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  1. E' il primo fisso per Nikon Z che provo ed è e la lunghezza focale che per me è stata per quasi un decennio l'unica o quasi all'inizio della mia carriera di fotografo. Una scelta obbligata per Nikon ma anche per me per saggiare veramente le potenzialità del sistema. Il mio giudizio estremamente sintetico è che ci siamo, l'obiettivo è quello giusto per accompagnare la mia Nikon Z7, e che se questo è solo l'inizio, il futuro dei Nikkor Z sarà proprio luminoso ! "Guarda adesso il mio cappello. Sì, mio core, or è più bello: Sembra fatto inver per te." risponde Figaro alla Susanna che gli mostra trionfante il suo "nuovo cappellino vezzoso" (Mozart, Le nozze di Figaro, Atto I,Scena Ia) E sembra inver fatto per la mia Nikon Z7 questo nuovo Nikon 50mm f/1.8 S : con il paraluce a petali e il tappo anteriore e a confronto con il Nikon 50mm f/1.8G per reflex, attuale 50mm entry level Nikon con attacco F il confronto tra i due dà immediatamente la chiave per leggere il futuro prossimo delle ottiche Nikon. Cambia tutto, dal design, molto più minimal, senza iscrizioni dorate, sostituite da sobrie scritte bianche più grandi, in stile Zeiss. Cambiano le proporzioni, a partire dall'attacco enormemente più grande di quello, a destra, del Nikon G. La ghiera di messa a fuoco, in metallo, ben zigrinata, lunga ... quasi quanto tutto il 50mm G. E' in metallo anche il primo fusto dell'obiettivo, mentre è in policarbonato la parte anteriore, quella che termina con la filettatura per i filtri e con la baionetta per il paraluce in dotazione. L'unico comando presente è il selettore Autofocus, Manual Focus. Come per tutti gli obiettivi Z, il passaggio al Manual Focus inserisce la scala delle distanze analogica nel mirino. Ho scritto della lunghezza dell'obiettivo nuovo rispetto alla versione G. Non è fine a se stessa, la spiegazione è nello schema molto diverso tra i due obiettivi, così come il numero delle lenti complessive. lo schema ottico su 12 lenti del nuovo Nikon 50mm f/1.8 S (sono presenti due lenti ED e due lenti asferiche) lo schema ottico su 7 lenti del Nikon 50mm f/1.8 G (è presente una sola lente asferica) Ho usato questo obiettivo per un paio di settimane, prevalentemente in luce disponibile e praticamente sempre a tutta apertura. Ma voglio iniziare con due foto in studio, ad f/8, con il flash (un Godox AD600 Pro pilotato in TTL con softbox e nido d'ape) il risultato è di grande delicatezza. Non è un macro, intendendo in questo caso positivamente la precisazione. La nitidezza è di livello a tutto campo. Qui ho messo a fuoco con il pinpoint in AF-S sulla testa della vite esagonale in acciaio inox a sinistra sul pilastro. Siamo a tutta apertura e possiamo vedere la nitidezza sul taglio verticale appena davanti e dietro la vite, la transizione degli sfuocati, la resa delle ombre e dei punti di luce. Cielo coperto, luce disponibile. f/1.8, ISO Auto, tempo corrispondente contando sulla stabilizzazione offerta dal sensore della Nikon Z7 dettaglio 1:1 della testa di Blackey che mi guarda sconsolato. Da anni si vede oggetto di foto di test di tutti i generi, pubblicati subito in barba alla sua sacrosanta privacy ! la foto complessiva. Sempre f/1.8, sempre in luce disponibile. Nitidezza in sviluppo come proposto da Nikon a Lightroom per l'occasione c'è in giro anche il suo amico-nemico Johnny Storm, qui in dettaglio 1:1 e poi a tutto frame nella foto d'insieme si intravede l'effetto della vignettatura su una foto reale. Si corregge facilmente on-camera o in sviluppo ma a me non dispiace in un 50mm. Certo non andrò a cercare la nitidezza massima negli angoli estremi ad f/1.8. Qui il mio soggetto è dove piace a me, e gli occhietti furbi di Johnny coprono meno di 1/100 della superficie dell'immagine, eppure si vedono benissimissimo ! una veduta del ponte sul Naviglio Pavese a Porta Ticinese a Milano. Sempre f/1.8, sviluppo su Standard, senza particolari effetti. Anche qui nitidezza esemplare, a tratti addirittura ... spaziale. picture control su Matita, appena aperte le ombre in sviluppo per rendere leggibili i dettagli il pavimento del lungo Naviglio qui stavo puntando la ragazza ricciolina dall'altra parte del Naviglio, davanti passava Silvio Renesto Jana in via Tortona. Luce pomeridiana di novembre. Sempre f/1.8. Sfuocato morbido ed avvolgente, picture control su Ritratto, chiaro ma senza eccessi, come si conviene ad un obiettivo più adatto al ritratto stretto. qui sempre Jana dentro ad un ristorante ed io fuori attraverso il vetro. Luce mista, luci di tutti i generi all'interno e prevalenza di pareti dipinte di ocra. stesso caso ma in bianco e nero per annullare l'effetto delle dominanti, comunque ben corrette nel colore (wb automatico) qui ci sono luci di disturbo ovunque. Per mettere a fuoco in questa circostanza ho risolto con la zona dinamica in AF-S qui siamo all'esterno del ristorante, lei è seduta in ombra e comunque la luce è tenue e bassa (pomeriggio di novembre) idem, ma più da vicino e con l'effetto del lampadario interno che intanto si è acceso Belka distesa con la luce che entra dalla finestra. Mattino di novembre con il cielo coperto. Sempre ad f/1.8. tutto lasciato al naturale in sviluppo. Sempre Belka in versione più aggressiva, controluce davanti alla finestra. Bianco e nero nativo on-camera, sviluppato poi in Lightroom con il profilo corrispondente della fotocamera. Il bello della Z7, qui ben coadiuvata dal Nikkor Z 50/1.8S è che ho letto la luce perfettamente a mirino mentre scattavo, ottenendo esattamente l'effetto di esposizione che cercavo. Io scatto sempre in Manuale, in questo caso variando la sensibilità necessaria ad avere l'esposizione che volevo anzichè diaframma o tempo, Con lente addizionale Marumi DHG330 da 62mm (+3 diottrie) Contando sul passo filtri da 62mm, ho provato anche con la mia lente addizionale "piccola" (l'altra è a passo 77mm) per potermi avvicinare di più ai soggetti qui c'è il piccolo beniamino di casa, Toby, in braccio alla nonna messa fuoco sull'occhio per quanto reso possibile dals uo "moto browniano" la cinghietta del centenario Nikon. Qualcuno potrà mai dire che non sono nikonista ? Nikonista per me è un modo di essere, non è una cosa cui penso, mi viene naturale Le mie prove sul campo sono sempre di natura fotografica, non amo particolarmente fare o proporre scatti di laboratorio, credo che non portino a molto perchè poi le foto del mondo reale possono differire grandemente da quanto vediamo su una mira ottica. Per esempio, come avrete notato, la nitidezza già a tutta apertura di questo obiettivo è grandiosa, ciò si può spiegare anche con la ridotta aberrazione cromatica longitudinale (LoCa) e con lo schema complesso. Ma nella realtà non si nota alcuna aberrazione nelle foto, anche in situazioni complesse. E la vignettattura, presente fin a diaframmi medi, nelle foto di strada non si vede per nulla (tanto che io qualche volta la aggiungo artisticamente). Cionondimento : Aberrazione Cromatica Longitudinale (LoCa) Direi molto ben contenuta e sul piano di quella del Nikon Z 24-70/4 (altro campione di nitidezza), non da obiettivo apocromatico ma non è un oggetto che viene venduto come "senza compromessi". Il marchio Superior mi pare ben meritato rispetto ad altre realizzazioni Nikon anche correnti. vignettatura esasperata in sviluppo (aumento del contrasto con i cursori di bianco e nero). Ad f/1.8 abbastanza marcata ma la maschera è circolare. Si riduce ad f/2.8, tende a diventare trascurabile (ma ancora presente ed evidente, almeno fotografando pareti bianche o cieli tersi) ai diaframmi f/4 ed f/5.6 Oltre f/8 io non andrei per evitare la diffrazione (è una raccomandazione personale per tutti gli utenti della Nikon Z7). ma come sappiamo in automatico questo effetto viene corretto sia oncamera che in sviluppo del NEF. Conclusioni Insomma, non mi dilungherei troppo oltre. L'obiettivo mi è piaciuto. In particolare per la costruzione e per come stia naturalmente in mano. La sua nitidezza induce ad usarlo sempre tutto aperto. Ha uno sfuocato molto piacevole anche, forse non sarà il più cremoso del mondo ma somiglia più a quello di un 85/1.4 che del "normale" 50/1.8 cui siamo abituati da sempre (quello a 7 lamelle di diaframma, per intenderci !). L'autofocus è veloce e silenzioso. Il prezzo proposto al pubblico (699 euro tutto compreso) potrà sembrare elevato ma io credo sia in linea con le prestazioni dell'obiettivo, considerando che stiamo comunque entrando in un'era in cui tutto sarà high-end (dobbiamo confessarlo : siamo una specie protetta e in via di estinzione. I più fotografano con lo smartphone e i residui fotografi disposti a dotarsi di buon materiale fotografico, sempre di meno. I produttori non hanno tante alternative rispetto ad un generalizzato ed inesorabile aumento dei prezzi per compensare la riduzione del numero di pezzi venduti). Sulle dimensioni in raffronto al piccolo 50/1.8G, ho già detto. Chi fosse scettico provi a maneggiare i due contemporaneamente e poi mi dirà cosa ne pensa. Sinceramente ho sempre considerato il pur onesto Nikon 50/1.8G un obiettivo da montare per fare le foto di rito dei corpi macchina Nikon ma raramente mi viene voglia di utilizzarlo. Sta la in un angolo e basta. Invece questo 50/1.8 S sarà mio appena disponibile presso il mio abituale fornitore di materiale fotografico (è in distribuzione in questi giorni) E tra i miei obiettivi più usati per i prossimi mesi. La mia Nikon Z7 è sempre pronta all'uso sul tavolo (mentre le reflex stanno nell'armadietto), con il 50/1.8 S farà coppia quasi sempre fissa. Mentre è Jana che ci saluta, sembra che Nikon con questo 50/1.8S ci voglia avvisare che se già troviamo queste prestazioni elevate, ma non ancora superlative, possiamo già cominciare a sognare cosa ci potrà riservare il futuro 50/1.2 S progettato senza compromessi sulla base dell'esperienza dell'esoterico Nikkor Z Noct 58/0.95, obiettivo che resterà fuori dalla portata per molti, specie per chi come me preferisce avere un autofocus eccellente al focheggiare a mano. Sinceramente io non vedo l'ora che ci sia una serie di fissi di altissimo lignaggio, possibilmente f/1.2, per Nikon Z. Ma intanto che aspetto pazientemente - adesso che grazie al nuovo attacco Nikon Z so che è finalmente possibile - non mi sentirò certo insoddisfatto da questo 50/1.8S che già oggi rappresenta più di quello che il miglior 50/1.4 Nikon ci abbia mai offerto (ed io li ho avuti tutti, 58/1.4G compreso) ... insomma, finalmente ci siamo !
  2. Ho acquistato di tasca mia questa brillante prima mirrorless full-frame Nikon, convinto delle sue caratteristiche. Quanto segue sono le mie opinioni maturate in circa 25.000 scatti di vario genere fatti nell'ultimo mese e mezzo e nonostante ciò, non credo ancora di aver completamente approfondito tutte le potenzialità di questa fotocamera che credo resterà a lungo nel mio arsenale. Capirete quanto poco io possa rispettare chi invece, dopo due ore di prova veloce di una macchina avuta in prestito, senza un background Nikonista, con la fretta di pubblicare l'articolo per poi dedicarsi ad un altro prodotto, esprime giudizi affrettati su fotocamere come se fossero aspirapolveri senza filo. *** questo articolo conta oltre 4000 parole, 25.000 caratteri, circa 18-20 minuti di tempo di lettura "veloce", circa 30 di lettura normale *** Tutto questo senza acredine, perchè per molti versi un mio giudizio approssimativo l'ho espresso già il 28 agosto alla prima presentazione ufficiale alla stampa in Italia. Ma ho messo le mani avanti dicendo che erano impressioni a caldo, di un uso in condizioni molto distanti dalle mie normali abitudini. Adesso che ho avuto il tempo di usare la macchina nelle mie condizioni abituali, con i miei obiettivi e i primi Nikkor Z disponibili credo di poter aggiungere qualche cosa d'altro. Senza per questo mettere la parola fine sull'argomento. Sia perchè continuerò ad usare (spesso) questa macchina sia perchè, con le mirrorless, i produttori hanno l'opportunità di intervenire anche a fondo nel tempo con modifiche a livello di firmware che possono far rivedere completamente certi giudizi. Complessivamente posso confermare che si tratta di una fotocamera molto ben costruita, ingegnerizzata come solo le migliori Nikon possono essere. Mi perdoneranno quelli che stravedono per le loro D600 o D750 ma la Nikon Z7 (e sua sorella Z6 che è del tutto identica, salvo il sensore) appartiene ad una categoria superiore, di diritto a quelle che sono le migliori produzioni Nikon. Non a caso per produrla, Nikon ha convertito la linea principale della fabbrica di Sendai, fermando la fabbricazione dell'ammiraglia Nikon D5. Eccola qua, in tutto il suo splendore, con il suo 24-70/4 S e la nuova basetta in legno hand-made in Oklahoma. Fa la sua bella figura ! I punti di forza "La costruzione delle Nikon Z è esemplare, quanto di meglio la tradizione Nikon è in grado di esprimere con questi requisiti di progetto" Il corpo è solido, le "gomme" di grande qualità, i tasti ben dimensionati e solidi, le ghiere perfettamente funzionali. Il mirino è di primordine e (quasi) in grado di far dimenticare che sia in realtà un monitor oculare, tanto è chiaro, preciso, ben definito e .... realistico. L'impugnatura è da Nikon. Il nikonista esperto se la trova perfettamente in mano subito, fin dall'accensione (che è quasi immediata, come una reflex), e non ha bisogno di tanta scuola guida per servirsene fin dal primo minuto. Dentro ha uno dei sensori ad alta risoluzione migliori del mercato sui cui è stata ricavata una matrice di messa a fuoco a rilevazione di fase che copre quasi tutto il frame. Il display posteriore è eccellente. Le logiche di funzionamento sono mutuate dalla originaria serie Nikon 1 (di cui idealmente le Nikon Z sono la continuazione) e dalle reflex Nikon. L'ibridazione perfetta o quasi. Il bocchettone é veramente gigantesco, come già si può intuire dai nuovi tappi. C'è solo qualche dubbio a vedere direttamente il sensore li, così esposto tutto il tempo, così vicino all'ingresso di aria e ... sporcizia, non protetto nemmeno dall'otturatore come invece avviene nelle nostre reflex. Immaginando che il suo acquirente tipo sia già un nikonista in possesso di reflex e di ottiche da reflex, la Nikon Z7 arriva con un adattatore da Nikon F a Nikon Z che rappresenta lo stato dell'arte per gli adattatori. Il suo funzionamento è semplicemente ineccepibile tanto che io stento a scorgere differenze di funzionalità tra le ottiche native Nikon Z e le migliori realizzazioni per Nikon F di ultima generazione (sia Nikon che Sigma). Salvo il rumore, ovviamente. La differenza nel video tra il rumore della messa a fuoco degli obiettivi con motore ad ultrasuoni e i nuovi motori elettrici lineari degli obiettivi Nikon Z è di tutta evidenza. made in Japan ! "Con l'adattatore Nikon FTZ, il fotografo Nikon è in grado di utilizzare quasi ogni obiettivo Nikon prodotto dal 1959 ad oggi. Si materializza realmente la promessa solo in parte mantenuta con la Nikon Df di poter usare tutti i Nikkor su una macchina digitale moderna" Anche gli obiettivi più vecchi torneranno a nuova vita con la Nikon Z7 e il Nikon FTZ, potendo sfruttare le potenzialità del mirino elettronico che aggiunge funzioni impossibili per le reflex digitali in materia di aiuti per la messa a fuoco e di capacità di previsualizzazione della bontà dell'esposizione. A questo si aggiunge la funzionalità ulteriore offerta dallo stabilizzatore integrato nel sensore - una prima assoluta per Nikon - che veramente espande le capacità fotografiche di ogni obiettivo Nikon non dotato di stabilizzatore. Una opportunità inaspettata prima della presentazione delle Nikon Z. Usare un Nikkor-H 85mm f/1.8 del 1964 marchiato Nikkon Kogaku è ancora più affascinante se possiamo contare di poterlo usare anche a tempi ben inferiori alla classica regola dell'inverso della focale. Che almeno per i soggetti fermi, cessa di essere un limite, potendo scendere anche di 3-4 stop nella pratica rispetto al valore di sicurezza (ma ognuno in questo avrà il suo personale limite tra mano ferma e aspettative di foto ... ben definita). "Lo stabilizzatore di immagine integrato con il sensore offre funzionalità inaspettate per gli obiettivi non stabilizzati di ogni epoca, mentre collabora con quelli che dispongono di stabilizzatore interno" Due parole infine sul sensore. E' gemello di quello della Nikon D850 ed offre prestazioni sostanzialmente sovrapponibili con quelle. Alta dinamica alla sensibilità di ISO 64 che mantiene qualità elevate su fin verso i 3200 ISO, potendo però spingersi senza troppi patemi anche due stop sopra. Risoluzione sufficiente a fare quasi ogni cosa. Capirete che la combinazione di sensore ad alte prestazioni, stabilizzatore integrato ed obiettivi luminosi apre le porte a fotografie in condizioni mai viste prima in casa Nikon. "Il sensore della Nikon Z7 è analogo - se non identico - a quello della Nikon D850. Offre qualità elevate specialmente alle sensibilità più basse ma ampia flessibilità di impiego in tutte le condizioni" Naturalmente chi sceglie questa macchina farà si da poter permettere a questo sensore di dare il meglio di se. Obiettivi di fascia alta e attenzione al micromosso, senza esagerare con le sensibilità più alte, consentiranno effettivamente di trarre il massimo dalle proprie fotografie. Un consiglio : selezionate la prima tendina elettronica dal menù, per evitare che il pur silenzioso otturatore induca vibrazioni indesiderate quando state facendo delle "riproduzioni". Perchè il corpo è leggero ed è difficile da tenere fermissimo in mano, una vibrazione interna può essere amplificata nell'immagine se non si lavora con cautela. Ma sono cose che chi conosce la D850 già sa. "Una rosa, pur con un altro nome ..." Nikon 24-70/24S a 70mm. Grazie alla distanza di messa a fuoco di circa 30 cm, ha quasi potenzialità macro. "L'autofocus copre quasi per intero l'inquadratura. E' facile comporre la propria immagine, mettendo a fuoco in modo intuitivo esattamente dove vogliamo" Meraviglie della messa a fuoco direttamente sul sensore principale (e non con un sensore separato/dedicato come sulle reflex). Questo consente di poter comporre a proprio piacimento disponendo di 493 punti complessivi (rispetto ai classici 51 o 153 delle reflex Nikon di fascia media e alta in commercio). Ma questo non è l'unico vantaggio, con l'autofocus a rilevazione di fase sul sensore, anche in modalità video la macchina segue facilmente soggetti in movimento. Un punto debolissimo delle reflex Nikon. Come vantaggio secondario - ma tutt'altro che trascurabile - non è più di norma necessaria la taratura fine della messa a fuoco degli obiettivi, perchè eventuali problemi del singolo obiettivo, vengono livellati direttamente in sede di messa a fuoco. La combinazione di tutte queste caratteristiche portano ad una macchina che, pur essendo una novità per Nikon, concentra in se praticamente (quasi) tutti i vantaggi delle mirrorless più mature sul mercato, integrandole con quelle peculiarità tipiche che rendono familiare l'esperienza d'uso al nikonista. Nikon 70-200/2.8E FL su Nikon FTZ. Esposizione manuale per cogliere ogni sfumatura della luce al tramonto, potendo previsualizzarne l'effetto in tempo reale a mirino ancora prima di scattare. "Quindi abbiamo la macchina perfetta ?" per carità, non esiste la macchina perfetta, esistono quelle che assecondano le proprie necessità. Ma questa Nikon Z7 può essere per molti fotografi una scelta complessivamente soddisfacente per la gran parte dei compiti fotografici. Fattore di forma, ingombro, peso, una certa invisibilità che la fanno passare più inosservata di certe reflex con i loro zoomoni, silenziosità, flessibilità e ottima qualità d'immagine insieme a funzioni sofisticate sono le sue qualità migliori. Cui aggiungere in questa fase di lancio, la possibilità di utilizzare obiettivi e accessori già in catalogo per le reflex Nikon e magari già nelle nostre borse. Io l'ho usata con il Nikkor 50/1.8G, con il 105/1.4E, con il 70-200/2.8E FL e con i due teleobiettivi PF con estrema soddisfazione. "L'isteria del web" Nel provare la macchina in anteprima, alcuni commentatori - certamente non noi ! - presenti sul web e su Youtube in particolare, hanno posto l'accento su presunti limiti strutturali di queste Nikon Z, scatenando polemiche solo in parte giustificate. Nella mia pratica non ho riscontrato problemi reali nell'utilizzo concreto, quello del comune fotografo. Concordo con chi invece lamenta un autofocus su soggetti in movimento e in luci sfidanti largamente migliorabile. - la durata della batteria. Il dato di autonomia CIPA indicato da Nikon nella documentazione della Z7 ha scatenato le polemiche del web. 300 scatti a carica con una EN-EL15 sono effettivamente pochi, più o meno quelli di una compattina da pochi euro. O meglio, lo sarebbero se fossero reali in una situazione d'uso comune, per come useremo noi tutti i giorni la Z7 come una qualsiasi altra fotocamera. Allora ci accorgeremo che utilizzando tutte le sue funzioni, potremo fare più di 700 scatti a carica, ma più facilmente potremo arrivare verso i 1500 scatti. E utilizzando prevalentemente la raffica, questi scatti saliranno tranquillamente a 4-5 ... mila. Certo fare time-lapse o altre riprese molto impegnative sul piano energetico porteranno a limitazioni molto importanti. Ma da cui non sono esenti né le reflex né le altre mirrorless presenti sul mercato. Quindi la batteria ? Non è un problema, va bene così. Diciamo che nella prossima generazione ci aspetteremo comunque un upgrade, visto che oramai è comune vedere smartphone o persino torce elettriche sfoggiare batterie con capacità doppie o triple. Ma già oggi sino ad ora ho sempre portato una batteria di scorta (una comune EN-EL15a, quella della D850) che non ho mai dovuto usare nemmeno una volta. - la scheda di memoria singola E' vero, ci siamo abituati male. Dalla Nikon D3 in avanti quasi tutte le Nikon di fascia alta hanno avuto un vano con due schede di memoria utilizzabili indifferentemente come backup o come eccedenza (in caso la prima si riempia) o per memorizzare file diversi tra le differenti schede. Il backup in continuo è molto utile quando si scatta in situazioni "importanti" (specie in campo professionale). Ma la scelta di Nikon è stata fatta per motivi di compattezza. Una volta scelto - giustamente - di non impiegare le memorie SD per andare verso le prossime CFexpress, compatibili con le attuali XQD in dotazione alla Z7, mettere due schede avrebbe comportato una macchina più spessa e ingombrante. E' una scelta che non condivido ma che mi lascia tranquillo, non avendo io mai avuto problemi di affidabilità con le tante XQD che utilizzo oramai da anni. Peraltro la Nikon D850 - macchina certamente professionale - utilizza si due supporti, ma sono sbilanciati (uno XQD e uno SD) e l'uso di quello meno performante porta ad un calo evidente di prestazione. Tanto che per me la D850 è di fatto una fotocamera a scheda singola. Mentre ci sta che la D5, macchina senza compromessi, ne abbia due, uguali, chiuse dentro un vano con apertura a consenso la scheda XQD da 64GB Sony data in omaggio da Nital con l'acquisto della Z7 (fino al 31/12/2018) - il banding Tutti i commentatori indicano il banding sulla Z7 come un dato di fatto assodato e un difetto della matrice di punti AF sul sensore. Intendendo per banding la comparsa di linee orizzontali colorate nelle zone scure delle immagini. Nella pratica io non ho riscontrato nei miei scatti alcuna ... anche minima sensazione di questo problema. Anche andandolo a cercare sottoesponendo di brutto e poi sovra-sviluppando selvaggiamente immagini praticamente nere ! Sarà un problema ? Vedete un pò voi. Per me è un capitolo chiuso. una top model internazionale, messa a fuoco con riconoscimento del volto, Nikon 70-200/2.8E FL ad f/6.3 I limiti Ma la macchina ha comunque dei limiti, per quelle che sono le mie aspettative da una macchina di questo