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  1. 13 points
    Il termine Wildlife di solito viene usato per indicare la fotografia agli animali "grandi", mammiferi ed uccelli, ma anche quelli piccolini sono wild, a volte very wild! Seriamente, per piccoli rettili, anfibi ed insetti di solito si parla di macrofotografia , quando i rapporti di riproduzione non sono troppo spinti anche di di fotografia ravvicinata o Close up photography. Io sono stato, e un po' lo sono ancora, un grande appassionato di macrofotografia (senza contare che la pratico spessissimo per lavoro). Perchè mi piace la macrofotografia? Ecco i motivi: 1) Curiosità, voglia di conoscere, di cercare specie rare, ma non esotiche, (cerco piccole perle nascoste nel mio paese), comportamenti interessanti, oppure scoprire particolari che non si possono vedere ad occhio nudo; una cosa da naturalisti insomma.. 2) Sottolineare con l'inquadratura, la luce e la composizione, la bellezza e l'eleganza di alcune di queste creature che vengono per lo più ignorate, sfuggite o perseguitate dall'ignoranza comune. 3) Giocare con i dettagli e la composizione. per ottenere foto d'effetto, curiose, simpatiche, oppure drammatiche, ma in qualche modo espressive, che colpiscano chi le vede perchè sono insolite. 4) cogliere azioni e momenti di vita proprio come per gli animali "grandi". Attenzione, questo articolo non ha lo scopo di insegnare la macrofotografia, non è un tutorial in senso tecnico, la mia intenzione è mostrare cosa ci trovo di bello in quel che faccio. Così può darsi che qualcun altro si incuriosisca o resti affascinato da quello che attrae me. Vediamo un po' di esempi e le differenze di metodo a seconda del motivo che mi spinge alla ripresa: 1) Curiosità naturalistica. In questo caso benchè presti la stessa attenzione a inquadratura e composizione che per le foto più "artistiche", qui che mi interessa è la particolarità del soggetto o dell'atteggiamento. Questa è una Cicindela, detta la tigre degli insetti. Da piccolino ero già naturalista (anche più di adesso) Sapevo tutto sugli animali che mi piacevano, dai dinosauri agli insetti ne leggevo ovunque, compresi gli inserti "scientifici" dei giornalini per ragazzi, in questo caso si trattava dell'Intrepido; e tra gli altri sognavo di vedere una Cicindela. Un cacciatore terribile, che correva veloce sulla sabbia in cerca di prede che afferrava con le sue mascelle a roncola. Inconfondibile la striatura sulle elitre. L'ho fotografata con grande gioia la prima volta a pellicola, molti anni fa, ma non molto bene. Poi mai più, finchè dopo decenni, un giorno che giravo per le rive del Ticino in cerca di libellule in un mattino di sole rovente, me le vedo correre qua e là nel loro inconfondibile modo a scatti. Non ero preparato a simile incontro e non avevo il tempo di predisporre nulla, nè di avvicinarmi, perchè avendo il sole alle spalle avrei proiettato la mia ombra su di loro, facendole sparire in un attimo. Non avevo il tempo di avvicinarmi col 200 micro e piazzare il cavalletto rasoterra. Per fortuna avevo al collo la D800 con montato il Sigma 400mm f5.6 ApoMacro, in caso avessi incontrato qualche libellula. Così mi sono messo a scattare a raffica a mano libera con tempi molto rapidi (il sole era fortissimo, quindi non c'erano problemi, ho scattato a 640 ISO ed 1/1600s con F11 per essere sicuro di "prenderla tutta" nell'area a fuoco); confidando sull'angolo dato dalla distanza consentita dal 400mm per migliorare il punto di ripresa. Dato che la Cicindela è piccola, ed anche alla minima distanza con il 400mm Sigma è difficile avere un ingrandimento soddisfacente ho dovuto ritagliare. Grazie però alla abbondanza di pixel della D800 ho potuto in pratica ritagliare fino a raddoppiare il rapporto di riproduzione pur restando un dignitoso file di 9-10 megapixel. Sono soddisfatto di questa foto, perchè ho "immortalato" (non catturato )) un insetto che cercavo da tempo, contestualizzandolo in modo giusto, ossia si percepisce il sole forte e si vede la sabbia su cui si muove di solito. Aromia moschata. Un bellissimo Cerambicide che mi riuscì di fotografare (malissimo) una volta sola con la mia prima reflex a pellicola la Pentax Mx. Come per la Cicindela, dopo anni, un incontro casuale, mentre cercavo.... Cormorani! Anche qui niente obiettivo macro, ma grazie al formato Dx ho ottenuto buoni risultati lo stesso: Nikon D7100, 300 f4 AFS + TC14, 1600 ISO, f11, 1/250s, flash di schiarita, treppiede. Su corteccia di salice,dove di solito si trova. Immagino che qualcuno potrebbe trovare questa fotografia un po' insipida perchè per la Cicindela (e magari per gli altri insetti) prova un interesse per così dire moderato, diciamo così, pari a quello che io provo per il calcio (inteso come sport). Questo insomma è un tipico caso di "ogni scarraffone (termine quanto mai appropriato qui) è bello a mamma sua", ma ad altri dice poco o nulla. Asilidi in accoppiamento. Anche in questo caso la bellezza è nell'occhio di chi guarda (oggi sono in vena di luoghi comuni); gli Asilidi sono anche loro feroci predatori e volatori velocissimi, hanno ciascuno il suo territorio di caccia e sono intolleranti verso i propri simili che sconfinano. Qui mi capitava l'occasione di documentare una situazione tipica. Durante l'accoppiamento la femmina è quasi sempre intenta a nutrirsi (in questo caso una farfallina, la cosina bianca), così da essere indifferente verso il maschio, che ne approfitta per accoppiarsi. E' vivamente consigliato al maschio di finire quel che sta facendo prima che la femmina finisca la "merenda" o le cose potrebbero farsi complicate. In zoologia si insegna che esistono due tipi di animali predatori, i sit and wait (quelli che aspettano nascosti che qualcosa capiti a tiro) e gli active foragers (quelli che pattugliano il territorio in cerca della preda, Come macrofotografo appartengo alla seconda categoria . Le condizioni rispetto alle Cicindela e all'Aromia erano molto diverse. Gli Asilidi erano impegnatissimi e fissi sullo stelo, incuranti di me, così, salvo fare grossolani errori, quali scuotere il cespuglio su cui stavano, avrei avuto il tempo per fare le cose come si deve. Con somma cautela ho posizionato il cavalletto il più vicino possibile. senza far vibrare i rami. Ho posizionato il 200 micro AfD cercando un orientamento tale da non avere rametti o steli in secondo piano che avrebbero creato del disturbo. Il 200 micro mi permette di stare più distante e di sfuocare di più, per cui è il mio obiettivo di elezione per la macro agli insetti. Grazie alla D700 ho potuto scattare a 1600 ISO senza rumore ad f11 ed 1/320s. Flash di schiarita. Ho usato la piastra Arca come slitta di messa a fuoco per far scivolare leggermente avanti il 200 micro senza muovere il cavalletto in modo da ingrandire ancora un po' i soggetti ed ho fatto diversi scatti verificando ogni volta il risultato sul display, quindi modificando l'inclinazione dell'obiettivo fino ad arrivare al perfetto parallelismo tra il sensore ed entrambi i soggetti. Cosa niente affatto facile. 2) La bellezza del soggetto. Qui il soggetto è importante, ma l'aspetto estetico lo è altrettanto, quindi non tanto una foto didattica, quanto una foto bella, elegante (per quel che riesco, ovviamente). Mantide religiosa. Uno degli insetti più eleganti che ci siano e uno di quelli che rimane bello anche ad ingrandimenti piuttosto spinti. Una raffinata signora dell'alta società, ma anche femme fatale! E' elegante intera, ma volevo rendere omaggio alla malia del suo sguardo. Ho scattato diverse foto di fronte e di profilo, di tre quarti, fino ad ottenere un'immagine soddisfacente. Nikon D700, 200mm micro nikkor AfD ED, f18, 1/60s, 800 ISO, luce ambiente, treppiedi. Crocothemys erytraea. Le libellule sono il mio soggetto macro preferito. Qui ho giocato sui colori e sugli sfuocati, ho usato il Nikon 300mm F4 AFS su D7100 a tutta apertura per avere uno sfuocato piacevole. 800 ISO, treppiede e luce ambiente. Massima attenzione al fuoco selettivo sugli occhi e le estremità delle ali. Bruco di Macaone, come sopra il concetto ispiratore è più "pittorico" che documentativo. Nikon D700 200mm f4 Micro Nikkor AfD ED, f16, 1/320s, 800 ISO treppiede, luce ambiente. Orthetrum fonscolombii femmina. In questo caso l'estetica e il documento si fondono, è tipico di molte libellule assumere la posizione "dell'obelisco", che le rende davvero stupende. Nikon D7100, Sigma 180mm f2.8 APO MACRO, f8, 1/1000s (c'era vento) , 400 ISO, treppiede, luce naturale 3) Giocare con i dettagli. In questo caso il soggetto in sè è meno importante, che conta è quel che ci tiro fuori, l'interpretazione deve suscitare una reazione in chi osserva, me per primo. Sono girato intorno a questa damigella camminando a quattro zampe, finchè ho notato che entrambi gli occhi si vedevano, anzi spiccavano, anche da dietro il fiore a cui si era aggrappata. Ho inquadrato nel mirino ed ho visto che l'immagine era sia graficamente piacevole che anche spiritosa. Ho aperto al massimo il cavalletto, mi sono sdraiato a terra ed ho scattato con il 200 micro AfD ad 1/10s, f 13, 640 ISO. A volte non serve nemmeno inquadrare un dettaglio. La suggestione grafica è lì. Ortethrum, Nikon D7100, Sigma 180 Macro, f8, 1/1250s, 900 ISO, treppiede, luce naturale. Oppure Un'immagine e il suo doppio, l'importante è cercare i soggetti, essere pazienti e sperimentare. A volte non si trova nulla, altre volte il limite è solo la nostra creatività. Nikon D7100, 300mm f4 AFS, f4, 1/400s, 220 ISO, treppiede, luce naturale. 4) Cogliere i soggetti in azione. Può essere più documentativa: Orthetrum coerulescens con preda. 200 micro Afd ED f14, 1/40s (da' l'idea del vibrare della preda tra le mascelle della libellula, ne ho un altra con la preda "fermata" da tempi rapidi, ma mi piace di meno). Bruco di sinfite che si alimenta. I Sinfiti non sono particolarmente affascinanti nè come bruchi nè come adulti però, in questo caso mi ha attratto il testolino a palla, con l'occhietto a spillo e la posizione del bruco in linea con la foglia che stava rosicchiando. L'ho intitolata "Ho fame". Nikon D700, 200mm f4 Micro nikkor Afd ED, f16, 1/160s 1000 ISO, treppiede, luce naturale. Bruco geometra. In questo caso la combinazione delle due foto dà il risultato. Nikon D700, 200mm f4 Micro nikkor Afd ED f14, 1/60s, 800 ISO, flash di schiarita, treppiedi. Azione e bellezza: le libellule in volo: Aeshna mixta. Nikon D300 (!), Sigma 300mm f4 APO MACRO (!!) f7.1, 1/1250s, ISO 1000. Luce naturale Somatochlora metallica. Nikon D7100, 300mm f4 AFS + TC14, f11, 1/1000s, 1000 ISO. Luce naturale. Aeshna cyanea. Nikon D500, 200mm f8 1/1250s, 1600 ISO, mano libera, (fondo buio perchè il soggetto era in ombra piena). Per queste foto occorre una focale lunga ed aspettare un momento di "surplace" del soggetto. Un appoggio di qualsiasi genere è di (grande) aiuto. Questo articolo è una versione aggiornata e modificata di due diversi articoli apparsi su Nikonland.eu (di cui uno suggeritomi a suo tempo da Max Aquila), che ripropongo in veste nuova per mostrare come la fotografia ravvicinata, benchè diversa per temi e suggestioni dalla "wildlife" classica, abbia lo stesso del fascino e possa dare soddisfazioni.
