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  1. Nell'editor del sito, se si va semplicemente a capo

    (cioé si preme soltanto INVIO) si ottiene una interlinea doppia.
    Che può essere utile alle volte quando si vuole separare un paragrafo dal successivo.
    Ma se vogliamo scrivere all'interno dello stesso paragrafo con interlinea semplice ?

    Facilissimo : basta ricordarsi di premere il maiuscolo (lo shift, la freccia a sinistra della tastiera) appena prima di premere l'invio :

    e l'interlinea sarà semplice.

    :sayonara:

  2. Come da titolo quest'anno si è celebrato il 31st International Festival of Photojournalism del Visa Pour l'Image (https://www.visapourlimage.com/en) e come di consueto ho partecipato anche a questa edizione.

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    Ricordo che il Visa Pour l'Image di Perpignan (Francia) è il festival del fotogiornalismo più prestigioso a livello mondiale ove si espongono i reportage e le fotografie provenienti da tutto il mondo e che offre la opportunità di entrare in contatto, durante la prima settimana del festiva, con i vari autori e i migliori fotografi del settore nonché di venire a conoscenza delle varie attività/avvenimenti che si intraprendono a livello mondiale.

    Dire che questo festival, ormai concluso, e' un "Must" per tutti quelli che vivono o respirano il o nel mondo del fotogiornalismo.

    Come di consueto vengono messe a disposizione varie sale per le esposizioni dei lavori, che provengono dai piu' remoti posti del mondo, e che il tutto e' gratis per qualsiasi spettatore.

    Quest'anno, tra tutti i reportage presentati, vi erano due interessanti retrospettive di due fotografi raccomandabilissimi come il due fotografi francesi:  Patrick Chauvel (http://www.fonds-patrickchauvel.com) con il suo  "50 Years On the Front line" e Alain Keler (http://www.myop.fr/photographer/alain-keler) con il suo "Diary of a Photographer".uno spettacolo poter vedere i loro lavori e leggere/ascoltare le loro esperienze, o il lavoro del serbo Goran Tomasevic (https://widerimage.reuters.com/photographer/goran-tomasevic) con "Another Civil War in Libya" oppure  il lavoro dell'Italiano Valerio Bispuri (http://www.valeriobispuri.com/vb16/) con  "Prisoners" per citarne alcuni.

    Insomma vi erano foto e fotografi per ogni genere del fotogiornalismo, come detto un "MUST" che personalmente non mi perdo mai da molti, moltissimi anni.


    Adesso bisogna attendere altri 12 mesi per poter partecipare alla 32sima edizione, quindi per tutti gli interessati, che mettano un ricordatorio nella propria agenda per il prossimo anno, perche per me non c'e' migliore forma di piacere che passare per un paio di giorni Perpignan e godere del festival https://www.visapourlimage.com/en

     

    Aggiungo un po di foto "catturate" durante la mia presenza a Perpignan, spero siano gradite....

    Foto scattate con la mia compagna di viaggio leggero, una Fiuggi....😱......si niente Nikon per questo evento.

    PS: scusate per la qualità ma le sto ridimensionando e caricando dal telefono.

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  3. Inizio questa carrellata di immagini del viaggio, che mi ha riportato nella terra del sollevane prima di quanto pensassi, partendo da Tokyo che è stata la prima città che ho visitato e la mia prima olta nella caèitale giapponese dove, purtroppo, morire di caldo non è solo un modo di dire e le metropolitane possono essere talmente affollate da non lasciare lo spazio per uno spillo... ma passiamo oltre e iniziamo:

    Rikugi-en

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    Nezu-jinja

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    Sensō-ji

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    Hase-dera

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    Kōtoku-in

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    Meigetsuin

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    Engakuji

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    Kanda Myojin

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    Parco di Ueno

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    Quella sullo fondo è la Tokyo Sky Tree.

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    『つづく』

  4. Non sono un vero appassionato, nè un profondo conoscitore dei dettagli meccanici,  però le auto sono fra le cose che mi piacciono abbastanza, se c'è qualche occasione non impegnativa di vedere delle auto in mostra, ci vado a fare un giro.

    Domenica 15 settembre a Milano in corso Buenos Aires c'è stata la Festa dei Motori, in cui venivano esposte sia macchine storiche, che auto curiose, inoltre molte case automobilistiche presentavano i modelli del 2019. Purtroppo l'ho saputo tardi e così quando sono arrivato sul posto la situazione era questa:

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    Ragione per la quale fotografare non era così semplice,  per cercare di eliminare quanti più soggetti e oggetti di disturbo ho usato il 10-20 andando addosso alle auto.

    Non credo siano foto memorabili, anzi fanno un po' pena, ma il mio scopo è raccontare la kermesse. Poi, tra voi ci saranno sicuramente degli appassionati ai quali  vedere qualche vecchia (o meno vecchia) gloria potrebbe far piacere.  L'esposizione era organizzata per temi.

    Lego!

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    Come non ammirare questi gioiellini di creatività?

    Auto da film e serie TV

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    Immancabile, intramontabile, Herbie, il Maggiolino tutto matto del film Disney

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    Per generazioni meno antiche della mia... il più recente Bumblebee, Maggiolino-Robot della serie cinematografica dei robottoni Transformers.

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    Kit, l'auto intelligente, decisionista e parlante della serie Tv Supercar. Ricordo la serie Tv con David Hasseloff, ma non  ricordo che auto sia.

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    Non poteva mancare la De Lorean dei vari Ritorno al Futuro. 

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    E questa? La Peugeot 305 del Commissario Chérif, protagonista di una serie di gialli-umoristici francesi. La serie l'ho pure vista.

     

    Classiche grandi e piccole, vecchie e meno vecchie.

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    La grande Isotta Fraschini

     

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    La piccolissima Isetta.

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    Una bella Peugeot 203

     

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    Fiat 1200 cabrio, stupenda!

     

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    Fiat coupè 2300, molto bella anche lei.

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    Fiat 8V, ma come erano belle le Fiat di una volta!

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    Una ASA 1800, mai sentita, se ci fosse ancora in giro Michele (Spinoza), forse ci saprebbe dire ogni cosa su di lei?

     

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    Aston Martin, sportiva elegante, come sempre.

    Glorie dello sport motoristico

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    Alfa Duetto che ha partecipato ad una Parigi Pechino

     

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    Mitica lancia rally 037, Mondiale nel 1983.

     

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    Fiat 131 Abarth

     

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    Porsche 935.

    I "Bulli"

    Non sono quelli che minacciano i bambini, ma i meravigliosi furgoni Volkswagen che l'alternativo nascosto in me ha tanto desiderato ma mai avuto :( 

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    Quello del "Figlio dei fiori"

     

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    E quello del Fiorista vero. :P 

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    Tra l'hippie il rockettaro

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    Ed ecco il rockettaro.

     

    Le piccole!

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    Intramontabile, la 500, che altro dire?

     

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    La Cadillac delle piccole, con tanto di pinne sui fari di coda,  l'Autobianchi Bianchina. 

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    Sei posti in una scatola di sardine la Fiat 600 multipla,  geniale.  Mi ricordo quando i tassisti ce l'avevano tutti,  verde e nera.

     

    Curiosità.

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    Volkswagen Maggiolino trasformata in "Buggy" . 

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    Una non meglio identificata muscle car da parte di una ditta che un tempo elaborava fuoristrada.

     

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    Una smisurata De Soto con minicaravan in tinta.

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    Un minivan Subaru che ha fatto un tour in Mongolia (così c'è scritto). 

    E poi c'erano le auto nuove, tantissime, che non ho fotografato perchè le trovate ovunque e, siccome ci si poteva salire, erano affollate oltre ogni immaginazione.

     

     

  5. Nella notte del tre settimane scorso , al largo di Santa Monica, California, l' imbarcazione Conception, un charter diving con circa 40 passeggeri, si incendiava.

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    Il fuoco ha divorato completamente l'imbarcazione causando ben 34 vittime

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    Ad oggi sono stati identificate solo 27  delle 34 vittime e ciò è stato possibile  grazie alle analisi dna, unico strumento capace di dare un nome ai pochi resti carbonizzati.

    Scrivo di questa tragedia qui su Nikonland perché al momento la causa del disastro è imputata ad un duspositivo che conosciamo bene e che utilizziamo correntemente: le batterie al litio. 

    Il Conception viaggiava zeppa di fotosub; come naturale, dopo un giorno di immersioni si approfitta della notte per mettere in ricarica le baterie di fari, videocamere, flash e fotocamere. Le prime indagini dicono che l'innesco sia partito dal locale dove erano in ricarica proprio quei dispositivi. 

    Questa tragedia ha dimensioni enormi e mi vengono i brividi se considero la mia abitudine di lasciare in carica le batterie durante la notte nello stanzino qui accanto.. Cambiare abitudine, subito.

     

     

     

  6. Questo potrebbe apparire come un periodo d’oro per il fotografo. La tecnologia attuale permette scatti perfetti. Gli automatismi garantiscono esposizioni corrette, algoritmi prevedono ogni condizione di luce, sistemi di messa a fuoco rincorrono la pupilla della modella velocemente ed in silenzio, otturatori che fanno concorrenza alle videocamere. Infine la post-produzione. Cosa può volere di più un fotografo?
    So cosa voglio io: Fotografare!
    Si ma cosa vuol dire oggi fotografare?
    Utilizzo qualsiasi mezzo, anche lo smartphone se non ho una fotocamera sotto mano. Non mi ritengo certo uno snob. Ben vengano gli automatismi, l’autofocus e Photoshop, ma ultimamente non ci sto più dietro. Esce la Z7 ma io devo ancora tirare fuori il meglio dalla D3X, che mi sembra un miracolo di sensore. Questa estate, stimolato da amici amanti della montagna, ho ripreso a scattare in grande formato con pellicola B/N con la mia vecchia Linhof. È stata una riscoperta. Può sembrare paradossale ma ho respirato aria nuova. Non certo per la tecnologia utilizzata, ma per essermi concentrato sugli aspetti più importanti che formano la fotografia: la potenzialità del mezzo gestita dall’esperienza. L’attesa ha condito il tutto. I tempi del processo si dilatano ma proporzionalmente anche le soddisfazioni. L’attenzione aumenta e di conseguenza la consapevolezza. Scatti, ma devi aspettare lo sviluppo per avere un riscontro. L’ansia sviluppa un piacere, un entusiasmo che il digitale ha attenuato. Ripresa, sviluppo, scansione (non ho lo spazio per una camera oscura per stampare da lastre grande formato) ed infine l’appuntamento dallo stampatore, quello bravo. Ad ogni passaggio c’è un’emozione. Soddisfazione o delusione ma sempre passione. Non ho certo abbandonato la comodità del digitale, mi sono solo riappropriato di certe soddisfazioni proprie della Fotografia che non sono le stesse del Immagine. L’analogico stimola anche altri sensi: l’olfatto in camera oscura, il tatto maneggiando un negativo o una trasparenza è molto diverso dal gestire un file immateriale. Tanto che sto pensando di riprodurre le stampe migliori da digitale su pellicola, perché rimangano, perché non si perdano in qualche hard disk difettoso.

