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  1. Proposta libro Nikonland 2013

     

    Sorto come Venezia su isole, il centro abitato di Burano (ormai considerato un’unica isola) è diviso in sestieri come il capoluogo veneto che ne determinano la codifica degli indirizzi (le vie non hanno nome ma i numeri civi vanno per sestiere, poveri postini……)

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    I “confini” dei sestieri sono delimitati dai tre canali interni, in precedenza esisteva anche un quarto canale ora interrato al posto del quale vi è la piazza principale del paese.

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    Nel campo della pescheria (a Burano come a Venezia ci sono pochissime piazze, generalmente sono campi o campielli) vi si svolge tutti i giorni il mercato del pesce, oltre a un piccolo mercato otofrutticolo.

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    Ad accogliere i turisti sull’isola è una statua di Remigio Barbaro posta sul prato antistante l’accesso all’abitato di fronte all’imbarcadero del vaporetto.

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    Peculiarità evidente dell’isola sono i colori delle case, toni sgargianti spesso in contrasto con quelli vicini che avevano lo scopo di delimitare le proprietà. Sconosciuta l’origine della colorazione delle case ma un’ipotesi è che servisse ai pescatori, di rientro da una lunga battuta di pesca, per riconoscere la propria abitazione nelle giornate di nebbia, particolarmente fitta in questi luoghi.

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    Un’altra ipotesi suppone che i colori fossero il simbolo di determinate famiglie (vi sono nell’abitato pochi cognomi molto diffusi) ma questa è, delle due citate, l’ipotesi meno accreditata.

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    Da notare che, durante il periodo del Regno d’Italia, per variare la colorazione di un’abitazione era necessario richiedere il permesso di un sovrintendente.

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    Domina l’isola il campanile della chiesa di San Martino, costruito tra il 1703 ed il 1714 e attribuito all’architetto Andrea Tirali. Caratteristica del campanile è (come per quello del duomo di Pisa) la pendenza che ha iniziato a manifestarsi, con i primi cedimenti del terreno su cui sorge, già in fase di costruzione. Nel secondo dopoguerra il comune di Venezia fece eseguire un lavoro di consolidamento statico al fine di evitare le conseguenze dell’accrescersi della pendenza. Oggi è considerato il simbolo dell’isola.

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    Conosciuto in tutto il mondo è l’artigianato del merletto le cui origini si perdono nella notte dei tempi e sono legate a varie leggende, tra le quali c’è quella del pescatore:

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    Qui trovate Gli altri articoli del mio blog. Concludo con un breve filmato montato da me. Al prossimo articolo! ciao!

  2.  

    Il vecchio sito di Nikonlander di fatto non esiste più, tante cose no, tantissime cose non sono più rintracciabili..  puff sparite..  allora mi sono detto: cosa hai salvato? e dando una scorsa.. ho visto che qual'cosa di quanto pubblicato da me era salvo..  e rileggendo....

    E una grandissima vergogna... ma cerco di rimediare, parecchio tempo fà, un'autore che ora non è più presente su NL ( e questo a parere personale è un vero peccato ) ha prodotto dei ritratti di alcuni Nikonlander.. ovviamente i primi sapete già chi furono.. un giorno, tocco a me e, nelle varie risposte date alla fine del pezzo, vi era una richiesta di Pedrito..  le sarebbe piaciuto vedere la mia faccia prima di quando mi ha conosciuto di persona.. un pochino in avanti con l'eta..  avevo una ventina d'anni, la macchina che mi ero permesso era una Praktica Nova..  fatta a Dresda.. e quasi da subito.. un 200 mm, o forse era un 135.. non lo ricordo..  ecco questa è una stampa fatta da me ( malissimo....  dell'epoca ) e spero con un sacco d'anni di ritardo di accontentare Pedrito..    

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  3. originariamente pubblicato su Nikonland.eu il 16 giugno 2016 

    ***

    Era il 2008 quando l'ho incontrata la prima volta.
    Per farlo ho guidato per 800 km in un giorno, andata e ritorno.
     
    L'ho rivista qualche giorno dopo a Milano. Ed ho fatto una promessa che le ho confessato solo l'anno successivo : fotografarla sempre, tutte le volte che fosse passata in Italia e soprattutto, essere l'ultimo a fotografarla prima che smettesse di posare.
     
    Era una ragazzina, alta, impacciata, appassionata di design e arte moderna. A 24 anni ha deciso di andare all'Universitá e studiare storia dell'arte e letteratura. Si é laureata pochi giorni fa.
    Con il nuovo anno scolastico coronerà il suo sogno di insegnare ai ragazzi della sua città.
    Sarà una insegnante. Una professoressa.
     
    Adesso é una donna colta, sofisticata nei gusti e negli interessi ma sempre molto semplice nei modi e nell'aspetto.
    Nei suoi 188cm senza tacchi ..
     
    Due anni fa ha smesso di posare ma io l'ho potuta fotografare ancora.
     
    Per me una promessa é un impegno d'onore e a questa tenevo più che alle altre.
    Quindi ci siamo dati appuntamento lo scorso Natale per questo mese di giugno.
    Per l'ultima volta.
     

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    ho affittato per due giorni una vera casa da Hobbit, tutte le pareti sono in legno del Tirolo, la costruzione è della fine dell'800, immersa in una riserva faunistica a pochi passi da una delle più caotiche spiagge italiane eppure in luogo silenzioso che sembra fatata.
    I riflessi di pavimenti, soffitti, porte e pareti danno dominanti brune, gialle e rossastre. La luce arriva soffusa da tutte le direzioni.
    E' una casa da Hobbit perchè lei è un gigante e deve piegare anche le spalle per passare attraverso le porte.
     
    Le ho detto stai attenta. E due minuti dopo l'ho trovata seduta a terra nel bagno, caduta dopo aver picchiato violentemente la testa nello stipite superiore della porta ...
    ... e ci sono porte ovunque visto che le due camere principali comunicano tra loro e il bagno con una sorta di tunnel bassissimo e buio.
     
    L'ambiente ideale da esplorare insieme.
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    tu non sei più una modella. Io non sono un fotografo, sono un amico di lunga data.
     
    Le mostro l'ultimo libro di Peter Lindbergh. Le dico che nel 2016 sarà ancora Lindbergh a fare il Calendario Pirelli. Ha scelto solo donne mature ed ha deciso di bannare Photoshop.
    La bellezza non ha età e non ha bisogno di intermediari.
    Ma soprattutto si esprime senza le parole.
     
    Words are not enough.
     
    Con lei posso parlare di letteratura, le dico che la più bella scena di Romeo e Giulietta deve alla potenza del gesto e dell'espressione degli attori sul palco la sua forza.
    Perchè le parole, per quanto perfette, non bastano mai ad esprimere ciò che provano le persone.
     
    Parlami senza parlare. Con il volto, l'espressione, soprattutto con le mani e le braccia. La posizione delle spalle.
     
    Ma soprattutto esprime te stesse. Non sei più una modella. Sei una donna e non sei qui per lavorare ma per giocare con me.
     
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    Lei mi risponde che finalmente ci sarà ancora un Calendario Pirelli che esprime la vera bellezza delle donne, dopo quello orribile (testuale) della Leibovitz o quello inguardabile del becero Terry Richardson del 2010.
     
    Ma quanto è bello parlare con una ragazza che non solo capisce quello che dici ma che si esprime su un piano di piena maturità (dovreste sentirla descrivervi le peculiarità della Certosa di Pavia alla prima volta che la vede).
     
