Jump to content

Leaderboard


Popular Content

Showing content with the highest reputation since 06/11/2020 in all areas

  1. 16 points
    Nikon Z6 con 300mm f4 +Tc14. f8, 1/640s, 2000 ISO. Silver efex.
  2. 14 points
    16 giugno 2020. Sono assente da Nikonland da parecchie settimane. Come tutti voi sono stato frenato dal lockdown la cui fine, purtroppo, è coincisa con l'inizio del mio periodo di letargo fotografico per via delle condizioni di luce che per tutta l'estate non sono esattamente il meglio che un fotografo vorrebbe. Per diversi giorni ho cercato un argomento buono per popolare il mio blog e alla fine l'ho trovato. Piuttosto ostico e capirete perchè. Diciamo il classico passo più lungo della gamba, ma è difficile scrollarsi di dosso un'idea quando arriva. Si parla di un'opera architettonica dimenticata da molti, quella che viene definita la Cupola di Antonioni, disegnata dall'architetto Dante Bini nel 1969 e realizzata a Costa Paradiso, a margine di un agglomerato residenziale d'élite, appunto per Michelangelo Antonioni. In realtà le cupole sono due, una più piccola. Ma la proprietà venne divisa e la più piccola, in seguito, ceduta. Come dicevo l'argomento è ostico perchè entrare nel merito delle filosofie di progettazione applicata di certi geni dell'architettura Made in Italy è per me estremamente complicato. Ma sono rimasto talmente affascinato da quest'opera che devo assolutamente sforzarmi di scrivere questo pezzo evitando il più possibile di scrivere stupidaggini. L'opera in sé richiama costruzioni già presenti in Italia, sin dal primo dopoguerra, esattamente a Milano, le famose case Igloo della Maggiolina. Diversa è la tecnica di costruzione: nel caso della Maggiolina le case Igloo erano costruite in mattoni e sorrette da losanghe in acciaio. Mentre la cupola costruita da Bini sfrutta una tecnica realizzativa da egli stesso ideata e denominata Binishell che consiste in un'unica colata di calcestruzzo su una forma d'aria sollevata a pressione (sostanzialmente forme prerealizzate e gonfiate ad aria). Facile oggi a dirsi e farsi, assolutamente geniale nel 1969. Ma Dante Bini (classe 1932) era e continua ad essere un visionario. Oggi viene definito l'architetto delle piramidi e un motivo c'è: ha ideato la più colossale opera architettonica mai pensata e realizzata dall'uomo, quella che viene definita Piramide di Tokyo, un'immensa struttura a forma di piramide, appunto, alta 2.004 metri, sorretta da nanotubi in carbonio e in grado di accogliere 1.000.000 di persone che _ se realizzata _ avrà un costo di 554 miliardi di euro, inizio lavori nel 2030, fine lavori nel 2110. La Cupola di Antonioni Il primo impatto con questo incredibile manufatto produce un certo disappunto. Sembra uno sfregio ambientale insanabile, su un costone di roccia e vegetazione che precipita in acqua, già largamente degradato dalla presenza di centinaia di villette che si affacciano su un mare invivibile, esposto a tutti i venti del quadrante occidentale. Incomprensibile. La cupola è fortemente degradata e in stato di abbandono, i segni del tempo sono largamente visibili. Sorprende subito il corridoio sospeso che porta all'ingresso. Ed è in questo momento che questo manufatto esercita tutto il suo fascino e riesco ad immaginare la casa del futuro, una cupola completamente rivestita di pannelli solari, una superficie inattaccabile dall'acqua che non ristagna sul tetto ma scivola per gravità; resistente al vento che, per quanto forte, non può far altro che scorrergli attorno. Interessante la seduta a destra dell'ingresso ricavata da un blocco di granito e la singolare finestra La curiosità cresce e scendo pochi scalini che mi conducono dabbasso, dove intravedo una porta aperta... ... la oltrepasso e mi ritrovo in un incredibile open space, una zona giorno piuttosto ampia e perfettamente illuminata. Ma come è possibile illuminare ciò che a prima vista appare come un bunker impenetrabile persino ai fotoni? Le soluzioni sono semplici ed estremamente efficaci: un'enorme vetrata che segue la curvatura della cupola e un "oculo" centrale che proietta dentro la luce del sole. Tanto basta. L'oculo non ha mai avuto un vetro, si capisce perfettamente. E perpendicolarmente ad esso è posizionato un piccolissimo giardino che quando piove viene innaffiato naturalmente. Molto difficile fotografarli assieme e mostrarli. Credetemi, è stata l'unica volta in vita nella quale ho desiderato di avere un decentrabile montato sulla baionetta. .. Forme inimmaginabili, luci e ombre che si fondono e talvolta creano contrasti netti. Pavimenti e scalinate basse, irregolari rigorosamente in pietra e il movimento creato sulla parete circolare dall'intonaco, anch'esso irregolare, volutamente steso con la spatola (ho tirato un po' la struttura perchè risaltasse) e in grado di generare movimento perchè un'unica parete liscia diversamente diventerebbe terribilmente occlusiva e claustrofobica. Trovo che l'architettura talvolta diventi l'arte dei particolari dove niente deve sfuggire. Michelangelo Antonioni la commissionò come rifugio per se e per Monica Vitti. E Dante Bini fece un lavoro eccellente, ahimé curandosi poco dell'ambiente circostante. Ciononostante ritengo che debba essere recuperata. Come dicevo, il Fondo Ambiente Italiano sta cercando di acquisirla e restaurarla. Sicuramente è un'opera di grande valore architettonico e anche storico. Mi auguro che il FAI riesca ad ottenere i finanziamenti necessari. D'altronde, a vedere in che stato versa, non credo che gli eredi Antonioni (se ne esistono, non so) interessi qualcosa. Perchè il Bianco e Nero Perchè gli Anni Sessanta facevano tanto Nikon F e scatti in b/n con forti contrasti. Un po' di nostalgica immaginazione non guasta mai. E poi credo che luci e ombre generate dalla matita di un architetto risaltino meglio col monocromatico. Invece le curve un po' esasperate sono opera mia (potete dissentire liberamente, ci mancherebbe) Conto di ritornarci perchè ho la sensazione di non aver finito il lavoro. Qualche volta mi capita. Buona visione a tutti Un pezzo appropriato mi pare Time Machine di Devon Allman ------------ Tutte le immagini sono realizzate con Nikon D7100 e Tamron 17-50 f.2,8 in luce ambiente. Copyright Enrico Floris per Nikonland
  3. 13 points
    ...aguzza l'ingegno. Se qualcuno di voi legge La Repubblica online forse lo sa già. Se no qui: https://www.repubblica.it/scienze/2020/07/02/news/e_italiana_la_piu_antica_pinna_dorsale_in_un_rettile-260764690/ C'è un reportage sulla mia ultima fatica scientifica (e come vedete ci sono foto fatte da me -sull'articolo scientifico ce ne sono di più- del tipo che faccio di solito, niente di poetico). Ego a parte, ne scrivo per fare un piccolo resoconto di una realizzazione abbastanza nuova per me, che magari molti di voi avrebbero fatto incredibilmente meglio, ma io ho dovuto mediare fra fretta terribile e qualità accettabile. Vabbè, abbiamo scoperto un Ittiosauro con residui di pelle che testimonia che queste bestie avevano uan pinna dorsale senza scheletro come i delfini, 50 milioni di anni prima di quanto si pensava. Nel frattempo in un museo stavano realizzando un modello 3D in scala proprio di questa specie di Ittiosauro, ed io ero il consulente scientifico. Ho seguito le varie fasi della realizzazione, dalla mesh ai vari rendering fino alla stampa 3d e la colorazione.- Qui fresco di stampa Il risultato finale eccolo: Il modello è opera della ditta Trilobite.it e le foto sono di Giampaolo di Silvestro, non lo scrivo per fare pubblicità ma perchè sono i credit dovuti. Verrà esposto al Museo dei Fossili di Besano e forse una copia anche Milano. Veniamo al dunque: In concomitanza con l'articolo scientifico avevamo pianificato una Press Release con tanto di comunicato ANSA ecc. Volevamo mostrare il modellino accanto allo scheletro, ma siccome al Museo di Milano non è ancora concesso fare assembramenti, si è pensato di metterne una foto a corredo del comunicato stampa, ma ... il modellino in foto sembrava troppo "giocattoloso" , meglio ambientarlo. Intanto che ci ragioniamo ci arriva la notizia che l'articolo (quello scientifico) sarebbe stato pubblicato di lì a brevissimo. Allora "il prof.- che -sa -qualcosa- di- fotografia" si è messo a trovare una soluzione, rapida, pur sapendo di grafica poco più di quanto sa di sanscrito. Allora vai con Photoshop, Prendo uno sfondo "free use", Inserisco una foto che riprende di tre quarti il modellino e la scontorno, Sovrappongo un fondo acquoso con un leggero gradiente, Sfumo leggermente la coda, Aggiungo dei riflessi sul dorso, Aumento la visibilità del catchlight nell'occhio Risultato: Foto del modellino di Giampaolo di Silvestro, grafica mia. Si poteva fare meglio? Senz'altro. Se non fosse stato dall'oggi al domani (per dire) mi sarei esercitato sui riflessi, ad esempio. Avrei anche messo delle bollicine. Pazienza, è piaciuto lo stesso. Il task era ambientare il modello che verrà esposto, altrimenti (avendo il tempo, che non c'era) sarei partito a disegnarlo da zero. Dimenticavo: l' animale vero era lungo 1m se vi interessa.
  4. 13 points
    Cosa ne pensate? La folaga ed il suo pulcino, entrambi a fuoco, sono offuscati dagli spruzzi sollevati dal bagno della folaga e dai tantissimi insetti svolazzanti, evidenziati dalla ripresa controluce. Nikon D5 + 5,6/500 PF ED F. 5,6 1/500 sec. ISO 560, mano libera Meglio ingrandire l'immagine.
  5. 12 points
    Nei due sondaggi lanciati da Mauro qualche giorno fa appaiono delle affermazioni del tipo, "non sono abbastanza bravo per..." "le mie foto sono troppo brutte allora..." . Ci ho pensato sopra, se facciamo foto brutte a nostro stesso giudizio, come possiamo essere contenti di fotografare? C'è un modo per cambiare la situazione? Per me, se si vuole, un modo c'è. Spesso amici e colleghi vedendomi disegnare dicono: "Eh anche a me piacerebbe saper disegnare, ma non sono capace". La cosa mi pare un po' strana, perchè prima di imparare, anch'io non ero capace, come, un po' prima ancora, non ero capace di parlare nè di camminare, ma dato che queste cose mi interessavano (e qualcuna mi serviva), un po' alla volta le ho imparate. Senza scherzi, è mia convinzione che se una cosa ci piace davvero, la amiamo davvero, allora possiamo impararla, anzi dobbiamo, perchè la soddisfazione che di darà il praticarla è grandissima. La chiave sta nel davvero. Ogni tanto io dico ad altri, "eh come mi spiace non capire quasi nulla di musica, di non saper suonare", ma non è per davvero, perchè non mi è mai passato per la testa nemmeno per un istante di prendere lezioni di musica. Non ci ho mai investito nulla in termini di tempo o denaro. Nelle cose che mi interessavano, invece ci ho messo tutto l'impegno che potevo. E continuo a mettercelo. Sì ma, perdonaci, a noi che ci frega di quel che fai tu? Niente, la mia vuole essere solo una riflessione: quando qualcuno riconosce, ad esempio qui su Nikonland, che le sue foto "fanno schifo" (a detta di lui stesso!!) come situazione definitiva, come se fare foto "da schifo" fosse una decisione del Fato... Le tue foto faranno sempre schifo! ...contro cui nulla si può, e per questo magari non le fa nemmeno vedere, perchè "non si sente all'altezza", allora mi vien da pensare. Scrivo per discuterne e, se riesco, proporre dei suggerimenti, ma anche per suscitare una discussione "educata" sul tema. Se ritenessi che le mie foto "fanno schifo", anche dopo anni di pratica, vedrei due possibili reazioni, 1) smetterei di fotografare per fare altro, oppure 2) mi sforzerei di migliorare. Altrimenti più che passione sarebbe frustrazione. Di certo non indulgerei in un hobby costoso, senza trarre piacere nel praticarlo. Eh parli bene tu, ma ci vuole tempo e io non ne ho. Che parlo bene è fuori di dubbio , che ci vuole tempo anche, che non ne hai... può darsi, ma può darsi di no. Il tempo che metti per fare quelle foto che (a tuo dire eh, io non le ho viste) fanno schifo potresti impiegarlo ad esercitarti a migliorarle, un poco per volta. E poi... quanto tempo passi in passatempi passivi, quando lo stesso tempo potresti impiegarlo attivamente? Ormai sono vecchio, che vuoi che impari alla mia età. Ahi Ahi, una mia collega ed amica cita spesso un proverbio di sua nonna calabrese che recita così: "La vecchia aveva cent'anni, ma non voleva morire perchè aveva ancora tanto da imparare". Hokusai (il pittore della famosa "onda") nel 1834 scriveva: Sin dall'età di sei anni ho amato dipingere qualsiasi forma di cosa. All’età di cinquanta ho disegnato qualcosa di buono, ma fino a quel che ho raffigurato a settant’anni non c’è nulla degno di considerazione. A settantatré ho un po’ intuito l’essenza della struttura [...]. A ottant’anni avrò sviluppato questa capacità ancora oltre mentre a novanta riuscirò a raggiungere il segreto della pittura. A cento anni avrò forse veramente raggiunto la dimensione del divino. Quando ne avrò centodieci, anche solo un punto o una linea saranno dotati di vita propria. Gli antichi maestri di Baguazhang (un modo molto elegante di picchiarsi che ho studiato) avevano un detto: "Vivi fino alla vecchiaia, impara finche vivi". Questo signore ha oltre cent'anni (è morto qualche anno fa a 118 anni) ed è un famoso maestro, si direbbe che il Baguazhang faccia bene. Il succo, è che sì, con l'età diventa più difficile, ma se la cosa appassiona, si può sempre migliorare, basta un po' di ... intenzione sincera, è la mia esperienza. Si fa fatica però! Ma certo. Per questo che deve essere davvero una passione, altrimenti l'inerzia iniziale, il peso da smuovere, è insopportabile. Molte persone che conosco mi dicono da anni: "eh sì, anch'io vorrei fare un po' di movimento, per la salute, sai". Ma lo dicono con lo stesso entusiasmo con cui direbbero "eh sì, dovrei proprio fare un clistere di otto litri, per la salute, sai". Perchè il movimento per loro non è piacere e non gli interessa veramente di migliorare il proprio fisico. Quindi non lo faranno mai o forse lo faranno un po', poi smetteranno. Chi fa cross-fit, Mountain bike o che so io, fa fatica, ma si diverte e si fissa sempre nuovi obiettivi. Allora chiediamoci, proviamo piacere nel fotografare? Vogliamo andare avanti? O ci va bene così, "tanto per". E poi so che non diventerò mai bravo come tanti altri. Può darsi, anzi quasi sicuro. Ma chi se ne frega, non è questo il punto. Il vero scopo che ci deve muovere nella nostra passione, qualsiasi sia, è essere ogni giorno un po' più bravi di quanto si era prima, fino ad essere essere soddisfatti dei propri risultati. Tra eccellere e fare schifo c'è un sacco di spazio, dove si sarà "almeno" soddisfatti delle proprie foto, poi si potrà provare ad andare anche più in là, un po' per volta. Certi maestri di arti marziali (non agonistiche) fanno capire che se oggi riesci a battere qualcuno che prima ti batteva, non devi essere contento perchè sei diventato più bravo di lui, ma perchè sei diventato più bravo di com'eri prima. Penso sia lo stesso per quasi tutte le arti (la danza ad esempio), ma io parlo solo di quello che conosco. Si incontra sempre gente più brava di noi, e allora? Sono convinto che non ci si debba misurare con altri se non con se stessi. Ma se pubblico le mie foto poi mi giudicano male perchè sono brutte e io ci rimango malissimo. Se parliamo di un contesto come questo, dove in gran parte non ci si conosce di persona, se qualcuno giudica male te, è lui che sbaglia, la cosa non ti deve amareggiare o irritare, non fa testo, non si devono giudicare mai le persone, soprattutto quelle che non si sa nemmeno che faccia abbiano. Questo è il mio pensiero almeno. Se invece esprime un giudizio sulla tua foto, anche severo, ma educato, allora se ne deve tenere il dovuto conto, che significa valutare criticamente, ma onestamente il giudizio ricevuto, allo scopo di migliorarsi. All'inizio della mia avventura digitale, quando si cominciava appena a condividere foto in internet, avevo pubblicato su un forum di fotografia naturalistica una foto di due cicogne in controluce che mi sembrava un capolavoro... uno dei membri storici, fotonaturalista di buon livello, con la massima schiettezza mi ha spiegato che per lui il posto giusto per quella foto era il cestino e mi ha detto perchè. Nonostante fossi molto più giovane ed irritabile di adesso, dopo un primo momento di sconcerto, ho capito che aveva ragione, e gli sono ancora grato adesso per avermi esortato a non essere indulgente con me stesso. Mi è anche capitato (ma rarissimamente) di ricevere giudizi offensivi e o indifferenza, non vivo su un Pero, ma il bilancio, posso dirlo, è largamente positivo. Ho imparato tantissimo, ho conosciuto gente eccezionale (e un po' di str...ani) ma soprattutto mi ha aiutato a migliorare quel che faccio. Magari non mi risponde nessuno, si commentano solo tra amici. Può essere, anzi a volte è, ma insistendo, "scassando" facendosi conoscere, presenziando, un po' alla volta, i feedback arrivano (o si viene cacciati , no scherzo). Ma attenzione, non lo si deve fare per dovere! Se poi anche noi si commenta gli altri... aiuta. La fai facile tu. Senz'altro c'è chi è più portato a comunicare e chi meno, ma se c'è interesse, entusiasmo per quel che si fa, un'opinione o una piccola domanda.... No in realtà non ne ho proprio voglia, mi diverto a fare il fotografo per finta, gioco con le attrezzature, compro vendo e ne discuto sui forum, poi le foto sono un di più, la storia dello schifo è una scusa. Allora il problema non esiste! Se sei già contento così, non c'è bisogno d'altro. Ma credi di sapere tutto tu? Ma lo sai che ci stai proprio rompendo i... Sì lo so, sto procurandovi una grave gonadofrazione (modo difficile di dire che rompo ciò che ho sostituito coi puntini sopra), ma le mie intenzioni sono buone. Ho sperimentato su di me il detto che lo scopo del viaggio non è tanto nella meta ma nel viaggio stesso; ha ragione (tranne quando prendi il treno da pendolare per andare a lavorare). Metaforicamente, ogni piccolo passo in avanti che fai è una soddisfazione. La mia intenzione è proporre una via per essere più contenti di quel che si fa. Attenzione: non sto dicendo che partecipare al forum vi darà la felicità, ma che la condivisione e la partecipazione ad un forum è uno degli strumenti, uno dei tanti che potrebbero aiutarci a migliorare, se ci interessa farlo. Non confondiamo il dito che indica con l'oggetto indicato. Ecco, se a leggere vi siete divertiti e vi è servito a qualcosa, sono contento, se no ...sono contento perchè mi diverto lo stesso a scrivere, ma un po' meno. SCUSE DOVUTE E CHIARIMENTI NECESSARI: SCUSATE SE OGNI TANTO HO FATTO IL SANTONE, è un ruolo troppo divertente e non ho resistito ma, sul serio, non penso di essere più saggio di nessuno. NON C'E' ALCUN INTENTO PROMOZIONALE NE' COERCITIVO Quanto ho scritto è solo allo scopo di incoraggiare chi vuole provarci. QUELLO CHE SCRIVO NON PRETENDE DI ESSERE VERITA' UNIVERSALE. E' solo la mia visione della cosa. Ci sono ben poche verità universali e io non ne possiedo. MI INTERESSA MOLTO SENTIRE LE VOSTRE OPINIONI E I VOSTRI PERCHE', SE VOLETE, SOPRATTUTTO PER OFFRIRE UNA BASE PIU' AMPIA DI CONFRONTO A CHI PUO' SERVIRE. Grazie!
