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Corredo Fotografico (sintetico !)

  1. Dopo diecimila imprevisti sono riuscito a organizzare con un amico una piccola uscita naturalistico-fotografica ad un capanno, dove mi avevano detto che c'era un po' più di varietà rispetto alle solite cince e, se fossi stato fortunato ... anche una sorpresa. Amo gli animali, amo vederli in libertà e li fotografo al meglio che posso, soprattutto per portarmi a casa il ricordo e l'emozione di quell'incontro, e pubblico le foto per condividere queste emozioni, questi ricordi, con chi ama gli animali come me. Fare foto diverse alle vecchie conoscenze è sempre bello, ma fare nuovi incontri è ancora più emozionante! Ecco, per gli amanti del genere, qualcuno degli gli amici vecchi e nuovi che ho incontrato (tutte le foto sono state scattate con la Nikon Z6 ed il Sigma 150-600 f5-6.3 Contemporary): Appena sistemati nel capanno davanti alla piccola pozza, subito una novità, una Balia Nera femmina (Il nome deriva dal maschio che è veramente bianco e nero, la femmina è un po' smorta). Cince bigie, Cinciallegre, Cinciarelle non si contano, formano una chiassosa brigata che mette allegria, starei a vederle per ore, ma le ho fotografate già tante volte, per cui ho dedicato a loro solo qualche scatto quando ho visto scenette simpatiche, ve ne propongo uno solo: Ma insomma, non si può fare il bagno in pace! Indaffaratissimo, il Picchio Muratore corre su è giù per i tronchi. Il Picchio Rosso Maggiore, metodico, ispeziona tutto il vecchio tronco. Bellissimo, un maschio di Codirosso Comune, non l'avevo mai fotografato come si deve! A me piace inquadrarlo così: Per chi preferisce invece ritratti più stretti metto un crop (l'unico di tutta la serie). Sorpresa, arriva un giovane scoiattolo assetato. Doppia sorpresa c'è anche il fratellino, più scuro, direi che i due sono quasi agli estremi del range della variabilità di colore dello Scoiattolo Europeo. Normalmente è solo in alta montagna che se ne trovano di più scuri. Probabilmente sono in cerca di un territorio libero dove insediarsi. Ho fatto veramente tante foto, in condizioni di luce diverse, anche ad altri uccelli, ma mostrarne altre qui sarebbe troppo, le farò vedere un'altra volta. Ora veniamo al piatto forte: Ad un certo punto della giornata spariscono tutti, di colpo. Ed arriva lui, lo Sparviero. E' così bello che mi sarebbe bastato il solo vederlo, ma... comincio a scattare ! Si posa e si guarda intorno più volte, Sembra sapere che ci sono. Ma non gli interessa. Non resisto e faccio un ritratto stretto a 600mm. Purtroppo il bosco e fitto e gli ISO tanti. Si rilassa e si concede un bagno. Una scrollata finale. Un istante dopo è già su un ramo, da cui si involerà subito, scomparendo nel bosco. Io, dopo giornate come queste sono contento, di più, sono felice. Poche cose mi fanno bene come stare nel bosco (nella palude...) con gli animali! Silvio Renesto
  2. Appena arrivati, freschi freschi di corriere ... Unboxing Nikkor Z 105mm f/2.8 S VR MC Unboxing Nikkor Z 50mm f/2.8 MC Gianni e Pinotto
  3. Lo dico sempre, per fare macrofotografia non è necessario andare chissà dove, a volte basta un parco cittadino per poter scattare foto interessanti, a volte puoi anche trovare piccole oasi a pochi passi da casa. Vicino casa mia c'è una piccola parrocchia il cui giardino è ornato da dei cespugli di lavanda molto frequentati dagli insetti impollinatori. Chiesto il permesso di fotografare, è pur sempre proprietà privata, mi sono fatto uno "shooting" divertente e anche produttivo. La Lavanda mi piace molto, crea sfondi delicati, dai toni molto belli. Per prima si è presentata la Sfinge del Galio (Macroglossa stellatarum), a cui sono (finalmente!) riuscito a fare un buon ritratto. Messa a fuoco sullo stelo di lavanda, raffica veloce: due foto buone su sei. I simpaticissimi Bombi. Il Bombo non è proprio a fuoco , pazienza, però mi sembra un'immagine delicata. Una Cavolaia (Pieris brassicae), farfalla discreta, non sgargiante, ma comunque ha una sua bellezza (in ombra, luce naturale). Meno simpatiche, ma interessanti, le Api cardatrici, così chiamate perchè "cardano", cioè grattano, la superficie delle foglie per ottenere il materiale con cui tappezzare il nido e nutrire le larve. Sono api solitarie, i maschi controllano un territorio da cui cacciano via non solo gli altri maschi della loro specie, ma anche tutti gli altri insetti impollinatori; è buffissimo vederli mentre si lanciano dritti come missili contro i Bombi (grossi il doppio di loro) prendendoli a testate. Le femmine invece sono tollerate anzi, ne approfittano con gran foga appena queste si distraggono a succhiare il nettare! Tutto qui, un'ora e mezza di pura ricreazione, creativa e rilassante. Spero abbiate gradito! Per gli interessati, ho usato la Z6, il 24-200 a 200mm con lente addizionale e/o tubo di prolunga ed il 300mm f4 pf con TC 14 EIII, oppure con lente addizionale e/o tubo di prolunga. tempi di 1/1000-1/1250s, f8-11, Auto ISO. Qualche ritaglio Fx-Dx.
