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  1. Segnalo agli interessati questo tour di presentazioni Nital nelle quali,oltre alla neoarrivata Z50 sarà possibile provare anche il resto della gamma corpi e lenti Z. Qui, è possibile registrarsi per ricevere i dettagli delle singole giornate quando saranno disponibili: nital
  2. Nel 2017, anno del Centenario dalla Fondazione, Nikon presenta oltre ad insigni fotocamere ed obiettivi, anche il sostituto del suo flash di punta in listino, quell' SB-910 che dal 2011 ormai faticava a contenere la concorrenza: il rivoluzionario SB-5000 che, oltre ad aggiungere il quarto numero alla sigla, si distingue per essere il primo e finora unico, wireless radio flash prodotto da Nikon. Ossia un flash che, oltre ai consueti sensori e comandi del menù relativi al CLS (creative light system) che fanno colloquiare con segnali ad infrarossi commander e slave, (il sensore circolare sul lato dx del flash) consentono la trasmissione delle molteplici opzioni di funzionamento (TTL, A ed M mode principalmente) attraverso una trasmittente radio, che funziona in unione al corpo macchina su apposita presa diretta (o, mediante adattatore, su quella a 10 poli delle reflex pro), comunicando, dopo la specifica procedura di accoppiamento, con il transmitter collocato appunto all'interno dell'SB-5000. Il sistema prevede anche l'eventuale utilizzo dello specifico remote control, ovviamente sintonizzabile (radio...) sulle stesse frequenze, tre, selezionabili dallo switch laterale presente su tali apparecchi. Il loro nome? WR-R10 il trasmettitore (due quelli in foto, recto/verso) e WR-T10 il telecomando, acquistabili a parte rispetto il flash ad un prezzo che in effetti ha fin qui un pò frenato la loro diffusione (105 euro il ricevitore e 80 il remote control, 220 circa il set completo con l'adattatore per presa a 10 poli WR-A10 ) L'esigenza di sostituire il sistema di trasmissione ottico del CLS, che per tanto tempo aveva assistito i flash Nikon che hanno avuto notevole successo, quali gli SB-800 ed i menzionati 900 e 910, risale alla necessità per i fotografi professionisti di lavorare con uno strumento compatto quale è un flash a slitta, utilizzandone due o più, tra essi in relazione attraverso un protocollo di comunicazione stabile e sicuro, indipendente dagli ostacoli fisici come pareti ma sopratutto oggetti e persone, che entrando nel campo della trasmissione ottica dei flash del CLS disturbavano o impedivano il passaggio del segnale, oppure a causa delle elevate temperature raggiungibili durante un set di lavoro, che potevano dimuinuire la sensibilità ed affidabilità del segnale. La concorrenza, sopratutto asiatica, sfornava da anni sistemi di radiocomunicazione flash, prima solo attraverso trigger a contatto caldo che trasferivano esclusivamente il segnale. Poi anche la regolazione a distanza in Manual degli slaves. Quindi, alcune preminenti aziende cinesi, anche il TTL-flash sulle unità a distanza, insieme a molte altre facilities, che facevano ormai apparire obsoleti ed inadatti i vecchi SB Nikon. Prima di ogni altra cosa, il Nikon SB-5000 è un usuale flash che funziona in i-ttl da NG40,5 (@ 50mm ISO 100) con copertura ottica fin da 8mm (con cupolina in DX) e parabola zoom da 24 a 200mm, riduzione della potenza in manuale fino a 1/256 e compensazione della potenza nei modi automatici da -3.0 EV a +3.0 EV. Pesante mezzo chilo con le batterie, che purtroppo sono ancora quattro stilo invece di un unico, più performante, elemento al litio) 🤔 dotato del classico modo TTL come delle ulteriori, varie, abituali (per gli utenti Nikon) modalità complementari (o fondamentali, dipende dagli utilizzatori...) Come si vede nel pannello posteriore si sono aggiunti dei pulsanti rispetto al vecchio pannello di un SB-900, alcuni dei quali ora plurifunzione, di non immediata memorizzazione ma il tutto a vantaggio di una notevole quantità di funzioni, molte delle quali davvero specifiche e destinate a determinate branche fotografiche. Parabola davvero performante, che zooma fino a 200mm in automatico, insieme all'obiettivo in uso e termometro di segnalazione della temperatura dell'apparecchio, di gran lunga più resistente dei modelli precedenti, grazie al sistema di raffreddamento incorporato, che ho messo alla prova scattando sequenze di 50 lampi a tutta potenza, senza mai mettere in crisi la protezione termica e peraltro constatando un migliorato tempo di ricarica del condensatore rispetto i modelli precedenti, tempo che difficilmente supera i 2,5 secondi a tutta potenza, entro il plateaux di funzionamento ottimale del pacco batterie utilizzato (nel mio caso Sanyo Eneloop pro nere da 2500mAh) Tra le potenzialità ancora irrinunciabili la vecchia ma preziosa presa sincro-pc che consente comunque un collegamento via cavo per chi dovesse utilizzare solo in M mode ed in studio (o comunque su set specifici) uno o più SB-5000 con le fotocamere che consentano tale connessione come ultima ratio (rispetto un flash che può dialogare con le Nikon per radiofrequenza, trasmissione ottica, slitta o a mezzo cavi ttl-flash) In cosa consiste la rivoluzione dell'SB-5000 ? Certamente l'affidabilità della trasmissione del segnale, anche a distanze impensabili per la trasmissione ad infrarosso. Inoltre la stabilità della prestazione sui flash di uno stesso gruppo. Ancora, la possibilità di unire tra loro fino a 6 gruppi di flash contrassegnati dalle lettere da A ad F su tre diversi canali di trasmissione radio, per evitare potenziali interferenze con altri utilizzatori Nikon sullo stesso set di ripresa (e ritengo che tre sole opzioni di variazione siano anche poche, pensando ad una passerella di sfilate di moda, per esempio, o ad un'affollata tribuna sportiva) Ma il vantaggio più rilevante a mio parere, consiste sicuramente nel non dover passare attraverso il menù di regolazione della fotocamera, come nel caso della precedente connessione ottica del CLS, una volta accoppiati ricevente e trasmittente: la comunicazione avviene tra Master e Slave e qui ...casca Perchè tranne che per la serie 5 delle DSLR Nikon (D5/500/850) il WR-R10 non può fare da Commander e quindi un SB-5000 deve obbligatoriamente stare a slitta a svolgere il suo ruolo di gestore delle regolazioni dei vari gruppi di flash impiegati. Purtroppo un lampeggiatore sacrificato in molte occasioni nella peggiore delle condizioni nelle quali un flash possa operare: a slitta. Nel caso della mia Z6 infatti ho lavorato proprio in questo modo, con il trasmettitore WR-R10 posizionato sulla presa più bassa del fianco sinistro della mirrorless (posizione davvero pericolosa per questo pirullo che risulta davvero troppo esposto ad urti e potenziali deformazioni della sede della sua presa) un SB5000 a slitta e l'altro, solo soletto, da slave: anche quando avrei voluto invece gestire due flash fuori macchina, adeguatamente posizionati rispetto il soggetto. La soluzione esiste, fuori Nikon, ormai adottata anche dai diretti concorrenti Canon e Sonya e si chiama trigger con display da Commander, per la gestione di tutte le unità flash presenti sul set, senza imporne per forza il sacrificio di una a slitta. La soluzione simile in casa Nikon, nel periodo del CLS si chiamava SU200 ed è da replicare nel wireless flash radio... senza ulteriore ritardo. Certamente però il WR-R10 possiede altre opportunità da trigger: una fra tutte, utilizzandone una pluralità, ognuno collegato ad un diverso corpo macchina, di essere asserviti ad unico remote control WR-T10, per scattare in sincrono da punti differenti di ripresa, magari anche con obiettivi di differente focale. Come avvenga l'accoppiamento tra trasmittente e ricevente è presto detto: dal tasto menù del flash si richiama la sezione di mezzo, (contraddistinta dall'icona con l'onda radio che si propaga), e dopo aver impostato sul primo rigo di comando lo stesso canale selezionato con lo slider del WR-R10 (in questo caso ch 15) si sceglie il modo di accoppiamento: fra i tre disponibili ho scelto quello fisico, PAIR e dopo aver premuto sulla destra la corona circolare del flash, verso Invio (execute), premendo contemporaneamente il tastino grigio del transmitter, , si ottiene il lampeggio verde/arancio che garantisce l'accoppiamento con quel flash e la conferma sul display del flash del successo (o insuccesso) dell'operazione. A quel punto ogni volta che il transmitter sarà attivo sulla fotocamera, la spia link del flash ed il led verde del WR-R10 resteranno accesi entro il raggio di ricezione del segnale. La stessa sequenza andrà ripetuta con ogni SB-5000 che si intenda accoppiare a quel WR-R10 e resterà memorizzata anche dopo lo spegnimento di fotocamera e flash. Operazione un pò macchinosa certamente e comunque potenzialmente generatrice di equivoci, se si utilizzino più WR-R10, ognuno dedicato a determinati SB-5000, nel qual caso meglio contraddistinguere flash e transmitter con delle etichette, meglio se colorate...😏 Durante le riprese con questo set di flash e trasmettitori, gentilmente messo a disposizione dal distributore italiano Nikon, ho preferito utilizzare una basetta metallica a protezione del fondello della mia Z6 e, a maggior ragione, del WR-R10, diversamente davvero troppo esposto agli urti, oppure all'inavvertita deposizione della fotocamera sul lato sx, come sono spesso abituato a fare, deleteria se non ci avessi prestato la massima attenzione. Questo SB-5000 ovviamente funziona anche in CLS a trasmissione all'infrarosso, con tutti i flash Nikon compatibili in quel sistema, oltre che con gli altri... SB-5000, naturalmente La differenza per distinguere nelle varie schermate del display (finalmente adesso un tastino dedicato: quello accanto alla spia di pronto flash a dx nel pannello), è nel simbolo del lampetto per la trasmissione ottica, rispetto al simbolo dell'onda radio per la trasmissione relativa. Le funzioni di questo flash sono davvero tantissime ed è possibile sfogliarle in ogni schermata relativa al modo di funzionamento: ogni tanto viene però un dubbio che, in assenza di un libretto di istruzione (la sola sezione D relativa al wireless flash conta 48 paginette fitte di opzioni e nozioni) potrebbe essere fugato se esistesse, come ormai da tempo nelle fotocamere, un tasto Help per riassumere i concetti fondamentali di quella funzione: Nikon...pensaci ! non a caso su questo SB-5000 come novità, troviamo anche il tasto i che aiuta a navigare tra le impostazioni principali, selezionando le opzioni da configurare mentre premendo il tasto menù compaiono tre righe di comando sulle quali troveremo una miriade di ulteriori regolazioni, complementari a quelle precedenti. Ho utilizzato la maggior parte degli Speedlight Nikon e devo dire che sono davvero colpito dalla mole di contenuti racchiusi in questo SB-5000, tanti da ingenerare il legittimo dubbio che si possa sfruttarne l'intero potenziale, se non dopo lungo apprendistato tra tutte queste funzioni e regolazioni. Due di queste funzioni sono una novità assoluta anche rispetto i tanti altri lampeggiatori che ho da anni modo di utilizzare, anche al di fuori dal panorama Nikon: la prima, il controllo wireless rapido, è una scorciatoia che tiene conto del rapporto di illuminazione tra i flash del Gruppo A e quelli del Gruppo B (tenendo il flash Master escluso ed eventualmente destinando il Gruppo C al modo M): funziona sia in controllo radio, sia in trasmissione ottica e presuppone la presenza di almeno tre flash (Master, A, B) consente di preimpostare un rapporto da 8:1 fino ad 1:8 tra le emissione luminose dei due gruppi A e B di flash, eventualmente variandone in +/- 3EV anche l'esposizione Ho impostato quindi un set in controllo ottico con un SB-5000 come Commander (la sua emissione flash non viene a far parte del bilancio di illuminazione) e due Nikon SB-700 come gruppi A e B ottenendo rapidamente differenti rapporti di illuminazione(in queste, dall'alto, 1:1 , 2:1 , 4:1) fino a trovare poi quello più convincente, in 1:3 +0,3EV (ossia flash B tre volte il flash A, con sovraesposizione di +0,3EV) (set) (soggetto) oppure anche 1:2 (0 EV) L'altra nuova funzione, il modo Remote-Direct (che non ho avuto però modo di sperimentare), consente, eliminando i preflash dell'unità Master, una risposta più immediata delle unità Remote (riunite nello stesso gruppo flash) in modo Auto (totale sincronia anche di fine emissione lampo) o anche in modo M (dove i flash remoti eseguono l'emissione in funzione della regolazione manuale specifica, da tutta potenza fino ad 1/256) Utile sopratutto nella fotografia flash di azione. Va da sè che tutti i flash remoti debbano essere degli SB-5000 Nella sostanza dei fatti la modulazione di questi SB-5000 utilizzati in controllo wireless radio è semplice, fatta la tara alle iniziali procedure ed alle considerazioni già fatte sulla complessità e quantità delle funzioni disponibili. Nelle condizioni più usuali la distribuzione della luce è nella norma di flash di questo livello di potenza: il rispetto del bilanciamento cromatico dipende ovviamente dalle eventuali riflessioni dell'ambiente circostante la eventuale vignettatura risente della corretta angolazione su riprese ravvicinate a soggetti anche abbastanza riflettenti, e raramente delude (come si nota in questo notevole crop della foto precedente) La variabilità della posizione di ripresa del fotografo, gioca un ruolo determinante nella resa delle ombre riflesse, come si nota nelle tre immagini successive dello stesso soggetto, con differenze appena percettibili di angolazione di ripresa, (rispetto un SB-5000 collocato a slitta e con parabola rivolta a 45° con lastrina riflettente ed il secondo a sx a 1 metro dall'alto, sempre a 45°) Anche con grandangoli spinti a 14 - 16mm la capacità di ampliare la copertura è limitata dalle dimensioni fisiche della parabola (piuttosto compatta) e dall'impossibilità di utilizzare modificatori sufficientemente grandi da realizzare un sistema di ripresa degno delle attuali aspettative degli utenti flash Nikon (crop) di certo questo SB-5000 rappresenta il massimo dello sforzo tecnologico attuale di Nikon in questo campo e con i limiti che un flash a slitta possa esprimere... ma mi sento di osservare che ci sono ancora dei margini di perfettibilità per una sua migliore diffusione: in primis ritengo che il transmitter WR-R10 possa, anzi...debba, essere considerato parte integrante a corredo del flash e non un accessorio opzionale da acquistare a parte, facendo lievitare il prezzo già impegnativo di un SB-5000 (attorno ai 560 euro) su livelli ormai paragonabili a quelli di un lampeggiatore i-TTL da studio, di ben altra potenza rispetto ai (pochi) NG 40.5 (50mm, ISO 100) di questo speedlight Nikon. Ancora... penso che un flash a slitta completo e funzionale come questo SB-5000 necessiti di un trigger provvisto di display che faccia da commander per le unità remote in alternativa all'utilizzo di un lampeggiatore a slitta: oppure dotare ogni fotocamera Nikon attuale delle righe di comando già presenti nei menù delle DSLR della serie 5 al fine di poter pilotare le regolazioni dei flash remoti. Ciò detto auspico la presentazione di altre unità wireless radio Nikon, possibilmente riformando il sistema attuale di trasmissione del segnale, attualmente limitato dalla bassa reperibilità degli strumenti complementari necessari come sono WR-R10 etc. Le mie considerazioni finali sul Nikon SB-5000 ed il sistema wireless radio flash che ha introdotto dal 2017 sono quindi le seguenti: pregi: primo wireless radio flash per Nikon qualità complessiva dei materiali e dell'ingegnerizzazione del flash innovazione rispetto i modelli precedenti ed anche quelli attualmente in commercio nel listino Nikon integrazione col precedente sistema CLS difetti: assenza di un commander per evitare di sacrificare un lampeggiatore a slitta utilizzo delle batterie a stilo Ni-Mh invece che di un elemento al Lithium proprietario fragilità del transmitter esposto agli urti, a rischio di smarrimento, brutto (decisamente) numero esiguo dei canali radio di trasmissione prezzo elevato degli accessori opzionali di connessione Max Aquila photo (C) per Nikonland 2019
  3. Ultima promozione da Nital su vari corpi e obiettivi Nikon. Qui: https://www.nital.it/nikonscontoincassa Ci sono le Z compresa la Z50 ma anche corpi e lenti F. Scadenza al 15 gennaio 2020. Sconto in cassa, quindi niente attesa di rimborsi.
