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Corredo Fotografico (sintetico !)

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  1. Trovata su Amazon.it a circa 50 euro, comprata con consegna in pochi giorni. E' la più potente, almeno nelle promesse, tra le prime batterie "universali" compatibili con la nuova EN-EL18d, quella introdotta con la Z9. Si presenta in una anonima confezione di cartone che reca la proveneinza e il tramite (Germania) ma naturalmente è prodotta in Cina. le specifiche di targa parlano di 10.8 Volt di tensione, 3500 mAh di capacità di carica per 37.8 Wh. questo trio mostra la perfetta somiglianza meccanica tra le mie batterie di casa. Sopra una EN-EL18b, che usavo con D500 e D850, sotto a sinistra la EN-EL18d della Z9, a destra, la Dot.Foto che presenta una capacità leggermente superiore all'originale. le due batterie oggetto del confronto la Nikon ha sotto la carrozzeria il sigillo di autenticità. Ma la Dot.Foto non è una contraffazione, manifesta la sua compatibilità con orgoglio tutto cinese. i contatti e le meccaniche sono identici. Anche le scocche. Cambia l'etichetta e, appunto, il sigillo olografico di autenticità. Diffidate delle false batterie. Una cinese deve mostrare quello che è, costare molto meno dell'originale (circa 207 euro iva inclusa) ma offrire piena compatibilità. la Nikon, made in Japan, lotto di settembre 2021 (da Panasonic ?) la cinese i contatti compatibilità anche con il guscio esterno della Z9 che ovviamente la digerisce perfettamente. all'arrivo l'ho trovata carica circa per due terzi e l'ho caricata interamente con il caricabatterie della Z9, il Nikon MH-33. Non mi risulta che per ora esistano caricabatterie compatibili cinesi. La ricarica avviene con il consueto ciclo smart. Ricarica a circa il 90% in relativamente poco tempo, poi ciclo di carica scarica lento per arrivare con sicurezza al 100%. ho provato anche a ricaricarla direttamente sulla Z9 che la digerisce perfettamente come se fosse la batteria Nikon. Il processo avviene alla regolare tensione di circa 20 V consentiti dalla porta USB-C della Z9. E' indolore, come con la batteria Nikon. l'ho anche usata fino a scaricarla del tutto. Facendo circa 22.000 scatti e 30 minuti di video in tutto, in due mattinate piene. Tanto da veder comparire per la prima volta in vita mia l'avviso ... che mi dice di caricare la batteria (di una ammiraglia !). la carica piena ha richiesto 3.804 mAh, leggermente di più del dato di targa. Ci sta perché ci possono essere perdite nel processo smart. Ma in buona sostanza la batteria conferma le specifiche, sia di tensione che di capacità. Nell'uso non ho notato nulla di sconveniente. La Z9 pensava di avere una EN-EL18d dentro di se, mentre la EN-EL18d originale era nello zaino. Ho scattato in autodromo con sole, pioggia e vento. Non ho avuto inconvenienti di temperature anomale. Nonostante io non mi sia fermato un attimo ed abbia quasi sempre scattato ai "canonici" (per la Z9) 30 fps in formato pieno. Quindi, promossa a pieni voti ? Ni. Nel senso che nell'uso tranquillo di una giornata di lavoro (delle mie) non vedo inconvenienti. Salvo uno. L'indicatore di stato di carica, ovvero la percentuale di carica residua per gli scatti effettuati è tutto fuorché fedele. In pratica, il primo giorno, fatti 11.950 scatti e decine di video, sono tornato con circa il 70% di carica residua. Generalmente io ricarico a sera la batteria, in modo da averla carica al 100% per il giorno dopo. Ma questa volta volevo vedere come andavano le cose. Il mattino dopo mi sono trovato dall'inizio una percentuale di carica residua del 67% che poi è diminuita repentinamente verso il 55% per poi scendere ulteriormente al di sotto del 35%. Morale, credevo di avere il 70% di residuo, invece ero a meno del 50% e a fine giornata, pur avendo fatto meno scatti del giorno prima (10.750) sono arrivato a casa "quasi" in riserva, con solo il 7% di carica residua. Poco male, perché la batteria comunque va, va bene. Bisogna solo evitare di affidarsi all'indicazione di carica della macchina. Evidentemente, nel fare il reverse engineering del microchip della EN-EL18d originale, i tecnici cinesi non hanno "copiato" bene, oppure esiste una differenza di interpretazione dei dati che impedisce una corretta comunicazione tra fotocamera e batteria. Probabilmente lo risolveranno con un prossimo set di produzione, essendo impossibile cambiare il firmware di una batteria se non in fabbrica, processo impraticabile. Motivo per cui dò un giudizio su questo prodotto di : COMPATIBILE MA NON CONSIGLIATA COME PRIMA BATTERIA adeguata alle necessità di batteria di scorta, per uso di emergenza, in caso si scarichi la batteria principale che io consiglio destinare sempre ad una Nikon EN-EL18d originale. Fa premio il prezzo e nel mio caso, che nelle mie condizioni d'uso non necessito di una seconda batteria, rendono troppo costoso l'acquisto di una seconda EN-EL18d che sarebbe sempre destinata a "fare flanella" nella borsa.
  2. Non è ancora il mio ma è un esemplare definitivo. La commercializzazione comincerà il mese prossimo, questo è soltanto in visione grazie a Nital, distributore nazionale dei prodotti Nikon. Ma spero che il mio arrivi presto perché ne sono già innamorato ... Intanto vi propongo l'unboxing. Chi lo ha ordinato, porterà pazienza, ma quando arriverà il suo, sarà esattamente così. Quindi è come se lo facessimo qui, tutti insieme. Arriva in una scatola di cartone con ben evidente la garanzia e la distribuzione regolare anche sul lato superiore aprendo il cartone si vede la sagoma della sacca CL-L3 sotto all'imballaggio di protezione bugnato. mi libero della scatola ed ecco qui la sacca di protezione - chiamarla astuccio mi pare riduttivo - e i manualetti di garanzia multilingue. un dettaglio vezzoso, le cinghiette gialle per tirare le due zip di apertura della sacca. il marchio Nikkor cucito in argento all'interno altre protezioni in spugna la cinghia ... il basamento della sacca è in cordura rinforzata con inserti plastici ecco qua : obiettivo, paraluce e cappa parapolvere molto ben rifinita il meccanismo di blocco/sblocco del paralucione in plastica ma eccolo qua, lui, che si prende tutta la scena : tutti i dettagli sono nella più piena ultima tendenza dei Nikkor S, quella inaugurata con il 105/2.8 S (ghiere diamantate) E non aspetto ulteriormente per montarlo sulla Z9. O meglio, per montare la Z9 dietro al 800mm ... per confronto ho scelto i miei due lunghi, il bellissimo 500/5.6 PF di cui non intendo privarmi, e il nuovo 100-400 Z che è il mio compagno di giochi di questi mesi Insomma, questo è il tour di unboxing. Le prime impressioni sono notevoli ma non ve le voglio anticipare. Dico solo che da terra, della casa di fianco riesco ad inquadrare soltanto il camino della cucina sul tetto ... La messa a fuoco fulminea. Si tiene bene in mano anche a mano libera. La separazione dei piani mi pare eccellente per questa focale. Ma di foto con questo capolavoro parleremo nei prossimi giorni Ultimi dettagli : la S dei Nikkor Superiori il piedino del treppiedi visto da sotto dettaglio delle viti di connessione. Si svitano. Aspettiamo un ricambio Arca Swiss vista laterale ancora una ripresa, artistica, delle incisioni. la focale e posato sul piano.
