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    Nikon D780 : ma ce l'ha il focus stacking ?

    Ma la Nikon D780 ce l'ha il focus stacking ? [Ripresa con Cambio di Messa a Fuoco secondo la terminologia di Nikon Italia]

    Si, ce l'ha. E funziona particolarmente bene, perché si può impostare la fotocamera in modalità "silenziosa" in modo da evitare ogni vibrazione [specchio alzato, otturatore aperto].

    Si tratta di una procedura automatica sviluppata all'inizio per la Nikon D850 e poi estesa alle macchina successive, compresa la Nikon D780 e quasi tutte le Nikon Z.
    In questa situazione, la D780 è un filo meglio di quanto può fare la D850, perché eredita molte delle sue funzionalità dalla Nikon Z6, dove sono state perfezionate.

    Ma procediamo passo-passo.

    Di che stiamo parlando ?

    Quando dobbiamo riprendere un oggetto esteso (ma il concetto si presta perfettamente anche ad un paesaggio, non solamente ad oggetti ben definiti : l'unico requisito fondamentale è che non ci siano parti in movimento ma tutto sia bene fermo) normalmente chiudiamo il diaframma quanto è necessario e facciamo uno scatto.

    Ma se vogliamo la massima profondità di campo, idealmente sufficiente ad avere proprio tutto a fuoco e il massimo dettaglio, allora uno scatto così può non essere sufficiente.

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    questo è uno scatto fatto ad f/8, messa a fuoco intorno al tasto DISP. Tempo di scatto 0.62'', ISO 100.

    Come si può ben vedere se il piano di messa a fuoco ... è a fuoco, non lo sono ne le parti davanti ad esso, ne quelle di sfondo.
    Mentre la nostra amata Nikon Zf è solo parzialmente a fuoco.

    Insomma, questo scatto può andare bene per una ripresa "artistica" ma non per una che abbia la massima precisione e dettaglio.

    Per essere chiari, questo è il risultato a cui tendiamo idealmente :

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    potremmo provare a chiudere ulteriormente il diaframma. Ma non sarebbe sufficiente.
    Ed andremmo pericolosamente a contatto con i noti fenomeni di diffrazione che, alle risoluzioni a cui lavoriamo, influirebbero negativamente sulla definizione dell'immagine, anziché aiutarla.

     

    Come risolvere il problema per arrivare alla fotografia che vogliamo ?

    Niente paura. Non è scienza aerospaziale, parliamo di cose che sono alla portata di tutti, ma proprio tutti i fotografi.
    La foto che vedete è stata realizzata con la Nikon D780, con il meno adatto dei Nikkor, il 58/1.4G.
    Il soggetto è illuminato ... dalla luce ambiente (sostanzialmente i LED del lampadario della stanza altre aggiunte. Ma naturalmente qui potremmo utilizzare ogni luce fissa o flash di cui disponiamo. Lasciamo ai singola la scelta.
    Considerate che per le foto di repertorio dei nostri articoli, noi andiamo in studio ed usiamo 4 flash da 600 W/s ognuno dotato di softbox ottagonale da 120 cm di diametro con nido d'ape).
    Il bilanciamento del bianco è stato premisurato per non avere inconvenienti poi.

    Ovviamente la D780 è su treppiedi - uno semplice, non ne serve uno da milionari - con una testa a sfera da 42mm.

    Ci viene incontro il software

    Il problema ce lo risolvono le tecniche multiscatto. Facendo una serie di scatti cambiando il punto di messa a fuoco, è possibile avere una sequenza di immagini che coprono l'intero campo visualizzato (e anche oltre, se è possibile).
    Ci sono programmi dedicati - ma è possibile farlo a mano anche con Photoshop - che elaborano automaticamente queste sequenze di scatti per estrarre da ognuna le zone di immagine più nitide e contrastate.
    Per creare una immagine risultate che sia il più possibile "perfetta" e con una profondità di campo senza soluzione di continuità ?

    Magia ? No, è alla portata di qualsiasi fotografo. Persino quelli privi di qualità fotografiche come siamo noi.

