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Corredo Fotografico (sintetico !)


Cosa fotografi in prevalenza ?

  1. Tra la fine di settembre e quella di novembre ho avuto la fortuna di ottenere in prestito questo obiettivo sensazionale già dai dati di targa, in funzione di rapporto dimensioni/prestazioni/peso e non ultimo, prezzo: tutte cose che potete riscontrare già nella sua presentazione di fine aprile, pubblicata su Nikonland Il pretesto per il prestito sono certamente stati i Campionati Mondiali Windsurfer che hanno attirato un migliaio di persone a Mondello ad inizio ottobre, ma chiaramente ho colto la palla al balzo per riuscire a bissare la fortunata esperienza che, ormai quasi tre anni fa, mi ha consentito di utilizzare anche il Nikkor 800/5,6 F-mount, privilegiando come punto di ripresa un moletto che avete imparato a riconoscere... tra il monte Pellegrino ed il Capo Gallo una passerella sul golfo di Mondello Ma prima ancora di arrivare a casa mia, con quell'obiettivo dentro a quella sacca col marchio che mi accompagna da quasi 40anni, come trattenersi dal cominciare subito a scattare...? e quando la più brutta delle foto di prova che si possa fare con un obiettivo, viene già così...con quel gancio della gru, stampato in 3D sulla foschia retrostante... e la successiva foto alla maniglia di una porta, la scatti con la Z9 a mano libera (il treppiede è in altra casa) a t/15 f/6,3 ... cosa ci si può immaginare ancora? Bando alle chiacchiere: questo teleobiettivo vuole prendere il sole fosse anche quello di fine settembre... ...il sole che riflesso da una vela, torni al sensore dopo aver attraversato il suo schema ottico da 22 lenti in 14 gruppi delicato quanto basta sui mezzitoni, duro e contrastato sul piano di messa a fuoco, veloce nella messa a fuoco come un fulmine, o più semplicemente, come un gabbianello all'involo step by step... selettivo come ci si aspetti a questa focale, da un'apertura come questa da f/6,3 che fa storcere il muso a tanti, che non si rendono conto essere solo 1/3 di stop meno che f/5,6 (come l'800 F-mount) ma che in mezzo ci corre una differenza di 2 chili e mezzo di peso (senza contare i 12,5k euro in più da pagare) un obiettivo reattivo, quindi e ben selettivo sui piani di messa a fuoco, come si pretenda a questi ristretti angoli di campo assolutamente incline a funzionare altrettanto bene in DX, arrivando con un colpo di ghiera a diventare un 1200mm-eq dalla nitidezza immensa al tempo stesso facile da gestire con soggetti ravvicinati ed un minimo di pdc in più già a f/8 preciso nel fuoco, anche su soggetti minimi e a grande distanza, sempre resi con dovizia di dettaglio anche nei particolari più fini figuriamoci avvicinandoci al soggetto fino ai margini della sua minima maf di 5metri (non ha display pur essendo un S) le distanze intermedie da 15-20 metri sono le più proficue, considerando la tendenza di queste focali a soffrire per una trasmissione luminosa non perfetta, se velata dai raggi UV o dalla foschia, tanto quanto dalla sospensione dell'acqua e del salmastro in caso di vento forte, o dell'aria calda emanata per esempio dai motori delle vetture in un autodromo, o dalla calura trasudante dall'asfalto assolato in piena estate e se non fosse un tubone da 38cm più corpo macchina, difficile da passare inosservato, potrebbe essere un ottimo tele da ritratto guardate il capello che qui ha ingannato l'AF, come risulta definito e come si stacca il soggetto dallo sfondo, elegante pure nei punti di luce fuori fuoco un teleobiettivo modernissimo nelle sue cromie, aiutate dai moderni strati antiriflesso, Arneo e nanocristalli brillante, croccante, sempre piacevole nella resa delle parti a fuoco rispetto quelle fuori fuoco se non percepiamo la profondità con questo Nikkor Z 800/6,3, ben difficilmente potremo mai risultare soddisfatti (qui in DX ed abbinato al TCZ14 per una focale risultante da 1680mm) Avrete di certo già aperto le gallerie delle foto scattate durante i Mondiali Windsurfer, prima linkate: vi sarete resi conto di quanto veloce sia nella fotografia di sport questo tele nella capacità di seguire il soggetto tenendolo a fuoco nelle condizioni ideali: sole brillante, mare piatto, soggetti contrastati di loro (vele). In questi contesti il Nikkor Z 800/6.3 è gestibile se non a mano libera (ma di sicuro qualcuno con la metà dei miei anni ed un fisico allenato, saprà farlo), quantomeno anche solamente con un monopiede adeguato e queste foto di metà novembre (si...novembre a Mondello...) lo testimoniano le velocità sono sempre considerevoli in queste manovre, e aumentano avvicinandosi: la reattività di questo complesso macchina/obiettivo è entusiasmante, senza esitazioni, nessuna fase di hunting, nè impuntamento alcuno: la differenza dopo quasi 80k di foto scattate con questi teleobiettivi Z (l'altro è il 400/4,5), tornando al mio AF-S 500/4 G con FTZ, si sente tutta in termini di reattività ! talmente naturale questa accoppiata Z9+800/6.3 che i passaggi di inquadratura sono contestuali all'interno della stessa manovra dell'atleta, a mano a mano che si vada avvicinando, fino a non poter essere più contenuto sul piano orizzontale. o viceversa... Insomma, tutto chiaro: sole, cielo, ammore: una Nikon Z9 dietro e passa la paura... Tutto qui? E allora, il titolo...? "Quando il gioco si fa duro...?" Beh, è proprio qui che viene allo scoperto il carattere del Nikkor Z 800/6.3S... Non può fare sole per sempre ed un obiettivo f/6,3 come si comporta quando venga moltiplicato e/o ridotto di formato? Già... come si comporta? cielo grigio, mare plumbeo = colori sgargianti nonostante tempi di otturazione condizionanti gli ISO (qui raramente scendiamo sotto ai 1600) la tenuta è insigne, la spettacolarità del teleobiettivo resta immutata... e al tempo stesso, grazie ad AutoISO, possiamo permetterci tempi velocissimi di scatto anche a pomeriggio inoltrato, al rientro dei velisti. E....tirando ancora più la corda? Cielo buio, mare in tempesta, onde formate, pioggia e spruzzi sotto un vento di Grecale da 20-25 nodi ? Ciaone al riconoscimento dei volti.... ...figuriamoci l' EyeAF... epperò.... ...tanto dove saranno mai gli occhi.... Arrancano insieme, Z9 +800mm, ma riescono sempre a portare fuori il risultato: una incredibile protervia nell'inseguire ed isolare il contrasto cromatico, dove la fisionomia non possa più aiutare, in un inferno di bolle d'acqua polverizzate e congelate da tempi al 4000" ed ISO anche oltre i 2000, talvolta graziati da riflessi che ne attenuano la portata Impossibile non ritrarre anche in questi...frangenti (come chiamarli altrimenti...! ) Scusate se mi faccio prendere la mano, ma per vostra fortuna mi sono limitato a raffiche da 20 ftg/s... rinunciando stavolta alle potenzialità superiori offerte dal fw 3.0 della mia Z9 Insomma, come vedete da voi, fatta la tara alle dimensioni ridotte delle immagini postate, questo è un obiettivo che comincia a giocare, proprio quando il gioco si fa duro ! Come da titolo. E al quale basta un fugace raggio di sole in una giornata invernale, per riprendere ogni potenzialità che una illuminazione carente possa penalizzare in parte. Un teleobiettivo che chiaramente ambisce di lavorare nelle migliori condizioni di luce e di trasmissione luminosa, senza interferenze, per dare il massimo delle sue capacità espressive: ma che non si tira indietro quando ci sia da mostrare i muscoli e adattarsi alle condizioni peggiori. Assolutamente impermeabile, come da test superati brillantemente. Maneggevole, al limite della possibilità di scattare per qualche minuto anche a mano libera: ma certamente meglio tenere sempre a disposizione un supporto adeguato per chi come il sottoscritto macini migliaia e migliaia di scatti ad ogni sessione, consapevole che il momento è adesso e che l'opportunità vada sempre rispettata ed onorata. Grazie a chi abbia avuto la pazienza di arrivare fin qui. Grazie a chi riuscito a fare a meno di questo teleobiettivo per i due mesi in cui lo ho posseduto: è stato tutto tempo speso bene. Grazie anche a Nikon...che continua a sfornare giocattoli così. Max Aquila photo (C) per Nikonland 2022 DIE HARD...!
  2. Spero di essere risparmiato da bolla papale e condanna al rogo ma io non ho alcuna passione per il paesaggio. Né per le foto nelle gite fuori porta. E mai, proprio mai, faccio escursioni o uscite con la famiglia. Il reportage non lo sento. E nemmeno girare qua e là senza meta mi avvince. Infine, anche qui, che il Cielo mi perdoni, le cerimonie le lascio agli altri, sia come protagonista che come invitato. Un matrimonio non lo auguro a nessuno, nemmeno a chi mi vuole male, né in veste di fotografo né di sposo ... Eppure sembrerebbe che il Nikkor Z 24-120/4 sia pensato per tutto questo. Io però lo volevo provare. E l'ho portato in quello che sto fotografando in questi giorni senza preparare niente di che. Il 10 settembre c'era la sessione autunnale delle corse di accelerazione sul quarto di miglio all'aerodromo di Rivanazzano (appena fuori Voghera, nell'Oltrepo). E' una giornata all'insegna dell'aroma della benzina, del vapore, dello stridio degli pneumatici, delle salamelle alla piastra e delle bandiere del Sud. Molto, molto, politicamente scorretto. I partecipanti, persone comuni, non piloti professionisti, alcuni donne capaci di tenere dritta una bestia con un otto cilindri da 1.000 CV che per frenare necessita del paracadute ... si divertono accelerando con l'unico scopo di passare il segno prima dello sfidante. Un pò alla Toretto in Fast and Furious se avete presente. Ma tutto organizzato e cronometrato e con un servizio in pista ineccepibile. Union Flag & Jolly Rogers questa signora si rimira il suo ferro prima di salire nell'abitacolo per la sua sessione mentre questa ragazza veronese lucida il cofano della sua Plymouth da un migliaio di cavalli. Targata, quindi omologata per la strada (dubito con quelle gomme ...) Dicevo che ho portato questo obiettivo solo, insieme alla Nikon Z9 - indispensabile per prendere queste auto al volo - e al Godox V1N per le foto nel paddock. La volta scorsa in maggio, ho usato il 24-200 ed ho visto che l'escursione focale è andata da ~50mm a 170mm. Quindi mi sono detto che 24-120 mi sarebbe bastato. Non solo mi è bastato ma la qualità delle foto, anche nelle accelerazioni più sfrenate è tale che quelle fatte con il pur valido 24-200 impallidiscono. Come dire che la classe non è acqua e che bollare malamente questo obiettivo come tuttofare da passeggio è un insulto che andrebbe pagato con la requisizione dello stesso ... Insomma, mi è venuta voglia di comprarlo e non è detto che non lo farò. La prossima primavera quando sarà diffuso e scontato come si deve Ma andiamo alle foto. Ne presento alcune giusto per dare l'idea. Poi altre ne metterò nei commenti. Ho fatto anche dei video e l'ottica si è comportata benissimo (ma qui anche il 24-200 aveva retto perfettamente). quelle che seguono sono tutte con il colpo di flash per aprire tutto e saturare bene i colori mentre qui ci spostiamo alla partenza Questi scatti sono tutti JPG nativi oncamera, formato NORMAL* FX, scattati a 30 fps, con bilanciamento del bianco su NATURAL AUTO, DLIGHTING attivo. Nessuna postproduzione salvo ritaglio se necessario. Il motore del 24-120/4 S regge perfettamente la velocità della Nikon Z9 in tutte le condizioni. Tutto sommato c'era caldo ma nemmeno tanto. Lo scorso maggio invece boccheggiavo ed avevo dimenticato cappello, sgabello e Gatorade disabituato delle manifestazioni all'aperto ... Chiudo con i miei soliti panning. In questo caso ad 1/30'', dall'altro lato della pista. Che per me da soli valgono il biglietto ... Insomma, andateci piano con le insolenze. Tutto fare, obiettivo da passeggio, obiettivo da cerimonia. Non insultatelo. Questo è un obiettivo serie per fare cose serie. Se voi non siete capaci di farci cose serie, almeno non relegatelo dentro allo zaino nelle escursioni o per le sole passeggiate domenicali con figli, suocera e barboncino al seguito ... Qui ha ripreso dei veri mostri meccanici e non si è scomposto di un decimo di millimetri. A guardarlo, non si direbbe. Ma è un signor obiettivo ! "Cara", dice lui a lei, "non penserai mica di intimorirmi, vero ? Guido io !"
  3. Nikon Monarch M7 è sinonimo di qualità. I modelli M7 (8x e 10x, con obiettivi da 30 e da 42mm) rappresentano il top di gamma. Hanno carrozzeria in metallo rivestita di gomma goffrata, lenti ED, impermeabilizzazione a tenuta stagna e trattamento antiriflesso integrale. Soprattutto sono caratterizzati da un ampio campo visivo che consente una visione chiara e ampia, quasi "grandangolare". il modello oggetto di questa prova è quello intermedio, l'8x42. Qui rappresentato dietro al mio Prostaff 7s 8x30 per evidenziarne ingombro e volume differente. L'oculare destro incorpora la correzione diottrica che presenta un blocco per evitare spostamento dopo la regolazione. I due paraluce sono ampi e comodi. La visione con gli occhiali non ne risente "troppo". i copriobiettivi sono dotati di anello che si avvolge al corpo del binocolo, rendendoli difficili da perdere. Nei modelli delle altre gamme invece devono essere vincolati alla cinghia, il che a volte può essere noioso (io detesto le cinghie e mi da fastidio essere obbligato a montarle !). la sagoma aerodinamica dei due semicorpi, il ponte centrale con l'ampia ghiera di messa a fuoco copriobiettivi su e giù vista anteriore con gli oculari, ben dimensionati. si vede il trattamento antiriflesso in azione sotto a 1800 W/s di flash paraluce estratti dettaglio della ghiera di messa a fuoco, molto ben demoltiplicata. Orgogliosamente viene riportato l'angolo di campo, corrispondente ad oltre 60° di effettivo le caratteristiche tecniche : 670 grammi, 14x13 cm. Ampia distanza di accomodamento dell'occhio (i modelli più piccolo stanno sui 15mm e rendono scomodo l'uso con gli occhiali), la grande pupilla d'uscita, indice di luminosità, ma soprattutto i 145 metri di campo visivo a 1000 metri. accessori dei due modellie 8x30 e 8x42 che condividono l'impostazione COME VA SUL CAMPO splendido in ogni circostanza, sia in piena luce che all'imbrunire. Comodo da "indossare", facile da regolare sia con gli occhiali che senza. La regolazione diottrica è un pò dura ma la cosa non guasta, tanto una volta sistemata non si deve più toccare. La ghiera di messa a fuoco è ampia, a portata di dita, rapida ma soprattutto ben ferma una volta messa a punto. Complessivamente l'esperienza è ottima. Non é un peso piuma ma si tengono benissimo in mano, anche per molto tempo. Si apprezza sempre l'ampio campo di visione, se questo binocolo è usato per avvistamento, più che per osservazione. Nel caso inverso, ricordo che c'è il modello 10x che condivide tutta la struttura, tranne gli oculari. CARATTERISTICHE OTTICHE Effettivamente l'aberrazione cromatica bisogna andarsela a cercare. Nessuna vignettatura in nessun caso, anche usando - come sono costretto a fare io - gli occhiali. Un filo di distorsione geometrica a cuscinetto verso la trequarti del campo inquadrato. Ma solo se guardiamo a linee geometriche perfette. Ma soprattutto lascia sbigottiti la chiarezza di visione, la nitidezza dell'immagine a tutto campo, la capacità di separazione del primo piano dagli altri oggetti, caratteristica di tutti i binocoli Nikon, caratterizzati - tutti - da qualità analitiche elevate, che mi lasciano sempre sbigottito. Sinceramente non riesco a trovare un difetto. O forse si, il cartellino del prezzo (circa 600 euro su Amazon.it, con garanzia Nital 10 anni). è un binocolo molto elegante che, senza essere sfacciato, dice chiaramente di essere un prodotto premium, sebbene non della massima fascia di prezzo. Ma per prestazioni, per avere di più, bisogna spendere cifre a 3 zeri. E sinceramente per un 8x42 da avvistamento non saprei se sia il caso. dettaglio dell'interno con gli attacchi delle lenti la pupilla con in primo piano i riflessi delle superfici trattate - benissimo - dei prismi a tetto. altro dettaglio degli oculari finezza, no poi così necessaria in questo binocolo, l'attacco per l'adattatore da treppiedi a vite. Ma questo è un binocolo da usare a mano libera. Chiudo col raffronto dimensionale tra 8x42 e 8x30, sono due binocoli di classi diverse ma le dimensioni sono confrontabili e consentono di capire dove stia la differenza tra un 42 e un 30. Qualità che si apprezzano quando c'è meno luce, più che sulle caratteristiche generali e che hanno consentito ai progettisti Nikon di fare un binocolo luminoso, nitido, ben proporzionato. A volte troppo piccolo non è un pregio, salvo che non sia necessario avere veramente un oggetto compattissimo perché in casa si hanno già binocoli più grandi (è il mio caso, che amo i 16x e i 20x). I riflessi del flash (verdi nel Prostaff in alto, neutri nel Monarch con lenti ED) fanno chiaramente capire la diversa classe di appartenenza. Insomma, devo dare un giudizio complessivo ? Binocolo premium, di ottime caratteristiche e di qualità ottiche ben equilibrate. Farà felice ogni felice possessore. Ringraziamo Nital Spa, distributore per l'Italia di tutti i prodotti Nikon, per il prestito in visione.
  4. Si, lo so, per un sacco di tempo mi sono detto : c'è un 24mm DX Nikon, in roadmap, Viltrox non ha una rete di assistenza, Viltrox di qua, Viltrox di la. Ma poi ho provato il 13mm f/1.4 e sono rimasto folgorato. Il miglior obiettivo DX che io abbia mai avuto per le mani. Ho comprato il 56/1.4 e mi sono ritrovato qualche cosa di meglio del vecchio Voigtlander da 58mm con cui abbiamo giocato spesso con le nostre reflex. Ed eccomi qua con il nuovo piccolino, un bel 23mm f/1.4 AUTOFOCUS, equivalente ad un 35mm in formato classico. In livrea argento perché Bella lo voleva così ... per fare pendant alla sua acconciatura argentata e poi, vuoi mettere quando indossa i suoi diamanti ? la scatola non riserva sorprese. dentro ci sono le solite dotazioni. lui è bello massiccio, tutto in metallo tranne i tappi. qui con suo fratello, quello nero, montato su Bella reduci da tanti shooting insieme ed eccoli al primo abbraccio. Argento su Argento ! i fusti dei due obiettivi mi sembrano identici. Cambiano i paraluce. e a me così, piace da morire. Che ci volete fare ! Insomma, ecco la presentazione. Il peso è circa 300 grammi. Il fusto è 69x73mm, il tappo è da 52mm. La distanza minima di messa a fuoco è di 30 cm. schema ottico ed MTF senza sorprese. L'autofocus è veloce, con motore passo-passo. La messa a fuoco precisa. Ovviamente funzionano tutti gli automatismi Nikon. Insomma, un buon primo incontro. Nei prossimi giorni l'articolo proseguirà con il test approfondito. Bene, abbiamo visto che è ben costruito ma come va ? E' bello, solido, ben costruito e anche nella livrea silver si presenta bene (meglio dal vivo che in foto). Ma ovviamente qui ci interessano le prestazioni. Bene, in estrema sintesi, comune denominatore di questi Viltrox APS-C (almeno per quanto riguarda 23-33-56, perchè il 13 è di una categoria a se stante, per ora) è quello di essere obiettivi "vecchia scuola". Ovvero, hanno una resa a tutta apertura buona ma non eccezionale. Bisogna chiudere ad f/2-f/4 per avere una buona nitidezza. Che resta ottima in centro ma non agli angoli. Insomma, per certi versi è come avere la riproposizione di certi obiettivi Nikon AF dei "bei tempi andati", quelli con un carattere loro. Lo conferma la presenza di una certa quantità di aberrazione cromatica assiale, visibile ai diaframmi più aperti che si corregge ma non del tutto : vedere il dettaglio di questo scatto ad f/1.4 sarà sempre presente in tutte le vostre foto : verde dopo il fuoco e magenta prima del punto di messa a fuoco. La vignettatura non c'è probabilmente corretta del tutto in automatico. L'obiettivo ha un profilo in ACR/LR : mentre c'è un filo di distorsione a barilotto, presente ma non eccessiva. Ricordiamoci sempre che si tratta di un obiettivo da 23mm anche se copre il campo di un 35mm. In tema di flare e di riflessi il trattamento è accettabile e non si riscontrano situazioni drammatiche (come il caso del TTArtisan da 32mm f/2.8 provato sia da me che da Max su queste stesse pagine). Anche sul tema "colore" possiamo dire che è un obiettivo "vecchia scuola" con una resa un pò pastello su cui si deve intervenire - se si vuole - a proprio gusto. nitidezza in centro ad f/1.4, un pò di confusione oltre colori "vivid", un pò addomesticati secondo il mio giudizio (ma siamo pur sempre in novembre). Per il resto è un obiettivo piacevole, non piccolissimo sulla Zfc per cui è assolutamente raccomandata l'impugnatura SmallRig Adatto per passeggiate ed istantanee Io lo trovo piacevole e lo raccomando "senza pretese" di assoluto, come ci aspetteremmo da un Nikkor Z di classe S (di quelli da 1000 e più euro al pezzo). CONCLUSIONI PRO ben costruito, tutto in metallo, paraluce incluso ha l'anello dei diaframmi funzionante in automatico senza settare nulla in menù ha prestazioni "vecchia scuola" sul morbido e con un carattere suo l'autofocus è ineccepibile in tutte le modalità, il motore è silenzioso ha il profilo per ACR/LR per le correzioni automatiche in sviluppo dei NEF il rapporto prezzo/prestazioni è ottimo, considerando che per quei soldi Nikon ci vende obiettivi in plastica (baionetta compresa) e senza nemmeno il paraluce, con luminosità di 1-2-4 stop inferiore insieme ai fratelli 33 e 56mm rappresentano un bel corredino APS-C per le nostre ZFc/Z50/Z30 senza spendere un capitale di luminosità elevata rispetto agli obiettivi a corredo di Nikon si trova sui principali canali online CONTRO presenza di aberrazioni cromatiche assiali piccola distorsione a barilotto è comunque un 23mm non è un vero 35mm abbastanza morbido a tutta apertura, bisogna chiudere ad f/2.8-f/4 per avere il massimo di nitidezza l'assistenza Viltrox è inesistente io comunque nel complesso lo raccomando. Non perché io l'abbia comprato e mi senta di difenderlo, perché è un obiettivo "giusto". Chi invece pretende il massimo non ha che da orientarsi su un Nikkor Z di fascia S *** Alcune considerazioni generali su Viltrox e su questi obiettivi. Questi obiettivi APS-C (aggiungo il 13/1.4 che reputo eccezionale e di fascia superiore agli altri 3) colmano una lacuna nell'offerta di Nikon per le nostre Nikon Z APS-C. E in quanto tali li apprezziamo. Nikon ha promesso un fisso da 24mm in formato DX che è presente da tempo in roadmap ma ancora non si vede. Dalla sagoma sembra più piccolo e sarà evidentemente in plastica e quindi molto leggero. Probabilmente più adatto di questo alla Nikon Zfc, perchè la sua presa inesistente rende difficoltoso tenere in mano obiettivi così "concreti" di metallo e vetro. Ma probabilmente non sarà luminoso come questo. Che - nella filosofia di Max Aquila - è disponibile oggi. Quindi Carpe Diem ... Ma ... noi non siamo collegati con Viltrox. Questi Viltrox li ho comperati io di tasca mia. Perchè mi piacciono e mi piace come sono fatti, come stanno sulla Zfc, come funzionano. Senza la pretesa che siano il massimo. Che non si rompano ... e quindi che non sappia con chi far valere la garanzia. In questa ottica e su ragionamenti di medio periodo, io preferisco sempre il prodotto Nikon, garantito da Nital. Se però è presente sul mercato e costa un prezzo che è correlato al bisogno che le mie Zfc assolvono. Che non è quello che assolve la mia Z9. A buon intenditor ...
