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  1. Avevo promesso di parlarne: oggi è il tempo di tirare le somme, dopo un mesetto di prove e circa 50k scatti col nuovo Nikkor Z 180-600mm f/5,6-6,3 specialmente quando, dopo essermi fatto la mano utilizzandolo e sfruttando le sue peculiarità, bisogna stabilire dei punti fermi, specie in rapporto all'eventuale coabitazione con l'attuale padrone di casa, ossia il Nikkor Z 400mm f/4,5 di cui scrivevo proprio un anno fa e che di scatti ormai conta circa il doppio... tanto per dare il senso della proporzione delle cose in ballo. Raramente mi è capitato come in questi ultimi due anni di trovare tanta affinità tra obiettivi nati per soddisfare esigenze differenti ed anche diversi per fascia di prezzo, quindi anche per destinazione utente. Perchè, per inciso, osservo che chi decida di comprare un determinato obiettivo, ormai, guardi prima al portafoglio, piuttosto che al motivo per cui lo dovrebbe utilizzare: è questa una banalità? Non credo: oggi, in tempi di progettazione digitale delle componenti di un'ottica, le Case hanno capito come fornire la stessa (o quasi) prestazione, ad utenti disponibili a spendere la cifra necessaria per il suo acquisto. La Redazione di Nikonland, forte di ormai cinque anni di utilizzo e test di tutte le attrezzature del sistema Z, è sempre più convinta del fatto che le prestazioni si siano allineate verso l'alto e la differenza stia ormai in alcune, determinate, caratteristiche, che influenzeranno il prezzo finale e la quantità di pezzi prodotti per una commercializzazione che già in partenza è stimata essere in un certo numero di esemplari. Questa ottimizzazione delle risorse, insieme a un atteggiamento un pò da Grande Fratello, fanno sì che Nikon (o altri) sappiano bene chi tra di noi comprerà quell'obiettivo o quella determinata fotocamera e stabiliscono già in partenza l'inizio e la fine della loro produzione. Andiamo al dunque: del Nikkor Z 400/4,5 S abbiamo diffusamente parlato da un anno in qua, oltre a suffragare quanto asserito riempiendo il sito e le sue gallerie di foto scattate con questo teleobiettivo di luminosità medioalta, che pesa solamente 1200grammi e costa ad oggi circa 3700 euro, salvo sconti. Del Nikkor Z 180-600/5,6-6,3 telezoom lungamente aspettato su questa baionetta, si è scritto ancora poco, ma in questi ultimi due mesi, molte foto sono state pubblicate in questa apposita galleria, cui ne seguiranno certamente altre, trattandosi di un best buy dal prezzo di appena 2050 euro e pesante 2140 grammi: meno di un euro al grammo, dunque! La commercializzazione del 180-600 consente l'approdo alla focale dei 600mm, quella dei soli 4 gradi di angolo di campo, a seguire i due straordinari fissi della stessa focale ma di luminosità oppure tipologia costruttiva molto differente: si parte dal Phase Fresnel 600/6,3 da 5800 euro e soli 1470 grammi e si arriva al mastodontico 600/4 TC da oltre 17mila euro e 3260 grammi, con teleconverter integrato... Difficilmente su focali così specialistiche si è mai assistito ad una offerta così differenziata per caratteristiche e prezzi. Secondo voi, la qualità di questi tre obiettivi starà quindi alla stessa distanza di prezzo che separa l'uno dall'altro...? O non sarà forse che ognuna di queste tre realizzazioni sia dedicata a differenti approcci al soggetto o, addirittura, a soggetti assolutamente diversi? Oppure, non trascurabile, a differenti condizioni di ripresa (diurna, notturna, per luce, latitudine, impiego gravoso o meno, per caratteristiche del soggetto, come dimensioni, velocità, etc...)? Con questo non paragoneremo mai su Nikonland un telezoom come il 180-600 ai suoi 600mm con la stessa focale del 600/4 TC, proprio in funzione delle discriminanti prima espresse: ma certamente in funzione della scelta che l'utente deve (o dovrebbe) fare prima di aprire il portafogli e procedere all'acquisto. Per questi motivi oggi ho deciso di scrivere un articolo confrontando uno zoom con un fisso, di luminosità, peso e prezzo differenti, ma accomunati dall'utilizzo che se ne potrebbe fare. Ho fotografato con la mia Nikon Z9 alcuni dei partecipanti non professionisti alla Maratona d'Inverno che si è tenuta domenica scorsa a Palermo, utilizzando i due teleobiettivi alla stessa focale: 400mm ed alla stessa