i vari vassalli estraessero, scolpissero e consegnassero pietre sempre più grandi al loro signore come omaggio. In realtà era un modo per il daimyo di tenere sotto controllo le finanze dei suoi sudditi con questo tipo di richieste sempre più esose, impedire che costruissero fortezze per proprio conto ed infine reperire materiale a basso costo per loro stessi ed i loro castelli. Comunque questo fece si che in vari castelli, Osaka ne è il miglior esempio, si trovino ishigaki che inglobano pietre davvero colossali che arrivano a pesare decine di tonnellate e misurare metri e metri in larghezza ed altezza come la famosa Tako-ishi che pesa 108 tonnellate e misura oltre 59 metri quadri di superficie complessiva.

    Se gli Ishigaki, segnati da tempo e guerre, sono sopravvissuti fino ad oggi, lo stesso purtroppo non si può dire delle innumerevoli torri, chiamate Yagura, che vi erano ospitate e che, per mille motivi, sono andate perdute.

    Le funzioni di queste Yagura erano estremamente varie ed anche le strutture erano diverse per dimensioni e forme. Da quelle più semplici ad un piano (hira yagura), a quelle più comuni a due piani (niju yagura) fino a quelle più imponenti a tre piani (sanju yagura) che sono assimilabili ad un tenshu in miniatura e sono presenti solitamente soltanto nei castelli più grandi come Himeji. In effetti però in alcuni castelli dove il tenshu non fu mai costruito (Kanazawa per esempio), le yagura a tre piani svolgevano il ruolo di tenshu e prendevano il nome di gosankai yagura (nobili torri a tre piani) poiché era lì che risiedeva il daimyo durante i periodi di guerra. Potevano poi essere semplici magazzini per il cibo o per le armi ed avevano nomi diversi in base a ciò che vi si stivava, per esempio nelle shio yagura vi si conservava il sale (shio, sale), nelle yoroi yagura le armature (yoroi, armatura) e così via. Vi erano yagura che fungevano da alloggi per le truppe, torri per la protezione dei pozzi, potevano ospitare il grande tamburo che scandiva le ore o dava segnali in guerra (chiamato taiko e quindi la torre taiko yagura), postazioni di avvistamento e tantissime altre ancora.

    Tuttavia tra tutte queste tipologie di yagura, quella che mi affascina di più è certamente la rara torre per l'osservazione della luna, tsukimi yagura (tsuki significa luna e mi è il verbo miru, vedere). Sono torri nelle quali il daimyo si poteva ritirare, o intrattenere i suoi ospiti, ed osservare la luna. Sono facilmente riconoscibili perché normalmente non possiedono strutture difensive, sono costituite internamente da un singolo ambiente arioso e più lussuoso del resto del castello e possiedono pareti scorrevoli e rimovibili dalle quali vedere la luna. Per esempio nel caso della tsukimi yagura del castello di Matsumoto, si trovano tre pareti rimovibili (nord-est-sud) e un elegante corrimano esterno dipinto di rosso. Questa particolare torre fu costruita successivamente al castello, durante il periodo di pace seguito al regno di Ieyasu, e per questo non necessitava di sistemi difensivi. Per finire ci sono yagura che prendono il nome semplicemente in base alla loro posizione rispetto all'asse nord sud con nomi presi dal calendario giapponese e dai segni zodiacali.

    Dopo aver parlato però di mura e torri non è possibile concludere senza menzionare l’elemento più affascinante e caratteristico di un castello giapponese, quello che lo rappresenta maggiormente e che è la vera icona che il mondo si raffigura quando pensa a queste fortezze, il tenshu.

