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Corredo Fotografico (sintetico !)

  1. Era la giornata delle mantidi, siamo in tarda mattinata ed io e Gianni, ormai rosolati a sufficienza cerchiamo un poco d'ombra vicino ad un rigagnolo formato da una piccola deviazione del Ticino. Intanto però l'occhio è sempre vigile perchè si sa mai, può capitare qualcosa di interessante. Ci sono libellule in volo, ma la mia attenzione è attirata da un ribollire dell'acqua, mi avvicino e vedo che si tratta di una grossa Anax imperator che annaspa in acqua. Gli insetti respirano attraverso fori del tronco e dell'addome che non possono chiudere completamente (tranne quelli acquatici) così se finiscono in acqua, questa comincia ad entrare nell'apparato respiratorio e se non riescono ad uscirne in fretta affogano senza speranza. Senza nemmeno pensare chiedo a Gianni, che è un po' più il là, di passarmi un rametto con cui sollevo la libellula dall'acqua. Delicatamente la afferro e la poso su un cespuglio: vedo che l'addome si contrae e fa vibrare debolmente le ali. Bene, è ancora viva e c'è qualche speranza che riesca a spurgare acqua e fango e sopravvivere. La aiuto ad aggrapparsi perchè in sospensione sul rametto le trachee possano arearsi meglio Le faccio una foto ricordo, sperando che non sia una foto alla memoria, nel crop sotto si vede come le ali ed il corpo siano ancora pieni di melma, che verrà spurgata pian piano. Poi smetto di fotografare e tutti e due restiamo a guardare come va a finire. Noi non possiamo fare nulla di più se non aspettare. Lei lentamente acquisisce calore ed energia e grazie alla brezza entra aria nelle trachee ed esce la melma. Ad un certo punto, di colpo, s'invola, con nostra grande soddisfazione. Le avremo regalato magari solo un giorno in più di vita? Non possiamo saperlo, però è lei che ci ha regalato tantissimo, e non è certo la fotografia, è la sensazione di aver aiutato una creatura in difficoltà. Le foto che mi ritraggono sono di Gianni Ragno. NOTA Si fosse trattato di un'atto di predazione o di un'altra interazione di un animale su un'altro, non sarei intervenuto a disturbare, ma questo era un incidente gratuito, potremmo dire una disgrazia, quindi ci dispiaceva lasciarla morire.
  2. Ho pubblicato diverse mie foto di mantidi "in posa", ma oggi ho voluto fotografare delle mantidi in azione. In azione significa non su qualche stelo isolato su sfondo cremoso con luce perfetta, in posa statuaria (dove non starebbero mai spontaneamente), ma mobili ed attive, in mezzo all'erba fitta dove si nascondono a fare cose truci perchè, anche se belle, le mantidi sono dei predatori feroci. Foto meno belle? forse. Più vere? senz'altro. Più difficile? Diciamo che sono cose diverse. Notare la testa della "povera cavalletta". Commenti graditi, è una mia proposta tanto per parlare un po' di fotografia e non sempre di strumenti (o di spasmodiche attese di strumenti).
  3. Sono stato al sole per ore ricavando qualche foto ed una discreta disidratazione. E' ora di tornare, mentre mi avvio mi cade l'occhio su un comune fiore di Convolvolo che ha un'ospite interessante. Un Ragno Granchio, non dei più belli, una banale Runcinia grammica, ma i piccoli ragni granchio hanno un posto speciale nel cervello contorto dei naturalisti! Almeno una foto ricordo devo farla, così nella tipica posizione da agguato con le prime due paia di zampe allargate, pronte ad afferrare la preda. Taglio quadrato per questioni estetiche. Per gli appassionati un ragno granchio è sempre meritevole, però per fare una foto davvero interessante sarei dovuto restare ad aspettare finchè non avesse afferrato una preda, per dare pathos al tutto ma... il bilancio surriscaldamento/tempo da aspettare era negativo, per oggi mi accontento di una foto così. Ci tornerò, apposta per lui, forse, chi lo sa. Chi non è aracnofobo può aprirla perchè rende meglio. Nikon Zfc, 70-200mm f4 G a 200mm Tubo Meike da 18mm lente addizionale SIGMA AML 0.72, mano libera f10, 1/1000s, 710 ISO -0.3 stop sottoesposizione per non bruciare i bianchi. Mano libera.
  4. Letteralmente: Perlustri il canneto e vedi questo maschio di Anax imperator posato... subito inquadri e scatti Mamma mia che sfondo invadente! Che fare? Sei già a f4 quindi non puoi sfuocare di più lo sfondo. Però puoi cercare una posizione migliore sperando che il soggetto resti dov'è. Ti muovi piano, attento a dove cade la tua ombra e senza alzarti o abbassarti bruscamente et voilà: Meglio, vero? Adesso potresti anche provare a rendere un minimo più originale la composizione decentrando al costo di sacrificare un po' di ingrandimento. Adesso allora potresti provare a ... no è volato via Ma il messaggio rimane, studia l'insieme non fermarti al soggetto, fai tua la foto (a proposito, la prima foto l'ho scattata a scopo didattico, non è di quelle che conserverei). Spesso a chi fotografa insetti capita di "impiantarsi" per timore di perdere lo scatto, invece meglio studiare bene tutte le possibilità. In fondo sono dei ritratti. Il messaggio non è sull'attrezzatura me se ci sono interessati: Nikon Z fc, nikon 70-200mm f4 G, FTZ,tubo meike 18mm, mano libera. f4 1/1000s auto iso (da 250 a 160 + 1/3 sovraesp.)
  5. Cavalletta Tettigonide (quelle con zampe lunghe e antenne lunghissime): Nikon Z fc, Nikon 70-200mm a 200mm, Lente Addizionale SIGMA AML da 1.8 diottrie. Una dolce mamma con la sua prole ... beh dolce è forse un tantino entusiastico, comunque è un ragno femmina con la sacca delle uova (il pallino bianco) che si porterà in giro fino alla schiusa, poi per un po' si porterà i ragnetti sul dorso. Nota curiosa: il 90% dei ragni che vediamo in giro di qualsiasi specie sono femmine perchè i maschi sono piccolissimi, anche10 volte più piccoli della femmina e poi... spesso vengono mangiati post-accoppiamento e quindi non li vediamo più . Nikon Z fc, Nikon 70-200mm a 200mm, Lente Addizionale SIGMA AML da 1.8 diottrie. Alla prossima
  6. E' il soggetto che fa la foto o sei tu a fare la foto? Tutt'e due, sicuro! Ma tu (fotografo!) sei quello che fa la differenza, più (mille volte più) del soggetto. E millemila volte più dell'attrezzatura Un esempio, la mia piccola esperienza di oggi: Un'uscita breve e tranquilla, per vedere se c'è in giro qualcosa: faccio due o tre foto abbastanza carine, cioè corrette dal punto di vista tecnico ed esteticamente non proprio da buttare. Poi mi impegno un po' di più con l'inquadratura cercando un soggetto (in realtà è lo stesso che si è spostato) uno sfondo meno casuale: Può andare dai, visto che non c'è molto altro. Mi sembra che non ci sia proprio nient'altro, invece girando dall'altra parte del canaletto vedo questa libellula in controluce: Così è una foto orribile. Fermati e pensa, puoi sfruttare il controluce? Può venire fuori qualcosa di interessante? Allora mi avvicino quanto posso e mi abbasso, riposizionandomi in modo che la libellula si venga a trovare non così come l'ho vista prima, scura su scuro, ma in mezzo ad una chiazza di luce fra i rami. Perchè l'ho "vista" in bianco e nero nella mia mente. Allora faccio una serie di scatti con angolazioni leggermente diverse, in modo da poter scegliere quella in cui il soggetto ha la posizione migliore: A casa elaboro il bianco e nero ed ottengo la foto che volevo. Questa mi ripaga l'uscita (molto) più delle altre, perchè è meditata e quindi è più "mia" . Mi sono fermato, ci ho pensato, ed ho ottenuto quello che volevo, nel rispetto del mio modo di vedere la macrofotografia, che a qualcuno potrà apparire un po' naive: interpretare in modo personale una scena incontrata per caso, del tutto naturale.
  7. Questa strana primavera ha sconvolto la vita degli insetti, siamo a metà Maggio e in giro dalle mie parti ci sono quasi solo damigelle ,quando invece ci sarebbero dovute essere specie belle grosse già ad Aprile. Ischnura elegans maschio.
