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  1. 22 points
    Io amo visceralmente la montagna e per questo sono costantemente alla ricerca, per la mia attrezzatura, delle migliori prestazioni all'interno di attrezzature leggere. Ma quanto valgano per me le prestazioni nella ricerca del miglior compromesso con il peso si può dedurre dal fatto che il mio precedente grandangolo da montagna era il 14-24/2.8 AFS! Già, precedente, perché dopo una giornata con questo Z 20/1.8 S ho potuto finalmente voltare pagina. E non per una scelta di compromesso: questo 20mm è il miglior grandangolo che io abbia mai usato, una spanna sopra a qualsiasi cosa più corta di 50mm sia stata montata su una delle mie Nikon! Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/30 f16 ISO100 Sulle caratteristiche fisiche molto hanno detto e fatto vedere Mauro e Max: non occorre ripetere, rimando gli interessati ai loro articoli. Le cose importanti per me? Parliamo di un grandangolo molto luminoso, f1.8, e quindi a priori adatto sia ad intenti fotografici basati su profondità di campo molto limitate sia, ed è il caso di alcune delle mie modalità d'uso, alla fotografia notturna. Il tutto in 500gr di peso ed in dimensioni fisiche non troppo importanti, parliamo di pochi cm in più del 24-70/4 per fare un esempio. Nota importante per la mia modalità d'uso: la lente è dotata di un normalissimo attacco filtro da 77mm, che consente, direi finalmente, di montare tutti i filtri che un paesaggista può desiderare. Senza svenarsi e portare in giro vetri di dimensione A5 o peggio. Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/80 f8 ISO100 Come va? l'articolo rischia di diventare subito monotono: io non sono stato in grado di trovare nessun significativo difetto. I pregi, invece, sono innumerevoli. Innanzi tutto va benissimo a tutti i diaframmi, con estrema nitidezza fino agli angoli anche alle più ampie aperture. Certo, chiudendo migliora..... ma significa che da ottimo diventa eccellente, anche negli angoli del formato FX. Sostanzialmente è un grandangolo con il quale chiudere il diaframma ha esclusivamente l'utilità di aumentare la profondità di campo, finiti i tempi di diaframmi chiusi 2 o 3 stop per tirare su i bordi! Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/8 f16 ISO200. Ed in coppia alla Z6 consente, tra stabilizzatore e possibilità di alzare gli ISO senza penalizzazioni, di fotografare quasi tutto anche lasciando a casa il treppiede. Un enorme vantaggio. Che ad un fotografo amante della montagna della mia generazione, cresciuto sognando di fotografare la Sierra come Galen Rowell, consente, insieme alla Z6 ed al 70-300 AFP, di costruire un kit leggero ed estremamente performante come quello che amava usare il Maestro. E non solo, nel senso che in questa gita in montagna ho portato con me la Z6, questo straordinario 20mm e l'altrettanto straordinario 500PF.... ma il secondo sarà protagonista di un altro articolo! Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/60 f11 ISO100 Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/40 f16 ISO100 Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/40 f11 ISO100 Ma se nella luce mediocre di giornate plumbee è capace di restituire immagini dai colori intesi e dall'eccellente contrasto, con il sole si esalta, senza rischiare ombre troppo dense, anche nel pieno sole di questa tarda mattinata in quota. E riproducendo fedelmente il blu incredibile di questo cielo, senza necessità di ricorrere al polarizzatore! Alpe Devero - Z6 su Z 20/1.8S - 1/250 f11 ISO100 Alpe Devero - Z6 su Z 20/1.8S - 1/250 f11 ISO100 La svizzera, subito oltre il Passo della Rossa - Z6 su Z 20/1.8S - 1/500 f8 ISO100 Panoramica di 5 scatti verticali a mano libera, la soluzione semplice semplice quando si vorrebbero angoli di campo infiniti senza sacrificare l'imponenza delle montagne! E capacità di fotografare alti contrasti su dettagli minuti senza sostanzialmente incorrere in nessun problema di aberrazione cromatica. Fino agli angoli estremi del fotogramma. Alpe Devero - Z6 su Z 20/1.8S - 1/15 f8 ISO100 E sempre con la possibilità di montare il polarizzatore, giusto quel tanto da governare al meglio i riflessi. Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 1/15 f13 ISO100 Ma dopo tanti paesaggi a diaframmi medi o chiusi viene l'ora di aprire tutto, aspettando che lo scoglio più nobile si avvicini alla via lattea.... Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 15" f2 ISO1600 Devo dire che la fotografia notturna è stata per lungo tempo, con questi nuovi Z, il loro focus-by-wire ed il fatto che le Z resettino la messa a fuoco ad ogni spegnimento, una delle mie preoccupazioni. La ricetta è semplice: Occorre approcciare le novità con fiducia ed apertura mentale. Quindi, come si fa a mettere a fuoco di notte quando nel mirino non si vede nulla? Io, tra le molte possibilità, ho consolidato due modi: Facile, se nell'inquadratura c'è qualcosa di molto luminoso - ed in questa notte avevo il faro della stazione della funivia e pure diversi pianeti, che a f1.8 sono abbastanza luminosi per mettere a fuoco con il pinpoint della Z6 senza nessun problema. Delicato: si spegne e si riaccende la fotocamera. Automaticamente va su infinito, ma nel mio caso, non so se scelta o tolleranza di produzione, è uno zic più indietro del perfetto infinito che serve per le stelle. Quindi? Quindi basta girare pochissimo la ghiera con la lente in manual focus, capendo quanto grazie all'ausilio a monitor (torno indietro di una tacca dall'icona della montagna verso il fiore che appare impostando il manual focus....e vado avanti del doppio!) Ho provato a lungo, volevo essere sicuro: funziona sempre, ma consiglio a ciascuno di provare per trovare il "proprio zic". Ricordo, dopo lo scatto, che per verificare che la messa a fuoco sia perfetta basta verificare che le stelle non abbiano color fringing magenta! Notare, su tutte le immagini, come a fronte di una notevole saturazione e contrasto di giorno, la notte riesca a rendere perfettamente le diverse gradazioni delle zone scure, senza bloccare i neri come altre ottiche blasonate ma meno prestazioni finiscono spesso per fare. Dicevo che questo 20 ha prestazioni straordinarie già a tutta apertura ed a tutti i diaframmi... Questi, per gli amanti del genere, sono 3 crop pixel reali dell'angolo in alto a sinistra. Uno è a f1.8, uno a f2, uno a f2.5 da 1600 a 3200 ISO, sempre 15". Capite qual'è a tutta apertura e quale chiuso uno stop? ed i 1600 rispetto ai 3200 ISO? Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 15" f2.2 ISO3200 - la stellina sul faro è prodotta da un po' di condensa sulla lente frontale. Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 15" f2 ISO1600 - Stellisee e fotografi di fronte a sua Maestà! Quindi, in sintesi i pro che ho riscontrato: Prestazioni elevatissime, praticamente nessun difetto ottico impattante la pratica fotografica Leggero, ma con costruzione meccanica solida ed affidabile Dimensioni relativamente contenute (non è minuscolo ma nemmeno enorme, ed ha filettatura filtri 77mm standard) Paraluce efficace ed ottima resistenza ai riflessi AF istantaneo MF molto sensibile e precisa I contro: Un po' di vignettatura alle massime aperture, ma ditemi voi guardando le immagini sopra se ha un impatto pratico... Costo relativamente elevato, ma economico se si considera il livello delle prestazioni Per me, estremamente consigliabile! Massimo per Nikonland (C) 29/7/2020.
  2. 15 points
    Ho acquistato la Nikon Z6 a novembre dell'anno scorso (2019). Appena comprata ho fatto soprattutto delle foto "casual" per strada e degli esperimenti in casa, giocherellando con il focus stacking, ma tutto sommato ero rimasto freddino, convinto che andasse bene più che altro per al macro statica e lo street, che per me è un genere occasionale. Anche Vincent non era molto convinto. Passato il lockdown, ho inziato ad usarla un po' di più per il genere fotografia che preferisco, ed è allora che ho cominciato a "scaldarmi" nei confronti di questa piccola grande fotocamera e capire meglio tutto quello che mi può dare (e quello che non posso pretendere). Non mi metterò a scrivere un articolo sulle caratteristiche, pregi e difetti della Z6, ripeterei solo quanto hanno fatto a più riprese Mauro Maratta e Max Aquila in modo più che esauriente, preferisco fare qualcosa di simile alle experience di foto notturna e di street di Massimo Vignoli, portando delle foto di esempio e commentandole. Sono un naturalista fotoamatore, anche se mi piace provare altri generi è nella fotografia in natura, soprattutto agli animali che mi diverto davvero. Di questo scriverò. Primo impatto? Avendo usato praticamente solo reflex, al mirino elettronico ho dovuto farci l'abitudine, perchè anche se è ottimo e la resa dell'immagine è molto vicina alla realtà, rimane a volte un lieve scostamento dal punto di vista dell'esposizione verso la sovraesposizione, cosa che ho imparato a tenere presente ed ora non ho problemi. Per il resto, sul campo la Z6 è confortevole, specialmente con la basetta smallrig e usata con ottiche compatte come il 300mm f4 Pf anche accoppiato a dei converter, non si hanno problemi a mano libera. Inoltre, come tutte le nikon di un certo livello, non ti "sta tra i piedi", comandi accessibili e ergonomia sperimentata. La Nikon Z6 e il suo 24-70mm f4 S sono un'accoppiata formidabile. Questa foto sembra una macro fatta con un buon obiettivo macro, no? Invece no! E' un minuscolo crop al 100% di una foto ambientata!!!. questa: Nikon Z6 24-70mm f4 a 28mm, f11, 1/1600s 2000 ISO. La vedete la libellula sulla destra, quant'è piccola? Questo per me dice tutto quello che c'è da dire sulla qualità nei dettagli di questa accoppiata ed è uno dei motivi della mia riscoperta della Z6. Non è solo il fatto che si può mettere a fuoco più o meno su tutto il campo inquadrato, lo fanno tutte le mirrorless, qui c'è di più. Lo ripeto risultati di questo genere di solito si hanno con dei tele macro. Amazing, dicono gli inglesi. Naturalmente come tutti gli altri 24-70mm si presta a fare dei paesaggi "normali" con ottimi risultati, Nella fotografia ravvicinata e in quella di natura non ho dubbi quale sarà d'ora in poi la mia fotocamera d'elezione, anche sul campo, salvo soggetti erratici. In attesa di focali native un po' più lunghe, il 300mm da solo con Tc e/o lenti addizionali funziona e molto bene: In questo "animalscape" ho usato il 300mm, ho composto l'inquadratura e scattato dal display col dito. Se il soggetto è relativamente tranquillo, non ci sono problemi anche per le soggettive: Anche se il soggetto si muove a velocità ragionevole secondo una traiettoria prevedibile non ci sono troppi problemi, t scatto silenzioso, a mano libera e soggetto indifferente: Nella fotografia close-up la qualità è eccellente: 70-300mmP a 210mm con lente addizionale 300mm f4 Pf + TC14 Eiii. Ancora: Posso scattare in condizioni di luce molto sfavorevoli, con ottime possibilità di recupero nelle ombre. Questi scoiattoli erano nel bosco fitto dove ad occhio nudo era ... buio pesto. Anche qui a Torrile giornata di pioggia... luce pessima, eppure.. Per non bruciare il cigno, che non era fermo, quindi non permetteva esposizioni multiple, ho dovuto sottoesporre, Ma è bastato pochissimo per recuperare le ombre. Infine, basta back-front focus, i miei nikon ora sono tutti "tarati", o meglio non devo tarare più nulla. L'accoppiata 300mm più TC 14 sulla m D500 tendeva a funzionare in modo alterno. A volte andava benissimo, altre non azzeccava il fuoco e come da consigli ricevuti, dovevo spegnere smontare e rimontare il tutto. Questi sono cropo 100% di due foto scattate con la D500, il 300mm f4 Pf e il TC 14: due giorni diversi due rese diverse. Smonta e rimonta poi il tutto è tornato a funzionare, però non è entusiasmante, se sei in attesa che succeda qualcosa non è il massimo, perchè di solito succede mentra stai armeggiando con l'atttrezzatura. Se poi osavo accoppiare il 300mm al TC 17... addio, il fuori fuoco era garantito: Con la Z6, come cantava Lucio Battisti, tutto questo non c'è più: Nikon 300mm f4 Pf Tc 17, crop 100% Alti ISO? ecco qui tempo grigio e 7000 ISO! Crop 100%: Tutte rose e fiori? Naturalmente no, per quel che faccio io, vedo soprattutto due punti di miglioramento e riguardano l'autofocus: come per la maggior parte delle mirrorless le manca un po' di reattività. Questi cigni in volo li ha presi, ma soggetti più veloci o più erratici sono spesso un problema, al contrario di auto e moto, con gli animali non è possibile prevedere la traiettoria e predisporsi allo scatto in un punto prefissato. L'altro punto è la tendenza a perdersi nello sfondo più delle mie DSLR, anche se devo dire che credevo peggio. In qualche situazione occorre "aiutare" l'autofocus. Sfondo terribilmente confuso ed elementi di disturbo in primo piano, ma con un po' di malizia, soggetto centrato! Non so se il fatto che si usino teleobiettivi F tramite adattatore possa in qualche modo accentuare il problema, si vedrà quando ci saranno teleobiettivi S nativi. Dopo novemila scatti posso dire di essere contento della Z6, sono convinto che se si sa come usarla e quando, i risultati sono ottimi. Adesso anche Vincent ne è convinto, tanto da autorizzarmi a mettere un crop al 100% di un suo ritratto Scattato con... (musica da suspense)... UN VECCHIO CIMELIO!! Con la Z6 ci si può divertire, il relativamente contenuto numero di pixel aiuta a perdonare qualche segno di vecchiaia presente in queste lenti d'epoca. In conclusione, la Z6 mi piace, ho iniziato ad apprezzarne le qualità e conto di usarla sempre di più. Ultima nota: Questa l'avete già vista, la ripropongo perchè è la migliore foto che ho fatto quest'anno, con la Z6 a mano libera in presenza di vento. Silvio Renesto per Nikonland.
  3. 12 points
    Anche se in questo periodo il mio metabolismo è rallentato qualche scatto riesco comunque a farlo. Ieri ero su una scogliera al tramonto. Niente di eccezionale, pareva. Come tanti altri ne ho visti. Lo devo confessare, non mi aspettavo una tale botta di culo (e quando va detto, va detto). Avete presente il sole che si scioglie come un gelato... al sole? Be... Mai visto ciò e neanche mai fotografato. Fino a ieri. Nikon D500, 70-200 VR, iso 250 1/125, f.10, EV -0.3.... e benedetto sia il 70-200, li vede proprio tutti i colori.
