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  1. 13 points
    Ho acquistato di tasca mia questa brillante prima mirrorless full-frame Nikon, convinto delle sue caratteristiche. Quanto segue sono le mie opinioni maturate in circa 25.000 scatti di vario genere fatti nell'ultimo mese e mezzo e nonostante ciò, non credo ancora di aver completamente approfondito tutte le potenzialità di questa fotocamera che credo resterà a lungo nel mio arsenale. Capirete quanto poco io possa rispettare chi invece, dopo due ore di prova veloce di una macchina avuta in prestito, senza un background Nikonista, con la fretta di pubblicare l'articolo per poi dedicarsi ad un altro prodotto, esprime giudizi affrettati su fotocamere come se fossero aspirapolveri senza filo. *** questo articolo conta oltre 4000 parole, 25.000 caratteri, circa 18-20 minuti di tempo di lettura "veloce", circa 30 di lettura normale *** Tutto questo senza acredine, perchè per molti versi un mio giudizio approssimativo l'ho espresso già il 28 agosto alla prima presentazione ufficiale alla stampa in Italia. Ma ho messo le mani avanti dicendo che erano impressioni a caldo, di un uso in condizioni molto distanti dalle mie normali abitudini. Adesso che ho avuto il tempo di usare la macchina nelle mie condizioni abituali, con i miei obiettivi e i primi Nikkor Z disponibili credo di poter aggiungere qualche cosa d'altro. Senza per questo mettere la parola fine sull'argomento. Sia perchè continuerò ad usare (spesso) questa macchina sia perchè, con le mirrorless, i produttori hanno l'opportunità di intervenire anche a fondo nel tempo con modifiche a livello di firmware che possono far rivedere completamente certi giudizi. Complessivamente posso confermare che si tratta di una fotocamera molto ben costruita, ingegnerizzata come solo le migliori Nikon possono essere. Mi perdoneranno quelli che stravedono per le loro D600 o D750 ma la Nikon Z7 (e sua sorella Z6 che è del tutto identica, salvo il sensore) appartiene ad una categoria superiore, di diritto a quelle che sono le migliori produzioni Nikon. Non a caso per produrla, Nikon ha convertito la linea principale della fabbrica di Sendai, fermando la fabbricazione dell'ammiraglia Nikon D5. Eccola qua, in tutto il suo splendore, con il suo 24-70/4 S e la nuova basetta in legno hand-made in Oklahoma. Fa la sua bella figura ! I punti di forza "La costruzione delle Nikon Z è esemplare, quanto di meglio la tradizione Nikon è in grado di esprimere con questi requisiti di progetto" Il corpo è solido, le "gomme" di grande qualità, i tasti ben dimensionati e solidi, le ghiere perfettamente funzionali. Il mirino è di primordine e (quasi) in grado di far dimenticare che sia in realtà un monitor oculare, tanto è chiaro, preciso, ben definito e .... realistico. L'impugnatura è da Nikon. Il nikonista esperto se la trova perfettamente in mano subito, fin dall'accensione (che è quasi immediata, come una reflex), e non ha bisogno di tanta scuola guida per servirsene fin dal primo minuto. Dentro ha uno dei sensori ad alta risoluzione migliori del mercato sui cui è stata ricavata una matrice di messa a fuoco a rilevazione di fase che copre quasi tutto il frame. Il display posteriore è eccellente. Le logiche di funzionamento sono mutuate dalla originaria serie Nikon 1 (di cui idealmente le Nikon Z sono la continuazione) e dalle reflex Nikon. L'ibridazione perfetta o quasi. Il bocchettone é veramente gigantesco, come già si può intuire dai nuovi tappi. C'è solo qualche dubbio a vedere direttamente il sensore li, così esposto tutto il tempo, così vicino all'ingresso di aria e ... sporcizia, non protetto nemmeno dall'otturatore come invece avviene nelle nostre reflex. Immaginando che il suo acquirente tipo sia già un nikonista in possesso di reflex e di ottiche da reflex, la Nikon Z7 arriva con un adattatore da Nikon F a Nikon Z che rappresenta lo stato dell'arte per gli adattatori. Il suo funzionamento è semplicemente ineccepibile tanto che io stento a scorgere differenze di funzionalità tra le ottiche native Nikon Z e le migliori realizzazioni per Nikon F di ultima generazione (sia Nikon che Sigma). Salvo il rumore, ovviamente. La differenza nel video tra il rumore della messa a fuoco degli obiettivi con motore ad ultrasuoni e i nuovi motori elettrici lineari degli obiettivi Nikon Z è di tutta evidenza. made in Japan ! "Con l'adattatore Nikon FTZ, il fotografo Nikon è in grado di utilizzare quasi ogni obiettivo Nikon prodotto dal 1959 ad oggi. Si materializza realmente la promessa solo in parte mantenuta con la Nikon Df di poter usare tutti i Nikkor su una macchina digitale moderna" Anche gli obiettivi più vecchi torneranno a nuova vita con la Nikon Z7 e il Nikon FTZ, potendo sfruttare le potenzialità del mirino elettronico che aggiunge funzioni impossibili per le reflex digitali in materia di aiuti per la messa a fuoco e di capacità di previsualizzazione della bontà dell'esposizione. A questo si aggiunge la funzionalità ulteriore offerta dallo stabilizzatore integrato nel sensore - una prima assoluta per Nikon - che veramente espande le capacità fotografiche di ogni obiettivo Nikon non dotato di stabilizzatore. Una opportunità inaspettata prima della presentazione delle Nikon Z. Usare un Nikkor-H 85mm f/1.8 del 1964 marchiato Nikkon Kogaku è ancora più affascinante se possiamo contare di poterlo usare anche a tempi ben inferiori alla classica regola dell'inverso della focale. Che almeno per i soggetti fermi, cessa di essere un limite, potendo scendere anche di 3-4 stop nella pratica rispetto al valore di sicurezza (ma ognuno in questo avrà il suo personale limite tra mano ferma e aspettative di foto ... ben definita). "Lo stabilizzatore di immagine integrato con il sensore offre funzionalità inaspettate per gli obiettivi non stabilizzati di ogni epoca, mentre collabora con quelli che dispongono di stabilizzatore interno" Due parole infine sul sensore. E' gemello di quello della Nikon D850 ed offre prestazioni sostanzialmente sovrapponibili con quelle. Alta dinamica alla sensibilità di ISO 64 che mantiene qualità elevate su fin verso i 3200 ISO, potendo però spingersi senza troppi patemi anche due stop sopra. Risoluzione sufficiente a fare quasi ogni cosa. Capirete che la combinazione di sensore ad alte prestazioni, stabilizzatore integrato ed obiettivi luminosi apre le porte a fotografie in condizioni mai viste prima in casa Nikon. "Il sensore della Nikon Z7 è analogo - se non identico - a quello della Nikon D850. Offre qualità elevate specialmente alle sensibilità più basse ma ampia flessibilità di impiego in tutte le condizioni" Naturalmente chi sceglie questa macchina farà si da poter permettere a questo sensore di dare il meglio di se. Obiettivi di fascia alta e attenzione al micromosso, senza esagerare con le sensibilità più alte, consentiranno effettivamente di trarre il massimo dalle proprie fotografie. Un consiglio : selezionate la prima tendina elettronica dal menù, per evitare che il pur silenzioso otturatore induca vibrazioni indesiderate quando state facendo delle "riproduzioni". Perchè il corpo è leggero ed è difficile da tenere fermissimo in mano, una vibrazione interna può essere amplificata nell'immagine se non si lavora con cautela. Ma sono cose che chi conosce la D850 già sa. "Una rosa, pur con un altro nome ..." Nikon 24-70/24S a 70mm. Grazie alla distanza di messa a fuoco di circa 30 cm, ha quasi potenzialità macro. "L'autofocus copre quasi per intero l'inquadratura. E' facile comporre la propria immagine, mettendo a fuoco in modo intuitivo esattamente dove vogliamo" Meraviglie della messa a fuoco direttamente sul sensore principale (e non con un sensore separato/dedicato come sulle reflex). Questo consente di poter comporre a proprio piacimento disponendo di 493 punti complessivi (rispetto ai classici 51 o 153 delle reflex Nikon di fascia media e alta in commercio). Ma questo non è l'unico vantaggio, con l'autofocus a rilevazione di fase sul sensore, anche in modalità video la macchina segue facilmente soggetti in movimento. Un punto debolissimo delle reflex Nikon. Come vantaggio secondario - ma tutt'altro che trascurabile - non è più di norma necessaria la taratura fine della messa a fuoco degli obiettivi, perchè eventuali problemi del singolo obiettivo, vengono livellati direttamente in sede di messa a fuoco. La combinazione di tutte queste caratteristiche portano ad una macchina che, pur essendo una novità per Nikon, concentra in se praticamente (quasi) tutti i vantaggi delle mirrorless più mature sul mercato, integrandole con quelle peculiarità tipiche che rendono familiare l'esperienza d'uso al nikonista. Nikon 70-200/2.8E FL su Nikon FTZ. Esposizione manuale per cogliere ogni sfumatura della luce al tramonto, potendo previsualizzarne l'effetto in tempo reale a mirino ancora prima di scattare. "Quindi abbiamo la macchina perfetta ?" per carità, non esiste la macchina perfetta, esistono quelle che assecondano le proprie necessità. Ma questa Nikon Z7 può essere per molti fotografi una scelta complessivamente soddisfacente per la gran parte dei compiti fotografici. Fattore di forma, ingombro, peso, una certa invisibilità che la fanno passare più inosservata di certe reflex con i loro zoomoni, silenziosità, flessibilità e ottima qualità d'immagine insieme a funzioni sofisticate sono le sue qualità migliori. Cui aggiungere in questa fase di lancio, la possibilità di utilizzare obiettivi e accessori già in catalogo per le reflex Nikon e magari già nelle nostre borse. Io l'ho usata con il Nikkor 50/1.8G, con il 105/1.4E, con il 70-200/2.8E FL e con i due teleobiettivi PF con estrema soddisfazione. "L'isteria del web" Nel provare la macchina in anteprima, alcuni commentatori - certamente non noi ! - presenti sul web e su Youtube in particolare, hanno posto l'accento su presunti limiti strutturali di queste Nikon Z, scatenando polemiche solo in parte giustificate. Nella mia pratica non ho riscontrato problemi reali nell'utilizzo concreto, quello del comune fotografo. Concordo con chi invece lamenta un autofocus su soggetti in movimento e in luci sfidanti largamente migliorabile. - la durata della batteria. Il dato di autonomia CIPA indicato da Nikon nella documentazione della Z7 ha scatenato le polemiche del web. 300 scatti a carica con una EN-EL15 sono effettivamente pochi, più o meno quelli di una compattina da pochi euro. O meglio, lo sarebbero se fossero reali in una situazione d'uso comune, per come useremo noi tutti i giorni la Z7 come una qualsiasi altra fotocamera. Allora ci accorgeremo che utilizzando tutte le sue funzioni, potremo fare più di 700 scatti a carica, ma più facilmente potremo arrivare verso i 1500 scatti. E utilizzando prevalentemente la raffica, questi scatti saliranno tranquillamente a 4-5 ... mila. Certo fare time-lapse o altre riprese molto impegnative sul piano energetico porteranno a limitazioni molto importanti. Ma da cui non sono esenti né le reflex né le altre mirrorless presenti sul mercato. Quindi la batteria ? Non è un problema, va bene così. Diciamo che nella prossima generazione ci aspetteremo comunque un upgrade, visto che oramai è comune vedere smartphone o persino torce elettriche sfoggiare batterie con capacità doppie o triple. Ma già oggi sino ad ora ho sempre portato una batteria di scorta (una comune EN-EL15a, quella della D850) che non ho mai dovuto usare nemmeno una volta. - la scheda di memoria singola E' vero, ci siamo abituati male. Dalla Nikon D3 in avanti quasi tutte le Nikon di fascia alta hanno avuto un vano con due schede di memoria utilizzabili indifferentemente come backup o come eccedenza (in caso la prima si riempia) o per memorizzare file diversi tra le differenti schede. Il backup in continuo è molto utile quando si scatta in situazioni "importanti" (specie in campo professionale). Ma la scelta di Nikon è stata fatta per motivi di compattezza. Una volta scelto - giustamente - di non impiegare le memorie SD per andare verso le prossime CFexpress, compatibili con le attuali XQD in dotazione alla Z7, mettere due schede avrebbe comportato una macchina più spessa e ingombrante. E' una scelta che non condivido ma che mi lascia tranquillo, non avendo io mai avuto problemi di affidabilità con le tante XQD che utilizzo oramai da anni. Peraltro la Nikon D850 - macchina certamente professionale - utilizza si due supporti, ma sono sbilanciati (uno XQD e uno SD) e l'uso di quello meno performante porta ad un calo evidente di prestazione. Tanto che per me la D850 è di fatto una fotocamera a scheda singola. Mentre ci sta che la D5, macchina senza compromessi, ne abbia due, uguali, chiuse dentro un vano con apertura a consenso la scheda XQD da 64GB Sony data in omaggio da Nital con l'acquisto della Z7 (fino al 31/12/2018) - il banding Tutti i commentatori indicano il banding sulla Z7 come un dato di fatto assodato e un difetto della matrice di punti AF sul sensore. Intendendo per banding la comparsa di linee orizzontali colorate nelle zone scure delle immagini. Nella pratica io non ho riscontrato nei miei scatti alcuna ... anche minima sensazione di questo problema. Anche andandolo a cercare sottoesponendo di brutto e poi sovra-sviluppando selvaggiamente immagini praticamente nere ! Sarà un problema ? Vedete un pò voi. Per me è un capitolo chiuso. una top model internazionale, messa a fuoco con riconoscimento del volto, Nikon 70-200/2.8E FL ad f/6.3 I limiti Ma la macchina ha comunque dei limiti, per quelle che sono le mie aspettative da una macchina di questo livello. Disponibile ad accettare dei compromessi nel modello 1 del nuovo corso Nikon Z, ma una Nikon di fascia alta deve rappresentare il top, come lo sono le reflex top di gamma Nikon. - l'autofocus L'autofocus su soggetti statici in condizioni di luce anche sfidante (cioè quasi al buio) va più che bene. E' preciso e veloce, con tutti gli obiettivi che ho usato. Non è però velocissimo ad agganciare il soggetto all'inizio e qualche volta, anche se abbiamo impostato "la priorità al fuoco", la macchina si inganna e consente di scattare anche se la messa a fuoco è precaria. L'unica è fare più scatti e poi scegliere quello migliore (una pratica comune, almeno per me, anche con le reflex). - l'autofocus in continuo dove sono convinto che la Nikon Z7 sia più deficitaria è nella messa a fuoco in continuo di soggetti in movimento. Qui la precarietà dell'aggancio del soggetto mette in discussione anche l'intera sequenza. C'è anche una differenza di prestazione quando di riprendono soggetti relativamente lontani - anche veloci - e soggetti relativamente vicini, anche lenti. La situazione è peggiorata dalla lentezza nell'adeguarsi agli spostamenti, specie per velocità relative elevate, ancora di più in condizioni di controluce o di presenza