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  1. 14 points
    Questo è un articolo rivolto a chi non se ne intende troppo, è rimasto incuriosito dal genere fotografico ormai molto diffuso e vorrebbe provare, chi se ne intende non troverà molto di nuovo, però può contribuire ad arricchire l'articolo nei commenti, anzi lo gradirei molto. Non è un articolo che parla di tecniche fotografiche o di scelta di attrezzature, ma di come provare ad ottenere foto interessanti. In questo articolo ci sono leggere tracce di ironia qua e là. L' ironia è una delle poche caratteristiche che differenzia l'uomo dagli altri animali. Chi non avesse il senso dell'ironia sappia che non c'è alcuna intenzione offensiva, eventualmente smetta di leggere. L'articolo è intriso di soggettività, sono le mie personali opinioni, nessuna pretesa di possedere la verità. Infine uso le mie foto per illustrare l'articolo, questo non vuol dire che so fare belle foto, ma che credo di saper distinguere quelle che mi sono venute meglio da quelle che mi sono venute peggio, può essere che il mio meglio faccia ribrezzo, ma il peggio lo farebbe ancora di più, quindi il discorso rimane valido Fotografare bene gli animali, non è semplice, occorrono esperienza, conoscenza dei soggetti, una valida attrezzatura ma non basta, occorre fondere le doti del naturalista con quelle che caratterizzano tutti i fotografi capaci di fare buone foto, ossia senso dell'inquadratura e della composizione. Di questo si occupa l'articolo, uso gli uccelli come esempio, ma vale anche per tutti gli altri animali (e perchè no, vegetali ). E adesso cominciamo. La ricetta dell'anatra spiaccicata. Non è un piatto orientale, ma è un vizio diffusissimo tra chi fotografa gli animali per caso, quando si riprendono i soggetti, magari alti venti centimetri, stando in piedi. Il risultato è che la paperella risulta ripresa da sopra la testa schiacciata sullo sfondo. Come non saliamo su un tavolo per fare i ritratti alle persone (salvo effetti particolari studiati apposta) ma li riprendiamo all'altezza degli occhi, così si dovrebbe fare anche con gli animali. Se serve abbassiamoci, che le ginocchia non sono di vetro. Altrimenti le foto sono proprio brutte. Io cerco di non fare riprese dall'alto, per cui questa è la più brutta che ho, ma in giro si vede di peggio. Un microbo ripreso dall'alto, ecco questa è anche peggio. Il Ritrattone, ovvero la foto ornitologica. Questo, in confronto a quanto sopra è un peccato veniale. Capita, soprattutto se siamo abituati a guardare le foto a monitor anzichè stamparle, di volere il soggetto bello grande, per deliziarci dei particolari. Lo so bene, succede spesso anche a me. Ma a volte si esagera. Specie se il soggetto in realtà è piccolo. Ingigantendolo, si possono vedere le trame, i dettagli, cosa che ci delizia e ci stupisce, ok, ma da una parte si ingabbia il soggetto nell'inquadratura, astraendolo dal contesto naturale, dall'altra se ne da' un'immagine un po' distorta. E' vero che gli Uccelli derivano dai Dinosauri, ma le Cince sono dei batuffoli di leggiadria, questa (mia) foto mi fa venire in mente la barzelletta: sai che verso fa un passero di trenta chili? Questo forse è un po' meglio ma sempre un po' troppo da manuale di ornitologia. Queste foto, che chiamo con affetto Ritrattoni, piacciono molto a chi conosce gli uccelli e i siti di Birding/Wildlife ne sono pieni, ricevono moltissimi like , se fatti bene. Intendiamoci, in molti casi non sono per niente facili da ottenere, spesso richiedono appostamenti e tempi lunghissimi, ma sono un po' da specialisti (se i soggetti sono rari), alla lunga possono stancare. Se invece lasciassimo un po' di spazio? Sarebbe molto meglio. Riecco la cinciallegra di prima, ma adesso può respirare, poverina, E' ancora un ritratto, ma a mio parere è di gran lunga preferibile. Questa garzetta non è brutta (forse). Ma questa è meglio, per me almeno: Siete d'accordo? Animalscapes! Ovvero paesaggio con animale, dove l'animale occupa una porzione piccola dell'inquadratura (ancora di più che nel ritratto ambientato) e ne costituisce un punto forte, di interesse. Se fatti bene sono immagini eccellenti perchè sono pittoriche e nel tempo stesso informative, raccontano dell'ambiente dove vive l'animale, (ripeto: se fatte bene) sono molto suggestive. Non è che si debbano fare solo animalscapes, ma inserirne nel contesto di un portfolio secondo me lo arricchisce enormemente. Questa foto di Tarabusino sta a mezzo tra il ritratto ambientato e l'animalscape. Attenzione! L' animalscape non dev'essere un alibi per spacciare foto insignificanti a microbi come opere d'arte: Questo non è un paesaggio con animale, è una garzetta troppo lontana. Un pizzico di creatività: Cerchiamo di fare i soggetti più nostri, più originali. Giochiamo con l'inquadratura, con la postura con la situazione in modo che la foto dica qualcosa di più. Possiamo sfruttare i riflessi: La postura e le ombre: Fare un ritratto stretto: Oppure sfruttare lo sfondo per suggerire qualcosa, ad esempio l'interazione con l'uomo: Od anche cercare suggestioni visive, con luce e composizione: Od una composizione minimalista... Gli animali devono fare ... gli animali. Insomma devono fare qualcosa. Nemmeno nei musei si espongono più gli animali in pose statiche, ma si ambientano in diorami e li si ricostruisce come fossero in azione. Tanto più deve valere per quelli vivi. Quante cose in più ci racconta una foto di un animale mentre caccia, lotta, litiga, corteggia e così via? Anche la più comune folaga può diventare interessante! Come scritto all'inizio gradisco molto gli interventi costruttivi e i quelli finora arrivati coprono alcuni aspetti essenziali che io, concentrato sul discorso di come inquadrare, avevo tralasciato. Riporto qui le parti essenziali in modo che arricchiscano l'articolo formando un tutt'uno con il mio testo ( le foto inserite, nel bene o nel male, sono sempre mie😞) Alberto Salvetti ... qualche piccolo distinguo. Il soggetto non deve essere incastonato nel fotogramma, ma a parte rare eccezioni, deve occupare almeno metà dell'immagine. Il soggetto deve essere molto staccato dal fondo ed il fondo deve essere il più evanescente possibile. Tendo a scartare le immagini con fondo invadente. Qualche volta inserisco il soggetto nel suo ambiente, se caratterizzante, ma non mi piacciono molto le immagini con il soggetto piccolo e ambientato esclusivamente perché non si è riusciti a fare una foto da distanza più ravvicinata. E' evidente che è meglio una foto dinamica di una foto statica. Io comunque cerco di privilegiare la nitidezza del soggetto, l'estetica e l'armonia dell'insieme. Per finire voglio fare un appello a chi si avvicina a questo tipo di foto. Fotografare gli uccelli, come del resto qualsiasi altro soggetto che sta in natura, deve servire all'approfondimento della conoscenza di ciò che si fotografa. Serve un buon manuale e curiosità, e cercate di contattare qualcuno che conosce questo tipo di fotografia. Ma attenzione!! La vostra attività non deve in nessun modo recare fastidio o peggio ancora danno ai vostri soggetti. Danno anche grave che potete procurare, tanto più siete inesperti. Nessuna foto vale il disturbo, soprattutto nel periodo della riproduzione. La bella foto prima o poi verrà quando meno ve lo aspettate. Mauro Maratta: ... E' vero, in ogni situazione si può impressionare il sensore per foto documentative, anche preziose. Ma nella stragrande maggioranza dei casi - a prescindere dal soggetto che può essere il più comune passerotto o il più esotico dei bipedi migratori - la luce conta. Sempre. E qualche volta il fotografo intelligente dovrebbe decidersi che la giornata potrebbe essere più proficuamente dedicata ad una mangiata con gli amici che ad una impegnativa escursione fotografica che si tradurrebbe, guardato il cielo, in una frustrante sequela di foto inguardabili. Francesco Contu: possono essere decisivi: la conoscenza dei luoghi e delle abitudini degli animali. La capacita' di mimetizzarsi, dato che si tratta quasi sempre di creature assai poco confidenti. Se per qualcuno il miglior grandangolo e' "un passo indietro", spesso il miglior tele e' "l'abbigliamento giusto".voglia di muoversi e viaggiare. Per esperienza, la barca e' un eccellente posto da cui fotografare e ci sono diversi luoghi dove ci si può accordare con pescatori e guide locali che organizzano dei giri. Alla peggio, ci si sara' fatti un bel giro nella natura. Molto più appagante che stare dentro un capanno, almeno per me che mi annoio mortalmente a star fermo. Sono d'accordo, questo Airone Rosso e questa Sgarza ciuffetto li ho ripresi dalla barca, Lago Superiore, Mantova. Grazie sentite a chi ha fornito queste interessanti considerazioni. Spero di aver scritto cose abbastanza interessanti ed aver mostrato foto non troppo indegne (a questo proposito, le foto spaziano nell'arco di anni ed alcune sono state scattate con Nikon digitali del tempo che fu, questo spiega almeno in parte alcune differenze di resa, il resto è incapacità del fotografo ). Poi, non prendetemi troppo sul serio. Anch'io faccio "passerosauri", uccelli impettiti ... ma l'importante è sapere dove si deve arrivare e provare ad arrivarci. Ma soprattutto spero sia stata una lettura divertente!