    Diciamo che il tenshu come lo conosciamo oggi prende vita con il castello di Azuchi, fatto erigere da Oda Nobunaga a fine 1500. Il primo stile con il quale vennero costruiti i tenshu si chiamava borogata ed era costituito da una torre di tre piani sopra la quale veniva aggiunto un edificio a due, come nel castello di Inuyama. Dopo il 1600 invece lo stile si affinò ed il tenshu fu così costituito da un edificio i cui livelli si sovrappongono regolarmente diminuendo di ampiezza con l’aumentare dell’altezza, come nel castello di Nagoya, questo stile si chiama sotogata. A dispetto dell’eleganza, raffinatezza e splendore esterno, l’interno dei tenshu è generalmente molto sobrio e privo di fronzoli, essendo in realtà una fortezza dove rifugiarsi in caso di guerra e non una residenza per i periodi di pace. Anche l’altezza dei tenshu varia da castello a castello e non solamente per mere questioni di potenza economica ma anche in funzione del luogo dove sorge l’edifico. Un castello che sorge in montagna o su una collina probabilmente non necessita di un tenshu molto alto per poter avvistare i nemici, per esempio il castello di Hikone dispone di un tenshu di soli tre piani ma è situato su un’altura dalla quale domina pianura e lago adiacenti. Viceversa un castello di pianura avrà bisogno di innalzarsi molti metri al di sopra della città che generalmente sorge intorno alla fortezza, infatti per esempio il castello di Matsumoto dispone di un tenshu a sei piani ed addirittura il castello di Aizu ha il tenshu con il maggior numero di piani in Giappone, ben nove.

    Ad ogni modo, se è vero che il tenshu attrae inevitabilmente gli sguardi e le attenzioni della maggior parte dei visitatori me compreso, spero di essere riuscito a trasmettere un po’ di quell’emozione e voglia di scoprire che mi pervade ogni qual volta visito un castello giapponese ed esploro la sua struttura per intero.

    Andrea

    __________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________________

    P.S. Click sulle foto per una risoluzione migliore, grazie

     

    OKAYAMA

    Il castello di Okayama si innalza elegante alle spalle del giardino Korakuen.
    Il giardino, uno dei tre considerati i più belli del Giappone, fu costruito a partire dal 1687 dal vassallo Tsuda Nagatada per ordine del daimyo Ikeda Tsunamasa e fu completato nel 1700.
    Fondamentalmente è rimasto invariato nei secoli fino ad oggi ed è un posto magico, nel quale respirare l'atmosfera di quel periodo se si ha l'accortezza di visitarlo in orari e periodi nel quale sia praticamente privo dei tantissimi turisti che normalmente lo affollano. Questo tipo di giardini veniva ideato generalmente come luogo di svago e relax per il signore del vicino castello e, nelle costruzioni edificate al suo interno, venivano anche accolti gli ospiti più importanti.

     

    227947092_OkayamaKorakuenFB.thumb.jpg.630f2cfb5c500f052d6f0755ff5da28c.jpg

     

    Il vicino fiume Asahi fu deviato ed usato come fossato protettivo per la parte posteriore del castello e, attraversandolo, si può godere di una splendida vista del tenshu e riconoscerne lo stile architettonico classico del periodo Azuchi-Momoyama.

    340558645_Okayama1FB.thumb.jpg.7c037f8c6b635c6c3ab6b945bf4f76f7.jpg

     

    Quando si giunge alla base del tenshu possiamo apprezzarne meglio la complessa struttura. Infatti la sua base è a pianta pentagonale irregolare, cosa che rende questo edificio decisamente inconsueto rispetto al resto dei castelli giapponesi.

    1680991848_Okayama2.thumb.jpg.35820be38b9258765fea4f14d783263b.jpg

     

    La porta principale, chiamata Roka-mon, protetta dalle alte mura tempestate di feritoie dalle quali i difensori potevano facilmente colpire i nemici in avvicinamento.

    1948387013_OkayamaDettagliRoka-mon.thumb.jpg.6db4490dc16f26eacbac80f22cdd1cbb.jpg

     

    Una volta oltrepassata la porta ci aspetta un altra cinta muraria, meno imponente della prima ma ugualmente difficile da espugnare.

    2017758294_OkayamaDettagliRoka-monecortileinterno.thumb.jpg.b1c91cc9f6d04df5541305fd98852d34.jpg

     

    Nel dettaglio si può apprezzare la struttura esterna di questa seconda cinta muraria e lo stile costruttivo delle mura stesse che, come abbiamo letto nell'introduzione, viene chiamato Nozura-zumi.