    Abbiamo parlato di sequenze di immagini.
    Nella preistoria, si facevano ad ... occhio. Ovvero si facevano gli scatti un pò dove l'occhio colpiva, tentando di avere una copertura più o meno completa dei dettagli del soggetto.
    Per poi andare nel software e magari ... scoprire che il dettaglio più importante, il punto nodale della foto, non era nitida.
    Dovendo ovviamente ricominciare tutto da capo. Ancora ad occhio !

    Ma Nikon ci offre questa procedura automatica che abbiamo deciso di sfruttare con la nostra Nikon D780.

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    nel menù ripresa, in fondo, troviamo la voce Ripresa con cambio messa a fuoco.
    Come vedete ci sono altre funzionalità automatizzate nella D780 (riprese intervallate, Ripresa time-lapse).
    Ma fate mente locale invece all'opzione Fotografia live view silenziosa. E' una prerogativa delle Nikon Z.
    Ma la Nikon D780 è l'unica reflex che ce l'ha ! L'ha ereditata dalla Z6.
    In questa modalità, la D780 non produce alcuna vibrazione. Tanto che non è necessario impostare particolari intervalli tra uno scatto ed un altro, anche quando si scatta a tempi lunghetti.

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    entrando nella voce del menù, abbiamo una serie di opzioni.

    Sotto al tasto Avvia, che in sostanza attiva la procedura (è quello che premeremo per far partire la sequenza), ci sono varie opzioni.

    • il numero di scatti da fare. Indica alla fotocamera quanti scatti dovrà effettuare
    • Larghezza step di messa a fuoco. E' un parametro qualitativo che comunica alla fotocamera una quantità di scostamento di messa a fuoco progressiva tra uno scatto e un altro
    • Blocco esposiz. primo fotogr. Segnala alla fotocamera di non variare l'esposizione tra i vari scatti, fermandola alla prima misurata nel primo scatto (sinceramente noi suggeriamo di scattare in manuale, in modo da avere una impostazione fissa. Idem per il bilanciamento del bianco. Meglio fisso o premisurato)
    • Fotografia silenziosa. Se messo su ON, la D780 opera in otturatore elettronico. In silenzio e senza vibrazioni. Se messo su Off, viene utilizzato l'otturatore meccanico. Preferibile usare l'otturatore elettronico tranne i casi di illuminazione oscillante che crei bande di luce negli scatti
    • Avvio cartella di memorizzazione (nelle successive opzioni è possibile indicare se la macchina deve creare una cartella apposita per ogni sequenza o se debba ripetere la numerazione per le varie sequenze)

    Tutto bellissimo se non ci fosse il dilemma di scegliere il numero di scatti e la larghezza dello step di messa a fuoco.
    Con l'esperienza si riescono a scegliere i numeri giusti. Ma non sempre. E la necessità di ripetere la sequenza cambiando i parametri è sempre dietro l'angolo.
    Diciamo che più sono gli scatti, più piccolo dovrebbe essere lo step. Ma detto così sembra una cosa a cui credere per fede ...

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    un paio di scatti del semplice set impostato per questo articolo.

    Una tavola di truciolare nobilitato come piano. La D780 su treppiedi. Il cavo USB-C per la connessione al computer, in modo da evitare i dover togliere la scheda di memoria per prelevare gli scatti.
    Ma il cavo verrà utile anche per la seconda parte dell'articolo ...

    E andiamo agli scatti

    Con l'accortezza di mettere a fuoco ad occhi, davanti al soggetto, non sopra, un filo davanti.
    Andiamo al menù e premiamo Avvia

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    il display si oscura. Passa un breve momento e poi partono gli scatti.
    Vediamo che la macchina lavora perché si accende e si spegne la spia di memorizzazione delle immagini sulla card.
    Ma la sequenza avviene in modo silenzioso.

    Ci vuole un pò di tempo perché abbiamo scelto un tempo di 2/3 di secondo.

    Ma dopo il tempo necessario la macchina si riavvia.

    Ovviamente durante questo tempo noi dobbiamo stare in religiosa attesa, senza fare né poter fare nulla di utile.