  6. 11 points
    Secondo turno tra i girasoli, e forse oggi sarà il terzo. La classica foto "rubata". Una modella casuale che si faceva fotografare da un'amica con l'aifon. Nikon D500, 200-500 a 500mm, Iso 200, 1/400 f.11, distanza... una quarantina di metri.
  7. 11 points
    Ho fatto, già da diversi anni, la conoscenza di Alberto Ghizzi Panizza, http://www.albertoghizzipanizza.com/ parmigiano della classe 1975, attraverso le sue fotografie, che fanno capolino dal web in maniera eclatante, con i soggetti ed i colori che le caratterizzano, in maniera certamente sorprendente ed onirica. Poi l'ho incontrato in diverse occasioni durante le ultime presentazioni del distributore Nikon per l'Italia, Nital, delle fotocamere che stanno segnando il corso degli ultimi anni, dalla prestigiosa D850, fino alla ultima e democratica, Z50, durante le quali svolgeva il ruolo di divulgatore in relazione ad aspetti ben specifici ed approfonditi delle attrezzature in oggetto. Ho avuto modo di scambiare con lui qualche riflessione sull'andamento del mercato fotografico ed in particolare su quello a noi di Nikonland caro, della necessità di una sempre maggiore capacità di apprendimento, giusto l'incremento tecnologico di hw e sw delle apparecchiature fotografiche con le quali giochiamo o lavoriamo. In ognuna di queste occasioni mi ha colpito molto l'estrema umiltà e riflessività con cui Alberto spiega ciò che pensa ed insieme l'efficacia con la quale poi, da divulgator, riesce a trasmettere all'uditorio i concetti che esprime. Era da parecchio tempo che, vista la mia passione dilettantesca per gli aspetti legati alla macrofotografia di insetti, avrei voluto pubblicare un'intervista su Nikonland ad Alberto Ghizzi Panizza, ma l'occasione è diventata OBBLIGO, editoriale, quando nei giorni scorsi abbiamo scoperto una notizia incredibile che lo riguardava (Daily Mail copyrights): un impresa portata a termine, intercettando da casa sua a Parma, sfruttando la più potente delle Nikon Coolpix, la P1000, un apparecchio all-in-one, per quanto estremo, non certo pensato per questi scopi, il passaggio della Crew Dragon davanti alla Luna, prima dell'aggancio alla ISS, la stazione spaziale orbitante ... ISS meet with Crew Dragon.mp4 Ritenendo che per la sua caratteriale modestia questa IMPRESA fotografica potesse passare velocemente nel dimenticatoio, ho inteso bruciare i tempi e fare con lui, a distanza, questa chiacchierata: 1) Buongiorno Alberto, come e quando nasce la tua passione per la fotografia scientifica? In realtà non sono mai stato appassionato di fotografia scientifica in particolare, ma mi piace sperimentare un po' in tutti i generi fotografici dalla macro all'astro. Dalla street allo still life. Dal colore al bianco e nero o all'infrarosso. Dopo aver imparato le basi da ragazzino con la pellicola sono stato un precursore del digitale con macchine ben al di sotto del megapixel. Dal digitale in poi è esplosa la mia passione per la fotografia e la voglia di conoscere e approfondire più tecniche fotografiche. 2) cosa preferisci fotografare tra tutti i soggetti a cui ti sei dedicato negli ultimi anni? Come dicevo sopra mi piace fotografare un po' di tutto e fare una scelta sarebbe davvero difficile. 3) ti abbiamo ammirato tantissimo nella tua ultima impresa che ti ha visto collaborare in maniera straordinaria con la stazione spaziale orbitante, nel suo passaggio in corrispondenza della Luna: ci racconti come è iniziata questa impresa? Era un po' che tenevo d'occhio i siti e le app che tracciano e prevedono la posizione della ISS ed ho notato che per una pura coincidenza questa, nella serata dell'evento in cui la Crew Dragon si sarebbe agganciata ad essa, sarebbe passata davanti alla Luna in una traiettoria visibile non lontano dalla mia città (Parma). Così con l'amico Lorenzo Cattani, anche lui appassionatissimo del genere, abbiamo trovato il posto ideale per fare le riprese e le foto. Per fare questo ho utilizzato la Nikon Coolpix P1000 con la sua strepitosa focale di 3000mm equivalenti ed una Z50 con Nikkor 500mm PF e duplicatore TC-20EIII per raggiungere i 1500mm di focale equivalente. Grazie alle applicazioni ed alla progettazione dello scattato sono riuscito a catturare diverse immagini nel secondo preciso in cui la ISS sfreccia davanti alla Luna. 4) in questi anni ti abbiamo spesso incontrato alle presentazioni della Nital ed ascoltato come divulgatore: sei tu a proporre gli argomenti che tratti e cosa stai preparando nel prossimo futuro in questo ambito? Sì collaboro con Nital ormai da diversi anni e sono felice di poter provare attrezzature in anteprima. In genere sono io che provando macchine ed obiettivi cerco di evidenziarne le peculiarità e gli ambiti di utlizzo in cui danno il loro meglio. Poi per gli argomenti da presentare al pubblico è una decisione presa assieme a Nital. Giusto in questi giorni sto lavorando a degli articoli e video in inglese per Nikon USA, dopo averli presentati per Nital in webinar e dirette realizzate durante la quarantena. In questo caso Nital mi aveva chiesto di realizzare dei set e delle idee di come realizzare della macro fotografia stando a casa. Sono piaciuti anche a Nikon Europa e per questo li ho rifatti per loro in inglese. Dopodichè anche Nikon USA ha deciso di pubblicare il mio lavoro anche sul sito americano. 5) ti vediamo alle prese con un approccio molto atipico della macrofotografia agli insetti, specialmente interessante quello agli odonati: come convinci le libellule a "sorridere" quando le inquadri? E' vero mi piace umanizzare gli insetti per renderli più simpatici ed attraenti al grande pubblico. Ho visto spesso persone uccidere le damigelle, specie più piccola di libellula, perchè scambiate per "terribili zanzaroni". In realtà sono insettini innocui per l'uomo che se fotografati con l'angolazione corretta mostrano due occhioni con una specie di pupilla interna. Le damigelle a differenza delle libellue hanno gli occhi separati ed un aspetto più umano, anzi direi più da alieno simpatico. Questa "espressione" la si trova con l'angolazione corretta di inquadratura. Poi più che convincerle a stare ferme bisogna uscire di notte, posizionarsi e alle prime luci cominciare a scattare. In questo modo, gli insetti sono ancora intorpiditi ed è un po' più probabile che stiano fermi. Molto dipende anche dal meteo, dalla temperatura e dall'umidità. In ogni caso i tentativi si sprecano. 6) molti nemici molto onore....vale anche in fotografia? Per la mia esperienza sì. In effetti ricevo spesso critiche da chi non mi ha conosciuto personalmente o che non ha visto come lavoro. Per fortuna chi mi conosce ha un'altra opinione. 7) ti vediamo utilizzare una estrema varietà di attrezzature di marche differenti, ma noi siamo Nikonland, quindi vorremmo conoscere il tuo punto di vista sullo sviluppo recente sul mirrorless di Nikon. Anche in funzione dell attuale assenza di materiali propriamente macro: cosa dovrebbe proporre Nikon nei prossimi mesi per farti felice? Sì è vero sono testimonial per Nikon ma mi piace usare un po' di tutto e mi stimola confrontare apparecchiature di vari brand. Al momento sono davvero soddisfatto delle attuali Z e ormai non uso quasi più le reflex. Sia D5 che D850 sono spesso a riposo. Le utilizzo ormai solo in ambiti dove serve molta velocità di raffica e/o di AF. Spero che Nikon faccia velocemente il salto sul mondo mirrorless e che produca la sua ammiraglia per sfruttare al massimo le nuove ottiche S-Line che trovo davvero fantastiche. Rimango anche in attesa della prossime ottiche macro che dovrebbero essere i nuovi 60 e 105 e chissà che non esca anche un ultra macro per utilizzare rapporti di riproduzione superiori all'uno a uno. 8) quali sono gli obiettivi che ti hanno dato e ti danno maggiore soddisfazione nella tua attività? Il mitico 60mm f/2.8 D è stata per le macro una delle mie ottiche preferite in assoluto. Ho molte aspettative per il prossimo 60 micro. Per uso generico invece ora uno dei miei preferiti è il 24-70 2.8 S, davvero un'ottica eccellente che non mi fa rimpiangere le ottiche fisse. Altra ottica che ho usato moltissimo è stato il 20mm f/1.8 G da qualche mese sostutiuto dall'altrettanto eccezionale e ancora più performante 20mm f/1.8 S. Un'ottica che come la sua precedente versione si adatta a moltissimi miei generi, come la macro, data la sua ridotta distanza di messa a fuoco, il paesaggio, la notturna, ma anche il reportage. 9) se non fotografassi (e quando non fotografi) cosa fai? Nella mia vita ho avuto tantissimi hobby e interessi ma quello della fotografia non l'ho mai lasciato fino a farlo diventare una professione. Ora prende tutto il tempo che ho, quello che mi resta lo dedico alla mia famiglia. 10) dicci fuori dai denti cosa ti servirebbe avere in borsa che non sia ancora sul mercato. Vorrei una super mirrorless che fosse una sintesi tra la D850, la D6 e la Z7. Della D850 mi piace il corpo robusto ed ergonomico, della D6 la raffica e la precisione e velocità di AF, della Z7 l'attacco Z e l'interfaccia touch screen. Vorrei che implementassero i focus stacking automatici con bracketing di esposizione ed un'ottica ultra macro autofocus. Mi piacerebbe inoltre che le nuove mirrorless sfruttassero di più la fotografia computazionale e che realizzassero serie si immagini per restituirne una singola unita migliore... poi ultimo desiderio un 600mm PF con attacco Z. Grazie, Alberto ! Ci piacerebbe venissi ogni tanto a scrivere anche su Nikonland. Ecco alcuni link alle sue gallerie e pubblicazioni recenti, anche in inglese : https://www.facebook.com/albertoghizzipanizza/ about me... Max Aquila (c) per Nikonland 2020
  8. 10 points
    ieri su Torino a Ovest da casa mia .......... tempesta ... grandine !!! ho provato di tutto .. tempi lunghi, con iso bassi e diaframma chiuso ecccci, corti , ecc ... ma poi i fulmini li ho fermati con scatti con riprese intervallate a 0,5" di intervallo per 5 minuti e 8 minuti ... i fulmini visti saranno stati centinaia ... Z 7 e 24/70 f 2,8 inseparabile !! "P" .. diaframmi e tempi vari...... 500 foto e più .... per me foto difficile , con fortuna solo 5/6 sono con fulmini ...sapevo che per fermare i fulmini bisognava aprire tutto, con tempi lunghi .. ma il tramonto mi sovraesponeva tutto .. altri modi ? forse sovrapponendo più foto ? volevo aggiungere che in queste foto un po’ fortunose si apprezza tutta la gamma dinamica della Z7 ..
