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Alberto73

Nikonlander Veterano
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  1. Un paio di acquisti prima di chiudere l'anno e con esso veder chiudere il mio negoziante di fiducia..... Sono entrati a far parte del mio corredo un 24-70/2.8 S2 e un Viltrox 85 1.8 (comprato usato)
  2. Grazie! la cosa particolare di questo museo (io non lo sapevo) è che essendoci vetture di proprietà di privati periodicamente l'esposizione viene riallestita! tra le vettura in esposizione mancava la Testarossa ma non solo.... ah.... non l'ho fotografato ma in vendita c'era anche un modellino della 499P da collezione come lSF25 che ho messo nell'articolo ma a un prezzo nettamente superiore: circa 20.000 euro 💶😅
  3. Grazie! dell'apprezzamento! tutte le foto sono realizzate a luce ambiente non avevo flash aggiuntivi e quello pop up credo sia troppo poco potente per illuminare tutta la vettura, per cui ho puntato sugli alti iso fotografando tutto con la luce che c'era.... il punto luce che si vede sono i faretti del museo!
  4. Approfittando del fatto che mi trovavo da quelle parti sono andato a visitare il museo ferrari di Maranello (da cui sono tornato con qualche ricordino) dove ho potuto scattare qualche foto con la mia fida Z50. partendo da fuori.... partendo dall'ingresso.... (che senso ha mettere gli sponsor attuali su una ferrari di qualche anno fa? 🤔) non solo vetture ma anche motori in esposizione anche i dettagli sono interessanti.... sullo sfondo si vedono anche i tessuti e i campioni di colore che in azienda sanno abbinare nel modo giusto. nei cassetti di questo mobile sono stati messi esempi di abbinamenti tra rivestimenti, colori della carrozzeria e quant'altro... u'altra ferrari rietichettata con gli sponsor attuali un simulatore (ce n'erano diversi a disposizione del pubblico) ma alla fine se c'è chi è disposto a pagare 10,495 euro per il modellino di una vettura che si sta rivelando una ciofeca beh.... vuol dire che il fascino della rossa supera le figure barbine che stanno facendo quest'anno! “Date a un bambino un foglio di carta, dei colori e chiedetegli di disegnare un'automobile, sicuramente la farà rossa” Oltre al museo di Maranello ho visitato quello di Modena ma sarà oggetto di un altro post nel blog.
  5. in che senso? Ferrari ha vinto i mondiali costruttori dal 1999 al 2004 e pilori dal 2000 al 2004, RedBull ha vinto i mondiali piloti dal 2010 al 2014 e dal 2021 al 2024 e come costruttore (garagista direbbe il drake) dal 2010 al 2013 e i due anni 2022 e 2023, Mercedes ha vinto i titoli piloti dal 2014 al 2020 e come costruttore dal 2014 al 2021 🤔 comunque Ferrari era chiamata a fare meglio dell'anno scorso non a stare sullo stesso livello ma addirittura fare peggio..... 😨
  6. Pensare che lo scorso mondiale non era andato poi così male: Ferrari seconda nei costruttori con 13 podi di Leclerc (3 vittorie, 3 secondi posti e 7 terzi posti) oltre a un secondo e un terzo posto nelle sprint e con 9 podi di Sainz (2 vittorie, 2 secondi posti, e 5 terzi posti) oltre a un secondo posto nella sprint. Per di più in Australia c'è stata la doppietta 1° sainz 2° Leclerc (3^ gara stagionale). Ora.... qualsiasi persona sana di mente credo avrebbe pensato a migliorare un progetto che aveva dimostrato di non essere poi così male e non di stravolgere il tutto senza garanzie sui risultati oltretutto per un ciclo regolamentare che è stato deciso di chiudere il che rende ancora di più insensato quanto fatto in Ferrari. Se poi aggiungiamo la partenza di Cardile in fase di pieno sviluppo della sf 25, sostituito solo un mese dopo la sua partenza da Maranello beh... fa pensare che la gestazione di questa vettura abbia avuto più di qualche problema, se poi, come si vocifera, l'impianto delle sospensioni verrà stravolto per tornare al push rod anteriore oltre che a riportarlo al posteriore fa sembrare ancora di più questo mondiale come un anno buttato per nulla.
  7. io ho sempre considerato il jpg una sorta di... 'amico' soprattutto per le foto delle vacanze per le quali spesso portavo a stampare il jpg come uscito dalla fotocamera (soprattutto per i viaggi in Giappone) ma anche per le foto di sport quando avevo la D3 con cui, per forza di cose se volevo sfruttare a lungo la raffica massima dovevo scattare solo in jpg....
