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  1. Con un mese o quasi di ritardo, ma sarà colpa del riscaldamento globale , ecco che arriva (da non so dove) la Hierodula tenuipunctata, ovvero la Mantide Gigante asiatica che, come ho già scritto, da un po' di anni si sta diffondendo in Italia settentrionale. Stessa modella quindi, ma questa volta "affrontata" con un kit differente. Che secondo me ha fatto una certa... differenza (gioco di parole intenzionale). Gli anni scorsi l'ho fotografata soprattutto con con il 24-200 Z ed un tubo, oppure con il 300mm, per timore di fuga, per lo sfuocato ecc. Questa volta ho sfidato le distanze ed ho usato esclusivamente il 105 macro MC. Complice una luce più favorevole, ho potuto sfruttare appieno le doti sia della Z8 che del 105mm. Ho inquadrato in modo da avere uno sfuocato vivo ma non invadente ed ho sfruttato il bokh... la sfuocatura progressiva del 105 per un frontale: Un tre quarti: Un'inquadratura laterale "tutto a fuoco": Tutte le foto sopra sono a f11, mentre quella di sotto è a f4, che a queste distanze è vicino alla tutta apertura (f3.3): Infine passaggio da Fx a Dx (originale da 21 megapixel...) CLICCARE PER APRIRE
  2. Un'analisi di dati e delle considerazioni più che un vero test, ma penso possa servire per una riflessione ai potenziali interessati. Il post dell'Admin sullo Zhongyi 200mm f4 macro per Z ha sollevato la mia curiosità, in questo caso più accademica che altro. Non essendo disponibile, non ho fatto una prova diretta e quindi non posso discutere alcuni aspetti, però altri sono facilmente ricavabili dai dati forniti dal produttore e dai video disponibili. Vi presento le mie osservazioni su questi ultimi e dei pensieri conclusivi. Aspetto ed ergonomia. Non posso valutare se sia robusto o meno, ma l'aspetto è pulito ed elegante, ad eccezione dell'orribile scritta bianca "200 F4" che giganteggia nella parte anteriore del barilotto. Per il resto il tipo di caratteri usati ricordano certi prodotti Made in Germany, ma non sappiamo se sono incisi, serigrafati o che. La ghiera di messa a fuoco è molto ampia, come dev'essere in un obiettivo manuale, oltrettutto macro, ma solo mettendoci le mani sopra si vedrà se è scorrevole, ben frenata o meno. Sono presenti le indicazioni delle distanze in metri, piedi ed i corrispondenti rapporti di riproduzione, utili sempre, necessari in un manual focus. E' presente un grossa ghiera per i diaframmi ed un anello treppiedi rimovibile, già predisposto con piede compatibile sistema Arca Swiss, un tocco di intelligenza sempre più presente nei produttori di ottiche universali, ma che sfugge ai marchi più famosi. Specifiche utili alla discussione (quelle complete le trovate nel post di Mauro o nel sito Zhongyi): Messa a fuoco manuale, niente contatti elettronici. Costa circa 500 euro... Diaframmi da f4 a f32. Doveroso in un macro ma bisognerà fare i conti con la diffrazione. Distanza minima di messa a fuoco 0.48m per un rapporto di riproduzione di 1:1, ne riparliamo. Messa a fuoco interna (IF). 11 elementi in 7gruppi (un mucchio di lenti a bassa dispersione, speciali ecc.) Diaframma a 9 lamelle, fa presumere un bello sfuocato Diametro filtri 67mm Dimensioni: circa 75mm x 216mm (baionetta esclusa), non piccolo, ma c'era aspettarselo. Peso: 1230g (con il collare per il treppiedi). Non una piuma, ma di nuovo c'era da aspettarselo. Distanze, distanze, focali, focali! La distanza minima di messa a fuoco a 1:1 è 48cm, poco diversa da quella del 200mm f4 AfD Nikkor (50cm), per cui questo Zhongyi alla minima distanza è un 120mm effettivi. (erano 125mm per il 200mm micro nikkor AfD) La distanza di lavoro (dato più significativo in quanto è la distanza fra soggetto e lente frontale) a 1:1 la ricaviamo sottraendo la lunghezza dell'obiettivo più il tiraggio della fotocamera quindi in mm: 480 - (216+16) = 248mm cioè circa 25cm. Paragonabile a quella del 200 micro AfD Ed (26cm). In entrambi i casi, l'aggiunta del paraluce sacrifica altra distanza utile, quello dello Zhongyi mi sembra piuttosto grosso, se possibile eviterei di montarlo o cercherei un sostituto più corto. Dai 43 secondi del video di presentazione su youtube: Si possono trarre altre considerazioni (approssimative) sulla focale effettiva ad altri rapporti di riproduzione. ad 1:2 la distanza di messa a fuoco è circa 65cm quindi la focale effettiva è "circa" 145mm (155mm nel Micro Nikkor AfD) ad 1:3 la distanza di messa a fuoco è circa 85cm quindi la focale effettiva è "circa" 160mm (170mm circa nel Micro Nikkor AfD) ad 1:5 la distanza di messa a fuoco è poco sotto i 130cm quindi la focale effettiva sarà un po' meno di 180mm (il 200mm micro Nikkor AfD è 180mm giusti). Un trucco, (valido per QUALSIASI tele anche non macro) ossia l'aggiungere un tubo corto, potrebbe a parità di distanza incrementare sensibilmente la focale effettiva senza doversi avvicinare aumentando l'ingrandimento, così che, tanto per dire numeri a caso, a 50 cm diventerebbe un 180mm effettivi anzichè un 125mm, mica briciole. Oppure si avrebbe lo stesso ingrandimento stando più lontani, Il tutto si pagherebbe con una perdita di luminosità, ma abbastanza contenuta se il tubo è corto. Se volete fare un confronto più esteso, comprendente anche il SIGMA 150 OS Macro andate qui: https://www.nikonland.it/index.php?/articoli/test/obiettivi-sigma/sigma-150mm-f28-apo-macro-os-test-approfondito-r13/ Tutto sommato si tratta di valori comparabili, per più o meno leggero difetto, al 200mm micro-nikkor AfD. Altra cosa che si nota dal video è che la corsa della ghiera di messa a fuoco si riduce drammaticamente a pochi mm nelle distanze da 10m ad infinito. Tipico di questi macro manuali, è progettata per evitare di dover fare eccessive rotazioni alla ghiera di messa a fuoco, ma così rende un po' laboriosa (è un eufemismo) la messa a fuoco precisa alle grandi distanze. Qualità di immagine, non ci possiamo pronunciare. Immagini campione sul sito Zhongyi: http://www.zyoptics.jp/gallery/apo/apo-200f4/ Comprerei questo obiettivo? La domanda da porsi prima è: Supponendo che la qualità ottica sia ottima, cosa comporterebbe usare questo 200mm sulla mia nikon Z? Naturalmente la rinuncia all'af e a tutte le funzioni consentite dai contatti elettronici. Ma questo è ovvio. Più interessante potrebbe essere riflettere sull'operatività: E' un obiettivo relativamente pesante e non stabilizzato a messa a fuoco manuale quindi, salvo possedere notevoli doti personali di stabilità, e braccia di marmo, necessita assolutamente di un treppiedi per poter focheggiare senza oscillazioni o micro spostamenti avanti- indietro che non verrebbero compensati. C'è da dire che il focus peaking potrebbe dare una mano, anche rispetto all'Af talvolta surreale delle Z6/7 Ma il campo di applicabilità, perlomeno per le mie capacità, si ridurrebbe a riprendere soggetti statici con il treppiedi. Rispetto al 200mm micro AfD, fatte salve le sconosciute differenze di qualità ottica, il vantaggio sui corpi Z di questo Zhongyi è il poter fare a meno di adattatori che complicano ulteriormente la vita. le differenze di focale effettiva all'atto pratico sono trascurabili. Per concludere, direi che solo se si avesse voglia praticare la slow macro questo obiettivo potrebbe rivelarsi divertente. Da parte mia, vorrei veramente che me lo regalassero per giocarci , ma da quando ho corpi ed ottiche af stabilizzati la comodità che ne deriva dall'evitare l'ingombro e le perdite di tempo e fughe di soggetti ad opera del cavalletto ed annessi (ragioniamo iin termini di macro sul campo fra cespugli ecc. su soggetti "svegli") e la precisione di messa a fuoco ottenibile con l'af mi affievolisce di molto il desiderio di acquistarne uno. Queste le mie considerazioni, mi piacerebbe sentire la vostra opinione. FOTO DA VARI SITI (NIKONRUMOURS, ZHONGYI OPTICS ETC...)
  3. Oggi un'uscita nel solito posto sul Fiume Azzurro, essere lì la mattina, prima che si popoli troppo, mi fa bene anche senza fotografare . Non mancherebbero gli uccelli, ma barche ed umani vari li tengono a distanza. Ma non importa sono lì per fare macrofotografie, mi aggiro fra i cespugli e le rive in cerca di soggetti interessanti. Abbondano i soggetti noti, che allora cerco di riprendere in modo un po' diverso: Un maschio di Crocothemis erytraea in controluce, la vegetazione crea uno sfondo particolare per ombre e colori. A me piace. Una altro maschio di Crocothemis erytraea che rivisito in chiave tricolore, blu dell'acqua, rosso lui, giallo paglia la... spiga bruciata. Restiamo minimalisti: una femmina di Orthetrum albistylum, dai riflessi metallici, il bosco sull'altra riva riflesso nell'acqua è quello che da' il colore di sfondo. Finora però il mio entusiasmo è moderato, diciamo così,foto carine ma niente di che e soprattutto niente di nuovo. Poi, l'angolo dell'occhio percepisce un movimento fra l'erba. E capisco che la giornata prende una svolta. Molto positiva! Ci sono dei soggetti che, anche se non sono proprio rari, desidero da tempo fotografare ma non mi è mai capitato. Ed oggi, regalo, eccone uno. Acrida ungarica! Di certo questa immagine susciterà qualche perplessità su quanto io sia facile all'entusiasmo. Sembra una cavalletta un po' sghemba (ed è proprio quello che è)... Ma se la si guarda bene, si vede che è una "bestia" curiosa: Le zampe posteriori sono magre magre, l La testa.. è lunga lunga con la bocca in basso, e gli occhi in cima, e due buffe antenne coniche sembra un disegno da fumetto. Lo trovo un insetto molto simpatico, desideravo da tempo di incontrarlo da vicino e fotografarlo, perciò, come da titolo, oggi sono contento. Le foto me le sono proprio sudate (e non è una metafora). NOTA SULLA Z8 per chi soffre se non si parla di attrezzatura : Sul serio, fa la differenza, anche in macro, ad esempio riducendo pressochè a zero il turpiloquio provocato dall'autofocus della Z6, soprattutto con le ottiche Z (ho usato il 105 MC e il 24-200), ma anche con il 300 + Tc14+FTZ (che sarà sostituito con "qualcosa" Z appena mi sarà possibile). C'è naturalmente molto di più, ma già questo mi rende felice dell'upgrade.
  4. Gene Wilder in Frankenstein Junior (1974). Devi saperlo fare ma.. se lo sai fare... con la Z8 lo puoi fare (finalmente)! Nikon Z8, 300mm f4Pf + Tc14 eii + FTZ, f7.1, 1/1600s, 900 ISO, ritaglio Dx, mano libera. Aprire per giudicare please. Punto singolo di messa a fuoco, dritta come un fuso e veloce come un lampo. Questo per dire che... PS1. Si può fare anche con la Z9, ne sono convinto. PS2. Per i pignoli: lo so che il tappo è a rovescio, ma non lo ritengo essenziale.
  5. Un paio di mini uscite per mettere alla prova la Z8, o forse dovrei dire me stesso con la macchina. Comunque condivido alcune immagini e considerazioni, sperando di far cosa gradita e se ripeto qualcosa di quanto già scritto da altri prendetela come una conferma ulteriore, un rinforzo, una stellina in più. Versione di una riga: devo studiare un pochino i settaggi per poterla usare al meglio ma già al primo contatto è bella, rapida e intuitiva. Ne sono soddisfattissimo. Preliminari: Ho tirato gli attacchi della tracolla: tengono. Ho montato e smontato tutti gli obiettivi: nessun problema. Adesso passiamo all'azione: Confermo tutto quello che hanno scritto gli altri possessori di Z8 sulla rapidità di reazione e di messa a fuoco. Purtroppo non c'erano molti volatili che volavano, probabilmente per colpa delle tempeste dei giorni precedenti, ho inseguito un povero cormorano lontano e la macchina non ha sbagliato, le foto non le pubblico perchè veramente insignificanti. Pubblico questi Cigni bianchi, ottima resa per essere un controluce totale. Nikon Z8, 300mm f4pf + Tc14 eii + FTZ, mano libera formato FF. Il fatto di avere circa 46 megapixel significa poter scattare anche in Dx con una risoluzione più che dignitosa, come nel caso di questa famigliola di Svasso Maggiore, sempre putroppo in controluce ( il motivo è che dovevamo andare in un'altro posto, ma i disastri lo hanno reso inaccessibile quindi abbiamo dovuto trovare una soluzione di ripiego nelle vicinanze): Nikon Z8, 300mm f4pf + Tc14 eii + FTZ, f7.1, mano libera formato Dx. Un albero vittima del maltempo. Nikon Z8, 24-200mm Z a 37mm, formato Fx Naturalmente la soddisfazione di riuscire a fotografare di nuovo una libellula in volo, ma ne ho già parlato... Nikon Z8, 300mm f4pf + Tc14 eii + FTZ, f7.1, mano libera formato Dx. Qui una Libellula (Ortethrum albistylum maschio) ripresa a pieno forrmato con il 300mm ed un tubo Z compatibile da 35mm. Nikon Z8, 300mm f4Pf + FTZ + Tubo da 35mm, mano libera, formato Fx. Se invece il soggetto è più lontano, come questo maschio di Calopteryx splendens, rieccoci ad usare il Tc14 e ritagliare al formato Dx: Nikon ZX8, 300mm f4pf + Tc14 eii + FTZ, mano libera, formato Dx. Insomma questi primi tentativi di wildlife e macro con la Z8 mi hanno soddisfatto, anzi entusiamato. In ultimo vi propongo questo Bombo, ripreso con il Nikon Z 105mm MC in formato Fx e Dx , quindi 150mm "equivalenti" (ma non proprio, lo so" ) Nikon Z8 e 105mm MC in formato Fx Nikon Z8 e 105mm MC in formato Dx. NOTA, il formato Dx è ottenuto in postproduzione a scopo dimostrativo, non sono stato a passare in continuazione da un formato all'altro sul campo .
