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Mauro Maratta
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Max Aquila rfsp
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Valerio Brustia
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Andrea Zampieron
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Di’ qualcosa di Nikonista
26 pointsIn tanti non lo capiscono, ma il rapporto che intercorre tra il fotografo e i suoi strumenti è estremamente particolare. Difficile fare paragoni con altre attività di tipo creativo ove si intenda la fotografia quale strumento di creazione. Più facile fare paralleli con attività quali quella dell’artigiano che deve avere controllo totale dei suoi strumenti così da aver certezza di dominio sul processo produttivo. Il fotografo è un mix tra tecnico e creativo; per essere efficace nella sua azione il fotografo occorre abbia un bagaglio tecnico solido, ma questo non è sufficiente a garantire risultati soddisfacenti, serve dell’altro, serve la curiosità, serve l’immaginazione, serve un po’ di spirito creativo. Le due cose viaggiano insieme, unite, sempre, e generano una alchimia speciale che lega l’uomo ai suoi strumenti. Queste cose io le ho vissute e le vivo tutt’ora, e mi hanno portato a legarmi agli attrezzi nikon in modo quasi “parentale”. Non c’entra un tubo il costo delle attrezzature, c’entra il Tempo condiviso con esse, le immagini realizzate, i momenti vissuti. Come sono arrivato a Nikon non lo so. In famiglia nessuno fotografava, eppure… e’ come se lo avessi sempre saputo che prima o poi li dovevo finire. E quando finalmente misi la mia capoccia dietro al mirino di una Nikon, mi dissi “ok, ci siamo. Questo fa per me”. Da quel primo momento, sono passati più di 30 anni, non c’è stata occasione in cui le mie Nikon mia abbiano tolto fiducia o non mi abbiano dato sicurezza. Sicurezza de che? Di poter scattare, di poter soddisfare la mia curiosità. Mica poco. Va detto che chi pratica la fotografia della natura vive un sacco di tempo con la mano sul grip della fotocamera, e’ un rapporto tattile di lunga durata 🙄. Ebbene, per forza di cose le mani imparano a trovare i comandi senza guardare, tele e fotocamera diventano estensione naturale, e si impara a distinguere al tatto se si è nella posizione giusta. Le ore trascorse, il fiato che condensa sul dorso e diventa brina in inverno, o le sudate terrificanti che inondano display e mirino, creano una specie di intimità con gli attrezzi. Insomma, nella foto sul campo si spinge il pedale a fondo e qui Nikon si è sempre dimostrata pensata allo scopo. Il senso di sicurezza che mi dava la F4E dietro al 600/4 Ais non l’ho più provato, in compenso oggi la potenza qualitativa della Z 9 con il 400/2.8 TC mi offre qualcosa che non ho mai avuto, la sicurezza di fotografare anche con una bava di luce, luce bene scarso sempre. Per chi fotografa nel crepuscolo questo aspetto ha importanza quasi ossessiva. Novembre 2025. Nikon Z9 ob. Nikon 400/2.8 TC Leofoto LS-324cex & BV-10. ISO 12800 1/40 f/2.8. Ogni fotocamera, ogni obiettivo, mi rimanda a storie di momenti vissuti, attese interminabili culminate in brevissimi istanti di ripresa, giornate sul campo in posti in cui non mi sarei mai cacciato se non accompagnato da una fedele Nikon. Qui sta un po’ la mia cifra di merito: aver trovato il viatico giusto per consentirmi di fare cose che mi danno enorme soddisfazione. Che poi i risultati arrivino o meno, non c’è nesso. Il gusto di stare un paio d’ore in ascolto della brughiera alpina, nascondendosi alla vista di tutto e tutti, e’ cosa che ho provato e fatto solo grazie alle mie Nikon, non c’è storia. Negli anni , ormai molti, questo bel rapporto di dipendenza tra il fare e lo strumento per farlo è diventato granitico. Per questo mi incazzo come un orco se Nikon esce dai parametri che ho scoperto essere i più adatti alle mie esigenze, ma devo dire che in tutto questo tempo, nella sostanza, non lo ha mai fatto se non per accezioni semi marginali. Oggi con le Z9 non fotografo in modo troppo diverso da come scattavo con le FM2, Nikon alla fin fine ha tenuto conto di gente come me e non è poco, affatto. Oggi purtroppo è lunedì, il lunedì dell’ennesima settimana da vivere a pancia piatta e testa bassa sul lavoro. Devo tirare sabato per riprender in mano una Nikon, uscire e vedere cosa succede. Qualcosa la‘ fuori succede, sempre.26 points
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Nikon ? Da sempre con me e per sempre.
23 pointsCon Nikon è stato amore sin da subito, e resterà per sempre tale, poi quando non sarò più innamorato resterò solo perché per me un amore non può essere sostituito, purtroppo sono fatto cosi. Il mio amore è iniziato con una F404, sorella della F401, destinata al mercato Americano, e pur essendo una una entry level quando la ricevetti, in prestito, era di mio fratello più grande, mi sembrava che fosse la più bella delle macchine fotografiche, e dormiva affianco e me, sopra al comodino, spiegalo alle nuove generazioni. Beh, veniamo ad altro. Per che mi conosce sa che sono pieno di passioni, tra l'altro tutte costose ahimè 😄, e lo sport è uno di queste. Sport per me vuol dire anche andare in bicicletta, prevalentemente in mountain bike, mezzo che mi permette di arrivare dove le macchine non riescono ad arrivare. Uno dei desideri che ho sempre avuto è di fotografare i posti meravigliosi che vedo quando vado in MTB, non con il telefono, e fortunatamente la mia zona né è piena, la difficoltà e non perdere i miei amici che non mi aspettano 🤣. Ma quale poteva essere la macchina che poteva fare al caso mio ? Doveva essere possibilmente piccola, non ingombrante, non pesare, perché i ciclisti non vogliono portare nemmeno un etto in più figuriamoci un kilo. Mi sono consultato piu volte con Mauro e Riccardo e considerando il budget, lo scopo, e il fatto che doveva essere usata anche dalle mie ragazze la scelta è caduta su una Z6 I generazione, non la migliore delle Nikon ma il suo dovere lo farà sempre, è Nikon! Alcune volte vi ho portato in giro per Venezia questa volta andiamo ad Asiago, luogo a cui sono molto affezionato per la sacralità che emana, e sono sicuro che avete capito il senso visto poiché siamo diversamente giovani e conosciamo la storia del nostro paese. Le foto sono a solo scopo documentativo in quanto non si possono cogliere luci ed ombre come noi vorremmo. I segni di Vaia sono evidenti e lo resteranno per decenni, ma pedala Ale che arriviamo in alto...... Ecco i I miei compagni di merende e per distaccarli non potete immaginare lo sforzo che ho dovuto imprimere, io pedalo ancora con una bici muscolare ma e solo questione di tempo nel passare ai 48 V. 😂 Dove non c'e vegetazione è sempre causa di Vaia, questo è il posto tra i più colpiti, siamo a Marcesina., dove i venti soffiavano a più di 200 km/h Ale pedala che dobbiamo arrivare ancora più in alto, ecco quasi ci siamo, c'è il Forte Lisser che ci aspetta, e lì, Fortezza costruita dal 1914 al 1918 come avamposto italiano, siamo a 1633 metri di altezza. se penso che ha più di 100 anni e lo stato ancora integro per la maggior parte. Ale girati a 360° e guardati introno, il panorama è cosi bello che vorresti fermarti per ore a guardarlo e contemplarlo. Siamo a 1633 di altezza forza, dai il giro non è finito dobbiamo andare a vedere l'aquila di Vaia, un opera di Marco Martalar, opera di 5 metri di lunghezza e 7 metri di lunghezza per un peso di 1600 kg. Fortunatamente dopo una salita c'e sempre una discesa 😊 Se volete salire in MTB con Ale seguitemi ...... , qui siamo dentro il bosco. Video x NL.mp4 Per i più curiosi il giro è durato 6 ore con un dislivello di 2000 metri Attrezzatura usata, una Z6 prima generazione con il 40 mm F2, per lo più scatti in manuale ma alcune volte in automatico, e una Dji action Osmo 3, 4K a 60 fotogrammi. La Z6 era all'interno di una tasca che hanno i giubbotti da ciclisti posta posteriormente, ma che difficoltà ad estrarla🤪,mentre la Dji era fissata sul petto per mezzo di una imbracatura che avvolge le spalle. Molte volte il mirino delle Z6 era avvolto dalla nebbia, che in realtà era la condensa che ho prodotto io 😁, lo pulivo è mi sembrava essere un Re a 1600 metri con una ML e non un telefono a fotografare i panorami. Spero che possa piacervi. A presto come sempre !23 points
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LA BELLEZZA OVUNQUE CI ACCOMPAGNA
21 pointsL’Associazione La Nostra Famiglia di Bosisio Parini si dedica alla cura e alla riabilitazione delle persone con disabilità, in particolare in età evolutiva. Si prende cura di bambini e ragazzi, sia con quadri patologici di estrema gravità, che situazioni meno gravi, legate a rischio psicopatologico o a condizioni di svantaggio sociale. Abbiamo conosciuto La Nostra Famiglia nel 2013, quando Eva, la mia prima figlia, è stata ricoverata per un percorso di riabilitazione dopo un’operazione oncologica. Eravamo convinti di aver superato la malattia, ma purtroppo la vita ci ha dato torto: Eva ci ha lasciati nel 2017. Dopo la paralisi e il dolore dell’assenza, abbiamo deciso di dare nuova vita al suo ricordo fondando l’Associazione Eva Maria ODV (https://www.facebook.com/profile.php?id=100080784512075&locale=it_IT). Abbiamo creato un piccolo gruppo di familiari e amici: mio figlio Davide ha disegnato il simbolo, e così siamo partiti. Dal 2021 portiamo avanti i nostri progetti di volontariato presso la struttura de La Nostra Famiglia: laboratori mensili di creatività, arte, musica e colore, che aiutano a rendere più piacevoli le ore dei weekend, quando le cure non sono attive; il progetto “Un aiuto discreto”, pensato per sostenere le famiglie in difficoltà economica durante il periodo di ricovero; la raccolta fondi per iniziative specifiche, come il finanziamento di un nuovo EEG e la decorazione a misura di bambino degli spazi di neuroradiologia. Dall’incontro con Giulia Manelli, fotografa professionista capace di muoversi con attenzione, rispetto e leggerezza, ha preso forma “La bellezza ovunque ci accompagna”: un invito rivolto a famiglie, mamme e bambini a mettersi in gioco e a farsi ritrarre in un set fotografico professionale. Abbiamo aggiunto anche un set di trucco e parrucco per le mamme, offrendo loro un momento di leggerezza e di riscoperta della propria femminilità insieme ai figli. Al termine di ogni sessione, regaliamo una stampa in grande formato e un file digitale con le fotografie. Dalla professionalità di Giulia e dalla disponibilità delle famiglie è nato anche un nuovo progetto: una mostra fotografica, che si terrà dal 13 al 16 novembre a Milano, presso La Torneria Tortona (via Tortona 30), e un libro pubblicato da Editrice Àncora, con le fotografie di Giulia, i pensieri delle famiglie e la storia della nostra Associazione. Mi sono occupato dell’allestimento dei set a Bosisio, del backstage e delle fotografie a colori. Sono felice di condividere con tutti voi questa iniziativa e vi lascio alcuni scatti in anteprima:21 points
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Lo strano caso del bue e del suo occhio.
20 pointsSi pensava fosse ormai estinto, e invece eccolo nuovamente sulla scena. L'occhio di bue. Ormai rassegnato ad avere nei concerti solo luci laterali (dai fianchi, da sopra, a volte dal basso), o da dietro, generando forti controluce o abbagli in macchina, mi sono premunito di opportune letture e correttivi. Nel dettaglio spot* per preservare da forti sovraesposizioni e bruciature, corretta di +2/3 ev per contrastare la naturale tendenza a sottoesporre quando presenti intense fonti luminose nell'inquadratura (tutta, non solo il punto di MaF, nel mio caso occhi/viso), oppure spot normale, corretta -1ev perchè gli occhi sono frequentemente in ombra, complici capelli, cappellini, occhiali, il tutto accentuato dalle ombre generate dalle luci radenti di cui sopra. Allo storico teatro Alfieri, nel cuore di Torino, l'altra sera è ricomparso l'occhio di bue, forse neppure Valerio l'ha mai visto durante i suoi appostamenti sulla Sesia, ma era lì a sparigliare le mie esposizioni. Lo sfondo non era troppo in luce, per non dire buio, e la lettura spot* non doveva correggere alte luci indesiderate, il volto era ben illuminato e gli occhi (non in ombra) non traevano in inganno la spot tradizionale, quindi il +2/3 e -1ev di rispettive correzioni erano di troppo. Il +2/3 sulla spot* portava vicino ad una bruciatura, il -1 della spot ad una lieve sottoesposizione, per nulla preoccupante. Non dimentichiamoci che non siamo in studio, o di fronte ad un paesaggio, ma con soli 9/10 minuti per scattare, tempo che ti accorgi delle luci ed il primo brano è andato.... La morale di tutto questo pippone? 1-l'efficacia del sistema ML, vedi ciò che realmente stai scattando (grafico e segnalazione alte luci ad ulteriore supporto). 2-utilizzare i tastini fn1 e 2 sul corpo macchina avvalorati per valutare/variare in tempo reale l'esposizione (ri-vedi punto 1...) 3-non preoccuparsi di leggere sottoesposizioni, specialmente in formato RAW, correggibilissime in PP, ma occhio alle sovra eccessive, NON rimediabili. (anche se...) 4-un buon cornetto portafortuna (collaudato) contro la Jella, che come diceva un ex Presidente della Repubblica partenopeo: "non esiste, ma è una cosa dalla quale guardarsi". Edoardo, camm'a fa Un ringraziamento all'ufficio stampa di Dimensione Eventi (tnx Lara) e SOund36.20 points
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ANDARE A FUNGHI
20 pointsBuongiorno a tutti, sono iscritto da poco e vorrei condividere qui una mia esperienza fotografica. Per me il significato di “andare a funghi” è sempre stato di cercare quelli buoni, per poi mangiarli. Da qualche anno, nel periodo autunnale, ho scoperto che per la fotografia tutti i funghi sono commestibili. Ho iniziato con una Nikon D800, il 105mm micro f2.8 e un Flash Godox AD100 Pro con un piccolo softbox. Ora utilizzo una Nikon Z7, il 24-120mm f4 S e il Tubo Led Ambitful A2.20 points
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K&F Concept - Borsa a tracolla 10L - Impressioni
Nel caso possa risultare utile... ci provo. Ho acquistato per la settimana / mese / periodo - ormai non sanno più che inventarsi - la borsa a tracolla di K&F Concept, il modello da 10 litri (Urban Wander 01). Perchè? Per la velocità e praticità: per le uscite dove non porto niente o quasi a parte la Nikon o per utilizzarla in luoghi “particolari” dove non mi sento a mio agio a portarla nello zaino con apertura posteriore che implica di metterlo a terra, aprirlo, estrarre la macchina e ripetere al contrario per posarla. Ben consapevole che sia un monospalla, con i suoi pro ma anche i contro. É organizzata in tre diversi comparti, tutti chiusi da cerniera, ha sia la tracolla sia una maniglia che ispira fiducia. É dichiarata impermeabile (non ho avuto modo di testarla in tal senso). Sul lato superiore, tra lo scomparto anteriore e quello centrale c’è della finta pelle. Il produttore dice che misura esternamente 33 x 22 x 15, io l'ho trovata leggermente più piccola: 30 × 20 × 14 cm, probabilmente hanno preso le misure riempiendola a più non posso, non saprei. Sul fondo ci sono le due cinghiette che sarebbero per portare un treppiede, uso il condizionale perchè, a meno che non ne abbiano realizzato uno da pochi grammi e che da chiuso non occupi più di 35-40cm, la vedo veramente difficile. Quello in carbonio che la casa mostra nelle foto di presentazione pesa oltre 1Kg e, realisticamente, non mi sembra il caso su una sola spalla. All’interno del vano centrale per la fotocamera, troviamo un divisore modulare diviso in tre con aggancio a strappo. É davvero rigido, funziona da fondo e si può usare a tutta apertura o a 2/3 per ricavare un’altro spazio. Non è altissimo, arriva a circa metà della borsa. Dettaglio del velcro cucito sopra, la fattura sembra buona. Il vano anteriore ha al suo interno 3 scomparti con apertura a strappo ed uno che occupa tutta la lunghezza con apertura con la zip oltre che al portachiavi. E mi faccio aiutare dallo schema del produttore per i vani che vedete in rosso e verde. Batterie sì, filtri o anche SD (non adeguatamente protette) no perchè in quella zona spinge il divisore che c’è nel vano centrale, la frittata è assicurata. Verso l’esterno è imbottito. Qui c’è il meccanismo per il portachiavi con la parte rimovibile. Comodo? forse Lo userò mai? Credo di no Il vano posteriore, lato maniglia, è anchesso soggetto al separatore che spinge, un cellulare non ci starebbe comodo, un portafogli non troppo ingombrante, si. Non è imbottito a differenza del vano anteriore. Il sistema di aggancio sembra resistente e ispira fiducia, la plastica è molto dura ed è dalle dimensioni importanti. Una volta agganciati non c’è il minimo gioco anche forzandoli. La qualità dei materiali è buona, le cerniere non fanno resistenza e sono scorrevoli. Purtroppo non ho la possibilità di confrontarlo con prodotti simili, la sensazione non è da "cinese". Cosa ci ho messo all’interno? La Z5 II con il Tamron 28-75 e siamo a 1240 grammi circa, il godox iT30Pro (del quale prima o poi mi piacerebbe parlare) con la slitta alta e una batteria di ricambio. In strada è davvero comodo prendere la macchina, anche in metro o luoghi affollati la si porta avanti e si sta molto più tranquilli dello zaino. Ovviamente la tracolla alla lunga stanca, con qualcosa di molto più leggero come la Z fc e qualche ottica meno ingombrante è l’ideale. Lo stesso brand ha anche il modello più grande da 12 litri, ma per la mia idea ed esigenze non aveva senso, tanto più poi ci entrano più cose e pesa di più. Questo è l'esempio che fanno sul sito, il tablet faccio fatica a crederci. Dato che il vano posteriore non è imbottito, non lo vedo per niente comodo e sicuro. La soluzione che propongono è magari per essere trasportato in auto ma non per essere utilizzato in strada. Più si riempie, più pesa e più diventa scomoda da portare ovviamente. Quanto costa? Prezzo di listino 89,99 dal sito, amazon 59, presa a circa 40 con gli sconti. Non c'e una versione con il logo meno evidente, l'alternativa è una patch marrone anche se più piccola. Mi ha soddisfatto, era quello che cercavo per rapidità e facilità di trasporto, la macchina è davvero ben protetta così come tutto quello che va nel reparto centrale, meno comodi tutti gli scomparti anteriore e posteriore che fanno a pugni con il divisore centrale. PRO: materiali protezione del vano centrale / fotocamera modularità chiusura della tracolla zip CONTRO: i due vani anteriore e posteriore sono molto sacrificati e schiacciati dal divisore centrale il supporto per il cavalletto mi sembra inutilizzabile logo frontale troppo invadente18 points
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Museo Nikon a Tokyo