  2. 12 points
    Nei miei precedenti articoli sulla fotografia naturalistica "facilitata" ho raccontato come chi non sia particolarmente appassionato ed esperto possa comunque provare a fotografare gli animali in un contesto controllato, per così dire facilitato, dal gradino più basso cioè il parco faunistico come Sant'Alessio dove gli animali sono confinati in recinti o voliere, al capanno attrezzato dove gli animali sono liberi, ma sono attirati con esche in modo da garantire una alta concentrazione e quindi più possibilità di ritrarli su posatoi predisposti. In questo secondo modo si possono portare a casa molte belle foto. E' senz'altro divertente e lo faccio spesso anch'io. Ma chi è veramente appassionato di fotografia di natura, sa che ci sono altri modi, in cui quando va bene si porta a casa molto di più che una bella foto (quando va male... tempra lo spirito). Non so se possa essere facilmente comprensibile a tutti, ma ci provo. Vado in un luogo dove mi hanno segnalato che c'è. Nessuna esca, nessun modo di attrarlo, solo pazienza. Sei nel capanno e davanti il canneto. Aspetti. Vedi dei movimenti delle canne che non sono per la brezza, seguono una direzione precisa. Li segui con attenzione e trepidazione. Intravedi qualcosa, trattieni il respiro. E' lui! Non lo perdi di vista, l'occhio nel mirino, lui si fa strada fra le canne, va verso il chiaro. In ogni momento potrebbe cambiare idea ed infrattarsi, speri di no. Finalmente esce allo scoperto in tutta la sua bellezza il re del canneto, il Tarabuso (è la seconda volta che lo incontro e la prima così da vicino) inserito nel suo ambiente. Scatti a raffica come se non ci fosse un domani. Da buon Tarabuso detesta esporsi, si concede un attimo, poi un balzo ed è già infrattato dall'altra parte del canneto, ma tanto basta. Cosa porto a casa? Delle buone foto del tarabuso? Certo, questo è importante, è parte necessaria, se no girerei col binocolo . La foto deve piacermi, naturale, magari altri le avranno fatte anche meglio, pazienza, ma intanto queste sono le MIE e sono insostituibili, perchè con loro porto a casa la cosa veramente importante, il ricordo di un incontro e tutte le emozioni che ho provato in quel momento. Questo è il valore aggiunto di fotografare un animale selvatico, libero, nel suo ambiente. Il vero naturalista non raccoglie trofei, ma storie di incontri e di emozioni. Però ci vuole conoscenza, passione e rispetto. Cliccate sopra le foto per vederle ingrandite. Foto scattate con Nikon D500, Nikon 200-500mm f5.6 VR, treppiede, no crop.
  3. 8 points
  4. 8 points
    La Nikon F3 in questo editoriale vuole simboleggiare l'eredità che il marchio Nikon si porta dietro. Quella reflex non è stata il picco più alto della sua capacità industriale ma, lanciata ancora prima della nascita della Nikon Corporation che conosciamo oggi, è per la nostra generazione la reflex professionale affidabile e longeva per antonomasia. Nikon ha festeggiato due anni fa i suoi primi 100 anni di storia. Nella sua rinascita come industria fotografica (e tecnologica) da più di 70 anni significa fotografia. Un marchio iconico, celebrato anche nel cinema e in musica ed entrato nel costume di tutti i giorni. I got a Nikon cameraI love to take a photograph (Paul Simon) Yul Brynner in vacanza in Spagna con la figlia, nel 1970, al suo collo la sua nuova Nikon F2 Ovviamente nella sua lunga storia non ha sempre vissuto negli allori, le situazioni congiunturali e i cicli di mercato ne hanno ovviamente influenzato la vita di tutti i giorni, come è successo nelle nostre vite. Ma Nikon per chi ne è fedele cliente da decenni, ha sempre rappresentato una certezza concreta, di affidabilità, di prestazioni. Anche quando ha subito la concorrenza e le innovazioni proposte dagli altri marchi. Da queste pagine, soprattutto da quelle di Nikonland 1.0, non abbiamo mai fatto mancare le nostre critiche, quando Nikon ci ha mostrato prodotti marginalmente differenti (le sequenze di D7000, D5000 o D3000, dei tanti 18-55mm tutti uguali tra loro, per non parlare delle innumerevoli Coolpix più o meno tutte uguali, più o meno tutte ... tutto tranne che delle vere Nikon). Certo abbiamo portato pazienza perchè nel recente passato Nikon ha dovuto passare attraverso un maremoto, una inondazione devastante e solo due anni fa, una profonda ristrutturazione aziendale con un piano di pre-pensionamenti difficile da realizzare per quella mentalità. Siamo stati indulgenti pensando alla minaccia degli smartphone e al calo di fatturato di tutta l'industria fotografica ad essa conseguente. Ma non abbiamo potuto esimerci dal puntare il dito sulla mancanza di coraggio, di cura e di attenzione verso le esigenze dei clienti, della scelta di non aggiornare in larga parte il parco ottiche anche per pezzi importanti, a fronte del lancio continuo di nuovi modelli di fotocamere. Fino al fiasco del lancio in grande stile delle Nikon DL e la loro successiva eutanasia prolungata ... a stento. Per non dimenticare del tradimento delle Nikon 1, prime assolute in molti campi (un esempio su tutti : l'autofocus a rilevazione di fase) e poi lasciate morire nonostante migliaia di appassionati nikonisti vi avessero investito migliaia di euro. E con le lacrime agli occhi, vedendo contabili improvvisati manager che reggevano forzatamente tra mani malferme gioielli e capolavori come la D4 e la D5, degne eredi di quella F3 che da ragazzi non ci potevamo permettere. Fino ai 100 anni e alla presentazione della D850 il cui squillo di tromba, forse tardivo, forse anticipatore, accompagnato solo limitatamente da ottiche alla sua altezza, ha mostrato che il vento stava cambiando. Quel giorno noi abbiamo intravisto il segnale che potevamo smettere di distrarci con i prodotti di altri marchi cui l'immobilismo rigido di Nikon in un certo modo ci aveva costretti, che la ricreazione era finita. *** Siamo stati critici e ne andiamo fieri, perchè da nikonisti di vecchia data non ne facciamo una questione di tifoseria ma di rispetto reciproco. Sentiamo oggi il dovere di dare merito ed onore a Nikon, di una inversione di atteggiamento e di inclinazione verso il cliente, totale. Il lancio delle Nikon Z - che non rappresentano il non-plus-ultra del mercato ma che, per una prima generazione, contengono già tutto ciò che ci può essere in una mirrorless per stare sul mercato oggi - coincide con una Nikon vivace, dinamica, attenta, rapida. Aggiornamento del firmware con incremento di prestazioni e di caratteristiche, campagne di rottamazione, di scontistica, di cash-back. Novità, presenza alle fiere. Roadmap. Parole che erano diventate desuete, di routine o prive di significato effettivo nell'ultima Nikon, sono adesso modi di fare e non slogan di marketing. I nuovi obiettivi Nikkor Z - alla cui base c'è la scelta di un nuovo attacco e di un nuovo tiraggio, la vera ragione d'essere della nuove fotocamere - che si dimostrano nei fatti, di una intera categoria superiore rispetto ai pariclasse precedenti per reflex. Una cura nel dettaglio, anche sul piano del colloquio con i software di sviluppo. L'apertura, finalmente, a quelli che sono lo standard de-facto del mercato, anche quando non hanno il marchio Nikon. La decisione di essere lungimiranti, sia nelle scelte progettuali che nella definizione delle qualità specifiche (come l'adozione, da apri-pista, di schede di memoria di nuova generazione, di prestazioni e affidabilità indubbiamente superiori alle altre. Quando - ve lo ricordate ? - sulla Nikon 1 V3 c'era stata la caduta verso l'abisso con le micro-SD ...). Una nuova Nikon che siamo sicuri saprà stupirci con proposte continue, nella ricerca dell'eccellenza come è sempre stato. Meritandosi, adesso si, senza