  4. 9 points
    Scongiurato all'ultimo istante l'impossibilità di godersi le vacanze annuali di famiglia nella nostra meta preferita, siamo riusciti a partire verso metà giugno per l'amata Sardegna. Gli alberghi e tutte le strutture ricettive in generale erano ancora praticamente tutte chiuse. Così abbiamo trascorso la prima, delle due settimane, in una bella casa trovata su airb&b a meno di cento metri dall'incantevole spiaggia di Cala Pira, nel su-est. Pace, tranquillità e relax. Abbiamo goduto molto delle passeggiate serali sugli scogli e nei dintorni della spiaggia deserta. Per i sassi delle scogliere sarde ho una particolare attrazione, non mi stancano mai e ogni volta mi affascinano come la prima. La seconda settimana l'abbiamo passata in un hotel nella zona di Arbatax. Della zona non si poteva mancare la gita nel tratto costiero che va da Arbatax a Orosei, una zona senza strade, molto selvaggia. La celebre spiaggia di Cala Goloritzè, famosa per la guglia di roccia e meta ambitissima dagli arrampicatori di tutto il mondo, non è più raggiungibile nemmeno via mare. Se si vuole visitarla bisogna prenotarsi ed arrivarci a piedi, di buon passo sono un'ora di discesa e un'ora e mezza di salita. Qui i colori del mare sono di un azzurro e di un saturo che rasenta l'irreale. Un piccolo paradiso in terra, dove godere delle meraviglie di madre natura. Al prossimo anno !
  5. 9 points
    L'avevamo lasciato così lo scorso febbraio e lo ritroviamo ancora così in luglio-agosto, con, finalmente, una data di consegna prevista per fine mese. Con la sorpresa dell'aggiunta, graditissima di due teleconverter TC Z 2.0x e TC Z 1.4x che saranno distribuiti con l'obiettivo. Ma non abbiamo perso l'occasione di utilizzarlo questa volta più a fondo per dimostrare l'assunto, del tutto non strumentale, che l'obiettivo perfetto (per quello che ti serve) esiste. Mi dicono molti ben informati che con un 70-200/2.8 ci si fanno anche paesaggi e panorami. E' vero, ho perfino provato. Panorama del Primo Bacino del Lago di Como. Focale 165mm, f/8, unione in Photoshop. L'immagine finale è da 200 megapixel ed il file RAW occupa circa 720 megabyte su disco. Un dettaglio 1:1 senza particolari interventi : Ma io questo obiettivo lo comprerò come gli altri, per farci sport e soprattutto ritratto. Terrò anche il modello da reflex, il fantastico 70-200/2.8E FL che al lancio mi fece esclamare "Ma chi ha più bisogno dei fissi ?" Ecco, questo nuovo Z va oltre. Perchè aggiunge la possibilità di essere quasi invariante di focale. Cambi focale, ti avvicini o ti allontani restando sempre alla minima distanza di messa a fuoco, e il ritratto viene delle medesime dimensioni, solo con la diversa prospettiva concessa da quella lunghezza focale. Ecco qua : 200mm 135mm 105mm 85mm 70mm E ditemi voi se questa non è una novità grandiosa, specie ricordando come si comportava il vecchio 70-200/2.8 VR II. Ma oggi con il video permesso dalle Nikon Z, è possibile avvicinarsi e allontanarsi dal soggetto, e intanto cambiare focale, con l'obiettivo che vi segue. Come uno zoom cine di quelli da 100.000 euro. Ma se questo non vi affascina, posso confessarvi che La nitidezza sul piano di messa a fuoco è sensazionale Lo sfuocato è da sogno Funziona con ogni Nikon Z Z50, 200mm Z7, 150mm Z6, 200mm Z5, 200mm Se lo sapete usare, rende i soggetti più belli In mano da' le sensazioni di un vero Nikkor professionale In poche parole è bellissimo ed insostituibile. Anzi, sostituisce in un botto solo 85, 105, 135, 180 e 200mm se non li avete (e visto che in catalogo i Nikkor Z sono per ora limitatissimi questo costituisce da solo un intero corredo). Z5, 180mm Z5, 200mm Z5, 145mm *** Non mi attardo oltre, troverete decine di altri scatti nell'album dedicato nel Club dei Nikonisti. In attesa che ad inizio settembre mi arrivi il mio esemplare, ordinato già nel dicembre scorso, mi sento però di trarre le mie conclusioni da queste settimane di utilizzo abbastanza intenso (purtroppo quest'anno sport niente e temo sarà così fino a nuovo ordine, speriamo con un corpo Z più prestazionale della Z6). CONCLUSIONI PRO l'obiettivo perfetto esiste, è questo. Se ha difetti sono impercettibili lo sfuocato è sensazionale la nitidezza è sensazionale non ha distorsione non ha aberrazione cromatica è veloce, silenzioso, è "quasi" parfocal nel video è imbattibile in casa Nikon esce con una coppia di teleconverter che si preannunciano "micidiali" CONTRO doveva essere messo in vendita per Natale 2019 ! Altre foto qui : e l'anteprima del 4/3/2020 :
  6. 9 points
    Uno dei velivoli più straordinari mai realizzati è stato senza dubbio l' SR-71 Blackbird,realizzato nel dipartimento progetti avanzati della Lockheed altrimenti noto come Skunk Works. La progettazione/realizzazione, è da attribuire al capo progettista Clarence Kelly Johnson e al suo team di ingegneri ed operai che realizzarono partendo da zero,un velivolo avanzatissimo per la sua epoca e gli anni a venire,venne ritirato dal servizio nei primi anni '90 dando luogo a miti e leggende circa un suo eventuale successore. L'origine di questo velivolo si rifà alla fine degli anni '50 in piena guerra fredda,dato che le due superpotenze diffidavano l'una dell'altra,era necessario per le reciproche intelligence,aver dati di prima mano sui sistemi di difesa/offesa del nemico e sulla loro dislocazione ed efficacia.All'inizio le operazioni di intelligence si rifacevano all'utilizzo di velivoli tattici,bombardieri e pattugliatori modificati e al nuovo ricognitore d'alta quota U-2 sempre realizzato dalla Lockheed. Nel tempo , a causa di alcuni incidenti (leggasi abbattimenti da parte sovietica) di vari velivoli e culminato in quello dell'U-2 pilotato da Gary Powers il 1 maggio del 1960, oltre che dalla introduzione in servizio di sistemi radar e antiaerei sempre più prestanti,la CIA chiese all'industria aeronautica USA la realizzazione di un velivolo da ricognizione con elevate prestazioni di velocità,tangenza ed autonomia.Boeing,Convair e Lockheed presentarono ciascuna un loro progetto e alla fine di un anno di valutazioni tecniche ed organizzative,la CIA assegnò alla Lockheed il contratto per la realizzazione di 13 velivoli seguiti poi da altri due denominati MD-21 utilizzati per un altro progetto relativo ad un drone ipersonico (D) lanciato da un aereo madre(M) . Dei restanti 13 velivoli uno era biposto per l'addestramento dei piloti e gli altri monoposto. Sin dalla sua concezione l'aereo pose grosse sfide in quanto si trattava di esplorare strade sconosciute sia per quanto riguarda l'aerodinamica,ovvero la configurazione della cellula,sia per la termodinamica,ovvero i motori e i loro sistemi di alimentazione e raffreddamento e sia per la richiesta pressante della CIA per una segnatura radar estremamente ridotta,quella che in tempi moderni viene definita tecnologia Stealth o furtività e non invisibilità come certa stampa pressapochista e sensazionalista vuol far credere. Come detto il team si trovò a partire praticamente da zero,scartata l'idea di realizzare la struttura del velivolo in sandwich di acciaio inossidabile per via delle alte temperature ,similarmente a quanto fatto dalla North American con il bombardiere XB-70, il che avrebbe richiesto speciali macchinari e personale addestrato oltre ad allungare i tempi di realizzazione del progetto,la Lockheed decise di puntare su un mix di titanio e speciali materiali compositi,un mix che si rivelo alla fine vincente.C'eran però due problemi da superare,l'approvvigionamento di un quantitativo elevato di titanio e realizzare i macchinari per la sua lavorazione.nel primo caso la CIA (scherzo del destino) dovette in fretta e furia creare all'estero una compagnia metallurgica per acquistare il titanio dal maggior produttore mondiale che era...l'Unione Sovietica ! poi dovette creare da zero i macchinari e i procedimenti per la lavorazione del titanio e nei primi tempi le parti da rottamare realizzate superarono il 90% dei pezzi prodotti,ciò era dovuto alle tolleranze richieste e all'inquinamento a cui era soggetto il titanio nelle sue varie leghe.Uno degli inquinanti ad esempio era il cloro presente negli acquedotti oltre alle penne biro o alle matite,alla fine venne usata acqua demineralizzata per la pulizia dei particolari realizzati e dei normali gessetti per scrivere sul titanio. La riduzione della segnatura stealth fu oggetto di un formidabile lavoro che portò a integrare componenti in materiali compositi,una speciale vernice con microsfere ferrose (usata poi pure sull'F-117) un additivo al cesio da immettere negli scarichi per ridurre la traccia radar del cono prodotto dalla combustione che si estendeva per alcuni metri oltre la coda del velivolo. Altra innovazione per ridurre la segnatura radar,fu l'adozione di un sistema di generazione di una nuvola di plasma,gas ionizzato,attorno al velivolo,ciò contribuiva a ridurre ulteriormente la segnatura radar e i forellini di questo sistema son ben visibili se si esamina ad esempio l'esemplare conservato al museo di Duxford in Inghilterra . Altresì impegnativa fu la realizzazione del motore P&W J-58 un ibrido reattore/statoreattore che nella fase di volo sino a Mach2 + lavorava come un normale reattore e che a velocità oltre Mach2.5 lavorava come statoreattore grazie all'adozione di 6 by-pass che portavano l'aria dalla presa d'aria alla camera di combustione saltando il compressore che in quella condizione forniva solo il 10% della spinta necessaria. per realizzare ciò, Ben Rich della Lockheed a capo del dipartimento di termodinamica,ideò le prese d'aria con le famose spike,dei coni che muovendosi avanti o indietro nella presa d'aria,permettevano al motore di lavorare in una modalità o nell'altra.Il sistema funzionava egregiamente ma fu sempre afflitto da problemi dei sensori che regolavano il movimento della spike,il primo sistema pneumatico era totalmente inaffidabile e venne realizzato da una subcontraente,la Hamilton Standard,ma dopo mesi di frustranti operazioni,la Lockheed decise di riappropriarsi di questa parte di progetto e di sviluppare un proprio sistema di sensori che migliorò un po' le prestazioni complessive. Altro problema era il carburante.Date la varietà di temperature a cui sarebbe stato soggetto,venne chiesto ad alcune industrie chimiche di sviluppare un apposito prodotto e il risultato fu il JP-7 caratterizzato da un bassissimo indice di infiammabilità,potete buttare un fiammifero acceso in secchio di JP-7 e il fiammifero si spegne, inoltre,come già accennato,era presente cesio che aiutava a ridurre sia la traccia radar dello scarico che la segnatura infrarossa. Il carburante inoltre veniva utilizzato per muovere le superfici del velivolo e per il raffreddamento dei vari sistemi del velivolo e per la climatizzazione della cabina.La sua accensione avveniva tramite l'iniezione nella camera di combustione di una piccola quantità di tetraetilborano (TEB) che a contatto con l'aria esplode e ciò permetteva l'avvio della combustione mentre il compressore del velivolo a terra veniva fatto ruotare mediante l'uso di un carrello di start realizzato unendo assieme due motori Buick v8. L'elettronica del velivolo era divisa in due parti,quella relativa i sistemi di guida e quella dei sistemi di difesa.Se quella del sistema di guida era sostanzialmente convenzionale con in più l'adozione di un apparato di telemetria che ad intervalli regolari inviava alla base di partenza i dati di volo dei vari sistemi del velivolo ; quella del sistema di difesa era estremamente sofisticata e disponeva di un sistema da guerra elettronica denominato ELINT SYSTEM VI che dopo aver rilevato la tracciatura del velivolo da parte di un radar nemico,attivava un sistema di disturbo denominato MAD MOTH con cui disturbare il radar nemico,a questo punto ,una volta rilevato il lancio del missile terra aria avversario,si attivava un altro disturbatore chiamato BLUE DOG mentre il sistema MAD MOTH si disattivava,il BLUE DOG prendeva il controllo del sistema di guida del missile deviandolo dalla traiettoria originale così da farlo detonare distante dal suo bersaglio. Tutto ciò veniva ottenuto grazie ad operazioni di ELINT ,in pratica mediante aerei dotati di sofisticati sistemi,si registravano le emissioni radar dei sistemi avversari e si creavano le appositi contromisure per rendere inefficaci i sistemi nemici.Questo sistema continuamente aggiornato è ciò che ha permesso all'SR-71 di rimanere in linea sino agli anni '90 e di volare in prossimità dei territori nemici in condizioni di quasi completa invulnerabilità. L'A-12,il capostipite della famiglia era pensato solo come piattaforma di ricognizione fotografica e tra i due velivoli volava più in alto e più veloce,però il carico di lavoro per il pilota era sicuramente elevato,l'USAF decise così di richiedere una propria piattaforma da ricognizione strategica ma in versione biposto,lasciando al pilota la condotta del velivolo e demandando all'operatore di sistema la gestione degli apparati da ricognizione e guerra elettronica.L'SR-71 quindi,era caratterizzato dalla possibilità di montare una gran varietà di sensori semplicemente sostituendo al sezione anteriore del velivolo a seconda della tipologia di missione,poteva esserci la necessità di sole foto,di una tracciatura radar col radar a scansione laterale o un mix delle due.In questo velivolo quindi la versatilità era decisamente un plus. Ho avuto la fortuna di vedere dal vivo,sia nella sua base stanziale di BEALE in California che nel distaccamento n4 di Mildenhall in Inghilterra,l'SR-71 e ogni volta si rimaneva impressionati da questa macchina.Allego quindi una piccola selezione di immagini per completare la descrizione appena fatta. Qui un Blackbird in atterraggio a RAF Fairford durante il Tattoo del 1989. Qui un SR-71 in statica presso la sua base stanziale di RAF Mildenhall durante un airshow,il velivolo attrae l'attenzione di un vasto pubblico. qui siamo sempre a RAF Mildenhall e un SR-71 viene preparato per una missione addestrativa. la vista frontale e dal basso permette di apprezzare la particolare linea aerodinamica del velivolo qui in rullaggio a Beale AFB,Ca. sua base stanziale.
