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  1. Non siamo soliti dedicare degli editoriali ai prodotti di altri marchi. Forse è capitato solo una volta in passato, con una Canon (se non ricordiamo male, la EOS R5). Se lo facciamo è perché riteniamo che la notizia valga un approfondimento dettagliato, perché il fatto probabilmente influenzerà il mercato complessivo e quindi, anche Nikon. Nei fatti, il nome del prodotto e l'assonanza con la Nikon Z9 lo dimostrano, è già successo con il lancio della α9 originale, oramai nel 2017. Quella macchina ha introdotto sul mercato il primo sensore stacked commerciale, aprendo le porte della fotografia silenziosa con otturatore elettronico in tutti campi in cui è vantaggiosa. Non ci possiamo nascondere che tutto lo sviluppo del sensore di Z8 e Z9 e delle ultime macchine Nikon ne sia stato influenzato. Saremmo disonesti. Con il modello III, Sony vuole ripetere l'operazione, introducendo per la prima volta un sensore dual-stacked di tipo global shutter. In un inciso ricorderemo le differenze tra sensori in modo da permettere a tutti di comprendere di che cosa stiamo parlando ma prima vorremmo delineare meglio le caratteristiche del nuovo prodotto. Che resta la macchina Sony dedicata specificatamente a sport e fotografia d'azione, non necessariamente l'ammiraglia, designata come α1 e dotata di altre caratteristiche (superiore risoluzione, sensibilità base più bassa, video 8k). il corpo macchina resta sostanzialmente simile. le schede di memoria sono una coppia di CFexpress di tipo A (quelle di formato più piccolo rispetto al modello di tipo B adottato dagli altri produttori, Nikon in testa) il display posteriore è di tipo completamente articolato il mirino è quello di fascia più alta adottato da Sony, il modello da 9.4 megadot, tarato a 120 Hz. Ma naturalmente gli elementi importanti della fotocamera sono quelli posti all'interno. il nuovo sensore stacked di tipo global shutter, la scheda madre con due processori separati. Il sensore mantiene una risoluzione appena superiore ai 24 megapixel (non sappiamo se l'effettiva risoluzione sarò di 6000x4000 pixel o qualcosa di più). E' costruito con tecnologia stacked, ovvero ha due strati, uno che contieni i fotodiodi incaricati di catturare la luce, uno con le memorie dedicate ad accogliere le informazioni del sensore. E' tarato con sensibilità base di 250 ISO mentre ha il punto di inversione dual base ISO a 2000. In questo non ci sarebbero particolari differenze con il nostro di Z9/Z8, salva la diversa risoluzione. Le nostre macchine sono tarate a 64 ISO di base mentre il dual gain interviene 3 stop sopra a 500 ISO (come esattamente tre stop separano 250 da 2000 ISO). Ma mentre il sensore della Z9 ha una capacità di lettura (velocità di readout) nell'intorno di 1/270'' (la precedente α9/α9 II si situa intorno ad 1/160''), la lettura del sensore della nuova Sony è "praticamente" istantanea. Questo apre le porte a due sostanziali novità. L'eliminazione pratica, sostanziale, della necessità di sincronizzazione flash ad una data velocità di scatto, l'eliminazione pratica, sostanziale, di blackout a mirino e di fenomeni di rolling shutter sia in foto che in video, in ogni circostanza. Con il non trascurabile corollario di rendere la macchina indenne anche dai fenomeni di banding indotti da fonti di illuminazione oscillanti a frequenze particolari (led e luci miste). Il marketing ha poi voluto strafare, dotando la macchina di una velocità di scatto fino ad 1/80.000'' e 120 scatti al secondo. Ma Sony ci ha abituati a dover leggere bene le note a pié di pagina che spesso sono ancora più lunghe delle specifiche effettive. In raffica il tempo di scatto minimo pratico è di 1/16000'' (la Z9 ha un minimo di 1/32000'') e la raffica a 120 fps è limitata a 