  4. Spunta la testolina e sembra che mi stia guardando. Foto del mese scorso. Lago di Varese. Nikon Z6 e Sigma 150-600 C
  5. In tutti i miei articoli su "come fare macro senza obiettivi macro", ho sempre scritto che le soluzioni che proponevo (lenti, tubi di prolunga...) erano dei buoni, a volte anche ottimi, compromessi per chi fa macro occasionale, per chi vuole risparmiare (ad esempio sul peso dell'attrezzatura), ma per chi si appassiona seriamente alla macrofotografia naturalistica ci vuole un vero obiettivo macro. Nel sistema Nikon Z sono disponibili due nuovi macro, il 105mm f2.8 S MC ed il 50mm f2.8 MC. A mio avviso per la macro "naturalistica" sul campo ad insetti, ma non solo, il 105mm è il minimo sindacale per avere sufficiente distanza di lavoro per non spaventare i soggetti e anche per non incastrarsi con eventuali gambe di cavalletti fra frasche, radici e rami (e ortiche...). Nella sua Guida alla Macrofotografia, John Shaw scriveva: provate a fotografare un dettaglio di una ragnatela con la rugiada con un 50mm macro e vi ritroverete una ragnatela appiccicata al vostro obiettivo. Forse esagerava ma l'idea è quella. Il 50mm, naturalmente a mio personale parere, come obiettivo macro da' il meglio di sè nelle riproduzione, nello still life, nelle foto di food, insomma in contesti dove lo spazio e le luci vengono gestite e controllate dal fotografo. In questi casi è un'ottica stupefacente, in mani accorte va benissimo anche sul campo per soggetti come i fiori, che non si muovono troppo. I recenti articoli di Max Aquila su Nikonland illustrano molto bene tutte queste qualità del 50mm. Com'è questo Nikon 105mm f2.8 MC? Un obiettivo più che versatile. Come dimostra la pioggia di foto nell'anteprima di Nikonland, questo obiettivo non è solo un macro. E' un 105mm in grado di fare mille cose in modo eccellente: ritratto, scorci, still life, lavora magnificamente a tutta apertura con sfuocati molto belli e senza aberrazioni. Può fare tantissime cose e farle tutte bene. Altri scriveranno approfonditamente di questi aspetti, e ne descriveranno in maggior dettaglio le specifiche costruttive. In questo articolo mi dedico ad una sola di queste mille sfaccettature: la macro naturalistica dove si ritraggono soggetti attivi nel loro ambiente. Prima qualche numero, ma pochi. La distanza di messa a fuoco minima è 29cm (erano 31 per il vecchio 105mm VR G) per cui a 1:1 la focale effettiva è 72,5mm. Non ho fatto test per ogni singola distanza ma è plausibile che nel raggio di rapporti di riproduzione tra 1:1 e 1:2 la focale effettiva stia tra appunto i 72-73 mm e qualcosa più di 80mm. La distanza di lavoro (senza paraluce) a 1.1 è di 13cm. La riduzione della focale effettiva è ormai una caratteristica insita nella progettazione di tutti i tele macro IF che arrivano ad 1.1, di qualsiasi marca. L'unico obiettivo macro per così dire moderno che non riduce la focale è il 100mm Zeiss, che però arriva solo ad 1:2, allungandosi. Non si può avere tutto. Impressioni d'uso nella macro sul campo. Pur essendo più grande del vecchio micro-nikkor 105mm f2.8 VR G, pesa meno, merito dei nuovi materiali con cui è costruito. Montato sulla Z6 (con basetta tipo smallrig) sta in mano molto bene e a me non stanca nemmeno a mano libera. In sè l'Af è rapido e silenzioso e fotocamera permettendo, preciso. Il vecchio e il nuovo a confronto. La messa a fuoco manuale è focus by wire ,come negli altri macro di recente progettazione, per cui la finestrella che mostra le distanze è grandemente apprezzata se si deve prefocheggiare. Nella messa a fuoco manuale la ghiera offre la giusta resistenza ed è abbastanza reattiva, efficace anche "preventivamente" per tutte quelle volte in cui la Z6, credendosi Buzz Lightjear, parte verso l'infinito ed oltre. Da questo punto di vista è di grandissima utilità il selettore delle distanza di messa a fuoco, tramite il qualei si può selezionare il range 50-29cm che è quello dove trova la sua prevalente ragion d'essere un 105 macro... in macro. Perchè un serpente, un ramarro "interi" si possono fotografare più facilmente e con sfondi migliori con un 300mm f4, è per animali più piccoli o per i dettagli di quelli più grandi che ci vuole un vero macro. Per questo ritratto ci vuole un macro. Naturalmente, se il soggetto è inanimato o immobile come un fiore, molti problemi non si pongono ed un 105mm (ma anche un 50mm) si comporta in modo più che egregio su qualsiasi soggetto. La stabilizzazione combinata obiettivo-fotocamera è ottima, mi ha permesso di fotografare a mano libera anche a rapporti vicini ad 1:1! Le foto sono state scattate tutte a mano libera con la Z6, la maggioranza in luce naturale, per qualcuna ho usato l'SB400 come flash di schiarita. Come ho scritto, 105mm (alle brevi distanze in realtà qualcosa meno), per gli animali "svegli" in natura, sono il minimo sindacale, nella macro sul campo, occorre un po' di accortezza in più che con dei tele macro da 180-200mm, sia per evitare che i soggetti fuggano che nel selezionare lo sfondo. Più corta è la focale più impegnativo diventa anche portarsi all'altezza del soggetto, non proiettare la propria ombra, e così via, ma se c'è il "manico" la cosa non è affatto impossibile. Occorre un po' più di attenzione nel selezionare lo sfondo, specie se il soggetto è grande. Vi invito a guardare anche, ad esempio di quanto si possa ottenere, le foto nell'Anteprima ai due obiettivi MC. Sotto questo aspetto, lo ripeto, la stabilizzazione efficace è un vantaggio incredibile, una cosa è muoversi tra le frasche trascinando un cavalletto ed un altra è essere liberi nei movimenti. L'ho apprezzato grandemente. Una macro-rivoluzione. Qualità di immagine. In breve, eccellente. Oltre alla nitidezza (che è veramente ottima) imprescindibile in un macro, è un insieme di più aspetti che secondo me contribuiscono a farne un obiettivo ...spaziale, come ho scritto una volta. Qualità dello sfuocato, resa dei colori, assenza di aberrazioni fanno sì che l'immagine che si ottiene sia qualcosa di speciale. Bombus terrestris, nitidezza, colori e sfuocato... A proposito di nitidezza, ecco una Xylocopa violacea, il Bud Spencer delle Api (confrontare col Bombo sopra), non proprio bellissima, ma