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  1. E' in casa già da tempo ma si attendeva il giorno del debutto ufficiale. Morgana, così si chiama la mia nuova Nikon Zfc Black Edition con rifinitura in similpelle Grigio Notte, viene accompagnata alla Notte più Lunga dell'anno da sua sorella Bella. Gigi da tempo non posa più, ha una avviata attività come fotografa professionista (queste sono tutte foto sue, con il Nikkor Z 16-50 Vr e tre flash da studio per 1800 W/s con softbox a 12 e a 16 lati da 120cm). Le Nikon Zfc sono delle professioniste : sotto il vestito c'è vera sostanza. C omunque, con la presentazione della nuova Zfc con il caschetto nero e le sue scritte incise in un bianco senza tempo, viene anche l'occasione per augurare a tutti gli iscritti e ai visitatori un Felice 2023 colmo di soddisfazioni fotografiche e di vita. Si sta chiudendo il terzo anno di fila di rotture di coglioni (scusate la franchezza) e i menagrami non smettono di augurare ogni tipo di sventura. Dal rialzo delle bollette a quello dei tassi. Dalla lotta all'inflazione a costo di uccidere l'economia alla fine della storia ereditata dalla Guerra Fredda. Il riarmo militare e quello morale. La Cina che non è più vicina e il de profundis alla globalizzazione folle che ci ha portati a trovare più conveniente comprare un pezzo singolo da 5 euro dalla Cina piuttosto che prenderlo dall'artigiano locale. Tenteranno di continuare a rovinarci la vita allo stesso modo. Perché una volta l'uomo inseguiva la felicità, adesso sembra che questa non sia più possibile da raggiungere e quindi si deve accettare il fatto che l'esistenza è triste e non c'è niente di bello dietro l'angolo. Puttanate gloriose cui abbiamo il dovere di opporci con uno stile di vita ottimista per quanto la salute nostra e dei nostri cari ce lo possa consentire. La fotografia - almeno per noi di Nikonland - è uno degli aspetti qualificanti della vita quotidiana. Spesso uno sfogo positivo, quando non un vero e proprio scopo concreto. Che non deve essere alla ricerca della Moby Dick di ognuno, ma alla soddisfazione di svagarci fotografando, come e quando ci pare. E con quello che vogliamo. Io certo non avevo bisogno di una terza Nikon Zfc, anche se bellissima in queste tonalità crepuscolari. Ma guardatela la mia Morgana, quanto è bella e con che orgoglio di padre la posso guardare mentre affascina tutti quelli che la incontrano. Una modella mi ha chiesto pochi giorni fa : ma questa fotocamera è d'epoca ? E quell'obiettivo ? Le ho risposto che no, nonostante l'aspetto antico e le modalità d'uso, la Nikon Zfc racchiude il massimo della tecnologia Nikon disponibile oggi. Una Nikon Zfc mi permette oggi, foto migliori di quanto non me ne abbia concesse la pur fantastica Nikon D3x, una macchina che comunque, all'epoca, mi ha cambiato l'esistenza fotografica. Ecco perché non smette di piacermi, ecco perché mi piace sempre più utilizzarla. Ecco perché mi piace mostrarla, come mai ho voluto fare con tutte le mie precedenti Nikon. Gigi ha calibrato la luce dei flash per evidenziare le sottili nuance bluastre del vestito di Morgana. ed evidenziare tutte le differenze - solo estetiche - con la sorella Bella poi Bella è andata via col suo fidanzato TTA50 e Gigi si è scatenata sul set con Morgana. Girati, ferma : bellissima ! Adesso, così, da quella parte ! Guardami, guardami, guardami con espressione ! Morgana non ha voluto separarsi nemmeno un attimo dal suo amico TTA35 che l'ha accompagnata per tutti i set. Fino all'ultimo scatto ... all'ultimo bacio. In attesa dei festeggiamenti di questa notte. Insomma, mi perdonerete l'ironia di queste parole con la vostra indulgenza. La Nikon Zfc Black Edition è sul piano tecnico esattamente la stessa che già avete visto e che forse avete. Ma è se possibile più bella, più elegante, ancora più Nikon. Con questa leggera tonalità blu per me è semplicemente sensazionale. E' unica, bellissima e non mi stanco un secondo di ammirarla. Sono sicuro che già da stanotte e da domani mattina si scatenerà in migliaia di foto. Insieme alle sorelle gemelle. Unica affermazione del mio marchio di elezione. Da quaranta anni di matrimonio appena festeggiati con fedeltà. La mia speranza è di poter continuare a seguire ancora per almeno un decennio le evoluzioni delle tecnologia fotografica ma soprattutto di poter scattare a tutto e a tutti. Con Nikon, ovviamente. E a voi, ancora una volta, i migliori auguri di un 2023 indimenticabile, all'insegna dell'ottimismo e della voglia (oltre che possibilità) di fare quello che desiderate. Da tutti noi di Nikonland, da Morgana, da Bella e, ovviamente da Gigi.
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  2. Al tempo di Instagram, e delle locations e composizioni instagrammabili, si afferma sempre più il concetto di location iconica. Non importa se questa sia Jökulsárlón o Goðafoss, New York o Marrakech. Importa che sia quella immagine famosa che però, invariabilmente, è tale perché ripresa milioni di volte. Milioni di cloni, fatti nello stesso modo nel quale possiamo riprenderla noi. Di cui prevedibilmente un bel numero migliori della nostra, perché la fotografia è fatta di luce e di condizioni specifiche e noi, nel nostro passaggio spesso determinato dalla tabella di marcia del viaggio, abbiamo trovato... quelle che c'erano. Intendiamoci, a me viaggiare piace un sacco e nel farlo anche io fotografo la mia buona dose di cloni. Di seguito qualche icona islandese, ripresa purtroppo molti anni fa... D700 su 16-35/4VR @ 16mm 1/4" f16 ISO 200 - 2/6/2011 - regolazione originale del 2011 (master tiff ) D700 su 70-300/4.5-5.6VR @ 110mm 1/2" f16 ISO 100 - 7/6/2011 - regolazione originale del 2011 (master tiff ) Ad esempio, a Dio piacendo il prossimo agosto andrò in Namibia e proverò a fotografare, tra l'altro, Sossusvlei come gli altri milioni di turisti. Quello che intendo dire è che fotografia è ben più di questo. Perché? perché, così come se vado al Louvre e fotografo la Gioconda non ho fatto un bellissimo ritratto, se vado nella location iconica, mi posiziono dove si sono posizionati tutti gli altri e scatto, probabilmente con la stessa focale, non ho fatto la mia foto ma ho rifatto la loro. O una variante molto simile. Poiché fotografare, ce lo siamo ridetti qui parlando di cosa fa funzionare una immagine, di cosa la rende bella, è trasmettere un messaggio. Rifare l'immagine iconica, sempre che trasmetta qualcosa, è al massimo cantare una cover in coro con altri milioni di cantanti. Di sicuro non è cantare il nostro inedito. E allora? Z9 su 24-120/4S @ 24mm 1/40" f11 ISO 64 a mano libera Z9 su 24-120/4S @ 24mm 1/200" f11 ISO 64 a mano libera E allora si parte prima dall'idea, si definisce cosa si vuole fotografare e si organizza la sessione fotografica adeguata a raggiungere l'obiettivo. Z9 su 24-120/4S @ 24mm 1/200" f11 ISO 64 a mano libera Z9 su 24-120/4S @ 65mm 1/200" f11 ISO 64 a mano libera Z9 su 24-120/4S @ 39mm 1/50" f11 ISO 64 a mano libera Z9 su 24-120/4S @ 105mm 1/80" f8 ISO 64 a mano libera Le immagini autunnali, senza pretesa di essere basate su idee particolarmente innovative, le ho fatte poco distanti da casa - almeno nell'accezione di chi abita vicino a Milano - cercando di ritrarre l'autunno.... che vorrei. Umido, nebbioso ma ricco di colori e di malinconia, nella quale mi sono accoccolato in particolare nella serie in faggeta, scattata in totale solitudine il giorno dei morti. Per questo l'ingrediente di base è