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Corredo Fotografico (sintetico !)

  1. Qualche giorno fa ho messo alla prova la scheda CFexpress da 120 gigabyte serie Gold di ProGrade Digital : il risultato mi ha fatto venire la curiosità di provare la più capiente (e potente) Cobalt da 325 gigabyte per cui la casa produttrice segnala tra le specifiche una velocità media di 1.000 megabyte/secondo con un picco di 1.400. Prestazioni di laboratorio, ovviamente, difficili da riprodurre nella realtà. Ma io ho voluto vedere e, complice un repentino calo del prezzo (da oltre 600 euro a 455) ne ho ordinata una che è arrivata questa mattina. Ed eccola qua : le due generazioni a confronto : sulla sinistra quelle ProGrade (ex Lexar) da 325 e 120 gigabyte in formato CFexpress e a destra la XQD Lexar Professional da 128 gigabyte con cui ho fatto tutte le miei foto con D5, D850, D500, Z6 e Z7 fino ad oggi Entrambe le schede ProGrade sono prodotte in Vietnam si distinguono esclusivamente per l'etichetta dorata e argento (di che colore è il cobalto ? Io ricordo il colore BLU cobalto ...). la confezione è identica l'unica differenza è nella capienza e nella indicazione di velocità in lettura (R) e scrittura (W) differenti nella Cobalt, ed indistinta (e ben distante dal vero) nella Gold. le ho messe alla prova entrambe nel lettore ProGrade specifico per el CFexpress (e non compatibile con le XQD) collegato ad una porta USB 3.1 Gen 2 (identico come standard ad USB 3.2 Gen 2) sul mio nuovo pc (un i9 ad 8 core con 32 gigabyte di memoria e un disco NVMe da 2 TB capace di 3.000 megabyte al secondo) I dati di misura in ambiente operativo CrystalDiskMark esegue dei test sintetici che cercano di simulare un carico in differenti condizioni di un generico supporto di memoria Aja invece simula il flusso video Infine ho voluto fare una prova che più semplice non c'è. Ho preso una cartella con circa 45 gigabyte di file NEF e JPG di taglio comune e l'ho copiata dal mio disco NVMe alle due schede Sulla sinistra trovate sempre i dati di misurazione della scheda da 325 gigabyte, sulla destra invece quelli della 120. Vedendo questi numeri (che sono ripetibili e che io ho ripetuto più volte) mi verrebbe da pensare che a parte il taglio (302 gigabyte utilizzabili contro 112 gigabyte) sia il controller che i chip siano gli stessi. O, se vogliamo vederla in un modo differente, più pragmatico, che nel mio sistema (che non è una workstation high-end è un normale computer desktop di fascia alta) si comportano esattamente in modo uguale, fatta salva la differente capienza. Infine per simulare le situazione più comune di chi abbia una scheda XQD 2933x e la legga con un lettore USB 3.0 di fascia media (in questo caso il lettore Sony che Nital regalava non mi ricordo più se con la D4 o la D5) ho rifatto le misurazioni : i numeri sono differenti da quelli del test della 120gb pubblicati l'altro giorno perchè là ho utilizzato l'eccellente lettore XQD Lexar che è il miglior del mercato (oggi difficile da trovare) e che fa volare al massimo le mie 2933x. Ma non sarà così per tutti. Quindi in conclusione ? Con la precisazione che questi non sono test di laboratorio ma in ambito ordinario, quelli del pc di (quasi) tutti noi, e che per avere le massime prestazioni di ogni sistema ogni collo di bottiglia va accuratamente esaminato (il tipo di lettore, il modello, la connessione, il disco da cui o verso cui copiate le immagini), possiamo concludere sommariamente ma senza volere essere asseveranti che : le due schede di memoria CFexpress di ProGrade sono sostanzialmente equivalenti per prestazioni al netto della differente capienza le due schede di memoria CFexpress di ProGrade sono all'atto pratico circa 3-4 volte più veloci della XQD Lexar 2933x non ho motivo di ritenere che la Cobalt sulla Z6 o la Z7 si comporti diversamente da quanto non faccia la Gold. Morale ? Con le CFexpress non abbiamo più il fornitore unico residuale come per le XQD. Con le CFexpress adesso abbiamo finalmente tagli convenienti per chi ha bisogno di schede superiori ai soliti 32-64GB che per molti sono già abbondanti ma che per fotografi come me invece sono solo un fastidio. Che il prezzo per gigabyte sta tendendo ad abbassarsi verso cifre interessanti, almeno considerando ProGrade Lo ribadisco a scanso di equivoci : tutto questo vale in ambito informatico e non lato fotocamera. Io non percepisco alcuna differenza apprezzabile nell'uso delle CFexpress rispetto alle XQD sulle macchine Nikon Z. Per vedere migliori prestazioni fotografando penso che si dovrà attendere la prossima generazione di fotocamere.
  2. Non è ancora il mio ma è un esemplare definitivo. La commercializzazione comincerà il mese prossimo, questo è soltanto in visione grazie a Nital, distributore nazionale dei prodotti Nikon. Ma spero che il mio arrivi presto perché ne sono già innamorato ... Intanto vi propongo l'unboxing. Chi lo ha ordinato, porterà pazienza, ma quando arriverà il suo, sarà esattamente così. Quindi è come se lo facessimo qui, tutti insieme. Arriva in una scatola di cartone con ben evidente la garanzia e la distribuzione regolare anche sul lato superiore aprendo il cartone si vede la sagoma della sacca CL-L3 sotto all'imballaggio di protezione bugnato. mi libero della scatola ed ecco qui la sacca di protezione - chiamarla astuccio mi pare riduttivo - e i manualetti di garanzia multilingue. un dettaglio vezzoso, le cinghiette gialle per tirare le due zip di apertura della sacca. il marchio Nikkor cucito in argento all'interno altre protezioni in spugna la cinghia ... il basamento della sacca è in cordura rinforzata con inserti plastici ecco qua : obiettivo, paraluce e cappa parapolvere molto ben rifinita il meccanismo di blocco/sblocco del paralucione in plastica ma eccolo qua, lui, che si prende tutta la scena : tutti i dettagli sono nella più piena ultima tendenza dei Nikkor S, quella inaugurata con il 105/2.8 S (ghiere diamantate) E non aspetto ulteriormente per montarlo sulla Z9. O meglio, per montare la Z9 dietro al 800mm ... per confronto ho scelto i miei due lunghi, il bellissimo 500/5.6 PF di cui non intendo privarmi, e il nuovo 100-400 Z che è il mio compagno di giochi di questi mesi Insomma, questo è il tour di unboxing. Le prime impressioni sono notevoli ma non ve le voglio anticipare. Dico solo che da terra, della casa di fianco riesco ad inquadrare soltanto il camino della cucina sul tetto ... La messa a fuoco fulminea. Si tiene bene in mano anche a mano libera. La separazione dei piani mi pare eccellente per questa focale. Ma di foto con questo capolavoro parleremo nei prossimi giorni Ultimi dettagli : la S dei Nikkor Superiori il piedino del treppiedi visto da sotto dettaglio delle viti di connessione. Si svitano. Aspettiamo un ricambio Arca Swiss vista laterale ancora una ripresa, artistica, delle incisioni. la focale e posato sul piano.
  3. Pare che Nikon sia partita a bomba... https://www.nital.it/press/2022/nikon-sviluppa-mc-n10.php
  4. Nel catalogo di obbiettivi per le nostre Z ci sono ormai numerosi zoom transtandard, di varia luminosità e qualità costruttiva differenziata. Con la luminosità costante f4, una importante via di mezzo tra f2.8 delle proposte più luminose e l'apertura variabile del 24-200 ne abbiamo due: il 24-70/4S, la prima lente uscita in kit con le primigenie Z6 e Z7 che ho posseduto ed usato con soddisfazione fino a pochi mesi fa, ed ora il 24-120/4S, oggetto di questo articolo. Max e Silvio, in diversi occasioni, hanno avuto modo di parlarne. Aggiungo ora la mia voce alla loro. Z9 su 24-120/4S @34mm 1/125 f8 ISO 64 La domanda che ha in mente chi legge un test è sempre la stessa: come va? Rispondere, come spesso è accaduto nei precedenti test di lenti Z, è piuttosto semplice: va molto bene, praticamente ha solo un difetto - un po' di vignettatura - con il quale è piuttosto semplice convivere visto che è il difetto ottico più semplice da correggere via SW. Detto questo, secondo me ne ha comunque un pochino meno del 24-70/4. Ne vedremo più avanti alcuni esempi. Cosa aggiunge all'articolato ventaglio di zoom transtandard precedentemente menzionato? In sintesi, una notevolissima versatilità data dal range di focali, che non viene "pagata" con apprezzabili compromessi ottici: la lente va bene a tutte le focali ed a tutte le aperture. Ovviamente migliora chiusa uno stop, sia in termini di vignettatura sia di nitidezza, fino ai bordi/angoli più estremi. Al centro, ed ovunque esclusi gli angoli, sostanzialmente a f5.6 raggiunge il massimo. Chiudendola ancora uno stop - f8 - migliora ancora un pochino gli angoli, e la vignettatura sostanzialmente sparisce. Nella pratica, f8 ed f11 sono uguali a da f16 inizia vedersi un po' di diffrazione (ma non preoccupatevi, fino ad f16 non è un problema ad elevato impatto: quel diaframma si può usare ogni volta che serve!). Ma non capite male: se non siete in cerca di profondità di campo, è usabilissima anche a tutta apertura, garantendo apprezzabili stacco dello sfondo e sfocato - ovviamente non cremoso come lenti f1.4! Continuando con i difetti, non ho eseguito test sulla distorsione ma, ad occhio e con soggetti "normali" (non ho fotografato al mare o in città), non mi sembra un grande problema - direi che è in linea con il tipo di realizzazione (esiste come in tutti gli zoom di questo range, ma si corregge con il SW). A me, in sintesi, piace molto ed è diventato un elemento stabile del mio corredo, praticamente venendo con me, da quando lo ho, in tutte le uscite nelle quali ho portato la Z6II (o la Z9 ). Un vero record da questo punto di vista! In particolare per me, che non sono mai stato un amante di questo tipo di lenti preferendo la coppia formata da zoom grandangolare e zoom tele.... con niente in mezzo. Ma quella scelta era dettata dalla necessità in quanto, prima di questa (e prima del 24-70/4S), non avevo ancora trovato una soluzione dalle giuste prestazioni nel giusto peso ed ingombro. Z6II su 24-120/4S @28mm 1/125 f16 ISO 100 Z6II su 24-120/4S @85mm 1/320 f11 ISO 100 Lo trovo utilissimo nelle escursioni in montagna come vedete qui sopra, in due scatti presi a pochissima distanza di spazio e di tempo uno dall'altro, fotografando paesaggi ed in generale natura. È anche molto a suo agio nel reportage, proprio per la versatilità data dalle focali disponibili e dalla luminosità che, in combinazione con la stabilizzazione sul sensore (questa lente non ha un proprio stabilizzatore), non obbliga ad alzare troppo gli ISO. Z9 su 24-120/4S @24mm 1/100 f16 ISO 64 Z6II su 24-120/4S @34mm 1/160 f16 ISO 100 Z9 su 24-120/4S @27mm 1/1000 f16 ISO 64 E credo sarà molto a suo agio anche in vacanza, ma per questo devo aspettare ancora un po'! Altre caratteristiche decisamente interessanti sono un autofocus molto veloce, lo definirei sostanzialmente istantaneo, e la capacità di mettere a fuoco molto da vicino, cosa che "aiutata" da una lente diottrica (qui la Canon 500D) ci porta ad aumentare ancora la versatilità della lente, considerata la notevole qualità ottenibile. Z6II su 24-120/4S @24mm 1/500 f8 ISO 100 - Canon 500D e Godox AD100Pro Z6II su 24-120/4S @76mm 1/200 f5.6 ISO 50 - Canon 500D e Godox AD100Pro Aggiungo anche costruzione di buon livello, nello stile Z, abbinata ed un peso contenuto sia rispetto alle precedenti realizzazioni F di pari focale (630gr vs 845gr - 710gr+135gr di FTZ) sia rispetto al 24-70/S (630gr vs 500gr). Ed una apprezzabilissima resistenza al flare, anche con il sole forte nell'inquadratura. Che peraltro rende con un bellissimo effetto stella grazie alle lamelle del diaframma. Z9 su 24-120/4S @24mm 1/200 f16 ISO 64 Ma perché è così meglio del 24-7074S? per almeno tre motivi, tutti per me sono stati decisamente rilevanti nella decisione di sostituirlo con questo. Il primo è la disponibilità di quei mm tra 70 e 120. La differenza non è piccola, in quanto le focali 80-100mm sono quelle che preferisco per certi tipi di viste in montagna. Ma lo si vede molto bene fotogrando un po' di tutto, sia per la differenza di prospettiva e compressione dei piani sia per il molto più banale ragionamento sul campo inquadrato, che a 120mm è poco più di 1/4 di quello inquadrabile a 70mm (e volendo raggiungerlo con il crop il file della Z6II passerebbe da 24 a circa 7 mpix!). Z6II su 24-120/4S @120mm 1/1250 f8 ISO 100 Il secondo e più importante è che questa comodità non si paga con cadute di prestazioni, il 24-120/4S è semplicemente una lente migliore - non molto migliore ma migliore - del 24-70/4S nelle focali equivalenti (almeno della copia che ne avevo io confrontata a questa copia del 24-120/4S). E soprattutto conserva la qualità dei 70mm fino ai 120mm senza particolari cedimenti, anche su corpi risolventi come la Z9. Z9 su 24-120/4S @120mm 1/500 f13 ISO 64 Z9 su 24-120/4S @24mm 1/100 f16 ISO 64 Il terzo è che meccanicamente è decisamente meglio costruito e mi sembra decisamente più in grado di seguirmi nelle mie avventure. In più, piccolo plus ma comunque un plus, ha filettatura standard da 77mm e quindi può fare coppia perfetta con il 70-200 od il 100-400. Z9 su 24-120/4S @120mm 1/100 f8 ISO 64 Quindi, per me, è promosso a pieni voti! Massimo Vignoli per Nikonland (c) 20/03/2022