apertura di f/6,3 che, ovviamente, funziona da tutta apertura per l'uno e da uno stop di chiusura (migliorativo) per l'altro. L'intento è stato quello di farvi rendere conto di come rendano soggetto e sfondo certamente, ma anche di quelli che siano i punti a favore o a sfavore di ognuno dei due. Ecco alcune delle foto scattate col 180-600 Adesso quelle scattate nella stessa condizione col 400/4,5 S chiuso a f/6,3 Ovviamente apritele e valutate per entrambi gli obiettivi la resa sul piano di maf ed anche dello sfondo. Ma la prima osservazione che voglio fare è che una volta esaurito il motivo di mantenere alla stessa focale i due obiettivi e potendo scegliere quello con cui continuare a fotografare, ho posato il fisso e ripreso su lo zoom con il quale divertirmi a navigare zoomando sui soggetti che mi correvano incontro...come in questa sequenza fra tante: dai 600mm a quelle scattate intorno ai 300mm per allargare attorno ai 250mm e ritornando a 300mm sui dettagli salvo riaprire alla focale minima dei 180mm, a distanza ormai ravvicinatissima Non lo stesso concetto a mare, dove i soggetti necessitano quasi sempre della focale più lunga disponibile, compatibilmente con la condizione meteo e a distanze superiori ai venti metri dal punto in cui si scatti ecco il 180-600 a confronto, il 400/4.5 In queste foto a mare, il 400/4,5 è rimasto un 400mm con le opportunità connesse e sfruttando al massimo la sua maggior luminosità, mentre il 180-600 si è spinto a cercare anche soggetti più lontani, ma non disdegnando la comodità di scendere fino ai 180mm per realizzare ritratto a distanza utile. Con ciò non voglio certamente dire che uno zoom sia sempre più utile di un fisso, ma soltanto farvi concentrare sulla similarità della qualità di questi scatti, da sola condizione quasi impossibile per far propendere la scelta verso l'uno o l'altro dei due obiettivi.... I limiti in termini materiali di questo Nikkor Z 180-600mm f/5,6-6,3 sono pochi e già stati evidenziati dal primo articolo di Nikonland che se n'è occupato: staffa per treppiedi tendente a flettere se utilizzata sulla filettatura più avanti delle due disponibili: su monopiede, consiglio sempre di avvitare su quella a passo da 1/4" necessità di monopiede o treppiede in utilizzo prolungato oltre la mezz'ora di scatto: i due chili di peso, per quanto bilanciatissimi e con la struttura IF che migliora decisamente quella del suo predecessore F-mount (non IF), alla lunga stancano, specie se abbinato ad una Z9 come nel mio caso: al contrario dello Z 400/4.5 che è obiettivo da poter usare sempre a mano libera il collare di rotazione della staffa per il treppiede è molto più fluido di quello del vecchio 200-500 ed anche molto meglio realizzato di quello, ma indubbiamente nulla a che vedere con quello del 400/4,5S inoltre è difficile da bloccare in posizione con la vite di bloccaggio, se non estremamente serrata i migliori risultati in termini di nitidezza e, sopratutto, contrasto, si ottengono entro i 400-500mm mentre andando oltre e con situazioni avverse di luce tende a risolvere un pò meno che alle focali precedenti I vantaggi rispetto al mio 400/4,5 sono prevalentemente concentrati in relazione alla eccellente poliedricità nell'uso in situazioni diverse e con tipologie di soggetti che spaziano dallo sport alla fotografia di escursione e documentativa: a chi decida di partire per viaggi organizzati in zone a lui sconosciute, ma dove si troverà a scattare in situazioni imprevedibili, consiglio vivamente l'acquisto di questo telezoom, piuttosto che uno similare di marche universali: perchè è ottimo nelle sue prestazioni, a volte indistinguibile da un fisso Nikon corrispondente... perchè è un Nikon Z e quindi verrà sempre tenuto nella considerazione della Casa, quando ci sarà occasione di aggiornamenti fw, sia delle fotocamere, sia dello stesso zoom: non lasciando mai con un palmo di naso i suoi acquirenti (come è spesso avvenuto invece con altre marche) perchè una volta che lo si impugna, la sua ghiera di zoomata, precisa e ben selettiva, fluida ben di più di quella del vecchio 200-500 F-mount, non chiede altro che di essere tormentata da un estremo all'altro del suo range: il motore stepper di messa a fuoco è silenzioso e preciso e le sequenze di scatto che ne derivano saranno infinite. Per chi