  3. A me sorge una domanda, ma chi ha l'MH26A può caricare le EN-EL18d? Perché il doppio slot è comodo, e capisco la necessità di ridurre i costi ma toglierlo dal nuovo caricatore è un po' un limite. Non riesco a trovare info ufficiali (forse perché non aggiornate) ma solo di caricatori compatibili, identici all'MH26 che caricano dal 18 al 18d
  4. Sono tornate a trovarmi .... su altri fiori, nondimeno, ed ho provato a immortalarle con il 100-400 Z sulla Z9 settata DX frame.
  5. Sabato 30/4 e domenica 1° maggio ritornato da Vienna in auto ho deciso di riposare al sole sul terrazzo, con sana lettura in mano. Tuttavia il profumo dei fiori del limone e le api a ronzare sui fiori mi hanno fatto scattare la scimmia. E la prima volta che fotografo insetti. Vi passo alcune immagini. Z9+105 2.8 micro Z.
  6. Nel catalogo di obbiettivi per le nostre Z ci sono ormai numerosi zoom transtandard, di varia luminosità e qualità costruttiva differenziata. Con la luminosità costante f4, una importante via di mezzo tra f2.8 delle proposte più luminose e l'apertura variabile del 24-200 ne abbiamo due: il 24-70/4S, la prima lente uscita in kit con le primigenie Z6 e Z7 che ho posseduto ed usato con soddisfazione fino a pochi mesi fa, ed ora il 24-120/4S, oggetto di questo articolo. Max e Silvio, in diversi occasioni, hanno avuto modo di parlarne. Aggiungo ora la mia voce alla loro. Z9 su 24-120/4S @34mm 1/125 f8 ISO 64 La domanda che ha in mente chi legge un test è sempre la stessa: come va? Rispondere, come spesso è accaduto nei precedenti test di lenti Z, è piuttosto semplice: va molto bene, praticamente ha solo un difetto - un po' di vignettatura - con il quale è piuttosto semplice convivere visto che è il difetto ottico più semplice da correggere via SW. Detto questo, secondo me ne ha comunque un pochino meno del 24-70/4. Ne vedremo più avanti alcuni esempi. Cosa aggiunge all'articolato ventaglio di zoom transtandard precedentemente menzionato? In sintesi, una notevolissima versatilità data dal range di focali, che non viene "pagata" con apprezzabili compromessi ottici: la lente va bene a tutte le focali ed a tutte le aperture. Ovviamente migliora chiusa uno stop, sia in termini di vignettatura sia di nitidezza, fino ai bordi/angoli più estremi. Al centro, ed ovunque esclusi gli angoli, sostanzialmente a f5.6 raggiunge il massimo. Chiudendola ancora uno stop - f8 - migliora ancora un pochino gli angoli, e la vignettatura sostanzialmente sparisce. Nella pratica, f8 ed f11 sono uguali a da f16 inizia vedersi un po' di diffrazione (ma non preoccupatevi, fino ad f16 non è un problema ad elevato impatto: quel diaframma si può usare ogni volta che serve!). Ma non capite male: se non siete in cerca di profondità di campo, è usabilissima anche a tutta apertura, garantendo apprezzabili stacco dello sfondo e sfocato - ovviamente non cremoso come lenti f1.4! Continuando con i difetti, non ho eseguito test sulla distorsione ma, ad occhio e con soggetti "normali" (non ho fotografato al mare o in città), non mi sembra un grande problema - direi che è in linea con il tipo di realizzazione (esiste come in tutti gli zoom di questo range, ma si corregge con il SW). A me, in sintesi, piace molto ed è diventato un elemento stabile del mio corredo, praticamente venendo con me, da quando lo ho, in tutte le uscite nelle quali ho portato la Z6II (o la Z9 ). Un vero record da questo punto di vista! In particolare per me, che non sono mai stato un amante di questo tipo di lenti preferendo la coppia formata da zoom grandangolare e zoom tele.... con niente in mezzo. Ma quella scelta era dettata dalla necessità in quanto, prima di questa (e prima del 24-70/4S), non avevo ancora trovato una soluzione dalle giuste prestazioni nel giusto peso ed ingombro. Z6II su 24-120/4S @28mm 1/125 f16 ISO 100 Z6II su 24-120/4S @85mm 1/320 f11 ISO 100 Lo trovo utilissimo nelle escursioni in montagna come vedete qui sopra, in due scatti presi a pochissima distanza di spazio e di tempo uno dall'altro, fotografando paesaggi ed in generale natura. È anche molto a suo agio nel reportage, proprio per la versatilità data dalle focali disponibili e dalla luminosità che, in combinazione con la stabilizzazione sul sensore (questa lente non ha un proprio stabilizzatore), non obbliga ad alzare troppo gli ISO. Z9 su 24-120/4S @24mm 1/100 f16 ISO 64 Z6II su 24-120/4S @34mm 1/160 f16 ISO 100 Z9 su 24-120/4S @27mm 1/1000 f16 ISO 64 E credo sarà molto a suo agio anche in vacanza, ma per questo devo aspettare ancora un po'! Altre caratteristiche decisamente interessanti sono un autofocus molto veloce, lo definirei sostanzialmente istantaneo, e la capacità di mettere a fuoco molto da vicino, cosa che "aiutata" da una lente diottrica (qui la Canon 500D) ci porta ad aumentare ancora la versatilità della lente, considerata la notevole qualità ottenibile. Z6II su 24-120/4S @24mm 1/500 f8 ISO 100 - Canon 500D e Godox AD100Pro Z6II su 24-120/4S @76mm 1/200 f5.6 ISO 50 - Canon 500D e Godox AD100Pro Aggiungo anche costruzione di buon livello, nello stile Z, abbinata ed un peso contenuto sia rispetto alle precedenti realizzazioni F di pari focale (630gr vs 845gr - 710gr+135gr di FTZ) sia rispetto al 24-70/S (630gr vs 500gr). Ed una apprezzabilissima resistenza al flare, anche con il sole forte nell'inquadratura. Che peraltro rende con un bellissimo effetto stella grazie alle lamelle del diaframma. Z9 su 24-120/4S @24mm 1/200 f16 ISO 64 Ma perché è così meglio del 24-7074S? per almeno tre motivi, tutti per me sono stati decisamente rilevanti nella decisione di sostituirlo con questo. Il primo è la disponibilità di quei mm tra 70 e 120. La differenza non è piccola, in quanto le focali 80-100mm sono quelle che preferisco per certi tipi di viste in montagna. Ma lo si vede molto bene fotogrando un po' di tutto, sia per la differenza di prospettiva e compressione dei piani sia per il molto più banale ragionamento sul campo inquadrato, che a 120mm è poco più di 1/4 di quello inquadrabile a 70mm (e volendo raggiungerlo con il crop il file della Z6II passerebbe da 24 a circa 7 mpix!). Z6II su 24-120/4S @120mm 1/1250 f8 ISO 100 Il secondo e più importante è che questa comodità non si paga con cadute di prestazioni, il 24-120/4S è semplicemente una lente migliore - non molto migliore ma migliore - del 24-70/4S nelle focali equivalenti (almeno della copia che ne avevo io confrontata a questa copia del 24-120/4S). E soprattutto conserva la qualità dei 70mm fino ai 120mm senza particolari cedimenti, anche su corpi risolventi come la Z9. Z9 su 24-120/4S @120mm 1/500 f13 ISO 64 Z9 su 24-120/4S @24mm 1/100 f16 ISO 64 Il terzo è che meccanicamente è decisamente meglio costruito e mi sembra decisamente più in grado di seguirmi nelle mie avventure. In più, piccolo plus ma comunque un plus, ha filettatura standard da 77mm e quindi può fare coppia perfetta con il 70-200 od il 100-400. Z9 su 24-120/4S @120mm 1/100 f8 ISO 64 Quindi, per me, è promosso a pieni voti! Massimo Vignoli per Nikonland (c) 20/03/2022
