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Gli argomenti in questo blog

 

[luoghi] Shirakawa-gō

Uno dei luoghi che più mi è rimasto impresso di quel poco che ho visto del Giappone è Shirakawa-gō (白川郷 "Vecchio distretto del fiume bianco"). Si tratta di un antico villaggio collocato tra le montagne nella valle del fiume Shogawa raggiungibile in pullman sia da Kanazawa che da Takayama (personalmente ho apprezzato anche le temperature più miti rispetto all’afosa Kyoto). Costruite in stile gasshō-zukuri le case (i cosiddetti minka, che non è una parolaccia) sono in legno, col caratteristico tetto spiovente in paglia. Il nome gasshō-zukuri (合掌造り) significa letteralmente “mani giunte in preghiera” per il fatto che il tetto in paglia fortemente spiovente ricorda due mani nell’atto di pregare. Le prime costruzioni di questo tipo, di cui abbiamo documentazione, risalgono all'ultima parte del periodo Heian. Per la loro costruzione vennero impiegati materiali locali e molta manodopera. Originariamente i minka erano le abitazioni di agricoltori, artigiani e mercanti (le tre caste non-samurai) oggi il termine viene usato per qualsiasi abitazione tradizionale sufficientemente antica. Fino agli anni 70, le famiglie che vivevano qui erano dedite alla lavorazione della seta, allevando i bachi all’interno delle case che, costituite da due o tre piani, erano in grado di ospitare nuclei familiari di 20/30 persone. I bachi venivano tenuti ai piani superiori, dove si poteva modificare illuminazione, calore e aria a seconda della fase di lavorazione. Le proprietà della paglia, combinate con la forma del tetto, fanno sì che le costruzioni possano resistere alle forti nevicate che si verificano in questa regione nei periodi invernali. Oltre a sopportare il peso della neve, questi tetti devono anche permettere all’acqua piovana di scivolare senza ristagnare, in modo che la paglia non marcisca. Delle 1800 case di un tempo ne restano meno di 150 e 25 di quelle abbandonate sono state spostate e aperte al pubblico, in quello che è un museo all’aperto, per mostrare com’era la vita in questi luoghi anche con dimostrazioni e laboratori di arti tradizionali, che possono essere tintura e tessitura o le tecniche di fabbricazione della soba. Il museo all’aperto è raggiungibile attraversando un ponte sospeso sul fiume Shogawa.   Shirakawa-gō dal 1995 è patrimonio dell'umanità dell'UNESCO. Nel 2004 è iniziato un percorso che ha portato al gemellaggio con un'altra città dichiarata patrimonio dell'umanità dall'Unesco: Alberobello.

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[reportage] Una Mela al giorno...

