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Il Patriarca è vivo


Enrico Floris

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«Gli olivi del lascito a Santa Croce sono stati i primi a bruciare
e il fuoco è già come quello dell’inferno»

(Grazia Deledda dal racconto L'incendio nell'Oliveto, per il Corriere della Sera)

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Poco più di un anno è trascorso dal giorno del disastroso rogo del Montiferru dal quale scaturì mio blog L'estetica del fuoco, lo ricorderete, scritto con grande sofferenza. Ciò che non sapete è che il mio lavoro proseguì anche nei mesi seguenti durante i quali riuscii a produrre centinaia di immagini oggi relegate in una cartella del mio archivio, a imperitura memoria.

Allora evitai di scrivere, forse perchè era la parte più dolorosa del racconto, del terribile destino che spettò al Patriarca, un olivastro millenario a qualche chilometro da Cuglieri. Un albero bellissimo, rigoglioso, oltre 20 metri di altezza col fusto che aveva una circonferenza di 10 metri. Una pianta antica che ha visto scorrere la nostra storia senza mai muoversi dal luogo nel quale era nata. Che attirava migliaia di visitatori ogni anno. Non solo turisti, anche tanti sardi i quali avevano sempre piacere di ammirare quel prodigio della natura. Non potevo crederci, Pensai che chissà quante volte nella sua lunga vita avesse conosciuto il fuoco e fosse sempre sopravvissuto.

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Quando l'Università di Cagliari rese noto che sarebbe stato forse possibile recuperarlo ebbi qualche dubbio ma comunque volli andare a vedere cosa stava accadendo in quel sito. Trovai i tronchi bruciati, alcuni tagliati con la motosega ma posizionati con ordine. Ciò che rimaneva del Patriarca era coperto da una rete fitta che doveva rappresentare l'ombra dell'impenetrabile chioma. Ai tronchi ripuliti dal carbone erano stati collegati tanti tubicini, flebo che attingevano medicine e nutrienti da un serbatoio posizionato su un muro a secco.

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A me parve subito una follia, il solito modo per ottenere finanziamenti e portare avanti una ricerca che non avrebbe prodotto alcun risultato. Ma una volta tanto, con grande sorpresa, ebbi il piacere (e anche la gioia) di ricredermi.

Il 13 giugno scorso il grande annuncio: il Patriarca, l'oleastro millenario di Sa Tanca Manna è ancora vivo. Ma come? Le foto che sto pubblicando non lasciano spazio a dubbi. Qualcosa mi sfugge e allora provo a documentarmi, cerco di capire cosa sia successo in questo anno e come abbia lavorato il professor Gianluigi Bacchetta, docente di botanica e direttore dell'orto botanico dell'Università di Cagliari. A lui e alla sua équipe va il merito dell'importante recupero.

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Così appariva a prima vista il sito dopo la "cura"

Sono trascorsi mesi dal rogo, undici mesi di cure e di attenzioni e il Patriarca ha ricominciato a vegetare. Già da aprile si era notata una certa attività di fotosintesi sotto corteccia in alcuni ceppi, ben protetti e ombreggiati anche con teli di juta inumiditi, irrigazione a goccia per le radici ancora sotto il suolo e la somministrazione di amminoacidi levogiri tramite flebo.

A smentire gli scettici come me, il 13 giugno ben tre polloni già millenari, col Dna della pianta che li aveva generati venivano illuminati dalla luce del sole. Tecnicamente e scientificamente il Patriarca era vivo. Rinato dalle proprie ceneri.

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Lo dico senza vergogna, ma quando fotografai i polloni sentii un groppo in gola: la mano dell'uomo, la stessa che con stolta crudeltà aveva privato della vita quell'albero millenario ora gliela stava restituendo. Un potere assoluto che ancora l'umanità non dimostra di meritare.

 

Può apparire cosa di poco conto ma l'albero simbolo del Montiferru che si affaccia a una nuova vita infonde grande coraggio e nuova forza a questa comunità laboriosa che tanto ha sofferto e tanto sta ancora pagando per quel terribile incendio.

E fra un migliaio di anni _ se tutto andrà bene _ i posteri potranno ancora ammirare il Patriarca in tutto il suo splendore.

 

Pezzo consigliato: Tree, Oafur Arnalds

 

Copyright Enrico Floris 2022 per Nikonland
L'immagine di apertura è su licenza CC Creative Commons, solo divulgativa e senza fini di lucro
poichè non disponevo di un'immagine nel mio archivio

 

 

 

 

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8 Comments


Recommended Comments

  • Administrator

L'annuncio di vita nuova è del 13 giugno? 

Sant'Antonio, anche lui Patriarca...

Bella narrazione, dal dramma al lieto fine e, speriamo, alla rinascita 

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  • Nikonlander Veterano

Bellissimo reportage, fantastico che siano riusciti a salvare un essere così maestoso. Per un pelo, ma l'importante è che sia finita bene. E magari imparare e divulgare questa notizia, in modo da far capire la gravità di quello che è successo prima. Grazie Effe 

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  • Redazione

Mi hai fatto provare commozione e speranza. Un reportage fatto con il cuore e illustrato alla perfezione. Ci vogliono notizie come queste e ci vuole il tuo racconto che spieghi e faccia vivere la cosa.
La foto con la piccola Panda con la persona appoggiata è un gioiellino: da' una misura di noi piccoli rispetto al gigante millenario, piccoli sche spesso siamo terribili parassiti, ma che  sappiamo anche fare cose grandi come ridare la vita ad un albero che è ben di più:  un simbolo potente.
Grazie.

 

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  • Nikonlander

Bellissimo articolo, anch'io ho avuto un groppo alla gola nel leggerlo 

Complimenti allo staff dell' università che è riuscita a dare una continuità alla vita di questa pianta che doveva essere protetta "come patrimonio dell' UNESCO" 

Spero che chi ha fatto tutto questa sia stato identificato e perseguito penalmente, altrimenti il groppo alla gola sarà doppio 

Grazie per la condivisione, le immagini sono bellissime

 

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  • Administrator

...patrimonio dell'Umanità, tutelato dall'UNESCO...

Troppo spesso si dimentica in quella frase, appunto, l'umanità 

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  • Nikonlander Veterano

Bellissimo articolo Enrico! Alberi come quello hanno l'esoterico potere di emanare un grande senso di energia vitale. La si può percepire! 

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  • Nikonlander

Bellissimo, veramente emozionante. Alla fine in me permane e prevale la tristezza per quanto si è perso, seppur mitigata dalla speranza per qualcosa che rinasce.

Grazie Enrico.

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