    Ma se tutte queste motivazioni non sono sufficienti per tornare all'analogico, facciamo un confronto, diciamo alla pari. Stessa location, stessa condizione di luce. La foto con le suore scattata con un  sensore XTrans di Fiuggi, la foto della porta scattata con "sensore" Ilford FP4, negativo B&W grande formato 4"x5", scansita con Epson V800.

    Vi chiedo, avvertite differenze tecniche, ma anche emozionali, tra le due immagini?

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  7. Ed ecco la parte finale di questo viaggio in Scozia, quella inerente all’isola di Skye, celebrata in ogni modo e immortalata da molti nelle prospettive più caratteristiche. Per me era la prima volta e se la prima impressione è quella che vale,  direi che è stata una esperienza più che appagante.

     

    # 1 la prima meta, prima di arrivare a Skye,   è il castello di Dunrobin, nel Sutherland (Higlands) che sembra proprio quello delle favole...

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    # 2

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    # 3 seguito da quello celeberrimo di Eilean Donan (anche per essere stato set del film Highlander)

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    # 4  e quello altrettanto affascinante di Dunvegan, residenza  del Clan MacLeod  da circa 8 secoli...

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    # 5

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    # 7

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    # 8 con un giardino accedendo al quale si percorre un sentiero che evoca l’entrata nel mondo  delle fate

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    # 9

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    # 10 veduta dal castello di Dunvegan

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    # 11 ma è girando all’imbrunire (che dura un bel po’) che colgo le sensazioni che più mi piacciono

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    # 12

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    # 13

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    # 14 non poteva mancare una scarpinata sul Quiraing, che suggerisce diverse senazioni a seconda del tempo:

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    # 15

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    # 16 quando poi il cielo si disvela

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    # 17

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    # 18 sulla strada del rientro

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    # 19 per riprendere il giorno successivo alla volta del faro di Neist Point

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    # 20 dove abbiamo atteso il tramonto

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    # 21

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    # 22

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    # 23

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    # 24

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    # 25 lasciando questo posto a malincuore

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    # 26 verso sud le  Fairy Pools (anche questa una meta obbligata)

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    # 27

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    # 28

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    # 29 l’ultimo giorno,  senza una programma preciso,  abbiamo scoperto quasi per caso questo luogo 

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    # 30 dopo una camminata di una buona mezz'ora

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    # 31

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    # 32 

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    # 33 solo verde, azzurro, perore e silenzio.

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    Tutte le foto sono state scattate con D 850 ( in maggioranza a 64 iso).  Ho  usato un filtro  ND solo per  le Fairy Pools. Avevo con me  AF-S 14-24,  AF-S 24-70,  AF-S 70-200 FL,  AF-P 70 300,  AF-S 500 PF più treppiede Manfrotto 190 MF4 (non ho voluto farmi mancare nulla…). Utilizzati tutti gli obiettivi, con prevalenza del 24-70. Avevo con me anche l’MB-D18 perchè contavo di fotografare i falchi pescatori che però non si sono visti.  Mi sono caricato un bel po’ ma non mi pento affatto della fatica.

    Quattordici  giorni intensi,  si dimenticano i disagi (qualcuno)  restano le cose più belle.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

  8. Ciao a tutti, iniziamo il confronto tra i due flash di fascia alta di casa Godox da montare su torretta.

    Due parole prima di spararli contro al muro e vedere come cambia la luce con i modificatori che hanno in comune.

    I flash a torre o speedlight sono utili. ti consentono di portare luce ove manca, oppure solamente migliorare la luce già esistente, il tutto senza creare allestimenti laddove non ci sia il tempo o lo spazio per farlo, solitamente quando sono sul campo per lavoro ho due speedlight che, se ho la fortuna di avere un'assistente (non sempre è libera) posso usare abbinati per migliorare di tanto la luce anche dove luce c'è.

    Si capisce che il mio modo di usarli è, per gusto personale, il meno invasivo possibile, ovvero, migliorare e non modificare la luce presente, in modo da creare l'effetto wow da parte dell'osservatore.

    Ne consegue che, difficilmente li uso a piena potenza così come difficilmente li sparerò direttamente in faccia dei malcapitati soggetti; odio l'effetto "pettinato" davanti e tutto nero dietro, l'ho sempre mal tollerato anche quando non c'era molta alternativa a causa dell'impossibilità di salire con gli iso.

    Ora che sapete come uso sti aggeggi vi mostro in cosa constano questi due oggetti ed i vari modificatori disponibili per l'uso disinvolto.

    Più avanti vi spiegherò perché ho scelto il testa tonda come secondo speedlight (o meglio arrivato secondo ma è il principale).

    Buttiamo tutto su un tavolo:

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    Per l'860 non esiste un cupolino ufficiale, cosa che mi è un po' mancata venendo dagli SB800 il cui cupolino (in English dome) non solo era di serie ma impostava la parabola in posizione grandangolare per fargli prendere la luce al meglio e devo ammettere che funzionava a meraviglia, non fosse altro che negli anni, hai luogo ad usare stilo di qualità, su tre scatti a fila il terzo era sempre più scuro del primo, motivo per cui ho dovuto cambiare.

    Quindi per l'860 ho comprato uno dei tanti dome che si trovano su Amazon. E questo si trova a sx a fianco del flash.

    A dx del V1 invece abbiamo il kit AK-R1 disponibile anche per AD200 con testa tonda, costa circa 60€ e contiene un po' di cosette utili:

    Un diffusore (analogo a quello incorporato che si sfila dal 860)

    Un porta gelatine con 6 gelatine di correzione

    Una paletta di rimbalzo (corrispondente, ma più grande, a quella che esce dal 860 tirando fuori il diffusore)

    Uno snoot di gomma

    Un cupolino (dome) rotondo

    Un honeycomb (nido d'ape) utilizzabile in combinazione con altri accessori (tipo lo snoot)

    Ed un riflettore a 4 alette per modellare il fascio di luce

    La custodia dove tutto è incastrato in maniera millimetrica.

     

    A cosa serve tutta sta roba?

    A controllare al meglio la luce utilizzando anche il flash in remoto o su stativo esterno, il tutto in una pochette che sta comodamente in borsa.

     

    Ora veniamo al confronto con i modificatori che hanno in comune.

    La parete è grigia, grigio medio per la precisione, è la parete del mio studio, la distanza delle teste è di 40cm (misurati col telemetro laser) i flash impostati ad 1/64 della potenza 100 iso 1/125 f4

    I due flash nudi

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    Qui si evince subito che la morbidezza della parabola (a 28mm minima) del V1 a sx è inevitabilmente migliore ciò comporta nel caso di necessità di colpetto frontale, di avere una uniformità molto più bilanciata. (ottima per il ritratto)

     

    Il V1 resta nudo l'860 monta il cupolino

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    La luce diventa molto uniforme anche sul testa rettangolare ma perde potenza (e si scalda pure un po') in ogni caso quel dome è un must se si punta in faccia

     

    Montiamo il dome anche sul V1

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    Resta un pelo più luminoso e (per il momento che è nuovo) la temperatura non cambia

     

     

    Tiriamo giù il diffusore (grandangolare) incorporato del 860 e montiamo quello del V1

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    Come va di moda dire adesso "bene ma non benissimo" anche qui i riflessi interni della parabola del 860 creano brutti riflessi (ovviamente a distante operative utili si appiana un po' tutto)

     

     

    Ora alziamo l'aletta di rimbalzo e montiamo quella del V1

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    Sul V1 è in abbinamento con il diffusore grandangolare, in teoria dovrebbe arrivare più luce da riflettere.

     

     

    Ora vediamo la natura dell'illuminazione e l'effetto sulle ombre utilizzando i due flash con relativo modificatore;

    V1 vs 860 lisci

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    Con cupolino (dome)

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    Cupolino più diffusore

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    Solo diffusore grandangolare

     

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    Aletta di rimbalzo con parabola a 60°

     

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    Per curiosità aggiungo la griglia col V1 per mostrare come cambia la natura della luce (o meglio delle ombre) sul soggetto.

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    Le immagini sono volutamente prese in TTL per vedere come la macchina gestisce l'esposizione, ho scelto la Z7 perché è la macchina fino ad ora che mi pare più bilanciata nella misurazione TTL (anche se ho dovuto rifare alcune foto perché il fuoco partiva via o non cadeva nel punto giusto nonostante il cavalletto)

     

  9. Il viaggio in questa terra era in scaletta da molto tempo, sempre rimandato perchè le condizioni meteo di questi luoghi sono sempre troppo variabili e poco attraenti per noi. Quest'anno avevamo programmato lo Sri Lanka, ma gli eventi terroristici di aprile scorso ci hanno fatto desistere quindi abbiamo "ripiegato" in Scozia.

