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  1. Nell'editor del sito, se si va semplicemente a capo

    (cioé si preme soltanto INVIO) si ottiene una interlinea doppia.
    Che può essere utile alle volte quando si vuole separare un paragrafo dal successivo.
    Ma se vogliamo scrivere all'interno dello stesso paragrafo con interlinea semplice ?

    Facilissimo : basta ricordarsi di premere il maiuscolo (lo shift, la freccia a sinistra della tastiera) appena prima di premere l'invio :

    e l'interlinea sarà semplice.

    :sayonara:

  2. I bilanci di un anno si fanno spesso a dicembre, ma io ho atteso questo gennaio per sedermi a riflettere e a fare il punto della situazione sul mio personale 2019 appena trascorso. Proprio per il bel fine anno (fotograficamente parlando) passato dietro le mie fotocamere che ha un po’ mitigato l’insoddisfazione per quanto fatto – o meglio, non fatto - durante gli ultimi dodici mesi.

    Sì, perché in realtà il 2019 che mi sono messo alle spalle non è stato un granché dal punto di vista fotografico. Pochi scatti come mai in passato, poco tempo da dedicare alla ricerca di nuovi spunti e di nuovi progetti, e forse anche poca voglia di farlo se con la testa si è impegnati nel lavoro, si è distolti dagli imprevisti o non si ha abbastanza tempo libero.

    Eppure ad inizio agosto era arrivata la Z6 e la curiosità di conoscere e testarne pregi e potenzialità. No, non mi mancava l’entusiasmo per fotografare che la nuova macchina avrebbe dovuto riaccendere: come detto, è semplicemente mancata la possibilità di dedicarmi a pieno a cercare gli scatti che avevo in mente e che solitamente trovo quando ho tempo per farlo. In ogni caso quel poco che sono riuscito a “produrre” per certi versi mi ha soddisfatto, sebbene resti il rammarico per non aver potuto fare meglio e quantitativamente di più.

    Detto questo, voglio raccogliere di seguito alcuni scatti che hanno segnato il mio 2019 fotografico in termini di divertimento e soddisfazione. Chi vorrà aggiungere qualche commento sarà il benvenuto. 😉

     

    Cominciamo dalle poche foto a colori che ritengo interessanti. Fra queste:

    1. (che avete premiata nel contest "Nella penombra")
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    2. (pubblicata nel contest "Suburbia")
    EM102196low.jpg.6c8d6cc4f303fbfe0217e630fca1a205.jpg

          

    3.
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    Ma il bianco e nero è più vicino alle mie corde, e in proporzione sono molto più numerosi questi scatti rispetto a quelli a colori ad avermi dato una qualche soddisfazione.

    A partire da quelli che nel 2019 appena trascorso ho cominciato a raccogliere per un progetto in controluce che probabilmente presenterò all’annuale mostra fotografica dei soci che il mio fotoclub organizza ogni primavera. Fra i quali:

    4. (che avete premiato nel contest "La nostra estate in controluce")
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    5.
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    6.
    EM101641low.thumb.jpg.a8167dc121f5cfc88e5c140f7cb1f536.jpg

     

    7.
    D75_8552low.jpg.5ddd5560671b6673097267566c69c4c1.jpg

     

    Altro oggetto di ricerca fotografica sono scorci dove non sono presenti persone (generalmente per me imprescindibili negli scatti che cerco) ma che in qualche modo possono risultare interessanti. Fra questi, mi sono sembrati tali:

    8.
    EM101696low.jpg.2738b4df0b3df6f6d9451ec534f90263.jpg

     

    9.
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    10.
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    Alcune immagini interessanti le ho raccolte alla Fiera Antiquaria che, svolgendosi nella mia città ogni prima domenica del mese, costituisce (per me come per molti altri appassionati come me) una buona occasione per provare a portare a casa qualche scatto “di strada” singolare o almeno non banale:   

    11.
    D75_9398low.jpg.00383eb6750766ed5cb8b7528c24c1be.jpg

     

    12.
    Z60_0128low.jpg.3655d5746f221c2ee8e49143b90c715c.jpg

     

    13.
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    Chiudo questo mio personale bilancio fotografico dell’anno appena passato con alcune istantanee di street photography come la intendo io, ovvero con le immagini che più mi sono piaciute e che vorrei riuscire a fare ogni volta che esco in strada a fotografare. Immagini che, con un po’ di fortuna, riuscirò sperabilmente  a fare anche quest’anno. :P

    14.
    EM102009low.thumb.jpg.19775699d05239c4e1661cbda5c8d4aa.jpg

     

    15.
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    16.
    EM101983low.jpg.9c12b42b616a439b9255f49ee7d32584.jpg

     

    17.
    OLYE1213low.jpg.83f0105516600094e26eecf207d30141.jpg

     

    18.
    Z60_0828low.jpg.021d589bccd082f45188ade28fd52be4.jpg

     

    Grazie a tutti quelli che sono arrivati fino a qui. B|

     

     

  3. Gianni54
    Latest Entry

    Numerose foto che ho postato su Nikonland hanno per oggetto le Crete Senesi, per cui mi sono sentito in dovere di trattare, anche se in modo molto sintetico, le caratteristiche di questo meraviglioso territorio.

    Le Crete Senesi è una zona sita a sud-est della città di Siena, che include i territori comunali di Rapolano Terme, Asciano, Buonconvento, Monteroni d'Arbia, Rapolano Terme e la frazione di San Giovanni d’Asso (Comune di Montalcino), tutti ubicati in provincia di Siena.

     

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    Il nome di quest’area nei pressi di Siena è legata al materiale di cui era principalmente composta. Il termine creta, sinonimo di argilla, indica i fondali di epoca preistorica - originariamente marini - che si trovavano in questi luoghi. Oggi, di questo passato geologico, resta la caratteristica colorazione del paesaggio che varia di stagione in stagione. Dunque, la prima descrizione delle Crete Senesi è legata alle sue sfumature: in primavera il colore predominante è un bel verde smeraldo e lucente, in estate si manifesta un giallo abbagliante fino a diventare, verso l’autunno, di una tonalità grigia che ricorda, appunto, quella dell’argilla.

    Il paesaggio è caratterizzato da colline brulle e dolcemente ondulate, querce e cipressi solitari od in filari, i poderi isolati in cima alle alture, tratti di bosco negli avvallamenti ed i fontoni che raccolgono l'acqua piovana.

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    Località Torre a Castello - quercia solitaria, fontone e colline brulle e dolcemente

     

    DSC_0903.thumb.jpg.dcb0f7c9e46fe260e83f001d5bfb3e35.jpg Località Torre a Castello

     

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    Località Torre a Castello - colline brulle e dolcemente ondulate

     

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    Località Torre a Castello - un fontone

     

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    Loc. Mucigliani - un cipresso isolato

     

    Le Crete Senesi differiscono dal paesaggio della vicina Val d’Orcia poiché ospitano un alto numero di calanchi e di biancane. I calanchi assomigliano a ventagli semiaperti e sviluppati in verticale, mentre le biancane sono cupolette del terreno coperte di vegetazione e da cui spicca un colore molto chiaro. Questi due elementi rendono la zona simile ad uno scenario lunare, sospeso nel tempo e descritto fin dal Medioevo con il nome di “Deserto d’Accona”. Inoltre, le biancane sono riconoscibili per la loro tipica forma a cupolette bianche, brillanti nei giorni di sole e sono concentrate, in particolar modo, lungo la Via Lauretana, nel tratto tra Siena ed Asciano. I calanchi, invece, sono caratterizzati da profondi solchi del terreno “a lama di coltello” e si possono ammirare tra Asciano, Rapolano Terme ed in tutta l’area intorno all’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.

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    I calanchi presso Rapolano

     

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    Le biancane presso il Colle della Leonina

     

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    Ancora biancane presso il Colle della Leonina

     

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    Calanchi presso Asciano

     

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    Veduta del "deserto di Accona"

     

    Lungo gli itinerari delle Crete Senesi si incontrano colline brulle e cipressi sparsi qua e là assieme a tratti di bosco e poderi solitari che dominano il paesaggio.

     

    ZSC_0973.thumb.jpg.eeb809826a741db305c626e9d57e0fcd.jpg Il colle della Leonina con vista del borgo Mucigliani

     

    ZSC_0981.thumb.jpg.1851c8ba8c17c227f8f32406520f1ada.jpg Loc. La Leonina

     

    ZSC_0986.thumb.jpg.5c549f305b72d433f5f08a1201063361.jpg Loc. La Leonina - sullo sfondo le "Grancie" (granai)

     

    ZSC_2283.thumb.jpg.957314736dc7e479863c566ced189574.jpg Un fontone fra Asciano e Trequanda

     

    ZSC_2308.thumb.jpg.25b0c4dc413abff5046d94f0483d3571.jpg Loc. Baccoleno

     

    ZSC_2726.thumb.jpg.e50319656456907fc3a0497060e10e76.jpg Un fontone sulla strada per Radi

     

    ZSC_2791.thumb.jpg.e3bbd065b4c0ffed1ec1a50e0078b3b1.jpg Loc. Ville di Corsano

     

    ZSC_4298_.thumb.jpg.e99fede43916993e34cd768c1e9f3826.jpg  Loc. Mucigliani

     

    ZSC_6051.thumb.jpg.f223ad081e68abb5d15e3dc67dff43be.jpg Loc. La Beccanella

     

    Le Crete Senesi sono uno degli esempi più significativi attraverso cui si può conoscere il mondo della mezzadria, costituito da fattorie, paesi, poderi; dalle “grance” (caratteristici fabbricati con funzioni di magazzino e di granaio) presenti in particolare sul territorio a Buonconvento, dove è possibile visitare il Museo della Mezzadria, dedicato alla cultura rurale.

    DSC_0906.thumb.jpg.10240389b29050b0a4ecba5bcadd3e08.jpg Loc. Torre a Castello - sul colle a destra le "Grancie"

    ZSC_2727.thumb.jpg.3a78f28ef93369c96e28817c29f7c0df.jpg Nei pressi di Radi - ancora "grancie"

     

    Oltre alle innumerevoli bontà culinarie presenti nell'area in parola, la zona di San Giovanni d’Asso è rinomata per la produzione del tartufo bianco delle crete ed ospita una sagra, che si svolge nel mese di Novembre ed un museo dedicato al cosiddetto diamante delle Crete.

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    Treno Natura - corsa del convoglio storico effettuata il 10/11/2019 in occasione della sagra del tartufo di San Gionanni d'Asso.

     

    Infine, sul colle di Leonina, nei pressi Mucigliani (Frazione del comune di Asciano), si trova il “Site Transitoire” opera dello scultore francese Jean-Paul Philippe. Dal 1993 questa installazione è rappresentata da una sedia come simbolo di accoglienza per il viandante e una finestra orientata verso il sole., L’artista, riguardo alla sua opera ha spiegato cosa volesse rappresentare: “installando quelle pietre mi resi conto che disegnavano nella luce e nello spazio i limiti di una casa. Una dimora senza mura dalla soglia invisibile. A terra alcune lastre, una sedia per accogliere il passante, un banco, una finestra e per tetto la volta celeste. L'ombra di questo mobilio di pietra tracciava al suolo la sua passeggiata grazie alle apparizioni della Luna e del Sole. Nel solstizio d'estate è nell'appiombo della finestra che il disco solare sparisce, mentre brillano la prima stella e le luci di Siena.”