di luci abbaglianti nell'inquadratura. Situazioni in cui la Z7 va spesso in completa confusione. Ho anche l'impressione che non ci sia una vera modalità di priorità del soggetto più vicino (lock-on o meno) e che spesso la macchina finisca "per muri" (cioé scelga la via facile di centrare una cosa posta dietro al soggetto, che presenta maggiore contrasto del soggetto inquadrato). Le varie modalità di ripresa (le aree di messa a fuoco) sono poche e ben distinte. Mi manca però una replica effettiva di quella a 9 punti che utilizzo praticamente sempre con D5 e D850 e, alle volte, quella con i gruppi a rombo, efficace nello sport. In generale l'esperienza nel fotografare l'azione, a raffica, soggetti veloci in movimento non è soddisfacente e porta a risultati al di sotto di quelli alla normale portata di una reflex anche di fascia media (in formato DX). Intendiamoci, il fotografo esperto riesce a fare quello che vuole comunque, ma finisce subito con il domandarsi perchè non continuare ad usare con più soddisfazione D5/D500/D850 per certe cose. Anche perchè, la raffica massima teorica può arrivare a 9 scatti al secondo. Ma in quelle condizioni è come montare un toro imbizzarrito perchè la visione nel mirino va a scatti e si perde continuità nel seguire il soggetto inquadrato che intanto a causa del lag che si forma, scivola via dall'inquadratura (parlo, ovviamente, di soggetti che riempiano il fotogramma !). Ad onor del vero devo sottolineare che certo la Nikon Z7 non viene proposta come macchina per lo sport o per l'azione. Però a me piace conoscere bene i limiti del materiale che utilizzo per scegliere di volta in volta quello più adatto. Da tempo ho accettato il fatto che nella fotografia di oggi, raramente una sola fotocamera può essere specializzata in tutto. La stessa D5 cederà il passo alla Z7 in tante delle sue peculiarità. - il riconoscimento facciale funziona molto bene, è intuitivo e bello da usare in quanto libera dalla necessità di seguire nell'inquadratura a tutto frame la posizione del volto della persona inquadrata. Anche in questo caso però, c'è un pò di lentezza nell'aggancio effettivo del soggetto all'inizio e qualche volta abbiamo dei fuori fuoco perchè intanto il soggetto si muove ma la macchina crede di aver il fuoco e scatta (oppure non scatta e ti lascia nell'incertezza di cosa fare mentre il soggetto è in posa). Nell'algoritmo di gestione c'è sicuramente il riconoscimento dell'occhio ma nella pratica questa non sembra una essere una priorità dei progettisti. A volte ci azzecca, a volte va sull'occhio più lontano. Altre volte semplicemente prende la faccia ma non l'occhio. Mentre a volte si ostina a non vedere proprio la faccia e punta a gomiti o polsi o altro e non c'è verso di far cambiare idea alla macchina se non cambiando modalità AF. Nel complesso, ci si può lavorare ma sono altrettanto convinto che Nikon possa perfezionare il sistema a livello software per migliorare la fiducia del fotografo con questo sistema (che può fare veramente la differenza rispetto ad una reflex) ma è necessario dichiarare che la macchina sta puntando alla pupilla più vicina e che è in grado di seguire quella, oltre alla faccia con tanto di animazione specifica (riquadro sul volto e quadratino sull'occhio) come oramai fanno anche tanti semplici smartphone da pochi soldi. Luce disponibile, auto-ISO, messa a fuoco ad area dinamica flash, riconoscimento del volto - piccolo é bello ma non sempre questo è solo un vantaggio Le specifiche di progetto erano quelle di creare una macchina più compatta delle reflex di fascia alta (siamo più o meno sulle dimensioni di una reflex anni '80) che potesse coesistere con le reflex, costituendone una alternativa più maneggevole e meno impegnativa per quando questo è un vantaggio. L'obiettivo è stato certamente centrato ma alle spese di alcune scelte che a mio parere - ma sono posizioni opinabili - ne condizioneranno l'uso. Perchè la Z7 starà bene con i tre obiettivi appena presentati, non compattissimi ma certo più piccoli e leggeri degli ultimi pachidermi per le reflex, ma in prospettiva con l'arrivo di zoom f/2.8 potremmo trovarci al paradosso di fotocamera compatta, obiettivo grosso. Cosa che già si verifica oggi adattando obiettivi di fascia professionale da reflex sulla Z7 via FTZ. Idealmente su macchine del genere ci starebbero bene dei pancake o dei fissi f/2.8 cose che non sono nella roadmap attuale (che pure è più che altro una manifestazione di intenti non vincolante e che si articolerà nel futuro). Certamente l'attacco ottiche con il diametro più largo che ci sia non si concilia la possibilità di fare ottiche molto compatte. Inoltre, pur ben costruita, questa macchina non è sempre agevole da usare a lungo con ottiche lunghe e pesanti a mano libera. La mano tende naturalmente a scivolare sulla bella impugnatura e si finisce per tenere il peso con il palmo pieno sullo spigolo inferiore destro. Per qualche minuto ci siamo, dopo una mezz'ora me ne accorgo, per un tempo superiore, la pratica somiglia a certe torture orientali ... Nikon 500/5.6E PF, raffica a 9 fps, scatto silenzioso. Quasi un filmanto in tutte le evoluzioni di questo simpatico cormorano fermo su un palo dell'imbarcadero - la disposizione dei comandi e la torretta superiore sinistra accettiamo la dimensione complessiva come un valore (e, lo ammetto, spessissimo lo è anche per me, quando voglio un utilizzo disinvolto di qualche cosa di compatto) ma così dobbiamo accettare anche una distribuzione dei comandi molto differente da quella a cui siamo abituati con le reflex. Certe funzioni passano necessariamente per i menù, altre cambiano di posto. I due tasti funzione sono già assegnati a comandi che nelle reflex hanno pulsanti dedicati. Per me la torretta PASM+Ux è un retaggio del passato, sostituita da tempo sulle reflex pro dal tasto MODE che lascia spazio ad altre funzioni importanti quali il WB, la modalità esposimetrica, la qualità d'immagine, tutte integrate nel menù rapido "i". Ma così si perde l'immediatezza di comando e controllo ad occhi chiusi, anche al buio, anche senza togliere l'occhio dal mirino che abbiamo acquisito in anni di uso delle reflex e che oramai rientrano nella nostra memoria "digitale". E poi, saranno utili le posizioni Utente ... ma della modalità AUTO (verde) in una macchina da 3500 euro vogliamo parlarne ? - il buffer sospendo il giudizio per il momento. Perchè è largamente sottodimensionato per un uso a raffica ma secondo me questa macchina non è pensata per l'uso in raffica. E Nikon mi assicura che con le CFexpress il tempo di svuotamento del buffer sarà tale che non si riempirà mai nella pratica - tempo di wakeup e anteprima immagine a mirino tipica di tutte le mirrorless o quasi la modalità di ibernazione in cui la fotocamera si ritira per limitare l'utilizzo energetico quando non la stiamo utilizzando ma prevediamo di scattare di li a poco. Il mirino si oscura e alla pressione di un tasto, impiega circa 1.5 secondi a ritornare operativa. Niente di male e ci si fa l'abitudine ma fa una brutta impressione portare all'occhio il mirino e vedere ... nero come se si fosse dimenticato il tappo sull'obiettivo. Più fastidioso - sebbene di impiego limitato - il fatto che l'anteprima dell'immagine appena scattata a mirino (utile quando, ad esempio, si scatta con il flash e la visione a mirino potrebbe differire totalmente dalla foto che andremo a scattare) impieghi un paio di secondi ad essere mandata in onda. E' inaccettabile e rende impossibile lavorare, tanto che ho disabilitato subito la funzione. effetto del rolling shutter in luce LED (le bande scure sul fondale in realtà grigio/bianco completamente uniforme) - il rolling shutter (modalità silenziosa) é un problema che accomuna praticamente tutte le mirrorless attuali ed è più evidente su quelle con sensore più grande, come le full-frame e le medio formato. In modalità silenziosa ad otturatore solo elettronico, il sensore non viene letto in un'unica passata ma a striscioline successive, dal basso verso l'alto. Il tempo di lettura di queste striscioline determina la possibilità di registrare differenze tra le stesse, in funzione del fatto che il soggetto intanto si stia muovendo o la luce oscilli ad una frequenza comparabile con il tempo di lettura. Ne risulterà una immagine più o meno deformata con effetti che dipendono dalla velocità di movimento del soggetto, più che dal tempo di scatto. Ciò limita la comodissima modalità di scatto silenzioso ai soli soggetti per lo più statici ed illuminati con luce stabile e continua. In questa modalità il flash è inutilizzabile. scatti con il 500/5.6E PF in otturatore meccanico. Con quello elettronico (o nel video) le pale dell'elica di questo idro sarebbero inevitabilmente deformate a forma di falce - il limitato corredo e la roadmap obiettivi é il limite di tutti i nuovi sistemi. Abbiamo il quadro complessivo che entro 3 anni ci sarà un notevole numero di obiettivi nativi. Ma in questo momento ci dobbiamo adattare ... ad adattare quelli delle reflex. Chi non possiede una reflex Nikon sarà meno incentivato a sperimentare la nostra mirrorless. Ne riparliamo da fine 2019 ? - il prezzo Ognuno valuterà di conseguenza. Su Nikonland siamo soliti trascurare questo aspetto perchè se una cosa serve e i soldi ci sono, non è il prezzo l'elemento discriminante. Ma certo qui, la presenza a listino - a prezzo oramai inferiore - della Nikon D850 può essere un freno all'acquisto (salvo che, come nel mio caso, la D850 non sia già stata ampiamente spesata nell'esercizio passato). Perchè la Nikon D850 è una delle reflex più mature e più performanti della storia ed offre veramente tanto per quello che costa. "Perchè l'ho acquistata ?" Chi mi ha seguito su queste pagine nella mia esperienza con la Nikon D850 sa che è stata la prima Nikon che ho largamente usato in modalità Live-View in studio, naturalmente su treppiedi. Liberandomi della necessità di inquadrare con i punti fissi di messa a fuoco ma spaziando su tutto il frame, delegando alla macchina il riconoscimento del volto a tutto campo, dimenticandomi della necessità stretta di tarare scrupolosamente l'autofocus di ogni obiettivo per ottenere le foto più nitide permesse dal suo sensore. Ma spesso il treppiedi è un limite e un fastitio. In più i vantaggi del mirino elettronico si fanno sentire in tanti altri casi e l'uso del display posteriore non è la stessa cosa. Di qui la rinuncia ad una seconda D850 in prospettiva di averne una versione "mirrorless", ovvero la Nikon Z7. La Nikon Z7 ha un sensore gemello che consente la stessa qualità di immagine e l'uso disinvolto congiunto sia in studio che altrove (cosa non sempre utile accoppiando D5 e D850 per la differente propensione dei due sensori molto distanti per prestazioni a bassi e ad alti ISO). La Z7 in dote mi ha portato anche tutte quelle meraviglie permesse dalle mirrorless ed impossibili per le reflex Nikon (tipo l'autofocus in continuo in live-view e in video, dove è particolarmente brillante).Con un corpo meno ingombrante e pensate. Un video facile da sfruttare anche per me che non sono esperto in questo campo. Ma soprattutto con la promessa - verificata con i primi obiettivi Z - di una nuova generazione di classe SUPERIORE di ottiche. Obiettivo centrato ? In larga parte si. Dove punto il dito su questa macchina è essenzialmente nella scarsa sicurezza che mi induce l'autofocus in continuo di soggetti "vivi" vicini a me. E' veramente antipatico andare a monitor, a casa, e scoprire che quella meravigliosa foto non è perfettamente a fuoco. Hai voglia avere 45 megapixel fantastici, se non c'è una perfetta messa a fuoco nel punto in cui voglio io, la foto è da buttare. Non è una macchina per la foto d'azione e questo non è un problema per me (non lo è nemmeno la D850 per i miei standard, lo sono D5 e D500 invece), quindi altri limiti sono più accettabili. Così come si può fare l'abitudine a tutto il resto. Si fa anche l'abitudine all'acutezza della visione a mirino elettronico che rende il ritorno al mirino ottico di una reflex un pò come un salto indietro nel tempo. In studio la Z7 è in grado di produrre immagini del tutto paragonabili a quelle ottenibili con la D850 Conclusioni Mai come in questo caso è difficile chiudere con delle formule sintetiche una prova così approfondita. Tanto che ho preferito spezzare le varie esperienze in più articoli che ho già in parte pubblicato in questa stessa sezione redazionale. L'ho portata in studio, per strada, in autodromo, alla pista di motocross, in città, in riva al lago e in giro per casa. Ottenendo ogni volta un pezzettino di conoscenza in più di un mondo nuovo. La Nikon Z7 è la prima macchina Nikon del nuovo corso. In questo è simile alla Nikon F, una macchina che ha rappresentato tanto nella storia di Nikon e di tanti fotografi ma che vista adesso sembra primordiale. Con la Z7 si possono fare quasi tutte le cose che vuole fare ogni fotografo di oggi. Per alcune risulta tutto semplice (anche più che farle con una reflex), per altre ci vuole più impegno. Per altre ancora, forse vi convincerete a rinunciare. Credo che sia una macchina "lenta" per costituzione, come lo era la D800. Con questo intendo che si presta alla fotografia riflessiva, con il fotografo che comunque deve sovrintendere bene a tutto quello che succede mentre sta fotografando, verificando subito il risultato. Dove con la D5 io vado ad occhi chiusi senza nemmeno guardare gli scatti, qui invece porto pazienza, attendo che quello che voglio fare sia possibile e poi scatto. Facilmente la foto verrà meglio di quanto mi attendo e con meno sforzo del previsto. Ma non magicamente per volontà della fotocamera stessa. Non c'è nulla di male in ciò, ma bisogna saperlo. Entrare in questo ordine di idee per molti fotografi è l'essenza stessa del fotografare ed è sempre stato un dato di fatto. Per altri più impazienti (come me) o abituati a ritmi accelerati potrebbe essere inaccettabile. Ricordatevi, non è una fotocamera pensata per l'azione. Però é una fotocamera che vi accompagnerà a lungo permettendovi di fare foto eccezionali, come e in qualche caso più di una D850. Solida e ben costruita, attende solo che Nikon le costruisca attorno un corredo equivalente a quello fatto negli anni '60-'70-'80 per le Nikon F. Come sarà questa Z7 in futuro in raffronto alle Z che seguiranno e se e come Nikon potrà raffinarne le prestazioni attuali attraverso eventuali interventi software potremo valutarlo solo in futuro. Intanto io e chi se l'è comperata, continueremo ad utilizzarla come ci piace tutti i giorni. Con le nostre reflex che sempre più spesso resteranno confinate nelle loro vetrinette ... in esterni, in ombra, davanti ad una vetrina di un ristorante, luce naturale (c) Mauro Maratta per Nikonland 2018 : riproduzione riservata.