    Arrivati ad Edimburgo ci fermiamo 3 giorni per visitare la città

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    Proseguiamo poi verso Saint Andrews

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    La Scozia è terra di castelli e ci fermiamo a visitare quelli che abbiamo ritenuto più interessanti

    Glamis Castle

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    Dunottar castle

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    Loch Ness

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    Dunrobin Castle

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    Ardvreck Castel

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    Eilean Donan Castle

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    Dunvegan Castle

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    Salendo verso nord ci sono alcuni punti e paesini interessanti.....

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    .....tra cui il villaggio di pescatori di Pennan

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    Balnakiel Bay

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    Sango Sands Durness

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    Plockton

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    La parte più bella ed interessante della Scozia, a mio avviso, è l'Isola di Skye

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    48607737726_51f778a370_o.jpgSkye

    48608662121_ea008321e1_o.jpgSkye

    48625093557_eb78820ef6_o.jpgSligachan Old Bridge

    48626327322_3b284aef44_o.jpgFairy Glen

    48624938991_34a84d042f_o.jpgMealt Falls

    48644179227_99c2687ec9_o.jpgGlencoe Lochan

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    48660173727_ce54735638_o.jpgNeist Point Lighthouse

    Il viaggio è stato organizzato in completa autonomia, siamo partiti verso la metà di luglio ed è durato circa tre settimane. Per gli spostamenti abbiamo utilizzato un'auto presa a noleggio. Ho portato con me l a seguente attrezzatura fotografica: Nikon D800; AF-S 14-24/2,8; AF-S 28-70/2,8; AF-S 80-200/2,8; AF-D 105/2,8; AF-S 200-500/5,6VR; manfrotto befree, filtri ND e GND Kase serie wolverine.
    Le tre settimane di permanenza ci hanno permesso di girare con relativa calma, ma soprattutto mi hanno permesso di rimanere su una determinata location mediamente 2 gg, in modo da avere più possibilità di fotografare con condizioni meteo favorevoli. Il resto delle foto qui .

    Ciao

  10. In questi giorni, stavo guardando alcuni scatti, nulla di che ho visto cose moltissimo migliori di queste ma, le metto lo stesso..  ho scelto il Blog per la ragione che vi è più di una classificazione, ci sono scatti fatti anche con la D 70...   fate un po' voi..  

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    Queste tre sono state scattate in Germania nel 2009, nel marzo esattamente e già allora ero imbottito di antidolorifici per la schiena.. 

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    in giro per i campi.. con il fido, per allora, 70-180 macro..   per la libellula però è stato usato il micro 200 AF..   peccato per la sua strepitosa velocità, ma i tempi erano quelli..

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    ero come ipnotizzato a nell'osservare questo mare verde che ondeggiava al vento.. 

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    a Torrile tanto tempo fa, durante il pranzo.. nel laghetto antistante lo vidi.. ed eccolo quì

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    una pallida idea di cosa può fare il Macro 35 Nikkor

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    ne è passato del tempo..  il Valerio ci passa nei pressi al mattino ed alla sera quando è in ufficio.. cioè quasi mai..

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    queste due.. beh.. un indovinello dal risultato scontato,  dove solo?  vi aiuto..   mi ricordo la la bambina dai capelli rossi, il cui nome era Fanny, doveva essere a detta dei rispettivi genitori  " mia moglie  " una volta grandi.. ma poi il caso ha deciso diversamente..

    come vedete non vi sono cose da fantascienza... dovevano essere di più..

     

  11. Pubblicai questo mio lavoro nel vecchio sito Nikonland, ci sono molto affezionato per cui lo ripropongo anche su questo portale sperando di fare cosa gradita.

     

    "Il luogo di confine tra terra e mare"
    Reportage sulla "vita" del porto di Katsuura - Giappone

    Premessa

    Il luogo di confine tra terra e mare.
    E’ così che vedo il porto. E’ un luogo che mi ha affascinato fin da piccolo, quando andavo con il babbo a girellare tra le barche ed i pescatori alla scoperta del pescato del giorno.
    Mi chiedevo “chissà se il mare sarà stato un pacifico amico o un feroce nemico in quest’ultima notte? Chissà cosa avrà donato loro in cambio di tanta forza e determinazione?”.
    Così lo stridio dei gabbiani, la brezza salmastra e gli schiamazzi dei pescatori mi sono sempre rimasti dentro, ammantati da quell’aura di magia che solo un bambino può percepire.

    Vorrei accompagnarvi in questo mio viaggio in Giappone, farvi vedere l’approssimarsi dell’alba, il chiarore del nuovo giorno che si intensifica sempre più per poi lasciare spazio nuovamente alla dorata luce del tramonto, anticamera di una nuova notte. Farvi ascoltare il rumore delle macchine che si mescola al garrito dei gabbiani, farvi sentire il vento che fa entrare nelle narici l’odore del mare, del pesce, del sale. Vorrei farvi compagnia mostrandovi ciò che ho potuto imparare nel tempo che ho passato in compagnia dei tanti lavoratori che questo luogo, che io chiamo “Il luogo di confine tra terra e mare”, lo chiamano “Casa”.

    Buon viaggio.

     

    (Click sulle anteprime grazie)

     

    Ore 03,00 am

    Lascio il tepore della casa e vengo accolto dall'aria fresca della notte. Scruto il cielo per sapere se pioverà e penso che, nello stesso momento, di fronte ad altre case, ci sono persone che stanno facendo la stessa cosa, come ogni mattina.

    Intorno a me le strade sono silenziose, buie le finestre delle case. M’incammino invisibile per strade cieche.
    Arrivo al porto e non sono certo il primo, le barche per il Kimmè sono appena uscite in mare e la banchina è quasi deserta. Quest'atmosfera mi dà un senso di calma e tranquillità, il silenzio mi circonda ed è interrotto solo ritmicamente dalle piccole, discrete onde che s’infrangono sulla rada. Siedo su una bitta arrugginita e gusto un caffè caldo mentre, sommessamente, arrivano i primi uomini e donne, lavoratori e lavoratrici che chiacchierano tra loro in attesa del ritorno della prima barca. Preparo l'attrezzatura fotografica con calma, so che le barche sono ancora lontane, perse nel mare. Poi si ode un rumore e, come fanno tutti gli altri, mi volto verso il mare aperto sapendo che vedrò una piccola luce bianca avvicinarsi rapidamente.

    La lunga giornata del “Porto” sta per avere inizio.


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    I primi ad arrivare sono i pescatori di aragoste che hanno appena ritirato le reti. Il loro arrivo è rapido, come rapida è la loro ripartenza, giusto il tempo per scaricare a terra un intrico di reti gialle e rosse che sono già scomparsi, inghiottiti dal nero della notte. Le baracche di lamiera che prima attendevano silenziose nella penombra, s’illuminano e si animano di operai che, con gesti rapidi ed esperti, iniziano a districare e ripulire quell'ammasso fatto di reti, alghe, pesci e conchiglie. Le aragoste finiscono nell'acqua di secchi colorati, i pesci in altri contenitori, le conchiglie e le alghe vengono scartate e le reti appese ordinatamente sui  loro supporti. Bisogna lavorare rapidamente, altre barche hanno già salpato il loro carico e stanno correndo verso di noi, quando il vento gira sento già il loro motore. Ma questa gente non ha bisogno di guardare l’ora per sapere quanto tempo gli resta, finiscono di dare l'ultima spazzata alle alghe che hanno accumulato proprio mentre una barca entra nel porto.

    E si ripete lo stesso copione, un'altra volta ancora, e non sarà l'ultima stamani.


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    Il tempo passa, l'alba sta arrivando, il cielo cambia colore e sono l'unico che ha il tempo e la voglia per accorgersene. Scatto un'altra foto, magari un giorno avrò l'occasione per far vedere a queste persone di che colore è il cielo della mattina su di loro. Mentre penso queste cose inizio ad allontanarmi, ne avranno ancora per un bel po', ma io so che dall'altro lato della banchina, tanto lontane da non sentirne le voci, ci sono altre persone che stanno arrivando. Sotto l'enorme tetto in cemento iniziano i preparativi per lo sbarco dei tonni.

    Le navi gonfie di pesce hanno aspettato tutta la notte ed ora, così come i loro occupanti, si stanno agitando.


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    Insieme ad una giovane operaia guardo la lavagna verde, non comprendo la lingua ma so che ci sono scritti i nomi delle navi, gli orari, le quantità ed i tipi di pesci che saranno scaricati di lì a poco. Per me non sono molto di più che graffi di gesso bianco, vergati ordinatamente sull'ardesia, per lei e per gli altri invece significano tanto lavoro e fatica.

    Vedo arrivare due grosse gru e, alle mie spalle, un giovane cosparge buona parte del pavimento di ghiaccio tritato, preludio allo sbarco di grossi tonni e pesci spada. Di lì a poco tutto si anima. Dal ventre scuro delle bianche navi salgono enormi pesci argentati che vengono deposti con cura a terra. Le operazioni da fare sono molteplici ed ognuno sa qual è il suo compito, lavare, pesare, trascinare, smistare, tagliare, scrivere ed annotare, tutti fanno la loro parte.


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    Il lavoro è duro, l'acqua fredda che lava i tonni schizza ovunque, il ghiaccio rende scivoloso il pavimento, muletti elettrici vanno e vengono dalla fabbrica del ghiaccio, c'è chi trascina un pesce spada lungo metri mentre qualcun altro pesa un enorme tonno. Il rumore dei motori delle gru si mescola con il cicalino della retromarcia del muletto elettrico, devo stare attento, non posso permettermi di essere sbadato o di pensare solo a scattare, devo fare in modo di non essere d'intralcio per loro, non possono lavorare e pensare anche alla mia sicurezza. Ma comunque sono tranquillo, li vedo scherzare, scambiarsi battute e risate mentre corrono e faticano e questo mi rasserena. Sono un intruso ma non sono un impaccio.