  6. Siamo ad Abbiategrasso, nel Parco del Ticino, dalle parti della ex Colonia Elioterapica, dove facendosi strada inizialmente fra quelli che fanno pic nic in spiaggia e si bagnano a dispetto del cartello che indica scarsa qualità dell'acqua, arriviamo abbastanza distanti da essere tranquilli e dedicarci alla fotografia macro o quasi macro. Comincio con due foto non specialissime, ma corrette: Calopteryx splendens maschio (blu) e femmina (verde): Soggetto abbondante ed un tantino inflazionato però. Il Ticino, a Motta Visconti e ad Abbiategrasso, dal punto di vista "odonatologico" (ossia delle libellule) è il mio luogo d'elezione per fotografare gli Onychogomphus, splendide libellule tigrate i cui maschi hanno una specie di pinza (infatti gli Inglesi li chiamano Pincertails) al termine dell'addome che serve ad afferrare le femmine durante l'accoppiamento. Amano l'acqua corrente, sono velocissimi volatori che afferrano le prede e si posano per divorarle (o anche solo per riposare)... sui sassi del greto del fiume, per cui, perchè rendano in fotografia, vanno riprese stando sdraiati a terra, in modo di essere (più o meno) alla loro altezza, altrimenti le foto possono risultare deludenti. Come questa, scattata sbagliata apposta a scopo didattico, per far vedere come non si fa: troppo lontano e troppo alto, anche se ero quasi in ginocchio (c'è dello sporco sul sensore, lo so ma non mi importa per me è una foto da cestino): La macro è cosa anche per vecchi, ma un tantino flessibili Errore da evitare è modificare la propria figura troppo vicino al soggetto, che nota il cambiamento e fugge. Ci si acquatta già ad una certa distanza e poi ci si avvicina un po' alla volta, con attenzione, scattando nel mentre. Ed ecco una foto che considero riuscita: Questa mia chiacchierata ha lo scopo di ribadire per l'ennesima volta che anche in macro non basta il soggetto, l'esposizione corretta eccetera eccetera, ma ci vuole un po' (di esperienza e) di impegno per ottenere risultati gradevoli. Ok, intanto che ero là per terra, una cavalletta mimetica crede che io non la veda, invece... l'ho vista. Purtroppo ero armato col 300mm e la lente addizionale, troppo poca profondità di campo a f11 per avere a fuoco sia il corpo che la "coscia" e, appoggiato ai sassi, non si pensa certo a fare stacking. Ma questa è una "catturina" più che altro per simpatia verso queste creature. Ad una certa ora la massa di spiaggiati autointossicantisi di junk-food inizia ad ingrossare oltre il sopportabile, per cui si riprende l'auto, avviandosi verso la grigia Milano; ma chi non guida sta all'erta, perchè i canali accanto alle risaie possono offrire spunti. Come ad esempio questi Onychogomphus che in mancanza di sassi si vedono obbligati a posarsi su foglie e steli e l'acqua offre uno sfondo interessante. Subito fuori dall'auto per un altro paio di scatti: Qui ho schiarito col flash. Lo sfondo è l'acqua corrente del canale. Qui ho lasciato piccolo il soggetto perchè se no finivo in acq , scherzo, mi pareva bello il disegno creato dalle foglie. Con cosa ho fotografato? Con la Nikon Z6, il 300mm f4 pf con il Tc14 oppure con i tubi Meike oppure con la lente addizionale da 1,8 diottrie a seconda delle necessità. Lamento. Se ci sono momenti in cui ho un approccio quasi religioso verso qualcosa, è proprio verso i luoghi della natura. E' rattristante vedere l'accumulo progressivo di rifiuti di ogni sorta che si espande nel bosco man mano che la stagione va avanti. Molta gente anzichè portar via i rifiuti li ... sposta un po' più in là nel bosco, nonostante ci siano bidoni appositi in area parcheggio. Ovviamente, settimana dopo settimana, le cose peggiorano. A volte mi rattrista fino a farmi passare la voglia di fotografare.
  7. FOTO NSFA (Not Suitable For Arachnofobes), siete avvisati. L'Argiope è un ragno "iconico" per i macrofotografi, abbastanza grosso e colorato (la femmina, il maschio come è tipico per i ragni, è pateticamente minuscolo ed insignificante), da noi è presente con una specie, A. bruennichi (che vedete in queste foto, tutte femmine ovviamente) più settentrionale e dall'addome rotondo, ed un'altra più mediterranea, A. lobata, con l'addome dal contorno ondulato. Molto bella e particolare anche lei. Sono ragni TOTALMENTE INNOCUI per l'uomo. I problemi (fotografici) con le Argiopi nascono dall'ambiente dove prediligono tessere le loro grosse tele, ossia cespugli fitti, soprattutto roveti. A peggiorare le cose, si posizionano preferibilmente con la "pancia" verso l'esterno, mentre il "dorso" è rivolto verso il cespuglio. Insomma il più delle volte la si trova così: Foto tutt'al più segnaletica a scopo didattico o di censimento/ricerca, ma inguardabile per lo sfondo e per il fatto che "di pancia" non si vedono nè la testa (si chiama in un altro modo ma fa niente) nè le tipiche striature sulla parte dorsale dell'addome (non si chiama così nemmeno lui, ma non vi opprimo con i dettagli anatomici). Io tento due approcci. Ne cerco una che sia possa riprendere di lato: Si sta impacchettando la merenda (una malcapitata damigella). L'ottimo sfuocato del 105 MC (qui su Z6) rende sopportabile lo sfondo, che da questo punto di ripresa è un po' più lontano anche perchè la tela è molto larga e danneggiarla per andare più vicino significherebbe per prima cosa disturbare l'animale e poi farlo fuggire perdendo la foto. Oppure insisto finchè non ne trovo una fotografabile dal dorso,magari incuneandomi nel cespuglio in modo da inquadrare uno sfondo un po' più decente. Se venisse la tentazione di usare un flash, occorre fare attenzione ai rovinosamente rovinosi riflessi dati da foglie, rametti ecc. : Alla fine con un 300mm f4Pf e tubi Meike su Z6, ecco il risultato che ho ottenuto in luce ambiente a mano libera: SHELOB! Due ultime osservazioni: L'"addome" dalla parte del dorso è molto sporgente rispetto al capo, per avere a fuoco tutto occorrerebbe o fare del focus stacking, se possibile, oppure almeno chiudere molto i diaframmi, accettando di venire penalizzati in una certa misura dalla diffrazione. Qui ero a f18. Quando si fotografano le Argiopi è importante lasciare un po' di spazio intorno a loro, in modo che si veda lo "stabilimentum" ovvero la grossa fascia a zig zag con cui "firmano" le loro tele. A nessuno di voi verrà mai in mente di andare in giro a fotografare Argiopi, lo immagino, ma io condivido lo stesso e comunque mi sono divertito a fare un piccolo, torrido, macro safari (altre bestie, altro post ).
  8. E' una frase fatta , ma comunque una gran verità. Come quella che afferma che l'equipaggiamento più importante sta alcuni centimetri dietro il mirino. Spesso si fotografa a caso soprattutto, purtroppo, nella fotografia naturalistica dove, attratti dal soggetto ci si dimentica del contorno, ci si dimentica di fare attenzione, di valutare alternative, di pre-vedere il risultato, di sperimentare, insomma, di pensare. Ne abbiamo parlato e scritto in non so quanti articoli e tutorial, io ne ho discusso soprattutto per la macro. In questo blog cercherò di non ripetermi, ma farò esempi di come il fatto di pensare di spostarsi di qualche centimetro o di qualche passo, pensare di cercare un'occasione migliore, una luce diversa, possa fare la differenza. Le foto sono tutte mie, così non si offende nessuno . Cominciamo con delle Damigelle. Point and shoot (inquadra e scatta) stile compatta porta di solito a risultati... inguardabili e siamo tutti d'accordo. Non c'è bisogno di grande analisi per dire che è un orrore di foto? Bene. Facciamo un passo avanti qualitativamente, abbiamo un macro, dei tubi, una lente, insomma proviamo a fare qualcosa di più interessante, ma presi dal soggetto, o semplicemente distratti, insomma senza guardare, non è che escano foto migliori: Presto, il cestino! Ma questa damigella ci piace tanto, se ne sta lì ferma, ci lascia avvicinare, riproviamo ad ingrandimento maggiore: Un po' meglio, ma poco. Rendiamoci conto che o si tolgono i fili d'erba o la foto sarà al massimo così (per me da scartare). Dobbiamo impegnarci in un "salvataggio" successivo, clonando e trafficando sopra e sotto? Se volete, oppure ci si rende conto che le damigelle sono tante e se ne sceglie una su un posatoio migliore e si cura meglio l'inquadratura: Mezzo metro più in là sullo stesso cespuglio, ecco sfondo migliore e curando l'inquadratura, si sfuoca l'addome in modo che non risulti tagliato (non è la stessa dell'altro blog, eh): C'è differenza? Un altro esempio, L'Orthetrum albistylum, Il soggetto è bello, ma ripreso da lontano stando in piedi, il risultato non è così bello: C'è addirittura una foglia davanti all'addome, nella zona posteriore, ingannati dalla visuale del mirino (fa rima con cestino)? Avvicinandosi un po' ma soprattutto inginocchiandosi: Un po' meglio vero? Non ho pulito il puntino di sporco ed il peluzzo sul sensore, lo so, ma sono foto didattiche, che vogliono spiegare una cosa diversa, tutti sappiamo cosa fare dei puntini pre o post... . Questa foto (ripulita dei puntini ) è dignitosa. Bella uguale a tante altre che ho fatto. Però, volendo, si può fare di più, osservare (che è un sinonimo di guardare) il comportamento e vedere che il posatoio è un punto di decollo e di atterraggio, quindi si può riprenderlo appena atterra ad ali alzate per una foto più di effetto. Ed allora: Cambiamo soggetto, camminando incontro questi quattro marangoni minori -grazie a Gianni per la correzione nell'identificazione, distrattamente li avevo presi per dei Cormorani-sui rami nell'acqua. Punto e scatto, ecco quattro Marangoni nell'acqua del fiume. Passabili. Ma se provassi a cercare un punto diverso? Mi sposto di due metri o poco più: E' meglio? E' peggio? E' diversa. I Marangoni diventano elemento grafico con il monocolore dell'acqua. Sempre natura, ma con un pizzico di interpretazione. Questa mi stuzzica anche la fantasia, voglio farne una versione in bianco e nero, cosa che che con quell'altra non avrebbe avuto senso, non avrebbe reso quel che avevo immaginato. Magari piace solo a me. Spero tantissimo che abbiate colto il senso di questo mio blog. In tutti i generi fotografici, anche con gli animali, metterci la testa va ben oltre il curare la messa a fuoco l'esposizione e così via. Le foto, a parte quella dei cormorani, sono diverse da quelle del mio blog precedente, non è un riciclaggio. Il discorso è rivolto a chi è alle prime armi, gli altri non si offendano, lo so che lo sanno già. Silvio Renesto
  9. Nel mio girovagare tra le garighe toscane in cerca della Mantide più bella che ci sia... - che non ho trovato - ho comunque incontrato tanti soggetti diversi, come il Libelloides, già pubblicato, delle farfalle, ed un Ragno Granchio (Thomisus onustus, mi pare) che aveva catturato un'Ape. Un'immagine che a me piace ma so che potrebbe suscitare reazioni molto diverse in chi la guarda: Il non interessato al genere potrebbe trovarla mediamente interessante, poco interessante, del tutto insignificante, persino ributtante (soprattutto se ha un'alta reattività di un piccolo centro del nostro cervello di primati dedicato appositamente a scatenare una naturale reazione automatica difensiva proprio nei confronti di ragni e simili) . Gli appassionati di macro naturalistica (quella vera, no simil-Svarovski ) potrebbero ritenerla una foto apprezzabile e documentativa del comportamento dei Ragni Granchio, immobili in attesa, pronti allo scatto; o no? A me ha anche ricordato un dialogo della celeberrima serie TV Kung-fu (1972, con protagonista David Carradine) dove, di fronte ad una ragnatela, il vecchio maestro Kan discuteva con il giovane novizio su chi sia veramente libero e chi in trappola: Parafrasando, il Maestro diceva: Chi è veramente in trappola? l'insetto che volando libero incontra un pericolo inaspettato, o il ragno che una volta stabilita la trappola, lì rimane senza mai poter conoscere la bellezza o il pericolo del volo? Note tecniche: Nikon Zfc, Nikon 24-200mm Z a 140mm, con tubo Z da 35mm (ho ridotto la focale per avere più ingrandimento tramite il tubo); f11, 1/2000s (i soggetti erano immobili, ma un forte vento faceva dondolare il fiore, ho dovuto fare un mucchio di scatti per ottenerne qualcuno decente), ISO 3200 (conseguenza dei tempi di scatto), mano libera, Topaz Denoise. Cliccare per aprire, se potete. L'attore Philip Ahn, che interpretò il ruolo del maestro Kan.
