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  1. ...secondo Paul Nicklen. Spesso, quando vedo fotografie particolarmente creative, mi chiedo “ma come accidenti avrà fatto a pensarla?" Sempre, concludo dicendomi che l’autore è un vero genio, ha talento e lo fa per mestiere quindi riesce a dedicarci un mucchio di tempo. Di sicuro questi - talento e tempo - sono ingredienti determinanti. Ma non sono gli unici. Per migliorare, per arrivare a fare foto sorprendenti come le sue, occorre provare a fare quello che non si è capaci a fare. Uscire, a tentativi ed esperimenti, fuori dalla confort zone e fare cose delle quali non si è sicuri. A volte nemmeno un po’. Tanti anni fa, quando ho iniziato a fotografare, seguivo un consiglio del mitico, almeno per me, John Shaw, che suonava più o meno così: quando hai fotografato il tuo soggetto come hai pensato di fotografarlo…. prendi dalla borsa la lente per te meno adatta e provaci con quella. Devo dire che l’ho seguito per anni, ma da molto faccio una cosa diversa: penso all’effetto che cerco e provo a realizzarlo. Ma così niente mi sorprende se non, a volte, il riuscirci. Io credo molto che sia importante crescere come fotografi anzi, meglio, come artisti. Per questo cerco di dedicare tempo a questi argomenti. Purtroppo, la maggior parte delle volte trovi le ricettine trite e ritrite, come la regola dei terzi o l'istogramma svelato o... A volte, invece, inciampi in qualcosa di illuminante: il racconto di come Paul Nicklen è arrivato a produrre le sue immagini migliori. Lo scrive in un suo ebook, intitolato Photographing WILD insieme a molte altre cose interessanti. Lo consiglio a tutti, 20$ molto ben spesi secondo me - lo trovate qui. Questa la copertina. Che dice il buon Paul? “Get the safe shot. Make it sharp. Then put your energies into making something great, something that will draw the viewer in. And then you’ve done that, take it one step further”. Insomma metti al sicuro il risultato minimo, poi prova ad andare oltre. E poi prova ad andare ancora più in là. Era ovvio, è un artista. Non può essere un consiglio pratico su come muovere le ghiere. Non di meno l'ho trovato illuminante perché razionalizza quello che a volte provo a fare. E perché è utile farlo. Ha dato un nome a questa pratica, la chiama 20-60-20. Il primo 20 è finalizzato a mettere in sicurezza il risultato, fare in modo di non tornare a casa con le tasche vuote. Beh, lui lo fa per lavoro e deve produrre. Ma notate che questa è la parte più piccola del tempo. Quella che, se si domina la tecnica, produce fotografie che sono commentate come “Che dettaglio! Che nitidezza! Tecnicamente perfetta!”. Magari anche “ben composta!”. Insomma, una buona immagine. Purtroppo è qui che noi comuni mortali ci fermiamo troppo spesso. Dedicando tutto il restante tempo… a rifare foto sostanzialmente come quelle già fatte. Certo non sempre, perché si cambia soggetto, a volte punto di vista. Ma raramente davvero “altre foto”, perché quello che non cambiamo è la cosa più importante: il modo di fotografare. Lui, invece, cambia marcia ed entra nel secondo stadio, il 60. Che rappresenta la maggior parte del tempo della sessione. Perché una buona immagine non è il suo obiettivo, lo è una grande immagine. Questo è il momento in cui lui spinge se stesso oltre. Quando sperimenta, fa cose che non ha fatto prima…. E guarda cosa succede. Fino a quando non esce fuori qualcosa di cui è soddisfatto. Non l’immagine nitida-bene a fuoco-ben composta, ma quella speciale perché non è la solita immagine. E’ quella che stupisce, che colpisce chi la guarda. Poi c’è l’ultimo 20. Quando butta fuori le idee improbabili o impossibili. Ma le prova! Racconta “Una volta ho fatto un’esposizione di 18 secondi di un sommozzatore di notte, a mano libera con una camera subacquea mentre venivo martellato da forti correnti, e quella fotografia è una delle mie favorite di quel incarico (NDR: del National Geographic)”. Ammette che la maggior parte di quelle fotografie sono da buttare, ma dice anche che, facendole, sempre impara qualcosa e fotografando in quel modo cresce come fotografo. “That is