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  1. IN CAMPO - TEORIA MODERNA DEL COLORE PER FOTOGRAFI parte quinta

    Finalmente stiamo fotografando! 

    Possiamo essere nella natura, in studio, per strada e i colori ci circondano e ci ispirano. La foto può essere progettata o scattata d'istinto sul momento, ma dopo aver pensato all'esposizione ed alla composizione, abbiamo pensato al colore?

    Come abbiamo visto può aiutarci moltissimo a creare un senso estetico maggiore ed a trasmettere emozioni, comunicare. Allora pensiamo un momento se escludere o includere un colore possa essere una scelta intelligente, possiamo anche scattare tenendo conto di come gestiremo l'elaborazione dell'immagine successivamente, sovraesponendo o sottoesponendo. In studio avremo maggiore possibilità di controllo fino ad arrivare ad utilizzare anche i colori puri (primari o no). Nella natura invece difficilmente arriveremo al bordo esterno della ruota dei colori (colori puri, saturi), molto facilmente ci troveremo all'interno della ruota, i risultati migliori si ottengono comunque introducendo almeno due colori complementari. Frequente è il caso di due gruppi complementari, ma analoghi all'interno del gruppo. In fase di elaborazione dell'immagine potremo muoverci lungo il raggio della ruota verso il centro o l'esterno (shading, tinting, toning .. ricordate?), manterremo così un equilibrio e un armonia dei colori, e limitandoci negli spostamenti la naturalezza. Cosa faremo in pratica? Interventi locali sul colore mediante il pannello HSL, il pennello, ecc... e otterremo risultati migliori, naturali, realistici rispetto a un generico spostamento del cursore Vibrance/Vividezza applicato a tutta la foto. Inoltre scurendo e schiarendo i colori (non parlo di esposizione e contrasto) potremo dare un maggior senso di tridimensionalità alla foto, anche mantenendo colori pastello (che io amo) senza esagerare nel contrasto. 

    Metto qui di seguito l'analisi di alcune mie foto di paesaggio.

     

     

     

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    e di natura

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    Naturalmente lo stesso vale per altri generi fotografici, ho "rubato" qualche immagine dalla galleria di Nikonland che di seguito riporto con la relativa analisi.

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    copyright Mauro Maratta

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    copyright Mauro Maratta

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    copyright Dario Fava

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    copyright Pedrito

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    copyright Pedrito

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    Ringrazio i miei quattro lettori sopravvissuti fino a qui.

    Spero vi siate divertiti e che abbiate voglia di sperimentare con i colori (potrete creare degli schemi usando i supereroi ad esempio, creando o realizzando in campo che la situazione è di tipo Superman, ecc..), o perché no scegliendo un colore nella ruota dei colori, per poi pensare a quale schema estetico vi piacerebbe utilizzare (diade, monocromatico?) e su quello sviluppare un progetto.

    Se anche soltanto uno di voi avrà nuovo impulso per uscire a fotografare, e in quel momento penserà anche soltanto per un momento a rendere al meglio i colori, e così a raggiungere un passo avanti, un evoluzione nel suo modo di fotografare, allora tutto questo lavoro avrà raggiunto il risultato sperato. 

    E adesso divertitevi. Fotografando ovviamente!

    Buona Luce a tutti!

  2. Di Mauro Maratta
     
    Quando ho acquistato la mia prima reflex, oramai 35 anni fa, non avevo bene in mente chi e cosa fosse Nikon.
    L'ho scoperto in seguito, documentandomi.
    Fatto sta che la scelta tra Nikon e Olympus, i due modelli offertimi dal negoziante, fu facile.
    Da quel giorno è stato quasi un matrimonio, reso pieno e felice da un innumerevole numero di figlie femmine, tutte belle, efficienti, affidabili, potenti.
    Dopo quel giorno non sono mai stato senza almeno una reflex Nikon (in questo momento credo di averne 9 efficienti e un paio non in perfetta forma, di cui 3 sono quelle che uso correntemente) ed almeno un teleobiettivo Nikon.
    Che diluvi o ci sia il sole forte in cielo, anche per una intera giornata, zuppo come un pulcino o incapace di sedermi perchè gradoni e transenne sono roventi per il caldo, le mie Nikon stanno sempre con me.
    Centinaia di migliaia di scatti lo confermano. Un sodalizio sincero, sebbene qualche nuvola ci sia stata, come in tutte le unioni di questo mondo.
    In autodromo, a bordo campo, in studio o per strada. Con le auto da corsa che sfrecciando a pochi passi da me ci inondano di ghiaia e polvere o quando è necessario essere veloci e scostarsi perchè un giocatore lanciato verso la meta non ti può scansare anche se tu sei li con il tuo monopiedi e il tuo bel Nikkor 400mm F2.8 che cerchi di prendere l'ultimo scatto utile prima di toglierti dalla traiettoria.
    Nikon e Nikkor, soddisfazione intima dallo scatto fino allo sviluppo. Un fatto inspiegabile per chi non lo capisca da se.
    Azioni fatte a memoria, confidenza nel risultato sin dall'esposizione. Qualche cosa che con nessun altra è possibile allo stesso modo.
    Ecco perchè, non avrò mai altra reflex all'infuori di Nikon.
     
    Mauro Maratta, per il centenario di Nikon, 1917-2017.
     
     
    In autodromo a Monza, con la bella accoppiata formata da Nikon D500 e Nikkor 200-500/5.6, 2016
     
    Immagine Allegata
    Immagine Allegata
    Immagine Allegata
    acqua a catinella, la pioggia incessante non rallenta le auto e nemmeno la mia Nikon D500, forte di una potente memoria XQD da 128gigabyte e il suo buffer che non si riempie mai.
    Immagine Allegata
    Immagine Allegata
    e quando le condizioni cambiano, basta scrollare l'acqua con il taglio della mano e continuare a scattare in continuo.
     
    La Nikon D3 è stata la prima macchina digitale Nikon con cui ho ritrovato esattamente il feeling che avevo a pellicola con la gloriosa Nikon F5. Le due macchine che ho avuto hanno totalizzato quasi 300.000 scatti e sono ancora in azione in mano altrui.
    Immagine Allegata
    Nikon D3 e Nikkor 600/4 AF-S II
    F11, 1/1250'', ISO 900
    Immagine Allegata
    Immagine Allegata
    Nikon D3 e Nikkor 400/2.8 VR, F6.3, 1/1000'', ISO 200
     
    Immagine Allegata
    Nikon D3 e Nikkor 500/4 AF-I, F5, 1/1000'', ISO 200
    Monza, 27 agosto 2009
     
    La Nikon D4 non mi ha trasmesso la stessa passione e se ne è andata dopo pochi scatti.
    Forse anche perchè intanto erano arrivate altre macchine in grado di fare una parte del suo lavoro.
     