     

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    Mentre le operazioni di scarico volgono al termine, vedo arrivare alcune auto lussuose dalle quali scendono distinti signori accompagnati da lavoratori in stivali di gomma. Nonostante l'apparenza, si avviano sicuri tra tonni ed operai, sono di casa qua, sono esperti compratori. Osservo la disposizione dei pesci, noto che sono stati suddivisi per file e per peso ed è quasi tutto pronto per l'avvio dell'asta di vendita, si aspetta solo che vengano tagliate e pulite le ultime code dei pregiati tonni. Dall'aspetto del grasso e delle carni della coda tagliata capiranno la qualità di ogni singolo pesce e faranno la loro offerta…che vinca il più bravo ed astuto.


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    Mentre intorno a me i lavoratori sono indaffarati con tonni e ghiaccio, ci sono alcuni di loro che stanno svolgendo pacatamente altre singolari mansioni. Il cuoco di bordo siede tranquillo a poppa e sfiletta un piccolo tonnetto per il pranzo dei suoi amici marinai mentre uno di loro, armato di una piccola spazzola, si adopera per lavare la bianca fiancata della grande nave.

    Poco più in là è arrivato il Kimmè. Ceste blu sono piene di pesci di un rosso acceso e dagli occhi dorati, che gli valgono il nome “Occhi d'oro”. Seguiranno la stessa sorte dei tonni, saranno suddivisi per peso e venduti al miglior offerente.


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    Il piccolo peschereccio ha finito di scaricare e molla gli ormeggi, al suo posto è arrivata una possente nave che lascia immaginare un carico di ben altre proporzioni. Con una grossa rete viene svuotata lentamente la stiva e le innumerevoli casse, riempite di argentei Sanma, vengono allineate in lunghe file per essere pesate e vendute. Di contorno ci sono le ceste, quasi snobbate, dei pesci comuni, quelli di minor pregio e richiesta, quelli che vorresti scambiare con un Kimmè, quelli che finiscono nelle zuppe, mescolati tra loro, senza neppure la dignità per un nome vero, altisonante o romantico. Pesci di poco conto per piccoli mercati e tavole discrete.

     

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    Poi mi accorgo che, a pochi metri da noi, fervono i preparativi per qualcosa di grosso. Sono fortunato, uno splendido peschereccio sta entrando nel porto. E' bellissimo, diverso da quelli che, ormai vuoti, hanno scaricato i grossi tonni. Slanciato e candido è di ritorno dall'oceano, dove ha catturato il pesce che ha reso famoso questo porto, il Katsuo, tonnetti argentei di 2-4 kg dalle carni prelibate. Vedo un nastro trasportatore già pronto ad accogliere il prezioso carico ed ai suoi lati una fila di bilance ed enormi contenitori con acqua e ghiaccio. La grossa nave sta ancora manovrando con cautela ed a terra gli operai hanno ancora qualche minuto di riposo, ne hanno bisogno, molti di loro sono gli stessi che hanno da poco finito di scaricare e preparare i tonni, gli spada ed i marlin. Anche molte donne si preparano all'arrivo del Katsuo, che sarà smistato nei grossi cassoni blu e gialli. La stiva della nave inizia a riversare i tonnetti sul nastro, un passamano rapido tra i marinai, otto o dieci esperte operaie separano i pesci, individuano rapidamente quelli troppo piccoli o troppo grossi, non c'è tempo da perdere, il nastro scorre inesorabile e dalla nave il pesce sembra non aver mai fine.


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    Tra loro ed i compratori di tonni che stanno ancora partecipando all'asta, altre persone si sono preparate ad accogliere anche il frutto della pesca delle aragoste. Chi con un piccolo furgoncino, chi in bicicletta trainando un carrello o chi a piedi, ecco per ultimi coloro che per primi erano arrivati al porto. Le ceste di aragostine vengono scaricate sullo scivolo e, una volta ancora, selezionate e vendute.


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    Guardo l'ora, le 10,30, sono stanco, io che non ho fatto molto stamani se non osservare e fotografare gente che lavora sodo.

    La mattinata è stata davvero lunga e dura ma ora è il momento del riposo. Qualcuno ancora è indaffarato nella pulizia delle attrezzature, un gruppo di amiche si lascia andare in chiacchere e risate mentre un thè caldo le ristora. Tra non molto le tante biciclette, scooter ed auto svaniranno ed il silenzio occuperà ogni spazio, almeno per qualche ora.

     

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    E' tempo di rientrare a casa, mi devo riposare perché nel pomeriggio voglio tornare qua.

    Voglio tornare in questo luogo che con il passare delle ore si trasforma continuamente e non rimane mai inanimato. Ci saranno operai che preparano il pescato per le spedizioni in tutto il paese. Troverò qualcuno a stendere il pesce a seccare al sole. So che troverò i vecchi pescatori in pensione, che mai hanno abbandonato il porto, chiacchierare tra baracche, biciclette e vecchi randagi. So che troverò alcuni di quegli operai, che tanto hanno faticato all'alba, ancora qua a riposarsi e scambiare due parole tra loro seduti su un muletto elettrico, questa volta spento.


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    Continua nei commenti...

     

  12. Questa mattina, in prossimità di uno stagno, stavo provando sulle libellule la Z7 con diversi obiettivi. Nel momento che avevo avevo montato 500 PF ED F.5,6  la mia attenzione è attratta dal gracidare di due cornacchie grigie che inseguono un rapace proprio sopra la mia testa. Punto e cerco di mettere a fuoco il rapace in volo, impresa disperata, la messa a fuoco continua ad andare avanti e indietro per alcuni secondi senza mai agganciare il soggetto che intravedo nel mirino e che scompare. Ormai il rapace è distante, desisto e penso che cretino sono stato nello staccare il 500 dalla D500 per provar  a trovare qualche modo di utilizzo alla Z7, quando vedo che il rapace gira e torna un po’ indietro.  Ricordando il metodo usato con i MF ai bei tempi, punto un albero che dista più o meno come il soggetto.  Funziona: riesco ad agganciare il soggetto e scatto. Lo perdo e lo riprendo e scatto, così per una decina di volte.  Sconsolato, guardo il monitor ancora imprecando ma con mio grande stupore vedo che le foto agganciate sono perfettamente nitide, 7 su 9. Una media che a quella distanza non ottengo nemmeno con la D500 . Non so se questo sia dovuto all’antivibrazione sul sensore, ma il risultato è ottimo, peccato abbia perso tutte le foto con il soggetto più vicino.  

    Scaricato sul computer, la mia prima impressione è confermata, tenendo conto che erano le 11 e che la distanza era sicuramente oltre i 100 metri e che ho scattato a mano libera: le foto sono nitidissime. 

    Un punto a favore della Z7.

    Le due foto, le ho ridotte della metà, per non avere il soggetto troppo piccolo. Il cielo è di tonalità completamente diverso perché sono scattate con l’orientamento completamente diverso.

    Biancone con biscia  Z 7  5,6/500   F. 5,6   1/800 sec. ISO 64, mano libera

     

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  13. Essendo un frequentatore dell’evento in oggetto, riporto in sintesi quanto raccolto sul posto dagli agricoltori e sulle pagine del Web, che descrivono come si formano queste meraviglie della natura ed i migliori periodi per ammirarle. Essendo un frequentatore dell’evento in oggetto, riporto in sintesi quanto raccolto sul posto dagli agricoltori e sulle pagine del Web, che descrivono come si formano queste meraviglie della natura ed i migliori periodi per ammirarle.

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    La fioritura del Pian Grande di Castelluccio è senza dubbio uno degli appuntamenti più conosciuti e importanti che hanno come protagonista l’altopiano dei monti Sibillini. Un evento naturalistico molto apprezzato dai visitatori e tradizionalmente mantenuto dai residenti. Un trionfo di colori che si rinnova ogni anno, tra giugno e luglio. Ad essere precisi, però, dovremmo chiamarle “fioriture”, perché a sbocciare sono tanti tipi di fiori diversi.

    La zona del Pian Grande si trova a circa venti chilometri da Norcia, collocata proprio alle pendici del Monte Vettore e forma una conca circondata da monti più o meno elevati. La piana si trova ad un’altitudine di m. 1.452 e oltre a questa estesa spianata, sono presenti altri due piani, denominati Pian Piccolo e Pian Perduto.

    Il micro clima della zona è da considerarsi quasi assimilabile a quello della steppa ed è caratterizzato da ampie escursioni termiche giornaliere, per effetto della dispersione di calore da parte dell’ampia superficie carsica. Queste condizioni, unite ad un terreno fortemente drenante a causa del carsismo, scoraggerebbero molte coltivazioni. Eppure tali avverse condizioni sono state superate grazie alla tenace convivenza tra uomo e territorio, che ha portato alla selezione nel tempo di una varietà di lenticchia (Lens culinaris), che oggi è conosciuta come la lenticchia di “Castelluccio IGP”.

    L’evento della fioritura del Pian Grande, solitamente, viene collegato alla fioritura della lenticchia. In realtà non è proprio così, sarebbe riduttivo riportare alla sola fioritura della lenticchia, quello che è uno spettacolo floreale unico al mondo.

    Occorre precisare che il fiore della lenticchia è piccolo e bianco,

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    che in un ambiente esente da pesticidi di sorta, si amalgama insieme ad altre specie vegetali spontanee. Si tratta di specie vegetali che prosperano proprio negli ambienti coltivati. Quello delle piante spontanee è spesso visto come un problema, eppure nella piana del Castelluccio la presenza di queste colture si trasforma in una potenzialità. Le radici di queste piante, infatti, fanno in modo che nel terreno si mantenga un costante livello di umidità, che permette alla lenticchia di svilupparsi. Inoltre consentono di prevenire la perdita dei nutrienti dal suolo, che è interessato da un forte drenaggio. Ovviamente non vengono seminate insieme alla lenticchia, ma si propagano naturalmente nei campi e di anno in anno li colonizzano.

    Ecco quindi che nell’attesa dello sviluppo della lenticchia, i visitatori e gli abitanti di Castelluccio possono godere di uno spettacolo floreale del tutto naturale, dato dalle fioriture spontanee. Durante tutto il periodo si assiste ad un concerto di colori, dato dal fatto che le fioriture delle diverse specie vegetali non avvengono nel medesimo periodo, ma si susseguono in periodi temporali diversi.

