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Mostra il contenuto con la massima reputazione di 12/01/2021 in tutte le aree

  1. Lui è Ignazio Arena, classe 1941, l'agricoltore che da cinquant'anni cura la vigna e l'uliveto della mia famiglia, contando il tempo come si usa in campagna, a potature, per cui il riferimento di un fatto avvenuto nel fondo si considera avvenuto ..."alla terza pota" o giù di li. È ritratto accanto al suo trattore col rimorchio carico di uve catarratto, appena vendemmiate. Vedendomi come sempre in giro per il vigneto a fotografare, mi ha chiesto, (contrariamente alle sue abitudini, secondo le quali non ha mai chiesto ma solo eseguito, nella sua vita di lavoro, iniziata già ai suoi otto anni): "Massimo, me la fai una foto accanto al trattore ?" E io gliela ho scattata, con piacere. Ma non l'estate scorsa. Questa foto è del settembre 2014 e oggi l'ho portata ai figli che lavorano anche essi la mia terra, perché ieri sera mi hanno chiamato per comunicarmi che Ignazio era appena venuto a mancare. Ad un mese dagli ottant'anni. Io non so se Ignazio mi abbia chiesto di scattargli questa foto per averla oggi, di certo è che ho tardato a portargliela. Ma lui nel frattempo non l'aveva reclamata, come avrebbe potuto. No. Lui voleva che io lo fotografassi li, nel vigneto, dove aveva faticato sudore sotto al nostro sole e bagnato dalla pioggia invernale, per pote e pote e pote... Non aveva bisogno di possedere la foto in vita. Voleva essere fissato nel mondo, il suo mondo, per sempre e per chi su quella terra continuerà a compiere i gesti di infinita pazienza che la Terra richiede, per ripagarci dei suoi Premi. Che non sono scontati: come non lo è stata la mia piccola foto. Il destino può essere fotografato. Riposa in pace, quindi, Ignazio. Max Aquila photo (C)
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  2. Foto del 19-1-2019, scattata dalle parti di San Candido, mi ha colpito l'espressione che assumeva la facciata della chiesa D7200, AF-S 16-85, a 16 mm ISO 100,f9, 1/80, mano libera
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  3. vorrei che fosse chiaro che la perdita di una persona a me cara, per essere stato compartecipe di gioie e dolori della mia famiglia, in relazione ad almeno due se non tre generazioni, non mi fa perdere di vista il senso della sua richiesta di considerazione, attraverso il mio scattargli una fotografia che lo ritraesse nel suo mondo: ossia , pur essendo un terreno non di sua proprietà ( e ne ha...aveva) uno dei terreni sui quali si è esplicata la sua attività umana ed il suo contrasto al volere delle divinità (aria, acqua, terra, fuoco) non sempre in linea con gli intenti di coltivazione razionale. Sono due dimensioni: quella umana e quella ultra...terrena che si legano insieme, attraverso il sorriso da un ritratto di persona consapevole e non un ritratto rubato. La forza del nostro Fare è tutta qui. Siamo dei messi, dotati di fotocamera: certo che prendiamo piccoli pezzi di anima. Ogni volta... ed è questo il bello !
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  4. Eccolo qua il socio del M3 Bradley nelle divisioni di cavalleria USA. anche questo viene dal deposito in mansarda, acquistato nel secolo scorso (circa 1995) in previsione di questi tempi. E' un modello Tamiya classico, con cingoli in vinile morbidi e ruotismo mobile con anello di polycap. tutto ancora nel suo bel cellophane pronto pronto per essere montato. Ho quasi deciso che li farò entrambi classicamente ambientati nel deserto per il Desert Storm. L'alternativa sarebbe stata farli in tonalità tedesche a protezione del Fulda Gap. Ma la ci sarà inflazione di carri tedeschi ... non è il caso di esagerare. E poi le immagini televisive che ci hanno dipinto i mezzi americani negli ultimi 30 anni sono tutte ambientate nel deserto con i mezzi giallo sabbia, molto usurati. E quindi, sotto. Lo dipingo insieme al Bradley che per il momento sta ad aspettare il suo compagnuccio di giochi con gli iraqeni. l'M1 Abrams è ancora attualmente il mezzo da combattimento standard di US ARMY e USMC, sebbene aggiornato alla versione A2 con corazzature reattive moderne, lo possiamo considerare superato. Ma a suo tempo con i T72 ha fatto furore : un M1 di fianco ad un T72 iraqeno dimostra quanto sia gigantesco (questo è un modello scala 1/35) Come ben sappiamo l'M1 è nato dallo sviluppo congiunto con i tedeschi del MBT 70 che ha portato anche alla nascita del Leopard 2. Ad un certo punto gli americani si sono sganciati e quindi alla fine i due carri sono solo "primi cugini" e non proprio fratelli. In più i tedeschi hanno mantenuto costantemente aggiornato il loro cucciolo per tutti 40 anni di servizio mentre gli americani sempre alle prese con limitazioni di budget hanno solo aggiornato le componenti più indietro ma adesso si trovano sostanzialmente con tutta la prima linea ampiamente superata. Ma la cosa non riguarda i modellisti che si divertono con i veicoli così come erano al momento di quando hanno deciso di ambientarli. E i due M1 ed M3 saranno ambientati nel 1991.