1.6 secondi, compreso il secondo di eventuale prescatto. In quanto il sistema non ha la velocità necessaria per andare oltre i 6 GB/s necessari (le foto vengono immagazzinate nel buffer, che ipotizziamo sia di circa 8 GB e poi versate nelle memorie). La macchina, come vedete, ha il tradizionale corpo compatto di Sony. Ma ipotizziamo che le necessità energetiche del complesso siano tali da rendere razionale l'acquisto del battery-grip che utilizza due batterie in serie come se fosse una sola con un piccolo vantaggio di autonomia rispetto a α9 e α1 che usano le stesse batterie. Il prezzo annunciato è di $ 5.999 cui aggiungere i $ 399 del battery pack (con IVA oltre € 7.300 a cui aggiungere la seconda o più batterie di riserva). Consegna da primavera 2024 Quindi in tempo per le Olimpiadi di Parigi. Al nuovo corpo, nel lancio, è stato associato un interessante nuovo obiettivo GM da 300mm f/2.8 che ha nel peso ridotto (meno di un chilo e mezzo) e nella compattezza le sue armi principali. Proposto al medesimo prezzo di $ 5.999 e consegna sempre da primavera 2024. Durante il lungo ed articolato evento di lancio, sono stati annunciati nuovi firmware che aggiungeranno funzionalità attese per α1 e α7s III. Mentre ci sono rumors che parlano di una nuova α attesa per gennaio 2024 (che possa essere la α7 V o la α7r VI non è dato saperlo per il momento). *** La notizia è notevole, inutile nasconderlo. La nuova fotocamera si pone come riferimento per i fotografi di sport e di azione (wildlife di movimento). E siamo sicuri avrà un seguito negli altri marchi. Di fatto Sony dimostra di essere riuscita ad ingegnerizzare su larga scala un sensore full-frame global-shutter in formato 36x24mm, su un prodotto commerciale. Perchè intendiamoci, questo tipo di sensore non è una novità. Solo che fino ad ora era limitato per costi e difficoltà di smaltimento del calore, a compiti di natura industriale (in impianti collegati alla rete elettrica fissa e dotati di alette di raffreddamento o ventole). Ed a formati ridotti. L'unico 36x24mm offerto sul mercato veniva circa $6.000 al pezzo per un ordine di 1000 pezzi. Ma Sony ha certamente dovuto cedere a più di un compromesso che scopriremo nella pratica solo quando la macchina sarà sul mercato e che già leggiamo dalle specifiche. L'aver limitato a 24 megapixel la risoluzione (mantenendo di fatto la radice precedente con i suoi 759 punti di messa a fuoco) che per se non è un male (anzi, in molti campi, un vantaggio), è il primo indice, quando Sony stessa veleggia a ben altre risoluzioni anche con il modello concorrente α1. L'altro è la base ISO di 250 che probabilmente determinerà una dinamica del sensore un pò particolare alle basse sensibilità. Ma anche questo non sarà un problema nel particolare campo di applicazione di questa fotocamera. Che certo non è indirizzata a tutti ma ad uno specifico sottoinsieme di fotografi. Per questo, di qui a dire, come già vediamo nelle decine di video Youtube di anteprime "informate" che stiamo vedendo sul web (con tanto di espressioni sbigottite ed esclamazioni da fine del mondo, necessarie ad imbrigliare gli algoritmi di ripartizione degli utili derivanti dalla pubblicità in base ai click) che è cambiato il mondo e che è stata inventata l'acqua calda, "il funerale dell'otturatore" etc., ce ne vuole. Canon e Nikon usciranno dal mercato a causa della α9 III ? Lo escludiamo. Non sono uscite con il lancio della α9 cui hanno risposto solo 5 anni dopo, figuriamoci adesso che sono ben attrezzate per difendersi. Canon EOS R3 e Nikon Z9 hanno un'ampia base di installato, funzionano bene ed hanno adesso un corredo di ottiche invidiabile. Non ci aspettiamo trasmigrazioni di massa, salvo da parte dei soliti fotoamatori straricchi in possesso di tre corredi (per non saper né leggere né