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About This Club

Musica classica ed ascolti di qualità.
  1. What's new in this club
  2. da Chandos un disco di poesia pura di musica tardoromantica franzosa, abbastanza introvabile. Disco molto consigliato. Il duo formato dalla violinista Elena Urioste e dal pianista Tom Poster ha spesso registrato brani eclettici, ma qui, in un programma più o meno convenzionale di piatti francesi tardo romantici, eccellono con un'esecuzione profondamente toccante. L'album è entrato nelle classifiche dei best seller classici all'inizio del 2024, e uno dei motivi è stata sicuramente la presenza della poco conosciuta Sonata per violino in fa diesis minore op. 112, di Mel Bonis. Questa compositrice, la cui vita merita ampiamente un trattamento cinematografico, fu riconosciuta ai suoi tempi (come suggerisce l'elevato numero di opere) ma fu successivamente dimenticata, e anche la recente riscoperta della musica femminile ha rivelato solo lentamente il suo talento. L'opera merita l'entusiasmo che Urioste e Poster esprimono nella loro nota. Tutti i brani qui si basano ed estendono il linguaggio di Franck e forse di Fauré in un modo o nell'altro, ma Bonis sposa una melodia ricca con un'armonia complessa in un modo particolarmente efficace. Tutta la musica qui è stata composta negli anni '10 e '20. Nessuno di questi, con la possibile eccezione del piccolo Notturno di Lili Boulanger del 1911, che chiude il programma, riflette molto lo sviluppo rivoluzionario di Debussy, ma tutti mostrano che ce n'era ancora parecchio nel bagaglio dei trucchi romantici. Anche Fauré è presente con un esempio tipicamente nodoso del suo stile tardo, al quale il modo di suonare melodico di Urioste è pienamente uguale. Anche la meravigliosamente nostalgica Sonata per violino in do maggiore di Reynaldo Hahn, meglio conosciuto per le canzoni, non è molto suonata. Urioste e Poster sono una coppia ben consolidata e il loro senso dell'insieme è forte e sottile, ma la cosa migliore di questo album è che potrebbe riorganizzare un po' il repertorio, con il lavoro di Bonis come punto culminante speciale.
  3. Beethoven : le sinfonie Gianndrea Noseda alla testa della National Symphony Orchestra etichetta National Symphony Orchestra, disponibile in 5 SACD oppure in 192/24 *** Registrato dal vivo al Kennedy Center tra il 2021 e il 2023, questo ciclo di Washington Beethoven è stato originariamente pubblicato come quattro album digitali e ha incontrato una calorosa accoglienza. Il mio acid test su Beethoven, che prende sempre a campione la Terza, è positivo. Registrazione moderna, senza troppe tergicristallazioni autentiche. Abbastanza frizzante come si conviene a dei live.
  4. Handel : Theodora HWV68 Arcangelo, Jonathan Cohen Alpha Classics 96/24 *** Louise Alder (Theodora), Tim Mead (Didymus), Anna Stéphany (Irene), Stuart Jackson (Settimio), Adam Plachetka (Valente); Arcangelo, Jonathan Cohen Questa registrazione in studio dell'oratorio di Händel sulla persecuzione religiosa è stata effettuata a Londra la scorsa primavera, subito dopo un'esecuzione in concerto dell'opera al Barbican, elogiata dal The Guardian per il canto "puro, sottile ed estremamente raffinato" dei cinque solisti, e per la direzione "infinitamente energica" di Cohen dal clavicembalo. Il Times , nel frattempo, ha individuato il duetto finale "squisitamente cantato" di Alder e Mead e "l'equilibrio e il colore intenso" di Stéphany come mentore di Theodora, Irene. Händel: Sonate complete per violino Bojan Čičić (violino), Steven Devine (clavicembalo) Delphian 96/24 *** Dopo l'acclamata registrazione dell'anno scorso dell'integrale delle sonate e partite solistiche di Bach (che è stata una scelta della critica Gramophone), il violinista croato unisce le forze con Steven Devine per sette sonate complete, oltre a diversi movimenti e frammenti indipendenti e la breve sonata da Il trionfo del Tempo e della Verità . L'album ha ricevuto cinque stelle sul Times all'inizio di questa settimana, con Geoff Brown che ha sottolineato che "la resa eloquente e graziosamente ornata dei voli melodici di Händel da parte di Čičić si sposa perfettamente con i suoni vivaci del clavicembalo di Devine del 1756". CONTINUA >>>>
  5. Segnalazioni del venerdì di uscite di nuovi dischi o di uscite precedenti sfuggite con due parole di presentazione. I dischi più promettenti poi saranno, eventualmente, recensiti approfonditamente.
