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happygiraffe

Nikonlander Veterano
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  1. Ti consiglio di vedere, se non lo hai già fatto, Moonrise kingdom di Wes Anderson. Fatta la tara allo stile calligrafico (ma divertente!) dell'autore, il film è una dichirazione d'amore alla musica di Britten. Se non ricordo male ci sono delle parti in cui viene messa in scena l'opera breve L'Arca di Noè (Noye's Fludde).
  2. Grazie, Mauro, apprezzo molto. Con Britten ho un rapporto un po' di amore e odio, alcune cose mi piacciono moltissimo, altre mi ammorbano, ma è un autore che non sono mai riuscito ad approndire più di tanto. Chi conosce la sua musica operistica sostiene che lì sia la parte migliore del suo catalogo.
  3. Mi ritrovo in quello che scrivi e aggiungo qualche altro disco, per chi abbia la voglia di approfondire. C’è la pirotecnica versione del lisztiano Georges Cziffra, che però non riesco a capire se sia ancora reperibile. Da citare il grandissimo Samson François con la sua incisione del 1959. Il suo stile è personalissimo, ma sempre molto interessante: E ora il colpo di scena. La poco conosciuta pianista cubana Juana Zayas che nel 1983 registra un capolavoro: Questo disco contiene anche un’incisione successiva del 2005, ma quella del 1983 è imbattibile. Ascoltatelo perché merita. La versione degli Études suonati da Pollini pubblicata dalla Testament non è altro che la registrazione del 1960 della EMI negli studi di Abbey Road. Pollini non volle pubblicarla e ascoltandola oggi si fatica a capirne il motivo…
  4. I podcast sarebbero il contenitore ideale per ospitare i sermoni di certi personaggi. Su YT non si reggono, ne fanno un utilizzo improprio. I più illuminati caricano sui podcast i contenuti più approfonditi e su YT quelli più sintetici.
  5. Yunchan Lim, vincitore del Van Cliburn a 18 anni con delle prove sbalorditive, è il pianista da seguire con attenzione nei prossimi anni. Qui fa meraviglie, gioca con melodie e seconde voci come un consumato pianista, si sente che si diverte un mondo a dispetto delle difficoltà tecniche di questi pezzi, che sembra che manco lo sfiorino.
  6. Domanda: ma la Arya Organic ha sostituito la versione precedente? E la Arya Stealth cos'ha di diverso?
  7. Perché non provi i cavi di Moon Audio: https://www.moon-audio.com/dragon-audio-cables/headphones.html?view=products#/filter:custom_designed_to_fit:HIFIMAN Sono regalati
  8. Dovrebbe essere lo stesso cavo che ho sulle HE1000 SE. Lo avevo confrontato con un cavo dell'amico inglese di OIDIO Sound e secondo me siamo nell'ambito di differenze molto sottili (per non dire della psicoacustica ).
  9. A guardare i grafici Ananda Nano e Organic sebrano piuttosto simili, così come HE1000 Stealth e Edition XS, al netto delle diverse sensibilità. Le Audivina hanno un grafico raccapricciante. Aspettiamo le tue conclusioni più approfondite
  10. Un recital tutto lisztiano. Nelson Goerner è in forma strepitosa. Il piatto forte come sempre è la sonata in si minore, ma anche i pezzi di contorno valgono da soli il prezzo del biglietto.
  11. Disco davvero bellissimo e che sorpresa la trascrizione dell'adagio della seconda sinfonia! Trifonov è un pianista fantastico, ma l'accoppiata con Babayan è stellare!
  12. Disco straordinario. Curioso che Babayan suoni uno Steinway e Trifonov un Bösendorfer!
  13. Nel ‘76 certamente, nel 2006 deve avere vegliato su di loro dall’alto dei cieli 😀
  14. Sì, dagli anni '70 forse fino ai primi anni '90 è stato il suo periodo d'oro. Dopo ha avuto alti e bassi. In concerto a volte traspariva molta ansia e irrequietudine.
  15. Troviamo però una sublime eccezione a questa sensazione di angoscia crescente in Mozart, apollineo sia nel 2006 con i Wiener e lo stesso Pollini alla direzione che nel 1976 sempre con i Wiener e il grande Boehm alla bacchetta: In entrambi i casi pianista e orchestra in uno stato di grazia.