    1762425939_OkayamaDettagliMuraeferitoie.thumb.jpg.7cdcf1dd2d1316713c84e4ce22b76de1.jpg

     

    Ci sono soltanto due porte che interrompono quest'ultime mura, una porta è piccola e nascosta, inadatta al passaggio delle truppe invasori, l'altra è ben più grande e fortificata ed è chiamata Akazu-no-mon.
    Questa porta è un perfetto esempio di Yagura-mon (come abbiamo detto nell'introduzione Yagura significa torre, mentre mon significa cancello) e quindi abbiamo una torre costruita direttamente sopra al cancello, perfetta per proteggerlo dagli assalti nemici.

    1306936365_OkayamaDettagliAkazu-no-mon2.thumb.jpg.196e505619aa94ecbc9a9a0b744bfb17.jpg

     

    Da quest'angolazione si può capire meglio anche l'altezza che le mura raggiungono in determinati punti, cosa che obbligava gli assalitori a cercare forzatamente di abbattere i cancelli protetti.

    1010646736_OkayamaDettagliAkazu-no-mon1.thumb.jpg.a0411150e2b59340b3b4e13fb3a822f6.jpg

     

    Per motivi di spazio consentito per l'upload, continuo nei commenti sotto...

     

  17. Gabriele Castelli
    Ultimi Argomenti

    Verso fine Maggio il buon Rossano propone una modella giapponese per un modelsharing. Intrigato dal non aver mai fotografato una fanciulla del Sol Levante, ho partecipato con entusiasmo agli scatti con Myu, apprezzandola a tal punto da fermarmi dopo la sessione comune per qualche foto 1 to 1.

    Tra le altre, è uscita una serie molto minimal: una luce, una poltrona, e lei. Niente di trascendentale, ma mi piace.

  18. L’ultima volta fu 37 anni fa, nel 1981, Rally della Costa Smeralda e avevo 22 anni.  Quella volta vinse Markku Alen al volante della 131 Abarth. Riuscii a fotografarlo da meno di quattro metri di distanza con il 35mm, ancora ricordo il ruggito assordante del motore, il fango che schizzava da tutte le parti e quel brivido… ma che ci faccio qui, in mezzo alla strada… A pensarci oggi quasi mi viene un coccolone.

    Ma tutti questi anni non sono bastati per ridurre la mia passione per la fotografia sportiva. Aspettavo solo l’occasione, quasi un ultimo sprazzo di vitalità e non lo dico per scherzo. Si suda dall’alba per raggiungere il tracciato, l’auto spesso parcheggiata a qualche chilometro, zaino sulle spalle e via su sentieri limitrofi… che neanche le capre…

    E poi l’attesa, lunga e snervante (accessi chiusi alle 6-7 del mattino e passaggio delle auto in gara alle 11-12) in cerca di due-tre postazioni da utilizzare durante lo svolgimento della speciale. Le litigate con i marshall, tanti soldatini  ai quali non va mai bene niente. Godevo di maggiori libertà 37 anni fa e non avevo bisogno di croppare per via della troppa distanza dal soggetto.

    Ho davvero sopportato di tutto per provare ancora quelle sensazioni, e allora ho deciso che riprenderò la discussione polemicamente e compiutamente più tardi. Quasi 500 immagini (la 7100 non ha praticamente un buffer), ne ho scelte alcune, quelle che si sono fatte notare prima….

     

    KEF_2778.jpg.cf6283cdbec0fa2061950728396c525a.jpg

     

    154788455_KEF_28941.jpg.b130b43a38cdf752798b1397fad8633c.jpg

     

    1755760501_KEF_29642.jpg.0ea65ffa2b8b2a81121600af321220d7.jpg

     

    2096915829_KEF_30242.jpg.ffc081c78d7c0b413c2ea9246ec3865f.jpg

     

    KEF_3034.jpg.0827b30ef1178e8560dcbd0361f42e50.jpg

    KEF_3048.jpg.0bb11fdc5a90121b6000ff947971534d.jpg

    KEF_3085.jpg.288ea0071a580ba8166a1f857b8a3d68.jpg

     