troppa benevolenza, la pazienza che ci vuole nell'attendere che dal forno esca il pane più buono ... come siamo sicuri saranno le prossime Nikon Z. Perchè lo sconto è certamente beneaccetto, le offerte pure, ma a nulla valgono senza validi prodotti che puntano all'eccellenza, eredità di Nikon. *** Bella forza, direte (ed avete ben ragione a dirlo) é il mercato, è la congiuntura che lo impone. Chi vive di rendita può decidere di fare come crede, quando la tua prosperità è minacciata dalla concorrenza esterna (gli smartphone ma anche i concorrenti partiti prima nella progettazione di mirrorless, giunte alle terza o quarta generazione) allora o cambi o muori. E' vero ma seppure ci sono sempre margini di miglioramenti, non ci saremmo mai nemmeno nel migliore dei mondi possibili immaginati un tale cambio di passo. E per questo motivo ci sentiamo di rimarcarlo, rendendo onore a quello che si conferma il nostro fornitore primo di materiale fotografico (di questo parliamo mica della fede nella vita che verrà, era ovvio, no ?). Bella forza, direte ancora voi (ed a ragione), il nuovo corso di Nikon e le difficoltà di stare sul mercato, stanno influenzando anche i distributori locali, certamente anche Nital. E' vero. Ma anche qui c'è modo e modo di fare. E quello che stiamo vedendo da parte di Nital sia nella comunicazione, sia nella gestione dei contatti con la clientela, anche verso il singolo ordine di importo modesto, non siamo abituati a vederlo a nessun livello, anche in un mondo che parla di customer care e customer satisfaction e poi si comporta secondo la convenienza del proprio conto economico. Retention e fidelizzazione, restano parole vuote e slogan di marketing finchè le persone non le riempiono di significato. Le persone sono le stesse di 10-15 anni fa, ma il modo di essere è diverso. Ed è genuinamente diverso. L'abbiamo testimoniato su queste pagine (su Nikonland 1.0) che l'unico contatto prima del 2016 con Nital per Nikonland, era stato l'avviso di non utilizzare il logo Nikon di cui non eravamo autorizzati a disporre, nemmeno a fini divulgativi (non sfuggirà a nessuno quanto questo sito sia totalmente avulso da ogni considerazione mercantile e che l'esporre il marchio Nikon va a tutto vantaggio di Nikon e non nostro). Ma dopo un'occasione fortuita officiata da un comune contatto ad un Nikon Day per la presentazione di D5 e D500 si sono aperte le relazioni. E oggi possiamo ben dire che Nikon Italia esiste, ha un volto, una voce e soprattutto parla con noi, ponendosi come interlocutore qualificato - ovviamente ! - per quanto riguarda i nostri interrogativi tecnici ma anche per la disponibilità a consentirci la visione di quanto di nuovo viene presentato da Nikon, quando prima eravamo costretti a procurarcelo (di tasca nostra ...). Siamo certi così di poter offrire apertamente il nostro punto di vista di fotografi nikonisti direttamente al nostro produttore, con un dialogo franco e costruttivo. Che resta naturalmente svincolato da obiettivi di natura commerciale (visto che noi non vendiamo niente e che continuiamo a comperare con i nostri soldi quanto ci serve per fotografare) ma che così è potenziato nelle sue possibilità. Ma soprattutto, la cosa più importante, perchè Nikonland non lo è altrettanto, stiamo assistendo ad un sforzo quotidiano di attenzione ai clienti, a tutti i livelli, da parte di Nital, tale per cui, sinceramente, oggi l'acquisto di materiale Nikon di importazione parallela o con garanzia non ufficiale italiana, non vale più la pena per un piccolo risparmio economico, difficile da mettere all'incasso sul medio periodo rispetto al vantaggio di colloquiare direttamente con il distributore ufficiale nazionale. *** Quindi onore al merito, sia a Nikon che a Nital, condividendone adesso (!) sia le ragioni che gli obiettivi, pronti a fare la nostra parte nel nostro piccolo e fintanto che ci sarà possibile (Nikonland non è una azienda ma un piccolo organismo che vive delle vite dei suoi partecipanti e quindi soggetto a tutte le cose della vita degli esseri umani). Ci auguriamo di poterlo testimoniare a lungo, godendo dei prodotti Nikon e del rispetto che ogni cliente Nikon merita da Nikon e dai suoi esponenti, pronti a ricambiare con il nostro affetto e ovviamente con i nostri €€€€€€€ a fronte di prodotti validi offerti a prezzi onesti. magari non osiamo sperare di farlo a lungo come Dave Douglas Duncan (che a 102 anni ancora si faceva ritrarre con la sua F in mano) ma quello che ci auguriamo è di vivere da nikonisti il più a lungo possibile ... !
  5. 7 points
    La mia passione ha un prezzo sul piano fisico, nella maggior parte dei casi accettabile. Stavolta, invece, non è stato così. La prima giornata del WRC è stata in assoluto la mia peggiore giornata da fotografo: spossante, oltre 42° percepiti, uno scirocco rovente che risucchiava l'aria dai polmoni e la polvere... tanta, ma tanta da colorare di rosso me, i miei vestiti e la mia fotocamera. Per fortuna l'inferno è durato solo un giorno, già dalla sera i venti hanno cambiato quadrante, rendendo le seguenti due giornate enormemente meno faticose. Sul piano sportivo, invece, il WRC 2019 sembra iniziare bene: un rombo lacerante e la grinta di Sebrastien Ogier preannunciano una giornata fantastica .... giusto due curve e poi il disastro col driver transalpino che rompe il braccetto dello sterzo su una roccia Sarebbero bastati 10 minuti allo stesso Ogier per sostituire il braccetto... se Citroen si fosse ricordata di metterlo nel bagagliaio tra le dotazioni regolamentari. Oltre un'ora persa e un ritiro che non è avvenuto solo per le pressioni degli sponsor (immagino). The show must go on Altre volte vi siete sorbiti il mio "pistolotto" sulle condizioni di lavoro svantaggiate. Beh, stavolta ho sfruttato la cosa a mio favore Atterraggio duro per Mikkelsen Thierry Neuville al salto Ancora Ogier, ormai fuori classifica... ma riparato il guasto va come un proiettile I veri "missili" sono però le Toyota ufficiali di Latvala e Tanak. Sfortunati entrambi: Latvala rallentato da problemi meccanici e Tanak che si fa sfuggire la vittoria finale. Vittoria che va al più continuo e martellante Dani Sordo che con tanto merito ha saputo trovare il miglior equilibrio tra le prestazioni e la gestione della macchina. Questo il suo volo verso il traguardo Dietro le quinte Un meccanico al lavoro sulla macchina di Latvala Sebastien Oger controlla personalmente il lavoro dei suoi meccanici e trova anche il tempo di firmare una miniatura che rappresenta il suo salto dello scorso anno (quando correva con la Ford ufficiale) a Monte Lerno Concludendo. Non sono pienamente soddisfatto, mi sono affaticato molto e questo mi ha limitato parecchio nella mobilità fra una postazione e l'altra; per non parlare dei trasferimenti in auto tra le varie speciali (sempre molto rapidi facendo lo slalom tra marshall inflessibili e security particolarmente attenta). Sto invecchiando, sicuro, ma non riesco a darmi un limite. Finirò per restarci secco Buona visione a tutti Pezzo consigliato, mi pare appropriato: Driving Towards the Daylight, Joe Bonamassa
  6. 7 points