Un pomeriggio tra le mele della Val di non La coltivazione delle mele è senza dubbio l’attività tipica della Val di Non e quella che ad essa viene più facilmente associata. Durante le vacanze nella valle ho avuto la fortunata opportunità di trovare qualcuno che si è offerto di raccontarci come vengono coltivate, quello che segue è quanto ne ho ricavato. Nella Valle, gli appezzamenti di terreno coltivati a mele (si parla di circa 6.500 ettari) si perdono a vista d’occhio a discapito di altre produzioni che, seppur marginali, sono presenti. Ci sono migliaia di aziende produttrici di mele (4.500) che già negli anni 50 hanno iniziato a raggrupparsi in piccoli consorzi. Col tempo questi consorzi si sono ridotti di numero e, dagli iniziali 100, si è arrivati a 16, i quali, a loro volta, si sono riuniti in un ulteriore consorzio. Si tratta, in pratica, di un consorzio di secondo grado, in quanto i presidenti dei 16 consorzi ne formano il consiglio di amministrazione. La coltivazione della frutta da queste parti ha radici antiche, che trovano testimonianza nel nome di due città della valle: Malé e Malosco, il cui nome deriva da maletum, ovvero meleto. La coltivazione intensiva delle mele, però, risale al dopoguerra e si è ‘evoluta’ fino ai giorni nostri. Col tempo, infatti, le grandi piante di mele hanno lasciato il posto alle coltivazioni ‘a filare’, in cui le piante raggiungono un’altezza massima di 3 metri. Con questo sistema una persona, oggi, è in grado di raccogliere dai 15 ai 20 quintali di mele al giorno, contro i 5/6 precedenti. Gli ‘impianti’ vengono rinnovati ogni 20 anni circa, a rotazione, in modo che ogni anno avvenga il rinnovo di un certo numero di appezzamenti. Il periodo in cui si effettua il rinnovo è la primavera: una volta eliminate le vecchie piante, il terreno viene lavorato e vengono messi a dimora i nuovi ‘impianti’ che nel giro di qualche anno raggiungeranno il massimo della produttività. Sempre più diffusi, gli impianti di irrigazione a goccia stanno sostituendo quelli a pioggia, in quanto consentono un minor speco d’acqua poiché, al contrario di quelli precedenti, questa va a finire dove serve e non si disperde inutilmente finendo in posti come strade e quant'altro. Prima della raccolta i frutti vengono sfoltiti eliminando quelli troppo piccoli e quelli ‘danneggiati’ per motivi vari, tenendo un numero di 80/100 mele massimo per pianta, questo per non ‘disperdere’ il nutrimento disponibile su troppi frutti e mantenere un’elevata produttività delle piante.    Il periodo di raccolta, o finestra, varia a seconda del tipo di mela: il più breve è di 15 giorni entro i quali vanno raccolti quanti più frutti possibili poiché, una volta passato il periodo di raccolta, la qualità delle mele inizia a calare, cosa che ne riduce anche il valore di vendita. La coltivazione delle mele oggi avviene col metodo della ‘lotta integrata’ regolamentata dalla U.E. con i relativi controlli a campione (e conseguenti analisi) sia in stagione che durante il raccolto. La lotta integrata è un metodo di coltivazione che prevede una drastica riduzione nell’uso dei fitofarmaci utilizzando diversi accorgimenti, tra cui: l'uso di fitofarmaci poco o per niente tossici per l'uomo e per gli insetti utili; la lotta agli insetti dannosi tramite la confusione sessuale (uso di diffusori di feromoni); fitofarmaci selettivi (che eliminano solo alcuni insetti); fitofarmaci che possono essere facilmente denaturati dall'azione biochimica del terreno e dall'aria; la lotta agli insetti dannosi tramite le tecniche di autocidio, come la tecnica dell'insetto sterile (SIT); la previsione del verificarsi delle condizioni utili allo sviluppo dei parassiti, in modo da irrorare con fitofarmaci specifici solo in caso di effettivo pericolo di infezione e non ad intervalli fissi a scopo preventivo. la lotta agli insetti dannosi tramite l'inserimento di altri che siano loro predatori naturali e che non siano dannosi alle coltivazioni (lotta biologica); l'uso di varietà colturali maggiormente resistenti; l'uso della rotazione colturale; particolare attenzione ed eliminazione di piante infette. “I limiti della lotta integrata sono costituiti dai maggiori costi di produzione, dalla necessità di una assistenza tecnica qualificata, e la obbiettiva difficoltà nel certificare il prodotto. La prima regione a creare un marchio di garanzia e tutela per i prodotti agroalimentari realizzati con tecniche di agricoltura integrata è la Toscana con il marchio “Agriqualità” (creato con legge regionale N.25 del 1999).” (fonte Wikipedia) Durante la raccolta viene effettuata una selezione sommaria che divide le ‘mele buone’, destinate al consumo in tavola, da quelle di qualità inferiore, che andranno alle industrie di trasformazione per la produzione di succhi di frutta (tutti i succhi di frutta di base sono succhi di mela), purè di mela, etc. La conservazione delle mele avviene in alcuni stabilimenti presenti in valle, dove le mele vengono portate alla temperatura di un grado centigrado che ne rallenta la maturazione e permette di conservarle per un tempo che può arrivare fino a un anno. Ci sono 18 stabilimenti per lo stoccaggio delle mele in tutta la valle. Alcune delle varietà oggi coltivate sono la Gala, la Renetta del Canada, la Star Delicious, la Golden Delicious e la Fuji. Un’ultima cosa prima di chiudere: si stanno utilizzando sempre più i cosiddetti magazzini ipogei, che non sono altro che cave di dolomia non più usate per l’estrazione di questo materiale impiegato nell’edilizia. In queste cave (per il cui utilizzo non è necessario materiale isolante) la temperatura è di 12°C costanti e consente di risparmiare il 50% della spesa energetica necessaria alla conservazione delle mele. A oggi vi si possono conservare fino a 30.000 t, ma il progetto è di arrivare a 50.000 t. Attualmente questi magazzini non sono visitabili dal pubblico (lo saranno in futuro) per cui non ho materiale fotografico da accludere.

