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  1. Nel mio girovagare tra le garighe toscane in cerca della Mantide più bella che ci sia... - che non ho trovato - ho comunque incontrato tanti soggetti diversi, come il Libelloides, già pubblicato, delle farfalle, ed un Ragno Granchio (Thomisus onustus, mi pare) che aveva catturato un'Ape. Un'immagine che a me piace ma so che potrebbe suscitare reazioni molto diverse in chi la guarda: Il non interessato al genere potrebbe trovarla mediamente interessante, poco interessante, del tutto insignificante, persino ributtante (soprattutto se ha un'alta reattività di un piccolo centro del nostro cervello di primati dedicato appositamente a scatenare una naturale reazione automatica difensiva proprio nei confronti di ragni e simili) . Gli appassionati di macro naturalistica (quella vera, no simil-Svarovski ) potrebbero ritenerla una foto apprezzabile e documentativa del comportamento dei Ragni Granchio, immobili in attesa, pronti allo scatto; o no? A me ha anche ricordato un dialogo della celeberrima serie TV Kung-fu (1972, con protagonista David Carradine) dove, di fronte ad una ragnatela, il vecchio maestro Kan discuteva con il giovane novizio su chi sia veramente libero e chi in trappola: Parafrasando, il Maestro diceva: Chi è veramente in trappola? l'insetto che volando libero incontra un pericolo inaspettato, o il ragno che una volta stabilita la trappola, lì rimane senza mai poter conoscere la bellezza o il pericolo del volo? Note tecniche: Nikon Zfc, Nikon 24-200mm Z a 140mm, con tubo Z da 35mm (ho ridotto la focale per avere più ingrandimento tramite il tubo); f11, 1/2000s (i soggetti erano immobili, ma un forte vento faceva dondolare il fiore, ho dovuto fare un mucchio di scatti per ottenerne qualcuno decente), ISO 3200 (conseguenza dei tempi di scatto), mano libera, Topaz Denoise. Cliccare per aprire, se potete. L'attore Philip Ahn, che interpretò il ruolo del maestro Kan.
  2. Un titolo alternativo potrebbe essere: effetti collaterali di una forte distorsione alla caviglia. Che ha vanificato tutti i miei propositi di uscite fotografiche per questo ponte. Così stamattina non ho di meglio da fare che accompagnare il gatto a prendere aria sul balcone (da quando ha fatto un volo di quattro piani non mi fido più a farlo uscire da solo). Intanto che Vincent annusa, guarda in giro e fa altre cose che fanno i gatti, mi guardo in giro anch'io e l'occhio predatorio eh no, volevo dire da macrofotografo, cade sul vaso dell'edera: Lo vedete? Eccolo, un po' ingrandito: E' un Salticide, cioè fa parte di quella famiglia di ragni che cacciano la preda all'agguato, saltandole addosso, da cui il nome (approfondisco più avanti). Per essere dei ragni sono quasi carini, abbastanza fotogenici (lo ripeto, per essere dei ragni ) ma sono in genere molto piccoli. Mi stanno simpaticissimi. Decido che merita assolutamente un ritratto (dopo aver messo in sicurezza il gatto!). Scelta dell'attrezzatura: qui ci vuole un vero macro date le micro dimensioni, quindi 105 MC poi, per guadagnare ancora qualcosa sia come copertura di immagine che come distanza, scelgo come corpo la Zfc che permette un'apparente ingrandimento (in realtà un ritaglio) di 1,5x , quindi come se fotografassi con un 150mm macro. Decido anche di montare il tubo Meike da 18mm, non per avvicinarmi di più, al contrario, per guadagnare qualcosa come ingrandimento senza avvicinarmi di più, compensando la riduzione di focale piuttosto sensibile che i 105 macro "subiscono" alle brevi distanze. I Salticidi vedono meglio degli altri ragni e fuggono al minimo disturbo, per questo dovevo cercare un compromesso fra ingrandimento e distanza. Così attrezzato arrivo ad un rapporto di riproduzione interessante senza che la bestiolina fugga: Foto insignificante ma per dare l'idea del soggetto. Questa è un'unione di più scatti su treppiede. Ma poi l'amico si è agitato e sono dovuto passare alla mano libera e scatto unico. Passiamo allo shooting vero (a mano libera): Guarda su, così, bravissimo: Scattata a f16, 1/1250s, 5000 IS0. Mano libera ha comportato diaframmi chiusi e tempi veloci, perchè a questi ingrandimenti la stabilizzazione è scarsamente efficace. Di conseguenza ISO alti, che hanno richiesto una passata con Topaz Denoise AI. Un bel ritratto: Scattata a f13, 1/1250s, 7200 ISO. Se fate attenzione nel crop qui di sotto, oltre al cielo vedete me (più che altro il braccio) riflesso negli occhietti da palombaro: Poi come ho detto prima, il tipetto si è allarmato ed è scappato sotto la foglia. Magari ci rivedremo. Nota del Naturalista: I Salticidi ...saltano molte volte la lunghezza del loro corpo, non fanno ragnatele ma secernono un filo che rimane attaccato al loro posteriore come un cavo di sicurezza degli acrobati del circo. Alcuni, non questo purtroppo, possono essere anche vivacemente colorati. Sono molto reattivi, basta un movimento brusco che spariscono. Le piccolissime dimensioni e la postura compatta li rendono meno impressionanti degli altri ragni (non oso dire quasi carini, però...). Nota del Fotografo: Mi ha particolarmente colpito, in positivo, lo sfuocato del 105mm MC, anche in condizioni impegnative come questa, è una delle cose che secondo me più fa la differenza con altri macro da me provati. Silvio Renesto
  3. La prolifica Meike ha in listino una coppia di tubi di prolunga per Nikon Z, dal prezzo veramente allettante (intorno ai 39 euro) dotati di contatti in grado di trasmettere tutte le informazioni fra fotocamera ed obiettivo. Possono funzionare anche con gli obiettivi Nikon F, interponendo i tubi fra il corpo macchina e l’adattatore FTZ, ma logica vorrebbe che si usassero prevalentemente con gli obiettivi S a cui sono dedicati. Una prima presentazione del prodotto la trovate QUI . Ne riassumo brevissimamente le caratteristiche: Sono venduti in coppia, le lunghezze sono 11mm e 18mm, Le baionette sono in metallo, il corpo è in plastica dura. Sono leggeri (pesano in tutto 78 grammi), ma essendo piuttosto corti, la sensazione è di adeguata solidità. L’autofocus, con gli obiettivi S da me provati, è sufficientemente veloce. Si possono usare da soli o in coppia, per raggiungere un ingrandimento maggiore. Come funzionano i tubi di prolunga l’ho già descritto in diversi articoli su Nikonland, vi rimando a quelli. Ricordo solo che i tubi di prolunga, aumentando il tiraggio, riducono la distanza minima di messa a fuoco di un obiettivo, permettendo di avvicinarsi di più al soggetto ottenendo così un rapporto di riproduzione maggiore. Si possono usare sia per fare vera macro con obiettivi di