  5. Premessa. Nikon con la Z9 ha fatto un enorme salto avanti nelle prestazioni autofocus delle mirrorless. Questo non significa che le precedenti Z avessero un autofocus inefficace, tutt’altro. Anche loro, mi riferisco alla mia esperienza diretta su Z6 e Z6II ma anche ad informazioni ricevute da amici e sul campo per le Z7 e Z7II, hanno un buon funzionamento e di fatto le immagini che ho scelto per illustrare l'articolo sono scattate con tutte loro. Ma se serve il massimo, quello è ad oggi presente solo sulla Z9. Per ottenere quelle prestazioni, però, occorre capire come districarsi nelle varie opzioni. Quella che segue è quindi una guida pratica, basata sulla mia esperienza, attraverso la quale ho selezionato cosa usare nei diversi scenari. Quasi tutto è applicabile, pur con diversi livelli di efficacia ed ergonomia, alle Z “più piccole” ma la macchina presa a riferimento è la Z9. Z6 su 500/5.6PF 1/250 f5.6 ISO 2500 Informazioni di base. Come mette a fuoco una mirrorless? Come detto, questa è una guida pratica. Non cercherò quindi la correttezza formale dei termini usati per illustrare i concetti, ma cercherò di essere il più possibile chiaro e comprensibile. In soldoni, il software riceve dal sensore le informazioni sull’immagine inquadrata e determina dove è il massimo contrasto nell’ambito della modalità AF selezionata, se previsto cerca di riconoscere il soggetto e concentra l'analisi su quello. L'analisi è fatta con algoritmi sofisticati, il vero vantaggio competitivo di ogni produttore. Noi dobbiamo tenere presente che a fianco ad una logica predittiva c'è il rapido movimento avanti ed indietro del piano di fuoco e la ripetuta lettura dei dati dal sensore. Z6II su 500/5.6PF 1/2000 f5.6 ISO 250 (gli spruzzi di neve davanti credo rendano l'idea della velocità con la quale correva giù da li) Questa è la base, l’ABC. Ma ne discendono subito alcune conclusioni: 1) Abbiamo risolto il problema della calibrazione delle lenti e, in parte, del focus shift. 2) Esporre correttamente è determinante (o almeno evitare di lamentarsi se l’AF non trova il contrasto in scene slavate dalla sovra esposizione o illeggibili per la sottoesposizione). 3) La velocità dell’AF dipende direttamente dalla velocità di lettura del sensore, questo è il motivo più rilevante per cui la Z9 è più veloce della Z6II che è più veloce della Z7II che…. Il legame con la velocità del sensore è ancora più forte, allo stato attuale delle tecnologie, della velocità del processore (che come vedremo può essere aiutato). 4) La velocità dell’AF dipende dalla velocità del motore AF della lente, che a sua volta può dipendere da quanto “spinge” la batteria della macchina. Non è un caso se le vecchie lenti AFS sono compatibili ma le nuove, con i motori lineari, vanno meglio. O se il nuovo 400/2.8 usi i nuovi VCM. Quindi non date la colpa all’AF della vostra Z se davanti montate un bradipo. O se volete spingere al massimo un supertele AFS attraverso l’FTZ con una EN-EL15. 5) Poiché fino a f5.6 le ML mettono a fuoco a diaframma chiuso (differenza fondamentale rispetto alle reflex che lo fanno a diaframma aperto), la percezione del migliore piano di fuoco da parte della macchina può richiedere un movimento più ampio, quindi uno zic di tempo in più (o di imprecisione). Ma anche che la macchina faticherà di più di una reflex a mettere a fuoco il soggetto se “stacca poco” dallo sfondo e la lente è poco luminosa (e qui temo che quelli che pensano che con la capacità ISO delle attuali macchine tra un 500/4 ed un 200-600/6.3 la maggiore differenza sia nel peso abbiano una epifania). 6) Più è piccola l’area AF selezionata e meno c’è da calcolare, questo in particolare aiuta le sorelline della Z9, quindi l’AF è più reattivo (e la macchina meno propensa ad “andar per funghi”). Z6II 500/5.6PF 1/1000 f5.6 ISO 1600 - (Un sacco di neve in mezzo: Dynamic Area AF Small) Z6II 100-400/4.5-5.6S 1/2000 f8 ISO 320 (sembra quasi fermo, ma vi posso assicurare che viaggiava veloce, sommando al proprio movimento quello del gommone - 1/2000 non è un errore di impostazione) E allora? Come impostiamo la Z9 per avere il massimo? Premesso che, come sapete, io non credo di avere la verità in tasca - e che quindi ci sono di sicuro altri modalità che per altri fotografi producono risultati analoghi o anche migliori - Io faccio così: 1) Sempre AF-C, ovvio… (beh, nella paesaggio o nella macro se ben appoggiato AF-S ) 2) a1 - “Selezione priorità AF-C” - su messa a fuoco + scatto. 3) a3 - “Focus Tracking + Lock-On” - su 2 (uno step più rapida del default). 4) a6 - “Attivazione AF” su ON. I fanatici della messa a fuoco con il pollice riflettano su un fatto: la necessità di focheggiare e ricomporre è passata con le reflex, oggi puoi mettere a fuoco ovunque abbia un senso. 5) a11 - “Visualizzazione a fuoco AF-C” - su ON, per me è determinante vedere quando la macchina ha acquisito il fuoco. 6) a14 - Velocità di selezione punto AF - su High. 7) f2 - controlli personalizzati. Associo al pulsante AF-On una specifica modalità di AF (ovviamente diversa da quella impostata sotto il pulsante di scatto). Le modalità modalità AF che uso di più sono tre: - Dynamic-area AF Small. Funziona così: la macchina mette a fuoco nel quadretto selezionato ed usa gli altri 8 come assistenti per agevolare la conservazione del fuoco sul soggetto in caso di movimento (del soggetto o della macchina!). Questa è la mia “messa a fuoco di fino” ed il modo che uso in macro se non ho appoggi, mentre se li ho preferisco AF-S e Pinpoint. E' la modalità con la quale scatto i miei animalscapes (anche se sto sperimentando l'1x1). Per chi pensa in termini di reflex, questo è sostanzialmente uguale al “dynamic-area 9 points”. L’altro vantaggio è che questa modalità dà poco peso al soggetto più vicino, quindi è preferibile usarla ad esempio mentre nevica forte (momento nel quale la wide-area tende a preferire la neve che cade tra fotografo e soggetto). Z6 su 105/2.8MC 1/50 f3.2 ISO100 (AF-S Pinpoint) Z9 su 105/2.8MC 1/400 f4 ISO90 (AF-C Dynamic-area AF Small). - Wide-area AF Small abbinata al riconoscimento del soggetto. La macchina cerca all’interno del quadrato selezionato e cerca di riconoscere, nell’ordine, corpo, testa ed occhio. Non sempre riesce e mi aspetto costanti miglioramenti nel tempo del software. Nella mia esperienza ci sono due fattori macroscopicamente discriminanti: quanto è grande l’occhio nel fotogramma e quanto contrasta con le zone di testa/muso che sono accanto. Per chi pensa in termini di reflex, questo è la più vicina approssimazione dei gruppi. Non è così preciso nel capire il punto più vicino…. Ma - spesso - riconosce l’occhio, cosa che quanti con i gruppi si sono trovati il fuoco sul naso o sul becco dovrebbero valutare positivamente. Z9 su 500/4E FL 1/2000 f5.6 ISO 500 Z9 su 100-400/4.5-5.6S @400mm 1/2000 f5.6 ISO 250 Z9 su 100-400/4.5-5.6S @400mm 1/2000 f5.6 ISO 220 - Wide-area AF C1 abbinata al riconoscimento del soggetto ed impostata a 1x1. Questa è un pochetto tricky. Ma fa miracoli su animali con l’occhio poco contrastato in quanto la sua piccola dimensione consente di selezionare comunque la messa a fuoco dove è l’occhio anche se questo non è riconosciuto. E conserva la priorità al soggetto più vicino. Z9 su 24-120/4 @115mm 1/400 f4 ISO 64 Integrazione: Wide Area AF 1x1 (aggiornamento FW 3.0) fa miracoli anche nei casi in cui si vuole contare sul riconoscimento del soggetto ma non si è sicuri del fatto che l'automatismo lo riconosca e si fotografa in situazioni intricate. Per me, al momento, è una delle opzioni più interessanti in naturalistica, riuscendo a coniugare una gran capacità di selezione del punto esatto di messa a fuoco per soggetti non riconosciuti con la capacità di riconoscerli. Insomma in passepartout! Da notare che le wide-area trovano e mantengono a fuoco il soggetto - occhio compreso - anche fuori dal proprio perimetro (purché vicino allo stesso). Z9 su 100-400/4.5-5.6S @400mm 1/2000 f5.6 ISO 220 Come vedete, non ho inserito aree grandi. Capisco che chi vuole fotografare uccelli in volo con lo sfondo del cielo azzurro e senza sbattersi a muovere il joystick questa possa essere una carenza. Il motivo è presto detto: io seleziono dove voglio il soggetto nel fotogramma con il joystick e poi focheggio. Una foto perfettamente a fuoco ma composta male ha per me molto poco valore. Ma ho scritto “che uso di più” non esclusivamente. Una volta capiti i razionali della scelta sarà facile usare quando serve la Wide-area AF Large o, meglio, la dimensione/forma del custom C2 che ha il miglior fitting con il soggetto e la situazione che volete fotografare. Quindi sta al fotografo determinare quando sia utile usare aree più grandi. Ma ricordate alcune cose: - usare un’area molto più grande del soggetto quando la macchina non ne riconosce l’occhio è alla base del rischio che la macchina preferisca mettere a fuoco altrove. In particolare se il nostro soggetto è scuro ed a basso contrasto, come tutti gli animali che tendono ad avere un pelo che li mimetizza, peggio ancora se intorno ci sono alti contrasti (es. erba/canne/foglie/pietre illuminata dal sole). - è un modo per diventare matti se nella scena ci sono diversi animali. Cosa piuttosto rara, per quello da li ho iniziato questo paragrafo sulle aree grandi, fotografando uccelli in volo. - la difficoltà nel mettere a fuoco con aree piccole è sostanzialmente... nel fotografo. Già, per aumentare la percentuale di successo occorre imparare a tenere l'area sopra il soggetto. Volutamente, nella mia analisi non ho nemmeno inserito il 3D. Non ne ho grande esperienza, probabilmente lo proverei ad usare se, ad esempio, volessi riprendere l’involo di un airone fermo su un posatoio. Z9 su 500/4E FL 1/2000 f5.6 ISO 500 (non sembra, ma questa è la vera lotta per la sopravvivenza: il gabbiamo è li per predare le uova che le due femmine di Edredone stanno covando) Bonus track. C’è ancora una cosa che non vi ho detto: perché associo ad AF-On una modalità AF diversa da quella del pulsante di scatto? Molti ci saranno già arrivati, la risposta è facile. Perché questo mi consente di ottenere un risultato enormemente utile, che descrivo con un esempio: - Sto fotografando un animale fermo, lo faccio con Dynamic-area AF Small. Cerco di tenere gli ISO bassi, anche impostando tempi mediamente lunghi. O magari un paesaggio, mentre aspetto che succeda qualcosa. - All’improvviso l’azione si scatena, uso il bottone AF-On sotto il quale ho memorizzato Wide-area AF Small…. Oltre a 1/2000, il diaframma più aperto che ha la mia lente, Auto ISO e raffica a 20fps (ovviamente qualsiasi valore è possibile, la scelta dipende dal contesto). In sostanza è come avere 2 impostazioni diverse accessibili semplicemente scegliendo di mettere a fuoco con l’indice o il pollice. Ovviamente potete combinare i due modi secondo la vostra preferenza o caratteristica della sessione di scatto. Gli esempi sono infiniti. La mia scelta è però quella di usare il pollice per l’azione, in particolare quella più inattesa, per cui invariabilmente tempi rapidi, tutta apertura ed auto ISO. Ed impostare di volta in volta, secondo quello che lo shooting richiede, AF e parametri di esposizione sotto il pulsante di scatto. Si può arrivare ad un risultato analogo anche con i bank, li ho usati per un po’. Ma preferisco questo modo perché lo trovo più immediato e semplice da memorizzare. Z9 su 100-400/4.5-5.6S @400mm 1/500 f5.6 ISO 280 Chiudo l'articolo sotto lo sguardo attento e furbetto di questa volpe artica in muta, quindi vi confido che di motivo per usare il doppio AF ne ho un altro. Siamo in una transizione: non ho ancora chiaro quali animali sono riconosciuti e con quale precisione. Quindi sperimento. E siamo alla fine. Spero di non aver deluso chi si aspettava formule magiche, vi ho fornito i principi sui quali imposto le mie scelte, distillati in ore sul campo e leggendo tutto il materiale che ho trovato. Massimo Vignoli per Nikonland (c) 23/10/2022
  6. Per considerazioni generali sul nuovo Nikkor Z 400mm f/4.5 S vi rimando al mio unboxing del 18 luglio : qui ne parlo invece con due mesi di foto fatte in varie occasioni, potendo dare un giudizio più completo e pratico. In relazione all'oggetto in se il mio quartetto di voci, due tenori, un basso e un baritono. Mi ritengo particolarmente fortunato - toccando ferro - a disporre di questo geniale quartetto di ottiche compatte e leggere. Di fatto condividono la filosofia molto legata a quella delle mirrorless che vanno incontro alle esigenze di contenimento pesi ed ingombri richiesta dall'intero mercato. A parte il 500mm f/5.6 PF, che sfrutta la tecnologia Phase Fresnel, gli altri tre obiettivi sono abbastanza simili. Condividono buona parte dell'impostazione, hanno lo stesso piedino del treppiedi, differiscono di pochissimo nel peso e, come vedete, anche nell'altezza e nel diametro. Tanto che è facile confonderli se andate via di corsa. Io devo sempre leggere bene l'etichetta per essere certo di non sbagliare obiettivo. Ma è tanto bello poter scegliere in base al tempo, all'estro, alla giornata, allo scopo dell'uscita fotografica. Andando in particolare al nuovo Nikkor Z 400mm f/4.5 mi sento di fare alcune precisazioni, già anticipate in più occasioni ma che secondo me è utile ribadire. Ne ho discusso anche a voce con Max e ho tratto queste conclusioni. Questi obiettivi appartengono alla stessa categoria. Il 400mm f/4.5 va confrontato con il 100-400 e il 70-200, non con i supertele - sia Z che F - della fascia superiore. Tutto lo identifica come appartenente alla categoria media. la scatola il paraluce il collarino del treppiedi l'assenza di una sacca/borsa/astuccio tipici dei supertele (anche del 800/6.3 PF) la costruzione : robusta e professionale ma senza quei requisiti di resistenza a condizioni estreme e ad abusi in ambiente ostile che invece caratterizzano che so, un 400/2.8 o un 600/4, giusto per fare nomi e cognomi questo 400mm però si stacca per il design. Se vi ricordate, nei primi tempi delle mirrorless, specie dalla campana Sony, ci è stato raccontato che il disegno degli obiettivi wide e super-wide si sarebbe avvantaggiato principalmente dal tiraggio corto e dalla gola più larga del bocchettone. Bene, Nikon ci ha dimostrato con questo nuovo obiettivo - che sarà seguito, ne sono certo, da altri fratelli in futuro - quanto ciò sia vero solo in parte. Insomma, quando i progettisti Nikon hanno configurato lo Z Mount sapevano di poter trarre vantaggio anche nel disegno delle focali lunghe. Altrimenti non si spiegherebbe il miracolo di un 400mm che senza elementi a diffrazione, riesce ad essere così piccolo, leggero, compatto eppure così prestazionale. E senza i limiti degli obiettivi PF. Nel conto di questo progetto, però, ci sta una minore cura, un prodotto - sempre di fascia premium - ma decisamente situato più sotto dell'inarrivabile Nikkor Z 400mm f/2.8 TC. Non sto dicendo che questi obiettivi siano scarsi sul piano costruttivo, solo che a dispetto del prezzo di acquisto non proprio economico, restiamo nella gamma descritta dal 70-200/2.8 e 100-400. Oggetti eccellenti ma non costruiti come un 800/5.6. Smarcati questi due assunti, andiamo al sodo Si fa presto oggi a parlare di game changer, ovvero di oggetto che cambia le regole del gioco. Anzi, se ne abusa. Ma mai, fino ad ora, avevamo avuto a disposizione un 400mm ancora ben luminoso, così piccolo e leggero, da usare esclusivamente a mano libera, e allo stesso tempo così prestazionale. Questo per me, che pure posso scegliere, come avete visto, con cosa uscire ogni mattina, è qualche cosa che mi sta cambiando la vita. Specialmente quando dietro c'è attaccata la Nikon Z9. Avere la capacità di scaricare potenzialità fotografiche di questo livello, portandomi solo una borsetta leggera e per nulla ingombrante. Niente treppiedi, niente testa. Niente altro. Si, lo so, sono cose che ho già scritto a proposito del fantastico Nikkor F 500/5.6 PF quando è uscito quattro anni fa. Ma con questo 400mm Nikon si è superata. Perchè è un oggetto meglio bilanciato, ancora più facile da usare, pronto all'uso e meno impegnativo come focale. Con superiore luminosità massima. Potendo peraltro passare con un click in formato crop della Z9 all'equivalente - per angolo di campo soltanto - di un 600mm che nel video possono diventare anche 800 e più. E proprio nel video che l'ho trovato meraviglioso, capace di seguire il fuoco senza incertezza e senza rumori. Sempre in modo fluido e con una capacità di lettura anche del controluce, eccellente, senza interventi in postproduzione. Rispetto al 500/5.6 PF il silenzio è assoluto, anche per ciò che riguarda di stabilizzazione. Le prestazioni allineate ma con una prontezza superiore in termini di aggancio del soggetto. Rispetto al 70-200/2.8 S duplicato, non c'è confronto. Quella è una soluzione di ripiego da usare quando proprio si è rimasti con solo quell'obiettivo e basta. Mentre contro il 100-400/4.5-5.6 secondo me qui abbiamo prestazioni migliori in senso generale (specie di sfuocato), un miglior bilanciamento (il 400/4.5 non si allunga) e una pasta delle immagini di un gradino superiore. Il 100-400 ovviamente offre la variabilità della focale. Ma io spesso fotografo tutto il tempo a 400mm e non mi serve altro. Insomma, che altro dire ? Niente, non trovo difetti, tutto sommato nemmeno nella fattura da saldare a Nikon per averlo. Io ne sono innamorato e dubito che me ne priverò mai. Si sovrappone con altre soluzioni che già possiedo. Va bene, ma ogni violinista in casa ha più di un violino. Avete idea di quanto possa costare un bel violino ? E un pianoforte da concerto ? Informatevi ... Mi fermo qui per non diventare ulteriormente verboso. Propongo un montaggio di vari spezzoni di video in una giornata ventosa di luglio. Uno slideshow di immagini scattate in differenti occasioni. E qualche foto significativa. Specie l'ultima. 400mm.mp4 montaggio di più clip video 400slideshow.mp4 slideshow di alcune foto fatte in differenti occasioni Z9X_1272.MP4 mamma Ippo con figlio Ippo (Le Cornelle) Un falcone da caccia con il sole negli occhi. Sfondo liquefatto, senza accorgimenti particolari. e qui un animale meraviglioso, qui ritratto in ombra, ad alta sensibilità della Z9 Chiudo con un nikonista entusiasta di questo obiettivo e della mia Z9 ma eternamente indeciso nel fare il grande passo dalla reflex ... ... che quando si convincerà di passare finalmente agli strumenti giusti per quello che deve fare lui - come questo meraviglioso Nikkor Z 400mm f/4.5 - forse avrà già l'età per desiderare qualche cosa di ancora più leggero e compatto anche se solo "abbastanza buono" e non eccellente come questo (io certamente, per quell'epoca sarò costretto dagli acciacchi a sfogliare solamente le centinaia di migliaia di foto che scatterò in questi mesi con il mio 400mm)
  7. Uno, due, tre, quattro..., sei, sette e mezzo! Obiettivi da 7,5mm pur se sul formato ridotto, non sono certo in tanti. Tra questi spicca, da poco anche in Z-mount, il TTartisan f/2 un fisheye rettilineare APS-C caratterizzato da un MTF incredibile, da uno schema articolato, con ben 5 elementi speciali, da un peso contenuto in soli 350grammi e, per non guastare il tutto, da un prezzo di vendita sconvolgente, inferiore ai 180 euro. Ovviamente MF, privo di qualsiasi contatto elettrico e dotato di una pdc tale da tenere a fuoco dalla minima maf di 12cm fino ad infinito, già dai diaframmi medi, tanto da rendere quasi inutilizzabile la massima apertura di f/2....se non ci fosse, in bundle all'obiettivo, anche un microscopico filtro ND1000 (mille, ossia -10 stop) in vetro, da avvitare alla lente posteriore, del diametro incredibile di soli 27,5mm... davvero inconsueto. Il tappo anteriore in metallo è invece scomodissimo, perchè ha due punti solamente di contatto, quelli dell'accenno di paraluce incorporato al fisheye: balla in continuazione e scappa al primo attrito. Consiglio di tenere in borsa l'obiettivo sempre col tappo anteriore in alto, per evitare fortuiti sfregamenti fra bordo in metallo e lente anteriore dell'obiettivo. 7,5mm equivalgono a 180° di angolo di campo proprio come quelli del mio 11/2,8 TTartisan in FX, che ho usato davvero poco negli ultimi tempi, ma che aveva colpito nel segno, anch'esso, due anni fa, al tempo della mia prova su strada Per non smentirmi, ho utlizzato anche il suo fratellino DX negli stessi ambiti dove allora avevo scattato le immagini del test: attratto più dagli ambiti ristretti, dentro i quali angoli di campo simili causano implosioni che caratterizzano gli scatti e ne determinano l'interesse all'acquisto. Ma non solamente effetto a tutti i costi: perchècon questi obiettivi, scegliendo con accuratezza punto di ripresa e contesto, ci si può permettere l'illusione della curva continua, proprio come dovremmo interpretare l'orizzonte conosciuto... il sole è ben difficile dissimularlo con superfici di vetro così estese ed omnicomprensive: allora tanto vale...interpretarlo con gli spicchi del diaframma a sette lamelle di questo fisheye, difetti da ghost inclusi oppure nasconderlo, facendo spostamenti anche solamente di pochi millimetri dell'angolo di ripresa... E la magnificenza dei mosaici in oro zecchino della cattedrale ortodossa di Palermo, la Chiesa della Martorana, ve li ricordate? gira la testa anche a me, mentre inquadro ruotandomi di 90 gradi sul soggetto nella volta nulla più che un fisheye può dare il senso del Tutto di simili meraviglie pur mantenendo in questo modo, anche ai diaframmi più aperti, un grado di nitidezza così elevato su tutto ciò che risulta inquadrato Cambiando contesto, ma non concetto: guardate pur compresso dal punto di ripresa, l'esterno della guglia del Santuario della Madonna delle Lacrime di Siracusa, alta ben 74m ed invece al suo interno... l'appiattimento che ne deriva dalla proiezione angolare del fisheye e nel suo punto di massima ortogonalità...: impensabile...! quando, senza restare in bolla, si espande invece l'orizzonte della nostra altezza relativa (questo genere di obiettivi dovrebbe essere utilizzato da giocatori di basket) oppure esagerando...in una curava barocca continua... Saltando di palo in frasca, abbandonando gli eccessi architetturali e sconfinando in territori più congeniali, anche per testare colore e nitidezza... facendo appena un pò di attenzione alle linee cadenti... e neppure poi tanta... dove non ci siano riferimenti lineari, se non curvilinei, ecco che è il suo... e ho scoperto come il formato 16:9, tarpando il fotogramma, aiuti non poco a distrarre dall'...effetto speciale che questo genere di obiettivi ha nomea di essere Vogliamo aggiungere una luce ausiliaria a migliorare il rapporto luminoso di contrasto? Un piccolo Godox MF12 tenuto con la sinistra mentre la destra sorregge fotocamera ed obiettivo (a proposito, per scattare queste foto ho usato tutte e tre le Z DX, ossia Z30, Z50 e Zfc, in ordine di quantità di scatti) con il calabrone a pochi cm da me... Insomma continuerei ad oltranza con le foto che mi sono divertito a scattare, entrando nella scena, come queste che seguono, realizzate a Ballarò ma probabilmente a causa delle vibrazioni o di qualche urto subito nel viaggio che lo ha portato da me a Palermo, a questo bel fisheye gli si è allentata la baionetta Z e sono in attesa di portarlo ad un fotoriparatore per il serraggio che io non riesco a realizzare. Peccato, perchè così non ho ancora avuto modo di utilizzarlo col suo filtrino ND1000 che è di certo il valore aggiunto per un obiettivo del genere, con cui si fotografa prevalentemente in iperfocale, senza neppure spostare da infinito la ghiera di maf , con diaframmi da f/8 o più chiusi ancora. Mi riservo pertanto di integrare il test: che non può che essere globalmente positivo, fatta la tara ai difetti connaturati a questa categoria: Pregi: qualità: brillantezza, nitidezza, colori poca vignettatura per un obiettivo così luminoso compattezza e, pur essendo costruito tutto in metallo, il peso prezzo ottimo filtro ND1000 in omaggio...che devo ancora provare Difetti: tappo anteriore pessimo paraluce inesistente, sarebbe stata meglio una corona circolare flare e ghosts se utilizzato in maniera incauta ...mi si è smollata la baionetta ... Max Aquila photo (C) per Nikonland 2022 il capone a tocchetti, impanato e fritto, è la morte sua...