livello. Disponibile ad accettare dei compromessi nel modello 1 del nuovo corso Nikon Z, ma una Nikon di fascia alta deve rappresentare il top, come lo sono le reflex top di gamma Nikon. - l'autofocus L'autofocus su soggetti statici in condizioni di luce anche sfidante (cioè quasi al buio) va più che bene. E' preciso e veloce, con tutti gli obiettivi che ho usato. Non è però velocissimo ad agganciare il soggetto all'inizio e qualche volta, anche se abbiamo impostato "la priorità al fuoco", la macchina si inganna e consente di scattare anche se la messa a fuoco è precaria. L'unica è fare più scatti e poi scegliere quello migliore (una pratica comune, almeno per me, anche con le reflex). - l'autofocus in continuo dove sono convinto che la Nikon Z7 sia più deficitaria è nella messa a fuoco in continuo di soggetti in movimento. Qui la precarietà dell'aggancio del soggetto mette in discussione anche l'intera sequenza. C'è anche una differenza di prestazione quando di riprendono soggetti relativamente lontani - anche veloci - e soggetti relativamente vicini, anche lenti. La situazione è peggiorata dalla lentezza nell'adeguarsi agli spostamenti, specie per velocità relative elevate, ancora di più in condizioni di controluce o di presenza di luci abbaglianti nell'inquadratura. Situazioni in cui la Z7 va spesso in completa confusione. Ho anche l'impressione che non ci sia una vera modalità di priorità del soggetto più vicino (lock-on o meno) e che spesso la macchina finisca "per muri" (cioé scelga la via facile di centrare una cosa posta dietro al soggetto, che presenta maggiore contrasto del soggetto inquadrato). Le varie modalità di ripresa (le aree di messa a fuoco) sono poche e ben distinte. Mi manca però una replica effettiva di quella a 9 punti che utilizzo praticamente sempre con D5 e D850 e, alle volte, quella con i gruppi a rombo, efficace nello sport. In generale l'esperienza nel fotografare l'azione, a raffica, soggetti veloci in movimento non è soddisfacente e porta a risultati al di sotto di quelli alla normale portata di una reflex anche di fascia media (in formato DX). Intendiamoci, il fotografo esperto riesce a fare quello che vuole comunque, ma finisce subito con il domandarsi perchè non continuare ad usare con più soddisfazione D5/D500/D850 per certe cose. Anche perchè, la raffica massima teorica può arrivare a 9 scatti al secondo. Ma in quelle condizioni è come montare un toro imbizzarrito perchè la visione nel mirino va a scatti e si perde continuità nel seguire il soggetto inquadrato che intanto a causa del lag che si forma, scivola via dall'inquadratura (parlo, ovviamente, di soggetti che riempiano il fotogramma !). Ad onor del vero devo sottolineare che certo la Nikon Z7 non viene proposta come macchina per lo sport o per l'azione. Però a me piace conoscere bene i limiti del materiale che utilizzo per scegliere di volta in volta quello più adatto. Da tempo ho accettato il fatto che nella fotografia di oggi, raramente una sola fotocamera può essere specializzata in tutto. La stessa D5 cederà il passo alla Z7 in tante delle sue peculiarità. - il riconoscimento facciale funziona molto bene, è intuitivo e bello da usare in quanto libera dalla necessità di seguire nell'inquadratura a tutto frame la posizione del volto della persona inquadrata. Anche in questo caso però, c'è un pò di lentezza nell'aggancio effettivo del soggetto all'inizio e qualche volta abbiamo dei fuori fuoco perchè intanto il soggetto si muove ma la macchina crede di aver il fuoco e scatta (oppure non scatta e ti lascia nell'incertezza di cosa fare mentre il soggetto è in posa). Nell'algoritmo di gestione c'è sicuramente il riconoscimento dell'occhio ma nella pratica questa non sembra una essere una priorità dei progettisti. A volte ci azzecca, a volte va sull'occhio più lontano. Altre volte semplicemente prende la faccia ma non l'occhio. Mentre a volte si ostina a non vedere proprio la faccia e punta a gomiti o polsi o altro e non c'è verso di far cambiare idea alla macchina se non cambiando modalità AF. Nel complesso, ci si può lavorare ma sono altrettanto convinto che Nikon possa perfezionare il sistema a livello software per migliorare la fiducia del fotografo con questo sistema (che può fare veramente la differenza rispetto ad una reflex) ma è necessario dichiarare che la macchina sta puntando alla pupilla più vicina e che è in grado di seguire quella, oltre alla faccia con tanto di animazione specifica (riquadro sul volto e quadratino sull'occhio) come oramai fanno anche tanti semplici smartphone da pochi soldi. Luce disponibile, auto-ISO, messa a fuoco ad area dinamica flash, riconoscimento del volto - piccolo é bello ma non sempre questo è solo un vantaggio Le specifiche di progetto erano quelle di creare una macchina più compatta delle reflex di fascia alta (siamo più o meno sulle dimensioni di una reflex anni '80) che potesse coesistere con le reflex, costituendone una alternativa più maneggevole e meno impegnativa per quando questo è un vantaggio. L'obiettivo è stato certamente centrato ma alle spese di alcune scelte che a mio parere - ma sono posizioni opinabili - ne condizioneranno l'uso. Perchè la Z7 starà bene con i tre obiettivi appena presentati, non compattissimi ma certo più piccoli e leggeri degli ultimi pachidermi per le reflex, ma in prospettiva con l'arrivo di zoom f/2.8 potremmo trovarci al paradosso di fotocamera compatta, obiettivo grosso. Cosa che già si verifica oggi adattando obiettivi di fascia professionale da reflex sulla Z7 via FTZ. Idealmente su macchine del genere ci starebbero bene dei pancake o dei fissi f/2.8 cose che non sono nella roadmap attuale (che pure è più che altro una manifestazione di intenti non vincolante e che si articolerà nel futuro). Certamente l'attacco ottiche con il diametro più largo che ci sia non si concilia la possibilità di fare ottiche molto compatte. Inoltre, pur ben costruita, questa macchina non è sempre agevole da usare a lungo con ottiche lunghe e pesanti a mano libera. La mano tende naturalmente a scivolare sulla bella impugnatura e si finisce per tenere il peso con il palmo pieno sullo spigolo inferiore destro. Per qualche minuto ci siamo, dopo una mezz'ora me ne accorgo, per un tempo superiore, la pratica somiglia a certe torture orientali ... Nikon 500/5.6E PF, raffica a 9 fps, scatto silenzioso. Quasi un filmanto in tutte le evoluzioni di questo simpatico cormorano fermo su un palo dell'imbarcadero - la disposizione dei comandi e la torretta superiore sinistra accettiamo la dimensione complessiva come un valore (e, lo ammetto, spessissimo lo è anche per me, quando voglio un utilizzo disinvolto di qualche cosa di compatto) ma così dobbiamo accettare anche una distribuzione dei comandi molto differente da quella a cui siamo abituati con le reflex. Certe funzioni passano necessariamente per i menù, altre cambiano di posto. I due tasti funzione sono già assegnati a comandi che nelle reflex hanno pulsanti dedicati. Per me la torretta PASM+Ux è un retaggio del passato, sostituita da tempo sulle reflex pro dal tasto MODE che lascia spazio ad altre funzioni importanti quali il WB, la modalità esposimetrica, la qualità d'immagine, tutte integrate nel menù rapido "i". Ma così si perde l'immediatezza di comando e controllo ad occhi chiusi, anche al buio, anche senza togliere l'occhio dal mirino che abbiamo acquisito in anni di uso delle reflex e che oramai rientrano nella nostra memoria "digitale". E poi, saranno utili le posizioni Utente ... ma della modalità AUTO (verde) in una macchina da 3500 euro vogliamo parlarne ? - il buffer sospendo il giudizio per il momento. Perchè è largamente sottodimensionato per un uso a raffica ma secondo me questa macchina non è pensata per l'uso in raffica. E Nikon mi assicura che con le CFexpress il tempo di svuotamento del buffer sarà tale che non si riempirà mai nella pratica - tempo di wakeup e anteprima immagine a mirino tipica di tutte le mirrorless o quasi la modalità di ibernazione in cui la fotocamera si ritira per limitare l'utilizzo energetico quando non la stiamo utilizzando ma prevediamo di scattare di li a poco. Il mirino si oscura e alla pressione di un tasto, impiega circa 1.5 secondi a ritornare operativa. Niente di male e ci si fa l'abitudine ma fa una brutta impressione portare all'occhio il mirino e vedere ... nero come se si fosse dimenticato il tappo sull'obiettivo. Più fastidioso - sebbene di impiego limitato - il fatto che l'anteprima dell'immagine appena scattata a mirino (utile quando, ad esempio, si scatta con il flash e la visione a mirino potrebbe differire totalmente dalla foto che andremo a scattare) impieghi un paio di secondi ad essere mandata in onda. E' inaccettabile e rende impossibile lavorare, tanto che ho disabilitato subito la funzione. effetto del rolling shutter in luce LED (le bande scure sul fondale in realtà grigio/bianco completamente uniforme) - il rolling shutter (modalità silenziosa) é un problema che accomuna praticamente tutte le mirrorless attuali ed è più evidente su quelle con sensore più grande, come le full-frame e le medio formato. In modalità silenziosa ad otturatore solo elettronico, il sensore non viene letto in un'unica passata ma a striscioline successive, dal basso verso l'alto. Il tempo di lettura di queste striscioline determina la possibilità di registrare differenze tra le stesse, in funzione del fatto che il soggetto intanto si stia muovendo o la luce oscilli ad una frequenza comparabile con il tempo di lettura. Ne risulterà una immagine più o meno deformata con effetti che dipendono dalla velocità di movimento del soggetto, più che dal tempo di scatto. Ciò limita la comodissima modalità di scatto silenzioso ai soli soggetti per lo più statici ed illuminati con luce stabile e continua. In questa modalità il flash è inutilizzabile. scatti con il 500/5.6E PF in otturatore meccanico. Con quello elettronico (o nel video) le pale dell'elica di questo idro sarebbero inevitabilmente deformate a forma di falce - il limitato corredo e la roadmap obiettivi é il limite di tutti i nuovi sistemi. Abbiamo il quadro complessivo che entro 3 anni ci sarà un notevole numero di obiettivi nativi. Ma in questo momento ci dobbiamo adattare ... ad adattare quelli delle reflex. Chi non possiede una reflex Nikon sarà meno incentivato a sperimentare la nostra mirrorless. Ne riparliamo da fine 2019 ? - il prezzo Ognuno valuterà di conseguenza. Su Nikonland siamo soliti trascurare questo aspetto perchè se una cosa serve e i soldi ci sono, non è il prezzo l'elemento discriminante. Ma certo qui, la presenza a listino - a prezzo oramai inferiore - della Nikon D850 può essere un freno all'acquisto (salvo che, come nel mio caso, la D850 non sia già stata ampiamente spesata nell'esercizio passato). Perchè la Nikon D850 è una delle reflex più mature e più performanti della storia ed offre veramente tanto per quello che costa. "Perchè l'ho acquistata ?" Chi mi ha seguito su queste pagine nella mia esperienza con la Nikon D850 sa che è stata la prima Nikon che ho largamente usato in modalità Live-View in studio, naturalmente su treppiedi. Liberandomi della necessità di inquadrare con i punti fissi di messa a fuoco ma spaziando su tutto il frame, delegando alla macchina il riconoscimento del volto a tutto campo, dimenticandomi della necessità stretta di tarare scrupolosamente l'autofocus di ogni obiettivo per ottenere le foto più nitide permesse dal suo sensore. Ma spesso il treppiedi è un limite e un fastitio. In più i vantaggi del mirino elettronico si fanno sentire in tanti altri casi e l'uso del display posteriore non è la stessa cosa. Di qui la rinuncia ad una seconda D850 in prospettiva di averne una versione "mirrorless", ovvero la Nikon Z7. La Nikon Z7 ha un sensore gemello che consente la stessa qualità di immagine e l'uso disinvolto congiunto sia in studio che altrove (cosa non sempre utile accoppiando D5 e D850 per la differente propensione dei due sensori molto distanti per prestazioni a bassi e ad alti ISO). La Z7 in dote mi ha portato anche tutte quelle meraviglie permesse dalle mirrorless ed impossibili per le reflex Nikon (tipo l'autofocus in continuo in live-view e in video, dove è particolarmente brillante).Con un corpo meno ingombrante e pensate. Un video facile da sfruttare anche per me che non sono esperto in questo campo. Ma soprattutto con la promessa - verificata con i primi obiettivi Z - di una nuova generazione di classe SUPERIORE di ottiche. Obiettivo centrato ? In larga parte si. Dove punto il dito su questa macchina è essenzialmente nella scarsa sicurezza che mi induce l'autofocus in continuo di soggetti "vivi" vicini a me. E' veramente antipatico andare a monitor, a casa, e scoprire che quella meravigliosa foto non è perfettamente a fuoco. Hai voglia avere 45 megapixel fantastici, se non c'è una perfetta messa a fuoco nel punto in cui voglio io, la foto è da buttare. Non è una macchina per la foto d'azione e questo non è un problema per me (non lo è nemmeno la D850 per i miei standard, lo sono D5 e D500 invece), quindi altri limiti sono più accettabili. Così come si può fare l'abitudine a tutto il resto. Si fa anche l'abitudine all'acutezza della visione a mirino elettronico che rende il ritorno al mirino ottico di una reflex un pò come un salto indietro nel tempo. In studio la Z7 è in grado di produrre immagini del tutto paragonabili a quelle ottenibili con la D850 Conclusioni Mai come in questo caso è difficile chiudere con delle formule sintetiche una prova così approfondita. Tanto che ho preferito spezzare le varie esperienze in più articoli che ho già in parte pubblicato in questa stessa sezione redazionale. L'ho portata in studio, per strada, in autodromo, alla pista di motocross, in città, in riva al lago e in giro per casa. Ottenendo ogni volta un pezzettino di conoscenza in più di un mondo nuovo. La Nikon Z7 è la prima macchina Nikon del nuovo corso. In questo è simile alla Nikon F, una macchina che ha rappresentato tanto nella storia di Nikon e di tanti fotografi ma che vista adesso sembra primordiale. Con la Z7 si possono fare quasi tutte le cose che vuole fare ogni fotografo di oggi. Per alcune risulta tutto semplice (anche più che farle con una reflex), per altre ci vuole più impegno. Per altre ancora, forse vi convincerete a rinunciare. Credo che sia una macchina "lenta" per costituzione, come lo era la D800. Con questo intendo che si presta alla fotografia riflessiva, con il fotografo che comunque deve sovrintendere bene a tutto quello che succede mentre sta fotografando, verificando subito il risultato. Dove con la D5 io vado ad occhi chiusi senza nemmeno guardare gli scatti, qui invece porto pazienza, attendo che quello che voglio fare sia possibile e poi scatto. Facilmente la foto verrà meglio di quanto mi attendo e con meno sforzo del previsto. Ma non magicamente per volontà della fotocamera stessa. Non c'è nulla di male in ciò, ma bisogna saperlo. Entrare in questo ordine di idee per molti fotografi è l'essenza stessa del fotografare ed è sempre stato un dato di fatto. Per altri più impazienti (come me) o abituati a ritmi accelerati potrebbe essere inaccettabile. Ricordatevi, non è una fotocamera pensata per l'azione. Però é una fotocamera che vi accompagnerà a lungo permettendovi di fare foto eccezionali, come e in qualche caso più di una D850. Solida e ben costruita, attende solo che Nikon le costruisca attorno un corredo equivalente a quello fatto negli anni '60-'70-'80 per le Nikon F. Come sarà questa Z7 in futuro in raffronto alle Z che seguiranno e se e come Nikon potrà raffinarne le prestazioni attuali attraverso eventuali interventi software potremo valutarlo solo in futuro. Intanto io e chi se l'è comperata, continueremo ad utilizzarla come ci piace tutti i giorni. Con le nostre reflex che sempre più spesso resteranno confinate nelle loro vetrinette ... in esterni, in ombra, davanti ad una vetrina di un ristorante, luce naturale (c) Mauro Maratta per Nikonland 2018 : riproduzione riservata.
  3. Se non avete inteso bene, ebbene lo ripeto subito, nella mia modesta opinione e pur al netto del fatto che ho avuto a disposizione questo nuovo - ed atteso ! - primo teleobiettivo Nikkor Z solo per pochi giorni, questo Nikkor 85mm f/1.8 S si candida già come miglior 85mm mai prodotto da Nikon per caratteristiche generali e tralasciando l'apertura massima "limitata" ad f/1.8 anzichè f/1.4. Non è un sostituto dell'onesto ma mediocre Nikkor 85/1.8G, né, a maggior ragione, del precedente modello non motorizzato. E' un obiettivo che sinceramente, può confrontarsi con i riferimenti attuali per attacco F di focale 85mm, cioé Zeiss Otus e Sigma Art. Destinato, per compattezza e "velocità" sia operative che d'impiego, a diventare semi-leggendario come il vecchi Nikkor-H da otto centimetri e mezzo, protagonista insieme a 50/2 e 105/2.5 del film Blowup ... Non è, lo dico subito, un oggetto di cui ci si può innamorare per l'aspetto o per le raffinatezze costruttive. Il suo bisnonno pre-AI è ancora oggi ben più affascinante nella sua tozza massa di alluminio, ottone e vecchio vetro fuso in Giappone. Questo è in larga parte in lega di magnesio e policarbonato, del tutto simile al gemellino 50/1.8 S che distacca per una manciata di millimetri in altezza e in diametro e pochi grammi di peso. E' costruito in Cina (non che questo costituisca reato ma certo non lo rende più pregiato ... !). Insomma è un pò dimesso. Un cilindro un pò anonimo. Ma perfettamente armonico con le mie Nikon Z Ma le sue peculiarità sono tutte dentro all'involucro : lo schema ottico è complesso e prevede due lenti ED ( e nessuna asferica) il diaframma è a nove lamelle è costruito con guarnizioni a tenuta ha integrato il dispositivo di multifocusing Nikon (ci sono due motori di messa a fuoco che lavorano in sincrono muovendo differenti gruppi ottici) per una messa a fuoco di precisione ad ogni distanza rimamendo comunque entro un peso accettabilissimo di 542 grammi tappi compresi (secondo la mia bilancia). sono caratteristiche che il Nikon 85/1.8G si sogna. E tutto sommato che staccano anche il Nikkor 85/1.4G, obiettivo che non ho mai amato particolarmente e che secondo me è invecchiato piuttosto male. Alla prova dei fatti l'aberrazione cromatica delle versioni più anziane è quasi completamente scomparsa ( mi ricordo il pur buon 85/1.4D che promuoveva muraglie verdi sui contorni degli oggetti filiformi anche con la vecchia Nikon D2H ...), la nitidezza miracolosa, la capacità di rendere quasi fossero tridimensionali le forme ... commovente, la tenuta al controluce e al flare a tutta prova. che aggiungere di più al conto ? Che mi sono divertito ad utilizzarlo con le mie Z (sia Z7 che Z6 a seconda di casi e circostanze) per oltre 5.000 scatti consecutivi, godendomelo come un matto, potendo sfruttare la messa a fuoco con riconoscimento di volto e occhio insieme all'efficace stabilizzatore a 5 assi integrato nelle nostre mirrorless (gli altri obiettivi su FTZ attivano solo i 3 assi di stabilizzazione). I risultati sono convincenti, concreti, professionali. Raddoppiando in me la convinzione, già forte dopo aver provato il Nikkor Z 24-70/2.8 S, che realmente i nuovi obiettivi per l'attacco Z rappresentano molto più degli attuali corpi, la vera promessa di salto generazionale del corredo Nikon. Quindi diventerà parte integrante del mio arsenale fotografico su Nikon Z appena mi sarà possibile acquistarne uno per me. *** Non accusatemi di eccessivo entusiasmo, mi conoscete da tanto di quel tempo che riuscirete a capire dal tono di come scrivo l'effettiva portata delle mie sensazioni in ogni mio articolo, contestualizzandolo e non prendendolo per assoluto. Che come al solito vi prego di prendere per quello che sono : opinioni personali, anzi, personalissime. Considerando che io prendo i risultati offerti dalle Z per come sono concepiti dai suoi progettisti, quindi nella loro sintesi di hardware+software. Non ho né l'interesse né la curiosità di andare a vedere come siano i file "grezzi" prodotti con questo obiettivo in ambienti di sviluppo diversi da quelli "pilotati" da Nikon. Nè di portare prove oggettive o semi-scientifiche di mire ottiche, muri di mattoni, angoli estremi di prospettive geometriche elaborati con macinapixel esoterici. Questo è un obiettivo da ritratto che va preso per ciò che è. La focale 85mm con una messa a fuoco da 82 cm è una precisa scelta progettuale pensata per rendere al meglio il mezzo busto della figura umana. Senza gli eccessi degli obiettivi più corti che possono riprendere da più vicino e senza le eccessive compressioni di quelli più lunghi con ingrandimenti superiori. Per le foto sono autorizzato ad esporne solo qualcuna e trattandosi di un esemplare di preserie non posso però condividere (né lo farei) gli originali. Sono però immagini quasi del tutto prive di post-produzione salvo le opportune regolazioni di sviluppo. Le foto che seguono sono state eseguite con Nikon Z7 e con una lente acromatica Marumi DHG 330 da tre diottrie per ridurre la distanza di messa a fuoco ed ingrandire il soggetto. Sono dei crop per valutare la capacità di resa del soggetto, a diaframma chiuso f/8, a mano libera e con luce naturale. non è un macro, evidentemente ma vi assicuro che ad occhio nudo quei fiori di zucchina e quelle foglie non riesco a percepire tutto quel dettaglio. Né quella tridimensionalità di resa che fanno apparire quasi ... inquietante il primo fiore ! questo fiore di ortensia è ripreso invece ad f/3.2 con uno sfuocato che si mantiene uniforme e continuo ma un dettaglio ancora ben leggibile sul primo piano a fuoco. Su Z6, ancora con lente addizionale, il dettaglio della bocca umana qui a tutta apertura e con la metà dei pixel (ma questo non è un crop : é l'immagine intera). Ed andando su quello che sarà il campo di utilizzo top di questo obiettivo, un ritratto ad f/1.8, ancora su Z6 con obiettivo ovviamente liscio soggetto giapponese per obiettivo giapponese ... In esterni, a tutta apertura e con il riconoscimento dell'occhio che risulta impeccabile anche in ombra e con gli occhiali : Nikon Z6, Nikkor 85mm f/1.8 S ad f/1.8 f/4 f/1.8 in interni, su Z6 in esterni, f/1.8 *** Due parole per finire sul prezzo a cui, dal 5 di settembre questo obiettivo sarà commercializzato (proposto al pubblico IVA compresa a 930 euro circa). Non paragoniamolo per favore a quanto si trova il vecchio Nikkor 85/1.8G. Quello è realmente un obiettivo di una categoria inferiore, con prestazioni nettamente inferiori, che non è stato pensato per valorizzare al meglio le nostre Nikon Z. Mettereste pneumatici vulcanizzati per risparmiare sulla vostra roboante Alfa Romeo Quadrifoglio ? No, quindi fatevi un favore, sulle Z impiegate obiettivi Nikkor Z ! Certo, 930 euro sono una cifra considerevole e solo in parte giustificata dal valore intrinseco dell'oggetto (non parlo delle prestazioni che al momento non hanno paragoni). Ma siamo entrati in una fase della nostra passione in cui i numeri in gioco sono quelli che sono. Noi siamo rimasti in pochi e sempre meno persone trovano motivo di acquistare questi "giocattoli". Le spese di ricerca e sviluppo in proporzione crescono per evere prestazioni così elevate, e devono essere ripartite su un numero di pezzi inferiori. Confidiamo sulle campagne di incentivazione all'acquisto promosse da Nikon ma mettiamoci l'anima in pace : la fotografia è tornata ad essere una passione d'elite per chi vuole concedersi il meglio delle novità offerte dal mercato. Questo è se vi pare. E qui si chiude questa anteprima. Torneremo su questo obiettivo dopo qualche mese di impiego serio ed impegnato sul campo per riportare esperienze ed impressioni di lungo termine, come costume di Nikonland. Grazie per l'attenzione e grazie a chi ha reso possibile questa anteprima di un oggetto che attendevamo realmente con grandissime aspettative, del tutto mantenute alla prova dei fatti. Testo e Immagini Copyright Nikonland 2019 - riproduzione riservata.