  9. 9 points
    Sono stato impegnato sentimentalmente con questo Nikkor Z 20mm f/1,8S dalla fine di marzo in qua, come già sapete... ed il piacere di scattare foto ha preso il netto sopravvento rispetto l'istinto di relazionarvi su Nikonland: come mi avete fatto notare in qualche occasione Come vedete, nelle foto di prammatica, mi è persino riuscito difficile ripulirlo per bene, da polvere, sabbia, terra e quant'altro gli sia capitato di impattare durante le riprese. (dalla Cina con furore...?) Il bilancio è presto fatto: al 31 di marzo mi era giunto in prestito da Nital, ma neanche un mese dopo l'ho comprato per me, in quanto irrinunciabile al tempo del corredo Nikon Z ! mi era accaduto un'altra volta solamente, guarda caso con un altro 20mm: ma non era Nikon. E adesso non potrebbe convivere con questo. Ho scattato tanto? Solo poco più di 2mila files. Ma di questi scatti Lightroom mi dice che più di 600 siano stati a f/1,8 ed f/2: altri 300 ad f/4... Vorrà dire di certo qualcosa? Meglio andare al sodo e partire dal Segno (che è la misura di quanto uno strumento possa assecondare quanto stia nella mente di chi lo usi) il Segno risiede nella Materia e si manifesta nel tratto che il fotografo tenti (o riesca) a fare emergere col proprio insistente alludere. Ma con questo obiettivo non ci si deve proprio sforzare e la sensazione di trovarsi a proprio agio con un semplice sguardo a mirino è frequente: è dotato del proprio respiro. Non ha bisogno della traduzione immaginaria che il Bianco e Nero obbliga a fare: la sua luminosità e contrasto incidono quanto ne sia capace la lama di un cutter la grande apertura (per un superwide) non diminuisce la sensazione di acutezza: a differenza di altre realizzazioni, concorrenti e casalinghe... ogni superficie si presta a definire: è questa la cifra di questo eccellente obiettivo per i corredi mirrorless Nikon Z Caratteristiche principali di questo nuovo Nikon Z 20/1,8S sono nitidezza, contrasto e saturazione, i quali sono i presupposti che meglio si sposano al Colore... sia attorno a Tutta Apertura... così come ai diaframmi più chiusi, quando dovessero servire... dalle inquadrature più surreali a quelle più ovvie e scontate per un obiettivo che abbraccia un angolo di campo da 94° Le caratteristiche cui si accompagnano questi elementi (segno e colore) sono per il Nikon Z 20/1,8 di tutto rispetto. Eminente il controllo della distorsione, agevolato dal dialogo tra sw e fotocamera, (quando presente) nonostante l'assenza di parallelismo al soggetto inquadrato (notare in questo supercrop la leggibilità dei particolari a f/2) Eccellente anche in questo superwide Z la gestione del controluce diretto con una totale assenza di flare e ghost, anche nelle situazioni più pericolose, col sole direttamente in inquadratura accompagnata da una resa ammirevole del dettaglio dei soggetti in controluce facilmente gestibili in postproduzione anche se non in formato RAW per una focale che si presta principalmente all'avvicinamento sociale, che di questi tempi è difficile da praticare ma che non disdegna il ruolo documentale di natura architettonica, tipico di chi viaggia per conoscere (vi invito caldamente ad aprire sempre le immagini per poter godere delle caratteristiche summenzionate di questo obiettivo) oltre a quello meramente descrittivo, da taccuino di immagini, per alcuni considerabile genere... Z6V_8442.MP4 Io in questi mesi questo 20mm me lo sono portato appresso dapertutto e ho scattato le foto più disparate, sempre crucciandomi di non essere stato ancora in grado di scattarne altre... come sempre nella mia vita, ho difficoltà a trovarmi soddisfatto pienamente di ciò che ho fatto... E volendo esagerare ho sperimentato anche il suo utilizzo in close-up, con un doppietto acromatico Marumi da 3 diottrie, dello stesso diametro della sua filettatura da 77mm restandone ulteriormente sbalordito, per la linearità di comportamento rispetto più consoni usi Le mie conclusioni sono ben chiaramente espresse fin dal titolo di questo articolo: il migliore 20mm nel quale mi sia fin qui imbattuto, fin dai tempi del mio padellone Nippon Kogaku UD Pregi: incisività a tutti i diaframmi, crescente fino ai medi, poi stabile nitidezza e contrasto. Cromia da obiettivo aggressivo, non certamente neutrale. caratteristiche complementari (distorsione, tenuta ai riflessi) di categoria superiore (da f/1,4) peso contenuto, considerata la costruzione in metallo motori AF silenziosissimi ed efficientissimi: non sbaglia un colpo, pur col suo angolo di campo Difetti: prezzo da...categoria superiore (f/1,4) certamente adeguato alle prestazioni... vignettatura a TA e fino a f/2,8: non disturba sempre, ma talvolta si (soggetti chiari su sfondo chiaro) mancanza di un display lcd come i Nikkor S di livello high quando non l'avete ancora in borsa... Ci chiedevamo su Nikonland se Nikon deciderà mai di realizzare un 20mm f/1,4 Dopo aver provato questo f/1,8 ne dubito fortemente. Il passo successivo porterebbe solo incremento di peso e prezzo, realizzando in casa, con questo mio 20/1,8 il principale e più temibile concorrente. Brava Nikon ! Max Aquila photo (C) per Zetaland 2020
  10. 9 points
    Spiaggia delle Due Sorelle D750 28 AF-D
  11. 9 points
    10 Una signora guarda il mare sul far della sera al limitare della spiaggia. Non so quali pensieri solchino la sua mente, ma so quello che significa per me: è l'immagine della contemplazione dell'infinito, la coscienza di essere una piccola parte dell'universo. Lo scorrere immobile del tempo sempre uguale eppure così diverso per ciascuno di noi. Un abbraccio al mare pur nell'impossibilità di raggiungerlo. Una metafora dell'inseguimento della pace interiore. D850, AF-P 70-300, f 6,3 iso 320, 175 mm 23/06/2020
  12. 9 points
    In quest'anno senza viaggi mi sono orientato al 100% verso la montagna, indirizzando gli acquisti in conseguenza. Uno di questi è stato il 500PF..... che vista la stagione non si può provare come meriterebbe. Ma se hai voglia di fotografare superi gli ostacoli e qualcosa da riprendere lo trovi sempre. Qui sono in Val di Cogne, sotto la Grivola ai piani del Gran Nomenon. Ma una prova l'ha superata: la capacità di venire con me nei raid in montagna! Avevo nello zaino la Z6, il 24-70, il 500PF (e quindi un range di focali clamoroso)..... beh il sentiero viene dato per un tempo escursionistico 3h e 10' (sono 980mt di dislivello).... io e Marco abbiamo fatto 2h e 6'! Ovviamente ad avere nello zaino invece di questo 500 il fratello maggiore (500/4) ed il necessario monopiede sarebbe andata diversamente! Z6 su 500PF, 1/800 f5.6 ISO100 - lente posata a terra.
  13. 8 points
    Il gusto fondante per la Fotografia che accomuna molti fotografi, è quello dell'esplorazione. La fotocamera è un attrezzo formidabile per alimentare la curiosità, è un cavallo che sa portare in luoghi che altrimenti non si avrebbe alcun stimolo a visitare, ad esplorare. Così è che questa volta a fare il piccolo esploratore son tornato in vecchi luoghi che, da giovane neo-patentato, avevo già "indagato", ma senza troppa convinzione. Trent'anni dopo le ruote della mia auto si sono inerpicate su per le vigne di Ghemme (NO), lungo uno stradino dissestato, hanno superato la A26 (che comunque 30 anni fa non c'era), per fermarsi ai bordi di un bosco misto come qui da me non ce ne sono più, quasi più. Fuji Xpro-2 Ob. Fuji XF 35/2, mano libera. Nikon D800E Ob. Nikon AFs 17-35/2.8, Gitzo GT3541Ls, Arca Swiss B1. Nikon D800E Ob. Nikon AFs 17-35/2.8, Gitzo GT3541Ls, Arca Swiss B1. Nikon D800E Ob. Nikon AFs 17-35/2.8, Gitzo GT3541Ls, Arca Swiss B1. Nikon D800E Ob. Nikon AFs 17-35/2.8, Gitzo GT3541Ls, Arca Swiss B1. Nikon D800E Ob. Nikon AFs 17-35/2.8, Gitzo GT5541Ls, Photo Clam PC74-BNS. Nikon D5 Ob. Nikon AFs 300/4 E, Gitzo GT3541Ls, Arca Swiss B1. Nikon D500 Ob. Nikon AFs 300/4 E, Gitzo GT3541Ls, mano libera. Nikon D5 Ob. Nikon AFs 300/4 E, Gitzo GT3541Ls, Arca Swiss B1. Nikon D800E Ob. Nikon AFs 17-35/2.8, Gitzo GT5541Ls, Photo Clam PC74-BNS Nikon D5 Ob. Nikon AFs 600/4 VR, Gitzo GT3541Ls, Arca Swiss B1. Nikon D800E Ob. Nikon AFs 17-35/2.8, Gitzo GT5541Ls, Photo Clam PC74-BNS. Nikon D800E Ob. Nikon AFs 17-35/2.8, Gitzo GT5541Ls, Photo Clam PC74-BNS. Nikon D800E Ob. Nikon AFs 17-35/2.8,Gitzo GT5541Ls, Photo Clam PC74-BNS. Nikon D5 Ob. Nikon AFs 300/4, Gitzo GT3541Ls, Arca Swiss B1. Nikon D800E Ob. Nikon AFs 17-35/2.8, Gitzo GT5541Ls, Photo Clam PC74-BNS, Autan, tanto Autan. Fuji Xpro-2 Ob. Fuji XF 16/2.8, mano libera. Due gite, niente di più, verso sera alla fine di maggio e poi a giugno, per scoprire un piccolo Serengheti fatto da una radura erbosa, circondata da boschi di quercia rossa, betulle, acacie enormi e castagni. Boschi di picchi, sentiti tutti e tre: rosso verde e nero, ma visto uno solo di sguincio. Felci, eriche e qualche rovo e molti sentieri di caprioli che escono solo la sera quando l'incontro con l'uomo è meno probabile. per la cronaca questo luogo, scampato miracolosamente ad ogni tipo di "evoluzione antropica" è il Parco delle Baragge, più precisamente è quel luogo noto localmente come Piano Rosa. Di rosa non c'è niente salvo una montagna enorme che nelle ore del mattino chiude l'orizzonte a nord ovest. Questa è terra povera, argillosa, e ciò mi spiega perchè non è stata trasformata in coltivi. C'è un pastore che razzola il suo enorme gregge, ho visto i segni ma non l'ho incontrato, sarà per la prossima volta. Fotografare i boschi è bellissimo, non smetterei mai.
  14. 8 points
    Oggi mi è mancato un amico e compagno di giochi che mi ha accompagnato in questi lunghi e bellissimi 18 anni e se ne andato in cielo e non ti dimenticherò mai e rimarrai sempre nel mio cuore.. Fino a quando non hai amato un animale, una parte della tua anima sarà sempre senza luce. (Cit.: Anatole France)
  15. 8 points
    65 milioni di anni fa uno Pterodattilo sorvola un giovane Triceratops, uno degli ultimi Dinosauri, che si aggira lungo il letto ghiaioso di un fiume asciutto. E' pomeriggio inoltrato e il sole traspare in un varco grigiastro tra le nubi di cenere provocate dall'impatto dell'asteroide nel Golfo del Messico. Tra non molto gli effetti dell'asteroide si sommeranno a quelli delle megaeruzioni segnando la fine di un'era. I piccoli pelosi mammiferi la scamperanno, trovando spazio libero potranno evolversi in tante forme differenti fino ad arrivare a quelli che parlano di fotografia. Nikon Z6, 24-70mm f4 S a 62mm, f8, 1/15s, 640 ISO, luce laterale dalla finestra, stacking di 35 scatti con Helicon Focus, metodo C (il B dava un sacco di artefatti con tutta questa texture). La ghiaia è la sabbia della lettiera del Gatto.
  16. 7 points
    Pellicano, iso 500 1/640s @600mm f6.3 mano libera
  17. 7 points
    3 La foto è stata eseguita il 30/01/2020 a San Feliciano, un ameno borgo ubicato sulla riva orientale del lago Trasimeno di fronte all’isola Polvese, con una Nikon Z 7 ed il 24-70/4 S a 36mm con un’apertura di f. 8 per un tempo di otturazione 1/100 a 64 Iso. La misurazione della luce è stata fatta in modalità matrix e la messa a fuoco in AF-C con punto singolo. La gita al lago era stata programmata per andare a studiare il posto e la luce per tornarci successivamente con il bagaglio dei dati raccolti per cercare di carpire le foto nelle migliori condizioni di tempo e di luce. Purtroppo il “covid” ha stoppato tutto e questa è l’immagine scelta fra le poche di quella giornata che ho di un lago nell’anno in corso. La foto mi piace? Si altrimenti non l’avrei postata. Ha un significato particolare? No. Però mi rammenta una delle ultime uscite prima del “lockdown” e guardandola mi riprometto di tornare sul posto il prossimo inverno.
  18. 7 points
    2 Ho approfittato di questo contest per unire l'utile al dilettevole: dovendo fotografare dei particolari di alcuni prodotti che produciamo nell'azienda di famiglia per un potenziale cliente che vende nel mercato cinese, quale miglior occasione di questa. L'immagine richiesta doveva essere obbligatoriamente presentata in questa maniera: particolare del prodotto su un cucchiaio, con sfondo bianco puro. Mostarda di Frutta Nikon D5 + Micro Nikkor - 105 mm 1/125 - f11 - iso 1600 (tanto avevo la D5, che dovrebbe dare il meglio di sé con agli alti iso) - 2 flash, 1 da studio con parabola argentata e 1 per bruciare lo sfondo bianco.
  19. 6 points
    Un alba in lunga esposizione ero sceso presto per un altro tipo di scatto, che però non mi ha per nulla soddisfatto e appagato, allora attraversando le vie ed i palazzi ancora silenziosi sono arrivato al mare, che conservava ancora tenui colori pastello in termini tecnici: T 325s - F 5.6 - ISO 64 - 45mm
  20. 6 points
    Chiamato da un amico per fotografare il gheppio, ci ero andato con una certa dose di scetticismo, conoscendo qualcosa degli animali, immaginavo quello che sarebbe stato: i giovani ormai avevano iniziato i loro voli e chiamavano gli adulti da posizioni improponibili, facevi dei microbi. Per fortuna che col 300mm e il TC 14 posso fare anche altro. Cioè le solite cose: Libellula fulva maschio, Nikon D500, 300mm f4 Pf, TC 14, f10, 1/1600s, Treppiedi, messa a fuoco bloccata sul ramoscello. Scatto a raffica rapida per coglierne qualcuna allineata.
  21. 6 points
    8 Un papà che porta in bicicletta il suo bambino, alla scoperta del lago e delle creature che vi nuotano dentro. Un legame di affetto e di amore che si rafforza e si consolida in un gesto semplice come una passeggiata, con il padre a istruirlo sulla vita e il bambino curioso e voglioso di sapere ogni cosa, ché tutto gli appare nuovo. E’ una fotografia che ho appena scattata, ma a me appare un po’ scolorita dal tempo se torno con la memoria alla mia infanzia passata e al ricordo di chi non c’è più. Nikon D750 + Nikkor 70-300mm G VR IF-ED @112mm, f6.3 1/1250 ISO 100, a mano libera
  22. 6 points
    Nelle 1300 e più foto scattate in pochi minuti ne ho travate altre !! per non annoiarvi i l'ho virata in B&W ........il cielo viene giù ... ma io ho fermato i fulmini di Zeus !! Z7 24/70 f2,8
  23. 6 points
    Alle Cascate della Sega, in compagnia anche di Pedrito, Forti contrasti hanno messo a dura prova il sensore della D3X, che si è dimostrato ancora arzillo. E' vero che è stato aiutato dal giovane 70-200 2,8 FL, ma col cavolo che la vendo! Lunga esposizione, 30 sec.a f.13,0 con filtro ND 11 stop. Per evitare la bruciatura delle alte luci ho sottoesposto in fase di ripresa e in post le ho poi schiarite insieme ai riflessi in primo piano.