  8. Il 2022 è per me un anno fotograficamente molto speciale, iniziato a febbraio con una grande avventura in Norvegia, in cerca dei Musk Ox al Dovrefjell NP. Ma è nei mesi successivi che si fa ancora più interessante quando, sbirciando i soliti siti, vedo che incredibilmente - di solito occorre prenotare con grandissimo anticipo, sono disponibili posti per un viaggio che sogno di fare da anni, in giugno 2022!!! Si tratta di andare alle isole Svalbard, territori di oltremare incorporati alla Norvegia, che, posizionate tra i 74 e gli 81° di latitudine nord, sono le terre abitate più a nord del pianeta Terra. Ad un passo dal polo nord! Lì è tutto coperto dai ghiacci per la maggior parte dell’anno e, anche dove in estate questi si sciolgono, la terra si scongela solo in superficie consentendo la crescita di nient’altro che piccola vegetazione - poca erba, muschi e licheni - nelle zone più riparate e soleggiate. Insomma, un ambiente veramente severo, anche in estate, che mi attrae in particolare per la presenza dell’Orso Polare. Vederlo, e auspicabilmente fotografarlo, è un sogno che ho da anni. E pur essendo le Svalbard abitate da altri bellissimi animali, se andiamo è proprio per lui. Plurale, perché è della partita anche il mio amico Alberto, guarda caso conosciuto diversi anni fa in Finlandia a fotografare orsi… Come avete visto dalla cartina, il viaggio è piuttosto lungo: da Malpensa via Francoforte ed Oslo si arriva a Longyearbyen. Ma non è finita, perché sostanzialmente è tutto un viaggio: da li proseguiremo su una piccola nave, appositamente attrezzata per queste spedizioni, la MS-Malmo, che è un guscio di noce di 37 mt di lunghezza e 8.8 mt di larghezza. Eccola in azione in una delle serate del nostro percorso insieme: Z9 su 100-400/4.5-5.6S@400mm 1/1000 f8 ISO320 La MS-Malmo è un vascello storico, costruito nel 1943 con la struttura rinforzata necessaria ad operare sul mare ghiacciato, che ha servito la Swedish National Maritime Administration come nave pilota e nella manutenzione dei fari. A fine servizio, nei primi anni 2000, è stata convertita in nave da spedizione ed è in grado di imbarcare 12 fotografi, 2 guide e 7 persone di equipaggio. Essere accompagnati da guide esperte è fondamentale, non solo perché nonostante si dica che qui ci siano più orsi polari che persone, incontrarli non è così semplice, ma anche perché gli animali sono protetti e la guida ha l’obbligo di rispettare, e far rispettare, rigide regole di comportamento. In questo viaggio, noi siamo particolarmente fortunati perché oltre a Svein Wik, il capo spedizione che da oltre 10 anni organizza questi viaggi, abbiamo Audun Rikardsen, che è professore di biologia marina all’università di Tromso e un fotografo piuttosto bravo ed affermato (ad esempio, nel 2015 ha vinto il Wildlife Photographer of the Year nella categoria portfolio). Compito delle guide è sia indicare al capitano dove portare la Malmo che guidare i gommoni. Ne abbiamo 2, che imbarcano ciascuno 6 fotografi ed una guida, da dove si fanno la maggior parte delle fotografie. Quindi tutto a mano libera! Giusto per farvi un’idea: Z6II su 100-400/4.5-5.6S@100mm 1/400 f8 ISO100 Anche sulla nave si va a mano libera: il motore fa vibrare notevolmente tutta la struttura e, compatibilmente con la capacità del fotografo di usare lenti lunghe in questo modo, è più semplice così. Z9 su 24-120/4S@24mm 1/320 f10 ISO200 Come il titolo di questo articolo lascia già intendere, la mia attrezzatura era - quasi - tutta Z: Z9 e Z6II 14-24/2.8S 24-120/4S 100-400/4.5-5.6S L’unica lente F il 500/4E, con il suo TC14EII. Sarebbe stato bellissimo avere nello zaino anche un fiammante 400/28S, ma le consegne di Nikon non avranno volumi adeguati ancora per molto tempo e non è stato minimamente possibile averne uno, chissà se per la prossima volta… Il materiale si è comportato benissimo e ho avuto modo di apprezzare l’utilità di alcuni elementi di design capaci di semplificare molto la vita del fotografo in viaggio, come la possibilità di caricare rapidamente le batterie attraverso il cavo standard USB-C e l’alimentatore del portatile, evitando di aggiungere al bagaglio 2 carica batterie. O la saracinesca a protezione del sensore della Z9, che con il vento che tirava ha fatto il proprio dovere in più di una occasione. O, sempre per la Z9, la grande semplicità ed efficacia nel passare al formato DX, con il quale ho fatto circa il 15% delle immagini. O la sua ergonomia.... insomma potrei andare avanti a descrivere cosa mi piace per un mucchio di tempo. Per dare qualche elemento quantitativo del materiale alla base di questa experience, in totale ho scattato quasi 20.000 immagini in poco meno di 2 settimane, di cui 3/4 con la Z9, che cercavo di avere, situazione per situazione, sulla lente principale nell'occasione. Ma senza farne una ossessione, vi assicuro che, con tutti i propri limiti, la Z6II non ha affatto sfigurato, anzi si è confermata essere un ottimo secondo corpo, migliore nell’operatività della D810 che accompagnava la D5 prima della mia transizione mirrorless. A ogni modo, l'evidenza del beneficio nella transizione credo sia chiara a tutti: la D5 era macchina ottimizzata per fotografare l'azione in bassa luce, mentre la Z9 sa fare tutto! In relazione alle lenti: la parte del leone l’hanno avuta il 500/4 (44%) ed il 100-400 (38%). Direi che questa, come attestato della qualità del 100-400, sia una informazione da valutare. Il resto lo ha fatto il 24-120 mentre il 14-24 è restato li ad aspettare il suo turno… che non è mai venuto. Ci fosse stata la giusta situazione, grazie a lui avrei potuto fare immagini stratosferiche, per cui nessun pentimento per averlo portato. Tornando alla fotografia, i primi scatti li facciamo prima di imbarcarci, su una piccola laguna vicino all’aeroporto. Servono ad acclimatarci e a smaltire un po’ di stress: il viaggio era partito subito in salita, con la perdita dei bagagli miei e di Alberto… fortunatamente ritrovati e recapitati dopo un giorno e mezzo. Cosa che, grazie alla prudenza di arrivare a Longyearbyen 2 giorni prima dell’imbarco, fortunatamente non avrà conseguenze. Z9 su 500/4E+TC14II@700mm in DX mode 1/1600 f5.6 ISO720 Z9 su 500/4E+TC14II@700mm 1/3200 f5.6 ISO800 Ma per i nostri standard, è già natura selvaggia praticamente già tra le case di Longyerabyen... Z9 su 500/4E@500mm 1/500 f5.6 ISO140 Z9 su 500/4E@500mm in DX mode 1/1600 f5.6 ISO320 ...anche perché l’area dove è possibile muoversi liberamente è decisamente ristretta e per uscirne occorre essere armati o accompagnati da una guida armata. l’Orso Polare è il più grande carnivoro terreste (un maschio è alto 2.5-3 mt, pesa 500-600kg) e non ha paura dell’uomo, anzi lo considera una preda possibile se non trova di meglio (nel senso che le foche sono più gustose di noi, ma la fame è brutta). Nel passato, anche recente, sono capitati numerosi incidenti, in apparente intensificazione anche nella zona cosiddetta sicura (nel 2020 un uomo di 38 anni è stato attaccato ed ucciso nel piccolo campeggio che è in paese). Uno dei tanti effetti del cambio climatico che qui si vede in modo ancora più chiaro che da noi. Ma, come dicevo, il motivo per cui siamo qui è raggiungere la natura più selvaggia ed auspicabilmente avere l’occasione di vedere e fotografare non solo l’orso polare ma anche altri animali iconici dell’Artico. Per farlo navigheremo un sacco, qui vedete la cartina con gli appunti di pugno di Svein, affissa in salone. Avrei potuto ricostruire tutto su Google maps grazie alle coordinate GPS registrate da Alberto e fare un file perfetto... ma sintetico. È stata una fantastica avventura! Spero che, attraverso questa istantanea, possiate percepire un po’ del fascino che hanno quegli appunti. Immaginate vederli crescere, giorno dopo giorno, fissando nella memoria situazioni ed emozioni che saranno per sempre con me. E che spero le mie fotografie siano almeno un po' in grado di evocare. C’è anche l’annotazione di dove ci siamo fermati con il motore in avaria. Credo che non dimenticherò mai il momento in cui il motore si è spento ed è suonato l’allarme. Ero in cuccetta a rivedere un po’ di foto, sono saltato giù e ho raggiunto tutti gli altri che si stavano radunando nel punto di raccolta, in salone. Il capitano ci ha riferito che, per un guasto alla pompa di raffreddamento, eravamo senza motore. Ci ha trasparentemente spiegato che non avevano il ricambio e che non potevano ancorare la Malmo perché lì l’oceano era troppo profondo. Ma che, ovviamente, avrebbero cercato di gestire la situazione al meglio. Non lo abbiamo visto per diverse ore, chiuso in sala macchine con l’ingegnere di bordo. Questo era l’ambiente in cui andavamo alla deriva: Z6II su 24-120/4@69mm 1/400 f8 ISO100 Poteva andare malissimo, ma fortunatamente non c’era vento forte o mare grosso e il fenomenale ingegnere di bordo è riuscito, cannibalizzando la pompa del circuito antincendio (!) a ripristinare il circuito di raffreddamento del motore. In caso di condizioni avverse e/o di impossibilità di riparazione, la via di uscita sarebbe stata quella di essere evacuati con elicottero militare, sul quale salire via verricello. Insomma non proprio una cosa piacevole, non solo perché avrebbe rappresentato la fine anticipata della vacanza (il rischio era concreto e le istruzioni, in quella eventualità, sarebbero state di lasciare tutto sulla MS-Malmo ed indossare le tute stagne). Abbiamo capito l’ultima notte e giorno di navigazione, dentro una tempesta con 20 m/s di vento e le onde che spazzavano il ponte, quanto nella sfiga fossimo stati fortunati che, al momento del guasto, il tempo fosse stato buono. Ma forse è solo perché non sono un marinaio. Il capitano quella tempesta l’ha definita “a day in the office for the crew, you have to be prepared to stand it”… ma il suo viso e quelli dell’equipaggio, che evidentemente la notte non l'avevano passata come me in cuccetta imbottito di xamamina, raccontavano una storia diversa. Ma parlavamo di paesaggi un po’ speciali, no? Z6II su 24-120/4@48mm 1/640 f8 ISO200 Z9 su 24-120/4@70mm 1/500 f8 ISO64 Z6II su 100-400/4.5-5.6@100mm 1/640 f11 ISO160 E questo è il primo orso polare che io abbia mai visto. Fotografato, grazie al sole di mezzanotte, alle 1:56:40 di mattina. Anche qui un ricordo emozionante. L'orso lo abbiamo visto per ora di cena, dormiva pacifico. Abbiamo fatto un giro, e lui continuava a dormire. Allora si è deciso di fare la stessa cosa.... una mezz'ora al massimo di sonno e poi "Polar bear... Polar bear... GET UP!". In 10' netti sono vestito ed attrezzato di tutto punto seduto nello zodiac. Ovviamente nel frattempo l'orso non si vede più e giriamo in gommone una mezz'ora buona per ritrovarlo. Ma eccolo! Z9 su 500/4E+TC14II@700mm 1/2000 f6.3 ISO1250 Uno splendido maschio. L’orso polare come nome scientifico ha Ursus maritimus. Indovinate perché? Z9 su 500/4E@500mm 1/2000 f5.6 ISO900 Z9 su 500/4E@500mm 1/2000 f5.6 ISO1000 Ma non è stato l’unico incontro, abbiamo visto un altro maschio e questa bella famigliola, impegnata a fare incetta di uova di edredone su un' isoletta - ovviamente raggiunta a nuoto - e poi a farsi un mucchio di coccole. Z9 su 500/4E@500mm 1/2000 f5.6 ISO1800 Ma come dicevo non ci sono solo orsi....Questa è l’emersione del più grande mammifero del pianeta, fotografato dallo Zodiac: una balenottera azzurra (33metri di lunghezza, 190 tonnellate di peso). È poco più piccola della Malmo. Impossibile avere un’idea precisa della sua enorme dimensione senza essere in posizione molto elevata. Ed un incontro piuttosto fortunato, visto che è la prima anche per Audun! Z9 su 100-400/4.5-5.6S@400mm 1/2000 f8 ISO400 Si naviga con condizioni di luce sempre mutevoli... Z6II su 24-120/4@49mm 1/800 f5.6 ISO100 E si fanno incontri (i più attenti vedranno che questa famigliola è anche nello scatto precedente, che di fatto è di pochi minuti prima). Z9 su 500/4ES@500mm 1/1000 f4 ISO100 A volte si scende a terra... Z9 su 100-400/4.5-5.6S@400mm 1/2000 f5.6 ISO320 Z6II su 24-120/4@120mm 1/400 f16 ISO900 Ma solo dopo aver verificato con cura l'assenza di orsi nei paraggi e sotto l'occhio vigile delle guide, che non si separano mai dal fucile e dai dispositivi per spaventarli - dover sparare ad un orso per salvarci la vita solo per aver fatto fotografie nel momento sbagliato sarebbe una tragedia che nessuno di noi vorrebbe vedere mai. Z9 su 500/4E@500mm 1/500 f4 ISO110 La Z9, consente di fare cose che mai avrei potuto fare con la D5. Prima ero sulla spiaggia, quindi era un po' più facile. Mentre qui sono sporto fuori bordo, sdraiato sul tubolare del gommone, e la Z9 con montato il 100-400 è a pelo d’acqua. Perché solo con la Z9? Impugnatura ergonomica e monitor basculante… Oltre al coraggio di abbassarla sull’acqua fino a quando le dita non la toccano (dritta di Audun e questo sarebbe un altro filone da trattare...)! Z9 su 100-400/4.5-5.6S@230mm 1/500 f8 ISO250 La varietà di soggetti e situazioni nelle quali ho usato con successo l'attrezzatura è lunghissima, impossibile sintetizzarla in un solo articolo: Z9 su 100-400/4.5-5.6S@400mm 1/1600 f5.6 ISO360 Z6II su 500/4E@500mm 1/3200 f4.5 ISO100 Z9 su 100-400/4.5-5.6S@290mm 1/160 f16 ISO200 Z9 su 500/4E@500mm 1/2000 f5.6 ISO1000 Z6II su 24-120/4S@70mm 1/320 f11 ISO160 Z9 su 100-400/4.5-5.6S@400mm 1/2000 f5.6 ISO500 Chiudo con una foto che, ancora, suscita in me una forte emozione. Lo so, quelle che la precedono sono più spettacolari, ma questa è la fine del mare navigabile e l’inizio della banchisa. Almeno dove era il 19/6/2022, 80° 00'N 015° 00'E off Moffen Island. Il punto più a nord che io abbia mai raggiunto, con il Polo a circa 1000Km da noi. Z9 su 24-120/4S@49mm 1/200 f11 ISO64 Ci siamo volontariamente incagliati qui un giorno intero, sperando che 3 lontanissimi orsi, appena visibili con il binocolo, in caccia di foche, si avvicinassero. Spesso capita addirittura di incocciare in qualche orso curioso che si avvicina moltissimo alla nave. Purtroppo non è successo. È l’unica cosa che avrei voluto avere in più da questo viaggio: vedere un orso in caccia sulla banchisa, ma alla fine è meglio così: ho un validissimo motivo per tornare! Questo probabilmente è l’articolo più lungo che io abbia mai scritto, è ormai tempo di bilanci. Dopo il 2021, quando vendendo le reflex avevo un po’ buttato il cuore oltre l’ostacolo, il 2022 lo ricorderò come l’anno della raggiunta maturità del mondo Z. Ho fotografato molto e fatto due spedizioni fotografiche decisamente impegnative, usando con grande profitto solo corpi Z, lenti Z e residuando con bocchettone F unicamente i miei 500mm. Senza dubbio, la Z9 è l’ammiraglia che aspettavamo. Occorre solo lasciarla correre come preferisce e non forzarla a fare la reflex senza specchio. Se lo farai, ti darà risultati fantastici e ti aiuterà a portare la tua fotografia oltre ai tuoi precedenti limiti. La Z6II ha ottime qualità, ma non è un'ammiraglia. Sfido chiunque a capire delle immagini fatte sopra cosa è scattato con quale corpo, senza guardare le mie note. Ha qualità di immagine da vendere. Solo corre molto meno della sorellona, ma non sempre serve correre. Il 24-120 è il tuttofare di qualità che risolve tutte le situazioni, un must have per chi fotografa come me. Paesaggi, reportage, animali: è buono per tutto. Il 100-400 ha una qualità eccellente, è semplicissimo da usare a mano libera ed ha un AF estremamente veloce. Il range di focale è enormemente comodo ma non fa rimpiangere minimamente zoom meno spinti come il 70-200. C’è solo una cosa che vorrei chiedere a Nikon: un supertele con cui sostituire il 500/4E e abbandonare l’FTZ. Nikon? Mi senti? Massimo Vignoli per Nikonland (c) 11/9/2022