  8. Qualcuno sarà in vacanza da qualche parte, altri saranno imbottigliati in auto procedendo lentamente verso qualche destinazione per la rilassante (?) gita di Pasquetta. Infine, qualcun altro come me se ne sarà rimasto tranquillo a casa. La mattina al parco per un fantastico allenamento del mio amato Kung- fu, un bel pranzetto (bagnato dal Cannonau, ultimamente ho una vera cotta per i vini sardi), eccomi a ... dare i numeri per Nikonland. Ho già scritto diversi articoli su lenti addizionali e tubi di prolunga, sulle proprietà, le qualità e i difetti di ciascuno dei due accessori, cose che non ripeterò. Altri ottimi articoli li ha scritti Max Aquila. Sono tanti e sono utili, se vi interessano questi accessori macro, non perdeteveli, andate a cercarli! In questo articolo voglio solo provare chiarire nel modo più semplice e breve possibile quanto ingrandiscono i due diversi sistemi su obiettivi di diversa lunghezza focale. Lo faccio per dare un'idea per aiutare a decidere quale conviene usare a seconda dell'obiettivo di cui si dispone e di quello che si vuole fare. Attenzione: E' un articolo misuronico non adatto ai minori a chi non ama i conti e le formule. Darò infatti un po' di numeri e qualche formula, ma semplici, ma se il discorso non vi attira, vi ho avvisato... . Prima osservazione: tubi e lenti "funzionano" al contrario. Non è vero, direi piuttosto che funzionano in modo diverso, quel che voglio dire è che una lente addizionale di X diottrie ingrandirà di più quanto è maggiore la lunghezza focale del'obiettivo, mentre un tubo di prolunga di X centimetri ingrandirà di meno quanto è maggiore la lunghezza focale dell'obiettivo. Per sapere quali ingrandimenti, ma sarebbe più corretto dire quale rapporto di riproduzione, posso ottenere con una lente o un tubo ed un certo obiettivo, occorre conoscere alcuni parametri. Nikon Z6, 24-200mm Z, lente SIGMA AML 72.O1 (eccellente ed economica), anello adattatore 67-72mm per montare la lente sul 24-200mm Z. Per le lenti: Sapendo la potenza (le diottrie) della lente addizionale e la lunghezza focale dell'obiettivo posso calcolare facilmente il rapporto di riproduzione dell'obiettivo all'infinito (che all'atto pratico corrisponde alla massima lunghezza concessa dalla lente addizionale, tranquilli, dopo spiego anche quello). La formula più facile che conosco (ce ne sono diverse) è Ingrandimento (I )= Diottrie della lente (Dl) x Lunghezza focale dell'obiettivo in metri (Lf). I=Dl x Lf Chi ha un minimo di dimestichezza con le frazioni ha già capito che è vero quanto ho scritto sopra, quanto maggiore è la focale (denominatore) tanto minore sarà l'ingrandimento. Esempio: Lente addizionale da 2 diottrie e obiettivo da 50mm: I=2x0,05=0,1 cioè 1:10. Non è un valore entusiasmante direi. Cambiamo focale dell'obiettivo: lente da 2 diottrie e obiettivo da 200mm: I=2x0,2=0,4 cioè 1:2,5. Qui siamo pienamente nel campo della fotografia ravvicinata. Ci si può divertire. Chiaramente posso ingrandire di più mettendo a fuoco a meno di infinito, ma la variazione c'è, ma non è enorme e i calcoli si complicano, per cui la cosa migliore è provare e vedere, ma il valore ad infinito rimane una buona indicazione. Nikon Z6, 24-200mm Z a 200mm lente SIGMA AML 72.01 Qualità a parte (dipende dal tipo di lente -mi raccomando uate solo doppietti acromatici- andatevi a cercare gli articoli in merito) il problema per me maggiore della lente addizionale è la scarsa distanza massima di messa a fuoco, che diminuisce all'aumentare delle diottrie (della potenza) della lente stessa. Ho scritto per me, perchè se uno fa macro statica su soggetti immobili, gestione delle luci a parte il problema delle distanze è molto meno influente. Nikon Z6, 24-200mm Z a 200mm lente SIGMA AML 72.01 Qual'è la distanza massima permessa da una lente addizionale? Eccovi la formula che ci da' la distanza massima di messa a fuoco (in mm) misurata dalla lente stessa, per cui assimilabile alla distanza di lavoro dell'obiettivo. DMax=1000/diottrie Perciò con una lente da due diottrie posso mettere a fuoco a non più di 50cm (1000/2=500mm) INDIPENDENTEMENTE DALLA FOCALE DELL'OBIETTIVO CHE USO. Con una lente da 3 diottrie la distanza massima sarà a 33cm dalla lente frontale con qualsiasi obiettivo, e così via. Nikon Z6, 24-200mm Z a 200mm lente SIGMA AML 72.01 E' questo il motivo per cui io che fotografo soggetti non piccolissimi, vivi e mobili, raramente uso una lente da 3 diottrie, e non vado mai oltre. Preferisco usare piuttosto una lente più debole su una focale più lunga (con tutti i vantaggi dello sfuocato). Per me l'ideale sono le lenti da 1,5 (come la Nikon 5T) fino a 2 diottrie (come la canon 500D o leggermente più corta, la SIGMA AML 72.01) montate su focali che vanno da 200 al massimo 300mm. Oltre i 300mm si possono avere problemi di qualità e di profondità di campo che a mio avviso rendono complicato ottenere buoni risultati. La lente addizionale Canon 500D (eccellente ma costosa) sul mio ex 300mm f4 Pf -venduto confidando di un rapido arrivo del 100-400mm Z Ripeto, i numeri sono quelli, ma le scelte variano secondo quel che si fa. Con la lente addizionale posso ingrandire di più mettendo a fuoco a più vicino di infinito, ma contrariamente ai tubi, la variazione non è troppa e i calcoli si complicano. Ok Passiamo ai tubi. Con l'obiettivo ad infinito l'ingrandimento che si ottiene con un tubo di prolunga è pari al reciproco (1: X) della lunghezza focale dell'obiettivo diviso la lunghezza del tubo di prolunga, ossia: I = 1: Lf obiettivo (in mm)/L tubo. Esempio un obiettivo da 50mm con un tubo di prolunga da 2,5cm (25mm) ad infinito avrò un ingrandimento pari a 1: (50/25)=0,5 cioè 1:2 ,metà del reale, un buonissimo valore. E' il motivo per cui il tubo di prolunga Nikon PN11 (venduto idealmente come accessorio dei vecchi 105mm micro ai/ais) è lungo 52,5 mm: aggiungendo un allungamento pari alla metà della focale (105/2=52,5) si arrivava a 1:2 (0,5) con l'obiettivo ad infinito. dato che l'obiettivo da solo arrivava a 1:2 (0,5), sommando i due ingrandimenti (0,5+0,5=1) con il PN11 si arrivava alla riproduzione a grandezza reale 1:1. Il glorioso PN11, dotato di collare ruotabile per cavalletto, il tubo di prolunga più intelligente che conosco, se solo ne avessero fatto una versione af(S). Per lo stesso motivo il PK13 (idealmente da accoppiare ai 55 micro) è lungo 27,5mm (55:2=27,5). Da sinistra a destra, il 55mm focheggiato ad infinito, alla minima distanza, con il tubo Pk 13. Dalla formula si può capire che se aumento la focale dell'obiettivo, l'ingrandimento ottenibile diminuisce. Lo stesso tubo da 25cm del primo esempio montato su unobiettivo da 100mm focheggiato ad infinito darebbe I=1: (100/25) =1:4, un quarto del reale. Un 200mm con il pk 13 (che sul 55mm permette di arrivare da 1:2 a 1:1) darebbe un rapporto di riproduzione di 200:27,5= circa 1:7,3 ad infinito e di 1:3,7 alla minima distanza. Per avere lo stesso ingrandimento su una focale doppia devo quindi raddoppiare la lunghezza del tubo, con tutti i problemi di ingombri e perdita di luminosità che ne conseguono. A differenza delle lenti però, i tubi consentono range di messa a fuoco piuttosto ampi -tranne che sui grandangoli (dove il punto di fuoco può finire addirittura dentro l'obiettivo) - e quindi rapporti di riproduzione anche molto diversi. Si potrebbe parlare di obiettivi invertiti, soffietti e altre diavolerie, ma non è il mio genere e soprattutto non è lo scopo di questo articolo che è pensato per non appassionati "navigati" ma per chi non sa se scegliere tubi o lenti. Ad esempio con il 200mm F4 Ais (che non cambia focale con la distanza) ed il Pk13, si va da circa 1:7 a quasi 1: 4 un bel range, anche se con ingrandimenti non molto spinti. Per questo i tubi sono di applicazione più limitata sui teleobiettivi, perché per avere forti ingrandimenti occorre un allungamento notevole, con