scrivere, meglio abbondare). Canon e Nikon imiteranno Sony con il global-shutter ? Da un paio di anni si dice che Canon stia lavorando alla vera ammiraglia EOS R, la R1 che si dice potrebbe avere un global shutter ma costare un botto di dollari. La vedremo probabilmente nei prossimi mesi. Il lancio celebrativo della Sony la anticipa probabilmente di qualche mese, anche se la effettiva disponibilità del prodotto si avrà in primavera. Nikon per il momento ha altre priorità (Z6 III e Z50 II/Z70 sono ben più strategiche di una Z9 II). La Z9 è ancora in fase di maturazione e vedremo un bel firmware 5.0 nel prossimo anno. Mentre la Z8 ha più spazio di mercato della Z9 e della Sony α9 III per un semplice motivo di costo al dettaglio. In futuro si vedrà. A noi sembra che Nikon stia cercando di avere un'offerta a prezzi sostenibili. Se il global-shutter sarà, nei prossimi anni, disponibile a prezzi concorrenziali rispetto ad un più economico rolling-shutter sempre stacked, potrebbe spostare la produzione di Z9 e Z8 su quel versante. Oppure aggiungere una nuova ammiraglia di bandiera e chiamarla magari Z1. Ma è anche possibile che lo sviluppo dei sensori stacked si diffonda a prezzi ancora più concorrenziali su più modelli (la Z6 III con uno stacked non ci sorprenderebbe così tanto a questo punto. Ma non abbiamo alcuna conferma la riguardo). E potrebbe anche raggiungere velocità operative tali da rendere non pratica la soluzione global-shutter, permettendo di scegliere di volta in volta la tecnologia più appropriata in base al progetto e al modello da sviluppare. Di certo, con i due processori dedicati e una potenza che viene indicata come 8 volte superiore a quella della Sony α9 II, la III spinge su questo versante. E non ci sorprende, vista la necessità di calcolo necessaria per elaborare tutta quella massa di dati e intanto non perdere di vista il soggetto. Anzi, seguirlo come non mai. slide promozionale Sony che identifica i due processori dedicati, di cui si occupa di tecniche AI asservite alla messa a fuoco automatica Per questo riteniamo che Nikon debba più che altro aumentare la potenza disponibile nei suoi Expeed nei prossimi modelli. Scegliendo con giudizio, pensando alle tasche dei suoi clienti, le soluzioni da mettere in campo. Quindi in conclusione : grazie Sony per mantenere vivo il mercato e fare da apripista. Noi attendiamo pazienti le scelte di Nikon. Siamo sicuri che gli ingegneri di tutti i marchi (che hanno studiato nelle stesse università con gli stessi professori) si parlino molto più amabilmente delle tifoserie di Milan e PSG. *** Sensore global-shutter e sensore rolling-shutter. In funzionamento silenzioso (e quindi in otturatore assente o simulato in elettronico), i sensori moderni di tipo CMOS simulano il funzionamento degli otturatori meccanici. In pratica al di sopra di una certa velocità di scatto, creano un meccanismo di lettura delle informazioni localizzate, a strisce per righe, con un movimento invisibile che crea un effetto simile a quello delle due tendine meccaniche di un tradizionale otturatore a tendine. Quello delle vecchie reflex, per intenderci. Nella Z9/Z8, la lettura avviene per strisce di 12 pixel. I dati vengono letti ed immagazzinati. A lettura completata, le informazioni vengono prelevate dal processore per le ulteriori elaborazioni. Questa operazione avviene fino a 120 volte al secondo, la raffica più veloce che può eseguire la Z9 (con risoluzione ridotta) o fino a 30 volte al secondo a risoluzione piena. Ne abbiamo parlato in questo articolo in attesa dell'uscita della Z9 (qui) animazione che idealizza il funzionamento delle due tendine (siano essere meccaniche o simulate elettronicamente) E dove sta il problema di questa pratica ? Sta nel fatto che pur veloce ai nostri occhi, 1/250'' è