  8. in che senso non funziona? comunque dubito di tornare a breve da quelle parti anche se non è poi così distante... però sono solo parole senza riscontro pratico... ad oggi il legno delle barche continua ad essere consumato dall'acqua ed è destinato a sparire se non si fa nulla... come il Titanic!
  9. Uno dei percorsi più noti per le camminate a Treviso è la ‘restera’, che dal ponte della ferrovia nei pressi della città porta fino a Casier. Mi è capitato spesso di percorrerla in parte, arrivando al massimo fino a Silea, ma non è di questo che voglio parlare nel presente articolo. In un paio di occasioni, distanti anni tra loro, l’ho percorsa in bicicletta fino a Casier passando per un luogo noto come “il cimitero dei burci”. Lo si può trovare lungo il percorso tra Silea e Casier alla confluenza del taglio del Sile (lungo il quale è stata costruita una centrale idroelettrica) con il ramo del Sil morto, in un'ansa riparata del fiume Sile. Facendo una rapida ricerca su internet ho trovato che quest’area era nota come cava di Barina, in quanto utilizzata, appunto, come cava di cui è ancora visibile una mota di ghiaia. Durante la Seconda Guerra Mondiale ha ospitato uno squero. Oltre a questo, qui venivano ormeggiati i burci utilizzati per il trasporto delle merci dalla terra ferma a Venezia e viceversa. I burci non sono altro che grosse imbarcazioni a fondo piatto, caratteristica che li rende più adatti alla navigazione fluviale. Le dimensioni di queste imbarcazioni potevano arrivare ad una lunghezza massima di 35 metri per 6,50 metri di larghezza con un’immersione a pieno carico di 1,70 metri. Per la costruzione dei burci venivano utilizzati due tipi di legno: legno duro (doveva garantire una certa resistenza all’umidità) per la costruzione delle strutture principali legno più morbido e per le parti soggette a urti. Lo scafo era ricoperto di pece nella parte immersa nell’acqua per essere impermeabile, mentre la parte emersa pitturata con colori vivaci. Per la movimentazione delle barche erano impegnate tre persone: il paròn (il padrone) ovvero il capitano, il marinéro (il marinaio) che eseguiva le manovre e il morè (il mozzo) che si occupava dei pasti e delle pulizie. L’accesso agli alloggi era garantito da due aperture dalle quali ci si calava "sotto prora" (sòto pròa) o "sotto poppa" (sòto pupa). La barca era, infatti, non solo uno strumento di lavoro ma anche la casa dove l’equipaggio viveva. Per rispettosa distinzione il paròn alloggiava a poppa mentre marinéro e morè a prua. Per riposare venivano utilizzate delle cuccette riparate alla meno peggio dall’umidità con della tela cerata, che, però, serviva a poco in quanto tra le fessure del legno spesso filtrava la pioggia costringendo gli occupanti a dormire con le coperte bagnate. Gli alloggi erano dotati di cucina economica all’interno della quale bruciava la legna che serviva sia per cucinare che per scaldare l’ambiente. Questa venne introdotta più di recente al posto del braciere quadrato con base in ferro o legno, utilizzato in precedenza. Tale braciere era coperto da uno strato di ghiaia e sabbia sul quale veniva acceso un fuoco il cui fumo riempiva la stanza prima di uscire dall’apposito foro, "el fondeéto". Il materiale da ardere veniva facilmente reperito lungo gli argini del fiume. Queste imbarcazioni non erano dotate di motore, venivano pertanto trainate da buoi tramite l’utilizzo di cime, in dialetto reste da cui gli argini prendono il nome di ‘restere’ o ‘alzaie’ per la funzione di sollevamento dal livello del mare. Con l’avvento del trasporto su gomma (più moderno ma più inquinante) i burci sono stati progressivamente abbandonati in questo luogo e rimasti dimenticati per diversi anni fino al nuovo secolo, quando scavi archeologici li hanno riportati alla luce. Le ricerche hanno evidenziato come negli anni 70 del 1900 vi siano state abbandonate 19 imbarcazioni: 3 gabarre, 5 burci, 2 comacine, 2 burci modificati con prua a specchio per escavazione, 3 batei, 1 topo, 1 barchetto e 2 imbarcazioni di tipologia sconosciuta. Le ricerche hanno stabilito anche che negli anni 80 ben 4 imbarcazioni sono completamente sparite dal sito. Il cimitero dei burci è un luogo unico nel suo genere con un’estensione di15,000 m², tuttavia non è ancora stato dichiarato di interesse storico culturale. Le ricerche comunque continuano, poiché altre imbarcazioni potrebbero tornare alla luce in un prossimo futuro. Ora però sta emergendo un altro problema: la conservazione delle imbarcazioni che, immerse nell’acqua, si stanno