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Corredo Fotografico (sintetico !)

  1. Una attenta più alla sostanza che all'apparenza, l'altra più chic. Nella fotografia close-up in natura quale preferire? Foto (c) Mauro Maratta. Come qualità di immagine non ho visto differenze, entrambe producono immagini di ottima qualità: Bombo, Nikon Z50, zoom 50-250mm, con lente addizionale Nikon 5T Mantide asiatica, Nikon Z Fc, zoom 24-200mm Z, con lente addizionale Olympus. quello che perdono per via del sensore Dx (gestione dello sfuocato più complessa, minore resa ad alti ISO) è compensato dalla possibilità di ottenere la stessa copertura di immagine a maggiori distanze quindi, maggiore "distanza di sicurezza", nel caso di soggetti mobili o inavvicinabili per qualche motivo. Damigelle, Nikon Z50, zoom 50-250 Z, lente 5T Nikon Z fc, 300mm f4 pf . Estremizzando il concetto, così per gioco, ho potuto fotografare questa Libellula depressa posata sulla sponda opposta del canale, usando la Nikon Zfc con il SIGMA 150-600mm a 600mm (=900mm equivalenti). Quindi su questo aspetto siamo alla pari. Come operatività ed ergonomia ci sono invece molte differenze. Per l'ergonomia, lo sanno tutti, la Z50 è vincente, non occorre addentrarsi nei dettagli generali, ne hanno già scritto Max Aquila e Mauro Maratta (e tanti altri in altri siti): l'abbigliamento sportivo è più pratico del tailleur. Riferendomi solo alla macro naturalistica, trovo anch'io che l'assenza di un grip nella Zfc sia uno svantaggio, ma per come fotografo io è piuttosto secondario, usando la fotocamera su treppiede/monopiede oppure a mano libera, ma sempre con focali sui 200-300mm, il maggior lavoro lo fa la mano sinistra che regge gli obiettivi, per cui in queste circostanze la superiorità della Z50 rispetto alla Zfc non la vedo tanto nel grip, ma nel display posteriore della Z50, ribaltabile in modo da rendere molto comodo inquadrare anche con la fotocamera rasoterra, il display rotante ed angolato nella Zfc, comodo forse per fare vlog o no so bene cosa d'altro, anche qui concordo con Max Aquila, è distraente, quasi "irritante". Un "vantaggione" della Nikon Z Fc rispetto alla Z50 è invece la presenza del focus stacking "in camera". Ne scrive ampiamente qui Max Aquila: https://www.nikonland.it/index.php?/articoli/nikon-z/nikon-z-test-e-prove-sul-campo/nikon-z-fc-focus-stacking-vs-diaframmare-1-0-r647/ Questo, è innegabile, è un plus notevole offerto dalla ZFc, anche tenendo conto che il campo di applicazione è limitato a soggetti immobili in assenza di vento che sia possibile riprendere usando un treppiede. Su soggetti svegli ed attivi o in presenza di brezza, è impossibile o quasi fare focus stacking. Il flash? La Z50 ha un flash incorporato, la Z fc no. Il piccolo flash della Z50 può essere gestito ad esempio sottoesposto, ma è inamovibile per cui l'illuminazione, a meno di accrogimenti può appiattire l'immagine. Non si può comunque negareche il flashettino può salvare la situazione in qualche caso. Scolia hirta, Nikon Z50, zoom 50-250mm, con lente addizionale Nikon 5T flash incorporato. Usando flash separati per gestire meglio la luce si torna al pareggio. In conclusione, per il mio modo di vedere (che può essere diverso dal vostro!) I vantaggi della Z 50 sulla Z fc, relativamente a questo genere fotografico; stanno: Nel monitor, molto più pratico. In misura minore, ma per qualcuno può essere importante più che per me, nel grip e nell'ergonomia generale. In qualche caso il flash incorporato può servire. Il vantaggio della Zfc principalmente sta nella possibilità del focus stacking in camera, che può essere utile anche sul campo. Le foto scattate con la Z50 sono di Gianni Ragno, le foto scattate con la Z fc sono mie. Silvio Renesto
  2. Si può fotografare per tanti motivi (anche) nella fotografia naturalistica, anche nella macro-fotografia naturalistica. Propongo degli esempi di lettura critica di foto che per me hanno significato e destinazioni differenti. Non solo, ma provo a spiegare quale è la mia idea sulle finalità. Discuto foto scattate da me, alcune già pubblicate, in modo da non urtare involontariamente la sensibilità di nessuno, però il mio è un invito a considerare il punto di vista che offro e sarebbe bello sentire le vostre opinioni in merito, che siate fotonaturalisti o no anzi, se non praticate il genere, il vostro feedback potrebbe essere particolarmente significativo. Grazie! Prima foto Rappresenta un caso di predazione da parte di una Vespa su una Damigella. Questa per me è una foto dal valore solo documentativo, esteticamente mi piace assai poco, sfondo confuso, soggetto in posizione contorta. L'ho scattata perchè mi incuriosiva e mi interessava registrare il comportamento particolare, non è molto frequente infatti. La pubblicherei su un forum/gruppo facebook naturalistico? Sì. La considero adatta ad un gruppo come ad esempio Libellule d'Italia, perchè lì trova una sua ragione d'essere in quanto segnalazione. Ai membri di questi gruppi interessano naturalmente le belle foto (ma questa non lo è) ma apprezzano anche quelle con un buon valore documentativo anche se esteticamente non sono il massimo. La pubblicherei su un forum fotografico, come Nikonland? Tendenzialmente no, perchè di valenza "fotografica" ne vedo poca, al limite potrei proporla come curiosità, corredata da abbondante spiegazione, come esempio per far capire come funzionano le cose in natura, ma non come foto in quanto tale. La stamperei? Penso di ...no. Seconda foto Libellula Panciapiatta (Libellula depressa) maschio. Questa foto per me ha un valore documentativo, ma piuttosto relativo, è una specie molto comune. L'interesse naturalistico può essere significativo come segnalazione della sua presenza in un sito, ma nulla di più. Esteticamente invece ho cercato di curarla al meglio, attenzione allo sfondo, luce, esposizione nitidezza, composizione, ho tentato di valorizzare al massimo il soggetto. Mi piace, sono soddisfatto, ma mi rendo conto che non va molto più in la' del "bel soggetto". In alte parole è una foto corretta (almeno spero) che rappresenta il soggetto (per chi apprezza il genere almeno), con una resa esteticamente gradevole, ma tutto si ferma lì. La pubblicherei su un forum/gruppo naturalistico? Sì, penso ci starebbe bene, ai naturalisti piace comunque vedere i loro animali (funghi, piante) preferiti ben ripresi (scusate l'immodestia), anche se il valore documentativo non è grandissimo (discorso diverso se fosse una specie rara). La pubblicherei su un sito fotografico come Nikonland? Sì, perchè la foto mi sembra tutto sommato esteticamente gradevole, chiaramente fruibile diciamo godibile anche da un non esperto, ma con la consapevolezza che non è una foto particolarmente "brillante". Questo aspetto un tempo mi sfuggiva perchè mi perdevo nell'ammirazione del soggetto "in sè" e pensavo bastasse illustrare correttamente la sua bellezza per fare della foto un capolavoro. Invece no, il soggetto è lui un capolavoro (della natura) ma con gli occhi ed il senno di oggi sono convinto che non basta che la foto non sia brutta (nelle intenzioni almeno) perchè il rischio è che non vada molto oltre l'essere una foto "interessante", si può e si dovrebbe andare oltre, se interessa anche un appagamento estetico prima di tutto personale e poi anche in chi altro guarda la foto . La stamperei? Ne ho stampate e ne stamperei altre, qualora mi mancasse il soggetto nella "collezione". Terza, quarta e quinta foto Frecciarossa (Crocothemis erythraea) maschio che divora una Damigella. Questa foto unisce le due componenti presenti nelle foto che la precedono e, a mio parere, questo la rende superiore. Ha un valore documentativo perchè mostra un comportamento. Dal punto di vista estetico, oltre ad essere curati gli stessi parametri della foto precedente (postura, esposizione ecc. ecc.), il fatto che mostri un'azione anzichè essere statica, il vivace contrasto di colori e, elemento a mio parere non secondario, le ali della preda che formano una specie di pizzo, di trama che concentra l'interesse sul cosa succede, pone questa foto su un gradino superiore rispetto alla precedente. Lo stesso discorso si può fare per queste altre foto. C'è qualcosa in più oltre alla bellezza del soggetto. Libellula depressa femmina, il fatto che sia in volo, rende dinamica l'immagine rispetto alla foto statica del maschio. Cardinale (Sympetrum sp.) femmina. L'inquadratura frontale con le ali a X e lo sfuocato selettivo da' una valenza estetica maggiore rispetto alla onesta ma didattica seconda foto. Frecciazzurra (Ortethrum brunneum) femmina, appena emersa dalla ninfa le cui spoglie si vedono sotto. E' un momento cruciale della vita dell'insetto, ripreso in modo che, mi auguro, sia gradevole. Di nuovo