my own personal school of growth, and that growth always expands”. Insomma, non è importante quante foto si fanno, se si vuole l’immagine speciale occorre prendere dei rischi, uscire dalla confort zone di quel che si sa fare, del "modo giusto” di farlo. Perché così si imparano altri modi di fare, che ampliano quella confort zone. Il processo si ripete e nel mentre si fanno foto speciali. Nel processo, continua, non preoccuparti se le butti quasi tutte. L’importante è provare a fare grandi immagini e, sbagliando, imparare. Il problema non è fallire, è non provare! Non ho messo didascalie sui dettagli tecnici delle immagini, ma non ho neppure tolto gli exif. Per cui chi non ha capito cosa intendo con l'articolo può andare a leggerli. Ma con l'ultima, che fa da copertina e da chiusura di questo articolo, ringrazio il mio amico Alberto. Con il suo stimolo ho provato i tempi lunghi a 840mm a mano libera, per vedere l'acqua che scorre. E con ostinazione ho cercato il tempo giusto, tra 1/10 ed 1/100, che facesse proprio quel filato li. E si, per averne con il Merlo acquaiolo nitido c'è voluta parecchia pazienza.... già, il 60! Incidentalmente, vedi l'ironia, era 1/60 . NDR - 1 Francamente non sapevo come illustrarlo questo articolo, non potevo prendere immagini di Paul e mi sentivo in imbarazzo a prendere immagini mie, temevo lo consideraste superbia. Ma non potevo non metterne. Allora ne ho scelto alcune, l’unico collante tra di loro è quello di essere “immagini provate”. NDR - 2 Spero di non avervi annoiato con queste riflessioni. E magari, una volta tanto, metterci a parlare di fotografia e non di pixel, millimetri, grammi, giga, euro, … Perché per fare fotografie migliori più della Zxyk serve essere fotografi migliori. Massimo Vignoli per Nikonland (c) 19/5/2023
  2. Io adoro i forti ingrandimenti e le lenti importanti. Ma qualche volta è necessario avere per le mani un apparecchio compatto e leggero. Il mio Monarch 10x56 è fantastico ma è grosso e pesa più di un chilo. Alla ricerca di un modello più compatto e dal buon rapporto prezzo prestazioni mi sono studiato la linea dei Prostaff, binocoli caratterizzati da design moderno e funzionale, sfruttando le potenzialità offerte dai prismi a tetto, e dal prezzo abbordabile. qui a confronto con il mio Monarch 10x56 già oggetto di prova su queste pagine qui il corpo è in policarbonato rinforzato in fibra (anziché in metallo). I copriobiettivi sono staccati. Ma per il resto l'impostazione è simile in rilievo le specifiche, dorate riportate davanti e dietro dove c'è anche l'ingrandimento e l'angolo di campo apparente vista lago lato obiettivo e oculare dove possiamo vedere la pupilla e il complesso delle superfici riflettenti interne. qui invece in primo piano il meccanismo di snodo per cercare il miglior confort di visuale a seconda della distanza tra i propri occhi. I punti luce illuminati di verde ci dicono qualche cosa del trattamento superficiale ma ancora di più della composizione dello schema ottico che non fa uso, come nella serie Monarch, di lenti ED. il corpo è rivestito di superfici texturizzate a prova di scivolo. Maneggevole e compatto, sta benissimo in mano. Pesa poco più di quattro etti e trova posto in qualsiasi borsa o zaino. le caratteristiche prese dal sito Nikon Imaging. L'estrazione pupillare è un filo meno dell'ideale. Ed infatti nell'uso con gli occhiali si nota. Rimarco comunque le dimensioni di 12x12 cm per 5 di profondità e il peso di 415 grammi. Il campo visivo è un filo contenuto come confermato dalla visione a 1.000 metri, di 114 metri, più simile a quella di un 10x che di un 8x. nell'osservazione a distanza, questo si avvicina all'inquadratura permessa da un 300mm in fotografia a 35mm. Mi è arrivato nella classica scatola dei binocoli Nikon acquistato su Amazon, è Nital con garanzia regolare di 10 anni. l'intero contenuto più i manuali non vi spaventate di queste riprese di studio che lo fanno sembrare enorme, è piccolissimo. come confermato in questa immagine che lo vede davanti ad un Monarch M7 8x42 con in fondo il Monarch 10x56. qui le cose ridiventano "normali", con i paraluce