  2. 10 points
    Per il mio primo post vi racconto le mie prime esperienze di escursione fotografica wildlife, tra le montagne della Val d'Aosta, a caccia di camosci!Ho la fortuna di conoscere Massimo Vignoli di persona, che mi ha guidato in questa mia prima volta e da cui ho imparato moltissimo.Quindi sveglia alle cinque e partenza per la Val d'Aosta! All'arrivo il tempo era insolitamente caldo, per cui si è optato per viaggiare leggeri e lasciare le ciaspole in macchina. La prima salita ha dimostrato la mia forma fisica abbondantemente precaria, tanto che dopo poche centinaia di metri già i polpacci avevano deciso di smettere di collaborare, e il peggio doveva ancora venire! Dopo neanche una mezz'oretta si inizia a vedere neve e dopo pochi altri minuti si vede solo quella... Ovunque, mezza sciolta dal caldo e fino al ginocchio, con ogni passo si sprofondava e con quello successivo cedeva ulteriormente, raddoppiando lo sforzo. Dopo oltre 4 ore riusciamo ad arrivare in cima stremati, ma ce l'avevamo fatta! E lo sforzo ci ha ripagato con qualche splendido esemplare, che evidentemente ha voluto premiare lo sforzo, mostrandosi vicino senza doverlo andare a cercare, anche perché... Non avremmo mai potuto fare un altro passo! Ma ormai il tempo era poco, la neve alta, gli altri camosci ben nascosti, quindi poche foto ed era già ora di prendere la via della discesa, che si è dimostrata sicuramente meno stancante, ma con la neve sciolta non è stata comunque una passeggiata.Una volta a casa c'è stato un pò di disappunto rivedendo le foto, troppi errori sciocchi, di messa a fuoco, di impostazioni della reflex... La stanchezza e l'aria rarefatta forse hanno giocato un tiro mancino, forse semplicemente l'emozione era troppa. Man mano che la stanchezza passava, aumentava la voglia di tornare nuovamente lassù, per cui alla fine abbiamo organizzato anche per il weekend successivo.Sveglia nuovamente alle 5 e via pronti a partire nuovamente! Questa volta il tempo era meno aperto, faceva un po' di nevischio, ma durante la settimana aveva fatto relativamente caldo, per cui anche questa volta niente ciaspole. Inoltre abbiamo fatto un percorso leggermente più lungo, ma anche meno ripido, che non ha convinto troppo i miei polpacci, ma complice la neve ben più ghiacciata in circa 2 ore e mezza eravamo già su, pronti per poter abbandonare il sentiero e lanciarci verso la vera "caccia".Ma la fortuna non era particolarmente dalla nostra, quindi dopo aver avvistato un gruppo di stambecchi, cercando di avvicinarci un nuvolone si piazza proprio intorno a noi. E siccome non c'era vento, il nuvolone ha pensato di tenerci compagnia per qualcosa tipo 4-5 ore, impossibilitandoci non solo di fotografare, ma anche di muoverci, con il freddo che penetrava sempre più attraverso le scarpe, i guanti, i vestiti. Momenti in cui le speranze ci stavano abbandonando.Ma proprio quando stavamo per cedere, all'improvviso le nuvole spariscono e lasciano spazio ad un sole bellissimo e diversi camosci intorno a noi! Abbiamo valutato la possibilità di tornare anche con il buio e ci siamo lanciati in altre foto, regalandoci scorci mozzafiato, animali stupendi, paesaggi emozionanti e persino una luna gigante che fa capolino dietro la cima di una montagna. Alla fine, sazi dell'abbuffata siamo tornati giusto in tempo per attraversare il bosco con la sola torcia ad illuminare il cammino, stanchi ma felici.Queste sono alcune delle foto scattate, e anche se sono il primo a dire che non sono le più belle mai viste, non è importante, perché sono le mie, scattate durante un'esperienza spaziale, che non vedo l'ora di ripetere nuovamente. Inoltre l'esperienza mi ha permesso di imparare con sul campo diverse cose. Per esempio:- la montagna la devi conoscere, non si può improvvisare. Siamo partiti con il sentiero pulito e ben tracciato, ci siamo ritrovati in un mondo di neve in cui tutto era ricoperto. Se non fosse che Massimo riusciva ad orientarsi e sapeva dove mettere i piedi, saremmo ancora lì dispersi... Inoltre bisogna anche sapere quali attrezzature portarsi, non può bastare la voglia e un paio di sneakers.- come approcciarsi agli animali: bisogna sapere come fare, mantenendo distanze di sicurezza, facendo capire il disinteresse attraverso il proprio comportamento, tutte cose che magari sulla carta si sanno a menadito, ma quando poi si è lì è tutto un altro paio di maniche da mettere in pratica, tra la foga, la stanchezza, la neve e i saliscendi.- ma soprattutto: mai mollare. Dopo 4 o 5 ore nella nebbia e nel freddo le speranze iniziavano davvero a vacillare, ma se non fossimo rimasti fino alla fine non avremmo avuto le occasioni che poi si sono presentate. Insomma è proprio vero quanto si dice: se ci sei può andare male, ma se non ci sei diventa una certezza.
  3. 8 points
    Venerdì 16 Novembre 2018 Nikon presenta la sua seconda mirrorless full frame, la Z6 e nello stesso giorno Nikonland riceve in visione e prova un necessaire più che completo, grazie ai buoni uffici del distributore italiano, formato dal corpo macchina, dallo zoom (che definire di primo equipaggiamento appare fin da subito riduttivo) 24-70/4, dall'ambìto grandangolare leggero, il 35/1,8 e dallo strumento di coesione tra i corredi F ed i corpi Z, l'adattatore FTZ, tutti oggetti dei quali da mesi oltre a parlarne fin troppo, su Nikonland si scrive a profusione, per prova provata, pure sulla sezione del forum, felicemente rinominata all'uopo, Zetaland... Cosa ci fa definire NECESSARIA la Nikon Z6? Struttura, dimensioni e peso identici alla primogenita Z7. Ergonomia uguale. Estetica indistinguibile se non per il numerino in basso a destra, osservando il frontale... idem per i comandi e pulsanti, avanti come dietro, sulla torretta di sinistra e sulla plancia di scatto a destra da qualsiasi punto di vista la si guardi e la si studi, non appaiono differenze di sorta tra le due macchine con le quali Nikon inaugura il suo secondo Centenario. a sx sul fianco comode coperture flessibili proteggono le prese IN e OUT della fotocamera anche a destra, il nuovo sportello/poggiapollice ergonomico apre l'accesso all'unica scheda XQD (CFxpress compatibile) , di cui le attuali Nikon Z possono disporre per la registrazione dei files così come identico è il mirino elettronico OLED in dotazione, da 3690k punti ed uguali possibilità di regolazione. Necessario è tutto ciò che diventa spesso anche indispensabile, diverso dal superfluo ed anche dall'eccedente... ed ecco allora come la Nikon Z6 diventa "La Necessaria": eliminato il superfluo (specchio, mirabox, lentezza operativa, rumorosità etc), aggiunto l'indispensabile (mirino elettronico performante, AF ibrido a rilevazione di fase e di contrasto, sensori posizionati su tutto il fotogramma, ottimo rapporto S/R, stabilizzazione sul sensore, raffica fino a 12 ftg/s, video 4K) si accontenta di rinunciare alle "eccedenze" della sorella maggiore ossia, sopratutto, il sensore da 45,7Mpx, oltre ai 493 punti di messa a fuoco (facendosene bastare 273) e gli ISO 64 da cui parte invece la Z7. Come la sorella si regala funzioni difficilmente riscontrabili su altre mirrorless di riferimento (prima della nascita della linea Z): principalmente cosette come la ripresa con la variazione della messa a fuoco, brevemente ridefinita focus stacking e le riprese con intervallometro in time lapse , oltre ad una perfetta compatibilità con ottiche native e universali della generazione reflex attraverso l'adattatore FTZ roba da far ... leccare i gomiti a chi apprezzi o, come me, idolatri costruzioni ottiche del remoto passato Nikon, Nikkor, da far rivivere, stabilizzate e misurate al Matrix insieme alle gloriose sigle da Nippon Kogaku... famose quando certe etichette odierne ancora combattevano con le Katana nei boschi di tigli in fiore senza disdegnare abbinamenti estremi ma ... necessari, perlomeno fino a quando il listino ottiche della roadmap non sarà stato completato. Necessario non è quindi sinonimo di inferiore, ma connota un prodotto in funzione degli scopi per i quali venga preferito ad altri: è una scelta molto più complessa di quelle riduttive da ...rapporto qualità/prezzo (che detesto, in quanto eminentemente soggettivo) o da ricerca del TOP del listino. Necessaria è la Nikon Z6 proprio in ragione di alcuni parametri per i quali possa essere scelta al posto della sorella più costosa (molto...) rinunciando ai pochi aspetti che da quella la differenziano: Il Sensore (foto di Pat Nadolsky) 24,5 MPx, genera files da 6048x4024 pixel, NEF da circa 30 Mb, (jpg Fine* attorno ai 12 MB), provvisto di filtro passabasso (al contrario che la Z7) Questo taglio di sensore è probabilmente quello attualmente più popolare tra tutti i marchi di mirrorless sia di formato pieno che in APS-C: significa che continua ad essere considerato un giusto compromesso tra le esigenze qualitative fotografiche in molti generi insieme al limitato ingombro dei file sui nostri vessati hard disk. Dai reporter di tutti i generi, ai viaggiatori e street photographer, alla mamma che voglia scattare in automatismo totale alla partita di calcio del figlio (o di volley, giusta la capacità eccellente agli alti ISO) nessuno si lamenterà, ma anzi si autocongratulerà per l'azzeccato acquisto. 273 punti AF sparsi sul 90% del fotogramma una grande innovazione per tutti i fotografi delle categorie prima menzionate, per la facilitazione rispetto all'esiguità sulle reflex di aggancio dell'AF sul soggetto del tutto decentrato nel fotogramma: ritengo sia una delle performance irrinunciabili, indispensabili, in una moderna fotocamera, anche a prescindere dal genere fotografato, per evitare l'esigenza di treppiede + live view con la quale, ma solo con le ultime reflex, si riusciva a ottenere un compromesso onorevole, rispetto la copertura solamente DX delle cellule AF sulle ammiraglie Nikon. Resa agli Alti ISO La latitudine di posa del sensore tra 100 e 51200 ISO abbinata ad un eccellente rapporto S/R, insieme alla capacità di lettura dell'AF in luce bassa già a partire da -4EV, consente di ottenere una eccellente compattezza anche delle zone omogenee sovra o sottoesposte dell'inquadratura: 12800 ISO25600 ISO (crop) Le prestazioni in luce disponibile di una Nikon Z6 sono oggi "necessarie" ad una pluralità di utilizzi e di tipologie di fotografia. Baionetta e tiraggio Z ...un grande passo in avanti per ogni nikonista unitamente alla presentazione delle ottiche Nikon S promesse nella roadmap pubblicata produrrà un livello qualitativo delle immagini irraggiungibile dalle ottiche F Stabilizzazione a 5 assi Indispensabile voce nel panorama mirrorless attuale, Nikon Z6 anche qui marca il territorio con prestazioni a mio vedere ottime (dopo aver testato negli anni precedenti il meglio della produzione della concorrenza) che se anche non rispettassero il parametro dei +5 stop promessi (rispetto il reciproco focale/indice ISO) diventano eccellenti nell'integrazione tra stabilizzazione del corpo macchina congiuntamente a quella (se presente) dell'obiettivo, nel mio caso, attraverso il tramite dell' adattatore FTZ ed anche con obiettivi universali ! 1/80" a 200mm a mano libera su di un 80-200/2.8 a f/16 dà già il senso della qualità di stabilizzazione ottenibile (crop) tanto quanto 1/25" ai 70mm del 24-70/4 (ed il suo crop) Non ho avuto molto tempo per sviluppare questo specifico tema, con cui mi sarebbe piaciuto testare vecchi obiettivi Nippon Kogaku, ma la sensazione di sicurezza ricevuta durante gli scatti è stata davvero eloquente e queste prove a tempi improponibili a mano libera su attrezzature differenti fanno ancora un pò più "necessaria" una Nikon Z6 35mm @ 1/10" Inoltre la Nikon Z6 diventa, a mio avviso, "Necessaria" perchè le caratteristiche che la differenziano dalla Z7 la collocano, per snellezza, su di un piano di migliore compatibilità tra il gruppo processore/sensore e le prestazioni dinamiche di velocità di scrittura su XQD, come ben testimoniato dai massive test di scatto in sequenza, cui l'ho sottoposta in abbinamento al Nikon 200-500/5,6E su FTZ, per ottenere innanzitutto la prestazione massima in termini di velocità (12 ftg/s in jpg Fine e sequenza H*) (qua sequenza di 2 secondi) durante il quale utilizzo l'immagine mostrata nel mirino elettronico non manifesta problemi di ritardo ed il buffer, grazie alla dimensione dei file decisamente inferiore agli analoghi della Z7, non manifesta flessioni di sorta anche scattando sequenze di durata ulteriore (per ottenere di più, tanto varrebbe realizzare filmati !) Direi che per i fotografi che si dedicano allo sport, la Nikon Z6 oggi sia la Z necessaria ! Ed uno shooting da ben più 4mila scatti in appena due ore, con la stessa batteria EN-EL15b (a proposito... lasciate stare gli standard CIPA degli annunci) ...non può che confermare la naturale destinazione di questa mirrorless a robusti utilizzi di questo genere, limitati unicamente da quello che per lunghi anni è stato il principale argomento di vendita di mirrorless MQT, APS-C ed anche FF: le dimensioni ridotte, che in questo ambito, quello dell'utilizzo intenso e continuato, non può che fare rimpiangere le dimensioni di una tradizionale reflex... nell'uso intensivo il palmo della mano, privo di appoggio, si indolenzisce e la mancanza di un battery grip aggiuntivo si fa certamente sentire con obiettivi ben più compatti del mio zoomone 200-500/5,6 Certamente mille aspetti a favore della compattezza li troveranno (e sono in tanti) tutti coloro che di una Nikon Z6 faranno la propria mirrorless da viaggio per vacanza, studio, o per ogni altro motivo nel quale compattezza e peso limitato costituiscano un vantaggio reale Un aspetto che ho accennato in anteprima rispetto a questo articolo, è stata la sensazione di non aver percepito la presenza evidente