    Un omaggio al popolo del rally che si muove a carovane: I Love the Dust, come si fa a vivere senza la polvere....O.o

    KEF_3100.jpg.7d79b5b1fcb5090ef6446a3f3ad25a60.jpg

    Nella giornata di oggi ho deciso di seguire il finale di gara nella prova speciale dell’Argentiera, non avevo in programma di fare molte foto, conosco bene il tracciato _ lo batto regolamente in inverno con la fotocamera al collo _ e so che non è possibile trovare punti particolarmente spettacolari, per cui mi sono adeguato alle regole e senza dare troppo fastidio, prima del secondo passaggio, mi sono posizionato ben distante, verso l’esterno, diciamo in linea d’aria a circa 50 metri dal mare e più o meno a 200 metri dal tracciato, zona assolutamente sicura e non riservata alle famigerate “pettorine verdi”, i supermegaprofessionisti (alcuni dei quali non ancora maggiorenni, armati di smartphone e fotocamere bridge. Dovrò scoprire chi ungere per avere una di quelle pettorine) che invece avrebbero libertà di posizionarsi persino sul tergicristalli dell’auto di Sebastien Ojer senza che nessuno osi proferire parola. Per cui mi sono seduto su una roccia in attesa. A questo punto la mia attenzione è stata richiamata da un poliziotto il quale mi ha gentilmente chiesto di allontanarmi da quel punto. Non riuscivo a capire il perché e alle mie rimostranze il gentile poliziotto ha risposto: “Per cortesia, non mi renda la vita difficile, io eseguo ordini del questore”… già, ordini che valgono per tutti, proprio in piena area demaniale, nella quale qualsiasi cittadino italiano o del mondo dovrebbe avere il diritto di transitare e, se vuole, fermarsi. Valgono per tutti, gli ordini, ma non per le “pettorine verdi”… Oops dimenticavo, di fianco a me ce n’erano un paio che si saranno pure vergognate (?) di quanto stava accadendo.

    Due parole per il questore di Sassari: il diritto è diritto e le aree demaniali sono aree demaniali. Per il prossimo anno le chiedo solo una cortesia: non permetta a chi riceve 1.500.000 euro di soldi pubblici per organizzare la tappa italiana del WRC in Sardegna di riscrivere le regole. I diritti in questa nazione ce li siamo guadagnati pagando un prezzo enormemente più alto.

    Agli amici di Nikonland: scusate lo sfogo, ma quando ci vuole ci vuole. Dovremo aprire un thread su questo argomento.
    Comunque mi sono divertito lo stesso e qualche buono scatto credo di averlo tirato fuori. Ma che fatica… non è roba da sessantenni.:/

    Buona visione.

    Pezzo consigliato: Emperor Jones, Joe Lovano

  19.  

     

    ATTRAZIONI ORNITOLOGICHE

     

    Oggi scrivo 4 righe per raccontarvi delle ultime attrazioni ornitologiche presenti in Toscana,  una anche in gran parte d’italia.

     

    E’ ormai da qualche settimana che uno dei Gabbiani “piccoli” americani soggiorna nel porto di Livorno,

    è lo splendido Gabbiano di Sabine, inconfondibile per il disegno del dorso e delle ali e con gli spot sulle primarie,

    visibilissimi sia in volo

    1197621909_Gabb.diSabine_18_05_20_082.jpg.9bfb5393e1cb21c311804fe57113709c.jpg

    che da posato

    71120501_Gabb.diSabine_18_05_20_004.jpg.e6d422ec481ce479b4f5da8dc5f76f6b.jpg

     

    E’ come dicevo qualche settimana che è stato scoperto e che i pescatori e marinai del porto di Livorno assistono alla “processione” di Birder che tentano di vedere e quindi di mettere nella propria lista personale questo yankee capitato chissà come.

    E’ come tutti i Gabbiani in genere abbastanza confidente e nei suoi giri si avvicinava molto alla postazione dei birder e dei fotografi appostati sopra i massi del molo, attratto anche da apposite Sardine comprate da qualcuno alla Pescheria. In questo caso ritengo che dare il cibo agli animali non comporti una interferenza negativa nella vita dei gabbiani, anzi le varie specie di gabbiano, Reale, Comune, Gabbianello, Corallino girano tra le piccole barche ed i Traghetti che passano o ormeggiano nel porto alla ricerca dei piccoli pesci che salgono in superfice sballottati dalle eliche dei natanti, quindi credo sia solo stata aumentata la possibilità di reperire cibo solo un pò più vicino a riva.

