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  1. 13 points
    Presentato ufficialmente soltanto il 14 febbraio scorso (ne abbiamo dato notizia qui) sta per arrivare in negozio (consegne previste entro aprile 2019) il nuovissimo Nikkor Z 24-70mm f/2.8 S e noi, grazie a Nikon Italia abbiamo avuto l'opportunità di averlo in anteprima. Premettiamo che si tratta di un sample e non abbiamo il permesso di pubblicare file (meno che meno ad alta risoluzione o in formato NEF) e che si tratta di un primo "mordi e fuggi" perchè dobbiamo restituirlo al più presto. Ritornerà più avanti a Max Aquila con una prova fotografica più approfondita appena sarà disponibile un esemplare di serie, identico a quelli che potrete trovare in negozio (chi fosse interessato può già ordinarlo presso il suo rivenditore di fiducia). Ma questo primo contatto è già stato sufficiente per avere una idea diretta non solo delle qualità di questo obiettivo ma della classe cui fa parte e che vi anticipiamo, si stacca nettamente dai pur ottimi f/4 ed f/1.8 che abbiamo già avuto modo di provare o che già possediamo. Pur appartenendo alla stessa serie S (S sta per Superior), capiamo già che questi obiettivi saranno Superiori in tutto agli altri Nikkor Z, consentendo alle nostre mirrorless Z le massime performance. eccolo qua, senza paraluce, montato sulla mia Nikon Z e ripreso dalla Zia Nikon D850. nel suo involucro in larga parte in lega metallica contiene 17 lenti disposte in 15 gruppi. Due lenti sono in vetro ED e quattro sono asferiche. C'è un doppio trattamento antiriflessi. Il paraluce è internamente ricoperto di assorbente (la superficie è rugosa, quasi felpata) per assicurare ulteriormente di combattere ogni tipo di riflessione indesiderata. all'interno sono disposte guarnizioni a tenuta contro polvere e umidità il peso è tutto sommato contenuto in 805 grammi. Le dimensioni esterne sono di 126mm per 89mm. Il diaframma ovviamente è a 9 lamelle e la distanza di messa a fuoco contenuta in 38cm. l'obiettivo è costruito in Giappone come orgogliosamente riportato sopra al numero di matricola (che in questo esemplare di preserie è naturalmente bassissimo). pur non essendo piccolissimo (qui sopra è illustrato con il suo BEL paraluce a petali) risulta ben bilanciato montato sulla Z. E' anche strutturalmente armonico, a differenza di altre produzioni correnti di marchi concorrenti, meno eleganti nello sviluppo dei vari anelli. il paraluce, dicevo, è bello ed anche robusto. Consente in caso anche di sostenere la fotocamera ... capovolta. Ha delle fessure per l'aria ma soprattutto mantiene il segno distintivo degli obiettivi professionali Nikon, il tastino di sblocco per montaggio e smontaggio perfettamente integrato nella zigrinatura intonata con le ghiere di controllo dell'obiettivo sul lato riporta la serigrafia dell'obiettivo, la sigla e la conferma che anche il paraluce è costruito in Giappone l'interno è trattato contro le riflessioni, al tatto è rugoso in modo piacevole. La costruzione nel suo insieme - pur, ovviamente, in plastica - appare ben strutturata e robusta. Adatta ad un uso impegnato. vista dall'alto, sulla mia Z7 l'obiettivo solo, con davanti il suo tappo da 82mm (che invece è prodotto in Thailandia) l'altra faccia della luna immagine artistica con l'obiettivo posto a 70mm (si, si allunga : ma anche gli altri 24-70/2.8 da reflex per Nikon si allungano zoomando !) altra vista laterale con in primo piano il tasto funzione aggiuntivo (21 comandi assegnabili via menù) e il selettore Autofocus-Manualfocus qui ripresi più da vicino primo piano del display OLED che si illumina all'acensione della macchina e riporta tutti i cambi operativi, selezionando la modalità tramite il pulsante DISP i comandi finisco qui. Perchè anche questo obiettivo é primo di stabilizzazione (come gli altri Nikkor Z), potendo sfruttare a pieno lo stabilizzatore integrato sul sensore delle Nikon Z. Avendo in casa anche il 24-70/4S del kit, non potevano mancare le immagini di confronto. distesi, a riposo distesi entrambi a 70mm con il paralure a riposo (ricordo che il 24-70/4S rientra in posizione di riposo rendendo la struttura esterna ancora più compatta. E' la sua peculiarità ma di fatto a 24mm si allunga, mentre il 24-70/2.8S a 24mm è nella posizione di minima lunghezza/ingombro). con il paraluce a 70mm. Il 24-70/4S ha la parte interna visibile composta da due fusti che fuoriescono alla massima focale. Il 24-70/2.8S invece mostra un solo fusto, più ampio ma complessivamente con un allungamento molto inferiore in proporzione. Se guardate da questa foto a 70mm la differenza di lunghezza dei due obiettivi non supera i 2-3 cm. senza parluce a riposo con il 24-70/4S in posizione operativa a 24mm a 70mm Il 24-70/2.8S è si più grosso a tutti gli effetti ma non così esageramente. Il vantaggio pieno del 24-70/4S si apprezza sostanzialmente nella borsa, quando, in posizione bloccata, è veramente molto più compatto. i due obiettivi a confronti lato lente anteriore. L'impianto è simile, il 24-70/2.8S appare più raffinato ma si nota che la mano alla base del progetto di questi obiettivi, se non è la stessa, certamente appartiene ad un progetto comune e coerente. Andiamo infine a dare un'occhiata alle funzionalità del display OLED che caratterizza questa classe di obiettivi (e che dai prototipi esibiti, sarà anche sui vari 14-24/2.8, 70-200/2.8, 50/1.2 ... e successivi Nikkor Z di fascia pro). All'accensione saluta l'utente con la scritta NIKKOR e poi a seconda della selezione dell'utente (premendo successivamente il tasto DISP) mostra la scala delle distanze di messa a fuoco che varia in tempo reale muovendo la ghiera di messa a fuoco ovviamente selezionando M dal selettore A/M (con conferma visiva sul display) il diaframma impostato (che varia anche esso in tempo reale sia muovendo la ghiera del corpo macchina che l'eventuale funzione impostata nella prima ghiera sul corpo obiettivo) la focale impostata ricordo sempre che questi obiettivi hanno ghiere elettroniche, non meccaniche. La messa a fuoco è by-wire e simulata dall'attuatore elettronico che controlla i motorini elettrici passo-passo. Lo stesso vale per la prima ghiera, quella tra il primo e il secondo fusto dell'obiettivo, la cui funzionalità è programmabile dall'utente via menù della fotocamera (così come il tasto funzione laterale). Nikkor, finalmente, con le specifiche dell'obiettivo riportate nella serigrafia anteriore. Impressioni Come scrivevamo all'inizio dell'articolo, non possiamo mostrare foto scattate con un sample ma naturalmente non ci siamo lasciati sfuggire l'occasione per farci un'idea complessiva dell'obiettivo. I punti di forza complessivi che possiamo appuntare sono : costruzione realmente di livello professionale, sia nella scelta dei materiali che nelle soluzioni costruttive come pure nei dettagli prestazioni ottiche che sembrano di livello seriamente superiore. Lascia abbagliati la nitidezza sul piano focale già ad f/2.8. Probabilmente il massimo lo si ottiene ad f/4 dopo di che chiudere il diaframma influenza per lo più la profondità di campo. Ad f/10 siamo al technicolor ! L'assenza totale (letteralmente) di aberrazioni cromatiche già ad f/2.8. Vignettatura e distorsione sono presenti ma ben corrette nei file (ricordo che come per tutti gli altri obiettivi Nikkor Z, Nikon consegna al software di sviluppo i parametri di correzione di distorsione e vignettatura. La vignettatura rimane leggermente presente ad f/2.8 come è giusto che sia - non c'è quella strana zona chiara che invece usualmente mette LR in automatico per gli obiettivi Nikon F - mentre la distorsione propria dell'obiettivo è totalmente assente a tutte le focali. Ovviamente questo è tutto pienamente gestito anche dal motore di conversione JPG oncamera) ergonomia. E' un obiettivo importante ma sta bene in mano anche nei corpi relativamente compatti dell'attuale serie Z. Immaginiamo che sulle mirrorless professionali che Nikon proporrà nel prossimo futuro staranno ancora meglio ma già adesso non c'è molto da obiettare. la messa a fuoco molto veloce e molto precisa (al netto dei limiti che sinora dobbiamo rimarcare nel sistema Z e che speriamo saranno ridotti o azzerati con i prossimi firmware; perchè è inutile avere prestazioni ottiche eccezionali se le foto sono fuori-fuoco) E' prematuro parlare di punti di debolezza prima di una prova approfondita sul campo con soggetti più reattivi dei miei manichini di studio ma annoteremmo questi due : il prezzo annunciato, in linea con realizzazioni simili per Nikon F o di altri marchi, è comunque elevato in assoluto e da valutare con estrema ponderatezza la sovrapposizione lato escursione focale con l'obiettivo da kit che sostanzialmente Nikon cerca di vendere praticamente a tutti quelli che acquistano una Nikon Z. Ciò da un lato può essere un freno all'acquisto del nuovo, quando il precedente è altrettanto nuovo, performante e soprattutto già in casa (peraltro la diffusione capillare del 24-70/4S non ne favorisce la eventuale rivendita sull'usato ... con possibile deprezzamento importante) dall'altro farebbe pensare al 24-70/4S come ad un obiettivo "spendibile" al confronto. Nient'affatto l'obiettivo proposto in kit è sorprendentemente buono. Volendo spendere due parole di confronto con altri Nikon 24-70mm rispetto al Nikkor Z 24-70/4S si vede chiaramente la classe professionale. La costruzione è tutta a favore del 2.8, le prestazioni sono visibilmente superiori. La differenza di ingombro (perchè il peso è nettamente a favore del f/4) non così importante all'atto pratico, almeno durante l'uso. Su Nikonland non poniamo mai il pregiudizio sulle differenze di prezzo e quindi ogni potenziale acquirente valuterà secondo le proprie esigenze e possibilità di investimento ma avendo a mente che il Nikkor Z 24-70/4 S è possibilmente un vero campione nella sua categoria, certamente lo è in casa Nikon. Quindi per affrontare l'impegno del 2.8S si dovrà essere realmente motivati (per esempio da quello stop di apertura in più ma non solo) rispetto al Nikkor F 24-70/2.8E VR purtroppo non vedo confronto. Il vecchio Nikkor F è certamente un obiettivo di fascia professionale e ben coerente con corpi tipo Nikon D5 e D850 ma esageratamente enorme per una Nikon Z e soprattutto - Nikon ci perdonerà - ha prestazioni ordinarie rispetto a quelle - realmente Superiori - esibite dal nuovo Nikkor Z 2.8S. Noi non vediamo in alcun modo l'opportunità di usare la versione F su una Z, un vero controsenso. Ma ognuno deciderà per se (dobbiamo ammettere di andare a memoria ma abbiamo potuto testare la versione F dopo aver posseduto svariati 24-70/2.8 in precedenza solo un paio di anni fa senza riportarne impressioni sensazionali. Ma anche in termini costruttivi si vede nel nuovo una realizzazione più raffinata.) In estrema sintesi, su una Nikon DSLR consiglieremmo un Nikkor F, su una Nikon Z, un Nikkor Z. Un ultimo appunto che trae origine da una recente intervista rilasciata da figure apicali di Nikon all'ultimo CP+ di Yokohama. Dobbiamo vedere questi obiettivi come una nuova generazione a tutti gli effetti. Nikon sta mettendo in campo risorse su tutti gli aspetti sia costruttivi che funzionali. Dettagli importanti come : la lotta ad ogni forma di riflessione sia interna che esterna (corpo, trattamento lenti, paraluce) per massimizzare la prestazione ottica messa a fuoco che qui vede la prima implementazione del multifocusing (utilizzo di due gruppi motore che muovono in sincrono due gruppi di lenti per una messa a fuoco che determina una trasposizione dell'immagine il più possibile perfettamente sul piano focale per i tre canali colore primari, ottenendo un'azzeramente virtuale delle aberrazioni cromatiche assiali a tutto vantaggio della nitidezza la cooperazione tra ottica e software di sviluppo al fine di offrire al fotografo un'immagine già praticamente pronta da impiegare con risultati di fascia superiore rispetto all'equivalente reflex tanto che nel prossimo futuro ci aspettano ulteriori novità in questa direzione che oramai immaginiamo irreversibile. Per il momento ci può bastare questo nuovo Nikkor Z 24-70/2.8 S che ci dà una ulteriore conferma di quanto Nikon sia impegnata nelle nuove mirrorless. A presto per una prova più approfondita.