di rolling shutter (delle deformazioni indotte dal funzionamento a "pennello" dell'otturatore elettronico) nel migliaio abbondante di foto scattate durante un giro di golf, come mi è invece capitato di doversubire in altre occasioni con altre...mirrorless Ciò non potrebbe che essere un'impressione fallace, giusta l'assenza nelle Z dell'anelato global shutter, ma potrebbe essere in linea con la velocità ancora al di sotto delle aspettative che l'otturatore elettronico di queste Z consente al momento. (9 ftg/s per la Z7 e 12 ftg/s per questa Z6) Un'altra critica che mi sento di estendere alle Nikon Z attuali, dimensioni a parte, è la solita storia del bellissimo monitor da 3,2" e 2100punti, touch, contrastatissimo e zeppo di opportunità... tranne quella di essere imperniato a pantografo, invece che a perno basculante, limitandone l'escursione alla posizione a 90° nella quale bisogna inoltre fare attenzione al sensore di prossimità del mirino (se non lo disattiviamo) che tende ad oscurare il monitor alla minima interferenza, di un dito, della cinghia, del pensiero solamente di...poter interferire 😃 Spettacolari invece sono la posizione, la fattura e la resistenza opposta dai migliori joystick e selettore multipoint che mi sia mai stato dato di utilizzare su di una mirrorless: comandi necessari alla gestione dei suoi molteplici menù, Nikon styled: assolutamente familiari ! Tasti funzione come quello i, con due linee di opzioni programmabili e istantaneamente richiamabili, o come i due tasti intorno alla baionetta FN1 e 2, oltre alle tre posizioni di memoria impostazioni sulla rotella della torretta di sinistra (U1,U2 e U3) Grande sforzo da parte di Nikon nell'implementazione in entrambe queste Z di capacità di valutazione della luce, della temperatura colore (in alto un esempio dei tre diversi preset del WB Auto...), della semplificazione delle modalità di AF nel pilotarne i sensori: si comprende come si sia solo all'inizio di un progetto molto ambizioso. Concludendo: gli aspetti a svantaggio di una Nikon Z6 sono davvero esigui e non sono molto differenti da quelli evidenziati nel test della Z7, investono ambiti progettuali che nelle prossime versioni saranno probabilmente superati con facilità, come nel caso del riconoscimento dell'occhio (fallace nel più delle volte) o dell'assenza di contatti elettrici per un grip verticale che aumenti la sensazione di usability delle due Nikon Z. Alcuni aspetti differenziali dalla Z7 ne fanno invece a mio avviso una scelta potenzialmente più interessante della capostipite sorella: macchina generalista: necessaria nelle mani di utenti Nikon vecchi e nuovi . Mi pare sia il realistico ponte di transito da reflex a mirrorless attitudine alla scrittura di elevati volumi di scatto (entro i limiti di sistema, chiaramente indicati) meno soggetta della sorella, dal sensore elefantiaco, a imbarazzanti lag, a parità di processore vogliamo dire anche del prezzo, sicuramente più invitante, specie dopo i primi mesi di febbre da Z6 ? In entrambi i casi delle Nikon Z apprezzo tantissimo lo slogan che è stato coniato alla presentazione, quello di "mirrorless reinvented": ne hanno titolo ! Max Aquila photo (C) per NikonZetaland 2018
  4. 7 points
    Come ho scritto altrove, il mio amico Maurizio con cui condivido la mia "altra" passione (le arti marziali, ci alleniamo insieme nei weekend) mi ha chiesto di fare un po' di foto durante una delle sue lezioni nella palestra dove insegna (l'idea di un video è stata scartata ) . Mi sono portato la D500, il 17-70 Sigma e il 50mm f1.8 Nikon G (75mm effettivi), Flash Godox 860 con diffusore mini soft box. Ho usato aperture ampie per sfuocare un po' dietro al primo piano, ma non ho potuto fare molto. Logistica: la sala è relativamente piccola, c'è uno specchio a parete, finestre su un'altra parete ed altri elementi che rendevano difficile avere immagini pulite. Luci colorate perchè in altri momenti ci fanno Yoga. Ho per lo più puntato il flash sul soffitto col diffusore e variato gli angoli di ripresa, dal basso e ad altezza normale. Qualche leggero ritaglio di spigoli in qualche foto. Ho fatto molte foto, ma qui presento solo una sintesi, perchè molte sono ripetitive e cambia solo il soggetto. Per lui e i suoi studenti ho lasciato le foto a colori, perchè così le volevano, ma qui le presento in bianco e nero perchè è così che le vedo io, secondo me concentrano di più sulle pose e diminuiscono il disturbo degli elementi estranei. Ho voluto enfatizzare soprattutto l'interazione fra i praticanti ed il ruolo del maestro. Qualche immagine più grandangolare per evidenziare l'attività del gruppo. Come si vede l'ambiente è un po' articolato. Nota bene: "Il" Maurizio non sta dando una bastonata in testa alla praticante, sta solo aiutandola a tenere bassa la posizione della mano nell'esecuzione segnando l''altezza massima da raggiungere I due con la sfera stanno facendo esercizi di base. Spiegazione e correzione di tecniche. Lo sforzo mio era di tagliare spigoli e porte... Pratica a coppie sia con focali più da ritratto.. Che più ampie Spiegazioni di tecniche un po' più dinamiche, interazione un po' più vivace del maestro. Mi sono posizionato in asse con il praticante (quello coi capelli neri) per evitare il riflesso del flash nello specchio. Critiche, consigli, domande sul perchè o il percome, è tutto gradito. Naturalmente ho avuto il permesso di pubblicare le foto da tutti i partecipanti. PS Paradossalmente lo ...scantinato dove ci alleniamo noi due si presta molto meglio come luci
  5. 7 points
    "Boola-boola", nella sua prima stesura è una canzone allegra che per me è il simbolo della spensieratezza giocosa. Immagino una matricola dell'Università di Yale, con il cappello di paglia e la giacca bianca che attende quella famosa Adelina di cui parla la canzone (non sto chiaramente parlando del testo - sulla stessa musica - che è diventato l'inno della squadra di football di Yale, che è dichiaratamente contro Princeton ed Harvard, tifoserie incluse). In un pomeriggio assolato per una gita in barca o per il parco del campus. Quando mi sento felice - che so, dopo aver scattato per ore con la mia Z7 o con la mia D850 - mi viene naturalmente da canticchiare Boola-Boola (senza nemmeno ricordarmi le parole). E' il modo in cui io vivo la fotografia. Fotografo se mi diverto. Non è un lavoro e non è un obbligo, anche se il mio livello fotografico è di certo professionalmente ... amatoriale. Ma vedo da molti interventi su Nikonland che non è esattamente la stessa cosa per tutti. Molti si interrogano e dibattono, più che fotografare, pensare a cosa e come fotografare, mettere a frutto quanto si è acquistato per lo scopo per cui un foto ... amatore, dovrebbe comprare il suo materiale fotografico. Per questi c'è una grande novità, Max ed io stiamo mettendo a punto un sistema infallibile che permetterà di traslare in un dominio perfettamente identificabile le mille variabili di scelta della fotocamera ideale, permettendo a tutti di ottenere la risposta voluta, inserendo semplicemente i propri parametri personali. La chiameremo la Trasformata di Maratta-Aquila e probabilmente entrerà nella storia. Speriamo che Canon-Nikon-Sony ci comprino i diritti. Ma intanto che la mettiamo a punto, capisco l'impazienza, ma ci vorrà ancora del tempo per verificarne i risultati sul campo, credo di poter mettere in pratica il motto di Napoleone, secondo cui esiste sempre un sistema facile ed infallibile per capire quanto è forte il nemico : si attacca e si vede ! Naturalmente qui non siamo sul campo di battaglia (anche se certe volte sembra così) né all'Università di Yale (che mi è sempre stata più simpatica di quella di Harvard). Non siamo nemmeno a lezione ma vorrei spiegarvi ancora una volta con parole mie quello che alcuni cercano di trascurare, concentrati sulla risoluzione complessiva e relativa, sul buffer e sui frame al secondo, ad 8, a 10 a 12 e a 14 bit (e per fortuna che ancora i nostri sensori non lavorano a 16 bit : apriti cielo !). Nikon Z prima di tutto significa mirrorless. E mirrorless si legge mirino elettronico. Il mirino elettronico porta due corollari. 1° corollario, il più semplice da spiegare per immagini : messa a fuoco su tutto il frame. Dimostrazione : lei, davanti a me con i suoi occhi verde-azzurro che mi guarda, ad circa un metro di distanza. Io davanti a lei che non mi perdo in chiacchiere con il mio 105/1.4E montato sulla mia Nikon Z7 perchè la sto inquadrando come voglio io, senza preoccuparmi di spostare alcun cursore, joistick o amennicolo diverso, perchè il riconoscimento del volto la sta seguendo già da una trentina di foto, ha inquadrato l'occhio più vicino e nonostante l'apertura di f/1.4 sulla focale già impegnativa di 105mm, sta concentrando sul quel mare di giada del Baltico tutta la nitidezza dei 45.7 megapixel della mia Z7 ! "Boola-boola, boola-boola,boola-boola,boola-boola,boola-boo !" 2° corollario, che già c'è nell'immagine precedente ma che si intuisce di più nelle seguenti : previsualizzazione dell'immagine in tempo reale. Si lo so, qui c'è qualcuno che dirà : tra me e il mio soggetto non ci voglio nulla (io preferivo quella che diceva tra me e i blue-jeans non metto mai nulla ....). E che ... so già nella mia testa come sarà l'immagine che sto scattando. Candidati a popolare monasteri tibetani, beati loro, destinati ad una vita di contemplazione e pace interiore. Ma per chi è più terreno come me, avere a mirino in tempo reale : la previsualizzazione dell'esposizione secondo i parametri effettivi di esposizione impostati da me medesimo la previsualizzazione dell'effetto del picture control impostato (di cui troverò contrasto e curva, oltre ad eventuali effetti, in sviluppo) la previsualizzazione anche solo grossolana del bilanciamento del bianco l'istogramma (ok, del jpg risultante ma se ho lavorato bene, è tale e quale al NEF) in tempo reale che varia secondo come vario io tempo-diaframma-sensibilità prima di fare il mio scatto, uniti alla libertà di inquadratura perchè non mi preoccupo più di muovere il cursore della messa a fuoco è il vero valore aggiunto della mia Nikon Z. Vi mostro questa sequenza di foto, selezionate tra centinaia di foto fatte in quella circostanza. Il mio scopo non era quello di riprendere la realtà, i miei occhi abituati dalla differente illuminazione indoor-outdoor vedevano perfettamente .... tuuuuuuuuuuuuuutti i dettagli del soggetto ma, dipingere le curve della modella che intanto era libera di muoversi a suo piacimento, variando l'esposizione corretta a seconda di come prendeva la luce che filtrava dall'esterno. Ho deciso di lavorare a diaframma apertissimo, a priorità della .... sensibilità (cioè tempo fisso di 1/320'', diaframma fisso di f/1.4, variando la sensibilità per come vedevo io l'immgine nel mirino). E poi ho lasciato fare alla luce, ai riflessi, la bianco della pelliccia. il picture control su Ritratto ha ridotto il contrasto ma non quanto avrebbe fatto quello Uniforme o il Neutral. Io questo l'ho visto in ripresa ed ho modulato così l'esposizione. Fidandomi dell'istrogramma a mirino e non curandomi troppo dell'esposimetro (fissato su spot, preserva alte luci) che mi dava perennemento il sottoesposte. Poi in in sviluppo ho ritrovato queste foto esattamente così su Lightroom. E mi sono limitato ad esportarle. Pura libertà di azione, libertà alla mia fotografia. Nessun altra ... 'zzata da misurone ! Anche perchè, come nel primo piano dagli_occhi_di_giada, alla messa a fuoco con riconscimento del volto (gli occhi non si vedono !) ha continuato a provvedere in autonomia, la Z7. "Boola-boola, boola-boola,boola-boola,boola-boola,boola-boo !" Altra finestra, situazione simile. Non volevo una silouette, per quella bastava esporre per la luce esterna, qualche stop in più del soggetto. Ma non volevo nemmeno bruciare tutto. Potevo anche concentrarmi forte-forte e pensare con la mia mente come sarebbe venuta la foto (oppure fare uno scatto e poi guardarlo sul display). Invece ho sfruttato la previsualizzazione dell'immagine sul mirino elettronico ed ho regolato le cose in modo tale che il soggetto risultasse comunque leggibile ... ma non troppo, così : sfruttando in questa seconda un pò più di chiarore, intanto filtrato dall'altra finestra, ma non troppo : chiarore che subito dopo se ne è andato : situazione diversa, soggetto in controluce d'effetto ma comunque con luce ambiente. Qui io non mi sono nemmeno abbassato, ho regolato la macchina ed ho scattato seguendo dal display posteriore a braccio allunganto, curando che l'autofocus mi inquadrasse la testa della mdoella, con l'esposizione che mi variava sotto gli occhi a seconda della quantità di lampadine esposte questo è il bello della diretta, per chi come me ama sfruttare la luce disponibile come si presenta. Orientando opportunamente il soggetto, scegliendo la posizione nella location per poi disinteressarmi del tutto della parte tecnica per dedicarmi al 100% al soggetto e a come voglio che siano le mie foto. Tanto che .... ad un certo punto mi sembra del tutto innaturale - come è corretto che sia, del resto - quando, usando il flash, non posso immaginare come sarà la foto - perchè la macchina non lo può sapere - e devo vedere sul display il risultato, un risultato come questo : diametralmente opposto dalle sequenze di foto che vedere più sopra, in luce naturale. Immagine che, lo capirete, ha tutta la sua efficacia ma che mi costringe a lavorare come con una reflex, "immaginando" il risultato, verificandolo poi a display e quindi solo in fine, modificare eventualmente la luce (per inciso, Godox AD600 PRO con diffusore standard, pilotato in TTL dalla Z7, ad f/1.4, sempre Nikon 105/1.4E). Lavorando così, credo di aver sfruttato al 100% le potenzialità della mia Nikon Z7, arrivando a fare 5007 scatti in due ore e mezza con il 7% di residuo carica. Lo scrivo per gli amanti delle statistiche e dell'analisi numerica a detrimento della fotografia. Un ultimo inciso e vi lascio : per non distrarre la modella con i miei click mentre fotografavano gli altri amici presenti, ho messo lo scatto silenzioso. Lei che se ne è accorta, mi ha chiesto se per caso non stessi facendo dei video. Non ci credeva ed ho dovuto dimostrarglielo mostrando le foto e mettendo su ON e su OFF alternativamente la modalità Fotografia Silenziosa. Non pensavate che mi fossi dimenticato delle altre potenzialità del sistema Nikon Z. Queste cose, prima, molto prima di banding, buffer, fps, NEF a 12 o a 14 bit, e tutte le altre elocubrazioni matematiche che coinvolgono apparentemente i fotografi prima ancora di fotografare, contano quando si usa una Nikon Z. Vi assicuro che se ci fate l'abitudine, poi vi passeranno di mente sia l'algebra che come sia scuro e povero il mirino della vostra reflex. E come sia innaturale dover mettere a fuoco necessariamente in mezzo senza libertà di espressione. A me che ce l'ho presente, sapete cosa mi vien voglia di canticchiare ? "Boola-boola, boola-boola,boola-boola,boola-boola,boola-boo !" Mauro Maratta per Zetaland : tutti i diritti riservati
