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    Sensibilità ISO, Dual Gain, Dual Base/Native ISO : Nikon Z9 e Nikon Z6 II

    Chi è più maturo tra i fotografi presenti in sala ed ha a lungo fotografato con la pellicola si ricorda benissimo che per cambiare la sensibilità, si doveva cambiare rullino mettendone uno di pellicola più sensibile. Non bastava cambiare la posizione della ghiera relativa.
    E che all'aumentare della sensibilità della pellicola, aumentava la grana in sviluppo e in stampa.
    Non si parlava di rumore ma di grana, cioé la nemica della nitidezza. E la sensibilità era propria dell'emulsione spalmata sul film.
    Le pellicole a 32 ISO erano note per avere grana finissima ma ovviamente latitudine di posa ridottissima e scarsa utilità se c'era poca luce.

    Di questi, anche coloro che non hanno una preparazione scientifica, hanno sicuramente apprezzato la possibilità offerta dai sensori digitali di poter cambiare la sensibilità a piacere tra uno scatto e un altro.
    Apparentemente senza conseguenze, potendo così scattare a tempi giusti anche in condizioni di scarsa luce o potendo chiudere il diaframma quando necessario.
    Senza dover cambiare ... alcunché che non sia una posizione nella sensibilità ISO della nostra fotocamera. Ed ecco che come per magia, il sensore diventa più sensibile e lo scatto possibile.

    Nella realtà questo è un inganno, o meglio, una semplificazione.

    I sensori digitali non hanno una sensibilità propria, hanno solo una data capacità di catturare la luce e di convertirla in segnali elettrici, caratteristica specifica della tecnologia con cui sono progettati e prodotti, che non varia affatto se noi cambiamo la sensibilità richiesta dal nostro scatto.
    Infatti, il sensore della nostra Nikon raccoglierà la stessa quantità di luce sia a 100 che a 25.600 ISO. Perchè la luce disponibile dipende dalla scena, non dal sensore.

    Il processo è lo stesso. I fotodiodi del sensore accolgono la luce e la trasformano in un flusso di elettroni. Questi vengono immagazzinati temporaneamente in un condensatore.
    Dopo di che si avvia il processo di trasformazione in un segnale digitale tramite un circuito di conversione ADC : analog to digital converter.

    Fissiamo a mente questo punto. Un sensore non ha una sua sensibilità e no, la sensibilità non varia tra scatto e scatto se noi cambiamo la posizione ISO.
    La quantità di luce catturata è sempre la stessa a prescindere dalla sensibilità ISO impostata nello scatto.

    Bene, e allora come facciamo ad ottenere il nostro scatto correttamente esposto se la luce è insufficiente e dobbiamo aumentare la sensibilità ISO ?

    Cambiando la sensibilità noi diciamo alla fotocamera che deve applicare un incremento del livello del segnale in uscita per il tramite di una amplificazione elettrica o "digitale".
    Questa amplificazione ha un guadagno proporzionale all'incremento della sensibilità ISO da noi impostata rispetto a quella base "nominalmente" indicata per il sensore della nostra fotocamera dal produttore della fotocamera.

    E qui abbiamo introdotto un ulteriore punto. La sensibilità ISO base del sensore. Che è un valore convenzionale che dice solo a che livello la nostra fotocamera deve considerare ben esposto un grigio medio per una data quantità di luce catturata. Lo stesso sensore può avere sensibilità base differenti a seconda del caso di applicazione. Questo dipende da scelte progettuali.
    Cito l'esempio del mitico sensore APS-C da 16 megapixel di produzione Sony che sulle fotocamere Fujifilm era impostato a base 200 ISO mentre sulle coeve Nikon come la D7000/D7100 invece partiva da 100 ISO.

    Ma il sensore era lo stesso con le medesime capacità di cattura e conversione della luce.
    Quello che cambiava era solo la, diciamo così, taratura di partenza della quantità di segnale prodotto alla base della gamma lineare.

    Ogni produttore dichiara una gamma lineare di sensibilità ISO. Nominalmente da 100 a 25600 per la maggior parte delle fotocamere. Da 64 a 25.600 per la Z9.

