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  1. In questo articolo con il termine "capanno attrezzato" intendo quei capanni in cui oltre al riparo per il fotografo sono disposti posatoi ad hoc ed è presente mangime di vario genere allo scopo di avvicinare i soggetti. I soggetti sono perfettamente liberi, è la presenza di cibo e di acqua ad attirarli consentendo al fotografo di riprenderli con maggiore facilità. C'è chi costruisce questi capanni ad uso personale e ce ne sono di quelli gestiti da varie organizzazioni, ad esempio Skua, o da singoli individui che li affittano ai fotografi. Negli ultimi anni c'è grande richiesta. I capanni in sè possono essere molto semplici o molto elaborati, da poco più che tende a quasi dei mini bungalow, ma non è questo il tema dell' articolo. Mi interessa spiegare come ottenere il meglio, perchè anche se incredibilmente più facile che fare della fotografia vagante, la foto nel capanno attrezzato richiede comunque attenzione per evitare di fare foto banali o percepite come poco naturali, od addirittura brutte per chi ha un minimo di sensibilità estetica e di conoscenza della fotografia naturalistica. Non parlo dei capanni per gli orsi e simili, che non conosco, mi riferisco ai piccoli capanni nostrani per fotografare di solito uccelli e piccoli mammiferi. Le foto giuste e sbagliate sono tutte mie così non offendo nessuno. Vediamo le cose a cui fare attenzione: Ambiente ristretto: Il capanno attrezzato a cui mi riferisco è come un piccolo set di posa, per cui se questo permette di avere dei posatoi "scelti" che consentono inquadrature gradevoli: D'altro canto le dimensioni limitate fanno sì che se non si sta attenti nel comporre le immagini, possono restare inclusi dei particolari che rivelano l'artificialità della situazione. L'angolo della vaschetta a sinistra. Così è meglio. Il mangime nei capanni in affitto è generalmente ben distribuito dal gestore in punti nascosti prima di ogni sessione, ma occorre lo stesso fare attenzione quando si inquadra a non includere elementi chiaramente estranei come ad esempio noci e nocciole incastrate per attirare i picchi. La nocciola...non si può guardare. Niente nocciola. Meglio, molto meglio. Spesso durante la sessione sono gli animali stessi a disperdere i semi creando un tappeto sgradevole, molta attenzione quindi quando si inquadrano soggetti posati a terra. Sbrodoloni! In alto a destra... quanti semi! Anche sfuocati si notano. Noooo! Meglio. si vede ancora qualcosa comunque, ma disturba meno. Se qualcosa scappa si può tentare di aggiustare in postproduzione, ma sarebbe meglio partire con lo scatto corretto. In questa foto di Poiana c'è un pezzettino di ...Pollo a destra, che fa una piccola macchia bianca, potremmo tirarlo via in postproduzione. Nei capanni autocostruiti per diletto personale, a volte si usano mangiatoie da supermercato, tipo le retine, che gli uccelli possono fare cadere, occhio anche a quelle. Sinistra Sì, destra No. E' anche molto poco gradevole fotografare i soggetti con il cibo nel becco, se non è cibo coerente con l'ambiente, Una peppola ben difficilmente troverà un seme di girasole nel bosco, quindi, evitiamo. Sono stato pesantemente criticato (con ragione) per questa foto alla Nocciolaia da me scattata tanti anni fa con l'ingenua idea "che bello una nocciolaia con la nocciola in bocca". Nocciole nella neve in un bosco di conifere, ma quando mai! Me meschino! NOTA BENE, COME HO GIA' SCRITTO IN RISPOSTA AD UN MESSAGGIO, LE MIE NON SONO INDICAZIONI PER IMBROGLIARE E FAR PENSARE CHE QUESTE FOTO RAVVICINATE SONO MERITO DI CHISSA' QUALE NOSTRA GRANDE ABILITA'. CHIUNQUE E RIPETO CHIUNQUE CAPISCA UN MINIMO DI FOTOGRAFIA NATURALISTICA SA CHE NEL NOSTRO PAESE CERTI ANIMALI A CERTE DISTANZE CI VENGONO SOLO SE ATTIRATI E SE IL FOTOGRAFO E' NASCOSTO. LE MIE VOGLIONO ESSERE DELLE INDICAZIONI PER FARVI OTTENERE UN RISULTATO IL PIU' POSSIBILE GRADEVOLE ESTETICAMENTE DALLE VOSTRE FOTO, SFRUTTANDO AL MEGLIO LA SESSIONE FOTOGRAFICA. Le condizioni di luce. Tranne rari casi, i capanni attrezzati per la piccola fauna stanno in un bosco, magari con una piccola radura, ma sono quasi sempre presenti coperture, quindi zone illuminate e zone in ombra, perchè negli spazi troppo aperti i soggetti non si sentono sicuri e non si avvicinerebbero. Occorre farci attenzione, inoltre la direzione e l'inclinazione della luce varia molto con il passare delle ore. Questo però può anche essere un vantaggio per fare foto particolari. Qual'è l'obiettivo migliore per il capanno attrezzato? Lo zoom tele che parta da 100-150-200mm ed arrivi a 400-500mm perchè i soggetti possono avvicinarsi moltissimo e se avete solo dei tele fissi lunghi come un 500mm potreste avere delle grosse difficoltà. Vicino e lontano in pochi secondi: Un' ultima cosa nelle foto da capanno attrezzato i soggetti tendono ad essere quelli, ed il rischio di fare la milionesima foto già vista è alto; occorre impegno per ottenere qualcosa di interessante: Quello che distingue una buona foto da una scarsa in capanno, oltre all' escludere elementi di disturbo, è proprio cercare una luce interessante e cogliere atteggiamenti particolari. Molta gente pensa che basti l'animale a fare la foto. No. Il fotografo ci deve mettere del suo, come in tutti gli altri generi. E se vuole migliorare deve conoscere i soggetti e in generale la natura. C'è da imparare, molto. Spero di essere stato utile a qualcuno, od almeno che sia stata una lettura non troppo sgradevole. Silvio Renesto
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  2. No, non intendevo questo. Volevo dire che si può usare l'auto come un capanno mobile, o per appostamento fisso dove non ci sono capanni ma c'è la strada: Perchè l' auto può benissimo trasformarsi in un capanno. Addirittura un capanno vagante. Ha i suoi pro ed i suoi contro, come tutto, ma alle volte può consentire delle belle riprese. Non sto parlando dei safari fotografici come quelli africani in cui gli animali sono ormai assuefatti al corteo di fuoristrada zeppi di turisti ai quali non fanno quasi più caso, sto parlando di wildlife photography casalinga, qui da noi, con particolare riferimento, causa la mia posizione geografica, alla Bassa Lombardia ed al Novarese. Ma si applica con minime variazioni, anche alle altre regioni d'Italia, anzi da altre parti si può fare anche meglio. Prima di tutto le doverose considerazioni etiche e giuridiche: L'uso dell'auto come capanno non deve mai violare il codice della strada, le norme di sicurezza, mettere in pericolo se stessi e gli altri e tutto il resto. Deve inoltre rispettare la proprietà privata e naturalmente soprattutto l'ambiente. In decenni di capannomobile, io ed i miei amici non siamo mai usciti dalle strade consentite, asfaltate o sterrate che fossero, ma siamo rimasti sempre e solo dove la circolazione era senza restrizioni, mai introdotti nelle proprietà private senza chiedere prima il permesso, solo se e quando era possibile farlo. Tantomeno il fuoristrada selvaggio, devastatore ambientale, Assolutamente da non fare. Il nostro giocare non deve ledere la pace o l'integrità di nessun altro! E adesso cominciamo: Quale auto? Nei decenni di cui ho parlato sopra nel nostro gruppetto abbiamo usato molte auto diverse e l'esperienza ci ha insegnato che: NON occorre un SUV, anzi spesso è di impaccio, non siamo nel Tennessee, per cui le strade di campagna possono essere piccole, le aree dove fermarsi ... molto piccole. Piazzarsi con un macchinone che ingombra metà carreggiata quando dietro arriva una mietitrebbia... con gente che sta lavorando ...fate i vostri conti. Sconsigliate anche le supersportive ribassate , appena ve ne uscite dall'asfalto grattate tutto il grattabile che c'è sul fondo, con vostro dispiacere, immagino. . Il piccolo fuoristrada va benissimo, intendiamoci, ma non è necessario. Più che sufficiente una berlina compatta un minimo alta da terra. La trazione integrale può essere un utile backup, ma non ricordo ci sia mai servita. Senza scherzi, il miglior autocapanno che ho mai posseduto è stata la mia vecchia Renault Kangoo Pampa (non 4x4). Andava piano, beveva molto, senza troppo spunto, ma gli sterrati sassosi erano il suo pane e le dimensioni perfette. Aveva pure una piastra metallica a proteggere il motore. L'ho distrutta pian piano, con amore. Anno 2004(?), con la mia formidabile Kangoo Pampa sto entrando al parchegglio dell'Oasi delle Lame del Sesia (NO) e sì, per accedere al parcheggio si doveva superare un piccolo guado. Il vero requisito fondamentale per l'autocapanno è che non vi venga l'ulcera se per caso si riga la carrozzeria. Sulle strade sterrate, o fermandosi a ridosso dei cespugli, è facile che resti qualche segno sulla carrozzeria. A me non è mai importato troppo, sono ricordi delle avventure passate (ok, sono matto, l'ho detto prima io), Ma se sapete di essere di quelli che si disperano se la vostra auto non è intonsa come appena uscita dal concessionario, forse è meglio lasciar perdere. Occorrente per la fotografia vagante dall'auto: Un buon samaritano, cioè uno che si sacrifichi e guidi mentre l'altro o gli altri avvistano, fanno da copilota e... fotografano. Perchè o si guarda la strada o si guarda in giro, fare tutte e due le cose è vivamente sconsigliato. E' possibile fare a turno? E' possibile fare "i turni", nel senso che per un certo tragitto guida uno, poi ci si allontana, ci si scambia di posto e si ritorna indietro. Uscire dall'auto sul posto dove si fotografa vuol dire far sparire tutto immediatamente. Altro discorso è quando l'auto sostituisce un capanno fisso, allora si raggiunge un punto e ci si ferma, per cui la macchina è come un appostamento fisso e si fotografa tutti. Dalle parti di Biandrate (NO) fotocamera Nikon Dx col 300mm duplicato, in quattro su una Fiat Idea, con l'autista che superava abbondantemente i 120kg. Da fermi. la macchina era scossa come anzi più più che se dentro ci fosse un'orgia di orsi bruni. Gli ibis ci sopportarono per qualche minuto posi si spostarono di una ventina di metri. In macchina devi averlo lungo. Tranne rare eccezioni, le distanze sono maggiori che nei capanni fissi, quindi i 500mm in genere sono il minimo sindacale (poi capita che ti trovi il soggetto a due passi, ma è raro). Soprattutto se si fotografa vagando. Ci vuole qualcosa da interporre fra la base del finestrino e l'obiettivo, tecnicamente sarebbe il beanbag (sacchetto mimetico anche preformato, ripieno di qualcosa di sintetico, ma una volta si usava il riso), ne esistono diversi tipi ma va bene anche un cuscino,una sciarpa, insomma qualsiasi cosa protegga il barilotto dell'obiettivo dal bordo del finestrino ed assorba un po' le vibrazioni. Qui si parla di foto amatoriali eh, in commercio esistono affusti di ogni genere, da far invidia alle postazioni antiaeree, li ho visti e ho capito che per quel che faccio io sono eccessivi ed ingombranti. Le protezioni in neoprene non sono il massimo ma da fermi almeno proteggono il barilotto. Come fare per la fotografia auto-vagante? i copiloti devono aguzzare gli occhi, avvistare il soggetto da lontano e l'autista deve cercare di avvicinarsi rallentando gradualmente fino a fermarsi o quasi nella posizione migliore consentita dal rispetto di tutte quelle cose che ho scritto sopra in grassetto. In campo aperto siamo spesso in territori dove si pratica la caccia, quella non fotografica, e gli animali sono giustamente sospettosi. Qualsiasi cambiamento brusco, come fermarsi di colpo (a volte anche spegnere il motore) li mette in allarme, se poi pensate di estrarre e brandeggiare il teleobiettivo in prossimità dei soggetti... ripensateci. A loro sembrerà di vedersi puntare un oggetto allungato e scuro da cui non sanno se uscirà un clic o un pum, per cui nel dubbio... prendono il volo. Si inizia a puntare già da lontano, con i finestrini abbassati e si incomincia a scattare ancora prima di arrivare alla distanza utile. Ripeto, quello che fa fuggire i soggetti, a parte l'avvicinarsi troppo, è la rottura del ritmo, il cambiamento brusco, compreso il partire della raffica nelle DSLR. Lungo una Risaia nel Lodigiano, ci stiamo avvicinando lentamente e si comincia a scattare. Nikon D800 e 500mm equivalente (un 300 col TC17? non ricordo bene). No crop. Avvicinamento lento riuscito. Situazione di prima No crop. Stesso sito, stessa attrezzatura Sgarza Ciuffetto: Cicogna e garzetta Risaia novarese: Appena fermati, l'airone si è involato, ma questo ha consentito un bello scatto, mi è andata bene. Sotto, dalle parti di Biandrate, ero solo, avvicinamento lento e poi accosto, aspettando un attimo prima di spegnere il motore , un paio di foto interessanti: Airone Cenerino e Guardabuoi Nikon D500 e 500mm (750mm equivalenti). no crop Ibis e Guardabuoi, alquanto indifferenti, Nikon D500 e 500mm (ossia 750mmm equivalenti). no crop. Anche se non sempre si riesce ad arrivare vicino, si posssono comunque fare foto interessanti, suggestive: Lomellina, nikon D200 (!) e 400mm (600mm equivalenti). No crop. A volte succedono cose inaspettate: Stavamo tornando a casa, avvistata per caso, in un'area parcheggio della Provinciale. Doppio lato B: Lei e l'area parcheggio. Nikon D700, 300mm f2.8 e kenko 2x. La polvere bianca sul palo è brina. Se invece l'appostamento è fisso, si cerca di arrivare molto presto ci si ferma prima del sito per prepararsi e poi ci si piazza. Se si tratta di uccelli abbastanza confidenti e "pasturabili" diventa l'equaivalente dei capanni attrezzati, se invece sono soggetti più diffidenti ci vuole qualche accortezza, ad esempio un telo con cui coprirei finestrini opposti a la lato di ripresa, perchè la luce da dietro rivela le forme e i movimenti di chi c'è in macchina. E una riserva di pazienza. Gioco facile, soggetti attirabili (semini nelle fessure del tronco li vedete sotto), dalle parti di Castano Primo (VA): Nikon D7000, 400mmm (600mmm equivalenti) no crop. Brutta giornata invernale. Nessuna pasturazione, solo attesa per finire in bellezza: Nel Cremonese, una piccola cava di sabbia dismessa= Gruccioni, sono da solo, parcheggio la mia eroica Kangoo, e aspetto: Nikon D200 (!) 500mm 300+Tc (750mm equivalenti). Nel Ferrarese. Avevamo avuto una dritta: siamo parcheggiati a lato della strada, aspettiamo finchè lo vediamo arrivare: Ed ecco una delle foto di cui vado più fiero in assoluto, scattata dall'auto: Alla prossima!