     

    DSC_0829.thumb.jpg.073e75bc82c31e75d3e0750afe8206b2.jpg il Site Transitoire

    DSC_0852.thumb.jpg.1ed818ad547c49992e73041c5ec7aa08.jpg il Site Transitoire

     

    DSC_1105.thumb.jpg.757ca6d403f64d0e6fecaa4548aa91b9.jpg il Site Transitoire

     

    Infatti, dal colle della Leonina si può ammirare il meraviglioso skyline della citta di Siena, sia con la luce del giorno che di notte con una calda illuminazione.

     

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    Loc. La Leonina - Fontone, biancane e Siena sullo sfondo

     

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    Loc. La Leonina - Fontone, biancane e Siena sullo sfondo dopo il tramonto

     

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    Lo skyline della citta di Siena visto dal colle della Leonina

     

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    Stesso posto a notte ormai inoltrata.

     

    S.E. & O. : Se fra i lettori di questo blog transiteranno iscritti del posto o esperti in materia, sono ben accette integrazioni e/o correzioni.

     

     

     

     

  4. Nonostante sia una vera gatta morta, fino a qualche anno fa, adoravo Gwyneth Paltrow

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    specie nelle vesti della mitica Pepper, segretaria/amica di Iron Man.

    Nel tempo la ragazza si è fatta strada con quella sua aria da santarellina, appoggiandosi al fidanzato Brad Pitt e poi al grande Harvey Weinsten che le ha pure fatto avere un oscar, nonostante la dote principale della bionda oggi quarantottenne non sia proprio la recitazione.

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    Brad e Gwyneth, prima che lui andasse con Angelina e lei con il frontman dei Coldplay

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    Gwyneth e Harvey agli oscar 1999

     

    Ma naturalmente il tempo passa e ci vogliono nuove iniziative.
    Dopo la stagione salutistica e di cucina-benessere (ci sono trasmissioni TV in cui Gwyneth insegna alle donne americane come cucinare per aver cura di se), arriva l'ultima trovata che penso sia assolutamente sensazionale.

    E' in commercio ed è andata letteralmente a ruba, nonostante costi ben $75 dollari, una candela prodotta per conto di Gwnyeth Paltrow che sull'etichetta reca una assicurazione ben più che allusiva :

    "ha lo stesso odore della mia vagina"

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    Per me è geniale e mi auguro che faccia veramente tanti soldi.

    Però mi resta la curiosità di sapere da Brad e da Harvey - lo ammetto, con tanta invidia - se lo slogan corrisponda a realtà ...

     

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    Gwyneth Paltrow colta dai paparazzi mentre prende il sole con Brad Pitt quando erano fidanzati (foto prese del web, copyright dei legittimi proprietari)

  5. Recentemente Isotecnic, produttore degli scafandri Isotta, ha realizzato lo scafandro per Nikon Z. Ho richiesto qualche immagine per mostrarla qui su Nikonland e Isotecnic gentilmente ha risposto. Quindi ecco qui la "rossa" Z, tutta italiana, costruita in riva al lago di Garda. Diciamo subito che lo scafandro nasce come Isotta Z7, ma è assolutamente compatibile con la Z6 perchè le due ML di Nikon sono esternamente identiche (UNA BELLA NOTIZIA)

    Gli scafandri Isotta sono caratterizzati, oltre al colore rosso dell'anodizzazione dei due gusci di alluminio che costituiscono la cassa,  anche dalla soluzione di accoppiamento di chiusura dello scafandro stesso costituito da due perni, in basso, e da una grossa manopola posta in cima alla struttura. Un metodo veloce e sicuro la cui tenuta è garantita da doppi Oring  chiamati a lavorare "di taglio" e non per diretta compressione, come per tutti gli altri scafandri in commercio. A parole è difficile da spiegare voglio solo segnalare l'originale differenza di scelta costruttiva.

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    La fotocamera si alloggia su una piastra a sgancio rapido da avvitare alla base. Isotta sfrutta il foro del piolo anti scivolo presente nella base delle Nikon Z, scelta intelligente che evita slittamenti e posizionamenti imprecisi della fotocamera, rammento che bastano poche frazioni di mm per rendere inutilizzabile qualche comando a leva. A tal proposito Isotta offre tutte le possibilità di comando immaginabili, parliamo di decine di leveraggi che consentono di accedere a tutti i comandi, pulsanti e ghiere, della Nikon Z. In acqua fa freddo (per definizione) i leveraggi e pulsanti esterni sono ben dimensionati e quindi ben governabili anche con guanti spessi; di mio ho qualche dubbio sui 5 pulsanti cursore, che mi paiono un po' troppo vicini, probabilmente mi dovrei ricredere, ma così ad intuito mi vedo impacciato con i ditoni coperti di neoprene 5mm ad annaspare tra un bottone e l'altro.

     

    Sul frontale dello scafandro, in alto, sono ben visibili i connettori per il comando in fibra ottica dei flash, quindi Isotta propone un convertitore elettro ottico da accoppiare alla Nikon; però Isotta non dimentica gli affezionati alla connessione Nikonos in rame ed ecco che a destra e sinistra lo scafandro è predisposto per accogliere quei connettori, che però non sono forniti di serie.

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    Lo scafandro offre un magnificatore del mirino utilissimo per vederci qualcosa con una maschera sulla faccia, evidentemente Isotta è certa che il suo utente tipo preferisce inquadrare in modo "classico" e non in stile smarphone. Personalmente apprezzo tantissimo la coppia di piedini robusti ben visibili nella parte inferiore dello scafandro. In barca, sul molo, sulle rocce, da qualche parte lo scafandro dobbiamo posarlo, per questo Isotta ha dotato il suo prodotto con due bei pattini di plastica (credo) per ridurre le abrasioni della parte inferiore della cassa.

    Il bottone ISO è posto proprio accanto alla leva di scatto quindi è raggiungibile con l'indice della mano destra , ciò significa che per intervenire sugli ISO si opera come fuori dall'acqua con indice e pollice

     

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    Bellissime le maniglie, anche loro in alluminio anodizzato, forate ed idrodinamiche già predisposte del giunto a T per alloggiare i bracci porta flash. Interessante, molto interessante un terzo foro predisposto da Isotta probabilmente per la vacuum pump, un dispositivo di controllo pre-immersione utile a garantire la tenuta dello scafandro. Personalmente lo immagino molto più utile per il telecomando della fotocamera scafandrata, funzione banale se vogliamo, ma che i costruttori sottovalutano od offrono a costi irrazionali.

     

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    Quest'ultima immagine mostra lo scafandro in assetto di immersione, con un oblò macro a chiudere l'ampio bocchettone della cassa frontale. Bellissimo, compatto.

    Peccato che ad oggi non esiste un solo obiettivo che possa essere alloggiato nell'assetto mostrato in foto, nè tanto meno un macro. Il 60 micro AFs, il più corto dei macro FX, richiede i 3.8 cm dell'estensore FTZ: lì dentro non ci sta. Non che non si possa portare sott'acqua la Isotta Z con il 60 o il 105 micro, no, ma serve il corretto set di estensori che renderanno l'insieme molto meno compatto di quanto non appaia in questa immagine. Il sistema Isotta dispone di un completo set di oblò piani ed emisferici, di estensori e tutto quello che serve per alloggiare quasi tutti gli obiettivi Nikon F, ma qui parliamo di Z, gli oblò di Isotta saranno sicuramente adeguati alle ottiche che verranno, quando arriveranno.

    Di fatto questa Z rossa segnala che Isotecnic non vuol perdere il treno, anzi, vuole essere tra i primi a trovar posto nel nuovo corso e lo fa con un biglietto da visita di grande rispetto perchè questa rossa è uno scafandro fatto per durare cioè servire il subacqueo in decine e decine di immersioni.

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    Le Ottiche del sistema Nikonos V

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    Il vecchio sistema Nikonos disponeva di un obiettivo ormai mitologico il 15/2.8 UW. Si trattava di un obiettivo supergrandangolare lineare utilizzabile solo in acqua quindi progettato per il mezzo liquido. Quell'obiettivo offriva qualità ottica inarrivabile per qualunque grandangolo rettilineare alloggiato in scafandro (pur usando il miglior cristallo ottico $$ non c'è trippa per gatti, ai bordi si soffre) ed una minima distanza di messa a fuoco cortissima che consente di riempire l'inquadratura con piccoli soggetti del benthos. Va detto che quel tipo di riprese (molto coinvolgenti) erano possibili perchè una piccola fotocamera si può infilare tra anfratti e rocce avvicinando così il soggetto quanto basta, cosa irrealizzabile con strumenti come quello che reggo in mano nella foto seguente.

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    Ora, una qualsiasi mirorrless ha  tiraggio che teoricamente consente l'accoppiata con il vecchio Nikonos 15 UW, la cosa non è passata inosservata ed infatti Nauticam, costruttore iperattivo di HK, ha costruito questo coso qui

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    Che si accoppia all'obiettivo

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    e si monta sullo scafandro della Sony A7

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    I risultati sono spettacolari, quindi il desiderio è un tarlo in testa a tutti i fotosub. Per ora non esiste nulla verso Nikon Z, paradosso, io ho interpellato Isotecnic a riguardo e mi ha detto che ci sono dei problemi di spazio/ingombro non facilmente risolvibili.

    Interessante evoluzione delle cose, corsi e ricorsi, oggetti che non valevano più nulla oggi tornano ad avere appeal quindi a crescere in valore. Sul mercato dell'usato un buon 15mm Nikonos ora vale sui 450-500 euro, ma con tendenza a salire.

     

     

  6. Qualche giorno fa, domenica, dopo l’ennesima uscita senza fare uno scatto decido di mettermi vicino alle mie mangiatoie per vedere di farne qualcuno.

    Soprattutto per provare il mio ormai non più proprio nuovo acquisto 500 Sigma F4 Sport.  Preso ad ottobre, non ho avuto l’occasione di provarlo in maniera decente.

    Non ci ho montato la D500 ma la Z6, finora mai usata per la fotonaturalistica ad animali.

    Sono rimasto poco più di un ora, quest’anno non ho molte specie che frequentano le mie mangiatoie, le 4 specie di Cince, molto confidenti come sempre, qualche Fringuello un Pettirosso ed alcuni Lucherini, il grosso di questi deve ancora arrivare.

    Tutto questo perchè hanno tagliato tantissimi alberi intorno a casa mia e questo ha sicuramente ridotto la diversità delle specie.

    Posterò foto solo dei Lucherini, uccelletto che non ricordo postato mai su Nikonland.

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    Nei lucherini c’è differenza tra i M. e le F. ma sono entrambi molto bellini con il loro Giallo limone accentuato dalla Luce buona dell’inverno.

    Maschio...

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    e Femmina

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    Come si vede i soggetti sono all'ombra con luce forte dietro ma la macchina è riuscita...alla Fine ad ottenere una buona foto, molto nitida.

     

    Alcune le ho fatte con il 500 liscio altre con 1,4x Sigma, 

    ma tutte le foto di questo post sono però con il moltiplicatore solo perché mi piacevano di più....

    Comunque a dimostrazione della qualità dell'accoppiata Sigma.

     un paio di  piccole sequenze

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    I movimenti della testa denunciano un'attenzione a tutto quello che succede intorno.... e che non solo io quello che può essere un pericolo

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    nell'intrigo dei rami...

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    Ero completamente allo scoperto con il limite minimo della messa a fuoco sui rami più vicini.