    La gamma lineare generalmente è quella in cui il guadagno viene prodotto mediante amplificazione analogica di tipo elettrico. La classica, vecchia amplificazione a transistor, per intenderci.
    Oltre la gamma lineare, sia sopra che sotto i due limiti inferiore e superiore, la variazione invece avviene per via digitale, cioè con operazioni di natura numerica.
    Si tratta di un altro bluff, per così dire, che serve ad incrementare nominalmente il campo di applicazione della fotocamera ma a prezzo di un rapido scadimento delle prestazioni in termini di dinamica.

    Tutto bello, vero ?

    Purtroppo però, come sappiamo bene, nulla viene gratis. C'é sempre un prezzo da pagare.
    Sarebbe bello se potessimo amplificare bellamente il segnale come ci pare, potremmo fotografare gli astri di notte ad 1.000.000 di ISO ed avere foto belle e pronte per la stampa.

    E invece no, come ben sanno i fotografi astronomici, aumentando i livelli di amplificazione a quanto necessario per percepire la flebile luce dei corpi celesti ad enormi distanze da noi, la qualità dell'immagine registrata dai sensori - anche quelli specializzati e raffreddati a liquido - è tanto scadente che si devono applicare tecniche complesse di filtraggio e sovrapposizione per ricavarne immagini utili.
    Nella pratica, a certi livelli di amplificazione del segnale elettrico del sensore, il rumore è superiore alle informazioni dell'immagine.

    Il rumore viene qualche volta assimilato alla grana fotografica. Nella realtà anche questa idea è un retaggio culturale.
    Intendiamo per rumore il vero e proprio rumore indotto dalla circuitazione elettronica ma che in natura non esiste (tralasciamo le cognizioni cosmiche).
    Nasce con le trasmissioni radio (Marconi & Co.) ed era chiaramente avvertibile in ascolto (lo ricorderanno quelli che ascoltavano la radio FM o AM decenni fa), prodotto per effetto dell'amplificazione del segnale sia in trasmissione che in ricezione che, infine, sull'altoparlante.

    Nei sensori si generano diversi tipi di rumore. Il più tipico è quello di tipo gaussiano, che è piuttosto uniforme ed è correlato con il livello di amplificazione, con la temperatura del sensore e il tipo di circuiteria sotto ai fotodiodi.
    Ma esistono altri tipi di rumore, alcuni di natura puramente statistica (rumore allo scatto), derivanti dalla generazione di elettroni a prescindere dal segnale, che si sviluppano casualmente e su cui non c'è nulla da fare se non applicando una filtratura in uscita. Immaginiamo il filtraggio come una sorta di sfocatura o il passaggio del segnale attraverso un pettine o un setaccio. Processo necessario ma anche esso, mai indolore perché porta ad una certa perdita di segnale.

    Al rumore si aggiunge un fenomeno relativo alla gamma dinamica che varia al variare dell'amplificazione applicata.
    Intendiamo qui per gamma dinamica la capacità di distinguere il valore più elevato possibile tra un segnale minimo (il nero) e uno massimo (il bianco), potendone distinguere tutte le gradazioni intermedie.
    Ricordo, anche se dovremmo saperlo bene, che i sensori non vedono a colori ma registrano solamente livelli di luce oltre una data soglia minima (zero convenzionale) e massima (clipping o valore massimo registrabile oltre il quale i valori misurati non hanno correlazione con il segnale in entrata).

    La gamma dinamica non solo si riduce ma varia anche di qualità a seconda della sensibilità e quindi dell'amplificazione applicata.
    I nostri fornitori non la specificano mai, io qui per esemplificazione propongo un grafico pubblicato da Blackmagic per una delle sue foto-videocamere 4K che può lavorare con due sensibilità di base native, 400 e 3200 ISO.

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    si tratta per la verità di una macchina che usa un sensore formato 4/3 prodotto da Sony, a cui viene applicato un guadagno differenziato tra la sensibilità di base e quella superiore.
    Ma al di là di questo, notiamo la gamma dinamica, indicata comunemente in EV o STOP, che varia dinamicamente non solo in ampiezza ma anche in termini di capacità di tenuta delle zone sottoesposte (sotto al valore nominale) o sovraesposte (sopra al valore nominale).