ingombri e perdita di luminosità piuttosto significativi. I tubi Meike per Nikon Z, funzionano bene e costano poco. Nikon Z6 con 85mm Z e i tubi di prolunga Meike. Ciò non toglie che dato il range degli ingrandimenti possibili con i tubi di prolunga, ossia a differenza delle lenti il rapporto di riproduzione può variare molto, si possono comunque fare cose interessanti, ma diventa importante poter calcolare anche l'ingrandimento massimo ottenibile, oltre che il minimo. Si può? Sì a patto di sapere: Il massimo rapporto di riproduzione dell'obiettivo, che si trova di solito nell'elenco delle specifiche tecniche. La focale effettiva dell'obiettivo alla minima distanza di messa a fuoco. Questa non te la dice nessuno (eh eh), bisogna calcolarsela così: Lunghezza focale effettiva Fe =distanza di messa a fuoco in mm D / ( 1/rapporto di riproduzione R) + 2 + rapporto di riproduzione R: Fe=D/(1/R)+2+R Riprendendo come esempio il il 24-200 che a 200mm ha una distanza minima di 70cm, abbiamo che la focale effettiva è Fe=700/(1/0,28)+2+0,28= circa 121mm. Ottenuta la focale effettiva, possiamo calcolare il rapproto di riproduzione (Rt) ottenibile con un dato tubo in questo modo: Rt = (lunghezza del tubo Lt + (lunghezza focale Fe x Rapporto riproduzione obiettivo R))/lunghezza focale effettiva (Fe) Rt= Lt + (Fe x R) Fe Cominciamo con un esempio facile, cioè con un obiettivo che non cambia la focale con le distanze, il 55mm f3.5 micro Ai e con il Pk13 (27,5mm). Il 55mm alla minima distanza di messa a fuoco ha un rapporto di riproduzione di 1:2 (0,5) e una focale di 55mm per cui Rt= 27,5 + (55x0,5) = (27,5+27,5)/55 = 1 cioè 1:1, come previsto. 55 Le cose si fanno più complesse con un obiettivo che cambia la focale con la distanza (cioè quasi tutti) come ad esempio il 24-200mm Nikon Z che a 200mm alla minima distanza è in realtà un 121mm coem abbiamo calcolato prima. Con i tubi Meike accoppiati (11+18mm=29mm) ad infinito a 200mm (presumendo che almeno ad infinito sia un 200mm reali) basta dividere la focale per l'ingrandimento come abbiamo visto sopra. I = 200/29=6,9 ossia circa 1:7. Nikon Z6, 85mm Z e tubi Meike. Nikon Z6, 85mm Z e tubi Meike. Alla minima distanza invece serve sapere anche il rapporto di riproduzione (0,28 secondo le specifiche della casa). Sapendo che la lunghezza focale effettiva del 24-200 a 200mm alla minima distanza è di 121mm abbiamo: Rt= 29+(121x0,28) = (29+33,9)/121 = 0,51 circa cioè intorno a 1:2, 121 Direi che non c'è male, tenendo conto che siamo a circa 31 cm di distanza di lavoro. Con queste formulette si può avere un'idea preliminare di quel che si può ottenere con un obiettivo e quale può essere l'accessorio più adatto. Un' alternativa altrettanto valida, ma meno cervellotica è procurarsi l'attrezzatura e provare di persona Per i fanatici, ottenendo i rapporti di riproduzione alle varie distanze si può addirittura calcolare la curva della variazione della focale effettiva di un obiettivo da infinito alla minima distanza. Lascio ad altri questo divertimento, ho già dato abbastanza i numeri. PS. Se notate sviste nei conti, avvisatemi che correggo.
  9. Sdraiarmi per terra non mi pesa (ancora) e quando faccio macro di solito non esito, però ci sono circostanze in cui non è consigliabile, specialmente se si è in ambiente popolato da esseri umani "normali". Altre volte la ripresa rasoterra può richiedere più stabilità che quella possibile a mano libera. Per questo, e per quelle volte che mi serve fare delle riproduzioni "al tavolo", (od anche delle riprese grandangolari molto dal basso nel paesaggio urbano) , mi sono procurato un mini treppiede. Il mio amico Alberto ha questo Rollei, mi è sembrato valido e così eccolo qui. E' in vendita a circa 55 euro su Amazon, qualcosa di più nei negozi. Nome: Rollei Compact Traveler Mini M 1. E' robusto, in allluminio, tutto "chiuso" in posizione da trasporto misura 24cm testa compresa (le singole gambe misurano 15cm). C'è un anellino metallico pera gganciarlo ad un moschettone delo zaino, ad esempio. La colonnina centrale dovrebbe essere rovesciabile, cosa che comunque non mi sognerò mai di fare. Le gambe possono essere aperte a diversi angoli, ed anche appiattirsi. però in quel caso la colonna deve essere fatta sporgere, l'unica critica che mi sento di muovere al treppiedi, un vero rasoterra non è possibile. Aperto in posizione di ripresa, con le gambe allungate al massimo è alto 42cm. Le gambe sono a 4 sezioni (nella foto sotto ne ho estratte solo tre) In dotazione ha una testa a sfera di tipo Arca, con piastrina inclusa. Sembra solida. Le manopole di regolazione per la testa e per la colonna, che regola anche la rotazione orizzontale. Sulle ganasce della slitta Arca sono presenti delle livelle a bolla: C'è nè una anche sulla manopola di chiusura, utile in caso di inclinazione della slitta. Sotto si vedono le indicazioni del senso di rotazione per sbloccare e bloccare le sezioni delle gambe. Confortevole imbottitura per la presa. La portata dichiarata è 8 kg che non mi sembra male. Nella foto sopra si vede anche l'anellino cromato per il trasporto. Foto di esempio dell'uso che ne faccio sotto, scattate con smartphone cinese dotato della fotocamera meno costosa possibile Per far queste cose qui :
  10. Il Nikon Z 24-200mm è un'ottica riuscitissima, la cui versatilità compensa largamente l'eventuale qualità non assoluta rispetto alla più blasonata serie S, ma comunque più che soddisfacente e non solo per usi spensierati (cit. Mauro Maratta) dove trova la sua ragion d'essere, ma anche per cose più impegnative e le più diverse, come riportato da Mauro Maratta, Max Aquila ed io, in tantissimi articoli qui su Nikonland; cercateli che ne vale la pena. Ieri ho voluto fare un piccolo test su come funziona quest'ottica con i tubi di prolunga Meike alla focale di 200mm, che è quella che mi interessa di più per la fotografia ravvicinata. Ho usato i due tubi accoppiati, per un totale di 29mm di allungamento. Con i tubi il range di messa a fuoco a 200mm va da circa un metro e ottanta (qualcosa di più) a circa 55cm, la distanza di lavoro va da circa un metro e sessanta a circa 31cm. Un range piuttosto ampio. Alcune foto senza pretese di qualità per mostrare come cambiano le possibilità di ingrandimento fra lo zoom "liscio" a 200mm e con i tubi montati. Corpo macchina Fx (la Z6) A 200mm senza tubi Con i tubi: Senza tubi Con i tubi, sempre a 200mm Margheritina a 200mm e tubi: Qualche considerazione: Operativamente nessun problema di autofocus, esposizione o che, interagiscono benissimo e quasi sembrano un accessorio originale. Sono leggeri, ma il 24-200 non è pesante. Rispetto alle lenti addizionali i tubi presentano una maggiore versatilità per quanto riguarda la gamma di distanze, molto più ampia (con le lenti le distanze sono sempre molto brevi, con una lente da due diottrie si ha una distanza massima di 50cm), il che può rivelarsi comodo, però anche se non ho fatto conti, con una lente da tre diottrie (forse anche da due) si ingrandisce di più. Come avete visto nelle prime due foto (le successive riprese dei fiori "da sopra" non fanno testo), la resa dello sfuocato non è proprio quella di un macro vero, ma con un po' di imegno si può provare a ottenere qualcosa di gradevole: Anche avvicinandosi un po' di più lo sfuocato cambia in meglio: Oppure sfruttando luci ed ombre per ottenere qualcosa di suggestivo: Le due foto sotto sono dei controluce in luce naturale: Conclusione. Il nikon Z 24-200mm conferma le sue buone doti e la sua versatilità anche con i tubi di prolunga per la fotografia ravvicinata (non vera macro) sul campo. La resa, come è logico, non è confrontabile con quella del 105 MC, nè come sfuocato nè come nitidezza, ma è comunque sorprendentemente buona, e conferma che questo "coltellino svizzero" (lo disse Max Aquila se non ricordo male) da buona prova di sè nei generi fotografici più diversi.