    Immagine Allegata
    Nikon D4 e Nikkor 400/2.8 VR, F2.8, 1/1000'', ISO 200
    Milano 2012
     
    Ma solo con la Nikon D5 il mio amore per Nikon è tornato all'apice. Se dovessi dire quali sono le due macchine Nikon che più ho amato, direi senza dubbi la meravigliosa Nikon D3x, ancora indimenticata, e l'attuale Nikon D5 che l'ha di fatto sostituita.
    Immagine Allegata
    Nikon D3x, Nikkor 70-200/2.8 VR II, Milano, settembre 2010
    Immagine Allegata
    Nikon D5, Nikkor 300/4E PF, la mia musa adorata. Un puro momento di gioia.
    Bibione, giugno 2016.
     

          

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    Milano, venerdì pomeriggio, festival aperto da poco, poca gente e riesco a muovermi bene

    inizio con le immagini d'ambiente

     

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    la campana tibetana applicata a chi ne faceva richiesta,

    questa modalità non la conoscevo,

    credo che il gesto nella sua delicatezza vada bene per tutti, senza entrare nel dettaglio dei benefici o delle aspettative e senza rischiare di fare danno

     

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    a casa l'ho provato sulle mie bimbe e a loro è piaciuto

     

    questa bella ragazza che dipinge le mani con l'hennè, mi ha colpito per l'insieme dei colori e della luce "caraveggesca"

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    veduta insolita

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    tecnica di rilassamento, è la prima volta che la vedo

    la campana applicata ai piedi

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    ma i corpi nelle amache non mi piacciono

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    il festival è fatto di luci e colori e quest'anno addirittura quattro palchi

    le vibrazioni dei tamburi sono per me irresistibili

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    al centro della fiera il mandala di sabbia, appena iniziato

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    verrà distrutto, come gesto benaugurante, con una cerimonia alla chiusura del festival

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    spazio per la meditazione

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    angolo mediorientale, con assaggio del narghilè

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    sempre bello a vedersi

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    Stefano, mio compagno di qi-gong, che si scalda prima di salire sul palco

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    e per chiudere

    accostamenti poco gradevoli:

     

    il Buddha e i tarocchi

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    ma peggio ancora

    sul palco il chiassoso balletto di bolliwhood e di fronte, sul tatami il tai chi in silenzio

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    si è arrabbiata anche lei

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    grazie per avermi seguito fino a qua

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    ops

    un'ultima cosa

    se ricordate, Silvio nel suo reportage parlava della ragazza che dipingeva i cappelli

    eccola, era sera e stava ancora dipingendo

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    maxbunny
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    Mi capita di essere distratto, solo oggi, grazie a Mauro, scopro questa parte del sito. Apro il mio primo blog presentandovi il posto dove vivo da quando ho deciso di mettre su famiglia.

    Anguillara Sabazia è un comune italiano, dista circa 30 km  da Roma Nord,   posta sui rilievi sabatini, si estende su un promontorio sulla sponda sud-orientale del Lago di Bracciano.  Ad Anguillara è presente la sorgente di acqua effervescente naturale Clavdia (Claudia) .

    Le foto che seguono  sono state scattate dal 2005 ad oggi.

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    Lo svasso maggiore  (Podiceps cristatus) è il più grande e anche il più comune degli svassi europei. Negli sparuti canneti del basso Garda veronese, dove bazzico io, non è molto visibile negli altri periodi dell’anno, ma nel periodo della nidificazione si fa molto numeroso e diventa l’oggetto di notevole attenzione di fotografi più o meno naturalisti.

    Nonostante abbia innumerevoli foto di questo uccello, tutti gli anni  ritorno a seguirne i rituali, le lotte e l’allevamento dei piccoli di questo strano e schiamazzante uccello.  Prevedendo che per difficoltà motorie quest’anno frequenterò di meno questo luogo, vi propongo una piccola selezione del 2017.

    Già da febbraio si formano le coppie e cominciano le scenografiche  lotte fra i maschi. I maschi accoppiati difendono il territorio pattugliando  l’acqua antistante il nido  emettendo sgradevoli richiami molto forti. I single sviluppano una continua azione di disturbo che molte volte si conclude momentaneamente con la lotta.  Lotte che sono teatralmente molto spettacolari, all’apparenza violente ma non sono mai cruente.

    Da febbraio a giugno, gran parte del tempo è impiegato nel corteggiamento con i soliti rituali molto affascinanti.

    Nella mia zona, grazie ad una gestione demenziale del canneto, le nascite sono abbastanza rare. Ma una volta nati i pulcini, ingozzati incessantemente dai genitori, crescono velocemente e vanno a incrementare il gruppo.

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    I Depeche Mode sono uno dei miei gruppi preferiti e sono sempre rimasto affascinato dai loro video opera quasi tutti di Anton Corbijn che oltre ad essere regista è anche fotografo, avendo immortalato molte star internazionali con uno sitile che mi piace molto: b/n molto contrastato, spesso di scarsa qualità (sgranato, sfocato), ma di forte impatto, in una intervista ho letto usi ancora l'analogico.

    I miei video preferiti:

    Depeche Mode - Behind The Wheel

    Depeche Mode - Never Let Me Down Again

    Depeche Mode - Strangelove

    Depeche Mode - it's no good

     

     

    Di seguito una biografia trovata in rete su l'indipendente

     

    La carriera di Anton Corbijn, fotografo, videomaker e regista olandese ha inizio nel 1972 quando si reca ad un concerto dei Solution, immortalando la pop band con una macchina fotografica presa in prestito dal padre. Il binomio musica-immagini sarà da quel momento la cifra distintiva che caratterizzerà la sua brillante parabola artistica.
    La passione per la musica lo spinge, sul finire degli anni Settanta, a trasferirsi a Londra dove inizia a frequentare la scena post-punk che lo ispira a tal punto da diventarne il maggiore interprete visivo.

    “I moved from Holland to England in ’79 because of Joy Division”, racconterà Corbijn, ed è proprio ai Joy Division che il fotografo scatterà la prima foto famosa entrata nella storia dell’immaginario visivo musicale del tempo, quella con la band di spalle in cammino sotto ad una galleria ed il solo Ian Curtis fermo a guardare indietro. Immagine bellissima ed incredibilmente premonitrice se si pensa alla storia futura dei New Order e al destino spezzato di Ian.