    Il set non è preparato, come facevo anni fa, quindi niente posatoi bellini, con sfondo uniforme e con luce solare perfetta in determinate ore.

    Quindi vedrete molti rametti intrusi nei fotogrammi e i soggetti a volte all’ombra con il sole sparato dietro.

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    Tutte le foto sono state solo convertite da Nef a JPG e ridimensionate, senza alcun tipo di ritocco.

    Qui una foto all'ombra di una Femmina

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    Le mie impressioni sull’obbiettivo sono quelle che i vari articoli di Mauro hanno evidenziato.

    Nitidezza estrema, veloce e ben bilanciato nel complesso. 

    Ho avuto il 500 Nikon f4 G venduto perchè pensavo di farmi bastare il 500PF... il quale è ottimo e che ho ancora, 

    mi sarà utile sicuramente in certe occasioni,

    ma il “cannone” nelle sue varie forme è insostituibile per certe foto….

     

    La Z6...  ho fatto poco meno di 300 foto in questa occasione, così di schianto  posso dire che non è la D500, come evidenziato da tutti. Però ha l’otturatore elettronico che AIUTA anche se con le mangiatoie gli uccelli diventano sicuramente più confidenti. Con il soggetto in ombra o con molta luce dietro l’AF si perde, ma i colori che ha tirato fuori la macchina sono sono secondo me perfetti e le esposizioni molto buone... per i miei gusti alcune, appena un pò sovraesposte.

    L’AF in quanto a velocità mi sembra molto buono, (lo devo ancora provare con soggetti in movimento veloce), anche se non reattivo come quello della insostituibile per ora, D500….

    Ho preso quasi subito questa macchina dando via la D750, ci faccio e meglio tutto quello che facevo anche prima. 

    Si può, io credo usare in ogni campo della fotonaturalistica agli animali, con i vari Zoommoni, e i vari 300-500 PF, come ci hanno fatto vedere altri qui sul Forum. Per non parlare se si usano ottiche superiori, i vari Tele di casa Nikon o il Sigma come nel mio caso….

    Un saluto da me e da una corrucciata Lucherini....

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    P.S. L'INVASIONE dei LUCHERINi. Un breve, pessimo, filmato del febbraio 2018... 

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

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  7. C'è chi se ne va per orsi in Canada, chi su qualche sentiero di alta montagna, chi riesce a donare bellezza a chi di bellezza ne ha già in abbondanza. Insomma come nella vita c'è chi può e chi non può (anche momentaneamente...), chi riesce e chi non riesce, ma ciò non significa che non si debba comunque provarci e cercare di comunicare qualcosa. Qualche effimera sensazione magari. Quelle che si possono per esempio trovare nello spazio di un paio di ore.

    Finalmente qualche giorno di ferie mi ha fatto ritrovare un pò di serenità e la possibilità di qualche momento per uscire. E visto che il 2 gennaio a mezzogiorno non fa poi tanto più caldo delle 6 del mattino... si parte allora presto. Destinazione i ruderi del castello di Cormons (GO). 

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    Ciò che resta del Castello, come sempre in fase di riattamento (o almeno di messa in sicurezza...) nella parte in cui una enorme stella di natale e le reti da cantiere risultano invisibili...

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    E poi l'attesa del sorgere del sole... Tutte le foto (a parte l'ultima in discesa dalla collina, pardon dal Monte Quarin, col 24-35) sono fatte con D850, Sigma 14-24 e Treppiede Genesis... immeritatamente in mano mia

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    Per fortuna vostra lo spazio non mi consente di annoiarvi oltre... come già detto in un altro blog i momenti dell'alba mi sono sempre piaciuti! Mi basta che vi arrivi almeno un pò di gelo ma soprattutto il silenzio e la pace del momento... Buon anno fotografico a tutti, sperando sia di buon auspicio!!

  8. Oggi ho voluto provare a fare "quasi" wildlife photography con la Nikon Z6, scegliendo un soggetto non terribilmente difficile ma comunque impegnativo: cince e altri uccelletti. Avevo già provato (con la Z6 di Mauro e un'altra volta con quella di un amico) a fotografare "uccellacci", dalle poiane agli aironi, con buoni risultati, ma gli "uccellini" sono più sfidanti, per le dimensioni (molto piccole) e l'irrequietezza.  

    Ulteriore elemento di difficoltà la giornata, iniziata con la nebbia e rimasta scura fino a tarda mattinata quando l'entusiasmo per la natura ormai era stato sostituito da quello per un caffè caldo.

    Niente capanno, solo appesa  una noce bucata ad un ramo e aspettato.  Sulla Z6 ho montato il 300mm f4 PF con il TC14EIII tramite ovviamente l'FTZ. La poca luce ha  comportato ISO alti alti (12.800 a volte) perchè gli uccellini necessitano di tempi ultrarapidi. 

    Come mi sono trovato? Meglio di come pensassi, una volta superato il leggero ostacolo del passaggio da Dx (D500) a Fx, dove tutto è più lontano (ma sarebbe valso anche se avessi avuto la D5 :) ).
     

    A volte "piccolo è bello", ritratto ambientato che da' l'idea del grigiore invernale:

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    E' andata bene in quanto ad incontri:

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    Un bel picchio rosso!

    E poi i soliti piccoli amici:

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    La tenuta agli alti ISO mi ha soddisfatto appieno. Il rumore è contenuto e la nitidezza rimane soddisfacente.  A ISO più bassi passa a eccellente.

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    Crop 100% della foto precedente,  7200 ISO.

    Ho usato AfC e area dinamica. Ho prefocheggiato sul ramo e poi aggiustato il tiro sui soggetti se questi si posavano su rami vicini. Confermo la tendenza a cercare lo sfondo quando questo è intricato, ignorando il soggetto; a volte capita anche con le DSLR, ma meno spesso.  Alla fine però i fuori fuoco non sono stati poi troppi,  in sostanza non ho trovato la cosa ingestibile.

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    Non ho avuto particolari problemi di lag (a parte il blackout al risveglio dallo standby che già sappiamo), oppure può essere che io sia più lento della fotocamera  :D.
    Ho scattato a raffica veloce, ho fatto del chimping (riguardato foto a monitor per cancellare),  ho fatto circa  400 scatti ed ho consumato due tacche di batteria, mi sembra un buon risultato.
    Cosa molto positiva,  non ho sentito il bisogno di tirare fuori la D500 che mi ero portato come backup (per la serie non-si-sa-mai-che-non-ne-azzecchi-una ;) ),  devo solo  riabituarmi ad avvicinarmi un po' di più!

     

    Unica cosa noiosa, il 300 PF con gli sfondi intricati può essere  davvero irritante (non è colpa della Z6 però!).

     

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    Sfondo "sdoppiato" il 300 PF vuole sfondi puliti,  se no si innervosisce! :( 

     

    In conclusione, mi sembra che la Z6 abbia dato una buona prova di sè.

     

     

     

  9. Nikon close up no.5T (+1,5)
    Hoya HMC (+4)
    Marumi DHG Achromat Macro 200 (+5)

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    Sembra banale, ma definire il senso di un accessorio semplice come una lente addizionale non e' inutile.
     
     
     

    In questa occasione voglio approfittare dell'arrivo di una bellissima Marumi DHG Achromat Macro-200 da 5 diottrie di potenza, per metterla a confronto con altre due lenti di simili prestazioni, una Nikon Close UP no.5T da 1,5 diottrie e una ben piu' semplice ed economica Hoya HMC (Multi Coated) da 4 diottrie, ma colgo anche l'occasione per parlare in maniera piu' generale dell'argomento.

     
     
     

    Immagine Allegata: 0030 _D8X5562 02052016  1-30 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG

     
    Una lente addizionale e' una lente positiva (convergente) che si antepone all'obiettivo in uso allo scopo di modificarne lo schema ottico progettuale, diminuendo lunghezza focale e distanza minima di messa a fuoco, in misura proporzionale alla potenza diottrica della lente in questione.

     

    Immagine Allegata: 0027 _D8X5526 02052016  1-40 sec a f - 22 Max Aquila photo (C).JPG

     
    Si considera lente anche un complesso articolato di lenti e dell'aria al loro interno: siamo pertanto abituati a sintetizzare con la definizione di "lente" anche un obiettivo dei piu' articolati, forti del senso della definizione appena data.
    Immagine Allegata: 20058_Lens_Construction_en.jpg
     
    La potenza di una "lente" cosi' considerata si misura in "diottrie" nel seguente modo:
    osservando quante volte la lunghezza focale di una "lente" sia contenuta in un metro.
     
    Un obiettivo (inteso quindi come "lente") da 50mm avra' dunque una potenza diottrica di 1000mm (un metro) diviso 50mm= 20 diottrie...
     
    Anteponendo quindi ad un obiettivo da 50mm una lente addizionale da 5 diottrie, otterremo una nuova "lente" da 25 diottrie complessive.
     
    Usando la precedente formula del calcolo delle diottrie all'inverso, potremo dedurre la nuova lunghezza focale derivata dall'uso di quella lente addizionale:
    Focale= 1000/25= 40mm
     
    L'accorciamento della distanza minima di maf e' pertanto in diretta e proporzionale funzione della diminuzione complessiva di focale ottenuta. 
    Avvicinarsi al soggetto procura invariabilmente una diminuzione della profondita' di campo, aiuta pertanto a staccare meglio il soggetto dallo sfondo.
    Ecco che l'utilizzo di lenti addizionali di moderata potenza puo' agevolare in molti generi, per esempio nel ritratto ed ovviamente nello still life, tanto da definire questa famiglia di elementi ottici come ottimizzata per il "close up" ossia, la fotografia a distanza ravvicinata.
     

    Immagine Allegata: 0028 _D8X5535 02052016  1-800 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG

     

    Il problema che affligge l'utilizzo delle lenti addizionali si riassume in due infauste evenienze:
     

    Immagine Allegata: 0026 _D8X5524 02052016  1-60 sec a f - 18 Max Aquila photo (C).JPG

    -  aberrazione sferica

    - correzione cromatica

     
    entrambe sono fisicamente connesse al fatto che l'aggiunta di un elemento ottico ad uno schema gia' completo, come quello di un obiettivo, non possa che variare in modo certamente negativo il progetto su cui quell'obiettivo si fonda.
    Per arginare il problema nel corso del tempo i fabbricanti di lenti addizionali hanno affinato la qualita' complessiva delle loro migliori realizzazioni, arrivando a realizzare lenti da close up formate da piu' elementi (di solito due) accoppiati in modo da minimizzare entrambi i difetti sopra considerati, prevalentemente il secondo, attraverso la produzione di elementi ottici complessivamente acromatici, ossia ottimizzati su almeno due lunghezze d'onda (quelle del blu e del rosso).
    Ha cominciato Leitz molti decenni fa e poi hanno continuato i giapponesi, tra i quali i responsabili del progetto di due delle tre lenti addizionali oggetto di questo test.


    Immagine Allegata: 0031 tre 02052016   Max Aquila photo (C).JPG

     
    Per realizzare il quale ho utilizzato una Nikon D810 e due obiettivi, non scelti a caso, il Nikon AF-D 50mm f/1,4 un datato rappresentante degli standard della casa di Tokyo ed un piu' recente Micro 85mm f/3,5 per i sensori in formato DX, entrambi con filettatura filtri da 52mm, come la piu' piccola (ma piu' potente) delle tre lenti, mentre le altre due, la Nikon e la Hoya che sono da 62mm, utilizzate con un adattatore step up 62/52mm, qui ritratti insieme sul podio Nikon...
     

