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  1. 10 points
    Un'erbaccia, detestata dai contadini, ma venduta anche a chi ha dei giardini con villa per i suoi bei fiori. Si tratta dello stramonio comune, detta anche l'erba del diavolo o delle streghe, probabilmente perché molto velenosa, sia la pianta che i frutti e i semi. E' molto fotogenica e si presta ad interpretazioni astratte. Vi propongo una sequenza del fiore chiuso alla mattina, mentre si schiude, aperto ed infine il frutto contenente i semi. D850 + 2/100 Zeiss Milvus, a mano libera ed in luce naturale.
  2. 9 points
    Ringrazio ancora New Old Camera che mi ha fornito questo gioiello della tecnologia Nikon, riservandomi il primo esemplare ricevuto. Questo è un primo test sul campo. Per considerazioni generali su questo obiettivo, vedere Nikon 500mm f/5.6E PF : unboxing e primo contatto (test/prova) Bene, era già prevista l'escursione in autodromo questa domenica. Non mi aspettavo di poterci andare con il nuovo 500mm PF di Nikon. Una bella sorpresa che ho cercato di sfruttare per il meglio. Leggero e compatto, più o meno come il mio Nikon 70-200/2.8E, ho deciso di portare solo lui, accoppiandolo con la mia impareggiabile Nikon D5. Il teleconverter TC-14E II, perchè oramai le distanze da cui si deve fotografare sono sempre più lunghe. ecco il trio oggetto di questa prova. Dietro una borsetta Lowepro da "passeggio" i tre apparecchi scompaiono all'interno chiusa, la borsa pesa circa 3700 grammi in tutto. Per andare in autodromo con il 500mm, normalmente mi devo portare lo zaino, il monopiedi, talvolta anche il seggiolino. Non meno di 8-10 chilogrammi caricati sulla schiena. C'è il sole e ci sono automobili bellissime in pista. Cominciamo con le GTOpen Series, protagoniste di questo week-end (in pista c'è anche l'ex pilota di F1 Andrea Montermini) Dalla lunga distanza (siamo alla Seconda Variante) uso il teleconverter. Sono tranquillamente seduto in tribuna e scatto attraverso il varco della rete dove c'è la telecamera. 1/1000'', f/8, auto-iso, jpg nativo, in qualche caso passo anche al crop 1.2x é una prova facile. Coadiuvato dall'autofocus della D5, pur con il teleconverter, l'obiettivo segue perfettamente le evoluzioni di queste automobili meravigliose. Gli scatti si susseguono, tra ombre e colpi di sole di questo fine settembre ancora estivo. Dopo un pò mi alzo, tolgo il teleconverter, e senza badare al fatto che c'è di mezzo una bella rete di protezione spessa a maglie romboidali, mi metto a fare panning. l'obiettivo è molto leggero e devo regolare il movimento perchè questo diventi abbastanza fluido da seguire il passaggio delle auto. Approfitto del fatto che in mezzo alla variante c'è pieno sole e lo sfondo non è troppo chiassoso. C'è anche il balzo sul cordolo per chi tira particolarmente forte la staccata. Parto da 1/400'' per scendere poi gradualmente ad 1/320'', 1/200'' e fino ad 1/160'' che è il mio limite con queste auto. Guardo gli scatti che sto facendo. La luce è bella forte e resto ad occhi aperti. Nemmeno quando venivo con il 400/2.8 ottenevo foto così belle e già pronte. E giammai pensavo anche minimamente di usare il 400/2.8 e i suoi 4 chili e mezzo per fare panning. Qui con il 500/4 fotografo necessariamente con il monopiede. Mentre oggi sono a mano libera, in scioltezza, potendo seguire tutta la traiettoria delle auto anche quando queste diventato troppo grandi per starci tutte in un fotogramma. Anche se ogni tanto ci sono ostacoli, non importa. Al culmine ... della sfacciataggine mi siedo sui gradoni. Con un tele lungo sono sempre in difficoltà a fare panning da seduto, finisco sempre per impuntarmi e a non riuscire a seguire le auto. Niente affatto, non solo fotografo quasi meglio che con il 70-200/2.8 (nella tribuna di fianco è quello l'obiettivo ideale, con le auto che passano vicinissime al fotografo), ma mi rilasso senza stancarmi ... ! Tra una pausa e un'altra ho anche il tempo di fare qualche scatto di prova. Del resto sono qui soprattutto per provare questo nuovo obiettivo. Questa è la nuca dell'operatore TV, obiettivo moltiplicato, sono 700mm, 1/200'', ISO 640, +1/3EV notare la nitidezza del primo piano (sarà a 12 metri da me, del resto ho impostato il limitatore di messa a fuoco da 8m ad infinito), e lo sfuocato più lontanto, al sole, addetti a bordo pista, sempre 700mm, f/8 ricordo che sono jpg senza particolari manipolazioni, della D5, non della D850. Riprendono a girare le auto, adesso ci sono le Caterham. Sono piccole, non sono velocissime ma molto agili e i piloti ci danno dentro (c'è anche l'ex F1 Pascal Werlhein). Le foto che seguono sono tutte attraverso la rete, con l'obiettivo moltiplicato, tempi lenti fino ad 1/125'' e conseguente diaframma chiuso anche ad f/14. La rete resta invisibile, i soggetti nitidi, nonostante il mio e il loro movimento. Sempre a mano libera. Seduto o in piedi vicino al parapetto della prima tribuna della Roggia. guardandole adesso queste foto, se non sapessi che le ho fatte con il 500/5.6, le scambierei per i soliti panning che faccio con il 70-200/2.8 sostanzialmente con questi tempi di scatto e con questo - ridotto - impegno fisico. Ho un impegno a pranzo e non mi posso fermare. Quindi mi avvicino alla Variante Ascari ed arrivo che è ancora presto e con il sole non proprio a favore. Ci sono i 5 prototipi che battagliano tra loro. Uno spettacolo magro ma sufficiente per provare che anche in queste condizioni, dove il Nikon 200-500/5.6 proprio non si poteva usare, qui abbiamo un risultato d'eccezione, degno di un supertele Nikon Alla Variante Ascari, le condizioni di luce in estate a mezzo giorno, sono tali che io non provo nemmeno a fotografare. Ma qui, e pur dalla tribuna e anche attraverso la rete, ho un risultato perfettamente pubblicabile, anche professionalmente. Le foto sono chiare, nitide, con colori accesi e tonalità leggibili. E questi risultati ottenuti praticamente senza fatica, nonostante i soliti 7-8 chilometri percorsi a piedi per i viottoli interni dell'autodromo di Monza. Conclusioni, per ora Sono andato a fare queste foto portandomi il solo 500mm carico di aspettative e un pò di timore di esserne deluso. Generalmente porto sempre anche il 70-200/2.8 per i panning più "coraggiosi", ma oggi ho deciso di lasciarlo a casa per andare il più leggero possibile. Mi sono ritrovato a fare panning a mano libera a 700mm ad 1/125'' e non a 175mm. Ottenendo foto eccellenti sotto ogni profilo. E senza caricarmi la schiena come un asino. - l'autofocus si è rilevato più che adeguato anche ad auto poderose come le GTOpen Series con le loro centinaia di cavalli. Anche quando ho usato il TC-14E II - lo stabilizzatore è tale che il tempo di scatto "di sicurezza" non è più una variabile da tenere in considerazione, almeno entro livelli compatibili con focali di questa portata - la nitidezza è sovrabbondante, tanto che l'uso del teleconverter e la stragrande quantità di foto fatte attraverso la rete non hanno influito più di tanto sulla resa complessiva ci si è dovuto mettere il fotografo, perchè come già anticipavo nell'altro articolo, bisogna fare la tara del fatto che si ha in mano un 500mm (o un 700mm) che pesa solo un chiloemezzo e si deve maneggiare senza incertezze, altrimenti movimenti non adeguatamente fluidi influiranno sulla qualità delle foto. Ma con la D5 questo obiettivo va a nozze, il corpo bello pesante e concreto rende il complesso perfettamente adeguato. Dopo un pò ho semplicemente compensato tenendo la mano sinistra sotto al paraluce e così ho cominciato ad ottenere i risultati migliori. Fotografando in autodromo (gradoni in calcestruzzo), faccio solo un appunto al paraluce, analogo a quello del 200-500/5.6. E' l'elemento debole dell'obiettivo, almeno per me che sono abituato a poggiarlo a terra per il paraluce, in piedi, quando devo fare operazioni (smonta, monta, in borsa, fuori dalla borsa). Un bordino di appoggio gommato, con un anello di rinforzo, non avrebbe fatto male, anzi. Per il resto una vera gioia da usare è un reale game-changer per lo sport motoristico e credo, per lo sport in generale, almeno quello outdoor e con il sole. Potrei fotografare tutto il giorno (oggi in 2 ore ho fatto 5800 scatti in totale scioltezza) senza stancarmi. E il giorno dopo essere pronto per un'altra giornata uguale. Diversamente da quando torno stanco per essermi portato sulle spalle uno zainone, sotto il sole ... Se siete soliti fare questo genere di foto, datemi retta : abbandonate i vostri super-zoom, onesti ma che nulla hanno a che spartire con un vero superteleobiettivo come questo, magari fate un debito e comperatevi questo bellissimo 500/5.6 Phase Fresnel. I sorrisi (di gioia e di soddisfazione) che vi strapperanno le vostre foto, vi ripagheranno dello sforzo economico, invero elevato, necessario per comperarlo. Ma è l'unico sul mercato, è per Nikon, è disponibile oggi. Non fatevi scappare l'occasione e non perdete tempo con altre soluzioni (anche se avete già un 500 o un 600/4 !).