    I Joy Division fotografati da Anton Corbijn I Joy Division fotografati da Anton Corbijn

    Negli stessi anni collabora con il New Musical Express, il maggiore settimanale di musica inglese e molti dei suoi lavori vengono pubblicati su riviste come Vogue, Rolling Stone, Us, Details, Elle, Max ed Entertainment Weekly. Le mostre delle opere di Anton Corbijn hanno riscosso un enorme successo in tutta Europa e possono essere ammirate in musei, gallerie e in 14 libri finora pubblicati. Inoltre, il suo lavoro figura su circa 100 copertine di dischi o CD per artisti quali U2, R.E.M., The Bee Gees, Travis, Morrissey, The Rolling Stones, John Lee Hooker, Bryan Ferry, Herbert Grönemeyer, The Killers, Bruce Springsteen, James Last, JJ Cale, Nick Cave, Marianne Faithfull, Tom Waits.

    Morrissey fotografato da Anton Corbijn Morrissey fotografato da Anton Corbijn

    Ma l’incontro più importante Corbijn lo fece prima con gli U2, con i quali instaurò un rapporto così stretto che Michael Stipe dei REM definì “un matrimonio”, e poi con i Depeche Mode. Due band importantissime che le visioni di Corbijn contribuirono a lanciare nell’olimpo musicale.

     

    Il sodalizio con i Depeche Mode

    Il primo scatto con i Depeche Mode risale al 1980. Si trattava di realizzare una copertina per il NME e Corbijn lo ricorda così:

    It was a colour shot and I had Dave at the front and the others behind him; I focused on them and not on Dave. They were in very sharp focus, he was wearing a bright-pink shirt and it was very blurred. I don’t think Dave was expecting that.

    La copertina di NME con i Depeche Mode scattati da Anton Corbijn - 1981 La copertina di NME con i Depeche Mode scattati da Anton Corbijn – 1981

    Passarono quattro anni prima di poter collaborare nuovamente insieme per il singolo “A Question of Time”, di cui Corbijn girò il video, e poi altri nove mesi di reciproca assenza, fino al tragico episodio di overdose di cui fu vittima Dave Gahan, dopo il quale i due si sono ritrovati e mai più lasciati, dando inizio ad un sodalizio artistico che non è mai più finito.

    Anton Corbijn è stato per i Depeche Mode una guida, un amico, un collaboratore, ne ha interpretato l’anima artistica, intervenendo spesso direttamente con le sue visioni, influenzandone l’immaginario, attraverso una simbiosi così forte che farà dire all’artista olandese: “I felt like I ended up becoming a thinking member of the band.”

    Dall’86 a oggi Corbijn ha girato infatti la maggior parte dei video del gruppo, ha realizzato tutte le copertine degli album e dei singoli dal 90 ad oggi e ha curato la regia e la scenografia dei loro concerti.

    Depeche Mode by Anton Corbijn Depeche Mode

    Corbijn racconta la musica attraverso le immagini e lo fa non soltanto per mezzo della fotografia, ma anche dei video. Siamo a metà degli anni Ottanta, in tal periodo inizia a girare come regista i suoi primi videoclip per gli artisti più disparati (a oggi più di 60): New Order, Depeche Mode, Nirvana, Red Hot Chili Peppers, U2, Metallica, Nick Cave e tantissimi altri.

    Nel 1993 vince l’MTV Music Award per Heart Shaped Box dei Nirvana (Miglior Video dell’anno), in quello stesso anno realizza un cortometraggio per la BBC, Some YoYo Stuff, un documento unico su Don Van Vliet aka Captain Beefheart.

    Nel 1994 riceve il Dutch Photography Award e nel 1995 guadagna una nomination ai Grammy per Devotional dei Depeche Mode (Miglior Video Musicale). Nel 2007 vede la luce il suo primo lungometraggio, Control, un racconto intenso e fedele sulla vita di Ian Curtis, che ottiene un buon riscontro al Festival di Cannes.

     

    Lavori recenti

    Nel 2009 collabora ancora con gli U2 dando alla luce il film del loro album No Line on The Horizon intitolato Linear, distribuito con lo stesso album o in download digitale. Nel 2012 ritorna al cinema con The American interpretato da George Clooney e Violante Placido.

    Quello di Corbijn è un lavoro enorme e prezioso, sia dal punto di vista estetico che da quello storico. La sue immagini, sempre in bilico tra sogno e realtà, illuminate da luci sfibrate e sgranate, poste all’interno di inquadrature potenti in cui dialogano dialetticamente sistemi di sfocature in primo piano e sfondi perfettamente a fuoco, esasperate ora dai contrasti in bianco e nero, ora da colori acidi, ci parlano del tentativo di afferrare l’anima di un suono (perché “i musicisti sono veramente una prolunga della musica che suonano”) a partire dalle apparenze. La vera scommessa, quindi, è proprio questa: cercare nell’apparire un senso di bellezza e verità. Corbijn ci è riuscito.

     

    Un' intervista su i-D

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    Patti Smith, New York, 1999, photo © Anton Corbijn

    È la mente brillante dietro al video "Do I Have to Say the Words?" di Bryan Adams agli inizi degli anni '90: Anton Corbijn, il fotografo, regista e graphic designer olandese che ha immortalato i rocker canadesi mentre si aggiravano per le strade di Istanbul. 

    Appena 25 anni dopo Corbijn, che si è fatto un nome scattando musicisti come i Depeche Mode e Prince, è tornato nella metropoli turca per inaugurare una exhibition, "Number 5", che verrà ospitata dalla galleria Istanbul'74 di Galatasaray. L'evento è stato aperto al pubblico in occasione della sesta edizione del festival dell'arte e della cultura, che si è conclusa il 5 giugno. "Number 5" ospita sei grandi fotografie in bianco e nero degli anni '90 (in mostra insieme per la prima volta) di Patti Smith, Nick Cave, David Bowie, Henry Rollins, Dave Grahan e Johnny Cash. Il leggendario fotografo, che ora si occupa principalmente di regia e sta attualmente finendo di girare il film biografico su Thurgood Marshall, ci ha parlato della mostra, del processo creativo e dei soggetti che sogna di scattare.

     

    Come ti sei avvicinato alla musica?
    Ero attirato dalle emozioni forti che provoca, credo. Sono cresciuto su di un'isola con un ambiente con delle regole molto rigide e dai valori protestanti, e la musica del 1964 e del 1965 parlava di un mondo che sembrava molto invitante per un giovane ragazzo che viveva in un paesino su di un'isola. Mi sembrava sempre che tutto il divertimento fosse dall'altro lato delle acque.