  9. Io amo visceralmente la montagna e per questo sono costantemente alla ricerca, per la mia attrezzatura, delle migliori prestazioni all'interno di attrezzature leggere. Ma quanto valgano per me le prestazioni nella ricerca del miglior compromesso con il peso si può dedurre dal fatto che il mio precedente grandangolo da montagna era il 14-24/2.8 AFS! Già, precedente, perché dopo una giornata con questo Z 20/1.8 S ho potuto finalmente voltare pagina. E non per una scelta di compromesso: questo 20mm è il miglior grandangolo che io abbia mai usato, una spanna sopra a qualsiasi cosa più corta di 50mm sia stata montata su una delle mie Nikon! Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/30 f16 ISO100 Sulle caratteristiche fisiche molto hanno detto e fatto vedere Mauro e Max: non occorre ripetere, rimando gli interessati ai loro articoli. Le cose importanti per me? Parliamo di un grandangolo molto luminoso, f1.8, e quindi a priori adatto sia ad intenti fotografici basati su profondità di campo molto limitate sia, ed è il caso di alcune delle mie modalità d'uso, alla fotografia notturna. Il tutto in 500gr di peso ed in dimensioni fisiche non troppo importanti, parliamo di pochi cm in più del 24-70/4 per fare un esempio. Nota importante per la mia modalità d'uso: la lente è dotata di un normalissimo attacco filtro da 77mm, che consente, direi finalmente, di montare tutti i filtri che un paesaggista può desiderare. Senza svenarsi e portare in giro vetri di dimensione A5 o peggio. Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/80 f8 ISO100 Come va? l'articolo rischia di diventare subito monotono: io non sono stato in grado di trovare nessun significativo difetto. I pregi, invece, sono innumerevoli. Innanzi tutto va benissimo a tutti i diaframmi, con estrema nitidezza fino agli angoli anche alle più ampie aperture. Certo, chiudendo migliora..... ma significa che da ottimo diventa eccellente, anche negli angoli del formato FX. Sostanzialmente è un grandangolo con il quale chiudere il diaframma ha esclusivamente l'utilità di aumentare la profondità di campo, finiti i tempi di diaframmi chiusi 2 o 3 stop per tirare su i bordi! Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/8 f16 ISO200. Ed in coppia alla Z6 consente, tra stabilizzatore e possibilità di alzare gli ISO senza penalizzazioni, di fotografare quasi tutto anche lasciando a casa il treppiede. Un enorme vantaggio. Che ad un fotografo amante della montagna della mia generazione, cresciuto sognando di fotografare la Sierra come Galen Rowell, consente, insieme alla Z6 ed al 70-300 AFP, di costruire un kit leggero ed estremamente performante come quello che amava usare il Maestro. E non solo, nel senso che in questa gita in montagna ho portato con me la Z6, questo straordinario 20mm e l'altrettanto straordinario 500PF.... ma il secondo sarà protagonista di un altro articolo! Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/60 f11 ISO100 Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/40 f16 ISO100 Alta val di Rhêmes - Z6 su Z 20/1.8S - 1/40 f11 ISO100 Ma se nella luce mediocre di giornate plumbee è capace di restituire immagini dai colori intesi e dall'eccellente contrasto, con il sole si esalta, senza rischiare ombre troppo dense, anche nel pieno sole di questa tarda mattinata in quota. E riproducendo fedelmente il blu incredibile di questo cielo, senza necessità di ricorrere al polarizzatore! Alpe Devero - Z6 su Z 20/1.8S - 1/250 f11 ISO100 Alpe Devero - Z6 su Z 20/1.8S - 1/250 f11 ISO100 La svizzera, subito oltre il Passo della Rossa - Z6 su Z 20/1.8S - 1/500 f8 ISO100 Panoramica di 5 scatti verticali a mano libera, la soluzione semplice semplice quando si vorrebbero angoli di campo infiniti senza sacrificare l'imponenza delle montagne! E capacità di fotografare alti contrasti su dettagli minuti senza sostanzialmente incorrere in nessun problema di aberrazione cromatica. Fino agli angoli estremi del fotogramma. Alpe Devero - Z6 su Z 20/1.8S - 1/15 f8 ISO100 E sempre con la possibilità di montare il polarizzatore, giusto quel tanto da governare al meglio i riflessi. Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 1/15 f13 ISO100 Ma dopo tanti paesaggi a diaframmi medi o chiusi viene l'ora di aprire tutto, aspettando che lo scoglio più nobile si avvicini alla via lattea.... Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 15" f2 ISO1600 Devo dire che la fotografia notturna è stata per lungo tempo, con questi nuovi Z, il loro focus-by-wire ed il fatto che le Z resettino la messa a fuoco ad ogni spegnimento, una delle mie preoccupazioni. La ricetta è semplice: Occorre approcciare le novità con fiducia ed apertura mentale. Quindi, come si fa a mettere a fuoco di notte quando nel mirino non si vede nulla? Io, tra le molte possibilità, ho consolidato due modi: Facile, se nell'inquadratura c'è qualcosa di molto luminoso - ed in questa notte avevo il faro della stazione della funivia e pure diversi pianeti, che a f1.8 sono abbastanza luminosi per mettere a fuoco con il pinpoint della Z6 senza nessun problema. Delicato: si spegne e si riaccende la fotocamera. Automaticamente va su infinito, ma nel mio caso, non so se scelta o tolleranza di produzione, è uno zic più indietro del perfetto infinito che serve per le stelle. Quindi? Quindi basta girare pochissimo la ghiera con la lente in manual focus, capendo quanto grazie all'ausilio a monitor (torno indietro di una tacca dall'icona della montagna verso il fiore che appare impostando il manual focus....e vado avanti del doppio!) Ho provato a lungo, volevo essere sicuro: funziona sempre, ma consiglio a ciascuno di provare per trovare il "proprio zic". Ricordo, dopo lo scatto, che per verificare che la messa a fuoco sia perfetta basta verificare che le stelle non abbiano color fringing magenta! Notare, su tutte le immagini, come a fronte di una notevole saturazione e contrasto di giorno, la notte riesca a rendere perfettamente le diverse gradazioni delle zone scure, senza bloccare i neri come altre ottiche blasonate ma meno prestazioni finiscono spesso per fare. Dicevo che questo 20 ha prestazioni straordinarie già a tutta apertura ed a tutti i diaframmi... Questi, per gli amanti del genere, sono 3 crop pixel reali dell'angolo in alto a sinistra. Uno è a f1.8, uno a f2, uno a f2.5 da 1600 a 3200 ISO, sempre 15". Capite qual'è a tutta apertura e quale chiuso uno stop? ed i 1600 rispetto ai 3200 ISO? Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 15" f2.2 ISO3200 - la stellina sul faro è prodotta da un po' di condensa sulla lente frontale. Zermatt - Z6 su Z 20/1.8S - 15" f2 ISO1600 - Stellisee e fotografi di fronte a sua Maestà! Quindi, in sintesi i pro che ho riscontrato: Prestazioni elevatissime, praticamente nessun difetto ottico impattante la pratica fotografica Leggero, ma con costruzione meccanica solida ed affidabile Dimensioni relativamente contenute (non è minuscolo ma nemmeno enorme, ed ha filettatura filtri 77mm standard) Paraluce efficace ed ottima resistenza ai riflessi AF istantaneo MF molto sensibile e precisa I contro: Un po' di vignettatura alle massime aperture, ma ditemi voi guardando le immagini sopra se ha un impatto pratico... Costo relativamente elevato, ma economico se si considera il livello delle prestazioni Per me, estremamente consigliabile! Massimo per Nikonland (C) 29/7/2020.
  10. Io sono convinto che non ci sia niente di meglio di regolare con pazienza, attenzione e mestiere le fotografie che ci piacciono. Essere, cioè, artisti intenti ad elaborare ogni minuscolo particolare della propria opera. Mi piace e mi da soddisfazione. Il motivo è semplice: sono assolutamente convinto che, indipendentemente dal mezzo scelto per fotografare, la visione del fotografo si sviluppi ed applichi attraverso una serie di passaggi, dal design dell'immagine alla sua stampa. La regolazione dei file è, a pieno titolo, uno di quelli e, personalmente, sono sempre piuttosto infastidito quando leggo di file "postati come usciti dalla macchina", come se questa frase attribuisse loro un patentino di "verità oggettiva" o di "genuinità" quando invece è solo scaricarsi delle proprie responsabilità lasciandole in mano all'ingegnere che ha progettato il picture control o i default del nostro SW. Ma sto divagando, e torno al punto: la regolazione dei file. Nel farla, ci sono aspetti decisamente più importanti della riduzione del rumore nelle immagini riprese ad alti ISO. Per questo, quindi, sto sperimentando da alcune settimane un SW molto speciale: Topaz Denoise AI - AI sta per Artificial Intelligence. Scopo di questo articolo è raccontarvi che cosa ho scoperto. In sintesi? Funziona! A dire che fare meglio è possibile, ma non così facile. Ed occorre un mucchio di tempo. Mentre questo sw fa da solo. Ed in pochi secondi ottiene risultati egregi. Qui vedete una delle immagini di prova che ho usato per testarlo, così come "sviluppata" a mano da me, a 360°, in Capture one: Z6 su 500/5.6 PF 1/200 f5.6 ISO 12.800 E qui come Topaz Denoise AI è riuscito da solo - quasi - a risolvere il problema più spinoso: quello della regolazione del rumore preservando il dettaglio, dove serve. Attenzione che non era un esercizio facile, perché l'immagine, senza nitidezza o riduzione del rumore, sarebbe questa. Ma andiamo con ordine: come si usa? La mia ricetta, il mio workflow, è questo: 1) regolare il file NEF nel proprio SW preferito. Contrasto, colore, luci, ombre, esposizione. Insomma tutto. MA mettendo a zero sia la nitidezza sia la riduzione del rumore. ZERO, non il default del proprio SW! 2) esportare un Tif a 16 bit, spazio colore ADOBE RGB. 3) importarlo in Topaz Denoise AI. Topaz Denoise AI ha 5 modi di funzionamento. Potete vederli in azione insieme, così. O quasi, perché la modalità RAW l'ho scartata dopo poche prove: troppo inferiore al motore di conversione raw presente in Capture One (si mormora sul web che sia il migliore. A me piace un sacco e lo considero notevolmente migliore di Camera Raw.... ma a volte sono solo gusti personali!). Quindi si, come se fossero 4! Di questi, quello che mi ha sempre convinto di più è il SEVERE NOISE, perchè ha il miglior equilibrio tra eliminazione del rumore e conservazione del dettaglio (gli altri o introducono artefatti, come lo standard, o rendono "di plastica" la foto, come il clear). Ma credo che tutti siano applicabili a seconda del soggetto e del tipo di immagine. E come lo regolate? beh, facile. Io seleziono il default e riduco i valori di "Remove noise", di circa il 20-30%. Ed insieme porto a circa il 50% sia "Recover origina detail" che "Color noise reduction". Il circa è d'obbligo, dipende dall'immagine! Ricordatevi che la tecnologia vi può aiutare, ma la responsabilità, le decisioni, restano le vostre! Meno rumore equivale sempre a meno dettaglio e ad un maggiore senso si sintetico nell'immagine. Di fatto, io non lo tolgo mai tutto. Poi, sempre a seconda della fotografia, "spennello" per ridurre l'effetto su parti dell'immagine, in questo caso la testa di questo bellissimo adolescente. E attenzione che è bagnato di pioggia, per questo il pelo sul muso è particolarmente "leccato". Ricordate: meno riduzione del rumore equivale a conservare più dettaglio! Fate sempre attenzione ad impostare una opacità piuttosto bassa (20%) ed avere un tocco leggero (cioè non ripassate più e più volte: basta pochissimo). E poi? 5) salvo come tiff 6) reimporto nel mio SW ed applico la nitidezza come al solito (e poiché è un Tif a 16 bit in RGB posso anche fare tutte le ulteriori regolazioni che voglio) Il risultato? Da questo (il mio lavoro manuale): A questo: A me sembra magico!!!! Il tutto ad un costo piuttosto accessibile, se non erro 74€ sul sito della Topaz. E, gratis, si può scaricare e provare il SW, che semplicemente fino a che non lo comprate lascerà una invasiva filigrana sui vostri tif. Ma vi consentirà di capirlo bene e vedere se vi porta il valore che porta a me. Che ne pensate? beh, almeno provatelo! Massimo Vignoli per Nikonland (c) 31/1/2022
  11. Attendevo con molta curiosità le nuove schede CFexpress di tipo B serie Diamond di Lexar Professional. Si piazzano al vertice, per prestazioni, nel catalogo Lexar, sopra, per intenderci, alle Gold e alle Silver che costituiscono scelte meno prestazionali, offerte a più buon mercato. La confezione è la solita, cambiano sostanzialmente i colori. la scheda promette - in condizioni da laboratorio - fino a 1900 MB/s di velocità in lettura e 1700 MB/s in scrittura. Con velocità sostenute elevate e comunque in grado di sopportare video 8K e il nuovo standard Classe Video VPG 400 come riportato nella confezione. Viene anche assicurata come a lunga durata tanto che gode di garanzia illimitata. Naturalmente appena arrivata l'ho messa a confronto con le altre mie schede, un'altra Lexar da 256MB, serie Gold e le due ProGrade Cobalt e Gold. Ecco qua il quartetto pronto per le prove. oltre ai classici test di misura con Speed Test di Blackmagic Design e CrystalDiskMark, ho fatto la prova direttamente con la Nikon Z9, la Nikon più veloce che abbiamo. La scheda comunque funziona anche con le altre Nikon Z, tra cui, per esempio, la "vecchia" Nikon Z6. nella tabella che precede ho riassunto i dati principali che ho provato. Le varie schede promettono velocità che, al solito, è difficile riscontrare nella realtà e che nel mondo reale dipendono moltissimo dal computer di prova. Io ho usato un lettore USB 3.2 Gen 2, collegato via cavo USB-C all'host primario di un pc Windows con Intel i9. Per cui quei numeri valgono solo in questo contesto e devono essere presi qualitativamente. Nel vostro computer potrebbero differire, a secondo della vostra configurazione. Si tratta in ogni caso di prestazioni molto elevate, superiori a qualsiasi disco rigido meccanico e che rivaleggiano non solo con gli SSD tradizionali ma con i cugini SSD connessi direttamente al PCIExpress del computer. Di fatto condividono lo standard. Le schede CFExpress altro non sono che degli SSD di tipo M2 in formato 32x22mm dentro ad un involucro corazzato che ne smaltisce il calore e li protegge nell'uso. Sono per questo dispositivi che producono calore elevato. Pensate che l'SSD del mio desktop lavora "a riposo" a 64 °C ed è corazzato e ventilato a forza. Mentre un disco rigido meccanico normalmente lavora a temperatura appena di un paio di gradi superiori all'ambiente. Queste schede dentro alle nostre fotocamere lavorano a velocità comparabili ai migliori SSD ma vivono in un ambiente ristretto, spesso con temperature ambientali elevate e senza alcun tipo di ventilazione forzata ma devono smaltire il calore per mezzo del telaio della fotocamera. Detto questo, veniamo ai numeri. La nuova Lexar Diamond si conferma nei fatti la scheda più veloce che ci sia Lo è nei test sintetici con un valore medio equivalente tra scrittura e lettura che si attesta sul gigabyte al secondo (mille megabyte al secondo). Superando tutte le altre schede. Ma evidentemente questo valore non dice tutto, perché é nella gestione del buffer della Nikon Z9 che permette performance superiori. Sappiamo che la Nikon Z9 ha un buffer non particolarmente dimensionato che sfrutta però il doppio canale di scrittura sulle schede di memoria per avere sempre la capacità di registrare foto ad alta velocità. Voi leggete una capacità di 20 scatti teorici ma poi è il bilancio tra scatti memorizzati nel buffer e scatti scaricati dal buffer alla scheda di memoria che fa premio. Ecco che - usando il formato NEF più "sprecone" - la Lexar Diamond arriva ad oltre 4 secondi pieni di scatti a 20 frame al secondo prima di rallentare. Mentre con compressione TicoRAW ad efficienza elevata*, abbiamo un picco che per le altre schede è irraggiungibile. Praticamente il quadruplo degli scatti permessi dalla ProGrade Cobalt nelle medesime condizioni. Più livellata la prestazione con compressione massima, dove il valore è plafonato dalla raffica a 20 scatti al secondo della Nikon Z9. Ma io sospetto che se avessimo una ipotetica Nikon capaci di fare 30 o 40 scatti al secondo in NEF (la Z9 supera i 20 fps ma solo in jpg), leggeremmo delle differenze anche qui. Ho poi continuato con le mie valutazione scattando in continuo per 60 secondo anche ad esaurimento del buffer, riscontrando che tutte le schede permettono di continuare a scattare pur ad un rateo di raffica ridotto. Normalizzando questi valori ne sono venuti una raffica effettiva di 16.1 scatti al secondo per la Diamond - a compressione senza perdita - circa uno scatto al secondo in più della ProGrade Cobalt e uno e mezzo sulla Lexar Gold. La ProGrade Gold arranca in fondo con valori circa della metà rispetto alle migliori del quartetto. Questi numeri corrispondo a valori medi di capacità di scrittura che tengono conto della potenza del processore, del canale di comunicazione e dell'efficienza del buffer della Nikon Z9 in simbiosi con la scheda di memoria. Vedete qui qualche cosa che somiglia alla reale capacità di scrittura di queste schede quando usate a velocità che, nella realtà nessun fotografo sano di mente avrà mai bisogno di usare. Ma siamo in ambito di test e quindi per una volta ci sta. Un'ultima parola sulle temperature di esercizio. Della quattro la Diamond si è rilevata la più moderata sul piano termico, operando a pieno regime sui 32 °C, contro i 55 °C della ProGrade Cobalt. Conclusioni Ribadendo che al fotografo di tutti i giorni, queste misurazioni non dovrebbero levare mai il sonno, per chi usa la Nikon Z9 al limite velocistico superiore, credo che oggi si possa affermare che la miglior prestazione viene dalla Lexar Diamond, anche sulla rinomata ProGrade Cobalt. Ma questo ad un prezzo medio rilevato superiore in termini di Euro per Megabyte. La ProGrade Gold è il fanalino di coda per prestazioni ma costa relativamente poco. La Lexar Gold ha prestazioni di poco lontane dal top. Peccato però per la tendenza a fare da scaldino ... ADDENDUM Ho provato ad inventarmi uno "stress test" termico delle quattro schede usando come "sonda" la temperatura rilevata da CrystalDiskInfo. Il sistema è attendibile ma certamente non scientifico. Quindi prendete anche queste informazioni sul piano qualitativo. In pratica ho letto la temperatura a riposo, poi ho copiato sulla scheda la stessa cartella da circa 150 GB ed ho rilevato la temperatura finale che è via via aumentata durante la scrittura dei dati. a corredo dei numeri devo segnalare un comportamento lineare della Lexar Diamond e della Lexar Gold, a prescindere dalla temperatura di esercizio. Invece le due ProGrade quando hanno raggiunto una temperatura elevata hanno cominciato a mostrare un trasferimento dati seghettato con improvvisi cali di scrittura seguiti da un rapido ripristino. Ovviamente questa non è una condizione che nell'uso normale con la Nikon Z9 si possa replicare, salvo con il video 8K al massimo livello. Ma non parliamo di questioni trascurabili, visto il tema della dissipazione del calore generato dal sistema in via del tutto passiva.