18 pointsDopo alcuni anni (13) siamo tornati in Giappone, io per la 4° volta, i miei figli per la seconda mentre per mia moglie è stato un po’ come tornare a casa in quanto ci ha vissuto una ventina di mesi sul finire del secolo scorso per acquisire materiale per la tesi e in seguito per un master in commercio internazionale con annesso approfondimento della lingua. La “scusa” era andare a trovare amici giapponesi. Prima tappa a Tokyo dove io non c’ero mai stato. Tra le tante mete non poteva mancare una visita alla nuova sede di Nikon e al vicino museo. L’edificio si trova ad un’oretta di mezzi pubblici, metro + treno, da dove alloggiavo, in direzione sud in una zona residenziale. L’ingresso principale è ben curato e senza fronzoli dove fa bella figura la scritta Nikon. A fianco dell'ingresso principale, sull'angolo a destra della foto, si trova l'ingresso del museo Entrando, a sinistra, si trova un bar e poco più avanti si arriva all'ingresso vero e proprio del museo. Sobrio, quasi zen Superata la porta, a destra, trovo due eleganti ragazze al banco informazioni che mi accolgono con un sorriso, un buon inglese e tanta gentilezza. Nella prima bacheca trovo il processo di fabbricazione del vetro ottico, semplificato Superata, entro in una stanza grande con pareti scure e illuminazione mirata sui vari pezzi del museo. Si inizia con gli stepper (spero di non aver sbagliato termine) da notare le lenti all'interno per poi passare ai microscopi compreso il primo microscopio portatile i telescopi al centro della sala si trova un oggetto cilindrico della lunghezza di un metro e venti con un diametro di settanta/ottanta centimetri che da lontano sembrava vuoto all'interno. Mi avvicino e scopro che si tratta di un "blocco" di vetro sintetico fresato da un lato, grezzo su gli altri lati, e talmente trasparente da sembrare vuoto da cui ricavano le grandi lente presenti negli stepper sono rimasto stupito dalla trasparenza del manufatto seguiti da questi apparecchi di cui non ricordo l'uso ma neanche mi hanno incuriosito, chiedo venia apparecchi di precisione per misurare gli spessori dal primo al più recente e automatizzato in collaborazione con Kawasaki nella stanza affianco sono apparsi gli oggetti che alimentano la nostra passione da anni un incredibile colpo d'occhio, emozionante tutta la storia fotografica di Nikon di fronte a me. Dal primo prototipo a oggetti che non avevo mai visto altri che conoscevo solo in fotografie viste sul web compresi i primi tentativi digitali eccola, la F3/T comprata usata ma praticamente nuova in Giappone nel 1993 nel mio primo viaggio e amata tantissimo per la soddisfazione che mi dava scattando. La custodisco ancora una D4 sezionata fino all'ultima uscita e tanto spazio vuoto per continuare la storia.... sulla parete di fianco sono raggruppate le macchine con i relativi accessori della serie F F2 F3 fotocamere professionali prototipi lenti industriali al centro della stanza potevi provare il 1200mm f11 montato su F2 Photomic A nella terza parete si trovano tutte le ottiche prodotte divise per "argomenti" alcune ottiche mi hanno impressionato per dimensione usarle, ma anche semplicemente trasportarle, non dev'essere stato facile nella successiva stanza, ci sono gli albori di Nikon, quando realizzava telemetri cannocchiali alla marina imperiale o le prime ottiche per fotocamere di altre marche come Canon infine, sulle pareti si trova una linea temporale con le tappe più significative della storia del marchio fino ai giorni nostri Che dire...emozionante. Per gli appassionati del marchio merita da solo la giustificazione per andare in Giappone. Si, certo, il paese offre anche molto altro ma per noi appassionati, amanti, di Nikon è una giustificazione per partire, per andarlo a vedere. Valerio ha chiesto di postare molte, moltissime, foto e spero di averlo accontentato ma non sono riuscito, ne' mai si potrà, ricreare l'emozione nel trovarsi lì guardando solo le foto. Purtroppo non ho una conoscenza così approfondita per poter raccontare tutti gli aneddoti, le storie e i successi di tutte le fotocamere e le ottiche presenti e chiedo scusa sin d'ora per tale mancanza. Sicuramente Max e Mauro ne sanno molto più di me. Uscendo si passa per uno spazio attrezzato per presentazioni abbastanza grande Per la realizzazione ho usato la Z9 con Z24-12018 points
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Nocellara del Belìce: le mie olive
16 points37°43'26.2"N 12°56'46.3"E le coordinate: al centro della Valle del Belìce, a poche centinaia di metri in linea d'aria dal fiume che dà il nome alla zona e che sfocia in un'area naturale protetta, ai piedi del parco archeologico di Selinunte, ecco i tre ettari di uliveto che gestisco da sempre, appartenente alla famiglia di mia madre da diverse generazioni. Ma fino al 2017 lo spazio destinato agli alberi era solo un terzo dell'estensione totale: i due ettari incolti erano brulli, pietrosi ed anche in una certa pendenza che fino ad allora non ne aveva che lasciato a mandorli ed erbacce la superficie... La parte destinata ad alberi di Nocellara era quindi un terzo solamente, popolato però da piante più che secolari e bellissime, con i loro tronchi contorti e testimoni di molte più stagioni di quelle che potremo conoscere noi, poveri mortali. alcune ridotte all'essenziale dalla lunga vita ed infinite potature... ma comunque forti e nodose nella loro semplicità L'olivo Nocellara è una varietà (oggi si dice cultivar...) antichissima, quanto la terra di sua predilezione, ossia la parte sud occidentale della Sicilia, da Marsala a Sciacca, caratterizzata da un microclima che risente fortemente del salmastro dal Canale di Sicilia e dei venti connessi, unitamente alla struttura geomorfica delle terre rosse di questa particolare zona della principale isola del Mediterraneo, popolata da Fenici, Elimi, Greci ed Arabi, prima di noi... Caratteristica della varietà è un oliva dal peso che spesso e volentieri eccede i sei grammi e raramente scende sotto i quattro grammi. La loro superficie è punteggiata anche da grandi lenticelle che però non risultano molto numerose. Ottimo è anche il rapporto tra nocciolo e polpa, e quest'ultima è dotata di grande consistenza, caratteristiche che rendono la Nocellara del Belice un'eccellente oliva da mensa anche se col passare del tempo anche la vendita di olio extravergine ottenuto da questa cultivar è diventata molto redditizia. L'olio ottenuto dalla spremitura di queste olive ha generalmente una colorazione che può andare dal giallo al verde intenso ed un'acidità molto bassa che si mantiene costantemente al di sotto dello 0,5%. Nella fattispecie, il mio olio ha nel corso degli anni, un grado di acidità variabile tra lo 0,1% e lo 0,15% Anche se il periodo di maturazione è piuttosto tardivo, quest'oliva entra in produzione relativamente presto ed ha un livello di produttività molto buono, non soggetto ad alternanza, con una resa dell'olio medio-alta (si supera spesso il 20%) All'olfatto, l'olio extravergine di oliva in vendita si presenta con un fruttato di oliva di medià intensità accompagnato da note di mandorla, pomodoro verde, erba tagliata, carciofo e talvolta di erbe aromatiche. Il gusto è amaro, leggermente piccante e con una punta di dolce. In cucina, quest'olio dà il meglio di sè sia crudo (per il condimento di minestroni, verdure e insalata) che cotto (nella preparazioni di arrosti e fritture, sia di carne che di pesce) grazie al fatto che il suo punto di fumo è più alto rispetto alle altre tipologie di olii. Le olive da mensa, invece, si possono preparare sia al nero che al verde con i metodi della salamoia o con il cosiddetto metodo sivigliano. Il contenuto di polifenoli è alto e quindi il consumo di questo olio favorisce la riduzione del rischio di malattie cardiovascolari, mentre l'alto contenuto di grassi ad alta digeribilità favorisce la riduzione del colesterolo e degli zuccheri nel sangue. Le piante vengono potate basse, con una caratteristica forma tondeggiante, per consentire una raccolta manuale che rispetti la pianta, sfilando le olive dai rami, dopo aver disposto a terra le reti per velocizzare l'operazione. Come dicevo prima, nel 2017 ho deciso di fare dissodare i due ettari incolti, spianando anche qualche dislivello, attraverso una costosissima macchina di movimento terra, che andava già allora a 300 all'ora... (euro, non km...) poi la trivella per fare i buchi sufficientemente profondi per interrare le piantine di Nocellara ...e via di zappa... il tutto per 400 altre piante oltre la novantina di quelle antiche (che ho strenuamente difeso, nonostante fossero chiaramente economicamente giunte) Mio papà, quando gli chiedevo perchè non avessero mai completato di piantare questo terreno, mi rispondeva "ci vogliono anni prima che gli ulivi prendano e inizino a produrre". Io sono caparbio e ho pensato che se qualcosa avevo ancora era la pazienza: nonostante il forte investimento per l'impianto già dopo un paio di anni i giovani alberi manifestavano gioia di vivere: il sistema biologico di coltivazione cui aderisco, senza neppure irrigazione artificiale dell'uliveto, fa sì che queste piante si abituino a rispettare i cicli di produzione usuali, sfruttando unicamente le risorse naturali: acqua dal Cielo (quando arrivi...) e nessun aiutino se non strettamente biologico, ossia piantumazione e sovescio di erba sulla o di favino, per aiutare il terreno ad azotarsi naturalmente. In pochi anni (oggi siamo al sesto di produzione) siamo riusciti ad ottenere un frutto perfetto per caratteristiche organolettiche ed intatto perchè non indebolito dalle crisi idriche che nei fondi irrigati artificialmente provocano gravi danni (in caso di interruzione della somministrazione idrica) il costante apporto degli insetti utili all'impollinazione caratterizza una crescita progressiva e dei raccolti di crescente quantità, salvo in un paio di occasioni nelle quali l'intero habitat circostante ha sofferto per l'innalzamento delle temperature nel periodo estivo Anche quest'anno la produzione mi ha sorpreso, raggiungendo una quantità notevole di olive/albero per questa varietà e non scendendo mai sotto al 17,50% di resa per la quantità di olio molito, Le stagioni si succedono e la Terra ci sopravvive, naturalmente: il nostro compito è di curarla e rispettarla, pur traendone beneficio nella sua coltivazione e questo, credo proprio sia una delle occupazioni più emozionanti ed allo stesso tempo onorevoli, alle quali mi sia dedicato da tutta la mia vita. Il fondo che avete visto in foto prende il nome dalla contrada in cui si trova, Ciafaglione si chiama, a Partanna in provincia di Trapani. Eccovi qua il ciafaglione, ossia il nome locale per la palma nana, della quale questa zona è ricchissima, tanto da essere utilizzato fino al secolo scorso, nella fabbricazione di manufatti come ceste e sacchi. Chi ha il bene di assaggiare l'olio che produco al Ciafaglione, difficilmente potrà poi farne a meno. E' come si suol dire oggi, un' Experience sensoriale. E d'altro canto come potreste trovare la convergenza di tutti questi ...pianeti, altrove? tutte olive della stessa varietà coltivate biologicamente senza l'apporto di alcun prodotto chimico provenienti tutte dallo stesso fondo, di dimensioni circoscritte, quindi da un terreno omogeneo di qualità sopraffina ed acidità eccezionalmente bassa non filtrato ed immediatamente conservato in fusti di acciaio per la maturazione (...che noi meridionali non aspettiamo mai, perchè amiamo l'olio forte che pizzichi 😀) Non resta che...cercare il pane adatto, preferibilmente nero. con farina di Tumminia e...vai ad inzuppare ! Max Aquila photo © per Nikonland 202516 points
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Perchè Nikon e non altro?
16 pointsGià, perchè? beh nel mio caso penso di poter dire che la scelta non è stata casuale ma legata all'ambiente familiare e agli amici. Il mio approccio alla fotografia risaliva ai tempi del Natale 1970,quando mi regalarono una Bencini Comet coi cubetti flash e i caricatori c126,è stata una palestra e la conservo tutt'ora. Andando speso in USA per le vacanze estive con mia nonna dalle sue sorelle,vedevo i cugini americani con diverse tipologie di macchine,chi aveva Miranda,chi Ashai Pentax,chi Nikon,nella fattispecie una F .Ricordo che ero affascinato dalla Canon e i suoi obbiettivi FD per via dei numeri dei diaframmi colorati,poi però,in diverse occasioni,ebbi modo di usare una Nikon F e poi una Nikkormat EL col 50mm,mio cugino aveva pure un 135 e un 200mm che a me sembrava un cannone e per l'epoca lo era dato che gli aerei agli airshow evoluivano a quote bassissime e un200mm era più che sufficiente. Un anno poi ebbi finalmente in uso la Nikkormat EL di mio papà col 50mm e con quella inizia a scattare foto ,prevalentemente in statica o al più qualche rullaggio,usando la mitica Kodachrome,che all'epoca in USA si portava in laboratorio (presente in tutte le città USA) al mattino e si ritirava al pomeriggio,qui da noi in Europa i tempi eran dell'ordine delle due settimane...... Nel tempo poi ebbi modo di acquistare finalmente le mie proprie macchine e così iniziai con la FE,seguita dalla FA,poi la F4s, tutte motorizzate,non per fare raffiche ma per facilitare il caricamento della pellicola,alla fine da un rullino da 36 pose,tirando un po' si riusciva ad arrivare a 38.... qui il sottoscritto a NAS New Orleans con le Nikon e il classico gilet multitasca debitamente addobbato.... Per tantissimi anni il Kodachrome è stato il mio compagno fedele,devo dire che comunque ho provato anche altre pellicole ma giusto per curiosità e nessuna reggeva il confronto,quantomeno nel campo della fotografia di aerei dove la resa del Kodachrome era e rimane tutt'ora leggendaria. qui una parte dell'arsenale di ottiche che ho accumulato nel tempo,altre se ne son aggiunte ed alcune se ne son andate,ma sempre Nikkor.... Poi venne l'arrivo del digitale,dapprima con la D70,poi la D200,la D300,quindi D3s e D3x,nel futuro vedo l'entrata nel mondo delle mirrorless, comunque sempre Nikon sarà. Qui il 400mmf2,8IFED sul cavalletto Manfrotto poi affiancato da un Berlebach in legno Qui con il 400AFI con la impugnatura per l'utilizzo a mano libera,dopo aver provato diverse soluzioni questa è risultata la più efficace per riprendere gli aerei in volo.Il Bushawk,questo il nome dell'impugnatura è costruito in carbonio,però a dispetto della fama di essere robustissimo,a me si è rotto in due parti e ho sostituito la parte centrale in carbonio,con un inserto in alluminio che si è dimostrato a tutt'oggi una soluzione vincente.Il Berlebach con la gimbal lo uso nel caso dei rullaggi e la stabilità dell'insieme è a prova di vibrazioni. Certamente in entrambi i casi pago lo scotto del peso,ma in fondo il militare lo abbiamo fattto no? Ecco,questo il mio piccolo tributo a Nikon,un marchio che ho nel cuore e che non tradirò mai. Semper Fidelis.....16 points
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Con il VILTROX AIR 14mm/f4 sul campo
15 pointsHo preso il 14 mm all'inizio di Novembre, per un week end a Edimburgo e poi l'ho usato per una domenica mattina a Mergozzo, un piccolo borgo del Verbano Cusio Ossola, ad Edimburgo ho scattato a colori, mentre a Mergozzo ho scelto il BN con il profilo TMAX di Mauro. Non ho le capacità tecniche per una recensione approfondita, mi limito a riportare le mie impressioni: La scelta è stata motivata dalla leggerezza dell'obiettivo, la mia schiena si lamenta e, per quanto io cerchi di alleggerire lo zaino si fa sentire lo stesso, poi dal piacere di muovermi con dei fissi, non ho rinunciato al 70/200 e neppure al 24/120, ma il 26, il 14 e il 35, hanno giocato la loro partita ( e adesso capite il perché del mal di schiena!) Mi pare che la lente abbia un buon rapporto qualità/prezzo, è nitida, non mi ha dato nessun problema sulla messa a fuoco e comunica bene con la Z6III, soffre di flare ( ho messo un paio di scatti con il sole) e , a volte, cede sui bordi, lo vedete nelle foto del giardino botanico di Edimburgo, lo sfuocato non è indimenticabile ma per me è andata bene. Adesso passiamo alle foto: la spiaggia di un paese di pescatori vicino al castello di Tantallon Le rovine del castello Ancora una vista del mare La cattedrale di Sant'Egidio il giardino botanico il flare 😄 Mergozzo in BN Il sacro e il profano In LR si trova già il profilo della lente e si possono fare le correzioni in automatico, vignetta un pò ma si recupera facilmente15 points
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Photoshop adesso consente una regolazione fine del WB ... anche sui JPG
Adobe sta procedendo in modo spedito ad aggiornare i suoi principali programmi di elaborazione delle fotografie con percorsi paralleli aggiungendo ad uno quello che era già disponibile nell'altro e rendendo i due ambienti il più possibile estesi. Ho scoperto che nell'ultima versione di Photoshop è stata aggiornata la regolazione di Colore e Vividezza, aggiungendo un pannello relativo al ... bilanciamento del bianco. Avendo un JPG ovviamente potremo fare solo regolazioni arbitrarie e non quelle tipiche di impostazione della nostra fotocamera. Ma poco male se abbiamo un buon monitor e occhi buoni. Soprattutto se siamo decisi del nostro intento. Partiamo da una foto presa da Nikonland di Andrea Zampieron. Ci perdonerà, non c'è nulla di personale nella scelta è solo che è un caso da manuale. A lui piace la foto con quel senso drammatico di scuro e tonalità blu notte ma a qualcun altro la neve può far pensare ad altro. Io il giorno dopo la nevicata, se c'è il sole pieno, mi ricordo da bambino a fare pupazzi di neve con mio fratello che poi vestivamo con cappotti e sciarpe. Avevamo le mani rosse dal freddo ma ci divertivamo come i matti. Oggi con il freddo che c'è io non posso uscire e fotografo dalla finestra ... la vita. Colore e Vividezza aggiunge un livello di regolazione cui possiamo attribuire le normali proprietà (tipo il livello di opacità). Come vedete il pannello di regolazioni è tale e quale a quello che troveremmo in Camera Raw o quasi. c'è la pipetta del contagocce per scegliere il nostro punto del bianco, oppure possiamo fare tutto ad occhio. Io ho provato all'inizio a puntare direttamente sulla neve, ottenendo una sparata sul giallo a fine corsa per la temperatura e una Tinta decisamente sul rosso. Per cui mi sono orientato a scegliere punti più neutri, per esempio i rami degli alberi sulla sinistra o quelli della montagna di fondo 100 e +36. Troppo bisogna dosare il giallo e il blu e il verde e il rosso per avere una foto equilibrata (anche se a me questa già piaceva ...) questo è un valore che privilegia secondo me il verde, non troppo gradevole per i miei occhi. Ho scelto quindi +36 di temperatura e -9 di tinta. Avendo Photoshop davanti e trovando la foto un pò ... opprimente e con poca luce (probabilmente coerente con la scena reale ma ... il fotografo può sempre aprire di più il diaframma e fare entrare più luce se vuole che la foto sia luminosa) ho aggiunto un bel livello curve che ha aperto un pò la scena. Non contento ho aggiunto ancora più luce sulla parte destra dello spettro che ha aperto ulteriormente la vista. La neve non è di bianco neutro ma almeno ... è bianca. Poi, pur avendo una foto a bassa risoluzione ho deciso di incrementare l'impatto con un accentua passaggio moderato. Si potrebbe anche far intervenire il nuovo upscaler generativo incorporato che può portare l'immagine fino a 10 megapixel. non senza applicare qui un accentua passaggio che potrebbe essere modulato in base al gusto (ma il mio intento dopo una elaborazione del genere sarebbe la stampa). In sintesi : originale come scattata equilibrio secondo il mio gusto che privilegia una scena leggibile con tutti i dettagli di tutto quanto ripreso, neve, staccionata, rami, fiocchi scalatura generativa 2x per avere una foto stampabile a più di A4 Mi fermo qui anche se le novità introdotte ultimamente in Photoshop sono tante per chi ne abbia bisogno. Spero di avervi dato qualche informazione utile.15 points
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La Yosemite italiana, coi Picture Control di Mauro
Così è stata soprannominata più o meno 50 anni fa la Val di Mello. E in effetti io che ho avuto la fortuna di andare anche in Yosemite posso confermare. Pareti di granito chiaro sopra i prati, climber vestiti di colori sgargianti oggi come allora. 30 anni fa pure io mi dilettavo sulle vie più elementari della valle, lontani ricordi. Pensi Yosemite e pensi Ansel Adams, il guru del bianco e nero in montagna (ma non solo). Sabato mi sono fatto un giro, diciamo che la stagione è propizia per il BN, foliage praticamente finito, alberi in buona parte scheletrici in attesa della primavera. Z8 e 28-400 per poter prendere dettagli distanti. All'opera ancora i Picture Control di Mauro, quelli che mi hanno dato più soddisfazione il TMAX con filtro rosso e l'HP5 a cui ho aggiunto sul PC il filtro giallo o rosso a seconda dei casi. Giornata di sole radioso, per il tempo che ha illuminato la stretta valle, nessuna nuvola e questo chiaramente è un problema, non si riescono a fare i cieli del Maestro. Ma in Val di Mello in realtà non ci sono quasi mai quelle belle nuvole che invece altrove sulle Alpi troviamo spesso e volentieri. Pareti a precipizio La cascata finale del torrente Ferro basta girarsi di 180 gradi per riprendere contrasti estremi Alberi luccicanti verso il cielo Salendo nella Valle del Ferro Scorcio sul Monte Disgrazia che chiude la Valle a Est, separando Val Masino e Val Malenco Foschia verso la vallata Pomeriggio lungo il torrente Mello dove il sole illumina gli alberi di sbieco Pareti nella laterale Val Torrone ma anche all'inizio della valle Scheletri lungo il torrente Strapiombi che paiono infiniti Sulle rive del Mello luci del tardo pomeriggio Non andateci d'estate, specialmente nei Week End, troverete miliardi di persone vocianti...15 points
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Io e la Nikon. Da quando ci siamo incontrati, non ci siamo più lasciati.