focali moderate, che nella caccia fotografica per ridurre leggermente la distanza minima di messa a fuoco dei teleobiettivi nel caso di soggetti che risulterebbero troppo piccoli anche se vicini (ad esempio, i piccoli passeriformi). I tubi di prolunga riducono la luminosità dell’obiettivo in proporzione alla loro lunghezza, ma nel caso dei piccoli Meike, la cosa è irrilevante. Per finire il rapporto di riproduzione ottenibile con i tubi di prolunga dipende dalla lunghezza degli stessi e dalla focale dell’obiettivo: a parità di lunghezza del tubo, maggiore è la lunghezza focale, minore sarà l’ingrandimento ottenibile. Ultima cosa: con i tubi di prolunga si perde la possibilità di mettere a fuoco alle lunghe distanze. Li ho provati sul 50mm f1.8 S e sull’85mm f1.8 S, sia da soli che accoppiati. (sul 24-70mm f4 il tubo da 11mm funziona al di sopra della focale da 35mm, al di sotto si va a toccare con la lente frontale, ma sono incline a pensare che sia anche un problema legato alla costruzione dello zoom, è una cosa da approfondire). Data la stagione non propizia per insetti e simili, mi sono limitato a soggetti floreali, che comunque hanno il pregio di non scappare e permettono di ripetere gli scatti in tutta comodità. Ho usato un flash Godox V860 con un diffusore ed un pannello riflettente a lui contrapposto. Se non ho sbagliato i conti ecco i risultati 50mm f1.8 S Il 50mm da solo ha una distanza minima di messa a fuoco di 40cm con un rapporto di riproduzione di 1:6.7 Con il tubo di prolunga Meike da 11mm Si ha una distanza massima di lavoro (ossia distanza dalla lente frontale) di circa 25cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 4,5 Si ha una distanza minima di lavoro di circa 13cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 2,5 Con il tubo di prolunga Meike da 18mm. Si ha una distanza massima di lavoro di circa 17cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 3 ( qualcosina di più, ma preferisco arrotondare). Si ha una distanza minima di lavoro di circa 10cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 2. Con entrambi i tubi di prolunga (11+18=29mm) Si ha una distanza massima di lavoro di circa 11cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 1.7 Si ha una distanza minima di lavoro di circa 8cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 1 85mm f1.8 S Da solo ha una distanza minima di messa a fuoco di 80 cm per un rapporto di riproduzione di 1:8 (qualcosina meno, 1:8.3) Con il tubo di prolunga Meike da 11mm Si ha una distanza massima di lavoro di circa 71cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 7 Si ha una distanza minima di lavoro di circa 36cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 3.6 Con il tubo di prolunga Meike da 18mm Si ha una distanza massima di lavoro di circa 46 cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 4 Si ha una distanza minima di lavoro di circa 31cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 3 Con entrambi i tubi di prolunga (11+18=29mm) Si ha una distanza massima di lavoro di circa 30 cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 2.7 Si ha una distanza minima di lavoro di circa 22cm per un rapporto di riproduzione di circa 1: 2 Come ho scritto, ogni funzione della fotocamera è mantenuta; ad esempio questa foto è stata ottenuta con l' 85mm ed il tubo da 18mm, mediante una sequenza di 12 scatti “con cambio di messa fuoco”, per poi ottenere uno stacking con Photoshop. Conclusioni? I tubi Meike mantengono le promesse, sta ad ognuno di noi valutare se possono o meno servire, ma a mio parere, dato il prezzo modestissimo, sono senz’altro un ottimo acquisto per fare della macro statica con obiettivi “normali”. Combinati assieme possono essere usati anche nella wildlife con i lunghi tele (su treppiede!), come ho spiegato prima; la leggerezza costruttiva in questo caso non rappresenta un handicap in quanto i tele si fissano al treppiede con il loro collare. Silvio Renesto per Nikonland.
  4. Articolo scritto in una giornata grigia e piovosa in cui viene da dare i numeri. Scherzi a parte, il Nikon Z 105mm f2.8 MC è un obiettivo eccezionale ma, come tutti gli obiettivi di oggi riduce la focale effettiva alle brevi distanze così ad esempio, per avere un rapporto di riproduzione di 1:1 si deve arrivare vicino, 29cm dal sensore (molti meno dalla lente frontale) per una focale reale di 72-3mm e "solo" 36cm per avere un rapporto di riproduzione di 1:2 con una focale reale di 80mm. Focale effettiva su corpo Fx: Variazione della focale effettiva del Nikon Z 105mm f2.8 MC A me, come a molti molti altri appassionati di macro sul campo, alle volte piacerebbe avere una maggiore distanza di messa a fuoco a parità di rapporto di riproduzione, per controllare meglio lo sfuocato, la luce, più spesso per non far fuggire il (o farci assalire dal) soggetto. Per questo amiamo focali macro un po' più lunghe come il 150mm o il 180mm. Purtroppo non esiste un tele macro nikon Z di quelle lunghezze focali. Esiste un modo di compensare perlomeno la riduzione della focale effettiva con il 105mm? E' ovvio che passando da un corpo Fx ad uno Dx si ha un aumento della focale equivalente di 1,5 volte. E' una soluzione, ma non è quello che mi interessa mostrare oggi. L'articolo è rivolto a chi non ha corpi Dx e non gli interessa procurarseli. Con il vecchio Nikon 105mm f2.8 AFS VR G era possibile montare un moltiplicatore, ad esempio con un TC 14 si otteneva un 150mm abbastanza valido. Il Nikon Z 105mm f2.8 MC non accetta i moltiplicatori, però c'è un altro modo di recuperare almeno la focale effettiva con un semplice trucco che permette di scattare a distanze maggiori di quelle specificate. Basta usare un tubo di prolunga. Il tubo Meike da 18mm Normalmente si usano i tubi di prolunga per avvicinarsi, qui invece lo propongo come mezzo per restare più lontani!! Come ho scritto altre volte, aumentando il tiraggio con il tubo, per avere il soggetto a fuoco l'obiettivo si troverà a dover focheggiare ad una distanza nominale superiore a quella effettiva. Nell'esempio che propongo, con il tubo Meike da 18mm, alla distanza reale di 29cm l'obiettivo si posizionerà su una distanza focale di oltre 50cm recuperando quasi completamente la lunghezza focale nominale. Secondo i miei conti, se non ho preso abbagli già a 47cm abbiamo una focale effettiva pari a 105mm circa. Focali effettive su corpi FX con e senza il tubo di prolunga: In questa serie di immagini mostro come sia possibile restare più lontani ed avere un maggiore ingrandimento. Se mai dovesse servire, sapete che si può fare, senza alcuna perdita di