  2. 13 points
    Messa insieme al volo.... 6 file separati da 2' a 0.5" F4 1600ISO, 500/4 su D5. La prima volta che incollo più scatti, stasera faccio più con calma, ma non stavo nella pelle di vedere come era venuta
  3. 12 points
    Vincent Munier - Fotografare ai confini del mondo. È difficile scrivere dei propri miti perché sono nostri, personali. Perché in qualche modo ci hanno acceso una luce dentro, capace di illuminare il nostro cammino, anche quando è incerto, anche quando non abbiamo capito e non conosciamo la nostra strada. E quindi parlare di loro è come parlare delle nostre emozioni: difficile. Allo stesso tempo, provando a farlo per scrivere questo articolo, mi sono reso conto che non avrebbe avuto senso dare troppo spazio a note biografiche o descrivere dettagliatamente l’attrezzatura che usa. Sarebbe come descrivere una cena in un ristorante che si è guadagnato le tre stelle della famosa guida rossa Michelin parlando della marca delle padelle che usano in cucina o di dove ha fatto le scuole medie lo chef! Ma può essere interessante sapere che fotografa usando Nikon da quando aveva 12 anni. E che è stato il primo a vincere il BBC Wildlife Photographer of the Year “Erik Hosking Award” per tre anni di seguito. Così come, visto che Nikonland è frequentato da appassionati fotografi, può essere che i lettori siano interessati all’attrezzatura. Cercando in rete si scopre che per il suo ultimo progetto – fotografare il leopardo delle nevi in Tibet - ha usato D5 e D500; ottiche? 24-120/4, 70-200/2.8FL e 800/5.6FL. Progetto che lo ha portato ad affrontare i disagi di appostarsi e fotografare a 5.000mt di quota e con temperature di -35°C. Dichiarando in un’intervista, in merito ai razionali della scelta: “Visto che incontrare un leopardo delle nevi è un privilegio enorme, vuoi avere con te l’attrezzatura migliore che ci sia. Devi saper ottimizzare ogni cosa per essere sicuro di non perderti un solo istante, ed è per questo che mi sono affidato alla qualità e all’affidabilità di Nikon D5 e Nikon D500”. Personalmente credo, considerato lo stile personale che contraddistingue la sua opera, che la sua arte faccia premio su qualsiasi attributo tecnico o tecnologico della sua attrezzatura, fatta salva forse solo la robustezza e la capacità di sopravvivere ai reiterati abusi ai quali nelle sue avventure la deve sottoporre. Avventure, per me si tratta proprio di questo. Fortunatamente, siamo fotografi e quindi per raccontare ci possiamo aiutare con le immagini. Quindi utilizzerò come guida alcune fotografie di due suoi libri, Arctique e Tibet – Minéral animal. Senza pretesa di completezza, ovviamente, e neppure assumendo il ruolo di critico. Semplicemente raccontando cosa mi piace del suo modo di fotografare, che ho conosciuto guardando questa parte della sua per me notevolissima opera. Arctique. Il libro è corredato da un'estratto del Carnet d'expedition, che aiuta molto a capire il dietro le quinte. Raccontando sensazioni e situazioni. Un vero tesoro nel tesoro. Immaginate cosa significa marciare per giorni, in un mondo immenso e privo di altri esseri umani, tirando dietro la slitta contenente tutta la propria vita. Letteralmente. Affrontare le bufere. Camminare, camminare, camminare. Nel silenzio che immagino rotto solo dal rumore dei propri passi e del proprio respiro. Due lumini per creare la differenza termica necessaria ad asciugare gli stivali. Le immagini sono straordinarie. Non solo per il contesto, veramente incredibile, ma per la capacità di raccontare la vita dei soggetti. Le ho prese a caso, semplicemente sfogliando, incapace di fare una scelta. Il secondo libro che vi presento è Tibet – Minéral animal. Il libro è arricchito dalle poesie di Sylvain Tesson. Purtroppo il mio francese non mi consente di leggerle disinvoltamente ma per fortuna mia moglie è in grado di aiutarmi. Trovo che siano assolutamente utili a entrare nel mood cercato dall'autore. Questa una delle mie preferite, sul lupo. Interessante l'abbinamento della poesia sul lupo con la fotografia di una delle sue prede abituali. Il lupo è un lupo per l’ombra. La sua silouette di ragazzaccio si aggira e corre poco oltre l’orizzonte. Ha sempre l’aria di aver fatto un brutto tiro. Non lo si prende mai sul fatto. Veloce, lui è libero. Muovendosi, ovunque è casa sua. Si pensa a lui come a un François Villon, che fugge senza rimorsi alle calcagna. Lui corre, lui caccia, lui uccide, lui canta: una bella vita, nel vento. La sua notte è una festa di sangue e di morte. La crudeltà non è presente nelle sue caccie. Il lupo ha letto Umano, troppo umano di Friederich Nietzsche: “Almeno la vita non è la morale che l’ha inventata.” Gli animali sono “al di là del bene e del male”. Essi vibrano nella verità del presente. La morale è stata inventata dall’uomo che aveva qualcosa di cui rimproverarsi. Torna la contrapposizione di prede e predatori, che idealmente si affrontano. Ambienti enormi, quasi desertici. Altipiani infiniti nei quali un uomo può mettersi in prospettiva. Un mimetismo incredibile, così come deve essere stata incredibile la perseveranza necessaria a trovare questo soggetto. Entrambi i volumi sono stampati su una splendida carta opaca, molto materica e devo dire perfettamente intonata al tipo di immagini. Per me, entrambi, sono grandemente consigliabili. Si possono acquistare direttamente dalla sua casa editrice, Kobalann. Così ho fatto io. Chiudo questo articolo sintetizzando quelli che per me sono i punti di forza di questo fotografo. Innanzi tutto, personalmente, sono deliziato dalla sua capacità di utilizzare, come punto focale di immagini che altrimenti sarebbero di paesaggio, minuscole figure animali. Il risultato che ottiene è una magnifica illustrazione della vita e dell'ambiente in cui i suoi soggetti vivono. Per me questo è uno dei cardini della sua opera. Poi vedo una grande capacità di alternare a quelle immagini altre più didascaliche e di immediata lettura. Un altro, che si capisce leggendo il Carnet d'expedition, è la capacità di esserci, in quei posti. Sopportare quello che sopportano i suoi soggetti, respirare l' aria che respirano loro. Faticare e stringere i denti nei momenti difficili. Per finire, dalle sue foto traspare uno straordinario rispetto per tutti i suoi soggetti. Tutte cose, queste, che ogni fotografo naturalista dovrebbe imparare e tenere sempre presenti. Le immagini sono di proprietà esclusiva di Vincent Munier, da me pubblicate qui al solo fine di illustrare e divulgare la sua opera. Massimo Vignoli per Nikonland 2019
  4. 9 points
    Nello scorso articolo ho scritto qualcosa sulla fotografia agli animali in capanni attrezzati nelle oasi, adatta a chi comincia,come palestra, adatta anche a chi non ha voglia o possibilità di affrontare la fotografia naturalistica "in campo". In questo articolo scendo metaforicamente ancora di un gradino: Di cosa sto parlando? Sto parlando di cercare gli animali in città, soprattutto nei parchi cittadini. Non in tutti c'è la stessa abbondanza e varietà naturalmente, ma penso che qualcuno potrebbe sorprendersi di quanti "ospiti a sorpresa" condividano con noi questi spazi verdi, nonostante siano molto frequentati da umani vistosi e rumorosi. Questa Gallinella d'acqua "frettolosa", sulla neve, l'ho fotografata al Parco Sempione in centro a Milano Il Germano reale è onnipresente, si trova ovunque ci sia un po' d'acqua, Navigli compresi. Quindi, se non avete esperienza o un vero interesse per la fotografia naturalistica, ma volete provare, così "per sport" a fotografare animali che sono comunque fuori dalle gabbie, provate nei parchi cittadini. In realtà sarebbe possibile mettendoci del tempo e dedizione, fare dei veri safari di tutto rispetto e ottenere reportage fotografici molto suggestivi anche di faune "cittadine". Ma andiamo avanti. Dei gufi di Novara abbiamo già parlato altrove, questo invece faceva parte del roost che fino a non molto tempo fa era presente in Via Valdisole a (Milano sud, zona Ripamonti). Non so se ci sia ancora. Vi presento quindi alcune foto di aree urbane o dell'immediata periferia delle zone vicino a me, ma sono sicuro che anche da altre parti ci saranno realtà simili. Potreste anche riferirne (con foto!!!) nei commenti a questo articolo. Quali sono i pro? i posti sono comodamente raggiungibili, solitamente non occorrono lunghe focali perchè gli animali sono abbastanza assuefatti alla presenza umana e non c'è bisogno di nascondersi/mimetizzarsi. Scoiattolo rosso Parco della Villa Reale di Monza. Ce n'era una piccola colonia con alcuni individui molto confidenti, ora la concorrenza dello scoiattolo grigio e complice probabilmente una campagna di derattizzazione, li hanno quasi sterminati. Periodicamente nel Laghetto della Villa reale di Monza compaiono le Anatre mandarine (maschio in primo piano, femmina dietro). Gheppio sopra il bar "Torre" dentro al Parco della Villa Reale di Monza. Ero seduto al tavolino, tra una sorsata di Prosecco (era l'ora dell'aperitivo) e un salatino, ogni tanto partiva una raffica Anche l'Airone cenerino frequenta, di passaggio alcuni parchi, questo l'ho fotografato al Parco Nord Milano, ma c'è anche a Legnano, ad esempio. I contro? In città o in un parco cittadino, la fauna non può essere molto varia, ma soprattutto c'è molta gente che è lì per fare tutt'altro, portare i bambini, passeggiare, correre, far sgranchire il cane, tutte attività che possono interferire più o meno con una ripresa fotografica "seria", occorre poi non avere inibizioni, ossia essere capaci di sdraiarsi per terra in mezzo alla gente per riprendere il soggetto all'altezza giusta fregandosene degli sguardi perplessi della folla. Svasso con preda ripreso da sdraiato sul marciapiede del Lungolago di Iseo. Come vi ho mostrato le località sarebbero molte, approfondisco il discorso su una che è abbastanza particolare, si tratta del Parco Castello di Legnano. Si tratta di un ampio parco in cui le aree alberate solo popolate da una nutrita colonia di scoiattoli grigi (ahimè). Talmente abituati ad essere nutriti dalla gente che ti vengono a chiedere da mangiare. Li si può fotografare in tutte le salse fino alla nausea. Il punto di maggiore interesse del parco però è una "zona umida" ricreata artificialmente, ma fatta molto bene che ospita una grande quantità di uccelli acquatici. Tralasciando gli onnipresenti germani, gallinelle d'acqua gabbiani e folaghe, ci sono soggetti molto interessanti: Volpoca Fistione turco (maschio) Il Moriglione Il Mestolone La canapiglia La Moretta Tabaccata Il Codone E altro ancora. Ma fotografarli non è comodissimo per tre motivi: 1) La mattina l'area più accessibile è quasi completamente controluce, occorre mettersi di taglio 2) E' pieno di gente che tira il pane alle anatre il che porta al motivo 3 3) Le anatre si ammucchiano per contendersi il pane e così è difficile isolare i soggetti. In cerca dell'inquadratura ... (foto di Gianni Ragno). Appena fuori dell'inquadratura a sinistra ci sarebbe una schiera di mamme e nonni con bambini più qualche individuo isolato, che tirano pane nell'acqua (anche quello si deve cercare di non inquadrare). Una placida Nutria si rosicchia una pagnotta. Insomma ci vuole un po' di impegno. Il laghetto però nasconde alcune sorprese più ghiotte, c'è il Porciglione (che però non ho ancora fotografato) e... questo l'avete già visto: Che ho scoperto incappando in un improbabile gruppo di fotografi mimetizzati (che spiccavano proprio per il fatto di essere mimetici) Tutti che puntavano nella stessa direzione. Così ho fatto l'indifferente e mi sono accostato anch'io. Per concludere, non consiglio questi luoghi come mete serie al fotonaturalista appassionato ed esperto, però vanno tenuti presente per chi vuole solo provare con una passeggiata disimpegnata, oppure quando non si ha tempo/di meglio da fare, si vuole provare un obiettivo, insomma come attività collaterale . Sono comunque posti molto interessanti per la macro, ma questa è un'altra storia.
  5. 7 points
    Prendere il treno nel weekend non è che mi renda particolarmente felice, quale pendolare da oltre diciott'anni ho imparato a temere gli imprevedibili imprevisti ferroviari, ma per l'uscita in programma era la soluzione più rapida ed economica e ci è pure andata bene, per una volta. Scusate la digressione. Stavo dicendo? Ah sì, l'uscita fotografica. All'Isola dei Pescatori, ossia Isola Superiore, appena più a Nord dell'Isola Bella, vicino a Stresa, Lago Maggiore. E' l'unica delle tre isole contigue ad essere abitata per tutto l'anno; è larga 100m e lunga 350, proprio un'isoletta dunque, ma la preferisco di gran lunga alla più pomposa Isola Bella. Vista dal battellino che porta all'isola. All'approdo. Le case hanno i balconi lunghi perchè un tempo ci si stendeva il pesce ad essiccare. Date le dimensioni dell'isola il tour panoramico è rapidissimo: Ma dell'isola mi piacciono i vicoli stretti le case e le stradine acciottolate. In febbraio poi, è quasi deserta. Il tempo sembra fermarsi. Se la giornata è bella mette pace al cuore. Ahimè cartelli e teloni rovinano un po' l'atmosfera. Una scala con le resti stese (apposta?) I Gatti dell'Isola. Non avrete pensato che mi sarei fatto e poi vi avrei propinato una gita turistica qualsiasi, vero? Il mio scopo era visitare la piccola popolazione di gatti che lì vive in armonia con quella umana (cinquanta persone residenti stabili ed una decina di gatti "semiliberi"). I gatti sono un po' ovunque, quello in secondo piano arriva sul molo sempre in coincidenza col traghetto, saluta silenziosamente la gente che scende o che sale e poi torna a farsi gli affari suoi fino all'arrivo successivo. Nel complesso, i gatti dell'isola sembrano godere di salute migliore di quelli delle colonie feline. hanno le loro scatole rifugio, ho visto in giro delle ciotole e loro sono più puliti e sani di quelli, ad esempio, del Castello. Merito anche forse della maggiore pulizia del luogo e dell'assenza di piccioni che imbrattano, ma soprattutto infettano, con le loro deiezioni piene di microbi patogeni. Spuntano un po' dappertutto. Questa micia (con Gianni nella foto) era socievolissima ...o voleva qualcosa da mangiare? Come diceva una giallista inglese: "qualsiasi posa assumano, i gatti sono sempre fotogenici". E sembrano sempre sapere cosa hanno in mente. La panchina è per me, tu cercane un'altra. Questa è sbucata da un balconcino e, visto il collarino, non fa parte del popolo libero, dev'essere proprietà di qualcuno (sempre che si possa dire così di un gatto) Mezzogiorno passato, ora della siesta. Un quadretto.. con gatto: Uscita simpatica, mi sa che tornerò a trovare questi amici felini.
  6. 6 points
    È questione diffusa la distinzione tra fotografo amatore e fotografo professionista. A me è successo di essere fermato mentre scattato al retablo di un monumento storico a Palermo da una sorvegliante che mi ha fatto la fatidica domanda: "Ma lei è fotografo professionista?" Subito ripresa dal collega che l'ha rimproverata: "Ma non lo vedi che scatta con una macchina d'epoca? Si capisce che non è un professionista lei, vero? Quanti anni ha questa macchina? È bellissima...!" (Era la mia Nikon Df con un 35/1,4 ai'd) Ovvio che ho continuato a scattare anche se la Df si è molto offesa..