Da possessore di un corredo Asahi Pentax, iniziai a desiderare le reflex della Casa Gialla dopo aver provato la F3 HP di un amico e da quel momento si insinuò in me un tarlo che mi diceva di effettuare il passaggio a Nikon, anche se costoso, tanto era stata la piacevolezza tattile, l’ergonomia quasi perfetta ed i comandi tutti a portata di dito. Altro aspetto importante per me, portatore di lenti, la facilità di vedere il 100% del mirino grazie all’high-eyepoint. Infine, reflex in parola c’era montato un 50/1,4, le cui ghiere dicevano usami e diverremo amici. Il cambio di casacca avvenne nella tarda primavera del 1984 con l’acquisto di una FE2 (per motivi di budget) e tre ottiche Ais (24/2,8 - 50/1,8 - 105/2,5). Negli anni a venire il corredo crebbe con l’arrivo di un 180/2,8 ED, di un 35/1,4 e finalmente della ambita F3 HP. A quel tempo dentro una capace borsa si poteva stipare la F3 ed i cinque Ais (180 compreso). Oggi in quella borsa entra solo la Z8 col 24/120 (senza rimpianti). Prima del passaggio al digitale, ho avuto un lungo periodo di inattività fotografica riempito con la scannerizzazione del materiale analogico (negativi e diapositive), mediante l’utilizzo di uno scanner Nikon (tanto per rimanere in famiglia) Coolscan II, lento ma ottimo. Nel 2013 iniziò anche per me l’epoca del digitale acquistando la Nikon Df in Kit col 50 f. 1,8 dedicato. La macchina offriva la piena compatibilità con le ottiche manuali Nikkor e quindi, nei miei pensieri, c’era la possibilità di sfruttare il corredo Ais. Tuttavia, la messa a fuoco manuale non era agevole, specie per i portatori di lenti ed il pallino dell’esatta messa a fuoco posto all’estremo lato sinistro del mirino non facilitava l’operazione. Comunque, il fatto di non sciupare pellicola, mi consentiva scatti multipli per sopperire ai diversi fuori fuoco o inquadrature errate per tenere l’occhio sul pallino rosso/verde. Col tempo tale operatività era divenuta stancante e fortemente distrattiva, anche perché tutte le volte che utilizzavo il 50 AFS f. 1,8 del kit, notavo la differente qualità dei file che sfornava. Quindi, attesi i vantaggi e le comodità dell’autofocus, riposi nella vetrina che accoglieva la F3 pure i valorosi Ais. Di seguito acquistai l’ottimo Nikkor 70-200mm AFS f.4 G-ED VR, compatto, leggero e invariante nella sua lunghezza. Ai due Nikkor affiancai il Sigma 24-35mm F.2 DG HSM, dopo aver letto su Nikonland gli articoli di Max e Mauro che ne decantavano le lodi. Se era ottimo per loro, per il sottoscritto era il non plus ultra. Anche questo zoom non variava la sua lunghezza in zoomata e pur non essedo una piuma era di facile manovrabilità. Quest’ultima ottica è stata l’unico “tradimento” fatto a Nikon. Per non farmi mancare niente provai anche il sistema “ONE” acquistando una V3 con tre zoom 6,7/13 – 10/100 – 70/300. In pratica era l’antesignana delle attuali mirrorless. Esperienza più che valida, come dimostrato anche dai numerosi articoli presenti su Nikonland, ma abbandonata nel suo sviluppo troppo in fretta dalla casa madre. Il sistema One era compatto, leggero e di facile trasportabilità, sarebbe stato interessante vedere uno sviluppo qualitativo del sensore da un pollice. Nel 2017 nella borsa arrivò la D850, una reflex dalle caratteristiche eccezionali e dotata di un mirino che finalmente mi permetteva di rivedere il 100% della scena senza contorsioni ed aggiustamenti vari, come ero abituato con la F3HP. La macchina cadeva in mano a meraviglia ed era piacevole anche al tatto, come quasi tutte le Nikon. Con lei crebbe anche la qualità dei miei scatti, grazie al migliorato il confort operativo, che mi consentiva di dedicarmi maggiormente all’inquadratura. A fine 2018 ho effettuato l’ultimo passaggio epocale, quello da reflex a mirrorless con l’acquisto del Kit Z7. La Z7 si dimostrò subito facile da usare e con la basetta Smallrig, diventò ergonomicamente valida e ben bilanciata, sia con il compatto ed ottimo zoom del kit, il 24-70/4, sia con gli “effetizzati” Sigma 24-35/2 e Nikkor 70-200/4. Era facile anche da usare in modalità manual focus, ma dopo una prova con uno dei miei Ais decisi che era meglio lasciarli nella vetrina della dei giochi in bella mostra con la F3 HP. Col passare del tempo arrivarono in sequenza i seguenti Nikkor Z: il 50 F. 1,8 S, il 14-30/f. 4 S, il 70/200 f. 2,8 VR S con il moltiplicatore di focale Z TC-2.0x, il 105mm MC F. 2.8 VR S ed infine il 24/120mm F. 4 S. Comunque già dopo il 105 ero diventato “FTZ Free”. La borsa era di nuovo totalmente Nikon/Nikkor, nella quale nel 2023 ha fatto il suo ingresso la stupenda Z8. Manca la Z8 ed il 14/30 perché usati per fare la foto Manca la Z7 ed il 50/1,8 perché usati per fare la foto. Tuttavia in fase di passaggio da reflex a mirrorless in pochi potevano immaginare l’enorme divario qualitativo mostrato dalle ottiche “Z” nei confronti delle precedenti “G”, ad iniziare dall’obiettivo del kit, la cui lacuna più grande era quella di dover estendere l’ottica ruotando la ghiera delle lunghezze focali, per rendere operativo lo zoom. Tale adempimento, almeno per il sottoscritto, è una fastidiosa incombenza, anche se tale caratteristica consente di rendere l’obiettivo più piccolo e più facilmente trasportabile. Anche gli altri “Z” in mio possesso sono ottiche eccellenti ad iniziare dal 70/200 che è uno zoom straordinario e come non citare il 24/120 che faccio fatica a toglierlo dal bocchettone della macchina. Sia chiaro, nonostante tutto questo ben di Dio, sono rimasto sempre un modesto artigiano dell’immagine, ma la passione è sempre viva e tutte le volte che esco per fotografare quello che mi piace e come mi piace, con le mie amate Nikon, mi diverto come un bimbo. Le mie foto non richiedono sforzi titanici come quelli del nostro bravissimo Valerio Brustia, sono foto da diporto o meglio da pensionato, facilmente catturabili. Di seguito posto alcune immagini delle cose che fotografo in prevalenza. I treni storici: Treno in transito presso la stazione di Torrenieri/Montalcino Treno in arrivo presso la stazione di Buonconvento Treno in partenza dalla stazione di San Giovanni d'Asso Foto riprese in stazione, perché i binari in aperta campagna o in collina sono invasi da vegetazione spontanea, che copre la visuale. In occasione del treno storico effettuato per la Sagra del tartufo bianco a San Giovanni D’Asso, un addetto alla gestione delle “linee senza tempo”, (quelle dismesse dalla rete commerciale), ha fatto sapere che verranno tolti tutti gli alberi di cascia sorti nei pressi dei binari. Questo non per noi fotografi, anche se ne usufruiremo, ma per i tanti turisti che affollano questi treni e vogliono godere al massimo del paesaggio circostante. Vedremo se mantengono le promesse per la prossima primavera in occasione della ripresa delle corse del “Treno Natura”, che attraversa le Crete Senesi e la Val D’Orcia. Le auto storiche esposte al salone delle “Auto e Moto d’Epoca di Bologna”. Ferrari 365 GTB/4 Ferrari F40 Uno dei più radiatori dell’epoca-Bugatti T 40 La bellissima Cisitalia 202 SC con un altrettanto bellissimo panorama Lancia D50 Ferrari 500 F2, vincitrice dei mondiali di F.1 con Alberto Ascari nel 1952 e1953 Ferrari 156 F1 del 1963 Ferrari F1 2007 – Ultima a vincere il mondiale costruttori e piloti con Kimi Raikkonen Ferrari 312 T4 di Villeneuve- vincitrice del titolo mondiale costruttori e piloti con Jody Scheckter. Lancia Stratos nei colori della scuderia Chardonnet Ford GT 40 - non una delle tante repliche, ma quella originale Ferrari 499 P Hypercar – tre volte prima alla 24 ore di Le Mans e vincitrice del Mondiale Marche 2025 Il propulsore della Ferrari 499 P Hypercar E le auto d’epoca in movimento al Gran Premio Nuvolari 2025: Bugatti T35 Ferrari 275 GTB/4 Daytona Lancia Stratos Ed alla Mille Miglia Storica 2025: Cisitalia 202 S MM spider BMW 507 Mercedes 300SL (W198) Infine, qualche panorama: Siena di notte Firenze di notte dal Forte Belvedere Firenze – Il Forte Belvedere torrente Resco presso Reggello (senza filtri ND)14 points
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Museo Ferrari di Maranello
14 pointsApprofittando del fatto che mi trovavo da quelle parti sono andato a visitare il museo ferrari di Maranello (da cui sono tornato con qualche ricordino) dove ho potuto scattare qualche foto con la mia fida Z50. partendo da fuori.... partendo dall'ingresso.... (che senso ha mettere gli sponsor attuali su una ferrari di qualche anno fa? 🤔) non solo vetture ma anche motori in esposizione anche i dettagli sono interessanti.... sullo sfondo si vedono anche i tessuti e i campioni di colore che in azienda sanno abbinare nel modo giusto. nei cassetti di questo mobile sono stati messi esempi di abbinamenti tra rivestimenti, colori della carrozzeria e quant'altro... u'altra ferrari rietichettata con gli sponsor attuali un simulatore (ce n'erano diversi a disposizione del pubblico) ma alla fine se c'è chi è disposto a pagare 10,495 euro per il modellino di una vettura che si sta rivelando una ciofeca beh.... vuol dire che il fascino della rossa supera le figure barbine che stanno facendo quest'anno! “Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un'automobile, sicuramente la farà rossa” Oltre al museo di Maranello ho visitato quello di Modena ma sarà oggetto di un altro post nel blog.14 points
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Che c'è nella tua borsa ?