  7. Può capitare di avere una lente troppo lunga, perché si è finiti per arrivare troppo vicini o perché si vorrebbe raccontare meglio la scena che si ha davanti. A volte si risolve semplicemente montando una lente di focale più corta ma non sempre è un'opzione, in quanto facendolo si finirebbe per rinunciare alla compressione dei piani che solo un teleobbiettivo riesce a dare o, finendo nel mondo dei grandangolari, ad enfatizzare un primo piano non interessante. Oppure si può essere in difficoltà a cambiare lente per via del tempo che occorre per farlo, o perché non la si ha o.... E allora? Allora si può ricorrere ad un trucco facile facile: scattare intorno al soggetto e poi incollare le foto come un qualsiasi panorama. Il titolo di questo articolo è in inglese perché a me lo insegnò Ashley, un fotografo di Seattle. Lui era letteralmente cintura nera di questa pratica e lo faceva anche con il 500/4. Io non mi sono mai avventurato a provarci con focali così lunghe, ma lo scorso febbraio mi sono trovato nella situazione dove un trucco del genere fa molto comodo. Fortunatamente mi è venuto in mente di provare! In breve, questa è la fotografia che potevo fare alla focale più corta della lente che avevo montato sulla Z9: Z9 su 100-400/4.5-5.6@100mm 1/100 f16 ISO 360 Non è male come immagine, ma non ha il respiro della scena. Manca della maestosità del paesaggio nella sua interezza. Ma come detto mi sono ricordato del trucco di Ashley, ed ho fatto anche queste: C'è un'unica cosa importante da fare: bloccare i dati di scatto attraverso la serie di immagini. Mettere cioè in manual focus dopo avere focheggiato sul soggetto ed usare per tutti gli scatti gli stessi tempi e diaframmi. Sarebbe ideale anche gli stessi ISO. Ma qui non è determinante, e nonostante il fatto che mi fossi dimenticato di essere in ISO Auto, le immagini vanno da 220 a 320 ISO, questo non ha impattato il risultato finale. E poi? beh, facile. Si selezionano tutte e si usa l'apposito comando "Stitch in panorama": Il mio Mac ci ha pensato su una ventina di secondi ed eccoci qui. Insomma, potevo essere più preciso, ma non è così importante, basta stare larghi e sovrapporre abbondantemente gli scatti (almeno un 30%). Già la figata è che non è necessario essere particolarmente precisi, io ero a mano libera. Poi si croppano i bordi seghettati. In casi come questi si può ricostruire l'angolino con il timbro clone. Come vedete Capture One produce un file DNG, che è quindi sviluppabile in modo completo, come il NEF originale. COne provvede anche a livellare l'esposizione attraverso i diversi ISO!!! Ovviamente, oltre ad aver realizzato l'immagine che volevo, c'è un ulteriore effetto interessante: incollando questi 8 fotogrammi scattati con i 45mpix della Z9 ho prodotto, una volta rifilato, un bellissimo file 16:9 che misura 17.335x9751 pixel e cioè 169Mpix. Un file stampabile in qualità fotografica a dimensioni impressionanti!!! Che manca? Sistemare il bilanciamento del bianco e regolare luci e contrasto con una bella luma curve: Ed abbiamo questo. Meglio dello scatto singolo? Per me si, ovviamente si può essere d'accordo come no, è una questione di gusti. Ma la seconda immagine, senza questo trucco, non sarebbe esistita. Massimo Vignoli per Nikonland (c) 27/3/2022.
  8. La tecnologia dei sensori digitali continua a progredire, tutti sappiamo da presentazioni ed anteprime delle innovative qualità del sensore della Z9 che le consentono raffiche decisamente rapide - 20, 30 o 120FPS a seconda delle modalità operative scelte. Così come sappiamo che quella velocità di lettura dei dati dal sensore ha consentito di mettere nel cassetto dei ricordi oltre allo specchio, come tutte le mirrorless ovviamente, anche l'otturatore meccanico. Nikon è stata la prima a riuscirci ed è una conquista epocale. Il tutto è accompagnato da un autofocus estremamente performante, un vero e proprio benchmark con il quale tutto il mercato dovrà confrontarsi negli anni a venire. Ma c'è un'aspetto che non ero ancora riuscito a valutare e cioè come i suoi tanti megapixel - 45 - potessero coniugarsi con le riprese ad alti ISO, a cui le ultime ammiraglie Nikon - D5 e D6, ma dalla D3 in avanti il trend è stato questo - ci hanno abituato. Ho quindi accolto con enorme interesse la possibilità di regolare il primo file NEF della Z9 che mi è capitato tra le mani, per il quale ovviamente occorre ringraziare il nostro Mauro. Purtroppo il mio software preferito - Capture One 21 - non è ancora stato aggiornato con i profili dedicati e, quindi, ho dovuto transitare dal convertitore DNG di Adobe. Questa premessa per dire che i risultati a regime, con il giusto profilo, saranno sicuramente migliori di questo, sotto tutti gli aspetti, colore e rumore compresi. Ma quello che ho riscontrato è decisamente interessante, ho quindi voluto condividerlo con voi senza attendere oltre. Occorre, però, fare un'altra premessa: La Z9 è un'ammiraglia Nikon. La sua destinazione sono mani ed occhi esperti, in ripresa ma anche sul sw preferito. E' ovvio, quindi, che per ottenere il massimo da lei si debba essere nella condizione di saper fare la propria parte. Non parlo di "scienza dei razzi", per fare quanto vi mostrerò ho impiegato giusto un paio di minuti. Ma andiamo con ordine, l'immagine in questione ha come soggetto questo bellissimo cane. E' stata scattata a 10.000ISO e con tempo di scatto 1/1000 di secondo perché, evidentemente, non sta granché fermo. La luce è pessima, poco contrasto e nessuna modellazione del soggetto. Ho quindi aggiunto contrasto con curve e livelli e, era piuttosto "opaca". Ma questa è nella sostanza la stessa luce nella quale spesso mi trovo a lavorare nel bosco, al mattino presto. In ogni caso quella dove si finisce per usare ISO a 5 cifre, che quando c'è il sole - o la luce flash - non servono. Qui vedete le regolazioni impostate con i normali default di Capture One, alle quali ho aggiunto un pizzico di chiarezza e di struttura. Niente di custom, insomma. Il file non sembra così bello, vero? Già: approccio sbagliato. I file ad alti ISO non si regolano in questo modo. Infatti, quando regolo file ad alti ISO - anche quelli della D5, non applico MAI queste impostazioni in modo indifferenziato su tutto il fotogramma. E' proprio l'ABC, anche se spessissimo mi accorgo che non tutti lo fanno. Alcuni non lo sanno, altri pensano sia complicato.... Ma di sicuro l'utilizzatore tipo di un'ammiraglia lo dovrebbe sapere. Perché il risultato è radicalmente diverso. Quindi, come si regola? Così: Lo sfondo, un livello per il soggetto ("Muso") ed uno per la parte priva di dettaglio perché fuori fuoco ("Rumore"). Su tutto il fotogramma applico un poco di nitidezza, circa metà del default, con ampia soglia per automaticamente restringerne l'applicazione alle parti con più dettaglio. Anche un po' di riduzione del rumore di luminanza, ma elevando il valore dello slider "Dettagli" per preservarli. E molto molto meno riduzione del rumore cromatico rispetto al default: nel file della Z9 è pochissimo. Vedete che quella bellissima sfumatura di colore intorno agli occhi nel secondo file è rimasta. Nel primo era obliterata dalla riduzione del rumore. E poi, prendendo un pennello molto morbido e sfumato e faccio una maschera grossolana, evidenziata in rosso, delle zone che hanno dettaglio, così: Alle quali applico ancora nitidezza, con un raggio più piccolo ed una soglia "normale". Oltre al pizzico di Chiarezza e Struttura. Questo mi consente di valorizzare il dettaglio dove è presente. La quantità è a 200 sia perché l'effetto di un raggio così fine è inferiore sia perchè la maschera non è completamene opaca. Il complessivo quantitativo è sostanzialmente lo stesso del default. Ma applicato in modo intelligente. E poi? Poi il secondo livello, quello del rumore: La maschera non è rifatta, ho semplicemente detto al software di prendere quella del muso ed invertirla. E vedete, qui non ho regolato nel complesso la riduzione del rumore. Già: fuori fuoco non ci sono particolari dettagli significativi ed il poco che serviva lo fa la nitidezza lasciata sul livello "sfondo". Risultato? questi sono 2 crop a pixel reali, compressi all'80% Sul mio schermo 4K, equivalgono a guardare col lentino una stampa di 130cm di lato lungo a 160DPI. Sul vostro l'ingrandimento, in dipendenza del pixel pitch, può essere diverso. In ogni caso ricordatevi di farci sopra un click per vederla al 100%. Che dire? Ovvio, per pixel i file della D5 sono più puliti. Ci mancherebbe, sono meno della metà e quindi ricevono per ciascuno più del doppio di luce. Ma questi sono molti di più, hanno una "grana" straordinariamente piccola e, regolati in maniera adeguata, sfornano un file perfetto anche per stampe grandissime e ricche di dettaglio e con pochissimo rumore, con un lavoro di pochi minuti. Anche a 10.000ISO. Anche nelle aree più scure del fotogramma. Spero sia di interesse, io l'ho scritto per dare ai Nikonlander qualche elemento di sostanza prima dell'arrivo su Youtube dei molti video girati da chi, spesso senza sapere cosa farci con una macchina fotografica, disserterà del rumore dei file della Z9. Ah, dimenticavo la sintesi: indovinate? un altro tassello fondamentale che troviamo al posto giusto! Brava Nikon! E beati i Nikonlander che per primi riusciranno ad usarla sui propri soggetti preferiti! Massimo per Nikonland (c) 3/12/2021
  9. Il mio test sul campo della Z9 (e di qualche lente). Eccomi qui, a raccontarvi di una bellissima avventura. La prima, dopo anni di covid, di incertezze e paure. Paure che hanno condizionato la scelta del dove, del quando e del come questa avventura si sarebbe materializzata, ma non la mia voglia di andare. Un racconto che però contiene anche una milestone importante: il mio primo viaggio fotografico privo di reflex. Si, perché sono andato con la Z9 - quella di Mauro, ancora fatico a credere che il suo altruismo sia arrivato a propormi di prestarmela - la Z6II come back-up e secondo corpo, il 24-120/4S, il 100-400/4-5.6S (sempre di Mauro) ed il 500/5.6PF su FTZ. La destinazione il parco Dovrefjell, in Norvegia. Obiettivo fotografico riprendere i Musk Ox, un relitto dell'era glaciale che vive qui ed in pochi altri posti al mondo, nel loro trascorrere l'inverno sulle montagne. C'ero già stato nel 2016, ne raccontai sul vecchio sito, portandone a casa un vivido ricordo, che con questo viaggio ho aumentato esponenzialmente. Ma non è stato facile, io e Marco, l'amico con il quale ho condiviso tante giornate sul campo, abbiamo dovuto guadagnarcela. A cominciare dall'inizio: la guida che avrebbe dovuto accompagnarci il primo giorno, in modo da assicurarci di trovare gli animali, non può più farlo e ci propone di andare insieme il mercoledì. Perdere metà settimana per noi non è solo inopportuno, è impossibile. Non ci perdiamo d'animo. Ho la traccia GPS per raggiungere il posto dove li trovammo nel 2016: cominceremo da li, da soli. La giornata non è delle migliori. O forse si se piace la montagna. Dove erano nel 2016 ora non ci sono e, per trovarli, camminiamo oltre 10km solo andata, sbinocolando qua e la. È pomeriggio inoltrato, siamo disidratati e stanchi, preoccupati dal ritorno. Ma il cielo è fatto di luci epiche e contiene una sorpresa: una bellissima Golden Eagle. Questa non è solo la prima immagine ripresa lassù con la Z9, ma quasi un manifesto di cosa può fare il suo sensore in luce che definire sfidante è poco. E pure il suo autofocus. Il tutto anche a chi è al suo primo giorno di utilizzo, purché sappia come usare una Nikon! Z9 su 100-400/4-5.6S@280mm 1/500 f8 ISO64 Ah, i Musk Ox. Si, trovati! Z6II su 80-400/4.5-5.6@220mm 1/320 f7.1 ISO140 Lo dico subito, non è una cosa da super uomini. Ma a chi dei lettori vorrà andare lassù consiglio di allenarsi ed equipaggiarsi con cura. Quel giorno all'auto la temperatura era di -17°C, lassù di sicuro diversi gradi in meno. Ma spesso in quota, a noi è capitato ogni pomeriggio e l'ultimo giorno già dal mattino, c'è vento molto forte e la temperatura percepita è inferiore. Ancora di più quando si è stanchi. Ma è bellissimo. Almeno per me. Z9 su 100-400/4.-5.6S@100mm 1/400 f5.6 ISO100 Z9 su 100-400/4.-5.6S@400mm 1/400 f8 ISO400 Z9 su 100-400/4.-5.6S@100mm 1/125 f11 ISO180 Z9 su 100-400/4.-5.6S@400mm 1/400 f8 ISO640 In breve il tempo è peggiorato, la neve scende fitta ed il vento continua a montare. Cosa che scopriremo essere abituale nella settimana in cui siamo stati li: tutti i pomeriggi il tempo è stato variamente.... orribile. Ed il vento è passato da raffiche forti a costantemente forte. Z9 su 100-400/4.-5.6S@185mm 1/640 f8 ISO400 Le nostre energie sono finite, tempo di scendere. Sarà dura, siamo veramente stanchi e la distanza da percorre per tornare enorme. Gambe di piombo, ma cuore leggero: li abbiamo trovati. E senza aiuto. Per noi vale doppio, anzi quadruplo. Io ho un sorriso in più: la Z9 mi sta già conquistando. Davvero ho tra le mani la mirrorless capace di farmi dimenticare la D5! E pure il 100-400, unica lente che ho portato con me in questa prima esplorazione, mi sembra lo strumento professionale solido e capace di produrre costantemente risultati. Il giorno successivo lo trascorriamo riposando, mangiando per recuperare le energie e cercando un passaggio più diretto per raggiungere gli animali camminando meno. Ci riusciamo, prima attraverso un attento esame delle cartine poi con una risolutiva conversazione con un ranger. In un attimo è già mattina....Questa immagine è una nuova testimone delle qualità del sensore di questa Z9. Francamente non sono sicuro che questo JPG sia capace di restituire le delicatissime sfumature di colore in quelle nuvole di neve portata dal vento attraverso i primi raggi del sole. Z9 su 100-400/4.