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Overview

About This Club

Musica classica ed ascolti di qualità.
  1. What's new in this club
  2. Im wachen Traume Delian Quartett & Claudia Barainsky Musiche di William Byrd, Robert Schumann, Henry Purcell arrangiate per quartetto d'archi (e soprano) ECM, 21 giugno 2024, 96/24 *** ASAP (with HIFIMAN EDITION XS & Audio-GD Master 9 Mk III)
  3. Test completato. Prossima fermata HIFIMAN Edition XS, ultime del quintetto di HIFIMAN che sto provando questa primavera.
  4. Margaret Brouwer, Rhapsodies Naxos American Classics, 96/24, 13 giugno 2024 ORF, Marin Alsop *** Con l'imprescindibile amore per la musica di Naxos, Marin Alsop rende giustizia agli insegnamenti del suo Maestro Bernstein, valorizzando la musica contemporanea americana. Credo non esistano altri dischi dedicati a Margaret Brouwer, compositrice e didatta classe 1940, capace di unire gli stilemi moderni con la musica tradizionalmente tonale, scrivendo musica a tema e descrittiva, adatta ad un ascolto pubblico. Questo disco di circa un'ora ne esplora in parte i contributi sinfonici (ma la Brouwer ha scritto tanto altro) con grande dedizione. La musica è piacevole e ipnotica e non presenta quelle inutili asprezze atonali che altri contemporanei di tutto il mondo ritengono indispensabili. In questo ricorda in parte lo stile di Jennifer Higdon ma qui vivono echi di Walton, di Stanford, di Britten, persino di Wagner piuttosto che di Copland o dello stesso Bernstein (e certo, non c'è nulla di Ives). Capace di porre l'accento anche con veemenza quando serve ma seguendo il filo logico della composizione "a programma", come possiamo vedere dai titoli "Voci del lago", "Percorsi all'alba", "L'arte di veleggiare al tramonto" etc. Registrazione dinamica in grande spolvero come di consueto per queste produzioni Naxos. Io non apprezzo moltissimo la Alsop nel repertorio tradizionale ma qui si, è il suo ambiente ideale. Un disco che ritengo apprezzabile sotto tutti i punti di vista.
  5. Senza polemica : PRESS AWARDS (i primi due dischi sono notevoli !) TOP ALBUM su Qobuz (il primo disco secondo me è dispensabile, il secondo è una rimasterizzazione, Katsaris e Dantone sono dischi che a me non dicono niente, gli altri sono eccezionali e poi c'è Yuja seguita dalla Ceciliona). Ok, Qobuz non fa tendenza ma sono semplicemente le sommatorie di comportamenti indotti di ascolto. I premi della stampa, invece no. E infatti Johannes Ockeghem non se lo fila nessuno (sbagliando !) ...
  6. quanto hai ragione! Se penso a come ascoltavo musica riprodotta negli anni 70 e 80, oggi siamo in paradiso. Grazie per la disamina come sempre dettagliata ed appassionata. Dal canto mio sto apprezzando il fratello che mi hai ceduto...e viene voglia di citarti di nuovo... "mi chiedo perché gli "audiofili" non si contentino mai e cerchino sempre il confronto" frase tanto vera quanto priva di una risposta sensata. Difetto dal quale non sono esente (nemmeno in fotografia purtroppo...), ma oggi, sarà la maturità, mi sto veramente godendo ciò che conta davvero: le emozioni che la musica, così riprodotta, è in grado di provocare. E va bene così, non c'è nulla da aggiungere
  7. Strumento musicale comprato per le mie esigenze e pagato di tasca mia, non inviatomi dal produttore per una "onesta e indipendente recensione" (se ... campa cavallo !). E' stato il mio primo preamplificatore bilanciato e il mio primo amplificatore per cuffie serio (a parte lo Stax a valvole che però funziona solo con le elettrostatiche). Ha lavorato tanto ma è ancora in perfette condizioni sul piano funzionale come tutti gli altri Audio-Gd che ho in casa. Quando uno costruisce una cosa con coscienza lo fa perché pensa di farla durare per sempre. E sembra proprio il caso con queste elettroniche. Se qualcuno lo volesse me ne priverei (al giusto prezzo). Ma mi dispiacerebbe molto (però verrebbe subito sostituito da un fratello classe 2024).