    Giunti a questo punto, e dopo questa lunga introduzione, andiamo alla parte più utile di questo articolo teorico.

    ***

    Dual Gain e Dual Base ISO

    Abbiamo detto che un sensore non ha una sua propria sensibilità ma che usiamo una scala convenzionale che ci consente di usare concetti ereditati dall'era analogica per esporre correttamente.
    E' un pò come il fatto che continuiamo a guidare automobili che hanno la leva del cambio, i pedali e lo sterzo ... perché convenzionalmente abbiamo impostato il mondo dell'automobile così dalla scuola guida fino agli autodromi.
    Ma sono tutti comandi che potrebbero benissimo essere sostituiti da cloche e joistick digitali come negli aerei moderni.

    Stabiliamo di avere una sensibilità base di 100 ISO e una gamma lineare in cui il rumore cresce in modo graduale con incrementi fissi all'incirca di uno stop tra un raddoppio di sensibilità e il successivo.
    Propongo il caso della vetusta Nikon D2x, decente a 100 ISO, terribile oltre, oggi superata anche dalla più scarsa delle macchine a formato ridotto.
    Oltre gli 800 ISO la macchina non andava, la sensibilità era artatamente aumentata per via digitale. Ma vi assicuro che già a 400 ISO era inutilizzabile.

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    valori più bassi = minore rumore

     

     

    la confronto qui con la mitica Nikon 1 V3

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    valori più bassi = minore rumore

    che da 200 ISO in su produceva minor rumore ed aveva una gamma dinamica superiore, pur avendo un sensore da 13x8mm rispetto al più grande da 24x16mm della ammiraglia Nikon del 2004.

    Cito la Nikon 1 V3 perché con quella, Aptina, produttore del sensore, presentò la prima applicazione di Dual Gain in campo fotografico e commerciale, permettendo prestazioni per l'epoca eclatanti per un sensore da 1 pollice.
    Aptina poi venne assorbita da Omnivision, società che opera esclusivamente nel campo dei sensori per il mercato automotive, e le licenze di Aptina vennero scambiate con Sony (tra quelle licenze, mi piace ricordarlo, c'era anche la messa a fuoco automatica a rilevazione di fase, combinata con quella a contrasto).
    Che acquisì così la conoscenza del Dual Gain applicabile ai sensori fotografici e lanciò subito i suoi sensori da 1'' con dual gain, impiegati persino da Canon.

    Con la produzione di sensori con Dual Gain abbiamo avuto generazioni di fotocamere Sony, Nikon e Fujifilm (ultimamente anche Canon) di prestazioni nettamente più avanzate in termini di gamma dinamica e rumore/capacità di recupero di luci e ombre. Una rivoluzione culturale di cui ci beiamo ogni qual volta con Photoshop, Lightroom o Capture One apriamo le ombre o riduciamo le luci.

    Cos'è il Dual Gain ?

    Lo dice la parola : doppio guadagno.
    In pratica la circuiteria di controllo dei sensori (disposta sotto ai fotodiodi ed operante in generale, per righe o settori di fotodiodi), opera con un guadagno normale dalla sensibilità base ad una sensibilità massima predefinita con un guadagno lineare minimo, nominalmente di 3 db per ogni stop di incremento della sensibilità.

    Dopo una sensibilità stabilita oltre cui interviene il dual gain, si applica un guadagno maggiorato di 9 db in partenza, che produce un effettivo incremento di capacità di conversione del segnale (attenzione : la quantità di luce catturata, come si diceva all'inizio dell'articolo non cambia, qui stiamo parlando del percorso del segnale dopo il condensatore di cattura degli elettroni generati dalla conversione da luce a segnale elettrico).
    Naturalmente interviene oltre questa soglia anche un filtro analogico di capacità maggiorata per ridurre il rumore di fondo che viene amplificato insieme al segnale e un filtraggio digitale adattato per ridurre il rumore digitale indotto dalla conversione. Insomma, il segnale con una amplificazione maggiorata è meno pulito e va trattato più a fondo per renderlo utilizzabile.

    In pratica abbiamo così due sensibilità di base, quella nominale e una oltre la quale il segnale viene letto con un incremento di amplificazione.