non aggressiva ... però il pungiglione ce l'ha. Se guardate il crop 100%, oltre alla tridimensionalità della corazza chitinosa (i pori sulla testa), vedrete me stesso ritratto alla base dell'attaccatura dell'ala, in alto a sinistra, il mio amico Gianni, il sole e il cielo nuvoloso. Tridimensionalità percepita incredibile: Questa Platycnemis pennipes "esce" letteralmente dallo sfondo. Perche vi faccio vedere la povera Ischnura morta appesa ad una ragnatela? Perchè al 100% si vede il filo con zero aberrazioni! Rispetto ad altre soluzioni per la macro? Le differenze operative tra un vero macro e soluzioni alternative come i tubi e le lenti addizionali sono molteplici: da quelle più banali quale il fatto che con un obiettivo macro si ha la continuità di messa fuoco da infinito ad 1:1, mentre sia con tubi che con lenti si hanno range di ingrandimento più limitati, per non parlare del montaggio, smontaggio ecc. Le differenze qualitative ci sono sempre, a favore del 105mm, quanto sia grande il divario dipende fortemente dal contesto: nella foto ravvicinata a diaframmi chiusi (almeno f11) le differenze fra le due soluzioni possono essere più o meno sottili, specie se si usa una lente poco potente, ma ci sono comunque. La differenza maggiore è che un tele zoom con lente addizionale anche di ottima qualità funziona bene solo chiudendo di almeno due o tre diaframmi, alle maggiori aperture la resa è molto penalizzata da una perdita di nitidezza e comparsa di aberrazioni. E comunque ai bordi cede sempre. Insomma, le lenti fan perdere nitidezza (poca o tanta dipende) ed i tubi sottraggono diaframmi (ed ogni tanto creano qualche piccola aberrazione). Ortethrum brunneum, fotografato con il 105mm e con il 24-200 Z + lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie), in entrambi i casi a f11 e 1/640s: Confronto al 100%: Il 105 MC è più nitido, ma direi che il 24-200mm è impressionante per essere un superzoom. Volucella zonaria, sembra una vespa ma è una mosca, anzi è un moscerino, ma gigante. Fotografata con il 105mm Fotografata con il 300mm f4 Pf + Lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie). Confronto al 100% (cliccare per aprire...) Aprendo i crop si vede una notevole differenza di resa fra i due. Il 105 MC è invece eccellente a tutti i diaframmi, per cui se si vogliono fare delle foto di effetto a maggiori aperture è possibile, con le altre soluzioni no. Questa performance lo distingue anche dal 105mm suo predecessore, che aveva una resa più "a campana" con un picco verso i diaframmi centrali, ma meno performante a diaframmi più aperti. Ortethrum brunneum, 105mm f2.8 MC, fuoco selettivo sugli occhi. Platycnemis pennipes, 105mm f2.8 MC, sfuocato da favola. E poi il 105 MC permette eccellenti scatti a 1:1, come questo piccolissimo Tettigonide il cui corpo è meno lungo di 1 cm: Il crop al 100%. Impossibili da ottenere con zoom e lente addizionale, se non con lenti molto potenti e quindi ancora maggior perdita di qualità. Conclusione: il 105mm f2.8 MC si è visto che è un obiettivo dalla grandissima versatilità utilizzabile egregiamente in diversi generi fotografici senza perdita di qualità. E' un vero macro, ma non è solo un macro, è anche un (ottimo) macro. Nella macro naturalistica sul campo il 105mm f2.8 MC si rivela un grande obiettivo: le sue prerogative di nitidezza eccellente, di morbidezza dello sfuocato e di assenza di aberrazioni, unite alla stabilizzazione efficace anche alle brevi distanze lo contraddistinguono e ne fanno un'ottica di eccellenza (come lo è il 50mm f2.8 MC che è della "stessa pasta", ma nasce per usi un po' diversi) . Mauro Maratta mi ha gentilmente prestato il suo 105mm f2.8 MC per questo test. (c) Silvio Renesto per Nikonland.
  6. Escursione al Monte Baldo che si affaccia sul Lago di Garda. La funicolare che raggiunge l'altopiano porta schiere di appassionati (quasi tutti di lingua tedesca) di Parapendio che sfruttano le forti correnti di risalita per divertirsi con evoluzioni e volteggi. Non so nulla di parapendio ma sono rimasto affascinato los tesso. Credo richeda un certo coraggio oltre ad una buona esperienza ed una forza di braccia notevole per regolare il parapendio o come si chiama. In aria poi sono belli con i loro colori vivaci, nel contempo silenziosi. Mi immaginavo come deformazione professionale di essere sorvolato da grandi pterodattili (le dimensioni sono più o meno quelle ). Altra cosa che mi ha colpito molto è che si involavano anche quando le nuvole ci coprivano e non si vedeva quasi nulla. Lascio parlare le immagini, sperando siano di vostro gradimento. Attrezzatura: Nikon Z6 e 24-200. Preparativi nelle nuvole: Via, nel nulla! Le nuvole inizano a diradarsi, nuovi preparativi. E poi via nel cielo limpido! Qui dei Gracchi alpini (piccoli corvidi) come dei caccia, ispezionano il velivolo sconosciuto Ed è tutto!
  7. Macroglossum stellatarum, o più semplicemente Sfinge del Galio, nota anche come Farfalla Colibrì, il perchè si vede nella foto. Come il Colibrì, questa farfalla non si posa sul fiore per succhiare il nettare ma rimane sospesa in volo. Macroglossum vuol dire grande lingua, anche quello si vede nella foto. Fuoco sulla pianta, un leggero mosso è rimasto, ma non mi da' troppo fastidio. Sempre per la serie prove di IIF (Insects In Flight ) con la Z. Stessa attrezzatura usata per il Bombo (Z6, 300mm f4Pf, TC14 EIII, FTZ) ritaglio Dx (Quasi quasi mi compro una Z50!).
  8. Mi piaceva la composizione, ma c'era molto vento, per cui ecco il primo il primo esercizio di pazienza: riposizionarsi e scattare fino a cogliere i soggetti in perfetto parallelismo con il sensore. Il secondo esercizio di pazienza: c'era molto vento per cui via a clonare più sporcizia possibile dall'immagine. Nikon Z6, 300mm Pf (con FTZ) lente addizionale SIGMA AML 72-01, f11, 1/1600s, 3200 ISO (nuvole). Di Damigelle in accoppiamento ne ho a mucchi, potevo anche lasciar perdere, ma mi intrigavano le tonalità smorzate e la geometria dell'insieme, per questo ho insistito. A proposito, di specie di Damigelle che ne sono decine, se vi interessa saperlo, queste sono delle Ischnura elegans. Ecco, vi ho detto tutto. Adesso... terzo esercizio di pazienza: vado a pulire il sensore della Z6.