    Parlami del processo creativo e di come ti prepari ad uno scatto. Quante volte è spontaneo?
    Non mi servo di luci artificiali. Non mi preparo davvero alle fotografie, scatto manualmente. In un certo senso è come fotografia documentaria, ma più controllata. Uso ancora la pellicola. Il problema con le foto di oggi è che sono tutte eseguite sotto la guida di direttori artistici. C'è una figura che ti dice come dovresti fare il tuo lavoro ed è questo il motivo per il quale le foto che ne risultano non sono belle: si tratta di una persona che cerca di concretizzare le proprie idee tramite il lavoro di qualcun altro. Le mie foto sono la mia storia ed è per questo che sono diverse da quelle degli altri. Penso si tratti di un fattore molto importante. 

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    Nick Cave, London, 1996 © Anton Corbijn

    Hai immortalato David Bowie per la prima volta all'inizio degli anni '80 e hai continuato a farlo nel corso di tutta la sua carriera. Com è stato fotografarlo per così tanti anni?
    Penso che il mio primo scatto sia stato il più importante, perché gli altri sono stati commissionati da riviste. La prima foto era quella di The Elephant Man e ne ho scattate qualcuna anche più tardi un un café. Gli piacevano molto, anche se devo dire che con me si è sempre comportato da gentiluomo. Mi piaceva molto. Non penso di aver contribuito molto nella sua storia visuale in questo senso, solo per The Elephant Man.

    Cosa cerchi di catturare mentre scatti un soggetto?
    Mi piace riuscire a mostrare qualcosa di inedito che le persone non hanno mai visto prima. Voglio esprimere qualcosa di quella persona e anche di me stesso: questi tre elementi.

     

    Cosa stava accadendo mentre hai scattato la foto di Patti Smith che si può vedere alla mostra?
    Si tratta di una foto di Patti Smith. Se inizio a spiegarti troppe cose tolgo forza al potere evocativo della fotografia, quindi non lo faccio. La bellezza delle foto è che puoi rendere tue le immagini che vedi, puoi inventare una tua storia. Spiegare non fa altro che rovinare la magia.

    Hai scattato anche moltissime persone che non facevano i musicisti, tra i quali Gerhard Richter, Robert De Niro, and Naomi Campbell...
    Durante gli anni '70 e '80 ho fotografato musicisti. Negli anni '90 ho iniziato a scattare molte persone diverse, mentre in questo secolo mi sono concentrato sui pittori.

    Sono uguali per te? Oppure i musicisti sono diversi dagli artisti e gli artisti sono diversi dagli attori?
    Gli attori sono i più difficili da fotografare.

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    Henry Rollins, Los Angeles, 1993 © Anton Corbijn

    Perché?
    Perché sono coloro che hanno meno controllo su ciò che fanno. I musicisti si creano da soli e il loro look fa parte di ciò che fanno. Gli attori passano il loro tempo fingendo di essere chi non sono: è difficile per loro. Ma a me interessa l'arte, che si tratti musica, teatro, film, o dipinti. Ci sono persone che ammiro. Io cerco di incontrarle e scatto loro una foto. È così che funziona.

    Chi sogni di scattare?
    Frank Auerbach. Mi piacciono moltissimo i suoi lavori.

    E i social media? Te ne servi? O pensi che sia una democratizzazione della fotografia?
    Sì, ma penso anche che…

     

    Pensi che ci sia un sacco di spazzatura?
    Sì, proprio così.

    Qual è il tuo consiglio per gli aspiranti fotografi?
    Crea il tuo mondo, perché al giorno d'oggi tutti fotografano tutto e ogni persona si sente importante per ciò che fa. Si tratta di un momento stupendo per la fotografia e molto difficile per i fotografi. 

  3. Cris7-BLOG

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    Mi è stato chiesto di fare le fotografie per il calendario 2018 della società sportiva Bormio Ghiaccio, che pratica lo sport di pattinaggio di velocità, più propriamente Short Track.
    E' stata un'esperienza molto divertente e molto interessante dal punto di vista fotografico. Insomma una di quelle esperienze che, se si prendono un po' "seriamente", te ne fa uscire molto più "ricco" di prima.
    Senza propinarvi l'intera versione, inserisco gli scatti che reputo meglio riusciti. Ciao!

     

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  4. Ci fu un giorno in cui, per una strana congiunzione astrale, mi sono ritrovato particolarmente in sintonia con un luogo (per me il più bello del mondo a prescindere) in un tempo (insieme di momenti e luce), con il mio corredino e con me stesso, libero da pensieri e pare. Ero partito senza troppe pretese con quello che la mattina stessa mi aveva ispirato: il Samy 14mm, il 24 D, il 180 D e il 105 Ai con la D750. Abitando ad un'ora da Venezia ed avendo l'HD (e i raccoglitori di negativi) pieni di foto di Venezia non è che dovessi per forza documentare il "bello". Volevo solo divertirmi con la macchina fotografica.

    Di prima mattina con il Samyang 14mm

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    Come dite? Cartoline? Ma si certo, mi chiamo mica Gianni Berengo Gardin? E infatti con il 14mm da che mondo è mondo si deformano le prospettive no?

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    La Scala esterna di Palazzo Contarini "del Bovolo" oh, finalmente dopo anni sono riuscito ad andarci... incantevole veramente... Ok però adesso basta con 'sto 14! Vai di 180!

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    Per finire con il 105 Ai e con il 24D per una Venezia che è quella che mi ha fatto innamorare, quella più intima e nascosta... 25317249056_b76d2213a1_k.thumb.jpg.9e35cea688bedbe7b39ad13ee3e00e31.jpg24737267194_914a69cacd_k.thumb.jpg.0eef98d8cce9a5c87874759daa991a38.jpgquella delle ciacole nel campo... 25254559982_8cfd15852a_k.thumb.jpg.105e04e90a24dc947ea420e03320e226.jpgquella della laguna e dei silenzi....25376009175_3c162c6e59_k.thumb.jpg.8c04c2db4428e8412f5920743db68065.jpgquella dei choistri e dei gioielli nascosti....25083539220_4e2dbc9682_k.thumb.jpg.702995d18bd5cc7e0c8767d418f0f121.jpg25151768530_b7a8de0431_k.thumb.jpg.676756696d7fd711af5d54ba5ec8ca61.jpg25447604275_fbb56a57e1_k.thumb.jpg.5e12fd4a278ce393fb13f3a85055d6f2.jpg

    Ok, scusate la lunghezza e la prolissità (ma si dice?)... volevo solo dire che Venezia mi piace un sacco e che per divertirsi talvolta sia necessario avere solo un pò di spirito sbarazzino...