  5. Quando nell'agosto 2018 Nikon ha presentato le prime creature della baionetta Z, ossia Nikon Z 7 e Nikkor Z 24-70/4 , affiancò loro immediatamente un adattatore, l' FTZ che come da sigla consentisse l'utilizzo degli obiettivi F sulla baionetta Z (F To Z) e poco dopo pubblicò questo manifesto, molto induttivo per il pubblico dei nikonisti ...riallacciandosi a precedente iconografia (una Z6 con FTZ innestato, che fronteggia una moltitudine di obiettivi a montatura F) Nel frattempo, trascorsi già più di tre anni, la fantasia dei progettisti cinesi, unita al senso da bricoleur dei fotografi amatoriali, ha un pò confuso le idee a chi arriva a cose fatte e si metta a sperimentare ibridazioni delle più disparate. Siamo stati tra i primi al mondo (10-2018) a pubblicare un articolo sull'adattatore FTZ Su queste stesse pagine abbiamo peraltro più volte ed in più puntate (ricavandone molto successo) raccontato di un marchio in particolare, nato da poco, Megadap di Gabale, che è riuscito a produrre degli adattatori programmabili con i dati dell'obiettivo in uso, che ne consente entro certi limiti la messa a fuoco (MTZ11) o la compatibilità con obiettivi a baionetta Sony FE (ETZ-11) Abbiamo quindi, da poco, pubblicato un importante articolo, come il primo sul FTZ a firma di Mauro Maratta, sul confronto prestazionale tra il primo adattatore Nikon FTZ ed il secondo, appena commercializzato, FTZ II ...dove tra le altre cose si smitizzano le leggende metropolitane nate nelle more, secondo le quali tali adattatori avrebbero influenza sulle prestazioni degli obiettivi collegati (e la versione II fosse nata proprio per evitarle): smentendo tali voci a vantaggio della assoluta loro neutralità elettrica e differenziandosi unicamente per il diverso disegno. Siamo quindi in una fase nella quale abbiamo preso piena coscienza dell'enorme potenzialità di adattabilità di questa enorme baionetta Z ad una moltitudine di obiettivi di tutti i tempi e, addirittura, di quasi ogni baionetta proprietaria. Come?.... L'ho scritto in un paio di occasioni negli ultimi mesi e riprendo quell'elencazione fatta allora: Ma il forum e le esperienze che ci capita di ascoltare al riguardo, ci comunicano la necessità di fare chiarezza su quale adattatore utilizzare e perchè, sulle nostre Nikon Z. Ho voluto quindi riassumere con una immagine i vari concetti che mi preparo a spiegare nel particolare: eccovi una Nikon Z5, sopra la quale campeggiano quattro adattatori e altrettante colonne di ottiche dedicate...: Nikon FTZ (modello I o II ....non cambia, se non per la Z9, il concetto) adattatore senza contatti elettrici, da baionetta ottica F (non Ai, Ai, AiS etc) a baionetta mirrorless Z Megadap MTZ11 Megadap ETZ-11 1) Nikon FTZ I e II Nikon ha costruito questi adattatori per sopperire alla provvisoria mancanza nel catalogo delle ottiche Z di determinate focali, invece presenti sul catalogo F, sia per consentire ai possessori delle mirrorless di potere costruire un corredo completo, acquistando dal catalogo F ciò che ancora manchi in quello Z, sia per poter continuare ad utilizzare sulle mirrorless Z gli obiettivi in nostro possesso che abbiamo utilizzato (o continuiamo contemporaneamente ad utilizzare) sulle reflex Nikon: una questione di abitudine, di economia di risorse, di momento di transizione... Da qua potete scaricare il libretto di compatibilità ottica degli FTZ Nikon, dal quale estraggo questo importantissimo, quanto chiaro specchietto: Cosa ci dice Nikon ? Comprate un FTZ se desiderate trasferire la maggior parte delle funzioni di un obiettivo a baionetta F sulla vostra nuova fotocamera mirrorless Nikon Z ! E quali sono gli obiettivi che trasferiscono elettricamente tutte le funzioni alla fotocamera? Quelli del primo rigo solamente: ossia obiettivi Nikon AFS, AFP, AF-I, G, E: ossia tutti gli obiettivi Nikon F dotati di motore incorporato, dagli AF-I degli anni '90 agli ultimi AF-P ed AFS a diaframma elettronico (E) Degli altri obiettivi restano esclusi tutti quelli "cosiddetti" AF ma privi di motore incorporato (prima serie AF e AF-D) che trasmettono i dati esposimetrici, ma non possono funzionare in autofocus per il semplice fatto che le mirrorless Z non sono e non saranno più dotate del motore incorporato per attivare la messa a fuoco di quegli obiettivi, che erano dotati di un manovellismo collegato tramite un nottolino allo "spiedo" della fotocamera reflex. Nikon non ha voluto escludere del tutto dall'utilizzo in Z questi ormai obsoleti obiettivi (rispetto le prestazioni anche dei più economici degli analoghi Z mount), ma non ha certamente nemmeno lontanamente pensato di appesantire le sue mirrorless di ulteriori apparati elettrici per utilizzare obiettivi che già con le ultime due generazioni reflex avevamo deciso di non usare più ! E a buon diritto... Cosa ci dice ancora in questo schema Nikon? Usate con gli FTZ se volete, anche gli obiettivi MF, ma con le ovvie limitazioni funzionali (benchè aumentati della possibilità di utilizzare tutte le cellule esposimetriche disponibili), MA CON LA CHIARA ESCLUSIONE DEI NIKKOR nonAi, molti dei quali, appartenenti alle prime serie degli anni '60 ed anche successivi, dotati di leveraggi per il funzionamento degli esposimetri Photomic, a rischio di rovinare le piste elettriche dei contatti degli FTZ o altri elementi mobili. Ve lo abbiamo raccomandato fin dalle prime nostre esperienze di utilizzo degli FTZ e , in questi ultimi giorni, Mauro lo ha condensato in uno specifico articolo Quindi? cosa vi consiglia Nikonland di utilizzare con gli FTZ Nikon ? Sicuramente l'eccellenza dei vostri obiettivi Nikon AFS, AFP, AFI, G che vedete rappresentati in sintesi nella colonna 1, da un Nikon AFS 105/1,4E, un Nikon AF-P Micro 40/2,8 ed un Sigma Art 135/1,8, ossia tutti gli obiettivi (e ci aggiungo il mio AFS 500/4G VR che non c'entrava in foto) dei quali ancora non posso fare a meno per le loro caratteristiche intrinseche o per l'assenza dal catalogo Z. Potete aggiungere quegli obiettivi a motore incorporato dai quali non siete ancora riusciti a separarvi, nonostante possediate analoga focale su mirrorless, magari per la coesistenza di una reflex alla vostra nuova Z. E basta... 2) adattatore Ai-Z (consigliamo marchi noti, come K&F) Evitiamo di montare obiettivi anche Ai/AiS o modificati Ai, sui nostri FTZ da 300 euro, preziosi per la trasmissione elettrica dei dati alla fotocamera dei nostri migliori obiettivi... Perchè? Perchè...chi ce lo dice che una baionetta MF, dell'età media di 40-50anni non abbia per qualche motivo subito una minima ovalizzazione (invisibile ai più) o qualche screpolatura dei blocchi di innesto, che possano in qualche misura ledere le delicate parti elettriche degli FTZ? Inoltre...sia che si utilizzi con questi obiettivi un FTZ, sia che si utilizzi invece un adattatore senza contatti, di terze parti, le modalità di esposizione e scatto non variano: si dovranno comunque utilizzare i riferimenti di maf del focus peaking o dell'ingrandimento della parte messa a fuoco: certamente difficili con soggetti in movimento, più indicati per modalità di scatto più riflessive: a questi obiettivi un FTZ quindi, non aggiunge proprio nulla. Quindi? cosa vi consiglia Nikonland di utilizzare con un adattatore Ai-Z? Tutti gli obiettivi MF a baionetta Nikon F, di tutte le epoche: in colonna 2 vedete infatti raffigurati sopra l'adattatore cinese in questione (19 euro), un Nikkor Ai 20/4, poi un 50/1,4 anni '60 modificato Ai, un 50/2 Zenit a baionetta Ai, un Sigma 24/2,8 AiS, ossia una piccola quantità dell'enorme moltitudine di obiettivi a baionetta F manual focus, Nikkor e di terze parti. 3) Megadap MTZ11 Abbiamo già detto ampiamente di questo adattatore Gabale, che porta a diventare autofocus gli obiettivi a baionetta Leica M su quella per mirrorless Z, dando l'opportunità di registrare la focale dell'obiettivo in uso, con le modalità che troverete descritte negli articoli specifici, (sopra segnalati) ottenendone la registrazione nei dati EXIF dei file ottenuti, insieme a quella del diaframma in uso, che l'adattatore legge dall'impostazione che useremo sulla fotocamera, ovviamente riportandola anche sull'obiettivo. Il senso di questo adattatore AF, (che possiede solo un numero limitato di focali registrabili, tipicamente di tradizione Leica) è chiaramente quello di ottenere una movimentazione minima dell'obiettivo montato su di esso, ottenendone una messa a fuoco, neppure poi troppo lenta. La forzatura consiste nell'anteporre alla baionetta per l'ottica Leica M un ulteriore anello di conversione a LeicaM dalla baionetta di provenienza che desideriamo: il che ci porta a poter montare un numero pressocchè infinito di obiettivi su questo adattatore. Ed in colonna 3 vedete infatti per primo, dopo il Megadap... addirittura un obiettivo Nikon AF prima serie, del 1985, poi un Minolta MD 45/2,8 un Helios 58/2 su baionetta M42, un analogo Zeiss Biotar su baionetta Exakta ed un 90/4 a baionetta Leica M diretta (senza ulteriore adattatore) Quindi? cosa vi consiglia Nikonland di utilizzare con un MTZ11 ? Ritengo importante sottolineare del Nikon 50/1,8 AF (ma sarebbe lo stesso un qualunque AFD): attraverso il Megadap MTZ11 questo obiettivo che su FTZ resterebbe senza autofocus, (appartenendo a quelle categorie di obiettivi che sono privi di motore incorporato) lo recupera, così come allo stesso tempo gli obiettivi privi di CPU recuperano negli EXIF anche i valori relativi di focale e diaframma utilizzato, cosa che con l' FTZ non succede, neppure registrandoli sull'apposita (inutile) voce relativa nel menù impostazioni. Allo stesso tempo, recupereremmo col MTZ11 anche un AFS con il motore danneggiato (facile con gli AF-I e con i primi AFS con motore SWM) per il quale non esistono più i pezzi di ricambio (ormai sono tanti)... Diteci se non vi sembri un valore aggiunto di questo adattatore, oltre ovviamente all'infinita quantità di vecchi obiettivi di ogni epoca e marca...tanto vanno montati su un convertitore di baionetta da 12-18 euro al massimo: divertitevi con le vostre attrezzature vintage...! 4) Megadap ETZ-11 Anche per questo adattatore abbiamo pubblicato articoli, più sopra linkati. Un adattatore che consente ad una Nikon Z di utilizzare in tutte le sue funzioni qualsiasi obiettivo a baionetta Sony FE. Essendo questo il marchio che ha per primo intrapresa la strada delle mirrorless FF, a questa distanza di tempo, ormai le lenti che sono state destinate a questa baionetta sono davvero tantissime. Infatti in colonna 4 trovate un 24/2,8 Samyang che ho usato nella prova di questo adattatore cui Megadap sembra tenere moltissimo, dato il numero degli aggiornamenti firmware che in pochi mesi ha già ricevuto: perchè la sua efficacia è in stretta relazione con la qualità dinamica dell'obiettivo in uso: leggete il mio test tra i link all'inizio di questo articolo. Quindi? cosa vi consiglia Nikonland di utilizzare con un ETZ-11 ? Ovviamente ciò che possediate in casa di compatibile con questa baionetta: magari avete un doppio corredo, Sony e Nikon e non volete cedere da nessuno dei due versanti. Certamente su quella baionetta esistono numerosi progetti ottici di assoluto rilievo, da quelli proprietari a quelli Sigma Art, Zeiss, Samyang stessa. Ci risulta più difficile che si verifichino coesistenze di questo rilievo, ma un altro caso potrebbe essere quello di due amici che condividano in questo modo due diversi corredi. Oppure anche curiosi come me, che sulle sue Nikon Z monta da sempre di tutto. ...per vedere sotto sotto l'effetto che fa... Più chiaro adesso? Max Aquila photo (C) per Nikonland 2022
  6. Confronto all'americana tra .... il 24-200 in posizione di riposo a 24mm e il 24-200 in posizione 200mm. Attenzione, l'obiettivo non è "retrattile" come il 24-70/4 S, nel senso che a 24mm funziona, non richiede di essere esteso perchè la fotocamera si attivi. mentre qui è di fianco, per l'appunto, al 24-70/4 S su cui guadagna circa due dita di lunghezza nella posizione a 24mm (notate che al minimo il 24-70/4 S non è in posizione di "sparo" ma ritratto. Si deve aprire per poterlo utilizzare e a quel punto si allunga anche alla minima focale, cosa che per il 24-200 invece non succede). Quando è esteso più o meno raddoppia di lunghezza con il paraluce e il tappo il paraluce HB-93 costruito, come il resto, in Tailandia E per finire eccolo montato sulla Z6, in questo caso "zavorrata" dal battery pack. l'ingombro resta accettabile a 24mm, più impegnativo a 200mm, anche perchè i due cilindri interni fuoriescono abbastanza e il sistema diventa fragile all'imboccatura (immaginatelo con il paraluce montato). Che sono ovviamente in plastica, mentre il fusto principale invece è - almeno all'apparenza - in metallo. A supporto della cura di Nikon in questo obiettivo "tutto fare", il pulsante di blocco della focale che evita allungamenti indesiderati. Obiettivo che è del tutto costruito in Thailandia e non in Cina, una volta tanto. Nel complesso, la costruzione non è male. Non è un Nikkor S ma sembra semplicemente il fratello ... più alto del 24-70/4 S. Una estensione di quel concetto *** Nell'uso devo subito annotare una cosa. Già a 50mm il diaframma chiude ad f/5. Mentre oltre i 150mm è già f/6.3. Quindi o andate in giro con il sole bello forte, oppure se dovete fermare un soggetto rapido, dovrete rassegnarvi a salire di sensibilità. pieno sole, 165mm, f/6.3, ISO 280 per avere un tempo di 1/1000'', il minimo per fermare i miei delinquenti mezzo sole e mezza ombra, andiamo a 1000 ISO ma in ombra pur della stessa giornata di sole, la sensibilità è andata a 5600 ISO fortunatamente la nitidezza resta sempre elevata, il contrasto omogeneo e i colori neutri, facilmente dosabili. Archiviamo subito lo sfuocato, credo che uno che cerca il 24-200 non lo farà per avere lo sfuocato del Noct-Nikkor ... ! che comunque è decente se ci sapete fare Lato distorsione, avendo a mente che c'è la correzione automatica non disattivabile nemmeno in NEF, mi pare che le cose siano perfettamente in linea con l'oggetto, anzi. 24mm, appena un'ombra di cuscinetto residuo, tutto sommato ancora migliorabile, considerando che ero tutt'altro che in bolla con la parete e che in situazioni normali la cosa non si nota del tutto (sempre 24mm) E se anche andiamo a cercarci situazioni ... orribili si può intervenire con Photoshop ed avere comunque foto in bolla se vi piace di più il diaframma, pur aprendo a valori relativamente bassi, ha il pregio di chiudere a livelli molto elevati e in questo caso sono andato a cercare il sole che si mostrava tra le nuvole di una giornata un pò moscia, vedendo che l'obiettivo regge benissimo in queste circostanze qui siamo andati da f/4 ad f/32 passando per f/6.3 ed f/20 ( con piena evidenza di tutti gli scarafaggi che ci sono sul sensore della mia Z6 !) per quanto riguarda lo stabilizzatore, funziona perfettamente ed è del tutto trasparente (qui siamo ad 1/10'' ed f/22) Ma il miglior utilizzo di questo obiettivo è quello spensierato, a caccia di soggetti ... qualsiasi, potendo avere a disposizione tutta la gamma focale che si usa di più (con riconoscimento di occhio e volto del soggetto davanti, seguito a raffica senza problemi) *** Concludo così questa anteprima, forse approfondiremo nei prossimi mesi quando sarà disponibile un esemplare di serie. E' un obiettivo piacevole da utilizzare, di gran lunga migliore - anche in termini costruttivi - del Nikon F 28-300mm che si impasta a tutte le focali ed ha colori tendenti al grigio medio ... Ben corretto, non importa se in larga parte via software, è leggero, ancora compatto, come dicevo il fratello lungo del 24-70/4 S che quasi tutti noi abbiamo preso nel kit di una delle nostre Z. Proprio si nota appena che non è un S di fascia media, forse manca un filo di nitidezza rispetto agli eccellenti compari di merenda che Nikon ci ha proposto negli ultimi anni. Resta un oggetto di compromesso, e così deve essere preso, anche nel prezzo, non elevato ma nemmeno di livello popolare. Si usa bene e non impegna, le foto che consente sono belle e in certi casi, uniche, perchè magari quella volta li, proprio un tele impegnativo non l'avremmo portato con noi ... mentre qui basta zoomare e se c'è luce sufficiente si può fare quello che si vuole dall'insieme al particolare La poesia, ricordiamocelo sempre, sta dentro di noi e solo i nostri occhi possono mostrarla. Non scaturisce da sola per l'obiettivo che abbiamo in mano L'anteprima finisce qua anche perchè dovevo rapidamente restituire il sample a Nital Spa, distributore nazionale dei prodotti Nikon che ce l'ha concesso in visione.