qualità, si perde solo un po' di luce. Per capire, ecco un esempio pratico (nessuna postproduzione nè interesse per l'estetica, la profondità di campo o che, le foto con il solo scopo di mostrare i rapporti di riproduzione), il Triceratopo è lungo 12cm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 67cm si ha ha un RR di 1:5 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 93mm, a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 57cm si ha ha un RR di 1:4 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 91mm a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 47cm si ha ha un RR di 1:3 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 88mm a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza di messa a fuoco di circa 36cm si ha ha un RR di 1:2 con il solo obiettivo (a sinistra), che ha focale effettiva di 80mm, a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Alla distanza minima di messa a fuoco di circa 29cm si ha ha un RR di 1:1 con il solo obiettivo (a sinistra) che ha focale effettiva di 72mm, a destra il RR con il tubo di prolunga da 18mm. Come è tipico per i tubi di prolunga l'effetto è più marcato a focali effettive minori . Un grafico delle due soluzioni (corpo Dx e tubo di prolunga) a confronto. NOTE: Ho usato un tubo corto (18mm) perchè con lunghezze superiori a mio avviso diventa sconsigliabile usare questo metodo per aumentare le distanze, sia per la perdita di luce, che per la possibilità che il tutto si riveli meno pratico ed efficiente. ma nulla vieta a qualcun altro di provare (poi magari pubblicare i risultati ) E' chiaro che con i tubi di prolunga si perde la possibilità di mettere a fuoco ad infinito, ma se stiamo facendo macro la cosa in quel preciso momento non ci interessa. DISCLAIMERS: 1) Non è un metodo indispensabile, il 105mm f2.8 MC può benissimo essere usato da solo, con un po' di accortezza si fa di tutto; qui ho solo voluto mostrare che esiste questo effetto e, se serve o anche solo per gioco, si può sfruttare. 2) Esistono cento altri modi di fotografare da più lontano (lenti addizionali su tele zoom ad esempio), lo so e ne ho scritto spesso, ma il focus di questo articolo è il Nikon Z 105mm f2.8 MC. Silvio Renesto
  5. Qualcuno sarà in vacanza da qualche parte, altri saranno imbottigliati in auto procedendo lentamente verso qualche destinazione per la rilassante (?) gita di Pasquetta. Infine, qualcun altro come me se ne sarà rimasto tranquillo a casa. La mattina al parco per un fantastico allenamento del mio amato Kung- fu, un bel pranzetto (bagnato dal Cannonau, ultimamente ho una vera cotta per i vini sardi), eccomi a ... dare i numeri per Nikonland. Ho già scritto diversi articoli su lenti addizionali e tubi di prolunga, sulle proprietà, le qualità e i difetti di ciascuno dei due accessori, cose che non ripeterò. Altri ottimi articoli li ha scritti Max Aquila. Sono tanti e sono utili, se vi interessano questi accessori macro, non perdeteveli, andate a cercarli! In questo articolo voglio solo provare chiarire nel modo più semplice e breve possibile quanto ingrandiscono i due diversi sistemi su obiettivi di diversa lunghezza focale. Lo faccio per dare un'idea per aiutare a decidere quale conviene usare a seconda dell'obiettivo di cui si dispone e di quello che si vuole fare. Attenzione: E' un articolo misuronico non adatto ai minori a chi non ama i conti e le formule. Darò infatti un po' di numeri e qualche formula, ma semplici, ma se il discorso non vi attira, vi ho avvisato... . Prima osservazione: tubi e lenti "funzionano" al contrario. Non è vero, direi piuttosto che funzionano in modo diverso, quel che voglio dire è che una lente addizionale di X diottrie ingrandirà di più quanto è maggiore la lunghezza focale del'obiettivo, mentre un tubo di prolunga di X centimetri ingrandirà di meno quanto è maggiore la lunghezza focale dell'obiettivo. Per sapere quali ingrandimenti, ma sarebbe più corretto dire quale rapporto di riproduzione, posso ottenere con una lente o un tubo ed un certo obiettivo, occorre conoscere alcuni parametri. Nikon Z6, 24-200mm Z, lente SIGMA AML 72.O1 (eccellente ed economica), anello adattatore 67-72mm per montare la lente sul 24-200mm Z. Per le lenti: Sapendo la potenza (le diottrie) della lente addizionale e la lunghezza focale dell'obiettivo posso calcolare facilmente il rapporto di riproduzione dell'obiettivo all'infinito (che all'atto pratico corrisponde alla massima lunghezza concessa dalla lente addizionale, tranquilli, dopo spiego anche quello). La formula più facile che conosco (ce ne sono diverse) è Ingrandimento (I )= Diottrie della lente (Dl) x Lunghezza focale dell'obiettivo in metri (Lf). I=Dl x Lf Chi ha un minimo di dimestichezza con le frazioni ha già capito che è vero quanto ho scritto sopra, quanto maggiore è la focale (denominatore) tanto minore sarà l'ingrandimento. Esempio: Lente addizionale da 2 diottrie e obiettivo da 50mm: I=2x0,05=0,1 cioè 1:10. Non è un valore entusiasmante direi. Cambiamo focale dell'obiettivo: lente da 2 diottrie e obiettivo da 200mm: I=2x0,2=0,4 cioè 1:2,5. Qui siamo pienamente nel campo della fotografia ravvicinata. Ci si può divertire. Chiaramente posso ingrandire di più mettendo a fuoco a meno di infinito, ma la variazione c'è, ma non è enorme e i calcoli si complicano, per cui la cosa migliore è provare e vedere, ma il valore ad infinito rimane una buona indicazione. Nikon Z6, 24-200mm Z a 200mm lente SIGMA AML 72.01 Qualità a parte (dipende dal tipo di lente -mi raccomando uate solo doppietti acromatici- andatevi a cercare gli articoli in merito) il problema per me maggiore della lente addizionale è la scarsa distanza massima di messa a fuoco, che diminuisce all'aumentare delle diottrie (della potenza) della lente stessa. Ho scritto per me, perchè se uno fa macro statica su soggetti immobili, gestione delle luci a parte il problema delle distanze è molto meno influente. Nikon Z6, 24-200mm Z a 200mm lente SIGMA AML 72.01 Qual'è la distanza massima permessa da una lente addizionale? Eccovi la formula che ci da' la distanza massima di messa a fuoco (in mm) misurata dalla lente stessa, per cui assimilabile alla distanza di lavoro dell'obiettivo. DMax=1000/diottrie Perciò con una lente da due diottrie posso mettere a fuoco a non più di 50cm (1000/2=500mm) INDIPENDENTEMENTE DALLA FOCALE DELL'OBIETTIVO CHE USO. Con una lente da 3 diottrie la distanza massima sarà a 33cm dalla lente frontale con qualsiasi obiettivo, e così via. Nikon Z6, 24-200mm Z a 200mm lente SIGMA AML 72.01 E' questo il motivo per cui io che fotografo soggetti non piccolissimi, vivi