  3. 7 points
    La serie di Quattro chiacchiere con... si chiude in bellezza con l'intervista al co-fondatore e anima vivace di Nikonland. Non ha bisogno dia presentazioni è lui: Mauro Maratta. Raccontaci qualcosa di te Ho da un pezzo passato i cinquanta anni ed ho rinunciato ancora da prima a tenere sotto controllo il mio "peso forma". Il mio lavoro é tra le cose più lontane al mondo dall'espressione fotografica o dall'arte in genere. Perchè io considero la fotografia come un mezzo di espressione, alla pari con le altre forme di arte e non certamente come una forma di riproduzione meccanica fedele. Io come fotografo non mi sento affatto un cronista o un "contastorie", ma un pittore o un compositore. Fotografare per me è il sistema più facile per esprimere la mia creatività. Da giovane studiavo musica e sognavo di diventare organista o direttore d'orchestra. Ma non ne avevo né il talento né lo spirito d'abnegazione necessari. Sono pigro e trovo sempre più pratiche le scorciatoie. Fotografare è - in apparenza - molto meno impegnativo. Ecco perchè ! Quando e come ti è nata la passione per la fotografia? Confesso che non mi sono mai interessato particolarmente alla fotografia fino ai venti anni di età. Le mie forme espressive più naturali sono la musica e la pittura. In casa c'era una Zeiss Contessa deputata alle foto familiari che usava mio padre esponendo aiutandosi con un misterioso foglietto piegato e riposto dentro l'astuccio della fotocamera (di quelle a soffietto, avete presente ?). Da grande ho poi scoperto che l'esposimetro era guasto e nel foglietto c'erano le coppie tipo di diaframma/tempo. Ma all'epoca non mi interessava per nulla. Tutto il mio interesse si riversava sulle macchinine, sui modelli da costruire, sui dischi di musica classica. La mia prima esperenza fotografica risale all'epoca del mio primo alano - Lisa - e di un regalo inaspettato, una Polaroid. Le foto erano pessime ma vedere lo scatto del mio cane che si materializzava in pochi minuti era emozionante. Nikon perchè? Un caso o una scelta? E quando hai iniziato? Quindi con uno dei miei primi stipendi, nel 1983, finii per acquistare prima il mio primo vero impianto stereo con cui valorizzare i miei dischi e poi, solo poi, la mia prima macchina fotografica. Non ne sapevo nulla e quindi come mia abitudine mi documentai approfonditamente prima dell'acquisto. Tanto da capire che doveva essere una reflex. Che doveva avere un obiettivo fisso di qualità molto luminoso. Che doveva essere una macchina seria ed affidabile. Quindi uscii dal negozio con uno stipendio in meno e una Nikon FE2 e un Nikkor 50/1.4 AIs in più. Qual'è il tuo genere preferito oggi? Fotografo le cose vive - anche quelle animate da motori potenti - che mi guardano. Sostanzialmente i miei simili. Ma mi devono poter guardare negli occhi, come io guardo negli occhi loro. In fondo considero creature vive anche le automobili sportive. Gli aerei e le locomotive. Hanno anche loro occhi, cuore, braccia e gambe. E i fiori, che io cerco di fotografare come se fossero persone, quando ci riesco. Ho sempre fotografato questo e non mi riesce di stancarmi mentre il resto mi annoia. Come ti trovi? Cosa ti manca? Ho sempre avuto la fortuna di potermi permettere il meglio del mercato. Se c'è qualcosa che mi manca, presto o tardi sarà disponibile. In generale per me la pellicola_è_una_cosa_fragile_che_puzza che non ho mai apprezzato, sono nato digitale per tutto quanto; i megapixel non sono mai abbastanza così come la focale che sto usando é sempre troppo corta. Già ad 85mm mi sento a disagio, quasi come se avessi un grandangolare in mano ... Ultimamente, per curiosità, ho usato materiale fotografico di altri marchi per vedere se dall'altro lato della siepe l'erba era altrettanto verde. Ho trovato la stessa risposta di quando ho scelto la mia prima Nikon. E non penso che mi avventurerò più fuori dal confine della Contea. Ho apparecchi che hanno svariate decine o centinaia di migliaia di scatti all'attivo, eppure sembrano nuovi appena acquistati. Facilità d'uso, ergonomia e tenuta nel tempo. Che altro chiedere di più ? Oltre alla fotografia hai altre passioni o interessi? In realtà dovrei rispondere che oltre alle mie passioni, c'è anche la fotografia. La fotografia spesso è semplicemente la scusa per vincere la pigrizia e la ritrosia verso il mio prossimo ed andare là dove posso fotografare, con la scusa di fotografare ciò che mi piace. Proprio non riesco a fotografare qualcosa che non mi appassiona, non mi piace, trovo brutta o non mi parla ! La mia più grande passione è la musica - quella cosiddetta "classica" - e poi la storia, quella militare in particolare. Mi interessano poi molte altre cose che mi appassionano ma che ho accantonato in attesa di riavere tutto il mio tempo per me (e non dovrebbe mancare oramai tantissimo tempo, toccando ferro !). Fotografi i soggetti o gli oggetti di queste altre passioni? La musica non si può fotografare ma le belle donne e le automobili da sogno che non mi potrò mai permettere nemmeno di provare, quelle si ! Va bene come risposta ? Qual'è la foto, o il portfolio, il progetto fotografico da te realizzato a cui sei più affezionato? La realizzazione di una promessa fatta ad una ex-modella tanti anni fa. Essere l'ultimo a fotografarla prima che smettesse di posare. Il risultato sono più di 9000 foto molto personali che non mi piace condividere con gli altri ma che resteranno per sempre nella mia memoria e con cui mi confronterò per sempre, probabilmente incapace di andare oltre, in termini di coinvolgimento e di tensione emotiva e creativa. E in futuro? Nell'immediato futuro voglio dedicarmi ancora di più a fotografare ciò che, facilmente, dopo non potrò più avvicinare come posso oggi. Più avanti non lo so. Come vi sto dicendo, per me la fotografia è tutt'altro che il fine, è un mezzo. E in futuro avrò modo di utilizzare più continuamente anche altri mezzi, con ritmi più tranquilli di oggi. Nikonland, perchè? Bella domanda. Ci vorrebbe un libro solo per rispondere a questa. Diciamo che Max ed io ci siamo buttati in questa avventura perchè gli altri siti dell'epoca, non ci sembravano abbastanza nikonisti. O se lo erano, il vero motore non era la nostra stessa passione. Può bastare ? Cosa ha rappresentato Nikonland e cosa rappresenta oggi? Grazie a Nikonland ho conosciuto tante persone care, con alcune ho costruito veri rapporti di amicizia duratura. Con molti ho avuto ed ho contatti frequenti. Qualcosa di inestimabile. Spesso Nikonland è lo sfogo principale della mia necessità di comunicare e di scrivere. La scusa è il test di un apparecchio, il vero scopo e dire agli altri le cose che penso. Metterlo a fattor comune, insieme alle esperienze di altri amici che condividono la mia stessa inclinazione per Nikon è un moltiplicatore che ha consentito al sito di arrivare fino ad oggi a 12 anni dal lancio. Oggi forse ci sono online meno contatti, ma è normale, quando pensiamo che per molti oramai uno smartphone è più che sufficiente per fotografare. Per quelli - sempre meno - per i quali una Nikon resterà invece l'unica risposta all'esigenza di avere una fedele compagna fotografica, Nikonland é parimenti l'unica voce fuori dal coro nella lingua del si. Averla fatta nascere ed aver contribuito a creare quella sottile rete di relazioni umane che l'ha alimentata, sarà sempre motivo di orgoglio per me. Ma Nikon, prima che Nikonland, per sempre. Non credete ?