  7. L'offerta aumenta la difficoltà di scelta: non appena viene introdotto un elemento nuovo, subito, va in crisi l'autostima degli acquisti precedenti o la sicurezza dei programmi d'acquisto. Nikon ha appena tirato fuori dal cilindro, invece del 24-105/4 da vent'anni richiesto e mai realizzato, l'evoluzione del progetto F (invece molto datato) di uno stupendo Z 24-120/4S annunciando la novità in un lasso di tempo piuttosto breve (in tempi di pandemia) dalla commercializzazione che è avvenuta in contemporanea all'uscita della già mitica Z9. Importante nella sigla la lettera S che contraddistingue nel catalogo ottiche, le realizzazioni più curate, fattore che su di un'ottica consumer come questa con tale estensione di focali, sinceramente non osavamo sperare. Ed invece, eccolo qui, con le sue tre ghiere, rispettivamente quella programmabile (variazione: diaframmi/exp/iso/nulla), più vicina al corpo macchina, poi quella delle focali e quindi, la dove non può interferire (inutilmente) con le dita, quella di messa a fuoco manuale, che ormai ha motivo di utilizzo solo in poche occasioni. Pulsante funzione programmabile da fotocamera e slider di maf A/M. Manca, purtroppo, per essere appieno uno dei figliol prodighi Z-mount, il bellissimo display digitale che equipaggia i pezzi forti, come gli zoom f/2,8 e i fissi più di pregio. Pazienza: del resto non è certo questo l'obiettivo in cui si renda necessaria una costante visualizzazione di distanza e pdc, mentre per l'indicazione della focale, questa risulterebbe comodo poterla compulsare, su di un obiettivo con questa alternanza di angoli di campo, dagli 84° dei 24mm ai 20,3° dei 120mm. In questo articolo parliamo di questo nuovo zoom come di un'alternativa in termini di copertura focale, luminosità, peso, dimensioni ed infine anche prezzo (incredibile quanti elementi !) rispetto al già noto ed in nostro possesso fin dalla sua presentazione, Nikkor Z 24-200/4-6,3 che vedete insieme al nuovo fratellone nella foto di copertina sopra chiusi e sotto aperti a tutta estensione dei barilotti Accomunati ma anche separati da alcuni di quegli elementi sopracitati: la luminosità prima di tutto, in quanto il nuovo 24-120 parifocale f/4, mentre il più esteso (altra differenza) 24-200 chiude progressivamente fino a f/6,3 che corrisponde a TA già a partire dagli 80mm di focale La assenza di tasto funzione sul 24-200 a cui fa da contraltare la presenza del VR incorporato, che invece sul nuovo 24-120/4 non è stato inserito, giusta l'apertura costante a tutte le focali. Peso, dimensioni (filtri da 67 sul più esteso e da 77 sul nuovo), e prezzo molto simile, caratterizzano altre somiglianze. Nikonland non aveva mai recensito superzoom come il 24-200 prima della presentazione di questo Z e si è dovuta ricredere, tanto da annoverare un numero consistente di articoli che lo riguardano e di gallerie al loro servizio, negli ultimi due anni dal suo annuncio: solo io, ne parlo in altri cinque articoli, alcuni a confronto con altri zoom, oltre questo che state leggendo. Il 24-120/4, invece, è la quarta generazione con questa estensione di focali, a partire dalla prima del 1996: nessuna delle tre precedenti ha mai lasciato un segno indelebile !!! Anche questa coincidenza: due zoom che per pregiudizio un nikonista di lungo corso rifiuterebbe al solo sentirli citare, reinventati in mirrorless dai geniali ingegneri Nikon perchè l'impressione che ricavo dal suo test è che anche questo 24-120/4S avrà un elevato numero di estimatori... brillante, nitido, contrastato e dotato di un ottimo sfuocato, grazie alle 9 lamelle del suo diaframma elettronico netto...tagliente, a qualunque distanza dal soggetto splendido anche in ombra ancor meglio, ravvivato da un guizzo di flash in compensazione Caratteristiche che avevamo notato anche sul 24-200 che abbiamo usato con ogni fotocamera: io personalmente lo ritengo insostituibile sulla mia DX Z50 con la quale tutte queste foto sono state realizzate (in attesa di una Z9...) Difatti, se li andiamo a confrontare...: a TA: f/4 su 24-120 a 87mm f/6,3 su 24-200 a 125mm (Avete letto bene le due focali differenti per ottenere la stessa dimensione del fiore, a distanza minima di maf ? Parleremo di Focus Breathing più avanti) Qua, alla stessa apertura di diaframma, (f/6,3) 24-120 @120mm 24-200 @110mm Direi ben simili nella resa cromatica e nella brillantezza/nitidezza, con una gestione del contrasto più facile nel nuovo 24-120/4, poco più docile dell'altro: a 24mm 24-120 24-200 attorno ai 90-100mm 24-120 entrambe con lampo di schiarita in controluce 24-200 Difetti? per trovarne sono dovuto essere davvero cattivo utilizzando un soggetto impossibile in controluce diretto, acuito dallo spigolo creato in inquadratura... ecco come corregge il flare/ghost in questa condizione il nuovo 24-120mm forte di un trattamento antiriflesso misto tra nanocristalli ed Arneo, la misteriosa sigla di trattamento recentemente introdotta di Nikon sugli obiettivi più di pregio Ecco come a pari condizioni reagisce il più semplice (per antiriflesso) 24-200mm Una differenza sostanziale tra i due zoom è senza dubbio l'assenza della stabilizzazione sul più luminoso 24-120mm: quanto incide sul suo utilizzo a mano libera? Eccovi il soggetto utilizzato per questa prova, fondamentale per chi utilizzi Nikon Z, come questa mia Z50, o una Zfc, le uniche Z senza sensore stabilizzato: i quattro scatti col 24-200 stabilizzato: risultato eccellente anche a t/10 a mano libera !!! ecco invece quattro scatti col 24-120, non stabilizzato, a mano libera e adottando ogni criterio per evitare il mosso Avevo fatto due diverse sequenze in condizioni mutate di luce per le quali, col 24-120, mi mancano dati intermedi con tempi di scatto meno di sicurezza dei primi due a f/4 ed f/8 per cui, a casa in interno, ho poi ripetuto il test, usando un ineccepibile soldato, come Murat dove con una sequenza continua vediamo il 24-200 assistito da una stabilizzazione portentosa che mi consente risultato anche ad 1/8 di secondo a mano libera mentre l'ultimo risultato di rilievo del nuovo 24-120mm, si ferma non molto oltre il t/60 determinando anche in questo caso come in esterni una certa difficoltà all'uso, se non in AutoIso in luce disponibile, con fotocamere come le Z50 e Zfc, prive di stabilizzazione. Questo sarà di certo un parametro di considerazione e scelta, al momento del suo acquisto: va da sè che dalla Zfc in poi, ogni altro corpo macchina Z, forte della stabilizzazione interna, sopperirà efficacemente a questa esigenza. Ancora: (aprire sempre le foto per ingrandire) Z 24-200: eccellente stabilizzazione Z 24-120, buono fino a 1/60" a mano libera... Siloso... il vetro dell'orologio è spaccato... (mezzanotte, ovviamente...) una resa bellissima dello sfuocato, anche questo 24-120, come già detto nettissimo nello stacco tra soggetto e sfondo irriconoscibile per certi versi dal 24-200 sugli stessi parametri allineato alle grandi aspettative che ormai abbiamo da ogni ottica del corredo Z-mount: non credo mai altre Case abbiano potuto vantare tale livello generale 24-120 dove il 24-200 si avvantaggia è chiaramente nella notevole gamma di focali ulteriore, che consente di avvicinare oltremodo un soggetto da non distrarre... Ma dove il 24-120, inaspettatamente, recupera il gap delle focali mancanti... è all'opposto, nella fotografia ravvicinata !!! ecco il soggetto, collaborativo... crop eleveto mi vado avvicinando sempre di più, verso quei 35cm decantati di maf minima ad ogni focale dello zoom ! fino ad arrivare (sempre a 120mm) a questo RR di 1:2,56 (0,39x) vantato da questo zoom crop esagerato !!! Bene: vediamo il 24-200 alla sua focale massima come si comporta con la stessa modella ? ecco qua... 200mm ai 70cm della sua minima maf ecco come si comporta alla stessa distanza, a 135mm di focale La grande differenza dimensionale che avete visto, a tutto vantaggio del più "limitato" di focali dei due zoom, questo splendido rasoio che è il Nikkor Z 24-120mm f/4S dipende dal concetto più volte preso in considerazione su Nikonland dal prof. Renesto, in ultima istanza in questo suo articolo, del Focus Breathing, ossia della caratteristica di molti zoom se non tutti, di perdere focale effettiva al diminuire della distanza minima di messa a fuoco. Fenomeno come vedete che riduce drasticamente la possibilità di mantenere una adeguata copertura dell'inquadratura, a meno che non si utilizzino lenti addizionali o tubi di prolunga a diminuirne l'effetto. Di fatto questo 24-120, tra i suoi pregi annovera anche quello della limitatissima incidenza del fenomeno. Lo avete visto prima nelle foto dei fiori a minima maf, dove il 24-200 aveva bisogno di molti mm in più di focale rispetto al 24-120 per tenere la corolla a tutta inquadratura. Mentre nell'altra coppia di foto di un fiore, a causa della distanza maggiore del punto di ripresa, la differenza si attenua. Insomma...questo 24-120 si preannunzia un obiettivo indicatissimo anche per il close-up fotografico, fin quasi alle soglie della macro, partendo già da un ottimo RR di 1:2,56 naked... Dotato di una ampia gamma di diaframmi, da f/4 a f/22 che consentono di includere al soggetto lo sfondo oppure di escluderlo, quasi del tutto, giocando sulle focali mediotele ampliare il quadro con i suoi 24mm incisi a mio parere, tanto quanto quelli del fisso f/1,8... giocare con la macrofotografia vagante, grazie all'interposizione di un semplice tubo di prolunga da 11mm (oppure di una lente acromatica da 3 diottrie) Lascio ai successivi test che vedrete pubblicati su Nikonland anche da parte degli altri redattori, di descrivere ulteriori potenzialità. Rispetto al tema posto dal titolo di questo articolo, avrete notato che manca del punto interrogativo finale: perchè questi due zoom sono due facce differenti della stessa bellissima realtà che è l'attacco Z di Nikon, al giorno d'oggi: Sceglierà il 24-200/4-6,3 chi ha bisogno nello sport e in natura di quei mm di focale che distinguono un mediotele da un teleobiettivo chi necessiti di uno stabilizzatore nell'ottica per gestire a mano libera in available light focali che necessitino di mano ferma, con tempi lunghi di esposizione chi ha già a corredo accessori da macro, come i tubi e le lenti, per compensare il focus breathing che riduce alla distanza minima di maf la focale di questo zoom chi voglia risparmiare quei duecento euro della differenza di prezzo, senza perdere in qualità e nitidezza Sceglierà il 24-120/4 chi abbia una fotocamera col sensore stabilizzato chi, fuori dalle categorie precedenti, non desideri leggere sui valori a TA numeri come f/5,6 e peggio chi sia interessato al mediotele da ritratto classico (penso ai fotografi da cerimonia, per i quali questo zoom sarà un portento) chi voglia implementare le focali del suo Z 24-70/4 senza perdere l'apertura costante, migliorando su tutti i fronti qualitativamente chi cerchi uno zoom per la macrofotografia da campo: eccolo ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2022
  8. Proprio così: il signor Megadap ha inteso costruire il suo adattatore che rende AF le ottiche MF su fotocamere Nikon Z Verrebbe da chiedersi in prima battuta: ovviamente sarà un adattatore a baionetta F su Z... !!! Ed invece no, probabilmente per evitare l'ira funesta della Casa di Tokyo che in quel caso avrebbe avuto da ...obiettare qualcosa, Mr.Megadap che non lascia traccia di sè neppure nel sito dedicato se non per una mail di riferimento, ha preferito costruire un adattatore per ottiche Leica M su fotocamere Nikon Z... Ma ovviamente...nulla osta a mettere davanti la storica ed elegante baionetta LM, qualsiasi altro adattatore meccanico (privo di contatti elettrici) per utilizzare l'universomondo di obiettivi MF fin qui prodotti, anzi...nella pagina/prodotto del sito, Mr.Megadap ce ne mette una caterva a disposizione tra i quali fa capolino, ovviamente, anche quello Nikon F !!! Nikonland è un sito di curiosi, possessori di ogni bene del listino Nikon di oggi e del passato anche remoto: volete che non ci mettessimo a provare questa annunciata meraviglia? Andiamo per gradi però: seguendo il percorso consigliato dalle istruzioni per l'uso...: Megadap si presenta come un apparecchio ben strutturato, tutto in metallo, costituito da una baionetta di innesto ottiche LM dotata di una ben prominente leva di sblocco e priva di qualsiasi contatto elettrico, dato che vi monteremo sopra obiettivi Manual Focus Girandolo, troviamo oltre alla baionetta di innesto alle fotocamere Nikon Z, la relativa contattiera per comunicare elettricamente tra fotocamera ed adattatore... dato che il cuore della trasmissione dei dati di fuoco ed esposizione è contenuto per intero nella basetta che finalmente ci dà qualche dato di fabbrica. (particolare della gola dell'innesto, che determinerà l'escursione di quei 6,5mm che consentiranno la movimentazione delle ottiche applicate) l'adattatore è inoltre dotato di presa micro USB che serve ad aggiornarne il fw (attualmente siamo alla versione V.1.3.1) La prima cosa che viene consigliato nel sito da fare, è proprio quella di controllare la versione fw dell'adapter, scollegato dalla fotocamera. La seconda...quella di stabilire che ottica montare e registrare, con un sistema tanto empirico, quanto efficace, la sua focale scattando una foto a un determinato valore di diaframma e, immediatamente dopo, spegnere la fotocamera. Alla sua riaccensione e in tutte le foto successive che verranno scattate con questa registrazione iniziale, troveremo nei dati EXIF la focale in uso ed il valore di diaframma utilizzato per ogni foto ! Roba da non credersi, abituati con Nikon Z ormai ad aver dovuto fare a meno di ogni rilevamento EXIF per obiettivi MF, a causa dell'assenza del simulatore di diaframma presente sulle DSLR... L'elenco di corrispondenza tra il valore di diaframma per impostare i dati e la focale corrispondente, è nella pagina/Manuale del sito e come potrete vedere, ha una limitata quantità di lunghezze focali, classiche del mondo Leica M (troviamo lunghezze focali caratteristiche come i 21mm, i 75 ed i 90, sconosciuti ad altri produttori) Perchè tra le verie raccomandazioni del produttore c'è anche quella che il Megadap sia ottimizzato per scattare a valori da f/1,4 e f/5,6 pur consentendo l'utilizzo di ogni altro (ma con possibili sovra o sotto esposizionei) Inoltre, ed è ben comprensibile, gli obiettivi con elicoide di maf molto esteso, vanno prefocheggiati nei pressi del soggetto sui cui la limitata escursione del Megadap (6,5mm) potrà consentire a quel punto di avere buona ...presa. Ancora...è possibile scattare con tutti i modi AF delle Nikon Z, tranne AF Pinpoint che essendo il modo a solo contrasto di fase viene espressamente escluso. Nell'utilizzo in questi giorni di questo adattatore, ho notato come sia veramente efficace ogni altro tipo di lettura AF della fotocamera, compresi AF Auto e Auto Wide e Small, ognuno dei quali si attaglia a determinati soggetti nelle riprese fotografiche ed in quelle video. Sono però partito dall'uso del Megadap con ottiche Leica M, avendo per coincidenza a disposizione due TTartisan, il 50/0,95 ed il 35/1,4 con i quali ho realizzato il mio training con questo sorprendente adattatore. ben visibile in questa coppia di foto, l'escursione del blocco di movimentazione degli obiettivi sul Megadap: pochi mm che consentono la rivitalizzazione di ottiche MF e qui lo stesso...con ottica montata. A cosa possa servire un attrezzo del genere è presto detto: la sua lentezza operativa ed il rumore di trascinamento ne fanno un ausilio per generi dove la fretta non la faccia da padrona, MA... si desideri conferma dell'avvenuta cattura del soggetto su cui mettere a fuoco. Nello specifico, scrivo da molti anni ormai che gli ausili correnti sulle mirrorless, come il focus peaking a spettro di colore, siano francamente del tutto inutili con obiettivi come i grandangoli oltre i 35mm, con i quali mi risulta impossibile comprendere la soglia effettiva di fuoco, essendo caratterizzati da una grande pdc. Ma ancor di più oggi, con l'avvento di obiettivi dalla focale fissa di enorme luminosità, come per l'appunto quel TTartisan 50/0,95 con il quale non si avrebbe mai la certezza del raggiungimento di una maf precisa, con gli aloni colorati. Ebbene, con questo adattatore di terze parti oggi, selezionando AF-S e punto singolo o Auto Wide/Small, otteniamo questa conferma di fuoco sulle nostre Nikon Z E sopratutto...riusciamo a riportare sugli EXIF i dati di esposizione insieme a quelli della focale e del diaframma in uso ! E' per questo che il mio training su Leica è volato via in pochissimo tempo, durante il quale ho comunque capito che con obiettivi con escursione dell'elicoide di messa a fuoco limitata, basta lasciare vicino ad infinito la ghiera manuale e il Megadap farà il resto, mentre con gli obiettivi più specifici (tele, macro) bisogna intervenire lasciando loro il margine utile di lavoro. Il primo adattatore Nikon F- Leica M che ho comprato su Amazon era inadatto: di marca Urth, possiede una ghiera di blocco, zigrinata, incomprensibile, che non ne consente l'accoppiamento al Megadap, molto convesso al suo interno (neppure facendo preventivamente venir fuori l'elicoide dell'adapter) Urth...urta e si rovina... Non compratelo Io ne ho presi due (pensando che il primo fosse difettoso) e li ho entrambi restituiti, prima di arrivare ad un consueto K&FConcept, assolutamente perfetto che si accoppia alla perfezione ... e finalmente porta a casa il discorso in questione...!!! avendo a disposizione una vasta platea di candidati a questo...matrimonio intanto guardate questo video...pur sapendo bene come questo non sia ...il mio ambito megadap.mp4 scusandomi ancora per la ...laconicità del video, le foto man mano scattate, sono state riprese come detto con un Nikkor 24/2 del 1977 Cominciamo da questo splendido Nikkor 50/1,8 AiS (ultima serie prima degli AF) che sembra nato per stare sulla Nikon Z7 su cui sto facendo questi esperimenti come il suo successore... il primo 50/1,8 AF assolutamente MF su ogni Nikon Z (come anche tutti gli altri AF ed AFD) (il video e le foto di servizio ad adattatore ed obiettivi, sono state realizzate con la Z50 ed il suo 16-50 DX) Passiamo poi per lo stupor mundi tra tutti gli standard luminosi MF bello già soltanto da fotografare lui stesso così come faccio con questo altro campione, il Micro Nikkor 55mm f/3,5 half lifesize del 1970 che col Megadap va seguito, prefocheggiando sul soggetto, visto l'infinito elicoide di maf senz'altro uno dei miei obiettivi Macro di riferimento, ancora oggi e ancor di più, con questo Megadap, che finalmente mi da agio di utilizzarlo su Z andiamo sui wide? Facciamolo con una new entry delle mie vetrine, il Nikkor 20mm f/4 supersimmetrico del 1977 compatto, semplice e però...f/4, quindi impossibile da focheggiare a mano con precisione su ML, con i sistemi tradizionali Credo di essermi spiegato: funziona, tossisce ma poi ...si schiarisce la gola e acchiappa il soggetto, soffre molte antiche cose di cui soffrivano gli AF di prima generazione, ma consente di sapere se un obiettivo wide o molto luminoso (o tutt'e due le cose) sia realmente a fuoco sul piano richiesto. Costa 399 euro, che non è poco (a cui sommare l'acquisto dell'adattatore per Nikon o per ogni altro obiettivo vogliate usarci sopra): ma già solo per il fatto che mi riporta sugli EXIF della Z la lunghezza focale ed il valore del diaframma in uso mi sa che lo terrò... Secondo me tra l'altro, continueranno ad aggiornare il fw... Ben fatto, Megadap MTZ11 ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
