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  1. Se interessatm. il mio parere, visto che c'erano un sacco di influencer e giornalisti di carta stampata e del web che poi, se già non l'hanno fatto, parleranno per ore e ore davanti al loro microfonone ... : fisicamente la macchina mi sembra consistente, meglio - a memoria - di Z6 e Z6 II. Mi sembra che i materiali e i comandi siano di qualità migliore per il resto è come una Z6 II, salvo il display articolato posteriore che mi sembra molto ben costruito e robusto alcuni comandi sono stati spostati e/o aggiunti il file da 24 megapixel è splendido; sinceramente ancora mi chiedo perché a qualcuno serva di più. Come sia oltre al pixel-shift, la macchina si presta -se la foto di partenza è perfetta - tranquillamente all'ingrandimento automatico dentro Adobe ACR/LR il mirino è superlativo già al primo sguardo : immagine fluida in Panavision e croccante come le Amica Chips di Rocco Siffredi il rolling shutter in fotografia è proprio minimo (anche in otturatore elettronico) così a occhio rumore e gamma dinamica mi sembrano del tutto coincidenti con quelli di Z6-Z6 II-Zf. La consistenza di questo 24 megapixel a me piace da matti non ho fatto video ma le caratteristiche sono eccezionali, da riferimento le funzionalità aggiuntive per ora sono solo accennate; meritano un approfondimento ... quando sarà possibile. Sono novità abbastanza inusuali da Nikon in concreto mi sembra una macchina che nasce perfetta. Per il professionista che ne deve comprare due, per il fotoamatore cui non bastano più Z6 e Z6 II. Sinceramente rende ampiamente obsoleta la prima generazione e superflua la Z7. Per molti assolutamente eccessiva la Z8. La Z8 va pensata solo da chi fa tanti scatti e non vuole pensare all'otturatore da sostituire. Ad ogni buon conto, la settimana prossima mi daranno un esemplare da provare a fondo e ne riparlerò in una serie di articoli. Grazie a Nital per l'invito, ai colleghi presenti per la simpatia, a chi mi ha seguito con interesse (ma anche a chi non gliene importa nulla di quanto scrivo)
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  2. Che cos'è un sensore parzialmente stacked ? Se ne parla sul web da qualche giorno, cioé da quando Nikon ha usato questo dizione nella presentazione della nuova Nikon Z6 III. Non c'è letteratura al riguardo e Nikon non da spiegazioni esaurienti sul piano tecnico, dicendo soltanto che è la soluzione tecnologica che consente le prestazioni velocistiche della nuova fotocamera. Dalla presentazione della macchina abbiamo queste due immagini, catturate dal video : la prima rappresenta in animazione un flusso luminoso che arriva al sensore ma anche delle parti separate poste sopra e sotto all'area fotosensibile meglio rappresentate qui, in pianta. L'area fotosensibile è quella coperta dal vetro di protezione (quello con le bande multicolore). Sulla cornice del chip sono poi poste in rilievo due altre strisce corrugate, una sopra e una sotto. Sinceramente non sappiamo se questa sia una immagine fedele del sensore o se sia una vista artistica che lo rappresenta. Ci basta il concetto. E su questo, in base alle nostre conoscenze, possiamo ricostruire il resto. L'articolo è tecnico ma non troppo, non siamo in grado di approfondire "segreti industriali" né di insegnare agli ingegneri come ci si ingegna. Al fotografo non dovrebbero interessare troppo queste cose. Perché non è con questi concetti che si fanno fotografie migliori. Così come al pittore non interessa la formula chimica del Blu Oltremare rispetto al Blu di Prussia, quando sceglie l'uno o l'altro per il suo quadro. Ma a noi si, perché abbiamo imparato da quando esistono le fotocamere digitali che a seconda delle tecnologie scelte dai progettisti possiamo attenderci determinate prestazioni, prerogative e capacità delle nostre fotocamere. E in base a quelle scegliere quelle che ci servono di più. E pagarle il giusto compenso richiesto dal produttore. Ma prima approfittiamo per sfatare un paio di miti che circolano sempre sul web quando c'è una presentazione Nikon. Ne abbiamo già parlato su Nikonland.it e Nikonland.eu ma è sempre bene ripetersi. Nikon ha capacità progettuali in materia di sensori (e di qualsiasi altra cosa). Le possiede da quando esiste questa tecnologia e le ha sperimentate industrialmente sin dagli anni '90 del secolo scorso con le collaborazioni con Kodak e Fujifilm per la produzione dei primi esemplari di fotocamere digitali commerciali. Il sensore della prima ammiraglia, la Nikon D1 del 1999 è un progetto originale Nikon, che allora contava la sensazionale cifra di oltre 10 milioni di pixel, impiegato in varie tipologie di pixel binning nella D1, nella D1h e nella D1x dei primissimi anni 2000. Progettato e sviluppato da Nikon Precision (come si chiama adesso la divisione progetti industriali di Nikon) per conto di Nikon Imaging e prodotto da Renesas (società del gruppo Mitsubishi che allora possedeva una fonderia). Nikon ha poi progettato la gran parte dei suoi sensori di immagine, come il famoso LBCAST impiegato nella D2h (prodotto da Kodak) e il CMOS della Nikon D3 (prodotto da Sony). O il 24 megapixel della D5200 (prodotti da Toshiba con processo di metallizzazione in rame, anziché ad ossido). Lo stesso per tutto le principali Nikon che ricordiamo bene per capacità, colori e prestazioni. D500, D850, D5, D6 fino alle attuali Nikon Z8, Z9 etc., hanno tutte sensori progettati dal reparto progettazione Nikon e poi dati da produrre a terzisti. Nikon Precision produce i macchinari (stepper, o scanner ad immersione) che l'industria mondiale utilizza per la produzione dei microchip di fascia media (come i sensori di immagine, quelli per l'automotive, i chip di memoria e i display a cristalli liquidi). Ma non possiede fonderie per la produzione dei wafer in Silicio e la successiva stampa dei microchip. Per avere dei prodotti finiti, si rivolge a terzisti. Terzisti che possono essere Sony, Samsung, TSMC, Omnivision. Non è l'unica a farlo. Nomino solo alcune delle più famose società al mondo che progettano microchip altamente sofisticate che sono definite "fabless", ovvero che non hanno fonderie proprie. Le prime che mi vengono in mente sono Apple, AMD, Nvidia, Qualcomm. Ma ne potrei aggiungere tante altre meno note al pubblico comune. Per esempio Fujifilm ha una lunga tradizione nella progettazione di sensori, con Nikon e da sola, poi prodotti da terzisti, allora come oggi. Panasonic/Leica idem. Altri come Phase One e Hasselblad invece si accontentano di acquistare sensori già pronti sul mercato, magari personalizzati ma di fatto già concepiti (per lo più da Sony Semiconductor, che è società separata anche fiscalmente da Sony Imaging). Se Nikon si rivolge abitualmente a Sony lo fa per contiguità e convenienza, in quanto Sony Semiconductor è il principale produttore di sensori al mondo ed ha tutte le fonderie strategicamente ubicate in Giappone (di questi tempi la geopolitica gioca un fattore importante nella scelta dei fornitori; avere TSMC o Samsung come fornitore, visto che hanno il grosso degli stabilimenti a Taiwan e in Korea del Sud può esporre a problemi futuri) e poi perché c'è una lunga collaborazione con Sony Semiconductor. Sony Semiconductor non è Sony Imaging, così come Nikon Imaging non è Nikon Precision. Ma Nikon Imaging e Nikon Precision parlano correntemente con Sony Semiconductor e la stessa Sony Imaging si serve da Sony Semiconductor. In più queste tecnologie non sono segreti industriali, non sono scienza aliena, non si tratta di sistemi esclusivi come quelli per la produzione dei microprocessori di fascia altissima, per ora impiegati solo da ASML. Quindi se Sony presenta un sensore stacked, anche Nikon può farlo (e lo fa). Se Sony pensa un sensore Global Shutter anche Nikon può farlo (e lo farà, specie adesso che possiede RED che utilizza correntemente sensori global shutter). Se Nikon "si inventa" un sensore "parzialmente stacked", probabilmente anche Sony impiegherà qualche soluzione simile per le sue prossime fotocamere di fascia media. Perché di fascia media ? Perché se la Nikon Z6 III fosse una ammiraglia, non ci sarebbero vincoli di budget e quindi impiegherebbe un sensore stacked o un sensore global shutter. Questo sensore "parzialmente stacked" di fondo è una soluzione creativa per avere i vantaggi permessi dalla sovrapposizione di microchip sul sensore a costi inferiori a quelli dei sensori delle ammiraglie (per Nikon Z8 e Z9). Con queste premesse, parliamone meglio. Si tratta di una formula di marketing ? Per certi versi si, serve a chiarire il concetto che la macchina è veloce per mezzo di una tecnologia che il pubblico già conosce. Ma non così veloce come una Z8 o una Z9, a cui il cliente resta indirizzato se cerca prestazioni allo stato dell'arte. Cerchiamo di andare nel dettaglio descrivendo per sommi capi come é fatto e perché un sensore di immagine. Si tratta essenzialmente di un microchip stampato con un processo industriale di tipo ottico-elettronico in un macchinario di questo tipo lo stepper Nikon NSR-2205iL1 andrà in consegna dal mese prossimo e rappresenta una soluzione compatta. E' in grado di stampare su wafer (cioé cilindri di silicio a superficie levigata) di diametro inferiore ai 300mm, con una risoluzione nell'ordine dei nm (nanometri, ovvero miliardesimi di metro, ovvero milionesimi di millimetro). Con questa stampa vengono disegnati nel silicio i componenti del sensore, sia quelli fotosensibili (i fotodiodi) che le cavità di condensazione delle cariche elettriche ricavata, che la successiva metallizzazione di contatto che i circuiti di amplificazione, filtraggio, conversione. Esiste in pubblico dominio, letteratura di conforto da cui abbiamo tratto alcune immagini di esempio. a sinistra un quartetto (secondo la matrice di Bayer) di fotodiodi, sotto alle loro microlenti singole e ai filtrini colorati che consentono alle fotocamere di "immaginarsi" i colori colorati (argomento che è ben conosciuto ma che non sarà trattato in questa sede). Il fotodiodo riceve la luce (i fotoni) ed essendo sensibili, genera una corrente elettrica che è proporzionale all'intensità della luce che riceve. Più luce arriva, più corrente viene prodotta. Meno luce arriva, più basso sarà il livello della corrente prodotta. Questa corrente viene accumulata nella cavità del fotodiodo e viene trasmessa dal fondo allo strato di metallizzazione per accedere alo strato inferiore che contiene l'elettronica necessaria a filtrare la corrente, eliminando parassiti e spurie, ed amplificare "il segnale". La trasformazione della luce in elettricità è un processo a basso rendimento e le correnti generate sono molto deboli. Per essere utilizzate devono essere amplificate. Questo è un tradizionale sensore di quelli che conosciamo da anni. Quello a sinistra è a strato singolo, quello a destra è a doppio strato. Il doppio strato consente di avere una maggiore capacità di accumulazione (pariamo del sensore di un telefonino). Gli strati sono composti da wafer differenti, letteralmente sovrapposti ed incollati con un processo di termocompressione. Ogni strato è stampato separatamente, in una sorta di processo tridimensionale. La connessione tra gli strati avviene per metallizzazione (ovvero collegamento singolo, punto-punto con un metallo conduttivo, come il rame o l'oro). Ma esistono diversi tipi di sovrapposizione. Quello descritto qui è il wafer on wafer (ovvero incollare un wafer su un altro), ci sono quelli che si riferiscono alla sovrapposizione di microchip sopra ad un wafer. il processo industriale non è banale. Ogni wafer viene stampato con il processo più indicato a seconda dei componenti che deve contenere, poi viene lavato, levigato, tagliato. Sovrapposto, ricotto, compresso. questo processo si chiama bonding. E viene ripetuto tante volte quanti sono gli strati. Quanti sono gli strati ? Sono quanti sono necessari per ottenere il microchip finale. Si tratta di un procedimento industriale a basso rendimento, con un alto indice di scarto. Tipico della produzione delle memorie dei computer ma la produzione dei sensori avviene allo stesso modo. Alla fine il nostro sensore viene ricavato dal taglio del wafer sottostante (quello target), i singoli sensori vengono misurati e testati. Quelli difettosi, scartati, gli altri montati su scheda. questo è il sensore della Nikon D5200 prodotto da Toshiba. Le piste di bonding interno sono in rame, quelle esterne, come vedete, sono in oro. Intorno ai chip, sulla schedina esterna, ci sono altri circuiti necessari per il dialogo del sensore con la scheda madre principale della fotocamera. Con il processo di stacking è possibile integrare tutta l'elettronica necessaria (e altra ancora) sul singolo chip. Ma per ogni strato, aumentano i costi e lo scarto. Un sensore stacked a più livelli può essere così idealmente rappresentato abbiamo lo strato fotosensibile (i pixels), quello con la memoria e quello con i circuiti. Ogni strato è diverso, stampato con processi differenti (28, 30, 40 nanometri) per uno spessore totale di 130 micron. A sinistra abbiamo la vista in altezza, a destra quella in pianta (le tre immagini sono le piante dei tre strati, poi impilati ed incollati uno sull'altro). Ma potremmo avere anche più strati ancora dipende. Speriamo di aver chiarito la logica e la complessità del processo. Rivediamolo ancora : 3 Livelli : sensore propriamente detto memoria di transito logica di conversione non sono rappresentati i circuiti analogici di amplificazione e filtraggio della carica elettrica, posti sotto al sensore (primo strato). Ma perché queste complicazioni ? Pensiamoci su. I fotoni colpiscono il fotodiodo. Il fotodiodo si eccita e produce una corrente che viene accumulata sul fondo dello stesso. Dal fondo la corrente viene prelevata, filtrata e amplificata. Questa corrente è ancora allo stato analogico. Deve essere convertita in informazioni digitali. Che devono essere sistemate da qualche parte, in attesa che il sensore riesca a leggere tutta la superficie. Si perché l'enorme quantità di dati non viene processata immediatamente ma con un sistema di scansione progressiva, dall'alto verso il basso, la cui velocità dipende dalla velocità del sistema complessivo. Determinata dai colli di bottiglia. Nel tempo i convertitori sono stati resi più rapidi e meno voraci di corrente ma le informazioni devono essere riportate nella memoria. Tutto questo richiede tempo. Un tempo brevissimo per noi (nell'ordine delle decine o meno di millisecondi) ma che va ripetuto 1-10-20-30-60-120-240 volte al secondo. Per tutto il sensore, per tutti i pixel. Quello strato di DRAM (memoria volatile) indicato nell'ultima figura, è responsabile della velocità complessiva del sistema. Più c'è memoria e più questa memoria è adiacente ai pixel, più è rapido il sistema. Se è lento, è necessario suddividere la lettura del sensore in striscioline più alte, se è veloce, le striscioline si assottigliano fino a scomparire. Che è il caso del sensore cosiddetto a global shutter, che altro non è che un sensore stacked particolarmente prestante e in grado di processare tutto il sensore in una passata sola. Se la memoria è separata ed è lenta, il processo è lento, la macchina è lenta (sensore non stacked). Se la memoria è integrata é tanta ed è veloce, il processo è più veloce, la macchina è più veloce (sensore stacked cno rolling shutter o stacked con global shutter). Se la memoria è integrata ma è meno di quella di un sensore stacked tradizionale ... abbiamo l'uovo di Colombo. Il sensore parzialmente stacked. Ok, ma veniamo alla Nikon Z6 III ? la nostra bestiolina promette e mantiene prestazioni velocistiche (la parola performance è lo slogan che ha caratterizzato tutto il lancio della nuova macchina) superiori a quelle delle pariclasse (Nikon Z6 I e II, Nikon D780, Canon EOS R6 II e Sony A7 IV) perchè ha questo sensore parzialmente stacked che loro non hanno. Ma soprattutto - che era l'obiettivo finale - con un costo industriale e uno scarto ridotti, tali da giustificare un costo per Nikon e per l'utente finale, più conveniente rispetto alle ammiraglie (altrimenti sarebbe stato più facile usare il sensore della Z9 anche qui, no ?) Insomma, come il turbo con l'intercooler dei bei tempi in cui venivano lanciate le prime gran turismo con motore a frazionamento ridotto ma vivaci e prestanti "quasi" come le più grandi berline a 6, 8 e 10 cilindri. Senza sminuire il concetto perché a noi interessa il risultato, come abbiano industrialmente ottenuto questa parziale sovrapposizione di memoria sul sensore non ci riguarda direttamente, ci basta quanto ci stanno dicendo da Nikon, visto che le parole sono suffragate dai fatti. Immaginiamo solo che il wafer con la memoria, sia sovrapposto ma la metallizzazione di connessione sia limitata alle due zone effettive in cui sono stati stampati i chip della memoria ram che fa da tampone(*) durante la lettura del sensore : che è qui rappresentata - secondo noi - pittoricamente (dato che lo strato di memoria sta normalmente sotto allo strato sensibile). La connessione così resta veloce come in uno stacked completo ma la corrispondenza tra pixel e fotodiodi non può essere totale come lo è in uno stacked come quello della Z9. Nel senso che questa memoria non basta per fare tutto alla velocità ... della luce. Nikon ha saggiamente scelto di contenere i megapixel nel confortante valore di 24 megapixel, se avesse usato una risoluzione più alta, non avrebbe potuto ottenere questa velocità. Quindi il risultato finale è una prestazione che si pone a metà strada tra quello di una Z6 di I e II generazione e una Z8/Z9. (*) memoria tampone che non deve essere confusa con il buffer della fotocamera, altra memoria, fisicamente separata che serve al processore per conservare le immagini finite in attesa di registrarle sulle schede di memoria. In questa memoria disposta sul sensore viene depositata l'immagine digitale del sensore, ancora monocromatica e non trattata, mano a mano che viene letta e convertita nel processo AD. Quanto veloce ? Dai primi test informali sembra che il tempo di lettura (read out) del sensore della Nikon Z6 III sia di circa 9.2 millisecondi. Cioè tutte le informazioni vengono lette dalla prima all'ultima riga, in 9.2 millisecondi. Per confronto, nella Z9 il processo impiega circa 3.7 millisecondi. Mentre nella Z6 II questo tempo è di poco più di 33 millisecondi. Quindi, ad occhio e croce, il sensore della Z6 III è circa 3.5 volte più veloce di quello della Z6 II e circa 3 volte più lento di quello della Z9. Parlando di striscioline di pixel letti ad ogni passata, abbiamo 12 righe per Z9/Z8, circa 20 per Z6 III ed oltre 60 per Z6 II. Con le relative conseguenze in termini di banding e di "resistenza" agli artefatti da rolling shutter. Che per tutte queste macchine esistono, come esisteranno sempre, più o meno ridotti, salvo che non si adottino sensori di una velocità tale da poter leggere tutta l'area fotosensibile in una unica passata. Ma per impieghi non assolutamente estremi, possiamo dire che la qualità di immagine per lo più non ne sarà influenzata. Un ultima precisazione. Quali che siano gli strati, la tecnologia di questi sensori è tutta la stessa sul piano della cattura di immagine. BSI, DUAL BASE ISO, si applicano allo stesso modo. Rispetto ad un sensore con un ridotto numero di strati o con uno strato solo - quando possibile - nei sensori a molti strati sovrapposti e con operazioni impegnative sul piano energetico come l'uso della memoria ad alta densità e velocità, un sensore più complesso tenderà a produrre più calore e a consumare quindi più energia. Con influenze sulla generazione di rumore di lettura, creazione di segnali parassiti, difficoltà di amplificazioni pulite e conseguenti riduzioni della gamma dinamica. Aver scelto una soluzione elegante come quella pensata da Nikon per la Z6 III dovrebbe mettere al riparo da tutto ciò, quindi ci aspettiamo - e il primo riscontro è positivo - che sul piano della gamma dinamica e del rumore, la Z6 III possa comportarsi molto, molto bene, rispetto alle altre Nikon. *** Speriamo di aver dato qualche informazione in più, in carenza di spiegazioni tecniche ufficiali, almeno per avere una chiave di lettura personale o per avere qualche nozione ulteriore sul funzionamento delle attuali tecnologie dei sensori di immagine che utilizziamo tutti i giorni. Rimandiamo per altri approfondimenti ai precedenti articoli : - Il sensore delle Nikon D1 e la tecnica del pixel binning (ed 2023) - La nuova Sony α9 III : l'evento per i dieci anni del sistema Sony α - Sensibilità ISO, Dual Gain, Dual Base/Native ISO : Nikon Z9 e Nikon Z6 II - Dipende se hai il sensore, baby, non dai tappi di birra ! - Il sensore d'immagine stacked pensando alle future Nikon Z professionali - L'otturatore : meccanico ed elettronico (rolling shutter, global shutter) - Nikon, Sony e l'Avvocato Prisco, buonanima - E' bene sapere chi sia Nikon Corporation - Nikon, i sensori, l'industria giapponese
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  3. originariamente pubblicato su Nikonland.eu il 16 giugno 2016 *** Era il 2008 quando l'ho incontrata la prima volta. Per farlo ho guidato per 800 km in un giorno, andata e ritorno. L'ho rivista qualche giorno dopo a Milano. Ed ho fatto una promessa che le ho confessato solo l'anno successivo : fotografarla sempre, tutte le volte che fosse passata in Italia e soprattutto, essere l'ultimo a fotografarla prima che smettesse di posare. Era una ragazzina, alta, impacciata, appassionata di design e arte moderna. A 24 anni ha deciso di andare all'Universitá e studiare storia dell'arte e letteratura. Si é laureata pochi giorni fa. Con il nuovo anno scolastico coronerà il suo sogno di insegnare ai ragazzi della sua città. Sarà una insegnante. Una professoressa. Adesso é una donna colta, sofisticata nei gusti e negli interessi ma sempre molto semplice nei modi e nell'aspetto. Nei suoi 188cm senza tacchi .. Due anni fa ha smesso di posare ma io l'ho potuta fotografare ancora. Per me una promessa é un impegno d'onore e a questa tenevo più che alle altre. Quindi ci siamo dati appuntamento lo scorso Natale per questo mese di giugno. Per l'ultima volta. ho affittato per due giorni una vera casa da Hobbit, tutte le pareti sono in legno del Tirolo, la costruzione è della fine dell'800, immersa in una riserva faunistica a pochi passi da una delle più caotiche spiagge italiane eppure in luogo silenzioso che sembra fatata. I riflessi di pavimenti, soffitti, porte e pareti danno dominanti brune, gialle e rossastre. La luce arriva soffusa da tutte le direzioni. E' una casa da Hobbit perchè lei è un gigante e deve piegare anche le spalle per passare attraverso le porte. Le ho detto stai attenta. E due minuti dopo l'ho trovata seduta a terra nel bagno, caduta dopo aver picchiato violentemente la testa nello stipite superiore della porta ... ... e ci sono porte ovunque visto che le due camere principali comunicano tra loro e il bagno con una sorta di tunnel bassissimo e buio. L'ambiente ideale da esplorare insieme. tu non sei più una modella. Io non sono un fotografo, sono un amico di lunga data. Le mostro l'ultimo libro di Peter Lindbergh. Le dico che nel 2016 sarà ancora Lindbergh a fare il Calendario Pirelli. Ha scelto solo donne mature ed ha deciso di bannare Photoshop. La bellezza non ha età e non ha bisogno di intermediari. Ma soprattutto si esprime senza le parole. Words are not enough. Con lei posso parlare di letteratura, le dico che la più bella scena di Romeo e Giulietta deve alla potenza del gesto e dell'espressione degli attori sul palco la sua forza. Perchè le parole, per quanto perfette, non bastano mai ad esprimere ciò che provano le persone. Parlami senza parlare. Con il volto, l'espressione, soprattutto con le mani e le braccia. La posizione delle spalle. Ma soprattutto esprime te stesse. Non sei più una modella. Sei una donna e non sei qui per lavorare ma per giocare con me. Lei mi risponde che finalmente ci sarà ancora un Calendario Pirelli che esprime la vera bellezza delle donne, dopo quello orribile (testuale) della Leibovitz o quello inguardabile del becero Terry Richardson del 2010. Ma quanto è bello parlare con una ragazza che non solo capisce quello che dici ma che si esprime su un piano di piena maturità (dovreste sentirla descrivervi le peculiarità della Certosa di Pavia alla prima volta che la vede). la trovo dopo un pò che sfoglia ancora il librone di Lindbergh e cerca nell'indice i nomi delle persone ritratte. Diane Furstenberg, Juliette Binoche, Uma Thurman .. Oggi io cercherò di essere un fotografo donna. So che una donna riesce a posare diversamente per un'altra donna, rispetto a quando è davanti ad un uomo. Oggi non faremo nudo ma cercheremo solo di dare l'immagine di una donna libera, felice, soddisfatta di se. senza condizionamenti. Senza limiti di tempo. lei mi conosce bene e sa quanto scatto. Le ricordo ancora di esprimere semplicemente quello che sente, non importa cosa. Senza riferimento né alla sua lingua, nè a quella in cui parliamo, nè alla mia. Senza le parole. Perchè le parole non sono mai sufficienti ad esprimere quello che sentiamo. Lei sa anche che il mio linguaggio d'elezione è la musica, abbiamo fotografato una volta su Dvorak, Brahms e Rachmaninov. La musica non necessita di parole e dice ad ognuno ciò che ognuno riesce a sentire. e qui intorno la musica è il canto degli uccelli che volano indisturbati. Il mattino dopo esco molto presto per esplorare la riserva in solitudine. Durante la notte è caduta tanta pioggia e il terreno è bagnato. Ho in mano più per abitudine che per altro la D810 con il 300/4PF. Sto fotografando le texture create dalle reti di protezione dei canali di allevamento dei pesci. Sento un forte battito d'ali ed alzo gli occhi. Un cigno vole veloce verso nord-est. Riesco a coglierlo al volo sullo sfondo di nuvole ancora minacciose. Nuvole che si aprono quando più tardi la vado a prendere al suo hotel. La prego di non truccarsi. Il primo set sarà a letto, con lei al naturale. Oggi sono tornato ad essere un uomo che fotografa una sua vecchia amica. Lei teme di essere orribile ma si presta con la sua consueta dolcezza (non che lo sia sempre, è del segno dell'ariete e l'ho vista molto arrabbiata, con quelle lunghe leve sa essere terribile e le chiedo come sarà con i suoi studenti a partire da settembre. Mi assicura che sarà sempre materna come lo è con me). Ok, va bene, truccati come piace a te. La lascio andare a cambiarsi. E' ancora più libera. Scegliamo insieme i punti con la luce migliore. Vogliamo che sia la luce a rendere le immagini indimenticabili come le vediamo in questo momento. Giochiamo. Le ho chiesto di portarsi un cappotto. Immagina di essere a Breslavia all'inizio del '45. Le truppe russe stanno arrivando. Noi aspettiamo di prendere l'ultimo treno diretto ad ovest. Aspettiamo nella piccola sala della stazione. Il treno parte e noi restiamo li. Non c'è più nessuno. Ci sarà tempo di scappare. cambiamo ancora stanza. Non prima che lei batta ancora la testa ed imprechi sotto voce. Double check the roof, and mind your head, my sweety. la giornata passa velocemente. Lei continua a cambiare espressione. Mi ispira, vuole vedere le foto. Mi suggerisce cosa fare o mi asseconda. Chiede scusa se, nelle migliaia di miei scatti, qualche volta deve chiudere involontariamente gli occhi. Non l'ho mai vista sorridere così tanto. Avevo una idea di lei di un animo naturalmente serio. Ma giustamente è qui per una vacanza. Solo io ho l'orologio e seguo i tempi. Arriva il momento di concludere. Le chiedo la mano e la prendo nella mia. è il mio modo di fare un selfie a ricordo di questo storico e tanto atteso momento. L'ultimo scatto. il cigno vola verso Nord Est. *** Per gli amanti dei dati numerici e delle statistiche (e anche per uscire dal tono autobiografico di questo blog-entry). Questo ultimo shooting ha coperto due intere giornate. E si è svolto in totale solitudine, senza altri presenti. Niente truccatrice, niente guardaroba che non fosse nel suo trolley. Avevamo a disposizione circa 200mq di una antica shooting lodge, posto autenticamente adatto ad assecondare con la sua luce e i suoi colori l'idea di intimità e familiarità che avevo in mente da tempo per questa occasione. Ho usato la Nikon D5 che letteralmente ha brillato in questa circostanza, potendo esprimersi a tutte le sensibilità anche senza luce artificiale e senza luce diretta ma solo quella riflessa dal legno. Per lo più ho usato il mio nuovo Sigma 24-105/4 comprato per l'occasione. Insieme alla D5 ho usato la D810 con il suo battery pack. Il 300/4 per i ritratti da lontano o stretti. Avevo ma ho usato poco il Sigma 85/1.4 e il 35/14 Art. Qualche scatto anche con il Nikon 105/2.8. Ho fatto due serie di ritratti e di figure con il Godox Witstro AD600B con softbox 50x70cm sempre in TTL e senza una sbavatura, sia in illuminazione diretta che per contrastare i controluce. In totale ho fatto 7000 scatti esatti con la D5 e 2009 con la D810 per 238 gigabyte. Un record anche per i miei incontri con questo soggetto. Qui ne pubblico solo una piccola selezione ad illustrazione del testo. Le altre sono e saranno solo mie. A scanso di equivoci si è trattato comunque esclusivamente di un incontro fotografico tra due anime libere a compimento di una vecchia promessa. Ho fatto scatti memorabili, come credo sia dovere di ogni fotografo in primo luogo verso se stesso. Lavorerò ad un grande libro nei prossimi mesi. Francamente non credo di poter ripetere questa esperienza con qualcun altra. Nè di riuscire ad essere più ispirato di così. Grazie per chi si soffermerà a leggere queste righe che ho scritto per testimoniare quello che è per me fotografare con il cuore, come contributo per chi ne possa trarre spunto. Non certo per esibizionismo. Non è mai il mio scopo.