  2. 10 points
    Alessandro Fornasetti, ossia Image Factory, alias Mudmad, come lo conosciamo fin dalla sua iscrizione a Nikonland dell'ottobre 2006, oltre ad essere stato uno dei primi iscritti al sito è diventato un caro amico ed ancora, un tester privilegiato delle attrezzature fotografiche che utilizza, grazie ad un utilizzo continuo e stressante (per le attrezzature) oltre ogni modo, nelle occasioni più svariate, ma principalmente sportive, nelle discipline più dure, sia per gli atleti sia, parallelamente, per le condizioni nelle quali il fotografo si trova a dover operare. Cogliamo l'occasione di averlo sentito per telefono, praticamente strappandogli un'intervista, giusta la distanza geografica che ci separa, ma sopratutto a causa del fatto che la sua professione principale, quella della consulenza commercialistica, unita alle fughe per praticare e fotografare gli sport che predilige, fanno si che solo il telefono possa consentirci un tackle per immobilizzarlo per qualche minuto. Il pretesto della telefonata/intervista è la notizia del suo recente acquisto (metà gennaio scorso) di una Nikon Z6 e quindi, il necessario passaggio su Zetaland per farci raccontare delle sue esperienze di scatto (che nel frattempo ammontano già a più di 70k scatti). Ciao Mudmad, che piacere sentirti dopo tanto tempo... ma allora è vero? Hai in mano anche tu una Z6? E perchè l'avresti comprata? Ciao Max, piacere mio. Si è vero, inizialmente è stata pura curiosità, come sai prediligo DSLR professionali come le D5 la D4 a cui ho affiancato nel tempo anche una D800 per utilizzare il nutrito mio parco ottiche dedicato ai generi fotografici che pratico, obiettivi come i Nikon 70-200/2,8 FL, il 300/2,8 ED VRii oppure il magnifico 400/2,8G ED VR, probabilmente uno dei migliori teleobiettivi della sua focale sul mercato. Forse inizialmente guidato dall'intenzione di procurarmi un corpo macchina leggero e maneggevole, per consentirmi di scattare anche mentra vado in giro in bici per Milano, con il 14-24/2,8 montato su FTZ tanto che non ho attualmente il minimo interesse per le ottiche Z per adesso disponibili, ritenendo di usarla tuttalpiù per le foto di costume a margine delle competizioni durante le quali scatto ... però poi... ho provato ad usarla con gli stessi tele durante le azioni di gioco, e mi sono accorto che.... ...insomma, che immediatamente e senza difficoltà sono entrato nella solita simbiosi che mi accompagna con le attrezzature Nikon di livello professionale, ottenendo i risultati che mi aspetto di conseguire nelle situazioni di ripresa delle quali posso vantare ormai esperienza ultradecennale (oltre a quella ben più lunga da praticante che mi consente di prevedere l'evolvere dell'azione) Ed allora...che differenze d'uso riscontri, se ne riscontri, tra corpi reflex che ben conosci e possiedi e questa new entry tra le mirrorless votate alla fotografia d'azione? Sicuramente una maggiore sensazione di gestibilità che il mirino elettronico consente nella valutazione dei parametri di esposizione e controllo cromatico, specie in discipline sportive di alta criticità come l'hockey su ghiaccio, gravato oltre che dalla estrema velocità dell'azione, anche dalla difficilissima gestione cromatica del file, a causa della temperatura colore estremamente variabile delle lampade da illuminazione e dai loro riflessi sul ghiaccio e sulle divise colorate degli atleti. nonchè dal livello altissimo degli ISO richiesti, per consertire di lavorare ai tempi di otturazione necessarii per "congelare" l'azione, il piccolissimo dischetto dell'hockey, ...il momento in cui esso entra in rete... o gli eventi che si possono succedere, come la mazza che si spezza nel momento dello scatto della foto precedente... La notevole maneggevolezza di questa mirrorless, inoltre, paragonata ai corpi DSLR cui sono abituato, sia per il peso, ma anche per la razionale disposizione dei comandi (pur se differente da quella di una D5), mi permette di seguire a mirino o a monitor (come nella foto d'apertura, scattata da un mio collega) lo svolgimento dell'azione nell'attesa di scattare, con un AF che finora non mi ha dato alcun problema nell'inseguimento e tracking del soggetto, sia nella modalità dinamica, sia in quelle a gruppi (Wide S ed L) che uso frequentemente. L'aggiornamento fw annunciato per maggio, non potrà che ulteriormente migliorare il mio rapporto di utilizzo di questa fotocamera con le ottiche di cui dispongo. Vuoi dunque riassumerci pregi e difetti di questa tua Nikon Z6 ? Tra i pregi di certo l'affidabilità che ho riscontrato nella messa a fuoco, per esempio, mi è capitato di scattare ai gatti moltissime foto con la Z6 e l'AF è sempre riuscito a mantenere il target sul soggetto anche durante lunghe sequenze di scatto. A questo proposito considero efficacissimo, specie nello sport (ed in particolare nell'hockey) il modo sequenza H* nel quale, per raggiungere in jpg F+ la cadenza di 12 ftg/s, l'esposimetro si blocca alla valutazione del primo scatto, consentendo in quegli sport la realizzazione di raffiche non influenzate da parametri che potrebbero durante lo scatto influire negativamente sulla omogeneità di esposizione della intera sequenza. Sicuramente anche la silenziosità dell'otturatore elettronico, certamente non un valore assoluto nei palazzetti dello sport, ma di certo in ambiti da street o nei quali non ci si voglia far notare. Ed ancora, la grande qualità dei jpg, opportunamente profilati alla base, che vengono fuori da questa mirrorless: praticamente cotto e mangiato, con pochissima necessità di postproduzione. Tra gli aspetti perfettibili, invece, la differente capacità agli alti ISO (rispetto prodigi come la D5 che uso fino a 100mila ISO) del sensore di questa macchina: ovviamente anche in funzione della classe di appartenenza. Certamente la migliorabile ergonomia per le inquadrature verticali e, in generale, con obiettivi molto pesanti come quelli che utilizzo. Ma anche così sempre meglio, certamente, di...un pugno nello stomaco ! Beh, grazie Mudmad, di averci testimoniato di queste potenzialità, sulle quali credo che ancora in pochi abbiano testato la Z6. A presto ! E' stato un piacere, un saluto a tutti i Nikonlander. Foto imagefactory (C) Max Aquila per Zetaland 2019
  3. 10 points
    Cosa succede se date in mano una Nikon Z ad uno che non ama le mirrorless, o meglio, i mirini elettronici? Ora ve lo spiego: Come molti di voi sapranno, chi mi conosce da tempo, io sono molto fotosensibile, i miei bastoncelli hanno un tempo di rigenerazione lento, ognuno è fatto a suo modo, ma a causa di questa caratteristica ho sempre detestato i mirini elettronici, in primis delle videocamere, dove non esiste alternativa, se non l'uso di un mini-monitor (cosa che peraltro faccio) ma già dai tempi della mia prima bridge, la Fuji s602z (siamo nell'archeologia digitale) mi accorsi che nei luoghi bui, quali teatri, una fonte luminosa dentro un solo occhio è sempre stata motivo di fastidio, al punto di provocare anche emicranie. Questo ve lo racconto per farvi inquadrare meglio la situazione, non sono certo l'unico ad avere questo problema, anche la mia assistente per esempio, e quando con le macchine ci si lavora, trovandosi spesso in situazioni di scarso confort, si tende ad utilizzare la strumentazione che quantomeno sia confortevole alle nostre caratteristiche ed esigenze. Perché insisto sul comfort? Già perché quando si impugna la Nikon Z la sensazione iniziale solo al tatto è quella di