14 pointsappena arrivata a casa con in dotazione la mezza borsa in pelle tipo cuoio/coccodrillo di Smallrig che è praticamente obbligatoria con questo modello. E' bella in modo imbarazzante con quella sua finitura Silver dalla tonalità leggermente Titanio. Secondo me si piazza nella top five delle creature più belle mai prodotto da Nikon (a livello di F2 Prism Titan, per capirci)14 points
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Nikon ZR e Nikkor Z 28-135mm f/4 PZ ed è subito RED
Alla presentazione di metà febbraio dello zoom PZ di questo articolo avevo scritto: ed ovviamente... eccomi a scriverne dopo averlo utilizzato per un paio di settimane sulla nuova Nikon ZR la CINEcamera del sistema Z, in attesa della RED marchiata Nikon. Di entrambi abbiamo come sempre pubblicato le news, che sono state oggetto di molte letture, nonostante i distinguo fatti da ognuno se fotografo, rispetto il personale interesse a poterne fare uso Delle caratteristiche della Nikon ZR sappiamo quindi già tutto e poco resta da chiarire, se non per qualche illazione sull'otturatore, che è solamente elettronico e l'assenza del sistema di pulizia automatica del sensore che, non essendo putroppo dotato della comodissima tendina protettiva delle Z9 ed 8, resta come del resto anche nella Z6III da cui deriva integralmente, esposto alla polvere che nelle riprese video diventa acerrimo nemico, molto più che per un singolo scatto fotografico. Le dimensioni abbastanza compatte del corpo, ma sufficientemente capienti per contenere doppio slot (CF Express e microSD) e sopratutto, la batteria EN-EL15c che nelle mie rilevazioni di queste due settimane, non ha avuto cali di prestazione sensibili nelle riprese video, essendosi reso necessario al massimo un solo cambio batteria in una intera giornata di riprese, sia pure di breve durata, ma appunto per ciò molto frammentate. Al contempo, non ho da segnalare alcun effetto di surriscaldamento, nè della batteria, nè tantomeno della scheda impiegata (una Angelbird AV pro da 512GB) Il peso del solo corpo più batteria e scheda si contiene in 640gr ed è perciò al di sotto della Z6III da cui deriva strutturalmente, grazie all'assenza del mirino elettronico ed ad una minore larghezza di quasi 1cm ed anche uno spessore inferiore. Ha una struttura compatta e molto ergonomica anche senza cage, tanto da avermi invogliato a portarla in giro anche naked con un piccolo fisso come il Viltrox 20/2.8 con il quale si è manifestata quasi come una compatta Z30, ma con l'enorme vantaggio del sensore full format. Con la cage Smallrig (subito disponibile) il peso aumenta fino a 965gr (maniglia compresa) tutto compreso, ma se la cage sia un imperativo, da questo momento in poi non sarà il peso della ZR a farla da protagonista, rispetto quello degli accessorii di cui poterla corredare: fin qui tutti di altro marchio In questo senso, il microfono ME-D10 Shotgun da 32bit di dinamica è una potente eccezione e speriamo quindi che nel prossimo futuro Nikon torni a popolare il suo catalogo dei tanti accessori necessari che nel secolo della sua storia trascorsa, tanto hanno caratterizzato questo marchio giapponese questo microfono introduce una modifica alla slitta flash della ZR, ora dotata del pettine di contatto per questo Shotgun ...la necessità di collegare solo a slitta questo microfono, impedisce la collocazione della maniglia in testa alla cage,ma la necessità aguzza l'ingegno e la staffa del 28-135/4 opportunamente girata verso l'alto, può sopperire in qualche modo alla bisogna... La caratteristica più evidente della Nikon ZR è probabilmente una apparentemente spartana dotazione di comandi: il tasto di accensione a sx, dalla parte opposta a quella cui siamo abituati da sempre... un bilanciere coassiale al pulsante di ripresa/scatto, per ingrandire o ridurre l'immagine a mirino, un semplice slider video/photo che ci affranca dalla necessità di sdoppiare il pulsante di scatto da quello di ripresa come nelle altre ML, tre pulsanti funzione, dedicati però di default a tre funzioni abbastanza importanti, quindi difficilmente rinunciabili al posto di quelle personalizzabili dal solito menu f2 ghiere anteriore e posteriore, abbastanza ergonomiche... e poi, sul pannello posteriore (o lo spazio che resta, rispetto al monitor tiltabile) il joystick solamente, per orientarsi nei meandri del menù e per selezionare la propria scelta. Sotto abbiamo il pulsante di richiamo del preset funzioni a due righe, i, tra le sue opzioni ...l'accesso a tutte le altre sezioni del menù (manca un pulsante menù specifico) Oltre al tasto play sotto il quale, il led verde di conferma accensione o ricarica. La novità eclatante della Nikon ZR è però di certo anche il bellissimo monitor da 4 pollici (che speriamo di vedere presto magari anche sulla Z9II) mentre la notizia un pò meno... attrattiva è quella che Nikon ha semplicemente riversato il maggior contenuto video di questa CINE Camera, sui vecchi menù della serie Z foto: già astrusi e complessi da mandare a memoria, ora vieppiù appesantiti da tutto il nuovo comparto video (non è cosa da poco) e che in un progetto più accurato, avrebbe meritato una differente valorizzazione, magari anche in danno di una parte della componente fotografica, che per i potenziali utilizzatori di questi apparecchi, ha una minore necessità di essere lasciata a prima vista. Ecco... avrei pensato di trovare in testa a tutte le voci del menù della ZR quello relativo alla ripresa video invece che quello foto, insieme alla sezione "personalizzazioni" del solito menù "matitone" Difficili da comprendere anche certe interazioni datate, per cui per abilitare su video la possibilità dei custom Picture Control ci si deve accorgere di flaggare a menù la voce "come impostazioni foto" oppure la regolazione a menù tra zoom ottico e quello High Resolution, ma solo in alcuni formati video e previa abilitazione da menù funzioni (ultima voce)... Per fortuna che c'è online il manuale da poter visualizzare. Secondo punto debole: la precisione del joystick di questa mia ZR non era certo da apparecchio PRO e minimo una volta su tre , mi scappa via dalla funzione che intendo attivare... Magari però è un problema limitato all'esemplare in visione. Di certo lo spazio per un pulsante multifunzione/OK come quello della 6III, con questo sportello manca... Caratteristica della Nikon ZR è la possibilità di registrare video 6K in RAW in diversi formati tra i quali il R3D un cortese avviso, avverte fin da subito che determinati formati necessiteranno di computer adeguati, sia per velocità sia per carico: soli 52 secondi di ripresa in formato R3D mi sono costati più di 4GB di spazio sulla scheda e abbiamo testimonianza da Thom Hogan di consumi da 1TB ogni mezz'ora di girato. redcode-sample.mp4 Va da sè che accanto ai formati professionali a 12 bit sia possibile girare anche con prosaici formati da 10 ed 8 bit, ivi compreso il sempre utile MP4 che ho largamente usato durante il periodo della mia visione. Non siate impazienti e neppure troppo esigenti con me: non sono un videomaker e neppure un vlogger, motivo per cui sono in una fase ancora embrionale di conoscenza con le eccellenze rappresentate da questa Nikon ZR che anche se si inserisce da ultima in un contesto popolato da tempo da importanti competitor, ha contenuti specifici dai quali sono ancora ben lontano da poter paragonare ciononostante e proprio per il fatto che anche Nikon è come me in questo momento una newbie di questo comparto, vorrei con questo articolo parlare degli aspetti che conosco e di quelli verso i quali questo modello ancora ibrido (non del tutto spostato sull'ambito video a mio giudizio, in attesa delle future uscite marchiate Nikon/RED) porta i suoi acquirenti ad indirizzare la propria necessità operativa. In parole semplici voglio testimoniarvi quanto questo ensamble macchina da presa/zoom mi abbia saputo coinvolgere verso quello che fino ad ieri non rappresentava il mio primo intendimento di ripresa: che è poi il ruolo che penso debba svolgere questa ZR nel traghettare al video un fotografo Nikon user. ED allora permettetemi di dilungarmi oltre sulla encomiabile qualità che ho riscontrato in questo Nikkor Z 28-135mm f/4 PZ : un mamozzone da più di 1250 gr...senza ancora averlo pesato insieme al suo scenografico paraluce rettangolare HB116 che allarga il suo diametro dai 95mm della ghiera filtri ai 160mm del suo lato più largo. Dotato di una finestrella scorrevole sul lato inferiore, per agevolare la regolazione di eventuali filtri polarizzatori oppure digradanti. Power Zoom, dotato sia di ghiera, sia di pulsanti (programmabili per la velocità) di movimentazione della zoomata, più un'ampia e differenziata ghiera per la messa a fuoco manuale di precisione e quella più sottile ed arretrata, programmabile per ISO, diaframma o compensazione esposizione. una ghiera giallo oro luccicante, caratterizza per la prima volta in ambito Zmount questo zoom Nikkor nonostante le dimensioni davvero XXL per il suo range focali/luminosità, la sua maneggevolezza ed equilibratura rendono agevole il suo utilizzo sulla ZR anche priva di cage/impugnatura aggiuntiva della Smallrig la staffa di aggancio al treppiede (identica a quella del 400/4,5) è orientabile in maniera fluida e se staccata, mantiene un sottostante attacco filettato da 1/4" (nella staffa c'è anche quello da 3/8") Bene, l'impressione di questo ensamble dal peso complessivo, completo di cage, che sfiora i due chili e mezzo, è tuttavia di grande equilibrio e maneggevolezza, tenuto conto che col monitor da 4" possiamo rinunciare a zavorre aggiuntive di monitor supplementare e relativa batteria. Uno schema ottico da 18 elementi in 13 gruppi, ricco di lenti speciali forte di una messa a fuoco minima quasi da obiettivo fisso (34cm tra 28 e 50mm e 54cm a 135mm) che agevola di tanto le riprese, non solo video ed un bilanciamento da urlo, nonostante le dimensioni ragguardevoli (105x178mm diametro e lunghezza), le tre ghiere molto ben identificabili al tatto e scorrevolissime, protetto dalle intemperie da una sconfinata quantità di O-rings, dà materialmente la sensazione di un oggetto ben costruito. E come funziona? Bene, a questo proposito vi mostro le immagini scattate con esso sulla Nikon ZR, con la quale costituisce un ensamble ideale: Si denota come una lente di forte contrasto intrinseco, destinata del resto a risolvere riprese fino a 8K, progettata per vincere foschia e velo atmosferico. Questo il suo senso, che si ritrova anche in interni a luce disponibile, anche di bassa potenza... anche nella penombra risulta sempre acuto... ...figuriamoci in situazioni di luminosità ideali dove anche alle focali intermedie consente stacchi prospettici interessanti anche fotograficamente, tenuto conto della destinazione per cui è stato progettato. Mi spingo ad allegare tre video a fare da testimonial, girati in condizioni e luoghi differenti, in questi giorni, miranti solamente a far realizzare a chi legge delle considerazioni sulla qualità intriinseca dell'insieme: sono ovviamente realizzati per facilità di condivisione in MP4 e ad alla risoluzione minima (1920x1080 50p e quello in slow motion a 25p) rispetto quelle mirabolanti consentite dalla Nikon ZR, gestite poi col semplice sw Clipchamp di MS: ma a mio vedere già indicative delle potenzialità di questo sistema. Mondello 14-11-2025.mp4 maratona17112025.mp4 Palermo shooting 2025.mp4 Se avrete avuto la pazienza di scorrerli (perdonate la mia imperizia da operatore, senza nessuna ambizione di esserlo considerato) non vi potrà sfuggire come anche nelle mani di chi non sappia gestire ognuna delle opportunità offerte da questo sistema, come sia per me stata immediata la sintonia con questa CineCamera, che se qualcosa possa farsi perdonare è ancora il suo essere anfibia, un pò videocamera ed un pò fotocamera, pur con tutti i crismi per essere considerata come Nikon l'ha definita, di Cinematic NIKKOR quality. Questa mia recensione è sicuramente un work in progress, perchè non ho la competenza per essere assertivo come di mia abitudine sul materiale fotografico. Tuttavia, a parte le doti indubbie della Nikon ZR, voglio ancora sottolineare non soltanto la resa dello zoom Nikkor 28-135/4 PZ, bensì il completo successo progettuale di un obiettivo nato con un intento che a mio veder è stato assolutamente centrato. Nelle mani giuste e successivamente, sui sw adatti, questo zoom regalerà grande soddisfazione a chi sopporterà il sacrificio del suo acquisto. Un cliente a Nikon sicuramente l'ho procurato: Jorgos, che durante il Palermo Shooting che ho appena organizzato, si è innamorato di questo ensamble e giura che comprerà entrambi per la sua attività di ripresa fotonaturalistica. E gli credo !!! Max Aquila photo e video © per Nikonland 2025 (fotografato da Alessandro Pisano)14 points
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Palermo Shooting: una experience dentro alla Felicissima.
Palermo Felicissima: ecco come gli Arabi appellavano la città in cui vivo, al tempo del loro avvento in questa parte della Sicilia, tra l'anno domini 830 ed il 1130 quando subentrarono i normanni. Una città della quale ho spesso scritto e molto fotografato: direi allora, sempre parlato. Perchè fotografare è il mio modo di esprimere sensazioni e sentimenti, di ogni polarità, il modo nel quale credo di riuscire meglio a spiegare il mio pensare. Palermo fondata dai Fenici, così chiamata dai Greci e bizantini, in quanto tutta porto (Pan-ormos), poi A Zyz (il Fiore, la Splendente) dagli arabi che vi si insediarono per sfruttare le sue enormi potenzialità agricole ed idrauliche (che seppero mettere a frutto, come non più noi, adesso), Balarm successivamente anche dai Normanni che, a loro volta, si insediarono anch'essi: perchè Palermo non ha solamente subìto dominazioni, ma ha accettato, di buon grado o meno, tutte le culture e le interpolazioni che ha conosciuto, continuando con gli Angioini dopo i Normanni e poi gli Aragonesi dopo i Vespri siciliani del 1282, quindi gli Spagnoli ed i Vicerè e successivamente i Borbone dopo i Moti rivoluzionari seicenteschi. La storia contemporanea da Garibaldi in poi la conosciamo bene. Da tutti questi popoli Palermo ha imparato ed insegnato, mischiato e fuso, rivisitato e creato: arte, artigianato, lingua, cucina, religione, ma ha principalmente dimostrato che anche sotto la pressione di un dominatore si possano sviluppare germi creativi che possano portare non solamente ad imparare a sopportare la presenza del melting pot che l'ha sempre contraddistinta, ma anche ribellarsi ai soprusi e ribaltare chi li operava. E' proprio da questa città che i sollevamenti di piazza più famosi della Storia del nostro Paese, prima che fosse già tale, hanno preso piede e mano. Anche in tempi attuali conosciamo quali siano state le poste in gioco che hanno compromesso cittadini e martiri per la Verità e il Diritto, contro le piovre del malaffare e della criminalità organizzata in forma mafiosa. Una città che dal suo originario nucleo, intorno al porto appunto, si è andata espandendo nei secoli, inglobando le campagne coltivate dagli arabi secondo le più efficienti tecniche di irrigazione, che coinvolgevano in una rete idrica (ancora oggi funzionante dopo più di un millennio) tutti i corsi d'acqua che la circondavano e cementificando tutto ciò che un tempo dava ricchezza alla città. Fino a distruggere anche le vestigia del periodo più bello, artisticamente e culturalmente, che fu a cavallo tra la rivoluzione industriale della fine Ottocento e i primi trent'anni del nuovo secolo, quando Palermo era ancora una capitale europea che aveva poco da invidiare ad altre città, prima del disastro apportato dal secondo conflitto mondiale e dalla successiva distruzione/ricostruzione distruttiva sistematica del bello e del razionale, in favore del profitto delle nuove classi emergenti, post gattopardesche. Di tutto ciò che oggi è Palermo e di tutto ciò che fu, resta ancora testimonianza materiale e, in chi ne mantenga memoria, anche narrativa. E' per questo che ho deciso di integrare al lavoro che mi vede all'opera da quando fotografo questa città, anche una componente più diretta e meno mediata dalla lettura delle mie fotografie: e pertanto ho organizzato il primo Palermo Shooting, appena concluso, che in un weekend di novembre, neppure di tempo favorevole, ha portato tre nikonlander a condividere on the road quanto qui descritto in un excursus storico che per poter essere esauriente occuperebbe volumi e volumi (e tantissimo tempo per leggerli) Unire le stimolazioni sensoriali, quelle visive ed uditive a quelle tattili e gustative (o solo olfattive, per chi sia a dieta) è un modo sicuramente immediato, al posto di quelli...mediati e distanti. Una full immersion di alcuni giorni, che comporta la possibilità di visitare, discutere, valutare personalmente, assaggiare, in una parola... gustare l'essenza della vita di questa città e di chi la vive, non da turista, ma da viaggiatore. Dove il viaggio non sia semplicemente una destinazione, bensì una scoperta. A corredo di questo articolo aggiungerò di volta in volta il link ai blog dei successivi shooting che ho intenzione di continuare ad organizzare fin dalle prossime settimane. Serve soltanto che chi sia interessato manifesti la sua disponibilità qui appresso per un determinato periodo e vedrete che riusciremo a mettere insieme altri gruppi di nikonlander, cui metto a disposizione a prezzo di favore il mio BnB situato in centro città, dal quale ogni destinazione è a portata di passeggiata. Fermo restando che ognuno possa liberamente decidere dove alloggiare e poi ci si incontrerà secondo il programma stabilito insieme per lo shooting. Sarò guida e consigliere per i luoghi e gli atteggiamenti nello scattare per strada: ricordando ai partecipanti che le foto si ottengono, prima che pensare di rubarle. Non si costruiscono sulla base di un retropensiero, ma si cercano, seguendo il proprio sentimento. Possibilmente si condividono anche, con i soggetti ritratti. Tutto ciò porta soddisfazione nel proprio agire e risultato negli scatti ottenuti. Nikonland è corollario a questa iniziativa e sarò felicissimo (come fossi A Zyz...😉) di condividere la mia conoscenza del marchio ed il mio personale piccolo museo della storia del marchio, insieme alle persone che vorranno venire a Palermo anche per conoscerci dopo tanti anni che ci si legge solamente. Tutta l'assistenza possibile sul campo per ogni esigenza di natura fotografica oltre che materiale, durante gli shooting. Contattatemi pure per MP se lo ritenete, per ogni informazione al riguardo. Max Aquila photo © per Nikonland 202514 points
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Dove nascono i felini della Grummann
14 pointsLa ditta americana Grummann,ora accorpata alla Northrop,ha sempre avuto una consolidata storia di forniture alla marina americana.La serie dei suoi velivoli,identificati con nomi di felini è celeberrima tra gli appassionati e non.Tra questi,spicca il notissimo Tomcat noto al grande pubblico grazie al film Top Gun. Nel lontano 1988 con alcuni amici si ebbe l'opportunità di una visita allo stabilimento di Bethpage dove venivano assemblati i Tomcat e il velivolo da guerra elettronica EA-6B Prowler. Di seguito alcune immagini della linea di montaggio che non sono sempre note al grande pubblico. Qui una vista della catena di montaggio con diversi velivoli in vari stadi di avanzamento si tratta di velivoli della versione F-14A+ poi rinominati F-14B. Questa versione venne sviluppata a partire dall'84 e la caratteristica principale era la sostituzione dei motori P&W TF30 con i più potenti ed affidabili F110-GE-400 della General Electric. Qui alcuni. tecnici al lavoro sui cablaggi della cabina di pilotaggio. I cavi vengo preassemblati in tutta la loro lunghezza in appositi banchi con sagome che riproducono il percorso nella fusoliera. Ad ogni velivolo la ditta assegna un numero di costruzione che lo identica univocamente,in questo caso è il numero 564,questo serve anche per l'assegnazione dei materiali necessari per la costruzione. Vista dall'alto del cassone alare e della cerniera che permette la movimentazione dell'ala. Altra inquadratura degli stessi velivoli visti precedentemente,ogni aereo è racchiuso nel proprio jig o area di assemblaggio finale. In un'altra area si assemblavano gli EA-6B Prowler,versione da guerra elettronica del velivolo d'attacco A-6. Un velivolo di questo tipo,durante un volo addestrativo in Trentino fu protagonista della tragedia del Cermis.14 points
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Tutte le nostre "pellicole" simulate per le nostre Nikon : pronte per il download