    A dare inizio alle fioriture sono le corolle gialle e delicate della senape selvatica, che si mischiano insieme ai primissimi papaveri, che iniziano a tingere di rosso la piana. Questo avviene verso gli inizi di maggio, e durante questo mese, con il passare dei giorni, si aggiungono sempre nuove note di colore. Verso metà maggio iniziano a comparire le note bianche portate dalla camomilla bastarda e dal leucantemo. Si aggiunge, sempre a maggio, anche il grazioso blu dello “specchio di Venere”, che può virare al violetto e al celeste.

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    Maggio è il mese del risveglio della natura e quindi dell’inizio della preparazione alla vera fioritura, che vede il suo culmine nei mesi di giugno e inizio luglio, quando arriva anche il fiordaliso che dona alla piana l’ultimo tocco di colore, con il suo particolare violetto. Ed ecco quindi che tra i mesi di giugno e luglio il Pian Grande del Castelluccio e i due piani Piccolo e Perduto, offrono questo spettacolo.

    Il periodo di massimo splendore della fioritura è solitamente tra fine giugno e la prima decade del mese di luglio.

    Quest’anno, purtroppo, prima il freddo prolungato fino alla fine di aprile e successivamente il grande caldo secco, in assenza di pioggia ha fatto terminare in anticipo la fioritura.
    Mentre, dodici mesi fa ho potuto ammirare una delle fioriture più belle e lunghe di sempre tanto che si era protratta fino al 20 luglio.

     

    Il Pian Grande il 10/07/2018

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    Il Pian Grande l' 8/07/2019

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    2018

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    2019

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    ZSC_4009.thumb.jpg.a13d0d235e18f69412ded594cca165a8.jpgDal produttore al consumatore

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    Inoltre, mi preme sottolineare che Castelluccio è stata fortemente danneggiata dal sisma del 2016 e la zona rossa, seppur ridotta rispetto agli anni precedenti, fa ancora un effetto raccapricciante vedere la mole di rovine ancora non rimosse. Nonostante ciò, sul luogo si può soddisfare ogni tipo di esigenza alimentare, oltre ad acquistare ottime confezioni del prelibato legume, direttamente dai produttori. Mentre per dormire occorre riferirsi alle varie strutture ricettive presenti nella zona di Norcia.

    ZSC_4035.thumb.jpg.6878a0c91cf5e2652091cf889a3c73fb.jpg L' ammasso di rovine stringe il cuore

    Infine, una raccomandazione, per chi vorrà andare a vedere questo spettacolo della natura, mantenetevi nei percorsi e nei viottoli intorno agli appezzamenti coltivati, evitando di calpestare le colture, per rispetto alle persone che ci lavorano per ottenere con fatica un prezioso raccolto.

    ZSC_4084-Modifica.thumb.jpg.87d468a48125ff946575044fc2eb84f1.jpg Quest'anno il divieto di accesso non è servito

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  14. Dopo aver visto l’articolo di Max, , avevo deciso che alla prima occasione avrei acquistato come minicavalletto da viaggio il Marsace Mt-01. . Infatti il Marsace ha tutte le caratteristiche che si addicono a un cavalletto da viaggio: peso, trasportabilità, compattezza e naturalmente la capacità di non far collassare una reflex pesante che viene montata sopra.

    Sono queste caratteristiche  contrastanti, ma che fanno si che un cavalletto da viaggio, non sia un giocattolo inutile. Il Marsace Mt-01 ha tutte queste caratteristiche e convengo con Max, che è l’unico che non costi una fortuna. No perché volendo ci sono mini  cavalletti Rollei, Benro, Girzo, che hanno queste caratteristiche, ma anche prezzi che talvolta superano i 200 euro.

    Ok mi son detto appena mi servirà, lo acquisterò.

    Dannata sfortuna, però non avevo fatto i conti della non disponibilità del prodotto nei nostri normali circuiti di acquisto, ovvero negozianti in italia o la grande vetrina di Amazon.

    La indisponibilità è da oltre  da sei mesi. Per cui decido di valutare altre opportunità in seno stesso ad Amazon, maledicendomi per non aver acquistato subito il Marsace, quando Max l’aveva recensito.

     

    Gira scarta e confronta non trovo quello che mi serve, tanto che stavo pensando di portarmi dietro, ob torto collo, il mio manfrotto 190. Certo pero che sono sempre più di 5 kg con la sua testa, mentre il Marsace, mi sembra che non arrivasse neanche a un kg.

    Poi ecco aprirsi davanti ai miei occhi un prodotto con ottime valutazioni il mini cavalletto neewer in lega d’alluminio con testa girevole a 360° e sgancio rapido con borsa e trasporto con tre posizioni per le gambe, che richiuso si riduce a 135 mm, ma a cui altezza può raggiungere i 50 cm. Pesa esattamente  816 g…. DSCF0503.thumb.jpg.0a698d73eaf130c7d823cced306ddb28.jpg

    Sarà valido?  Penso che per 35 euro si puo’ anche rischiare. Se poi non dovesse andare glielo restituisco.

    Puntuale come un orologio mi arriva ben imballato il cavalletto nella sua scatola di vendita, all’interno di una più grande scatola amazon.

    Soppeso il cavalletto e mi sembra pesante al punto giusto.

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    Apro la scatola, apro la borsa di naylon a corredo e oltre al cavalletto con la sfera montata, il libretto di istruzioni, la garanzia e una chiave esagonale a brugola, per serrare secondo evenienza la durezza delle gambe.

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    Il cavalletto si presenta molto ben fatto, tutto in lega di alluminio, con nessun elemento in plastica tranne i gommini dei piedi, con le gambe allargabili in 3 posizioni e allungabili di 5 elementi con fermi a scatto ruotando in senso antiorario le punte di gomma.

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    La colonna è estensibile di qual tanto che serve a non snaturare le dimensioni del cavalletto ed è capovolgibile di 180 gradi in modo di avere la testa e la macchina fotografica in basso invece che in alto.

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    A corredo vi è come detto una chiave esagonale che serve per smontare o serrare le gambe e altre parti del cavalletto dotato di perni a brugola. E fornita anche una piastra universale per il serraggio di qualsiasi macchina fotografica non dotata di sgancio rapido. Con la mia fuji X-T1 dotata di un add-on per sgancio rapido, ne ho fato quindi a meno, ma in tutte le altre occasioni, basta avvitare detta piastra sotto la macchina fotografica per sganciarla rapidamente.

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    Ma questo cavalletto supporterà degnamente una macchina fotografica, una reflex? Posso dire che la testa a sfera è dotata anche  di bolla per l’allineamento di precisione e  non si è spostata di un millimetro, nè con la mia d700 dotata di battery grip, né con a fuji x-t1 con il 55-200, né tantomeno con una 6x6 come l’hasselbald.

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    Sono quindi molto contento dell’acquisto e credo che non si possa volere di più a questo prezzo. Consigliato, consigliatissimo, a tal punto che ho voluto subito condividere con Max il mio entusiasmo

    https://www.amazon.it/dp/B01MSAEZN8/ref=pe_3310731_189395851_TE_dp_1

     

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    La mia passione ha un prezzo sul piano fisico, nella maggior parte dei casi accettabile. Stavolta, invece, non è stato così. La prima giornata del WRC è stata in assoluto la mia peggiore giornata da fotografo: spossante, oltre 42° percepiti, uno scirocco rovente che risucchiava l'aria dai polmoni e la polvere... tanta, ma tanta da colorare di rosso me, i miei vestiti e la mia fotocamera. Per fortuna l'inferno è durato solo un giorno, già dalla sera i venti hanno cambiato quadrante, rendendo le seguenti due giornate enormemente meno faticose.

    Sul piano sportivo, invece, il WRC 2019 sembra iniziare bene: un rombo lacerante e la grinta di Sebrastien Ogier preannunciano una giornata fantastica

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    .... giusto due curve e poi il disastro col driver transalpino che rompe il braccetto dello sterzo su una roccia

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    Sarebbero bastati 10 minuti allo stesso Ogier per sostituire il braccetto... se Citroen si fosse ricordata di metterlo nel bagagliaio tra le dotazioni regolamentari. Oltre un'ora persa e un ritiro che non è avvenuto solo per le pressioni degli sponsor (immagino).

     

    The show must go on

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    Altre volte vi siete sorbiti il mio "pistolotto" sulle condizioni di lavoro svantaggiate. Beh, stavolta ho sfruttato la cosa a mio favore

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    Atterraggio duro per Mikkelsen

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    Thierry Neuville al salto

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    Ancora Ogier, ormai fuori classifica... ma riparato il guasto va come un proiettile

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    I veri "missili" sono però le Toyota ufficiali di Latvala e Tanak. Sfortunati entrambi: Latvala rallentato da problemi meccanici e Tanak che si fa sfuggire la vittoria finale.

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    Vittoria che va al più continuo e martellante Dani Sordo che con tanto merito ha saputo trovare il miglior equilibrio tra le prestazioni e la gestione della macchina.

    Questo il suo volo verso il traguardo

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    Dietro le quinte

    Un meccanico al lavoro sulla macchina di Latvala

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    Sebastien Oger controlla personalmente il lavoro dei suoi meccanici e trova anche il tempo di firmare una miniatura che rappresenta il suo salto dello scorso anno (quando correva con la Ford ufficiale) a Monte Lerno

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    Concludendo. Non sono pienamente soddisfatto, mi sono affaticato molto e questo mi ha limitato parecchio nella mobilità fra una postazione e l'altra; per non parlare dei trasferimenti in auto tra le varie speciali (sempre molto rapidi facendo lo slalom tra marshall inflessibili e security particolarmente attenta). Sto invecchiando, sicuro, ma non riesco a darmi un limite. Finirò per restarci seccoO.o

    Buona visione a tutti

    Pezzo consigliato, mi pare appropriato: Driving Towards the Daylight, Joe Bonamassa:)

  16. Con l'amico Gianni54 e due altri suoi simpatici amici mi sono recato a San Quirico d'Orcia ad assistere al passaggio delle auto della 1000 Miglia storica, forse l'appuntamento più atteso dagli appassionati di tutto il mondo di questo tipo di manifestazione.