anche il ritardo che ci può essere nella ripresa di un soggetto in movimento, tra la lettura della prima strisciolina e l'ultima. Per ogni fotogramma scattato. Un soggetto in rapido movimento o che ha parti in rapido movimento (classico la pala dell'elica di un velivolo o le ali di un uccello che si invola oppure le ruote di un'auto), verrà quindi ripreso con un grado di deformazioni (artefatti) proporzionale al movimento relativo delle sue parti, rispetto al movimento relativo di lettura del sensore. Ma perchè la lettura del sensore non avviene in una unica passata ? Perché ogni dispositivo elettronico ha quella che si definisce banda passante, ovvero una quantità pratica e definita (o finita) di dati che possono essere trasmessi per unità di tempo. Questo per limitare l'emissione di radiazioni, quindi di calore e di rumore indotto. Più è elevata la banda passante, maggiore è la frequenza a cui può funzionare il dispositivo (ci perdoneranno i tecnici del settore per queste semplificazioni utili per farci comprendere da una platea non necessariamente specializzata). Un sensore ad elevata velocità di readout può funzionare praticamente senza richiedere questo escamotage. Ma costa molto produrlo ed induce altri problemi da gestire. animazione che esemplifica la differenza di funzionamento tra rolling shutter e global shutter : per righe a scansione progressiva, rolling, istantanea, global Nella lettura a global shutter, tutti i dati vengono letti istantaneamente e depositati nella memoria sottostante da cui il processore li può prelevare. La quantità di dati trasferita è tale che l'operazione non può essere indolore in termini di impatto termico e di consumo energetico. E' quanto vedevamo a suo tempo con i sensori di tipo CCD. Il sensore della Nikon D1 era di fatto letto a global shutter solo che il fotografo non se ne accorgeva. Salvo per il fatto che il flash poteva venir sincronizzato ad 1/500'' e il tempo minimo era già di 1/16000''. Come vedete sono tutte grandezze che si ripetono. Ma lo sviluppo va avanti e quanto era non praticabile industrialmente qualche anno fa, può diventare improvvisamente economicamente sostenibile se questo da un vantaggio competitivo sui concorrenti. Ma in fondo non è scienza aerospaziale, è tutta tecnologia disponibile sul mercato. E se l'ha ottenuta Sony, con i suoi tempi e se necessario, potrà averla anche Nikon.
  2. Abbiamo affrontato in più puntate la storia di Nikon ... in passato. Ma pensiamo che un ripasso rapido, con una focalizzazione specifica sulla vocazione tradizionale e la mission societaria che si mantiene costante anche nel 21° secolo, sia utile per i più giovani e per chi si è avvicinato da poco al marchio. *** Nikon è stata fondata nel 1917 e all'epoca non si chiamava nemmeno Nikon ma Nippon Kogaku. Ha compiuto i suoi primi 100 anni nel 2017 e la sua storia è stata coerente con le motivazioni fondanti, tranne un breve periodo di "follia" a cavallo della bolla digitale intorno al 2000. Ma per capire meglio si deve fare un passo indietro, fino all'apertura del Giappone post-feudale ai mercati occidentali e la nascita della sua industria moderna. Fino al 1848 in Giappone ufficialmente gli stranieri occidentali non potevano entrare. Fu solo dopo l'azione di forza di quattro unità navali dell'US Navy comandate dal Commodoro Perry nel 1854 che gli approdi giapponesi furono aperti. Mitsubishi nasce in quel periodo (siamo intorno al 1870) e rapidamente diventa una delle conglomerate più importanti del "nuovo" corso del Giappone. Dai trasporti terrestri e navali si espande alle costruzioni, all'industria del vetro, ai mezzi di trasporti e alle navi. Fonda una delle banche più importanti, società assicurative e fiduciarie. Macchinari agricoli, produzione di energia. E naturalmente forniture