  7. 9 points
    Ho messo diverse immagini di aerei qui nel blog,ritengo quindi possa essere di interesse per molti,una piccola disamina su come si affronta questa particolare tematica fotografica.Al di la della foto finale,come per tanti altri settori fotografici,c'è un gran lavoro da compiere e spesso le situazioni che si possono vivere sono frustranti.Ad esempio,pianificate da molto tempo,un evento aeronautico e quando giunge il momento,tutta una serie di imprevisti,dal meteo alla logistica all'attrezzatura alle condizioni fisiche,vi impediscono di viverlo e goderlo appieno.Queste situazioni sono più comuni di quanto si possa credere.Bene,detto ciò,spiego alcuni aspetti di questo mondo basandomi sulle mie esperienze personali ; arriva il momento di partecipare,quindi già da tempo avete pianificato l'aspetto logistico con pianificazione dei voli o spostamenti via terra,hotel cibarie etc etc. La sveglia al solito sarà antelucana per poter evitare le file e i controlli all'ingresso della base o quantomeno,ridurre i tempi di attesa che coi nuovi controlli antiterrorismo si son allungati, quindi scegliere il posto migliore per piazzarvi a fare le foto e godervi lo spettacolo.Una volta entrati e posizionata la vostra attrezzatura nel luogo prescelto ,approfitterete del tempo precedente l'esibizione dinamica per fotografare la statica dei velivoli,in genere sono transennati e le transenne sono vicine,ragion per cui un grandangolo è d'obbligo anche se l'ottica ideale sarebbe il 50mm per la sua resa più naturale.In questa fase,è preferibile essere in due o più persone,perchè mentre voi state fotografando nel piazzale,è necessario che ci sia qualcuno nei pressi del punto in cui dovrete poi fare le foto dinamiche.Non è infatti consigliabile lasciare zaino viveri scaletta e attrezzatura fotografica incustodita.Essere in due o più in questo caso aiuta.Soffermiamoci su quanto solitamente si trasporta.Io e altri amici abbiamo con noi lo zaino/borsa fotografica,monopiede o treppiede,zaino viveri,scaletta in alluminio, cappellino, sedia ed ombrello con Kway. In sostanza, dato che al meteo non si comanda, è bene essere previdenti sia col sole che con il cattivo tempo.I viveri ,portateli con voi perchè,se è vero che ci son dei venditori di panini e bibite all'interno della base,è anche vero che nel momento in cui vi spostate per acquistare qualcosa,sicuramente perderete qualcosa di interessante,la legge di Murphy è sempre in agguato.Oltre a Murphy,naturalmente sarà in agguato il pubblico dietro di voi che spingerà alle spalle per rubarvi il posto o intrufolarsi con la scusa del bambino a cui far vedere i piloti.... in questa prima immagine il sottoscritto con treppiede ottica e materiale vario Ci sono vari airshow in giro per il continente oppure eventi a chiamata in cui la base organizza un evento a numero chiuso in cui è richiesta l'iscrizione ed eventualmente il pagamento di un piccolo obolo,che comunque tutti gli appassionati del genere son ben contenti di pagare.A livello airshow,a mio avviso,il migliore rimane sempre l'Air Tattoo che viene organizzato nel mese di luglio presso la base aerea inglese di RAF Fairford. L'organizzazione dell'evento,ormai rodata da anni è sempre all'altezza delle aspettative e in questo caso i costi son si elevati ma giustificati dalla qualità di ciò che andate a vivere.Ci son opportunità per tutte le tasche ,dal pacchetto quasi settimanale al biglietto giornaliero e all'interno della base c'è tutto ciò di cui avete bisogno. ecco qui un paio di immagini delle tribune al Tattoo,ecco,se qualcuno si fosse mai chiesto dove finivano tutti i tele e superzoom,qui c'è la risposta..... Se non si partecipa ad un airshow,solitamente,gli appassionati si mettono lungo le recinzioni o la strada che porta alla base per fare foto,in Italia vigono ancora delle restrizioni in base ad un Regio Decreto,comunque il paese più aperto in questo senso,è l'Inghilterra dove frotte di appassionati stazionano sempre attorno alle basi,vedi foto sottostanti..... come si può notare spesso le recinzioni non ci sono e al più c'è una piccola steccionata con una siepe in quanto si fa affidamento al senso civico delle persone,cosa questa impensabile in Italia..... Se invece la recinzione è presente e pure alta,come qui a RAF Conigsby,allora si scelgono scalette un po' più alte...... Da qualche anno inoltre,c'è la tendenza,sempre in UK ,ma ora pure in USA nei deserti del sud ovest,di andare in cima alle colline e scattare ai velivoli che passano bassi durante l'addestramento alla navigazione a bassa quota,in questo caso l'impegno fisico è maggiore in quanto si tratta di salire sulle cime delle colline in condimeteo spesso avverse ed imprevedibili,ragion per cui un buon abbigliamento tecnico è necessario così come spesso si necessita di una piccola tenda igloo con cui ripararsi dal vento freddo che spira da quelle parti,altro ausilio è una radio scanner con cui sintonizzarsi sulle frequanze usate dai velivoli così da aver un'idea di quando e dove passano,può capitare di sbagliare collina e sprecare una giornta dato che i velivoli magari passano sul versante opposto o in altra zona,lo stesso vale per il Star War canyon negli USA,solo che li bisogna tenere gli occhi aperti anche sul terreno che è popolato di crotali..... A livello di attrezzatura,come si è visto nelle precedenti immagini,son necessarie ottiche lunghe,il minimo sindacale è il 400mm,un tempo con la pellicola il must era il 300mm f2.8 in quanto la maggior parte dei fotografi utilizzava il mitico Kodachrome 64 e quindi con sensibilità così basse,in presenza di meteo avverso,una grande luminosità faceva la differenza tra il fare o meno la foto.Oggi col digitale e le prestazioni delle moderne fotocamere,questa esigenza è venuta un po' meno e la maggior parte delle ottiche viaggia con aperture f5.6 ; personalmente preferisco sempre il 2.8 perchè a mio avviso i risultati son migliori anche si pagano in termini di manovrabilità e peso dell'attrezzatura,ovviamente poi ognuno farà le proprie scelte in base alle specifiche esigenze e disponibilità. .A livello di marche fotografiche,va detto che la maggioranza delle persone che scatta in ambito aeronautico utilizza il sistema Canon con l'onnipresente 100-400 mentre Nikon che dall'introduzione del sistema EOS di Canon ha perso quote,ora sembra risalire un po' la china,la maggior parte dei fotografi è oggigiorno su zoom tuttofare a discapito delle ottiche fisse che un tempo erano prevalenti. E' mio parere però,che le nuove focali fisse compatte possano trovare impiego proprio in ambito aeronautico,coniugando,qualità e portabilità .
  8. 9 points
    E che diamine... Montalbano direbbe (ma lo farebbe anche Max Aquila) "... smettetela di amminchionarvi con discussioni sui massimi sistemi (Nikon ovviamente) Ma ci pensate che fra 7000 anni Nikonland non esisterà più? E Neowise invece sarà ancora li? Ah... se avessi avuto tra le mani una di quelle splendide Z.... ma almeno ci ho provato La D500 non è lo strumento adeguato, me ne rendo conto. Ma quella ho. Il rumore elevato, purtroppo, è provocato in larga parte dall'elevato inquinamento luminoso. In buio totale sarebbe andata molto meglio. Sorprendenti invece i dati di esposizione ben al di sotto di qualsiasi regola di fotografia astronomica: Iso 3200, 6 secondi, f. 2.8. Non me lo aspetto da nessuna aps-c (Z50 a parte). Anche se l'immagine tecnicamente sta ben al di sotto dello standard di Nikonland, Neowise sotto il Grande Carro è spettacolare.
  9. 8 points
    Sono andato in ferie 10 gg e dalla riviera romagnola ...............dalle 3.00 alle 4.00 AM .. NE ... cometa C 2020 F3 NEOWISE . ( a NE la coda é a sx alla sera NO é a Dx ) Nikon Z7 24/70 f 2,8 ....... 2” Iso 1000 f2,8....varie (n* 300) foto per time lapse, quella delle 3.00 AM di notte 15"... poi a salire fino a1...2" Altro che regola del 500....con i px della Z 7 ... con 10" / 12" 24mm il trail già si vede...
  10. 8 points
    Non ammissibili per l'affollatissimo contest in corso, perchè fatte con un orribile Nikkor F le propongo qui. Nikon Z7 con FTZ e 105/1.4E rigorosamente tutto aperto. 1/250'', f/1.4, ISO 250, luce naturale dalla finestra alle spalle (siamo indoor) e LED Godox FV200L a tutta potenza con ombrello parabolico Quadralite da 150cm argentato davanti sulla destra. C'è quella perfettina : e quella maliziosa di una Virna Lisi giovane capace di far girare la testa a tutta Hollywood. bilanciamento del bianco sul colore naturale degli occhi. Profilo Portrait con contrasto ridotto ulteriormente. Un bacio ...
  11. 7 points
    Si cercano a distanza perchè sono arrivati in momenti diversi nella cesta della spesa Nikon Z... ma una è la prima Nikon Z, la 7, dal sontuoso sensore, gemello di quello della D850, nella resa e nelle ambizioni. L'altro...è il miglior grandangolare sui 20mm attualmente in commercio, su qualsiasi baionetta, come da mesi Nikonland sta semplicemente constatando. (nel mio piccolo sono già a più di tremila scatti dalla fine del lockdown) Pensando a come procurarmi una Nikon Z7, ho chiesto a che come solito è stata felice di collaborare con ed eccoci qua a considerare oggetti e soggetti atipici ma concretamente legati da engineering mirato al top del target di un fotografo del 2020. Il periodo invoglia a fotografare sotto il sole, nonostante il caldo: ma il sole di agosto in Sicilia è talmente forte ed intenso da fungere sì da sorgente di luce principale, ma da richiedere un altrettanto importante contributo di luce secondaria, per schiarire le ombre, per definire i contorni, per fermare l'eventuale mosso, per caratterizzare il colore. Insomma ... un flash adeguatamente potente e direzionabile. Quindi sono uscito con in borsa non solamente i due innamorati, la Z7 e lo Z20...ma portando con me un Godox Ad200 con roundhead H200R (dotata di luce pilota) e cavo di prolunga EC200... in attesa che in casa Nikon si riprenda a pensare all'illuminazione ausiliaria, pilotata in radiocontrollo, come col mio Godox XPro. E per avvicinarmi ai soggetti, in alcune riprese, oltre il limite della distanza minima di maf del 20mm, anche una Marumi achromatic da 3 diottrie, in attesa che Nikon... Per prima l'uva nera (Cardinale) del mio vigneto: la mia frutta preferita a f/7,1 e qui a soli f/5,6 Dopo questa foto...immagino, la frutta preferita anche per voi...: e guardatene il crop al centro basso inquadratura... mosso in inquadratura a f/2,8, gelato dal flash? (qua con lente addizionale) sfuocato da mangiare anch'esso? f/2 con vespino ? oppure anche f/1,8 sic et simpliciter ? l'ultimo grappolo di Cardinale a f/2 (il mio diaframma preferito su questo 20mm) Ortaggi: rosso e blu con contorno di verde. 20mm nudo a f/8 con lente a f/4 a f/2 a f/1,8 lasciando solo la punta gialla a fuoco ad f/4 : per il resto del fuoco basterà spezzettarlo in pentola... ...oppure, semplicemente, chiudendo a f/16... organizzata la peperonata passiamo al pomodoro? Non trascuriamo le melanzane: in estate hanno sempre il loro perchè... specie considerando questo crop mozzafiato dell'angolo superiore sx della foto precedente e quello in basso al centro... Allora, che ne dite... la facciamo questa spesa? Max Aquila photo (C) per Zetaland 2020
  12. 7 points
    Era il 2017, e mi manca un po', un po' tanto. Nel giugno 2017 abbiamo visitato la costa di Villasimius, in Sardegna. C'ero già stato negli anni '80, a salutare un vecchio amico, poi di passaggio ma mai mi ero fermato per esplorare, come merita, questa magnifica linea di costa. In verità ci ho fatto una capatina anche a settembre 2019, ma onestamente, solo per ragioni eno-gastronomiche (un we con i piedi sotto il tavolo, bello ma non è "andare al mare") Nel '17 comunque viaggiavo leggero perchè di tutto l'equipaggiamento sub mi sono portato solo una maschera e la Nikon D300 nel suo compatto e magnifico scafandro Sea&Sea MDX-D300: una compatta subacquea ... per come la intendo io. Il territorio di Villasimius, da Capo Carbonara a Muravera, è uno spettacolo di spiagge di tutte le dimensioni, sconfinate o minimali, e di scogliere di granito che dalla linea del mare salgono verso l'entroterra, creando il paesaggio montuoso che i motociclisti tedeschi amano tantissimo (l'orientale Sarda SS-125 "originale", si dispiega come un elettrocardiogramma da Orosei fin giù a Cagliari). Spiaggia di Porto S'Ilixi, Capo Ferrato (CA). Nikon D800, ob Nikon AFs 17-35/2.8 Circular pola Entroterra roccioso e cotto dal sole. Località Monte Porceddus, Castiadas (CA). Nikon D800, ob Nikon AFs 17-35/2.8 Circular pola Cardellino sui cardi, Castiadas (CA) Nikon D500, ob Nikon AFs 200-400/4 VR II finestrino auto Il baluardo montuoso dei Sette Fratelli chiude l'orizzonte e Ovest. Nikon D500, ob Nikon AFs 200-400/4 VR II Gitzo 3541LS Arca B1 L'entroterra e le calette di questo pezzo di Sardegna sono spettacolari, ma nel giugno del 2017 ho avuto l'opportunità di visitare la punta estrema della costa di Villasimius: l'isola dei Cavoli di capo Carbonara. Accompagnati in barca da Enrico, nostro padrone di casa (Agriturismo Abba Arrubia - Castiadas), abbiamo potuto sguazzare nelle fresche (inizio giugno) ma cristalline acque dell'istmo del capo. La D300 nel suo scafandro è venuta utile. In barca verso Capo Carbonara, Villasimius (CA) Nikon D800, ob Nikon AFs 17-35/2.8 Circular pola Banco di Occhiata sotto la chiglia della barca, Isole dei Cavoli - Capo Carbonara (CA). Nikon D300, S&S MDX-D300, Dome 240+ER40, ob Sigma 8-16/4.5-5.6. Appena entrato in acqua mi son trovato circondato da una nuvola di occhiata di piccola e media taglia. Attirati dalle molliche di pane che Enrico gettava a mare, le occhiata sono aumentate di numero in modo impressionante. Poco intimorite dai nuotatori si lasciavano avvicinare come non mi è mai capitato prima, evidente segno degli effetti dell'area Marina Protetta di capo Carbonara. Dalla barca ho raggiunto a nuoto, deciso perchè l'acqua era freschetta, le rocce della punta estrema dell'isola dei Cavoli. Qui il bassofondale di sabbia chiara è colonizzato da una vigorosa prateria di posidonia, bella come mi è capitato poche volte di incontrarne. Prateria di posidonia nel bassofondale, Isole dei Cavoli - Capo Carbonara (CA). Nikon D300, S&S MDX-D300, Dome 240+ER40, ob Sigma 8-16/4.5-5.6. Ritorno alla barca ... veloce. Il Mediterraneo in giugno è favoloso, purtroppo l'acqua è intorno ai 18-22 °C il che richiederebbe una muta per protezione dal freddo. In questa occasione non ne disponevo quindi, nonostante il sole capace di friggere un uovo, mi son bastati 15 - 20 minuti per godere degli effetti dell'inizio dell'ipotermia: brividi incontrollati. Nuotata veloce verso la barca a riscaldarmi al sole e scoprire che quei 20 minuti a mollo son stati sufficienti per una bella scottata a schiena e spalle, risultato: gelato e ustionato allo stesso tempo. Fantastico, però, perché ho visto un pezzettino di Sardegna che mi mancava e che consiglio vivamente di visitare.