  4. 7 points
    Sabato mattina ero al Castello Sforzesco di Milano con altre mire fotografiche (feline), non sapendo che nel pomeriggio ci sarebbe stato un trofeo di auto d'epoca costruite prima del 1970. Però già al mattino stavano mettendo in mostra delle auto d'epoca dei pompieri e così davanti a delle belle macchinine (o macchinone) rosse fiammanti, non ho resistito. Peccato che la giornata grigia, ma proprio grigia, non abbia messo in risalto la livrea. Pazienza, cominciamo con la star. Isotta Fraschini 8A Che splendore di auto. Circolano molte storie e leggende su questa elegante vettura, che vantava un motore a 8 cilindri in linea dalla cilindrata di 7370 cc. e potenza di 115 HP . L'acquisto fu autorizzato dal prefetto di Milano, allo scopo di avere un mezzo per arrivare velocemente sulla zona dei sinistri. La ditta Schieppati (la stessa che anni fa preparava i fuoristrada?) nel 1939 adattò la carrozzeria e gli equipaggiamenti e la ditta Bergomi installò la pompa, creando un gioiello che rimase operativo dal 1940 fino all'inizio degli anni '50. Particolare della pompa a pistoni. C'era anche il Fiat 508. E' entrato ancora rombante nella piazza d'armi del castello come non sentisse i suoi anni. Ed eccolo qui, anziano ma orgoglioso, al fianco della Isotta. Con tutti i suoi manicotti. E gli ottoni scintillanti. Timido, un furgoncino UAZ stava in un cantuccio a distanza, come se si sentisse a disagio, poverino. Forza piccolo russo, a me i furgoncini stanno simpatici! Dedicato a tutti quelli che amano le auto d'epoca!
  5. 5 points
    Lo scorso venerdì, approfittando della bella giornata mi sono fatto quattro passi fuori porta, e sono andato a Mandello del Lario, mi interessavano due cose: la prima il Mulino Ripamonti ( eddaje, che continua con stà solfa ) e il secondo motivo la visita del Museo Guzzi, purtroppo non sempre le cose vanno come si pensa e spera.. la Piaggio, proprietaria del marchio, permette la visita in forma gratuita " SOLO tra le 15,00 - 16,00 di ogni giorno meno festivi pre-festivi il mese di Agosto ed altre limitazioni.. poi, doveva esserci un Boock store, era chiusa da tempo.. vabbè non diciamo altro; una breve storia dell'azienda e poi le fotografie.. A Genova nel 1921 esattamente il 21 marzo il cav. Emanuele Vittorio Parodi, suo figlio Giorgio e il suo amico Carlo Guzzi fondarono a Genova la " Soc. Anonima Moto Guzzi " sede legale a Genova e unità produttiva a Mandello Tonzanico, nel tempo diverrà Mandello del Lario, per il logo fu scelta l'Aquila in onore di un'amico aviatore caduto. In quel di Mandello l'unità produttiva venne installata nel garage della fam. Guzzi con lo scopo di portare a termine il prototipo, che fu la G.P. 500 ( la sigla delle lettere di Guzzi e Parodi ), venne prodotta con il valente aiuto dell'officina del sig. Giorgio Ripamonti ( del omonimo mulino n.d.r. ) ma il nome dato al primo motociclo non durò molto, dopo poco tempo si tramutò in Moto Guzzi, con l'emblema dell'aquila con le ali spiegate; dopo il primo prototipo venne iniziata una piccola produzione con bel 17 motocicli prodotti nel primo anno, con leggere varianti per il contenimento dei costi. La " Normale " questo era il nome del modello, era per l'epoca con caratteristiche avanzate una potenza di 8 CV, una velocità di ben 80Km/h oltre ad essere la prima motocicletta nella storia ad avere il cavalletto centrale, siamo sempre nel 1921, nel mese di settembre viene presa la decisione di debuttare nelle competizioni sportive, con due " Normali " alla Milano - Napoli, ultima prova sportiva per quell'anno, riuscendo a arrivare al traguardo, senza danni e guasti percorrendo ben 877 Km della gara di gran fondo. Partecipando alle gare la marca si affermava sempre più nel tempo, e la consacrazione la si ottiene già nel 1924 con la partecipazione trionfale del Campionato Europeo nella quale la 500 C 4V riesce ad ottenere il primo, secondo e il quinto posto; nel 1925 a Mandello con circa 300 persone di maestranza, vengono prodotte ben 1200 motocicli, mentre nel 1927 per sperimentare il cosidetto 2 Telaio elastico " brevetto Guzzi " unica al mondo, il fratello di Carlo, Giuseppe Guzzi guida sino a Capo Nord il nuovo modello GT, che con questa impresa si potrà fregiare del nome " Norge "in onore all'omonimo dirigibile, va detto che i due fratelli Guzzi furono gl'inventori del telaio elastico con sospensione posteriore; precedentemente tutte le motociclette erano dotate di telaio completamente rigido, nel 1929 la produzione raggiunge le 2500 unità, e poi nel 1934 sarà il maggiore produttore italiano. Adesso basta con la storia.. se volete leggerne di più in commercio potete trovare testi validissimi, passiamo ora alle fotografie.. dimenticavo, ora ve ne propino il 50% circa.. poi vediamo il vostro pensiero.. se devo continuare o meno.. Un amore purtroppo passeggero di diversi anni fa, ma la colpa fu solamente di un venditore disonesto; che messo alle strette riprese il veicolo e, rimborsò tutta la cifra pagata, ma onestamente era una gran bella sensazione. Ed eccoci davanti all'ingresso del vecchio stabilimento, ora vuoto, la produzione è altrove, il parcheggio davanti era praticamente vuoto, solo alcuni nostalgici in attesa dell'apertura. L'unica persona addetta al controllo del museo, che polo poteva indossare? ma Ralph Lauren perbacco.. Il giubbino marchiato.. Venerdì sono stato il primo ad entrare, la sicurezza mi ha fatto compilare un modulo e firmarlo, non ho letto cosa vi era scritto in piccolo.. e poco dopo ecco il primo bolide. Passato il bolide, la scala.. al primo piano un lungo corridoio, e il primo lotto di mezzi, i più vetusti. posti in due file posti quasi tutti a 45° uno vicino all'altro, in totale la mostra è di 150 motociclette + pezzi affini. Ed ecco il reale ingresso, con alla sinistra in una teca .. Con la prima motocicletta in assoluto costruita, la GP 500 prodotta a Mandello nell'officina del fabbro del paese, il Ripamonti.. ma era l'anno 1919 e dobbiamo aspettare il 1921 che.... Siamo nel settembre del 1921 e la prima moto di serie la Normale, debutta.. notare: l'assenza del freno anteriore, e la mancanza di qualsiasi ammortizzatore anteriore e posteriore, dietro un piccolo freno a tamburo con azionamento a leva, motore monocilindrico 4 tempi 498 cc 