  4. Inizio questo articolo ringraziando Umberto (Bimatic tra i Nikonlander): questo test esiste grazie alla sua generosità nel prestarmi la lente. Non ci eravamo mai visti prima: un altruismo ed una fiducia nel prossimo che solo i migliori tra gli onesti hanno. Grazie Umberto! Di questo obiettivo, e dei test che sono stati scritti dalla sua uscita sul mercato, si è parlato e discusso tantissimo. I motivi sono diversi, i principali li sintetizzerei così: E' il primo zoom ultrawide su montatura Z e Nikon, nella insistente campagna pubblicitaria, ha più volte sottolineato che il bocchettone Z avrebbe abilitato prestazioni mai viste, soprattutto sui grandangolari Il prezzo non è propriamente economico Le recensioni che sono via via apparse sul web sono discordanti, come se, al minimo, ci fosse una certa difformità prestazionale tra diversi esemplari E’ il primo zoom 14-xx che accetta normali filtri a vite (seppure da 82mm, e quindi notevolmente costosi se di buona qualità) e conserva peso ed ingombro molto contenuti. Personalmente lo attendevo con trepidazione, perché desidero da tempo un sostituto al 16-35/4, che uso da anni invece del 14-24/2.8 proprio per le caratteristiche fisiche – peso, ingombro, resistenza ai riflessi e compatibilità con filtri a vite, ma senza esserne realmente contento da quando i sensori hanno superato i 12mpix. E per questo lo scorso anno gli ho affiancato un 24 1.8, da usare a diaframmi aperti. Questo il 14-30 in posizione "di lavoro". Relativamente alle caratteristiche fisiche, la prima cosa che si nota è che per fotografare occorre estendere il barilotto, impostazione in ambito Z introdotta sul mercato dal 24-70/4S. Dico subito che non mi piace per nulla: vedo questo allungamento come una intrinseca debolezza strutturale. Ma effettivamente, richiuso, è più piccolo del 16-35/4 ed è anche 200gr più leggero (540gr vs 740gr), oltre al fatto che il 16-35 dovrebbe poi montare l'FTZ, con ulteriore peso, ingombro e.... scocciatura. Ma la differenza tende a sfumare quanto più il fotografo di natura si muova con lo zaino pieno di materiale vario, ma che sicuramente farà la gioia di chi, fotografo da turismo, veda nelle Z la possibilità di alleggerire la borsa. Personalmente ho posizione neutra, giudico l’attrezzatura fotografica per le prestazioni e sicuramente non per un paio d’etti di differenza sulla bilancia, ma la direzione di Nikon verso leggerezza e compattezza viene comoda anche a me quando faccio i bagagli per volare. Ed il 14-30 si monta sulle Z senza adattatori, altro grande plus. Poiché il mio target d’uso di lenti come questa è prevalentemente il paesaggio, per provarlo l’ho portato sia al Parco del Ticino – sarebbe bello avere vicino casa Jokulsarlon ma io abito a Corbetta e non in Islanda – ed al Parco dell’Avic. Non tanti giorni, ma parecchie foto anche se non migliaia di migliaia come gli appassionati dello Spray and Pray usano fare. Ma si sa, le fotografie nascono nella testa del fotografo e per farle occorre innanzi tutto pensarle, poi cercarle ed infine farle…. nel mio caso camminando anche un po’. Preciso che: Coerentemente con il target d'un oggetto della mia prova, la maggior parte delle immagini è a diaframmi mediamente chiusi, necessari per avere la profondità di campo od il tempo di scatto adeguati alle immagini che volevo fare, per cui non ho provato la coerenza di comportamento attraverso i diversi diaframmi disponibili. Non ho fatto test sulla vignettatura, che pare notevole, perché ci sono diversi siti che la misurano "scientificamente" in Ev, cosa che va oltre la mia voglia di impegnarmi. Ed ora un po' di immagini, corredate dalla didascalia che riepiloga i dati di scatto e le mie evidenze, il motivo cioè per cui ho scelto ogni specifica immagine tra le centinaia fatte ad illustrare un concetto. Z6, 14-30@14mm 1/30 f13 ISO 200 - Pur se "chiuso" a f13, tutti i bordi dell'immagine sono meno nitidi del centro. In particolare il tronco, che è parte determinante della composizione, risulta compromesso. Lo stabilizzatore interno della Z6 e l'anteprima nel mirino elettronico dell'esposizione ha reso semplicissima questa foto a mano libera. Z6 14-30@23mm 1/200 f8 ISO 100 - Lo sfocato degli alberi è estremamente "nervoso". Lo schermo orientabile della Z6 è straordinario per riprendere "da terra".... senza sdraiasi a terra. Z6 14-30@16mm 1/20 f11 ISO 100 Da circa un metro e mezzo di distanza e senza andare alle focali più estreme e diaframmando, i bordi migliorano molto. Z6 14-30@30mm 1/200 f7.1 ISO 800 - Spesso in natura i grandangoli servono ad ambientare i soggetti. Ma a questo diaframma intermedio lo sfocato è terribile! La possibilità di stare fermi, componendo nello schermo orientabile ed avvicinando la macchina semplicemente distendendo le braccia mi ha consentito di non spaventare questa farfalla. Gli automatismi AF nel punto selezionato consentono molto facilmente la perfetta messa a fuoco. Z6 14-30@20mm 1/125 f5.0 ISO 100 - La focale è funzionale sia a "staccare i piani" sia a riprendere l'ambiente montano nel quale questo splendido bonsai naturale, che conosco e passo periodicamente a trovare da oltre 20 anni, vive. Il diaframma abbastanza aperto è scelto per concentrare la nitidezza e quindi l'attenzione sul soggetto. Z6 14-30@25mm xxx f11 ISO 100 - Immagine senza difetti, nitidezza uniforme e su livelli veramente notevoli. "Lunga esposizione" ottenuta incollando 10 fotogrammi ad 1/20 in photoshop (da qui il tempo xxx). Z6 14-30@14mm 1/10 f16 ISO 50 - composizione scelta con cura per "disinnescare" i problemi. E' questa la tecnica con la quale ho convissuto per anni e anni con il 16-35: fotografi a 16mm? componi "di conseguenza"! Pare essere necessario un ragionamento del genere anche con questo 14-30, tra 14 e 20mm Z6 14-30@14mm 1/100 f8 ISO 100 Z6 14-30 xxx f16 ISO 50 - lunga esposizione ottenuta incollando 10 fotogrammi ad 1/30 in Photoshop. Z6 14-30@21mm xxx f16 ISO 50 - lunga esposizione ottenuta incollando 10 fotogrammi a 1/13 in Photoshop. Z6 14-30@19.5mm 1/50 f8 ISO 100 - i 20mm paiono molto nitidi attraverso tutto il fotogramma, anche a f8. Z6 14-30@20mm 1/200 f8 ISO 100 - sembra di si.... in ogni caso 20mm vanno bene a F8... Z6 14-30@27mm 1/50 f8 ISO 100 .... anche 27mm vanno sempre bene. Sono tutte “sviluppate” con LR, il software che uso di più. In tutti i casi i risultati che ho ottenuto sono molto buoni escluso per quanto concerne l'uniformità di nitidezza alle focali più corte. Per chiarire questo punto, approfondendo quanto già avevo avuto modo di vedere, ho dovuto fare anche qualche foto non propriamente di natura. Ma andiamo con ordine. I grandangoli estremi - diciamo quelli oltre i 20mm - nella fotografia di paesaggio hanno come principale ragione d’essere non tanto la possibilità di riuscire a prendere con un solo scatto uno sconfinato angolo di campo quanto la capacità di giocare con la resa del primo piano, esagerandone dimensioni e dettaglio rispetto allo sfondo ed ai piani intermedi. L’effetto ricercato è questo: Z6 14-30@14 0.5' f16 ISO 100 O meglio, mi perdonerete ma come detto pianura padana e stagione non aiutano, questo: (tutte con 16-35 su D810: sulla carta un'ottica molto peggiore di questo 14-30 e pure montata su un corpo con più risoluzione e quindi capace di metterne maggiormente a nudo i limiti). Ma per farlo con successo occorre che l’obbiettivo abbia grande omogeneità di resa centro-bordi. E’ qui che, nei vecchi F, il 16-35/4 è più alle corde ed il 14-24/2.8 più a suo agio. Purtroppo, nonostante le promesse da brochure pubblicitaria di “livelli di prestazioni ottiche mai raggiunti prima” grazie al grande diametro dello Z-Mount e l’appartenenza al novero dei Superior, il 14-30 alla sua focale più corta, per me, fallisce la prova. Crop 100%, conversione in Lightroom E non solo in tema di uniformità centro-bordi ma anche in relazione alla distorsione, che come vedremo tra poco sono due problemi indissolubilmente legati. Perché? Perché il 14-30/4 ha una distorsione elevatissima (credo senza precedenti nelle realizzazioni di nikon degi ultimi 10 anni di questa fascia di prezzo) che viene corretta automaticamente da Lightroom e CameraRaw, che Nikon sa benissimo essere i software più usati. Questa la distorsione non corretta a 14mm (conversione in DxO Photo Lab 2). E' oscena! Ed è per questo, secondo me, che la correzione in LR è obbligatoria e non disattivabile. Immaginate un campanile o un grattacielo come verrebbero sul file senza la correzione? Ma non ci sono pasti gratis: correggere questa imponente distorsione implica letteralmente “spostare e stirare” una marea di pixel. E senza quella correzione, i bordi sarebbero molto meglio, come i crop di seguito dimostrano (tutti a pixel reali). E dimostrano anche, non corretta, la presenza di una ben visibile vignettatura anche a diaframmi così chiusi (f16). LR DxO PhotoLab 2 Preciso che non è un fatto di diversi parametri di regolazione perché i due file sono regolati in modo identico (e senza lavorarci molto sopra, DxO è un software molto semplice da usare, solo che consente di scegliere SE applicare o meno le correzioni). Di seguito due crop presi al centro, dite voi quale SW di sviluppo ho usato.... Se non trovate la differenza.... beh, è perché non c'è. E non è un ottica decentrata, di seguito i crop dell'angolo a sx.... che ripropone lo stesso difetto. Si parla di fotografia computazionale per giustificare questa scelta di nikon – realizzare un 14-30 che distorce in modo atroce correggendolo via SW – ma per me è solo il modo per nascondere gli effetti negativi di una scorciatoia progettuale. Ben diverso sarebbe stato se il profilo avesse recuperato, grazie all’intelligenza artificiale che, ad esempio, Topaz inizia ad applicare ai suoi software, la distorsione SENZA spiattellare i bordi, lavorando in modo più sofisticato i pixel. Ma così non è, e per ovvi motivi: quella tecnologia non l'abbiamo ancora. E quindi, qui, la fotografia computazionale non c'entra nulla, oggi resta un’idea non implementata, su LR, per il 14-30 e per le Z. Tra l’altro i profili che correggono distorsione, vignettatura e aberrazioni cromatiche su LR li abbiamo da anni, per tutte le ottiche F, richiamabili con un click o per i pigri associabili direttamente al profilo di importazione. Un click una volta sul profilo di importazione e poi, per sempre, tutte le ottiche risultano "corrette" allo stesso modo in cui ora è "corretto" questo 14-30. Se trattassimo sul serio di fotografia computazionale, io, ad esempio, parlerei di implementare nella Z l’effetto equivalente al filtro ND, che nelle foto sopra ho simulato in Photoshop, per non dotarmi per il test di un costoso filtro da 82mm e per dimostrare che la "filtrabilità" delle ottiche oggi sta perdendo senso, e lo perderebbe di più proprio grazie alla fotografia computazionale. Sarebbe facilissimo: Esposizioni ripetute, fatte con l’otturatore elettronico in raffica veloce e montate su un singolo raw direttamente in macchina. Oppure l’effetto equivalente al filtro GND….. altrettanto semplice, un pochino di SW e 2 fotogrammi in rapida ed automatica sequenza con lo scatto elettronico ed un filtro digradante come quello di ligthroom (vero, non sarebbe sempre perfetto come con il filtro se ci sono oggetti in movimento, ma intanto spesso basterebbe). Lo so, resterebbe, per ora, il problema del polarizzatore..... Alcuni chiederanno: e come mai i test IMATEST che vediamo dicono che ai bordi quest'ottica a 14mm va bene? facile: quei test, come gli MTF, non sono fatti sui file raddrizzati da LR! Perché, lo ripeto, il problema di quest'ottica non è la nitidezza ai bordi ma è la distorsione. E' correggere la distorsione che rovina i bordi. E' per questo, ed i test dei due 24-70 per Z lo dimostrano, che Nikon ha dato un diverso taglio alla linea evidentemente amatoriale (l'f4, più bisognoso di correzione automatica per nascondere i difetti e con profilo più "aggressivo" nel rimuoverli) rispetto a quella professionale (l'f2.8, contemporaneamente meno bisognoso di correzioni, che sono anche meno automaticamente corrette dal profilo), evidentemente valutando, questa la mia deduzione, che è al fotografo meno capace di scegliere come trattare le sue immagini che sono rivolti questi f4. Abbiamo quindi gli Z SUPERIOR e gli Z superior. I "veri" SUPERIOR e quelli "finti", che escono per primi sul mercato in modo che uno li compri entrambi. Un mucchio di parole, lo so. Ma questo articolo prova sia a raccontare i risultati del mio test del 14-30 sia a spiegare la mia posizione circa il giudicare un'ottica senza separare i suoi meriti da quelli del SW. Cosa tanto più indispensabile in casi come questo dove il SW corregge un problema introducendone un'altro. Tornando alla lente, la domanda è: Lo consigli? La risposta è: “Dipende”! Dipende dal fotografo, da cosa fotografa e da perché fotografa. Sinceramente non riesco a dare un giudizio univoco: più uno è "disimpegnato" e più gli piacerà; Più uno è "impegnato" e più troverà i limiti sopraesposti fastidiosi e dovrà inventarsi il modo per girarci intorno in attesa, se potrà e vorrà permetterselo, di comprare il 14-24. E' noto sia che a breve sarà nei negozi sia che quello sarà il vero SUPERIOR. Chiudo con il consueto riepilogo dei MIEI PERSONALI pro e contro, che ricordo essere collegati a questa specifica modalità d'uso (paesaggio e natura). PRO: Grande escursione focale, con l'intervallo da 20 a 30 molto buono Leggero e piccolo Nativo Z, niente adattatori tra i piedi Filtrabile, ma solo con filtri molto sottili e di buona qualità quindi costosi (ed è proprietà indispensabile per il solo polarizzatore, soprattuto se gli ingegneri Nikon realizzeranno una implementazione corretta delle esposizioni multiple; fino ad allora si può fare con buona comodità in Photoshop) CONTRO: Distorsione eccessiva, specie nelle focali più wide che sono uno dei più decantati plus. Eliminabile via software ma solo sacrificando la nitidezza ai bordi, e senza certezza che tutti i sw facciano lo stesso tipo di lavoro (ad esempio su DxO Photo Lab il profilo ancora non esiste, mentre quello del 24-70, del 50 e del 35 si, quindi presumibilmente arriverà breve; di CaptureOne non so dire). Costruzione mediocre, il barilotto "telescopico" sembra estremamente fragile Molto costoso Nell'attuale combinazione di firmware perde il fuoco ad ogni spegnimento della macchina Sfocato terribile Massimo Vignoli per Nikonland 20/06/2019 (mio compleanno, oggi sono 51!).
  5. Venerdì 16 Novembre 2018 Nikon presenta la sua seconda mirrorless full frame, la Z6 e nello stesso giorno Nikonland riceve in visione e prova un necessaire più che completo, grazie ai buoni uffici del distributore italiano, formato dal corpo macchina, dallo zoom (che definire di primo equipaggiamento appare fin da subito riduttivo) 24-70/4, dall'ambìto grandangolare leggero, il 35/1,8 e dallo strumento di coesione tra i corredi F ed i corpi Z, l'adattatore FTZ, tutti oggetti dei quali da mesi oltre a parlarne fin troppo, su Nikonland si scrive a profusione, per prova provata, pure sulla sezione del forum, felicemente rinominata all'uopo, Zetaland... Cosa ci fa definire NECESSARIA la Nikon Z6? Struttura, dimensioni e peso identici alla primogenita Z7. Ergonomia uguale. Estetica indistinguibile se non per il numerino in basso a destra, osservando il frontale... idem per i comandi e pulsanti, avanti come dietro, sulla torretta di sinistra e sulla plancia di scatto a destra da qualsiasi punto di vista la si guardi e la si studi, non appaiono differenze di sorta tra le due macchine con le quali Nikon inaugura il suo secondo Centenario. a sx sul fianco comode coperture flessibili proteggono le prese IN e OUT della fotocamera anche a destra, il nuovo sportello/poggiapollice ergonomico apre l'accesso all'unica scheda XQD (CFxpress compatibile) , di cui le attuali Nikon Z possono disporre per la registrazione dei files così come identico è il mirino elettronico OLED in dotazione, da 3690k punti ed uguali possibilità di regolazione. Necessario è tutto ciò che diventa spesso anche indispensabile, diverso dal superfluo ed anche dall'eccedente... ed ecco allora come la Nikon Z6 diventa "La Necessaria": eliminato il superfluo (specchio, mirabox, lentezza operativa, rumorosità etc), aggiunto l'indispensabile (mirino elettronico performante, AF ibrido a rilevazione di fase e di contrasto, sensori posizionati su tutto il fotogramma, ottimo rapporto S/R, stabilizzazione sul sensore, raffica fino a 12 ftg/s, video 4K) si accontenta di rinunciare alle "eccedenze" della sorella maggiore ossia, sopratutto, il sensore da 45,7Mpx, oltre ai 493 punti di messa a fuoco (facendosene bastare 273) e gli ISO 64 da cui parte invece la Z7. Come la sorella si regala funzioni difficilmente riscontrabili su altre mirrorless di riferimento (prima della nascita della linea Z): principalmente cosette come la ripresa con la variazione della messa a fuoco, brevemente ridefinita focus stacking e le riprese con intervallometro in time lapse , oltre ad una perfetta compatibilità con ottiche native e universali della generazione reflex attraverso l'adattatore FTZ roba da far ... leccare i gomiti a chi apprezzi o, come me, idolatri costruzioni ottiche del remoto passato Nikon, Nikkor, da far rivivere, stabilizzate e misurate al Matrix insieme alle gloriose sigle da Nippon Kogaku... famose quando certe etichette odierne ancora combattevano con le Katana nei boschi di tigli in fiore senza disdegnare abbinamenti estremi ma ... necessari, perlomeno fino a quando il listino ottiche della roadmap non sarà stato completato. Necessario non è quindi sinonimo di inferiore, ma connota un prodotto in funzione degli scopi per i quali venga preferito ad altri: è una scelta molto più complessa di quelle riduttive da ...rapporto qualità/prezzo (che detesto, in quanto eminentemente soggettivo) o da ricerca del TOP del listino. Necessaria è la Nikon Z6 proprio in ragione di alcuni parametri per i quali possa essere scelta al posto della sorella più costosa (molto...) rinunciando ai pochi aspetti che da quella la differenziano: Il Sensore (foto di Pat Nadolsky) 24,5 MPx, genera files da 6048x4024 pixel, NEF da circa 30 Mb, (jpg Fine* attorno ai 12 MB), provvisto di filtro passabasso (al contrario che la Z7) Questo taglio di sensore è probabilmente quello attualmente più popolare tra tutti i marchi di mirrorless sia di formato pieno che in APS-C: significa che continua ad essere considerato un giusto compromesso tra le esigenze qualitative fotografiche in molti generi insieme al limitato ingombro dei file sui nostri vessati hard disk. Dai reporter di tutti i generi, ai viaggiatori e street photographer, alla mamma che voglia scattare in automatismo totale alla partita di calcio del figlio (o di volley, giusta la capacità eccellente agli alti ISO) nessuno si lamenterà, ma anzi si autocongratulerà per l'azzeccato acquisto. 273 punti AF sparsi sul 90% del fotogramma una grande innovazione per tutti i fotografi delle categorie prima menzionate, per la facilitazione rispetto all'esiguità sulle reflex di aggancio dell'AF sul soggetto del tutto decentrato nel fotogramma: ritengo sia una delle performance irrinunciabili, indispensabili, in una moderna fotocamera, anche a prescindere dal genere fotografato, per evitare l'esigenza di treppiede + live view con la quale, ma solo con le ultime reflex, si riusciva a ottenere un compromesso onorevole, rispetto la copertura solamente DX delle cellule AF sulle ammiraglie Nikon. Resa agli Alti ISO La latitudine di posa del sensore tra 100 e 51200 ISO abbinata ad un eccellente rapporto S/R, insieme alla capacità di lettura dell'AF in luce bassa già a partire da -4EV, consente di ottenere una eccellente compattezza anche delle zone omogenee sovra o sottoesposte dell'inquadratura: 12800 ISO25600 ISO (crop) Le prestazioni in luce disponibile di una Nikon Z6 sono oggi "necessarie" ad una pluralità di utilizzi e di tipologie di fotografia. Baionetta e tiraggio Z ...un grande passo in avanti per ogni nikonista unitamente alla presentazione delle ottiche Nikon S promesse nella roadmap pubblicata produrrà un livello qualitativo delle immagini irraggiungibile dalle ottiche F Stabilizzazione a 5 assi Indispensabile voce nel panorama mirrorless attuale, Nikon Z6 anche qui marca il territorio con prestazioni a mio vedere ottime (dopo aver testato negli anni precedenti il meglio della produzione della concorrenza) che se anche non rispettassero il parametro dei +5 stop promessi (rispetto il reciproco focale/indice ISO) diventano eccellenti nell'integrazione tra stabilizzazione del corpo macchina congiuntamente a quella (se presente) dell'obiettivo, nel mio caso, attraverso il tramite dell' adattatore FTZ ed anche con obiettivi universali ! 1/80" a 200mm a mano libera su di un 80-200/2.8 a f/16 dà già il senso della qualità di stabilizzazione ottenibile (crop) tanto quanto 1/25" ai 70mm del 24-70/4 (ed il suo crop) Non ho avuto molto tempo per sviluppare questo specifico tema, con cui mi sarebbe piaciuto testare vecchi obiettivi Nippon Kogaku, ma la sensazione di sicurezza ricevuta durante gli scatti è stata davvero eloquente e queste prove a tempi improponibili a mano libera su attrezzature differenti fanno ancora un pò più "necessaria" una Nikon Z6 35mm @ 1/10" Inoltre la Nikon Z6 diventa, a mio avviso, "Necessaria" perchè le caratteristiche che la differenziano dalla Z7 la collocano, per snellezza, su di un piano di migliore compatibilità tra il gruppo processore/sensore e le prestazioni dinamiche di velocità di scrittura su XQD, come ben testimoniato dai massive test di scatto in sequenza, cui l'ho sottoposta in abbinamento al Nikon 200-500/5,6E su FTZ, per ottenere innanzitutto la prestazione massima in termini di velocità (12 ftg/s in jpg Fine e sequenza H*) (qua sequenza di 2 secondi) durante il quale utilizzo l'immagine mostrata nel mirino elettronico non manifesta problemi di ritardo ed il buffer, grazie alla dimensione dei file decisamente inferiore agli analoghi della Z7, non manifesta flessioni di sorta anche scattando sequenze di durata ulteriore (per ottenere di più, tanto varrebbe realizzare filmati !) Direi che per i fotografi che si dedicano allo sport, la Nikon Z6 oggi sia la Z necessaria ! Ed uno shooting da ben più 4mila scatti in appena due ore, con la stessa batteria EN-EL15b (a proposito... lasciate stare gli standard CIPA degli annunci) ...non può che confermare la naturale destinazione di questa mirrorless a robusti utilizzi di questo genere, limitati unicamente da quello che per lunghi anni è stato il principale argomento di vendita di mirrorless MQT, APS-C ed anche FF: le dimensioni ridotte, che in questo ambito, quello dell'utilizzo intenso e continuato, non può che fare rimpiangere le dimensioni di una tradizionale reflex... nell'uso intensivo il palmo della mano, privo di appoggio, si indolenzisce e la mancanza di un battery grip aggiuntivo si fa certamente sentire con obiettivi ben più compatti del mio zoomone 200-500/5,6 Certamente mille aspetti a favore della compattezza li troveranno (e sono in tanti) tutti coloro che di una Nikon Z6 faranno la propria mirrorless da viaggio per vacanza, studio, o per ogni altro motivo nel quale compattezza e peso limitato costituiscano un vantaggio reale Un aspetto che ho accennato in anteprima rispetto a questo articolo, è stata la sensazione di non aver percepito la presenza evidente di rolling shutter (delle deformazioni indotte dal funzionamento a "pennello" dell'otturatore elettronico) nel migliaio abbondante di foto scattate durante un giro di golf, come mi è invece capitato di doversubire in altre occasioni con altre...mirrorless Ciò non potrebbe che essere un'impressione fallace, giusta l'assenza nelle Z dell'anelato global shutter, ma potrebbe essere in linea con la velocità ancora al di sotto delle aspettative che l'otturatore elettronico di queste Z consente al momento. (9 ftg/s per la Z7 e 12 ftg/s per questa Z6) Un'altra critica che mi sento di estendere alle Nikon Z attuali, dimensioni a parte, è la solita storia del bellissimo monitor da 3,2" e 2100punti, touch, contrastatissimo e zeppo di opportunità... tranne quella di essere imperniato a pantografo, invece che a perno basculante, limitandone l'escursione alla posizione a 90° nella quale bisogna inoltre fare attenzione al sensore di prossimità del mirino (se non lo disattiviamo) che tende ad oscurare il monitor alla minima interferenza, di un dito, della cinghia, del pensiero solamente di...poter interferire 😃 Spettacolari invece sono la posizione, la fattura e la resistenza opposta dai migliori joystick e selettore multipoint che mi sia mai stato dato di utilizzare su di una mirrorless: comandi necessari alla gestione dei suoi molteplici menù, Nikon styled: assolutamente familiari ! Tasti funzione come quello i, con due linee di opzioni programmabili e istantaneamente richiamabili, o come i due tasti intorno alla baionetta FN1 e 2, oltre alle tre posizioni di memoria impostazioni sulla rotella della torretta di sinistra (U1,U2 e U3) Grande sforzo da parte di Nikon nell'implementazione in entrambe queste Z di capacità di valutazione della luce, della temperatura colore (in alto un esempio dei tre diversi preset del WB Auto...), della semplificazione delle modalità di AF nel pilotarne i sensori: si comprende come si sia solo all'inizio di un progetto molto ambizioso. Concludendo: gli aspetti a svantaggio di una Nikon Z6 sono davvero esigui e non sono molto differenti da quelli evidenziati nel test della Z7, investono ambiti progettuali che nelle prossime versioni saranno probabilmente superati con facilità, come nel caso del riconoscimento dell'occhio (fallace nel più delle volte) o dell'assenza di contatti elettrici per un grip verticale che aumenti la sensazione di usability delle due Nikon Z. Alcuni aspetti differenziali dalla Z7 ne fanno invece a mio avviso una scelta potenzialmente più interessante della capostipite sorella: macchina generalista: necessaria nelle mani di utenti Nikon vecchi e nuovi . Mi pare sia il realistico ponte di transito da reflex a mirrorless attitudine alla scrittura di elevati volumi di scatto (entro i limiti di sistema, chiaramente indicati) meno soggetta della sorella, dal sensore elefantiaco, a imbarazzanti lag, a parità di processore vogliamo dire anche del prezzo, sicuramente più invitante, specie dopo i primi mesi di febbre da Z6 ? In entrambi i casi delle Nikon Z apprezzo tantissimo lo slogan che è stato coniato alla presentazione, quello di "mirrorless reinvented": ne hanno titolo ! Max Aquila photo (C) per NikonZetaland 2018