  13. 6 points
    La Sardegna durante l'estate è caratterizzata da arie leggere e in rotazione continua, ma ogni tanto si forma qualche groppo che scatena la mareggiata. Diciamo che può capitare due o tre volte nei mesi estivi. E qualche giorno fa è stata una di quelle volte. Non avevo previsto di trovare i windsurf da salto che non vedevo da alcuni anni. E invece... D500 e 200-500 a mano libera, con grande difficoltà perchè anche senza il paraluce l'obiettivo faceva vela, il maestrale a 40 nodi di media spara raffiche anche da 50 e al di là del peso il braccio trema e anche la stabilizzazione in modalità sport soffre parecchio.
  14. 6 points

    From the album: Nikkor Z 24-200mm f/4-6.3 - Album dedicato

    Qualche prova macro con il nuovo Nikkor Z 24-200mm f/4-6.3. Un'ottica davvero comoda, versatile e della nitidezza invidiabile per un tuttofare del genere. Questa infatti si comporta in modo niente male anche nella macro dove raggiunge un rapporto di riproduzione massimo di 0.28X ed un dettaglio che non raggiunge una vera ottica macro ma che è più che buono. (Tutte le immagini sono state scattate con Nikon Z7 e Nikkor Z 24-200 a 200mm - focus stacking automatico di 8 scatti)
  15. 6 points

    From the album: Nikkor Z 24-200mm f/4-6.3 - Album dedicato

    Qualche prova macro con il nuovo Nikkor Z 24-200mm f/4-6.3. Un'ottica davvero comoda, versatile e della nitidezza invidiabile per un tuttofare del genere. Questa infatti si comporta in modo niente male anche nella macro dove raggiunge un rapporto di riproduzione massimo di 0.28X ed un dettaglio che non raggiunge una vera ottica macro ma che è più che buono. (Tutte le immagini sono state scattate con Nikon Z7 e Nikkor Z 24-200 a 200mm - focus stacking automatico di 10 scatti)
  16. 6 points
    Torretta a sinistra, oppure torretta a destra ? Rimando all'anteprima della Nikon Z5, pubblicata qui : per altri confronti visivi tra le due. Ma in definitiva le differenze reali dal punto di vista ergonomico si riducono a pochissimo, a prima vista solo alla posizione della torretta di selezione delle modalità che passa a sinistra a destra, "sopprimendo" il display LCD presente nella Z6. Altre differenze essenziali non ce ne sono. Si, il display posteriore ha una risoluzione inferiore ma nella sostanza lo noterete solo utilizzando le due macchine contemporaneamente e solo se avete occhi ben allenati. Il mirino è lo stesso, il processore è lo stesso, l'autofocus è assolutamente identico. Cambia il sensore. La Z5 ha una risoluzione infinitesimalmente inferiore (questione di pochi pixel per lato) e il suo non é BSI. Sostanzialmente è allineato a quello della D750, buttalo via. Avendo in mano soltanto un sample - la Z5 verrà distribuita in versione definitiva solo da fine agosto - non sono stato a fare confronti serrati e stringenti ma così a prima vista, nell'uso di tutti i giorni, mi pare che renda come quello della D750, cioé benissimo fino a 6400 ISO. Oltre il file si assottiglia un pò ma resta usabile. Insomma, credo che all'atto pratico la Z6 potrà avvantaggiarsi in termini di dinamica solo oltre quelle sensibilità. Se pensate che la vostra fotografia si estrinsechi tutta a quelle latitudini, potete orientarvi per il meglio. Oppure comprarvi una D6 Probabilmente un'altra delle qualità del sensore nuovo della Z6 è nella velocità di lettura, specie lato video. In fotografia non ho notato differenze sostanziali, pur al netto del supporto software ancora provvisorio. Il video. Nel video la Z6 mostra le sue superiori potenzialità, avendo un formato 4K30p senza crop e molto fluido. E potendo uscire - previa modifica hardware - anche in formato ProRes Raw su recorder esterno Atomos Ninja V. Una potenzialità importante ma solo per una ristretta categoria di video-operatori. Il 2K60p della Z5 è valido a condizione che lo si sappia girare e che si faccia come si deve. Assunto valido per ogni altra videocamera del mondo. Ma l'autofocus in video della Z5 è sul piano di quello della Z6 a prescindere dal sensore. La batteria. La Nikon Z5 introduce per la prima volta quella che io penso diventerà lo standard delle batterie Nikon per ogni categoria di macchina "avanzata" con esclusione della D6. La Nikon EN-EL15c è del tutto compatibile per fattore di forma, contatti e tensione, con le precedenti fotocamere. Porta però in dote una maggiore potenza di scarica e una capacità superiore (2280 mAh contro 1900 mAh della EN-EL15b). Inoltre si può ricaricare via connessione USB-C mentre la fotocamera è attiva. Una sostanziale novità che oltre ad aumentare l'autonomia della macchina, ne migliora la flessibilità. Specialmente in lunghe sessioni sia di time-lapse che di video. Oltre, ovviamente, per chi scatta molto come alcuni di noi ... La cosa veramente bella della EN-EL15c è di essere compatibile con tutte le altre macchine. Quindi nessuno ci vieterà di comprarne per le nostre Z6, Z7, D850, D7500, D780 etc. Il buffer. Il buffer è adeguato per una fotocamera di questa categoria. Salvo che non siate scatto_a_raffica_come_me, non avrete mai da pentirvene. Con un uso "normale", si arriva ai 60-75 scatti consecutivi utilizzando una scheda di memoria decente. La raffica. La Nikon Z5 ha una raffica plafonata a 4.5 scatti al secondo. Un valore anacronistico nel 2020, specie perchè le prestazioni del sensore dimostrano che è possibile andare oltre su altre macchine e che il processore può elaborare anche 12 scatti al secondo sulla Z6. Ma è così, la concorrenza non fa di meglio se volete consolarvi. Io lo trovo abbastanza detestabile e sarebbe l'unico punto - insieme al prossimo - che mi impedirebbe di "adottarla". Le memorie. La Nikon Z5 introduce per la prima volta nella serie Z il doppio slot di memoria. Lo fa tornando alle schede SD, due entrambe di tipo UHS-II. Cosa che la rende più appetibile per chi non abbia già un patrimonio di schede XQD/CFexpress e relativi lettori. Nell'uso pratico - vi rimando al test specifico che ho riportato più sopra - non ho trovato inconvenienti rispetto alla Z6. Con l'accortezza - vi prego - di utilizzare schede SD moderne e di buone prestazioni, senza strafare ma senza utilizzare roba 60x di 10 anni fa. Come dire che la Z5 ha un equilibrio di prestazioni che non richiede, come del resto anche l'ottima Z50 che ha un sensore di densità paragonabile, schede di categoria esoterica. Io detesto le SD sul piano meccanico e preferisco di gran lunga le Compact Flash. Ma questo, come tutti i lussi, ha un costo. E devo anche ammettere che sinora solo sulla D6 - e solo marginalmente - ho potuto riscontrare un vantaggio effettivo nell'uso di memorie CFexpress. Mentre la reattività è più elevata, per usi normali, non c'è da lamentarsi. Nikon Z6 a sinistra, Nikon Z5 a destra. Tranne la posizione della torretta, non ci sono altre differenze. Nemmeno tattili, ve lo giuro. La Z50 ha plastiche leggermente più commerciali di queste macchine ma Z5 e Z6 condividono praticamente tutto e tanto il feeling quanto l'ergonomia sono identici. Entrambe le macchine cascano bene in mano ma per entrambe il mignolo resta per aria. Diventa quindi praticamente necessario per chiunque ne faccia un uso intensivo, aggiungere almeno una staffa Small-Rig che ne aumenti l'altezza di un dito e ne migliori la presa. Spero vivamente che la prossima generazione tenga conto di questo dato di fatto. Quindi quale scegliere ? Due sorelle, una bionda con gli occhi azzurri, l'altra bruna con gli occhi verdi. Nikon Z5 con Nikkor Z 70-200/2.8 S ad f/2.8 Nikon Z6 con Nikkor Z 70-200/2.8 S ad f/2.8 Cambia la fotocamera, costante il contesto. Ugualmente apprezzabile il risultato. Se sapete servirvi della vostra attrezzatura .... Quindi sta a voi, le differenze son queste qua : il kit della Nikon Z5 in fase di avvio costa 700 euro meno del prezzo di listino della Z6 la Nikon Z6 è sul mercato da quasi due anni e si avvicina ad un ... avvicendamento. E' facile trovarla scontata, probabilmente in autunno ancora di più ma in questa fase di mercato molto competitivo, credo che facilmente anche la Z5 avrà qualche sconticino per facilitarne le vendite costruttivamente sono quasi identiche, per materiali, plastiche, comandi. La Z6 ha tutta l'armatura in lega, la Z5 solo il frontale. La Z5 porta due slot di memoria. la Z5 non vi costringerà a spendere quei 400 euro in più circa necessari per acquistare un kit CFexpress (memoria da 128 GB e relativo lettore). Una Z5 funziona con qualsiasi scheda SD sul mercato. Basta una 50 euro per vivere tranquilli. Volendo ne potrete prendere due, risparmiando un bel 300 euro sul prezzo finale la Nikon Z5 è offerta con un obiettivo da passeggio indicato per le foto in esterni e con il sole, perchè praticamente a tutte le focali è poco luminoso. La Nikon Z6 invece arriva con un ottimo, quasi "miracoloso", obiettivo con una escursione focale più lunga lato tele e di luminosità massima costante f/4. Una bella differenza, considerando che il 24-70/4 S da solo, costa, di listino, ben oltre 1000 euro. entrambe le macchine possono montare qualsiasi obiettivo Nikkor Z attuale e futuro. Oltre a poter montare via adattatore FTZ la gran parte degli obiettivi Nikon e compatibili con motorizzazione interna. Con adattatori differenti, possono montare praticamente qualsiasi obiettivo di qualsiasi marca ed epoca. la Z5 arriva con la nuova e più prestante batteria EN-EL15c. Ma questa è compatibile anche con la Z6 e quindi se volete potete cambiarla ! entrambe le macchine possono montare battery-pack aggiuntivi e staffe ad L o basette pensate per le Nikon Z5, Z6 e Z7 che sono ai fini meccanici del tutto identiche (nel senso del montaggio). E in base all'utilizzo : la raffica della Z6 è imbattibile potendo arrivare fino a 12 scatti al secondo. In compenso la Z5 che si ferma molto prima, non ha quel brutto "effetto moviola" della Z6 sparata al massimo il video della Z6 è assolutamente più raffinato di quello della Z5. Ma se vi fermate - come me - al 2K, la Z5 non ha nulla da invidiare alla Z6 o quasi, mentre da la paga ad ogni reflex. La Z5 è una bellissima fotocamera e se io confesso che preferisco per tanti motivi la Z6, per tantissimi impieghi - tolta l'azione più impegnativa - supera la gran parte delle reflex attualmente sul mercato, escludendo forse solo D6, D850 e D500 cui però, come ho già sottolineato, da la paga nel video. E nella ripresa perchè una volta che si prova ad avere a mirino la foto così come verrà dopo lo scatto, è difficile tornare indietro. A chi pensasse alla Z6 per i tanti motivi già ampiamente descritti nell'articolo, ricordo che ragionevolmente certo che in autunno la Z6 sarà avvicendata da un modello aggiornato. Non rivoluzionato ma in larga parte rivisto nelle limitazioni e nei difetti riscontrati nel primo modello (doppio slot di memoria, batteria potenziata ed altro che per ora possiamo solo ipotizzare) che potrebbero farne una fotocamera abbastanza diversa. Se una cosa ci ha lasciati stupiti dal lancio della Z5 è la sua più che marginale sovrapponibilità con la Z6. Pensiamo che questo faccia parte della strategia di lancio della Z6s che si differenzierà dalla Z5 abbastanza da rendere più chiara la scelta per le due macchine. Per il momento : occhi verdi o occhi azzurri ? Perchè in mano vi dimenticherete di quale delle due state utilizzando !
  17. 6 points
    Scemando le restrizioni al movimento delle persone e con l'estate ricominciano a migrare anche le modelle. Milano resta una destinazione gradita, per fortuna, e quindi senza troppo pretendere ma senza nemmeno andare troppo lontano, si ritorna a poter avere qualche soggetto da inquadrare. Ieri ho incontrato una ragazza svizzera-tedesca molto particolare. Oltre a due occhi azzurri come il cielo svizzero, un'amore particolare per l'Italia, testimoniato da un tatuaggio sulla schiena che riporta la sagoma della Nostra Nazione e un proverbio sull'avambraccio destro ("Non si matura con gli anni, si matura con i danni"). Comunque sia, non è espertissima anzi, si può dire che sia alle prime armi, ma, cosa che più conta, è terribilmente spontanea ed espressiva, almeno per gli standard mitteleuropei e quindi nulla di meglio per provare finalmente il Nikkor Z 70-200/2.8 S. Non c'era un progetto, nessun accordo che non fosse fare foto convincenti e coinvolgenti. é estate ma non fa caldissimo, qualche minuto con un vestito invernale, acquistato in febbraio e poi rimasto inutilizzato per il fermo, lo può portare. Il risultato lo lascio giudicare a voi. sono scatti con le mie due Z e i due obiettivi PRO f/2.8, 70-200/2.8 e 24-70/2.8 S. Impiegati sempre ad f/2.8, con le macchine in Manuale, giusto un tempo di sicurezza, variando la sensibilità della macchina con la ghiera interna dell'obiettivo. Riconoscimento dell'occhio come standard salvo i casi in cui per la luce esterna le macchine sono andate in bambola. In quel caso con questi obiettivi si risolve alla grande perchè ho impostato i tasti funzione per richiamare il tracking senza passare dal dorso della fotocamera. Quindi è un attimo riprendere il fuoco dove mi piace. Dopo qualche scatto più disinvolto in jeans anche per ridurre il calore una tenuta più spensierata e tanti, tanti ritratti lasciando che lei si esprima al naturale ma un viso così attira il mio 105/1.4E come gli orsi, il miele e anche ad f/1.4 Z6 e Z7 si impegnano per darmi pochi fuori fuoco con il riconoscimento dell'occhio. Se vedete il puntino luminoso negli occhi, capirete che pur avendo la finestra aperta e ricevendo il grosso della luce dall'esterno e alle spalle del soggetto, la schiarita interna è data da una luce artificiale. Ma che si miscela perfettamente con il sole non troppo forte di una giornata che a casa mia era cominciata piovigginando. Ho usato per tutto il tempo una Godox FV200L, Led+Flash, di rimbalzo su un ombrello parabolico Quatralite da 150cm con la superficie interna argentata e quella esterna nera. Il dosaggio è stato fatto ad occhio in tempo reale. Scattando sempre a raffica, in silenzioso, a 5 fps. Prima di completare la mattinata ... in camera da letto per qualche cosa di più rilassato Bello, divertente. 5700 scatti la gran parte validi, moltissimi notevoli. Mosquitos-free Me and Her and "my" Z 70-200/2.8
  18. 6 points
    Da fine agosto a 550 e 600 più IVA, insieme all'agognato 70-200/2.8 Funzionano fino ad f/11. oltre all'ovvio Nikkor Z 70-200/2.8 S di prossima consegna (finalmente !) questi teleconverter saranno compatibili anche con i prossimi zoom-tele Nikkor Z fino ad una apertura massima combinata di f/11. Il che autorizza ad immaginarne l'uso con i Nikkor Z 100-400 e 200-600mm, quali saranno le loro aperture massime (immaginiamo f/5.6 e f/6.3 rispettivamente ma senza averne prove certe).