  24. 6 points
    1 Antitesi a Morandi. Giorgio Morandi dipingeva bottiglie, invece questa è una foto. Morandi dipingeva bottiglie opache, queste sono trasparenti. Morandi dipingeva bottiglie chiare su sfondi chiari, qui lo sfondo è nero. Però, davvero, l'idea di partenza me l'ha data la pittura di Morandi, da me declinata compatibilmente con il materiale disponibile. La polvere è volutamente lasciata per dare un aspetto antico. Lo still life mi interessa quando riguarda oggetti collegabili alla vita animale (ossa, fossili, no cacciagione o altre cose terribili), o comunque naturale (ma non i fiori, raramente mi suscitano emozione). In occasione del contest ho voluto però impegnarmi a proporre qualcosa di più originale rispetto ai i miei gusti. Nikon Z6, 24-70 mm f4 S a 43mm, f9, 1/6s, 400 ISO, illuminatore Godox sl 60w con modificatori. Helicon Focus. E sono pure il primo!!!!!!!!!!!!!!
  25. 5 points
    4 Cosa potrebbe esserci di più divertente e piacevole di tuffarsi in un bel mare fresco, in una calda giornata d'estate? E se il tratto costiero fosse uno dei più belli al mondo? Tanto meglio! Proprio il 26 giugno. Nel realizzare questa foto (dove il soggetto sono proprio io) avevo in mente di realizzare un mio personale "omaggio" alla famosa foto del tuffatore, di Nino Migliori. Non avevo a disposizione un secondo soggetto quindi, per ricreare il giusto equilibrio, ho utilizzato al meglio gli elementi naturali del luogo. Mirrorless full frame - 50mm @f2 - 1/16000 - ISO 200 CALA GOLORITZE'
  26. 5 points
    W l'Italia!! Castelluccio ieri D750 Tamron 70-300 f/10
  27. 5 points
    1 Titolo: Flowers in flower... Nikon Z7, 50 1.8 @ 2.8 iso 64 Perché l'ho scattata: perché adoro tutti gli elementi della natura che si rifanno alla matematica, Fibonacci ..la costante di Fidia.... sono presenti nel girasole, in particolare nell'interno dove la trama è una magistrale manifestazione artistica della natura stessa.
  28. 5 points
    Questo 2020 ce lo porteremo nel cuore come ci invita a fare una in particolare, tra i miliardi delle vignette ricevute nel periodo del lockdown, via social media: quella che riprende il tema del film "Back to the future" Adesso quindi la voglia di riprendere parte del tempo perduto in isolamento, ci porta a voler pensare positivo, a divertirci e ad andare in giro come anche la stagione estiva suggerisce. Dello zoomone per Nikon Z, il 24-200mm f/4-6,3 avevamo dato notizia in anteprima, proprio il giorno del lockdown... e così eravamo rimasti al suo riguardo però adesso che finalmente sta per varcare la soglia dei negozi, per essere considerato all'interno di un corredo Z abbiamo pensato di chiederne un esemplare a per poterne valutarne le potenzialità espressive, alla luce del fatto che Nikon nella sua lunga storia di fabbricante di ottiche, ben raramente si è impegnata nella progettazione di ottiche all-in-one come questa, che non fossero di primo equipaggiamento e con tutte le caratteristiche economiche delle ottiche di questo genere. Ma abbiamo anche detto, negli ultimi due anni, che Nikon dall'ora Z ha messo in campo i suoi migliori progettisti, per realizzare ottiche che tutto possono sembrare tranne che scelte di compromesso economico. La sfida apportata da questo zoom, che resta f/4 a TA solo a 24mm, per essere già un f/5,6 ai 50mm e divenire un f/6,3 già dagli 80mm (quindi un 80-200mm f/6,3), sfida prima di tutto al pregiudizio di fotografi come siamo, abituati a pretendere aperture costanti e luminose, ma consapevoli anche di trovare il vino buono nelle botti piccole... è proprio quella già di volersi mettere alla prova utilizzando strumenti potenzialmente non di nostro interesse, ma curiosi di scoprire quale sia stato il ragionamento fondante alla base della progettazione di obiettivi come questo ed anche il microzoom in dotazione alla Nikon Z50, quel 16-50 che anch'esso parte da f/3,5 per arrivare a TA a f/6,3 alla focale ultima del range del quale abbiamo parlato e postato foto in questi ultimi sei mesi non è quindi casuale che nel periodo di visione di questo zoom, cominci a parlarne proprio in abbinamento alla Nikon Z50... Considerandolo appunto come un all-in-one, per quelle persone che desiderino limitare al minimo gli ingombri del proprio bagaglio fotografico, in viaggio, nelle escursioni da weekend, in tutte quelle occasioni nelle quali non vogliano o non possano portare con sè un corredo articolato, questo 24-200, anche su una fotocamera APS-C come la Z50 (il cui 16-50 retrattile ha ingombro zero), costituisce un elemento importante di scelta per moltissimi appassionati. Non ingombrante: sporge 12 cm dalla baionetta, alla minima focale, 19 alla massima, (più paraluce) non pesante (570g), dal diametro filtri umano da 67mm, questo zoom dispone sul barilotto, oltre che delle due ghiere di zoomata e messa a fuoco (programmabile via menù fotocamera per poter pilotare in alternativa, diaframmi, compensazione exp, ISO), anche di uno slider di blocco dell'estensione del barilotto soluzione gradita ai più, rispetto al blocco alla fine della ghiera di zoomata (presente in alcuni altri zoom Z) Questa è la prima foto scattata non appena montato su fotocamera: fin da subito mi sono accorto della sua principale qualità, in ogni occasione, cioè della giusta quantità di contrasto con cui fa risaltare i soggetti dallo sfondo, pur non potendo contare su aperture di diaframma tali da ottenere fisicamente questa caratteristica... Quindi, cominciamo bene ! Qualità che non viene inficiata dalla trasmissione UV alle lunghe distanze e neppure dalla focale di utilizzo, nel vastissimo range del quale questo zoom è dotato Inoltre, come visibile sulla flangia frontale, questo zoom è dotato di VR attraverso un motore elettrico Voice Coil, silenziosissimo ed alla prova dei fatti, ben efficiente, se su di una mirrorless coma la Z50, priva di stabilizzazione del sensore, si riesca ad ottenere risultati utili a mano libera (come questo zoom è stato progettato per essere usato) anche a tempi di 1/8", prima di ...trovare il mosso, come in questa sequenza, scattata a 165mm di focale e fino ad 1/20" a 200mm di focale, sempre eminentemente a mano libera Ma allora, vorrà forse dire che Nikon ha intenzione di produrre delle mirrorless a pieno formato senza sensore stabilizzato? In una fascia che si collocherà al di sotto dell'attuale Z6 ? I prodromi, in quest'obiettivo ci sono tutti. Oltre al fatto che il suo VR sulle FX di gamma alta, si sommerà al sensore stabilizzato, per superare anche gli attuali traguardi. Perchè la Z50 dietro al Nikon Z 24-200? Perchè la Z50 è la funny camera di Nikon: spigliata, divertente, multitasking, rivolta a chi ieri usasse uno smartphone ed oggi voglia fare un salto enorme di qualità, in ambito fotografico, video ed anche creativo, con i suoi effetti speciali direttamente sulla ghiera di controllo funzioni, che nell'estate 2020 mi fanno del tutto dimenticare le analoghe funzioni in monocromatico, quelle che da anni utilizziamo senza vergogna, spacciando poi le foto ottenute come introspezioni personali in biancoenero, postprodotte ed ulteriormente appesantite da software e manipolazioni che non hanno nulla di differente da queste, all'opposto...colorate, giovanili, divertenti... Ovviamente senza tralasciare nulla di ciò che naturalmente siamo in grado di inquadrare, comporre ed esporre, come da libretta ! nelle abituali condizioni nelle quali si trovi un soggetto che, riducendo ai minimi termini il peso delle sue attrezzature, porti con sè questo Nikkor 24-200mm senza flettere nella resa neppure quando il soggetto fortemente distante, occupi solo una piccola parte dell'inquadratura tanto quando a più breve distanza, sempre inciso e ben contrastato e saturo... ome le attuali tendenze cromatiche impongono ai costruttori di lenti, grazie all'ottima correzione antiriflesso ed all'efficace paraluce a petalo dedicato non per questo meno attento sui piccoli dettagli, rispetto allo sfuocato (piuttosto nervoso) degli sfondi, come presumibile per un obiettivo che non può certo essere la panacea a tutti i mali... ... ma che rappresenta la cura a molti di essi. il Mare è di certo il suo luogo di elezione deserto o affollato che sia... in ogni caso questo obiettivo diventa risolutivo, grazie alle qualità indubbie dei sensori Z cui si accompagna non solamente nelle mie mani, ma potenzialmente in quelle di ognuno di questi soggetti che a loro insaputa ho immortalato in questi giorni in spiaggia. Ma non è solo in spiaggia ed al mare che questo Nikkor 24-200 si dimostra essere un outsider... come immaginerete l'ho voluto mettere alla prova alle distanze ravvicinate, giusta la sua escursione focale e distanza minima di maf di mezzo metro, che ho spesso provveduto ad accorciare in questi giorni, con una lente addizionale Marumi achromat da 3 diottrie, per saggiarne le potenzialità ulteriori in questo ambito, spesso praticato da chi spazi nel tempo libero da un soggetto ad un altro...e si ponga il problema della resa alle brevi distanze ed ecco qualche fiore sfruttando con Auto Iso anche le sensibilità più elevate del sensore della Z50, per utilizzare i diaframmi anche i più chiusi di questo zoom (che arriva fino a f/36 a 200mm) f/22 f/25 f/11 f/4,8 f/8 f/16 f/5 f/22 Chiaro di cosa stiamo parlando? Mille euro di listino, magari tra un pò anche scontato (presentato a marzo, ma sta vedendo la luce solo oggi), ma a mio vedere multitasking su ogni apparecchio in listino oggi e domani: d'altro canto questa deve essere la politica commerciale delle Case che intendando continuare a radicarsi nel mercato attuale. E questo superzoom 8,3X figura bene su una mirrorless DX come su di una FX, come in breve dimostrerò... Anzi, sulla mia Z6 non avrebbe nemmeno bisogno di ulteriori obiettivi di supporto... ALL IN ONE e nemmeno accorgersene !!! Pregi: compattezza, leggerezza, costruzione contrasto, nitidezza, saturazione da zoom di classe superiore autofocus preciso, in relazione ai sensori utilizzati totalitario: basta lui Difetti: prezzo di esordio forse da limare piacerebbe un diaframma di luminosità in più a 50mm Max Aquila photo (C) per Zetaland 2020 to be continued...
  29. 5 points
    Finalmente siamo arrivati ad un pochino di storia ed anche qualche numero.. Nel 1965 a Monfalcone nei cantieri della Italcantieri iniziano i lavori per i primi due sottomarini su un lotto di quattro, che poi chiameranno “ Classe Toti “e il secondo prenderà il nome di Bagnolini ma questo avverrà tra qualche anno, era la prima volta che dal dopoguerra la cantieristica militare italiana si cimentava con una costruzione simile e, ripartire di fatto da zero non era ne semplice e ne facile specialmente dopo quasi un trentennio con nuove basi e nuove tecnologie che nel nostro paese erano di fatto poco note; un dato per tutti che fa riflettere ad esempio sarebbe questo: secondo voi il primo, il Toti appunto, di che materiale era fatto? acciaio? no… di legno, mano a mano che i progettisti e i disegnatori mettevano a punto le loro idee, i falegnami costruivano passo passo un mockup, come si direbbe attualmente, oggi si spostava questo pezzo qui.. e magari domani veniva messo di là, ricordiamoci che nel 1965 non esisteva il CAD, o altre diavolerie … ed essendo il prototipo.. un conto era cambiare un pezzo di legno ed un altro delle parti in acciaio saldato. Una volta chiarito e sistemato tutto quanto il lavoro poté viaggiare più spedito, che fine fece il modello in legno? Dovrebbe essere alla scuola sommergibilisti di Taranto; una volta che il primo mezzo entro in acqua e si fecero le prime prove, dovettero rivedere i calcoli ed aggiungere sotto la chiglia una zavorra di ben oltre 60 tonnellate di piombo, sennò si correva rischio di dover vedere il battello rovesciarsi, con questo rimedio si poté abbassare il suo baricentro. Immaginate un lungo cilindro, con due parti emisferiche alle estremità, con il minor numero di fori, che comprometterebbero la tenuta alla pressione marina, ecco questo è il sottomarino, vi saranno aggiunte poi altre parti ma non avranno più la resistenza alla pressione dell’acqua del primo pezzo, ed avranno anche la libera circolazione d’acqua una volta immersi, tutte le parti più importanti saranno rinchiuse nello scafo resistente. La costruzione avvenne con l’esecuzione di una serie di cilindri in acciaio saldati, pezzo per pezzo sino a formare tre tre tronconi, completi di ogni loro macchinario e uniti poco prima del varo, il materiale utilizzato per lo scafo resistente era l’acciaio asera 52, con lo spessore nominale della maggior parte degli elementi di poco più di 20mm, mentre la parte di prua con le aperture dei lanciasiluri arrivava sino a 100mm in alcune parti. Ma ora parliamo un pochino di numeri… Dislocamento 536 t in superficie e 593 t in immersione Lunghezza di 46 m Larghezza di 4,75 m Apparato motore termico N° 2 Fiat MB 820 diesel da 570 Cv cad, calettati su due dinamo Siemens, Apparato motore elettrico 1 motore elettrico Siemens da 772 Kw Batteria di accumulatori 112 elementi al piombo tipo PV 800 prodotti dalla C.G.A. ogni accumulatore con capacità di 2600 Ah alla scarica dell’ora e 5000 Ah alla scarica delle 20 ore Velocità 9,7 nodi in superficie e 14 nodi in immersione Quota operativa 150 m Collaudo 300 m Autonomia 3500 miglia a 6,5 nodi ( pari a 6400 km ) Equipaggio 4 Ufficiali e 22 sottoufficiali, sottocapi e comuni Armamento 4 tubi lanciasiluri da 533 mm per siluri filoguidati a testa auto cercante A 184 prod. Italiana e Mk 23 Statunitensi Altre notizie I quattro sottomarini di questa classe erano dotati tutti di un periscopio di tipo Zeiss, di un impianto radar tipo 3 RM20 A- SMG della ditta Sma dotato di antenna sollevabile e di un impianto TLC della soc. Elmer anch’ esso dotato di antenna sollevabile, per quanto riguarda l’impianto idrofonico ed eco goniometrico tipo I.P. 60 della ditta Usea, i tubi lanciasiluri utilizzavano una centralina di lancio Sepa. Una precisazione per quanto riguarda il Sonar attivo, posizionato nel caratteristico “ naso “ era piezoelettrico di tipo Tompilz, mentre il passivo era composto da una serie di trasduttori posti più in basso dell’attivo che avvolgevano la prua, a mò di dentiera.. adesso mettiamo qualche disegno/fotografia più chiarificatrice, almeno lo spero. Questi disegni, o meglio questi spaccati tecnici sono stati fatti da un noto disegnatore del settore, il sig. Sergio Baratto, normalmente i suoi lavori li ammirate principalmente sulle riviste di automobilismo, quattroruote in primis. ora visto che l'oggetto del contendere è decisamente sul.. lungo.. avrei deciso che oltre la parte generale, mettere tre con i particolari, queste tavole me le regalò quindici anni fa la prua e il suo contenuto la parte della camera di manovra ed infine la poppa. Adesso che vi siete visto queste.. passiamo ad altro, come ho accennato più volte ho i disegni, non sono ovviamente dell'ultima versione ma le differenze strutturali sono pochissime, anche queste saranno divise in tre sezioni.. sono riproduzioni di un disegno meccanico, con alcune parti colorate con delle semplici matite, si può fare esteticamente di meglio.. ma penso basti per dare l'idea, partendo in senso antiorario, in verde chiaro in alto il sonar attivo, quello che nei film si sente il famoso ping... ping... questo strumento però ha un grosso problema, quello di essere captato da altre unità e quindi rivela la posizione; in basso invece vi è quello passivo, che capta ma non viene rilevato, sul ponte invece il primo rettangolo anche lui verde, di tre per ogni lato del battello, anche questi sono di fatto sonar passivi solo che attraverso semplici calcoli trigonometrici, danno la distanza ed il luogo del " nemico ", si vedrà una lunga linea rossa, è lo scafo resistente, quello in cui si vive.. in basso in arancio i due locali accumulatori, ed infine sotto in marrone chiaro la zavorra di cui ho parlato, vi sono ancora due cose una in azzurro, ed