    Preleviamo gli scatti

    Potremmo prelevarli anche wireless con l'Utility Nikon Wireless Transmitter ma non ci sembra il caso di complicarci la vita.
    Abbiamo un cavo USB-C da 3 metri.

    La Nikon D780 viene vista dal nostro PC.

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    come se fosse una qualsiasi periferica.
    Vediamo la scheda di memoria da 256 GB, una comune SD Lexar 1066x.

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    navighiamo all'interno e vediamo la cartella di memorizzazione delle foto.

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    e anche l'anteprima degli scatti.

    Li prendiamo e li trasferiamo in una cartella nel disco fisso del computer.

    Parte software

    Abbiamo scritto un tutorial sullo stacking via Photoshop.
    Ma non tutti hanno Photoshop, che è un programma costoso e complesso.
    Per fortuna ci sono sul mercato software dedicati allo stacking, estremamente più efficaci e semplici, oltre che velocissimi.

    Noi abbiamo adottato Helicon Focus, di una software house ucraina.

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    è una app a pagamento, con la licenza rinnovabile di anno in anno, oppure valida per sempre. E' solo una questione di prezzo.

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    il programma, appena avviato si presenta così : con l'invito a trascinare le immagini da elaborare nello spazio grigio

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    non ci facciamo pregare troppo e con il mouse trasciniamo le nostre 11 immagini dentro al programma.
    Le vediamo in miniatura sulla destra, mentre nel riquadro principale abbiamo l'anteprima del primo scatto.
    Si vede già che è a fuoco la parte anteriore dell'obiettivo. Mentre il resto è sfuocato.

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    il programma presenta svariati metodi di "montaggio" tra le opzioni. Approfondirle non è oggetto di questo articolo. Magari un'altra volta.

    Ma noi possiamo anche andare con le impostazioni dell'ultima volta. Basta premere il tasto Crea.

    Il programma mostrerà il progressivo processo di creazione della fusione di immagini con una animazione in bianco e nero che, al termine, mostrerà il risultato.

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    possiamo salvare l'immagine sul disco fisso.

    Che poi apriamo con il nostro programma di editing preferito. In questo caso Photoshop.

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    con la taglierina ritagliamo il soggetto in modo da eliminare parti dello scatto non pertinenti che abbiamo lasciato per avere più materiale su cui mettere a fuoco.

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    e qui esaminiamo il risultato.

    Il soggetto è nitido ma la stessa cosa non possiamo dire dello sfondo. Non sarebbe un problema, ma esteticamente potremmo avere un miglior effetto con tutto a fuoco.
    Nella foto qui sopra, in verde ciò che ci piace, in rosso ciò che non ci piace.

    Dove é il problema ?

    Impostando una sequenza di 11 scatti siamo riusciti a coprire il soggetto ma non molto oltre. E questo non ci ha dato la profondità di campo infinita che volevamo realizzare.

    Per risolvere non avremmo altro modo che ripetere la sequenza con un numero di scatti maggiore. Quanti scatti ? Un numero maggiore ... a nostro piacimento.
    Forse sufficienti, forse ancora insufficienti. Forse troppi, un numero eccessivo.
    Così come continua a non convincerci quel numero che definisce lo Step che non abbiamo modo di parametrare.

    E' il limite della procedura Nikon. Comoda ma non ideale.

    Ma che comunque funziona bene e che, con un pò di esperienza vi assicuriamo che ognuno saprà trarne il meglio.

    Per fotografare, in modo che tutto sia a fuoco, oggetti e soggetti comunque grandi, impossibili da riprendere con profondità di campo infinita, con un unico scatto.

    Sperando di avervi incuriositi, vi rimandiamo alla prossima puntata per un metodo alternativo ed efficiente. Sempre con la D780 nelle vesti di regista e la Zf di modella.

     

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    Recommended Comments

    • Administrator

    La Nikon D780 non ha solo il focus-stacking.

    Ha anche i tempi di esposizione estesi fino a 900 secondi.

    Qui, per prova, uno scatto a luce ambiente (sta nevischiando, mista a pioggia).
    Macchina su treppiedi, Live View, otturatore elettronico.

    60 secondi in scioltezza, f/16 a 100 ISO (praticamente non si vede nulla nella stanza)

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