  9. E' la settimana prima di Natale. Piove a dirotto ogni giorno. Ultimamente io non sono nemmeno troppo in forma. E gli amici di Nital non mi fanno la sorpresa di spedirmi il gioiello proprio in questo momento ? Il gioiello della Corona : il Koh-I Noor dei Nikkor - il Nikkor Z 58mm f/0.95 Noct montato sulla mia Nikon Z6 Grazie, dico io. Ce la metterò tutta a rendergli giustizia ma non prometto molto. Con questa pioggia fanno fatica pure a spedire i fiori. Posso giocare con le manichine. Di certo non mi ridurrò a fotografare le scarse luminarie stradali di questo Natale un pò dimesso. Ma per fortuna che Ross pensa a me. Cala l'asso, e trova Paulina. Lei è in procinto di partire per passare il Natale in famiglia. Ma ha un paio di ore libere. Colpo di fortuna, trovo la mia sala preferita al Cross+Studio di Milano, libera intorno alla una del pomeriggio. Dentro è buio pesto. Mi chiedono, che luci vuoi ? Luci ? Ma va là, faccio senza. Mi guardano strano. Vuole fare l'eroe ... Effettivamente, salvo che proprio davanti ai vetri, non arriva luce. Con il 24-70/2.8 S per andare su tempi umani devo salire a 10-15.000 ISO e le foto potete immaginare come possono venire. Ho portato solo una viola da studio, un treppiedi leggero. Una testa adeguata. Monto il Noct sul treppiedi e ci attacco dietro la Z7. Paulina si trucca, io comincio a fare un pò di palestra mettendo a fuoco gli occhi sullo specchio. Tutti gli scatti saranno a diaframma totalmente aperto. Ho impostato l'anello interno per modificare la sensibilità ISO rapidamente. Ovviamente scatto in manuale puro, tenendo un tempo ragionevole per avere foto ferme. Paulina fa televisione, cinema. Non è una statuina che possa stare immobile e congelata a lungo. Il set prenderà un piede sbagliato ? Ho di la la Z6 con il fido 105/1.4E e ne approfitto per confermare che l'ultimo aggiornamento firmware ha reso più intelligente l'Eye-AF automatico che adesso si concentra più sulla pupilla che sulle ciglia come faceva prima. Ma io sono venuto per sfruttare il NOCT e a fine sessione, saranno 1852 gli scatti fatti con il Re dei Nikkor, e poco più di 1500 con il Re del Bokeh, l'invincibile Nikkor F 105/1.4E. Prendo confidenza con l'obiettivo. Paulina è semplicemente l'ideale, una donna vera, viva, matura, intelligente e sensibile. Con due occhi di un colore che sta al confine tra il cielo e il mare e un sorriso che ti riporta tra i vivi se sei depresso. Non c'è luce, per niente. Ma c'è abbastanza luce perchè il Noct prenda vita. Sfrutto il bagliore delle alogene dello specchio del trucco che danno una colorazione alla parete in fondo. E cominciamo. MI avvicino. Paulina non sa cosa sto facendo, scatto in silenzioso come al solito e intanto le parlo. Mi faccio raccontare dei suoi ultimi lavori. In sottofondo ci sono Rihanna e poi Lana Del Rey. Non proprio il mio repertorio ma adatto a questa giornata. A me gli occhi. Congelando il soggetto e mettendoci mezz'ora a mettere a fuoco si può fare di meglio. Ma io non ho pazienza e poi voglio mettermi alla prova. Cambio fuoco mentre scatto a raffica 5FPS. Voglio sfuocare, voglio morbidezza, voglio vedere l'essenza delle cose. vicino alla finestra c'è fin troppa luce per il Noct. Sfrutto la transizione luce, ombra per avere effetto. I capelli si dissolvono, ritornano nitidi, poi si dissolvono ancora naturale, non voglio una modella, voglio una donna vera gioca con i capelli seria appassionata intensa sensuale. L'ultima è probabilmente la mia foto dell'anno. Nonostante lei si muova continuamente, tante, tante foto vengono perfettamente a fuoco. La transizione tra fuoco e fuori fuoco è inimmaginabile. La morbidezza data al soggetto è unica. Ma quello che è a fuoco è sensazionalmente nitido, senza che però ci sia una separazione fisica troppo netta, come in altri obiettivi. Il pur eccezionale 105mm che può contare su una focale più lunga non regge il confronto. Il Noct dà assuefazione. E' impegnativo da portare al limite quanto l'arco di Ulisse, quanto lo Stradivari più scorbutico. Ma quando spicca il volo fa miracoli e non si vorrebbe smettere mai. Una volta usato é dura reggere il suo confronto. Ed è dura farne a meno. Sebbene la comodità della vita moderna indotta dall'EYE-AF automatico delle ultime mirrorless sia essenziale, controllare totalmente la scena e fare ciò che si vuole esalta il fotografo più esigente. Tanto che mi metto a fare video. Pur non essendo il mio pane e pur non avendo esperienza. Ma è tanto naturale il passaggio. Tanto sensazionale l'effetto, tanto splendida la protagonista di questo set che mi viene automatico. I tre video che seguono - avrete l'indulgenza di prenderli per ciò che sono - non un tentativo di trasformarmi in un regista o in un video-operatore. Ma un tributo ad una creatura meravigliosa ripresa da uno dei più straordinari strumenti fotografici finora concepiti. premere sui triangoli per visualizzare i video in formato HD. E buon divertimento. Credits Modella : Paulina Bien che ha curato anche il look, il make-up e l'hair style Location : Cross+Studio, sala Industrial, Milano Nikkor Z 58/0.95 Noct offerto in visione da Nital Spa, Moncalieri, distributore italiano dei prodotti Nikon
  10. Un microcosmo: ricordate la pozzanghera di Z la formica...? Bene, questa è una storia di un'altra formica, Zfc vista attraverso l'occhio del suo MC 50/2,8 in un ambito non più grande di un metro cubo: una gebbia, un albero di fico che vi si specchia ed il loro mondo attorno. Basta solo sedersi e....osservare. Partanna (TP), Cassaro 28 agosto 2021 Mi avete visto spesso alle prese con gli stessi soggetti, più o meno nello stesso posto, la gebbia del mio vigneto, una vasca larga un metro quadro, in mezzo alla campagna, popolata dai suoi protagonisti. Eccoli, alcuni di essi, in queste foto: a voi attribuir loro un nome. Tra una settimana, molti di loro saranno altri, o altrove: questo è il senso della Natura (della quale anche noi siamo parte) io, finchè potrò, non cambio il luogo: è tutto il resto che ruota intorno. Nikkor MC 50/2,8 su Nikon Ftc e, in alcune foto, un lampo di luce di schiarita, fornito da un Godox AD100 col suo trigger. Qualcuna è leggermente croppata in postproduzione. Questo obiettivo macro della linea di lenti Nikon Z, appena presentato, il Nikkor MC 50/2,8 sarà un protagonista delle immagini a venire, non soltanto mie, a causa della sua facilità estrema nell'utilizzo, delle sue qualità indiscutibili di nitidezza e contrasto, tali da farlo stare in catalogo anche senza una S (tipica degli obiettivi Z di maggior pregio), degno di ogni Nikon Z sulle quali verrà utilizzato. Provate e tornate a raccontare... Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
  11. A me i fiori piacciono vivi, nei giardini e splendidi dei loro colori, inseriti nel contesto che appartiene loro, importante per loro quanto da me rispettato. Non uso napalm per isolarli dal mondo, nemmeno sfondi colorati per renderli più protagonisti di quanto già non siano, per acqua, luce ed insetti, ai quali sono dedicati. Gli obiettivi che utilizzo, siano o meno destinati alle distanze ravvicinate, prima o poi li convinco io... Con questo MC50/2.8 arrivatomi meno di due giorni fa, ho scattato già alcune centinaia di foto che prevedo diventeranno migliaia in breve: è davvero il Re di Fiori per la sua capacità di rapporto di riproduzione, ben superiore alle comuni esigenze floreali, che non si allontanano da RR tra 1:4 ed 1:2 a seconda delle dimensioni dei soggetti ritratti, ma sopratutto per le sue doti di nitidezza, contrasto e neutralità cromatica, che lo mettono in diretta concorrenza col fratello maggiore, neonato anch'esso, che posseggo ed uso. già da questo scatto casuale, scappatomi mentre tenevo la macchina verso l'impiantito, si dovrebbe capire di cosa si stia parlando... Tutte queste foto sono frutto di una passeggiata di un'ora al meraviglioso Orto Botanico di Palermo, con la mia Nikon Z50 ed il Re di Fiori MC 50/2,8 alcune con l'ausilio del flashettino incorporato della Z50: flash, fotocamera ed obiettivo in soli sette etti di peso... non chiedetemi la classificazione Linneiana: non sono abbastanza bravo... per quanto mi basterebbe annotare le specie dai puntuali cartelli presenti questa mi fa impazzire per la concretezza della materia e della risposta cromatica t/200 f11 iso 1600 da f/8 a f/16 ma con impostazione luminosa diversa la Vasca Grande con le infinite varietà di ninfee direttamente da "Alice in wonderland"... giochi di luci ed ombre ...e diaframmi e gli ibischi di tutte le varietà e colori...? oleandro a TA a RR 1:1,4 semi... e fiori...nati da quei semi non è difficile pensare ad...altro guardando certe inquadrature d'altro canto è così che la Natura invoglia gli impollinatori a fare il loro dovere hovering su fioredicactus... un obiettivo che rispetta tutta la gamma dei colori, a partire dagli estremi del bianco e del nero... un vero... Re-di-Fiori !!! Grazie Nikon ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
  12. A complemento dell'articolo di Max, sperando di far cosa gradita, aggiungo questa mia breve esperienza con il 24-120mm f4 S, gentilmente prestatomi dall'amico Alberto. Tutte le foto (tranne quella che riprende me) scattate con Nikon Z6 e 24-120mm f4 S, minima o nessuna postproduzione. Cliccateci sopra per aprirle. Una passeggiata dalle parti di piazza Gae Aulenti a Milano. Poca gente tutta giustamente mascherata, ma proprio per questo poco attraente, per cui mi sono dedicato più che altro all'architettura aggiungendo qualche dettaglio per offrire spunti per valutare questo zoom e alla fine, ma molto brevemente, la mia impressione d'uso. Quindi pochissimo testo ma tutti i dati di scatto, per chi fosse interessato. Cominciamo: La fontana-laghetto di Piazza Gae Aulenti si presta a giocare con i riflessi degli edifici: 69mm f8, 1/80s, 400 ISO +07 sovraesposizione. 69mm f4, 1/250s, 200 ISO, + 0,7 sovraesposizione. Una panoramica un po' più ampia 28mm f8, 1/80s, 400 ISO 24mm 9, 1/320s, 220 ISO Magari vi aspettereste almeno un po di fringing, qualche aberrazione lungo il tetto dell'edificio dove il contrasto è maggiore? Invece no! Guardate questo crop 100%: Ancora qualche scorcio: 24mm f4, 1/1000s, 220 ISO. 63mm f4, 1/250s, 140 ISO Curiosa ex casa di ringhiera con simpatico murales, peccato per la sponsorizzazione ... 64mm f5.6, 1/320s, 100 ISO Milano è anche questo (quasi controluce, ritaglio a 16/9): 75mm f9,1/320s, 180 ISO Un tentativo quasi astratto: 24mm f9, 1/250s, 1250 ISO, + 0.7 compensazione esposizione. Un pochino di street, ma poco poco: 77mm f5.6, 1/320s, 360 ISO 120mm f8, 1/250s, 400 ISO, + 0.7 compensazione esposizione. Qualche dettaglio, a tutta apertura, così per dare un'idea dello sfuocato eccetera eccetera . Questi almeno non hanno la maschera... 90mm f4, 1/100s, 220 ISO. 120mm f4, 1/1000s, 110 ISO. Volete un crop? Eccolo! Nitidezza? Basta chiedere: Occhio al passero. 120mm f5.6, 1/100s, 500 ISO Crop 100% (cliccare sopra): A chiudere, le mie impressioni, anzi la mia impressione: Gli entusiasti fanno bene ad essere entusiasti. Anche questo zoom si allinea qualitativamente agli altri obiettivi della serie S, resa impeccabile, ergonomia che crea dipendenza (leggete l'articolo di Max per i dettagli), confesso: non riesco ad essere obiettivo su questi obiettivi ! Bene dovrebbe essere tutto... ah no! Non sarei io se non mettessi un gatto, giusto? Allora eccovi la Mascotte del Giardino di Via Pepe! 120mm f4, 1/250s, 560 ISO, + 0.7 compensazione esposizione. Date queste premesse, non vedo l'ora di avere in mano il 100-400mm f5.6 S CIAOOO! Foto di Alberto Varasi (con la mia Nikon Zfc).
  13. Forse chi ci segue sovente su queste pagine ricorderà che uno dei motivi principali - di Max e del sottoscritto - del passaggio alle Nikon Z6 II e Nikon Z7 II è costituito dall'oggetto di questa prova. Perchè si, certo, per Z5, Z6 e Z7 c'è un battery-pack ed io l'ho comprato appena è uscito un anno fa. Ma ammettiamolo, questo è di un'altra categoria e rende il modello II di Z6 e Z7 una macchina più completa della precedente, specie se si usano obiettivi seri, tipo il 70-200/2.8 S e in prospettiva a breve, i due superzoom promessi per la prima metà del 2021, Nikkor Z 100-400 S e Nikkor Z 200-600, obiettivi importanti anche per le dimensioni. Ma eccolo qui appena arrivato, consegnato dal corriere perchè di questi tempi di Semaforo Rosso, non possiamo uscire. mi è arrivato insieme al nuovo Nikkor Z 24-200/4-6,3 che ho messo subito al lavoro per fare le foto successive. Tutte le foto qui presenti sono state scattate con Nikon Z6 II e Nikkor 24-200/4-6.3, tranne dove è presente anche la Z6 II, in cui la fotocamera è un iPhone 8. scatola nera con sfumature gialle. Garanzia Nital di 2+2 anni e Nital Vip, come al solito. rompere il sigillo di queste scatole è sempre un'emozione, qualunque sia il contenuto. il pluriball protegge il battery-grip. Nella tasca interna c'è un mazzo di manuali multilingue. con tutte le lingue europee. Eccolo qua, scartato con ancora la protezione dei contatti. che una volta tolta svela la differenza fisica principale (insieme al vano memorie) tra modelli I e II di Z6 e Z7 : in contatti di connessione tra corpo macchina e battery-grip. Il Nikon MB-N11 funziona ad inserimento nel vano batteria della Nikon Z. Per montarlo di deve smontare lo sportellino del vano batteria (che per me è sempre un momento di ... panico, perchè maldestro come sono temo sempre di disintegrare tutto). Togliere la batteria interna, inserire l'elemento verticale del battery-grip al posto della batteria. Assicurarsi che sia allineato (è sempre allineato) e poi stringere la ghiera che c'è sul lato posteriore del battery-grip stesso per avere una presa a prova di ... Mike Tyson. il tasto di scatto verticale e il tastino funzione vista anteriore con la ghiera di controllo vista opposto, con l'ingresso della slitta portabatterie e la presa USB-C. Noterete tutti perni che fungono da guida nella presa tra il corpo macchina e il battery-grip contribuendo a rendere solidali i due corpi. dettaglio del pulsante di sblocco dello sportellino che è incernierato e della copertura della presa USB-C. I due led di indicazione di carica riportano le due batterie, denominate A e B. ATTENZIONE LE DUE BATTERIE NON SONO INCLUSE NELLA CONFEZIONE, LE DOVETE AVERE GIA' IN VOSTRO POSSESSO Il Nikon MB-N11 accetta ogni tipo di Nikon EN-EL15 recente (con le prime scartate già 4 anni fa dalla Nikon D500 e oggetto di campagna di richiamo). Ovviamente le prestazioni saranno diverse tra loro a seconda del tipo di batteria impiegato, che possono anche essere di tipo diverso tra loro. Io sinceramente consiglio però ci usare solo EN-El15c. Perchè sono più potenti e perchè sono quelle in dotazione con Nikon Z6 II e Nikon Z7 II. Sportellino aperto, slitta estratta. C'è un pulsante di blocco/sblocco che consente di estrarre la slitta. le due batterie si inseriscono in opposizione, con i contatti verso il centro. La batteria A entra a slitta (quella esterna a contatto con lo sportellino), la batteria B (quella interna) entra ad incastro dall'alto. questo consente l'inserimento e l'estrazione della batteria A con un semplice movimento del classico tastino giallo, identico a quello che c'è all'interno della Nikon Z6/Z7. Questo consente il cambio della batteria "a caldo", senza cioè spegnere la macchina (a condizione che la batteria B abbia una carica residua). In questo modo, avendo batterie aggiuntive a disposizione si può praticamente tenere sempre in azione la macchina. Ma non mancano soluzioni alternative, come l'impiego di una connessione USB-C che consente di alimentare la macchina o di caricare le batterie tramite presa di rete (ed alimentatore USB di adeguata potenza) o tramite power-bank estenro (anche esso di adeguata potenza). Per dettagli su queste potenzialità segnalo l'ottima guida di Max Aquila pubblicata qui : inserimento della slitta dentro al battery-grip. Come nel precedente Nikon MB-N10 Nikon ha mantenuto il furbissimo alloggiamento per lo sportellino della fotocamera. Così anche i disperatamente disordinati come me non rischiano di perderselo. infatti, una volto rimosso dal fondo della Nikon Z, lo sportellino si alloggia in quell'incavo al sicuro e riposa all'interno del vano batterie della nostra Z. Il complesso Nikon MB-N11 più due EN-15c aggiunge una rassicurante zavorra di 460 grammi esatti al peso della fotocamera (sportellino incluso !). eccola qui, con battey-grip e 24-200 montato. il mio esemplare ha la matricola 290, quindi uno dei primissimi prodotti e tra i primi consegnati in Italia. lo stato delle batterie interne da display della Nikon Z si arricchisce di due colonne separate, Batteria A e Batteria B. Teniamo sempre d'occhio lo stato di carica della B, la più complicata da sostituire (è necessario estrarre la slitta, mentre la A esce a scatto). Le prime impressioni sono ottime, come da attese. La fattura e la finitura sono da Nikon, del tutto coerenti con la fotocamera. La presa in mano è eccellente e i comandi verticali funzionali. Il primo scatto di prova è stato questo, ad uno dei woofer da 15 pollici in vetro dei miei dipoli : naturalmente per una prova reale si dovrà attendere che la Lombardia diventi almeno Zona Gialla. Prima di Natale ? Speriamo. Intanto grazie Nikon e grazie Nital per avermi rifornito (si tratta di materiale di normale produzione destinato alla vendita che io ho acquistato con la mia credit card sul Nikonstore.it e che voi dovreste poter trovare già da oggi nei migliori negozi italiani).