è una delle due casse di allagamento che riempendole d'acqua marina danno la possibilità al sottomarino di immergersi, di queste casse semplificando se ne troveranno altre due a poppa, come ultima cosa in blu.. l'ancorotto.. per i pignoli, non ho disegnato anche i tubi lanciasiluri come scafo resistente come in effetti lo sono, tutta la parte che risulta libera dalle apparecchiatura in prua dopo lo scafo, una volta immersi è a libera circolazione d'acqua.. ho dimenticato.. con righe blu in diagonale le bombole d'aria ad alta pressione, a questo punto aggiungo ancora qualche riga, vogliate scusare.. Il signor Archimede tempo fa aveva notato che un corpo immerso nell'acqua riceve una spinta dal basso verso l'alto pari al volume del liquido spostato, il nostro sottomarino quando è in posizione ottimale, cioè fuori dal porto e deve immergersi, resta normalmente con parte del suo scafo emerso, ma la massa è tutto sommato poca, per scendere si apriranno le valvole delle casse di zavorra, si farà uscire la relativa aria ed si riempiranno con acqua di mare, a questo punto si sarà azzerata la spinta di Archimede e il battello potrà scendere di quota, quanta? questo dipende dalla zavorra d'acqua imbarcata, poi mediante l'utilizzo della timoneria e della spinta del motore si potrà scendere alla quota stabilita; le casse di compenso sono casse poste verso il centro del battello e vengono o riempite o svuotate parzialmente secondo quanto serva, vi ricordate che in camera di manovra vi sono due grandi manometri? ebbene il controllo di tutto è lì, mediante due rilevatori a bolla che segnano lo spostamento dello scafo, il marinaio addetto aggiunge o toglie pochi litri.. nelle varie casse.. di compenso, per risalire invece viene aperta la valvola che immette aria ad alta pressione nelle casse di zavorra e secondo a che velocità si vuole risalire, vengono svuotate dell'acqua di mare e riempite d'aria e si risale visto che la spinta di Archimede appunto sarà positiva. Diciamo anche due parole sulle pompe che sono addette o allo svuotamento, sono pompe particolari con una capacità elevatissima, non tanto come portata ma come pressione, mettiamo che si debbano usate a 150 metri di profondità, la pressione esterna dell'acqua sarà di ( se non ricordo male.. ) di 1 atmosfera ogni 10 metri, alla profondità di 150 metri lo scafo e quindi le pompe, avranno una spinta di 15 atm che cercheranno di entrare, va da se che le pompe devono per forza avere una potenza almeno doppia; un'altra cosa mi viene in mente.. ogni comando idraulico era posto in serie ad un relativo comando manuale.. per sicurezza. se aprite il disegno dovreste riuscire a leggere le denominazioni di alcune parti e meccanismi, con l'arancio chiaro il vano accumulatori sotto la zavorra ma verso la fine del disegno, in fucsia vi e la parte che insonorizza il locale motori, una precisazione, il battello è di fatto diviso in due lungo l'asse longitudinale, la parte in cui si lavora è quella superiore, quella inferiore è la parte normalmente non accessibile ed eccoci ora alla parte di poppa, in azzurro le altre due casse di zavorra, il violetto invece una cassa di compenso, vi sono in tutto il battello diverse casse simili, il loro scopo è quello di calibrare l'immissione o l'espulsione dell'acqua di zavorra in maniera più.. chirurgica, con il trasferimento di poche decine di litri alla bisogna, in alto l'ultimo sensore laterale queste righe rosse invece hanno uno scopo differente, quello di evidenziare le centine, le costole, se vogliamo fare un paragone noto, lo scafo resistente fà il suo lavoro ma a distanze stabilite vi sono saldate le costole/centine di rinforzo per la parte centrale, dove si trova la camera di manovra e sopra la vela.. non torretta per favore... ed ecco la parte finale, a volte i numeri non li ho scritti molto bene.. questa è la sezione dell'ordinata n° 8, in azzurro lo spazio occupato in quel punto dalle casse di zavorra, ovviamente ne ho messe solo alcune.. i disegni ne portano molte di più, con una linea diagonale blu, sono le bombole di aria compressa ad altra pressione che vengono utilizzate per espellere l'acqua quando serve, sopra si vede il sonar sotto anche lui in verde chiaro la fila del sonar passivo attivo in questa sezione viene evidenziata la cassa di zavorra n° 2 in azzurro, il blu l'ancorotto in alto in verde i sensori larerali ed in basso in verde il sonar passivo in marrone vediamo la zavorra, la riga rossa.. beh non è un capolavoro.. segna lo scafo resistente, in fucsia o rosa.. la parte fonoassorbente ed infine in verde i compressori per riempire le bombole d'aria ad alta pressione abbiamo sempre in rosso, il cerchio esterno dello scafo resistente, i due motori termici sotto di essi due casse d'olio, sotto la nostra zavorra ma sopra i due motori vi sono due cose interessanti, con righe verdi in diagonale, le due casse piene d'acqua che vengono utilizzate per raffreddare i gas di scarico, più sopra iln blu invece le bombola ad alta pressione, si parla di circa 300 Kg simo arrivati al locale motore elettrico, ma è come fossero due; i particolari avvolgimenti fanno in modo che se messo in serie ha una resa e in parallelo un'altra.. abbiamo ancora la parte di isolamento acustico, ed infine una delle casse di assetto, il loro utilizzo è alquanto fine, immettendo poca acqua oppure eliminandola si tiene il battello perennemente parallelo poiché a volte basta lo spostamento del personale che si allea al moto ondoso a far si che il battello tenti di emergere, oppure di appopparsi a scendere di prua.. insomma, deve stare ad un pelo dall'uscire e basta.. questo disegno invece lo trovo molto chiaro, la riga orizzontale è il limite del mare con i vari apparati sollevati, se emergono di più si può essere rilevati, e il Toti doveva vedere senza essere visto, in senso ancora antiorario, il primo è il periscopio, in rosa troviamo l'antenna radar, in blu l'antenna ESM, cioè quella che capta i radar dei cattivi, in verde lo snorkell, che da la possibilità stando leggermente in immersione di caricare le batterie, in arancio l'antenna della arradio.. ( è voluto ) con tutte le sue meraviglie, sott'acqua lo scarico dei diesel l'antenna per onde medie ripiegata ed infine in verde chiaro un sensore passivo del sonar che poi nel 1981 venne eliminato. i due scali, con parte degli scafi messi in linea il Toti in avanzata costruzione la prua del Toti con la paratia lancia siluri ed infine il varo del primo battello, il Toti E adesso? cosa vi racconto ancora? proviamo a mettere qualche altra notizia, magari al di fuori degli specialisti.. poco nota.. il fatto mi pare sia accaduto verso il 1975-6, il Toti è in bacino a La Spezia per lavori importanti, si è sbiellato uno dei diesel ( cattiveria: con un Mann sarebbe stato poco probabile ) e allora per ripararlo come fare? ma ci facciamo un bel buco.. ricordate sempre il diametro del portellone d'ingresso e, i primi tempi era solamente sulla vela, quindi pensate a come ci si doveva sbattere e faticare a portare quanto normalmente serviva al suo interno, il secondo boccaporto quello che arriva in sala siluri, è stato fatto qualche anno più tardi, ma torniamo al motore.. si prende un bel cannello oppure una circolare di quelle giuste e si.. taglia, finita la riparazione del motore, era opportuno chiudere il buco, oltre a posizionare la parte tolta in precedenza la si doveva saldare a regola d'arte.. morale, venne costruito un gabbiotto sopra l'apertura, la temperatura era sui 40° sia fuori che all'interno, dato che la saldatura era parallela sia dentro che fuori nello stesso momento, venivano saldati pezzi di circa 15 cm al giorno, passati poi ai raggi X per il controllo.. ci misero oltre un mese.. finito tutto quanto, vi era il collaudo in mare.. mi è stato detto che scesero oltre i 200 metri.. con tanta paura è ovvio.. ma andò tutto bene. Sto pensando a cosa dirvi... Il mattino del primo Luglio 1969 il sommergibile Enrico Toti, eponimo di una classe di 4 battelli che sono il primo frutto della cantieristica subacquea italiana dopo 1943 ed appena consegnata alla Marina Militare Italiana, entra in sosta manutenzioni dopo un impegnativo periodo di attività operativa che ne doveva testare le eccezionali qualità belliche. L’equipaggio è ancora ridotto all’osso (i primi aumenti alla tabella di armamento arriveranno tra qualche anno) e i turni di guardia sono stressanti quanto pochi sono i tipi di guardia effettuati: il battello non è presidiato a Bordo ma c’è solo una sentinella in banchina. I lavori di questa sosta hanno lo scopo, oltre a “leccare le ferite” della prolungata attività, di verificare le strutture non normalmente controllabili ma che sono soggette a corrosione e tra queste vi è la "cassa espulsione". Questa cassa, resistente alla stessa quota massima del sommergibile ha diversi scopi: - assieme alle casse zavorra è parte della riserva di spinta del sommergibile in superficie - in caso di avaria alla pompa assetto funziona da polmone per effettuare l’assetto con l’aria compressa - in caso di emergenza, per tramite delle valvole del sistema “margherita” consentiva l’espulsione fuori bordo del gasolio conservato in altre 5 casse contribuendo ad una ulteriore riserva di spinta per l’emersione. Tale cassa è quindi un cilindro collegato col mare nella parte inferiore e rispettivamente con uno sfogo aria, con l’aria alta pressione, con le casse gasolio e con la tastiera assetto nella parte superiore: ovviamente tutte queste vie sono intercettate da valvole e mentre le superiori sono manuali quella a contatto col mare è manovrata oleo-dinamicamente . Ma torniamo al nostro battello che si è da poco ormeggiato alla banchina accumulatori della darsena interna dell’Arsenale della Spezia. L’efficiente equipaggio inizia subito i controlli previsti per la giornata e smonta il portello del passo d’uomo della cassa emersione, ma prima si assicura che la manovra oleodinamica sia in posizione di "bloccato chiuso" ed in tale posizione viene posto un lucchetto per impedire manovre non volute. Il personale entra nella cassa ed inizia i controlli, ad iniziare dalla perfetta tenuta della valvola di allagamento (quella a contatto col mare). La valvola tiene bene e quindi possono iniziare i controlli sulla pittura, gli eventuali inizi di corrosione, la pulizia dei sensori del liquidometro. A mezzogiorno le manutenzioni all’ interno della cassa non sono ancora finite ma è ora di pranzo e visto che la valvola è ancora in tenuta perfetta il passo d’uomo rimane aperto per guadagnare tempo sui lavori pomeridiani. Ma a cavallo delle 13.00 il diavolo ci mette lo zampino: la manovra oleodinamica bloccata chiusa inizia a trafilare olio e la valvola di allagamento inizia ad aprirsi. Il mare invade la cassa espulsione, sempre più velocemente a causa dell’aumento del battente idrostatico sulla valvola. A bordo non c’è nessuno e la guardia in garitta è attenta a non consentire l’accesso, non certo a guardare il battello; nessuno si è ancora accorto del lento affondare del sommergibile. La fortuna, se così vogliamo dire, è che il battello ha un assetto leggermente appoppato e che 2 mastre delimitano il lago che si stà formando in manovra per cui l’acqua, tracimando dal passo d’uomo della cassa espulsione, scorre verso poppa. Il primo locale ad allagarsi è l’ausiliari addietro ed il battello si appoppa sempre di più, adesso l’acqua riesce anche a scavalcare la mastra del portello di accesso al locale macchina incidendo sempre più fortemente sull’appoppamento: ormai sono rimasti fuori solo la vela e la parte prodiera del battello con il portello di accesso all’interno del sommergibile, se l’acqua lo raggiunge il Toti si appoggerà definitivamente sul fondo! Ma non solo, le batterie che sono stivate a prora inizierebbero a produrre velenosissimo cloro che potrebbe anche esplodere. Nel frattempo la sentinella si è accorta che i cavi di ormeggio sono anormalmente tesi e visto il battello che si stà appoppando sempre di più dà l’allarme: sono le 13.40 e all’interno del battello sono entrate diverse decine di tonnellate d’acqua. I più intrepidi, sprezzanti del pericolo, salgono a bordo dal portello di prora e riescono a chiudere il portello del passo d’uomo della cassa espulsione. Due ore dopo il Toti è di nuovo a galla grazie all’opera congiunta del personale di bordo, dell’equipaggio di una unità vicina e del personale dell’Arsenale. I danni sono ingenti ma non irreparabili e consisteranno sostanzialmente nel "lavare" tutti i macchinari che sono stati sommersi dall’acqua di mare con particolare attenzione ai motori elettrici. Da annotare che dopo numerose prove, anche e soprattutto su altri battelli, solo il manipolatore oleodinamico del Toti non forniva durevole garanzie di tenuta. Piaciuta la storia? magari non credete una parola.. ma ho avuto la dritta da persone molto affidabili.. ed io ci credo, un'altro invece aveva problemi con il periscopio, non teneva.. e malgrado le revisioni e le sistemazioni varie.. ogni tre per due o quasi, l'acqua entrava.. tutto poi senza grossi danni ma insomma.. e nei magazzini per quattro battelli, vi era un solo periscopio di scorta.. E i siluri? come la mettiamo con i siluri... probabilmente avrete visto sempre sul grande schermo, che il dover caricare a bordo dei siluri è una cosa un pochino.. complessa, ste bestie sono lunghe sette metri, mica noccioline.. e allora gl'altri hanno un boccaporto inclinato di circa 45° per farli entrare... ma i Toto sono piccini, come lunghezza sto boccaporto non lo hanno fatto.. e allora? ed anche quì a volte il Genio Italiano.. la dice lunga, con un trabiccolo.. venivano portati i siluri "davanti " ai portelli, veniva aperto uno di quelli superiori ed il siluro lo si infilava alla rovescia.. all'interno vi era il paranco e.. il gioco era fatto, ma l'armamento era in totale di otto, quattro di riserva e quattro nei tubi. Quanti ne avranno lanciati? mah.. non vi sono state ne guerre e ne guerriglie.. pare, il numero la Marina Militare non lo dice di certo.. però alcuni lanci magari.. hanno fatto un pò... mettiamo che il silurista sbagli l'impostazione, il siluro viene lanciato ma non aggancia il bersaglio.. ma il lanciatore.. un bel fuggi fuggi per fortuna non era armato, e colpi la prua del Toti ammaccandola, per pura curiosità farò vedere una delle mie foto e magari riesco a farmi dire quale sia il gibollo... Mai affondata una portaerei?... ma io dico di sì, per un bel paio di volte i nostri durante le esercitazioni Nato riuscivano a passare la cortina di sicurezza delle navi della V flotta americana e, una volta giunti ad uno sputo.. attraverso il lancia rifiuti, lanciavano un fumogeno e poi... via di gran carriera... senza farsi beccare dal cercatori avversari.. la cosa si è conclusa con una cassa di champagne pagata dagli " avversari " ed anche i loro complimenti.. uno dei sistemi per poter individuare un sottomarino è anche quella di poter " leggere " la variazione termica, ora il Toti aveva a bordo un condizionatore dalla capacità di oltre 50.000 frigorie, quindi è stato il primo ante-litteram a poter non lasciare una segnatura termica... Ora le cose sono completamente ribaltate, un Toti verrebbe trovato e visto in men che non si dica.. ma in quei tempi.. è stato all'avanguardia, la nosta cantieristica avrebbe potuto venderne diversi di sottomarini simili all'epoca ma la politica mise il veto, ora però le cose si sono rigirate ancora.. oltre a collaborare in maniera attiva con la cantieristica Tedesca, stiamo costruendo anche per conto della marina americana.. Penso di aver finito la carellata, ed avere lasciato qualche minuto piacevole ad alcuni di voi.. per me è stata ed è un'avventura.. tanto che il 2 luglio, sarò al museo.. Grazie a tutti Ecco dov'era finita la malefica.... in azzurro le due casse compenso pesi.. in marrone la zavorra ed in rosso lo scafo resistente... si era voluta nascondere la birbante...