  7. 5 points
    Annunciato stamattina alle 06:00 il nuovissimo Nikon 24-70/2.8 S che si presenta come lo zoom transtardard definitivo per le Nikon Z. si allarga così la piccola famiglia dei Nikkor Z con un nuovo oggetto molto prestazionale, dotato di ogni caratteristica avanzata del catalogo Nikon 17 lenti in 15 gruppi di cui 2 lenti ED, 4 asferiche, con rivestimento antiriflesso Arneo e Nano-crystal, fluoro all'esterno. 805 grammi lungo 126mm e largo 89 mm distanza minima di messa a fuoco 38 cm passo filtri 82mm diaframma a 9 lamelle schema ottico mtf sintetico terza ghiera programmabile e display OLED per scala delle distanze etc. etc. display Oled tasto funzione programmabile (21 possibili assegnazioni) disponibile in primavera (aprile) al prezzo consigliato di 2299 dollari/2650 euro (nostra ipotesi) per la prima volta Nikon mette a confronto direttamente le peculiarità di un suo nuovo obiettivo di punta per Nikon Z con quello che era il suo obiettivo di punta per Nikon F, destinato temo a finire svenduto nei mercatini chi lo ha visto me lo descrive come veramente un bell'oggetto, capace di prestazioni micidiali. Gli Ambassador di Nikon USA ne sono entusiasti. Io tendo a crederci, benchè mai nella vita io sia riuscito ad innamorarmi di obiettivi di questa classe.
  8. 5 points
    Oggi sono andato in via Gola a Milano, per vedere se riuscivo ad individuare una colonia felina di cui avevo sentito parlare. La colonia felina non l'ho trovata, e forse non esiste più. Ma nemmeno l'ho cercata troppo bene. Via Gola si trova in zona Navigli, un po' defilata ed è famosa (non in positivo) per le vicissitudini di occupazione di case Aler, spaccio ed altre cose del genere: A parte la fantomatica colonia felina, ci sono dei graffiti molto singolari e mi interessavano anche quelli. Ero con un amico, come imbocchiamo via Gola veniamo avvistati da un paio di individui di nazionalità incerta, che si dirigono nella nostra direzione. Passiamo sull'altro marciapiede e questi rimangono sul loro ma ci tengono d'occhio. Non so perchè ma ci passa la voglia di estrarre le fotocamere. Andiamo avanti la via fino all'incrocio successivo dove troviamo un altro soggetto appostato. Chiaramente stiamo dando fastidio, forse disturbiamo qualche attività . Arriviamo in fondo alla via dove si incontra il Naviglio Pavese e lì le cose sembrano più tranquille. Ok, lì tiriamo fuori le macchine fotografiche e ecco un paio di scatti del tipo "mi accontento di quel che trovo". Trompe l'Oeil? Ero già stato da solo in via Gola la mattina presto quando era deserta, ed avevo fatto due scatti due, che ripropongo per dare un'idea del contesto. Tra il colore dei muri e il tono dei graffiti mi era persino venuto in mente "Orrore a Red Hook" di Lovecraft. Scherzo, ma non troppo. Volevo provare a fare qualcosa di meglio ma... non è giornata: ripercorriamo la via a ritroso (con le macchine nelle borse) , niente da fare, siamo scortati a distanza, non credo che spiegare che vogliamo riprendere i graffiti (o che cerchiamo gatti!) possa essere utile. Per cui... torniamo ai Navigli. Che c'è pure il Mercatone dell'antiquariato. Poche centinaia di metri, ma due universi opposti. Piove pure, c'è ressa, meglio se torniamo a casa. Ciao Spiderman, fai attenzione....
  9. 5 points
    Eccola. Superluna alle spalle, come dicevo sembra una foto diurna dalla quantità di luce, ma un fotografo noterà una qualità strana della luce, intensa sì ma anche fredda, io la definisco 'aliena'. Non so se si vede con questa risoluzione ma sul bordo in alto verso sinistra c'è una riga bianca molto sottile, è una stella. 969 secondi di esposizione a f5,6 alle 00:13 gennaio 2018.
  10. 4 points
    Non mi vorrei sbagliare ma questo è forse il primo Sigma Art autofocus per reflex che deriva da un obiettivo Sigma Cine. In generale è il contrario (altri Sigma sviluppati in origine per reflex, hanno poi dato origine ad obiettivi Sigma Cine con cui condividono lo schema ottico). Questo è il Sigma Cine 40mmT1.5 : un oggetto costruito totalmente senza compromessi che adotterei ciecamente se io fossi attivo nel video di un certo livello. Mi contento della sua versione per reflex che è arrivato anche sul nostro mercato appena prima delle vacanze di Natale 2018. Si tratta di un oggetto di cui ci si innamora a prima vista, costruito per eccellere e che io mi sento di avvicinare al solo Sigma 105/1.4 Art in tutte le sue caratteristiche. Partiamo dai dati forniti dal costruttore : 1200 grammi di lega e plastica insensibile alle variazioni termiche, con guarnizioni a tenuta e paraluce a petali con blocco di sicurezza schema molto complesso a 16 lenti ripartite in 12 gruppi, di cui 3 equivalenti alla fluorite, 3 a bassissiam dispersione e un elemento finale asferico capaci di offrire una misura MTF degna di un superteleobiettivo e una distorsione trascurabile la vignettatura è in linea con la classe di appartenenza. Ogni obiettivo molto luminoso esibisce una vignettatura evidente a tutta apertura che va via via diminuendo mano a mano che si chiude il diaframma. Qui il fenomeno scompare a partire da f8 ed è probabilmente l'unico dato non eccezionale di questo obiettivo. l'aberrazione cromatica, invece, altro difetto ottico tipicamente presente nei superluminosi, è estremamente ben controllato. come tutti i Sigma delle ultime generazioni, anche questo è compatibile con la USB Dock di Sigma e il programma Sigma Optimization Pro, in grado di permettere all'utente di aggiornare il firmware e calibrarne le prestazioni. Devo ammettere che in questo caso non ne ho avuto bisogno. Già così come l'ho tolto dalla scatola, questo esemplare di 40mm non ha necessitato di alcun intervento (nemmeno di messa a fuoco) neanche con la mia esigentissiam Nikon D850. L'aspetto è eccezionale : il paraluce, oltre ad avere il blocco di sicurezza, ha anche un anello gommato (dove ci sono le serigrafie) in termini di dimensioni e di lunghezza ... è piuttosto imbarazzante per quanto è grosso. Ma perfettamente intonato con le reflex professionali cui è idealmente indirizzato. l'ho montato, è vero, ed usato, con la mia Nikon Z7. Ecco, li si vede tutto quanto il fatto che questa prima generazione di mirrorless Nikon Z sia pensata per un utilizzo con ottiche piccole e compatte. Ma probabilmente in futuro vedremo anche mirrorless Nikon di dimensioni e struttura adatte anche a questa classe di obiettivi. La consueta confezione Sigma non desta sorprese. l'obiettivo in Italia viene venduto con garanzia di 3 anni da Mtrading Srl e il suo centro di assistenza autorizzato In questa stagione le modelle svernano ai tropici e io mi sono dovuto contentare di quelle silenziose che vivono nel mio studio. Ci rifaremo nei prossimi mesi ma anche con Charlize, Jessica e Clohe, le prestazioni sono abbaglianti. Questa è la Z7 con riconoscimento di viso e occhio, flash ad f/7.1 anche questa, in luce disponibile e ad f/1.4, semrpe con riconoscimento del volto (e dell'occhio) attivati la distorsione valutata così amccheronicamente e non corretta da LR. Per un obiettivo del genere è sostanzialmente trascurabile ma azzerabile senza impegno con un click. Jessica in passerella. Flash, f/4, Nikon D850 sempre D850, f/1.4 in esterni, prova di sfuocato ad f/1.4 sempre ad f/1.4, Nikon Z7, assenbramento per visita guidata. Si legge ogni dettaglio, a video e a piena risoluzione la nitidezza è esagerata. altri sfuocati più tecnici ancora Jessica, con la D850 il ritratto di Eva in 100x75cm Una prima prova di contatto che conto di approfondire operativamente appena passata questa fase di "letargo" invernale. Come ho scritto in anteprima è un obiettivo che mi ha semplicemente ammutolito. Rispetto alla pur pregiata prima generazione di obiettivi Sigma Art (35, 50, 24, 24-105) rappresenta un salto in avanti epocale, tanto che potremmo considerarlo - insieme al fratellone 105/1.4 - una sorta di SuperArt. Insomma, io l'ho adottato come standard, con questa sua apertura di campo di 56° è solo un filo più grandangolare del mio adorato 50mm, ma non troppo grandangolare come alla fine mi sembra il 35mm. Adattissimo sia al ritratto d'effetto - ma senza distorsioni esagerate - che a quello ambientato. In luce ambiente, sfruttando se si usa la Nikon Z, anche la validissima stabilizzazione integrata che aggiunge l'unica caratteristica mancante da questa categoria di superobiettivi che - almeno in campo reflex - difficilmente vedremo replicati a superati. E' grosso, si, ma anche io non scherzo. E almeno sinora, non ho mai avuto problemi a sfruttare obiettivi tanto ben fatti e tanto qualitativamente superiori. Nikon, Canon, Sony, Zeiss, dico a voi. Provate a battere questo campione di ottica. Ringraziamo ancora il distributore italiano del marchio Sigma che ci ha gentilmente concesso in uso questo spettacolare ultimo arrivato della grande famiglia degli obiettivi Sigma Art. Aggiornamento del 3/2/2019 : galleria ad alta risoluzione
  11. 4 points
    Allora: prima di tutto goditi la notte a letto. Riposare è bellissimo. Poi ti do 3 consigli: * Quello storico: ti bevi una tazza di latte caldo, ti prendi un'aspirina e ti copri bene con una coperta di lana. * Quello empirico: te ne freghi di tutta 'sta roba, stai riguardato come hai sempre fatto in casi simili e ti regoli la mattina dopo quando ti alzi dal letto. * Quello pratico: te ne freghi, vai a fotografare sotto la neve ché ti diverti un casino, e o la va o la spacca. La verità sta nel mezzo: prendi il secondo, e se la mattina te la senti esci e vai. In caso contrario, troverai senz'altro un'altra occasione.