  14. Ho la Zfc dal 4 Agosto di quest'anno, abbastanza da farmene un'opinione. Così ho pensato di intervistare me stesso su questa "macchinetta". Eccola qui. Perchè l'hai comprata? L'acquisto è in parte razionale ed in parte sentimentale: Stavo già pensando se procurarmi una Z 50 che mi facesse soprattutto, ma non solo, da "moltiplicatore" per il 300mm (+ TC14) per la fotografia ravvicinata, recuperando così quel suo valore di quasi macro che era andato perso con la Z6,e anche in macro il formato Dx è di aiuto. Quando è stata annunciata la Z fc, il suo look astutamente retrò, ai miei occhi riuscito molto meglio di quello della Franken-Nikon Df, mi ha attratto come ha attratto tanti altri. Così la parte emotiva ha spinto dalla parte della Z fc. Abbastanza forte da farmela comprare. Per cosa la usi? Per tante cose: per la fotografia ravvicinata, macro, come ho detto sopra, con lei spesso posso evitare di montare troppi accrocchi, mi basta il guadagno di 1,5x dato dal fattore di crop del formato Dx, che mantiene 20 megapixel come nella D500. Se serve, aggiungo una buona lente addizionale. Quasi macro: Nikon Z Fc e 24-200mm Z , a 200mm con lente addizionale. Per lo street: piccola, discreta, leggerissima, con il suo 16-50 collassabile è un divertimento portarsela in giro, fa addirittura venire voglia di fotografare. Senza contare che posso andare in giro con una coppia di obiettivi (16-50 e 24-200) arrivando da 24 a 300mm. Il formato Dx sul 24-200 ne migliora la resa ai bordi (o meglio, li taglia proprio fuori). La trovi comoda come ergonomia? Diciamo che non la trovo scomoda. Non ha l'ergonomia di una fotocamera moderna, da questo punto di vista la Z50 è indubbiamente meglio, ma come ha detto qualcuno, la bellezza richiede qualche sacrificio! Scherzi a parte, nonostante abbia le mani grandi, non mi trovo poi male (più o meno come quando avevo la Nikon FG!). C'è da dire che io non faccio lunghe sessioni fotografiche con la fotocamera sempre in mano, quindi le mie considerazioni sono relative a come la uso io. In macro il maggior peso lo regge la sinistra che tiene l'obiettivo, nello street, nei momenti di "riposo" la tengo al collo con la cinghia e montato c'è il 16-50. Non senti il bisogno del grip? Penso che senza dubbio, un grip migliorerebbe sensibilmente l'ergonomia e per alcuni può addirittura essere essenziale, ma a mio personale parere ne risulta alterata l'estetica. Dato che questa fotocamera l'ho comprata al posto della Z 50 anche -se non soprattutto- per il suo look, cambiarlo non mi va. Naturalmente è una considerazione molto soggettiva. Dovessi tenerla sempre in mano, probabilmente prenderei il grip ... o forse avrei preso una Z50! Vorrei comunque prendermi una base per proteggere il fondello di plastica. Pensavo alla half-case in pelle (?) della Smallrig. Un po' leziosa forse, ma ci sta. La half case non ha l'attacco Arca Swiss incorporato, lo so, ma la cosa mi interessa relativamente. Al 300mm ho sostituito il collare originale con uno cinese ben fatto con l'attacco Arca nel piede e sul cavalletto ci metto quello. Gli altri montati sulla Z Fc si possono anche usare a mano libera, al limite, servisse proprio, posso sempre avvitare una piastra. Dal sito Smallrig Come comandi e in generale interfaccia utente? Uno dei motivi per cui continuo ad usare Nikon è che non devo nemmeno prendere in mano le istruzioni, anche con fotocamere nuove, se non in casi rarissimi, sarà anche perchè uso Nikon da trentacinque anni, ma per me interfacciarmi con una fotocamera Nikon è quasi istintivo. La qualità di immagine ti soddisfa? Assolutamente sì, per essere una fotocamera Dx è sorprendentemente buona. Non ho fatto confronti diretti, ma come impressione sono concorde con chi dice che in questo è persino superiore alla sua "antenata" (benchè molto diversa) D500. File puliti ed incisi anche ad alti iso, lavorabilissimi. Sotto un crop 100%: C'è qualcosa che non ti piace? Il display articolato di lato, apprezzo molto che si possa ribaltare, così da proteggere il display stesso, creando un dorso molto stylish, ma lo trovo scomodo da usare. Avrei preferito una soluzione a ponte levatoio, comoda per scattare ad "altezza pancia". L'hai presa con il 16-50mm, cosa ne pensi di questo kit-zoom? Come altre realizzazioni "economiche" per Z sono delle piacevoli sorprese per quanto riguarda il rapporto qualità prezzo. Il vero problema è l'apertura massima, un po' troppo chiusa. Il 16-50 nello street A volte, un paesaggio. Appena possibile aggiungerò un fisso più luminoso, il 40mm o il 50mm MC, più facilmente quest'ultimo, non è troppo grosso, la focale equivalente da 75mm mi è congeniale e l'opzione macro è sempre comoda, senza contare che la qualità generale è eccellente. E con gli altri obiettivi come si comporta? Del 24-200mm ho già detto, li trovo fatti uno per l'altra, il 24-200mm a 24mm Il 24-200mm a 200mm, con lente addizionale! l'altro obiettivo con cui la uso molto è il 300mm f4 Pf, occasionalmente moltiplicato con il TC 14 EIII, Va bene, anzi molto bene. Con il 300mm f4 Pf, senza moltiplicatore Per gioco ci ho montato anche il SIGMA 150-600mm Contemporary, su cavalletto ovviamente, non ho trovato particolari problemi, e la qualità delle immagini è molto buona, come nelle due foto sotto, ma nel complesso non è una combinazione proponibile seriamente troppo squilibrio. Per queste cose, meglio la Z6, che ho tenuto. Ho usato anche un SIGMA 12-24 (non Art) per delle foto di street quando avevo bisogno di un grandangolo spinto. Il problema è che non amo l'FTZ, anche se poverino non mi ha fatto nulla di male, non vedo l'ora che esca qualcosa di nativo ed abbordabile che mi permetta di abbandonare gli obiettivi F definitivamente. Un'ultima domanda, pensi di usarla con obiettivi "vintage" o comunque manual focus? No, di obiettivi Ai-AiS non ne ho più e di sicuro non ne comprerò più. Ho provato a montarci qualcosa per pura curiosità, ma a parte il focheggiare a mano, nella maggior parte dei casi con gli obiettivi da me provati le immagini non rendevano giustizia al sensore. Non escludo però che con altri obiettivi d'epoca la resa possa essere superiore. Un tentativo con il Micro-nikkor 55mm f3.5. Resa onesta, accettabile. A questo proposito, non penso che comprerò i vari TT Artisan e simili a messa a fuoco manuale, indipendentemente dalla loro qualità e bellezza estetica, perchè la messa a fuoco manuale non fa più per me. Non sono mai stato collezionista di niente quindi se non li posso usare non mi interessano. La Z fc è bella e fotografa più che bene, almeno per l'uso che ne faccio (chiaro, non è una Z9, ma nemmeno pretende di esserlo!), per questo è con me. Silvio Renesto
  15. Sto usando la Nikon Z6 II da quando è uscita lo scorso autunno. Purtroppo il periodo non è stato propizio per utilizzarla dove avrei voluto valutarne davvero le potenzialità - rispetto alla Nikon Z6 prima serie - in eventi sportivi sfidanti, quali il motocross o l'automobilismo. L'ho potuta usare per lo più in fotografia di ritratto e generale. Oltre che in test informali che avrete già visto in queste pagine. Il mio giudizio complessivo è molto positivo pur con qualche caveat che condividerò più avanti, se avrete la bontà di continuare a leggere questo articolo. Che come mio solito, non è un test di laboratorio ma un'esperienza d'uso quotidiana, sul serio, da parte di uno che mangia pane e Nikon da quando il Presidente degli Stati Uniti era ancora Ronnie Reagan *** Uno strumento da lavoro La Nikon Z6 II si può considerare l'equivalente sia sul piano merceologico che funzionale, della reflex Nikon D750. Non è l'ammiraglia e non ha nemmeno un corpo professionale ma esattamente come la D750 serve a qualsiasi scopo le si voglia affidare. come nel caso della sorella più costosa, Nikon Z7 II, le differenze esteriori rispetto alla precedente serie sono minime. Si limitano per lo più al marchietto II dopo al numero del modello. La produzione passata in Thailand dal Giappone. L'apertura del vano memorie più alta. Perché le differenze concrete sono all'interno. nel doppio alloggiamento per memorie (XQD/CFexpress + SD di tipo UHS-II) nella contattiera estesa per consentire al battery-grip MB-N11 progettato espressamente per Z6 II e Z7 II di operare con i comandi in verticale nell'ingresso USB-C e la relativa elettronica in grado di sfruttare le peculiarità della nuova batteria potenziata EN-EL15c (compatibile con le precedenti ma in grado di operare in ricarica mentre la macchina è attiva) nell'uso di un doppio processore rispetto al processore singolo che insieme ad un buffer maggiorato, permettono alla Z6 II di raggiungere sequenze di 200 scatti consecutivi, il che nella pratica significa poter scattare sempre in continuo altre differenze aggiunte sul piano software come le nuove modalità autofocus, i tempi di scatti allungati sino a 900 secondi. la promessa di aggiornamenti firmware già mantenuta con l'ultima versione v 1.1 che ha aggiunto il video in formato 4K60p (sebbene in modalità 1.5x) e il formato RAW proprietario di Blackmagic (mediante registratore esterno e modifica hardware in assistenza a pagamento) che speriamo verrà costantemente estesa nel prossima futuro sin qui la teoria. Se questo si possa tradurre nella pratica in operatività migliorata nella vostra quotidianità fotografica, lo lascio a voi. Per me si, ed è il motivo per cui l'ho ordinata e comprata prima di provarla. a me bastava già solo questo battery-grip, montato e mai smontato da quando mi è arrivato con dentro due batterie EN-EL15c che da quel giorno ricarico esclusivamente via USB-C (con un bel caricabatteria da 65 W). Perchè nella sostanza la Z6 II è immutata ergonomicamente rispetto alla Z6 I. E questo per me significa dolore fisico a mani, polsi e braccia, durante l'uso continuo che ne faccio con il suo compagno di merende : la Z6 II si avvantaggia enormemente (al pari della sorella Z7 II) del nuovo battery-grip Nikon MB-N11 nell'uso di ottiche impegnative sul piano fisico, specie scattando in verticale Sinceramente del secondo slot di memoria non mi è mai importato nulla. Solo sulla D5 l'ho sfruttato in ridondanza, perchè quella macchina è l'unica Nikon (con la D6) con due slot uguali XQD/CFExpress. Ma nelle Z come nella D850 lo sbilanciamento di prestazioni delle due schede di memoria non mi entusiasma. Anche se ammetto di usare solo SD le poche volte che faccio scatti singoli qui in studio per foto di poco conto in jpg "small" & "basic" a scopo di pubblicazione sul web. Ma sul campo solo ed esclusivamente le migliori CFExpress. Del resto non dico che le nuove modalità di AF non mi convincano, solo devo ammettere che mi aspetto ben altro da Nikon. Ma di questo parleremo nelle conclusioni. Mentre in linea generale, la Z6 già era molto agile, adesso lo è di più. E' piuttosto la Z7 II che adesso può lavorare insieme alla Z6, mentre la Z7 proprio non ce la faceva in termini di buffer e doveva fermarsi continuamente ansimante. Per quanto riguarda il doppio processore, i vantaggi ci sono e credo di averli mostrati qui : ma probabilmente i tecnici Nikon è solo con la versione 1.1 del firmware che stanno sfruttando di più la maggior potenza. Adesso il riconoscimento dell'occhio avviene più da lontano, col cursore piccolissimo (come l'occhietto, lontano) e con maggiore percentuale di centri. Così come la doppia potenza consente la ripresa video in modalità 4K60p mentre prima era limitata al 30p. Ecco, non avrei molto altro da dire, ribadendo, per l'appunto, che non ho potuto usare la macchina in eventi sportivi impegnativi (intendo con soggetti in moto variabile come le moto del motocross) o nel seguire uccelli in volo veloce. Con Z6 e specialmente Z7 ammetto che non sono mai stato soddisfatto. Con la Z6 II spero di poterci provare con la bella stagione se le modalità colorate ci consentiranno di uscire fuori porta. Cosa oggi che non mi è consentita ... La qualità d'immagine è identica a quella della Z6. E su questo credo che non ci sia da indagare oltre. Ne indugiare in fantasticherie sulla sensibilità dell'autofocus dove luce non ce n'è. Mi è bastato scattare in un salone in penombra insieme ad un amico con la Z6. Già con il firmware 1.0x la differenza era evidente. Con la 1.1, praticamente abissale. Basterebbe questo per fare l'upgrade ? Dipende da voi. Come ho scritto per me già è bastato il battery-grip. Il resto è venuto come gradito omaggio. Nikon Z6 II + Nikkor Z 70-200/2.8 S con TC 1.4x a 280mm. Sodalizio perfetto, sancito anche dai dati Exif *** Non mi sentirei di aggiungere molto altro se non andare a concludere in modo sommario. Conclusioni La Nikon Z6 II è una Nikon Z6 matura e completa. Perfettamente azzeccata nella sua fascia di segmento e prezzo. Secondo me è assolutamente la migliore Nikon Z sinora proposta. Per il giusto prezzo offre il mix migliore di caratteristiche giusto senza troppo chiedere in cambio, né in termini di sforzo economico né di apparato di contorno. Va bene per tutto e non é specializzata quanto lo è la sorellona Z7 II. Ha una raffica potente, un buffer inesauribile, gamma dinamica agli alti ISO che per averne una migliore si deve passare alla D6. Non si crede di essere più di quanto non sia (una ammiraglia) e quindi è tanto bella quanto onesta pare ... Pro il prezzo è quello giusto per il mix di caratteristiche offerte sinceramente sia per l'hobbysta che per il professionista non c'è da desiderare di più, salvo che per quel 5% di fotografi specializzati in fotografia d'azione (tipo sport veloci o wildlife) la risoluzione è quella giusta il video è di grande qualità, anche in modalità autofocus automatico è compatta e agile per chi trova che queste siano caratteristiche positive il nuovo eye AF è nettamente migliorato rispetto alla prima generazione il nuovo battery grip è come deve essere fatto un battery grip la nuova batteria è davvero prestazionale Contro la raffica base è scarsa nel 2021 l'oscuramento del mirino in raffica nel 2021 "non si può più vedere" la raffica estesa è limitata da talune specifiche e comunque a mirino viene riprodotta con un effetto moviola che non consente di seguire in tempo reale l'azione (c'è un evidente lag tra l'evento reale e quello che si vede nel mirino) le modalità di autofocus sono da considerare ancora primitive e piuttosto amatoriali, non rispetto alla concorrenza che pure è più avanti ma rispetto alla Nikon D6. L'intero comparto autofocus andrebbe ripensato dalla base, prendendo a base quello della D6 per estenderlo alle potenzialità della rilevazione di fase a tutto frame. Purtroppo devo nella pratica riscontrare che in molte circostanze l'autofocus della Z6 II (che pure è meglio di quello della Z7 II) proprio non ci capisce niente "e va per muri e prati", costringendomi ad intervenire con paroline dolci e vezzeggiativi ... la potenza installata a livello di processore è chiaramente inadeguata alle aspettative del 2021. Certi smarphone di fascia media hanno più potenza disponibile il sensore è superato, oggi ci si aspetta di avere un video 4K60p in formato pieno o quasi, anche se la Z6 II non è una macchina dedicata al video, è la macchina d'elezione del video per Nikon sebbene meno della Z7/Z7 II la Z6 è incline a mostrare effetti del rolling shutter in modalità silenziosa. I contro sembreranno magari ingenerosi ma tutto sommato appaiono, secondo me, in linea con la fascia di appartenenza della macchina, che lo ripeto ancora non è e non si spaccia per essere una ammiraglia. Per questo motivo l'ho adottata e penso che la userò come macchina da battaglia - non come compagna per la vita - finchè non comparirà una Nikon Z di fascia più alta che superi almeno buona parte dei limiti che le attribuisco io. Naturalmente ognuno ha il suo mileage e credo che nella realtà per il 99% dei fotografi le capacità della Z6 II siano più che adeguate. Anzi ... Per me l'upgrade dalla Z6 alla Z6 II è stato naturale (anche perchè avevo accumulato quasi 200.000 scatti sulla I) per qualcun altro credo che un pensierino al riguardo lo dovrebbe fare. Per molti no, le migliorie non sono sostanziali anche se, per uno come me, sono ben più che formali, anzi, all'atto pratico sufficienti a farmela adottare. Insomma, in medio stat virtus, mai come nel caso della Nikon Z6 II il vecchio motto latino si adatta a questo modo.