    32 points
  4. Prima, qualche premessa. non siamo grandi appassionati di questi test di confronto "di rumore" alle varie sensibilità e tra fotocamere diverse perché pur cercando di essere il più possibile "rigorosi" le variabili in gioco sono tante. Inoltre, è nella fotografia reale che si apprezzano o meno le potenzialità di una fotocamera riscontriamo più di un segnale che ci fa pensare come questa famiglia di sensori BSI, al di là di tutto, offra prestazioni similari, quando non completamente coincidenti, al netto del punto base della gamma lineare ISO e della risoluzione infine, per quanto si voglia pensare di fare prove ripetibili, non sappiamo quanto il software di sviluppo intervenga - in positivo o in negativo - nelle varie fasi. E certamente il supporto di Adobe alla Nikon Z6 III, benché già disponibile, non può che essere preliminare. detto questo abbiamo fatto alcuni scatti in ambiente, una stanza illuminata da un pallida luce esterna in una mattina di pioggia. Abbiamo fatto la sequenza 800 ISO -> 64.000 ISO con la Z6 III, ripetendola poi con la Zf che ben conosciamo. Macchina su treppiedi, esposizioni identiche, bilanciamento del bianco pre-impostate. Modalità Silenziosa. Il target è un ritratto in formato 100x75 posto sulla parete a circa 3 metri dal punto di ripresa. L'obiettivo è il Nikkor 105/2.8. Esposizione che può sembrare non corretta ma che è quella che vedevamo ad occhio nudo nel momento della ripresa (di questo inizio estate che continua ad essere piovoso e con il cielo pressocché sempre coperto). 800 ISO 1600 ISO 3200 ISO 6400 ISO 12800 ISO 25600 ISO 51200 ISO 64000 ISO Nella sequenza, qui ridotta a 2500 punti di lato lungo per esigenze di pubblicazione, giudichiamo il file ad ISO 800 quasi perfettamente pulito e di poco differente da quello a 100 ISO (qui omesso perché inutile): Salendo l'incremento del rumore digitale ci sembra lineare, con una intensità che si mantiene pienamente tollerabile fino a 6400 ISO. A 12800 ISO la presenza del rumore è più evidente. A 25600 ISO abbiamo la comparsa delle prima bande colorate verticali. Che a 51200 aumentano in modo casuale, per diventare persistenti e a macchia di leopardo alla sensibilità massima di ISO 64000. Senza interventi, secondo il nostro modo di utilizzare queste fotocamere, giudicheremmo il file ottimamente sfruttabile fino a 6400. Con la necessità di intervento in ogni caso a 12800 ISO. Da evitare se possibile le sensibilità più elevate. Il confronto con la Zf ci conforta nel valutare i due sensori imparentati sul piano della capacità di catturare la luce. Accettando una variabilità tra le tarature dei due esemplari di fotocamera che apparentemente fanno sembrare alcune foto della Zf più chiare di quelle della Z6 III, a livello percettivo notiamo un leggerissimo livello di rumore superiore nella Z6 III. Ma ancora, non possiamo essere certi che non ci sia una variabilità tra i due esemplari. E potrebbe essere che due campioni diversi possano mostrare evidenze diverse. Di fondo però vogliamo dire che nella pratica le differenze sarebbero riscontrabili strumentalmente ma non abbastanza da influenzare il lavoro di un fotografo. Sospettiamo che l'impostazione tra i due sensori - che sono differenti nel resto - dal punto di vista di sensibilità e amplificazioni, sia molto, molto simile. le impostazioni sono identiche, i due scatti sono percettibilmente diversi. Il file della Zf sembra essere leggermente più chiaro e più pulito. Ma la differenza è minima, sia nelle zone in luce che in quelle in ombra. cosa che rileviamo ad ogni variazione di sensibilità. Che comunque potremmo definire simile nel suo andamento, anche per la Zf (valida sino a 6400-12800 ISO dopo di che da usare se non se ne può fare a meno). Naturalmente intervenendo con il riduttore di rumore di Lightroom il risultato sarà livellato. e anche per questo riteniamo che oramai questi discorsi siano superati dalla disponibilità dei plugin con Intelligenza Artificiale in grado di fare miracoli in questo campo. Ma ci premeva almeno dare un contributo di discussione al riguardo. Nella migliore delle ipotesi la qualità di immagine di questo sensore sarà uguale - alle varie sensibilità - a quella dei precedenti sensori da 24 megapixel. Nella peggiore, sarà lievissimamente inferiore con un pizzico di rumore in più. Ci pare che comunque l'amplificazione anche qui sia duale con 100 ISO di base e 800 ISO di seconda base. Soppressori di rumore che intervengono con un filtraggio importante e invasivo a partire da appena sopra i 12800 ISO e poi proseguono a scalare, con le ultime due posizioni in gamma lineare di sola emergenza.
    30 points
  5. Non mi appassionano per niente questi confronti di cui purtroppo è invece pieno il web. Per questo mi viene da esclamare : che pall* ! Pensando che susciti la stessa noia negli altri. Ma poi vedo che le visualizzazioni degli altri articoli di questo genere su Nikonland raggiungono sempre vette elevatissime e mi domando se non sia il caso di insistere. Per questo, eccoci qua. Premesso che la mia esperienza con la nuova Nikon Z6 III è breve e breve resterà, perché non è un prodotto per me come non lo sarà la nuova Fiat Grande Panda, credo che la nuova Nikon debba essere confrontata esclusivamente con Zf, Z8 e Z9. La precedente generazione è troppo distante per prestazioni e capacità. Anzi, posso certificare a chi me lo chiede, che la Z6 III è molto più vicina alla Z8 di quanto non lo sia con la precedente Z6 II. Detto questo, torniamo quindi al confronto tra Z8 e Z6 III. Perché visto che la Z8 è scontata di 600 euro mentre prima di vedere la Z6 III scontata passeranno un paio di stagioni di calendario, qualcuno potrebbe chiedersi se, pur potendo comprare la Z6 III a quel punto non sia il caso di fare uno sforzo in più e puntare più in alto. Pensiero stupendo e altrettanto lecito cui cercheremo di dare una chiave di lettura - giammai una risposta asseverante - in questo articolo ! *** Le due macchine differiscono per collocamento. La Z8 discende dalla nobile schiatta che parte direttamente dalla Nikon F del 1959 e poi arriva fino alla F100 a pellicola. Riprende dalla D700 e passando per la D800 arriva sino alla D850. Quindi l'erede della prima reflex professionale Nikon (quando Nikon faceva fotocamere esclusivamente per i professionisti) e fino alla separazione delle carriere con l'introduzione della prima ammiraglia "monolitica", la oramai mitica Nikon F5, è stata il topo dei top. Dalla F5 è stata derivata invece la linea che in digitale è partita dalla D1 per arrivare alla D6. E prosegue oggi con la Z9 in mirrorless e continuerà così nelle prossime iterazioni. Lo si vede dalla impostazione dei comandi, dal dimensionamento, dalle peculiarità del corpo, più grosso, importante, comodo, ergonomico e più dotato di comandi diretti. La Z6 invece è di discendenza più recente, è un prodotto più prosumer (fusione orribile che deriva dai termini professionale e consumer : quindi una via di mezzo tra i due mondi) ed è l'erede della Nikon D750 che ancora oggi gode di grande favore presso i nikonisti. Anzi, probabilmente la Z6 III nasce proprio con l'intento di convincere gli irriducibili utilizzatori di reflex che residuano la fuori a considerare il passaggio alla mirrorless. Nelle foto di confronto che pubblico qui sopra vediamo le differenti impostazioni, sia dei corpi che dei corpi con il battery-grip, opzionale per entrambe le due Z8 e Z6 III che garantiscono espansione di funzionalità pari tra le due differenti macchine. Tanto che la Z8 con il suo MB-N12 diventa addirittura più grossa della pur importante Nikon Z9 raffigurata nell'ultima foto. Ma si vede chiaramente come la Z8 derivi dalla Z9, mentre la Z6 III ha una configurazione, comandi, disposizione dei controlli, simile ma funzionalmente diversa. Prima fra tutti la torretta di sinistra che per la Z8 vede una razionale presenza di pulsanti di regolazione, mentre la Z6 ha la tradizionale rotella PASMUx+ che prevede persino la posizione Auto in cui la fotocamera fotografa per conto del fotografo ignaro delle scelte della fotocamera (per le Nikon con il flash in questa posizione Auto, il flash si attiva automaticamente anche se tu non vuoi !). La Z8 ha l'oculare tondo tipico delle professionali, la Z6 ha l'oculare quadrato, tipico delle consumer. Più in generale la Z8 si capisce da lontano, anche per un profano, che è una fotocamera "importante". La Z6 la da un pò più a bere ... Nella realtà le due fotocamere si differenziano nell'interno per scelte progettuali concrete ma alla prova dei fatti, funzionalmente non così distanti. Il processore è lo stesso. La batteria è la stessa. Il comparto delle memorie è lo stesso (CFEx + SD). Cambiano i due sensori. Ma attenzione ... La tecnologia di fondo è simile e le differenze sono più sottili di quanto non si penserebbe. Si, uno è da 45.7 megapixel e la più grande massa di pixel consente più aree di messa a fuoco, mentre l'altro è un 24 megapixel. Ma lo strato fotosensibile è più o meno equivalente, fatta salva la densità di informazioni e la taratura della sensibilità di base (anzi, delle due sensibilità di base e dell'intervento del filtraggio alle alte sensibilità). Mentre che il sensore della Z8 sia integralmente stacked (cioé che abbia una quantità di memoria tampone integrata che copre l'intero sensore a servizio della lettura dei dati veloce) mentre che quello della Z6 III lo sia solo parzialmente, influenza la velocità complessiva del sistema. Ma ponendo la Z6 III comunque in un'area in cui le prestazioni sono già radicalmente al di sopra della massa. Essendo l'unica fotocamera della sua categoria con un sensore così veloce. Abbastanza veloce da permettersi peculiarità impensabili per le altre fotocamere. Con l'eccezione solo di Z8 e Z9. Dalle nostre deduzioni il tempo di lettura del sensore di Z8 e Z9 e poco superiore ai 3 ms. Ovvero ci vogliono poco più di 3.7 millisecondi perché ogni riga del sensore sia catturata. Questo ha permesso di omettere l'otturatore meccanico dalle macchine perché tale velocità equivale ad un tempo sincro-flash di circa 1/270'', sufficiente ad operare senza insorgenza di bande. Quello della Z6 III sta sui 9.2 millisecondi, cui corrisponde un sincro-flash di circa 1/100''. Molto più veloce di quello, ad esempio della Zf/Z6/Z6 II (circa 33ms) e molto, molto più veloce di quello della Z7 (circa 65 ms) e capace di essere in larga parte esente da problemi quando impiegato in modalità otturatore elettronico. Ma non abbastanza veloce da poter lavorare senza otturatore meccanico con il flash. La presenza dell'otturatore meccanico assicura poi che in determinate circostanze, si possano evitare i fenomeni di banding per effetto di luci a frequenza variabile che invece con Z8 e Z9 obbligano ad impostare frequenze di scatto valutate "ad occhio". Z8 e Z9 hanno un sensore tanto veloce da permettere di avere un flusso separato tra la visione a mirino e quella elaborata verso le memorie. Questo elimina del tutto gli oscuramenti del mirino. Per la Z6 III non è possibile un simile processo (unico per il momento) ma comunque la visione è di grande livello, coadiuvata da un pannello LCD a risoluzione, contrasto e luminosità di qualità dichiarata superiore a quello dei modelli Z8-Z9. Con la Z6 III, così come con Z8 e Z9, nelle raffiche estese abbiamo una visione completamente in tempo reale della scena inquadrata, indispensabile per la foto d'azione. Con tutte le altre Nikon Z invece la visione in tempo reale si ferma nella raffica lenta a 5 scatti al secondo. Oltre, le fotocamere non hanno una velocità sufficiente e quindi presentano a mirino le foto già scattate, come in un effetto moviola che si somma all'oscuramento tra gli scatti con una sensazione di smarrimento che a me ha impedito di fotografare uccelli in volo o motociclisti su sterrato con Z6 e specialmente Z7. La Z7 ha un sensore così lento, che in raffica estesa, con qualsiasi tempo di scatto, le auto in movimento vengono deformate in stile futurista inizio '900 ... *** Spero che la disamina tra le caratteristiche peculiari non vi abbia annoiato troppo. Concludo sintetizzando. La Z6 III al di là delle peculiarità tecniche è prestazionalmente parlando (sia in fotografia che in video) molto più vicina a Z8 e Z9 di quanto il corpo non farebbe pensare. Ed ha il vantaggio di costare una cifra che al netto degli sconti sugli altri modelli, consente con la stessa spesa, di comprare anche un 24-120/4 S, obiettivo che ci sentiamo di caldeggiare sempre come compagno di Z6 III e Z8. Ci sono tante funzionalità software e firmware che differenziano i tre modelli, vuoi per esigenze di marketing vuoi per diverse tempistiche tra i team di sviluppo dedicato (la Z9, per esempio non ha né le facilitazioni sui ritratti, né il pixel shift, che invece hanno sia Z8 che Z6 III). La Z6 III introduce, prima tra le Nikon Z, l'accesso al cloud per depositare in tempo reale i propri scatti sia per prelevare controlli colore aggiuntivi. Ed inserisce nel flusso di lavoro del fotografo anche una nuova categoria di Picture Control in cui è possibile manipolare anche il colore, non solo la curva di contrasto o la saturazione. Che questo possa essere esteso anche a Z8 e Z9 è potenzialmente possibile. Si tratta di software che può essere configurato in modo equivalente su una piattaforma che condivide lo stesso SoC Expeed 7 (in una versione a più basso consumo, ipotizzo io, nella Z6 III). Ma al momento sono disponibili solo sulla Z6 III. Quindi quale è meglio tra Z8 e Z6 III e per quale fotografo ? Rispondo prima alla seconda domanda, perchè la prima domanda secondo me non ha una risposta sensata univoca. Personalmente io sceglierei la Z8 ogni giorno dell'anno sulla Z6 III, non per la differenza di prestazioni ma perchè la Z8 ha una disposizione di comandi da professionale - ed io ho sempre avuto Nikon professionali come prima macchina - e perché io scatto tanto, tantissimo (troppo) con le Nikon Z e l'assenza dell'otturatore mi tranquillizza per l'assenza di usura di parti meccaniche, assicurandomi almeno un decennio con milioni di scatti all'attivo (la mia Z9 ha 1250000 di scatti, la mia Z8, nonostante i test con tante altre macchine, supererà il mezzo milione nel 2024). Quindi credo che un fotografo che ha come tipo di Nikon la D700-D800-D850, sceglierà preferibilmente la Z8 Il fotografo tipo D750, che non scatta tanto come me e non ha una specializzazione definita ma fotografa di tutto, preferirà, io credo la Z6 III. Perché è più leggera, compatta, economica e volendo si può comunque attrezzare con il battery-grip. La Z8 con il battery-grip fa schifo e le fa preferire la Z9. Anche questo lo dirò finché Nikon non farà per la prossima Z8 un battery-grip degno di quello della Nikon D850, che era praticamente perfetto e poteva contenere anche la batteria della D5-Z9. Le prerogative tecniche delle due fotocamere nel mondo reale non sono tali da connotarne una netta separazione prestazionale. Non quanto la Z8 svetta rispetto a Z6 e Z7, per esempio. Per il resto, l'aspetto su cui soffermarsi è il display completamente articolato della Z6 III, per alcuni un valore, per altri un fastidio. E l'assenza o meno dell'otturatore meccanico, per disimpegnarsi in situazioni ben particolari e specifiche che per alcuni (ad esempio per me) capitano molto raramente. io vorrei tanto che nella Z8 II Nikon introduca il display completamente articolato. Sembrerà più fragile ma è di una comodità unica che mi permette con Zf e Zfc di fare qualsiasi cosa senza fare equilibrismi o sforzi inutili: Ma posso comprendere che ad altri faccia schifo. *** Quale è meglio tra Z8 e Z6 III ? Alla fin fine, come ho già avuto modo di dire, le due macchine sono più vicine di quanto si vorrebbe ammettere. Entrambe sono vere Nikon capaci di assecondare il fotografo al meglio. Prestazionalmente la Z8 è di un gradino superiore. Non è estrema come la Z9 (che a me trasmette molta più confidenza, al di là dell'inarrivabile migliore ergonomia, pur a parità di dotazione tecnica) ma le si avvicina. La Z6 III non può essere tanto estrema per costituzione e per contratto. Ma anche un professionista con due Z6 III non deve sentirsi affatto sminuito. E una Z6 III può costituire un sensazionale secondo corpo per una Z8. Leggo un sacco di balle sui sensori. A me questi sensori da 24 megapixel piacciono un sacco. Anche più del più ricco della Z9 e certo più di quello di D850 e Z7. Lavoro praticamente sempre a 800 ISO con queste camere (rispetto ai 500 di Z8 e Z9) e se devo andare fino a 6400 ISO non mi sento in difficoltà mentre so che con la Z8/Z9 dovrò poi smanettare con LR per riallineare i valori. La vicinanza dei 24 megapixel al formato 4K, secondo i miei occhi, offre un flusso video più naturale. Lo era già nella Z6 che però doveva croppare limitando l'ottica in formato DX. Tanto che spero che la futura Z9 Quadrifoglio o Veloce GTI pensata per correre sempre a 300 Km/h non abbia più di 24 megapixel e un sensore tanto veloce da non capire se stai scattando o no e rendendotene conto solo perché si è riempita la scheda di memoria. E voi ? Che ne pensate dei miei sproloqui mattutini ? Esprimetevi liberamente, c'è libertà di opinione se uno scrive commenti utili agli altri. Non vi contraddirò anche se pensate tutto l'opposto di quanto penso io.