  11. Una attenta più alla sostanza che all'apparenza, l'altra più chic. Nella fotografia close-up in natura quale preferire? Foto (c) Mauro Maratta. Come qualità di immagine non ho visto differenze, entrambe producono immagini di ottima qualità: Bombo, Nikon Z50, zoom 50-250mm, con lente addizionale Nikon 5T Mantide asiatica, Nikon Z Fc, zoom 24-200mm Z, con lente addizionale Olympus. quello che perdono per via del sensore Dx (gestione dello sfuocato più complessa, minore resa ad alti ISO) è compensato dalla possibilità di ottenere la stessa copertura di immagine a maggiori distanze quindi, maggiore "distanza di sicurezza", nel caso di soggetti mobili o inavvicinabili per qualche motivo. Damigelle, Nikon Z50, zoom 50-250 Z, lente 5T Nikon Z fc, 300mm f4 pf . Estremizzando il concetto, così per gioco, ho potuto fotografare questa Libellula depressa posata sulla sponda opposta del canale, usando la Nikon Zfc con il SIGMA 150-600mm a 600mm (=900mm equivalenti). Quindi su questo aspetto siamo alla pari. Come operatività ed ergonomia ci sono invece molte differenze. Per l'ergonomia, lo sanno tutti, la Z50 è vincente, non occorre addentrarsi nei dettagli generali, ne hanno già scritto Max Aquila e Mauro Maratta (e tanti altri in altri siti): l'abbigliamento sportivo è più pratico del tailleur. Riferendomi solo alla macro naturalistica, trovo anch'io che l'assenza di un grip nella Zfc sia uno svantaggio, ma per come fotografo io è piuttosto secondario, usando la fotocamera su treppiede/monopiede oppure a mano libera, ma sempre con focali sui 200-300mm, il maggior lavoro lo fa la mano sinistra che regge gli obiettivi, per cui in queste circostanze la superiorità della Z50 rispetto alla Zfc non la vedo tanto nel grip, ma nel display posteriore della Z50, ribaltabile in modo da rendere molto comodo inquadrare anche con la fotocamera rasoterra, il display rotante ed angolato nella Zfc, comodo forse per fare vlog o no so bene cosa d'altro, anche qui concordo con Max Aquila, è distraente, quasi "irritante". Un "vantaggione" della Nikon Z Fc rispetto alla Z50 è invece la presenza del focus stacking "in camera". Ne scrive ampiamente qui Max Aquila: https://www.nikonland.it/index.php?/articoli/nikon-z/nikon-z-test-e-prove-sul-campo/nikon-z-fc-focus-stacking-vs-diaframmare-1-0-r647/ Questo, è innegabile, è un plus notevole offerto dalla ZFc, anche tenendo conto che il campo di applicazione è limitato a soggetti immobili in assenza di vento che sia possibile riprendere usando un treppiede. Su soggetti svegli ed attivi o in presenza di brezza, è impossibile o quasi fare focus stacking. Il flash? La Z50 ha un flash incorporato, la Z fc no. Il piccolo flash della Z50 può essere gestito ad esempio sottoesposto, ma è inamovibile per cui l'illuminazione, a meno di accrogimenti può appiattire l'immagine. Non si può comunque negareche il flashettino può salvare la situazione in qualche caso. Scolia hirta, Nikon Z50, zoom 50-250mm, con lente addizionale Nikon 5T flash incorporato. Usando flash separati per gestire meglio la luce si torna al pareggio. In conclusione, per il mio modo di vedere (che può essere diverso dal vostro!) I vantaggi della Z 50 sulla Z fc, relativamente a questo genere fotografico; stanno: Nel monitor, molto più pratico. In misura minore, ma per qualcuno può essere importante più che per me, nel grip e nell'ergonomia generale. In qualche caso il flash incorporato può servire. Il vantaggio della Zfc principalmente sta nella possibilità del focus stacking in camera, che può essere utile anche sul campo. Le foto scattate con la Z50 sono di Gianni Ragno, le foto scattate con la Z fc sono mie. Silvio Renesto
  12. Si può fotografare per tanti motivi (anche) nella fotografia naturalistica, anche nella macro-fotografia naturalistica. Propongo degli esempi di lettura critica di foto che per me hanno significato e destinazioni differenti. Non solo, ma provo a spiegare quale è la mia idea sulle finalità. Discuto foto scattate da me, alcune già pubblicate, in modo da non urtare involontariamente la sensibilità di nessuno, però il mio è un invito a considerare il punto di vista che offro e sarebbe bello sentire le vostre opinioni in merito, che siate fotonaturalisti o no anzi, se non praticate il genere, il vostro feedback potrebbe essere particolarmente significativo. Grazie! Prima foto Rappresenta un caso di predazione da parte di una Vespa su una Damigella. Questa per me è una foto dal valore solo documentativo, esteticamente mi piace assai poco, sfondo confuso, soggetto in posizione contorta. L'ho scattata perchè mi incuriosiva e mi interessava registrare il comportamento particolare, non è molto frequente infatti. La pubblicherei su un forum/gruppo facebook naturalistico? Sì. La considero adatta ad un gruppo come ad esempio Libellule d'Italia, perchè lì trova una sua ragione d'essere in quanto segnalazione. Ai membri di questi gruppi interessano naturalmente le belle foto (ma questa non lo è) ma apprezzano anche quelle con un buon valore documentativo anche se esteticamente non sono il massimo. La pubblicherei su un forum fotografico, come Nikonland? Tendenzialmente no, perchè di valenza "fotografica" ne vedo poca, al limite potrei proporla come curiosità, corredata da abbondante spiegazione, come esempio per far capire come funzionano le cose in natura, ma non come foto in quanto tale. La stamperei? Penso di ...no. Seconda foto Libellula Panciapiatta (Libellula depressa) maschio. Questa foto per me ha un valore documentativo, ma piuttosto relativo, è una specie molto comune. L'interesse naturalistico può essere significativo come segnalazione della sua presenza in un sito, ma nulla di più. Esteticamente invece ho cercato di curarla al meglio, attenzione allo sfondo, luce, esposizione nitidezza, composizione, ho tentato di valorizzare al massimo il soggetto. Mi piace, sono soddisfatto, ma mi rendo conto che non va molto più in la' del "bel soggetto". In alte parole è una foto corretta (almeno spero) che rappresenta il soggetto (per chi apprezza il genere almeno), con una resa esteticamente gradevole, ma tutto si ferma lì. La pubblicherei su un forum/gruppo naturalistico? Sì, penso ci starebbe bene, ai naturalisti piace comunque vedere i loro animali (funghi, piante) preferiti ben ripresi (scusate l'immodestia), anche se il valore documentativo non è grandissimo (discorso diverso se fosse una specie rara). La pubblicherei su un sito fotografico come Nikonland? Sì, perchè la foto mi sembra tutto sommato esteticamente gradevole, chiaramente fruibile diciamo godibile anche da un non esperto, ma con la consapevolezza che non è una foto particolarmente "brillante". Questo aspetto un tempo mi sfuggiva perchè mi perdevo nell'ammirazione del soggetto "in sè" e pensavo bastasse illustrare correttamente la sua bellezza per fare della foto un capolavoro. Invece no, il soggetto è lui un capolavoro (della natura) ma con gli occhi ed il senno di oggi sono convinto che non basta che la foto non sia brutta (nelle intenzioni almeno) perchè il rischio è che non vada molto oltre l'essere una foto "interessante", si può e si dovrebbe andare oltre, se interessa anche un appagamento estetico prima di tutto personale e poi anche in chi altro guarda la foto . La stamperei? Ne ho stampate e ne stamperei altre, qualora mi mancasse il soggetto nella "collezione". Terza, quarta e quinta foto Frecciarossa (Crocothemis erythraea) maschio che divora una Damigella. Questa foto unisce le due componenti presenti nelle foto che la precedono e, a mio parere, questo la rende superiore. Ha un valore documentativo perchè mostra un comportamento. Dal punto di vista estetico, oltre ad essere curati gli stessi parametri della foto precedente (postura, esposizione ecc. ecc.), il fatto che mostri un'azione anzichè essere statica, il vivace contrasto di colori e, elemento a mio parere non secondario, le ali della preda che formano una specie di pizzo, di trama che concentra l'interesse sul cosa succede, pone questa foto su un gradino superiore rispetto alla precedente. Lo stesso discorso si può fare per queste altre foto. C'è qualcosa in più oltre alla bellezza del soggetto. Libellula depressa femmina, il fatto che sia in volo, rende dinamica l'immagine rispetto alla foto statica del maschio. Cardinale (Sympetrum sp.) femmina. L'inquadratura frontale con le ali a X e lo sfuocato selettivo da' una valenza estetica maggiore rispetto alla onesta ma didattica seconda foto. Frecciazzurra (Ortethrum brunneum) femmina, appena emersa dalla ninfa le cui spoglie si vedono sotto. E' un