  8. Audio-Gd è un marchio cinese di cui abbiamo già avuto modo di parlare spesso su Variazioni Goldberg. La sua anima è il progettista, Kingwa (traslitterazione occidentalizzata), ingegnere formatosi negli Stati Uniti che ha assorbito le logiche progettuali Krell. I suoi progetti sono frutto dell'amore per la musica prima che per le esigenze commerciali. La filosofia di Audio-Gd si basa su un'idea semplice che però, in un'era di miniaturizzazione e di virtualizzazione, pare eretica o rivoluzionaria. Ci sono due aree fondamentali che compongono un apparecchio audio : l'alimentazione e gli stadi finali. Quello che c'è in mezzo è importante ma se non viene messo in condizione di ingerire corrente pulita ed emettere corrente pulita, può essere il migliore del mondo ma non si sentirà la differenza tra un prodotto da $200 e uno da $20.000 Quindi alimentatori sovradimensionati, spesso con tre o più trasformatori separati, PSU in classe A con transistor di alta potenza con dissipatori enormi. Schermature, separazione dei canali compreso il controllo di volume. Terminali a discreti di potenza tale da poter pilotare dei diffusori anche se si tratta di un preamplificatore. Circuiti realmente bilanciati. Zero Feedback. Telai in alluminio adeguati al modello, alcuni realmente molto pesanti. Controlli torniti dal pieno. Etc. Questo preamplificatore e amplificatore per cuffie è un apparecchio di ingresso per il marchio. Prodotto tra il 2017 e il 2018, a formare una linea con un DAC coordinato. Di "mezzo formato" rispetto ai vari Master 9 e 19 che hanno sempre rappresentato la prima linea dei preamplificatori Audio-Gd. Derivato dal Master 9, ne ricalca la filosofia pur con alcuni compromessi, necessari per poter stare in un piccolo telaio e pesare non più di circa cinque chilogrammi. E costare 600 euro, ovvero quanto chiedono certi altri marchi cinesi per un integrato con alimentazione switching, controllo di volume digitale, operazionali in ingresso e in uscita. Ma un display fancy a colori, un nome pompato dagli influencer a suon di apparecchi regalati a tutti e prestazioni di laboratorio perfettine, e tutte uguali tra loro. Audio-Gd non ha praticamente comunicazione. Ha un sito in cinese e in un inglese molto approssimativo, disegnato in HTML old-fashion. Parla solo per email e con messaggi difficili da interpretare. Cambia linea di prodotti solo quando ha qualche cosa di nuovo da proporre sul mercato. Ma andiamo al nostro NFB-1, è uno dei pochi Audio-Gd di cui troverete tante recensioni. Degli altri si parla poco o per niente. alluminio spazzolato naturale di adeguato spessore ma senza esagerazioni. 240x360x80 mm di dimensioni; circa 5 chilogrammi, per lo più concentrati sul trasformatore a doppio avvolgimento. A riposo assorbe 30 W. E' in grado di erogare sull'uscita cuffie : 9900 MW / 25 ohm 8000 MW / 40 ohm 3500 MW / 100 ohm 1200 MW / 300 ohm 600 MW / 600 ohm lo fa con un circuito che permette due livelli di guadagno, uno a +16dB e uno a +25db, con un controllo di volume esponenziale a 100 livelli le due curve esponenziali di uscita a seconda della posizione del volume (in verde quella marchiata L sul display) Le forme sono spartane, quasi di stile post-industriale. I comandi sono digitali a relais ma fermi e solidi. La manopola del controllo di volume è ricavata dal pieno. Ma attenzione, dietro non c'è un potenziometro. Si tratta di un controllo a scatti, by-wire che controlla una rete di relais che inseriscono o disinseriscono maglie di resistenze di altissima precisione. qui è ripreso in studio mentre qui è sul mio tavolo di prova con collegate delle AKG K371 nell'ingresso single-end. Le due prese cuffie sono sulla sinistra, appena dopo il pulsante di accensione, quella sopra è la classica per lo spinotto coassiale da 6.3 mm, quella sotto ha le quattro prese XLR/Cannon. Sotto al display a linea singola ci sono i controlli, la modalità di uscita (altoparlanti o cuffie), il livello di guadagno (+16 o +25 dB), l'ingresso. Infine il manopolone del volume. Il display è a segmenti blu, sembra quello di una calcolatrice degli anni '70. Non parla, bisogna sapere cosa dice