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  1. 18 points
    Il virus che ci sta cambiando la vita in questi giorni/settimane/mesi non è un lupo e non è nemmeno uno squalo famelico. Anzi, ad essere sinceri non è nemmeno un essere in termini stretti, é un parassita microscopico, persino inconsapevole di se, che per sopravvivere deve trovare un ospite che lo trasporti e gli consenta di replicarsi. Per questo motivo l'unica protezione che abbiamo è evitare il contagio. Per noi stessi, per i nostri cari e soprattutto, per evitare la diffusione del virus e limitarne l'esistenza. Non convincetevi o lasciatevi convincere che sia un rischio che coinvolge solo i bergamaschi o i bresciani; più o meno invaderà (se non l'ha già fatto) tutto il globo, poli compresi e pretenderà un tributo di morte da tutti quanti, sia che abitiate in Valtellina o che vi godiate i panorami sardi e siciliani. Oggi se nell'Alta Tuscia ci sono problemi gravi, a causa della globalizzazione, qualcuno in Islanda finisce per risentirne. L'effetto domino è lento a innescarsi ma una volta in moto può diventare inarrestabile con rischi difficili da concretizzare adesso (e non mi riferisco solo all'ambito sanitario, pure a quello economico che può finire per limitare o minare addirittura i servizi essenziali per la sopravvivenza dei sani e la loro stessa coesione sociale ...). Scenari apocalittici cui non pensiamo mai, abituati, da esseri umani quali siamo, a pensare sempre al meglio e ad un domani migliore. Quindi chi non deve obbligatoriamente uscire, stia a casa con i propri cari e i propri affetti. Non sappiamo quanto sarà necessario stare in queste condizioni, non facciamo previsioni e non diamoci scadenze, ma convinciamoci che è necessario essere determinati. E' il momento di essere seri e fermi, non temerari o ... sciocchi. *** Se siete in casa e vi avanza tempo, anziché seguire i notiziari e gli innumerevoli talk-show dove improvvisati esperti dicono continuamente la loro, purtroppo spesso senza capirne nulla, dedicate un pò di tempo alla vostra passione per la fotografia. Senza bisogno di uscire, pubblicate qualche cosa su Nikonland (foto, articoli, blog, vostre esperienze, ripescate cose dimenticate e che giudicate interessanti e mettetele a disposizione di tutti). E' un antidepressivo facile da assumere, gratuito e che non richiede il canone. Nikonland è immune dai virus (anche da quelli informatici incrociando le dita) é e resterà aperto per voi. Teniamoci in contatto su queste pagine e pensiamo a cose liete. Insieme, se volete.
  2. 16 points
    “Dai, facciamolo!” è la risposta di un amico vero a qualsiasi tua proposta, anche la più pazza, quando sa che tu ci tieni. Ecco, a me la D5 ha sempre dato questa impressione, fin dalla prima uscita in montagna, nell’autunno del 2016: un vecchio amico, con i tuoi stessi gusti e con il quale puoi fare tutto. Ho quindi preso al balzo una domenica mattina di pioggia per scrivere questa recensione, che è sospesa leggera leggera sui i ricordi: mi hanno affollato la mente mentre andavo a ripescare in archivio le immagini per illustrarla. Ci sono diversi motivi che mi spingono a scriverla. La D6 alle porte, un po’ più in la di sicuro una mirrorless capace di far girare la testa a tutti, me compreso. Ma…. non si può pensare di far finire nell’oblio questo capolavoro della produzione Nikon senza scriverne. E allora eccomi qui. In realtà, il motivo più vero è che… la D5 è straordinaria. Nel vero senso della parola. E’ a suo agio facendo… TUTTO Ama la luce bella, ma fa cose fantastiche vicino al buio L’unica cosa che le da fastidio è fotografare in luce molto dura, quando le foto belle sono “rubate” a situazioni sub-ottimali E…. certo, è grande, pesante, costosa! Insomma, è un cavallo di razza: non le va di correre al risparmio. Ma quando la gara è nelle sue corde…. solo un mediocre fantino può farla sfigurare. Dicevo dei ricordi. Beh, questo è un piccolissimo riassunto del primo giorno insieme. Fu una giornata molto speciale. Neve fresca, i larici infuocati dall'autunno, camosci in quantità e sia l'aquila che il gipeto che fanno un giro a salutarci. Un mondo bellissimo, tutto da fotografare! Ma non voglio basare questa recensione sulle note della nostalgia. La D5 è una meraviglia della tecnologia e nuove star non intaccheranno minimamente il suo valore, ma vantaggiosamente ne abbasseranno il prezzo che, nel mercato dell’usato, diventerà più facilmente alla portata di nuovi candidati proprietari. Che probabilmente se la disputeranno. E allora, a chi la consiglio? A tutti i fotografi di sport e wildlife, senza riserve. Una D5 ben tenuta a può fare un milione di foto splendide, una dopo l’altra. Anno dopo anno per i prossimi 10. A chi la sconsiglio? a chi vuole andare leggero e a chi ha bisogno di grande gamma dinamica in basso. Battute a parte, con lei si possono fare anche foto di paesaggio, ma solo se la luce è dalla vostra parte e/o sapete usare i filtri digradanti o tecniche adeguate a far rientrare nella sua gamma dinamica le luci e le ombre della scena che riprendete. Ma, davvero, la si può usare per fotografare qualsiasi soggetto! Il punto chiave, la sua ragione d’essere, è la velocità. E’ veloce, veloce, veloce. L’ho scritto e detto più di una volta. Il suo autofocus è telepatico. Solo le nuove Z lo insidiano. Non per la velocità, non scherziamo siamo ancora lontani. Ma le Z, in ambito AF, hanno messo sul tavolo due carichi notevoli: non serve la calibrazione (ma io la mia D5 non ho mai avuto bisogno di calibrarla oltre un -1 su un’ottica moltiplicata: è montata a mano e le ottiche pro che la deliziano anche) riescono da sole a riconoscere viso e occhi, ma quello delle mirrorless è un altro campionato. Detto questo, per me confrontare la D5 con la Z6…. non è possibile. Vedremo quando esisterà la Z capace di superarla, oggi non c’è. La D5 è, mia personale opinione, l’unica reflex Nikon non ancora superata dalle Z nel suo ambito d’uso (insieme alla D500, ma quella è una storia del tutto diversa). E lo dico io che oggi uso molto di più la Z6 della D5. Ma è quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare! Veloce significa essenzialmente 3 cose: Ci sono i comandi giusti, per avere sulla punta delle dita tutto quel che serve Prestazioni ad alti ISO ineguagliate (la Z6 si avvicina…. ma ad ISO veramente alti la D5 resta sopra) Autofocus preciso e fulmineo. Premesso che non ho mai usato la D5 in AF-S, in AF-C uso questi settings: opzione a1 - Priorità AF-C: messa a fuoco +scatto opzione a3 - Focus Tracking + Lock-On: 2 (movimento soggetto al valore di default) opzione a6 - numero punti AF: 55 punti AF E, a seconda di situazioni e soggetti, uso 3 diverse combinazioni di comandi: Generica: azione di messa a fuoco sia sul bottone di scatto sia su AF-ON; sotto AF-ON attivo i gruppi; sotto il bottone di scatto i 9 punti (solo la D5 li ha, e sono fantastici) Questo perché così sono pronto, istantaneamente, per qualsiasi cosa. Semplicemente uso, per mettere a fuoco, indice o pollice in modo da attivare i 9 punti o i gruppi Azione veloce certa: metto la modalità AF più adeguata (9 punti o gruppi) sotto il pulsante di scatto Necessità di mettere a fuoco e ricomporre: disattivo il fuoco dal pulsante di scatto e metto a fuoco con il pollice Ma ha altre frecce al suo arco: L’ergonomia, che per me è insuperata e difficilmente superabile. A mano nuda, con i guanti…. la dimensione del corpo e dei comandi è perfetta Un mirino ottico fantastico in termini di nitidezza di visione e capacità di sostenere sessioni prolungate, anche in naturalistica quando si passano ore ad osservare, senza affaticamenti di sorta Una veramente speciale qualità di immagine. A colori ed in BN. A medi ed alti o altissimi ISO. Come detto solo in basso sarebbe utile più gamma dinamica. Ma, per me, è un problema di impatto veramente basso se si è in cerca della bella foto da fare con bella luce, o se si fotografa l’azione con la luce che c’è… Certo, occorre sapere esporre correttamente: Difficile recuperare esposizioni sbagliate di 4 stop se c'è luce dura! Una costruzione a prova di bomba. E’ robustissima, e capace di resistere ad ogni abuso. La batteria dura tantissimo, nella pratica impossibile restare a secco in una giornata, anche fotografando in condizioni climatiche ostili. Insomma, una VERA AMMIRAGLIA! Per fotografare ovunque e comunque qualsiasi tipo di soggetto, con qualsiasi lente e qualsiasi luce. Dall'altra parte del modo come vicino casa. Da quasi quattro anni è la mia macchina preferita, quella che mi viene alla mente se penso di voler fotografare. (D5 e 180-400/4E - test in progress!!!) Certo, tutto questo si paga con un prezzo elevato - da nuova, mentre tra poco il mercato dell’usato potrà consentire a molti di dotarsene - ed un peso/ingombro impegnativi. Non è la macchina del fotografo occasionale che scatta gironzolando qua e la, ma uno strumento di precisione capace, sempre, di portare a casa il risultato, senza curarsi di condizioni ambientali o azioni impegnative. Insomma, è la MIA MACCHINA, quella che le dita riconoscono anche al buio. Quella con la quale so compensare l'esposizione matrix "a mente". Parafrasando un vecchio film, che riporta all'originale test di Mauro "D5: semper fidelis": "Questa è la mia D5. Ce ne sono tante come lei, ma questa è la mia" D5: DAI, FACCIAMOLO!!! Massimo per Nikonland. 1/3/2020