    Bene, eccoci arrivati al primo quesito che il neo acquirente Nikon Z si pone, in relazione all'acquisto dello zoom transtandard, del quale dotare la propria mirrorless Z che il negoziante ci ha appena messo sul bancone del negozio. E ciò grazie all'inaspettata presentazione del 24-70/2,8 inizialmente previsto per essere presentato più avanti nel 2019 e certamente in concorrenza fin da subito con l' f/4 presentato in bundle con Z7 e Z6 nei kit che hanno fin qui alimentato il mercato Nikon Z, fin dalla presentazione dello scorso agosto 2018. Abbiamo parlato a lungo su Nikonland di entrambi gli zoom e scritto anche diversi articoli che potete trovare nella sezione del sito dedicata, Zetaland, appunto. Ma grazie alla fruttuosa collaborazione col distributore nazionale Nital, che ci ha consentito di utilizzare il neo presentato Nikon 24-70mm f/2,8S per un periodo sufficiente a formulare delle valutazioni oggettive, mi posso permettere di esternare il mio parere in proposito, avendo utilizzato i due 24-70mm sulla mia Z6 in situazioni differenti allo scopo di evidenziarne pregi ed eventuali difetti. Gli elementi da considerare per confrontare due zoom di questo range di focali, quello nel quale probabilmente scattiamo la parte più rilevante delle nostre immagini usuali, tanto da poterlo considerare uno degli strumenti fondamentali per tutti coloro che non fanno nel loro fotografare una questione specialistica all'nterno di ambiti precisi e delineati, sono al solito alcuni parametri, quali: maneggevolezza e peso nitidezza e contrasto efficienza del motore AF caratteristiche complementari (distorsione, vignettatura, aberrazioni cromatiche) Come tradizionalmente su Nikonland scriviamo, teniamo in nessun conto il rapporto qualità/prezzo in quanto lo riteniamo assolutamente soggettivo, in termini della differente disponibilità economica di ognuno di noi e, sopratutto, in funzione delle diverse (anche opposte tra loro) motivazioni all'acquisto, se distinguessimo utenti fotoamatori da utenti professionisti. La maneggevolezza distingue questi due zoom per ovvii motivi: ingombri e posizionamento delle ghiere sono diversi e soddisfano due esigenze differenti, inconciliabili, quella di scegliere lo strumento di riferimento di un sistema per prestazioni e dotazioni, oppure quella di dotarsi di un obiettivo facile da trasportare e utilizzare senza neppure guardare il barilotto: queste sono le caratteristiche che separano il Nikon 24-70/2,8S dall' f/4. Inappuntabile la cura costruttiva ed i materiali impiegati per entrambi: anche il design, per quanto diverso ha i suoi perchè per ognuno dei due zoom. Prezzo, peso e dimensioni distinguono profondamente questi due zoom, che costano (tenendo conto il valore dell' f/4 all'interno dei kit) uno dal doppio al quadruplo dell'altro, pesano uno mezzo chilo e l'altro 800 grammi, misurano diametri ben differenti e sono equipaggiati in modo ben differente, spartano il meno luminoso, dotato di due ghiere (una programmabile) e del solo selettore AF-MF, addirittura tre ghiere sul più luminoso, oltre a due pulsanti: l'inedito tasto display per leggere sull'apposito display digitale, alternativamente, diaframma, lunghezza focale, distanza di maf e scala di pdc, oltre ad un tasto funzione programmabile da menù fotocamera. Motorizzazione AF silenziosissima in entrambi gli zoom, affidata agli stepper passo-passo: ideali per il video (costanti e silenziosi) eccezionali in fotografia. Due obiettivi della stessa focale, differenziati quindi da una diversa impostazione di utilizzo, da una diversa dotazione comandi (inedita non solo per Nikon), ergo... anche da una diversa resa ottica? Aspettate un attimo, direi... non è ancora finita ! Schemi ottici ben differenti: 17/15 per l' f/2,8 14/11 per il meno luminoso f/4 strutturalmente molto diverso negli elementi e per la loro disposizione in gruppi determinano però una resa ottica mediamente simile sulle distanze medio-lunghe e a diaframma chiuso, come f/11 per entrambe le foto a seguire (metterò sempre per primo lo scatto con l' f/2,8 e poi quello con l' f/4) così come ad f/16 dove si notano le differenze tra i due zoom è naturalmente alle aperture maggiori, sia per le maggiori potenzialità del diaframma in più del più luminoso, sia per i potenziali problemi di vignettatura che a parità di diaframma potrebbero affliggere il meno luminoso f/2,8 TA @ 2,8 f/2,8 @ 4 f/4 TA @ 4 dove ci si dovrebbe aspettare che a TA il meno luminoso dei due zoom possa vignettare più del fratellone allo stesso diaframma di f/4...ma questa affermazione di principio non trova riscontro, a mio vedere, quanto invece il più luminoso deve sopportare alla sua massima apertura, per motivi legati alla maggior dimensione della sua lente anteriore f/4 per entrambi in queste due immagini, dove il meno luminoso, qui sotto è quindi a TA ancora f/11 per entrambi Sappiamo inoltre come gli obiettivi per Nikon Z oggi collaborino con il software di sviluppo per la risoluzione già on camera delle principali istanze legate alle caratteristiche complementari quali appunto vignettatura e distorsione e per tutta la durata del confronto ho avuto la netta sensazione che i dati promananti dal più luminoso dei due zoom vengano come...interpolati meno di quelli del 24-70/4 come a demandare alla successiva determinazione del fotografo, almeno una parte della postproduzione. Se così fosse, il 24-70/2,8S diventerebbe lo zoom prediletto dai fotografi professionisti (cui intrinsecamente è già ovviamente dedicato) lasciando la palma dello zoom più easy al meno luminoso f/4 la cui fascia di prezzo parla in via generale di obiettivo allround per tutti. Aspettando conferme ufficiali a questa mia impressione epidermica, proseguo con le coppie di foto, presentando per ognuno dei nostri due zoom, un ...ritratto prima a TA e poi a quegli f/11 che mi sembrano la soglia immediatamente prima del pericolo di diffrazione, pur potendo chiudere entrambi fino a f/22 f/2,8 f/11 prima il più prezioso e poi lo zoom da kit... f/4 f/11 ed ancora, faticando non poco con...l'eccesso di luce solare e di bianco, ma sempre nella considerazione di nitidezze e contrasti f/2,8 entrambi a tutta apertura f/4 (con le relative prestazioni di nitidezza e stacco dallo sfondo, frutto della diversa apertura iniziale dei due zoom) Insomma, se il valore aggiunto della maggiore apertura a f/2,8 del più importante dei due zoom è chiaramente una prestazione di rilievo a mio avviso è f/4 il diaframma di eccellenza del 24-70/2,8 (in termini dello stacco tra soggetto e sfondo) dove comunque a tutta apertura, il più smart dei due zoom non sfigura per niente Per mettere ancora più in crisi questi due zoom in condizioni di luce così contrastata e diretta, provo anche il controluce diretto per considerare la risposta a f/22 in totale diffrazione, a causa dei raggi solari diretti senza pietà sulle lamelle del diaframma elettronico (9 lamelle il più costoso, 7 l'altro) e qui le differenze emergono, a vantaggio, come ci si aspetta, del più coerente dei due zoom, molto più corretto dal suo trattamento speciale antiriflesso (Arneo), dai nanocristalli del suo coating e per ultimo, anche dallo specifico trattamento al fluoro di alcune delle sue lenti anteriori e posteriori Siamo ai difetti ed alla loro correzione automatica (o meno...) Proprio per quanto lungamente già scritto nelle nostre anteprime sul sistema Z e sugli articoli già pubblicati su fotocamere ed obiettivi per Z, mi soffermerò brevemente a parlare solamente della distorsione, che in questi due zoom appare in entrambi appena percettibile con un leggerissimo e regolare barilotto che si riesce a percepire unicamente alla focale più corta, i 24mm come potete osservare in queste due immagini scattate entrambe da un metro di distanza dal soggetto bello tarare la distanza sul display del 24-70/2.8S ! che si traduce poi in una ineccepibile resa sul soggetto, (astenendosi dal fotografare improbabili muri di mattoni rossi) preferendo a questo scopo utilizzare soggetti usuali dai quali, croppando come nell'immagine qui sotto, si deriva anche la grande risolvenza di questi obiettivi, sui particolari anche i più minuti Tale livello di correttezza (...correzione?) a livello di distorsione, ben si attaglia con la possibilità di utilizzare