  19. 6 points
    2 per il Festino che non ci fu: per MIRACOLO !!! (a causa delle norme di distanziamento sociale, per la prima volta dai tempi della Seconda Guerra Mondiale il Festino di Santa Rosalia è stato annullato, insieme a spettacoli, fuochi e venditori ambulanti: ma i palermitani sono andati lo stesso in giro ed io con loro nei luoghi consueti del Festino, uno dei quali è il Palchetto della Musica al Foro Italico, qui deserto. Se ieri pomeriggio ci fossero state le consuete Processioni delle Confraternite, l'inondazione che ci ha colto all'improvviso avrebbe causato una strage: Viva Santa Rosalia !) O gran santa RusuliaPreja a Cristu e a Maria,Pi natri piccaturi;Misericordia Signuri;Pi li me peccati, Misericordia e pietati,Prijati PatreternuCi nni libira di lu 'nfernu;Prijati o vostru spusu,Ca Palermu è tuttu cunfusu;P' 'a vostra verginitatiLibbirati sta citati.Viva Santa Rusulia Nikon Z7 e Nikkor Z 20mm f/1,8S t/30 f/1,8 ISO 2500
  20. 5 points
    Può essere divertente una trasferta di lavoro nell'assolata provincia senese in una calda giornata di agosto? Dipende. Se però nei giorni precedenti la pioggia ha rinfrescato l'aria rendendo piacevole il sole che splende alto nel cielo, se hai un po' di tempo per fermare la macchina e scendere ad osservare il meraviglioso paesaggio che hai dinanzi, se la luce del pomeriggio appare stranamente pulita e benevola e, soprattutto, se hai avuto l'intuizione di portare con te la tua piccola fotocamera perché prima di partire hai pensato che "chissà, non si sa mai", ecco che allora una giornata di lavoro come tante può magicamente trasformarsi in un'esperienza piacevole ed appagante. Le Crete Senesi offrono paesaggi e scorci nuovi ed interessanti in ogni periodo dell'anno: bisogna solo saperli cogliere quando la luce lo consente. Anche in estate, quando la grande calura che avvolge questi territori non sempre permette di ben rappresentare in immagini lo straordinario paesaggio che si offre ai viaggiatori attenti (o ... innamorati, dipende). Gli scatti che propongo sono stati ripresi in circa 30 minuti fra San Giovanni d'Asso e Trequanda con una piccola Olympus E-M10 Mk II ed il 14-42mm di kit, quasi tutte a f/18, e sviluppate con LR a partire dal profilo Adobe Paesaggio. Enjoy. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10.
  21. 5 points
    Sono, e sarò ancora per qualche tempo, via da casa; Silvio Renesto mi ha confermato che, in mancanza di nove fotografie, è possibile inviare anche foto d'archivio, vecchie e magari già comparse sul web. Provo a cominciare l'allenamento, come prevedono le indicazioni di Mauro Maratta, in vista dell'autunno. P.S. nel sito, esiste un luogo dove si chiariscono le modalità (collocazione, limiti delle dimensioni dei file, eccc..) di pubblicazione delle foto?
  22. 5 points
    Sullo sfondo il Ghiacciaio dei Forni. Nikon Z6 e 24-70mm f4 S.
  23. 5 points
  24. 5 points
    Ecco alla prova dei fatti la freschissima Nikon Z5 che abbiamo in visione (E' in esemplare ancora di preserie, quindi non chiedeteci i soliti test di rumore sottoesposti di 1.000.000 di stop perchè non vi accontenteremo) Perchè è uscita abbastanza in sordina ma tra meno di un mese sarà in negozio e sarà il caso di parlarne, no ? Domenica ho detto al mio amico Rossano Rinaldi, professionista abituato a dirigere set con più modelle, "lascia la tua D750 in borsa ed usa questa macchina nuova". Lui usa Nikon da 15 anni ma tutta la sua esperienza con le Nikon Z è stata una mezz'ora con la Z50 e il Nikkor Z 50/1.8S. Qui invece ha avuto a disposizione oltre alla Z5, il Nikkor Z 70-200/2.8 S, il Nikkor F 70-200/2.8E FL, il Nikkor Z 24-70/2.8 S, il Nikkor Z 24-70/4 S e persino il Nikkor Z 24-50/4-6.3 in dotazione alla Z5. La nuova Nikon Z5 accetta schede SD, due schede SD per ridondanza o per backup, sia UHS-II che UHS-I "Ma aspetta", mi chiede," la mia scheda qui dentro non ci va, vero ?" "Sbagliato, guarda", gli dico io aprendo il vano memorie della Z5, "c'è già dentro la mia SD, aggiungi la tua che la macchina è già impostata per fare il backup in automatico ad ogni scatto". Abbiamo due ore di noleggio al Cross+Studio di Milano, usiamo luce naturale dai grandi finestroni e in qualche caso la schiarita di un LED con un ombrello gigante. Rossano mi chiede qualche informazione sulle modalità di messa a fuoco. Gli dico di non insistere con le sue abitudini e di sfruttare le caratteristiche della macchina, per lo più il riconoscimento dell'occhio e le qualità delle ottiche. Lui scatta in manuale puro e generalmente ha impostata la visualizzazione dello scatto appena fatto con la D750. Qui non ne ha bisogno perchè vede la foto ancora prima di scattare. Nikon Z5 + Nikkor Z 24-70/2.8 S "Guarda", gli dico io, "puoi cambiare la sensibilità con questa ghiera interna dell'obiettivo" (nei due zoom f/2.8) così se ti serve puoi schiarire o scurire il tono dell'immagine senza toccare tempo e diaframma. Nikon Z5 + Nikkor Z 24-70/2.8 S Dopo una decina di minuti lo lascio da solo mentre io mi dedico all'altra modella. Ogni tanto mi chiede qualche altra cosa ma vedo che ci si mette d'impegno. Nikon Z5 + Nikkor Z 70-200/2.8 S Morale niente del suo corredo esce dalla sua borsa e fotografa solo con la Z5 e perlopiù con i Nikkor Z. Ci spostiamo all'esterno, per qualche scatto di fashion per strada. Nikon Z5 + Nikkor Z 70-200/2.8 S a 120mm Nikon Z5 + Nikkor Z 70-200/2.8 S a 200mm Nikon Z5 + Nikkor Z 24-50/4-6.3 a 44mm Nikon Z5 + Nikkor Z 24-50/4-6.3 a 50mm Il risultato non programmato e non commissionato potrebbe tranquillamente essere pubblicato in un editoriale su una rivista senza troppi problemi. La mano c'è ma gli strumenti lo seguono anche nella lettura "a prima vista". Alla fine ci fermiamo per qualche considerazioni insieme. Sulle modalità di uso della macchina. - il riconoscimento dell'occhio va bene e le foto vengono quasi sempre perfettamente nitide anche in condizioni abbastanza al limite. Ma riusciamo a mettere in difficoltà la macchina facendo foto "creative" attraverso un plexiglass. Il limite del sistema però è l'instabilità della messa a fuoco che oscilla tra un occhio e l'altro, a seconda - immagino io - della ricerca del miglior contrasto tra i due. Sarebbe indispensabile per avere risultati omogenei, che la macchina si fissasse sempre su quello visibile più prossimo al fotografo e all'osservatore perchè è proprio brutto avere foto con il primo occhio sfuocato mentre il secondo è nitidissimo - il corpo macchina è compatto, l'otturatore è silenzioso, tutto sommato i comandi ci sono ma qualche combinazione porta a fare strani contorsionismi innaturali. Ma soprattutto mancano un paio di centimetri sotto per avere una presa più comoda. Il battery-pack aiuta (ce l'ho io sulla Z6 e glielo faccio provare) ma la mancanza dei comandi è un handy-cap Niente altro da dichiarare. Nikon Z5 + Nikkor Z 24-50/4-6.3 a 24mm Tanto che andiamo sui consigli per gli acquisti. "I miei clienti mi chiedono oramai quasi sempre il video in formato 4K60p, é diventato standard". "Per farlo stavo pensando di acquistare una videocamera (Panasonic) ed affiancare una Nikon Z per tutto il resto con cui sostituire la mia D750, che oramai non è più all'altezza" Quale scegliere a questo punto non dovrebbe essere un problema, ma ... : - Nikon Z5 in modo da non dover spendere gli ulteriori soldini per una o due schede CFExpress e il relativo lettore (uno scherzo da 400 euro ai prezzi attuali) che pur non avendo formati video evoluti, si integra bene con la videocamera - oppure Z6 ma ad un costo superiore e nella prospettiva che in autunno esca una Z6s con il video 4K60p che né la Z6 né la Z5 fanno ? La Z5 sul video va bene ma limitandosi al formato 2K, mentre il 4K è croppato e anche abbastanza malamente. Per il resto il buffer, la "raffica", l'autofocus, sono sufficienti tranne situazioni particolarmente limite per il genere di lavoro che fa Rossano. Solo, gli raccomando io, "abituati - tu e le tue modelle - ad impiegare l'otturatore elettronico, perchè un pò per sicurezza un pò perchè la macchina ti invita, scatterai tanto di più, appena avrai comprato una Z e gli obiettivi che ti servono" Nikon Z5 + Nikkor Z 70-200/2.8 S a 200mm Nikon Z5 + Nikkor Z 24-70/2.8 S a 55mm [foto (c) Rossano Rinaldi 2020, conversione on-camera dei jpg dal NEF, profilo Portrait]
  25. 5 points
    6 Il tramonto di qualche cosa viene solitamente interpretato come un'accadimento triste, malinconico, che ispira pensieri mesti, sconsolati. Invece questo recente scatto mi suggerisce altro, più leggero e divertente rispetto al pensiero comune sul tramonto stesso. O almeno a me è ciò che ispira. Facile dire che i giovani di oggi non sono più quelli di una volta: me lo sono sentito dire anch'io quand'ero adolescente. Ma ripensando agli ormoni impazziti della mia giovinezza e cogliendo questa bella figliola che prende il sole nella campagna umbra del tutto ignorata dal suo ragazzo, il quale con aria annoiata osserva qualcosa sul suo laptop, ebbene, proiettando negli anni a venire questo quadretto, sembra esserci la conferma del ... ... TRAMONTO DEL MASCHIO ITALIANO COME AMANTE D'ECCELLENZA
  26. 5 points
    Riprendendo dalla prima parte, proprio dalla prima frase... ...e cioè la filettatura filtri della stessa misura, per fare un breve excursus sulle potenzialità di questi tre zoom a distanza ravvicinata, con una lente addizionale, come può capitare di utilizzare, per ampliare il raggio di azione di obiettivi a focale variabile, come questi. Le distanze minime di maf ai 200mm (la massima lunghezza focale comune) parlano di 70cm per il 24-200 Z, 120cm per il 70-300 AFP e 100cm per il 70-200 AFS che diventano distanze di lavoro (dalla lente frontale al soggetto) rispettivamente di: 51cm per il 24-200, 97cm per il 70-300 e 78cm per il 70-200 (e considerando anche l' FTZ interposto, per questi due ultimi zoom): io aggiungo una lente addizionale acromatica come la Marumi DHG 300 da 3 diottrie che posseggo in diametro da 77mm, (opportunamente ridotto ai 67 dei tre zoom con appositi anelli di raccordo) e istantaneamente le distanze operative cambiano: Nikon Z 24-200 da 51cm a 19cm Nikon AF-P 70-300 (@ 200mm) da 97cm a 23,5cm Nikon AF-S 70-200 da 78cm a 21,5cm Cosa notiamo immediatamente...? Un maggiore ingrandimento dell'immagine, a parità di focale utilizzata, dell'ultimo dei tre zoom, il 70-200/4. Tipica manifestazione di minor assoggettamento al "focus breathing" ossia alla caratteristica diminuzione di focale effettiva alla minima distanza di maf, propria dei telezoom come questi, caratterizzati da progetti ottici complessi, con movimentazioni interne di gruppi di lenti, per realizzare l'intera gamma di focali. Ed il Nikon AF-S 70-200/4 è famoso proprio per distinguersi in questo senso già in ambito reflex. Cosa comporta in ambito di fotografia a distanza ravvicinata? Un ottimo fattore di ingrandimento ad una più comoda distanza operativa, non eccessivamente vicina al soggetto, che consente di riquadrarlo alla stessa dimensione che con gli altri due zoom, guadagnando qualcosa anche in pdc, sempre bassissima a queste ridotte distanze di maf 24-200 70-300 70-200 come ci si può direttamente rendere conto in queste tre immagini, scattate a distanze lievemente differenti, tutte e tre a 200mm ed ad f/8, ma nella terza delle quali, quella del 70-200/4 sono costretto a retrocedere per mantenere delle stesse proporzioni il soggetto nell'inquadratura (a causa del minor focus breathing) guadagnando immediatamente qualcosa sulla pdc, come si nota dalle scritte più nitide sull'obiettivo di ..supporto alla scheda. La resa alle minime distanze di lavoro è per tutti e tre gli obiettivi eccellente, differente invece la maneggevolezza e la fluidità della messa a fuoco di questi tre zoom ai limiti di scala (pur considerando la presenza per i due F-mount dell'adattatore FTZ che certamente non può migliorarne le prestazioni) Nikon Z 24-200mm Per definizione e cromia, questo all-in-one Z, mi pare davvero ben riuscito e l'utilizzo con la lente addizionale non lo priva della facilità d'uso che è la prima dote che si nota sulle Nikon Z quando si usino obiettivi nativi. Qualche hunting dovuto anche al vento che rendeva più difficili le riprese ai fiori di ibisco mi ha costretto ad accontentarmi dei risultati qui sopra ottenuti. In questa maniera basta una lente addizionale ad aggiungere versatilità ad uno zoom che di questa dote farà la sua bandiera, specie con le Z in arrivo, come la Z5 per la quale non mi stupirei di vederlo in bundle (approfittatene, in questo caso, per il prezzo che verrà di sicuro addolcito) in alternativa al nuovo 24-50mm. La piccola distanza operativa dal soggetto, di 19cm, non risulta troppo di ostacolo all'utilizzo (come ho operato in queste foto) di un flash tenuto con la mano sx in favore del soggetto, per una più efficace gestione di luci ed ombre nella fotografia a distanza ravvicinata, ma se risultasse lievemente maggiore, non guasterebbe di certo. Nikon AF-P 70-300mm (@ 200mm) Uso ormai da un paio d'anni questo AFP, prima su reflex e ora su mirrorless, con grande soddisfazione anche in questo particolare genere fotografico che è la "microcaccia fotografica itinerante", praticata a mano libera, con fotocamera ed obiettivo nella mano destra e flash (nel caso in oggetto un Godox Ad200 nella sua fondina alla cintura dei pantaloni ed il cavo di prolunga su cui ho montato la testa circolare H200R) Auto ISO, AFC, sensore AF dinamico e tempi di otturazione HSS (High Speed Sync), per sincronizzare anche ad 1/1000" in luce diurna, evitando così gli sfondi neri e le sovraesposizioni delle parti del soggetto colpite marginalmente dalla luce flash. Grandi soddisfazioni e foto cromaticamente ineccepibili: in questa sessione, a confronto con gli altri due zoom è stato quello che mi ha procurato qualche hunting dell'AF di troppo, che considerando il fatto che stavamo operando a 200mm sempre ai margini della minima distanza di maf e per giunta su adattatore FTZ, in esterni e col vento... ci stava tutto. Certamente però qualche foto di scarto di troppo, rispetto quelle occorse con gli altri due zoom, la debbo segnalare. La distanza operativa di quasi 24cm è la maggiore del lotto dei tre zoom e senza dubbio utile con soggetti animati come gli insetti, quasi eccessiva con i soggetti...animati solo dal vento, come i fiori: dove può risultare in taluni casi meno efficace. Ho fotografato con questo zoom (che arriva fino a 300mm) a 200mm sia per cercare di fissare dei risultati almeno paragonabili, sia perchè il breathing a 300mm si incrementa ancora un pò, rendendo minore l'effetto di ingrandimento, inoltre si diminuisce la luminosità dello zoom che a 200mm a TA risulta ancora essere un f/5,3 ossia 1/3 di stop più aperto che a 300mm) Nikon AF-S 70-200mm Una rivelazione !!! In close up questo zoom si dimostra essere il più fluido e veloce in AF fra i tre, alla pari col 24-200 nativo e dotato di altro genere di movimentazione AF. Cromaticamente, essendo il più neutrale dei tre, risulta il più facile da gestire in luce mista flash HSS/ambiente. La sua fastidiosa distorsione a cuscino, visibile su linee rette ed ortogonali, con i fiori proprio non ci tange neppure. Maneggevolezza ideale (è l'unico dei tre a non cambiare dimensione durante la zoomata) e distanza di lavoro fissata a metà tra gli altri due: a 21,5cm dove lavoro a mano libera in maniera perfetta, dovendo gestire senza stativi macchina e flash, orientando il flash nello spazio residuale, tra lente addizionale e soggetto. Ho notato per contraltare una certa facilità a vignettare a queste minime distanze di maf. Alla fine di questo ...minimal contest di close-up photography ? Nikon AF-S 70-200mm f/4 G ED VR Nikon Z 24-200mm f/4-6,3 VR Nikon AF-P 70-300mm f/4,5-5,6 E VR ED Max Aquila photo (C) per Zetaland 2020 to be continued...