    Personalmente non do troppo merito agli obiettivi e agli strumenti ma solo ad una situazione di "sgombero mentale" che, lungi dall'avere prodotto qualcosa di valido (a scanso di equivoci sono croste.... ma sono le mie croste 9_9), mi ha fatto divertire... ecco divertire è la parola giusta....

    C'è anche un pò di post-produzione, ma sono riuscito anche li (strano) a mettermi nella situazione che mi "facessero sentire bene" comunque... E' anche un piccolo "omaggio" ad alcuni strumenti che presto o tardi partiranno da casa mia...

     

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  5. Muncias

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    Muncias
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    Ile De Camargue , così la chiamano i Francesi , un territorio stretto tra i due bracci del Rodano , 800 kmq completamente pianeggianti con un dislivello di 5 m tra il punto più alto 

    e quello più basso , nonostante questo la biodiversita di questo unico ecosistema è estremamente varia ed allo stesso tempo fragile , in quanto si sono create zone distinte e 

    diverse fra loro , ed un minimo cambiamento della salinità nelle acque potrebbe distruggere specie vegetali e di conseguenza allontanare specie animali 

    Insomma , un posto da salvaguardare

     

    Saintes Maries de la Mer 

    il miglior posto per soggiornare e godersi la Camargue 

    Saintes Maries de la Mer.jpg

    Nikon D4 + 24mm -1.4 

     

    Cavalli e Tori sono un simbolo per questi luoghi 

    Cavalli.jpg

    Nikon D4 + 300mm 2.8 + TC 1.4 

     

    Tori.jpg

    Nikon D4 + 300mm 2.8 + TC 1.4 

     

    Tramonto sull'Etang de Monro 

    questo stagno è il più vicino al mare , costeggia tutta la D85 , in direzione Nord-est  , verso il ben più grande di Vaccares 

    Etang de Monro.jpg

    Nikon D4 + 24mm 1.4 

     

    Il vero protagonista della Camargue è lui , il Fenicottero , nei periodi estivi sono decine di migliaia , in quelli invernali in numero ridotto , ma sempre presenti 

    vi è , sia una osservatorio Ornitologico , nella zona di Salin de Giraud , che un Parco , a Pont de Gau , poco fuori della cittadina di S.M. de Mer , quest'ultimo

    visitabile e molto carino 

    Fenicotteri.jpg

    Nikon D4 + 300mm 2.8 

    Fenicotteri1.jpg

    Nikon D4 + 300mm 2.8

    Gabbiani.jpg

    Nikon D4 + 300mm 2.8 

     

    La parte sicuramente più interessante a livello avi-faunistico , rimane quella nell'interno , seguendo le strade D37 e poi scendendo nuovamente a Sud con la D36b

    praticamente si circoscrive tutto l'Etang de Vaccares scendendo poi all' Etang du Fangassier , qui si possono fare begli incontri in un ambiente decisamente 

    ancora poco antropizzato 

     

    Lungo la strada che porta all'Etage du Fangassier 

    Occhiocotto

    Occhiocotto.jpg

    D4 + 300mm 2.8 

     

     

    Piro Piro culbianco 

    Piro Piro Culbianco.jpg

    D4 + 300mm 2.8 

     

    Poiana 

    Poiana.jpg

    D4 + 300mm 2.8 + TC 1.4

     

    Etange du Fangassier 

    qui è ancora possibile proseguire per la spiaggia di Beauduc , lungo una striscia di terra che taglia un paesaggio bellissimo 

    Fangassier.jpg

    Nikon D4 + 24mm 1.4 

     

    sulla strada del ritorno facendo il giro dalle saline di Giraud 

    South Africa-1-4.jpg

    Nikon D4 + 24mm 1.4 

     

    un ultimo tramonto 

    tramonto.jpg

    Nikon D4 + 24mm 1.4 

     

     

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    Novità da Las Vegas, al DEMA 2017 tutti i  produttori di articoli per la Fotosub hanno messo in mostra le loro news e i loro pezzi forti.

    Io uso Sea&Sea e la mia fonte di informazione è ovviamente  Wetpixel, portale dedicato alla fotosub. Purtroppo Wetpixel ha relegato le news Sea&Sea in fondo all'oceanico report dal DEMA 2017, tacendo le importanti novità che il costruttore giapponese ha introdotto recentissimamente. Diciamola tutta: in verità si tratta di aggiornamenti della produzione di Sea&Sea che in questo modo si va ad allineare con altri costruttori particolarmente agguerriti (Nauticam su tutti). Di che si tratta

     

    Partiamo dallo scafandro più atteso

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    Lo scafandro MDX-D850 MADE IN JAPAN eredita sostanzialmente la stessa struttura progettuale dell'MDX-D500 e si discosta parecchio, nella disposizione dei comandi rear side, dal molto pratico MDX-D800 che uso con notevole dimestichezza. Come si può notare, dal confronto con la seguente immagine, Sea&Sea ha riportato il cursore a 4 posizioni tal quale è sulla fotocamera, mentre nella MDX-D800 proponeva 4 pistoni abbastanza comodi da governare anche con guanti spessi

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     Evidentemente Sea&Sea punta sul joystic accessibile là in alto vicino al mirino. Non è una gran trovata per me che fotografo con l'occhio sinistro e già adesso fatico non poco tra maschera ed erogatore a non impicciarmi nell'accedere con il pollice ai pistoni cursore,  quindi il joistic lo vedo molto male; mi piace invece, sul nuovo scafandro, il posizionamento laterale dei pulsanti cursore, anche se rimango un po' perplesso sulla loro dimensione, perchè sott'acqua piccolo non è MAI sinonimo di bello.

    I pulsanti della MDX-D850 sono retroilluminati e questo è un fattore drammaticamente utile nelle immersioni notturne o in grotta; io,per capire dove mi trovo, devo arrangiarmi con una torcetta puntata sullo scafandro.

    Per il controllo flash TTL Sea&Sea picchia duro sul suo optical converter e per questo dispositivo (venduto a parte) sagoma lo scafandro in modo adeguato: da qui il torrione sopra il pentaprisma che ingigantisce in modo spropositato la dimensione della custodia. Il nuovo sistema di controllo luci di Sea&Sea sfrutta la conversione del segnale elettrico di pilotaggio flash in segnale ottico da veicolare via cavi in fibra ottica ai recettori posizionati sui flash. Sea&Sea offre questa opzione di controllo luci per i suoi flash YS-250 YS-D1 e YS-D2 (e anche altri modelli non più prodotti, ma non gli storici YS-120 o YS-350, troppo vecchi per l'applicazione)

     

    Una curiosità:

    il flash YS-D2 è al momento lo strobe di punta di questa casa Giapponese. Il modello in questione fino a questa scorsa primavera veniva prodotto in Cina , ma dopo diversi guai "esplosivi", Sea&Sea ha deciso di riportarne la produzione su suolo nipponico. Okkio quindi ad offerte sul YS-D2  presenti sul web; al più fidatevi dell'importatore ufficiale e a lui rifatevi se qualcosa non va .