quindi, qualcosa in più, anche se un po' più didattica delle due che la precedono, un pizzico meno intepretata. Le pubblicherei su un forum naturalistico? Senz'altro. Sono le migliori per questo scopo. Le pubblicherei su un forum fotografico? Senz'altro, perchè penso che siano immagini che, ciascuna a modo suo, vanno un po' oltre la foto carina e basta (ai miei occhi si intende) . Le stamperei? Sì certo. Sesta foto Libellula frontenera (Libellula fulva) posata, in controluce. Questa foto è una foto non documentativa che, se non fosse stata elaborata in bianco e nero, sarebbe di poco o nessuno interesse per me, sia dal punto di vista naturalistico che estetico: E' tra le specie più comuni, non sta facendo niente ed è pure controluce ed il posatoio sta davanti all'insetto. Eppure, questa foto è stata da me cercata apposta, per esercitare un po' di creatività. Trovo che la trama delle ali delle libellule, la forma del corpo siano graficamente molto interessanti qualora il posatoio non sia invasivo (vedi molte pitture orientali) e la postura si presti, come mi è sembrato in questo caso. Ho cercato di valorizzare l'aspetto grafico con il bianco e nero, cercando comunque di non tradire mai quella che è l'essenza dell'animale, che è il primo motivo per cui fotografo gli animali. Provo a spiegarmi, nella mia intenzione la foto naturalistica può e deve essere una interpretazione originale, ma che comunque vuole rispettare, anzi rivelare con pù forza, la natura del soggetto, il quale non deve essere trasformato in un'altra "cosa", creando un'immagine fuorviante anche se esteticamente valida. Nei miei tentativi più "interpretati" tendo drammatizzare o sottolineare l'aspetto grafico andando a togliere, non ad aggiungere orpelli, come in certe correnti figurative orientali. La pubblicherei su un forum naturalistico? Sì penso ci sia chi potrebbe apprezzarla, ma non l'ho scattata con quel proposito. La pubblicherei su un forum fotografico? Certo! E' concepita per essere vista quale fotografia in sè, da chiunque, interessato o no alle foto di natura (ma senza tradire la natura); in un certo senso questa foto è l'opposto della prima. La stamperei? Assolutamente sì. Settima foto Libellula imperatore (Anax imperator) immaturo. Questa foto è una classica figlia dell'entusiasmo. Forse era una delle prime volte che riuscivo fotografare delle Anax posate e scattavo per la gioia di poterlo fare, dimentico del resto. Questa foto oggi è ai miei occhi poco documentativa, considerabile da questo punto di vista solo come segnalazione di una specie rara (ma non lo è) o di una localizzazione insolita per la specie, ma non è questo il caso. La pubblicherei in un forum/gruppo naturalistico? Un po' di anni fa probabilmente sì. Oggi, la pubblicherei solo se non conoscendo la specie avessi bisogno di identificarla e non avessi foto migliori. Siccome so cos'è, non la pubblicherei su un forum naturalistico. La pubblicherei su un forum fotografico? Oggi no. Dal punto di vista estetico non mi soddisfa, è indubbiamente meglio della prima foto, ma il soggetto è un po' piccolo, il che ci potrebbe anche stare, ma in un contesto diverso in qualche modo più interessante, mentre in questo caso lo sfondo mi sembra solo invasivo e il tutto porta ad un risultato che non è il massimo. Oggi non scatterei nemmeno. A proposito, ho fatto anche il contrario. A volte preso dall'entusiasmo fotografavo il soggetto a piena inquadratura senza curarmi d'altro. Stesso discorso. La stamperei? Credo che questa foto mi sia rimasta nel'hard disk fra i residui delle mie prime uscite nelle oasi del Burchvif nel Novarese (Valerio batti un colpo se le conosci!) ma, ripeto, oggi finirebbe nel cestino. Questo è il metro di giudizio che applico (... che cerco di applicare) alle mie foto naturalistiche, indipendentemente dal soggetto, che siano insetti, uccelli rettili... il principio rimane lo stesso, documentare se serve, andare oltre la foto corretta e basta, se si può. Poi come a tutti (penso), mi succede di essere incoerente qualche volta, oppure mi sfuggono errori che altri mi fanno notare, però l'intenzione c'è. Non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno, la mia è una condivisione allo scopo di suscitare riflessioni in chi legge, anche nella speranza di uno scambio fertile di opinioni. Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi! Silvio Renesto
  3. Avvertenza: Questo, pur non essendo un articolo tecnico, è comunque un articolo piuttosto da misuroni (measurebators in Inglese), astenersi chi non li può sopportare. WARNING! E' un articolo per spiegare una caratteristica tipica di quasi tutte le ottiche recenti e meno recenti di tutte le marche, Nikon è presa ad esempio perchè qui si parla di Nikon, ma non ci sono velleità polemiche, quanto scrivo vale per Nikon, Canon, Sony, Fuji, Sigma, Tamron ... l'é tucc istess si dice a Milano... Sopra ho scritto caratteristica, non difetto, ne scrivo perchè ritengo possa essere utile avere presenti le proprietà del materiale che si sta usando, ma assolutamente non per denigrare quella che è una situazione generale dettata da semplici leggi dell'ottica (e di praticità). Se dopo queste dovuti preavvisi le mie intenzioni sono chiarite, andiamo a cominciare. Con poche, ma proprio poche, eccezioni di ottiche "pro" molto costose, quasi tutti gli obiettivi moderni, fissi e zoom, presentano una diminuzione della focale effettiva alle distanze più brevi, che spesso viene chiamata focus breathing. Le cause sono molteplici, soprattutto sono implicate le progettazioni IF (Internal Focus, in cui l'obiettivo non si allunga focheggiando alle brevi distanze) con lenti flottanti e la tendenza a creare schemi ottici che consentano una messa a fuoco minima molto ravvicinata. Per questo le ottiche più affette dal focus breathing sono i tele macro e gli zoom ad ampia escursione focale. Non è il caso di addentrarsi oltre nella parte tecnica (non ne ho la competenza, fra l'altro). Ci basti sapere che in assenza di "trucchi" (schemi ottici particolari) l'unico metodo per mettere a fuoco vicino è inserire dell'allungamento fra sensore ed obiettivo (non per niente per la macro si usano dei tubi di prolunga). I vecchi obiettivi manuali infatti si allungavano anche molto focheggiando da infinito alle brevi distanze. Per evitare allungamenti smisurati e dimensioni eccessive, la distanza minima di messa a fuoco rimaneva piuttosto lunga, spesso corrispondente alla lunghezza focale dell'obiettivo stesso. Ad esempio il 200mm f4 AiS aveva una distanza minima di messa a fuoco intorno ai 2m, il 180mm f2.8 Ai intorno a 1,80m. Il nikkor 200mm f4 Ai focheggiato ad infinito (in alto) ed alla minima distanza (in basso) il paraluce è retratto in entrambe le foto. Il rapporto di riproduzione quindi non poteva superare certi valori (intorno ad 1:7 per il 200mm f4 Ai ad esempio). I macro come il micro nikkor 105mm f4 Ai per arrivare ad 1:2, raddoppiavano quasi di lunghezza e per arrivare ad 1:1 era necessario montare un tubo di prolunga da 5,2 cm (il famoso PN 11). Per aggirare questo problema, già ai tempi delle ottiche manuali erano stati progettati obiettivi a lenti flottanti e IF, ad esempio il 200 micro nikkor Ai non modificava le sue dimensioni (ma era già lungo il doppio del 200 non micro), pur permettendo di arrivare ad un rapporto di riproduzione di 1:2 a 75cm. Questo si otteneva tramite uno schema ottico complesso ma anche riducendo la focale effettiva alle minime distanze (al rapporto di riproduzione di 1:2 il 200 micro Ai diventa un 150mm effettivi). Il nikkor 200mm f4 Ai (in alto) ed il 200mm f4 micro nikkor AiS (in basso). Nelle ottiche moderne, soprattutto macro e zoom, ma anche tele fissi, si è proseguito su questa strada, per contenere le dimensioni degli obiettivi e per permettere riprese a distanza ravvicinata. Per molti il focus breathing non rappresenta un problema, giustamente, perchè nella maggior parte dei casi non ci deve preoccupare. Allora perchè parlarne? Perchè va tenuto in considerazione in alcuni ambiti fotografici in cui l'angolo di campo e la resa dello sfondo abbiano una particolare importanza, come ad esempio nel ritratto o nella macrofotografia in natura, dove sapere con quale lunghezza focale effettiva si sta lavorando può essere importante (e in macro anche a che distanza si sta lavorando può essere rilevante). Nessuna demonizzazione, nessun luddismo nostalgico dunque, ma un po' di chiarezza, vediamo qualche esempio. Prendiamo come riferimento un 200mm effettivi come il 200mm f4 Ai. Messa a fuoco minima 2m, rapporto di riproduzione 1:7,4, il che ci dice (la formula la trovate a fine articolo) che la sua lunghezza focale effettiva è 200mm o addirittura qualcosina di più. Il 200mm f4 Ai sulla Z6 Foto scattate