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    la trovo dopo un pò che sfoglia ancora il librone di Lindbergh e cerca nell'indice i nomi delle persone ritratte. Diane Furstenberg, Juliette Binoche, Uma Thurman ..
     
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    Oggi io cercherò di essere un fotografo donna. So che una donna riesce a posare diversamente per un'altra donna, rispetto a quando è davanti ad un uomo.
    Oggi non faremo nudo ma cercheremo solo di dare l'immagine di una donna libera, felice, soddisfatta di se.


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    senza condizionamenti. Senza limiti di tempo.


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    lei mi conosce bene e sa quanto scatto. Le ricordo ancora di esprimere semplicemente quello che sente, non importa cosa.
    Senza riferimento né alla sua lingua, nè a quella in cui parliamo, nè alla mia.
    Senza le parole. Perchè le parole non sono mai sufficienti ad esprimere quello che sentiamo.
     
    Lei sa anche che il mio linguaggio d'elezione è la musica, abbiamo fotografato una volta su Dvorak, Brahms e Rachmaninov.
    La musica non necessita di parole e dice ad ognuno ciò che ognuno riesce a sentire.


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    e qui intorno la musica è il canto degli uccelli che volano indisturbati.
     
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    Il mattino dopo esco molto presto per esplorare la riserva in solitudine. Durante la notte è caduta tanta pioggia e il terreno è bagnato.
    Ho in mano più per abitudine che per altro la D810 con il 300/4PF. Sto fotografando le texture create dalle reti di protezione dei canali di allevamento dei pesci.
    Sento un forte battito d'ali ed alzo gli occhi.
    Un cigno vole veloce verso nord-est. Riesco a coglierlo al volo sullo sfondo di nuvole ancora minacciose.
     
    Nuvole che si aprono quando più tardi la vado a prendere al suo hotel.
     
    La prego di non truccarsi. Il primo set sarà a letto, con lei al naturale.
    Oggi sono tornato ad essere un uomo che fotografa una sua vecchia amica.
    Lei teme di essere orribile ma si presta con la sua consueta dolcezza (non che lo sia sempre, è del segno dell'ariete e l'ho vista molto arrabbiata, con quelle lunghe leve sa essere terribile e le chiedo come sarà con i suoi studenti a partire da settembre. Mi assicura che sarà sempre materna come lo è con me).
     
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    Ok, va bene, truccati come piace a te. La lascio andare a cambiarsi.
    E' ancora più libera. Scegliamo insieme i punti con la luce migliore.
    Vogliamo che sia la luce a rendere le immagini indimenticabili come le vediamo in questo momento.
    Giochiamo.


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    Le ho chiesto di portarsi un cappotto.
    Immagina di essere a Breslavia all'inizio del '45. Le truppe russe stanno arrivando.
    Noi aspettiamo di prendere l'ultimo treno diretto ad ovest.
    Aspettiamo nella piccola sala della stazione. Il treno parte e noi restiamo li. Non c'è più nessuno.
    Ci sarà tempo di scappare.
     
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    cambiamo ancora stanza. Non prima che lei batta ancora la testa ed imprechi sotto voce.
     
    Double check the roof, and mind your head, my sweety.


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    la giornata passa velocemente. Lei continua a cambiare espressione.
    Mi ispira, vuole vedere le foto. Mi suggerisce cosa fare o mi asseconda.
    Chiede scusa se, nelle migliaia di miei scatti, qualche volta deve chiudere involontariamente gli occhi.
     
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    Non l'ho mai vista sorridere così tanto. Avevo una idea di lei di un animo naturalmente serio.
    Ma giustamente è qui per una vacanza. 
     
    Solo io ho l'orologio e seguo i tempi. Arriva il momento di concludere.
    Le chiedo la mano e la prendo nella mia.
     
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    è il mio modo di fare un selfie a ricordo di questo storico e tanto atteso momento.
    L'ultimo scatto.
     
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    il cigno vola verso Nord Est.
     
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    ***

     

     
    Per gli amanti dei dati numerici e delle statistiche (e anche per uscire dal tono autobiografico di questo blog-entry).
     
    Questo ultimo shooting ha coperto due intere giornate. E si è svolto in totale solitudine, senza altri presenti.
    Niente truccatrice, niente guardaroba che non fosse nel suo trolley.
     
    Avevamo a disposizione circa 200mq di una antica shooting lodge, posto autenticamente adatto ad assecondare con la sua luce e i suoi colori l'idea di intimità e familiarità che avevo in mente da tempo per questa occasione.
     
    Ho usato la Nikon D5 che letteralmente ha brillato in questa circostanza, potendo esprimersi a tutte le sensibilità anche senza luce artificiale e senza luce diretta ma solo quella riflessa dal legno. Per lo più ho usato il mio nuovo Sigma 24-105/4 comprato per l'occasione.
    Insieme alla D5 ho usato la D810 con il suo battery pack. Il 300/4 per i ritratti da lontano o stretti. Avevo ma ho usato poco il Sigma 85/1.4  e il 35/14 Art. Qualche scatto anche con il Nikon 105/2.8.
    Ho fatto due serie di ritratti e di figure con il Godox Witstro AD600B con softbox 50x70cm sempre in TTL e senza una sbavatura, sia in illuminazione diretta che per contrastare i controluce.
     
    In totale ho fatto 7000 scatti esatti con la D5 e 2009 con la D810 per 238 gigabyte. Un record anche per i miei incontri con questo soggetto.
    Qui ne pubblico solo una piccola selezione ad illustrazione del testo. Le altre sono e saranno solo mie.
     
    A scanso di equivoci si è trattato comunque esclusivamente di un incontro fotografico tra due anime libere a compimento di una vecchia promessa.
     
    Ho fatto scatti memorabili, come credo sia dovere di ogni fotografo in primo luogo verso se stesso. Lavorerò ad un grande libro nei prossimi mesi.
     
    Francamente non credo di poter ripetere questa esperienza con qualcun altra. Nè di riuscire ad essere più ispirato di così.
     
    Grazie per chi si soffermerà a leggere queste righe che ho scritto per testimoniare quello che è per me fotografare con il cuore, come contributo per chi ne possa trarre spunto.
    Non certo per esibizionismo. Non è mai il mio scopo.
     

  4. Preso per dotare la mia ZFc di un mediotele Luminoso Piccolo ed AF.
    Ultimamente quando uscivo per "Umani" o Paesaggi Urbani con la Leica Q2 e la ZFc dotavo quest'ultima o del TTArtisan 50mm oppure di uno dei mediotele Nikon Ai-Ais che possiedo. Ma mi sono reso conto che il num. di foto con la ZFc sfuocate o mosse erano "troppe". Alla fine cercando in giro ma soprattutto leggendo qui su Nikonland le Lodi su questa marca, mi sono deciso a comprare questo piccolo leggero luminoso mediotele e soprattutto AF, da poco uscito perchè mi sembrava veramente adatto ed a misura di ZFc. Ci sono anche, sempre Viltrox, mediotele Full Frame ma sono decisamente più ingombranti e più costosi (questo l'ho pagato 199,00€) e poi ho già l'85mm NikonZ che ho usato infatti anche sulla ZFc niente da dire sui risultati ma davvero ingombrante e sproporzionato per la Zetina Vintage.
    Allego qualche foto rubata o quasi al Bar per mostrare i risultati a chi fosse interessato a questo tipo di ottica APSc...
    Unboxing con il cellulare, le foto dimostrative logicamente con ZFc in Manuale, Iso Auto, Pictures Control Monochrome nessuna PP.