invece sia chiaro cosa stia andando a fotografare è ovvio che un teleobiettivo fisso come questo 400/4,5S o i suoi fratelli maggiori come i due 600mm e l' 800/6,3 saranno la chiara soluzione della sua esigenza di ripresa. Il Nikkor Z 180-600/5,6-6,3 è quindi deliberatamente un obiettivo non S, nella strategia Z mount, per contenerne il prezzo e destinarne l'acquisto ad una larga fetta degli utenti del marchio, ne più ne meno come fatto in basso con l'altro superzoom, quel 24-200/4-6,3 che tanti di noi tengono stabilmente in borsa. Ah...volevate sapere per caso quale ho deciso di tenere? E indovinate ! Max Aquila photo © per Nikonland 2023
  2. Proprio così: il signor Megadap ha inteso costruire il suo adattatore che rende AF le ottiche MF su fotocamere Nikon Z Verrebbe da chiedersi in prima battuta: ovviamente sarà un adattatore a baionetta F su Z... !!! Ed invece no, probabilmente per evitare l'ira funesta della Casa di Tokyo che in quel caso avrebbe avuto da ...obiettare qualcosa, Mr.Megadap che non lascia traccia di sè neppure nel sito dedicato se non per una mail di riferimento, ha preferito costruire un adattatore per ottiche Leica M su fotocamere Nikon Z... Ma ovviamente...nulla osta a mettere davanti la storica ed elegante baionetta LM, qualsiasi altro adattatore meccanico (privo di contatti elettrici) per utilizzare l'universomondo di obiettivi MF fin qui prodotti, anzi...nella pagina/prodotto del sito, Mr.Megadap ce ne mette una caterva a disposizione tra i quali fa capolino, ovviamente, anche quello Nikon F !!! Nikonland è un sito di curiosi, possessori di ogni bene del listino Nikon di oggi e del passato anche remoto: volete che non ci mettessimo a provare questa annunciata meraviglia? Andiamo per gradi però: seguendo il percorso consigliato dalle istruzioni per l'uso...: Megadap si presenta come un apparecchio ben strutturato, tutto in metallo, costituito da una baionetta di innesto ottiche LM dotata di una ben prominente leva di sblocco e priva di qualsiasi contatto elettrico, dato che vi monteremo sopra obiettivi Manual Focus Girandolo, troviamo oltre alla baionetta di innesto alle fotocamere Nikon Z, la relativa contattiera per comunicare elettricamente tra fotocamera ed adattatore... dato che il cuore della trasmissione dei dati di fuoco ed esposizione è contenuto per intero nella basetta che finalmente ci dà qualche dato di fabbrica. (particolare della gola dell'innesto, che determinerà l'escursione di quei 6,5mm che consentiranno la movimentazione delle ottiche applicate) l'adattatore è inoltre dotato di presa micro USB che serve ad aggiornarne il fw (attualmente siamo alla versione V.1.3.1) La prima cosa che viene consigliato nel sito da fare, è proprio quella di controllare la versione fw dell'adapter, scollegato dalla fotocamera. La seconda...quella di stabilire che ottica montare e registrare, con un sistema tanto empirico, quanto efficace, la sua focale scattando una foto a un determinato valore di diaframma e, immediatamente dopo, spegnere la fotocamera. Alla sua riaccensione e in tutte le foto successive che verranno scattate con questa registrazione iniziale, troveremo nei dati EXIF la focale in uso ed il valore di diaframma utilizzato per ogni foto ! Roba da non credersi, abituati con Nikon Z ormai ad aver dovuto fare a meno di ogni rilevamento EXIF per obiettivi MF, a causa dell'assenza del simulatore di diaframma presente sulle DSLR... L'elenco di corrispondenza tra il valore di diaframma per impostare i dati e la focale corrispondente, è nella pagina/Manuale del sito e come potrete vedere, ha una limitata quantità di lunghezze focali, classiche del mondo Leica M (troviamo lunghezze focali caratteristiche come i 21mm, i 75 ed i 90, sconosciuti ad altri produttori) Perchè tra le verie raccomandazioni del produttore c'è anche quella che il Megadap sia ottimizzato per scattare a valori da f/1,4 e f/5,6 pur consentendo l'utilizzo di ogni altro (ma con possibili sovra o sotto esposizionei) Inoltre, ed è ben comprensibile, gli obiettivi con elicoide di maf molto esteso, vanno prefocheggiati nei pressi del soggetto sui cui la limitata escursione del Megadap (6,5mm) potrà consentire a quel punto di avere buona ...presa. Ancora...