  6. 7 points
    Dopo poco più di un mese di utilizzo della Nikon Z 7 ed un migliaio di scatti, scrivo le mie osservazioni, anzi meglio i miei primi appunti sul viaggio intrapreso con la nuova creatura e l’obiettivo 24-70/4 S (presente nel Kit), note da utilizzatore non professionale, ma molto molto normale. Premetto che quanto già scritto già da Mauro (Z 7) e Max (Z 6) è “SCIENZA" ed anche più comprensibile del manuale d’uso, anche se la lettura di quest’ultimo resta necessaria. Io con questo blog ho buttato giù due righe terra terra, attesa la differente esperienza e professionalità, oltre alla diversa mole di scatti effettuati con Z 7 dal sottoscritto (la mia non ha ancora completato il rodaggio) e da Mauro. La sua, se fosse un’auto, avrebbe già sostenuto il primo tagliando. Ergonomia: la macchina cade in mano bene, le dita stanno comodamente sull’impugnatura ed anche lavorando a lungo con il 70-200/4 più FTZ (non ho ottiche più lunghe e neppure più pesanti), l’insieme non stanca, seppure la ghiera delle focali non sia posizionata nella parte anteriore a quella del fuoco, come nelle ultime creazioni. Mentre con il compatto 24/70 è una meravigliosa compagna di viaggio. Sarà perché ho le mani lunghe ed affusolate, ma per me le dimensioni sono giuste. D’altronde io mi sono trovato benissimo con l’F.3 e pure bene con la Df, come non potevo trovare confortevole anche la Z 7. Riporto le misure dei tre corpi per giustificare quanto sopra detto: F3 – 148,5x115x7,1 Df – 143,5x110x66,5 Z 7 – 134x100,5x67,5. Come si può notare le differenze sono minime, specie in altezza e profondità. Mirino: è semplicemente eccezionale, chiaro, grande, nitido. Sembra un mirino ottico che però non si scurisce quando fa buio. Inoltre, la sua conformazione (sporge circa 2 cm. dal corpo macchina), consente ai portatori di lenti ed a quelli come il sottoscritto che inquadra con l’occhio sinistro ed è pure dotato di una discreta proboscide, di vedere comodamente il 100% dell’area inquadrata e di lavorare con il pollice della mano destra senza colpire il naso o la lente degli occhiali. Da questo punto di vista il mirino è superiore a quello già ottimo della D850 (sempre per coloro che hanno i soliti miei problemi nell’inquadrare, per gli altri è eccezionale). Una nota negativa riguarda l’orizzonte artificiale, che seppure a colori e facile da mettere in bolla, invade completamente il centro del mirino ed ostruisce in maniera significativa la scena inquadrata. E’ utile solo per livellare la macchina sul cavalletto. Avrei preferito che fosse stata adottata la soluzione utilizzata per la D850, dove abbiamo due cursori ai lati del mirino che non danno alcun fastidio ed utilizzabili anche a mano libera. Posto le foto dei mirini (quello della D850 ripreso dal manuale) per rendere meglio l’idea. Z 7 D850 - I riferimenti della livella sono i n. 1 e 5 Quindi, per evitare le linee cadenti operando a mano libera con la Z 7 è adoperabile solo il reticolo. Comandi principali e tasti funzione: dopo i primi scatti ho cercato di assegnare ai tasti programmabili tutte le mie funzioni preferite, cercando di riportare, seppure lontanamente, la funzionalità della D850. Utile è anche il menù selezionabile con il tasto “i”, anche se la manovra non è così immediata ed ancora stento ad operare correntemente, tanto che ricorro ai tasti funzione anteriori (facili da usare), a quelli posti vicino al pulsante di scatto (ho programmato anche quello destinato a video) e quelli posti sul retro, limitatamente al Joystick, al pulsante AF/ON e DISP. Gli altri con l’occhio sinistro al mirino non sono molto comodi da utilizzare. La torretta di sinistra non è confortevole e rapida come quella della D850, però lavorando quasi sempre in manuale, la uso poco. Comunque, è utile la selezione “U1/U2/U3”, dove si può personalizzare le impostazioni più diverse senza lavorare con i menù. Ad esempio ho settato sulla posizione “U1” le impostazioni che uso quando metto la macchina sullo stativo, per cui ho disattivato il VR interno alla macchina, ho impostato l’automatismo a priorità di diaframmi e la sensibilità ISO in manuale (64). Tale sistema mi consente con un solo clic di settare la macchina senza dimenticare qualche variazione necessaria quando uso il treppiede e con un altro clic torno ad operare a mano libera con le impostazioni preferite. Autofocus: Dell’autofocus dico solo che mi manca la messa a fuoco a gruppi, non ho ancora capito con cosa sostituirla, per il resto occorre leggere quanto già scritto da Mauro, ma per me è già ottimo così. Infatti, utilizzo raramente la raffica, in quanto i miei soggetti sono per lo più statici o non veloci (auto d’epoca), per cui non ho incontrato problemi. Le rare incertezze che per ora ho potuto verificare, le ho notate puntando il cursore dell’autofocus sui cofani delle auto, specie quelli piatti senza modanature. Comunque, è stato sufficiente spostare il punto di fuoco sulle intersezioni fra il cofano e il parafango o il frontale ed il gioco è fatto. Peraltro, una delle qualità sufficienti all’acquisto di tale macchina, è la possibilità di mettere a fuoco da un angolo all’altro del mirino, senza dover spostare l’inquadratura, bloccare la messa a fuoco, ricomporre l’inquadratura e scattare. Qui basta spostare il cursore con il joystick, mettere a fuoco il soggetto ed il gioco è fatto. Buffer: non parlo del buffer perché non scatto a raffica, ma ho notato, scattando in raw a monitor con Lexar 2933, che la spia di segnalazione della registrazione della foto si illumina solo per un battito di ciglia. Modi di scatto (otturatore elettromeccanico o elettronico): quando scatti la macchina non vibra neppure con l’otturatore meccanico, che è dotato pure di un suono molto soft ed usabile perfino a teatro. In modalità silenziosa è notevole. A proposito di quest’ultima modalità operativa, mi auguro che i progettisti quando installeranno sulle future mirrorless solo l’otturatore elettronico, inseriscano la possibilità di abbinare allo scatto un suono simile al rumore dell’otturatore meccanico, magari con il volume del “clic” regolabile. Inoltre, grazie alla modalità silenziosa ed alla sua forma, la fotocamera passa abbastanza inosservata, per cui tenendola ad altezza ombelico con il monitor leggermente aperto, si scatta che è una meraviglia senza destare sospetti o curiosità. stand-by: Una cosa particolare e un po’ fastidiosa è quando la macchina va in stand-by, perché non operativa. In questo caso il tempo di riattivazione è superiore a quello, brevissimo, che occorre passando da “Off” ad “On” con l’interruttore posto a corona del pulsante di scatto. Per ottimizzare i tempi morti dello stand-by, come ha già suggerito Mauro, basta avere l’accortezza di premere leggermente il pulsante di scatto o più comodamente il tasto “af/on” a portata di pollice e nel mentre si porta all’occhio, la Z 7 è già attiva. Tengo, tuttavia, a sottolineare che se perdo una foto è solo per colpa mia non della macchina. Batteria: La batteria in dotazione prima di chiedere di essere sostituita ha fatto 750 scatti, con un uso intenso del monitor, dello scatto silenzioso e di numerose foto eseguite con alti ISO. L’obiettivo: per ora il solo Nikkor Z 24-70/4 S Line del Kit. E’ un ottimo zoom direi pari al mio Sigma 24-35/2 anche se paga due stop di luminosità. E’ compatto, silenzioso e rapido nella messa a fuoco. Di seguito posto alcune immagini ed i relativi ingrandimenti di particolari al 100%, dove si può notare la nitidezza dell’ottica anche ai bordi. Speriamo, comunque, che i prossimi zoom non mantengano la necessità di essere sbloccati per attivare la ripresa, come accadeva anche con gli zoom della serie One. E’ solo un’inutile passaggio in più. Aston Martin Le Mans del 1933 (Focale 26,5 - F. 5,6 - ISO 1800 - 1/100) Crop 100% Aston Martin DB4 del 1959 (focale 41 - F. 5,6 - ISO 280 - 1/100) Crop 100% Ferrari 365 GTC 4 del 1971 (Focale 53 - F. 5,6 - ISO 140 - 1/100) Crop 100% Stand Porsche – auto restaurate in attesa di premiazione (Focale 28,5 - F. 5,6 - ISO 320 - 1/100) Crop 100% Motore Ferrari V12 Tipo 125 di 2953cc montato su una Ferrari 250 GT Boano del 1956 (Focale 24 - F. 5,6 - ISO 5000 - 1/100) Crop 100% Alfa Romeo Giulia Sprint Speciale del 1964 (Focale 70 - F. 5,6 - ISO 720 - 1/100) Crop 100% Maserati 3500 GT del 1960 (focale 48 - F. 5,6 - ISO 640 - 1/100) Crop 100% Motore Maserati 8V 4200 del 1963 che equipaggiava la Maserati Quattroporte del 1963 (Focale 29,5 - F. 5,6 - ISO 7200 - 1/100) Crop 100% Le foto sono state effettuate tutte a mano libera FTZ: una sola parola, efficientissimo. Non fosse per il rumore del VR del 70/200 non avverti differenze prestazionali. Ottimo anche con il Sigma. La Z 7 è divertente e facile da usare anche in modalità manual focus, ma di una cosa sono certo, non ci monterò i miei cari AIS, che resteranno nella vetrina della mia stanza dei giochi in bella mostra con la F 3. Per cui avanti con lo zoom dedicato, il 24-35/2 ed il 70-200/4 “effetizzati”. Resto, comunque, in attesa che Nikon mantenga gli impegni presi con la roadmap, ad iniziare dal 50/1,8 (previsto per dicembre) e successivamente del 20/1,8 e del 70/200 (previsti per il 2019), per mandare in pensione l’FTZ, seppure stia dimostrando tutta la sua efficacia. Non è previsto nella roadmap, ma confido anche in un 105 micro, per completare le necessità e le voglie. Tramonto a Volpaia (24/70 - focale 24 - F. 5,6 - ISO 160 - 1/100) Tramonto a Volpaia (24/70- focale 70 - F. 5,6 - ISO 200 - 1/100) Vallombrosa - la foresta (24/70 - focale 64 - F. 5,6 - ISO 64 - 15 Sec.) Limone selvatico (70/200 - focale 200 - F. 5,6 - ISO 64 - 1/320) Fiore di Cardo selvatico (70/200 - focale 200 - F. 5,6 - ISO 560 - 1/160) Loc. Casa Maggio (70/200 - focale 120 - F. 5,6 - ISO 64 - 1/160) Evoluzioni di storni (70/200 - focale 70 - F. 5,6 - ISO 640 - 1/160) (70/200 - focale 70 - F. 5,6 - ISO 400 - 1/160) (70/200 - focale 70 - F. 5,6 - ISO 560 - 1/160) (70/200 - focale 70 - F. 5,6 - ISO 640 - 1/160)
  7. 6 points
    Non è quello delle piogge interminabili delle passate settimane ma quello della neve in montagna a coprire i larici gialli. Che finalmente è arrivata, molto copiosa e molto prima di quando è capitato gli scorsi anni. Basti pensare che 2 settimane fa ho dovuto rinunciare ad andare in quota per il rischio valanghe mentre la settimana scorsa sono salito faticando moltissimo, a causa della neve ancora inconsistente e di una errata valutazione sulla necessità delle ciaspole, finendo per non fotografare nulla. Ma tutto è andato a posto lo scorso sabato! Novembre è la stagione degli amori dei camosci, per cui scegliere la destinazione era semplicissimo: Parco Nazionale del Gran Paradiso. Questa volta in compagnia di una new entry in questo tipo di fotografia: Leo! Le previsioni meteo erano di tempo molto nuvoloso con deboli nevicate, proprio come piace a me (che sono genovese, ma i miei amici dicono che evidentemente devo avere origini scozzesi: più è tempo brutto e più mi piace). In realtà è stato molto peggio, nel senso che quasi tutta la giornata abbiamo avuto, causa mancanza di vento, un nebbione persistente che impediva, al netto di pochi rari istanti, di vedere a pochi metri. Quindi da una parte grosse difficoltà a rintracciare e poi fotografare i soggetti e dall'altra la forte umidità che aumentava, nell'attesa nella neve, la percezione del freddo. Ma la pazienza, prima attitudine indispensabile al fotografo naturalista, ha fatto premio anche questa volta ed a un certo punto tutto è andato a posto: un po' più di vento o un cambio di pressione e la nebbia si è alzata. E qui è entrata in azione la seconda attitudine: la voglia di provarci ancora. Perché era ormai tardi e noi stavamo già rientrando. Ma c'era, laggiù in fondo, un bel maschietto di camoscio sdraiato a ruminare nelle neve! Per cui, verificato che Leo avesse preso la pila, che poi per tornare all'auto in sicurezza si è dimostrata indispensabile, siamo tornati sui nostri passi, scoprendo dopo poco che in zona erano in tre! L' alzarsi della nebbia ha fatto si che divenissero consapevoli della presenza uno dell'altro, regalandoci momenti indimenticabili in una scenografia da sogno. Peccato che, per la neve, in giro non ci fossero femmine a scaldare, con gli ormoni, il livello del loro confronto. Per questo, ci sarà la prossima volta! E ora le immagini, tutte a mano libera con D5, 24 1.8G e 80-400/4.5-5.6G (che anche questa volta si è guadagnato la mia stima!). Massimo 19/11/2018.
