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Viandante

Nikonlander
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  1. Bella iniziativa Silvio. Beh devo ammettere che, nonostante scatti pochissimo, scegliere tre foto tra tutte quelle che ho considerato valide è stato davvero complicato. Non perchè sforni capolavori in quantità, ma quanto perchè cerco di scattare poco ma con le idee chiare e cerco anche di fare di tutto per portare a casa uno scatto degno quando decido di farne uno in particolare. Questo limita il numero ma amplifica le possibilità di riuscita. Comunque inserisco tre foto che avete già avuto modo di vedere nel mio blog. Cobalt Harmony E' una foto che volevo fare da tanto tempo ed ho avuto l'occasione nel 2018. Un'alba magica sul lago Biwa in Giappone. Sono arrivato sull'acqua che era ancora buio per prepararmi con calma e non perdere l'attimo giusto, non sarei potuto tornare il mattino seguente. Il freddo vento di aprile sferzava il viso e le mie uniche consolazioni erano una lattina di caffè caldo e la speranza di tornare a casa con la foto che volevo. Alla fine è andato tutto bene e sono rimasto molto soddisfatto del risultato ottenuto. Matsumoto Jo Ero arrivato al mattino al castello di Matsumoto, uno dei più belli ed imponenti di tutto il Giappone, ed avevo passato ore ad ammirarlo e fotografarlo in tutti i modi possibili. Con il passare delle ore però ho capito che il momento migliore, il più evocativo, sarebbe stato il tramonto. Così sono ritornato nel pomeriggio ed ho atteso che la luce cambiasse e disegnasse pennellate di chiaro scuro sui rami dei pini e sui tetti del maestoso castello. E' stato un momento molto bello, ho avuto l'impressione di essere tornato all'epoca nella quale probabilmente si sarebbe potuto vedere il Daimyo passeggiare nel giardino ai piedi del suo inespugnabile maniero. Aurora Non potevo esimermi dal postare uno scatto di uno dei generi che mi ha più soddisfatto, la macrofotografia. Spesso andiamo a caccia degli esemplari più esotici o spettacolari e tendiamo a tralasciare ciò che di più semplice e comune possiamo trovare ovunque. L' Anthocharis cardamines, chiamata comunemente Aurora, è una farfalla molto comune almeno nelle mie zone ma non ero mai riuscito a trovarne una ferma nei momenti opportuni. Ho colto l'occasione ed ho cercato di ritrarla al meglio delle mie possibilità, sono contento di averla immortalata, piccola e splendida amica. _______ Andrea
  2. Viandante

    Sri Lanka

    Era questa la mia intenzione postando nel mio blog le foto fatte con lo smartphone. Proprio per far passare il messaggio che oggi si possono portare a casa scatti decenti anche senza l'ultimo ritrovato in fatto di camera e lenti. Senza nulla togliere a queste attrezzature, che sono di un pianeta diverso dallo smartphone, solo per dire "se non hai la fotocamera con te, scatta lo stesso se l'occasione vale la pena di essere colta".
  3. Grazie per il passaggio e per i complimenti, apprezzo molto
  4. Considerando che hai il 70-300 immagino che il 24-70 sia l'ottica perfetta per riempire il vuoto in basso, per cui secondo me hai fatto un'ottima cosa, il prezzo con cashback è davvero molto molto buono
  5. Pubblicai questo mio lavoro nel vecchio sito Nikonland, ci sono molto affezionato per cui lo ripropongo anche su questo portale sperando di fare cosa gradita. "Il luogo di confine tra terra e mare" Reportage sulla "vita" del porto di Katsuura - Giappone Premessa Il luogo di confine tra terra e mare. E’ così che vedo il porto. E’ un luogo che mi ha affascinato fin da piccolo, quando andavo con il babbo a girellare tra le barche ed i pescatori alla scoperta del pescato del giorno. Mi chiedevo “chissà se il mare sarà stato un pacifico amico o un feroce nemico in quest’ultima notte? Chissà cosa avrà donato loro in cambio di tanta forza e determinazione?”