    28 points
  6. E' la domanda del giorno per molti siti fotografici. E' comparso un articolo su Petapixel e uno su Nikonrumors. Entrambi sono dubbiosi. Lo siamo anche noi. Non vi fidate dei tanti video su Youtube di gente "senza vergogna" capace di inventarsi ogni titolo possibile per attirare il visitatore. E' il criminale meccanismo di quel circuito. I proprietari dei canali vengono ricompensati in denaro reale per i flussi che generano, perché i visitatori vedano la pubblicità irradiata da Youtube automaticamente nel mezzo del filmato. A prescindere dal contenuto. E quindi ci sono cortometraggi montati con spezzoni di presentazioni ufficiali Nikon con una voce sintetica di sottofondo che anticipa le più improbabili caratteristiche della più improbabile delle prossime Nikon. Addirittura c'è chi ha fatto già il confronto tra la Z7 III e la Z8 o la tal fotocamera Sony (e ci sono filmati relativi anche ad ogni altra possibile Nikon, già comparsa o che non si è mai vista). Scriviamo "senza vergogna", perché gli autori di questi filmati raramente poi approfondiscono o fanno ammenda se le loro previsioni non si avverano nemmeno di lontano. Sono già impegnati a fare un altro video su qualche cosa d'altro che possa attirare il visitatore. Magari per un gossip di un ignaro VIP che non ha mai fatto o partecipato alla cosa a cui lo si sta associando. Con questa premessa, siccome Nikonland è un sito dedicato a Nikon retto da nikonisti a vita, andiamo all'argomento di questo articolo. Mentre ci aspettiamo vendite molto interessanti per la Nikon Z6 III, modello polivalente. La sua versione ad alta risoluzione venderebbe certo molto meno, essendo un prodotto di nicchia esclusivamente fotografica. Ne parliamo perché probabilmente qualcuno si sarà domandato se sia in arrivo una Z7 III, visto che è sempre stata presentata insieme alla sorella gemella. Al lancio del sistema Z, Nikon presentò Z7 e Z6 insieme. E anzi, la Z7 uscì nei negozi qualche mese prima della Z6. Stessa operazione nel 2020, al refresh con la versione II di Z6 e Z7, entrambe disponibili nella stessa data. Mentre adesso il lancio della Z6 III, quasi quattro anni dopo avviene senza che ci sia un segno della Z7 III. Ci possiamo aspettare una sorpresa prossimamente ? Tante cose sono successe da quell'agosto del 2018 (e del 2017), con i lanci della D850 e di Z6 e Z7. E' arrivata la Z9 e poi la sua figlioccia Z8. Macchina che offre prestazioni di fascia superiore rispetto alla Z7, una risoluzione praticamente sovrapponibile ma con un sensore molto diverso. Ad un prezzo diciamo non sostanzialmente superiore a quello di lancio (€ 3890) della prima Z7. noi abbiamo potuto provare la Nikon Z7 all'evento di lancio del 2018 e l'abbiamo subito adottata, sostituendo con essa la Nikon D850. E poi abbiamo avuto per qualche mese anche il modello aggiornato due anni dopo. belle macchine di cui abbiamo apprezzato le potenzialità espressive alla base della gamma a 64 ISO. Ma di cui abbiamo subito avuto contezza delle limitazioni indotte da un sensore pensato per una reflex. Già, perché a parte la volontà di Nikon di replicare a Sony che a suo tempo lanciò la sua alpha 7 in due tagli di risoluzione nello stesso corpo, la Z7 di fatto è l'estremo utilizzo del sensore da 45 megapixel progettato da Nikon per la D850. Modificato quel tanto che bastava - sostanzialmente nella matrice di punti a rilevazione di fase per ottenere l'autofocus sul sensore principale - per essere riutilizzato fino ad esaurimento. Da quel sensore è stato ricavato anche quello - benemerito - nato per la Nikon D500 e poi riutilizzato in tutte le fotocamere Nikon DX dalla D7500 all'ultima Nikon Z30. Se ci pensate, mettendo in piedi due sensori da 20 megapixel ed aggiungendo una strisciolina di un quarto, si ottiene esattamente la stessa risoluzione del sensore da 45.7 megapixel della Z7. (non è una operazione banale ma consente di ottenere economie di scala nello sviluppo e nella produzione di migliaia di sensori). Nikon si progetta da se i suoi sensori ma poi per darli in produzione ad un terzista in possesso di una fonderia adatta (usualmente Sony Semiconductor) deve ordinarne un numero congruo perché il prezzo unitario sia compatibile con l'utilizzo in una o più fotocamere di costo sensato per un dato posizionamento di mercato. Una nuova versione della Nikon Z7 necessita di un sensore nuovo che Nikon al momento non possiede e il cui costo di sviluppo peserebbe troppo su un'unica macchina a bassa tiratura Quel sensore, come abbiamo imparato ad apprezzare, ha caratteristiche molto valide a 64 ISO e in condizioni controllate - studio o treppiedi - ma diventa cedente alle sensibilità superiori ai 400 ISO ed è molto lento in lettura, avendo un tempo di read out di circa 67 millisecondi. Quasi venti volte più lento di quello della Z8 che ne condivide la risoluzione e la base ISO ma con un punto di inversione della gamma leggermente più favorevole. Il risultato è una forte tendenza ad evidenziare fenomeni di rolling-shutter, visibili e fastidiosi nella fotografia d'azione e nel video con banding spesso importanti in luci artificiali miste. Video che non può avere caratteristiche elevate, perché pur in grado di estrarre il formato 4K60P obbliga i progettisti a intercalare le righe, con un flusso finale che perde molto di fluidità e naturalezza. Con l'uscita della Z6 III anche le aspettative per qualsiasi altra fotocamera di fascia media si sono elevate e quindi l'eventualità di riutilizzare quel vecchio sensore in una macchina con un processore aggiornato (una operazione simile a quella fatta da Nikon con la Zf che al sensore della Z6 ha accoppiato il processore della Z8/Z9) porterebbe ad un risultato al di sotto delle attese, non particolarmente interessante se non per un probabile miglioramento dell'autofocus. Caratteristica utile certo, ma non preminente in una macchina che resterebbe comunque votata ad usi riflessivi. E poi il modello a risoluzione elevata di Nikon, potrebbe portare al paradosso di avere una risoluzione maggiore a quello delle ammiraglie. Una cosa non inusuale ma difficile da veicolare su un mercato spesso perplesso dalle mosse del marketing dei produttori. Sul mercato esiste almeno un altro sensore con risoluzione elevata ma altrettanto, se non più lento ancora, del sensore di D850/Z7, che esporrebbe agli stessi limiti di quello attuale (rolling shutter, lentezza generale di lettura dei dati, video scadente). Fare un sensore nuovo parzialmente stacked tipo la Z6 III ? Perché no, tecnicamente sarebbe possibile. Ma costerebbe molto, si dovrebbe produrre in quantità adeguate e metterlo dove ? Quello della Z6 III ci potremmo scommettere, sarà riutilizzato presto o tardi in una possibile Nikon dedicata al video. E questo permetterà un ammortamento completo del suo costo di sviluppo. La Z7 non ha mai venduto in grandi quantità e quindi il costo di un nuovo sensore porterebbe il prezzo della fotocamera sui livelli di quello della Z8. A quel punto tanto varrebbe mettere il sensore della Z8 nella Z7 III. E con quali vantaggi rispetto alla Z8 ? Probabilmente solo un corpo più compatto e un display completamente articolato. Basterebbe ? Anche qui tenderemmo a scommettere sul no. la Nikon Z6 III offre un mix di capacità che la rendono adatta a praticamente tutti i fotografi. Tranne a quelli che pretendono di croppare fino all'impossibile per fare poi ingrandimenti a monitor. A quelli suggeriamo di dotarsi di obiettivi più lunghi, oppure di riuscire ad avvicinarsi di più al soggetto. Oppure ancora, di tentare tecniche multiscatto, se il loro genere lo consente. In definitiva ci sentiamo di confermare che l'eventualità del lancio di una Z7 III - di cui non escludiamo che esistano degli studi di fattibilità se non proprio dei prototipi - a breve sia da escludere. E tendenzialmente che lo spazio per un modello intermedio tra Z6 III e Z8 ad un prezzo appetibile tenda a scemare sempre di più. Il prezzo della Z6 III raffrontato a quello della Z6 II dimostra che anche la Z7 III necessiterebbe di un ritocco all'insù per ripagare i costi di sviluppo del suo nuovo sensore. E con la Z8 scontata a poco più del prezzo di lancio della Z7 originale (in atto € 4.099) il dubbio tra i residui acquirenti che non hanno ancora optato per una Z8 (che riteniamo già essere l'ideale erede della Z7) sarebbe ancora più sostenuto. peraltro i modelli interessanti e con caratteristiche all'avanguardia oggi sono già svariati (nella foto qui sopra abbiamo la Z6 III e di spalle la bella Zf) e l'interesse del mercato verso l'altissima risoluzione probabilmente è già andato verso i produttori che hanno apparecchi in medio formato. Vi servono elevate risoluzioni per il paesaggio o la stampa fine art di grande formato ? C'è il pixel-shift, il montaggio multiscatto e ... il medio formato ! Una risoluzione - possibile - in formato 36x24mm di 90-100 megapixel, andrebbe a sovrapporsi con quello di ingresso delle medio-formato in 44x33mm, che è già consolidato. Ma nel formato più piccolo gli inconvenienti per gestire risoluzioni del genere sono di un ordine di grandezza superiore. Mentre la maggiore superficie di sensore e gola del bocchettone, nelle medio-formato consente di trarre effettivi vantaggi dalla maggiore risoluzione. Che in termini di pura qualità di immagine, sebbene impegnativa, pensiamo siano di più immediata percezione visiva. Il mercato è già girato verso il video. Nikon è concentrata sugli sviluppi di RED DIGITAL per la fascia alta di quel mercato. Dicevamo del mercato. Ne abbiamo già parlato in un altro editoriale, i produttori oggi tendono ad assecondare di più i videografi che i fotografi. Sono il segmento più effervescente, demograficamente più giovane e quello disposto - per necessità - ad investire sul nuovo. I sensori discendono dalle specifiche del video. Ma il formato 8K in campo amatoriale e semiprofessionale non è un successo epocale. Figuriamoci i formati superiori che generano flussi di informazioni difficili da sopportare persino per le schede di memoria. 12K e 16K (formati alla pari delle risoluzioni che effettivamente darebbero vantaggi rispetto a quella del sensore di Z8 e Z9) generano file giganteschi. Mentre la richiesta reale del mercato è per il migliore dei 4K possibile, magari prodotto a partire da un 6K praticamente nativo, come quello permesso in casa Nikon solamente dalla Nikon Z6 III. la Nikon Z6 III ha le caratteristiche video più interessanti dell'intero catalogo Nikon, con l'esclusione del formato 8K, non sempre necessario a tutti gli operatori. Però ha un fattore di forma che non è pensato per il video. Una ipotetica Nikon Zv - stessa elettronica e stesso sensore della Z6 III - in un fattore di forma "a mattonella", senza mirino ma con una pletora di attacchi sia elettronici che meccanici per collegare le periferiche video e audio per il cinema, avrebbe certamente uno sbocco commerciale allettante. E in un certo qual modo completerebbe l'offerta di fascia altissima che Nikon ha acquisito con RED DIGITAL. Per tutte queste ragioni e senza dimenticare nemmeno per un istante quanto si sia ridotto l'intero bacino di utenza e di potenziali acquirenti - anche a causa del circolo vizioso indotto da riduzione delle vendite e conseguenti aumenti dei prezzi dei nuovi modelli che si sa già, venderanno meno dei precedenti - ci sentiamo di escludere che una Nikon Z7 III vedrà mai la luce. Salvo che Nikon non decida diversamente per smentirci Il che, intendiamoci, non significa né che le Z7 esistenti smetteranno improvvisamente di funzionare né che con esse non si possano fare foto eccellenti. I fotografi che la trovano soddisfacente non devono in alcun modo sentirsi delusi. Stiamo ragionando sul futuro. Siamo più che convinti che nei prossimi 24 mesi vedremo una nuova Nikon in formato DX, una versione più veloce della Nikon Z9 e una versione video della Z6 III. Senza che ci sia spazio per altro che non siano operazioni speciali con componentistica "riciclata" e destinazione stagionale. Non in questo mercato, almeno.
    26 points
  7. A grande richiesta, perché vediamo che queste guide sono gli articoli più letti su Nikonland. Magari possiamo approfondire gli aspetti più interessanti di ognuna fotocamera ma poi a distanza di poco vediamo che il numero di letture delle guide di acquisto o quelle di previsioni di prossime uscite surclassano largamente i nostri articoli originali, quelli dove magari andiamo oltre e più in profondità di quanto si dice su Youtube e in generale sul web. Poco male, sembra che sia così che va il mondo. E perché lo show debba continuare si deve dare al pubblico ciò che vuole il pubblico. Aprendo il sito Nikon.it (o un qualsiasi altro sito Nikon del mondo) si viene introdotti nel mondo dei loro prodotti. Per le fotocamere Nikon Z questa è la pagina di presentazione principale. C'è l'ultima arrivata, la Z6 III. C'è la bella Zf. C'è la Z8. Ci sono le altre due piccole e versatili Zfc e Z30. E infine c'è l'ammiraglia Z9. Potremmo anche finirla qui e dirvi scegliete in base al portafogli, a come volete apparire, a come siete abituati voi. Ma noi siamo Nikonland, un sito seriamente appassionato di Nikon. E quindi cercheremo ancora una volta di andare oltre la superficie delle cose. Ma senza psicanalizzare il fotografo. Quello è un campo che non ci appassiona. *** Naturalmente consigliamo di approfondire attingendo dalle letture di Nikonland. Abbiamo, nel momento in cui scriviamo, più di 100 articoli dedicati alle Nikon Z, a tutte, anche le più vecchie e meno prestati (-> QUI <-). Ma cominciamo subito senza altri indugi. Consigliamo la Nikon Z9 solo a chi faccia della fotografia la più grande delle passioni. La Nikon Z9 è la Z senza compromessi, pensata per non fermarsi mai, anche dopo milioni e milioni di scatti. Ciò glielo consentono : il corpo con la miglior ergonomia finora concepito da Nikon l'eccezionale - anche se molto costosa - batteria EN-EL18d l'assenza di parti meccaniche come, per esempio, l'otturatore meccanico. non cercheremmo la migliore qualità di immagine possibile in casa Nikon, né la migliore resa possibile agli alti ISO. Ma il complesso equilibrato di prestazioni, in fotografia e in video, impresso da Nikon in questa macchina polivalente. Il costo è elevato ma siamo in una fase di mercato in cui saranno sempre possibili sconti interessanti, spesso più convenienti del poco usato disponibile in giro. Se ci sono due limiti in questa macchina, sono stati avvertiti dagli appassionati di sport e di eventi. Pensiamo che la prossima Nikon Z9, che non sappiamo se avvicenderà questa o le si affiancherà, andrà in una direzione diversa. Avrà meno pixel, avrà un sensore più veloce, avrà una migliore tenuta alle luci oscillanti. I punti deboli avvertiti da chi arriva da D5 e D6, modelli a cui la Z9 non è esattamente sovrapponibile. La Z9 nella realtà ci ricorda più la D4, una via di mezzo tra D3 e D5. Valida per tutto e non specializzata. Con questo riteniamo che la Z9 attuale potrà tenere il campo praticamente per sempre, almeno finché sarà riparabile (2030 e oltre ?) Nikon Z9 : 1.000.000 di scatti dopo Consigliamo la Nikon Z8 ai grandi appassionati della fotografia che cerchino le prestazioni della Z9 in un corpo più compatto. La Z8 raggiunge pensiamo almeno il 95% delle capacità della Z9 in un corpo in stile F100-D850, eventualmente "zavorrabile" con un battery-grip che ne aumenta l'autonomia e la presa in verticale. Le differenze rispetto alla Z9 sono per lo più legate alla diversa batteria e alla diversa capacità di dissipazione del calore. Il resto è solo una scelta del marketing attuata via software. La Nikon Z8 si adatta a tutto, dal paesaggio alla foto di studio, dal wildlife allo sport, dalla foto disimpegnata a quella artistica e concettuale. Come la Z9 è candidata a durare a lungo, anche tutta una vita, se in caso di riparazione ci saranno i ricambi la pensiamo in attività anche nel prossimo decennio. Se abbiamo ravvisato dei punti deboli nella Z8 (che condivide tutto con la Z9, salvo il corpo, la batteria e il vano memorie : la Z9 ha due CFExpress, la Z8 una CFExpress e una SD) sono questi : la batteria EN-EL15c è un modello evoluto, standard, utilizzabile su tutte le Nikon di fascia media. Ma ci sembra che oramai non sia più all'altezza delle necessità di queste fotocamere moderne. Se ne rende necessaria una evoluzione con capacità maggiore, restando nei due elementi attuali. Di suo ha, oltre all'ubiquità, un costo unitario accettabile e non faraonico come quella della Z9 la capacità di dissipazione del calore in certe situazioni non è al livello di quella della Z9 e spesso si incorre in avvisi di overheating sia solo cautelari che più seri, in dipendenza della temperatura esterna. Chi necessita di prestazioni al di sopra di ogni compromesso, è meglio che si indirizzi verso la Z9 a livello generale, ha gli stessi limiti individuati più sopra nella Z9 ma comunque più accettabili per la sua destinazione più generalista e più frequente nel fotoamatore con esigenze meno estreme del professionista della Dakar o del campionato mondiale di hockey è una fotocamera recente e ancora in fase di consolidamento. Non ci aspettiamo un modello aggiornato per almeno 3/5 anni. Nikon Z8 : prova d'uso Consigliamo la Nikon Z6 III al fotografo tipo D750 che cerca prestazioni in un corpo compatto e meno costoso di Z8 e Z9 Con la premessa che comunque con la Z6 III si accetteranno compromessi rispetto all'acquisto di Z9 e Z8, il budget disponibile è comunque una componente sempre presente nelle scelte di acquisto. La brillante soluzione del sensore simile a quello delle Z6 I/II con l'aggiunta di memoria incollata sul secondo strato (il famoso parzialmente stacked) ha permesso a Nikon di avere un sensore molto più veloce di quello delle generazioni precedenti. Che anche se non così veloce come quello di Z8 e Z9, consente comunque ottime prestazioni per lo più in otturatore elettronico, con il vantaggio di evitare gli inconvenienti di quello meccanico (rumore sonoro, inaccettabile in alcuni contesti, usura, shock allo scatto etc.). L'autofocus è veramente vicino a quello di Z8 e Z9, il file è più compatto, le immagini hanno una componente rumore inferiore a quella di Z8 e Z9, non sono necessarie schede di memoria di fascia alta. La macchina presenta un video di qualità eccezionale e allo stato dell'arte sul mercato. Anzi, nel momento in cui scriviamo, la Z6 III non ha rivali con le stesse caratteristiche e a questo prezzo sul mercato (ma ci si deve "accontentare" del formato 6K al posto del 8K consentito solo da Z8 e Z9). Anche in termini di consumo elettrico ed emissione di calore, la macchina sembra più perfezionata della Nikon Z8, pur essendo più leggera e più compatta, a parità di batteria. In più porta caratteristiche innovative che per il momento non ci sono su Z8 e Z9 (o Zf), come il trasferimento sul cloud delle immagini scattate e il picture control flessibile. Se abbiamo riscontrato dei limiti in questa macchina sono marginali e probabilmente al di là delle necessità del potenziale acquirente : in otturatore elettronico il flash sincronizza solo fino ad 1/60''. Per lo più sufficiente ma non allineato con Z8 e Z9 che invece sincronizzano fino ad 1/250'' (ma basta passare in meccanico e il problema non si pone più) il sensore è veloce ma non estremamente veloce. Quindi anche se ridotti, si vedranno fenomeni di artefatti indotti dal rolling-shutter, sia in fotografia che in video il corpo è piccolo, non adatto a tutte le mani e spesso sarà richiesto il battery-grip, vanificando la compattezza. Ma per fortuna in catalogo ci sono anche Z8 e Z9, più comode ed ergonomiche. Altri marchi non offrono questa scelta, perché hanno corpi tutti compatti e con ergonomia insufficientemente diversificata la qualità di immagine "assoluta" non è migliore di quella delle altre fotocamere Nikon con un sensore da 24 megapixel, anzi, è forse un filino peggiore (anche se con differenze inavvertibili nel mondo reale), facilmente a causa del maggior calore generato dal sensore semi-stacked Nikon Z6 III : unboxing e prime impressioni Consigliamo la Nikon Zf al fotografo che vuole possedere la Nikon più bella che ci sia, senza rinunciare ad avere prestazioni moderne Consideriamo la Zf tra le più belle Nikon di sempre. Per intenderci più vicina a F ed F2 che ad F3. E' bella, è ben costruita, è impostata all'antica con ghiere e comandi fisici. Condivide il sensore con Z6-Z6 II-D780 ma su una scheda madre che ospita il processore di Z9, Z8 e Z6 III. Per questo ha prestazioni che, seppur non raggiungono quelle delle Nikon che la precedono in questa lista di consigli, specie in termini di autofocus e di raffica, sono pur sempre di livello elevato. Ovviamente non la pensiamo come macchina adatta all'azione, alla fotografia intensiva, a dove sia necessario averla in mano per tutto il giorno. In fondo é un oggetto fashion che però racchiude qualità moderne e se fa pensare alla pellicola, nella realtà in questi termini è una macchina aggiornatissima. La lista dei punti di forza e di quelli di debolezza è già stata da noi esplicitata e dettagliata nell'occasione dei nostri test. In questa sede ci permettiamo di ribadire che non dovrebbe essere paragonata alle altre Nikon. E se si cercano più che altro prestazioni, è la macchina sbagliata per noi. Questa è una cabriolet per il week-end estivo all'aria aperta, come una Mazda MX-5, non è un SUV allroad, 6 cilindri senza compromessi. Nikon Zf : io sono leggenda ! E le altre Nikon ? Sinceramente ci potremmo anche fermare qui. Ma non senza indicare le due Nikon in catalogo da pensare come secondo corpo economico. Pensiamo che la Nikon Zfc, che ha avuto i suoi 15 minuti di celebrità nel 2021, sia ancora una alternativa valida per chi la vuole diversa, la vuole Nikon, ma non arriva a pensare alla spesa necessaria per la Zf per un oggetto che sarà solo da sfoggiare. Intendiamoci, ha ottime caratteristiche di fotografia (statica) e non ha nulla da invidiare ad altre fotocamere meno "carine". Ma è piccola, scomoda, un pò cheapy, ha una batteria ridicola e un autofocus imbarazzante per qualsiasi cosa che si muova. Ricordiamoci che mentre le precedenti Nikon sono tutte in formato 36x24mm, quelle di cui parliamo adesso sono invece in 24x16m e quindi ritaglieranno l'immagine di 1.5 volte rispetto al reale. Pensiamo invece che la Nikon Z30 sia la candidata ideale a rappresentare il non plus ultra delle fotocamere sbarazzine per impiego ibrido foto+video, come macchina per la spiaggia, per la vacanza, per i video creator e come corpo "a perdere" in talune circostanze. Ma andrà evitata da chi considera eretico inquadrare la scena a braccia tese guardando nel display posteriore e a cui non interessa nulla del video ... ... per il resto qualità di immagine e disponibilità di obiettivi sono del tutto pari a quelli della Zfc che in fondo è la stessa fotocamera ma con un aspetto vintage e il mirino elettronico nel falso-pentaprisma. Nikon Z30 : l' inaspettata ... Nikon Z fc : anteprima Basta così ? Si, è un pò tranchant, ma con il dovuto rispetto per chi le trova adeguate ai propri usi, consideriamo obsolete tutte le altre Nikon Z, sia che restino a listino sia che siano state avvicendate. Hanno caratteristiche superate, specialmente sul piano dell'autofocus, cosa che ci fa suggerire di puntare al primo lotto di questa pagina. Ovvero, Z8 al posto di Z7 e Z6 III al posto di Z6 I, II e Z5. Intendiamoci, se uno fotografa solo paesaggi o fa still-life, la qualità di immagine sarà la stessa. Anzi, la Z7 a 64 ISO e con l'obiettivo in grado di esplicitarne la densità di informazione, è la Z che offre la migliore qualità di immagine (ma estremizzando, la D850 è ancora un filino-filino meglio ...). Ma viste con Z9, Z8 e Z6 III in mente, sembrano fotocamere del secolo scorso. Ci perdoneranno i loro proprietari a cui va il nostro incoraggiamento a continuare ad usarle se si trovano bene. Per la Nikon Z50, che oramai si avvicina ai 5 anni, anticipiamo che - secondo noi - il suo avvicendamento è prossimo. E noi ci azzardiamo a pensare che la Z50 II sarà per la Z50, quello che la Z6 III è per la Z6 I/Z6 II In quanto alla Z6 II, sbarazziamoci di falsi idoli e miti campati in aria. Non offre nulla di più della Z6 I salvo il battery-grip con i comandi verticali, due schede di memoria e il video 4K60p. That's all folks. Enjoy your Nikon !