  9. Su queste pagine abbiamo parlato in anteprima del Nikkor Z 24-200mm. Lo abbiamo fatto mesi prima che andasse in produzione e in distribuzione. E ne abbiamo parlato in termini che - mai ci saremmo immaginati - per un superzoom 10x sono lusinghieri. Io addirittura nei giorni appena precedenti alla chiusura per Covid, con i primi malati ricoverati a Codogno. Max per tutta l'estate successiva con tutte le Zeta disponibili. Poi ce lo siamo comprato e lo abbiamo consigliato. Con tutti i caveat insiti in un qualsiasi super-zoom ma con la novità che noi, nemmeno morti, prima con attacco F, avremmo mai comprato un super-zoom, Nikon, Canon, Sony o Tamron che sia. Passato un anno e mezzo adesso ne parlano anche gli altri. E ne parlano maledettamente bene ! Sappiamo che anticipare i tempi spesso non paga. Non paga in particolare per un sito come il nostro che non si fa e non fa pubblicità. E poi noi italiani siamo maledettamente esterofili, spesso se di una cosa ne parla - bene o male - uno "straniero", allora il messaggio passa meglio, prima, direttamente. Così è, se vi pare. Quindi facciamo dire oggi, a 15 mesi dalla nostra prima anteprima (perchè di articoli su questo zoom ne abbiamo fatti tanti, come nostro costume) le parole che non vi abbiamo detto a Spencer Cox, fotografo naturalista del Colorado che è redattore fisso del sito americano Photograpylife.com un sito per certi versi simile al nostro, con meno propensione alla partecipazione degli iscritti e più propensione alla pubblicità. L'articolo di Spencer si chiude con la preghiera, umile, certo, di acquistare l'obiettivo attraverso un link che porterà una commissione al suo sito. Noi invece dopo aver provato gratis l'obiettivo, abbiamo speso i soldi per averlo per noi Dettaglio trascurabile che non toglie nulla alla recensione che vi invito a leggere qui se vi va ma di cui sintetizzo quei due tre passaggi ... con le parole che non vi abbiamo detto. foto di Silvio"Ernesto" Renesto Spencer Cox : "Finora gli altri obiettivi della serie Z di Nikon sono stati così straordinari nella loro qualità dell'immagine che può sembrare uno spreco acquistare invece un superzoom. Molti fotografi rifiutano del tutto i superzoom e non posso dire di biasimarli. Anche in questo caso, dove il Nikon Z 24-200mm f/4-6.3 VR è il miglior superzoom che abbiamo mai testato, non ha ancora la stessa qualità ottica della maggior parte degli altri obiettivi Z di Nikon." "Gli altri obiettivi Z sono così buoni che hanno fissato uno standard irragionevole. Se confronti questo 24-200 mm con gli obiettivi con attacco F di Nikon, invece, inizia a sembrare nettamente migliore. Ciò è particolarmente vero nel confronto con la Nikon F 24-120mm f/4; l'F-mount 24-120mm è stato storicamente uno dei nostri obiettivi generici preferiti, ma sembra piuttosto scadente rispetto allo Z 24-200mm f/4-6.3." Qui noi abbiamo sempre avuto un giudizio piuttosto tranchant sul mediocre Nikon F 24-120/4. Che pure è solo un 5x, non un 8x come questo nuovo Nikkor Z. "Quando abbiamo testato l'obiettivo 24-200mm f/4-6.3 sul campo, abbiamo scoperto che era un compagno eccellente per fotocamere come la Nikon Z5 e Z6 II a causa della sua lunga gamma di zoom e del peso ridotto. Anche per gli utenti di Z7/Z7 II, il 24-200mm f/4-6.3 potrebbe essere una buona scelta. Riempie la nicchia di un teleobiettivo zoom leggero" "Personalmente lo userò come obiettivo principale per la fotografia di paesaggi d'ora in poi con la Nikon Z6 II. Considerando che comunque scatto quasi sempre a f/11 o f/16, mi sono reso conto che la mia fotografia non guadagnerà molto da obiettivi Z più pesanti e costosi, a parte forse migliori prestazioni di flare. Il 24-200mm non è perfetto, ma i suoi punti di forza e di debolezza si allineano abbastanza bene con le mie esigenze." "E anche se posso sembrare in un certo qual modo infastidito nel dover fare questa affermazione, in realtà non lo sono; questo è un ottimo obiettivo. Se hai bisogno di uno zoom leggero che copra molte lunghezze focali, è quello da battere." Spencer Cox (c) Photographylife.com Ecco, queste sono le parole che noi non vi abbiamo detto ma che condividiamo del tutto. le foto, invece, che non vi avevamo mai mostrato, non sono le nostre ma sono quelle del Professor Silvio Renesto, in arte ... "Ernesto" (un lapsus, ovviamente), fatte con la sua Z6 e il suo Nikkor Z 24-200mm. Leggendo Nikonland - limitatamente al mondo Nikon e località viciniori - spesso avrete in anteprima giudizi, consigli, prove che su altri siti di caratura anche mondiale forse avrete uno o più anni dopo. Noi non vi chiediamo di cliccare da qualche parte per farci guadagnare qualche soldino, né vi propiniamo pubblicità indesiderate. Nemmeno vi chiediamo di fidarvi del nostro giudizio e buona fede. Vi offriamo anche quelli senza interessi.
  10. Le folaghe sono territoriali e molto litigiose. Formato Cinemascope (2.35:1)! Scatto a raffica con la Z6, AfC punto singolo, ha tenuto a fuoco molto bene tutta la sequenza.
  11. E' bello anche solo stare a vederla, fotografarla è quel che ti permette di portartela "a casa" per rivederla quando vuoi. A chi interessa, ho usato la Z6.
  12. Oggi ho voluto provare a fare della foto ravvicinata, anzi della quasi-macro, con la Z6 ed il 24-200mm f4-6.3 su cui ho montato la lente addizionale SIGMA AML 72-01. Come è andata? Leggete e saprete! Ho sempre sostenuto che in assenza di un macro, uno zoom che arrivi a 200mm accoppiato ad una lente addizionale acromatica di buona qualità e non troppo potente, come la SIGMA AML 72-01 (1,8 diottrie) possono dare soddisfazioni a chi non ha obiettivi macro o o non se li è portati dietro per i motivi più vari. Vale anche per il Nikon Z 24-200mm f4-6.3? Se così fosse si avrebbe un kit per fare di tutto in viaggio, compresa la fotografia ravvicinata.. Ho voluto quindi trasformarmi in un macrofotografo "occasionale", scattando addirittura a mano libera. Ecco i protagonisti della storia: L'anello adattatore ci vuole perchè la lente ha diametro 72mm mentre l'obiettivo ha diametro 67. Attenzione: se si monta prima la lente, il paraluce non si innesta, occorre montare prima il paraluce e poi avvitare la lente (con su l'adattatore). Questa è un experience, non un test tecnico quindi per le specifiche e tutto il resto rimando ai numerosi articoli di Mauro, Max e perchè no, anche ai miei. Qui si guardano i risultati. Il 24-200mm da solo offre già una discreta versatilità d'uso e una buona qualità (per la sua categoria, non è un 70-200 f2.8 e non è una focale fissa, tuttavia è il primo superzoom che non mi ha fatto pentire di averlo comprato ed è già qualcosa). Cliccare sulle foto per vederle a maggior risoluzione. Da solo permette inquadrature interessanti, anche se lo sfondo non è tra i più delicati (ma vedremo che le cose possono cambiare): Nikon Z6, 24-200 a 200mm f8, 1/800s, 250 ISO, mano libera. Presenza di vento. Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/320s, 1800 ISO. Adesso montiamo la lente. Tutte le foto non sono croppate per dare un'idea dell'inquadratura effettivamente ottenibile col formato FX. Solo in fondo all'articolo ho messo due foto in formato Dx (specificato nella foto) per far notare la differenza. Il range di di utilizzo è da 55cm a 37cm circa dalla lente frontale (non dal sensore), e quindi anche il range di ingrandimenti non è molto ampio (teniamo presente che riducendo le distanze la focale si riduce), su soggetti piuttosto piccoli abbiamo questo: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, 10, 1/1250s, 720 ISO. Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f10, 1/1250s, 1600 ISO Con inquadrature un po' più ampie per via della situazione: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/1600s, 720 ISO oppure perchè il soggetto è più grande: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/1600s, 900 ISO Le cose si fanno interessanti. E la qualità? ecco un crop 100% dell'immagine sopra, con un po' di attenzione si intravedono gli ommatidi (le cellette dell'occhio) Altra libellula: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f10, 1/1250s, 1250 ISO Altro crop: Certo non è inciso come un vero macro, ma per essere uno zoom con davanti una lente, vedete voi. Con un minimo di attenzione, avvicinandosi in modo accorto anche soggetti un po' meno grandi possono venire bene: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/1000s, 500 ISO. E... che belle le "palline" di polline sulle zampette!! E se ci avessi la Z50? Ne ha scritto Max Aquila, ma per amor di completezza vi faccio vedere la stessa foto "ritagliata" in formato Dx Eh mica male vero? Altro esempio con insetto lungo "mezza" ape: Eccoci alla fine di questa experience. Il nikon Z 24-200mm f4-6.3 abbinato alla lente addizionale SIGMA AML 72-01 (o ad altra lente acromatica equivalente come la Canon 500D), da' questi risultati, secondo me buoni o più che buoni, nelle foto in campo, quando conta il soggetto centrale e non serve la nitidezza ai bordi, prerogativa dei veri macro o di obiettivi più corretti. Se volete fare della macro il vostro genere fotografico d'elezione, è meglio cercare altre soluzioni, altrimenti ci si può divertire con veramente poco in termini sia di ingombro che di spesa. (c) Silvio Renesto per Nikonland Nota: la Canon 500D è una lente molto valida, ma molto pesante, visto il barilotto di plastica del 24-200mm che va tenuto esteso a 200mm, io preferisco montarci la SIGMA che pesa poco più di un filtro. E' una cosa secondo me da tenere presente se si fa una mattinata sul campo con la lente sempre montata.