  30. 5 points
    l'alba di ieri, silenzi e colori dalla costiera T 1/100 F 5.6 - ISO 64 - 45mm
  31. 5 points
    Tornato al Foveon oggi. Volevo fotografare i campi di lavanda in Valsamoggia, nelle colline bolognesi, ma non è ancora fiorita. Mi sono rifatto coi bianchi delle nuvole Mexico like ed il verde foresta. Il Foveon si vede anche così! Sigma Dp1Q; Dp3Q + Palarizzatore.
  32. 5 points
    Il tempo corre i lavori continuano, sono già state fatte le aperture sullo scafo per dare la possibilità di visitarlo ed anche le relative scalette per poter salire visto che è posto a diversi metri dal suolo, il lavoro di musealizzazione è stato fatto dal personale MST con la supervisione della Fincantieri, rimetteranno ancora una volta a posto tutti gl’interni e saranno bellissimi ne sono sicuro. E stato tolto un portello lanciasiluri, in maniera che dall'interno si possa vedere l'ipotetico bersaglio la torre dove era posizionato uno dei tre sensori per lato, servivano ad individuare l'eventuale naviglio ostile il ponteggio con ancora posate a terra le bombole del cannello con cui tagliare le lamiere alla destra coperto da una protezione, l'ancorotto, già.. anche loro avevano un'ancora costruita in maniera dissimile alle altre particolare del foro nello scafo resistente, con applicata una serranda; servirà come uscita durante le prossime visite la vela che assieme al periscopio ed ad altre strutture è ancora da ri-montare particolare dell'ancorotto segnaletica posta nel mini cantiere durante i lavori una vista con in basso la recinzione del cantiere.. ma sarà ancora per poco Siamo a Novembre esattamente al giorno 24, vengo chiamato assieme ad un altro gruppo di addetti, dopo la breve conferenza alla sala del Cenacolo, ci è data la possibilità di poterlo vedere in anteprima, è una gran bella giornata di sole, al Toti i lavori sono di fatto ultimati, mancano qualche colpo di pennello qui e là ma nulla di serio, ma la cosa più piacevole è stata quella di poter fotografare il suo interno senza dover avere l’assillo del gruppo che è in coda che aspetta.. Il bellissimo salone dove siamo stati convocati i relatori, presidente e direttore del MST, rapp. M. Militare e mi perdonino.. il quarto non lo ricordo.. la favolosa volta.. ed eccoci all'interno, sono una serie di scatti uniti con photomerge.. alla sinistra si intravede il lavandino, unico.. in cui ci si può lavare.. ma attenzione con poca acqua dolce, non esagerate.. in centro i portelli dei lanciasiluri all'ingresso per la visita si trova il vano motore elettrico, che è quella bella costruzione bianca con i funghi.. in totale sono quattro due per lato, servono per smaltire il calore generato il corridoio dei due motori termici, due diesel fiat eccoli uno a sinistra e uno a destra sul fondo, la paratia stagna e insonorizzata che divite il mezzo sul fondo, la paratia del vano motori termici, questo era il locale di controllo elettrico. i manometri per segnare la quota in cui si sta operando, ancora controlli e luci alla sx la scaletta di uscita attraverso la vela al centro il portellone per la camera di lancio-mensa e dormitorio, si vede il periscopio e questa anche se non sembra è una cosa impèortantissima.. il frigorifero per il cuoco.. il locale precedente è la cambusa alla dx dove il cuoco prepara i pasti, mentre alla sx vi è la cuccetta del comandante , si intravede la scaletta dell'uscita eccomi assieme al sig. direttore, Fiorenzo Galli l'ingresso per le visite guidate i lavori sono quasi ultimati, quasi pronti per la finale.. ed ecco la vela con tutte le sue parti, periscopio, antenna radar, antenna radio, snorkell, tubo aspirazione aria lo scarico dei motori avviene attraverso i due tubi posti orizzontalmente Fra due settimane vi sarà l’inaugurazione ufficiale con tutte le autorità Politiche Militari e Civili, un bagno di folla quindi, ma il giorno prima invece.. mi è successa una cosa ancor più bella e gradita, ho ricevuto il biglietto d’invito per il concerto della Banda della Marina al Teatro Dal Verme di Milano, era la prima volta che mi recavo in quel posto, malgrado che a Milano vi sia nato e vissuto la gran parte della mia esistenza, posto molto bello, pieno di persone, la maggior parte ex marinai, vengo a sapere che spesso negl’anni la Marina Militare organizza spettacoli simili, moltissimi portavano sul collo della giacca il “ solino “ che è il distintivo degli ex marinai; le musiche tutte molto solenni hanno colpito, il pubblico ha premiato con lunghi e calorosi applausi, ho potuto anche vedere e parlare con il personale della MM che si occupa delle riprese sia fotografiche che video, capite ora chi era il fotografo trovato la mattina dell’ingresso del Toti al Museo? era uno di loro, e la MM non lesinava i mezzi.. vi assicuro, era la prima volta che vedevo una D2 e a confronto con la mia D 70.. l’abisso, appunto.. sul palco la bella presentatrice da inizio alla presentazione intanto vegono date le ultime istruzioni al fotografo della marina.. a destra il direttore d'orchestra e professori..d'orchestra Gli spettatori in piedi con l'inno Nazionale un'intervento del sig. sindaco e dell'ammiraglio Bignami ed ecco i reporter... due viste dell'orchesta due assoli.. e l'applauso finale Ma il giorno dopo all’ inaugurazione ufficiale, diverse personalità politiche, i vertici della Marina Militare, una delegazione di sott’ ufficiali e cadetti, vari personaggi che hanno vissuto parte della loro gioventù sul battello, il direttore del museo di Venezia , dove è esposto il fratello del Toti, il Dandolo.. insomma si era in parecchi, però saranno in pochi a sapere che praticamente sono state due… già, voi magari ci crederete poco, ma quando mi accorsi ci restai di sale, una volta che la delegazione della banda ha suonato l’Inno d’Italia e, sono stati fatti molti discorsi, avvenne che il personale della Marina addetto alle riprese foto-video, si portò sulla scala d’ingresso del battello, sotto venne posto il nastro e le autorità ci volgevano tutte quante le spalle e fecero il taglio del nastro N° 1,poi con calma vi fu una rotazione di 180° e, i vari fotografi ed addetti video ripresero il taglio del nastro N° 2, senza però il personale addetto alle riprese della marina; questo almeno è quanto ho inteso e visto io; un altro rinfresco era stato preparato nel salone adiacente, ma questa volta sono stato moolto attento, ma lo Champagne non vi era questa volta.. ancora qualche scatto, è giunta sera e si esce per tornare a casa.. anche questa volta si è entrati da via olona, in maniera di non dover attraversare tutto il museo la banda della marina in formazione più ristretta una vista da poppa e l'operatore foto-video i cadetti ed ecco il nastro che verrà tagliato.. personaggi politico militari alla kermesse, e alla sx si intravede ancora il nostro operatore.. attenzione: seduto sui gradini il fotografo della marina, in piedi penso sia l'operatore video, tutti ad ascoltare le disposizioni ecco si intravedono macchine fotografiche poste in alto, sopra il berretto bianco alla sx la telecamera si intravedono i politici e.. zac fatto.. ora facciamo contenti i mass media.. il taglio ufficiale per la stampa.. questa è stata fatta correndo al volo all'interno del museo dai bagni del secondo piano, o forse il terzo.. ancora una vista posteriore, il tutto eseguite con un 10,5 mm acquistato apposta.. e poi venduto al volo.. troppo esagerato, non mi piaceva.. ma o era così.. il rinfresco.. ecco, l'unica cosa che era decente.. era la copertura anche se aveva una distorsione paurosa.. questo è il lato nascosto del motore elettrico, e in fondo di è l'albero dell'elica. i due motori termici il comparto comandi elettrici.. la camera di manovra vista dal portellone di uscita verso la cambusa e camera di lancio in mezzo i tre fornelli elettrici dove venivano cotti i pasti, il lavandino del cuoco i quattro portelli dei lanciasiluri , in alto a sx il portellone aperto che permette di vedere l'esterno ancora il famoso lavandino in primo piano il boccaporto di uscita a prua, gli armadietti i letti a scomparsa, tra gli armadietti e il portello siluri, la centralina di controllo lancio ecco le brande come erano posizionate e a dx un tavolino semi-estratto ed ecco come si vede l'uscita dall'esterno una vista ormai al buio.. la giornata è volata e sono uno degl' ultimi ad uscire.. la prua della nave scuola Ebe vedete un pezzo di paratia che è stata tagliata per poter fare le due aperture deve essere la chiave per la sostituzione dei pneumatici... mai vista una chiave più grande.. quando potro tornare al museo, se esiste ancora questa saletta, devo farmi spiegare cosa centra una macchina per cifratura tedesca, l'enigma a sx con la consolle a dx.. idem.. tubature, mah.. parte della divisa, e in arancione- rosso la tuta che può permettere l'uscita dal mezzo se è affondato, sino a determinate profondita. E il 2005 si chiuse con folle da paura che prenotavano per vedere il battello.. ho visto su alcuni quotidiani file considerevoli in attesa. E tra una cosa e l’altra a fine Marzo del 2006 ricevo dal MST l’invito alla presentazione del DVD, non potevo mancare.. sono presenti molte autorità, alcune conosciute in precedenza, viene proiettato in anteprima e vi è anche la premiazione di un ammiraglio Ottorino Beltrami, distintosi nel comando del suo sommergibile durante la II GM, ed ora le viene conferita la medaglia oltre ad essere nominato comandante ad honorem del Toti al Museo, non poteva mancare la possibilità di poter vedere ed ammirare ancora una volta il battello, la giornata era anche di un’ azzurro bellissimo, I primi di dicembre vengo ancora convocato al MST, questa volta vi è la presentazione del Libro “ 506 “ ma purtroppo, posso di quella bella giornata dire solamente: Effettuati N° 59 scatti il 6 dic 2006, con Nikon D 70 file N° 06-232 A… andato perduto… Mi è spiaciuto, moltissimo.. ho provato ma non sono mai riuscito a recuperare nemmeno uno di quei file ma chissà.. che un giorno o l’altro.. non possa trovare un altro fotografo che era presente. Ritornerò ancora su invito del MST, al quinto anno del suo ingresso ed ora che si avvicina il momento del quindicesimo anno.. vedremo se il MST riesce in qualche maniera ad onorare tale data, in clima di pandemia globale; rivivere quei momenti è stata una cosa per me molto bella, non dimentichiamo che io ho vissuto l’avventura della durata di ben cinque anni tra alti e bassi, ho anche ritrovato il primo filmato fatto con una videocamera Hi 8 nel maggio del 2001, quando all’interno non vi era assolutamente nessuna illuminazione, a parte il cono del sole che scendeva dal boccaporto di prua, e ci si doveva spostare all’interno con l’ausilio di una torcia. il controllo dei timoni ancora una vista della vela, si notano sullo scafo i cordoni delle saldature.. ingresso padiglione navale da via olona il cap. Fausto Schenardi parla con l'amm. Ottorino Beltrami, sullo sfondo a sx il giornalista Sandro Rizzi, che non riesco più a contattare... e chissà cos'avevano da dirsi.. e da ricordare... due vecchi Lupi di mare.. che in momenti differenti sono stati al comando del Toti; a sx il direttore del museo di venezia dove con fatica è possibile vedere il Dandolo... da sx Sign.ra Camerana vice presidente del MST, amm. G. Vitaloni Marina Militare ed infine G. B. Cohen autore del documentario a sx il diret, gen. F. Galli e il vice sindaco di Milano De Corato i fotografi a riprendere la copertina del DVD... l'intervento del direttore Fiorenzo Galli attenzione.. il berretto centrale è... di peso maggiore... del primo personaggio a sx, confesso di non aver più il biglietto, e ricordarmi chi fosse è una vera impresa.. alla destra l'Amm. Ottorino Bignami la Vice presidente, il cap. Guastadisegni e... mister xx costui.. lo conoscete vero?... beh.. pure io.. ancora un'intervista.. ed ecco la sala motori termici, con un vetro... più umano.. avete sempre visto la parte superiore.. come il sottoscritto , ma esiste anche la parte inferiore dove non mi è stato mai possibile scendere, era il regno di tutti i meccanismi ausiliari.. mi hanno fatto vedere come veniva realmente utilizzato il periscopio, non come si vede nella maggior parte dei film.. cosa ci può essere di meglio come oratore di un ex capitano di " Quel " vascello ? protette da una lastra, ecco parte di un vano batterie Adesso la cavalcata è finita, e in grandi linee ho ripercorso assieme a voi il mio sogno che fortunatamente si è avverato; vi ho fatto aspettare ben oltre quattro settimane spero di aver soddisfatto la vostra curiosità, vi sarebbe ancora per bontà di cronaca dover spiegare in grandi linee come funziona un sottomarino, se riesco ad escogitare la maniera di farvi vedere quali sono le parti principali del Toti ed il loro funzionamento, avrei risolto il problema. Ho in casa i disegni costruttivi ma come ho già detto sono piuttosto grandi, vediamo cosa ne esce a ridurli.. Ora vi metterò una di quanto ho raccolto ed avuto attraverso il MST, che debbo ringraziare per il supporto datomi, sia da parte della Direzione che dell’uff. Stampa. l'assieme delle cartelle stampa l'invito per il concerto le " magliette " DVD e libro... autografi sul libro.. biglietto d'auguri numerato con annullo postale con il francobollo del Toti biglietti commemorativi ATM Milano, e pubblicità magliette ed anche una sacca da " marinaio.. " Se passate da Milano e vi trovate con almeno una mezza giornata libera, se lo visiterete tornerete a casa con un ricordo bellissimo ed unico.. Grazie per avermi seguito, spero di non aver abusato della Vostra pazienza e scusatemi, ci saranno chiaramente errori.. spero pochi e non gravi, se ne trovate e me lo comunicate sarebbe cosa gradita. Roby C 4
  33. 4 points
    L' unica cosa che abbiano in comune questi tre zoom Nikon è probabilmente la filettatura filtri da 67mm... Obiettivi appartenenti a diverse epoche Nikon, lo si capisce bene dalle sigle accessorie al progetto ottico: il 2012 per l' AF-S 70-200/4 G il 2016 per l' AF-P 70-300/4,5-5,6 E e 2020, per il nuovissimo Z 24-200/4-6,3 che scandalizza da subito per la bassa luminosità di tutta apertura nel range tra gli 80 ed i 200mm tanto quanto per il 70-300 aveva disturbato il 4,5 di TA a 70 ad 85mm, che poi andava diminuendo progressivamente. Cosa li riunisce allora, insieme ad un adattatore FTZ (da Fmount a Zmount) sulla mia Nikon Z6? Certamente la richiesta costante di consigli su cosa utilizzare sulle nostre Z, che stanno per compiere due anni di età commerciale (progettuale certo di più) senza essere state dotate fin qui neppure in via previsionale di un telezoom di media luminosità... se non un f/4 fisso, come l' AF-S a baionetta F ancora in listino dopo otto anni dalla presentazione (per gli ottimi risultati conseguiti) almeno un "normale" telezoom a luminosità variabile. In questi giorni presentato il 24-200/4-6,3 oggetto di un primo test sulle pagine di questo sito obiettivo sorprendente (leggete il test) e dal prezzo di presentazione attorno ai mille euro, che lo mette al centro di una forbice tra i 1600 euro del parifocale f/4 ed i meno di 700 del quasi raro (difficile da trovare in giro nei negozi) AFP dal range esteso fino alla focale dei 300mm. Ovviamente fuori da questo ambito gli zoom f/2,8 parifocale, dei quali esistono eminenti esemplari per ambedue le baionette Nikon: di tutt'altro impegno economico e fotografico. Tre obiettivi differenti per schemi ottici, prezzo e destinazione d'uso quindi, ma che mi hanno fatto venire in mente un confronto, in attesa che Nikon si decida a completare questa fascia del suo listino anche per gli utenti mirrorless. Confronto che vorrei condurre in più puntate, in funzione del tipo di utilizzo, destinando alla prima la fotografia di Sport. Approfittando dei miei amici surfisti ho quindi utilizzato alternativamente su Z6 i tre zoom scattando in questo caso in JPG Fine*, raffica da 12 ftg/s, AF-C e varie modalità di sensore AF, ISO Auto in modo M, settato su tempi veloci, prevalentemente tra t/2000 e t/5000 Matrix oppure Spot* per la salvaguardia delle alte luci. Di seguito vi metto a blocchi le migliori (o più indicative immagini) realizzate con i rispettivi obiettivi, lasciando al termine la mia valutazione personale, relativa alle riprese di specie e consapevole che anche ingrandendo le immagini a monitor, da 2400punti sul lato lungo, non potrete ottenere definitiva comprensione dei contenuti, se non rifacendovi anche alle mie considerazioni finali. Vorrei anche mettere una valutazione, genere per genere, con le classiche stelline (da 1 a 5), da sommare poi alla fine delle puntate per ottenerne un dato ...statistico. Cominciamo dunque in ordine cronologico (di presentazione commerciale), col Nikon AF-S 70-200mm f/4 G ED VR il modus operandi che ho adottato anche con gli altri due obiettivi è stato di riprendere il soggetto a differenti distanze e prevalentemente a TA, salvo alcuni scatti con un terzo di stop in meno. La