-5.6S@400mm 1/400 f5.6 ISO100 Ma è una mattina piuttosto diversa dalla giornata soleggiata che abbiamo avuto lunedì. La prossima, correggetemi se sbaglio, è la prima immagine con il 24-120/4S. Per me è diventato un must have, niente di meno. Non so se publicherò un test "scientifico". Ma credetemi: va benissimo, a tutte le focali e diaframmi. Vignetta un poco, mi da fastidio l'idea ma è totalmente risolvibile in post produzione. Z9 su 24-120/4S@120mm 1/200 f5.6 ISO64 Stiamo tornado su per il nuovo percorso che abbiamo trovato. Non siamo soli e confesso che a me fa quasi piacere: Sono spazi immensi, l'uomo si sente piccolo. Di fatto, in una natura così, lo è di sicuro. Z9 su 24-120/4S@120mm 1/200 f13 ISO64 Loro sono tre norvegesi, una guida e due clienti. Passeranno 2 notti lassù in tenda, per farlo salgono con le pulkas, le famigerate slitte, per trasportare tutto il necessario. Le ho provate nel 2016, molto dura tirarle su. La frase "Quanto ti senti vivo, eh?" che mi ha ispirato il titolo di questo articolo è sua. Me l'ha chiesto appena ci siamo incrociati, probabilmente avevo una espressione strana sul volto. "Un sacco!" gli ho risposto sorridendo E questo è il quarto essere umano incontrato. Un norvegese in sci. Scende. Z9 su 24-120/4S@120mm 1/250 f11 ISO64 Ma prima ci si è avvicinato per darci due notizie, entrambe interessanti. La prima è che i Musk Ox sono spariti. La seconda è che lui torna subito giù, le previsioni del tempo dicono SNOWSTORM e lui non vuole trovarcisi in mezzo. Capito che noi proseguiremo nonostante tutto, ci dice dove non li ha trovati (che è dove li abbiamo trovati lunedì, per oltre 1km a seguire e più sotto) e ci augura "good luck". In pochissimo, scivolando, è lontano. Siamo divisi tra il fatto che le previsioni del tempo che abbiamo visto noi sono decisamente migliori delle sue (ERRORE maiuscolo, vedremo poi) ed il senso di disperazione di trovarsi di nuovo senza soggetti da fotografare. Ma dura poco, tiriamo fuori i... la voglia di fotografare e decidiamo di salire ben più su, in modo da avere un punto di vista elevato. Chissà, alla fine sarà un posto diverso e magari saranno là. O forse da lassù riusciremo a vederli con i binocoli. Beh, bisogna crederci. E lo facciamo. Un'ora dopo troviamo questo: un Musk ox è passato di qui (già, per chi non lo sapesse il bue muschiato appartiene alla famiglia delle capre e le sue fatte sono a pallini; più o meno un ungulato e Silvio sa che vuol dire)! Z9 su 24-120/4S@29mm 1/250 f11 ISO64 Nel frattempo la Z9 si conferma sempre più come tool ideale, in quanto capace di essere a proprio agio sia fotografando animali sia fotografando paesaggi. Vedremo, per chi ha la pazienza di arrivare in fondo, i punti di forza che ho trovato in questo intenso test sul campo. Insomma, avanti avanti avanti.... li troviamo ancora! sono laggiù. Provo a scendere ma è troppo ripido per le ciaspole che abbiamo affittato, senza ramponi posteriori. Ed allora le togliamo, scendiamo solo con gli scarponi. Ripido e lungo, poi sarà da risalire. Ma li abbiamo trovati ancora!!!! Z9 su 100-400/4-5.6S@400mm 1/400 f5.6 ISO72 Z9 su 100-400/4-5.6S@400mm 1/500 f5.6 ISO64 Z9 su 500/5.6PF+TC14@700mm 1/500 f8 ISO360 Il tempo sta peggiorando velocemente, ancora una volta il pomeriggio porta neve e vento. Ma non è come lunedì. È molto, molto più forte. Aveva ragione lo sciatore norvegese. Z9 su 500/5.6PF+TC14@700mm 1/800 f8 ISO1100 I Musk Ox sembrano averlo sempre saputo, sia perché sono diversi Km lontano da dove erano ieri sia perché stanno fermi, come a risparmiare le energie. Il maschio dominante sta un poco discosto dal resto del branco. È il più forte e lo sottolinea agli altri che cercano riparo dal vento l'uno a ridosso dell'altro. E così controlla noi che siamo lontani e pur sempre degli intrusi nel loro mondo. Z9 su 100-400/4-5.6S@100mm 1/100 f16 ISO320 Incontriamo i tre norvegesi, hanno allestito il campo e seguito le nostre tracce per trovare gli animali. Stiamo insieme pochi minuti, noi dobbiamo assolutamente scendere. La velocità con cui la tempesta si abbatte su di noi preoccupa tutti e la guida ci chiede conferma di essere in grado di scendere, di conoscere il percorso da seguire e di poterlo fare con quel tempo. Lo rassicuriamo, siamo esperti di montagna ed abbiamo 2 GPS. Z9 su 100-400/4-5.6S@400mm 1/200 f11 ISO800 Ma fa davvero paura... "Quanto ti senti vivo, eh?" Qui è Marco, che bilancia la necessità di fare in fretta con quella evitare di prendere dei rischi. Una distorsione, qui ed ora, sarebbe veramente un problema. Z9 su 100-400/4-5.6@100mm 1/400 f5.6 ISO500 Continua a peggiorare. Non ho fotografie di come sono state le ore successive. Mai sperimentato una tempesta di questo genere, all'aperto senza alcun riparo. Il vento ti spara in faccia la neve orizzontalmente, senza le maschere sarebbe impossibile camminare nella direzione che dobbiamo seguire. Ma le raffiche, la totale assenza di visibilità - 2 o 3 metri al massimo - ed il terreno che poco dopo torna piatto rendono molto difficile capire dove andare. Il GPS è ostacolato dal fatto che, bersagliati dalle raffiche, continuiamo a zigzagare e non ci da indicazioni chiare. Questo il meglio che siamo riusciti a fare, registrato dal GPS. Il ricciolo è nel centro del pianoro. Scopriremo che è stata una tempesta fortissima e che gli animali, evidentemente percependone l'arrivo, si sono spostati così tanto per cercare un minimo ridosso. La statale E6 - collega OSLO a Trondheim, una delle arterie principali del paese - chiusa per ore perché gli spazzaneve non riuscivano a passare. Al punto che tornati all'auto saremo obbligati ad andare in direzione opposta a quella necessaria a raggiungere il nostro Cabin. Ma abbiamo assoluto bisogno di bere, mangiare e dormire. Siamo esausti. Ancora. Ma niente che una buona cena ed una notte di sonno non possano risolvere! Questa è l'alba del giorno dopo, dalla finestra dell'hotel dove abbiamo trovato da dormire. L'ho già detto che la Z9 ha un sensore che incredibile? Z9 su 100-400/4-5.6@100mm 1/400 f5.6 ISO140 Al mattino, la strada che ci riporta al Cabin, finalmente pulita dallo spazzaneve, si presenta così. C'e molto meno vento di ieri, anche se 17m/s sono 61km/h! Z9 su 24-120/4S@83mm 1/800 f11 ISO400 Altro giorno di riposo, anche dallo stress psicologico. Ma non rinunciamo ad un giretto dietro casa. C'è una luce molto speciale. Questo tempo, a queste latitudini ed in questa stagione è una miscela unica. Z9 su 24-120/4S@51mm 1/50 f11 ISO64 La Z9 favorisce riprese ad angoli estremi, come questa: Z9 su 24-120/4S@24mm 