con Nikon Z6 ed adattatori su cavalletto. Ecco il rapporto di riproduzione del 200mm Ai alla sua minima distanza di messa a fuoco, ossia due metri. Il dinosauro è lungo 22 centimetri, ho appositamente posizionato il soggetto davanti ad uno sfondo confuso per evidenziare le variazioni della resa dello stesso col cambiare rapporto di riproduzione. Questa sopra e le foto che seguono servono solo a valutare i due parametri "Rapporto di Riproduzione" e "Angolo di Campo", non ho curato variazioni di esposizione od altro. Prendiamo adesso il Nikon 70-300mm P; questo zoom arriva ad un rapporto di riproduzione di 1:4 a 1,2m a 300mm. Saranno davvero 300mm? La matematica ci dice di no, secondo i conti saremmo sui 200mm circa. Vediamo: Nikon 70-300 P alla minima distanza di messa a fuoco a 300mm Aggiungendo allungamento al 200mm ai, possiamo portarlo a focheggiare anche lui ad 1,2 m circa ed ecco il risultato. Nikkor 200mm f4 Ai più anello Fotodiox da 35mm Chiaramente si perde la messa a fuoco ad infinito, mentre con gli zoom questo non succede. Naturalmente a 200mm il 70-300 sarà sensibilmente meno di 200mm effettivi. Nikon 70-300mm P a 200mm alla minima distanza di messa a fuoco. Se confrontiamo i rapporti di riproduzione del 200mm f4 Ai senza tubo quindi a 2m dal soggetto con quelli del 70-300 P anche lui a due metri dal soggetto abbiamo il seguente risultato. Nikon 70-300 P a 200mm di focale e a 2m dal soggetto. Siamo ancora sotto ai 200mm "veri". Nikon 70-300 P, focale 300mm, a 2m dal soggetto. Non ho fatto i conti, ma si vede che il rapporto di riproduzione è superiore ai 200mm "veri" anche se non di molto. Il 300mm f4 Pf ha un rapporto di riproduzione di 1:4 circa a 1,4m quindi riduce un po' meno la focale, ma non siamo certo a 300mm effettivi, piuttosto siamo vicini ai 225mm. Nikon 300mm f4 Pf alla minima distanza. Purtroppo non ho altri obiettivi per rendere questo test più completo, ma rifacendomi alle specifiche dichiarate posso dare altre indicazioni: ad esempio passando ad obiettivi per Nikon Z, il 24-200mm Z a 200mm ha una distanza minima di messa a fuoco di 70 cm con un Rapporto di Riproduzione di 1:3,5. Basterebbe ricordare che il 105 micro F4 ha un rapporto di riproduzione di 1:2 a 45cm per capire che la lunghezza focale effettiva alla minima distanza è circa 121mm . a 2m invece ha un Rapporto di Riproduzione di 1:10 (fonte photographylife) il che vorrebbe dire che sarebbe effettivamente un 170mm o giù di lì. Il nuovo 70-200mm f2.8S a 200mm mette a fuoco ad 1m con un rapporto di riproduzione di 1:5, solo un pochino meno del suo omologo per Nikon F cioè il 70-200mm f2.8 FL (1:4.7 ad 1,1m), quindi ad 1m il 70-200 f2.8 S a 200mm avrebbe una focale effettiva di 140mm circa (il 70-200 f2.8 Fl è invece un 160mm). E allora? Allora niente. Per la stragrande maggioranza degli utilizzatori il focus breathing è irrilevante, come ho già scritto. E' un piccolo dazio da pagare per mettere a fuoco più vicino e quindi avere un'ottica un po', od anche molto più versatile, specialmente nel caso del 24-200 per chi vuole un'ottica all in one come ha scritto Max Aquila. Per qualcuno, in qualche caso, potrebbe essere invece un elemento da tenere presente. E' per questi ultimi che scrivo. Ma si può recuperare in qualche modo il focus breathing o...,non c'è un tubo da fare? C'è proprio il tubo. Tubo fotodiox da 35mm, mantiene af e tutto il resto. Chiaramente si perde la messa a fuoco ad infinito. Nikon 300mm f4 Pf "col tubo" su Z6 Se ci interessa recuperare, in parte almeno, la focale effettiva, si può, interponendo un tubo di prolunga. Con il tubo di prolunga l'obiettivo verrà focheggiato ad una distanza superiore, quindi con minore effetto "breathing". Chiaramente non si potrà mettere a fuco alle lunghe distanze. Non ci sono pasti gratis. Nikon 70-300 P a 200mm alla minima distanza di messa a fuoco (1,2m) con tubo Fotodiox da 35mm, si vede chiaramente come si recuperi parecchio come rapporto di riproduzione, senza nemmeno avvicinarsi al soggetto. Confrontate con la foto corrispondente senza tubo. Nikon 70-300mm P a 300mm alla minima distanza di messa a fuoco (1,2m) con tubo Fotodiox da 35mm, notevole guadagno. Tenere presente anche lo sfondo. E questo è tutto. Ho "dato i numeri" e ora sono contento. Ah, la formula per calcolare la focale effettiva. L' ho pubblicata più volte ma, se insistete: Distanza di messa a fuoco in mm --------------------------------------------------------------- (1/R) + R + 2 Dove R è il rapporto di riproduzione (es. 2 nel caso di 1:2). E' una semplificazione di una formula molto più complessa, ma anche così è sufficientemente affidabile. Silvio Renesto per Nikonland.
  4. Settimana scorsa sono tornato dopo un bel po' di tempo sulle rive del Ticino a Motta Visconti. Il luogo è piuttosto frequentato, ma confidavo che nella settimana di Ferragosto ci sarebbe stata meno gente del solito. Su questo avevo ragione. Il posto offre scorci suggestivi, almeno per me che amo il genere: Il motivo principale però era cercare dei soggetti interessanti per la macrofotografia. Ahimè non è andata molto bene. Penso i motivi siano due: il primo è una effettiva scarsità di animali, veramente poca diversità, non so perchè. Il secondo motivo è che sono diventato più esigente: buona parte di quel che c'era l'avevo già fotografato e lo avrei rifotografato solo se fosse stato possibile fare meglio di quanto già fatto, invece nessuna occasione particolare. Di nuovo appunto, quasi nulla. Per cui sono tornato a casa con tre foto nella sufficienza: Una farfalla in controluce (devo ancora indentificarla, se qualcuno mi da' una mano sono grato...) Una femmina di Orthetrum albistylum che mangia una mini cavalletta (almeno quello mi sembra). Per finire non certo una novità, ma l'Argiope bruennichi è un soggetto non facile,sia per i luoghi che sceglie per tessere la tela (roveti, quindi sfondi quasi sempre pesantemente chiazzati) che per il grosso addome quasi sempre su un piano di messa a fuoco diverso dal resto del corpo (e se c'è appena un alito di brezza ti scordi lo stacking). In più si vedeva bene lo "stabilimentum" la "firma" a zig zag che questi ragni fanno sulla loro tela per motivi ignoti (qualcuno sostiene che è un avviso, un po' come le sagome sui vetri, per evitare che cose troppo grosse per essere impigliate, la sfondino volandoci attraverso , ma non ci sono prove). In ogni caso è una tela interessante, unita all'addome vivace (gli Inglesi la chiamano Wasp Spider cioè Ragno Vespa) e ad una luce favorevole mi sembrava che il tutto meritasse una fotografia. Poca roba quindi, ma una passeggiata comunque rilassante tra il bosco ed il fiume. Bisogna sapersi accontentare. Tutte le foto scattate con Nikon Z Fc 300mm f4 Pf e TC 14 EIII, con treppiede e nel caso della libellula e del ragno, flash SB 400.
  5. Lo dico sempre, per fare macrofotografia non è necessario andare chissà dove, a volte basta un parco cittadino per poter scattare foto interessanti, a volte puoi anche trovare piccole oasi a pochi passi da casa. Vicino casa mia c'è una piccola parrocchia il cui giardino è ornato da dei cespugli di lavanda molto frequentati dagli insetti impollinatori. Chiesto il permesso di fotografare, è pur sempre proprietà privata, mi sono fatto uno "shooting" divertente e anche produttivo. La Lavanda mi piace molto, crea sfondi delicati, dai toni molto belli. Per prima si è presentata la Sfinge del Galio (Macroglossa stellatarum), a cui sono (finalmente!) riuscito a fare un buon ritratto. Messa a fuoco sullo stelo di lavanda, raffica veloce: due foto buone su sei. I simpaticissimi Bombi. Il Bombo non è proprio a fuoco , pazienza, però mi sembra un'immagine delicata. Una Cavolaia (Pieris brassicae), farfalla discreta, non sgargiante, ma comunque ha una sua bellezza (in ombra, luce naturale). Meno simpatiche, ma interessanti, le Api cardatrici, così chiamate perchè "cardano", cioè grattano, la superficie delle foglie per ottenere il materiale con cui tappezzare il nido e nutrire le larve. Sono api solitarie, i maschi controllano un territorio da cui cacciano via non solo gli altri maschi della loro specie, ma anche tutti gli altri insetti impollinatori; è buffissimo vederli mentre si lanciano dritti come missili contro i Bombi (grossi il doppio di loro) prendendoli a testate. Le femmine invece sono tollerate anzi, ne approfittano con gran foga appena queste si distraggono a succhiare il nettare! Tutto qui, un'ora e mezza di pura ricreazione, creativa e rilassante. Spero abbiate gradito! Per gli interessati, ho usato la Z6, il 24-200 a 200mm con lente addizionale e/o tubo di prolunga ed il 300mm f4 pf con TC 14 EIII, oppure con lente addizionale e/o tubo di prolunga. tempi di 1/1000-1/1250s, f8-11, Auto ISO. Qualche ritaglio Fx-Dx.