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  3. Unboxing e come è fatto Scatolone di trasporto enorme, appena consegnato dal corriere. Ma confezione Nikon compatta, dentro. Analoga a quella di 70-200/2.8 e 100-400. e il contenuto ne ricalca lo stile protezioni in spugna e cartone, un foglio di cellophane ed eccolo che viene fuori a corredo il solito, l'astuccio morbido, i manualetti. finalmente, eccolo qui, libero da impegni con il suo bel paraluce di fianco L'estetica è quella inaugurata lo scorso anno dal 105/2.8 S, con la ghiera di comando personalizzabile con finitura diamantata. Il collarino del treppiedi integra l'attacco di sicurezza kensington (qui c'è il tappino aperto), il piedino è identico a quello del 70-200/2.8 S e del 100-400mm. anche la S è come quella degli ultimi Superior in primo piano il grosso tappo anteriore da 95mm il paraluce invece mi ha subito colpito. E' una spanna sopra tutto quello che si è visto sinora, ad eccezione di quelli in carbonio dei supertele superprofessionali. Mi sembra migliore di quello del 800/6.3. E' robusto, ben dimensionato, gommato, si inserisce con una scatto secco senza incertezze. Anche il pulsante di sblocco/blocco mi sembra un filo migliore. i comandi sono i soliti. Funzione 1, Funzione 2, limitatore di messa a fuoco con step intermedio a 6 metri, Autofocus/Manual Focus. Memoria di messa a fuoco programmabile dall'utente con l'indice della mano destra. l'iscrizione sul bordo esterno superiore a contatto col paraluce la denominazione dettaglio del vetro d'ingresso. Trattamento leggermente verde nella mia luce ambiente. Si vede tutto l'interno fino al diaframma. sull'attenti marine ! Montato sulla sua compagna ideale, la Nikon Z9 ben equilibrato e proporzionato. Più "tozzo" del 70-200/2.8 quanto lo è il 100-400 ma non più impegnativo da maneggiare Come evidenziato in questa foto di gruppo : quattro cavalieri Nikon : da sinistra il Nikkor F 500/5.6 PF, poi il nuovo 400/4.5, il 100-400 e infine il 70-200/2.8 confronto con il 100-400. Due bestie differenti nell'aspetto e nelle attitudini. Come anche nelle potenzialità espressive. Sono alternativi, non sovrapposti, per usi diversi. Del resto uno è un fisso di categoria superiore, l'altro uno zoom 4x. qui invece vi mostro un dettaglio di confronto tra il paraluce (super-very-cheap) del 500/5.6 PF e quello (super-pro) del nuovo 400/4.5 *** Primi scatti e prime impressioni il ritratto di Sigrid nel mio studio (sotto vetro). Dà un'idea della forza di questo obiettivo confermata da questo controluce a 3 metri di distanza nel pieno sole di luglio con George non troppo disponibile a posare che preferisce restare in ombra (lui viene dalla Northumbria, che ne sapeva che avrebbe trovato 35 °C da queste parti ?) La motorizzazione dell'autofocus si avverte appena mentre scorre (io scatto sempre in silenzioso). La messa a fuoco veloce. Il VR fa il suo lavoro. Lo sfuocato mi sembra molto interessante. Naturalmente cercherò di metterlo alla prova ... ma l'entusiasmo, con le temperature previste nei prossimi giorni, non vince la tentazione di stare in casa col ventilatore sparato in faccia ... Ma come anticipavo nel titolo, hanno sempre ragione loro Avevamo tante aspettative su questo obiettivo, quando inserito lo scorso autunno in roadmap. L'annuncio a fine giugno ha un pò stemperato gli ardori, almeno per quanto mi riguarda e, a leggere, altri pareri, anche da parte di altri potenziali acquirenti. Un pò per il prezzo, pericolosamente simile a quello del 500/5.6 PF (che però è sul mercato da 5 anni, sconta il passato interesse per gli obiettivi da reflex e non incorpora né gli ultimi aumenti di listino né il calo dell'euro, né le previsioni di penuria di componenti di qui ai prossimi mesi ... o anni), un pò per le sovrapposizioni con altri obiettivi già in nostro possesso, tipo il 100-400 VR o il 70-200/2.8 che qualcuno pensa di farsi bastare duplicandolo 2x. Ma anche, forse soprattutto, per il timore che Nikon avesse giocato "al ribasso" per risparmiare sui costi di produzione, su soluzioni e scelte di materiali. Nulla di più sbagliato e basta vederlo dal vivo per capire che invece è un obiettivo di fascia realmente PREMIUM, messo dentro una "confezione" destinata agli zoom di fascia media, perché purtroppo le foto proposte di lancio di Nikon sono sempre un pò troppo artificiose e rendono gli obiettivi come se fossero finti, anziché reali strumenti fotografici costruiti con criterio con leghe speciali e vetri ancora più speciali. Insomma, giò ad un primo esame si vede che é fatto maledettamente bene. Il paraluce è un piccolo gioiello. Il dimensionamento è perfetto. Il baricentro "calibrato" alla perfezione. Il peso piuma si poco più di un chilo non fa pensare che si possa rompere a solo guardarlo ... anzi. ma guardando meglio lo schema ottico ci rendiamo anche conto di tante altre cose. Che Nikon nemmeno è capace di mettere in luce. Come se fossero timidi nel sottolineare i loro sforzi. Vincenti, come in questo caso mentre certa concorrenza per un chilogrammo propone obiettivi a diaframma fisso f/11 ... Ci hanno raccontato ai tempi del lancio delle prime famose mirrorless full-frame 8-9 anni fa che i nuovi schemi ottici favorivano le focali corte. Ebbene, era solo metà della storia e adesso ce ne accorgiamo. Se guardiamo lo schema del nuovo 400/4.5 notiamo due cose. Che davanti c'è un solo elemento grande in vetro ED mentre gli altri vetri pregiati sono concentrati al centro, in diametri molto più contenuti di quelli costosissimi due precedenti superteleobiettivi. Queste lenti sono quelle deputate a correggere i difetti ottici, come le aberrazioni cromatiche e il piano di proiezione dei tre colori primari. Sono in vetro Super ED che una volta Nikon usava solo sul mitico 200/2 VR. Con l'aggiunta per sovramercato di un elemento a bassissimo indice di rifrazione. Elementi più piccoli e leggeri, quindi meno costosi dei grossi diametri in vetro ED o addirittura in fluorite. E in più sono dove sta il baricentro dell'obiettivo, rendendolo così equilibrato ... tanto da stare in piedi poggiato sul piedino (che naturalmente io ho subito smontato perché superfluo). Tanto da rendere superfluo l'approccio che avevamo ipotizzato in principio, con un elemento Phase Fresnel come i precedenti 300 e 500 PF su attacco F. Continuando con lo schema, passati i gruppi di controllo dello stabilizzatore integrato e della messa a fuoco interna, ci sono le ultime lenti responsabili della telecentricità del percorso ottico che, grazie al grande attacco Z e alla possibilità di andare più vicini al sensore senza i problemi legati allo specchio, consentono di perfezionare le correzioni ottiche fino a consegnare al sensore la migliore immagine possibile con diametri crescenti quando invece con l'attacco F vedevamo gli ultimi gruppi molto distanti dal piano pellicola e con lentine minuscole. la prestazione ottica qui è sintetizzata dal grafico MTF che essendo simulato, lascerebbe il tempo che trova se non fosse che già da qualche scatto libero e senza impegno, la prestazione ottica si manifesta in tutta la sua prepotente eccellente qualità. Nulla di tutto questo sarebbe possibile senza l'attacco Z. Come scriviamo dal 2018, la vera ragione per passare a Z é impiegare le nuove soluzioni ottiche, non per sostituire le reflex con macchine senza specchio ... Infine - ma l'ho già evidenziato, c'è solo da ribadirlo - la costruzione. Che rende il pur pregiato Nikon F 500/5.6 PF un oggetto veramente "economico" e che non si discosta per nulla dal più grosso e prezioso 800mm. Il tutto in poco più di un chilogrammo liscio, liscio. Se è vero che una costruzione premium non è necessariamente influente sulla qualità d'immagine, è normale che questa crei aspettative in termini di prestazioni. Sommando le peculiarità dello schema ottico e i grafici MTF quasi del massimo livello di categoria, probabilmente il prezzo finisce per diventare un elemento di secondo piano. Certo elevato ma poi non così ingiustificato, considerando che sul mercato non esiste altro 400mm come questo (il Canon 400mm f/4 DO è di un'altra categoria, è a diffrazione ma soprattutto, costa oltre 6000 euro a pari garanzia). In sintesi estrema, se ad un fotografo è necessaria una focale fissa di 400mm che promette alte prestazioni, luminosità relativa elevata insieme ad uno sfuocato eccellente che, purtroppo - lo dico per esperienza - il 100-400, concepito per fare altro, non può dare, allora questo nuovo Nikkor Z 400mm f/4.5 diventa una scelta obbligata. Tanto più che pur con la Z9, non peserà su braccia e articolazioni anche dopo una giornata di uso intenso e in borsa occuperà lo spazio del 70-200/2.8 S, ma con una potenza doppia. Insomma, queste sono le mie prime, oneste impressioni. Nei prossimi giorni cercherò di dare un peso concreto a queste mie affermazioni che per il momento restano nell'aria in questo pomeriggio afoso ...
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  4. Z6II+500 Sigma +TC1,4 Sigma Un pò....parecchio lontano ma sono strafelice. E' la seconda volta che vedo un Lupo, questa volta era molto più lontano ma ho potuto fare un sacco di foto e filmati
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  5. Grazie ai mezzi finanziari e alla dichiarata passione del titolare,la pattuglia acrobatica dei Red Bull si è guadagnata un proprio spazio nell'ambito delle manifestazioni aeree.Un tempo le pattuglie acrobatiche erano appannaggio delle sole aeronautiche militari,ma con la disponibilità di velivoli performanti e il crescente numero di ex piloti militari e non ,le pattuglie acrobatiche civili si son ritagliate un loro spazio nel circuito degli airshow e sono ormai una presenza fissa e apprezzata dal pubblico specializzato e generalista.Di seguitoalcune immagini scattate all'airshow che si tiene con cadenza biennale a Zeltweg,Austria, e che è sponsorizzato dalla Red Bull. foto fatte con Nikon D3s e 300mmAF-I +TC1,4.
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  6. Oggi è un anno esatto dal giorno in cui la famiglia di Nikonland mi ha fatto una sorpresa e un regalo tra i più belli mai ricevuti Mi sembrava giusto festeggiare almeno il primo anniversario. A ripensarci, resto ancora sorpreso come un anno fa, ed è una bella sensazione. In quest'anno passato mi è sembrato di aver avuto poche occasioni per utilizzare la Zfc nuova fiammante, ma in realtà non è così vero. Tra mezzo 2021 e mezzo 2022 ho fatto 7 sessioni, (che arrivano a una decina se conto alcune occasioni "non professionali" con una mia amica). Non sono i fasti del 2014 / 2015, ma considerando strascichi di pandemia e le mie difficoltà logistiche, non è neanche male. E devo ringraziare anche Ross per questo, che più di una volta mi ha portato le modelle a casa (Deliveroo, impara!), e si è sempre preoccupato insieme al nostro Ammiraglio Mauro di trovare posti accessibili per me. Questo per dirvi: ne ho fatto buon uso, state tranquilli Ho anche allargato il corredo con il 50-250 ed il 40 f2. Quindi, grazie! Grazie di nuovo a tutti voi che avete partecipato e mi avete dato la possibilità di entrare in questa nuova era della fotografia!