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    A me sembrano decisamente passabili...Forse e dico forse l'AF non è particolarmente reattivo, ma non so se è da imputare al Viltrox o alla ZFc, magari farò delle prove...
    Mi sono accorto ora che non ce n'è nessuna ad f 1,7 9_9 

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    Valle Strona. Postua (BI).
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, Leofoto LS254C con Sunwayfoto XB-44.

    Sapevo, da mesi, che il terzo WE di giugno sarei stato libero; da mesi preparavo, più che altro immaginavo, piani di "azione" che andavano dal trekking solitario con bivacco in quota, all'immersione fluviale seguita da camping su una barena sabbiosa. L'inizio dell'estate 2024 è però (fortunatamente) un po' diversa da quella degli ultimi anni; il mio Sesia è gonfio, l'acqua non è troppo limpida e di barene asciutte è raro trovarne. Scartata l'ipotesi subacquea per contingenza idrogeologica, mi sono concentrato sul trekking assatanato. Il vallone della Meyes nel Gran Paradiso era il primo candidato. Immaginavo di tirar sera fotografando gli stambecchi, per poi bivaccare tra i massi erratici, e il mattino seguente, con un po' di fortuna, avrei potuto incrociare il volo del gipeto. Tuttavia le mie fantasie si sono sgretolate già giovedì sera quando le previsioni meteo mi hanno garantito temporali violenti su tutto l'arco Alpino. Bene, cioè male, ma c'è poco da lamentare, le carte le smazza il destino ed allora decido imperiosamente: <sabato mattina si dorme>. 
    Mio malgrado la ristrutturazione dell'appartamento del piano di sopra è arrivata al parquet, così è che alle 8.15 il suono penetrante della sega circolare è stato il risveglio un po' brutale di un WE destinato al naufragio. 
    Mavaffan...lo, scendo dal letto, fuori c'è un sole magnifico. Ed è mentre mi sciacquo la faccia stropicciata, che mi rammento delle indicazioni di Mauro riguardo al treno Arlecchino in arrivo a Novara da Milano intorno alle 9.15. Non ho mai fotografato treni, potrei fare una scappata al cavalcavia di c.so Milano, si dovrebbe vedere bene, faccio in tempo? Mah, ci provo. Prendo con me le Z9, il 24-70 ed il 300, in pochi minuti sono presso il cavalcavia, parcheggio e risalgo a piedi. Purtroppo a causa di un crollo del piano stradale, da quasi due anni il cavalcavia è aperto in un'unica direzione ed il parapetto, a cui vorrei affacciarmi, è inaccessibile. Ottimo. Proseguo e scendo dall'altra parte, dovrebbe esserci un altro scavallamento della ferrovia. Lo trovo e qui trovo anche qualcuno che ha avuto la mia stessa idea. Esistono appassionati di mezzi ferroviari che queste occasioni non se le fanno scappare, per me è la prima volta. Approfitto degli esperti e chiedo se l'Arlecchino sia già passato, a questo punto non mi stupirei, non ne becco una (!). No, sono arrivato al momento giusto. Poi realizzo che da qui lo riprenderemo da dietro, chiedo se siamo sicuri che sia "simmetrico". Mi guardano imbarazzati, che domanda è? No no, è una domanda sensata. Mi garantiscono che l'Arlecchino se viaggia è simmetrico. Pochi istanti ed arriva, come previsto passa lentamente sotto il cavalcavia: un passaggio breve ma inteso, è il commento degli osservatori. Mi accomiato e riprendo la strada di casa, è ancora presto, non sono le 10.30, il cielo è sereno e forse pioverà ma solo nel pomeriggio. Magari, senza andare fino in val d'Aosta, un trek più vicino potrei trovarlo...

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    Cavalcavia C.so Milano. Novara - Giugno.
    Z9 ob Nikon AFs 300/4 PF + FTZII

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    Senso unico alternato pedonale. Novara - Giugno.
    Z9 ob Nikon Z 24-70/4 S

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    La verde vallata di "ABUSIVbel". Novara - Giugno
    Nikon Z9 ob. Nikon Nikon Z 24-70/4 S

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    Un altro cavalcavia sulla linea per Milano. Novara - Giugno
    Nikon Z9 ob. Nikon Nikon Z 24-70/4 S

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    professionisti del settore ferroviario. Novara - Giugno
    Nikon Z9 ob. Nikon Nikon Z 24-70/4 S

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    Arlecchino. Novara - Giugno
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S

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    Arlecchino. Novara - Giugno
    Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF

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    in attesa di un Arlecchino su gomma. Novara - Giugno
    Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF

     

    Mentre accendo l'automobile per rientrare, non so come, mi viene in mente la Valle Strona di Postua. Non ci son mai stato e so appena dov'è.  Lo Strona è un torrente alpino che scorre ai piedi del monte Barone in una valle perpendicolare al Sessera. La carta Geo4Map n°102 scala 1:25000, mi descrive un percorso lungo e sinuoso che parte da Postua, frazione Roncole e segue tutta la valle, una valle chiusa senza case e senza uscite. Ho deciso: arrivo a Roncole alle 12.15, zaino, cappello e scarponi, pronto a risalire il corso di un torrente di mezza montagna nel verde brillante della foresta estiva. Con passo deciso, tiro la prima mezz'ora su strada in terra battuta, al Ponte Rosso la musica cambia: attraverso lo Strona e proseguo lungo il sentiero H20 (si legge "Acca Venti" e non "Acca due O") che, se pur ben segnalato e magistralmente attrezzato, è decisamente sconnesso: Attraverso ponti, corde fisse, salgo scalini artificiali (forse eccessivi) che rendono banali passaggi altrimenti impegnativi. Il luogo sembra selvaggio, ma tutte queste opere dicono il contrario, situazione ben diversa da luoghi come la valle del rio Confienzo, qualche chilometro ad ovest, dove è più facile perdersi che trovarsi. 
    E' una passeggiata nel bosco lunga 5 chilometri quella che percorro fino all'alpe Gesiola di sotto, un saliscendi su un sentiero che diventa sempre più selvaggio man mano procedo. C'è acqua ovunque, cascate ogni 50 metri che fanno bene a me e alla montagna. Curiosamente, salvo lo scasso dei cinghiali, non trovo tracce evidenti di animali e, la sera tornando, neanche un capriolo: strano. 
    Il meteo non tradisce ed intorno alle 18.00 le nuvole si fanno più cupe, mi accorgo che sta piovendo quando incontro una radura sulla pista, altrimenti il bosco mi fa da ombrello. Arrivo all'automobile alle 21:30 fradicio di sudore e non di pioggia, il temporale mi ha risparmiato. Certo, avrei preferito trascorrere la notte nella radura della Gesiola ma è bene sapersi accontentare.
     
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    Torrente Strona Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.
     
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    Torrente Strona Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.
     
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    Segnavia del CAI. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.
     
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    Il sentiero lungo lo Strona. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.
     
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    Attraversamento facilitato. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.

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    Scalini artificiali. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.

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    Sentiero alto corso. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.

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    Casa con ponte privato. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.

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    Ponte privato si, ma delle minime condizioni di sicurezza. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.
     
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    Alpe Morcei (forse). Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.

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    La valle dello Strona, alto corso. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.

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    Foresta di betulle. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF con FTZII, mano libera.

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    Un rododendro fuori tempo massimo. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF con FTZII,  mano libera.

