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Paolo Mudu

Nikonlander Veterano
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  1. Ricordo che dopo aver letto questo articolo ho provveduto a salvare i file su due hard disk, successivamente sul Cloud. Oggi sto prendendo in considerazione l’acquisto di un SSD esterno da 8 T. Ma sarà più affidabile del HD?
  2. In attesa di realizzare immagini più architettoniche a Venezia, ho potuto provare il filtro IR 850 nm. Mi sono reso conto delle maggiori problematiche che si incontrano con questo filtro: - Difetto di "Hot Spot", inevitabile con la fotografia IR, che con il filtro 720 nm. non avevo mai notato. L'Hot Spot è una specie di bagliore circolare o ad anello che appare al centro dell'immagine catturata. Le ottiche non sono ottimizzate per lo spettro IR, che entra, rimbalza tra le lenti, dando luogo a questo difetto. Se si presenta come un punto, anche piuttosto grande, si può correggere in post, mentre se si presenta a forma di anello, tipo arcobaleno, diventa quasi sempre irrecuperabile. Per fortuna mi sono imbattuto solamente nel "bollone" centrale, che si nota soprattutto riprendendo una grande porzione di cielo. L'intensità dipende dall'ottica usata. nel caso che presento si tratta di un Sigma 50/100 f: 1,8 a 100 mm. Di seguito due foto con la medesima inquadratura a f:16, una a 1/8 sec, l'altra a 1/10 sec.. Minima differenza di esposizione e con differente quantità di nubi inquadrate.
  3. Grazie per il tuo intervento, Lucky. Mi è utile per chiarire che la definizione di “fotografo” o “fotografia” non indica uno status qualitativo, ma di “genere”. Molte persone oggi utilizzano la fotocamera non per stampare, ma per produrre immagini . Si tratta comunque di un’attività assolutamente legittima e spesso artisticamente valida. A mio parere la fotografia è un’attività finalizzata a produrre immagini stampate. Il resto dovrebbe essere definito con nome più adatto. Parere personale.
  4. Comalv sta seguendo Paolo Mudu
  5. Che dire poi di Caravaggio, il primo direttore della fotografia. Capace di cogliere l’attimo e trasferirlo in un quadro.
  6. Fondamentalmente anche il lavoro di ritocco sui negativi!
  7. La fotografia è spesso considerata un’arte “giovane”, ma in realtà ogni scatto che emoziona o colpisce ha radici profonde, piantate secoli prima dell’invenzione della macchina fotografica. Un fotografo non crea immagini nel vuoto: lo fa dentro una lunga tradizione visiva. La storia dell’arte non è solo un repertorio estetico da cui attingere, ma una vera e propria grammatica visiva che continua a plasmare il nostro modo di vedere. Capire questa genealogia dello sguardo è fondamentale per ogni fotografo che voglia approfondire il proprio linguaggio. E per dimostrarlo, possiamo osservare il lavoro di due grandi maestri della fotografia: Ansel Adams, icona del paesaggio in bianco e nero, e George Hurrell, padre della fotografia glamour hollywoodiana. Due stili opposti, ma entrambi legati a una lunga catena di ispirazioni che risale alla pittura, al romanticismo e perfino al Rinascimento. Ansel Adams: la natura come architettura del sacro Ansel Adams è universalmente riconosciuto come il grande cantore della natura americana. I suoi paesaggi, nitidissimi e potenti, trasmettono un senso di ordine, pace e maestosità. Ma dietro l’apparente “realismo tecnico” delle sue fotografie c’è un immaginario visivo ereditato dalla pittura. Le influenze più vicine: Adams fu influenzato inizialmente dal pittorialismo, un movimento fotografico che cercava di emulare la pittura, con immagini sognanti e sfumate. Ma se ne distaccò presto, abbracciando un’estetica più netta e strutturata. In questo percorso, si ispirò ai fotografi Carleton Watkins e Edward Weston, che avevano già elevato il paesaggio a soggetto d’arte pura. Ma la vera chiave è nel fatto che Adams non fotografava semplicemente montagne o alberi: fotografava la spiritualità della natura, come già avevano fatto i pittori romantici dell’800. La radice romantica: Artisti come Albert Bierstadt e Thomas Cole, appartenenti alla Hudson River School, dipingevano la natura americana come una sorta di “cattedrale del divino”. Grandi spazi, luce gloriosa, senso di stupore. Questa concezione è palpabile nelle immagini di Adams: ogni roccia, nuvola o riflesso diventa parte di un disegno superiore. Questi pittori americani, a loro volta, si erano ispirati al Romanticismo europeo: J.M.W. Turner, con i suoi vortici di luce e colore, e Caspar David Friedrich, con paesaggi silenziosi e figure minuscole di fronte all’infinito. Da qui, possiamo andare ancora più indietro, ai paesaggi mistici e atmosferici dello sfondo di Leonardo da Vinci, come nella Vergine delle Rocce o