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  7. Bene ora uso la macchina, ma sono limitato a salire e scendere, quindi ieri mattina dalle 6 alle 7 ho cercato dei posti raggiungibili in macchina , tra i meno frequentati ma non questo meno interessanti, per le escursioni devo aspettare ancora parecchio. Andrea
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  8. Una chiacchierata sull'altra mia grande passione, se a qualcuno interessa, buona lettura . Esagerando ma non troppo: I vecchi film di Kung Fu anni '70 (e in fondo anche molti di quelli successivi) erano fatti un po' con lo spirito da film porno : la trama era poco più che una scusa per far vedere quello che davvero interessava, cioè i combattimenti. Se i combattimenti non erano belli, si restava delusi. Bruce Lee non deludeva mai Bruce Lee con i Nunchaku, che rese famosi (pochi sanno che Nunchaku è il nome giapponese, in cinese si chiamano Shuang jie gun). Bruce Lee non ha bisogno di presentazioni, è l'icona del kung fu sia cinematografico che, fino ad un certo momento, anche praticato. Nel web trovate tutto e anche di più su di lui. Questa è solo una piccola riflessione su un aspetto particolare, il suo successo cinematografico-televisivo Cos'aveva di speciale Bruce Lee? A parte un volto accattivante ed una fisicità ineccepibile (era sciolto, veloce ed aggraziato come un gatto nei movimenti e, per le sue dimensioni, anche potente) Bruce Lee è stato uno dei primi "marzialisti" a rendersi conto che quasi tutte arti marziali tradizionali cinesi (leggi i vari stili di Kung Fu classico) nel tempo avevano perso per strada gran parte della loro essenza , diventando più che altro delle coreografie. Mentre il gesto esteriore diventava sempre più elaborato e spettacolare, andava privandosi di sostanza, finendo in un "vuoto agitare di mani" come disse lui stesso in un'intervista. Al di là del discorso marziale, anche a livello cinematografico i combattimenti coreografati diventavano sempre più degli stereotipi sempre uguali e pochissimo realistici. Quasi noiosi. A quattordici anni mi entusiasmavo, ma in realtà quelle dita intrecciate... Artigli ovunque! Bruce Lee cambiò le cose. Se non ne siete convinti, fate un esperimento: prendete uno spezzone di film cinese di kung fu precedente a Bruce Lee e paragonatelo con uno tratto dai suoi migliori film come "Dalla Cina con Furore" oppure con il bellissimo combattimento con Chuck Norris ambientato nel Colosseo. Nei primi vedrete delle sequenze di uno-due -tre uno due tre: un infinito scambio di tecniche con un ritmo sempre costante, un colpo uno una parata, un colpo l'altro, strane prese, complicati giochi di mano e di piede. Nel film di Bruce Lee no, il ritmo è vivace e spezzato, i colpi sono semplici e verosimili (siamo comunque al cinema) si alternano movimenti veloci a quelli più statici, con un'impressione di maggiore realismo e grande coinvolgimento. Le sue tecniche se così vogliamo chiamarle, poi sono enormemente più credibili, quasi niente colpi a braccia tese, calci pugni e proiezioni che, fatte salve le esagerazioni cinematografiche, si sarebbero potute benissimo vedere in un combattimento vero, con colpi di anticipo, finte, cambiamenti di posizione e saltelli da pugile. Un sano diretto alla bocca dello stomaco Bruce Lee e Chuck Norris (che doveva perdere per contratto ) un bel gancio, niente strani ricami. Una presa realistica, Bruce Lee sta martirizzando un giovane Jackie Chan ai suoi esordi cinematografici Questo grande senso del ritmo, prestanza e modernizzazione delle tecniche fu la chiave del suo successo cinenatografico. La mitica serie Tv "il Calabrone Verde", il protagonista doveva essere il giustiziere (Van Villiams), ma in pochissime puntate il suo maggiordomo/autista/artista marziale Kato (Bruce Lee, naturalmente ) gli rubò totalmente la scena. Pensate che nel suo primo film di Hong Kong (arrivato da noi tardi, con il nome "Il furore della Cina colpisce ancora") fino all'ultimo gli sceneggiatori erano indecisi su chi rendere protagonista. In origine doveva essere un altro e Bruce Lee doveva fare "l'amico che muore per scatenare la vendetta" , dopo aver visto il suo modo di muoversi e portare i colpi in sequenza "sincopata", decisero di invertire i ruoli e fare protagonista Bruce Lee. Attualizzando le scene di combattimento di Kung Fu grazie anche al suo spiccato senso del ritmo da ex-ballerino oltre che all'esperienza marziale, Bruce Lee ha rivoluzionato il modo di coreografare i combattimenti. Nei vecchi film era enfatizzato questo o quello stile di Kung fu e i combattimenti erano in pratica dimostrazioni di sequenze proprie di questo o quello stile. Nei film di Bruce lee non si parla di stili, è puro combattimento, sempre cinematografico, cioè sono coreografie, ma più entusiasmanti, perchè quasi ci credi. I calci "adottati" da Bruce Lee funzionano ancora oggi nelle MMA. Il suo film di maggior successo, "dalla Cina con Furore" è stato rifatto dopo la sua morte con altri protagonisti di grido, ad esempio Jet Li e poi , mi pare, Donnie Yen. Mi hanno deluso; intendiamoci, Jet li è bravissimo (è stato campione assoluto di Wushu, il kung fu per così dire "acrobatico"), ma non è la stessa cosa. Nella pratica marziale "vera" anche Bruce Lee era partito da uno stile di Kung fu classico, il Wing Chun, un metodo di combattimento molto pratico e diretto, di solito a corto raggio, originario della Cina meridionale, ma praticato in tutto il mondo. Un giovane Bruce Lee che si allena al classico "uomo di legno" del Wing Chun. Se volete farvi un'idea del Wing Chun, peraltro arte marziale molto "solida" di cui ho gran rispetto, è quello con cui Donnie Yen ci appesta da anni con performances da supereroe Marvel in un film dopo l'altro, i vari "Ip Man" 1,2, 3... Ip Man fu sì maestro di Bruce Lee ma non fece NIENTE o quasi di quello che si vede nei film con Donnie Yen. Il Wing Chun dunque diede un'impostazione di base a Bruce Lee, che lui integrò con tutto quello che riteneva efficace, sia orientale che occidentale, Aveva capito che il combattimento evolve nel tempo per cui si deve adeguare la pratica, che le cose complicate difficilmente (molto) funzionano nella realtà e che allenarsi con il il combattimento preordinato senza sparring serve a poco o nulla. Bruce Lee che prova con Dan Inosanto, una tecnica di incontro. Dan Inosanto (credo sia ancora vivo) è un grande maestro di Kali filippino (arte marziale molto pratica per cui estremamente valida!), e compare come avversario in uno dei film di Bruce Lee. Lui e Dan Inosanto studiarono inseme e Dan Inosanto fu accreditato istruttore di Jeet Kune do, lo stile fondato da Bruce Lee. In questa scena Bruce Lee usa due bastoni di media lunghezza, arma tipica del Kali filippino. Il suo Jeet Kune Do o Jun Fan, o quel che è, in fondo è un metodo di combattimento che piuttosto che insegnare tecniche insegna a diventare fluidi e reattivi, anzi proattivi. NOTE INTEGRATIVE Non parlo nel blog dei Wuxia, le opere cinematografiche a volte sfarzosissime, anche belle, vagamente simili ai nostri fantasy, dove l'irreale è parte integrante perciò necessaria. Il blog è sulla rivoluzione operata da Bruce Lee in campo cinematografico, non sull'efficacia nel combattimento sua o di chicchessia, nè si intende approfondire questo o quell'altro discorso su uno o l'altro stile di kung-fu e relativa reale o presunta efficacia, se no si finisce nelle sabbie mobili. In più il discorso è riferito solo alle arti marziali Cinesi antiche. SOLO PER I FANATICI. Del degrado delle arti marziali cinesi dal punto di vista combattivo si era già accorto qualcuno, molto prima di Bruce Lee , negli anni '20-30, un grande Maestro, Wang Xiangzhai, proprio per questo fondo' uno stile (che ho avuto l'onore di praticare seppur brevemente) fondato sul consolidamento della struttura, coltivare l'intenzione, niente forme preordinate e combattimento a contatto. il Da Cheng Quan. Piacque persino agli occupanti Giapponesi durante la Seconda Guerra Mondiale tanto che un ufficiale giapponese maestro di Karate, tale Kenichi Sawai lo imparò e tornato in patria elaborò una versione molto combattiva, il Taikiken. Tutto quanto scritto è un'opinione personale soggettiva, supportata da studi e in alcuni casi dalla pratica, ma se riscontrate errori, è possibile ed è solo colpa mia. correzioni ben accette. Aperto alle discussioni purchè ...serene. Foto da internet.
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  9. No... non era nel sacco delle fotocamere che aspettiamo da Nikon e, sinceramente, ai primi rumors, pensavamo trattarsi di un fake, di quelli da periodo di stanca quando Nikon tira fuori il coniglio dal cilindro, per distrarre i suoi clienti affamati...col coniglio. Anche no...siamo più vicini ai sessanta che ai cinquanta, ma i cespuglietti da gufo sulla fotocamera, no... non li avevamo considerati... In più, per quanto attirati dalle possibilità video delle mirrorless di ultima generazione, anche utilizzandole poco, questa Z30 ci era sembrata fin da subito come una minestra riscaldata, una pedissequa copia delle capacità fotografiche e video delle Nikon Z già esistenti in catalogo. A cominciare da quella che sembra essere stata decapitata del mirino elettronico e del flash in torretta, con un colpo di cutter, ossia la Z50 del 2019 della quale questa Z30 sembra essere parente stretta, sia in termini di carrozzeria, sia per le prestazioni in generale, sia...come al solito, per la fascia di prezzo. Se ci pensiamo bene, esattamente un anno fa Nikon, spiazzò tutti coloro che si aspettavano in estate l'uscita della Z9 o di quant'altro di gamma alta per consolidare posizione sul mercato rispetto le concorrenti già presenti, tirando fuori dal cilindro un altro coniglio che per qualche mese depistò l'attenzione dei consumatori di immagine: la Nikon Zfc... che insieme a Z50 ed oggi, alla Z30, costituisce un esempio più unico che raro di una Casa fotografica che abbia a catalogo ben tre modelli formato DX insieme a ... tre soli obiettivi (16-50, 18-140 e 55-200) dello stesso formato... ... geniale, no?!!! Anche quest'anno (stavolta aspettavamo la Z8 ...) ci hanno propinato un altro game changer, questo qui per vlogger e content creators...insomma per tutti coloro che utilizzano una mirrorless per ciò per cui è nata: scattare immagini in successione rapida oppure, anzi prevalentemente, per realizzare video, tanto da non richiedere la presenza del miracoloso (per i fotografi) mirino elettronico, la conquista del quale aveva impiegato gli ultimi dieci anni di sviluppo tecnologico. No... al videomaker, oggi vlogger, oppure se mosso da intenti artistici...addirittura content creator (omaigosc) basta il monitor, pivotante, della Z30, mutuato dalla Zfc (quello della Z50 consentiva al massimo della sua estensione, un selfie...davvero poco in confronto) A proposito del monitor replica di quello della Zfc, non sono poche le differenze tra la Z30 e le altre due mirrorless APS-C del trio: guardiamole innanzitutto dal pannello posteriore e vedremo come la disposizione dei comandi della Z30 assomigli molto di più a quella delle mirrorless FX di Nikon, come la Z5 piuttosto che alle sorelle dello stesso formato. Innanzitutto la presenza del selettore foto/video con pulsante display concentrico, che nella Z50 va a finire addirittura sul vetro del monitor, in posizione scomodissima ed introvabile, insieme ai pulsanti di zoomata dell'inquadratura (che infatti nella Z50 sono uno dei difetti peggiori del progetto, venendo spesso toccati ed attivati involontariamente) mentre nella Zfc va a finire nel blocco dei quattro pulsanti in basso a dx, insieme a quelli di menù e zoomata. Anche migliore che nella Z5, questa disposizione dei pulsanti dell' inaspettata Z30: i quattro pulsantini in basso a dx comandano zoomata, play immagine e menù... direi la migliore sintesi tra tutte queste proposte fin qui realizzata. La presenza della protuberanza di appoggio per il pollice destro è sicuramente un ottimo repechage dalla Z50, insieme all'impugnatura che ne consente l'utilizzo con una sola mano, all'opposto della scomodità ergonomica della Zfc (sanabile con i grip accessori). Eliminato quindi dalla torretta superiore il selettore foto/video presente sulle altre due, la Z30 si presenta dall'alto come super razionale e pulita: immediata l'individuazione del grosso pulsante di attivazione video, adesso arretrato a fianco del selettore funzioni, senza sacrificio per la ghiera posteriore. La Zfc ovviamente è un caso a parte, perchè della torretta superiore vintage, fà l'attrazione principale e motivo della sua esistenza: ma non è certo adatta (o pensata) per un utilizzo video, se non sporadicamente, dal punto di vista dell'ergonomia di sistema. Altra differenza sostanziale fra queste tre macchine: il fondello dove fissare un adattatore Arca Swiss, per la Z30 come per la Z50, non preclude l'accesso allo sportello di batteria e scheda memoria: al contrario che nella Zfc dove potete facilmente vedere (ho usato apposta una staffa sgargiante) che andrebbe a precluderne l'apertura, se non trovando un adattatore di dimensioni compatibili, ovviamente di minore sicurezza sul treppiede (ma ancora una volta...non è l'utilizzo per cui la Zfc è stata pensata) Bene: siamo intanto riusciti a valutare questa Z30 in maniera più obiettiva di quanto la prevenzione ingenerata dalle istituzionali entry level Nikon (le reflex serie 3xxx e 5xxx) ci aveva fatto temere ai primi annunci: dal punto di vista di ergonomia e semplicità, ma anche di robustezza, questa mirrorless non teme il confronto neppure con le sorelle 5, 6 e 7 di formato pieno. Ed il sensore che la equipaggia (lo stesso di D500, Z50 e Zfc) è talmente sperimentato da farci sbadigliare nell'utilizzo sul campo. Le prestazioni video non sono all'apice della tecnologia attuale, ma parlano di 4K UHD a 3840x2160 e di un framing fino a 120p alla risoluzione di 1920x1080... a scendere. Prestazioni ben superiori alle aspettative di chi voglia utilizzarla per realizzare un video da mettere sui social, ma con la qualità di un sensore di ampie dimensioni (rispetto alle prestazioni dei migliori cellulari in commercio) adeguate alla classe di prezzo della Z30, inferiore a quei cellulari certamente, ma ancora troppo elevata a nostro giudizio, per determinare all'acquisto persone che guardino al parametro del prezzo come sistema di confronto. Analisi scorretta, ma che viene condotta da una quantità tale di utenti potenziali, da diventare motivo di politica commerciale per una casa come Nikon. Facendo il punto, Z30, Z50 (ancora presente a listino) e Zfc al netto delle offerte speciali, dei cashback e di tutto ciò che le distribuzioni si inventano per differenziare i prodotti sul bancone del negozio, stanno dentro una differenza di 100 euro: questo in qualche maniera invece di invitare alla scelta razionela, destabilizza quel tipo di utenza che voglia vedere i prodotti divisi per fasce di prezzo. Ma certamente la Z50 andrà presto fuori listino e sarà questa Z30 a costituire il low end del catalogo quando arriveranno altri modelli a caratterizzare meglio differenze e opportunità. non ci sono abituato, ma questa video/foto camera va usata così... Ieri pomeriggio ho fatto un paio di vasche al centro a Palermo in mezzo alla gente, per valutare la risposta dell' AF in ripresa foto (ho girato anche qualche video ma...non è il mio target in questo articolo..più avanti, chissà) utilizzandolo in Area Auto con eyeAf dedicato