. Così lo stridio dei gabbiani, la brezza salmastra e gli schiamazzi dei pescatori mi sono sempre rimasti dentro, ammantati da quell’aura di magia che solo un bambino può percepire. Vorrei accompagnarvi in questo mio viaggio in Giappone, farvi vedere l’approssimarsi dell’alba, il chiarore del nuovo giorno che si intensifica sempre più per poi lasciare spazio nuovamente alla dorata luce del tramonto, anticamera di una nuova notte. Farvi ascoltare il rumore delle macchine che si mescola al garrito dei gabbiani, farvi sentire il vento che fa entrare nelle narici l’odore del mare, del pesce, del sale. Vorrei farvi compagnia mostrandovi ciò che ho potuto imparare nel tempo che ho passato in compagnia dei tanti lavoratori che questo luogo, che io chiamo “Il luogo di confine tra terra e mare”, lo chiamano “Casa”. Buon viaggio. (Click sulle anteprime grazie) Ore 03,00 am Lascio il tepore della casa e vengo accolto dall'aria fresca della notte. Scruto il cielo per sapere se pioverà e penso che, nello stesso momento, di fronte ad altre case, ci sono persone che stanno facendo la stessa cosa, come ogni mattina. Intorno a me le strade sono silenziose, buie le finestre delle case. M’incammino invisibile per strade cieche. Arrivo al porto e non sono certo il primo, le barche per il Kimmè sono appena uscite in mare e la banchina è quasi deserta. Quest'atmosfera mi dà un senso di calma e tranquillità, il silenzio mi circonda ed è interrotto solo ritmicamente dalle piccole, discrete onde che s’infrangono sulla rada. Siedo su una bitta arrugginita e gusto un caffè caldo mentre, sommessamente, arrivano i primi uomini e donne, lavoratori e lavoratrici che chiacchierano tra loro in attesa del ritorno della prima barca. Preparo l'attrezzatura fotografica con calma, so che le barche sono ancora lontane, perse nel mare. Poi si ode un rumore e, come fanno tutti gli altri, mi volto verso il mare aperto sapendo che vedrò una piccola luce bianca avvicinarsi rapidamente. La lunga giornata del “Porto” sta per avere inizio. I primi ad arrivare sono i pescatori di aragoste che hanno appena ritirato le reti. Il loro arrivo è rapido, come rapida è la loro ripartenza, giusto il tempo per scaricare a terra un intrico di reti gialle e rosse che sono già scomparsi, inghiottiti dal nero della notte. Le baracche di lamiera che prima attendevano silenziose nella penombra, s’illuminano e si animano di operai che, con gesti rapidi ed esperti, iniziano a districare e ripulire quell'ammasso fatto di reti, alghe, pesci e conchiglie. Le aragoste finiscono nell'acqua di secchi colorati, i pesci in altri contenitori, le conchiglie e le alghe vengono scartate e le reti appese ordinatamente sui loro supporti. Bisogna lavorare rapidamente, altre barche hanno già salpato il loro carico e stanno correndo verso di noi, quando il vento gira sento già il loro motore. Ma questa gente non ha bisogno di guardare l’ora per sapere quanto tempo gli resta, finiscono di dare l'ultima spazzata alle alghe che hanno accumulato proprio mentre una barca entra nel porto. E si ripete lo stesso copione, un'altra volta ancora, e non sarà l'ultima stamani. Il tempo passa, l'alba sta arrivando, il cielo cambia colore e sono l'unico che ha il tempo e la voglia per accorgersene. Scatto un'altra foto, magari un giorno avrò l'occasione per far vedere a queste persone di che colore è il cielo della mattina su di loro. Mentre penso queste cose inizio ad allontanarmi, ne avranno ancora per un bel po', ma io so che dall'altro lato della banchina, tanto lontane da non sentirne le voci, ci sono altre persone che stanno arrivando. Sotto l'enorme tetto in cemento iniziano i preparativi per lo sbarco dei tonni. Le navi gonfie di pesce hanno aspettato tutta la notte ed ora, così come i loro occupanti, si stanno agitando. Insieme ad una giovane operaia guardo la lavagna verde, non comprendo la lingua ma so che ci sono scritti i nomi delle navi, gli orari, le quantità ed i tipi di pesci che saranno scaricati di lì a poco. Per me non sono molto di più che graffi di gesso bianco, vergati ordinatamente sull'ardesia, per lei e per gli altri invece significano tanto lavoro e fatica. Vedo arrivare due grosse gru e, alle mie