  12. Scopo di questo articolo è illustrare le differenze di funzionalità e di risultati facendo macro a soggetti vivi - farfalle e libellule - con il MC 105/2.8S o il 100-400/4.5-5.6S. Presentiamo innanzi tutto i protagonisti: Come vedete, sono due lenti fisicamente molto diverse: meno di 700gr il 105 e poco più del doppio il 100-400, volume e dimensioni coerenti con la differenza di peso. A dire che il 100-400 è lente molto semplice da usare a mano libera ma il 105 lo è anche di più. Vedete anche più di un segno d’uso: questo test nasce da una esperienza "di campo" di molti mesi, fatta in ogni condizione. Tornando alle lenti, sono entrambe eccezionali, sotto ogni punto di vista. Ovviamente il MC 105/2.8S nasce per la macro, anche se ha una resa così splendida in termini di nitidezza, colori e sfocato da essere capace di fare benissimo qualsiasi altra cosa sia confacente ad un medio tele. Quindi, lasciatemi dire che gioca in casa. Z6II su MC 105/2.8S 1/160 f6.3 ISO 1600 - E' una delle prime immagini che ho ripreso con il 105, il 2/9/2021 - sul terrazzo di casa È più difficile dire per cosa nasca il 100-400/4.5-5.6S. Sul sito di Nikon USA, per presentarlo, ci sono fotografie di sport e di wildlife. Francamente, al minimo, avrei aggiunto anche qualche paesaggio. Insomma, per me resta valida la sintesi che ho usato nel 2018 quando ho scritto della mia esperienza sul campo con il suo predecessore, l’80-400/4.5-5.6 AFS VRII: “Quando la versatilità è importante”. Concetto che per questa nuova realizzazione, grazie al grande miglioramento della resa ottica, assume un significato nuovo in quanto, nel suo caso, la resa non è minimamente sacrificata alla versatilità (tornerò in argomento con un articolo che racconterà la mia esperienza a 360° con il 100-400 quanto prima). Z9 su 100-400/4.5-5.6@300mm 1/400 f5.6 ISO 100 - E' una delle prime immagini che ho ripreso con il 100-400, il 21/2/2022 - Norvegia. Come vedete, per me l'uso naturale del 100-400 è in situazione e per soggetti decisamente diversi dalla macro. Non di meno, molti appassionati della fotografia macro a soggetti vivi preferiscono usare lenti più lunghe del 105mm perché così facendo si possono garantire una più ampia distanza di lavoro conservando un buon rapporto di riproduzione. Sotto questo punto di vista il 100-400/4.5-5.6S è un vero campione in quanto mette a fuoco a meno di un metro (98cm a 400mm di focale; 75cm a 100mm di focale) e raggiunge un RR di 0.38x. Ma che significa? Non entrerò in analisi tecnico/teoriche, francamente non ne sono capace e qui su Nikonland abbiamo Silvio che è enormemente più preparato di me. Ma ve lo farò vedere. A 400mm e con il sensore ad 1mt tondo dal soggetto inquadra così (FX): Per dare qualche elemento utile, scattando questa fotografia il paraluce è a 66cm dal soggetto. Distanza che, a parità di rapporto di riproduzione - cioè dimensione del soggetto nella fotografia, potrei ulteriormente aumentare montando un tubo da 11mm, caso nel quale guadagnerei altri 9cm (perché? perché così facendo riduco il focus breathing aumentando la focale. Di solito lo si fa per poter mettere a fuoco più vicino, ma funziona anche in questo modo). Alla stessa distanza, se monto il 105MC ottengo questo (FX): Per dare un'idea, quel tubetto di crema solare è lungo 7.5cm. Per ottenere lo stesso RR con il 105MC mi devo avvicinare parecchio, riducendo la distanza tra soggetto e sensore a 44cm, che corrispondono a 22cm disponibili tra paraluce e soggetto. 22cm contro i 66 (o 75 con il tubetto) del 100-400/4.5-5.6S. Ovviamente, con il 105MC posso avvicinarmi ancora, fino ad arrivare al famoso 1:1 che il 100-400 non raggiunge. Ma con un soggetto vivo ed attivo è piuttosto difficile farlo. A questo punto credo sia chiara una prima discriminante: l’uso del 100-400/4.5-5.6S è preferibile a quello del MC 105/2.8S quando si debba stare lontani, avendo comunque un soggetto piuttosto ingrandito nel fotogramma. Ma per me non è tutto qui, quello è l’ovvio. Di fatto, c’è una ulteriore e secondo me anche più grande differenza. A 400mm abbiamo un angolo di campo di poco più di 6° mentre a 105mm siamo a oltre 23°. Questo significa che la scena inquadrata dietro al soggetto è enormemente più ampia e questo consente, a seconda del punto di vista, di avere mediamente sfondi meno presenti all’aumentare della lunghezza focale. Sottolineo mediamente: non significa che sempre a 105mm non si possano avere sfondi del tutto sfumati o che a 400mm non si possano avere ambientazioni ben rappresentate (beh, questo è molto più difficile). Ma, semplicemente, che con 400mm è semplice avere, anche in situazioni di "sfondo complicato" un risultato come questo: Z9 su 100-400/4.5-5.6@400mm 1/400 f8 ISO 64 Oppure fare fotografie così: Z9 su 100-400/4.5-5.6@400mm 1/2000 f11 ISO 4500 Mentre con il 105MC si fanno più semplicemente foto come questa (si, è la stessa coppietta di prima): Z9 su MC 105/2.8S 1/2000 f4 ISO 200 O questa, cercando i giusti riflessi sul corso d'acqua sopra il quale questa bellezza stava cacciando: Z9 su MC 105/2.8S 1/640 f5.6 ISO 64 Per meglio spiegare, di seguito lo stesso soggetto a pochi minuti di distanza e nella stessa posizione, giusto il tempo di cambiare lente: Z9 su MC 105/2.8S 1/1250 f2.8 ISO 72 Z9 su 100-400/4.5-5.6@400mm 1/640 f8 ISO 500 Più chiaro così? Non è solo la differenza di ingrandimento a rendere diverse queste due immagini, è soprattutto il diverso angolo di campo! Quindi, in assenza di vincoli legati alla timidezza del soggetto - che ci possono far preferire o addirittura rendere indispensabile l’uso del 100-400 - la scelta tra le due lenti è sostanzialmente una scelta artistica, che produce immagini ben diverse tra loro. Ovviamente, con un po' di attenzione - ed il soggetto giusto - è possibile ottenere uno sfondo perfettamente sfumato anche con il 105MC ed anche a diaframma molto chiuso. Ma possibile, sul campo, non significa probabile. Z9 su MC 105/2.8S 1/125 f16 ISO 200 In ogni caso, vedete bene che l’impronta delle due lenti, che caratterizza le immagini, è ben diversa. Poi, uscendo per un attimo dall’ambito artistico, ci dobbiamo dire che il 105MC è più nitido del 100-400. Cosa ovvia. Ma anche che diaframmando uno stop o poco più il 100-400 alla massima focale ed alla minima distanza di messa a fuoco è comunque nitidissimo. 100-400: Z9 su 100-400/4.5-5.6@400mm 1/800 f11 ISO 100 E ancora, non vuol dire che con il 105 non ci si possa avvicinare abbastanza: serve, però, di sicuro più pazienza ed “istinto del cacciatore” da parte del fotografo. Oltre ad un po’ di fortuna nel trovare soggetto e situazione giusta. Z9 su MC 105/2.8S 1/800 f5.6 ISO 500 Z9 su MC 105/2.8S 1/400 f4 ISO 90 Z9 su MC 105/2.8S 1/400 f16 ISO 1250 In sintesi quando scegliere uno e quando l’altro sul campo? È un fatto soggettivo e la scelta dipende molto dal risultato che si sta cercando. La mia esperienza d’uso mi porta a dire: 100-400/4.5-5.6S: - Quando non posso avvicinarmi e voglio un soggetto più grande. - Se lo sfondo è proprio brutto. - se…. ho quello e non il MC 105/2.8S ma voglio cimentarmi ugualmente nella macro. MC 105/2.8S: - Sempre Devo dire che, invariabilmente, preferisco il risultato fotografico complessivo che porto a casa con il 105MC e che, quindi, a chi persegue certi tipi di immagini non consiglierei di comprare il 100-400 pensando di usarlo prevalentemente per fare macro. Non è un caso se, in ambito macro, il 75% delle foto che ho fatto finora siano con il 105 e solo il 25% con il 100-400. Così come che, tra le svariate migliaia di foto fatte con il 100-400, solo una frazione sia in ambito macro. Ovviamente, altri fotografi possono avere altre opinioni o, più semplicemente, fotografare spesso soggetti non avvicinabili (o non avere la pazienza/voglia per farlo). Per loro, questo articolo dimostra gli ottimi risultati ottenibili con il 100-400 anche in ambito macro. Quindi: Horses for courses! Massimo Vignoli per Nikonland (c) 25/8/2022
  13. Unboxing e come è fatto Scatolone di trasporto enorme, appena consegnato dal corriere. Ma confezione Nikon compatta, dentro. Analoga a quella di 70-200/2.8 e 100-400. e il contenuto ne ricalca lo stile protezioni in spugna e cartone, un foglio di cellophane ed eccolo che viene fuori a corredo il solito, l'astuccio morbido, i manualetti. finalmente, eccolo qui, libero da impegni con il suo bel paraluce di fianco L'estetica è quella inaugurata lo scorso anno dal 105/2.8 S, con la ghiera di comando personalizzabile con finitura diamantata. Il collarino del treppiedi integra l'attacco di sicurezza kensington (qui c'è il tappino aperto), il piedino è identico a quello del 70-200/2.8 S e del 100-400mm. anche la S è come quella degli ultimi Superior in primo piano il grosso tappo anteriore da 95mm il paraluce invece mi ha subito colpito. E' una spanna sopra tutto quello che si è visto sinora, ad eccezione di quelli in carbonio dei supertele superprofessionali. Mi sembra migliore di quello del 800/6.3. E' robusto, ben dimensionato, gommato, si inserisce con una scatto secco senza incertezze. Anche il pulsante di sblocco/blocco mi sembra un filo migliore. i comandi sono i soliti. Funzione 1, Funzione 2, limitatore di messa a fuoco con step intermedio a 6 metri, Autofocus/Manual Focus. Memoria di messa a fuoco programmabile dall'utente con l'indice della mano destra. l'iscrizione sul bordo esterno superiore a contatto col paraluce la denominazione dettaglio del vetro d'ingresso. Trattamento leggermente verde nella mia luce ambiente. Si vede tutto l'interno fino al diaframma. sull'attenti marine ! Montato sulla sua compagna ideale, la Nikon Z9 ben equilibrato e proporzionato. Più "tozzo" del 70-200/2.8 quanto lo è il 100-400 ma non più impegnativo da maneggiare Come evidenziato in questa foto di gruppo : quattro cavalieri Nikon : da sinistra il Nikkor F 500/5.6 PF, poi il nuovo 400/4.5, il 100-400 e infine il 70-200/2.8 confronto con il 100-400. Due bestie differenti nell'aspetto e nelle attitudini. Come anche nelle potenzialità espressive. Sono alternativi, non sovrapposti, per usi diversi. Del resto uno è un fisso di categoria superiore, l'altro uno zoom 4x. qui invece vi mostro un dettaglio di confronto tra il paraluce (super-very-cheap) del 500/5.6 PF e quello (super-pro) del nuovo 400/4.5 *** Primi scatti e prime impressioni il ritratto di Sigrid nel mio studio (sotto vetro). Dà un'idea della forza di questo obiettivo confermata da questo controluce a 3 metri di distanza nel pieno sole di luglio con George non troppo disponibile a posare che preferisce restare in ombra (lui viene dalla Northumbria, che ne sapeva che avrebbe trovato 35 °C da queste parti ?) La motorizzazione dell'autofocus si avverte appena mentre scorre (io scatto sempre in silenzioso). La messa a fuoco veloce. Il VR fa il suo lavoro. Lo sfuocato mi sembra molto interessante. Naturalmente cercherò di metterlo alla prova ... ma l'entusiasmo, con le temperature previste nei prossimi giorni, non vince la tentazione di stare in casa col ventilatore sparato in faccia ... Ma come anticipavo nel titolo, hanno sempre ragione loro Avevamo tante aspettative su questo obiettivo, quando inserito lo scorso autunno in roadmap. L'annuncio a fine giugno ha un pò stemperato gli ardori, almeno per quanto mi riguarda e, a leggere, altri pareri, anche da parte di altri potenziali acquirenti. Un pò per il prezzo, pericolosamente simile a quello del 500/5.6 PF (che però è sul mercato da 5 anni, sconta il passato interesse per gli obiettivi da reflex e non incorpora né gli ultimi aumenti di listino né il calo dell'euro, né le previsioni di penuria di componenti di qui ai prossimi mesi ... o anni), un pò per le sovrapposizioni con altri obiettivi già in nostro possesso, tipo il 100-400 VR o il 70-200/2.8 che qualcuno pensa di farsi bastare duplicandolo 2x. Ma anche, forse soprattutto, per il timore che Nikon avesse giocato "al ribasso" per risparmiare sui costi di produzione, su soluzioni e scelte di materiali. Nulla di più sbagliato e basta vederlo dal vivo per capire che invece è un obiettivo di fascia realmente PREMIUM, messo dentro una "confezione" destinata agli zoom di fascia media, perché purtroppo le foto proposte di lancio di Nikon sono sempre un pò troppo artificiose e rendono gli obiettivi come se fossero finti, anziché reali strumenti fotografici costruiti con criterio con leghe speciali e vetri ancora più speciali. Insomma, giò ad un primo esame si vede che é fatto maledettamente bene. Il paraluce è un piccolo gioiello. Il dimensionamento è perfetto. Il baricentro "calibrato" alla perfezione. Il peso piuma si poco più di un chilo non fa pensare che si possa rompere a solo guardarlo ... anzi. ma guardando meglio lo schema ottico ci rendiamo anche conto di tante altre cose. Che Nikon nemmeno è capace di mettere in luce. Come se fossero timidi nel sottolineare i loro sforzi. Vincenti, come in questo caso mentre certa concorrenza per un chilogrammo propone obiettivi a diaframma fisso f/11 ... Ci hanno raccontato ai tempi del lancio delle prime famose mirrorless full-frame 8-9 anni fa che i nuovi schemi ottici favorivano le focali corte. Ebbene, era solo metà della storia e adesso ce ne accorgiamo. Se guardiamo lo schema del nuovo 400/4.5 notiamo due cose. Che davanti c'è un solo elemento grande in vetro ED mentre gli altri vetri pregiati sono concentrati al centro, in diametri molto più contenuti di quelli costosissimi due precedenti superteleobiettivi. Queste lenti sono quelle deputate a correggere i difetti ottici, come le aberrazioni cromatiche e il piano di proiezione dei tre colori primari. Sono in vetro Super ED che una volta Nikon usava solo sul mitico 200/2 VR. Con l'aggiunta per sovramercato di un elemento a bassissimo indice di rifrazione. Elementi più piccoli e leggeri, quindi meno costosi dei grossi diametri in vetro ED o addirittura in fluorite. E in più sono dove sta il baricentro dell'obiettivo, rendendolo così equilibrato ... tanto da stare in piedi poggiato sul piedino (che naturalmente io ho subito smontato perché superfluo). Tanto da rendere superfluo l'approccio che avevamo ipotizzato in principio, con un elemento Phase Fresnel come i precedenti 300 e 500 PF su attacco F. Continuando con lo schema, passati i gruppi di controllo dello stabilizzatore integrato e della messa a fuoco interna, ci sono le ultime lenti responsabili della telecentricità del percorso ottico che, grazie al grande attacco Z e alla possibilità di andare più vicini al sensore senza i problemi legati allo specchio, consentono di perfezionare le correzioni ottiche fino a consegnare al sensore la migliore immagine possibile con diametri crescenti quando invece con l'attacco F vedevamo gli ultimi gruppi molto distanti dal piano pellicola e con lentine minuscole. la prestazione ottica qui è sintetizzata dal grafico MTF che essendo simulato, lascerebbe il tempo che trova se non fosse che già da qualche scatto libero e senza impegno, la prestazione ottica si manifesta in tutta la sua prepotente eccellente qualità. Nulla di tutto questo sarebbe possibile senza l'attacco Z. Come scriviamo dal 2018, la vera ragione per passare a Z é impiegare le nuove soluzioni ottiche, non per sostituire le reflex con macchine senza specchio ... Infine - ma l'ho già evidenziato, c'è solo da ribadirlo - la costruzione. Che rende il pur pregiato Nikon F 500/5.6 PF un oggetto veramente "economico" e che non si discosta per nulla dal più grosso e prezioso 800mm. Il tutto in poco più di un chilogrammo liscio, liscio. Se è vero che una costruzione premium non è necessariamente influente sulla qualità d'immagine, è normale che questa crei aspettative in termini di prestazioni. Sommando le peculiarità dello schema ottico e i grafici MTF quasi del massimo livello di categoria, probabilmente il prezzo finisce per diventare un elemento di secondo piano. Certo elevato ma poi non così ingiustificato, considerando che sul mercato non esiste altro 400mm come questo (il Canon 400mm f/4 DO è di un'altra categoria, è a diffrazione ma soprattutto, costa oltre 6000 euro a pari garanzia). In sintesi estrema, se ad un fotografo è necessaria una focale fissa di 400mm che promette alte prestazioni, luminosità relativa elevata insieme ad uno sfuocato eccellente che, purtroppo - lo dico per esperienza - il 100-400, concepito per fare altro, non può dare, allora questo nuovo Nikkor Z 400mm f/4.5 diventa una scelta obbligata. Tanto più che pur con la Z9, non peserà su braccia e articolazioni anche dopo una giornata di uso intenso e in borsa occuperà lo spazio del 70-200/2.8 S, ma con una potenza doppia. Insomma, queste sono le mie prime, oneste impressioni. Nei prossimi giorni cercherò di dare un peso concreto a queste mie affermazioni che per il momento restano nell'aria in questo pomeriggio afoso ...