  12. 4 points
  13. 4 points
    Nikon EN-EL 15 e le sue successive versioni 15a e 15b è probabilmente la batteria al litio più longeva della storia Nikon degli accumulatori in tempo di fotocamere digitali. Si tratta di un elemento composito a due stilo da 5cm di lunghezza per 3,5 complessivi di larghezza e 80 grammi di peso: non certo inconsistente e dalla capacità di 1900mAh 14W/h, tensione da 7 Volts, certamente adeguata per apparecchi di dieci anni fa, reflex e dal relativamente basso consumo energetico. Nasce nel 2010 a corredo delle Nikon D7000 e viene utilizzata l'anno successivo per dare corrente alla prima delle mirrorless Nikon One, la V1, per poi aprirsi la strada alla longevità corredando la Nikon D800 del 2012, mitica progenitrice della nuova categoria di prosumer reflex, giunta fino all'anno del Centenario Nikon con la D850 del 2017, per la quale (ed anche per la coeva D7500) esce in versione 15a, che si differenzia dalla prima serie ufficialmente per l'utilizzo del nuovo caricabatteria MH25a, al posto del precedente MH25 apparentemente identici, ma il secondo dotato di una corrente di ricarica maggiore del primo, sintomo probabile della necessità con queste due ultime reflex di ottenere un boost in fase di carica degli elementi al Litio che ne consentisse una tensione più omogenea. Ma le difficoltà incontrate con questa batteria erano già chiare dopo il suo utilizzo sulla V1, nella quale accadevano strani fenomeni di eccesso di consumo dell'accumulatore e di notevole surriscaldamento, che ne determinava peraltro una veloce usura che l'analizzatore di stato delle D800 (assente naturalmente sulle V1) dimostrava drasticamente. Nessun aggiornamento firmware delle One riuscì ad ottenere soluzione, tanto che nelle successive V2 e 3 furono utilizzati accumulatori differenti (peraltro sulla V3 molto più compatti ed adeguati alla natura e dimensioni di quella ML) Quindi, dopo l'uscita della Nikon D7100 nel 2013 e della D810 nel 2014 Nikon cominciò a produrre una seconda serie dell'originaria EN-EL 15 e fu costretta ad effettuare un richiamo ufficiale delle precedenti batterie, per gli utenti che dimostrassero l'acquisto di uno di questi corpi macchina, al fine di evitare potenziali danni agli apparecchi alimentati: ne abbiamo dato notizia anche qui su Nikonland quando questo problema si manifestò in tutta la sua gravità con le nuove Nikon D500 del 2016, particolarmente intolleranti alla prima serie delle EN-EL15. Per risolvere definitivamente il problema, oltre che con gli aggiornamenti fw dedicati alle macchine, Nikon appunto decide di mettere sul mercato la versione 15a, grigia, ed il charger dedicato insieme alle reflex del Centenario. Arriviamo quindi alla storia recente, quando Nikon per alimentare le sue ultime nate, le nuove mirrorless 2018, le Z7 e Z6 mette sul mercato la versione 15b, dalle identiche caratteristiche elettriche delle precedenti, ma anche la possibilità, solo a partire dalle Z, di essere ricaricata non solo dal charger, ma anche on camera dal cavetto usb, mantenendo comunque retrocompatibilità con la pletora dei corpi macchina dotati di EN-El15, davvero un esempio che ci stupisce nel panorama attuale: La domanda che mi spinge a scrivere questo articolo è una: Come riesce Nikon ad alimentare una Z7 con la stessa batteria (elettricamente parlando) che 9 anni fa era appena sufficiente per una D800/800e e sicuramente inadeguata per una V1? Come pensare di alimentare il processore Expeed 6, il mirino elettronico di ultima generazione, (rispetto il mirino ottico a consumo zero di una reflex), i 493 punti AF e le potenzialità 4k del video delle due nuove mirrorless? Solo dichiarando un dato prudenziale di autonomia attorno a 300 scatti con una sola batteria? (come i dati CIPA pubblicati in presentazione ed ancora oggi oggetto di contestazione tra appassionati e detrattori del Marchio)? La mia esperienza di utilizzo della Nikon Z6, su due apparecchi differenti sono finora ben diverse dai dati ufficiali e ritengo debbano portare a delle riflessioni pragmatiche sullo scollamento tra la pratica e la teoria. Con il primo apparecchio ed in condizioni, elettronicamente abbastanza gravose, di utilizzo (AF-C, otturatore elettronico, raffica H*, jpg F* e talora NEF+F, stabilizzazione) avevo già ottenuto un notevole risultato, documentato rifotografando col cellulare, alla fine della sessione di scatto, i dati di consumo della batteria e non si trattava di un test di durata, essendo ai primi contatti con un apparecchio nuovo, mi capita molto spesso di andare a rivedere le immagini appena scattate, così come anche di entrare nei menù per modificarne l'operatività. Oggi poi, col secondo esemplare di Z6, quello che nel frattempo ho acquistato, in similari condizioni di scatto ho spuntato ancora una volta un dato di consumo che dà parecchio da pensare: (scusate la pessima qualità dello scatto da cellulare: voglio uno smartphone NIkon...!) peraltro utilizzando nemmeno la nuova EN-EL15b, bensì una 15 della seconda serie, quelle ottimizzate per le D500 Ma se una macchina dal consumo così elevato come una mirrorless FF di questa terza generazione (Nikon ha saltato la seconda e parte della prima), in unione ad un telezoom estremo come quello che stava pilotando, alimentandone peraltro la stabilizzazione ottica (oltre a quella a 5 assi del sensore) può utilizzare una batteria elettricamente identica a quelle alimentavano reflex del decennio prima, può voler dire solo una cosa: che il miracolo lo abbiano compiuto i progettisti Z, ottimizzando i consumi e le dispersioni dell'hardware a corredo delle nuove macchine: tanto da richiedere un dispendio energetico evidentemente, proporzionalmente molto inferiore a quello di un tempo. E che i dati ufficiali debbano sempre esser messi a confronto con l'esperienza degli utilizzatori: anche prima della commercializzazione di un apparecchio. Le divisioni Marketing ci andrebbero a nozze... Noi, Nikonland, ci siamo.... Max Aquila per Nikonland 2019
  14. 4 points
    Grazie Effe per aver scelto questo soggetto, non avendo foto in archivio mi hai fatto venir voglia di uscire a farne una ad hoc. Non sono riuscito a trovare la giornata perfetta per il cielo che avrei voluto (ci riproverò in futuro) ma sono comunque contento. Andrea
  15. 3 points
    Salve amici, sono in un periodo minimal per cui tendo a vedere le cose in bianco e nero ed a ricercare la semplicità nelle composizioni. Più che cerco di approfondire questi argomenti e più mi rendo conto di come sia difficile affrontarli, così ho pensato che la silhouette fosse un tema interessante da sviluppare, senza richiedere bianco e nero o minimalismi vari...solo silhouette nel paesaggio. Semplicità non è sinonimo di scarsa qualità o fantasia, la vedo come sinonimo di ricerca se applicato alla fotografia. Il contest, per praticità con le scadenze, parte da oggi ed ha durata dal 21 gennaio al 3 febbraio. Buon divertimento, Andrea 😋
  16. 3 points
    "Boola-boola", nella sua prima stesura è una canzone allegra che per me è il simbolo della spensieratezza giocosa. Immagino una matricola dell'Università di Yale, con il cappello di paglia e la giacca bianca che attende quella famosa Adelina di cui parla la canzone (non sto chiaramente parlando del testo - sulla stessa musica - che è diventato l'inno della squadra di football di Yale, che è dichiaratamente contro Princeton ed Harvard, tifoserie incluse). In un pomeriggio assolato per una gita in barca o per il parco del campus. Quando mi sento felice - che so, dopo aver scattato per ore con la mia Z7 o con la mia D850 - mi viene naturalmente da canticchiare Boola-Boola (senza nemmeno ricordarmi le parole). E' il modo in cui io vivo la fotografia. Fotografo se mi diverto. Non è un lavoro e non è un obbligo, anche se il mio livello fotografico è di certo professionalmente ... amatoriale. Ma vedo da molti interventi su Nikonland che non è esattamente la stessa cosa per tutti. Molti si interrogano e dibattono, più che fotografare, pensare a cosa e come fotografare, mettere a frutto quanto si è acquistato per lo scopo per cui un foto ... amatore, dovrebbe comprare il suo materiale fotografico. Per questi c'è una grande novità, Max ed io stiamo mettendo a punto un sistema infallibile che permetterà di traslare in un dominio perfettamente identificabile le mille variabili di scelta della fotocamera ideale, permettendo a tutti di ottenere la risposta voluta, inserendo semplicemente i propri parametri personali. La chiameremo la Trasformata di Maratta-Aquila e probabilmente entrerà nella storia. Speriamo che Canon-Nikon-Sony ci comprino i diritti. Ma intanto che la mettiamo a punto, capisco l'impazienza, ma ci vorrà ancora del tempo per verificarne i risultati sul campo, credo di poter mettere in pratica il motto di Napoleone, secondo cui esiste sempre un sistema facile ed infallibile per capire quanto è forte il nemico : si attacca e si vede ! Naturalmente qui non siamo sul campo di battaglia (anche se certe volte sembra così) né all'Università di Yale (che mi è sempre stata più simpatica di quella di Harvard). Non siamo nemmeno a lezione ma vorrei spiegarvi ancora una volta con parole mie quello che alcuni cercano di trascurare, concentrati sulla risoluzione complessiva e relativa, sul buffer e sui frame al secondo, ad 8, a 10 a 12 e a 14 bit (e per fortuna che ancora i nostri sensori non lavorano a 16 bit : apriti cielo !). Nikon Z prima di tutto significa mirrorless. E mirrorless si legge mirino elettronico. Il mirino elettronico porta due corollari. 1° corollario, il più semplice da spiegare per immagini : messa a fuoco su tutto il frame. Dimostrazione : lei, davanti a me con i suoi occhi verde-azzurro che mi guarda, ad circa un metro di distanza. Io davanti a lei che non mi perdo in chiacchiere con il mio 105/1.4E montato sulla mia Nikon Z7 perchè la sto inquadrando come voglio io, senza preoccuparmi di spostare alcun cursore, joistick o amennicolo diverso, perchè il riconoscimento del volto la sta seguendo già da una trentina di foto, ha inquadrato l'occhio più vicino e nonostante l'apertura di f/1.4 sulla focale già impegnativa di 105mm, sta concentrando sul quel mare di giada del Baltico tutta la nitidezza dei 45.7 megapixel della mia Z7 ! "Boola-boola, boola-boola,boola-boola,boola-boola,boola-boo !" 2° corollario, che già c'è nell'immagine precedente ma che si intuisce di più nelle seguenti : previsualizzazione dell'immagine in tempo reale. Si lo so, qui c'è qualcuno che dirà : tra me e il mio soggetto non ci voglio nulla (io preferivo quella che diceva tra me e i blue-jeans non metto mai nulla ....). E che ... so già nella mia testa come sarà l'immagine che sto scattando. Candidati a popolare monasteri tibetani, beati loro, destinati ad una vita di contemplazione e pace interiore. Ma per chi è più terreno come me, avere a mirino in tempo reale : la previsualizzazione dell'esposizione secondo i parametri effettivi di esposizione impostati da me medesimo la previsualizzazione dell'effetto del picture control impostato (di cui troverò contrasto e curva, oltre ad eventuali effetti, in sviluppo) la previsualizzazione anche solo grossolana del bilanciamento del bianco l'istogramma (ok, del jpg risultante ma se ho lavorato bene, è tale e quale al NEF) in tempo reale che varia secondo come vario io tempo-diaframma-sensibilità prima di fare il mio scatto, uniti alla libertà di inquadratura perchè non mi preoccupo più di muovere il cursore della messa a fuoco è il vero valore aggiunto della mia Nikon Z. Vi mostro questa sequenza di foto, selezionate tra centinaia di foto fatte in quella circostanza. Il mio scopo non era quello di riprendere la realtà, i miei occhi abituati dalla differente illuminazione indoor-outdoor vedevano perfettamente .... tuuuuuuuuuuuuuutti i dettagli del soggetto ma, dipingere le curve della modella che intanto era libera di muoversi a suo piacimento, variando l'esposizione corretta a seconda di come prendeva la luce che filtrava dall'esterno. Ho deciso di lavorare a diaframma apertissimo, a priorità della .... sensibilità (cioè tempo fisso di 1/320'', diaframma fisso di f/1.4, variando la sensibilità per come vedevo io l'immgine nel mirino). E poi ho lasciato fare alla luce, ai riflessi, la bianco della pelliccia. il picture control su Ritratto ha ridotto il contrasto ma non quanto avrebbe fatto quello Uniforme o il Neutral. Io questo l'ho visto in ripresa ed ho modulato così l'esposizione. Fidandomi dell'istrogramma a mirino e non curandomi troppo dell'esposimetro (fissato su spot, preserva alte luci) che mi dava perennemento il sottoesposte. Poi in in sviluppo ho ritrovato queste foto esattamente così su Lightroom. E mi sono limitato ad esportarle. Pura libertà di azione, libertà alla mia fotografia. Nessun altra ... 