8,5 Cv a 3400 giri, velocità di 85 Km/h. Questa è la C 2 V , prodotta dal 1923 al 1927, 498 cc 4 tempi 17 CV per 4200 giri, velocità di 120 Km/h, si inizia ad avere un molleggio anteriore e relativo freno, posteriormente ancora rigida, con molloni sotto la sella, notate il serbatoio ausiliario dell'olio, posto sotto quello della benzina. Una motocicletta di 250 cc sperimentale, non viene detto altro, siamo nel 1926, migliora il sistema frenante complessivo e l'ammortizzatore anteriore. Due viste della GTW 500, mezzo decisamente militare Tre viste della 250 Compressore, prodotta dal 1938 al 1952, 250 cc per 38 CV e 180 Km/h.. dici niente.. la ruota posteriore carenata, e finalmente un' ammortizzatore posteriore, primitivo ma c'è.. Ben quattro viste della Tre cilindri, sono 491cc per tre cilindri a 4 tempi, anno di produzione, non sono molto chiari.. si passa dai 1932/33 al 1940, con 65 CV a 8000 giri ed una velocità di 230 Km/h Uno studio del 1937, 250 cc a compressore Motore sperimentale bicilindrico da 500 CC raffreddato ad acqua 1937 Ed ecco Gerolamo del 1938, 250 cc con compressore e iniezione diretta Siamo per l'epoca, ad un piccolo gioiello; tre cilindri 494 cc con 25 CV a 5500 giri velocità di 130KM/h; notate il sistema di ammortizzamento già all'avanguardia il faro , il clakson i paragambe le marce a mano con leva al fianco del serbatoio e i freni a tamburo. Queste cinque fotografie sono della mitica GT che poi acquisterà l'appellativo NORGE, motore monocilindrico 4 tempi, 498 cc per 13,2 Cv a 3800 giri velocita massima 130 Km/h Questa notte ero andato avanti ben più di questa immagine ma nel caricare altre fotografie ho sbagliato, chiudendo in fretta senza salvare.. debbo ora rifare quanto avevo fatto prima.. beh, poco male.. Dicevamo, ad un certo punto mi trovo al mio fianco un altro visitatore con in mano una cosa da me mai vista, un coso con cui può fare riprese a 4K in condizioni di operabilità per me precluse, visto la barra di protezione posta a tutte le motociclette esposte, ma ad un costo così mi ha riferito, di circa 250 €. Queste quattro ultime sono della Corsa C 4 V, che si vede in due leggere varianti estetiche, motore da 498 cc monocilindrico 22CV di potenza per 5500 giri, velocità massima di 150 Km/h; prodotta dal 1924 al 1927. E siamo arrivati alla fine della prima parte del giro, due ragazzi stanno leggendosi la storia della casa.. A questo punto mi tocca uscire dalla mostra, la batteria della mia D 5300, simil Nikon ma a tutti gli effetti cinese.. da segni poco simpatici.. eppure era stata ricaricata ieri sera, sono passato davanti ad una bacheca nei pressi del fatidico Orologio dove veniva timbrato il cartellino.. e la bacheca con gli avvisi, quanti di noi hanno vissuto quotidianità del genere? tanti.. ma il tempo passa ed ora ci sono i badge.. ma però ormai tutto è inutile, i 300 operai chissa dove sono visto che la fabbrica è ormai deserta. Ed anche questo cartello, ormai risuona un pochino beffardo.. nei saloni ormai vuoti dalle maestranze.. Questa costruzione che vedete, in effetti io non l'ho mai vista, è uno scatto recuperato dalla rete, questaè la galleria del vento della Guzzi, unica in Europa quando fu costruita oltre mezzo secolo fa, nel 1950; oggi ormai è prassi comune utilizzare una simile risorsa.. ma allora... Ma torniamo a Mandello, al museo.. ecco quanto si vede nelle sale; la galleria vera viene aperta alle visite solo in momenti eccezionali, chissà se un giorno non mi sarà possibile.. sarebbe interessante, da questo momento si riprende il giro su un altro piano, dopo scale e corridoi. Altra vista " rubata.. " globalmente in questo reportage, di fotografie mie sono solo tre.. più avanti la terza; il gruppo motore per la creazione dei flussi. Su questo tavolino vengono esposti alcuni cimeli ma purtroppo senza nessuna indicazione, siamo nell'ala dove è stato ricostruito l'ufficio di Carlo Guzzi, utilizzato sino alla sua scomparsa nel 1964, sotto la scrivania e i vari cimeli dell'ufficio, sul tavolo i volumi dove apporre le impressioni dei visitatori.. purtroppo non ho potuto farlo, per motivi che poi chiariremo.. Ed ecco un'altra chicca, questa è del 1948, motociclo da corsa, 2 cilindri a V di 120°, 4 tempi valvole in testa, 494cc complessivi per 44 CV a 7000 giri, cambio a 4 velocità Anche questa è del 1948, motore a 2 cilindri per 247 cc complessivi, 25 CV a 9000 giri, 4 tempi e 4 valvole in testa cambio a 4 velocità, per 170 Km/h E siamo nel 1955, questa motocicletta da corsa classe 350, 1 cilindro per 349 cc 4 tempi e valvole in testa sviluppa ben 35 Cv a 7800 giri, cambio a 5 marce velocita massima 220 Km/h, da notare i tasselli in legno.. E questa? beh.. potrò sbagliare ma io di cartelli con nome e cognome non ne ho visti, posso arguire che il motore è a 4 cilindri.. con i cilindri che sembrano in linea, trasmissione ad albero cardanico, due poderosi freni a tamburo di grande diametro, mi sono piaciuti i cerchi prodotti in spagna, la conformazione del parafango anteriore, cambio a pedale e ammortizzatori posteriori altro non posso dedurlo, sarà per la volta prossima. Motociclo da competizione anno 1957, monocilindrico di 498 cc, 4 tempi e valvole in testa, sviluppa 46 Cv a 7000 giri, cambio a 5 velocità e velocità massima 240 Km/h. Scooter sperimentale del 1960, motore a 2 tempi di 160cc, stop non si sa altro. Questo trabicolo a tre ruote, potete leggerne le caratteristiche la foto sopra.. ma anche questo, sperimentale. Bene.. di questa cosa a tre ruote, con carrozzeria in fibra di vetro.. non so un' accidente, per ora.. Due prove di inserirsi nell'agricolo.. Altro veicolo un pochino inusuale, un piccolo furgoncino, con motore a 2 tempi di 49 cc per 1,5 Cv cambio a 3 velocità + retromarcia, da notare i parastrappi sulla trasmissione. La prima fotografia inserita sono io, con il motociclo Airone Sport, non molto dissimile da questo che sport non era, ma ritengo che non vi fossero delle differenze eclatanti, mi ricordo che pesava un botto, ma per sollevarlo sul cavalletto non era un problema, era ben bilanciato; altra cosa che ricordo.. prima di richiedere una velocità quasi massima sentire con la mano SX la temperatura del serbatoio dell'olio, posto sotto quello della benzina, e via... come il vento.. ho raggiunto i 120 