    Immagine Allegata: 0025 DP3M0895 01052016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

     
    Il 50 mm rappresenta l'obiettivo cui diminuire la minima maf (che e' di 45cm dal soggetto), mentre il Micro 85 serve a dimostrare come si possa transitare a degli interessanti RR (Rapporti di Riproduzione) partendo da quello massimo dell'obiettivo "naked" di 1:1

     

    Immagine Allegata: 0002 _D8X5411 30042016  1-125 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG

    la corichiamo per avere in bella mostra il "ponte comandi" 

    Immagine Allegata: 0004 _D8X5427 30042016  1-125 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG

     

    e impostando su cavalletto macchina ed obiettivo in MF a minima maf, anteponiamo dapprima
     
    la "vecchia" Nikon close up no.5T da 1,5 diottrie, ottenendo quindi un complesso ottico dalla nuova lunghezza focale di 46,5mm circa
    che ci consente un deciso avvicinamento e "riempitivo" dell'inquadratura complessiva
     Immagine Allegata: 0006 _D8X5442 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG
     
    poi la Hoya HMC da quattro diottrie (focale risultante 41,7mm) 

    Immagine Allegata: 0005 _D8X5437 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

    con la quale si arriva quasi a dimezzare il campo inquadrato rispetto la combinazione precedente
     
    ed infine l'ambiziosa e ponderosa Marumi DHG Achromat Macro-200 da ben 5 diottrie (nuova focale 40mm)

    Immagine Allegata: 0007 _D8X5447 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

    con la quale si concentra ulteriormente l'attenzione su un dettaglio di inquadratura grande oltre un terzo che con la lente da 1,5 diottrie, riuscendo a valutare dettagli ben difficili da poter considerare con l'obiettivo senza aggiuntivo ottico anteposto.
     
    Per curiosita', gli RR risultanti passano da 1:4,4 della combinazione con la Nikon da 1,5 diottrie, a 1:3 con la Hoya da quattro diottrie, per valicare finalmente la soglia tra close up e macrofotografia con l' 1:2,5 del 50mm con la Marumi DHG da 5 diottrie.
     
    Utile per avvicinare a fiori ed insetti solamente avvitando una lente davanti all'obiettivo che non dovrebbe mai mancare in alcuna borsa fotografica (il 50mm...)

     

    Immagine Allegata: 0020 _D8X5487 30042016  1-125 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG

    Nikon AF-S Micro Nikkor 85mm f/3,5 G ED DX

     
    il quale gia' da solo inquadra ben stretto anche senza arrivare alla minima maf di 28,6cm tra soggetto e piano focale della reflex...


    Immagine Allegata: 0003 _D8X5424 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG

     
    ma certamente strettissimo quando lo si conduca al suo naturale max RR di 1:1 Immagine Allegata: 0008 _D8X5455 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG appunto a 28,6cm dal soggetto
     
    Per valutare meglio eventuali slittamenti cromatici, allego anche di ogni combinazione anche un ingrandimento al 400%Immagine Allegata: 0009 _D8X5455 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG
     
     
    Eccoci quindi con Nikon 5T da 1,5 diottrie su 85mm (focale derivante 75,4mm) 
    Immagine Allegata: 0010 _D8X5458 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG RR 1,33:1


    Immagine Allegata: 0011 _D8X5458 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG 400%
     
     
    poi con Hoya HMC da quattro diottrie (focale derivante 63,5mm)
    Immagine Allegata: 0012 _D8X5463 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG RR 1,6:1


    Immagine Allegata: 0013 _D8X5463 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG 400%
     
     
    quindi con la piu' potente del gruppo Marumi DHG 200 da cinque diottrie (focale derivante 59,7mm)
    Immagine Allegata: 0014 _D8X5469 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG RR 1,84:1 (quasi il doppio del RR max dell'obiettivo)


    Immagine Allegata: 0015 _D8X5469 30042016  1-125 sec a f - 32 Max Aquila photo (C).JPG 400%

     

    Immagine Allegata: 0021 _D8X5489 30042016  1-125 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG

    Immagine Allegata: 0019 _D8X5479 30042016  1-125 sec a f - 45 Max Aquila photo (C).JPG

     

    con Nikon 5T

    Immagine Allegata: 0022 _D8X5493 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

    Immagine Allegata: 0018 _D8X5478 30042016  1-125 sec a f - 45 Max Aquila photo (C).JPG (18mm sul lato lungo)

     

    con Hoya HMC

    Immagine Allegata: 0023 _D8X5495 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

    Immagine Allegata: 0017 _D8X5476 30042016  1-125 sec a f - 45 Max Aquila photo (C).JPG (15mm sul lato lungo)

     

    e con Marumi DHG 200

    Immagine Allegata: 0024 _D8X5496 30042016  1-125 sec a f - 16 Max Aquila photo (C).JPG

    Immagine Allegata: 0016 _D8X5475 30042016  1-125 sec a f - 45 Max Aquila photo (C).JPG (13mm sul lato lungo)

     

    giusto per avere un quadro piu' concreto delle potenzialita' relative.

     

    Immagine Allegata: 0040 _D8X4511 11042016  1-800 sec a f - 5,6 Max Aquila photo (C).JPG

     
    In buona sostanza, comprare lenti addizionali della categoria di Marumi e Nikon, (doppietti acromatici onerosi non solo per peso), potrebbe costare ben di piu' che un set di tubi di prolunga che portino ad analoghi RR e distanze minime dal soggetto.

    Immagine Allegata: 0046 _D8X4743 12042016  1-250 sec a f - 11 Max Aquila photo (C).JPG

    (a proposito, la distanza utile tra soggetto e lente con la Marumi da 5 diottrie montata sul 50/1,4 scende fino ad 11 cm).
     
    Ma i tubi di prolunga aumentano disagio e diminuiscono luminosita'; rendono scomoda la fotografia ravvicinata "errante" e in ultima analisi non lasciano intatte le prerogative ottiche dell'obiettivo in uso, 
     

    Immagine Allegata: 0043 DP3M0530 12042016  1-160 sec a f - 4,0 Max Aquila photo (C).JPG

     
    aumentando quantomeno la superficie di aria tra lenti e sensore...per non parlare di riflessi indesiderati e aumento possibile di flare e ghost. 

    Immagine Allegata: 0041 _D8X4593 12042016  1-1600 sec a f - 5,6 Max Aquila photo (C).JPG

     

     Queste lenti utilizzate, tra le quali la Hoya costa quanto due pizze ed una birra a casa, invece sono facili, veloci, quasi del tutto esenti da aberrazione sferica e da slittamenti cromatici consistenti.
    Inoltre non si "devono" utilizzare per forza al massimo RR disponibile, come con i tubi di prolunga si fa. Quindi risultano utili anche a distanze intermedie per avvicinarsi senza pericolo a soggetti ...minacciosi
    Immagine Allegata: 0044 _D8X4713 12042016  1-250 sec a f - 8,0 Max Aquila photo (C).JPG Immagine Allegata: 0045 _D8X4741 12042016  1-250 sec a f - 11 Max Aquila photo (C).JPG
     
    La mia Nikon 5T mi piace meno delle altre due, ma potrebbe esser causa della sua eta' (anche progettuale):
    ha una dominante rosata che non le puo' far raggiungere la neutralita' della Marumi, la cui trasmissione luminosa, forte del doppietto acromatico di cui e' costituita, me la fa preferire di gran lunga alle altre.
     

    Immagine Allegata: 0042 _D8X4601 12042016  1-1600 sec a f - 5,6 Max Aquila photo (C).JPG

    (Tra poco mi arrivera' anche la versione DHG 330 da tre diottrie per aggiungere materiale a questo test, o proporne un secondo)
     
    Certo ...costa.
    Piu' di un trio di tubi di prolunga: ma la maneggevolezza che ne deriva mi fa spendere quei soldini in piu' senza pensarci tanto...
     
    E chest'e'!  :marameo:
     
    Max Aquila photo © per Nikonland 2016

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    Annæ
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    Buongiorno,

     

    Ho scoperto l'esistenza di lenti aggiuntive per diametro 62 mm prodotti dalla Nikon che servono per aumentare le possibilità di alcune lenti da macro. La mia domanda è semplice: dove posso trovarle?

    Screenshot_2019-12-08-19-33-57-103_com.android.chrome.png

  10. Un piccolo intervallo tra i matsuri per tornare un attimo in quel di Tokyo per parlare di nuovo di animazione. Avevo già approcciato questo argomento in un precedente articolo (Qui) riferito alla città di Uji, stavolta la serie animata è legata a un luogo particolare della capitale nipponica, un santuario shintoista: il Kanda Miyojin. Myojin significa, letteralmente, “divinità brillante”, nome che gli è stato attribuito per il suo colore rosso acceso e le decorazioni in oro.

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    La fondazione di questo santuario risale al 730 d.C. (secondo anno dell'era Tenpyō) ed era ubicato a Shibasaki, un villaggio di pescatori. Un primo trasferimento, a causa dell’ampliamento del castello di Edo, lo ha portato nell’ex quartiere di Kanda (1603) dove è rimasto fino al 1616, quando è stato nuovamente trasferito nella sua ubicazione attuale: una piccola collina nei pressi di Akihabara.

    L’edificio attuale, dopo essere stato distrutto e ricostruito varie volte, è stato realizzato in cemento armato nel 1934, cosa che gli ha permesso di superare il secondo conflitto mondiale. Il portale d’ingresso, invece, è stato ricostruito, utilizzando legno di cipresso, alla fine del 20° secolo.

    Questo santuario ha visto di recente allargare la sua notorietà per motivi tutt’altro che spirituali: è stato, infatti, usato come ambientazione di alcune scene in popolari serie animate come, ad esempio, ‘Love Live!’, dove una delle ragazze protagoniste (Nozomi) lavora part-time in questo luogo, e  Love Live! Sunshine!!’.

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    Paradossalmente quello che ci viene mostrato per primo nell’animazione è uno dei 2 ingressi secondari dell’area sacra, costituito da una grande scala utilizzata dalle protagoniste della serie per allenarsi nella corsa.

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    Arrivati in cima alla scala inizia l'area del santuario

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    Honden

    L’Hoden, l’edificio più sacro dove viene conservata la reliquia del/dei kami. In genere è chiusa al pubblico e nemmeno i sacerdoti vi accedono se non per i riti più importanti.

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    Ovviamente non potevano mancare gli ema, presenti in tutti i luoghi di questo tipo del Giappone

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    il Zuishin-mon, struttura a due piani che fa da ingresso principale all'area.

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    Per concludere, una cosa che in queste serie animate non appare mai è il torii, il portale di accesso all'area sacra

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    またね

    PS: in Love Live la parte musicale la fa da padrona, con delle canzoni molto belle, come questa: Yume no tobira, la porta dei sogni! (se qualcuno fosse curioso...)

     

  11. Alla fine non ho resistito.. malgrado che dei veri amici mi avevano consigliato di non acquistare nulla.. ma come si fa?  è dura..

    e allora mi è capitata la prima occasione e... ho fatto la pazzia, ho acquistato.. questo, cioè no.. questa..  mi direte :  " e il resto? "  il resto verrà tranquilli.. 

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    lo scatolo arrivato fresco fresco oggi..

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    a dire il vero.. avevo pensato di aver sbagliato..    ma poi..

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    ecco che spunta..

