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happygiraffe

Nikonlander Veterano
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  1. Se posso permettermi una domanda: voi dove comprate la carta? Perché online ho visto una grande variabilità di prezzi. Solo per fare un esempio, la Ilford Galerie Smooth Pearl A4 100 fogli può costare da 88€ fino a 178€, 25 fogli da 25€ a 56€.
  2. Ho appena recuperato nella posta una lettera di Amazon che mi offre 4 mesi d'uso gratuito di Amazon Music Unlimited. 100 milioni di brani (senza pubblicità!), podcast e 350.000 audiolibri. Poi, scritto in piccolo, mi avvisano che l'abbonamento si rinnova a 10,99€/mese. Tutto questo per dire che con un anno di abbonamento ad Amazon (ma anche Qobuz, Tidal, Apple Music, etc) mi ci compro 7-8 CD e forse una decina di dischi digitali in HD (che solitamente costano una manciata di € in meno del CD, strano che per questo Sibelius costino così tanto in più.) e non ho comunque accesso a tutto il catalogo. Per questi motivi sono passato allo streaming già da un pezzo. I CD li ho messi in tante belle scatole di cartone in un ripostiglio e la musica che avevo sul NAS la ascolto solo quando salta la connessione a internet.
  3. Ilford Galerie Smooth Pearl in A4 Ilford Galerie Smooth Pearl in A4 HM Photo Luster in A4 HM Photo Luster in A4 HM Photo Rag in A4
  4. Sono usciti già da un mesetto, ma questi dischi meritano di essere menzioanti qui: Beethoven, sonate per pianoforte e violoncello. Paul Watkins e Alessio Bax. Signum Classics, 01/05/2026, 96/24. Accoppiata incandescente tra un violoncellista gallese e un pianista barese (ma ormai in pianta stabile negli USA). Sono entrambi grandi esperti nel repertorio cameristico (Watkins ha militato nel quartetto Emerson e nel Nash Ensemble) e si sente. Sono molto affezioanto a queste sonate e sono contento di aver trovato un'incisione di riferimento al livello di quelle storiche. __________ Handel, Schumann, Schulz-Evler, Nelson Goerner. Alpha Classics, 01/05/2026, 24/192. Un disco live con un programma molto bello questo del bravissimo pianista argentino Nelson Goerner. Si apre con la Ciaccona HWV 435 di Handel, seguite dalle Davidsbündlertänze di Schumann e si conclude con le Arabesques su bel Danubio Blu di Schulz-Evler. In pratica si va dalla chiarezza strutturale di Handel al virtuosismo brillante di fine ottocento, passando dai tormenti romantici di Schumann, che occupano buona parte del disco. Suono glorioso, dominio della tastiera, grande chiarezza, senso della struttura (cosa ardua in Schumann), profondità interpretativa. Un concerto al quale avrei voluto assistere!
  5. Se è per sfizio, e solo con soldi altrui, allora mi prenderei la Leica Q3 Monochrom. Per vedere l'effetto che fa 😂
  6. Ne sarei solo contento, anche se dubito che l’eventuale scatola di sardine Nikon possa essere così compatta. Me la immagino più simile per dimensioni a una X-E5. La compattezza delle GR è frutto di troppi compromessi.
  7. A me è piaciuta molto la 36 di Adriano83, con un'immagine notturna di Seoul che mi ha ricordato certe atmosfere di Blade Runner.