'zzata da misurone ! Anche perchè, come nel primo piano dagli_occhi_di_giada, alla messa a fuoco con riconscimento del volto (gli occhi non si vedono !) ha continuato a provvedere in autonomia, la Z7. "Boola-boola, boola-boola,boola-boola,boola-boola,boola-boo !" Altra finestra, situazione simile. Non volevo una silouette, per quella bastava esporre per la luce esterna, qualche stop in più del soggetto. Ma non volevo nemmeno bruciare tutto. Potevo anche concentrarmi forte-forte e pensare con la mia mente come sarebbe venuta la foto (oppure fare uno scatto e poi guardarlo sul display). Invece ho sfruttato la previsualizzazione dell'immagine sul mirino elettronico ed ho regolato le cose in modo tale che il soggetto risultasse comunque leggibile ... ma non troppo, così : sfruttando in questa seconda un pò più di chiarore, intanto filtrato dall'altra finestra, ma non troppo : chiarore che subito dopo se ne è andato : situazione diversa, soggetto in controluce d'effetto ma comunque con luce ambiente. Qui io non mi sono nemmeno abbassato, ho regolato la macchina ed ho scattato seguendo dal display posteriore a braccio allunganto, curando che l'autofocus mi inquadrasse la testa della mdoella, con l'esposizione che mi variava sotto gli occhi a seconda della quantità di lampadine esposte questo è il bello della diretta, per chi come me ama sfruttare la luce disponibile come si presenta. Orientando opportunamente il soggetto, scegliendo la posizione nella location per poi disinteressarmi del tutto della parte tecnica per dedicarmi al 100% al soggetto e a come voglio che siano le mie foto. Tanto che .... ad un certo punto mi sembra del tutto innaturale - come è corretto che sia, del resto - quando, usando il flash, non posso immaginare come sarà la foto - perchè la macchina non lo può sapere - e devo vedere sul display il risultato, un risultato come questo : diametralmente opposto dalle sequenze di foto che vedere più sopra, in luce naturale. Immagine che, lo capirete, ha tutta la sua efficacia ma che mi costringe a lavorare come con una reflex, "immaginando" il risultato, verificandolo poi a display e quindi solo in fine, modificare eventualmente la luce (per inciso, Godox AD600 PRO con diffusore standard, pilotato in TTL dalla Z7, ad f/1.4, sempre Nikon 105/1.4E). Lavorando così, credo di aver sfruttato al 100% le potenzialità della mia Nikon Z7, arrivando a fare 5007 scatti in due ore e mezza con il 7% di residuo carica. Lo scrivo per gli amanti delle statistiche e dell'analisi numerica a detrimento della fotografia. Un ultimo inciso e vi lascio : per non distrarre la modella con i miei click mentre fotografavano gli altri amici presenti, ho messo lo scatto silenzioso. Lei che se ne è accorta, mi ha chiesto se per caso non stessi facendo dei video. Non ci credeva ed ho dovuto dimostrarglielo mostrando le foto e mettendo su ON e su OFF alternativamente la modalità Fotografia Silenziosa. Non pensavate che mi fossi dimenticato delle altre potenzialità del sistema Nikon Z. Queste cose, prima, molto prima di banding, buffer, fps, NEF a 12 o a 14 bit, e tutte le altre elocubrazioni matematiche che coinvolgono apparentemente i fotografi prima ancora di fotografare, contano quando si usa una Nikon Z. Vi assicuro che se ci fate l'abitudine, poi vi passeranno di mente sia l'algebra che come sia scuro e povero il mirino della vostra reflex. E come sia innaturale dover mettere a fuoco necessariamente in mezzo senza libertà di espressione. A me che ce l'ho presente, sapete cosa mi vien voglia di canticchiare ? "Boola-boola, boola-boola,boola-boola,boola-boola,boola-boo !" Mauro Maratta per Zetaland : tutti i diritti riservati
  17. 3 points
    Come organizzare un viaggio fotografico. Orso Bruno europeo - Finlandia, 18/7/2014 - D4 su 500/4 AFS-VR, 1/640 f4 2000ISO A me viaggiare piace un sacco, per vedere posti nuovi ma soprattutto per fotografare. Ma non mi piace per nulla farlo in gruppi numerosi, voglio essere flessibile e dinamico nell’affrontare le situazioni e nello sfruttare le opportunità che si presentano. Niente di più frustrante per un fotografo, credo, vedere situazioni bellissime ma solo con una luce pessima perché il viaggio è organizzato, invece che intorno alla luce, in base agli orari dei pasti dell’hotel dove si è a pensione completa! Oppure smettere di fotografare troppo presto, per la pressione del gruppo che vuole spostarsi per rispettare la timetable! In ogni caso, poiché lavoro per vivere e viaggio durante le vacanze, che pago da me, ho necessità di essere concreto nel predisporre viaggi “possibili” in relazione alla probabilità di raggiungere l’obbiettivo fotografico definito. Per questo, negli anni, ho accumulato una significativa esperienza nel viaggio fotografico fai da te, che con questo articolo voglio condividere con voi. Mi riferisco, nello specifico, non al week-end in una delle innumerevoli splendide mete turistiche che costellano la nostra penisola ma a località più remote e complesse da gestire, anche logisticamente. Ovviamente, i consigli sulla logistica sono utili anche a chi decide di aggregarsi ad un workshop. Il tipo di viaggio. Io considero, nella mia vita e conseguentemente in questo articolo, tre tipologie distinte di viaggio. Le vacanze “con famiglia o amici”, dove normalmente non porto la macchina fotografica. Le foto ricordo le faccio con il cellulare, che sta in tasca, è sempre carico e basta allo scopo. Questo tipo di viaggio… Non è il viaggio che tratterò in questo articolo, facile. No? Quello parzialmente fotografico, cioè quello che faccio con mia moglie e mia figlia ma nel quale voglio anche fotografare. Ovviamente intendo non loro che mi sorridono con dietro un bel paesaggio. Oppure si, anche, ma non sono quelle le foto che intendo e, di fatto, neppure questo è il tipo di viaggio che tratterò in questo articolo. In ogni caso, nei viaggi di questo genere, ho ormai bandito la fotografia naturalistica, limitandomi da tempo a paesaggi e reportage che reputo più compatibili con le esigenze complessive del gruppo. L’ avventura fotografica, dove tutto ruota intorno alla fotografia, dove vado senza la famiglia. Perché voglio concentrarmi sulla fotografia, sulle mie fotografie. Inoltre questo mi consente di andare in luoghi particolarmente inospitali, ma dove trovare soggetti particolari o comunque da noi molto difficili se non impossibili da fotografare. Ecco, questo sarà il centro dell’articolo. Ghiandaia siberiana, in un bosco raggiunto in motoslitta - Lapponia, 3/2/2017 - D5 su 500/4 AFS-VR, 1/1000 f5.6 2500ISO Ma perché? Questo, per me, è un punto importante. In molti me lo chiedono. Perché viaggiare così? Per me la risposta è questa: Perché la fotografia è parte di me, un me che vuole esistere. Ma che non può esistere in competizione con il resto di me, la famiglia, il lavoro. E quindi devo dargli un suo spazio, privato. L’ho capito tanti anni fa: se voglio sul serio fotografare devo concentrarmi su quello, escludendo il resto. Purtroppo, sono appassionato di fotografia naturalistica e questo aggiunge sfida a sfida, i miei soggetti non li posso trovare nel corso di una passeggiata tra Piazza del Duomo e Galleria Vittorio Emanuele, la domenica mattina prima del pranzo di famiglia. Così come, se voglio dare tempo di qualità alla mia famiglia, non posso farlo pensando a composizioni ed inquadrature, tantomeno stando ore appostato ad aspettare che succeda qualcosa in caccia fotografica. Quindi, nel tempo, la cosa più funzionale per me è stata separare i due ambiti. Non necessariamente la soluzione per tutti, ma credo che per tutti i fotografi sia estremamente utile, se non necessario, trovare il tempo in cui togliere tutto il resto e mettere al centro la fotografia. Cosa – Dove – Quando - Come. Sembra la cosa più facile, quasi ovvia. Ma non necessariamente lo è, in particolare per gli appassionati di fotografia naturalistica come me. Anche se, a volte, il primo passo è facile, basta che qualcuno abbia l’idea base, come a me è successo anni fa quando Fabrizio mi ha detto “Andiamo a fotografare i Musk Ox?“. Musk Ox - Norvegia, 25/2/2016 - D4 su su 80-400AFS-VR@400mm - 1/500 f8 125ISO Ma poi resta da definire dove, quando, come - identificare cioè il modo per raggiungere l’obiettivo. Attenzione che cosa, insidiosamente, può nascondere parte di dove, quando, come. Non capirlo impedisce di fare il viaggio che si vorrebbe. Faccio un esempio. Da anni so che voglio, e ho deciso che devo farlo prima che sia troppo tardi, fotografare l’Orso Polare. Ci sono, sul mercato dei viaggi fotografici organizzati, opzioni logisticamente molto semplici, basta comprarle e sono pure quelle meno costose. Tutte promettono il risultato “garantito”, le virgolette sono comunque necessarie, nature-is-nature e nessuno può realmente garantire nulla. Ma io so che lo voglio fotografare sulla banchisa, nell’ambiente dove le sue qualità sono state definite ed affinate dall’evoluzione e non sulla costa nell’attesa, sempre più lunga, che il mare ghiacci. Quindi, cosa del mio sogno non è solo l’Orso Polare, ma indissolubilmente l’Orso Polare nell’ambiente e con il clima estremo per il quale e nel quale quella specie è diventata quello che è. Per questo ancora non l’ho fatto ed è per me ancora un sogno. Per tornare sulla terra, quindi parlare di quello che ho fatto e non di quello che sogno di fare, fotografare il Musk Ox nel suo ambiente ha significato fare un bel po’ di ricerche su internet, per trovare la zona – il centro della Norvegia nel mio caso. Ma questo non basta, bisogna capire quando e come. Il momento giusto che abbiamo identificato era fine febbraio, perché volevamo le tempeste di neve, non ci bastava l’inverno norvegese. Anche a scapito di avere giornate ben più corte di quelle che ci sono a marzo inoltrato. Norvegia, 21/2/2016 - D810 su 16-35/4@24, 1/40 f11 64ISO Capito che il territorio era molto vasto, e pur essendo noi abbastanza esperti di animali e di montagna, abbiamo risolto il come cercando e trovando una guida locale, che abbiamo ingaggiato per aiutarci a trovare e raggiungere gli animali. Cosa che abbiamo fatto, insieme il primo giorno e poi da soli una volta localizzata la zona. Ma allo stesso tempo abbiamo prenotato una buona seppur economica sistemazione in fondovalle in modo da poter riposare bene tra un giorno e l'altro. I miei 4 compagni di viaggio, avanzano ognuno al suo passo, schiacciati dallo zaino. Molto, molto lontani 2 gruppi di Musk Ox - Norvegia, 24/2/2016 - D4 su 70-200/4@100, 1/200 f8 140ISO Strategia, questa, che consente anche di approfondire gli aspetti naturalistici, integrando quanto già noto con le informazioni e direttive dell’esperto locale. Consente, inoltre, di farsi consigliare per bene in relazione all’abbigliamento ed, in questo caso dove fotografare implicava lunghe ore di marcia per raggiungere i soggetti, anche quale stato di allenamento fisico sarebbe stato necessario e quale attrezzatura per affrontare le variabili condizioni climatiche. Fabrizio in salita verso i Musk Ox, guidato dal GPS in meno di 20 metri di visibilità - Norvegia, 25/2/2016 - D4 su 80-400AFS-VR@240mm, 1/800 f5.6 100ISO Internet ha ristretto il mondo, perché tutto questo l’ho ovviamente fatto dal soggiorno di casa, cercando e scambiando e-mail con i contatti che via via andavo trovando. Questo approccio lo adotto anche per viaggi molto più semplici. A fine 2018 ho fatto 5 giorni ad Istanbul, ovviamente autogestito. Per il primo giorno ho fissato, già dall’Italia e semplicemente via WhatsApp, una guida, con l’obiettivo di farci fare una bella passeggiata a vedere la città, fuori dai soliti percorsi turistici. Guida che ho trovato con passaparola dopo che la prima che avevo contattato mi ha detto di non avere disponibilità. Stessa cosa per gli ultimi due viaggi in Lapponia, in inverno, a fotografare le aquile. È evidente che questi animali non si possono fotografare semplicemente andando in giro ma che occorre appostarsi in capanno, capanno che deve essere ben posizionato in relazione alla luce e con un’organizzazione professionale che consenta di massimizzare le possibilità fotografiche. O per fotografare gli orsi. D'estate quella zona si raggiunge a piedi, ma eravamo li in primavera per fotografarli appena usciti dal letargo mentre muovono i primi passi con ancora la neve a terra. Nico con Kari sul Quad cingolato, Fabrizio vicino al capanno per gli orsi - Finlandia, 21/4/2013 - D800 su 16-35/4@16, 1/400 f6.3 100ISO Orso bruno europeo - Finlandia, 22/4/2013 - D800 su 70-200/4@200, 1/200 f4 1400ISO In questa fase si definiscono anche altri aspetti molto importanti per la logistica. Come capire quale automobile è opportuno prendere a noleggio (un 4x4 o una utilitaria) e se mezzi meno convenzionali possono essere la soluzione migliore. Ad esempio, nel giugno 2011 sono andato in Islanda. L’obiettivo principale era fotografare paesaggi ma data la lunghezza del giorno, a quelle latitudini ed in quella stagione, ho capito che sarebbe stato difficile essere sistematicamente sul campo nei momenti di luce buona dormendo in guesthouse o B&B ed evitando di massacrarsi non dormendo praticamente mai. Quindi ho noleggiato un camper! Fotografavo al mattino molto presto ed alla sera molto tardi e quando rientravo avevo sempre pronto qualcosa di caldo da bere, prima di fare un bel pisolino! Islanda, 6/6/2011 - D700 su 24-85AFS@24, 1/60 f14 200ISO Il tramonto arrossa le nuvole, (ore 0:58) - Islanda, 7/6/2011 - D700 su 70-300AFS-VR@110, 0,5' f16 100ISO Puffin (ore 23:33) - Islanda, 5/6/2011 - D700 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/640 f5.6 1600ISO Insomma, il punto chiave è immaginare cosa si vuol fotografare e trovare le soluzioni per mettersi nelle migliori condizioni per farlo. Quali foto? Internet ci da un ulteriore aiuto, ci consente di farci un’idea, più o meno dettagliata, di cosa troveremo, come ambientazioni, soggetti e quant’altro. Di solito io faccio un bel po’ di ricerche su Istagram o Pinterest, su