  4. Uno degli obiettivi più richiesti su ogni marchio fotografico in commercio, tra quelli che producono tradizionalmente indirizzati a TUTTE le fasce di utenti, è certamente il telezoom, ossia un obiettivo che consenta facilmente di variare la lunghezza focale per passare dalle focali più adatte al ritratto a quelle più consone alle attività sportive di ogni genere. Il più generalista dei telezoom è oggi certamente il 70-300mm, comunemente inteso come zoom a luminosità variabile, non eccessivamente luminoso al fine di agevolare una costruzione semplice, leggera, compatta e, last but not least, non eccessivamente costoso come i 70-200 f/4 ed f/2,8 Nell'attesa di un Nikkor S 70-300mm di nuova progettazione Z, ci siamo ricordati dell'ultimo nato di questa categoria di telezoom Nikon, il test del quale è già su Nikonland, dall'indomani della sua presentazione ufficiale, ma si tratta forse dell'obiettivo in catalogo Nikon più trascurato e dimenticato, forse per il periodo in cui è apparso, subito prima della presentazione della Nikon D850 e della fase di avvicinamento alla commercializzazione delle Nikon Z, fatti questi che hanno diminuito l'interesse che avrebbe, a nostro avviso, invece meritato, sia per le qualità che avevamo già sottolineato due anni fa, ma anche per un intelligente prezzo, che supera di poco i 600 euro, che ne fa il telezoom più economico tra i prestazionali del listino Nikon. Per questi motivi ne abbiamo chiesto in prova un esemplare a Nikon Italia ipotizzando un suo provvisorio inserimento in un corredo Z, specificamente basato sul kit Z6, insieme all'adattatore FTZ, ed al 24-70/4 di primo equipaggiamento, fin quando non potrà essere sostituito da un omologo Z, che però manca anche dalla chart Nikon delle future realizzazioni. Il Nikon AF-P Nikkor 70-300mm f/4,5-5,6 ED VR è un compatto obiettivo da 730 grammi (paraluce incluso) che misura 8,1x14,6cm a...riposo e si allunga fino a 20cm alla focale massima più altri 8cm abbondanti del profondo paraluce a petalo ancora maneggevole, grazie al peso non eccessivo, dotato di motore elettrico supersilent stepless e diaframma elettromagnetico (come da sigla AF-P già si comprende), stabilizzazione VR regolabile tra Normal e Sport (per agevolare il panning) uno schema ottico da 18 lenti in 14 gruppi di cui una sola ED a definire l'economia progettuale di questo zoom, accreditato però di tracciati MTF davvero molto interessanti, nonostante la categoria commerciale. Possiede diaframma a 9 lamelle, mette a fuoco a partire da 1,2m che a 300mm di focale determinano un RR da 0,25x, che risulta facile da portare a valori davvero interessanti anche soltanto con una lente addizionale da poche diottrie, (diametro filtri 67mm) con una ancora agevole distanza operativa di maf da 24cm dalla lente frontale... (RR 1:1,11 !!!) Made in Thailand Tutto ci porta a pensare che, come sulle reflex per le quali è stato progettato, anche sulla mia Z 6 + FTZ questo zoom venderà cara la propria pelle... Fin dai primissimi scatti, mentre pioveva, dalla finestra di casa, mi rendo conto delle potenzialità in termini di nitidezza e contrasto di questo zoom, che sono normalmente i punti di debolezza di realizzazioni economiche, prive di lenti asferiche o ad extra-low dispersion (da ricordare che questo 70-300 non gode neppure del trattamento ai nanocristalli) I dettagli a TA e 300mm sono difficilmente riscontrabili nei progetti ottici degli universali compatibili Nikon, anche di prezzo ben superiore a questo (sto pensando ai 100-400 oltre che ai 70-300). Andiamo sulla spiaggia, con lo stesso tempo incerto? Sembra quasi che abbia utilizzato un fill-in flash per dare dettaglio cromatico ai colori degli indumenti della passante, ma così non è... ed anche il crop qui sotto della precedente foto, mostra la qualità in termini di nitidezza e definizione del dettaglio così minuto del tatuaggio pochissima postproduzione, talvolta basta cliccare sulla correzione automatica, per vedere risaltare in buona tridimensionalità il soggetto sullo sfondo, anche poco illuminato Figuriamoci quando la luce invece arrivi... incredibile la resa anche in presenza di forte emissione ultravioletta dello sfondo fuori fuoco, mai impastato la resa in controluce è davvero esaltante, specie in presenza di colori adeguatamente contrastati giocare con ogni formato è facile con la Z6 e la composizione ed il grafismo a mare sono compagni abituali del mio fotografare Questo 70-300 AF-P vibra sulle onde luminose di intensità differente, realizzando delle situazioni di contrasto talora al limite dell'esagerazione (Ustica, sullo sfondo della foto qui sopra, dista 60 km circa...) La combinazione con FTZ su Z6 non diminuisce le velleità velocistiche della mia Z, capace di raffiche fino a 12 ftg/s in determinate combinazioni di uso la possibilità di scendere di focale fino a 70mm determina la possibilità di inquadrare interamente anche soggetti difficili come il surfista e la vela del kite, insieme il crop qui sopra denota la capacità della Z6 di mantenere il fuoco nonostante l'adattatore FTZ interposto ancora un crop della foto precedente solo con l'AF di una mirrorless si può pensare di mettere a fuoco in quell'angolo in basso... o quest'altro... dettaglio su tutta l'inquadratura già ad f/8 alla focale di 85mm Non solamente soggetti lontani sulla spiaggia, come vengo spesso accusato dagli amici, 😛 ma anche altri ...soggetti in rapido avvicinamento... nemmeno in questo caso il 70-300 AF-P si scompone, restituendo alla Z 6 tutti i contenuti delle inquadrature, come si vede dal crop qui in basso della ultima foto della sequenza Con questo obiettivo ho già scattato fino ad oggi, nelle poche occasioni in cui ho potuto utilizzarlo, più di 5mila scatti e già so quanto sarà duro restituirlo all'importatore italiano di Nikon che così gentilmente ce l'ha rimesso a disposizione ... 😏Penso che dovrò vendere qualcos'altro di F mount per aggiungere questo zoom al mio corredo Z (che consta del 24-70/4 del 50/1,8 e del prossimo ad arrivare 14-30/4 già prenotato per essere uno dei primi ad averlo in Italia...) Zoom 70-300... ossia gli obiettivi per le partitelle e gli sport dei nostri figli... senz'altro adatto... abile ed arruolato ! Viaggi, monumenti...? una lama se utilizzato alla giusta distanza a TA, anche a f/5,6, come nella foto qui sotto cambia la luce e ogni foto appare diversa dalla precedente... controluce a dir poco ....commovente, per uno zoom di questa fascia ! Street, people...? anche l'Olympus risulta a fuoco... Veloce, reattivo, acuto nelle luci forti, tanto quanto graduale nelle luci diffuse: incredibile, con una sola lente ED...! appena possibile cromaticamente sorprendente, magari un pelino anche sopra le righe, ma è questo il gusto attuale dei destinatari di questo zoom VR efficacissimo, che grazie alla compresenza del sensore stabilizzato della Z6 si commuta automaticamente in un controllo a tre assi (qua un improbabile f/40 per tenere un pò nitido il putto al centro della fontana, con un tempo di otturazione da 1/13" a 200mm ISO 100) Documentativo ed analitico nei particolari più minuti e distanti dallo stesso punto di ripresa anche ipersaturo, solo sottoesponendo, o utilizzando la più appropriata delle cellule esposimetriche della mia Z, questo obiettivo regala emozione e divertimento su ogni soggetto con cui lo si utilizzi. Il consiglio della Redazione di Nikonland agli amici di Nital è di essere i primi in Europa a realizzare un bundle di questo, ingiustamente trascurato, 70-300mm AF-P con i kit della Z6 che continua ad essere a nostro avviso la fotocamera ideale per sfruttarlo al meglio delle sue possibilità. Il mio giudizio su questo obiettivo verte sui suoi... Pregi: qualità di immagine, nitidezza, contrasto, saturazione progetto ottico, al tempo stesso complesso ma economico: efficacissimo compattezza e peso prezzo di mercato Difetti: reperibilità difficoltosa vignettatura leggera ma costante costruzione economica galleria delle immagini Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019
  5. Se non avete inteso bene, ebbene lo ripeto subito, nella mia modesta opinione e pur al netto del fatto che ho avuto a disposizione questo nuovo - ed atteso ! - primo teleobiettivo Nikkor Z solo per pochi giorni, questo Nikkor 85mm f/1.8 S si candida già come miglior 85mm mai prodotto da Nikon per caratteristiche generali e tralasciando l'apertura massima "limitata" ad f/1.8 anzichè f/1.4. Non è un sostituto dell'onesto ma mediocre Nikkor 85/1.8G, né, a maggior ragione, del precedente modello non motorizzato. E' un obiettivo che sinceramente, può confrontarsi con i riferimenti attuali per attacco F di focale 85mm, cioé Zeiss Otus e Sigma Art. Destinato, per compattezza e "velocità" sia operative che d'impiego, a diventare semi-leggendario come il vecchi Nikkor-H da otto centimetri e mezzo, protagonista insieme a 50/2 e 105/2.5 del film Blowup ... Non è, lo dico subito, un oggetto di cui ci si può innamorare per l'aspetto o per le raffinatezze costruttive. Il suo bisnonno pre-AI è ancora oggi ben più affascinante nella sua tozza massa di alluminio, ottone e vecchio vetro fuso in Giappone. Questo è in larga parte in lega di magnesio e policarbonato, del tutto simile al gemellino 50/1.8 S che distacca per una manciata di millimetri in altezza e in diametro e pochi grammi di peso. E' costruito in Cina (non che questo costituisca reato ma certo non lo rende più pregiato ... !). Insomma è un pò dimesso. Un cilindro un pò anonimo. Ma perfettamente armonico con le mie Nikon Z Ma le sue peculiarità sono tutte dentro all'involucro : lo schema ottico è complesso e prevede due lenti ED ( e nessuna asferica) il diaframma è a nove lamelle è costruito con guarnizioni a tenuta ha integrato il dispositivo di multifocusing Nikon (ci sono due motori di messa a fuoco che lavorano in sincrono muovendo differenti gruppi ottici) per una messa a fuoco di precisione ad ogni distanza rimamendo comunque entro un peso accettabilissimo di 542 grammi tappi compresi (secondo la mia bilancia). sono caratteristiche che il Nikon 85/1.8G si sogna. E tutto sommato che staccano anche il Nikkor 85/1.4G, obiettivo che non ho mai amato particolarmente e che secondo me è invecchiato piuttosto male. Alla prova dei fatti l'aberrazione cromatica delle versioni più anziane è quasi completamente scomparsa ( mi ricordo il pur buon 85/1.4D che promuoveva muraglie verdi sui contorni degli oggetti filiformi anche con la vecchia Nikon D2H ...), la nitidezza miracolosa, la capacità di rendere quasi fossero tridimensionali le forme ... commovente, la tenuta al controluce e al flare a tutta prova. che aggiungere di più al conto ? Che mi sono divertito ad utilizzarlo con le mie Z (sia Z7 che Z6 a seconda di casi e circostanze) per oltre 5.000 scatti consecutivi, godendomelo come un matto, potendo sfruttare la messa a fuoco con riconoscimento di volto e occhio insieme all'efficace stabilizzatore a 5 assi integrato nelle nostre mirrorless (gli altri obiettivi su FTZ attivano solo i 3 assi di stabilizzazione). I risultati sono convincenti, concreti, professionali. Raddoppiando in me la convinzione, già forte dopo aver provato il Nikkor Z 24-70/2.8 S, che realmente i nuovi obiettivi per l'attacco Z rappresentano molto più degli attuali corpi, la vera promessa di salto generazionale del corredo Nikon. Quindi diventerà parte integrante del mio arsenale fotografico su Nikon Z appena mi sarà possibile acquistarne uno per me. *** Non accusatemi di eccessivo entusiasmo, mi conoscete da tanto di quel tempo che riuscirete a capire dal tono di come scrivo l'effettiva portata delle mie sensazioni in ogni mio articolo, contestualizzandolo e non prendendolo per assoluto. Che come al solito vi prego di prendere per quello che sono : opinioni personali, anzi, personalissime. Considerando che io prendo i risultati offerti dalle Z per come sono concepiti dai suoi progettisti, quindi nella loro sintesi di hardware+software. Non ho né l'interesse né la curiosità di andare a vedere come siano i file "grezzi" prodotti con questo obiettivo in ambienti di sviluppo diversi da quelli "pilotati" da Nikon. Nè di portare prove oggettive o semi-scientifiche di mire ottiche, muri di mattoni, angoli estremi di prospettive geometriche elaborati con macinapixel esoterici. Questo è un obiettivo da ritratto che va preso per ciò che è. La focale 85mm con una messa a fuoco da 82 cm è una precisa scelta progettuale pensata per rendere al meglio il mezzo busto della figura umana. Senza gli eccessi degli obiettivi più corti che possono riprendere da più vicino e senza le eccessive compressioni di quelli più lunghi con ingrandimenti superiori. Per le foto sono autorizzato ad esporne solo qualcuna e trattandosi di un esemplare di preserie non posso però condividere (né lo farei) gli originali. Sono però immagini quasi del tutto prive di post-produzione salvo le opportune regolazioni di sviluppo. Le foto che seguono sono state eseguite con Nikon Z7 e con una lente acromatica Marumi DHG 330 da tre diottrie per ridurre la distanza di messa a fuoco ed ingrandire il soggetto. Sono dei crop per valutare la capacità di resa del soggetto, a diaframma chiuso f/8, a mano libera e con luce naturale. non è un macro, evidentemente ma vi assicuro che ad occhio nudo quei fiori di zucchina e quelle foglie non riesco a percepire tutto quel dettaglio. Né quella tridimensionalità di resa che fanno apparire quasi ... inquietante il primo fiore ! questo fiore di ortensia è ripreso invece ad f/3.2 con uno sfuocato che si mantiene uniforme e continuo ma un dettaglio ancora ben leggibile sul primo piano a fuoco. Su Z6, ancora con lente addizionale, il dettaglio della bocca umana qui a tutta apertura e con la metà dei pixel (ma questo non è un crop : é l'immagine intera). Ed andando su quello che sarà il campo di utilizzo top di questo obiettivo, un ritratto ad f/1.8, ancora su Z6 con obiettivo ovviamente liscio soggetto giapponese per obiettivo giapponese ... In esterni, a tutta apertura e con il riconoscimento dell'occhio che risulta impeccabile anche in ombra e con gli occhiali : Nikon Z6, Nikkor 85mm f/1.8 S ad f/1.8 f/4 f/1.8 in interni, su Z6 in esterni, f/1.8 *** Due parole per finire sul prezzo a cui, dal 5 di settembre questo obiettivo sarà commercializzato (proposto al pubblico IVA compresa a 930 euro circa). Non paragoniamolo per favore a quanto si trova il vecchio Nikkor 85/1.8G. Quello è realmente un obiettivo di una categoria inferiore, con prestazioni nettamente inferiori, che non è stato pensato per valorizzare al meglio le nostre Nikon Z. Mettereste pneumatici vulcanizzati per risparmiare sulla vostra roboante Alfa Romeo Quadrifoglio ? No, quindi fatevi un favore, sulle Z impiegate obiettivi Nikkor Z ! Certo, 930 euro sono una cifra considerevole e solo in parte giustificata dal valore intrinseco dell'oggetto (non parlo delle prestazioni che al momento non hanno paragoni). Ma siamo entrati in una fase della nostra passione in cui i numeri in gioco sono quelli che sono. Noi siamo rimasti in pochi e sempre meno persone trovano motivo di acquistare questi "giocattoli". Le spese di ricerca e sviluppo in proporzione crescono per evere prestazioni così elevate, e devono essere ripartite su un numero di pezzi inferiori. Confidiamo sulle campagne di incentivazione all'acquisto promosse da Nikon ma mettiamoci l'anima in pace : la fotografia è tornata ad essere una passione d'elite per chi vuole concedersi il meglio delle novità offerte dal mercato. Questo è se vi pare. E qui si chiude questa anteprima. Torneremo su questo obiettivo dopo qualche mese di impiego serio ed impegnato sul campo per riportare esperienze ed impressioni di lungo termine, come costume di Nikonland. Grazie per l'attenzione e grazie a chi ha reso possibile questa anteprima di un oggetto che attendevamo realmente con grandissime aspettative, del tutto mantenute alla prova dei fatti. Testo e Immagini Copyright Nikonland 2019 - riproduzione riservata.
  6. Venerdì 16 Novembre 2018 Nikon presenta la sua seconda mirrorless full frame, la Z6 e nello stesso giorno Nikonland riceve in visione e prova un necessaire più che completo, grazie ai buoni uffici del distributore italiano, formato dal corpo macchina, dallo zoom (che definire di primo equipaggiamento appare fin da subito riduttivo) 24-70/4, dall'ambìto grandangolare leggero, il 35/1,8 e dallo strumento di coesione tra i corredi F ed i corpi Z, l'adattatore FTZ, tutti oggetti dei quali da mesi oltre a parlarne fin troppo, su Nikonland si scrive a profusione, per prova provata, pure sulla sezione del forum, felicemente rinominata all'uopo, Zetaland... Cosa ci fa definire NECESSARIA la Nikon Z6? Struttura, dimensioni e peso identici alla primogenita Z7. Ergonomia uguale. Estetica indistinguibile se non per il numerino in basso a destra, osservando il frontale... idem per i comandi e pulsanti, avanti come dietro, sulla torretta di sinistra e sulla plancia di scatto a destra da qualsiasi punto di vista la si guardi e la si studi, non appaiono differenze di sorta tra le due macchine con le quali Nikon inaugura il suo secondo Centenario. a sx sul fianco comode coperture flessibili proteggono le prese IN e OUT della fotocamera anche a destra, il nuovo sportello/poggiapollice ergonomico apre l'accesso all'unica scheda XQD (CFxpress compatibile) , di cui le attuali Nikon Z possono disporre per la registrazione dei files così come identico è il mirino elettronico OLED in dotazione, da 3690k punti ed uguali possibilità di regolazione. Necessario è tutto ciò che diventa spesso anche indispensabile, diverso dal superfluo ed anche dall'eccedente... ed ecco allora come la Nikon Z6 diventa "La Necessaria": eliminato il superfluo (specchio, mirabox, lentezza operativa, rumorosità etc), aggiunto l'indispensabile (mirino elettronico performante, AF ibrido a rilevazione di fase e di contrasto, sensori posizionati su tutto il fotogramma, ottimo rapporto S/R, stabilizzazione sul sensore, raffica fino a 12 ftg/s, video 4K) si accontenta di rinunciare alle "eccedenze" della sorella maggiore ossia, sopratutto, il sensore da 45,7Mpx, oltre ai 493 punti di messa a fuoco (facendosene bastare 273) e gli ISO 64 da cui parte invece la Z7. Come la sorella si regala funzioni difficilmente riscontrabili su altre mirrorless di riferimento (prima della nascita della linea Z): principalmente cosette come la ripresa con la variazione della messa a fuoco, brevemente ridefinita focus stacking e le riprese con intervallometro in time lapse , oltre ad una perfetta compatibilità con ottiche native e universali della generazione reflex attraverso l'adattatore FTZ roba da far ... leccare i gomiti a chi apprezzi o, come me, idolatri costruzioni ottiche del remoto passato Nikon, Nikkor, da far rivivere, stabilizzate e misurate al Matrix insieme alle gloriose sigle da Nippon Kogaku... famose quando certe etichette odierne ancora combattevano con le Katana nei boschi di tigli in fiore senza disdegnare abbinamenti estremi ma ... necessari, perlomeno fino a quando il listino ottiche della roadmap non sarà stato completato. Necessario non è quindi sinonimo di inferiore, ma connota un prodotto in funzione degli scopi per i quali venga preferito ad altri: è una scelta molto più complessa di quelle riduttive da ...rapporto qualità/prezzo (che detesto, in quanto eminentemente soggettivo) o da ricerca del TOP del listino. Necessaria è la Nikon Z6 proprio in ragione di alcuni parametri per i quali possa essere scelta al posto della sorella più costosa (molto...) rinunciando ai pochi aspetti che da quella la differenziano: Il Sensore (foto di Pat Nadolsky) 24,5 MPx, genera files da 6048x4024 pixel, NEF da circa 30 Mb, (jpg Fine* attorno ai 12 MB), provvisto di filtro passabasso (al contrario che la Z7) Questo taglio di sensore è probabilmente quello attualmente più popolare tra tutti i marchi di mirrorless sia di formato pieno che in APS-C: significa che continua ad essere considerato un giusto compromesso tra le esigenze qualitative fotografiche in molti generi insieme al limitato ingombro dei file sui nostri vessati hard disk. Dai reporter di tutti i generi, ai viaggiatori e street photographer, alla mamma che voglia scattare in automatismo totale alla partita di calcio del figlio (o di volley, giusta la capacità eccellente agli alti ISO) nessuno si lamenterà, ma anzi si autocongratulerà per l'azzeccato acquisto. 273 punti AF sparsi sul 90% del fotogramma una grande innovazione per tutti i fotografi delle categorie prima menzionate, per la facilitazione rispetto all'esiguità sulle reflex di aggancio dell'AF sul soggetto del tutto decentrato nel fotogramma: ritengo sia una delle performance irrinunciabili, indispensabili, in una moderna fotocamera, anche a prescindere dal genere fotografato, per evitare l'esigenza di treppiede + live view con la quale, ma solo con le ultime reflex, si riusciva a ottenere un compromesso onorevole, rispetto la copertura solamente DX delle cellule AF sulle ammiraglie Nikon. Resa agli Alti ISO La latitudine di posa del sensore tra 100 e 51200 ISO abbinata ad un eccellente rapporto S/R, insieme alla capacità di lettura dell'AF in luce bassa già a partire da -4EV, consente di ottenere una eccellente compattezza anche delle zone omogenee sovra o sottoesposte dell'inquadratura: 12800 ISO25600 ISO (crop) Le prestazioni in luce disponibile di una Nikon Z6 sono oggi "necessarie" ad una pluralità di utilizzi e di tipologie di fotografia. Baionetta e tiraggio Z ...un grande passo in avanti per ogni nikonista unitamente alla presentazione delle ottiche Nikon S promesse nella roadmap pubblicata produrrà un livello qualitativo delle immagini irraggiungibile dalle ottiche F Stabilizzazione a 5 assi Indispensabile voce nel panorama mirrorless attuale, Nikon Z6 anche qui marca il territorio con prestazioni a mio vedere ottime (dopo aver testato negli anni precedenti il meglio della produzione della concorrenza) che se anche non rispettassero il parametro dei +5 stop promessi (rispetto il reciproco focale/indice ISO) diventano eccellenti nell'integrazione tra stabilizzazione del corpo macchina congiuntamente a quella (se presente) dell'obiettivo, nel mio caso, attraverso il tramite dell' adattatore FTZ ed anche con obiettivi universali ! 1/80" a 200mm a mano libera su di un 80-200/2.8 a f/16 dà già il senso della qualità di stabilizzazione ottenibile (crop) tanto quanto 1/25" ai 70mm del 24-70/4 (ed il suo crop) Non ho avuto molto tempo per sviluppare questo specifico tema, con cui mi sarebbe piaciuto testare vecchi obiettivi Nippon Kogaku, ma la sensazione di sicurezza ricevuta durante gli scatti è stata davvero eloquente e queste prove a tempi improponibili a mano libera su attrezzature differenti fanno ancora un pò più "necessaria" una Nikon Z6 35mm @ 1/10" Inoltre la Nikon Z6 diventa, a mio avviso, "Necessaria" perchè le caratteristiche che la differenziano dalla Z7 la collocano, per snellezza, su di un piano di migliore compatibilità tra il gruppo processore/sensore e le prestazioni dinamiche di velocità di scrittura su XQD, come ben testimoniato dai massive test di scatto in sequenza, cui l'ho sottoposta in abbinamento al Nikon 200-500/5,6E su FTZ, per ottenere innanzitutto la prestazione massima in termini di velocità (12 ftg/s in jpg Fine e sequenza H*) (qua sequenza di 2 secondi) durante il quale utilizzo l'immagine mostrata nel mirino elettronico non manifesta problemi di ritardo ed il buffer, grazie alla dimensione dei file decisamente inferiore agli analoghi della Z7, non manifesta flessioni di sorta anche scattando sequenze di durata ulteriore (per ottenere di più, tanto varrebbe realizzare filmati !) Direi che per i fotografi che si dedicano allo sport, la Nikon Z6 oggi sia la Z necessaria ! Ed uno shooting da ben più 4mila scatti in appena due ore, con la stessa batteria EN-EL15b (a proposito... lasciate stare gli standard CIPA degli annunci) ...non può che confermare la naturale destinazione di questa mirrorless a robusti utilizzi di questo genere, limitati unicamente da quello che per lunghi anni è stato il principale argomento di vendita di mirrorless MQT, APS-C ed anche FF: le dimensioni ridotte, che in questo ambito, quello dell'utilizzo intenso e continuato, non può che fare rimpiangere le dimensioni di una tradizionale reflex... nell'uso intensivo il palmo della mano, privo di appoggio, si indolenzisce e la mancanza di un battery grip aggiuntivo si fa certamente sentire con obiettivi ben più compatti del mio zoomone 200-500/5,6 Certamente mille aspetti a favore della compattezza li troveranno (e sono in tanti) tutti coloro che di una Nikon Z6 faranno la propria mirrorless da viaggio per vacanza, studio, o per ogni altro motivo nel quale compattezza e peso limitato costituiscano un vantaggio reale Un aspetto che ho accennato in anteprima rispetto a questo articolo, è stata la sensazione di non aver percepito la presenza evidente di rolling shutter (delle deformazioni indotte dal funzionamento a "pennello" dell'otturatore elettronico) nel migliaio abbondante di foto scattate durante un giro di golf, come mi è invece capitato di doversubire in altre occasioni con altre...mirrorless Ciò non potrebbe che essere un'impressione fallace, giusta l'assenza nelle Z dell'anelato global shutter, ma potrebbe essere in linea con la velocità ancora al di sotto delle aspettative che l'otturatore elettronico di queste Z consente al momento. (9 ftg/s per la Z7 e 12 ftg/s per questa Z6) Un'altra critica che mi sento di estendere alle Nikon Z attuali, dimensioni a parte, è la solita storia del bellissimo monitor da 3,2" e 2100punti, touch, contrastatissimo e zeppo di opportunità... tranne quella di essere imperniato a pantografo, invece che a perno basculante, limitandone l'escursione alla posizione a 90° nella quale bisogna inoltre fare attenzione al sensore di prossimità del mirino (se non lo disattiviamo) che tende ad oscurare il monitor alla minima interferenza, di un dito, della cinghia, del pensiero solamente di...poter interferire 😃 Spettacolari invece sono la posizione, la fattura e la resistenza opposta dai migliori joystick e selettore multipoint che mi sia mai stato dato di utilizzare su di una mirrorless: comandi necessari alla gestione dei suoi molteplici menù, Nikon styled: assolutamente familiari ! Tasti funzione come quello i, con due linee di opzioni programmabili e istantaneamente richiamabili, o come i due tasti intorno alla baionetta FN1 e 2, oltre alle tre posizioni di memoria impostazioni sulla rotella della torretta di sinistra (U1,U2 e U3) Grande sforzo da parte di Nikon nell'implementazione in entrambe queste Z di capacità di valutazione della luce, della temperatura colore (in alto un esempio dei tre diversi preset del WB Auto...), della semplificazione delle modalità di AF nel pilotarne i sensori: si comprende come si sia solo all'inizio di un progetto molto ambizioso. Concludendo: gli aspetti a svantaggio di una Nikon Z6 sono davvero esigui e non sono molto differenti da quelli evidenziati nel test della Z7, investono ambiti progettuali che nelle prossime versioni saranno probabilmente superati con facilità, come nel caso del riconoscimento dell'occhio (fallace nel più delle volte) o dell'assenza di contatti elettrici per un grip verticale che aumenti la sensazione di usability delle due Nikon Z. Alcuni aspetti differenziali dalla Z7 ne fanno invece a mio avviso una scelta potenzialmente più interessante della capostipite sorella: macchina generalista: necessaria nelle mani di utenti Nikon vecchi e nuovi . Mi pare sia il realistico ponte di transito da reflex a mirrorless attitudine alla scrittura di elevati volumi di scatto (entro i limiti di sistema, chiaramente indicati) meno soggetta della sorella, dal sensore elefantiaco, a imbarazzanti lag, a parità di processore vogliamo dire anche del prezzo, sicuramente più invitante, specie dopo i primi mesi di febbre da Z6 ? In entrambi i casi delle Nikon Z apprezzo tantissimo lo slogan che è stato coniato alla presentazione, quello di "mirrorless reinvented": ne hanno titolo ! Max Aquila photo (C) per NikonZetaland 2018
  7. Qui: nital Promozione flash con cash back da Nital per il mese di settembre. Non molti i prodotti interessati dallo sconto. Gli sconti si possono avere anche acquistanto on line sullo store di Nital, utile per chi abita lontano dai grandi centri e dai rivenditori. Noto che hanno inserito i Kit Z6 con il 14-30 f4.