    2034822687_Gabb.diSabine_18_05_20_167.jpg.34ec35eaef081de00ec55b9cfb961172.jpg

    un pò più piccolo dei nostrani

    1977309228_Gabb.diSabine_18_05_20_217.jpg.956f9179eaa3f403399c9e15c3ee6205.jpg

    e con la punta del becco gialla

     

    1921556446_Gabb.diSabine_18_05_20_215.jpg.0169054fd5b37a3e7c341864da47ab1a.jpg

    Riesce spesso a spuntarla 

    757486348_Gabb.diSabine_18_05_20_055.jpg.7739db5fd1295821adc5a32b122c7ba7.jpg

    Una domanda che ci ponevamo con mia moglie, mentre andavamo a Livorno, saremo in grado di riconoscerlo tra gli altri Gabbiani??? I Gabbiani sono specie difficili soprattutto nei piumaggi dei primi anni di vita, ogni anno il piumaggio è diverso e per i grandi gabbiani si parla anche di 3-4 piumaggi, insomma molte specie, molti piumaggi, noi abitiamo in montagna e soprattutto studiamo poco :-)))))

    Ma non ci sono stati problemi questo è inconfondibile,

    438197598_Gabb.diSabine_18_05_20_221.jpg.f9143a61580e91e5431433bd2175dfdf.jpg

    Quella mattina, il 20-05-2018, siamo partiti presto verso le 4,30 con mia moglie per tentare la sorte, il Sabine in genere si è fatto vedere tutti i giorni soprattutto in prima mattina, niente però è scontato con gli uccelli. Siccome nei nostri tentavi di “beccare” le varie specie rare che capitano in Italia  non abbiamo avuto sempre fortuna, anzi, ultima in fatto di tempo il tentativo in giornata al Nibbio Bianco a Novara un tre anni fa, ma anche 14 anni fa il tentativo ancora in un giorno solo a Boccasette, delta del Po, dove segnalavano tutti insieme, nella stessa vasca  Corriere di Leschenault, Piro-piro del Terek e vari Gambecchi Frullini visto niente…un pò di apprensione come sempre c’era, si perchè è un gioco ed una passione ma le occasioni non si ripresentano spesso. Appena arrivati ore 7,15 c’era già una decina di persone ed un Birder, di Modena mi sembra, lo aveva già visto, lontano, alle 6,30, poi sparito e non più rivisto. Col Nibbio Bianco era successa la stessa cosa, “è appena sparito dietro gli alberi ma tanto torna sempre” ci dissero :-(((( non si face più vedere. Comunque è sempre in zona mi sono detto, ma con il timore di un viaggio a vuoto, il tempo passava la gente presente aumentava e l’Ammerricano non si faceva vedere, erano arrivati birder soprattutto dalla Toscana ma alla fine ci saranno anche di Verona e di Brescia.

    Intanto avevamo potuto vedere anche un bel Pellegrino che pare nidifichi sulle gru del porto ed il vociante e rumoroso andirivieni dei Rondoni Pallidi della numerosa colonia del porto di Livorno

    Tagliando corto alla fine lo abbiamo visto bene e da vicino e anche potuto fotografare abbastanza bene, a volte troppo vicino troppo veloci ed imprevedibili i movimenti.

    1917046113_Gabb.diSabine_18_05_20_018.jpg.29413558f848667ade669a84576b2d53.jpg

    540355855_Gabb.diSabine_18_05_20_154.thumb.jpg.3bc500e3a79e4bf17d8ff145e4471fff.jpg

    65093220_Gabb.diSabine_18_05_20_023.jpg.09fad3078a9b676804f4fbc2af2fad65.jpg

    53443958_Gabb.diSabine_18_05_20_025.jpg.9045947f1bf92dfc725613f43d073686.jpg

    Conoscendo il posto e la situazione uno poteva portare anche il Tele “grosso” ed il Cavalletto,

    quindi per chi ha la possibilità di tornare al porto spesso e avendo imparato come si muove, le possibilità di foto migliori e con pose più varie aumentano sicuramente,

    Ma questo ha molta meno importanza…..