spalle, un giovane cosparge buona parte del pavimento di ghiaccio tritato, preludio allo sbarco di grossi tonni e pesci spada. Di lì a poco tutto si anima. Dal ventre scuro delle bianche navi salgono enormi pesci argentati che vengono deposti con cura a terra. Le operazioni da fare sono molteplici ed ognuno sa qual è il suo compito, lavare, pesare, trascinare, smistare, tagliare, scrivere ed annotare, tutti fanno la loro parte. Il lavoro è duro, l'acqua fredda che lava i tonni schizza ovunque, il ghiaccio rende scivoloso il pavimento, muletti elettrici vanno e vengono dalla fabbrica del ghiaccio, c'è chi trascina un pesce spada lungo metri mentre qualcun altro pesa un enorme tonno. Il rumore dei motori delle gru si mescola con il cicalino della retromarcia del muletto elettrico, devo stare attento, non posso permettermi di essere sbadato o di pensare solo a scattare, devo fare in modo di non essere d'intralcio per loro, non possono lavorare e pensare anche alla mia sicurezza. Ma comunque sono tranquillo, li vedo scherzare, scambiarsi battute e risate mentre corrono e faticano e questo mi rasserena. Sono un intruso ma non sono un impaccio. Mentre le operazioni di scarico volgono al termine, vedo arrivare alcune auto lussuose dalle quali scendono distinti signori accompagnati da lavoratori in stivali di gomma. Nonostante l'apparenza, si avviano sicuri tra tonni ed operai, sono di casa qua, sono esperti compratori. Osservo la disposizione dei pesci, noto che sono stati suddivisi per file e per peso ed è quasi tutto pronto per l'avvio dell'asta di vendita, si aspetta solo che vengano tagliate e pulite le ultime code dei pregiati tonni. Dall'aspetto del grasso e delle carni della coda tagliata capiranno la qualità di ogni singolo pesce e faranno la loro offerta…che vinca il più bravo ed astuto. Mentre intorno a me i lavoratori sono indaffarati con tonni e ghiaccio, ci sono alcuni di loro che stanno svolgendo pacatamente altre singolari mansioni. Il cuoco di bordo siede tranquillo a poppa e sfiletta un piccolo tonnetto per il pranzo dei suoi amici marinai mentre uno di loro, armato di una piccola spazzola, si adopera per lavare la bianca fiancata della grande nave. Poco più in là è arrivato il Kimmè. Ceste blu sono piene di pesci di un rosso acceso e dagli occhi dorati, che gli valgono il nome “Occhi d'oro”. Seguiranno la stessa sorte dei tonni, saranno suddivisi per peso e venduti al miglior offerente. Il piccolo peschereccio ha finito di scaricare e molla gli ormeggi, al suo posto è arrivata una possente nave che lascia immaginare un carico di ben altre proporzioni. Con una grossa rete viene svuotata lentamente la stiva e le innumerevoli casse, riempite di argentei Sanma, vengono allineate in lunghe file per essere pesate e vendute. Di contorno ci sono le ceste, quasi snobbate, dei pesci comuni, quelli di minor pregio e richiesta, quelli che vorresti scambiare con un Kimmè, quelli che finiscono nelle zuppe, mescolati tra loro, senza neppure la dignità per un nome vero, altisonante o romantico. Pesci di poco conto per piccoli mercati e tavole discrete. Poi mi accorgo che, a pochi metri da noi, fervono i preparativi per qualcosa di grosso. Sono fortunato, uno splendido peschereccio sta entrando nel porto. E' bellissimo, diverso da quelli che, ormai vuoti, hanno scaricato i grossi tonni. Slanciato e candido è di ritorno dall'oceano, dove ha catturato il pesce che ha reso famoso questo porto, il Katsuo, tonnetti argentei di 2-4 kg dalle carni prelibate. Vedo un nastro trasportatore già pronto ad accogliere il prezioso carico ed ai suoi lati una fila di bilance ed enormi contenitori con acqua e ghiaccio. La grossa nave sta ancora manovrando con cautela ed a terra gli operai hanno ancora qualche minuto di riposo, ne hanno bisogno, molti di loro sono gli stessi che hanno da poco finito di scaricare e preparare i tonni, gli spada ed i marlin. Anche molte donne si preparano all'arrivo del Katsuo, che sarà smistato nei grossi cassoni blu e gialli. La stiva della nave inizia a