  6. Pur con l'R27 caldissimo, acceso da 12 ore, sono evidenti (deve avere il microfono tra i denti !).
  7. La più splendida Alcina di oggi (secondo me ma anche secondo chi l'ha selezionata qui al casting, probabilmente) : dal Teatro Olimpico di Vicenza
  8. la fresca edizione nostrana di Andrea Marcon e la Venice Baroque Orchestra del 2023, disponibile sia su UTube che su Rayplay. la scena madre (Julia Kirchner)
  9. la sensuale Alcina di Patricia Petibon (splendida in tutto), Andrea Marcon e la Freiburger Barockorchester (2022). Ci sono anche Anna Prohaska (Morgana) e Philippe Jaroussky (Ruggiero). Solo in video su UTube
  10. l'edizione di Diego Fasolis con Orchestre de Chambre de Lausanne del 2022 con Lenneke Ruiten, Marie Lys, Marina Viotti e Franco Fagioli. Disponibile in video (anche su UTube)
  11. l'Alcina del 2009 di Alan Curtis e Il Complesso Barocco di Archiv, in 44/16 con la splendida DiDonato e Sonia Prina. Alternativa a quella della recensione. Integrale da 3:22:59 con i balletti etc. La mitica "Ah, mio cor ! Schermito sei" dura 09:31 contro i 07:51 della Sutherland Joyce è decisamente più leggera di Magdalena.
  12. La prima storica registrazione (1959) di Alcina con un cast impressive guidato da Joan Sutherland e dal grande Fritz Wunderlich, con Leitner alla direzione dell'orchestra della radio di Colonia la rimasterizzazione in 96/24 è comunque povera ma il fascino è intatto. Tempi lenti quando ci si aspetterebbe velocità e rapidi quando oggi siamo abituati diversamente.
  13. Yoav Levanon : Rachmaninov Etudes-tableaux 39 Warner Classics, 9 febbraio 2023, formato 96/24, via Qobuz *** Anticipato da settimane con l'emissione di assaggi, secondo la prassi per i dischi delle rockstar, somiglia ad uno di quelli anche per la durata, del tutto libera dall'idea di disco/cd "classico", vista la durata contenuta in soli 39 minuti. C'è chi suggerisce che avrebbero dovuto aggiungere anche gli altri studi op.33, come la gran parte delle altre registrazioni. Ma forse c'era impellenza di lanciare il ragazzo per le tourné del 2024. Yoav Levanon viene descritto come astro nascente del pianismo internazionale e se ne sta cercando di montare un fenomeno. Che poggia, per carità, su solide basi, l'altro disco già disponibile (stessa etichetta, del 6 maggio 2022 è veramente un "Monument for Beethoven"). Yoav ha cominciato a studiare pianoforte all'età di Mozart ed ha adesso 19 anni. Ha già suonato con tanti partner importanti, tra cui Sergey Babayan. Studia ancora, ovviamente e negli ultimi anni si è perfezionato con due soggetti del calibro di Murray Perahia e Andras Schiff. Ha temperamento, mani d'acciaio (certe ottave ricordano quelle di Horowitz), tecnica sopraffina ma soprattutto una maturità e una delicatezza di lettura inusuali per un ragazzo. Se penso ai suoi coetanei nostrani, alla sottocultura in cui si abbeverano (la manifestazione canora nazionale della settimana scorsa è purtroppo una bandierina rivelatrice al riguardo) e all'assenza di un futuro sbocco di elevazione, dovrei essere disperatamente pessimista. Ma l'esistenza stessa di un personaggio come Levanon mi strappa un pensiero di speranza. Detto questo, andiamo ai nostri 38:52 di puro distillato di tecnica pianistica misticamente forgiata da Rachmaninov su fonti di ispirazione rimaste largamente sconosciute. Volutamente, perchè lo stesso Rachmaninov ha dichiarato di aver nascosto le chiavi di interpretazione dei suoi studi dietro ad una cortina di complicazioni tecniche perché ogni pianista le trovasse da se. Fin dal primo studio Levanon dimostra una proprietà di linguaggio disarmante cui associa ritmo, elasticità, dinamica da concertista consumato. Nel terzo aumenta ancora di più la dinamica, forzando qualche passaggio ma mantenendo l'atmosfera libera e sognante, da corsa all'aria