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    e alla fine sbuca...

    nel mio piccolo, la prima mini-cronaca, poi mi auguro che prima di natale il mio Capo mi dia il permesso..   ( beh.. mi aveva detto di si, ma sapete come sono i capi...  )

    ed eccoci alla fine.. ma è ancora sigillato direte voi, è vero..  e lo resterà sino all' arrivo della Zetina.. tra una settimana.. tra due settimane.. tra tre settimane... beh basta.. saresti già fuori tempo massimo..

    io ho fiducia.. spero di non avervi annoiato, certo.. tanti di voi mostrano cose per me da fanta e poi sienZa.. ma un pazzettino alla volta..

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  12. nikolas
    Latest Entry

    Un giorno d’autunno in questa affascinante cittadina di 180 k abitanti. Pur sotto una cappa di nuvole grige e conseguente luce pessima riesce comunque ad esprimere una atmosfera particolare: mi pare di entrare in un altro mondo. Una visita fugace alla città che meriterebbe,  invece,  qualche giorno di attenzione. Ma si fa il possibile con quello che si ha.

    # 1 veduta dal fiume Salzach,  entrando nella città vecchia

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    # 2 e dall’alto della rocca Mönchsberg

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    # 3

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    # 4 per le vie della parte vecchia

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    # 5

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     # 6 passando per la celebre Getreidegasse

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    # 7 per arrivare al mercatino, unica nota di colore,   dove si può trovare perfino il radicchio rosso tardivo di Treviso (re spadone per quelli della Marca);

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    # 8 si arriva poi alla piazza dove sorge  il Duom,  su progetto di Santino Solari in stile barocco (la prima a nord delle Alpi). In precedenza sorgeva una cattedrale fin dal  767,  distrutta da un incendio nel 1167; fu ricostruita per volere  dell’arcivescovo Konrad III von Wittelsbach ma nel 1598  venne danneggiata dalle fiamme. L’allora arcivescovo Wolf approffitò dell’incendio per raderla  al suolo e fu il cugino   Markus Sittikus von Hohenems che le diede l’attuale aspetto;

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    # 9 l’interno

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    # 10

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    # 11

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    # 12 ampi spazi ma anche luoghi meditativi 

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    # 13

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    # 14  l’immancabile omaggio a Mozart

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    # 15 in piazza

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    # 16 giornata uggiosa anche per gli animali...

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    # 17 il piccolo cimitero adiacente il Duomo

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    # 18 spostandosi verso la fortezza di  Hohensalzburg costruita nel lontano 1077 dall’arciverscovo Gebhard con funzioni difensive militari, modificata tra l’alto dall’arcivescovo Leonhard von Keutschach, oggi è adibito a museo

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    # 18 Interni

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    # 19 

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    # 20 dove in una sala è rappresentato un assalto in battaglia con le armi dell’epoca.

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    # 21 la visita volge  al termine e un timido raggio di luce regala un verde fino a quel momento nascosto.

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    Certmente la luce è stata la grande assente, ma a volte bisogna fare con quello che c’è... 

     

  13. Il riferimento alla pellicola cult di John Milius non è per niente casuale... in effetti ieri era mercoledì. E io avevo voglia di provare la D500 sul campo che preferisce, lo sport. L'idea di scrivere questo blog, invece, già mi balenava per la mente da alcuni mesi, e i campionati FISW, che quest'anno non solo assegnavano i titoli italiani, ma decidevano le qualificazioni per Tokyo 2020 per la specialità shortboard, sono stati la giusta occasione.

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    Galeotto è stato un libro, una classica lettura estiva dal titolo Giorni Selvaggi, scritto dal giornalista e scrittore americano, premio Pulitzer per i suoi servizi di guerra dalla Somalia, William Finnegan. Giorni Selvaggi è la sua storia, la sua vita. Una vita divisa da sempre tra il grande amore per la letteratura e la religione (perchè di questo si tratta) del surf. Una vera e propria folgorazione nata alle Hawaii quando ancora era un ragazzino. Un libro avventuroso, straordinario; un ritmo che non annoia, piuttosto incuriosisce.

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    Finnegan (oggi 67enne) ha girato il mondo per oltre cinquant'anni cercando le onde più difficili da surfare, quelle che egli stesso definisce onde killer, che si infrangono con lo stesso fragore di due treni che si scontrano; racconta della sensazione di terrore assoluta che si prova a surfare un'onda veloce, alta dieci metri. Terrore che in una manciata di secondi si fonde con la gratificante euforia per averla surfata senza cadere. Stati d'animo contrastanti che “sparano” l'adrenalina a mille.

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    Una vita fatta di passione, rischi e sacrifici, tirando a campare, nel suo girovagare, con i lavori più umili: cameriere, benzinaio, giardiniere e di tanto in tanto qualche articolo che le riviste di surf australiane pubblicano volentieri. Persino insegnante di storia nel Sud Africa dell'apartheid, in un college per ragazzi di colore. Più avanti, da giornalista e inviato di guerra non viaggiò mai senza la sua tavola da surf. In quegli anni affrontò persino le onde di El Salvador durante la guerra civile e della Somalia... un bersaglio perfetto. Troppo difficile però rinunciare alla gioia di surfare, quasi per esorcizzare quei momenti difficili, di drammatica sofferenza. Un surfista randagio che i giorni selvaggi li ha vissuti per davvero, affrontando onde che oggi non esistono più perchè il mare, nel suo incessante lavoro di erosione, modifica i fondali. E' geloso delle "sue" onde e sa che non potranno mai più ripetersi e nessuno potrà mai più surfarle.

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    Il campo di gara era lo spot di Mini Capo, nei pressi di Mandriola. Al mio arrivo (intorno alle 11) gli atleti erano già in gara da un paio d'ore, sulla line up, alle prese con onde di circa 4 metri che arrivano in serie (swell) di 3, distanziate di circa 5 secondi. Vento di maestrale, oltre i 25 nodi, abbastanza destabilizzante quando si sta su una tavola piccola, leggera e difficile da controllare come la shortboard. Ma loro sono bravissimi e spettacolari, agili e veloci interpretano alla perfezione ogni minima increspatura sull'acqua. Lo spettacolo infinito di uno degli sport tra i più fotogenici in assoluto... e io mi diverto come un matto. E la D500 nelle mie mani è una scheggia, reattiva e infallibile, nonostate il vecchio 70-300 VR, ieri veramente alla frusta (in attesa che mi arrivi il 200-500). E non potrei scrivere niente di meglio di quanto è statoo scritto finora su Nikonland. Voglio solo pensare che siano le immagini a parlare.

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    E qualche volta l'onda ha la meglio, il mare non si lascia addomesticare

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    Come al solito, spero di aver fatto un lavoro almeno dignitoso. In ogni caso, per poche ore, mi sono divertito tanto. E leggete Giorni Selvaggi, ne vale davvero la pena.

    Pezzo consigliato, visto l'argomento: dal genio di Brian Wilson, Surf In Usa, Beach Boys:)

     

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    Questa la locandina, anticipata via mail e poi con sms .

    "Evento" in via Novi 4 ( le macchine e le lenti Nikon sono in Via Tortona 32, giusto girato l'angolo ) in un posto in cui si arriva agevolmente solo se vi ci porta un drone.

     

    Parco macchine e soprattutto lenti da fare invidia al duty-free di Dubai, poca gente forse per lo sciopero o per la natura in se dell'evento o forse tutti come me con i minuti contati ( o magari della Z50 gliene importava poco poco ).

    Quasi zero attesa e 30 minuti in cui fare il "Jared Polin" con molti meno capelli.

    Parete a f8

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    Forzatura a 25600 iso

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    Con flash

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    e senza

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    "Sfuocato" a 50mm ( 75 equivalente ) f 6.3 , maf sul cerchio piu' vicino.

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    Paragone dimensionale con RX100 ( a riposo e con lente estratta )

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    In mano e' piccola, il mio mignolo resta completamente al di sotto , ha il feeling Nikon ed appare come una sorellina della Z6 ( e Z7 ).

    Gli 11 scatti al secondo sono reali, peccato che il buffer dopo circa 20 dia forfait e...si aspetta ( con Z6 e xqd non mi e' successo ) , avevo una sd lexar 1000x da 450 Mb/s.

    Giornata con luce ma nulla di eccezionale, ho fatto una prova con alti iso cosi' come alcune con il flash giusto per averne un'idea.

    L'abitudine ai tasti della Z6 si sente e quindi quello che manca lo senti subito perche hai in mano qualcosa che ne e' parente ma...in piccolo ( che non e' detto sia un difetto ).

     

    E, a proposito di parenti, ce ne era uno MOOOOOOOOOOOOLTO particolare :

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    Un dettaglio non a caso

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    Eccolo riposto nella valigetta che costa come l'85 1,8

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    Quattro righe e alcuni scatti cosi' come usciti dalla macchina, il 50-250 non era disponibile ( ne avevano solo 2 per le dimostrazioni, hanno detto ) ; ci saranno anche domani, sabato 26 ottobre.

     

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    Una domenica dello scorso luglio, d'accordo con una coppia di amici e dei rispettivi figli decidiamo di fare una camminata al rifugio Ponti, situato in val masino ai piedi della parete ovest del monte Disgrazia.

    L'escursione (faticosa ma pressocché priva di difficotà) parte dalla piana di Preda Rossa e si sviluppa nella valle omonima.

    (Chi volesse effettuare la medesima escursione o semplicemente raggiungere il punto di partenza, molto frequentato anche da chi vuole semplicemente fare un picnic, sappia che per percorrere la strada che conduce fino lla piana occorre pagare un ticket del costo, se non ricordo male, di 5€)

    Lasciata l'auto e icalzati gli scarponi, partiamo quindi per l'escursione

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    Il sentiero si addentra per una prima grande piana attraversata dal torrente che forma diverse anse

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    Quindi inizia a salire portando ad un secondo pianoro

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    Il meteo non sembra essere più dalla nostra parte ed inizia a piovere proprio metre attacchiamo la seconda rampa che sale ripida sulla sinistra della piana.

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    Ma per fortuna si tratta di un emporale che lascia presto il posto ad un bel sole brillante; possiamo quindi godere del panorama sulla vallata

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    e riprendere la salita che da qui ha come sfondo la parete del Monte Disgrazia

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    Il sentiero è curcondato da cespugli di rododendro e altri fiori alpini

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    Passiamo a fianco ad una picola Madonna che ci mostra in lontananza il rifugio, meta della nostra gita

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    Siamo stanchi (qualcuno più degli altri) ma la meta è ormai vicina

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    Ed eccoci fialmente arrivati; giusto il tempo di mettere qualcosa sotto i denti sperando di godere un po' del sole ma ecco che riprende a piovere e ci rifugiamo all'interno in attesa che smetta.

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    Passato il secondo temporale il cielo torna più azzurro di prima e possiamo riprendere la via del ritorno attraversando in discesca un picolo nevaio già percorso in salita

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    e ammirando i fiori tipici di queste altitudini

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    C'è ancora molta strada da fare

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    Ma piano piano si ridiscendono gli sbalzi che conducono alle due piane

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    Ormai siamo esausti e i piedi dolgono

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    Ma riguadagnamo il parcheggio dove ci attendono le auto.

    Rientriamo a casa stanchi ma felici e appagati per la bella giornata trascorsa in un ambiente meraviglioso

    R.M.