  16. Passando a Schumann, come dimenticare questo disco mitico del 1973: I dischi di quel periodo erano un più bello dell'altro. A me è sempre piaciuta moltissimo anche questa registrazione degli studi sinfonici degli anni'80: A mio avviso belli, ma meno riusciti, nonostante alcune autentiche perle, i dischi degli anni 2000: Una caratteristica del pianismo di Pollini, così austero e serio, è la totale mancanza di umorismo, di leggerezza, caratteristiche a mio avviso fondamentali in certe opere di Schumann, che ne esce come in preda a una feroce e asfissiante disperazione. Col passare degli anni si sono poi aggiunti a questa mancanza di leggerezza degli elementi di angoscia e aggressività, che hanno coinvolto anche il resto del repertorio. Mi vengono in mente il disco delle ballate di Chopin o certi dischi di Beethoven (ma dal vivo questa sensazione era ancora più esasperata) in cui spesso la musica fa fatica a respirare.
  17. Fu fondamentale anche il suo contributo di interprete della musica del primo '900. Cominciamo con 3 dischi leggendari: I primi due concerti per pianoforte di Bartok (peccato non abbiano inciso anche il terzo). Questo è in realtà una compilation di due dischi del 1972 e del 1978. Il primo, pazzesco, dedicato alla musica russa di Stravinky e Prokofiev, il secondo con le magistrali Variazioni Op.27 di Webern e la ostica seconda sonata di Boulez. Terzo disco leggendario è quello del 1975 con tutta la musica per pianoforte di Schoenberg: Non è musica che si ascolti tutti i giorni, ma l'interpretazione appassionata e a tratti lirica rende giustizia a questo tipo di repertorio. Allo Schoenberg per pianoforte solo ben si accompagna questo disco con il concerto per pianoforte: Quanto al concerto di Schumann, alla versione ufficiale con Abbado, preferisco quella con Karajan contenuta nella raccolta "Maurizio Pollini Edition". Da ricordare anche la sonata di Berg: In coda ai 12 études di Debussy, disco bellissimo. Al compositore francese ha dedicato altri due dischi con i Péludes. Difficile catalogarli, in quanto il pianismo severo e il suono cristallino di Pollini ci restituiscono un Debussy precursore della musica che verrà dopo di lui, lontanissimo dalla tradizione interpretativa più in voga.
  18. Parlando di Chopin, non si può non citare questo album leggendario del 1976: Il suo era uno Chopin energico, vigoroso, per nulla incline al sentimentalismo. Fu così fin dagli inizi, come si può sentire nell'incredibile registrazione del primo concerto, avvenuta subito dopo la vittoria al Concorso Chopin nel 1960: Facendo una salto in avanti nel tempo, molto bello questo disco del 2008, in cui a mio avviso la maturità artistica è ancora accompagnata da una tecnica ancora straordinaria: Probabilmente l'ultimo disco degno del suo nome. Ritornando indietro nel tempo e uscendo per un'attimo dai dischi dall'etichettà gialla, con la quale ha registrato per più di 50 anni, troviamo una vera e propria perla: Una registrazione magnifica degli studi opp.10 e 25 del 1960, forse anche più bella dell'incisione in studio per DG del 1972! Poi ci sono le solide interpretazioni degli anni '80 e '90: Il ciclo dei Notturni del 2005, che ha riscosso un grande successo: Seguono alcuni dischi di un Pollini ormai anziano alle prese con le opere dell'ultimo Chopin. Interessanti, ma che non aggiungono molto a un lascito discografico impressionante.
  19. https://youtu.be/xh7-tmg3CpU?si=y9sjmEEnPH6k3H4p Questo si può vedere solo su YT.
  20. Un pianista che ho adorato e che ho avuto di ascoltare spesso in concerto negli anni ‘90. Sono tante le registrazioni memorabili, nei prossimi giorni ne condividerò alcune. Dal vivo sapeva essere sorprendente, spesso in positivo, a volte anche in maniere negativa. Sembra che i concerti degli ultimi anni siano stati spesso imbarazzanti e questo è un peccato, al di là del coraggio che ha avuto di calcare le scene fino all’ultimo. Conservo però nella memoria e nel cuore una sua esecuzione dal vivo dell’Op.106 di Beethoven semplicemente pazzesca, per intensità emotiva e profondità interpretativa, per la tecnica pianistica e per il volume di suono che era in grado di produrre. Ho questo ricordo di lui che sale sul palcoscenico, si avvicina con passo molto veloce al pianoforte, fa un rapido inchino e attacca subito a suonare. Allo stesso modo, al termine dell’esecuzione, si inchinava velocemente come imbarazzato per gli applausi del pubblico e usciva dalla scena altrettanto rapidamente, forse solo desideroso di fumarsi una delle tante sigarette. Personaggio schivo, introverso, mi è capitato più di una volta di vederlo passeggiare nelle vie del centro di Milano, completamente assorto nei suoi pensieri. Vi condivido qui un documentario-intervista di Bruno Monsaingeon che racconta il suo percorso e ci mostra come sia sempre stato molto più a suo agio alla tastiera che non a rispondere alle domande di chi si sia trovato a intervistarlo.
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