  13. Incuriosito da una discussione su Nikonland, ho voluto provare a fotografare uccelli in volo con la Z6. Non che mi aspettassi che la Z6 è la fotocamera di elezione per questo genere di foto, però mi interessava sperimentare. Ho scelto uccelli dal volo abbastanza veloce anche se non fulminei come le sterne. Aironi di varie specie ed Ibis che nidificano tutti in una Garzaia del Novarese. Gli uccelli volavano in tutte le direzioni e spesso con brusche virate senza preavviso, una palestra impegnativa quindi. Attrezzatura: Nikon Z6, 300mm f4Pf con TC 14 EIII e naturalmente FTZ. Settaggio Fotocamera: Af C, priorità al fuoco, Auto ISO, 1/1600s, area Af estesa*, velocità di raffica H. NOTA, I risultati sono fortemente dipendenti dagli obiettivi usati e dai riflessi del fotografo, quindi la stessa fotocamera potrebbe rendere in modo diverso con ottiche diverse ed in mani diverse. Tutto molto soggettivo quindi, anche se alcune caratteristiche non cambiano. Veniamo al dunque: focheggiando prima, ad es. le cime degli alberi della garzaia, cioè prefocheggiando in modo da trovarsi già nel range di messa a fuoco più probabile in cui si potrebbero trovare i soggetti, e se i soggetti sono grandi più o meno come l'area Af, una volta inquadrati si riesce ad agganciarli "abbastanza" spesso ed a seguirli, anche se non tutti gli scatti della sequenza sono a fuoco. A questa distanza si riusciva a seguirli abbastanza bene, ma sono troppo lontani per avere foto soddisfacenti Così è già meglio, volo parallelo al soggetto, prefocheggiatura, tutto ok. Soggetto correttamente a fuoco. Perso... a fuoco lo sfondo. Che fosse troppo piccolo il soggetto? Soggetto a fuoco correttamente. Cambiamento delle condizioni atmosferiche, il Guardabuoi è comunque a fuoco. Senza prefocheggiare... nella maggior parte dei casi va a perdersi all'infinito o da qualche altra parte. La mia impressione è che ci sia un sensibile rallentamento dell'Af dovuto sia al TC sia all'FTZ. Secondo me con un'ottica Z le cose potrebbero andare meglio. Così la reattività non è il top. Non ricordo se esiste modo di disattivare lo stand by automatico, nel caso esistesse, assolutamente da fare, io non l'ho fatto col risultato di dover sempre tenere il pulsante di scatto mezzo schiacciato per evitare lo spegnimento automatico ed il lag successivo quando si cerca di inquadrare il soggetto. In conclusione, con alcune accortezze non è affatto impossibile fotografare uccelli in volo con la Z6, se si riesce ad agganciarli, si possno avere dei buoni risultati, ma se io fossi molto interessato al genere (a me interessa marginalmente), probabilmente cercherei un'altro modo o almeno proverei con ottiche native (che al momento vuol dire solamente provare col 70-200 duplicato) per vedere se le cose vanno meglio (io penso di sì). La Z6 da' sicuramente il meglio di sè in altri generi fotografici. Per dovere di onestà, questo tizio: https://www.youtube.com/watch?v=4G6vel-hbAg&ab_channel=MathieuGasquet Sembra avere ottenuto risultati molto buoni con la Z6 e il 300mm moltiplicato. Consiglio di guardare il suo video per vedere se ha fatto qualcosa più di me o meglio di me nei settaggi. Faccio notare però che i suoi "Kites" (Nibbi) dalle riprese sembrano essere sopra una discarica per cibarsi, infatti mostrano un volo differente, più lento e veleggiato con occasionali atterraggi e decolli, quindi sono soggetti più facili rispetto ai miei aironi/ibis che volavano di volo battuto lineare rapido. Anche cosa fa il soggetto influenza molto il risultato. Nessun crop e nessuna postproduzione, a parte la conversione jpeg ed il ridimensionamento.