    (Tutte le foto sono realizzate con Nikon D700 alternando Nikon 24-120mm f/4 e Nikon 17-35mm f/2.8, in alcuni casi con Filtro polarizzatore)

  15. Io sono la fotocamera, io sono il paesaggio. La macchina è solo un mezzo, con proprie caratteristiche che esprimono il risultato voluto. 
    Fulvio Roiter dice che Il digitale riduce l'inerzia. Vero, viva il digitale, quando a scattare siamo noi, ma questo vale anche per l'analogico.
    Scattando con pellicola, dopo anni di digitale, si riscoprono limiti ma anche fascino, specie in bianco e nero.
    E' da qui che voglio rincominciare! 

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  16. Il piu’ grande evento aereo greco, la Athens Flying Week (AFW), Tanagra International Air Show 2019, e’ stato svolto nei giorni 20,21,22 e 23 di Settembre per l'ottavo anno consecutivo.

    L’ evento ha premiato più di 60.000 spettatori dalla Grecia, nonché i 4.000 visitatori stranieri che hanno viaggiato ad Atene da 18 paesi d'oltremare, AFW 2019 ha preparato una festa aerea unica che ha fatto salire l'adrenalina!

    Quest'anno e per la prima volta ad Athens Flying Week, ha partecipato ‘’Patrouille de France’’. A 66 anni dalla sua nascita, la pattuglia francese è stato uno dei principali cluster di spettacoli aerei al mondo e ha presentato nel cielo di Atene le incantevoli formazioni di precisione per cui è rinomata.

    Il programma di volo e’ stato ricco anche quest'anno, con i Royal Jordanian Falcons, il belga F-16 Solo Display DARK FALCON, il Solo Display Saab 105 dell'aeronautica austriaca, il francese MIKA BRAGEOT (che è uno dei piloti RED BULL AIR RACE), così come il leggendario FLYING BULLS, con tre veicoli volanti che sono stati per la prima volta in Grecia: il Douglas DC-6B, lo storico Chance Vought F4U-4 Corsair e l'elicottero B0105.

    Gli spettatori hanno avuto anche l'opportunità di ammirare i paracadutisti Sky Dive Attica, Stijn De Jaeghere Aerobatics dal Belgio con l'XTRA 300, l'RC Kavala Acro Team e, naturalmente, i caccia e gli elicotteri delle forze armate greche, F16, Mirage 2000-5, T-6 TEXAN II, TECNAM P-2002JF e F-4E Phantom II per una presenza ancora più dinamica di quella a cui siamo abituati.

     

     

    Tutte le foto di esibizioni aeree sono state fatte con la Nikon D500 + MB-D17 + AF Nikkor VR 300mm f2,8G ED.

    Il resto con la Nikon Df e le ottiche: Afs Nikkor 18-35mm f3,5-4,5G ED e AF Micro Nikkor 70-180mm f4,5-5,6D ED.

     

     

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    Paracadutista di Sky Dive Attica con la bandiera greca da 100mq di superficie.

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    l'RC Kavala Acro Team con il modellino in scala 1/40.

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    Italia con Luca Bertossio in esibizioni con il suo aliante

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    Ancora Italia con CAP-21DS ''Silver chicken'', al commando Sergio Dallan, 20 volte Campione Italiano di Acrobazia Aerea.

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    Il francese Mika Brageot con il ''Black Wolf''

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    Dutch Rush aerobatics, aereo Sukhoi 26 con pilota Frank Van Houten.

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    F16 dell'aviazione militare greca.

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    Mirage 2000 dell' aviazione greca.

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    Gli elicoteri dell' aeronautica marina greca.

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    il Douglas DC-6B

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    Quest'anno l' Aegean Airlines festeggia i suoi venti anni. Qui presente con il Boeing 721 in volo con il Douglas DC-6B

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    Lo storico F4U Corsair, il caccia che ha combatuto contro i famosissimi ''zero'' giapponesi.

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    La Francia con la famosa ''Patrouille de France''

     

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    Lo svedese Johan Gustafsson con il suo aliante illuminato di notte. E' stata una poesia di movimenti eleganti.

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  17. Come da titolo quest'anno si è celebrato il 31st International Festival of Photojournalism del Visa Pour l'Image (https://www.visapourlimage.com/en) e come di consueto ho partecipato anche a questa edizione.

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    Ricordo che il Visa Pour l'Image di Perpignan (Francia) è il festival del fotogiornalismo più prestigioso a livello mondiale ove si espongono i reportage e le fotografie provenienti da tutto il mondo e che offre la opportunità di entrare in contatto, durante la prima settimana del festiva, con i vari autori e i migliori fotografi del settore nonché di venire a conoscenza delle varie attività/avvenimenti che si intraprendono a livello mondiale.

    Dire che questo festival, ormai concluso, e' un "Must" per tutti quelli che vivono o respirano il o nel mondo del fotogiornalismo.

    Come di consueto vengono messe a disposizione varie sale per le esposizioni dei lavori, che provengono dai piu' remoti posti del mondo, e che il tutto e' gratis per qualsiasi spettatore.

    Quest'anno, tra tutti i reportage presentati, vi erano due interessanti retrospettive di due fotografi raccomandabilissimi come il due fotografi francesi:  Patrick Chauvel (http://www.fonds-patrickchauvel.com) con il suo  "50 Years On the Front line" e Alain Keler (http://www.myop.fr/photographer/alain-keler) con il suo "Diary of a Photographer".uno spettacolo poter vedere i loro lavori e leggere/ascoltare le loro esperienze, o il lavoro del serbo Goran Tomasevic (https://widerimage.reuters.com/photographer/goran-tomasevic) con "Another Civil War in Libya" oppure  il lavoro dell'Italiano Valerio Bispuri (http://www.valeriobispuri.com/vb16/) con  "Prisoners" per citarne alcuni.

    Insomma vi erano foto e fotografi per ogni genere del fotogiornalismo, come detto un "MUST" che personalmente non mi perdo mai da molti, moltissimi anni.


    Adesso bisogna attendere altri 12 mesi per poter partecipare alla 32sima edizione, quindi per tutti gli interessati, che mettano un ricordatorio nella propria agenda per il prossimo anno, perche per me non c'e' migliore forma di piacere che passare per un paio di giorni Perpignan e godere del festival https://www.visapourlimage.com/en

     

    Aggiungo un po di foto "catturate" durante la mia presenza a Perpignan, spero siano gradite....

    Foto scattate con la mia compagna di viaggio leggero, una Fiuggi....😱......si niente Nikon per questo evento.

    PS: scusate per la qualità ma le sto ridimensionando e caricando dal telefono.

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  18. Ciao a tutti, iniziamo il confronto tra i due flash di fascia alta di casa Godox da montare su torretta.

    Due parole prima di spararli contro al muro e vedere come cambia la luce con i modificatori che hanno in comune.

    I flash a torre o speedlight sono utili. ti consentono di portare luce ove manca, oppure solamente migliorare la luce già esistente, il tutto senza creare allestimenti laddove non ci sia il tempo o lo spazio per farlo, solitamente quando sono sul campo per lavoro ho due speedlight che, se ho la fortuna di avere un'assistente (non sempre è libera) posso usare abbinati per migliorare di tanto la luce anche dove luce c'è.

    Si capisce che il mio modo di usarli è, per gusto personale, il meno invasivo possibile, ovvero, migliorare e non modificare la luce presente, in modo da creare l'effetto wow da parte dell'osservatore.

    Ne consegue che, difficilmente li uso a piena potenza così come difficilmente li sparerò direttamente in faccia dei malcapitati soggetti; odio l'effetto "pettinato" davanti e tutto nero dietro, l'ho sempre mal tollerato anche quando non c'era molta alternativa a causa dell'impossibilità di salire con gli iso.

    Ora che sapete come uso sti aggeggi vi mostro in cosa constano questi due oggetti ed i vari modificatori disponibili per l'uso disinvolto.

    Più avanti vi spiegherò perché ho scelto il testa tonda come secondo speedlight (o meglio arrivato secondo ma è il principale).

    Buttiamo tutto su un tavolo:

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    Per l'860 non esiste un cupolino ufficiale, cosa che mi è un po' mancata venendo dagli SB800 il cui cupolino (in English dome) non solo era di serie ma impostava la parabola in posizione grandangolare per fargli prendere la luce al meglio e devo ammettere che funzionava a meraviglia, non fosse altro che negli anni, hai luogo ad usare stilo di qualità, su tre scatti a fila il terzo era sempre più scuro del primo, motivo per cui ho dovuto cambiare.

    Quindi per l'860 ho comprato uno dei tanti dome che si trovano su Amazon. E questo si trova a sx a fianco del flash.

    A dx del V1 invece abbiamo il kit AK-R1 disponibile anche per AD200 con testa tonda, costa circa 60€ e contiene un po' di cosette utili:

    Un diffusore (analogo a quello incorporato che si sfila dal 860)

    Un porta gelatine con 6 gelatine di correzione

    Una paletta di rimbalzo (corrispondente, ma più grande, a quella che esce dal 860 tirando fuori il diffusore)

    Uno snoot di gomma

    Un cupolino (dome) rotondo

    Un honeycomb (nido d'ape) utilizzabile in combinazione con altri accessori (tipo lo snoot)

    Ed un riflettore a 4 alette per modellare il fascio di luce

    La custodia dove tutto è incastrato in maniera millimetrica.

     

    A cosa serve tutta sta roba?

    A controllare al meglio la luce utilizzando anche il flash in remoto o su stativo esterno, il tutto in una pochette che sta comodamente in borsa.

     

    Ora veniamo al confronto con i modificatori che hanno in comune.

    La parete è grigia, grigio medio per la precisione, è la parete del mio studio, la distanza delle teste è di 40cm (misurati col telemetro laser) i flash impostati ad 1/64 della potenza 100 iso 1/125 f4

    I due flash nudi

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    Qui si evince subito che la morbidezza della parabola (a 28mm minima) del V1 a sx è inevitabilmente migliore ciò comporta nel caso di necessità di colpetto frontale, di avere una uniformità molto più bilanciata. (ottima per il ritratto)

     

    Il V1 resta nudo l'860 monta il cupolino

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    La luce diventa molto uniforme anche sul testa rettangolare ma perde potenza (e si scalda pure un po') in ogni caso quel dome è un must se si punta in faccia

     

    Montiamo il dome anche sul V1

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    Resta un pelo più luminoso e (per il momento che è nuovo) la temperatura non cambia

     

     

    Tiriamo giù il diffusore (grandangolare) incorporato del 860 e montiamo quello del V1

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    Come va di moda dire adesso "bene ma non benissimo" anche qui i riflessi interni della parabola del 860 creano brutti riflessi (ovviamente a distante operative utili si appiana un po' tutto)

     

     

    Ora alziamo l'aletta di rimbalzo e montiamo quella del V1

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    Sul V1 è in abbinamento con il diffusore grandangolare, in teoria dovrebbe arrivare più luce da riflettere.

     

     

    Ora vediamo la natura dell'illuminazione e l'effetto sulle ombre utilizzando i due flash con relativo modificatore;

    V1 vs 860 lisci

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    Con cupolino (dome)

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    Cupolino più diffusore

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    Solo diffusore grandangolare

     

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    Aletta di rimbalzo con parabola a 60°

     

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    Per curiosità aggiungo la griglia col V1 per mostrare come cambia la natura della luce (o meglio delle ombre) sul soggetto.