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[luoghi] Il Castello di Kanazawa

Castello di Kanazawa Uno dei luoghi più famosi di Kanazawa è il castello situato nel cuore della città tra i fiumi Sai e Asano, posizione strategica che assicurava all’edificio una maggiore protezione da eventuali attacchi. Il castello venne edificato nel 1583, nel periodo in cui la famiglia Maeda, che regnava sull’area di Kaga, si trasferì a Kanazawa quando Toshiie Maeda divenne daimyo. Con lui al potere la città conobbe il suo periodo di massimo splendore, tanto da essere paragonata a città come Madrid o Roma. Con la popolazione in aumento, Toshiie Maeda cercò di attirare mercanti e artigiani garantendo loro condizioni favorevoli di lavoro. L’attuale castello è una ricostruzione fedele dell’originale, più volte distrutto da incendi e guerre.
Una prima ricostruzione risale al 1592, dopo la battaglia di Bunroku; in quel periodo venne aggiunto il fossato. Altri incendi si sono verificati in periodi successivi: nel 1620-21 e nel 1631-32, oltre a quello del 1759 ricordato come il ‘grande incendio di Kanazawa’ che lo distrusse completamente. 
Ancora ricostruito tra il 1762 ed il 1788, fu ripetutamente danneggiato da altri piccoli incendi ed eventi sismici, fino alla sua completa distruzione avvenuta nel 1881.
Il castello, che per le sue dimensioni è stato soprannominato ‘il palazzo dei 100 tatami’, è oggi parte integrante dell'omonimo parco. In tempi recenti il castello è stato adibito a funzioni differenti: prima della seconda guerra mondiale fu sede della 9ª Divisione dell'Esercito imperiale giapponese, successivamente, e fino al 1989, campus della locale università (ora situato nella zona di Kakuma). In seguito si diede vita a un progetto di ricostruzione degli edifici, con l'intento di riportarli di riportarli alla struttura originaria. Non è prevista la ricostruzione dell’intero complesso, che sarebbe simile al castello di Osaka. Le due torrette, l’Hishi Yagura a nord, e l’Hashizume-mon Tsuzuki Yagura vicino all’ingresso, sono state le prime ad essere ricostruite, seguite dal Gojukken Nagaya, un grandissimo magazzino che le collega. L’accesso al castello può avvenire attraverso i tre portali principali: Kahokumon, che era andato distrutto 130 anni fa, furicostruito (la ricostruzione è stata completata nella primavera del 2010) secondo il metodo di costruzione tradizionale ed è di fatto l’ ingresso principale, Ishikawamon, situato di fronte al giardino di Kenroku-en, e hashizumemon. Una delle caratteristiche salienti del castello è costituita dalle tegole che ricoprono il tetto: sono di colore chiaro e per realizzarle è stato utilizzato il piombo, in quanto resistente al fuoco. Alcune leggende narrano che, quando il castello si trovava sotto attacco, venissero fuse per farne proiettili. Il giardino Gyokusen’ Inmaru La realizzazione di questo giardino si deve a Toshitsune Maeda che diede il via alla costruzione nel 1634. Alla fine del periodo feudale il giardino venne abbandonato per poi essere ricostruito solo nel 2015. Oggi è visitabile e, nei fine settimana, illuminato fino alle 21.

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[luoghi] Il Giappone tra finzione e realtà

Quando pensiamo al Giappone non possiamo non pensare a uno dei suoi "prodotti" più conosciuti al mondo, quello dell'animazione, che fin dagli anni 70 ha invaso gli schermi delle nostre televisioni anche in modo indiscriminato a causa, si dice, della nascita delle Tv private.
Ma ciò su cui vorrei puntare l'attenzione ora è il riferimento al mondo reale che l'animazione porta con sé, specie in produzioni più recenti, soprattutto quel genere che prende il nome di slice of life.
Potrei portare diversi esempi di quanto detto Potrei portare diversi esempi di quanto detto ma uno concreto di cui posso parlarvi l'ho ritrovato a Uji, città della periferia meridionale di Kyoto e famosa per il suo té verde. Un primo luogo è il ponte stradale sull'Uji river, riprodotto tale e quale nel disegno:
Altro luogo è il parco dietro al Byodoin: Su quella panchina mi ci sono seduto ma (per fortuna dei passanti) non mi è venuta voglia di suonare l'eufonio
Chiudo questa piccola carrellata di luoghi con un altro ponte:

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[luoghi] il santuario sul mare: Itsukushima Jinja

Situato sull’isola di Miyajima, l’Itsukushima Jinja è l’unico santuario in tutto il Giappone edificato su palafitte e, pertanto, circondato dalle acque del mare per buona parte della giornata. La conformazione del complesso ha la forma di un uccello che apre le ali e si protende verso il mare.
L’isola di Itsukushima, oggi ribattezzata Miyajima (letteralmente “l’isola del santuario” da Miya 宮 e Jima 島 ovvero Isola) a causa della crescente notorietà del santuario, è da sempre un’isola sacra in cui era vietato l’accesso a chiunque. Per permettere l’accesso ai pellegrini si decise di costruire un complesso sacro interamente sull’acqua che non avesse collegamenti con l’isola, motivo per cui anche il torii di accesso al santuario è ubicato in mezzo al mare. Oggi chiunque può recarsi su quell’isola ma, per mantenerne la ‘purezza’ nascite e morti sono vietate, motivo per cui puerpere e malati terminali vengono allontanati da quei luoghi.
La sua fondazione viene collocata tra il VI e l'VIII secolo, ma il suo aspetto attuale risale al 1168, quando è stato riedificato con il contributo del signore più potente dell’epoca, Taira no Kiyomori (leader militare del tardo periodo Heian, ricordato per aver stabilito il primo governo retto da samurai nella storia del Giappone), ed è rimasto inalterato fino ad oggi, anche dopo le successive ricostruzioni dovute a distruzioni.
Il santuario è stato danneggiato diverse volte anche da tempeste e tifoni (l’ultimo il 5 settembre 2004) per la sua vicinanza al mare. Si è detto che il santuario è 'circondato dalle acque del mare per buona parte della giornata': questo perché quando la marea cala l'intero complesso viene a trovarsi in terra ferma.  Il torii

Il tradizionale portale di accesso al santuario è conosciuto come ‘torii galleggiante’ in quanto, quando c’è l’alta marea, si viene a trovare in mezzo al mare ed è accessibile solo in barca, mentre con la bassa marea ci si può arrivare a piedi.
Alto 16 metri e realizzato in legno di canfora particolarmente selezionato (fatto arrivare appositamente da Miyazaki, nel Kyushu) costituisce una delle maggiori attrattive del Giappone ed è, con il monte Misen dietro, una delle tre classiche viste del paese.
Il primo torii è stato eretto nel 1168 mentre quello che vediamo oggi al centro della baia risale al 1875. Per realizzarlo è stato utilizzato lo ‘stile a 4 pilastri’ che consente di conferirgli una maggiore stabilità.
È usanza dei visitatori inserire delle monete all’interno delle fessure del legno esprimendo un desiderio.  Le Lanterne
Le lanterne appese lungo i corridoi furono originariamente offerte da Terumoto Mori, nipote di Motonari Mori. Quelle lanterne erano in ferro battuto e di forma differente da quelle attuali. Adesso sono conservate nella Sala del Tesoro.
Dai primi del 1900 le lanterne sono in bronzo. Taka-Butai (High Stage)
Takabutai è un palco su cui viene eseguita la "bugaku", ovvero la tradizionale musica corale giapponese accompagnata da balli. Si trova di fronte all'honden, l’edificio principale del santuario. L‘attuale palco è stato costruito nel 1546 ed è il più piccolo utilizzato per le rappresentazioni di "bugaku". Si dice che la musica "bugaku" sia stata introdotta a Miyajima da Kyoto circa 800 anni fa, diventando un elemento estremamente prezioso del patrimonio culturale. Sori-bashi (ponte arcuato)
Il primo riferimento storico a questo ponte si ha in un documento dell’era Ninji (1240-43) mentre nessun riferimento è presente nei documenti relativi alla costruzione del santuario, ad indicare che non esisteva in quell’epoca.
Si dice che fosse anche chiamato " Chokushi-bashi " e che i messaggeri imperiali dovessero attraversarlo per entrare nel Santuario principale nelle occasioni importanti.
Il ponte attuale, come indicato in una iscrizione su uno degli elementi ornamentali della balaustra, risale al 1557 quando fu riscostruito dal daimyō dell’epoca Mori Motonari e da suo figlio Takamoto. Da allora è stato riparato più volte. Santuario di Tenjin
Costruito nel 1556 e donato dal daimyō Mori Takamoto, è dedicato a Sugawara no Michizane, poeta e politico giapponese dell'antichità, divinizzato con il nome di Tenjin, kami protettore delle lettere e della calligrafia. Particolarità di questa costruzione, così come il palco del teatro Nō, è che, a differenza del resto del complesso che è colorato di bianco e rosso, il legno è rimasto del suo colore naturale ad indicare la loro costruzione in epoca successiva. Palco per il teatro Nō
La prima costruzione di un palco permanente, l’unico in tutto il paese costruito sul mare, risale al 1605 ad opera del daimyō Fukushima Masanori, la prima rappresentazione del teatro Nō, invece, risale al 1568, probabilmente su un palco temporaneo.
L’attuale palco è stato costruito nel 1680 su iniziativa del daimyō Asano Tsunanaga, la struttura comprende anche uno spogliatoio e un ponte coperto per l’accesso al palco.
Normalmente, durante una rappresentazione di Nō, degli tsubo (vasi grandi riempiti d'acqua) vengono posti sotto al pavimento al fine di migliorarne la qualità della risonanza, cosa impossibile per un palco costruito sull’acqua. Per sopperire a questo limite il pavimento è stato ideato in modo da funzionare come se fosse un grande tamburo. Il suono prodotto dal pavimento cambia al variare della marea. Altre foto nell'album fotografico Altri miei articoli su:
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[reportage] Una tradizione osteggiata dalla legge: gli yatai