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  8. Desertum: lasciato in abbandono. È la parola che i latini usavano per indicare un luogo disabitato. E qui, a due passi dal cielo, su un altopiano sdraiato tra i 3.400 e i 4.600 metri, dieci milioni di anni fa la natura ha dimenticato un angolo di pianeta, rimasto immutato da quei tempi lontani. Un deserto costellato di montagne, vulcani, pianure di sale, lagune colorate. Una distesa immensa, pressoché disabitata, un vuoto da riempire con il pensiero. A questo universo ancestrale nel nordovest dell’Argentina gli antichi abitanti, probabilmente i Quechua, diedero il nome di Puna, che significa “alto” ed è la prosecuzione naturale del deserto di Atacama, in Cile, o del Salar de Uyuni, in Bolivia. Autunno, inverno e primavera (australi) rappresentano le stagioni secche, mentre per un breve periodo dell’estate si possono verificare precipitazioni, spesso a carattere nevoso. Questo periodo è fondamentale per garantire le risorse idriche al resto dell’anno e le pendenze mediamente lievi e un terreno poco permeabile fanno sì che l’acqua scorra lentamente sulla superficie. Si formano così le paludi d’altura che trattengono l’acqua sull’altopiano, rendendo possibile la presenza di flora e fauna. Nel mio tour, si parte (e si rientra) dai mille metri della città di Salta e poi su fino ad un’altezza media di pernottamento di 3.500 metri. Sembrerà strano ma a queste altezze non si fatica solo a camminare ma anche digerire e dormire diventa difficile. “In un posto così non ci si viene da soli”, raccomandano le guide. “Sono necessari fuoristrada, mappe, telefono satellitare, scorte di acqua e carburante: bisogna, insomma, organizzare una vera e propria spedizione”. La Puna argentina è grande circa la metà dell’Italia, ha l’aspetto dell’altopiano d’altura, ma geologicamente è una cordigliera vulcanica. Le piste segnate sono poche e i villaggi abitati sono sperduti nel nulla, gli itinerari possibili sono infiniti e ognuno può modulare il proprio come preferisce. L’economia di questa terra è ed è sempre stata l’attività mineraria. Negli anni Quaranta era in costruzione la linea ferroviaria che avrebbe collegato Salta (Argentina) al porto di Antofagasta (Cile), sull’Oceano Pacifico per il trasporto su rotaia dello zolfo. Negli anni Settanta, con la chiusura delle miniere dovuta a un inspiegabile piano economico imposto dall’allora governo dittatoriale, l’intera zona si spopolò. Oggi, l'estrazione mineraria riguarda soprattutto litio, piombo, argento, zinco, sale e idrocarburi. Ogni giorno si può andare alla scoperta di un angolo diverso di Puna argentina. Le piste che vi si inoltrano corrono tra rocce e minerali messi a nudo dalla mancanza quasi totale di vegetazione, solo la presenza dei lama e delle vigogne danno la sensazione di essere ancora sulla Terra. Cerro de los catorce (14) colores dal Mirador della Sierra del Hornocal Cerro de los siete (7) colores dalla Ruta Provincial 52 Salinas Grandes Ojos de Salar Viadotto della Polvorilla Lama dalla Ruta Nacional 40 dalla Ruta Nacional 40 Sciacallo sul Passo Abra del Acay dalla Ruta Nacional 40 dalla RN 40 vista del Nevado del Acay Lama con cucciolo Salar de Pozuelos Mina abandonada del Salar del Hombre muerto Cementero Mina dalla Ruta Provincial 43 Vigogna Struzzo Salar de Antofalla Salar de Antofalla Salar de Antofalla Lama Cucciolo di Vigogna Mirador del Real Grande Cima Volcan Galan Laguna Diamante Laguna Diamante Laguna Diamante Laguna Grande Campo di Pietra pomice Campo di Pietra pomice dalla Ruta Nacional 40 Parque Nacional los Cardones Parque Nacional los Cardones
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  9. A sorpresa, anche perché a solo una settimana dal lancio della nuova Nikon Z6 III, viene annunciato il nuovo Nikkor Z 35mm f/1.4. L'obiettivo è costruito con undici elementi disposti in nove gruppi, due di questi sono elementi asferici. Questo schema non corrisponde a nessun altro obiettivo sul mercato. Questo porterebbe ad escludere che si tratti di un obiettivo Tamron (o di altra casa) rimarchiato. Sembra piuttosto di un progetto specifico Nikon di cui non c'erano avvisaglie. Non ha nulla a che fare con l'ipotetico 35mm f/1.2 S che c'era in roadmap fino al novembre 2023 e di cui si sono perse le tracce. Per economia, manca il selettore M/A ma in compenso c'è una anello programmabile come negli obiettivi di fascia alta. Con questo si può regolare per esempio il diaframma o la sensibilità (o altro attribuibile come funzione dal menù della fotocamera). Questo 35 mm può essere utilizzato come obiettivo leggermente grandangolare su fotocamere full frame o come equivalente di circa 53 mm con una delle fotocamere APS-C "DX" di Nikon. L'obiettivo da 415 g, misura 75 x 87 mm e accetta filtri da 62 mm. Nikon comunica che sarà disponibile a metà luglio al prezzo consigliato di € 749 IVA inclusa. Veloce e conveniente: Nikon lancia il NIKKOR Z 35mm f/1.4, un obiettivo grandangolare naturale per l'innesto Nikon Z
 Migliora la tua abilità artistica con l'ultimo obiettivo NIKKOR Z Prime MELVILLE, NY (26 giugno 2024) - Oggi Nikon ha annunciato il lancio del NIKKOR Z 35mm f/1.4, un obiettivo grandangolare a focale fissa compatibile con le fotocamere mirrorless full-frame/FX con attacco Z. Questo obiettivo veloce e versatile offre un angolo di campo naturale, popolare tra i fotografi di strada e ritrattisti, con la libertà creativa fornita da una brillante apertura massima di f/1.4, il tutto a un prezzo accessibile. Non solo il NIKKOR Z 35mm f/1.4 consente agli utenti di godere di splendidi bokeh morbidi e rendering tridimensionale ad ampie aperture, ma la sua versatile lunghezza focale di 35 mm e la breve distanza di messa a fuoco minima di 10,6 pollici (0,27 m) lo rendono ideale per catturare un'immagine ampia varietà di scene e soggetti. Dai paesaggi e dalla fotografia di strada ai ritratti e alle foto di fiori e animali domestici, fotografi e registi potranno godere di una nitidezza eccezionale, sfondi meravigliosamente sfocati e un'eccezionale versatilità in condizioni di scarsa illuminazione. Nonostante la sua ampia apertura massima f/1.4, il NIKKOR Z 35mm f/1.4 è un ottimo obiettivo da "portare ovunque" per le riprese di tutti i giorni, pesa solo 415 g (14,6 once) e misura solo 86,5 mm (3,4 pollici) 1 in lunghezza. Le prestazioni ottiche superiori esclusive degli obiettivi NIKKOR Z consentono di ottenere immagini nitide dalla nitidezza eccezionale, compresi ritratti ravvicinati che enfatizzano il soggetto con una piacevole sfocatura dello sfondo. Abbassando il diaframma quando si fotografano paesaggi si ottiene una nitidezza incredibile. Essendo un obiettivo grandangolare a focale fissa con un rapporto costo/prestazioni superiore, il NIKKOR Z 35mm f/1.4 supporta l'acquisizione di un'ampia varietà di scene e soggetti e si rivolge a un'ampia varietà di creatori appassionati. Caratteristiche principali del Nikon NIKKOR Z 35mm f/1.4: Bellissimo bokeh: l'apertura massima di f/1,4 consente a fotografi e registi di ottenere sfondi sfocati uniformi e cremosi, controllando con precisione la profondità di campo per una separazione ideale del soggetto e dello sfondo. Lunghezza focale versatile: la lunghezza focale di 35 mm è vicina a quella della visione umana, rendendola ideale per catturare un'ampia gamma di scene e soggetti. Sulle fotocamere Z in formato DX, il NIKKOR Z 35mm f/1.4 diventa un obiettivo a focale fissa equivalente a 52 mm, vicino al classico 50 mm "standard". Messa a fuoco minima ravvicinata: la messa a fuoco ravvicinata di soli 0,27 m (10,6 pollici) è ideale per catturare i dettagli di cibi e fiori con uno sfondo splendidamente sfocato. Compatto e ben bilanciato: il NIKKOR Z 35mm f/1.4 pesa solo 415 g (14,6 once), il che lo rende facile da trasportare e comodo da usare per le riprese a mano libera. Messa a fuoco automatica veloce e silenziosa: l'uso di un motore passo-passo (STM) per la messa a fuoco automatica garantisce una messa a fuoco automatica veloce e silenziosa sia per le foto che per i video. Anello di controllo senza clic: controlla facilmente le impostazioni principali dell'esposizione, tra cui apertura, sensibilità ISO e compensazione dell'esposizione. Respirazione della messa a fuoco soppressa: il design ottico avanzato fa sì che la lunghezza focale del NIKKOR Z 35mm f/1.4 rimanga costante durante la messa a fuoco, il che è ideale durante la registrazione di video. 2 Resistente alla polvere e al gocciolamento: le guarnizioni presenti in tutto il design aiutano a impedire l'ingresso di polvere e gocce d'acqua nell'obiettivo. 3 1. Distanza dall'estremità dell'obiettivo dalla flangia di montaggio dell'obiettivo della fotocamera. 2. Lo spostamento della messa a fuoco potrebbe essere evidente a seconda della distanza tra l'obiettivo e il soggetto a causa delle caratteristiche dell'obiettivo. 3. La resistenza completa alla polvere e al gocciolamento non è garantita in tutte le situazioni o in tutte le condizioni. Caratteristiche tecniche Tipo Baionetta Z-Mount di Nikon Formato FX/35 mm Lunghezza focale 35 mm Apertura massima f/1.4 Apertura minima f/16 Schema ottico 11 elementi in 9 gruppi (incluse 2 lenti asferiche) Angolo di campo Formato FX: 63° Formato DX: 44° Sistema di messa a fuoco Sistema di messa a fuoco interna Distanza minima di messa a fuoco 0,27 m Massimo rapporto di riproduzione 0,18 x Numero di lamelle del diaframma 9 (apertura circolare del diaframma) Escursione diaframmi Da f/1.4 a 16 Dimensione attacco filtro 62 mm (P = 0,75 mm) Dimensioni (diametro massimo × distanza all'estremità dell'obiettivo dalla flangia di innesto obiettivo della fotocamera) Circa 74,5 mm x 86,5 mm Peso Circa 415 g Autofocus Sì Messa a fuoco interna Sì Messa a fuoco Auto, manuale Accessori in dotazione Tappo dell'obiettivo LC-62B (tappo anteriore), tappo dell'obiettivo LF-N1 (tappo posteriore), paraluce HB-115
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  10. Avrete notato che anche quando si parla a lungo di un prodotto Nikon prima del suo lancio (è il caso della Nikon Z6 III), anche quando si conoscono in anticipo una parte delle sue caratteristiche, mancano informazioni sull'ingrediente principale. E' stato il caso della Nikon Z9, con il suo otturatore puramente elettronico. Della Z8, che era attesa ma non si è saputo che era effettivamente una Z9 in piccolo sinché non c'è stato il lancio. Operazione ripetuta questa settimana con la Z6 III e il suo oramai famoso "sensore parzialmente stacked". E' un elemento di marketing molto importante che serve a suscitare sorpresa ed a far modo che si parli specificatamente di quell'aspetto del prodotto, perché ne caratterizzi del tutto le qualità e sia un veicolo di discussione e quindi, un veicolo per le vendite. In fondo, la tecnologia che utilizza Nikon non è scienza aliena e anche quando c'è un elemento di originalità, è comunque alla portata anche degli altri produttori. Ma mantenere l'effetto sorpresa fino all'ultimo momento, scegliere la finestra di mercato giusta per il lancio, organizzare per bene l'evento, usare lo slogan giusto può contribuire al successo o al relativo insuccesso del lancio. E di conseguenza l'andamento delle prevendite che possono o meno caratterizzare poi la carriera commerciale di una fotocamera o di un obiettivo. Vi ricordate del 600mm f/6.3, se ne parlava come di una cosa a bassa probabilità, specie dopo l'uscita del 600/4, del 400/4.5 ed infine del 180-600. Ma poi è arrivato, è un obiettivo PF che non ha più i difetti del Phase Fresnel, è compatto e leggero. Ha fatto dimenticare il pur bello 500/5.6 PF e si pone in antitesi, più che in continuità con il già straordinario - ma molto più esclusivo - 800/6.3. E del 28-400 ? Nessuno se lo aspettava, fino al lancio effettivo. Eppure è un grande successo di vendita. Forse perché inatteso, forse perché ha creato un bisogno inespresso. Ma comunque ha destato (tanta) sorpresa. Quindi, a condizione di avere un prodotto con caratteristiche particolari, l'effetto sorpresa è importante per veicolare la comunicazione di lancio, far in modo che "i più informati", come gli iscritti di Nikonland, ne parlino con gli altri. Obiettivo : facilitare gli ordini in fiducia e le vendite in generale. Ma l'effetto sorpresa deve coinvolgere il più alto numero di persone. E per farlo deve essere ben preparato. Ecco il classico pre-lancio che non anticipa nulla ma che crea interesse ed attenzione. Sostanzialmente attesa. Come per il lancio del 135/1.8 Plena marchio di cui non si era mai saputo nulla prima - anticipato da fotografie ad effetto. E quello della Z6 III, la cui campagna - si vede dalle immagini - è stata certo pensata dalla stessa agenzia di marketing (so che Nikon ha cambiato strateghi da un paio di anni, su input particolare della sua Filiale USA, molto più sensibile agli effetti dello show-business dei colleghi giapponesi, responsabile di tutta l'operazione Nikon+RED che ancora prima di produrre un risultato concreto, ha fatto tanto spettacolo e tanto parlare di se). Ovviamente, per ottenere la sorpresa, è indispensabile che si mantenga il segreto. Almeno sulle caratteristiche "sorprendenti", perché un pò di brusio di fondo ci vuole invece, altrimenti non si creano aspettative. Su questo aspetto Nikon è veramente molto attenta, anzi, addirittura maniacalmente attenta. Il riserbo viene mantenuto in modo strettissimo e tutti hanno le bocche cucite a filo doppio. Qualcuno penserà che per i nostri contatti frequenti e finalmente cordiali con il distributore italiano, noi si sappiano chissà quali segreti in anticipo. Ecco, non è vero. Non sappiamo proprio nulla. Nessuno da questa parte dell'oceano ne sa nulla. E' uno dei motivi per cui abbiamo smesso di amplificare rumors - spesso infondati - che nascono altrove. Per limitarci a nostre ipotesi e speculazioni - realistiche - che in qualche modo possano corrispondere, presto o tardi ad eventi concreti. Della Nikon Z6 III noi abbiamo cominciato a parlarne, definendola ancora più strategica della Z8, già nel 2022. Pensate che avessimo qualche informazione segreta ? Ma neanche per sogno. Eppure, salvo la risoluzione effettiva (e la trovata del sensore parzialmente-stacked) immaginavamo tutto. Insomma, non abbiamo gole profonde. Mentre ci sono fonti estere più libere di quelle nostrane e di questo poi ne troviamo traccia puntuale su Nikonrumors. Nikon Cina sta assumendo importanza e popolarità sempre crescente, sull'onda del successo dei prodotti, sulla relativa gioventù della popolazione fotografica locale e sull'entusiasmo complessivo di quel mercato verso la fotografia che è di gran lunga più vivace di quello demograficamente più stanco del nostro e di quello degli Stati Uniti. Questo però, ovviamente, genera più possibilità che le informazioni trapelino, sia per comunicazioni interne che attraverso quelle dell'attività verso i dealer e i commercianti. Se notate, la gran parte del materiale trapelato appena prima del lancio della Z6 III aveva pagine con caratteri in cinese semplificato. Brochure e presentazioni locali, diverse da quelle che poi si sono viste da noi. E' così, credo che non ci si possa fare nulla. E in fondo penso anzi che sia un bene che ciò avvenga. Perché si, mi disturba ma razionalmente concordo che sia indispensabile per Nikon coprire le informazioni più importanti ai fini del marketing di lancio per avere un effetto sorpresa più dirompente ed efficace in un mercato maturo come il nostro. Ma al tempo stesso, penso che se non si parla in anticipo di qualche cosa che potrebbe generare attesa. Allora questa attesa non si crea, anzi, si tende a perdere memoria ed attenzione, distratta da altro. L'aver eliminato la roadmap degli obiettivi, lo comprendo, é giustificata dal voler avere lanci a sorpresa di obiettivi inattesi. Ma questo potrebbe anche portare a perdere l'attenzione del pubblico. Specie quando gli altri, specialmente gli effervescenti - e sempre più temibili - produttori cinesi, invece usano ad arte mezzi annunci e finte perdite di informazioni, per creare aspettative. Pensiamo al caso dei nostri "amici" di Viltrox che hanno anticipato una linea intera di obiettivi LAB, nessuno dei quali già disponibile ma che sta creando molto interesse, vista la qualità di quanto Viltrox ha fatto vedere sinora e dell'eccellente rapporto prezzo/qualità di quei prodotti. Non ci sarà effetto sorpresa così ma siamo sicuri che questo non crei invece un freno alle vendite di Nikon ? E poi bisogna prestare attenzione, perché questa strategia è un'arma a doppio taglio. Suscitare sorprese obbliga a continuare per questa strada. Altrimenti il prossimo lancio sarà preso dal pubblico come noioso (qualcuno ha persino trovato "boring" la Z6 III, forse perché non ha un sensore da 14 gigapixel !) Insomma, siamo in fondo dei bambini e ai bambini piacciono le sorprese di Natale e del Compleanno. Comprendiamo Nikon, vediamo che le vendite vanno bene e non ci sentiamo certo di criticarla per come promuove i propri prodotti. L'unico giudizio finale sensato si fa a consuntivo a fine anno fiscale. Ma anche l'attesa di una sorpresa genera entusiasmo. E siti come il nostro (e come Nikonrumors) non dovrebbero essere scambiati per nemici ma come i migliori alleati. Perché non possiamo limitarci a "consigliare" ed "assistere" i nikonisti con quello che già possiedono, ci divertiamo spesso ancora di più ad immaginare cosa potrebbe offrirci in futuro Nikon. E parlarne, genera entusiasmo, attenzione, in estrema sintesi : consenso. Ma, a proposito, quale sarà la prossima sorpresa ? Voleranno palloncini o ci saranno esplosioni di coriandoli ?
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  11. Si farà questa domanda il potenziale acquirente della Nikon Z6 III ? Secondo noi no. Nel senso che chi è alla ricerca di una Nikon molto performante, dovrebbe essere più in imbarazzo se scegliere la Z6 III oppure la Z8. Se invece vuole una bella Nikon a prescindere dalle capacità tecniche effettive, allora la Nikon Zf vincerà su ogni cosa che non sia una Nikon F2 Titan con prisma semplice la Nikon Zf è una operazione di marketing per nostalgici e per chi vuole apparire diverso. E' un sogno di fotocamera che riporta ai tempi andati mantenendo un cuore molto aggiornato. Ma nell'uso, prima ancora che nel tabellino delle caratteristiche tecniche, non ci sono paragoni. E non stiamo parlando di prezzo, il prezzo alla fine non è così tanto differente. Anzi, diciamo che in questo caso specifico, chi non ha bisogno delle novità della Z6 III ma é attratto dalla bella Nikon Zf, sarà anche contento di pagarla di meno. Ma - sebbene all'avanguardia - la Zf è scomoda da usare, necessita del grip SmallRig opzionale. Ti costringe a mettere la scheda di memoria nel vano batteria come nelle compatte. E' più lenta e questo si vede in tutto quanto. La Z6 III è veloce, quasi indistinguibile nell'uso rispetto ad una Z8, va veloce come il vento. La qualità di immagine è alla pari, forse un filo meglio nella Zf (ma non ci metteremmo gli arti sul fuoco), la risoluzione è la stessa. Le modalità di autofocus sono le stesse (ma molto più reattive e precise nella Z6 III). Hanno entrambe l'otturatore meccanico, necessario per sincronizzare il lampo dei flash. Ma mentre per la Zf è indispensabile per scongiurare gli effetti del rolling-shutter, con la Z6 III per lo più questi non si notano anche in elettronico. I vantaggi di un sensore veloce ... Ma i file pesano uguale. E se a uno non interessa nulla né del 6K né del 4K senza crop, già la Zf fa ottimi video che vi invitiamo ad esplorare. qui la Zf sembra più massiccia per l'effetto del grip opzionale che permette una presa decente. La Z6 III invece può essere migliorata sia con una basetta ad L che con il più utile battery-grip opzionale Nikon MB-N14 che migliora la presa e (quasi) raddoppia l'autonomia. la Zf ha finiture di maggior pregio e materiali all'apparenza migliori. Ha anche in opzione la possibilità di avere le pelli colorati in una vasta gamma di tonalità fashion. La Z6 III esiste solo nel serioso nero All Black. L'oculare della Zf è tondo, segno distintivo delle Nikon di classe. Quello della Z6 III è rettangolare come quello della classe media. Ma il mirino elettronico della Z6 III è di categoria superiore a quello della Zf. Insomma, noi crediamo di aver risposto al quesito. Nel senso che non ci dovrebbe essere il caso in cui un potenziale acquirente possa avere dubbi su due fotocamere che sono differenti quanto una old-timer e una moderna berlina, per assonanza con il campo automobilistico. Uno eviterebbe di acquistare una Jaguar E perché non ha quattro posti o non ha il condizionatore quadrizona e i fari matrix ? E uno eviterebbe di comperare una Golfi GTI perché, in fondo, sembra uguale alla Golf plebea o alla Polo o non ha il fascino eterno di una Jaguar E ? Naturalmente qui ognuno avrà la sua opinione al riguardo. Siamo aperti ad un confronto utile per chiarire qualche dubbio residuo a chi ancora non ha fatto la sua scelta !