estesi. Notare la dimensione generosa della ghiera di messa a fuoco. qui in dettaglio, in evidenza anche la regolazione diottrica, sull'oculare destro. qui ripresa da sotto Made in China ma comunque con matricola regolare. i copriobiettivi. Gli unici elementi insieme alla mascherina coprioculari, chiaramente "cheap". COME VA ? Ho detto che è compatto e leggero ? Beh, lo ripeto, è compatto e leggero. Ma è anche robusto, sembra un bull-dog. In mano sta benissimo nonostante la taglia minuscola. Si regola al volo sia per quanto riguarda la distanza interpupillare che per la messa a fuoco. E' effettivamente un pò ridotta l'estrazione pupillare. Tutto sommato, regolata la correzione diottrica, mi sono trovato meglio senza occhiali. Ma con i paraluce ritratti anche con gli occhiali - da sole o da vista - si usa bene. La messa a fuoco è fluida e decisa. Io riesco a seguire bene anche persone in movimento. Persino i miei cani se non corrono. Tutto sommato non è uno di quegli oggetti che ti fanno guardare male dai passanti, nessuno ha minacciato di chiamare la polizia mentre lo usavo sul lungo lago. PRESTAZIONI Nonostante gli obiettivi da 30mm - minuscoli effettivamente - la luminosità relativa è buona. Però sconsiglierei di prendere il modello 10x. Evidentemente il trattamento delle superfici riflettenti dei prismi è funzionale. Per avere di meglio si deve necessariamente optare per un modello con lenti più grandi. In termini di correzioni ottiche, le aberrazioni cromatiche si notano ma andandosele a cercare. Sono sottolineature verdi o magenta a seconda della caduta di luce. Ottima la risposta ai riflessi. Non ho notato alcuna vignettatura, quello che temevo come punto debole visti i 30mm. La messa a fuoco minima è di poco più di 150 cm. Che potrebbe essere utile in qualche circostanza, anche se io vedo i binocoli strumenti per vedere almeno a qualche decina di metri. Abbastanza evidente una distorsione a cuscinetto, spostandosi verso la tre quarti dell'immagine, da entrambi i lati. Nel complesso però - vista la destinazione di un binocolo di questa classe, pagato 164 euro - la visione mi pare senza pecche. Eccellente l'acuità che permette di leggere quanto i vostri occhi vi permettono di distinguere a seconda della distanza. Al centro l'immagine è nitidissima e materica. Permane l'effetto di stacco dallo sfondo del piano di messa a fuoco, tipico di tutta questa classe di binocoli, che rende la visione da effetto wow ma un filo bidimensionale per lo schiacciamento degli oggetti. CONCLUSIONI Mi aspettavo di peggio. Anzi, non sapevo cosa aspettarmi. Ma nella realtà credo che questo sia uno dei miei migliori acquisti di materiale Nikon degli ultimi anni. Con questi soldi non si compra nessun obiettivo, qui abbiamo un bel binocolo impermeabile, ben costruito, leggero, compatto, prestazionale, poco costoso, facilissimo da usare e che non richiede alcun accorgimento per sfruttarlo al meglio. Facilmente mi seguirà più dei suoi fratelli più potenti, per il pregio di sapersi nascondere nella borsa o nello zainetto. Se devo trovare il pelo nell'uovo, veramente (perché la qualità un pò economica dei coprioculari e copriobiettivi o della cinghietta mi sembrano peccatucci veniali) è l'angolo di campo un pò ridotto. Per il resto credo che per avere di meglio si debba salire di prezzo a livelli tali che forse non vale la pena spendere per un semplice 8x30 da "appoggio". Intanto che provavo questo binocolo di cui sono assolutamente soddisfatto, mi informano dalla regia che è uscita la nuova linea Prostaff P7 di cui abbiamo dato notizia in questi giorni. Le caratteristiche del modello 8x30 sono simili ma ... il campo visivo è nettamente superiore (8.7° e 152 metri contro 6.5° e 115 metri) a costo di dimensioni e peso leggermente superiore. Ne proveremo uno se sarà disponibile per vedere come Nikon è riuscita a migliorare un progetto già di livello estremamente interessante. se non vi basta un Prostaff 7s, Nikon vi propone un Monarch M7, qui in versione 8x42 e lenti ED. E' bello poter scegliere tra oggetti di questo livello.
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