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  • Silvio Renesto
    Silvio Renesto

    A caccia del Celacanto scomparso (SIGMA Sd Quattro H)

    Il lavoro del Paleontologo, l'ho già scritto, è molto simile a quello di un detective, con "casi" da risolvere che spesso hanno risvolti storici, oltre che scientifici.  L'ultimo mio lavoro di ricerca, ora in corso di pubblicazione, ne fornisce un esempio.

    Durante una campagna di scavo in rocce del Triassico Medio (240-230 milioni di anni fa, milione più milione meno) sul versante svizzero del Monte San Giorgio (che sta a cavallo fra la provincia di Varese ed il Canton Ticino ed è patrimonio UNESCO dell'Umanità per l'importanza scientifica dei fossili che vi si ritrovano), il team del Museo cantonale di Storia Naturale di Lugano ha trovato, insieme a tante altre cose, un piccolo pesce apparentemente insignificante che però una volta preparato, ossia liberato dalla matrice di roccia si è rivelato essere il primo Celacanto ma i trovato in quella Formazione rocciosa  (in altre erano già noti) nonostante ci si scavi da 160 anni!

    Per chi non avesse presente cos'è un celacanto riassumo: i Celacanti (sarebbe meglio dire Celacantiformi, ma in questo contesto non importa) fanno parte di un gruppo di pesci detti Sarcopterigi (pinne carnose), in cui le pinne sono sorrette da una serie di ossa rivestite da muscoli, anzichè da raggi come negli altri pesci ossei. Proprio l'essere "carnose" ed "ossute" ci indica (insieme ad altri caratteri ) che queste pinne sono i precursori delle zampe dei vertebrati terrestri, e che quindi è fra i Sarcopterigi che si trovano (e si sono trovate) le fasi del passaggio da pesce a vertebrato terrestre, cosa avvenuta oltre 300 milioni di anni fa.

    I Celacanti poi diventeranno via via più rari,  tanto che si riteneva si fossero estinti una sessantina di milioni di anni fa, quando negli anni '30 una signora Inglese "esperta" ne vide uno sul banco del pesce di un villaggio delle isole Comore. Infatti l'ultimo rimasto dei Sarcopterigi, una specie di Celacanto chiamato poi Latimeria in onore di quella signora, che di cognome faceva Latimer, viveva (e vive ancora) nelle profondità dell'Oceano Indiano. Viene considerato "fossile vivente" perché fra altre cose, mantiene ancora quelle strutture nelle pinne che precorrono le ossa dei nostri arti. La sua importanza scientifica è enorme e si fanno sforzi per la sua conservazione.

     

     

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    Il  Celacanto attuale (Latimeria chalumnae), da Internet. Chiaramente le popolazioni delle Comore sapevano benissimo che il Celacanto non era estinto, ma non si occupavano di zoologia più di tanto...

     

    Nel Triassico, che è il periodo di tempo che interessa la mia ricerca, i Celacanti erano abbastanza diffusi con diverse specie  ma i ritrovamenti sono poco frequenti o spesso gli esemplari molto incompleti. Per cui il "celacantino" nuovo, piccolo ma completo, è molto interessante, così mi è stato offerto in studio dal curatore del Museo, che è anche coautore dell'articolo scientifico per la parte geologica.
    Per prima cosa, come sempre, ho descritto l'anatomia, per avere i dati per confrontare l'esemplare  con le altre specie note della sua epoca, sia nelle zone vicine che nel resto del mondo,  per capire se si trattava di una specie nuova o invece apparteneva a specie già note.

     

     La SIGMA Sd Quattro H al lavoro. Ho osservato l'esemplare minuziosamente al microscopio binoculare, ma le foto per la pubblicazione le ho fatte con la SIGMA Sd Quattro H, perchè l'estrema nitidezza consentitami dal Foveon nelle giuste condizioni di illuminazione, non solo mi ha permesso di ottenere foto di qualità,  da rivista scientifica, ma di ottenere immagini valide anche ritagliando pesantemente l'inquadratura originale, senza dover ricorrere a foto al microscopio. Là dove ritagliando dai 24 mpx di una dslr con matrice di Bayer avrei sicuramente avuto problemi di eccessiva morbidezza dell'immagine, con i 25 mpx (effettivi) del  Foveon sono andato tranquillo anche interpolando un pochino. Inoltre in luce UV, quando la roccia ha le giuste caratteristiche, la resa è stata splendida.