  8. Bene, eccoci arrivati al primo quesito che il neo acquirente Nikon Z si pone, in relazione all'acquisto dello zoom transtandard, del quale dotare la propria mirrorless Z che il negoziante ci ha appena messo sul bancone del negozio. E ciò grazie all'inaspettata presentazione del 24-70/2,8 inizialmente previsto per essere presentato più avanti nel 2019 e certamente in concorrenza fin da subito con l' f/4 presentato in bundle con Z7 e Z6 nei kit che hanno fin qui alimentato il mercato Nikon Z, fin dalla presentazione dello scorso agosto 2018. Abbiamo parlato a lungo su Nikonland di entrambi gli zoom e scritto anche diversi articoli che potete trovare nella sezione del sito dedicata, Zetaland, appunto. Ma grazie alla fruttuosa collaborazione col distributore nazionale Nital, che ci ha consentito di utilizzare il neo presentato Nikon 24-70mm f/2,8S per un periodo sufficiente a formulare delle valutazioni oggettive, mi posso permettere di esternare il mio parere in proposito, avendo utilizzato i due 24-70mm sulla mia Z6 in situazioni differenti allo scopo di evidenziarne pregi ed eventuali difetti. Gli elementi da considerare per confrontare due zoom di questo range di focali, quello nel quale probabilmente scattiamo la parte più rilevante delle nostre immagini usuali, tanto da poterlo considerare uno degli strumenti fondamentali per tutti coloro che non fanno nel loro fotografare una questione specialistica all'nterno di ambiti precisi e delineati, sono al solito alcuni parametri, quali: maneggevolezza e peso nitidezza e contrasto efficienza del motore AF caratteristiche complementari (distorsione, vignettatura, aberrazioni cromatiche) Come tradizionalmente su Nikonland scriviamo, teniamo in nessun conto il rapporto qualità/prezzo in quanto lo riteniamo assolutamente soggettivo, in termini della differente disponibilità economica di ognuno di noi e, sopratutto, in funzione delle diverse (anche opposte tra loro) motivazioni all'acquisto, se distinguessimo utenti fotoamatori da utenti professionisti. La maneggevolezza distingue questi due zoom per ovvii motivi: ingombri e posizionamento delle ghiere sono diversi e soddisfano due esigenze differenti, inconciliabili, quella di scegliere lo strumento di riferimento di un sistema per prestazioni e dotazioni, oppure quella di dotarsi di un obiettivo facile da trasportare e utilizzare senza neppure guardare il barilotto: queste sono le caratteristiche che separano il Nikon 24-70/2,8S dall' f/4. Inappuntabile la cura costruttiva ed i materiali impiegati per entrambi: anche il design, per quanto diverso ha i suoi perchè per ognuno dei due zoom. Prezzo, peso e dimensioni distinguono profondamente questi due zoom, che costano (tenendo conto il valore dell' f/4 all'interno dei kit) uno dal doppio al quadruplo dell'altro, pesano uno mezzo chilo e l'altro 800 grammi, misurano diametri ben differenti e sono equipaggiati in modo ben differente, spartano il meno luminoso, dotato di due ghiere (una programmabile) e del solo selettore AF-MF, addirittura tre ghiere sul più luminoso, oltre a due pulsanti: l'inedito tasto display per leggere sull'apposito display digitale, alternativamente, diaframma, lunghezza focale, distanza di maf e scala di pdc, oltre ad un tasto funzione programmabile da menù fotocamera. Motorizzazione AF silenziosissima in entrambi gli zoom, affidata agli stepper passo-passo: ideali per il video (costanti e silenziosi) eccezionali in fotografia. Due obiettivi della stessa focale, differenziati quindi da una diversa impostazione di utilizzo, da una diversa dotazione comandi (inedita non solo per Nikon), ergo... anche da una diversa resa ottica? Aspettate un attimo, direi... non è ancora finita ! Schemi ottici ben differenti: 17/15 per l' f/2,8 14/11 per il meno luminoso f/4 strutturalmente molto diverso negli elementi e per la loro disposizione in gruppi determinano però una resa ottica mediamente simile sulle distanze medio-lunghe e a diaframma chiuso, come f/11 per entrambe le foto a seguire (metterò sempre per primo lo scatto con l' f/2,8 e poi quello con l' f/4) così come ad f/16 dove si notano le differenze tra i due zoom è naturalmente alle aperture maggiori, sia per le maggiori potenzialità del diaframma in più del più luminoso, sia per i potenziali problemi di vignettatura che a parità di diaframma potrebbero affliggere il meno luminoso f/2,8 TA @ 2,8 f/2,8 @ 4 f/4 TA @ 4 dove ci si dovrebbe aspettare che a TA il meno luminoso dei due zoom possa vignettare più del fratellone allo stesso diaframma di f/4...ma questa affermazione di principio non trova riscontro, a mio vedere, quanto invece il più luminoso deve sopportare alla sua massima apertura, per motivi legati alla maggior dimensione della sua lente anteriore f/4 per entrambi in queste due immagini, dove il meno luminoso, qui sotto è quindi a TA ancora f/11 per entrambi Sappiamo inoltre come gli obiettivi per Nikon Z oggi collaborino con il software di sviluppo per la risoluzione già on camera delle principali istanze legate alle caratteristiche complementari quali appunto vignettatura e distorsione e per tutta la durata del confronto ho avuto la netta sensazione che i dati promananti dal più luminoso dei due zoom vengano come...interpolati meno di quelli del 24-70/4 come a demandare alla successiva determinazione del fotografo, almeno una parte della postproduzione. Se così fosse, il 24-70/2,8S diventerebbe lo zoom prediletto dai fotografi professionisti (cui intrinsecamente è già ovviamente dedicato) lasciando la palma dello zoom più easy al meno luminoso f/4 la cui fascia di prezzo parla in via generale di obiettivo allround per tutti. Aspettando conferme ufficiali a questa mia impressione epidermica, proseguo con le coppie di foto, presentando per ognuno dei nostri due zoom, un ...ritratto prima a TA e poi a quegli f/11 che mi sembrano la soglia immediatamente prima del pericolo di diffrazione, pur potendo chiudere entrambi fino a f/22 f/2,8 f/11 prima il più prezioso e poi lo zoom da kit... f/4 f/11 ed ancora, faticando non poco con...l'eccesso di luce solare e di bianco, ma sempre nella considerazione di nitidezze e contrasti f/2,8 entrambi a tutta apertura f/4 (con le relative prestazioni di nitidezza e stacco dallo sfondo, frutto della diversa apertura iniziale dei due zoom) Insomma, se il valore aggiunto della maggiore apertura a f/2,8 del più importante dei due zoom è chiaramente una prestazione di rilievo a mio avviso è f/4 il diaframma di eccellenza del 24-70/2,8 (in termini dello stacco tra soggetto e sfondo) dove comunque a tutta apertura, il più smart dei due zoom non sfigura per niente Per mettere ancora più in crisi questi due zoom in condizioni di luce così contrastata e diretta, provo anche il controluce diretto per considerare la risposta a f/22 in totale diffrazione, a causa dei raggi solari diretti senza pietà sulle lamelle del diaframma elettronico (9 lamelle il più costoso, 7 l'altro) e qui le differenze emergono, a vantaggio, come ci si aspetta, del più coerente dei due zoom, molto più corretto dal suo trattamento speciale antiriflesso (Arneo), dai nanocristalli del suo coating e per ultimo, anche dallo specifico trattamento al fluoro di alcune delle sue lenti anteriori e posteriori Siamo ai difetti ed alla loro correzione automatica (o meno...) Proprio per quanto lungamente già scritto nelle nostre anteprime sul sistema Z e sugli articoli già pubblicati su fotocamere ed obiettivi per Z, mi soffermerò brevemente a parlare solamente della distorsione, che in questi due zoom appare in entrambi appena percettibile con un leggerissimo e regolare barilotto che si riesce a percepire unicamente alla focale più corta, i 24mm come potete osservare in queste due immagini scattate entrambe da un metro di distanza dal soggetto bello tarare la distanza sul display del 24-70/2.8S ! che si traduce poi in una ineccepibile resa sul soggetto, (astenendosi dal fotografare improbabili muri di mattoni rossi) preferendo a questo scopo utilizzare soggetti usuali dai quali, croppando come nell'immagine qui sotto, si deriva anche la grande risolvenza di questi obiettivi, sui particolari anche i più minuti Tale livello di correttezza (...correzione?) a livello di distorsione, ben si attaglia con la possibilità di utilizzare questi due zoom alle distanze brevi di messa a fuoco loro consentite (la minima per l'f/2,8 sta a 38cm e solamente 30cm per l'f/4 ) nella riproduzione di originali, per esempio, alla quale con le focali intermedie si prestano particolarmente. E se a f/2,8 ci desse fastidio la palese vignettatura, sempre in agguato in situazioni di ripresa similari, basta collocarsi, come da manuale, alle aperture intermedie: qui f/8 e a seguire, f/8 anche sul meno luminoso dei due, ma decisamente orientato ad essere un prezioso strumento in ogni occasione di close-up photography così come lo stiamo utilizzando da mesi con grande profitto e soddisfazione, noi della Redazione di Nikonland ! spesso anche in unione alle nostre lenti addizionali ipercorrette, come i doppini acromatici di Maruti, almeno fino a quando Nikon non ci ridisegnerà le sue analoghe sui diametri filtro che si usano ai nostri giorni, oppure, direttamente, un bell'obiettivo macro per il sistema Z (anche due o tre...) Qui la differenza tra i due zoom si vede propria tutta tutta ed è nettamente a favore del miglior RR del 24-70/4S... e della sua propensione a queste brevissime distanze 70mm f/16 (prima foto sempre il più luminoso dei due zoom) qua sotto invece tre diverse interpretazioni date dal diverso diaframma del 24-70/4 Altra caratteristica in comune ai due zoom, unitamente al sensore della mia Z6, la grande vivacità cromatica, indipendentemente dalla luce disponibile, anche nelle peggiori condizioni di illuminazione... come la oscura navata di una chiesa barocca crop al centro immagine avvicinandosi zoomando, a dispetto dei più lenti tempi di otturazione, salvaguardati solamente dal VR del sensore (ancora nessuna ottica Z stabilizzata sul mercato) 35mm entrambe (t/20) 60mm entrambi qua davvero al buio più totale, a 30mm circa, 6400 ISO... volevate stupirci con effetti speciali ??? Beh, in Nikon ci sono riusciti : al buio, a mano libera, ISO elevatissimi, contrasto luminoso nullo, correzioni automatiche per distorsione, aberrazioni cromatiche, vignettatura e stabilizzazione sensore: si può fare di più ? Forse si, ma direi che se stiamo parlando a 9 mesi dalla presentazione dei primi due pezzi della serie (Z7 e 24-70/4) di cose così... il parto ha avuto successo: aspettiamo che la creatura cresca per poterne parlare ancora più compiutamente. di fatto questo range di focali si presta già nel breve spazio da 24 a 35mm a realizzare inquadrature così diverse su soggetti simili da rendersi insostituibile se di elevata qualità così come avviene con l'ultimo nato della serie per Nikon Z, questo f/2,8 dalle prestazioni ottiche assolutamente ineccepibili .. da un diaframma al suo opposto Allo stesso tempo penso che la resa dei due zoom segue un percorso quasi sovrapponibile fin dalle caratteristiche a TA come già diaframmando di un solo stop, dove entrambi trovano probabilmente il miglior diaframma cui lavorare (rispettivamente f/4 ed f/5,6) Nel frattempo ho materializzato alcune convinzioni rispetto la domanda espressa nel titolo di questo articolo: la domanda su quale dei due zoom sia da scegliere è falsamente posta... La risposta è chiara: verrà scelto quello dei due più adatto alle esigenze di ripresa personali. Il prezzo non determina solamente la potenzialità d'acquisto, ma sopratutto la soddisfazione di un'esigenza e in questo senso comprerà il 24-70/2,8 S chi : sentirà il bisogno del diaframma di luminosità in più, per esempio tra i 50 ed i 70mm dove ai fini della pdc la differenza tra TA a f/2,8 oppure a f/4 ha il suo perchè (e non è detto che sia in direzione del diaframma più aperto) troverà nel display dell'obiettivo una novità irrinunciabile non solamente per la sua più importante accezione, ossia la scala delle distanze di ripresa (orrendamente assente ormai nella maggior parte degli obiettivi moderni, di ogni livello di prezzo) e quella, ancora più sfiziosa, della pdc (che sarà oggetto del terzo articolo che scriverò su questo obiettivo) consideri un valore aggiunto la presenza del tasto funzione programmabile da menù fotocamera in 21 modi differenti e della terza ghiera sul barilotto che riporta sull'obiettivo, volendo, la ghiera dei diaframmi, regolabile elettronicamente a step di 1/3 o programmabile anch'essa per esempio con la regolazione dell'esposizione desideri un obiettivo meno incline degli altri Z ad aggiustare tutto da solo una volta infornati nel sw di sviluppo, perchè vuole metter mano lui nell'apportare o meno le dovute correzioni scarichi il prezzo per lavoro e quindi trovi in questa motivazione all'acquisto un criterio di vantaggio fiscale maggiore rispetto all'acquisto del meno costoso f/4 Comprerà (se non l'ha già fatto) il 24-70/4 S chi: ha comprato un kit con questo zoom e si è trovato in possesso del miglior zoom transtandard entry level mai venduto in bundle con una fotocamera ha comprato una Nikon Z solo corpo oppure body + FTZ e poi si è posto il problema di scattare foto con tutta la tecnologia Nikon del "mirrorless reinvented" Z a disposizione, concentrata in unico barilotto, senza dover spendere i 2500 euro necessari per acquistare l'altro prodigio chi comprerebbe subito un Nikon Z Macro per scattare con RR da 1:5 fino ad 1:3 , ma Nikon non glielo ha ancora progettato e noi di Nikonland gli consigliamo seriamente di comprare questo zoom, molto più indicato dell'altro in termini di resa alle brevi distanze di ripresa chi desideri uno zoom transtandard da portarsi in giro dappertutto senza problemi di alcun genere: non vistoso, non pesante, non inferiore al più uminoso per la maggior parte dei parametri che ho preso in considerazione chi compra una Nikon Z6 e la consideri per lo strumento che è: una mirrorless che quando la linea Z sarà completa, rappresenterà il middle level, corrispondente per destinazione d'uso in ambito reflex alla vendutissima D750 Ringrazio nuovamente Nital per la gentile disponibilità ad averci affidato in prova il Nikon 24-70/2,8 S oggetto di questo confronto con l'altro mio Z-oom Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019
  9. Astenersi quelli che scelgono in base al cartellino del prezzo. Andrà bene per un paio di scarpe o per una busta di prosciutto cotto dell'Esselunga. Non so voi ma io , anche le scarpe, le voglio provare prima per vedere se non mi fanno male ai piedi e qui parliamo di mirrorless full-frame e anche la più economica, costa ben più di uno stipendio medio ... Non c'è proprio bisogno che ve lo dica io, avete già ben presente quanto debba essere ponderato l'acquisto di una delle due. Se dipendesse solo dalla "variabile" £££££££££€€€€€€€$$$$, non ci sarebbe null'altro da aggiungere. Tutti compreremmo la Z6. Ma io ho comperato la Z7 senza nemmeno provare la Z6. E dopo che ho provato la Z6 ho confermato la mia scelta. Perchè la Nikon Z6 fa schifo ? Giammai sia. E' una fantastica macchina e per diversi aspetti, meglio della Z7. Solo che le mie esigenze specifiche vengono soddisfatte in questo momento dalla Z7 e non dalla Z6. Semplice. Nonostante il (forte) differenziale di prezzo. E' quanto andiamo scrivendo su Nikonland dal 2006. Non si compra quello che costa meno a prescindere dalle sue peculiarità, si valuta di acquistare quello che serve. E se ci sono i fondi si compra necessariamente quello e non una cosa che gli somiglia. Le due Nikon Z si somigliano moltissimo. Anzi, sono sostanzialmente gemelle ! Ma differiscono abbastanza da indirizzarsi a fotografi e a ... nikonisti differenti. Vediamo insieme come orientare la scelta ! I due corpi macchina sono identici. Ad identificarle c'è solo il numerino nella targhetta Z. Corpo, comandi, mirino, batteria, alloggiamento memoria, memoria, collegamenti, esposimetro, logica, menù, modalità autofocus, tasti funzione. E' tutto uguale. Cambia solo il sensore e il numero di punti di messa a fuoco. E la scala di sensibilità lineare. Stop. Me ne sono sincerato usandole insieme per il periodo in cui ho avuto a casa una Z6 inviatami gentilmente dal distributore ufficiale italiano, per distinguerle e non dover guardare la targhetta ho tenuto la basetta in legno aftermarket sulla mia Z7 ma sinceramente nell'uso non mi sono mai accorto di nulla, almeno non nella fotografia reale cui mi sono dedicato. In studio, in esterni, in chiesa durante un concerto barocco, in riva al lago. Solo cercando di beccare al volo i gabbiani con il 500/5.6E PF via Nikon FTZ ho potuto apprezzare una differenza effettiva tra le due. E poi a casa, in sviluppo. Ma non nell'uso pratico sul campo. Z6 e Z7 con i due bei fissi Nikkor Z 35 e 50/1.8 linea S ripresi3dalla Nikon D850 Sottolineo ancora i punti focali di queste mirrorless full frame Nikon rispetto alle reflex Nikon se il mio articolo Boola-Boola-Boola-Boola : considerazioni sull'uso delle Nikon Z non fosse stato sufficiente : il mirino elettronico, ragazzo ! Consente di visualizzare ancora prima di scattare come verrà la foto perchè a mirino vedremo l'effetto dell'esposizione, del bilanciamento del bianco, del picture control impostato (se scattiamo in monocromatico virato seppia o verde, vedremo il mondo così, senza dovercelo immaginare) e potremo cogliere la scena così come la vediamo attraverso l'obiettivo e il mirino l'autofocus a tutto frame. Che ci permette di concentrarci sull'inquadratura senza preoccuparci di dover mettere il soggetto in mezzo per poterlo mettere a fuoco. Che si abbia la Z7 con i suoi quasi 500 punti di messa a fuoco o la Z6 con quasi 300 punti, potremo mettere a fuoco alla stessa maniera, con le stesse modalità e, soprattutto, praticamente scegliendo qualsiasi punto della scena inquadrata dove mettere il nostro fuoco, sia guardando nel mirino che nel display posteriore, muovendoci con il joistick o direttamente con un dito sul display la modalità di scatto silenziosa che ci permette - con poche limitazioni - di scattare senza fare rumore la stabilizzazione oncamera che estende le capacità di tutti gli obiettivi - anche quelli classe 1959 anche quelli eventualmente non Nikon usati tramite adattatore - di scattare con tempi molto più bassi di quelli di sicurezza eliminazione sostanziale di tutte le problematiche di offset dell'autofocus degli obiettivi il video che si può (finalmente !) appoggiare ad un autofocus a rilevazione di fase che consente di avere il soggetto sempre perfettamente nitido rispetto alla lentezza delle reflex le nuove ottiche che possono sfruttare un tiraggio più corto, una progettazione riveduta, alla ricerca di prestazioni che con le ottiche da reflex stavamo cominciando a dimenticare un fattore di ingombro e di peso complessivo ma soprattutto un ridotto effetto scenico delle macchine che all'apparenza non influenzano i soggetti inquadrati e non le trasformano in obiettivi per maleintenzionati la piccola Nikon Z6 è nella realtà del tutto indistinguibile dalla Z7, salvo la targhetta davanti, in basso a destra i primi tre obiettivi nativi per Nikon Z. Un trio molto ben assortito e prestazionale le cui qualità di immagini sono totalmente coerenti tra loro Ribadisco che nell'uso "ad occhi bendati" non si nota alcuna differenza di utilizzo, nonostante le differenze di lato sensore e punti AF, segno che i tecnici Nikon hanno affinato perfettamente le due macchine e il loro software. Anzi, sono proprio pensate per poter essere usate indifferentemente, per le sorelle gemelle che sono. Non è quindi nell'interfaccia, nell'ergonomia, nelle funzionalità (che condividono nel profondo) che dovremo cercare le motivazioni d'acquisto. Bene, fin qui le similarità. Andiamo a vederle separatamente. Nikon Z6 Il suo sensore da 24 megapixel è moderno e aggiornato. Praticamente lo stato dell'arte per questo formato. Questa risoluzione che oramai possiamo definire media, nella realtà è piùche sufficiente per tutti gli usi comuni. La sua gamma di sensibilità ISO da 100 a 51200 lo rende flessibile anche in luce precaria, mantenendo sempre una gamma dinamica elevata. Il limite pratico varierà secondo le aspettative di ciascuno ma io credo che fino a 8-10.000 ISO si possa utilizzare impunemente. E anche a 12.800 per molti usi professionali. Nella pratica offre dei vantaggi rispetto alla pur ottima Nikon D750 e si avvicina a quelle che sono le prestazioni della D5, potendola tranquillamente superare alle sensibilità inferiori a 1600 ISO in termini di dinamica e rivaleggiando con l'ammiraglia a quelle più elevate. Nikon Z6 con Nikkor 50/1.8S a 12800 ISO Nikon Z6 e Nikon 70-200/2.8E FL a 11.400 ISO f/8, 1600 ISO, scatto in luce disponibile perfettamente stampabile anche su una brochure di presentazione ... per cuffie high-end in termini velocistici, come c'è da aspettarsi, il file più compatto (circa la metà di peso) rispetto alla sorellina Z7 si tramuta in vantaggio. Non effettivamente in termini di capienza del buffer che è circa pari ma di svuotamento dello stesso. Nella pratica non ho mai avuto i blocchi per buffer pieno che ho avuto con la Z7. E in raffica non ho nemmeno riscontrato quelle impuntature e quei rallentamenti che mi hanno fatto desistere dall'usare la Z7 in situazioni di azione. Insomma, nella