Gli Yatai, piccoli stand mobili per la ristorazione, hanno origine nel periodo Edo, quando, al fine di contenere lo strapotere di certi daimyō (carica feudale più importante tra il XII secolo e il XIX secolo in Giappone, letteralmente "grande nome" 大名), il bakufu (governo militare dello shōgun) li obbligò per legge ad avere due residenze, una a Edo e l'altra negli han (i feudi da loro governati) natii e a trascorrere un anno nella capitale portando con sé tutta la corte, cosa che richiedeva un enorme impiego di denaro.
E' proprio per dar da mangiare a samurai e servitori, che componevano la corte dei daimyō, durante i viaggi da e per Edo, che nacquero gli yatai.
Diventati copertura del mercato nero nel secondo dopoguerra, gli yatai hanno subito l’ostilità del governo che, ritenendo di dover cancellare l’immagine che il mondo aveva del paese prima e durante il conflitto mondiale, ha emanato una serie di leggi volte alla loro estinzione, le quali ne hanno ridotto drasticamente il numero dopo le Olimpiadi di Tokyo del 1964. Oggi sopravvivono solo a Fukuoka (nelle zone di Tenjin e Nakasu) dove, con molta lungimiranza, si sono riuniti in cooperative, ma l’ultima legge emanata dal governo fa temere la loro completa sparizione entro il 2020. La legge, infatti, prevede che uno yatai possa essere ceduto solo in ambito familiare e debba costituire la principale fonte di reddito di chi lo gestisce e non essere un secondo lavoro.
Se siete appassionati di animazione giapponese e vi è capitato di vederne rappresentati, non fatevi ingannare: varcati i confini della città di Fukuoka, in Giappone, gli yatai non ci sono più. Lo Yatai di Mami Chan Fin qui la storia degli yatai. Quello di Mami Chan lo abbiamo trovato leggendo un blog in inglese che lo consigliava. Il nome è dovuto alla proprietaria ed è indicato per gli stranieri in quanto, pur non parlandolo bene, Mami chan ha un menù in inglese in cui si può trovare una gran varietà di piatti che sembrerebbe impossibile per un baracchino così piccolo: dai ramen ai gyōza passando per yakisoba, onigiri, yakitori e quantaltro, ovviamente non possono mancare le bevante tipo birra o umeshu (naturalmente anche il sake, ma ad essere precisi sake è la denominazione generica delle bevande alcoliche per cui lo troviamo scritto anche sulla birra, conoscendo i kanji….).
Ricordate però: quando ordinate attenti alla pronuncia o Mami Chan vi bacchetta.