    Questo avviene mantenendo basso il rumore, nominalmente allo stesso livello della sensibilità minima della fotocamera, a costo di una ridotta capacità di recupero delle alte luci che, con una amplificazione maggiorata, tendono ad andare al clipping più facilmente.
    Ricordo ancora una volta che qui non parliamo di colori - la demosaicizzazione avviene a valle del processo di conversione del segnale - ma solo di livelli di luminanza che possono essere correttamente incamerati per valori da 0 a 255.

    Esemplificazioni di circuiteria dei sensori

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    alle sensibilità di base

     

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    alle sensibilità superiori alla sensibilità a cui interviene il dual gain

    Cosa comporta tutto ciò ?

    Lo vediamo qui in questi grafici in cui mostro l'andamento del rapporto segnale/rumore all'aumentare della sensibilità nominale di Nikon Z6 II e Nikon Z9

     

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    valori più bassi = minore rumore

    sopra in tutta la gamma teorica, compresa quella amplificata digitalmente (pallini e triangolini), sotto nella sola gamma lineare analogica

     

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    valori più bassi = minore rumore

    come vedete rispetto al grafico precedente della D2x, abbiamo un andamento con una linea spezzata il cui sviluppo dipende dalle impostazioni progettuali.

    Aver voluto mantenere la sensibilità base di 64 ISO per la Z9 ha concesso una dinamica superiore a quel valore ma a costo di una capacità inferiore alle sensibilità superiori.

    Ma l'aspetto saliente è il punto di inversione che per la Z9 è a 500 ISO e per la Z6 II è a 800 ISO di cui parleremo nel prossimo capitolo. A quelle sensibilità il rapporto tra segnale e rumore ritorna a valori vicini a quelli minimi.

     

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    ovviamente non tutte le macchine sono uguali e i progettisti adattano anche sensori identici a scopi differenti.
    E' il caso piuttosto originale del sensore della Nikon D5/D6 che riprende le scelte fatte a suo tempo per D3 e D3s di privilegiare la gamma dinamica alle alte sensibilità a scapito di rumore e gamma dinamica alle basse sensibilità. Qui - a confronto con la Z6 II si evidenziano interventi successivi di amplificazioni differenziate che fanno di D5/D6 sostanzialmente delle macchine da 2000 ISO ed oltre, adattate a scattare ANCHE a sensibilità inferiori.

    Diamo infine un'occhiata a cosa succede alla gamma dinamica con l'andamento della sensibilità e all'intervento del Dual Gain :

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    ancora in evidenza Z9 e Z6 II con in boost della gamma dinamica - che comunque va a scemare aumentando la sensibilità nominale - al punto di intervento del dual gain.
    Ricordo - riprendente il grafico Balckmagic più sopra che la gamma dinamica non è assoluta ma è relativa al punto di esposizione corretta, la parte relativa alle alte luci e quella alle ombre varia dinamicamente.

    Questi grafici e misure sono offerte da Bill Claff sul suo sito (qui) un nikonista che si diverte a misurare tutti i sensori che escono sul mercato.
    Bill raccomanda di non confrontare macchine differenti perché i suoi dati non sono "normalizzati".
    Qui però li proponiamo insieme giusto per evidenziare le differenti scelte progettuali tra macchine differenti e spiegare come funzionano effettivamente le cose di cui discorriamo sui forum.

     

    Fantastico, ma all'atto pratico ?

    Se a questo punto, non vi ho già persi tutti, andiamo alla parte utile di tutto questo spiegone.
    Come servirci di questa peculiarità dei nostri sensori più recenti.

    Abbiamo detto che i progettisti impiegano il dual gain per mantenere una gamma dinamica accettabile, riducendo al contempo il rumore nella parte alta della gamma lineare di sensibilità ISO.
    Alla sensibilità in cui interviene il dual gain il rumore torna quasi al livello minimo possibile per quel sensore. Dopo di che riprende ad aumentare.

    Ma noi saremmo degli allocchi se non rispettassimo queste scelte e continuassimo a comportarci come si faceva con la pellicola.