  8. 5 points
    Tutte le immagini qui presentate sono state selezionate ai soli fini divulgativi senza alcun intento di ledere copyright. Ogni diritto resta riservato ai singoli proprietari. Scopo di questo articolo è solamente rendere un tributo alla figura e al lavoro del Grande Ercole Colombo. Credo sia l'unico fotografo che ha lo stessa Ferrari sul pentaprisma della sua reflex. E forse anche l'unico che quando viene fotografato, anzichè avere una espressione seria e un pò sofferta, è felice di essere li e di fare questa professione. E' Ercole Colombo, sinonimo di fotografia dell'automobilismo all'italiana, fatta si di mezzi meccanici ma al cui centro c'è sempre l'uomo Ferrarista fin da prima ancora di cominciare a fotografare, nato a due passi dall'Autodromo di Monza dove fin da bambino andava a vedere i suoi eroi. Potendo poi trasformare questa sua passione in un lavoro avvicente che lo ha portato in centinaia e centinaia (a sfiorare oramai i mille) gran premi di Formula 1 seguiti direttamente. Grandissimo tifoso della Ferrari, appunto e di grandi campioni, umaani e appassionati come lui. la sua firma si riconosce ben prima di leggere il copyright per il taglio molto dinamico che dà ad auto che già hanno dalla loro una poderosa spinta. Ma ancora prima per l'accento sul pilota, su quella mano che ruota il volante, quello sguardo rubato dallo specchietto o sotto alla visiera alzata del casco. Per quella espressione fuorionda che solo una grande sensibilità, unita alla familiarità da anni di frequentazioni, di cene, di cerimonie, di traguardi raggiunti insieme, può consentire. Ercole Colombo ha cominciato la sua carriera con reflex a pellicola di altri marchi ma poi in era digitale è diventato un convinto e soddisfatto fotografo Nikonista, diciamo dall'arrivo della D3 e dei suoi supertele. Un binomio (Nikon e Ferrari), insieme alla passione per le auto sportive e per i piloti che le conducono che mi accomuna con lui, senza il timore di sembrare altro che quello che siamo. Un fotografo può restare un cronista per immagini perfettamente neutrale eppure avere un cuore che palpita se l'auto che sta davanti è rossa ed ha il cavallino rampate sulla fiancata. Così ci sta benissimo quel cavallino sul pentaprisma di D3, D4, D5, fide compagne di centinaia e centinaia di fotocronache di corse sotto tutti i cieli del mondo, che piova o ci sia il sole.
  9. 5 points
    Il tutorial della "Ripresa con cambio di messa a fuoco" lo avete in questa stessa sezione, applicato con la Nikon Z7 da Mauro ed ancora più dettagliato su Nikonland.eu, stessa firma, ben cinque anni fa e con Nikon D800E Io che ne avrei già potuto disporre su D850, ho aspettato quasi nove mesi, per partorire i primi esperimenti con questa mirrorless Nikon Z6 che a quanto pare mi predispone, così come è stato definito da un lettore di Nikonland, ad un uso scanzonato del mezzo. Trovate la funzione in Menu' ripresa foto, penultimo rigo di comando e abilitando la tendina relativa, si apre una pagina di possibili regolazioni, intuitive e ben assistite dalle informazioni del tasto "?", alle quali si aggiunge in una seconda pagina, un altro rigo di comando per scegliere se aprire di volta in volta sulla scheda una nuova cartella, dove allocare il set di scatti, per non dover impazzire dopo a riselezionarli al computer. Notare che, rispetto ai menù delle reflex serie 8xx, sulle Z questa funzione così cara a fotografi di still life, architettura e macro/micro, si arricchisce di un rigo "immagine riassuntiva del peaking", molto suggestiva, in quanto dopo essere stata abilitata, consente (premendo il tasto "i" su una delle foto realizzate nello stack) di visualizzare per qualche secondo, la mappa delle posizioni di fuoco realizzate complessivamente sul soggetto, evidenziate con delle linee bianche su nero, in una sorta di solarizzazione estrema Dettagli sulla gestione post ripresa ne trovate sui tutorial di Mauro Maratta sopra indicati: il più delle volte di ripresa con variazione di messa a fuoco si parla in relazione a soggetti di piccole dimensioni fotografati a distanze talmente ravvicinate da rendere impossibile anche diaframmando al massimo un obiettivo macro, una pdc adeguata alle esigenze documentative/iconografiche del fotografo. Inoltre diaframmi eccessivamente chiusi inducono problematiche di diffrazione che possono abbassare la definizione dell'obiettivo in uso. Va da sè che fotografando in esterni sia più semplice utilizzare il diaframma dell'obiettivo per rendere la corretta pdc desiderata, nella maggior parte dei casi almeno. Può invece capitare di trovarsi a realizzare delle inquadrature particolarmente ravvicinate di un soggetto che necessiti una definizione superiore alle capacità prima dette del diaframma dell'obiettivo. Oggi mi sono sbizzarrito a cercare i limiti della funzione, utili (a mio parere) quanto un tutorial per evitare di cadere in facili errori durante l'ormai facilissimo utilizzo del focus stacking. Partiamo dalle fasi iniziali della ripresa e delle impostazioni utilizzabili a menù. Ecco gli ingredienti: soggetto immobile: scusate l'ovvietà, ma ci sono cascato pure io fotografando barche ormeggiate invece che tirate in secco (come ho poi fatto). L'affascinante risultato lo ammirate nell'immagine di copertina di questo articolo: non si tratta di pittura futurista ! treppiede: io oggi avevo in borsa un semplicissimo Marsace MT-01 da 400 grammi: staccare la stabilizzazione on camera (ed anche sull'obiettivo, se presente) stabilire un numero di scatti congruo a coprire la dimensione del soggetto: se esagerate in eccesso tanto, il FS si arresterà giungendo ad infinito. Congruo numero in funzione anche della... ...larghezza dell'intervallo (di spazio) di focheggiatura che effettuerà in automatico la Nikon Z: nel secondo rigo di comando del menù si può scegliere tra più o meno estesa intervallo di scatto tra i fotogrammi: se il tempo di otturazione fosse lungo, meglio stabilirne uno di un paio di secondi e scegliere prima tendina elettronica (in altra sezione menu) volete bloccare l'esposizione a quella del primo fotogramma? (se in esterni ovviamente meglio di no...) volete rivedere o meno le linee di maf dello stack a monitor (ininfluente ai fini realizzativi: solo suggestivo) stabilire se vogliate o meno otturatore silenzioso (elettronico): se lavorate con flash, ovviamente no. Impostata la funzione in pochi secondi, posizionata su treppiede la Z6 e composta l'inquadratura, ricordarsi di eliminare tutto ciò che possa ingenerare ombre e riflessi, visto che siamo in esterni...: dai Max...quello zainetto non lo vedi che è di troppo??? Si abilita l'avvio della funzione col tasto OK al centro del multiselettore della Z6 e dopo un paio di secondi Lei...comincia a lavorare e fa tutto da sola, scatto dopo scatto: dal 1° scatto (sto utilizzando il Nikon 35mm f/1,8S a tutta apertura...) all'ultimo ad infinito Esperito a casa al PC il debito passaggio su Photoshop (si consiglia per scopi non di stampa di ridurre le dimensioni dei files, per non trovarsi a far notte) si realizzano i livelli e lo stack dal quale scaturirà l'immagine risultante che potremo poi gestire per ogni tipo di regolazioni accessorie ...magari anche per eliminare parte di quelle ombre...😀 IDEM... secondo stack di immagini prima ultima Finita: Quali sono i problemi più frequenti in esterni? Certamente quelli legati ad elementi relativi all'esposizione: predisporsi a sovraesporre leggermentein ripresa, come nello stacking precedente non è mai sconsigliabile quanto invece sottoesporre anche di poco: eccessi di contrasto possono di sicuro essere gestiti meno facilmente piuttosto che il contrario, come nell'immagine risultante da altro stack: dove, oltre ai problemi sia pur gestibili di altissime e bassissime luci in contemporanea, abbiamo un problema molto più grave: un gabbiano che aveva deciso di farsi un giretto durante tutta la fase dell'esposizione (27 scatti), certamente facile da eliminare, spuntinando la fotografia... Più difficile sarebbe in quest'altro stacking eliminare tutte le persone che hanno deciso di fare capolino mentre scattavo risultante da ...azioni di disturbo fin dal primo fino all'ultimo dei fotogrammi della sequenza... Beh... si può sempre fingere di averlo fatto apposta... o anche no...! Ciò che conta è che il tempo per ripetere la sequenza non è mai un probleme: una volta avviato il procedimento, l'apprendimento è velocissimo e la voglia di sperimentare prende subito anche il fotografo più pigro o restio ad imparare ad utilizzare mezzi divertenti come queste Nikon Z... + = Max Aquila photo (C) per NikonZetaland 2018
  10. 4 points
    Insieme alla Nikon Z6 messami a disposizione grazie al distributore italiano per Nikon, ho avuto la possibilità di sottoporre ad una prova su...mirrorless anche il neonato Nikkor 35/1,8 S ossia il primo grandangolare fisso per Nikon Z, caratterizzato da uno schema ottico di 11 lenti in 9 gruppi relativamente leggero (370g) lungo 8,6cm e largo 7,3 (diametro filtri da 62mm), paraluce a baionetta a petalo, angolo di campo da 63,5° e diaframma a 9 lamelle, nato per essere usato insieme allo stabilizzatore interno delle Nikon Z, con cui sfruttare la possibilità di utilizzo a mano libera in luce disponibile, grazie anche alle potenzialità già sperimentate con la Z6 di questo test agli alti ISO. Austero, come anche gli altri due Nikkor S fin qui presentati, ben costruito e dotato di una serie di O-ring per renderlo resistenze alle intemperie dotato di motore AF stepper, come la più recente produzione ottica Nikon di peso leggero, trattamento antiriflesso ai Nanocristalli e, naturalmente, diaframma elettromagnetico, solo di selettore AF-MF, moderna contattiera posteriore a 11 contatti dorati e ben integrati nella flangia posteriore, montato sulla Z6 non risulta ingombrante, ma perfettamente dimensionato ampia la ghiera di messa a fuoco, mai probabilmente utilizzata nel migliaio di scatti effettuati con questo obiettivo, manca però la finestrella delle distanze (messa a fuoco minima a 25cm) indice questo della classe di appartenenza nel futuro catalogo delle ottiche NIkkorZ nonostante un prezzo non certo da entry level, attorno ai 900 euro... Ho utilizzato il Nikkor 35/1,8 S in varie condizioni in esterni, sia per realizzare le fotografie con le quali ho poi redatto l'articolo sulla Z6, sia perchè tra le focali wide contenute, quella dei 35mm mi è particolarmente congeniale, ad esempio quando decido di andare in giro con un solo obiettivo per fotografare senza una particolare destinazione. Ho realizzato quindi anche le immagini per l'articolo sul focus stacking, delle quali la foto sopra era una del block, con cui ho poi ottenuto questo stack derivando essere un campione di versatilità cromatica in tutte le condizioni di illuminazione in esterni specie giocando con le potenzialità dei profili colore della Z6 con la quale mi sono proprio divertito i colori forti si legano a meraviglia con le potenzialità di questo obiettivo, brillante e definito anche tenue e delicato sia on-camera (o in postproduzione) quando ciò necessiti crop assolutamente definito, principalmente con i profili monocromatici in dotazione alla Z6 fino all'estremizzazione del concetto 😇 Forte del fatto del suo diaframma più luminoso, questo obiettivo si tende ad usarlo sempre attorno a TA ma fino a f/4 manifesta uno stacco deciso tra primo piano e sfondo e il diaframma a 9 lamelle mostra un bokeh interessante f/2 - f/4 - f/16 (mi piacciono i valori interi) chiaramente la definizione aumenta diaframmando tanto quanto in controluce diretto reagisce meglio ai diaframmi più chiusi In available light si fa forte della sua luminosità facendosi bastare ISO medi (entrambe a 400 ISO) Da questa immagine viene però in argomento quella che ritengo essere il peggior difetto di questo, per il resto ineccepibile, grandangolare, ossia una forte vignettatura che lo accompagna da TA (dove ce ne potremmo aspettare) fino a f/4 incluso, in maniera progressivamente molto evidente (scatti eseguiti ad un pannello da 70x50cm a un metro di distanza: i cerchi misurano 12cm di diametro) la correzione su Capture NX-D probabilmente rimetterà a posto le cose, ma chi utilizzi altri software dovrà aspettare prima l'aggiornamento al profilo di questa ottica. Anche il suo utilizzo in luce mista lo caratterizza per essere un classico obiettivo da street, così come da ritratto a figura intera o in piano americano, ambientato, come ho avuto occasione di realizzare unica luce, dura e contrastata, messa a fuoco sul rosso delle labbra a f/5,6 (la seconda è il crop) Luce continua dai pannelli a neon: f/2 ISO 5000 Qui invece in luce ambiente a 25.600 ISO, nonostante il rumore digitale (apprezzabilissimo della Z6) l'obiettivo non perde ancora vigore Flash diretto, f/3,2 ISO 100: al meglio delle possibilità di tutti e tre (obiettivo, soggetto e ...me) Direi che questo primo wide Nikkor S debba essere tenuto nella giusta considerazione da molti fotografi: principalmente quelli per cui gli obiettivi cominciano dai mediotele, al di sotto dei quali il massimo verso cui possano spingersi sono questi angoli di campo. Personalmente sono rimasto parecchio soddisfatto per la maneggevolezza e la definizione sul soggetto a tutti i diaframmi, anche quelli più chiusi ai quali mi sarei aspettato molta più diffrazione (che non ho mai incontrato) e qualcosa in termine di color fringings dei quali ho trovato scarse tracce anche nelle peggiori delle condizioni auspicabili (come in questo crop 3,5x) Distorsione contenuta (basta guardare le immagini del pannello più sopra), ma vignettatura consistente e immanente a tutte le aperture più interessanti per le quali quest'ottica si voglia acquistare Ciò non condizionerà l'acquisto di chi non intenda utilizzarlo per la...riproduzione di originali, in quanto, come ritengo traspaia dalle immagini di questo articolo, in esterni, in assenza di superfici omogenee di sfondo, non costituirà un problema: nella fotografia di ritratto poi, può essere oggi considerato forse un valore aggiunto, ricercato da molti fotografi che talora la inseriscono in postproduzione. Volete mettere poi l'espressione del mio amico Nunzio, divulgatore per Sony, costretto a posare davanti a una Nikon Z con la sua Pleistascion tra le mani? ...per tutto il resto c'è... Max Aquila photo (C) per NikonZetaland 2018
  11. 4 points
    Pur non essendo interessato all’acquisto di una ML, questa prova e quella di Mauro consentono una valutazione ben diversa da quella desumibile dalle tante pagliacciate viste sul web. Grazie quindi per il tempo dedicato e l’accuratezza delle informazioni.