al viso umano: si, perchè il livello menù di questa Z30 in questo ambito, è perfettamente equivalente a quello di Zfc, Z6II e 7II , ben più agevole e richiamabile a tasto "i" rispetto alle macchine meno aggiornate come Z50 e Z5. le varie opzioni di area AF agganciano i soggetti, segnalano la possibilità di passare l' AF all'occhio del soggetto accanto e passano eventualmente al controllo specifico, premendo il tasto OK che attiva il solito quadrato da posizionare sul soggetto che vogliamo inseguito Il bilanciamento della Z30 tenuta in questo modo, con l'ausilio di una semplice cinghietta da polso (guardate infatti i ganci di fissaggio come siano differenti dalle altre Nikon) è stabilissimo ed è curioso come sia la mano sinistra, che regge il monitor, a determinare il corretto allineamento per ottenere immagini in bolla l' autofocus lavora eminentemente bene, considerato che anch'io sono in movimento verso i soggetti che neppure si accorgono stia scattando foto si crea interazione quasi naturale con le persone, quando non si vedano puntate da un mirino e sostanzialmente si accorgano della mia presenza che viene accettata grazie al mezzo utilizzato, non preponderante rispetto allo scopo... come un cellulare, insomma! tanto poi...tutti i salmi finiscono in gloria...e trovo anche la sposa sudata (36 gradi in aria, non so sull'asfalto) e la Z30 manifesta anche il suo potenziale fotografico, in brevi sequenze a velocità normali di scatto (ma arriva fino ad 11 ftg/s in H*) eccolo...arriva anche lui, con la sua... Torpedo Blu In-somma: Z30 inaspettata, ma nel senso della sintesi ! Direi che per essere la base della gamma Z sia progettata bene e costruita anche meglio: c'è chi dice che le andava tolto il pulsante di scatto per lasciarla semplicemente in balia dei Creatori-di-Contenuti, ma alla luce dei primi passi che ho condotto con questa Nikon, vi dico che ..sarebbe stato davvero un peccato. Vedo ormai tantissime persone che utilizzano le mirrorless dotate di mirino elettronico, essenzialmente dal monitor posteriore. Ed allora, se il prezzo tenga conto di un'assenza così importante: ben venga la Z30 (magari a due carte da 100 euro in meno...) a ricordare che Fotografia e Nikon siano un binomio indissolubile. Ed anche questo sarà un successo ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2022
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  10. E' il vento, insieme ai cambiamenti di luce improvvisi, ma a volte la situazione può dare qualche effetto interessante. In questo caso le foto hanno significato accoppiate e per lo sfondo, dato dalle increspature della superficie dell'acqua provocate dalle folate di vento, non per il soggetto.
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  11. 1972 è l'anno in cui mio padre lo comprò per se: cronometrista ed appassionato di orologeria a distanza (guardandoli in vetrina), si era stancato di utilizzare gli svizzeri ed italiani che possedeva e...per la prima volta, si diresse verso l' Estremo Oriente che cominciava a bussare in Europa. Seiko nasce a Tokyo nel 1892, quando l'orologiaio Kintaro Hattori apre una fabbrica e fonda Seikosha: in giapponese "Seiko" sta per raffinato, minuto e "sha" per casa... Ma la tradizione di questo marchio si articola attraverso i decenni successivi in tutta una serie di brevetti e realizzazioni anche di grande scala, che portano questo marchio a diventare il riferimento orientale nell'ambito dell'orologeria di precisione: l'acme, sicuramente, quando nel 1964 Seiko diventa cronometrista ufficiale della 18^ Olimpiade a Tokyo e fornisce un grande numero di strumenti di computo orario. Mio padre Vicio Aquila, cronometrista fin dai suoi 19 anni, caposervizio di cronometraggio alla Targa Florio, presente alle precedenti Olimpiadi, quelle del 1960 a Roma (dove cronometrò tra le varie discipline i 100 metri vincenti di Livio Berruti e l'incontro per la medaglia d'oro di boxe, di Cassius Clay), rimase sicuramente incuriosito dalla scelta del CIO che passava da Omega a Seiko per le manifestazioni sportive di quell'Olimpiade ed il tarlo si concretizzò anni dopo, quando il suo orologiaio che gli regolava i cronometri ma vendeva anche, gliene propose l'acquisto. si tratta del diffuso calibro Seiko 6106-5410 che consiste di un automatico day-date bilingue (questo in inglese e spagnolo), presentato in varie versioni, questa in acciaio spazzolato e quadrante blu caratterizzato dal meccanismo hacking, ossia che concede lo spostamento passo passo della lancetta dei secondi, al pari di quelle delle ore e dei minuti Il calendario si regola pressando la corona in alto per i giorni del mese, in basso per quelli della settimana, decisamente inconsueto sugli automatici europei. Il bracciale a maglia di acciaio (che mia madre ricorda ancora per avere distrutto tutti i polsini sinistri delle camicie di mio padre, e dopo...anche delle mie) ha doppia chiusura di sicurezza e regolazione continua del carrello per la più comoda esperienza di utilizzo. Cominciai molto presto a sottrarre a mio padre sia la sua Rolleiflex T, sia il Seiko DX Per molti anni lo abbiamo condiviso: ci teneva molto, per la sua precisione e la linea moderna e non me lo lasciava sempre: al contrario della Rollei ! Credo anche di avere sostenuto gli esami di maturità col Seiko al polso, nel 1982. Il mio problema era che da adolescente mandavo in bambola gli orologi meccanici che utilizzavo: avevo una specie di magnetismo così forte che al mio polso andavano avanti o indietro in maniera indisponente. Passai quindi ai digitali molto presto, con i miei primi Casio e Citizen (un Citizen double dialing mi fu regalato per i 18 anni) che non subivano quest'onta. Nel tempo il magnetismo è calato e ho ripreso ad utilizzare i miei orologi preferiti, gli automatici ! Pochi giorni fa, il Seiko è spuntato fuori dal cassetto delle cose di mio padre, che abbiamo lasciato immutato da quando non c'è più: come lo ho preso in mano si è messo a camminare, senza neppure bisogno che lo agitassi! Commovente... Il vetro in plexiglass fortemente ingiallito, pure lineato, per colpa sicuramente mia, che non avevo molti riguardi da ragazzo... Ma su ebay si trova tutto, pure il plexiglass di un orologio che compie 50 anni... a prezzo incredibilmente basso... Comprato, portato dall'orologiaio, ripulito e cambiato il vetro... e oggi pomeriggio, 50 anni dopo il suo acquisto, di nuovo al mio polso ! Sarà un caso... ma sono certo che nel 1982, la sera dell' 11 Luglio, per la Finale dei Mondiali di calcio di Spagna, lo portassi addosso Italia - Germania 3-1: Rossi, Tardelli, Altobelli, e anche Breitner, Bearzot, Pertini... ed il nostro Seiko DX, papi ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2022
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  12. ... ovvero in che formato gestisco e salvo le mie immagini for dummies. Questo articolo è finalizzato a descrivere i passi principali di un workflow fotografico basato sui file RAW che sia robusto e modulare ma soprattutto che garantisca nel tempo, ed indipendentemente dal software utilizzato, la possibilità di fruire delle nostre migliori immagini. Essendo un articolo for dummies non è rivolto alle cinture nere in Photoshop ma a chi utilizza SW come Lightroom, Capture One, DXO PhotoLab e diversi altri che, tra le funzionalità principali hanno: - lo "sviluppo" dei nostri file RAW, che è l'operazione attraverso la quale un file RAW, NEF nel mondo Nikon, viene convertito in un file immagine - la regolazione, o postproduzione, a nostro gusto del file immagine - l'archiviazione con diverse tecniche dei parametri di queste regolazioni, per poterle eseguire nuovamente in ogni momento (tra gli altri quando riguardiamo i nostri file) - l'estrazione o conversione del file immagine regolato in altri formati, come ad esempio un JPG per la condivisione qui su Nikonland, o altri media come ad esempio una stampa bella grande. E che quindi ci tengono nelle loro mani per poter fruire delle nostre immagini. Per capire perché dobbiamo iniziare... dall'inizio. Che cos'è un file RAW? Il file RAW non è altro che il grezzo risultato della digitalizzazione di quello che esce dal sensore della nostra Nikon, più qualche parametro che consente di iniziare ad interpretarlo come il bilanciamento del bianco ed il picture control. Nel file sono memorizzate altre informazioni - i cosiddetti metadati - come ad esempio quale macchina l'ha registrato, quale lente, focale, diaframma, tempo di scatto..... I nostri NEF contengono ANCHE un bel JPG di media compressione e dimensione, che è quello che la macchina ha prodotto utilizzando il picture control impostato. Quel JPG è un file un po' speciale perché è quello che vediamo quando guardiamo le immagini direttamente in macchina. Qui tocchiamo un punto interessante: quando si dice che un file è un JPG SooC (Straight out of camera) non si intende che il file non è stato elaborato ma che quella elaborazione non è stata fatta dal fotografo ma dalla macchina. In realtà, scegliendo il white balance ed il picture control il fotografo ha una forma di controllo che sostanzialmente equivale allo scegliere la ricetta con la quale cucinare gli ingredienti che ha catturato al momento dello scatto. Niente di male nel farlo anzi, per chi scatta molto e non vuole (o non sa) regolare i propri file, è una enorme comodità poterlo far fare direttamente alla macchina. Ma non ci sono pasti gratis: il JPG ha molte meno informazioni del RAW e, continuo la metafora della cucina, cambiare la ricetta dopo aver cucinato è spesso impossibile ed al minimo porta con se molte limitazioni. Inoltre poiché il JPG è un formato compresso, consente minori ulteriori elaborazioni. Non entro in ulteriori dettagli su questi aspetti, ma possiamo discuterne dopo nei commenti. Ritorno a bomba all'argomento dell'articolo.... Perché siamo nelle mani dei software? Perché il nostro lavoro di regolazione, sia esso di pochi secondi o di ore, tradotto in istruzioni è memorizzato in un file di formato proprietario, specifico di ciascuno di quei SW e degli algoritmi che implementano e, spesso, anche dello specifico "motore" di conversione raw. Quindi la possibilità di continuare a convertire il nostro file NEF, che è solo una sequenza di bit tutta da interpretare sulla quale applicare le nostre regolazioni, in quell'esatto modo anche solo per vedere l'immagine sul nostro schermo (e quindi non solo per stamparla o condividerla sul nostro social preferito) dipende dal fatto di continuare a possedere quelle istruzioni ed il SW capace di leggere loro e quel file NEF. Ma io faccio il backup di tutti i miei file NEF e tutte le settimane 3 copie del catalogo di Lightroom starete pensando! Ok, ma che succede se tra XY anni i nuovi SW non saranno più in grado di leggere quel NEF? O se vi sarete stufati di LR? o se Adobe raddoppierà il prezzo dell'abbonamento e voi non vorrete più pagarlo? o se, non credo succederà ma lo cito perché è da li che arriva l'idea di questo articolo, state usando i NEF compressi con l'algoritmo TicoRaw di IntoPix ed il produttore del vostro SW preferito non vorrà più pagare le fee? O se volete fare il browse delle vostre miglior immagini così come le avete regolate da un altro SW/device non passando attraverso il SW usato per regolarli? insomma i motivi sono molti.... La soluzione è molto semplice, dobbiamo fare un solo unico passo in più: alla fine delle nostre lavorazioni, che sono quanto serve a trasformare una sequenza di bit memorizzata nel file NEF in una immagine, fare un punto di consistenza e salvare il Master file! Cos'è il Master file? È un file immagine, quindi non un RAW ma normalmente un TIFF a 16 bit in Adobe RGB, capace cioè di contenere il risultato di tutto il nostro lavoro, sia quello fatto in ripresa che quanto fatto in postproduzione, senza perdere dati come farebbe un jpg. Ma soprattutto è un file immagine fatto e finito, che per essere visto ed usato non ha bisogno del SW con il quale lo avete regolato e delle istruzioni per riapplicare tutte le regolazioni. E che ci faccio? Intanto lo puoi guardare sostanzialmente con qualsiasi software e qualsiasi sistema perché il TIF è un formato standard, universalmente adottato e libero. Ma soprattuto, molto facilmente, lo puoi utilizzare per tutti gli usi, convertendolo con un processo standardizzato in un file di output, adatto al dispositivo con il quale sarà fruito. Quindi, la sintesi è: se fotografate in RAW (cosa che consiglio a tutti quelli che abbiamo tempo, voglia a capacità di regolarsi i file) mettete al sicuro il risultato del vostro lavoro esportando in Tiff il Master file. Ci guadagnerete in sicurezza perché il vostro workflow vi porterà, per tutti i file RAW che sceglierete di postprodurre, ad avere un'immagine e non solo le istruzioni per produrla con quello specifico software. Massimo per Nikonland (c) 7/8/2022
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  13. Sono tantissimi gli sport che non ho mai fotografato e che mi piacerebbe fotografare. Ma, nonostante l'età che avanza, ogni tanto capita una buona occasione che non richiede accrediti, l'unico deterrente che tiene noi appasionati a distanza dalle grandi manifestazioni sportive. E' stato il caso, stavolta della pallanuoto internazionale. WaterPolo Sardinia Cup 2022, in corso di svolgimento proprio di fronte a casa, dovevo solo attraversare la strada per arrivare alla piscina all'aperto del complesso natatorio comunale. Due tornei distinti riservati alle nazionali A, un sei nazioni femminile (Italia, Spagna, Ungheria, Grecia, Olanda, Israele), terminato oggi e un quattro nazioni maschile (Italia, Serbia, Croazia e Grecia) che inizierà domani ma non so se riuscirò a seguirlo. Ingresso libero e scatto libero anch'esso, nonostante la presenza di alcuni fotografi ufficiali che godevano di accessi a me preclusi, ma comunque con la piscina a meno di dieci metri non ho avuto il benchè minimo problema e senza neache cambiare posizione perchè sia col 70-300, sia col 200-500 riuscivo a coprire qualsiasi angolazione. Lo dico subito, sport veramente difficile da fotografare. Non fa proprio a seguire la palla che viaggia molto veloce su spazi ristretti, conviene provare a seguire il gioco e trovare gli atleti che potrebbero ricevere perchè col campo stretto dei tele è l'unica soluzione, Il grado di difficoltà l'ho individuato subito e nel primo minuto sono andato a vuoto come mai mi era capitato. Ma una sfida è una sfida e allora: due partite in due giorni Spagna-Israele e Italia-Spagna, oltre non potevo andare per una serie di contrattempi che mi stanno rovinando l'estate e anche per il caldo (qua siamo a 40° da giugno e non ne posso più). Veramente spettacolari i portieri La prestazione atletica è imponente e queste ragazze hanno una grinta mai vista E cattiveria altrettanto imponente, con una spiccata predilezione all'annegamento dell'avversaria Guerriere che sanno essere eleganti E un black&white ce lo vogliamo mettere? Time Out "Questo non è certo uno sport per femminucce" diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa Nanni, non lasciarti ingannare dallo sguardo angelico... Pezzo consigliato: Come Hell or High Water, Royal Southern Brotherhood Copyright Enrico Floris 2022 per Nikonland
    9 points
  14. La sorpresina... Mi sembra una foto riuscita perchè la testa ed il collo emergono gradualmente dall'ombra attirando l'attenzione e il tronco da una parte e le ombre dall'altra incorniciano il soggetto. Voi che ne dite?