momento cruciale della vita dell'insetto, ripreso in modo che, mi auguro, sia gradevole. Di nuovo quindi, qualcosa in più, anche se un po' più didattica delle due che la precedono, un pizzico meno intepretata. Le pubblicherei su un forum naturalistico? Senz'altro. Sono le migliori per questo scopo. Le pubblicherei su un forum fotografico? Senz'altro, perchè penso che siano immagini che, ciascuna a modo suo, vanno un po' oltre la foto carina e basta (ai miei occhi si intende) . Le stamperei? Sì certo. Sesta foto Libellula frontenera (Libellula fulva) posata, in controluce. Questa foto è una foto non documentativa che, se non fosse stata elaborata in bianco e nero, sarebbe di poco o nessuno interesse per me, sia dal punto di vista naturalistico che estetico: E' tra le specie più comuni, non sta facendo niente ed è pure controluce ed il posatoio sta davanti all'insetto. Eppure, questa foto è stata da me cercata apposta, per esercitare un po' di creatività. Trovo che la trama delle ali delle libellule, la forma del corpo siano graficamente molto interessanti qualora il posatoio non sia invasivo (vedi molte pitture orientali) e la postura si presti, come mi è sembrato in questo caso. Ho cercato di valorizzare l'aspetto grafico con il bianco e nero, cercando comunque di non tradire mai quella che è l'essenza dell'animale, che è il primo motivo per cui fotografo gli animali. Provo a spiegarmi, nella mia intenzione la foto naturalistica può e deve essere una interpretazione originale, ma che comunque vuole rispettare, anzi rivelare con pù forza, la natura del soggetto, il quale non deve essere trasformato in un'altra "cosa", creando un'immagine fuorviante anche se esteticamente valida. Nei miei tentativi più "interpretati" tendo drammatizzare o sottolineare l'aspetto grafico andando a togliere, non ad aggiungere orpelli, come in certe correnti figurative orientali. La pubblicherei su un forum naturalistico? Sì penso ci sia chi potrebbe apprezzarla, ma non l'ho scattata con quel proposito. La pubblicherei su un forum fotografico? Certo! E' concepita per essere vista quale fotografia in sè, da chiunque, interessato o no alle foto di natura (ma senza tradire la natura); in un certo senso questa foto è l'opposto della prima. La stamperei? Assolutamente sì. Settima foto Libellula imperatore (Anax imperator) immaturo. Questa foto è una classica figlia dell'entusiasmo. Forse era una delle prime volte che riuscivo fotografare delle Anax posate e scattavo per la gioia di poterlo fare, dimentico del resto. Questa foto oggi è ai miei occhi poco documentativa, considerabile da questo punto di vista solo come segnalazione di una specie rara (ma non lo è) o di una localizzazione insolita per la specie, ma non è questo il caso. La pubblicherei in un forum/gruppo naturalistico? Un po' di anni fa probabilmente sì. Oggi, la pubblicherei solo se non conoscendo la specie avessi bisogno di identificarla e non avessi foto migliori. Siccome so cos'è, non la pubblicherei su un forum naturalistico. La pubblicherei su un forum fotografico? Oggi no. Dal punto di vista estetico non mi soddisfa, è indubbiamente meglio della prima foto, ma il soggetto è un po' piccolo, il che ci potrebbe anche stare, ma in un contesto diverso in qualche modo più interessante, mentre in questo caso lo sfondo mi sembra solo invasivo e il tutto porta ad un risultato che non è il massimo. Oggi non scatterei nemmeno. A proposito, ho fatto anche il contrario. A volte preso dall'entusiasmo fotografavo il soggetto a piena inquadratura senza curarmi d'altro. Stesso discorso. La stamperei? Credo che questa foto mi sia rimasta nel'hard disk fra i residui delle mie prime uscite nelle oasi del Burchvif nel Novarese (Valerio batti un colpo se le conosci!) ma, ripeto, oggi finirebbe nel cestino. Questo è il metro di giudizio che applico (... che cerco di applicare) alle mie foto naturalistiche, indipendentemente dal soggetto, che siano insetti, uccelli rettili... il principio rimane lo stesso, documentare se serve, andare oltre la foto corretta e basta, se si può. Poi come a tutti (penso), mi succede di essere incoerente qualche volta, oppure mi sfuggono errori che altri mi fanno notare, però l'intenzione c'è. Non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno, la mia è una condivisione allo scopo di suscitare riflessioni in chi legge, anche nella speranza di uno scambio fertile di opinioni. Grazie a chi ha avuto la pazienza di leggermi! Silvio Renesto
  13. Settimana scorsa sono tornato dopo un bel po' di tempo sulle rive del Ticino a Motta Visconti. Il luogo è piuttosto frequentato, ma confidavo che nella settimana di Ferragosto ci sarebbe stata meno gente del solito. Su questo avevo ragione. Il posto offre scorci suggestivi, almeno per me che amo il genere: Il motivo principale però era cercare dei soggetti interessanti per la macrofotografia. Ahimè non è andata molto bene. Penso i motivi siano due: il primo è una effettiva scarsità di animali, veramente poca diversità, non so perchè. Il secondo motivo è che sono diventato più esigente: buona parte di quel che c'era l'avevo già fotografato e lo avrei rifotografato solo se fosse stato possibile fare meglio di quanto già fatto, invece nessuna occasione particolare. Di nuovo appunto, quasi nulla. Per cui sono tornato a casa con tre foto nella sufficienza: Una farfalla in controluce (devo ancora indentificarla, se qualcuno mi da' una mano sono grato...) Una femmina di Orthetrum albistylum che mangia una mini cavalletta (almeno quello mi sembra). Per finire non certo una novità, ma l'Argiope bruennichi è un soggetto non facile,sia per i luoghi che sceglie per tessere la tela (roveti, quindi sfondi quasi sempre pesantemente chiazzati) che per il grosso addome quasi sempre su un piano di messa a fuoco diverso dal resto del corpo (e se c'è appena un alito di brezza ti scordi lo stacking). In più si vedeva bene lo "stabilimentum" la "firma" a zig zag che questi ragni fanno sulla loro tela per motivi ignoti (qualcuno sostiene che è un avviso, un po' come le sagome sui vetri, per evitare che cose troppo grosse per essere impigliate, la sfondino volandoci attraverso , ma non ci sono prove). In ogni caso è una tela interessante, unita all'addome vivace (gli Inglesi la chiamano Wasp Spider cioè Ragno Vespa) e ad una luce favorevole mi sembrava che il tutto meritasse una fotografia. Poca roba quindi, ma una passeggiata comunque rilassante tra il bosco ed il fiume. Bisogna sapersi accontentare. Tutte le foto scattate con Nikon Z Fc 300mm f4 Pf e TC 14 EIII, con treppiede e nel caso della libellula e del ragno, flash SB 400.
  14. Lo dico sempre, per fare macrofotografia non è necessario andare chissà dove, a volte basta un parco cittadino per poter scattare foto interessanti, a volte puoi anche trovare piccole oasi a pochi passi da casa. Vicino casa mia c'è una piccola parrocchia il cui giardino è ornato da dei cespugli di lavanda molto frequentati dagli insetti impollinatori. Chiesto il permesso di fotografare, è pur sempre proprietà privata, mi sono fatto uno "shooting" divertente e anche produttivo. La Lavanda mi piace molto, crea sfondi delicati, dai toni molto belli. Per prima si è presentata la Sfinge del Galio (Macroglossa stellatarum), a cui sono (finalmente!) riuscito a fare un buon ritratto. Messa a fuoco sullo stelo di lavanda, raffica veloce: due foto buone su sei. I simpaticissimi Bombi. Il Bombo non è proprio a fuoco , pazienza, però mi sembra un'immagine delicata. Una Cavolaia (Pieris brassicae), farfalla discreta, non sgargiante, ma comunque ha una sua bellezza (in ombra, luce naturale). Meno simpatiche, ma interessanti, le Api cardatrici, così chiamate perchè "cardano", cioè grattano, la superficie delle foglie per ottenere il materiale con cui tappezzare il nido e nutrire le larve. Sono api solitarie, i maschi controllano un territorio da cui cacciano via non solo gli altri maschi della loro specie, ma anche tutti gli altri insetti impollinatori; è buffissimo vederli mentre si lanciano dritti come missili contro i Bombi (grossi il doppio di loro) prendendoli a testate. Le femmine invece sono tollerate anzi, ne approfittano con gran foga appena queste si distraggono a succhiare il nettare! Tutto qui, un'ora e mezza di pura ricreazione, creativa e rilassante. Spero abbiate gradito! Per gli interessati, ho usato la Z6, il 24-200 a 200mm con lente addizionale e/o tubo di prolunga ed il 300mm f4 pf con TC 14 EIII, oppure con lente addizionale e/o tubo di prolunga. tempi di 1/1000-1/1250s, f8-11, Auto ISO. Qualche ritaglio Fx-Dx.