progressivamente sgretolando e col tempo potrebbero sparire per sempre. Un appello alle istituzioni è stato lanciato per richiedere un intervento conservativo mirato a salvaguarda questo patrimonio archeologico, ad esempio mediante interventi in loco, che arrestino il degrado causato dall’acqua e dagli agenti atmosferici, e ne favoriscano la conservazione. Si chiude così anche mio articolo, QUI troverete altri articoli del mio blog. Ciao e alla prossima! Fonti https://it.wikipedia.org/wiki/Cimitero_dei_burci https://fondoambiente.it/luoghi/il-cimitero-dei-burci-nel-parco-del-fiume-sile?ldc https://www.parcosile.it/pagina.php?id=31 https://www.parcosile.it/it/iti_dettaglio.php?id_iti=3430 https://www.trevisotoday.it/attualita/casier-cimitero-burci-20-maggio-2024.html
  10. Anche a me piace di più la seconda, le altre mi sembrano un po'.... affollate! Però l'Autan era meglio se lo portavi 😉😅
  11. Ci tengo però a precisare che a parte i manichini il villaggio è fatto bene e la visita è molto interessante! quindi in generale il giudizio è positivo! e anche l'albergo lì vicino è molto bello (fra l'altro hanno il pane fatto da loro e, che a me piace, il té in foglia messo in bustine invece del classico té in bustina che si trova di solito)
  12. Girando in rete mi sono imbattuto in un breve video che mostra un luogo molto legato a una serie animata della mia infanzia: Heidi! Questo luogo è l’Heididorf, una sorta di museo a cielo aperto dove, attorno alla casa che ha ispirato la scrittrice del romanzo originario, sono stati ricostruiti gli edifici che costituivano il paese in cui vivevano i personaggi: la pastorella svizzera assieme al nonno e al ‘generale delle capre’ Peter. Con un paio di amici si è così deciso di partire alla volta di questo luogo così legato ai ricordi della nostra infanzia e, forse, tornare un po’ bambini come quando la si guardava in TV trasmessa su un televisore a tubo catodico. Ubicato nel cuore delle Alpi svizzere, questo villaggio è stato reso famoso dal romanzo di Johanna Spyri. Qui, tra prati fioriti e baite secolari, i visitatori possono ritrovare i luoghi teatro delle vicende della pastorella che ha conquistato milioni di lettori in tutto il pianeta. La prima tappa della visita è la stalla del municipio, l’unica ad accesso libero, dove Peter trovava ad attenderlo la maggior parte del suo gregge. All’esterno è presente la carrozza con cui Heidi e la zia Date arrivano a Maienfeld. La seconda tappa è la casa di Heidi, ovvero l’edificio che ha dato ispirazione alla scrittrice durante i suoi soggiorni nella vicina Bad Ragaz ed è qui che è nata tutta la storia. In questo luogo, durante l’inverno, Heidi e l’amico Peter trascorrevano le giornate immersi nello studio. Nelle varie stanze sono stati ricreati gli arredi dell’epoca e, con alcuni manichini, anche una scena di vita quotidiana: Heidi e Peter intenti a studiare (peccato che sembrino strafatti di anfetamine; da qui, in effetti, si spiegano i monti che sorridono e le caprette che fanno ciao). La terza tappa è la baita del ‘vecchio dell’alpe’, in cui il nonno di Heidi si era rifugiato per allontanarsi dal mondo intero e dove, poi, trascorreva le estati con la nipotina, che era riuscita a smuoverlo e a riavvicinalo alla gente! Qui vediamo la stalla delle capre, il ‘laboratorio di falegnameria’ del nonno, la casa principale con la cucina al piano di sotto e la soffitta con i letti dove entrambi dormivano. Anche qui è presente un manichino, stavolta del nonno, abbastanza inquietante… (e dire che dovrebbe essere una cosa per bambini; io al posto loro avrei gli incubi!) Si passa al municipio e alla scuola, edificio in parte in allestimento, dove viene mostrata com’era un’aula scolastica nel 1800, ovvero all’epoca della nostra storia. Penultima tappa è il recinto con le capre, dove provare l’esperienza di stare a contatto con gli animali e dare loro da mangiare. Si conclude con l’immancabile negozio di souvenir vari con i soliti prezzi da embolo. E si chiude così anche il mio articolo. QUI troverete altri articoli del mio blog. Ciao e alla prossima! おしまい
  13. Luogho molto interessanti e suggestivi.... avessi modo di andarci lo farei volentieri! 🙂
  14. Trovo questo oggetto molto interessante, sprecato in mano mia ma interessante! non mi dispiacerebbe provarlo ma comprarlo non credo sia il caso! mi piace il meccanismo dello zoom interno, lo avrei voluto ancora all'epoca del 24-70/2.8 AFS che nascondeva nel paralume il fatto di allungarsi partendo dai 50 mm.

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