  6. E' vero, è vero... scrivo sempre che il 300mm è un ottimo strumento per la fotografia ravvicnata (a patto di avere un corpo APS-C e/o un moltiplicatore di focale), ma ogni tanto (spesso) mi capita di rivedere le foto che ho fatto con il micro-nikkor 200mm f4 AfD o con il Sigma 180mm f3.5 Apo macro e allora mi ricordo che il tele macro lungo è uno strumento impareggiabile, puoi fare la foto ravvicinata e la macro vera, il tutto a livelli qualitativi che non temono confronti. Qui vi mostro una piccola antologia di quel che si può fare con il Nikon micro-nikkor 200mm f4 AfD ED, vedere come passa elegantemente foto ravvicinate (la Damigella e la grossa Cavalletta) a macro vicine al rapporto 1:1 (il moscerino e il coleottero dorato-Curculionide non so quale) passando per la vespa. Ho voluto dare una omogenità di stile e vi presento solo immagini verticali: Giovane Calopteryx Mantide (nostrana) Cavalletta Tettigonide Farfalla Licenide Vespa Coleottero Curculionide Dittero Sirfide Le caratteristiche della focale mi permettono una libertà operativa "quasi" come quella del 300mm, ma con un range di ingrandimenti da vero macro, senza aggiuntivi, certo serve il treppiedi e ogni tanto il flash di schiarita, ma le immagini appagano. So che molto probabilmente non ci sarà un nuovo 200mm micro, ma sognare come sarebbe motorizzato, stabilizzato e Zetizzato...si può sempre.
  7. Questo blog parla sia di natura che di tecnica fotografica. Cliccare sulle immagini per vederle a maggior risoluzione. Cominciamo con la parte naturalistica: In questo periodo non è difficile incontrare delle Mantidi Religiose, soprattutto nei prati magri e sugli alberi che li circondano. Quindi non dovrei essere particolarmente sorpreso di avere trovato una mantide, non fosse che... è gigantesca! Non meno di 10 cm di lunghezza (zampe escluse)! Le nostre mantidi (Mantis religiosa) non superano la lunghezza di 6-7 cm per una grossa femmina (i maschi sono sempre molto piccoli). Questa, sempre femmina è, ma XXXL. Questa Mantide è lunga 10 centimetri La spiegazione è una sola: Si tratta di un invasore alieno. A parte le strane Mantidi tropicali allevate da privati che a volte possono sfuggire, ci sono due specie di Mantidi giganti che si stanno pian piano espandendo dalle nostre parti. Una è la Mantide Gigante Africana (Sphodromantis viridis), che appunto viene dall'Africa ed è arrivata in Italia Meridionale passando dalla Spagna; l'altra è la Mantide Gigante Asiatica (Hierodula tenuidentata/transcaucasica), che ha raggiunto l'Europa passando dal Caucaso ed è arrivata fino alla Pianura Padana intorno al 2015, dove si è ambientata benissimo, tanto da diventare abbondante in provincia di Cremona. Distinguerle non è facile, ma ce l'ho fatta , sono abbastanza sicuro che il "nostro" invasore sia quello asiatico. Una novità per la provincia di Milano. Sono bestie pericolose? Per l'uomo no, però potrebbero interferire con gli equilibri preda/predatore nell' ambiente nostrano, perchè potrebbero entrare in competizione con le nostre più piccole "religiose" e siccome ,date le dimensioni, sono in grado di uccidere lucertole e nidiacei di piccoli passeriformi, esercitare una pressione predatoria su questi ultimi (una femmina di Mantide depone da 600 a 700 e più uova, la maggior parte delle neanidi muore prestissimo, però ne restano in giro ...). Sono in corso studi per capire cosa succederà. Nota curiosa: gli ormoni sessuali delle mantidi sono molto simili fra loro, quindi un maschio di "religiosa" potrebbe sentirsi attratto da una femmina "gigante", diventando immediatamente un gustoso spuntino senza nemmeno accoppiarsi prima. Poverino. Parte fotografica. Ho immensamente apprezzato il "ritorno" del 300mm f4 (in questo caso il Pf) sul formato Dx (ho fotografato con la Nikon Fc, come potete immaginare ) con e senza TC 14. Ho anche molto apprezzato il 24-200 con la Lente Addizionale SIGMA AML 72.01. Di seguito alcune immagini simili scattate con i due obiettivi così potete fare valutazioni e confronti. Il 300mm con o senza TC l'ho usato su cavalletto, il 24-200 con la lente anche a mano libera nella posizione del cecchino, appoggiando il gomito al ginocchio. Notare le diverse focali usate con lo zoom e la lente. Nikon Z fc e 300mm, su cavalletto. f10. Nikon Z Fc e 24-200mm + lente Addizionale da 1.8 diottrie a 120mm. f10. La Mantide era troppo grande per essere ripresa tutta a 200mm con la lente.Notate la differenza di profondità di campo sul soggetto e la differenza nello sfondo dovuta al diverso angolo di campo per via della diversa focale. Inquadratura ravvicinata. Nikon Z Fc, 300mm + Tc 14 EIII, f10 (nominali). Inquadratura ravvicinata. Nikon Z Fc , 24-200mm + lente addizionale da 1.8 diottrie, focale 200mm. f11. Inquadratura ravvicinata. Nikon Z Fc , 24-200mm + lente addizionale da 1.8 diottrie, focale 200mm, f10. Anche qui valutare le differenze. Chiudo con una foto non bellissima, ma mi è parsa intrigante: Sguardo ammiccante, come dire "Ti tengo d'occhio". Sempre il 24-200mm con la lente a 200mm. Niente stacking. La mantide restava dov'era, controllandomi, ma dondolava dolcemente avanti indietro come fanno le Mantidi per imitare le foglie al vento. Movimento che viene spesso riprodotto anche negli stili di Kung fu detti "della Mantide" (Tang Lang, per chi ne sa) . Nota, lasciando perdere la questione dell'invasore, trovo che, come tutte le Mantidi, sia un insetto di eccezionale eleganza: non solo un killer efficiente, equipaggiato di armi terribili, ma un capolavoro di della selezione naturale, nulla è trascurato, se guardate in dettaglio le ali, la loro struttura imita le nervature delle foglie...
  8. Una antica favola inglese (= l'ho inventata io ieri ) racconta così: Once upon a time, a sweet Damsel(fly) was caught by a fierce Red Dragon(fly). No valiant Knight arrived to save her, thus the poor Damsel(fly) was devoured by the red Dragon (fly) and only their tenuous, transparent lace(wings) were left. Il gioco di parole funziona molto meglio in Inglese, perchè in Italiano se rimane Damigella per la preda, il predatore diventa Libellula e chiamarlo Dragone è forzato. Perchè con le foto e le parole si può anche giocare, no? Il "Drago" è un maschio di Crocothemis erytraea ... della Damigella è rimasto un po' poco per la determinazione, potrebbe essere una Ischnura elegans ma non fidatevi. Nikon Z fc, 300mm f4 Pf + Tc 14 EIII (FTZ), mano libera. Cliccare per aprire. PS se mai qualcuno necessitasse di traduzione ma non credo: Tanto tempo fa una dolce Damigella fu catturata da un Feroce Drago Rosso. Nessun valoroso cavaliere arrivò in suo soccorso e la Damigella vennne divorata dal Drago, rimasero solo solo le sue trasparenti (vesti di ) pizzo (ali).