per l'Esercito Imperiale. A cavallo del nuovo secolo il Giappone si presenta come potenza imperialista globale venendo allo scontro con la Russia e si impadronisce di insediamenti in Cina a seguito della rivolta dei Boxer. Ma per ogni fornitura specializzata, l'industria giapponese deve dipendere da Gran Bretagna e Germania : la celebre ammiraglia Mikasa, nave da battaglia che guidò la flotta giapponese alla battaglia di Tsushima nel 1905 contro i russi, fu costruita nei cantieri Vickers dalle parti di Blackpool nel 1898. Così nel 1914, quando i cugini anglo-tedeschi vennero alle mani, entrambi posero un embargo nei confronti del Giappone ed ogni fornitura militare sospesa. Navi intere, già pagate, restarono ferme in Inghilterra o vennero sequestrate; non parliamo di strumenti ottici tedeschi, con la Germania impegnata su tutti i fronti e per di più strangolata dal blocco navale inglese. Per ovviare a questo problema e proseguire la proiezione di potenza nei decenni successivi, venne presa la decisione di acquisire direttamente conoscenze e tecnologie capaci di produrre in Giappone tutto il necessario. Mancando ogni competenza in campo ottico di precisione, Mitsubishi - allora come oggi - principale fornitore di Marina, Aviazione ed Esercito giapponesi, costituì con un capitale iniziale di 2 miliardi di Yen la Nippon Kokaku che all'avvio usò i suoi mezzi per incorporare tre piccole società ottiche pre-esistenti. Sin da quel giorno, Nippon Kogaku fu inserita nel keiretsu di Mitsubishi, nella seconda fascia; le società del keiretsu si riuniscono dal 1921, ogni ultimo venerdì del mese per parlare di affari importanti. E Nippon Kogaku/Nikon non è mai mancata. Negli anni 1919-1921, vennero invitati in Giappone un gruppo di tecnici ed ingegneri ottici tedeschi di Zeiss, che in patria a guerra finita facevano la fame. Questi trasferirono ai loro colleghi nipponici capacità di calcolo ottico, di molatura di precisione del vetro e di tecniche moderne di fusione del vetro ottico. Nel 1923, appena prima del grande terremoto che devastò il Giappone per la cui ricostruzione ci vollero tutti i restanti anni '20, Nippon Kokagu stabilì la propria fonderia nello stabilimento di Ohi, (storico insediamento Nikon dal 1918) con piccole capacità. Dopo il dissesto economico e la ricapitalizzazione successiva al terremoto, le capacità produttive vennero incrementate a seguito degli ordini ricevuti dalla Marina Imperiale. Da una fusione quanto un bicchiere si riuscì ad arrivare a masse di centinaia se non di migliaia di chilogrammi per carico. Seguendo le commesse governative di Mitsubishi, Nippon Kogaku produsse periscopi, binocoli, cannocchiali e telemetri. Per la classe Yamato (in particolare per la Musashi, costruita interamente da Mitsibishi) Nippon Kogaku produsse i più grandi telemetri della storia (cose da 15 metri di campata e portate di decine di chilometri). Quindi fornitore militare quasi esclusivamente, con ufficiali della marina direttamente nel suo organico. Solo negli anni '30 venne avviata una produzione parallela di apparecchi ottici civili, come microscopi, telescopi, binocoli. Il primo obiettivo Nikkor, fu prodotto dal 1933, e cominciarono in quegli anni a comparire marchi come Nikko e Nikkon. Nomi di fantasia creati ad arte come crasi di parole giapponesi ed europee per facilitare la pronuncia dai non giapponesi. Ma sempre in campo militare, in particolare per le fotocamere di grande formato installate sugli aerei da rinognizione. Negli anni 1936-1938, per un caso particolare, una nuova società denominata Kwanon, poi Hansa Canon, chiese a Nikon di progettare una serie di obiettivi in "formato 35mm" per una nuova fotocamera telemetro stile Leica/Contax, con innesto a vite. Per Canon, Nippon Kogaku progettò e produsse i suoi primi