  6. Il fotografo digitale ha lasciato le problematiche di archiviazione di negativi, pellicole e diapositive per occuparsi invece di competenze prima eminentemente informatiche come spazio di archiviazione e copia di file. Banalmente è un argomento che viene quasi sempre messo in secondo piano dal fotografo comune, sempre più sensibile ad occuparsi della scelta di fotocamere ed obiettivi che di hard-disk, tipi di connessione, copie di sicurezza, copie ridondanti, spazio di lavoro e spazio di archiviazione. Nikonland ha sempre cercato di sensibilizzare i suoi lettori su queste problematiche con una certa periodicità e cogliamo l'occasione della prova dell'apparecchio in esame per farlo ancora. Abbiate cura delle vostre immagini digitali. Non sperate che i vostri hard-disk siano eterni. Non sperate che non vi capiti mai niente perchè prima o poi capiterà. Un guasto ad un hard-disk é quasi sempre recuperabile ma comporta spese, rischio di perdita di dati, tempi morti. Risparmiare su questo fronte non è mai una scelta saggia. Spesso si finisce per capire quanto sia importate la protezione delle proprie immagini solo quando capita un guasto. E' il momento peggiore. Sul mercato esistono tante soluzioni pronte, sia per lo spazio di lavoro (i dischi in cui immagazzinare le immagini da lavorare, oltre che da conservare) che di copia (i dischi, generalmente esterni su cui si fanno le copie di sicurezza) di vario livello, prezzo e capienza. G-Technology - oggi la divisione che propone apparecchi premium di Western Digital - nasce per offrire apparecchi di fascia alta che si differenziano per robustezza ed affidabilità dalle proposte mass-market. L'ambito di sbocco tipico è quello professionale - specie per sistemi Apple ma anche per pc Windows - ma ciò non rende i suoi prodotti inaccessibili anche al normale utente amatoriale. Negli ultimi mesi abbiamo già provato due soluzioni personali esterne, in questa occasione siamo andati su un sistema RAID che rappresenta l'offerta di fascia media di G-Technology. Esistono infatti sistemi multidisco a 8 e più dischi interni. Che cos'è ? Si tratta di una unità a due dischi interni configurabili in RAID automatico. Ne esistono di vari tagli, da 8 a 28 terabyte (qui la pagina prodotto sul sito americano) tutte organizzate allo stesso modo - cambia solo il modello dei due dischi fissi interni, uguali tra loro - ma le prestazioni e le peculiarità sono le medesime. Io ho avuto in prova per circa due mesi la versione da 12 TB con due dischi interni HGST da 6TB l'uno per un totale di 12 TB. Sono comunemente disponibili presso la grande distribuzione e i venditori online di materiale elettronico. La confezione è quella tipica di G_Technology in azzurro. Come è fatto ? Il classico contenitore in alluminio argentato e spazzolato. Rispetto alla versione a disco singolo già provata (qui il test) ma naturalmente di altezza doppia. In dotazione c'è l'alimentatore separato e il cavetto USB con connettore di tipo C. l'estetica come vedete è del tutto simile a quella dell'unità singola. Sul frontalino forellato per favorire la ventilazione fa bella mostra di se il marchio della connessione Thunderbolt, giunta alle specifiche 3.0, diffusa in ambito Apple ma piuttosto inusuale in campo pc-Windows. il frontalino si apre premendo con un dito e si ribalta del tutto, scoprendo i due cassetini esterni che a loro volta sono coperti da un ulteriore sportellino singolo. Premendo il pulsante con la G si prare il cassettino che contiene i due dischi fissi che possono essere rapidamente estratti e senza alcun bisogno di attrezzi, nella malaugurata ipotesi che in caso di guasto vadano sostituiti i dschi contenuti in questa unita sono degli HGST Desktar da 6 TB, dischi tra i più affidabili del mercato, usati diffusamente in ambito cloud ed enterprise. il cassettino è in plastica e appare piuttosto ben realizzato. L'apertura e la chiusura sono operazioni molto semplici ed agevoli ma comunque non saranno manovre da effettuare comunemente. L'unità arriva comunque già pronta all'uso e l'utente non deve fare alcunchè. al posteriore sono presenti tutte le interfaccie (due THunderbolt 3, una HDMI, una USB 3.1 Gen. 2) la presa di alimentazione, l'interruttore di accensione e spegnimento, la ventolina di raffreddamento. Essendo una unità portatile, è anche presente l'aggancio ad un sistema anti-taccheggio. anche qui, il laterale è caratterizzato dalla G, marchio di fabbrica. Il design della parte superiore molto pulito. Tutti gli angoli sono smussati e non presentano asperità. Al tatto la superficie è piacevolemente rugosa. persino elegante, pur considerando che si tratta comunque di una unità disco fisso. RAID 0 La peculiarità del sistema è quella di funzionare in RAID. Raid è un acrononimo che sta per Gruppo di Dischi Indipendenti in Ridondanza. Un modo complicato per dire che ci sono più unità dischi che lavorano in cooperazione. Questa unità è in grado di implementare due tipi di RAID, i più comuni, quello base con cui arriva già configurato, che concatena semplicemente i due dischi, mettendone a disposizione lo spazio sommato. in pratica i due dischi da 6TB vengono utilizzati insieme in modo da sfruttarne le capacità cumulate. I file vengono distribuiti secondo la disponibilità di spazio. Raddoppia lo spazio ed aumentano anche le prestazioni in scrittura e in lettura perchè l'accesso avviene contemporaneamente ai due dischi, usando i due motori di movimento. Questa soluzione non è la più raccomandabile e sinceramente non è lo scopo per cui comprerei un sistema RAID. Se uno ha bisogno di 12 TB è meglio che si compri un disco singolo da 12TB e usi quello così come è. Avere due dischi serve ai fini della sicurezza. Comunque l'ho testato anche in RAID 0, provandolo sul mio pc Windows abbastanza stagionato con la ragionevole certezza che rappresenti una configurazione abbastanza media. Io dispongo solo di porte USB 3.0 che sono meno veloci di quelle 3.1 Gen 2 con cui questo G-Raid è compatibile. In Thunderbolt il sistema sarebbe ancora più veloce. Cionondimeno ho riscontrato prestazioni molto elevate sia per l'archiviazione che, soprattutto per la lavorazione dei file. Il test sintetico di compressione video simula la codifica di video HD in tempo reale con una prestazione che supera i 300 megabyte al secondo. Superiore ai miei dischi HGST interni al computer ... valore che è confermato anche dal software che simula l'accesso concorrente al disco, con valori di tutto rispetto sia in lettura che in scrittura. ho provato anche a copiare intere cartelle di file multimediali per valutare un valore in scrittura medio in ambito reale RAID 1 Ma veniamo alla modalità per cui io ritengo giustificato l'acquisto di un apparato a due (o più) dischi fissi, quella di sicurezza. In RAID 1 il sistema spreca metà della capacità complessiva, quindi avremo solamente 6 TB di spazio disponibile effettivamente per i nostri dati. Ma automaticamente il sistema stesso si incaricherà di fare una copia di sicurezza di ogni file sull'altro disco che per noi non è più accessibile. L'operazione è trasparente per l'utente ed avviene in tempo reale e via hardware, cioè non è necessario avere un software sul computer che faccia la copia dei dati, questa verrà fatta automaticamente dal sistema mentre il file viene salvato su di esso. La procedura viene definita "a specchio" (mirroring) cioè il sistema fa la copia specchiata del primo disco sul secondo disco in tempo reale. Ovviamente ogni file copiato sul disco, verrà salvato due volte. Ogni file cancellato da disco, verrà cancellato anche nella copia di sicurezza. Queste operazioni consumano una parte delle risorse e quindi sul piano prestazionale avremo numeri inferiori al caso del RAID 0, come prontamente evidenziato da software di simulazione. niente di allarmante, come vedete, sono sempre valori ampiamente superiori alle necessità minime anche di chi lavora con file grossi ad alta risoluzione, sia foto che video. Come dicevo, il disco arriva configurato dalla fabbricato in RAID 0 ed è immediatamente utilizzabile. Pre trasformarlo in RAID 1 si impiega una utility software di G-Technology scaricabile dal loro sito. E' una applicazione intuitiva e veloce che rende il disco immediatamente visibile su Windows (per Apple ne è disponibile una analoga, anche più easy da impiegare). Operativamente. Ho simulato un uso reale per circa due mesi, utilizzando il G-RAID come disco di lavoro in parallelo ai miei interni. Io faccio il backup di tutti i miei file su un RAID in rete da 32TB che però è molto più lento sia in scrittura che in lettura e che non si presta a disco di lavoro. Questo si, perchè anche in RAID 1, dove le prestazioni decadono leggermente, nei casi reali ho sempre riscontrato una velocità sempre superiore ai 200 megabyte al secondo, un valore che è equivalente a quasi 4 NEF al secondo di una macchina da 45 megapixel tipo D850/Z7. nella pratica non ho riscontrato alcun inconveniente. - ad ogni riavvio il sistema é sempre stato visto al volo - ed è sempre rimasto stabilmente online - nessun surriscaldamento - nessun calo di prestazioni - affidabilità massima (ma si sa, un giudizio reale richiederebbe almeno un anno di utilizzo quotidiano) In estrema sintesi mi ha veramente molto ben impressionato e non esiterei ad aggiungerne uno della capienza adeguata alle mie necessità, sulla mia scrivania, al posto o in aggiunta a qualcuno dei dischi interni del mio computer. Una operazione che penso di rimandare perchè prevedo un upgrade del sistema entro fine 2019. La disponibilità di vari tagli lo rende molto flessibile, ognuno sceglierà il taglio che più gli si confà, in base ai propri volumi di dati (non solo foto, anche video e audio o di qualsiasi altra necessità di lavoro o di archiviazione). Credo che sia sprecato da usare per backup ma io raccomanderei, nonostante il RAID - da configuare obbligatoriamento come RAID 1 - di prevedere comunque una ulteriore copia di sicurezza su un altro disco "sciolto" più economico. A chi invece non difettano i mezzi, suggerirei l'acquisto di due unità G-RAID, da configurare ognuna in RAID 0, e di fare il backup periodico di uno sull'altro, magari settimanalmente, secondo i propri intervalli di lavoro. Il backup è sempre importante ed è necessario farlo con disciplina. Per il resto, anche tenendo a mente i prezzi - superiori a soluzioni di massa certamente meno affidabili e prestazionali - non ho trovato proprio alcuna controindicazione a questo G-RAID che raccomando caldamente ad ognuno. Ringraziamo MTrading Srl, distributore nazionale del marchio G-Technology per il prestito di questa unità per questo test.
  7. I naturalisti ortodossi storceranno il naso perchè si tratta di fotografie di uccelli liberi fatte da un capanno, Me ne dispiace ma io non ho altre opportunità, mentre ho creduto utile mostrare a chi possa essere interessato a questo genere di fotografia da praticare con le Nikon Z quali possano essere le potenzialità o gli svantaggi nell'uso pratico. Abitassi in Canada, nelle zone più selvagge e fossi più incline alle sofferenze e alle fatiche fisiche, offrirei prove differenti. Ma qui lo scopo non è far vedere se il fotografo valga ma quanto vale il materiale ! *** Grazie all'interessamento dell'amico Silvio Renesto e all'organizzazione di una associazione fotonaturalistica, ho potuto passare qualche ora in un capanno del vercellese, con la promessa concreta di poter fare qualche foto alle poiane. Attirate da qualche incentivo nutriente loro non si sono fatte attendere molto. Hanno anche offerto un breve spettacolo supplementare non programmato - una lotta mimata, quasi del tutto incruenta - per la gioia dei fotografi. Io sono abituato ad ingaggiare i miei soggetti, pagando il giusto compenso, e quindi per me è normale. Comprendo il fastidio di chi invece sia abituato ad andare all'avventura. Lo farei anche io, probabilmente, se fossi sul posto, avessi tutto il mio tempo a mia disposizione e non dovessi rispedire a Moncalieri la Nikon Z6 prestatami dal distributore italiano. Per tutti gli altri ecco le mie considerazioni al riguardo di questa "gita". Non troppo freddo, sui -3 °C, giornata secca e serena. Verso mezzo giorno la temperatura è salita addirittura a +17 °C, anomalia di questo inverno caratterizzato dal Fohn, il vento del nord che crea queste condizioni. Il capanno è comodissimo, organizzato per due. E' in legno, c'è un vetro ampio che permette di osservare la scena, attrezzata di svariati posatoio ben dimensionati per il genere di volatili che capita da queste parti. Noi vediamo bene, loro sanno che ci siamo ma non si sentono minacciati. Arrivano le poiane. 2, 3, 4 esemplari diversi. Si annunciano con il loro particolare richiamo. Dopo un sopralluogo, impongono le gerarchie e il territorio. I dominanti mangiano, gli altri attendono il turno sui rami degli alberi. Ho portato la Nikon D5, il 500/5.6E PF, il 300/4E PF, la Nikon Z6 e la Nikon Z7 con due Nikon FTZ. Una Lowepro Nova 200 AW è più che sufficiente. Dopo pochi scatti con la D5 capisco che è ... overkill. Come se la Guardia di Finanza fermasse le auto alla rotonda con un carro armato da battaglia. Potevo anche fare a meno di portarla. La ripongo e mi dedico alle Nikon Z. Il 500mm è addirittura troppo lungo e finisco per scattare per lo più con il 300/4. Che ha anche il vantaggio di darmi uno stop in più di luce. La posizione è buona ma purtroppo il sole invernale molto basso fatica a farsi strada e buona parte della scena è in ombra. Per avere tempi rapidi con questi diaframmi (ideale sarebbe stato un 400/2.8 ma avremmo perso tutta la portatilità dei sistemi. Invece questo è stato uno shooting treppiede-free ) si sale anche a sensibilità che avrei evitato. La Nikon Z6 non fatica ad andare anche a 7-8000 ISO ma si perde la buona parte del dettaglio del piumaggio. Ed è un peccato. La Z7 sfavilla quando gli uccelli posano al sole. Ma se la cava anche nelle altre situazioni. Raffica in H per entrambe, manuale 1/1000'', diaframma aperto. WB su Auto(preserva toni caldi), spot o semispot_preserva_alte_luci, Picture Control su Standard. ADL auto sulla Z6, niente sulla Z7. Ovviamente otturatore elettronico. Non mi passa nemmeno per l'idea di fare scatti in volo, sarebbe troppo complicato per la distanza e per le focali. Peraltro sappiamo che le due Z non eccellono per velocità AF in continuo. Quindi sarà una sessione di ritratto. Con la messa a fuoco con il puntino sull'occhio. In AF-C, naturalmente. Dopo 5 o 600 scatti, Silvio candidamente mi chiede, "ma perchè inquadri ma non scatti ?" Lo comprendo, se non sei abituato non ci badi. Ma gli uccelli sentono il click-clack di specchio e otturatore della sua D500 e qualche volta si allontanano. Io invece scatto in continuo senza fare alcun rumore. Parlo anche naturalmente a voce bassa. E' la situazione ideale per me. Metto a fuoco dove voglio anche a bordo frame Nessuno mi sente Le macchine mi seguono docilmente Nessun problema di autonomia, temperatura, inceppamenti. La proporzione delle foto scattate è a vantaggio della Z6 perchè fa più scatti al secondo e perchè più spesso uso lei quando scatto agli uccelli in ombra. Ma nessuna delle foto della Z7 è disprezzabile. Almeno secondo il mio giudizio. Tanto che ve le mostro senza indicazioni (ma se volete sapere con che macchina sono state scattate, vi basta passare il cursore del mouse sopra le foto e leggere il nome del file ...), vi avviso che ce n'è qualcuna fatta con la D5, per mostrare che le foto sono tutte omogenee qualitativamente, perfettamente "sovrapponibili". sequenza "mimata" con passaggio da dominante e sottomesso dei due esemplari che è durata svariati minuti, apparentemente senza danni (niente piume e niente graffi) ghiandaie e gazze tra i rapaci. I piccoli passeriformi si sono tenuti alla larga, tranne un simpatico pettirosso, troppo piccolo anche per il 500mm ombra e luce, lame di sole nell'ombra. Facile da dominare giudicando l'esposizione ad occhio nel mirino elettronico e regolando esposizione e sottoesposizione fidandosi dell'istogramma in tempo reale sovrimpresso a mirino mi sento un'aquila Conclusioni Bella esperienza e materiale pienamente promosso in queste circostanze. Benchè io sia (molto) critico nei confronti delle Nikon Z in termini di velocità di autofocus in continuo quando i soggetti si muovono velocemente, in questa situazione siamo praticamente come a teatro o in studio con le modelle. Il risultato viene facilmente. Si fanno tanto foto "perfette" con l'occhietto nitido, centrato perfettamente ovunque esso sia nel frame, grazie alla possibilità di portare il joistick dove si vuole molto rapidamente. In scatto silenzioso (otturatore elettronico), per il ridotto movimento, non c'è alcun fenomeno di rolling shutter e nessuno ti sente, nemmeno se fai raffiche infinite. Passare da foto a video è un attimo. E i video vengono anche meglio delle foto. Le prestazioni sono eccellenti, con entrambe le macchine, sia nel dettaglio che nella dinamica che nei colori. Con ampia possibilità di sviluppo e post-elaborazione. Il corredo, specie con i tele Nikon PF, è compatto e leggero. Il treppiedi non é affatto indispensabile (per tempi lenti mi sa che non avrei avuto tutta quella nitidezza per il movimento dei soggetti, non per la necessità di stabilizzare le ottiche). Unico appunto, al freddo, con i guanti di lana (non indumenti specializzati per il genere wildlife, quelli comuni per l'inverno) i comandi non sono agevolissimi da trovare e per molte regolazioni si devono liberare le dita. Nel complesso un gran divertimento e belle foto, a mio giudizio. Sistema Z approvato anche nel ritratto naturale
  8. Astenersi quelli che scelgono in base al cartellino del prezzo. Andrà bene per un paio di scarpe o per una busta di prosciutto cotto dell'Esselunga. Non so voi ma io , anche le scarpe, le voglio provare prima per vedere se non mi fanno male ai piedi e qui parliamo di mirrorless full-frame e anche la più economica, costa ben più di uno stipendio medio ... Non c'è proprio bisogno che ve lo dica io, avete già ben presente quanto debba essere ponderato l'acquisto di una delle due. Se dipendesse solo dalla "variabile" £££££££££€€€€€€€$$$$, non ci sarebbe null'altro da aggiungere. Tutti compreremmo la Z6. Ma io ho comperato la Z7 senza nemmeno provare la Z6. E dopo che ho provato la Z6 ho confermato la mia scelta. Perchè la Nikon Z6 fa schifo ? Giammai sia. E' una fantastica macchina e per diversi aspetti, meglio della Z7. Solo che le mie esigenze specifiche vengono soddisfatte in questo momento dalla Z7 e non dalla Z6. Semplice. Nonostante il (forte) differenziale di prezzo. E' quanto andiamo scrivendo su Nikonland dal 2006. Non si compra quello che costa meno a prescindere dalle sue peculiarità, si valuta di acquistare quello che serve. E se ci sono i fondi si compra necessariamente quello e non una cosa che gli somiglia. Le due Nikon Z si somigliano moltissimo. Anzi, sono sostanzialmente gemelle ! Ma differiscono abbastanza da indirizzarsi a fotografi e a ... nikonisti differenti. Vediamo insieme come orientare la scelta ! I due corpi macchina sono identici. Ad identificarle c'è solo il numerino nella targhetta Z. Corpo, comandi, mirino, batteria, alloggiamento memoria, memoria, collegamenti, esposimetro, logica, menù, modalità autofocus, tasti funzione. E' tutto uguale. Cambia solo il sensore e il numero di punti di messa a fuoco. E la scala di sensibilità lineare. Stop. Me ne sono sincerato usandole insieme per il periodo in cui ho avuto a casa una Z6 inviatami gentilmente dal distributore ufficiale italiano, per distinguerle e non dover guardare la targhetta ho tenuto la basetta in legno aftermarket sulla mia Z7 ma sinceramente nell'uso non mi sono mai accorto di nulla, almeno non nella fotografia reale cui mi sono dedicato. In studio, in esterni, in chiesa durante un concerto barocco, in riva al lago. Solo cercando di beccare al volo i gabbiani con il 500/5.6E PF via Nikon FTZ ho potuto apprezzare una differenza effettiva tra le due. E poi a casa, in sviluppo. Ma non nell'uso pratico sul campo. Z6 e Z7 con i due bei fissi Nikkor Z 35 e 50/1.8 linea S ripresi3dalla Nikon D850 Sottolineo ancora i punti focali di queste mirrorless full frame Nikon rispetto alle reflex Nikon se il mio articolo Boola-Boola-Boola-Boola : considerazioni sull'uso delle Nikon Z non fosse stato sufficiente : il mirino elettronico, ragazzo ! Consente di visualizzare ancora prima di scattare come verrà la foto perchè a mirino vedremo l'effetto dell'esposizione, del bilanciamento del bianco, del picture control impostato (se scattiamo in monocromatico virato seppia o verde, vedremo il mondo così, senza dovercelo immaginare) e potremo cogliere la scena così come la vediamo attraverso l'obiettivo e il mirino l'autofocus a tutto frame. Che ci permette di concentrarci sull'inquadratura senza preoccuparci di dover mettere il soggetto in mezzo per poterlo mettere a fuoco. Che si abbia la Z7 con i suoi quasi 500 punti di messa a fuoco o la Z6 con quasi 300 punti, potremo mettere a fuoco alla stessa maniera, con le stesse modalità e, soprattutto, praticamente scegliendo qualsiasi punto della scena inquadrata dove mettere il nostro fuoco, sia guardando nel mirino che nel display posteriore, muovendoci con il joistick o direttamente con un dito sul display la modalità di scatto silenziosa che ci permette - con poche limitazioni - di scattare senza fare rumore la stabilizzazione oncamera che estende le capacità di tutti gli obiettivi - anche quelli classe 1959 anche quelli eventualmente non Nikon usati tramite adattatore - di scattare con tempi molto più bassi di quelli di sicurezza eliminazione sostanziale di tutte le problematiche di offset dell'autofocus degli obiettivi il video che si può (finalmente !) appoggiare ad un autofocus a rilevazione di fase che consente di avere il soggetto sempre perfettamente nitido rispetto alla lentezza delle reflex le nuove ottiche che possono sfruttare un tiraggio più corto, una progettazione riveduta, alla ricerca di prestazioni che con le ottiche da reflex stavamo cominciando a dimenticare un fattore di ingombro e di peso complessivo ma soprattutto un ridotto effetto scenico delle macchine che all'apparenza non influenzano i soggetti inquadrati e non le trasformano in obiettivi per maleintenzionati la piccola Nikon Z6 è nella realtà del tutto indistinguibile dalla Z7, salvo la targhetta davanti, in basso a destra i primi tre obiettivi nativi per Nikon Z. Un trio molto ben assortito e prestazionale le cui qualità di immagini sono totalmente coerenti tra loro Ribadisco che nell'uso "ad occhi bendati" non si nota alcuna differenza di utilizzo, nonostante le differenze di lato sensore e punti AF, segno che i tecnici Nikon hanno affinato perfettamente le due macchine e il loro software. Anzi, sono proprio pensate per poter essere usate indifferentemente, per le sorelle gemelle che sono. Non è quindi nell'interfaccia, nell'ergonomia, nelle funzionalità (che condividono nel profondo) che dovremo cercare le motivazioni d'acquisto. Bene, fin qui le similarità. Andiamo a vederle separatamente. Nikon Z6 Il suo sensore da 24 megapixel è moderno e aggiornato. Praticamente lo stato dell'arte per questo formato. Questa risoluzione che oramai possiamo definire media, nella realtà è piùche sufficiente per tutti gli usi comuni. La sua gamma di sensibilità ISO da 100 a 51200 lo rende flessibile anche in luce precaria, mantenendo sempre una gamma dinamica elevata. Il limite pratico varierà secondo le aspettative di ciascuno ma io credo che fino a 8-10.000 ISO si possa utilizzare impunemente. E anche a 12.800 per molti usi professionali. Nella pratica offre dei vantaggi rispetto alla pur ottima Nikon D750 e si avvicina a quelle che sono le prestazioni della D5, potendola tranquillamente superare alle sensibilità inferiori a 1600 ISO in termini di dinamica e rivaleggiando con l'ammiraglia a quelle più elevate. Nikon Z6 con Nikkor 50/1.8S a 12800 ISO Nikon Z6 e Nikon 70-200/2.8E FL a 11.400 ISO f/8, 1600 ISO, scatto in luce disponibile perfettamente stampabile anche su una brochure di presentazione ... per cuffie high-end in termini velocistici, come c'è da aspettarsi, il file più compatto (circa la metà di peso) rispetto alla sorellina Z7 si tramuta in vantaggio. Non effettivamente in termini di capienza del buffer che è circa pari ma di svuotamento dello stesso. Nella pratica non ho mai avuto i blocchi per buffer pieno che ho avuto con la Z7. E in raffica non ho nemmeno riscontrato quelle impuntature e quei rallentamenti che mi hanno fatto desistere dall'usare la Z7 in situazioni di azione. Insomma, nella Z6 la raffica è effettivamente una potenzialità pronta da utilizzare, dove nella Z7 nella mia esperienza è più che altro un "potrei" Nikon Z6, Nikon FTZ e Nikon 500/5.6e PF : schiamazzi tra cormorani (circa 25 metri di distanza, no crop) restano però i limiti di autofocus in continuo, comuni con la Nikon Z7 che spero possano essere attenuati con modifiche via firmware Come dicevo, nessun problema a fare raffiche e minor lag con il soggetto rispetto alla Z7. Ma l'autofocus resta lento. Se il soggetto viene agganciato al primo colpo, avremo possibilità di seguirlo bene con parecchi scatti nitidi (parlo di rapido movimento e teleobiettivo spinto, non crop di soggetti lontani o movimento sul posto di soggetti vicini), altrimenti niente da fare : tutta la sequenza sarà sfuocata a prescindere dalle impostazioni di lock-on etc. etc. Nikon Z7 Ideale contraltare mirrorless della Nikon D850, la Z7 si esalta alle basse sensibilità e dove c'è modo di mettere in luce la sua maggiore risoluzione e gamma dinamica. Come per la Z6 anche qui possiamo parlare di stato dell'arte in termini di sensore ad alta risoluzione, capace di rivaleggiare più con le medio-formato che con le 24x36mm. Perfetta per dettagliare i ... dettagli, come il pelo di uno dei miei cani : Nikon Z7, Nikon 70-200/2.8E FL, ISO 360, f/2.8 o gli occhi color giada del baltico di una ragazza : Nikon Z7, Nikon 105/1.4E, f/1.4, 200 ISO, 1/250'', messa a fuoco con riconoscimento del volto vantaggi che diventano eclatanti quando chiudiamo il diaframma, in luce controllata Nikon Z7, Nikon 70-200/2.8E FL, f/7.1, 64 ISO, 1/100'', messa a fuoco con riconoscimento del volto la Nikon Z7 in termini di qualità delle immagini è una D850 mirrorless. Fa quello che fa la D850 ma ne estende le potenzialità arrivando là dove la D850 non può arrivare (video, autofocus a tutto frame, riconoscimento del volto a mirino, scatto silenzioso a mirino etc.) In termini di alte sensibilità se la cava e anche in chiesa ha fornito una buona prova. Tendenzialmente si ferma ad uno STOP pieno dalla Z6, quindi è bene usarla con obiettivi più luminosi che non mancano nel nostro arsenale di nikonisti. Ideale l'accoppiamento con il 50/1.8S e il Nikkor 105/1.4E. Conclusioni entrambe facili da usare e docili nell'uso, la Z6 mi è piaciuta di più in termini di duttilità di impiego. Dove perde di risoluzione, si fa apprezzare per facilità d'uso. Non ho prove scientifiche ma mi pare che oltre che nella raffica e in generale nell'utilizzo dinamico, la Z6 abbia un margine sulla Z7 anche in termini di stabilizzatore integrato. Forse uno stop pieno o poco meno a parità di focale. Non ho prove a supporto delle mie osservazioni e vi prego di prendere la mia affermazione con l'indulgenza che merita. Anche nel video, mi pare che la Z6 offra una prestazione più pulita, più chiara, più naturale. Entrambe hanno la qualità del file e la gestione complessiva dei parametri di scatto e di sviluppo a livello cui Nikon ci ha abituati. Al netto delle differenze di ambiente di sviluppo - estranee a Nikon - offrono file utilizzabili in modo pienamente professionale. La