  9. In tutti i miei articoli su "come fare macro senza obiettivi macro", ho sempre scritto che le soluzioni che proponevo (lenti, tubi di prolunga...) erano dei buoni, a volte anche ottimi, compromessi per chi fa macro occasionale, per chi vuole risparmiare (ad esempio sul peso dell'attrezzatura), ma per chi si appassiona seriamente alla macrofotografia naturalistica ci vuole un vero obiettivo macro. Nel sistema Nikon Z sono disponibili due nuovi macro, il 105mm f2.8 S MC ed il 50mm f2.8 MC. A mio avviso per la macro "naturalistica" sul campo ad insetti, ma non solo, il 105mm è il minimo sindacale per avere sufficiente distanza di lavoro per non spaventare i soggetti e anche per non incastrarsi con eventuali gambe di cavalletti fra frasche, radici e rami (e ortiche...). Nella sua Guida alla Macrofotografia, John Shaw scriveva: provate a fotografare un dettaglio di una ragnatela con la rugiada con un 50mm macro e vi ritroverete una ragnatela appiccicata al vostro obiettivo. Forse esagerava ma l'idea è quella. Il 50mm, naturalmente a mio personale parere, come obiettivo macro da' il meglio di sè nelle riproduzione, nello still life, nelle foto di food, insomma in contesti dove lo spazio e le luci vengono gestite e controllate dal fotografo. In questi casi è un'ottica stupefacente, in mani accorte va benissimo anche sul campo per soggetti come i fiori, che non si muovono troppo. I recenti articoli di Max Aquila su Nikonland illustrano molto bene tutte queste qualità del 50mm. Com'è questo Nikon 105mm f2.8 MC? Un obiettivo più che versatile. Come dimostra la pioggia di foto nell'anteprima di Nikonland, questo obiettivo non è solo un macro. E' un 105mm in grado di fare mille cose in modo eccellente: ritratto, scorci, still life, lavora magnificamente a tutta apertura con sfuocati molto belli e senza aberrazioni. Può fare tantissime cose e farle tutte bene. Altri scriveranno approfonditamente di questi aspetti, e ne descriveranno in maggior dettaglio le specifiche costruttive. In questo articolo mi dedico ad una sola di queste mille sfaccettature: la macro naturalistica dove si ritraggono soggetti attivi nel loro ambiente. Prima qualche numero, ma pochi. La distanza di messa a fuoco minima è 29cm (erano 31 per il vecchio 105mm VR G) per cui a 1:1 la focale effettiva è 72,5mm. Non ho fatto test per ogni singola distanza ma è plausibile che nel raggio di rapporti di riproduzione tra 1:1 e 1:2 la focale effettiva stia tra appunto i 72-73 mm e qualcosa più di 80mm. La distanza di lavoro (senza paraluce) a 1.1 è di 13cm. La riduzione della focale effettiva è ormai una caratteristica insita nella progettazione di tutti i tele macro IF che arrivano ad 1.1, di qualsiasi marca. L'unico obiettivo macro per così dire moderno che non riduce la focale è il 100mm Zeiss, che però arriva solo ad 1:2, allungandosi. Non si può avere tutto. Impressioni d'uso nella macro sul campo. Pur essendo più grande del vecchio micro-nikkor 105mm f2.8 VR G, pesa meno, merito dei nuovi materiali con cui è costruito. Montato sulla Z6 (con basetta tipo smallrig) sta in mano molto bene e a me non stanca nemmeno a mano libera. In sè l'Af è rapido e silenzioso e fotocamera permettendo, preciso. Il vecchio e il nuovo a confronto. La messa a fuoco manuale è focus by wire ,come negli altri macro di recente progettazione, per cui la finestrella che mostra le distanze è grandemente apprezzata se si deve prefocheggiare. Nella messa a fuoco manuale la ghiera offre la giusta resistenza ed è abbastanza reattiva, efficace anche "preventivamente" per tutte quelle volte in cui la Z6, credendosi Buzz Lightjear, parte verso l'infinito ed oltre. Da questo punto di vista è di grandissima utilità il selettore delle distanza di messa a fuoco, tramite il qualei si può selezionare il range 50-29cm che è quello dove trova la sua prevalente ragion d'essere un 105 macro... in macro. Perchè un serpente, un ramarro "interi" si possono fotografare più facilmente e con sfondi migliori con un 300mm f4, è per animali più piccoli o per i dettagli di quelli più grandi che ci vuole un vero macro. Per questo ritratto ci vuole un macro. Naturalmente, se il soggetto è inanimato o immobile come un fiore, molti problemi non si pongono ed un 105mm (ma anche un 50mm) si comporta in modo più che egregio su qualsiasi soggetto. La stabilizzazione combinata obiettivo-fotocamera è ottima, mi ha permesso di fotografare a mano libera anche a rapporti vicini ad 1:1! Le foto sono state scattate tutte a mano libera con la Z6, la maggioranza in luce naturale, per qualcuna ho usato l'SB400 come flash di schiarita. Come ho scritto, 105mm (alle brevi distanze in realtà qualcosa meno), per gli animali "svegli" in natura, sono il minimo sindacale, nella macro sul campo, occorre un po' di accortezza in più che con dei tele macro da 180-200mm, sia per evitare che i soggetti fuggano che nel selezionare lo sfondo. Più corta è la focale più impegnativo diventa anche portarsi all'altezza del soggetto, non proiettare la propria ombra, e così via, ma se c'è il "manico" la cosa non è affatto impossibile. Occorre un po' più di attenzione nel selezionare lo sfondo, specie se il soggetto è grande. Vi invito a guardare anche, ad esempio di quanto si possa ottenere, le foto nell'Anteprima ai due obiettivi MC. Sotto questo aspetto, lo ripeto, la stabilizzazione efficace è un vantaggio incredibile, una cosa è muoversi tra le frasche trascinando un cavalletto ed un altra è essere liberi nei movimenti. L'ho apprezzato grandemente. Una macro-rivoluzione. Qualità di immagine. In breve, eccellente. Oltre alla nitidezza (che è veramente ottima) imprescindibile in un macro, è un insieme di più aspetti che secondo me contribuiscono a farne un obiettivo ...spaziale, come ho scritto una volta. Qualità dello sfuocato, resa dei colori, assenza di aberrazioni fanno sì che l'immagine che si ottiene sia qualcosa di speciale. Bombus terrestris, nitidezza, colori e sfuocato... A proposito di nitidezza, ecco una Xylocopa violacea, il Bud Spencer delle Api (confrontare col Bombo sopra), non proprio bellissima, ma non aggressiva ... però il pungiglione ce l'ha. Se guardate il crop 100%, oltre alla tridimensionalità della corazza chitinosa (i pori sulla testa), vedrete me stesso ritratto alla base dell'attaccatura dell'ala, in alto a sinistra, il mio amico Gianni, il sole e il cielo nuvoloso. Tridimensionalità percepita incredibile: Questa Platycnemis pennipes "esce" letteralmente dallo sfondo. Perche vi faccio vedere la povera Ischnura morta appesa ad una ragnatela? Perchè al 100% si vede il filo con zero aberrazioni! Rispetto ad altre soluzioni per la macro? Le differenze operative tra un vero macro e soluzioni alternative come i tubi e le lenti addizionali sono molteplici: da quelle più banali quale il fatto che con un obiettivo macro si ha la continuità di messa fuoco da infinito ad 1:1, mentre sia con tubi che con lenti si hanno range di ingrandimento più limitati, per non parlare del montaggio, smontaggio ecc. Le differenze qualitative ci sono sempre, a favore del 105mm, quanto sia grande il divario dipende fortemente dal contesto: nella foto ravvicinata a diaframmi chiusi (almeno f11) le differenze fra le due soluzioni possono essere più o meno sottili, specie se si usa una lente poco potente, ma ci sono comunque. La differenza maggiore è che un tele zoom con lente addizionale anche di ottima qualità funziona bene solo chiudendo di almeno due o tre diaframmi, alle maggiori aperture la resa è molto penalizzata da una perdita di nitidezza e comparsa di aberrazioni. E comunque ai bordi cede sempre. Insomma, le lenti fan perdere nitidezza (poca o tanta dipende) ed i tubi sottraggono diaframmi (ed ogni tanto creano qualche piccola aberrazione). Ortethrum brunneum, fotografato con il 105mm e con il 24-200 Z + lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie), in entrambi i casi a f11 e 1/640s: Confronto al 100%: Il 105 MC è più nitido, ma direi che il 24-200mm è impressionante per essere un superzoom. Volucella zonaria, sembra una vespa ma è una mosca, anzi è un moscerino, ma gigante. Fotografata con il 105mm Fotografata con il 300mm f4 Pf + Lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie). Confronto al 100% (cliccare per aprire...) Aprendo i crop si vede una notevole differenza di resa fra i due. Il 105 MC è invece eccellente a tutti i diaframmi, per cui se si vogliono fare delle foto di effetto a maggiori aperture è possibile, con le altre soluzioni no. Questa performance lo distingue anche dal 105mm suo predecessore, che aveva una resa più "a campana" con un picco verso i diaframmi centrali, ma meno performante a diaframmi più aperti. Ortethrum brunneum, 105mm f2.8 MC, fuoco selettivo sugli occhi. Platycnemis pennipes, 105mm f2.8 MC, sfuocato da favola. E poi il 105 MC permette eccellenti scatti a 1:1, come questo piccolissimo Tettigonide il cui corpo è meno lungo di 1 cm: Il crop al 100%. Impossibili da ottenere con zoom e lente addizionale, se non con lenti molto potenti e quindi ancora maggior perdita di qualità. Conclusione: il 105mm f2.8 MC si è visto che è un obiettivo dalla grandissima versatilità utilizzabile egregiamente in diversi generi fotografici senza perdita di qualità. E' un vero macro, ma non è solo un macro, è anche un (ottimo) macro. Nella macro naturalistica sul campo il 105mm f2.8 MC si rivela un grande obiettivo: le sue prerogative di nitidezza eccellente, di morbidezza dello sfuocato e di assenza di aberrazioni, unite alla stabilizzazione efficace anche alle brevi distanze lo contraddistinguono e ne fanno un'ottica di eccellenza (come lo è il 50mm f2.8 MC che è della "stessa pasta", ma nasce per usi un po' diversi) . Mauro Maratta mi ha gentilmente prestato il suo 105mm f2.8 MC per questo test. (c) Silvio Renesto per Nikonland.
  10. Torre di controllo, intercettori pronti al decollo! Nikon Z Fc, 24-200mm a 200mm .
  11. Non è la classica Coccinella dai sette punti, ma è grande uguale. Nikon Z Fc, 24-200mm a 200mm, lente addizionale acromatica Olympus da 3 diottrie.