Su gentile richiesta, concentro in questo unico articolo le varie soluzioni di Picture Control che simulano "pellicole" famose. Non si tratta di repliche conformi, sarebbe impossibile, anche perché è impossibile modulare la risposta del sensore che resta quella, senza nulla a che vedere con la latitudine di posa della "pellicola" simulata. Sono solo proposte di simulazione sul piano tonale e cromatico che le ricordano. Sono da usare con le ultime Nikon, specialmente le Expeed 7 per creare JPG già pronti in macchina. Ma scattando i NEF è possibile aprirle allo stesso modo che in macchina ANCHE in Nikon NX Studio. Purtroppo gli altri software di sviluppo non ci consentono di vederle fedelmente. Con la Nikon Zf è possibile anche aggiungere un livello di grana direttamente in macchina (cosa possibile anche in NX Studio). La logica di questi Picture Control (per lo più di tipo Flexible Color) è quella di consentire al fotografo che si fidi della propria macchina di vedere la foto allo scatto e di salvarla esattamente come l'ha vista. Potenzialmente avendola già pronta con lo stesso JPG della fotocamera ma con la sicurezza di poter fare ulteriori elaborazioni con NX Studio/Photoshop qualora servisse. Tutti questi PC sono da noi rilasciati senza alcuna riserva né responsabilità da parte nostra. Ognuno, se vuole, può apportare le proprie modifiche agli stessi, secondo il proprio gusto. Non è roba per smanettoni né per perfezionisti della scienza del colore (le pellicole non sono mai state fedeli alla realtà). Sono cose per fotografi che sanno cosa fanno e amano fotografare esponendo e componendo bene, senza poi passare giorni al computer a "ricreare" una immagine che esiste solo nella loro testa. Istruzioni su cosa sono, come sono fatti, come si caricano in macchina o su NX Studio, qui : e il riepilogo e la prova d'uso di Max Aquila, qui : Kodachrome 64.NP3 Provia 100F.NP3 TMAX.NP3 HP5.NCP Kodak TRI-X FLEX.NP3 NEOPAN.NCP Fujifilm SUPERIA.NP3 KODAK EKTAR 25.NP3 VELVIA FLEX 50.NP3 VELVIA FLEX 100.NP313 points
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Le ballerine
13 pointsQuando un amico (che non sia Mauro😁) ti chiede di andare con lui a fotografare delle ballerine, prima di accettare informati bene di cosa si tratta! Nikon Z9 Nikon 180-600 f6,313 points
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Assistenza Nikon by Nital - experience -
13 pointsLe discussioni e le richieste di chiarimenti a riguardo dell’assistenza Nikon in Italia ed in particolare di Nital sono innumerevoli nei vari forum. Per questo vorrei riportare brevemente la mia esperienza e personali considerazioni a riguardo. Prima o poi capita che per colpa nostra o per un difetto di fabbrica ci si debba rivolgere all’assistenza specializzata. Come tutti sappiamo l’assistenza è gestita da Nital, l’importatore italiano, e da alcuni centri autorizzati dalla stessa (Milano, Roma e Firenze se non ricordo male). I problemi e di dubbi nascono nel momento in cui la macchina o l’obiettivo non gode di garanzia italiana o europea. Nei primi due casi (Nital e UE) l’assistenza è garantita, anche se con tempi diversi, ma nel caso di materiale acquistato fuori dalla UE o senza garanzia Nital, ci si deve rivolge al rivenditore o si invia ad un centro Nikon italiano ma, ovviamente, a pagamento. Nel tempo e in ordine ho inviato: - D850 e 14-24 af-s: caduta dal treppiede e franata su una roccia con conseguente piegamento della baionetta più altri danni a macchina e obiettivo. La riparazione è avvenuta ovviamente a spese mie ma con congruo sconto in quanto materiale Nital e in tempi brevi; - Nikon z 105: avvertivo ed avverto un rumore strano durante la MAF quindi l’ho inviato per un controllo. Materiale controllato e rientrato tutto a spese dell’assistenza, compresa la spedizione; - Nikon z 14-24: sentivo l’innesto duro quindi l’ho mandato per un controllo. Spese e costi vedi sopra; - Z8: richiamo della casa madre. Costi zero - Z6 III: sensore sopra il mirino per lo switch mirino display non funzionante. Materiale inviato a carico Nital, riparazione e costo zero. A partire dalle spedizioni tutto è registrato e seguibile on line, con tanto di foto del materiale all’arrivo in assistenza. In caso di problemi o di preventivi a carico del proprietario si verrà ricontatti, diversamente il materiale viene riparato e rispedito.Anche i tempi di invio e lavorazione sono veloci; se prediamo ad esempio l’ultima spedizione (che mi ha ispirato a scrivere questo post) ho inviato la macchina il 24.11.2025 con ritiro presso il domicilio, arrivata in Nital il 26 e il 27 è stata rispedita. Ho ricevuto la macchina il 01.12.2025 (considerando che il 29-30 erano sabato e domenica)…. tenete presente che io abito in Sardegna e l’assistenza e a Mocalieri (TO) . Non sarà sempre così perché ovviamente dipende da cosa si deve fare e dalla disponibilità dei ricambi, ma credo che basti per capire la celerità con la quale vengono eseguite le lavorazioni. Probabile che mi dimentichi qualcosa inviata negli anni prima che ci fossero le registrazioni on line, ma quanto riportato qui penso che basti a chiarire il tipo di assistenza. In sintesi, se il materiale è in garanzia e il danno non è causato da Voi, è tutto gratis compresa la spedizione, diversamente otterrete un’assistenza molto qualificata e competente e con probabilità di prezzi scontati sui ricambi e lavorazioni. Per quanto mi riguarda, se teniamo anche conto delle varie campagne promozionali e del materiale ricondizionato, ormai ha poco senso comprare fuori UE con garanzie praticamente inesistenti. Ovviamente potrò essere smentito da esperienze diverse e contrarie, sarebbe interessante se qualcuno volesse riportare la Sua esperienza e il suo pensiero qui per una discussione.13 points
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Viltrox il 9mm
13 pointsMi sono comprato il 9mm della Viltrox per APSc. Era un pezzo che ci rimuginavo e che cercavo foto ed impressioni in rete, alla fine l’ho preso, approfittando del Black Friday, per 183€, un prezzo che permette di sopportare anche eventuali default dovuti agli aggiornamenti Nikon. Ma tutto questo è stato detto e ripetuto più volte su Nikonland dove questa marca si è ritagliata uno Spazio importante. Tra l'altro mi sembra che qui su Nikonland non se ne sia parlato. Sono parecchie foto, probailmente troppe, la maggior parte in BN, qualcuna, magari “doppia”, anche a colori, il mio non è certo un test fatto secondo tutti i crismi, ho scattato ieri ed oggi (mi è arrivato lunedi) ma spero che le foto possano far rendere conto del possibile utilizzo e della resa di questa ottica che corrisponde ad un 13,5 su FF. Non farò commenti Tecnici, non mi sento in grado, ma posso darvi le mie sensazioni giuste o sbagliate, a me per ora è piaciuto e come per gli altri AIr che posseggo posso ritenerlo senz’altro un Buon Acquisto. Tutte le foto sono con Z50II e ZFc, il BN, se non sbaglio è Profilo Matita e TMax le poche a colori profilo Standard... PS. Spero che dalle foto riusciate a farvi un opinione e condividerla nei commenti, Grazie. f3,5 f3,5 f3,5 f5 f5 f14 f7,1 f10 f10 f9 f5,6 f5,6 f3,2 f3,2 f3,2 f10 f8 f13 f10 f2,8 f8 f5 f5 f5 f5 f5 f5,6 f5,6 f5,6 f5,6 f1613 points
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Gente dal mondo - Vietnam
13 pointsL’86% della popolazione vietnamita è Viet (Kinh), discendente di civiltà sviluppatesi nell’attuale Tonchino in epoca preistorica, ascritte alla famiglia linguistica Mon- Khmer, e in seguito fortemente influenzate dalla Cina, di cui assimilarono a differenti livelli lingua, religione, cultura e costumi, per espandersi in tutto il Vietnam entro la fine del 18° secolo. I Kinh hanno basato l’economia sulla coltivazione inondata del riso, i commerci e la manifattura. Molte delle altre 53 minoranze ufficialmente riconosciute abitano aree marginali. Differente la situazione degli Hoa (cinesi), un tempo parte della classe borghese in tutto il paese e oggi ridotti all’1,1% della popolazione dopo tra Vietnam e Cina nel 1979; e dei Khmer (cambogiani), compatti lungo la frontiera con la Cambogia e nel delta del Mekong. Le altre minoranze spesso soffrono di condizioni e opportunità notevolmente peggiori di quelle dei Kinh, nonostante la politica del Vietnam sia attenta a rispettarne e proteggerne le prerogative. La struttura demografica del paese ha subito sconvolgimenti profondi nel periodo delle guerre con la Francia, gli USA e la Cina: si stimano oltre 4 milioni di morti, 3 milioni di feriti e invalidi e quasi 1,5 milioni di rifugiati all’estero. Dopo la riunificazione, 4 milioni di persone furono trasferite dalle città nelle aree abbandonate o appena colonizzate, iniziando una politica contraria all’urbanizzazione, ancora oggi seguita dal governo. Il Vietnam ha una popolazione di oltre 100 milioni di abitanti, l’incremento naturale della popolazione è stato controllato dal governo. I vietnamiti sono orgogliosi della loro ricca cultura e delle loro diverse tradizioni. Lo stile di vita dei vietnamiti è caratterizzato da forti legami familiari, valori tradizionali e un profondo legame con il proprio patrimonio. Foto scattate con Nikon D850 + AF-S 14-24/2,8; AF-S 28-70/2,8; AF-S 80-200/2,813 points
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Palermo Shooting: 7,8 e 9 Novembre 2025
13 pointsEccomi. Alla fine di alcuni miei blog o post mi congedo da Voi dicendo " spero di avervi trasmesso le mie emozioni" Questa volta parto sconfitto nel senso che sono sicuro di non poterle trasmettere cosi come le ho vissute io. All'interno di questo "lungo" e si fa per dire fine settimana, con Roberto, Jorgos ma soprattutto grazie a Massimo Max,ho vissuto tante storie che ci vorrebbero tante di quelle parole che io in natura non sono in grado di esprimere forse a causa della mia professione tecnica. Ma lasciatemi condividere alcune foto, Mondello, tardo pomeriggio di Venerdì, con Roberto e Max che ci ha portato in macchina nel frattempo che aspettavamo Jorgos. uno scorcio della Tonnara di Mondello (torretta) in cui le barche arrivavano fino alla fine dello scivolo per poi trasportare i tonni (l'entrata è nella casa in restauro) Vista di un Signor ristorante , con vista mare, (lato opposto alla mia foto) in stile Liberty, che durante lo sbarco, che fu centro di comando USA, mica scemi e nel mentre la luna si faceva vedere E la serata del venerdì finisce qui. Sabato mattina..... iniziamo con le magnolie, mai visto una cosa del genere in vita mia,per poi proseguire nel Mercato del Capo, un vero mercato rionale come io non ne vedevo da tempo, ahimè E mi fermo qua per ora perché vorrei dare la possibilità anche ai miei Amici di raccontare le loro foto. Stay tuned , anzi restate in linea, basta con questo inglese , siamo pur sempre Italiani, un popolo che ha insegnato Arte & Tecnica a tutto il mondo. A presto !13 points
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Com'è andata a finire con il Viltrox 16mm, la prova.
La vicenda qualcuno la ricorderà, un Viltrox 16mm con qualche problema di MF, restituito, ed un altro acquistato usato, ben funzionante. Avevo promesso qualche immagine per testare "il ragazzo" sul campo, il mio. La scorsa settimana me lo porto al posto del fido 14/30z, l'idea è quella di usarlo a 2,8 (tanto per avere uno straccio di PDC) in FX o all'occorrenza in DX (quindi un 24mm). Il pit è proprio sotto il palco, alto 1,20/30 c.a., quindi ideale per riprese molto ravvicinate. Le luci, al contrario sono davvero ostiche: niente davanti, qualcosa sopra quasi a perpendicolo, idem laterali, il resto tutto da dietro, con la gradita novità di alcuni potenti fari altezza palco direzionati verso il pubblico, quindi giusti nell'obiettivo; se a questo aggiungiamo che la macchina del fumo ha cominciato a funzionare un'ora e mezza prima del concerto (boh?), si capisce perchè l'arrivo delle cavallette sarebbe stato accolto come una liberazione... Già che siamo qui tanto vale scattare e portare a casa qualcosa. Direi che il 16mm si è comportato bene anche con le luci in macchina, d'accordo la quasi TA e l'assenza di flares e stelle, ma anche contenuti gli aloni, i cerchi ed i puntini che il 14/30 mi regalava. Altra struttura ottica lo zoom, certo. La mancanza di stabilizzazione nell'ottica è ben sopperita da quella in macchina (z7), gli scatti sono a 1/200, che talvolta è poco con artisti assatanati, ma qualche particolare mosso non mi dispiace affatto. A dire il vero 16mm sono perfino pochi, quasi sempre è necessario un po' di crop, forse il 20mm nostrano potrebbe essere una valida alternativa (30mm in dx), vedremo... E poi? E poi quando ti serve la copertina dell'articolo arriva il 70/200 e ci pensa lui...12 points
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Palermo Shooting: 7,8 e 9 Novembre 2025
12 pointsAlessandro stamane è partito di mattina e si è dovuto staccare anzitempo da me, Roberto e Jorgos: si è anche evitato una bella pioggia intensa del dopo pranzo...ma si è perso Monte Pellegrino, il Santuario e la grotta di Santa Rosalia, Mondello e Capo Gallo, oltre che il pranzo a cozze, vongole e frittura di pesce a Sferracavallo... tutte le foto con Z50II e 16-50, (PC Velvia) tranne un paio, quelle della grotta, fatte col Viltrox 35/1,7 a TA Questa sopra, uno stitching su LR di tre strisciate da sette foto (21 in totale) con il 16-50 a 16mm f/512 points
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Palermo Shooting: 7,8 e 9 Novembre 2025
12 points
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Inverno al Piano Rosa
11 pointsA me piace camminare nei boschi d'inverno. Mancano pochi giorni alla fine dell'autunno e di boschi dove camminare vicino a casa mia ce ne è uno solo, il Piano Rosa o parco delle Baragge. Ne ho parlato più volte, è un luogo magnifico in tutte le stagioni. In quella invernale, date le nuove evoluzioni del clima, nelle Baragge è storia di sterpi gialli, betulle e querce dai rami spogli e tappeti di foglie secche. No, la neve non è prevista, ed è così da tempo. Per invogliare i Nikonlander a fotografare e cercare luoghi vicini e lontani, o magari venire qui per una scappata, pubblico le foto che ho realizzato in 2 occasioni: alla fine di novembre 2025 ed il primo gennaio 2024. Corredo le foto con qualche indicazione didascalica e un minimo di dati tecnici, tanto per gradire. Dal monte Barone, al Rosa poi, coperte dalle betulle, le creste di imbocco della Val Sesia e più a destra le alture del Vergante con il Mottarone a dare il benvenuto. Siamo ai piedi delle alpi del Piemonte orientale. Photomerge di 7 scatti. Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF + FTzII , Leofoto LS-324CEX + Sunway XB-44. Graminacee secche e piste dei cinghiali. Nelle praterie come questa il cinghiale si trova molto bene. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S a mano libera. Seguendo le piste dei cinghiali sono arrivato ad un grattatoio. La base di questo Pino silvestre è stata consumata dall'abrasione ripetuta e costante. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S , Leofoto LS-324CEX + Sunway XB-44. Il territorio del parco è costituito da rilievi e piccole valli, in queste scorrono torrenti minuscoli ma perenni. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S , Leofoto LS-324CEX + Sunway XB-44. Io non ci sto sul sentiero, seguo le tracce degli animali o il corso dei torrentelli. In questo territorio, che non è molto vasto, occorre comunque un po' di attenzione. Non ci sono punti di riferimento significativi e le tracce degli ungulati sono dozzine, portano dovunque e da nessuna parte, ci vuol poco per perdere l'orientamento. Finchè c'è luce, tengo memoria di qualsiasi cosa possa servire da riferimento, dai tronchi bruciati, ai funghi del legno che crescono enormi sugli alberi morti. Quando cala la notte però vedo di essere sul sentiero principale. Non è pericoloso, è la possibile figura di cioccolato che mi tormenta. I funghi sui tronchi come segnali stradali. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S , Leofoto LS-324CEX + Sunway XB-44. Cumuli di felci ad ombrello a fine ciclo annuale. Nikon Z9 ob. Nikon AFs 300/4 PF + FTzII,mano libera. Corteccia di betulla e foglie di quercia e quercia americana. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S , Leofoto LS-324CEX + Sunway XB-44. Le foglie rosse e puntute della quercia americana. Nikon Z9 ob. Nikon Z 800/6.3 S , Leofoto LS-324CEX + Sunway XB-44. Il sole tra pochi minuti sparisce e sono lontano dal sentiero principale. Nikon Z9 ob. Nikon Z 24-70/4 S , Leofoto LS-324CEX + Sunway XB-44. Dal sentiero (tiè), muro di betulle. Nikon Z9 ob. Nikon Z 400/2.8 S TC, Gitzo GT3541LS + Arca B1. In inverno, la luce del post tramonto qui è spettacolare, vale la pena rimanere ad aspettare che la nebbia si alzi dal terreno d'argilla, sempre umido e fangoso. Con il calare del sole,, se il cielo è sereno, l'abbassamento della temperatura dell'aria porta dritto dritto nella zona delle nebbie. Nikon Z9 ob. Nikon Z 400/2.8 S TC, Gitzo GT3541LS + Arca B1. Nikon Z9 ob. Nikon AFs 105/2.8 micro + FTzII, Gitzo GT3541LS + Arca B1. Nikon Z7II ob. Nikon AFs 17-35/2.8 ED + FTzII, Gitzo GT3541LS + Arca B1. Nikon Z9 ob. Nikon Z 400/2.8 S TC, Gitzo GT3541LS + Arca B1. Nikon Z9 ob. Nikon Z 400/2.8 S TC, Gitzo GT3541LS + Arca B1. Certo che il capoccione di un bel capriolo ci starebbe bene nelle brume del tramonto, ma non mi è stata data occasione, ci spero sempre ma qui è più difficile che nel parco delle Lame. Tocca provare, provare provare provare e.. provare (cit A.Sandrelli).11 points
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Gli F-15 di RAF Lakenheath
11 pointsContinuiamo qui a parlare della base di Lakenheath,ma stavolta la vediamo operativa con il velivolo che sostituì l' F-111F, ovvero l'F-15 Eagle nella versione C da superiorità aerea e nella versione E da attacco. Nel Febbraio del 1992 arrivò a Lakenheath il primo Strike Eagle e per il Dicembre dello stesso anno,gli ultimi due F-111F lasciano l'Inghilterra per gli Stati Uniti.Dal 1992 inizia quindi e tutt'ora continua,la saga dell'Eagle nell'East Anglia. Il 48th Wing, quindi sino al 2021 opera con tre Squadron ,492/493/493FS con un totale di 75 velivoli variamente suddivisi. L'operatività della base è sempre elevata dato il gran numero di machine presenti,comunque va detto che anche l'EAGLE,come il suo predecessore, dichiara spesso emergenze e quindi missioni abortite o rientri in emergenza. Tuttavia l'Eagle ha dalla sua una miglior manutenibilità ed accesso ai componenti del velivolo e i fermi macchina son decisamente più brevi così che il ritorno in linea è abbastanza rapido.Le missioni prevedono voli addestrativi in apposite aree dell'entroterra inglese e sul mare del nord dove si son appositi corridoi per il rifornimento in volo e alcuni poligoni su spiagge vietate al pubblico. Dal 2021 han iniziato ad essere operativi gli F-35A su due squadron mentre il 493th squadron che operava i monoposto F-15C è stato riportato in USA. Ora il Wing opera su due squadron di Strike Eagle e due squadron di F-35A,entrambi i velivoli sono spesso rischierati per esercitazioni periodiche ad Aviano. Diamo ora seguito ad alcune immagini scattate nel corso degli anni durante le tradizionale visite alla base. Ripropongo la precedente mappa della base con indicate le posizioni per fare foto così da avere un riferimento alle immagini postate. Qui abbiamo un F-15C del 493FS ripreso dopo il decollo dal punto N. Qui si può usare anche un 300mm come in questo caso. Altro velivolo de 493 stavolta ripreso dal punto B Stesso reparto e stesso punto B all'entrata del bosco. Qui va bene il 400mm se poi ha un 500 meglio ancora. Qui siamo al punto M col velivolo in finale per l'atterraggio sempre il punto M della mappa con un velivolo in atterraggio,sullo sfondo tre velivoli in rullaggio. Ancora dalla zona M,con un velivolo al decollo in full AB. Data la distanza uso il 400+TC1,4. Uno Strike Eagle ripreso in decollo dal punto B. Anche qui il 400mm è il minimo sindacale Altro decollo preso però dal punto C Qui un velivolo che + rientrato dichiarando emergenza (probabile avaria idraulica) con il mezzo dei pompieri e il furgoncino del follow me che guida solitamente i velivoli tra le vie di rullaggio della base Gli specialisti completano gli ultimi controlli prevolo, sullo sfondo si intravede la collinetta indicata dal punto K,dal quale si può avere una buona vista della base munendosi di un buon binocolo.Data la presenza delle reti una scaletta è consigliata. Qui il Boss Bird,ovvero l'aereo del Comandante del Wing o del suo Vice,i velivoli non sono assegnati stabilmente,qui la foto è presa dal punto B con l'ausilio di una scaletta per superare le reti.11 points
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Un treppiede nuovo. Un altro???????!!!!