Z7 produce file nitidissimi con l'accortezza di impiegarla là dove dà il meglio di se, alle sensibilità più basse. In questo è meno adatta della Z6 alla fotografia generale in condizioni di luce più scarsa. Dove però produce file un pò più ... argentici se mi permettete la boutade. La Z6 invece va su di sensibilità in modo sfacciato, in questo si sente come una D5 ! Il mirino é eccellente per entrambe, forse un pelo troppo luminoso rispetto al risultato di scatto in condizioni di bassa luce. Per questo consiglio di visualizzare l'istogramma in tempo reale anche a mirino e fidarsi di quello per l'esposizione (perchè altrimenti si tenderebbe a sottoesporre). Idealmente - e potendo - le vedrei bene insieme nella stessa borsa - tanto sono facile da usare insieme e totalmente intercambiabili, ma in ogni caso più orientate a : Nikon Z7 : paesaggio still-life e in generale fotografia di studio con il flash ovviamente macro al massimo livello riproduzioni ritratto Nikon Z6 : reportage e street fotografia di scena (teatro, palco, chiesa) matrimonio eventi sportivi non altamente dinamici (tipo boxe, golf, lotta) VIDEO ! entrambe sub-judice per quanto riguarda la fotografia d'azione in autofocus continuo, quando avremo obiettivi nativi dedicati (teleobiettivi e zoom-tele) con motori pensati per le Z, ed eventualmente se ci saranno interventi di fine-tuning negli algoritmi di controllo delle modalità AF-C via firmware, perchè al momento le loro prestazioni in questo comparto sono ben sotto le giuste aspettative di chi spende 3 o 4.000 euro per un nuovo sistema. Entrambe con il corpo piccolo e compatto ma per questo scomodo da utilizzare con ottiche più lunghe di quelle Z (tipo, ad esempio, 70-200/2.8 o 300 e 500PF). Idealmente, allo stato attuale più adatte, a completare un corredo basato su reflex che a sostituirlo. Ma in questo non posso mettermi nei panni e nelle personali scelte di ciascuno di noi. Al professionista Z7 e Z6 possono permettere di affrontare compiti particolari (tipo la fotografia in situazioni in cui si deve essere silenziosi e dove una D5 non sarebbe ben accetta) oltre che nel video. Al fotoamatore tutto quanto escluda lo sport d'alto livello o il wild-life estremo. Io cosa ho scelto ? lungi dal voler essere asseverante, ben sapendo che ognuno ha il suo personale mileage, e senza voler influenzare nessuno con le mie scelte (è di moda oggi che i vari redattori delle testate online escano con un editoriale del tipo "ecco perchè non sostituirò la mia D750 con la Z6" oppure "ecco perchè ho lasciato la reflex e non mi volterò mai indietro) io ho scelto a mente fredda, dopo averla provata in anteprima, la Z7 perchè ho sempre manifestato esigenze da mirrorless con la D850, tanto che l'ho sempre più spesso utilizzata come una mirrorless che come una reflex. Mentre nei compiti dove la Z6 eccelle, per ora sto meglio con la D5. Nel prossimo periodo, userò la Z7 al posto della D850 per tutto ciò che concerne lo studio - still-life, riproduzioni e macro - perchè è semplicemente più facile usare la Z7 che la D850. Userò entrambe in studio con le modelle in modo da usare l'una o l'altra con obiettivi diversi e a seconda delle condizioni, potendo avere poi file sostanzialmente identici, perchè non mi sono mai trovato bene a mescolare quelli della D5 e della D850 nel recente passato. Ma sinceramente la D850 diventerà una macchina adibita più a compiti a prova d'errore, preferendo sempre più spesso la Z7 per cose rapide, specialmente quando è più comodo avere pesi e ingombri inferiori. Comprerei la Z6 come secondo corpo mirrorless se dovessi fare spesso fotografia ai concerti di musica classica o in generale in condizioni di bassa luce dove la D5 non è il caso che si faccia vedere. Ma ammetto che per questi compiti spero che Nikon nel giro di un paio di anni presenti una macchina realmente professionale (tipo una reflex ma ... mirrorless) che sia idealmente una evoluzione della Z6 ma somigli il più possibile ad una D5. "Come dite la in fondo ?" Ah, si, ci avrei scommesso, voi tutti comprerete la Nikon Z6 perchè costa meno. "Non avevo dubbi ... "
  9. Piccolo lo è di sicuro: se paragonato agli altri zoom superwide sul mercato (ma non ce ne sono di uguali, con questo range focale/luminosità) è di certo il più compatto e leggero (485 gr, largo 89 e lungo 85mm), nonostante lo schema ottico da 14 lenti in 12 gruppi (di cui 4 asferiche e 4 ED) e una lente frontale dotata (per la prima volta per una focale così wide) di una filettatura filtri da 82mm un paraluce a petalo, in fondo anche poco prominente per il potenziale pericolo da riflessi indesiderati ed un'escursione massima del barilotto, ai 14mm, per nulla esagerata a confronto con lo Z-zoom transtandard, il 24-70/4, la differenza dimensionale gioca addirittura a suo favore costituendo certamente un motivo di attrattiva non indifferente occupando uno spazio in borsa molto contenuto in relazione alle focali dei due nuovi zoom Nikkor Geniale lo è di certo: con il disegno piano del gruppo ottico anteriore, grazie al quale raggiunge l'ambito primato di essere l'unico superwide sul mercato a poter sfoggiare una filettatura filtri ancora ...umana protettiva innanzitutto del prezioso vetro, facile da pulire dallo sporco, (dal quale è protetto anche grazie alla notevole quantità di guarnizioni O-ring) ma principalmente, capace di montare filtri creativi adeguati per la gioia degli appassionati, specialmente se videomaker Geniale certamente la nuova opportunità offerta anche nel 24-70/4 di poter utilizzare la ghiera che di default serve alla maf manuale, se desiderato, per il silenzioso e progressivo cambio del diaframma (ancora in ottica video, per la quale questo obiettivo sembra dover diventare un Must), oppure per la regolazione fine dell'esposizione. Ancora, per la posizione di blocco a fine corsa della ghiera di variazione focale, che oltre a compattare ulteriormente l'ottica, la rende ancora meno attaccabile da agenti atmosferici, urti e ne impedisce lo spostamento passivo. Tale blocco, presente anche sullo zoom 24-70/4, non è certamente la caratteristica più amata nell'utilizzo veloce, in reportage, dello zoom: ma per Nikon costituisce un valore aggiunto, per le ragioni esposte. Forma con la mia Z 6 un insieme compatto e ben maneggevole, dandomi subito la sensazione di non volerlo più staccare dalla macchina. E al di sopra di ogni valutazione che scaturirà da questo articolo, ciò che traspare nell'immediato dal vetro di questo Nikkor è sicuramente affascinante... Un obiettivo grandangolare che arrivi ai 114° di angolo di campo dei suoi 14mm, si presta certamente a molteplici utilizzi, tanto quanto ad altrettanti abusi: per esempio quello prospettico, nel quale concede molto più spazio inquadrato rispetto ogni altro sistema di visione... La differenza marcata che passa tra un wide di mediocre qualità ed uno eccellente è presto detta, un buon superwide consente di riprendere una scena ampia, fino quasi a distorsione prospettica ZERO: come la Z di questo Nikkor...😄 con il quale basta solo un pò di accortezza nell'inquadrare, subito ripagata da una resa ineccepibile non solamente delle linee che passano per il centro immagine. Poi basterà eliminare lo spazio in eccesso, per ottenere un'inquadratura coerente per formato e proporzioni del soggetto inquadrato, senza dover patire per forza il... mal di mare I punti di forza di questo zoom Z- Nikkor 14-30/4S sono certamente la nitidezza a tutti i diaframmi e la notevole densità cromatica dei suoi vetri, normali e speciali, qualunque sia la sorgente di luce, la sua intensità e temperatura colore, la sua direzione... risultando praticamente immune da riflessi, flares, ghosts, anche con il sole direttamente inquadrato qualunque sia la cellula esposimetrica utilizzata, con particolare predilezione, oltre al Matrix, dello spot* (quello che preserva le alte luci) virtualmente privo di distorsione (ma sappiamo che in era Z Nikon collabora con i software di sviluppo, specie nelle correzioni della distorsione) tanto a 14mm quanto a 30 Lo spazio inquadrabile è così tanto, da far determinare già on-camera l'utilizzo di tutti i formati disponibili sulla mia Z6 le possibilità compositive con zoom di queste focali sono infinite la gradualità di zoomata si accompagna al rispetto delle proporzioni dei soggetti anche variando focale dallo stesso punto di ripresa esagerare con le distorsioni indotte prospetticamente non porta proprio mai a risultati insopportabili, quelli tipici delle focali estreme In ogni momento la resa del soggetto, anche inanimato, è sorprendente, emozionante come già visto, la resa nel controluce è davvero esemplare, alla pari delle migliori realizzazioni che in questi anni abbiamo avuto il privilegio di poter provare. La resa negli interni, in luce disponibile e con alti ISO a cinque cifre, grazie al perfetto abbinamento con la Nikon Z6 (per la quale sembra specificamente progettato) è ampiamente gestibile in ripresa e raramente da correggere in postproduzione colori saturi anche con sorgenti luminose dalla dubbia individuazione cromatica... nessuno slittamento anche a sensibilità oltre i 10mila ISO grazie alle quali prestazioni ci si può permettere il lusso di riprendere con diaframmi anche medi, sfruttando appieno il sistema di stabilizzazione a 5 assi proprio della Z6 con il quale si realizzano riprese ampiamente gestibili anche con tempi di otturazione molto lenti, a mano libera. Un RR (rapporto di riproduzione) da 0,16X, grazie ad una usuale messa a fuoco minima da 28cm dal piano focale (ossia a pochi mm in più di 20cm dalla lente frontale) consente riprese ravvicinate, sfruttando anche la pdc dei diaframmi più chiusi (che arrivano a f/22) Il primato assoluto di poter montare filtri in montatura da 82mm (abbastanza costosi, ma reperibili) che determina molte opportunità: mi sono a tal fine procurato un ND1000 che risulta essere uno dei desiderata più popolari del momento per i fotografi che amano ...ripetersi e l'ho provato in un contesto per me usuale (sicuramente al peggio delle sue potenzialità, ma abbiate pazienza...io non uso filtri dai tempi delle pellicole in bianco e nero) senza filtro con filtro ND1000 (ai cultori del genere, già pruderanno le mani...) In buona sostanza, un bilancio di esperienza talmente positivo con questo zoom, gentilmente messoci a disposizione in anteprima da Nikon Italia, che ben prima di restituirlo ho provveduto a prenotarne l'acquisto di un esemplare, che diventerà protagonista assoluto delle mie escursioni fotografiche con la Z6 Volete quindi le mie conclusioni al riguardo ? Pregi: eccellente resa cromatica e linearità delle prestazioni bassissima vignettatura e distorsione (grazie al colloquio automatico con il sw di sviluppo) dimensioni e peso da record lente anteriore piatta e possibilità montaggio filtri motore AF preciso e silenzioso come se non esistesse prezzo competitivo in rapporto alla resa Difetti: dover aspettare l'entrata in commercio per averne uno Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019
  10. A meno di una settimana dalla sua comparsa nei negozi, grazie a Nikon Italia (Nital), ecco le prime foto scattate col nuovissimo zoom luminoso transtandard per Nikon Z : il 24-70/2,8 S anteprima del quale abbiamo pubblicato un mese fa su queste pagine, alle quali vi rimando per le notazioni tecniche e le immagini descrittive di questo ambitissimo zoom base per corredi PRO e Prosumer. Uno stop di luminosità lo distingue dal 24-70/4, venduto fin qui in kit con i corpi Z, e le differenze cominciano certamente da questa importante caratteristica, che però, non può da sola condizionarci... Le differenze di peso, dimensioni, maneggevolezza e, last but not least, prezzo... (indicativo quello del 24-70/4, fin qui venduto in kit ad un prezzo vicino alla metà circa del listino) fanno sì che l'interesse verso lo zoom oggetto di questo articolo sia necessariamente pilotato da esigenze di operatività così specifiche da non potere che essere una scelta obbligata. I parametri verso cui ci si indirizza non possono che essere quelli relativi ad un utilizzo intenso ed orientato a dei risultati qualitativamente ineccepibili. In particolare, ritengo, esigenze di omogeneità di esposizione a tutta apertura e piacevolezza del bokeh assenza di fenomeni di diffrazione alle aperture più chiuse, quando si desideri massimizzare la pdc nitidezza assoluta ai diaframmi intermedi, da angolo ad angolo, sul fotogramma insieme a questi fattori, anche una costruzione di livello professionale, ossia capace di sopportare shock termici ed anche fisici, dalle temperature più elevate sotto lunghe esposizioni al sole, fino alla resistenza alle precipitazioni atmosferiche ed alle ancora più insidiose, umidità e/o, polvere. Come ben si nota, non ho fatto ancora menzione della luminosità effettiva, giacchè ritengo la differenza tra f/2,8 ed f/4 meno fondamentale dei criteri sopradetti, ma certamente è chiaro come in condizioni limite, per evitare ad esempio il mosso in condizioni di luminosità scadenti, anche quella differenza di uno stop possa determinare il successo di uno scatto invece che il suo fallimento. Come tutti gli obiettivi Nikkor S costruiti fin qui per le Z anche il cromatismo di questo 24-70/2,8 abbinato alla Z6 con la quale l'ho provato, è a dir poco entusiasmante, già a TA, quando luce e contrasto siano marcati, e le caratteristiche complementari abbinate al diaframma più aperto, lo fanno utilmente considerare a tutte le focali di cui si dispone i colori delicati restano delicati, non vengono inutilmente accentuati dai nanocristalli (come in altre realizzazioni) il bokeh sempre interessante, senza eccessi di vibrato graduale nel passaggio da TA ai diaframmi più chiusi Anche la seconda condizione, quella dell'assenza di diffrazione ai diaframmi più chiusi è di certo motivo di attrattiva per l'acquirente di questo zoom, sia per la costanza di nitidezza sul fotogramma quando si chiuda più di f/11 sia per le specifiche esigenze di riprese ravvicinate che necessitino del massimo di profondità di campo ottenibile sul soggetto operando, come in questi casi, con lente addizionale (Marumi achromat +3) Il Nikkor 24-70/2,8 è di certo il PRIMO zoom Nikon a possedere tre ghiere di regolazione, oltre al display superiore, che gli consente di personalizzare con il pulsante adiacente le informazioni disponibili, tra le quali la scala di visualizzazione della pdc, grazie alla quale per la prima volta abbiamo una valutazione strumentale, meno soggettiva del classico (quanto poco utile) pulsante di pdc, dai remoti tempi degli ultimi obiettivi AiS... la ghiera 1, quella più vicina al corpo macchina, di default consente la regolazione del diaframma, riportando questa funzione sul fusto dell'obiettivo, per i nostalgici della vecchia guardia, ma obiettivamente più ergonomica ai fini della stabilità dell'impugnatura del corpo macchina (per il non dover staccare pollice o indice dx per la regolazione a ghiera post o ant). Volendo cambiare la sua funzione, vi si può trasferire la regolazione fine dell'esposizione, regolandone a piacimento anche il senso di rotazione verso dx o sx. Ora io ritengo queste opportunità una innovazione Nikon, pienamente nel solco della sua tradizione: regolazioni riprese dal passato, per costituire un efficacissimo valore aggiunto per l'acquirente di questo obiettivo: la differenza di prezzo di cui ho parlato all'inizio, rispetto il 24-70/4 è assolutamente giustificabile già soltanto alla luce di questi plus. Dove questo zoom compie il cambio di passo è a mio parere già da f/4 (dove inizia a diminuire la fisiologica vignettatura di TA) e progressivamente fino ai diaframmi centrali di f/8-11 che sono poi i valori di chiusura più usuali nelle condizioni di ripresa standard, quando si ricerchino le prestazioni dell'obiettivo passando dallo stupore del fuoco selettivo a quello dell'uniformità di resa del soggetto sul fotogramma intero, fino a rendere ugualmente interessante due scatti che abbiano caratteristiche differenti, pur inquadrando il medesimo soggetto o parificando, grazie alla distanza tra soggetto e sfondo, l'uniformità di resa della scena, anche utilizzando diaframmi opposti come nelle due foto qui sopra (una delle quali è stata ripresa a f/4 l'altra a f/11...: quali, secondo voi? ) Prospetticamente corretto, ma ciò grazie all'integrazione col sw di sviluppo, oppure già di suo? Questa domanda avrà risposta nel secondo degli articoli che conto di scrivere al riguardo, mettendo in parallelo questi due zoom 24-70 per Z, per dibattere della materia. Il difetto più avvertibile in questo zoom è probabilmente la vignettatura che, specialmente alle focali più larghe, con superfici omogenee come il cielo, appare fino alle aperture intermedie (anche se con EV di questo livello diventa difficile restare a TA 😎 f/2,8 f/8 ovviamente...tagliando le ali in formato 1:1, ove possibile, si contiene l'effetto f/4 f/5,6 i formati panoramici disponibili già on camera, sono assolutamente in linea con gli zoom transtandard come questo e ben si prestano a definire ulteriormente un soggetto specie giocando con i diaframmi più chiusi oppure...al contrario, quelli più aperti, Corretto su tutti i canali cromatici, questo zoom sembra eccellere però sui colori freddi come i verdi e blu facendomi ben pensare anche in termini di luci tenui ed invernali, come in questa stagione, dalle mie parti ho proprio grande difficoltà a reperire Dove uno zoom "da evento" deve eccellere, è sicuramente nel ritratto ambientato e questo crop enorme non può che confermare l'accuratezza dei particolari anche in una figura intera: capace di leggere i particolari più minuti del soggetto. Il reportage, terreno fondamentale di cimento per queste focali, è gestibile con agilità, anche nelle condizioni più mutevoli, come in questa gita a Cerda, dalle tribune della Targa Florio, fino alla Sagra del Carciofo, nei giorni scorsi... dove tendoni colorati e l'intensità della luce che ne filtra producono evidente influenza sul bilanciamento cromatico, ma sempre ben recuperabile in postproduzione All'opposto, una visita ad un monastero di clausura ormai in disarmo, propone tematiche e risoluzione di problemi, tendenzialmente opposti (monastero di Santa Caterina, Palermo) dove i diaframmi più aperti, unitamente al sensore stabilizzato della Z6 ed alla sua notevole latitudine di posa del sensore, anche a ISO elevatissimi, consentono agevole risoluzione delle riprese anche degli ambienti meno luminosi... e nelle parti di minor clausura del convento, dai quali le monache potevano assistere alle funzioni religiose, a debita distanza dal pubblico, ignote ai più Non solo riprese ravvicinate (o ben delimitate), con questo 24-70mm f/2,8 ma anche l'esatto contrario, come nelle seguenti vedute, per le quali queste focali sembrano essere sempre le più consigliabili e la qualità delle lenti di questo zoom, consentono di ottenere immagini immuni dalla perdita di definizione causata dalla forte emissione UV delle giornate come questa in cui sono state scattate... (fontana di piazza Pretoria, Palermo) Da ultimo, un altro banco di prova, frequente per chi lavori (o si diletti con attitudine professionale) con uno zoom di questa categoria, quello delle riprese in interni monumentali, affollate da turisti/invitati come durante una cerimonia di matrimonio, dove, oltre agli sposi, vada immortalato anche il luogo da essi faticosamente scelto ed ottenuto, per uno dei giorni più importanti della loro vita, quindi da rendere al meglio delle nostre possibilità di ripresa, pur con le difficoltà relative alla presenza di una moltitudine di persone. la Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (o della Martorana) Cattedrale del rito Ortodosso di Palermo particolare della volta centrale @ 38mm f/8 ISO 4000 ed in basso, il crop di due parti ... una delle quali dovrebbe/potrebbe essere fuori fuoco... 😎 Beh, potreste dirmi... bella forza a f/8 a quella distanza... ma...@ 52mm ed f/2,8...? centro immagine.... sul punto di maf bordo superiore dx...: altre domande...??? Stessa situazione a 24mm f/8 1/60 ISO 2000 crop della parte sx crop parte in alto a sx Un tripudio di colore, nel rispetto tonale, ma sopratutto nella restituzione dei dettagli più fini di questi difficilissimi soggetti (per colore e riflessione luminosa). Riprese che fanno diventare quelle più classiche del matrimonio, un gioco da ragazzi, ma necessarie per ottenere la completezza del racconto ed il successo complessivo del lavoro, così come promesso/desiderato. Insomma, grazie alla disponibilità di Nital, distributore ufficiale Nikon Italia, che si protrarrà oltre la pubblicazione del presente articolo, per approfondire la valenza di questo zoom, (la cui presentazione in concomitanza col meno luminoso f/4 aveva sollevato molte perplessità), avete la possibilità di valutare, come ho cominciato a fare io stesso, l'approccio di Nikon al corredo Z, per ora ancora all'inizio, ma che grazie alle prerogative manifestate da questo zoom standard ci fa molto ben sperare per le ulteriori realizzazioni promesse. Il mio bilancio di valutazione voglio esprimerlo alla fine solamente della "trilogia" di articoli che ho in cantiere sul Nikkor 24-70/2,8S. Penso però che dalle mie foto traspaia parte almeno delle considerazioni che alla fine dovrò esprimere... Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019
  11. Le fotocamere con sensore APS-C (nel mondo Nikon... Dx)sono raramente oggetto di discussione negli ultimi tempi perchè, a quanto pare... destinate all'estinzione. La tendenza generale è verso il formato pieno, sia con le DSLR che con le Mirrorless, per gli indubbi vantaggi che offrono come qualità di immagine nella maggior parte dei generi fotografici, come si è più volte scritto. Così anche la D500, per sè una eccellente fotocamera, costruita con standard e prestazioni degne di una professionale, viene ormai considerata dai più come un ottimo moltiplicatore di focale per la foto sportiva e wildlife. Vale quindi ancora la pena di scrivere delle impressioni d'uso di un obiettivo montato su una fotocamera Dx? Nel caso del Nikon 70-300mm f4.5-5.6 Af P penso di sì, perchè anche se progettato quale ottica per corpi Fx, alcune sue caratteristiche lo sposano altrettanto bene ad un corpo Dx. Chi ancora possiede un corpo Dx come una d7XXX e magari sogna il passaggio alla mitica Zeta 6, può pensare a questo obiettivo come ad un buon investimento che può essere poi trasferito sulla Mirrroless con ottimi risultati, come ci ha raccontato Max. Le dimensioni compatte del Nikon 70-300 lo rendono ben bilanciato anche su queste fotocamere e la qualità, superiore rispetto al suo gemello Dx, ne rendono preferibile l'acquisto per i fotoamatori enthusiast, nonostante la differenza sensibile di prezzo. Che comunque non è eccessivo. Sul 70-300 f4-5.6 Af P hanno già fatto due articoli molto esaurienti Mauro e Max, non ripeterò qui ciò che loro hanno scritto meglio di quanto potrei scrivere io. Mi limito perciò a sottolineare alcune cose ovvie, ed altre meno ovvie, legate all'uso di quest'ottica su un corpo Dx (specificamente la Nikon D500), per vedere cosa cambia, se cambia, sul formato Dx. Come scritto sopra, montato sulla D500, anche senza grip, il 70-300 Af P è perfetto. La sua leggerezza fa venir voglia di portarselo sempre dietro. Proprio per la sua costruzione "leggera" sembra addirittura più a suo agio su una DSLR formato Dx che su una formato Fx Questo 70-300 è meglio dei precedenti Nikon dall'escursione focale equivalente, e senz'altro degli equivalenti Tamron; lo hanno scritto Max e Mauro ed io sono assolutamente d'accordo, ho avuto sia il 70-300 nikon G che il Tamron 70-300 VC e il nuovo zoom vince "a mani basse. La nitidezza è buona, anzi , molto buona. Tutte foto a mano libera. Crop 100% dell'immagine sopra. 300mm f7.1 , 1/640s, 200 ISO. Altro crop 100% . 195mm, f8, 1/500s, 200s. Gallinella d'acqua. Crop dell'immagine sopra.300mm f7.1, 1/800s, 200 ISO. Guardare le goccioline sul dorso. Anatra marmorizzata. 300mm, f6.3 1/250s 1250 ISO E' indubbiamente il miglior 70-300 che abbia mai provato. Non va confrontato con il 300 f4 PF perchè non fa parte della stessa categoria ed il paragone non avrebbe molto senso, ma posso comunque dire che non resta troppo indietro, specialmente chiudendo un paio di diaframmi. Anche questo è un crop 100%. Tiene benissimo il controluce. Niente fringing chiudendo un paio di diaframmi. 195mm f8, 1/500s, 220 ISO. La vignettatura presente sul formato FX, diventa irrilevante sul formato Dx 280mm, f5.6 1/2000s, 200 ISO. 150mm, f8, 1/1000s, 200 ISO. Il fattore di crop lo trasforma, dal punto di vista della copertura di immagine, in un 450mm, quindi più che discreto per certa avifauna, unico problema la massima apertura è 5.6 e siccome a tutta apertura è leggermente più morbido che a f6.7/8, ed è meglio chiudere un po' i diaframmi per ottenere la massima nitidezza, occorre una certa attenzione anche nel gestire lo sfondo, piuttosto presente. L'autofocus è "snappy" sulla D500; scattante e preciso nella maggior parte delle situazioni. La stabilizzazione è molto efficace. Scoiattolo grigio (ahimè). 300mm f6.3, 1/250s, 1800 ISO Anatra sposa (di origine americana). 300mm f6.3, 1/250s, 1000 ISO. Codone in pessima luce laterale. 195mm, f4.9, 1/250s, 400 ISO. Sul formato Dx è più "macro", Il Rapporto di riproduzione è di 0.25 a 1,2m (e tale resta) cioè 1:4, però "ritagliando" in Dx si ha una copertura pari a 0.37, un po' più di 1:3. Un buon risultato. Abbiate pazienza, fa ancora freddo per gli insetti. Un RR di 1:4 a 1,2m può sembrare molto buono (e in parte lo è) ma non è poi così eclatante: lo stesso rapporto di riproduzione lo raggiungeva il vetusto Nikon 70-210 f4 Af. Quindi questo è uno zoom di largo respiro (circa 100mm di variazione....) Questo è il massimo rapporto di riproduzione ottenibile a 300mm su un sensore Dx: copertura totale circa 9,5 cm . Per la cronaca, il venerando, obsoleto, Sigma 300mm f4 APO MACRO raggiungeva 1:3 a 1,2m (ed era un 225mm effettivi). in pratica il 70-300 P, alla minima distanza di messa a fuoco è quasi un 200mm effettivi (192mm ad essere precisi). Niente di male, basta saperlo ma, per quel che ci riguarda, con il formato Dx si recupera quel che si perde col focus breathing. Una cosa cui ho dovuto fare l'abitudine, provandolo nella fotografia ravvicinata, è la ghiera di messa a fuoco manuale senza stop. Penso che in altri ambiti fotografici possa essere anche irrilevante, ma nella fotografia ravvicinata avere uno stop alla minima distanza di messa a fuoco a me risulta utile, in quanto posso portare lì la ghiera poi muovermi avanti indietro senza cambiare il RR. Non va però visto però come un difetto dell'obiettivo, intendiamoci, questo è uno zoom tuttofare con discrete possibilità di ripresa ravvicinata, da nessuna parte viene definito come obiettivo macro. In conclusione, se vi serve uno zoom 70-300 bello e versatile, sul vostro corpo Dx questo 70-300mm Af P è assolutamente consigliabile per qualità, dimensioni e prestazioni. Se poi meditate di passare prima o poi ad una Z da 24 mpx, questo zoom entrerà senza problemi nel nuovo sistema (come ha scritto Max!).