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    Uno splendido affluente dello Strona. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.

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    Valle Strona. Postua (BI).
    Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, Leofoto LS254C con Sunwayfoto XB-44

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    Alpe Gesiola, da qui si torna indietro. Postua (BI) - Giugno.
    Nikon Z9 ob. Nikon Nikon Z 24-70/4 S, mano libera.
     
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    Il segnavia del CAI. da seguire PEDISSEQUAMENTE, pena sudare più del dovuto
    Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF con FTZII  mano libera.
  6. Una presentazione, veloce, veloce (1'40"), ritmata in Riccardo syle, il giro di basso di Saturnino a scandire i passaggi, anche qui comanda la ritmica!

     

    E per gli amanti delle "statiche"...

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  7. A Castelsardo un rito diverso, generato dalla pietà popolare e che affonda le sue radici negli anni della dominazione aragonese.

    La processione del Lunissanti è la prima della Settimana Santa, si svolge il lunedì successivo alla Domenica delle Palme e dura un giorno intero. La pietà popolare esalta il carattere della manifestazione attingendo dalle proprie tradizioni e dalla propria cultura della fede evitando i dettami della liturgia e persino la presenza di un prete che la guidi.

     

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    La Confraternita della Santa Croce custodisce i Misteri della passione di Cristo, gli strumenti del suo dolore: il calice, il guanto, la catena, la colonna, i flagelli, la corona di spine, la croce, la scala, il martello e la tenaglia, la lancia e la spugna, il teschio, il busto dell’ecce homo e il Cristo crocefisso.

     

    È trascorsa da poco l’alba quando nella concattedrale di Sant’Antonio Abate a Castelsardo viene celebrata la messa alla presenza dei confratelli di Santa Croce che termina con la benedizione degli strumenti del dolore di Cristo. È questo il momento per gli apostuli (ognuno dei quali porta con sé uno dei Misteri accompagnati ognuno da un gruppo di cantori che intonano il Miserere, lo Stabat Mater, il Jesus) di incamminarsi alla volta di Tergu, un piccolo centro dell’Anglona, diretti alla chiesa di Nostra Signora di Tergu. Arrivo verso le 11,30.

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    L'ingresso sul selciato che conduce a Nostra Signora di Tergu e l'attesa degli Apostuli prima dell'ingresso in chiesa

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    Ancora una messa e una nuova benedizione dei Misteri e poi ripartenza verso Castelsardo, sempre a piedi.

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    I Cantori davanti all'ingresso di Nostra Signora di Tergu

     

    A Castelsardo l’ultima funzione alle 19 e alle 20 l’ultimo tratto, sempre in assenza delle autorità ecclesiastiche. La processione attraverserà il paese, totalmente al buio, con la sola illuminazione delle fiaccole.

    Non vado oltre con la storia perché è veramente difficile documentarmi su questa particolare manifestazione ma quello che sono riuscito a sapere lo avete appena letto.
    Per quanto riguarda invece l’aspetto fotografico ho dovuto necessariamente tenermi “leggero” perché la spalla destra è ancora dolorante e so che il recupero sarà particolarmente lungo. Per cui ho preferito usare la Zfc con una sola lente. La mattina ho scelto il 16-50 per via della maggiore duttilità e nonostante la giornata piovosa in luce non mi ha creato problemi. La scelta del bianco/nero, visti i colori inesistenti, l’ho ritenuta appropriata.

    Definire coinvolgente e quasi ipnotico il rito serale è riduttivo, bisogna assistere per capirlo. Una folla composta da fedeli e turisti provenienti da tutta Europa solo per assistere a questo evento. Un silenzio surreale, tanto che ho dovuto silenziare la Zfc, persino quel rumore finto dello scatto era fuori luogo. Documentarla è una sfida. Non si tratta di fotografare al buio, si tratta di fotografare il buio. Difficile stare sotto i 10000 ISO. In quelle condizioni il meglio di cui disponevo era il 24mm 1,7 che ancora una volta si è dimostrato lente di razza, sorprendente.

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    Molti doppioni e anche molte immagini scartate perché sbagliate o magari per micromosso o perché semplicemente non mi piacevano. Le poche che propongo differenziate per momento e per scelta (b/n al mattino e colore alla sera) spero che rendano al meglio l’idea di una manifestazione che non si snoda lungo un tracciato segnato o immaginario ma scorre attorno alle persone, le circonda e le sfiora in un silenzio denso, rotto solo dalle litanie dei cantori, illuminato dalle fiaccole affidate alle consorelle (tutte bambine) precedentemente vestite di bianco dalle mamme all’interno del battistero e che hanno il compito di far luce con le torce sui passi degli apostuli.

    Ultime immagini per i Cantori

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    Pezzo consigliato: Jubilee Street (Nick Cave)

    Copyright Enrico Floris 2024 per Nikonland

     

     

     

  8. Posso fare a meno di tutto, tranne che del superfluo! Scriveva Oscard Wilde e per un fotografo naturalista un 9mm per foto FX è decisamente superfluo, come un abbonamento a Payboy per un seminarista, però visto che mi mancava l'ho preso! Il diaframma ha soltanto 5 lamelle ma considerata la focale e la luminosità non credo che se anche fossero 15 cambierebbe più di tanto lo sfocato. Non è un'ottica da usare tutti i giorni, bisogna partire da casa sapendo quello che ci vuoi fare, anche se si può tenere sempre in borsa considerando il suo peso e l'ingombro modesti, con i suoi 135 gradi di angolo di campo batte i 130 gradi del Voightlander 10mm che usavo sulla Leica e con l'adattatore potrei usare sulle Z, ma qui, sui grandangolari 1mm in meno significa 5 gradi in più! Un mondo al contrario, come direbbe un Generale di mia conoscenza! Stamattina mi è capitata l'occasione buona per usarlo e quella che sarebbe stata un'alba grigia grazie a qualche filtro e a un'ottica non convenzionale ha ripreso vita e colore.

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  9. Desertum: lasciato in abbandono.

    È la parola che i latini usavano per indicare un luogo disabitato. E qui, a due passi dal cielo, su un altopiano sdraiato tra i 3.400 e i 4.600 metri, dieci milioni di anni fa la natura ha dimenticato un angolo di pianeta, rimasto immutato da quei tempi lontani. Un deserto costellato di montagne, vulcani, pianure di sale, lagune colorate. Una distesa immensa, pressoché disabitata, un vuoto da riempire con il pensiero. A questo universo ancestrale nel nordovest dell’Argentina gli antichi abitanti, probabilmente i Quechua, diedero il nome di Puna, che significa “alto” ed è la prosecuzione naturale del deserto di Atacama, in Cile, o del Salar de Uyuni, in Bolivia.

    Autunno, inverno e primavera (australi) rappresentano le stagioni secche, mentre per un breve periodo dell’estate si possono verificare precipitazioni, spesso a carattere nevoso. Questo periodo è fondamentale per garantire le risorse idriche al resto dell’anno e le pendenze mediamente lievi e un terreno poco permeabile fanno sì che l’acqua scorra lentamente sulla superficie. Si formano così le paludi d’altura che trattengono l’acqua sull’altopiano, rendendo possibile la presenza di flora e fauna.

    Nel mio tour, si parte (e si rientra) dai mille metri della città di Salta e poi su fino ad un’altezza media di pernottamento di 3.500 metri. Sembrerà strano ma a queste altezze non si fatica solo a camminare ma anche digerire e dormire diventa difficile.