  16. Mercoledì 10 novembre Nikon ha pubblicato una serie di aggiornamenti firmware, alcuni dei quali sorprendenti, perchè diretti a fotocamere Z ormai "discontinued", non più in produzione, come le Z6 e 7 e la Z50 che se non è ancora discontinued, certo non è una fotocamera di punta, come anche per la Z5 la quale è certamente la più trascurata, forse la meno riuscita commercialmente, delle mirrorless FX di Nikon Z. Ciò è chiaramente indice del desiderio Nikon di restare al fianco degli acquirenti di questi suoi prodotti, continuandone lo sviluppo. Insieme a questi fw per le fotocamere anche quello per l'eccelso zoom Z 70-200/2.8S per adeguarlo alle opportunità della imminente Z9, che tutti aspettiamo con impazienza. Della Nikon Z abbiamo scritto fin dalla prima ora dell'agosto 2018: oggi arriva il fw 3.40 che è in ordine cronologico il quindicesimo aggiornamento in questi tre anni. In buona sostanza, chi abbia comprato una Nikon Z7 in quell'agosto, oggi si trova in pugno una fotocamera nettamente evoluta rispetto ai soldi spesi nel 2018: un cambio di mentalità rivoluzionario in un mercato che preferisce presentare un nuovo modello piuttosto che un aggiornamento del precedente ed una dimostrazione di quanto si possa ottenere a distanza con pit-stop tecnici dalla durata in fondo breve. Ma una conferma della tradizione Nikon, di attaccamento orgoglioso a quanto prodotto nei suoi stabilimenti: per quanto sia davvero innovativo anche per lei... Quante volte con le reflex Nikon abbiamo chiesto inutilmente degli aggiornamenti su aspetti collaterali, probabilmente gestibili... Se il motto originario del catalogo Nikon Z è stato quello di "mirrorless reinvented", però adesso comprendiamo in che senso. Ecco qui sopra il contenuto di questo ultimo aggiornamento fw per la Z7: come si vede, oltre al supporto per i nuovi prodotti, l'attenzione si concentra sulle migliorie dell' AF nelle regolazioni dell' EyeAF, in termini di maggiorazione della frequenza di aggiornamento del punto AF, del rilevamento del volto/occhio in Area AutoAF, sia in Area AF ampia. Beh, la Z7 non nasce certamente come fotocamera dedicata allo sport ed all'azione, ma data la concomitanza qui a Mondello del tradizionale Triathlon di novembre, oggi l'ho messa alla prova insieme al Nikkor Z 70-200/2.8S, anch'esso aggiornato, ma per parametri inerenti alla futura connection con la Z9 Il banco di prova è severo, con riprese a grande distanza, prima, nella prova di nuoto nel golfo di Mondello, a media distanza, all'arrivo della prova di nuoto e nel punto di cambio tra bici e corsa e a brevissima distanza, durante il rifornimento d'acqua in quella di corsa. Ho operato esclusivamente in AF-C in modalità eyeAF sia Auto, sia Area Large, ovviamente in raffica veloce e ritagliando in DX quando occorreva a causa della distanza. I difetti in eyeAF della Nikon Z7 sono noti e derivano da una certa riottosità a grande distanza nell'attivare il sensore che riconosca il volto, prima ancora dell'occhio, di un soggetto che non si trovi a distanze operative da ritratto con mediotele. Qui siamo a settanta, cento metri di distanza dal punto di ripresa, avvantaggiati dalla meravigliosa giornata e dal mare piatto come un lago, che oltre a dare lo sprint ai concorrenti, non hanno creato impaccio ai sensori AF della fotocamera, confusa nel riconoscimento tra occhi, occhialini e gocce d'acqua. Chiaramente neppure adesso, a queste distanze, posso sperare di veder apparire il quadratino giallo di identificazione del volto, ma noto fin da subito una notevole reattività, rispetto al solito, nella ricerca dl riferimento utile, con l'accensione delle zone in rosso a quadrati che indicano dove l' AF sta indirizzando il fuoco: per agevolarlo verso i soggetti desiderati, inclino anche in diagonale per poi reinquadrare in piano, e questo mi pare aiuti ulterirmente l'identificazione dei soggetti. aspetto allora l'ultima boa, posta a cinquanta metri dal traguardo sulla sabbia, aspettando che gli atleti si avvicinino adeguatamente per cercare di testare anche l' eyeAF. Da questa distanza comincia ad accendersi il quadrato giallo del volto, oppure, in sostituzione, se il sistema non riesca a rintracciare il soggetto desiderato, il quadratone giallo da poter spostare la dove poi continuerà l'inseguimento... Da qua in poi si comincia a ballare, pur se con la semplice identificazione del volto, non ancora dell'occhio, svantaggiato il sistema, probabilmente, dalla presenza degli occhialini per poi passare a distanze finalmente utili all'attivazione del sensore dell'occhio e qui siamo a 135mm-eq talvolta smarrisce brevemente il contatto, ma è un fulmine a riprendere il soggetto, sicuramente molto più reattivo che in passato, prima di questo firmware contrasto e definizione eccezionali, nell'abbinata tra la Z7 a bassi ISO ed il miglior 70-200/2.8 mai visto sotto questo marchio Cambiamo contesto e mezzo, passiamo al ciclismo e mi reco al traguardo della prova di 38km tra salite e discese del borbonico parco della Favorita, adiacente, nel momento in cui gli atleti abbandonano la bici, levandosi le scarpette, per poi indossare quelle da corsa anche in questo caso mi sento di considerare una maggior reattività del sistema, benchè con qualche difficoltà più legata al rolling shutter che all'aggancio dell' AF sul soggetto (nonostante gli occhialoni) specie tentando del panning ma in considerazione del campo non certo di elezione di questo corpo macchina, direi che, in attesa della Z9 (che dovrebbe riempire tutte le esigenze di ripresa in unico corpo) anche in questa fase, l'aggiornamento fw, sembra aver sortito buon effetto. Passo alla terza prova con il contatto più prossimo agli atleti, quella di corsa, in un punto specifico del tracciato, quello dove possono idratarsi, acchiappando al volo un bicchiere pieno d'acqua (una prova nella prova) Qua chiaramente uso tempi molto veloci, anche per immobilizzare in aria le gocce d'acqua che invariabilmente si manifestano per la dinamica dell'azione come si può vedere l'eyeAF regge anche bene nonostante la brusche torsioni degli atleti, anche se sparisce il quadratino giallo, il soggetto resta a fuoco durante l'intera sequenza Qualche volta si impunta a mettere a fuoco in un punto di hunting del tutto erroneo, ma ciò avviene ormai in pochissime occasioni: imparagonabile rispetto a prima dell'aggiornamento. nonostante la rapida progressione degli atleti, gli occhi chiusi (nella foto qui sopra) e il diaframma aperto (sempre f/2,8) ... ineccepibile ! anche in controluce parziale o completamente in ombra (ho visto la bimba solo in fase di postproduzione...) quasi sempre privo di incertezze sebbene in qualche caso ancora lievemente impreciso, come in questa coppia di foto, lievemente morbide insomma... risolto il problema...in un sorso come da crop... Non ce lo aspettavamo che Nikon tenesse a presentare aggiornamenti per le mirrorless con ...meno fortuna del momento. Siamo a questo punto curiosi di cosa destinerà alle due mirrorless di classe superiore, le MK II. In ogni caso, siamo davvero felici... Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
  17. Fate le vostre domande qui su questo blog (premere sull'immagine qui sopra per accedere al blog con le domande e le risposte) per qualunque quesito pratico voleste fare a chi questo oggetto lo utilizza con profitto tutti i giorni. Max vi risponderà con ... garbo e competenza
  18. Gigi ha dato il benvenuto a sua sorella Bella in occasione di una kermesse che si è tenuta a Cernobbio questa mattina. Gigi era in compagnia del fidanzato 28/2.8 mentre Bella, che ha perso le tracce del suo compagno 40/2, per lavoro ad Eindhoven, ed atteso in Italia per metà mese, si è fatta accompagnare dall'ex fidanzato della loro cugina Joann. Joann, ex modella curvy con il nome d'arte Z50, oggi é un'ottima fotografa in coppia con il suo nuovo boyfriend 50/2.8, detto MC (due lettere che stanno per [vero] MaCho). I due hanno curato la parte fotografica di questo servizio. Non è mancata mamma Yolanda con il suo terzo marito. le due sorelle con i rispettivi accompagnatori, Bella a sinistra, Gigi a destra. Entrambe indossano un miniabito della firma cinese SmallRig, il modello 3480, estremamente elegante ma comodo e pratico per tutti i giorni. l'acconciatura è la stessa ma Gigi porta un fermaglio sul contatto caldo. Ha pensato sia meglio perchè piove. le due sorelle sono molto affiatate ed abituate a lavorare insieme, anche se i fotografi le confondono tra loro, Joann sa come riprenderle al meglio. E a smorzare l'esibizionismo un pò incontenibile di Gigi che vorrebbe sempre essere in primo piano o, almeno, in copertina da sola le due ragazze figurano bene in testa e spalle e qui mostrano lo "spacchetto", novità esclusiva Nikon per l'estate 2021 ma già diventato un must per tutto il mondo della moda. qui confrontano i loro due accompagnatori Gigi presenta il suo stacco coscia cui Bella risponde con uno stacco coscia simmetrico Quindi un pò di foto in un set industriale e uno elegante con Gigi da sola le due sorelle hanno provato un pò di invidia per Janine che ha avuto ben 12 Stradivari tutti per lei ed hanno voluto improvvisare qualche cosa con la viola. Ma la musica non è il loro talento migliore, probabilmente ... perché rendono al meglio tra cachemire e sete preziose Ma come dicevo, alla kermesse c'era anche mamma Yolanda, splendida quarantenne che ancora attira tutti gli sguardi e le tre "ragazze" hanno improvvisato per gli obiettivi dei fotografi Bella, Yolanda e Gigi. Yolanda è accompagnata da un attempato compagno, splendido da sfoggiare nelle occasioni alla moda (ma quando c'è bisogno di prestanza e vigore preferisce scappare con giovani della metà dei suoi anni : Yolanda sarà mamma ma è ancora molto esigente !). presenza delle tre acconciature e naturalmente non si fanno problemi ad osare un lato B che non si presta ad alcuna critica E pensare che la bella ... Bella è arrivata a casa in quella brutta scatola per scarpe grigia ma guardatela adesso ! Gigi, esuberante come è, a fine servizio non ha perso l'occasione per fare uno scatto a sua cugina Joann che si è dimostrata anche in questa occasione una grande fotografa con il suo compagno MaCho. Bene, fine delle parate. Peccato che nonna-F sia in vacanza a Dubai con un ragazzo cinese f/0.95 che ha conosciuto ad Hong Kong e non sia potuta venire. Papà 28Ais è impegnato al G20 nelle trattative per la riduzione della CO2 dei paesi emergenti e non poteva staccare, altrimenti avremmo avuto un gruppo di famiglia ancora più numeroso. Nei credits ovviamente tutti i ringraziamenti dovuti a Nikon che ci ha regalato ancora una volta creature all'altezza della sua tradizione di design che segnerà la storia in questa estate del 2021, a Nital che ce le ha fornite come promesso e a tutti i numerosi tecnici ed artisti che hanno contribuito alla riuscita del set. E a tutti voi, anche i miei ringraziamenti per la pazienza, sperando di avervi almeno suscitato un paio di sorrisi.
  19. Gli ultimi anni sono stati caratterizzati dal dirompente ingresso sul mercato delle mirrorless ed il quindicennale di Nikonland cade in un momento di transizione del mercato, con Nikon impegnata nella realizzazione delle mirrorless Z che, a tutto campo, stanno conquistando i fotografi con le loro caratteristiche innovative e le straordinarie prestazioni delle nuove lenti. Nikonland è assolutamente convinta che le reflex siano ormai superate, sostanzialmente in ogni genere fotografico. Scopo di quest’articolo è quindi fare il punto nell’ambito della fotografia di natura, genere che somma landscape – in tutte le sue declinazioni come seascape, starscape, nightscape - e wildlife, quest’ultimo particolarmente sfidante per le mirrorless, attraverso l’esame delle caratteristiche innovative del nuovo sistema. Z6 su 20/1.8S 15" f2 ISO 1600 Assenza di vibrazioni e silenziosità. Manca lo specchio, una cosa ovvia, banale ed evidente. Ma quanto è significativa e grande la ricaduta nell’uso pratico di questa caratteristica è una cosa da provare perché significa due cose fondamentali. Grazie allo scatto elettronico non produce nessun rumore pur conservando sostanzialmente tutte le funzionalità. Questo punto è da solo già determinante perché consente al fotografo naturalista impegnato, quello cioè che cerca i propri soggetti nella natura ed al di fuori di qualsiasi situazione controllata, di non essere percepito attraverso il rumore. Certo, le fotografie con il soggetto che guarda in camera hanno un look molto intimo e personale, ma l’obiettivo del fotografo naturalista è più spesso ritrarre il soggetto intento alle sue attività e, per farlo, sviluppa e sfrutta capacità di avvicinamento, appostamento e mimetismo. Ma sul più bello, con la reflex succede che… CLACK! al primo scatto il soggetto individua il fotografo o al minimo che c’è qualcosa che non va ed interrompe le sue attività. Fa un mondo di differenza, invece, poter scattare quanto si vuole ed in raffica alla massima velocità senza essere sentiti. Z6 su 500/4E 1/160 f4 ISO 7200 Non produce nessuna vibrazione. Per decenni la pratica standard del fotografo impegnato è stata usare sistematicamente il treppiede, il più grande e stabile possibile e con sopra una testa bella grossa, oltre a, nel caso della fotografia di paesaggio, scatto remoto ed alzo dello specchio. Ancora oggi il treppiede è l’attrezzo che più di altri “fa pro”. Superato, non serve più. La vibrazione da annullare arrivava dallo specchio e nelle Z l’IBIS, la riduzione delle vibrazioni sul sensore, fa il resto. Con una mirrorless è possibile ottenere scatti perfettamente privi di micromosso a tempi impossibili per una reflex anche con il setup più stabile. È possibile ottenere immagini prive di micromosso a mano libera ad 1/20 di secondo con il 500mm. Personalmente, ormai, uso il treppiede solo se mi servono tempi realmente lunghi nella fotografia in notturna o per ottenere effetti fotografici particolari sull’acqua o le nuvole. O in caso di sessioni di scatto in appostamento prolungato per sostenere il peso dell’attrezzatura o contribuire al mimetismo, drappeggiando la rete mimetica sopra il tele ed il treppiede. Ma non lo uso più in tutti gli altri casi e, comunque, uso mediamente sostegni molto più agili e leggeri non dovendo più smorzare le vibrazioni. Z6 su 500/4E 1/40 f4 ISO 3600 - A mano libera! Le attuali Z impiegano ancora i sensori di vecchia generazione, con una ridotta velocità di lettura, quindi lo scatto elettronico può produrre l’effetto distorsivo dato dal rolling shutter, ma nella fotografia di paesaggio e nella fotografia di animali è un problema più teorico che pratico, considerate le velocità relative in gioco. Per questo e nonostante i limiti sull’autofocus che vedremo più avanti, personalmente già oggi nel wildlife di animali dotati anche della minima timidezza, la maggior parte in Italia, io preferisco la Z6II alla D5. Mirino Elettronico. Niente specchio significa mirino elettronico, in pratica un minuscolo monitor. Tre aspetti fondamentali. WYSIWYG - What You See Is What You Get – Cioè il mirino riproduce esattamente quello che il sensore sta catturando. Un fotografo esperto sa pre-visualizzare nella mente le proprie immagini. Ma a volte sbaglia, o meglio poteva sbagliare: ora non più. E questo riferisce ovviamente non solo alla composizione ma alle altre caratteristiche dell’immagine, come l’esposizione ed il modo esatto in cui la luce viene catturata dal sensore e “cade sull’immagine”, in base alla gamma dinamica effettivamente disponibile per gli ISO selezionati ed in rapporto al contrasto della scena. Z6 su 24-70/4S@39mm 1/80 f8 ISO 100 Possibilità di rivedere a mirino le fotografie fatte esattamente come nel monitor. Anzi, in taluni casi molto meglio: per chi li porta, non c’è più il problema con gli occhiali nel passaggio dal mirino al monitor. Non c’è più il problema della luce forte sullo schermo. Ma soprattutto, per chi è appostato e cerca di non farsi vedere, non occorre muoversi per rivedere le foto scattate nel monitor ma lo si può fare nel mirino. Informazioni aggiuntive, come una bella implementazione della livella elettronica e l’istogramma in real time, oltre ad infinite possibilità di personalizzazione. L’EVF delle attuali Z ha un’ottima qualità di visione, che non fa rimpiangere il mirino ottico, ma è superato dalle migliori realizzazioni del mercato sulle immagini in rapido movimento e nel blackout durante le raffiche, che ostacolano una accurata composizione di soggetti in rapido movimento. Il problema, però, più che dovuto alla tecnologia del mirino deriva dal sensore. La nuova generazione di sensori lo risolverà, ne parleremo più avanti. Lenti straordinarie. Non sembra un merito diretto delle Mirrorless, ma lo è perché non si tratta semplicemente di progetti ottici aggiornati. Ma di progetti che sono stati resi possibili dal bocchettone delle nostre Z, contemporaneamente il più grande del mercato e quello con la minor distanza del sensore. Z6II su 14-24/2.8S@18mm 0.5s f11 ISO 100 Sono fantastiche, niente di meno, praticamente tutte, ovviamente ciascuna in rapporto alla propria categoria. La terna di zoom f2.8 professionali è la migliore di sempre, non solo per Nikon ma anche per il mercato. Personalmente sono innamorato del 14-24/2.8S, il 24-70/4S ha ridefinito il concetto di zoom kit, il 105/2.8S MC ha una qualità di immagine che ha ripristinato la distanza tra i fissi e gli zoom. I fissi f1.8 sono uno meglio dell’altro. La lista sarebbe troppo lunga e rinuncio qui a proseguirla. Ma già da sole le nuove lenti secondo me sarebbero motivazione sufficiente a passare al mondo Z, indipendentemente dal fatto che si provenga dal mondo Nikon F o da altri produttori del mercato. Il difetto più grande? Personalmente credo solo che ne vorrei di più! Ma Nikon sta lavorando sodo ed a breve avremo un catalogo completo di tutte le lenti fondamentali. Da lì in avanti si passerà ai fuochi artificiali…. Autofocus. Iniziamo dalle caratteristiche positive già disponibili. La messa a fuoco è sempre perfetta in quanto fatta direttamente sul sensore, cosa che significa che non occorre più inseguire e correggere la taratura di lenti e moltiplicatori. Nel tempo, come molti utilizzatori di supertele luminosi, sono diventato piuttosto abile a tarare l’AF delle reflex, ma questo testimonia unicamente di quanto fosse importante e, quindi, quanto tempo abbiamo dovuto dedicare ad imparare ed eseguire un’operazione che ora è del tutto inutile. Ad esempio, la mancanza di perfetta taratura out-of-the-box dei TC su certe lenti è la causa principale della loro cattiva reputazione. Infatti, nonostante il tempo trascorso, ricordo perfettamente quanto sudai per tarare la D4 sul 500/4G con il TC14II, una combinazione notoriamente critica. Era attrezzatura professionale ed una lente fissa, chi ha provato a tarare zoom più “amatoriali” saprà di sicuro di cosa parlo. La copertura autofocus del campo inquadrato è completa, cosa che consente di abbandonare del tutto la necessità di focheggiare e ricomporre indipendentemente da quanto sia decentrato il punto su cui si vuole mettere a fuoco o quanto perifericamente si muova questo punto. Purtroppo, le nostre Z rispetto alle più recenti realizzazioni della migliore concorrenza hanno ancora due punti deboli nel caso di fotografia wildlife. • Il riconoscimento di viso ed occhio, che è stato assolutamente un game changer nella fotografia di persone ma non è ancora adeguatamente implementato per la fotografia di animali. • Il tracking dinamico e l’autofocus continuo non sono sufficienti a garantire il risultato nella fotografia d’azione, e sono piuttosto lontani dall’affidabilità delle migliori reflex. D500 su 500/4E 1/2000 f5.6 ISO 400 Per cui, al momento, per immagini come queste resta più sicuro usare una reflex serie 5. Comune a tutte le ML, non solo quelle di Nikon, c’è poi una certa tendenza a preferire lo sfondo rispetto al soggetto, in particolare se questo è più contrastato e luminoso, cosa comune ad esempio fotografando ungulati. È per questi limiti che l’autofocus non è ancora in cima alla lista dei motivi per cui, oggi, le ML sono preferibili alle DSRL nella fotografia wildlife. Ma è solo questione di tempo, lo vedremo più avanti. Schermo orientabile. Il punto di ripresa cambia drasticamente la prospettiva e la resa estetica ed artistica delle nostre immagini e lo schermo orientabile consente di posizionare la macchina in posizioni che sarebbero impensabili dovendo comporre guardando il mirino. Certo, per le macchine prive di questa caratteristica ci sono dei palliativi, come il mirino angolare. Ma io l’ho usato ed è solo un costoso ed arcaico periscopio. Lo schermo orientabile, invece, insieme alla possibilità di lavorare estensivamente a mano libera è di una notevole comodità sulle attuali Z e, per questo, sono assolutamente contento che la nuova Z9, prima professionale, lo abbia. La Z9, l’elefante nella stanza. Siamo alla Z9, l’elefante nella stanza. O almeno quello che Nikonland vorrebbe che fosse ed è convinta che sarà, per quanto catturerà l’attenzione di ogni fotografo che usi Nikon e dell’intero mercato. Il motivo è semplice, in Nikonland ci aspettiamo che superi tutti i punti deboli delle attuali Z. Niente di meno. Riteniamo che lo farà grazie ad una componentistica e costruzione da ammiraglia, spesso ci si dimentica che Z6 e Z7 non lo sono, ed agli anni di esperienza nel SW che le attuali Z hanno consentito. Ma soprattutto al nuovo sensore che, per effetto della sua tecnologia e velocità di lettura, porterà la Z9 prima e poi le future Z a superare, a tutto tondo ed anche nelle situazioni più dinamiche e sfidanti, le più veloci reflex mai prodotte. Massimo per Nikonland (C) 16/10/2021 - il nostro quindicennale
  20. Dal Dizionario Treccani: Karma (o kàrman) s. m. [..]. Termine che, nella religione e filosofia indiana, indica il frutto delle azioni compiute da ogni vivente, che influisce sia sulla [...] rinascita nella vita seguente, sia sulle gioie e i dolori nel corso di essa; sinon. quindi di «destino», concepito [...] come complesso di situazioni che l’uomo si crea mediante il suo operato. Sono uscito con la Nikon Z Fc, il 16-50 ed il 24-200 perchè volevo fare street photography, in bianco e nero. Scendo dalla metro all'altezza del Naviglio Martesana (dove c'è il famoso teatro-cabaret Zelig) e mi incammino in cerca dello spiazzo con l'anfiteatro a gradini che mi aveva già dato qualche occasione di scatti interessanti. Invece niente di buono. La cosa migliore è pittosto deprimente, o peggio insignificante. Non mi perdo d'animo e decido di proseguire un po' oltre, verso dei murales dove mettermi in agguato in attesa che passi qualcosa che sia "combinabile" con il disegno murale, ma prima l'occhio mi cade sull'argine opposto: un Airone Cenerino sta pescando tranquillo, indifferente a joggers, bikers, mamme, nonni, cani e quant'altro (più una nutrita serie di fotografi cellularisti) a pochi metri da lui sull'altra sponda. Con la Z Fc i 200mm diventano 300mm (equivalenti), quindi ho l'agio per fargli un po' di foto, ambientate e no. Sto per incamminarmi di nuovo quando un Angelo, travestito da attempata signora in bicicletta, si ferma e mi chiede se quello che ha visto passare è il Martin Pescatore. Piccolino, verde e azzurro? Sì Sì, allora è lui. Oh càspita, ma io non l'ho visto! Decido allora di aspettare un po', chissà mai che ripassi. Dopo un minuto, forse due, eccolo che arriva, si posa un po' qua ed un po' là. . E' molto piccolo e nonostante un generoso ritaglio, con il 24-200mm posso solo riprenderlo ambientato. Ma non importa, secondo me il fatto di documentare la presenza del Martino nella concitata Milano, vale comunque. Uno scatto apparentemente sbagliato, ma per me il più significativo, è questo: Come ho scritto altrove, è una foto po' triste ma anche incoraggiante. Vedere la resilienza (parola oggi di moda), la capacità della natura, di resistere, di intrufolarsi nella confusione e nella spazzatura che creiamo, e andare avanti finchè può ,da' speranza. Avere visto il Martin Pescatore mi rende felice come un bambino a cui abbiano fatto un regalo inaspettato. Lo osservo mentre fa.. il martino: i suoi buffi movimenti su e giù con il collo, il guardarsi attorno a 360°, lo schizzare via come un dardo colorato. L'averlo fotografato è in fondo secondario, la magia è lui. Torno a casa contento, anche se ho fotografato poco e niente di artisticamente valido, ho visto un caro amico. Ecco, gli animali mi ricordano che il mio destino è questo, il mio Karma, anche quando provo a fare altro.