stato, oltre alla scelta del luogo e del periodo, la scelta del tempo atmosferico nel quale programmare le uscita. Insomma non ho cercato la bella giornata di sole, ma quella brutta. Che però è quella dell'autunno per me più vero, e del mio umore in quel periodo. Z9 su 24-120/4S @ 46mm 1/80" f8 ISO 64 a mano libera Z9 su 24-120/4S @ 51mm 1/50" f8 ISO 64 a mano libera Z9 su 24-120/4S @ 24mm 1/20" f8 ISO 64 a mano libera E con il meteo giusto ho cercato anche la solitudine, funzionale a pensare alle mie fotografie senza ostacoli e distrazioni. Entrambe le cose, e così mi riallaccio all'introduzione, impossibili ai più cercando la fotografia nella location iconica. Non ci credete? beh... guardate qua. Per anni ho provato a programmare un viaggio in quelle zone, finendo per desistere. Così non solo non voglio fotografarle ma neppure vederle. Z9 su 24-120/4S @ 24mm 1/20" f8 ISO 64 a mano libera Z9 su 24-120/4S @ 66mm 1/30" f8 ISO 64 a mano libera Tecnicamente, sono anche un tributo alla coppia Z9 e 24-120/4S. Ma questo non è l'ulteriore test, non credo ce ne sia bisogno. O forse si: la Z9 è capace di fare decine di scatti al secondo, ma funziona benissimo anche in AFS a scatto singolo e 64ISO, quando si fotografa meditando e realizzando ogni immagine come se si avessero solo un paio di rullini di velvia nello zaino. Ma con il vantaggio di vedere bene a mirino l'atmosfera che ogni diversa esposizione produce e la certezza che ogni file sarà perfetto. Questa è la caratteristica che più di tutte la rende rivoluzionaria: è la macchina polivalente per definizione. Ovviamente la Z6 o la Z9 o qualsiasi altra mirrorless avrebbero fatto bene allo stesso modo in questo contesto perché queste sono immagini che non sono determinate in alcun modo dall'attrezzatura, se non quella che sta dietro gli occhi del fotografo Z9 su 24-120/4S @ 24mm 1/30" f11 ISO 64 a mano libera La call to action? In realtà sono due: * essere fotografi è innanzi tutto progettare e realizzare le proprie immagini, non importa quale soggetto vogliate fotografare. Certo, potete ispirarvi alle immagini di altri, studiarne lo stile ed ammirarne i risultati. Ma il vero salto è fare - dall'idea, allo scatto e alla regolazione al computer - le proprie immagini. * condividere i risultati delle proprie uscite e sperimentazioni con noi qui su Nikonland. Imparare a fotografare è un gioco infinito, che significa che non ci sono regole, traguardi o premi. Il fine è il viaggio. Insieme, banalmente, si fa meglio. Che ne pensate? vi piacciono le immagini? vi trovate nell'idea di fotografare voi stessi, il vostro mood, attraverso la scelta del vostro soggetto e del vostro modo di ritrarlo? Ogni critica e commento non solo è bene accetta ma è proprio richiesta. Massimo Vignoli per Nikonland(c) 8/1/2023
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  3. Sì, anzi no, cioè... dipende. Anni fa i miei amici erano soliti criticare la mia scelta di fotografare in macro con un 180mm o 200mm micro perchè, secondo loro, in cambio della maggiore distanza di messa a fuoco/di lavoro avrei avuto una minore profondità di campo, cosa importantissima in macro. Che la lunghezza focale fosse inversamente proporzionale alla profondità di campo ottenibile era una cosa risaputa, di cui anch'io ero convinto, almeno a quei tempi. Poi leggendo, documentandomi e provando, ho capito che non è una una relazione valida in assoluto, ma dipende da altre variabili. In pratica, a parità di distanza di messa a fuoco è vero che un obiettivo di focale minore avrà una profondità di campo maggiore rispetto ad uno di focale più lunga ad. esempio un 50mm avrà più profondità di campo di un 200mm. Ma... A parità di copertura di immagine/rapporto di riproduzione invece la profondità di campo, sorpresa, sarà la stessa! Perchè? Perchè per avere la stessa copertura con un obiettivo più corto dovrò avvicinarmi di più, perdendo quindi in profondità di campo. Dura da credere ma è così. Lo dico io? NO, lo dice l'ottica. Per calcolare la pdc esistono dei calcolatori di profondità di campo online. eccone un paio: https://www.dofmaster.com/dofjs.html https://www.photopills.com/calculators/dof A titolo di esperimento ho ricavato tramite questi calcolatori la profondità di campo (pdc) relativa al rapporto di riproduzione (RR) di 1:2 sia del 55 f2.8 micro-nikkor Ai che del 200mm f4 micro-nikkor Ai, sulla base delle reciproche distanze distanze di messa a fuoco, inserendo la focale effettiva di ciascuno a quella distanza (55mm e 157mm rispettivamente). I risultati sono i seguenti: il 55mm alla distanza minima di 22cm ha un RR di 1:2 ed una pdc di 7.8mm il 200(157)mm alla distanza minima di 71cm ha un RR di 1:2 ed una pdc di circa 7.8mm Valori praticamente indistinguibili. In alcuni vecchi cataloghi nikon c'erano delle tabelle, fra le quali c'era anche quella della profondità di campo a diverse distanze e diaframmi. I calcoli di queste tabelle sono piuttosto grossolani (ad es. per il 55 micro la profondità di campo risulta essere 0 fino a f8 dove diventa 3 mm), ma ciò che interessa adesso è evidenziare come anche in queste tabelle i dati indicano che allo stesso rapporto di riproduzione e diaframma, obiettivi con focali diverse hanno circa la stessa profondità di campo. per il 55 micro a 1:2 si avrebbero 2mm, per il 105 micro 3 e per il 200mm di nuovo 2mm. Ho anche fatto un piccolo esperimento casalingo fotografando un soggetto con il 300mm f4 pf e con il 105mm f2.8 MC entrambi al rapporto di riproduzione di 1:4 ed entrambi ad apertura di diaframma f4.5. Foto scattata con il 300mm f4 pf a f4.5 RR 1:4 Foto scattata con il 105mm f2.8 MC a f4.5 RR 1:4 Crop della foto scattata con il 300mm: Crop della foto scattata con il 105 f2.8 MC. In sostanza, a parità di rapporto di copertura dell'immagine (quindi a distanze diverse dal soggetto), usando una focale corta non si ha il vantaggio di una maggiore profondità di campo rispetto ad una focale più lunga. Per la macro sul campo si ha piuttosto lo svantaggio di doversi avvicinare di più, cosa che può rivelarsi fastidiosa ad esempio se si usa un treppiedi. Ma le foto ottenute con un cinquanta ed un duecento millimetri comunque sono molto diverse anche a parità di copertura del soggetto, questo è evidente, ma non c'entra la profondità di campo. Lo lascio spiegare a John Shaw, riprendendo quanto scrive a pagina 50 della versione italiana della sua "Guida Completa alla Macrofoto" pubblicato da Editrice Reflex: [con il teleobiettivo] non è la ridotta profondità di campo che isola il soggetto. Tutti gli obiettivi messi a fuoco per la stessa dimensione immagine (cioè con il soggetto che ha le stesse dimensioni nel fotogramma) e con lo stesso diaframma, danno la stessa profondità di campo. Ciò che fa stagliare il soggetto contro uno sfondo uniforme è l'elevata lunghezza focale, perchè essa inquadra una piccolissima parte di ciò che sta dietro al soggetto. In poche parole la differenza è data dal diverso angolo di campo. Non dalla diversa profondità di campo. Variazione dellangolo di campo secondo la focale. "Angoli" puramente indicativi, solo per rendere l'idea, non riflettono quelli reali. Scattata con il 105mm MC: Scattata con il 300mm Nella foto con il 105 la libreria è intuibile perchè la focale "abbraccia" un'area maggiore dello sfondo rispetto al 300mm, ma non è questione di profondità di campo. Quindi se pensate che usando una focale corta avrete più profondità di campo (a parità di RR)... ripensateci.