  12. La curiosità di provare sulla mia Nikon Z un supergrandangolare Sigma dell'ultima eccezionale generazione. Ho chiesto quindi il bellissimo Sigma 14-24/2.8 Art al distributore per provarlo. Mentre vi rimando al test approfondito pubblicato da Max Aquila l'estate scorsa (lo trovate qui) io mi limiterò ad intrattenervi con le mie impressioni. Cominciamo dal complesso risultante da Nikon Z7, adattatore Nikon FTZ e obiettivo Sigma 14-24/2.8 Art. Sigma ha beneficiato grandemente dal lavoro di Nikon nello sviluppo dell'adattatore F su Nikon Z. Infatti nella stragrande maggioranza dei casi gli obiettivi Sigma vengono visti come se fossero degli obiettivi Nikon anche montati sull'adattatore. Solo in pochi casi c'è manifesta incompatibilità, per lo più per obiettivi delle precedenti generazioni. E comunque Sigma con la sua abituale solerzia, interviene tempestivamente con aggiornamenti dei firmware nel caso in cui sia verificata qualche problematica di esercizio. Cosa che nel caso in prova mi sento di escludere categoricamente. Addirittura l'obiettivo, perfettamente riconosciuto anche a livello software, viene interpretato e corretto automaticamente in termini di distorsione e vignettatura in ambiente Adobe (Lightroom e Adobe Camera Raw) come se fosse il Nikon 14-24/2.8. Aspetto non trascurabile che rende più rapido e corretto anche il processo di sviluppo. Ho approfittato dell'occasione di una passeggiata in compagnia dell'amico Silvio Renesto a Citylife a Milano, con a disposizione le Tre Torri e gli scorci per alcuni scatti. Sono foto a vari diaframmi che sono andati a saggiare a fondo sia le possibilità espressive dell'obiettivo che le sinergie di impiego con la mirrorless ad alta risoluzione di Nikon, capace di portare questo obiettivo al limite grazie a risoluzione e dinamica alle basse sensibilità consentite dalla giornata di sole, al pari della mia Nikon D850 che in questa occasione è rimasta a casa. linearità eccezionale a 24mm e colori vivaci pur in una giornata con un sole pallidissimo molto divertente cercare il controluce o gli effetti (queste, si sarà capito, sono le nostre ombre, io a sinistra e Silvio a destra) nessun problema di lettura delle ombre anche al coperto, pur con una molteplicità di luci e di illuminazioni, sia naturali che artificiali. E' divertente e comodissimo giocare con la luce del sole in piena inquadratura se a mirino vedi già come verrà la scena esattamente con i parametri di scatto. Come sapete io scatto quasi esclusivamente in manuale e una volta definito diaframma e sensibilità, vario solo il tempo di scatto. grandangolare e stabilizzatore integrato sono una pacchia, tanto da dimenticare in ogmi modo la possibilità di mosso f/16 alla ricerca della stellina con il sole visibile a metà. Quei tiranti del grattacielo mi hanno fatto una strana impressione ... qui ammetto che ho accentuato un pò la tonalità del cielo, in verità molto meno brillante ... due o tre scatti più in la, in bianco e nero tempo lento ma non troppo strutture post-urbane nella Milano del futuro che è già diventato presente. Qui da bambino mio padre mi portava alla Fiera Campionaria a vedere tutte le meraviglie della meccanica presentate al mondo in anteprima. e adesso ci vanno i bambini in bicicletta. o i pupi a passeggio. Fine della passeggiata, restano le impressioni positive di questa prova. L'obiettivo è eccellente e francamente non si presta a nessuna critica. Devo anche ammettere che nel complesso (e a differenza del nuovissimo Sigma 40/1.4 Art che avevo in borsa e che ho utilizzato alternativamente a questo) non è nemmeno così impegnativo. Intendo dire che pur essendo più adeguato ad una reflex in termini di peso, baricentro e ingombro, non è impegnativo da utilizzare con una Nikon Z di cui si può avvalere in tutto per la riuscita delle foto. Nessuno, nemmeno minimo problema d'uso. Quindi se qualcuno in possesso di questo fantastico obiettivo (come di altri Sigma Art, specie dell'ultima leva ... ) si stesse interrogando come sia l'esperienza d'uso con le nuove Nikon Z, mi permetto di tranquillizarlo. Meglio che con la reflex, praticamente in tutto. Veramente. E sapete quale sia la mia reale inclinazione verso i supergrandangolari ... Come sempre infiniti ringraziamenti al distributore italiano dei prodotti Sigma, senza la cui collaborazione questo articolo non sarebbe stato possibile.
  13. Questo articolo ha come obiettivo illustrare le potenzialità di questa testa a sfera che ho il piacere di usare da poco più di un anno. L'ho infatti comprata a gennaio del 2017, spinto da diverse recensioni trovate in rete e dal consiglio di un amico a rivedere la mia convinzione sul fatto che il teleobiettivo trova il miglior supporto nelle teste basculanti, o gimbal. Come consuetudine, questa review è basata su un notevole uso sul campo, testimoniato anche da qualche segno qua e là, che non deve andare a detrimento della robustezza costruttiva della UniqBall, che è eccellente. Questo l'oggetto della recensione. Molto ben fatto, robusto e rifinito, e pure bello. Almeno a mio gusto. Prima della UniqBall c'erano sostanzialmente due alternative principali per sostenere i lunghi teleobiettivi. La testa a sfera, possibilmente la più grande possibile. Il più significativo punto di forza è la stabilità, se la sfera è veramente grande e ben costruita, e la capacità di essere efficace anche con tempi lenti. So che questa soluzione ha tanti estimatori, anche qui su Nikonland ma, per me, ha anche alcuni punti deboli: Il peso: più è grande la sfera e più pesa la testa La difficoltà a conciliare abbastanza frenatura da evitare che l'obiettivo si muova da solo con la necessità di poterlo muovere rapidamente, seguendo l'azione che si sta fotografando - un rapace in volo o la corsa di un cervo, ad esempio Ma il più grande di tutti, e per me è quello realmente ostativo, è l'impossibilità di separare il movimento orizzontale e verticale da quello laterale. Succede cioè che, lasciando la testa abbastanza libera da consentire il panning, l'insieme macchina/obiettivo può cadere di lato. Succede, cioè, questo: La seconda possibilità è la gimbal, che risolve il problema principale delle teste a sfera perché consente il movimento solo sui due assi ed in più è normalmente dotata di accorgimenti per tenere l'ottica in posizione baricentrica, consentendo di manovrarla come fosse priva di peso. E' praticamente lo "standard di fatto" per i fotografi d'azione con i lunghi tele! Ma anche le gimbal, in particolare quelle più stabili, hanno difetti: Il peso: veramente notevole (es. la Wimberley pesa quasi 1.5kg, stessa cosa la Photoseiki) Le dimensioni: sono enormi L'incapacità di funzionare, a meno di usare adattatori decisamente poco pratici, collegando direttamente la macchina fotografica Nel tempo sono riuscito, venendo però a patti con una minore stabilità, a risolvere i primi due (peso ed ingombro) con la Mongoose 3.6. Ma per risolvere il terzo non ho trovato nessun modo se non portare con me anche la testa a sfera, e quindi di nuovo peso ed ingombro notevoli. Ora, è evidente che per chi va a fotografare in un impianto sportivo o in un'oasi naturalistica a pochi passi dall'auto queste considerazioni possono sembrare accademiche. Ma che succede se si fotografa in montagna, portando tutto nello zaino, o dopo un viaggio aereo e si ha necessità di avere un efficace supporto non solo per il tele ma anche per il grandangolo, scattando wildlife a 360°? Qui entra in gioco la UniqBall. E' basata su 2 idee decisamente geniali. La prima è avere inserito due sfere, una dentro l'altra. La maniglia in basso a sinistra è quella che ha il compito di liberare o bloccare la sfera esterna, quella rossa, che si muove su tutti e tre gli assi e quindi funziona come una normale sfera. La piccola bolla serve a verificare il perfetto livellamento, cosa utilissima nel caso in cui il treppiede non sia perfettamente in piano - cosa molto comune se si fotografa wildlife. La seconda sfera, quella interna, si muove solo su due assi consentendo solo il panning e l'inclinazione verticale alto-basso. la manopola rossa consente di regolare la frizione per avere un movimento del tutto libero, più o meno frenato o del tutto bloccato. Qui vedete l'ottica inclinata verso il basso. Quello che la foto chiaramente non è in grado di dimostrare è che la testa non è bloccata, ma solo frenata. E qui la funzionalità di livella della sfera esterna: il treppiede è inclinato ma mettendola in bolla l'insieme interno risulta perfettamente centrato. Ovviamente lo stesso risultato lo possiamo ottenere anche regolando in modo fine le gambe del treppiede, ma chi fa fotografia naturalistica sa quanto tempo si può perdere, e quindi quante foto, se si opera su terreno naturale, muovendosi. Questa funzionalità è incredibilmente comoda, perché muovendolo poi l'ottica orizzontalmente avremo sempre foto con l'orizzonte perfettamente livellato, indipendentemente dal fatto che il treppiede lo sia! Qui un altra immagine, secondo il punto di vista del fotografo, che credo renda ancora più chiaramente il punto. Ma è utile anche facendo fotografia panoramica incollando più scatti (lo so, ci sono altri problemi da risolvere in quel caso.... il punto nodale e quant'altro. Ma quale altra testa panoramica che è anche capace di tenere su un 500/4 conoscete?). La seconda idea geniale è la clamp, che è ovviamente Arca Style, fatta a croce. Perché consente sia di montare ottiche con attacco treppiede, come il 500/4 che avete visto prima.... ... sia direttamente la macchina fotografica, qui la D810 ed il cinquantino. Conservando chiaramente la capacità di movere o la sfera esterna, sui tre assi, o la sola sfera interna sui due. Unica avvertenza è che la manopola rossa deve sempre essere rivolta in avanti. Come detto, questa testa è contemporaneamente molto versata per la fotografia d'azione e molto stabile. Qui un esempio, tempo di scatto 1/25" su 500mm di focale, con la testa non bloccata. Tempo lungo cercato con iso bassi (110) per rendere il mosso della neve sullo sfondo. Qui il ritaglio a pixel reali. Piuttosto che resi necessari da animali decisamente crepuscolari, come questo cervo - 1/30" F4 a 3200ISO, focale 500mm. Con relativo ritaglio, sempre a pixel reali. Intendiamoci, questi tempi sono sempre problematici fotografando animali, banalmente perché oltre al mosso della fotocamera dobbiamo gestire il movimento del soggetto, e non sono impossibili con una robusta testa a sfera o una robusta gimbal. L' innovazione è che la UniqBall riesce a sostituirle entrambe senza avere i loro difetti. Ma la UniqBall non ha difetti? Certo che ne ha: È costosa, vedrete tra poche righe quanto. Usata solo come testa a sfera non è al livello dei migliori nomi del settore, non tanto per stabilità o frizione ma per una certa tendenza a muovere l'inquadratura serrando la leva di bloccaggio. Pochissimo, ma le migliori teste a sfera non lo fanno. Nel sostituire le gimbal, invece, io non ho nessuna controindicazione. Ma per me resta, al momento la migliore soluzione per chi, in viaggio o in una uscita fotografica "polivalente", vuole fotografare sia con il supertele che con il grandangolo senza portare due teste o rassegnarsi alle rogne della testa a sfera con il supertele (lo so, con questa affermazione mi tirerò dietro un bel pò di critiche da chi usa la sfera con una palla grossa come una boccia.... ma provate la UniqBall e poi mi direte!). Situazioni come queste. Hermaness, estremo nord delle isole Shetland. 16-35, paesaggio. 70-200, particolare. 500, azione rapida. Chi non ha mai visto una Sula volare nel vento non ha idea di quanto veloce possa andare.... Oppure un fine settimana in quota, dormendo in rifugio: 16-35 - 5:45, ora blu che precede l'alba. 500, il tempo cambia in fretta... Chiudo con alcune informazioni tecniche: La UBH 45XC pesa 750g, ed è consigliata dal produttore per i supertele (600/4, 800/5.6, 400/2.8, 500/4, 200-400/4, 300/2.8). Esiste un modello più leggero, la UBH 35P, che pesa 2 etti meno e costa 130€ meno, per lenti più leggere. In generale non la consiglio: con questo costo meglio prendere la testa più grossa. Il prezzo è notevole, 529€, sul sito del produttore www.uniqball.eu. Io l'ho comprata da loro con servizio eccellente, non ho idea se si trovi altrove a costi inferiori. La portata dichiarata è 40kg, informazione che lascia il tempo che trova: francamente non capisco perché numeri come questo siano ancora sbandierati dai produttori. Quello che posso dire è che il 500/4 lo regge perfettamente, garantendo sia tempi di scatto decisamente lenti sia una perfetta e modulabile frizione. CONCLUSIONI: PRO Una soluzione polivalente, dal supertele al grandangolo Peso e soprattuto ingombro ridotti rispetto alle altre soluzioni adeguate all'uso con i supertele, che la rendono ottimale in molte situazioni affrontate dal fotografo naturalista. Per chi vola è quasi un must! Molto stabile e robusta ed allo stesso tempo adeguata alla fotografia d'azione Ben costruita e ben pensata CONTRO Costo elevato, da soluzione "premium" - economicamente conveniente solo se confrontata con la coppia gimbal + sfera Il funzionamento "da sfera" con attrezzatura leggera non è precisissimo - chiudendo del tutto il blocco l'inquadratura si sposta leggermente - cosa che con sfere di questa fascia di prezzo non dovrebbe succedere, ma è un problema gestibilissimo con un minimo di pratica In sintesi, la UniqBall è altamente consigliabile a tutti gli appassionati di fotografia naturalistica che possiedono un supertele e sono sensibili a pesi ed ingombri, ancor di più se amano anche fotografare paesaggi. (c) Massimo Vignoli 2018 per Nikonland
  14. Non mi vorrei sbagliare ma questo è forse il primo Sigma Art autofocus per reflex che deriva da un obiettivo Sigma Cine. In generale è il contrario (altri Sigma sviluppati in origine per reflex, hanno poi dato origine ad obiettivi Sigma Cine con cui condividono lo schema ottico). Questo è il Sigma Cine 40mmT1.5 : un oggetto costruito totalmente senza compromessi che adotterei ciecamente se io fossi attivo nel video di un certo livello. Mi contento della sua versione per reflex che è arrivato anche sul nostro mercato appena prima delle vacanze di Natale 2018. Si tratta di un oggetto di cui ci si innamora a prima vista, costruito per eccellere e che io mi sento di avvicinare al solo Sigma 105/1.4 Art in tutte le sue caratteristiche. Partiamo dai dati forniti dal costruttore : 1200 grammi di lega e plastica insensibile alle variazioni termiche, con guarnizioni a tenuta e paraluce a petali con blocco di sicurezza schema molto complesso a 16 lenti ripartite in 12 gruppi, di cui 3 equivalenti alla fluorite, 3 a bassissiam dispersione e un elemento finale asferico capaci di offrire una misura MTF degna di un superteleobiettivo e una distorsione trascurabile la vignettatura è in linea con la classe di appartenenza. Ogni obiettivo molto luminoso esibisce una vignettatura evidente a tutta apertura che va via via diminuendo mano a mano che si chiude il diaframma. Qui il fenomeno scompare a partire da f8 ed è probabilmente l'unico dato non eccezionale di questo obiettivo. l'aberrazione cromatica, invece, altro difetto ottico tipicamente presente nei superluminosi, è estremamente ben controllato. come tutti i Sigma delle ultime generazioni, anche questo è compatibile con la USB Dock di Sigma e il programma Sigma Optimization Pro, in grado di permettere all'utente di aggiornare il firmware e calibrarne le prestazioni. Devo ammettere che in questo caso non ne ho avuto bisogno. Già così come l'ho tolto dalla scatola, questo esemplare di 40mm non ha necessitato di alcun intervento (nemmeno di messa a fuoco) neanche con la mia esigentissiam Nikon D850. L'aspetto è eccezionale : il paraluce, oltre ad avere il blocco di sicurezza, ha anche un anello gommato (dove ci sono le serigrafie) in termini di dimensioni e di lunghezza ... è piuttosto imbarazzante per quanto è grosso. Ma perfettamente intonato con le reflex professionali cui è idealmente indirizzato. l'ho montato, è vero, ed usato, con la mia Nikon Z7. Ecco, li si vede tutto quanto il fatto che questa prima generazione di mirrorless Nikon Z sia pensata per un utilizzo con ottiche piccole e compatte. Ma probabilmente in futuro vedremo anche mirrorless Nikon di dimensioni e struttura adatte anche a questa classe di obiettivi. La consueta confezione Sigma non desta sorprese. l'obiettivo in Italia viene venduto con garanzia di 3 anni da Mtrading Srl e il suo centro di assistenza autorizzato In questa stagione le modelle svernano ai tropici e io mi sono dovuto contentare di quelle silenziose che vivono nel mio studio. Ci rifaremo nei prossimi mesi ma anche con Charlize, Jessica e Clohe, le prestazioni sono abbaglianti. Questa è la Z7 con riconoscimento di viso e occhio, flash ad f/7.1 anche questa, in luce disponibile e ad f/1.4, semrpe con riconoscimento del volto (e dell'occhio) attivati la distorsione valutata così amccheronicamente e non corretta da LR. Per un obiettivo del genere è sostanzialmente trascurabile ma azzerabile senza impegno con un click. Jessica in passerella. Flash, f/4, Nikon D850 sempre D850, f/1.4 in esterni, prova di sfuocato ad f/1.4 sempre ad f/1.4, Nikon Z7, assenbramento per visita guidata. Si legge ogni dettaglio, a video e a piena risoluzione la nitidezza è esagerata. altri sfuocati più tecnici ancora Jessica, con la D850 il ritratto di Eva in 100x75cm Una prima prova di contatto che conto di approfondire operativamente appena passata questa fase di "letargo" invernale. Come ho scritto in anteprima è un obiettivo che mi ha semplicemente ammutolito. Rispetto alla pur pregiata prima generazione di obiettivi Sigma Art (35, 50, 24, 24-105) rappresenta un salto in avanti epocale, tanto che potremmo considerarlo - insieme al fratellone 105/1.4 - una sorta di SuperArt. Insomma, io l'ho adottato come standard, con questa sua apertura di campo di 56° è solo un filo più grandangolare del mio adorato 50mm, ma non troppo grandangolare come alla fine mi sembra il 35mm. Adattissimo sia al ritratto d'effetto - ma senza distorsioni esagerate - che a quello ambientato. In luce ambiente, sfruttando se si usa la Nikon Z, anche la validissima stabilizzazione integrata che aggiunge l'unica caratteristica mancante da questa categoria di superobiettivi che - almeno in campo reflex - difficilmente vedremo replicati a superati. E' grosso, si, ma anche io non scherzo. E almeno sinora, non ho mai avuto problemi a sfruttare obiettivi tanto ben fatti e tanto qualitativamente superiori. Nikon, Canon, Sony, Zeiss, dico a voi. Provate a battere questo campione di ottica. Ringraziamo ancora il distributore italiano del marchio Sigma che ci ha gentilmente concesso in uso questo spettacolare ultimo arrivato della grande famiglia degli obiettivi Sigma Art. Aggiornamento del 3/2/2019 : galleria ad alta risoluzione
  15. Attenzione, articolo che è bene guardare da una linea fissa perchè ci sono file pesanti. Un concerto barocco natalizio in chiesa. In altre circostanze con la D4 sono andato alle prove e poi al concerto, ho scattato solo sui colpi di timpano o tra le trombe (il bello di conoscere a memoria le partiture). Perchè altrimenti la platea mi avrebbe rincorso fino alla periferia del borgo ... infastidita dal rumore di specchio e otturatore a raffica. Qui invece ho potuto scattare con Z6 e Z7 a raffica da 5.5 scatti al secondo, sempre in otturatore elettronico, potendo fare intere sequenze quasi filmate (e tanti spezzoni di filmato). Mi premeva provare queste mirrorless in queste specifiche condizioni, quindi non cercavo la foto bella ma la prestazione. Ne sono venute oltre 4000 foto, quasi divise a metà, la Z6 quasi sempre con il 70-200/2.8, la Z7 con 50/1.8S, 105/1.4E e 24-70/4S. E mi sono divertito un sacco ... *** Il Magnificat in Re maggiore di Bach é, insieme all'Oratorio di Natale dello stesso Bach, ai primi post della mia ideale hit-parade musicale di tutti i tempi. Nella realtà c'è poco altro che mi commuova di più ad ogni nuovo ascolto. Ma qui siamo su un sito di nikonisti, non di musicofili e quindi non mi attarderò oltre sulla composizione. Basti solo aggiungere che ho sfruttato l'occasione di essere ospite dell'amico Cosimo Lazzarotto e dell'Associazione Pro Musica ed ho potuto assistere alla prova generare e al concerto di Natale nell'ambito della manifestazione Abendmusiken, con protagonista il Coro San Leonardo, l'Orchestra Sinfonica ProMusica diretta da Stefano Bertuol, alla Collegiata di San Leonardo a Pallanza (VB). Musica barocca con pieni di timpani e trombe, coro ma anche arie solistiche con voce accompagnata da uno o pochi strumenti. Il cui click-clack dello specchio di una reflex professionale - tipo la mia fantastica Nikon D5 ! - certo non renderebbe giustizia. Durante un concerto (ovviamente non sto pensando ad uno show di heavymetal) o uno spettacolo teatrale, per non parlare delle cerimonie civili o religiose, credo sia importante che il fotografo si renda il più possibile invisibile e faccia di tutto per non disturbare quanto si svolge. Poter scattare "impunemente" con l'otturatore elettronico, girare video, scattare a raffica, potendo anche salire molto di sensibilità per riprendere in condizioni di luce spesso (molto) sfidanti, donano al fotografo strumenti importanti per ottenere risultati soddisfacenti. Aggiungerei - per prova provata - che poter mettere a fuoco componendo liberamente grazie ad una distribuzione dei sensori AF su tutto il frame, libera completamente dai vincoli e lacciuoli che le reflex full-frame, sempre protagoniste di questo genere di fotografia, hanno imposto per decenni. E' l'inizio di una rivoluzione ? Si, peraltro già ampiamente in corso per gli utenti degli altri marchi e che adesso si rende disponibile anche per noi nikonisti. *** Ok, date tempo al vostro sistema di caricare le animazione che ho allegato a questo articolo. Attenzione, non sono filmati in formato 2K, sono montaggi animati in formato GIF di scatti ad alta risoluzione da 24 megapixel, quindi stampabili in grande formato. Li ho montati in questo modo per farvi entrare nel mood. Qualcuno potrebbe pensare che la musica barocca sia fatta da pinguini imbalsamati con la parrucca e il borotalco, stretti nei loro colletti attillati ed immobili. Nulla di tutto questo. Io ho fotografato musicisti professionisti impegnati a dare il meglio della loro capacità artistica. Salvo che non lo imponga lo strumento, è raro che un musicista stia fermo mentre suona. Anzi, spesso si muove parecchio oscillando sul posto e non solo. Il diretto, lo vedrete in alcuni scatti, a tratti era indemoniato durante le prove, mentre si sforzava di trovare l'amalgama tra un coro e una orchestra che non fanno usualmente musica insieme. Io ho potuto seguire varie fasi delle prove potendo permettermi di muovermi a mio piacimento ma sfruttando al massimo il potenziale di invisibilità delle Nikon Z, cioè scatto silenzioso (sempre) e apparenza rassicurante. Potendo scattare senza in alcun modo disturbare o influenzare i musicisti nel loro lavoro. Vedendo le animazioni e le foto d'insieme valuterete anche le tipiche condizioni di scatto in una chiesa tardo-barocca. L'altare è volutamente l'unico punto molto illuminato, in questo caso un tripudio di dorature. E li davanti c'era il coro. L'orchestra più avanti, ancora in luce. Il direttore più in ombra ma molto meno dei cantanti, messi sul limitare della gradinata, praticamente in ombra. Scattando ho potuto anche qui sfruttare le doti delle Z di inquadratura libera al limite dei quattro bordi del fotogramma, potendo puntare il cursore dell'autofocus sempre sul volto del soggetto inquadrato, spesso sfruttando anche il riconoscimento del volto, e li fare l'esposizione per ottenere una media accettabile. Luce scarsa, spesso necessità di salire molto di sensibilità per non avere foto troppo mosse. Scatti in continuo a 5.5 scatti al secondo per seguire espressioni, movimenti, momenti topici. Ed eccoci qua (ancora, attenzione alle animazioni, servono per dare il mood ma sono chiaramente dithering a 256 colori, non a 8 bit, quindi ci sono artefatti che poi nelle foto successive, come vedrete, non ci sono). sequenza animata di 52 scatti consecutivi durante un'aria col soprano e il direttore in evidenza Nikon Z6 e Nikon 70-200/2.8E ad f/2.8, 1/100'', ISO 5600 uno scatto qualsiasi della sequenza vedete la forte differenza di esposizione tra il volto del soprano e quello del direttore e qui 50 scatti montati in sequenza, scattati a 18.000 ISO di cui questo é uno scatto qualsiasi, ideale per pulizia (semplice conversione da NEF a jpg senza regolazioni). 