confort, nulla di nuovo per chi è abituato ai corpi nikon, ma resta una sorpresa che in un corpo leggero e compatto la mano cada esattamente come fosse un abito cucito su misura. Vero è che la mia mano pur non essendo piccola (22cm di spanna), ha dita sottili e lunghe, qualcuno si è lamentato di non saper dove mettere il mignolo, il mio sta esattamente dove vorrebbe stare, a proprio agio. La macchina è leggera ma solo in confronto ad una reflex, perché ha a mio avviso il giusto feeling tra manovrabilità e sensazione di solidità, insomma non è un giocattolo. È una nikon a tutti gli effetti. Di mirrorless ne ho provate altre, non tanto perché volessi integrare al sistema reflex ma più che altro per curiosità, ed anche a titolo di conoscenza, visto che ai miei corsi non voglio essere impreparato su nessun tipo di argomentazione, le conclusioni poi sono puramente soggettive ma per farsi delle idee le cose vanno provate. Devo ammettere che Nikon con il suo incipit Mirrorless Reinvented ha azzeccato il giusto termine, perché per quanto la tecnologia mirrorless sia in piena evoluzione, mi sento di dire che questa Zeta sia diversa dalle altre, già mettendo l'occhio nel mirino, si percepisce in molte situazioni, la sensazione di avere un mirino ottico, quel Oled interno da 3.6 milioni di punti è impressionante, reso ancor più confortevole dal sistema di lenti del mirino. Ovviamente ci sono differenze con gli ottici a pentaprisma, ma se di mirrorless vogliamo parlare, perché su certi aspetti sono più agili delle reflex, allora quel mirino è il migliore che abbia mai visto fino ad ora. Altro aspetto che mi ha sempre fatto storcere il naso nelle mirrorless è la latenza allo scatto, il mirino elettronico ha un refresh, che sia pur rapido è comunque un tempo "morto" che rallenta l'insieme vista-scatto, anche qui la Z si comporta molto bene, siamo molto vicini ad una reflex prosumer, direi che è quasi trascurabile in svariate situazioni di scatto, in altre continuo a preferire le reflex, ma diciamo che in mancanza di un confronto diretto, non è percepibile. L'autofocus ibrido, ovvero a rilevamento e contrasto simultaneamente, lo rende in certe occasioni un po' incerto, non nella precisione impeccabile ma nell'aggancio, proprio a causa della precisione del contrasto, tuttavia è fruibilissimo ed anche per uno come me che usa molto spesso l'afc è stata una piacevole sorpresa. Veniamo all'aspetto pratico e parliamo di mirino. Per quanto sia eccezionale, ci sono alcune situazioni in cui con forti controluce, le luci alte del mirino saturano o clippano chiamatelo come volete, è una delle rare occasioni in cui ci si accorge che c'è un monitor, di primo acchito la tendenza che ho notato è quella di essere "conservativi" se ci si affida al preview del risultato si tende a preservare le alte luci sottoesponendo, perché questa saturazione delle alte luci ti fa percepire come una foto sbagliata, in realtà poi facendoci l'abitudine, e si fa presto, è solo una caratteristica del oled e si capisce come sarà il risultato, peraltro oltre all'esposimetro tradizionale, abbiamo anche la possibilità di apporre l'istogramma in tempo reale, senza alcuna possibilità di errore. Queste sono alcune delle situazioni dove nelle alte luci si percepisce l'effetto: Nella seconda poi si evidenziano le aberrazioni cromatiche che ho cercato all'impossibile, ma dell'ottica parlerò dopo. Un altro aspetto al quale bisogna fare abitudine è nell'utilizzo in studio, c'è da disattivare la funzione di preview a mirino/monitor per potere inquadrare, l'immagine rispetto ad un mirino ottico è più chiara, non si ha alcuna percezione di come, in base alle luci pilota, verrà lo scatto, come ho già scritto si tratta di un nuovo approccio al quale si può fare abitudine ed integrarlo esattamente con gli scatti a reflex. Tuttavia c'è il pregio di vedere bene dove si sta puntando, c'è da dirlo. In questa occasione però, se le luci pilota sono un po' flebili, le mie sono da 150W, l'autofocus (che è un -1EV) mostra maggiore difficoltà, è anche vero che un F4 di apertura massima ci mette del suo. Vero anche che in studio con quelle luci pilota mi sono trovato talvolta in difficoltà anche con la 850 ed ancor più con le precedenti reflex, capitava che neanche mi prendessero il fuoco. Altra caratteristica del EVF è il refresh, non ho trovato dati sulla frequenza, immagino sia un 120hz ..poco importa ma se siete abituati saltare di palo in frasca con l'occhio nel mirino, preparatevi a vedere l'immagine spezzarsi, perché si supera il tempo di refresh, ovviamente mentre ci si muove (panning a parte ma il panning è più lento) non si scatta, quindi poco male. Passiamo all'ottica: Il 24/70 del kit è un f4, limitante per chi ama sfuocare sempre anche a figure intere, ma è l'ottica zoom più straordinaria che abbia mai visto, non so quanto le loCA vengano corrette a software, ma è chiaro che le caratteristiche dei gruppi ottici sono di altissima qualità, sfruttano il bocchettone largo (il più largo tra le ML) per (suppongo) fare arrivare i raggi maggiormente perpendicolari al sensore e caspita, la resa ai bordi è degli dei migliori fissi F-Mount. Una cosa invece che mi sarei aspettato, ma forse era più una speranzate utopica che va contro le leggi della fisica, era di avere una minore deformazione ottica ai lati sui grandangoli dal 24 in giù, e tutto sommato in condizioni normali c'è un miglioramento, ad esempio se faccio un gruppo a 24mm, le persone ai lati non sono così cicciotte, ma in condizioni estreme come vi mostrerò sotto, non c'è differenza tra un 24 F-Mount ed il 24 S Questo è il 24 art su 850: E questo il 24/70 a 24 Come si può notare i quadri al muro, come i pannelli in vetrina sono panoramici quando il rapporto è di 2:3 e quindi sotto quell'aspetto credo che non si possa fare nulla.. Mi riserbo di provare il 14-30 con il mio vaso da fiori (Tamron 15-30) quando riuscirò a provarne uno. Ma credo di essere un po' troppo esigente su questo aspetto, è già tanto che la nitidezza ai bordi sia paragonabile a un fisso d'eccellenza. D'altro canto è già incredibile che da uno zoom si possa ottenere un nitidezza così a tutta apertura, con un controllo delle aberrazioni impressionante. Vengo ora alle conclusioni: Cosa mi piace di questo sistema? L'integrazione con ACR che pensavo fosse uno svantaggio ma si è rivelato un bel pregio La possibilità di inquadrare da molto basso, usando il display come se fosse il mirino, la reflex in quel campo è lenta nella messa a fuoco e nello scatto, oltre ad avere ingombri da non permettere di scendere più di tanto La portabilità e la maneggevolezza, uniti alla sensazione di solidità senza perdere il solito feeling Nikon Tutte le funzioni mirrorless che semplificano l'uso La scelta di integrare un menù rapido touch ad icone e personalizzabile, per sopperire la parziale mancanza di pulsanti fisici Lo straordinario stabilizzatore su sensore mi consente di usare il 105 ed il 135 con tempi di sicurezza più ragionevoli. Cosa non mi piace? La patella (perché non si può chiamare custodia) dell'ottica... ho cominciato a ridere appena l'ho vista... Perché la consiglierei anche ad un professionista? Perché consente di espandere le possibilità creative laddove solo una mirrorless può arrivare, pur amando sempre la reflex ed il suo mirino ottico non si può rimanere indifferenti a questo sistema. Brava Nikon! E grazie a Nikonland per avermi forzato a provare uno strumento per cui non nutrivo alcun interesse.