    Ai tempi ricordo che evitavo come la peste ogni cosa che avesse più di 200 ISO, anche perchè a 800 ISO anche le pellicole migliori avevano una grana che rendeva difficile mantenere i dettagli (nitidezza) di quanto fotografato nelle stampe.

     

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    con i sensori la cosa è diversa e dovremmo dimenticarci del precedente retaggio.
    Mentre chi è nato digitale dovrebbe tenere a mente queste cose quando fotografa.

    La Z9 produce un rumore maggiore a 200 ISO che a 500 ISO ! Quindi, paradossalmente, meglio passare da 100 a 500 che usare le sensibilità intermedie tra 125 e 400.

    La Z6/Z6 II produce un rumore maggiore a 250 ISO che a 800 ISO. Scattare a 100 ISO e a 800 ISO è, ai fini del rumore, la medesima cosa.

    Insomma, di fatto queste macchine hanno due sensibilità utili, quella base e poi quella a cui interviene il dual gain (500 ISO per la Z9 e 800 ISO per la Z6 II).
    Dopo di che gli incrementi saranno fatti per necessità, non essendoci più punti di inversione.

    Per la gamma dinamica ricordiamoci che questa viene mantenuta utile per filtraggio digitale ma che al salire della sensibilità si perderà capacità di recupero alle alte luci, specialmente al punto di intervento del dual gain.

    Quindi, consiglio da amico, esponete bene evitando di pelare le luci, perché facilmente farete clippare il segnale e perderete ogni informazione utile.

    Attenzione, la gamma dinamica è importantissima per chi elabora i file per recuperare ombre e luci. Variazioni anche di 3-4 stop sono comuni quando apriamo le ombre con Lightroom, anche se abbiamo esposto correttamente. Ma le capacità di recupero delle ombre nei sensori attuali sono superiori a quelle di recupero delle luci perse. Che, perse, non ritornano più.
    Nelle parti in ombra, anche se compaiono un pò di confetti, in sviluppo li possiamo attenuare o eliminare, se abbiamo perso il dettaglio nelle parti sovraesposte, non c'è modo se non ridisegnandole a mano ...

    A questo punto concludo, pregandovi di fidarvi della mia parola perchè non sto a proporvi dimostrazioni con scatti reali, sono cose che con un minimo di prove confermerete anche voi se avrete la bontà di verificare.

    Bene, spero di essermi spiegato, ho cercato di essere semplice senza apparire didascalico ma spero di non aver scritto strafalcioni.

    Ovviamente so già che tutti continuerete a scattare a 200 o a 400 ISO cercando di stare bassi per contenere il rumore. Quando a 800 ISO (se avete la Z6 II) c'è la sirena che vi chiama e vi autorizza a scattare con 3 stop pieni in più rispetto a 100 ISO :xxx:

    Beh, non dite che io no ve l'ho detto ...

    Post scrittum.
    I discorsi fatti in questo articolo valgono in particolare per le fotocamere digitali. Ma il Dual Gain e il Dual Base/Native Iso esistono anche nelle videocamere.
    Anzi, il video consente implementazioni anche più interessanti. Come anche ci sono applicazioni di natura "computazionale" in certe fotocamere o negli smartphone più avanzati, volti a migliorare il rapporto segnale/disturbo delle immagini.

    In videocamere di fascia alta Sony, Panasonic e Canon oltre a Red e Blackmagic, applicano sistemi duali come quello esemplificato nell'articolo che commutando la modalità specifica tramite selettore, anziché applicare un sistema distinto, sommano l'azione. In pratica le due uscite, ad amplificazione ridotta e ad amplificazione incrementata, vengono poi sommate digitalmente per creare una immagine a dinamica aumentata e rumore ridotto. Una sorta di HDR dinamico realtime.
    Un campo affascinante, non privo di interesse anche per noi, a tendere.

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    Recommended Comments

    • Administrator

    Ottimo reminder: per ottenere prestazioni adeguate alle nostre aspirazioni, dai sensori delle nostre macchine, dobbiamo sempre ricordare di agire in coscienza, appresi questi parametri.

