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Dario Fava

Nikonlander Veterano
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  1. Io ho fatto una transizione "dolce" prima affiancata alle reflex, a causa dell'autofocus delle prime mirrorless meno affidabile, poi con l'avvento delle Z9 ed 8 non c'è stato più motivo di rimanere nel passato. Soprattutto perché l'assenza dell'otturatore è un gran vantaggio in termini di utilizzo, oltre che ad avere un autofocus più versatile e pratico da usare (se usato correttamente) È vero che il rumore di una D5 era piacevole da sentire, ma è inutile, per quel che mi riguarda, legarsi ai sentimentalismi. Peraltro le ottiche Z e per Z sono su di un altro livello.
  2. Non ci sono parole. Ti siamo vicini, con rispetto e partecipazione. Un abbraccio.
  3. Sony dovrebbe continuare a produrre e vendere Playstation, a vendere è brava, sull'elettronica è ferrata, ma cosa significhi stare "sul campo" una giornata con una macchina fotografica in mano, non ne ha la più pallida idea. Sony ha ereditato quel poco che sa dalla Minolta, ma non ha fatto tesoro, anche perché se Minolta è fallita ci sarà un motivo avranno pensato 🤣 Non immaginate quanto possa essere difficile mantenere la calma quando si lavora con videomaker Sonysti (anche fotografi) che ti osservano usare Nikon come se fosse un oggetto desueto, convinti della loro scelta e per nulla inclini a cambiare idea, neanche di fronte all'evidenza dei fatti. Perché poi alla fine sono le foto che parlano non i numeri. È la parte più stancante di un matrimonio.
  4. Sì la versione live è molto più elaborata e meno diretta, se non si hanno problemi di spazio e non si ha bisogno di fare cose personalizzate, (io ad esempio lo programmai per il software di impaginazione degli album creato dal laboratorio dove mi servivo per il quale non esiste un preset) allora la versione normale è l'ideale, perché ad ogni controllo corrisponde un solo comando, poi alla fine non c'è neanche bisogno di leggere cosa fanno i controlli perché memorizzi la posizione. Di fatto sono strumenti che velocizzano il workflow, e non di poco. Inoltre con la versione live io ho destinato alcuni pulsanti a collegamenti rapidi a programmi o link di siti che utilizzo spesso, senza dovere andare nei menu del browser.
  5. Ma no costa più o meno uguale, sono stato molto combattuto anch'io nella scelta delle due versioni, perché la tua diciamolo, è proprio "pret a porter" come hai scritto tu è più diretta, ogni pirulino fa la cosa giusta senza dover stare a pistolare sui pulsanti touch, ma alla fine nel mio casino risultava troppo ingombrante.
  6. Io acquistai anni fa (ancor prima che diventasse di Wacom) la versione Live per la compattezza e la modulabilità, ora lasciate stare l foto fatta col cellulare che ha un effetto moiré tremendo, è in pratica uno schermo suddiviso in 12 caselle totalmente personalizzabili su 7 pagine, più 6 manopole/pulsanti anche loro personalizzabili per controllare velocemente le funzioni di virtualmente tutti i programmi di editing foto audio e video, in base al programma aperto si apre una nuova pagina con i controlli multipli ... Questa ad esempio è la pagina di PS, che cambia nel caso si apra in ACR e cambia in caso di LR È estremamente più macchinoso dal punto di vista della programmazione ma, molto versatile, tra l'altro i programmi più diffusi hanno già una preimpostazione di base in modo da poter essere usata subito senza perdere ore a personalizzare ogni singolo pulsante. Io mi trovo bene.. ovviamente la funzione Live (dal nome) lo rende anche utilizzabile per il controllo di piccole regie.
  7. Io uso lp5 con il loro software dedicato sia per Mac che per PC preferisco non usare i device portatili come telefoni e tablet e per i progetti lunghi, le medaglie possono richiedere anche 8 ore, salvo il progetto su chiavetta per rendere indipendente il laser. Sono stato tentato di renderlo anche io all’inizio, ma poi l’assistenza si è prodigata per risolvere problemi che ovviamente non avevo solo io. Alla fine rispetto a quello su plotter questo laser per le piccole incisioni ha un dettaglio pazzesco.