  8. Uso la Ricoh GR IV da poche settimane, quindi queste sono prime impressioni, non una recensione definitiva. Però mi sono già fatto un’idea abbastanza precisa: è una fotocamera piccola, essenziale, molto pensata e con una personalità chiarissima. Non vuole sostituire una mirrorless. Non vuole fare tutto. Non vuole impressionare con una scheda tecnica infinita. Vuole stare in tasca ed essere pronta quando serve. Qui si vede l'accessorio smallrig che si applica alla slitta del flash e che permette un'impugnatura più comoda. Piccola davveroLa prima qualità della GR IV è la compattezza. E' grande quanto un pacchetto di sigarette. Sta veramente in tasca. Questo cambia il rapporto con la fotografia. Non devi decidere di uscire a fotografare, non devi preparare una borsa, non devi scegliere quale obiettivo montare. La prendi, la metti in tasca, esci. Per street photography, contesti urbani e viaggio, questo è un vantaggio enorme. Il confronto con la Fuji X100 mi viene naturale, perché ne ho avute diverse. Secondo me le X100 sono macchine superiori: mirino, esperienza d’uso, obiettivo più luminoso, fascino generale. Sono oggetti fotografici più completi. Però costano di più e soprattutto non sono davvero tascabili. Sono compatte rispetto a una mirrorless, certo, ma in tasca non ci stanno. La GR IV è meno romantica, meno “bella da possedere”, ma più radicale: è una macchina che puoi avere sempre con te. Piccola vuol dire anche leggera e maneggevole. Questa foto l'ho presa mentre andavo in bicicletta. Non è una Z8, e va bene cosìVolendo potrei confrontarla con la Nikon Z8, ma avrebbe poco senso. Anche montando sulla Z8 un 28mm f/2.8, avrei comunque un sistema completamente diverso. La Z8 è una macchina da lavoro, da progetto, da prestazioni elevate. La GR IV è una macchina da presenza continua, da appunto visivo, da gesto rapido. Non competono davvero. E meno male. Sensore buono, corpo minimoLa GR IV ha un sensore APS-C da circa 26 megapixel. I file sono buoni, dettagliati, lavorabili. Per street e fotografia urbana la qualità è più che sufficiente, anzi direi convincente. Il bello è proprio il contrasto tra la semplicità dell’oggetto e la qualità del risultato. Sembra quasi troppo piccola per essere presa sul serio, poi apri i file e ti ricordi che dentro c’è un sensore vero. Foto in metro. Ad alti ISO il sensore soffre. Qui siamo a 1250 ISO e si vede. 28mm: focale da raccontoL’obiettivo è un 18,3mm f/2.8, equivalente a circa 28mm su pieno formato. È la focale classica della GR, quella più coerente con l’idea di macchina da strada, viaggio e fotografia quotidiana. Per chi preferisce un angolo di campo più stretto esiste anche la GR IIIx, che monta un 26,1mm f/2.8, equivalente a circa 40mm su pieno formato. È una scelta interessante per chi vuole una focale più “normale”, meno grandangolare e forse più facile per certi ritratti ambientati o dettagli urbani. Però, almeno per me, il 28mm resta più naturale su una macchina di questo tipo. Va anche detto che sulla GR IV si può impostare un crop direttamente in macchina, simulando di fatto un 35mm o un 50mm equivalente. Ovviamente non è una magia ottica: è un ritaglio del file, quindi si perde risoluzione. Però è comodo, perché permette di visualizzare subito l’inquadratura più stretta e di ragionare già in fase di scatto con un campo diverso dal 28mm nativo. Insomma, non sostituisce una focale vera, ma come strumento pratico ha il suo perché. Il 28mm include il contesto, obbliga ad avvicinarsi, racconta il rapporto tra soggetto e ambiente. Non è una focale pigra. Se resti lontano, la foto si svuota. Se componi male, entra di tutto. Però quando funziona, funziona molto bene. Snap Focus: il vero punto forteLa funzione che sto usando di più è lo Snap Focus. Il funzionamento è semplice: invece di lasciare che sia l’autofocus a decidere ogni volta dove mettere a fuoco, si imposta prima una distanza fissa. La macchina mette a disposizione alcune distanze predefinite: 1m, 1,5m, 2m, 2,5m, 3,5m, 5m e infinito. A quel punto, scegliendo un diaframma adeguato, ti costruisci una zona di fuoco utile: quando il soggetto entra in quella zona, scatti. Sul display, inoltre, una scala mostra in modo molto chiaro la zona effettivamente a fuoco: per esempio da circa 1m a 3m. È una piccola cosa, ma aiuta moltissimo