riversare i tonnetti sul nastro, un passamano rapido tra i marinai, otto o dieci esperte operaie separano i pesci, individuano rapidamente quelli troppo piccoli o troppo grossi, non c'è tempo da perdere, il nastro scorre inesorabile e dalla nave il pesce sembra non aver mai fine. Tra loro ed i compratori di tonni che stanno ancora partecipando all'asta, altre persone si sono preparate ad accogliere anche il frutto della pesca delle aragoste. Chi con un piccolo furgoncino, chi in bicicletta trainando un carrello o chi a piedi, ecco per ultimi coloro che per primi erano arrivati al porto. Le ceste di aragostine vengono scaricate sullo scivolo e, una volta ancora, selezionate e vendute. Guardo l'ora, le 10,30, sono stanco, io che non ho fatto molto stamani se non osservare e fotografare gente che lavora sodo. La mattinata è stata davvero lunga e dura ma ora è il momento del riposo. Qualcuno ancora è indaffarato nella pulizia delle attrezzature, un gruppo di amiche si lascia andare in chiacchere e risate mentre un thè caldo le ristora. Tra non molto le tante biciclette, scooter ed auto svaniranno ed il silenzio occuperà ogni spazio, almeno per qualche ora. E' tempo di rientrare a casa, mi devo riposare perché nel pomeriggio voglio tornare qua. Voglio tornare in questo luogo che con il passare delle ore si trasforma continuamente e non rimane mai inanimato. Ci saranno operai che preparano il pescato per le spedizioni in tutto il paese. Troverò qualcuno a stendere il pesce a seccare al sole. So che troverò i vecchi pescatori in pensione, che mai hanno abbandonato il porto, chiacchierare tra baracche, biciclette e vecchi randagi. So che troverò alcuni di quegli operai, che tanto hanno faticato all'alba, ancora qua a riposarsi e scambiare due parole tra loro seduti su un muletto elettrico, questa volta spento. Continua nei commenti...
  6. Tralasciando la parte delle operazioni finanziarie, che credo sia più una battuta, sono in totale disaccordo con questa tua esternazione e mi sento anche infastidito dal momento che faccio parte di coloro che non hanno mezzi economici sufficienti per "impiparsi" delle perdite di valore e mettere in secondo piano l'aspetto finanziario di un cambio di attrezzatura. Ringrazio quelli come te e Mauro, solo per citare i due fondatori, che mettono a mia disposizione le loro molteplici esperienze permettendomi di valutare al meglio ed effettuare oculatamente le mie spese in campo fotografico, ma tenere una D700 per 10 anni non è questione di esserci affezionato o di non ritenere superiori le sue evoluzioni successive, è "solo" una questione economica. Quindi sì, sto molto attento anche all'aspetto che riguarda la svalutazione di ciò che posseggo e DOVRO' rivendere quando valuto acquisti o cambi. Se così non fosse non avrei mai venduto tutto il mio corredo per permettermi una Z6 (o simile)+ un paio di ottiche. Ritengo che le opportunità che potrò avere con corredo ML come ho in mente potranno ben compensare ciò che ho perduto vendendo ciò che avevo e l'ho fatto senza troppi rimpianti...altrimenti so bene che avrei potuto continuare a fare foto con la reflex perchè, nonostante gli anni, funzionava ancora.
  7. Niente insulti, è un eccellente mini tripod ma è di una categoria diversa dal Peak del topic, è più assimilabile al Marsace oggetto di un test del buon Max. Sono mini tripod che arrivano ad una ventina di cm scarsi di altezza da terra, in cambio di dimensioni e pesi davvero minimi ma senza sacrificare la robustezza. Io li vedo come tripod di emergenza se proprio non si hanno 40-50cm di spazio ed un chilo di peso disponibili, altrimenti trovo difficile inquadrarli. Il Peak Design è un tripod che arriva ad un'altezza ragionevole, 130cm con colonna non estesa e 14cm in basso, ha un peso ragionevole (1,2kg testa compresa) ed ingombri da chiuso di 39x8cm. E' un'altra categoria di tripod ed ha una versatilità enorme rispetto al Gitzo/Marsace. Il Leofoto proposto da Valerio è un contender per questo Peak, dipende dagli usi, necessità e punti di vista.