  27. 5 points
    8 la mia Virna Lisi Avevo un fiore fotografato ieri. Un fiore fotografato oggi. Una creatura da sogno fotografata l'altro ieri. Questa viene da una serie (di 5000 ritratti in sequenza) in luce naturale. Lei davanti alla finestra con una mise anni '60, il trucco giusto, un dolce vita attillato di cui essere invidiosi. é in interni anche se non sembrerebbe. Fuori c'è il sole, la luce passa non troppo forte dentro la stanza. Sullo sfondo pini marini di un parco cittadino. Davanti per schiarirla un led di riflesso per dosare i due toni. Raffreddato da un ombrello enorme argentato. Nikon Z6 con Nikkor Z 70-200/2.8 S ad f/2.8. ISO 640, 1/250''. Profilo ritratto, sviluppo in Lightroom curando di avere una intonazione chiara, solare, serena. Ho decine di foto tratte da questa situazione (e da altre) ma ho scelto questa da ...copertina.
  28. 4 points
  29. 4 points
    Sempre Val Furva, sempre Z6 e 24-70 f 4 S.
  30. 4 points
    Location la Val d'Orcia Attrezzatura D500+TC1,4II+500P Periodo 28-06-2020 Poco prima che cominciasse la mietitura. La "storia": Già dalla mattina presto ero sceso in Val d'Orcia in cerca di nidi di Albanella minore, non per far foto, ma individuandoli, evitare che fossero distrutti dalle Mietitrebbie. Si perché questo splendido animale fa il nido a terra anche nei campi di grano e cereali vari. Disgraziatamente per loro nidificano tardi rispetto alla maturazione dei grani, oppure questi nuovi sistemi hanno anticipato la mietitura, fatto sta che ben pochi nidi si salvano e la specie è in diminuzione vistosa. Esiste un progetto "progetto Albanella minore" che consiste nel cercare i nidi nei campi, vi assicuro che non è per niente facile, ed una volta individuato avvertire le Ass. che portano avanti questo progetto, contattare il proprietario per pagargli il prezzo del prodotto che non verrà raccolto, sono diversi metri per lato intorno al nido. Poi la zona viene anche recintata con reti per evitare che quel piccolo quadrato attiri l'attenzione dei predatori Volpi ecc. Quindi si continua con il monitoraggio finche i Pulli non si sono tutti involati. In genere la deposizione è sfalsata e nei nidi ci sono Pulli già grandicelli ed altri molto piccoli. Tutto questo che c'entra con la foto niente o quasi è per far pubblicità a questo progetto più gente cerca più possibilità ci sono. E' appunto cercando di individuare le Albanelle che già un'ora prima avevo visto questo giovane falco di Palude, anzi lo avevo già visto anche nei giorni precedenti, deve aver scelto la val d'Orcia per passare l'estate. Gli avevo già fatto alcune foto un'ora prima ma mi rimaneva in controluce e poi si era involato al mio avvicinare. La foto è fatta dalla macchina come quasi tutte le mie foto del resto. Insomma tornando indietro sempre per la stessa strada bianca questa volta a favore di luce lo ritrovo posato e letteralmente circondato da moscerini, probabilmente sarà stato proprio il disturbo di questi che lo ha distratto e mi ha permesso di avvicinarmi in più volte fino a questa distanza che non è una cosa che accade frequentemente. Sono riuscito a fare molte foto peccato che le pose non sono molto variegate ed alla fine mi ero quasi stufato. Ho aspettato che si stufasse anche lui e volasse prima di rimettere in moto e ricominciare la mia ricerca che è stata infruttuosa.....
  31. 4 points
    Stamattina, un giro a Cascina Sforzesca (Vigevano). Vista la pioggia di ieri sera speravo di trovare le gocce d'acqua e così è stato. Un sacco di damigelle, ma volavano sopratutto zanzare, in quantità viste raramente (se andate portatevi il repellente e mettetelo appena scendete dall'auto, in abbondanti quantità, su tutte le parti scoperte e sulla maglietta). Non è un soggetto che frequento, così come la fotografia a distanza ravvicinata, quindi ogni consiglio/suggerimento/critica è bene accetto. Regolazione del file compresa - sto sempre giocando con Capture One. Z6 su 500PF, 1/500 f8 ISO560 + 2 tubi Meike (18+11mm) - In manual focus ed a mano libera sfruttando l'assistenza al MF della Z6 Z6 su 500PF, 1/500 f11 ISO2000 + 2 tubi Meike (18+11mm) - In manual focus ed a mano libera sfruttando l'assistenza al MF della Z6 Z6 su 70-200FL @ 200mm, 1/250 f11 ISO400 + 2 tubi Meike (18+11mm) Z6 su 70-200FL @ 170mm, 1/250 f11 ISO560 + 2 tubi Meike (18+11mm) Z6 su 70-200FL @ 200mm, 1/500 f5.6 ISO140 + 2 tubi Meike (18+11mm) Z6 su 70-200FL @ 200mm, 1/500 f5.6 ISO220 + 2 tubi Meike (18+11mm) Z6 su 70-200FL @ 200mm, 1/500 f8 ISO450 + 2 tubi Meike (18+11mm) Z6 su 70-200FL @ 150mm, 1/640 f8 ISO280 + 2 tubi Meike (18+11mm) Come detto, sono tutte a mano libera. In realtà l'idea era di provare a fotografarle in volo, ma questa mattina l'AF del 500PF ha deciso di piantarmi in asso ed il 70-200 è troppo corto.
  32. 4 points
    11 ... Aspettatemi!! Z6 con 24-70 f/4 - ISO 180, 24mm f/8 1/1000. jpg profilo LS, in manuale e ISO AUTO. Un'oretta fa, lungo la linea Udine Tarvisio. Come unire 3 passioni in un'occasione. La fotografia, i treni e una sana passeggiata! Il meteo stravagante di questo periodo alterna acquazzoni, schiarite e notevole nuvolame... Per l'occasione ho voluto provare delle inquadrature che esaltassero da un lato il verde, gli sprazzi di blu e le nuvole in perenne movimento e dall'altro il treno come mezzo e come parte integrante - che piaccia o no - dell'ambiente che ci circonda...
  33. 4 points
    7 Giocando con la Z50 e il 24-200 : un balcone con il parquet o un soffitto con le perline ? Pochi colori per isolare un angolino che isolato a 300mm equivalenti , comunque lo si giri, puo'incuriosire o lasciare indifferenti. Palazzo in stile Littorio inaugurato nel 1941 in Piazza Edison, ex sede Banco di Roma ora sede Unicredit. 24-200 @200 f 7,1 1/400" su Z50, iso 100, 10/07/2020
  34. 4 points
    Avevo ordinato durante la pausa forzata a casa la lente Marumi DHG330 e i tubi Meike MK-Z-AF1.. devo ammettere che il primo impatto è stato per me frustrante... ma non dilunghiamoci . La cosa più importante è che dopo avere letto l'articolo di Silvio Ho pensato che la cosa più bella da fare fosse veramente quella di rimboccarsi le maniche.... Intanto provando a fare qualcosa di nuovo e secondariamente provandoci seriamente! A due passi da casa scorre, a fianco di una trafficata pista ciclabile e di una non meno trafficata linea ferroviaria una roggia... che in questo periodo si è popolata di fantastiche creature. Era la prima volta che andavo per fotografarle appositamente e mi sono detto che prima di gettare la spugna almeno vale la pena provarci seriamente!! AVVERTENZA: le foto che seguono hanno molti difetti, che anche ad un occhio poco allenato come il mio sono EVIDENTI!! Sia nella ripresa, (sfondo e riflessi, parti non del tutto a fuoco... anche se ho scelto quelle in cui almeno la testa fosse a fuoco il più possibile), in alcuni sfondi e ambientazioni sono caotiche, sia nella post produzione (ecco magari alcune dritte...) Ma essendo in assoluto la prima volta, devo dire che mi sono mooolto divertito. Intanto essere immersi tra queste meraviglie mi ha messo di buon umore... ed è già qualcosa. In ogni caso, come dice il motto della Vespucci "«Non chi comincia ma quel che persevera» ecco vediamo di continuare!! In questa prima serie sono tutte con D850, Sigma 100-400 C e lente addizionale. Già, non è il complesso migliore per fare queste cose... comunque dai, è un inizio! ISO 100, 100mm, f/16, 1/100, leggero ritaglio... ISO 2000, 135mm, f/16, 1/100 ISO 2000, 185mm, f/13, 1/100 ISO 1100, 180mm, f/13, 1/125 ISO 720, 180mm, f/13, 1/125 leggerissimo ritaglio sulla sinistra ISO 800, 150mm, f/13, 1/125 discreto ritaglio per centrarla il più possibile ISO 1100, 200mm, f/13, 1/125, Per il momento chiudo qui... devo ancora lavorare sulle altre, fatte con la Z6 e i tubi di prulunga... ma non prima di avervi ringraziati per il VOSTRO impegno, per gli esempi e la voglia di trasmettere qualcosa!!
  35. 4 points
    1 C'è una gioia nei boschi inesplorati, C'è un'estasi sulla spiaggia solitaria, C'è vita dove nessuno arriva vicino al mare profondo, e c'è musica nel suo boato. Io non amo l'uomo di meno, ma la Natura di più. (George Gordon Byron) Nikon Z6 + Nikkor Z 24-70mm f/4 S @35mm, f/8 25” ISO 100 + ND 6
  36. 4 points
    C’è chi l’allegria la trova nella calma, c’è chi nella vivacità, è questo l’interessante di questo tipo di iniziative, sentire da ognuno le proprie motivazioni, perché a differenza dal linguaggio verbale dove ci sono regole insindacabili che si studiano dalle elementari, in quello visivo, oltre alla teoria che si basa su studi e per carità ha i suoi fondamenti, estetica colore.. ecc, c’è il fattore individuale, che si basa sul vissuto di ognuno, "Tu metti nella fotografia tutte le immagini che hai visto, i libri che hai letto, la musica che hai sentito, e le persone che hai amato." Ansel Adams Quindi, anche se è difficile da digerire, per chi ha studiato la teoria della comunicazione visiva, trovarsi ad un contenst con la foto teoricamente perfetta e non ottenere alcun assenso, addirittura magari la vincitrice non è manco in tema, perché a livello filosofico tutto è relativo, anche il tema; non puoi sindacare il giudizio di un giudice, puoi solo non ammetterlo in giuria se non lo ritieni all’altezza, in tal caso non giudicherà. A me piacciono queste iniziative, proprio perché si impara sempre qualcosa di interessante, a differenza di un contest con giuria composta da grandi fotografi di successo, dove nessuno ti dice il perché.