    In un posto così non ci si viene da soli”, raccomandano le guide. “Sono necessari fuoristrada, mappe, telefono satellitare, scorte di acqua e carburante: bisogna, insomma, organizzare una vera e propria spedizione”.

    La Puna argentina è grande circa la metà dell’Italia, ha l’aspetto dell’altopiano d’altura, ma geologicamente è una cordigliera vulcanica. Le piste segnate sono poche e i villaggi abitati sono sperduti nel nulla, gli itinerari possibili sono infiniti e ognuno può modulare il proprio come preferisce.
    L’economia di questa terra è ed è sempre stata l’attività mineraria. Negli anni Quaranta era in costruzione la linea ferroviaria che avrebbe collegato Salta (Argentina) al porto di Antofagasta (Cile), sull’Oceano Pacifico per il trasporto su rotaia dello zolfo. Negli anni Settanta, con la chiusura delle miniere dovuta a un inspiegabile piano economico imposto dall’allora governo dittatoriale, l’intera zona si spopolò. Oggi, l'estrazione mineraria riguarda soprattutto litio, piombo, argento, zinco, sale e idrocarburi.

    Ogni giorno si può andare alla scoperta di un angolo diverso di Puna argentina. Le piste che vi si inoltrano corrono tra rocce e minerali messi a nudo dalla mancanza quasi totale di vegetazione, solo la presenza dei lama e delle vigogne danno la sensazione di essere ancora sulla Terra.

     

     

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    Cerro de los catorce (14) colores dal Mirador della Sierra del Hornocal

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    Cerro de los siete (7) colores

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    dalla Ruta Provincial 52

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    Salinas Grandes

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    Ojos de Salar

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    Viadotto della Polvorilla

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    Lama

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    dalla Ruta Nacional 40

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    dalla Ruta Nacional 40

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    Sciacallo sul Passo Abra del Acay

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    dalla Ruta Nacional 40

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    dalla RN 40 vista del Nevado del Acay

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    Lama con cucciolo

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    Salar de Pozuelos

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    Mina abandonada del Salar del Hombre muerto

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    Cementero Mina

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    dalla Ruta Provincial 43

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    Vigogna

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    Struzzo

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    Salar de Antofalla

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    Salar de Antofalla

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    Salar de Antofalla

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    Lama

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    Cucciolo di Vigogna

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    Mirador del Real Grande

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    Cima Volcan Galan

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    Laguna Diamante

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    Laguna Diamante

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    Laguna Diamante

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    Laguna Grande

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    Campo di Pietra pomice

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    Campo di Pietra pomice

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    dalla Ruta Nacional 40

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    Parque Nacional los Cardones

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    Parque Nacional los Cardones

     

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    Milano, Palazzo Reale

    Mostra: Dal cuore alle mani: Dolce&Gabbana

     

    Non tutti amano, o meglio comprendono le estrosissime creazioni di alta moda confezionate dagli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, uno su tutti il sottoscritto, ma non si può che rimanere ammirati per le vere e proprie opere d’arte (alla pari di dipinti e sculture) che scaturiscono dalla modellazione e sapiente cucitura dei vari tessuti.

    Le foto che seguono (Zf con 24-120/4) ne sono un chiaro esempio anche se non rendono appieno quello che invece l’occhio può vedere.

    Il percorso espositivo si sviluppa attraverso 10 sale che esplorano 10 differenti temi.

    Ad accogliere il visitatore nella prima sala dedicata al Fatto a Mano i dipinti ispirati al Grand Tour delle collezioni Alta Moda di Dolce&Gabbana firmati da Anh Duong.

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    A seguire, L’arte e la maestria del vetro, dove i minuziosi dettagli di ricami e cristalli che arricchiscono gli abiti incontrano lavorazione del vetro veneziano.

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    La terza sala è un tributo a “Il Gattopardo”, dove gli ambienti della versione cinematografica di Luchino Visconti del romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa sono rievocati a Palazzo Reale con un setting immersivo che riproduce la famosa scena del ballo.

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    Al tema della devozione è dedicata la quarta sala, che si presenta avvolta in un’atmosfera barocca: sotto l’egida del Cuore Sacro, lo spazio presenta un contemporaneo sancta sanctorum, uno scrigno che custodisce una selezione di creazioni di Alta Moda e Alta Gioielleria che alternano il fascino del nero Sicilia all’opulenza dell’oro.

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    Ma il cuore della mostra è la quinta sala, che fornisce uno speciale (ed emozionante) scorcio su quella pratica laboratoriale che è il fulcro dell’Alta Moda, dell’Alta Sartoria e dell’Alta Gioielleria di Dolce&Gabbana: uno spazio che riproduce fedelmente gli ambienti della sartoria e dei laboratori della casa di moda, e che vede sarti e artigiani lavorarvi realmente (tutti i venerdì dalle 11.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 18.00), per offrire al visitatore un viaggio nella realizzazione di queste creazioni, dall’ideazione alla finalizzazione.

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    Il percorso prosegue con un focus sull’architettura, protagonista della sesta sala: un’installazione immersiva di videomapping in dialogo con le opere d’arte rinascimentali che adornano la selezione di abiti posta al centro della sala.

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    Non poteva mancare la ricchezza della tradizione artigianale siciliana, oggetto della settima sala grazie a una speciale installazione decorata a mano da maestri pittori della maiolica e del Carretto Siciliano.

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    A contrasto con il coloratissimo universo di quest'ultima, il visitatore accede poi nel candore assoluto dell'ottava sala dedicata a Giacomo Serpotta, maestro del periodo Barocco che dedica il proprio talento alla lavorazione dello stucco e dove trova posto una selezione di abiti della Collezione Alta Moda “Stucchi”.

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    Chiudono la mostra le ultime due sale, emblema dell'opulenza e della ricchezza delle creazioni della maison: nella nona sala la dimensione del mito, le divinità̀ greche che si materializzano sotto forma di abiti eterei provenienti dalla Collezione Alta Moda presentata nella Valle dei Tempi di Agrigento e una selezione di creazioni di Alta Sartoria impreziosite da eleganti lavorazioni a mosaico celebrano la ricchezza delle basiliche bizantine italiane.

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    Nella decima sala lo spettatore si immerge nel mondo dell’Opera e si ritrova all’interno di un teatro all’italiana, dove il sipario cremisi e gli ordini dei palchi si aprono su una scena che vede protagoniste le creazioni ispirate alle Opere più̀ amate dagli stilisti, da Turandot, alla Madama Butterfly, dalla Traviata alla Fanciulla del West.

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    Confessione finale, la mia descrizione delle 10 sale tematiche è solo fotografica, perché lo scritto proviene da chi può effettivamente spiegare il tutto nello specifico (sito della rivista Grazia), che non può essere sicuramente il sottoscritto.

    A concludere, il consiglio è questo: Nikonlander, portate le vostre signore a vedere questa mostra (aperta fino a fine luglio), rimarranno estasiate e anche voi seppur titubanti e magari prevenuti all’inizio, uscirete alla fine contenti per averla visitata.

     

     

     

  10. In parallelo con la mostra di Mario Testino anche Vincent Peters espone a Roma a Palazzo Bonaparte.
    E' la stessa serie di immagini già esposte Milano e Bologna; anche questa, come Testino, termina il 25 agosto; è possibile fare il biglietto per la mostra singola (15,00 euro) o cumulativo per le due mostre (20,00 euro).
    Peters espone una ragguardevole serie di ritratti di personaggi famosi ma anche alcune opere frutto di lavori personali; circa 90 immagini realizzate tra il 2001 ed il 2021.