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    Ma la vera novità che mi ha spinto a tornare a scrivere due righe è in quel che segue

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    BENTORNATO CRISTALLO OTTICO!

    Ad un prezzo da far sanguinare le orecchie solo a sentirlo (tanto che l'importatore italiano non è molto convinto) Sea&Sea ha lanciato 3 Dome port (100/170/230 mm) in cristallo ottico multicoated dentro e fuori. Sono tre dimensioni differenti, come quelli offerti da altri brand, e come questi strumenti offrono prestazioni ottiche superiori, meno bolle sulla superficie esterna e ottima tenuta al flare e controluce.

    Io sto sbavando per il 230 mm purtroppo costa 100 euro al cm di diametro :( speravo qualcosa meno.

    Vedremo, per ora mi beo della novità

    un saluto

     

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    RikyM
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    Sfruttando qualche ora di un non pianificato giorno di ferie ho preso la moto per una toccata e fuga fotografica in un posto vicino e di cui avevo sentito solo parlare.

    Il risultato poteva essere meglio se non avessi avuto fretta di tornare a casa per altri impegni.

    Il sentiero pare nei pressi della chiesa di S. Martino, poco fuori dall'abitato di Valmadrea (LC)

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    Pochi passi e si cominciano a incontrare le "vasche", pozze scavate dal torrente nella roccia

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    Il sentiero sale in parte lungo il corso del torrente per poi allontanarsi per alcuni tratti

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    e ricongiungersi dopo i salti più impervi

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    Mi fermo qua e la piazzando a volte il cavalletto anche se avverto la mancanza di un filtro ND.

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    Si è fatto tardi, meglio rientrare alla base... Ritorno sui miei passi

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    ... fino a tornare a S. Martino

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    Chissà, magari ci tornerò con più calma raggiungendo la fine del sentiero che, porta fino alla piana di San Tomaso.

     

  6. Ho ordinato l'evaporatore A/C di una NSX in USA, qui costa 2000€, lì 35$,  O.o ma quello che mi sta affascinando è il tracking del suo viaggio verso casa. Nomi di piccole città del West e Mid-West, tutti aeroporti "B", nomi che sembrano tratti da un film...che voglia di fare questo viaggetto insieme al mio pacchetto...beh magari non nella stiva!

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  7. Nelle precedenti puntate avevamo visto come stabilire un contatto tra la Sony A7 e lo smartphone (Parte 1) e poi come scaricare le foto sullo smartphone, nelle varie modalità disponibili (Parte 2).

    Ora vedremo un'altra interessante feature della Sony A7 e cioè la possibilità di controllarla completamente in remoto tramite lo smartphone. Ciò rende superfluo l'uso dei vari telecomandi che si usavano nel millennio passato O.o

    Servono due app ovviamente: una installata sulla A7 che si chiama Smart Remote Control e una sullo smartphone che si chiama Playmemories.

    Per quanto riguarda Smart Remote Control, viene già installata sulla A7RII, ma attenzione: si tratta della vecchia versione che è di utilità limitatissima, infatti ha una funzione sola, quella di far scattare l'otturatore e nient'altro. E' necessario pertanto scaricare la nuova versione, cosa che viene fatto come spiegato nella parte 1 e cioè collegando la A7 a un server, navigando sul menu fino alle Applicazioni e poi appunto facendo l'aggiornamento. Ricordo ancora che se si resetta la fotocamera ai parametri iniziali, purtroppo si perde anche l'aggiornamento e si deve rifare tutto, quindi...fate attenzione.

    Quando l'app della fotocamera sarà stata aggiornata dovremo stabilire un collegamento con lo smartphone

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    Abbiamo visto che si può fare in tre modi:

    1. tramite NFC, metodo comodissimo disponibile per ora solo su Android
    2. tramite lettura del QR code che appare sul monitor della fotocamera
    3. tramite input manuale della password che appare sul monitor (da digitare manualmente sullo smartphone).

    A questo punto metteremo la fotocamera su un cavalletto o su una base solida e potremo aprire la app del telefonino:

    La app dello smartphone è in grado di controllare tutti i parametri della fotocamera con eccezione della modalità di scatto e cioè A, S, P, M che va impostata prima sulla fotocamera:

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    Possiamo impostare per esempio la modalità di messa a fuoco:

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    Oppure la modalità di scatto (singolo/raffica):

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    Il bilanciamento del bianco:

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    Il diaframma dell'obiettivo: (e/o il tempo di esposizione se siamo in modalità S o M)

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    La compensazione dell'esposizione:

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    Inoltre c'è da aggiungere una cosa interessante: le fotocamere della serie A7 sono della penultima generazione e non hanno la modalità touch del monitor. Sicuramente la prossima generazione ne sarà dotata ma nel frattempo possiamo usufruirne tramite il visore del sensore dello smartphone. Possiamo per esempio scegliere il punto di messa a fuoco semplicemente "toccando" in corrispondenza del punto desiderato di MaF.

    L'immagine successiva è un'animazione che mostra come cambia la messa a fuoco toccando lo schermo in punti diversi. Sfortunatamente il file gif non viene letto correttamente dal sito e l'immagine appare deformata, comunque la lascio perchè è esplicativa.

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    La app sullo smartphone fornisce anche molte altre informazioni come il numero di foto che si possono ancora scattare e dà l'accesso completo a tutte le foto presenti sulla schedina SD della fotocamera: questa è una funzione interessante perchè si possono rivedere rapidamente e con comodità le foto scattate e decidere se importare sullo smartphone, cancellarle dalla scheda della fotocamera oppure lasciarle senza fare niente.

    Ci sono ancora altre funzioni di blocco e sblocco della MaF e altre ancora. Penso che lo scopo di questo test sia stato raggiunto e cioè quello di verificare che effettivamente il controllo remoto delle Sony A7 è molto completo e di facile utilizzo. "Consigliato"

     

     

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    La natura selvaggia del continente nero, per quanto l’uomo l’abbia ridimensionata e ristretta, e’ uno degli ultimi limiti: e’ la dove la nostra civilta’ diventa piccola e lontana e la forza del paesaggio incontaminato e primitivo ci soggeziona ancora. Nicolas Lotsos ci presenta questa lontana realta’ con tanta passione e forza espressiva.  