caratterizzazione di questo obiettivo rispetto ai due più moderni è di appartenere alla generazione precedente degli zoom Nikon, sia per le caratteristiche elettromeccaniche (motore SWM, ghiera di messa a fuoco molto larga e posta davanti a quella di zoomata, nanocristalli della...sua generazione) e certamente di livello superiore per progettazione agli altri due (finestrella delle distanze, internal focusing, slide di blocco della distanza di fuoco, regolazione delle modalità VR) tanto quanto non invidiabile per materiali costruttivi, specialmente rispetto allo zoom Z. Dopo poche sequenze di scatto ho infatti inserito il blocco del range AF tra 3m ed infinito, per evitare le continue interferenze della mano sinistra con la ghiera di maf, purtroppo sempre operativa, le cui dita non possono avere altro appoggio che sul paraluce dello zoom, mentre in caso di necessità di variazione di zoomata costringe a retrocedere di molto la sinistra, facendo sbilanciare del tutto il baricentro del sistema, abituati come siamo adesso ad impostazioni del tutto opposte. D'altro canto questo obiettivo non sembra esser stato progettato per lo sport, quanto invece per altri generi, prima di tutto il ritratto, giusta la sua neutralità cromatica, almeno rispetto gli altri due zoom qui paragonati. Soddisfacente la reattività del motore SWM, nonostante l'esemplare in prestito sembri essere stato usato intensamente e, sopratutto, considerato il necessario tramite dell'adattatore FTZ che, pur consentendo il corretto funzionamento di ogni parametro, certamente non può migliorare le prestazioni dinamiche di un obiettivo che vi si colleghi. Per dover individuare dei difetti, oltre a qualche sfarfallamento dell'AF, presto domato col selettore di distanza di AF, noto una certa distorsione a cuscinetto alla focale massima, piuttosto evidente sull'orizzonte. Nikon AF-P 70-300mm f/4,5-5,6 E VR ED Una delle caratteristiche di questo zoom, uno dei primi Nikon ad essere dotati di motori stepless al posto di quelli SWM, meno critici nel tempo e più semplici ed economici in caso di sostituzione, oltre che dotato di diaframma elettronico, non più meccanico, è certamente l'elevata saturazione cromatica conferita dall'antiriflesso e dalla natura delle lenti del suo schema. Certamente economico nel prezzo (per essere un Nikon) e in funzione di ciò anche quasi imbattibile rispetto al range di focali ed alle prestazione dai concorrenti universali a baionetta F questo 70-300 ha anche il pregio di non perdere di nitidezza alla massima focale, come spesso accade su altri progetti ottici simili. E siccome quando si fotografa a mare i mm non bastano mai, la maggior parte di queste foto che avete visto, sono state appunto scattate a 300mm: il valore aggiunto di questo zoom è infatti relativo al range più esteso verso tele: possibilmente diventerà l'argomentazione preferita di chi lo dovesse scegliere. E considerando la lentezza di Nikon a ridisegnarlo per le ML Z, nonostante la maggiore lunghezza a tutta estensione del trio di zoom (specie aggiungendo l' FTZ) risulta anche essere ergonomicamente il più comodo da brandeggiare e regolare, considerando la struttura termoplastica a diamante della imponente ghiera di zoomata e alletta moltissimo chiunque si ponga il problema di munirsi di un buono zoom di costo non eccessivo: insomma ...in attesa di una analoga risposta in Z-mount. Nonostante quindi la struttura economica dei materiali costruttivi, non gli mancano neppure gli slider di regolazione del VR e delle tre modalità di utilizzo della ghiera di messa a fuoco, finalmente retrocessa a quella di zoomata. Ottimo zoom per gli sport d'azione. Nikon Z 24-200mm f/4-6,3 VR Pietra dello scandalo per uno zoom da mille euro dotata fin dagli 80mm e fino ai 200 di una TA di soli f/6,3... Appena uscito ed appena provato, questo superzoom dovrebbe fare categoria a sè e non poter stare a confronto con i due precedenti zoom, nati per un range di focale tra di loro differente, ma sicuramente orientato a determinati usi. Questo primo telezoom per Z FX (abbiamo già provato il 50-250 DX uscito in kit con la Z50) è però appunto l'unica opportunità di fotografare ANCHE con angoli di campo ridotti come i 12,4° dei 200mm, e siccome il soggetto non protagonista di questo test sono appunto le due (per ora) Z FX, si pone in competizione con gli altri due pur essendo palesemente un ALL IN ONE ossia un obiettivo che potrebbe tappare per sempre una Nikon Z FX ed essere utilizzato per tutti gli scopi del fotografo in questione, allargando il suo campo di azione fino agli 84° alla sua focale minima. Un obiettivo amatoriale quindi? Ni...basti leggere il sopracitato test dello stesso 24-200 su Z50 (cui ne seguiranno altri) e, francamente dare un occhiata anche alle foto qui sopra allegate. Dalle quali traspare nessun timore reverenziale rispetto los otros companeros, anzi, come sono impaziente di dirvi, senza ritegno alcuno: IL PIU' NATURALE DA ESSERE USATO FRA I TRE CON LA MIA Z6 Infatti delle circa 5mila foto scattate in questa sessione, numericamente sono maggiori quelle scattate con gli altri due, con i quali volevo misurare eventuali incongruenze di AF o reattività esposimetrica. Mentre il migliaio scattate con questo 24-200 mi hanno lasciato la sensazione di non voler più aver a che fare con gli FTZ (ne ho due) e gli obiettivi F da adattare: veloce, silenzioso, indistorto, compatto, dotato di una ghiera di zoomata sensibile e costante, costruito in materiali nobili pur se assemblato in Thailandia. Insomma, Nikon Z needs obiettivi Z ! Senza dubbio alcuno, anche paragonando un all/in/one con due altri zoom, uno nobile di nascita e l'altro popolare... Alla fine di questo round voglio rimarcare come nello sport, specie riprendendo soggetti lontani, la sensazione di tridimensionalità sia conferita tanto dalla luminosità relativa dell'ottica, quanto e decisamente in misura maggiore, dalla maggiore focale disponibile: quantomeno percettivamente. Ecco come nel mio giudizio finale, a parte la caratterizzazione ergonomica del 70-300, questo superi complessivamente il 70-200/4, più luminoso, IF, più nobile, più costoso ...ma meno adatto a questo compito degli altri due. Nikon Z 24-200mm f/4-6,3 VR Nikon AF-P 70-300mm f/4,5-5,6 E VR ED Nikon AF-S 70-200mm f/4 G ED VR Max Aquila photo (C) per Zetaland 2020 to be continued...
  34. 4 points
    LA CRONACA dopo aver ufficialmente negato - per bocca del suo Presidente, non più tardi del 20 maggio u.s. - Olympus ha deciso di siglare un accordo con un fondo equity giapponese denominato JIP che prevede la stipula della cessione della divisione imaging (quella che fa le fotocamere Olympus) entro la fine del 2020 si parlava di questa possibilità da anni, guardando i dati di bilancio non ci potevano essere altre soluzioni. Il management di Olympus ha provato a convincere gli azionisti (Olympus ha un azionariato diffuso, detenuto per lo più da due banche fiduciarie, uno del gruppo Mitsubishi e uno del gruppo Mitsui, oltre ad una quota minore di Nippon Life che è la prima assicurazione privata giapponese e il fondo pensioni del gruppo Mitsui) I PROSSIMI PASSAGGI entro il 30/9/2020 si svolgerà l'usuale due-diligence per dare una valutazione nominale al valore della cessione, Olympus rivedrà gli asset di diretta pertinenza della divisione imaging (che, come per Nikon e Canon e a differenza di Sony, non è una società separata ma è parte integrante di Olympus) e il personale direttamente connesso con quelle attività. Trovato l'accordo sulle cifre, verrà stipulato il contratto definitivo che verrà reso operativo entro il 31/12/2020 il 31/12/2020 Olympus scorporerà dal suo bilancio la parte certificata relativa alla divisione imaging e la cederà a JIP JIP dal 1/1/2021 diventerà azionista unico della nuova società che verrà creata dalla divisione imaging di Olympus il cui nome non è ancora stato stabilito JIP non è nuova ad operazioni del genere, ne ha svolte già diverse. Non è una grossa società (il capitale si dice che ammonti a $150 milioni), ci sono colossi che operano in questo settore, così non dispone di ingenti quantità di capitale. I suoi azionisti di riferimento in qualche modo sono simili a quelli di Olympus (due fondi fiduciari, uno depositato su Mitsubishi, uno su Mitsui, due più grandi gruppi finanziari giapponesi). Ma ha già fatto operazioni simili nel recente passato (è una società di recente costituzione, peraltro). Le più note sono l'acquisto della linea di notebook Sony, i famosi Sony Vaio che per una certa fase di mercato fecero concorrenza ad Apple finché Sony non decise di averne abbastanza e, sempre con Olympus, per l'acquisto della linea di telefonini ITX. Generalmente un fondo equity acquista un ramo di azienda (o una società) improduttiva o che produce perdite, lo ristruttura, ne riduce i costi ed aumenta la sostenibilità, ed entro 5-7 anni in genere la rivende con un profitto. E', per intenderci quanto conta di fare Elliott con il Milan, per dare una occhiata a casa nostra. Nel caso delle due operazioni citate, ITX è stata effettivamente rivenduta 3 anni dopo l'acquisto, non so con che esito. Mentre Vaio, evidentemente per motivi diversi, è ancora in portafoglio e continua ad operare. Vaio - così si chiama, ovviamente, la nuova società - continua a vendere notebook di fascia alta (sui 3000 dollari l'uno) in Giappone e in pochi selezionati mercati europei e del Nord America. Non abbiamo alcuna idea di cosa deciderà di fare con le fotocamere Olympus ma ricordo che, a differenza dei Sony Vaio, le Olympus hanno una tradizione che supera gli 80 anni di storia (Olympus stessa è stata fondata nel 1919, due anni dopo Nikon, mentre Sony è nata solo nel 1958) e che in Giappone vanta una quota di mercato notevole : BCN Ranking, mirrorless vendite in Giappone, maggio 2020. Olympus continua a giocarsela a fasi alterne con Canon e Sony, nonostante la sproporzione di forze in campo. Sinceramente dubito che JIP deciderà di vendere Olympus-Fotocamere, un pò perchè nello spirito dell'operazione c'è quello di non farla finire in mani straniere - cinesi principalmente - e un pò perchè è facile comprendere come un'opera di ristrutturazione dei costi che punti a premiare lato prodotti lo zoccolo duro dei clienti fedeli di Olympur, potrebbe consentire alla nuova società di puntare al profitto, pur con vendite ancora più ridotte. Ma questo sostanzialmente esulerà dallo scopo della cessione, Olympus non potrò influenzare le decisioni di JIP (e se ne guarderà bene per non avere perdite di immagine) e i gruppi di controlli non si cureranno particolarmente di una formica come Olympus-Fotocamere. Qualunque cosa pensiamo noi o i clienti di Olympus. COSA HA PORTATO A QUESTA DECISIONE Ma soffermiamoci un'attimo a comprendere i motivi che hanno portato a questa decisione. Perchè non è un precedente ma potrebbe essere un precedente per praticamente tutti gli altri attori del mercato fotografico con la sola esclusione di Canon (che è troppo grossa ed ha un mercato troppo enorme per cadere) e Pentax (perchè è già stata oggetto di acquisizione esterna). Il bilancio di Olympus evidenzia chiaramente la dimensione del fatturato e la ridotta componente rappresentata dal segmento immagine. Praticamente su 800 miliardi di fatturato complessivo (cifre in Yen) solo 50 - secondo le previsioni 2020, poi smentite in difetto - quindi poco più del 6% dell'intero fatturato (per confronto Nikon ha chiuso il 2020 con 591 miliardi di fatturato : quindi Olympus è più grande di Nikon nell'insieme ma non lato fotocamere !). Ma su questi 50 miliardi Olympus stimava una perdita operativa di 7 miliardi (cioé il 14% di perdita diretta) in miglioramento rispetto al disastroso esito del 2019 (18 miliardi di perdita su 48 di fatturato : addirittura il 37.5%. Come dire che ogni 3 fotocamere vendute, una era in rosso ...). Situazione che perdura da anni. Olympus fa il grosso del fatturato nei sistemi di diagnostica. E' leader nei dispositivi per la TAC e per le endoscopie a livello mondiale. Ricordo che Olympus ha prodotto il primo apparecchio per fare la gastroscopia (al mondo). In questo segmento Olympus produce 105 miliardi di utili su 420 di fatturato. Un risultato più che brillante in termini assoluti. Pur in un'ottica di contenimento delle perdite e valutando l'effetto Covid che noi ancora non conosciamo cosa produrrà sui bilanci del 2021 delle società fotografiche, gli azionisti avranno deciso che non era più sostenibile che il 6% del fatturato (o anche meno) producesse perdite tali da divorare in larga parte l'utile finale da distribuire agli azionisti. E senza grandi prospettive di miglioramento nel futuro. Il posizionamento di Olympus è tutto legato al m4/3 e il rifiuto - per non investire ulteriori denari e quindi produre ulteriori perdite - nel consorzio L nonostante i reiterati inviti di Panasonic l'hanno relegata in un mercato che è destinato a diventare sempre più di nicchia. previsione bilancio chiuso al 31/3/2020 fatte l'anno scorso consuntivo bilancio del secondo semestre 2020 chiuso il 31/3 scorso. Calo di vendite oltre il preventivo, perdite superiori al preventivo. Per non considerare i costi indotti della divisione, contabilizzati a parte e che verranno meno, una volta ceduta. Quindi dal punto di vista di Olympus la decisione è contabilmente ineccepibile ed è quello che ogni buon amministratore avrebbe fatto. La marginalità del segmento produce perdite ed è in termini di peso sul fatturato complessivo, tendenzialmente trascurabile. Ristrutturarlo costerebbe più che cederlo, quindi meglio regalarlo ad un fondo equity, registrare una perdita e almeno detrarla dalle tasse ! La Olympus PEN F, un modello di grande successo mediatico, scarso sul piano del conto economico che è stato tolto di produzione per ridurre le perdite nel 2020. Che ne sarà in futuro ? Dipenderà dall'esito dello scorporo e dalla risposta dei clienti. Leggendo i forum internazionali, dove, lo ammetto, l'ignoranza impazza, tutti stanno parlando di Olympus in fallimento (non è vero) e di chiusura della produzione (non è vero). Molti dicono di stare passando o di essere passati a Nikon Z. Qualcuno sarà già passato ad altri marchi. Insomma, qualche cosa di simile a quanto già successo con Pentax che però, a dispetto di tutti, è viva, sebbene molto ridimensionata anche rispetto al recente passato. Io sono convinto che si continueranno a vedere fotocamere Olympus in futuro, così come si vedono fotocamere Pentax. Magari senza troppa effervescenza e con un occhio più alla sostenibilità del business nel medio termine. Il che potrebbe significare meno investimenti e più vendite online, per lo più in Giappone. E NIKON ? Ovviamente tutte le malelingue del mondo già si strofinano le mani. Nikon sarà il prossimo. Nikon è finita. Nikon sta fallendo. Bene, vediamo il bilancio di Nikon, segmentato come quello di Olympus : per Nikon le fotocamere pesano per il 38% sul totale del fatturato. Non il 6%. La perdita, pur ingente (ma ricordiamoci che ci vogliono 100 Yen per fare un Euro ... quindi parliamo di miliardi ma potremmo parlare di decine di milioni al cambio corrente) del segmento immagini è pari al 3% del fatturato totale (ed è un 7% del fatturato delle fotocamere). Nikon è in profonda ristrutturazione e sta convertendo la produzione delle fotocamere dalle reflex - in caduta libera - alle mirrorless in formato full-frame. Ci vorrà tempo ma la linea verrà riarticolata. Nel bilancio 2020 ci sono perdite straordinarie che non si ripeteranno (ma anche qui non sappiamo il peso del Covid sul bilancio 2021 : temo sarà tragico !). La divisione che produce macchinari industriali (i famosi stepper per microlitografia magina utili anche se il fatturato è in calo) e le altre galleggiano. E' in corso una diversificazione anche nel segmento medicale ma ancora lontana dal produrre effetti positivi (praticamente è in pareggio con circa l'8% del fatturato). La società ha cassa liquida e linee di credito per un importo che è pari a quasi 3/4 del fatturato (una cifra enorme). E tra i suoi azionisti al primo posto c'è la Mitsubishi Bank che è la seconda banca giapponese. POTREBBE RIPETERSI L'AFFARE OLYMPUS PER NIKON ? Si, certo. Qualora il fatturato "fotocamere" dovesse diventare marginale (ridursi dal 38% al 10-15%) e dovesse continuare a produrre perdite così pesanti anno su anno. Ma per Nikon la perdita è un fatto per ora straordinario, la società nel complesso è sana, la componente fotocamere molto importante sul totale. Può contare su partner importanti e il valore del suo marchio è enormemente superiore a quello di Olympus ( e quindi anche relativamente più difficile da "commercializzare"). Noi, per concludere, al netto della crisi in corso che certo per l'anno 2021 produrrà bilancio inguardabili, siamo anche fiduciosi che con il mondo Nikon Z, il nostro marchio abbia fatto la scelta giusta per mettersi in sicurezza per il futuro. Quindi guardiamo agli anni a venire con più ottimismo.