    Le foto al gabbiano di Sabine sono con la D500 ed il 200-500, tutte a mano libera.

     

    L’altra attrazione ornitologica, in questo momento, in Italia è  l’invasione da parte di Storni Rosei, una bellissima specie di Storno proveniente dall’est dell’Europa, con una colorazione particolare che lo rende inconfondibile, Rosa e Nero.

    2141570173_StornoRoseo_18_05_28_052.jpg.1a68413237f7bdf6da6ff8c49bbf4385.jpg

     

    Tutto è cominciato con le prime segnalazioni, una 15na di giorni fa, di grandi gruppi di questa specie, specie che “quasi” tutti gli anni viene segnalata nelle regioni italiane orientate ad Est ma con num. di uno-due individui, quest’anno invece sono vari gruppi di centinaia di individui da soli o mischiati con il nostro normale Storno comune, si spostano e sono stati visti anche nelle regioni del centro sud oltre che in tutto il nord, in Italia è presente anche lo Storno Nero ma solo nelle nostre grandi isole….

    Comunque, leggiamo sulla piattaforma Ornitho la presenza di 1 Storno Roseo in mezzo ai nostri Storni, in un paese vicino al nostro e di 250 Storni Rosei nelle piane del Lago di Montepulciano e decidiamo di tentare la sorte dove le possibilità erano sicuramente maggiori, al lago di Montepulciano.

    Premetto che il giorno prima lo avevamo cercato in Val d’Orcia ma ricerca era stata vana, partiamo e questa volta viene anche nostra figlia.

    1572780673_StornoRoseo_18_05_28_001.jpg.e4947fbffd86422bab54e4b8323680d5.jpg

    647536912_StornoRoseo_18_05_28_004.jpg.f33e254774e2f4d7b98cc2ed96bddfa4.jpg

    Avevamo letto che bisogna cercare i filari di piante di Gelso, pare che vadano matti per i frutti di questa pianta che costeggia le strade soprattutto di campagna dalle nostre parti, non sapevamo nemmeno come era, prima, una pianta di Gelso, comunque nelle strade bianche che traversano i campi della riserva provinciale del lago di Montepulciano questi filari ci sono e ricoperti di frutti, e noi abbiamo girato avanti indietro per tre ore, osservando Storni si ma i Comuni e neanche in grossi numeri. Avevano ancora molto da mangiare in zona ma chissà per qualche motivo se ne sono andati, d’altra parte gli uccelli hanno le ali e fanno come gli pare, questo era il nostro pensiero quando rassegnati stavamo tornando verso la provinciale per tornare a casa. Poi come a volte, non sempre, succede qualcosa ci attraversa davanti alla macchina, mia moglie dice era chiaro con la testa nera torna indietro…

    Erano LORO dentro ad un Cipresso

    711245145_StornoRoseo_18_05_28_073.jpg.b672485de83798cb418e7cd58578b097.jpg

    una decina di Spendidi Storni Rosei facevano avanti ed indietro tra il Cipresso e le piante di Gelso all’altro lato della strada.

    1530945644_StornoRoseo_18_05_28_042.jpg.11295b7de7ab0725f846b728f6b5be70.jpg

    2007307424_StornoRoseo_18_05_28_015.jpg.960c46e2e46ceafef4524cc68aa32b43.jpg

    1372216134_StornoRoseo_18_05_28_025.jpg.a0e96ac03dc5821f6e096ada011662f4.jpg

     290331715_StornoRoseo_18_05_28_083.jpg.196eb80af2597dedccb8fedbf0f51389.jpg

     

    La confidenza, è maggiore come lo è in genere per tutti gli animali “stranieri” non abituati, come i nostri, alle eccessive attenzioni, da parte di tutti gli “Amanti della Natura”, come definiscono se stessi i cacciatori, ma anche dalla pochissima sensibilità e rispetto che ha l’Italiano medio….