a capire cosa stai davvero facendo, invece di affidarti alla fede e alla benevolenza degli dei dell’iperfocale. È un modo molto semplice per lavorare a zona, bypassando l’autofocus. È l’iperfocale resa facile, senza tabelle, app o calcoli da geometra della profondità di campo. Naturalmente bisogna prenderci un po’ la mano. Le distanze proposte dalla macchina vanno interiorizzate: 1,5m, 2,5m o 3,5m non sono numeri astratti, devono diventare distanze che impari a riconoscere a occhio. All’inizio si sbaglia qualcosa, poi ci si abitua ed è anche parte del divertimento. La cosa intelligente è che non sei obbligato a scegliere tra AF e Snap Focus una volta per tutte. Puoi usare il pulsante di scatto in modo tradizionale, mettendo a fuoco con l’autofocus quando la situazione lo consente, oppure scattare direttamente con lo Snap Focus quando vuoi essere più rapido. Nel mio uso ho trovato molto comoda anche la possibilità di scattare con lo Snap semplicemente toccando il display posteriore: appoggi il dito, la macchina scatta alla distanza impostata, senza passare dall’AF. Per la street è una liberazione. Vedi la scena, porti la macchina davanti a te, scatti. Potevo lasciarmi scappare questa foto? Solo una frazione di secondo tra pensiero e azione. Autofocus: così cosìL’autofocus non è il suo punto forte. Va bene in situazioni tranquille, con soggetti abbastanza statici, ma non è al livello dei sistemi moderni più evoluti. Se si pretende un AF da mirrorless sportiva, meglio cambiare scaffale. Detto questo, sulla GR IV il limite pesa meno, perché il modo più interessante di usarla è proprio con lo Snap Focus. Non è una scusa, ma è un contesto. Profili coloreI profili colore Ricoh mi piacciono. Li uso soprattutto come preview in macchina, per avere già un’idea della resa finale, sia in bianco e nero sia a colori. Poi eventualmente lavoro il file RAW in Lightroom. Profilo colore "positive film". Menu e impostazioni personalizzateIl menu non è particolarmente complesso, ma richiede un po’ di attenzione. Non è una macchina che si configura in due minuti al primo giro: bisogna passarci un po’ di tempo, capire dove sono le funzioni importanti e, soprattutto, decidere come cucirsela addosso. Molto comode le posizioni personalizzate U1, U2 e U3 sul selettore. Permettono di salvare configurazioni diverse e richiamarle al volo: per esempio una impostazione per la street con Snap Focus, una più tranquilla per l’uso generico, una per il bianco e nero. Su una macchina così piccola ed essenziale, questa flessibilità è davvero utile. C’è però una cosa che trovo abbastanza fastidiosa. Se sto scattando, per esempio, in U1 e cambio tempo, diaframma o altri parametri per adattarmi a una situazione specifica, quelle modifiche restano valide finché la macchina è accesa. Ma se la spengo e la riaccendo, la GR IV torna alla configurazione salvata originariamente in U1. In pratica non conserva automaticamente le ultime regolazioni fatte al volo. Da un certo punto di vista è logico: U1, U2 e U3 sono preset, quindi la macchina li richiama ogni volta come li hai memorizzati. Però nell’uso pratico può essere una seccatura. Se vuoi che le modifiche diventino la nuova base di partenza, devi entrare nel menu e risalvare quella configurazione utente. Funziona, ma è una solenne menata, soprattutto su una macchina che per il resto invita alla rapidità. I limitiLa GR IV ha diversi limiti, quasi tutti figli delle sue scelte progettuali. La batteria non dura moltissimo. Corpo piccolo, batteria piccola. Se la fotocamera è grande come un pacchetto di sigarette, la batteria ricorda una scatola di cerini. Fondamentale avere una seconda batteria. Ho constatato che una batteria carica dura circa 300 scatti. L’obiettivo f/2.8 è buono e coerente con il progetto, ma non è luminosissimo. In esterni va benissimo, in interni o la sera il limite si sente di più. E se si cerca grande separazione dei piani, non è questa la macchina giusta. L’AF è discreto, ma non entusiasmante. La mancanza del mirino può pesare. Su una macchina così piccola capisco la scelta, ma fotografare solo da schermo non è sempre ideale, soprattutto in pieno sole. Un altro punto a cui stare attenti è la polvere. In rete sono riportati casi di polvere entrata dal gruppo obiettivo e finita sul sensore. Su una compatta