altri siti di fotografia o banalmente su Google Earth. Integro cercando se ci sono fotografi che organizzano Workshop e che fotografie usano per pubblicizzarli e cerco di capire, incrociando le informazioni, cosa mi aspetta, quali sono le opportunità e cosa cercare. Il tutto finalizzato ad immaginare le fotografie che potrò fare e pormi nella situazione migliore, una volta sul campo, per farle. Ma il meglio del meglio, qui, sono i libri fotografici. Nel mio caso i Musk Ox vengono dritti dritti dall’opera di Vincent Munier. In ogni caso, capire quali foto si vogliono fare consolida e definisce il periodo dell'anno nel quale fare il nostro viaggio. Questa fase, sostanzialmente, chiude il primo cerchio perché conferma che l’idea è praticabile. Un orsetto a spasso con mamma - Finlandia, 16/7/2014 - D4 su 500/4AFS-VR, 1/500 f5.6 1600ISO Puffin che porta il pescato al nido per i piccoli - Islanda, 6/6/2011 - D700 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/160 f5.6 800ISO Valutare il budget realmente necessario. Questo è spesso sottovalutato. Nel senso che tutti, volenti o nolenti, scartano viaggi evidentemente troppo costosi. Ma il mio punto è un altro. Fare queste cose in sicurezza e contemporaneamente massimizzando le possibilità di successo significa capire bene quello che serve, veramente, e verificare che si abbiano i fondi necessari a dotarsene. Un esempio? Canada, febbraio 2018. Per fotografare il gufo delle nevi occhi-negli-occhi come avevo pensato di fare devo stare fermo ad aspettare, a -20°C. Snowy Owl - Canada, 2/2/2018 - D5 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/4000 f5.6 1000ISO Una volta sul campo ho capito che il modo migliore di sfruttare il sole appena sorto era sdraiarmi sul ghiaccio a pancia sotto ed appoggiare il 500 allo zaino, come fosse un beanbag. Ad esempio, aspettando... questo. Snowy Owl - Canada, 2/2/2018 - D5 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/640 f5.6 200ISO Per farlo è indispensabile l’abbigliamento corretto. Che significa, se devi comprarlo, aggiungere al budget del viaggio circa 1.100€ tra piumino Himalayan di TNF, scarponi Glacier di Sorel, sopra pantaloni in goretex, calze tecniche, guanti doppi ecc. Questa la mia soluzione. Ne esistono altre ma nessuna è più economica a pari, adeguata, efficacia. Altri esempi? Uno che dovrebbe essere anche più semplice da capire, riguarda un punto non meno sottovalutato. Noi italiani siamo abituati all’assistenza sanitaria gratuita, o quasi, ma questa in parecchi paesi semplicemente non esiste. Occorre informarsi bene, capire quando è necessario acquistare una copertura assicurativa dedicata e comprarla. La propria salute ha un valore inestimabile, non solo quando pensiamo che una volta curati dovremmo potenzialmente pagare una fattura a 5-6 cifre, ma anche che in certi posti, semplicemente, senza una copertura assicurativa non si viene nemmeno ricoverati in ospedale o non si può essere trasportati, magari in elicottero, all’ospedale più vicino. Oppure possiamo parlare di attrezzatura fotografica: ha senso fare viaggi di questo genere, ed intendo sia costo sia sforzo organizzativo, senza disporre degli strumenti adeguati? Organizzazione, organizzazione, organizzazione. Se siamo arrivati fino a questo punto, nel mio modo di pensare, significa che abbiamo trovato qualcosa che ci fa battere il cuore e che è possibile organizzare. A questo punto la parte più difficile è fatta e resta “solo” un po’ di lavoro per definire tutti i dettagli rilevanti e prendere alcune precauzioni per evitare problemi. Sula Bassana - Shetland, 6/8/2016 - D4 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/3200 f5.6 200ISO Di seguito alcune esperienze ed avvertenze, entrambe senza pretesa di completezza. Prenotazioni. Io tendo a fissare tutte le prenotazioni ragionevolmente necessarie prima di partire. Le sistemazioni le trovo prevalentemente su booking.com. I voli? Skyscanner.it o edreams.it o expedia.it, che spesso consentono di prenotare volo, auto e alcune sistemazioni. Se sono “fuori dal mondo” spesso il contatto trovato in loco è il tramite con il quale definire questi fondamentali aspetti. Parlavo prima di guide, ma sto ad esempio lavorando ad un viaggio in Namibia: sono in trattativa via email con un tour operator con sede a Windhoek. Speciale avvertenza per il volo: spesso prima si prenota e molto meno si spende! Documenti. Passaporto, permessi come visti o ESTA o ETA; Patente internazionale. Occorre informarsi per bene dei vincoli relativi ai paesi che vogliamo raggiungere ma anche a quelli che attraverseremo negli scali. Un esempio, sempre dal mio viaggio in Canada. Ho scelto, per convenienza economica, un volo Malpensa – Toronto con scalo a Newark, USA. Ma questo ha reso necessario non solo fare il permesso ETA per il Canada – Electronic Travel Authorization, del quale ovviamente sapevo - ma anche l’ESTA – Electronic System for Travel Authorization – per gli Stati Uniti, anche se non dovevo neppure uscire dall’aeroporto. Nonostante la mia prudenza, l’ho scoperto al momento dell’imbarco: come dicono da quelle parti: the wrong way! Il mio viaggio è sopravvissuto. Perché? Perché quando si viaggia bisogna prendersi dei tempi di sicurezza. Che significa essere in aeroporto prima del necessario, se si cambia volo in coincidenza prevedere adeguato tempo per gestire imprevisti e ritardi, ecc… Quindi ho tirato fuori dallo zaino il portatile, l'ho collegato al telefono in tethering e l’ho comprato al volo: 15’ e con un po' di sangue freddo, tutto fatto. E se perdo un documento? O se me li rubano? Non mi riferisco solo al passaporto, ma anche a voucher delle prenotazioni o cose del genere. Io ho una soluzione semplice: se il documento è digitale ne tengo una copia stampata a mano, una nello smartphone ed una su un servizio cluod, come Dropox. Se il documento non è digitale, come il passaporto? Ho l’originale, che fotografo e ne tengo una copia sullo Smartphone ed una su Dropbox. Questo mi ha salvato, ad esempio, in un viaggio alle isole Shetland con mia figlia di 3 anni. Al momento dell’imbarco in traghetto, al porto, porgo la sua carta d’identità per il controllo, dal finestrino del camper. Un gesto maldestro, un colpo di vento e finisce in mare. Da li in avanti e per tutto il viaggio, ad ogni controllo, abbiamo spiegato la situazione e mostrato la foto: non ha valore legale… ma funziona! Se viaggio in una zona senza accessi ad internet? più copie di carta in posti diversi (tasca, zaino, valigia). Scozia, 29/7/2013 - D800 su 16-35/4@19, 1.3' f11 100ISO Medicine? Ridondanza! Io porto la provvista completa dei farmaci che devo assumere nell’intera durata del viaggio nel bagaglio a mano ed altrettanto in stiva, dove metto anche le medicine che normalmente non assumo ma potrebbero servire (tachipirina, antibiotico,…). Generi di prima necessità? Altro esempio. Il mio secondo viaggio in Finlandia, in aprile. KLM perde il bagaglio in stiva, che riottengo solo dopo 3 giorni. Partito da Milano con 15-20 gradi a Helsinki eravamo a -5… ma io andavo ben più a nord! Me la sono cavata, perché un piumino, nonostante l’attrezzatura fotografica, lo avevo nello zaino ed ai piedi nonostante le temperature primaverili di Milano avevo indossato da casa gli scarponi invernali, anche se quei primi giorni li ho trascorsi indossando solo dei jeans e senza poter cambiare la biancheria. Scozia, 30/7/2013 - D800 su 16-35/4@35, 6' f16 100ISO Soldi in contanti? Io giro prevalentemente nel nord del mondo. In più l’euro aiuta parecchio. Quindi? Bancomat e 2 carte di credito e pochissima valuta locale che mi procuro con un bancomat in aeroporto, una volta a destinazione. Questa sezione potrebbe continuare parecchio, mi fermo qui perché alla fine è la fase di Cosa – Dove – Quando – Come ad essere specifica di un viaggio fotografico, quanto sopra è comune a tutti i tipi di viaggi in zone un po’ fuori mano. L’attrezzatura fotografica: quale e come portarla. Io tendo ad ottimizzare molto perché non mi voglio trasformare in un mulo. E se sono troppo stanco non riesco a fotografare. Less-is-more! Sostanzialmente: Naturalistica? 16-35/4, 70-200/4 o 2.8 a seconda degli obiettivi fotografici, 500/4, TC14; 2 corpi macchina. Sempre 2 corpi macchina, per ridondanza in caso di guasti e per poter tenere montate 2 ottiche. Paesaggi? 16-35/4, 70-200/4 e 1-2 corpi macchina. Polarizzatore, ND. Reportage di viaggio? Spesso solo 50/1.8 ed 1 corpo macchina; a volte integro con 24/1.8 e 70-200, dipende dai soggetti che sto cercando. Ma è sorprendente quante foto diverse si possano fare con solo il cinquantino. Quindi, mediamente, 2-3 ottiche e 1-2 corpi. Ovviamente ognuno si organizza come preferisce. Quello che intendo dire con questi esempi è che io, dopo anni in cui cercavo di essere sempre pronto a tutto e per farlo mi sovraccaricavo di materiale, ho capito che.... non serve! Scozia, 21/7/2013 - D800 su 16-35/4@26, 30' f16 100ISO Sempre, nello zaino come bagaglio a mano: Batterie di scorta, 2 per ogni corpo e relativo carica batterie (attenzione: le batterie al litio non possono viaggiare in stiva!); Schedine, minimo 2 per ogni corpo; Portatile e 2 dischi. Sempre, in stiva: Treppiede; Materiale per pulizia sensore ed ottiche; Prolunghe, prese triple e quanto serve a ricariche tutto in parallelo. Per me il portatile è quasi obbligatorio. Non per selezionare le foto ma perché voglio vedere se sto effettivamente riuscendo a fare quello che avevo in mente. Se non è così, insisto. Se ci sono già riuscito so che posso sperimentare di più ed evitare di rifare tutti i giorni piccole varianti delle fotografie già fatte, nella mancanza di certezza che siano venute bene. O, all’opposto, tornare a casa senza l’immagine cercata perché si è pensato di averla fatta ma… è micromossa e non sapendolo non si è più cercata l’occasione. Non fate mai, sottolineo mai, viaggiare il tele montato sulla macchina. Il suo peso unito alla lunghezza ed al conseguente braccio di leva può rovinare l’allineamento del bocchettone del corpo macchina se lo zaino cade a terra. Attenzione alle dimensioni, al limite di peso e di numero di colli del bagaglio a mano. Personalmente evito come la peste le compagnie più economiche perché tendono ad essere puntigliose su tutto mentre le altre, se le dimensioni sono nei limiti, non pongono limiti al peso o chiudono un occhio su piccoli eccessi. Alcuni trucchi ed un consiglio: Andate per tempo, i primi imbarcati normalmente sono meno controllati; Se la compagnia ammette 2 bagagli a mano – tipicamente uno dei due è la valigetta del computer – inserite nella valigetta oltre al computer anche uno o due corpi macchina, per riportare il peso dello zaino nei limiti; Se comunque vi trovano fuori peso state calmi e sorridete. Stanno solo facendo il loro dovere. Sorridete e mostrate candidamente il contenuto dello zaino – evidentemente fragile e costoso. Chiedete gentilmente e per favore il loro aiuto. A me ha funzionato, più di una volta, mentre chi si arrabbia, alza la voce, chiede di parlare con il responsabile spesso viene inchiodato al rispetto delle regole: bagaglio imbarcato in stiva con gli enormi rischi conseguenti; Se siete notevolmente fuori peso portatevi una sacca di tela della spesa, come ultima spiaggia in caso di imbarco del materiale in stiva. Vi consente di ridurre il rischio di danneggiamento tirando fuori dallo zaino alcune cose, le più costose, e portandole con voi fino al limite di peso. Giovane lupo in esplorazione - Finlandia, 24/6/2015 - D4 su 500/4AFS-VR, 1/250 f4 1250ISO Relativamente allo zaino, se viaggio in aereo, io mi oriento così. Se porto il tele uso un ThinkTank Commuter. Un mio amico l’ha definito lo zaino della Barbie, perché da fuori sembra molto molto piccolo (almeno per essere uno zaino capace di contenere un 500/4 oltre ad un mucchio di altre cose). Consiglio questa marca perché ha una forma molto efficiente ed una tasca per trasportare il PC, che poi sul campo può contenere comodamente un pile o qualcosa da mangiare. Quel modello è ben al di sotto dei limiti dimensionali dei voli. Se non lo porto, e vado ad esempio a fare un giro per città, zaino “mimetico” che non faccia capire che ho la macchina fotografica. Cioè uno zaino come quello che usano i ragazzi per i libri di scuola: un The North Face Borealis, con dentro una piccola custodia imbottita. Dentro questo zaino, non appeso fuori, riesco a mettere anche un treppiedino. Utilissimo per le notturne. Se prevedo grandi giri a piedi, uso un FStop Satori, che è praticamente comodo quasi come uno zaino da montagna, e che con la modularità delle ICU mi consente di dosare lo spazio per l’attrezzatura fotografica lasciando tutto il resto a disposizione per gli effetti personali. Massimo Vignoli per Nikonland - 12/1/2019
  18. 3 points
    Un orgoglio particolare di questi ultimi anni è la nostra passione per Sigma reflex e mirrorless, sfociata nell'amicizia con Mtrading e l'onore di avere come Ambassador del Marchio in questione il nostro Mauro Maratta, grazie alla capacità e conoscenza, maturate negli anni con l'utilizzo professionale e non delle attrezzature tutte della Casa di Yamaki. La sezione mirrorless degli articoli scritti su Nikonland.eu è proprio quella alla quale forse teniamo maggiormente. Ne approfitto per linkarla, per indirizzare i nuovi lettori del nostro sito e ...rinfrescare la memoria a tutti gli altri.