    Abbiamo passato una mezz’ora a goderceli per benino, anche qui qualche foto poi il saggio musicale di nostra figlia ci ha costretti a tornare a casa.

    Questo è il racconto di due Twicciate, come si dice con un inglesismo usato per indicare l’andare a cercare una specie rara, che vi ho voluto proporre.

    Le foto agli Storni Rosei sono state fatte con D500 + 500mm f4 G + TC1,4 appoggiato al finestrino della macchina o a mano libera……

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  20. “The Reunion” è la festa dedicata a tutti gli appassionati di motociclette cafe racers, scrambler, special (veramente speciali) e dallo stile classico.

    La location che ospita l’evento è l’Autodromo Nazionale Monza, il luogo al mondo con più fascino per gli appassionati della velocità. Si è svolta il 19 maggio.

    Durante le due giornate è possibile non solo assistere, ma anche partecipare, a una sfida di accelerazione 1 contro 1 a eliminazione diretta sull’ottavo di miglio… come si faceva 60 anni fa, fuori dai motorcycle bars inglesi o a un inseguimento nel fango in sella alla propria scrambler.

    DSC_0003.JPG

    DSC_0071.JPG

    DSC_0101.JPG

    DSC_0208.JPG

    DSC_0241.JPG

    DSC_0247_01.JPG

    DSC_0256.JPG

    DSC_0259.JPG

    DSC_0264.JPG

    DSC_0278.JPG

    DSC_0279.JPG

    DSC_0280.JPG

    DSC_0283.JPG

    DSC_0287.JPG

    DSC_0289.JPG

    DSC_0291.JPG

    DSC_0297.JPG

    DSC_0299.JPG

    DSC_0302.JPG

    DSC_0303.JPG

    DSC_0309.JPG

    DSC_0310.JPG

    • 1
      Argomento
    • 4
      commenti
    • 110
      visualizzazioni

    Argomenti recenti

    Andrea Marzorati
    Ultimi Argomenti

    Da qualche anno perdevo l'incontro con i gruccioni, bellissimi migratori che dall'Africa arrivano da noi per riprodursi, questa avviene in colonie, deponendo le uova in nidi scavati nel terreno, di solito sui ripidi argini dei fiumi o a volte in cave di sabbia. Quest'anno sono riuscito a rimediare e grazie ad un amico ho potuto passare qualche ora in loro compagnia.

     

    _DSC0351.jpg

    _DSC0457.jpg

    _DSC9592.jpg

    _DSC9756 (1).jpg

    _DSC9934.jpg

    FI1_5379-1.jpg

    FI1_5488.jpg

  21. Eh niente ci è preso il divertimento dei giocattoli luminosi cinesi...

    Modello Yongnuo (giusto per rimanere coerenti col ring light) YN360 RGB

    Si tratta di una spada di luce, ne girano tante oggi, di tante marche e questa non è la migliore nella sua fascia di prezzo ma ha caratteristiche interessanti.

    Pro

    Possibilità di personalizzare la scelta della batteria io ne ho messa una da 4.4A

    Gestione software controlli comoda rapida e completa se si stacca la batteria tutte le impostazioni restano in memoria (esiste anche l'app per il controllo RGB totale e dei livelli di potenza dei led 3200°k e 5500°k)

    Costruzione abbastanza di qualità per la fascia di prezzo

    Autonomia pazzesca

    Cons

    Il pulsante di accensione si pigia facilmente anche nella borsa, mi sono abbagliato almeno 10 volte appoggiandolo verso l'alto e me lo sono trovato acceso in borsa, quindi per il trasporto si consiglia di togliere la batteria per la quale non c'è un taschino nella borsa.

    i led RGB sono pochi un divertente giochino diciamo

    il bluetooth è sempre attivo in attesa della app, questo consuma la batteria anche spento.