    8 points
  15. Alzandosi presto si possono fare begli incontri vedi Lupo , oppure mentre si sta pazientemente in attesa ti può volare intorno una Podalirio .... Ma io di questi tempi cerco Albanelle... 1. D500+ 500mmPF 2. D500+500mmPF 3. D500+500mmPF 4. Z6II+ 500mm Sigma Sport+TC1,4 Sigma
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  16. Ospite in un maso di amici, e complice la mia ridotta mobilità, ne ho approfittato per fare qualche scatto
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  17. ... sfondi! Tempo fa c'è stata una discussione sugli sfondi che contrapponeva immagini con sfondo estremamente pulito, capaci di concentrare tutta l'attenzione sul soggetto ma.... "purè di piselli", a realizzazioni più articolate, dove lo sfondo invece che annullarsi è complementare al soggetto e contribuisce a costruire un'immagine più ricca. Cosa che ovviamente può essere declinata in mille modi diversi, ma sempre facendo attenzione al messaggio finale: se fotografo una libellula deve essere chiaro che il soggetto è una libellula e non, ad esempio, un intricato groviglio di steli e foglie. La differenza - se non fosse abbastanza chiaro lo esplicito: non parlo di "migliore/peggiore" ma di "diverso" - nella resa delle due tipologie di immagini è notevole ed è il caso in cui, spesso, il risultato cercato renda necessario l'uso di strumenti diversi (questo è un passo di lato: spesso la discussione si porta sulla focale o altri aspetti tecnici, ma per ora vorrei restare sul risultato e non passare a discutere dello strumento). Ero anche intrigatissimo a provare un filtro autocostruito per rendere lo sfocato "a bolle", ma senza usare lenti del secolo scorso. L'ho dimenticato a casa, ma le bolle le ho fatte lo stesso . Nel mix vi propongo anche qualche scatto con sfondo quasi neutro. Insomma non proprio neutro perché miravo ad altro, ma per valorizzare gli altri elementi inclusi occorre un po' più di attenzione nella lettura (o forse semplicemente sono immagini non riuscite, mi direte quando le avete viste). 1- Z9 su 105/2.8MC - FX Mode - 1/500 f8 ISO500 a mano libera 2- Z9 su 105/2.8MC - FX Mode - 1/320 f11 ISO125 a mano libera 3- Z9 su 105/2.8MC - FX Mode - 1/500 f5.6 ISO64 a mano libera 4- Z9 su 105/2.8MC - FX Mode - 1/640 f5.6 ISO500 a mano libera 5- Z9 su 105/2.8MC - FX Mode - 1/400 f5.6 ISO160 a mano libera 6- Z9 su 105/2.8MC - FX Mode - 1/400 f4.5 ISO100 a mano libera 7- Z9 su 105/2.8MC - FX Mode - 1/1000 f4 ISO64 a mano libera 8- Z9 su 105/2.8MC - FX Mode - 1/400 f8 ISO100 a mano libera Quindi che ne pensate? commenti e critiche non solo graditi ma proprio richiesti!
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  18. Biancone con preda, direi un Biacco, anche discretamente lungo perchè in altre foto si nota il gozzo del rapace bello gonfio, segno che un bel pò lo aveva già ingoiato.... Foto di ieri... con 500mmPF+D500
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  19. Finalmente la temperatura permette un appostamento senza diventare dei brasati! Picchio muratore (piccolo apposta!) Giovane Scoiattolo Rosso (non ha i ciuffetti) Ghiandaia retroilluminata. Opinioni? Critiche? Commenti?
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  20. In questo weekend al porto turistico di Ancona Marina Dorica è in svolgimento una tappa del campionato italiano di moto d'acqua, varie categorie. Oggi pomeriggio sfidando la calura ho fatto un salto lì. Z7II 150 600 Sigma C e 70 300 Nikon. p.s. ho provato a fare dei panning, condivido quelli che ovviamente a mio parere sono i meglio riusciti
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  21. Compaiono con il caldo più torrido, sono di forma vagamente umanoide. Si aggirano per luoghi melmosi, perlustrano il territorio non si sa per quale motivo, le loro deiezioni consistono in zaini fotografici, che però provvedono ad asportare, quindi non lasciano tracce. Visitatori alieni? Ultimi sopravvissuti di una antica razza ominide che osa mostrarsi solo quando la temperatura supera un certo limite? Mah. Comunque non sembrano pericolosi. Foto di Gianni Ragno, as usual.
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  22. Una fotografia di oggi: Non è una macro, è una riflessione. Lo sfondo uniforme color melma avrebbe dovuto essere verde-azzurro perchè questo doveva essere un laghetto limpido, il tronco secco emergente da pochi cm di melma è riarso e la luce è durissima, perchè è il momento ad essere duro. La libellula una delle pochisisme, resisteva al caldo tremendo. Questa foto l'ho fatta pensando da Paleontologo. A cosa serve un Paleontologo? A niente! qualcuno penserà, invece serve a tante cose. Quella di cui volgio scrivere ora è che il paleontologo guardando indietro, può vedere avanti nel tempo, perchè vede che cose che stanno per succedere sono già successe, e ha visto la registrazione nelle rocce di alcune delle conseguenze di quel che è successo e sta succedendo. Sto parlando del famigerato cambiamento (riscaldamento) climatico. Il Paleontologo ne ha visti tanti di riscaldamenti e raffreddamenti nei miliardi di anni della storia della terra, e sempre hanno avuto effetti, a volte piccoli a volte incredibilmente grandi. Quello che mi interessa raccontarvi è successo circa 55-56 milioni di anni fa, quando la terra si è surriscaldata rapidamente come sta facendo oggi, con un picco di CO2 (ai chimici: lo so che il 2 va piccolo!) simile a quello a cui arriveremo tra un po' se le cose continuano così. Il Paleontologo ha già visto ed ha visto cosa è successo di conseguenza. Sono successe tante cose, ma non è questo il posto (e non c'è nemmneo abbastanza posot per scrivere) per raccontare tutto, ma qualche piccola riflessione la porto sulle cose di cui non parla nessuno, quindi niente storie sulle calotte che fondono ecc, ma su una cosa diversa che avrà probabilmente un impatto sociale ed economico enorme. Alle nostre latitudini, nelle foglie fossili delle piante vissute durante il picco termico di 56 milioni di anni fa si vede un aumento enorme delle tracce di attacco da parte di insetti erbivori. Cosa è successo? Con la scomparsa delle stagioni fredde non si aveva quiescenza delle larve o morte degli adulti per cui gli insetti erbivori si sono moltiplicati a dismisura distruggendo gran parte della vegetazione, anche perchè insetti di regioni più calde hanno potuto spingersi più a nord ed adattarsi ad attaccare altri tipi di piante. Poca gente ci ha pensato, tutt'al più si è pensato agli incendi. Invece sta già succedendo. il 2 giugno 2021 la FAO ha certificato che a causa dell'incremento di CO2 e di temperatura, i parassiti delle piante stanno diffondendosi sempre di più geograficamente e diventando più distruttivi, minacciando la vegetazione naturale e le coltivazioni con danni sempre crescenti. Le foreste di conifere americane che danno legname, stanno entrando in grave crisi per via di un insetto, che prima... moriva d'inverno e adesso non muore più. Sembrerebbe una cosa da niente... qualche cambiamento negli insetti cosa può fare? Più parassiti, più distruzione, meno produzione, più pesticidi, più inquinamento, meno resa economica... e gli insetti sono solo una piccola parte del mosaico. Il Paleontologo come la povera Cassandra può dire ciò che vede sperando che qualcuno lo senta e cominci a fare qualcosa. Sa che questi fenomeni accadono e poi si ha una ripresa, ma sa anche che le cose non tornano mai esattamente come prima, alcuni attori escono di scena ed altri ne entrano. Prima che qualcuno se lo chieda: 56 milioni di anni fa i nostri antenati erano anche meno che scimmiette, quindi.. non siamo stati noi (allora).
    7 points
  23. La nuova iniziativa fotografica di Nikonland cui preghiamo di partecipare tutti quanti gli iscritti, dai più anziani ai più recenti, il nikonlander di ieri, di oggi e di domani. Sarà una occasione virtuale per fotografare idealmente tutti quanti insieme. Partecipate tutti senza scuse, alibi o distinguo. Il 4 settembre non è un giorno particolare, è un giorno come un altro (se trascuriamo il primo approdo nell'isola di Manhattan nel 1609, l'incendio di Londra nel 1666 e la battaglia di Montaperti nel 1260 ma sfido chiunque a dire che lo sapeva !). Ma proprio per questo possiamo renderla una giornata particolare. Nikonland é un sito maturo che dai più è visto come un manifesto della tecnica fotografica fin dalla sua fondazione nel lontano 2006.Ma chi va oltre la superficie avrà visto sin dai primi giorni come la gran parte dei nostri articoli sia - pur partendo da basi tecniche - orientata per stimolare la voglia di fotografare di chi legge.Ogni test è ampiamente corredato non da tabelle o da grafici ma da prove concrete e reali di come l'autore del test stesso cerca di ottenere i migliori risultati fotografi con lo strumento che sta usando.Anche gli editoriali, i tutorial, gli articoli biografici sui grandi fotografi presenti e passati hanno questo scopo : far venire voglia di fotografare.E' uno spirito condiviso che risulta naturale a chiunque trovi il piacere di fermarsi con noi. Per andare ancora oltre, negli ultimi anni abbiamo intrapreso iniziative più concrete per aumentare la condivisione tra gli iscritti.Forse in un momento di particolare stanca come questo, almeno sul piano della partecipazione fotografica per gli iscritti - perché lato editoriale, ce ne darete atto, le cose procedono come sempre ... anzi ! - s'è una nuova idea nell'aria che vorremmo vi entusiasmasse. E' la riedizione di quanto fatto con successo nel 2015 sul vecchio sito. Ne è venuto fuori un libro bellissimo che tanti di noi conservano. Nikonland in a day Vorremmo idealmente riunirci tutti quanti in un dato giorno per fotografare insieme ma consentendo allo stesso tempo ad ognuno di essere se stesso, nei propri luoghi oppure ovunque sarà quel giorno, unendoci insieme con uno scatto che rappresenti noi stessi o quello che abbiamo fatto o visto, un segno qualsiasi di quel giorno, da riunire poi in una mostra virtuale qui su Nikonland e da riunire in un nuovo volume di Nikonland, da stampare, conservare, regalare. Ma non sarebbe Nikonland se non volessimo aggiungere una sfida alla sfida. Il tema è libero, come si è detto, idealmente la foto da presentare (ognuno potrà proporne 3 ma tendenzialmente ne sarà scelta una sola) dovrà rappresentare il momento più (quello che volete voi) di quel giorno per ogni fotografo. Potrà essere casuale, una bella botta di kiulo oppure un evento programmato da voi, per tempo, per l'occasione. Per non vincolare esageratamente in termini temporali ... siamo disposti a concedere un periodo di grazia ai partecipanti e quindi chi proprio non potrà fotografare il 4 settembre 2022 potrà proporre scatti - con lo stesso identico spirito - dei giorni immediatamente precedenti o successivi (diciamo entro il week-end prima e il week-end dopo) Ma c'è un quorum da superare. Il progetto si potrà concretizzare solo ed esclusivamente se ci saranno almeno 40 partecipanti. Quindi a differenza dei progetti precedenti, la preparazione sarà importante ma non sarà fotografica, si tratterà di coinvolgere il più alto numero di amici iscritti possibili, e poi per lo scatto ci si affiderà all'attimo fuggente. Che ne dite ? Fate uno sforzo. Fatelo per voi. Non per noi che facciamo centinaia di migliaia di foto l'anno. Fatelo per confermare che tenete a Nikonland. Che ne fate parte nei fatti. Non solo a parole. Fatelo se credete che essere qui abbia un senso.