    Per me il tratto distintivo di queste foto è il lavoro sulla luce, anche se alcune stampe presentano evidenti segni di una post produzione per me eccessiva.

    Qui alcuni esempi:
    Una immagine famosissima di Charlize Theron, per me bellissima (la pubblico nonostante il led verde che riflette sul vetro e che non sono riuscito a ridurre a zero).

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    Due foto note di Peters con Christian Bale e Emma Watson

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    Vincent Peters ha una particolare predilezione per Monica Bellucci che ha ritratto moltissimo nel corso degli anni (anche nel periodo della gravidanza).

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    Due immagini della serie Riot, le mie preferite quelle con le statue

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    Consiglio di approfittare e visitare le due mostre insieme, i percorsi non sono lunghissimi; nel dubbio meglio vederle entrambe.

    Tutte le foto sono state realizzate con Nikon Z30 e Viltrox 20 f2.8

  11. Difficile trovare il powerbank definitivo, alla fine rischi di portarti dietro una serie di "padelloni" che purtroppo si esauriscono presto o non mantengono le aspettative, oggi vi mostro un oggetto che è una via di mezzo tra il camperista (ne esistono anche di più potenti adatti al campeggio) e il powerbank evoluto.

    Come power bank è grosso pesa oltre 3kg ma ha alcune caratteristiche che lo rendono migliore di qualunque PB in circolazione.

    Intanto esce anche a 220V 300W (600 di picco) ma il valore aggiunto è il tipo di batteria che utilizza. Non una LiPo ma una LiFePo4 ovvero litio ferro fosfato, in grado di mantenere l'80% della carica nominale dopo 3000 cicli di ricarica, con una temperatura operativa molto più bassa e la possibilità di caricare a 360W in un'ora al 100%, si carica ovviamente anche via usb C a 60W, in auto a 100W e con pannelli solari a 110W, ovviamente con tempi più lunghi.

    Le uscite sono 220V a 300W, 12V (accendisigari) a 100W e 2 Usb da 12W ed una Usb C a 60W ....

    Non è il modello più piccolo, esiste anche il nano ma iniziamo a scarseggiare in autonomia, allora tanto vale un powerbank da 20A.

    Comunque, l'oggetto è questo

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    Qui lo si vede con un MacBook Air acceso al lavoro ed in carica

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    Segna 38W di consumo e stima un'autonomia di 6 ore

    Lo si può usare anche come UPS, alla fine costa come una UPS di qualità ma con più autonomia e meno peso perché la maggior parte utilizza ancora le batterie al piombo.

    Ha la sua app di controllo e si collega al Wifi per controllo remoto e aggiornamenti fw.

    Che dire di altro... una power station comptta e portabile adatta ad alimentare piccoli dispositivi o caricare più volte i nostri strumenti laddove manca la corrente.

    Interessante ma ingombrante il doppio anche la versione da 800W che consente anche di utilizzare dispostivi più energivori.

    Questo è il modello RIVER2

  12. Riprendo in mano la macchina fotografica dopo un lungo periodo di inutilizzo. Monto in sella alla bici, dopo un altrettanto lungo periodo di inutilizzo, e mi dirigo verso il centro di Milano dove la lego e proseguo a piedi tra folle oceaniche di turisti.

    E quando scrivo oceaniche non sto esagerando:

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    A naso in su in galleria:

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    Una via del centro per un attimo più tranquilla:

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    Manzoni assediato dalle insegne pubblicitarie:

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    Nel via vai di gente una ragazza sembra aspettare qualcuno:

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    Piazza San Babila finalmente pedonale e senza i lavori della metropolitana. Ovviamente architetti e urbanisti non hanno pensato a metterci due alberi:

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    Turisti che sembrano arrivare dagli USA:

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    e ancora:

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    Un megaschermo trasmette in loop dei video pubblicitari:

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     Mi riavvio verso casa. Dei lavoratori smontano un palco di un concerto. E' l'altro lato e forse l'altra faccia di Piazza Duomo:

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  13. Lo Stadio della Canoa di Ivrea si contraddistingue dagli altri perché si trova al centro della città e per il suo canale di gara: uno dei più impegnativi percorsi europei di slalom.
    Il canale di gara è tra i primi 10 impianti più tecnici al mondo:
        difficoltà classe IV
        lunghezza 230 mt
        dislivello 6 mt
        portata media 11-13 mcs
        pendenza media 3,0%
    Ivrea, uno dei 4 centri federale della Federazione Italiana Canoa e Kayak, è il polo di riferimento per l’acqua mossa: discesa, slalom, rafting, extreme slalom.
    In questo impianto si sono svolte: le Coppe del Mondo 2016, 2017 e i Mondiali Junior & Under 23 del 2018.

    http://www.ivreacanoaclub.info/

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  14. lo scorso sabato sono andato a vedere una gara Internazionale di MTB, disciplina XC, sul Montello.

    La disciplina XC è la disciplina tecnica, presente nel circuito olimpico, viene comunemente chiamata Cross Country, solitamente i biker devono fare 5/6 giri di un anello lungo 4/6 Km ,con un dislivello medio di circa 200/300 metri per giro.

    Prima della gara vera e propria, c'e un giro di lancio in cui l'apripista è una moto, per mia sorpresa elettrica, impressionante l'accelererazione di queste moto.

    Sembra poca roba ma credetemi che lo sforzo cardiaco è altissimo in quanto si corre sempre in apnea per 1 h e mezza.

    Le traiettorie possono essere diverse ma il sedere durante i salti deve essere sopra la ruota posteriore, pertanto fuori della sella, altrimenti il 360 è assicurato, intendo la capriola.

    Il Montello è per tutti noi ciclisti una palestra naturale in cui si possono trovare salite e discese di qualunque tipo, sia per bici da strada che per MTB , andrebbe evitato in MTB dopo una pioggia perché il fondo è argilloso, pieno di radici e dunque scivoloso, e quando si incolla quel fango su freni e trasmissioni il gioco si fa duro, le rotture di cambi e catene sono molto frequenti.

    Oggi fatalità il Montello era in quelle condizioni, spesso e volentieri i ciclisti preferiscono bagnare il cambio e tenerlo pulito piuttosto di bere, guidare queste biciclette in queste condizioni non è per nulla facile, credetemi, Guardate le foto in cui la ruota anteriore gira e la posteriore è bloccata, con conseguente difficoltà di tenere la bici in traiettoria.

    Ma ora veniamo alle foto, scattate con Z9 Z70-200 f.2.8 e alcune con lo Z 85 f.1.8, area small con riconoscimento persone, alcune foto con panning.

    Il 70-200 si conferma un rasoio, solo gli Obici di Mauro mi trasmettono le stesse sensazioni.

    Buona visione

     

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  15. roby

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    Roberto Manca
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    visto che vi sono piaciute :D vi propongo l'intera serie realizzata per l'occasione del recente Contest

    In occasione nei prossimi campionati europei di atletica, tutte le strutture del foro italico sono state oggetto di restauro e ripulitura con ritorno ad uno splendore precedentemente perso e dimenticato.

    Purtroppo per evitare accessi sono ancora in posizione le recinzioni quindi l'angolo di ripresa è stato condizionato e la scelta è ricaduta sulle statue con lo sguardo rivolto all'esterno

    tutte con Zf, 24-200 (il polivalente), 20 Viltrox, TTArtisan 50 0.95 (che nonostante sia dx funziona quasi egregiamente, vignettatura a parte, anche su fx)

     

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  16. Sopra e sotto acqua  il paradiso esiste... nonostante l'incuria e il non rispetto dell'uomo, la natura riesce a sorridere manifestando tutta la sua straordinaria bellezza.