nella Gioconda. In sintesi: Dalla spiritualità di Friedrich alla luce pittorica di Turner, fino alla fotografia zonale di Adams: un filo invisibile lega ogni visione del paesaggio a quella che l’ha preceduta. George Hurrell: il volto come teatro della luce Se Ansel Adams rappresenta l’ascesi della natura, George Hurrell incarna il culto dell’icona umana. È lui che ha scolpito l’immaginario delle star di Hollywood negli anni ’30 e ’40, trasformando i volti di Joan Crawford, Clark Gable o Greta Garbo in statue mitologiche di pura luce. L’influenza cinematografica e pittorica: Hurrell lavorava con luci teatrali, forti contrasti, tagli netti: un’eredità chiara del cinema espressionista tedesco, dove il chiaroscuro diventava strumento drammatico. Ma il suo vero debito visivo è con i grandi maestri del ritratto pittorico. • Caravaggio e Rembrandt sono i due riferimenti chiave. • Caravaggio per l’uso della luce radente, drammatica, e per l’intensità teatrale. • Rembrandt per la capacità di far emergere l’anima del soggetto attraverso un gioco calibrato di ombre e luce (“Rembrandt lighting” è oggi un termine tecnico in fotografia). La linea del ritratto ideale: Anche Rembrandt guardava a sua volta ai ritrattisti fiamminghi e italiani: Van Dyck, Tiziano. Tutti uniti dalla ricerca dell’equilibrio tra idealizzazione e umanità. Un volto, per loro, non è solo una somma di tratti, ma una narrazione visiva. Hurrell eredita questa tradizione e la rilegge con mezzi fotografici. Le sue immagini non sono semplici ritratti: sono mise en scène visive, costruite con rigore formale e consapevolezza pittorica. Perché la storia dell’arte è fondamentale per un fotografo Studiare la storia dell’arte non significa imitare stili del passato, ma riconoscere i codici visivi che strutturano la nostra percezione. Che si tratti di paesaggio, ritratto, moda o reportage, ogni genere fotografico ha radici storiche ben precise. • L’uso della luce deriva da secoli di pittura. • La composizione è figlia della prospettiva rinascimentale. • La messa in scena del corpo viene dalla scultura classica. Un fotografo colto non è necessariamente un fotografo accademico: è un autore consapevole, capace di inserirsi nel dialogo eterno tra arte e realtà. Come disse Ansel Adams: “Non si fa una fotografia solo con la macchina fotografica. Si porta con sé tutta la cultura, la memoria e l’esperienza visiva accumulata fino a quel momento.” Ciò che distingue un fotografo da chi si limita a scattare fotografie non è soltanto la padronanza tecnica, ma soprattutto lo spessore culturale sedimentato nel tempo, che si traduce in una più profonda consapevolezza visiva e in una capacità di pre-visualizzazione dell’immagine ben prima di premere il pulsante di scatto. Oggi disponiamo di strumenti tecnologici avanzatissimi, in grado di restituire immagini dalla qualità tecnica straordinaria; tuttavia, questo non basta a renderle significative o memorabili. La rete è ormai invasa da trilioni di immagini perfette dal punto di vista formale, ma spesso prive di anima, di narrazione, di visione: fotografie impeccabili, sì, ma vuote, destinate a perdersi nell’indifferenza di un flusso visivo incessante e privo di profondità.
  8. Ottimo, hai un tema e l’hai sviluppato! Preferisco quelle in BN, si prestano meglio alla essenzialità del tema.
  9. Ho visitato con piacere la mostra, guidato personalmente da Marco. Il viaggio ad Arezzo è stato ripagato dall’emozione di constatare che l’interesse per la fotografia è ancora vivo nella sua espressione più tradizionale. Vedere quelle foto così ben stampate mi ha fatto venire voglia di organizzare una mostra personale a Bologna! Complimenti per le iniziative del tuo foto club e per le tue foto!
  10. Dopo avere provato quello di Mauro, in studio di ritratto, sono riuscito a trovarlo usato in Germania per la Sigma. Sul sensore APS-C da ancora più soddisfazione. Peccato me lo abbiano rubato ed è introvabile! 😩
  11. Ottimo! sinceramente, a parte Juza che non mi è mai piaciuto, non conosco gli altri siti citati. Squadra che piace non si cambia!
  12. Con l’intervento di MarcoFerrero vorrei offrire uno spunto di riflessione sul motivo per cui la cancellazione dell’iscrizione ha generato disaccordo — o quantomeno preoccupazione — in una parte della comunità. Questo sentimento, a mio avviso, è indice di un forte legame e affezione nei confronti del sito. L’iniziativa, per certi aspetti coerente con la linea editoriale, è stata tuttavia percepita da alcuni come una sorta di punizione. Credo dunque che il vero nodo della questione sia stato un problema di comunicazione. “Dietro ogni critica, c’è un bisogno inascoltato.” (Marshall Rosenberg)

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