e cosa può dirci. qui è nella configurazione standard : H-> Headphone, L-> Low Gain, Ingresso 3, volume a 26 sulla scala che va da 0 a 100. Il volume all'accensione è sempre a Zero, per evitare sorprese. Bisogna ricordarsene per non domandarsi perché diamine non si sente niente. Volendo sarebbe possibile programmare l'aggeggio perché si ricordi l'ultimo volume impostato prima dello spegnimento. Ma morire se io, pur seguendo le istruzione sul sito, ci sono riuscito ! qui abbiamo selezionato l'ingresso 4, non chiedetemi cosa sia, per saperlo devo guardare il quadro posteriore qui abbiamo il Gain ad High, le cuffie ricevono 9 decibel di guadagno in più e suonano veramente forte. E' un modo per smuovere sassi come le prime HE-5 HIFIMAN, oppure per simulare che delle cuffie single-end come le AKG K371 siano bilanciate (ma con cuffie da 106 dB di sensibilità, sinceramente ve lo sconsiglio). infine, quella P non significa che siamo sull'ingresso Phono ma che il segnale è stato commutato dalle uscite anteriori alle porte posteriori. Quindi se abbiamo collegato dei diffusori, questi suoneranno. E' in vecchio stile degli NFB Audio-Gd. I nuovi display sono differenti per stile e materiale. Purtroppo però sono ancora più criptici di prima ... i display dell'interfaccia digitale DI-24HE e sotto del DAC R-1R NOS 2024. Esaurito il frontale, andiamo al retro. abbiamo un set di ingressi abbastanza articolato, per cinque linee complessive. Di cui due sono bilanciate, 3 sbilanciate, una é quella bilanciata speciale di Audio-GD denominata ACSS. E un sistema di trasmissione del segnale che è coerente da un apparecchio ad un altro e consente di mantenere il dominio analogico in modo lineare, senza inutili buffer intermedi. E il metodo d'elezione che io utilizzo per l'ingresso del segnale dal DAC e che userei, in uscita, se avessi un finale Audio-GD. Non mancano, ovviamente, uscite linea bilanciate e sbilanciate tradizionali. Nella configurazione attuale, il mio NFB-1 riceve il segnale dalla coppia DI-24HE + R-1R NOS via cavi ACSS Audio-GD e pilota un paio di monitor da studio Adam Audio A77H. Ma naturalmente il bello sta dentro, se fosse per l'esterno, non degnereste di uno sguardo alcun apparecchio Audio-Gd. qui si intravvede il trasformatore e la paratia di separazione dell'alimentazione dagli stadi di amplificazione. alzando lo sguardo dal retro abbiamo un vista d'insieme con in primo piano i due canali e i transistori di potenza, degni di un integrato da 70 Watt (sono a 150 Watt l'uno, polarizzati in Classe A e scaldano come un termosifone). questi sono i due canali di uscita, totalmente simmetrici anche se composti su una scheda madre unica. In primo piano ci sono i controlli di volume (relais digitali e resistenze di precisione), completamente separati per realizzare una topologia veramente bilanciata dal segnale alle uscite di "potenza". una vista dal posteriore all'interno l'intero apparecchio qui in pianta. A destra l'alimentazione. Il trasformatore è unico, concessione alla dimensione ridotta del telaio. Lo stadio di alimentazione è in classe A ed impiega transistor ad alta potenza. Non ci sono integrati in nessuna parte dell'apparecchio. Il trasformatore ha una piccola schermatura in lamierino. Io preferirei un dispositivo resinato ma c'è una scuola di pensiero contraria a questa pratica. Io non ne sono molto per dare un parere. I condensatori di livellamento sono di qualità e tali da poter stare in un finale di potenza. Quindi andando verso sinistra c'è una paratia di separazione che lascia spazio alla camera che ospita i due canali di amplificazione. C'è un solo cavo volante che porta la corrente all'altra parte della scheda madre. Si sarebbero potute scegliere soluzioni più eleganti. Ma qui abbiamo una ingegnerizzazione che ricorda più i lottatori di Sumo che i ballerini di Flamengo. una vista identica, con un'altra luce. Il coperchio è in alluminio, bloccato da 6 viti. completiamo il tour con altre viste esterne, compreso il fondo che esibisce quattro bei piedini di isolamento. Sopra e sotto hanno una piccola griglia di ventilazione. Ma il forte calore emanato viene