questi due zoom alle distanze brevi di messa a fuoco loro consentite (la minima per l'f/2,8 sta a 38cm e solamente 30cm per l'f/4 ) nella riproduzione di originali, per esempio, alla quale con le focali intermedie si prestano particolarmente. E se a f/2,8 ci desse fastidio la palese vignettatura, sempre in agguato in situazioni di ripresa similari, basta collocarsi, come da manuale, alle aperture intermedie: qui f/8 e a seguire, f/8 anche sul meno luminoso dei due, ma decisamente orientato ad essere un prezioso strumento in ogni occasione di close-up photography così come lo stiamo utilizzando da mesi con grande profitto e soddisfazione, noi della Redazione di Nikonland ! spesso anche in unione alle nostre lenti addizionali ipercorrette, come i doppini acromatici di Maruti, almeno fino a quando Nikon non ci ridisegnerà le sue analoghe sui diametri filtro che si usano ai nostri giorni, oppure, direttamente, un bell'obiettivo macro per il sistema Z (anche due o tre...) Qui la differenza tra i due zoom si vede propria tutta tutta ed è nettamente a favore del miglior RR del 24-70/4S... e della sua propensione a queste brevissime distanze 70mm f/16 (prima foto sempre il più luminoso dei due zoom) qua sotto invece tre diverse interpretazioni date dal diverso diaframma del 24-70/4 Altra caratteristica in comune ai due zoom, unitamente al sensore della mia Z6, la grande vivacità cromatica, indipendentemente dalla luce disponibile, anche nelle peggiori condizioni di illuminazione... come la oscura navata di una chiesa barocca crop al centro immagine avvicinandosi zoomando, a dispetto dei più lenti tempi di otturazione, salvaguardati solamente dal VR del sensore (ancora nessuna ottica Z stabilizzata sul mercato) 35mm entrambe (t/20) 60mm entrambi qua davvero al buio più totale, a 30mm circa, 6400 ISO... volevate stupirci con effetti speciali ??? Beh, in Nikon ci sono riusciti : al buio, a mano libera, ISO elevatissimi, contrasto luminoso nullo, correzioni automatiche per distorsione, aberrazioni cromatiche, vignettatura e stabilizzazione sensore: si può fare di più ? Forse si, ma direi che se stiamo parlando a 9 mesi dalla presentazione dei primi due pezzi della serie (Z7 e 24-70/4) di cose così... il parto ha avuto successo: aspettiamo che la creatura cresca per poterne parlare ancora più compiutamente. di fatto questo range di focali si presta già nel breve spazio da 24 a 35mm a realizzare inquadrature così diverse su soggetti simili da rendersi insostituibile se di elevata qualità così come avviene con l'ultimo nato della serie per Nikon Z, questo f/2,8 dalle prestazioni ottiche assolutamente ineccepibili .. da un diaframma al suo opposto Allo stesso tempo penso che la resa dei due zoom segue un percorso quasi sovrapponibile fin dalle caratteristiche a TA come già diaframmando di un solo stop, dove entrambi trovano probabilmente il miglior diaframma cui lavorare (rispettivamente f/4 ed f/5,6) Nel frattempo ho materializzato alcune convinzioni rispetto la domanda espressa nel titolo di questo articolo: la domanda su quale dei due zoom sia da scegliere è falsamente posta... La risposta è chiara: verrà scelto quello dei due più adatto alle esigenze di ripresa personali. Il prezzo non determina solamente la potenzialità d'acquisto, ma sopratutto la soddisfazione di un'esigenza e in questo senso comprerà il 24-70/2,8 S chi : sentirà il bisogno del diaframma di luminosità in più, per esempio tra i 50 ed i 70mm dove ai fini della pdc la differenza tra TA a f/2,8 oppure a f/4 ha il suo perchè (e non è detto che sia in direzione del diaframma più aperto) troverà nel display dell'obiettivo una novità irrinunciabile non solamente per la sua più importante accezione, ossia la scala delle distanze di ripresa (orrendamente assente ormai nella maggior parte degli obiettivi moderni, di ogni livello di prezzo) e quella, ancora più sfiziosa, della pdc (che sarà oggetto del terzo articolo che scriverò su questo obiettivo) consideri un valore aggiunto la presenza del tasto funzione programmabile da menù fotocamera in 21 modi differenti e della terza ghiera sul barilotto che riporta sull'obiettivo, volendo, la ghiera dei diaframmi, regolabile elettronicamente a step di 1/3 o programmabile anch'essa per esempio con la regolazione dell'esposizione desideri un obiettivo meno incline degli altri Z ad aggiustare tutto da solo una volta infornati nel sw di sviluppo, perchè vuole metter mano lui nell'apportare o meno le dovute correzioni scarichi il prezzo per lavoro e quindi trovi in questa motivazione all'acquisto un criterio di vantaggio fiscale maggiore rispetto all'acquisto del meno costoso f/4 Comprerà (se non l'ha già fatto) il 24-70/4 S chi: ha comprato un kit con questo zoom e si è trovato in possesso del miglior zoom transtandard entry level mai venduto in bundle con una fotocamera ha comprato una Nikon Z solo corpo oppure body + FTZ e poi si è posto il problema di scattare foto con tutta la tecnologia Nikon del "mirrorless reinvented" Z a disposizione, concentrata in unico barilotto, senza dover spendere i 2500 euro necessari per acquistare l'altro prodigio chi comprerebbe subito un Nikon Z Macro per scattare con RR da 1:5 fino ad 1:3 , ma Nikon non glielo ha ancora progettato e noi di Nikonland gli consigliamo seriamente di comprare questo zoom, molto più indicato dell'altro in termini di resa alle brevi distanze di ripresa chi desideri uno zoom transtandard da portarsi in giro dappertutto senza problemi di alcun genere: non vistoso, non pesante, non inferiore al più uminoso per la maggior parte dei parametri che ho preso in considerazione chi compra una Nikon Z6 e la consideri per lo strumento che è: una mirrorless che quando la linea Z sarà completa, rappresenterà il middle level, corrispondente per destinazione d'uso in ambito reflex alla vendutissima D750 Ringrazio nuovamente Nital per la gentile disponibilità ad averci affidato in prova il Nikon 24-70/2,8 S oggetto di questo confronto con l'altro mio Z-oom Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019
  7. 6 points
  8. 6 points
  9. 6 points
  10. 5 points
    Nel corso dell'annuale mostra fotografica "Itinerari" che il fotoclub di cui faccio parte organizza da molte stagioni in Arezzo e nella quale espongo anch'io da qualche anno, ho venduto la mia prima fotografia! Si tratta di questa, Il Cagnolino della Signora, esposta assieme ad altre otto in un lavoro che avevo intitolato "People In Black", una serie di immagini in b/n aventi per tema foto di street in una monocromia piuttosto "dark": un fotoamatore mi ha chiesto di acquistarla e, pur non essendo formalmente in vendita, volentieri l'ho accontentato. Un motivo di soddisfazione in più è stato il fatto che per la prima volta esponevo stampe in b/n da me realizzate - in passato avevo già stampato, ma a colori - e, per la difficoltà tecniche che la stampa monocromatica richiede, aver prodotto su carta delle immagini ritenute "convincenti" dai visitatori della mostra mi ha fatto ancora più piacere.
  11. 5 points
    Ringrazio tutti per le belle parole, mi fanno molto, molto piacere. Non smetto di fotografare - la fotografia era e resta la passione della mia vita - e non mi ritiro su un eremo, per cui se ci sarà occasione sarò ben felice di incontrarci per scambiare quattro chiacchiere o fare qualcosa insieme. Diversi di voi hanno i miei contatti personali (email e cellulare), chi non li avesse e volesse scambiarli può semplicemente mandarmi un messaggio privato che, grazie alla gentilezza di Mauro, potrò ricevere senza problemi.
  12. 5 points
    Dall'idea di base di un tributo ad "Angels" di Russel James, il risultato della sessione in studio di questa mattina.