    Lotsos oltre ad essere un manager di giocatori di basket e’ anche un fine art fotografo. Viaggia spesso in Africa, la quale gli ha offerto esperienze di vita uniche e lo ha anche premiato di vari riconoscimenti fotografici internazionali. La fotografia della natura e della vita selvaggia, delle varie tribu’ e delle persone che le popolano, ha come obbietivi la salvaguardia, la mobilitazione dell’ opinione pubblica e soprattutto offrire aiuto. Nel 2010 diventa protagonista di un’ iniziativa nelle scuole di Kimbera raccogliendo aiuti tramite il suo blog.

    Dal 2010 fino ad oggi ha vinto moltissimi premi. Quello pero’ che lo ha reso famoso  e’ stato  il riconoscimento come SPIDER AWARDS WINNER 2012 nella Wildlife category, 1o posto.

    Ho raccolto qua alcune delle sue foto che rappresentano il suo lavoro.

     

     

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    2012 SPIDER AWARDS WINNER, Wildlife category.

     

     

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    Per approfondire di piu’ potete visitare il suo sito: www.nicolaslotsos.com

    NOTA: Tutte le foto sono (c) di Nicolas Lotsos.

     

     

  9. International Festival of Photojournalism

    http://www.visapourlimage.com/en

    Come ogni anno si sta svolgendo in questi giorni (dal 2 settembre fino al 17 settembre) a Perpignan Francia , il festival internazionale di fotogiornalismo. Un evento unico in Europa e forse nel mondo ove vengono esposti i migliori reportage fotografici del mondo.

    Il festival si articola in tre fasi, la prima settimana ci sono gli incontri e i dibattiti con i vari professionali del settore nell'auditorium della cittá. Ci si confronta con  fotografi e responsabili delle piu' importanti testate giornalistiche mondiali, la seconda settimana si dedica all'esposizione dei reportage e la terza  all'incontro con e per gli studenti.

    Come sempre cerco di fissare queste date nel mio calendario e cerco di partecipare all'evento, la mia fortuna e' che Perpignan sta a solo un paio di ore di macchina da Barcelona, ma comunque anche se fosse piu' lontana non mi perderei mai questa opportunitá informativa (visuale e non) di vedere i migliori reportage del mondo e di poter ascoltare gli esperti del settore.

    Una parte del festival viene dedicato al World Press Photo ma sinceramente ci sono lavori che visualmente superano, a mia opinione, i premi assegnati dal WPP. L'evento e' sponsorizzato principalmente da Canon, ma fondamentalmente chi sponsorizza tale evento e' per me ininfluente perché la qualitá e impressionante, sebben devo riconoscere che Canon sta dietro ai professionisti e alla cultura dell'immagine.

    Come dicevo ho partecipato al festival proprio per arricchire il mio bagaglio culturare, per cibarmi di ottime immagini e per trovare uno spunto di ispirazione. 

    Avevo con me la Fuji X-Pro2, si una Fuji e non una Nikon proprio perche ero li per visitare e non per fotografare, quindi ho scelto il mezzo piu' consono, comodo e meno voluminoso. Comunque ho voluto fare qualche scatto per poterlo poi condividere con gli amici di Nikonland che so che della marca poco si preoccupano, se non della qualita, dell'uso in campo e della cultura dell'immagine.

    Perpignan in se non dice molto, e' una piccola città al confine con la Spagna, la maggior parte degli abitanti sono del nord africa, sinceramente e' un po decadente e trascurata, nulla a che vedere con le citta del sud della francia come potrebbero essere Montpellier o Avignon, ma devo riconoscere che in quanto alla qualità e ai posti che mette a disposizione per questo evento...non ha pari. Ce ne fossero nel mondo di città come Perpignan...ce ne fossero.

    La città e come pubblicizza l'evento

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    Come sempre i temi scelti derivano per lo piu' da quello che accade nel mondo, e quest'anno il tema era la guerra di Siria/Irak  e i vari conflitti che si alternano in questo caotico mondo.

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    Pero Non solo le tematiche di guerra sono esibite, ma anche temi sociali come l'alienazione o i problemi che molte popolazioni di posti remoti o poco conosciuti che spesso passano in secondo piano, se non in ultimo piano, nei vari telegiornali o nelle testate giornalistiche.

     

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    o temi come Africa, Venezuela, Korea, Russia, Cuba o Sud America...e molto di piu'.

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    Come dicevo c'e' una sezione dedicata al World Press Photo dell'anno in corso, l'anno scorso per le polemiche dell'autenticita dell foto che vennero presentate e come forma di protesta non venne esposto il World Press Photo. Perche se si tratta di fotogiornalismo il Festival di Perpignan vuole il meglio e non solo premi. 

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    I temi sono molti e molto ben articolati, "Ce n'è per tutti i gusti" e tutte le eta!

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    Come dicevo molti degli spazi adibiti al festival sono ricavati da vecchi edifici o chiese sconsacrate adibiti ora a ospitare questo evento.

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    Il Palazzo dei congressi che ospita gli incontri con i professionisti._DSF3453.thumb.jpg.b429ac6ad7552b673dbf8025b024fe34.jpg

     

     

    Per chi fosse interessato avete un'altra settimana per poter visitare il Festival, senno mettetelo gia nel calendario del 2018...Io gia l'ho fatto!

     

  10. a22c90536c6a0ae1ae55bdcf5f6dcd5f.gif.2a78d07c1f2d4c6c21cebf69b0a93e24.gif   Nikon compie oggi, nel 2017,  Cento anni dalla sua fondazione   a22c90536c6a0ae1ae55bdcf5f6dcd5f.gif.2a78d07c1f2d4c6c21cebf69b0a93e24.gif

    La sua produzione civile fotografica data dal 1946, anno della riconversione industriale in un Giappone ancora occupato dagli americani, dopo la fine del conflitto mondiale e le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

    Nei successivi trenta anni, tra il 1946 ed il 1977 si susseguono ad un ritmo incessante proposte, progetti, realizzazioni in un crescendo di inventiva ed affidabilita' che rende inscalfibile la fama di questa azienda, ancora oggi competitiva se pur in un mercato e con modalita' ben differenti da quelle originarie.   