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  12. €6099 (Z9), €4599 (Z8), €2999 (Z6 III). Si. è vero, noi non ci soffermiamo sui prezzi, suggeriamo SEMPRE di comprare ciò che serve, e se per comprare quello che serve, serve pagare qualcosina di più, piuttosto che comprare quello che non ci serve a meno, risparmiare, aspettare, e poi fare il passo giusto. Ma commercialmente la progressione inversa dei prezzi di Nikon ci suggerisce che qualche cosa si debba piazzare a circa 1500 euro sotto al prezzo della nuova Z6 III. Verso i 1499 euro. Questo qualcosa potrebbe essere una nuova Z5, modello di ingresso mirrorless Z in formato 36x24 che, diciamocelo, non ha avuto tutto sto gran successo. Per colpa del suo collocamento e del mancato sostegno di Nikon stessa che non ha alimentato (col prezzo) il suo successo. Ma anche delle tante (troppe ?) limitazioni intrinseche. A fare concorrenza interna alla Z5 ci sono le tante Z6 e Z6 II vendute sull'usato e scontate. Destinate ad aumentare nel breve e medio termine per effetto dell'ovvio processo di sostituzione del vecchio (Z6 e Z6 II) con il nuovo (Z6 III). Per questo crediamo sia difficile che Nikon tenti di bissare l'insuccesso della Z5 con un modello Z5 II (con che sensore ? con che processore ? troppo bella rischierebbe di minare il successo della Z6 III; troppo limitata di non vendere se non a prezzi marginale, obiettivo lontano dai target di bilancio di Nikon). Per questo e anche considerando che la Z50 oramai farà 5 anni suonati a fine 2024, crediamo che la prossima fermata del viaggio Z sarà una Z50 II. Che potrebbe anche chiamarsi Z70 se fosse quello che aspettiamo. Una replica della gloriosa Nikon D70, ovvero una Z6 III in formato 24x16mm. Per farla, l'ostacolo è uno solo : ci vuole un nuovo sensore, perché le aspettative sono alte - perché la gente cambi le sue Z50 e/o Z30 - e perché la concorrenza intanto è andata avanti, molto avanti [Canon e Fujifilm hanno macchine in formato APS-C che di fatto rivaleggiano con le full-frame sia per prestazioni che per gamma di prezzi] e perché presumibilmente, una macchina che deve stare sul mercato fino al 2030, non può impiegare un sensore del 2016 (quello della D500 appena aggiornato). Insomma, secondo noi inserire nella Z50 II il solo Expeed 7 tenendo il vecchio sensore, non avrebbe più senso oramai. Forse tre anni fa ma non adesso. ma per essere interessante : ci vogliono prestazioni di mercato; che immancabilmente partono da quelle video [6K come Olympus e Fujifilm ? 4K60P invece dei 4K30P di Z50 & co ?] ci vuole che il nuovo modello non sia "noioso" ma innovativo; esattamente come la nuova Z6 III. Che avvia un processo di integrazione con il cloud e con le possibilità di modifica creativa ai filmati e alle immagini per il tramite di Picture Control personalizzabili anche per la gamma tonale ovviamente display posteriore completamente mobile, nulla di quelle sciocche posizioni touch ma comandi concreti integrazione cloud e i nuovi Picture Control Flessibili inaugurati con la Z6 III easy, tecnologica, avanzata ma non troppo cervellotica; più verso la Z30 che la Zfc ma con prestazioni in linea con la Z6 III insomma, non basta dire che potrebbe costare € 1500 per equidistanziarsi da Z6 III e dalle sorelle più grandi; ci vuole che i contenuti versati in questa fotocamera siano tali da giustificare quel prezzo. Nella gamma di ingresso possono restare tranquillamente Z30 e Zfc, nate con prerogative diverse, easy, efficienti e creative, ma non necessariamente performanti. Quindi, noi ipotizziamo una Z50 II - chiamata così per continuità con il precedente modello - ottobre 2019 - lanciata al prezzo di € 1119 con il 16-50 VR in kit. Non dovrebbe essere una macchina specializzata stile D500, non è più tempo, ma più generalista in grado di attirare il più alto numero di clienti possibili con le esigenze più disparate, non solo cacciatori di volatili in volo. E' già l'ora adesso e potrebbe accontentare chi vorrebbe performance a la Z6 III ma non si sente di affrontarne il costo, comunque sostenuto di € 3000 euro e può fotografare in formato ridotto. Un inciso a questo proposito. Ogni foto di presentazione di nuovi prodotti di questa area redazionale di Nikonland viene illustrato con fotografie scattate con Nikon Zfc o Nikon Z30 e Nikkor 16-50. E sono immagini che potrebbero essere stampate in grande formato e pubblicate su riviste commerciali. Quindi attenti a denigrare gratuitamente il formato piccolo. Grande è meglio ma piccolo non fa schifo, affatto ! *** Come potrebbe essere questa Nikon Z50 II ? Premesso che non ci sono rumors credibili o reali e che non ci interessa fare illazioni al riguardo, come abbiamo puntualizzato, la prerogativa principale di questa macchina è che ci sia un nuovo sensore. Che sia moderno e veloce, magari con la nuova tecnologia messa in campo da Nikon in originale sulla nuova Z6 III che possa dare velocità a costi accettabili. Che in formato DX sarebbero più contenuti che in FX. A questo andrebbe accoppiato l'Expeed 7, come accertato, responsabile delle prestazioni di tutte le nuove Nikon Z. Secondo il disegno di Nikon di portare su tutta la gamma la tecnologia inaugurata con la Nikon Z9 nel 2021. Probabilmente per alimentare nuovo sensore ed Expeed 7, sarà il caso di sostituire le batteria EN-EL25 con la più potente ed intelligente EN-15. Ovvia la porta USB-C. Meglio se integrata di stabilizzatore sul sensore, escluso su Z50 e Z30 per contenerne le dimensioni. Quindi questa Z50 II sarebbe più grande dell'attuale. Ma non poi così tanto. La Z6 III resta comunque piccina-piccina. E sta dimostrando che per lei il calore non è un problema. Che possa estrarre il video 6K o 4K è abbastanza indifferente, purché non sia cropped, basterebbe il 4K60P. Foto ad alta risoluzione da 20 scatti al secondo. Otturatore meccanico ? Si, certo, il sensore non sarà certo totalmente stacked e ad alta velocità. Ma di che risoluzione ? Sul mercato ci sono tagli da 26 e da 40 megapixel. Probabilmente 24.5 basterebbero ma potrebbero essere di più. Dipende se Nikon vorrà condividere la stessa matrice con quello della ipotetica Z7 III, come ha fatto tra Z50 e Z7. In quel caso la Z7 III andrebbe ad avere un conteggio 2.25x dei pixel della Z50 II. Quindi intorno ai 60 megapixel se partiamo da 26 e intorno a 90 nel secondo caso, che riteniamo non percorribile. Per cui pensiamo che il conteggio dei pixel potrebbe essere contenuto sui 25-26-30 megapixel. La risoluzione ideale per estrarre il miglior 4K per sovracampionamento del formato pieno. Come per la Z6 III. Ma sono tutte ipotesi nostre, senza alcun fondamento confermato. Non vogliamo in alcun modo dare spazio a rumors originati da Nikonland.it, non abbiamo alcuna fonte. Solo la nostra ragionevolezza, così come abbiamo fatto pensando ai precedenti modelli, praticamente sempre rivelatisi molto simili a come li avevamo preconizzati. Quando ? Nell forecast 2025 dell'ultimo bilancio si parla di una quota di mercato di Nikon intorno al 15%, nulla di ambizioso e che non necessita di grandi lanci oltre alla Z6 III. Per cui la Z50 II potrebbe anche vedere la luce anche dopo l'inizio del nuovo anno fiscale 2025-2026. Attenzione : Youtube è pieno di video che anticipano questa Z50 Mark II, per non parlare della Z7 III o della Z9H Ma non ne sanno niente e sparano stupidate più grandi di loro solo per attirare click che, per effetto dell'algoritmo di Youtube si trasformano in guadagni. Noi abbiamo il vantaggio di essere madrelingua Nikon da più di 8 lustri. Qualche cosa di più ne capiremo, no ? In ogni caso, la Z50 II dovrebbe essere la prossima tappa per Nikon, se la nostra opinione contasse qualche cosa E voi, quanto siete in disaccordo con noi ? Vi interesserebbe una Nikon Z50 Mk II ?
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  13. Le prestazioni velocistiche e la performance (lo slogan di lancio della nuova Nikon Z6 III) potrebbero far ipotizzare la necessità di dover utilizzare schede di memoria di fascia alta, come già dobbiamo fare con Z8 e Z9. Sarebbe un peccato mortificare quelle prestazioni con l'uso di schede di vecchio tipo, inadatte ad una macchina moderna. Ma si sa, in casa ognuno ha schedine di ogni tipo e qualche volta potrebbe capitare di doversi adattare. La Z6 III ha il doppio slot come Z6 II e Z8, uno può accogliere schede CFexpress di tipo B (ma è compatibile anche con le vecchie XQD che noi raccomandiamo però di "rottamare" perché oramai vecchie. Le schede di memoria non sono come il buon vino che invecchiando migliora ...) mentre l'altro alloggia schede di tipo SD UHS-I e UHS-II. Nital mette nella confezione della Z6 III una scheda SD Lexar Professional di tipo UHS-I, per l'esattezza una da 128 GB 1066x, accreditata di 160 MB/s in lettura e 120 MB/s in scrittura che viene anche "garantita" per il video 4K. Noi possediamo ed usiamo con profitto una scheda identica da anni e possiamo garantire che non ha mai creato problemi con tutte le fotocamere di casa. Ultimamente è impiegata con le Nikon Zfc per gli usi più disparati. Ne abbiamo misurato le capacità con i soliti sistemi di test. i dati strumentali confermano le prestazioni promesse quasi al decimale. Anzi, in scrittura sono anche leggermente esuberanti. In termini di capacità di video ci aiuta l'utility test di Black Magic Design che riconferma il valore sintetico misurato ed indica come la scheda sia teoricamente capace di arrivare anche al video 8K codificato H.265 a 8 bit. Abbiamo verificato nella pratica ed abbiamo riscontrato quanto segue. In fotografia può andare bene ma non per l'azione più esasperata. Nel video si può lavorare ma solo con i codec a 8-10 bit La Nikon Z6 III eredita dai modelli superiori Z9 e Z8 la capacità di comprimere i file NEF con l'algoritmo TicoRAW che consente di ridurre la dimensione del file con una perdita di informazioni impercettibile salvo casi estremamente circoscritti. La dimensione dei tre file possibili è la seguente : rispettivamente di circa 25 megabyte per il NEF compresso senza perdita; di circa 16 megabyte per NEF compresso con Efficienza* e di poco più di 10 megabyte per il NEF compresso con Efficienza maggiore. Sono valori praticamente coincidenti con quelli della Nikon Zf, che condivide la risoluzione, il processore e il sistema di compressione con la Nikon Z6 III. Alla prova dei fatti questo ci ha consentito di misurare la capacità di scattare a raffiche da 20 scatti al secondo in NEF fino al riempimento del buffer (che poi naturalmente viene gestito dinamicamente per consentire di continuare a scattare) : NEF compressi senza perdita : 72 NEF compressi con efficienza elevata* : 104 NEF compressi con efficienza elevata : 138 al riempimento del buffer ci sono poi i tempi di svuotamento per consentire di riprendere a scattare a raffica piena. Aritmeticamente possiamo calcolare che con il file compresso senza perdita, a circa 127 MB/s ci possano volere dai 15 ai 20 secondi perché il buffer sia nuovamente vuoto. Non è una prestazione disprezzabile per una scheda che non è dichiarata come le più rapide (Lexar propone schede che hanno anche tra 250 e 300 MB/s in scrittura) ma certo non consigliabile per chi ricerchi le massime prestazioni di raffica, specialmente in manifestazioni sportive o in sessione di wildlife d'azione. Naturalmente chi fa fotografia più riflessiva, avrà già smesso di leggere questo articolo. Ogni scheda di memoria oggi sul mercato - purché di qualità e in buono stato di efficienza - andrà bene con la Z6 III per scatti singoli o a raffica lenta (e anche con qualsiasi altra fotocamera). In campo video abbiamo verificato ed effettivamente con i formati meno esigenti in termini di flusso di registrazione, si riesce tranquillamente a registrare il video in 4K a tutte le frequenze e si arriva anche al 5.3K. Con durate che vanno dai 38 minuti a 125, come promesso da Nikon. Ma noi raccomandiamo di usare una scheda CFexpress come la Lexar Silver di nuova generazione Per chi cerca la massima prestazione dalla sua nuova Z6 III noi però raccomandiamo l'acquisto e l'uso di una scheda CFexpress di tipo B come la nuova Lexar Silver di nuova generazione. L'abbiamo testata con profitto e con la Z6 III permette di scattare praticamente senza soluzione di continuità (purché nelle opzioni si tolga il limite per lo scatto continuo di 200 scatti che Nikon inserisce di default). E anche nel video, si raggiungono le prestazioni richieste dalla registrazione 6K60P in RAW alla massima qualità. Ovviamente il fotografo/videografo sceglierà il taglio più adeguato alle sue necessità, tenendo conto che al massimo formato, il file generato è di grandi dimensioni per ogni minuto di girato. Noi consigliamo il taglio da 512 GB come quello più conveniente. prestazioni in scrittura e in lettura della Lexar Silver CFex da 512 GB. Siamo a livelli di 6-8 volte superiori a quelli concessi dalla scheda SD mentre in video abbiamo la certificazione che si riesce ad arrivare anche al formato 8K, non possibile con la Z6 III ma disponibile su Z8 e Z9. Tenuta alla raffica a 20 scatti al secondo fino al riempimento del buffer : NEF compressi senza perdita : infinito NEF compressi con efficienza elevata* : infinito NEF compressi con efficienza elevata : infinito il buffer viene di fatto svuotato in continuo senza alcun rallentamento o blocco. Sui prezzi, ognuno valuterà secondo le proprie esigenze. Una scheda SD come quella data in omaggio, da 128 GB, costa sui 35 euro al pubblico. Una CFexpress Silver di Lexar, dello stesso taglio, costa invece 94 euro. *** Pensiamo di aver dato un quadro di massima delle esigenze della nuova Nikon e delle possibilità di soddisfarle ma sappiamo che le combinazioni sono infinite, in base a quanto eventualmente già possiede ogni potenziale acquirente della macchina. In caso di curiosità o quesiti specifici, siamo a disposizione per quanto ci sarà possibile.
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  14. La tradizionale apertura della scatola della nuova Nikon Z6 III appena consegnataci non desta particolari sorprese. in linea con la tendenza minimalista all'interno domina il cartone sopra abbiamo i manualetti multilingue della guida d'uso (versione breve : il manuale è disponibile online ed ha raggiunto e superato le 1.000 pagine, con il sommario che occupa le prime 22 ! e per la sola sezione dedicata alla trasmissione via rete delle foto, sono dedicate 86 pagine ...). E la scheda omaggio di Nital, una SD 1066x da 128 GB di tipo UHS-I, buona per usi disimpegnati o per i primi scatti (l'abbiamo testata in un articolo dedicato : va bene ma noi consigliamo di investire in una buona scheda CFExpress per sfruttare al massimo la vostra Nikon Z6 III). il sigillo Nital che promette 4 anni di garanzia per l'acquirente privato (a condizione che si effettui la registrazione sul sito dedicato). Ma arriviamo finalmente all'interno, con due scomparti separati, corpo macchina e accessori. Gli accessori sono ridotti al minimo cinghia, cavo USB-C, batteria, guide reggicavi e protezione della slitta calda (già montata sulla fotocamera). Manca, come è oramai di norma per tutti i dispositivi ricaricabili venduti nel nostro continente, il caricabatteria. L'acquirente potrà utilizzare per lo scopo un caricabatterie di quelli da smartphone di fascia alta, tipo l'iPhone 15. Ci vuole un dispositivo da 9V e 2A, meglio se PD. La ricarica avviene tramite la porta USB-C della fotocamera. Ovviamente, per chi l'avesse già, ogni caricabatterie compatibile con le Nikon EN-EL15 permetterà di ricaricare off-camera la EN-EL15c data in dotazione con la Z6 III. Così come la macchina accetterà batterie diverse. Ma meglio utilizzare esclusivamente quelle di ultimo modello. Attenzione anche alle batterie "compatibili". Abbiamo verificato e non vengono accettate dalla fotocamera che rifiuta di attivarsi con un messaggio perentorio in rosso che invita ad usare una batteria certificata Nikon. Liberiamo la macchina dalle due buste di materiale plastico di protezione e la posiamo sul tavolo. le differenze con la serie precedente sono minime. A parte l'assenza del numero 6 sul frontale (il marchietto Z6 III adesso è nella stessa posizione di quello di Z8 e Z9 in ossequio ad un certo understatement inaugurato con quelle fotocamere), sono pochi i dettagli che possono far distinguere al volo la diversa serie. E non sta sul frontale. ma sul dorso la macchina adesso presenta un tastino simile a quello che c'è sulla torretta di sinistra di Z8 e Z9 che permette rapidamente di variare la modalità di scatto : Singolo, Raffica Lenta, Veloce etc. Si trova vicino al tasto per cancellare le foto. Ma soprattutto è stato introdotto il display completamente articolato, come sulla Zf e le piccole Zfc e Z30 c'è chi lo detesta. Forse perché strizza l'occhio ai videoblogger o ai videografi in generale. La fotocamera è prodotta in Thailiandia come praticamente tutte le altre Nikon attuali. Per il resto poco da segnalare, il corpo è leggermente più grande di quello della Z6 II ma si tratta di pochi millimetri, indifferenti nell'uso. Se non per una sensazione di globale maggior cura nei dettagli e nella scelta dei materiali di questo modello rispetto al precedente. Insomma, le novità vere sono più che altro all'intero ed è bene che sia così. La Z6 si è sempre caratterizzata per il corpo compatto, in ossequio al dettato "mirrorless è piccolo" che ha i suoi estimatori. primo piano della torretta di sinistra con il tradizionale - per questo segmento - selettore PSAMUx-Auto e il nuovo tastino di cambio della modalità di scatto (singolo, raffica, etc.). Il coprioculare resta rettangolare, la protezione è morbida, ottima per gli occhiali. Le gomme sono al solito facili da sporcare maneggiando la fotocamera. Ma non si sciupano e si puliscono facilmente. il marchietto Z6 III è scivolato sulla plancia, vicino al microfono e al tasto per illuminare il display il vano memorie è identico a quello della Z6 III e può alloggiare CFExprss di tipo B/XQD e SD di tipo UHS-I e II. dall'altro lato ci sono le altre prese. Spicca la porta HDMI di dimensioni normali, al posto di quella mini per cui non si trova mai il cavo adatto quando ti serve. chiudiamo la breve presentazione con alcuni scatti più artistici, anche evidenziando come si presenti con il bel Nikkor Z 24-120/4 S montato. Nel complesso la macchina restituisce una buona sensazione, se non proprio premium almeno di qualità. In mano sta benissimo, l'impugnatura sembra anche più comoda di prima, ammesso che ci siano rilevanti differenze di dimensionamento. Si tratta di una evoluzione nel solco del filone inaugurato oramai sei anni fa con il lancio di Z6 e Z7. Sulle capacità della macchina sapete già tutto, le riassumiamo. Il sensore è nuovo, con il precedente condivide solo la tecnologia BSI e la risoluzione. Ma si tratta di un sensore più di 3 volte più veloce in lettura, grazie alla presenza di memoria dedicata stampata direttamente sul chip del sensore. La connessione fotodiodi+memoria diretta, consente una più veloce gestione dei dati e dell'intero sistema sensore. Con un incremento di prestazioni generali eclatante che rendono questa macchina tra le più complete del mercato e non troppo discosta per prestazioni dalla Nikon Z8. Ma in un corpo più compatto, leggero e meno costoso. Con una risoluzione che rende il flusso dati più leggero e un sistema video che permette di prelevare nativamente l'intera immagine del sensore (che è un 6K) e poi ricavare da questo tutte le risoluzione secondarie della fotocamera, siano essere immagini fisse o in movimento. Il processore è l'Expeed 7 che è responsabile di tutto il funzionamento della macchina. Si tratta di un SoC che integra tutto quanto tranne la memoria tampone in un unico chip. Con questo la Z6 III introduce in questa fascia il riconoscimento degli oggetti (in comune con Z9, Z8 e Zf), il tracking realtime, la raffica in modalità silenziosa a 20 scatti al secondo, il prescatto, le modalità ad alta velocità da 60 e 120 scatti al secondo. Il video ad alta risoluzione anche in RAW e PRORES. Rispetto a Z8 e Z9 manca il video 8K che al momento, almeno nel nostro mercato, non è uscito dalla fase di nicchia. In più sono gestiti il sistema antivibrazioni focalizzato sul soggetto inquadrato (punto di MAF e mille altre funzionalità che rendono la macchina molto complessa da conoscere a fondo (ma non per questo difficile, anche perché a nessuno serviranno dal primo momento d'uso le cose più sofisticate che potranno essere studiate in seguito, se interessano). E vengono introdotti per la prima volta anche la connessione diretta con il cloud per la trasmissione delle immagini (oltre alla connessione a server FTP via dongle USB) e i Picture Control evoluti (come il Flessibile) in grado di permettere al fotografo di regolare anche il colore, non solo la curva di contrasto. Il prezzo, astraendo dall'importo che è in assoluto elevato, è in linea con quanto messo a disposizione, viste le capacità della macchina. Che sembrano persino sovrabbondanti per il comune fotoamatore. Noi l'abbiamo provato e trovata perfettamente corrispondente alle aspettative in ogni suo aspetto. Probabilmente con la Nikon Z6 III cadranno gli ultimi alibi per il passaggio da reflex a Nikon, per chi non l'ha già fatto. Sulle opportunità di aggiornamento da parte di chi ha altre Nikon Z, ci riserviamo di tornare in argomento con un successivo articolo. Pur a pochi giorni dalla presentazione, la macchina è già in fase di distribuzione. Se l'avete ordinata, probabilmente vi sta già arrivando o il vostro negoziante vi starà telefonando per andarla a ritirare. Buon divertimento ! altre letture sulla Nikon Z6 III : Nikon Z6 III : il sensore parzialmente stacked Nikon Z6 III e schede di memoria Nikon Z6 III : prove di sensibilità del sensore
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  15. Valle Strona. Postua (BI). Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, Leofoto LS254C con Sunwayfoto XB-44. Sapevo, da mesi, che il terzo WE di giugno sarei stato libero; da mesi preparavo, più che altro immaginavo, piani di "azione" che andavano dal trekking solitario con bivacco in quota, all'immersione fluviale seguita da camping su una barena sabbiosa. L'inizio dell'estate 2024 è però (fortunatamente) un po' diversa da quella degli ultimi anni; il mio Sesia è gonfio, l'acqua non è troppo limpida e di barene asciutte è raro trovarne. Scartata l'ipotesi subacquea per contingenza idrogeologica, mi sono concentrato sul trekking assatanato. Il vallone della Meyes nel Gran Paradiso era il primo candidato. Immaginavo di tirar sera fotografando gli stambecchi, per poi bivaccare tra i massi erratici, e il mattino seguente, con un po' di fortuna, avrei potuto incrociare il volo del gipeto. Tuttavia le mie fantasie si sono sgretolate già giovedì sera quando le previsioni meteo mi hanno garantito temporali violenti su tutto l'arco Alpino. Bene, cioè male, ma c'è poco da lamentare, le carte le smazza il destino ed allora decido imperiosamente: <sabato mattina si dorme>. Mio malgrado la ristrutturazione dell'appartamento del piano di sopra è arrivata al parquet, così è che alle 8.15 il suono penetrante della sega circolare è stato il risveglio un po' brutale di un WE destinato al naufragio. Mavaffan...lo, scendo dal letto, fuori c'è un sole magnifico. Ed è mentre mi sciacquo la faccia stropicciata, che mi rammento delle indicazioni di Mauro riguardo al treno Arlecchino in arrivo a Novara da Milano intorno alle 9.15. Non ho mai fotografato treni, potrei fare una scappata al cavalcavia di c.so Milano, si dovrebbe vedere bene, faccio in tempo? Mah, ci provo. Prendo con me le Z9, il 24-70 ed il 300, in pochi minuti sono presso il cavalcavia, parcheggio e risalgo a piedi. Purtroppo a causa di un crollo del piano stradale, da quasi due anni il cavalcavia è aperto in un'unica direzione ed il parapetto, a cui vorrei affacciarmi, è inaccessibile. Ottimo. Proseguo e scendo dall'altra parte, dovrebbe esserci un altro scavallamento della ferrovia. Lo trovo e qui trovo anche qualcuno che ha avuto la mia stessa idea. Esistono appassionati di mezzi ferroviari che queste occasioni non se le fanno scappare, per me è la prima volta. Approfitto degli esperti e chiedo se l'Arlecchino sia già passato, a questo punto non mi stupirei, non ne becco una (!). No, sono arrivato al momento giusto. Poi realizzo che da qui lo riprenderemo da dietro, chiedo se siamo sicuri che sia "simmetrico". Mi guardano imbarazzati, che domanda è? No no, è una domanda sensata. Mi garantiscono che l'Arlecchino se viaggia è simmetrico. Pochi istanti ed arriva, come previsto passa lentamente sotto il cavalcavia: un passaggio breve ma inteso, è il commento degli osservatori. Mi accomiato e riprendo la strada di casa, è ancora presto, non sono le 10.30, il cielo è sereno e forse pioverà ma solo nel pomeriggio. Magari, senza andare fino in val d'Aosta, un trek più vicino potrei trovarlo... Cavalcavia C.so Milano. Novara - Giugno. Z9 ob Nikon AFs 300/4 PF + FTZII Senso unico alternato pedonale. Novara - Giugno. Z9 ob Nikon Z 24-70/4 S La verde vallata di "ABUSIVbel". Novara - Giugno Nikon Z9 ob. Nikon Nikon Z 24-70/4 S Un altro cavalcavia sulla linea per Milano. Novara - Giugno Nikon Z9 ob. Nikon Nikon Z 24-70/4 S professionisti del settore ferroviario. Novara - Giugno Nikon Z9 ob. Nikon Nikon Z 24-70/4 S Arlecchino. Novara - Giugno Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S Arlecchino. Novara - Giugno Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF in attesa di un Arlecchino su gomma. Novara - Giugno Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF Mentre accendo l'automobile per rientrare, non so come, mi viene in mente la Valle Strona di Postua. Non ci son mai stato e so appena dov'è. Lo Strona è un torrente alpino che scorre ai piedi del monte Barone in una valle perpendicolare al Sessera. La carta Geo4Map n°102 scala 1:25000, mi descrive un percorso lungo e sinuoso che parte da Postua, frazione Roncole e segue tutta la valle, una valle chiusa senza case e senza uscite. Ho deciso: arrivo a Roncole alle 12.15, zaino, cappello e scarponi, pronto a risalire il corso di un torrente di mezza montagna nel verde brillante della foresta estiva. Con passo deciso, tiro la prima mezz'ora su strada in terra battuta, al Ponte Rosso la musica cambia: attraverso lo Strona e proseguo lungo il sentiero H20 (si legge "Acca Venti" e non "Acca due O") che, se pur ben segnalato e magistralmente attrezzato, è decisamente sconnesso: Attraverso ponti, corde fisse, salgo scalini artificiali (forse eccessivi) che rendono banali passaggi altrimenti impegnativi. Il luogo sembra selvaggio, ma tutte queste opere dicono il contrario, situazione ben diversa da luoghi come la valle del rio Confienzo, qualche chilometro ad ovest, dove è più facile perdersi che trovarsi. E' una passeggiata nel bosco lunga 5 chilometri quella che percorro fino all'alpe Gesiola di sotto, un saliscendi su un sentiero che diventa sempre più selvaggio man mano procedo. C'è acqua ovunque, cascate ogni 50 metri che fanno bene a me e alla montagna. Curiosamente, salvo lo scasso dei cinghiali, non trovo tracce evidenti di animali e, la sera tornando, neanche un capriolo: strano. Il meteo non tradisce ed intorno alle 18.00 le nuvole si fanno più cupe, mi accorgo che sta piovendo quando incontro una radura sulla pista, altrimenti il bosco mi fa da ombrello. Arrivo all'automobile alle 21:30 fradicio di sudore e non di pioggia, il temporale mi ha risparmiato. Certo, avrei preferito trascorrere la notte nella radura della Gesiola ma è bene sapersi accontentare. Torrente Strona Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Torrente Strona Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Segnavia del CAI. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Il sentiero lungo lo Strona. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Attraversamento facilitato. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Scalini artificiali. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Sentiero alto corso. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Casa con ponte privato. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Ponte privato si, ma delle minime condizioni di sicurezza. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Alpe Morcei (forse). Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. La valle dello Strona, alto corso. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Foresta di betulle. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF con FTZII, mano libera. Un rododendro fuori tempo massimo. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF con FTZII, mano libera. Uno splendido affluente dello Strona. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Valle Strona. Postua (BI). Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S, Leofoto LS254C con Sunwayfoto XB-44 Alpe Gesiola, da qui si torna indietro. Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon Nikon Z 24-70/4 S, mano libera. Il segnavia del CAI. da seguire PEDISSEQUAMENTE, pena sudare più del dovuto Postua (BI) - Giugno. Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF con FTZII mano libera.