è possibile scattare con tutti i modi AF delle Nikon Z, tranne AF Pinpoint che essendo il modo a solo contrasto di fase viene espressamente escluso. Nell'utilizzo in questi giorni di questo adattatore, ho notato come sia veramente efficace ogni altro tipo di lettura AF della fotocamera, compresi AF Auto e Auto Wide e Small, ognuno dei quali si attaglia a determinati soggetti nelle riprese fotografiche ed in quelle video. Sono però partito dall'uso del Megadap con ottiche Leica M, avendo per coincidenza a disposizione due TTartisan, il 50/0,95 ed il 35/1,4 con i quali ho realizzato il mio training con questo sorprendente adattatore. ben visibile in questa coppia di foto, l'escursione del blocco di movimentazione degli obiettivi sul Megadap: pochi mm che consentono la rivitalizzazione di ottiche MF e qui lo stesso...con ottica montata. A cosa possa servire un attrezzo del genere è presto detto: la sua lentezza operativa ed il rumore di trascinamento ne fanno un ausilio per generi dove la fretta non la faccia da padrona, MA... si desideri conferma dell'avvenuta cattura del soggetto su cui mettere a fuoco. Nello specifico, scrivo da molti anni ormai che gli ausili correnti sulle mirrorless, come il focus peaking a spettro di colore, siano francamente del tutto inutili con obiettivi come i grandangoli oltre i 35mm, con i quali mi risulta impossibile comprendere la soglia effettiva di fuoco, essendo caratterizzati da una grande pdc. Ma ancor di più oggi, con l'avvento di obiettivi dalla focale fissa di enorme luminosità, come per l'appunto quel TTartisan 50/0,95 con il quale non si avrebbe mai la certezza del raggiungimento di una maf precisa, con gli aloni colorati. Ebbene, con questo adattatore di terze parti oggi, selezionando AF-S e punto singolo o Auto Wide/Small, otteniamo questa conferma di fuoco sulle nostre Nikon Z E sopratutto...riusciamo a riportare sugli EXIF i dati di esposizione insieme a quelli della focale e del diaframma in uso ! E' per questo che il mio training su Leica è volato via in pochissimo tempo, durante il quale ho comunque capito che con obiettivi con escursione dell'elicoide di messa a fuoco limitata, basta lasciare vicino ad infinito la ghiera manuale e il Megadap farà il resto, mentre con gli obiettivi più specifici (tele, macro) bisogna intervenire lasciando loro il margine utile di lavoro. Il primo adattatore Nikon F- Leica M che ho comprato su Amazon era inadatto: di marca Urth, possiede una ghiera di blocco, zigrinata, incomprensibile, che non ne consente l'accoppiamento al Megadap, molto convesso al suo interno (neppure facendo preventivamente venir fuori l'elicoide dell'adapter) Urth...urta e si rovina... Non compratelo Io ne ho presi due (pensando che il primo fosse difettoso) e li ho entrambi restituiti, prima di arrivare ad un consueto K&FConcept, assolutamente perfetto che si accoppia alla perfezione ... e finalmente porta a casa il discorso in questione...!!! avendo a disposizione una vasta platea di candidati a questo...matrimonio intanto guardate questo video...pur sapendo bene come questo non sia ...il mio ambito megadap.mp4 scusandomi ancora per la ...laconicità del video, le foto man mano scattate, sono state riprese come detto con un Nikkor 24/2 del 1977 Cominciamo da questo splendido Nikkor 50/1,8 AiS (ultima serie prima degli AF) che sembra nato per stare sulla Nikon Z7 su cui sto facendo questi esperimenti come il suo successore... il primo 50/1,8 AF assolutamente MF su ogni Nikon Z (come anche tutti gli altri AF ed AFD) (il video e le foto di servizio ad adattatore ed obiettivi, sono state realizzate con la Z50 ed il suo 16-50 DX) Passiamo poi per lo stupor mundi tra tutti gli standard luminosi MF bello già soltanto da fotografare lui stesso così come faccio con questo altro campione, il Micro Nikkor 55mm f/3,5 half lifesize del 1970 che col Megadap va seguito, prefocheggiando sul soggetto, visto l'infinito elicoide di maf senz'altro uno dei miei obiettivi Macro di riferimento, ancora oggi e ancor di più, con questo Megadap, che finalmente mi da agio di utilizzarlo su Z andiamo sui wide? Facciamolo con una new entry delle mie vetrine, il Nikkor 20mm f/4 supersimmetrico del 1977 compatto, semplice e però...f/4, quindi impossibile da focheggiare a mano con precisione su ML, con i sistemi tradizionali Credo di essermi spiegato: funziona, tossisce ma poi ...si schiarisce la gola e acchiappa il soggetto, soffre molte antiche cose di cui soffrivano gli AF di prima generazione, ma consente di sapere se un obiettivo wide o molto luminoso (o tutt'e due le cose) sia realmente a fuoco sul piano richiesto. Costa 399 euro, che non è poco (a cui sommare l'acquisto dell'adattatore per Nikon o per ogni altro obiettivo vogliate usarci sopra): ma già solo per il fatto che mi riporta sugli EXIF della Z la lunghezza focale ed il valore del diaframma in uso mi sa che lo terrò... Secondo me tra l'altro, continueranno ad aggiornare il fw... Ben fatto, Megadap MTZ11 ! Max Aquila photo (C) per Nikonland 2021