    Devo dire che osservare l'ultimo grafico, quello a confronto D5/D6 con la Z6, non soltanto mi rincuora in danno di chi aspettava la Z9 per dire di avere a dispsizione un sensore meglio performante in termini di rapporto S/R, ma sopratutto, l'abbandono di quella logica dinamica spezzettata propria della serie 5 reflex (anche sulla D500) in favore di una progressione lineare, molto più facile da metabolizzare, fa comprendere come si sia sulla strada di prestazioni ancora più interessanti sui sensori che ancora dovremo vedere.

    Speriamo presto...

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    • Administrator
    15 ore fa, Max Aquila ha scritto:

    Ottimo reminder [...]

    Più modestamente, spero di aver chiarito un paio di punti operativi.

    Di fatto io in studio, in luce naturale/continua, imposto la Z9 direttamente a 500 ISO e non cambio più.
    Ma anche in autodromo uso 100 o 500 ISO, salvo che ci sia la necessità di salire oltre.

    Sinceramente mi chiedo perché Nikon abbia voluto mantenere i 64 ISO di base con questa macchina per contentare solamente chi necessita della massima gamma dinamica a sensibilità minima perdendosi tutto il bello possibile a 800 ISO ... 9_9, quella impostazione poteva essere mantenuta con la Z7 o la Z8.
    Salvo che i piani di Nikon ancora non si siano esplicitati per intero.
    Non possiamo saperlo finché non presentano la nuova generazione di corpi macchina e di sensori.

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    • Administrator
    35 minuti fa, Max Aquila ha scritto:

    Condividi le mie considerazioni sulla gamma dinamica della serie Z rispetto la beneamata serie 5 reflex?

    Relativamente alla sola D5, in quanto la D500 si comporta come Z50/Zfc/Z30 e la D850, analogamente alla Z7 ma già con la D780 Nikon ha dimostrato che anche con le successive D avrebbe usato lo stesso approccio :

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    il Dual Gain per la D500 e per la D850 interviene a 400 ISO contro i 500 della Z9 e della Z7.
    Mentre la D780 si muove come la Z6.

    Non è banale ricordare come il sensore della D750 e quello della Z5 non abbiano dual gain :

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    Insomma, vive la difference !

     

     

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    • Nikonlander Veterano

    Argomento super interessante! :bravo:
    Per quanto riguarda la scelta di mettere la base della Z9 a 64, in effetti vista così, non si capisce bene. Si poteva forse usare un archibugio software/digitale come quando si imposta gli ISO a 32. Anzi, non capisco perché non si possa scendere ancora di più! E' una bella comodità poter scendere ulteriormente, ad esempio con panning particolarmente lenti in piena luce... si sovraespone praticamente sempre!
    Altra domanda che mi sorge spontanea leggendo questo articolo: ma perché se a 400 ISO si ha circa il rumore equivalente di 2000, già la macchina non ne tenga conto quando si imposta AutoISO?

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    • Administrator

    Le sensibilità sotto al minimo "elettrico" sono una "finzione", in pratica la macchina sovraespone di uno stop e poi via software in macchina, viene corretta la luminosità dell'immagine.
    Ma la dinamica va per fossi. Figuriamoci se si facesse per due stop ...

    Per il resto, tutto si potrebbe fare. Ma considera che Nikon ancora non ha risposto alle richieste di rendere intelligente la selezione del punto di inizio e di fine del focus-stacking e sono 5 anni che ha proposto la prima ... e unica stesura, piuttosto "primitiva".

    Per il computazionale non si sono ancora attrezzati :36_1_3:

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    • Administrator
    53 minuti fa, Leo ha scritto:

    Argomento super interessante! :bravo:
    Per quanto riguarda la scelta di mettere la base della Z9 a 64, in effetti vista così, non si capisce bene. Si poteva forse usare un archibugio software/digitale come quando si imposta gli ISO a 32. Anzi, non capisco perché non si possa scendere ancora di più! E' una bella comodità poter scendere ulteriormente, ad esempio con panning particolarmente lenti in piena luce... si sovraespone praticamente sempre!
    Altra domanda che mi sorge spontanea leggendo questo articolo: ma perché se a 400 ISO si ha circa il rumore equivalente di 2000, già la macchina non ne tenga conto quando si imposta AutoISO?

    la pratica di usare AutoIso in M, per potere gestire comodamente a variazione di ISO sia tempi, sia diaframmi, è in realtà un'invenzione degli utenti Nikon, mai considerata da Nikon stessa che parla di Autoiso solo in termini di P,S,A

    Mentre sarebbe bene che considerasse negli Autoiso anche la possibilità della presenza del flash in slowsinc e l'esigenza di calibrare un tetto massimo alla possibilità degli iso di alzarsi.