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  16. Come di consueto per le Nikon professionali e semi-professionali, con la nuova Nikon Z6 III è stato reso disponibile un battery-pack dedicato. Nella struttura e nelle sue funzionalità è del tutto analogo ai modelli pensati per Nikon Z6 II e Nikon Z8 (rimandiamo rispettivamente alle nostre recensioni di Nikon MB-N12 e Nikon MB-N11). si tratta di una unità in materiale plastico ben rifinito a coerenza con il corpo della Nikon Z6 III. Ci spiace per la mancata compatibilità con i precedenti, cosa che obbliga il proprietario di una Z6 II a cambiare anche il battery-pack se decide di fare l'aggiornamento al nuovo modello ma il corpo della Z6 III, sebbene estremamente simile al precedente, ha il fondello diverso quel tanto che basta da escludere tutti gli accessori della Z6 II (è il caso, per esempio, delle varie basette ad L in metallo). Considerato il prezzo di acquisto non particolarmente economico è una cosa fastidiosa ma è l'unica via per ottenere una presa in mano superiore, i comandi verticali e soprattutto quasi un raddoppio dell'autonomia di scatto e di ripresa. Come sappiamo, peraltro, Nikon ha saggiamente dotato questi battery-grip di presa USB-C dedicata da cui é possibile ricaricare le batterie interne oppure alimentare la macchina durante l'uso. Praticamente il Nikon MB-N14 è un caricabatterie doppie se impiegato a questo scopo, sia montato che smontato. E questo consente una rotazione delle batterie più flessibile e rende superfluo un eventuale caricabatterie esterno. La porta USB-C è compatibile con PD ma ovviamente funziona anche con caricatori USB-C non PD, purché si possa avere una tensione di almeno 9V e 2A di erogazione di carica. Nelle nostre prove l'assorbimento è di circa 9W o poco più ed è verificato il corretto approccio di ricarica delle due batterie che vengono viste separatamente come A e B (rispettivamente esterna, estraibile anche "a caldo", ed interna, il cui accesso richiede di estrarre la slitta interna al battery-grip, operazione da fare assolutamente a macchina spenta). La confezione non ha nulla di particolare. è tutto cartone, i due scomparti sono separati per il dispositivo e per la manualistica in tutte le lingue. il battery-grip è avvolto in due sacchetti plastici, uno in multibolle e l'altro interno, in flocculato morbido. a prova di urto. non manca la protezione dei contatti. l'articolazione è quella nota per le Nikon Z e prevede necessariamente l'elemento da inserire nel vano batterie della fotocamera (la cui batteria interna va rimossa, così come lo sportellino del portabatterie). I contatti dorati sono sulla sommità del corpo verticale del battery-pack, quelli di potenza sono protetti, mentre quelli dei comandi aggiuntivi verticali sono costituiti da PIN piuttosto solidi che vanno a contatto con gli elementi di trasmissione che sono nel corpo macchina ovviamente non manca anche qui il vano dove riporre lo sportellino una volta rimosso. L'operazione di estrazione dello sportellino in se non richiede particolare perizia ma a noi desta sempre qualche momento di perplessità circa la forza necessaria da applicare e la direzione verso cui applicarla. Sinceramente nelle nostre macchine preferiamo non ripetere troppo frequentemente questa operazione. L'eventuale lussazione delle guide di movimento dello sportellino richiederà necessariamente la sua sostituzione con un ricambio. Il collegamento alla fotocamera avviene per il tramite di una vite con una ghiera di azionamento, comoda e che non richiede troppa coppia per essere avvitata. Una volta messe introdotto l'elemento verticale nel vano batteria, i nottolini di fermo sul battery-grip entrano in corrispondenza dell'incavo sul fondello della macchina. Questo assicura che la vite (che ovviamente deve essere del tutto svitata) sia in corrispondenza della filettatura del fondello. A questo punto di gira la rotella fino ad avvenuta unione stabile. Ecco come si presenta una volta montato : Il complesso è insolitamente elegante, avendo a mente invece l'orrido aspetto che assume la bella Nikon Z8 con il suo MB-N12. Qui le forme e le dimensioni sono più aggraziate e rendono l'insieme anche gradevole oltre che funzionale. La presa in mano è molto agevolata e il passaggio dalla presa orizzontale sul corpo macchina a quella verticale sul grip naturale ed agevolato. Ci sentiamo di dire che l'esperienza d'uso è superiore a quella - funzionale ma non così ergonomica - che proviamo con la Z8 + MB-N12. Tornando al battery-grip, vediamo i dettagli lo sportellino si estrae a slitta verso il retro. C'é un pulsante di sblocco e il tutto, anche se non solidissimo, è complessivamente soddisfacente. Sopra allo sportellino c'è la presa USB-C per la ricarica delle batterie. Appena sul retro ci sono le due spie di segnalazione che evidenziano la batteria in presa. Poi l'indicazione della vite di blocco per il montaggio. Sulla parte superiore i due nottolini di collegamento con i fori praticati sul fondello della fotocamera e la vite filettata che ne assicura la perfetta adesione e trattiene i due elementi una volta montati. In fondo ci sono le repliche dei comandi di scatto con l'utile multiselettore. Sono analoghi a quelli presenti sul dorso della Nikon Z6 III. come anticipato, il vano dove riporre lo sportellino del vano batteria della Z6 III una volta rimosso per far posto a quella parte verticale che va introdotta dentro la fotocamera per assicurare i contatti elettrici. E' un sistema funzionale che una volta Nikon dedicava solo alle entry-level mentre per le macchine di fascia più alta veniva usato un battery-grip separato con i contatti sul fondello della fotocamera che non richiedeva né la rimozione della batteria interna né del suo sportellino. Sono due scelte alternative, ognuna delle quali ha i suoi PRO e i suoi CONTRO. Noi preferivamo quella consolidata usata fino alla Nikon D850. Ma se Nikon e praticamente tutti gli altri produttori attualmente preferiscono questo metodo ci saranno evidentemente delle ragioni tecniche che noi potremmo solo ipotizzare. ecco la slitta estratta dal suo alloggiamento. E' in plastica ed assicura la replica dei contatti per le due batterie. Per estrarre la batteria A non è necessario muoverla, mentre è indispensabile farlo per quella interna. In questo modo la batteria A può essere sostituita a caldo in qualsiasi momento perché la B assicura comunque l'alimentazione della fotocamera. la slitta completamente estratta. Sono tutte operazioni agevoli a cui siamo ampiamente abituati e che diventano comuni nell'uso. Nelle nostre prove non abbiamo riscontrato comportamenti inattesi, riscontrando una esperienza d'uso anche migliore di quella della Z8. La Z6 III con il suo battery-grip rimane abbastanza compatta, mentre la Z8 diventa anche più grande della Z9. Ecco le ultime viste della macchina con il accessorio più importante montato : Ci sentiamo di raccomandarne l'acquisto a chi preveda di utilizzare spesso ottiche importanti, a cominciare da 70-200/2.8 e 100-400 per salire agli altri obiettivi pesanti, compresi 50/1.2 e 85/1.2 il cui utilizzo viene grandemente agevolato dal battery-grip. Specialmente, ma non solo, in ripresa verticale. Il quasi raddoppio dell'autonomia (Nikon dichiara 1.9x la durata delle due batterie rispetto alla singola, con circa 4 ore di riprese video complessive) è l'altro ovvio vantaggio. Cui aggiungiamo la comodità di avere un caricabatterie doppio a portata di mano senza dover portare in borsa un ulteriore accessorio. Contro, come per gli altri modelli della gamma, dobbiamo rilevare il costo, secondo noi non del tutto giustificato dalla tecnologia e dai materiali (in fondo sono solo contatti, slitte, pulsanti e tanta plastica : nulla di "intelligente") e la noia di dover ogni volta che lo monta, dover sganciare e riporre lo sportellino inferiore della fotocamera. A merito di Nikon, rimarchiamo come questa volta, a differenza delle altre occasioni, il battery-grip della nuova fotocamera sia stato reso disponibile al pubblico già in fase di lancio, fin dalle prime consegne. In precedenza c'erano stati ritardi anche di qualche mese.
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  17. Un caldo infernale, insopportabile. Uno scirocco rovente e una nube di sabbia che oscurava il sole. Così è iniziato il week-end italiano del mondiale di aquabike. Il vantaggio (o svantaggio, dipende da come la si vede) stava più che altro in una condizione di luce diffusa piuttosto “calda” visto il colore giallo del cielo, con l’aggravante che dopo un’ora ho dovuto tirare fuori dallo zaino una maglietta di ricambio perché ero inzuppato “a schifo”. Non ho resistito più di due ore, quasi 2.500 scatti La direzione di gara ha anche tentato di fregarmi (e ci è quasi riuscita) invertendo il tracciato, privandomi di un paio di angoli di ripresa sulle boe più vicine ma anche questo fa parte del gioco, ci si arrangia sempre. Ma come al solito nessun fastidio da parte del servizio d'ordine. E finché dura i sono felice. Si parte subito con le aquabike, fortissime in accelerazione e velocissime ma poco agili alle prese con le boe, soprattutto le più strette. Ma questi ragazzi sono veramente bravi e vanno sempre fortissimo. Come dicevo, da un certo punto di vista la luce diffusa è un bene na non ieri e non in uno sport così colorato Piacevole l'intermezzo con i funamboli del free-style in attesa degli spettacolari jet-ski Spettacolo breve e piacevole anche con il sottofondo degli AC-DC dagli altoparlanti, giusto qualche minuto prima dell'ingresso dei jet-ski Davvero mi è mancato il sole, ma può capitare. Ho sudato tanto ma mi sono divertito ed è questo che conta. Copyright Enrico Floris 2024 per Nikonland
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  18. Lexar è diventato il nostro fornitore di riferimento per le schede CFExpress così come lo è sempre stato per le SD e lo era per le XQD. Abbiamo provato schede di differenti produttori e nessuna delle altre ha dimostrato la stessa costanza di prestazione e di rendimento sul medio termine. Rileviamo peraltro prestazioni uniformi tra i differenti tagli di memoria, grande disponibilità di capienze e velocità, su tre linee prodotto differenti. Attendiamo con interesse la disponibilità delle nuove CF 4.0, presentate la CES di Las Vegas e non ancora immesse sul mercato ... dopo il mezzo flop delle ProGrade da noi testate qualche mese fa. Questa Lexar è della serie Silver, idealmente quella "basica" che mostra il miglior rapporto prezzo/prestazioni. Più in alto ci sono le Gold (le più capienti) e le Diamond (le più veloci). Abbiamo scelto il taglio da 512 GB per le nostre esigenze e lo proviamo oggi in vista di utilizzarlo poi con la nuova Nikon Z6 III, apparentemente ci sembra la scelta più indicata, visto che quella macchina propone file e video di dimensioni ridotte rispetto a Z8 e Z9. *** La scheda viene consegnata nella consueta confezione in cartone con dentro un contenitore in plastica che a sua volta protegge il classico guscio/custodia per la scheda che si caratterizza per la banda in color argento. Le prestazioni promesse sono stampigliate sulla confezione e sulla scheda : 1750 MB/s in lettura e 1300 MB/s. Sappiamo che queste sono promesse e quindi noi facciamo sempre le nostre misure nei nostri sistemi. Come per le altre schede Lexar di recente produzione (le schede che confronteremo in questa sede sono tutte dell'ultima produzione), è ben evidenziato Made in Taiwan. Ovvero chip e controller provengono da Taiwan, sede di TSMC. Longsys - proprietaria del marchio Lexar - produce nella Cina continentale i chip e i componenti degli altri supporti di massa. Ma evidentemente ancora non dispone della tecnologia per produrre ai livelli richiesti dalle CFExpress/NVME. la confezione ha stampigliature anche in italiano. Un segno di attenzione al nostro paese e chiaramente questo prodotto - acquistato da noi su Amazon.it - appartiene alla serie distribuita regolarmente nel nostro continente. Stia attento l'acquirente alle fregature sempre possibili in questo segmento. Acquistando da un venditore affidabile si ha la possibilità di essere rimborsati o di avere la sostituzione del prodotto, qualora non risultasse conforme o fosse contraffatto. ecco la scheda ripresa in controluce, in luce artificiale non si apprezza bene la banda che però non si può confondere con la Gold perché quella ha la banda dorata ben visibile, mentre la Diamond ha lo scudetto al posto della banda colorata. il trio di schede che abbiamo in laboratorio. Gold da 1TB, Silver da 512 GB, Diamond da 256GB. *** Le misure si sono dimostrate ben distanti dalle promesse, ma è la norma anche per le altre schede. a riposo abbiamo riscontrato 30 °C (25 °C è la temperatura ambiente di oggi). Mentre dopo un test e il trasferimento di 2650 file la temperatura è arrivata a 45 °C. Dopo una serie di test abbiamo registrato un massimo di 56 °C senza che si attivasse nessun avviso di allarme automatico. Siamo nella norma per questi dispositivi. Per quanto riguarda le prestazioni, abbiamo misurato un dato interessante, peraltro abbastanza omogeneo tra lettura e scrittura questo è misurato con un lettore USB 4.0 ProGrade con un miniPC Windows. Mentre questo è con la workstation da scrivania che mostra un vantaggio marginale. Per riscontro, il trasferimento dati (la semplice copia di qualche cartella di immagini NEF) evidenzia un valore medio di circa 700 MB/s, interessante anche se al di sotto del GB/s che in media riscontriamo con la Gold o la Diamond. In video : abbiamo la conferma. La scheda maneggia circa 900 MB/s ed è in grado di sopportare praticamente il formato 8K. Come c'è evidenziato sulla confezione. Ovviamente la scheda funziona perfettamente sulle nostre Nikon. Ci fermeremmo qui con le misure, riservandoci poi di testarla, come anticipato, con la Nikon Z6 III. Salvo evidenziare che ... ... strumentalmente, i valori in scrittura e in lettura, misurati con gli stessi strumenti, si dimostrano praticamente di poco differenti tra le tre schede confrontate. Ci permetteremmo di concludere che le differenze tra le schede siano da considerare oramai marginali a questi livelli e che prestazionalmente si equivalgano. Potremmo pensare che quelle più pregiate possano sopportare meglio il flusso elevato e continuo delle macchine più prestanti, magari con i formati video più impegnativi. Ma salvo verifica a questo punto, almeno per Lexar, è solo una questione di costo al Gigabyte. *** La scheda da 1 TB costa 239,99 euro, con un costo per GB di €0,24 per GB La scheda da 512 GB costa 169,9 euro, con un costo per GB di €0,33 per GB La scheda da 256 GB costa 118,99 euro, con un costo per GB di €0,46 per GB La scheda da 128 GB costa 93,99 euro, con un costo per GB di €0,73 per GB con un vantaggio per l'acquirente che cresce con il crescere del taglio (perché ovviamente si diluisce il costo della scheda rispetto ai chip). la temperatura media rilevata durante i primi test (copia di file per 59 gigabyte).
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  19. Una serie di scatti di un semplice fine settimana al parco, L'idea era di creare scatti che evocassero qualcosa di passato, quasi onirico. Cosa ne pensate?"