sostanzialmente dissipato per convezione da tutto questo alluminio. A suo tempo, ovviamente, c'era anche la versione nera. Ma io quando l'ho ordinato ho trovato solo la versione Silver da Audiophonics di Bordeaux. ancora l'alimentazione, fonte di energia a basamento su cui il progettista costruisce ogni strumento musicale Audio-Gd. Andando alle prestazioni sonore non c'è moltissimo da dire. Per anni è stato il centro del mio impianto audio, ricevendo il segnale dal NFB 7, DAC da 23 chilogrammi sempre Audio-GD, in un sistema per il resto composto da finali AM Audio (classe A) di Vigevano. E' poi stato sostituito da un integrato R-28 ancora Audio-Gd che è composto per la parte amplificazione da una circuitazione simile a questa e per la parte DAC da un sistema analogico a "ladder" (rete di resistenze). Adesso è il sistema di backup da tavolo. A parte ho l'Audio-Gd R-27HE per gli ascolti critici in cuffia e la coppia Gustard+miniDSP per il controllo dei diffusori dipolari attivi a quattro vie. Il suono è neutro, pulito, lineare. La classica linea di tensione amplificata (o di corrente a seconda dell'uscita). Non ci sono cuffie che non possa pilotare. Con il Gain in H si perde di dinamica. Ma alle volte ci vuole. Chiarezza, dettaglio e tridimensionalità sono quelli desiderabili. Secondo quello che si dice oggi, non ha un fondo scurissimo. Ma io penso che sia un parto dell'immaginazione e per lo più, responsabilità del DAC. Un preamplificatore principalmente non deve suonare. Deve fare il suo lavoro e basta. Lato cuffie manca quel punch e quella dinamica che invece non mancano nel R-27. La resa è composta e meno emozionale. Parliamo semplicemente di progetti che non appartengono alla stessa classe (per prezzo, dimensioni, logiche). Come tutti gli Audio-Gd per suonare bene deve scaldarsi un'oretta. Altrimenti è piuttosto aspro. Ma se mettete le cuffie giuste e al alzate il volume al punto che la musica richiede e mettendo la vostra mano sopra al coperchio lo sentite caldo al punto giusto ... allora nessuno che non abbiamo modo di commutare su un sistema decisamente di classe più elevata, avrà nulla da rimproverare. In fondo l'ho pagato quanto certi pagano un cavo di potenza. Anzi, di meno ... una vista dell'interno, appena smontato il coperchio (le viti sono in alto a sinistra, il coperchio a destra : è il mio non sto parlando per sentito dire !) Giudizio complessivo PRO: compatto per gli standard Audio-Gd economico per gli standard Audio-Gd e in generale per le caratteristiche costruttive eroga potenza da vendere, nessuna cuffia può resistergli tutto in classe A dalla presa di corrente alle uscite; potenza in eccesso; controllo di volume e circuiteria realmente bilanciata e dual-mono dalla testa ai piedi funziona senza un intoppo da 7 anni : eh, questi cinesi inaffidabili (ogni Audio-Gd esce dalla fabbrica con 100 ore di impiego reale, non con due misure e via in scatola) suono lineare e corretto, neutrale si potrebbe dire CONTRO: estetica da Germania anni '20 controlli e display criptici il telaio in alluminio naturale è sensibile a graffi e segni; gli altri Audio-Gd di casa verniciati in nero sono meno "delicati" qualcuno potrebbe pensare che manchi di eleganza e di microdettaglio : ma è un boxeur come Rocky, non un ballerino non è più in produzione e non è stato sostituito; oggi per avere queste prestazioni si deve spendere almeno il doppio Impianto usato per la prova : Audio-GD DI-24HE + Audio-GD R-1 NOS 2024, cavi ACSS Audio-GD, monitor attivi Adam Audio A77H connessi con cavi bilanciato Audioquest cuffie HIFIMAN Arya, Sundara Closed Back, Edition XS mentre chiudo questa recensione sto ascoltando i miei dischi preferiti per i test. Quello che ascolto, pur con cuffie non ancora troppo rodate è tanto bello che mi chiedo perché gli "audiofili" non si contentino mai e cerchino sempre il confronto. Questo è un amplificatore eccezionale ! Peccato che a listino Audio-Gd ne abbia di altri, più grandi, più forti, più sofisticati. Ma con una base di design elettronico e una filosofia totalmente consanguinei. Che bello amare la musica ben riprodotta nel 21° secolo !