e mobili, raramente uso una lente da 3 diottrie, e non vado mai oltre. Preferisco usare piuttosto una lente più debole su una focale più lunga (con tutti i vantaggi dello sfuocato). Per me l'ideale sono le lenti da 1,5 (come la Nikon 5T) fino a 2 diottrie (come la canon 500D o leggermente più corta, la SIGMA AML 72.01) montate su focali che vanno da 200 al massimo 300mm. Oltre i 300mm si possono avere problemi di qualità e di profondità di campo che a mio avviso rendono complicato ottenere buoni risultati. La lente addizionale Canon 500D (eccellente ma costosa) sul mio ex 300mm f4 Pf -venduto confidando di un rapido arrivo del 100-400mm Z Ripeto, i numeri sono quelli, ma le scelte variano secondo quel che si fa. Con la lente addizionale posso ingrandire di più mettendo a fuoco a più vicino di infinito, ma contrariamente ai tubi, la variazione non è troppa e i calcoli si complicano. Ok Passiamo ai tubi. Con l'obiettivo ad infinito l'ingrandimento che si ottiene con un tubo di prolunga è pari al reciproco (1: X) della lunghezza focale dell'obiettivo diviso la lunghezza del tubo di prolunga, ossia: I = 1: Lf obiettivo (in mm)/L tubo. Esempio un obiettivo da 50mm con un tubo di prolunga da 2,5cm (25mm) ad infinito avrò un ingrandimento pari a 1: (50/25)=0,5 cioè 1:2 ,metà del reale, un buonissimo valore. E' il motivo per cui il tubo di prolunga Nikon PN11 (venduto idealmente come accessorio dei vecchi 105mm micro ai/ais) è lungo 52,5 mm: aggiungendo un allungamento pari alla metà della focale (105/2=52,5) si arrivava a 1:2 (0,5) con l'obiettivo ad infinito. dato che l'obiettivo da solo arrivava a 1:2 (0,5), sommando i due ingrandimenti (0,5+0,5=1) con il PN11 si arrivava alla riproduzione a grandezza reale 1:1. Il glorioso PN11, dotato di collare ruotabile per cavalletto, il tubo di prolunga più intelligente che conosco, se solo ne avessero fatto una versione af(S). Per lo stesso motivo il PK13 (idealmente da accoppiare ai 55 micro) è lungo 27,5mm (55:2=27,5). Da sinistra a destra, il 55mm focheggiato ad infinito, alla minima distanza, con il tubo Pk 13. Dalla formula si può capire che se aumento la focale dell'obiettivo, l'ingrandimento ottenibile diminuisce. Lo stesso tubo da 25cm del primo esempio montato su unobiettivo da 100mm focheggiato ad infinito darebbe I=1: (100/25) =1:4, un quarto del reale. Un 200mm con il pk 13 (che sul 55mm permette di arrivare da 1:2 a 1:1) darebbe un rapporto di riproduzione di 200:27,5= circa 1:7,3 ad infinito e di 1:3,7 alla minima distanza. Per avere lo stesso ingrandimento su una focale doppia devo quindi raddoppiare la lunghezza del tubo, con tutti i problemi di ingombri e perdita di luminosità che ne conseguono. A differenza delle lenti però, i tubi consentono range di messa a fuoco piuttosto ampi -tranne che sui grandangoli (dove il punto di fuoco può finire addirittura dentro l'obiettivo) - e quindi rapporti di riproduzione anche molto diversi. Si potrebbe parlare di obiettivi invertiti, soffietti e altre diavolerie, ma non è il mio genere e soprattutto non è lo scopo di questo articolo che è pensato per non appassionati "navigati" ma per chi non sa se scegliere tubi o lenti. Ad esempio con il 200mm F4 Ais (che non cambia focale con la distanza) ed il Pk13, si va da circa 1:7 a quasi 1: 4 un bel range, anche se con ingrandimenti non molto spinti. Per questo i tubi sono di applicazione più limitata sui teleobiettivi, perché per avere forti ingrandimenti occorre un allungamento notevole, con ingombri e perdita di luminosità piuttosto significativi. I tubi Meike per Nikon Z, funzionano bene e costano poco. Nikon Z6 con 85mm Z e i tubi di prolunga Meike. Ciò non toglie che dato il range degli ingrandimenti possibili con i tubi di prolunga, ossia a differenza delle lenti il rapporto di riproduzione può variare molto, si possono comunque fare cose interessanti, ma diventa importante poter calcolare anche l'ingrandimento massimo ottenibile, oltre che il minimo. Si può? Sì a patto di sapere: Il massimo rapporto di riproduzione dell'obiettivo, che si trova di solito nell'elenco delle specifiche tecniche. La focale effettiva dell'obiettivo alla minima distanza di messa a fuoco. Questa non te la dice nessuno (eh eh), bisogna calcolarsela così: Lunghezza focale effettiva Fe =distanza di messa a fuoco in mm D / ( 1/rapporto di riproduzione R) + 2 + rapporto di riproduzione R: Fe=D/(1/R)+2+R Riprendendo come esempio il il 24-200 che a 200mm ha una distanza minima di 70cm, abbiamo che la focale effettiva è Fe=700/(1/0,28)+2+0,28= circa 121mm. Ottenuta la focale effettiva, possiamo calcolare il rapproto di riproduzione (Rt) ottenibile con un dato tubo in questo modo: Rt = (lunghezza del tubo Lt + (lunghezza focale Fe x Rapporto riproduzione obiettivo R))/lunghezza focale effettiva (Fe) Rt= Lt + (Fe x R) Fe Cominciamo con un esempio facile, cioè con un obiettivo che non cambia la focale con le distanze, il 55mm f3.5 micro Ai e con il Pk13 (27,5mm). Il 55mm alla minima distanza di messa a fuoco ha un rapporto di riproduzione di 1:2 (0,5) e una focale di 55mm per cui Rt= 27,5 + (55x0,5) = (27,5+27,5)/55 = 1 cioè 1:1, come previsto. 55 Le cose si fanno più complesse con un obiettivo che cambia la focale con la distanza (cioè quasi tutti) come ad esempio il 24-200mm Nikon Z che a 200mm alla minima distanza è in realtà un 121mm coem abbiamo calcolato prima. Con i tubi Meike accoppiati (11+18mm=29mm) ad infinito a 200mm (presumendo che almeno ad infinito sia un 200mm reali) basta dividere la focale per l'ingrandimento come abbiamo visto sopra. I = 200/29=6,9 ossia circa 1:7. Nikon Z6, 85mm Z e tubi Meike. Nikon Z6, 85mm Z e tubi Meike. Alla minima distanza invece serve sapere anche il rapporto di riproduzione (0,28 secondo le specifiche della casa). Sapendo che la lunghezza focale effettiva del 24-200 a 200mm alla minima distanza è di 121mm abbiamo: Rt= 29+(121x0,28) = (29+33,9)/121 = 0,51 circa cioè intorno a 1:2, 121 Direi che non c'è male, tenendo conto che siamo a circa 31 cm di distanza di lavoro. Con queste formulette si può avere un'idea preliminare di quel che si può ottenere con un obiettivo e quale può essere l'accessorio più adatto. Un' alternativa altrettanto valida, ma meno cervellotica è procurarsi l'attrezzatura e provare di persona Per i fanatici, ottenendo i rapporti di riproduzione alle varie distanze si può addirittura calcolare la curva della variazione della focale effettiva di un obiettivo da infinito alla minima distanza. Lascio ad altri questo divertimento, ho già dato abbastanza i numeri. PS. Se notate sviste nei conti, avvisatemi che correggo.