Km/h in discesa... insomma dai non brillava poi molto. Una piccola motoleggera.. di 65 cc del 1947... ma poi? ecco arriva il gestore e comunica a me e al tipo della micro-telecamera-super che tra non molto si chiude... e allora di corsa per il resto... Una visione d'insieme del corridoio riempito solo ed esclusivamente di V7 e famiglia... che ho di fatto saltato.. Alcune viste del mulo meccanico per il corpo alpini, motorizzato con il V7 appunto, ma di extra ha la trazione su TRE ruote Tutte e cinque le fotografie precedenti si riferiscono ad un modello per corsa rimasto unico nella storia a quanto ne so, un motore di 498,7cc frazionato in otto cilindri, due bancate di quattro a V di 90°, alla prima uscita nel 1955 sviluppava ben 68 CV e al momento del ritiro, nel 1957 era arrivato a 72 CV per una velocità di 285 Km/h; il progetto era dell'ing. Giulio Cesare Carcano, uno dei grani della Moto Guzzi. Queste due fotografie sono di un altro cimelio che porta la data del 1950, record assoluto mondiale dell'epoca con un motociclo carenato e alleggerito, motore monocilindrico di 75cc 2 tempi, a percorso 1000Km ( mille ) alla velocità di 105,3Km/h.. ma sono mille.. mica quattro giretti. E siamo arrivati alla fine del giro, gli ultimi metri di corsa.. con il tipo in Polo Guzzi Rossa che premeva perché uscissimo, difatti.. orrore siamo usciti alle 16,03, vabbè che fare? nulla.. mancherebbe ancora un sacco di cose.. vedremo in futuro, ma ora riporto quanto ho saputo da un ex dipendente dell'uff . tecnico, allora.. sono stato messo sulle tracce da due fattori, il primo è che il mio arrivo era di venerdì alle 15,00 come richiesto, al dire il vero era un'oretta che giravo in giro; nessun camion, nessuna vettura parcheggiata, le tapparelle tutte abbassate, ma dico io.. dove diavolo producono? in Cina? vuoi vedere.... poi, spero di non sbagliare, egidio 54 esulta e mi informa indirettamente che alcuni particolari li produce la ditta xy di Mandello... ora, io ho lavorato anche per la Guzzi, che ci crediate o no poco importa; certo ho fatto solo cinque interventi ma li ho fatti, negl'anni tra il 73 e il 75, del secolo scorso; mi ricordavo un'azienda piena di vita e di gente.. ma all'interno io non ho visto, a parte il guardiano della parte museale nessuno, beh la sicurezza appaltata da una ditta che con Guzzi non centra nulla, mi ha fatto compilare un foglio e firmarlo all'ingresso. Ho navigato con Google Hearth, con la possibilità di usare le fotografie aeree di alcuni anni indietro, ho pure scoperto che il fabbricato è stato anche parzialmente demolito; e allora? un trucco di una semplicità paurosa... La clientela vuole solo Moto Guzzi by Mandello, la Piaggio che fa? fa produrre una quantità tot di pezzi, dalle fusioni alle verniciature da ditte sparse anche ben fuori Mandello; con il proposito di stare sottodimensionati con il numero prodotto, e con questo si crea: la domanda supera l'offerta, quindi chi la vuole paga pure di più; il mezzo diventa di elité con tutto quello che ne consegue, viene prodotta solo la V qualche cosa in diverse varianti, non faccio magazzino, per il montaggio questo fatto nello stabilimento, occupo un centinaio di operai per poco tempo all'anno, tutta la parte amministrativa è a Genova... basta? io direi di sì.. beh per ora ho finito..
  6. 5 points
    vabbe'...come siete tedeschi tutti quanti. Veramente politically correct, veri family men... Io invece mi pento perchè ho peccato, molto peccato, fortissimamente peccato e non solo in pensieri, ma anche e sopratutto in ..opere demoniache da acquisto compulsivo, dettato dal desiderio più lascivo di possesso di obiettivi sopratutto, ma non soltanto, anche di corpi (e di cosa se non...con lascivia) di accessorii e di tutto ciò che nessuno mai avrebbe avuto bisogno di comprare tutto insieme. A me il concetto che continua ad assillare il 90% degli appassionati di attrezzatura fotografica, quello del corredocompleto, senza "buchi" (ancora...!) di focale, a me...fa sganassare dalle risate: io di corredi fotografici degni di questo nome, ne avrò cinque, dieci, uno per ogni serie o grado di apparecchiature che posseggo, ovviamente con prevalenza di quelle ormai obsolete a pellicola. E ho venduto tantissimo di ciò che reputavo inutile o ridondante, anche solo documentativamente. Ma ho tenuto per ogni corpo Nikon in mio possesso, tutti gli obiettivi che grande hanno fatto il nome del marchio, senza rimpianti. Di Nikon Z, se vendessi in un sol colpo tutto ciò che non sia funzionale a D850 e D500 (tenendo quindi queste due reflex), potnrei compramene un paio. Ma siccome oltre a fotografare io sono anche un appassionato di attrezzature (non un collezionista, mi basta avere un pezzo, non mi curo se sia fiordiconio) non intendo privarmene. Conscio degli errori, delle relative rinuncie e dei sacrifici affrontati per acquistare tutti questi oggetti. In più ingrasso solamente a vedere il cibo: quindi il possesso non funge da placebo, nel mio caso. Faccio outing (ma molti di voi lo sapevano già) giusto per sfrondare da questo eccesso di positivismo questo thread ...dei buoni propositi. Non vi credo, insomma...
  7. 5 points
    Ed in fondo anche uno splendido Libelloides coccajus Mi è piaciuta molto questa serie. Soprattutto la seconda e la quarta, quella coi semi. Se non sbaglio, a dosi basissime lo stramonio è stato usato da alcune popolazioni come medicina, essendo un miorilassante ma, come giustamente osservi tu, come la maggior parte delle Solanacee, è molto pericolosa. Sbagli di poco la dose e muori per paralisi respiratoria. Spesso usato per omicidi e suicidi. Erba delle streghe anche perchè (me lo ha raccontato un collega esperto di etnologia, non è farina del mio sacco), ha anche proprietà allucinogene: provocherebbe stati allucinatori e di trance. Nel passato la "strega" ne faceva un unguento che spalmava sul manico della scopa su cui (priva di indumenti intimi) montava a cavallo, assorbendolo attraverso le mucose di immaginate cosa, combinando due stimolazioni. Da qui le allucinazioni con la sensazione di volare a cavallo della scopa. Mi rendo conto di aver inquinato il tuo post e ti chiedo scusa, però l'uso di certe piante nei riti di vari popoli era uno dei miei tanti interessi di un tempo e mi sono lasciato andare.