  4. 8 points
  5. 7 points
    Siamo sempre entusiasti acquirenti di tutto ciò che possa migliorare il nostro divertimento nell'utilizzo delle attrezzature Nikon in nostro possesso. Ecco perchè, pur possedendo già da qualche anno il mio eclettico zoom Nikon AF-S 200-500mm f/5,6E dotato di staffa di montaggio al cavalletto di serie, in occasione dell'acquisto della mia prima gimbal, per una migliore gestione di questo tele nella fotografia sportiva, munita di una staffa a standard Arca, avevo pensato di eliminare la piastrina di adattamento, necessaria sotto la staffa originale dello zoom (non Arca), acquistando la staffa e collare oggetto di questo articolo, nell'intento di migliorare la scorrevolezza dell'insieme e la sua rigidità torsionale. Il principale difetto di questo zoom Nikon (ed anche del 300/4 AF-S) consiste proprio nell'assurda realizzazione del supporto al collare di montaggio della staffa di adattamento al treppiede: consiste di quattro piolini ottonati attorno ai quali, grazie ad altrettanto gole sul collare che ne consentono il montaggio, scorre il collare stesso: una soluzione economica e soggetta a sicura usura per sfregamento delle parti a contatto come ben si nota dalla lucidatura dei miei piolini, per quando si renda necessaria un'inquadratura verticale con conseguente rilascio della vite di bloccaggio del collare e riposizionamento del corpo macchina. Trovata quindi questa staffa dedicata, iShoot, su Amazon ed eBay a prezzi umani e del tutto simili (tra i 40 ed i 55 euro), ho preferito acquistarla sul primo sito, per gli indubbi vantaggi in tema di eventuale reso... Detto fatto, appena arrivata stamane la staffa, ho provveduto a sostituirla a quella originale, che mi ha assistito durante questi tre anni di possesso dello zoomone. Si presenta ben solida e ben costruita, con una sola differenza di base rispetto alla staffa originale (oltre al piedino a standard Arca) ossia quell'articolazione in testa, come a consentirne anche uno sgancio ed apertura totale, tipiche di collari con diverso sistema di scorrimanto, qui però del tutto inutile... Presente anche una doppia filettatura di aggancio diretto a treppiedi privi di sistemi di sgancio rapido. Vite di sblocco del collare ben dimensionata e zigrinata, fornita anche di un mollone interno (assente sulla vite della staffa Nikon) per rendere più elastico l'avvitamento e svitamento. Complessivamente una bella realizzazione per materiali e forme. Ma... al momento di sbloccare la vite di serraggio del collare, per portare in verticale la fotocamera... ecco il problema che non ti aspetti...!!! Nei termini di un disassamento sostanzioso a vite allentata, che porta a portare fuori centro il collare in misura variabile davvero eccessiva e certamente usurante per i piedini ottonati dell'obiettivo sia per le gole del collare che infatti, dopo poche prove del...misfatto, ecco come si presentano rovinate tanto le gole e le guide di scorrimento sui piolini, quanto la fascia interna di attrito ... Questo, a confronto, l'interno della staffa originale Nikon, con sulle guide ben più di trentamila scatti in poco più di tre anni di vita e questa la D850+MB con staffa originale nelle medesime condizioni (vite allentata) sia in orizzontale sia in posizione verticale del corpo... che come ci si aspetta, non manifesta alcuna flessione sulle gole del collare. A mio parere il problema consiste nella eccessiva tolleranza delle gole della staffa non originale, in termini di mezzo mm di differenza, che consente quel lasco terribile che in molte condizioni di utilizzo di un teleobiettivo è semplicemente inaccettabile... e che ne consentirebbe esclusivamente un utilizzo a vite completamente bloccata, perchè appena in rilascio, si otterrebbe questo effetto: Acquisto sbagliato, ma per fortuna avevo comprato su Amazon e ho immediatamente chiesto il reso ed ottenuto anche il rimborso. Giusto per evitare lo stesso errore ad altri. Max Aquila photo (C) per Nikonland 2019
  6. 6 points
    Prendo a parlare di questo mio zoom, dopo tre anni dall'acquisto e da un utilizzo intenso e vario, che agli atti del mio catalogo Lightroom parla di quasi trentamila scatti, in associazione con ben cinque fotocamere quali le Nikon D4, D500, D810, D850 e da poco, la mia nuova mirrorless Nikon, la Z6, con la quale ho impressione di una certa rivitalizzazione del mio zoomone da campo... La caratteristica degli zoom attorno a questa escursione focale è certamente quella di una luminosità per nulla spinta, che fa leva sulla capacità dei moderni sensori digitali di terza generazione, caratterizzati da una notevole dinamica in relazione alla sensibilità, essendo divenuto "normale" esporre anche in diurna a valori ISO sconvolgenti (un tempo) come quelli ben al di sopra dei 1600-2000, perfettamente alla portata anche di sensori APS-C senza una marcata, o avvertibile, perdita di nitidezza e coerenza, grazie al basso livello di rumore digitale. Presentato da Nikon nel 2015, come risposta alle proposte commercializzate addirittura da produttori universali come Tamron e Sigma, su escursioni focali come i 150-600, caratterizzate però da una apertura alle massime lunghezze focali da f/6,3 che non affascina certo molti dei potenziali interessati a obiettivi di questa categoria, primi fra tutti i fotonaturalisti che necessitano di aperture certamente più luminose, anche a scapito della massima focale raggiungibile. Nikon (come i concorrenti) aveva già da moltissimo tempo in listino un 80-400mm f/4,5-5,6 (prima serie 2001, seconda, col VR migliorato del 2013) e non solamente per l'escursione maggiore ma sopratutto per il prezzo di attacco del 200-500, molto più competitivo del fratellino, sembrò costituire un elemento destabilizzante nel catalogo obiettivi. La maggiore escursione in alto (mentre la differenza in basso viene colmata da eventuale, onnipresente, 70-200), il diaframma parifocale (per me un valore aggiunto in assoluto), il prezzo inferiore della metà, rispetto al VR II, un peso superiore del 50% e le dimensioni dilatate rispetto all'80-400, in larghezza e lunghezza, fanno si che i due zoom siano invece indirizzati ad utilizzatori differenti, con necessità di ingombri e pesi diversi, a costo di un prezzo che nel più corto 80-400 forse oggi è ancora sovraquotato per renderlo appetibile come invece in questi anni il 200-500 è divenuto. Sole e mare aiutano ad evitare la ovvia carenza di luminosità data dal diaframma massimo disponibile A patto che il rapporto di contrasto tra luci ed ombre resti sempre elevato, a pena di una predisposizione alla sofferenza da UV maggiore, quanto più aumenti la distanza dal soggetto e l'emissione in questione consentendo sempre una suggestione visiva, pur da distanze esagerate ed anche alle ore pomeridiane, dove basta un pò di contrasto cromatico per tirare su anche i sensori...meno crispy 😉 con i quali la resa finale anche "ammorbidita" dalla luce disponibile porta a risultati comunque interessanti Forse si, a mio vedere, con determinate delle mie DSLR questo obiettivo ha sofferto talvolta nella fase dei blu, come se l'antiriflesso non fosse particolarmente efficace tanto quanto poi, in situazioni diametralmente opposte, come scattando sulla neve, dove tendenzialmente più avrebbe dovuto patire il problema, l'ho ritrovato invece ben denso e saturo Una delle caratteristiche poi, per le quali l'ho sempre trovato sorprendente, in funzione del suo livello di appartenenza, è nella sua capacità di sfumare con omogeneità lo sfondo certamente non a livello dei fissi da f/4 o addirittura più luminosi, ma siamo pur sempre in presenza di uno zoom quasi "economico" che apre massimo a f/5,6 e dà il meglio di sè, diaframmato di due terzi / uno stop facile da zoomare grazie all'ampia ghiera di regolazione, posta in posizione anteriore rispetto a quella di fuoco (credo di non averla mai utilizzata, grazie all'efficienza del motore AF) Anche la minima maf è differente rispetto l'80-400 Nikon: in questo caso arriva a due metri e venti ma spinge, grazie al ridotto angolo di campo da 5°, a osare di avvicinarsi molto al soggetto e con gli opportuni accorgimenti, come da articolo del nostro prof. Silvio Renesto, si possono ottenere risultati ben più interessanti dei miei semplici appostamenti campagnoli, dai quali comunque traspaiono le potenzialità ulteriori le doti principali sono non solamente legate ad una intrinseca maneggevolezza, nonostante la mole garantita da un VR davvero al di sopra della categoria dell'obiettivo come si nota dal forte crop della immagine precedente ma nell'utilizzo nelle condizioni di luce più favorevoli, alla grande sensazione di nitidezza sui dettagli più minuti e di saturazione cromatica senza bisogno di intervento alcuno di postproduzione. L'ho pagato a prezzo pieno, alla sua uscita, poco più di tre anni fa, ma non me ne pento, vista la mole di foto che mi ha consentito di scattare in questo lasso di tempo. Lo consiglio fortemente a tutti coloro che abbiano esigenze di impiego allround di un teleobiettivo e non se la sentano di investire un capitale di denaro per l'acquisto del fisso più congeniale ai propri usi: in unione al mio Nikon 70-200/2,8 FL questo zoomone è il suo Big Brother ! Ma che ne dite...? Bah...mi sa proprio che me lo faccio il bagno... Max Aquila photo (C) per Nikonland 2019
  7. 6 points
  8. 6 points
    Uno studio d'atmosfera.
  9. 5 points
  10. 5 points
    Aggiungo delle foto del 2019 al soggetto che nei mesi di marzo e aprile più mi attrae. Vedere il ripetersi di questi rituali, probabilmente identici da millenni, l'incessante corteggiamento e la difesa, vera o simulata, del territorio da mattina a sera, finalizzato alla riproduzione della specie, è uno spettacolo irresistibile. Come, a me personalmente, provoca rabbia l'insensibile comportamento delle pubbliche amministrazioni che tutto pensano fuorché cercare di preservare l'habitat che consente di godere ogni anno di questo prezioso e rinnovato evento. Da qualche anno i canneti pare che dal demanio siano passati ai comuni. Sta di fatto che i canneti non sono più tagliati da anni ed il canneto vecchio è tutto abbattuto dai venti e impedisce la crescita del nuovo. Quando va bene viene tagliato un metro di canneto dalla riva per raccogliere tutte le porcherie di plastica che si sono radunate nell'anno. Risultato di questo intervento: ad ogni burrasca rutti i nidi costruiti da canne a pelo d'acqua vengono distrutti compreso il contenuto. Il vantato intervento naturalistico dei comuni è stato quello di rendere carrabile il sentiero che costeggia il lago, così ora il disturbo si può fare più agevolmente anche con le biciclette oltre che con i cani liberi dal guinzaglio. Metto da parte la rabbia e carico le foto augurandovi una Buona Pasqua.