  14. Come da titolo cerco un binocolo da usare in escursione e/o viaggio: Leggero, decentemente robusto così da non dovermi preoccupare di portare doppie custodie. Ho dato uno sguardo al catalogo Nikon e la scelta è persino eccessiva, i prezzi mi sembrano contenuti, ma vorrei scegliere da subito quello giusto. La scelta del valore di ingrandimento/diametro pupilla è quella più difficile non avendone mai posseduto uno. Consigli o esperienze pratiche da condividere? Grazie a chi vorrà rispondere
  15. Consideriamo i binocoli Nikon serie Prostaff come gli entry-level tra quelli dotati di prismi a tetto. La mancanza di lenti ED li differenzia dai più pregiati Monarch ma le forme, grazie al design, sono pulite, lineari e compatte. Moderne. Le prestazioni sono comunque di buon livello e il rapporto prezzo/prestazioni molto interessante. Presentata lo scorso mese di giugno, la linea Prostaff adesso vede introdotti 8 nuovi modelli, declinati nelle classiche serie con lenti da 30 e 42mm e con ingrandimenti di 8 e 10x, divise in due linee, denominate P3 e P7, presumibilmente dipendenti dal numero di superfici trattate (3 e 7). i quattro binocoli disponibili nella linea Nikon Prostaff P7 e le caratteristiche tecniche principali. Si tratta essenzialmente di due linee di carrozzeria che condividono l'impostazione generale, cambiando, a parità di obiettivi, l'ingrandimento fisso. Il modello in prova è quello probabilmente più interessante, in quanto vanta già lenti da 42mm e mantiene un confortevole ingrandimento 8x. Il peso complessivo è di circa 600 grammi, le dimensioni non superano i 15x13cm. La luminosità è buona, la migliore del gruppo. la precedente linea Prostaff 7s, modello 8x42, equivalente per posizionamento, al nuovo modello in prova. I nuovi Prostaff P7 prendono il posto dei Prostaff 7s, usciti di catalogo ed in esaurimento presso la rete di vendita. COME E' FATTO rispetto ai precedenti Prostaff 7s il design si presenta più sobrio in generale, con i due scafi composti sostanzialmente da tronchi di cono in policarbonato iniettato di resina, rivestito da una superficie gommata ergonomica. Mancano le sagomature sinuose dei precedenti, il disegno si avvicina in questo molto di più ai Monarch. I prismi a tetto vantano un processo di alluminatura che ne consente una elevata luminosità e una relativa resistenza ai riflessi. i due semicorpi sono articolati da un ponte abbastanza esteso, mobile il giusto con la ghiera di messa a fuoco ben dimensionata. I paraluce sono ben fatti e consentono una visione senza occhiali di ottimo livello. Ma si tratta di un binocolo ottimo per l'uso anche con gli occhiali. In questo, il modello 8x42 si presenta più confortevole del 8x30, almeno nella mia esperienza con il mio Prostaff 7s 8x30. Infatti l'estrazione pupillare è la più elevata della serie. Teniamo conto che d'estate, oltre che per chi ha difetti di vista (come il sottoscritto) gli occhiali da sole saranno probabilmente ampiamente utilizzati. Quindi l'uso con gli occhiali non è mai da sottovalutare. E' scomodo fare leva e metti, dovendo intanto anche regolare eventuali tarature diottrica. che in questo modello é sull'oculare di destra, come d'uso nei Nikon, tramite un anello che è dotato di fermo. L'anello purtroppo non è totalmente zigrinato e la sua rotazione non è agevolissima. Il fermo è piuttosto duro da azionare ma in questo c'è la sicurezza che poi non si muoverà accidentalmente. il complesso, complici anche l'assenza delle solite scritte Nikon dorate, si presenta piuttosto sobrio. Con una texture ben disegnata che contribuisce alla presa sicura in mano anche senza usare le cinghie (io detesto ogni tipo di cinghietta). La tonalità è cangiante e va dal grigio medio al verde appena accennato. solo una scritta Nikon argentata sul frontale, le altre iscrizioni semi-invisibili. Nella foto sopra si vede il trattamento antiriflessi tendente al verde smeraldo con piccole sfumature magenta a seconda della luce. sopra é chiuso e sotto è completamente esteso. La regolazione della distanza interpupillare è molto agevole. Forse sin troppo. come lo è la regolazione di messa a fuoco, forse è solo il caso del mio modello in visione. Ma io preferisco di gran lunga che la ghiera di messa a fuoco sia dura e stabile, per non poterla muovere inavvertitamente durante l'uso. Ciononostante si mette a fuoco agevolmente. Lo ripeto, forse è solo il mio esemplare perché tutti gli altri Nikon che ho provato sinora, anche dopo anni, presentano un movimento con una resistenza adeguata. dettaglio dell'estensione del paraluce e l'anello per montare la cinghietta viste superiori. Solo la scritta P7 in bianco è evidente il resto è semplicemente in rilievo, non verniciato ma di fatto scompare in esterni. PRESTAZIONI OTTICHE Nell'uso ho riscontrato una gradevole assenza di distorsioni geometriche a tutti i livelli, come anche di vignettatura, pure in una giornata di sole pieno come in questo caso. La vista sul lago è completa, anche guardando ai bordi l'immagine. Sul piano delle aberrazioni cromatiche, pur presenti, queste sono da andare a cercare su linee tese e con forte differenza di luminosità, e solo un occhio allenato le può mettere riscontrare agevolmente. Questo nonostante i vetri usati non siano nobili prodotti di tipo ED. La curvatura di campo è quasi assente per quanto io riesca a vedere ad occhio nudo. In quanto ai difetti di coma, sottolineo quanto questo non possa essere considerato un binocolo astronomico, per nulla, ma le fonti di luce sono ragionevolmente puntiformi (se riuscite a stare abbastanza fermi da tenerle ben inquadrate). vista attraverso le lenti principali e dalla parte degli oculari. Assenza di riflessi importanti, tonalità di verde del trattamento confermata anche sul campo. sui difetti ottici mi fermerei qui, sapete come la penso. Un binocolo non produce fotografie, vi fa godere il mondo che avete di fronte con gli occhi. Ed ognuno di noi, volente o nolente ha difetti di vista. Possiamo anche sottoporre un binocolo ai test di laboratorio più severi ma se poi i nostri occhi non sono in grado di distinguere dettagli molto fini o non sono sensibili a certe raffinatezze, sarà difficile andare oltre quello che vediamo ... COME VA SUL CAMPO al netto della relativa difficoltà nel regolare tenendo gli occhi negli oculari la correzione diottrica e la relativa "mollezza" della messa a fuoco e della meccanica in generale, che io ritengo essere limitata al sample in prova, questo binocolo va molto bene, specie se consideriamo il prezzo allineato a questa fascia di binocoli ed inferiore ai 300 euro. Non è un oggetto di lusso, non lo è nell'aspetto e nelle finiture ma in termini di prestazioni non lo si rimpiange. L'immagine è netta, nitida, materica. Si nota una resa più tridimensionale di altri binocoli che ho provato, più soggetti ad un forte schiacciamento dell'immagine. Rispetto al mio 8x30 della generazione precedente la differenza - a vantaggio di questo P7 - è abbastanza immediata e ci vuole poco per convincersi che sono stati fatti dei passi avanti. Che sia lo schema ottico, il trattamento o i materiali usati, l'immagine è più convincente. Viene voglia di usarlo ed è divertente riuscire a distinguere dettagli invisibili anche a lunga distanza. Mi ha particolarmente convinto l'immagine della luna piena alle 04:00 del mattino ma specialmente riuscire ad individuare gli aerei in volo dalle scie di condensazione appena rischiarate dalle luci intermittenti di navigazione. L'aereo, quasi invisibile ad occhio nudo per la quota di volo, diventa a portata d'occhio, pur nel buio della notte. Ma è in tutte le occasioni che questo binocolo si distingue per le qualità della sua immagine. Appena regolato, i dettagli riempiono l'intera visuale. Quasi dispiace che il campo inquadrato non sia superiore. Ma questo taglio è un compromesso tra osservazione e scoperta ed è corretto che sia così. lato oculari e iscrizioni sulla ghiera di messa a fuoco ancora un dettaglio della regolazione diottrica con il suo fermo oculare e paraluce paraluce estesi a confronto con il mio piccoletto. I vantaggi del piccolo sono evidenti ma così anche la scomodità d'uso nella pratica. Si nota anche il diverso stile, completamente cambiato tra le due generazioni di binocoli di classe comunque omogenea. sovrapposti, la differenza tra le lenti è tutta a vantaggio del P7 8x42. ancora un dettaglio degli oculari e dei riflessi del trattamento superficiale. CONCLUSIONI Nikon con questa nuova serie ha scelto, per l'estetica, di seguire l'understatement già tracciato con le serie superiori e i top di gamma. E' un Nikon ma per capirlo bisogna guardare da vicino. I precedenti Prostaff, con le loro scritte dorate invece te lo gridano da lontano. Poco male perché sul piano ottico, che è quello più importante, non ci sono arretramenti. L'immagine, anche avendo a mente quella del più pregiato M7 8x42 che ho provato di recente, non è così in ritirata, nonostante il costo di questo P7 sia notevolmente più conveniente. Anzi, devo dire che non considerando io come "definitivi" e "per una vita" i binocoli ma come strumenti da uso continuo, ed avendo io svariati difetti di vista che non valorizzano per forza di cose, i modelli più sofisticati, tendo a preferire le soluzioni ragionevoli sul piano del rapporto prezzo/prestazioni. Ci sono sul mercato binocoli 8x42 da 1000-1500 e più euro. Sono certamente oggetti prestazionali e con meccaniche a tutta prova ma in fondo bisogna sempre avere ben in mente cosa ci serve e per farci cosa. Se avete bisogno di un binocolo generico, buono praticamente per tutto, senza particolari limitazioni, dal prezzo interessante (ho visto street-price intorno ai 280 euro, forse anche qualche cosa meno), potreste anche fermarvi qui. Forse buttare l'occhio su un modello da 2.800 euro sulle prime non vi renderebbe palese dove sia tutta questa differenza. E' un pò come era nell'hi-fi, per avere piccole migliorie in termini di pura esperienza di ascolto, i costi lievitavano di un fattore 10. Probabilmente è così anche con i binocoli. Quindi promosso ? Si, avuta conferma che il movimento della meccanica nei modelli commerciali offre più resistenza all'uso, come piace a me.
  16. Io adoro i forti ingrandimenti e le lenti importanti. Ma qualche volta è necessario avere per le mani un apparecchio compatto e leggero. Il mio Monarch 10x56 è fantastico ma è grosso e pesa più di un chilo. Alla ricerca di un modello più compatto e dal buon rapporto prezzo prestazioni mi sono studiato la linea dei Prostaff, binocoli caratterizzati da design moderno e funzionale, sfruttando le potenzialità offerte dai prismi a tetto, e dal prezzo abbordabile. qui a confronto con il mio Monarch 10x56 già oggetto di prova su queste pagine qui il corpo è in policarbonato rinforzato in fibra (anziché in metallo). I copriobiettivi sono staccati. Ma per il resto l'impostazione è simile in rilievo le specifiche, dorate riportate davanti e dietro dove c'è anche l'ingrandimento e l'angolo di campo apparente vista lago lato obiettivo e oculare dove possiamo vedere la pupilla e il complesso delle superfici riflettenti interne. qui invece in primo piano il meccanismo di snodo per cercare il miglior confort di visuale a seconda della distanza tra i propri occhi. I punti luce illuminati di verde ci dicono qualche cosa del trattamento superficiale ma ancora di più della composizione dello schema ottico che non fa uso, come nella serie Monarch, di lenti ED. il corpo è rivestito di superfici texturizzate a prova di scivolo. Maneggevole e compatto, sta benissimo in mano. Pesa poco più di quattro etti e trova posto in qualsiasi borsa o zaino. le caratteristiche prese dal sito Nikon Imaging. L'estrazione pupillare è un filo meno dell'ideale. Ed infatti nell'uso con gli occhiali si nota. Rimarco comunque le dimensioni di 12x12 cm per 5 di profondità e il peso di 415 grammi. Il campo visivo è un filo contenuto come confermato dalla visione a 1.000 metri, di 114 metri, più simile a quella di un 10x che di un 8x. nell'osservazione a distanza, questo si avvicina all'inquadratura permessa da un 300mm in fotografia a 35mm. Mi è arrivato nella classica scatola dei binocoli Nikon acquistato su Amazon, è Nital con garanzia regolare di 10 anni. l'intero contenuto più i manuali non vi spaventate di queste riprese di studio che lo fanno sembrare enorme, è piccolissimo. come confermato in questa immagine che lo vede davanti ad un Monarch M7 8x42 con in fondo il Monarch 10x56. qui le cose ridiventano "normali", con i paraluce estesi. Notare la dimensione generosa della ghiera di messa a fuoco. qui in dettaglio, in evidenza anche la regolazione diottrica, sull'oculare destro. qui ripresa da sotto Made in China ma comunque con matricola regolare. i copriobiettivi. Gli unici elementi insieme alla mascherina coprioculari, chiaramente "cheap". COME VA ? Ho detto che è compatto e leggero ? Beh, lo ripeto, è compatto e leggero. Ma è anche robusto, sembra un bull-dog. In mano sta benissimo nonostante la taglia minuscola. Si regola al volo sia per quanto riguarda la distanza interpupillare che per la messa a fuoco. E' effettivamente un pò ridotta l'estrazione pupillare. Tutto sommato, regolata la correzione diottrica, mi sono trovato meglio senza occhiali. Ma con i paraluce ritratti anche con gli occhiali - da sole o da vista - si usa bene. La messa a fuoco è fluida e decisa. Io riesco a seguire bene anche persone in movimento. Persino i miei cani se non corrono. Tutto sommato non è uno di quegli oggetti che ti fanno guardare male dai passanti, nessuno ha minacciato di chiamare la polizia mentre lo usavo sul lungo lago. PRESTAZIONI Nonostante gli obiettivi da 30mm - minuscoli effettivamente - la luminosità relativa è buona. Però sconsiglierei di prendere il modello 10x. Evidentemente il trattamento delle superfici riflettenti dei prismi è funzionale. Per avere di meglio si deve necessariamente optare per un modello con lenti più grandi. In termini di correzioni ottiche, le aberrazioni cromatiche si notano ma andandosele a cercare. Sono sottolineature verdi o magenta a seconda della caduta di luce. Ottima la risposta ai riflessi. Non ho notato alcuna vignettatura, quello che temevo come punto debole visti i 30mm. La messa a fuoco minima è di poco più di 150 cm. Che potrebbe essere utile in qualche circostanza, anche se io vedo i binocoli strumenti per vedere almeno a qualche decina di metri. Abbastanza evidente una distorsione a cuscinetto, spostandosi verso la tre quarti dell'immagine, da entrambi i lati. Nel complesso però - vista la destinazione di un binocolo di questa classe, pagato 164 euro - la visione mi pare senza pecche. Eccellente l'acuità che permette di leggere quanto i vostri occhi vi permettono di distinguere a seconda della distanza. Al centro l'immagine è nitidissima e materica. Permane l'effetto di stacco dallo sfondo del piano di messa a fuoco, tipico di tutta questa classe di binocoli, che rende la visione da effetto wow ma un filo bidimensionale per lo schiacciamento degli oggetti. CONCLUSIONI Mi aspettavo di peggio. Anzi, non sapevo cosa aspettarmi. Ma nella realtà credo che questo sia uno dei miei migliori acquisti di materiale Nikon degli ultimi anni. Con questi soldi non si compra nessun obiettivo, qui abbiamo un bel binocolo impermeabile, ben costruito, leggero, compatto, prestazionale, poco costoso, facilissimo da usare e che non richiede alcun accorgimento per sfruttarlo al meglio. Facilmente mi seguirà più dei suoi fratelli più potenti, per il pregio di sapersi nascondere nella borsa o nello zainetto. Se devo trovare il pelo nell'uovo, veramente (perché la qualità un pò economica dei coprioculari e copriobiettivi o della cinghietta mi sembrano peccatucci veniali) è l'angolo di campo un pò ridotto. Per il resto credo che per avere di meglio si debba salire di prezzo a livelli tali che forse non vale la pena spendere per un semplice 8x30 da "appoggio". Intanto che provavo questo binocolo di cui sono assolutamente soddisfatto, mi informano dalla regia che è uscita la nuova linea Prostaff P7 di cui abbiamo dato notizia in questi giorni. Le caratteristiche del modello 8x30 sono simili ma ... il campo visivo è nettamente superiore (8.7° e 152 metri contro 6.5° e 115 metri) a costo di dimensioni e peso leggermente superiore. Ne proveremo uno se sarà disponibile per vedere come Nikon è riuscita a migliorare un progetto già di livello estremamente interessante. se non vi basta un Prostaff 7s, Nikon vi propone un Monarch M7, qui in versione 8x42 e lenti ED. E' bello poter scegliere tra oggetti di questo livello.
  17. Chi non lo sa, alzi la mano: ma guardandosi intorno si ritroverà da solo, perchè tutti lo sanno che la Targa Florio è la corsa più antica del mondo e disputata per più edizioni consecutive, più di Le Mans, di Indianapolis e di qualsiasi altra competizione motoristica della Terra. Nata nel 1906 come banco di prova motoristico della Novelle Vague palermitana, sotto l'egida del rampollo della più famosa famiglia di imprenditori del nostro Paese di allora, Vincenzo Florio, inaugurò la serie delle gare di velocità su strada che per lungo tempo, fino al secondo dopoguerra, ebbero cassa di risonanza ben più ampia di quelle su pista, ne più ne meno come la concorrente Mille Miglia, però di un ventennio più giovane. Si correva su un percorso che definire stradale nel 1906 sarebbe un bell'eufemismo, perchè si articolava per ben 148km fra i paesi e le trazzere dell'entroterra madonita siciliano, trasformandosi, decennio dopo decennio in un tracciato sempre più compatto e definito, nonchè finalmente anche qua e la, asfaltato, fino alla sua ultima versione del Piccolo Circuito di 72km da ripetersi per ben otto volte: come avvenne fino all'ultima edizione di velocità, quella del 1977, dopo la quale la Federazione Internazionale bandì per sempre le competizioni di velocità su strada, funestate da troppi incidenti, anche mortali. Per non perdere la sua anzianità e il primato, la Targa Florio si trasformò in un rally, grazie alla brillante idea scaturita dalle menti e dalla collaborazione di un gruppo di amici che facevano capo all' AC di Palermo, tra i quali anche mio padre, Vicio Aquila, che ne divenne il Direttore di Gara, contribuendone al rilancio culminante con la partecipazione al Campionato europeo rally, che comprendeva tracciati blasonati come quello di Montecarlo, di Sanremo, dell' Akropolis, e del Tour de Corse, con la partecipazione delle Squadre Corsa ufficiali dei marchi e dei piloti più importanti di quei rallies, principalmente Lancia, Audi, Peugeot, Opel e via dicendo. Oggi si corre la 106^ edizione della Targa Florio e non è certo l'epoca di quei trionfi di organizzazione e disponibilità di percorsi. In una veste più dimessa, ma pur sempre con l'allure che si merita, oggi la sua validità si limita ai Campionati italiani rallies e delle auto storiche, ma attira sempre una gran massa di piloti (in questa edizione più di duecento). E con il Nikkor Z 100-400 sono andato, a testarlo anche contro le intemperie che il forte vento di scirocco preannunziava da giorni: una giornata intera sotto la pioggia mi ha consentito di definire la sua resistenza oltre alle qualità di ripresa già ben note e decantate sulle pagine di Nikonland. Il giudizio finale lo potrete tracciare voi, anche dopo aver visto di cosa sia capace, pur se al servizio della semplice Nikon Z50, in attesa di provarlo sulla Z9 in arrivo. i bolidi del passato, dalle Lancia, Ferrari, Porsche ed Alfa Romeo hanno ceduto oggi il passo (nel rispetto dei regolamenti attuali) a marchi come Skoda, Citroen, Hyundai, Suzuki e qualche Volkswagen, a cercare di suscitare negli spettatori una parvenza delle sensazioni che il motore di una Lancia 037 o di un motore Abarth un tempo suscitava, ma siccome siamo appassionati di tutto ciò che da sotto un cofano possa trasmettersi all'asfalto attraverso la trazione di un motore a combustione (= gran casino) ce le facciamo bastare... che sia drift, se l'asfalto è asciutto, o controsterzo sul bagnato, ciò che conta è il movimento e la dinamica che una quattro ruote DEVE dimostrare ( bastano gli schizzi da un passaruota? ) cosa credevate...che la Nikon Z50 servisse solo a scattare al tramonto sulla spiaggia...? o che un equipaggio tutto femminile non sia in grado di iniziare la esse su tre ruote? essendo stata annullata la P.S. delle autostoriche per la bufera di acqua scatenatasi alle 15, il passaggio successivo è iniziato alle 18,10 mettendomi nella condizione di switchare dai primi scatti con tempi di otturazione mediamente veloci, fino a quelli nei quali ho dovuto scattare fino al 1/160" che, data la vicinanza al soggetto non era di certo l'opzione migliore per realizzare ciò che avevo in mente di ottenere, pur se con una buona quantità di scatti, secondo me, efficaci... quando si dice una equipe ben assortita... fino ad arrivare ad orari ben oltre il tramonto del sole (peraltro in perfetto controluce diretto) che ha dato ulteriore corpo a questa giornata di fotografie anche con le macchinine dell'autoscontro, come sembrano queste suzukine Swift... e un gran piacere nell'incontrare vecchi amici, piloti e giornalisti che si ricordano ancora di Vicio Aquila e lo ricordano anche a me... Si certamente: il Nikon Nikkor Z 100-400mm f/4,5-5,6S VR ha superato anche la prova dell'acqua e dello scirocco siciliano, quello che fa piovere la sabbia del Sahara Ve lo consiglio caldamente... Max Aquila photo (C) per Nikonland 2022
  18. Nel catalogo di obbiettivi per le nostre Z ci sono ormai numerosi zoom transtandard, di varia luminosità e qualità costruttiva differenziata. Con la luminosità costante f4, una importante via di mezzo tra f2.8 delle proposte più luminose e l'apertura variabile del 24-200 ne abbiamo due: il 24-70/4S, la prima lente uscita in kit con le primigenie Z6 e Z7 che ho posseduto ed usato con soddisfazione fino a pochi mesi fa, ed ora il 24-120/4S, oggetto di questo articolo. Max e Silvio, in diversi occasioni, hanno avuto modo di parlarne. Aggiungo ora la mia voce alla loro. Z9 su 24-120/4S @34mm 1/125 f8 ISO 64 La domanda che ha in mente chi legge un test è sempre la stessa: come va? Rispondere, come spesso è accaduto nei precedenti test di lenti Z, è piuttosto semplice: va molto bene, praticamente ha solo un difetto - un po' di vignettatura - con il quale è piuttosto semplice convivere visto che è il difetto ottico più semplice da correggere via SW. Detto questo, secondo me ne ha comunque un pochino meno del 24-70/4. Ne vedremo più avanti alcuni esempi. Cosa aggiunge all'articolato ventaglio di zoom transtandard precedentemente menzionato? In sintesi, una notevolissima versatilità data dal range di focali, che non viene "pagata" con apprezzabili compromessi ottici: la lente va bene a tutte le focali ed a tutte le aperture. Ovviamente migliora chiusa uno stop, sia in termini di vignettatura sia di nitidezza, fino ai bordi/angoli più estremi. Al centro, ed ovunque esclusi gli angoli, sostanzialmente a f5.6 raggiunge il massimo. Chiudendola ancora uno stop - f8 - migliora ancora un pochino gli angoli, e la vignettatura sostanzialmente sparisce. Nella pratica, f8 ed f11 sono uguali a da f16 inizia vedersi un po' di diffrazione (ma non preoccupatevi, fino ad f16 non è un problema ad elevato impatto: quel diaframma si può usare ogni volta che serve!). Ma non capite male: se non siete in cerca di profondità di campo, è usabilissima anche a tutta apertura, garantendo apprezzabili stacco dello sfondo e sfocato - ovviamente non cremoso come lenti f1.4! Continuando con i difetti, non ho eseguito test sulla distorsione ma, ad occhio e con soggetti "normali" (non ho fotografato al mare o in città), non mi sembra un grande problema - direi che è in linea con il tipo di realizzazione (esiste come in tutti gli zoom di questo range, ma si corregge con il SW). A me, in sintesi, piace molto ed è diventato un elemento stabile del mio corredo, praticamente venendo con me, da quando lo ho, in tutte le uscite nelle quali ho portato la Z6II (o la Z9 ). Un vero record da questo punto di vista! In particolare per me, che non sono mai stato un amante di questo tipo di lenti preferendo la coppia formata da zoom grandangolare e zoom tele.... con niente in mezzo. Ma quella scelta era dettata dalla necessità in quanto, prima di questa (e prima del 24-70/4S), non avevo ancora trovato una soluzione dalle giuste prestazioni nel giusto peso ed ingombro. Z6II su 24-120/4S @28mm 1/125 f16 ISO 100 Z6II su 24-120/4S @85mm 1/320 f11 ISO 100 Lo trovo utilissimo nelle escursioni in montagna come vedete qui sopra, in due scatti presi a pochissima distanza di spazio e di tempo uno dall'altro, fotografando paesaggi ed in generale natura. È anche molto a suo agio nel reportage, proprio per la versatilità data dalle focali disponibili e dalla luminosità che, in combinazione con la stabilizzazione sul sensore (questa lente non ha un proprio stabilizzatore), non obbliga ad alzare troppo gli ISO. Z9 su 24-120/4S @24mm 1/100 f16 ISO 64 Z6II su 24-120/4S @34mm 1/160 f16 ISO 100 Z9 su 24-120/4S @27mm 1/1000 f16 ISO 64 E credo sarà molto a suo agio anche in vacanza, ma per questo devo aspettare ancora un po'! Altre caratteristiche decisamente interessanti sono un autofocus molto veloce, lo definirei sostanzialmente istantaneo, e la capacità di mettere a fuoco molto da vicino, cosa che "aiutata" da una lente diottrica (qui la Canon 500D) ci porta ad aumentare ancora la versatilità della lente, considerata la notevole qualità ottenibile. Z6II su 24-120/4S @24mm 1/500 f8 ISO 100 - Canon 500D e Godox AD100Pro Z6II su 24-120/4S @76mm 1/200 f5.6 ISO 50 - Canon 500D e Godox AD100Pro Aggiungo anche costruzione di buon livello, nello stile Z, abbinata ed un peso contenuto sia rispetto alle precedenti realizzazioni F di pari focale (630gr vs 845gr - 710gr+135gr di FTZ) sia rispetto al 24-70/S (630gr vs 500gr). Ed una apprezzabilissima resistenza al flare, anche con il sole forte nell'inquadratura. Che peraltro rende con un bellissimo effetto stella grazie alle lamelle del diaframma. Z9 su 24-120/4S @24mm 1/200 f16 ISO 64 Ma perché è così meglio del 24-7074S? per almeno tre motivi, tutti per me sono stati decisamente rilevanti nella decisione di sostituirlo con questo. Il primo è la disponibilità di quei mm tra 70 e 120. La differenza non è piccola, in quanto le focali 80-100mm sono quelle che preferisco per certi tipi di viste in montagna. Ma lo si vede molto bene fotogrando un po' di tutto, sia per la differenza di prospettiva e compressione dei piani sia per il molto più banale ragionamento sul campo inquadrato, che a 120mm è poco più di 1/4 di quello inquadrabile a 70mm (e volendo raggiungerlo con il crop il file della Z6II passerebbe da 24 a circa 7 mpix!). Z6II su 24-120/4S @120mm 1/1250 f8 ISO 100 Il secondo e più importante è che questa comodità non si paga con cadute di prestazioni, il 24-120/4S è semplicemente una lente migliore - non molto migliore ma migliore - del 24-70/4S nelle focali equivalenti (almeno della copia che ne avevo io confrontata a questa copia del 24-120/4S). E soprattutto conserva la qualità dei 70mm fino ai 120mm senza particolari cedimenti, anche su corpi risolventi come la Z9. Z9 su 24-120/4S @120mm 1/500 f13 ISO 64 Z9 su 24-120/4S @24mm 1/100 f16 ISO 64 Il terzo è che meccanicamente è decisamente meglio costruito e mi sembra decisamente più in grado di seguirmi nelle mie avventure. In più, piccolo plus ma comunque un plus, ha filettatura standard da 77mm e quindi può fare coppia perfetta con il 70-200 od il 100-400. Z9 su 24-120/4S @120mm 1/100 f8 ISO 64 Quindi, per me, è promosso a pieni voti! Massimo Vignoli per Nikonland (c) 20/03/2022
  19. Può capitare di avere una lente troppo lunga, perché si è finiti per arrivare troppo vicini o perché si vorrebbe raccontare meglio la scena che si ha davanti. A volte si risolve semplicemente montando una lente di focale più corta ma non sempre è un'opzione, in quanto facendolo si finirebbe per rinunciare alla compressione dei piani che solo un teleobbiettivo riesce a dare o, finendo nel mondo dei grandangolari, ad enfatizzare un primo piano non interessante. Oppure si può essere in difficoltà a cambiare lente per via del tempo che occorre per farlo, o perché non la si ha o.... E allora? Allora si può ricorrere ad un trucco facile facile: scattare intorno al soggetto e poi incollare le foto come un qualsiasi panorama. Il titolo di questo articolo è in inglese perché a me lo insegnò Ashley, un fotografo di Seattle. Lui era letteralmente cintura nera di questa pratica e lo faceva anche con il 500/4. Io non mi sono mai avventurato a provarci con focali così lunghe, ma lo scorso febbraio mi sono trovato nella situazione dove un trucco del genere fa molto comodo. Fortunatamente mi è venuto in mente di provare! In breve, questa è la fotografia che potevo fare alla focale più corta della lente che avevo montato sulla Z9: Z9 su 100-400/4.5-5.6@100mm 1/100 f16 ISO 360 Non è male come immagine, ma non ha il respiro della scena. Manca della maestosità del paesaggio nella sua interezza. Ma come detto mi sono ricordato del trucco di Ashley, ed ho fatto anche queste: C'è un'unica cosa importante da fare: bloccare i dati di scatto attraverso la serie di immagini. Mettere cioè in manual focus dopo avere focheggiato sul soggetto ed usare per tutti gli scatti gli stessi tempi e diaframmi. Sarebbe ideale anche gli stessi ISO. Ma qui non è determinante, e nonostante il fatto che mi fossi dimenticato di essere in ISO Auto, le immagini vanno da 220 a 320 ISO, questo non ha impattato il risultato finale. E poi? beh, facile. Si selezionano tutte e si usa l'apposito comando "Stitch in panorama": Il mio Mac ci ha pensato su una ventina di secondi ed eccoci qui. Insomma, potevo essere più preciso, ma non è così importante, basta stare larghi e sovrapporre abbondantemente gli scatti (almeno un 30%). Già la figata è che non è necessario essere particolarmente precisi, io ero a mano libera. Poi si croppano i bordi seghettati. In casi come questi si può ricostruire l'angolino con il timbro clone. Come vedete Capture One produce un file DNG, che è quindi sviluppabile in modo completo, come il NEF originale. COne provvede anche a livellare l'esposizione attraverso i diversi ISO!!! Ovviamente, oltre ad aver realizzato l'immagine che volevo, c'è un ulteriore effetto interessante: incollando questi 8 fotogrammi scattati con i 45mpix della Z9 ho prodotto, una volta rifilato, un bellissimo file 16:9 che misura 17.335x9751 pixel e cioè 169Mpix. Un file stampabile in qualità fotografica a dimensioni impressionanti!!! Che manca? Sistemare il bilanciamento del bianco e regolare luci e contrasto con una bella luma curve: Ed abbiamo questo. Meglio dello scatto singolo? Per me si, ovviamente si può essere d'accordo come no, è una questione di gusti. Ma la seconda immagine, senza questo trucco, non sarebbe esistita. Massimo Vignoli per Nikonland (c) 27/3/2022.