  15. E' vero, è vero... scrivo sempre che il 300mm è un ottimo strumento per la fotografia ravvicnata (a patto di avere un corpo APS-C e/o un moltiplicatore di focale), ma ogni tanto (spesso) mi capita di rivedere le foto che ho fatto con il micro-nikkor 200mm f4 AfD o con il Sigma 180mm f3.5 Apo macro e allora mi ricordo che il tele macro lungo è uno strumento impareggiabile, puoi fare la foto ravvicinata e la macro vera, il tutto a livelli qualitativi che non temono confronti. Qui vi mostro una piccola antologia di quel che si può fare con il Nikon micro-nikkor 200mm f4 AfD ED, vedere come passa elegantemente foto ravvicinate (la Damigella e la grossa Cavalletta) a macro vicine al rapporto 1:1 (il moscerino e il coleottero dorato-Curculionide non so quale) passando per la vespa. Ho voluto dare una omogenità di stile e vi presento solo immagini verticali: Giovane Calopteryx Mantide (nostrana) Cavalletta Tettigonide Farfalla Licenide Vespa Coleottero Curculionide Dittero Sirfide Le caratteristiche della focale mi permettono una libertà operativa "quasi" come quella del 300mm, ma con un range di ingrandimenti da vero macro, senza aggiuntivi, certo serve il treppiedi e ogni tanto il flash di schiarita, ma le immagini appagano. So che molto probabilmente non ci sarà un nuovo 200mm micro, ma sognare come sarebbe motorizzato, stabilizzato e Zetizzato...si può sempre.
  16. Questo blog parla sia di natura che di tecnica fotografica. Cliccare sulle immagini per vederle a maggior risoluzione. Cominciamo con la parte naturalistica: In questo periodo non è difficile incontrare delle Mantidi Religiose, soprattutto nei prati magri e sugli alberi che li circondano. Quindi non dovrei essere particolarmente sorpreso di avere trovato una mantide, non fosse che... è gigantesca! Non meno di 10 cm di lunghezza (zampe escluse)! Le nostre mantidi (Mantis religiosa) non superano la lunghezza di 6-7 cm per una grossa femmina (i maschi sono sempre molto piccoli). Questa, sempre femmina è, ma XXXL. Questa Mantide è lunga 10 centimetri La spiegazione è una sola: Si tratta di un invasore alieno. A parte le strane Mantidi tropicali allevate da privati che a volte possono sfuggire, ci sono due specie di Mantidi giganti che si stanno pian piano espandendo dalle nostre parti. Una è la Mantide Gigante Africana (Sphodromantis viridis), che appunto viene dall'Africa ed è arrivata in Italia Meridionale passando dalla Spagna; l'altra è la Mantide Gigante Asiatica (Hierodula tenuidentata/transcaucasica), che ha raggiunto l'Europa passando dal Caucaso ed è arrivata fino alla Pianura Padana intorno al 2015, dove si è ambientata benissimo, tanto da diventare abbondante in provincia di Cremona. Distinguerle non è facile, ma ce l'ho fatta , sono abbastanza sicuro che il "nostro" invasore sia quello asiatico. Una novità per la provincia di Milano. Sono bestie pericolose? Per l'uomo no, però potrebbero interferire con gli equilibri preda/predatore nell' ambiente nostrano, perchè potrebbero entrare in competizione con le nostre più piccole "religiose" e siccome ,date le dimensioni, sono in grado di uccidere lucertole e nidiacei di piccoli passeriformi, esercitare una pressione predatoria su questi ultimi (una femmina di Mantide depone da 600 a 700 e più uova, la maggior parte delle neanidi muore prestissimo, però ne restano in giro ...). Sono in corso studi per capire cosa succederà. Nota curiosa: gli ormoni sessuali delle mantidi sono molto simili fra loro, quindi un maschio di "religiosa" potrebbe sentirsi attratto da una femmina "gigante", diventando immediatamente un gustoso spuntino senza nemmeno accoppiarsi prima. Poverino. Parte fotografica. Ho immensamente apprezzato il "ritorno" del 300mm f4 (in questo caso il Pf) sul formato Dx (ho fotografato con la Nikon Fc, come potete immaginare ) con e senza TC 14. Ho anche molto apprezzato il 24-200 con la Lente Addizionale SIGMA AML 72.01. Di seguito alcune immagini simili scattate con i due obiettivi così potete fare valutazioni e confronti. Il 300mm con o senza TC l'ho usato su cavalletto, il 24-200 con la lente anche a mano libera nella posizione del cecchino, appoggiando il gomito al ginocchio. Notare le diverse focali usate con lo zoom e la lente. Nikon Z fc e 300mm, su cavalletto. f10. Nikon Z Fc e 24-200mm + lente Addizionale da 1.8 diottrie a 120mm. f10. La Mantide era troppo grande per essere ripresa tutta a 200mm con la lente.Notate la differenza di profondità di campo sul soggetto e la differenza nello sfondo dovuta al diverso angolo di campo per via della diversa focale. Inquadratura ravvicinata. Nikon Z Fc, 300mm + Tc 14 EIII, f10 (nominali). Inquadratura ravvicinata. Nikon Z Fc , 24-200mm + lente addizionale da 1.8 diottrie, focale 200mm. f11. Inquadratura ravvicinata. Nikon Z Fc , 24-200mm + lente addizionale da 1.8 diottrie, focale 200mm, f10. Anche qui valutare le differenze. Chiudo con una foto non bellissima, ma mi è parsa intrigante: Sguardo ammiccante, come dire "Ti tengo d'occhio". Sempre il 24-200mm con la lente a 200mm. Niente stacking. La mantide restava dov'era, controllandomi, ma dondolava dolcemente avanti indietro come fanno le Mantidi per imitare le foglie al vento. Movimento che viene spesso riprodotto anche negli stili di Kung fu detti "della Mantide" (Tang Lang, per chi ne sa) . Nota, lasciando perdere la questione dell'invasore, trovo che, come tutte le Mantidi, sia un insetto di eccezionale eleganza: non solo un killer efficiente, equipaggiato di armi terribili, ma un capolavoro di della selezione naturale, nulla è trascurato, se guardate in dettaglio le ali, la loro struttura imita le nervature delle foglie...
  17. Una antica favola inglese (= l'ho inventata io ieri ) racconta così: Once upon a time, a sweet Damsel(fly) was caught by a fierce Red Dragon(fly). No valiant Knight arrived to save her, thus the poor Damsel(fly) was devoured by the red Dragon (fly) and only their tenuous, transparent lace(wings) were left. Il gioco di parole funziona molto meglio in Inglese, perchè in Italiano se rimane Damigella per la preda, il predatore diventa Libellula e chiamarlo Dragone è forzato. Perchè con le foto e le parole si può anche giocare, no? Il "Drago" è un maschio di Crocothemis erytraea ... della Damigella è rimasto un po' poco per la determinazione, potrebbe essere una Ischnura elegans ma non fidatevi. Nikon Z fc, 300mm f4 Pf + Tc 14 EIII (FTZ), mano libera. Cliccare per aprire. PS se mai qualcuno necessitasse di traduzione ma non credo: Tanto tempo fa una dolce Damigella fu catturata da un Feroce Drago Rosso. Nessun valoroso cavaliere arrivò in suo soccorso e la Damigella vennne divorata dal Drago, rimasero solo solo le sue trasparenti (vesti di ) pizzo (ali).