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  5. Approfittando di una rara congiunzione astrale per la quale mi è stato contemporaneamente possibile uscire di casa in quanto residente in zona gialla-Covid, contare su tempo favorevole dopo una serie di inconsuete e copiose nevicate, ed avere disponibilità di una mezza mattinata libera, ho allora approfittato per fare una breve visita al Santuario della Verna – nel Parco delle Foreste Casentinesi – e scattare le prime foto in questo nuovo Anno. Il Monte Verna con il suo Santuario è il luogo francescano più famoso dopo Assisi perché qui il Santo si recava per periodi di preghiera e penitenza, e qui ricevette le Stimmate nel 1224 dopo averlo avuto in dono dal Conte Orlando Cattani ed avervi fondato un romitorio nel quale soleva passare lunghi periodi di meditazione e di preghiera assieme ai suoi frati. Ma questo "crudo sasso intra Tevero e Arno", come lo definisce Dante Alighieri (Divina Commedia, Paradiso, canto XI), è anche uno dei luoghi simbolo di un territorio dalle bellezze naturalistiche straordinarie, tanto che è protetto dal Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna istituito nel 1994. Il Santuario con la neve appare ancora più mistico, magico, dove la spiritualità che si respira nel silenzio che lo circonda sembra potenziata dall’atmosfera che il bianco candore della neve dona a tutto il comprensorio. Pur tuttavia dopo tanto tempo di inattività fotografica, mi sono sentito quasi un impedito con la macchina in mano a cercare di fissare gli scatti che avevo in mente. E’ mai successo anche a voi? Ma tant’è, da qualche parte dovevo pur cominciare, e avevo forte il desiderio di fotografare e di condividere con voi questo “ritorno”. Il Santuario sorge quasi aggrappato sul Monte Verna. 1. Nel viale d’ingresso viene raccomandato il silenzio per ascoltare la spiritualità del luogo. 2. I tetti imbiancati sembrano quelli di un presepe. 3. La Basilica Maggiore, costruita a partire dal 1348 a ridosso della chiesetta di Santa Maria degli Angeli. 4. Il quadrante della Verna con la grande croce in legno che domina la vallata. 5. 6. 7. Il bel panorama che si gode dal quadrante. 8. La croce a tau, adottata come simbolo anche da San Francesco, è ognora presente. 9. 10. Grazie a chi vorrà lasciare un commento.
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  6. controllando i prezzi CFexpress su Amazon ho letto anche le recensioni...
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  7. Per chi se lo fosse chiesto, il Bradley è un bel cosone. In pratica grosso quanto un Leopard a giudicare dalle foto insieme al Gepard (che è un pezzo più lungo di un Leopard 1). Z6 II + Z 24-200@44-150mm
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  8. 8 Gennaio: San Massimo, arriva dal Giappone il mio autoregalo di onomastico, ecco a voi il Massimo delle SLR Nikon... la F5 del 1996 ! Sul finire del XX secolo, che aveva visto nella Fotografia (e cinematografia) la Settima Arte, compare il non plus ultra della stirpe reflex a pellicola Nikon iniziata 37 anni prima, all'indomani dei successi indiscussi ma non ancora universali, delle RangeFinder. Invece a partire dal 1959 il sistema Nikon già consolidato con le serie S a telemetro, conosce il successo incontrastato, ingenerato da un lungo e felice periodo progettuale per fotocamere, obiettivi, accessori. E per i fotografi che ne ne vollero servire. Nella foto qui sopra dettagliata, la serie completa delle SLR professionali Nikon attorno alla F5 1959: Nikon F eyelevel con Nippon Kogaku Nikkor-O 2,1cm f/4 (non retrofocus, montato a specchio alzato) 1977: Nikon F2A baionetta Ai (modello spartiacque tra la prima e la seconda serie di ottiche), con Nikon Nikkor-O C 35mm f/2 nonAi 1982 Nikon F3 HP su motore MD4 con Nikon Nikkor 105mm f/2,5 Ai-S (terza baionetta MF) 1988 Nikon F4s prima SLR AF professionale, nella versione con battery pack MB-21, con Nikon AF Nikkor 50mm f/1,8 L'ottica innovativa con cui fu presentata nel 1996 la F5 fu lo zoom di serie professionale Nikon AF 20-35mm f/2,8D con il quale conto di equipaggiare il mio nuovissimo corpo F5 non appena mi si presenterà una conveniente occasione di trovarlo, tanto quanto quella con la quale ho trovato in Giappone un esemplare di F5 praticamente intonso, pressapellicola palesemente nuovo, guide pellicola assolutamente prive di segni dello scorrimento veloce cui gli altri esemplari di questo eccezionale modello di reflex, venivano per forza di cose soggetti. Il sound è quello, inconfondibile, del suo tempo F5 sound.mp4 Questo mio esemplare ha dormito in qualche vetrina per tutto questo tempo: ma vorrei che comprendesse una cosa....che l'ora della pensione per lui non sia ancora scoccata
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  9. Sarà il motivo dell'arrivo della Z50 II, nuovo modello più evoluto e ribasso di prezzo della prima serie. Import mi pare che la Z50 con 16-50 sia ormai sotto i 700 euro.