a ottica fissa, se succede, non è esattamente una passeggiata. Conviene quindi trattarla da macchina tascabile, sì, ma non da oggetto da buttare in tasca insieme a chiavi, briciole e residui archeologici vari. Infine, la microSD. Capisco l’esigenza di risparmiare spazio, ma resta scomoda. È piccola, antipatica da maneggiare, facile da perdere e non mi trasmette grande simpatia. Va detto però che la macchina ha una buona memoria interna, circa 53 GB, quindi per molte uscite si può anche fare a meno della scheda. Per chi ha sensoLa GR IV ha senso per chi vuole una macchina sempre con sé e sia in grdo di cavarne fuori il meglio. È ideale per street, viaggio, fotografia urbana, appunti visivi, vita quotidiana. È per chi accetta una focale fissa e una filosofia essenziale. Non è per chi vuole una macchina tuttofare, per chi cambia focale continuamente, per chi pretende autofocus da ammiraglia, mirino integrato e autonomia infinita. È una macchina di compromessi, ma molti sono compromessi intelligenti. ConclusioneDopo queste prime settimane di utilizzo, la Ricoh GR IV mi sembra una macchina riuscita. Non è perfetta, non è economica, non è superiore a una Fuji X100 in senso assoluto e non sostituisce una mirrorless seria. Però fa una cosa molto bene: è sempre disponibile e non dà nell'occhio. Ha un vero grande difetto, però: non è Nikon! 🤣
  9. Consiglirei Nikon per la qualità dei file prodotti, per l'attacco Z, per la qualità straordinaria di alcuni lenti prime, per l'ergonomia. Detto questo, non ho mai provato Sony o Canon, né mi sono mai interessato a questi marchi, per cui non potrei fare confronti.
  10. Grazie! C'è un terzo scatto che mi piace molto, a colori e assai diverso, ma lo tengo per il contest delle ombre,
  11. Eccomi qui con le foto fatte stamattina a Como, in occasone dell'incontro proposto da Mauro. Incontro molto ristretto: siamo io, Mauro, Valerio e Francesco. Arrivo alle 8:30 e trovo Mauro e Valerio su una panchina a far chiacchiere e a guardare i cantieri. Ci raggiunge Francesco. La giornata è splendida e ci mettiamo in cammino sul lungolago. Per l'occasione ho portato la piccolissima Ricoh GR IV. Messa a fuoco manuale in iperfocale. Qui sembra quasi di essere a Varanasi. Per questo scatto ho impiegato un profilo colore Cinematic Yellow: Poi ci incamminiamo su una passarella accanto al porto che ci porta in mezzo al lago. Ritorniamo verso il centro e la città si popola di gente. Francesco non sembra farci tanto caso: Passando per dei bei vicoli, si arriva in una bella piazza, ma non riesco a cavarci molto: Da qui si ritorna verso le auto. Intanto, i turisti sono sempre di più: Non solo turisti: OK, di nuovo turisti: Arrivati alle auto, prima di salutare Mauro, Valerio e Francesco, noto un tipo sui trampoli e non riesco a resistere: Ho ancora qualche minuto a disposizione e torno verso il lago da solo. C'è gente che fa il bagno: Gli immancabili ritratti e autoritratti: Qualcuno, intelligentemente, si rilassa guardando il panorama da un'ombrosa panchina (la tipa a destra non sembra tanto a sua agio): Poi torno all'auto, metto in moto, riparto, ma dopo 200m ho come un sussulto e mi fermo, ritrovo miracolasamente parcheggio e torno verso il monumento ai caduti. Imposto la Ricoh su BN e porto a casa queste due foto che mi piacciono molto: Questo è tutto. E' stata una bella mattinata di foto in compagnia, assolutamente da ripetere! Con oggi ho anche concluso le mie riflessioni sulla Ricoh GR IV. So che siamo su un sito che tratta materiale Nikon, ma ve ne parlerò comunque con un articoletto nel mio blog, anche perché Nikon non ha niente di paragonabile in catalogo.
  12. Mi piace, mi fa i bicipi da culturista! Metto anch'io qualche foto dei partecipanti, poi gli scatti migliori li metterò nel mio blog. Autoritratto con ritratto, Helmut Newton mi fa un baffo. Valerio che se la ride. Francesco col suo cappellino rosso passa accanto a due appariscenti turiste, senza scomporsi minimamente. Valerio, tira fuori le tue foto, che avevo l'iperfocale impostata troppo distante e sono sfuocate. Mauro, il gioello di NL! Qui solo e abbandonato che cerca refrigerio all'ombra. Ringrazio Mauro per la bella idea e per la passeggiata che ci ha fatto fare. Mi sono divertito davvero tanto!

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