  10. A questi luoghi sono affezionato per mille motivi, alcuni sono personali, altri riguardano la bellezza dei luoghi stessi... Siamo dalle parti di Populonia e poi ci abbondano le bestiole che mi piacciono (anche) come soggetti fotografici. Piccoli tesori nascosti che sfuggono ai più, a quelli che passano e non sanno guardare. Ecco uno degli animali che mi stanno più simpatici in assoluto. Lo vedete? Dov'è? Foto col 12-28 Z su Zfc. Aspettate un attimo che vado un po' vicino. -2 Eccolo lì: il Geco, un "preistorico" in miniatura. .Foto con il 24-200 a 200mm con Zfc e tubo corto. Come per tutte le altre foto ai Gechi. Mi pare che in qualche regione italiana li chiamino anche tarantole , come i ragni. Da bambino, in vacanza nell'entroterra ligure, la sera mi fermavo a guardare affascinato i Gechi che dal tetto scendevano lungo il muro a dare la caccia alle falene e gli altri insetti attratti dalla luce della lampada che c'era sopra il portone della casa di campagna che ci ospitava. Da allora ne sono affascinato. E' un soggetto che grazie alla sua pelle granulare ed al pattern di colore "sta bene" sui vecchi muri coi quali si confonde e sui quali si arrampica meglio delle lucertole. Una tomba etrusca con turista molto "British". I Gechi abbondano E' un animale molto timido, se si accorge di essere osservato... si nasconde subito. Allora si deve aspettare immobili e prima o poi (più poi che prima) lui tirerà fuori di nuovo la testolina per esplorare la situazione e vedere se può uscire in sicurezza. I Gechi sono spesso notturni, perchè temono la concorrenza delle lucertole che sono più veloci e gli soffiano le prede. Dove la competizione è minore, ossia dove ci sono meno lucertole, li si può vedere in giro anche di giorno. A un metro dal geco... più spavalda, la Lucertola. Che cosa ci trovi in queste bestiole? A parte che i Gechi sono e restano -per me- molto fotogenici (hanno anche un simpatico sorriso). Il sorriso del Geco. A parte il non aver mai perso lo stupore meravigliato del bambino che scopriva le piccole cose della natura, mi si è aggiunto uno stupore ed una meraviglia ancora più grandi, quando per ragioni professionali ho scoperto che animali eccezionali sono. Perchè si ama di più quanto più si conosce. NOTA segue una parte naturalistica divulgativa, con foto di repertorio non mie, leggere se interessa. Il Geco è studiato persino nei laboratori di alta ingegneria per le sue capacità. Può facilmente arrampicarsi sui vetri completamente lisci, camminare a testa in giù sui soffitti, perchè ha inventato (evoluto!) un metodo di adesione speciale e fortissimo. Su superfici irregolari può usare gli artigli come una lucertola, ma su superfici troppo lisce dove una lucertola non potrebbe mai arrampicare lui usa una adesione "molecolare". Un geco sul vetro, visto da sotto Non ha ventose, come si potrebbe pensare, invece le squame sotto i polpastrelli si possono aprire a comando come tende veneziane scoprendo migliaia di filamenti ramificati che appoggiati al supporto creano una superficie di contatto ininterrotta di milioni di punti Foto al microscopio elettronico dei filamenti sotto alle squame dei polpastrelli del Geco. così il Geco riesce a creare una attrazione su un'area enorme fra le molecole delle dita e quelle della superficie (un po' come due fogli di carta che non vogliono saperne di separarsi, ma con molta più forza). Per spostarsi basta "chiudere le veneziane" cioè le squame e la zampa si stacca. Spiegazione grossolana ma penso di aver osato già troppo. Capite che per me è impossibile non appassionarmi! vlc-record-2023-06-14-11h07m26s-1 gekko.mp4-.mp4
  11. Quando sono in giro nella macchia mediterranea mi sento proprio bene, è uno degli ambienti che più amo, senza contare che ci sono molti dei soggetti che preferisco per la macrofotografia. Nikon Zfc e 12-28 Z Oggi ho passato ore a cuocere sopra e intorno a questi sassi: Nikon Zfc e 12-28 Z Perchè? Perchè passeggiando in cerca di macro soggetti ho notato una cosa strana: Una farfalla scomposta, ad un certo punto le è persino caduta un'ala. Ho subito pensato "predazione in atto" ed ho scattato alla cieca per vedere a display cosa stava succedendo. Nikon Z fc e 24-200 Z Infatti ingrandita al 100% l'immagine sul display, salta fuori il predatore. E' una femmina di Ameles spallanzania o "Mantide nana del Mediterraneo"! Chi mi conosce sa che libellule e mantidi sono i miei soggetti macro preferiti e più sono rare più mi interessano. L'Ameles non è particolarmente rara, ma di lei avevo solo una pessima diapositiva, di quasi cinquant'anni fa, in cui era poco a fuoco e molto, ma molto piccola nell'inquadratura. Quindi... Ameles, a noi due! Fotografarla è stato piuttosto impegnativo. L'Ameles è timida e già restando a distanza, lei giocava a nascondersi ruotando intorno allo stelo per metterlo fra lei e me, dovevo essere furtivo e paziente e trovare il giusto varco fra steli e sassi in un contesto molto caotico in cui cercare l'angolo giusto e possibilmente evitare il controluce (anche se avevo un piccolo flash di schiarita). E poi è arrivato il vento. Il controluce era ingestibile per i miei gusti. Nikon Zfc e24-200 con tubo di prolunga. Intanto, ormai sazia, aveva lasciato cadere la preda. Ambientata o ancora confusa? Nikon Zfc 300mm con TC14 (da dietro il grosso sasso). Paradossalmente il vento mi ha dato una mano facendo oscillare il fiore sullo sfondo portandolo a volte fuori inquadratura! Qui ho quasi consumato la batteria, Nikon Zfc 300mm f4 e TC14 da dietro il grosso sasso. Alla fine un ritratto più stretto infilandomi fra un masso e l'altro e usando la lente addizionale. Nikon Zfc 300mm f4 e lente SIGMA AML da 1,8 diottrie. Tutte le foto scattate a mano libera. Non ho usato il 105 MC perchè ho dovuto lasciarlo a casa insieme ad altro. La mantide è a testa in giù perchè quella è la sua posizione naturale per la caccia. La passione per questi soggetti mi spegne un po' il senso critico, sono felice come un bambino per essere riuscito a fotografare un' Ameles e dovevo raccontarvi la storia. A voi apprezzarla o meno. Per gli interessati, due notizie sull' Ameles spallanzania (se ho speso due ore e non so quanti litri di sudore, una spiegazione sarà dovuta,no?): È una mantide di piccole dimensioni (1–3 cm) diffusa nelle zone aride del Mediterraneo La specie presenta un marcato dimorfismo sessuale: il maschio è poco appariscente, esile, con addome dritto e sottile, possiede due paia di ali che gli consentono di volare mentre nella femmina le ali sono rudimentali per cui non vola. L'addome della femmina è allargato lateralmente, più ampio di quello del maschio, ed è ripiegato verso l'alto il che la rende caratteristica. Il primo paio di zampe "raptatorie" (adatte ad afferrare) sono corte e robuste mentre quelle del terzo paio (le ultime) sono particolarmente grandi e sviluppate e gli permettono di saltare quasi come una cavalletta (cosa che avrebbe fatto se mi fossi avvicinato troppo o troppo bruscamente). Come tutte le mantidi , l'Ameles è un vorace predatore di piccoli insetti e può talora attaccare i suoi simili. A differenza però della Mantide religiosa, le femmine di Ameles non divorano il maschio dopo l'accoppiamento (infatti ce n'era uno che se ne stava tranquillo poco sotto la mia modella, ma troppo infrattato per essere fotografabile). Silvio Renesto.
  12. Un titolo alternativo potrebbe essere: effetti collaterali di una forte distorsione alla caviglia. Che ha vanificato tutti i miei propositi di uscite fotografiche per questo ponte. Così stamattina non ho di meglio da fare che accompagnare il gatto a prendere aria sul balcone (da quando ha fatto un volo di quattro piani non mi fido più a farlo uscire da solo). Intanto che Vincent annusa, guarda in giro e fa altre cose che fanno i gatti, mi guardo in giro anch'io e l'occhio predatorio eh no, volevo dire da macrofotografo, cade sul vaso dell'edera: Lo vedete? Eccolo, un po' ingrandito: E' un Salticide, cioè fa parte di quella famiglia di ragni che cacciano la preda all'agguato, saltandole addosso, da cui il nome (approfondisco più avanti). Per essere dei ragni sono quasi carini, abbastanza fotogenici (lo ripeto, per essere dei ragni ) ma sono in genere molto piccoli. Mi stanno simpaticissimi. Decido che merita assolutamente un ritratto (dopo aver messo in sicurezza il gatto!). Scelta dell'attrezzatura: qui ci vuole un vero macro date le micro dimensioni, quindi 105 MC poi, per guadagnare ancora qualcosa sia come copertura di immagine che come distanza, scelgo come corpo la Zfc che permette un'apparente ingrandimento (in realtà un ritaglio) di 1,5x , quindi come se fotografassi con un 150mm macro. Decido anche di montare il tubo Meike da 18mm, non per avvicinarmi di più, al contrario, per guadagnare qualcosa come ingrandimento senza avvicinarmi di più, compensando la riduzione di focale piuttosto sensibile che i 105 macro "subiscono" alle brevi distanze. I Salticidi vedono meglio degli altri ragni e fuggono al minimo disturbo, per questo dovevo cercare un compromesso fra ingrandimento e distanza. Così attrezzato arrivo ad un rapporto di riproduzione interessante senza che la bestiolina fugga: Foto insignificante ma per dare l'idea del soggetto. Questa è un'unione di più scatti su treppiede. Ma poi l'amico si è agitato e sono dovuto passare alla mano libera e scatto unico. Passiamo allo shooting vero (a mano libera): Guarda su, così, bravissimo: Scattata a f16, 1/1250s, 5000 IS0. Mano libera ha comportato diaframmi chiusi e tempi veloci, perchè a questi ingrandimenti la stabilizzazione è scarsamente efficace. Di conseguenza ISO alti, che hanno richiesto una passata con Topaz Denoise AI. Un bel ritratto: Scattata a f13, 1/1250s, 7200 ISO. Se fate attenzione nel crop qui di sotto, oltre al cielo vedete me (più che altro il braccio) riflesso negli occhietti da palombaro: Poi come ho detto prima, il tipetto si è allarmato ed è scappato sotto la foglia. Magari ci rivedremo. Nota del Naturalista: I Salticidi ...saltano molte volte la lunghezza del loro corpo, non fanno ragnatele ma secernono un filo che rimane attaccato al loro posteriore come un cavo di sicurezza degli acrobati del circo. Alcuni, non questo purtroppo, possono essere anche vivacemente colorati. Sono molto reattivi, basta un movimento brusco che spariscono. Le piccolissime dimensioni e la postura compatta li rendono meno impressionanti degli altri ragni (non oso dire quasi carini, però...). Nota del Fotografo: Mi ha particolarmente colpito, in positivo, lo sfuocato del 105mm MC, anche in condizioni impegnative come questa, è una delle cose che secondo me più fa la differenza con altri macro da me provati. Silvio Renesto
  13. Questa è una primavera bizzarra, con siccità, notti fredde ed escursioni termiche molto elevate, cosa che mette a dura prova i miei macro soggetti preferiti. Oggi ho fatto un breve giro per saggiare la caviglia (sembra reggere) e la presenza di soggetti: pochissimi. Siamo a inizio Maggio e il convento dei macrofotografi passa assai poco. Trovo di più sul mio balcone! Abbondavano solo le cavallette appena nate (le cavallette non hanno una fase larvale come molti insetti, ma escono dall'uovo già come miniature degli adulti, le neanidi . In greco antico "neanide" vuol dire giovane fanciulla, ma se questo vi avesse portato a credere che avreste visto delle ninfe seducenti, beh spiacente, da me, si sa, solo mostri (a volte grandi a volte piccoli ). Queste cavallettine sono soggetti che, antenne escluse, non arrivano al centimetro (a volte al mezzo centimetro) e sono molto "skittish" pronte a nascondersi al minimo movimento, in più stanno in un ambiente molto intricato. Una sfida non affrontabile con metodi che uso per le libellule e gli altri grossi insetti (cioè il 300, eventualmente intubato o moltiplicato), ma sono da macrofotografia vera. Per questo ho affrontato la prova trasformando il 105 MC in un pseudo-150mm montandolo sulla Effecì (salute!) ed avvicinandomi il più possibile. Grazie alle qualità di nitidezza e sfuocato del 105mm MC (quasi quasi son contento di averlo acquistato ) e ad un avvicinamento paziente, qualcosa ho tirato fuori. Ecco qua: Nikon 105mm MC su Z fc, f11, 1/500s, 900 ISO (auto ISO), misurazione spot, -0.3 EV compensazione esposizione, illuminatore Moman montato sulla slitta flash. Mano libera Osservazione tecnica: stabilizzazione fa rima con benedizione. C'era brezza, ero inginocchiato all'umido in mezzo agli steli ed un cavalletto avrebbe enormemente complicato le cose, dato che dovevo continuamente aggiustare il punto di ripresa perchè il tra l'altro il soggetto ogni tanto compiva piccoli spostamenti, il discorso vale specialmente nelle riprese successive, più da vicino. Nikon 105mm MC su Z fc, f11, 1/500s, 560 ISO (auto ISO), misurazione spot, -0.3 EV compensazione esposizione, illuminatore Moman montato sulla slitta flash. Mano libera. Qui dobbiamo iniziare a commuoverci per lo sfuocato sposato alla nitidezza, non trovate? Tra le altre cose, ma non solo: Crop 100%. Al momento dello scatto nemmeno l'avevo visto il pidocchietto (afide ), cercatelo sopra . Nikon 105mm MC su Z fc, f11, 1/1000s, 1400 ISO (auto ISO), misurazione spot, -0.3 EV compensazione esposizione, luce naturale. Mano libera. Sono quasi orgoglioso di me stesso , non tanto per la qualità della foto, ma per essere risucito ad avvicinarmi così tanto senza far scappare il soggetto, questi non sono crop! Nikon 105mm MC su Z fc, f11, 1/1000s, 1600 ISO (auto ISO), misurazione spot, -0.3 EV compensazione esposizione, luce naturale. Mano libera. Nikon 105mm MC su Z fc, f10, 1/1000s, 1000 ISO (auto ISO), misurazione spot, -0.3 EV compensazione esposizione, luce naturale. Mano libera. Questi sono due esercizi di composizione e di tono su tono, il primo ha uno sfondo un po' più variegato, il secondo lo preferisco come sfondo perchè è morbido ma non uniforme. Anche la composizione generale nella seconda foto mi sembra più gradevole. Nuovamente dichiaro che l'accoppiata Nikon Z Dx e 105mm MC ha molto da dire in certe situazioni. Ha ragione Massimo Vignoli quando scrive che il 105 entusiasma (non l'avrei mai detto). A voi commenti, domande, critiche, segni di vita... . PS: Cliccateci sopra!