  6. Ho la Nikon Z 6 dall'autunno scorso ma fino ad oggi non ero ancora riuscito a fare delle foto ravvicinate sul campo, complice anche il lockdown. Oggi prima mattina di libertà, ho voluto fare dei test, incurante del fatto che ci fosse vento (maledizione...). IL VENTO HA RESO IMPOSSIBILE QUALSIASI TENTATIVO DI STACKING, dovrò fare dei test dedicati in un'altra occasione, vedi i commenti a corredo di ciascuna foto. Le foto che pubblico qui hanno soprattutto lo scopo di evidenziare come si comporta l'attrezzatura in queste condizioni, quindi ho incluso anche foto sbagliate, se poi ce n'è anche qualcuna carina, tanto meglio. Nessuna foto è croppata, per dare l'idea dei rapporti di riproduzione raggiungibili con i vari aggiuntivi. Cominciamo: Nikon Z6 e 300 mm f4 PF (+FTZ ovvio, non lo ripeterò). Anax imperator, Nikon Z6 300mm f4 PF, f10 1/1000s f10 800ISO Un'accoppiata vincente per nitidezza e fedeltà dei colori. Abituato alla D500, riscontro nel formato pieno (rispetto al formato DX) che a parità di distanza, si ha minore copertura del soggetto nell'inquadratura, mentre a parità di copertura, minore profondità di campo. Nikon Z6 300mm f4 PF e TC 14 EIII Il miglior rapporto fra qualità e ingrandimento ottenibile. Direi che per libellule e affini sul formato pieno non si può rinunciare ad un aggiuntivo ed il TC 14 EIII è il più versatile in assoluto, senza praticamente compromessi per quanto riguarda la qualità ottica. E, bonus non indifferente, non ci si deve avvicinare di più al soggetto. Libellula depressa, Nikon Z6 300mm f4 PF, TC14 EIII f9 1/1000s 640 ISO Anax imperator Nikon Z6, 300mm f4 PF, TC14 EIII f9 1/1250s 1400 ISO. Con il TC 14 è come avere le capacità nella fotografia ravvicinata del vecchio Sigma 400mm f5.6 APO Macro, ma con la qualità, la velocità e la tecnica e tutti i gizmo degli obiettivi Nikon moderni. Slurp. Nikon Z6 300mm f4 Pf e Tubo Fotodiox 35mm attacco Z La qualità rimane ottima, come con il 300 da solo, rallenta la messa a fuoco, non troppo, ma si sente che rallenta, nessun problema di vignettatura, ingrandisce qualcosa di più del 300mm accoppiato al TC 14 EIII, (ma si deve andare più vicino) per cui, se si ha proprio bisogno di quel "zic" in più e a differenza di quel che è capitato a me oggi non ci fosse vento, perchè no? Naturalmente si perde la messa a fuoco ad infinito, ma è un problema irrilevante se stai facendo foto ravvicinata. Anax imperator, Nikon Z6, 300mm f4 PF + Tubodi prolunga Fotodiox da 35mm , f11, 1/1250s, 2200 ISO I diaframmi chiusi e gli ISO alti sono legati alla presenza di vento e al maggiore ingrandimento, servivano sia tempi rapidi, che diaframmi chiusi per avere una profondità di campo accettabile visto che non si può fare stacking. Il flash viene "ingannato" dal tubo (?) e si rischia la sovraesposizione, Anax imperator, Nikon Z6, 300mm f4 PF + Tubo di prolunga Fotodiox da 35mm più Flash Godox V860 , f11, 1/200s, 450 ISO Recuperabile in parte in postproduzione. Senza Flash: Anax imperator, Nikon Z6, 300mm f4 PF + Tubo di prolunga Fotodiox da 35mm , f11, 1/1250s, 2800 ISO Come scritto sopra, con il tubo di prolunga si può arrivare ad ingrandimenti notevoli, superiori a quelli ottenibili con il TC 14: Anax imperator, Nikon Z6, 300mm f4 PF + Tubo di prolunga Fotodiox da 35mm , f11, 1/1250s, 2500 ISO. Questa farfalla Esperide è lunga circa 3cm. Nitidezza assoluta. Ochlodes sp. Nikon Z6, 300mm f4 PF + Tubo di prolunga Fotodiox da 35mm , f11, 1/1250s, 1400 ISO. Nikon Z6, 300mm f4 PF e lente Addizionale SIGMA AML 72-01 da 1.8 diottrie Va benissimo... ma in un altro contesto. La nitidezza a f.8-16 è elevata, la messa a fuoco non è semplice, ma non impossibile, l'ingrandimento sul 300mm è elevatissimo, si entra nel campo della macro, ma proprio per questo la profondità di campo è minima. E' più facile da usare con soggetti di dimensioni minori, oppure con focali inferiori, o quando si può fare stacking. La foto sotto evidenzia il problema. Scattata a f9, ma anche a f16 cambiava poco. La nitidezza dell'area a fuoco è molto alta. Se si fosse potuto fare uno stacking, in modo da avere a fuoco sia la testa che il torace, allora il risultato sarebbe stato spettacolare. Ci proverò appena le condizioni lo permetteranno. Finisce qui la mia piccola panoramica sulle diverse possibilità di fare foto ravvicinata con la Nikon Z6 e il 300 f4 PF. Spero sia stata di interesse (e magari anche divertente) per qualcuno. Conclusioni non ne traggo, è evidente che ciascun accessorio ha il suo perchè ed i suoi limiti. Sul formato Dx per la foto ravvicinata niente batte l'accoppiata 300mm più TC14, tranne che per ingrandimenti più spinti dove la lente ha da dire la sua, se usata bene. Sul formato FX, ciascuno deve scegliere secondo quello che vuole fare. Un ringraziamento particolare all'esemplare di Anax imperator che ha avuto la cortesia di restare in posa per tutto il tempo del test. Una cosa insolita, per cui temo che il motivo non sia lieto, forse un trauma a seguito di un tentativo di predazione, o qualche altra situazione di sofferenza .