11 pointsDel treppiede fotografico ho scritto delle romanze, adesso però è il caso di rifare il punto perchè oggi la questione è cambiata in modo essenziale. Oggi quasi tutti gli utenti di Nikonland sono ML user, quelli che ancora non lo sono lo diventeranno giocoforza. Ebbene, perdere lo specchio vuol dire eliminare la prima fonte di micromosso che può affliggere qualunque ripresa con tempi otturazione brevi o lunghi. La conseguenza immediata è che è possibile usare treppiedi molto meno robusti di quelli che usavamo in passato. Una ottima notizia! Si, ma non fatevi perculare. - SQUDRA CHE VINCE NON SI CAMBIA, si AMPLIA - La Cina è diventata il primo produttore di strumenti per sostenere apparecchi fotografici, con questa pressione il gruppo Manfrotto non so quanti anni ancora potrà resistere. Nella spettacolare messe di strumenti made in Cina c'è da perdersi. Offerte su offerte, oggetti identici commercializzati con nomi diversi. E' una guerra, e un gran casino, i cinesi hanno copiato il mondo e adesso si copiano tra di loro. Per mia esperienza ho provato un po' di cineserie e nella pratica ho ristretto il campo a 2 soli produttori: Leofoto e Sunwayfoto. Il primo per i treppiedi, il secondo per le teste serie XB. Oggi vi racconto la mia su un oggetto che trovo decisamente particolare, vi racconto del Leofoto LS-324CEX che utilizzo dall'estate 2025. I treppiedi Leofoto serie RANGER sono molto compatti, anni fa ho scritto del minuto e potentissimo LS-254, non hanno la colonna centrale e non dispongono dello spazio per alloggiarla quindi la loro dimensione da chiuso è estremamente contenuta. Qui un bel paragone tra il Leofoto LS-324CEX il mio cavallo da battaglia, il Gitzo GT3541LS dove balza all'occhio la differenza di ingombro. Il Leofoto LS-324CEX gioca nello stesso campionato del mio Gitzo Systematic serie 3 e per questo l'ho scelto, per avere una alternativa o un raddoppio equivalente, ma con il vantaggio di una maggiore compattezza. Scrivo quindi di un treppiede pensato per applicazioni generalistiche a tutto tondo. In dettaglio, confrontando i due treppiedi: diametro della sezione più grossa delle gambe è 32mm (0,9mm meno del Gitzo) 4 è il numero sezioni per gamba, ottimo compromesso ingombro - stabilità. la lunghezza da chiuso è circa 56 cm per entrambi l'ingombro (diametro da chiuso) è ovviamente a favore del Leofoto il peso con testa siamo lì, 200g più o meno, a cavallo dei 2.2-2.5 kg (il Leofoto qui vince ma solo di un fattore 0,9) l'altezza tutto aperto: il Leofoto è più alto 153 cm , il Gitzo si ferma a 144 cm. Sicuramente la ridotta dimensione diametrale è un parametro interessante che rende questa serie Leofoto Ranger intrigante, ma la cosa non è gratis. Prova alla mano la piattaforma della crociera così compatta mostra una maggiore propensione alle vibrazioni. Usando una reflex e montando un tele importante ci si accorge del cedimento. Però questo Leofoto LS-324CEX , guardatelo bene, integra una funzionalità particolare, molto particolare: la serie CEX dei Ranger è dotata di culla integrata. Questa culla l'avevo apprezzata tantissimo utilizzando il minuscolo LS-223CEX il più piccolo Ranger di casa Leofoto, che mi porto in montagna per reggere la Grande Berta tra le rocce delle alpi casalinghe. Soddisfatto dalla performance mi sono fatto il proposito di ampliare l'utilizzo della soluzione anche nell'ottica di utilizzare con profitto le teste video come la Leofoto BV-10 che ho acquistato (usata) per provare a emulare Dario Argento. La testa video Leofoto BV-10 e' un classico a due movimenti; pur non essendo un capolavoro nelle riprese video, non si deve caricare sopra i 1.5kg, è ottima per le riprese foto con tele importanti ed in questo la culla di livellamento del Leofoto serie CEX diventa essenziale; infatti è pressoché impossibile regolare le gambe del treppiede sull'orizzontalità perfetta del piattello crociera, se non si è in bolla il panning orizzontale sarà una tristezza calante da un lato, impennante dall'altro. La culla consente di correggere ed utilizzare con profitto qualunque testa a due movimenti. Usando invece una normale testa a sfera non si incontra questo guaio, nel caso la culla è un "di più" che non fa male a nessuno. Costruttivamente il Leofoto LS-324CEX è un articolo nello standard Leofoto == elevato. In termini di stabilità è, nella pratica dell'uso ML, equivalente al mio storico e solidissimo Gitzo GT3541LS, tanto che lo sto utilizzando in assoluta intercambiabilità. Accoppiato con la BV-10 o con la Sunwayfoto xb-44 è molto solido e mi consente di gestire sia il 400 TC che il più leggero 800/6.3. Non è il caso di gravarlo con il 600/4 VR, per quello ci vuole ancora il Gitzo, ma nel complesso si è mostrato un compagno molto affidabile ed in grado di rimpiazzare il Gitzo o raddoppiarlo, alla bisogna. Qui sopra i miei Leofoto, dall'alto: Leofoto LS-324CEX con BV-10, il piccolo Leofoto LS-254 armato con XB-44 ed il minuto LS-223 CEX con testina LH-30 La caratteristica di compattezza della serie Ranger è fatta apposta per andare in giro. Caricare due treppiedi sullo zaino non è più una roba da fachiro e ho sperimentato la cosa con i due Leofoto LS-324CEX e LS-254 come mostra la foto seguente. Come accennato, dall'estate 2025 per le mie uscite fluviali, utilizzo il Leofoto LS-324CEX e ne sto apprezzando le qualità tipicamente negli appostamenti a doppio teleobiettivo. Va da sè che in queste occasioni mi trascino appresso molto materiale e la riduzione degli ingombri diventa essenziale (due Gitzo systematic è dura, ve lo assicuro). Devo segnalare un limite, non del treppiede, ma del contesto. Al momento l'unica testa a sfera che ha un diametro adeguato ai 60mm del piattello della serie Ranger è l'XB-44 di Leofoto (o l'equivalente Marsace). Leofoto sembra non voler produrre teste con base sui 60mm che però abbiano sfera 44-46mm, il minimo per offrire il grip coerente con la struttura del treppiede sottostante. Qui a seguire l'immagine di un Ranger Leofoto LS-365C privo di culla con testa Marsace (prestiti di Mauro qualche anno fa) identica alla Sunwayfoto XB-44 Secondo me è un peccato perchè la XB-44 o equivalente è sottodimensionata per lo stativo Leofoto Ranger LS-32x (figuriamoci per un LS-36x come quello della foto sopra). Esisterebbe la testa Coreana PhotoClam Pro-50NS, con sfera abbondante di 50mm, che è una versione ridotta della Arca Swiss B1 e come tale offre una maneggevolezza d'uso seconda a nessuno. Questa farebbe scopa, ma costa un po' troppo (350 euro) e non c'è un distributore. NB. La testa a sfera inventata da Arca Swiss prevede un solo pomolo a frizione modulabile per controllare la sfera e un piccolo pomolo per il panning orizzontale. In totale i pomelli sono solo 2. Le Sunwayfoto XB (e le Marsace copia) implementano la medesima soluzione. Le molto famose RRS (e le copie Leofoto) invece hanno pomello della frizione separato che nell'uso qutidiano richiede un pochino di accortezza in più. Riassumendo Se usate teleobiettivi importanti con Z8 o peggio Z9, il Leofoto LS-324CEX è un scelta ottima e grazie al CEX e alla sua culla si può utilizzare appieno con profitto con: una buona testa video l'ultraleggera a due movimenti Leofoto VH-30 ( o l'originale Acratech) la classica culla per teleobiettivi. una testa a sfera 44-46mm va bene comunque (sempre) Per chi non ha esigenze così importanti, consiglio di guardare ai Leofoto più leggeri come il LS-284 anche lui CEX. Non risparmiate sulla culla centrale, non vi pentirete. E per finire - WARNING - ho provato una Artcise la NB-46, l'ho pagata poco, molto poco. Vale poco. Pur nell'opulenza Artcise della confezione (con 3 piattelli in dotazione e sacchetto imbottito molto ben fatto) l'oggetto risulta poco adatto alle mie esigenze. Il serraggio sfera non è affatto solido, come dovrebbe essere per 46mm di sfera, e lo "smottamento" post chiusura è demoralizzante. Va bene nell'uso con le Fuji Xpro2 e i loro mini obiettivi, ma con le gigantesse Z9 e i loro obiettivi "GRANATA a FRAMMENTAZIONE" no, proprio non ci siamo. Okkio quindi, i numeri alle volte possono ingannare. Se qualcuno è interessato si faccia avanti, la NB-46 è qui da me prende polvere.11 points
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Viltrox perche si e perché no?
11 pointsma si al primo President Day poi scenderà del 20%. Si chiama dumping e Trump risponde con i dazi, noi europolli invece compriamo pensando di risparmiare. Ma davvero qualcuno comprerebbe un Viltrox 2x per moltiplicare un Nikkor Z da svariate migliaia di euro risparmiandone 300 e mettendosi in casa potenziali problemi di compatibilità con obiettivi comprati per andare a colpo sicuro ? Ribadisco il mio pensiero su Viltrox : vanno bene gli AIR, in genere sono buoni se qualcuno fa cagare almeno costano meno di 200 euro e Nikon non fa nulla di simile vanno benissimo gli EVO che sono meglio degli AIR; Nikon non li fa e non li farà mai vanno bene i PRO serie APS-C; da Nikon non si vedranno mai degli f/1.2 per la Z50 per gli altri anche no, specie perchè ci sono i Nikon che sono imbattibili.11 points
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Palermo Shooting: 7,8 e 9 Novembre 2025
11 pointsRiprendo da dove avevo lasciato, mentre ero intento a cercare di fotografare questa Cattedrale in tutta la sua bellezza.. dal vicolo esce un genitore con suo figlio, colui che potrebbe diventare un asso futuro delle 2 ruote, e gli prepara la moto Che sarà utilizzata all'interno di un perimetro (chiuso di una monumento), la nebbiolina è il gas di scarico Gli occhi del bambino trasmettevano gioia, ma ad ogni giro chiedeva al padre di migliorare la carburazione Poi abbiamo continuato il ns. tour, contornati da luci ed ombre Colpi al cuore continui, per posti di rara bellezza Il ns. Max intento a fare delle riprese con la ZR e se alzi gli occhi all'interno della Cattedrale ti appare questo mosaici con pietre secondo me 1 cm x 1 cm Ma riprendiamo il ns. tour alla volta di Ballarò Dove tutto quello che vedi è un'alternanza di colori e sapori Una distesa di olive Ma appena mi giro ritrovo i ricci di mare che da ragazzo li pescavo, a Palinuro Carne, non in questo stand il Folklore ti circonda ma anche l'ingegno o la praticità, un carrello di limoni Dopo Ballarò inizia un nuovo tour all'interno delle chiese, e per questo ci vorrebbe un articolo dedicato Chiesa e convento di Santa Caterina, quelle grate in alto erano dove si affacciavano le suore di clausura Particolare posteriore del convento circondato da aranceti e qui ho potuto assaggiare il più buon cannolo della mia vita, un'esplosione di sapori, peccato non avere un bicchiere di marsala o zibibbo 😊 veneto dixit proseguendo Chiesa del Gesù, Max correggimi pf se sto sbagliando... Navata centrale, ammirate i basso rilievi Ma se alzi di nuovo la testa vedi questo Ricominciamo a camminare per Palermo e l'imbrunire sta per arrivare Ora alcune immagini dei miei compagni di viaggio, e mi sembra giusto partire da Lui Jorgos, fotografava e allo stesso tempo era connesso con la Grecia 😁 Max con Zr e power zoom, ma questa è un altra storia che ci racconterà lui Città che affascina tutti anche chi la vive tutti i giorni Perdonatemi per la quantità di foto pubblicate ma questa volta 5 foto non avrebbero reso giustizia a questa splendida città, PALERMO. Ora veniamo alle conclusioni. Logistica: dall'aeroporto al centro di Palermo ci si arriva in treno, che è una sorta di metropolitana quando si è Palermo centro. Puntualissimo sia alla partenza che all'arrivo (il biglietto può essere fatto nei binari del treno, ed il personale si è mostrato gentile e premuroso, sono rimasto sorpreso. B&B posizionato in centro, la stazione dista 3 minuti , in stile Liberty, spazioso , comodo ed accogliente non saprei cosa chiedere di più. Tour per Palermo la mia prima volta in Sicilia difficilmente la dimenticherò, è una città che ha all'interno altre città, probabilmente per tutti i popoli che si sono avvicendati e si sono fermati. Sorprendente le differenze di stile, dai Fenici ai Normanni, passando per gli Arabi fino agli Spagnoli, stili che si fondano tra loro, basta vedere la cattedrale La città e coinvolgente, ho avvertito anche sicurezza anche se bisogna stare sempre vigili quando ci si avventura per i mercati, questa è una mia impressione non un dato di fatto Singolare vedere dal vivo tutti i posti che vediamo in televisione, dal Palazzo di giustizia al Politeama, al Teatro Massimo, passando anche per l'Ucciardione che è dentro la città Le chiese sono incredibili e tutte da vedere, e ve lo dice uno che a Venezia ha moltissimi esempi. Mondello è un posto bellissimo ma non oso pensarlo d'estate Le persone si sono mostrate sempre cordiali gentili, affabili ma non sono sorpreso di questo anzi, è solo una conferma. Il mangiare ? Ricordo uno slogan degli anni 80 che diceva, Milano città da bere, allora Palermo è una città da mangiare. Cucina ricca ed unica di sapori, se uno apprezza il mangiare sarete nel posto giusto se non l'apprezza imparerà a farlo. Compagnia Bellissima ed affiatata, abbiamo dormito insieme e parlato di tutto come se ci fossimo sempre frequentati, bravi noi, ma molto del merito va a Nikoland. Max si è confermato una guida incredibile, se volesse potrebbe fare la giuda e il tour operator 😀 Sono stati 3 gg che conserverò nel mio cuore, vi consiglio di andarci e mi spiace per quelli che non hanno potuto cogliere questa occasione Io sono certo che ci tornerò, le mie ragazze mi hanno già chiesto di pianificare il viaggio Un sentito ringraziamento ai miei amici con particolare menzione a Massimo Se volete sapere l'attrezzatura usata, è stata Z6 prima serie con lo Z 40 mm f.2, corpo leggero e non particolarmente ingombrante e visibile, il suo autofocus alcune volte non è stato altamente affidabile (ma queste cosa le sapete) ma ha fatto il suo dovere, in aggiunta lo Z 20mm f.1.8., non avrei disdegnato un 35mm A presto !11 points
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Ricordi di Upper Heyford