  18. In tutti i miei articoli su "come fare macro senza obiettivi macro", ho sempre scritto che le soluzioni che proponevo (lenti, tubi di prolunga...) erano dei buoni, a volte anche ottimi, compromessi per chi fa macro occasionale, per chi vuole risparmiare (ad esempio sul peso dell'attrezzatura), ma per chi si appassiona seriamente alla macrofotografia naturalistica ci vuole un vero obiettivo macro. Nel sistema Nikon Z sono disponibili due nuovi macro, il 105mm f2.8 S MC ed il 50mm f2.8 MC. A mio avviso per la macro "naturalistica" sul campo ad insetti, ma non solo, il 105mm è il minimo sindacale per avere sufficiente distanza di lavoro per non spaventare i soggetti e anche per non incastrarsi con eventuali gambe di cavalletti fra frasche, radici e rami (e ortiche...). Nella sua Guida alla Macrofotografia, John Shaw scriveva: provate a fotografare un dettaglio di una ragnatela con la rugiada con un 50mm macro e vi ritroverete una ragnatela appiccicata al vostro obiettivo. Forse esagerava ma l'idea è quella. Il 50mm, naturalmente a mio personale parere, come obiettivo macro da' il meglio di sè nelle riproduzione, nello still life, nelle foto di food, insomma in contesti dove lo spazio e le luci vengono gestite e controllate dal fotografo. In questi casi è un'ottica stupefacente, in mani accorte va benissimo anche sul campo per soggetti come i fiori, che non si muovono troppo. I recenti articoli di Max Aquila su Nikonland illustrano molto bene tutte queste qualità del 50mm. Com'è questo Nikon 105mm f2.8 MC? Un obiettivo più che versatile. Come dimostra la pioggia di foto nell'anteprima di Nikonland, questo obiettivo non è solo un macro. E' un 105mm in grado di fare mille cose in modo eccellente: ritratto, scorci, still life, lavora magnificamente a tutta apertura con sfuocati molto belli e senza aberrazioni. Può fare tantissime cose e farle tutte bene. Altri scriveranno approfonditamente di questi aspetti, e ne descriveranno in maggior dettaglio le specifiche costruttive. In questo articolo mi dedico ad una sola di queste mille sfaccettature: la macro naturalistica dove si ritraggono soggetti attivi nel loro ambiente. Prima qualche numero, ma pochi. La distanza di messa a fuoco minima è 29cm (erano 31 per il vecchio 105mm VR G) per cui a 1:1 la focale effettiva è 72,5mm. Non ho fatto test per ogni singola distanza ma è plausibile che nel raggio di rapporti di riproduzione tra 1:1 e 1:2 la focale effettiva stia tra appunto i 72-73 mm e qualcosa più di 80mm. La distanza di lavoro (senza paraluce) a 1.1 è di 13cm. La riduzione della focale effettiva è ormai una caratteristica insita nella progettazione di tutti i tele macro IF che arrivano ad 1.1, di qualsiasi marca. L'unico obiettivo macro per così dire moderno che non riduce la focale è il 100mm Zeiss, che però arriva solo ad 1:2, allungandosi. Non si può avere tutto. Impressioni d'uso nella macro sul campo. Pur essendo più grande del vecchio micro-nikkor 105mm f2.8 VR G, pesa meno, merito dei nuovi materiali con cui è costruito. Montato sulla Z6 (con basetta tipo smallrig) sta in mano molto bene e a me non stanca nemmeno a mano libera. In sè l'Af è rapido e silenzioso e fotocamera permettendo, preciso. Il vecchio e il nuovo a confronto. La messa a fuoco manuale è focus by wire ,come negli altri macro di recente progettazione, per cui la finestrella che mostra le distanze è grandemente apprezzata se si deve prefocheggiare. Nella messa a fuoco manuale la ghiera offre la giusta resistenza ed è abbastanza reattiva, efficace anche "preventivamente" per tutte quelle volte in cui la Z6, credendosi Buzz Lightjear, parte verso l'infinito ed oltre. Da questo punto di vista è di grandissima utilità il selettore delle distanza di messa a fuoco, tramite il qualei si può selezionare il range 50-29cm che è quello dove trova la sua prevalente ragion d'essere un 105 macro... in macro. Perchè un serpente, un ramarro "interi" si possono fotografare più facilmente e con sfondi migliori con un 300mm f4, è per animali più piccoli o per i dettagli di quelli più grandi che ci vuole un vero macro. Per questo ritratto ci vuole un macro. Naturalmente, se il soggetto è inanimato o immobile come un fiore, molti problemi non si pongono ed un 105mm (ma anche un 50mm) si comporta in modo più che egregio su qualsiasi soggetto. La stabilizzazione combinata obiettivo-fotocamera è ottima, mi ha permesso di fotografare a mano libera anche a rapporti vicini ad 1:1! Le foto sono state scattate tutte a mano libera con la Z6, la maggioranza in luce naturale, per qualcuna ho usato l'SB400 come flash di schiarita. Come ho scritto, 105mm (alle brevi distanze in realtà qualcosa meno), per gli animali "svegli" in natura, sono il minimo sindacale, nella macro sul campo, occorre un po' di accortezza in più che con dei tele macro da 180-200mm, sia per evitare che i soggetti fuggano che nel selezionare lo sfondo. Più corta è la focale più impegnativo diventa anche portarsi all'altezza del soggetto, non proiettare la propria ombra, e così via, ma se c'è il "manico" la cosa non è affatto impossibile. Occorre un po' più di attenzione nel selezionare lo sfondo, specie se il soggetto è grande. Vi invito a guardare anche, ad esempio di quanto si possa ottenere, le foto nell'Anteprima ai due obiettivi MC. Sotto questo aspetto, lo ripeto, la stabilizzazione efficace è un vantaggio incredibile, una cosa è muoversi tra le frasche trascinando un cavalletto ed un altra è essere liberi nei movimenti. L'ho apprezzato grandemente. Una macro-rivoluzione. Qualità di immagine. In breve, eccellente. Oltre alla nitidezza (che è veramente ottima) imprescindibile in un macro, è un insieme di più aspetti che secondo me contribuiscono a farne un obiettivo ...spaziale, come ho scritto una volta. Qualità dello sfuocato, resa dei colori, assenza di aberrazioni fanno sì che l'immagine che si ottiene sia qualcosa di speciale. Bombus terrestris, nitidezza, colori e sfuocato... A proposito di nitidezza, ecco una Xylocopa violacea, il Bud Spencer delle Api (confrontare col Bombo sopra), non proprio bellissima, ma non aggressiva ... però il pungiglione ce l'ha. Se guardate il crop 100%, oltre alla tridimensionalità della corazza chitinosa (i pori sulla testa), vedrete me stesso ritratto alla base dell'attaccatura dell'ala, in alto a sinistra, il mio amico Gianni, il sole e il cielo nuvoloso. Tridimensionalità percepita incredibile: Questa Platycnemis pennipes "esce" letteralmente dallo sfondo. Perche vi faccio vedere la povera Ischnura morta appesa ad una ragnatela? Perchè al 100% si vede il filo con zero aberrazioni! Rispetto ad altre soluzioni per la macro? Le differenze operative tra un vero macro e soluzioni alternative come i tubi e le lenti addizionali sono molteplici: da quelle più banali quale il fatto che con un obiettivo macro si ha la continuità di messa fuoco da infinito ad 1:1, mentre sia con tubi che con lenti si hanno range di ingrandimento più limitati, per non parlare del montaggio, smontaggio ecc. Le differenze qualitative ci sono sempre, a favore del 105mm, quanto sia grande il divario dipende fortemente dal contesto: nella foto ravvicinata a diaframmi chiusi (almeno f11) le differenze fra le due soluzioni possono essere più o meno sottili, specie se si usa una lente poco potente, ma ci sono comunque. La differenza maggiore è che un tele zoom con lente addizionale anche di ottima qualità funziona bene solo chiudendo di almeno due o tre diaframmi, alle maggiori aperture la resa è molto penalizzata da una perdita di nitidezza e comparsa di aberrazioni. E comunque ai bordi cede sempre. Insomma, le lenti fan perdere nitidezza (poca o tanta dipende) ed i tubi sottraggono diaframmi (ed ogni tanto creano qualche piccola aberrazione). Ortethrum brunneum, fotografato con il 105mm e con il 24-200 Z + lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie), in entrambi i casi a f11 e 1/640s: Confronto al 100%: Il 105 MC è più nitido, ma direi che il 24-200mm è impressionante per essere un superzoom. Volucella zonaria, sembra una vespa ma è una mosca, anzi è un moscerino, ma gigante. Fotografata con il 105mm Fotografata con il 300mm f4 Pf + Lente addizionale SIGMA AML 01-72 (2 diottrie). Confronto al 100% (cliccare per aprire...) Aprendo i crop si vede una notevole differenza di resa fra i due. Il 105 MC è invece eccellente a tutti i diaframmi, per cui se si vogliono fare delle foto di effetto a maggiori aperture è possibile, con le altre soluzioni no. Questa performance lo distingue anche dal 105mm suo predecessore, che aveva una resa più "a campana" con un picco verso i diaframmi centrali, ma meno performante a diaframmi più aperti. Ortethrum brunneum, 105mm f2.8 MC, fuoco selettivo sugli occhi. Platycnemis pennipes, 105mm f2.8 MC, sfuocato da favola. E poi il 105 MC permette eccellenti scatti a 1:1, come questo piccolissimo Tettigonide il cui corpo è meno lungo di 1 cm: Il crop al 100%. Impossibili da ottenere con zoom e lente addizionale, se non con lenti molto potenti e quindi ancora maggior perdita di qualità. Conclusione: il 105mm f2.8 MC si è visto che è un obiettivo dalla grandissima versatilità utilizzabile egregiamente in diversi generi fotografici senza perdita di qualità. E' un vero macro, ma non è solo un macro, è anche un (ottimo) macro. Nella macro naturalistica sul campo il 105mm f2.8 MC si rivela un grande obiettivo: le sue prerogative di nitidezza eccellente, di morbidezza dello sfuocato e di assenza di aberrazioni, unite alla stabilizzazione efficace anche alle brevi distanze lo contraddistinguono e ne fanno un'ottica di eccellenza (come lo è il 50mm f2.8 MC che è della "stessa pasta", ma nasce per usi un po' diversi) . Mauro Maratta mi ha gentilmente prestato il suo 105mm f2.8 MC per questo test. (c) Silvio Renesto per Nikonland.