     

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  17. Gran Canaria

    Visitare in una settimana un intero continente è possibile a Gran Canaria.

    In poche ore è possibile passare dalle alte dune delle spiagge, alle vette ricoperte di boschi di pino canario. Il verde risalta sulla scura terra vulcanica.

    L’attrezzatura scelta è caduta, come mi ero promesso, sulla Pentax 67 II e pellicola B/W Ilford Delta 100 e invertibile Kodak Ektachrome 100, per esaltare i colori dell’isola ma anche perché non essendo ancora sul mercato europeo la Velvia, era la scelta obbligata. Ho portato con me anche la Sigma DP1 Quattro, non si sa mai…

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  18. (Questo post è stato pubblicato per la prima volta il 1/6/2016 in Nikonland.eu)

     

    All'inizio della stagione il mare d'estate è simile al mare d'inverno: se non fosse per la temperatura mite e le attrezzature per i bagnanti sulle spiagge, diresti che non c'è quasi alcuna differenza.
     
    Pochissima gente per le strade e nei negozi delle località marine, arenili quasi deserti, acqua ancora freddina per un bagno come vorresti, ed un vago senso di attesa che sembra pervadere i lidi e le persone che vi lavorano.
     
    Poi però arriva giugno, e nei posti di mare del nostro Sud ti aspetti che la stagione sia iniziata: si puliscono le spiagge, si dispongono con geometrica precisione i pali dove poi si montano gli ombrelloni, si tirano fuori le sdraio e i lettini prendisole, si aprono i gazebo con gli snack, le bibite fresche e i gelati per ristorare i bagnanti accaldati ed affamati, e i bagnini con la loro sgargiante maglietta rossa ed il fischietto appeso al collo cominciano a vigilare sull'incolumità dei loro ospiti.
     
    1.
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    Ma all'inizio di questo strano periodo post primaverile, mai come quest'anno così umido e timido, quasi schivo, flemmatico nel voler far breccia nella stagione più calda, tanta gente in giro non c'è, come se il perdurare delle piogge avesse raffreddato la voglia delle persone di cercare il calore del sole e il proprio meritato riposo dopo un anno di lavoro, e forse anche dopo un anno di sacrifici per godersi un po' di vacanza in questa maledetta congiuntura economica che perseguita da tempo il nostro paese.
     
    2.
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    E malgrado il sole del Salento sia caldo e piacevole come la fresca brezza che lo accompagna ed ovunque si percepisca l'atmosfera dell'estate, sembra appunto che qualcosa manchi perché tutti i tasselli che ti aspetti di vedere vadano a posto.
     
    3.
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    Ecco, sì: dove sono i bambini vocianti che correndoti vicino ti inondano di sabbia mentre prendi mollemente il sole sdraiato sul tuo asciugamano? Dove sono le mamme chiassose perennemente preoccupate a richiamare i figli per impedire loro di gettarsi in acqua prima di aver digerito la colazione o per spalmare loro la crema per evitare le scottature del primo sole? Dove sono tutti quegli uomini appesantiti dall'inattività che vedi fare ginnastica in spiaggia convinti di poter tornare in perfetta forma nei pochi giorni della loro vacanza?
     
    4.
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    Ma dai, certo, deve essere proprio la gente che popola la spiaggia che manca, affinché tutto rientri nella norma e sei certo di essere arrivato all'estate!
     
    5.
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    Ma tant'è: per il tuo periodo di ferie alla fine di un inverno umido e faticoso, non conta l'atmosfera che sei stato abituato a vedere per anni, ma il dolce far niente, il sole che ti scalda, il salmastro che respiri, la sabbia tiepida che senti sotto i piedi, il rumore delle onde sulla battigia, e il tuo riposo per ricaricare il corpo e la mente prima di tornare alle occupazioni di sempre.
     
    6.
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    Ecco, quest'anno l'estate che ho trovato è stata questa: una strana estate, ma non meno bella delle altre passate, che ho provato a raccontare con queste righe ed alcuni scatti. :)
     
    7.
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    8.
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    9.
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    Grazie a chi vorrà lasciare un commento e/o un like.

     

     

     

  19. quando si parla di tempo matto...al mattino clima estivo al pomeriggio spunta pure la neve.....

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    I Misteri di Trapani sono da 400 anni la celebrazione del Venerdì e del Sabato Santo che ripercorre gli eventi della Passione e Morte di Gesù Cristo.

     

    Le origini spagnole del rito, simillime a quelle andaluse, portano alla rappresentazione delle fasi della Via Crucis attraverso una processione cui partecipano le Confraternite religiose della città, ognuna legata a un ceto mercantile o artigianale, con 20 raffigurazioni scultoree (i Misteri) delle fasi della Passione, comprese alcune neppure citate nei Vangeli, come la Separazione dalla Madre, messa in scena dal ceto degli Orefici, che a Trapani ha tradizioni antichissime di potenza economica.

    I gruppi scultorei vengono portati in processione, uscendo il Venerdì Santo alle 14 dalla Chiesa delle Anime del Purgatorio, situata tra il porto ed il centro storico, e vi rientreranno il Sabato Santo dopo un giorno intero di processione attraverso la città, con le Maestranze delle Corporazioni di un tempo (abolite dai Borboni perchè all'origine dei Moti di indipendenza del 1820-21), oggi rinominate ceti.

    La caratteristica andatura ondivaga della processione (annacata) è accompagnata dalle marce funebri suonate da altrettanti gruppi musicali, alcuni davvero enormi, che accompagnano ognuna delle venti "vare" sulle quali svettano le  raffigurazioni delle fasi della Passione di Cristo.

    Il capo dei portatori dà il tempo delle manovre attraverso uno strumento legato al polso, la "ciaccula" molto simile alle nacchere andaluse, per sollevare, abbassare la vara ed anche nelle manovre di girata più ardue, attraverso i vicoli del centro storico trapanese, molto simili ad un dedalo arabo.

    La partecipazione alla processione è ambitissima e coinvolge tantissimi bambini, oltre ai portatori che fanno parte delle singole Maestranze, di provenienza delle più varie, dai commercianti più fiorenti agli operai dei cantieri del porto ed ai lavoratori "a giornata". Oltre all'enorme numero di musicisti partecipanti ai gruppi musicali che accompagnano le vare: la loro musica è protagonista della trance mistica che in una celebrazione così lunga, pervade tutti i partecipanti e fedeli.

    L'impegno è solenne e durissimo, a causa delle condizioni atmosferiche pasquali delle più varie (ieri ed oggi soffiava scirocco a trenta nodi e 27 gradi) e per la durata immensa della processione che finisce più di 24 ore dopo il suo esordio.

    I visitatori vengono da tutto il mondo ed i fotografi sono tantissimi. Negli anni si sono alternati nomi notissimi della fotografia di reportage italiana e straniera, tra i più noti, Josif Koudelka, Franco Zecchin e Letizia Battaglia, Ferdinando Scianna e molti altri.

    Questa volta sono intervenuto per fotografare con i due 20mm per Nikon Z in mio possesso, il mio Nikkor ed il Viltrox di Mauro, accompagnati dal Nikkor Z 70-200/2,8 per i dettagli sui soggetti.