  14. Confronto all'americana tra .... il 24-200 in posizione di riposo a 24mm e il 24-200 in posizione 200mm. Attenzione, l'obiettivo non è "retrattile" come il 24-70/4 S, nel senso che a 24mm funziona, non richiede di essere esteso perchè la fotocamera si attivi. mentre qui è di fianco, per l'appunto, al 24-70/4 S su cui guadagna circa due dita di lunghezza nella posizione a 24mm (notate che al minimo il 24-70/4 S non è in posizione di "sparo" ma ritratto. Si deve aprire per poterlo utilizzare e a quel punto si allunga anche alla minima focale, cosa che per il 24-200 invece non succede). Quando è esteso più o meno raddoppia di lunghezza con il paraluce e il tappo il paraluce HB-93 costruito, come il resto, in Tailandia E per finire eccolo montato sulla Z6, in questo caso "zavorrata" dal battery pack. l'ingombro resta accettabile a 24mm, più impegnativo a 200mm, anche perchè i due cilindri interni fuoriescono abbastanza e il sistema diventa fragile all'imboccatura (immaginatelo con il paraluce montato). Che sono ovviamente in plastica, mentre il fusto principale invece è - almeno all'apparenza - in metallo. A supporto della cura di Nikon in questo obiettivo "tutto fare", il pulsante di blocco della focale che evita allungamenti indesiderati. Obiettivo che è del tutto costruito in Thailandia e non in Cina, una volta tanto. Nel complesso, la costruzione non è male. Non è un Nikkor S ma sembra semplicemente il fratello ... più alto del 24-70/4 S. Una estensione di quel concetto *** Nell'uso devo subito annotare una cosa. Già a 50mm il diaframma chiude ad f/5. Mentre oltre i 150mm è già f/6.3. Quindi o andate in giro con il sole bello forte, oppure se dovete fermare un soggetto rapido, dovrete rassegnarvi a salire di sensibilità. pieno sole, 165mm, f/6.3, ISO 280 per avere un tempo di 1/1000'', il minimo per fermare i miei delinquenti mezzo sole e mezza ombra, andiamo a 1000 ISO ma in ombra pur della stessa giornata di sole, la sensibilità è andata a 5600 ISO fortunatamente la nitidezza resta sempre elevata, il contrasto omogeneo e i colori neutri, facilmente dosabili. Archiviamo subito lo sfuocato, credo che uno che cerca il 24-200 non lo farà per avere lo sfuocato del Noct-Nikkor ... ! che comunque è decente se ci sapete fare Lato distorsione, avendo a mente che c'è la correzione automatica non disattivabile nemmeno in NEF, mi pare che le cose siano perfettamente in linea con l'oggetto, anzi. 24mm, appena un'ombra di cuscinetto residuo, tutto sommato ancora migliorabile, considerando che ero tutt'altro che in bolla con la parete e che in situazioni normali la cosa non si nota del tutto (sempre 24mm) E se anche andiamo a cercarci situazioni ... orribili si può intervenire con Photoshop ed avere comunque foto in bolla se vi piace di più il diaframma, pur aprendo a valori relativamente bassi, ha il pregio di chiudere a livelli molto elevati e in questo caso sono andato a cercare il sole che si mostrava tra le nuvole di una giornata un pò moscia, vedendo che l'obiettivo regge benissimo in queste circostanze qui siamo andati da f/4 ad f/32 passando per f/6.3 ed f/20 ( con piena evidenza di tutti gli scarafaggi che ci sono sul sensore della mia Z6 !) per quanto riguarda lo stabilizzatore, funziona perfettamente ed è del tutto trasparente (qui siamo ad 1/10'' ed f/22) Ma il miglior utilizzo di questo obiettivo è quello spensierato, a caccia di soggetti ... qualsiasi, potendo avere a disposizione tutta la gamma focale che si usa di più (con riconoscimento di occhio e volto del soggetto davanti, seguito a raffica senza problemi) *** Concludo così questa anteprima, forse approfondiremo nei prossimi mesi quando sarà disponibile un esemplare di serie. E' un obiettivo piacevole da utilizzare, di gran lunga migliore - anche in termini costruttivi - del Nikon F 28-300mm che si impasta a tutte le focali ed ha colori tendenti al grigio medio ... Ben corretto, non importa se in larga parte via software, è leggero, ancora compatto, come dicevo il fratello lungo del 24-70/4 S che quasi tutti noi abbiamo preso nel kit di una delle nostre Z. Proprio si nota appena che non è un S di fascia media, forse manca un filo di nitidezza rispetto agli eccellenti compari di merenda che Nikon ci ha proposto negli ultimi anni. Resta un oggetto di compromesso, e così deve essere preso, anche nel prezzo, non elevato ma nemmeno di livello popolare. Si usa bene e non impegna, le foto che consente sono belle e in certi casi, uniche, perchè magari quella volta li, proprio un tele impegnativo non l'avremmo portato con noi ... mentre qui basta zoomare e se c'è luce sufficiente si può fare quello che si vuole dall'insieme al particolare La poesia, ricordiamocelo sempre, sta dentro di noi e solo i nostri occhi possono mostrarla. Non scaturisce da sola per l'obiettivo che abbiamo in mano L'anteprima finisce qua anche perchè dovevo rapidamente restituire il sample a Nital Spa, distributore nazionale dei prodotti Nikon che ce l'ha concesso in visione.
  15. Sto usando la Nikon Z6 II da quando è uscita lo scorso autunno. Purtroppo il periodo non è stato propizio per utilizzarla dove avrei voluto valutarne davvero le potenzialità - rispetto alla Nikon Z6 prima serie - in eventi sportivi sfidanti, quali il motocross o l'automobilismo. L'ho potuta usare per lo più in fotografia di ritratto e generale. Oltre che in test informali che avrete già visto in queste pagine. Il mio giudizio complessivo è molto positivo pur con qualche caveat che condividerò più avanti, se avrete la bontà di continuare a leggere questo articolo. Che come mio solito, non è un test di laboratorio ma un'esperienza d'uso quotidiana, sul serio, da parte di uno che mangia pane e Nikon da quando il Presidente degli Stati Uniti era ancora Ronnie Reagan *** Uno strumento da lavoro La Nikon Z6 II si può considerare l'equivalente sia sul piano merceologico che funzionale, della reflex Nikon D750. Non è l'ammiraglia e non ha nemmeno un corpo professionale ma esattamente come la D750 serve a qualsiasi scopo le si voglia affidare. come nel caso della sorella più costosa, Nikon Z7 II, le differenze esteriori rispetto alla precedente serie sono minime. Si limitano per lo più al marchietto II dopo al numero del modello. La produzione passata in Thailand dal Giappone. L'apertura del vano memorie più alta. Perché le differenze concrete sono all'interno. nel doppio alloggiamento per memorie (XQD/CFexpress + SD di tipo UHS-II) nella contattiera estesa per consentire al battery-grip MB-N11 progettato espressamente per Z6 II e Z7 II di operare con i comandi in verticale nell'ingresso USB-C e la relativa elettronica in grado di sfruttare le peculiarità della nuova batteria potenziata EN-EL15c (compatibile con le precedenti ma in grado di operare in ricarica mentre la macchina è attiva) nell'uso di un doppio processore rispetto al processore singolo che insieme ad un buffer maggiorato, permettono alla Z6 II di raggiungere sequenze di 200 scatti consecutivi, il che nella pratica significa poter scattare sempre in continuo altre differenze aggiunte sul piano software come le nuove modalità autofocus, i tempi di scatti allungati sino a 900 secondi. la promessa di aggiornamenti firmware già mantenuta con l'ultima versione v 1.1 che ha aggiunto il video in formato 4K60p (sebbene