  3. 13 points
    Background. La fotografia di natura presuppone l’uso di lunghe focali, l’appostamento da capanno fisso e l’arrangiamento della composizione gestendo le poche variabili disponibili. Ma io, sempre più spesso, trovo piacere nel godere del contatto con la natura e nel cercare immagini capaci di raccontare la situazione oltre che ritrarre il soggetto. È una trasformazione in atto da tempo nel mio modo di vedere e di fotografare. Per questo, sto sempre meno in capanno e sempre più giro per boschi, fiumi, monti ... e sempre più apprezzo viaggi all’estero immersivi nella natura piuttosto che indirizzati a ritrarre lo specifico animale. Un modo diverso di indirizzare le uscite, quindi, ma anche un modo diverso di “vedere” le immagini. C’è un facile trucco, che ho imparato casualmente tanti anni fa. Sostanzialmente è questo. Guarda quello che vuoi fotografare, chiudi gli occhi e riepiloga nella mente cosa ti ha colpito e cosa rende speciale quello che hai visto. Poi riapri gli occhi e concentra la tua fotografia nel ritrarlo, impostando composizione, diaframma, fuoco ecc.. per renderlo al meglio, includendo ciò che serve ed escludendo tutti gli elementi di disturbo. D5 su 180-400@400 1/1000 f4 ISO800, quando la neve inizia a sciogliersi gli stambecchi scendono molto in basso... D5 su 180-400@400 1/640 f4 ISO100 D5 su 180-400@500 1/1000 f5.6 ISO200 Bene, per fare un esempio, io sempre più, invece di “che bel camoscio” penso “fantastico quel camoscio in mezzo alla pietraia, piccolo piccolo sotto la montagna con quella cima aguzza”. Beh, così è molto enfatizzato, ma rende il senso. Ovviamente, sempre su quel binario, non vuol dire che non scatto più immagini “chiuse”. Ma che le apprezzo entrambe.Da quanto sopra, due forti spinte per valutare uno zoom prestazionale come il 180-400. Per capire, nella sostanza, se nella maggior parte delle situazioni in cui fotografo – in Italia e all’estero, da capanno e in esplorazione – possa essere effettivamente più adatta questa meraviglia piuttosto che la coppia fatta da 500/4E FL e 70-200/2.8E FL o 80-400/5.6G (uno o l’altro a seconda dei casi, ma questa è un’altra storia – il test del 80-400G lo trovate qui). Ma la mia storia di fotografo di natura inizia parecchi anni fa: il mio primo supertele fu proprio il 200-400/4 AF-S VR. Non ci siamo mai amati, l’ho sostituito dopo poco con il 300 2.8 ed i moltiplicatori…. Ma poi, visto cosa ci faceva Unterthiner, giusto per citare qualcuno proprio bravo, lo ricomprai…. Per confermare che non ci amavamo e cambiarlo con il 500/4. Ma era il 2008! Capirete quindi come il prezzo molto elevato e questi precedenti mi abbiano reso incerto e fatto cercare innanzitutto la possibilità di una prova. Prova che Nital e Mauro, ringrazio moltissimo entrambi, hanno reso possibile in questi mesi e della quale racconto con piacere qui su Nikonland. Com’è fisicamente. Parlavo di supertele, il 180-400/4E FL rientra a pieno titolo in questa definizione. Meccanicamente è costruito in maniera eccellente, come potete vedere dalle ottime immagini che Mauro ha realizzato durante l’unboxing. Io non so fare niente di neanche lontanamente così bello, ma è questo. Però vi faccio vedere com’è rispetto agli obbiettivi che ho citato poc'anzi. Il 70-200/2.8E FL, evidentemente, appartiene ad altra categoria ed è nel gruppo solo per dare un’idea. L’80-400/5.6G è qui per far capire che c’è 400 e 400, e che la ricerca della qualità ed uno stop in più di luce cambiano completamente i progetti ottici. Il 180-400 è il secondo da sinistra. Vedete che è poco più piccolo del 500/4; L'80-400 a 80 Il peso è importante, 3840gr sulla mia bilancia (con paraluce e piastra ARCA). Mentre il 500/4E FL pesa “solo” 3410gr (quindi 430gr in meno!), l’80-400/5.6G 1610gr ed il 70-200/2.8E FL 1460gr. Tutto trasuda qualità ed eccellenza meccanica e ottica, le ghiere sono perfette. Il moltiplicatore built-in semplicemente geniale. 80-400 a 400 E le lenti frontali Come si confrontano quei 4. Le foto ai muri di mattoni o alle mire ottiche non sono il mio forte, ma ho chiesto ad una vecchia amica di farmi da modella, per dare un’idea. Giusto un’idea di quali sono le differenze in nitidezza, vicino al centro del fotogramma, ma è fondamentale tenere conto che questo è solo uno dei parametri da valutare e, spesso, nemmeno il più importante nella resa complessiva dell’immagine. Per me sono più importanti il micro contrasto, le transizioni tra zone a fuoco e fuori fuoco, la resa nelle diverse condizioni di luce. Ma c’è molto "rumore" in giro sulla presunta inadeguatezza qualitativa di questa lente, in parte arrivato anche qui, e quindi ho voluto portare qualche elemento di valutazione. Come vedrete sotto veramente tanto rumore... per nulla. Personalmente trovo questo zoom letteralmente fantastico. 500/4E FL+TC14 – 700mm f5.6 500/4E FL – 500mm f4 180-400/4E FL +TC – 500mm f5.6 180-400/4E FL – 400mm f4 80-400/5.6G – 400mm f5.6 180-400/4E FL – 200mm f4 80-400/5.6G – 200mm f5.3 70-200/2.8E FL – 200mm f2.8 Le immagini sono fatte con la Z6, da distanze diverse, in modo da ritrarre il soggetto alla stessa dimensione sul sensore. Ho fatto 5 scatti di ognuna in modo da evitare che errori in ripresa inquinassero il risultato. Ho usato il treppiede, lo scatto elettronico e messo a fuoco con il pinpoint sull’occhio sinistro (quello al centro della foto). Le immagini sono a tutta apertura, regolate in LR nello stesso identico modo (stesso bilanciamento del bianco, nessuna regolazione a luci, ombre, contrasto ecc. esclusi i profili built-in delle lenti). La nitidezza è regolata per tutte allo stesso modo così come la riduzione rumore. Tutte le lenti migliorano, in misura diversa, diafframmando un po'. Questo è quindi il worstcase, in particolare per le immagini moltiplicate e per l'80-400@400mm. Come vedete, alla faccia di chi pensa che gli zoom siano sempre meno nitidi dei fissi, l’immagine più nitida è quella a 400mm fatta con il 180-400/4E FL. Non tantissimo, ma visibilmente. E che, molto più intuitivamente, a 500mm il 500/4 liscio è più nitido del 180-400/4E FL moltiplicato. Anche qui, non tantissimo ma visibilmente. E che quello che perde il 500/4E FL inserendo il moltiplicatore è molto simile a quello che perde il 180-400/4E FL moltiplicandolo. Sempre restando nell’ovvio, a dire che il moltiplicatore built in è… un moltiplicatore. A 400mm: Il 180-400/4E FL è più nitido del 80-400/5.6G che però si difende e non esce a pezzi. Scendendo ancora, a 200mm: Il 180-400/4E FL continua ad essere il più nitido. Ma, ovviamente, lo stacco del soggetto dallo sfondo, che pure è lontanissimo, del 70-200/2.8E FL è irraggiungibile dagli altri. Nota a margine: Io sono sempre più convinto di avere un esemplare straordinariamente ben riuscito dell’80-400/5.6G! A chi ritiene che la Z6 non abbia abbastanza risolvenza da mettere in crisi queste lenti e che, quindi, che avrei dovuto usare la Z7 o la D850 rispondo dicendo che questi sono supertele pensati per un certo tipo di fotografia, per la quale nessun produttore (Nikon – D5/D6, Canon - 1DX, Sony A9) ha superato i 24mpix. Come va? È molto molto nitido, sempre. A tutte le focali e anche moltiplicato. Ovviamente moltiplicato perde qualcosa. Non problematico l'uso