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    La coda del nuovo esemplare, ripreso in luce visibile ed in luce UV. La barra bianca è lunga 0,5cm. tutto l'esemplare è lungo circa 8 cm. SIGMA Sd quattro H su stativo, Sigma 105mm f2.8  macro OS, flash laterale e anello diffusore, 100 ISO.

    La conclusione è stata  che il nostro "celacantino" condivide alcuni caratteri con Heptanema paradoxum, una specie "misteriosa" . Nota tramite due soli esemplari provenienti da rocce della Formazione di Perledo-Varenna (Lago di Como), più o meno contemporanee a quelle in cui è stato trovato in nuovo celacanto. Il problema è però che i fossili di Perledo sono stati trovati nel diciannovesimo secolo, sono mal conservati e così le descrizioni, specie di due secoli fa, spesso sono poco accurate. Ad esempio, il primo studioso addirittura descrisse a rovescio l'allora unico esemplare noto, prendendo la pancia per il dorso, tirandone fuori quindi delle caratteristiche bizzarre. Nel 1910 la specie fu ristudiata meglio, ma, non ci si poteva certo basare su quelle descrizioni e su delle litografie del 1910 pubblicate piccoline. Per un confronto, dovevo  vedere gli esemplari originali. 

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    La tavola del 1910, l'unica immagine non disegnata  esistente (finora) su Heptanema.

    La Seconda Guerra Mondiale. Gli esemplari di Heptanema in origine erano due. Lo studioso che ultimo li descrisse nel 1910 faceva riferimento ad un esemplare definito "Milano", ossia conservato al Museo di Storia Naturale di Milano. Corriamo a vederlo? No, ahimè il museo di Storia Naturale di Milano nel 1944, durante un'incursione aerea alleata, fu colpito da una bomba incendiaria che lo distrusse in gran parte. Andarono persi moltissimi reperti, fra cui ad esempio una splendida collezione di Mammiferi preistorici giganti sudamericani e moltissimi altri fossili, tra cui ahimè, proprio Heptanema

     

    La SIGMA Sd Quattro H in trasferta. Ne rimaneva un unico esemplare, ma dove? Una rapida ricerca sulle fonti d'epoca mi indica che del materiale di Perledo era finito all'estero (in Germania) per studio negli anni prima della Guerra, e là era rimasto,  in deposito presso il Museo di Storia Naturale di Francoforte (che in tedesco ha un nome lunghissimo, che vi risparmio ;) ).  Immediatamente contatto i colleghi tedeschi  che mi confermano che sì,  loro hanno l'esemplare originale, ma (oh, la legge di Murphy!) stanno spostando il deposito e quindi la maggior parte del materiale è imballato per il trasloco che prenderà .. mesi o probabilmente un anno o più. Con estrema cortesia si dichiarano però  disposti a tirarmi fuori l'esemplare per un breve periodo di tempo purché  vada subito a vederlo...  Due giorni dopo ero in  una stanza di un deposito del Museo di Francoforte, immerso fra le casse, con l'esemplare su su un tavolo, e sempre grazie alla grande cortesia  dei colleghi, con un microscopio ed un vecchio stativo che avevano recuperato apposta per me.  Mi metto all'opera, prima l' analisi al microscopio e poi le foto. Grande responsabilità questa, perchè sarebbero state le prime foto dettagliate al mondo di questo esemplare (!) e per un bel po'  sarebbero rimaste le uniche. 

    Anche qui la SIGMA Sd Quattro H ha fatto la sua parte, nonostante il soggetto fosse di quelli tragici: nero su nero e con una patina riflettente sull'esemplare. Ho fatto tantissimi tentativi, orientando flash e pannelli riflettenti, usando diffusori improvvisati (dal cellophane al fazzoletto di carta), ma alla fine ho ottenuto degli scatti accettabili, i primi a documentare fotograficamente le caratteristiche di questo esemplare. Di nuovo la qualità del Foveon mi ha permesso di fotografare anche i particolari, evitando di dover ricorrere al microscopio, (cosa che non avei potuto comunque fare), grazie alla resa in luce radente e la qualità che rimane anche nei ritagli  (sempre in relazione agli standard qualitativi  richiesti nelle riviste scientifiche).