  14. Si avvicina la primavera e (speriamo dopo un po' di piogge consistenti), inizierà la stagione migliore per la macro sul campo. Qualcuno potrebbe chiedersi se sia meglio usare una fotocamera a formato pieno (Fx per nikon) o a formato ridotto APS-C (Dx per Nikon) per fare macro sul campo? Ogni tanto appare questa discussione in rete. Ecco la mia valutazione. Sappiamo tutti che, in generale, il formato pieno offre indubbi vantaggi rispetto al formato dx, maggiore gamma dinamica, meno rumore a parità di ISO, sfuocato più piacevole, e così via. Però, nella macro in natura il formato dx può avere qualche asso nella manica, forse non sempre, ma in determinate situazioni direi proprio di sì. Vediamo prima quali sono questi vantaggi e poi saremo in grado di valutare quanto possono servire e quando si applicano. I vantaggi legati sono sostanzialmente legati al fattore di crop dovuto al sensore più piccolo, il che aumenta la focale di un obiettivo di una volta e mezza (lo sappiamo, la focale non aumenta davvero, la realtà è che è un ritaglio, ma all'atto pratico e in questo contesto, permettetemi di scrivere così, per brevità), quindi ad esempio il mio 105mm MC "diventa" un 150mm equivalente, il mio 300mm f4 "diventa" un 450mm equivalente. Un primo vantaggio è che ho un rapporto di riproduzione (apparentemente) maggiore, se il 105MC alla minima distanza di messa a fuoco su formato pieno arriva ad 1:1, su formato Dx la copertura di immagine è pari ad 1,5:1. Il 300mm f4 alla minima distanza di messa a fuoco arriva a circa ad 1:4, sul formato Dx ho una copertura pari a circa 1:3. Stesso soggetto, largo 8cm, ripreso alla stessa distanza (1,4m) con il 300mm f4 pf e la Z6, sopra, e con la Zfc, sotto. Questo fa sì che anche un obiettivo non proprio macro, diventi... un po' più macro, con indubbi vantaggi per il macrofotografo naturalista. Un secondo lato positivo, secondo me anche più interessante del primo, per la macrofotografia naturalistica, è che invece a parità di copertura dell'immagine con il formato Dx si è ad una distanza maggiore, con tutti i vantaggi che ne conseguono, meno probabilità di far fuggire il soggetto, meno impicci in presenza di rami ed altri oggetti che potrebbero ostacolare la ripresa o il posizionamento del treppiede. Il terzo aspetto positivo, conseguenza del secondo è che restando più lontani, a parità di copertura dell'immagine si ha una profondità di campo maggiore, poco o tanto, dipende da obiettivo e situazione, ma c'è e si sa quanto la profondità di campo sia ridotta in macro. Anche in questa immagine ridotta si vede come la foto con la fotocamera Dx abbia più profondità di campo, benchè la copertura dell'immagine e il diaframma usato (f8) siano gli stessi. Una Licenide ripresa con la Zfc a 200mm e tubo. Le licenidi sono minuscole (guardate i semini della spiga) ed è veramente difficile avere tutte le ali a fuoco, la maggiore profondità di campo, grazie alla maggiore distanza consentita dal formato APS-C , in questo caso può essere significativa. Per contro, con poca luce, si potrebbe avere un po' più di rumore rispetto al formato pieno, mentre la gestione dello sfondo per la mia esperienza cambia relativamente poco. Quindi meglio il formato ridotto? No, non in assoluto almeno, come per tutte le cose dipende dal contesto. Per fotografare soggetti statici e indifferenti come i fiori, insomma in tutte quelle situazioni in cui la ridotta distanza di tra fotocamera e soggetto non è un ostacolo e si può, ad esempio, fare del focus stacking, eliminando ogni problema di profondità di campo, addirittura piazzando dei paraventi temporanei per evitare che la brezza impedisca lo scatto in sequenza, allora si può, anzi conviene, sfruttare tranquillamente la maggior qualità del formato pieno. Se invece il soggetto è reattivo, per cui la maggior distanza ne evita la fuga, e/oppure scatti in sequenza non si possono fare perchè c'è brezza, o il soggetto è mobile, allora il formato dx a parità di altre condizioni (lunghezza focale dell' obiettivo ad esempio) può essere vantaggioso o, almeno facilitare un po' le cose permettendo quel guadagno di distanza e di profondità di campo che possono migliorare in certa misura il risultato finale. Cavalletta che mi tiene d'occhio, pronta a saltar via. Il corpo Dx (D500) con il Sigma 150 macro mi ha consetito una distanza per lei ancora accettabile. I ragni granchio si nascondono sotto al fiore appena percepiscono un'ombra, od anche solo un movimento che ritengono troppo vicino, quindi un pericolo. Di nuovo l'accoppiata Zfc e 200mm aiuta a stare un po' più distanti. Mosca assassina (Asilide), terribile predatore, questa è di una specie molto piccola, sono bestie estremamente reattive e veloci. Con la D500 ed il 150 Sigma era come lavorare con un 225 micro e farle il ritratto circa ad 1:1 a distanza di sicurezza (per lei, per noi è innocua). Con adeguata profondità di campo così da avere gli occhi e il rostro ben a fuoco Qui c'era vento e soggetto in volo. No stacking, baby. Zfc per stare più comodi sia io che il Bombo. Se le condizioni di luce non sono proprio drammatiche, la minore latitudine di posa sarà irrilevante o quasi e date le brevi distanze anche lo sfuocato potrebbe risultare gradevole quanto quello di una fotocamera a pieno formato. Sfuocato fin troppo cremoso, no? Eppure è la Zfc con il 105micro (G) più TC14. Zfc e 105 micro (G) + Tc14. Nitidezza ottima, sfuocato piacevole. Ok, Ok, lo so, qualcuno potrebbe dire "Ma io ho una fotocamera Fx con millemila pixel, quindi posso croppare e non mi serve un corpo Dx", Certo, ma se si scatta con una fotocamera Fx in modalità Dx il concetto espresso sopra non cambia. E' come se in quel momento si stesse usando un corpo Dx, no? In conclusione,vi ho mostrato quelli che secondo me sono i possibili vantaggi, non assoluti, ma presenti, del formato Dx per la macrofotografia sul campo soprattutto per i soggetti vivi ed attivi . Poi non predete tutto questo troppo alla lettera, se si è capaci (in senso più fisico-spirituale che altro, sudore, pazienza ecc.) e si ha voglia di fare un po' di più di fatica, si può fare quasi di tutto con quasi tutto. Z6 e 24-200 a 200mm (più lente addizionale). Nikon Z6 e 105 MC Ma, attenzione ci sono casi in cui il "metodo Salvetti" (300mm, TC14 e corpo Dx) rimane a mio parere ancora il migliore: Ad esempio qui dove il soggetto imperdibile (la mitica -per me - Oxygastra curtisii) è nella parte in acqua del canneto; acqua neanche tanto bassa (e il fondo...cedevole). Per cui D500 (non ero ancora passato al sistema Z) 300mm f4 e Tc14. E questo è proprio tutto. Commenti e osservazioni sempre graditi. Silvio Renesto per Nikonland.
  15. Insieme alle Libellule, le Mantidi sono il mio soggetto macro preferito. Come le libellule, sono eleganti ed aggraziate sia nelle forme (basta non guardare troppo da vicino, ma questo vale per tutti gli Insetti come dice mia moglie ) che nei movimenti, e il loro design che rivela quanto siano efficienti e micidiali predatori ha un certo fascino. Di recente ho dovuto andare a cercare alcune cose sul loro comportamento, cosa che mi ha fatto venire voglia di rivedere le foto che negli anni ho fatto a questi bellissimi (per me) insetti. Allora, mi sono detto, perchè non fare un piccolo blog sulle mantidi? Niente di troppo noiosamente enciclopedico, almeno spero, ma qualche nota da appassionato, più qualche indiczione sull'attrezzatura usata. Alcune foto le avrete sicuramente già viste, altre dovrebbero essere inedite: La Mantide religiosa che (quasi) tutti conosciamo non è che una tra le diverse specie di mantidi che vivono nel nostro paese, a mio parere la più fine e semplice nella forma. Altre mantidi, come la mantide nana (Ameles) e soprattutto l'Empusa, sono di una bellezza incredibile, aliena. Purtroppo a parte una diapositiva (!!) con una microscopica Ameles non le ho mai fotografate (e come ho già scritto più volte, l'Empusa è fra i miei più grandi sogni fotografici possibili, ma ciononostante non esauditi, ahimè). Mantide religiosa, Nikon D700, 200mm micro Nikkor AfD, f18, 1/60s, 800 ISO treppiede. La sua postura di riposo o quando è in attesa di una preda le da' il nome, perchè le zampe anteriori sembrano unite come le mani di una persona che prega. Perlomeno nella nostra visione occidentale. In realtà, il primo paio di zampe "raptatorie" sono due trappole mortali, pronte a scattare ad una velocità incredibile, la parte inferiore è munita di robuste spine che trafiggono la preda, impedendole di sfuggire alla presa. Per questa cimice verde è finita. Nikon D300, 200mm micro nikkor AfD, f20 (!), 1/60s,200 ISO, flash di schiarita, treppiede. La mantide è un cacciatore di quelli che tecnicamente vengono definiti "sit and wait", cioè fa parte di quel gruppo di predatori che non si muove attivamente in cerca della preda ma aspetta immobile, invisibile grazie alla livrea mimetica, che sia la preda a capitare nel suo raggio d'azione. Quando un insetto le arriva abbastanza vicino la Mantide può portarsi alla giusta distanza con movimenti lenti e studiati, per poi effettuare lo "strike", il fulmineo movimento di presa delle zampe anteriori che la intrappolano. La posizione più frequente che assume una a mantide in caccia è a testa in giù, in attesa che la preda passi sotto di lei senza vederla. Nikon D7100, 200mm micro nikkor, f11, 1/1000s, 800 ISO (treppiede? credo di sì ma non ricordo). Cose che diamo per scontato forse, ma che tanto scontate non sono. Richiedono una coordinazione occhi-arti molto raffinata. La mantide deve valutare con estrema precisione distanza e posizione della preda per non "scattare" a vuoto. Per questo prima di colpire fa una serie di movimenti con la testa, così da inquadrare la vittima da più punti di vista, mandando al cervell(in)o una serie di immagini, come fossero delle riprese da angolature diverse ,che a livello dei centri nervosi vengono assemblate e sovrapposte permettendo una specie di triangolazione molto precisa, come una visione tridimensionale. Magico no? I due puntini neri sugli occhi sono le aree più sensibli che vengono usate per la "triangolazione" che ho descritto sopra. Nikon D700, 200mm micro-nikkor AfD. f18, 1/60s, treppiede. Una volta afferrata la preda, la mantide comincia a divorarla ancora viva (eh, sì il mondo degli insetti non è dei più idilliaci, ma in generale il mondo animale. Lo stesso fanno ad esempio iene e licaoni tra i mammiferi). Un "grillo" viene divorato. Nikon Zfc, nikon 70-200 f4 AFS a 150mm, FTZ, f11, 1/1000s, mano libera nell'intrico dell'erba. Le mirrorless hanno reso tutto molto più agile. Come in quasi tutti gli insetti, la femmina è ben più grande del maschio, il che durante gli accoppiamenti lo pone a rischio di trasformarsi rapidamente da amante a merenda se non è più che lesto a togliersi di torno a cose finite. Da qui la cattiva nomea, estesa a femmine umane che portano malcapitati amanti alla rovina. Però non giudichiamo le Mantidi vere, come per tutti gli Insetti (e i Ragni e tanto altro) non siamo in un mondo di morale, sentimenti e ragione, ma di azioni preprogrammate, anzi engrammate. E' un universo di azione-reazione senza troppa riflessione. Qualsiasi cosa sia mangiabile... la si mangia. Un esile maschio (probabilmente) in posa artistica. Nikon D300, 200mm micro-nikkor AfD, f13, 1/15s, 1000ISO, treppiede. La mantide depone le uova avvolte da un astuccio protettivo, l'ooteca, formato da una sostanza simile a pergamena. Internamente è fatto a scomparti e contiene decine e decine di uova che alla schiusa libereranno minuscole Mantidi affamatissime, che appena nate cominceranno subito a cercare di mangiare tutto