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  4. Sullo Špik (m. 2472) e sul Razor (mt. 2601) Nikon Z50 e 18-140.
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  5. Dopo quattro mesi di fermo obbligato, qualche giorno fa ho ripreso in mano la macchina fotografica. Ho stretto i denti per il dolore, ma ho portato a casa qualche scatto a fiori di stagione. La prossima volta spero vada meglio. Zafferano selvatico, Nikon Z7 2.8/105 MC S, F. 3,3, 1/320 sec., ISO 64, mano libera Timo goniotrico, Nikon Z7 2.8/105 MC S, F. 18, 1/125 sec., ISO 220, mano libera Elleboro verde, Nikon Z7 2.8/105 MC S, F. 5, 1/125 sec., ISO 560, mano libera Elleboro verde, Nikon Z7 2.8/105 MC S, F. 4, 1/125 sec., ISO 320, mano libera
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  6. A quasi venti anni di storia del nostro sito, un avvenimento lungamente desiderato rappresenta un segno, piccolo se volete, ma forte nel suo significato. Citando a memoria le parole di Valerio Brustia in una delle sue rare emersioni dalla sua vita complicata, "noi siamo nati con la pellicola e le fotografie stampate, le riviste e i libri di carta. Il digitale ci ha liberati dai vincoli ma ci ha portati tra le nuvole. Per non atomizzarci nel cielo, il passaggio obbligato adesso è una reinvenzione delle origini, tornando alla materialità della carta con tutte le fantastiche opportunità che oggi abbiamo e che una volta ci sognavamo. Nikonland Magazine, può rappresentare tutto questo, ma non per uno solo, per tutti" E' disponibile, sulla nostra già ricca edicola su Blurb il primo numero, storico, di gennaio 2023, di Nikonland Magazine. Il periodico di Nikoland. io ne sono l'indegno editor, un ruolo che cercherò di inventarmi non avendo né predisposizione né esperienza pregressa al riguardo. Ma Nikonland Magazine è una creatura cui tengo quasi quanto a Nikonland stessa e potete essere certi che farò ogni cosa in mio potere perché cresca. La prefazione del primo numero : e il sommario con i contributi degli editorialisti e le foto della manifestazione Nikonland in a Day dello scorso settembre *** E' in corso di editing già il numero due che uscirà ai primi di febbraio 2023. Il numero 3 è già imbastito. Stiamo cominciando a ragionare del numero 4 della rivista. Perché come ogni giornale, è necessario che si programmi per tempo e in anticipo, impostando il lavoro giorno per giorno, in modo tale che ci sia sempre un magazzino di news, reportage, soprattutto fotografie che possano comporre ogni numero del nostro "mensile". E' un lavoro che vuole coinvolgere - spontaneamente, sia chiaro - ogni iscritto di questo sito - con articoli editoriali e fotografie. Che lascino un segno concreto, tangibile, sfogliabile, memorabile. Per partecipare, potete informarvi su cosa potete fare per Nikonland Magazine, nella nostra redazione virtuale, trovate qui : Nikonland Magazine Sappiate che ogni vostro apporto non è solo il benvenuto ma è anche fondamentale. La sola redazione di Nikonland.it, non sarà in grado di far proseguire questa iniziativa editoriale insieme a tutti gli altri impegni del sito. *** Intanto, se vi piace, potete già acquistare la rivista su Blurb : qui , vi arriverà a casa in pochi giorni.
    11 points
  7. 28/12/2022 Model: Sara Carione Ph: © Mùdu | 2022 Studio: "Officina Fotografica" Bologna
    11 points
  8. Qual è la foto, che avete fatto nel 2022, che più vi piace? O comunque, anche se non la ritenete la più bella, per qualsiasi motivo la preferite alle altre? Lo scorso anno ne era scaturito un contest interessante. Se volete potete mettete la vostra foto in coda alla mia. La mia preferita è questa, poiché non credo che avrò ancora dei soggetti così insoliti. Carote. Nikon Z7 2.8/105 MC S F.13, 1/10 sec., ISO 64, treppiede
    10 points
  9. Model: Lucrezia Ph: Mùdu Studio: Officina Fotografica Nikon D850 + 105 f: 1,4; 24/70 f: 2,8 Godox SL-200W + Gobo Ambiful AL-16
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  10. Il vento, le nuvole, la nebbia, la pioggia, non impediscono di alzarsi presto la mattina e cercare la luce migliore. Le occasioni non mancano per chi si arma di treppiede, di una fotocamera tropicalizzata e di un abbigliamento a strati. A strati come il Foveon della SD Quattro, a proprio agio tra i colori di quest'isola dell'Atlantico. Qui più che mai non bisogna perdersi d'animo, la luce arriva sempre e con essa i colori più intensi, se vivi l'esperienza da fotografo e non da turista. Scogliere, montagne, selve, non manca nulla. Solo il tempo è scarso, perché non vorresti andare via.
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  11. Gabbiano in fuga. Non so se è la migliore che ho prodotto ma forse è quella più "casuale" e questo per chi scatta è valore aggiunto. Capita e basta.