obiettivi per impiego "intrattenimento" e non militare, fino a tutto il 1946. Durante la guerra con gli Alleati, Nippon Kogaku raggiunse la massima espansione con circa 25.000 addetti. A guerra finita, sia Mitsubishi che Nippon Kogaku subirono processi per crimini di guerra a causa dell'impiego di manodopera in stato di schiavitù (nella Manciuria occupata). Comunque, nel dopoguerra Nippon Kogaku si riprese grazie alla produzione di binocoli e si reinventò come società di produzione civile. I binocoli vendevano bene e i soldati americani della forza di occupazione li compravano per portarli in patria. Con questo piccolo successo si pensò di finanziare la progettazione di una linea di fotocamere ed obiettivi in formato piccolo. Nasce da qui la produzione fotografica di Nippon Kogazu, con la Model One del 1948 e i suoi obiettivi ad innesto che si riveleranno più incisi dei Leica e dei Contax per alcuni reporter di americani durante la guerra di Korea. Nel 1953 terminò l'occupazione militare e si avviò la ricostruzione industriale giapponese. Dagli anni '60 il boom economico trainò l'industria elettronica - le famose radioline a transistor - e con il benessere Mitsubishi riprese del tutto il suo ruolo di grande fornitore sia militare che civile. Mitsubishi produsse tutti i carri armati per l'esercito, gli aeroplani (su licenza USA e poi su progetto locale) per l'aviazione, i sottomarini e i cacciatorpediniere per la marina. Ma radar ed impianti elettronici avevano sostituito i telemetri e i cannocchiali, almeno nelle operazioni principali. Il periscopio durò ancora qualche decennio ma oramai è un retaggio del passato. La valenza industriale di Nippon Kogaku si rimise quindi a servizio del gruppo di appartenenza, raggiungendo l'eccellenza in un settore nuovo e particolare, quello della microlitografia, ovvero la tecnologia di produzione dei macchinari necessari per stampare i circuiti integrati dei microprocessori. Processo che è analogo a quello di stampa degli schermi a cristalli liquidi. La diversificazione si avvia e nel 1988 a questo scopo la società viene divisa in sezioni, e cambia denominazione in Nikon Corporation. Negli anni 1995-2010, Nikon è il primo produttore al mondo di macchinari per la microlitografia. I suoi clienti si chiamano Intel, Samsung, Sony Corporation, TSMC, Texas Instruments, Hitachi, Matsushita, Toshiba, Omnivision, Fujitsu ... Ad esse fornisce macchinari grandi quanto una cabina di trasformazione dell'alta tensione, i cui componenti viaggiano per nave e che richiedono squadre di tecnici per l'installazione, la messa in opera e l'addestramento del personale. Del costo unitario di 1000/2000/3000 Nikon Z9 ... Nel 2004 c'è il vero punto di inversione, il grosso del fatturato Nikon viene dalla produzione industriale, il settore fotografico viene visto come cedente. Si pensa di smettere di produrre fotocamere. E' solo il successo - sperato ma inaspettato nelle dimensioni - della Nikon D70 (non della più famosa D1 !) che fa cambiare strategia. Viene cavalcata l'onda del boom del digitale, spingendo al produzione sul segmento consumer. Coolpix e reflex digitali entry-level, spesso prodotto da terzi che di Nikon hanno solo il marchietto. Dura poco, nel 2012-2013 la bolla si sgonfia, il fatturato precipita. A complicare le cose ci sono lo tsunami indotto dall'incidente nucleare di Fukushima e l'alluvione in Tailandia dove Nikon ha delocalizzato parte della produzione consumer. Tutto il resto è storia più recente e ne riparleremo in fondo all'articolo. *** cronologia essenziale 1917 : viene fondata la società che poi diventerà Nikon, denominata Nippon Kōgaku Tōkyō KK come produttore unico di munizionamento militare ottico del gruppo Mitsubishi. 