Z6 la raffica è effettivamente una potenzialità pronta da utilizzare, dove nella Z7 nella mia esperienza è più che altro un "potrei" Nikon Z6, Nikon FTZ e Nikon 500/5.6e PF : schiamazzi tra cormorani (circa 25 metri di distanza, no crop) restano però i limiti di autofocus in continuo, comuni con la Nikon Z7 che spero possano essere attenuati con modifiche via firmware Come dicevo, nessun problema a fare raffiche e minor lag con il soggetto rispetto alla Z7. Ma l'autofocus resta lento. Se il soggetto viene agganciato al primo colpo, avremo possibilità di seguirlo bene con parecchi scatti nitidi (parlo di rapido movimento e teleobiettivo spinto, non crop di soggetti lontani o movimento sul posto di soggetti vicini), altrimenti niente da fare : tutta la sequenza sarà sfuocata a prescindere dalle impostazioni di lock-on etc. etc. Nikon Z7 Ideale contraltare mirrorless della Nikon D850, la Z7 si esalta alle basse sensibilità e dove c'è modo di mettere in luce la sua maggiore risoluzione e gamma dinamica. Come per la Z6 anche qui possiamo parlare di stato dell'arte in termini di sensore ad alta risoluzione, capace di rivaleggiare più con le medio-formato che con le 24x36mm. Perfetta per dettagliare i ... dettagli, come il pelo di uno dei miei cani : Nikon Z7, Nikon 70-200/2.8E FL, ISO 360, f/2.8 o gli occhi color giada del baltico di una ragazza : Nikon Z7, Nikon 105/1.4E, f/1.4, 200 ISO, 1/250'', messa a fuoco con riconoscimento del volto vantaggi che diventano eclatanti quando chiudiamo il diaframma, in luce controllata Nikon Z7, Nikon 70-200/2.8E FL, f/7.1, 64 ISO, 1/100'', messa a fuoco con riconoscimento del volto la Nikon Z7 in termini di qualità delle immagini è una D850 mirrorless. Fa quello che fa la D850 ma ne estende le potenzialità arrivando là dove la D850 non può arrivare (video, autofocus a tutto frame, riconoscimento del volto a mirino, scatto silenzioso a mirino etc.) In termini di alte sensibilità se la cava e anche in chiesa ha fornito una buona prova. Tendenzialmente si ferma ad uno STOP pieno dalla Z6, quindi è bene usarla con obiettivi più luminosi che non mancano nel nostro arsenale di nikonisti. Ideale l'accoppiamento con il 50/1.8S e il Nikkor 105/1.4E. Conclusioni entrambe facili da usare e docili nell'uso, la Z6 mi è piaciuta di più in termini di duttilità di impiego. Dove perde di risoluzione, si fa apprezzare per facilità d'uso. Non ho prove scientifiche ma mi pare che oltre che nella raffica e in generale nell'utilizzo dinamico, la Z6 abbia un margine sulla Z7 anche in termini di stabilizzatore integrato. Forse uno stop pieno o poco meno a parità di focale. Non ho prove a supporto delle mie osservazioni e vi prego di prendere la mia affermazione con l'indulgenza che merita. Anche nel video, mi pare che la Z6 offra una prestazione più pulita, più chiara, più naturale. Entrambe hanno la qualità del file e la gestione complessiva dei parametri di scatto e di sviluppo a livello cui Nikon ci ha abituati. Al netto delle differenze di ambiente di sviluppo - estranee a Nikon - offrono file utilizzabili in modo pienamente professionale. La Z7 produce file nitidissimi con l'accortezza di impiegarla là dove dà il meglio di se, alle sensibilità più basse. In questo è meno adatta della Z6 alla fotografia generale in condizioni di luce più scarsa. Dove però produce file un pò più ... argentici se mi permettete la boutade. La Z6 invece va su di sensibilità in modo sfacciato, in questo si sente come una D5 ! Il mirino é eccellente per entrambe, forse un pelo troppo luminoso rispetto al risultato di scatto in condizioni di bassa luce. Per questo consiglio di visualizzare l'istogramma in tempo reale anche a mirino e fidarsi di quello per l'esposizione (perchè altrimenti si tenderebbe a sottoesporre). Idealmente - e potendo - le vedrei bene insieme nella stessa borsa - tanto sono facile da usare insieme e totalmente intercambiabili, ma in ogni caso più orientate a : Nikon Z7 : paesaggio still-life e in generale fotografia di studio con il flash ovviamente macro al massimo livello riproduzioni ritratto Nikon Z6 : reportage e street fotografia di scena (teatro, palco, chiesa) matrimonio eventi sportivi non altamente dinamici (tipo boxe, golf, lotta) VIDEO ! entrambe sub-judice per quanto riguarda la fotografia d'azione in autofocus continuo, quando avremo obiettivi nativi dedicati (teleobiettivi e zoom-tele) con motori pensati per le Z, ed eventualmente se ci saranno interventi di fine-tuning negli algoritmi di controllo delle modalità AF-C via firmware, perchè al momento le loro prestazioni in questo comparto sono ben sotto le giuste aspettative di chi spende 3 o 4.000 euro per un nuovo sistema. Entrambe con il corpo piccolo e compatto ma per questo scomodo da utilizzare con ottiche più lunghe di quelle Z (tipo, ad esempio, 70-200/2.8 o 300 e 500PF). Idealmente, allo stato attuale più adatte, a completare un corredo basato su reflex che a sostituirlo. Ma in questo non posso mettermi nei panni e nelle personali scelte di ciascuno di noi. Al professionista Z7 e Z6 possono permettere di affrontare compiti particolari (tipo la fotografia in situazioni in cui si deve essere silenziosi e dove una D5 non sarebbe ben accetta) oltre che nel video. Al fotoamatore tutto quanto escluda lo sport d'alto livello o il wild-life estremo. Io cosa ho scelto ? lungi dal voler essere asseverante, ben sapendo che ognuno ha il suo personale mileage, e senza voler influenzare nessuno con le mie scelte (è di moda oggi che i vari redattori delle testate online escano con un editoriale del tipo "ecco perchè non sostituirò la mia D750 con la Z6" oppure "ecco perchè ho lasciato la reflex e non mi volterò mai indietro) io ho scelto a mente fredda, dopo averla provata in anteprima, la Z7 perchè ho sempre manifestato esigenze da mirrorless con la D850, tanto che l'ho sempre più spesso utilizzata come una mirrorless che come una reflex. Mentre nei compiti dove la Z6 eccelle, per ora sto meglio con la D5. Nel prossimo periodo, userò la Z7 al posto della D850 per tutto ciò che concerne lo studio - still-life, riproduzioni e macro - perchè è semplicemente più facile usare la Z7 che la D850. Userò entrambe in studio con le modelle in modo da usare l'una o l'altra con obiettivi diversi e a seconda delle condizioni, potendo avere poi file sostanzialmente identici, perchè non mi sono mai trovato bene a mescolare quelli della D5 e della D850 nel recente passato. Ma sinceramente la D850 diventerà una macchina adibita più a compiti a prova d'errore, preferendo sempre più spesso la Z7 per cose rapide, specialmente quando è più comodo avere pesi e ingombri inferiori. Comprerei la Z6 come secondo corpo mirrorless se dovessi fare spesso fotografia ai concerti di musica classica o in generale in condizioni di bassa luce dove la D5 non è il caso che si faccia vedere. Ma ammetto che per questi compiti spero che Nikon nel giro di un paio di anni presenti una macchina realmente professionale (tipo una reflex ma ... mirrorless) che sia idealmente una evoluzione della Z6 ma somigli il più possibile ad una D5. "Come dite la in fondo ?" Ah, si, ci avrei scommesso, voi tutti comprerete la Nikon Z6 perchè costa meno. "Non avevo dubbi ... "
  10. Piccolo lo è di sicuro: se paragonato agli altri zoom superwide sul mercato (ma non ce ne sono di uguali, con questo range focale/luminosità) è di certo il più compatto e leggero (485 gr, largo 89 e lungo 85mm), nonostante lo schema ottico da 14 lenti in 12 gruppi (di cui 4 asferiche e 4 ED) e una lente frontale dotata (per la prima volta per una focale così wide) di una filettatura filtri da 82mm un paraluce a petalo, in fondo anche poco prominente per il potenziale pericolo da riflessi indesiderati ed un'escursione massima del barilotto, ai 14mm, per nulla esagerata a confronto con lo Z-zoom transtandard, il 24-70/4, la differenza dimensionale gioca addirittura a suo favore costituendo certamente un motivo di attrattiva non indifferente occupando uno spazio in borsa molto contenuto in relazione alle focali dei due nuovi zoom Nikkor Geniale lo è di certo: con il disegno piano del gruppo ottico anteriore, grazie al quale raggiunge l'ambito primato di essere l'unico superwide sul mercato a poter sfoggiare una filettatura filtri ancora ...umana protettiva innanzitutto del prezioso vetro, facile da pulire dallo sporco, (dal quale è protetto anche grazie alla notevole quantità di guarnizioni O-ring) ma principalmente, capace di montare filtri creativi adeguati per la gioia degli appassionati, specialmente se videomaker Geniale certamente la nuova opportunità offerta anche nel 24-70/4 di poter utilizzare la ghiera che di default serve alla maf manuale, se desiderato, per il silenzioso e progressivo cambio del diaframma (ancora in ottica video, per la quale questo obiettivo sembra dover diventare un Must), oppure per la regolazione fine dell'esposizione. Ancora, per la posizione di blocco a fine corsa della ghiera di variazione focale, che oltre a compattare ulteriormente l'ottica, la rende ancora meno attaccabile da agenti atmosferici, urti e ne impedisce lo spostamento passivo. Tale blocco, presente anche sullo zoom 24-70/4, non è certamente la caratteristica più amata nell'utilizzo veloce, in reportage, dello zoom: ma per Nikon costituisce un valore aggiunto, per le ragioni esposte. Forma con la mia Z 6 un insieme compatto e ben maneggevole, dandomi subito la sensazione di non volerlo più staccare dalla macchina. E al di sopra di ogni valutazione che scaturirà da questo articolo, ciò che traspare nell'immediato dal vetro di questo Nikkor è sicuramente affascinante... Un obiettivo grandangolare che arrivi ai 114° di angolo di campo dei suoi 14mm, si presta certamente a molteplici utilizzi, tanto quanto ad altrettanti abusi: per esempio quello prospettico, nel quale concede molto più spazio inquadrato rispetto ogni altro sistema di visione... La differenza marcata che passa tra un wide di mediocre qualità ed uno eccellente è presto detta, un buon superwide consente di riprendere una scena ampia, fino quasi a distorsione prospettica ZERO: come la Z di questo Nikkor...😄 con il quale basta solo un pò di accortezza nell'inquadrare, subito ripagata da una resa ineccepibile non solamente delle linee che passano per il centro immagine. Poi basterà eliminare lo spazio in eccesso, per ottenere un'inquadratura coerente per formato e proporzioni del soggetto inquadrato, senza dover patire per forza il... mal di mare I punti di forza di questo zoom Z- Nikkor 14-30/4S sono certamente la nitidezza a tutti i diaframmi e la notevole densità cromatica dei suoi vetri, normali e speciali, qualunque sia la sorgente di luce, la sua intensità e temperatura colore, la sua direzione... risultando praticamente immune da riflessi, flares, ghosts, anche con il sole direttamente inquadrato qualunque sia la cellula esposimetrica utilizzata, con particolare predilezione, oltre al Matrix, dello spot* (quello che preserva le alte luci) virtualmente privo di distorsione (ma sappiamo che in era Z Nikon collabora con i software di sviluppo, specie nelle correzioni della distorsione) tanto a 14mm quanto a 30 Lo spazio inquadrabile è così tanto, da far determinare già on-camera l'utilizzo di tutti i formati disponibili sulla mia Z6 le possibilità compositive con zoom di queste focali sono infinite la gradualità di zoomata si accompagna al rispetto delle proporzioni dei soggetti anche variando focale dallo stesso punto di ripresa esagerare con le distorsioni indotte prospetticamente non porta proprio mai a risultati insopportabili, quelli tipici delle focali estreme In ogni momento la resa del soggetto, anche inanimato, è sorprendente, emozionante come già visto, la resa nel controluce è davvero esemplare, alla pari delle migliori realizzazioni che in questi anni abbiamo avuto il privilegio di poter provare. La resa negli interni, in luce disponibile e con alti ISO a cinque cifre, grazie al perfetto abbinamento con la Nikon Z6 (per la quale sembra specificamente progettato) è ampiamente gestibile in ripresa e raramente da correggere in postproduzione colori saturi anche con sorgenti luminose dalla dubbia individuazione cromatica... nessuno slittamento anche a sensibilità oltre i 10mila ISO grazie alle quali prestazioni ci si può permettere il lusso di riprendere con diaframmi anche medi, sfruttando appieno il sistema di stabilizzazione a 5 assi proprio della Z6 con il quale si realizzano riprese ampiamente gestibili anche con tempi di otturazione molto lenti, a mano libera. Un RR (rapporto di riproduzione) da 0,16X, grazie ad una usuale messa a fuoco minima da 28cm dal piano focale (ossia a pochi mm in più di 20cm dalla lente frontale) consente riprese ravvicinate, sfruttando anche la pdc dei diaframmi più chiusi (che arrivano a f/22) Il primato assoluto di poter montare filtri in montatura da 82mm (abbastanza costosi, ma reperibili) che determina molte opportunità: mi sono a tal fine procurato un ND1000 che risulta essere uno dei desiderata più popolari del momento per i fotografi che amano ...ripetersi e l'ho provato in un contesto per me usuale (sicuramente al peggio delle sue potenzialità, ma abbiate pazienza...io non uso filtri dai tempi delle pellicole in bianco e nero) senza filtro con filtro ND1000 (ai cultori del genere, già pruderanno le mani...) In buona sostanza, un bilancio di esperienza talmente positivo con questo zoom, gentilmente messoci a disposizione in anteprima da Nikon Italia, che ben prima di restituirlo ho provveduto a prenotarne l'acquisto di un esemplare, che diventerà protagonista assoluto delle mie escursioni fotografiche con la Z6 Volete quindi le mie conclusioni al riguardo ? Pregi: eccellente resa cromatica e linearità delle prestazioni bassissima vignettatura e distorsione (grazie al colloquio automatico con il sw di sviluppo) dimensioni e peso da record lente anteriore piatta e possibilità montaggio filtri motore AF preciso e silenzioso come se non esistesse prezzo competitivo in rapporto alla resa Difetti: dover aspettare l'entrata in commercio per averne uno Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019
  11. A meno di una settimana dalla sua comparsa nei negozi, grazie a Nikon Italia (Nital), ecco le prime foto scattate col nuovissimo zoom luminoso transtandard per Nikon Z : il 24-70/2,8 S anteprima del quale abbiamo pubblicato un mese fa su queste pagine, alle quali vi rimando per le notazioni tecniche e le immagini descrittive di questo ambitissimo zoom base per corredi PRO e Prosumer. Uno stop di luminosità lo distingue dal 24-70/4, venduto fin qui in kit con i corpi Z, e le differenze cominciano certamente da questa importante caratteristica, che però, non può da sola condizionarci... Le differenze di peso, dimensioni, maneggevolezza e, last but not least, prezzo... (indicativo quello del 24-70/4, fin qui venduto in kit ad un prezzo vicino alla metà circa del listino) fanno sì che l'interesse verso lo zoom oggetto di questo articolo sia necessariamente pilotato da esigenze di operatività così specifiche da non potere che essere una scelta obbligata. I parametri verso cui ci si indirizza non possono che essere quelli relativi ad un utilizzo intenso ed orientato a dei risultati qualitativamente ineccepibili. In particolare, ritengo, esigenze di omogeneità di esposizione a tutta apertura e piacevolezza del bokeh assenza di fenomeni di diffrazione alle aperture più chiuse, quando si desideri massimizzare la pdc nitidezza assoluta ai diaframmi intermedi, da angolo ad angolo, sul fotogramma insieme a questi fattori, anche una costruzione di livello professionale, ossia capace di sopportare shock termici ed anche fisici, dalle temperature più elevate sotto lunghe esposizioni al sole, fino alla resistenza alle precipitazioni atmosferiche ed alle ancora più insidiose, umidità e/o, polvere. Come ben si nota, non ho fatto ancora menzione della luminosità effettiva, giacchè ritengo la differenza tra f/2,8 ed f/4 meno fondamentale dei criteri sopradetti, ma certamente è chiaro come in condizioni limite, per evitare ad esempio il mosso in condizioni di luminosità scadenti, anche quella differenza di uno stop possa determinare il successo di uno scatto invece che il suo fallimento. Come tutti gli obiettivi Nikkor S costruiti fin qui per le Z anche il cromatismo di questo 24-70/2,8 abbinato alla Z6 con la quale l'ho provato, è a dir poco entusiasmante, già a TA, quando luce e contrasto siano marcati, e le caratteristiche complementari abbinate al diaframma più aperto, lo fanno utilmente considerare a tutte le focali di cui si dispone i colori delicati restano delicati, non vengono inutilmente accentuati dai nanocristalli (come in altre realizzazioni) il bokeh sempre interessante, senza eccessi di vibrato graduale nel passaggio da TA ai diaframmi più chiusi Anche la seconda condizione, quella dell'assenza di diffrazione ai diaframmi più chiusi è di certo motivo di attrattiva per l'acquirente di questo zoom, sia per la costanza di nitidezza sul fotogramma quando si chiuda più di f/11 sia per le specifiche esigenze di riprese ravvicinate che necessitino del massimo di profondità di campo ottenibile sul soggetto operando, come in questi casi, con lente addizionale (Marumi achromat +3) Il Nikkor 24-70/2,8 è di certo il PRIMO zoom Nikon a possedere tre ghiere di regolazione, oltre al display superiore, che gli consente di personalizzare con il pulsante adiacente le informazioni disponibili, tra le quali la scala di visualizzazione della pdc, grazie alla quale per la prima volta abbiamo una valutazione strumentale, meno soggettiva del classico (quanto poco utile) pulsante di pdc, dai remoti tempi degli ultimi obiettivi AiS... la ghiera 1, quella più vicina al corpo macchina, di default consente la regolazione del diaframma, riportando questa funzione sul fusto dell'obiettivo, per i nostalgici della vecchia guardia, ma obiettivamente più ergonomica ai fini della stabilità dell'impugnatura del corpo macchina (per il non dover staccare pollice o indice dx per la regolazione a ghiera post o ant). Volendo cambiare la sua funzione, vi si può trasferire la regolazione fine dell'esposizione, regolandone a piacimento anche il senso di rotazione verso dx o sx. Ora io ritengo queste opportunità una innovazione Nikon, pienamente nel solco della sua tradizione: regolazioni riprese dal passato, per costituire un efficacissimo valore aggiunto per l'acquirente di questo obiettivo: la differenza di prezzo di cui ho parlato all'inizio, rispetto il 24-70/4 è assolutamente giustificabile già soltanto alla luce di questi plus. Dove questo zoom compie il cambio di passo è a mio parere già da f/4 (dove inizia a diminuire la fisiologica vignettatura di TA) e progressivamente fino ai diaframmi centrali di f/8-11 che sono poi i valori di chiusura più usuali nelle condizioni di ripresa standard, quando si ricerchino le prestazioni dell'obiettivo passando dallo stupore del fuoco selettivo a quello dell'uniformità di resa del soggetto sul fotogramma intero, fino a rendere ugualmente interessante due scatti che abbiano caratteristiche differenti, pur inquadrando il medesimo soggetto o parificando, grazie alla distanza tra soggetto e sfondo, l'uniformità di resa della scena, anche utilizzando diaframmi opposti come nelle due foto qui sopra (una delle quali è stata ripresa a f/4 l'altra a f/11...: quali, secondo voi? ) Prospetticamente corretto, ma ciò grazie all'integrazione col sw di sviluppo, oppure già di suo? Questa domanda avrà risposta nel secondo degli articoli che conto di scrivere al riguardo, mettendo in parallelo questi due zoom 24-70 per Z, per dibattere della materia. Il difetto più avvertibile in questo zoom è probabilmente la vignettatura che, specialmente alle focali più larghe, con superfici omogenee come il cielo, appare fino alle aperture intermedie (anche se con EV di questo livello diventa difficile restare a TA 😎 f/2,8 f/8 ovviamente...tagliando le ali in formato 1:1, ove possibile, si contiene l'effetto f/4 f/5,6 i formati panoramici disponibili già on camera, sono assolutamente in linea con gli zoom transtandard come questo e ben si prestano a definire ulteriormente un soggetto specie giocando con i diaframmi più chiusi oppure...al contrario, quelli più aperti, Corretto su tutti i canali cromatici, questo zoom sembra eccellere però sui colori freddi come i verdi e blu facendomi ben pensare anche in termini di luci tenui ed invernali, come in questa stagione, dalle mie parti ho proprio grande difficoltà a reperire Dove uno zoom "da evento" deve eccellere, è sicuramente nel ritratto ambientato e questo crop enorme non può che confermare l'accuratezza dei particolari anche in una figura intera: capace di leggere i particolari più minuti del soggetto. Il reportage, terreno fondamentale di cimento per queste focali, è gestibile con agilità, anche nelle condizioni più mutevoli, come in questa gita a Cerda, dalle tribune della Targa Florio, fino alla Sagra del Carciofo, nei giorni scorsi... dove tendoni colorati e l'intensità della luce che ne filtra producono evidente influenza sul bilanciamento cromatico, ma sempre ben recuperabile in postproduzione All'opposto, una visita ad un monastero di clausura ormai in disarmo, propone tematiche e risoluzione di problemi, tendenzialmente opposti (monastero di Santa Caterina, Palermo) dove i diaframmi più aperti, unitamente al sensore stabilizzato della Z6 ed alla sua notevole latitudine di posa del sensore, anche a ISO elevatissimi, consentono agevole risoluzione delle riprese anche degli ambienti meno luminosi... e nelle parti di minor clausura del convento, dai quali le monache potevano assistere alle funzioni religiose, a debita distanza dal pubblico, ignote ai più Non solo riprese ravvicinate (o ben delimitate), con questo 24-70mm f/2,8 ma anche l'esatto contrario, come nelle seguenti vedute, per le quali queste focali sembrano essere sempre le più consigliabili e la qualità delle lenti di questo zoom, consentono di ottenere immagini immuni dalla perdita di definizione causata dalla forte emissione UV delle giornate come questa in cui sono state scattate... (fontana di piazza Pretoria, Palermo) Da ultimo, un altro banco di prova, frequente per chi lavori (o si diletti con attitudine professionale) con uno zoom di questa categoria, quello delle riprese in interni monumentali, affollate da turisti/invitati come durante una cerimonia di matrimonio, dove, oltre agli sposi, vada immortalato anche il luogo da essi faticosamente scelto ed ottenuto, per uno dei giorni più importanti della loro vita, quindi da rendere al meglio delle nostre possibilità di ripresa, pur con le difficoltà relative alla presenza di una moltitudine di persone. la Chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (o della Martorana) Cattedrale del rito Ortodosso di Palermo particolare della volta centrale @ 38mm f/8 ISO 4000 ed in basso, il crop di due parti ... una delle quali dovrebbe/potrebbe essere fuori fuoco... 😎 Beh, potreste dirmi... bella forza a f/8 a quella distanza... ma...@ 52mm ed f/2,8...? centro immagine.... sul punto di maf bordo superiore dx...: altre domande...??? Stessa situazione a 24mm f/8 1/60 ISO 2000 crop della parte sx crop parte in alto a sx Un tripudio di colore, nel rispetto tonale, ma sopratutto nella restituzione dei dettagli più fini di questi difficilissimi soggetti (per colore e riflessione luminosa). Riprese che fanno diventare quelle più classiche del matrimonio, un gioco da ragazzi, ma necessarie per ottenere la completezza del racconto ed il successo complessivo del lavoro, così come promesso/desiderato. Insomma, grazie alla disponibilità di Nital, distributore ufficiale Nikon Italia, che si protrarrà oltre la pubblicazione del presente articolo, per approfondire la valenza di questo zoom, (la cui presentazione in concomitanza col meno luminoso f/4 aveva sollevato molte perplessità), avete la possibilità di valutare, come ho cominciato a fare io stesso, l'approccio di Nikon al corredo Z, per ora ancora all'inizio, ma che grazie alle prerogative manifestate da questo zoom standard ci fa molto ben sperare per le ulteriori realizzazioni promesse. Il mio bilancio di valutazione voglio esprimerlo alla fine solamente della "trilogia" di articoli che ho in cantiere sul Nikkor 24-70/2,8S. Penso però che dalle mie foto traspaia parte almeno delle considerazioni che alla fine dovrò esprimere... Max Aquila photo (C) per Zetaland 2019