  13. 5 points
  14. 5 points
  15. 5 points
    Con l'amico Gianni54 e due altri suoi simpatici amici mi sono recato a San Quirico d'Orcia ad assistere al passaggio delle auto della 1000 Miglia storica, forse l'appuntamento più atteso dagli appassionati di tutto il mondo di questo tipo di manifestazione. Mi aspettavo una ressa di gente (e di fotografi) nella bella e famosa cittadina senese da sempre tappa obbligata della 1000 Miglia stante anche la bella giornata di sole, e invece - perlomeno dove mi ero appostato io, all'ingresso del corso principale - i pochi curiosi e turisti presenti non creavano disturbo a chi come me voleva immortalare con la sua fotocamera la carovana di auto rombanti che passava di là: una bella fortuna! Aldilà del divertimento per la spensierata giornata trascorsa e per la visione contemporanea delle più belle auto storiche da corsa che si possano vedere - la 1000 Miglia è un appuntamento di rilevanza mondiale a cui i proprietari di questi gioielli fanno a gara per partecipare - a posteriori direi che, se vi dovessi tornare, sceglierei di spostarmi in punti diversi del tracciato per variare le inquadrature e per fare magari anche qualche scatto "di contorno" non necessariamente legato alla manifestazione. Sì, insomma, qualcuno dei miei "street shot" che per la verità ho provato a fare ma che in quel contesto non mi è stato possibile effettuare per la mancanza di soggetti interessanti. Le foto portate a casa sono quindi poco variate, ma d'altra parte il timore di perdere quel buon punto di osservazione mi ha fatto desistere dal cercarne altri dove forse avrei potuto avere più difficoltà a muovermi in libertà e a scattare con una visuale ottimale. Vabbé, la prossima volta mi farò meno scrupoli e proverò scorci diversi necessari ad ottenere immagini più accattivanti ed interessanti. Buona visione della galleria!
  16. 5 points
  17. 4 points
    (naturalmente è una foto celebrativa della Parigi Dakar, quando fotografa sul serio, Gigi usa una D5 e il 600/4 o il 400/2.8 !) PS : per chi non lo sapesse, Gigi Soldano, varesino, è il fotografo ufficiale di Valentino Rossi e in generale della MotoGP
  18. 4 points
    Vedi, io nel mio post originario non ho fatto nessun confronto tra il lavoro di Max Aquila e quello di Thom Hogan. Ho semplicemente dato una informazione sull'esistenza del secondo, corredandola con una sintetica traduzione di alcune parti (che ho definito "super sintesi") per fornire un servizio a chi non ha molta confidenza con l'inglese. Ho poi sinteticamente aggiunto i dubbi che mi sono sorti nel leggerlo e posto una domanda molto semplice. Per questo non trovo l'attinenza con questo topic del tuo primo intervento, che dalla prima all'ultima riga è insieme difensivo/publicitario del tuo lavoro e denigratorio del mio, e ancora meno quella del secondo. Il confronto tra la qualità dei due articoli e tra lo standing dei due autori a me non interessa minimamente, e sinceramente dubito fortemente che interessi ad altri che a te. Ma se vuoi ti dico bravo: il tuo articolo l'ha letto un mucchio di gente, me compreso che probabilmente sul tuo contatore di 6000 valgo almeno 5 o 6 (si, non solo l'ho letto ma l'ho anche riletto più e più volte e con molta attenzione). Credevo lo ricordassi, perché non solo l'ho commentato ma ho anche lavorato per integrarlo: purtroppo hai dovuto cancellare i miei interventi. Cosa che sinceramente mi è dispiaciuta e ancora mi dispiace un sacco, non solo perché avevo impiegato il mio tempo per scriverli ma anche perché credevo e credo che le informazioni in essi riportate avessero una utilità, almeno nella misura in cui si pensi che la pluralità di opinioni, purché argomentate e correlate a fatti oggettivi, sia un valore positivo. Quello che ancora non capisco è perché tu, invece, non perda occasione per commentare in termini negativi gli altri, il loro lavoro ed il loro stesso approccio al lavoro senza nessuna oggettività: "...che anche Thom evidentemente si ostina a cercare nei NEF, per avere qualcosa da fare al computer nelle lunghe serate nordiche..." Evidentemente per te lui è un miserabile che non sa come passare il tempo, ma anche direi che include anche me in quel novero.... "Lui aspetta il più luminoso/costoso f/2,8: noi con questo continuiamo a fare foto (non di misurazioni trigonometriche)". Qui credo tu ti riferisca al fatto che ho fotografato un foglio di carta per capire come va il 24-70Z rispetto al 16-35/4 AFS a 24mm "A differenza di Thom Hogan che pubblica il suo articolo che hai citato corredandolo da due immagini, io per giungere alle mie conclusioni ho dovuto scattarne e pubblicarne molte, molte...molte di più...!"..... Fermo restando che a me di difendere Thom Hogan interessa proprio poco, quante foto ha fatto lui per giungere alle sue conclusioni non lo so io e non lo sai tu. Lui ne ha pubblicate molte meno, è vero, ma davvero ci vogliamo dire che è possibile valutare la qualità di una lente progettata per macchine da 24-45Mpix osservando un JPG da 1800pixel lato lungo, preso dal pieno fotogramma e passato attraverso tutti gli automatismi possibili per correggerne i difetti? E' evidente che il lettore non può fare altro che affidarsi più a quello che legge che a quello che vede! "le sue conclusioni? Sembrano molto d'accordo con quelle della Redazione di Nikonland" Beh, redazione è - o era?!?! - scritto anche sotto la mia foto. Forse tu, invece, da tutto questo puoi capire perché in così pochi, nonostante le tue e di Mauro ripetute richieste, impieghino il proprio tempo a scrivere o pubblicare qualcosa qui. Io dopo la censura mi ero fermato, stavo giusto riprendendo. Ma dovevo aver perso il raziocinio, grazie per avermi fatto rinsavire! Ma probabilmente mi illudo, penserai che non lo fanno perché non sanno scrivere! Peace & Love
  19. 4 points
  20. 4 points
  21. 4 points
    Meoto Iwa, chiamate in giapponese "Rocce marito e moglie" secondo la religione shintoista rappresentano l'unione delle due divinità creatrici del Giappone, Izanagi e Izanami e, conseguentemente, tutte le unioni tra uomo e donna. Anche io sono d'accordo per prenderci una pausa e ripartire a settembre con nuove ideee e foto da proporre. Andrea
  22. 4 points
    Io sono sempre più convito che la scelta più azzeccata da parte di Nikon sarebbe stata un 24-105 f4 subito e questo 24-70 2,8 adesso...ottiche non sovrapponibili in nessun caso pensate per scopi ed utilizzatori diversi.
  23. 4 points
    Less is More... Da qualche anno ho intrapreso, insieme alla mia compagna, un percorso di vita volto alla "riscoperta" dell'essenziale, al vivere pensando profondamente di essere parte di un tutto e non il centro di quest'ultimo. Non che in passato avessimo vissuto in modo sciagurato e così distante da come siamo oggi, solo che ora ne siamo molto più consapevoli. Inevitabilmente tutto ciò non può che riflettersi anche nel mio approccio alla fotografia. Ho molto diminuito la produzione, mai peraltro così elevata, e mi sono indirizzato verso il minimalismo fotografico anche come "stile di vita". Ho così riscoperto il piacere di fare foto che mi fanno venir voglia di essere riviste e che mi fanno pensare. _______ Andrea _______________________________________________________________________________________________________________________ Spirituality Cobalt Harmony Red The Thin Blue Line The Seagull Japanese Colors In The Middle Of Nowere Line Dot Solitude Terrace Human Balloon Graffiti
  24. 4 points
    Femmina di fistione turco (Netta rufina) D5 + 500 PF ED F. F,6, 1/500 sec., ISO 640 D5 + 500 PF ED F. F,6, 1/500 sec., ISO 320
  25. 3 points
    "La maggior parte delle cose si aggiusta parlando", recitava una vecchia pubblicità di Omnitel. Magari al telefono. (Ovvio in questo caso, trattandosi di un operatore telefonico ). Guardando dall'esterno mi pare che sia mancato questo. In ogni redazione può svilupparsi un dibattito fra componenti con opinioni diverse, e certamente la dialettica è la forza di ogni consesso. Storicamente il partito unico non ha mai sortito buoni esiti. Ma in una redazione il dibattito dovrebbe iniziare e finire al suo interno, perché la linea editoriale - anche a beneficio di chi legge - dovrebbe essere ben chiara e definita. Che non vuol dire scolpita nella pietra: è lecito cambiare opinione, ma all'esterno la redazione dovrebbe parlare con una voce sola. Poi, il mondo della fotografia è talmente vasto e variegato che un redattore "dissidente" può utilmente contribuire alla causa, dedicandosi al settore che conosce bene e scrivendo di quello, tenendo per sé le convinzioni personali che si allontanano dalla linea editoriale del foglio in cui scrive. O meglio: convinzioni che si allontanano da alcuni aspetti della linea editoriale. E' ciò che accade in ogni redazione "viva" e attenta a raccontare il proprio campo di competenza. E ogni direzione editoriale dovrebbe avere a cuore i propri redattori più bravi che danno prestigio e lettori alla testata, e che dovrebbe cercare di trattenere. Ovviamente, qualora il dissidio sia insanabile, per onestà intellettuale è anche perfettamente giusto fare un passo indietro e lasciare il gruppo. E mi pare sia quello che è successo. Da iscritto, ma soprattutto da lettore, mi dispiace che sia accaduto questo. Ecco, queste poche righe sono solo perché vorrei che non accadesse ancora.
