I fotografi naturalisti probabilmente accarezzano il sogno di avere, un giorno, un sensore da qualche gigapixel e un obiettivo unico e universale in grado di risolvere quella risoluzione.
Con quel setup, si potrebbe avere uno zoom digitale in grado di ritagliare a piacere e moltiplicare a piacere la focale apparente.
Andando contro le leggi della fisica dell'atmosfera, catturare i piumaggi più fini di un colibrì che si libra su un kiwi a tre miglia di distanza ...
Ma ammesso che si possa arrivare a quelle risoluzioni e a quelle risolvenze, un giorno, non si potrà fare nulla se l'aria non è perfettamente tersa, se lo scatto non è perfettamente a fuoco.
Se l'immagine non è perfettamente ferma.
Un circolo vizioso che difficilmente porterà a risultati reali superiori a quelli possibili oggi, con un qualsiasi altro setup di più modesta risoluzione utilizzato al suo meglio e in condizioni pratiche adatte al suo uso.
Avendo soprattutto in mente quale sarà la destinazione finale degli scatti registrati sulla scheda di memoria.
E' per questo che stiamo riprendendo questo argomento, quello dei megapixel disponibili e di quelli necessari, ricorrente fino alla noia, sin da quando la fotografia è entrata nell'era digitale.
Dimenticando per il momento i naturalisti e pensando a tutti gli altri fotografi (anche se la gran parte dei discorsi che faremo aderisce ugualmente anche sui primi ...) a suo tempo si cercava di valutare la possibile equivalenza tra digitale e pellicola, sul formato 36x24mm.
Pensando a quando si sensori, partiti da 2 e poi andati a 4, 6, 8, 12 megapixel, avrebbero raggiunto e superato la "risoluzione" teorica del fotogramma chimico.