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    Le immagini sono volutamente prese in TTL per vedere come la macchina gestisce l'esposizione, ho scelto la Z7 perché è la macchina fino ad ora che mi pare più bilanciata nella misurazione TTL (anche se ho dovuto rifare alcune foto perché il fuoco partiva via o non cadeva nel punto giusto nonostante il cavalletto)

     

  19. Il viaggio in questa terra era in scaletta da molto tempo, sempre rimandato perchè le condizioni meteo di questi luoghi sono sempre troppo variabili e poco attraenti per noi. Quest'anno avevamo programmato lo Sri Lanka, ma gli eventi terroristici di aprile scorso ci hanno fatto desistere quindi abbiamo "ripiegato" in Scozia.

    Arrivati ad Edimburgo ci fermiamo 3 giorni per visitare la città

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    Proseguiamo poi verso Saint Andrews

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    La Scozia è terra di castelli e ci fermiamo a visitare quelli che abbiamo ritenuto più interessanti

    Glamis Castle

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    Dunottar castle

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    Loch Ness

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    Dunrobin Castle

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    Ardvreck Castel

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    Eilean Donan Castle

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    Dunvegan Castle

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    Salendo verso nord ci sono alcuni punti e paesini interessanti.....

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    .....tra cui il villaggio di pescatori di Pennan

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    Balnakiel Bay

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    Sango Sands Durness

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    Plockton

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    La parte più bella ed interessante della Scozia, a mio avviso, è l'Isola di Skye

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    48607737726_51f778a370_o.jpgSkye

    48608662121_ea008321e1_o.jpgSkye

    48625093557_eb78820ef6_o.jpgSligachan Old Bridge

    48626327322_3b284aef44_o.jpgFairy Glen

    48624938991_34a84d042f_o.jpgMealt Falls

    48644179227_99c2687ec9_o.jpgGlencoe Lochan

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    48660173727_ce54735638_o.jpgNeist Point Lighthouse

    Il viaggio è stato organizzato in completa autonomia, siamo partiti verso la metà di luglio ed è durato circa tre settimane. Per gli spostamenti abbiamo utilizzato un'auto presa a noleggio. Ho portato con me l a seguente attrezzatura fotografica: Nikon D800; AF-S 14-24/2,8; AF-S 28-70/2,8; AF-S 80-200/2,8; AF-D 105/2,8; AF-S 200-500/5,6VR; manfrotto befree, filtri ND e GND Kase serie wolverine.
    Le tre settimane di permanenza ci hanno permesso di girare con relativa calma, ma soprattutto mi hanno permesso di rimanere su una determinata location mediamente 2 gg, in modo da avere più possibilità di fotografare con condizioni meteo favorevoli. Il resto delle foto qui .

    Ciao

  20. Pubblicai questo mio lavoro nel vecchio sito Nikonland, ci sono molto affezionato per cui lo ripropongo anche su questo portale sperando di fare cosa gradita.

     

    "Il luogo di confine tra terra e mare"
    Reportage sulla "vita" del porto di Katsuura - Giappone

    Premessa

    Il luogo di confine tra terra e mare.
    E’ così che vedo il porto. E’ un luogo che mi ha affascinato fin da piccolo, quando andavo con il babbo a girellare tra le barche ed i pescatori alla scoperta del pescato del giorno.
    Mi chiedevo “chissà se il mare sarà stato un pacifico amico o un feroce nemico in quest’ultima notte? Chissà cosa avrà donato loro in cambio di tanta forza e determinazione?”.
    Così lo stridio dei gabbiani, la brezza salmastra e gli schiamazzi dei pescatori mi sono sempre rimasti dentro, ammantati da quell’aura di magia che solo un bambino può percepire.

    Vorrei accompagnarvi in questo mio viaggio in Giappone, farvi vedere l’approssimarsi dell’alba, il chiarore del nuovo giorno che si intensifica sempre più per poi lasciare spazio nuovamente alla dorata luce del tramonto, anticamera di una nuova notte. Farvi ascoltare il rumore delle macchine che si mescola al garrito dei gabbiani, farvi sentire il vento che fa entrare nelle narici l’odore del mare, del pesce, del sale. Vorrei farvi compagnia mostrandovi ciò che ho potuto imparare nel tempo che ho passato in compagnia dei tanti lavoratori che questo luogo, che io chiamo “Il luogo di confine tra terra e mare”, lo chiamano “Casa”.

    Buon viaggio.

     

    (Click sulle anteprime grazie)

     

    Ore 03,00 am

    Lascio il tepore della casa e vengo accolto dall'aria fresca della notte. Scruto il cielo per sapere se pioverà e penso che, nello stesso momento, di fronte ad altre case, ci sono persone che stanno facendo la stessa cosa, come ogni mattina.

    Intorno a me le strade sono silenziose, buie le finestre delle case. M’incammino invisibile per strade cieche.
    Arrivo al porto e non sono certo il primo, le barche per il Kimmè sono appena uscite in mare e la banchina è quasi deserta. Quest'atmosfera mi dà un senso di calma e tranquillità, il silenzio mi circonda ed è interrotto solo ritmicamente dalle piccole, discrete onde che s’infrangono sulla rada. Siedo su una bitta arrugginita e gusto un caffè caldo mentre, sommessamente, arrivano i primi uomini e donne, lavoratori e lavoratrici che chiacchierano tra loro in attesa del ritorno della prima barca. Preparo l'attrezzatura fotografica con calma, so che le barche sono ancora lontane, perse nel mare. Poi si ode un rumore e, come fanno tutti gli altri, mi volto verso il mare aperto sapendo che vedrò una piccola luce bianca avvicinarsi rapidamente.

    La lunga giornata del “Porto” sta per avere inizio.


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    I primi ad arrivare sono i pescatori di aragoste che hanno appena ritirato le reti. Il loro arrivo è rapido, come rapida è la loro ripartenza, giusto il tempo per scaricare a terra un intrico di reti gialle e rosse che sono già scomparsi, inghiottiti dal nero della notte. Le baracche di lamiera che prima attendevano silenziose nella penombra, s’illuminano e si animano di operai che, con gesti rapidi ed esperti, iniziano a districare e ripulire quell'ammasso fatto di reti, alghe, pesci e conchiglie. Le aragoste finiscono nell'acqua di secchi colorati, i pesci in altri contenitori, le conchiglie e le alghe vengono scartate e le reti appese ordinatamente sui  loro supporti. Bisogna lavorare rapidamente, altre barche hanno già salpato il loro carico e stanno correndo verso di noi, quando il vento gira sento già il loro motore. Ma questa gente non ha bisogno di guardare l’ora per sapere quanto tempo gli resta, finiscono di dare l'ultima spazzata alle alghe che hanno accumulato proprio mentre una barca entra nel porto.

    E si ripete lo stesso copione, un'altra volta ancora, e non sarà l'ultima stamani.


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    Il tempo passa, l'alba sta arrivando, il cielo cambia colore e sono l'unico che ha il tempo e la voglia per accorgersene. Scatto un'altra foto, magari un giorno avrò l'occasione per far vedere a queste persone di che colore è il cielo della mattina su di loro. Mentre penso queste cose inizio ad allontanarmi, ne avranno ancora per un bel po', ma io so che dall'altro lato della banchina, tanto lontane da non sentirne le voci, ci sono altre persone che stanno arrivando. Sotto l'enorme tetto in cemento iniziano i preparativi per lo sbarco dei tonni.

    Le navi gonfie di pesce hanno aspettato tutta la notte ed ora, così come i loro occupanti, si stanno agitando.


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    Insieme ad una giovane operaia guardo la lavagna verde, non comprendo la lingua ma so che ci sono scritti i nomi delle navi, gli orari, le quantità ed i tipi di pesci che saranno scaricati di lì a poco. Per me non sono molto di più che graffi di gesso bianco, vergati ordinatamente sull'ardesia, per lei e per gli altri invece significano tanto lavoro e fatica.

    Vedo arrivare due grosse gru e, alle mie spalle, un giovane cosparge buona parte del pavimento di ghiaccio tritato, preludio allo sbarco di grossi tonni e pesci spada. Di lì a poco tutto si anima. Dal ventre scuro delle bianche navi salgono enormi pesci argentati che vengono deposti con cura a terra. Le operazioni da fare sono molteplici ed ognuno sa qual è il suo compito, lavare, pesare, trascinare, smistare, tagliare, scrivere ed annotare, tutti fanno la loro parte.


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    Il lavoro è duro, l'acqua fredda che lava i tonni schizza ovunque, il ghiaccio rende scivoloso il pavimento, muletti elettrici vanno e vengono dalla fabbrica del ghiaccio, c'è chi trascina un pesce spada lungo metri mentre qualcun altro pesa un enorme tonno. Il rumore dei motori delle gru si mescola con il cicalino della retromarcia del muletto elettrico, devo stare attento, non posso permettermi di essere sbadato o di pensare solo a scattare, devo fare in modo di non essere d'intralcio per loro, non possono lavorare e pensare anche alla mia sicurezza. Ma comunque sono tranquillo, li vedo scherzare, scambiarsi battute e risate mentre corrono e faticano e questo mi rasserena. Sono un intruso ma non sono un impaccio.

     

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    Mentre le operazioni di scarico volgono al termine, vedo arrivare alcune auto lussuose dalle quali scendono distinti signori accompagnati da lavoratori in stivali di gomma. Nonostante l'apparenza, si avviano sicuri tra tonni ed operai, sono di casa qua, sono esperti compratori. Osservo la disposizione dei pesci, noto che sono stati suddivisi per file e per peso ed è quasi tutto pronto per l'avvio dell'asta di vendita, si aspetta solo che vengano tagliate e pulite le ultime code dei pregiati tonni. Dall'aspetto del grasso e delle carni della coda tagliata capiranno la qualità di ogni singolo pesce e faranno la loro offerta…che vinca il più bravo ed astuto.


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    Mentre intorno a me i lavoratori sono indaffarati con tonni e ghiaccio, ci sono alcuni di loro che stanno svolgendo pacatamente altre singolari mansioni. Il cuoco di bordo siede tranquillo a poppa e sfiletta un piccolo tonnetto per il pranzo dei suoi amici marinai mentre uno di loro, armato di una piccola spazzola, si adopera per lavare la bianca fiancata della grande nave.

    Poco più in là è arrivato il Kimmè. Ceste blu sono piene di pesci di un rosso acceso e dagli occhi dorati, che gli valgono il nome “Occhi d'oro”. Seguiranno la stessa sorte dei tonni, saranno suddivisi per peso e venduti al miglior offerente.


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    Il piccolo peschereccio ha finito di scaricare e molla gli ormeggi, al suo posto è arrivata una possente nave che lascia immaginare un carico di ben altre proporzioni. Con una grossa rete viene svuotata lentamente la stiva e le innumerevoli casse, riempite di argentei Sanma, vengono allineate in lunghe file per essere pesate e vendute. Di contorno ci sono le ceste, quasi snobbate, dei pesci comuni, quelli di minor pregio e richiesta, quelli che vorresti scambiare con un Kimmè, quelli che finiscono nelle zuppe, mescolati tra loro, senza neppure la dignità per un nome vero, altisonante o romantico. Pesci di poco conto per piccoli mercati e tavole discrete.