  7. Nella prima parte di questo test avevo provato il tubo Fotodiox da 35mm sul 24-70 f4 S (dove si era rivelato troppo lungo, in pratica utilizzabile solo da 50mm in su, ma con una distanza di lavoro veramente scarsa) e sul 300mm f4 PF, tramite adattatore FTZ, dove invece aveva dato buona prova di sè, compatibilmente con la lunghezza focale dell'obiettivo. In questa seconda parte la prova del tubo Fotodiox montato sul il Nikon 85mmf1.8 S, sia da solo che aggiungendo anche i tubi Meike, di cui ho già fatto una breve recensione qui . Ho anche confrontato i rapporti di riproduzione ottenuti con con l'85mm ed i tubi con il micro nikkor 105mm f2.8 G VR che arriva ad 1:1. Se avessi usato il 55mm avrei superato il rapporto di 1:1, ma con una distanza di lavoro troppo corta per un uso senza stativo ed illuminatori, mentre con l'85mm la distanza di lavoro permette di usare questa combinazione anche sul campo. In più, alla minima distanza di messa a fuoco l'85mm f1.8S ed il 105 micro f2.8 VR G hanno la stessa focale effettiva, circa 78mm, per cui sotto questo aspetto,è un confronto "alla pari". Prima propongo degli aridi scatti misuronici per confrontare distanze e rapporti di riproduzione (nella prima foto la parte inquadrata della scatoletta ha il lato lungo pari a 6.5cm). 85mm e Tubo fotodiox da 35mm, distanza di lavoro 21cm 85mm tubo fotodiox da 35mm e tubo meike da 11mm (allungamento totale 46mm), distanza di lavoro 19,5cm. 85mm, tubo fotodiox da 35mm e tubo meike da 18mm (allungamento totale 53 mm), distanza di lavoro 18cm. 85mm, tubo fotodiox da 35mm e entrambi i tubi meike da 11 e 18mm (allungamento totale 64 mm), distanza di lavoro 16cm Nikon Micro-nikkor 105mm f2.8 G VR, a 1:1, distanza di lavoro 16cm. In pratica con l'85mm f1.8 e 64 mm di allungamento si raggiunge un RR di 1:1 e lo si raggiunge alla stessa distanza di lavoro del 105 micro. Dal punto di vista della comodità operativa è senz'altro un ottimo risultato. Non ho fatto confronti pixel per pixel, ma la nitidezza mi sembra paragonabile. Conclusione: Io direi che se avete un 105mm micro Af G, è più pratico usare quello con l'FTZ finchè non esce un obiettivo micro con attacco Z. Quello che voglio dimostrare con questo articolo è che se si passa al sistema Z e non si hanno dei micro nikkor (o equivalenti), l'85mm f1.8 S più un set di tubi permette di fare vera macro, con buoni risultati e senza troppe difficoltà. Ecco due esempi sul campo: Con l'85mm f1.8 S da solo si combina poco: Ma con l'85mm f1.8 S e tubo Fotodiox da 35mm già il risultato è interessante Minore ingrandimento ma risultato comunque molto valido anche montando il (solo) tubo Meike da 18mm. Unica cosa che ho notato, con l'85mm in alcuni scatti, non in tutti, un pizzico di purple(?) fringing nelle zone a forte contrasto, probabilmente se c'è un leggero fuori fuoco. Crop 100% di due foto, a sinistra un fringing più evidente, a destra molto meno. Con questo ho finito di opprimervi illustrarvi le possibilità d'uso dei tubi dedicati al sitsema Z, spero di essere stato utile e di aver chiarito le idee a qualcuno. Silvio Renesto per Nikonland.