  12. Guardaruscello, è il nome che si da' alle specie del Genere Cordulegaster. Sono libellule grandi e molto eleganti nella loro livrea nera e gialla. Amano l'acqua pulita che scorre ed hanno un volo veloce e potente. Cordulegaster boltonii, nella foto sta facendo vibrare le ali per scaldare i muscoli e riprendere la temperatura, prima di decollare. Nikon D7100, 300mm, f11, 1/250s 1600 ISO, flash di schiarita. Come ho già raccontato, ho trovato questo esemplare che stava annegando, l'ho ripescato e l'ho appoggiato ad un tronco perchè si riprendesse. Mentre lui riacquistava le forze e si scaldava, io gli uno fatto una serie di scatti, finchè non è scattato nuovamente in volo. Sono foto a cui sono affezionato, perchè hanno una piccola storia. La storia completa la trovate qui: La mia piccola grande impresa però è stata lei (o meglio lui ): La Lindenia tetraphylla, una sola specie al mondo, molto rara in Italia. Sono andato apposta nel Grossetano per fotografarla. Lindenia tetraphylla, maschio giovane. Nikon D800, SIGMA 400mm APO MACRO, f16, 1/1000s 1250 ISO. Lindenia tetraphylla, maschio maturo. Nikon D800, SIGMA 400mm APO MACRO, f11, 1/250s 140 ISO. Sembra un elicottero da battaglia. Ama stare di guardia sui posatoi da cui decolla per la caccia o per scacciare i rivali. E' una libellula da fotografare col treppiede e focale lunga. E' molto vigile e poco confidente, per cui individuato un posatoio occorre puntarlo, restare immobili finchè non torna a posarsi. Curiosamente sembra preferiscano i rami spezzati o curvi su cui posarsi appoggiando il torace. E' l'unica specie di libellula europea in cui la femmina è più appariscente del maschio. Bianca e nera zebrata, l'ho vista (è bellissima!) ma sono riuscito a fotografare solo il maschio. Vorrei tornare lì o da qualche altra parte dove è presente per portarmi a casa una bella foto della femmina. La storia intera è qui: Ci sono tante altre specie, sempre belle ma un po' più comuni, fra tutti mi piacciono i Gonfi, così chiamati perchè l'addome termina con un rigonfiamento a clava. Tigri alate, i maschi di molte specie spiccano per forcipe in fondo all'addome che serve ad agguantare la femmina. Onychogomphus forcipatus, maschio nella posa "dell'Obelisco" (di solito è per esibizione o per disperdere meglio il calore nelle giornate torride). Nikon D300, 300mm AFS + TC14, f8, 1/500s, 400 ISO. Simpatica anche la Libellula depressa detta Panciapiatta, per l'addome depresso, appunto. Libellula depressa maschio. Nikon D700, 200mm micro-nikkor AfD, f16, 1/250s 800 ISO. Libellula depressa femmina . Nikon D7100, 300mm AFS, f4, 1/1600s 360 ISO. E la Frecciarossa (Crocothemis erythraea)? Il maschio tutto rosso spicca ed è anche un soggetto abbastanza avvicinabile. Crocothemis erythraea maschio. Nikon D7100, 300mm, f 5.6 1/1250s, 800 ISO, flash di schiarita. Di Frecciazzurre (Genere Orthetrum) ce ne sono tantissime specie. Dovessi mostrarle tutte, non si finirebbe più. Orthetrum coerulescens maschio. NikonD800, SIGMA 400mm APO MACRO, f11, 1/250s, 560 ISO, flash di schiarita. Anche di Cardinali (Genere Sympetrum), chiamati così perche i maschi sono rosso-arancio (ma con le zampe nere o giallonere) ce n'è tantissime specie. Sympetrum striolatum, maschio, una delle libellule più avvicinabili. Nikon D500, 300mm Pf + Tc14, f10, 1/1250s, 1400 ISO. Arrivato dall'Africa, si è stabilito prima nel Meridione, poi è risalito fin da noi in Lombardia, col riscaldamento globale ecco l'Obelisco violetto (Trithemis annulata), bellissimo (il maschio, non è colpa mia se le femmine di queste specie sono tutte ... gialline-marroncine). Trithemis annulata maschio, L'"Obelisco" in posa da... Obelisco . Nikon D500, 300mm Pf + Tc14, f10, 1/1250s, 1400 ISO. Ma non sei stufo di fotografare libellule? A dire il vero... no. Ho per esempio ancora qualche desiderio insoddisfatto: Più di tutto vorrei fare una bella foto alla femmina di Lindenia, come ho scritto sopra. E poi c'è un sacco di altre specie che vorrei vedere (e magari fotografare!) ad esempio c'è un altro immigrato africano che mi intriga, molto grosso: la Freccia di cascata (Zygonyx torridus) un tempo segnalato solo in Sicilia, nel Trapanese, mi pare. Ultimamente ci sono segnalazioni in Calabria, vuol dire che sta risalendo il continente anche lui. Magari se non vado io da lui, fra un po' viene lui da me, come la Trithemis. E ancora tante, ma tante altre: La buffa Freccianera (Selysiothemis nigra), libellula piuttosto piccola, con un gran testone che sembra uscita da un cartone animato. Il Dragone spettro, il Dragone bruno... le Frontebianca delle torbiere... Quante ancora. Questa è l'ultima pagina del diario del vostro affezionato Fotografo di Libellule (finchè non riuscirà a fotografare qualcuna di quelle che gli mancano ). Grazie a chi mi ha seguito fin qui, come sempre spero vi sia piaciuto!
  13. E' una semplice cimice delle piante, ma in controluce mi ricordava le strane figurine di qualche pittore surrealista come Joan Mirò (a parte che le sue sono coloratissime). Così ci ho provato, tenendola piccola nell'inquadratura, un po' storta a rompere la linearità delle nervature della foglia. Nikon Z6 e 105mm f2.8 MC. Funziona?
  14. Graphosoma italicum è una cimice comunissima, che non è del solito verde. Amano i cardi e il finocchio selvatico. E' il periodo dell'accoppiamento, come si può notare . Nikon z6, 24-200, lente Olympus da 3 diottrie.
  15. Ho scattato questa foto in controluce espressamente per elaborarla in bianco e nero. A me piace abbastanza, così contrastata. Cosa ne pensate?
  16. FOTO SCATTATA DAL MIO AMICO GIANNI RAGNO. Per gentile concessione. Scolia hirta, una delle vespe nostrane più grandi, non bellissima, ma interessante, non particolarmente aggressiva (meglio non prenderla in mano però). Nikon z50, 50-250 a 250mm, lente addizionale 5T f 22, 1/125s, 2000 ISO. Quello che mi ha colpito è la qualità del 50-250 mm con la 5T, già evidenziata comunque da Max Aquila nei suoi interventi, quello che mi va di sottolineare in più è che il fattore di crop del sensore Dx in macro una certa mano la dà. A parità di distanza dal soggetto si ha un ingrandimento apparente superiore e a parità di inquadratura si può stare più lontani. Niente di nuovo ma può essere utile ricordarlo.
  17. Runcinia grammica, una delle tantissime specie di Ragni Granchio, così detti perchè non tessono la tela ma usano le prime quattro zampe come chele di un granchio. Questo non prende il colore del fiore., si limita ad aspettare immobile. Crop da orizzontale a verticale.
  18. Per chi nutrisse ancora dubbi sulla validità dell'accoppiata, scatto di oggi: Nikon Z6, FTZ, 300mm f4 Pf, Lente Addizionale Sigma AML 01-72, monopiede. Nessun crop. Dati di scatto: f11, 1/1250s e 4000 ISO, questi ultimi causa raffiche di vento e scomparsa, come da legge di Murphy, del sole al mio arrivo sul posto (va da se chè questa è una tra le poche riuscite di una raffica di foto non allineate perfettamente). Gli ISO alti penalizzano un po' l'immagine ma per un obiettivo non macro con su una lente, vedere le cellette dell'occhio non è roba da poco: A ISO più ragionevoli sarebbe stata ancora meglio.
  19. Macroglossum stellatarum, o più semplicemente Sfinge del Galio, nota anche come Farfalla Colibrì, il perchè si vede nella foto. Come il Colibrì, questa farfalla non si posa sul fiore per succhiare il nettare ma rimane sospesa in volo. Macroglossum vuol dire grande lingua, anche quello si vede nella foto. Fuoco sulla pianta, un leggero mosso è rimasto, ma non mi da' troppo fastidio. Sempre per la serie prove di IIF (Insects In Flight ) con la Z. Stessa attrezzatura usata per il Bombo (Z6, 300mm f4Pf, TC14 EIII, FTZ) ritaglio Dx (Quasi quasi mi compro una Z50!).
  20. Mi piaceva la composizione, ma c'era molto vento, per cui ecco il primo il primo esercizio di pazienza: riposizionarsi e scattare fino a cogliere i soggetti in perfetto parallelismo con il sensore. Il secondo esercizio di pazienza: c'era molto vento per cui via a clonare più sporcizia possibile dall'immagine. Nikon Z6, 300mm Pf (con FTZ) lente addizionale SIGMA AML 72-01, f11, 1/1600s, 3200 ISO (nuvole). Di Damigelle in accoppiamento ne ho a mucchi, potevo anche lasciar perdere, ma mi intrigavano le tonalità smorzate e la geometria dell'insieme, per questo ho insistito. A proposito, di specie di Damigelle che ne sono decine, se vi interessa saperlo, queste sono delle Ischnura elegans. Ecco, vi ho detto tutto. Adesso... terzo esercizio di pazienza: vado a pulire il sensore della Z6.