con il TC inserito alle focali inferiori alla massima. D850 su 180-400@550 1/800 f7.1 ISO900 Crop a pixel reali L' autofocus è molto veloce, sui massimi livelli. D5 su 180-400@550 1/2000 f5.6 ISO100 D5 su 180-400@550 1/3200 f5.6 ISO400 D5 su 180-400@550 1/2000 f5.6 ISO400 Ben contrastato, tende a chiudere le ombre un po di più del 500/4E FL ma niente di problematico anche con soggetti scuri. D5 180-400@400 1/500 f4 ISO100 Lo stabilizzatore è molto molto efficace. Non mi sono dedicato a calcolare gli stop, ma quello sotto è uno scatto fatto a 400mm con tempo 1/10 di secondo. Z6 su 180-400@400 1/10 f4 ISO280 Si avete letto bene: 1/10. Per cui diciamo che, considerata la destinazione d’uso, funziona così bene da non porre al fotografo nessun limite pratico. Certo, anche la Z6 con lo scatto elettronico e l'Ibis aiuta. Anche lo sfocato, con o senza moltiplicatore, e pure con sfondi problematici come questi è bello. Valutate voi. Senza difetti? No. Innanzitutto, vignetta. In maniera molto significativa, soprattutto alle focali corte. Qui uno scatto a 180mm. D5 su 180-400@180 1/3200 f4 ISO100 Ma è un problema gestibile con la correzione automatica, come vedete sotto. D5 su 180-400@180 1/2000 f4 ISO100 E che si riduce, senza sparire, diaframmando o andando alle focali più lunghe. Inoltre, come visto, pesa veramente tanto. Questo è il primo problema pratico rilevante, per la mia destinazione d’uso. Non inatteso, basta leggere la brochure per saperlo. Ma quanto impatta, ad esempio, fotografando in montagna. Occorre provarlo con il proprio genere di fotografia. Io in montagna vado più lontano, più in alto o su terreni più difficili di quello che la maggior parte degli escursionisti fa. Beh, qui non sono molto in alto e neppure molto lontano... ma la terra finisce di botto pochi cm alla mia destra e riprende alcune centina di metri sotto. La sintesi è che riesco benissimo a usarlo fotografando a mano libera, ma l’impatto pratico è che sono molto meno mobile sui terreni difficili. Più o meno come quando porto il 500/4E FL, che per la cronaca a mano libera è per me molto più usabile del 180-400/4E FL, ma senza coprire così bene le lunghe focali che il 500 mi consente. Ed allo stesso tempo 180mm sono un poco lunghi per ambientare efficacemente in certi tipi di fotografia. Quindi, in montagna, l’80-400, almeno se ne avete uno perfetto come il mio, o il 500/4, se servono focali lunghe, sono preferibili. Ma in tutte le situazioni dove il peso e l’ingombro non impattino in maniera significativa ed il range di focali 180-400 sia appropriato – considerando di fare un uso occasionale del moltiplicatore, non teme confronto con nessuna altra lente. E anche moltiplicato resta molto molto buono. Di fatto il moltiplicatore built-in, capacità unica nel catalogo nikon e comune solo ad un’altra lente della concorrenza ormai datata, è una importante freccia al suo arco. Perché moltiplica la flessibilità prima che le focali. Immaginate di fotografare in condizioni avverse, climatiche o ambientali, o di avere tempi ristretti: consente di fare una vera e propria magia. Immaginate, fotografando dal gommone, o mentre nevica…. Beh, impagabile. Peccato che non ho avuto modo di andare a fotografare con quelle condizioni! D5 su 180-400@390 1/500 f5.6 ISO100 (con TC inserito) D5 su 180-400@500 1/2000 f5.6 ISO400 Z6 su 180-400@560 1/2000 f5.6 ISO400 (curiosità: La focale massima trasmessa a LR dalla D5 e dalla D850 è 550 mentre dalla Z6 è 560) Ma purtroppo, da noi, 400mm sono sempre pochi e, a volte, anche 500mm lo sono. E, nonostante le incredibili prestazioni ISO delle macchine attuali, tra f4 e f5.6 c’è un salto notevole vicino all’alba ed al tramonto. Ma lo zoom, ed il TC, sono utili anche in un'uscita nel bosco vicino casa. Due caprioli, 370mm Z6 su 180-400@370 1/500 f4 ISO1000 Stringo sul maschio, 560mm Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2500 Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2200 Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2800 Z6 su 180-400@400 1/500 f4 ISO1250 Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2800 Questa orribile stagione, ed il COVID-19 (dita incrociate perché la situazione migliori presto!), hanno ostacolato la prova. Anche i viaggi che ho nei prossimi mesi sono molto a rischio - è per equipaggiarmi al meglio per quelle situazioni che ho molto pensato a questa lente. Ma credo di avere comunque avuto l’opportunità, nelle diverse uscite fatte, di provarlo adeguatamente e di farmene un’idea precisa. Conclusioni. Un ennesimo esempio delle capacità di Nikon di realizzare strumenti straordinari e capaci di supportare al meglio il fotografo. Ma questa prova non era finalizzata a verificare se il 180-400 fosse effettivamente in grado di realizzare immagini di qualità, quello lo sapevo già. Ho la fortuna di conoscere diversi fotografi molto bravi che lo usano con enorme soddisfazione e che lo hanno adottato sostituendo diversi teleobiettivi, contemporaneamente. E che me lo hanno consigliato senza riserve. A me serviva capire se, anche per me come per loro, avrebbe potuto sostituire il 500/4E FL. Stresso per me, perché gli strumenti che usiamo non si scelgono in base alle brochure, o a quello che ne pensano gli amici. Da li si parte, ma poi occorre provare e scegliere quello che agevola la nostra visione ed il nostro modo di fotografare. Con le parole di Silvio, cercavo la risposta a questa domanda: questo 180-400 può essere la mia Katana? È una risposta difficile ma, di pancia prima che con il cervello, credo di no. Non perché sia, riprendendo il titolo, un Jack of all trades... master of none. Il 180-400 è indiscutibilmente il master di un ambito, in fotografia naturalistica, molto specialistico. È il caso in cui contemporaneamente si abbiano soggetti abbastanza grandi o avvicinabili, necessità di cambiare spesso e rapidamente focali, in particolare in condizioni climatiche avverse (polvere, pioggia, neve) ed avendo difficoltà ad usare 2 corpi macchina su due diverse lenti (o necessitando addirittura di un terzo). Ma, per come, cosa e dove fotografo io, non sarebbe in grado di sostituire le lenti - in particolare il 500/4 - con le quali l’ho ritratto all’inizio del test, potrebbe solo affiancarsi. Ed il costo, non potendo sostituire altri oggetti, diventerebbe esorbitante. Quindi, dopo la prova e valutata l’usabilità nelle diverse condizioni in cui amo fotografare, considero che per me la miglior combinazione resti avere 70-200 o 80-400 su un corpo e 500 sull’altro. Avessi la fortuna di andare più spesso all’estero, in safari o in zone artiche o in zone dove gli animali sono grandi o confidenti, e meno la necessità di fotografare ai confini del giorno, sarebbe la lente perfetta! Pro: • Qualità costruttiva • Prestazioni ottiche • Stabilizzatore • Autofocus • Versatilità d’uso Contro: • Peso • Prezzo (*) (*) ma solo nel caso non si riesca ad adottarlo come unico supertele Massimo Vignoli per Nikonland © 14/3/2020
  4. 11 points
    16 gennaio 2020, data da ricordare (al momento). E' stata la mia ultima uscita per un'intera giornata, in completo relax. Io ed Enzo, mio compagno d'avventure fotografiche, ci siamo mossi di primo mattino per un tour nel nord dell'isola. Le secche di gennaio sono fantastiche, molto sole e molto freddo, ma anche una luce splendida. Buona per le cartoline, appunto. Non credo di aver mai pubblicato queste foto, ma in questo momento di "magra" forzata trovo giusto (come molti nikonlander stanno facendo) infilare la testa negli archivi e vedere cosa se ne può cavare fuori. Quel 16 gennaio, a prescindere dalle immagini che vi propinerò, sono stato davvero bene, sereno. Qui, nonostante la presenza del filtro, la guerra continua contro gli UV l'ho persa, un vero peccato Il granito e il mare assieme esercitano un fascino particolare, ma in certe ore del giorno producono un'armonia che lascia senza fiato Prima del rientro a casa. Mi aspettavo un bel tramonto e mi sono preoccupato un tantino quando ho visto una perturbazione ruotare intorno all'isola (capita spesso), ma la luce offre sempre qualche spiraglio, mai darsi per vinti. Capiterà presto di stare ancora fuori per intere giornate. Resisto. Ho perso tante ore in tutta la mia vita aspettando la luce giusta. Posso aspettare ancora, stavolta il giorno giusto.