  8. I tubi di prolungaFotodiox mi hanno incuriosito perchè sulla carta sembrano ben fatti e, cosa importante promettono di mantenere tutte le funzionalità della fotocamera. Ce ne sono due modelli, uno da 11 mm e l'altro da 35 mm. Memore del buon risultato dato dal tubo Kenko Pro DGX da 36mm accoppiato al mio vecchio 300mm f4 AFS, ho voluto procurarmi il Fotodiox da 35mm e provarlo sia sul nikon 24-70mm f4 S (più che altro per curiosità), che sul 300mm f4 PF, che sarà invece l'obiettivo su cui conto di usarlo. ATTENZIONE : Questo è un arido test sui rapporti di ingrandimento, niente bei soggetti, anche perchè la temperatura non è ideale. Solo righelli e qualche fossile. Se pensate che la cosa vi annoi, fermatevi qui. Come è fatto e come va. Ordinato su Amazon ed arrivato in un giorno. Sorpresa: su Amazon è mostrato con una leziosa confezione di legno con imbottitura. A me invece è arrivato in una scatola di cartone. Non che mi importi molto, però è un piccolo imbroglio. Tutto sommato avrei comunque preferito che nella confezione fossero previsti dei tappi. E' completamente in metallo, ha un'aspetto solido e ben rifinito. Funziona alla perfezione sia con ottiche S che tramite adattatore con le ottiche F. Sotto questo aspetto sono pienamente soddisfatto. Su come funzionano i tubi di prolunga ci sono numerose risorse nel web ed io stesso ho pubblicato diversi articoli e discussioni su Nikonland vecchio e nuovo. Per le nozioni generali vi rimando a quelli. Mi limito a dire che un tubo di prolunga aumenta il tiraggio, permettendo di focheggiare a distanza minore rispetto alla distanza minima per cui è progettato l'obiettivo, con la conseguente perdita della possibilità di mettere a fuoco ad infinito. Più i tubi sono lunghi più "mangiano" luce. La perdita di luminosità dipende dalla lunghezza focale dell'obiettivo e della lente su cui si monta. Vi risparmio le formule, diciamo che a 70mm f4 si perde poco più di uno stop; a 300mm, meno di mezzo stop. Come va sul 24-70mm f4 S Il 24-70mm f4 S è molto nitido e da solo, a 70mm, raggiunge un rapporto di ingrandimento di 1:3, ad una distanza di messa a fuoco di 30cm (= distanza di lavoro 15cm). Il tubo rende inutilizzabili le lunghezze focali da 24 a 40mm (in pratica a 50mm) perchè fino a circa 35mm il punto di messa a fuoco cade "dentro" l'obiettivo, complice la lunghezza del tubo e il fatto che lo zoom si allunga a sua volta. E' possibile che con un obiettivo molto corto, come un pancake, si possano ottenere dei risultati anche a focali inferiori ai 35mm, con questo zoom (e tutti i suoi simili) no. A 50mm il tubo inizia a diventare usabile (o quasi): Focheggiando ad infinito si ha una distanza di lavoro (dalla lente frontale) di circa 6cm con un rapporto di riproduzione di 1:1.4. Focheggiando alla minima distanza si ha una distanza di lavoro di 2,5cm ed un rapporto di riproduzione di poco superiore ad 1:1. La scarsissima distanza di lavoro però rende le cose molto difficili, specialmente per quanto riguarda l'illuminazione. A 70mm Focheggiando ad infinito si ha una distanza di lavoro di circa 10cm con un rapporto di riproduzione di 1:1.8 (poco più di 1:2). Focheggiando alla minima distanza si ha una distanza di lavoro di 4cm ed un rapporto di riproduzione di 1:1,1. Sia a 50mm che a 70mm focheggiando all'infinito col tubo di prolunga si ha una distorsione a barilotto e pesante perdita di nitidezza ai lati (non solo ai bordi) solo il centro è ben a fuoco, Probabilmente è questione di curvatura di campo della lente che non è progettata per macro spinta. In conclusione è meglio evitare di usare il tubo da 35mm sul 24-70mm. Dei tubi più corti, come il Fotodiox da 11mm o i due Meike potrebbero dare risultati migliori, anche se con ingrandimenti meno spinti. Con lente addizionale Canon 500D (2 diottrie). Focheggiato ad infinito a 70mm si ha una distanza di lavoro di 55cm circa ed un rapporto di riproduzione di 1:7. Focheggiato alla minima distanza si ha una distanza di lavoro di 10cm circa ed un rapporto di riproduzione di 1:2,5 con buona nitidezza: C'è da dire però che il 24-70m arriva da solo a 1:3 con una distanza di lavoro di 15cm, per cui o si usa una Marumi da 3 diottrie, oppure non ne vale la pena. Come va sul 300mm f4 PF. II range di messa a fuoco e di ingrandimenti è notevole. Focheggiando ad infinito si ha una distanza di lavoro di circa 3m ed un rapporto di riproduzione di 1:7 circa. Focheggiato alla minima distanza si ha una distanza di lavoro di 85cm circa ed un rapporto di riproduzione di 1:2,2. Un ottimo valore. In più, come già spiegato altrove, il tubo compensa il focus breathing per cui alla minima distanza è possibile ingrandire il soggetto senza avvicinare l'obiettivo perchè il fuoco si ottiene a distanza nominali superiori, quindi più vicine alla focale reale. Il 300mm f4 PF alla minima distanza di messa a fuoco: Il 300mm f4 PF alla stessa minima distanza di messa a fuoco con il tubo da 35mm: Questo aspetto è interessante perchè specialmente con gli zoom tele XX-400 o XXX-600 che alla minima distanza di messa a fuoco volte quasi dimezzano la focale effettiva, un tubo può permettere di ingrandire adeguatamente soggetti piuttosto piccoli ma vicini, quali i passeriformi quando si fotografa da capanno. Anche con un 300mm f2.8 o un 500mm, che non "respirano" molto ma hanno però una distanza minima superiore al 300mm f4, potrebbero beneficiare dell'uso del tubo di prolunga sempre per fotografare soggetti relativamente piccoli. Tubo o lente addizionale? Ho già scritto una experience sull'uso del 300mm f4 PF e la lente Canon 500D. Il tubo sul 300mm è molto più versatile permettendo un range di ingrandimenti molto più ampio. Tubo o converter? Ingrandimenti simili a quelli qui mostrati si possono ottenere anche montando dei converter, ad esempio con il Tc 14 EII si arriva ad 1:3 circa. Ci sono vantaggi e svantaggi: con il converter si ha continuità di messa a fuoco da infinito alla minima distanza, per contro i converter più potenti del TC14 possono dare un certo calo di nitidezza che il tubo non da', oltre anche una perdita di f/stop superiore. Il Tc 14 è vincente come praticità sul tubo a parità di ingrandimenti, ma Il tubo permette di andare un pochino oltre. Perchè mi sono comprato il tubo di prolunga? Da una parte c'è la passione per i gadget, dall'altra conto di usarlo sul 300 in alternativa ad esempio al Tc 14 per fotografia ravvicinata, le foto che seguono sono solo degli esempi per dare un'idea delle dimensioni dei potenziali soggetti. Non fotograferei certo dei fossili con un 300mm ma, sul campo, insetti e rettili di dimensioni simili sì. Infine, in attesa di un 105mm macro S, il tubo Fotodiox da 35mm, accoppiato all'85mm f1.8 S, potrebbe sostituirlo validamente (spero). Ma questo sarà argomento della seconda parte. Silvio Renesto