  26. 3 points
  27. 3 points
  28. 3 points
    Cosa ti porti a casa? Il massimo che può portarsi a casa un fotografo naturalista. E ogni volta che rivedrai queste foto rivivrai i momenti che ti hanno permesso a farle. Nei parchi e nelle zone protette puoi portarti a casa delle belle foto ma senza alcun ricordo magico.
  29. 3 points
    Fitness, ci riproviamo Vi posto un po' di foto scattate oggi sempre in tema fitness. 35mm, F/1.8, 1/160sec, ISO 180 Mi piaceva l'idea di fare una foto delle spalle di questo ragazzo. I tatuaggi mi colpivano particolarmente. Ne ho fatta anche una centrata, ma tagliata sul braccio mi piaceva di più. 35mm, F/1.8, 1/125sec, ISO 100 Mi piaceva davvero molto il colore della tuta della ragazza. Oltre a lei che meritava parecchio. Mi piace anche la naturalezza con cui teneva la posa. 35mm, F/1.8, 1/100sec, ISO 100 Mi piaceva parecchio la forma fisica di questo ragazzo. Oltre alla vascolarizzazione dei muscoli. E la barba e il taglio di capelli che gli davano un'aria molto "macho". Poi parlandoci e capendo che probabilmente era gay, forse voleva anche un po' rifarsi a Freddie Mercury. 35mm, F/1.8, 1/125 sec, ISO 100 Volevo tentare di rifare questo scatto visto online: Mancano parecchi tatuaggi. Il corpetto è molto più figo. E la forma fisica della mia ragazza non è la stessa... ma vabbè dai ahah 🙂 ci abbiamo provato.
  30. 3 points
    Entro in punta di piedi in questo circolo ho visto on line la presentazione della mostra "Ichi Go Ichi E" di Damiano Rosa, foto in bianco e nero scattate in Giappone nel 2011 e presentate solo adesso le immagini hanno un breve testo a descriverle, non so perchè ma mi son rimaste impresse. Alla mostra a Roma non ci sono andato, ma quando mi son trovato tra le mani il catalogo in libreria, anche se non è di qualità eccelsa, l'ho comperato è il mio primo nonlibro di fotografia Il bianconero mi affascina, io arrivo sempre e solo al grigio su grigio, spero mi sia di aiuto🙂
  31. 3 points
    Silvio, un bell'articolo. Dettagliato, interessante e ben scritto. Circa il livello di "sconsideratezza" di alcuni sedicenti fotografi ed ancora di più sedicenti naturalisti temo che la realtà superi la fantasia. Al punto che: Spero tanto che la contrazione del mercato fotografico possa in qualche modo provocare contrazione del numero di "fotografi" (cioè sedicenti fotografi, di più: sedicenti naturalisti) Vedo il rischio dell'avvicinamento a questo tipo di fotografia di più neofiti, quelli cioè più a rischio di produrre più.... disastri anche se armati di buone intenzioni Non è una critica al tuo lavoro, intendiamoci. Ma uno sprone a chi vuole entrare in questo mondo a farlo solo in punta di piedi e possibilmente accompagnati da chi sa quello che fa. Altrimenti a restare nelle oasi gestite da chi sa quello che si può fare, e di attenersi alle regole. La natura non ha bisogno di più fotografi ma di più spazio e di maggiore rispetto!
  32. 3 points
    Mah, io fotografo con Nikon da 15 anni, ho mediamente una decina di ottiche e non ho mai posseduto la triade.... ne 2.8 ne 4. Ho espresso più volte ed anche in modo molto duro le mie critiche a Nikon su come ha condotto la campagna Z, ma per me per ora e anche prima il punto chiave non è la lentezza dei rilasci: stanno correndo e si vede. Dobbiamo farli lavorare e gestire la transizione. E chi non gradisce il transitorio fa bene a continuare con le reflex e prendere le Z solo quando il catalogo sarà per i suoi bisogni abbastanza completo.
  33. 3 points
    Volevo ringraziare tutti coloro che attivamente, con foto, test, domande e risposte stanno facendo conoscere il sistema Z a chi per il momento non ha fatto il grande salto! Io sono uno tra quelli; mi piacerebbe scrivere che non sono passato alle Z, perchè ancora non mature...ma mentirei spudoratamente! Per il 100% delle foto che faccio, le Z sono assolutamente perfette, hanno solo un piccolo/grande difetto che nonostante i vari cashback, sono ancora oltre il budget che posso destinare a questo magnifico hobby.😉 Leggendovi sempre con molto interesse, mi pare di capire che come per tutte le novità, ci vuole il tempo giusto per apprendere e sfruttare al meglio il mezzo che si ha. E' un nuovo sistema e va quindi metabolizzato! Mi viene davvero da ridere se penso a quanti recensori e youtuber hanno espresso giudizi definitivi magari dopo aver utilizzato le Z per meno di mezza giornata. 😆 Un saluto, in attesa dei prossimi test!!💪 Simone
  34. 3 points
    L'articolo di Silvio è come al solito estremamente esauriente e corredato da immagini che ben illustrano i testi. Del resto da Silvio ci ha abituati a articoli di questo livello. Sono sostanzialmente d'accordo con quanto scritto nell'articolo con qualche piccolo distinguo. Il soggetto non deve essere incastonato nel fotogramma, ma a parte rare eccezioni, deve occupare almeno metà dell'immagine. Il soggetto deve essere molto staccato dal fondo ed il fondo deve essere il più evanescente possibile. Tendo a scartare le immagini con fondo invadente. Qualche volta inserisco il soggetto nel suo ambiente, se caratterizzante, ma non mi piacciono molto le immagini con il soggetto piccolo e ambientato esclusivamente perché non si è riusciti a fare una foto da distanza più ravvicinata. E' evidente che è meglio una foto dinamica di una foto statica. Io comunque cerco di privilegiare la nitidezza del soggetto, l'estetica e l'armonia dell'insieme. Per finire voglio fare un appello a chi si avvicina a questo tipo di foto. Fotografare gli uccelli, come del resto qualsiasi altro soggetto che sta in natura, deve servire all'approfondimento della conoscenza di ciò che si fotografa. Serve un buon manuale e curiosità, e cercate di contattare qualcuno che conosce questo tipo di fotografia. Ma attenzione!! La vostra attività non deve in nessun modo recare fastidio o peggio ancora danno ai vostri soggetti. Danno anche grave che potete procurare, tanto più siete inesperti. Nessuna foto vale il disturbo, soprattutto nel periodo della riproduzione. La bella foto prima o poi verrà quando meno ve lo aspettate.
  35. 3 points
  36. 3 points
    L'Imperatrice, un tempo circondata da una vasta corte, oggi siede in muta solitudine.
  37. 3 points
  38. 3 points
    Cannareccione in una buffa postura. Ha camminato fino in punta alla canna, ne ha strappato una paglia e poi è volato giù fino al nido. D5 5,6/500 PF ED F.5,6 17640 sec. ISO 100
  39. 3 points
    Ecco una selezione di scatti delle più belle auto viste al passaggio presso San Quirico d'Orcia, una delle tappe "fisse" sia della 1000 Miglia competitiva che di questa 1000 Miglia storica. Come ho selezionato gli scatti? Scegliendo con criterio assolutamente personale e soggettivo le auto che più mi piacciono o che mi sono più simpatiche per marca, modello, colore o nazionalità. Non siete d'accordo con la selezione? Pazienza...