18.000 ISO ... le condizioni di luce nella navata centrale, scura come sempre per ogni chiesa di questo genere, costringevano a tenere sensibilità "pazzesche" per non avere il mosso sul soggetto Z6 a 40000 ISO (si : quarantamila ! Conversione con le impostazioni di LR da Nikon) situazione migliore sugli strumentisti Z7 con 105/1.4E a 1600 ISO, file pulitissimo al naturale Alcuni dettagli sul direttore durante le prove Z6 a 5000 ISO e a 16000 ISO un montaggio di 40 scatti tra i 300 scattati in sequenza guardate i movimenti, le espressioni, la foga. Altro che fotografia statica. Io ero praticamente tra i coristi, del tutto invisibile e in grado di cogliere ogni espressione e ogni momento. Ho volutamente limitato a 300 scatti la sequenza solo per non avere troppi fotogrammi da esaminare a casa ... altrimenti avrei potuto farne migliaia solo da questa posizione. diversamente da quanto un profano possa immaginare, i musicisti barocchi si muovono parecchio, non sono imbalsamati con parrucche coperte di talco. Il fotografo - e il suo sistema di ripresa - ha il suo bel da fare per riprendere al meglio nel dettaglio uno scatto tra le prove, Z6 e 105/1.4E ad una sensibilità che non useremmo normalmente ma che ci consegna comunque una plasticità di immagine abbagliante ! Z6, 7200 ISO ancora evidenza sulla necesità di bilanciare la luce per evitare zone bruciate e zone troppo in ombra (luce dall'alto, volti scuri e pelate brillanti !) Z7, 5000 ISO Z7, 2500 ISO 105/1.4E durante le prove del concerto per archi di Locatelli Andiamo al concerto che, chiesa affollata, ho ripreso dalla balaustra del coro dell'organo, dall'altra parte della chiesa, sfruttando l'allungo del Nikon 70-200/2.8E obiettivo f/2.8 su Z6 che può salire meglio di sensibilità, f/1.8 o f/1.4 su Z7 per consentirle di esprimersi al meglio in tutta la sua risoluzione Z6, 20000 ISO, 70-200/2.8E ad f/2.8, 1/250'' dettaglio sul coro la chiesa dalla mia posizione. Ombra, ombra e poi improvvisamente luce. Io, al centro della navata (a luci spente). Z7, 14400 ISO, 105/1.4 ad f/1.4 FTZ free, zaino free e treppiedi Free ? Yes ! *** Non mi dilungo oltre, pensando di aver detto tutto quanto mi premeva esporre ma che vorrei sintetizzare ulteriormente. Credo che in questo particolare genere le mirrorless possano fare la differenza, consentendo possibilità sconosciute alle reflex. In particolare per : la capacità di scomparire, sia per ingombri che aspetto, ma soprattutto per l'assenza di rumore di scatto in otturatore elettronico, in modo tale da non infastidire nessuno e soprattutto far scomparire il fotografo che non deve assolutamente interferire col lavoro dei musicisti (e l'ascolto del pubblico) capacità di messa a fuoco selettiva e di precisione anche ai bordi del frame, lasciando piena libertà di espressione e di inquadratura al fotografo nella stessa situazione, capacità di esporre mediando le differenti luci, visualizzando a mirino - meglio con l'istogramma in tempo reale - come sarà la foto scattata buone prestazioni generali di autofocus e di bilanciamento del bianco con limitata generazione di rumore ottime prestazioni nel video anche a mano libera (mi spiace ma non siamo attrezzati per mostrare il video di qualità su Nikonland, dovete fidarvi) semplicità d'uso. Alcune delle foto esposte sono state riprese dal mio amico Cosimo - nikonista abituato alla D7000 - cui ho semplicemente messo in mano alternativamente la Z6 o la Z7 senza alcuna spiegazione. Eppure lui se l'è cavata senza problemi. con questi limiti al momento : il mirino consente di vedere al buio e mostra una scena molto luminosa. Ciò in alcuni casi può ingannare il fotografo che tende a sottoesporre la scena che vede troppo brillante. Per questo consiglio di visualizzare a mirino l'istogramma in tempo reale per avere una migliore aderenza con l'effettiva esposizione mancanza di teleobiettivi luminosi nativi che permettano di fare un servizio anche in video, senza FTZ (ricordo che gli obiettivi Z non fanno rumore di messa a fuoco, gli AF-S si e i loro sibili vengono captati dal microfono della fotocamera in ripresa) un problema limitato all'ambiente Adobe in sviluppo. Inutile fare il prebilanciamento del bianco perchè il software poi lo interpreta male, significativamente per il tint. Quindi ho dovuto poi regolare gli scatti di Z7 e Z6 differentemente (sul grigio del travertino delle colonne della navata : 2550 K e -27 per la Z6 e 3150 K e -12 per la Z7). e direi basta. Per quanto mi riguarda. Cioé basta reflex in questo contesto, secondo me. Se dovessi riprendere con continuità concerti di questo tipo (o anche di musica da camera) o rappresentazioni teatrali, oggi mi doterei di una coppia di Nikon Z, probabilmente due Nikon Z6. Niente più reflex. Credo che lo stesso ragionamento possa essere esteso anche alla fotografia da cerimonia religiosa, per le stesse motivazioni. Intendiamoci, io non sono uno specialista di questo genere (meno che meno del matrimonio) e mi è capitato poche volte di fotografare un concerto in chiesa. Ma mai come questa volta mi sono divertito, ottenendo scatti di qualità, potendo osare liberamente anche oltre il limite (le reflex, affidabilissime, spesso mi conducono a stare entro i confini usuali, non so come spiegarlo. Le mirrorless - al costo di tanti scatti in più - mi liberano verso la sperimentazione.) Spero di aver reso l'idea, scusatemi per il peso dei file animati ma non avrei saputo in quale altro modo darvi una dimostrazione delle condizioni reali di scatto, mostrandovi poi la reale qualità delle migliaia di scatti conseguenti le mie ... sequenze. (c) 2019 Mauro Maratta per Nikonland, riproduzione riservata
  16. Insieme alla Nikon Z6 messami a disposizione grazie al distributore italiano per Nikon, ho avuto la possibilità di sottoporre ad una prova su...mirrorless anche il neonato Nikkor 35/1,8 S ossia il primo grandangolare fisso per Nikon Z, caratterizzato da uno schema ottico di 11 lenti in 9 gruppi relativamente leggero (370g) lungo 8,6cm e largo 7,3 (diametro filtri da 62mm), paraluce a baionetta a petalo, angolo di campo da 63,5° e diaframma a 9 lamelle, nato per essere usato insieme allo stabilizzatore interno delle Nikon Z, con cui sfruttare la possibilità di utilizzo a mano libera in luce disponibile, grazie anche alle potenzialità già sperimentate con la Z6 di questo test agli alti ISO. Austero, come anche gli altri due Nikkor S fin qui presentati, ben costruito e dotato di una serie di O-ring per renderlo resistenze alle intemperie dotato di motore AF stepper, come la più recente produzione ottica Nikon di peso leggero, trattamento antiriflesso ai Nanocristalli e, naturalmente, diaframma elettromagnetico, solo di selettore AF-MF, moderna contattiera posteriore a 11 contatti dorati e ben integrati nella flangia posteriore, montato sulla Z6 non risulta ingombrante, ma perfettamente dimensionato ampia la ghiera di messa a fuoco, mai probabilmente utilizzata nel migliaio di scatti effettuati con questo obiettivo, manca però la finestrella delle distanze (messa a fuoco minima a 25cm) indice questo della classe di appartenenza nel futuro catalogo delle ottiche NIkkorZ nonostante un prezzo non certo da entry level, attorno ai 900 euro... Ho utilizzato il Nikkor 35/1,8 S in varie condizioni in esterni, sia per realizzare le fotografie con le quali ho poi redatto l'articolo sulla Z6, sia perchè tra le focali wide contenute, quella dei 35mm mi è particolarmente congeniale, ad esempio quando decido di andare in giro con un solo obiettivo per fotografare senza una particolare destinazione. Ho realizzato quindi anche le immagini per l'articolo sul focus stacking, delle quali la foto sopra era una del block, con cui ho poi ottenuto questo stack derivando essere un campione di versatilità cromatica in tutte le condizioni di illuminazione in esterni specie giocando con le potenzialità dei profili colore della Z6 con la quale mi sono proprio divertito i colori forti si legano a meraviglia con le potenzialità di questo obiettivo, brillante e definito anche tenue e delicato sia on-camera (o in postproduzione) quando ciò necessiti crop assolutamente definito, principalmente con i profili monocromatici in dotazione alla Z6 fino all'estremizzazione del concetto 😇 Forte del fatto del suo diaframma più luminoso, questo obiettivo si tende ad usarlo sempre attorno a TA ma fino a f/4 manifesta uno stacco deciso tra primo piano e sfondo e il diaframma a 9 lamelle mostra un bokeh interessante f/2 - f/4 - f/16 (mi piacciono i valori interi) chiaramente la definizione aumenta diaframmando tanto quanto in controluce diretto reagisce meglio ai diaframmi più chiusi In available light si fa forte della sua luminosità facendosi bastare ISO medi (entrambe a 400 ISO) Da questa immagine viene però in argomento quella che ritengo essere il peggior difetto di questo, per il resto ineccepibile, grandangolare, ossia una forte vignettatura che lo accompagna da TA (dove ce ne potremmo aspettare) fino a f/4 incluso, in maniera progressivamente molto evidente (scatti eseguiti ad un pannello da 70x50cm a un metro di distanza: i cerchi misurano 12cm di diametro) la correzione su Capture NX-D probabilmente rimetterà a posto le cose, ma chi utilizzi altri software dovrà aspettare prima l'aggiornamento al profilo di questa ottica. Anche il suo utilizzo in luce mista lo caratterizza per essere un classico obiettivo da street, così come da ritratto a figura intera o in piano americano, ambientato, come ho avuto occasione di realizzare unica luce, dura e contrastata, messa a fuoco sul rosso delle labbra a f/5,6 (la seconda è il crop) Luce continua dai pannelli a neon: f/2 ISO 5000 Qui invece in luce ambiente a 25.600 ISO, nonostante il rumore digitale (apprezzabilissimo della Z6) l'obiettivo non perde ancora vigore Flash diretto, f/3,2 ISO 100: al meglio delle possibilità di tutti e tre (obiettivo, soggetto e ...me) Direi che questo primo wide Nikkor S debba essere tenuto nella giusta considerazione da molti fotografi: principalmente quelli per cui gli obiettivi cominciano dai mediotele, al di sotto dei quali il massimo verso cui possano spingersi sono questi angoli di campo. Personalmente sono rimasto parecchio soddisfatto per la maneggevolezza e la definizione sul soggetto a tutti i diaframmi, anche quelli più chiusi ai quali mi sarei aspettato molta più diffrazione (che non ho mai incontrato) e qualcosa in termine di color fringings dei quali ho trovato scarse tracce anche nelle peggiori delle condizioni auspicabili (come in questo crop 3,5x) Distorsione contenuta (basta guardare le immagini del pannello più sopra), ma vignettatura consistente e immanente a tutte le aperture più interessanti per le quali quest'ottica si voglia acquistare Ciò non condizionerà l'acquisto di chi non intenda utilizzarlo per la...riproduzione di originali, in quanto, come ritengo traspaia dalle immagini di questo articolo, in esterni, in assenza di superfici omogenee di sfondo, non costituirà un problema: nella fotografia di ritratto poi, può essere oggi considerato forse un valore aggiunto, ricercato da molti fotografi che talora la inseriscono in postproduzione. Volete mettere poi l'espressione del mio amico Nunzio, divulgatore per Sony, costretto a posare davanti a una Nikon Z con la sua Pleistascion tra le mani? ...per tutto il resto c'è... Max Aquila photo (C) per NikonZetaland 2018
  17. Posso scrivere questo articolo grazie ad Mtrading Srl, distributore italiano di Sigma. Io sono Sigma Ambassador per l'Italia e quale miglior occasione per un ambassador, ritrattista, ragionare a voce alta sul trio da ritratto per eccellenza ? i tre oggetti del confronto ragionato di questo articolo. 85, 105 e 135 Sigma Art Arrivato il nuovissimo Sigma 105mm f/1.4 Art si completa un dream team che al momento mi pare di poter dire che nessuna casa ha. Sigma lo offre per Nikon, per Canon e per Sony, permettendo a tutti i fotografi ritrattisti del mondo di avere una gamma completa che speriamo quanto prima sarà completata anche da un Sigma 70-200/2.8 Art che possa arrivare effettivamente a 200mm alla distanza di un metro o giù di li. Ma torniamo a questi tre begli esemplari della moderna ingegneria ottica. Visti insieme così non si direbbe. Sembrano addirittura molto simili tra loro per volume e ingombro. Rimando agli articoli specifici che abbiamo scritto in questi anni su queste ottiche (li trovate in questa stessa sezione di Nikonland qui) ma veniamo al sodo. Siamo stati per anni abituati ad obiettivi di questa fascia con 72 o al massimo 77 di passo filtri. E un peso non superiore ai 6-700 grammi. Ma qui la ricerca delle prestazioni massime e l'impegno a correggere per quanto possibile i tipici difetti degli obiettivi superluminosi, ha fatto decidere a Sigma di non accettare compromessi. Abbiamo il più "piccolo" dei tre - che in realtà è il più lungo - con un passo filtri di 82mm : il 135mm. Passiamo all'85mm ed aumentiamo a 86mm. Per giungere al 105/1.4, ultimo arrivato, che va decisamente oltre : 105mm. Bocche da fuoco di questo genere sono intese per catturare tutta la luce possibile e limitare al massimo la caduta di luce e i difetti agli angoli. Ci sono riusciti. Facendo al contempo oggetti molto ben costruiti - mediamente superiori a tutti gli obiettivi degli altri marchi - ma comunque dotati di ergonomia adeguata all'uso. Pur ammettendo che i pesi non sono trascurabili : 1130 grammi per 85 e 135, 1650 grammi per il 105mm. 105 mm f/1.4 e 135mm f/1.8 : quel mezzo stop di differenza comporta un notevole incremento dimensionale per mantenere le stesse prestazioni più evidenti senza il paraluce l'85mm è quello con la ghiera di messa a fuoco più ampia. Il 105 invece ne ha una decisamente più ridotta. Ma sinceramente con questi eccezionali motori di messa a fuoco, chi li utilizza a mano libera ? metallo da tutte le parti. Costruzione coerente. Oggetti pensati per durare. I tre sono tutti dotati di diaframma elettromagnetico e di motore ad alte prestazioni, silenzioso e molto rapido. NEI TEMPI ANDATI QUESTA CATEGORIA DI OBIETTIVI SI DEFINIVA MEDIOTELE O MEZZOTELE. Ma questi sono teleobiettivi in tutte le loro caratteristiche, con MTF che somigliano a quelli dei superteleobiettivi. E schemi ottici complessi, composti da un elevato numero ognuno di lenti speciali (il 105 esagera addirittura con 3 lenti tipo fluorite, due a dispersione bassissima e una asferica ma il risultato si vede). Differiscono per dettagli e per modalità d'uso. Ed è di questo che siamo qui a dibattere. Perchè volendo e potendo, basterebbe averli tutti per non avere l'imbarazzo della scelta, usandoli tutti e tre alla bisogna, a seconda del risultato atteso o del tipo di soggetto. Ma sebbene siano proposti a prezzi più che ragionevoli vista la concorrenza, il conto totale richiede certamente un investimento graduale. Quindi vediamo le loro caratteristiche sul piano pratico, anzichè dibattere per astratto. LA COMPRESSIONE O DISTORSIONE PROSPETTICA Simili e coerenti tra loro ma non identici. Le tre focali - classiche - differiscono tra loro di una percentuale che produce un gradino importante in termini di prospettiva - a parità di distanza di scatto - e di ingrandimento. Inoltre, se 85 e 135mm offrono una distanza minima di messa a fuoco di circa 88-90cm, il 105 si ferma a 100cm. E questo sul piano pratico crea immagini differenti. Soggetto comune, luce identica, minima distanza di messa a fuoco Sigma 85mm f/1.4 Art, f/1.4, Nikon D850 Sigma 105mm f/1.4 Art, f/1.4, Nikon D850 Sigma 135mm f/1.8 Art, f/1.8, Nikon D850 appare chiaro direi l'effetto della distorsione prospettica su un soggetto che ha un tipo di volto che probabilmente richiederebbe la focale più corta delle tre. In questo caso il soggetto - lasciato per quanto possibile al naturale - viene ingrandito al massimo nello scatto a 135mm. Sembra poca ma guardate bene le proporzioni del naso rispetto agli occhi, la forma del volto, la distanza tra la punta del naso e i capelli. Cosa che si conferma anche in modalità "ritratto" 85mm 105mm 135mm Ne possiamo concludere che usare l'uno o l'altro non è indifferente. Ma che i tre offrono comunque nitidezza esagerata (e qui siamo a tutta apertura, chiudendo il diaframma ad f8 andiamo su rendimenti da obiettivi macro, senza alcun problema) e sfuocato simile, sebbene diverso per le diverse proporzioni tra soggetto e sfondo. Il Sigma 85mm f/1.4 : il Playboy Dei tre è probabilmente il più immediato e il più semplice. Meglio del 50mm quando il soggetto ha il viso un pò "orientale (piatto !), perchè è già quasi privo di distorsioni ottiche. Consente però di inserire il soggetto nel contesto in cui si trova, ma con gli effetti tipici dei superluminosi. dei tre è il meno analitico e più indulgente anche in termini di tempo di scatto é più immediato contestualizzare il soggetto nell'ambiente ma lo sfondo non si liquefa come fa con gli altri due e questo sia un bene o un male, decidetelo voi in base al vostro stile. chiudendo diventa radiografante ma senza diventare molesto insomma è una gioia da usare e non vi costringe ad uscire dalla stanza per passare dal primissimo piano alla figura intera Il Sigma 105mm f/1.4 : il Palestrato fatta subito l'abitudine "al coso", possibilmente smontando il collarino del treppiedi se lo userete per lo più a mano libera, il 105 si scopre molto simile al 85mm. Quei 12 cm di distanza minima inferiore però si mangiano in parte la capacità di ingrandimento e tolgono un pò di effetto alla luminosità relativa (se mettesse a fuoco da 87 cm anche questo, potrebbe funzionare come un 85mm f/1.2 equivalente). Però sono le caratteristiche che lo rendono bilanciato. Si può descrivere il soggetto senza andarci troppo "dentro". Ce l'ho da poco ma già ho potuto fare foto memorabili. ergonomicamente è perfetto. Ma per sicurezza l'ho usato tendenzialmente con tempi nettamente più rapidi di quelli che uso con l'85mm. Anche questo, come l'85, non riesce a dare quegli effetti di "liquefazione" tipici del 135/1.8 Il Sigma 135mm f/1.8 : il Mustang L'avessero fatto f/1.4 anche questo, sarebbe stato ingestibile. Per fortuna si sono contenuti. Eppure ne è venuto un capolavoro che io tendo ad usare per tutto, anche per le riproduzioni e per le "simil macro" (con una lente addizionale, permessa dal passo filtri ancora "umano"). lo sfuocato è normalmente memorabile Nel ritratto consente di essere decisamente analitici potendo entrare nel soggetto senza farlo notare troppo specie se il soggetto collabora 135mm è esattamente la media tra 70 e 200mm. Se mi dimentico a casa il 70-200/2.8 posso utilizzare tranquillamente questo al suo posto, come in questo caso, dove ho selezionato il formato quadrato con la macchina sul treppiedi in live-view ma è in esterni dove sorprende con effetti di sfondo più tipici di un 300/2.8 che di un MEZZOTELE ! Mi fermo qui altrimenti, giustamente, mi mandate a quel paese ! Forse si sarà capita la mia preferenza per il 135mm ? Ebbene si, potendo, io sceglierei sempre il 135mm per tutto. E' la focale ideale per me nel ritratto e anche in tutto il resto. Ma non è sempre possibile, dipende molto dal soggetto. E poi è un obiettivo decisamente più impegnativo degli altri. Più docile in tutto l'85mm, come la mamma per chi non è uno specialista o per chi non vuole isolare del tutto il soggetto dal suo contesto la dolce Sabina in luce naturale ripresa dal 85/1.4 Art ad f/1.4 il 105 è il nuovo campione per prestazioni. Si staglia in tutto. E' più vicino all'85 che al 135 per caratteristiche d'uso e di impiego. Vivian e il 105/1.4 ad f/1.4 (vignettatura aggiunta in sviluppo) Volete un consiglio da me ? Se avete già l'85, puntate al 135. Se avete già il 135, puntate al 85. Se non avete nessuno dei tre, procuratevi un soggetto bello, solare e sorridente come Vivian e provateli. Probabilmente vi innamorerete del 105 e non avrete da pentirvene. Per casi speciali, parliamone pure nei commenti. Io, potendo, li continuerò ad usare tutti e tre, a seconda dei casi o tutti insieme, per continuare a provare il gusto che c'è ! Sigma 135mm f/1.8 Art su Sigma SD Quattro H sempre sia lodata Mtrading Srl che distribuisce tutto questo ben di Dio sul territorio italiano