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  12. ColorChecker Studio è la soluzione di Calibrite per la calibrazione professionale dallo scatto alla stampa, definita dal produttore come lo strumento ideale per chi vuole raggiungere la corrispondenza dei colori tra schermo e stampa (qui dettagli dal produttore). Si basa su uno spettrofotometro, questo: Nella scatola c'è un color checker piccolo, che è una schedina di plastica con 24 patch colorate, utile sia per fare la calibrazione della macchina sia per prendere il bilanciamento del bianco e dei colori della scena ripresa, ad esempio in still life quando la loro riproduzione perfetta dei colori è obbligatoria. (immagine cortesia del sito ufficiale del produttore). Lo spettrofotometro lavora insieme al software CCStudio, compatibile con Mac e PC. Lo sto usando da diversi mesi, prima per lo schermo ed ora per la stampa avendo cambiato la stampante. Non ho ancora provato a profilare le macchine fotografiche ma francamente credo che non lo farò, non ne vedo l'utilità in quanto i profili ProStandard di Capture One sono decisamente molto molto buoni e perchè, non facendo riproduzione, a me sostanzialmente interessa immensamente di più che vada in stampa quello che vedo sullo schermo del mio Mac. Per completezza di contesto, prima di addentrarmi nel come si fa a calibrare la stampante aggiungo due informazioni: * Un buono schermo è determinante per una corretta visione delle immagini, ma ancora di più è necessario che questo sia a sua volta calibrato per restituire al meglio i colori e ancora di più la luminosità * La calibrazione della stampante va fatta per ogni carta usata. Veniamo quindi a noi: come si calibra la stampante con Calibrite Color Checker Studio. Utilizzando CCStudio, il software in dotazione, si stampa su un foglio A4 della carta per la quale si vuole calibrare, una pagina di patch di colori calcolata direttamente dal SW. Non ci sono operazioni particolari, solo avere la stampante connessa e caricato un foglio A4 della carta che volete calibrare. Questo il mio: Il foglio va fatto asciugare per bene (loro consigliano una decina di minuti, io ho preferito alcune ore). E poi, sempre guidati dal SW, si fa la calibrazione dello strumento (eseguita in automatico) e semplicemente lo si passa su ciascuna delle righe, facendolo scorrere da destra a sinistra. Così. È una operazione che dura un paio di minuti al massimo, finita la quale il SW produce una ulteriore stampa di ottimizzazione, usata per affinare le aree che dalla prima lettura producono i colori meno fedeli. Nel mio caso è stata questa: Per la quale si segue una seconda volta l'iter precedentemente illustrato (asciugatura, calibrazione strumento, lettura patch), alla fine del quale il software fornisce il profilo ICC. Con questo profilo si fanno due cose fondamentali: * il softproof, per vedere in anteprima ed a video una simulazione di come colori e contrasti verrano resi in stampa (utile prevalentemente in caso di colori iper saturi o specifiche esigenze di rappresentazione di zone molto chiare o molto scure). * La conversione per la stampa, fatta direttamente dal SW usato per l'operazione che nel mio caso è ancora Capture One. Prima di andare a vedere il risultato, segnalo a chi non è esperto di stampa casalinga che comunque un profilo deve essere usato e che l'alternativa è o il cosiddetto profilo canned, cioè quello prodotto per le stampanti "di mercato" direttamente dal produttore della carta che si usa, o utilizzare un service esterno, al quale inviare la stampa del foglio delle patch per eseguire lo stesso processo... ma pagando il servizio invece dello strumento. Qual'è la differenza? beh, molto semplice: - il profilo canned è calcolato con una stampante dello stesso modello di quella che usate voi, ma c'è variabilità nella resa tra stampante e stampante. Resa che può anche cambiare nel tempo e che quindi prevede, come per gli schermi, di rieseguire la calibrazione. - Il service esterno dovete pagarlo. Dipende da quanto è costoso e da quanti profili volete fare capire quale dei due approcci è più conveniente. Io in realtà ho deciso sia perché dovevo cambiare il colorimetro sia perché sono uno che le cose le fa quando ha tempo. Non posso immaginare di voler stampare su una carta appena comprata e dover aspettare il tempo del vai e vieni della carta via posta con il service! Tornando alla stampa, io per testarne la qualità e comprendere le proprietà delle diverse carte di rendere il colore ed il contrasto utilizzo un file, che ho recuperato nel lontano 2007 quando ho iniziato a stampare le mie fotografie. Questa per i nativi analogici è un po' più difficile da capire. Il fatto è che la carta non è digitale, la sua risposta non è perfetta e non è capace di riprodurre i chiari-scuri da 0 a 255. In questo, ricorda un pò i limiti della pellicola. Il file è questo: E' molto comodo perché, vedete, contiene incarnati di diverso tipo, colori saturi, colori divisi in patch, ed i fondamentali bianchi e neri. Quindi mi consente di capire come rende una carta ma anche come la mia catena di stampa gestisce il colore. Oppure può servire a capire come lavora un qualsiasi service di stampa se avete la pazienza di mandarlo in stampa e vederne i risultati. Ad esempio, mi fa capire come la carta gestisce i neri profondi, cosa essenziale per stampare le fotografie fatte in notturna. Ma anche i bianchi e neri molto densi. Ed eccoci alla prova della verità: come stampa questo file con i due profili? Canned, scaricato dal sito di Innova (stampa su carta IFA 14) Calibrite (ovviamente sempre carta Innova IFA 14) Ora, ovviamente, occorrono alcune precisazioni. Le due stampe sopra le ho fotografate. Le ho rese con il miglior bilanciamento del bianco e con un profilo a conversione lineare nel sw di regolazione per evitare il più possibile di alterare colori e contrasti. Sono abbastanza fedeli ma non perfette. Ma la loro significatività in questo contesto non è tanto confrontarli con il file quanto tra di loro (per renderli confrontabili con il file avrei dovuto fotografare il mio schermo in softproof, ma introducevo ulteriori variabili e non ne uscivo lo stesso). Per vedere le differenze vi consiglio di guardare ad esempio i verdi, in particolare le patch più sature al centro, che nel profilo canned sono irrelisticamente separati mentre nel file sono decisamente più vicini e, altro particolare interessante per chi si avvicina alla stampa, le estremità dei neri profondi e dei bianchi molto chiari - entrambi non perfettamente riproducibili da questa carta opaca (che come noto tende a perdere un po' di contrasto, si vede soprattuto nei neri ma esiste anche nei bianchi). Spero sia utile, anche per capire un po' di più del processo di stampa e del perché si possa amare fare da se le stampe e non affidarle ad un professionista: la stampa è interpretazione, perché la carta non è digitale e non gestisce in modo perfettamente lineare nessun file. Ed il processo di stampa è quello che finalizza l'azione del fotografo. Almeno per come la vedo io: la fotografia è... di CARTA!!! Massimo per Nikonland (c) 13/1/2023
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  13. aggiungo la mia carrellata al primo utilizzo in una situazione comunque sfidante per un fuoco manuale: dopo i primi scatti di prova domestici l'ho portato con me al pranzo di Natale; né ho lasciata qualcuna non perfetta per rendere comunque l'idea anche delle difficoltà è davvero un piacere per dimensioni peso e possibilità, come già sottolineato credo che l'attenzione maggiore, fuoco a parte, sia nell'evitare o comunque gestire gli elementi nel fuori fuoco anteriore per il resto amore e filing a prima vista sicuramente più che con l'omologo 50 che richiederà più studio e pratica
    9 points
  14. Ovviamente questo è l'ultimo articolo del 2022. Noi della Redazione di Nikonland ce l'abbiamo messa tutta, tutti i giorni, per rendere il vostro passaggio sulle nostre modeste pagine il più interessante possibile. Purtroppo essere Nikonisti per noi è una malattia benigna, che ci volete fare. Sarà così anche nel 2023, non c'è nemmeno bisogno di dirlo !