  8. 5 points
    Ieri ritengo di essere entrato scientemente nel Guinness dei Primati per essermi recato a realizzare un servizio di matrimonio con l'attrezzatura qui sopra raffigurata, nello specifico: Nikon D850 + MB-D18 e due EN-EL18a Nikon D500 + BG Meike e due EN-EL15 3 Lexar XQD 64Gb 2933x e 3 Lexar SD 1000x di backup + Sigma Art 24-105/4 Sigma Art 135/1,8 Sigma Art 30/1,4 DC Nikon DX 10-20/4.5/5.6 AFP Nikon 70-200/2,8FL + 2 Godox Ving 860 II-n e tre batterie litio Godox AD200 + EC200 Godox X1pro-n e X1Tn parabola, ombrello, staffe, monopiede e stativo leggeri ...una dozzina abbondante di chili, borse comprese (una Tamrac pro 12 ed uno zainetto Tenba/Nikon per i flash) e nulla di quanto elencato avevo utilizzato prima di ieri in una cerimonia del genere (matrimonio civile) tranne ...il monopiedino Manfrotto all'estrema sinistra nella foto, che usa il mio assistente per sollevare adeguatamente l'ombrello Rischio calcolato? Beh...si: in fondo uso la D500 da due anni in molteplici occasioni e la D850 da 6 mesi e nessuna delle due macchine mi ha fin qui dato preoccupazioni di sorta. Ma...avevi avvisato gli sposi...? Beh... no... ! Ma confidavo in diversi elementi: l'affidabilità delle due macchine in condizioni delle più differenti la differenziazione delle focali tra fisse e zoom con un paio di potenzialità di incrocio, per ogni evenienza (panne, malfunzionamenti etc) la confidenza con gli sposi, entrambi al secondo matrimonio, pertanto già al..." trionfo della speranza sull'esperienza " (frase che una volta ha pronunciato un ufficiale di stato civile amico di una coppia di sposi, in Municipio) last but not least...sulla mia capacità di ...problem solving Tanto per non smentirmi, il mio aiutante è stato, per la prima volta, mio figlio Gabriele di 19 anni, il quale mi aveva assistito (da modello) per la realizzazione di una foto che i lettori di questo sito dovrebbero ricordare, per "Nikonland in a day" Le mie incognite erano, in ordine di importanza (decrescente): utilizzo delle due reflex con il secondo slot di backup del principale (XQD) dato l'utilizzo che ne faccio normalmente, a slot singolo, per evitare, sulla D850 rallentamenti della scrittura dei files, sulla D500, addirittura, problemi di incompatibilità accidentale a causa di grossi volumi di lavoro tenuta delle batterie dei flash Godox, fin qui utilizzati per scopi meno gravosi di un matrimonio rendimento dei 3 Sigma Art durante occasioni del genere, in funzione sia della gestione non indifferente del peso, sia della capacità reattiva assenza sulla D850 di uno standard fisso e luminoso (non l'ho portato appositamente) gestione dei flash Godox attraverso trigger, senza flash master su slitta Il servizio fotografico, che dovrà poi tradursi in un fotolibro, si è articolato attraverso una prima fase di riprese a casa degli sposi, dove si è poi tenuto il trattenimento, per valorizzare gli interni, il lavoro del Catering ed ovviamente la realizzazione degli scatti agli sposi, preliminari alla cerimonia. Ci si è poi recati in municipio, con le relative riprese della funzione civile e le consuete foto con parenti ed amici subito dopo l'uscita degli sposi. Quindi il trattenimento, con le foto di prammatica a invitati ed alle scene di reportage dell'occasione, per giungere al momento fatidico del tramonto della giornata, che si è voluto riprendere in una località incantevole, poco distante da casa degli sposi, la "scala dei turchi" di Realmonte (AG) Delle sopraelencate incognite, mi è capitato solo: un momento di defaillance della D850 con un messaggio di ERR di scrittura sulle schede, subito rientrato con uno spegnimento e immediata riaccensione: diversamente avrei sostituito la XQD con quella di riserva, eliminando la SD di backup dal suo slot: non è stato necessario ! Subito prima dell'arrivo in municipio degli sposi, un problema di sincronizzazione del Godox AD200 col trigger, dovuto all'accidentale spostamento di gruppo del flash, inavvertitamente causato da mio figlio sfiorandone il pulsante relativo: sangue freddo (anche sudore freddo) prima di individuarne la causa, ma dopo un paio di scatti sottoesposti, al pari e dispari, non poteva che esser successo quell'inconveniente: ora mio figlio sa che deve sorvegliare la lettera del gruppo di appartenenza del flash che gestisce. delle tre batterie dei Godox, tutti utilizzati a fondo, specialmente l'AD200 in Manual a potenze variabili in funzione delle esigenze, solo quella di questo flash è arrivata all'ultima tacca di carica, dopo 1200 scatti circa (buona parte dei quali assistiti dall'AD200), mentre quelle dei due V850 II-n praticamente inesauribili, una sola delle due arrivata a metà della carica. C'è da dire che (colpevolmente) non avevo caricato a fondo quella dell'AD200, in quanto l'indicatore mi segnava prima di iniziare, il massimo delle tacche: in effetti poteva essere già ai margini di una delle tacche... (mai fidarsi !) Sui trigger, principalmente utilizzato l'X1Pro-n, posso solo confermare quanto sia chiaro e semplice da utilizzare anche in contesti di potenziale confusione mentale, come questo Non ho sentito per nulla la mancanza di un 50/1,4 (di solito onnipresente nelle mie borse da foto di cerimonia), grazie alla poliedricità ed eccellenza sulla D850 del Sigma Art 24-105mm f/4 di cui dirò più oltre grazie alla presenza del mio assistente, nessun problema di trasporto della pesante Tamrac e dello zainetto, ma certamente, fossi stato da solo, (in occasioni meno importanti) avrei ridotto il numero delle lenti, come spiegherò oltre. Il bilancio complessivo delle foto scattate sfiora le 1200 immagini, delle quali BEN 1100 scattate con l'eccezionale Nikon D850, alla quale la D500 è rimasta come secondo corpo con il semplice e luminoso Sigma Art 30mm f/1,4 montato per ogni possibile evenienza. Delle 1100 foto realizzate con la D850 il 75% sono state scattate con l'eccezionale (per comodità, maneggevolezze e resa) Sigma Art 24-105mm f/4 ed il restante 25% con lo stratosferico Sigma Art 135mm f/1,8 alle sue aperture più luminose, prevalentemente Tanto è stato naturale l'utilizzo del 135/1,8 che non ho tirato fuori dalla borsa neppure una volta lo zoom Nikon 70-200/2,8 FL appena comprato (e già questo significa moltissimo) non avendone minimamente sentita la mancanza: ERGO...nelle prossime occasioni di foto di cerimonia, resterà a casa senza rimpianti. L'altro obiettivo inutilizzato è stato lo zoom Nikon 10-20mm AFP per la D500, portato come extrema ratio in situazioni nelle quali uno zoom superwide potesse servire per scatti di effetto: i 24mm del 24-105 mi sono sempre bastati ! Pubblico alcune delle foto scattatew alla Scala dei Turchi al tramonto, che, come potrete immaginare, sono state accolte con entusiasmo dagli sposi: Nikon D850 + Art 24-105/4 e Godox AD200 con ombrello e boom dall'alto, più un 850V II-n di schiarita. Inauguro così su Nikonland il mio blog: Crimini e Misfatti con questo record mondiale di improvvisazione, ma mi raccomando....voi a casa non fatelo ! ...provate sempre un pezzo nuovo alla volta Max Aquila photo (C) per Nikonland 2018
  9. 5 points
    Caoimhe allo SpazioBlu. D5 e Sigma 85 1.4 Art (Grazie Mauro - per me un'ottica assolutamente fenomenale). 1/160 F 1.4 100 iso, convertita in B&W con Lightroom (grana aggiunta in post).