     

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    Poi mi accorgo che, a pochi metri da noi, fervono i preparativi per qualcosa di grosso. Sono fortunato, uno splendido peschereccio sta entrando nel porto. E' bellissimo, diverso da quelli che, ormai vuoti, hanno scaricato i grossi tonni. Slanciato e candido è di ritorno dall'oceano, dove ha catturato il pesce che ha reso famoso questo porto, il Katsuo, tonnetti argentei di 2-4 kg dalle carni prelibate. Vedo un nastro trasportatore già pronto ad accogliere il prezioso carico ed ai suoi lati una fila di bilance ed enormi contenitori con acqua e ghiaccio. La grossa nave sta ancora manovrando con cautela ed a terra gli operai hanno ancora qualche minuto di riposo, ne hanno bisogno, molti di loro sono gli stessi che hanno da poco finito di scaricare e preparare i tonni, gli spada ed i marlin. Anche molte donne si preparano all'arrivo del Katsuo, che sarà smistato nei grossi cassoni blu e gialli. La stiva della nave inizia a riversare i tonnetti sul nastro, un passamano rapido tra i marinai, otto o dieci esperte operaie separano i pesci, individuano rapidamente quelli troppo piccoli o troppo grossi, non c'è tempo da perdere, il nastro scorre inesorabile e dalla nave il pesce sembra non aver mai fine.


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    Tra loro ed i compratori di tonni che stanno ancora partecipando all'asta, altre persone si sono preparate ad accogliere anche il frutto della pesca delle aragoste. Chi con un piccolo furgoncino, chi in bicicletta trainando un carrello o chi a piedi, ecco per ultimi coloro che per primi erano arrivati al porto. Le ceste di aragostine vengono scaricate sullo scivolo e, una volta ancora, selezionate e vendute.


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    Guardo l'ora, le 10,30, sono stanco, io che non ho fatto molto stamani se non osservare e fotografare gente che lavora sodo.

    La mattinata è stata davvero lunga e dura ma ora è il momento del riposo. Qualcuno ancora è indaffarato nella pulizia delle attrezzature, un gruppo di amiche si lascia andare in chiacchere e risate mentre un thè caldo le ristora. Tra non molto le tante biciclette, scooter ed auto svaniranno ed il silenzio occuperà ogni spazio, almeno per qualche ora.

     

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    E' tempo di rientrare a casa, mi devo riposare perché nel pomeriggio voglio tornare qua.

    Voglio tornare in questo luogo che con il passare delle ore si trasforma continuamente e non rimane mai inanimato. Ci saranno operai che preparano il pescato per le spedizioni in tutto il paese. Troverò qualcuno a stendere il pesce a seccare al sole. So che troverò i vecchi pescatori in pensione, che mai hanno abbandonato il porto, chiacchierare tra baracche, biciclette e vecchi randagi. So che troverò alcuni di quegli operai, che tanto hanno faticato all'alba, ancora qua a riposarsi e scambiare due parole tra loro seduti su un muletto elettrico, questa volta spento.


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    Continua nei commenti...

     

  21. Questa mattina, in prossimità di uno stagno, stavo provando sulle libellule la Z7 con diversi obiettivi. Nel momento che avevo avevo montato 500 PF ED F.5,6  la mia attenzione è attratta dal gracidare di due cornacchie grigie che inseguono un rapace proprio sopra la mia testa. Punto e cerco di mettere a fuoco il rapace in volo, impresa disperata, la messa a fuoco continua ad andare avanti e indietro per alcuni secondi senza mai agganciare il soggetto che intravedo nel mirino e che scompare. Ormai il rapace è distante, desisto e penso che cretino sono stato nello staccare il 500 dalla D500 per provar  a trovare qualche modo di utilizzo alla Z7, quando vedo che il rapace gira e torna un po’ indietro.  Ricordando il metodo usato con i MF ai bei tempi, punto un albero che dista più o meno come il soggetto.  Funziona: riesco ad agganciare il soggetto e scatto. Lo perdo e lo riprendo e scatto, così per una decina di volte.  Sconsolato, guardo il monitor ancora imprecando ma con mio grande stupore vedo che le foto agganciate sono perfettamente nitide, 7 su 9. Una media che a quella distanza non ottengo nemmeno con la D500 . Non so se questo sia dovuto all’antivibrazione sul sensore, ma il risultato è ottimo, peccato abbia perso tutte le foto con il soggetto più vicino.  

    Scaricato sul computer, la mia prima impressione è confermata, tenendo conto che erano le 11 e che la distanza era sicuramente oltre i 100 metri e che ho scattato a mano libera: le foto sono nitidissime. 

    Un punto a favore della Z7.

    Le due foto, le ho ridotte della metà, per non avere il soggetto troppo piccolo. Il cielo è di tonalità completamente diverso perché sono scattate con l’orientamento completamente diverso.

    Biancone con biscia  Z 7  5,6/500   F. 5,6   1/800 sec. ISO 64, mano libera

     

    Biancone_1.jpg

    Biancone_2.jpg

  22. Dopo aver visto l’articolo di Max, , avevo deciso che alla prima occasione avrei acquistato come minicavalletto da viaggio il Marsace Mt-01. . Infatti il Marsace ha tutte le caratteristiche che si addicono a un cavalletto da viaggio: peso, trasportabilità, compattezza e naturalmente la capacità di non far collassare una reflex pesante che viene montata sopra.

    Sono queste caratteristiche  contrastanti, ma che fanno si che un cavalletto da viaggio, non sia un giocattolo inutile. Il Marsace Mt-01 ha tutte queste caratteristiche e convengo con Max, che è l’unico che non costi una fortuna. No perché volendo ci sono mini  cavalletti Rollei, Benro, Girzo, che hanno queste caratteristiche, ma anche prezzi che talvolta superano i 200 euro.

    Ok mi son detto appena mi servirà, lo acquisterò.

    Dannata sfortuna, però non avevo fatto i conti della non disponibilità del prodotto nei nostri normali circuiti di acquisto, ovvero negozianti in italia o la grande vetrina di Amazon.

    La indisponibilità è da oltre  da sei mesi. Per cui decido di valutare altre opportunità in seno stesso ad Amazon, maledicendomi per non aver acquistato subito il Marsace, quando Max l’aveva recensito.

     

    Gira scarta e confronta non trovo quello che mi serve, tanto che stavo pensando di portarmi dietro, ob torto collo, il mio manfrotto 190. Certo pero che sono sempre più di 5 kg con la sua testa, mentre il Marsace, mi sembra che non arrivasse neanche a un kg.

    Poi ecco aprirsi davanti ai miei occhi un prodotto con ottime valutazioni il mini cavalletto neewer in lega d’alluminio con testa girevole a 360° e sgancio rapido con borsa e trasporto con tre posizioni per le gambe, che richiuso si riduce a 135 mm, ma a cui altezza può raggiungere i 50 cm. Pesa esattamente  816 g…. DSCF0503.thumb.jpg.0a698d73eaf130c7d823cced306ddb28.jpg

    Sarà valido?  Penso che per 35 euro si puo’ anche rischiare. Se poi non dovesse andare glielo restituisco.

    Puntuale come un orologio mi arriva ben imballato il cavalletto nella sua scatola di vendita, all’interno di una più grande scatola amazon.

    Soppeso il cavalletto e mi sembra pesante al punto giusto.

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    Apro la scatola, apro la borsa di naylon a corredo e oltre al cavalletto con la sfera montata, il libretto di istruzioni, la garanzia e una chiave esagonale a brugola, per serrare secondo evenienza la durezza delle gambe.

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    Il cavalletto si presenta molto ben fatto, tutto in lega di alluminio, con nessun elemento in plastica tranne i gommini dei piedi, con le gambe allargabili in 3 posizioni e allungabili di 5 elementi con fermi a scatto ruotando in senso antiorario le punte di gomma.

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    La colonna è estensibile di qual tanto che serve a non snaturare le dimensioni del cavalletto ed è capovolgibile di 180 gradi in modo di avere la testa e la macchina fotografica in basso invece che in alto.

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    A corredo vi è come detto una chiave esagonale che serve per smontare o serrare le gambe e altre parti del cavalletto dotato di perni a brugola. E fornita anche una piastra universale per il serraggio di qualsiasi macchina fotografica non dotata di sgancio rapido. Con la mia fuji X-T1 dotata di un add-on per sgancio rapido, ne ho fato quindi a meno, ma in tutte le altre occasioni, basta avvitare detta piastra sotto la macchina fotografica per sganciarla rapidamente.

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    Ma questo cavalletto supporterà degnamente una macchina fotografica, una reflex? Posso dire che la testa a sfera è dotata anche  di bolla per l’allineamento di precisione e  non si è spostata di un millimetro, nè con la mia d700 dotata di battery grip, né con a fuji x-t1 con il 55-200, né tantomeno con una 6x6 come l’hasselbald.

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    DSCF0511.thumb.jpg.173af272141a01ecd4c33c262917fdd8.jpgDSCF0514.thumb.jpg.7234298a513a290b147cd2bdbc753a75.jpgDSCF0515.thumb.jpg.f8a7957730a714d7b5dc2c43ce933342.jpgDSCF0506.thumb.jpg.632332fc22d84588d74c33a9f0495ee2.jpg

    Sono quindi molto contento dell’acquisto e credo che non si possa volere di più a questo prezzo. Consigliato, consigliatissimo, a tal punto che ho voluto subito condividere con Max il mio entusiasmo

    https://www.amazon.it/dp/B01MSAEZN8/ref=pe_3310731_189395851_TE_dp_1

     

  23. Cris7-BLOG

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    Come lo scorso anno, anche per questo 2019 mi è stato proposto di realizzare delle immagini per il calendario della società di Short Track - Bormio Ghiaccio.
    Se volete sapere qualche cosa di più su questa società e su questo sport, lo potete trovare sull'articolo "Calendario 2018" del mio blog.

    Quest'anno ho deciso che il filo conduttore del calendario, il tema se vogliamo, sarebbe stato: "Il Colore".
    Per cui, come potete vedere dalle foto che seguiranno, mi sono parecchio divertito con l'uso dei flash e delle gelatine colorate.

    Questa è la foto di copertina, che è stata realizzata avvolgendo delle luci natalizie colorate attorno al braccio e alla gamba dell'atleta, tempo di esposizione "lungo" e sincronizzazione sulla seconda tendina. Messa a fuoco manuale in iperfocale obbligatoria, visto che il palazzetto era buio pesto (volontariamente) e neppure la D5 riusciva minimamente a tenere il tracking della messa a fuoco.

    L1000472-617.thumb.jpg.32688fcda128e9cc6b9f7036236011bd.jpg

     

    Per i gruppi dei ragazzini più piccoli ho realizzato dei collage colorati con le singole foto, di cui ne posto una solamente. Per rendere l'effetto "riflesso" del ghiaccio ho usato dei semplici pannelli di plexiglass.

    Gruppo-1.thumb.jpg.934427c6d2cfb4464ddabd40607caf3d.jpgGruppo-2.thumb.jpg.ec2a065cf254bc30c3e9f9ef1b822036.jpgGruppo-3.thumb.jpg.2f73ac54a21d8ae6f9dabf3f698663a2.jpgL1000237-552.thumb.jpg.ad3574783963062be79e01de93621287.jpg

     

    Di seguito posto altre foto di altri mesi del calendario, fatte agli atleti più grandi:

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    L1000404-589-590-592-593-606-608.thumb.jpg.d1b4a470d51d4c1719957121cd0e3d9d.jpg

    partenza.thumb.jpg.6365e57c9819ee85e511ab1e18b8e5f5.jpg

    pesi.thumb.jpg.021d6e907de66f0a40553c24d872c930.jpg

    trx.thumb.jpg.d2d220775e361bd5b1ee145d68129c42.jpg

     

    E anche per quest'anno è fatta!

    Ciao e già che ci siamo Buon 2019 a voi!

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