  5. 10 points
    In questo periodo non è il caso di andare in giro per i campi in cerca di soggetti per la macro, ma può essere che qualche soggetto venga spontaneamente a trovarci (vale per i fortunati che non stanno in un appartamento come me), sul terrazzo, in giardino, e allora perchè no? Su Nikonland ho scritto molti articoli sulla macrofotografia in particolare agli insetti, alcuni erano più sulle tecnichedi ripresa e sul mio modo di fare macrofotografia, ho anche descritto dei metodi economici alternativi e sui vantaggi dell'avere i soggetti vicini a casa, diversamente quasi tutto il resto della fotografia naturalistica. Poi, devo riconoscerlo, su suggerimento di Max Aquila che ringrazio per questo, ho cercato di spiegare i miei motivi, i perchè, cosa che ho ripreso anche qui. E allora perchè scrivere ancora di macrofotografia? Con molta umiltà vorrei dare qualche piccolo consiglio ai meno esperti sulla composizione e sulla scelta dello sfondo per ottenere foto che non siano solo documentative ma che abbiano una certa bellezza, per quanto consentito dai soggetti che, lo capisco, possono non piacere a tutti. Per come fare, tecniche ed attrezzatura vi rimando agli articoli citati, qui discuto solo della composizione. John Shaw scriveva che le fotografie agli insetti hanno qualcosa in comune col ritratto, io aggiungo che hanno qualcosa in comune anche con le foto ai fiori spontanei. Quindi ci sono dei canoni da rispettare per evitare foto banali o palesemente brutte. Prima di cominciare, l'ho già scritto, ma lo ripeto: per me la foto agli insetti (come a tutti gli altri animali) intende far risaltare la bellezza o la stranezza dei soggetti ma senza stravolgerne l'essenza e soprattutto senza danneggiarli: Quelle "creazioni" artistiche che comportano la realizzazione di situazioni artificiose che in natura non si vedranno mai, composte al fine di fare graziose vignette o raccontare storielle assolutamente inverosimili, non sono fotografia naturalistica, sarebbe come una foto ad un lupo accarezzato da una bambina con un cappuccio rosso ed un cestino, la foto sarà bella quanto si vuole, ma naturalistica non direi proprio. Se poi i soggetti ne hanno a soffrire è anche peggio. E' il mio punto di vista, che può essere condiviso o meno. Vediamo adesso alcune semplici regole seguite da una foto esemplificativa. La più ovvia, il soggetto, o la parte di soggetto che ci interessa, dovrebbe essere a fuoco, nitido, a meno che non si cerchino apposta effetti artistici o pittorici particolari. Scattare all'altezza del soggetto. Se lo si riprende dall'alto, lo si schiaccia contro il terreno con un effetto poco gradevole. Ci possono essere eccezioni, ad esempio quando lo sfondo è omogeneo come la sabbia. Stesso soggetto, resa molto diversa. Cercare di avere uno sfondo non troppo invadente. Questo con gli insetti e i piccoli animali in genere può essere molto difficile, ma è forse quello che più fa la differenza fra una foto valida ed una puramente documentativa. La prima è per me inaccettabile, la seconda può andare, la terza mi soddisfa. Ci sono gli amanti dello sfondo perfettamente omogeneo, ma non è necessario, a volte un po' di mosso ci sta bene, l'importante è che non prevalga sul soggetto o che il soggetto non ci si perda. In questo una focale lunga (tele macro, oppure zoom più lente addizionale) può essere molto utile. Il posatoio non deve prevalere sul soggetto e non deve disturbare, per gli stessi motivi. Direi che qui il coleottero più che altro da' fastidio, anzichè essere il soggetto. Qui l'apice scortecciato del rametto è troppo chiaro, disturba. Qui il posatoio non disturba. Legata a questo concetto è la raccomandazione di fare attenzione con il flash, che se necessario va usato, tuttavia bisogna fare attenzione alla presenza nello sfondo di soggetti riflettenti come certi sottili steli d'erba che in luce naturale sembrano non risaltare, ma illuminati dal flash diventano dei fasci luminosi che disturbano tantissimo. Purtroppo anche senza flash possono sfuggire degli elementi di sfondo che disturbano. Quella riga trasversale dietro l'ala da' fastidio, no? Sfondo mosso ma gradevole. Se il soggetto è l'insetto intero, cercare di averlo tutto a fuoco, se possibile (perché sta fermo) con un uso accorto del focus stacking, se no cercando di posizionarsi col piano sensore perfettamente parallelo al soggetto e chiudendo il diaframma quanto più possibile senza che la diffrazione produca troppi danni. Qui ero a f20, con il 200mm Micro Nikkor AfD, ma con la D700 ci poteva stare, con sensori più densi... meglio lo stacking. La rugiada è naturale. Se il soggetto è un particolare, avere tutto l'insetto a fuoco richiede per forza il focus stacking, ma può essere anche interessante concentrare l'attenzione sul particolare, sfuocando il resto. In fondo con un po' di applicazione non è difficile ottenere buone foto di insetti... Silvio Renesto per Nikonland.
  6. 10 points
    Sono tempi difficili, le domeniche pomeriggio di chi ha la fortuna di stare bene passano in casa. Magari un film, o un giretto in archivio a guardare qualche vecchia foto. Queste sono alcune immagini dello scorso giugno, la Z6 era fresca fresca e cercavo di prendere confidenza. Ero a Rho, ad uno spettacolo di artisti di strada. La storia alla base di questo spettacolo non la ricordo con precisione, ma riguardando le immagini l'ho ricostruita così. Una ragazza romantica, appasionata di libri d’amore, parte alla ricerca dell’anima gemella. In uno dei suoi libri trova un indizio, un baldo giovane è come lei in cerca del suo amore. Sarà lui? mmmmm fammi controllare… . si è lui! Balliamo! Ma…. …. il mio libro dice che ci possono essere momenti difficili! ….ma…. Che fareste voi?!?!? ma si, la vita è un gioco! Tutte le immagini con la Z6 ed il 70-200/4 AFS VR su FTZ. Per tutte i dati di scatto sono 1/500 a f4, ISO 800 (esposizione manuale ed iso manuali). La regolazione è fatta in LR CC e questi colori sono ottenuti con profilo modern 05 ed opacità al 50%. Poi ho regolato la prima immagine e copiato i valori su tutte le altre della serie. 1' di lavoro per la prima e un paio di secondi in totale per le altre.
  7. 9 points
    Eccezionalmente, oggi il bis. Non ho resistito. Sembrano le cronache del dopobomba
  8. 8 points
    E allo scadere della luce, una sorpresa. Una perturbazione da Ovest, per domani la vedo bruttina...