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  15. From the album: Uccelli

    Cinciallegra
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  16. Il 2022 è stato un anno, fotograficamente parlando, è stato un anno molto positivo. Ho fatto la mia comparsa in Nikonland anche se iscritto da qualche anno ho pubblicato qualcosina e partecipato, prima esperienza nella vita a due workshop con Mauro e Ross con delle bellissime modelle. Ho fatto due brevi viaggi in Provenza e Toscana. Ma riguardando le fotografie, quella che più mi emoziona è questa di questo strepitoso faggio fatta a qualche centinaio di metri da casa, immerso in un fitto bosco, difficilmente isolabile dal resto degli alberi. Vado a trovarlo da diversi anni, in tutte le stagioni. Domenica per l'ennesima volta ho percorso il sentiero e con molta tristezza l'ho visto abbattuto in mezzo al bosco, legna da ardere, questa la sua fine. Vabbè questa è la storia, mi rimangono le fotografie, questa è di quest'anno, l'ultima
    8 points
  17. Questa mattina sono uscito ufficialmente dall'incubo Covid (tampone negativo). Ma la sorpresa non è questa. Insieme al tampone è arrivato il pacco di Nital con dentro il 50-250, secondo pezzo da collegare alla Zfc per cui nel primo pomeriggio, pur ancora sofferente, ho deciso di fare una passeggiata vicino al mare più vicino. Non più di dieci scatti e un rientro rapido perchè proprio non sono in condizione. Ecco cosa ho portato a casa Crop a 1/5, 1250 ISO, massima estensione.... cosa volete per 359 euro?
    8 points
  18. Finestra di sole sabato in Engadina, veloce escursione in Val Roseg, passeggiata nella neve: Chi c'è laggiù? (Cincia dal Ciuffo) Luci nel bosco (Cincia Mora).
    8 points
  19. Molti di questi scatti li ho già pubblicati su Nikonland, ma non raccolti insieme in questo blog dove ho via via raccontato di "Itinerari", la periodica mostra fotografica del fotoclub aretino di cui faccio parte nella quale, assieme a quelle degli amici del circolo, espongo annualmente alcune tra le foto che più mi rappresentano. Back in Black è stato appunto il titolo del lavoro che ho presentato nel 2021 e che mi piace raccontare (fotograficamente) qui. (Il titolo che gli avevo dato non è stato particolarmente originale ma, trattandosi di stampe in bianco e nero ed essendo io un fan degli AC/DC, il famoso gruppo hard rock australiano il cui uno degli album di maggiore successo è stato appunto Back in Black, non ho potuto fare a meno di prenderlo in prestito per dare un titolo al lavoro ). 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10.
    8 points
  20. Articolo scritto in una giornata grigia e piovosa in cui viene da dare i numeri. Scherzi a parte, il Nikon Z 105mm f2.8 MC è un obiettivo eccezionale ma, come tutti gli obiettivi di oggi riduce la focale effettiva alle brevi distanze così ad esempio, per avere un rapporto di riproduzione di 1:1 si deve arrivare vicino, 29cm dal sensore (molti meno dalla lente frontale) per una focale reale di 72-3mm e "solo" 36cm per avere un rapporto di riproduzione di 1:2 con una focale reale di 80mm. Focale effettiva su corpo Fx: Variazione della focale effettiva del Nikon Z 105mm f2.8 MC A me, come a molti molti altri appassionati di macro sul campo, alle volte piacerebbe avere una maggiore distanza di messa a fuoco a parità di rapporto di riproduzione, per controllare meglio lo sfuocato, la luce, più spesso per non far fuggire il (o farci assalire dal) soggetto. Per questo amiamo focali macro un po' più lunghe come il 150mm o il 180mm. Purtroppo non esiste un tele macro nikon Z di quelle lunghezze focali. Esiste un modo di compensare perlomeno la riduzione della focale effettiva con il 105mm? E' ovvio che passando da un corpo Fx ad uno Dx si ha un aumento della focale equivalente di 1,5 volte. E' una soluzione, ma non è quello che mi interessa mostrare oggi. L'articolo è rivolto a chi non ha corpi Dx e non gli interessa procurarseli. Con il vecchio Nikon 105mm f2.8 AFS VR G era possibile montare un moltiplicatore, ad esempio con un TC 14 si otteneva un 150mm abbastanza valido. Il Nikon Z 105mm f2.8 MC non accetta i moltiplicatori, però c'è un altro modo di recuperare almeno la focale effettiva con un semplice trucco che permette di scattare a distanze maggiori di quelle specificate. Basta usare un tubo di prolunga. Il tubo Meike da 18mm Normalmente si usano i tubi di prolunga per avvicinarsi, qui invece lo propongo come mezzo per restare più lontani!! Come ho scritto altre volte, aumentando il tiraggio con il tubo, per avere il soggetto a fuoco l'obiettivo si troverà a dover focheggiare ad una distanza nominale superiore a quella effettiva. Nell'esempio che propongo, con il tubo Meike da 18mm, alla distanza reale di 29cm l'obiettivo si posizionerà su una distanza focale di oltre 50cm recuperando quasi completamente la lunghezza focale nominale. Secondo i miei conti, se non ho preso abbagli già a 47cm abbiamo una focale effettiva pari a 105mm circa. Focali effettive su corpi FX con e senza il tubo di prolunga: In questa serie di immagini mostro come sia possibile restare più lontani ed avere un maggiore ingrandimento. Se mai dovesse servire, sapete che si può fare, senza alcuna perdita di qualità, si perde solo un po' di luce. Per capire, ecco un esempio pratico (nessuna postproduzione nè interesse per l'estetica, la profondità di campo o che, le foto con il solo scopo di mostrare i rapporti di riproduzione), il Triceratopo è lungo 12cm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 67cm si ha ha un RR di 1:5 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 93mm, a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 57cm si ha ha un RR di 1:4 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 91mm a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 47cm si ha ha un RR di 1:3 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 88mm a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 36cm si ha ha un RR di 1:2 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 80mm, a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza minima di messa a fuoco di circa 29cm si ha ha un RR di 1:1 con il solo obiettivo (a sinistra) che ha focale effettiva di 72mm, a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Come è tipico per i tubi di prolunga l'effetto è più marcato a focali effettive minori . Un grafico delle due soluzioni (corpo Dx e tubo di prolunga) a confronto. NOTE: Ho usato un tubo corto (18mm) perchè con lunghezze superiori a mio avviso diventa sconsigliabile usare questo metodo per aumentare le distanze, sia per la perdita di luce, che per la possibilità che il tutto si riveli meno pratico ed efficiente. ma nulla vieta a qualcun altro di provare (poi magari pubblicare i risultati ) E' chiaro che con i tubi di prolunga si perde la possibilità di mettere a fuoco ad infinito, ma se stiamo facendo macro la cosa in quel preciso momento non ci interessa. DISCLAIMERS: 1) Non è un metodo indispensabile, il 105mm f2.8 MC può benissimo essere usato da solo, con un po' di accortezza si fa di tutto; qui ho solo voluto mostrare che esiste questo effetto e, se serve o anche solo per gioco, si può sfruttare. 2) Esistono cento altri modi di fotografare da più lontano (lenti addizionali su tele zoom ad esempio), lo so e ne ho scritto spesso, ma il focus di questo articolo è il Nikon Z 105mm f2.8 MC. Silvio Renesto
    8 points
  21. La migliore non saprei proprio, ce ne sono diverse che mi piacciono. Forse per un mix tra riuscita e difficoltà realizzativa metterei questo ritratto sulla falsa riga di una doppia esposizione
    7 points
  22. From the album: Uccelli

    In arrivo...