aperta. L'appassionato #5, sempre teso e intriso di disperante senso di perdita è più contenuto di altre letture, quasi che il pianista tenesse a freno le mani che solo in alcuni accenti e passaggi pestano come zappe sui bassi. Il #6 è lugubre nell'introduzione e rubato nell'evoluzione. Un crescendo di dinamica. Martellante il #9, secco, come di una danza di cavalli bardati in una giostra o nelle scuderie imperiali coperte d'inverno. Nei movimenti lenti (ogni composizione di questa raccolta è in tono minore, tranne il finale in Re maggiore) l'atmosfera descritta è sognate. In particolare nel #2 e nel #7 (la e do minore). Il 7 non mi sembra all'altezza del resto, preferisco il #8, sempre delicato, sognante, portato. Complessivamente è una prova di elevatissimo livello che dimostra la maturità di questo giovanissimo il cui futuro credo sia assicurato. Sarà bello risentirlo tra venti anni (ma non confido di esserci ancora). Certo è che se continuerà a crescere così, lo ascolteremo ancora in prove sempre più sfidanti. registrazione ricca di dinamica con bassi pieni che ho apprezzato di più in cuffia [capigliatura da novello Liszt e atteggiamenti da Mago Silvan ? Possiamo anche farne a meno ...]
  14. A qualcuno interessa sapere quale è il mio preferito in assoluto ? il 39/5 di Sergei Babayan (che nello stesso disco aggiunge anche preziose letture del 39/1 e del 39/2. Se ci fosse una sua integrale, non ho dubbi che sarebbe la mia prima scelta. La sua tessitura è complessa, ricchissima, variegata, non sembra un pianista, sembra un miniaturista rinascimentale che lavora in tempo reale per creare multidimensionalmente, un edificio musicale che per noi resta confinato sul disco, quindi bidimensionale ma con l'impressione di solidità materiale. Ogni dito ha una sua dinamica propria, separando del tutto il suono che emette da quello che emettono le altre dita. Stupefacente.
  15. L'uscita (9 febbraio 2024) del tanto anticipato minidisco dell'israeliano diciannovenne Yoav Levanon, mi ha dato l'estro per tentare una impresa impossibile. Discorrere di alcune delle interpretazioni di cui siamo in possesso oggi di questa composizione raffinata e colta del quarantaquattrenne Rachmaninov. Gli Etudes-Tableaux Op-39. Ultima composizione russa, scritta a Mosca durante il periodo appena precedente la rivoluzione di ottobre e quindi la fuga attraverso il lago ghiacciato verso Finlandia e Svezia. E poi l'America per ricostruire la, una nuova vita. La struttura è libera, il termine Etudes-Tableaux è originale di Rachmaninov, un tributo a Chopin. Sono miniature, microcosmi separati tra loro, ognuno ispirato da qualche cosa che non conosciamo. In una lettera, Sergei Vasilievic confidò al solo Respighi l'origine di cinque di queste composizioni che poté così orchestrarle con la tavolozza più articolata della grande orchestra. Ma resta musica pensata per lo strumento d'elezione del russo, la cui arte nel 1917 non era seconda a nessuno al mondo. La ricchezza ritmica, inventiva, emotiva, la varietà compositiva, il virtuosismo esecutivo e le necessità interpretative sono del massimo livello. Non alla portata di ogni pianista. Sebbene di questi e dei cugini dell'Op. 33 esistano moltissime incisioni. Ci sono letture tempestose di Sviatoslav Richter, appassionate di Gilels, telluriche di Horowitz che però non mi risulta abbiano registrato l'integrale. C'è il confanettone di Ogdon per la EMI che le contiene tutti (merita un ascolto a prescindere). Yuja, al posto di altri "american project" dovrebbe fare il piacere di registrarli prima che sia tardi, perché il suo 39/1 del 2018 è notevolissimo. E ne abbiamo altri, recenti e meno, di cui cercheremo di parlare qui, in questa pagina. Senza voler eleggere un vincitore ma limitandoci a cogliere qualche differenza, quando è possibile.