    In sostanza Autoiso andrebbe resa programmabile dall'utente, che dica all'automatismo di usare quali sensibilità e quale priorità dare alla variazione: se prima cioè debbano variare gli ISO, piuttosto che non il tempo di otturazione e/o il diaframma.

    Diciamo che lavoriamo per aggirare i default di NIkon.

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    Alcuni confronti tra corpi posseduti, full frame. Confronti solo fino a 1600 ISO, poi quello che consente Z9 non ha rivali (anche sotto evidentemente)

    D810 sensore pare evoluzione D3x

    Leica M9 (ne ho avute due e mai amate) ne esce piuttosto male

    La vecchia (espressione sbagliata) D700 si difende bene, ma la sorpresa e la Canon 5d, anche se solo 12mp (probabilmente questa è la ragione)... si ferma a 1600iso, però il risultato mi pare incredibile.

    Cosa ne pensate?

    Alberto

    Edited by Albi1961
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    • Nikonlander Veterano

    Beh...... 

    Chapeau!!!

    Non avresti potuto spiegarla meglio.

    Le telecamere, quella serie, non menzionano la dicitura ISO ma solo gain quando l'iride (come chiamano loro il diaframma) non apre abbastanza.

     

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    • Nikonlander

    Scienza !

    Interessantissimo, pensavo che il dual gain venisse applicata solo nell'audio, mi ricordavo nei transistor per ottenere amplificatori in Classe A  

    Mi sorprende moltissimo il fatto che a 500 ISO la Z Mostro sia meglio di 125 ISO , che bello sarebbe se facessero un SW in cui uno può mettere gli intervalli di ISO, per la compensazione automatica 

    Forse Der Meister se lo proponi a Tokyo ti ascoltano e lo inseriscono nel prossimo update :) 

    Altro che letargo, Grazie 

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    • Redazione

    Grazie Mauro della condivisione, ricca di documentazione, di informazioni molto importanti per ottenere il massimo dalle nostre macchine.
    Stupisce davvero come Nikon, che queste cose pure le ha progettate, non ne faccia uso. Sarebbe semplicissimo inserire una configurazione nell'Auto ISO che consenta all'utente di scegliere se ottimizzare la scelta al fine di massimizzare la gamma dinamica operando nel range da 64 a 200, salto a 500 e poi in progressione. Oppure minimizzare il rumore, operando a 100, 500 e poi su da li.
    O, se proprio volesse continuare in approccio paternalistico, di scegliere una delle due opzioni.... ma evitare che l'auto ISO funzioni linearmente come ora.

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    • Administrator
    21 ore fa, Albi1961 ha scritto:

    Cosa ne pensate?

    Alberto

    Che Bill Claff - come anticipato nell'articolo - prega di non fare confronti tra tecnologie differenti e non coeve e comunque segnala che i suoi dati non sono "normalizzati", quindi non si prestano a confronti "assoluti", tipo classifica di Serie A, visto che manca la "differenza reti" :lingua:

    Nella realtà io stesso ho presentato i dati solo per illustrare le idee espresse nell'articolo, perché le sintetizzano senza lasciarle solo "immaginare".
    L'articolo riguarda il Dual Gain, cos'è, come funziona e come servircene nella pratica (se nelle nostre fotocamere c'è, se non c'è è utile sapere che c'è e perché).

    Lo scrivo per evitare altre partenze per la tangenziale :xxx:

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    • Nikonlander

    Grazie per i contenuti ben illustrati. "LECTIO MAGISTRALIS".  Ero curioso di capire il "DUAL GAIN" e i due tipi di amplificazione  che scaturivano dai grafic idi DxO.

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    • Administrator

    Segnalo un caso particolare. La Canon EOS R3 a confronto con la Nikon Z9.