10 pointsDurante i nostri vagabondaggi a tema aeronautico in UK,la base aerea di RAF Upper Heyford era una tappa obbligata. La base sin dal 1970 era sede del 20th TFW ed utilizzava i cacciabombardieri General Dynamics F-111E. Questo velivolo era una sottoversione del velivolo nato nell'ambito del progetto TFX , voluto dall'allora Segretario alla Difesa McNamara, volto a dare un aereo comune sia all'USAF sia alla US NAVY.I due enti poi seguirono strade separate che nel caso della US NAVY portò all'adozione dell'F-14 Tomcat,mentre l'USAF proseguì sviluppando la famiglia di quello che divenne poi l'F-111 Aardvark (formichiere). Come detto,ne furono sviluppate diverse varianti e a RAF Upper Heyford era presente il 20th TFW con tre Squadron basati su F-111E e uno Squadron basato su EF-111A Raven,una versione da guerra elettronica sviluppata dalla Grummann combinando cellule di F-111A con la suite da guerra elettronica dell'EA-6B Prowler della Grummann stessa. I tre Squadron dotati di F-111E erano il 55th TFS (banda in coda blu),il 79th TFS (banda in coda gialla) e il 77th TFS(banda in coda rossa),l'altro Squadron,specializzato in guerra elettronica su EF-111A era il 42th ECS (Electronic Combat Squadron). Va precisato che nella dizione USAF,il Wing è l'equivalente italiano dello Stormo,mentre lo Squadron corrisponde al Gruppo,la Flight invece indica la squadriglia. La base operativa durante la seconda guerra mondiale,rimase in carico alla RAF sino al 1950 ,poi passò in carico allo Strategic Air Command(SAC) dell'USAF che iniziò dei lavori di adeguamento della base per le proprie esigenze.A partire dal 1951 iniziò il rischieramento trimestrale di reparti di bombardieri B-50,B-47 e occasionalmente B-52,denominati Reflex,questa serie di rischieramenti ebbe termine nel 1965 quando iniziò la serie di operazioni denominata Chrome Dome con diversi velivoli armati perennemente in volo a rotazione. Quindi nel 1966,a seguito dell'espulsione dei reparti NATO dalla Francia,arrivarono ad Upper Heyford,gli RF-101C del 66th TRW (Tactical Reconaissance Wing) precedentemente basati a Laon. I velivoli avevano solo capacità operativa diurna e nel 1969 iniziò la loro sostituzione con gli RF-4C ognitempo,ma proprio alla fine dello stesso anno,il reparto fu posto in posizione quadro e i suoi velivoli inviati negli USA. Al loro posto arrivarono ai primi del 1970, gli F-100D Super Sabre del 20th TFW provenienti da RAF Wethersfield, questi velivoli però ebbero vita breve in quanto il reparto venne riequipaggiato con i nuovissimi F-111E e nel novembre del 1971 venne dichiarato operativo su tre Squadron,il 55th,il 77th e il 79th, a cui,come detto in precedenza,nel 1983 si aggiunse il 42th ECS.L'operatività era molto elevata e il 14 Aprile 1986 partecipò come riserva all'Operazione El Dorado Canyon volta a colpire le basi terroristiche in Libia. Decollarono 20 F-111E e tre EF-111A,questi velivoli erano intesi come riserva al 48th TFW di Lakenheath che coi suoi F-111F avrebbe compiuto l'attacco.Giunti sul Golfo di Biscaglia i velivoli del 20th e due dei tre Raven rientrarono mentre i velivoli del 48th e il restante EF-111A portarono a termine la missione. Fu poi la volta nel 1991 di partecipare a Desert Shield/Desert Storm in cui il reparto compì molte missioni d'attacco. A seguito della caduta del Muro di Berlino e del ridimensionamento della presenza militare USA in Europa,il 20th fu rinviato negli USA e nel dicembre 1993,l'ultimo velivolo del 20th TFW lasciò la base per essere posto in naftalina presso l'AMARC di Davis-Monthan AFB.Un solo velivolo,l'esemplare s/n680020 venne destinato al museo aeronautico di Duxford dove è tutt'ora visibile al pubblico nel padiglione dedicato ai velivoli americani. La base,dismessa dall'USAF e dalla RAF,divenne un parco industriale mentre le piste vennero riempite dalle macchine invendute della Rover che lasciavano la fabbrica per finire parcheggiate nell'ex pista di decollo per poi essere demolite......... A seguire alcune immagini scattate negli anni tutte su Kodachrome 64.Buona visione. Questa mappa della base permette di vedere come eran disposti i reparti all'interno della stessa.Si nota l'orientamento della pista 09-27 che seguendo i venti prevalenti nell'area,prevedeva i decolli ed atterraggi nella direzione dalla testata 09 alla testata 27.Notiamo dei rettangolini a bande rosse/nere ,questi indicano i posti dove i velivoli si fermano per l'ultima verifica prima di entrare in pista. I rettangolini colorati in blu,rosso e giallo indicano dove erano gli shelter dei 3 reparti su F-111E,il quarto reparto sugli EF-111A era invece acquartierato negli shelter in bassa della testata 09. L'angolo in alto della 09 era dove ci posizionavamo noi spotter per fotografare con l'ausili di scalette appoggiate alla rete.Noi eravamo in hotel nella vicina Bicester ed eravamo clienti del ferramenta locale in quanto acquistavamo le scalette che poi prima di rientrare in Italia regalavamo agli spotter locali......... Qui un EF-111A Raven ripreso in testata 09 proprio grazie alla scaletta che permetteva di evitare le reti. Stessa posizione ma in questo caso un F-111E del 55th TFS come si vede dalla banda blu in coda qui ci spostiamo leggermente per fotografare il velivolo sulla via di rullaggio Qui in testata un velivolo del 79th TFS come si vede dalla banda gialla in coda Qui in atterraggio ripreso col 200mm.Si notra tra le due versioni del velivolo la differente colorazione.Ciò era dovuto alle differenze di impiego.L'EF-111A operava in quota e quindi la colorazione a due toni di grigio permetteva di confondere il velivolo nelle nubi; la versione F-111E era invece destinata alla penetrazione a bassissima quota (tra i 30 e i 60mt) e quindi adottava una variante della mimetica SEA (impiegata in Vietnam) con le superfici inferiori in nero opaco mentre all'origine nella versione F-111A erano in verde medio FS34102. qui invece ultimi controlli,notare l'aviere che riprende le operazioni,questo tornava utile qualora si fosse verificato un incidente,cosa tutt'altro che rara coi 111 dato che i problemi maggiori,come per il noto F-14,eran dovuti ai turbofan P&W TF30. Altro velivolo del 79th TFS con la parte mobile della deriva sostituita con una proveniente dall'AMARC o dal Vark Hospital di Forth Worth. Altro velivolo del 55th TFS pronto al decollo,le missioni solitamente si svolgevano sul mare del Nord oppure in apposite aree del nord della Scozia. Qui un velivolo durante le operazioni di controllo pre volo.In caso di incidente,tutta la sezione della cabina di pilotaggio veniva separata dal velivolo e con un apposito sistema di paracadute e cuscini gonfiabili permetteva di salvare l'equipaggio.Questo sistema non era scevro da difetti e in taluni casi l'eiezione si concluse con la perdita dell'equipaggio. Qui siamo a Spangdhalem AB in Germania con un velivolo che partecipa ad un airshow. Si notano a terra le borse con gli effetti personali dell'equipaggio. Qui siamo all'airshow di Aviano del 1985,dietro si intravedono gli hangar Badoni dove erano acquartierati gli M60 della Divisione Ariete. Sempre ad Aviano però durante il ciclo di operazioni sulla ex Jugoslavia,qui un ex UH con le insegne CC del suo nuovo reparto basato sulla Cannon AFB in New Mexico. Qui un velivolo del 77th TFS ,come si vede dalla banda rossa , in rullaggio. Se pur ufficialmente noto come Aardvark,formichiere, il 111 era popolarmente noto come Vark o come Snoopy e quest'inquadratura sottintende a quest'ultimo nomignolo.10 points
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A proposito di gatti rossi (e gatte tricolori)
In Inglese i gatti maschi vengono chiamati Tom cats e da lì viene il nome dei velivoli che ci ha mirabilmente mostrato Tanker 😉. Io non sono esperto di "quei" Tomcats ma di questi altri, piccoli, pelosi e ogni tanto miagolanti. I gatti rossi (più che rossi danno sull'arancione/ ocra, per cui gli inglesi li definiscono ginger cats) sono tra i più rappresentati al cinema e altrove, quando non serve un gatto nero per far paura. Ne cito solo tre, ma sarebbero tantissimi. Orangey è il nome del gatto attore in "Colazione da Tiffany" (dove viene chiamato solo "Gatto"). Orangey nella sua lunga vita ha "recitato" in diversi film e telefilm. Era noto per avere un pessimo carattere. Jonesy, il gatto furbo del primo Alien (in realtà erano tre gatti diversi a recitare) Non resisto,è troppo bella: E poi il tenero gattone Bob e la sua struggente storia vera, nel film interpreta se stesso. Tranquilli, adesso metto delle foto vere! Un preoccupatissimo gatto rosso dalla colonia felina di Rocca Brivio. I Gatti rossi come forse saprete sono quasi tutti maschi. Come il mio Vincent Perchè? Perchè i geni per il colore arancione e nero si trovano sul cromosoma sessuale X. maschi hanno un cromosoma X e uno Y; l'informazione del colore è quindi limitata a un solo cromosoma X, che può portare o al nero o all'arancione, ma non a entrambi contemporaneamente. Nero (Cimitero Monumentale, Milano). e Arancione nei maschi "normali" si escludono a vicenda. Il gene per il colore bianco è su un altro cromosoma e può esprimersi in modo indipendente, dando le pezzature. Quindi i maschi possono essere arancio, arancio e bianchi, neri e neri e bianchi. Il grigio nei gatti deriva dall'azione del gene D che diluisce il nero (ma può diluire anche l'arancione), dando toni più o meno pallidi ai colori base. Arancione "diluito", Colonia Padana, Cremona. Le femmine hanno due cromosomi X. Per essere rosse devono avere il gene del rosso su tutti e due, il che è raro. Infatti, l'80 per cento dei gatti rossi è maschio. Giulietta è rossa e bianca, quindi ha il rosso su tutti e due i cromosomi X. Sta bene col tappeto di foglie di ginkgo come sfondo. Colonia felina Rocca Brivio. Se le femmine hanno un cromosoma X con il gene per il rosso e l'altro X con il gene per il nero, quando ci si mette anche il bianco diventano tricolori. Capita spesso che in aree diverse si esprima un colore o l'altro portando a una distribuzione a chiazze di nero, arancione e bianco. Sono dettte calico, che non è una razza ma una colorazione. Una chiacchierina femmina calico che ho incontrato al Cimitero Monumentale di Milano Se il bianco non viene espresso le femmine bicolori possono essere tortie o torbie ("tartarugate" con o senza strisce) dove rosso e nero sono mescolati. Mamy qui sotto è una torbie "diluita". Colonia Felina Rocca Brivio. Esistono maschi tricolori? Sì ma è un'anomalia, solitamente un errore al concepimento che li porta ad avere tre cromosomi sessuali (XXY) e così possono essere calico, ma in genere sono sterili. Poverini. Colore e carattere? Si legge in giro che i gatti avrebbero carattere diverso secondo il colore. In genere "si pensa" che i gatti rossi siano più pacifici e, a volte un po' più citrulli (questo in USA e UK dove va di moda dire che hanno un solo neurone da condividere), che le gatte calico siano socievoli e "chiacchierone". Però ad oggi non ci sono basi scientifiche che lo dimostrino. E poi ... non proprio tutti pensano che i gatti rossi siano "buoni": T. S. Eliot, nel suo libretto di poesie da cui è stato tratto il musical CATs scriveva: Macavity’s a Mystery Cat: he’s called the Hidden Paw— For he’s the master criminal who can defy the Law. ... Macavity’s a ginger cat, he’s very tall and thin; Macavity, Macavity, there’s no one like Macavity, For he’s a fiend in feline shape, a monster of depravity. NOTA: Macavity è ispirato al prof. Moriarty, il nemico di Sherlock Holmes. Tutte le foto scattate con Nikon Z8 e 24-120 f4 Z.9 points
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Namibia - un po' di avifauna
9 pointsNon solo zebre antilopi ed elefanti, anche tanta avifauna, che ho ripreso quasi a tempo perso, Non perché non sia interessante ma perché per noi chiaramente i mammiferi locali sono più intriganti. Per i curiosi, Z8 e 180-600. Mi perdonino gli ornitologi incalliti, non tutti i volatili (o presunti tali) mi sono noti, molte identificazioni le ho recuperate sul web. Quello in copertina è un Piviere Fabbro. Questo è un Passero, ma ignoro che specie sia. A suo agio fra le spine. Questo me lo spacciano per Passero del Capo che effettivamente bazzica in questa zona. Codinero Corvo buanco e nero Sterna Pellicano Falco Giocoliere (altresì detto Bateleur) Ignoto, unica definizione trovata Organetto ma non pare essere un uccello che vive in quella zona Zigolo Pettodorato Africano. Ammazza che nome. 😁 Questa è facile. E' una Gallina Faraona, assai comune in zona tanto che si trova anche nei parchi cittadini. Si muovono freneticamente in gruppi di parecchie decine. Molto belle. Altri Pellicani. Aquila Rapace. Come se le altre non fossero rapaci, ma non glielo ho dato io il nome. Purtroppo era a distanza siderale, ho solo questo ultracrop. Astore Gabar. Bellissima Otarda di Kori Non ne ho idea ma mi intrigava la silouhette. Buceretto Beccogiallo, piuttosto comune da quelle parti. Drongo Codaforcuta. Anche questo è facile, non c'è niente di nitido per via della calura ma mi intriga proprio l'atmosfera torrida Storno del Capo. Bellissima livrea a colori cangianti con riflessi verde metallizzato. Raro? Basta andare in un qualunque resort per trovarlo a razzolare. Nun te reggae più. Averle Biancocapelli meridionali. Dunque, uhm... direi Struzzo Tortora del Namaqua. Un grazie a chi è arrivato fino a qui.😀9 points
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Nuova funzione di Adobe LightRoom Classic: il culling delle immagini
Una delle operazioni che più odio dopo aver terminato una sessione di fotografia è il cosiddetto “culling”, ovvero la scrematura e la scelta delle immagini migliori dello shooting. In condizioni di luce naturale scatto sempre a raffica per evitare il micromosso, e di conseguenza mi ritrovo con più di mille scatti per due ore di foto (Mauro, ti vedo che ridi sotto i baffi e pensi “Dilettante!”), con conseguente tedio & orchite in fase di selezione. Nel tempo sono usciti diversi software dedicati all’assistenza nella fase di culling: erano disponibili anche prima dell’avvento dell’IA, ma dopo averne provati un paio non mi ero sentito soddisfatto. Non è facile trovare un software che la pensi esattamente come te senza mandare in crash il PC. Ora, con l’IA ficcata a momenti anche dentro lo sciacquone del cesso, questo genere di software è proliferato a dismisura, tanto che anche nonna Adobe si è adeguata: la versione 15.0.1 di Lightroom Classic (di seguito LR) ha infatti inserito in accesso anticipato la funzione di Culling assistito. Sarà migliore dei suoi concorrenti? Non ne ho idea, non ho testato altri software. Vabeh, ma è utile, in senso generale? Andiamo a scoprirlo. Per il test sono andato a recuperare un ottimo set del 2018, da 1273 scatti. Organizzato da Mauro e Ross, avevamo fotografato Nakia, una bellezza russo-brasiliana, in un hotel di Torino. Con la bellezza di 1273 scatti (Mauro, ti sento sempre!), sicuramente ripetuti, la noia è assicurata; quindi, capita a fagiolo per provare questa nuova funzione di LR. Il Culling assistito (di seguito CA), compare nel modulo Libreria, tra i pannelli di sinistra. Qui troviamo i criteri di selezione e rifiuto delle immagini, solo 3 per selezione e rifiuto, e subito sotto i punteggi che l’algoritmo assegna alla singola fotografia. Non appena si apre la cartella in LR, il programma inizia ad analizzare ogni foto in funzione del culling, indipendentemente dal fatto che abbiamo selezionato un criterio qualsiasi. Terminata l’operazione, che impiega più o meno lo stesso tempo necessario a creare le anteprime 1:1, possiamo selezionare uno dei criteri disponibili, ad esempio il rifiuto di documenti e ricevute. Come potevamo aspettarci, non viene trovato nulla, quindi scegliamo di scartare le foto con problemi di esposizione. In questo caso trova 52 foto con problemi di esposizione, ma a volte non è chiaro il criterio di selezione. Queste due foto sono scattate a raffica, quindi sono identiche per impostazioni, istogramma e tutto il resto, ma secondo l’algoritmo una è corretta e l’altra no. In ogni caso, come potete vedere, una volta attivata una qualsiasi opzione di culling, le foto considerate positive al criterio presentano una spunta verde, mentre quelle che non lo rispettano sono segnalate con una X rossa. Si tratta senz’altro di una simbologia molto intuitiva ma, se voleste filtrare direttamente le foto rifiutate, si può premere uno dei tasti appositi evidenziati di seguito. Sotto al pannello “Visualizza” abbiamo un altro pannello che consente di automatizzare l’impilamento delle immagini secondo le opzioni di un popup dedicato. Scegliendole, si attivano anche dei cursori per regolare la “severità” delle opziono scelte. Nello stesso pannello c’è l’opzione “Azioni batch” che consentono varie azioni da compiere sulle foto selezionate e scartate. In generale si tratta di applicare ulteriori flag, aggiungere a raccolte, o addirittura eliminare foto. Abbiamo infine un pannello dove, per l’immagine selezionata, viene evidenziato il punteggio di rispondenza al o ai criteri di culling che abbiamo selezionato. In questo caso non è accuratissimo il punteggio del soggetto a fuoco, in quanto, secondo me, dovrebbe essere più alto, ma la foto viene comunque considerata “positiva” secondo i criteri che abbiamo scelto. Se non siamo soddisfatti della lettura fatta dall’algoritmo, possiamo scegliere di mandare un feedback ad Adobe tramite l’apposita funzione. Direi che con questo è tutto. In conclusione, la funzione è indubbiamente utile ma al momento è ancora acerba. A mio parere, è importante sperimentare parecchio per capire come ragiona e di conseguenza avere poi la certezza che lavori per noi secondo i nostri gusti. Quindi, per chi usa LR, la mia raccomandazione è: “Smanettateci !!” Se avete domande specifiche, sono a disposizione 😊9 points
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Che c'è nella tua borsa ?