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  20. Una volta gli artigiani e gli artisti si distinguevano solo per la destinazione dei loro lavori. Più concreti ed utili, quelli degli artigiani (mobili, tendaggi, scale, ringhiere, colonnati), più ludici e per il piacere dei sensi quelli degli artisti (dipinti, sculture, musica non commerciale). Entrambe le categorie vivevano della loro arte (da cui il nome) e passavano la vita, fin dall'infanzia ad imparare arte o mestiere, lavorando nella bottega di un mastro per poi mettersi in proprio e a loro volta, avere apprendisti da fa crescere. Benvenuto Cellini che era a metà strada tra l'artigiano e l'artista, fino ad un attimo prima di morire sperimentava il miglior tipo di fusione del bronzo per fare campane migliori, giammai stancandosi di innovare e perfezionare la sua arte. E non scomodiamo Leonardo o Michelangelo, anche più modesti artisti come Giugiaro o Pininfarina, nei nostri tempi, hanno fatto crescere la loro arte offrendo opportunità anche ai loro eredi di andare oltre, sfruttando le tecniche più avanzate, i materiali più sofisticati, la tecnologia. Questo era un tempo, col ricambio, gli apprendisti, il gusto per il bello. Oggi viviamo in una fase della storia in cui la demografia è indiscutibilmente orientata, almeno nella nostra parte del mondo, verso l'età. Gli artigiani che ai loro tempi hanno imparato, non trovano apprendisti. Sono invecchiati, sono stanchi. Molti lavorano praticamente solo per pagare i loro conti. Praticamente detestando il loro lavoro. Tra questi ci sono i fotografi e i videografi dotati di partita IVA. Un pò, quasi, come se l'arte oggi vivesse separata dal "soldo", più che altro nei cuori degli amatori. Ovvero quelli che fotografare, pagano. Il fotografo con la partita IVA, non vuole più imparare nuovi giochi, un pò come i cani vecchi, vorrebbero poter campare fino alla pensione continuando a lavorare come hanno sempre fatto. Con il minimo sforzo, il minimo degli scatti. Maledicendo il digitale, il computer ed internet. E soprattutto Nikon ekkekkaz**, che si mette ad inventare nuove modalità di esposizione, di autofocus, di bilanciamento del bianco, di compressione. E poi, il video. Una volta .... ai miei tempi ... adesso tutti ti chiedono anche il video, perchè si sa, la tua macchina gira anche il video : quindi mi devi dare anche il video. E poi, fa tutto la macchina, no ? E quello che non fa la macchina, lo si fa al computer. Ecco ... ... per questi lavoratori autonomi dotati di partita IVA, ideali prosecutori degli artigiani del medioevo, quelli che hanno fatto il Duomo di Milano e Notre Dame (perché gli artisti quei monumenti li hanno abbelliti ma sono gli artigiani che li hanno edificati con il loro duro lavoro, innovando quando non si sapeva come sostenere un arco da 200 tonnellate), Nikon anziché inventarsi duecento modalità di messa a fuoco, un manuale da 1028 pagine e 6 tasti funzione programmabili, dovrebbe aggiungere un tastino ARANCIONE. Che con la sua magia, non dovrebbe fare altro che commutare la macchina in modalità "Partita IVA". In questa modalità la macchina perderebbe ABS, servosterzo elettroidraulico, controllo di trazione e antipattinamento, sbrinatore e trazione integrale, lasciando controllo totale al fotografo con partita IVA. La modalità Partita IVA dovrebbe ovviamente essere tagliata su misura. E quindi la modalità Rilandi per la fotografia per adulti, quella Minzoni per la cronaca, quella Bucconi per l’intrattenimento quella Galliati per lo sport. Che gli artisti si divertano a studiarsi tutte quelle cose astruse, perdendoci il sonno e il senno, se vogliono. Ma per le partite IVA, no, loro nel loro tempo libero non vogliono nemmeno sentir parlare di fotografia, al massimo scattano col telefonino. Ma soprattutto, la macchina deve essere chiaro che debba poter fare solo ed esclusivamente quello che ci devono fare loro ! ovvero fare in fretta, fatturare, preoccuparsi di incassare. Pagare il leasing, i conti, le bollette, le vacanze. Che ci pensino gli artisti a sfruttare tutte le altre modalità ! Scritto con ironia, da leggere con ironia, perché ovviamente le cose sono molto più complicate e profonde di così. Personalmente non camperei mai di fotografia e capisco bene che gli attuali Gen Z preferiscano fare gli influencer(*) anziché imparare un mestiere come quello del fotografo d'assalto. Certo, io posso permettermi di vivere da artista. Nella vita ho fatto altro ed ho grande rispetto per chi lavora (ancora) (*) influencer della Gen Z. Ragazzotto sui 25-28 anni, che dall'alto della sua esperienza al piú biennale di una qualsiasi attività, è in grado di spiegarti che hai sempre sbagliato tutto nella vita e che dovresti seguire esclusivamente i suoi consigli perché lui, è in quel modo, anziché lavorare, che si paga "i vizi"
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  21. Una volta ero ad un workshop di prodotti assicurativi per conto della mia banca. Dovevo dare in pubblico il mio parere sulla presentazione fatta da una collega che aveva espresso con competenza e completezza quanto doveva. Non trovando nulla da ridire o aggiungere, per scherzo, mi sono soffermato sull'abbigliamento della ragazza, che mi sembrava ricordasse troppo quello delle hostess Alitalia degli anni '90 che io pensavo non intonato al contesto. Questo piccolo aneddoto biografico (parliamo di 25 anni fa, oggi probabilmente mi licenzierebbero per una battuta del genere) per dire che ho avuto modo di giocare con la nuova Z6 III per un pò di tempo, alla presentazione alla stampa del 18 giugno e poi adesso che ce l'abbiamo in casa. Personalmente continuo a detestare il rotellone PSAMU1U2+ e la rotellina esterna che sostituisce la ghiera posteriore incassata di tutte le Nikon "giuste". Non mi piace il fatto che il triangolo della cinghia entri sempre in collisione con lo sportellino del vano memorie, costringendomi a sollevarlo, oppure a fare fatica ad inserire la scheda. Considerazioni "estetiche" ed "ergonomiche" che nulla hanno a che fare con la sostanza di questa fotocamera. Mentre mi piace moltissimo il selettore della raffica "fisico" in una posizione vicina a quella che ho in Z8 e Z9. Ancora di più mi piace il display completamente articolato. Mi piace quello della Zf e della Zfc. E mi piacerebbe che anche la Z8 lo avesse : è molto più comodo per fare tutto. O, almeno, lo è per me. Ma nell'uso, dimenticate queste cose di secondaria importanza, vi assicuro che dopo 5 minuti 5, vi dimenticate che è "solo" una Z6 III e vi comportate come se fosse una Z8. Credo che questo sintetizzi totalmente il mio feeling e la mia considerazione di questa macchina. Che sarà forse "boring" come qualcuno ha scritto nei giorni scorsi, nel senso che non c'è effetto sorpresa oltre alle aspettative. Ma forse in questo sta la sorpresa. Dopo la Z8 che è una Z9 in piccolo, questa Z6 III è l'ammiraglia della fascia media Nikon. Ma sta alla Nikon D750 come la Nikon D5 stava alla Nikon D1. Mi spiego ? Nei test, la risposta del sensore sembra simile a quella di Zf/Z6, l'otturatore meccanico è silenziosissimo ma si lavora anche meglio in otturatore elettronico. Non scalda, la batteria dura quanto dura nella Z8. La raffica è consistente. L'autofocus é come quello della Z8 ( o quasi, ci sarà lo Steve Perry di turno che verificherà che c'è uno scostamento di 1 microsecondo all'aggancio del soggetto : ce ne faremo una ragione !), i soggetti vengono riconosciuti, la messa a fuoco a punto singolo o dinamico é consistente anche in scarsa luce o luce contraria. La macchina da fiducia al fotografo. E' comoda, leggera. E quindi ti invita ad usarla. Se la possedessi avrei solo una remora. Che ho anche per la Zf. Con quanto scatto io, quell'otturatore meccanico (silenziosissimo), mantenuto per compatibilità flash e utile per le situazioni di luci miste oscillanti, finirebbe pericolosamente presto in area sostituzione per usura. Un qualche cosa che con Z9 e Z8 ho totalmente dimenticato. Di certo mi ha fatto dimenticare tutti i limiti di Z6 e Z6 II che con questo aggiornamento possono essere definitivamente archiviate e dimenticate (sebbene possano continuare tranquillamente a servire chi se ne senta ancora oggi soddisfatto). Giusto due scatti fatti in un primo shooting di nude art. Ho usato solamente il Nikkor Z 24-120/4 con cui la macchina si è trovata benissimo, sia in foto che in video e che consiglio caldamente ad ogni futuro proprietario di Nikon Z6 III. Pur "carino" non è più tempo di 24-70. Troppo corto e limitato ... Ho usato la Z6 III per uno shooting creativo con la macchina come è uscita dalla scatola, mettendole dentro la batteria della Zf. Senza settaggi da ricettario, senza nemmeno dare un'occhiata al manuale, ed usandola come uso di solito la Z8 o la Zf (con Auto AF riconoscimento persone, AF-C, raffica lenta, in Manuale, ISO fisso, Picture Control selezionato per il risultato finale, postproduzione ridotta all'essenziale). Ottenendone scatti perfetti e all'altezza della situazione. Come dovrebbe essere sempre con la nostra Nikon di fiducia.
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  22. Stamattina sveglia alle 4, il Sole sorge alle 5,39 ma mi ci vuole tempo per prepararmi e poi quel 4 ha un significato, è il numero f della mia nuova ottica, si alla fine mi sono deciso e l'ho presa! Carpe diem! E devo dire che se la fortuna premia gli audaci e il vecchio detto "chi dorme non piglia pesci" è sempre valido per essere alla prima uscita non mi posso proprio lamentare! Unica delusione, nell'astuccio sta solo l'ottica senza poterci inserire anche la fotocamera, per i commenti niente da aggiungere a quanto detto da Max, con quello che lo paghiamo almeno stavolta si è reso utile!
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  23. ma qualcuno sul web mormorava meraviglie di questo sensore anche alle alte sensibilità. Come si mormora già della - per ora ipotetica - versione ad alta velocità della Z9, se mai vedrà la luce. Non ci sono mai pasti gratis, come sappiamo, l'alta velocità consuma più corrente. E la corrente, passando attraverso i fili, genera calore. E il calore induce rumore in lettura. Che anche ben filtrato non potrà mai condurre a miracoli sul piano del rapporto segnale/disturbo. La meraviglia di questo sensore, da quanto stiamo apprendendo usandolo, è quella di essere veloce e al tempo stesso abbastanza economico da stare in una fotocamera di fascia media. Unica - per il momento - del suo segmento con queste caratteristiche, sul mercato.
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  24. La Mille Miglia Storica è una corsa di regolarità per auto storiche costruite fra il 1927 e il 1957, che attraversa scenari unici della nostra Italia. L’edizione 2024 si è svolta in 5 tappe, con partenza ed arrivo a Brescia per un totale di Km. 2.200. Ho potuto ammirare il passaggio delle vetture nel corso della quarta tappa del 14 giugno, quando hanno attraversato la Toscana e precisamente nel transito pomeridiano fra Radda in Chianti e Panzano in Chianti, prima del tratto cronometrato sul passo Testalepre. Erano con il sottoscritto, mio figlio ed un Nikonlander “DOC”, Marco alias Pedrito, bravissimo fotoamatore e persona di rara squisitezza, con il quale abbiamo ripreso le arzille vecchiette per oltre tre ore, fra rombi diversi e profumi vari di benzine ed oli il più delle volte parzialmente incombusti. Quest’anno le vetture verificate sono state 421 (senza considerare le vetture del “Ferrari Tribute 2024” e quelle elettriche), delle quali 364 classificate all’arrivo a Brescia, per cui si presume che solo 57 di cui 47 ritirati, abbiano abbandonato la competizione per noie meccaniche o altre motivazioni. Un risultato eccezionale considerato la tipologia delle vetture partecipanti. La gara è stata vinta per la quarta volta consecutiva dall’equipaggio Vesco Andrea e Salvinelli Fabio su Alfa Romeo 6C 1750 SS spider Zagato del 1929, che sono stati in testa fino dalla prima tappa. I vincitori Alla manifestazione avrebbe dovuto partecipare anche il famoso pilota Jacky Ickx su una Mercedes Benz 300 SL, ma non è passato, e molto probabilmente ha effettuato solo il prologo per onore di sponsor (Chopard), dato che il giorno dell’arrivo della Mille Miglia a Brescia (15/06) il suddetto personaggio era sul circuito della Sartre a vedere la partenza della 24 ore di Le Mans (inquadrato dalle telecamere di Eurosport). Comunque, anche senza Ickx, il passaggio della Mille Miglia resta sempre uno spettacolo. Di seguito posto numerose foto fatte tutte con una Nikon Z 8 ed il 24-120/4. Aliverti Alberto e Valente Stefano - Alfa Romeo 6C 1750 SS Spider Zagato del 1929 – terzi classificati Turelli Lorenzo e Mario - O.M. 665 MM Superba 2000 CM3 del 1929 – quarti classificati. Erejomovich Daniel Andres – Llanos Gustavo – Alfa Romeo 6C 1500 SS del 1929 – quinti classificati e vincitori del Trofeo Gaburri Riboldi Federico e Alberto - O.M. 665 MM Superba 2000 CM3 del 1929 – sesti classificati Tonconogy Juan – Ruffini Barbara – Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1931 – settimi classificati Patron Luca e Matteo – Alfa Romeo 6C 1750 SS Young del 1929 – ottavi classificati Peli Osvaldo e Andrea - Alfa Romeo 6C 1750 GS spider Zagato del 1931 – noni classificati Sisti Sergio e Gualandi Anna – Lancia Lambda Spider Tipo 221 C del 1929 - - decimi classificati Perletti Riccardo e Maika – Bugatti T37 del 1926 – quindicesimi classificati Bussolati Maria – Bazoli Francesca – Fiat 508 S “Balilla” Coppa d’Oro del 1935 – 360° classificate Belometti Andrea e Ricca Cristian - Lancia Lambda Spider Tipo 221 Casaro del 1927 – ritirati Wetz Albert e Galloni Umbero – O.M. 665 SportSuperba 2000 cm3 del 1927 – 39° classificati Giacomelli Giancarlo e Gennaro Luigino - O.M. 665 SportSuperba 2000 cm3 del 1925 – 18° classificati Diana Alberto e Bellante Annalisa – Lancia Lambda Tipo 214 (corto) del 1925 – 31° classificati Ronzoni Enzo e Garro Marco – Bugatti T 40 del 1927 – 23° classificati Sala Enzo e Bonomi Pietro – Lancia Lambda V° serie Casaro del 1925 – 13° classificati Battagliola Domenico e Piona Emanuel – Bugatti T 37 del 1926 – 22° classificati Paglione Massimiliano e De Angelis Alessio – Bugatti T 37 del 1927 – 19° classificati Colpani Mattia e Brescianini Paolo – Bugatti T 37 del 1927 – 104° classificati Ferrari Pietro e Sbert Miquel Elisa - Bugatti T 37 del 1926 – 34° classificati Busi Mirko e Giacomini Mirella – Lancia Lambda Torpedo Tipo 216 del 1929 – 99° classificati Houtkamp John e Van Bussel Chelly – Alfa Romeo 6C 1750 SS Spider Zagato del 1929 – 14° classificati e 1° classificati fra i partecipanti dei Paesi Bassi Laarman Michel e Morris Klain – Sumbeam 3 Litre Super Sport del 1926 – 229° classificati Brazzoli Enrico e Tonioli Ennio – Lancia Tipo 221 del 1928 – 52° classificati Comini Andrea e Giacomo – Riley Brooklands 9 HP del 1928 – 179° classificati Goedkmakers Ronald e Cerfonte Cat – Alfa Romeo 6C 1750 GS Spider Zagato del 1930 – 35° classificati Somlo Tibor e Schreyvogel Maurus – Lancia Dilambda del 1930 – 90° classificati Goddijn Hendricus e Vigreux Corinne - Alfa Romeo 6C 1750 Gs Spider Zagato del 1931 – 62° classificati Morbio Stefano e Rinaldo Pasqualino – Fiat 514 MM del 1931 – 25° classificati De Smet Peter e Robin – Fiat 514 Coppa Alpi Sport Spider del 1930 – 264° classificati Basilico Paolo e Luca - Alfa Romeo 6C 1750 GS Carrozzeria Sport del 1930 - 40° classificati Gamberini Alessandro e Ceccardi Guido - Fiat 514 MM del 1930 – 17° classificati Borrello Paolo e Alberto – Aston Martin Le Mans del 1933 – 45° classificati Bessade Paul Emile e Elkyess Amel – Delage D6 75 Sport del 1936 – 354° classificati Hulsbergen Alan e Hamberg Hendrik Jan – Bentley 3 Litre del 1923 – 242° classificati Bellini Fabio Michele e Edoardo – Fiat 514 S del 1930 – 16° classificati Ambrosio Giuseppe e Fasoli Gianpaolo – BMW 328 del 1939 – 49° classificati Freeman David e Busst Russel – Aston Martin 2Litre Speed Mod. del 1936 – 66° classificati Acciai Gianni e Peruzzi Susanna – Chrysler 72 del 1928 – 53° classificati Piardi Enzo Stefano e Palini Luigi – Alfa Romeo 6C 1750 GT Cabriolet del 1930 – 60° classificati Biasion Miki – Confaloni Sabina – Lancia Aurelia B20 GT 2000 Berlina del 1951 – 332° classificati – I rally sono cosa ben diversa dalla regolarità Van Cauwengerge Joost Godfr e Van Cauwenberge Virginie - Maserati A6 Gcs Spider del 1953 – 252° classificati Pedrali Giovanni e Bonomelli Simona – MG Pb del 1935 – 33° classificati Boller Alexander e Dino – Bentley 4,5 Litre del 1929 – 259° classificati – seguiti da una BMW 328 del 1939 guidata da Bonomi Simone Quirino e Tarcisio – 30° classificati Belotti Antonio e Gambardella Ugo – Alfa Romeo 6C 2300 B Mille Miglia del 1937 – 55° classificati Leeijen Rien e Van Gorp Ruud – Alfa Romeo 6C 2500 S Cabriolet del 1942 – 197° classificati Mason Chris e Jeff – Fiat 509 C “Balilla” 1100 del 1939 – 268° classificati De Luca Fabio e D’Aiello Umberto – Fiat 522 del 1931 – 70° classificati Marmureanu Alexander e Huettner Laura – Fiat 1100 B del 1947 – 343° classificati Van Der Kwast Henk e Montanari Marco – Alfa Romeo 6C 2500 SS del 1947 – 218° classificati Niederkorn Mark e Becker Frank – Cisitalia 202 S MM Spider del 1947 – 57° classificati Van Dijk Erik e Maioor Henri Daniel – Talbot Lago T26 GS del 1950 – 116° classificati Weller Tim e Bergius John Roland – Ferrari 166 MM Berlinetta Vignale del 1950 – 95° Classificati Groenewegen Frank e Kistemaker Geert - Maserati A6 1500 Berlinetta Pininfarina del 1949 – 75° classificati Foucart Herman e Michel – Fiat Abarth 1400 berlinetta Touring del 1950 – 97° classificati Brendolan Stefano e Corbetta Marco – Porsche 356 1500 del 1952 – 54° classificati Van Haren Renee e Hagenbeek Bastiaan – Frazer Nash BMW 328 Speciale del 1939 – 240° classificati Cassina Alessandro e Matilde – Fiat 500 Sport del 1949 – 144° classificati Sekido Koki e Yoko – Lancia Aurelia B20 del 1950 - Ritirati Brown Alan e Sam – Invicta Low Chassis Phoenix Mrc del 1930 – 233° classificati Van Den Hanker Henrikus e Bastienne – Delahaye 135 CS del 1936 . 294° classificati Fargion David Michael e Vranjes Paolo – Fiat 8V berlinetta del 1954 – 295° classificati Miroschnichenko Nikolay e Igor - S.I.A.T.A. 208 Cs del 1952 – 136° classificati Kusano Kazuyoshi e Kumagai Haruaki - Ermini 1100 Sport del 1952 – 296° classificati Kuiper Chris e Den Eltzen Joost – Aston Martin DB 2 del 1952 – 122° classificati Gault Jeffrev Morgan e Jones Kent – Jaguar XK 140 Fhc del 1955 – 119° classificati Nastasi Massimo e Colaizzi Claudio – SIATA Daina Sport del 1950 – 287° classificati De Boer Jan e Jan Se – Lancia Aprilia berlina 1500 del 1949 – 219° classificati Gadioli Aldo e Borea Marco – Fiat 8V Berlinetta Zagato del 1953 – 51° classificati Zanni Maurizio e Stefanini Luca – Ferrari 212 Inter Europa Pininfarina del 1953 – 42° classificati Gavio Marcello e Passavini Piero Giovanni – Ferrari 250 MM Spider Vignale del 1953 – 258° classificati Peters Bert e Ton – Alfa Romeo 1900 Sprint Coupé Touring del 1953 – 239° classificati Rollinger Marc e Curridor Vanni – Ferrari 225 S Spider Vignale del 1952 - 94° classificati Flesch Paul e Wagner Marc Camille – Fiat 500 C “Topolino” del 1950 – 299° classificati Whitworth Derek e Ito Miwak – Ferrari 212 Export del 1951 – 192° classificati Kramer Frans e De Waard Caroline – Alfa Romeo 6C 2500SS Cabriolet Pininfarina del 1948 – 257° classificati Monstrey Frank e Noè Petra – Siata Daina Gran Sport del 1952 – 206° classificati Moij Ian e De Boer Angela – Mercedes Benz 190 SL del 1955 – 131° classificati Schwengsbier Bernd e Reber Sabine Caroline – Fiat 500 Sport del 1939 – 347° classificati Van Empel Guido e Mauritz Arie – A.C. Ace del 1954 – 325° classificati De Ceuninck Van Cape Pamela e Jacobs Henk – Ferrari 340 America Spider Vignale del 1952 – 212° classificati Pohl James e Mordenti Joyce – Sumbeam Alpine del 1953 – 265° classificati Badan Yves e Schwarz Jean Francois – Alfa Romeo Giulietta berlina del 1955 – 214° classificati Neumann Matthias e Gatzi Rolf – Mercedes Benz 300 SL (W198) del 1955- 101° classificati Thieme Mark e Willemse Casper – Autobleu 750 del 1954 – 176° classificati Star Pope Jeffrey e Arnold Blake Patrick – Lancia Aurelia B24 Spider “America” del 1955 – 340° classificati Ramamoorthy Bala e Brian – Ferrari 375 MM Spider Pininfarina del 1953 – 356° classificati Larini Nicola – Ciucci Luca – Alfa Romeo 1900 Sport Spider del 1954 – Ritirati Pagni Marco e Kelder Karin – Ferrari 750 Monza Spider Scaglietti del 1955 – 355° classificati Rogiers Raf e Sini Donata – Alfa Romeo C Super Sprint del 1954 – 172° classificati Morassutti Domenico e Paolo – Fiat Parisotto Pasqualin Morassutti del 1953 – 103° classificati Simon Georges e Feijts Monique – Alfa Romeo 1900 C Super Sprint del 1954 – 91° classificati Daemen Joseph Augustus e Oliver Willem – Porsche 356 1500 Speedster del 1955 – 185° classificati Berg Joel e Alva – Jaguar C Type del 1952 – 300° classificati Fuerst Lisa e Farrah Elle – Jaguar XK 140 Ots Roadster del 1955 – 336 classificati Ottanello Luigi e Ferrari Massimo – Healey 2400 Silverstone D Type del 1949 – 215° classificati Helber Karsten Alexander e Donati Timo Daniel - Mercedes Benz 300 SL (W198) del 1955 – 202° classificati Vento Vincent e Ahlgrim Stephen – Allard J2X del 1952 – 332° classificati Wegh Mark e Teerstra Sjoerd – Porsche 550 Spider RS del 1955 – 282° classificati Mueller Fritz e Karin – Alfa Romeo 1900 SSZ del 1955 – 155° classificati De Clerck Dominiek e Caudron Alexander – Maserati 150 S del 1955 – 251° classificati Baruzzi Gabriele e Giovanni Angelo – Ermini Tipo 357 Sport 1500 Scaglietti del 1957 – 78° classificati Owens Thomas e Stephens – Austin Healey 100 S del 1955 – 142° classificati Farina Andrea – Cironi David - Alfa Romeo 1900 C Super Sprint del 1956 – 225° classificati – Il Cironi conduce un programma su Motor Trend “Dal pollaio alla pista”, dove rimettono a nuovo macchine trovate in condizioni disperate. Covindassamy Michel e Ranga – Ferrari 250 GT Boano del 1956 – 346° classificati Carloni Diego e Marcus – Ferry F. 750 Renault del 1955 – 319° classificati Rutgers mark e Christian Bob – Rover 75 del 1956 – 293° classificati Vaughan Ken e Acampora Martino – Porsche 356° 1600 del 1957 – 244° classificati Honig Jasper e Boer Amare – Ford Thunderbird I° serie del 1955 – 324° classificati Stockmans Peter e Arnaud – Jaguar D Type del 1956 – N.C. Van Adrighem Arii e Brigitta – Gilco Fiat 1100 Barchetta del 1950 – 273° classificati Van Adrighem Peter e Berkel Cornelia – Stanguellini 110 Sport del 1950 – 279° classificati Moerenhout Ronald e Jacobs Stefan – Oldsmobile 88 5360 cc del 1955 – 221° classificati Roell Wofgang e Stefan – Ferrari 212 Inter Europa Berlinetta del 1953 – 315° classificati De Rop Gerrit e De Boeck Christa – Lotus Eleven Climax del 1953 – 241° classificati Van Der Valk Gert Jan e Elfi – Ford Thunderbird II° serie del 1957 – 271° classificati Vincono il Ferrari Tribute Frank Binder e Giordano Mozzi con una 296 GTS, secondi Celestino e Antonio Sangiovanni su una 812 GTS. nella foto a parti invertite. Grazie per chi ha avuto la costanza di arrivare fin qui, ma sono solo uno scampolo di quelle passate.
    12 points
  25. Posso fare a meno di tutto, tranne che del superfluo! Scriveva Oscard Wilde e per un fotografo naturalista un 9mm per foto FX è decisamente superfluo, come un abbonamento a Payboy per un seminarista, però visto che mi mancava l'ho preso! Il diaframma ha soltanto 5 lamelle ma considerata la focale e la luminosità non credo che se anche fossero 15 cambierebbe più di tanto lo sfocato. Non è un'ottica da usare tutti i giorni, bisogna partire da casa sapendo quello che ci vuoi fare, anche se si può tenere sempre in borsa considerando il suo peso e l'ingombro modesti, con i suoi 135 gradi di angolo di campo batte i 130 gradi del Voightlander 10mm che usavo sulla Leica e con l'adattatore potrei usare sulle Z, ma qui, sui grandangolari 1mm in meno significa 5 gradi in più! Un mondo al contrario, come direbbe un Generale di mia conoscenza! Stamattina mi è capitata l'occasione buona per usarlo e quella che sarebbe stata un'alba grigia grazie a qualche filtro e a un'ottica non convenzionale ha ripreso vita e colore.