  16. Io però di sibilanti nel brano di Silje Nergaard con mie SE non ne sento proprio
  17. Non credo. E' proprio l'impostazione di quelle cuffie che mi ha deluso. Se volessi provare qualche cosa - tra un pò di tempo - sarebbero le Edition XS
  18. in questo momento sto riascoltando Alina con il valvolare Stax e le Jade II e il miele mi gronda dalle orecchie
  19. mi viene da chiedermi... chissà se tu riascoltassi le HE6se con la nuova bestia R27 HE, se arriveresti a conclusioni diverse su quelle cuffie, vista la loro bassa sensibilità (l'offerta senza IVA non la vedo più , né per quello né per altri magari meno ultratop, pensavo all'R27 mkII)
  20. Ritrovo nei tuoi commenti caratteristiche simili a quelle delle mie HE1000 SE ( ne avevo parlato qui). Sono strumenti iperanalitci, cui non sfugge nulla, come dei monitor. Le alte frequenze così presenti possono risultare fastidiose, soprattutto con la musica non acustica. È vero che l’ascolto prolungato può risultare faticoso, io però mi ci sono abituato e farei fatica a cambiare.
  21. Grazie Mauro. Gran bell'articolo, anche nel sottolineare tutti i caveat del mondo. Mi ritrovo nella frase "la stanchezza di ascolto che, non so a voi, ma per me è sempre dietro l'angolo con le cuffie (io non sono proprio in grado di ascoltare cuffie chiuse per questa ragione)" Ho le Stellia che sono tra le cuffie chiuse top. A parte che solo recentemente ci ho messo davanti un amplificatore, dato che la loro sensibilità non ne rendeva necessario uno potente, e ne hanno beneficiato moltissimo, ma la stanchezza d'ascolto è un problema. Da quando ho provato le magnetoplanari mi si è aperto un mondo (nonostante pure io non abbia più l'udito dei miei 20 anni - quando però non potevo permettermi alcuno strumento di riproduzione audio top di gamma...) e le Stellia le ascolto con meno godimento...
  22. Provare delle cuffie per riferirne a persone che non si conoscono non è impresa facile. Chi lo fa con nonchalance (il web ne è pieno, non parliamo di Youtube) è un millantatore o uno che mente sapendo di mentire. E chi inventa vocaboli o paragoni incomprensibili lo fa solo per buttare fumo negli occhi. Non parliamo di quando si fa un confronto tra due apparecchi. Passi se sono diametralmente differenti. Ma quando parliamo di cuffie top alimentate da un amplificatore over-the-top, ci vuole umiltà. E tempo. Quindi datemi tempo, vi prego. Cercherò di essere soggettivamente il più obiettivo possibile. Ma la musica e la sua riproduzione è il più grande amore della mia vita. Nato quando sono nato e che morirà quando le mie orecchie mi precederanno là dove sono Bach, Beethoven e Brahms. a sinistra, le HIFIMAN Arya V1 con i nuovi cuscinetti, a destra, le HE1000 Stealth. Sotto ai cavi, il supercarrozzato Audio-GD R27 HE. *** Per ogni considerazione generale sulle HE1000, la cui stirpe alligna sin dal 2015, rimando al precedente articolo : Come suonano le HIFIMAN HE1000 Stealth ? Come tutte le magnetoplanari aperte. Il suono è aperto, chiaro, brillante con un campo sonoro ben sviluppato (per quanto possibile nelle cuffie). I bassi sono estesi ma neutri, non sono cuffie da "bassisti", lo dice chiaramente la risposta in frequenza e lo conferma l'ascolto. Il pedale di un grand'organo si sente perfettamente fino in fondo, manca l'elemento tellurico, ci si aspetterebbe di sentire le panche vibrare. Estesissimo ma chiaro. Chi si aspetta da cuffie del genere un effetto speciale ascoltando musica elettronica o techno, ha sbagliato candeggio. Ma l'articolazione è estremamente più raffinata. In generale, lo dico senza snobismo, le HE1000 si comportano come ammiraglie. Non sono per un ascolto casuale e richiedono "orecchie educate" per farsi apprezzare. E una alimentazione di livello. In un primo momento le ho provate in parallelo con Arya ed HE400 SE con un SMSL 400DO, buon tutto in uno impostato su ES9038 e con una buona sezione di amplificazione. Forse il miglior apparecchio di questo tipo sotto ai 500 euro. Ebbene, non riuscivo a trovare differenze, pur dannandomi a cambiare