1/25 f16 ISO64 Ottenuta così, grazie allo schermo estraibile e basculabile. Z6II su 24-70/4S@28mm 1/80 f11 ISO100 Ma il richiamo della montagna è troppo forte, vogliamo fotografare ancora i Musk Ox. Allora il giorno dopo si torna su. Questo sono io, sul pianoro dove non riuscivamo ad orientarci mercoledì. Di nuovo vento forte, maschere indispensabili, ancora. Ma non nevica. Z6II su 80-400/4.5-5.6@80mm 1/250 f8 ISO100 Non nevica dal cielo, ma il vento è fortissimo. E spazza i pendii senza tregua. Difficilissimo inquadrare e comporre. Z9 su 500/5.6PF+TC14@700mm 1/1000 f8 ISO320 Gli animali sono molto irrequieti. In questa stagione non corrono, per risparmiare energie. E non siamo certo noi a spaventarli (siamo a circa 200mt, impossibile tentare un avvicinamento in queste condizioni) anche perché questo maschio corre verso di noi. Z9 su 500/5.6PF+TC14@700mm 1/1000 f8 ISO400 Tanto vento cancella ogni traccia in pochi minuti. Z9 su 24-120/4S@24mm 1/1250 f16 ISO64 I tre norvegesi hanno trascorso con noi le ultime ore. Il freddo è molto intenso ed oggi mollano prima loro, tornano finalmente in valle. Non riesco ad immaginare come debba essere stata la loro notte in tenda! Probabilmente loro non si spiegano come facciamo a fare avanti ed indietro, a macinare tutti quei Km e quei dislivelli con quello zaino. Z9 su 24-120/4S@120mm 1/1600 f13 ISO64 Dopo pochi minuti faremo la stessa cosa, l'avventura è alla fine anche per noi. Ora, una settimana dopo essere rientrato a casa, al caldo, è tempo di bilanci. È tempo di farsi domande e trovare, non solo nei ricordi ma anche nei file, le giuste risposte. Come va la Z9? Ho trovato i seguenti punti di forza: - Dimensioni adeguate, anche nell'uso con i guanti - Impugnatura confortevole, anche con lenti lunghe - Grande reattività, è un purosangue come la D5 - Batteria di grande capacità, anche nel freddo intenso - 1500 scatti con il 60% di una carica a -20°C - Lo spostamento del bottone di riproduzione immagini (da in alto a SX ad in basso a DX), che a primo impatto mi è parso un errore, rende possibile vedere a mirino le immagini scattate senza spostare la mano sinistra (che sorregge l'obiettivo) - Possibilità di ridurre l'area usata nel mirino, rendendo più semplice fotografare a chi porta gli occhiali (e con la maschera). - Migliori sensori di prossimità sull'oculare, non impazziscono con la neve come quelli della Z6II - Migliori ghiere di regolazione tempi e diaframmi - Migliore possibilità di personalizzazione delle informazioni visibili a mirino, compresa la visione dell'avvenuto scatto (e sfido chiunque fotografi al vento con i guanti a dire che sia inutile) - Area di messa a fuoco che diventa verde a fuoco raggiunto anche in AF-C (una delle peggiori mancanze di Z6II e Z7II) - Area AF Wide che veramente mette a fuoco sul soggetto più vicino, come i gruppi della D5 - Eliminata la tendenza a "cadere sullo sfondo" se più luminoso del soggetto - Migliore qualità del mirino, evidentissima nell'uso "fianco a fianco" - avendo l'accortezza di impostare un PC FLAT - Tendina a protezione del sensore al cambio di lente, di enorme utilità in ambienti ostili come questo - File molto belli, pastosi. Almeno tra 64 e 3200 ISO. Punti di debolezza? - Peso ed ingombro. Dopo tanto uso di corpi piccoli, soprattuto in montagna, si fanno sentire. Per chi ne fa un uso come il mio più che difetti questi sono caratteristiche e sono ampiamente compensati dai vantaggi che un corpo così garantisce. Per gli altri? l'ho già scritto: è grossa e pesante, secondo me ne vedremo un sacco in vendita appena uscirà un corpo più piccolo con questo sensore. In sostanza, non ha battuto ciglio. Sui 3000 scatti fatti ne ho fuori fuoco poche decine, nonostante aver sempre fotografato a mano libera, con focali da 24 a 700mm ed in un vento micidiale. Un vero strumento professionale Nikon. Qui mi aspetta fedele mentre bevo una tazza di te dal thermos. Quindi è promossa? A pieni voti! Ora qualche mese di pazienza, aspetto buono buono che Nital si decida a mandare da NOC la mia!!!! Massimo Vignoli per Nikonland(c) 8/3/2022
  10. Un pomeriggio sottratto al lavoro per qualche scatto di sport: trofeo Laigueglia di ciclismo internazionale. Z9 con 100-400Z
  11. Prima di presentare qui di seguito le mie impressioni sull’ utilizzo di questa super ammiraglia Z9, volevo precisare due fattori che chi legge dovrebbe prendere in considerazione. Prima di tutto, per me e’ una ‘’first time Z experience’’ visto che vengo direttamente dal mondo reflex, senza rampe d' acesso intermedie, come mi ha fatto notare l' amico Massimo. Per questo mottivo le mie prime impressioni probabilmente contengono considerazioni che a tanti utilizzatori Z sono gia note. Secondo, ho voluto cominciare a fotografare senza aver consultato la guida d’ uso del nuovo apparecchio per vedere quanto velocemente avrei riconosciuto il dna della nuova ammiraglia. Impugnando la nuova ammiraglia Massa e Peso. Il corpo si presenta massicio ma nello stesso tempo compatto. Questo fa sentire la macchina piu’ pesante rispetto il suo volume (peso concentrato in massa piccola). Nikon dichiara un 20% di volume in meno rispetto la D6. La Z9 pesa 1350gr con batteria e scheda contro i 1450gr della D6. Per fare un altro tipo di confronto, pesa poco piu' di quanto pesa una D500 o poco meno di quanto pesa una D850 tutte e due con il grip montato e con la batteria EN-EL18, mentre e’ meno voluminosa di queste ultime composizioni. Presa in mano. Mai sentito una presa migliore in un’ ammiraglia Nikon. La macchina si afferra con sicurezza sia in orizzontale che in verticale. Lo spessore del corpo e’ sottile ma il grip e la soletta base che ospitta la batteria sporgono parecchio e assicurano una presa molto efficace e salda. Addirittura la presa in verticale e’ leggermente migliore rispetto quella orizzontale. Portandola in giro insieme al 300/2.8G VR+FTZII devo ammettere che la presa e’ molto salda e sicura anche per un peso complessivo del genere (4537 gr). Costruzione ed Ergonomia. La costruzione e' molto buona e con standard di fattura altissimi. La Z9 e’ tutta in metallo con pocchi rivestimenti in plastica rinforzata (frontale con il logo, sportello schede, parte rincurva attorno al pulsante di scatto del grip verticale e copri vano batteria). L’ ergonomia si presenta migliorata rispetto la D5. Il corpo, essendo piu’ compatto, si avvolge meglio dalla mano del fotografo e le dita arrivano dapertutto senza problemi. Il riconoscimento al tatto dei bottoni e’ esemplare. Ci sono dei rilievi sul corpo per poter identificare cosi la posizione dei vari tasti e poter lavorare senza togliere l’occhio dal mirino. Per quel poco che ho fotografato fino adesso vi posso assicurare che una volta presa la confidenza tattile si puo’ lavorare anche con gli occhi chiusi. Infatti e’ un esercizio