  19. 3 points
    Abbiamo la fortunata possibilita' che ci consente il negozio di Catania di Alfio e Lucia Sparta',di poter avere a disposizione la medioformato mirrorless Fujifilm GFX-50S della quale si e' da poco scritto qua su Nikonland, con altri due importanti obiettivi a corredo di questo sistema da poco commercializzato:- lo standard Fujinon GF 63mm f/2,8 R WR ed il fantastico- superwide Fujinon GF 23mm f/4 R LM WR (corrispondente sul formato 135 ad un 18mm f/4) il tutto dentro ad una valigiona in materiale isolante e a prova di trasporto aereo (dotata di valvola di decompressione) (con misure compatibili col bagaglio a mano) trasformandoci di fatto nell'unico sito (al mondo...?) ad avere in breve test, foto ed impressioni d'uso con tre degli obiettivi di cui si compone questo sistema che, come da titolo, rompe gli indugi per imporsi sul mercato come performante ma "economico" set di medioformato digitale Quote Perche', con questa Fuji GFX-50s, i duri...cominciano a giocare? E perche' sullo sfondo di questa foto si intravedono esemplari di fotocamere di un tempo che fu? Semplicemente perche' questa fotocamera digitale non puo' avere confronto che con simili predecessori, indipendentemente dal marchio (che non ho scelto a caso, in funzione della classe di prezzo cui appartiene sul mercato questa Fuji);lo chiarisco perche' non ci siano dubbi: niente paragoni di qui in avanti con reflex e mirrorless Nikon, Sony, Canon, ne' tantomeno Fujifilm (peraltro Aps-c ...). I competitor di questa macchina sono i sensori di pari formato Gli utilizzatori potenziali, quelli che usano (o si stanno chiedendo se fare il salto per usare...) formati sensore sensibilmente superiori al 135, perche' ogni confronto di prestazioni e/o di prezzo potra' essere condotto solo sulla base di esigenze definite e concrete che li conducano a fare delle scelte economicamente impegnative perche' si riflettano proporzionalmente sui risultati che vogliano ottenere sul lavoro. Siamo quindi ad un livello nel quale ci si avventura solo se si conosca bene il perche' ma sopratutto, visti i costi, anche il come...: vietate quindi domande miranti a stabilire paralleli impossibili. Per natura. Costruttivamente modulare il corpo base senza mirino, adattatore orientabile e battery grip pesa anche poco (740gr) ma con tutti gli altri componenti ed un obiettivo dei due a disposizione, si superano abbondantemente i due chili, proprio come con una delle medioformato a pellicola sullo sfondo di queste foto (vecchi Duri che non aspettavano altro che ...di giocare) materiali e particolari, eleganti e ben studiati, come ormai tradizione Fujifilm, con pochissime cadute di stile (progettuali... correggibili) che evidenzieremo nel corso del test . Sulla descrizione della macchina non mi soffermo, visto l'ottimo lavoro di Mauro Maratta nella sua anteprima/test (condotta in tempi da record nonostante la minuziosa descrizione e valutazione) specificamente nelle pagine "come e' fatta" e "come va?" . Preferisco parlarne in funzione delle due settimane di utilizzo sul campo che ne ho fatto, in diverse fattispecie di ripresa consone o meno a questa attesissima fotocamera di medio formato, scoglio per tanti produttori, sorpresi da Fuji a colmare un gap di prestazioni e prezzo, rispetto mostri sacri dei quali da tempo simili formati sono appannaggio esclusivo . Insomma, come disse Garibaldi a Bixio nel corso della battaglia che si svolse a Calatafimi nel luogo della foto seguente, il 15 Maggio 1860: (stitching di 5 immagini col 23/4) "Nino...qui o si fa l'Italia, o si muore" E Fujifilm mi pare abbia proprio tutte le intenzioni di vendere cara la pelle!!! Cominciamo dalla descrizione dell'obiettivo piu' eclatante, al momento, di questo corredo Fuji (che pare essere in grande espansione futura, a dare orecchio ai rumours) il Fujinon GF 23mm f/4 R LM WR 15 lenti in 12 gruppi, tra le quali due asferiche, una Super ED, tre ED "normali"ed in quanto WR, impermeabilizzato con l'interposizione interna di un elevato numero di guarnizioni O-Ring Un bel monumento questo 23/4: largo 103mm per 89.8mm di lunghezza, pesante ben 845gr, (poco piu' contenuto di un Sigma Art 20/1,4) dal diametro filtri di 82mm, diaframma a 9 lamelle con apertura da f/4 ad f/32 messa a fuoco minima di 38cm (potrebbe sembrare eccessiva per la focale, ma non su questo formato) ed un meraviglioso angolo di campo da 99,9° che ne farebbe, sul formato 135, un superwide da 18mm. Particolari in splendida evidenza (come pare promettere tutta questa serie) per un obiettivo che si presenta in negozio a prezzi intorno i 2600-2800 euro. La lente frontale non si presenta come potremmo aspettarci, a forma di boccia per pesci perche' questo e' un 23mm, il quale, giusto il formato ampio del sensore che riesce a coprire, diviene un superwide dall'estetica quasi "seriosa", ma capace di prestazioni cromatiche e luminose, nonostante l'apertura relativamente bassa (ancora...ma non su questi formati) Per valorizzare Luce e Colori attraverso questo corredo Fujifilm, sono andato a fotografare in giro per la Sicilia in posti a me (e quindi letti i miei articoli, anche a voi...) ben noti: non e' stato difficile grazie alla mia particolare predilezione per i wide... (io amo il blu e tutto cio' che lo faccia risaltare) assolutamente equivalente nelle sue caratteristiche, questo obiettivo, nelle inquadrature orizzontali o verticali, grazie alla proporzione identica a quella della pellicola da 6x4,5cm, che permette peraltro dei crop di formato quadrato dal lussuoso lato da 6192 punti. Sono previsti ben sette tagli di inquadratura on-camera, per ogni livello di risoluzione del sensore, come auspicabile in ogni apparecchio di livello professionale come e' la classe di questa GFX, con una delimitazione corrispondente di formato nel mirino elettronico: utilissima a concentrarsi meglio nella composizione dell'inquadratura. Questo 23mm distorce quanto ci si possa aspettare da queste focali (e forse un pelino piu'), ma consente di realizzare inquadrature ardite tanto quanto dominare i suoi peccati veniali con le giuste accortezze in ripresa (ed eventualmente poi, in PP) La distorsione prospettica, indotta da angolazioni decisamente fuori bolla, puo' aggiungere interesse alle immagini a patto di non eccedere talora diventando perfino determinante nel documentare i crop apportabili al computer, non intaccando minimamente la validita e stampabilita' su formati fuori dal comune, dei files che ne derivino, consente l'esercizio di una creativita' che prosegue ben oltre il momento dello scatto rendendo un grande servizio al professionista consapevole Il controluce non e' mai un problema per questo wide correttissimo (dai riflessi), anzi la corretta esposizione (quattro diverse opportunita' di misurazione) consente ulteriore interesse cromatico anche nelle sfumature piu' lievi: del resto un grande sensore esige ottiche adeguate! La grande profondita' di campo relativa di questo 23mm unita alla sua TA non certo estrema, rende talvolta quasi impossibile ottenere degli stacchi netti tra i piani dell'immagine f/22 f/16 f/5,6 f/4 solo sulle lunghissime distanze si riescono ad apprezzare minime variazioni crop f/8 crop f/16 In altro caso cio' agevola (e non poco) nella intellegibilita' dei particolari piu' fini anche ad elevatissime distanze dal piano di maf Oppure nel tipico utilizzo dei wide, accostando oggetti di dimensioni ben differenti, a distanze elevate, per metterli in relazione tra essi Insomma...questo GF 23/4, tiene sempre tutto a fuoco ed il sensore da 51Mpx della GFX rende tutto terribilmente nitido... C'e' a chi piace e a chi non piace (diceva Toto'), a me....piace! Passiamo adesso all'obiettivo standard per questo formato sensore: il Fujinon GF 63mm f/2,8 WR e' un obiettivo compatto e leggero, rispetto al wide della pagina precedente 10 lenti in 8 gruppi, un solo elemento a bassa dispersione (ED), angolo di campo da 46,9° e maf minima da 50cm, un peso di 405 grammi e dimensioni di 84mm di diametro per soli 71 di lunghezza, lo portano quasi a livello di un "pancake" e parlano poco della dignita' che invece dimostra in tutti gli ambiti nei quali ho utilizzato questo obiettivo. A cominciare dai templi dorici dell'Acropoli nel Parco Archeologico di Selinunte, in luce ed in controluce finalmente nella possibilita' di scansire i piani della prospettiva inquadrata, diaframmando o meno @ f/4 @ f/32 @ f/4 @ f/11 in effetti il diaframma a 9 lamelle aiuta anche nei piu' ardui controluce a mantenere ottima leggibilita' (e modulabilita' in PP), senza flare e/o ghost La Via del Mare di Selinunte, un asse perfettamente centrato Nord-Sud, fotografato da un estremo all'altro alle 15 (ora solare), non manifesta alcuna carenza di informazione nemmeno nei particolari piu' distanti, Anche qui, grazie alla straordinaria qualita' del sensore, si ottengono informazioni impensabili dai particolari piu' piccoli e fuori fuoco nell'inquadratura (crop della precedente) oltre, chiaramente, all'eccellente dettaglio nelle situazioni di ripresa piu' ovvie cosi' come nelle meno... dettaglio di questa lente, che opportunamente "aiutato" da una semplice lente addizionale (qui una Hoya HMC +4) per abbassare la minima maf, grazie al comune passo filtri da 62mm, consente delle riprese a distanza ravvicinata che possono essere ulteriore strumento compositivo tutte situazioni nelle quali questo obiettivo in vendita intorno a 1600 euro, dimostra di assolvere in maniera costante e corretta il proprio compito che per ogni standard professionale e' con certezza, il piu' degli scatti effettuati... sempre. Lo famo strano?Tormentone di un film di Verdone con la Gerini e corollario all'insoddisfazione dei protagonisti nella ordinarieta' della loro vita, che li portava a operareappunto secondo quel principio.Ma in che senso? Con una Fujifilm GFX-50s da 51Mpx lo-famo-strano quando abbiamo la pretesa di stravolgere i parametri per i quali e' stata definita progettualmente l'operativita' di questo genere di fotocamere.Ricordo che stiamo andando in ogni settore della fotografia verso un'estrema specializzazione delle attrezzature (e conseguente lievitazione dei costi) con buona pace di chi ancora stia cercando quelle che gli consentano di...faretutto.Ebbene, questa GFX possiede, come visto, un sensore potente e capace, in determinate situazioni , con ogni obiettivo gli si anteponga, di tirare il meglio delle proprie possibilita' da ogni soggetto, a patto che si acquisisca il concetto che i limiti (progettuali, fisici, pratici) esistono... parimenti alla futura possibilita' del loro superamento. Abbiamo letto nella ottima dissertazione gia' pubblicatasu Nikonland, come l'amplificazione del segnale del sensore sia elettricamente assistita fino ai 1600 ISO... e dopo? Sono andato, sul fare del tramonto, a fotografare un simpatico happening nel quale un percussionista coinvolgeva gli astanti a provare a stare al suo tempo, con ogni sorta di rumorofono, all'interno della Chiesa dello Spasimo a Palermo (un sito da tempo dedicato a spettacoli e mostre) Ho cominciato a scattare con ISO molto alti, (6400) quando ancora la luce ambiente reggeva... ma... come avrete notato nell'arco alle spalle del gruppo, dove la luce debole dell'ultimo sole era superata dal faro al quarzo di illuminazione del sito, una bella zebratura di banding, ancora piu' evidente in questa inquadratura verticale e nel suo crop Meno influenza la luce del sole, maggior banding, anche nei jpg Superfine dal profilo precostituito BW Acros+Red, adesso su ttutto il soggetto inquadrato ad eccezione del difetto in questione, c'e' da rimarcare la resa eccellente del soggetto ed il rapporto S/N davvero encomiabile In attesa di modifiche all'amplificazione del segnale, evitare accuratamente le posizioni di ISO superiori a quel limite (progettuale) di 1600, quando una forte sorgente di luce (come un faretto in controluce in chiesa) possa pregiudicare la qualita' di uno scatto altrimenti ineccepibile. Altra raccomandazione: la possibilita' offerta dalla GFX di cambiare tipologia e priorita' di otturatore, scegliendo tra il meccanico e l'elettronico, non e' casuale.Si utilizza l'otturatore piu' indicato in funzione delle esigenze di ripresa.Ho voluto forzare la mano di questa ML dal sensore gigantesco e ho impostato otturatore solo elettronico con AF-C e scatto in sequenza: abbiamo gia' letto di quanto siano superflue su questa Fuji le ultime due opzioni (AF solo a differenza di contrasto e sequenza da...3 ftg/s), ebbene, questa combinazione in determinate circostanze (come spostamenti della macchina quando si pensa di aver finito una raffica) producono nell'immagine "ancora in costruzione" nel processore un effetto che si chiama rolling shutter dal quale la nostra GFX non e' esente (guardate la compressione orizzontale rispetto l'immagine precedente)(o...questa, quando avevo gia' tolto il dito dal pulsante di scatto) Ancora Ergo: vi serve arrivare a velocita' da otturatore elettronico? (oltre 1/4000") .... ricordatevi di mantenere la posizione, se non usate obiettivi stabilizzati Non vi servono velocita' limite? M+E e sara' la macchina a scegliere per voi. Ma la vostra GFX vi consente altre tre opzioni di interpolazione tra i due otturatori.Attenzione...ricordatevi che in otturatore elettronico l'eventuale flash non funzionerebbe. Usate sempre le vostre attrezzature nel modo piu' consono alle loro inclinazioni: lamentarsi se...lo-fate-ssrano poi non vale Certo... anche utilizzare a distanza ravvicinata un superwide come il 23/4 ma con questi risultati.... -style page Un must per Fujifilm, anche in questa GFX professionale, dare la possibilita' ai Fuji-addict di ottenere diverse profilature con le caratteristiche delle piu' interessanti pellicole fabbricate da questo marchio, tra le quali svetta LEI...l'inarrivabile RVP50 (in questo momento ne ho memoria olfattiva...) Lavoro da tempo in RAW e questo per riuscire a dominare l'intero work-flow anche in PP, ma la curiosita' mi spinge a provare a fare un piccolo test:ho scattato a questo proposito in RAW+jpg cosicche', per primo troverete il file RAF convertito in DNG e lavorato in Lightroom per ottenerne un jpg.A seguire, troverete lo stesso file in jpg SFine, cosi' come uscito dalla macchina: tel quel ! Quale preferite? Trovate differenza? Max Aquila photo © per Nikonland 2017
  20. 3 points
    Domenica scorsa sono tornato, dopo tanti anni, in Val Roseg. Le previsioni davano neve, mentre qui da noi continua questo inverno secco e caldo, per cui non ho resistito. Era da Marzo 2014 che non andavo lassù, e devo dire che resta un posto veramente magico! p.s.: Tutto merito dell'articolo di Silvio, qui.