  40. 3 points
  41. 2 points
    Il soggetto non ritratto in maniera perfetta, fa nulla. Mi divertono queste situazioni e immortalarle. Ero fermo a girare un video ad alcune rane e nel cespuglio vicino a me spunta questo biacco che si alza fissandomi. Dura per più di un minuto questo confronto di sguardi, finisce nel momento in cui mi avvicino per far altre foto e il serpente decide di voltarsi e sparire nell'erba 😅😅
  42. 2 points
    foto storica, nel senso che ha 30 anni, ricordi di gioventù
  43. 2 points
    Sabato mattina ero al Castello Sforzesco di Milano con altre mire fotografiche (feline), non sapendo che nel pomeriggio ci sarebbe stato un trofeo di auto d'epoca costruite prima del 1970. Però già al mattino stavano mettendo in mostra delle auto d'epoca dei pompieri e così davanti a delle belle macchinine (o macchinone) rosse fiammanti, non ho resistito. Peccato che la giornata grigia, ma proprio grigia, non abbia messo in risalto la livrea. Pazienza, cominciamo con la star. Isotta Fraschini 8A Che splendore di auto. Circolano molte storie e leggende su questa elegante vettura, che vantava un motore a 8 cilindri in linea dalla cilindrata di 7370 cc. e potenza di 115 HP . L'acquisto fu autorizzato dal prefetto di Milano, allo scopo di avere un mezzo per arrivare velocemente sulla zona dei sinistri. La ditta Schieppati (la stessa che anni fa preparava i fuoristrada?) nel 1939 adattò la carrozzeria e gli equipaggiamenti e la ditta Bergomi installò la pompa, creando un gioiello che rimase operativo dal 1940 fino all'inizio degli anni '50. Particolare della pompa a pistoni. C'era anche il Fiat 508. E' entrato ancora rombante nella piazza d'armi del castello come non sentisse i suoi anni. Ed eccolo qui, anziano ma orgoglioso, al fianco della Isotta. Con tutti i suoi manicotti. E gli ottoni scintillanti. Timido, un furgoncino UAZ stava in un cantuccio a distanza, come se si sentisse a disagio, poverino. Forza piccolo russo, a me i furgoncini stanno simpatici! Dedicato a tutti quelli che amano le auto d'epoca!
  44. 2 points
    Io mi chiedo... non ce ne sono perché le vendite sono state talmente alte da superare ogni aspettativa da parte di Nital o perché i magazzini sono stati tutti riforniti al minimo sindacale per ridurre i rischi di invenduto? Parlo sia dei negozianti che del distributore nazionale. Di questi tempi, con i guadagni ridotti al minimo per tutti gli attori e le spese di marketing sempre più importanti sarei propenso a credere nella seconda ipotesi. Aggiungendo anche una certa prudenza nelle stime anche da parte di Nikon e della relativa minore produzione di pezzi. A proposito, ma il 14-30 è latitante solo in Italia o è di difficile reperibilità anche negli altri paesi e mercati ?
  45. 2 points
    Perché c'è ancora la mentalità (che non si perderà mai) che la fotografia la fa l'attrezzatura. L'attrezzatura è solo una scelta personale del fotografo che ritiene sia necessaria, secondo le sue inclinazioni, per raggiungere un risultato. Siamo noi a fare le foto e l'attrezzatura che scegliamo è parte del nostro modo di essere fotografo.
  46. 2 points
    Nikon Z6 e Nikon 70-200E
  47. 2 points
    Io aggiungo che, come scriveva Mel Brooks... "è bello essere il re !" e deve essere bellissimo infatti comandare dall'alto di una insegna celebrata e venerata come quella di Nikon: ma che poi, a parlare con i sudditi/(clienti) ci vogliono anche i giusti intermediari. E che se negli anni da che scriviamo, ci siamo lamentati di Nikon, molto spesso lo abbiamo fatto anche in relazione agli intermediari che si frapponevano tra Nikon ed il nostro acquisto. Il nuovo corso del Marchio non poteva prescindere da questo fondamentale aspetto del Customer Care: ed è la rivoluzione che più mi ha colpito e che sta determinando il successo del "mirrorless reinvented" dello spot Nikon. Per la verità data già dalle presentazioni delle citate da Mauro D5 e D500 e successivamente della D850 del 2017: quando la capacità del distributore nazionale Nital, presieduta da Aldo Winkler e rappresentata da tutti i suoi collaboratori, si è resa trasparente, finalmente, a tutti noi clienti, non solamente ai professionisti. Il divario tra le prestazioni delle fotocamere si è assottigliato, non esistono più prodotti appositamente sottodimensionati che facevano fare cassa ma restavano invariabilmente lontani dalle esigenze più specifiche e determinavano una differenza tra clienti di serie A e clienti di serie B. Oggi per Nital 1 vale 1 e ogni cliente è prima di tutto persona. Ne stiamo beneficiando tutti in termini di aggiustamento dei listini imposti da Nikon e calmierati da successive, tolleranti e congrue campagne di sconti e di cashback, miranti a dare a tutti l'opportunità di venire in pssesso degli strumenti desiderati. Nulla di paragonabile a ciò che subdolamente in campo automobilistico (per citare un esempio noto a tutti) stanno facendo le Case più altisonanti, le quali mirano a scontare ciò che tra pochi anni (o mesi) gli sarà impedito di produrre e , se venduto, sarebbe oggetto di tassazioni sul cliente finale. No. Nital e Nikon (per invertire il titolo dell'articolo di Mauro) si stanno producendo in uno sforzo mai visto in questo ambito merceologico in Italia per lasciare contenti tutti i potenziali acquirenti. Resta solo un tassello da regolare: i negozi autorizzati... che si devono allineare su Nikon a questa categoria mentale che viene perseguita da Tokyo e da Moncalieri. Devono comprendere che vendere Nikon è vendere un prodotto differente dagli altri dello stesso settore: perchè differenti sono i Clienti che vogliono Nikon.
  48. 2 points
    Ciao Massimo, intanto grazie per i complimenti che apprezzo molto vista la considerazione che ho di te come fotografo e, per il poco che posso intuire non conoscendoti personalmente, come persona. Cerco di rispondere alla tua domanda "dove ti sta portando e cosa hai fatto "less is more"? Cito un pensiero non mio ma che condivido: "Viviamo in un mondo in cui il funerale è più importante del morto, il matrimonio più dell'amore ed il corpo più dell'intelletto...viviamo la cultura del contenitore che disprezza il contenuto". Medito su questo scritto e cerco di applicarlo alla fotografia. Ognuno ha il proprio modo di esprimersi ed il mio è fatto di silenzi se non ho niente di interessante da comunicare. Ad oggi è quì che mi ha portato questo cammino, less is more. Ho alcune cose da focalizzare meglio: che tipo di pensiero o messaggio ho in mente e che ritengo interessante veicolare con le mie foto? Che tipo di progetto potrei portare avanti per parlarne? Sto lavorandoci e qualcosa in mente ce l'ho, nel frattempo se mi capita di poter fare una buona fotografia minimal cerco di approfittarne, tutto il resto è passatempo. In questi ultimi due o tre anni mi sono preso una lunga pausa dalla fotografia, pausa che in realtà non è ancora terminata...o forse non è una pausa ma solo un modo diverso di fare fotografia. Ho prodotto pochissime fotografie attinenti a questo stile minimale e le foto che ho fatto con più frequenza in questo lungo periodo, sono state notturni vari girellando per motivi altrettanto vari. Sono foto ricordo che ritraggono luoghi che mi sono piaciuti e che voglio appunto ricordare con questi scatti, niente di più niente di meno...un divertimento fine a se stesso e tanto mi basta in questo caso. Non disprezzo questo tipo di scatti, non disprezzo chi si esprime in modo diverso dal mio né sminuisco i lavori di chi trova stimolante fare qualcosa che a me dice poco o niente, semplicemente sto capendo ciò che mi appartiene e sto smettendo di fare ciò che non mi interessa o non mi interessa più come in passato. Forse rimarrai un po' deluso se ti aspettavi di poter leggere qualche storia interessante, qualche pensiero e ragionamento meno stringato ma la realtà è questa ed è piuttosto semplice ed essenziale...diciamo pure minimale 😉 Saluti, Andrea
  49. 2 points
    .... e alla fine una Z l'ho presa pure io. Da NOC, approfittando del cashback e della XQD in regalo (che probabilmente è promessa per un mancato aggiornamento del sito, ma che con una serietà che li onora mi hanno dato ugualmente!). Taac, questa probabilmente l'ultima foto della D810.... E ora sono in attesa del 50 1.8S, purtroppo pare che in molti hanno deciso di prendere una Z in questi giorni, per cui probabilmente lo aspetterò un paio di settimane. Peccato, domenica prossima ho una mattina in studio con Arya!
  50. 2 points
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