  9. 8 points
  10. 8 points
    Il confronto con il pariclasse per reflex è d'obbligo. Il Nikon 70-200/2.8E FL montato su Nikon D780 a sinistra, il Nikon 70-200/2.8 S montato su Nikon Z6 a destra : In termini dimensionali, lunghezza, peso, ingombro, costruzione, i due obiettivi sono confrontabili. Montati sulle rispettive macchine sono equivalenti dimensionalmente Confrontabili non significa, ovviamente identici. Ma il passo filtri da 77mm li accomuna, il collarino del treppiedi integrato nel corpo dell'obiettivo, anche. E' invece del tutto diverso il piedino. La cui logica è la medesima (l'unica parte sganciabile) ma non lo è la geometria. In mezzo il piedino del Nikkor Z, ai lati i due - identici - piedini del Nikkor F 70-200/2.8 FL e del Nikkor F 500mm f/5.6E PF. visti da sotto i fori a vite restano due ma posizionati diversamente. Il piedino del Nikkor Z è completamente diverso sia nella fattura, più raffinata, che nelle dimensioni. Tanto da non essere intercambiabile con i due. Anche in questo caso, purtroppo, non abbiamo compatibilità con gli attacchi delle teste in standard Arca Swiss. Andando agli altri dettagli, i paraluce sono simili ma ... non esattamente identici. E lo stesso i tappi Naturalmente le similitudini finiscono qui. L'estetica è differente, più sobria e lineare, da 21° secolo quella dello Z, più anni '90/2000 quella del F, comune a tutti i suoi contemporanei. Qui in tutto il suo splendore montato sulla mia Nikon Z6 che non si separa mai dal suo battery-grip MB-N10 : oltre al display OLED su cui possiamo far comparire i parametri correnti di diaframma, distanza di messa a fuoco etc. per il tramite del tasto DISP, sono presenti due tasti funzione programmabili L-Fn sul lato sinistro mentre il secondo, L-Fn2 è replicato sui quattro lati del barilotto, anche sotto. Io ho impostato sul tasto 2 l'attivazione e la disattivazione del tracking 3D che ho potuto sperimentare dopo l'uscita del Firmware 3.0 proprio con questo obiettivo. Nel complesso la costruzione è esemplare, al tatto e in mano appare molto solido, quasi fosse costruito d'acciaio. Non che il modello da reflex - eccezionale in tutto - non lo sia altrettanto ma all'apparenza sembra di plastica rispetto a questo. Tutto qui. Nel complesso la costruzione è esemplare, al tatto e in mano appare molto solido, quasi fosse costruito d'acciaio. Ma questa anteprima non si ferma alla descrizione fisica (vi rimando alla letteratura Nikon per pesi, diametri, schemi ottici etc.) perchè la prima cosa che volevo verificare appena ho letto le specifiche è questa qua : ripresa a 70mm, 50cm di distanza di messa a fuoco ripresa a 200mm, 100cm di distanza di messa a fuoco ebbene, fatte salve le ovvie differenze di prospettiva e di resa alle differenti focali, questo obiettivo è costruito perchè progressivamente la distanza minima di messa a fuoco diminuisca al calare della focale di utilizzo, da un massimo di 1 metro a 200mm ad un minimo di 50cm a 70mm. In questo modo spostandoci dal soggetto e intanto variando la focale utilizzata, praticamente possiamo avere lo stesso livello di ingrandimento e di inquadratura. Se guardate nei due scatti alla buona qui sopra, il volto di Jessica riempie del tutto il fotogramma, pur essendo due scatti completamente differenti. Nel Nikkor F 70-200/2.8E FL le cose sono differenti perchè la distanza minima di messa a fuoco è costante (1.1 metri) al variare della focale. L'altra peculiarità che volevo verificare è la capacità di mantenere il fuoco nonostante la zoomata. Questo 70-200/2.8 S non è propriamente parfocal come si era sentito dire in un primo momento ma all'atto pratico si comporta come tale. Durante la zoomata non perde il fuoco che viene mantenuto perfettamente sul soggetto e la variazione della lunghezza focale variando al contempo la distanza con il soggetto è praticamente ininfluente sulle prestazioni di messa a fuoco. Chi mi ha seguito fin qui in questo ragionamento si renderà conto cosa significa all'atto pratico questa potenzialità, non solo in fotografia ma soprattutto nel video. Per chiarirlo nella pratica vi condivido un brevissimo video che ho girato alla buona. Io non mi sono mai mosso, si è mosso solo il soggetto ed io ho variato la lunghezza focale in tempo reale per vedere se l'obiettivo manteneva il fuoco a sufficienza : Premere sul triangolo per visualizzare il video e poi tornare indietro per continuare a leggere Se tutto questo non vi impressiona non saprei che altro aggiungere. Ah, si, l'obiettivo é velocissimo nella messa a fuoco, silenzioso e rapido ed è sostanzialmente privo di difetti ottici (vignettatura, distorsione, aberrazioni cromatiche) ed è di una nitidezza imbarazzante sul piano di messa a fuoco, tanto che ogni difettuccio del soggetto balzerà in primo piano come se fosse una trave maestra .... ! Mentre lo sfuocato, beh, se non vi piace, vi consiglio di comperarvi un Nikkor 200/2, l'unico obiettivo che possa fare meglio di questo. E se non ci credete, faccio come il mio Archibald che sinceramente se ne infischia della necessità di dovervi convincere, tanto lui è soddisfatto così Nikon Z6, Nikkor Z 70-200/2.8 S a 200mm, ISO 2200, f/2.8, 1/400'', Picture Control su Auto lo stabilizzatore fa il suo dovere (1/10'', f/22, 100 ISO, 200mm) e se il soggetto lo merita, beh, ditemelo voi che cosa ve ne pare : Nikon Z6, Nikkor Z 70-200/2.8 S, f/2.8, in giro per Milano. Modella Anna Galeazza L'unico difetto che ho potuto riscontrare ? Che per cause non dipendenti da Nikon sta tardando oltre il dovuto in termini di consegna. Dovremo pazientare ancora qualche settimana (speriamo non mesi) per potercelo godere. Nel ricordare che questo obiettivo è un sample e che le immagini riprodotte sono al meglio delle possibilità offerte, ma che ci riserviamo di approfondire in ogni condizione appena disponibile un esemplare di produzione effettiva, (immaginiamo nel corso del mese di aprile se tutto va bene), ringraziamo ancora Nital Spa per averci concesso questa attesa anteprima.
  11. 8 points
  12. 7 points
    Ok, ho capito, non potete uscire. Siete forzati a stare in casa e magari convivere con la vostra vecchia moglie (o il vostro vecchio marito) che non sopportate più da anni. Bene, cercate di non uccidervi a vicenda e se la salute vi aiuta, magari approfittate della pausa forzata per sviluppare una cosa che avete in casa e che non dovete comprare. Anzi, l'avete dentro di voi : il cervello ! Spesso, troppo spesso, su queste pagine leggiamo di quanto quella fotocamera nuova o quel tale obiettivo/testa/treppiedi/filtro sarebbero indispensabili per fare questa o quella cosa. Oggetti immancabilmente inseguiti a lungo e del cui uso poi non si sa più nulla. Ma altrettanto troppo spesso si capisce che l'attrezzatura che la natura, quella stessa natura che ha creato il COVID-19 ci ha dotato gratuitamente alla nascita, non viene utilizzato con profitto, o sviluppato. Senza offese, naturalmente, non sto generalizzando. Ma anche chiudendomi gli occhi, non riesco a non notare come manchino sovente nelle foto pubblicate su Nikonland, quei miglioramenti drammatici che la tecnica e lo studio dovrebbero aver oramai indotto negli anni di uso di tecnologie - hardware e software - digitali e non, che oramai da decenni sono popolarmente disponibili. Perchè ? Perchè spesso ci si accontenta e ancora più spesso non si studia. Non si studia come fare meglio, come fare di più, come sfruttare ciò che si ha. Per fare altro, meglio, meglio di come l'abbiamo fatto sinora o di come l'abbiamo visto fare. Non sto a fare esempi. Si può partire dall'uso del software di tutti i giorni per andare a quello che non abbiamo mai utilizzato (e per scaricare software di provare o per acquistarlo non si deve uscire né fare la coda al supermercato). Per usare meglio il proprio computer non serve la mascherina. E nemmeno ci vogliono molte precauzioni igieniche. Purchè ci si applichi e si studi. Per non parlare della possibilità di fare studi sulla luce o sulla ripresa di oggetti in casa. Qualsiasi oggetto, un soprammobile, un modellino, un fiore (anche di plastica). La propria moglie (si quella che si vorrebbe ammazzare) o la figlia/figlio/gatto/cane. Io sinceramente non credo che l'unico anelito che sentiate in petto e in testa in questo momento sia guardare con struggimento dal balcone la perduta libertà. Non devo spiegarvi io cosa potreste fare che non avete mai fatto o a cui non avete mai dedicato il vostro tempo. Che so, sfogliare gli ultimi 1000 viaggi fatti, valutarne le foto, pubblicarle qui sul vostro blog, chiedere a noi il nostro giudizio sul vostro lavoro. IN MODO TALE DA SAPER FARE MEGLIO QUANDO RIACQUISTERETE L'AGOGNATA LIBERTA' ? Ok, ok, vi siete offesi. BEN VI STA' ! Ovviamente, ammazzate il tempo con le freccette e non fate un kazzo di quanto ho detto, continuate a non investire sull'essere fotografo e lasciate imputridire gli ultimi neuroni disponibili ...