1919-1921 : vengono acquisite competenze ottiche tramite tecnici Zeiss residenti in Giappone 1923 : terremoto devastante che ferma per un lustro lo sviluppo anni '20 : viene ricostruita l'attività industriale, si arriva alla capacità di fusione del vetro ottico ai livelli necessari per la produzione di strumenti di misura di dimension mondiali 1933 : il primo obiettivo Nikkor per fotocamere di grande formato destinate ad aerei militari da ricognizione 1938 : collaborazione con Hansa Canon per la produzione di obiettivi formato 35mm per fotocamere telemetro civili 1940 : la costruzione dei più grandi sistemi ottici per le più grandi navi da battaglia della storia 1946 : ricostruzione della società come industria civile, per la produzione di strumenti ottici per uso personale (binocoli, microscopi, telescopi) 1948 : viene sviluppata la Nikon One, la prima telemetro di piccolo formato Nikon 1948-1957 : le ottiche Nikkor ottengono riconoscimento internazionale, vengono sviluppate le telemetro serie S 1959 : lancio della Nikon F, fotocamera reflex formato 35mm e le sue ottiche anni '60/'70 : ripresa della produzione di fornitura industriale per il gruppo Mitsubishi (campo civile e militare) anni '80-'90 : boom della fotografia personale, discesa verso segmenti più consumer anni '80 : avvio della produzione di macchine per la stampa microlitografica di circuiti integrati. Nikon diventa rapidamente il primo produttore al mondo del settore 1999 : lancio della prima reflex digitale professionale al mondo (la Nikon D1) 2004 : lancio della consumer Nikon D70 che rappresenta la svolta per il numero di pezzi venduti (oltre un milione) 2006-2012 : bolla consumer con Coolpix e reflex Dx000 da pochi soldi prodotte spesso da sub-fornitori. 2011 : lancio della prima mirrorless Nikon. La V1 e le successive V2 e V3 portano per la prima volta la messa a fuoco a rilevazione di fase sul mercato 2015 : il congresso USA vieta per motivazioni geopolitiche l'esportazione di tecnologia per la produzione di macchinari a lunghezze ultracorte verso Nikon. Viene favorita invece la olandese ASML (Philips) che diventa il primo produttore al mondo mentre Nikon resta seconda ma viene marginalizzata. 2016-2019 : Nikon avvia una profonda ristrutturazione industriale che produce la contabilizzazione di perdite record dovute a svalutazione di impianti e a spese di riduzione del personale e trasferimento di linee produttive 2019-2021 : Nikon diversifica la produzione industriale espandendosi verso i più promettenti settori di componentistica specializzata, robotica, strumenti di misura, sistemi laser, stampa 3d di metalli, sistemi medicali per la cura rigenerativa, intelligenza artificiale. Sistemi di misura laser capaci di valutare micrometricamente la chiglia di una nave da 50 metri di distanza. A discapito dei settori tradizionali visti in consolidamento come la fotografia e la stampa di microchip. Viene approvato il piano Vision 2030 che prevede l'espansione dei settori in crescita e il mantenimento degli altri a condizione che producano il 10% di utile netto. La divisione "immagine" incorpora anche quella "ottica sportiva" e resta l'unica che si rivolge direttamente all'utente finale. 2022 : il fatturato Nikon è per il 25-28% prodotto dalla fotografia, per la restante parte da produzione per l'industria. L'utile è ripartito 20% e 80%. 