quello che capita, compresi i loro stessi "fratelli" meno veloci. Una grossa femmina che ha deposto le uova, l'ooteca è attaccata al rametto. Assolto il suo compito riproduttivo a breve morirà. Nikon D300, 200mm micro-nikkor AfD, f8, 1/20s, 400 ISO, treppiede. Da qualche anno a questa parte mi capita di trovare sotto casa le Mantidi giganti (Hierodula) "immigrate illegali" dall'Asia, probabilmente trasportate con la merce. Si sono insediate nella pianura padana e vanno diffondendosi. Sono impressionanti per la robustezza oltre che per le dimensioni. Sembrano preferire gli alberi all'erba, per cui potrebbero non rappresentare una minaccia per le mantidi nostrane, almeno speriamo. Mantide "gigante", Hierodula tenuidentata, fa quasi paura, awesome, dicono gli Inglesi. Nikon Zfc, nikon 24-200mm Z + lente addizionale a 115mm, f11, 1/1000s, 560 ISO, mano libera. Cerchi guai? la stessa Hierodula tenuidentata, sempre awesome. Un tempo questi invasori non reggevano l'inverno quindi non riuscivano a insediarsi stabilmente nei nostri territori, con il clima degli ultimi anni invece ce l'hanno fatta. Da Cremona e Parma (prime segnalazioni) sono partite alla conquista del nostro paese. Nikon Zfc, nikon 24-200mm Z + lente addizionale a 200mm, f11, 1/1000s, 500 ISO, mano libera. Come fotografo le mantidi? Come avete letto nelle didascalie di solito uso focali lunghe, intorno ai 200mm come il 200mm micro nikkor AfD (quando ce l'avevo ) oppure focali zoom xx-200mm con tubi, oppure con lenti addizionali, perchè mi interessa staccare bene il soggetto e sfuocare lo sfondo. Altre volte invece, per cogliere particolari o documentare attività, allora può venire utile utile il 105mm. Da quando sono passato al sistema Z ho fatto buonissime foto alle mantidi con il 24-200mm Z e una lente addizionale non molto potente, la Sigma 0.72 AML, equivalente quasi alla Canon 500D, ma molto più economica e sottile, due cose che non guastano. Ogni tanto se il soggetto sta tranquillo, provo a fare una foto ambientata con un grandangolare moderato. Mantide gigante, Hierodula tenuidentata, che se ne va in cerca di un albero su cui arrampicarsi. Nikon Z fc, 24-200mm Z a 28mm, f11, 1/800s, 800 ISO, mano libera. Nota culturale da parte dell'altro me stesso, quello marziale: Come ho già scritto altrove, tra gli stili imitativi del kung fu c'è quello della mantide (Tang Lang). La cosa divertente è che in origine questo stile non imitava le movenze un po' tremolanti della mantide quando imita una foglia che dondola per non spaventare la preda nell'avvicinarla, Invece derivava il nome dai colpi potenti sferrati con le braccia ed alla particolare posizione delle mani ad uncino come fa la Mantide. Nel kung fu moderno invece si sono messi ad imitarne anche i movimenti dondolanti , che fanno scena (a me fanno anche un po' ridere) ma sono di scarsa utilità pratica. PS: Se qualcuno di voi amici toscani o giù di lì, mi segnala uno spot "sicuro" dove fotografare l'Empusa quest'estate, offro da bere (ma anche un pranzo!) .
  16. Una attenta più alla sostanza che all'apparenza, l'altra più chic. Nella fotografia close-up in natura quale preferire? Foto (c) Mauro Maratta. Come qualità di immagine non ho visto differenze, entrambe producono immagini di ottima qualità: Bombo, Nikon Z50, zoom 50-250mm, con lente addizionale Nikon 5T Mantide asiatica, Nikon Z Fc, zoom 24-200mm Z, con lente addizionale Olympus. quello che perdono per via del sensore Dx (gestione dello sfuocato più complessa, minore resa ad alti ISO) è compensato dalla possibilità di ottenere la stessa copertura di immagine a maggiori distanze quindi, maggiore "distanza di sicurezza", nel caso di soggetti mobili o inavvicinabili per qualche motivo. Damigelle, Nikon Z50, zoom 50-250 Z, lente 5T Nikon Z fc, 300mm f4 pf . Estremizzando il concetto, così per gioco, ho potuto fotografare questa Libellula depressa posata sulla sponda opposta del canale, usando la Nikon Zfc con il SIGMA 150-600mm a 600mm (=900mm equivalenti). Quindi su questo aspetto siamo alla pari. Come operatività ed ergonomia ci sono invece molte differenze. Per l'ergonomia, lo sanno tutti, la Z50 è vincente, non occorre addentrarsi nei dettagli generali, ne hanno già scritto Max Aquila e Mauro Maratta (e tanti altri in altri siti): l'abbigliamento sportivo è più pratico del tailleur. Riferendomi solo alla macro naturalistica, trovo anch'io che l'assenza di un grip nella Zfc sia uno svantaggio, ma per come fotografo io è piuttosto secondario, usando la fotocamera su treppiede/monopiede oppure a mano libera, ma sempre con focali sui 200-300mm, il maggior lavoro lo fa la mano sinistra che regge gli obiettivi, per cui in queste circostanze la superiorità della Z50 rispetto alla Zfc non la vedo tanto nel grip, ma nel display posteriore della Z50, ribaltabile in modo da rendere molto comodo inquadrare anche con la fotocamera rasoterra, il display rotante ed angolato nella Zfc, comodo forse per fare vlog o no so bene cosa d'altro, anche qui concordo con Max Aquila, è distraente, quasi "irritante". Un "vantaggione" della Nikon Z Fc rispetto alla Z50 è invece la presenza del focus stacking "in camera". Ne scrive ampiamente qui Max Aquila: https://www.nikonland.it/index.php?/articoli/nikon-z/nikon-z-test-e-prove-sul-campo/nikon-z-fc-focus-stacking-vs-diaframmare-1-0-r647/ Questo, è innegabile, è un plus notevole offerto dalla ZFc, anche tenendo conto che il campo di applicazione è limitato a soggetti immobili in assenza di vento che sia possibile riprendere usando un treppiede. Su soggetti svegli ed attivi o in presenza di brezza, è impossibile o quasi fare focus stacking. Il flash? La Z50 ha un flash incorporato, la Z fc no. Il piccolo flash della Z50 può essere gestito ad esempio sottoesposto, ma è inamovibile per cui l'illuminazione, a meno di accrogimenti può appiattire l'immagine. Non si può comunque negareche il flashettino può salvare la situazione in qualche caso. Scolia hirta, Nikon Z50, zoom 50-250mm, con lente addizionale Nikon 5T flash incorporato. Usando flash separati per gestire meglio la luce si torna al pareggio. In conclusione, per il mio modo di vedere (che può essere diverso dal vostro!) I vantaggi della Z 50 sulla Z fc, relativamente a questo genere fotografico; stanno: Nel monitor, molto più pratico. In misura minore, ma per qualcuno può essere importante più che per me, nel grip e nell'ergonomia generale. In qualche caso il flash incorporato può servire. Il vantaggio della Zfc principalmente sta nella possibilità del focus stacking in camera, che può essere utile anche sul campo. Le foto scattate con la Z50 sono di Gianni Ragno, le foto scattate con la Z fc sono mie. Silvio Renesto
  17. ATTENZIONE, Questo articolo è completamente Spider free, ci sono fiori ed insetti, ma nessun ragno, quindi pienamente fruibile anche dagli aracnofobi Con l'arrivo imminente della primavera (si spera!) si entra nella stagione migliore per la macrofotografia. Supponiamo di aver deciso di darci seriamente alla macro, l'anno prima ci siamo letti degli articoli su nikonland, abbiamo giocato con tubi e lenti, abbiamo deciso che la macro è divertente e vogliamo finalmente fare il passo: acquistare un vero macro. La scelta è ampia in casa Nikon come altrove, come si può vedere dalla guida all'acquisto del nuovo da me redatta sempre qui su Nikonland, per non parlare dell'usato. Potremmo ugualmente avere il problema di quale lunghezza focale scegliere per il nostro macro: Lasciando da parte le questioni di prezzo, vista la possibilità di bilanciare i costi maggiori delle focali più lunghe rivolgendoci all'usato, concentriamoci invece sulle diverse caratteristiche che possono far preferire una focale all'altra. Non parliamo di perciò di specifici modelli ed il discorso vale indipendentemente dalla marca delle nostre fotocamere, che siano Nikon, Fuji Sony e... pure Canon . Non discutiamo nemmeno di schemi ottici o qualità di immagine. Quel che vogliamo è avere un'idea di come si comportano le diverse focali, per poter decidere quale è la più adatta ai nostri scopi. Prima di iniziare la discussione sono necessarie delle precisazioni, la prima è che quel che segue riguarda solo la macro naturalistica sul campo, non la macro in laboratorio nè lo still-life. La seconda è che come tutti anch'io ho opinioni e preferenze, per cui se alcuni dati sono indubbiamente oggettivi, alcune conclusioni sono influenzate dal mio modo di fare macro, voi potreste essere d'accordo oppure no. Le lunghezze focali. Salvo eccezioni, gli obiettivi macro si dividono in tre gruppi: I Normali (focale 50-60 mm) i Tele corti (90-105mm) e i Tele lunghi (180-200mm), esiste poi il Sigma 150 che è un po' particolare, a causa della variazione della focale effettiva con la distanza come resa dell'immagine è più vicino alle lunghe focali alle distanze medie mentre tende a somigliare ai tele corti alla minima distanza di messa a fuoco. Le caratteristiche variano un po' se abbiamo fotocamere a formato pieno o Aps-C, ma il discorso di base rimane sempre valido. I Normali da 50-60mm: Sono piccoli e relativamente leggeri, la focale da 50-60mm permette di contestualizzare il soggetto. Per contro a parità di copertura d'immagine la distanza è minore rispetto agli altri obiettivi, questo rende più laborioso gestire la luce, che sia naturale o flash, e dovendo avvicinarsi molto per avere dei rapporti di riproduzione soddisfacenti, si rischia di far fuggire soggetti vivi e reattivi. Non sto affermando che non si può usare un macro normale per far di tutto, solo che è più complicato. Inoltre l'angolo di campo più ampio fa sì che lo sfondo possa risultare più confuso, un problema se si vuole far risaltare il soggetto. Io non uso quasi mai obiettivi normali per la macro sul campo, soprattutto perchè faccio foto quasi solo ad animali. Per le foto ai fiori, con qualche accortezza si possono ottenere buoni risultati. Va tenuto presente che essendo vicini al soggetto vi dovete abbassare parecchio per non schiacciare il fiore sul terreno, che esteticamente non è gran risultato. Croco, con un 50mm macro Difficile avvicinarsi ai soggetti con i 50-60mm Ma non impossibile (Aromia moschata). Differenze nella resa dello sfondo a parità di rapporto di riproduzione alle diverse focali I tele macro da 90-105mm. Hanno dimensioni e pesi ancora ragionevoli, quelli nuovi sono stabilizzati, permettendo a volte di scattare a mano libera. Hanno una distanza di messa a fuoco (e di lavoro) superiore, per cui diviene tutto più agevole. Lo sfuocato diviene più gradevole che con i 50-60mm. Vanno molto bene per riprendere fiori ed insetti, anche piccoli, con un po' di accortezza, è anche possibile riprendere dettagli di soggetti più grandi (specialmente la mattina presto, quando gli insetti sono "freddi" e reagiscono lentamente) creando immagini d'effetto. Se non si hanno esigenze particolari sono probabilmente la scelta migliore. Qui sotto foto con dei 105mm Nikon e Sigma A mano libera. su cavalletto Con un po' di accortezza... cavalletto Stava "scaldando i motori", dopo qualche minuto si sarebbe involata. Appoggiato ad un tronco. I tele macro da 180-200mm. Sono i più grossi e piuttosto pesanti, nella maggior parte dei casi obbligano all'uso del cavalletto, anche se motorizzati sono (molto) lenti a mettere a fuoco; la maggior parte è fuori produzione o comunque difficile da trovare. Sono per gli irriducibili della macro. I vantaggi stanno nella maggiore distanza di messa a fuoco che permette molte cose: si può scattare a soggetti più grandi e reattivi come le farfalle e le libellule, ma anche gli anfibi e i rettili, con minori possibilità che fuggano, di avere rapporti di riproduzione soddisfacenti anche quando non ci si può avvicinare troppo ai soggetti perchè magari sono in mezzo ai cespugli fitti, dove avvicinarsi smuoverebbe i ramoscelli provocando la fuga del soggetto (pensiamo anche alle ragnatele, quanto possono vibrare se urtate inavvertitamente) .i soggetti sono inavvicinabili oltre un certo limite. Essendo più lontani la parallasse rende più facile portarsi all'altezza del soggetto. L'angolo di campo ristretto isola i soggetti in maniera molto più marcata, attenuando molto o addirittura facendo svanire lo sfondo. Anche se i tele macro oggi arrivano ad un rapporto di riproduzione di 1:1, ma per quanto ho scritto sopra, e anche perchè come tutti i macro riducono la focale effettiva con la distanza, a mio parere questi tele macro si sfruttano al meglio con soggetti "grossi" ed a rapporti di riproduzione inferiori. Non che si comportino male alle minime distanze, al contrario possono permettere anche immagini creative. Sono i miei macro preferiti. quelli che uso praticamente sempre anche perchè i soggetti che preferisco sono proprio quelli per i quali i tele macro danno il meglio. Il Sigma 150, è meno spinto, ma più gestibile, specialmente la versione OS. Foto scattate con 180mm e 200mm macro/micro Nikon e Sigma. Su treppiedi. Pieride al mattino presto Bruco di Macaone su stelo di Ombrellifera Cavalletta Tettigonide Cavalletta Acridide Libellula depressa maschio A proposito di sfondi : Immagine di Sympetrum appena uscita dalla ninfa Sympetrum fonscolombii femmina Si accoppiavano in mezzo alle canne, inavvicinabili senza smuoverle e farle fuggire. 