  13. 7 points
    Con questa sesta tappa del viaggio in Giappone si volta completamente pagina e dai matsuri passiamo a parlare del distretto dei samurai. Un intero quartiere situato nella cittadina di Kakunodate, nella prefettura di Akita, rimasto pressoché uguale a 400 anni fa, ovvero al periodo feudale giapponese. A differenza dei castelli che, una volta venuta meno la loro utilità, sono stati o smantellati o distrutti dalle fiamme, le case dei samurai hanno mantenuto la loro funzione di abitazione per molto tempo, il che ha permesso di farle arrivare ai nostri giorni pressoché intatte. Per inciso, Kakunodate è stato il centro di potere della regione per la presenza di un castello in cima alla collina, del quale però oggi non resta nessuna traccia. Tali abitazioni, oltre ad essere ben conservate, sono anche visitabili, cosa che permette ai visitatori di immaginare come potesse essere la vita delle famiglie di samurai (sia di classe media che dei ricchi). Questo quartiere, in particolare, un tempo ospitava 80 famiglie ed è caratterizzato, come si vede anche ai nostri giorni, da strade ampie e cortili ombreggiati da ‘ciliegi piangenti’. Tra tutte le abitazioni aperte al pubblico, sei in tutto, di particolare interesse sono la “Aoyagi House” e la “Ishiguro House”. Aoyagi House La Aoyagi House sorge su un terreno di 3.000 mq, è costituita da più edifici ed ospita al suo interno, oltre alle collezioni museali, come armature e abbigliamento samurai, disegni e studi anatomici, anche un ristorante e un negozio di articoli da regalo. I cartelli, disseminati all’interno dell’area aperta al pubblico, mostrano nformazioni come la dislocazione dei vari edifici e tradizioni dei samurai, il loro stile di vita ed il contesto storico giapponese a Kakunodate. Nel giardino della casa è possibile ammirare 600 varietà diverse di piante. La dimoratiene alclan Aoyagi, una famiglia di classe superiore che ha mantenuto la sua importanza anche dopo la restaurazione Meiji ed ha continuato a viverci fino al 1985 quando l’intero complesso è stato convertito a museo. Ishiguro House (Ishiguro-ke) La Ishiguro House (Ishiguro-ke) era la residenza della famiglia più importante della zona (quella di rango più elevato) ed è la più antica casa di samurai. L’area visitabile è di dimensioni molto ridotte rispetto alla vicina Aoyagi House, questo perché solo una porzione della casa è aperta al pubblico, in quanto la famiglia che ne ha la proprietà ci abita tuttora. Le altre case del quartiere sono residenze di samurai appartenenti alla classe media, per cui più piccole rispetto a quelle di Aoyagi e Ishigura e non sono tutte accessibili allo stesso modo. Il ‘distretto commerciale’ di Kakunodate è stato edificato nel 1620 in un’area separata da quella in cui sorge il quartiere dei samurai, al fine di mantenere la divisione in classi sociali di quel periodo. つづく
  14. 7 points
    Liam Wong, fotografo per caso Si chiama Liam Wong e non è un fotografo, almeno, non di professione. In realtà è uno degli Art Director della UbiSoft, nota software house di videogames. Solo casualmente, in occasione di un viaggio a Tokyo per la presentazione di un videogioco, si è ritrovato “da turista” a creare un vero e proprio diario di viaggio per immagini sulla sua pagina Instagram riscuotendo dapprima un grande successo tra gli amici e in seguito un successo più ampio (a mio parere meritato) dopo la visione della suddetta pagina da parte di Adobe e della Saatchi Gallery che hanno esercitato parecchie pressioni per convincere il povero Wong che poteva avere un fulgido futuro da fotografo. E questo lo ha spinto comunque ad approfondire l'argomento, migliorando le tecniche di street notturna con una post produzione attenta servendosi del pixel peeping, tecnica che permette di non trascurare alcun particolare della scena. In realtà le sue immagini sono perfette sul piano compositivo, assolutamente scevre da difetti, distrazioni, particolari sfuggenti. E questo _ per sua stessa ammissione _ grazie all'esperienza da art director che ogni giorno deve visionare decine di layout ambientati realizzati più o meno distrattamente dai creativi della UbiSoft. “Penso che grazie al lavoro che svolgo per me sia relativamente facile riconoscere immediatamente una composizione pulita” Ho scoperto le sue foto per caso ieri sera e per caso ho trovato il suo libro (che ho già provveduto a prenotare, visto che è esaurito dopo appena tre mesi dall'uscita) TO:KY:00, strana scelta grafica per un titolo che porta tutti a chiamarlo Tokyo Midnight giacchè le immagini sono tutte notturni della metropoli giapponese. Ed è proprio la notte che Tokyo dà il meglio di sé e forse Wong non lo immaginava (nonostante il cognome è scozzese di nascita e vive in Canada). Le immagini, assolutamente improvvisate, da turista, sono incredibili. Taglio cinematografico, ambientazioni da Blade Runner, nello stile rivoluzionario e inconfondibile di Jordan Cronenweth che fu il geniale direttore della fotografia della pellicola cult di Ridley Scott. La pioggia sottile, i colori violenti dei neon che si deformano fondendosi col nero dell'asfalto bagnato in un riflesso continuo e le persone si tramutano in forme nere brulicanti sotto ombrelli luminosi che rimandano all'occhio luminescenze di un gamut improbabile. Il tutto fuso da una post produzione che rasenta la perfezione. Cosa dire. Non so se è il momento di reclusione forzata a farmi apprezzare questo lavoro, ma è certo che questo fotografo non-fotografo mi ha colpito parecchio. Ve lo propongo con qualche riserva perchè so che avete il palato fine. In queste foto Wong sfrutta la pioggia come elemento di narrazione e con un filo di garbo racconta una delle città più caotiche e più affollate del mondo. E comunque in questo periodo di magra avrete poco da lamentarvi Pezzo consigliato ovviamente: Temptation della bravissima Hiromi Le immagini a corredo di questo articolo e i diritti a loro connessi sono di proprietà di Liam Wong
  15. 7 points
  16. 7 points
    I Pappagalli c'erano, quando in Europa c'erano anche gli ippopotami e i giaguari (ho scritto proprio Giaguari, in Europa, da noi in Toscana, sono stati trovati resti di una specie di Giaguaro, ben più grande di quello attuale), poi a causa dei cambiamenti climatici si sono estinti. Le uniche scimmie europee oggi sono le bertucce di Gibilterra, ma sempre nella preistoria, ce n'erano parecchie, fra cui Kenyapithecus, uno scimmione che è uscito dall'Africa, è vissuto un po' in Europa, poi viste come andavano le cose, è tornato in Africa (la faccio elementare, ma è chiaro che si parla di popolazioni, estinzioni e mutamenti climatici) dove poi ha dato origine appunto al Gorilla, allo Scimpanzè e al nostro trisnonno... PS La lezione sui primati e l'origine dell'uomo, modestia a parte, è una di quelle che mi sono venute meglio; è sempre molto gradita agli studenti (e non).
  17. 7 points
  18. 7 points
    Buongiorno amici Nikonlanders. Seguo l' evolversi della situazione in Italia e sono triste e preoccupato. Avete tutta la mia solidarieta'. Ci sara' tempo per fotografare piu' avanti. Per il momento restate a casa, importante uscirne fuori sani da questa brutta situazione. Qui in Grecia la situazione e' un po' meglio, ma anche qui hanno cominciato le restrizioni. I miei migliori auguri a tutti voi. Forza Italia. Forza Nikonland.
  19. 7 points
    Tornato oggi sul luogo del delitto, questa volta armato della amata Nikon D3X. Ultimamente apprezzo molto l'uso dei lunghi tele. Essendomi stato "arrubato" il Sigma 180 2,8 APO, ho optato per il mitico Nikon 300 2,8 ED IF AiS, prestatomi per l'occasione, con cui ho eseguito molti degli scatti fatti oggi nel ravennate. L' accoppiata mi ha soddisfatto molto. Nitidezza e plasticità mi hanno convinto della validità di strumenti così datati. Altri scatti con il 24-70/2,8 e 105/1,4.