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    L'esemplare di Francoforte,  la barra bianca è di 5cm. Sigma Sd Quattro H, Sigma 105mm f2.8 Macro OS, stativo,  flash laterale, diffusore "artigianale" e pannello riflettente, 100 ISO.

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    Dettaglio delle scaglie (è un crop di un'immagine più larga). Stessa attrezzatura. La barra di scala è lunga  0,5cm

    Così  ho potuto portare a termine il lavoro. Se qualcuno fosse curioso sulle conclusioni dello studio, o volesse vedere altre foto, l'articolo si può leggere qui (accesso gratuito). 

    Spero, come scrivo sempre di non avervi ann ... lo sapete ;) , nè di sembrare oppressivo. 

     

    PS Il vantaggio della SIGMA sta anche  nel rapporto qualità prezzo,. Non dubito che con attrezzature "superiori" si potesse fare uguale o di meglio, ma i fondi sono quelli che sono e la SIGMA mi consente di ottenere  risultati soddisfacenti, avendo impegnato un budget ragionevolissimo.

    Modificato da Silvio Renesto

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    Recommended Comments

    Bravo Silvio... e poi?  una bella storia con un pizzico di emozioni, l'ai raccontata.. ma, chissà quante ne hai nascoste nel tuo cassetto...

     

    forza...

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    No Silvio, non ci annoi mai perché le descrizioni unite alle immagini rendono comprensibili ed interessanti i tuoi studi anche ai non addetti ai lavori.

    Inoltre riesci a rendere fascinose e vive le tue ricerche, e per un paleontologo mi sembra già questo una risultato straordinario... :D

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    Non ti manca nulla: le foto che realizzi con quella macchina scaturiscono dalla tua volontà di ottenerle.

    Ti dessero (Sigma) un obiettivo macro adeguato alle qualità del sensore Foveon le migliorie tecniche non sopravanzerebbero l entusiasmo che trapela dal tuo lavoro.

    P.S.: io a Francoforte avrei lavorato in luce continua su quel reperto nelle condizioni in cui ti sei trovato... con faretti led come i Godox sl200 o sl60

     

     

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    Silvio, Max non ha torto.. quando è possibile per scatti come i tuoi una serie di luci fisse e non flash ti sarebbero di maggior aiuto; mi sono scaricato tutto il PDF..   e con sorpresa ho visto che hai avuto l'aiuto di Rudolf... e bravo..

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    1 ora fa, Roby C dice:

    Silvio, Max non ha torto.. quando è possibile per scatti come i tuoi una serie di luci fisse e non flash ti sarebbero di maggior aiuto; mi sono scaricato tutto il PDF..   e con sorpresa ho visto che hai avuto l'aiuto di Rudolf... e bravo..

    Roby, il Rudolf dell'articolo si chiama davvero Rudolf di nome, ed è  un geologo Svizzero. Ma tu mi stavi prendendo in giro, vero ?:D

    Sulle luci tu e Max avete ragione e, quando è possibile, ad esempio al Museo di Milano dove hanno loro il set di stativo e illuminatori sia Led che UV, li uso. 

    PS Grazie Max, il tuo commento mi ha fatto molto piacere.

     

    • Sono d'accordo 1

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    1 ora fa, Silvio Renesto dice:

    Roby, il Rudolf dell'articolo si chiama davvero Rudolf di nome, ed è  un geologo Svizzero. Ma tu mi stavi prendendo in giro, vero ?:D

    Sulle luci tu e Max avete ragione e, quando è possibile, ad esempio al Museo di Milano dove hanno loro il set di stativo e illuminatori sia Led che UV, li uso. 

    PS Grazie Max, il tuo commento mi ha fatto molto piacere.

     

    Beh.. Silvio ammetto, è vero.. ti ho un pochino preso in giro... ma poco poco..  e poi urca.. ma quel pdf è un pas- partout...    

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