    6 points
  24. Se esco per andare a fare foto in un posto dove so che avrò bisogno del flash, prendo uno dei miei flash da studio, un 600 W/s a corrente di rete o a batteria. Normalmente per stare leggero prendo il Godox AD600PRO che sta, con una batteria di riserva, in una borsetta Ferraritm originale. Ma mi serve come minimo anche un modificatore, di solito un ombrello parabolico da 150cm oltre ad uno stativo serio per sostenerli senza che cadano. Complesso che in esterni è impossibile da usare per il vento. E quindi in quel caso viro su un softbox rettangolare da 60x70cm. Con tutti gli ingombri e i pesi conseguenti. Ma a volte capita di essere in una situazione in cui non era preventivato il flash ma poi, guardando bene, per qualche scatto secondario rispetto alla "missione", ci vorrebbe. Per questo ho pensato a comperare il Godox AD100PRO di cui ha parlato diffusamente Max in questa stessa sezione. Si tratta di un affare grande quanto una lattina di Coca Cola da 33cl che però pesa molto meno ! Non monta modificatori complicati, pesanti e voluminosi ma gli accessori pensati già per il Godox V1 che io ho già. Come il cupolino in gomma traslucida Godox AK-R22 che vedete qui sopra. Si, non è un flash a slitta ma off-camera e ci vuole uno stativo, ma ne basta uno cinese piccolo, leggero ed economico (su Amazon ne trovate tanti. Questo ha l'età di Noè e credo di averlo pagato tipo ... 9 euri !) aggiungete il trigger Godox XPRO-N ed avete un sistema che ... a parte lo stativo che sta tra le maniglie della borsa quanto la porto a mano, lo posso riporre nello spazio destinato al secondo corpo in una borsetta normale, tipo questa Lowepro Nova 200 kit di rapido intervento. Z9, Zfc, 105/2.8, 50/2.8, 40/2. A sinistra, nel posto destinato alla ... seconda Z9 (che per ora non c'è), il Godox AD100 PRO, una seconda batteria presa a prestito dal Godox V1 e il trigger Godox XPRO-N. Il cupolino Godox AK-R22, nemmeno lo smonto ! Guardate come sono piccoli e simpatici ! *** Nelle foto che seguono dimostro i risultati - non modificati per quanto riguarda esposizione/luminosità/ombre/luci - di due momenti differenti, in due shooting, impostati - come mia inclinazione negli ultimi anni - in luce disponibile. Ma in cui alla fine, mi è venuta voglia di usare anche il flash. Se non avessi messo in borsa il Godox AD100PRO non avrei potuto fare queste foto. Ma potendo senza problemi, perché no ? Lei Venus, con me la Z9 e il Nikkor Z 105/2.8 S ad f/6.3, 100 ISO. Il Godox AD100PRO con il suo AK-R22 sullo stativo che avete visto nelle foto sopra, alzato per metà. Messo davanti alla modella, sulla tre quarti a destra (come vedete dai lampi sulle pupille se ingrandite le foto). In fotoritocco ho solo addolcito la pelle, un pò brufolosa, il resto è nature siamo in una situazione di luce mista, perché nella scena - ma non su di lei - era presente anche luce solare (di agosto : parlo di ieri, temperatura dell'aria +36 °C) Come vedete, l'effetto del lampo si vede, ci sono piccole chiazze di luce sulla pelle ma che non danno fastidio. In compenso c'è tutta la dinamica e la vita che può permettere solo una luce regolabile. Qui siamo ad 1/8 di potenza in M Secondo caso, in studio, all'interno. Dove non c'è luce e per fare queste foto - che verrebbero immancabilmente piatte e dovendo alzare la sensibilità a livelli elevati per mantenere tempi compatibili con una modella che non posa "da bella statuina". Ma io volevo fotografare a 64 ISO ed avere foto ferme ma allo stesso modo, potenti come quelle fatte in pieno solo poco prima. Ancora Nikon Z9 con Nikkor Z 105/2.8 S. ISO 64. 1/100'', F2.8. Potenza ad 1/16 + 2/3 in M. Controllo con Godox XPRO-N. In queste situazioni evito il TTL che tende a spianare la scena come se fosse una sala a polvere. Io voglio che il flash aggiunga dinamica, non che la livelli ... Lei è Hera. Flash posizionato a sinistra, a tre quarti, alzato sopra gli occhi della modella. Se si ha l'accortezza di posizionare bene il soggetto rispetto allo sfondo, le ombre non si vedono, tranne quelle naturali sul soggetto. E sembra quasi la luce del sole. qui, lei si appoggia alla parete e l'immagine è orizzontale. Si vede bene come si posiziona l'ombra, decisa. ma non avrete pensato che sia un flash che, con i suoi "soli" 100 W/s sia capace solo di illuminare volto e busto, vero ? Basta anche per la figura intera e non lascia nulla a desiderare ... *** Insomma, kit completamente promosso per quanto mi riguarda e che spesso finirà in borsa, nel dubbio, all'ultimo momento. Anche senza pensare se le batterie sono cariche ! A favore piccolo, compatto, leggero, sta in un reparto di una borsa fotografica piccola. Non montando modificatori impegnativi, basta uno stativo leggero ed economico per sostenerlo, potendo così muoverlo nella posizione migliore dopo qualche scatto di prova sul soggetto perfettamente integrato nel sistema Godox sia per quanto riguarda i protocolli di trasmissione che per qualità di luce, sistemi, accessori, etc. condivide gli accessori di kit del Godox V1 condivide la stessa batteria del Godox V1 la potenza è più che adeguata, salvo che non vogliamo illuminare a giorno scattando ad f/16, una scena intera. Ma alzando la sensibilità ... fino ad un certo punto ci si arriva. Oltre sarà meglio portarsi un AD600 o un AD1200 consumo contenuto. Non ho ancora ricaricato la batteria ed ho fatto centinaia di scatti ad 1/8 di potenza non essendo l'ultima novità, io l'ho trovato in offerta (202 euro su Ebay con garanzia Italia, per quello che vale) Contro i modificatori che si possono montare (trovo impraticabile mettere un adattatore Bowens come suggerito da Godox, a quel punto muovo l'AD600PRO : ma il caso diventa un altro -> fotografia con il flash, quindi attrezzatura completa) non sono tali da permettere la flessibilità e la qualità di quelli standard come i softbox grandi o gli ombrelli parabolici di grande diametro. Parliamo comunque di fotografia sul campo, non in studio. Per lo studio compratevi un flash da studio ! la potenza è quella che è : ma è insito nel pacchetto compatto ed economico In conclusione, per le volte in cui non so se lo userò e quindi non voglio appesantirmi con un flash di quelli grossi e i suoi accessori (indispensabili), occupa più o meno lo spazio di un corpo macchina e pesa anche meno. Per usarlo oramai vado a memoria come uno qualsiasi degli altri miei Godox. Sulla qualità degli scatti, almeno nel caso del ritratto/figura/nudo che poi sono i generi in cui io uso il flash fuori casa, vedete un pò voi gli esempi che ho pubblicato. Morale : se pensate che faccia al caso vostro, fateci un pensierino (ma non vi sognate di sostituire con un AD100PRO, un AD1200 con un parabolico da 180cm, non giocano nello stesso campionato).
    6 points
  25. La scorsa settimana sono ritornato nel punto dove avevo trovato la femmina di Onychogompus forcipatus nella speranza di trovare anche il maschio. Siamo sui 400 mt di altezza e ai margini di prati aridi contornati da roverelle, frassini e carpini neri. Rispetto a 10 giorni fa quasi tutte le piante hanno le foglie secche, mai visto una cosa del genere in luglio. Verso le 9, delle saette gialloverdi cominciano a volteggiare instancabilmente in gruppi da 3 o 4. A occhio, saranno almeno una ventina di esemplari. Dopo tanto zigzagare in cielo, qualcuna si posa sulle roverelle in posizione favorevole. Una volta posate, se ne stanno ferme per molto tempo e molto confidenti. Scatto un paio di foto e mi accordo che questa specie non l’ho mai vista. Dovrebbe trattarsi (attendo conferma da Silvio) di Anax ephippiger, una libellula mai avvistata negli ultimi 25 anni nella mia zona. Sarà l’effetto del cambiamento climatico? Ho scattato un sacco di foto, ma molte hanno uno sfondo molto invadente. Sono comunque molto soddisfatto. Le prime tre foto sono del maschio, riconoscibile dalla macchia blu sul dorso e le altre tre della femmina. Nikon D500 Nikon 4/300 PF ED + 1.4 TC F. 6.3, 1/640 sec., ISO 160, mano libera Nikon D500 Nikon 4/300 PF ED + 1.4 TC F. 5,6, 1/640 sec., ISO 160, mano libera Nikon D500 Nikon 4/300 PF ED + 1.4 TC F. 9, 1/640 sec., ISO 250, mano libera Nikon D500 Nikon 4/300 PF ED + 1.4 TC F. 5,6, 1/640 sec., ISO 180, mano libera Nikon D500 Nikon 4/300 PF ED + 1.4 TC F. 5,6, 1/640 sec., ISO 280, mano libera Nikon D500 Nikon 4/300 PF ED + 1.4 TC F. 5,6, 1/640 sec., ISO 280, mano libera Al ritorno sulle sterpaglie del prato secco ho trovato un paio di Sympetrum fonscolombii, (conferma di Silvio gradita) riconoscibili per l’occhio rosso e azzurro e per la piccola taglia. La prima è una femmina ed il secondo dovrebbe essere un maschio giovane: aveva dei colori che non sono riuscito a riprodurre, per il suo nervosismo, Nikon D500 Nikon 4/300 PF ED + 1.4 TC F. 10, 1/640 sec., ISO 220, mano libera Nikon D500 Nikon 4/300 PF ED + 1.4 TC F. 11, 1/640 sec., ISO 280, mano libera
    6 points
  26. Due api e un Lycosa Tarantula, impropriamente chiamato “ragno lupo“ (?) In campagna a S. Damiano con 50 2,8 MC
    6 points
  27. “L'arte della fotografia è come suonare il violino. Devi esercitarti ogni giorno per raggiungere il virtuosismo, e se metti via il tuo strumento e ci ritorni solo qualche volta, la scintilla si perde. È come l'allenamento di un grande atleta" Jindřich Štreit
    6 points
  28. Niente di che ed anche ritagliate perchè troppo lontano, ma troppa è stata la soddisfazione. La sequenza di foto è molto più lunga ma mi sono sembrate sufficienti queste per rendere l'idea.... Z6II+500mmSigma Sport+TC1,4Sigma
    5 points
  29. Evoluzione di un posatoio: protagoniste, un paio di Crocothemis curiose. Nikon Z9 con Z MC105/2,8 Protagonisti, la luce disponibile ed il fotografo che le gira intorno così come le modelle dispettose SunDance Festival Max Aquila photo (C) per Nikonland 2022
    5 points
  30. Abbiamo parlato della Nikon D7100 appena dopo l'annuncio, nella prima metà del ... 2013. Io l'ho portata anche al Gran Premio d'Italia di F1 di quell'anno, fotografando il grande Fernando Alonso e facendo naturalmente migliaia di scatti. Mi ricordo il caldo infernale di quel giorno. La macchina che raggiunti i 6.000 scatti consecutivi si blocca con lo specchio alzato. Io che lo abbasso con le mani. Dopo di che riaccendo e continuo a fotografare come se nulla fosse stato. Cara Nikon ! questa reflex è stata poi aggiornata con la D7200, probabilmente la migliore di quella serie per poi essere avvicendata a sua volta dalla D7500, ufficialmente ancora a listino, con un sensore di un'altra linea. Tutto questo per dire che, pur avendo fatto ampiamente il suo mestiere, non si tratta di un modello epocale e fondamentale per Nikon. Tanto da essere uscita dal listino già a fine 2014. Ebbene, a distanza di quasi un decennio, Nikon pubblica oggi un aggiornamento del firmware di questa fotocamera. Solo la sistemazione di un bug, nulla di che. Per una casa come Nikon e a distanza di tanti anni, con software e piattaforme completamente cambiate, aggiornare il firmware di una macchina come questa, rappresenta solo un costo, un fastidio, un impegno che difficilmente verrà premiato materialmente (visto che la macchina non è più in vendita e probabilmente non ci sono più nemmeno in azienda i programmatori di quel tempo ...). Case blasonate come Epson, "dimenticano" ad arte di aggiornare i driver delle loro stampanti dopo qualche anno e queste, pur ancora efficienti, diventano dei soprammobili. Nikon invece sa che la fuori ci sono ancora tanti fotografi che usano la D7100 con profitto ed ha pensato a loro. E' un segno distintivo, per un marchio che continua a fare della tenuta del valore della ... fedeltà dei suoi clienti, un elemento fondamentale della sua stessa ragion d'essere. Tanto che mi sono sentito in dovere di dedicare un articolo a questo "evento" che credo non debba essere trascurato. Modifiche rispetto alla versione firmware "C" da 1.04 a 1.05 • È stato risolto un problema che faceva sì che live view terminasse circa 10 minuti dopo essere stato avviato in Camera Control Pro 2 con [Sempre attivo] selezionato per Personalizzazione c4 [Ritardo autosp. monitor] > [Live view] nel [MENU PERSONALIZZAZIONI]. Disponibile : Qui
    5 points
  31. uno Spitfire delle ultime generazioni ripreso alla commemorazione della Battaglia d'Inghilterra nel 2015 da Graham Taylor
    5 points