  20. La tecnologia dei sensori digitali continua a progredire, tutti sappiamo da presentazioni ed anteprime delle innovative qualità del sensore della Z9 che le consentono raffiche decisamente rapide - 20, 30 o 120FPS a seconda delle modalità operative scelte. Così come sappiamo che quella velocità di lettura dei dati dal sensore ha consentito di mettere nel cassetto dei ricordi oltre allo specchio, come tutte le mirrorless ovviamente, anche l'otturatore meccanico. Nikon è stata la prima a riuscirci ed è una conquista epocale. Il tutto è accompagnato da un autofocus estremamente performante, un vero e proprio benchmark con il quale tutto il mercato dovrà confrontarsi negli anni a venire. Ma c'è un'aspetto che non ero ancora riuscito a valutare e cioè come i suoi tanti megapixel - 45 - potessero coniugarsi con le riprese ad alti ISO, a cui le ultime ammiraglie Nikon - D5 e D6, ma dalla D3 in avanti il trend è stato questo - ci hanno abituato. Ho quindi accolto con enorme interesse la possibilità di regolare il primo file NEF della Z9 che mi è capitato tra le mani, per il quale ovviamente occorre ringraziare il nostro Mauro. Purtroppo il mio software preferito - Capture One 21 - non è ancora stato aggiornato con i profili dedicati e, quindi, ho dovuto transitare dal convertitore DNG di Adobe. Questa premessa per dire che i risultati a regime, con il giusto profilo, saranno sicuramente migliori di questo, sotto tutti gli aspetti, colore e rumore compresi. Ma quello che ho riscontrato è decisamente interessante, ho quindi voluto condividerlo con voi senza attendere oltre. Occorre, però, fare un'altra premessa: La Z9 è un'ammiraglia Nikon. La sua destinazione sono mani ed occhi esperti, in ripresa ma anche sul sw preferito. E' ovvio, quindi, che per ottenere il massimo da lei si debba essere nella condizione di saper fare la propria parte. Non parlo di "scienza dei razzi", per fare quanto vi mostrerò ho impiegato giusto un paio di minuti. Ma andiamo con ordine, l'immagine in questione ha come soggetto questo bellissimo cane. E' stata scattata a 10.000ISO e con tempo di scatto 1/1000 di secondo perché, evidentemente, non sta granché fermo. La luce è pessima, poco contrasto e nessuna modellazione del soggetto. Ho quindi aggiunto contrasto con curve e livelli e, era piuttosto "opaca". Ma questa è nella sostanza la stessa luce nella quale spesso mi trovo a lavorare nel bosco, al mattino presto. In ogni caso quella dove si finisce per usare ISO a 5 cifre, che quando c'è il sole - o la luce flash - non servono. Qui vedete le regolazioni impostate con i normali default di Capture One, alle quali ho aggiunto un pizzico di chiarezza e di struttura. Niente di custom, insomma. Il file non sembra così bello, vero? Già: approccio sbagliato. I file ad alti ISO non si regolano in questo modo. Infatti, quando regolo file ad alti ISO - anche quelli della D5, non applico MAI queste impostazioni in modo indifferenziato su tutto il fotogramma. E' proprio l'ABC, anche se spessissimo mi accorgo che non tutti lo fanno. Alcuni non lo sanno, altri pensano sia complicato.... Ma di sicuro l'utilizzatore tipo di un'ammiraglia lo dovrebbe sapere. Perché il risultato è radicalmente diverso. Quindi, come si regola? Così: Lo sfondo, un livello per il soggetto ("Muso") ed uno per la parte priva di dettaglio perché fuori fuoco ("Rumore"). Su tutto il fotogramma applico un poco di nitidezza, circa metà del default, con ampia soglia per automaticamente restringerne l'applicazione alle parti con più dettaglio. Anche un po' di riduzione del rumore di luminanza, ma elevando il valore dello slider "Dettagli" per preservarli. E molto molto meno riduzione del rumore cromatico rispetto al default: nel file della Z9 è pochissimo. Vedete che quella bellissima sfumatura di colore intorno agli occhi nel secondo file è rimasta. Nel primo era obliterata dalla riduzione del rumore. E poi, prendendo un pennello molto morbido e sfumato e faccio una maschera grossolana, evidenziata in rosso, delle zone che hanno dettaglio, così: Alle quali applico ancora nitidezza, con un raggio più piccolo ed una soglia "normale". Oltre al pizzico di Chiarezza e Struttura. Questo mi consente di valorizzare il dettaglio dove è presente. La quantità è a 200 sia perché l'effetto di un raggio così fine è inferiore sia perchè la maschera non è completamene opaca. Il complessivo quantitativo è sostanzialmente lo stesso del default. Ma applicato in modo intelligente. E poi? Poi il secondo livello, quello del rumore: La maschera non è rifatta, ho semplicemente detto al software di prendere quella del muso ed invertirla. E vedete, qui non ho regolato nel complesso la riduzione del rumore. Già: fuori fuoco non ci sono particolari dettagli significativi ed il poco che serviva lo fa la nitidezza lasciata sul livello "sfondo". Risultato? questi sono 2 crop a pixel reali, compressi all'80% Sul mio schermo 4K, equivalgono a guardare col lentino una stampa di 130cm di lato lungo a 160DPI. Sul vostro l'ingrandimento, in dipendenza del pixel pitch, può essere diverso. In ogni caso ricordatevi di farci sopra un click per vederla al 100%. Che dire? Ovvio, per pixel i file della D5 sono più puliti. Ci mancherebbe, sono meno della metà e quindi ricevono per ciascuno più del doppio di luce. Ma questi sono molti di più, hanno una "grana" straordinariamente piccola e, regolati in maniera adeguata, sfornano un file perfetto anche per stampe grandissime e ricche di dettaglio e con pochissimo rumore, con un lavoro di pochi minuti. Anche a 10.000ISO. Anche nelle aree più scure del fotogramma. Spero sia di interesse, io l'ho scritto per dare ai Nikonlander qualche elemento di sostanza prima dell'arrivo su Youtube dei molti video girati da chi, spesso senza sapere cosa farci con una macchina fotografica, disserterà del rumore dei file della Z9. Ah, dimenticavo la sintesi: indovinate? un altro tassello fondamentale che troviamo al posto giusto! Brava Nikon! E beati i Nikonlander che per primi riusciranno ad usarla sui propri soggetti preferiti! Massimo per Nikonland (c) 3/12/2021
  21. Il mio test sul campo della Z9 (e di qualche lente). Eccomi qui, a raccontarvi di una bellissima avventura. La prima, dopo anni di covid, di incertezze e paure. Paure che hanno condizionato la scelta del dove, del quando e del come questa avventura si sarebbe materializzata, ma non la mia voglia di andare. Un racconto che però contiene anche una milestone importante: il mio primo viaggio fotografico privo di reflex. Si, perché sono andato con la Z9 - quella di Mauro, ancora fatico a credere che il suo altruismo sia arrivato a propormi di prestarmela - la Z6II come back-up e secondo corpo, il 24-120/4S, il 100-400/4-5.6S (sempre di Mauro) ed il 500/5.6PF su FTZ. La destinazione il parco Dovrefjell, in Norvegia. Obiettivo fotografico riprendere i Musk Ox, un relitto dell'era glaciale che vive qui ed in pochi altri posti al mondo, nel loro trascorrere l'inverno sulle montagne. C'ero già stato nel 2016, ne raccontai sul vecchio sito, portandone a casa un vivido ricordo, che con questo viaggio ho aumentato esponenzialmente. Ma non è stato facile, io e Marco, l'amico con il quale ho condiviso tante giornate sul campo, abbiamo dovuto guadagnarcela. A cominciare dall'inizio: la guida che avrebbe dovuto accompagnarci il primo giorno, in modo da assicurarci di trovare gli animali, non può più farlo e ci propone di andare insieme il mercoledì. Perdere metà settimana per noi non è solo inopportuno, è impossibile. Non ci perdiamo d'animo. Ho la traccia GPS per raggiungere il posto dove li trovammo nel 2016: cominceremo da li, da soli. La giornata non è delle migliori. O forse si se piace la montagna. Dove erano nel 2016 ora non ci sono e, per trovarli, camminiamo oltre 10km solo andata, sbinocolando qua e la. È pomeriggio inoltrato, siamo disidratati e stanchi, preoccupati dal ritorno. Ma il cielo è fatto di luci epiche e contiene una sorpresa: una bellissima Golden Eagle. Questa non è solo la prima immagine ripresa lassù con la Z9, ma quasi un manifesto di cosa può fare il suo sensore in luce che definire sfidante è poco. E pure il suo autofocus. Il tutto anche a chi è al suo primo giorno di utilizzo, purché sappia come usare una Nikon! Z9 su 100-400/4-5.6S@280mm 1/500 f8 ISO64 Ah, i Musk Ox. Si, trovati! Z6II su 80-400/4.5-5.6@220mm 1/320 f7.1 ISO140 Lo dico subito, non è una cosa da super uomini. Ma a chi dei lettori vorrà andare lassù consiglio di allenarsi ed equipaggiarsi con cura. Quel giorno all'auto la temperatura era di -17°C, lassù di sicuro diversi gradi in meno. Ma spesso in quota, a noi è capitato ogni pomeriggio e l'ultimo giorno già dal mattino, c'è vento molto forte e la temperatura percepita è inferiore. Ancora di più quando si è stanchi. Ma è bellissimo. Almeno per me. Z9 su 100-400/4.-5.6S@100mm 1/400 f5.6 ISO100 Z9 su 100-400/4.-5.6S@400mm 1/400 f8 ISO400 Z9 su 100-400/4.-5.6S@100mm 1/125 f11 ISO180 Z9 su 100-400/4.-5.6S@400mm 1/400 f8 ISO640 In breve il tempo è peggiorato, la neve scende fitta ed il vento continua a montare. Cosa che scopriremo essere abituale nella settimana in cui siamo stati li: tutti i pomeriggi il tempo è stato variamente.... orribile. Ed il vento è passato da raffiche forti a costantemente forte. Z9 su 100-400/4.-5.6S@185mm 1/640 f8 ISO400 Le nostre energie sono finite, tempo di scendere. Sarà dura, siamo veramente stanchi e la distanza da percorre per tornare enorme. Gambe di piombo, ma cuore leggero: li abbiamo trovati. E senza aiuto. Per noi vale doppio, anzi quadruplo. Io ho un sorriso in più: la Z9 mi sta già conquistando. Davvero ho tra le mani la mirrorless capace di farmi dimenticare la D5! E pure il 100-400, unica lente che ho portato con me in questa prima esplorazione, mi sembra lo strumento professionale solido e capace di produrre costantemente risultati. Il giorno successivo lo trascorriamo riposando, mangiando per recuperare le energie e cercando un passaggio più diretto per raggiungere gli animali camminando meno. Ci riusciamo, prima attraverso un attento esame delle cartine poi con una risolutiva conversazione con un ranger. In un attimo è già mattina....Questa immagine è una nuova testimone delle qualità del sensore di questa Z9. Francamente non sono sicuro che questo JPG sia capace di restituire le delicatissime sfumature di colore in quelle nuvole di neve portata dal vento attraverso i primi raggi del sole. Z9 su 100-400/4.-5.6S@400mm 1/400 f5.6 ISO100 Ma è una mattina piuttosto diversa dalla giornata soleggiata che abbiamo avuto lunedì. La prossima, correggetemi se sbaglio, è la prima immagine con il 24-120/4S. Per me è diventato un must have, niente di meno. Non so se publicherò un test "scientifico". Ma credetemi: va benissimo, a tutte le focali e diaframmi. Vignetta un poco, mi da fastidio l'idea ma è totalmente risolvibile in post produzione. Z9 su 24-120/4S@120mm 1/200 f5.6 ISO64 Stiamo tornado su per il nuovo percorso che abbiamo trovato. Non siamo soli e confesso che a me fa quasi piacere: Sono spazi immensi, l'uomo si sente piccolo. Di fatto, in una natura così, lo è di sicuro. Z9 su 24-120/4S@120mm 1/200 f13 ISO64 Loro sono tre norvegesi, una guida e due clienti. Passeranno 2 notti lassù in tenda, per farlo salgono con le pulkas, le famigerate slitte, per trasportare tutto il necessario. Le ho provate nel 2016, molto dura tirarle su. La frase "Quanto ti senti vivo, eh?" che mi ha ispirato il titolo di questo articolo è sua. Me l'ha chiesto appena ci siamo incrociati, probabilmente avevo una espressione strana sul volto. "Un sacco!" gli ho risposto sorridendo E questo è il quarto essere umano incontrato. Un norvegese in sci. Scende. Z9 su 24-120/4S@120mm 1/250 f11 ISO64 Ma prima ci si è avvicinato per darci due notizie, entrambe interessanti. La prima è che i Musk Ox sono spariti. La seconda è che lui torna subito giù, le previsioni del tempo dicono SNOWSTORM e lui non vuole trovarcisi in mezzo. Capito che noi proseguiremo nonostante tutto, ci dice dove non li ha trovati (che è dove li abbiamo trovati lunedì, per oltre 1km a seguire e più sotto) e ci augura "good luck". In pochissimo, scivolando, è lontano. Siamo divisi tra il fatto che le previsioni del tempo che abbiamo visto noi sono decisamente migliori delle sue (ERRORE maiuscolo, vedremo poi) ed il senso di disperazione di trovarsi di nuovo senza soggetti da fotografare. Ma dura poco, tiriamo fuori i... la voglia di fotografare e decidiamo di salire ben più su, in modo da avere un punto di vista elevato. Chissà, alla fine sarà un posto diverso e magari saranno là. O forse da lassù riusciremo a vederli con i binocoli. Beh, bisogna crederci. E lo facciamo. Un'ora dopo troviamo questo: un Musk ox è passato di qui (già, per chi non lo sapesse il bue muschiato appartiene alla famiglia delle capre e le sue fatte sono a pallini; più o meno un ungulato e Silvio sa che vuol dire)! Z9 su 24-120/4S@29mm 1/250 f11 ISO64 Nel frattempo la Z9 si conferma sempre più come tool ideale, in quanto capace di essere a proprio agio sia fotografando animali sia fotografando paesaggi. Vedremo, per chi ha la pazienza di arrivare in fondo, i punti di forza che ho trovato in questo intenso test sul campo. Insomma, avanti avanti avanti.... li troviamo ancora! sono laggiù. Provo a scendere ma è troppo ripido per le ciaspole che abbiamo affittato, senza ramponi posteriori. Ed allora le togliamo, scendiamo solo con gli scarponi. Ripido e lungo, poi sarà da risalire. Ma li abbiamo trovati ancora!!!! Z9 su 100-400/4-5.6S@400mm 1/400 f5.6 ISO72 Z9 su 100-400/4-5.6S@400mm 1/500 f5.6 ISO64 Z9 su 500/5.6PF+TC14@700mm 1/500 f8 ISO360 Il tempo sta peggiorando velocemente, ancora una volta il pomeriggio porta neve e vento. Ma non è come lunedì. È molto, molto più forte. Aveva ragione lo sciatore norvegese. Z9 su 500/5.6PF+TC14@700mm 1/800 f8 ISO1100 I Musk Ox sembrano averlo sempre saputo, sia perché sono diversi Km lontano da dove erano ieri sia perché stanno fermi, come a risparmiare le energie. Il maschio dominante sta un poco discosto dal resto del branco. È il più forte e lo sottolinea agli altri che cercano riparo dal vento l'uno a ridosso dell'altro. E così controlla noi che siamo lontani e pur sempre degli intrusi nel loro mondo. Z9 su 100-400/4-5.6S@100mm 1/100 f16 ISO320 Incontriamo i tre norvegesi, hanno allestito il campo e seguito le nostre tracce per trovare gli animali. Stiamo insieme pochi minuti, noi dobbiamo assolutamente scendere. La velocità con cui la tempesta si abbatte su di noi preoccupa tutti e la guida ci chiede conferma di essere in grado di scendere, di conoscere il percorso da seguire e di poterlo fare con quel tempo. Lo rassicuriamo, siamo esperti di montagna ed abbiamo 2 GPS. Z9 su 100-400/4-5.6S@400mm 1/200 f11 ISO800 Ma fa davvero paura... "Quanto ti senti vivo, eh?" Qui è Marco, che bilancia la necessità di fare in fretta con quella evitare di prendere dei rischi. Una distorsione, qui ed ora, sarebbe veramente un problema. Z9 su 100-400/4-5.6@100mm 1/400 f5.6 ISO500 Continua a peggiorare. Non ho fotografie di come sono state le ore successive. Mai sperimentato una tempesta di questo genere, all'aperto senza alcun riparo. Il vento ti spara in faccia la neve orizzontalmente, senza le maschere sarebbe impossibile camminare nella direzione che dobbiamo seguire. Ma le raffiche, la totale assenza di visibilità - 2 o 3 metri al massimo - ed il terreno che poco dopo torna piatto rendono molto difficile capire dove andare. Il GPS è ostacolato dal fatto che, bersagliati dalle raffiche, continuiamo a zigzagare e non ci da indicazioni chiare. Questo il meglio che siamo riusciti a fare, registrato dal GPS. Il ricciolo è nel centro del pianoro. Scopriremo che è stata una tempesta fortissima e che gli animali, evidentemente percependone l'arrivo, si sono spostati così tanto per cercare un minimo ridosso. La statale E6 - collega OSLO a Trondheim, una delle arterie principali del paese - chiusa per ore perché gli spazzaneve non riuscivano a passare. Al punto che tornati all'auto saremo obbligati ad andare in direzione opposta a quella necessaria a raggiungere il nostro Cabin. Ma abbiamo assoluto bisogno di bere, mangiare e dormire. Siamo esausti. Ancora. Ma niente che una buona cena ed una notte di sonno non possano risolvere! Questa è l'alba del giorno dopo, dalla finestra dell'hotel dove abbiamo trovato da dormire. L'ho già detto che la Z9 ha un sensore che incredibile? Z9 su 100-400/4-5.6@100mm 1/400 f5.6 ISO140 Al mattino, la strada che ci riporta al Cabin, finalmente pulita dallo spazzaneve, si presenta così. C'e molto meno vento di ieri, anche se 17m/s sono 61km/h! Z9 su 24-120/4S@83mm 1/800 f11 ISO400 Altro giorno di riposo, anche dallo stress psicologico. Ma non rinunciamo ad un giretto dietro casa. C'è una luce molto speciale. Questo tempo, a queste latitudini ed in questa stagione è una miscela unica. Z9 su 24-120/4S@51mm 1/50 f11 ISO64 La Z9 favorisce riprese ad angoli estremi, come questa: Z9 su 24-120/4S@24mm 1/25 f16 ISO64 Ottenuta così, grazie allo schermo estraibile e basculabile. Z6II su 24-70/4S@28mm 1/80 f11 ISO100 Ma il richiamo della montagna è troppo forte, vogliamo fotografare ancora i Musk Ox. Allora il giorno dopo si torna su. Questo sono io, sul pianoro dove non riuscivamo ad orientarci mercoledì. Di nuovo vento forte, maschere indispensabili, ancora. Ma non nevica. Z6II su 80-400/4.5-5.6@80mm 1/250 f8 ISO100 Non nevica dal cielo, ma il vento è fortissimo. E spazza i pendii senza tregua. Difficilissimo inquadrare e comporre. Z9 su 500/5.6PF+TC14@700mm 1/1000 f8 ISO320 Gli animali sono molto irrequieti. In questa stagione non