200 micro da vicino Poi ci sono foto macro che non si possono fare con i macro, come ad esempio queste: Qui ci vuole una focale più lunga, ma che metta a fuoco abbastanza vicino, i tele da 300-400mm a messa a fuoco ravvicinata sono la soluzione ideale, spesso con montato un Tc14. Per non parlare dello sfuocato ...fantastico. C'è anche un altro tipo di macro, quella con i grandangoli, che può essere veramente spettacolare, ma... ne parleremo un'altra volta, se vi interessa il discorso. Spero di essere stato utile e, se ho dimenticato qualcosa, volete sapere di più, o avete dei dubbi, oppure non siete d'accordo , scrivetelo nei commenti che farò del mio meglio per chiarire. LINK UTILI TUTORIAL: La mia macrofotografia. Di Silvio Renesto http://www.nikonland.eu/forum/index.php?/page/indice.html/_/nat/la-mia-macrofotografia-new-edition-r245 GUIDA ALL'ACQUISTO dell'obiettivo macro per la nostra Nikon https://www.nikonland.it/index.php?/articoli/test/guide-allacquisto/guida-allacquisto-dellobiettivo-macro-per-la-nostra-nikon-r32/ TEST OBIETTIVI Su nikonland.it: Nikon Micro 40mm f/2.8 G : il micro-macro. https://www.nikonland.it/index.php?/articoli/test/obiettivi-nikon/nikon-micro-40mm-f28-g-il-micro-macro-r78/ Nikon Micro 85mm f/3,5 G ED VR DX . https://www.nikonland.it/index.php?/articoli/test/obiettivi-nikon/nikon-micro-85mm-f35-g-ed-vr-dx-r79/ Nikon Zoom 70-180 Micro Nikkor, un macro tuttofare? https://www.nikonland.it/index.php?/articoli/test/obiettivi-nikon/nikon-zoom-70-180-micro-nikkor-un-macro-tuttofare-r39/ Sigma 150mm f2.8 Apo Macro OS test approfondito. https://www.nikonland.it/index.php?/articoli/test/obiettivi-sigma/sigma-150mm-f28-apo-macro-os-test-approfondito-r13/ Sigma 180mm f2.8 Macro OS, il Macrosauro (test sul campo) https://www.nikonland.it/index.php?/articoli/test/obiettivi-sigma/sigma-180mm-f28-macro-os-il-macrosauro-test-sul-campo-r19/ Su nikonland.eu Nikon 200mm f4 AfD ED micro-nikkor e Sigma 180 APO Macro http://www.nikonland.eu/forum/index.php?/page/indice.html/_/biettivi/nikon-200mm-f4-afd-ed-micro-nikkor-e-sigma-180-r414 Nikon Micro 60mm f2.8G, test obiettivo (ma soggettivo) http://www.nikonland.eu/forum/index.php?/page/indice.html/_/biettivi/nikon-micro-60mm-f28g-test-obiettivo-ma-sogg-r116 Tamron SP Af Di 180mm f3.5 Macro, La terza via (test/prova) http://www.nikonland.eu/forum/index.php?/page/indice.html/_/biettivi/tamron-sp-af-di-180mm-f35-macro-la-terza-via-r959
  18. Sì, anzi no, cioè... dipende. Anni fa i miei amici erano soliti criticare la mia scelta di fotografare in macro con un 180mm o 200mm micro perchè, secondo loro, in cambio della maggiore distanza di messa a fuoco/di lavoro avrei avuto una minore profondità di campo, cosa importantissima in macro. Che la lunghezza focale fosse inversamente proporzionale alla profondità di campo ottenibile era una cosa risaputa, di cui anch'io ero convinto, almeno a quei tempi. Poi leggendo, documentandomi e provando, ho capito che non è una una relazione valida in assoluto, ma dipende da altre variabili. In pratica, a parità di distanza di messa a fuoco è vero che un obiettivo di focale minore avrà una profondità di campo maggiore rispetto ad uno di focale più lunga ad. esempio un 50mm avrà più profondità di campo di un 200mm. Ma... A parità di copertura di immagine/rapporto di riproduzione invece la profondità di campo, sorpresa, sarà la stessa! Perchè? Perchè per avere la stessa copertura con un obiettivo più corto dovrò avvicinarmi di più, perdendo quindi in profondità di campo. Dura da credere ma è così. Lo dico io? NO, lo dice l'ottica. Per calcolare la pdc esistono dei calcolatori di profondità di campo online. eccone un paio: https://www.dofmaster.com/dofjs.html https://www.photopills.com/calculators/dof A titolo di esperimento ho ricavato tramite questi calcolatori la profondità di campo (pdc) relativa al rapporto di riproduzione (RR) di 1:2 sia del 55 f2.8 micro-nikkor Ai che del 200mm f4 micro-nikkor Ai, sulla base delle reciproche distanze distanze di messa a fuoco, inserendo la focale effettiva di ciascuno a quella distanza (55mm e 157mm rispettivamente). I risultati sono i seguenti: il 55mm alla distanza minima di 22cm ha un RR di 1:2 ed una pdc di 7.8mm il 200(157)mm alla distanza minima di 71cm ha un RR di 1:2 ed una pdc di circa 7.8mm Valori praticamente indistinguibili. In alcuni vecchi cataloghi nikon c'erano delle tabelle, fra le quali c'era anche quella della profondità di campo a diverse distanze e diaframmi. I calcoli di queste tabelle sono piuttosto grossolani (ad es. per il 55 micro la profondità di campo risulta essere 0 fino a f8 dove diventa 3 mm), ma ciò che interessa adesso è evidenziare come anche in queste tabelle i dati indicano che allo stesso rapporto di riproduzione e diaframma, obiettivi con focali diverse hanno circa la stessa profondità di campo. per il 55 micro a 1:2 si avrebbero 2mm, per il 105 micro 3 e per il 200mm di nuovo 2mm. Ho anche fatto un piccolo esperimento casalingo fotografando un soggetto con il 300mm f4 pf e con il 105mm f2.8 MC entrambi al rapporto di riproduzione di 1:4 ed entrambi ad apertura di diaframma f4.5. Foto scattata con il 300mm f4 pf a f4.5 RR 1:4 Foto scattata con il 105mm f2.8 MC a f4.5 RR 1:4 Crop della foto scattata con il 300mm: Crop della foto scattata con il 105 f2.8 MC. In sostanza, a parità di rapporto di copertura dell'immagine (quindi a distanze diverse dal soggetto), usando una focale corta non si ha il vantaggio di una maggiore profondità di campo rispetto ad una focale più lunga. Per la macro sul campo si ha piuttosto lo svantaggio di doversi avvicinare di più, cosa che può rivelarsi fastidiosa ad esempio se si usa un treppiedi. Ma le foto ottenute con un cinquanta ed un duecento millimetri comunque sono molto diverse anche a parità di copertura del soggetto, questo è evidente, ma non c'entra la profondità di campo. Lo lascio spiegare a John Shaw, riprendendo quanto scrive a pagina 50 della versione italiana della sua "Guida Completa alla Macrofoto" pubblicato da Editrice Reflex: [con il teleobiettivo] non è la ridotta profondità di campo che isola il soggetto. Tutti gli obiettivi messi a fuoco per la stessa dimensione immagine (cioè con il soggetto che ha le stesse dimensioni nel fotogramma) e con lo stesso diaframma, danno la stessa profondità di campo. Ciò che fa stagliare il soggetto contro uno sfondo uniforme è l'elevata lunghezza focale, perchè essa inquadra una piccolissima parte di ciò che sta dietro al soggetto. In poche parole la differenza è data dal diverso angolo di campo. Non dalla diversa profondità di campo. Variazione dellangolo di campo secondo la focale. "Angoli" puramente indicativi, solo per rendere l'idea, non riflettono quelli reali. Scattata con il 105mm MC: Scattata con il 300mm Nella foto con il 105 la libreria è intuibile perchè la focale "abbraccia" un'area maggiore dello sfondo rispetto al 300mm, ma non è questione di profondità di campo. Quindi se pensate che usando una focale corta avrete più profondità di campo (a parità di RR)... ripensateci.
  19. Articolo scritto in una giornata grigia e piovosa in cui viene da dare i numeri. Scherzi a parte, il Nikon Z 105mm f2.8 MC è un obiettivo eccezionale ma, come tutti gli obiettivi di oggi riduce la focale effettiva alle brevi distanze così ad esempio, per avere un rapporto di riproduzione di 1:1 si deve arrivare vicino, 29cm dal sensore (molti meno dalla lente frontale) per una focale reale di 72-3mm e "solo" 36cm per avere un rapporto di riproduzione di 1:2 con una focale reale di 80mm. Focale effettiva su corpo Fx: Variazione della focale effettiva del Nikon Z 105mm f2.8 MC A me, come a molti molti altri appassionati di macro sul campo, alle volte piacerebbe avere una maggiore distanza di messa a fuoco a parità di rapporto di riproduzione, per controllare meglio lo sfuocato, la luce, più spesso per non far fuggire il (o farci assalire dal) soggetto. Per questo amiamo focali macro un po' più lunghe come il 150mm o il 180mm. Purtroppo non esiste un tele macro nikon Z di quelle lunghezze focali. Esiste un modo di compensare perlomeno la riduzione della focale effettiva con il 105mm? E' ovvio che passando da un corpo Fx ad uno Dx si ha un aumento della focale equivalente di 1,5 volte. E' una soluzione, ma non è quello che mi interessa mostrare oggi. L'articolo è rivolto a chi non ha corpi Dx e non gli interessa procurarseli. Con il vecchio Nikon 105mm f2.8 AFS VR G era possibile montare un moltiplicatore, ad esempio con un TC 14 si otteneva un 150mm abbastanza valido. Il Nikon Z 105mm f2.8 MC non accetta i moltiplicatori, però c'è un altro modo di recuperare almeno la focale effettiva con un semplice trucco che permette di scattare a distanze maggiori di quelle specificate. Basta usare un tubo di prolunga. Il tubo Meike da 18mm Normalmente si usano i tubi di prolunga per avvicinarsi, qui invece lo propongo come mezzo per restare più lontani!! Come ho scritto altre volte, aumentando il tiraggio con il tubo, per avere il soggetto a fuoco l'obiettivo si troverà a dover focheggiare ad una distanza nominale superiore a quella effettiva. Nell'esempio che propongo, con il tubo Meike da 18mm, alla distanza reale di 29cm l'obiettivo si posizionerà su una distanza focale di oltre 50cm recuperando quasi completamente la lunghezza focale nominale. Secondo i miei conti, se non ho preso abbagli già a 47cm abbiamo una focale effettiva pari a 105mm circa. Focali effettive su corpi FX con e senza il tubo di prolunga: In questa serie di immagini mostro come sia possibile restare più lontani ed avere un maggiore ingrandimento. Se mai dovesse servire, sapete che si può fare, senza alcuna perdita di qualità, si perde solo un po' di luce. Per capire, ecco un esempio pratico (nessuna postproduzione nè interesse per l'estetica, la profondità di campo o che, le foto con il solo scopo di mostrare i rapporti di riproduzione), il Triceratopo è lungo 12cm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 67cm si ha ha un RR di 1:5 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 93mm, a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 57cm si ha ha un RR di 1:4 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 91mm a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 47cm si ha ha un RR di 1:3 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 88mm a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 36cm si ha ha un RR di 1:2 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 80mm, a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza minima di messa a fuoco di circa 29cm si ha ha un RR di 1:1 con il solo obiettivo (a sinistra) che ha focale effettiva di 72mm, a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Come è tipico per i tubi di prolunga l'effetto è più marcato a focali effettive minori . Un grafico delle due soluzioni (corpo Dx e tubo di prolunga) a confronto. NOTE: Ho usato un tubo corto (18mm) perchè con lunghezze superiori a mio avviso diventa sconsigliabile usare questo metodo per aumentare le distanze, sia per la perdita di luce, che per la possibilità che il tutto si riveli meno pratico ed efficiente. ma nulla vieta a qualcun altro di provare (poi magari pubblicare i risultati ) E' chiaro che con i tubi di prolunga si perde la possibilità di mettere a fuoco ad infinito, ma se stiamo facendo macro la cosa in quel preciso momento non ci interessa. DISCLAIMERS: 1) Non è un metodo indispensabile, il 105mm f2.8 MC può benissimo essere usato da solo, con un po' di accortezza si fa di tutto; qui ho solo voluto mostrare che esiste questo effetto e, se serve o anche solo per gioco, si può sfruttare. 