  11. 5 points
    Edusa. D850 2/100 Zeiss Milvus, F. 5 1/100 sec. ISO 160, Mano libera
  12. 5 points
  13. 5 points
    Ci credete, vero, se vi dico che adesso ho il sensore piuttosto sporco ? Sayonara
  14. 4 points
    Volendo fare fotografia naturalistica e disponendo di un budget contenuto (diciamo meno di 2000 euro), quale scegliere fra il Nikon 300mm f4E PF ED VR ed il 200-500mm F5.6E VR? Mi è capitato recentemente di poter usare lo zoom Nikon 200-500mm f5.6E VR, così l'ho provato nelle situazioni in cui di solito porto il 300mm f4 PF. Ecco le mie impressioni sul confronto (soggettivissime, per carità!). Nota bene: questo articolo non vuole essere una disamina dettagliata dei due obiettivi, su Nikonland ce ne sono già molte e ben fatte, se volete approfondire vi rimando agli articoli relativi: Per il 300mm f4E PF qui e qui Per il 200-500mm f5.6E VR qui e qui Il mio è solo un confronto, nell'ottica di un uso per la fotografia naturalistica, di due soluzioni relativamente poco impegnative economicamente restando in casa Nikon. Ci sono anche soluzioni a budget contenuto di Sigma e Tamron, ma non ne parliamo qui. Lo zoom 200-500mm ed il piccolo 300mm a diffrazione a confronto Praticità d'uso: Il 300mm f4E PF è ...piccolo! Lo si porta ovunque, non pesa, non ingombra, il VR è ottimo e nel novanta per cento delle situazioni si può lasciare a casa il treppiede. L'Af è veloce. Bisogna tenere però presente che 300mm sono il "minimo sindacale", e a volte nemmeno quello, per fotografare gli uccelli con corpi Fx (con corpi Dx va già meglio), almeno al di fuori degli appostamenti predisposti con mangiatoie piazzate molto vicine . Il 200-500mm F5.6E VR è anche lui piccolo (come superzoom), ma è comunque ben più grande rispetto al 300mm a diffrazione. Non è troppo pesante ed ha un ottimo VR, per cui si può usare a mano libera in molte occasioni, per qualcuno però il peso, anche se contenuto rispetto ad altri superzoom potrebbe farsi sentire dopo un po'. In certi casi può essere utile avere con sè un treppiede o un monopiede. L'Af è buono, aggancia e segue bene i soggetti. Ibis (soggetto non troppo veloce) inseguito con il 200-500mm Il 200-500 è (scusate l'ovvietà) uno zoom e, dove non è possibile fare "foot zooming", cioè avvicinarsi od allontanarsi dal soggetto, il vantaggio è notevole. In natura, per varie ragioni, spesso bisogna restare appostati in punti fissi. Da postazione fissa con lo zoom è possibile regolare l'inquadratura. Questo cenerino l'ho ripreso a 390mm per dargli più "aria" Gheppio ripreso con il 300mm: come inquadratura va bene, ma potrei voler ingrandire e l'unica risorsa sarebbe avere un moltiplicatore, meglio se 1.4x, ne ho scritto qui. Questo significa un aggeggio in più da montare o smontare secondo necessità. L' operazione potrebbe far perdere qualche scatto interessante, se succede qualcosa intanto che si sta trafficando con l'attrezzatura. Gheppio, stessa location, a 500mm con il 200-500 ho potuto fare solo tre scatti prima che si involasse: Più raramente, ma può succedere, 300 mm sono troppi, e allora si può fare assai poco (solo cambiare obiettivo se se ne ha uno più corto). Questo terzetto era troppo vicino per un 300mm (scattata a 135mm su corpo Dx = 200mm su corpo Fx) Qualità di immagine: Il 300mm f4E PF ha uno stop in più di luminosità, ed è veramente nitido. Con la luce giusta è spettacolare. Non che il 200-500 vada male, anzi, fino a 350-400 mm è davvero molto buono ed anche a 500mm è più che dignitoso. Tra i due obiettivi la differenza non è grandissima, ma comunque c'è. Si vede soprattutto in condizioni ideali, quando non si hanno problemi di umidità atmosferica, movimenti di masse d'aria o che, che possono attenuare anche di molto le differenze. Crop 100%, soggetto a distanza ravvicinata con il 300mm PF. Crop 100%, foto scattata con il 200-500mm, soggetto più distante (e luce peggiore). Nitticora ripresa con il 200-500mm Crop 100%, soggetto lontano. Però, se c'è bisogno del converter, anche se il Tc14 EIII è un ottimo converter e la perdita di qualità è davvero minima, le differenze si attenuano. Ibis ripreso con il 300mm + TC14 EIII Airone guardabuoi ripreso con il 200-500mm a 500mm Confronto al 100% Se poi ci si mette di mezzo l'atmosfera, è assai difficile che si vedano differenze sensibili. Crop 100% Lo sfuocato, a parità di diaframmi, non è troppo differente ma a volte il 300mm f4 E PF ha uno sfuocato che definirei un po' nervoso, soprattutto quando sono presenti linee decise, come ad esempio dei rametti intricati, dove può dare dei doppi contorni. Con sfondi più neutri invece non ci sono problemi. Taccola su ramo ripresa con il 300mm: Come si vede nei crop sotto, nitidezza eccellente (es. le penne) ma sfuocato così così: Nella fotografia ravvicinata (close-up photography) il 300mm PF, come il suo predecessore AFS, è uno strumento eccellente sia da solo che con il TC 14 EIII. E' ottimo, ad esempio per le grosse libellule. Il 300mm da solo Il 300mm con il Tc 14EIII Sotto questo aspetto il 200-500mm f5.6 rimane indietro, ma si badi bene, di poco. Onychogomphus ripreso con il 200-500 Le sue capacità nella fotografia ravvicinata, sebbene non siano pari a quelle del 300mm f4E, sono comunque sorprendenti, come ho già scritto estesamente qui. Accoppiamento ripreso con il 200-500mm Insomma, riassumendo, secondo me: Il 300mm è Più luminoso di uno stop, L' Af è veloce, E' un po' più nitido La qualità di immagine è ottima (a parte alcuni sfondi) E' leggerissimo e poco ingombrante, Per la fotografia ravvicinata è eccellente. Può rivelarsi "corto" in alcune situazioni di ripresa E' consigliabile avere un TC14 da accoppiare quando necessario In alcuni, casi lo sfuocato può non soddisfare. Il 200-500 è Molto versatile, Ha una qualità di immagine più che soddisfacente, Nella fotografia ravvicinata se la cava molto bene ( il 300mm f4E PF ha un rapporto di riproduzione massimo più elevato che lo rende più adatto). Leggermente meno nitido in condizioni ideali. E' più ingombrante e pesante. Spero di avere dato una panoramica per quanto possibile onesta dei due obiettivi, sono entrambi ottimi, chiaramente differenti, il mio intento è aiutare a scegliere uno o l'altro sulla base delle caratteristiche che a ciascuno interessano di più. Come d'uso, non ho inserito il prezzo nelle variabili del confronto, ma se interessa, il 200-500 f5.6, costa un po' meno del 300 F4E PF e un bel po' meno della combinazione 300mm più TC 14E. Nota: Le foto delle libellule sono di archivio, e il 200-500 usato per quelle foto è un altro esemplare rispetto a quello usato per le foto agli uccelli, che sono invece nuove.
  15. 4 points
  16. 4 points
  17. 4 points
    Nikolas, la Scozia è uno dei posti che amo di più al mondo. Ci andrei a vivere 2-3 anni, se solo riuscissi a convincere le mie ragazze (e trovarci lavoro )! Comunque, nel corso di diversi viaggi ci ho passato alcune decine di settimane, per cui credo di conoscerla bene. Francesco e Fabio ti hanno detto diverse cose interessanti, che condivido e provo ad integrare. Innanzi tutto i miggies, cioè i moschini di cui parla Francesco. Ci sono e ti mandano al manicomio. 3 consigli di esperienza vissuta: 1) copri la testa con un cappelino chiaro (e preferisci abbigliamento chiaro) 2) usa una crema profumata e non il repellente per insetti standard a base Deet (che non funziona ma fa male a te e all'ambiente, mentre la crema funziona abbastanza) 3) se proprio non resisti, nelle zone costiere sono molto di meno che nelle zone umide dell'interno. Circa l'attrezzatura, dipende molto da cosa vuoi fotografare. Se l'obiettivo sono i paesaggi (io ho fatto 2 viaggi solo per i paesaggi, a dire focale max 200mm che per me sai cosa vuol dire), io di quello che hai scritto porterei 14-24 e 70-300; se vuoi fare qualche uccello marino (e giugno è il mese giusto) portati anche il 500PF; il 24-70 / fisso sono per me quelli che troveranno minore applicazione. Se vai per paesaggio porta un treppiede. La luce può essere fenomenale.... ma hai bisogno del treppiede per gestire i tempi. Se non vai per paesaggi, ma per reportage generico di viaggio, porterei invece il 24-70. L'MB18 secondo me non ti serve. 2/3 batterie invece si, almeno per non avere l'ansia di rimanere a secco. Sui posti, dipende molto da cosa vuoi fotografare - c'è un mondo di differenza tra andare per castelli, distillerie, paesaggi, animali -, quanto sei disposto a muoverti rispetto al Mainland che hai delineato nel tuo itinerario, e quanto vuoi fare una vacanza "turistica" piuttosto che avventurosa o sportiva. Comunque, inizio a dirti cosa penso di quello che hai chiesto. Io a lochness sono stato la prima volta: evitalo. Il lago è un grosso lago; ci sono rovine molto distrutte del castello, un tourist shop ed un mucchio di autobus pieni di gente. Oppure vacci se vuoi fare street di gente strana ma il posto non merita. Viceversa a Skye, che pure è un'isola turistica ci sono diversi posti interessanti, come in tutte le ebridi, per i paesaggi e la storia. Relativamente ai castelli, a me piacciono soprattuto per la loro collocazione nell'ambiente, gli interni mi hanno sempre deluso (non cercare la nostra storia/arte, come Italiani siamo abituati troppo bene raramente la ritroviamo). Per goderne muoviti presto, dopo folla-folla-folla. A me quello che è piaciuto di più in assoluto è Eilean Donan (Skye). Le distillerie meritano pure, a me quella che è piaciuta di più e Talisker (ma sono di parte, il loro "prodotto" mi piace un sacco), e a pochi Km dalla distilleria c'è talisker bay, dove fare seascapes niente male (treppiede!). Bella la zona di Neist point, fotografatissima ma molto affascinante (e sulla strada, prima di arrivare trovi un circolo di scogliere pazzesco), L'Old Man of Storr ed in generare l'altopiano (il quiraing) che gli sta intorno (escursione obbligatoria!), la baia di Elgol, le Fairy pools.... Insomma, avrai capito che io sono uno che cerca di non fare un mucchio di km ma di guadare bene quello che ha intorno. Qui trovi un mucchio di percorsi/posti da vedere a piedi. A cominciare proprio dalle Fairy pools. Ma se ti piace il paesaggio, ad esempio, considera i monti Cuillin, a partire dal sentiero (che dura un botto e parte da un famoso incrocio del quale ora non ricordo il nome... ma che subito ti propone un torrente magnifico). Di Aberdeen il ricordo che ho è che ci parte il traghetto per le Shetland (che sono spaziali, ma sono una vacanza di per se) quindi direi niente di rilevante. Mentre Edimburgo è carina e una giornata te la consiglio. Vicino a Fort william (perdibile) c'è il Loch ed il Glen Etive (imperdibili, se fai paesaggi), insieme al vicino loch Lommond. Ma attenzione, in Scozia in giugno se vuoi fotografare paesaggi ti devi muovere negli orari giusti, che grossomodo significa prima della colazione ed in orario di cena (o dopo cena). Alla fine della lista, il consiglio che ti do è.... accorciala e dedica più tempo ai posti. A dire che io, alla prima volta in Scozia e con il senno del poi, mi concentrerei in una zona sola. Tipo le Ebridi (che sono belle, di una bellezza struggente e molto personale). Consiglio valido, prevalentemente, se vuoi fotografare paesaggi. Perché se è vero che piove molto, è anche vero che prima o poi esce il sole. E tu devi essere li
  18. 4 points
    Da qualche anno perdevo l'incontro con i gruccioni, bellissimi migratori che dall'Africa arrivano da noi per riprodursi, questa avviene in colonie, deponendo le uova in nidi scavati nel terreno, di solito sui ripidi argini dei fiumi o a volte in cave di sabbia. Quest'anno sono riuscito a rimediare e grazie ad un amico ho potuto passare qualche ora in loro compagnia.