  3. Abbiamo affrontato in più puntate la storia di Nikon ... in passato. Ma pensiamo che un ripasso rapido, con una focalizzazione specifica sulla vocazione tradizionale e la mission societaria che si mantiene costante anche nel 21° secolo, sia utile per i più giovani e per chi si è avvicinato da poco al marchio. *** Nikon è stata fondata nel 1917 e all'epoca non si chiamava nemmeno Nikon ma Nippon Kogaku. Ha compiuto i suoi primi 100 anni nel 2017 e la sua storia è stata coerente con le motivazioni fondanti, tranne un breve periodo di "follia" a cavallo della bolla digitale intorno al 2000. Ma per capire meglio si deve fare un passo indietro, fino all'apertura del Giappone post-feudale ai mercati occidentali e la nascita della sua industria moderna. Fino al 1848 in Giappone ufficialmente gli stranieri occidentali non potevano entrare. Fu solo dopo l'azione di forza di quattro unità navali dell'US Navy comandate dal Commodoro Perry nel 1854 che gli approdi giapponesi furono aperti. Mitsubishi nasce in quel periodo (siamo intorno al 1870) e rapidamente diventa una delle conglomerate più importanti del "nuovo" corso del Giappone. Dai trasporti terrestri e navali si espande alle costruzioni, all'industria del vetro, ai mezzi di trasporti e alle navi. Fonda una delle banche più importanti, società assicurative e fiduciarie. Macchinari agricoli, produzione di energia. E naturalmente forniture per l'Esercito Imperiale. A cavallo del nuovo secolo il Giappone si presenta come potenza imperialista globale venendo allo scontro con la Russia e si impadronisce di insediamenti in Cina a seguito della rivolta dei Boxer. Ma per ogni fornitura specializzata, l'industria giapponese deve dipendere da Gran Bretagna e Germania : la celebre ammiraglia Mikasa, nave da battaglia che guidò la flotta giapponese alla battaglia di Tsushima nel 1905 contro i russi, fu costruita nei cantieri Vickers dalle parti di Blackpool nel 1898. Così nel 1914, quando i cugini anglo-tedeschi vennero alle mani, entrambi posero un embargo nei confronti del Giappone ed ogni fornitura militare sospesa. Navi intere, già pagate, restarono ferme in Inghilterra o vennero sequestrate; non parliamo di strumenti ottici tedeschi, con la Germania impegnata su tutti i fronti e per di più strangolata dal blocco navale inglese. Per ovviare a questo problema e proseguire la proiezione di potenza nei decenni successivi, venne presa la decisione di acquisire direttamente conoscenze e tecnologie capaci di produrre in Giappone tutto il necessario. Mancando ogni competenza in campo ottico di precisione, Mitsubishi - allora come oggi - principale fornitore di Marina, Aviazione ed Esercito giapponesi, costituì con un capitale iniziale di 2 miliardi di Yen la Nippon Kokaku che all'avvio usò i suoi mezzi per incorporare tre piccole società ottiche pre-esistenti. Sin da quel giorno, Nippon Kogaku fu inserita nel keiretsu di Mitsubishi, nella seconda fascia; le società del keiretsu si riuniscono dal 1921, ogni ultimo venerdì del mese per parlare di affari importanti. E Nippon Kogaku/Nikon non è mai mancata. Negli anni 1919-1921, vennero invitati in Giappone un gruppo di tecnici ed ingegneri ottici tedeschi di Zeiss, che in patria a guerra finita facevano la fame. Questi trasferirono ai loro colleghi nipponici capacità di calcolo ottico, di molatura di precisione del vetro e di tecniche moderne di fusione del vetro ottico. Nel 1923, appena prima del grande terremoto che devastò il Giappone per la cui ricostruzione ci vollero tutti i restanti anni '20, Nippon Kokagu stabilì la propria fonderia nello stabilimento di Ohi, (storico insediamento Nikon dal 1918) con piccole capacità. Dopo