  20. 7 points
  21. 6 points
    Vi scrivo qua un piccolo racconto di un viaggio fatto a Lituania anni fa in occasione di un invito del matrimonio di una coppia di amici italo/lituani e mio amico ha fatto il cicerone facendomi vedere la bella Vilnius e vi parlerò questo museo di genocidio ai danni del popolo lituano da parte del famigerato KGB, le foto sono state fatte dalla coolpix 995 ed era unica macchina fotografica digitale e dal museo era proibito di fare le foto e ho dovuto farlo di nascosto e alla svelta, mi scuso della qualità fotografica. Il museo si trova nell'ex quartier generale del KGB di fronte alla piazza Lukiškės ; pertanto, viene chiamato in modo informale come il Museo del KGB e vi racconterò una piccola storia del palazzo. il museo originariamente ospitava il governatorato di Vilna e durante gli anni della prima guerra mondiale ospitò uffici militari tedeschi e dopo la guerra viene usata come il centro di coscrizione per esercito lituano e come quartier generale del comandante. durantr le guerre di indipendenza lituane ospitava commissariati e tribunale rivoluzionario e dal 1920 ospito le corti di giustizia per il voivodato di Wilno. Nel 1940 Lituania viene invasa dall'unione sovietica e il sotterraneo del palazzo viene usato per la prigione dei deportati e arresti di massa da parte dei russi e nel 1941 Germania nazista invase la Lituania e l'edificio fu occupato dalla gestapo. nel 1944 i sovietici ripresero la Lituania e da allora fino al ristabilimento dell'indipendenza della Lituania nel 1991 l'edificio fu usato dal KGB come uffici abitativi, una prigione e centro interrogatorio, oltre 1000 prigionieri furono giustiziati nel seminterrato tra il 199 e inizio degli anni 60. Oltre ad ospitare il museo, l'edificio funge ora da tribunale e da deposito degli archivi speciali lituani. Oggi sono visibili soltanto 19 delle 23 celle utilizzate (in realtà erano 50 celle e una parte viene riconvertito come archivio kgb), la stanza delle guardie, stanza della schedatura nonché la stanza delle torture e la stanza delle esecuzioni. comincio le foto: Monumento alle vittime del Genocidio la facciata del museo la targa del museo il corridoio del seminterrato che conduce alle celle di detenzioni e di tortura il particolare della cella d'isolamento sala delle torture e di interrogatorio e qui venivano legati con quel abito nero e la cella è completamente insonorizzata e non si potevano sentire le urle dei prigionieri sottoposti alle torture un'altra stanza delle torture e il pavimento era profondo di circa un metro e mezzo e dove lo facevano riempire acqua gelata e il detenuto lo facevano mettere nella parete in fondo con un minimo appiglio ai piedi e lo facevano stare in piedi per ore e ore e fino quando non c'e la facevano più a stare in piedi e cadevano nell'acqua fredda un particolare della stanza dove si sono scritti i documenti della prigionia e delle morti accertate sala documentazione sotto il pavimento vetrato ci sono alcuni oggetti appartenuti ai prigionieri giustiziati un'altro particolare dei reperti e notate lo sfondo della parete protetto con il vetro e indicano le esecuzioni fatte in questa stanza e sono crivellate dai colpi sala delle esecuzioni e dove gli agenti del Kgb davano le esecuzioni mortali ai detenuti e sullo sfondo di quella foto che una volta c'era il rubinetto per lavare il sangue nel pavimento ed è stato rimosso dal Kgb. Qui finisce il mio racconto fotografico, durante la visita in quel museo e nei sotterranei sentivo un disagio e oppressione e mi sembrava di sentire le urle dei prigionieri torturati e uccisi. grazie per essere soffermati. Claudio
  22. 6 points
    Dopo la pioggia rimangono le nuvole basse sulla città. Ci sarebbe voluta una panoramica, ma ho un fastidioso palazzo di fronte
  23. 6 points
    Io vivo in campagna, una campagna antropizzata, semi urbanizzata. Il mio giardino confina a ovest con un grande residence per vacanzieri, a sud con il parcheggio del residence. Gli altri due lati confinano con due strade, ex stradine di campagna. Oltre la strada a nord c’è un oliveto e a est un prato ed un vigneto. Da casa mia, la presenza degli uccelli è sempre stata molto percepibile, soprattutto in questa stagione, per la sinfonia di canti che si udivano. Averli a portata di obiettivo è sempre stato assolutamente impossibile per la costante circolazione di autoveicoli e persone: residenti, manutentori o giardinieri. Sulla stradina principale, che comunque rimane sempre una strada di campagna, dopo le prime restrizioni del governo, gli autoveicoli sono drasticamente diminuiti ma nello stesso tempo è incominciata una incessante corsa podistica, disturbata solo da prestanti ciclisti o da intere famiglie di cane munite. Tutto è durato fino giovedì scorso. Da venerdì mattina, improvvisamente è scomparsa la presenza umana e gli uccelli si sono avvicinati e fatti vedere. Dalle mie finestre sono riuscito a fare alcuni scatti decenti, ne posto solo alcuni significativi. Tutti con D500 e 500 PF ED a F. 5,6 Verzellino, maschio sopra , femmina sotto Zigolo nero Cinciallegra Nel tardo pomeriggio dalla parte opposta un paio di lepri si rincorrevano e i colombacci cominciavano i preparativi prima della costruzione dei nidi. Se non fosse per il dolore, la tristezza e i danni devastanti che questo virus sta provocando, a me l'effetto dell'isolamento momentaneo non dispiace poi molto.
  24. 6 points
    Dal film-doc “Quarantena Junior” Frederick: Che periodo schifoso! Igor: Potrebbe esser peggio. Frederick: E come?! Igor: Potrebbe nevicare!
  25. 6 points
    Come tanti siti sparsi nel territorio italiano, questo luogo deve la sua suggestione al sovrapporsi di periodi storici, con fasi di alterna fortuna, che è possibile rilevare nelle stratificazioni architettoniche o nelle tracce di trasformazione del territorio. Quelle che mostro sono foto scattate nel corso di circa un decennio, con la mia D300, che mi ha seguito in questi anni. Qualche nuova foto la posterò in seguito, con mezzi più attuali, appena sarà possibile. Città etrusca, di cui restano poche tracce, fu acquisita dai Romani, che edificarono strade e l’acquedotto, ma alla caduta dell’impero, le invasioni barbariche impoverirono il borgo. Dopo alterne vicende, nel periodo medioevale fu eretto il castello e dopo una fase di declino, il periodo rinascimentale culminò con l’esecuzione di costruzioni, tra cui quelle realizzate dal Bernini, come la chiesa ed il convento di S. Bonaventura, con la fontana ottagonale prospicente e la facciata del Palazzo Baronale con fontana rocciosa. Verso la fine del ‘700 prima la malaria, poi distruzioni e incendi da parte delle truppe francesi provocarono la rovina definitiva. Da gli anni ’50 il borgo è una location per molti film e fiction, tra i più noti, Ben Hur, Il Vangelo secondo Matteo, Brancaleone alle Crociate, Il Marchese Del Grillo.
  26. 6 points
    Ragazzi, lo so che non si fa, ma all'ottavo giorno mi son rotto i proverbiali maroni e ho invitato un amico a casa. Niente di che, una birretta e 4 chiacchiere, ma non ce la facevo più.
  27. 6 points
    Oh bè, se anzichè "dal" posso fare "sul" balcone, la musica è un'altra anche per me:
  28. 6 points
    Ieri mattina mi sono svegliato da solo alle 5:00 ed il primo pensiero è stato, mi vesto al volo e faccio un salto al Ticino: 10’ da casa mia. Alle 8 al massimo sarò di nuovo a casa. Invocando l’uscita per “attività motoria” in caso di problemi. Ma non l’ho fatto, pensando prima al ritorno a casa - ed alla pattuglia che invariabilmente avrebbe fermato me e non il ladruncolo di turno. Poi, con il dissolversi delle nebbie notturne, nella mia testa è tornato quel tanto di lucidità da rivalutare quanto inopportuno fosse, e mi sono messo a scrivere.....
  29. 6 points
  30. 6 points
  31. 6 points
    In questi giorni di apprensione per il covid-19, e qui dovrei aprire una dolente nota, visto che qui al mio paese vi sono due casi e il comune non ha profferito parola.. ma proseguiamo, stavo osservando da qualche giorno, a dire il vero è più di qualche giorno ma fa lo stesso, il movimento delle manine della nostra nipotina, che in barba a tutte le nostre preoccupazioni vere o indotte.. lei è impegnata a tenersi quello che a lei più interessa.. La pappa, sia con il latte che ora è in fase discendente che le pappe vere e proprie in fase ascendente.. Ed è abbarbicata.. e on molla se quando il biberon è vuoto.. inizialmente si usa il cucchiaino, e rispetto alla sett. scorsa ora lo utilizza ben di più.. ma poi si stanca ed allora la sua pappa viene travasata in un biberon con il foro più grande, e parte della quarta.. le sue manine sono dotate di vita propria.. favoloso..