  9. Nuova puntata della miniserie sulla fotografia ravvicinata con il 300mm. Se il rapporto di riproduzione del solo 300mm f4 non basta (che sia l'AFS o il nuovo Pf è lo stesso) come conviene aumentarlo? TC 14 o tubo di prolunga? Che differenza c'è? Cosa conviene? Per raccontarvelo mi sono fatto prestare un set di tubi cinesi compatibili digitali, di quelli senza marca (o meglio venduti sotto moltissime marche, Neewer, Viltrox etc.), dal costo irrisorio (dai 30 ai 40 euro su Amazon a seconda della marca e del rivenditore). In pratica una versione più spartana dei Kenko Af DGX Pro ecc. Nonostante i tubi avessero un aspetto "cheap", con il 300mm f4 Pf funzionavano sorprendentemente bene sia l'autofocus che la trasmissione dei diaframmi , solo il Vr produceva ronzii preoccupanti e saltellava, per cui l'ho disattivato. Il 300mm f4 Af ED PF e "il" tubo. Ho confrontato l'ingrandimento ottenibile con il 300mm accoppiato con il tubo più lungo, quello da 36mm, rispetto a quello che si può ottenere con il 300mm più il TC 14. Montando tutti i tubi si potrebbero ovviamente ottenere ingrandimenti notevoli, ma a mio parere l'accrocchio diventa poco pratico, più complesso da gestire per via della perdita di f/stop di luce e della solidità dell'insieme. Con la combinazione 300mm più tubo da 36 mm si può ottenere un maggiore ingrandimento rispetto al 300mm più TC14, mentre la perdita di luminosità all'atto pratico è la stessa. 300mm più TC14 alla minima distanza di messa a fuoco (1,5m) 300mm più tubo da 36mm si arriva a 1m circa dal soggetto. NOTA: montando un tubo di prolunga si ha un ingrandimento maggiore che con il solo obiettivo anche senza avvicinarsi al soggetto, perchè la messa a fuoco sarà su distanze lunghe e quindi la riduzione della focale effettiva sarà minore (per capirci il 300mm f4 pf è un 220-230mm alla minima distanza di messa a fuoco, 1,4m, montando il tubo di prolunga, la ghiera di messa a fuoco andrà a posizionarsi a distanze maggiori, es 6m, mantenendo perciò una focale più vicina a quella effettiva). Questo l'ho spiegato bene in un mio vecchio articolo . Svantaggi della combinazione 300mm più tubo da 36mm rispetto al 300mm più TC14: Perdita della continuità di messa a fuoco. Montando il tubo si perde la possibilità di mettere a fuoco alle lunghe distanze. Con il Tc14 invece no. Non è un grosso problema, se si sta facendo prevalentemente fotografia ravvicinata, ma va tenuto presente. La gestione del flash è più complessa in quanto le distanze non sono quelle sulla ghiera di messa a fuoco quindi la trasmissione dati è erronea (i Kenko infatti evitano di trasmettere i dati sulla distanza di messa a fuoco).. La stabilizzazione può diventare poco affidabile, per cui ci vuole obbligatoriamente il cavalletto a meno di non avere una immobilità da statue. Con il Tc14 invece riesco a scattare a mano libera in molte più occasioni. Non so se con altri tubi più professionali (?) il Vr potrebbe funzionare meglio, però ho qualche dubbio. Conclusione? Sul campo, il vantaggio della continuità di messa a fuoco e del mantenimento della stabilizzazione mi fanno preferire l'uso del TC14 rispetto al tubo di prolunga, anche se ottengo ingrandimenti inferiori. Se però si avesse bisogno di ingrandimenti un po' più spinti, restando sempre a distanza dal soggetto, un tubo corto o medio (non più dei fatidici 5cm e qualcosa del Mitico Nikon PN11) può essere molto utile. Il grandissimo Ronnie Gaubert in fondo fotografava con il 300mm f4 AFS ed i tubi di prolunga. Le lenti addizionali? Nonostante siano la mia passione, devo dire che con il 300mm sono un po' al limite, il range di distanze e rapporti di riproduzione è molto piccolo e quelle da 77mm se di buona qualità sono anche care, quindi le eviterei (le ho provate e so quel che dico). Purtroppo il Tc 14 con il suo elemento anteriore sporgente non permette di usare la combinazione killer: montare il converter dietro al tubo, ossia fra il tubo e il corpo macchina. E' una combinazione molto più efficace che montare il duplicatore davanti e poi il tubo. Se trovo un Kenko Pro DG compatibile, prima o poi ve lo dimostro.
  10. Forse l'ho già pubblicata in Nikonland. eu, ma la riporto qui perchè è una di quelle occasioni particolari che non capitano spesso. Stavo fotografando maschio e femmina di Libellula fulva in accoppiamento e appena sopra si posa un maschio di Orthetrum brunneum, creando un terzetto curioso. Curiosità: quando ho scattato questa foto stavo giocando a fare macro con il 200mm f4 Ai (non macro) ed il tubo Nikon Pk13 su D7100.
  11. Probabilmente è un argomento che interessa pochi, ma.. mi chiedo, non ci sono tubi di prolunga compatibili con i nuovi teleobiettivi ? Nikon è rimasta ancora ai tubi Pk e PN con baionetta Ai e lo sappiamo. Però... fino al 300mm f4 AFS e compagni era possibile usare dei Kenko PRO DGX e lavorare con tutte, o quasi, le funzionalità presenti. Con i nuovi tele come il 300 f4 P si può o no? Qualcuno ha provato? Un tubo medio-corto come il Kenko PRO DGX su un teleobiettivo come un 300, ma anche un 500, era comodo perchè con la perdita di uno stop di luce o poco più permetteva due cose: La più ovvia era avvicinarsi di più al soggetto. Non solo in macrofotografia, ma anche con soggetti particolari. Ad esempio le cince e i piccoli passeriformi possono essere timidi per riprenderli con un tele corto, ma nel contempo sono troppo piccoli per la distanza di messa a fuoco minima di un 500mm fisso. Avvicinarsi un po' grazie al tubo risolveva il problema. La seconda è che con il tubo corto si poteva ingrandire maggiormente alle brevi distanze anche senza avvicinarsi perchè si impostavano distanze di messa a fuoco maggiori, con una conseguente minore riduzione della focale effettiva. Ne avevo scritto a suo tempo ma riporto un esempio qui sotto per chiarire. Nikon 300mm f4 AFS alla distanza di 2,5m. Per i curiosi è un cranio di avvoltoio. Nikon 300mm f4 AFS con Tubo Nikon PN11 alla stessa distanza, anzi il sensore è 5cm più indietro per la presenza del tubo. Il guadagno si vede. Un nikonlander che per ora non si è trasferito nel nuovo sito, usava spesso il suo 500mm con un tubo Kenko da 36mm proprio per entrambi gli scopi. Io facevo lo stesso col 300mm. Magari mi ripeto, non interessa più, però... non era una brutta cosa avere la possibilità di usare dei tubi di prolunga anche al di fuori della macrofotografia in senso stretto. Ad esempio per "guadagnare senza spostarsi", come sopra. Forse, dato che adesso ci sono dei buoni converter... quanto sopra non ha più senso come una volta?
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