  18. Signore e signori, eccovi l'obiettivo entry-level del corredo Nikon Z: lo zoom Nikkor 24-70mm f/4 S Venduto in bundle ai corpi Z 7 e 6, nelle intenzioni progettuali degli ingegneri senza specchio di Nikon, costituisce l'all-in-one per ogni fotografo che si accosti alla nuova realtà del Secondo Centenario Nikon. Così tanto facile da fotografare, come gli altri due fissi, bastano tre foto (data l'austera linea)... sbloccato dal blocco (presente fin qui solo su questo zoom) aumenta la sua altezza minima fino alla operatività allungandosi su due sezioni di barilotto nel raggiungere la focale massima. Schema da 14/11 caratterizzato da diversi elementi speciali, ma sopratutto da una estrema vicinanza della lente posteriore al sensore delle nuove Z che presentano, come sappiamo, un tiraggio di soli 16mm. Largamente dotato di O-Ring di tenuta alla polvere ed agli altri agenti atmosferici, questo obiettivo transtandard manifesta a mio avviso anche un disegno molto proporzionato tra le parti anteriore e posteriore dello zoom, così come non eccessivo negli ingombri anche col paraluce a petalo montato, pesa mezzo chilo e misura 8,9cm di lunghezza per 78 di diametro massimo (filtri da 72mm), diaframma a (sole) 7 lamelle e stepper motor AF come nella attuale tecnologia Nikon. Mette a fuoco a soli 30cm dal piano di maf e per la prima volta in casa Nikon ha la ghiera di maf manuale programmabile per poter comandare i diaframmi oppure la compensazione dell'esposizione...! L'esemplare giunto a Nikonland grazie ai buoni uffici del distributore italiano di Nikon, ha un numero di serie davvero basso. Forte di tracciati MTF degni di realizzazione ottiche non certo entry-level, facciamo fatica ad assimilarlo alla lunga serie di zoom 18-xxx o 24-xx che Nikon ci ha imposto nel tempo come obiettivi base, buoni neppure come fermacarte in ragione della costruzione che faceva presumere il galleggiamento qualora lanciati a mare, questo 24-70/4 sembra avere tutte le carte, per robustezza e qualità fotografiche per darci il senso del "mirrorless reinvented" che in questa fase iniziale è il leading concept della casa di Tokyo. non stabilizzato, nasce per dimostrare l'efficienza dello stabilizzatore incorporato al sensore delle Nikon Z. Con la Nikon Z6 con la quale l'ho ricevuto in prova, si trova a meraviglia: è proprio il Suo ! Ho scattato in posti e giorni diversi con questo obiettivo e mi sono trovato a riflettere su quanto sia cambiato l'approccio alla fotografia "punta e scatta" nel corso di questi ultimi due, tre anni. Abbiamo a disposizione una nuova generazione di apparecchi ai quali non manca proprio nulla ed anzi è stato in essi implementata tanta di quella tecnologia che nonostante una pratica quarantennale fotografica mi continua a cogliere impreparato. A cominciare dalla gestione dell'esposizione nella quale ci si affida quasi esclusivamente al combinato disposto di esposimetro a matrice + correttore automatico di contrasto (D-Lightning) sempre più perfezionati ed ora anche EVF affidabilissimi e stabili come non mai. La mia prima foto con il 24-70mm è questa: mattina presto alla Fonte Aretusa di Ortigia (Siracusa) un posto mistico quanto impossibile da fotografare correttamente, a causa dei forti contrasti tra il mare ed il cielo dello sfondo, rispetto alle acque più scure della fonte con papiri e papere. Era come accade spesso un primo scatto di prova, nel modo che utilizzo più spesso andando in giro da turista, ossia con priorità ai diaframmi con ISO minimi, Matrix e la focale più wide disponibile; AF-S e scatto singolo. Grande il mio stupore nel trovarmi già in review (a mirino !!!) un'interpretazione così "aperta" delle ombre sul file, bruciando le altissime luci fino al livello di percettibilità delle alte: indice di una notevole collaborazione tra lente e sensore. (inutile sarebbe avere parte delle altissime e il grigio medio sulle alte in uno scatto in controluce come questo) La seconda impressione, analoga, in un'altro scatto dove ho ritrovato una gestione delle basse luci mediata alla perfezione con le medie, destinando la lettura del file alla ovvia prevalenza della parte sinistra dell'istogramma in maniera tanto drastica quanto utilitaristica in relazione al soggetto inquadrato: il database del Matrix di queste Nikon Z mi pare sia ulteriormente evoluto anche rispetto la migliore produzione reflex attuale ! La stessa impressione di obiettività interpretativa di questo zoom in unione alle macchine dedicate nelle foto in interno, indipendentemente dalla influenza del WB Auto, dall'impostazione su caldo a quella opposta, meno obiettiva ma più idealistica ed anche nell'utilizzo ad alti ISO (qui 12800) l'ensamble col sensore Z6 ed il suo eccellente rapporto S/R migliorando ulteriormente ad ISO alti ma non esagerati (per il 2018) come questa foto a 1600 ISO ed il suo ardito crop dove questo 24-70/4 manifesta le sue ottime qualità cromatiche e di nitidezza pur alla distanza notevole di ripresa dal soggetto Poca cosa la vignettatura di questo zoom alle sue diverse focali a tutta apertura (24 -28 - 50 e 70mm da un metro) molto interessante la pulizia tra 35 e 50mm così come invece, pur variando il diaframma a 24mm, la situazione non cambia poi tanto (ampiamente correggibile in postproduzione) D'altro canto la distorsione mi pare del tutto trascurabile (non oso dire assente) a tutte le focali qui considerate. Una delle caratteristiche di un obiettivo allround come un 24-70 dovrebbe essere la brillantezza in esterni e luce intensa, senza tendenza allo slittamento cromatico, tipica di ensamble obiettivo/sensore di primo equipaggiamento: a me pare abbastanza chiaro come in Zetaland si sia al cospetto di un nuovo concetto di entry level... la definizione a tutti i diaframmi sembra il suo aspetto peculiare f/4 f/8 f/16 crop f/4crop f/16 resa ineccepibile anche nel controluce controllato dove restano la descrizione globale e simultanea del soggetto e del contesto crop solo in occasioni limite si ingenerano disastri di ghost e flares, giusto andandosela a cercare...! crop Basta inquadrare con maggior accortezza per limitare i danni Nelle inquadrature ravvicinate questo zoom è il migliore obiettivo di base che io abbia mai utilizzato, non solamente per la distanza minima di ripresa, ben riducibile anche nell'utilizzo combinato di un'adeguata lente addizionale Marumi DHG Achromat (Nikon...a quando lenti addizionali e obiettivi Macro ???) e con l'utilizzo in luce mista con flash modulabili in piena luce così come in pura e semplice luce neutrale Ebbene si... il 24-70/4 S per Nikon Z è proprio un obiettivo da caccia fotografica vagante, grazie anche alla possibilità di utilizzare il formato inferiore che porta la sua massima focale a diventare un 105mm-eq: pian piano, avvicinandosi... colori e nitidezza nei dettagli, il suo piatto forte espressivo in ogni maniera... da f/16 ad f/4 lato B e crop a 3200 ISO per sfruttare tempi veloci e diaframmi chiusi, con una resa complessiva da toh... di chi era quell'occhio in basso a destra nella foto? Veloce e reattivo in autofocus (lo stepper motor funziona come già sperimentato su altre lenti), preciso e definito, delinea il soggetto come il fotografo (qualsiasi) richiede: anche inquadrando senza rispetto il soggetto a 24mm come anche a 35mm come ogni bravo wide che si rispetti, nelle mani dei fotoamatori girovaghi immancabile la ripresa a 24mm dal basso verso l'alto, grazie alla notevole tenuta alla distorsione anche prospettica. Insomma questo obiettivo Nikkor S è la...Jeep di base per gli utenti Nikon Z... ed unitamente alla roadmap Z per i prossimi due anni, io lo acquisterei immediatamente insieme ad una Z per sfruttare il forte sconto rispetto il suo listino intorno ai mille euro insieme al 14-30/4 di prossima presentazione ed a un fisso luminoso a scelta a seconda delle personali propensioni, a costituire in tre pezzi un CORREDO NATIVO Nikon Z senza dover fare neppure ricorso all'ottimo adattatore FTZ, dimenticando fin da subito l'esperienza reflex. Non ho trovato (e non è comune) nessun difetto da dover sottolineare: in questo momento è a mio avviso il BEST BUY del corredo Z Max Aquila photo (C) per NikonZetaland 2018
  19. Mi è tanto piaciuto questo 500mm e mi mancava tanto un superteleobiettivo serio con cui fare scorribande in autodromo, al di là del compatto e comodissimo Nikon 300/4E PF, che dopo averlo provato un anno fa ( qui il test completo) l'ho voluto comperare e me ne sono fatto regalo per lo scorso Natale. Da quanto l'ho avuto ne ho approfittato per utilizzarlo esclusivamente con la Nikon D850 e i suoi 45 megapixel. L'anno scorso si era ben comportato con la D5 ma volevo vederlo alla prova con una partner più difficile Nikon D850 e Sigma 500mm f/4 Sports con staffa Sigma TS 81 su treppiedi Genesis con testa Marsace Dico subito che la fase di taratura (nulla con la D5 nell'aprile 2017) è stata critica alle brevi distanze con la D850. E ancora oggi non sono del tutto soddisfatto. Nulla da imputare all'obiettivo, solo che la sua nitidezza strabiliante, pretende una precisione più che millimetrica. E questo resta il vero punto debole della Nikon D850. Non che abbia difetti, no, solo che se la foto non è perfettamente a fuoco, appare immediatamente da cestinare una fase della taratura nel programma Sigma Optimization Pro che riconosce autonomamente anche la configurazione con il teleconverter Sigma TC1401, distinguendolo dall'obiettivo liscio (e dal precedente obiettivo avuto in test da Mtrading) Le foto seguenti sono state fatte in differenti occasioni alla Seconda Variante dell'Autodromo Nazionale di Monza attraverso il foro nella rete della postazione TV. Non sono crop, in alcuni casi l'obiettivo è stato accoppiato con il teleconverter 1.4x che non altera in maniera apprezzabile l'immagine. La distanza è notevole, anche se questi soggetti sono discretamente grandi. Le tre foto seguenti sono state riprese invece alla Variante Ascari, in uscita, attraverso la rete dalla tribuna. mentre qui siamo ancora alla Seconda Variante, io in piedi, attraverso la rete. 500mm liscio a tutta apertura in Autoiso. mentre qui siamo proprio all'ingresso del rettilineo che porta alla Parabolica Cambiamo completamente ambito e genere. In gennaio, in capanno, passeriformi assortiti. Obiettivo sempre ad f/4 a distanza MOLTO ravvicinata, ISO quanto basta sono sostanzialmente "ritratti" di soggetti in posa. Per gli uccelli in volo mi devo ancora attrezzare Ad fine primavera, una visita ad un sito popolato da Gruccioni non sono crop. Torniamo in autodromo, dalla Tribuna della Ascari altra occasione, auto oramai "storiche" qui invece, sul Lungo Lago di Como e ancora, passeriformi casalinghi mi fermo qui, convinto di avere già messo anche troppe foto per sottolineare il concetto. In estrema sintesi, confermo il giudizio sulla validità di questo obiettivo. Il fatto che l'abbia intanto anche comperato dovrebbe essere un rafforzativo ma ci tenevo a riprendere le mie osservazioni anche con l'esperienza D850 in mezzo. Lo ritengo valido sotto tutti gli aspetti e sempre molto affidabile. Tutto sommato abbastanza compatto (penso, rispetto ad un 600/4 Nikon) e leggero da non pesare eccessivamente. Ed utilizzabile anche con treppiedi leggeri e teste non esoteriche (ma io scatto sempre con tempi rapidissimi). In autodromo, considerando che fa sempre premio la qualità dell'aria o la presenza di ostacoli, rispetto alla bontà dell'obiettivo, ritengo esagerato l'uso con la D850. Prossimamente ci continuerò ad andare solo con la D5. L'autofocus più prestante mi da più sicurezza nell'inseguimento. Mentre per animali o altri soggetti a distanze ravvicinate, con la D850 si possono ottenere poster stampabili a dimensioni di parete in ogni circostanza. La messa a fuoco è sempre il punto critico e si devono scattare tante foto da cui scegliere quella potenzialmente migliore. La possibilità di aprire le ombre e tirare al massimo dinamica e colori permessi da questo sensore, fanno la differenza. E' un piacere e uno spasso poter utilizzare questo teleobiettivo, per me oramai irrinunciabile.
  20. Come d’ uso qui su Nikonland, non mi dilungherò nell’esporre i dati tecnici ma concentrerò questo articolo sulla mia esperienza sul campo, durata ormai quasi 4 anni. Per Nikon questa realizzazione non è una novità: questo obiettivo ne sostituisce uno della stessa lunghezza focale ma privo di motore autofocus e dal VR primordiale, se non erro il “vecchio” 80-400 è stato il primo obiettivo stabilizzato nel catalogo Nikon. Personalmente non ho mai avuto modo di provare il vecchio modello, ma è universalmente noto che il rifacimento ha portato, oltre ad un autofocus finalmente prestante, anche un sensibile miglioramento delle qualità ottiche, apprezzabile soprattutto alle focali più lunghe e sui sensori FX. Di fatto, l'assenza di un 80-400 prestante era uno dei motivi di invidia verso il catalogo Canon. Ecco l'80-400 oggetto dell' articolo, montato su D810. Questo il complesso schema ottico. (20 lenti in 12 gruppi , implementato rispetto i 17/11 del prima serie) Pesa 1570 grammi, è lungo 20,3cm per 9,6 di diametro, ghiera filtri da 77mm, mette a fuoco a partire da 1,75 metri e ha un diaframma a 9 lamelle. Un particolare della bottoniera, che comprende oltre ai consueti comandi anche uno switch per bloccare la lente alla minima lunghezza focale. In questo genere di obiettivi, che si allungano fisicamente aumentando la focale, è previsto per evitare che, inclinato verso il basso, l'obiettivo si allunghi da solo. Il mio esemplare è ben frenato e, per ora, non ne ha bisogno. Ma male non fa. Un particolare della lente frontale, diametro standard da 77mm. Non ruota. L’ obiettivo viene spedito con la custodia in materiale morbido CL-M2, la stessa del 70-200 2.8 per intenderci. Scelta relativamente felice: è utilizzabile per proteggere l'obiettivo quando viene trasportato in un normale zaino da montagna, cosa per me molto utile, ma è lontana dalle migliori realizzazioni in neoprene per capacità di compressione quando non usato. La costruzione è meccanicamente adeguata, è prodotto in Giappone, con il corpo in policarbonato. Non eccellente ma allineata alle altre realizzazioni Nikon in questa fascia di prodotto. Io tratto bene il mio materiale, ma lo uso per il mio genere fotografico: wildlife in ogni condizione atmosferica e spesso al nord o in quota, con lunghi trasporti nello zaino da montagna. Ebbene, finora nessun problema, nemmeno in relazione allo zoom ottenuto mediante allungamento fisico “a pompa”. In teoria a rischio di risucchio polvere o infiltrazioni di umidità ma in pratica, finora, a me non è successo nulla di tutto ciò. Norvegia, febbraio 2016 - D4, 80-400 @ 240mm f5.6 1/800 - mano libera. Fisicamente l'obiettivo è abbastanza grande e pesante, un poco più di un 70-200/2.8 per intenderci (1.570g), ma ancora ben all’interno delle possibilità d’uso a mano libera. Possibilità ben presente nella mente dei progettisti che hanno disegnato un collarino di attacco treppiede robusto, in metallo, ma smontabile, cosa che fa risparmiare quasi 100g. Per capire meglio le dimensioni, qui lo vedete in mezzo al 70-200/2.8 FL ed al 500/4 G. Tutti senza paraluce. L' 80-400 alla minima focale. L' obbiettivo si allunga in maniera significativa passando dalla minima alla massima lunghezza focale, ancora di più se poniamo il paraluce in posizione di lavoro. Nikon dichiara la compatibilità con il TC14 ma personalmente non ho nemmeno ritenuto di provare a utilizzarlo: per come la vedo io il moltiplicatore di focale nella fotografia naturalistica è un tool importante ma 400mm a f5.6 con uno zoom 5x non sono a priori compatibili. Ne risulterebbe, infatti, un 560mm f8, che diaframmando uno stop diventerebbe f11: improponibile. Di più, non credo che ci sia abbastanza margine in nitidezza per poter sopportare il moltiplicatore. Come da titolo, la sua vera capacità è la versatilità, che consente senza poter muovere un passo di fare queste due fotografie: Valle d'Aosta, novembre 2017 - D5, 80-400 @ 80mm f4.5 1/1250 - mano libera. Valle d'Aosta, novembre 2017 - D5, 80-400 @ 400mm f5.6 1/400 - mano libera. Nelle immagini sopra è apprezzabile la vignettatura, presente ma per me non in modo invasivo, mentre qui un crop al 100% per apprezzare la nitidezza a tutta apertura alla massima focale e le ridotte, ma presenti, aberrazioni cromatiche. Questa la regolazione di nitidezza e riduzione rumore impostate (miei valori "standard" per questo genere di immagini): Ma basta un click per eliminare praticamente tutte le aberrazioni.... Come si vede da questo altro crop: Oppure, di nuovo seguendo il movimento del soggetto e senza poter muoversi per accomodare l'inquadratura con un'ottica fissa, passare da questa situazione: Valle d'Aosta, novembre 2015 - D4, 80-400 @ 400mm f5.6 1/1250 - mano libera. A quest'altra, dove le due immagini sono separate da soli 3" (entrambi nocrop, questo giovane gipeto ha voluto venire a vedere chi/cosa fossi.... quel giorno ero molto molto in alto ) Valle d'Aosta, novembre 2015 - D4, 80-400 @ 185mm f5.6 1/1250 - mano libera. Focalizzandoci sulla nitidezza, argomento sempre molto caro a tutti noi, posso dire che è buona a tutte le focali - migliore alle corte che alle lunghe, soprattutto dopo i 300mm scende un poco - e buona anche tutta apertura, posto che chiudendo il diaframma di 2/3 di stop migliora. Chiaramente non siamo nel territorio dei supertele - come ovvio considerato prezzo, peso e luminosità. Qui un esempio senza neve tra me ed il soggetto e chiudendo 1/3 di stop.... Finlandia, febbraio 2017 - D5, 80-400 @ 400mm f6.3 1/500 - beanbag. Crop 100% Personalmente sono arrivato a scegliere questa lente dopo averla confrontata, sempre sul campo, con quelli che spesso sono considerati i suoi competitor: Nikon 200-500 AFS VR e Sigma 150-600 Sport. Le principali differenze tra questi tre obiettivi, per quello che ho riscontrato io sono: L'80-400 è quello otticamente meno prestante, entrambi gli altri sono più nitidi, in particolare il 200-500 Nikon lo è apprezzabilmente sulle lunghe focali. L'80-400 è quello più maneggevole ed usabile a mano libera, per effetto di dimensioni e pesi sensibilmente più ridotti (il 150-600 Sigma Sport per me non è usabile a mano libera, sottolineo "per me" perché questa valutazione è assolutamente soggettiva dipendendo dalla forza fisica del fotografo e dai luoghi dove fotografa, cioè da quanto si stanca arrivando alla location ). Il 200-500 Nikon è quello con l'autofocus più lento, 80-400 e 150-600 Sigma Sport sono entrambi veloci e per me alla pari. Nessuno dei tre ha velocità sul livello delle ottiche da sport o azione veloce (come 70-200 FL o 300 2.8 e via dicendo). Il 150-600 Sigma Sport è quello con la migliore percezione di qualità costruttiva, veramente in una classe superiore. Mentre il 200-500 è quello trasmette la sensazione della minore. Se si vuole usare l'ottica per foto ambientate l'80-400 vince a mani basse, perché dispone delle critiche focali, in questo ambito, tra 80 e 150/200. Il fatto che l'80-400 sia contemporaneamente il più vecchio in termini di data di presentazione (2013 l'80-400 vs 2014 il 150-600 vs 2015 il 200-500), il meno prestante otticamente e quello di gran lunga più costoso (c'è una grande variabilità di prezzi sul mercato tra ufficiali e import e tra venditori fisici e internet, prendete quindi queste cifre più come termini di paragone che come prezzi: 80-400 - 2700€ vs 200-500 - 1200€ vs 150-600 - 1600€) la dice lunga sui progressi ottici e costruttivi di questi ultimi anni e sul beneficio della concorrenza qualificata per i consumatori. Ovviamente stiamo confrontando oggetti non del tutto omogenei (diversi ratio di zoom, dal 5x a 2.5x e diversa qualità costruttiva), ma la sensazione è che l'80-400 sia quello col peggiore rapporto qualità/prezzo. Per completezza, Sigma produce anche un modello Contemporary del 150-600 che costa meno del fratello Sport e, per effetto di una costruzione meno massiccia e robusta, è più leggero. Ma non ho avuto modo di provarlo e quindi non sono in grado di includerlo in questo confronto. Ultimo punto circa la qualità ottica e la complessiva reattività ed usabilità dell'obiettivo. Io l'ho usato su D800, D810, D4 e D5. Sui 36mpix è usabile ma i difetti ottici si notano di più, anche l'autofocus è molto meno sicuro, in particolare al salire della focale con la contemporanea riduzione della luminosità. Su D4 e D5 per me è molto buono, a tutto tondo, e quindi tendo a consigliarlo su corpi a meno mpix e più reattivi. Nonostante tutto, però, è quello che, oggi, tra i tre, ricomprerei per le considerazioni relative alla flessibilità d'uso, che per me è la sua vera carta vincente. Dopo tante parole, qualche immagine: Finlandia, luglio 2016 - D800, 80-400 @ 130mm f5.0 1/200 - beanbag. Valle d'Aosta, novembre 2015 - D810, 80-400 @ 92mm f5.6 1/500 - mano libera. Valle d'Aosta, novembre 2015 - D810, 80-400 @ 120mm f6.3 1/500 - mano libera. Piemonte, febbraio 2015 - D4, 80-400 @ 310mm f8.0 1/2500 - mano libera. Valle d'Aosta, novembre 2015 - D4, 80-400 @ 400mm f5.6 1/500 - mano libera. Norvegia, febbraio 2016 - D4, 80-400 @ 270mm f5.6 1/1000 - mano libera. Norvegia, febbraio 2016 - D4, 80-400 @ 270mm f5.6 1/1000 - mano libera. Norvegia, febbraio 2016 - D4, 80-400 @ 400mm f8. 1/500 - mano libera. Valle d'Aosta, novembre 2016 - D5, 80-400 @ 98mm f6.3 1/1250 - mano libera. Valle d'Aosta, novembre 2016 - D5, 80-400 @ 400mm f6.3 1/1600 - mano libera. Finlandia, gennaio 2017 - D810, 80-400 @ 180mm f7.1 1/200 - beanbag. Valle d'Aosta, novembre 2017 - D5, 80-400 @ 112mm f8 1/160 - mano libera. Valle d'Aosta, novembre 2017 - D5, 80-400 @ 240mm f8 1/1250 - mano libera. Valle d'Aosta, novembre 2017 - D5, 80-400 @ 400mm f5.6 1/800 - mano libera. In sintesi. PRO: Ottimo range di focale, superiore alle altre alternative da me esaminate. Ottima maneggevolezza e trasportabilità. Buona nitidezza, a tutte le focali e tutti i diaframmi, in particolare su corpi FX con sensore non estremamente denso. La nitidezza migliora chiudendo appena il diagramma alle focali più lunghe. Nessun difetto ottico invadente Autofocus abbastanza veloce, in particolare su corpi pro. Stabilizzatore di ottima efficienza. CONTRO: Costo abbastanza elevato. Otticamente non del tutto a livello dei corpi con sensore molto denso, in particolare a tutta apertura ed alle focali più lunghe (ma questo problema è comune a moltissimi altri obiettivi). (C) 2018 Massimo Vignoli per Nikonland
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