  8. Ti ringrazio Mauro per l'apprezzamento, sì da conservatore quale mi hai conosciuto nella fotografia è difficile pensare che sia appassionato di strumenti tecnologici, in realtà adoro gli orologi meccanici ma non posso fare a meno di uno smartwatch, mi piace creare gioielli, lo faccio in modo tradizionale ma con il laser è molto più diretto, cambia solo il modo di progettare, meno mano più testa. Mi sono appassionato prima alla stampa 3d, ho anche uno scanner 3d, che è comunque complicatissimo da usare in modo fruttuoso, ma i software di modellazione 3d richiedono tanto tempo, quelli economici, se poi usiamo quelli con AI si semplifica... vabbè alla modica di almeno 100€ al mese... comunque il laser è una fonte di luce e questo a fibra che scava le cose mi fa impazzire. All'inizio ho avuto tanti problemi col software, io ho preso un laserpecker lp5, ha il suo software proprietario ma funziona anche con lightburn che è il photoshop delle macchine da taglio/incisione, solo che sulla fibra lightburn è complicatissimo per la mole di parametri da inserire e quindi mi sono aggrappato al loro software aprendo un ticket enorme sui vari problemi, durato mesi, in contatto con il servizio tecnico, dopo 4-5 aggiornamenti ha raggiunto una accettabile stabilità. Dovrebbero pagarmi per la pazienza da beta tester 😂
  9. Buongiorno a tutti, da stamattina Firefly non funziona più su PS né su piattaforma, il messaggio è lo stesso Sta capitando a qualcun altro? Sono loggato in Italia e non uso VPN
  10. Nel nero che tutto avvolge, una croce si apre come una ferita di luce. Su di essa, una donna, fragile e divina, si abbandona al proprio destino, sospesa tra terra e cielo. Le sue braccia disegnano l’eco di un volo mai iniziato, il corpo si fa offerta, sogno, rinascita. La luce la accarezza come un perdono, il buio la culla come un segreto. In quell’attimo immobile, tra l’ombra e la rivelazione, sembra nascere un nuovo senso del sacrificio: non dolore, ma libertà. E questo è il risultato. Interessante però il modo in cui l'ho creato. Da nerd quale sono, ma non troppo dai, sono appassionato di strumenti moderni, ho fatto un periodo ad utilizzare e sperimentare con le stampanti 3D sia a resina che filamento, anche per cose pratiche, tipo ho stampato un pezzo di lavandino del quale non si trovava più il ricambio. Da anni utilizzo un laser a diodo per personalizzare le cose, tagliare legno e creare cose utili, lo uso anche per lavoro per rendere unici gli oggetti che potrebbero essere album fotografici o chiavette ecc. Da qualche anno però una pensiero folle mi ha tormentato fino a quando, grazie anche al raggiungimento di una certa maturità nei prodotti consumer di questo genere, il laser a fibra, che incide virtualmente tutto, (quasi) scava in profondità (embossing) e taglia metalli sottili. Perché vi racconto sta cosa? Quella croce è stata creata da una card in alluminio delle dimensioni di un biglietto da visita, che poi ho montato sul mio gobo (ormai antiquato ma funzionante) Quelle piccole le ho usate per proiettare sul corpo, quella grande è quella che vedete nella foto. A sx c'è una maschera originale del gobo, è tonda io avevo solo le business card in alluminio che non completano il cerchio ma visti i bordi del supporto non fa alcuna differenza. Qui il progetto si è fatto sfidante, la luce di un gobo che illumina il soggetto è dura, è piatta, le croci storte sono create per correggere la prospettiva nella proiezione laterale, la progettazione di una maschera non è di per sé complessa ma capire le dimensioni corrette necessita di qualche tentativo. È divertente creare qualcosa di personalizzato, passare dall'idea al risultato finale che piaccia o meno. Cosa si può fare con un laser a fibra? Incidere foto su qualunque materiale.. questa è ardesia Scavare nella pietra e nei metalli Non è affatto facile da gestire, soprattutto trasformare le foto in 3D per l'embossing ma col tempo ci si prende la mano, sbagliando tanto, se regge la pazienza.
  11. Ringrazio tutti per i commenti, in primo luogo c'è una gran voglia di divertirsi sviluppando idee che talvolta restano nel baule (il cassetto è troppo piccolo per contenerle) e "talaltra" (cit) escono e si realizzano, alcune sono sfidanti, altre più leggere, alla base c'è sempre la voglia di mettersi in gioco senza pretese. Come dice Mauro, la fotografia è curativa, scatena un turbine di neurotrasmettitori che fanno stare bene, a partire dalla fase della progettazione, l'adrenalina che ti carica fino al momento in cui si realizzerà fino a poi vedere il risultato. È difficile non avere pretese perché poi da parte di entrambe c'è sempre un po' di aspettativa nei confronti del risultato, nel set di Ecce Homo il fallimento del primo tentativo aveva demotivato la mia musa decisa a non replicare, che poi ho convinto a fidarsi perché avrei capito dove correggere il tiro, (anche se non era poi così scontato mi ha aiutato un po' la fortuna) in ogni caso è bello creare progetti per sé, è la filosofia che adotto anche quando si tratta di lavoro su commissione, seppur con vincoli e limiti il concetto è quello di scattare per sé. Questo mantiene alto l'entusiasmo e la voglia di andare oltre. Grazie ancora a tutti.
  12. La mia interpretazione de l'albero della vita... Una riflessione sull’unione tra corpo e natura. Le gambe umane che emergono dal vaso, intrecciate e radicate nella terra, trasformano la figura in un ibrido: un essere che è al tempo stesso uomo e pianta. L’albero della vita qui non è un simbolo distante o mitologico, ma qualcosa di intimo — un corpo che cresce, che si radica nel terreno dell’esistenza e allo stesso tempo si protende verso la luce. Le foglie che si innalzano sembrano rappresentare i pensieri, i sogni, le esperienze che germogliano dall’interiorità umana. Abbiamo cercato di raccontare la vita come un continuo equilibrio tra radici e slancio, tra carne e linfa, tra ombra e luce. Siamo tutti vasi che contengono crescita, fragilità e bellezza. Questa è quella comica... Poi ho tagliato due rami di quel filodendro, che si riproduce per talea, li ho messi in un vaso con una miscela per talee sperando che radichi ... Intanto ci ho fatto una foto più minimal Fondale grigio, octabox da 150cm con griglia disposto in posizione Rembrandt (più o meno) Nikon Z9 con tamarron 35-150@ 43mm per la prima e 46mm per la seconda f6.3
  13. È una ragazza veramente espressiva, e lo si percepisce anche dalle tue foto, l'ho sempre sostenuto che la musa fa la differenza, il fotografo ci mette sempre del suo ma la musa quando è quella giusta fa la differenza. Ma la differenza non per tutti, quindi non è il merito della musa è solo la sinergia che si crea tra musa e fotografo a fare la differenza.
  14. Sì lo avevo scritto io, con pochi soldi ed un minimo di manualità si risolve un problema che potrebbe richiedere un costo importante, io ordinai su Amazon il pezzo originale, ed anche a me si ruppe esattamente quell'anello, che probabilmente è sempre stato difettoso vista la forza necessaria per bloccarlo sulla slitta.

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