  12. 4 points
    Alla voce "Giallo" Wikipedia afferma che in zoologia il giallo, soprattutto se associato al nero, indica agli altri animali il pericolo, come ad esempio accade per api e vespe e animali marini tossici. Aggiunge inoltre che è il colore sacro del Buddhismo, simbolo della saggezza, così come è uno dei colori simbolo della Cina. Dalle nostre parti il Giallo è utilizzato da quei partiti e movimenti che esprimono una politica più radicale rispetto ad altre formazioni, è adoperato da chi allestisce cantieri per indicare una segnaletica stradale provvisoria, mentre per i napoletani affermare di aver avuto molta paura si dice "Ho fatto il giallo". Bene, benissimo. Fantastico. Ma oltre le dotte affermazioni de "L'enciclopedia libera" del web, confermo che per me il Giallo è soltanto un colore straordinariamente fotogenico che mi piace cercare e ritrarre nelle mie immagini. Pertanto, chi non si fosse ancora stancato di guardare fotografie ben fornite di giallo, dia un'occhiata anche a queste: l'autore gliene sarà riconoscente e lo ringrazierà premiandolo con una virtuale medaglia. Di oro giallo, naturalmente. (aprire le foto) 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7.
  13. 4 points
    Ho scelto la Nikon Z7 anche o soprattutto per usarla in studio per sfruttarne le potenzialità di inquadratura e di messa a fuoco con il riconscimento del volto delle modelle. Quale occasione migliore per metterla alla prova, quando a Milano c'è una fantastica modella internazionale che si presta al tema che ho in mente di sviluppare ? Ne parlo con Ilaria, la mia Makeup Artisti di fiducia con cui lavoro da anni. E lei ne è entusiasta. Riemian è altissima, magrissima, biondissima, tipicamente olandese, è proprio quella giusta per l'idea della diva tedesca degli anni '30. La vogliamo idealmente portare negli studi Paramount ad Hollywood, dove dei geni della fotografia, hanno creato il mito di Marlene Dietrich e di Carole Lombard. In quel magico mondo che resterà nella nostra memoria, fintanto che conserveremo quegli intramontabili film (Morocco, Shanghai Express, No man of her Own). Innanzitutto trucco e parrucco. Ondine ai capelli, il taglio è già quello giusto. Trucco non troppo demodé ma adattato ai giorni nostri (insomma, senza quell'effetto smoke marcato tipico di fine anni '20). Riemian si diverta e ogni tanto si fa un selfie. ultimi dettagli dei capelli prova sul set. Luci molto semplici, un flash davanti, uno dietro abito maschile con papillon, camicia, pantaloni e giacca stile smoking un primo piano con lo smoking con il boa di vero finto visone l'ermellino bianco l'abito da sera con la pelliccia nera di finta volpe sono tutti scatti a colori, Picture Contrl Ritratto. Voglio vedere bene come cade la luce. L'effetto in questa fase non deve essere marcato, il più sarà poi fatto in fase di sviluppo e post-produzione. Qui stiamo solo illuminando con luce Paramount (La farfalla sotto al naso). Riemian è molto composta, le ho spiegato di aver in mente Marlene Dietrich ma non mi interessa che la imiti (né sarebbe possibile). Andiamo in sviluppo, per un bianco e nero molto luminoso. voglio che la pelle esca dal buio, il resto devono essere solo dettagli. chiudo con la foto che cercavo e che ho trovato qui la Nikon Z7 mi ha coadiuvato bene, ho usato per lo più il Nikon 70-200/2.8E FL, in qualche scatto il Nikon 24-70/4 S per lo più a 70mm. Il backstage con il 50/1.8 in luce disponibile. Sempre con il riconoscimento del volto. In qualche scatto gli occhi non sono a fuoco, poi mi sono accorto che devo aspettare che la macchina rileva con sicurezza il volto, il resto lo fa la profondità di campo che qui è quasi sempre stata dettata da una luce buona per chiudere ad f/6.3 o ad f/7.1 In postproduzione ho tenuto conto che non siamo nel 1932 (all'epoca la pelle doveva essere perfettamente levigata e si lavorava direttamente sulle lastre con la lametta, poi si rifiniva il lavoro in stampa con la china e il pennello), e che questo non è un lavoro glamour ma più indirizzato al fashion. Avevo anche la D850 di scorta ma non l'ho usata. Avevo già quello che mi serviva. altri scatti di fasi intermedie di lavorazione. Il lavoro non è pronto per la stampa, si tratta ancora di provini, prove di orientamento. Ma un bel lavoro.
  14. 4 points
    Io vedo favorevolmente questi aggiornamenti software. Mi pare che significhino la volontà della Casa di migliorare le prestazioni, la funzionalità e la fruibilità del prodotto, oltre che di assicurare ai clienti l'attenzione del produttore affinché questi possano beneficiarne al meglio. Tra l'altro, come è stato già detto, queste macchine sono sempre più dipendenti dal "motore" elettronico che le muove, e pertanto una sua buona messa a punto ne assicura la migliore fruibilità. Inoltre, così come ad esempio avviene per le auto, è difficile se non impossibile simulare tutte le possibili condizioni di funzionamento della macchina prima della messa in commercio, e il suo affinamento viene di fatto assicurato attraverso i riscontri degli utilizzatori finali e di chi li recepisce (officine specializzate, riparatori, ecc.). E tanto più in un software è difficile simulare già nelle beta-versioni tutte le possibili variabili in cui sarà utilizzato, e gli aggiornamenti costituiscono una naturale evoluzione della sua funzionalità. E, ripeto, se il fornitore mi assicura l'aggiornamento costante del suo prodotto, da cliente non posso che esserne contento poiché significa che ha cuore il suo sviluppo e la mia soddisfazione quale utilizzatore fidelizzandomi nel tempo.
  15. 3 points
    E' il primo fisso per Nikon Z che provo ed è e la lunghezza focale che per me è stata per quasi un decennio l'unica o quasi all'inizio della mia carriera di fotografo. Una scelta obbligata per Nikon ma anche per me per saggiare veramente le potenzialità del sistema. Il mio giudizio estremamente sintetico è che ci siamo, l'obiettivo è quello giusto per accompagnare la mia Nikon Z7, e che se questo è solo l'inizio, il futuro dei Nikkor Z sarà proprio luminoso ! "Guarda adesso il mio cappello. Sì, mio core, or è più bello: Sembra fatto inver per te." risponde Figaro alla Susanna che gli mostra trionfante il suo "nuovo cappellino vezzoso" (Mozart, Le nozze di Figaro, Atto I,Scena Ia) E sembra inver fatto per la mia Nikon Z7 questo nuovo Nikon 50mm f/1.8 S : con il paraluce a petali e il tappo anteriore e a confronto con il Nikon 50mm f/1.8G per reflex, attuale 50mm entry level Nikon con attacco F il confronto tra i due dà immediatamente la chiave per leggere il futuro prossimo delle ottiche Nikon. Cambia tutto, dal design, molto più minimal, senza iscrizioni dorate, sostituite da sobrie scritte bianche più grandi, in stile Zeiss. Cambiano le proporzioni, a partire dall'attacco enormemente più grande di quello, a destra, del Nikon G. La ghiera di messa a fuoco, in metallo, ben zigrinata, lunga ... quasi quanto tutto il 50mm G. E' in metallo anche il primo fusto dell'obiettivo, mentre è in policarbonato la parte anteriore, quella che termina con la filettatura per i filtri e con la baionetta per il paraluce in dotazione. L'unico comando presente è il selettore Autofocus, Manual Focus. Come per tutti gli obiettivi Z, il passaggio al Manual Focus inserisce la scala delle distanze analogica nel mirino. Ho scritto della lunghezza dell'obiettivo nuovo rispetto alla versione G. Non è fine a se stessa, la spiegazione è nello schema molto diverso tra i due obiettivi, così come il numero delle lenti complessive. lo schema ottico su 12 lenti del nuovo Nikon 50mm f/1.8 S (sono presenti due lenti ED e due lenti asferiche) lo schema ottico su 7 lenti del Nikon 50mm f/1.8 G (è presente una sola lente asferica) Ho usato questo obiettivo per un paio di settimane, prevalentemente in luce disponibile e praticamente sempre a tutta apertura. Ma voglio iniziare con due foto in studio, ad f/8, con il flash (un Godox AD600 Pro pilotato in TTL con softbox e nido d'ape) il risultato è di grande delicatezza. Non è un macro, intendendo in questo caso positivamente la precisazione. La nitidezza è di livello a tutto campo. Qui ho messo a fuoco con il pinpoint in AF-S sulla testa della vite esagonale in acciaio inox a sinistra sul pilastro. Siamo a tutta apertura e possiamo vedere la nitidezza sul taglio verticale appena davanti e dietro la vite, la transizione degli sfuocati, la resa delle ombre e dei punti di luce. Cielo coperto, luce disponibile. f/1.8, ISO Auto, tempo corrispondente contando sulla stabilizzazione offerta dal sensore della Nikon Z7 dettaglio 1:1 della testa di Blackey che mi guarda sconsolato. Da anni si vede oggetto di foto di test di tutti i generi, pubblicati subito in barba alla sua sacrosanta privacy ! la foto complessiva. Sempre f/1.8, sempre in luce disponibile. Nitidezza in sviluppo come proposto da Nikon a Lightroom per l'occasione c'è in giro anche il suo amico-nemico Johnny Storm, qui in dettaglio 1:1 e poi a tutto frame nella foto d'insieme si intravede l'effetto della vignettatura su una foto reale. Si corregge facilmente on-camera o in sviluppo ma a me non dispiace in un 50mm. Certo non andrò a cercare la nitidezza massima negli angoli estremi ad f/1.8. Qui il mio soggetto è dove piace a me, e gli occhietti furbi di Johnny coprono meno di 1/100 della superficie dell'immagine, eppure si vedono benissimissimo ! una veduta del ponte sul Naviglio Pavese a Porta Ticinese a Milano. Sempre f/1.8, sviluppo su Standard, senza particolari effetti. Anche qui nitidezza esemplare, a tratti addirittura ... spaziale. picture control su Matita, appena aperte le ombre in sviluppo per rendere leggibili i dettagli il pavimento del lungo Naviglio qui stavo puntando la ragazza ricciolina dall'altra parte del Naviglio, davanti passava Silvio Renesto Jana in via Tortona. Luce pomeridiana di novembre. Sempre f/1.8. Sfuocato morbido ed avvolgente, picture control su Ritratto, chiaro ma senza eccessi, come si conviene ad un obiettivo più adatto al ritratto stretto. qui sempre Jana dentro ad un ristorante ed io fuori attraverso il vetro. Luce mista, luci di tutti i generi all'interno e prevalenza di pareti dipinte di ocra. stesso caso ma in bianco e nero per annullare l'effetto delle dominanti, comunque ben corrette nel colore (wb automatico) qui ci sono luci di disturbo ovunque. Per mettere a fuoco in questa circostanza ho risolto con la zona dinamica in AF-S qui siamo all'esterno del ristorante, lei è seduta in ombra e comunque la luce è tenue e bassa (pomeriggio di novembre) idem, ma più da vicino e con l'effetto del lampadario interno che intanto si è acceso Belka distesa con la luce che entra dalla finestra. Mattino di novembre con il cielo coperto. Sempre ad f/1.8. tutto lasciato al naturale in sviluppo. Sempre Belka in versione più aggressiva, controluce davanti alla finestra. Bianco e nero nativo on-camera, sviluppato poi in Lightroom con il profilo corrispondente della fotocamera. Il bello della Z7, qui ben coadiuvata dal Nikkor Z 50/1.8S è che ho letto la luce perfettamente a mirino mentre scattavo, ottenendo esattamente l'effetto di esposizione che cercavo. Io scatto sempre in Manuale, in questo caso variando la sensibilità necessaria ad avere l'esposizione che volevo anzichè diaframma o tempo, Con lente addizionale Marumi DHG330 da 62mm (+3 diottrie) Contando sul passo filtri da 62mm, ho provato anche con la mia lente addizionale "piccola" (l'altra è a passo 77mm) per potermi avvicinare di più ai soggetti qui c'è il piccolo beniamino di casa, Toby, in braccio alla nonna messa fuoco sull'occhio per quanto reso possibile dals uo "moto browniano" la cinghietta del centenario Nikon. Qualcuno potrà mai dire che non sono nikonista ? Nikonista per me è un modo di essere, non è una cosa cui penso, mi viene naturale Le mie prove sul campo sono sempre di natura fotografica, non amo particolarmente fare o proporre scatti di laboratorio, credo che non portino a molto perchè poi le foto del mondo reale possono differire grandemente da quanto vediamo su una mira ottica. Per esempio, come avrete notato, la nitidezza già a tutta apertura di questo obiettivo è grandiosa, ciò si può spiegare anche con la ridotta aberrazione cromatica longitudinale (LoCa) e con lo schema complesso. Ma nella realtà non si nota alcuna aberrazione nelle foto, anche in situazioni complesse. E la vignettattura, presente fin a diaframmi medi, nelle foto di strada non si vede per nulla (tanto che io qualche volta la aggiungo artisticamente). Cionondimento : Aberrazione Cromatica Longitudinale (LoCa) Direi molto ben contenuta e sul piano di quella del Nikon Z 24-70/4 (altro campione di nitidezza), non da obiettivo apocromatico ma non è un oggetto che viene venduto come "senza