     

    Questo obiettivo di cui parlo a distanza di quasi cinquant'anni dalla sua presentazione e' uno dei tantissimi simboli e neppure uno di quelli appartenenti all'eccellenza, che sta a testimoniare del modo in cui Nikon era in grado di essere sempre sulla cresta dell'onda al momento in cui si presentasse un'esigenza a cui rispondere con una opportunita'.  Anche in modo assolutamente empirico, come in questo caso:

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    Il Nippon Kogaku GN Nikkor 45mm f/2,8 nasce nel 1968 come curioso e unico progetto della Nikon relativo ad un obiettivo dalla focale poco meno che standard e leggero all'inverosimile (150gr) oltre che super sottile, ben definibile come un pancake, misurando appena 20mm dalla flangia alla filettatura filtro, caratterizzato quindi da ghiere di messa a fuoco e dei diaframmi davvero strette (e difficili da maneggiare in un utilizzo consueto), un diaframma 

    e dal semplice quanto efficace schema Tessar (4 lenti in 3 gruppi) 59abe2cbd2799_02103092017-45mmgnmapMaxAquilaphoto(C).jpg.56a3bdc4481e0b8bef1cab85447ce04f.jpg       Immagine Allegata: leaflet.jpg mirante a realizzare una sorta di automatismo di impostazione per i primi lampeggiatori elettronici che facevano la loro

    comparsa sostituendo inesorabilmente le lampade flash. La sigla GN sta infatti per Guide Number, numero guida, l'unico elemento all'epoca indicativo della potenza di un flash in metri o piedi e per definizione a 100 ASA/21DIN di sensibilita' film.

    59abdd000c5f3_SB1conGN45.thumb.jpg.757581febf205535c7d603e7ec28b71b.jpg Qui con SB-1 del febbraio '69 GN36 (metri a 100ASA)


    Tale automatismo veniva assicurato da una forchetta di accoppiamento della ghiera di messa a fuoco della lente con una scala graduata con i numeri guida flash:

    59abe3b095f36_00503092017-_D5K3073MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.f80d851171624d1655c67d7d3b08b50a.jpg 59abe3c916c85_00603092017-_D5K3076MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.343610ecc22527faf923bdbbf5c05665.jpg

    scelto quello del flash in uso 59abe42c9d6b9_01003092017-_D5K3082MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.4d7c076ad660439152168e4edc7fb208.jpg (x es, qui NG 32)

    si vincolava in sostanza la ghiera dei diaframmi a quella di messa a fuoco (che all'occorrenza era stata progettata con la minima distanza a sinistra invece che come di solito, a destra)  in maniera tale che focheggiando sul soggetto la ghiera dei diaframmi si andava aprendo o chiudendo a seconda che il soggetto fosse rispettivamente più lontano o più vicino all'obiettivo.

    59abe3e019278_00703092017-_D5K3077MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.2e5b6a024e3db569b919846f689b45c7.jpg messa a fuoco ad 1 metro, diaframma necessario f/25

    59abe3f89c140_00803092017-_D5K3078MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.729fd6d5c0cff0cb362d6df0fedb9884.jpg messa a fuoco ad 3 metri, diaframma necessario f/11

    oppure, considerando la questione dal punto di vista della priorita' al diaframma, 

    59abe412c1d5e_00903092017-_D5K3081MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.038855e9a8c46a80e55036bb22137c55.jpg diaframma f/5,6 = potenza utile del flash attorno ai 6 metri di distanza

    Tutto meccanicamente accoppiato fino a quando si tenesse bloccata la forchettina apposita,  sbloccando la quale...

    59abe465b0286_00203092017-_D5K3055MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.7fdf7e5b40c544e60da236e713ca213b.jpg

    ... ovviamente si potevano stabilire anche delle sovra o sotto esposizioni del flash, semplicemente riaccoppiando le ghiere ad un valore differente di NG, ingannando l'obiettivo.

    59abe4471abc0_00103092017-_D5K3054MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.80a4ff133505422ee79c5e7e91486c01.jpg



    Si trattava allora di utilizzare un flash in Manuale a tutta potenza (ancora non esistevano le cellule thyristor di automatismo per la luce flash) e tale opportunità facilitava non poco il lavoro dei reporter cui questa specifica lente era destinata, costretti con gli obiettivi normali a fare mentalmente i calcoli relativi a distanza e diaframma da utilizzare, oppure a consultare tabelle appositamente redatte.
    Grazie anche alle sue caratteristiche complementari di nitidezza maggiore al centro piuttosto che ai bordi e di luminosità media (usando un flash a tutta potenza non erano necessarie luminosita' maggiori di f/2,8) di bassa distorsione complessiva e di una piacevolezza dello sfuocato derivante da un diaframma di ben 9 lamelle (nonostante l'apparente semplicità del progetto) questo piccoletto resta ancora oggi uno degli oggetti da collezione del catalogo Nikkor piu' considerati.

    59abef8f5ec27_dfgn45.jpg.ba772d5feee6d0cfdc89d5ecc42fd27d.jpg

    E per chi questi obiettivi abbia la possibilita' di utilizzare ancora, per un breve periodo l'ho fatto anch'io con la Nikon Df, (vedi galleria) sono certo anche della buona qualità delle immagini, nonostante la progettazione in un periodo nel quale non contavano gli schemi telecentrici...ma quattro lenti sono una garanzia di mancanza di eccessi in ogni senso diretti.

    Di questo GN45/2,8 esistono due versioni: questa del 1968 (seriali da 710xxx a 7463xx) e una successiva del 1973, con un antiriflesso migliorato e lnon piu' Nippon Kogaku ma Nikon sulla flangia anteriore (seriali da 760xxx in poi)

    Poi, nel febbraio 2001, fu presentato un obiettivo replica di questo pancake, il Nikkor 45/2,8P (quindi MF ma con i contatti elettrici, che lo rendono compatibile ad ogni Nikon DSLR) non piu' dotato (ovviamente) della forchetta di accoppiamento ghiere, del quale e' stato scritto su Nikonland dal nostro amico Adriano Max qui

    59abe480080b3_00303092017-_D5K3066MaxAquilaphoto(C).thumb.jpg.1713e9919ce908e8c3eb8a8ee6d4b06f.jpg  Questo obiettivo, quindi, resta un fatto a se, sicuramente piu' unico che raro

     

    ed e' questo aspetto che me lo fa inserire in blog al capitolo riguardante il Centenario di Nikon: per ricordare ed esortare alla continuità nella tradizione, con un occhio orientato all'innovazione  ccs-2-0-48278100-1425133010.gif.249d002ec81a003cce9f022babaa1eaa.gif

    ossia la filosofia che alle origini ha supportato il marchio Nikon, presupposto dell'immensa produzione di materiali affidabili ed intelligenti, proprio come l'obiettivo qui illustrato.

     

    Max Aquila photo (C) ed instruments per Nikonland 2017

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