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  10. non si può vincere sempre Nikkor-S C 55mm f/1,2 su Nikon Z7ii f/1,2 t/125 - 1/250 ISO 64 senza interventi
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  11. "Lo Zen e ..." a partire dai primi due libri che hai citato sono appunto delle letture che da tanto tempo desidero fare, ma che ho finora rimandate per mancanza di tempo. Questo tuo intervento mi dà adesso lo stimolo a non attendere oltre e a cominciare a leggere il volumetto di Herrigel. Interessante la definizione dello Zen, affascinante quanto sfuggente ... Se è Zen "essere tutt'uno con quello che si fa" e in questa pratica (ma anche ricerca) "i limiti ad un certo punto sono superati e ad un tratto si è ad un livello superiore" , associerei questo concetto alle capacità di grandi ed inimitati fuoriclasse della letteratura come Giacomo Leopardi, della pittura come Raffaello Sanzio, della musica come Wolfgang A. Mozart, o dello sport come Ayrton Senna, uomini che ciascuno nel proprio campo sono stati grandi pur avendo un avuto una vita assai breve per dimostrarlo. Anzi, lo erano certamente già fin dalla nascita per quella rara dote che si chiama talento, ma pervicamente coltivata durante tutta la loro corta esistenza praticamente fino a morirne, e dove lo studio e la passione diventano appunto un tutt'uno con il talento stesso così da generare capolavori con l'apparente naturalezza che solo i grandi hanno nella creazione delle loro opere. Sì, anche Ayrton, un artista dell'automobilismo sportivo capace di imprese che ancora si ricordano a distanza di anni. Ecco, io vedo lo Zen come la capacità di padroneggiare la fotocamera senza pensare a come adoperarne le molte funzioni, come riuscire a vedere una fotografia con la stessa facilità con cui si beve un bicchiere d'acqua, come realizzare gli scatti che si hanno in mente similmente all'apparente disimpegno che avevano i grandi che ho citato. Sarà un percorso difficile? E chi ha detto che è facile??
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  12. Continuazione ideale di uno dei miei primissimi articoli su Nikonland, al quale sono affezionato quanto alle fotocamere, che continuo a conservare e riverire... L'insostenibile pesantezza dell'essere F... ho pensato a questa reprise perchè sono molto contento di aver ricomprato una F5, a distanza di dodici anni da quando avevo venduto la precedente, per finanziare parte dell'acquisto di una D200 gli anni non passano mai invano ed ecco che uno sconosciuto nipponico ha nel frattempo tenuto da parte quest'altra per me ...per me che sono il primo di sicuro a far scorrere il suo mirino DP-30 fuori dalle guide, denudandola...davanti alle altre quattro geishe spogliarelliste notare le finestrelle di controllo dell'esposizione, del tracking e del telemetro elettronico sullo chassis come anche già su F4 ed F3 (solo quelle dell'exp) Ora mi cerco i vetrini di messa a fuoco alternativi a quello standard... e poi magari vado anche a caccia dei suoi mirini, come già posseggo per tutte le altre F che consentono l'intercambiabilità: (photo courtesy MIR.com) a partire dal mirino sportivo DA30 o il mirino ingranditore 6X DW-31 fondamentale nei lavori con soggetti a distanza ravvicinata o il suggestivo, quanto...inutile sulle reflex, mirino a pozzetto DW-30 ognuno dei quali comporta una serie di opportunità, ma anche di limitazioni dal punto di vista esposimetrico, dove ovviamente il più completo è lo standard DP-30 con tutte le opportunità di misurazione Matrix/Matrix 3D, pesata al centro e spot, seguito dal mirino sportivo che usa un Matrix semplificato a soli 5 segmenti (come alle origini del Matrix su FA, F801, F601) CW e spot, mentre il mirino-loupe DW-31 (interessantissimo sempre) ha il solo esposimetro spot, così come il mirino a pozzetto. (MIR.com)
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