  19. Torre di controllo, intercettori pronti al decollo! Nikon Z Fc, 24-200mm a 200mm .
  20. Non è la classica Coccinella dai sette punti, ma è grande uguale. Nikon Z Fc, 24-200mm a 200mm, lente addizionale acromatica Olympus da 3 diottrie.
  21. Guardaruscello, è il nome che si da' alle specie del Genere Cordulegaster. Sono libellule grandi e molto eleganti nella loro livrea nera e gialla. Amano l'acqua pulita che scorre ed hanno un volo veloce e potente. Cordulegaster boltonii, nella foto sta facendo vibrare le ali per scaldare i muscoli e riprendere la temperatura, prima di decollare. Nikon D7100, 300mm, f11, 1/250s 1600 ISO, flash di schiarita. Come ho già raccontato, ho trovato questo esemplare che stava annegando, l'ho ripescato e l'ho appoggiato ad un tronco perchè si riprendesse. Mentre lui riacquistava le forze e si scaldava, io gli uno fatto una serie di scatti, finchè non è scattato nuovamente in volo. Sono foto a cui sono affezionato, perchè hanno una piccola storia. La storia completa la trovate qui: La mia piccola grande impresa però è stata lei (o meglio lui ): La Lindenia tetraphylla, una sola specie al mondo, molto rara in Italia. Sono andato apposta nel Grossetano per fotografarla. Lindenia tetraphylla, maschio giovane. Nikon D800, SIGMA 400mm APO MACRO, f16, 1/1000s 1250 ISO. Lindenia tetraphylla, maschio maturo. Nikon D800, SIGMA 400mm APO MACRO, f11, 1/250s 140 ISO. Sembra un elicottero da battaglia. Ama stare di guardia sui posatoi da cui decolla per la caccia o per scacciare i rivali. E' una libellula da fotografare col treppiede e focale lunga. E' molto vigile e poco confidente, per cui individuato un posatoio occorre puntarlo, restare immobili finchè non torna a posarsi. Curiosamente sembra preferiscano i rami spezzati o curvi su cui posarsi appoggiando il torace. E' l'unica specie di libellula europea in cui la femmina è più appariscente del maschio. Bianca e nera zebrata, l'ho vista (è bellissima!) ma sono riuscito a fotografare solo il maschio. Vorrei tornare lì o da qualche altra parte dove è presente per portarmi a casa una bella foto della femmina. La storia intera è qui: Ci sono tante altre specie, sempre belle ma un po' più comuni, fra tutti mi piacciono i Gonfi, così chiamati perchè l'addome termina con un rigonfiamento a clava. Tigri alate, i maschi di molte specie spiccano per forcipe in fondo all'addome che serve ad agguantare la femmina. Onychogomphus forcipatus, maschio nella posa "dell'Obelisco" (di solito è per esibizione o per disperdere meglio il calore nelle giornate torride). Nikon D300, 300mm AFS + TC14, f8, 1/500s, 400 ISO. Simpatica anche la Libellula depressa detta Panciapiatta, per l'addome depresso, appunto. Libellula depressa maschio. Nikon D700, 200mm micro-nikkor AfD, f16, 1/250s 800 ISO. Libellula depressa femmina . Nikon D7100, 300mm AFS, f4, 1/1600s 360 ISO. E la Frecciarossa (Crocothemis erythraea)? Il maschio tutto rosso spicca ed è anche un soggetto abbastanza avvicinabile. Crocothemis erythraea maschio. Nikon D7100, 300mm, f 5.6 1/1250s, 800 ISO, flash di schiarita. Di Frecciazzurre (Genere Orthetrum) ce ne sono tantissime specie. Dovessi mostrarle tutte, non si finirebbe più. Orthetrum coerulescens maschio. NikonD800, SIGMA 400mm APO MACRO, f11, 1/250s, 560 ISO, flash di schiarita. Anche di Cardinali (Genere Sympetrum), chiamati così perche i maschi sono rosso-arancio (ma con le zampe nere o giallonere) ce n'è tantissime specie. Sympetrum striolatum, maschio, una delle libellule più avvicinabili. Nikon D500, 300mm Pf + Tc14, f10, 1/1250s, 1400 ISO. Arrivato dall'Africa, si è stabilito prima nel Meridione, poi è risalito fin da noi in Lombardia, col riscaldamento globale ecco l'Obelisco violetto (Trithemis annulata), bellissimo (il maschio, non è colpa mia se le femmine di queste specie sono tutte ... gialline-marroncine). Trithemis annulata maschio, L'"Obelisco" in posa da... Obelisco . Nikon D500, 300mm Pf + Tc14, f10, 1/1250s, 1400 ISO. Ma non sei stufo di fotografare libellule? A dire il vero... no. Ho per esempio ancora qualche desiderio insoddisfatto: Più di tutto vorrei fare una bella foto alla femmina di Lindenia, come ho scritto sopra. E poi c'è un sacco di altre specie che vorrei vedere (e magari fotografare!) ad esempio c'è un altro immigrato africano che mi intriga, molto grosso: la Freccia di cascata (Zygonyx torridus) un tempo segnalato solo in Sicilia, nel Trapanese, mi pare. Ultimamente ci sono segnalazioni in Calabria, vuol dire che sta risalendo il continente anche lui. Magari se non vado io da lui, fra un po' viene lui da me, come la Trithemis. E ancora tante, ma tante altre: La buffa Freccianera (Selysiothemis nigra), libellula piuttosto piccola, con un gran testone che sembra uscita da un cartone animato. Il Dragone spettro, il Dragone bruno... le Frontebianca delle torbiere... Quante ancora. Questa è l'ultima pagina del diario del vostro affezionato Fotografo di Libellule (finchè non riuscirà a fotografare qualcuna di quelle che gli mancano ). Grazie a chi mi ha seguito fin qui, come sempre spero vi sia piaciuto!
  22. E' una semplice cimice delle piante, ma in controluce mi ricordava le strane figurine di qualche pittore surrealista come Joan Mirò (a parte che le sue sono coloratissime). Così ci ho provato, tenendola piccola nell'inquadratura, un po' storta a rompere la linearità delle nervature della foglia. Nikon Z6 e 105mm f2.8 MC. Funziona?
  23. Graphosoma italicum è una cimice comunissima, che non è del solito verde. Amano i cardi e il finocchio selvatico. E' il periodo dell'accoppiamento, come si può notare . Nikon z6, 24-200, lente Olympus da 3 diottrie.
  24. Ho scattato questa foto in controluce espressamente per elaborarla in bianco e nero. A me piace abbastanza, così contrastata. Cosa ne pensate?
  25. FOTO SCATTATA DAL MIO AMICO GIANNI RAGNO. Per gentile concessione. Scolia hirta, una delle vespe nostrane più grandi, non bellissima, ma interessante, non particolarmente aggressiva (meglio non prenderla in mano però). Nikon z50, 50-250 a 250mm, lente addizionale 5T f 22, 1/125s, 2000 ISO. Quello che mi ha colpito è la qualità del 50-250 mm con la 5T, già evidenziata comunque da Max Aquila nei suoi interventi, quello che mi va di sottolineare in più è che il fattore di crop del sensore Dx in macro una certa mano la dà. A parità di distanza dal soggetto si ha un ingrandimento apparente superiore e a parità di inquadratura si può stare più lontani. Niente di nuovo ma può essere utile ricordarlo.
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