  32. 6 points
    di Tanja Brandt Tanja fotografa con Nikon D850 e obiettivi Nikkor (è Nikon Ambassador)
  33. 6 points
    Guarda io quel marchio lì lo metterei qui dentro.... come faresti tu con Sony
  34. 6 points
    Personalmente stimo e ammiro tutti quelli che riescono, attraverso il mezzo della fotografia, a comunicare qualcosa... la bellezza di un luogo, di uno sport o anche "semplicemente" di una propria passione (una donna, un uomo, un motore, una città...) Per estensione quindi tendo ad ammirare moltissimi di voi che leggono e scrivono sulle pagine di Nikonland. Per me siete bravi forte! Ma c'è una specializzazione che stimo e ammiro particolarmente: i fotografi di.... cervi, passeriformi, libellule, tigri del bengala.... i fotografi in natura e DELLA natura in tutti i suoi aspetti vitali! Perchè? perchè secondo me è un triplo carpiato con avvitamento all'indietro: ci vuole il soggetto, il dettaglio curato, lo sfondo, il contesto, l'attrezzo adatto. Ci vuole la passione e la pazienza, ma anche la competenza "per saper fare", "per apprezzare" ma anche "per non fare danni". Ci vuole la fortuna (che si d'accordo il posatoio, ma poi deve esserci la luce giusta, il soggetto non sta a mettersi in posa per te...). I cervi e il loro bramito non stanno ad aspettare voi e non fanno orario ufficio.... Ho tralasciato mille altri aspetti e anche la grande soddisfazione dell'immergersi nell'ambiente, i suoni della natura ecc... ma rimane per me una gran bella fatica. Complimenti a voi fotonaturalisti!!! Ci riflettevo giusto l'altro giorno: uscito di corsa con il mio misero tele per immortalare quelli che poi grazie a voi ho scoperto fossero Aironi Guardiabuoi. Spariti... appunto. Faccio lo stesso un giro in quella oretta scarsa che potevo dedicare a me stesso. Ok belli i fiorellini.... Ma alziamo un po' lo sguardo: E lo sfondo no.... Mannaggia al rametto... E il forte crop, che 400mm sono pochini.... Le foto son quel che sono ma la natura è uno spettacolo con o senza di me!! Per chiudere, dopo i complimenti di rito... tra i vostri bramiti e gli splendidi esseri viventi che sapete immortalare mi viene sempre in mente un film:
  35. 5 points
    Visto che siamo in tema ''gatti''. Ecco la gattina del quartiere che viene tutte le mattine per mangiare da me. E' un po' paurosa ma molto simpatica.
  36. 5 points
    Sono giorni strani quelli in cui ci troviamo vivere. Lo smart job sarebbe dovuto essere, per i lavoratori dipendenti - pendolari, la conquista sindacale del nuovo secolo, invece è diventato uno strumento di salvezza per tutti quanti, persone ed imprese insieme. Gli uffici ora sono deserti ma con le luci accese, l'acronimo VPN è diventato (finalmente) di uso comune. Nel confino domiciliare in cui siamo costretti mi sembra comunque utile, per quanto sia concesso, che in qualche modo si cerchi di documentare quello che sta accadendo. Perciò, ieri la mia sortita per i rifornimenti alimentari, è stata accompagnata da una fotocamera. Nei limiti di fotografo arrugginito quale sono, ho registrato qualche momento di quotidianità stravolta, prima di rintanarmi nel mio mini ufficio laboratorio dove, normalmente, il "LAVORO" non entra. Il tempo di uscire dal panettiere con una fotocamera in mano e son stato fermato da agenti di PS in borghese; Il baule carico con la spesa per 5 persone è stato il mio salvacondotto. Torno nel mio loculo fino a venerdì prossimo, per una seconda puntata. Se va male mi portate le arance?
  37. 5 points
    Buongiorno a tutti, mi sono appena iscritto e questo è il mio primo post.. spero perdoniate la "guasconata". In realtà sono un' "apprendista di bottega". Mi piace come a voi tutti fotografare e in questi giorni di smart working e quarantena ho pensato che il tempo sia "sopra a tutto" e ieri ho cercato di rappresentarlo così . grazie in anticipo per eventuali critiche/suggerimenti a 360° eccetera 😀
  38. 5 points
  39. 5 points
  40. 5 points
  41. 5 points
    Nikon D5, Nikkor 300/4E PF, f/4, ISO 800, 1/125'', luce naturale dalla finestra, quinta costituita da due ante di porta socchiuse. Nata e concepita così all'origine con la complicità della mia musa. Commenti, giudizi, suggerimenti, opinioni, sempre umilmente ben accette.
  42. 5 points
  43. 5 points
  44. 5 points
    500mm f/4 AF-S con TC14EII, Torrile 2009 Critiche e consigli ben accetti.
  45. 5 points
    Non è una guida turistica... ci sono nelle librerie dedicate e in rete migliaia di guide più o meno approfondite su qualsiasi regione del globo, Friuli Venezia Giulia compreso. A quelle fonti vi consiglio caldamente di abbeverarvi per cenni storici e consigli enogastronomici. Questo è stato il primo giro che ho fatto con la nuova arrivata Nikon Z6, un giorno dei primi di Febbraio. Avevo portato con me anche la D850 per poterne ricavare dall'una e dall'altra le mie personali considerazioni d'uso e le differenze del caso. Pertanto non è un reportage di viaggio, ero troppo impegnato ad esplorare il sistema... Avevo deciso all'ultimo momento la destinazione. Ma almeno la giornata era perfetta, tersa e non troppo fredda (almeno alle 13!). Dicevo, ad Aquileia sarebbe bello arrivarci con la bicicletta da Cervignano, sfruttando la ciclabile ricavata sul sedime della vecchia ferrovia per il pontile di Belvedere (piccola nota storica: tutti l'avranno vista nel vecchio filmato del trasporto del Milite Ignoto da Aquileia a Roma...). Personalmente erano decenni che non ci andavo... Non ci si può aspettare la maestosità dei fori imperiali di Roma, dei grandi anfiteatri, ma se ti guardi intorno e vedi campi agricoli, canali, poderi ed entri ad Aquileia si ha un po' l'impressione di... una nave semiaffondata che a stento affiora dal terreno... col paziente lavoro degli archeologi. Dico, se vai in Sicilia te la aspetti la Valle dei Templi, respiri la Magna Grecia... qui è difficile immaginarsi cosa fosse una delle maggiori città del periodo romano, un importante porto fluviale e via dicendo. Difficile immaginarlo avendo il mare ormai a qualche chilometro ed una laguna nel mezzo. Qui sotto la "via sacra" ricostruita nel secolo scorso e i resti del porto fluviale... I resti del Foro a fianco della trafficata statale che corre effettivamente in corrispondenza dell'antica strada romana, che ieri come oggi congiunge l'adriatico al Nord europa (ieri ambra, vino e olio, oggi i vacanzieri...). Effettivamente passargli accanto il fine settimana per andare al mare lo fa sembrare un normale sito archeologico, non ci si fa più caso a lui. Ed è un peccato, perchè è un vero tuffo nel passato a due passi da casa. Dopo barbari invasioni pestilenze... divenne sede Patriarcale, con la sua basilica, vivendo una nuova vita che ha dato il simbolo stesso del Friuli (l'aquila appunto) tra guerre e lotte con Grado, Venezia, Imperatori e via così... Il viaggio prosegue...
  46. 5 points
    Alcuni anni fa.. ( cribbio se passa il tempo.. sigh.. sigh.. ) per un po' di volte siamo stati ospitati al campo Giuriati di Milano, forti dal fatto che l'invito perveniva da un altro Nikonlander il famoso " Mudmad "; all'epoca utilizzavo la D 300 e come ottica avevo il 70-200 f 2.8.. altri tempi.. Ma ora qualche scatto, i primi lisci.. i secondi sul fangoso.. chi era costui?.. chi vince.. avrà un premio grosso grosso.. la concorrenza.. brutti tipi.. magari lo spettatore stava pensando: ma chi lo fa fare.. a quelli lì.. mancata per poco.. arcipicchia.. dai che ti alziamo noi.. acc.. troppo alta non ci arrivo.. adesso ti fermo io.. e ti do pure delle botte.. quasi chiappata.. eccoli sorridenti e felici.. stavolta ti ho preso io.. anche i danesi.. Finita questa fase pulita, ora mettiamo quella sporca.. A dire il vero, qualche problema con il colore delle magliette lo abbiamo.. adesso arrivo pure io.. L'uomo nero nero.. voglio giocare anch'io.. lasciate spazio.. ti ho preso non la mollo a nessuno, è mia.. mi hanno fregato, se la sono presa.. vieni se sei capace.. el muntun negher..
  47. 5 points
    Oggi è una giornata fantastica, difficile da vedere anche da queste parti: temperatura elevata (20° alle 7,50), sole, visibilià oltre i 40 km. Che dire... dal Golfo riuscirei a vedere chiara la Corsica. E io sono autoconfinato, a casa. Non è un obbligo, piuttosto un sacrificio e per niente piccolo. E' un segmento della mia vita che sto ibernando volontariamente e definitivamente. E il termine volontariamente evidenzia la forzatura alla quale ci stiamo sottoponendo tutti. Restare a casa è un dovere. Non un obbligo, non un suggerimento. Solo ed esclusivamente un dovere. Ne usciremo tutti da questa situazione, sicuramente sani, ma parecchio provati.
  48. 5 points
  49. 5 points
  50. 5 points
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