    Mi aspettavo una ressa di gente (e di fotografi) nella bella e famosa cittadina senese da sempre tappa obbligata della 1000 Miglia stante anche la bella giornata di sole, e invece - perlomeno dove mi ero appostato io, all'ingresso del corso principale - i pochi curiosi e turisti presenti non creavano disturbo a chi come me voleva immortalare con la sua fotocamera la carovana di auto rombanti che passava di là: una bella fortuna!

    Aldilà del divertimento per la spensierata giornata trascorsa e per la visione contemporanea delle più belle auto storiche da corsa che si possano vedere - la 1000 Miglia è un appuntamento di rilevanza mondiale a cui i proprietari di questi gioielli fanno a gara per partecipare - a posteriori direi che, se vi dovessi tornare, sceglierei di spostarmi in punti diversi del tracciato per variare le inquadrature e per fare magari anche qualche scatto "di contorno" non necessariamente legato alla manifestazione. Sì, insomma, qualcuno dei miei "street shot" che per la verità ho provato a fare ma che in quel contesto non mi è stato possibile effettuare per la mancanza di soggetti interessanti.

    Le foto portate a casa sono quindi poco variate, ma d'altra parte il timore di perdere quel buon punto di osservazione mi ha fatto desistere dal cercarne altri dove forse avrei potuto avere più difficoltà a muovermi in libertà e a scattare con una visuale ottimale. Vabbé, la prossima volta mi farò meno scrupoli e proverò scorci diversi necessari ad ottenere immagini più accattivanti ed interessanti.

    Buona visione della galleria! :)

  17. Z7X_6241.jpg.6bb14315ebb4a0ad7f4bd4f56df7520e.thumb.jpg.c9cb1a923e50dbdb7ed8e7538606d9cf.jpg

    test tecnico consultabile qui

    Si tratta di una unità di storage esterna USB 3.0 ad alte prestazioni indirizzata per il campo video, foto ed audio.

  18. Mettiamo una domenica piovosa e la squadra del cuore che regala rare perle di inusitata bruttezza. Aggiungiamo due pargole che giocano per conto loro e una moglie che studia.

    Aggiungiamo infine: un vecchio portacomputer semovente riattato, due flash con cui giocare in attesa di accessori e diffusori di luce (prossimamente in dispensa). Un Sigma 105 macro e la D850.

    Ingrediente principe la voglia di giocare e fare pasticci, di sbagliare ed imparare.

    Risultato sperato? Ridare un pò di vita ai fossili preparati e regalati da mio cognato a mia figlia. Provare con la luce a far risaltare forme, rilievi e particolari, soprattutto con luce radente nel caso del pesce (amici, perdonatemi ma non ricordo il nome...).

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    Risultato ottenuto? Beh, al netto di alcuni errori tecnici (ad esempio nell'immagine del pesce si nota che non era perfettamente in piano) e senza l'ausilio di qualche accessorio senz'altro indispensabile almeno il divertimento è stato assicurato....

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  19. Cris7-BLOG

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    Come lo scorso anno, anche per questo 2019 mi è stato proposto di realizzare delle immagini per il calendario della società di Short Track - Bormio Ghiaccio.
    Se volete sapere qualche cosa di più su questa società e su questo sport, lo potete trovare sull'articolo "Calendario 2018" del mio blog.

    Quest'anno ho deciso che il filo conduttore del calendario, il tema se vogliamo, sarebbe stato: "Il Colore".
    Per cui, come potete vedere dalle foto che seguiranno, mi sono parecchio divertito con l'uso dei flash e delle gelatine colorate.

    Questa è la foto di copertina, che è stata realizzata avvolgendo delle luci natalizie colorate attorno al braccio e alla gamba dell'atleta, tempo di esposizione "lungo" e sincronizzazione sulla seconda tendina. Messa a fuoco manuale in iperfocale obbligatoria, visto che il palazzetto era buio pesto (volontariamente) e neppure la D5 riusciva minimamente a tenere il tracking della messa a fuoco.

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    Per i gruppi dei ragazzini più piccoli ho realizzato dei collage colorati con le singole foto, di cui ne posto una solamente. Per rendere l'effetto "riflesso" del ghiaccio ho usato dei semplici pannelli di plexiglass.

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    Di seguito posto altre foto di altri mesi del calendario, fatte agli atleti più grandi:

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    E anche per quest'anno è fatta!

    Ciao e già che ci siamo Buon 2019 a voi!


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    (Brain Damage)
    ...
    the lunatic is in my head
    ...

    And if the cloud bursts, thunder in your ear
    you shout and no one seems to hear
    and if the band your'e in starts playing different tunes
    I'll see you on the dark side of the moon.
    (Pink Floyd 1973)

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    I cinesi sono riusciti al loro quarto tentativo:

    Cita

    Con il lancio di Chang’e 4, la sua quarta missione con destinazione Luna, la Cina realizza il sogno nel cassetto di molti astronomi: utilizzare la faccia nascosta della luna a scopi astronomici.

    Tutti sanno (o dovrebbero sapere) che la Luna rivolge alla Terra sempre lo stesso emisfero perché il periodo di rotazione intorno al suo asse è identico al periodo orbitale (intorno alla Terra). Tecnicamente si dice che la Luna è in rotazione sincrona. Non è un fenomeno né unico né peculiare che ci fa vedere sempre la stessa porzione di Luna. L’altra metà è rivolta verso l’esterno. Attenzione, però, a parlare di faccia oscura della Luna. L’emisfero che non guarda la Terra non è affatto oscuro. Riceve una dose di insolazione identica a quella della faccia che noi vediamo. Se vogliamo essere evocativi, possiamo parlare di faccia nascosta che gli umani hanno visto per la prima volta nel 1959 attraverso la fotocamera della sonda sovietica Luna 3.

    Mentre fotografare la faccia nascosta della Luna è diventato un esercizio di routine per tutte le missioni in orbita lunare, lavorare sulla faccia nascosta della Luna implica grande difficoltà di comunicazione perché non è mai possibile avere un contatto diretto con la Terra. Eppure c’è chi sarebbe disposto a tutto pur di poter mettere i suoi strumenti proprio lì perché si tratta del luogo più “silenzioso” che conosciamo, l’unico ad essere naturalmente protetto dal fracasso elettromagnetico che la nostra civiltà produce. La faccia nascosta della Luna è il sogno proibito dei radioastronomi alla ricerca dei debolissimi segnali prodotti dalle nubi di gas prima che si formassero le prime stelle qualche centinaio di milioni di anni dopo il big bang. 
    Tuttavia, per poter fare qualsivoglia attività in questo posto così isolato occorre costruire un ponte (forse più prosaicamente un ripetitore) che unisca la faccia nascosta della Luna con la Terra. E’ proprio questo che vuole fare la missione cinese lanciata lunedì 21 maggio. Si chiama Queqiao che si potrebbe tradurre con ponte di gazze da una favola cinese dove le gazze costruiscono un ponte per fare incontrare due amanti che vivono nel lati opposti della nostra galassia. Quengiao dovrà andare al di là della Luna e orbitare intorno ad un  punto ben preciso (che gli astronomi chiamano L2) a circa 60.000 km dalla superficie della Luna proprio sopra la faccia nascosta. Se il satellite fosse posizionato in L2 sarebbe stabilissimo perché lì l’attrazione gravitazione della Terra e della Luna si annullano reciprocamente, ma sarebbe purtroppo invisibile da Terra perché nascosto dal corpo della Luna.  Per poter dialogare con il satellite occorre farlo orbitare intorno a L2 in modo di tenerlo fuori dall’ombra della Luna per continuando a sfruttare la combinazione gravitazione favorevole, che permette di mantenere la situazione stabile con poco dispendio di carburante. In più, l’orbita scelta permette di vedere sempre il Sole che può così fornire continuamente energia al satellite illuminando i suoi pannelli solari.
     
    missione cinese faccia nascosta luna  
    Una volta che il ripetitore dimostri di saper fare bene il suo compito, verrà inviato sulla faccia nascosta un lander completo di un rover, al quale è stato dato il nome di Yutu, che dispiegherà i tanto desiderati strumenti. Si tratterà ancora di prototipi, ma permetteranno di validare l’idea che gli astronomi discutono da almeno 40 anni.
    missione cinese faccia nascosta luna  
    Aspettando il lander ed il rover Yutu, che arriverà tra 5 mesi circa, Queqiao inizierà a fare misure con uno strumento radio fornito da radioastronomi olandesi, nel quadro di una collaborazione tra Olanda e Cina. Mentre l’orbita di Queqiao non è quieta come la superficie lunare (dell’emisfero nascosto) è ben al di sopra dell’atmosfera che è una sorgente di rumore per chi voglia studiare l’emissione radio di bassa frequenza dai corpi celesti. Queqiao ha anche un riflettore laser che permetterà di misurare con estrema precisione distanza tra la Terra e la sonda (quindi mappare con accuratezza il campo gravitazionale della Luna).
    La strumentazione è completata da due microsatelliti Longjiang-1 e 2 che lavoreranno in tandem e faranno altre test tecnologici. Uno dei due ha a bordo una microcamera fotografica sviluppata dall’Arabia Saudita. Quenqiao impiegherà 8-9 giorni per raggiungere la sua orbita, speriamo che il volo delle gazze sia coronato dal successo.
     
    Fonte AGI Blog Spazio - Patrizia Caraveo
     

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    e già si racconta di impianti alieni...1108965037_AlienbaseAliensbuildingstructuremoonsurfaceancientChinaChange2missionannouncementChinesediscoveredfoundETW56lunalunarapolloNASAufosight.png.f0482a24b4c6490a49e4d0bb6830c575.png

    The lunatic is on the grass...