2) Esistono cento altri modi di fotografare da più lontano (lenti addizionali su tele zoom ad esempio), lo so e ne ho scritto spesso, ma il focus di questo articolo è il Nikon Z 105mm f2.8 MC. Silvio Renesto
  20. In tutti i miei articoli su "come fare macro senza obiettivi macro", ho sempre scritto che le soluzioni che proponevo (lenti, tubi di prolunga...) erano dei buoni, a volte anche ottimi, compromessi per chi fa macro occasionale, per chi vuole risparmiare (ad esempio sul peso dell'attrezzatura), ma per chi si appassiona seriamente alla macrofotografia naturalistica ci vuole un vero obiettivo macro. Nel sistema Nikon Z sono disponibili due nuovi macro, il 105mm f2.8 S MC ed il 50mm f2.8 MC. A mio avviso per la macro "naturalistica" sul campo ad insetti, ma non solo, il 105mm è il minimo sindacale per avere sufficiente distanza di lavoro per non spaventare i soggetti e anche per non incastrarsi con eventuali gambe di cavalletti fra frasche, radici e rami (e ortiche...). Nella sua Guida alla Macrofotografia, John Shaw scriveva: provate a fotografare un dettaglio di una ragnatela con la rugiada con un 50mm macro e vi ritroverete una ragnatela appiccicata al vostro obiettivo. Forse esagerava ma l'idea è quella. Il 50mm, naturalmente a mio personale parere, come obiettivo macro da' il meglio di sè nelle riproduzione, nello still life, nelle foto di food, insomma in contesti dove lo spazio e le luci vengono gestite e controllate dal fotografo. In questi casi è un'ottica stupefacente, in mani accorte va benissimo anche sul campo per soggetti come i fiori, che non si muovono troppo. I recenti articoli di Max Aquila su Nikonland illustrano molto bene tutte queste qualità del 50mm. Com'è questo Nikon 105mm f2.8 MC? Un obiettivo più che versatile. Come dimostra la pioggia di foto nell'anteprima di Nikonland, questo obiettivo non è solo un macro. E' un 105mm in grado di fare mille cose in modo eccellente: ritratto, scorci, still life, lavora magnificamente a tutta apertura con sfuocati molto belli e senza aberrazioni. Può fare tantissime cose e farle tutte bene. Altri scriveranno approfonditamente di questi aspetti, e ne descriveranno in maggior dettaglio le specifiche costruttive. In questo articolo mi dedico ad una sola di queste mille sfaccettature: la macro naturalistica dove si ritraggono soggetti attivi nel loro ambiente. Prima qualche numero, ma pochi. La distanza di messa a fuoco minima è 29cm (erano 31 per il vecchio 105mm VR G) per cui a 1:1 la focale effettiva è 72,5mm. Non ho fatto test per ogni singola distanza ma è plausibile che nel raggio di rapporti di riproduzione tra 1:1 e 1:2 la focale effettiva stia tra appunto i 72-73 mm e qualcosa più di 80mm. La distanza di lavoro (senza paraluce) a 1.1 è di 13cm. La riduzione della focale effettiva è ormai una caratteristica insita nella progettazione di tutti i tele macro IF che arrivano ad 1.1, di qualsiasi marca. L'unico obiettivo macro per così dire moderno che non riduce la focale è il 100mm Zeiss, che però arriva solo ad 1:2, allungandosi. Non si può avere tutto. Impressioni d'uso nella macro sul campo. Pur essendo più grande del vecchio micro-nikkor 105mm f2.8 VR G, pesa meno, merito dei nuovi materiali con cui è costruito. Montato sulla Z6 (con basetta tipo smallrig) sta in mano molto bene e a me non stanca nemmeno a mano libera. In sè l'Af è rapido e silenzioso e fotocamera permettendo, preciso. Il vecchio e il nuovo a confronto. La messa a fuoco manuale è focus by wire ,come negli altri macro di recente progettazione, per cui la finestrella che mostra le distanze è grandemente apprezzata se si deve prefocheggiare. Nella messa a fuoco manuale la ghiera offre la giusta resistenza ed è abbastanza reattiva, efficace anche "preventivamente" per tutte quelle volte in cui la Z6, credendosi Buzz Lightjear, parte verso l'infinito ed oltre. Da questo punto di vista è di grandissima utilità il selettore delle distanza di messa a fuoco, tramite il qualei si può selezionare il range 50-29cm che è quello dove trova la sua prevalente ragion d'essere un 105 macro... in macro. Perchè un serpente, un ramarro "interi" si possono fotografare più facilmente e con sfondi migliori con un 300mm f4, è per animali più piccoli o per i dettagli di quelli più grandi che ci vuole un vero macro. Per questo ritratto ci vuole un macro. Naturalmente, se il soggetto è inanimato o immobile come un fiore, molti problemi non si pongono ed un 105mm (ma anche un 50mm) si comporta in modo più che egregio su qualsiasi soggetto. La stabilizzazione combinata obiettivo-fotocamera è ottima, mi ha permesso di fotografare a mano libera anche a rapporti vicini ad 1:1! Le foto sono state scattate tutte a mano libera con la Z6, la maggioranza in luce naturale, per qualcuna ho usato l'SB400 come flash di schiarita. Come ho scritto, 105mm (alle brevi distanze in realtà qualcosa meno), per gli animali "svegli" in natura, sono il minimo sindacale, nella macro sul campo, occorre un po' di accortezza in più che con dei tele macro da 180-200mm, sia per evitare che i soggetti fuggano che nel selezionare lo sfondo. Più corta è la focale più impegnativo diventa anche portarsi all'altezza del soggetto, non proiettare la propria ombra, e così via, ma se c'è il "manico" la cosa non è affatto impossibile. Occorre un po' più di attenzione nel selezionare lo sfondo, specie se il soggetto è grande. Vi invito a guardare anche, ad esempio di quanto si possa ottenere, le foto nell'Anteprima ai due obiettivi MC. Sotto questo aspetto, lo ripeto, la stabilizzazione efficace è un vantaggio incredibile, una cosa è muoversi tra le frasche trascinando un cavalletto ed un altra è essere liberi nei movimenti. L'ho apprezzato grandemente. Una macro-rivoluzione. Qualità di immagine. In breve, eccellente. Oltre alla nitidezza (che è veramente ottima) imprescindibile in un macro, è un insieme di più aspetti che secondo me contribuiscono a farne un obiettivo ...spaziale, come ho scritto una volta. Qualità dello sfuocato, resa dei colori, assenza di aberrazioni fanno sì che l'immagine che si ottiene sia qualcosa di speciale. Bombus terrestris, nitidezza, colori e sfuocato... A proposito di nitidezza, ecco una Xylocopa violacea, il Bud Spencer delle Api (confrontare col Bombo sopra), non proprio bellissima, ma non aggressiva ... però il pungiglione ce l'ha. Se guardate il crop 100%, oltre alla tridimensionalità della corazza chitinosa (i pori sulla testa), vedrete me stesso ritratto alla base dell'attaccatura dell'ala, in alto a sinistra, il mio amico Gianni, il sole e il cielo nuvoloso. Tridimensionalità percepita incredibile: Questa Platycnemis pennipes "esce" letteralmente dallo sfondo. Perche vi faccio vedere la povera Ischnura morta appesa ad una ragnatela? Perchè al 100% si vede il filo con zero aberrazioni! Rispetto ad altre soluzioni per la macro? Le differenze operative tra un vero macro e soluzioni alternative come i tubi e le lenti addizionali sono molteplici: da quelle più banali quale il fatto che con un obiettivo macro si ha la continuità di messa fuoco da infinito ad 1:1, mentre sia con tubi che con lenti si hanno range di ingrandimento più limitati, per non parlare del montaggio, smontaggio ecc. Le differenze qualitative ci sono sempre, a favore del 105mm, quanto sia grande il divario dipende fortemente dal contesto: nella foto ravvicinata a diaframmi chiusi (almeno f11) le differenze fra le due soluzioni possono essere più o meno sottili, specie se si usa una lente poco potente, ma ci sono comunque. La differenza maggiore è che un tele zoom con lente addizionale anche di ottima qualità funziona bene solo chiudendo di almeno due o tre diaframmi, alle maggiori aperture la resa è molto penalizzata da una perdita di nitidezza e comparsa di aberrazioni. E comunque ai bordi cede sempre. Insomma, le lenti fan perdere nitidezza (poca o tanta dipende) ed i tubi sottraggono diaframmi (ed ogni tanto creano qualche piccola aberrazione). Ortethrum brunneum, fotografato con il 105mm e con il 24-200 Z + lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie), in entrambi i casi a f11 e 1/640s: Confronto al 100%: Il 105 MC è più nitido, ma direi che il 24-200mm è impressionante per essere un superzoom. Volucella zonaria, sembra una vespa ma è una mosca, anzi è un moscerino, ma gigante. Fotografata con il 105mm Fotografata con il 300mm f4 Pf + Lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie). Confronto al 100% (cliccare per aprire...) Aprendo i crop si vede una notevole differenza di resa fra i due. Il 105 MC è invece eccellente a tutti i diaframmi, per cui se si vogliono fare delle foto di effetto a maggiori aperture è possibile, con le altre soluzioni no. Questa performance lo distingue anche dal 105mm suo predecessore, che aveva una resa più "a campana" con un picco verso i diaframmi centrali, ma meno performante a diaframmi più aperti. Ortethrum brunneum, 105mm f2.8 MC, fuoco selettivo sugli occhi. Platycnemis pennipes, 105mm f2.8 MC, sfuocato da favola. E poi il 105 MC permette eccellenti scatti a 1:1, come questo piccolissimo Tettigonide il cui corpo è meno lungo di 1 cm: Il crop al 100%. Impossibili da ottenere con zoom e lente addizionale, se non con lenti molto potenti e quindi ancora maggior perdita di qualità. Conclusione: il 105mm f2.8 MC si è visto che è un obiettivo dalla grandissima versatilità utilizzabile egregiamente in diversi generi fotografici senza perdita di qualità. E' un vero macro, ma non è solo un macro, è anche un (ottimo) macro. Nella macro naturalistica sul campo il 105mm f2.8 MC si rivela un grande obiettivo: le sue prerogative di nitidezza eccellente, di morbidezza dello sfuocato e di assenza di aberrazioni, unite alla stabilizzazione efficace anche alle brevi distanze lo contraddistinguono e ne fanno un'ottica di eccellenza (come lo è il 50mm f2.8 MC che è della "stessa pasta", ma nasce per usi un po' diversi) . Mauro Maratta mi ha gentilmente prestato il suo 105mm f2.8 MC per questo test. (c) Silvio Renesto per Nikonland.