  9. Correva l'anno 1977 e mi feci regalare per Natale il mio primo impianto stereo (modulo 20 Akai) e come disco Seconds Out dei Genesis. Mi venne consigliato dal mio compagno di banco del liceo. I Genesis non li conoscevo ancora. Peter Gabriel dopo il successo di The Lamb Lies Down on Broadway lascio' il gruppo e Phil Collins da Batterista , percussionista e corista dei Genesis venne promosso a voce principale al posto di Peter. Non aveva la stessa voce di Peter che era inimitabile ma Phil seppe ricoprire benissimo il ruolo diventando il leader del gruppo. i
  10. a pari condizioni. Per quanto riguarda Jriver, si, brani locali (ai tempi in cui lo utilizzavo, non lo utilizzo da diversi mesi). Per quanto riguarda Audirvana oltre a brani locali, ultimamente il confronto l'ho fatto anche con brani in streaming da Qobuz direttamente o da Audirvana connesso a Qobuz. (qui puo' lasciare un po' il tempo che trova il giudizio semplicemente perche' Qobuz si collega al suo server, Audirvana immagino debba in qualche modo passare comunque tramite lo stesso server, quindi il discorso potrebbe essere un po' piu' complesso e dipendere dal server di Qobuz in ogni caso, anche se alla fine sia Qobuz che Audirvana entrambi sono dei tramiti verso il DAC installato... ).
  11. Si, il problema se vuoi sono le (tante) sovrapposizioni in atto e l'esistenza di fondi di magazzino sul mercato (anche se ho il sospetto che HIFIMAN stia già preparando una nuova generazione). La presenza delle HE1000 Stealth più o meno su questa fascia di prezzo, può creare qualche dubbio. Potendo, visto che nessuna di queste è regalata, andrebbero ascoltate prima. La mia preferenza personale va sempre alle Arya ma qualcuno le potrebbe trovare poco emozionali. L'effetto WOW delle HE1000 mette sempre di fronte ad alternative. E adesso che sto ascoltando le HIFIMAN Ananda Nano (le prime Ananda non mi dicevano niente), mi rendo conto che è come scegliere il vino in un ristorante con la stella Michelin sito in aperta campagna ...
  12. Tanto ! Credo che in assoluto, siano le HIFIMAN migliori del catalogo (in relazione al prezzo di acquisto). Rasentano la perfezione.
  13. Bella la risposta in frequenza, piuttosto piatta, a parte le solite onde sopra i 4-5kHz che non mi spaventano Sembrano avere anche un bel basso. E' bello pieno, senza slabbrature, ma anche con un po' di punch?
  14. Quando dite di preferire Jriver ad Audirvana, vi riferite allo stesso brano in locale, vero ? Non a Jriver con file locali e Audirvana da Qobuz, giusto ? Scusate se vi interrogo stile film di spionaggio ...
  15. Non ho l'udito da pipistrello , ma anch'io preferivo Jriver, ad Audirvana se devo essere sincero, tuttavia forse rispetto a Qobuz oggi preferisco Audirvana, ma secondo me sono sfumature. Mio personalissimo giudizio... (discutibilissimo) primo posto metterei Jriver, secondo posto Audirvana, terzo posto Qobuz. (ma come dicevo sono sfumature, il vero balzo in avanti nel mio caso specifico e' stato il cambio del DAC con il Gustard, l'introduzione dell'interfaccia Gustard, l'inserimento del MiniDSP Dirac eliminando la versione SW e complicazioni relative). (Dove per balzo intendo, una spazialità maggiore, una risposta ai transitori piu' naturale, suono piu' pulito e dettagliato... insomma piu' aria intorno agli strumenti e le casse che sembrano essere sparite grazie al Dirac).