il dissesto economico e la ricapitalizzazione successiva al terremoto, le capacità produttive vennero incrementate a seguito degli ordini ricevuti dalla Marina Imperiale. Da una fusione quanto un bicchiere si riuscì ad arrivare a masse di centinaia se non di migliaia di chilogrammi per carico. Seguendo le commesse governative di Mitsubishi, Nippon Kogaku produsse periscopi, binocoli, cannocchiali e telemetri. Per la classe Yamato (in particolare per la Musashi, costruita interamente da Mitsibishi) Nippon Kogaku produsse i più grandi telemetri della storia (cose da 15 metri di campata e portate di decine di chilometri). Quindi fornitore militare quasi esclusivamente, con ufficiali della marina direttamente nel suo organico. Solo negli anni '30 venne avviata una produzione parallela di apparecchi ottici civili, come microscopi, telescopi, binocoli. Il primo obiettivo Nikkor, fu prodotto dal 1933, e cominciarono in quegli anni a comparire marchi come Nikko e Nikkon. Nomi di fantasia creati ad arte come crasi di parole giapponesi ed europee per facilitare la pronuncia dai non giapponesi. Ma sempre in campo militare, in particolare per le fotocamere di grande formato installate sugli aerei da rinognizione. Negli anni 1936-1938, per un caso particolare, una nuova società denominata Kwanon, poi Hansa Canon, chiese a Nikon di progettare una serie di obiettivi in "formato 35mm" per una nuova fotocamera telemetro stile Leica/Contax, con innesto a vite. Per Canon, Nippon Kogaku progettò e produsse i suoi primi obiettivi per impiego "intrattenimento" e non militare, fino a tutto il 1946. Durante la guerra con gli Alleati, Nippon Kogaku raggiunse la massima espansione con circa 25.000 addetti. A guerra finita, sia Mitsubishi che Nippon Kogaku subirono processi per crimini di guerra a causa dell'impiego di manodopera in stato di schiavitù (nella Manciuria occupata). Comunque, nel dopoguerra Nippon Kogaku si riprese grazie alla produzione di binocoli e si reinventò come società di produzione civile. I binocoli vendevano bene e i soldati americani della forza di occupazione li compravano per portarli in patria. Con questo piccolo successo si pensò di finanziare la progettazione di una linea di fotocamere ed obiettivi in formato piccolo. Nasce da qui la produzione fotografica di Nippon Kogazu, con la Model One del 1948 e i suoi obiettivi ad innesto che si riveleranno più incisi dei Leica e dei Contax per alcuni reporter di americani durante la guerra di Korea. Nel 1953 terminò l'occupazione militare e si avviò la ricostruzione industriale giapponese. Dagli anni '60 il boom economico trainò l'industria elettronica - le famose radioline a transistor - e con il benessere Mitsubishi riprese del tutto il suo ruolo di grande fornitore sia militare che civile. Mitsubishi produsse tutti i carri armati per l'esercito, gli aeroplani (su licenza USA e poi su progetto locale) per l'aviazione, i sottomarini e i cacciatorpediniere per la marina. Ma radar ed impianti elettronici avevano sostituito i telemetri e i cannocchiali, almeno nelle operazioni principali. Il periscopio durò ancora qualche decennio ma oramai è un retaggio del passato. La valenza industriale di Nippon Kogaku si rimise quindi a servizio del gruppo di appartenenza, raggiungendo l'eccellenza in un settore nuovo e particolare, quello della microlitografia, ovvero la tecnologia di produzione dei macchinari necessari per stampare i circuiti integrati dei microprocessori. Processo che è analogo a quello di stampa degli schermi a cristalli liquidi. La diversificazione si avvia e nel 1988 a questo scopo la società viene divisa in sezioni, e cambia denominazione in Nikon Corporation. Negli anni 1995-2010, Nikon è il primo produttore al mondo di macchinari per la microlitografia. I suoi clienti si chiamano Intel, Samsung, Sony Corporation, TSMC, Texas Instruments, Hitachi, Matsushita, Toshiba, Omnivision, Fujitsu ... Ad esse fornisce macchinari grandi quanto una cabina di trasformazione dell'alta tensione, i cui componenti viaggiano per nave e che richiedono squadre di tecnici per l'installazione, la messa in opera e l'addestramento del personale. Del costo unitario di 1000/2000/3000 Nikon Z9 ... Nel 2004 c'è il vero punto di inversione, il grosso del fatturato Nikon viene dalla produzione