2018-2XXX : Nikon riversa le sue competenze fotografiche dalle reflex alle mirrorless serie Z, proponendosi di ricostruire un corredo simile a quello del massimo splendore reflex con il nuovo attacco. Ma servendo sostanzialmente solo il segmento alto del mercato. In sostanza meno pezzi, prezzi più alti, margini minimi incomprimibili. Attualmente Nikon è guidata da ingegneri senior che hanno fatto carriera nei settori industriali di Nikon. Il personale della divisione fotografica è di livello junior ed ingresso nel gruppo più recente. Produce da se solo l'indispensabile, acquista il resto all'esterno. Il vetro ottico speciale arriva da Hoya e da Schott. Quello ultraspeciale viene prodotto in casa. I microchip e i sensori li acquista dalle società che acquistano i propri macchinari. Negli anni passati ha tentato di acquistare Schott ma il governo tedesco si è opposto. Oggi sta costruendo una nuova sede futuristica e riallestendo la vecchia fabbrica di ottiche Nikon Tochigi per delocalizzare da Cina e Tailandia le produzioni importanti, in caso di rischio e blocco politico o bellico (investimenti per 250 milioni di euro). A livello finanziario e contabile Nikon è gestita da funzionari senior di Mitsubishi Bank. L'azionariato è polverizzato come consuetudine giapponese ma saldamento controllato da banche, assicurazioni e fiduciarie del gruppo Mitsubishi. Si è pensato brevemente a livello politico di fondere Nikon con Fujifilm Holding ma la famiglia che controlla Mitsubishi si è opposta. E' stata dotata la società di capitale aggiuntivo per potersi difendere in caso si scalate ostili, con l'emissione di prestiti obbligazionari acquistati da società Mitsubishi. Oggi ha completato un programma di acquisto di azioni proprie per ridurre il flottante di borsa. Non è esclusa una futura uscita dalle contrattazioni borsistiche pubbliche. Nikon è una società relativamente piccola con circa 5 miliardi di euro di fatturato (per capirci, meno della metà di Luxottica) ma strategica. Lo scorso mese di febbraio, il Dipartimento di Stato USA ha invitato i suoi omologhi giapponese e olandese a Washington nell'ambito di un trilaterale, mentre il Presidente Biden intratteneva da par suo ... i primi ministri giapponesi e olandesi. E' stato chiesto alle due delegazioni di invitare Nikon e ASML a non cedere tecnologia vitale alla Cina. Il 23 marzo 2023, il ministero dell'industria Giapponese ha imposto a Nikon il divieto di esportare macchinari e dispositivi strategici a società cinesi o di diretta emanazione cinese. Sono passati 100 anni, il governo giapponese è tornato aggressivo. Mitsubishi ha ripreso a costruire portaerei (la nuova ammiraglia ha avuto la certificazione per il lancio degli F35B lo scorso settembre). Mitsubishi ha siglato l'intesa con Leonardo e Bae System per la produzione del caccia di 6a generazione Tempest destinato a sostituire in Italia e Gran Bretagna il vetusto EF2000 Typhoon e in Giappone gli ancora più vetusti Mitsubishi F1, F2 e gli F-15J Eagle costruiti su licenza da Mitsubishi. Insomma, c'è da fare e la capogruppo vuole che Nikon si dedichi interamente alle sue necessità. E Nikon resta una società strategica inserita in un sistema strategico internazionale. La sua vocazione è nella produzione industriale, non al dettaglio. La fotografia ? Uno svago di prestigio perché Nikon è ancora oggi nell'immaginario collettivo sinonimo di immagine di qualità. Ma solo a livello altissimo, come era nel 1959, quindi appena sotto Leica ed Hasselblad in termini di fascia di prezzo. Per intenderci meglio, nel 1962, Nikon produceva solo la F, per il suo modello "economico" Nikkormat ancora ce ne voleva. Una Nikon costava circa 220 dollari. Nel 1960 un operaio italiano aveva un salario di 47.000 lire e una Fiat 500 base costava 490.000 lire. Il dollaro stava a 620 lire. Calcolatrice alla mano, una Fiat 500 costava come 3 Nikon F. Oggi una Fiat 500 "base" costa 18.000 euro. Esattamente come 3 Nikon Z9. Le cose sono ritornate come erano all'origine della parabola. Se dovessimo immaginare il futuro di Nikon sarà più con questa immagine : che con questa : per tranquillizzare di chi immagina Nikon fallita o ridotta a produrre compattine e mirrorless da 500 euro o peggio, radiosveglie e tostapane.
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