  12. Presentato ufficialmente soltanto il 14 febbraio scorso (ne abbiamo dato notizia qui) sta per arrivare in negozio (consegne previste entro aprile 2019) il nuovissimo Nikkor Z 24-70mm f/2.8 S e noi, grazie a Nikon Italia abbiamo avuto l'opportunità di averlo in anteprima. Premettiamo che si tratta di un sample e non abbiamo il permesso di pubblicare file (meno che meno ad alta risoluzione o in formato NEF) e che si tratta di un primo "mordi e fuggi" perchè dobbiamo restituirlo al più presto. Ritornerà più avanti a Max Aquila con una prova fotografica più approfondita appena sarà disponibile un esemplare di serie, identico a quelli che potrete trovare in negozio (chi fosse interessato può già ordinarlo presso il suo rivenditore di fiducia). Ma questo primo contatto è già stato sufficiente per avere una idea diretta non solo delle qualità di questo obiettivo ma della classe cui fa parte e che vi anticipiamo, si stacca nettamente dai pur ottimi f/4 ed f/1.8 che abbiamo già avuto modo di provare o che già possediamo. Pur appartenendo alla stessa serie S (S sta per Superior), capiamo già che questi obiettivi saranno Superiori in tutto agli altri Nikkor Z, consentendo alle nostre mirrorless Z le massime performance. eccolo qua, senza paraluce, montato sulla mia Nikon Z e ripreso dalla Zia Nikon D850. nel suo involucro in larga parte in lega metallica contiene 17 lenti disposte in 15 gruppi. Due lenti sono in vetro ED e quattro sono asferiche. C'è un doppio trattamento antiriflessi. Il paraluce è internamente ricoperto di assorbente (la superficie è rugosa, quasi felpata) per assicurare ulteriormente di combattere ogni tipo di riflessione indesiderata. all'interno sono disposte guarnizioni a tenuta contro polvere e umidità il peso è tutto sommato contenuto in 805 grammi. Le dimensioni esterne sono di 126mm per 89mm. Il diaframma ovviamente è a 9 lamelle e la distanza di messa a fuoco contenuta in 38cm. l'obiettivo è costruito in Giappone come orgogliosamente riportato sopra al numero di matricola (che in questo esemplare di preserie è naturalmente bassissimo). pur non essendo piccolissimo (qui sopra è illustrato con il suo BEL paraluce a petali) risulta ben bilanciato montato sulla Z. E' anche strutturalmente armonico, a differenza di altre produzioni correnti di marchi concorrenti, meno eleganti nello sviluppo dei vari anelli. il paraluce, dicevo, è bello ed anche robusto. Consente in caso anche di sostenere la fotocamera ... capovolta. Ha delle fessure per l'aria ma soprattutto mantiene il segno distintivo degli obiettivi professionali Nikon, il tastino di sblocco per montaggio e smontaggio perfettamente integrato nella zigrinatura intonata con le ghiere di controllo dell'obiettivo sul lato riporta la serigrafia dell'obiettivo, la sigla e la conferma che anche il paraluce è costruito in Giappone l'interno è trattato contro le riflessioni, al tatto è rugoso in modo piacevole. La costruzione nel suo insieme - pur, ovviamente, in plastica - appare ben strutturata e robusta. Adatta ad un uso impegnato. vista dall'alto, sulla mia Z7 l'obiettivo solo, con davanti il suo tappo da 82mm (che invece è prodotto in Thailandia) l'altra faccia della luna immagine artistica con l'obiettivo posto a 70mm (si, si allunga : ma anche gli altri 24-70/2.8 da reflex per Nikon si allungano zoomando !) altra vista laterale con in primo piano il tasto funzione aggiuntivo (21 comandi assegnabili via menù) e il selettore Autofocus-Manualfocus qui ripresi più da vicino primo piano del display OLED che si illumina all'acensione della macchina e riporta tutti i cambi operativi, selezionando la modalità tramite il pulsante DISP i comandi finisco qui. Perchè anche questo obiettivo é primo di stabilizzazione (come gli altri Nikkor Z), potendo sfruttare a pieno lo stabilizzatore integrato sul sensore delle Nikon Z. Avendo in casa anche il 24-70/4S del kit, non potevano mancare le immagini di confronto. distesi, a riposo distesi entrambi a 70mm con il paralure a riposo (ricordo che il 24-70/4S rientra in posizione di riposo rendendo la struttura esterna ancora più compatta. E' la sua peculiarità ma di fatto a 24mm si allunga, mentre il 24-70/2.8S a 24mm è nella posizione di minima lunghezza/ingombro). con il paraluce a 70mm. Il 24-70/4S ha la parte interna visibile composta da due fusti che fuoriescono alla massima focale. Il 24-70/2.8S invece mostra un solo fusto, più ampio ma complessivamente con un allungamento molto inferiore in proporzione. Se guardate da questa foto a 70mm la differenza di lunghezza dei due obiettivi non supera i 2-3 cm. senza parluce a riposo con il 24-70/4S in posizione operativa a 24mm a 70mm Il 24-70/2.8S è si più grosso a tutti gli effetti ma non così esageramente. Il vantaggio pieno del 24-70/4S si apprezza sostanzialmente nella borsa, quando, in posizione bloccata, è veramente molto più compatto. i due obiettivi a confronti lato lente anteriore. L'impianto è simile, il 24-70/2.8S appare più raffinato ma si nota che la mano alla base del progetto di questi obiettivi, se non è la stessa, certamente appartiene ad un progetto comune e coerente. Andiamo infine a dare un'occhiata alle funzionalità del display OLED che caratterizza questa classe di obiettivi (e che dai prototipi esibiti, sarà anche sui vari 14-24/2.8, 70-200/2.8, 50/1.2 ... e successivi Nikkor Z di fascia pro). All'accensione saluta l'utente con la scritta NIKKOR e poi a seconda della selezione dell'utente (premendo successivamente il tasto DISP) mostra la scala delle distanze di messa a fuoco che varia in tempo reale muovendo la ghiera di messa a fuoco ovviamente selezionando M dal selettore A/M (con conferma visiva sul display) il diaframma impostato (che varia anche esso in tempo reale sia muovendo la ghiera del corpo macchina che l'eventuale funzione impostata nella prima ghiera sul corpo obiettivo) la focale impostata ricordo sempre che questi obiettivi hanno ghiere elettroniche, non meccaniche. La messa a fuoco è by-wire e simulata dall'attuatore elettronico che controlla i motorini elettrici passo-passo. Lo stesso vale per la prima ghiera, quella tra il primo e il secondo fusto dell'obiettivo, la cui funzionalità è programmabile dall'utente via menù della fotocamera (così come il tasto funzione laterale). Nikkor, finalmente, con le specifiche dell'obiettivo riportate nella serigrafia anteriore. Impressioni Come scrivevamo all'inizio dell'articolo, non possiamo mostrare foto scattate con un sample ma naturalmente non ci siamo lasciati sfuggire l'occasione per farci un'idea complessiva dell'obiettivo. I punti di forza complessivi che possiamo appuntare sono : costruzione realmente di livello professionale, sia nella scelta dei materiali che nelle soluzioni costruttive come pure nei dettagli prestazioni ottiche che sembrano di livello seriamente superiore. Lascia abbagliati la nitidezza sul piano focale già ad f/2.8. Probabilmente il massimo lo si ottiene ad f/4 dopo di che chiudere il diaframma influenza per lo più la profondità di campo. Ad f/10 siamo al technicolor ! L'assenza totale (letteralmente) di aberrazioni cromatiche già ad f/2.8. Vignettatura e distorsione sono presenti ma ben corrette nei file (ricordo che come per tutti gli altri obiettivi Nikkor Z, Nikon consegna al software di sviluppo i parametri di correzione di distorsione e vignettatura. La vignettatura rimane leggermente presente ad f/2.8 come è giusto che sia - non c'è quella strana zona chiara che invece usualmente mette LR in automatico per gli obiettivi Nikon F - mentre la distorsione propria dell'obiettivo è totalmente assente a tutte le focali. Ovviamente questo è tutto pienamente gestito anche dal motore di conversione JPG oncamera) ergonomia. E' un obiettivo importante ma sta bene in mano anche nei corpi relativamente compatti dell'attuale serie Z. Immaginiamo che sulle mirrorless professionali che Nikon proporrà nel prossimo futuro staranno ancora meglio ma già adesso non c'è molto da obiettare. la messa a fuoco molto veloce e molto precisa (al netto dei limiti che sinora dobbiamo rimarcare nel sistema Z e che speriamo saranno ridotti o azzerati con i prossimi firmware; perchè è inutile avere prestazioni ottiche eccezionali se le foto sono fuori-fuoco) E' prematuro parlare di punti di debolezza prima di una prova approfondita sul campo con soggetti più reattivi dei miei manichini di studio ma annoteremmo questi due : il prezzo annunciato, in linea con realizzazioni simili per Nikon F o di altri marchi, è comunque elevato in assoluto e da valutare con estrema ponderatezza la sovrapposizione lato escursione focale con l'obiettivo da kit che sostanzialmente Nikon cerca di vendere praticamente a tutti quelli che acquistano una Nikon Z. Ciò da un lato può essere un freno all'acquisto del nuovo, quando il precedente è altrettanto nuovo, performante e soprattutto già in casa (peraltro la diffusione capillare del 24-70/4S non ne favorisce la eventuale rivendita sull'usato ... con possibile deprezzamento importante) dall'altro farebbe pensare al 24-70/4S come ad un obiettivo "spendibile" al confronto. Nient'affatto l'obiettivo proposto in kit è sorprendentemente buono. Volendo spendere due parole di confronto con altri Nikon 24-70mm rispetto al Nikkor Z 24-70/4S si vede chiaramente la classe professionale. La costruzione è tutta a favore del 2.8, le prestazioni sono visibilmente superiori. La differenza di ingombro (perchè il peso è nettamente a favore del f/4) non così importante all'atto pratico, almeno durante l'uso. Su Nikonland non poniamo mai il pregiudizio sulle differenze di prezzo e quindi ogni potenziale acquirente valuterà secondo le proprie esigenze e possibilità di investimento ma avendo a mente che il Nikkor Z 24-70/4 S è possibilmente un vero campione nella sua categoria, certamente lo è in casa Nikon. Quindi per affrontare l'impegno del 2.8S si dovrà essere realmente motivati (per esempio da quello stop di apertura in più ma non solo) rispetto al Nikkor F 24-70/2.8E VR purtroppo non vedo confronto. Il vecchio Nikkor F è certamente un obiettivo di fascia professionale e ben coerente con corpi tipo Nikon D5 e D850 ma esageratamente enorme per una Nikon Z e soprattutto - Nikon ci perdonerà - ha prestazioni ordinarie rispetto a quelle - realmente Superiori - esibite dal nuovo Nikkor Z 2.8S. Noi non vediamo in alcun modo l'opportunità di usare la versione F su una Z, un vero controsenso. Ma ognuno deciderà per se (dobbiamo ammettere di andare a memoria ma abbiamo potuto testare la versione F dopo aver posseduto svariati 24-70/2.8 in precedenza solo un paio di anni fa senza riportarne impressioni sensazionali. Ma anche in termini costruttivi si vede nel nuovo una realizzazione più raffinata.) In estrema sintesi, su una Nikon DSLR consiglieremmo un Nikkor F, su una Nikon Z, un Nikkor Z. Un ultimo appunto che trae origine da una recente intervista rilasciata da figure apicali di Nikon all'ultimo CP+ di Yokohama. Dobbiamo vedere questi obiettivi come una nuova generazione a tutti gli effetti. Nikon sta mettendo in campo risorse su tutti gli aspetti sia costruttivi che funzionali. Dettagli importanti come : la lotta ad ogni forma di riflessione sia interna che esterna (corpo, trattamento lenti, paraluce) per massimizzare la prestazione ottica messa a fuoco che qui vede la prima implementazione del multifocusing (utilizzo di due gruppi motore che muovono in sincrono due gruppi di lenti per una messa a fuoco che determina una trasposizione dell'immagine il più possibile perfettamente sul piano focale per i tre canali colore primari, ottenendo un'azzeramente virtuale delle aberrazioni cromatiche assiali a tutto vantaggio della nitidezza la cooperazione tra ottica e software di sviluppo al fine di offrire al fotografo un'immagine già praticamente pronta da impiegare con risultati di fascia superiore rispetto all'equivalente reflex tanto che nel prossimo futuro ci aspettano ulteriori novità in questa direzione che oramai immaginiamo irreversibile. Per il momento ci può bastare questo nuovo Nikkor Z 24-70/2.8 S che ci dà una ulteriore conferma di quanto Nikon sia impegnata nelle nuove mirrorless. A presto per una prova più approfondita.
  13. Insieme alla Nikon Z6 messami a disposizione grazie al distributore italiano per Nikon, ho avuto la possibilità di sottoporre ad una prova su...mirrorless anche il neonato Nikkor 35/1,8 S ossia il primo grandangolare fisso per Nikon Z, caratterizzato da uno schema ottico di 11 lenti in 9 gruppi relativamente leggero (370g) lungo 8,6cm e largo 7,3 (diametro filtri da 62mm), paraluce a baionetta a petalo, angolo di campo da 63,5° e diaframma a 9 lamelle, nato per essere usato insieme allo stabilizzatore interno delle Nikon Z, con cui sfruttare la possibilità di utilizzo a mano libera in luce disponibile, grazie anche alle potenzialità già sperimentate con la Z6 di questo test agli alti ISO. Austero, come anche gli altri due Nikkor S fin qui presentati, ben costruito e dotato di una serie di O-ring per renderlo resistenze alle intemperie dotato di motore AF stepper, come la più recente produzione ottica Nikon di peso leggero, trattamento antiriflesso ai Nanocristalli e, naturalmente, diaframma elettromagnetico, solo di selettore AF-MF, moderna contattiera posteriore a 11 contatti dorati e ben integrati nella flangia posteriore, montato sulla Z6 non risulta ingombrante, ma perfettamente dimensionato ampia la ghiera di messa a fuoco, mai probabilmente utilizzata nel migliaio di scatti effettuati con questo obiettivo, manca però la finestrella delle distanze (messa a fuoco minima a 25cm) indice questo della classe di appartenenza nel futuro catalogo delle ottiche NIkkorZ nonostante un prezzo non certo da entry level, attorno ai 900 euro... Ho utilizzato il Nikkor 35/1,8 S in varie condizioni in esterni, sia per realizzare le fotografie con le quali ho poi redatto l'articolo sulla Z6, sia perchè tra le focali wide contenute, quella dei 35mm mi è particolarmente congeniale, ad esempio quando decido di andare in giro con un solo obiettivo per fotografare senza una particolare destinazione. Ho realizzato quindi anche le immagini per l'articolo sul focus stacking, delle quali la foto sopra era una del block, con cui ho poi ottenuto questo stack derivando essere un campione di versatilità cromatica in tutte le condizioni di illuminazione in esterni specie giocando con le potenzialità dei profili colore della Z6 con la quale mi sono proprio divertito i colori forti si legano a meraviglia con le potenzialità di questo obiettivo, brillante e definito anche tenue e delicato sia on-camera (o in postproduzione) quando ciò necessiti crop assolutamente definito, principalmente con i profili monocromatici in dotazione alla Z6 fino all'estremizzazione del concetto 😇 Forte del fatto del suo diaframma più luminoso, questo obiettivo si tende ad usarlo sempre attorno a TA ma fino a f/4 manifesta uno stacco deciso tra primo piano e sfondo e il diaframma a 9 lamelle mostra un bokeh interessante f/2 - f/4 - f/16 (mi piacciono i valori interi) chiaramente la definizione aumenta diaframmando tanto quanto in controluce diretto reagisce meglio ai diaframmi più chiusi In available light si fa forte della sua luminosità facendosi bastare ISO medi (entrambe a 400 ISO) Da questa immagine viene però in argomento quella che ritengo essere il peggior difetto di questo, per il resto ineccepibile, grandangolare, ossia una forte vignettatura che lo accompagna da TA (dove ce ne potremmo aspettare) fino a f/4 incluso, in maniera progressivamente molto evidente (scatti eseguiti ad un pannello da 70x50cm a un metro di distanza: i cerchi misurano 12cm di diametro) la correzione su Capture NX-D probabilmente rimetterà a posto le cose, ma chi utilizzi altri software dovrà aspettare prima l'aggiornamento al profilo di questa ottica. Anche il suo utilizzo in luce mista lo caratterizza per essere un classico obiettivo da street, così come da ritratto a figura intera o in piano americano, ambientato, come ho avuto occasione di realizzare unica luce, dura e contrastata, messa a fuoco sul rosso delle labbra a f/5,6 (la seconda è il crop) Luce continua dai pannelli a neon: f/2 ISO 5000 Qui invece in luce ambiente a 25.600 ISO, nonostante il rumore digitale (apprezzabilissimo della Z6) l'obiettivo non perde ancora vigore Flash diretto, f/3,2 ISO 100: al meglio delle possibilità di tutti e tre (obiettivo, soggetto e ...me) Direi che questo primo wide Nikkor S debba essere tenuto nella giusta considerazione da molti fotografi: principalmente quelli per cui gli obiettivi cominciano dai mediotele, al di sotto dei quali il massimo verso cui possano spingersi sono questi angoli di campo. Personalmente sono rimasto parecchio soddisfatto per la maneggevolezza e la definizione sul soggetto a tutti i diaframmi, anche quelli più chiusi ai quali mi sarei aspettato molta più diffrazione (che non ho mai incontrato) e qualcosa in termine di color fringings dei quali ho trovato scarse tracce anche nelle peggiori delle condizioni auspicabili (come in questo crop 3,5x) Distorsione contenuta (basta guardare le immagini del pannello più sopra), ma vignettatura consistente e immanente a tutte le aperture più interessanti per le quali quest'ottica si voglia acquistare Ciò non condizionerà l'acquisto di chi non intenda utilizzarlo per la...riproduzione di originali, in quanto, come ritengo traspaia dalle immagini di questo articolo, in esterni, in assenza di superfici omogenee di sfondo, non costituirà un problema: nella fotografia di ritratto poi, può essere oggi considerato forse un valore aggiunto, ricercato da molti fotografi che talora la inseriscono in postproduzione. Volete mettere poi l'espressione del mio amico Nunzio, divulgatore per Sony, costretto a posare davanti a una Nikon Z con la sua Pleistascion tra le mani? ...per tutto il resto c'è... Max Aquila photo (C) per NikonZetaland 2018
  14. Registrazione qui: Nital Evento itinerante per la presentazione delle Nikon Z organizzato da Nital. Le date: MILANO 6 OTTOBRE 2018 FIRENZE 10 OTTOBRE 2018 ROMA 13 OTTOBRE 2018 NAPOLI 16 OTTOBRE CATANIA 20 OTTOBRE VICENZA 27 OTTOBRE TORINO 30 OTTOBRE Finalmente si tocca con mano.