  16. io le Audivina le considererei solo per curiosità sul palcoscenico ampio (e solo con un'occasione sullo store Hifiman, certamente non spenderei 2000 e spicci euro per comprarle a prezzo pieno), ma sono consapevole, leggendo quanto scrive Mauro, che potrebbero non piacermi, una volta assaporato il suono pieno, molto presente e dettagliatissimo delle 1000. Poi lo stage di una cuffia è sempre lo stage di una cuffia, anche se le Hifiman sono stupefacenti da questo punti di vista.
  17. pagina delle caratteristiche dal sito del distributore Playstereo.com Versione riveduta e aggiornata dell'apprezzata HIFIMAN Ananda. Che incorpora i nuovi magneti stealth e il diaframma ultrasottile e si ripresenta con un nuovo look, tutto argento, per differenziarsi meglio da altri modelli della gamma. Nella prima versione si trattava sostanzialmente di una alternativa economica alle più prestigiose Arya, molto distanti dalle HE1000, di cui questa nuova versione ricalca un pò il look. il marchietto ANANDA NANO caratterizza l'arco di queste cuffie. che riprendono la forma del padiglione e anche la struttura dalle cuffie superiori. Ma con un pizzico di attenzione al risparmio nel sistema di articolazione dell'arco che di fatto impedisce ai padiglioni di seguire la forma della testa con leggerezza. Questo, unito ad una pressione piuttosto importante e ad una banda superiore - bella - piuttosto rigida, sulle prime non rende queste cuffie molto comode, almeno sulla mia testa. Allungando la corsa regolabile la pressione si attenua ma restano puntate sulla parte bassa. Non escludo che col tempo si adeguino alla forma della testa. In genere bisogna avere pazienza su questi versanti. Ma comunque Audivina (un guanto !), Arya e HE1000 restano di una categoria a se per quanto riguarda la comodità in testa. Detto questo, è tutto piuttosto solido e di qualità. I cuscinetti sono ottimi, morbidi (forse troppo), ben consistenti e aderenti. Anche la banda sembra superiore per consistenza a quella delle Arya. padiglioni e cuscinetti, approvati per fattura e consistenza. come la griglia di protezione, molto bella e resistente. La spugna interna praticamente nasconde del tutto i diaframmi, invisibili all'occhio e ben protetti. Nel complesso io le definisco molto belle. Non aggraziate come Arya e HE1000 ma siamo chiaramente in quella fascia di estetica e concretezza. *** Le cuffie hanno il classico spinotto da 3.5mm che le rendono compatibili con ogni cavo adatto a tutte le altre HIFIMAN di nuova generazione. Per cui le ho utilizzate con il miglior cavo che ho in caso, sull'integrato HIFIMAN R-27HE. L'impedenza da 14 Ohm anche se la sensibilità è medio-bassa, garantisce un carico facile ed elevata capacità di erogazione di corrente da parte dell'amplificatore. Io potrei scaricare decine di watt ma con il controllo di volume a meno della metà suonano già forte. Diamo un'occhiata alla risposta in frequenza. che è già all'origine decisamente molto corretta e lineare. Quasi una riga con una variazione inudibile fino a 3000 Hz. Dopo di che ci sono le solite oscillazioni in alta frequenza. Io fino a li non ci arrivi e nemmeno ci arriva la mia musica. Mentre la promessa di un basso e medio basso molto autorevole mi sembrano un buon viatico per queste cuffie, dopo le stranezze dei due modelli chiusi appena provati sul nostro sito. Ebbene, alla prova dei fatti, l'ascolto è di gran lunga il più soddisfacente che mi è capitato negli ultimi anni. Il basso è pieno, corposo, autorevole e punchy. Il medio basso risponde con la stessa velocità e autorevolezza. Il medio è pulito e chiaro. Nel complesso le definirei cuffie dal suono chiaro ma senza che nessuna gamma sai oscurata o prevaricata da quella alta che è si frizzante ma senza sibilanti o fastidiose esagerazioni. Neutre e concrete, sin dalla prima nota. Che sia jazz o heavy