  21. Ahhh, i vecchi tempi... In mezzo la rivelazione di Nikon per la sua estate all'insegna della Zfc in un revival degli anni 70-80 di somiglianze, assonanze, amarcord (per chi c'era) Ma anche per chi non c'era, ai tempi delle fotocamere della serie FM cui la Zfc si richiama, la ghiera del nuovo 28/2,8SE insieme all'estetica tutta del gruppo di famiglia, comunica sicurezza, grip, voglia di utilizzare quella ghiera. Una delle mie critiche al sistema Zfc è sicuramente l'eccessivo utilizzo di plastiche poco nobili, ed anche questo 28mm non ne è immune: all plastic made! E' un peccato, perchè si è persa un'occasione, sacrificando qualche etto di peso, a realizzare una realistica copia delle ottiche e delle fotocamere cui questo sistema si rifà. La seconda critica, ancora più accesa, è alla scelta di Nikon di questa focale da sacrificare sul formato APS-C della Zfc !!! Perchè...???? L'angolo di campo del 28mm è quello più disastrato, a mio vedere, dal fattore di conversione 1,5x: molto più interessante sarebbe stata una copia SE del 40mm f/2 di imminente uscita sul mercato. Credo Nikon abbia perso una ottima occasione, a meno che non voglia succesivamente realizzare una versione SE del 40mm o di altri compatti di futura progettazione. Le qualità indiscutibili (in rapporto a costruzione e prezzo) del 28SE sono state già da qualche settimana evidenziate in questo mio articolo ... Ma dopo questo sproloquio, ci manca ancora di sapere come si comporti questo Z Nikkor 28/2,8 SE in full format: ecco che ho recuperato una bella Nikon Z7, la prima delle mirrorless Z uscita nel 2018, col suo mega sensore da 45,7 Mpx, che fino ad ora non ha avuto 28mm fissi da utilizzare, solo zoom al cui interno questa focale di ripresa leggermente grandangolare, tanto amata da architetti e geometri/ingegneri, per i rapporti molto lineari tra larghezza e profondità del suo angolo di campo da 75,3*. Insomma: eccovi il primo fisso 28mm Z sul catalogo mirrorless Nikon. Vecchi tempi, antichi templi: Agrigento, Valle dei Templi, Tempio della Concordia ...direi un buon soggetto per vedere come si comporti questo grandangolare al pieno delle sue potenzialità... f/4 sappiamo come una delle caratteristiche di questo 28SE sia la buona nitidezza alla minima distanza di maf (19cm), eccolo all'opera a due diaframmi intermedi di lavoro, per vedere come funzioni in profondità di campo, l'altra delle caratteristiche proprie di focali di questo genere... (maf sugli steli in primo piano) f/16 la ripresa di questo fossile chiarisce come possa diventare interessante alla brevi distanze questo 28mm SE. Mi avvicino: un angelo caduto come gli Aiaci Telamoni (che sono più avanti) mi offre la possibilità di continuare a valutare la pdc (flash di rischiaramento in pp) f/11 f/5,6 f/8 guardando la differenza tra primissimo piano e sfondo, a tutti e tre i diaframmi, per quanto molto diversi tra loro, non mi pare di notare molte differenze... la nitidezza dello sfondo è sempre molto simile... Anche mettendo a fuoco l'ulivo vicinissimo...con un diaframma medioaperto, come f/5,6...non otteniamo molto più stacco di prima dallo sfondo f/5,6 La Maestà di questo colosso dell'antichità (440 aC) chiamato Tempio della Concordia (degli agrigentini il sottinteso) dal I sec. dC si ammira tutta nelle viste frontali e di traverso f/11 sia anteriori sia posteriori, dove il 28SE si comporta molto bene in termini di distorsione prospettica (nonostante il pessimo punto di ripresa) e nitidezza anche ai bordi immagine, come si nota dai crop dell'immagine precedente, uno vicino al piano di maf l'altro assolutamente fuori dal piano di maf Un risultato davvero encomiabile per un plasticotto da duecento euro e poco più, in questo senso. L'uniformità di esposizione a diaframmi crescenti, evidenzia invece una manifesta vignettatura a f/2,8 che,curiosamente, ritorna in misura meno accentuata al diaframma di massima chiusura, f/16, come si vede anche nel trittico seguente la suggestione delle riprese di questo Tempio agrigentino (uno dei meglio conservati dell'antichità) viene ben evidenziata col 28SE sia per rapporto dimensionale delle colonne, rispetto la distanza di ripresa, sia nel concentrare l'attenzione sugli aspetti più scenografici come le luci che filtrano tra il tufo delle cave vicine cromia e saturazione non sono aggressive, come con altri obiettivi più "modernisti" della serie Z, specie gli zoom di prezzo basso In buona sostanza, ritengo molto curiosa la mancanza di incremento di pdc, diaframmando: sembra che Nikon abbia progettato lo schema ottico di questo obiettivo proprio come trattandosi di uno standard (al quale assomiglia per quel comportamento) ed invece di calcolare matematicamente il fattore DX a ritroso, relizzando quindi un 33mm, abbia voluto utilizzare una focale classica, come quella dei 28mm (la triade delle FM era il 28, il 50 ed il 135mm) per ricreare la suggestione che la Nikon Zfc vuole realizzare, riuscendoci pienamente. Tirando le somme, ecco il mio pensiero su aspetti di forza e di debolezza di questo semplice obiettivo, una volta utilizzato su un sensore full frame, esigente come quello Z7: cosa mi piace: resa cromatica ben gestibile leggerezza costruttiva correzione della distorsione nitidezza prezzo cosa non mi piace costruzione in plastica pdc impersonale leggera vignettatura Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021 ...bei tempLi...
  22. Ecco finalmente quello che nelle intenzioni di Nikon e nelle aspettative (devo dire soddisfatte) degli utenti, veniva classificato nelle conversazioni da forum come "pancake" ossia appartenente a quella stirpe di obiettivi che nascono minuscoli di dimensioni, in profondità sopratutto, per rendere la fotocamera cui abbinarli, quanto più maneggevole e tascabile possibile. Nella realtà dei fatti, il Nikon Z Nikkor 28mm f/2,8 SE (dove SE non sta per Serie E come i vecchi suoi antenati della fine anni '70) è un grandangolare "compatto" da 7,2x4,3cm e, sopratutto, 155 grammi di peso, che se non ne fanno il Nikkor più sottile e piccolo della storia, credo che invece per il peso sia realmente un record. 9 lenti in 8 gruppi e due elementi asferici: Aria di famiglia con i suoi antenati Ai ed Ai-S, ossia gli obiettivi Nikkor del periodo 1977-1985, ante periodo AF successivo: in fondo un brevissimo periodo di produzione in termini di tempo (prima del '77 l'estetica dei nonAi era differente, così come per i successivi AF), caratterizzato da questa estetica "diamond ridged" delle ghiere di messa a fuoco e del diaframma, probabilmente la più funzionale di tutti i tempi, in termini di presa, in un periodo nel quale mettere a fuoco con precisione era buona parte del lavoro, oltre quello della composizione. Eccolo quindi in buona compagnia, insieme ai suoi nonni e trisavoli di quel periodo, delle focali più disparate e, per me, rappresentative. Aria di famiglia, che è ciò che Nikon ha voluto alimentare con questo obiettivo dedicato alla Z fc, per buona pace di chi si scomoda a parlare di imitazioni con i modelli di quel passato: in realtà Nikon non ha mai copiato nella sua Storia, ma sempre e solamente innovato, sempre nel solco della sua tradizione, secondo il principio più volte riportato nei miei scritti, del ossia del miglioramento continuo nella vita personale, privata, sociale, professionale, nel segno della continuità col proprio passato... Spiegatelo a chi, dentro Nikon stessa di oggi, continua a cercare somiglianze tra la Zfc con questo 28/2,8 e le vecchie FM-FE con le loro successive migliorie. Solo aria di famiglia, quindi, per questo bell'esercizio tecnologico, che cambia la veste di una Nikon Z50 non abbastanza amata, con la veste simile a quella dei parenti "amarcord" della famiglia Nikon. Ma la somiglianza che suscita questa nuova mirrorless con questo obiettivo, si ferma qui: tutto il resto è modernità e dinamismo digitale. 150 grammi di peso, si possono ottenere solo abbondando in plastica, molto più che in qualsiasi altra realizzazione Nikon, davanti dietro ed in mezzo, lasciando solo l'idea del metallo alla zigrinatura di presa per il montaggio dell'ottica sulle fotocamere Z, che biancheggia al centro del barilotto, ma è...in plastica anch'essa. Ovviamente munito unicamente di ghiera di messa a fuoco manuale, trasformabile via menù (sezione f2) in ghiera di variazione del diaframma ....(per ora non funziona la possibilità di variare la compensazione dell'esposizione, pure disponibile in impostazione f2, problema che forse verrà risolto da un futuro aggiornamento fw). Oggi il peso di un 28/2,8 non scende mai sotto i 200 grammi (il vecchio e molto più piccolo AFD ne pesava 205), il "plasticone" AFS f/1,8G (lungo però il doppio) ne pesa 330. Solo il mini 16-50DX (lui davvero pancake) pesa meno di questo 28mm, ma perlappunto è un obiettivo DX e non un FX come questo Nikon SE che alla fine della fiera...ha solo un lontano parente proprio nel bruttissimo e altrettanto plasticoso 28/2,8 Serie E del 1979 che pesava esattamente uguale! In effetti quindi, più che pancake un obiettivo compatto (proprio come sarà anche il prossimo 40/2) come si può ben vedere a confronto con veri campioni per dimensioni della famiglia AiS di quarant'anni fa: qui a confronto con un 50/1,8 (lui si pancake) ed un ben più luminoso, 24mm f/2 Dove questo 28mm vintage non vede concorrenti di nessuna epoca e marca è invece per una caratteristica ben serigrafata sul barilotto, vale a dire una distanza minima di messa a fuoco di soli 19cm, autentico primato questo, scorrendo le caratteristiche tecniche degli altri wide di questa stessa focale E proprio per questa caratteristica ho fatto i primi scatti con questa ottica, restando a minima distanza di messa a fuoco dal soggetto, a tutta apertura e poi a tutta chiusura (f/16) cercando di avvicinare i due soggetti ritratti per ottenere una pdc utile a tenerli entrambi nitidi... Si ragazzi, qua però stiamo parlando di un leggero wide come un 28mm con le ali tarpate dal formato DX della fotocamera di destinazione !!! Nikon, non sarebbe stato più coerente di far uscire per primo il 40mm f/2 stessa serie, per ottenere un 60mm-eq sulla bella Ztc invece di questi detestabile nè carne nè pesce 42mm-eq, ciò che appunto un 28mm produce sul formato dx? Dobbiamo fare di necessità virtù e quindi, le caratteristiche globali di questo obiettivo, saranno poi meglio messe alla prova su una Z FX, per vedere come questo economico obiettivo renda ai bordi immagine, qui asportati dal sensore piccolo della Ztc. La cosa strana è che i piedi, guidati dal cervello, mi fanno posizionare da dove scatterei la foto con un vero angolo di campo da 74°, come se la fotocamera fosse FX: invariabilmente devo quindi retrocedere...ed anche di tanto, per ritrovare il soggetto tutto intero in inquadratura. Il risultato che ne deriva è purtroppo una ben visibile curvatura del campo inquadrato: quella di un 28mm appunto, senza gli estremi, nello spazio di un 40-45mm che per sua geometria, sarebbe di certo molto più plano. Pazienza: stiamo solamente valutando qui di seguito, la resa cromatica, il contrasto e la tenuta ai riflessi di questo obiettivo, che mi pare comportarsi bene in tutti i sensi. Ovviamente la stessa inquadratura, ma in verticale,contribuisce ad evidenziare la curvatura del wide che, per quanto leggera, non ci aspetteremmo in una focale equivalente standard. cosa che ci agevola invece con i soggetti che della curvilineità si...nutrono Questo scatto, sovraesposto audacemente per evidenziare forme e disegni, non perde brio nei colori che restano ben saturi anche in condizioni di luminosità precarie, in ombra totale, a dimostrazione dell'ottima qualità dell'abbinamento lente/sensore. Ancora in ombra e ciononostante carico di informazioni, tanto quanto in luce diretta a mio giudizio una resa un pò pastellata ma proprio per questo piacevole, non per forza carica di saturazione e contrasto, pur con una sorgente luminosa così...decisa. La texture è proprio quella che ci si augura in un obiettivo da architetture come un 28mm (in FX), sia in luce sia in ombra chiusa la profondità di campo, anche a diaframmi medi, come f/8, non mi pare poi enorme, nonostante peraltro il formato inferiore che dovrebbe agevolare anche qui di 1,5x e chiudendo ad f/11 ne abbiamo la riprova grazie a Giacomo Leopardi il cui sfondo, a quel diaframma ed in formato dx, ci saremmo di certo aspettati un pò più nitido Alla fine, neppure troppo distante dalla stessa valutazione, condotta però a tutta apertura: il cui crop rivela una progressione non dissimile alla precedente, pur considerando l'enorme variazione di apertura Bellissima la resa dei bianchi estremi sotto la luce diretta... variabile...variando cellula esposimetrica, come è possibile fare sempre, ma ogni tanto ...in molti se lo dimenticano... anche nelle ombre miste a luci... e, come sempre nelle mie prove su strada, ombra rischiarata da lampi talmente brevi da lavorare il più delle volte in diurna in HSS , con risultati molto differenti nelle resa globale, sempre molto accettabili, a mio modesto avviso. Un obiettivo leggero ed economico, facile da usare, specie potendosi avvicinare tantissimo al soggetto, dotato di caratteristiche cromatiche in linea con la qualità delle ottiche del sistema Z, ossia molto più alte del precedente standard, espressivo in termine di elevati contrasti luminosi, senza perdere nè nelle luci, tantomeno nelle ombre pur forzando appositamente l'esposizione. Capace di molto più che questo, che scopriremo mettendogli dietro il sensore che si merita, in altro test, lasciando in questo immutata l'aria di famiglia delle vecchie foto seppiate, che Nikon ha voluto infondere a questo ensamble di Nikon Z fc con Z Nikkor 28/2,8 SE Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
  23. Appena arrivati, freschi freschi di corriere ... Unboxing Nikkor Z 105mm f/2.8 S VR MC Unboxing Nikkor Z 50mm f/2.8 MC Gianni e Pinotto