compromessi". Il marchio Superior mi pare ben meritato rispetto ad altre realizzazioni Nikon anche correnti. vignettatura esasperata in sviluppo (aumento del contrasto con i cursori di bianco e nero). Ad f/1.8 abbastanza marcata ma la maschera è circolare. Si riduce ad f/2.8, tende a diventare trascurabile (ma ancora presente ed evidente, almeno fotografando pareti bianche o cieli tersi) ai diaframmi f/4 ed f/5.6 Oltre f/8 io non andrei per evitare la diffrazione (è una raccomandazione personale per tutti gli utenti della Nikon Z7). ma come sappiamo in automatico questo effetto viene corretto sia oncamera che in sviluppo del NEF. Conclusioni Insomma, non mi dilungherei troppo oltre. L'obiettivo mi è piaciuto. In particolare per la costruzione e per come stia naturalmente in mano. La sua nitidezza induce ad usarlo sempre tutto aperto. Ha uno sfuocato molto piacevole anche, forse non sarà il più cremoso del mondo ma somiglia più a quello di un 85/1.4 che del "normale" 50/1.8 cui siamo abituati da sempre (quello a 7 lamelle di diaframma, per intenderci !). L'autofocus è veloce e silenzioso. Il prezzo proposto al pubblico (699 euro tutto compreso) potrà sembrare elevato ma io credo sia in linea con le prestazioni dell'obiettivo, considerando che stiamo comunque entrando in un'era in cui tutto sarà high-end (dobbiamo confessarlo : siamo una specie protetta e in via di estinzione. I più fotografano con lo smartphone e i residui fotografi disposti a dotarsi di buon materiale fotografico, sempre di meno. I produttori non hanno tante alternative rispetto ad un generalizzato ed inesorabile aumento dei prezzi per compensare la riduzione del numero di pezzi venduti). Sulle dimensioni in raffronto al piccolo 50/1.8G, ho già detto. Chi fosse scettico provi a maneggiare i due contemporaneamente e poi mi dirà cosa ne pensa. Sinceramente ho sempre considerato il pur onesto Nikon 50/1.8G un obiettivo da montare per fare le foto di rito dei corpi macchina Nikon ma raramente mi viene voglia di utilizzarlo. Sta la in un angolo e basta. Invece questo 50/1.8 S sarà mio appena disponibile presso il mio abituale fornitore di materiale fotografico (è in distribuzione in questi giorni) E tra i miei obiettivi più usati per i prossimi mesi. La mia Nikon Z7 è sempre pronta all'uso sul tavolo (mentre le reflex stanno nell'armadietto), con il 50/1.8 S farà coppia quasi sempre fissa. Mentre è Jana che ci saluta, sembra che Nikon con questo 50/1.8S ci voglia avvisare che se già troviamo queste prestazioni elevate, ma non ancora superlative, possiamo già cominciare a sognare cosa ci potrà riservare il futuro 50/1.2 S progettato senza compromessi sulla base dell'esperienza dell'esoterico Nikkor Z Noct 58/0.95, obiettivo che resterà fuori dalla portata per molti, specie per chi come me preferisce avere un autofocus eccellente al focheggiare a mano. Sinceramente io non vedo l'ora che ci sia una serie di fissi di altissimo lignaggio, possibilmente f/1.2, per Nikon Z. Ma intanto che aspetto pazientemente - adesso che grazie al nuovo attacco Nikon Z so che è finalmente possibile - non mi sentirò certo insoddisfatto da questo 50/1.8S che già oggi rappresenta più di quello che il miglior 50/1.4 Nikon ci abbia mai offerto (ed io li ho avuti tutti, 58/1.4G compreso) ... insomma, finalmente ci siamo !
  16. 3 points
    Per promuovere un evento mediatico (Film? Documentario? Un qualcosa che si intitola "Dinosaurs") In Stazione Centrale a Milano hanno esposto uno dei più grandi esemplari di Tyrannosaurus rex , affettuosamente soprannominato "Stan" (il più grande di tutti, ma è questione di centimetri, si chiama "Sue", ma non è detto che sia una femmina). Sue l'ho vista/o a Chicago, è spettacolare, ma Stan mi piace di più come è montato. Inoltre ha il cranio più bello. Sono andato a vederlo per curiosità e poi perchè volevo provare a fotografarlo con tempi molto lunghi, in modo da dissolvere la folla. Purtroppo era posizionato in modo che non avessi appoggio per un'inquadratura corretta (non so se sia permesso piazzare un cavalletto in stazione senza autorizzazione), così ho dovuto accontentarmi di foto più banali. E' comunque un'occasione per raccontare qualcosa sul dinosauro forse più famoso al mondo. Ecco le foto. Questo è Stan in tutta la sua bellezza, in un momento in cui non c'è troppa folla a farsi i selfie. Per la cronaca, Stan è lungo 11,8 metri, peso stimato 6 tonnellate (un po' più di un grosso maschio di elefante africano) . il cappotto a righe della signora mi ha fatto venire in mente che sarebbe stato meglio in bianco e nero. Flash di schiarita . Come ho detto la location è così così. Ho "tirato" un po' in postproduzione per aprire le ombre. A destra uno dei due "gorilla" a difesa del Tirannosauro. Di Stan sono state fatte 30 copie, (e questa è una copia) vendute in tutto il mondo a 100.000 dollari l'una. Se per caso ne volete uno per il vostro giardino, adesso sapete qual'è il budget. Vi posso indicare anche la ditta . Un paio di ritratti commentati in chiave da ...paleontologo (ehm). Ci sono stati Dinosauri carnivori più lunghi dei Tirannosauri, ma il Tirannosauro era il più robusto. Le vertebre del collo così massicce indicano una forza di trazione della muscolatura potentissima. Usava la testa come arma proiettandola a fauci aperte e col morso sfondava anche le ossa delle prede. La forza applicata dal morso è stata stimata pari a circa 6,8 tonnellate (60.000 newton). Ed ecco un ritratto frontale. I denti anteriori del Tirannosauro erano fatti come i denti della benna degli escavatori, con un morso poteva asportare oltre 30 kg di carne in una volta. . Non so se si vede, ma gli occhi del Tirannosauro guardavano avanti e non di lato come quelli dei coccodrilli o delle lucertole. Aveva perciò un'ottima visione tridimensionale per afferrare con precisione (La "balla" che il tirannosauro non ti vede se stai fermo, l'ha inventata Crichton nel suo Jurassic Park, per ragioni narrative, il film l'ha ripresa e fino a poco tempo fa degli studenti mi chiedevano ancora se era vero). Sul Tirannosauro, miracolo di ingegneria della natura, si potrebbe parlare per tantissimo tempo ( i miei studenti poverini sono "costretti" a sentirmi!), ogni dettaglio ha il suo perchè, ma qui mi fermo. PS Se non fate in tempo a vedere Stan in Stazione Centrale , suo fratello gemello vi aspetta sempre al Museo di Storia Naturale di Milano.
  17. 3 points
    Valli piacentine, quella che è stata un centinaio e più di anni fa la casa di una famiglia numerosa ora viene ribattezzata "museo" e raccoglie, in un ambiente per quanto possibile conservato, oggetti di uso dell'epoca con riferimenti alle persone del posto ( principalmente contadini ). Vista dall'esterno La casa era ed e' priva di corrente elettrica e acqua Al piano terra si trova un ingresso/cucina ( per dirla con nomi moderni ), con l'immancabile camino/stufa ( focolare ) lavandino e pentolame frigor, cioe' ghiacciaia l'altro un locale che ora raccoglie attrezzi per macinare, banconi per fare il pane e armadi con stoviglie e accessori per cucina lampade per la notte Dettaglio dei pavimenti la scala che porta al piano superiore, Dettaglio delle assi del pavimento e delle travi del soffitto ( tutte originali, solo sabbiate ) Camera matrimoniale Stanza "da lavoro", cucito... Al secondo piano, disimpegno con la scala per andare nel sottotetto Cameretta Camera da letto Al piano interrato , che era la stalla, sono stipati alcuni attrezzi da lavoro dell'epoca. A fianco della casa ( sulla sinistra rispetto all'ingresso ) un ampio spazio areato che fungeva da fienile Dettaglio della fattura dei muri e delle travi di sostegno Scatti effettuati "di corsa" e senza pretese ( ne' cavalletto ) nell'agosto del 2017 "con D750 e 14-24, alcuni con il flash integrato ; mi riprometto ogni volta che torno lì di fare un lavoro migliore, in quella casa nel 1910 era nato mio nonno.
  18. 3 points
    Vi voglio bene, tutti !!! Non credevo di trovare qui unanimità sul fatto che un dolce tradizionale come il panettone debba essere fatto secondo una sola ricetta, quella tradizionale appunto. Mi scontro da anni con chi afferma convinto che il panettone debba ad esempio essere senza uvette o senza canditi o senza entrambi perché non gli piacciono, e acquista panettoni che non possono quindi chiamarsi così. E' come bere la birra analcolica, o il caffé decaffeinato, o il latte di soia perché le bevande "vere" per un motivo o per un altro non le puoi gustare. Secondo me, allora, meglio niente piuttosto di un surrogato dal sapore vagamente simile al prodotto originale: il mondo è pieno di altri cibi e bevande tra cui scegliere e di cui soddisfare il proprio palato. Sì: viva il vero panettun!
  19. 3 points
  20. 2 points
    Sono nato a Roma. Abito a Roma dal 1976. Non giro molto per la città. Infatti sono pigro, e, pur essendo Roma una città visitata da tanti turisti, io non la fotografo. Forse le mie foto di Roma risalgono ai primi anni sessanta quando venivo da bambino, anch'io come turista. Mia moglie mi ha smosso almeno per oggi dal letargo e sono andato a fotografare la cosiddetta Roma Augustea ovvero la Roma Imperiale, quella che si estende dal Palatino al Colosseo fin dietro il Campidoglio. Stamattina quindi con dovuta calma ho munito la mia fotocamera con uno zoom grandangolare e ho fatto qualche foto. La folla di turisti purtroppo è immensa e sono onnipresenti. Aprite le foto alla massima risoluzione impostata 1800 x 1200 in linea di massima, se volete immergervi nel paesaggio Qui le persone quasi a fare da contraltare alle colonne ed ecco finalmente il colosseo. Si c'è un effetto linee cadenti, ma in una delle prossime foto ho raddrizzato l'effetto. Qui in formato cartolina con l'arco augusteo sulla destra ecco come vi dicevo raddrizzato Questo invece è l'arco di Tito Questa è la tomba di Cesare, successivamente adorato come una divinità. Notare la presenza delle rose al centro che vengono sostituite giornalmente dall'amministrazione comunale. Inoltre i turisti buttano come nella fontana di Trevi delle monete, per buon augurio. La strada principale della Roma Antica alla fine della quale si sono poi sviluppate le diverse arterie, Appia, Tuscolana, Ardeatina, Salaria ecc Il tempio di Romolo
  21. 2 points
    Io non sono tifoso, sono piuttosto monogamo e fedele come un Carabiniere. La Ferrari viene prima dei suoi piloti, che devono dimostrare di essere degni di pilotarla ... in quanto alla Mercedes, ne guiderei una tutti i giorni, nonostante Hamilton (perchè se fosse per lui, potrebbero fallire !) se mi potessi permettere quella che piace a me
  22. 2 points
    Sabato 17/11 - e non è vero che 17 porta sfortuna 😀 D5 e 80-400/4.5-5.6. Un bel maschio con il pelo irto sulla groppa scruta il pendio innevato in cerca di femmine in estro, sullo sfondo le nebbie coprono l'altro versante della valle. La giornata raccontata qui .
  23. 2 points
    Due notazioni importanti ma provvisorie...? (mi riprometto cioè di continuare a valutare quanto sto per dire) 1) Mi sembra che il Focus Tracking di questa Z6 sia una spanna al di sopra di ogni altro provato sulle mie Nikon: becco una gazza col 70-200 a 300mm-eq in DX e nonostante passi dietro i rami di questo albero, resta pressocchè perfettamente a fuoco (poi la perdo...) 2) Mi sembra che il rolling shutter di questa Z6 sia molto meno importante che sulle altre ML che ho provato in questi anni: siamo a 12 ftg/s in jpg ed otturatore elettronico in funzionamento silenzioso: forse la cadenza non paragonabile ai 20 o 30 ftg/s aiuta... ma è comunque una bella cosa. E... dulcis in fundo (per ora) per gli scettici che non credevano che con lo stesso processore della Z7 si potessero raggiungere questi fatidici 12 ftg/s, eccone la dimostrazione cronometrica: All'interno del secondo 07 (guardare a dx sulla tabella oraria di LR) dal file 893 al file 904: 12 scatti nello stesso secondo ! Ancora: 24 scatti da 1238 a 1261 in due secondi... tra 15:09:49 e 15:09:50 Funziona ! Work in Progress...
  24. 2 points
    Mi sun de Palermo... eppure saranno trent'anni che sostengo la stessa cosa: non esiste il panettone "classico" ma il panettone e basta: sono gli altri ad essere diversi. Troppa par condicio ed eccesso di politically correct nuociono gravemente alla salute ! Estafunciazza...!
  25. 2 points
    Ragazzo, la posta americana mi sta consegnando una basetta in noce peruviano fatta a mano da un artigiano dell'Oklahoma apposta per la mia Z7 ordinata giorno 3 di questo mese. E io il primo ordine negli Stati Uniti l'ho fatto che ancora si doveva mandare un fax. Che altro c'è da aggiungere ? Siamo nel 2018 non nel 1988 e io ne sono contento. Di mezzo c'è (anche) Nikonland.
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