  19. 3 points
  20. 3 points
  21. 3 points
  22. 3 points
    Davvero! È un mucchio che non li fotografo..... Dal profondo del catalogo di LR: era rispettivamente il 23/5/2009 ed il 1/6/2009. Quasi dieci anni!
  23. 3 points
    ... naturalista fotografo, ossia il mio. Negli ultimi tempi mi ero allontanato un po' dalla fotografia di animali (e si è visto anche dal languire del club), seguendo varie chimere (e la pigrizia), ma... anche se tutto è interessante, solo la natura mi fa sentire "a casa". A breve, spero, inserirò contributi più sostanziosi, anche, ma non solo, per rianimare il club.
  24. 3 points
    Tamrac è di certo la mia marca preferita di borse per uso fotografico ed è sul suo catalogo che comincio sempre la ricerca di tali accessori. Sono schiavo della speranza di trovare la borsa ideale a seconda del tipo di uscita, in funzione dell'attrezzatura in campo e finisco quindi per accumulare ogni volta una quantità smodata di questi oggetti, che non mi dà mai la sensazione della compulsività da cui queste scelte sono pervase. Ecco che con Nikon Z mi si è posto il...problema di definire il contenitore più adatto per il corredo che intendo portarmi a spasso quando viaggio, diversamente che per uscite mirate, dove ho già abbondanza di supporto adeguato. Odio le borse troppo grandi, indispensabili quando con la fotografia si lavori, e, quasi alla pari, detesto gli zaini fotografici (pur possedendone in questo momento già tre di differenti dimensioni) per il motivo che al momento di dover prendere attrezzatura si sia obbligati ad aprirli su una superficie piana (normalmente per terra) costringendo il fotografo a sfilare lo zaino di spalla e mostrare ...al mondo il suo intero contenuto . Fotografo spesso in luoghi dove non è sempre utile dimostrare ai passanti che tipo di contenuto sia nello zaino e comunque il fatto di posarlo per terra per poi rimetterlo in spalla non è certo igienicamente ideale... Aggiungo il fatto che le mie borse e zaini sono ottimizzati al momento o per reflex con battery grip (alte) o per mirrorless di piccola e piccolissima taglia, come sono state le ONE e le mie Sony che ho posseduto. La Z è diversa di dimensioni ed ecco che mi è ripresa la Sindrome Ossessivo Compulsiva all' Acquisto (SOCA) non appena ho visto su Amazon questa Tamrac... Z7 (Zuma 7), una slingshot/zaino con ben tre aperture, quella tradizionale e due laterali, forti di cerniere ben dimensionate ed imbottiture in stile Tamrac ('mmericane...) Dimensioni contenute di forma vagamente cubica (30X38X23) per un solo chilo di peso da vuota, ma sufficientemente capace per il mio corredo Nikon Z (lo spazio lasciato vuoto aspetta il 14-30/4 S in arrivo a giorni) con quattro obiettivi, l'FTZ ed il flash, inoltre una tascona interna per iPad o simili, che mi è piaciuta perchè serve ad ammortizzare eventuali urti sulla zona più esposta di ogni zaino, ossia quella anteriore, solitamente poco imbottita. Tasca anteriore ricca di scomparti per ogni accessorio nonchè la vera attrattiva che mi ha condotto all'acquisto, ossia la capacità come nelle slingshot di aprire lateralmente lo zaino per prelevare solamente il corpo macchina con obiettivo montato oppure, dall'altra parte, uno o più degli obiettivi custoditi sull'altro lato Pagato solamente 60 euro, lo metterò a dura prova nelle prossime settimane, per tornarvene a dire. Max Aquila per Nikonland 2019
  25. 3 points
  26. 3 points
    Prima del temporale
  27. 3 points
  28. 3 points
    Poiana brianzola, risultato di un lavoro iniziato parecchio tempo fa.
  29. 3 points
    L'anno passato non ho avuto nessuna voglia di uscire a fare macro, quest'anno vedremo. Intanto, grazie ad un amico, ho potuto togliere questa piccolina dalla lista dei soggetti che mancavano alla mia "collezione". Sono soddisfatto della bella mattinata. Anthocharis Cardamines
  30. 3 points
    Nel mio reportage su Fabio Fogliazza ho mostrato numerose foto delle sue ricostruzioni di uomini preistorici, foto che non erano mie ma di Giorgio Bardelli. Giorgio ed io abbiamo diversi punti in comune, abbiamo studiato nella stessa Università, siamo entrambi naturalisti fotografi (nell'ordine) e nikonisti. Con una sua intervista concludo questa trilogia di "amici al Museo". Ma lascio che sia Giorgio a parlare di sè: Qualcosa su di te Sono nato a Milano nel 1965, malamente diplomato in ragioneria, assai brillantemente laureato in Scienze Naturali e lavoro al Museo di Storia Naturale della mia città, nella sezione di zoologia dei vertebrati. Ho cominciato a frequentare il museo da bambino: era vicino a casa, si entrava gratis e quindi ci andavo spesso, perché mi piaceva molto l’atmosfera del luogo, oltre ai contenuti delle esposizioni. Ho deciso che avrei lavorato lì, e così è andata; non è stato facile, ma per me sarebbe stato ancora più difficile fare qualcosa di diverso, perché ho sempre avuto una forte passione per la scienza e per tutti gli aspetti del mondo naturale. Però ho anche altri interessi, come la montagna, la lettura, i giochi di prestigio. Riccio (Erinaceus europaeus), Milano: D200 + Micro 105 mm stabilizzato, f/8, 1/45 sec, 200 ISO, luce naturale + flash manuale di schiarita, mano libera, ritaglio Pizzo Badile Camuno al tramonto: D750 + zoom 70-300 (a 125 mm), f/5,6, 1/1600, 400 ISO, treppiede Quando è cominciato l’interesse per la fotografia? L’interesse vero per la fotografia è cominciato dopo gli studi universitari, ma anche da ragazzino facevo qualche foto, durante le camminate estive in montagna. Ero influenzato in questo da mio padre, che durante le passeggiate scattava diapositive che poi mostrava in casa, con un proiettore Ferrania che bisognava raffreddare mettendoci sotto un ventilatore, il cui rumore di sottofondo conferiva un pathos speciale alle proiezioni. Da bambino ero affascinato dai reportage di Walter Bonatti sulla rivista Epoca, che mia madre ogni tanto portava a casa. I racconti e le fotografie di Bonatti hanno certamente avuto un peso nella mia formazione, però me ne sono reso conto solo tempo dopo. Hai seguito dei corsi? Non ho seguito nessun corso di fotografia, ma ho studiato attentamente alcuni libri di tecnica fotografica, di John Shaw e Joe McDonald. Inoltre, osservo sempre con attenzione le immagini dei migliori fotografi. Sono stato abbonato per parecchi anni al mensile Airone, quando era una bellissima rivista per appassionati di natura e di fotografia, della quale ricordo in particolare i reportage di Daniele Pellegrini, Frans Lanting e diversi altri. Sfogliando la rivista, cercavo di capire in che modo erano state realizzate le immagini. Quando la rivista cambiò proprietà e linea editoriale scrissi alla redazione per lamentarmi e ricevetti un’inaspettata risposta, per metà di confortante solidarietà e per metà deprimente. Fotografi sia per illustrare pubblicazioni scientifiche che per passione? Fotografo per passione personale, per me la fotografia è soprattutto un modo per osservare con più attenzione e per documentare ciò che mi interessa. Capelvenere (Adiantum capillus-veneris), Orto Botanico di Brera: D750 + Micro 105 mm, f/22, 1/60 sec, 1600 ISO, treppiede Di tanto in tanto scatto anche per lavoro. In passato in museo lavorava un fotografo tecnicamente molto esperto, dal quale ho imparato molto. Oggi in istituto questa figura non esiste più, per cui quando è necessario, alternandoci con un collega entomologo, scattiamo foto utili per pubblicazioni ed esposizioni, ma in maniera piuttosto occasionale. Qualche anno fa, con il collega Fabio Fogliazza e la sua ricostruzione dell’uomo di Neanderthal, siamo finiti sulla copertina del National Geographic, nelle edizioni spagnola e portoghese, e naturalmente è stata una soddisfazione. Alcuni esempi di tue illustrazioni Una delle mie foto che preferisco è quella della Macrolepiota procera, il fungo popolarmente chiamato “mazza da tamburo”, perché quell’immagine ha una storia che ricordo con piacere. È fatta con la pellicola, la Nikon F601 e uno zoom Sigma 75-300 (che un giorno si è praticamente distrutto) ed è stata pubblicata in un libro. Ci volle un certo impegno per trovare l’inquadratura in funzione dello sfondo, lasciando fuori alcuni elementi di disturbo, e per illuminare il soggetto con un lampo di schiarita della giusta intensità. La luce sullo sfondo cambiava velocemente, rischiando di andarsene, per cui dovetti agire in fretta, ma sapevo bene che cosa fare dal punto di vista tecnico per ottenere esattamente quel risultato e ci riuscii appena in tempo. Un minuto dopo lo scatto, le felci sfuocate sullo sfondo non erano più retroilluminate dal sole. Quando ritirai le diapositive sviluppate fui molto soddisfatto: stavo imparando. Mazza da tamburo (Macrolepiota procera), Val Camonica: F601 + Sigma 75-300 f/4,5-5,6 (a 300 