    7 points
  23. Nel'22 ho fatto foto molto diverse tra loro come genere, più che negli anni precedenti. Difficile decidere. Però... d'istinto direi questa: Avvoltoio Grifone, Gorges du Verdon 27 maggio 2022. Ne ho di foto con gli avvoltoi a pieno formato, ma preferisco queste più ambientate, è più forte il ricordo della sensazione di libertà nel vedere questi giganti in volo. Da guardare ascoltando "el Condor pasa" anche se è un Grifone . Nikon Z6, Sigma 150-600 a 550mm, f8, 1/2000s, 2500 ISO, esposizione spot compensata -0,3 stop
    7 points
  24. From the album: Uccelli

    Z50+Zfc+500mmPF+TC1,4II soggetto vicino ed illuminato da un raggio di sole il resto all'ombra ho sottoesposto ancora un pò....
    7 points
  25. Ok, è diventato un articolo di auguri. Allora io auguro, a tutti noi, che ci succeda un po’ di questo, giusto quando andiamo a fotografare 😂😂😂😂
    7 points
  26. 7 points
  27. From the album: Street

    Jerusalem

    © @fabcortesi

    6 points
  28. From the album: Uccelli

    Dopo una mattina di attesa, si è palesato proprio nel momento in cui stavo addentando un panino ristoratore :) .. quindi ha deciso di concedermi un tuffo ( chiaramente non sono riuscito a coglierlo :( e si è allontanato prima su un altro ramo e poi nel nulla...
    6 points
  29. con la zfc stò cambiando le mie abitudini: più fissi leggeri, sfiziosi e "monotematici", con un corredo che, ad oggi, più che per estensione si caratterizza per sovrapposizioni di focali dal carattere differente. Complici, quindi, Nikonland e i cinesi stò sperimentando, o almeno ci provo, con aperture estreme ed il manuale focus affiancati comunque dai rispettivi autofocus per quando non c'è il tempo per il fuoco. Al proposito devo dire che ho trovato un sufficiente filing con il 35TT mentre è molto più arduo con il 50. Vi propongo quindi una breve comparazione del medesimo soggetto ripreso da cavalletto con diversi obiettivi tutti alla loro apertura massima TTArtisan 50mm f/0.95 Viltrox 56mm f/1.4 Nikkor Z MC 50mm Nikkor Z DX 16-50mm o poi aggiunto anche l'intruso TTArtisan 35mm f/0.95 (di cui aggiungerò altro nell'apposita sezione) oltre che il 35 per il Z DX 16-50mm Ho scattato sia mantenendo l'inquadratura sia mantenendo la distanza gli Exif sono sballati sui due manuali, avevo lasciato in camera <58>; spero di non aver mischiato nulla, ho dovuto rispolverare le vecchie reminiscenze di quando sperimentavo i settaggi con le diapo (ad ogni cambio prima foto con foglietto), spero di non aver mischiato nulla ma non mi pare non c'è post produzione spero di stimolare, oltre la mia, anche la vs opinione ... TTArtisan 50mm F0.95 Viltrox 56mm f/1.4 Nikkor Z MC 50mm Nikkor Z DX 16-50mm e poi i 35 TTArtisan 35mm F0.95 e dimuovo il Nikkor Z DX 16-50mm
    6 points
  30. 6 points
  31. Ed eccomi a scrivere di un altro dei fotografi "maudit" Giapponesi che tanto mi piacciono: Masahisa Fukase. Nasce nel 1934 a Bifuka, un paese dell’isola di Hokkaido, la famiglia ha uno studio fotografico ed il piccolo fukase si appassiona: a sei anni sa già stampare e come figlio maggiore sarebbe destinato a ereditare l’attività familiare. Invece, pur continuando con la fotografia, preferisce intraprendere un percorso diverso e nel 1952 va a Tokyo. Fukase mantenne comunque forti legami con la sua terra natale e la con la famiglia. Negli anni 70 e 80 fece regolarmente ritorno al suo paese per scattare dei ritratti di famiglia in grande formato, progetto che sarà poi pubblicato nel libro Kazoku (Family) nel 1991. Il suo esordio in pubblico è però la mostra Kill the Pig (1961), una raccolta di immagini crude scattate in una macelleria. Il suo lavoro cattura l’attenzione di critica e pubblico ed è l'inizio della sua popolarità. Fukase fa parte di quella generazione di fotografii giapponesi del dopoguerra che hanno rinnovato profondamente il linguaggio fotografico nel paese come Shōmei Tōmatsu, Eikoh Hosoe, Noriaki Yokosuka, Nobuyoshi Araki e Daidō Moriyama, con i quali nel 1974 fonda la Workshop Photography School. Il loro lavoro viene scoperto in occidente grazie alla mostra collettiva New Japanese photography, organizzata dal Museum of modern art di New York nel 1974. Questo periodo di successo, in cui il fotografo sperimenta e alterna i progetti artistici ad altri più fotogiornalistici, è interrotto dalla fine del suo matrimonio. Dopo essere stato lasciato improvvisamente dalla prima moglie, si innamora di Yoko, suo grande amore e fonte di ispirazione. Successivamente Fukase si rinchiude sempre più in se stesso. Dagli anni sessanta al 1992 gli scatti di Fukase nascono all’interno di una sfera intima, che vede protagonisti Yoko, il padre morente, i suoi gatti e se stesso, sperimentando con l’autoritratto e isolandosi gradualmente dal resto del mondo. Fukase è il primo a sinistra. Il divorzio da Yoko lo porta a concepire la sua serie più celebre, Karasu - Ravens cioè Corvi (1975-1985), e anche ad ammalarsi di alcolismo e depressione, nonostante si fosse risposato con la scrittirce Rika Mikanagi. Il modo in cui Fukase fotografa i corvi di Hokkaido ed altri soggetti tetri rispecchia il suo stato d’animo segnato dalla perdita, dal dolore e dalla dipendenza dall'alcool. A proposito del progetto Fukase dichiarò: “Vorrei poter fermare questo mondo. Questo atto (del fotografare) può rappresentare la mia vendetta contro la vita e forse questo è quello che mi diverte di più”. Alla fine del progetto, nel 1982, Fukase scrisse enigmaticamente che era “diventato un corvo”. Karasu è universalmente considerata la sua opera migliore. Dal 1976 in poi, le mostre basate su Rakusen (tradotto anche come La solitudine dei Corvi) portarono ad un ampio riconoscimento dell'intera opera di Fukase prima in Giappone e poi in Europa e negli USA. Il libro che raccoglie le foto di Rakusen fu pubblicato nel 1986 e l'edizione originale (edita da Shokyusha) divenne uno dei più prestigiosi e ricercati libri fotografici giapponesi del dopoguerra. Nel 1992 Fukase cadde dalle scale del suo bar preferito, provocandosi un trauma cerebrale che lo rese invalido. Morì nel giugno del 2012. Foto prese da Internet, (c) degli aventi diritto.
    6 points
  32. Slim Aarons, 1 gennaio 1957, Hollywood. *** Questa foto di Slim Aarons - fotografo delle star di Hollywood - è stata definita la "Mount Rushmore" delle celebrità, oppure "The Kings of Hollywood". Ritrae - chi come me pensa che il cinema sia quello della Gold Age di Hollywood li avrá riconosciuti - Clark Gable, Van Heflin, Gary Cooper e James Stewart, che ridono per una battuta (immagino del solito Clark) mentre si bevono una coppa di champagne nella Crown's Room del ristorante Romanoff di Hollywood. Ma potrebbero anche essere quattro sconosciuti, non importa. Come non importa che ci sia un secondo scatto in cui Van è voltato verso Clark che si è accorto di Slim : quella è una fotografia straordinaria lo stesso, per il momento colto, l'atteggiamento, i quattro personaggi nella loro naturalezza assoluta. Io però arrivo a dire che sia una bella fotografia, intesa proprio sul piano artistico. Nessun altra considerazione di natura tecnica, tecnologica o sofista rafforzerebbe ulteriormente il mio pensiero al riguardo. Pensieri miei, naturalmente.