    Anticipo che il confronto ha poco senso senza una normalizzazione dei file, in quanto la R3 è una 24 megapixel, mentre la Z9 è una 45 megapixel.
    E' quindi palese che a livello di singolo fotodiodo la situazione "rumore", ovvero di rapporto segnale/disturbo, sarà influenzata dalla dimensione del singolo recettore.
    Mentre è ovvio come il fatto che il sole splende in cielo anche se ci sono le nuvole o nevica, che prendendo il sensore per intero le cose saranno diverse.

    Ma, non bastasse, Canon - che i sensori se li pensa e produce da se - ha un approccio ben diverso dal duo Nikon/Sony (ricordo che Sony produce da 10 anni i sensori degli iPhone ed ha oltre il 50% del mercato globale dei sensori mentre Canon non arriva al 3%).
    Ovvero .... applica una amplificazione differenziata a più riprese. Un pò come Nikon in certe ammiraglie, tipo la D3s di 10 anni fa.

    Non bastasse questo, DOPO l'amplificazione interviene con una soppressione del rumore in hardware. Tipo quella che noi possiamo ottenere in jpg prodotti on-camera applicando una riduzione del rumore più marcata. Soppressione che non si può disattivare, è fissa.

    08564b13-0593-4403-8675-45f69777cb4e.thumb.jpg.637f82149af4328a3e31b68f58372aa3.jpg

    nel grafico qui sopra vedete i due andamenti molto diversi tra le due macchine.

    Nikon ha scelto di lasciare all'utente la possibilità di intervenire in post-produzione, in modo da decidere caso per caso come meglio dosare l'intervento.
    Canon lo fa invece in massa e in modo standard, senza che l'utente sia interessato.

    Di qui il vantaggio visibile quasi a tutte le sensibilità.

    Che però si riduce a quantità molto ridotte, se sottocampioniamo al ribasso la risoluzione dei file.

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    il "test" qui sopra, ideato da DxO ha una forte dose di soggettività, in quanto è come osservare due stampe A3 a distanza di un braccio per verificare de visu il grado di rumore secondo un livello standardizzato.

    Naturalmente in tutto questo, nulla ci ricorda quanto il livello di risoluzione e di acutanza concessi da un sensore che praticamente il doppio dei pixel dell'altro, ci darà sui dettagli più minuti, anche a 8 o 10.000 ISO come peraltro dimostrato da Massimo Vignoli già ad inizio anno.

    In sintesi, lungi da me, confrontare la dimensione dei .... bicipiti e degli addominali delle due ammiraglie Nikon e Canon ma solo per tornare sull'argomento e mostrare quante possibilità di intervento abbiano i tecnici delle varie case e come essi scelgano caso per caso secondo le specifiche di progetto.
    Ma a parità di tecnologia c'è veramente poco da inventare : all'atto pratico nel mondo reale le differenze si ridurranno sempre a valori abbastanza trascurabil.

    Specie se, il Nikonista, ci sa fare con i cursori dei suoi programmi di sviluppo e postproduzione. Probabilmente avrà sempre risultati migliori di quelli ottenuti con un processo che non tiene conto delle caratteristiche della singola foto.

    In fondo, noi siamo fotografi, non tifosi di calcio. No ?

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    • Administrator

    Una ... rivelazione che scandalizzerà magari qualcuno. Ma ... le misure non mentono.

    La Nikon Zfc in qualche modo ha sostituito la Nikon Df, almeno in formato mirrorless.
    Ricordo di qualcuno che ha comprato la Df più per il sensore che per la faccia antiquata.

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    ebbene, pur essendo un sensore in formato 24x16, in termini di rumore, grazie al Dual Gain, il sensore della Zfc (che poi è quello di D500, Z50 e Z30, nonché della D7500) non ha molto da invidiare a quello della Df.

    Ovviamente, la gamma dinamica del sensore della Df è superiore. Ma non quanto si vorrebbe sognare. Il vantaggio è dato ovviamente dalla maggior quantità di luce catturata (formato 36x24mm)

    1896000040_screenshot(15).thumb.png.050d2d5f886c5518e4b1f44e75691adc.png

    il sensore della Zfc, comunque, offre 20 megapixel contro i 16 dell'antenata reflex.

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