  32. grazie! nel presentarmi inizio dalla fine. Vi seguo incessantemente da molti anni, forse in passato mi ero anche registrato con nomi di fantasia, e me ne scuso, alle varie declinazione di Nikonland anteponendo l’internettiana a diffidenza a quello che poi ho solo successivamente apprezzato quale spessore dei Vs contenuti. E vengo subito al dunque della mia latitanza. Sono davvero affascinato dalla passione e competenza che traspare dagli interventi degli ideatori e dello zoccolo duro del sito e soprattutto la non celata voglia di trasmettere questa vs passione in modo incondizionato, didascalico ed instancabile per cui va il mio plauso. Forse però questo è stato anche il freno alla mia partecipazione: a torto o a ragione, ritenevo di poter apprendere ma non poter altrettanto dare. La fotografia per me è una “semplice” passione forse più rivolta ai luoghi che alle persone ma anche in questo caso per un’eccessiva timidezza nel fotografare gli sconosciuti (penso alla street che moto mi attira). Fotografo prevalentemente in viaggio/gita e raramente riesco ad impormi uscite fotografiche a tema. Per me la fotografia deve trasmettere emozioni in chi le guarderà, che sia per il momento rappresentato o per l’arte nel rappresentarlo. Ebbene ultimamente, complice anche l’immobilismo forzato, ho letto tanto e fotografato pochissimo se non nulla. Ancora una volta avete centrato il vs obiettivo e speriamo rinvigorito la mia fiammella; in questi giorni ho riletto compulsivamente molti dei Vs articoli e commenti e finalmente ho deciso di pensionare la gloriosa D700, e complice anche la pulsione tecnologica, ho comprato una spocchiosa zfc con il solo 28. Il perché è presto detto: ho un parco ottiche D arretrato da dismettere e l’investimento tutto insieme troppo, non voglio fotografare con ftz, ed anche se mi dispiace per il fattore dx preferisco aspettare una baby Z9 (come d’altra parte era la 700) senza immobilizzare ora troppo nel corpo … e poi, forse ancor più vero, stò passando da un’infantile <triade del più è grosso e 2.8 e più è figo> ad un più senile ma concreto <più è snello e leggero e più è sicuro che lo userò e fotograferò>, peraltro stampo poco e tutto sommato lo sforzo economico non varrebbe neanche la pena vista anche le recenti doti del mondo Z segmento “medio”, poi sicuramente mi doterò anche di ciò che più mi servirà e di qualche sfizio. Ho sempre snobbato i super tuttofare ma le attuali incarnazioni del 24-200 testimoniate dalle vs lusinghiere realizzazioni mi stanno facendo ricredere! vedremo, ma penso che passerò dalla via di mezzo del 24-120. Per il momento solo il 28 in modo che il suo “limite” mi sia da stimolo terapeutico. Bando alle ciance do <invio> a questo mio primo post: ma non aspettatevi che il contatore dei miei interventi schizzi subito ma contate sulla mia ammirazione e tanto, almeno, finalmente, vi dovevo. roberto
    5 points
  33. Fatte questa mattina, naturalmente dalla macchina, per integrare l'interessante articolo di Silvio.... tutte con Z6II+100-400Z +TC 1,4Z.... Giovane Lui piccolo Giovane Codirosso Spazzacamino Pigliamosche Maschio di Capriolo
    4 points
  34. un'atmosfera convenzionalmente orientata al nostro passato, che mai più ritornerà, ecco il primo sguardo ad una Nikon Zfc cosa restituisce, cosa produce alla rete dei nostri neuroni... nostra, sia delle persone che abbiano vissuto ed utilizzato macchine fotografiche come quelle a cui si ispiri, sia di tutti coloro (e sono la maggior parte) mai abbiano posseduto una fotocamera degli anni '70, come la mia Nikon FE-2 raffigurata in rispecchiamento alla Zfc. Avete presente un cagnolino che scopra per la prima volta la sua immagine riflessa (allo specchio, nell'acqua) e debba cominciare a fare i conti con se stesso, oltre che con il resto del mondo con cui si era appena cominciato a rapportare? Ho ricevuto la mia Nikon Zfc ed il suo 28/2,8 SE il 4 agosto dell'anno scorso e ho subito iniziato ad utilizzarla con una pletora di obiettivi, Nikon e non, moderni e vintage, come il suo appeal richiede. L'ho tenuta per quasi due mesi, fino al 25 settembre, prima di rivenderla, quando avevo ormai risolto il mio conflitto con l'immagine riflessa nello stagno. Sono contento così: queste che seguono sono le foto che amo di più, scattate in quei quasi due mesi tra gli obiettivi usati ci sono i Triplani del secolo scorso, un Leitz, ma sopratutto il mio eccellente MC50/2,8 e l'ubiquo Z 24-200: la fotografia è vita vissuta...
    4 points
  35. E' stata pubblicata la galleria dei vincitori del premio di fotografia minimalista Minimalist Photography Award 2022. Le foto dei vincitori, le mesnioni d'onore ed un ricco portfolio dei vincitori, tutto visibile qui diviso per categorie, astratto, architettura ritratto paesaggio, street ecc.: https://minimalistphotographyawards.com/minimalist-photography-awards-winners-2022/ Date un'occhiata, è interessante.Certe foto sono davvero belle, certe altre mi lasciano molto perplesso ed in mezzo c'è di tutto, buona visione. Se ne avete voglia fatemi sapere cosa ne pensate. PS Gli stormi di storni non mancano mai.
    4 points
  36. E' un interessante punto di vista, perché effettivamente la fotografia naturalistica ha due anime. Quella prettamente fotografica, che tende a cercare una bella fotografia anche se non descrive al meglio il soggetto in tutte le sue peculiarità. E quella naturalistica, che tende a prevalentemente a documentare il soggetto indipendentemente dal fatto che la fotografia "ci sia" nel senso fotografico del termine. Per come la vedo io, il risultato è molto più ricco e soddisfacente lavorando soprattutto sugli aspetti fotografici. Senza quella luce spot, questa immagine sarebbe stata la milionesima edizione del picchio sul tronco. Poteva essere perfetta, super-nitida, ma sarebbe stata banale - al netto ovviamente del fatto che il soggetto sia decisamente non comune. Per me, quindi, quella luce, creando le ombre che incorniciano il picchio e facendone risaltare testa ed occhio È la fotografia. Più ancora del picchio stesso. Perché li, in quel momento ed in quel punto, sarebbe stato bene qualsiasi soggetto.
    4 points
  37. Io ho guardato i ritratti, anche delle edizioni precedenti. Bah.. molte non ci azzeccano col minimalismo (come stile) e purtroppo vedo sempre più spesso la tendenza all’ugly photography, non tanto per il soggetto ma per la modalità. Una foto sbagliata è brutta, di cattivo gusto, e nascondersi dietro la parola arte è facile. Si può sbagliare apposta la foto, ma la differenza con quella “buttata lì” è sempre evidente.
    4 points
  38. Dopo una serie di riproduzioni di vecchie diapositive, ieri sera ho fatto un pò di scatti al mio nipotino e ho voluto provare lo Z 50mm f2,8 MC, ultimo arrivato...non è il suo utilizzo d'elezione però mi sembra che si comporti benone...posto qualche foto sperando di non annoiarvi. Ho usato l'ultimo arrivato per fotografare l'ultimo arrivato...che dite, se arriveranno altri nipoti dovrò comprare un nuovo obiettivo ogni volta ?
    4 points
  39. Quella che segue è una foto d'epoca. Sembra ieri ma ha compiuto 26 anni c'è poco da fare, l'automobile è un capanno mobile formidabile. Certamente occorrono le condizioni giuste e bisogna essere dei contorsionisti: la leva del cambio è sempre in mezzo alle... Da tempo uso una bean bag economicissima ù non vado matto per le riprese dall'auto, se posso scendo quindi ne ho pochine. Però va detto che è molto comodo
    4 points
  40. Grazie, seguendo il tuo suggerimento mi sembra sia venuta meglio, meno cupa, più "leggera".
    4 points
  41. Max e Massimo hanno toccato un punto importante. Questa è, per così dire, la fotografia naturalistica "facilitata". Ben altra abilità ed impegno (anche fisico) e disponibilità di tempo sono richiesti per la fotografia naturalistica pura. Che poi è quella che fanno Massimo e Valerio, Alberto e Gianni, e ogni tanto mi ci metto anch'io. E' chiaro che il valore intrinseco dello scatto è un'altro. Chi bara vuol dire che cerca solo l'approvazione altrui ma in effetti si prende in giro da solo. Detto questo spezzerei una lancia per la fotografia facilitata, spesso chi ha disabilità o una certa età, o non può fare la fotografia vagante per altri motivi, esistono situazioni come Torrile o i capanni attrezzati, dove può provare questa esperienza.
    4 points
  42. Luglio 2022 Sparviere a Castelletto Merli. Z9 100/400 s (3 di una sequenza di 7..8) Purtroppo abbanzanza buio .. (forse sarei andato meglio con il 70/200 F2,8 sarebbe bastato !! ) .ahh ..oppure avere 2 diaframmi con il 400 in pù e 15.000 € in meno !!! Skua Nature (Group is a global project dedicated to promoting sustainable wildlife tourism)
    4 points
  43. Due sane premesse. Ho un sacco di treppiedi in casa (e di teste). Mi piacciono. Li uso, voglio averne uno per ogni esigenza. Probabilmente con questo ho finito. Ma mai dire mai ... Morale, di heavy-duty in casa ne ho già due, uno è il mitico tripath Manfrotto 058 in alluminio, con colonna a cremagliera che è sposato indissolubilmente con la testa 400. L'altro è il tripath video Benro A527 che regge la Benro video S8 PRO. Entrambi sono enormi e difficili da portare fuori casa. Di fatto li uso per fare still-life in studio. Cercavo un treppiede più leggero ma non meno robusto e stabile, capace di stare dentro una sacca normale e poter anche andare fuori. Ma che al contempo potesse portare con disinvoltura ogni tipo di testa, anche la 400 in caso il Manfrotto un giorno ... morisse. E buono per tutto. Ho seguito per un paio di anni la salita al cielo dei prezzi dei sistematici Leofoto e non potendo in alcun modo giustificare i costi da gioielliere del centro di Gitzo stavo alzando le mani. Quando mi imbatto in un video su Youtube (non datemi del tonto, sono un grosso consumatore di review video di Youtube ma riconosco a prima vista le bufale da quelle buone) di un treppiedi di un marchio sconosciuto, distribuito praticamente solo da Amazon. Artcise, crasi di Art e Precision. Quel treppiede non veniva usato né per fotografare, né per fare video. No, era dentro un poligono sportivo negli USA e sosteneva un fucile di precisione a ripetizione. E lo sosteneva per raffiche continue. In più il recensore, un tipo alto meno dell'estensione massima del treppiede, ci si sosteneva per le mani a peso morto ... Vado su Amazon.it e lo trovo disponibile nella versione più aggiornata, l'oggetto di questa prova. Il modello, non troppo pubblicizzato, si chiama AS95C, qualunque cosa significhi. Ed è venduto intorno ai 339 euro comprensivo di tutto, anche di una colonna a due stadi da 40mm. Sempre in carbonio. Circa un quinto del Gitzo serie 5 e poco più di un terzo del Leofoto LN-404. Siccome io resisto a tutto, tranne che alle tentazioni ben poste, ecco che lo ordino ed eccolo qui, dopo qualche mese di utilizzo, che ve ne posso parlare, schiettamente. Amazon, come spesso accade, lo consegna direttamente nella sua scatola "a vista" : non si nasconde la provenienza ma, forse per risparmiare sulle scatole, non c'è traccia nemmeno qui del nome del modello. Non importa, è lui. La versione perfezionata dell'Artcise AS90C di cui ho visto i video su Youtube. Dentro allo scatolone c'è la sacca in cordura standard con la scritta blu Artcise che contiene tutto treppiede, ferramenta, la crociera standard e la base di livellamento da 75mm, la rete di carico da appendere alle tre gambe (la batista verde avvolta attorno ad una gamba è colpa mia, non tollero maneggiare il carbonio nudo e mentre le altre due gambe hanno l'impugnatura gommata, la terza, non so perchè, no : quindi l'ho ricoperta). dettaglio della base di livellamento, in plastica (impugnatura) e alluminio (il resto) (chiavi, piedini, viti, etc.) la rete di "carico" I dettagli costruttivi sono di buon livello, non come un Gitzo e forse non come un Leofoto, ma sembrano ben realizzati il fermo dell'articolazione delle gambe la crociera standard in alluminio lavorato CNC con fori di alleggerimento e viti passanti per il blocco delle teste la leva di blocco, sblocco della crociera vista dal fondo, con in primo piano il gancio per l'eventuale contrappeso di supporto viti, perni, fermi, tutto adeguatamente dimensionato l'impugnatura gommata, marchiata, presente su due delle gambe le tre sezioni estensibili con i fermi a rotazione e il piedino gommato standard altre viste artistiche. L'alluminio cromato luccica ! minima estensione sul tavolo la base di livellamento, molto ben costruita, da 75mm, che si leva e si mette in un secondo, senza alcuna difficoltà quando dico che è grosso, non scherzo. Le spalle sono circa 14cm e mezzo, non si scappa. Attorno al treppiede, tre teste a sfera acconce. Questo treppiede, come dicevo in premessa, può portare qualsiasi cosa. Qui ho fatto una carrellata di foto con quello che avevo in giro. La bella Artcise XB54 a sfera da 54mm l'enorme Leofoto HB-70 a sfera da 70mm la testa fluida Sirui VH-10X che io ho dotato di morsetto Arca Swiss da 70mm la straordinaria, enorme, stabilissima testa a controbilanciamento S8 Pro di Benro che io uso in alternativa alla Manfrotto 400 per lo still life per la sua facilità di messa in posizione questa testa è enorme e richiede un treppiede così Qualche foto in esterni per capirci ancora meglio. esteso al massimo volevo farmi un selfie ma si vedeva solo la mia "pelata" visto che io arrivo a stento alla crociera ... quindi accontentatevi del metro Qualche idea delle proporzioni io non ho mani grandi ma insomma, ci si capisce, no ? Con la rete appesa alle gambe si possono caricare pesi oltre, naturalmente, alla possibilità di agganciare al gancio sotto alla crociera, carichi adatti per stabilizzare il treppiedi in condizioni "ventose". Ultimi dettagli a vista Insomma, questo coso è grosso e abbastanza pesante (ma non più del vecchio Manfrotto 055 PRO in alluminio che ancora fa il suo dovere ma non esce più di casa da anni). Robusto e ragionevolmente ben costruito per essere un cinese che costa come un Sirui o un Leofoto di fascia medio-bassa (i prezzi sono aumentati in questi ultimi due anni e l'euro debole non ci aiuta). Stabile come promesso, capace di portare qualsiasi tipo di testa, anche la più pretenziosa. Arriva con una bella base di livellamento, meglio di quelle in dotazione alle teste video. E' pieno di accessori. Ha una bella sacca. Non saprei cosa chiedere di più. E infatti, sono soddisfatto. Solo gli anni potranno dire della sua tenuta. Per ora non azzardo previsioni.