    6 points
  33. Io ho optato per stampa incollata su forex. Buon compromesso fra praticità e qualità. (il gatto a colori non è su forex ).
    6 points
  34. Ho provato a rielaborare una mia foto imitando lo stile dei fotografi giapponesi che mi piacciono, come Moriyama, Fukase, ecc., Il risultato non ha la loro drammaticità, però mi sembra comunque piuttosto espressivo. Siete d'accordo? Non siete d'accordo? Grazie!
    6 points
  35. Mi piacerebbe molto incontrarvi tutti. Nel frattempo che il 2023 possa essere una volta tanto meglio dell'anno trascorso. Lo meritiamo tutti noi e, aggiungerei, anche tutta l'umanità. Un forte abbraccio (virtuale ma forte).
    6 points
  36. A scanso di equivoci, perché qualcuno non l'aveva compreso, questi 28 e 40 Special Edition sono edizioni speciali dei comuni 28/2.8 e 40/2 già disponibili dal 2021 per tutte le Nikon Z, che restano regolarmente a catalogo. Gli Special Edition hanno differenze solamente di carattere estetico e sono pensati per accompagnare le Nikon Zfc ricordando l'aspetto esteriore - non funzionale - degli obiettivi AI/AIs. Chi avesse già un 40/2 o un 28/2.8 e non è un farfallone come me, non ha motivo di cambiarli. Io invece ho approfittato del fatto che Ross avesse bisogno del mio 40/2 per sei mesi, per comprare quello Speciale. Così Morgana è contenta Ma, lo ripeto ancora, le foto che fanno sono le stesse
    5 points
  37. Al contrario: preso dalla nostalgia anni fa, dopo decenni di CD DDD (nessuna nostalgia dei primi AAD), ho avuto desiderio di costruirmi una base antivibrazioni in muratura e metterci su una testina Stanton 681EEE-S collegata ad un Dual a controtelaio moderno, dotato perfino di presa di uscita usb... Ho messo su i miei vinili a maggior dinamica, a partire dagli Original Master Recording, incisi a mezza velocità su lacche pesanti il quintuplo di un normale 33giri, per esempio The Dark Side of The Moon degli infiniti Pink Floyd... su impianto analogico ad amplificazione ibrida e diffusori ad alta dinamica.... e la delusione dell'ascolto, rispetto la stessa incisione, digitale però, trasferita in FLAC e mediata da un convertitore digitale da duecento euro verso due JBL satelliti amplificati dello stesso prezzo o poco più, è stata tale, da smontare tutto e promettere eterna custodia, fino alla fine dei miei giorni, se non altro per i milioni di lire spesi, quando i soldi erano il baluardo qualitativo, per esempio tra una BASF al ferro ed una TDK SA al cromo oppure le inarrivabili cassette Metal, che una volta acquistate rendevano in registrazione prima gli hummm ed i bliss dei vinili malcapitati. I CD in oggetto sono stati un costosissimo intermezzo: ma ve lo ricordate quanto costava un CD, quando si parlava fosse un supporto "definitivo", inscalfibile, eterno? Ed i soldi per comprare la seconda generazione di truffa: i masterizzatori che, a seconda del cd scrivibile e della velocità di scrittura, dopo tre anni ....si perdeva tutto? Almeno il vinile rigato saltava solamente...senza il balbettio alieno del cd avariato ... E quando la Magna Mater europea decise di mettere le accise su CD e DVD scrivibili e riscrivibili...? Di fatto ingenerando il mercato di contrabbando a livello mondiale? Ma quante ne abbiamo viste negli ultimi quarant'anni ?
    5 points
  38. From the album: Uccelli

    Ippocampo Puglia
    5 points
  39. From the album: Street

    Vintage vs Moderno
    5 points
  40. Soprattutto nello street, ma non solo, sempre di più il lato documentativo della foto mi interessa meno rispetto a quello espressivo, per cui intervengo sia al momento dello scatto che in post produzione per tirare fuori, rendere più intensa l'intuizione che ho avuto quando ho visto una situazione che ha acceso la mia sensibilità. Non mi sto vantando, perchè penso che sia una cosa comune a tantissimi fotografi e non solo nello street. Aggiungo che la mia foto non nasce da una costruzione, ma da quello che Junku Nishimura -dovrò scrivere di lui prima o poi- definirebbe un incidente, un incontro fortuito con un soggetto che fa scattare un'intuizione su cosa ne potrebbe nascere. Anche questa non è certo una mia scoperta, chissà quanti lo fanno da sempre. E allora perchè scriverne? Per due ragioni. Una è condividere il processo di realizzazione e proporlo come base per uno scambio di opinioni con chi fosse interessato, confrontandoci su affinità e differenze L'altra è per suggerire a chi è alle primissime armi, non di fare come me, ma di provare anche lui a esplorare, quando ne ha voglia e non fermarsi all'immagine così come la vede. Come ho scritto nel mio ultimo post sul capodanno cinese, le foto migliori di quel giorno non avevano nulla a che vedere con i festeggiamenti, ma con la folla. Il ragazzo fantasma. Un ragazzino visibilmente annoiato, appoggiato ad un muro a fianco di una vetrina. Ho fotografato il suo riflesso nella vetrina e non lui, poi in postproduzione ho lavorato sui contrasti ed il rumore per creare un'immagine più intensa e un po' inquietante. Ritratto di donna orientale. Questa donna era immersa nella folla e tutti guardavano dalla parte opposta tranne lei. Così spiccava attraendo la mia attenzione perchè è un bel volto, lo sguardo assorto, intenso ed (ho voluto immaginare) un po' triste hanno fatto il resto. Ho esposto sul suo viso ed in postproduzione ho accentuato il contrasto fra il volto illuminato e la folla dei cappelli e giacche scuri. Indegnamente ispirandomi ai fotografi orientali che mi piacciono (tanto per dire, il Nishimura che ho citato sopra ha fatto, secondo me, uno dei più bei ritratti di donna in bianco e nero che abbia mai visto) Ok il mio intento nel condividere l'ho spiegato. Il perchè le foto a me sembrano riuscite pure, ma... ognuno ha il suo metro ed i suoi gusti quindi ora sta a voi intervenire con commenti, giudizi, sia sul concetto alla base che sul risultato. Se vi interessa. Se no, siamo amici lo stesso.