che propongo di fare ai futuri utilizzatori di questa ammiraglia per prendere la neccessaria confidenza. Passando in cose piu' pratiche ho trovato il display superiore un po' piccolo per i miei gusti ma adoperando la Z9 mi sono accorto che presto non mi servira’ piu’ cosi tanto. Le informazioni nel mirino sono cosi complete che insieme al fatto che si puo' riconoscere al tatto tutti i bottoni sul corpo macchina, non serve staccare l’occhio dal mirino. E quando lo si fa si lavora consultando sempre di piu’ il display grande posteriore. I tasti sul dorso hanno avuto una drastica ricollocazione ma alla fine ci si abitua velocemente. Ho trovato molto comoda la nuova posizione laterale del tasto per la regolazione dell' autofocus in combinazione con le due ghiere. Il police della mano sinistra lo trova facilmente senza staccare l' occhio dal mirino. E’ scomparso del tutto il tasto per la regolazione dell’ esposimetro, lo troverete solo nel menu’. Personalmente non mi e’ mancato ma ho memmorizzato la sua funzione nel ‘’mio menu’’. Invece ha fatto la sua apparizione un nuovo tasto sulla torreta che riguarda il modo di ripresa veloce. Per attivarlo bisogna scegliere lo stesso simbolo che si trova ultimo nel anello della torreta stessa. E’ un tasto che fa diventare un gioco la regolazione dell’ impostazione velocistica della Z9. L’ ho trovato molto comodo e utile lavorando con riprese d’azione elevata perche’ non perdi tempo staccando l’occhio dal mirino e senza cosi perdere il momento decisivo dell' azione. Lo sportello delle schede e’ completamente in plastica rinforzata ed e’ rimovibile. E’ sparito il solito chiavistello di apertura sul dorso ed e’ sostituito da un bottone-cursore sullo sportello stesso. Personalmente riesco ad aprirlo spostandolo con il police della mano destra e spingendo contemporaneamente lo sportello ma la cosa vi assicuro che non e’ cosi facile. Questa scelta progettuale assicura la non apertura accidentale dello sportello mentre nello stesso tempo libera posto sul dorso della macchina. Una piccola critica Utilizzando la macchina, ho individuato un punto che secondo me meritava ulteriore attenzione dai proggettisti giapponesi, riguarda la torretta. Alla base di essa si trova l’anello impostazioni per il modo di ripresa. Per poter spostare questo anello bisogna premere il bottone di rilascio del movimento che sta vicino alla torretta. Chi adopera macchine di questo tipo sa benissimo che con un movimento della mano sinistra puo’ premere il bottone di rilascio con l’indice e contemporaneamente spostare l’ anello con il police. Nel caso della Z9 ho notato che questa funzione mi riesce difficile o almeno non cosi facile come mi ero abituato a fare con altri corpi Nikon. Ho cercato di spostare l’anello con due ditta (in questo caso bisogna adoperare anche la mano destra) e la cosa funziona senza problemi e senza attrito. L’ anello essendo costruito in plastica sembra che abbia poco spessore e quando si preme, per poterlo spostare con il police, si flette e tocca il corpo della torretta rendendo leggermente difficile, quanto basta per dar fastidio, lo spostamento. Se questo anellino fosse realizzato con uno spessore maggiore o se fosse in metallo, secondo me, non darebbe questo tipo di inconveniente. Il mirino Il mirino, molto criticato da tanti ‘’sapientoni del web’’ per la sua relativamente bassa risoluzione ripetto la concorenza, si presenta molto, luminoso e grande, con tutte le informazioni necessarie dentro ma soprattutto con una riproduzione della scena molto reale e fluida. La Nikon mantiene la promessa: ''the Real-Live Viewfinder is a revolution''. Infatti durante le riprese la visione rimane inalterata, continua, in tempo reale e senza nessun tipo di interuzioni. La schermata del mirino puo' essere impostata in due grandezze-formati, uno piccolo ed uno piu' grande e vi assicuro che il formato piccolo e' gia' comodo soprattutto per i portatori di occhiali. Provate a pensare come si vede bene con quello di superficie maggiore. La protezione dell' oculare in gomma lascia passare qualche volta delle infiltrazioni di luce se l' occhio del fotografo non e' ben attaccato su di esso ma speriamo che Nikon faccia un oculare tipo conchiglia per la sua ammiraglia. Da notare che la protezione in gomma del oculare non si avita ma si aggancia con un semplice meccanismo a baionetta. Uso con i guanti Ho avuto l’occasione di usare la macchina per piu’ di un ora con temperature sotto lo zero e ovviamente servivano i guanti. E’ inutile confermare che la nuova ammiraglia Nikon e’ stata progettata per l’uso con i guanti. Tutti i bottoni si riconoscono lo stesso bene come con le ditta nude. Particolare attenzione, per questo tipo di utilizzo, hanno avuto il botone per l’ autofocus che si individua subito e velocemente per i grossi rilievi che porta su se stesso, i tre punti presa per estrare il display dalla sua posizione e il grosso rilievo sul frontale del corpo tra i bottoni Fn1 e Fn2. Ho apprezzato moltissimo queste scelte progettuali dei progettisti Nikon perche’ lavorando con temperature basse le ditta perdono sensibilita’ soprattutto se l’uso deve essere prolungato. La mia esperienza e’ stata a temperatura di -5°C per piu’ di un ora all’ alba per tre mattine consecutive. Ho utilizzato guanti sottili della MacWet costruiti a posta per avere la miglior presa ma che nello stesso tempo prottegono le mani dalle basse temperature e dall’ umidita’. Per ultimo una nota importante per gli utilizzatori di guanti, la Z9 ha nel menu impostazioni (quello indicato con la chiave inglese) /comandi touch, l’ impostazione a posta chiamata ‘’Modo guanto’’. Serve per dar maggior sensibilita’ al display posteriore con le operazioni touch screen. Funziona bennissimo. Batteria e caricabatterie La nuova batteria EN-EL18d e' veramente molto ''large''. Con la batteria carica e piena al 100% e dopo quasi due ore e mezza di utilizzo intenso, con raffiche di 20fps e quasi 2400 scatti in formato Raw, la macchina mi segnalava la carica della batteria quasi al 74%. Insoma si puo’ affrontare, tranquilamente penso, un evento speciale senza il dover cambiare la batteria. Io avevo con me una seconda batteria di scorta, tipo EN-EL18a, che non mi e’ servita. A proposito del diverso tipo di batterie valgono le seguenti norme e precauzioni: - La Z9 funziona con tutti i tipi di batteria EN-EL18 - La nuova batteria EN-EL18d non puo’ essere caricata con i vecchi caricabatteria MH-26 o MH-26a. - Con il charger fornito con la Z9, modello MH-33, non possono essere caricate le due prime versioni EN-EL18 e EN-EL18a. - In macchina, direttamente con l’utilizzo del trasformatore EH-7p, non possono essere ricaricate le batterie EN-EL18 e EN-EL18a. Non ho ancora trovato informazioni se il tipo di ricarica ‘’on camera’’ oltre che con la nuova batteria