    4 points
  44. Contiamo gli Anni, come i Minuti: quelli che ci separano da far si che i bambini di oggi, innocenti testimoni cui raccontiamo ciò che fu, possano Loro riuscire in quello in cui noi, rimasti in pochi, abbiamo fallito. Nel raccontare La Storia con parole scevre da condizionamento. Oggi, come sempre da tanti anni ormai, tantissimi bambini delle scuole, a colorare quell'asfalto che trenta anni fa è stato livido custode della strage di via Mariano d'Amelio. A far loro visita, insieme all'ex Procuratore Capo Teresi, oggi presidente del Centro Studi intestato a Paolo Borsellino, anche il Ministro dell' Istruzione Patrizio Bianchi, al quale hanno fatto assaggiare le olive dell'albero piantato trent'anni fa in memoria di quel sacrificio: le sue olive vengono raccolte ogni anno e spremute a produrre un olio che non può avere la pari in nessun altro posto al mondo... Oggi c'è un sole brillante: come anche nel 1992, prima che le nuvole nere dell'esplosione macchiassero il cielo della mia città. Ma questo anniversario se pur vissuto liberati dalle mascherine che ci hanno accompagnato per due anni, ci ha fatto ricadere nell'oppressione del silenzio a causa della recente sentenza del processo sui depistaggi della strage di via d'Amelio, conclusasi con prescrizioni dei reati e assoluzioni degli indagati. La famiglia del giudice Borsellino ha dichiarato di non voler partecipare neppure in questo anniversario alle manifestazioni e perfino il fratello del giudice, Salvatore, attivissimo da sempre con i comitati sul mistero dell' Agenda Rossa, per la prima volta si è astenuto dal presenziare in questi luoghi nei quali ci siamo abituati a vederlo in questo ergastolo a cui ci siamo condannati, quello della partecipazione senza il beneficio delle risposte alle innumerevoli domande formulate da trent'anni in qua. Di conseguenza, nel pomeriggio, tra le iniziative di protesta, quella di far intervenire il violoncellista Luca Franzetti, ad intonare le note del "Silenzio" alle 16.58, orario della deflagrazione e a seguire, le Suites per Cello di Bach, in particolar modo le due dedicate alla Rabbia ed all' Amore, i sentimenti che coinvolgono i cittadini che in tutto questo tempo hanno continuato a chiedersi perchè ! dal palco posizionato esattamente a fianco dell'albero di ulivo, piantato nel 1992 nel cratere creato dall'autobomba La fiaccolata serale, dalla Statua di piazza Vittorio Veneto al sito della strage, ha sempre avuto una forte connotazione politica, opposta a quella delle fasi diurne: anche questo motivo di separazione e di contestazione reciproca. Una constatazione dolorosa, quella di non riuscire a realizzare dei percorsi comuni, gestiti solamente dalla voglia di partecipare e di condividere pensieri, proposte, soluzioni. Siamo stanchi... Max Aquila photo (C) per Nikonland 1992-2022
    4 points
  45. La Cascata delle Libellule Blu, passeggiata in un luogo magico. Finale Ligure, frazione di Calice Ligure dal nome Rialto..(30 min a piedi) ... a bocca aperta, poca acqua ma molte libellule nere (e gialle)(?), occhi azzurri/blu,(quelle tutte blu, che sono sul sito Gite in Liguria non ne ho viste !!!) Z7|| con 70/200 s f2,8 e 105 s MC f2,8 a volte in Dx, mano libera, con precarietà degli appoggimolto buio con sole a chiazze, per fortuna cercano il calore del raggio di sole sulle rocce !! https://www.101giteinliguria.it/la-cascata-delle-libellule-blu/
    4 points
  46. La corazzata Potemkin (se si scrive così)
    3 points
  47. Questa è la strada. La moderazione (se però comprendesse anche i nostri amici asiatici) è la via giusta.
    3 points
  48. Ma certo. E ti assicuro che anche chi non ha figli la pensa allo stesso modo. Ma questo articolo non ha nulla a che vedere con la realtà, bensì con la narrazione di tendenza. 40-45 anni fa i climatologi scrivevano che l'umanità era alle prese con una nuova era glaciale. Ed hanno addirittura incaricato il Mr. Spock dell'astronave Enterprise per convincere i nord-americani di "pentiti che devi morire". Mi ricordo del mio libro di scienze delle medie dove c'era scritto che il petrolio sarebbe finito verso il 2030, l'alluminio nel 2045, il ferro nel 2033. Del gas non si sapeva ancora niente, perché si usava quello delle bombole per cucinare. In casa e nelle centrali elettriche, si bruciava kerosene. Oggi sappiamo che al rateo di riduzione dei consumi del petrolio e a quello di scoperta di nuovi giacimenti, probabilmente ci sarà petrolio per secoli. svariati secoli. Di gas per molto di più. In quanto al ferro ... adesso si usa talmente poco che l'alluminio dovrebbe essere già finito e invece ci costruiamo aerei e navi e nessuno dice al telegiornale di quanta penuria di alluminio ci sia. Però hanno incaricato le tue figlie minorenni di vestirsi da sciamane per convincere tutta l'umanità occidentale di "pentiti che devi morire". Questa volta non ghiacciata ma carbonizzata e disidratata. Loro sanno anche la data, tra 7 anni e mezzo (quando il Sindaco Sala avrà messo al bando le auto da Milano). Il fatto è che però, io vedo i Gran Premi di F1 e nonostante abbiano radar, sensori e supercomputer, azzeccano le probabilità di pioggia durante la gara tanto quanto faceva Bernacca seduto al tavolo in strada bevendo un Cynar, quando io andavo alle elementari ... per questo ho la fondata impressione che i modelli di studio del clima siano complessi ma validi quanto guardare fuori che tempo che fa e se fa caldo dire che fa caldo, se piove, dire "minchia quanto piove, non smetterà mai". I media, nella loro totale ignoranza, suonano le zampogne e così, le persone sensibili sono portate a decidere di mutare comportamenti potenzialmente innocui e altrettanto potenzialmente ininfluenti visto che il problema, se è colpa dell'uomo, sta altrove. Insomma, I don't believe. Sorry. E non sarà la 500 elettrica a convincermi del fatto che io possa salvare il mondo in cui sono nato. Non posso, la gran parte dei processi sono naturali e da noi totalmente incontrollabili (e largamente incompresi). Certo che lo so "che mi devo comportare meglio". Posso, lo faccio e lo farò. Ma senza spirito evangelico da giorno del giudizio. E chi produce motori e batterie per la 500 elettrica, per ora da me non avrà un penny !
    3 points
  49. Mio padre oltre a lavorare fino alla pensione per un ente siciliano da funzionario, ha avuto tra le sue fortune anche quella di riuscire a perseguire molte delle sue passioni sportive: In primis quella del cronometraggio (che proveniva dall'emulazione di uno zio, Emilio Di Macco, anche lui cronometrista emerito) a 360° in molte discipline sportive, dall'atletica leggera e nuoto (dove lo seguivo fin da bimbetto) al pugilato, allo sci alpino (sulle Madonie), alla scherma (per la quale Palermo aveva una scuola di grande tradizione), agli sport motoristici (cui si avvicinò grazie all'amicizia della sua famiglia con Vincenzo Florio), compresa l'Aereonautica da turismo (e da piccolo frequentavo con lui il più antico aereoporto di Palermo, a Boccadifalco), durante il Giro Aereo Siciliano che organizzava insieme al suo amico C.te Beppe Albanese. Come detto, all'acme della sua carriera da cronometrista divenne Caposervizio alla Targa Florio, oltre a partecipare ai Giochi della 17^ Olimpiade a Roma nel 1960 (era già fidanzato con mia mamma, ma io sarei nato solo quattro anni dopo) Questa sua attività continuata e portata alle vette più desiderabili per qualsiasi dei suoi praticanti, gli procurò una delle più alte onorificenze sportive del nostro paese: la Stella d'Argento al Merito sportivo, che usualmente si conferisce ad atleti ed organizzatori che si siano particolarmente distinti nella loro carriera sportiva. (Per intenderci, la Stella d' Oro viene conferita agli atleti vincitori di campionati Mondiali e di medaglie d'oro olimpiche) Quindi quella dell'automobilismo: da giovane aveva praticato gare di regolarità, una disciplina che annoverava tra le manifestazioni più importanti la Supercortemaggiore cui partecipò in almeno tre edizioni. L'amicizia già menzionata con Vincenzo Florio, lo portò fin dai 19 anni a lavorare alla Targa Florio come semplice cronometrista prima, per poi diventarne Caposervizio. La conoscenza capillare delle strade siciliane (dovuta anche a motivi inerenti il suo lavoro) lo portò a ideare la transizione della Targa Florio dalla sua originaria veste di gara di velocità su strada, a competizione rallystica, quando la FIA decise di annullare tutte le competizioni automobilistiche stradali per il numero eccessivo di vittime: la prima edizione del Rallye di Sicilia - Targa Florio del 1978 che univa le due anime sportive sotto il percorso delle stesse fantastiche strade delle Madonie, fu un parto della mente e dell'organizzazione di mio padre, Vicio Aquila, e di un gruppo di suoi amici dell' A.C di Palermo: in mezzo c'ero io con le mie stomacate quando andavo insieme a loro alla ricerca dei potenziali percorsi del rally... Ne divenne per anni il Direttore di Gara, maturando un elevato coefficiente Europeo, che fece arrivare in Sicilia le più belle vetture da rally degli anni 70-80 e 90. Nel frattempo conseguita anche la qualifica di Direttore di Gara Internazionale, ebbe la fortuna di partecipare da Osservatore ai più bei rally italiani ed europei, tra i quali Montecarlo, Sanremo, il Costa Smeralda ed il Tour de Corse... Come spesso succede, dopo il pensionamento si rimane solo nella memoria degli appassionati, mentre meriti e onorificienze arrivano ai soliti noti che scavando scavando hanno anche ottenuto utilità personali. Mio padre, Vicio Aquila, rimase sempre fedele all'ideale olimpico decoubertiniano, che mi insegnò fin da bambino, per il quale l'importante è partecipare , restando sempre avulso da interessi e compensi: spesso invece sacrificando buona parte del suo tempo libero, che tante volte diminuiva quello da trascorrere con la famigli, alla quale era però legatissimo. Non ho mai incontrato una persona che, sentendo il mio cognome ed individuandomi come suo figlio, non abbia sentito il dovere di fermarsi a raccontarmi come e perchè ne conservasse un bellissimo ricordo. Come me...
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