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  • Max Aquila
    Max Aquila

    Ludwig Van Beethoven 250 anni fa e la fotografia sociale del suo Tempo

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    Nasce a Bonn il 16/12/1770 ossia proprio due secoli e mezzo fa e muore a Vienna nel 1827,

    ossia solo un anno dopo la ripresa della veduta dalla finestra di Niepce 2133114621_View_from_the_Window_at_Le_Gras_Joseph_Nicphore_Nipce.jpg.6eaa193a7adc09745190de5a608dc45c.jpg 
    fissata sul bitume di Giudea, dalla quale si fa decorrere la Storia della Fotografia moderna.

    Ma di Ludwig van Beethoven, probabilmente uno dei primi veri Personaggi, in senso moderno, esistono, oltre ad una immensa galleria di dipinti, disegni, incisioni, sculture, caricature e riproduzioni di ognuna di esse,

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    anche delle raffigurazioni pittoriche, pseudofotografiche, incompatibili con il tempo cronologico della sua vita, ma che restituiscono bene il senso della necessità sociale di accostare ad una tecnica nascente Colui che nella musica aveva legato al futuro, presente e passato, tra Classicismo e Romanticismo.

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    Ed immagini realmente fotografiche, ma postume, con le quali, fotografando i dipinti realizzati nei decenni precedenti, si tentava di restaurare il primato della Ragione in un ambito, quello musicale, dove l'artista spesso soccombe rispetto alla grandezza della sua stessa opera.

    Anche non esistendo la fotografia come fenomeno sociale, (oggi di massa), anche due secoli fa, poco prima e poco dopo la morte del Ludwig Van, lo si tenta di trasformare in icona del pensiero, attraverso ogni mezzo di espressione artistica che possa rivelarne il concetto alla base del suo protagonismo, del suo Genio.

    La funzione del mezzo è immutata nel tempo: oggi si dà risalto alla forma più che alla materia. 

    Spesso il concetto resta in secondo piano, quasi nascosto: e molte volte è bene che sia così, perchè la sua labilità farebbe immediatamente svanire il senso del pretesto con il quale il mezzo viene adoperato, magari bene, ma per lo stesso fatto di esser privo di un motivo alla base...del tutto inutile, vano.

    L'iconografia di Beethoven maturo ce lo restituisce accigliato, corrucciato: sappiamo della menomazione all'udito che lo perseguitò fin dai trent'anni e quell'espressione potrebbe esser dovuta allo sforzo di vivere insieme alla peggior condanna per un musicista, ma in effetti sono più propenso a credere si trattasse di un marchio di fabbrica imposto dall' Artista stesso: un messaggio per chi gli si avvicinasse, allora e per i tempi a seguire, di farlo con serietà ed attenzione, senza pensare di poter riuscire a capire tutto quanto, fin dal primo ascolto.

    Oggi questo sarebbe "politically uncorrect": vige il makeup prima del selfie, le prove di musetto prima del sorriso o dello sguardo diversamente intenso che poi diventa disperatamente identico a quello dell'ultimo scatto.

    Non esiste introspezione, al massimo si riesce a esprimere erotismo, sempre che chi scatti la foto riesca poi a renderlo tale, senza sconfinare nel più agevole porno, che tanto non scontenta mai nessuno.

    E allora perchè insistere nel tentativo di spremere dove succo non ci sia più?  Meglio tentare la strada del video: meno esigenze in termini di ripresa, ma con molto uso di tecnica che tenga separati quelli che sanno da quelli che ancora non sanno.
    Tanto lavoro preparatorio e poi ancora, di posproduzione, che tiene lontano il miraggio di un contenuto...
    ma che bello fare gli effetti speciali, quelli della fantascienza invece che scienza: nel frattempo i minuti scorrono e chi sta a guardare pensa di essere cretino e di non riuscire a capire perchè dilatare un concetto invece che condensarlo.
    Tanto se era labile prima, allungando il brodo...figuriamoci che zuppona diventa.

    Videomaker prima, ora vlogger, perchè nel mezzo sono passati i blog dopo i siti: nessuno aveva capito che differenza ci fosse tra gli uni e gli altri che già si è creata una nuova categoria...
    e prima che qualcuno possa accorgersi che il Re è nudo, gli cambiano persino la pelle per strada.

    Scuoiare l'immagine, come i Sioux fecero con il Generale Custer.

    Invece l'immagine di Beethoven con lo spartito della Messa Solenne, regge molto bene il concetto portante, image.thumb.jpg.c5f62b63abfeaed60f7e29ac1c671213.jpg

    ancora oggi, a più di due secoli dalla sua edizione, è ancora li ad aspettare paziente che il Maestro completi il pensiero che i suoi occhi rincorrono nella mente, per trasporlo sullo spartito, perchè resti indefettibile strumento per le generazioni successive: che continuino ad eseguire il Concetto, tentando di interpretarlo perchè resti il più possibile vicino al Pensiero che lo ha generato.

    Musica, roba concreta: mica ...Immagine...

    :shhht:

     

    Max Aquila per Ludwig Van Beethoven nel giorno del suo 250° genetliaco: :bravo:

     

     

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    User Feedback

    Recommended Comments

    • Administrator

    Miskya, ce l'hanno fatto a fette ogni giorno (di la su VG ne abbiamo discusso) con le celebrazioni beethoveniane quest'anno, spesso con musica improponibile per gli stessi concetti che hai espresso (In negativo) in questo editoriale . Pure qua ! :x5x:

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    • Administrator

    E' il peso del personaggio, avvolto dai tappeti della propaganda.

    Come la foto del Che Guevara.

    Come la Gioconda rubata da Napoleone (invece portata da Leonardo in Francia, sottobraccio)

    Come il Bunga Bunga:strip:

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