    Non sono rimasto per tutta la notte, ma sono ritornato al mattino presto, prima che le vare rientrassero in chiesa.

    E sono andato a fotografare alcuni tra i gruppi più venerati, tra i quali quello dell' Addolorata, che chiude sempre la processione, con la sua funebre veste addosso alla statua che, come molte delle altre, risale al 1700.

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    Durissimo monito all' Umanità intera.

     

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    Buona Pasqua a tutti ...!

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    Max Aquila photo (C) per Nikonland 2024

     

  21. Nella mia zona, le copiose piogge di quest’inverno e il clima mite  stanno favorendo delle straordinarie fioriture, come non se ne vedevano da parecchi anni.  Oltre alle orchidee, immancabile soggetto di fine inverno è il dente di cane, Erythronium dens-canis, elegante fiore di bosco. 

    Li trovo sul Baldo in un castagneto abbandonato a 800 metri sul livello del mare. Quest’anno ce n’erano migliaia ed erano sommersi  dalle primule, assieme a  tantissime epatiche e violette.  Sono tutti scatti singoli, perché un’aria dispettosa non mi ha permesso di fare focus stacking.  Alcune foto le ho fatte in MF perché l’AF con l’aria non riusciva ad agganciare il pistillo centrale.

    Ho passato un pomeriggio felice, come un bambino a Gardaland.  Spero vi piacciano.

    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,3,  1/800 sec.,   ISO 64

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,5,  1/640 sec.,   ISO 64

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 5,6,  1/160 sec.,   ISO 64

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 4,5,  1/160 sec.,   ISO 64

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 9,  1/125 sec.,   ISO 250

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,  1/640 sec.,   ISO 64

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,2,  1/125 sec.,   ISO 64

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,2,  1/320 sec.,   ISO 64

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,2,  1/2000 sec.,   ISO 64

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    Spuntato dentro un tronco. Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,  1/200 sec.,   ISO 64

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,5,  1/500 sec.,   ISO 64

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,2,  1/250 sec.,   ISO 64

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,2,  1/200 sec.,   ISO 64

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    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,2,  1/500 sec.,   ISO 64

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    DA EST     Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,5,  1/640 sec.,   ISO 64

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    DA OVEST    Nikon Z7  e 2.8/105 MC S,  F. 3,2,  1/500 sec.,   ISO 64

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  22. Il 17 marzo scorso assieme ad un amico (purtroppo non Nikonista), siamo andati a fotografare la corsa del “Treno del Sale”. Treno storico con partenza da Pisa ed arrivo presso la stazione di Saline di Volterra, dove era prevista una visita guidata e riservata ai soli viaggiatori del treno (oltre 490 persone) alle cave di salgemma. 
    Le prime foto sono state fatte presso la stazione di Riparbella, dove era presente un’area di ristoro e una modesta esposizione di mezzi d’epoca.

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    Altre immagini sono state effettuate in un tratto rettilineo prima dell’arrivo alla Stazione di Saline di Volterra.

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    Il convoglio era trainato con una meravigliosa locomotiva 640-003 del 1907 invertita, al tempo destinata alla trazione dei treni viaggiatori veloci.

    Dopodiché, non potendo entrare nelle cave di salgemma, ci siamo diretti verso il suggestivo Comune di Peccioli (provincia di Pisa) dove si trovano quattro maestose sculture, alte da 5 a 9 metri, realizzate in polistirene, poliuretano espanso e rivestite di fibre di cemento resistente agli agenti esterni. Sono i Giganti di Peccioli, enormi strutture umanoidi realizzate dal gruppo “Naturaliter” nel 2011 e che simboleggiano la rinascita dai rifiuti.
    Due dei quattro giganti sono stati inseriti all’interno del Triangolo Verde in località Legoli (impianto di smaltimento rifiuti), trasformando un luogo associato alla distruzione in un’icona di rinascita. Le gigantesche sculture, raffiguranti figure umane note come “Presenze”, non solo decorano l’impianto, ma simboleggiano anche la trasformazione del luogo.

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    Il Triangolo Verde è un’area che va ben oltre la semplice definizione di discarica, tanto che viene definita un impianto di interramento controllato. Gestita con attenzione dall’azienda Belvedere SPA. Questa struttura si distingue per il suo approccio innovativo all’ambiente e alla sostenibilità. 
    Infatti è una delle discariche più grandi della Toscana ed un avveniristico impianto di smaltimento e trattamento dei rifiuti che produce utili e non emana cattivi odori. Il “sistema” Peccioli, smaltendo, trattando e riciclando rifiuti è riuscito addirittura a ricavarne cultura.
    Questo luogo però non è soltanto un sito di smaltimento, è molto di più. Oggi, questa area si è trasformata in un vero e proprio centro polifunzionale, dove la creazione di energia pulita costituisce solo una parte del suo impatto positivo. Qui si tengono congressi, sfilate di moda, concerti all’interno di un anfiteatro incantevole e tanto altro ancora.

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    Un’altra statua è situata presso l’anfiteatro Fonte Mazzola, pensato come un teatro greco antico che ospita duemila persone, immerso nel verde delle colline circostanti.

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    L’ultima statua è posta sul tetto di un edificio che ospita l’”Incubatore di Imprese”, lungo la strada provinciale “La Fila”, struttura che accoglie le aziende che puntano all'innovazione tecnologica, nonché uffici e servizi legati all'attività di laboratori di ricerca. La gestione è affidata in convenzione alla società di gestione dei rifiuti anzidetta Belvedere S.p.A..

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    Peccioli, comunque, non è solo conosciuto per i Giganti, ma anche per la bellezza del borgo, le opere che lo caratterizzano e la buona cucina. Ma questa è storia per un altro articolo.

    Tutte le immagini sono state scattate con una Nikon Z 8 con il 24-120/4 ed il 70-200/2,8 solo per quelle con il treno ripreso nel rettilineo prima della stazione di saline di Volterra.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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    Un breve viaggio in Albania approfittando del Carnevale Ambrosiano 2023.

    Abbiamo vistato: Berat, uno dei pochi castelli ancora abitati in Europa,  Kruje l'antica capitale, Durazzo, decisamente snaturata dal ruolo di concorrente delle pugliesi e Tirana.

    Ero stato in Albania, per un viaggio di lavoro, circa 25 anni fa, naturalmente ho trovato grandi mutamenti dal punto di vista della qualità della vita e dell'architettura, il popolo albanese è rimasto gentile ed accogliente, ho notato una ritrosia a parlare in italiano (lingua molto conosciuta) e una preferenza per l'inglese.

    Ecco la città di Berat:

    Torre di guardia all'interno delle mura del castello di Berat

    Vista dalla città e della piana di Berat dal castello

    Le mura del castello di Berat

    Chiesa nella città di Berat

    Moschea a Berat

    Museo delle icone Berat

    Museo delle icone Berat

     

    Museo delle icone Berat

    Chiesa città di Berat

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    Icona ultima cena Berat

    Bazar Kruje

    Bazar Kruje

    Bazar Kruje

    Bazar Kruje

    Bazar Kruje

    Museo Scanderberg Kruje

    Museo Scanderberg Kruje

    Moschea Durazzo

    Durazzo

    Lungomare Durazzo

    Lungomare Durazzo

    monumento partigiani Durazzo

    Architettura Tirana

    Monumento vittime comunismo Tirana

    Monumento vittime comunismo Tirana

    Piazza Italia Tirana

    Notturno moschea Berat

    Icona dormizione della Vergine Berat

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