  15. Obiettivo ricevuto in visione dal distributore ufficiale italiano che è stato restituito a fine test. Attenzione in questo articolo sono presenti molte immagini di nudo. Chi se ne sentisse offeso è pregato di terminare la lettura. Interpreti principali : Nikon 28/1.4E, Nikon D5, obiettivo prevalentemente ad F1.4 PRIMO ATTO “Non è mai notte quando vedo il tuo volto; perciò ora a me non sembra che sia notte, né che il bosco sia spopolato e solitario, perché per me tu sei il mondo intero; chi potrà dunque dire che io sono sola se il mondo è qui a guardarmi?” Fine primo atto : Applausi Intervallo il nuovo 28/1.4E non è grandissimo, sta bene in mano se lo si monta su una Nikon professionale. Ma è certamente più importante di un 50/1.8G componenti consueti. Il passo filtri è da 77mm. Il paraluce è di pregevole fattura e molto efficace. la parte anteriore è ben protetta da guarnizioni iscrizioni in rilievo dorate per il bellissimo Nikon 28/1.4E l'unico comando - peraltro inutile perchè l'autofocus è molto efficiente - è l'innesto del motore interno di tipo AF-S attraversato dalla luce contattiera di ultima generazione made in Japan giusto per cambiare Ometto i consueti grafici, dati di costruzione, etc. etc., perchè questo è uno strumento per artisti, non per ingegneri ! Secondo atto una via di Como, la mattina di ferragosto, tutta apertura, messa a fuoco sull'angolo del muro, sfuocato degno di un teleobiettivo. Ovviamente a tutta apertura nella stessa situazione, un soggetto al centro del fotogramma reso con la massima nitidezza. Ovviamente a tutta apertura .... che poi si allontana mosso, tra tanta nitidezza. Ovviamente a tutta apertura .... interno di una vetrina, attraverso il vetro, reso come se queste creature potesse realmente mettersi a parlare e dirmi che cosa popola i loro sogni. Ovviamente a tutta apertura .... ripresa con la correzione della distorsione. che francamente al naturale è quasi impercettibile. Io non me ne sono curato. il Duomo di Como sfuocato. In primo piano un gioco d'acqua.Ovviamente a tutta apertura .... la mano di Valerio sul suo Nikon 200-400/4. Ovviamente a tutta apertura .... nello sfuocato ci sono Paolo e Roberto. Del tutto disciolti. Ovviamente a tutta apertura .... Valerio a fuoco, nitidissimo. Paolo no. Ovviamente a tutta apertura .... sole nel fotogramma. Esposizione a punto centrale preserva le alte luci. Program. Sole pieno di agosto. Ma sembra la mezza notte nel bosco dei sogni di Shakespeare ... l'unico modo per metterlo in difficoltà. Ma francamente siamo oltre il limite dell'insensato. Echissene ! di notte (sul serio). I punti di luce sono i lampioni della strada. In primo piano un coppo francese. Ovviamente a tutta apertura .... 800 ISO il lato del Duomo di Como. Ovviamente a tutta apertura .... La fronte del Duomo di Como. Ovviamente a tutta apertura .... la piazza laterale. Correzione esemplare. ancora il lato del Duomo. Linee verticali a piombo. Colori netti. Leggibilità assoluta. Ovviamente a tutta apertura .... Ovviamente a tutta apertura .... "Siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita." Ovviamente a tutta apertura .... in studio in controluce ma colpo di flash da 600 W/s Flash con ombrello da 185 cm. Controluce del sole. Scena completamente onirica. Ovviamente a tutta apertura .... Ovviamente a tutta apertura .... eppure tutti i dettagli perfettamente nitidi (tanto da aver dovuto rimuovere le imperfezioni della pelle della modella ...) Fine secondo atto : Applausi Le ultime parole Nikon D5, Nikon 28mm F1.4E ad F1.4, luce disponibile Nikon D5, Nikon 105mm F1.4E ad F1.4, luce disponibile Considero il Nikon 105mm F1.4E già una leggenda (in vita). Questo Nikon 28mm F1.4E destinato a percorrere la stessa strada, quasi fosse un teleobiettivo da ritratto costretto entro una focale di un terzo. Non c'è molto altro da aggiungere. Forse una sola cosa, il prezzo - non certo popolare - ne farà un oggetto per pochi. Meglio così, questo è un obiettivo molto particolare destinato a palati sopraffini che non deve involgarirsi a nessun costo, nemmeno di chi ne ha tanti da poterli sprecare. E' un obiettivo da usare prevalentemente tutto aperto e quando l'occasione lo richiede, come se fosse uno champagne invecchiato cinquanta anni. Per tutte le altre circostanze meno impegnative, i paesaggi e le cartoline, ci sono altre soluzioni, meno costose, più abbordabili. Più semplici sotto tutti gli aspetti. Perchè questo obiettivo entra di prepotenza nel novero dei migliori disponibili per il corredo ideale per la nostra Nikon. Insieme a pochi altri selezionati esempi di raffinata ingegneria ottica messa al più umile servizio dei nostri sogni. E scordatevi quel pachiderma tedesco a fuoco manuale dal nome esotico che ricorda un gufo triste. Triste perchè non se ne venderà più uno con questo capolavoro sul mercato. Grazie Nikon ! Ringraziamo ancora il distributore ufficiale Nikon in Italia : senza la sua cortesia non avremmo mai potuto testare questo autentico capolavoro.
  16. Ringraziamo non solo per la tempestività ma anche per la grande sensibilità Nital per averci concesso una delle pochissime macchine disponibili in Italia, ancora prima del lancio ufficiale del prodotto. Una cortesia che ricambiamo con un test realmente approfondito, sebbene condotto in tempi strettissimi. La macchina è già stata rispedita al mittente. Attenzione : non essendo ancora disponibile un programma di sviluppo ufficiale in grado di aprire i file NEF della Nikon D850, tutte le valutazioni del presente test hanno a base il jpg Fine* prodotto on-camera dalla D850, con impostazioni di Riduzione del rumore su Normal. Premessa altrettanto importante, le foto e le prove presentate in questo articolo sono funzionali allo scopo, provare questa fotocamera, non il fotografo. Ho avuto la fortuna e l'onore di poter provare in anteprima rispetto alla data di presentazione al pubblico e di inizio distribuzione, una delle primissime Nikon D850 di serie arrivate in Italia. Lo confesso, erano molti anni (dal 2008, annuncio della Nikon D3x) che l'arrivo di una nuova Nikon non mi rendeva così entusiasta e trepidante. Capirete quindi che pure la mia proverbiale freddezza non sia bastata e sulle prime, ma proprio le primissime foto scattate con questa nuova macchina, mi sia trovato in imbarazzo. Non sentivo bene la macchina che mi sembrava poco reattiva. Quasi restia a farsi portare ... ... ma non era la macchina, era il fotografo che doveva scaldarsi. Del resto l'avevo solo presa in mano e giusto il tempo di regolare data, ora, formato file e bilanciamento del bianco, mi trovavo con il mio amatissimo Nikkor 105/1.4E davanti ad una esuberante modella bionda di quasi due metri di altezza. eccola qui la nuova Nikon D850 in mano mia. la cinghia non fa nulla per nascondere l'identità. Infatti in autodromo tutti i nikonisti attenti mi hanno avvicinato per chiedermi se fosse proprio lei ... Questo modesto fotografo, alle prese con un sistema da sogno : la nuova Nikon D850 con il Nikkor 105/1.4E - certamente una unione decisa in cielo. E' una lunga parabola quella che ci ha portato dalla D1 alla D850. Ad ogni generazione qualche passo in avanti. Qualcuno importante (come per la D3 e la D700 e poi la D3x) e qualcuno un pò meno. Fino ad arrivare alla generazione 5, iniziata con D5 e D500 ad inizio 2016. Proseguita con la D7500 a metà 2017. E infine questa D850. la progressione della risoluzione in casa Nikon. Dalla D100 da 6 megapixel, alla Nikon D3 da 12 megapixel. I 20.8 megapixel di D5 e D500, i 24 megapixel della D3x (e della D750 e di moltissime DX), per finire con D810 (36 megapixel) e D850 (45.7 megapixel). Graficamente l'effetto é evidente. E certo passare oggi da una D3/D700 ad una D850 potrebbe far venire più di un dubbio. Ma le mie impressioni che manifesterò nel corso di questo test sono invece quelle di una macchina "docile", facile da portare dove si vuole. Purchè al timone ci sia un nikonista esperto. Alla fine tutti questi pixel servono. E il peso dei file, rispetto ad una D750 o ad una D850, non è così eccessivo. Insomma non preoccupatevi di dover cambiare il computer (magari il sistema di backup si, ma quello deve essere SEMPRE una priorità a prescindere dalla risoluzione della macchina che si usa). Ma se sapete guidare una Nikon, e allora anche questa Nikon non vi deluderà. L'autofocus Anche perchè l'aumento di risoluzione è, ai miei occhi, la ciliegina di una torta che contiene ben altro. E' da quando è uscita la Nikon D5 con il suo autofocus "chirurgico" che io ho relegato la mia Nikon D810 a macchina da studio per fotografie a diaframma chiuso. Tanta è la differenza che ho riscontrato con gli obiettivi dell'ultima generazione a diaframma luminoso, come il recente Nikon 105/1.4E. Con la D5 la percentuale di successo è del ... 99%, mentre con la D810 più vicina al 60%. E in più c'è il fattore fiducia nel mezzo. Ecco perchè per 18 mesi ho trepidato perchè arrivasse una macchina che prendesse l'eredità della D810 con le novità dell D5. Ed eccola qua. la copertura dei punti è decisamente più ampia, sebbene siamo lontani da quella consentita dalle mirrorless di ultima generazione. Ma qui abbiamo una reattività e una precisione a tutta prova, anche in raffiche continue a soggetti in rapido - e randomico - movimento. Il modulo autofocus della D850 è lo stesso di quello della D5. E' sensibilissimo, anche in condizioni di luminosità dove i nostri occhi fanno fatica a distinguere gli oggetti. Ed è anche piuttosto sofisticato - per una reflex - senza però diventare inutilmente complicato e ridondante come certe mirrorless che ho provato di recente. la logica di controllo dell'autofocus si basa su un chip separato che lavora in parallelo al processore principale, liberandolo da un compito particolarmente importante per una macchina a così alta risoluzione. Perchè è inutile avere tanti megapixel se poi la macchina non mette perfettamente a fuoco. Nikon D850, Nikon 105/1.4E, F1.4, 1/250'', 500 ISO. Tatjana@Wavemanagement. Un fuoco perfetto come me lo sarei aspettato dalla Nikon D5. ma la precisione non sarebbe nulla se non fosse a nostra disposizione anche con soggetti in rapido movimento, sempre perfettamente messi a fuoco anche se scattiamo a raffica, alla massima velocità consentita da questa macchina Qualifiche di F2, Autodromo Nazionale di Monza, Nikon D850 e Nikon MB-D18 con batteria EN-EL18, per nove scatti al secondo. e naturalmente non solo alla luce del sole ma anche al coperto o al buio. Grazie ai 99 punti a croce e alla sensibilità fino a -4EV. In questa foto, ancora Nikon D850, Nikon 105/1.4E, luce riflessa di un lucernario su una parete bianca, attraverso una porta nell'interrato dove c'è il mio studio. La raffica Lo confesso, non me lo aspettavo. E' la vera sorpresa che ci ha fatto Nikon con la D850. Fin dallo scorso anno io avrei puntato sull'uscita di due macchine contrapposte, una a bassa risoluzione - tipo D5 - e raffica rapidissima, una ad alta risoluzione ma raffica ridotta. Nikon ha fuso le due macchine in una. Ed è uscita con una macchina che riesce ad arrivare a 9 scatti al secondo a piena risoluzione. Perchè ridurre la risoluzione non serve ad aumentare le prestazioni. Per farlo si deve potenziare l'alimentazione. Perchè il corpo liscio arriva a 7 scatti al secondo. Una velocità più che sufficiente per chiunque. Per chiunque non faccia sport o fotografia di fauna selvatica. Ma per avere questa prestazione è necessario il battery-pack dedicato, il Nikon MB-D18 e la batteria della Nikon D5. ecco la Nikon D850 con il battery-pack Nikon MB-D18 in quest'ultima immagine, il Nikon MB-D18 - in primo piano - e il Nikon MB-D17 per la D500, in secondo piano. Sono quasi indistinguibili. Io mi domando perchè li abbiano differenziati ... L'alimentazione standard è data da una seconda Nikon EN-15a - la stessa della recente Nikon D7500. E in questo caso si aumenta solo l'autonomia. Ma con la batteria EN-EL18 della D5 si aumenta la tensione di alimentazione e con essa le prestazioni del motore della D850 che arriva così in raffica veloce fino a 9 scatti al secondo. In questo modo io mi sono permesso di farmi qualche migliaio di scatti durante le giornate del Gran Premio di F1 di Monza, capitato giusto a fagiolo durante il mio periodo di test della macchina Bottas su Mercedes Sebastian Vettel su Ferrari Kimi Raikkonen su Ferrari che qui affronta l'uscita della Variante Ascari Se la risoluzione una volta non era indispensabile nella fotografia sportiva, lo era sostanzialmente perchè si preferiva avere file molto leggeri per non appesatire il buffer della fotocamera e riuscire a mantenere alte cadenze di scatto. Ma adesso, pur con 45.7 megapixel - che consentono ampie possibilità di crop, oppure di avere dettagli fantastici ! - una macchina come la D850 ci permette di scattare praticamente in continuo. Perchè se abbiamo una scheda veloce di tipo XQD, come le Lexar 2933x, il buffer praticamente è sempre libero e la macchina non si ferma, riuscendo a scaricare sulla scheda di memoria le foto in parallelo alla cattura di nuove immagini. Devo ammettere che già dai primi scatti, se non fosse stato per la silenziosità di specchio e otturatore della D850, avrei potuto pensare di avere in mano una D5 e non una D850. un passaggio ravvicinato a 400mm, peraltro a 1800 ISO per mantenere uno scatto abbastanza rapido da congelare i dettagli. E' solo una delle 8 foto che ho scattato consecutivamente alla Ferrari di Raikkonen che accelerava alla Roggia. Sono tutti scatti in JPG ad alta risoluzione. Con la macchina in Matrix, ADL su normal. Picture Control Neutral con +2 di nitidezza, +1 di chiarezza e +1 di saturazione Il live-view Le modalità in live-view sono l'altra grande novità di questa macchina. Il funzionamento è di gran lunga più fluido delle macchine precedenti. Non ci sono tentennamenti o rallentamenti. L'immagine resta nitida anche se scattiamo al buio. Il sistema è così efficiente che ammetto di averlo usato tantissimo, in unione con lo schermo orientabile che permette anche di mettere a fuoco toccando con le dita lo schermo. Questo scatto al Leopardo Nebuloso è venuto così treppiedi, macchina in Live-view, 1/60'', ISO 1000, F5.6 con il Nikon 200-500/5.6 a 500mm. Inquadratura perfezionata sul monitor, scatto ... silenzioso. La grande novità permessa dalle modalità live-view della D850 è lo scatto silenzioso. La macchina scatta in singolo o a raffica utilizzando esclusivamente l'otturatore elettronico. Non si sente un rumore, nè una vibrazione. Praticamente non ci si accorge nemmeno che si sta scattando ... E' il caso dell'amico Watanabe che incredulo, mi guardava mentre io letteralmente gli sparavo addosso 64 scatti consecutivi senza un minimo rumore. ci sono naturalmente delle limitazioni ma ci si può convivere benissimo. In modalità ad alta risoluzione, la raffica arriva a sei scatti al secondo è il visore si oscura durante gli scatti. In modalità ad alta velocità, la raffica va all'esagerato valore di 30 scatti al secondo. Però è un crop in formato DX (3600x2400 pixel) con compressione "normal" da circa 3.6 megabyte. L'altra limitazione - più grave - è che AF e esposizione restano fissi al primo scatto. Per gioco ho voluto provare con le Formula 1. Questa è una sequenza di 16 scatti fatti a Raikkonen alla Ascari. I primi 12 sono a fuoco perchè ho tenuto un diaframma chiuso. Gli ultimi inevitabilmente sfuocati. ma se il soggetto collabora (si muove sul posto) ci si può divertire. Come in questo caso, una spettatrice della parata di auto storiche con i piloti di Formula 1 dall'altra parte della strada, dietro alle transenne. Nessuno poteva capire che stavo facendo sequenze continue di scatti. Oppure, in modalità guardone, con una coppia di ghepardi, intenti a farsi il petting mattutino, sotto le frasche, a 50 metri da me, con luce bassa tanto da richiedere 4500 ISO ancora in modalità SL2, da 30 scatti al secondo per letteralmente centinaia di scatti consecutivi ... Restando in tema di Liveview, ecco come si presenta lo schermo della D850 con la modalità di autofocus con rilevamento del volto attivata (si fa semplicemente cambiando la modalità di messa a fuoco, come si fa normalmente, tastino del selettore più rotazione ghiera anteriore) Charlize inquadrata in semioscurità. Muovendo la testa la messa a fuoco segue in modo fulmineo il soggetto, comunque si sposti. entro rotazioni ragionevoli anche se il soggetto è in 3/4 (ovviamente il volto deve essere visibile, immagino che il sistema cerchi gli occhi, il naso e la bocca). Purtroppo manca una indicazione dell'occhio. E nessuna selezione di quale occhio mettere a fuoco. Per quanto riguarda il punto di messa a fuoco in Live-View è regolabile per dimensioni per maggiore precisione il cursore in modalità PIN é di dimensioni ridottissime ed é di una duttilità fantastica. La precisione che ho riscontrato ad occhio nei miei esperimenti è encomiabile (sto parlando sempre del Nikon 105/1.4E ad F1.4). La modalità di stacking automatico Ovviamente a questo punto la curiosità mi ha portato a provare anche la nuova funzionalità di scatto automatico con variazione della messa a fuoco. In poche parole, il sistema funziona completamente in autonomia. Se ci sono limiti alla procedura, derivano dal fotografo (è il mio caso) e dal software di montaggio (io ho usato Photoshop CC 2017 che mostra sempre i suoi limiti). la schermata con le impostazioni. Ho usato un intervallo di 5 secondi per permettere la ricarica tranquilla del flash. 25 scatti probabilmente sono troppi. Ma comunque una volta partita la procedura è andata in porto. Montando i vari frame poi mi sono accorto che i primi non erano a fuoco e quindi il risultato è inaccettabile. Ma non avevo il tempo di verificare e poi ripetere la procedura. Sarà l'occasione per testare approfonditamente il procedimento quando avrò la mia macchina. tre automodelli, Nikon D850 e Nikkor 105/2.8VR Micro-Nikkor. Con uno scatto singolo a mala pena avrei avuto solo la prima Mercedes AMG GT a fuoco. Così il campo si estende su tutte le auto. L'ultimo scatto è sull'alettone della Porsche banca e blu. stesso discorso con le rose. Purtroppo qui la messa a fuoco iniziale è proprio inguardabile. Ma comunque apprezziamo la profondità di campo sui successivi boccioli. Faccio presente comunque che il software (oltre al fotografo) non esente da problemi. A parte che elaborare 25-30 fotogrammi da 46 megapixel significa impiegare oltre 10 gigabyte di RAM con swap su disco che rallenta ulteriormente la procedura. Su un soggetto complesso come la rosa bianca York, gli artefatti si sprecano. Detto questo, se questa funzionalità è carina, ben fatta e ben realizzata, oltre che affidabile, si tratta di una automatizzazione di una procedura che con la D850 viene facilissima anche in manuale. Immaginate la scena. Inquadrata in Live-View, componete, puntate con il dito dove volete il fuoco. Clack. Prima foto. Muovete il dito dove volete mettere a fuoco successivamente. Clack. Seconda foto. Eccetera, eccetera fino a fine sequenza. Poi è sempre una questione di software. Faccio presente anche che io ho qualche dubbio sul sistema perchè utilizza la messa a fuoco automatica. Come sappiamo questo sistema produce cambiamenti di focale che se anche impercettibili ad occhio per le corte distanze e cortissime differenze di distanza di messa a fuoco, implica comunque una differenza di focale effettiva tra scatto e scatto. Per lavori di grande precisione io preferirei sempre la messa a fuoco manuale, fissa, e poi lo spostamento della macchina con la slitta micrometrica (ma ci vuole una pazienza che io in generale non ho, quindi rimando queste operazioni a quando sarò uno spensierato pensionato !). Still Life In ogni caso, la Nikon D850 e le sue funzionalità Live View sono perfette per lo still-life. In questo caso ho usato il nuovo formato quadrato Nikon D850, Micro-Nikkor 105/2.8 VR, F8, 1/100'', flash Godox da 600 W/s idem uno scatto singolo. La sequenza di 30 scatti che ho fatto invece è stata rovinata da Photoshop. Dovrò studiarci meglio ... Alti ISO Ovviamente c'è rumore e rumore. Ed io potendo lavorare solo con i jpg prodotti on-camera non mi vorrei soffermare troppo su questo argomento. Giusto qualche scatto per affrontare la questione che poi approfondiremo quando ci saranno Capture NX-D e Adobe Camera Raw per la D850. luce LED 12.800 ISO luce mista all'aperto, 3200 ISO luce LED laterale, bassissima, 25600 ISO il teppista di casa : Fritz, sotto il portico, luce naturale, 5600 ISO luce LED giusta, 12800 ISO Ritratto Si va bene, però a me una macchina così interessa per lo più per fare ritratto in studio. E non c'è di che lamentarsi Ovviamente dovrete essere preparati a ... selezionare modelli perfetti oppure a lavorare con la luce migliore e poi a rifinire i vostri scatti in post-produzione se non volete poi dover sentire le giuste rimostranze dei soggetti ritratti. Perchè la macchina non è spietata. Di più ... Nikon 105/1.4E, F1.4, luce disponibile in studio, 400 ISO Nikon 70-200/2.8E ad F2.8, 200mm, luce disponibile in studio, 640 ISO Nikon 70-200/2.8E, F6.3, Flash idem idem idem idem Nikon 105/1.4E ad F1.4, ISO 64, 1/160'', luce disponibile in ambiente Sono tutte foto senza alcun intervento in PP, né sviluppo, né altro. Spero che