tracce. Insomma, a costo di sembrare banale, non sono strumenti banali all'ascolto. Ci vuole orecchio. E ce ne vuole parecchio (cit. !). Ma soprattutto ci vuole un motore equivalente. Per questo anche con l'Audio-GD R28 (un all-in-one che si mangia tutte le creature asfittiche da meno di due chilogrammi di cui si riempiono la bocca gli "influencer" su UTUbe) mostrava un pò la corda. E quindi ho approfittato di uno scontone dell'IVA per sostituirlo con il fratellone R27 HE, un apparecchio che oltre ad avere il doppio dei moduli R2R vanta anche una alimentazione introvabile sulla terra. E alla fine, mentre le cuffie si scioglievano e le mie orecchie si "educavano", ho capito quello che il Dr. Fang ci vuole dire. Come i Master Chef lui non svela le ricette segrete ma propone tanti piatti sulla tavola, con tante fragranze diverse, molte volte simili ma non così sovrapponibili. Lui sa che i palati, come le orecchie, hanno gusti differenti. E i più raffinati non si accontentano della stessa pietanza tutti giorni. Un vero appassionato di cuffie avrà più strumenti, ognuno adatto ad un tipo di ascolto, di umore, di giornata, di occasione. Gli altri modelli di HIFIMAN sono di impressione più immediata. Queste richiedono più tempo per capirne l'essenza. E se una volta il loro costo era tale che questo poteva già svelare una parte del loro segreto, adesso che sono sullo stesso piano delle "sorelline" Arya, bisogna rifletterci sopra. Insomma. Preparatevi ad abbassare o ad alzare il volume. Dipenderà da molti fattori diversi. *** Silje Nergaard : Be still My Heart Abbondanza di sibilanti su una voce in primissimo piano. Pianoforte abbastanza esile. Riverbero complessivo che porta ad apprezzare la scena nel suo spazio, nonostante la voce sia proprio a centro-sinistra. Come se lei vi guardasse di tre quarti da sinistra. Volume che deve essere abbassato di parecchio. Rach 39/5, Babayan, DG Pianoforte gigantesco, acuti metallici, basso lungo, esteso ma in secondo piano. Volume che corre su di 15 punti. Diana Krall, California Dreamin' Minchiapapà, voce in primissimo piano e violini "elettrici" in attesa delle percussioni che si sommano, calde, ritmiche. La voce resta li in mezzo, con quella vaga venatura roca, visto che la Signora nel 2014 aveva già i suoi anni. Janine Jansen : Prokofiev, concerto per violino n.2, secondo movimento Conosco lo Stadivari del 1707 di questa registrazione come se fosse un vecchio amico. Qui rispetto al solito ha una voce un filino più stridulo e nervosa. In compenso i bassi pizzicati di accompagnamento sono di un volume ascoltato solo con i 15'' finora. L'effetto lacrima facile di Mauro arriva comunque subito dopo. Non ci posso fare niente. E' meglio dell'estratto di cipolla ! L'organo della Thomaskirche di Lipsia riempie l'aria e sembra che riempia anche quella della piazza antistante e che il vecchio Bach stesso si possa alzare la da dove riposa. Pedale possente, medio deciso, acuti che risuonano. Tolgo il saluto a chi non riesce ad apprezzare una fuga a tre voci come la 548. Non ce la faccio a staccare l'ascolto devo andare oltre ... forse il più grande complimento che possa fare ad uno strumento di ascolto mentre lo provo. Si può separare ogni nota del pedale anche se il volume è oltre 60 e i manuali stanno asciugando letteralmente la cera dalle candele. Commozione e applausi a scena aperta. A Bach, a Bohme, a Fang. Ma mi sto distraendo e sono andato alla meravigliosa fuga in Re maggiore BWV 532 che anche io, nel mio piccolo, strimpellavo quando avevo dita buone ... Joni Mitchell/Herbie Hancock/Norah Jones : Court and Spark Pianoforte squillante e un pò metallico, bassi possenti, piatti spettacolari, voce chiara nella sua tonalità naturale. Meglio abbassare un pò il volume. La voce resta chiara, la scena ne acquista in naturalezza. Molto naturale il sax. Anche Edith & The Kingpin, con Tina Turner si apprezza di più ad un volume più moderato ma per ascoltare ogni nuance dell'accompagnamento dovrete sacrificare qualche pò di udito. La batteria è tridimensionale e si sente il