  21. 3 points
    Scusate ma a beneficio di chi legge da lontano, meglio fare qualche precisazione. l'otturatore elettronico è utilissimo in tante occasioni, ad esempio quando non si può o non si deve fare rumore. Ci sono manifestazioni e occasioni dove sono ammesse solo fotocamere con otturatore elettronico. C'è in corso una proposta forte che vieti l'uso delle reflex alle conferenze stampa dei politici, alla Casa Bianca, alla Casa Reale di Windsor. In manifestazioni sportive tipo le partite di golf. Ma non ci fossero queste iniziative, in chiesa, ad un concerto di musica classica, a teatro e in cento altre occasioni l'otturatore elettronico permette al fotografo di non essere presente con il rumore dello specchio (se ha una reflex) e dell'otturatore meccanico al momento ci sono poche reflex che consentono l'utilizzo con un vero otturatore elettronico. Certamente la D610 non è tra queste. Lo è solo parzialmente con troppe limitazioni la D5, la Nikon D850 è la prima reflex Nikon che permette di fotografare in otturatore elettronico come se fosse una mirrorless (ovviamente a braccia tese) sono pronto a scommettere che tutte le prossime reflex di fascia alta avranno anche modalità avanzate di otturatore elettronico il video, ovviamente, viene ripreso in otturatore elettronico tutte queste modalità, per le reflex avvengono a specchio alzato, quiandi a mirino ottico oscurato. Con le mirrorless è indifferente quale tipo di otturatore viene utilizzato. Di norma l'otturatore meccanico nelle mirrorless è aperto, viene chiuso solo al momento dello scatto. in otturatore elettronico la velocità di raffica teorica raggiungibile non ha limiti superiori, se non quelli dettati dalla capacità di elaborazione del processore e di lettura del sensore (tanto che ci sono già svariate fotocamere in grado di superare i 20-30-60 scatti al secondo, quando la migliore reflex non riesce a muovere lo specchio a più di 12-14 battiti al secondo). ci sono due tipi di otturatore elettronico quello che consente la lettura delle informazioni del sensore per passaggi successivi, prendendo una striscia del sensore alla volta in rapida successione (il cosiddetto rolling shutter, ovvero otturatore rotolante) quello che consente la lettura delle informazioni del sensore in una passata sola, molto velocemente (il cosiddetto global shutter) fa eccezione una sola macchina Sony, la Sony Alpha 9, che ha un otturatore elettronico di tipo rolling ma che, per le specifiche del sensore, viene letto molto più velocemente di un normale rolling shutter (tipo Z6-Z7 o D850) attualmente i sensori global shutter sono riservati a sensori di piccolo formato e inadatti alla fotografia (tipo sorveglianza o sistemi di controllo di autovetture), il primo global shutter in formato 35mm per fotografia sta uscendo, ha specifiche molto elevate ma costa 5 o 6000 dollari al pezzo Nikon ha dichiarato che ai prezzi attuali dei sensori global shutter non è pensabile fare una fotocamera commerciale. Lo sarà in futuro. questa modalità di lettura ha differenti influenze sulla fotografia : sia il rolling shutter che il global shutter non hanno velocità tali da consentire la sincronizzazione del flash (si hanno fenomeni di abbagliamento o di oscuramento, come se la tendina fosse parzialmente chiusa o parzialmente aperta), tanto che il contatto flash viene disabilitato automaticamente in otturatore elettronico soggetti in rapido movimento vengono deformati quando si fotografa con otturatore elettronico per il fatto che le striscioline di sensore lette in sequenza non sono sincronizzate con il movimento di tutto il frame inquadrato (fa eccezione la Sony A9 che attenua quasi completamente il fenomeno perchè è più veloce delle altre) la presenza di luci artificiali nella scena la cui frequenza e lunghezza d'onda varia durante lo scatto in modalità che rientrano nelle specifiche di lettura del sensore, possono ingenerare - e ingenerano nella pratica - fenomeni di bande colorato, scure o chiare a seconda dell'intensità della luce. quest'ultimo fenomeno è visibile già a mirino e si può ovviare solamente passando - se possibile - in modalità otturatore meccanico, oppure cambiando - se possibile - la luce principale. Questo fenomeno comunque influenza anche la fotografia con otturatore meccanico. Le ultime Nikon lo segnalano ma non possono evitarlo. Si verificano nelle foto fenomeni di colorazione parziale delle foto, anzichè di banding che rendono in generale la foto da cestinare. Anche in questo caso non c'è altra soluzione se non cambiare l'illuminazione principale. Io tendo ad utilizzare massicciamente l'otturatore elettronico perchè è utile. Con la D850 mi è indispensabile in quanto la uso per lo più in live-view. Con le Z perchè così scompaiono. Ma ripeto, con il video, non c'è alternativa. Comprendo che per molti qui sopra questi siano tutti discorsi a distanza siderale dal loro modo molto tradizionale di fotografare ("da vero uomo" come avrebbe detto quel famoso manager IBM quando gli hanno spiegato a cosa servisse il mouse in un personal computer). Però sarà utile prenderne conoscenza, se non altro per seguire i discorsi che si fanno su Nikonland.
  22. 3 points
    Beh, ho scoperto qualche giorno fa (e non ne sapevo assolutamente niente) che occorre l'autorizzazione anche per fotografare i monumenti che sono sotto il controllo delle soprintendenze. In Italia, pratiamente tutti. L'alternativa è pagare i diritti alle soprintendenze o a chi ha in appalto il mercimonio che ci gira intorno (cartoline, calendari e varie altre stupidaggini). Per cui se volessi scrivere un libro sul Colosseo teoricamente non potrei guarnirlo con le immagini da me realizzate. Ma, come dicevo, l'ho scoperto da poco, onde per cui: se me ne sono fregato per 40 anni, continuerò a farlo. E con le mie foto ci faccio quello che mi pare, fratello.
  23. 3 points
    Grazie Max, sei veramente molto gentile! Relativamente all'attrezzatura fotografica, quello che uso è quasi quello che vorrei usare. Se dovessi dividerli in tre gruppi - SUPER / ADEGUATI / MEDIOCRI - sarebbero questi: SUPER - 500/4FL, 70-200/2.8FL, D5 ADEGUATI - 70-200/4, 50/1.8, 24/1.8, D810, TC14 (+ l'80-400, che sai in montagna piacermi un sacco, non è inserito in lista perché solo una volta ha viaggiato con me; D500 non inserita perché già venduta: è stata una meteora nel mio corredo ma ha funzionato benissimo come secondo corpo sul 70-200FL in affiancamento alla D5 sul 500, l'ho venduta forse stupidamente per fare spazio alle Z). MEDIOCRI - 16-35/4 Quindi, per stare bene, mi basterebbe uno zoom grandangolare F adeguato, che ormai credo non esisterà più, ed un secondo corpo più polivalente (D810 produce file bellissimi ma non va bene se serve un AF preciso e reattivo). Il tutto ovviamente in attesa che le Z maturino, in termini di funzionalità e di corredo. Già ora non escludo che il prossimo viaggio per paesaggi/reportage possa essere con una Z nello zaino, ma se non sarà quest'anno sono sicuro nel 2020. La seconda domanda è molto più difficile: Cosa desidero dalla mia fotografia che ancora non sia scaturito dalle mie foto. Vorrei imparare a fotografare di più i contesti, le ambientazioni. Sono letteralmente innamorato della fotografia che realizza un certo Vincent Munier. Perché vorrei sapere raccontare meglio la vita dei miei soggetti piuttosto che fare loro il ritratto. Anche integrando più immagini di solo paesaggio. Solo apparentemente all'opposto, mi piacerebbe essere capace di fotografare di più i particolari, tagliando inquadrature più strette per mettere in evidenza i dettagli. Ricostruire cioè il tutto mettendo insieme i piccoli particolari che lo compongono, come in un puzzle. Difficile da spiegare a parole. Raccontare la storia. Questo in sintesi è quello che sento di non essere ancora riuscito a fare come vorrei. Questo nella mia confort-zone, perché se parliamo della fotografia di ritratto alle persone.... ho talmente tanta strada da fare da poter dire, usando la metafora del viaggio, di essere ancora seduto in poltrona (Mauro, sei in ascolto?)
  24. 3 points
    Voglio inaugurare con questo articolo una nuova sezione di questo Club dedicato alle mirrorless Nikon (di tutte le epoche, dalle RF alle Z), lo ZETA BOOK NIKKOR ad immagine e...non somiglianza del più celebre sito RED BOOK NIKKOR, del quale ho fatto recente menzione qui , nel quale l'appassionato cultore Michio Akiyama raccoglie fin dal 2001 le eccellenze Nikkor specialistiche, dedicate a generi come la fotografia scientifica ed industriale che qui, su Nikonland, non abbiamo e dubito che avremo mai modo di raccogliere o anche solo vedere. E siccome molte delle testimonianze sul RED BOOK NIKKOR sono realizzate con semplici set all'aperto nella natura (della quale i giapponesi sono cultori e protettori), in questo vernissage ho voluto comportarmi nella stessa maniera, sperando in tal modo di realizzare uno...stargate impossibile nella nostra realtà. In questo ZETA BOOK NIKKOR saremo felici invece di raccogliere tutte le experiences dei nostri lettori, relative alla più agevole operatività concessa sulle Nikon Z dall'adattatore FTZ (F to Z) che con un semplice click consente di collegare quasi tutte le ottiche a baionetta F sulla nuova e più ampia/accogliente baionetta Z ML. Vedendo che per la nuova serie delle Z-lenses è stata rispolverata la dicitura Nikkor S, resa celebre da alcune tra le migliori realizzazioni ottiche Nikon degli anni 60, è con grande piacere che ho individuato tra i primi obiettivi con i quali ho inaugurato la mia nuovissima Nikon Z 6, proprio il più classico dei classici, ossia il Nikkor-S 50mm f/1,4 la cui S sta per septem, ossia 7 lenti in 6 gruppi, questo mio esemplare appartenente alla III serie del Novembre 1967, un meraviglioso e compatto obiettivo standard da 320 grammi di peso e 2feet (60cm) di minima maf, diametro filtri da 52mm e paraluce dedicato, intonazione ambrata dell'antiriflesso, perfettamente integrato nelle dimensioni della Z6, tanto simili alle prime reflex per le quali era stato disegnato. Capace oggi come allora di prestazioni ottiche ancora all'altezza di un sensore moderno come questo sulla Z6, che grazie ai moderni ausilii di EVF, focus peaking e istogramma nel mirino, consente di realizzare immagini che poco hanno da invidiare a quelle degli obiettivi attuali anche in controluce, ancora meglio se con un colpetto di flash di rischiaramento senza vetri speciali, col coating...scaduto, dopo 50 anni di vita, direi quasi ineccepibile anche alle aperture maggiori. Andiamo al secondo dei vetri con i quali oggi ho fatto sposare il mio nuovo sensore e, per andare sul sicuro e già sperimentato in passato su DSLR, ecco il famoso altrettanto: Micro-Nikkor-P 55mm f/3,5 schema P come penta, cioè 5 lenti in 4 gruppi, questo raffigurato appartiene alla III versione dell'aprile 1970, rifinitura diamantata della ampia ghiera di maf, RR 1:2, (1:1 con anello di prolunga M2) con le bellissime incisioni dipinte in azzurro dei rapporti di riproduzione e delle distanze minime di maf in cm e pollici, sul barilotto in alluminio, a mio parere uno dei più suggestivi, insieme al coevo 105/4, Micro Nikkor mai costruiti, solo 235 grammi di peso e lente anteriore così incassata nel barilotto da rendere inutile ogni paraluce, capace di elevati contrasti cromatici senza bisogno di nessuna postproduzione neppure oggi, a 49 anni dalla sua uscita dalla fabbrica di Tokyo ma non solamente capace di colore e saturazione (nessun intervento sostanziale in pp) quanto di dettaglio e nitidezza a mio vedere ancora emozionanti di uno sfuocato mirabile insomma da farmelo considerare il miglior macro di cui disponga nel mio arsenale. Il terzo obiettivo che ho portato a giocare insieme a FTZ e Z6 è un classico superwide dell'epoca, intramontabile nei ricordi, seppur carente nelle sue attuali prestazioni con i sensori moderni: Nikkor-UD 20mm f/3,5 ossia... il padellone ! così chiamato per distinguerlo dalle versioni successive più contenute nelle dimensioni del paraluce, qui da ben 72mm di diametro, che gli meritavano l'onore di uno dei più bei tappi che abbiano mai chiuso la lente frontale di un obiettivo ! La sigla UD in quanto costituito da ben 11 lenti in 9 gruppi, 390 grammi di peso e maf minima da 30cm. Unica serie (di questo design) del novembre 1967, il mio esemplare costruito nel 68. Sicut leones... ma di un tempo... oggi le sue prestazioni sono penalizzate da una generalizzata mancanza di dettaglio e contrasto elevata distorsione eccessi di flares e ghost in controluce diretto se non ben gestito in inquadratura, tutti difetti classici per obiettivi così spinti in quell'epoca nella quale tali focali erano pezzi più unici che rari difetti che non azzerano la suggestione delle inquadrature ardite che questo obiettivo ha sempre ispirato e nelle quali la morbidezza intrinseca, con i soggetti adatti, non sia per forza un difetto Io mi sono divertito anche ad accentuare la natura Sixty di questo padellone, utilizzando qualche Pictur Control oseè tra i tanti che annovera la mia Z6 come questo, curioso, "Solitudine" Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019 Ah, volete uno spoiler di una delle prossime puntate...? Ho appena comprato su ebay questo...
  25. 3 points
    Come nel foglietto nelle scatole dei medicinali, alcune avvertenze per l'uso di questa sottosezione: seguire sempre le indicazioni del medico (nota 1) divertirsi non è peccato, mentire a se stessi invece si ! (nota 2) ogni riferimento a persone, opinioni e situazioni altrove illustrate su Nikonland, qui... sono assolutamente casuali Ho voluto distaccare questa sezione all'interno del Club Zetaland, proprio per materializzare il fatto che vi si tratti delle vecchie glorie Nikkor senza alcuna pretesa di prestazione sulle moderne Z. L'adattatore FTZ che ci consente di trastullarci anche in questo modo, nasce con propositi diametralmente opposti, ossia per garantire la situazione di passaggio tra le ottiche AF della baionetta F e le mirrorless Z presenti e future: non appena la dotazione di ottiche Nikkor S fosse completa, vedrà quindi perdere motivo di esistere. (nota 1) ricordarsi che anche dell' FTZ è consigliato l'uso solo per alcuni obiettivi, meglio evitare di forzare la... mano montando quelli proibiti ed in generale, anche degli obiettivi Ai-d (modificati Ai) fare attenzione se in fase di innesto risultino "ruvidi"...: evitare è meglio che poi piangere....😪 (nota 2) Giocare con le attrezzature fotografiche per me ha lo stesso gusto che prova chi ama i trenini elettrici o i soldatini di piombo e con essi magari costruisce diorami, plastici et similia attendibili rispetto la collocazione storica degli oggetti in questione. Convincersi che simili operazioni abbiano il crisma dell'attualità sarebbe mentire a se stessi: sono perfettamente consapevole che nessun obiettivo di quelli che verranno raffigurati in questa sezione di Zetaland potrebbero mai essere considerati prestazionali più di quelli che Nikon sta progettando e costruendo per le sue mirrorless Z. al tempo stesso non permetterò che nessuno qui possa ingannare se stesso e gli altri pensando in maniera differente in proposito. L'entusiasta Max RFSP-Z
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