tipo d puo’ andar bene anche con i tipi b e c. Schede Insieme con la macchina ho orfdinato anche la ProGrade 325GB Cobalt. All’ inizio ho pensato che fosse un acquisto un po’ esagerato per la sua capienza ma l’ ho comprata lo stesso per le sue capacita’ velocistiche. Mauro ha avvertito in tempo ed io oggi confermo le sue parole in pieno. Oggi dopo la ‘’first experience’’ dell’ ultimo weekend al lago di Kerkini, fotografando i pelicani, sono molto contento di questo acquisto e spiego subito il perche’. In totale di 9 ore di riprese sono riuscito a riempire la scheda, con scatti in raw con efficienza elevata*, per un totale poco piu’ di 9900 scatti. Il 70% di questi e’ statto fatto con raffiche di 20fps, il 15% in 8fps (riprese a cui ho abinato il flash in continuo) ed il resto con scatto singolo. Non ho avvertito nessun ritardo. La macchina ha sempre scattato alla velocita’ di raffica impostata. In modalita’ di visione delle foto la velocita’ di scorimento avanti e dietro e' fulminea ed ultra veloce. E’ inutile dire che subito dopo questa prima mia esperienza ho gia’ ordinato la seconda Cobalt dello stesso taglio. Sequenza a 10fps, AFs Nikkor 300/2.8G VR + FTZII, AF-C, 3D tracking & animal eye, a mano libera, auto iso 800, f/8, 1/2000s Conclusioni, per usare come si deve questa macchina scordatevi i tagli di schede minori ai 256GB ma soprattutto adoperate schede di qualita' che hanno una scrittura ultra veloce e non si surriscaldano troppo. Schede cosi di alto livello sono le Pro Grade della serie Cobalt in due tagli da 325 o 650GB e le Delkin della serie Black con tagli piu' normali che partono da 64GB, 128GB, 256GB e 512GB queste ultime pero' e' difficile reperirle in Europa. Una nota molto importante che pero’ non riguarda le schede ma il cavo di collegamento del corpo macchina con il pc, che serve per scaricare appunto le foto. Mi riferisco al cavo UC-E24 che troverete nella scatola insieme alla Z9. Ho voluto fare la prova ed ho scaricato 20gb di files sul mio laptop. Ci sono voluti quasi 5 minuti. Ho comprato un nuovo cavo tipo usb typeC to TypeC pensando che sarebbe stato piu’ veloce. Ci ha messo, con gli stessi files, piu’ di 15 minuti. Non mi sebra che devo commentare niente di piu’. La qualita’ Nikon e’ alta anche ai piu’ piccoli atrezzi. Sensore Il sensore stacked da 45.7mpx e’ molto generoso. Le foto hanno cosi tanto dettaglio che ti viene la voglia di croppare senza pensarci due volte. Infatti mi e’capitato di fotografare una specie di ucello molto particolare e rara avendo in macchina montato il 300/2,8 ed essendo lontano. Ho scattato lo stesso a 20fps. A prima vista del fotogramma intero ho pensato subito che ero sfortunato a riprendere un incontro del genere senza poter avicinarmi o di aver il tempo di montare il 200-500/5,6. Ma ingrandendo le immagini riprese sono rimasto col la bocca aperta. Non avevo perso niente, il mio oggetto e la mia foto del desiderio stavano la nascosti entrambi nei tantissimi pixel del sensore della mia Z9. Nei pochi scatti fatti fino adesso, circa 14000, ho riscontrato una gamma tonale molto continua e ricca. Sicuramente le prestazioni di questo meraviglioso sensore saranno argometo di discussioni e valutazioni piu’ aprofondite da tutti gli amici Nikonlanders che utilizzeranno la Z9, molti piu’ esperti di me su questo tipo di valutazioni. Non ho provato per il momento a spingere il sensore in alte sensibilita’. Lo faro’ prossimamente. Per il momento ho lavorato non oltre i 6400 iso, cioe’ entro la zona di prestazioni, tra virgolette, assicurate da un sensore di questo tipo. AFs Nikkor 300/2.8G VR + FTZII, AF-C, 3D tracking & animal eye, a mano libera, auto iso 800, f/8, 1/6400s Crop al 100% del precedente scatto. Aprire l'immagine per vedere il dettaglio. Una particolare funzione del sensore, che si muove su 5 assi per compensare vari tipi di mosso, riguarda la sua sicurezza in caso di trasporto. Si tratta del suo blocco automatico in tre casi: quando la macchina si spegne, quando si preme il pulsante del menu o il tasto visione dello scatto. Ogni volta che si sceglie una di queste tre opzioni, si sente il blocco o il rilascio del sensore con un colpo deciso all’ interno del corpo macchina. Animal focus e Eye Animal focus L’ animal focus funziona spaventosamente bene quando la forma dell’ animale e’ ben descritta. Io al inizio ho regolato la funzione della scelta del oggetto in automatico ma di seguito effettuando varie prove ho l’impressione che funziona meglio se si sceglie direttamente la funzione animal focus (testina del gatto). La funzione riconosce l’animale sotto tutte le sue forme. Lo dico con sicurezza perche’ ho avuto l’ occasione di provare la sua eficacia visitando e fotografando vari tipi di animali nel parco faunistico di Atene. La mia vera prima esperienza di wildlife con la Z9 l’ ho fatta sopprattuto con foto di uccelli di grande e medio taglio. Per uccelli in volo o in azione veloce il 3D tracking funziona egregiamente. Il sensore dell’ autofocus sceglie automaticamente la sagoma del animale piu’ vicino. Scegliendo noi l’ animale che vogliamo seguire, che puo' essere in secondo piano, possiamo indicare la nostra scelta al dispostitivo mettendo il quadratino bianco del sensore sulla sagoma del nostro soggetto e premendo leggermente il pulsante di scatto. Subito il quadratino diventa giallo, blocca il nostro soggetto e lo segue all’ intera area dell’ inquadratura ovunque esso vada. In contemporanea e senza mollare la sagoma dell’ animale, l’autofocus cerca il suo occhio. Vi posso assicurare che nel caso di uccelli di media taglia e non tanto vicini, la macchina riesce a riconoscere l’occhio. Mi ha fatto impressione l’ efficacia del dispositivo con esemplari completamente scuri e con l’ occhio pure scuro. Comunque, voglio ripetere che sono le primissime considerazioni e per avere un’ opinione completa su una funzione del genere bisogna fare tante prove ma sopprattuto provarlo sul campo e in tante piu’ occasioni. Concludendo vorrei precisare che la Z9 offre tante nuove possibilita' per fare fotografia come mai prima. Alcune nascono dall' otturatore completamente elettronico come le sue alte capacita' velocistiche e da tante altre scelte del progetto dell' ammiraglia che sicuramente avremmo l' occasione di discuttere in questo sito. Pero' quello che vi posso confermare, avendo utilizzato questa super macchina, e' che in poco tempo ti cambia cosi tanto il modo di fotografare che non puoi piu' ragionare, fotograficamente parlando, con una macchina che non sia lei. Auguro a tutti i Nikonlanders che l' hanno ordinata di averla il piu' presto possibile per affrontare questo modo diverso di fare fotografia.
  12. Sembra che funzioni bene, ma attenzione lo sfondo é omogeneo. Obiettivo in prova 400/2,8.
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