  37. 3 points

    From the album: I miei felini

    Stessa foto cambia il gatto, dove per attirare l'attenzione non serve fare del ciocco, basta dire ad alta voce.... "hai fame?" Purtroppo cambia anche la macchina che a 3200 iso satura molto più della D5
  38. 3 points
    Avvertenza: Questo, pur non essendo un articolo tecnico, è comunque un articolo piuttosto da misuroni (measurebators in Inglese), astenersi chi non li può sopportare. WARNING! E' un articolo per spiegare una caratteristica tipica di quasi tutte le ottiche recenti e meno recenti di tutte le marche, Nikon è presa ad esempio perchè qui si parla di Nikon, ma non ci sono velleità polemiche, quanto scrivo vale per Nikon, Canon, Sony, Fuji, Sigma, Tamron ... l'é tucc istess si dice a Milano... Sopra ho scritto caratteristica, non difetto, ne scrivo perchè ritengo possa essere utile avere presenti le proprietà del materiale che si sta usando, ma assolutamente non per denigrare quella che è una situazione generale dettata da semplici leggi dell'ottica (e di praticità). Se dopo queste dovuti preavvisi le mie intenzioni sono chiarite, andiamo a cominciare. Con poche, ma proprio poche, eccezioni di ottiche "pro" molto costose, quasi tutti gli obiettivi moderni, fissi e zoom, presentano una diminuzione della focale effettiva alle distanze più brevi, che spesso viene chiamata focus breathing. Le cause sono molteplici, soprattutto sono implicate le progettazioni IF (Internal Focus, in cui l'obiettivo non si allunga focheggiando alle brevi distanze) con lenti flottanti e la tendenza a creare schemi ottici che consentano una messa a fuoco minima molto ravvicinata. Per questo le ottiche più affette dal focus breathing sono i tele macro e gli zoom ad ampia escursione focale. Non è il caso di addentrarsi oltre nella parte tecnica (non ne ho la competenza, fra l'altro). Ci basti sapere che in assenza di "trucchi" (schemi ottici particolari) l'unico metodo per mettere a fuoco vicino è inserire dell'allungamento fra sensore ed obiettivo (non per niente per la macro si usano dei tubi di prolunga). I vecchi obiettivi manuali infatti si allungavano anche molto focheggiando da infinito alle brevi distanze. Per evitare allungamenti smisurati e dimensioni eccessive, la distanza minima di messa a fuoco rimaneva piuttosto lunga, spesso corrispondente alla lunghezza focale dell'obiettivo stesso. Ad esempio il 200mm f4 AiS aveva una distanza minima di messa a fuoco intorno ai 2m, il 180mm f2.8 Ai intorno a 1,80m. Il nikkor 200mm f4 Ai focheggiato ad infinito (in alto) ed alla minima distanza (in basso) il paraluce è retratto in entrambe le foto. Il rapporto di riproduzione quindi non poteva superare certi valori (intorno ad 1:7 per il 200mm f4 Ai ad esempio). I macro come il micro nikkor 105mm f4 Ai per arrivare ad 1:2, raddoppiavano quasi di lunghezza e per arrivare ad 1:1 era necessario montare un tubo di prolunga da 5,2 cm (il famoso PN 11). Per aggirare questo problema, già ai tempi delle ottiche manuali erano stati progettati obiettivi a lenti flottanti e IF, ad esempio il 200 micro nikkor Ai non modificava le sue dimensioni (ma era già lungo il doppio del 200 non micro), pur permettendo di arrivare ad un rapporto di riproduzione di 1:2 a 75cm. Questo si otteneva tramite uno schema ottico complesso ma anche riducendo la focale effettiva alle minime distanze (al rapporto di riproduzione di 1:2 il 200 micro Ai diventa un 150mm effettivi). Il nikkor 200mm f4 Ai (in alto) ed il 200mm f4 micro nikkor AiS (in basso). Nelle ottiche moderne, soprattutto macro e zoom, ma anche tele fissi, si è proseguito su questa strada, per contenere le dimensioni degli obiettivi e per permettere riprese a distanza ravvicinata. Per molti il focus breathing non rappresenta un problema, giustamente, perchè nella maggior parte dei casi non ci deve preoccupare. Allora perchè parlarne? Perchè va tenuto in considerazione in alcuni ambiti fotografici in cui l'angolo di campo e la resa dello sfondo abbiano una particolare importanza, come ad esempio nel ritratto o nella macrofotografia in natura, dove sapere con quale lunghezza focale effettiva si sta lavorando può essere importante (e in macro anche a che distanza si sta lavorando può essere rilevante). Nessuna demonizzazione, nessun luddismo nostalgico dunque, ma un po' di chiarezza, vediamo qualche esempio. Prendiamo come riferimento un 200mm effettivi come il 200mm f4 Ai. Messa a fuoco minima 2m, rapporto di riproduzione 1:7,4, il che ci dice (la formula la trovate a fine articolo) che la sua lunghezza focale effettiva è 200mm o addirittura qualcosina di più. Il 200mm f4 Ai sulla Z6 Foto scattate con Nikon Z6 ed adattatori su cavalletto. Ecco il rapporto di riproduzione del 200mm Ai alla sua minima distanza di messa a fuoco, ossia due metri. Il dinosauro è lungo 22 centimetri, ho appositamente posizionato il soggetto davanti ad uno sfondo confuso per evidenziare le variazioni della resa dello stesso col cambiare rapporto di riproduzione. Questa sopra e le foto che seguono servono solo a valutare i due parametri "Rapporto di Riproduzione" e "Angolo di Campo", non ho curato variazioni di esposizione od altro. Prendiamo adesso il Nikon 70-300mm P; questo zoom arriva ad un rapporto di riproduzione di 1:4 a 1,2m a 300mm. Saranno davvero 300mm? La matematica ci dice di no, secondo i conti saremmo sui 200mm circa. Vediamo: Nikon 70-300 P alla minima distanza di messa a fuoco a 300mm Aggiungendo allungamento al 200mm ai, possiamo portarlo a focheggiare anche lui ad 1,2 m circa ed ecco il risultato. Nikkor 200mm f4 Ai più anello Fotodiox da 35mm Chiaramente si perde la messa a fuoco ad infinito, mentre con gli zoom questo non succede. Naturalmente a 200mm il 70-300 sarà sensibilmente meno di 200mm effettivi. Nikon 70-300mm P a 200mm alla minima distanza di messa a fuoco. Se confrontiamo i rapporti di riproduzione del 200mm f4 Ai senza tubo quindi a 2m dal soggetto con quelli del 70-300 P anche lui a due metri dal soggetto abbiamo il seguente risultato. Nikon 70-300 P a 200mm di focale e a 2m dal soggetto. Siamo ancora sotto ai 200mm "veri". Nikon 70-300 P, focale 300mm, a 2m dal soggetto. Non ho fatto i conti, ma si vede che il rapporto di riproduzione è superiore ai 200mm "veri" anche se non di molto. Il 300mm f4 Pf ha un rapporto di riproduzione di 1:4 circa a 1,4m quindi riduce un po' meno la focale, ma non siamo certo a 300mm effettivi, piuttosto siamo vicini ai 225mm. Nikon 300mm f4 Pf alla minima distanza. Purtroppo non ho altri obiettivi per rendere questo test più completo, ma rifacendomi alle specifiche dichiarate posso dare altre indicazioni: ad esempio passando ad obiettivi per Nikon Z, il 24-200mm Z a 200mm ha una distanza minima di messa a fuoco di 50cm con un Rapporto di Riproduzione di 1:3,5. Basterebbe ricordare che il 105 micro F4 ha un rapporto di riproduzione di 1:2 a 45cm per capire che la lunghezza focale effettiva alla minima distanza è meno di 105mm, circa 85mm. a 2m invece ha un Rapporto di Riproduzione di 1:10 (fonte photographylife) il che vorrebbe dire che sarebbe effettivamente un 170mm o giù di lì. Il nuovo 70-200mm f2.8S a 200mm mette a fuoco ad 1m con un rapporto di riproduzione di 1:5, solo un pochino meno del suo omologo per Nikon F cioè il 70-200mm f2.8 FL (1:4.7 ad 1,1m), quindi ad 1m il 70-200 f2.8 S a 200mm avrebbe una focale effettiva di 140mm circa (il 70-200 f2.8 Fl è invece un 160mm). E allora? Allora niente. Per la stragrande maggioranza degli utilizzatori il focus breathing è irrilevante, come ho già scritto. E' un piccolo dazio da pagare per mettere a fuoco più vicino e quindi avere un'ottica un po', od anche molto più versatile, specialmente nel caso del 24-200 per chi vuole un'ottica all in one come ha scritto Max Aquila. Per qualcuno, in qualche caso, potrebbe essere invece un elemento da tenere presente. E' per questi ultimi che scrivo. Ma si può recuperare in qualche modo il focus breathing o...,non c'è un tubo da fare? C'è proprio il tubo. Tubo fotodiox da 35mm, mantiene af e tutto il resto. Chiaramente si perde la messa a fuoco ad infinito. Nikon 300mm f4 Pf "col tubo" su Z6 Se ci interessa recuperare, in parte almeno, la focale effettiva, si può, interponendo un tubo di prolunga. Con il tubo di prolunga l'obiettivo verrà focheggiato ad una distanza superiore, quindi con minore effetto "breathing". Chiaramente non si potrà mettere a fuco alle lunghe distanze. Non ci sono pasti gratis. Nikon 70-300 P a 200mm alla minima distanza di messa a fuoco (1,2m) con tubo Fotodiox da 35mm, si vede chiaramente come si recuperi parecchio come rapporto di riproduzione, senza nemmeno avvicinarsi al soggetto. Confrontate con la foto corrispondente senza tubo. Nikon 70-300mm P a 300mm alla minima distanza di messa a fuoco (1,2m) con tubo Fotodiox da 35mm, notevole guadagno. Tenere presente anche lo sfondo. E questo è tutto. Ho "dato i numeri" e ora sono contento. Ah, la formula per calcolare la focale effettiva. L' ho pubblicata più volte ma, se insistete: Distanza di messa a fuoco in mm --------------------------------------------------------------- (1/R) + R + 2 Dove R è il rapporto di riproduzione (es. 2 nel caso di 1:2). E' una semplificazione di una formula molto più complessa, ma anche così è sufficientemente affidabile. Silvio Renesto per Nikonland.
  39. 3 points
    E' bastato un reTweet di Nikon Rumors, perchè lo stesso articolo in inglese abbia subito un'impennata di letture rispetto alla versione italiana segno inconfondibile che i nostri contenuti facciano breccia anche al di là delle Alpi, dove evidentemente a fronte di tanti articoli copia e incolla dalle brochure delle presentazioni ufficiali, pochi sono i fotografi che si occupino di fotografia utilizzando ...fotografie realizzate con le ottiche di cui parlano...per sentito dire.
  40. 3 points
    L'ho appena rispedita indietro dopo 13 giorni di impiego. Ne sono venuti 6 articoli in tutto che vi condivido in coda a questa anteprima. Nikon Z6 sopra, Nikon Z5, sotto Nikon Z50, in piedi, Nikon Z5 coricata le tre sorelle riprese dalla mia Z7 Il dorso è del tutto identico a quello di Z6 e Z7 il frontale è del tutto identico a quello di Z6 e Z7 dove si differenziano le tre ? Nel vano memorie : la Z5 è la prima Z con due slot di memorie. e lo sportellino è leggermente più alto. ma distinguerle, a parte la posizione della torretta è impossibile. o per l'obiettivo kit montato. Che però sono chiaramente intercambiabili ... perchè ogni Z può montare ogni Nikkor Z con il suo bel 24-50mm, buio ma prestazionale molto compatto anche quando esteso La Z5 arriva con un firmware che è allineato a quello della versione 3.1 di Z6 e Z7 che si differenzia da quello delle altre sorelle per pochi dettagli, tra cui credo il più importante, quello della gestione dei due slot di memoria La Z5 é identica per quanto riguarda forma, ancoraggi, agganci, a Z6 e Z7. Può quindi montare il battery-pack MN-B10 proposto per Z6 e Z7 e quindi anche per Z5. In esso possono andare batterie EN-EL15, EN-EL15b ed EN-EL15c, la batteria standard della Z5 Z6 a sinistra, Z5 a destra lato sinistro esattamente identico posteriore identico memorie. La Nikon Z5 in mano sta esattamente come stanno la Z6 e la Z7. Mancano sempre quei due centimetri verso il basso che consentirebbero di tenere il mignolino non all'aria, specie con obiettivi importanti. Per il resto, una volta che mettete l'occhio al mirino, vi dimenticate di quale fotocamera state utilizzando. Il sensore è diverso ma nei test che ho fatto (informali perchè la Z5 che ho avuto è un sample e il software di sviluppo preliminare) non credo ci sia molto da desiderare. 3200 ISO 6400 ISO 12800 ISO 25600 ISO Il range lineare promesso va da 100 ISO a 51200 ISO. Nella pratica sino a 6400 ISO le foto sono chiare e il livello del rumore contenuto. Da 6400 ISO a 12800 ISO con una certa cautela si può ancora usare, dipende certo dalle vostre aspettative. Ma il rumore è contenuto. Oltre siamo a situazioni di emergenza ma comunque sempre a disposizione. E' un sensore di precedente generazione - idealmente della stessa famiglia di quello della D750 - che probabilmente è stato scelto per risparmiare (e consentire un costo utente inferiore) Ma alla prova pratica solo nel video 4K c'è una limitazione importante. Infatti se a 2K il video è perfettamente impiegabile, in 4K la qualità c'è ma il formato è un crop 1.7x (come dire che un 50mm inquadra l'angolo di un 85mm). Tenetelo a mente. *** Nikon Z5 e Nikkor 24-50mm ad f8, 42mm Nikon Z5 e Nikkor Z 70-200/2.8 S ad f/2.8, 180mm Nikon Z5 con FTZ e NIkkor F 70-200/2.8E FL ad f/6.3 in condizioni di esposizione molto sfidanti. Nessun problema. Come va ? Va benissimo, va come una Z6. Se non sapete che cosa avete in mano e non tentate di andare oltre i 4 scatti al secondo, non vi renderete conto di quale macchina state usando. Questo è il più bel complimento sintetico che si può fare alla Z5. L'obiettivo offerto in kit è ottimo, nonostante la fattura economica e la luminosità massima molto contenuta. Ma è compatto, leggerissimo, poco costoso. Estremamente nitido da parte a parte, corretto, lineare. Ben contrastato e con colori ben dosati. Conclusioni Pro sinceramente io mi aspettavo una cosa estremamente economica, costruita in Cina in massa, di aspetto ed ergonomia del tutto allineati alla Z50. Invece è tale e quale a Z6 e Z7 tranne piccoli dettagli, tutto sommato trascurabili il prezzo di lancio è di 700 euro inferiore a quello di listino della Z6 (kit contro kit) le prestazioni sono elevate, superiori ad ogni reflex Nikon sino alla D750 compresa l'autofocus è allineato con quello della Z6 l'obiettivo kit è leggero, compatto, performante il file è pulito, bello, lavorabile. Equivalente, se non meglio, di quello della D750, Forse un filo meno dinamico alle altissime sensibilità rispetto alla Z6. Ma è tutto da verificare. totalmente coerente con il sistema Nikon Z sia lato obiettivi (totale compatibilità con ogni Nikkor Z presente e futuro, compatibilità via Nikon FTZ con gli obiettivi Nikon F motorizzati di generazione recente) ha due slot di memorie, la prima Nikon Z, di tipo SD che non saranno la massima frontiera per le prestazioni ma sono adeguate alle prestazioni di questa macchina e, soprattutto, consentono di risparmiare un 300-400 euro rispetto alle CFexpress+Lettore necessarii alla Z6 prestazioni live-view e video ben superiori ad ogni reflex Nikon, con la sola esclusione della D780 la nuova batteria EN-EL15c è una furbata galattica : compatibile con le precedenti ma più potente e più smart ! Contro raffica anacronistica. Ok, la concorrenza fa lo stesso. Ma un processore del genere con quel sensore, minimo deve portare 8 scatti al secondo il buffer è adeguato ma Nikon è sempre taccagna su questo fronte io odio le SD (che comunque vanno bene) e il fotografo sarà sempre tentato di usare schede scarse che farebbe meglio a buttare con ovvie conseguenze su prestazioni e sicurezza il video 4K è croppato 1.7x. Ma se uno ha bisogno del 4K può prendere la Z6 che ne offre uno di qualità, o attendere le novità della Z6s che magari offrirà il 4K60p resta sempre piccola da impugnare - come del resto Z6 e Z7 - e rende abbastanza necessaria una staffa ad L o almeno una basetta l'autofocus è allineato con quello della Z6 ... anche nei limiti il prezzo potrebbe essere più generoso. Io la vedo di pieno successo ai 1590 euro obiettivo incluso l'obiettivo è bello ma adatto alle foto in esterni con il sole. In interni spesso servirà il flash. Ma per fortuna a catalogo ci sono ottime aggiunte al corredo. 50/1.8, 35/1.8, 85/1.8 sono li che vi aspettano con tanto di cash-back ! Nel corredo Nikkor Z manca per il momento uno zoom tele di fascia adeguata alla Z5, escludendo il 70-200/2.8 S che è un obiettivo dichiaratamente professionale sia per prezzo che per prestazioni. Ci vorrebbe un equivalente del 50-250mm in formato FX. Altri articoli di copertura della Nikon Z5 su Nikonland
  41. 3 points
    Ania Nikon Z7 con Nikkor Z 105/1.4 "The Legend" ad f/1.4 liberamente ispirato a :
  42. 3 points
    Di poco fa. Nikon Z50 con FTZ + TC 20E III e Nikkor F 500mm f/5.6 PF ad f/16, 1/320'', ISO 560, +1/3EV Focus stacking di 24 immagini. Leggermente croppato e in bianco e nero per apprezzare il dettaglio e togliere l'overcast azzurro e il pulviscolo atmosferico otturatore elettronico per tutti gli scatti, treppiedi e testa video Benro con morsetto Arca Swiss.