industriale, il settore fotografico viene visto come cedente. Si pensa di smettere di produrre fotocamere. E' solo il successo - sperato ma inaspettato nelle dimensioni - della Nikon D70 (non della più famosa D1 !) che fa cambiare strategia. Viene cavalcata l'onda del boom del digitale, spingendo al produzione sul segmento consumer. Coolpix e reflex digitali entry-level, spesso prodotto da terzi che di Nikon hanno solo il marchietto. Dura poco, nel 2012-2013 la bolla si sgonfia, il fatturato precipita. A complicare le cose ci sono lo tsunami indotto dall'incidente nucleare di Fukushima e l'alluvione in Tailandia dove Nikon ha delocalizzato parte della produzione consumer. Tutto il resto è storia più recente e ne riparleremo in fondo all'articolo. *** cronologia essenziale 1917 : viene fondata la società che poi diventerà Nikon, denominata Nippon Kōgaku Tōkyō KK come produttore unico di munizionamento militare ottico del gruppo Mitsubishi. 1919-1921 : vengono acquisite competenze ottiche tramite tecnici Zeiss residenti in Giappone 1923 : terremoto devastante che ferma per un lustro lo sviluppo anni '20 : viene ricostruita l'attività industriale, si arriva alla capacità di fusione del vetro ottico ai livelli necessari per la produzione di strumenti di misura di dimension mondiali 1933 : il primo obiettivo Nikkor per fotocamere di grande formato destinate ad aerei militari da ricognizione 1938 : collaborazione con Hansa Canon per la produzione di obiettivi formato 35mm per fotocamere telemetro civili 1940 : la costruzione dei più grandi sistemi ottici per le più grandi navi da battaglia della storia 1946 : ricostruzione della società come industria civile, per la produzione di strumenti ottici per uso personale (binocoli, microscopi, telescopi) 1948 : viene sviluppata la Nikon One, la prima telemetro di piccolo formato Nikon 1948-1957 : le ottiche Nikkor ottengono riconoscimento internazionale, vengono sviluppate le telemetro serie S 1959 : lancio della Nikon F, fotocamera reflex formato 35mm e le sue ottiche anni '60/'70 : ripresa della produzione di fornitura industriale per il gruppo Mitsubishi (campo civile e militare) anni '80-'90 : boom della fotografia personale, discesa verso segmenti più consumer anni '80 : avvio della produzione di macchine per la stampa microlitografica di circuiti integrati. Nikon diventa rapidamente il primo produttore al mondo del settore 1999 : lancio della prima reflex digitale professionale al mondo (la Nikon D1) 2004 : lancio della consumer Nikon D70 che rappresenta la svolta per il numero di pezzi venduti (oltre un milione) 2006-2012 : bolla consumer con Coolpix e reflex Dx000 da pochi soldi prodotte spesso da sub-fornitori. 2011 : lancio della prima mirrorless Nikon. La V1 e le successive V2 e V3 portano per la prima volta la messa a fuoco a rilevazione di fase sul mercato 2015 : il congresso USA vieta per motivazioni geopolitiche l'esportazione di tecnologia per la produzione di macchinari a lunghezze ultracorte verso Nikon. Viene favorita invece la olandese ASML (Philips) che diventa il primo produttore al mondo mentre Nikon resta seconda ma viene marginalizzata. 2016-2019 : Nikon avvia una profonda ristrutturazione industriale che produce la contabilizzazione di perdite record dovute a svalutazione di impianti e a spese di riduzione del personale e trasferimento di linee produttive 2019-2021 : Nikon diversifica la produzione industriale espandendosi verso i più promettenti settori di componentistica specializzata, robotica, strumenti di misura, sistemi laser, stampa 3d di metalli, sistemi medicali per la cura rigenerativa, intelligenza artificiale. Sistemi di misura laser capaci di valutare micrometricamente la chiglia di una nave da 50 metri di distanza. A discapito dei settori tradizionali visti in consolidamento come la fotografia e la stampa di microchip. Viene approvato il piano Vision 2030 che prevede l'espansione dei settori in crescita e il mantenimento degli altri a condizione che producano il 10% di utile netto. La divisione "immagine" incorpora anche quella "ottica sportiva" e resta l'unica che si rivolge direttamente all'utente finale. 2022 : il fatturato Nikon è per il 25-28% prodotto dalla fotografia, per la restante parte da produzione per l'industria. L'utile è ripartito 20% e 80%. 