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[reportage] Hiroshima: un monito per l'umanità

Certamente tutti conoscono la storia della bomba atomica lanciata su Hiroshima il 6 agosto del 1945, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, mi limiterò pertanto ad esporre alcuni scatti fatti al ‘Memoriale della pace’ di Hiroshima. Memoriale della pace (原爆ドーム Genbaku Dome, "Cupola della bomba atomica") visto dalla riva opposta del fiume. La Campana della Pace all'interno del "Parco del Memoriale" di Hiroshima Memoriale di Miekichi Suzuki All’interno del ‘Hiroshima National Peace Memorial Hall for the Atomic Bomb Victims’ possiamo trovare, da una parte, i nomi di tutti i quartieri della città che furono rasi al suolo e dall’altra quelli di tutte le persone che hanno perso la vita a seguito di quell’evento. Non so invece quanti di voi conoscano la Storia di Sasaki Sadako, una della tante vittime della bomba americana. La sua casa si trovava a poco meno di 2 km dal luogo in cui esplose l’atomica ma, nonostante fosse stata sbalzata fuori dalla finestra di casa, sembrava non aver subito conseguenze fisiche. All’età di 11  anni, però, le venne diagnosticata una grave forma di leucemia e venne  ricoverata alla croce rossa di Hiroshima. Hanamoto Chizuko, la sua migliore amica, le raccontò una leggenda secondo cui se fosse riuscita a creare mille origami a forma di gru avrebbe potuto esprimere un desiderio. La prima venne fatta da Chizuko, le successive da Sadako, che le realizzò con qualsiasi pezzo di carta avesse a disposizione, le confezioni dei medicinali e la carta dei regali degli altri pazienti. L’ultima parola da lei pronunciata è stata ‘おいしい’ (oishii = è buono in riferimento al piatto di riso, accompagnato da una tazza di tè, che le avevano dato da mangiare. Non si sa se sia veramente riuscita nella sua impresa o se sia arrivata a realizzarne 644 (le altre sarebbero state aggiunte dagli amici), quello che è certo è che la vita della piccola Sadako si è spenta la mattina del 25 ottobre 1955. Grazie all’impegno di amici e compagni di scuola è stato realizzato il monumento in memoria sua e di tutti i bambini morti a seguito della bomba atomica di Hiroshima. これはぼくらの叫びです
これは私たちの祈りです
世界に平和をきずくための
« Questo è il nostro grido, questa è la nostra preghiera: per costruire la pace nel mondo. »  

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[luoghi] i laghi del Trentino

Se il Lago di Garda oggi è, con i suoi numerosi alberghi, parchi divertimento e ville private, una meta da turismo di massa, basta allontanarsi, anche di poco, dalle acque del Benaco per trovare dei piccoli laghi molto meno frequentati dai turisti, con paesaggi altrettanto belli, se non di più. Uno di questi laghi è quello di Tenno.
Lago di Tenno  
 
Bacino che ha un'origine particolare, in quando è stato originato da una frana che ha bloccato il corso del suo affluente, il torrente Rì Sec, attorno al 1100.
 

 
Il lago ha raggiunto il livello attuale nel 1400, quando la pressione dell'acqua ha aperto un tunnel nel dosso di Ville Del Monte, facendo abbassare il livello delle acque.
 

 

 

 
Lago di Toblino  

Originato dallo sbarramento della forra del Limarò a causa di un conoide alluvionale creato dal fiume Sarca, è un lago non balneabile, pur non essendoci un espresso divieto.
 

 
Il lago è soggetto a un processo di sedimentazione a causa della centrale idrica di Santa Massenza che, oltre a intorbidirne le acque, ne sta lentamente abbassando il livello.
 

 

 

 
In altra posizione rispetto ai due precedenti c'è il Lago di Ledro che pur essendo più frequentato, offre comunque degli scorci molto belli.
 

 
È ubicato in quella che viene definita una "valle sospesa", che collega il lago di Garda alla valle del Chiese.
 

 

 

 

 

 
A ovest del lago di Toblino, nel territorio comunale di Stenico, troviamo la
Cascata del Rio Bianco  

ma questa è un'altra storia e si dovrà raccontare un'altra volta.
 
 
  
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