  21. Oggi ho voluto provare a fare della foto ravvicinata, anzi della quasi-macro, con la Z6 ed il 24-200mm f4-6.3 su cui ho montato la lente addizionale SIGMA AML 72-01. Come è andata? Leggete e saprete! Ho sempre sostenuto che in assenza di un macro, uno zoom che arrivi a 200mm accoppiato ad una lente addizionale acromatica di buona qualità e non troppo potente, come la SIGMA AML 72-01 (1,8 diottrie) possono dare soddisfazioni a chi non ha obiettivi macro o o non se li è portati dietro per i motivi più vari. Vale anche per il Nikon Z 24-200mm f4-6.3? Se così fosse si avrebbe un kit per fare di tutto in viaggio, compresa la fotografia ravvicinata.. Ho voluto quindi trasformarmi in un macrofotografo "occasionale", scattando addirittura a mano libera. Ecco i protagonisti della storia: L'anello adattatore ci vuole perchè la lente ha diametro 72mm mentre l'obiettivo ha diametro 67. Attenzione: se si monta prima la lente, il paraluce non si innesta, occorre montare prima il paraluce e poi avvitare la lente (con su l'adattatore). Questa è un experience, non un test tecnico quindi per le specifiche e tutto il resto rimando ai numerosi articoli di Mauro, Max e perchè no, anche ai miei. Qui si guardano i risultati. Il 24-200mm da solo offre già una discreta versatilità d'uso e una buona qualità (per la sua categoria, non è un 70-200 f2.8 e non è una focale fissa, tuttavia è il primo superzoom che non mi ha fatto pentire di averlo comprato ed è già qualcosa). Cliccare sulle foto per vederle a maggior risoluzione. Da solo permette inquadrature interessanti, anche se lo sfondo non è tra i più delicati (ma vedremo che le cose possono cambiare): Nikon Z6, 24-200 a 200mm f8, 1/800s, 250 ISO, mano libera. Presenza di vento. Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/320s, 1800 ISO. Adesso montiamo la lente. Tutte le foto non sono croppate per dare un'idea dell'inquadratura effettivamente ottenibile col formato FX. Solo in fondo all'articolo ho messo due foto in formato Dx (specificato nella foto) per far notare la differenza. Il range di di utilizzo è da 55cm a 37cm circa dalla lente frontale (non dal sensore), e quindi anche il range di ingrandimenti non è molto ampio (teniamo presente che riducendo le distanze la focale si riduce), su soggetti piuttosto piccoli abbiamo questo: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, 10, 1/1250s, 720 ISO. Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f10, 1/1250s, 1600 ISO Con inquadrature un po' più ampie per via della situazione: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/1600s, 720 ISO oppure perchè il soggetto è più grande: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/1600s, 900 ISO Le cose si fanno interessanti. E la qualità? ecco un crop 100% dell'immagine sopra, con un po' di attenzione si intravedono gli ommatidi (le cellette dell'occhio) Altra libellula: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f10, 1/1250s, 1250 ISO Altro crop: Certo non è inciso come un vero macro, ma per essere uno zoom con davanti una lente, vedete voi. Con un minimo di attenzione, avvicinandosi in modo accorto anche soggetti un po' meno grandi possono venire bene: Nikon Z6, 24-200 a 200mm, f9, 1/1000s, 500 ISO. E... che belle le "palline" di polline sulle zampette!! E se ci avessi la Z50? Ne ha scritto Max Aquila, ma per amor di completezza vi faccio vedere la stessa foto "ritagliata" in formato Dx Eh mica male vero? Altro esempio con insetto lungo "mezza" ape: Eccoci alla fine di questa experience. Il nikon Z 24-200mm f4-6.3 abbinato alla lente addizionale SIGMA AML 72-01 (o ad altra lente acromatica equivalente come la Canon 500D), da' questi risultati, secondo me buoni o più che buoni, nelle foto in campo, quando conta il soggetto centrale e non serve la nitidezza ai bordi, prerogativa dei veri macro o di obiettivi più corretti. Se volete fare della macro il vostro genere fotografico d'elezione, è meglio cercare altre soluzioni, altrimenti ci si può divertire con veramente poco in termini sia di ingombro che di spesa. (c) Silvio Renesto per Nikonland Nota: la Canon 500D è una lente molto valida, ma molto pesante, visto il barilotto di plastica del 24-200mm che va tenuto esteso a 200mm, io preferisco montarci la SIGMA che pesa poco più di un filtro. E' una cosa secondo me da tenere presente se si fa una mattinata sul campo con la lente sempre montata.
  22. Anax imperator maschio. Sfondo un po' vivace, ma non mi sembra disturbi troppo. I due rametti dovrebbero bilanciare la composizione.
  23. La mia attività fotografica la momento è purtroppo ridotta solo all'ambito professionale, ma qualcosina da dire magari potrebbe esserci, proviamo. Sto studiando un pesce fossile molto interessante, forse una nuova specie, che purtroppo si trova in un Museo oltre confine e non mi va, ma nemmeno mi sarebbe permesso, di andare a fotografarlo personalmente. Per questo devo affidarmi ai tecnici del Museo, dare loro delle indicazioni e verificare il risultato. Nel complesso non ci sono stati problemi, ma ho incontrato una sola difficoltà (oggettivamente è una foto difficile, ad elevato ingrandimento) che ho cercato di risolvere in postproduzione. Il pesce è affine al Celacanto attuale (famoso fossile vivente, termine contraddittorio, ma non importa) e in quel gruppo la struttura delle scaglie (termine più preciso per indicare le "squame" che sono solo quelle dei rettili) è fondamentale per il riconoscimento. La foto di scaglia singola che ho disponibile è questa: Ottenuta con una Sigma Sd quattro H e il 105 macro OS la scaglia è lunga circa quattro mm (foto non facile quindi). Se non avete occhio, non è che ci si capisca molto, soprattutto è difficile valutare l'estensione e la struttura fien della scaglia. Come risolvere senza far rifare la foto (ci sono dei motivi logisitici) Fare un disegno era un'opzione , ma la prospettiva di fare a mano tutte quelle righine non mi andava proprio. Ho preferito manipolare la foto. Primo tentativo: agisco su livelli, texture, contrasto e vividezza,un po' di sharpening: Adesso la texture si vede abbastanza, ma il colore confonde, non sono completamente soddisfatto, vorrei che il pattern fosse più evidente rispetto alla matrice di sfondo. L'idea che mi è venuta è di fare una versione in bianco e nero da accoppiare a quella a colori. Nella versione in bianco e nero: ho prima ridotto la nitidezza della matrice "impastandola" con un leggero passaggio del pennello con il colore base della amtrica con opacità al 16%, Ho portato la foto in bianco e nero e aggiunto un livello "accentua passaggio". Con la maschera di livello ho tolto l'accentuazione dalla matrice lasciandola solo sulla scaglia. Infine ho creato l'illustrazione combinata per mostrare la sia versione reale (solo corretta la nitidezza) e quella postprodotta (cosa che dichiarerò nella didascalia, che reciterà più o meno così: "the black and white version has been digitally modified to enahance the pattern of ..."): Cliccateci sopra. Adesso anche la struttura microscopica della scaglia è ben visibile. Vi ricordo che la riga nera equivale a 2mm!!! Bene, è tutto, se è stato interessante ne sono contento, se è stato noioso me ne dispiaccio. Se qualcuno di voi avrebbe fatto diversamente, sono curioso.. anzi, se mi date un'idea brillante (= facile e veloce con risultato migliore) la applico volentieri e vi citerò nei ringraziamenti in coda all'articolo . Tenendo presente che la foto di partenza è quella, quindi solo pp.