in modalità 1.5x) e il formato RAW proprietario di Blackmagic (mediante registratore esterno e modifica hardware in assistenza a pagamento) che speriamo verrà costantemente estesa nel prossima futuro sin qui la teoria. Se questo si possa tradurre nella pratica in operatività migliorata nella vostra quotidianità fotografica, lo lascio a voi. Per me si, ed è il motivo per cui l'ho ordinata e comprata prima di provarla. a me bastava già solo questo battery-grip, montato e mai smontato da quando mi è arrivato con dentro due batterie EN-EL15c che da quel giorno ricarico esclusivamente via USB-C (con un bel caricabatteria da 65 W). Perchè nella sostanza la Z6 II è immutata ergonomicamente rispetto alla Z6 I. E questo per me significa dolore fisico a mani, polsi e braccia, durante l'uso continuo che ne faccio con il suo compagno di merende : la Z6 II si avvantaggia enormemente (al pari della sorella Z7 II) del nuovo battery-grip Nikon MB-N11 nell'uso di ottiche impegnative sul piano fisico, specie scattando in verticale Sinceramente del secondo slot di memoria non mi è mai importato nulla. Solo sulla D5 l'ho sfruttato in ridondanza, perchè quella macchina è l'unica Nikon (con la D6) con due slot uguali XQD/CFExpress. Ma nelle Z come nella D850 lo sbilanciamento di prestazioni delle due schede di memoria non mi entusiasma. Anche se ammetto di usare solo SD le poche volte che faccio scatti singoli qui in studio per foto di poco conto in jpg "small" & "basic" a scopo di pubblicazione sul web. Ma sul campo solo ed esclusivamente le migliori CFExpress. Del resto non dico che le nuove modalità di AF non mi convincano, solo devo ammettere che mi aspetto ben altro da Nikon. Ma di questo parleremo nelle conclusioni. Mentre in linea generale, la Z6 già era molto agile, adesso lo è di più. E' piuttosto la Z7 II che adesso può lavorare insieme alla Z6, mentre la Z7 proprio non ce la faceva in termini di buffer e doveva fermarsi continuamente ansimante. Per quanto riguarda il doppio processore, i vantaggi ci sono e credo di averli mostrati qui : ma probabilmente i tecnici Nikon è solo con la versione 1.1 del firmware che stanno sfruttando di più la maggior potenza. Adesso il riconoscimento dell'occhio avviene più da lontano, col cursore piccolissimo (come l'occhietto, lontano) e con maggiore percentuale di centri. Così come la doppia potenza consente la ripresa video in modalità 4K60p mentre prima era limitata al 30p. Ecco, non avrei molto altro da dire, ribadendo, per l'appunto, che non ho potuto usare la macchina in eventi sportivi impegnativi (intendo con soggetti in moto variabile come le moto del motocross) o nel seguire uccelli in volo veloce. Con Z6 e specialmente Z7 ammetto che non sono mai stato soddisfatto. Con la Z6 II spero di poterci provare con la bella stagione se le modalità colorate ci consentiranno di uscire fuori porta. Cosa oggi che non mi è consentita ... La qualità d'immagine è identica a quella della Z6. E su questo credo che non ci sia da indagare oltre. Ne indugiare in fantasticherie sulla sensibilità dell'autofocus dove luce non ce n'è. Mi è bastato scattare in un salone in penombra insieme ad un amico con la Z6. Già con il firmware 1.0x la differenza era evidente. Con la 1.1, praticamente abissale. Basterebbe questo per fare l'upgrade ? Dipende da voi. Come ho scritto per me già è bastato il battery-grip. Il resto è venuto come gradito omaggio. Nikon Z6 II + Nikkor Z 70-200/2.8 S con TC 1.4x a 280mm. Sodalizio perfetto, sancito anche dai dati Exif *** Non mi sentirei di aggiungere molto altro se non andare a concludere in modo sommario. Conclusioni La Nikon Z6 II è una Nikon Z6 matura e completa. Perfettamente azzeccata nella sua fascia di segmento e prezzo. Secondo me è assolutamente la migliore Nikon Z sinora proposta. Per il giusto prezzo offre il mix migliore di caratteristiche giusto senza troppo chiedere in cambio, né in termini di sforzo economico né di apparato di contorno. Va bene per tutto e non é specializzata quanto lo è la sorellona Z7 II. Ha una raffica potente, un buffer inesauribile, gamma dinamica agli alti ISO che per averne una migliore si deve passare alla D6. Non si crede di essere più di quanto non sia (una ammiraglia) e quindi è tanto bella quanto onesta pare ... Pro il prezzo è quello giusto per il mix di caratteristiche offerte sinceramente sia per l'hobbysta che per il professionista non c'è da desiderare di più, salvo che per quel 5% di fotografi specializzati in fotografia d'azione (tipo sport veloci o wildlife) la risoluzione è quella giusta il video è di grande qualità, anche in modalità autofocus automatico è compatta e agile per chi trova che queste siano caratteristiche positive il nuovo eye AF è nettamente migliorato rispetto alla prima generazione il nuovo battery grip è come deve essere fatto un battery grip la nuova batteria è davvero prestazionale Contro la raffica base è scarsa nel 2021 l'oscuramento del mirino in raffica nel 2021 "non si può più vedere" la raffica estesa è limitata da talune specifiche e comunque a mirino viene riprodotta con un effetto moviola che non consente di seguire in tempo reale l'azione (c'è un evidente lag tra l'evento reale e quello che si vede nel mirino) le modalità di autofocus sono da considerare ancora primitive e piuttosto amatoriali, non rispetto alla concorrenza che pure è più avanti ma rispetto alla Nikon D6. L'intero comparto autofocus andrebbe ripensato dalla base, prendendo a base quello della D6 per estenderlo alle potenzialità della rilevazione di fase a tutto frame. Purtroppo devo nella pratica riscontrare che in molte circostanze l'autofocus della Z6 II (che pure è meglio di quello della Z7 II) proprio non ci capisce niente "e va per muri e prati", costringendomi ad intervenire con paroline dolci e vezzeggiativi ... la potenza installata a livello di processore è chiaramente inadeguata alle aspettative del 2021. Certi smarphone di fascia media hanno più potenza disponibile il sensore è superato, oggi ci si aspetta di avere un video 4K60p in formato pieno o quasi, anche se la Z6 II non è una macchina dedicata al video, è la macchina d'elezione del video per Nikon sebbene meno della Z7/Z7 II la Z6 è incline a mostrare effetti del rolling shutter in modalità silenziosa. I contro sembreranno magari ingenerosi ma tutto sommato appaiono, secondo me, in linea con la fascia di appartenenza della macchina, che lo ripeto ancora non è e non si spaccia per essere una ammiraglia. Per questo motivo l'ho adottata e penso che la userò come macchina da battaglia - non come compagna per la vita - finchè non comparirà una Nikon Z di fascia più alta che superi almeno buona parte dei limiti che le attribuisco io. Naturalmente ognuno ha il suo mileage e credo che nella realtà per il 99% dei fotografi le capacità della Z6 II siano più che adeguate. Anzi ... Per me l'upgrade dalla Z6 alla Z6 II è stato naturale (anche perchè avevo accumulato quasi 200.000 scatti sulla I) per qualcun altro credo che un pensierino al riguardo lo dovrebbe fare. Per molti no, le migliorie non sono sostanziali anche se, per uno come me, sono ben più che formali, anzi, all'atto pratico sufficienti a farmela adottare. Insomma, in medio stat virtus, mai come nel caso della Nikon Z6 II il vecchio motto latino si adatta a questo modo.