  35. 4 points
    Lilium Bianco o Giglio di San Luigi (L. 1753 : Lilium Candidum) Per me, indubbiamente tra le creature più belle del creato (14 scatti via Helicon, luce naturale, Nikon 24-70/4 S su Z7)
  36. 4 points
    11. Su di me che sono nato, cresciuto e vivo tutt’ora in montagna, il mare ha sempre avuto un fascino fortissimo. Lo adoro. Probabilmente ancora di più delle mie montagne. Ho la grande fortuna di essere al mare in ferie con la mia famiglia, proprio in questo momento, nella bellissima e amata Sardegna. Adoro il mare in tutte le sue accezioni, ma quello che preferisco è quello con i colori tipici e seducenti mediterranei, con qualche roccia granitica dalle forme più sorprendenti e una buona compagnia. Sono ovviamente senza pc per cui ho scaricato la foto, di un paio di giorni fa, tramite app e importata tramite LR mobile. 35mm e filtro polarizzatore. IL MARE CHE PIACE A ME
  37. 4 points
    Il mio è arrivato ieri e per oggi aspetto i filtri Nisi. Se va tutto bene lo provo nel we, ma credo proprio che sarà la star dell'estate. La prima sensazione è estremamente positiva: ben costruito, leggero, AF brillante, luminoso, bello bello nitido e con uno sfocato cremoso ed una bella tridimensionalità (ovviamente per essere un 20mm). Sinceramente qualche cm in più in borsa per queste caratteristiche è una cosa che accetto senza nessuna difficoltà.
  38. 4 points
    D750 24-120 f/13 polarizzatore
  39. 4 points
    D850@280 F8 1/500 ISO320 sviluppo PC Standard
  40. 4 points
    3 Bene, una mia cara amica, un pomeriggio dei primi giorni di ottobre 2019, all'aperto luce naturale. D750 e 85 1.8 ad 1.8. Ho scelto questa foto per i suoi occhi e per il sorriso/non sorriso.....
  41. 4 points
    1 Arya, 26 maggio 2019. Sono tre ritratti ripresi a brevissima distanza, stessa luce, stesso posto, stesso tutto. Nikon Z6 e Nikon 105/1.4E ad f/1.4. Luce naturale dalla finestra sulla destra, nessuna aggiunta, il pomeriggio era assolato ma non caldissimo. Lei muta di pensiero e di espressione con un battito di ciglia, un momento è dolcissima (a sinistra), un momento è assorta (in mezzo), un momento è infastidita dalla presenza degli altri (a destra) e vorrebbe incenerirti. E' una donna molto difficile da prendere e una ripresa sola non basta a rappresentarla : per questo ne ho sovrimpresse tre. Sono tre sfaccettature ma fanno una fotografia sola di una donna "dolcemente complicata". Posava solo per me, eravamo in due soli nella stanza.
  42. 4 points
    La Grotta Urlante a Premilcuore (FC), dove ho avuto il piacere di rivedere l'amico Paolo Mudu.
  43. 4 points

    From the album: I miei felini

    Quando vuoi provare un lungo, sei 3 metri e il gatto non ti ha neanche in nota, allora fai un ciocco della miseria per attirare l'attenzione.
  44. 4 points
    Senza cambiare set ma con in aggiunta un led di rinforzo sempre pioggia naturale.
  45. 3 points
    DI tre minuti fa. Nikon Z7, Nikkor Z 24-70/4 S ad f/4, tubo Meike da 11mm, profilo Ritratto
  46. 3 points
    A me piace quando Mauro si incazza.
  47. 3 points
    5 25/6/20, Jpg sfornato caldo di giornata, 6:28 del mattino, appena passato via snapbridge al cellulare. 1/100 f 10 iso100 profilo LS. Z6 con 24 70 a 70mm. Sono in vacanza e a maggior ragione cercare di muovere il cervello per il contest era uno degli obiettivi delle mie uscite mattutine per Caorle. In verità la mia idea era un'altra ma ho scelto questa immagine perché riassume tutto quello che per me è il mare... È il posto alle prime luci del mattino. È l'alto adriatico che è il mio "brodo primordiale", che non è blu mare ma è quella tonalità opaca, sabbiosa che mi porta ai miei bagni da bambino. È il pescatore con suo figlio, che in fondo siamo ancora io e mio padre come le tante ore passate sul molo insieme. È famiglia, adesso che ce l'ho, e mi ricorda quanto l'ho detestato questo posto nell'adolescenza ma quanto mi è rimasto nel cuore per tornarci così tante volte adesso...
  48. 3 points
    4 14/6/2020, il Lago superiore di Paione 2269mt, in Val Bognanco (Ossola). Z6 su 14-24@20mm, f11 1/200 ISO100 - a mano libera. L' unica uscita con immagini comprese nei limiti del bando del concorso, anche se non è la solita immagine di lago e la luce è.... quel che è. La giornata era dedicata a svuotare la testa dai pensieri, senza successo, impegnandosi a fotografare solo a 20mm per decidere se comprare o non comprare il 20/1.8S per la Z6. Cosa che ho fatto. Scelta al volo e regolata con Capture one 20.
  49. 3 points
    Grazie di questa intervista Max, l'aspettavo. Anche io ho incontrato svariate volte Alberto ad eventi Nikon e confermo che è una persona squisita, umile, mite, genuina come la terra da cui viene. Vedo peraltro che spesso ci troviamo d'accordo, lo leggo qui dalle sue risposte che confermano quanto ci siamo detti in una chiacchierata lo scorso mese di novembre alla presentazione della Z50 a Milano. Vorrei approfittare per fare qualche mia osservazione sullo stato dell'arte di Nikon in questo momento (sull'arte fotografica di Alberto non posso, perché siamo invece fotografi molto diversi per indole, impostazione, campo d'azione). Magari Alberto troverà il tempo di commentare qui direttamente visto che è spesso online su Nikonland io ho proprio venduto sia D5 che D850 prima del lockdown perchè oramai utilizzo praticamente in esclusiva le Z. In questi giorni sto riscoprendo un uso completamente nuovo della luce naturale scattando ad 1/4'' impunemente con la Z7 con diaframmi anche di f/10-f/13, in interni (!), utilizzando pochissimo i flash, grazie alle spettacolari doti di insensibilità alle vibrazioni per l'assenza di specchio e di shock di scatto, oltre alle qualità dello stabilizzatore integrato. Ho provato la D6 e le riconosco una superiorità netta dell'autofocus nella fotografia d'azione. Ma al netto di questo ammetto di non essere più interessato ad acquistare nuove reflex sia nell'immediato che nel prossimo futuro. Le aspettative e le prerogative delle mirrorless sono tali e tante e le ottiche Nikkor Z sono talmente superiori ad ogni cosa ci sia di equivalente per reflex che non c'è confronto. Solo che proprio avendo in mente la D6, l'impostazione delle reflex professionali Nikon rende le attuali Nikon Z delle "macchinette" da dilettanti. Tutta l'articolazione dell'autofocus (ancora largamente deficitario) delle Nikon Z è derivato dalle Coolpix. Usare una D6 e una Z6 nella stessa occasione (mi è capitato) è una pena, dopo 10 minuti ci si confonde con i comandi e il tipo di risposta, sia dell'autofocus che dell'esposimetro è troppo diverso per farne uso congiunto. Credo che sia il momento per Nikon di fare un passo coraggioso con le Nikon Z rendendo disponibili macchine realmente professionali, che prendano il buono di Z6 e Z7 ma lo fondano con le prerogative di sicurezza, affidabilità, sistema, delle Nikon D6/D850. Mentre, sinceramente, l'idea di tornare a penare per affinare ogni volta la messa a fuoco di una reflex ad altissima risoluzione mi tiene lontano da qualsiasi futura D880. Per la D6, complice anche il lockdown che ha annullato tutta la stagione sportiva, me ne è passata subito la voglia anche per me un 600mm PF con attacco Z sarebbe il Nirvana, molto più dell'eccellentissimo Noct 58/0.95 che a prescindere dalle caratteristiche assolute, fa piuttosto voglia di aspettare i prossimi superluminosi autofocus. Mentre Alberto attende i macro, io ho imparato a farne a meno utilizzando il 24-70/4 (non ho le sue stesse esigenze) ma sogno e desidero 85/1.2, 105/1.2, 135/2, 200/2 per Z ! Nikon mi pare non rispondere del tutto alle nostre aspettative però. Le tempistiche di uscita sono certamente influenzate dalla pandemia ma, accidenti !, gli annunci si possono comunque fare, anche dando date di consegna posticipate. E mentre il ritardo del 70-200/2.8 Z comincia a diventare ridicolo, la mancanza dell'annuncio di almeno un TC20 Z in contemporanea a quella dell'obiettivo, è inaccettabile. Nella roadmap c'è un 200-600mm su cui ho molte aspettative anche se sarà probabilmente un f/5.6-6.3 a tutte le focali. Ma non fra due anni con disponibilità per l'anno dopo. quello che riesce a fare Alberto con la Coolpix P1000 mi riempie di meraviglia. Io - lo ammetto - l'ho provata ma la sua lentezza operativa mi ha esasperato praticamente subito e la tenuta del suo sensorino, pur miracoloso, troppo lontana da quello a cui sono abituato. Però non si capisce perchè non osare altrettanto con i formati più grossi. Obbligarci ad impiegare una macchina da vlogger come la Z50 con un 1000/11 sintetico è imbarazzante (per Nikon, mica per noi che sappiamo servircene). Eppure è con gli obiettivi che si trainano le vendite delle mirrorless. Oggi di obiettivi che possano far desiderare a tutti i costi di comprare una Nikon Z ne vedo non più di un paio, sebbene tutti siano di grande qualità, manca l'oggetto - non di riferimento come il Noct - ma non disponibile altrimenti, come il 180-400, il 600/5.6 PF, un 10mm rettilineare, un 105mm f/1.2 etc. etc. Ma con la tempistica nikoniana temo che mi sarò già goduto buona parte della pensione prima di vederli dal vivo Z50. Bella macchina. Ma necessita come minimo di una sorella della stessa classe della D500 per infiammare gli animi. Perdonatemi ma per me il vero amore parte dalla quarta misura .... pardon, non ci può essere vero amore se devo mettere una SD di fianco ad una batteria da 1000 mAh ... Fotografia Computazionale. Ti seguo anzi, ti precedo. Sinceramente non capisco come oggi le nostre fotocamere continuino ad essere altro che ... le vecchie reflex a pellicola, private della pellicola sostituita dal sensore e lo specchio sostituito dal display posteriore. Ma le foto che facciamo restano ancora diverse dalla realtà che vediamo. Perchè dobbiamo aumentare la dinamica delle nostre immagini ancora solo e soltanto via software, dovendo immancabilmente aprire le ombre per vedere quello che i nostri occhi ... ad occhio nudo vedono ? Dove sono le possibilità di "realtà aumentata" per effetto del multiscatto in ripresa (non soltanto per l'HDR ma per una serie infinita di capacità di ripresa in più). Nikon ha fatto un passettino nella direzione giusta con il Focus Stacking ma la realizzazione pratica è tanto primordiale da essere ... tenera se paragonata alle funzionalità di un software da $50 come Helicon Remote. Ma quante cose potremmo vedere programmate nelle nostre fotocamere se solo avessero un processore un pò più potente di quello del controllo di un antifurto ... Un pò di creatività, un pò di inventiva, un pò di coraggio. Un pò di ... gioventù ! Che è tardi ... Non pensi ?
  50. 3 points
    DOVETE SCRIVERE QUALCHE COSA DELLE FOTO CHE PUBBLICATE ! E' QUESTO IL SENSO DI NIKONLAND, ALTRIMENTI ANDATE SU INSTAGRAM ! rosa colta alle 06:34 e fotografata alle 06:59 di stamattina Nikon Z7 con Nikon Z 24-70/4 S @70mm f/5.6, 1/5'', ISO 160 Luce naturale. Un pannellino di schiarita da 20cmx20cm, un foglio di polistirene nero di fondale. Treppiedi video Benro e testa video Benro S8 modificata Arca Swiss. Nessuna operazione di post-produzione. Sviluppo in Photoshop 2020, profilo Camera Standard. + 6 di vividezza, -6 di contrasto, - 10 nei neri, + 10 di texture. Sono 18 scatti ripresi in remoto con Helicon Remote (software dell'anno se usato con le Nikon Z !) e unite con Helicon Focus. Salvataggio in formato DNG a pieno formato, file da 74 megabyte.
×
×
  • Create New...