mm), f/5,6, 1/125 sec, pellicola Fuji Provia 100, flash manuale di schiarita, treppiede Le foto dei crani di animali sono state parte di un lavoro collegato a una mostra temporanea di qualche anno fa al museo. Per l’occasione producemmo una pubblicazione divulgativa con molte immagini, che evidentemente piacque perché andò esaurita in poco tempo. Hai sempre usato Nikon? È stato per caso o una scelta? Quando ho comprato la mia prima reflex ho confrontato Nikon e Canon, le due marche più usate dai professionisti e dotate del maggior numero di obiettivi e di accessori, pensando che un po’ alla volta avrei potuto ampliare l’attrezzatura. Mi è parso che le Nikon avessero una disposizione più comoda e intuitiva dei comandi, così ho acquistato la F601 AF con il famoso zoom 35-70 f/2,8 a pompa: preferii investire i soldi che avevo a disposizione più nell’obiettivo che nel corpo macchina, ma prima della fotografia digitale, con la pellicola, le cose erano diverse da oggi. Ho usato la F601 per molti anni, fino a quando si trovava facilmente quella dannata pila con quella forma particolare. Con cosa hai cominciato e qual è la tua attrezzatura attuale? Quando ero bambino in casa c’erano le due macchine fotografiche di mio padre, che ogni tanto mi faceva usare: una Voigtländer e una Ferrania, ovviamente a pellicola, entrambe con obiettivo fisso da 50 mm o giù di lì. Erano molto semplici, solo manuali, entrambe senza esposimetro, ma le consideravo oggetti sofisticati e di valore. Non avevamo nemmeno un esposimetro separato, per cui valutavamo la luce a occhio, impostando manualmente diaframma e tempo di scatto: dopo qualche rullino di sovra o sottoesposizioni e un po’ di esperienza con situazioni di luce differenti, ho imparato anch’io a ottenere una maggioranza di scatti decenti. Oggi sembra impossibile, ma da noi si faceva così e tutto sommato funzionava. Per le foto in interni avevamo un flash ma lo usavamo raramente, perché era un costo ulteriore: a ogni scatto bisognava sostituire la lampadina monouso, che bruciava con uno sfrigolio un po’ sinistro. A un certo punto è comparsa, regalata dal datore di lavoro di mio padre, una Minolta Hi-Matic 7S usata, con il segno di una botta da un lato, un obiettivo fisso da 45 mm, mirino galileiano, telemetro e fotocellula esposimetrica sopra la lente dell’obiettivo. Fu un progresso importante perché una lancetta nel mirino indicava se stavi sovra o sottoesponendo, ma non ero molto soddisfatto perché non potevo fotografare piccoli soggetti a distanza ravvicinata, una delle cose che avrei voluto fare. Quando ho avuto in mano la Nikon F601 è stato come passare dall’aereo di tela dei fratelli Wright all’Apollo 11. Temporale sulla media Val Camonica: D200 + zoom 24-70 mm (a 52 mm), f/9, 1/250, 100 ISO, mano libera Nel 2006 ho comprato la mia prima fotocamera digitale, la Nikon D200 con lo zoom 12-24 mm f/4-5,6. L’ho usata per dieci anni, poi qualche pixel ha cominciato a funzionare in modo anomalo. Allora nel 2016 sono passato alla D750, che penso di usare ancora per un bel po’. Negli anni ho comprato il 24-70 mm f/2,8, il Micro 105 mm f/2,8 stabilizzato e il 70-300 mm f/4,5-5,6 stabilizzato (tutti Nikon). Un altro paio di vecchi obiettivi, un Nikon 50 mm f/1,8 e un Tokina 17 mm f/3,5, li ho ricevuti in regalo da Luigi Cagnolaro, rimpianto direttore del museo, anche lui appassionato di fotografia. Oltre a due flash SB800 e a un illuminatore LED, ho un buon treppiede in carbonio, leggero da trasportare e di cui non potrei più fare a meno, con una comodissima testa a sfera. Aquilegia gialla (Aquilegia chrysantha cultivar 'Yellow Queen'), Orto Botanico di Brera: D750 + Micro 105 mm, f/5,6, 1/200 sec, 100 ISO, treppiede Per le tue foto “professionali” che tipo di illuminazione usi? Come disponi le luci? Mi arrangio con quel che ho a disposizione al momento… Per le foto dei crani avevo un flash; ho usato la luce naturale proveniente da una finestra e dei lampi di schiarita con una tecnica tipo “open flash”, su uno sfondo di cartoncino scuro che poi ho sostituito con un nero pieno in postproduzione. Cranio di iena maculata (Crocuta crocuta), collezioni Museo di Storia Naturale di Milano: D200 + Micro 105 mm, f/22, 1,3 sec, 100 ISO, luce naturale + flash di schiarita, treppiede Cranio di cinghiale (Sus scrofa), collezioni Museo di Storia Naturale di Milano: D200 + Micro 105 mm, f/22, 3 sec, 100 ISO, luce naturale + flash di schiarita, treppiede In generale faccio la cosa più semplice: uso una luce laterale per dare rilievo e una luce secondaria, o anche soltanto un pannello riflettente, per schiarire le ombre eccessive. Il digitale poi aiuta: nel caso delle foto fatte per lavoro c’è anche un po’ di postproduzione, che però riduco al minimo necessario quando invece fotografo per piacere: mi diverte fare le foto e riguardarle di tanto in tanto, mentre lavorarci sopra al computer mi annoia come poche altre cose. Al di fuori delle illustrazioni scientifiche quali generi fotografici ti interessano? Mi piace fotografare tutti gli aspetti del mondo naturale, dalla macrofotografia al paesaggio, ma mi sforzo di cercare soggetti relativamente poco sfruttati. Per esempio trovo molto interessanti, anche fotograficamente, i funghi e i mixomiceti. Mixomicete (Stemonitopsis typhina), Val Camonica: D750 + Micro 105 mm, flash manuale, stacking di 7 scatti, treppiede, ritaglio. Siricide in ovodeposizione (Xeris spectrum), Val Camonica: D200 + Micro 105, f/14, 1/250 sec, 100 ISO, due flash manuali, treppiede. (NdR: Vedete il sottile stiletto nero che si impianta nella corteccia, è una specie di "trivella" che serve a deporre l'uovo) In questo periodo sto cercando di imparare a fotografare minerali, avendone una collezione personale; sono soggetti piuttosto difficili. Fluorite di Zogno (BG), collezione personale: D750 + Micro 105 mm, f/22, 1/3 sec, 100 ISO, illuminazione continua dall’alto e pannelli diffusori, stacking di 15 scatti, treppiede Per i piccoli soggetti a volte uso la tecnica della sovrapposizione di scatti con messe a fuoco differenti, per ampliare la profondità di campo. Notevoli da questo punto di vista la D850 e le nuove Z, che ho visto all’opera, ma per ora mi accontento di girare a mano la ghiera di messa a fuoco: costa meno. Lo so, esistono anche le slitte micrometriche, ma sono piuttosto abituato a fare a meno del superfluo, soprattutto quando si tratta di portare l’attrezzatura su e giù per una montagna. Mi piace molto anche passeggiare per Milano con la macchina fotografica, come un turista arrivato per la prima volta. In questa città ci sono molte cose belle, interessanti e spesso poco note, insieme a una quantità di piccole curiosità che passano inosservate ai più e a situazioni bizzarre. Un giorno sono andato appositamente in Corso Sempione per fotografare un respingente ferroviario dimenticato in un’aiola: è l’ultima traccia di una stazione ferroviaria che non esiste più. Skyline dalla terrazza del Duomo di Milano: D200 + zoom 24-70 mm (a 38 mm), f/5,6, 1/250 sec, 100 ISO, mano libera Gambe in Via Torino a Milano: D200 + zoom 70-300 mm (a 70 mm), f/4,5, 1/350 sec, 400 ISO, mano libera Gabbiano comune (Chroicocephalus ridibundus), Darsena di Milano: D200 + zoom 70-300 mm (a 300 mm), f/5,6, 1/800 sec, 400 ISO, mano libera Mi pento moltissimo di non avere ritratto, a suo tempo, gli irripetibili personaggi che popolavano il piccolo paese di montagna di cui sono originario e dove ho sempre passato le mie vacanze. Non mi piace fare lunghi viaggi, ma cerco di farne un vantaggio: così posso cercare di tirar fuori, anche fotograficamente, tutto quel che si può dai luoghi che frequento abitualmente, senza essere superficiale. Almeno ci provo. Per quanto riguarda le tecnologie fotografiche, cerco di imparare quel che mi serve per fare le mie foto e per sfruttare bene la mia attrezzatura, ma le disquisizioni tecniche approfondite non mi appassionano. Dall’anno scorso ho pubblicato un po’ di fotografie su un mio sito internet, anche per raccontare qualche osservazione originale, ma in generale ho uno spirito piuttosto “asocial”, per cui pratico la fotografia soprattutto per me. Ultimamente purtroppo ho avuto poco tempo per fotografare, ma spero di rifarmi nel prossimo futuro. Consiglio di visitare il sito di Giorgio, ci sono molte sue altre foto e, se vi piace leggere , diverse discussioni. Infine, permettetemi una libertà: in questi tempi in cui la conoscenza scientifica acquisita con sperimentazione, studio e fatica, sono è tutto delegittimata anche ad alti livelli, per cui chiunque si sente in grado di esprimere giudizi su cose di cui sa meno di nulla, tempi in cui siamo pieni di guru e sciamani della domenica, consiglio questo suo articoletto uscito su Pikaia, Rivista online di divulgazione naturalistica.