  43. 3 points
    non il preferito, ma bello, mi è piaciuto. (si lo so, non è una chitarra flamenca ma classica ...per giunta è accordata con una accordatura Nashville per suonare *Romeo&Juliet* )
  44. 3 points
    Annunciata alla mezza notte di New York, le 06:00 di Milano, la nuova Nikon Z5. E' la quarta Nikon Z presentata in meno di due anni effettivi. Se consideriamo che nel prossimo orizzonte vediamo tre o forse altri quattro nuovi corpi macchina, non si può oramai dubitare dell'impegno di Nikon con le mirrorless. Che non saranno (ancora) quello che vorremmo, ma indubitabilmente sono qui per restare con noi per tanto tempo. La nuova Z5 rappresenta l'entry-level, il punto di ingresso, per le fotocamere full-frame Nikon e sostituisce idealmente, non già la Z6 che resta a listino, ma la D610. Infatti porta i 24 megapixel in formato 36x24mm nelle Nikon Z ad un prezzo aggressivo (anche se un filo più alto di quanto avremmo pensato noi) con caratteristiche d'insieme senza troppe rinunce, come fece la D600, peraltro ad un prezzo più salato, nel 2012. Ricordiamo certamente i problemi causati da una certa percentuale di otturatori difettosi per la D600 (presto sostituita dalla D610 e poi affiancata dalla inossidabile D750, sostituita solo ad inizio 2020 dalla D780) ma non possiamo dimenticare il valore simbolico della D6x0 perchè prima per avere una Nikon full-frame si doveva comprare una ammiraglia o comunque una professionale a ben altro costo. La Z5 condivide molto del buono della Z6, cedendo solo in caratteristiche non strettamente essenziali, in modo da poter essere più economica. Viene affiancata da un nuovo obiettivo "collassabile" full-frame, anche esso entry-level ma apparentemente di buone caratteristiche che condivide con il corpo macchina la compattezza e il prezzo di acquisto abbastanza contenuto. L'appassionato Nikon interessato ad una Z che non si accontenta del formato ridotto della Z50 ha così l'opportunità di comprare un kit ad un prezzo decisamente più contenuto del kit equivalente con la Z6 e il 24-70/4S. Pare che la Z5 verrà offerta anche con il nuovo 24-200/4-6.3 che comporrebbe già una sorta di all-in-one adatto a quasi tutti gli scopi. Una alternativa che ci sentiamo di consigliare per chi voglia partire già con il massimo. Con la nuova Z5 arriva anche una nuova batteria, la Nikon EN-EL15c che si accomuna nelle caratteristiche di base alle precedenti della serie ma aggiunge la possibilità di ricarica via USB a macchina accesa e funzionante, tramite power-bank o presa di alimentazione. Una aggiunta importante che riteniamo costituirà lo standard di qui in avanti per questa categoria di macchine Nikon (ricordiamo che la EN-EL15 equipaggia oggi l'ossatura delle macchine Nikon, sia reflex che mirrorless). La nuova macchina ha queste caratteristiche salienti : sensore da 24 megapixel (non BSI) in formato 24x36mm [no, non è lo stesso della Z6] stabilizzatore sul sensore corpo protetto da polvere e umidità (non tropicalizzato) in lega di magnesio mirino elettronico da 3.69 megadot, 0.8x gamma ISO 100-51200 display LCD da 1 megadot, 3.2 pollici autofocus con 273 punti, modalità ereditate dalla Z6 processore Expeed 6 video 4k30p con crop 1.7x, video 2K full-frame otturatore da 1/8000'' raffica da 4.5 scatti al secondo peso 675 grammi batteria EN-EL15c ricaricabile anche via USB a macchina accesa due schede di memoria SD di tipo UHS-II compatibile con il battery-pack di Z6 e Z7 prezzo annunciato : negli USA 1.399 dollari solo corpo, 1.699 dollari con il 24-50/4-6.3 Complessivamente è quanto ci eravamo aspettati. Bruttina quanto le altre Nikon Z, forse un filo più costosa di quanto si potesse sperare, porta ad un livello più accettabile l'esborso per avere una Z full-frame, anche considerando che non sono necessarie spese per schede XQD/CFexpress e lettori dedicati, visto che usa due schede SD. E' la prima Nikon Z ad avere due schede di memoria e una batteria potenziata in grado di poter essere ricaricata a macchina accesa.
  45. 3 points
    Fabrizio De Andrè: Concerti Libro fotografico e musicale (ci sono tutti i cd pubblicati dal Cantautore) illustrato e raccontato dalle bellissime, somme fotografie di Guido Harari che lo ha sempre seguito in concerto è un gioco di riflessi e specchi basato sulla copertina e una delle foto interne al libro (Mi innamoravo di tutto) un gioco che lega per me , fotografia, musica , vita, memoria Nikon Z7 e Nikon 20mm f/1,8 a f/2 in focus stacking di 100 immagini
  46. 3 points
    Durante il concerto di Alice Cooper uno scatto alla bellissima Nita Strauss, sua chitarrista
  47. 3 points
    Tra i tanti ritratti di ieri, uno con la Z7x e il 105/1.4E che riesce a dare il meglio di se con le Nikon Z (IMHO) nessuna (ma proprio nessuna) postproduzione.
  48. 3 points
    La Nikon D610 del 2014 ha un sensore da 24 megapixel che produce immagini da 6016x4016 pixel. La raffica massima raggiunge i 6 scatti al secondo. La Nikon D750 del 2014 ha un sensore da 24 megapixel che produce immagini da 6016x4016 pixel. La raffica massima raggiunge i 6.5 scatti al secondo. La Nikon Z5 del 2020 ha un sensore da 24 megapixel che produce immagini da 6016x4016 pixel. La raffica massima raggiunge i 4.5 scatti al secondo. Se il sensore non è esattamente lo stesso, è certamente della stessa famiglia. L'otturatore è capace di raggiungere il tempo di scatto di 1/8000'' di secondo. Quindi la limitazione all'anacronistico valore di 4.5 scatti al secondo per la Z5 deve essere motivato da altro che non sia tecnico, oppure ci sfugge qualche cosa. Nel video che segue, (girato alla buona mi perdonerete) ho voluto sintetizzare le tematiche di raffica, buffer e quanto relativo alle schede di memoria per la Nikon Z5. In coda ci sono anche i suoni degli otturatori di Z5, Z50 e Z6 ripresi da vicino con un microfono professionale. Z5_red.mp4 E' indubbio che la Z5 nasca con qualche limitazione, più che accettabile in considerazione di un prezzo di acquisto più contenuto, considerato il pacchetto corpo+obiettivo kit + dotazione di memorie. Ma se alla maggior parte dei fotografi che usualmente fanno uno scatto singolo senza aver necessità di raffica la cosa non importerà, agli altri un pò sensazione vedere quanto sia molto più frizzante la Z50 - che al netto di essere una APS-C produce file solo marginalmente inferiori per dimensioni a quelli della Z5 - che è indubbiamente di una categoria e di un segmento inferiore. Delle due l'una. O Nikon si è lasciata andare con la Z50 che sembra una spider sportiva rispetto alla "utilitaria" Z5, oppure al contrario si è voluta molto contenere con la Z5 che a nostro modesto avviso ha tutte le carte in tavola per stampare una prestazione da 8 scatti al secondo. In quanto alla limitazione del numero di scatti consecutivi, qui come su altre Nikon (compresa la D6) non abbiamo spiegazioni e nella letteratura ufficiale non c'è alcun commento al riguardo. In buona sostanza è un mistero. Però per tornare all'ambito pratico che è quello che contraddistingue Nikonland - non ci interessano le polemiche sterili sui numeretti delle specifiche quando una macchina ha così tanto da offrire, onestamente - corremmo sottolineare in coda a questo articolo un nostro vecchio pallino, oggi valido più che mai. E' vero, la Z5 monta comunissime schede SD UHS-I e UHS-II indifferentemente sui due slot interni (e qui è un lusso rispetto alle altre tre Nikon Z a listino). Ma è altrettanto vero che con Z6 e Z7, essendo obbligati ad usare XQD o CFexpress da minimo 450 megabyte al secondo di velocità di scrittura, l'utente non creerà mai un collo di bottiglia allo svuotamento del risicato buffer di memoria che Nikon continua ad ostinarsi a mettere nelle sue fotocamere per risparmiare sui costi di approvvigionamento. Mentre se il fotografo si ostina ad usare la scheda SD che gli è stata regalata con la Nikon D90, allora si che le cose cambiano e rischia di ritrovarsi che, anche senza fare raffiche, se segue un'azione importante, ad un certo momento la macchina si siede e poi impiega un mese pieno per svuotare la memoria buffer. E fino a quel momento la raffica si riduce a 1 o 1/2 scatto al secondo. Insomma, capisco risparmiare fino all'ultimo centesimo possibile, ma spendere 1899 euro per il kit della Z5 e poi ostinarsi a mettere una SD 60x recuperata nel cassetto, è idiota prima ancora che dannoso. Meditate, gente. Meditate !
  49. 3 points
    26 luglio 2020 Nel dicembre del 1968, in Inghilterra, la canzone prima in classifica si intitolava "A man of the world". Quell'"uomo del mondo" si è spento la notte scorsa a Londra, nella sua casa, e si chiamava Peter Green. Per chiunque strimpelli una chitarra, per chi ama ascoltare musica sincera, genuina, il nome dei Fleetwod Mac di Peter Green non deve essere sconosciuto. Quei Fletwood Mac erano lontani due ere geologiche da quelli che saranno in "Don't Stop" di Leslie Buckigham (a metà dei '70) e furono anello di congiunzione tra il Blues di Chicago e le folk derivazioni britanniche, quindi germe e brodo primordiale di evoluzioni quali l'Hard Rock (poi Metal) e soprattutto della meravigliosa stagione del Progressive Rock inglese (e americano, perchè gente come i Chicago Transit Authority non li dimentico). Negli ultimi anni '60 al Marqee Club di Londra, Peter Green lo incontravi una sera sì e una no, andavano tutti ad ascoltarlo (con "tutti" intendo gli altri musicisti). Un gruppo speciale, quei Fleetwood Mac, una sezione ritmica solidissima, cementata da John Mc Vie al basso e Mick Fleedwood dietro il rullante, e due chitarristi, Peter e Jeremy Spencer, a cui quasi subito se ne aggiungerà un terzo, Denny Kirwan. Fu un gruppo che trasformò il Blues portandolo a livelli mai ascoltati prima. BB King affermerà, anni '90, che nessuno è mai stato capace di replicare il suo tocco di chitarra elettrica, nessuno tranne uno: Peter Green. Purtroppo Peter si devasterà con l'LSD (e dopo di lui anche Denny), riducendo al lumicino le sue capacità musicali escludendosi così dalle scene già dai primi anni '70. Una meteora, insomma, sì, ma un astro che 50 anni dopo piangiamo per l'ultima volta. Addio, Man of the World.
  50. 3 points
    Eccolo qui, il virtuosismo sta nel fatto che c'era un vento forte ed ero a mano libera, ho un bel po' di foto con il soggetto con un pezzo fuori inquadratura, oppure un po' storto, ma l'importante è che una buona ci sia. Per avere qualche possibilità di ottenere un risultato ho usato f11 e 1/1600s. Di conseguenza 1800 ISO. Luce naturale. Raffica. Sympetrum fonscolombii femmina. Nikon D500 300mm f4 Pf e TC 14 Eiii.
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