2018-2XXX : Nikon riversa le sue competenze fotografiche dalle reflex alle mirrorless serie Z, proponendosi di ricostruire un corredo simile a quello del massimo splendore reflex con il nuovo attacco. Ma servendo sostanzialmente solo il segmento alto del mercato. In sostanza meno pezzi, prezzi più alti, margini minimi incomprimibili. Attualmente Nikon è guidata da ingegneri senior che hanno fatto carriera nei settori industriali di Nikon. Il personale della divisione fotografica è di livello junior ed ingresso nel gruppo più recente. Produce da se solo l'indispensabile, acquista il resto all'esterno. Il vetro ottico speciale arriva da Hoya e da Schott. Quello ultraspeciale viene prodotto in casa. I microchip e i sensori li acquista dalle società che acquistano i propri macchinari. Negli anni passati ha tentato di acquistare Schott ma il governo tedesco si è opposto. Oggi sta costruendo una nuova sede futuristica e riallestendo la vecchia fabbrica di ottiche Nikon Tochigi per delocalizzare da Cina e Tailandia le produzioni importanti, in caso di rischio e blocco politico o bellico (investimenti per 250 milioni di euro). A livello finanziario e contabile Nikon è gestita da funzionari senior di Mitsubishi Bank. L'azionariato è polverizzato come consuetudine giapponese ma saldamento controllato da banche, assicurazioni e fiduciarie del gruppo Mitsubishi. Si è pensato brevemente a livello politico di fondere Nikon con Fujifilm Holding ma la famiglia che controlla Mitsubishi si è opposta. E' stata dotata la società di capitale aggiuntivo per potersi difendere in caso si scalate ostili, con l'emissione di prestiti obbligazionari acquistati da società Mitsubishi. Oggi ha completato un programma di acquisto di azioni proprie per ridurre il flottante di borsa. Non è esclusa una futura uscita dalle contrattazioni borsistiche pubbliche. Nikon è una società relativamente piccola con circa 5 miliardi di euro di fatturato (per capirci, meno della metà di Luxottica) ma strategica. Lo scorso mese di febbraio, il Dipartimento di Stato USA ha invitato i suoi omologhi giapponese e olandese a Washington nell'ambito di un trilaterale, mentre il Presidente Biden intratteneva da par suo ... i primi ministri giapponesi e olandesi. E' stato chiesto alle due delegazioni di invitare Nikon e ASML a non cedere tecnologia vitale alla Cina. Il 23 marzo 2023, il ministero dell'industria Giapponese ha imposto a Nikon il divieto di esportare macchinari e dispositivi strategici a società cinesi o di diretta emanazione cinese. Sono passati 100 anni, il governo giapponese è tornato aggressivo. Mitsubishi ha ripreso a costruire portaerei (la nuova ammiraglia ha avuto la certificazione per il lancio degli F35B lo scorso settembre). Mitsubishi ha siglato l'intesa con Leonardo e Bae System per la produzione del caccia di 6a generazione Tempest destinato a sostituire in Italia e Gran Bretagna il vetusto EF2000 Typhoon e in Giappone gli ancora più vetusti Mitsubishi F1, F2 e gli F-15J Eagle costruiti su licenza da Mitsubishi. Insomma, c'è da fare e la capogruppo vuole che Nikon si dedichi interamente alle sue necessità. E Nikon resta una società strategica inserita in un sistema strategico internazionale. La sua vocazione è nella produzione industriale, non al dettaglio. La fotografia ? Uno svago di prestigio perché Nikon è ancora oggi nell'immaginario collettivo sinonimo di immagine di qualità. Ma solo a livello altissimo, come era nel 1959, quindi appena sotto Leica ed Hasselblad in termini di fascia di prezzo. Per intenderci meglio, nel 1962, Nikon produceva solo la F, per il suo modello "economico" Nikkormat ancora ce ne voleva. Una Nikon costava circa 220 dollari. Nel 1960 un operaio italiano aveva un salario di 47.000 lire e una Fiat 500 base costava 490.000 lire. Il dollaro stava a 620 lire. Calcolatrice alla mano, una Fiat 500 costava come 3 Nikon F. Oggi una Fiat 500 "base" costa 18.000 euro. Esattamente come 3 Nikon Z9. Le cose sono ritornate come erano all'origine della parabola. Se dovessimo immaginare il futuro di Nikon sarà più con questa immagine : che con questa : per tranquillizzare di chi immagina Nikon fallita o ridotta a produrre compattine e mirrorless da 500 euro o peggio, radiosveglie e tostapane.
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