corrono, per risparmiare energie. E non siamo certo noi a spaventarli (siamo a circa 200mt, impossibile tentare un avvicinamento in queste condizioni) anche perché questo maschio corre verso di noi. Z9 su 500/5.6PF+TC14@700mm 1/1000 f8 ISO400 Tanto vento cancella ogni traccia in pochi minuti. Z9 su 24-120/4S@24mm 1/1250 f16 ISO64 I tre norvegesi hanno trascorso con noi le ultime ore. Il freddo è molto intenso ed oggi mollano prima loro, tornano finalmente in valle. Non riesco ad immaginare come debba essere stata la loro notte in tenda! Probabilmente loro non si spiegano come facciamo a fare avanti ed indietro, a macinare tutti quei Km e quei dislivelli con quello zaino. Z9 su 24-120/4S@120mm 1/1600 f13 ISO64 Dopo pochi minuti faremo la stessa cosa, l'avventura è alla fine anche per noi. Ora, una settimana dopo essere rientrato a casa, al caldo, è tempo di bilanci. È tempo di farsi domande e trovare, non solo nei ricordi ma anche nei file, le giuste risposte. Come va la Z9? Ho trovato i seguenti punti di forza: - Dimensioni adeguate, anche nell'uso con i guanti - Impugnatura confortevole, anche con lenti lunghe - Grande reattività, è un purosangue come la D5 - Batteria di grande capacità, anche nel freddo intenso - 1500 scatti con il 60% di una carica a -20°C - Lo spostamento del bottone di riproduzione immagini (da in alto a SX ad in basso a DX), che a primo impatto mi è parso un errore, rende possibile vedere a mirino le immagini scattate senza spostare la mano sinistra (che sorregge l'obiettivo) - Possibilità di ridurre l'area usata nel mirino, rendendo più semplice fotografare a chi porta gli occhiali (e con la maschera). - Migliori sensori di prossimità sull'oculare, non impazziscono con la neve come quelli della Z6II - Migliori ghiere di regolazione tempi e diaframmi - Migliore possibilità di personalizzazione delle informazioni visibili a mirino, compresa la visione dell'avvenuto scatto (e sfido chiunque fotografi al vento con i guanti a dire che sia inutile) - Area di messa a fuoco che diventa verde a fuoco raggiunto anche in AF-C (una delle peggiori mancanze di Z6II e Z7II) - Area AF Wide che veramente mette a fuoco sul soggetto più vicino, come i gruppi della D5 - Eliminata la tendenza a "cadere sullo sfondo" se più luminoso del soggetto - Migliore qualità del mirino, evidentissima nell'uso "fianco a fianco" - avendo l'accortezza di impostare un PC FLAT - Tendina a protezione del sensore al cambio di lente, di enorme utilità in ambienti ostili come questo - File molto belli, pastosi. Almeno tra 64 e 3200 ISO. Punti di debolezza? - Peso ed ingombro. Dopo tanto uso di corpi piccoli, soprattuto in montagna, si fanno sentire. Per chi ne fa un uso come il mio più che difetti questi sono caratteristiche e sono ampiamente compensati dai vantaggi che un corpo così garantisce. Per gli altri? l'ho già scritto: è grossa e pesante, secondo me ne vedremo un sacco in vendita appena uscirà un corpo più piccolo con questo sensore. In sostanza, non ha battuto ciglio. Sui 3000 scatti fatti ne ho fuori fuoco poche decine, nonostante aver sempre fotografato a mano libera, con focali da 24 a 700mm ed in un vento micidiale. Un vero strumento professionale Nikon. Qui mi aspetta fedele mentre bevo una tazza di te dal thermos. Quindi è promossa? A pieni voti! Ora qualche mese di pazienza, aspetto buono buono che Nital si decida a mandare da NOC la mia!!!! Massimo Vignoli per Nikonland(c) 8/3/2022
  22. Lo sappiamo, il futuro è pieno di incognite e non è semplice programmare a lunga scadenza. Quanti di noi sono certi al 100% di dove lavoreranno o abiteranno tra 5 anni? Quando prenoto viaggi fotografici, magari con due anni di anticipo (beh, dovrei dire prenotavo…. COVID VATTENE!), a volte mi chiedo se davvero sarò in grado di farlo quel viaggio. Non di meno programmiamo il futuro e tendiamo ad un risultato, anche di lungo periodo. Io lo faccio e le prossime righe sono il mio Manifesto, cioè la dichiarazione di come intendo Nikonland, il mio ruolo di redattore, gli obiettivi che mi pongo, certo che Nikonland mi sosterrà ed aiuterà a raggiungerli in un contesto di collaborazione e rispetto. E quindi, cos’è per me Nikonland? Questo sono io, nel 2015. La foto l'ha scatta il mio amico Alberto alla fine, per troppa pioggia, di un lungo ed infruttuoso appostamento a cervi. Non è un passatempo, o meglio ci passo del tempo ed impiego del tempo per scrivere e partecipare attivamente ma non lo considero solo tale. Non è un lavoro, o meglio non mi pagano per farlo e non vorrei che lo facessero ma io quando scrivo mi impegno tantissimo, come se lo fosse. È un gruppo di amici fotografi, in parte virtuale ed in parte fisicamente conosciuti, con il quale parlo di Nikon e di fotografia e, in particolare con alcuni, a volte fotografo. Si sa, se c’è passione, e nella redazione di Nikonland ce n’è una enorme quantità, a volte si discute, ma tra amici che condividono gli stessi valori fondamentali si riesce sempre a trovare una sintesi comune. Peraltro, è grazie a quella passione ed alla serietà nell’approcciare ogni tema che il livello degli articoli è così alto e, insieme, si riescono a fare cose uniche, anche a livello internazionale. Cosa farò in Nikonland nei prossimi cinque anni? E questo il mio ultimo articolo, della scorsa settimana... Proseguirò il mio percorso di fotografo e di divulgatore. Scriverò articoli e post veri, come me, sinceri al 200%, con i migliori contenuti che sarò in grado di produrre. Lo farò in base alla mia esperienza ed a quanto di nuovo imparerò come fotografo, attraverso i test e la sperimentazione di nuovi modi di fotografare e nuove attrezzature, coerentemente con la mia passione. Vorrei anche spingere la mia indagine, il mio personale percorso di crescita fotografica, verso aspetti più legati all’arte che alla meccanica della fotografia. All’estetica più che alla tecnologia. Nikonland is different! Massimo per Nikonland (c) 22/10/2021
  23. Ho potuto provare per tutta una mattinata il mitico zoom nikon 180-400mm f4/E con il moltiplicatore 1.4x incorporato in una situazione a lui congeniale, appostamento fisso da capanno. Perchè congeniale? Perchè i soggetti possono essere di dimensioni diverse, possono posarsi a distanze diverse, oppure può essere il fotografo che vuole avere ingrandimenti diversi, tutto senza dover montare e smontare duplicatori o addirittura cambiare obiettivo, cosa che potrebbe far perdere occasioni e senza rinunciare ad una qualità di immagine elevata. Le foto che pubblico non hanno pretese artistiche, sono dei test, ma secondo me rendono bene l'idea delle potenzialità di quest'ottica in queste specifiche circostanze. Se volete sapere di più su questo zoom, è già stato descritto tecnicamente qui su Nikonland e Massimo Vignoli ha anche pubblicato un bell'articolo sulla base della sua prova nella fotografia vagante in montagna. La fotocamera è la mia Z6, il tutto su robusto cavalletto e testa UniQball. Condizioni di luce variabile. Cliccare sulle foto per aprirle La prima impressione è che si tratta di un obiettivo ... maestoso. E' bellissimo (lo so non vuol dire niente ma devo dirlo, è bellissimo), robusto, imponente, con ghiere di messa a fuoco e di regolazione della focale morbide ma per niente lasche, al contrario sono precisissime e con la giusta resistenza. Wow. Il moltiplicatore si inserisce e toglie con una levetta azionabile con il dito medio, senza nemmeno dover staccare l'indice dal pulsante di scatto e l'occhio dal mirino, ancora wow. Da 400mm a 500mm in meno di un secondo Naturalmente è tropicalizzato ... E' un obiettivo grosso e pesante come ho scritto, quindi concordo con Massimo Vignoli che nella fotografia vagante a piedi non sia di facile utilizzo. Nella fotografia naturalistica è più un obiettivo da appostamento o da safari, dove ci si muove su dei veicoli. Fuori dalla fotografia naturalistica ha altre applicazioni, ad esempio per certi sport dove si può sfruttare una postazione. Se proprio devo fare un appunto... ma perchè Nikon non fa i collari per treppiedi con attacco Arca, costringendo la gente a comprarsi delle alternative che per questo zoom non sono neanche troppo economiche? Focus breathing. La differenza, in positivo, rispetto ad un'ottica più amatoriale è enorme. Questo zoom a 400mm ha un RR di 1:4 a due metri!! l'80-400 AFS ha un RR di 1:5 a 1,7 m. Il vecchio 200400 era alla pari sotto questo aspetto. Ma anche senza andare alla minima distanza di messa a fuoco, questo confronto fra ottiche è illuminante: Circa 6-7m SIGMA 150-600mm f5-6.3 Contemporary a 560mm Nikon 180-400mm a 400 mm (!) Sono quasi grandi uguali, questo significa che il SIGMA ha una significativa riduzione della focale effettiva anche a queste distanze. Il Nikon ... no. Inserendo il converter al Nikon 180-400: SIGMA 150-600mm f5-6.3 Contemporary a 560mm Nikon 180-400mm a 560 mm (!!!!!) E' anche in questo che si vede la professionalità di un'ottica! Chi mi ha prestato il 180-400mm Nikon ha anche il 150-600mm Sigma Sport e mi dice che in quanto a focus breathing si comporta come, se non peggio, del Contemporary. Perchè la nitidezza è solo un aspetto, a definire un obiettivo di classe ci sono tanti altri elementi importanti. Guardate qui i crop al 100% delle due foto precedenti (SIGMA sopra, Nikon sotto): La differenza di nitidezza non è poi troppa, vero? E' tutto il resto a fare la vera differenza. L'Autofocus è rapido (per quanto consentito dalla Z6) e silenzioso. La qualità di immagine? Colori vividi, una sensazione di tridimensionalità notevole. Non so fare e quindi non faccio confronti con ottiche fisse di alto livello, ma posso dire che a mio vedere, la qualità è eccellente, più che adeguata qualsiasi destinazione delle immagini. Ancora qualche foto: A 370mm A 400mm A 560mm Conclusioni. Obiettivo superlativo come costruzione e resa. Eccellente qualità di immagine, ininfluente perdita di qualità col moltiplicatore a fronte di una versatilità e velocità d'uso senza confronti. Ogni tanto mi si dice, vignetta un po', quello sì, ma si rimedia in pp, no? Attenzione: E' un obiettivo davvero entusiasmante, ma non per tutti, non solo perchè costoso, ma perchè è più adatto a certi usi come l'appostamento fisso (o, come già detto, safari), dove cambiare rapidamente la lunghezza focale è fondamentale ed il peso non è determinante, mentre nella fotografia vagante in ambienti difficili come in montagna, può dare qualche problema, come ha dimostrato Massimo Vignoli. Ringrazio sinceramente l'amico di sempre Andrea Marzorati per avermi fatto provare questo gioiello.
  24. Cinzia Roganti lavora nel mio stesso Dipartimento, oltre ad essere un genio dei computers, fotografa (con fotocamera Nikon), soprattutto le partite di football americano giovanile degli Skorpions Varese, squadra in cui milita suo figlio. Ho avuto modo di vedere le sue foto, mi sono sembrate belle, così le ho chiesto se volesse gentilmente condividerne qualcuna con noi, anche perchè di foto sportive su Nikonland è un po' che non ne appaiono, ed eccole qua. La partita di questo piccolo "servizio sportivo" è un appuntamento classico del campionato giovanile: Skorpions Varese vs Seamen Milano, che ha avuto luogo il 21 dicembre 2021 allo stadio Vigorelli di Milano. Gli Skorpions entrano in campo L'entrata dei Seamen, la squadra di casa. Danza rituale! L'head coach Giorgio Nardi ci racconta: L'ultima sfida risale alla finale del campionato U15 di due anni fa. Lo scorso anno causa COVID il campionato è stato sospeso e quest'anno i ragazzi cresciuti si incontrano nel campionato U18 (foto della partita del 12 dicembre 2021 presso lo stadio Vigorelli di Milano) dove gli Skorpions hanno ultimato la regular season con 6 vittorie su 6 incontri svolti. Gli Skorpions nascono a Varese nel 1983, da un gruppo di ragazzi con la passione per questo sport ed oggi, dopo quasi 40 anni,quegli stessi ragazzi si trovano ancora, per trasmettere la loro passione ai giovani giocatori. Grazie Cinzia ! (foto di Roberta Marcellini)
  25. La luce, e le ombre che questa produce, in fotografia sono gli ingredienti principali. E' una sorta di legge universale, un assunto di una banalità assoluta, ma nonostante questo è frequentemente sottovalutato. In particolare da chi fa fotografia naturalistica sul campo che, anzi, spesso dichiara, di fronte alla difficoltà di imparare a gestire nuovi strumenti, di fotografare tassativamente in luce naturale. Arrivandone quasi a farne un vanto. Qui su Nikonland, invece, siamo piuttosto curiosi e, appena possibile, ci piace sperimentare nuovi giocattoli. Oggi vi racconto di due di loro: - Flash Godox AD100Pro, molto noto e trattato già dalla sua uscita qui su Nikonland (Es. questo articolo di Max Aquila). Io lo comando con l'XPro. - Speedlite Softbox Neewer, che è invece una novità qui da noi (e che ho comprato su Amazon per 32€, in bundle con un'altro diffusore del quale parleremo in futuro). Scopo di questo articolo, quindi, è illustrare le caratteristiche di questo kit che, nelle mie uscite sul campo di queste settimane, ho soprannominato "il mio sole personale". Il Godox AD100Pro l'ho scelto su consiglio dei colleghi di redazione. Il solito ottimo consiglio made in Nikonland! In realtà, nell'uso che illustrerò in questo articolo, altri flash - purché piccoli, leggeri, maneggevoli, potenti, regolabili ed utilizzabili off shoe su un piccolo treppiede - potrebbero sostituirlo. Ma lui funziona veramente bene e quindi, se si decide di comprarlo apposta per questo scopo, lo consiglio vivamente. Relativamente al flash, sottolineo un punto fondamentale: non va montato sul contatto caldo della macchina. Il motivo? È semplicissimo: luce ed ombre. La luce di fronte, quella cioè che colpisce il soggetto come se arrivasse esattamente dalle spalle del fotografo, è la più noiosa che ci sia. Per me, sostanzialmente, non vale la pena di affrontare questo tema senza mettersi subito nella condizione di poter decidere, ad ogni immagine, da dove vogliamo che la luce colpisca il soggetto. L' AD100Pro è perfetto: non può essere montato sul contatto caldo! Questo, invece, il diffusore, con le sue dimensioni. Qui lo vedete montato su un flash cobra, piegato per concentrare la luce realizzando uno snoot o diffonderla, con un'angolo ed una intensità totalmente definibile dal fotografo in quanto, per effetto dei fili di metallo che ha sul dorso, si può piegare a piacere. Come vedete è un oggetto veramente semplice e costruito con un principio piuttosto ingegnoso. Per capire come usarlo, prima di uscire sul campo, ho fatto alcuni scatti di prova sul tavolo della cucina, ad un pupazzetto. Iniziamo con la sola luce naturale. Come vedete, non c'è profondità, mancano ombre e luci che rendano tridimensionale il soggetto. E poi siamo a 5600ISO. Insomma, una schifezza. Ma il sottobosco in dicembre ha sostanzialmente questa stessa luce, qui in Lombardia. In ogni caso, chi ha provato sa che, nel bosco, è comunque sempre meglio una giornata nuvolosa, per evitare sfondi bruciati dalla luce. Z6II su 105/2.8MC 1/60 f4 ISO5600. Ed allora entra l'AD100Pro. Se lo uso da solo (prima immagine) o con il suo piccolo dome (seconda) ottengo questo: Il dome è troppo piccolo per questo uso (mentre credo che fotografando in un appartamento o in un locale ed usando la riflessione su muri o soffitto abbia molto da dire, ma quello è un altro discorso). Comunque, abbiamo risolto il problema degli ISO (ora siamo a 100), ma ne abbiamo introdotto un'altro: la luce è troppo dura. Eccoci al Softbox, che sulle prossime 2 immagini ho messo in bandiera, con due diverse "pieghe" ed orientamenti. Nella prima ho tenuto un allineamento a 90° rispetto all'inquadratura, per generare una luce solo leggermente diffusa, più drammatica, mentre nella seconda l'ho avvicinato e ripiegato in modo che la luce cadesse con un angolo di circa 60° e da sopra. Ora ci siamo, finalmente abbiamo modellazione e tridimensionalità. E, pur essendo il nostro amico fatto in plastica lucida, nessun particolare riflesso. Ma le possibilità sono quasi infinite. Di seguito inizio con uno snoot (che poso sagomare sia per essere rotondo che per fare "lame di luce" verticali o orizzontali) e proseguo con un'ampia gamma di diffusioni. Per vederne meglio una, prendiamo questa: E sul campo? beh, facilissimo! Questi alcuni esempi dei set che ho messo in piedi nel bosco vicino casa: Vedete, la capacità di piegarlo è impagabile perché si dispone di infinite possibilità di regolazione della luce, rendendola perfettamente funzionale all'effetto che si vuole cercare. Quindi, alcune foto da quel set, ovviamente tutte illuminate dal "mio sole"! Le prime due immagini sono ottenute senza nemmeno muovere la macchina, solo variando la diffusione del flash ed il mix di luce artificiale/ambiente. Z6II su 105/2.8MC 1/5s f16 ISO 100 Z6II su 105/2.8MC 1/15s f16 ISO 100 - I puntini sono polvere sulla lente frontale del 105 macro in questa ripresa 100% controluce e senza paraluce. Bello o brutto dipende dai gusti, ma mi hanno fatto venire un'idea..... che esplorerò in futuro. Z6II su 40/2+con tubo di prolunga da 18mm 1/20s f11 ISO200 Z6II su 40/2+con tubo di prolunga da 18mm 1/100s f2 ISO100 Z6II su 105/2.8MC 1/4s f16 ISO100 Z6II su 105/2.8MC 1/10s f16 ISO100 Z6II su 105/2.8MC 1/10s f11 ISO100 Z6II su 105/2.8MC 1/40s f8 ISO400 Quindi credo che sia chiaro che le possibilità aperte da questo kit siano praticamente illimitate. Non vedo l'ora che sia primavera/estate, per disporre di soggetti più interessanti di questi funghetti tardivi. Ma sapete come si dice, prima ti alleni e poi fai la gara! Massimo per Nikonland (C) 2/1/2022
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