    5 points
  41. From the album: Paesaggio

    Non ho faticato tanto a salire su quella colliina nonostante qualche lastrone di ghiaccio che ho affrontato con molta prudenza. Ne è valsa la pena
    5 points
  42. l'idea è semplice, ho la fortuna di vederlo ogni giorno da ogni angolo e scorcio ... ma sempre senza la Nikon! Così ho fatto il turista per qualche ora scorrazzando alla ricerca di scorci; era tempo che avevo in mente questo progetto e l'idea sarebbe ripeterlo "all'infinito" nelle varie ore e stagioni ... L'unico limite è il traffico e la possibilità di tempo ed occasioni, ogni volta devo inforcare un moto in prestito! 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20
    5 points
  43. From the album: Sensazioni

    Ispirata ai due Corvi di Odino
    5 points
  44. PRO ben costruito, vetro e metallo diaframma dal funzionamento rassicurante nitidissimo sul piano di messa a fuoco (il che per questo prezzo non è mica scontato !) sfuocato onirico oltre il piano di messa a fuoco consente effetti di fuoco selettivo sensazionali obiettivo per "creativi" relativamente economico (credo intorno ai €200) CONTRO discreta distorsione da correggere a mano assenza di trattamenti antiriflesso di livello superiore sfuocato "strano" davanti al piano di messa a fuoco inutile chiudere il diaframma, le foto migliorano ma si perde carattere Arriva nell'usuale "cubetto" di cartone telato, elegante ma e compatto, il nuovo TTArtisan 35mm f/0.95 disponibile con attacco Z. E' il fratello corto del 50/0.95 che abbiamo provato questa estate. A differenza di quello che, bene o male copriva anche il formato pieno pur essendo progettato per APS-C, questo è strettamente DX, quindi praticamente un normale ultraluminoso. Un obiettivo del genere si compra per usarlo sempre a tutta apertura. Infatti, sebbene le sue caratteristiche ottiche in generale migliorino chiudendo il diaframma, non vedo perché farlo. Ci sono 35mm migliori per fare foto a diaframma chiuso, a cominciare dal 16-50 del kit di Z50/Z30/Zfc. Lo sfuocato è onirico, come deve essere, e il carattere delle fotografie di questo obiettivo si presta al genere "nostalgico". Ascoltate un disco di musica biedermeier mentre guardate le sue foto e vi sentirete tutti merletti e nastrini. ovviamente, come si conviene per i superluminosi, non c'è modo di evitare l'aberrazione cromatica assiale (verde dopo il fuoco e magenta prima del fuoco) che si mantiene nei punti luminosi, riprodotti abbastanza bene. C'è una discreta distorsione a barilotto che va corretta a occhio (io ho impostato +16 in ACR) lo sfuocato come dicevo è onirico ma davanti al punto di messa a fuoco, a volte succedono cose "strane" mentre nelle vedute non ho notato stranezze guardate la bellezza dello sfuocato sulla sinistra, oltre il fuoco e i pasticci sulla destra, sul tronco, prima del fuoco anche in questa foto, oltre la ringhiera ma naturalmente noi abbiamo occhi per guardare quello che succede nel frame, no ? una giornata senza sole al lago, depressione pura, ben impressa dall'obiettivo nelle foto Naturalmente, sfruttando anche la distanza minima di messa a fuoco di soli 35cm ho voluto provarlo anche nel ritratto. Sempre ad f/0,95. Le foto che seguono non hanno praticamente postproduzione devo ammettere che io ho grandissima facilità di messa a fuoco con questo obiettivo, una sensazione che con il 50/0.95 non sono riuscito ad avere I colori sono abbastanza morbidi. Siamo sempre a tutta apertura. ma la nitidezza sul piano di messa a fuoco è elevata. Che per un obiettivo da circa 200 euro è difficile da immaginare. *** Costruttivamente è un gioiello. Confesso che l'ho voluto per mostrarlo con Morgana, la mia nuova Nikon Zfc Black Edition. A me pare che stiano benissimo insieme. L'obiettivo è tutto in metallo e vetro. Solido con una sensazione di luxury diffusa. il tappo è a vite, ben dimensionato e ben costruito. Con incisioni nitide. Non c'è paraluce in dotazione. Ammesso che serva. Non ho provato ma credo che prenderà ogni riflesso possibile se ci mettiamo in condizioni di abbagliarlo. attenzione al diaframma. E' bello ma non è perfettamente circolare. Cosa che si traduce in uno sfuocato non proprio bellissimo quando chiudiamo il diaframma. Raccomando di comprare ed usare questo obiettivo perché è un f/0.95 qui, completamente aperto. Riflessi verdi in un occhio di luce. piccolo, compatto, leggero, eppure robustissimo. Il diaframma ha un click leggero ma rassicurante. Anche nel video mi sono trovato bene, di seguito alcuni videoclip montati senza pretese, se vi va, date un'occhiata. Nel complesso è un bell'oggetto. Calibrate le vostre aspettative e vi troverete bene. A me piace e anche solo per questo, fa da gemello al 50/0.95.
    5 points
  45. Avendo temporaneamente sottomano tre 105mm macro, una DSRL Nikon Dx (D7100), Una Mirrorless DX (la Z Fc) e in più una Mirrorless APS-H (la SIGMA Sd QUATTRO H),con un po' di tempo da stare in casa, ho voluto fare un mini test più per curiosità che altro e vedere da una parte come si comportano i tre 105, dall'altra confrontare la resa del Nikon Z 105 MC su Z fc con quella del 105 SIGMA sulla SD QUATTRO H, in situazione da laboratorio. Alcune osservazioni preliminari 1) Questo articolo è solo un piccolo test, non vuole assolutamente essere al livello del super completo confronto tra i due 105mm nikon di Max Aquila: 2) Il mio discorso Z vs SIGMA è ristretto alla foto statica in ambiente controllato. In natura su soggetti animati/li l'operatività della SIGMA è ... problematica. OK, detto questo, vediamo il protocollo di lavoro ho proceduto così: ho preso un preso un pezzo di arenaria (una roccia derivata da sabbia) e l'ho fotografato ad un rapporto di riproduzione intorno ad 1:2. Ho scattato con la D7100 e il 105mm micro G Con la Z Fc ed il 105mm MC Con la Z Fc ed il 105mm micro G (+ FTZ) Con la SIGMA Sd QUATTRO H ed il 105mm Sigma apo macro. Ho portato tutte le foto a 20mpx. Tutte le foto a 100 ISO , f8 e con il pannello a led MOMAN per avere la stessa luce. Risultati, foto ridotte a 3000x2000pixel cliccare per aprirle. Nikon D7100 e 105mm Micro G Nikon Zfc e 105mm micro G Nikon FZfc e Nikon Z 105mm MC SIGMA Sd QUATTRO H e 105mm Sigma Apo Macro. Conclusioni. Personali e soggettive. Potete non essere d'accordo che resteremo amici comunque . Sicuramente mi vien da dire che l'idea di abbandonare le DSRL per le Z è più che giustificata! (Vi ricordo che l'illuminazione è la stessa per tutte le foto). L'osservazione di Max che il 105 micro G migliora sensibilmente sulla mirrorless anche Dx è pienamente supportata anche da questo test. Il Nikon Z 105mm MC ha però una superiore nitidezza e, anche se non è il soggetto più adatto, comunque mostra una più graduale transizione fra zone a fuoco e fuori fuoco. La SIGMA "spacca", questo contesto è il suo pane ma, sorpresa, la differenza di nitidezza con il 105 MC è direi quasi irrilevante, tenendo conto che nella foto con il 105 SIGMA la riduzione a 20mpx dagli originari 24 mpx della SIGMA ne ha aumentato la percezione di nitidezza. Tutto questo "a prescindere" dalle differenze di ergonomia, velocità di scrittura e tutto il resto che ben conosciamo e che nell'uso pratico fanno propendere per Nikon (Z) nella maggior parte dei casi (anche se non tutti, la SIGMA in alcune situazioni ha sempre la sua ragion d'essere). Eccoci al termine di questo mini-test. Spero abbia detto qualcosa anche a voi.
    5 points
  46. Giusto per partecipare anche io.... Mi sono deciso tardi, ordinato venerdì scorso arrivato oggi, quindi non l'ha portato Babbo Natale ma Niko il corriere per Amazon.....
    5 points
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