  24. Habemus Macro ! (ph. Maratta) E non perchè non ci bastassero le lenti addizionali su fissi e zoom, come abbiamo fatto da anni in qua, specificamente su Z (grazie alla alta qualità intrinseca di quasi tutte le lenti presentate in questi tre anni), visto che noi (plurale maiestatis) facciamo più close-up potograpy che macro o micro vere e proprie, per limiti intrinseci e personali: ma perchè era davvero impensabile che l'ultimo obiettivo specifico, marchiato Nikon, fosse un mamozzone di quindici anni fa, evoluzione di un progetto originariamente datato 1990... (ph. Renesto) con gli immaginabili limiti dovuti alla sperimentazione del tempo (2006) relativa ai sensori ante D3... Negli articoli pubblicati su Nikonland, specialmente quello a firma di Silvio Renesto, trovate ogni specificazione tecnica, in rapporto all'obiettivo appena presentato e che sta spopolando in tutti i negozi e vetrine di e-commerce, già solo col passaparola, vedendo la qualità degli scatti pubblicati, di gran lunga superiori alle aspettative e per giunta in assenza, (ancora per poco) di una mirrorless di riferimento, con la Z di Nikon, per riuscire a sfruttare il livello ancora ignoto delle migliori ottiche Nikkor S, fin qui presentate. Quindi il taglio di questo mio articolo, certamente più rivolto ad un utilizzo meno competente di chi ha già scritto, vuole rimarcare ulteriormente le potenzialità di questo macro, anche nelle..."mani sbagliate", quali possono essere le mie, invece di quelle degli scienziati che potranno estrarre da questo succo elementi di gran lunga più ...sostanziosi dei miei. Gli scatti, eseguiti con la Z6ii prima di venderla, sono dei miei soliti soggetti campagnoli, che illustro anche e con equivalente soddisfazione nell'articolo che riguarda il fratellino piccolo, quel MC50/2,8 che sta facendo breccia anche lui per la sua compattezza e leggerezza, unite anche in questo caso, alla qualità generale ottica La prima sensazione di piacevolezza di questo MC 105/2,8 è, secondo me, conferita dalla marcata sensazione di tridimensionalità, nella combinazione tra soggetto focheggiato ed il resto dell'inquadratura anche gli elementi eventualmente di disturbo nell'inquadratura, vengono resi in una maniera così elegante ed attenuata, da divenire soggetto a loro volta perfino in una foto apparentemente senza soggetto, gli oggetti prendono predominio nell'immagine, grazie a questo Nikkor MC 105/2,8 la dove non si arrivi addirittura a scambiare di importanza soggetti e strutture... specie nei pressi di tutta apertura, se prive di elementi forti di...interpretazione Non sono mai riuscito a trovare spiacevole, nervoso, lo sfuocato, anche nelle sue condizioni peggiori, dove cioè sia già identificabile senza ancora la giusta definizione Isolando poi in inquadratura il soggetto, basta il contrasto cromatico a fare il resto definizione eccellente sia in luce sia in controluce come si vede da questo crop della precedente immagine i punti di luce fuori fuoco determinano riflessi vagamente poligonali, nonostante il diaframma a nove lamelle, ma comunque tenui e composti, senza la benchè minima traccia di flares o ghosts, che nell'era moderna sembrano brutti ricordi, apprezzati solo dai vlogger come effetto ...speciale il controluce pieno e diretto, anche non assistito da luci di schiarita è entusiasmante Figuriamoci scegliendo il soggetto adatto per cromie e trasparenza, in favore di luce ancora, sulla differenza di resa a diaframma medio aperto: qui f/5,6 oppure chiuso, ad f/16 Chiaramente incrementando progressivamente anche nitidezza e contrasto... qualità che farà scegliere il diaframma più adatto alla resa del soggetto ritratto Tra le caratteristiche salienti dell'obiettivo, molto apprezzato dai possessori, è sicuramente il peso limitato a soli 630 grammi (cento in meno del precedente F) che, unitamente alle dimensioni, ergonomicamente ideali, le due ghiere, una delle quali ampiamente personalizzabile, il pulsante funzione ulteriore ed il display fornito anche di scala del rapporto di riproduzione, ne fanno un attrezzo da lavoro di grande maneggevolezza e facilità d'uso (handling), qualità che consente a tutti di avvicinarvisi. Il tutto insieme ad un prezzo d'attacco (sotto i 1200 euro) davvero azzeccato, ne farà un successo di vendite a patto di produrne i quantitativi richiesti (cosa che è il cruccio di tutti i produttori ai nostri giorni) Ugualmente, nell'appassionante ricerca dello scatto più interessante agli insetti che sono i più interessati vicini dei fiori che ho ritratto, questo obiettivo si manifesta con una resa adatta ad ogni esigenza di ripresa, dagli sfondi più uniformi a quelli più definiti (insieme al soggetto, ovviamente) e la sua maneggevolezza invita alla sfida in velocità e prontezza di azione dell'AF tanto quanto nell'avvicinamento fino ai 29cm dal sensore della minima distanza di maf (nessuna pretesa rispetto i capolavori ammirati negli articoli prima ricordati) f/4 f/13 allo stesso diaframma, con differente sfondo, ovviamente cambia tutto: idem...aumentando la distanza fino a servire da puro e semplice strumento da ripresa, invece che da...test, aiutando a scoprire...insperate scenette...! Manifestando una resa eccellente anche nei crop immagine di queste ultime quattro foto, dove siamo arrivati, nella penultima, quasi ad un 2x Finito il periodo di prova e ceduta la Z6ii, ho reso l'obiettivo che in mani più capaci delle mie sarà capace di produrre immagini ben più spettacolose. Mi è rimasta una interiore soddisfazione della capacità di rinascita Nikon nell'ambito che la aveva più caratterizzata alle sue origini: la produzione di ottiche al di sopra di ogni immaginazione, senza dovere eccedere, cadendo nel più facile (a ben pensarci) NO COMPROMISE Qui, invece il compromesso è stato fatto, contenendo il prezzo ad un livello al quale tutti gli interessati non avranno più scuse per cambiare sistema. Nikon Z, of course ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
  25. In tutti i miei articoli su "come fare macro senza obiettivi macro", ho sempre scritto che le soluzioni che proponevo (lenti, tubi di prolunga...) erano dei buoni, a volte anche ottimi, compromessi per chi fa macro occasionale, per chi vuole risparmiare (ad esempio sul peso dell'attrezzatura), ma per chi si appassiona seriamente alla macrofotografia naturalistica ci vuole un vero obiettivo macro. Nel sistema Nikon Z sono disponibili due nuovi macro, il 105mm f2.8 S MC ed il 50mm f2.8 MC. A mio avviso per la macro "naturalistica" sul campo ad insetti, ma non solo, il 105mm è il minimo sindacale per avere sufficiente distanza di lavoro per non spaventare i soggetti e anche per non incastrarsi con eventuali gambe di cavalletti fra frasche, radici e rami (e ortiche...). Nella sua Guida alla Macrofotografia, John Shaw scriveva: provate a fotografare un dettaglio di una ragnatela con la rugiada con un 50mm macro e vi ritroverete una ragnatela appiccicata al vostro obiettivo. Forse esagerava ma l'idea è quella. Il 50mm, naturalmente a mio personale parere, come obiettivo macro da' il meglio di sè nelle riproduzione, nello still life, nelle foto di food, insomma in contesti dove lo spazio e le luci vengono gestite e controllate dal fotografo. In questi casi è un'ottica stupefacente, in mani accorte va benissimo anche sul campo per soggetti come i fiori, che non si muovono troppo. I recenti articoli di Max Aquila su Nikonland illustrano molto bene tutte queste qualità del 50mm. Com'è questo Nikon 105mm f2.8 MC? Un obiettivo più che versatile. Come dimostra la pioggia di foto nell'anteprima di Nikonland, questo obiettivo non è solo un macro. E' un 105mm in grado di fare mille cose in modo eccellente: ritratto, scorci, still life, lavora magnificamente a tutta apertura con sfuocati molto belli e senza aberrazioni. Può fare tantissime cose e farle tutte bene. Altri scriveranno approfonditamente di questi aspetti, e ne descriveranno in maggior dettaglio le specifiche costruttive. In questo articolo mi dedico ad una sola di queste mille sfaccettature: la macro naturalistica dove si ritraggono soggetti attivi nel loro ambiente. Prima qualche numero, ma pochi. La distanza di messa a fuoco minima è 29cm (erano 31 per il vecchio 105mm VR G) per cui a 1:1 la focale effettiva è 72,5mm. Non ho fatto test per ogni singola distanza ma è plausibile che nel raggio di rapporti di riproduzione tra 1:1 e 1:2 la focale effettiva stia tra appunto i 72-73 mm e qualcosa più di 80mm. La distanza di lavoro (senza paraluce) a 1.1 è di 13cm. La riduzione della focale effettiva è ormai una caratteristica insita nella progettazione di tutti i tele macro IF che arrivano ad 1.1, di qualsiasi marca. L'unico obiettivo macro per così dire moderno che non riduce la focale è il 100mm Zeiss, che però arriva solo ad 1:2, allungandosi. Non si può avere tutto. Impressioni d'uso nella macro sul campo. Pur essendo più grande del vecchio micro-nikkor 105mm f2.8 VR G, pesa meno, merito dei nuovi materiali con cui è costruito. Montato sulla Z6 (con basetta tipo smallrig) sta in mano molto bene e a me non stanca nemmeno a mano libera. In sè l'Af è rapido e silenzioso e fotocamera permettendo, preciso. Il vecchio e il nuovo a confronto. La messa a fuoco manuale è focus by wire ,come negli altri macro di recente progettazione, per cui la finestrella che mostra le distanze è grandemente apprezzata se si deve prefocheggiare. Nella messa a fuoco manuale la ghiera offre la giusta resistenza ed è abbastanza reattiva, efficace anche "preventivamente" per tutte quelle volte in cui la Z6, credendosi Buzz Lightjear, parte verso l'infinito ed oltre. Da questo punto di vista è di grandissima utilità il selettore delle distanza di messa a fuoco, tramite il qualei si può selezionare il range 50-29cm che è quello dove trova la sua prevalente ragion d'essere un 105 macro... in macro. Perchè un serpente, un ramarro "interi" si possono fotografare più facilmente e con sfondi migliori con un 300mm f4, è per animali più piccoli o per i dettagli di quelli più grandi che ci vuole un vero macro. Per questo ritratto ci vuole un macro. Naturalmente, se il soggetto è inanimato o immobile come un fiore, molti problemi non si pongono ed un 105mm (ma anche un 50mm) si comporta in modo più che egregio su qualsiasi soggetto. La stabilizzazione combinata obiettivo-fotocamera è ottima, mi ha permesso di fotografare a mano libera anche a rapporti vicini ad 1:1! Le foto sono state scattate tutte a mano libera con la Z6, la maggioranza in luce naturale, per qualcuna ho usato l'SB400 come flash di schiarita. Come ho scritto, 105mm (alle brevi distanze in realtà qualcosa meno), per gli animali "svegli" in natura, sono il minimo sindacale, nella macro sul campo, occorre un po' di accortezza in più che con dei tele macro da 180-200mm, sia per evitare che i soggetti fuggano che nel selezionare lo sfondo. Più corta è la focale più impegnativo diventa anche portarsi all'altezza del soggetto, non proiettare la propria ombra, e così via, ma se c'è il "manico" la cosa non è affatto impossibile. Occorre un po' più di attenzione nel selezionare lo sfondo, specie se il soggetto è grande. Vi invito a guardare anche, ad esempio di quanto si possa ottenere, le foto nell'Anteprima ai due obiettivi MC. Sotto questo aspetto, lo ripeto, la stabilizzazione efficace è un vantaggio incredibile, una cosa è muoversi tra le frasche trascinando un cavalletto ed un altra è essere liberi nei movimenti. L'ho apprezzato grandemente. Una macro-rivoluzione. Qualità di immagine. In breve, eccellente. Oltre alla nitidezza (che è veramente ottima) imprescindibile in un macro, è un insieme di più aspetti che secondo me contribuiscono a farne un obiettivo ...spaziale, come ho scritto una volta. Qualità dello sfuocato, resa dei colori, assenza di aberrazioni fanno sì che l'immagine che si ottiene sia qualcosa di speciale. Bombus terrestris, nitidezza, colori e sfuocato... A proposito di nitidezza, ecco una Xylocopa violacea, il Bud Spencer delle Api (confrontare col Bombo sopra), non proprio bellissima, ma non aggressiva ... però il pungiglione ce l'ha. Se guardate il crop 100%, oltre alla tridimensionalità della corazza chitinosa (i pori sulla testa), vedrete me stesso ritratto alla base dell'attaccatura dell'ala, in alto a sinistra, il mio amico Gianni, il sole e il cielo nuvoloso. Tridimensionalità percepita incredibile: Questa Platycnemis pennipes "esce" letteralmente dallo sfondo. Perche vi faccio vedere la povera Ischnura morta appesa ad una ragnatela? Perchè al 100% si vede il filo con zero aberrazioni! Rispetto ad altre soluzioni per la macro? Le differenze operative tra un vero macro e soluzioni alternative come i tubi e le lenti addizionali sono molteplici: da quelle più banali quale il fatto che con un obiettivo macro si ha la continuità di messa fuoco da infinito ad 1:1, mentre sia con tubi che con lenti si hanno range di ingrandimento più limitati, per non parlare del montaggio, smontaggio ecc. Le differenze qualitative ci sono sempre, a favore del 105mm, quanto sia grande il divario dipende fortemente dal contesto: nella foto ravvicinata a diaframmi chiusi (almeno f11) le differenze fra le due soluzioni possono essere più o meno sottili, specie se si usa una lente poco potente, ma ci sono comunque. La differenza maggiore è che un tele zoom con lente addizionale anche di ottima qualità funziona bene solo chiudendo di almeno due o tre diaframmi, alle maggiori aperture la resa è molto penalizzata da una perdita di nitidezza e comparsa di aberrazioni. E comunque ai bordi cede sempre. Insomma, le lenti fan perdere nitidezza (poca o tanta dipende) ed i tubi sottraggono diaframmi (ed ogni tanto creano qualche piccola aberrazione). Ortethrum brunneum, fotografato con il 105mm e con il 24-200 Z + lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie), in entrambi i casi a f11 e 1/640s: Confronto al 100%: Il 105 MC è più nitido, ma direi che il 24-200mm è impressionante per essere un superzoom. Volucella zonaria, sembra una vespa ma è una mosca, anzi è un moscerino, ma gigante. Fotografata con il 105mm Fotografata con il 300mm f4 Pf + Lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie). Confronto al 100% (cliccare per aprire...) Aprendo i crop si vede una notevole differenza di resa fra i due. Il 105 MC è invece eccellente a tutti i diaframmi, per cui se si vogliono fare delle foto di effetto a maggiori aperture è possibile, con le altre soluzioni no. Questa performance lo distingue anche dal 105mm suo predecessore, che aveva una resa più "a campana" con un picco verso i diaframmi centrali, ma meno performante a diaframmi più aperti. Ortethrum brunneum, 105mm f2.8 MC, fuoco selettivo sugli occhi. Platycnemis pennipes, 105mm f2.8 MC, sfuocato da favola. E poi il 105 MC permette eccellenti scatti a 1:1, come questo piccolissimo Tettigonide il cui corpo è meno lungo di 1 cm: Il crop al 100%. Impossibili da ottenere con zoom e lente addizionale, se non con lenti molto potenti e quindi ancora maggior perdita di qualità. Conclusione: il 105mm f2.8 MC si è visto che è un obiettivo dalla grandissima versatilità utilizzabile egregiamente in diversi generi fotografici senza perdita di qualità. E' un vero macro, ma non è solo un macro, è anche un (ottimo) macro. Nella macro naturalistica sul campo il 105mm f2.8 MC si rivela un grande obiettivo: le sue prerogative di nitidezza eccellente, di morbidezza dello sfuocato e di assenza di aberrazioni, unite alla stabilizzazione efficace anche alle brevi distanze lo contraddistinguono e ne fanno un'ottica di eccellenza (come lo è il 50mm f2.8 MC che è della "stessa pasta", ma nasce per usi un po' diversi) . Mauro Maratta mi ha gentilmente prestato il suo 105mm f2.8 MC per questo test. (c) Silvio Renesto per Nikonland.
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