  10. 5 points
    Primo esemplare arrivato in negozio da New Old Camera di Milano, mi avvisano che mi aspetta. Mi "precipito" a prenderlo. L'attenzione per i clienti di Ryuichi Watanabe e del suo ottimo staff è impagabile e quindi i ringraziamenti non bastano. Per tutto il resto c'è la Visa Non ho voluto aprirlo fino a casa. Qui avevo appena rotto il sigillo di garanzia Nital. ho lasciato il bollino con il prezzo di NOC per ricordo. Ma apriamo con impazienza la scatola. Che è del tutto analoga a quella del Nikon 70-200/2.8. I due oggetti non hanno nemmeno una lontana parentela ma alcune similitudini l'astuccio morbido, ben conosciuto manuali, garanzia internazionale, cinghietta apriamo ancora per liberare il gioiello dalle tante protezioni che lo tengono al sicuro dai corrieri ed eccolo qui ! il paraluce è fasciato e costretto al suo posto da imbottiture in spugna sintetica. Paraluce e obiettivo, niente più. il tappo da 95mm è uguale a quello del Nikon 200-500/5.6E made in Cina come tutto il resto su un lato c'è il blocco di sicurezza, come sul 70-200/2.8 matricola 1754. Insomma ne stanno producendo un pò ! Eccolo qui con il paraluce montato bilanciato sull'attacco del treppiedi l'ultima lente è molto interna il supporto del collarino è marchiato 500mm. Perchè per tutto il resto è del tutto identico a quello del 70-200/2.8 l'obiettivo ha diversi pulsanti di memoria che si impostano con il comando principale posto all'inizio del fusto la bottoniera è complessa ma del tutto analoga a tutti gli altri supertele Nikon. Il limitatore della messa a fuoco parte da 8metri (la distanza minima è di 3m) la classica piastrina con le caratteristiche dell'obiettivo e la scala delle distanze uno dei bottoni delle memorie di messa a fuoco vista di 3/4 i due primi obiettivi a diffrazione (Phase Fresnel) di Nikon : a sinistra il 300/4E PF con il suo paraluce il paraluce del 300mm è di passo 77mm e sta comodamente dentro a quello del 500mm a confronto con il Nikon 70-200/2.8E FL e il trio di obiettivi che saranno i miei compagni di gioco nei prossimi anni. ancora un dettaglio del sistema per il treppiedi del 500/4E PF. Purtroppo è identico a quello del 70-200/2.8 quindi non compatibile Arca Swiss. Per fortuna è identico a quello del 70-200/2.8 e quindi il piedino si può facilmente sostituire con uno aftermarket (20 euro da Amazon) perfettamente compatibile con l'obiettivo e con le teste Arca Swiss. a confronto dimensionale con il mio 500/4 : hanno solo la forma analoga ma il 500/5.6E PF quasi scompare dentro al solo paraluce del 500/4 ! Capirete la differente mole quando messo in batteria ... ancora sulla mia Nikon D5 il piedino del 500/5.6 e quello del 70-200/2.8E. Adesso non so più quale sia l'uno e quale l'altro ! La D5 in bilico finalmente in mano mia. Montato e preso in mano è compatto e leggero come da attese. Praticamente come un 70-200/2.8. Fattore di cui bisogna tener conto quando lo si usa, perchè ... è talmente leggero che bisogna trattenere il respiro per non far ballare l'inquadratura. Alcuni scatti di prova, seguirà poi un test più approfondito (domani mattina si va in autodromo). Dalla finestra f/5.6, 1/250'', VR su Normal, ISO 100 vari diaframmi, da f/5.6 ad f/22 e ritorno, ISO da 110 a 1800, sempre 1/250'' a mano libera stabilizzatore, a mano libera in interni, auto-iso, luce LED, da 1/30'' ad 1/250''. sempre ad f/5.6 tre scatti di prova in luce LED, F/5.6, 1/100'', auto-iso Primo giudizio sommario. - bellissimissimo ! - del tutto simile per ingombro ad un 70-200/2.8 con un TC-14 montato dietro, salvo il paraluce - peso del tutto simile a quello del 70-200/2.8 - sta benissimo in mano anche con la D850 senza battery-grip - nessuna fatica d'uso - l'autofocus sembra adeguatamente veloce (ma proverò in pista) - lo stabilizzatore è efficiente ma a tempi molto lenti, in raffica ... non è sufficiente, bisogna dargli il tempo di intervenire - nitidezza elevata a distanze brevi e medie, poi interviene la qualità dell'aria (come per tutti i superteleobiettivi) - bisogna ricordarsi di aver in mano ... un 500mm per altre considerazioni vi rimando al prossimo test più completo. Fino ad allora ... .... Sayonara !
  11. 5 points
  12. 4 points
    La cosa quasi divertente è che, spesso, chi mette il prezzo al primo posto tra i parametri di scelta finisce per spendere il doppio in una sequenza di acquisto-vendita che invariabilmente finisce, iniziando dall’oggetto più economico, per portarlo alla fine degli esperimenti a comprare l’oggetto del desiderio iniziale con un costo totale ancora più alto.
  13. 4 points
    Secondo quanto nelle nostre possibilità e con l'auspicato aiuto del distributore e dei dettaglianti, nelle prossime settimane e mesi cercheremo di dare la massima copertura alle novità relative al mondo Nikon Z. Per farlo abbiamo creato un'area redazionale che accoglie i nostri articoli, editoriali e test (qui) E un Club Tematico interno dove ci sarà il contributo continuo di tutti gli iscritti con segnalazioni, link, contributi, esperienze, notizie (qui) [ricordo che per partecipare attivamente al Club è necessaria l'iscrizione - un semplice click online, nessuna formalità] Intanto è già online il nostro "Prime impressioni con la Nikon Z7" secondo il primo contatto avuto alla conferenza stampa a Milano del 28 agosto 2018. Buone letture e non fateci mai mancare i vostri commenti e segnalazioni. ________________________________________ Nikonland.it
  14. 4 points
    Dopo una lunga estate più dedicata al lavoro che alle vacanze, era venuto il momento di prendersi una breve pausa e un po' di svago. Con Paoletta abbiamo così deciso di mollare per un attimo i nostri impegni per ritagliarci una romantica tre giorni a Venezia, tornando in quella che è una delle più belle città del mondo e che, tra l'altro, possiamo facilmente raggiungere con poche ore di treno. Senza una meta particolare proprio perché desiderosi di riposo e di puro svago, ma decisi comunque a visitare oltre che i monumenti più famosi le zone della città turisticamente meno note e conosciute, ci siamo quindi abbandonati per le calli veneziane in lunghe passeggiate per godere delle bellezze della Serenissima e del tepore delle ultime giornate d'estate. Ovviamente per me è stata anche l'occasione per scattare qualche fotografia alla varia umanità che si incontra in un luogo così visitato ed affollato, indirizzando il mio obiettivo più verso la gente che popolava la città che ai suoi meravigliosi monumenti arcinoti e fotografati ogni giorno da migliaia di turisti. Così, dopo aver girato per un po' fino a raggiungere San Marco, osservata l'enorme folla scomposta e vociante che gremiva la piazza ... 1. ... è stato un tutt'uno scappare di là alla ricerca di qualche angolo più tranquillo e silenzioso, ed osservare come altri vivono questo straordinario luogo con maggiore rilassatezza e distacco così come volevamo fare noi. Girare per Venezia significa anche scoprire scorci che non ti aspetti di vedere se non in qualche vecchia città anglosassone della rivoluzione industriale dei primi dell'Ottocento (o almeno a me ha dato questa impressione) ... 2. ... dove la passione per il football dei suoi residenti è ben nota, così come l'abitudine a sostare lungo le strade a rilassarsi. 3. Ma anche i pontili lungo i canali possono ispirare la voglia di farsi un sonnellino per riposare dalle fatiche di un lungo viaggio (Municipale permettendo) ... 4. ... così come un prato può diventare il posto giusto per un momento di raccoglimento e meditazione. 5. C'è poi chi preferisce passare il tempo a contemplare il via vai nel Canal Grande ... 6. ... e chi approfittando dell'ultimo sole del pomeriggio se ne va a passeggio nei campielli silenziosi grazie al giorno di chiusura dei locali che vi si affacciano. 7. Anche gli operatori ecologici trovano il momento per una pausa durante il loro faticoso lavoro quotidiano ... 8. ... mentre un bambino non perde l'occasione per giocare fra i cuscini di una panca nel ristorante dove ha mangiato. 9. E intanto che un gondoliere effettua le sua ultima corsa prima della sera ... 10. ... e gli immancabili piccioni della città sostano nei pressi di un mercatino vicino al suo orario di chiusura ... 11. ... anche i madonnari abbandonano il loro "luogo di lavoro" in una calle che appare ormai deserta. 12. E' arrivata la sera e si fa ritorno a casa ... 13. ... e mentre alcuni turisti completano gli ultimi acquisti ... 14. ... un altro (texano?) è attratto da ciò che ha visto in una calle cieca. 15. E' allora arrivato anche per noi il momento di terminare il lungo peregrinare per la città. E mentre una inaspettata Monna Lisa campeggiante su una parete sembra interrogarci con in mente la stessa città che abbiamo in lungo e in largo visitato ... 16. ... stanchi, ma felici ed appagati dall'aver goduto di un luogo così straordinario, facciamo ritorno in hotel con in macchina un bel po' di scatti raccolti durante la giornata. Però che fatica inseguire i soggetti delle nostre fotografie! 17.