  24. La qualità di immagine della SD quattro è stata una vera sorpresa, l'ho provata in un contesto professionale e la macchina si è rivelata uno strumento eccellente per la documentazione paleontologica, sia a scopo didattico che scientifico. Questa insolita macchina fotografica mi ha sorpreso (ed entusiasmato) quale strumento per il mio lavoro, regalandomi un'esperienza davvero speciale (per chi non lo sapesse, sono un Paleontologo, dei Vertebrati per l'esattezza, e mi occupo di Rettli fossili, soprattutto del Triassico, ossia intorno ai 200 milioni di anni fa, presso l'Università dove insegno. Ho al mio attivo oltre sessanta lavori scientifici oltre ad un'intensa attività di divulgazione con conferenze e tutto il resto). La fotografia ha un ruolo fondamentale in Paleontologia,per documentare i risultati dei propri studi, o semplicemente avere illustrazioni di fossili a scopo didattico o divulgativo. Siccome i fossili sono tra le cose più tranquille che si possano immaginare, le limitazioni della SD quattro in fatto di ISO, tempi di reazione e così via, divengono irrilevanti. Con un buon stativo od un treppiedi, e potendo gestire la luce, si possono ottenere eccellenti immagini rimanendo a 100 iso e chiudendo i diaframmi quanto serve. Se ne vanno quindi i difetti di questa fotocamera, ma rimangono i pregi, soprattutto come vedremo, la ricchezza di dettaglio e la sensazione di tridimensionalità che da' ai soggetti fotografati cosa che credo si possa ottenere solo con strumenti molto più costosi, o ingombranti, o tutte e due le cose. Quello che veramente fa la differenza nella Sigma SD Quattro per la mia attività non riguarda tanto le foto di esemplari interi da pubblicare su riviste scientifiche (dove date le dimensioni finali delle foto pubblicate il livello di esigenza è spesso inferiore) quanto nella ricchezza del dettaglio dei particolari indispensabile nelle fasi attive della ricerca e nella sfruttabilità dei crop più spinti, anche per la didattica. Ho fotografato questa ammonite cinese che ha ancora la conchiglia originale conservata, caso piuttosto raro. Il diametro dell'esemplare è circa tre-quattro centimetri. L'ho ripresa con il 50mm f1.4 ART e la Lente addizionale acromatica Marumi da 3 diottrie. Nota: Tutte le foto dell'articolo sono state riprese con il 50mm ART con o senza la lente Marumi a seconda della necessità. E questo è il crop al 100% Qui ho avuto la prima rivelazione. Non avevo mai visto una foto, specialmente un crop così spinto, in cui si vedesse così bene la distinzione fra i vari strati della conchiglia, le suture interne (quelle forme arborescenti) e la roccia sedimentaria che ha riempito l'interno della conchiglia. Una tridimensionalità stupefacente in un crop 100%. Certo non stampabile ma perfettamente usabile a scopo didattico. Infatti, insieme a quella che segue, l'ho inserita nel Power Point della mia lezione di Venerdì scorso. Ammonite in sezione, poco più grande di quella della fotografia precedente, ma conservazione differente. L'Ammonite è ricoperta da Pirite, un minerale di ferro che precipita in ambienti poveri di ossigeno spesso ad opera di batteri. Di nuovo crop al 100% Di nuovo, stupore nell'apprezzare lo "scalino" tra la pirite incrostante nera e i setti della conchiglia che la suddividono in tante camere. Anche questa usata a lezione! Un Bivalve... Volete vedere le strie di accrescimento in rilievo? Eccovi serviti. Ricordo che ho usato un obiettivo standard (come lunghezza focale) ed una lente aggiuntiva; con un vero macro le cose avrebbero potuto essere ancora meglio, sia nei casi precedenti che per quel che segue. Bene i crop per la didattica, ma per la ricerca scientifica, dove trovo il vantaggio? Senza tediarvi troppo, vorrei spiegare che il punto di partenza di uno studio è la descrizione dell'esemplare, o degli esemplari, che si hanno in esame. La descrizione si basa sull'osservazione, di solito al microscopio binoculare (che permette una visione tridimensionale): questa fase è irrinunciabile, si osserva e si scrivono appunti che serviranno per la stesura della descrizione definitiva. La freccia gialla indica la Camera Lucida, che descriverò più avanti. Se l'esemplare è a disposizione nel proprio deposito o laboratorio, non c'è problema, lo si può osservare quante volte si vuole. Se invece è custodito presso un altra istituzione, dove non è possibile recarsi in continuazione, per via della distanza dalla propria sede e delle altre cose che si hanno da fare e del poco tempo a disposizione, che si fa? Si sta presso Il Museo o Università che custodisce l'esemplare quanto più si riesce, in modo da stilare una descrizione il più completa che si può, poi ci si porta a casa una documentazione fotografica più dettagliata possibile, per completare le osservazioni. Anche in questo caso un dettaglio più fine può fare la differenza, per riconoscere strutture... e la Sigma SD Quattro non delude. Pesci della Green River Formation 60 milioni di anni fa, il più lungo è 4cm circa Crop 100%; dove sono più visibili i limiti fra le ossa? Un serpente di mare dell'epoca dei Dinosauri, la lastra è lunga circa 30cm Le ossa della testa, una per una. In questo crop si vede "bene" che i primi serpenti avevano ancora le zampe posteriori, anche se ridottissime. di solito si correda una pubblicazione scientifica, oltre che di fotografie, anche di disegni interpretativi che contribuiscano a chiarire meglio alcuni particolari di ciò che si descrive, che potrebbero essere decifrabili nelle foto. Come si fanno questi disegni? Il modo classico è quello di applicare al microscopio una "camera lucida", un accessorio a specchio che permette di sovrapporre al percorso ottico di uno dei due oculari il riflesso di un foglio di carta. Microscopio stereoscopico (binoculare) con Camera Lucida. Così guardando al microscopio ... a qualcuno viene il mal di mare, gli altri vedono il foglio di carta sovrapposto al soggetto e così si possono disegnare i contorni di ciò che sta sotto al microscopio.E' un lavoro lento, e si deve procedere a pezzetti, perchè sui bordi c'è distorsione. Inoltre il risultato è tremolante e va ripassato "in bella" più volte. Inoltre se l'esemplare è custodito altrove, bisogna recarsi là dov'è tutte le volte che occorre disegnarlo. E occorre che "là" abbiano disponibli il binoculare e la camera lucida, perchè non è molto pratico portarseli dietro. Attualmente si può parziamente sostituire questa procedura usando Photoshop, con una tavoletta grafica e applicando un foglio di lucido virtuale (un livello) sulla foto dell'esemplare e disegnare così le strutture che interessano. Per aumentare la precisione si ingrandisce l'immagine al 200-300%, a volte anche al 400%. Si ha inoltre il grande vantaggio di poterlo fare nella propria sede di lavoro.Ho scritto che questo metodo sostituisce solo parzialmente la camera lucida, perchè la qaulità della foto influisce molto, ombre, aree sfuocate, nitidezza non adeguata, e mancanze di contrasto fra fossile e roccia possono creare problemi di interpretazione, ne qual caso bisogna per forza ritornare a vedere l'esemplare, pena errori nella ricostruzione. Naturalmente più si cura la luce e quanto più incisa è la foto, tanto minori diventano le difficoltà di interpetazione. E qui torniamo alla ricchezza del dettaglio. A scopo di esempio per questo articolo, ho provato a disegnare un avambraccio di una piccola tartaruga marina di 100 milioni di anni fa, basandomi su una foto scattata con la Sigma SD quattro. Ecco un dettaglio della tartaruga Ecco il braccino: Questo è un crop al 100%, ma per disegnare ho ingrandito l'immagine fino al 300% e tutti gli elementi erano perfettamente individuabili. In un tempo brevissimo ho tracciato i contorni delle ossa. Per darvi poi l'idea di come deve apparire l'illustrazione definitiva, ho successivamente stampato e ripassato il disegno aggiungendo la puntinatura ed un po' di lettering (ossia le sigle convenzionali che individuano le diverse ossa). Et voilà. Pronta per essere pubblicata (in realtà dovrei aggiungere qualche altra sigla) Ultravioletto con la Sigma SD Quattro. Mamma mia! In Paleontologia si usa la luce ultravioletta nei casi in cui la sostanza che costituisce il fossile rifletta i raggi ultravioletti in modo diverso (maggiore) della matrice rocciosa ( cosa che putroppo non accade sempre, dipende dal fossile e dalla roccia). Per rendere le cose più difficili alla Sigma SD Quattro, abbiamo preso in esame dei fossili tra i più difficili che ci siano, dei ...polpi (proprio come quelli di oggi, coi tentacoli e tutto). La storia evolutiva dei polpi è pochissimo conosciuta perchè, non avendo parti dure, si trovano allo stato fossile solo in casi rarissimi e solo in pochi giacimenti speciali, che vengono apposta definiti "a conservazione eccezionale". Questo polpo proviene da uno di questi giacimenti, che si trova in Libano, ed ha anche lui 100 milioni di anni. Visto così, non è che entusiasmi troppo, vero? Ma se lo illuminiamo con una luce UV A da 380 nanometri come si comporterà la nostra Sigma, con il suo cinquanta e addirittura una lente addizionale? La ricchezza di informazione e di dettaglio ha dell'incredibile. Mi permetto di attirare l'attenzione su alcuni particolari. E così avete scoperto che i polpi di 100 milioni di anni fa vevano residui di una conchiglia, un po' come le seppie! Tutto questo senza rimuovere il filtro IR (perchè sono maldestro e temevo di romperlo). E senza nemmeno usare un Coastal Optics 100mm macro che costa come una utilitaria. Inutile dire che ho usato questi crop a lezione Altro esempio, una specie di Anguilla preistorica ( fotografata sempre con la SD Quattro ma questa volta con montato il 150 macro OS) Si vede la preda che ha nel ventre, il suo ultimo pasto è stato un crostaceo uguale alle nostre canocchie. In Ultravioletto la definizione è incredibile. Finisco con l'ultravioletto con un ultimo polpetto di pochi cm (in cui si vedono comunque le branchie). In conclusione, la Sigma SD Quattro mi ha entusiasmato (troppo, adesso ne voglio una) e la ritengo uno strumento eccellente per il mio lavoro. Ribadisco quanto ho scritto all'inizio, sono naturalmente ben consapevole che risultati identici e probabilmente superiori si potrebbero ottenere anche con altre attrezzature, ma il punto forte è che la Sigma SD Quattro offre risultati professionali in un insieme agile ad una frazione del prezzo e dell'ingombro rispetto a strumenti più raffinati, mezzi formati, microscopi combinati e quant'altro. Accoppiata ad un 105 macro,e qualche batteria di riserva, posso portarla con me in ogni museo del Pianeta senza alcun problema e riportarmi a casa files che hanno tutta la qualità e la versatilità che mi serve, anzi di più. Da questo punto di vista non posso che esserne pienamente soddisfatto. Vi lascio con una carrelalta di immagini ottenute con la Sigma Sd Quattro ed il 150 Macro, e con il sapiente contributo di Mauro Maratta per quanto riguarda la gestione della luce. Alcune Ammoniti: Particolari: Sezione di osso di Dinosauro: I fossili fotografati per questo articolo sono custoditi presso il Museo Civico di Storia Naturale di Milano, e il Museo "Realini" di Scienze Naturali di Malnate.Colgo l'occasione di ringraziare di cuore i Curatori dei rispettivi Musei (Dr. Teruzzi e Dott.ssa Dotti), per la generosità, gentilezza e disponibilità mostratami in questa occasione (come in tante altre in passato). Grazie anche a Mauro Maratta che mi ha dato l'occasione di provare questa fotocamera, mi sono divertito un mondo. Anche da parte mia un sentito grazie alla sensibilità di Mtrading Srl, distributore italiano dei prodotti Sigma che mi ha offerto l'opportunità di provare questa entusiasmante e singolare fotocamera. Silvio Renesto per Nikonland
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