sax soffiare. Anche Amelia, con la stessa Joni Mitchell è allo stesso livello. Dal vivo. Sul piano del test, è bellissimo avere a disposizione nella stessa registrazione e sullo stesso set, voci così diverse, caratteristiche e conosciute. la meravigliosa registrazione dei Mottetti di Bach del Pygmalion ha una estensione di scena esagerata. Qui si individuano i gruppi di cantanti sulle voci quando intervengono (Komm, Jesu, komm BWV 229). Io però continuo a sentire delle squillanti un pò "cattive". AC/DC : Highway to Hell Devo ripartire tre volte perché un riverbero così non l'avevo ancora sentito in vita mia. La voce è più alta che dal vivo. Bassi che per me sono altro che presenti. Chi cerca di più, sinceramente avrà bisogno presto anche dell'apparecchio acustico ... ! Il 24° capriccio di Paganini con l'Anselmo Bellosio del 1775 di Alina Ibragimova si fa apprezzare ad alto volume. Qui sento le inflessioni dell'archetto e il cambio di tono dello strumento che segue duttile la mano dell'artista. Bella prova. Registrazione di 10 piani sopra quella Decca della Jansen. *** Confronto sintetico Non vi annoio con la ripetizione dei miei commenti di ascolto. Le mie Arya sono più che rodate. Adesso le sto imparando a conoscere con i nuovi cuscinetti che, non si direbbe, ma ne hanno "arrotondato" il suono, incrementando il basso profondo e il medio. Restano meno sensibili delle HE1000 e quindi in un confronto immediato è necessario alzare il volume. Nel complesso e con le stesse tracce che vedete sopra, mi sembrano più indicate per un ascolto di tutti i giorni. Dove non si chiede di essere stupiti nell'immediato con una prestazioni eccezionale. Sono anche più portate a perdonare nefandezze di registrazione, specie lato acuti. Sibilanti e microfoni troppo ravvicinati risultano più addomesticati rispetto alle HE1000. Se dovessi usare solo poche parole per definirle direi naturali e umane. Questo aiuta a contenere la stanchezza di ascolto che, non so a voi, ma per me è sempre dietro l'angolo con le cuffie (io non sono proprio in grado di ascoltare cuffie chiuse per questa ragione). E rende piacevole continuare ad ascoltare musica. Un pò il carattere delle elettrostatiche. Le HE1000 Stealth al confronto sono decisamente più analitiche, portano in evidenza i dettagli, aumentano ed amplificano ogni contrasto. Sono, se mi permettete un paragone tirato per i capelli, una versione ad alta definizione VS una a definizione normale. Le HE1000 Stealth stupiscono per il microcontrasto e per l'impatto. Si sentono cose che non si sentono facilmente con altre cuffie (e quasi mai con i diffusori). Come se fossero dei monitor professionali mettono tutto in evidenza. Qualche volta troppo. La scena è più ampia. Molto di più. Il basso sembra più profondo, nella realtà è solo più veloce ed efficiente. Insomma, stupiscono. Ma un pò stancano per la loro brillantezza, per me, eccessiva. Secondo me hanno bisogno di maturare e di perdere un pò di eccesso di brillantezza per diventare compagne di tutti i giorni. Ma se vi volete stupire ed emozionare, avete orecchie buone e un amplificatore/DAC Top Of The Line, allora sono la scelta per voi. Potendo, io sceglierei una o l'altra a seconda dei casi. E a seconda di altri (per esempio con la musica da camera) sceglierò le elettrostatiche Jade II. Conclusioni Insomma, forse non ho risposto alla domanda. E' vero. Le HE1000 Stealth sono cuffie eccezionali. E se dovessi paragonarle ad un obiettivo Nikkor (in fondo siamo ospiti su Nikonland) le paragonerei al 138/1.8 S Plena. "Eccezionale ma non per tutto o per tutti". Lo stesso per queste cuffie. Con le Arya più simili al 50/1.2 S. Non pensate di comperarle perché sono le ammiraglie di gamma. Magari le Arya, le Ananda o le XS per voi saranno meglio. Io non vi so aiutare.
  23. Hai ragione. Eccole qui tutte e tre, V1, V2 ed SE courtesy Headfonia.com
  24. Aspettiamo il seguito con interesse! Nella genealogia delle HE1000 hai dimenticato le SE, che ho sulla mia testa in questo momento
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