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  21. ... e di nuovi propositi!

    Il mio 2018 è stato schizofrenico, fotograficamente sostenuto da un numero di viaggi e di giornate sul campo a fotografare decisamente superiore alla mia media con a contrasto impegni lavorativi asfissianti ed interminabili giornate in ufficio. Uno insegue l'altro perché se è vero che la stanchezza data dal troppo lavoro e la materiale mancanza di tempo tende a rallentare ed ostacolare tutto, è anche vero che appena possibile mette ancora più voglia e bisogno di staccare la spina per... sopravvivere!
    Gennaio in Canada, a fotografare gli splendidi gufi delle nevi.

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    Poi in Sardegna, a Pasqua, per fare seascapes ed un po' di relax familiare nella costa sud occidentale.

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    Fine aprile, alcuni giorni a Parigi, un po' di street. 

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    Poi Portogallo, agosto è tempo di vacanze - uno splendido giro on-the-road in camper tra Porto e l'Algarve, con le mie ragazze!

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    Per finire, ieri sono rientrato da Istanbul, dopo 5 giorni di zingarata a zonzo tra strade, moschee, bazar e localini, con le ragazze, Simona e Leo. 

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    Per non parlare delle decine di migliaia di metri di dislivello fatti in montagna (come qui andando per ungulati) e di tutte le ore passate in natura. 

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    Last-but-not-least quest'anno 10 giornate in studio/loft, tutte fantastiche.

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    Ho ricordi bellissimi, non solo molti file negli hard disks! 

    In totale:

    • 66 giorni di fotografia - secondo il catalogo di Lightroom, almeno quelli nei quali ho portato a casa foto da non cestinare.
    • 13.138, immagini per l'esattezza (io cancello moltissimo, anche se per motivi di tempo quest'anno non ho ancora terminato la selezione - quelli scattati in totale sono stati 34mila).
    • La D5 è la regina, con 9.651 immagini. Seguono, con enorme distacco, la D810 con 2996 e la D500 con 491.
    • Tre le ottiche più usate, che insieme fanno oltre l'85%, sostanzialmente nelle stesse quantità perché ciascuna di queste ha un numero di file compreso tra 3.500 e 4.000 - sono: 50, 70-200 e 500. 

    Già qui una mezza rivoluzione, perché nel 2017 con il 500 avevo fatto il 65% delle fotografie.

    Dicevo che è tempo di bilanci. Ma questo non è un post sui numeri, oltre a quelli che poc'anzi ho usato per riepilogare le giornate sul campo e le immagini fatte, e neppure sugli strumenti usati per fotografare. Bensì uno focalizzato sulla fotografia o, meglio, sul modo di fare fotografia che in questi anni e soprattutto nel 2018 sto imparando.

    La cosa più importante, il centro di tutto, è la definizione del Progetto. L'idea, cioè, da sviluppare fotograficamente. Questa è una cosa che ovviamente viene più alla mente pensando alla fotografia in studio - il regno della creatività perché li l'unico limite è la fantasia e l'unico ostacolo la capacità tecnica di realizzare quello che si è sognato. Ma non è, nei fatti, una cosa limitata a questo ambito perché se è vero che fotografando in natura è la natura a stabilire molto di quello che è possibile fare, è anche vero che è il fotografo a decidere quando andare, cosa fotografare, come comporre e via dicendo. 

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    Aiuta molto, nel pensare a cosa e come fotografare, ispirarsi a Maestri della fotografia. Personalmente trovo che sfogliare il libro di un fotografo che amo sia ogni volta un' esperienza nuova, perché ogni volta scopro aspetti diversi. Altrettanto efficace valuto la visione delle immagini di diversi di noi qui su Nikonland. Grazie a Mauro, qui, ci si è spinti ancora più avanti. Organizzando un corso sulle luci e numerose occasioni per condividere sessioni di scatto. Momenti che sono stati la colonna portante della mia crescita fotografica in quell'ambito. Si, direi che dopo Progetto la seconda parola chiave di quest'anno è stata Condivisione. È la Condivisione che in questo 2018 mi ha fatto crescere nella fotografia in studio e con il tramite della fotografia di studio anche negli altri generi che pratico, facendomi acquisire la consapevolezza della necessità di ragionare la fotografia come costruzione e non come reazione e cattura. Ricordo, Nikonland 1.0, una discussione di qualche anno fa tra fotografia attiva e passiva: proprio quello, per chi la ricorda, intendo.

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    Come detto, progetto significa innanzi tutto pensare a cosa e come fotografare, poi viene la scelta dell'attrezzatura per farlo. Spesso sento/leggo richieste di consigli sul materiale e sul modo di sfruttarlo al meglio senza indicare a quale fine questo debba essere impiegato. Stesso ragionamento circa le modalità più tecnologiche con le quali impiegarlo, come la scelta del diaframma più nitido e via dicendo.
    Io sono sempre più convinto che una bella foto dipenda esclusivamente dalla Visione del fotografo. Il materiale fotografico è asservito alla Visione, è il mezzo per realizzarla e non il fine. Questo, ovviamente, non significa che non siano utili ottime lenti e corpi prestazionali ma che, semplicemente, se una fotografia non trasmette non inizierà a farlo perché è stata scattata con l'obiettivo più nitido sul mercato. Questa cosa è ricorrentemente osservabile semplicemente mostrando le nostre fotografie a persone che non fotografano: Nessuno di loro guarda quanto sono nitide ciglia/piume/foglie ma tutti guardano l'espressione dei nostri soggetti, il contesto, la luce. Cercano insomma il messaggio, il perché della fotografia.

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    Quindi, l'attrezzatura giusta è quella che ci consente di assecondare la nostra visione. In questo senso, ci sono alcune scelte semplicissime, che quasi si fanno da sole - per fotografare l'azione con poca luce c'è bisogno di lenti luminose e corpi con sensori che reggano bene gli alti ISO e siano molto reattivi - altre da basare sullo stile personale - per fotografare in giro per la città si può optare per un paio di fissi leggeri e poco ingombranti o uno o più zoom, ma la scelta non deve essere fatta cercando la copertura di tutte le focali ma la disponibilità di quelle che servono con i diaframmi necessari a costruire le immagini desiderate. E questo non vale solo per corpi e lenti ma anche, banalmente, per treppiede, flash e quant'altro. E, di nuovo, torna il nostro forum perché qui su Nikonland sono condivise informazioni basate sull'esperienza sul funzionamento di elementi chiave dell'attrezzatura che consentono di orientare meglio le nostre scelte. Alcuni esempi sono la copertura delle nuove Z, o i test dei sigma Art o.....  

    Per me, il risultato più importante di questo 2018 appena concluso non sono le tante fotografie fatte quanto questa presa di coscienza, che considero per me un importante passo avanti sotto il profilo artistico.

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    Ma oggi è il primo dell'anno, un 2019 nuovo di zecca davanti a noi. E' quindi tempo dei buoni propositi per il futuro.
    Fotograficamente, questi i miei:

    • Proseguire la ricerca nella fotografia alle persone, non tanto nel ritratto da studio o nel nudo - anche se una cosa che vorrei molto fare è del nudo alla Angels di Russel James - quanto in quello ambientato, in un contesto come lo street fatto ai navigli o le immagini fatte nei loft del Cross Studio nel 2018.
    • Dedicare più tempo, in particolare alla fotografia di paesaggio, urbano o naturale, genere che negli ultimi 2 anni ho molto trascurato.
    • Ma anche uscire a fare street vicino casa, non solo se sono in vacanza in qualche posto particolarmente stimolante. 
    • Stampare, stampare, stampare. Perché la foto è di carta e già vederla uscire dalla stampante è una emozione, la chiusura del cerchio.

    Ovviamente non abbandonerò il Wildlife, finché potrò voglio continuare ad andare in montagna e regalarmi un viaggio esclusivamente fotografico ogni anno. Per il 2019 è già fissato il British Columbia per fotografare l'ecosistema della Great Bear Rainforest ed i suoi abitanti non umani, ma vorrei proprio, finalmente, riuscire ad organizzarmi per fotografare l'orso polare nel 2020, prima che sia troppo tardi!

    Ma ce n'è un altro: Contribuire di più alla vita di Nikonland

    Massimo
    1/1/2019

  22.  

    Una seconda serie di foto con l’accoppiata D500-500 f5,6 PF, sono foto fatte tutte al volo, dalla macchina, sfruttando dove possibile le caratteristiche di maneggevolezza e praticità del 500 PF, cercando di cogliere l’attimo che mi si presentava, durante una girata alla Diaccia Botrona ed Orbetello (GR) un giorno, ed un’altro a M. Labbro,

    per provare ancora questa accoppiata, sia liscia che con TC 1,4 e 2,0.

    Anche questa volta solo ridimensionamento e conversione in JPG.

     

    A monte Labbro

     

    comincio con due degli abitanti più comuni di questo posto meraviglioso….

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    poi due piccoli passeriformi


     

    Saltimpalo_18_12_09_002.thumb.jpg.6d848e78398199e9fec98c462bfbcc4f.jpg               

    .Fringuello maschio con TC 1,4

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    in ultimo una coppia di caprioli allarmati quando ho fermato la macchina

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    Passiamo alla giornata in Maremma

    Diaccia Botrona Grosso Padule (Palude) vicino a Castiglion della Pescaia

    trovo subito una Juv. Ballerina Bianca mooolto confidente

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    Qui mentre si mangia tre formiche in un colpo solo

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    Falco di Palude in controluce con sfondo di due Gru

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    Falco Pescatore che mangiava su un Palo del telefono, ho fermato la macchina,

    era lontanissimo ma è partito lo stesso…..

    solo che mi è venuto passandomi un pò più vicino (sono pazzi questi F. Pescatori)

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    Garzetta  con TC 1,4

    Garzetta_18_11_09_017.thumb.jpg.11f9262c28dbf803b59f5a2b86192fd9.jpg                                                                    

    Airone Bianco Maggiore

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    Nella foto dell’Airone B. M. in Post Prod. un pò sparato l’animale e troppo saturo il campo lavorato con i diserbanti voi come Agireste???