  31. 3 points
    Anche la scorsa settimana ho comprato da loro. Convenienti e veloci: il 50mm Z mi è arrivato in due giorni. La Z6 in Kit invece ho preferito comperarla da NOC, anche se l'ho pagata di più, perchè ho avuto modo di provarla da loro -più volte- e mi sono sentito in dovere/piacere di concludere il test con l'acquisto.
  32. 3 points
    Se il mio amico ha interesse ad ascoltarmi gli racconterei che è diverso fare il ritratto ambientato dal primo piano del viso. Che il ritratto ambientato dipende più dall'ambiente che dal soggetto, mentre il ritratto in primo piano dipende dal volto del soggetto. E che non tutti i volti sono uguali e ogni volto richiede un differente approccio. Quindi cercherei di fargli capire che se non c'è luce il ritratto viene sempre una merda e che normalmente è bene che se non c'è luce si porti la luce nella scena, anche artificialmente, non c'è una legge europea che lo vieta (sinora). A questo punto cercherei di capire se la sua indole è più di sintesi (scena con una o più persone all'interno), oppure di dettaglio (un volto solo, o anche solo una parte del volto). Nel primo caso una Nikon Z6 con un 24-70/4 S basta e avanza. Purchè si abbia alla bisogna anche un bel flash (o almeno una luce LED di rinforzo) per caratterizzare l'immagine. Nel secondo caso invece non basta mai nulla e possiamo solo proporre in base al budget, ai soggetti a disposizione (inutile spendere 30.000 euro per fotografare di forza persone per strada; potrebbero essere necessari per fotografare modelle professioniste internazionali) e ai risultati attesi. In base alle risposte potremmo impostare un sistema adeguato a tutto quanto, avendo cura di ricordare che nel mondo del selfie tutti quanti sembrano avere gli occhi grandi e le mascelle strette (per non parlare di altro appena sotto al mento ...) mentre per ogni volto si dovrebbe poter scegliere la focale più adatta. L'ideale sarebbe cominciare con un 70-200, non necessariamente il più moderno, purchè effettivamente sia un 70-200 e non un 50-125mm alla distanza minima di messa a fuoco. Da montare su una macchina da almeno 24 megapixel. Che potrà essere mirrorless, per sfruttare le capacità di autofocus con riconoscimento del volto e dell'occhio, reflex se invece vogliamo fotografare in modo tradizionale (il riconoscimento dell'occhio ha meno utilità se inquadriamo solo la maschera del volto con gli occhi che sono tanto grandi da farci entrare 9 punti di messa a fuoco facilmente a manina). Per la mirrorless una vale l'altra, va a simpatia, purchè ci sia un bel 70-200mm, per la reflex io non mi farei mancare la D850 ma, sinceramente, alla fine si può fare con qualsiasi altra macchina. Oltre c'è spazio per tutto. Sfuocati ? La scelta di obiettivi f/1.4 oggi è la più vasta del mondo. Ma anche gli f/1.8 spesso sono più che sufficienti. Io non escludo affatto di fare ritratto con il teleobiettivo e anche con il supeteleobiettivo. Con un 300mm per strada si fanno sfuocati che nessun 85/1.4 ad f/1.4 permette. E pure con un 500mm si fanno cose bellissime anche davanti alla facciata del Duomo di Firenze Ma soprattutto, nel ritratto valgono due norme che non dipendono né dalla fotocamera, né dall'ottica : la giusta focale in relazione al tipo di effetto che cerchiamo, la luce, la luce, la luce (e le ombre, le ombre, le ombre). Arrivati qui e se il mio amico non si è addormentato o non sta chiamando la Croce Rossa per farmi ricoverare, gli sussurrerei che il cammino per arrivare a fare un ritratto efficace, deve ancora cominciare e che solo quando sarà capace di astrarsi totalmente dal materiale che sta utilizzando (che sarà stato scelto, correttamente ma del tutto inconsciamente) comincerà a dedicarsi al risultato voluto.
  33. 3 points
    Il problema di base è che per quanto ognuno di noi possa avere provato o misurato vari strumenti, ha comunque il proprio punto di vista con le proprie priorità, è corretto non consigliare ma enunciare i pregi e difetti delle varie opportunità, perché restano fatti oggettivi, ai quali poi ognuno può dare più meno importanza. compattezza e qualità solitamente si sposano male, se pensava di avere la tenuta ad alti ISO da un m4/3 forse dovrebbe farsi un corso di fotografia base, dove spiegano le differenze tra le macchine.
  34. 3 points
    Ruscello alpino di alta montagna.
  35. 3 points
    Nikon D5 con 500/5.6E PF, 24 marzo 2019 il 2019 per me sarà di nuovo l'anno della D5 e così resterà in attesa di una erede che vada molto oltre (per ora nemmeno all'orizzonte !).
  36. 3 points
    Insieme al salticide oggi sul balcone c'era un po' di folla... Bombo su Rosmarino.
  37. 3 points
  38. 3 points
    D850 35 AR: f 1.4, 86 secondi, iso 64, con filtro ND 1000
  39. 2 points
  40. 2 points
  41. 2 points
  42. 2 points
    Si, tra le due - D750 e D7500 - la prima, di sicuro. Considera non solo che il file sarà migliore ma sopratutto che il tuo 28-75 tornerà ad avere un lato grandangolare!
  43. 2 points
    Tutti gli anni di questa stagione ho la smania di fotografare i pochi fiori che spuntano dopo il freddo. Sono sempre gli stessi, li ho fotografati innumerevoli volte, e ogni anno li cerco, è un rito: li fotografo e le foto mi paiono più belle degli anni scorsi. Non è vero, ma fin che sarò in grado di farlo, per me è la felicità. Anemone montana, D850 + 2/100 Milvus F.2 1/500 sec. ISO 64 Erba trinità D850 + 4/200 Micro Nikon F.6,3 1/400 sec. ISO 64 Dente di cane, D850 + 4/200 Micro Nikon F. 4,5 1/320 sec. ISO 64 Viola soave, D850 + 2/100 Milvus F.2 1/800 sec. ISO 64 Mimosa, D5 + 4/200 Micro Nikon F.5 1/400 sec. ISO 100 D850 + 4/200 Micro Nikon F.4,5 1/400 sec. ISO 64 Consiglio di ingrandirle.
  44. 2 points
    Quanto scrive Nikolas vale per molti di noi, io sono passato a Z6 ma sto davvero centellinando gli acquisti di ottiche ed accessori limitandomi a quanto davvero necessario. Oltretutto i costi medi delle attrezzature sono cresciuti e questo porta maggiore parsimonia nelle spese. Ma credo, parlando a livello globale, che sia il cambiamento nella creazione fruizione delle immagini foto o video che sta determinando certe variazioni. Non solo abbiamo più di quanto riusciamo a sfruttare, ma le nuove funzioni male si sposano con il vecchi concetti. Fino a poco tempo fa ero scettico, ora comincio a pensare anche io che gli smartphone stiano cannibalizzando le vendite anche nel settore full frame, almeno per gli utenti occasionali non appassionati.
  45. 2 points
  46. 2 points
  47. 2 points
    mano libera per poco, poi spalla e schiena richiedono appoggio. Preferisco il monopiede al treppiede, ma la colpa è della testa : avendo ordinato da poco una gimbal, dopo utilizzata saprò dare una migliore valutazione dell'uso di entrambi su treppiede (il 60-600 me lo farò prestare nuovamente e conto di fare proprio un parallelo sul campo tra i due obiettivi) La resa del 200-500 è più esaltante di quella del Bigma in luce brillante, meno in luce omogenea: il Bigma mi è parso essere molto omogeneo e lineare di resa cromatica, il Nikon gioca a stupire quando lavora su colori ben contrastati, come credo si veda anche da queste foto. Ma rimando il giudizio al confronto diretto: è una bella lotta: le prestazioni a breve distanza del Bigma sono poi un valore aggiunto. Devo dire che il diaframma parifocale mi piace molto più dell'altro.
  48. 2 points
    Fiore di cactus (era anche un film...), D500 e 105 micro AfS G Vr 1/500s, f11, controluce naturale.
  49. 2 points
  50. 2 points
    Siena le crete - Loc. La Leonina - D850 + Sigma 24-35/2 a 24mm - f. 8 - 1/80 - 64 iso Castelluccio di Norcia - D850 + Sigma 24-35/2 a 24mm - f. 6,3 - 1/100 - 64 iso
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