  8. Infatti credo che la cosa migliore sarebbe prendere la Z6 con il cashback oppure a fine anno se faranno altre promo, saltare la seconda generazione e passare alla terza che sarà matura e, presumibilmente, decisamente avanti rispetto alla Z6. Sempre se si vuol passare al ML FF o se ne abbia bisogno. Avendo un corredo reflex FF come quello descritto da Pedrito non è una scelta semplice, va considerato anche il fattore svalutazione del suo corredo in vista di un passaggio a ML con la generazione 2.0 delle Z.
  9. Oppure vendere il 24-70 G, vendere l'f4S e anche l'FTZ per poter prendere il nuovo S2,8 con un conguaglio non esagerato. Sempre se l'F2,8 ti serve, sempre se vuoi svuotare il corredo (e quindi via l'FTZ). Se ho capito bene il nuovo S2,8 è un altro pianeta rispetto al vecchio G e, visto che il vecchio G è già ingombrante e pesante, non avresti anche un FTZ a prendere spazio ed aggiungere peso. Nel caso non volessi fare il conguaglio, allora boh, quasi quasi terrei l'F4 e venderei cmq FTZ e G2,8, ma sono mie supposizioni, ci sarà dic erto chi saprà consigliarti meglio avendoli provati
  10. Ma esattamente cosa trovi poco pratico? Ripeto non lo comprerò, stiamo solo chiaccherando su un prodotto che sembra interessante a molti. A me fa piacere leggere le tue considerazioni, so che esperienza hai per cui ben venga che tu esterni le tue perplessità, ho solo da imparare 😋
  11. E poi ci mandano le foto di loro a bere cocco fresco sulla spiaggia, foto fatte logicamente con autoscatto grazie al loro tripod 😂 Valerio, non metto in nessunissimo dubbio le tue perplessità ma non vorrai dirmi che per una Z6+35 1,8 o un 24-70/14-30, rigorosamente su superfici tipo asfalto, marciapiedi, spiaggia...non sia sufficientemente stabile questo tripod? Si certo, se vado a Skye a fotografare le scogliere o alle Fær Øer lascio il Peak al caldo a casa ed è pacifico...ma se sono a Ginza o al Trocadéro piuttosto che in Piazza delle Erbe a Padova, immagino che per quel tipo di attrezzatura che ho menzionato sia abbondantemente stabile. Troppo costoso? Sì, lo abbiamo già sottolineato. Pessimo prodotto? Non credo. Adatto a tutto? Nemmeno per idea. Perfetto per alcuni utilizzi? Per come la vedo io sì. Lo comprerò? No, costa troppo per me.
  12. Concordo, il prezzo è davvero elevato ma a me piace moltissimo questo tripod. Ho un Feisol CT3442 Tournament in carbonio col quale faccio tutto e mi trovo benissimo, non è troppo ingombrante nè pesante ed arriva ad un'altezza decente senza colonna centrale, idem in altezza minima...resta il fatto che questo Peak Design è molto più compatto e portabile e credo sarebbe il compagno perfetto per i viaggi con una ML stile Z6+ottiche non eccessive (che cmq non monterei su una Z6 in viaggio).
  13. Concordo in tutto su quanto scritto prima di me. Anche io sono nella situazione di valutare cosa fare e mi sono posto le tue stesse domande. Ho tenuto 10 anni la D700 ma non credo farò altrettanto con la mia prima ML (che facilmente sarà la Z6). Credo che varrà la pena prendere adesso o nei prossimi mesi la Z6, tenerla ed attendere la sua erede per poi rivenderla e passare a lei se realmente avrà quelle piccole cose che mancano alla Z6. Altrimenti continuare con la 6 fino alla terza generazione di quella classe. Attendere direttamente la sua erede non è scontato sia la cosa migliore proprio per le ragioni evidenziate da Mauro. Per te invece, come sottolineato da Massimo, è anche necessario capire se la Z6 ti può già offrire qualcosa che attualmente non hai con il tuo corredo che è ben più moderno di quello che avevo io fino a pochi giorni fa.
  14. Viandante

    Nuova Sigma fp

    Rimarrebbe un gran bell'oggetto per quelli che ne farebbero il cuore di un sistema completo (video intendo), mentre si allontanerebbe da quelli che la vorrebbero usare al posto della Reflex/ML stile Z quando non sarebbe possibile usarle, senza impegno di peso/ingombro ma senza perdita di qualità.
  15. Grazie per l'apprezzamento
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