  21. Una opportunità ormai rara, quella di paragonare sul campo, nel segno di Nikonland, due obiettivi che rappresentano il passato ed il futuro delle lenti specializzate in fotografia ravvicinata e macro. I due 105/2,8, quello F-mount in listino tra il 2006 ed il 2021, ed il moderno Z-mount, appunto del 2021, entrato in commercio col contestuale ritiro dell'altro dal catalogo. Ovviamente entrambi su Nikon Z9, con l'ausilio di un FTZ II che li rende simili in lunghezza... Simili in altezza si, ma non nel peso: tra le innovazioni consistenti della linea Z, infatti, la diminuzione sostanziale di peso delle ottiche...e, se il vecchio Micro 105VR era considerato un obiettivo poco pesante, in forza dei suoi 814g a cui aggiungere quelli dell' FTZii che cosa dovremmo dire del peso del nuovo MC105 dotato di baionetta Z ??? Chiaramente sensibile su di una Z della prima serie questa differenza di quasi tre etti, certamente meno sulla Z9, strumento di riferimento di questo test. Altro parametro, la distanza minima di maf a parità di RR: ci sono 2,5 cm di differenza tra i due obiettivi macro, cosa che può interessare in maniera differente certuni potrebbero infatti, a parità di RR, sentirsi avvantaggiati da una maggiore distanza dal soggetto. Ancora: la scala tradizionale del VR105, tripartita tra metri, piedi ed RR dà maggior conforto del moderno display del MC105 che non riusciamo ad ottenere di poter regolare in durata di apparizione, in effetti eccessivamente breve... Potendo tenerlo sempre acceso comporterebbe una diversa considerazione. Entra qui in campo inoltre, una differenza di base tra i due obiettivi in relazione alla lunghezza focale effettiva: quella del nuovo MC105 mi sembra leggermente inferiore a quella del vecchio VR105, ovviamente fino ad un metro dal soggetto, MC105 105VR MC105 VR105 al di sotto della quale quota conta, ben più della focale effettiva, il Rapporto di Riproduzione tra le dimensioni di soggetto e sensore MC105 105VR dorato il VR, come da antica tradizione per le ottiche Nikkor dotate di vetri speciali, tanto quanto austero il moderno Nikkor Z 14 lenti in 12 gruppi, una sola lente ED, trattamento ai nanocristalli sulla lente frontale, per il VR105 del 2006 16 lenti in 11 gruppi, ben tre lenti ED ed una ASPH, trattamento antiriflesso ARNEO per il Nikkor Z MC105 motore AF SWM per il più vecchio, stepper per il MC, silenziosissimi, al contrario dell'altro. VR integrato nel nuovo MC, disattivabile dal menù (o da uno dei tasti FN. Invece slider ON/OFF presente sul fianco del VR105. Piuttosto rumoroso l'intervento del VR del vecchio Micro Nikkor, rispetto all'assoluta silenziosità del nuovo MC: anche questi elementi, con soggetti animati inquadrati, possono fare subito una netta differenza. Anche ad obiettivo staccato dalla macchina, il nuovo MC105, scuotendolo, non dà quella sensazione di parti in movimento, più presente invece sul vecchio VR105 una bella differenza sul nuovo Z: il limitatore di fuoco che stavolta correttamente consente di evitare hunting dell' AF quando ci si trovi agli RR più elevati che consenta un obiettivo di questa categoria: tra la minima maf di 29cm ed i 50cm, che corrispondono ad un RR di 1:3,3 (peraltro bypassabile con la ghiera manuale di maf). Nel VR105, inspiegabilmente per un obiettivo macro, il limitatore di maf opera tra mezzo metro e infinito, quindi tutela maggiormente gli utilizzi a distanze non ravvicinate di questo obiettivo. Il desiderio di tutti noi nikonisti, in epoca full digital, sarebbe quello di poter programmare di volta in volta, da menù, il range utile dell' AF, in relazione al soggetto inquadrato. Proprio come auspichiamo una revisione dell'utilissimo focus stacking, che ci consenta di stabilire a mirino/monitor la distanza minima e massima di intervento dell' AF, in funzione della quale, unitamente agli altri parametri (diaframma, step di intervento, exp...) la fotocamera poi computi quanti scatti effettivamente servano a coprire il range richiesto. Non ci pare una opportunità da poco, tantomeno irrealizzabile... Andiamo quindi a valutarne le prestazioni sia in termini assoluti, sia in relazione all'adattabilità del vecchio VR105 (per chi ne sia ancora in possesso) su di una Nikon Z9: qual'è il presupposto di un test del genere, oggi, nel 2022 ...? Essenzialmente: essere già possessore del "vecchio" AF-S 105VR e considerare pregi e difetti della sua utilizzabilità su Z decidere sull'acquisto (da usato) di un 105VR piuttosto che di uno Z MC105 stabilire se passare a Z in funzione delle prestazioni del nuovo macro 105 (chi utilizzi questo obiettivo in misura preminente o esclusiva rispetto altri) E cosa si ricerca oggi in un 105mm Macro? Fondamentalmente nitidezza, microcontrasto, correttezza cromatica, tra le prestazioni fotografiche, inoltre precisione dell' AF, assistenza del VR, silenziosità del sistema. Ancora: distanza di lavoro adeguata ai soggetti preferiti, maneggevolezza nell'utilizzo a mano libera, completezza delle indicazioni relative a distanza, RR, pdc. Ma un obiettivo macro di questa focale è anche un mediotele che si può sfruttare non solamente ai diaframmi medi e chiusi, per i quali è sicuramente ottimizzato, così cominciamo proprio da qui, dai diaframmi a tutta apertura (f/2,8 nominale, ma che a seconda del diminuire della distanza di maf può diventare anche f/4,2 sul MC e f/4,8 sull' AF-S) MC105 f/2,8 105VR f/3 MC105 f/2.8 105 VR f/3 MC105 f/2.8 105VR f/4 MC105 f/4 105 VR f/3,3 MC105 f/3,3 e a tutta gamma dei diaframmi disponibili, fino all' improbabile valore di f/40 (a rischio di diffrazione e ...polvere) 105VR MC105 Ineccepibile la progressione dei due obiettivi a tutti i valori di diaframma ed anche la gradualità e, sopratutto, la gradevolezza dello sfuocato, grazie anche alle 9 lamelle del diaframma di entrambi questi macro. Ben differente invece, la prestazione dell'autofocus, pur in questa sequenza di scatti eseguita su treppiede, variando unicamente il valore del diaframma, cercando di utilizzare l' eyeAF ottimizzato per animali, disponibile sulla Z): ovviamente nessun problema con lo Z MC105, mentre il più vecchio AF-S ha chiaramente manifestato "allergia" a questa funzione, chiudendo oltre f/11: nel senso che il sistema rilevava l'occhio del tacchino, ma poi il sensore AF che si attivava era quello relativo alla parte piu contrastata del pupazzo, tra il corpo scuro ed il collo rosso (da f/16 in poi) Avvicinandosi al soggetto, oltre le distanze minime fisiologiche per un mediotele come un 105mm, ci si rende conto di quanto sia importante diaframmare ed anche pesantemente: la riprova questi due scatti che seguono, a f/8, che in questa condizione assomigliano maledettamente ad una apertura molto più luminosa di quella utilizzata... 105VR f/8 MC105 f/8 (da notare nel riflesso della finestra sul vetro del fisheye , come il microcontrasto del nuovo Z MC105 sia decisamente superiore, a parità di condizioni di ripresa) Una delle critiche più frequenti mosse negli ultimi anni al Micro Nikkor AF-S 105/2,8G specie dopo l'avvento di sensori come quello della D850 da cui deriva proprio quello della Z9, è stata quella relativa ad una certa abbondanza di aberrazione cromatica e di fringings... la buona notizia è che, grazie alle correzioni automatiche da fw delle fotocamere Z, estese alle ottiche F-mount attraverso l' FTZ, mi pare che sul sensore della Z9 si siano annullate quasi del tutto, come potrete constatare aprendo le immagini di questo articolo... ecco una ninfea ripresa col 105VR ed il suo crop... mi paiono assolutamente analoghe alla stessa immagine ripresa con il MC105 ed al suo crop... anche ai margini del pericolo di... zona diffrazione 105VR a f/22 MC105 f/22 così come anche le seguenti coppie di immagini realizzate ad f/11 e a TA dello stesso soggetto, assolutamente scevre, a mio avviso, da qualunque possibile influenza di aberrazione cromatica, anche sul più incline F-mount 105 VR MC105 altrettanto che in queste immagini realizzate ai diaframmi medi di entrambi gli obiettivi MC105 105VR Last but not least... un gruppo di immagini di Odonati, realizzate per testare la funzionalità dei due Macro alle distanze più ravvicinate in combinata con l'efficienza dei motori AF che nei due obiettivi, come detto, appartengono a generazioni differenti per tecnologia. Metto per prime e di seguito, quelle realizzate con il Micro AF-S 105G VR, a varie distanze e RR, ma sopratutto, a vario tipo di cellule AF, tra le tante disponibili su Z9 Le libellule sono dei soggetti molto stimolanti per colore, forme e, sopratutto, come palestra di pazienza nel loro avvicinamento. Non hanno propriamente delle strutture corporee indicate per essere aiutati dall' eyeAF: molto spesso il sensore viene ingannato e ritiene essere occhio una geometria delle ali, oppure il loro attacco dorsale, per cui probabilmente i sensori più adatti sono quelli di AF dinamico small e medio. Ma il motore dell'AF deve essere fulmineo per riuscire a cogliere l'essenza del tessuto oculare composto da decine di migliaia di organi visivi, perchè poi si evidenzi a foto ingrandita come perfettamente messo a fuoco. La postura di stasi, nella quale, lateralmente, troviamo l'ala a protezione del capo, non consente con facilità di individuare l'occhio retrostante. Insomma...guardate adesso gli scatti realizzati nello stesso contesto di soggetti e di luce, questa volta con lo Z Nikkor MC105/2,8 S su Nikon Z9 e poi ne parliamo... ... Vi prego di non farmi il torto di non aprirle, una per una, per comprendere il solco, la trincea, che solo quest'ultimo test scava tra i due obiettivi in lizza: una evidente supremazia dei motori stepper, silenziosi e fulminei nell'aggancio alla cellula del sensore AF, qualunque essa sia, rispetto all'obsoleto e più rumoroso SWM, nel determinare la reale differenza qualitativa tra una foto perfettamente (o tendente a esserlo...) a fuoco sull'esatto punto del soggetto dove si è puntato il riferimento di messa a fuoco. Impossibile senza milioni di scarti, ottenere in MF questi risultati, inutile perseverare a farlo con obiettivi come questo Micro Nikkor, non solamente fuori catalogo, ma definitivamente oscurato dalle alternative moderne. Anche con le libellule, lo stesso problema nei test dell' eyeAF che con il 105VR F-mount, si fermano ad f/11 e non vanno oltre, a differenza che con il moderno MC105 Z-mount, che lo gestisce anche alle aperture meno luminose di f/11 compatibilmente con le difficoltà del soggetto in questione, la libellula...insetto dai 28k di occhi... E' solamente a questo punto che mi sento di tirare le somme e di rispondere ai quesiti iniziali: chi possegga un Micro Nikkor 105/2.8G VR sappia che attraverso un FTZ I o II, potrà non solamente utilizzarlo nella pienezza delle sue funzioni, ma lo troverà decisamente migliorato dalla gestione fw dei file ottenuti, sulle prestazioni complementari in ragione di distorsione ed aberrazioni cromatiche chi debba decidere quale obiettivo dei due preferisca, legga il mio articolo e ne guardi le immagini SI !!! Se un motivo ci sia di passaggio al nuovo sistema Z, questo Nikor MC 105/2.8S è certamente un argomento fondamentale, per i cultori di questa focale e dei generi ad essa associati (non escluso il puro ritratto) Spero di non essere stato prolisso o, peggio, incompleto... Max Aquila photo (c) per Nikonland 2022 IT'S AN ICON IT'S A NIKON
  22. Era la giornata delle mantidi, siamo in tarda mattinata ed io e Gianni, ormai rosolati a sufficienza cerchiamo un poco d'ombra vicino ad un rigagnolo formato da una piccola deviazione del Ticino. Intanto però l'occhio è sempre vigile perchè si sa mai, può capitare qualcosa di interessante. Ci sono libellule in volo, ma la mia attenzione è attirata da un ribollire dell'acqua, mi avvicino e vedo che si tratta di una grossa Anax imperator che annaspa in acqua. Gli insetti respirano attraverso fori del tronco e dell'addome che non possono chiudere completamente (tranne quelli acquatici) così se finiscono in acqua, questa comincia ad entrare nell'apparato respiratorio e se non riescono ad uscirne in fretta affogano senza speranza. Senza nemmeno pensare chiedo a Gianni, che è un po' più il là, di passarmi un rametto con cui sollevo la libellula dall'acqua. Delicatamente la afferro e la poso su un cespuglio: vedo che l'addome si contrae e fa vibrare debolmente le ali. Bene, è ancora viva e c'è qualche speranza che riesca a spurgare acqua e fango e sopravvivere. La aiuto ad aggrapparsi perchè in sospensione sul rametto le trachee possano arearsi meglio Le faccio una foto ricordo, sperando che non sia una foto alla memoria, nel crop sotto si vede come le ali ed il corpo siano ancora pieni di melma, che verrà spurgata pian piano. Poi smetto di fotografare e tutti e due restiamo a guardare come va a finire. Noi non possiamo fare nulla di più se non aspettare. Lei lentamente acquisisce calore ed energia e grazie alla brezza entra aria nelle trachee ed esce la melma. Ad un certo punto, di colpo, s'invola, con nostra grande soddisfazione. Le avremo regalato magari solo un giorno in più di vita? Non possiamo saperlo, però è lei che ci ha regalato tantissimo, e non è certo la fotografia, è la sensazione di aver aiutato una creatura in difficoltà. Le foto che mi ritraggono sono di Gianni Ragno. NOTA Si fosse trattato di un'atto di predazione o di un'altra interazione di un animale su un'altro, non sarei intervenuto a disturbare, ma questo era un incidente gratuito, potremmo dire una disgrazia, quindi ci dispiaceva lasciarla morire.
  23. Ho pubblicato diverse mie foto di mantidi "in posa", ma oggi ho voluto fotografare delle mantidi in azione. In azione significa non su qualche stelo isolato su sfondo cremoso con luce perfetta, in posa statuaria (dove non starebbero mai spontaneamente), ma mobili ed attive, in mezzo all'erba fitta dove si nascondono a fare cose truci perchè, anche se belle, le mantidi sono dei predatori feroci. Foto meno belle? forse. Più vere? senz'altro. Più difficile? Diciamo che sono cose diverse. Notare la testa della "povera cavalletta". Commenti graditi, è una mia proposta tanto per parlare un po' di fotografia e non sempre di strumenti (o di spasmodiche attese di strumenti).
  24. Sono stato al sole per ore ricavando qualche foto ed una discreta disidratazione. E' ora di tornare, mentre mi avvio mi cade l'occhio su un comune fiore di Convolvolo che ha un'ospite interessante. Un Ragno Granchio, non dei più belli, una banale Runcinia grammica, ma i piccoli ragni granchio hanno un posto speciale nel cervello contorto dei naturalisti! Almeno una foto ricordo devo farla, così nella tipica posizione da agguato con le prime due paia di zampe allargate, pronte ad afferrare la preda. Taglio quadrato per questioni estetiche. Per gli appassionati un ragno granchio è sempre meritevole, però per fare una foto davvero interessante sarei dovuto restare ad aspettare finchè non avesse afferrato una preda, per dare pathos al tutto ma... il bilancio surriscaldamento/tempo da aspettare era negativo, per oggi mi accontento di una foto così. Ci tornerò, apposta per lui, forse, chi lo sa. Chi non è aracnofobo può aprirla perchè rende meglio. Nikon Zfc, 70-200mm f4 G a 200mm Tubo Meike da 18mm lente addizionale SIGMA AML 0.72, mano libera f10, 1/1000s, 710 ISO -0.3 stop sottoesposizione per non bruciare i bianchi. Mano libera.
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