    12 points
  26. E' compatto, leggero, brillante. No, non è che sto parafrasando l'identikit di Cherubino, tranne che non vogliate considerare questo nuovo 35mm Nikkor Z, un personaggio di Lorenzo Da Ponte. Non è un Nikkor Z di tipo S, è pensato al risparmio, costa meno dell'attuale Nikkor Z 35mm f/18 S ma ne ricalca l'ingombro e il peso. Di fatto lo va a sostituire anche se quello rimarrà a catalogo (in verità non ha mai venduto tanto). In effetti Nikon lo promuove con una fotografia dove è montato sulla Z6, non sulla Z8 o sulla Z9. Ma, fidatevi, è brillante, più delicato nello sfuocato, nitido a tutta apertura (non ho trovato il grafico MTF per ora ma credo sia migliore dell'altro al centro). Non sostituisce invece il 35/1.2 S il cui sviluppo è stato fermato lo scorso anno per le pressioni di chi chiede obiettivi più compatti ed economici e non una replica di enormi bestioni come l'imbarazzante (anche se bellissimo !) 50/1.2 o il costosissimo 85/1.2. E adesso uscirà anche il 35/1.2 S ?Parafrasando non Mozart ma Nikon : "ascolteremo i feedback dei clienti e se il mercato ce lo chiederà .... " E adesso ci sarà una nuova linea di PRIME f/1.4 di fascia non S ? Parafrasando non Mozart ma Nikon : "ascolteremo i feedback dei clienti e se il mercato ce lo chiederà .... " *** Io sono contento. Non mi è mai piaciuto il 35/1.8 S che ho appena venduto dopo un anno di utilizzo e questo mi sembra di gran lunga meglio. E sinceramente non me la sentirei di portare in borsa insieme 50/1.2, 85/1.2 e 35/1.2, per cui avrei finito per sacrificare uno dei tre in molte occasioni. Qui invece avrò un 35mm - probabilmente il miglior Nikkor 35mm mai proposto sinora - che non pesa più di un 50/1.8, che è equivalente al 50/1.8 (cosa che non è il 35/1.8) e che costa quanto un 35/1.8 S usato. Che volere di più dalla vita ? Che smetta una buona volta di piovere e che anche in Padania arrivi l'estate !
    11 points
  27. Tipo la connessione con il cloud dove si possono caricare le proprie foto in tempo reale (se si è in un campo wifi) con spazio illimitato. I nuovi picture control flessibili e altre finezze aggiunte ad una miriade di funzionalità del video.
    10 points
  28. TOKYO - Nikon Corporation (Nikon) è lieta di annunciare il trasferimento della sede centrale da Konan, Minato-ku, Tokyo, a Nishioi, Shinagawa-ku, Tokyo, e inizierà le sue attività il 29 luglio 2024. Nikon contribuirà alla realizzazione di una società prospera e sostenibile in un luogo in cui ha avuto una base per oltre 100 anni e ha prodotto vari prodotti e servizi. Panoramica Nome Sede centrale globale / Centro innovazione di Nikon Corporation Posizione 1-5-20, Nishioi, Shinagawa-ku, Tokyo 140-8601, Giappone Area del sito Circa 18.000 m 2 Superficie totale del pavimento Circa 42.000 m 2 Numero di piani 6 piani fuori terra Struttura del palazzo Costruzione in acciaio, struttura di isolamento sismico di base Architetto Mitsubishi Jisho Design Inc. Appaltatore generale CORPORAZIONE DI HAZAMA ANDO Appunti Inizio lavori luglio 2022. Completamento lavori maggio 2024. Inizio operazioni luglio 2024. Caratteristiche principali 1. Creazione di sinergie tramite il consolidamento delle funzioni Nikon mira a rafforzare le funzioni di sviluppo e a creare sinergie tra le unità aziendali per una crescita sostenibile consolidando la divisione aziendale, la divisione di pianificazione di ogni unità aziendale e la divisione avanzata correlata a R&S nel Global Headquarters / Innovation Center (GHIC). I laboratori di ogni unità aziendale saranno consolidati su un piano e ampie aree di ogni piano saranno dedicate alla creazione di comunicazioni. In questo modo, GHIC è progettato per facilitare l'interazione attiva tra le divisioni. 2. Flessibilità per diversi stili di lavoro GHIC è stato progettato in modo creativo per consentire stili di lavoro diversi. Con caratteristiche come una grande scalinata, una sala da pranzo e una terrazza esterna, i dipendenti hanno la possibilità di lavorare in ambienti diversi dalle loro scrivanie. Ogni persona è in grado di scegliere autonomamente dove lavorare per ottenere le migliori prestazioni a seconda del compito. Questo approccio si basa su un modello noto come Activity-Based Working (ABW). 3. Edificio per uffici ecosostenibile GHIC è progettato con un sistema di facciata esterna con schermatura solare per ridurre l'energia richiesta per l'aria condizionata, nonché una struttura che promuove la ventilazione naturale e un'abbondante luce naturale nello spazio. È inoltre dotato di un sistema di volume d'aria variabile che risponde al tasso di utilizzo dell'ufficio. La combinazione di questi sistemi riduce significativamente l'uso di energia in tutto l'edificio, che è stato certificato ZEB Ready *1 . Ha anche ricevuto la valutazione più alta a sei stelle su BELS *2 , un sistema che indica le prestazioni di risparmio energetico degli edifici. Oltre a ridurre l'uso di energia, GHIC creerà anche energia rinnovabile con un sistema di generazione di energia solare, rendendolo un edificio per uffici ecologico. *1ZEB Ready: Net Zero Energy Building Ready. Un edificio che realizza un ambiente confortevole riducendo il 50% o più del consumo energetico, risparmiando energia rispetto all'energia richiesta per gli edifici ordinari. *2BELS: Building-Housing Energy-efficiency Labeling System. Le prestazioni di efficienza energetica di edifici e alloggi sono valutate e autorizzate da un'organizzazione terza. Le prestazioni sono classificate in sei gradi designati dal numero di stelle. Ingresso ispirato alla “luce” Atrio multiuso con grande schermo Aree che favoriscono la comunicazione tra i dipendenti (sinistra: grande scalinata, destra: dispensa e terrazza) Mappa dell'area circostante la sede centrale globale Nikon *La sede centrale globale Nikon è composta da GHIC, East Site e West Site.
    9 points
  29. Qualcuno qui la usa? che ne pensate? Io mi trovo veramente bene, col suo 50ino è tutto sommato compatta ma la uso spesso con vecchie lenti AIS che su questo sensore si sposano molto bene. allego alcuni scatti dell'ultimo anno. P.S. scusate non so se c'è un limite di upload nel caso modifico il messaggio
    9 points
  30. Una presentazione, veloce, veloce (1'40"), ritmata in Riccardo syle, il giro di basso di Saturnino a scandire i passaggi, anche qui comanda la ritmica! Torino pride 2024.mp4 E per gli amanti delle "statiche"...
    9 points
  31. Il vecchio sito di Nikonlander di fatto non esiste più, tante cose no, tantissime cose non sono più rintracciabili.. puff sparite.. allora mi sono detto: cosa hai salvato? e dando una scorsa.. ho visto che qual'cosa di quanto pubblicato da me era salvo.. e rileggendo.... E una grandissima vergogna... ma cerco di rimediare, parecchio tempo fà, un'autore che ora non è più presente su NL ( e questo a parere personale è un vero peccato ) ha prodotto dei ritratti di alcuni Nikonlander.. ovviamente i primi sapete già chi furono.. un giorno, tocco a me e, nelle varie risposte date alla fine del pezzo, vi era una richiesta di Pedrito.. le sarebbe piaciuto vedere la mia faccia prima di quando mi ha conosciuto di persona.. un pochino in avanti con l'eta.. avevo una ventina d'anni, la macchina che mi ero permesso era una Praktica Nova.. fatta a Dresda.. e quasi da subito.. un 200 mm, o forse era un 135.. non lo ricordo.. ecco questa è una stampa fatta da me ( malissimo.... dell'epoca ) e spero con un sacco d'anni di ritardo di accontentare Pedrito..
    8 points
  32. Arrivando a Venezia per la prima volta, una delle cose che non si può non notare è la grande quantità di pali di vario materiale (generalmente legno, in quanto l’uso di altri materiali era vietato) disseminati nella laguna. Si tratta di elementi utili in vari modi alla navigazione veneziana. Foto01 In città, lungo i numerosi canali che la caratterizzano, è possibile vedere dei pali singoli conficcati sul fondo: sono le paline. Queste servono come ormeggio per barche e gondole che navigano in città, specie lungo il Canal Grande. Foto02 Particolarità delle paline è che non sono tutte uguali: si va dal semplice palo di legno alla palina colorata o variopinta che riporta i simboli della nobiltà veneziana (‘de casada’) o i colori di attività commerciali. All’epoca della Serenissima vi era un magistrato apposito con lo specifico compito di supervisionare l’installazione di nuove paline al fine di salvaguardare l’equilibrio idrogeologico della laguna. Ogni nuovo palo, infatti, poteva costituire un possibile nucleo di interramento della laguna ("Palo fa palù", "un palo crea palude") per cui si decise di regolamentarne l’utilizzo in modo da evitare gli abusi che potevano essere pericolosi per la città stessa. Di funzione completamente diversa sono le bricole (o briccole). Queste di solito si trovano in laguna (alcune si possono vedere vicino agli approdi dei vaporetti) e servono a delimitare i canali navigabili. Sono costituite da più pali di legno (generalmente tre ma possono essere anche di più) e molte sono numerate in modo da consentire, in assenza di altri mezzi di localizzazione, di conoscere la propria posizione confrontandone il numero con una mappa apposita. Generalmente vengono collocate ai lati del canale per cui, osservando i contrassegni (rosso a sinistra e verde a destra) o il lato in cui sono apposti i catarifrangenti e/o la numerazione progressiva, consentono di stabilire dove è possibile navigare senza pericolo di arenarsi. Pur avendo la stessa funzione, la dama si differenzia dalla bricola per la struttura in quanto è costituita da 4 pali più uno centrale, più alto, che porta una luce di segnalazione e un cartello indicante il limite di velocità da osservare. Caratteristico della dama è anche il posizionamento: questa, infatti, si trova all’incrocio di due o più canali. Da sempre (almeno dal 1400) il legno più adatto è la robinia perché quasi indistruttibile. Col tempo però la marea e il moto ondoso riescono ad avere il sopravvento, motivo per cui, periodicamente, i pali in legno vanno sostituiti con dei nuovi. Qui trovate Gli altri articoli del mio blog. Concludo con un breve filmato montato da me. Al prossimo articolo! ciao!
    8 points
  33. Per il secondo anno consecutivo, il Giardino delle Cascate presso il laghetto dell'Eur a Roma ospita una manifestazione dedicata ai bimbi e non solo, con installazioni e sculture luminose e spettacoli a tema. Nel 2023 la storia di riferimento è stata quella di Alice, quest'anno, invece, il nostrano Pinocchio. In queste, e altre occasioni, sto scoprendo il piacere di fotografare ballerini, artisti di strada, direi facce da "teatro", in linea, tutto sommato, con la mia passione per i ritratti (non in posa oppure in posa di "vita"). Qui raccolgo alcuni scatti, nei quali è possibile anche valutare le performance della Z8 principalmente con 85z 1.8s e con sigma art 35 1.4.
    8 points
  34. In ossequio alle leggi americane che impongono ad ogni produttore di permettere ad ogni cliente il diritto alla riparazione in proprio, Nikon USA sta mettendo a disposizione del pubblico i manuali di riparazione di alcuni apparecchi, segnatamente Nikon Z, obiettivi Nikkor Z, telemetri e accessori. Negli Stati Uniti si possono avere anche i pezzi di ricambio necessari, quindi chi ha le capacità tecniche per cimentarsi in questi interventi può provarci. Noi consigliamo di rivolgersi al centro di assistenza LTR per ogni necessità, ma a titolo di curiosità può essere divertente sfogliare i manuali. Che possono essere trovati -> QUI <- ovviamente si tratta di letteratura in lingua inglese. A titolo di curiosità : come smontare il piedino del treppiedi del 400/2.8 S VR l'accesso alla scheda madre della Nikon Zf e la mappa dei contatti rapidi e come verificare l'accuratezza dell'autofocus della Nikon Zf il cui manuale è di 150 pagine in totale. Buon divertimento !
    8 points
  35. Non c'è problema Max, figurati, magari sono stato un po' sintetico. I lettori vengono forniti con cavi corti perché avendo chiaramente attenuazione minore possono usare cavi più economici. Va detto che comunque andare a 20 Gbit/s non è una barzelletta, come è chiaro penso a tutti, non basta un cavo che attenui poco, se la costruzione non è impeccabile non funziona. E' roba davvero molto delicata, basta una saldatura con più o meno stagno e si ottengono cose diverse. Quindi dopo aver verificato che nessuno dei cavi che avevo in casa si avvicinava anche solo lontanamente alle prestazioni attese sono passato alla ricerca sul sito degli acquisti. Ho visto prestazioni dichiarate e recensioni, acquistato e provato. Se non fosse andato bene l'avrei rispedito al mittente. Il costo è intorno ai 15 euro almeno 5 volte di più di un cavo qualsiasi, o funziona o è una "sola". Praticamente impossibile fare un cavo da pochi Euro con quelle prestazioni. Per i cavi professionali i fornitori mettono a disposizione dei diagrammi che illustrano attenuazione e coefficiente di riflessione dei prodotti, ma non sono dati che si trovano per un cavo USB sul web, a meno di non essere una azienda che ne compra migliaia ed ha un rapporto diretto col produttore o coi distributori. Va detto, senza addentrami troppo in dettagli che richiedono una certa dimestichezza con questi parametri, che il coefficiente di riflessione è di solito il parametro decisivo perché fornisce una idea di quale sia la reale qualità di un cavo ovvero quanta potenza il cavo stesso riesce a trasferire sul ricevitore e quanta invece... rimbalza indietro per limiti costruttivi. Basta uno "sbaffetto" di una frazione di mm per rendere inutilizzabile un cavo. Insomma ti dice se la strada è asfaltata, sterrata e soprattutto quante e quali buche ci sono. E, se siete curiosi, oggi un circuito stampato è un sandwich con diversi strati di rame (anche più di 20 in certi casi) collegati da fori metallizzati. Per far passare un segnale a 20 Gbit/s quando si va da uno strato ad un altro il rame deve occupare solo lo spazio fra i 2 strati, se "sborda" sopra o sotto la scheda non funziona, parliamo di decimi di mm. Argomento molto interessante o molto soporifero a seconda degli interessi di ognuno.
    8 points
  36. 18 Rose semplicemente 2 rose sulla mensola ,dietro la finestra
    8 points
  37. 8 points
  38. in una bella animazione An8RytoxaTIA4Grx6SDAxJeoGA9AnkhXY5nqnDumtzLrT8h7h-LrdDy1Rkq-mGFrmXCgnIbgV2f6sXaY2MAr1ngc.mp4
    8 points
  39. E' solo la mia opinione, ovviamente confutabile, se interessa, ma il lancio della Nikon Z6 III di ieri conferma il paradigma "VIDEO FIRST" (paraf. F.D. Roosevelt) Lo sforzo dei progettisti dimostra una notevole creatività. Si dice - ed io tendo a crederci - che il progetto sia uno sforzo congiunto del reparto progettazione Nikon insieme a quello Sony e ne prevede l'uso di entrambi i marchi. Quindi aspettiamoci di rivedere questo sensore in esclusiva su macchine future Sony e Nikon (che ha dovuto comprarne "tanti" per poter avere l'esclusiva; mentre Panasonic è rimasta al palo dovendo riciclare il vecchio sensore della Z6 nel suo ultimo modello). Lo scamotaggio utilizzato, impiega una parte del microchip fuori dall'area di cattura immagine che viene adibito a buffer di memoria temporaneo per tutto il sensore (nei sensori stacked a due strati invece la memoria è sotto a tutto il sensore e viene utilizzata per righe, durante la lettura del segnali). Questo ha permesso un incremento della velocità del sensore rispetto al precedente modello che va da un tempo di readout di 30 millisecondi ai circa 9 millisecondi del nuovo (il tempo necessario perché la tendina elettronica legga tutto il sensore). Con un miglioramento di tutte le prestazioni generali di lettura, compresa la riduzione - per quanto ragionevole - degli artefatti da rolling-shutter, grazie anche alla felice scelta di mantenere i megapixel al minimo sindacale oggi (ovvero quelli necessari per fare il 6K e il 4K sovracampionato). Si sa, se ci sono meno righe nel sensore, ci vuole meno per leggerle e le striscioline sono più piccole. Così ad occhio calcolo che le striscioline in cui viene letto in sequenza il sensore della Z6 III siano di 20 pixel, contro i 12 di Z8/Z9 (e i 70 circa della Z6). La differenza c'è ma non tanta. Abbastanza da giustificare il risparmio di produzione del sensore (uno stacked "completo" si produce con una doppia stampa con i due strati che vengono poi "incollati" uno sull'altro. Processo messo a punto in termini di economicità da Nikon con i suoi macchinari e poi avviato alla produzione su Sony. Avere solo due piccole porzioni aggiuntive evidentemente su larga scala produce risparmi. Che sicuramente nel tempo si riverseranno anche sugli acquirenti. Attendiamoci di vedere la Z6 III verso i 2000 euro tra un anno). Ovviamente l'adozione del processore Expeed 7 lo avevamo già visto sulla Zf, consente di utilizzare le librerie di riconoscimento del soggetto e l'autofocus evoluto della Z9. Ma tutto questo sul piano della pura qualità fotografica quanto vale ? Sospetto 0-- Nel senso che tolte le operazioni di pulizia operate dall'Expeed 7 sui jpg/Heif, la compressione dei NEF in tempo reale, il buffer di prescatto etc. etc., tutte cose che abbiamo anche sulla Zf, secondo le stime che ho visto, la gamma dinamica resta intorno ai 12 stop ai due estremi, la base ISO ha lo stesso rumore, la seconda base ISO resta a 800 ISO (cfr. il video del solito ottimo Gerald Undone). Il resto sono iperboli del marketing. Il che significa che, per chi non ha bisogno di autofocus evoluto, usa l'otturatore meccanico e non fa video, non ci sono ragioni di acquisto reali su Z6 e Z6 II (e su D780) in termini di pura qualità di immagine. Da ciò discende, che equivale a dire COME VOLEVASI DIMOSTRARE, che già in fase progettuale, oggi, non si tiene che vagamente in conto delle esigenze qualitative di fotografia, che di fatto restano a quelle raggiunte nel biennio 2015-2016, rispetto a quelle del video. In termini di video e di autofocus (del video : perchè la Z6 III è una videocamera con la forma di una fotocamera) certo il passo in avanti rispetto alla Z6 è epocale. Ma io sospetto, salvo verifica che non mancherò di fare, che le foto statiche prodotte dalla Z6 III non saranno differenti da quelle che mi permette la mia Zf ( e che già mi permetteva la Z6 del 2018) Peggio mi sento, diceva un mio vecchio capo romano, nella prossima generazione, quando si adotteranno sensori ancora più spinti in termini di velocità, a discapito di gamma dinamica e rumore digitale da lettura. Là potremmo avere un peggioramento netto della qualità fotografica a vantaggio del video. Ma sono sicuro che Nikon è già da tempo al lavoro per trovare degli scamotaggi utili per aggirare anche quell'ostacolo. PS : sull'argomento sensori, rimando al mio blog scherzoso del febbraio 2023 in cui pronosticavo questo genere di ritardi per il sensore della Z6 III - Ci sono un americano, un giapponese grosso e un giapponese smilzo ...
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  40. Cari membri della community, Mi chiamo Nicolò e sono un fotografo appassionato di fotografia analogica e digitale. Da due anni mi trovo in Cina, dove ho deciso di fare della fotografia la mia professione. Sono felice di condividere e discutere con voi su questo forum. Grazie per l'accoglienza nella vostra community! Saluti,
    7 points
  41. non è una questione di scimmia. E' solo che si parla solo di prezzi e di denaro. Chi è interessato ad un oggetto di qualsiasi genere sia, non aspetta recensioni altrui: aspetta solo di riuscire a fare il passo. Fondamentalmente i forum non servono a molto: io che ogni tanto vado a leggere, per riuscire a setacciare dall'inutile imperante un commento interessante o ispiratore, fatico non poco. Per questo Nikonland è un sito e non sarà lontano il momento in cui assumerà un forma assolutamente impermeabile. Noi per scrivere un articolo su una fotocamera, un obiettivo, un accessorio, semplicemente...li compriamo e li utilizziamo. Ciò che non ci serva, prima o poi lo rivendiamo. Scriviamo di ciò che comprendiamo, lasciando a chi se ne interessi le analisi sui grandi sistemi o le polemiche sulle differenze tra i marchi: per noi di Nikonland, della redazione di Nikonland, leggere di "professionisti" che trasmigrano come i migranti tra un marchio ed un altro, fa pensare solamente a persone senza radici, oltretutto con poca o nulla capacità di adattamento: esattamente l'opposto della definizione che gli viene attribuita. Perchè un professionista è un soggetto che sceglie i suoi strumenti in funzione di ciò che voglia realizzare: e se all'improvviso spunti uno strumento più performante, lo aggiunge e lo integra alla sua attrezzatura. E tutto ciò in ragione di una utilità economica, che non si potrà mai coniugare con perdite derivanti da ulteriori investimenti in beni strumentali... Ma la vetrina delle discussioni sulle qualità di un prodotto, che mai verrà acquistato dalla quasi totalità dei partecipanti alle discussioni di un forum, è evidentemente irresistibile: come i commenti sui video e reel dei social network, dove ogni tanto vedo persone dall'apparenza ineccepibile che rispondono cose immonde alla curvy di turno: ritenendosi invisibili, pur restando sempre dietro al vetro del negozio... 18 anni di articoli e considerazioni su questo sito sono e saranno per me e Mauro un impegno ed un risultato indipendente dalle statistiche di lettura dei singoli pezzi: anche per quanto mi rigarda, forse alcuni tra i miei ai quali tengo di più e dei quali sono più orgoglioso, sono stati onorati da troppo pochi click, rispetto altri...nei quali magari scrivo di una borsa fotografica o di un accessorio anche di minor interesse. C'est la vie ! (...e noi almeno ci abbiamo provato)
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  42. Volutamente banalizzando....Giocare con le rotelline della Zf non ha prezzo
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  43. 17 16/06/2024 Giardino di casa, una piccolissima mantide (non più di 7/8 mm.) che zampetta su un petalo di ibiscus rosso/arancione. La colonna piegata che si erge a sinistra è lo stelo a supporto dei pistilli del fiore. Il confronto dimensionale tra lo stelo e la mantide rende bene l’idea di quanto minuscolo è l’insetto in oggetto.
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  44. Da che abbia memoria io solo la D5 era in grado di avere i 12500 iso utilizzabili, nitidi e non impastati da filtri noise reduction, al prezzo di una gamma dinamica ridotta a 100 iso, con l'arrivo della Z9 siamo entrati in un ottimo compromesso.. diciamolo però, a quanti capita di lavorare a 12k iso? forse gli sportivi con quei cannoni che al più arrivano a 2.8 o 4... e devono tenere tempi rapidi o i fotonaturalisti estremi ... Ma chi fa foto generalista o ritratti, se la luce è scarsa e monta l'ottica giusta 🤷🏻‍♂️ io difficilmente supero i 3200 anche nelle chiese più buie.. se poi i ritratti li fate sotto controllo, ovvero mettendo le luci dove necessario, le attuali macchine possono assolvere tutte le necessità. Ricordate che la luce in fotografia è importante.. se la luce è di menta, la foto non profumerà di fiori 😂
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  45. No caro, se avrai un pò di pazienza e se potrai affrontare la spesa, probabilmente ci sarà una Z50 Mk II (per dirla all'inglese) per te. Ieri è morto il Grande Donald Sutherland, l'anno prossimo avrebbe compiuto 90 anni. Ma fino all'altro ieri recitava ancora senza pensarci su troppo. Non parliamo del Capitano Kirk che ancora canta e suona ed è appena volato in orbita. Tu sei ancora un "ragazzo" al loro confronto. Quindi stai su con la vita che c'è sempre da essere curiosi !
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  46. il 18 giugno 2024, alle ore 11:00, avrò l'onore di partecipare alla presentazione alla stampa italiana della Nikon Z6 III. Già sapete tutto ma se aveste qualche quesito particolare, potrò tentare di rispondervi (domandando a mia volta se sono impreparato).
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