  15. 4 points
    Qualcuno una volta mi ha detto che il tempo è un predatore che ci aspetta al varco per tutta la vita, ma io credo che il tempo sia un amico che ci accompagna e ci ricorda di godere di ogni istante, perché quell'istante non tornerà mai più. Quello che ci lasciamo alle spalle è meno importante di come abbiamo vissuto. Dopo tutto, siamo solo mortali. Jean Luc Picard, USS Enterprise Grazie a tutti per le belle parole. Il dolore non passa, ricordo con commozione il giorno in cui ho sepolto il mio primo alano, 30 anni fa. Ma ogni momento passato insieme con i miei cani, un privilegio.
  16. 4 points
    Fusione fra Cat (Gatto) e Attitude (carattere, temperamento), ossia temperamento felino. Sigma Sd Quattro H
  17. 4 points
    Questo reportage non è incentrato tanto sui gatti (anche se i gatti c'entrano), quanto su ciò che ci "gira intorno", compresi i loro fan, è piccolo e condito di un pizzico di ironia. Siamo al "Festival dei Gatti", una fiera che si tiene oggi e domani a Villa Castelbarco, a Vaprio D'Adda (MI). Ci sono stato più che altro per curiosità, visto che esponevano alcune razze feline che non avevo mai visto dal vero. Sapevo che non avrei trovato modo di fare foto significative ai gatti, ma mi son portato un po' attrezzatura perché ...non si sa mai. Mi sono divertito quasi di più a vedere la gente che c'era, che i gatti. Andiamo con ordine: Arrivo: Scultura felina. Nell'area antistante la villa c'erano degli artisti del legno intenti ad scolpire felini tridimensionali o a bassorilievo. All'interno della villa seguo il percorso segnato da frecce: incontro la modella del cat-body-art che, su richiesta, si lascia fotografare ma con l'asciugamano perchè ancora "svestita". Più tardi sarà possibile fotografarla "decorata". Segue una mostra fotografica con ottime foto delle varie razze feline. Merchandising!! Quello dei pet (animali da compagnia) è un business multimilionario, per cui non mancano gli stand di settore. Oltre a quelle con il cibo, le lettiere e l'accessoristica, le bancarelle di bazzeccole ad ispirazione felina erano innumerevoli, l'abbondanza di ninnoli era quasi inquietante. Ogni tanto una molto graziosa venditrice di cose gattesche. E questo cosa c'entra in un festival dei gatti? Serve a raccogliere i ...gattini! (non spaventatevi, in Lombardia così son detti i mucchietti di polvere che si accumulano sul pavimento, non so se anche in altre regioni). C'era anche un nutrita serie di stand delle associazioni protezionistiche che non erano fotogenici anche se forse erano l'iniziativa più utile della manifestazione. Arte felina, molti i pittori e disegnatori, a destra appare una cat girl con bombetta orecchiuta. Arte felina. C'era una piccola ma molto graziosa mostra di foto di Marianna Zampieri, dedicata ai gatti di Venezia. Marianna Zampieri mi dedica il suo libro, contenta di aver conosciuto un altro fotografo di gatti. Il cartellino del prezzo si riferisce alle borse di tela su cui si era appoggiata per scrivere, non al libro, naturalmente. C'erano anche molti stand di Pet Photographers, che si facevano pubblicità oppure offrivano un ritratto "professionale", sul posto, al tuo animale con o senza di te. Altre curiosità: Stands di counselling felino, dove puoi esporre i problemi di comunicazione che hai col tuo gatto e loro ti spiegano dove sbagli e come rimediare. Affollatissimo. Tengono anche un corso di formazione con tanto di attestato di "consulente di comportamento del gatto". Se pensate che sia una stranezza... non sapete chi è Jackson Galaxy! (cercate su Youtube e Wikipedia e, se non siete del giro, resterete di sasso). Sì, ma in questo festival dei gatti, i gatti dov'erano ? C'erano, naturalmente, ma per lo più erano tenuti ingabbiati per evitare la fuga e soprattutto lo smanacciamento a morte da parte di orde di fan. Periodicamente prendevano un pochino d'aria. In molti casi era anche vietato l'uso del flash, giustamente, per cui fare foto decenti non era per nulla semplice. C'erano soprattutto razze costose, come i bellissimi (e carissimi) Bengal, razza la cui creazione non mi rende felice, in quanto risultato di ibridazione fra gatto domestico e Gatto Leopardo dell'India e Sud Est Asiatico, un animale selvatico. Occorrono tre generazioni di reincroci con esemplari domestici perchè perda il carattere selvatico. Quello sotto è un Sacro di Birmania, docilissimo, era possibile accarezzarlo solo previa abluzione delle mani con amuchina. Fai piano, che sono di razza nobile io! Eccolo con l'allevatore, l'espressione (quella del gatto) è un po' del tipo quando si va a casa? C'erano i grandi, dolci Siberiani, che sono tra i gatti a pelo lungo più belli che ci siano (anche se io sono sempre per i gatti di strada ). No foto, sorry. Ecco uno scocciatissimo British Shorthair che mi fa: "E tu che vuoi da me?" poi si gira, ci ripensa e si volta di nuovo verso di me : " Intanto comincia col togliermi 'sto fiocco". E questo è Barivel ("Monello" in qualche dialetto piemontese) un Maine Coon di Vigevano che è nel Guinnes dei Primati come gatto più lungo del mondo, ben 119, 89 cm (il precedente detentore del record si chiamava Ludo, era di Wakefield, era lungo un cm di meno ed è morto ne 2013). L'effetto grandangolo accentua un po' la stazza, ma vi garantisco che è proprio "'na bestia" di gatto. Vedere un Maine Coon è un'esperienza, vedere un grosso maschio di Maine Coon è un'esperienza più grossa. I Maine Coon meritano assolutamente il soprannome di Gigante Gentile che gli danno negli USA, perchè in genere sono dolcissimi. C'erano molti allevatori di Maine Coon e anche molti visitatori con Maine Coon al seguito (hanno un carattere docile, a volte quasi canino, ad esempio si adattano bene al guinzaglio). E' una razza molto di moda. Maine Coon in passeggino per gatti o cani non troppo grossi. Maine Coon (non so se puro) sempre in passeggino, fotografatissimo perchè aveva gli occhi di colori diversi. Ho letto che in alcune razze la diversa colorazione è associata alla sordità dal lato dell'orecchio azzurro (associata al colore bianco, codificato dallo stesso gene, in pratica un gatto bianco con gli occhi azzurri spesso è sordo). Ho finito il giro, la cat body model non ha ancora finito, ma non ho voglia di aspettare, chiedo di poterla fotografare intanto che si sta facendo un selfie, lei accetta ridendo. Fuori, gli scultori stanno terminando le loro opere. E questo è tutto. PS Tutte le foto scattate con Nikon D500, Sigma 17-70mm f2.8-4 C, e flash Godox V860 quando possibile.
  18. 4 points
    L'avete già vista ma la ricarico. Ne ho altre, diverse, che reputo migliori perché in questo 2018 ho imparato un sacco ed ho avuto diverse possibilità di fotografare in situazioni interessanti, a bellissimi soggetti e con i giusti compagni d'avventure. Ma questa per me simboleggia un passaggio, si colloca tra un prima ed un dopo. E mi ricorda una splendida mattina in cui ci sono stato dentro alla grande. Per cui credo che sia lei la mia foto dell'anno e che, per definizione, sarà molto difficile superarla.
  19. 4 points
  20. 4 points
  21. 3 points
    appena ritirato, presto in prova (foto di Ryuichi Watanabe@Newoldcamera)
  22. 3 points
    All'interno della vecchia miniera del mio paese, D4 -14 mm f2,8 Samyang
  23. 3 points
    Eccomi - giardini del mio paese
  24. 3 points
    Uffa ma che noiosi che siete ! Ha ragione Ross ... Una delle 500 che potrei proporre, scelta a caso
  25. 3 points
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