    Gru lontanissime

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     Gheppio

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    infine una Libellula mentre mangia un’insetto con TC 1,4

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    Orbetello, dal posteggio

    Piro Piro Piccolo lontano ma bellino l’ambiente se non ci fosse quella buccia di arancio con TC 1,4

    P.P.Piccolo_18_11_09_004.thumb.jpg.743814946ea45db9f7b9fecf9c3d09e0.jpg

    un Pettirosso    

    Pettirosso_18_12_04_004.thumb.jpg.2f6997f48636cd526d44bb566c756d53.jpg                                                                           

    una  Gazza        

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    Tre foto di Airone cenerino con all’incirca la stessa posizione del corpo e della testa,

    fatte con un appoggio decisamente precario (il finestrino) soprattutto per il 2,0

    liscio

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    con Tc 1,4                                                                                                                                                                                    

    . 1918617603_Aironec._18_12_04_017.thumb.jpg.5da665f79b2649e8e8094c3cab62c8bb.jpg    

    e TC 2,0

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    infine le uniche fatte da un capanno

    Pettegola con TC 1,4

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    ed una F. di Mestolone che non mi aspettavo davanti alle feritoiee troppo vicina…..   

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    mentre spicca il volo

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    mentre rulla sulla pista 

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    mentre tira su il carrello….

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    Ho finito, sono anche troppe e soprattutto non sono gran che, forse con un pò di ritocco e un pò di Crop qualcuna potrebbe passare….

    Continuo a pensare che sia una bella bellissima accoppiata ottima in svariate occasioni, reattiva pratica leggera,

    a volte mi sembra anche troppo leggera, ma bisognerà farci la mano,

    comodissima da traportare, maneggevole in macchina e nei posti stretti.

    Col TC1,4 direi che si possa usare con soddisfazione, col TC 2,0 proprio se è una foto necessaria e senza pretese.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Valli piacentine, quella che è stata un centinaio e più di anni fa la casa di una famiglia numerosa ora viene ribattezzata "museo" e raccoglie, in un ambiente per quanto possibile conservato, oggetti di uso dell'epoca con riferimenti alle persone del posto ( principalmente contadini ).

    Vista dall'esterno

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    La casa era ed e' priva di corrente elettrica e acqua

    Al piano terra si trova un ingresso/cucina ( per dirla con nomi moderni ), con l'immancabile camino/stufa ( focolare )

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    lavandino e pentolame

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    frigor, cioe' ghiacciaia

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    l'altro un locale che ora raccoglie attrezzi per macinare, banconi per fare il pane e armadi con stoviglie e accessori per cucina

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    lampade per la notte

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    Dettaglio dei pavimenti

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    la scala che porta al piano superiore,

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    Dettaglio delle assi del pavimento e delle travi del soffitto ( tutte originali, solo sabbiate )

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    Camera matrimoniale

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    Stanza "da lavoro", cucito...

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    Al secondo piano, disimpegno con la scala per andare nel sottotetto

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    Cameretta

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    Camera da letto

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    Al piano interrato , che era la stalla, sono stipati alcuni attrezzi da lavoro dell'epoca.

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    A fianco della casa ( sulla sinistra rispetto all'ingresso ) un ampio spazio areato che fungeva da fienile

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    Dettaglio della fattura dei muri

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    e delle travi di sostegno

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    Scatti effettuati "di corsa" e senza pretese ( ne' cavalletto ) nell'agosto del 2017 "con D750 e 14-24, alcuni con il flash integrato ; mi riprometto ogni volta che torno lì di fare un lavoro migliore, in quella casa nel 1910 era nato mio nonno.

     

     

     

     

     

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  23. Esperienze

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    Per il mio primo post vi racconto le mie prime esperienze di escursione fotografica wildlife, tra le montagne della Val d'Aosta, a caccia di camosci!
    Ho la fortuna di conoscere Massimo Vignoli di persona, che mi ha guidato in questa mia prima volta e da cui ho imparato moltissimo.
    Quindi sveglia alle cinque e partenza per la Val d'Aosta! All'arrivo il tempo era insolitamente caldo, per cui si è optato per viaggiare leggeri e lasciare le ciaspole in macchina. La prima salita ha dimostrato la mia forma fisica abbondantemente precaria, tanto che dopo poche centinaia di metri già i polpacci avevano deciso di smettere di collaborare, e il peggio doveva ancora venire! Dopo neanche una mezz'oretta si inizia a vedere neve e dopo pochi altri minuti si vede solo quella... Ovunque, mezza sciolta dal caldo e fino al ginocchio, con ogni passo si sprofondava e con quello successivo cedeva ulteriormente, raddoppiando lo sforzo. Dopo oltre 4 ore riusciamo ad arrivare in cima stremati, ma ce l'avevamo fatta! E lo sforzo ci ha ripagato con qualche splendido esemplare, che evidentemente ha voluto premiare lo sforzo, mostrandosi vicino senza doverlo andare a cercare, anche perché... Non avremmo mai potuto fare un altro passo! Ma ormai il tempo era poco, la neve alta, gli altri camosci ben nascosti, quindi poche foto ed era già ora di prendere la via della discesa, che si è dimostrata sicuramente meno stancante, ma con la neve sciolta non è stata comunque una passeggiata.
    Una volta a casa c'è stato un pò di disappunto rivedendo le foto, troppi errori sciocchi, di messa a fuoco, di impostazioni della reflex... La stanchezza e l'aria rarefatta forse hanno giocato un tiro mancino, forse semplicemente l'emozione era troppa. Man mano che la stanchezza passava, aumentava la voglia di tornare nuovamente lassù, per cui alla fine abbiamo organizzato anche per il weekend successivo.
    Sveglia nuovamente alle 5 e via pronti a partire nuovamente! Questa volta il tempo era meno aperto, faceva un po' di nevischio, ma durante la settimana aveva fatto relativamente caldo, per cui anche questa volta niente ciaspole. Inoltre abbiamo fatto un percorso leggermente più lungo, ma anche meno ripido, che non ha convinto troppo i miei polpacci, ma complice la neve ben più ghiacciata in circa 2 ore e mezza eravamo già su, pronti per poter abbandonare il sentiero e lanciarci verso la vera "caccia".
    Ma la fortuna non era particolarmente dalla nostra, quindi dopo aver avvistato un gruppo di stambecchi, cercando di avvicinarci un nuvolone si piazza proprio intorno a noi. E siccome non c'era vento, il nuvolone ha pensato di tenerci compagnia per qualcosa tipo 4-5 ore, impossibilitandoci non solo di fotografare, ma anche di muoverci, con il freddo che penetrava sempre più attraverso le scarpe, i guanti, i vestiti. Momenti in cui le speranze ci stavano abbandonando.
    Ma proprio quando stavamo per cedere, all'improvviso le nuvole spariscono e lasciano spazio ad un sole bellissimo e diversi camosci intorno a noi! Abbiamo valutato la possibilità di tornare anche con il buio e ci siamo lanciati in altre foto, regalandoci scorci mozzafiato, animali stupendi, paesaggi emozionanti e persino una luna gigante che fa capolino dietro la cima di una montagna. Alla fine, sazi dell'abbuffata siamo tornati giusto in tempo per attraversare il bosco con la sola torcia ad illuminare il cammino, stanchi ma felici.
    Queste sono alcune delle foto scattate, e anche se sono il primo a dire che non sono le più belle mai viste, non è importante, perché sono le mie, scattate durante un'esperienza spaziale, che non vedo l'ora di ripetere nuovamente. Inoltre l'esperienza mi ha permesso di imparare con sul campo diverse cose. Per esempio:
    - la montagna la devi conoscere, non si può improvvisare. Siamo partiti con il sentiero pulito e ben tracciato, ci siamo ritrovati in un mondo di neve in cui tutto era ricoperto. Se non fosse che Massimo riusciva ad orientarsi e sapeva dove mettere i piedi, saremmo ancora lì dispersi... Inoltre bisogna anche sapere quali attrezzature portarsi, non può bastare la voglia e un paio di sneakers.
    - come approcciarsi agli animali: bisogna sapere come fare, mantenendo distanze di sicurezza, facendo capire il disinteresse attraverso il proprio comportamento, tutte cose che magari sulla carta si sanno a menadito, ma quando poi si è lì è tutto un altro paio di maniche da mettere in pratica, tra la foga, la stanchezza, la neve e i saliscendi.
    - ma soprattutto: mai mollare. Dopo 4 o 5 ore nella nebbia e nel freddo le speranze iniziavano davvero a vacillare, ma se non fossimo rimasti fino alla fine non avremmo avuto le occasioni che poi si sono presentate. Insomma è proprio vero quanto si dice: se ci sei può andare male, ma se non ci sei diventa una certezza.

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  24. Finalmente, c’è l’ho fatta: sono andata al Lucca Comics!!!

    Il più importante appuntamento italiano dedicato ai fumetti, ai giochi di ruolo e da tavolo, ai videogiochi e fantasy. La fiera del Lucca Comics è considerata la più importante in Europa e forse seconda solo al Comic-Con di San Diego.

    Immaginatevi l’intero centro storico dentro le mura di Lucca e al suo interno migliaia di espositori, fumetterie, associazioni ludico-culturali e migliaia e migliaia di cosplayer.

    Durane l’evento oltre gli espositori si svolgono concerti, proiezioni di anteprime, incontri con autori, tornei di giochi di ruolo e varie parate di cosplayer.

    Pensate a un personaggio dei fumetti, di fantasy o fantascienza… c’era!!! Una folla sconfinata di cosplayers, dai personaggi di Star Wars a quelli di Walking Dead, dai personaggi di Overwatch a quelli di World of Warcraft e ovviamente non potevano mancare i personaggi Marvel e i grandi classici come Nightmare o IT.

    E ora vi lascio un estratto di alcune anteprime delle foto che ho fatto… ovviamente ogni suggerimento e/o commento è ben accetto!!!

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