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La Marsellaise è un plagio ?


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Secondo le fonti comunemente accettate, La Marsellaise - attuale inno nazionale francese - è un canto rivoluzionario composto dallo sconosciuto Rouget de Lisle nel 1792 su commissione del sindaco di Strasburgo per contrapporla al canto popolare - piuttosto "rustico" ma molto in voga - Ça ira).

La canzone inizialmente era intitolata Chant de guerre pour l'Armée du Rhin e l'occasione era la dichiarazione di guerra all'Austria cui l'armata del Reno era chiamata a partecipare.

La canzone divenne molto popolare fino a quando Napoleone l'abrogò per sostituirla con una più marziale marcia.
Venne ripresa dalla Terza Repubblica nel 1887 e divenne formalmente l'Inno Nazionale Francese anche se nulla ha a che fare col 14 luglio (quando la gente cantava Ça ira.

Ha anche poco a che fare con Marsiglia, seppure c'è l'avvenimento del giugno 1792 quando venne intonata al funerale del sindaco di Montepelier. Il capo dei giacobini di Marsiglia presente a quell'evento ne fu colpito e la presentò al suo club a Marsiglia, dove ispirò i volontari che partivano per Parigi e che la cantarono al loro arrivo nella capitale. Di qui la nuova denominazione di Inno dei Marsigliesi e poi La Marsigliese.

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Rouget de Lisle incanta la convenzione di Strasburgo con la sua canzone di guerra

 

Ma torniamo alle origini. L'autore, un personaggio abbastanza controverso, non la firmò mai. Il testo è quello della convenzione di Strasburgo chiamata ad imbracciare le armi contro l'austriaco (Aus armes, citoyens ! etc. etc.).
Rouget non era granché come compositore e nessuna delle sue musiche è memorabile.
Disse di avere avuto l'ispirazione durante la notte e di averla composta di getto.
Ciò fece nascere dubbi fin dalle origini e in Francia c'è chi credette che il vero autore fosse nientemeno che Ignace Pleyel - il famoso costruttore di pianoforti - amico di Rouget ma maledettamente monarchico.
Un'altra ipotesi è quella che il brano venga dall'oratorio Esther di Jean-Baptiste Grisons del 1787. Ma questi non ne rivendicò mai la paternità.

Verso la fine dell'ottocento, sul campo germanico, un musicologo tedesco mise in luce la presenza di frammenti del tema della marsigliese nel secondo tema del primo movimento del concerto n. 25 di Mozart.
Citazione chiarissima, anche nella pompa marziale, militaresca con tanto di trombe e timpani.
Se non fosse che il concerto n. 25 del salisburghese già trasferitosi a Vienna è del 1786. Mozart morì, come sappiamo nel 1791, quindi non avrebbe mai potuto ascoltare la Marsigliese.

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il disco Decca registrato da Guido Rimonda che comincia proprio con il tema e variazioni per violino e orchestra in do maggiore ... di Giovanni Battista Viotti.

Ma ecco che ad infittire il mistero arrivano i musicologi italiani, in anni recentissimi, un manoscritto datato 1781 di Giovanni Battista Viotti, violinista e musicista di corte vercellese ma maestro di cappella di Maria Antonietta e di Luigi XVI ..., portava alla luce un tema variato in do maggiore per violino e orchestra.
Che non è simile alla marsigliese, è proprio una versione colta della marsigliese, perfettamente sviluppata.

Analisi grafologiche del manoscritto non danno dubbi sull'autenticità come pure le analisi di carta e inchiostro. Anche l'autografo è quello di Viotti.
C'è la data che però sembra scritta da un'altra mano. Un falsario ?


Nemmeno Viotti si attribuì la melodia originale. Anzi, arrivò a disconoscere i suoi sei quartetti scrivendo sul manoscritto stesso di non averli mai composti.
In uno di quei quartetti compare il tema con variazioni che potrebbe essere all'origine della marsigliese.

Ma ... Viotti, compositore di corte, dovette riparare fortunosamente in Inghilterra perchè ricercato dai rivoluzionari di Parigi. E preso per repubblicano dagli inglesi, dovette peregrinare per tutta Europa cercando di trovare impiego a corte, negando in ogni modo di essere un rivoluzionario e giurando di non essere l'autore di quella che oramai era la canzone più famosa dell'epoca, equiparabile, per i fronti opposti, a Giovinezza o a Bella Ciao per noi italiani e quindi di immediata attribuzione di parte ...
Le frequentazioni di Viotti erano tutte nobiliari (il Principe di Galles, Luigi XVIII e tutti gli Émigré dispersi per l'Europa) e non si era mai occupato di politica in vita e anzi, la sua travagliata esistenza venne continuamente messa a dura prova dalle vicende politiche a cavallo della Manica (fu espulso da Londra nel 1798 ma vi ritornò più riprese, anche con i buoni uffici dell'amico Muzio Clementi).
 

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Viotti e il suo Stradivari del 1700

Come sia e chi sia l'autore, appare chiaro che il materiale musica del tema con variazioni è di gran lunga superiore alla canzone rivoluzionaria e che sull'assonanza non ci possano essere dubbi.
Mentre quella di Mozart potrebbe essere il classico tributo per l'amico Viotti, conosciuto e frequentato nei viaggi di Amadeus a Parigi. Ma, per l'appunto, è una citazione onorifica.

Insomma, sull'attribuzione ufficiale oramai ci sono più dubbi che certezze. Mentre non ci sono certezze ufficiali ma più di un dubbio che il vero autore dell'inno francese sia il vercellese Viotti.
Solo che, fatto comune a tanta altra musica, non lo sapremo mai.

  • Thanks 1

3 Comments


Recommended Comments

  • Administrator

Inzomma:

a chi ci avesse messo mano, gli restava addosso la puzza.

Altro che il nostro bobobom, bobobom, bobobom bom bom bom bom...

di Massimo Troisi ...

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