  16. Quando SIGMA ha presentato il suo superzoom formato APS-C, il 18-300mm HSM OS, recensito QUI da Mauro Maratta, ha commercializzato anche una lente addizionale acromatica dedicata che permetteva di portare il rapporto di riproduzione di quello zoom da 1:3 a 1:2, la SIGMA AML 72-01. Dello zoom sinceramente non mi è mai interessato ma, memore della qualità delle precedenti lenti acromatiche SIGMA, ho pensato che la lente addizionale potesse essere un utile accessorio, soprattutto perchè passando alla Z6, mi sono trovato senza lenti addizionali di diametro adeguato; quelle che avevo potevano andare con il formato Dx, ma sulla Z6 vignettavano terribilmente. Così ho acquistato questa Sigma (diametro 72mm, come dice il nome) ed ecco le mie prime impressioni d'uso. Perchè non ho preso una Marumi? Solo perchè preferisco lenti meno potenti per l'uso sul campo, le lenti Marumi DHG partono da 3 diottrie, il che porta la distanza massima di lavoro sui 33-35cm, spesso troppo pochi per la macro sul campo a soggetti inquieti. Questa Sigma invece, essendo da 1,8 diottrie circa, un poco meno della Canon 500D (due diottrie), mi consente di lavorare a partire da quasi 60 cm (56-57) di distanza. Quello che perdo in potenza diottrica lo recupero usando focali lunghe (se volete sapere perchè, cercate i miei numerosi precedenti articoli sulle lenti addizionali, non mi ripeto qui). Considerando poi che costa tre volte meno della Canon, (sui 50 euro da Amazon, reperibile anche a meno da altri rivenditori) è quello che gli inglesi definiscono un no brainer, non c'è da pensarci sopra. Sempre che la qualità sia adeguata naturalmente, adesso lo vediamo. La SIGMA non è nuova a iniziative del genere, oltre al vetusto, ma ottimo, life size adapter, in pratica una potente lente addizionale che consentiva di arrivare ad 1:1 con l'altrettanto vetusto SIGMA 90mm macro, SIGMA ha messo in vendita come accessorio anche una buona lente acromatica, la AML 58 da 1,6 diottrie (paragonabile alla Nikon 5T, però dal diametro di 58mm anzichè 62) per la prima versione del famosissimo ed economicissimo 70-300mm apo macro, ed una lente non acromatica, da 77mm per non ricordo cosa (sempre uno zoom tele), da me provata sul Nikon 80-200mm f2.8 af e rivelatasi di scarsa qualità. Senza dimenticare che è stata commercializzata anche la AML-1 per la Sigma DP-1, cara, di diametro 49mm, mai provata, ma ne ho sentito parlare bene. Le mie lenti addizionali acromatiche SIGMA Torniamo alla AML 72-01. la fattura è buona, anello in metallo opaco, scritte poco appariscenti, più sottile sia della Canon 500D che della Marumi. E' corredata di un foglietto di istruzioni in cui è specificato che va usata da 80mm a 300mm di focale (come la Canon 500D) e preferibilmente focheggiando ad infinito. I dati sul rapporto di riproduzione e la distanza minima sono riferiti al 18-300mm ma, dato che il focus breathing altera le focali effettive in zoom diversi in modo non paragonabile, questi valori non sono applicabili ad altri obiettivi, occorre provare. Come va sulla Z6 Quello che scrivo sulla resa della AML 72-01 sulla Z6 si applica naturalmente anche a qualsiasi DSLR con sensore di pari formato e densità di pixel, quando si usa lo stesso obiettivo. Ho provato la lente per curiosità anche con il 24-70mm f4 S a 70mm, con ottima resa, ma data la focale relativamente corta ed il già buon rapporto di riproduzione dello zoom, non si guadagna gran che, le distanze di lavoro sono molto corte per cui non vale la pena di usarla su questo obiettivo, meglio, se serve, una più potente Marumi DHG. Il 24.70mm f4 da solo arriva ad 1:3 Con la lente si guadagna poco Dove questa lente addizionale da' il meglio di sè (vale anche per la Nikon 5T e la Canon 500D) è su focali intorno ai 200mm, fino ai 300mm. Tramite anelli adattatori, l'ho provata sia sul 70-300mm AfP che sul 300 f4PF. I rapporti di riproduzione (RR) che si ottengono sono questi: A 200mm si va da un RR di 1:2,7 a 1:2 (circa). A 300mm si va da un RR di 1:2 (circa) a 1:1,5 Se pensiamo che Il 70-300 da solo arriva ad 1:4, e che si può zoomare a focali intermedie, abbiamo un range continuo di ingrandimenti che vanno da infinito (senza lente, ovviamente!!!) a 1:1,5 (su una Z50 o DSLR Dx il fattore di crop porterebbe ad inquadrature paragonabili al rapporto di riproduzione di 1:1 su Fx!). Sul 300f4 PF il risultato è pressochè identico, solo che il rapporto di riproduzione è quello relativo ad una sola focale, per cui meno versatile rispetto allo zoom. Sì, ma la qualità? Qui arriva la sorpresa, la qualità di immagine dipende anche dall'ottica su cui la lente viene montata; con obiettivi di qualità e avendo cura di chiudere il diaframma intorno a f8-11 (vale per tutte le lenti addizionali, che a tutta apertura ammorbidiscono più o meno i bordi in confronto ad un obiettivo macro) è una piacevole sorpresa. Ancora più sorprendente, a f8/f11 la qualità rimane quasi inalterata anche alla minima distanza, dove molte altre lenti addizionali cedono sensibilmente. Ottima sul 300 f4 PF Crop 100% dell'immagine sopra. Ma ottima anche sul 70-300 AfP (che la regge benissimo, questo zoom mi piace sempre di più), persino ai bordi. Dimensioni del soggetto ripreso a 270mm alla minima distanza Nitidezza a bordo immagine L'uso sarebbe la fotografia ravvicinata sul campo, ma la situazione attuale non lo permette e non ho in casa fiori di mio gradimento, per cui l'unica libellula che vi propongo (grande in realtà poco più di una zanzara) è questa qui, accontentatevi : Queste le dimensioni del libretto Posso arrivare fino a questo rapporto di riproduzione: Non vedo l'ora di fare una foto così, ma per davvero. E adesso andiamo alle Conclusioni PRO Leggera e sottile Economica Ottima resa (sugli obiettivi giusti) CONTRO non ne vedo se non cose ovvie, tipiche di tutte le lenti addizionali: Non è un obiettivo macro Si perde la messa a fuoco alle distanze medio lunghe Il range di ingrandimento è limitato (ma nemmeno troppo) Conclusione (soggettiva come sempre): CONSIGLIATISSIMA per la fotografia ravvicinata in abbinamento ad uno zoom medio tele come il 70-300 AfP (con cui va davvero a nozze) se non si ha o non si vuole portare un vero macro. Silvio Renesto
  17. Sperimentazione con latte in polvere e vasca da bagno old style Tutte e tre con Nikon Z6 e 35 f 1.8 s
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