    La qualità della luce è un po' duretta

    Con batterie grandi non è per nulla ergonomico (e questo fa a pugni con il primo pro, che di fatto mi ha portato a scegliere questo modello piuttosto di quelli a tubo con batterie piccole interne)

     

    La scatola si presenta in uno stile a noi "nikonisti" familiare, che mi piace (è solo una scatola lo so ma mi piace)

    D85_1257.thumb.jpg.fd215908a34844710d647e89ce972588.jpg

    D85_1258(1).thumb.jpg.b555c9ff0bcd2192bc0c6d1633ab61b0.jpg

    È piatto e non tondo come si usa di solito su questi oggetti, questo lo rende meno ergonomico ma la possibilità di mettere su batterie anche da 7A è un valore aggiunto

    D85_1259(1).thumb.jpg.0ba919ced31d3bcacaba94a3cce2fa0a.jpg

    C'è un filtro arancio magnetico, non capisco a cosa serve perché ha i led da 3200°k forse per fare i segnali agli aerei quando atterrano?

    D85_1260(1).thumb.jpg.5e637abfb59539b02564c6d7e780669e.jpg

    Filtro che sta perennemente attaccato sul dorso

    D85_1261(1).thumb.jpg.ab68a55a425004439a2367dafa5256fc.jpg

    La batteria (non compresa) da 4.4A sporge parecchio ma consente un'autonomia di un paio d'ore a piena potenza

    D85_1264(1).thumb.jpg.23ae2c63b6dcdbdf3ed7fad574f9ef6e.jpg

    La pulsantiera è bella, essenziale e rapida da impostare in ogni situazione (manca una cifra perché i led vibrano più lentamente della mia reflex lo fanno i led davanti alle ferrari e lamborghini perché non dovrebbero farlo questi)

    D85_1268(1).thumb.jpg.2d93487ed3538c8a3bfc782e55a0f2f8.jpg

     

    Con luce colorata che la forza sia con me.....

    D85_1272(1).thumb.jpg.8c96c691afe68cfd1d39487820db190b.jpg

    Veniamo ai dati tecnici:

    La luce non è tantissima ma sufficiente per svariate situazioni 2550lm massimi con led 5500 e 3200 accesi

    D85_1281(1).thumb.jpg.3a5b3b7ed4c151b6e227134aa1de0537.jpg

    Allora veniamo alle prove con il CC

    Solo luce 5500 al 100% mi misura 6300 -19 (dominante magenta come nel ring light ma qui siamo sballati anche come temperatura)

    Fortuna che abbiamo i led caldi

    19% di led 3200 + 100% 5500 fanno esattamente 5500°K (tié)

    100% led 3200 misura 3150 -5

    100% 3200 + 100% 5500 misurano 4350 -20

    Ho finito di dare i numeri.

    Vediamo qualche esempio:

    Solo barra piena potenza 100 iso f4

    D85_1275(1).thumb.jpg.f69d566fc8ec06759b12ffbc273b5070.jpg

    D85_1273(1).thumb.jpg.8023c05152ca0598697482874bc0866f.jpg

    Barra più ring light sullo sfondo (si vede l'anello sulla testa a sx) come sopra 1/125 f4 100 iso

    D85_1276(1).thumb.jpg.99405f1edcaeacdd03a3037ab4a367c2.jpg

    Led verdi più un po' di blu.. non ho cambiato le impostazioni ho solo avvicinato la barra ad una spanna dalla testa

    D85_1278(1).thumb.jpg.20b00ebb6c6fde776cbd7ee7365ffa46.jpg

    Il solito troll

    D85_1280(1).thumb.jpg.7e814b59828c3b44b0885b56e7449b75.jpg

    Un altro toll..

    D85_1245(1).thumb.jpg.ff0a93605647be8798d3a2649bdc7041.jpg

    Ah no era il mio gatto... da questa foto si evince che la luce a circa 1,5m dal gatto ed appoggiata sul divano proietta un'ombra dura del cuscino

    Sotto invece usato come luce di schiarita in una condizione di forte contrasto tra luce naturale ed ombra della finestra

    D85_1252(1).thumb.jpg.7177bbb98c9a7e4bee7bae7c46d8fa2f.jpg

     

    Insomma, un giocattolino che può essere utile, sicuramente più trasportabile di un ring light, ma anche meno luminoso (la metà circa)

     

×