9 points9 points
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Mostra Fotografica nella Biblioteca Comunale di Baggio
Domani un mio amico che già altre volte ho messo le " Sue " prodezze su NL eseguite con una D 500 porterà i suoi lavori nella suddetta Biblioteca, ora metto sia la locandina e, la Mostra sarà aperta sino a Gennaio 2026 roby c ecco alcune sue opere.. se per caso volete passare e dare uno Sguardo.. Mi scuso, di mio non vi è nulla.. ma spero di far cosa gradita.. Roby C8 points
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Nocellara del Belìce: le mie olive
8 pointsBravo Max, piantando gli olivi in quel terreno hai fatto la cosa più giusta che avessi potuto fare. Se chi ci ha preceduto non avesse applicato la teoria che hai detto, ovvero di piantare le piante di olivo per le generazioni future, oggi non raccoglieresti quelle fantastiche olive. Io sono entrato in un frantoio nel 1968 e l’anno successivo mi hanno promosso capo frantoio. Ho continuato a fare questo lavoro, e insegnare questo lavoro fino alla scorsa campagna olearia. Ho avuto la fortuna di avere un grande maestro che aveva unico obiettivo la ricerca della qualità, cosa rarissima a quel tempo. Vi risparmio il mio curriculum, ma vi assicuro che di olive e olio di oliva me ne intendo. Annesso al frantoio dove lavoravo c’era il punto vendita, che con l’aumentare del turismo si incrementavano esponenzialmente le vendite. Vegetando in questa zona estrema, l’olio prodotto era di ottima qualità con un profumo e gusto molto delicati. Ovviamente la produzione del Garda era irrisoria e allora per esaudire le richieste si andava alla affannosa ricerca di olio di alta qualità, che potesse assomigliare all’olio del Garda, in tutte le regioni d’Italia. Il Garda fino a qualche decennio fa era il punto più a nord del mondo dove si potessero coltivare gli olivi. Col cambiamento climatico, oggi si possono piantare molto più a nord. Fino alla gelata del 1985, le zone migliori di approvvigionamento erano nella Val di Sangro (CH) e nel Viterbese. La gelata fu devastante: qui da noi per una settimana la temperatura scese a -13/ -14 gradi. Gli olivi persero tutte le foglie e a farne le spese furono le varietà autoctone, più sensibili al freddo. Molte piante seccarono, altre impiegarono qualche anno a ritornare in produzione. A fronte di questo danno, la risposta di Homo sapiens fu di impiantare centinaia di migliaia di piante di varietà non autoctone, le meno soggette ai danni del freddo. Col risultato di cambiare completamente il gusto e la qualità dell’olio prodotto. Questo fenomeno si replicò in tutte le regioni che avevano avuto danni dal gelo agli olivi. L’olivo, pianta eliofila, quale collocazione potrebbe avere migliore della Sicilia? In più la Sicilia ha delle varietà, soprattutto la nocellara, che danno un olio eccezionale: molto piccante, amarognolo, ma non amaro, grande difetto di molti oli. Inoltre, negli anni ’70 , una generazione di giovani frantoiani siciliani scelsero la lavorazione delle olive a ciclo continuo, abbandonando l’estrazione tradizionale con le presse. Scelta condivisa solo dopo molti decenni dai frantoiani di altre regioni. La tradizione va bene per le feste paesane, non in questo caso. Tutto questo per dire che, se è fatto come si deve, l’olio di questa zona è il migliore al mondo. Tant’é che negli ultimi due decenni quest’olio vince tutti i concorsi internazionali (quelli veri non quelli farlocchi). Io personalmente, per il mio consumo famigliare, pur potendo scegliere tra i migliori oli della mia zona, fatti di persona da me, da una quindicina di anni uso dell’olio siciliano proprio del trapanese. Di nuovo, bravo Max. E cerca di trasmettere la tua passione per gli olivi ai tuoi figli. Te ne saranno grati.8 points
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Qualcosa di Nikonista
8 pointsQualcosa di Nikonista, ma alla fine cosa vuol dire? Nikonista è il termine per identificare colui che usa fotocamere Nikon a differenza di altri fotografi che utilizzano altre fotocamere, e fin qui ci siamo. Ma cosa ci porta a scegliere una fotocamera Nikon? Mi piace il Logo della casa e poi suona bene il nome? Uhm.... Perché ho scelto Nikon? Perché è stata la fotocamera, tra quelle che mi sono state messe a disposizione dal commesso sul bancone del negozio, che mi si è incollata alle mani. Una scelta d’istinto e fiducia. Ricordo ancora l'emozione e la soddisfazione di innestare l'obbiettivo Nikkor 18-105 sulla Nikon D7100. Da quel momento in poi è iniziato un percorso di apprendimento lungo, non solo della nuova fotocamera ma di tutto ciò che gira intorno alla fotografia. Mi sono ritrovato, ad acquisire competenze diverse, alcune semplici altre un pò meno. Questo però credo sia comune a tutti i fotoamatori. In questo Nikonland mi è stata di grande aiuto. In ogni caso, la D7100 è stata avvicendata dopo 5 anni lasciando il posto alla D850, la migliore reflex prosumer ancora oggi sul mercato. Con la D850 il feeling è migliorato, un corpo macchina superiore, fantastico, migliore in tutto che mi ha permesso di evolvere ulteriormente come fotoamatore tanto da assecondarmi, guidarmi e accompagnarmi nei generi fotografici che sempre più tendevo a preferire. Poi nel 2023 ho deciso che era venuto il momento di avvicendare anche la Nikon D850 in favore della Nikon Z8. Questo ha significato ancora di più la stretta connessione fotografo/fotocamera aprendomi finalmente la strada agli innegabili miglioramenti offerti dal sistema Z, che qui tutti conosciamo. Con questa Nikon Z8, ma anche con la precedente D850, non ho avuto problemi di adattamento e ho avuto a disposizione fin da subito le nuove potenzialità senza dover imparare niente di nuovo sulla fotocamera. Non è fantastico tutto questo? Oggi la Z8 mi accompagna in tutte le uscite fotografiche come un amica fedele sempre pronta a mettermi a disposizione tutta se stessa. O meglio tutto ciò che io riesco a mettere a terra. Con LEI e l’aiuto degli obiettivi Nikkor Z 24-120/4 S e Nikkor Z 180-600/5,6-6,3. Ora alcune foto scattate in questi ultimi 30 giorni. Sono le foto che rappresentano quello che per me è il legame con la fotografia e il sistema Nikon Z. 24 ottobre 2025 - 24-120@120 f:5,6 t:1/60 ISO:500 24 ottobre 2025 - 24-120@90 f:5,6 t:1/80 ISO:64 24 ottobre 2025 - 24-120@24 f:8 t:1/60 ISO:64 24 ottobre 2025 - 24-120@40 f:8 t:1/6 ISO:64 11 novembre 2025, 0re 17:00 circa - 180-600@900 equiv. f:6,3 t:1/640 ISO:12800 11 novembre 2025, 0re 17:00 circa - 180-600@900 equiv. f:6,3 t:1/400 ISO:12800 11 novembre 2025, 0re 17:00 circa - 180-600@900 equiv. f:6,3 t:1/640 ISO:5600 17 ottobre 2025, 0re 10:30 circa - 180-600@250 equiv. f:14 t:1/20 ISO:50 Graditi i commenti Grazie8 points
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Gente dal mondo - Tanzania/Zanzibar
8 pointsDa appassionato di caccia fotografica anche io sono andato in Tanzania prevalentemente per un safari fotografico. Questo tipo di esperienza lascia poco spazio al resto, perchè tutto il tempo a disposizione lo si passa nei parchi. Con un pò di impegno ed organizzazione, sono comununque riuscito a ricavare dei frangenti per fotografre la popolazione locale. Terminato il safari, per proseguire la vacanza, dalla terra ferma ci siamo spostati sull'isola di fronte, a Zanzibar, dove abbiamo avuto modo di avere più rapporti con i locali. Le tribù della Tanzania sono un notevole arazzo di diversità culturale. Con oltre 120 tribù indigene, ciascuna con le sue tradizioni, i suoi costumi e i suoi dialetti unici, la Tanzania è un fiorente mosaico di culture umane. La maggior parte delle tribù della Tanzania è di origine bantu, con circa il 95% della popolazione del paese. Le tribù rimanenti sono di lingua nilotica e discendenti di cacciatori-raccoglitori indigeni. I tanzaniani di origine araba e indiana sono una minoranza e si trovano principalmente nelle regioni costiere, così come a Dar Es Salaam e Zanzibar. La Tanzania è uno dei paesi più poveri del mondo e gran parte della popolazione, soprattutto nelle zone rurali, vive in condizioni di povertà con conseguenze come malnutrizione e anemia. Foto scattate con Nikon D800; Nikon AF-S 14-24/2,8; Nikon Af-S 28-70/2,8; Nikon AF-S -80-200/2,8 Durante il safari si ha la possibilità di incnotrare una delle tribù più note, i Masai8 points
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Palermo Shooting: 7,8 e 9 Novembre 2025
8 points
- Che c'è nella tua borsa ?
7 pointsi ventenni sono tutti imbalsamati davanti a questi affari qui. E francamente, Me ne infischiocit di loro e del loro futuro !7 points- Lowepro GearUp Creator Box L II: come il borsello anni 70...
Ma ve lo ricordate dei nostri papà che negli anni '70 uscivano di casa col borsello per riporre occhiali da sole, penna, chiavi, tabacco e sistemi di accensione, tubetto di pillole digestive e pacchetto di fazzoletti di carta, oltre a gettoni telefonici e quant'altro potesse abitarli? ed insieme al Valextra di mio padre, rovinato ma ancora intatto (contenuto compreso) ecco questo Lowepro GearUp Creator Box, versione II (con materiali riciclati) e misura Large, rispetto una Small ed una XL, che mi riservo di valutare dopo aver comprato ad un prezzo Black Friday questo qua. Il nome molto articolato indica un prodotto evidentemente ideato per sopperire ad una prima esigenza: quella di condensare una attrezzatura fotografica in una borsetta da inserire dentro uno zaino od una valigia, ordinatamente... ed anche in poco spazio...ovviamente Le dimensioni interne sono sufficienti a portare in giro un piccolo corredo formato da una mirrorless di media dimensione con un obiettivo attaccato ed un secondo e terzo obiettivo di minori dimensioni, fissi perlopiù oppure zoomini non eccessivamente larghi di diametro. come potete vedere una Nikon Zf con un obiettivo innestato e due altri disponibili più un piccolo flash, non hanno difficoltà a convivere nella parte alta dell'interno dell'anta, una taschina per un paio di schede ed una tasca più lunga per stivare cavi e alimentatori la cinghia con la scritta QuickDoor e la fibbia a sgancio rapido, serve a contenere l'apertura delle due cerniere se si voglia solo estrarre la fotocamera con obiettivo innestato materiali (anche se riciclati) sempre all'altezza della fama del marchio, dal quale negli anni ho comprato forse le migliori tra le decine e decine di borse che ho posseduto... l'assenza di una tracolla a corredo, depone a favore del progetto originario da inner box... ma bastano due moschettoni ed una tra le tante tracolle che abbiamo a casa... Insomma, questa borsettalla penso proprio che avrà molto successo per le mie scorribande a breve raggio, grazie anche (già ce l'ho in mente) alla possibilità di alloggiarla, per esempio, dentro alla borsa da serbatoio della mia moto. Per averla immediatamente a disposizione, mantenendo più protetta l'attrezzatura al suo interno. Inoltre mi pare abbastanza anonima, perchè se non fosse per il logo Lowepro, tutto sembra tranne che una borsa fotografica, tenendola a tracolla. ...o a borsello, dalla larga e comoda maniglia... Promossa su Nikonland... Max Aquila photo © per Nikonland 20257 points- TTArtisan AF 14mm f/3,5: il wide per il nikonista vintage
Che strano oggetto egli è ? Così devono pensare le mie Nikon d'antan, equipaggiate dei loro più gloriosi 20mm, dei quali ho parlato ampiamente qua Già...perchè quell'angolo di campo è da sempre il mio favorito in ambito wide, un punto fermo, tanto quanto non ho su altre categorie di vetri. E quindi, cosa poter utilizzare sul disgraziato sensore DX, che se aiuta con le focali lunghe, certamente uccide il senso di quelle corte, figuriamoci di quelle cortissime. Ecco allora come i produttori di ottiche, negli ultimni decenni, si siano sforzati di produrre delle focali che convertite in APS-C possano restituire integro il campo inquadrato da un grandangolo spinto. Si...ma per ottenere quello di un 20mm a pieno formato, bisogna progettare un 14mm DX, il che non è un vero e proprio trastullo: la curvatura della prospettiva di un simile wide può ingenerare aberrazioni e distorsioni che poi rendano inguardabile il risultato...specie se si voglia anche ottenere elevata luminosità. Negli ultimi tempi i fabbricanti di ottiche cinesi si stanno affaticando su queste tematiche ed, abbandonati i facili progetti ottici tra 28 ed 85mm, si stanno dedicando alla vexata quaestio... Nel frattempo, la tendenza del gusto fotografico torna alle pratiche vintage, dalla reflex con le pellicole scadute, al bianco e nero con emulsioni di nuova fabbricazione, al recupero, insomma, di tradizioni che costituiscono il nostro (di noi vecchi) percorso di formazione che ci ha portati fin qui, al digitale di terza generazione. Ed allora...bando alle ottiche perfette ed asettiche, frutto di una progettazione computerizzata, quanto di una realizzazione altrettando industrializzata, del tutto scevra dalle soluzioni artigianali degli sbozzatori di vetro ottico del secolo scorso. TTArtisan ci presenta questo AF 14/3,5 APS-C (attualmente solo per Fuji e Sony) Non è piccolo...lo è di più ... pesa solo 98gr, ha la ghiera filtri da 39mm, il diaframma massimo f/3,5 e la distanza minima di maf a 25cm, misura 62mm di larghezza per soli 32 di profondità, più il paraluce a imbuto, in metallo, come tutto l'obiettivo. Ha la ghiera di messa a fuoco manuale e...anche quella dei diaframmi, che culmina con la posizione A per chi desideri continuare ad usare la ghiere del corpo macchina. E' autofocus e ... ci resta il dubbio di dove possano aver collocato il motore😀 il tappo posteriore possiede una contattiera che serve da basetta per poter aggiornare il firmware dell'obiettivo ...attraverso una presa USB-C belle le serigrafie e bellissime le zigrinature di supporto alla movimentazione della ghiera del diaframma: mettono voglia di usarla...! schema da 8 lenti in 7 gruppi, molte delle quali speciali un MTF curioso, che ci fa intuire quello che dice il titolo di questo articolo...ne parlerò più oltre per poterlo montare sulla mia Z50II ho dovuto usare un esemplare a baionetta FE con l'adattatore Viltroz E-Z, efficientissimo il paragone con lo zoomino Z 16-50 in posizione chiusa è sconcertante ...ma anche quello con il Viltrox 20/2,8 FX (e ricordiamo sempre che stiamo parlando di un 14mm...) insomma...è davvero piccolo, compatto e tascabile Andiamo al titolo, quindi: "il wide per il nikonista vintage" Non a caso ho contornato questo TTArtisan AF 14/3,5 APS-C di obiettivi dallo stesso angolo di campo, vintage per anagrafe, ma al loro tempo dei fenomeni, uno per uno e per motivi differenti. perchè dopo averlo usato già dal balcone di casa ho capito quale sia stato il motivo della sua produzione: ...poi ci sono uscito e mi sono confermato della mia idea iniziale (che era poi anche il desiderio che così fosse...) in tutto questo devo confessare di aver largamente fatto uso dei flexible picture color che la mia Z50II consente, non quelli (pessimi) incorporati, bensì quelli sviluppati da Mauro Maratta e principalmente l'ultimo, Provia, insieme anche a Kodachrome e Superia (a voi il facile compito di individuare quali e dove) (non solo quelli a colori...😂) insomma...lo vedete da voi: questo superwide da 129$ di listino in USA, è fabbricato per rendere proprio come funzionava il mio padellone UD 20/3,5 del 1967, aggressivo cromaticamente, vignettante a tutti i diaframmi, anche a f/16, pieno di ghost e flare in controluce diretto... ma plasmabile e contenibile inquadrando e correggendo in fase di esposizione (tanto noi oggi vediamo tutto a mirino e monitor, prima di scattare) netto in piena luce... così come compatto nelle ombre... Insomma, un obiettivo da gestire, non uno di quelli perfettini che fanno tutto loro. Proprio come un nikonista vintage sa fare da sempre... Con un obiettivo così si può fare bellamente a meno dello smartphone perchè se avete voglia di giocare è esattamente quello che vi suggerirà di fare. Senza troppi riguardi per la perfezione formale, tenendo conto che oltre ad essere un obiettivo AF e nonostante su LR non sia presente il suo profilo (e di nessun altro TTArtisan) gode comunque della correzione della distorsione prospettica, risultando sicuramente più corretto di molte realizzazioni di focali molto più vicine allo standard che questa...: davvero lieve per un 14mm la distorsione a barilotto Davvero una gradevole sorpresa al prezzo cui Amazon me lo ha offerto, senza sconti da Black Friday: se venisse realizzato anche in Z bay, credo che andrebbe a popolare le borse di tanti fotografi che alle mirrorless DX hanno sempre chiesto anche la possibilità di utilizzare ottiche leggere e compatte. ...ed anche divertenti... Max Aquila photo © per Nikonland 20257 points- WEC - La Ferrari campione del mondo 2025
A distanza di 53 anni dall'ultimo titolo endurance piloti e costruttori la Ferrari è ancora iridata. Alla 8 ore del Bahrain sono bastati il quarto posto della numero 51 col trio Calado-Giovinazzi-Pierguidi (ai quali va il tirolo piloti) preceduta dalla gemella numero 50 guidata da Antonio Fuoco, Miguel Molina e Nicklas Nielsen per riportare i due titoli a Maranello. Una gara che le rosse hanno controllato dall'inizio alla fine e che si è conclusa con la doppietta Toyota. Non ci capita spesso di gioire davanti alla Tv, ma è così emozionante vedere correre questa 499P che di fatto è già nella storia. Una macchina perfetta, nelle mani di piloti eccellenti con alle spalle un team che non sbaglia.7 points- Viltrox perche si e perché no?
7 pointsMa dai... che l'unica cosa a cui mi serve quel display è che mi saluta all'accensione, in arancio su sfondo azzurro 🤣 e tutto modificato da smarfon, collegato in USB-C...badaben...7 points- FORENZA (PZ)- Passeggiando per i vicoli artistici Z8 24-70 2.8S II
Approfittando della bella giornata , ci siamo spinti a 72 km da Andria in Provincia di Potenza e, precisamente a FORENZA. Questo e' un piccolo paesino di 1700 abitanti posto a 830 mt s.l.m. E' un classico paesino dell'entroterra con case in pietra e cemento ma, quello che colpisce tutti i turisti che vengono a visitarlo, e' un bellissimo aspetto architettonico creato da un artista , di cui non conosco il nome che, ha impreziosito alcuni vicoli, tetti, passaggi etcc.. con sculture variopinte create mediante l'impiego di cocci colorati di ceramiche, piatti, spremiagrumi, plafoniere in vetro. Posso garantirvi che e' un bello scenario ed ora , di seguito ,ve lo mostro. Naturalmente il tutto condito da un bel pranzo presso un casolare che ci ha fatto gustare le prelibatezze dei prodotti lucani. Buona visione. In itinere, appena dopo la citta' di Palazzo S.Gervasio, abbiamo incontrato un piccolo laghetto; abbiamo approfittato di fotografare alcune esemplari di oche.7 points- LA BELLEZZA OVUNQUE CI ACCOMPAGNA
7 pointsGrazie Mauro queste iniziative fanno bene, soprattutto, a chi le fa. Poi, si spera, facciano bene anche agli altri. La perdita, mia, di mia moglie e di mio figlio e di tutta la famiglia è incolmabile ma riesce ad essere feconda.7 points- Novità Fotografiche 2025
6 pointsBrutti risultati nella trimestrale Nikon che lato Imaging vende più pezzi ma guadagna di meno. Prodotti di punta, non c'è da stupirsi, Z50 II e Z5 II. Male o maluccio anche le altre divisioni. Per il primo semestre (aprile-settembre 2025): Ricavi : 312,9 miliardi di yen (-6,0% su base annua rispetto ai 332,7 miliardi di yen). Utile operativo : -4,8 miliardi di yen (in calo di 10,6 miliardi di yen su base annua rispetto ai 5,8 miliardi di yen; margine: -1,5%). Utile prima delle imposte : -5,2 miliardi di yen (in calo di 9,6 miliardi di yen su base annua rispetto ai 4,4 miliardi di yen; margine: -1,7%). Utile attribuibile ai proprietari della società madre : 5,3 miliardi di yen (+80,7% su base annua da 2,9 miliardi di yen; margine: 1,7%), Flusso di cassa libero : -23,0 miliardi di yen (in calo di 22,8 miliardi di yen su base annua). I tassi di cambio medi sono stati pari a 146 dollari USA e 168 yen euro nel primo semestre, con i dazi che hanno avuto un impatto sull'utile operativo pari a -2,9 miliardi di yen. Rispetto alle previsioni di agosto 2025, i ricavi del primo semestre sono stati quasi in linea con gli obiettivi, mentre l'utile operativo ha superato le aspettative (+3,2 miliardi di yen) grazie a un guadagno derivante dal trasferimento anticipato dell'attività e al controllo dei costi. Risultati della prima metà dell'anno fiscale 2026 (aprile-settembre 2025) Segmento Entrate (¥B) Variazione su base annua Utile operativo (¥B) Variazione su base annua Margine Prodotti per l'imaging 145.0 -6,7 (-4,4%) 15.1 -13,7 (-47,5%) 10,4% Attrezzature di precisione 69,8 -11,7 (-14,3%) 3.0 +2,1 (+222,6%) 4,4% Assistenza sanitaria 51.2 -3,9 (-7,1%) 0,3 -1,0 (-73,8%) 0,7% Componenti 35.1 +4,7 (+15,4%) 5.2 +3,8 (+255,4%) 15,0% Produzione digitale 9.8 -1,9 (-16,2%) -8,9 -2,5 -91,2% Altri 1.8 -0,2 (-13,5%) -19,6 +0,7 – Totale 312.9 -19,8 (-6,0%) -4,8 -10.6 -1,5%6 points - Che c'è nella tua borsa ?