metal, sinfonico o barocco. Sono cuffie adatte a tutti i generi e a tutti gli ascolti. In particolare la voce femminile jazz con accompagnamento ritmico veloce. Ma non solo, il violino, il coro. cuffie autorevoli, dal suono pieno e piacevole, capaci di offrire un grande e notevole palcoscenico (senza pretese impossibili) con una buona evidenza di quanto in primo piano ma senza che scompaiano gli strumenti secondari. dire che la concretezza traspare dalla fattura. Così i miei dischi selezionati per i test si alternano veloci tra loro. Il suono resta chiaro e cristallino, ma questa è una firma del marchio, non di queste cuffie. Che invece si pongono esattamente nella mediana tra gli altri modelli, prendendo il meglio da tutti gli altri. Moderno, antico, complesso, semplice, senza differenze di interpretazione. Come se fossero cuffie di riferimento. Che al prezzo di € 559 è il complimento migliore che mi viene da fare. Naturalmente Arya, HE1000 Stealth e HE1000 SE sono li per offrire ancora più forza, ancora più dettaglio, ancora più analiticità, ancora - chi più, chi meno - effetto WOW. Che comunque a queste ANANDA NANO non difetta. Quasi che avessero preso, crescendo, tutto il meglio delle HE1000 senza alcuni eccessi sulle alte frequenza che non mi hanno troppo appassionato. Cuffie perfette insomma, con le sole riserve sull'indossabilità e comodità indotte da quel meccanismo di articolazione rigido e una certa inerzia nel copiare il profilo della mia testa. Forse non sarà così per tutti, ma per me, sulle prime, sono risultate non comodissime. Sul suono invece non ho riserve. E penso che con il tempo diventeranno ancora più piacevoli e naturali. Senza voler usare troppe iperboli, tra le HIFIMAN che ho provato sinora, sono le migliori per equilibrio, risposta e rapporto prezzo/prestazioni. Provatele un pò anche voi se potete. Non credo che le rimanderete indietro ! Giudizio complessivo PRO: belle e consistenti sia per materiali che per estetica fanno il verso non troppo velatamente alle HIFIMAN HE1000, come se fosse una sorta di loro manifesto di intenti facili da pilotare ma concedete loro il miglior front-end possibile (o che vi potete permettere) come per tutte le magnetoplanari, sempre poco sensibili coinvolgenti ed emozionanti hanno un basso perfetto, un medio corretto e una gamma alta mai invadenti il fronte sonoro è decentemente esteso (ma condensato sulla vostra testa, non fatevi troppe illusioni, cuffie sono !) rapporto prezzo / prestazioni eccezionale. Per delle planari non si può avere nulla di simile a questo prezzo ! CONTRO: scomode, l'articolazione dei padiglioni è modesta e la pressione sulla mia testa (non so sulla vostra) è elevata, spero che nel tempo si allentino perché così le posso tenere in testa per non troppe ore la dotazione è al solito scarna (solo il cavetto single ended); per farle suonare come le ho sentite io rischierete di spendere molto per il cavo come le planari in generale, richiedono un buon front-end per dare il meglio di loro (ma questo non è certo demerito loro !) Impianto usato per la prova : integrato Audio-GD R27 HE, alimentato via USB da un mini pc su cui gira Audirvana come player cavo crystal HIFIMAN comprato da Playstereo.com
  18. Assolutamente. Io raccomando cautela nel valutarle e comprarle solo se si è convinti. Se uno vuole bere scuro, può sempre provare le Sundara Closed Back. Potrebbe esserne sorpreso, oppure pentito ma di aver speso solo €169. (però le Sundara sono molto, molto lontane dal suono delle Audivina, per onestà). La questione è che il catalogo HIFIMAN offre tante opportunità che ci può perdere. Presempio, In questo momento sto ascoltando le Ananda Nano e le trovo spettacolari ! Per prezzo somigliano più alle Sundara che alle HE1000, eppure per suono ricordano le SE
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