Tatjana@Wavemanagent non se la prenda. Ma io le ho detto che è bellissima così come si alza al mattino. L'ho scelta per questo test proprio per questo motivo Blakey, luce naturale, Nikon 70-200/2.8E ad F2.8 Ok, vi sento sbadigliare com eil mio Blakey qui sopra, andiamo al dunque. Ultime considerazioni sulla macchina Il corpo è simile a quello della Nikno D500. L'ergonomia mi sembra migliorata. L'impugnatura è profonda, c'è un incavo per il dito medio che si trova subito perfettamente a posto. Il mirino è sontuoso. Meglio di quello della D5. E' come essere davanti alla televisione, solo che di là c'è la scena naturale e non una sua rappresentazione in pixel ! Che si usi al buio o in pieno sole è lo stesso. La visione è naturale. Questo mirino ha comportato una riprogettazione della calottina che copre il pentaprisma. Non c'è più il flash integrato (meno male), e la linea è anche più piacevole. Mettendo la D850 vicino alla D500, la prima svetta per il mirino più importante. Ma nulla che ne comprometta l'ingombro o la maneggevolezza. la ghiera di comando sulla sinistra è più inclinata, meno sfuggente e facile da utilizzare. il tasto ISO è stato spostato per coerenza con tutte le altre macchine della generazione 5 sulla destra (anche la D7500 ce l'ha a portata di indice). il famigerato ... appoggio del correttore diottrico che ha scatenato i sogni più mostruosamente proibiti della rete. E' semplicemente un riporto in fusione su cui è montata la ghiera di regolazione della correzione. Evidentemente dentro non c'era più spazio con quel mirino. vista d'insieme della parte superiore della macchina e del posteriore, sostanzialmente identico alla D500 il vano memorie. Rispetto alla D500 le due memorie sono parzialmente sovrapposte (nella D5 sono parallele. Nella D500 invece sono affiancate). Le memorie per la D850 sono importanti. Per avere la massima prestazione anche in raffica (o nel video) consiglio di non lesinare su questo punto. Io utilizzo per lo più XQD 2.0 da 2933xx. Ma un mio torture-test con una SD 1000x UHS-II in backup continuo mi ha permesso di verificare che anche scattando a raffica in autodromo le prestazioni non sono compromesse. Ma per favore, fatevi un favore : buttate via le vostre vecchie SD UHS-I da 8 gigabyte 233x regalatevi da zie e nipoti ... e compratevi le migliori memorie che offre il mercato. Un bel vestito, viene sempre valorizzato da un buon paio di scarpe ! il vano sinistro con le connessioni esterne. USB 3.0, ovviamente. E HDMI per il video, oltre a microfono e cuffia. La macchina ha ovviamente connettività WI-FI e BT (che io però non ho provato). il fondello. Made in Thailand come di consueto per questa categoria di macchine. accoppiata con il mio Nikkor 105/1.4E. Non si sarebbero mai separati, ho dovuto forzarli io ... Conclusioni Una macchina ad altissima risoluzione, buona anche per lo sport, come la cerimonia, la foto in studio, lo still-life, il paesaggio, il reportage ? Se me l'avessero detto tre mesi fa li avrei presi per pazzi. E invece Nikon ha fatto il miracolo ed è realtà. una pantera asiatica al parco faunistico La Torbiera siamo dietro al vetro, e a 18.000 ISO con il Nikon 200-500/5.6 ad F5.6 il vincitore del Gran Premio di Monza 2017, Lewis Hamilton che ha anche superato Michael Schumacher per numero di Pole Position. PRO altissima risoluzione, sensore ad alta dinamica, raffica fino a 9 scatti al secondo ? Fantascienza ! E' una macchina che ridefinisce il concetto di reflex moderna. autofocus allo stato dell'arte per quanto riguarda le macchine reflex : un vero benchmark per ora imbattibile. costruzione a tutta prova mirino ottico sontuoso, il migliore tra le reflex digitali Nikon velocità operativa in tutte le condizioni. Una macchina che realmente non si ferma mai in controtendenza con il mercato, l'autonomia, a parità di alimentazione, è aumentata, nonostante le prestazioni siano superiori alla macchina che va a sostituire disponibilità del battery grip MB-D18 che va ad estendere le possibilità operative e a migliorare l'ergonomia con ottiche lunghe (e consente di affrontare i maggiori consumi di video e fotografia silenziosa/live-view) funzionalità in Live-View realmente pratiche. E' la prima Nikon che mi invoglia ad utilizzarla ... come se fosse una mirrorless senza mettere nemmeno l'occhio sul mirino touch screen (esteso al menù) veramente allo stato dell'arte funzionalità evolute (come lo scatto silenzioso in due modalità e il focus-stacking) adatta letteralmente a tutti i generi fotografici : una soluzione universale. CONTRO autofocus in Live-View ancora a differenza di contrasto, senza le prestazioni (in video) di altri sistemi riconoscimento del volto molto efficiente ma senza l'indicazione dell'inseguimento dell'occhio. Nikon possiede questa tecnologia e l'ha implementata in passato. Mi aspetto che venga aggiunta con uno sviluppo successivo del firmware. Se posso suggerire, aggiungerei la possibilità di selezionare quale occhio seguire (destro, sinistro, oppure il più vicino) con un PIN verde che indica nel display il focus che segue l'occhio mentre il rettangolo giallo segue la faccia il battery grip MB-D18 - ben costruito e perfettamente solidale con la macchina - non è compatibile con il precedente MB-D17 per la D500. Secondo me sarebbe stato più elegante ripetere quanto concesso con D300/D700, anche perchè sono accessori non proprio a buon mercato (sebbene il prezzo sia in linea con quello della concorrenza) i due slot di memoria dovevano essere entrambi XQD come sulla D5. Capisco la scelta, dettata da ragioni di mercato ma ne soffriranno le prestazioni. Docile e duttile Passata l'emozione iniziale, dopo due giorni la macchina si è mostrata per quello che è. Docile nelle mani di un nikonista e in grado di assecondarlo in tutte le sue azioni. Tanto che mi sembrava di usarla correntemente già da due anni. E duttile, perchè in grado di fare veramente tutto quello che un nikonista può pensare di fare con la sua unica macchina. E' un passo in avanti epocale nella maturazione della reflex digitale. Prima, di fatto, eravamo obbligati a dotarci di due macchine differenti, una per l'azione e una per la precisione o la foto ragionata. Adesso con una macchina solo si può fare realmente tutto quello che si vuole. Anche di più. Questo significa fare veramente la differenza. La Nikon D5 ha, secondo me, ancora le sue motivazioni di acquisto, ma queste diventano sempre più di nicchia. Ritengo che un fotografo che faccia quasi esclusivamente sport, debba pensare più alla D5. Lo stesso, probabilmente, se si trova a fotografare in condizioni per lo più estreme dove il corpo monolitico della D5 può fare la differenza. Ma per tutto il resto, sarà più facilmente la D850, la macchina ad entrare nella borsa, anche solo per le sue possibilità di crop. Con la D5 che resterà a casa ad aspettare. Non so voi, ma credo che realmente io finirò per comperarmene due. Ciao Cara, mi spiace moltissimo che tu sia dovuta andare via così velocemente. Ma tornerai presto, vero ? Dopo non ci lasceremo mai I nostri ringraziamenti nell'ordine : - a Nital Spa per averci dato la macchina in visione in anteprima, quando ancora non è stata presentata ufficialmente né alla stampa, né ai rivenditori, nè al pubblico e ancora non è acquistabile in negozio - a Rossano Rinaldi dello Spazio Blu e alla Wavemanagent per averci concesso Tatjana il 30 agosto quando ancora tutta l'Italia era in ferie - all'Autodromo Nazionale di Monza - al Parco Faunistico La Torbiera
  17. La novita' del mercato 2017 e' certamente la Nikon D850, la DSLR da 45,7 Mpx presentata ufficialmente in Italia dal distributore Nital in due incontri, quello di Milano del 15 e 16 settembre e quello di Roma appena conclusosi, che in maniera del tutto speculare alla convention di Milano, ha dedicato il venerdi' 22 alla stampa ed ai commercianti, riservando il sabato 23 al pubblico dei circa 1300 iscritti, che hanno fatto di buon grado la fila, per riservarsi i venti minuti di utilizzo della nuova reflex con uno degli obiettivi, a scelta, presenti. - Nikon tiene molto alla D850. - Noi Nikonisti teniamo molto al fatto che la Nikon si sia risollevata al livello di questa D850 - Ma se c'e' qualcuno che tiene ancora di piu' alla Nikon D850 ed alla sua riuscita (come tutto promette), quello e' di certo NITAL, che si e' preparata a questa presentazione con uno sforzo assolutamente percepibile nelle parole spese dalle persone intervenute, nel materiale messo a disposizione, fotografico e didascalico, nel programma della manifestazione che ha dedicato una parte soltanto al discorso di presentazione ufficiale, presente tutto lo staff organizzativo e didattico, presidente Aldo Winkler compreso, in entrambe le giornate, quindi non solo per accogliere giornalisti e commercianti (e questo voler condividere col pubblico l'entusiasmo del sabato e' a mio avviso un ulteriore valore aggiunto), con il livello dei professionisti invitati ad entrambi gli eventi di Milano e Roma i quali hanno onorato l'invito esibendosi nei rispettivi generi con un impegno (e fatica) encomiabili, dato lo strabordante numero di persone convenute, specie a Roma dove le sale congresso dell' Hotel NH Leonardo da Vinci, presso cui si e' svolta la kermesse, erano state allestite forse sottostimando il numero dei potenziali visitatori. Nikonland e' stata invitata ufficialmente ad entrambi i vernissage, così a Milano dove si e' recato Mauro Maratta, quanto a Roma, dove sono andato a fare il reporter, approfittandone anche per fare una breve intervista a Giuseppe Maio, Product Manager Nikon DSLR e responsabile della manifestazione, il cui contenuto troverete piu' avanti in questo articolo. All'arrivo alle 13 all'NH hotel di Roma sono stato subito accolto e taggato col badge della stampa alla reception dove mi sono subito salutato con Marco Rovere (Capo Ufficio Stampa Nital) e con Roberto Bachis (Training Specialist), con il quale pure mi sono confrontato, al termine della presentazione, per delineare importanti aspetti collaborativi con Nikonland (no davvero, concretamente collaborativi ) Raramente mi e' capitato di vedere iniziare una conferenza stampa con un lunch break, ma anche questo e' importante segnale di distensione e compenetrazione negli animi dellle persone intervenute da mezza Italia, con un orario di inizio come le 13, per agevolare chi come me venga da veramente lontano. (Nikonland arriva da lontano...) Leggo sulla carpettina appena consegnatami alla reception che Nital si e' affidata (nonostante la lunga esperienza in materia) ad uno studio di consulenza esterna per la comunicazione... ed anche questo mi pare sia una grande novita' quindi cominciamo dai ravioli e dai saluti di benvenuto ai rappresentanti della stampa e dei piu' importanti negozi di fotografia del centro-sud, Giuseppe Maio in un impeccabile giallonero Nikon (grazie anche alle scarpe) per arrivare al D850 live show! Nulla durante la presentazione e' stato trascurato, a partire dal materiale didattico, contenuto nelle sacche/zainetto Nital che ognuno ha trovato sul proprio tavolino, contenenti appunto due brochure ben differenti da quelle pubblicitarie alle quali avremo d'ora in poi accesso, il primo un vero e proprio prontuario fototecnico di quasi 90 pagine per quei generi, paesaggio, sport, fashion/wedding, video, time lapse, con i quali utilizzare le funzioni piu' avanzate della Nikon D850, insieme ai consigli sugli obiettivi Nikkor piu' adatti allo scopo. Il secondo, in italiano, il riassunto delle slides proiettate nelle due giornate durante la presentazione della D850, fondamentale condensato di motivazione commerciale per i diretti interessati, i quali all'arrivo, hanno avuto seduta stante consegnata la propria D850 promo da utilizzare al loro ritorno in sede, nei negozi che abitualmente frequentiamo in tutta Italia. Ho seguito la conferenza di presentazione di entrambi i giorni e ne riporto due aspetti fondamentali la durata e' stata ideale, ne troppo ne poco, toccando tutti gli aspetti di forza della nuova ammiraglia Nikon, ma contemporaneamente tutti i punti di potenziale criticita', spiegandone sviluppi e contrasto: un perfetto connubio di consapevolezza dei pregi e dei possibili limiti...e del loro superamento concreto, con i "Piani B" che questa Nikon D850 possiede all'interno del suo menù la presentazione e' stata identica nei due giorni: indice del fatto che Nikon/Nital non fa due pesi e due misure con la D850 ! Non e' cosa da poco, considerato il panorama attuale di mercato. I relatori si sono alternati per tenere vispo l'auditorio e hanno dimostrato concretamente il loro entusiasmo per questa ennesima dimostrazione della capacita' tecnologica di Nikon la quale continua a stupirci con le sue alternanze di silenzio e di uscite come questa D850. All'ingresso nella sala dimostrazione, con gli stand per i workshop diversi da quelli in sala di posa, piena vista sul parco ottiche e fotocamere, davvero imponente, presente all'appello: quasi tutto a livello ottico, salvo alcuni pezzi di pregio come il 105/1,4 recente, che con la D850 deve essere considerato il MUST ! calma apparente nella prima giornata, nulla al confronto di come sarebbe stata la stessa scena 24 ore dopo Apprezzatissimo lo stand di Alberto Ghizzi Panizza, fotografo a tutto campo ma con la predilezione particolare per la macrofotografia piu' interessante che negli ultimi tempi mi sia stato dato di osservare, (qui spiega il "focus stacking" on camera, novita' assoluta D850) cosa della quale gliene ho dato atto, presentandomi (conosce Nikonland) e facendo quindi la sua conoscenza gli ho anche scattato un ritratto, approfittando del Nikon PF 300/4 su una D850 con cui ho scattato qualche foto per iniziare a comprenderne il potenziale. Di fronte al suo stand, quello di Simone Arena e Paolo Scalerandi, ossia l'agenzia creativa SIMPOL, con le loro luci fluo che hanno cambiato la temperatura colore della manifestazione, anche nei volti dei presenti... con la loro scenografia da bar, col barman fluorescente e i cocktail ...geneticamente modificati? Due postazioni con D4s (perche' mai non D5...?) che montavano un 400/2,8 ed un 500/4, inducevano in tentazione i presenti a scattare ai malcapitati passanti e tutto considerato la prima giornata sarebbe potuta essere semplicemente un successo solo per Nital, se non mi fossi soffermato a parlare di Nikonland con Giuseppe Maio e poi anche con Roberto Bachis ... Con Roberto Bachis siamo andati anche oltre l'intervista di qui sopra, perche' abbiamo conversato di argomenti che riguardano il suo ruolo in Nital, strettamente legato a Nikon School, per delle iniziative che non potranno che rendere piu' ricco per entrambi il patrimonio delle rispettive conoscenze in ambito fotografico. Ma di questo scrivero' quando riusciremo a riprendere il discorso: spero quindi molto presto. Sabato 23 settembre ore 9,30 si apre al pubblico. 1300 iscritti (gratuitamente) attraverso il sito Nital, col duplice intento di vedere e toccare la D850, ma anche di ottenere i vantaggi di acquisto riservati ai partecipanti alla kermesse. ECCOLI.....: Vi ricordate quanti obiettivi e fotocamere erano sul tavolo prima del passaggio delle cavallette?... Ecco dopo mezzora dall'ingresso: dopo fila anche di mezzora, tre quarti si ottiene una D850 (o altro corpo, come in tanti, esaurite le 850 disponibili, richiedevano) con un obiettivo a scelta (tra quelli disponibili al momento) per un tempo di venti minuti, previa consegna di documento e firma di un foglio di consegna poi si va a fotografare in ogni cm libero... libero...??? diciamo libero... Il "peggio" avviene nelle sale del piano di sotto, quelle allestite per i set di ritratto, dove si alternano in orari a turno Mimmo Basile, Damiano Andreotti e Francesco Francia con le modelle non sono sale piccole, l'NH e' un hotel per conferenze, ma la fotografia appassiona piu' del commercio... scusate la modella "bruciata" ma il soggetto era lo stormo delle cavallette, alcuni pure col ...cavalletto... No, cosi' non si impara e non si riesce neppure soltanto ad ascoltare le nozioni interessanti elargite dai fotografi sul set. Ma questo e' un concetto che non tutti ancora riescono a cogliere. Io ovviamente non ho neppure tentato di varcare quella soglia, eppure mi sarebbe piaciuto ascoltare. Nel frattempo anche la presentazione (identica a quella del giorno prima) aveva luogo con gli instancabili oratori e le loro slide, decisamente efficaci bravi a rimarcare gli aspetti piu' innovativi della bellissima 850 qui in particolare, finalmente, il formato quadrato ideale nel wedding per riempire la pagina dell'album, ove sia quadrato esso stesso Nital I AM ... nemmeno a farlo apposta tutti stanchi, ma felici (e ci credo, con questa reflex) Allora, prima di salutare e ringraziare, sono tornato al piano di sopra e ho potuto impossessarmi nuovamente di una 850 su cui, montato un 14-24/2,8 ho fatto qualche altro scatto prima di restituirla, soddisfatto, e andar via... Max Aquila photo (C) per Nikonland 2017
  18. Materiale ricevuto in visione dal distributore ufficiale italiano che è stato restituito a fine test. Ho avuto nel tempo due esemplari di Nikon 24-70/2.8 che ho utilizzato con D3 e D3x. All'epoca non c'era confronto, i fissi disponibili sul mercato erano ampiamente superati e lo zoom li surclassava tutti. Con un corpo professionale come quello di una ammiraglia Nikon, uno zoom di questa classe si trova perfettamente a suo agio. Nel tempo, con l'apparire di nuovi fissi prestazionali e poi con D800 e D810 mi sono ritrovato a relegare sempre di più al ruolo di comprimario il mio 24-70/2.8 (ma in catalogo mi restano oltre 40.000 scatti ...) preferendogli sempre una terna di fissi, aggiungendo piuttosto un secondo corpo quando non ho il tempo di cambiare ottica. Prendendomi i miei tempi quando invece non ho impellente necessità di fare lo scatto a tutti i costi. Finchè non ho deciso di venderlo e di non pensarci più. eccolo qua l'ultimo rampollo degli zoom trans-standard di punta by Nikon Certo lo zoom è comodo e per un fotogiornalista uno zoom della classe di un 24-70/2.8 è essenziale per il proprio lavoro. E normale che per quella categoria di fotografi nella borsa ci siano due o tre zoom, tutti di classe F2.8 e di costruzione professionale. A distanza di otto anni, Nikon ha deciso di rinnovare questo obiettivo, proponendo l'oggetto di questa prova. a confronto dimensionale con il piccolo Nikon 50/1.8G Il nuovo arrivato ha guadagnato lo stabilizzatore integrato VR, il diaframma a controllo elettromagnetico. Purtroppo ha guadagnato anche qualche centimetro in altezza, un paio di etti di peso e un passo filtri che sale da 77mm a 82mm. montato sulla mia Nikon D500 con il battery-grip MB-D17, a testimonianza di quale categoria di macchine - professionali - sia il normale sbocco di questa categoria di ottiche. Per certi utilizzi già la presenza dello stabilizzatore integrato (valido per scatti anche sotto 1/6 di secondo !) basterebbe a motivare l'acquisto o la sostituzione del precedente. Purtroppo nel frattempo è cresciuta la disponibilità di nuovi obiettivi fissi prestazionali, sia di classe F1.4 che di classe F1.8, in grado di coprire integralmente la gamma di focali del 24-70/2.8 ed andare anche oltre (a 20 o a 85 e 105mm). E soprattutto, sul finire del 2016, Nikon ha lanciato sul mercato anche la più nuova versione dell'altro zoom professionale, quel Nikon 70-200/2.8E VR che invece ha nuovamente spostato verso l'alto l'asticella delle prestazioni rispetto a molti degli obiettivi fissi disponibili in gamma tele. E' proprio il confronto con quest'ultimo (vi rimando al mio test qui) che rende cedente sul piano del rapporto prezzo/prestazioni il 24-70/2.8. Intendiamoci, ne resta il degno compagno e il fido ed insostituibile strumento di lavoro per il fotogiornalista ma per il resto di noi (io in testa) fotoamatori più attenti alla qualità dello scatto più che alle qualità professionali di uno zoom, il discorso può essere del tutto diverso. Il Nikon 24-70/2.8E VR è un ottimo obiettivo, affidabile, capace di prestazioni coerenti ed omogenee a tutte le focali e in tutte le circostanze. Che si impugna bene, quasi come se fosse un 70-200/2.8 più leggero. Ma sul mercato ci sono obiettivi fissi in grado di offrirci di più e a meno. Con minore ingombro e senza quell'effetto "paparazzo" che indubbiamente una Nikon D5 con un 24-70/2.8 finisce con l'avvolgervi. Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k) Insomma : - avete il precedente Nikon 24-70/2.8 e lo trovate fondamentale per il vostro modo di fotografare ?Chidetevi se lo stabilizzatore e un quid di prestazioni generali in più vi siano indispensabili, accettate il cambio del passo filtri dallo standard di ieri da 77mm allo standard di oggi da 82mm, e fate il cambio, se già non l'avete fatto. - avete il precedente Nikon 24-70/2.8 e cercate qualche cosa che vi faccia avere risultati chiaramente migliori su D810 e sulla imminente nuova D850 ?Ebbene, tenetevi quello come strumento di sicurezza ma affiancategli gli obiettivi fissi delle focali che vi servono di più. Magari aggiungete un secondo corpo se avete proprio bisogno di flessibilità. - non avete il precedente Nikon 24-70/2.8 ?Se vi serve uno zoom, pensate per un attimo se uno zoom F4 non sia meglio per voi (più leggero, più economico, con un range di focali più esteso verso il tele) e per le vostre foto migliori, compratevi i più bei fissi che ci sono sul mercato. - siete un fotoreporter ?Dimenticatevi tutto quello che ho scritto fino ad ora e, se avete finito il leasing del precedente Nikon 24-70/2.8, rinnovatelo e prendetevi ad occhi chiusi il nuovo. Come dite là in fondo ? Sigma, Tamron, Tokina ?Beh, si, certo. Esistono. Ma sono tutte seconde scelte secondo me. Se vi serve uno strumento di livello professionale, meglio puntare direttamente al Nikon.Se invece cercate le prestazioni assolute, niente da fare, stesso discorso.Nulla - per il momento - sul mercato, nel range 24-70 o 24-120, vi offrirà prestazioni elevate come i fissi di oggi. Anche quelli F1.8, non solo i più prestigiosi F1.4.Purtroppo non ci sono vie di mezzo. Ecco, volevo ben chiarire il mio punto di vista prima di passare a parlare di questo obiettivo.Che, come il precedente, mi ha soddisfatto si, ma ... Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k) Come è fatto eccolo qui, in mano l'obiettivo si presenta con un involucro tutto in plastica (il 70-200/2.8 ha sempre avuto la gran parte della struttura in lega leggera) il paraluce è chiaramente sovradimensionato perchè assicura che il movimento del fusto interno dell'obiettivo, quando fuoriesce in seguito al cambio della focale, resti del tutto coperto, dando l'impressione che la lunghezza sia sempre costante (come è nel 70-200/2.8).Anche questo paraluce, come quello del 70-200/2.8 ha il pulsante di sblocco di sicurezza.Una finezza che si trova in pochi obiettivi. la bottoniera ha l'usuale configurazione Nikon.Non mancano le due modalità di funzionamento dello stabilizzatore che fa il suo primo ingresso in questa classe di zoom per Nikon.In precedenza solo gli zoom midrange come il (24-120/4) e consumer (come il 24-85-F3.5-4.5) sono stati dotati di stabilizzatore. in un'epoca votata al taglio dei costi rinfranca vedere ancora la finestrella della scala delle distanze.Le serigrafie cono quelle consuete degli obiettivi di fascia alta di Nikon, in rilievo e dorate. all'opposto, il luogo di produzione ci riserva un bel Made in Japan, quando altri obiettivi Nikon, anche di fascia alta, sono oramai prodotti in Cina che si conferma anche sul bel paraluce l'anello frontale (passo filtri da 82mm) non reca invece nessuna iscrizione dettaglio del pulsante di blocco del paraluce (una cosa che ti evita che sul campo questo si sfili inavvertitamente e si perda senza più essere ritrovato in mezzo a tanti colleghi) affiancato al nuovo Nikon 70-200/2.8E FL ne impersona chiaramente il degno collega per dimensioni, pesi e bilanciamento, lo ritengo più adatto ai corpi professionali infatti qui sulla bella e piccola Nikon D7500 non mostra di sentirsi del tutto a suo agio, specie vedendo il suo collega 70-200/2.8 montato su una D500 con il battery-grip Nikon MB-D17 a bilanciarne pesi e impugnatura. mi sembra ancora il caso di sottolineare le dimensioni in gioco, raffrontandolo visivamente con l'ottimo Nikon 50/1.8G, oggetto che pur alto due dita e pesando una frazione del peso del super-zoom professionale, gli da in verità i punti nelle foto di tutti i giorni. Domandatevi sempre - non ve lo ricorderò più - se una terna di fissi F1.8, più compatti, leggeri e più prestazionali, non possa farvi rinunciare ad uno zoom di questa classe, potente e affidabile quanto volete, ma ingombrante e spesso destinato a restare a casa nelle uscite leggere ... (se non siete un professionista che con quello zoom ci sfama la famiglia ... !). Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F2.8, 1/100'', a 48mm (premere per vedere in formato 4k) Come va Complessivamente io l'ho trovato molto omogeneo nella resa.Non troppo differente dal precedente di cui conserva il carattere brillante ma non troppo squillante (insomma, non delicato come il vecchio 28-70/2.8 ma nemmeno sguaiato come certi zoom di certa concorrenza ... non faccio i nomi). aberrazione cromatica assiale a 70mm aberrazione cromatica assiale a 24mm sempre abbastanza presente ma non evidente all'atto pratico.Si corregge molto facilmente in sviluppo. distorsione a 70mm a 50mm a 35mm a 28mm a 24mm come vedete è sempre presente, anche in misura molto evidente.Anche in questo caso si corregge facilmente (on camera se lavorate in jpg, in sviluppo se lavorate in NEF). Ma meglio sapere com'è. Vi risparmio la vignettatura. C'è sempre, è evidente ad F2.8 e ad F4, si riduce ad F5.6 e va su livelli trascurabili da F8. A 24mm ovviamente è più marcata che a 70mm. Se la vignettatura sia un difetto o meno, possiamo dibatterne.Io faccio per lo più ritratto e spesso un pò di vignettatura aggiunge carattere alla scena.Per un paesaggista sarà differente. Ma anche in questo caso, in sviluppo la vignettatura si annulla. Magari lascerà qualche evidenza agli angoli estremi del bordo. Ma è comune per tutti gli obiettivi, nessuno escluso. Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F2.8, 1/100'', a 26mm (premere per vedere in formato 4k) I concorrenti Non vorrei girare troppo intorno.Se pensate ad uno zoom di questa categoria, sul mercato ce ne sono moltissimi, tutti con pregi e pecche e uno specifico rapporto prezzo/qualità.E' una categoria di obiettivi che nel tempo ha visto sempre molto forte la richiesta da parte del pubblico e quindi tutte le case hanno nel tempo avuto zoom 24-70/2.8 in catalogo. Ma se restringiamo il campo al nostro attacco specifico e alle qualità che rendono un obiettivo di categoria espressamente professionale, io non mi sentirei di andare oltre i due Nikon in catalogo (la precedente versione è ufficialmente ancora a listino ed ovviamente si trova molto ben offerta sull'usato). Tamron, Sigma e Tokina offrono obiettivi di questa categoria che possono soddisfare specificatamente per taluni aspetti (spesso più che altro per il prezzo più conveniente) ma nulla di realmente stellare e, soprattutto, nessuno che in mano dia la stessa sicurezza dello zoom Nikon. Secondo me, in questo campo specifico (che estendo anche a 70-200/2.8 e 14-24/2.8) le qualità degli obiettivi Nikon restano in una fascia a se stante. Il Nikon 24-70/2.8E VR il Nikon 24-70/2.8E VR - foto Nikon il suo schema ottico 20 lenti in 16 gruppi, di cui due lenti ED, una a bassissimo indice di rifrazione e 3 asferichepasso filtri 82mmdiaframma a 9 lamelleminima distanza di messa a fuoco intorno ai 40 cm154mm x 88mm (lunghezza, diametro)1070 grammi MTF ufficiale a 24mm MTF ufficiale a 70mm Il Nikon 24-70/2.8G il Nikon 24-70/2.8G - foto Nikon il suo schema ottico 15 lenti in 11 gruppi, di cui 3 lenti ED e 3 asferichepasso filtri 77mmdiaframma a 9 lamelleminima distanza di messa a fuoco intorno ai 40 cm133mm x 83mm (lunghezza, diametro)900 grammi MTF ufficiale a 24mm MTF ufficiale a 70mm In rete trovate fiumi di parole a supporto dell'uno o dell'altro.All'uscita del nuovo obiettivo ci sono stati dibattiti sulla resa del vecchio al centro e del nuovo a metà frame e ai bordi. La realtà, io propendo a credere in modo molto più pragmatico secondo il mio modo di essere, è un'altra. Nessuno dei due obiettivi può essere considerato perfetto sul piano dell'ottica, specie se consideriamo il costo di acquisto del nuovo. Entrambi danno il meglio alle focali più corte e la nitidezza tende a scemare verso le focali più lunghe.Soffrono di distorsione più o meno a tutte le focali, di aberrazioni cromatiche alle focali più corte, di vignettatura piuttosto marcata, specie a 24mm e a diaframma aperto. Ammetto che tendenzialmente io sceglierei il nuovo - almeno nel confronto a memoria con il vecchio che non uso più da 3 o 4 anni, ma questa per me è un tipo di scelta normale, preferendo sempre avere oggetti più giovani, meno inclini a rotture per usura. Se avessi la pazienza che ci vuole per confrontarli fin nei più estremi recessi del fotogramma, credo che troverei comunque più producente andare a farmi qualche migliaio di foto reale. Che poi non confronterei al 300% ai soli bordi o al centro Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k) Tornando seri, la scelta dipende da due fattori principali, secondo me. Il budget, la necessità di avere un oggetto nuovo, la presenza dello stabilizzatore.E quanto effettivamente vi serva un obiettivo di questa classe, quando sul mercato ci sono dei buoni o degli ottimi 24-1XX F4 a buon prezzo Se chiudete il diaframma, le prestazioni saranno simili per tutti. Se avete bisogno di usare il diaframma aperto ... perchè non provare con un fisso F1.4 ? Ma se per il vostro modo di fotografare, dovete essere sempre preparati a tutto, non saranno minime differenze di prestazione a privarvi dell'ultima versione dello zoom Nikon 24-70/2.8 Facilmente sull'altro corpo avrete anche il nuovo Nikon 70-200/2.8E FL pronto a darvi lo scatto eccezionale che, magari alle focali più lunghe, con entrambi i due 24-70/2.8 vi sarà impossibile avere a tutta apertura. Certo, il nuovo pesa un paio di etti in più del vecchio. Questo per qualcuno potrebbe essere una ragione di scelta, a prescindere da tutte le altre considerazioni (ma allora il Nikon 24-120/4 pesa solamente sette etti più o meno ...)Alcune scatti durante il mio test Nikon D5 e Nikon 24-70/2.8E VR 52mm, F2.8, 1/1000'' 70mm, F2.8, 1/1000'' 70mm, F2.8, 1/1000'' 52mm, 1760'', F2.8 Nikon D810 e Nikon 24-70/2.8E VR 38mm, F9 70mm, F9 52mm, F9 50mm, F9 50mm, F8 62mm, F7.1 Conclusioni Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F10, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k) Le ho già di fatto anticipate ma le riepilogo. Stabilito che vi serve uno zoom come questo, riuscite a comperarvelo e non vi spaventano le dimensioni e il peso, non vedo perchè andare a scegliere qualcosa d'altro.Compratevi questo Nikon 24-70/2.8E VR che al momento rappresenta quanto di meglio è in grado di proporci Nikon. E' uno strumento di classe professionale, concepito per dare prestazioni professionali, coerenti e omogenee tra loro. Meglio sul corto che sul lungo ma nella media adeguato alle necessità del reportage o della cerimonia. Non rappresenta la vetta massima di prestazioni ottiche raggiungibile sul mercato (confrontatelo, a 28mm, con il nuovo 28/1.4E se non mi credete) ma questa, purtroppo è una caratteristica comune a praticamente tutti gli zoom trans-standard presenti sul mercato. Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 50mm (premere per vedere in formato 4k) Questo però, a differenza di molti altri, è stato progettato per dare il massimo quando è montato su una Nikon professionale.Quando lo monterete su una Nikon D5, preso in mano, lo sentirete come se fosse un 70-200/2.8, solo più leggero.Una sensazione che all'atto pratico, secondo me è impagabile. Per me è corto sulla parte più lunga del range di focali, dove peraltro è anche meno prestazionale. E nella realtà dei fatti non mi serve, io preferisco i fissi e considero (quasi) tutti gli zoom delle soluzioni di compromesso. Dei mali ... necessari. Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F2.8, 1/100'', a 38mm (premere per vedere in formato 4k) Ma capisco che per molti sia insostituibile. In questo caso tenderei a raccomandarlo senza tema che poi mi veniate a cercare per farmi del male ! Ringraziamo ancora il distributore ufficiale di Nikon per l'Italia per il prestito di questo strumento fotografico. Senza la sua cortesia non avremmo potuto testarlo.
  19. Esistono tanti generi di test online oggi. Ci sono quelli sfacciatamente commerciali, dove si magnificano soltanto le lodi degli oggetti provati. Ci sono quelli ipertecnici, con una descrizione dettagliata di ogni particolare funzione del modello in test, di ogni parte dei menù, delle funzionalità più recondite. Zeppi di grafici complessi e valutazioni ... privi di qualsiasi foto degna di nota. Ci sono i test fatti al volo con le immancabili foto di gatti e fidanzate (magari anche del cagnolino della fidanzata). E ci sono infine le prove d'uso, come quelle che facciamo qui su Nikonland. Una prova d'uso consiste nel prendere la fotocamera o l'obiettivo o quello che è lo strumento fotografico che andiamo a testare, metterlo nelle condizioni effettive per cui è stato progettato ... e semplicemente portarlo al limite possibile dalle capacità del tester. Quello che ne deriva è una prova certamente soggettiva, che sicuramente lascia insoddisfatti gli amanti del_muro_di_mattoni_test con crop al 100% (o delle mire ottiche o dei Color Checker, fate voi) e che, in quanto concentrato su giudizi e opinioni di uso sul campo, richiede che il lettore riconosca l'affidabilità del tester stesso. Per chi non frequenta Nikonland (ci sono online centinaia di miei test, tutti con lo stesso stile), posso dire due parole su di me prima di cominciare a parlare della nuova Nikon D5. Ho cominciato ad usare reflex con una Nikon, oramai 34 anni fa. La mia prima macchina autofocus Nikon è stata la Nikon F5, 20 anni fa. Nel tempo ho usato tutte le ammiraglie digitali, dalla D1x fino alla D4, insieme a quasi tutte le altre professionali. Scatto mediamente 100.000 click l'anno. Mi piacciono gli apparecchi difficili, quelli che vanno domati, il mio massimo lo dò quando ho di fronte una macchina da corsa in pista o una bella donna dal carattere impegnativo. Voglio poter controllare al massimo ogni fotocamera che decido di adottare. Le macchine che non mi soddisfano, restano per poco tempo in casa mia. Per le altre c'è amore incondizionato. Come è stato per la D3x. Come è per questa D5, una macchina diametralmente opposta alla D3x e che mi ricorda, proprio a 20 anni di distanza, la vecchia Nikon F5, la prima macchina Nikon con questo genere di corpo e questa volontà di affermazione della tecnologia Nikon. Perchè la Nikon D5 (e l'eventuale Nikon D5s secondo l'abitudine di Nikon di aggiornare il modello dopo due anni) se starà sul mercato fino al 2020, potrebbe essere l'ultima ammiraglia reflex. Le mirrorless stanno prepotentemente sviluppando le loro potenzialità e se ancora a livello di autonomia, autofocus, ergonomia e sistema ancora non sono in grado di entrare nel dominio delle ammiraglie professionali, potrebbero farlo tra 4 o 5 anni quando sarà il momento di sostituire questa nuova D5. Ma questo è un discorso prematuro, godiamoci la 5a ammiraglia digitale Nikon e addentriamoci nelle sue peculiarità, provate con mano con 5.000 scatti in due giorni, limitati solo dalla disponibilità di una piccola scheda XQD da soli 32 gigabyte ... Bene, ma come è , che differenze ci sono rispetto alla D4 ? Non ho citato a caso la Nikon F5, in quanto è da essa, proposta sul mercato nel 1996, che derivano tutte le ammiraglie digitali successive (tralasciamo la Nikon F6, formalmente ancora in produzione, ma di fatto più simile ad una ipotetica F200 che ad una F ad una cifra). La Nikon F5 è stata la prima Nikon ad incorporare il battery-grip aggiuntivo, con un corpo monolitico snello ma robusto. E' stata anche il primo modello con autofocus evoluto, sistema matrix con analisi delle scene e tutte le meraviglie della tecnologia Nikon che sono poi state affinate con le digitali nei venti anni successivi fino ad oggi. Nikon F5, 1996, courtesy Wikipedia.org Nikon D5, 2016, © Nikonland Il corpo è analogo a quello della D4. Più raffinato ed elegante di quello piuttosto tozzo della D3. Ci sono in fondo poche differenze estetiche. Le linee sono più tese, leggermente meno sinuose. L'appoggio per il pollice dell'impugnatura verticale è più pronunciato. Il grip resta è grosso, decisamente più rotondo e meno profondo di quello della D750. Il bilanciamento è perfetto, anche con obiettivi impegnativi. Io non ho avuto alcun problema ad usarla a mano libera per tutto un giorno con il non piccolissimo Nikon 200-500/5.6. Ci sono tre modifiche essenziali rispetto alla D4. 1) La differente posizione del tasto ISO che passa a destra, al posto di quello MODE che invece va sulla calottina a sinistra. Io mi sono abituato subito, si modifica la sensibilità premendo il tasto con l'indice e ruotando la ghiera posteriore con il pollice della stessa mano, quando prima si dovevano invece usare le due mani. Ciò consente di fare l'operazione senza togliere l'occhio dall'oculare, mentre prima si guardava invece nel display di servizio posteriore. L'Auto-ISO si innesca facilmente usanto indice (sul tasto) e medio della stessa mano (sulla ghiera anteriore). Che il tasto MODE sia adesso in posizione più protetta, insieme alla modalità di esposizione e al bracketing a me non sposta nulla in termini operativi. Di fatto io scatto prevalentemente in Manual sia con ISO fisso che Auto ISO. Difficilmente mi capita di cambiare modalità durante una singola sessione. 2) La seconda modifica riguarda il coprioculare. Francamente preferivo quello fisso e indistruttibile che ha caratterizzato tutte le altre macchine precedenti fin dalla Nikon F5. Questo è asportabile premendo i due tasti laterali. Per ipotetici accessori futuri. Sarà ma a me sembra gracilotto, ho provato a smontarlo ma mi sono fermato, temendo di non riuscire a rimetterlo a suo posto. Pollice verso da parte mia. 3) L'ultima modifica importante (tralascio il tasto funzione in più e la riprogrammabilità degli stessi tasti, rimandandovi al manuale), riguarda l'adozione di un display posteriore di qualità nettamente superiore ai già ottimi di D4/D800/D750. Maggiore risoluzione, migliore qualità e fedeltà di immagine. Ma soprattutto dotato di touchscreen gestuale. Comodissimo per visualizzare e far scorrere le immagini, zoomare con una doppia leggera pressione (come sugli smartphone). Non reattivo come un iPhone di ultima generazione ma comunque oramai un must anche per una macchina di questo livello. Io trovo scomodo usare il tastierino con le dita (troppo piccolo) ma in questo sono maldestro e non faccio testo. La connettività è completa e finalmente anche sull'ammiraglia (come già sulle D800) abbiamo la presa USB 3.0, oltre alla porta di rete. Nital aggiunge nella scatola una scheda di memoria XQD 2.0 della Lexar, un taglio da 32 gigabyte 1400x, secondo me buona per cominciare ma inadeguata - per dimensione - alla esuberante raffica e buffer di questa macchina. Credo che bisognerà aspettare i tagli più grandi e poi le annunciate 2933x della stessa Lexar. Il lettore incluso è un Sony, diverso da quello dato in dotazione con la D4, che mi sembra sia compatibile solo con le XQD 2.0 e non con le vecchie (ma la cosa è da verificare, non ne ho in casa). eviterei di acquistare il modello dotato di compact flash (anche se l'assistenza può modificare il modulo delle memorie anche dopo l'acquisto) in quanto vedo oramai ampiamente superate le CF, sia nei tagli disponibili che nelle velocità di accesso (e nei costi). Le XQD si diffonderanno anche con la prossima Nikon D500 (e le future altre professionali) e saranno sempre più a buon mercato rispetto ai primi tempi della Nikon D4. I tempi di scrittura e lettura sono elevatissimi così come, soprattutto, la capacità di svuotare il buffer tra una raffica e un'altra. La presa in mano è quella che ognuno si attende da questa categoria di macchine. E' come ritrovarsi con una vecchia amica. Non ho altro da aggiungere su questo versante se non per dire che la presenza di un processore più potente (l'Expeed 5) dona maggiore reattività a tutte le funzioni della macchina, menù compresi, come deve essere per una ammiraglia pensata per l'azione. Sensibilità pratica I tremilionierotti di massima sensibilità promessi dalla D5 certamente hanno creato molte, forse troppe, aspettative. Ovviamente a quelle sensibilità (che io non ho nemmeno provato per curiosità) i fotoni saranno certamente molto rarefatti e sarà obbligatorio acciuffarli per la coda uno ad uno. Ma nella pratica, come cerco di dimostrare con gli scatti che seguono, fatti nel mio studio con la luce spenta ad una stampa di Slowprint appesa al muro (una 100x75cm), il vantaggio pratico c'è anche rispetto alla bella D4. Macchina su treppiedi, Nikon 70-200/2.8 tutto aperto, scatti di prova da ISO 100 a oltre la sensibilità lineare di ISO 102400. 100 ISO 200 ISO 400 ISO 800 ISO 1600 ISO 3200 ISO 6400 ISO 12800 ISO 25600 ISO 51200 ISO 102400 ISO 204800 ISO (HI-1) 409600 ISO (HI-2) Che ho riportato per più facile evidenza in questa sequenza Fino a 25.600 ISO io non noto derive particolari. Da 51.200 c'è sia un cedimento sia sul rumore che nella tenuta dei colori. Oltre si assiste ad un netto peggioramento delle prestazioni con comparsa di banding e shift colorimetrico. Credo che le "sensazionali" sensibilità oltre il normale possano tornare utili solo a quelle categorie di fotografi che necessitano di avere una foto pronta per l'analisi sul campo o per la trasmissione via rete alla base (penso alla videosorveglianza, le forze investigative etc. etc.). Il motore di conversione interno dei file in jpg è comunque di primordine anche se la rimozione del rumore tende ad essere un filo aggressiva. Io ho impostato NR su NORM mentre nello sviluppo dei NEF mi limito alle impostazioni standard di Lightroom per preservare i dettagli. 51.200 ISO. Una foto buona e utilizzabile, certamente non fine art ma la quantità del dettaglio non è compromessa. Senza scomodare grafici, formule e logaritmi, ritengo che ci sia un vantaggio sulla D4 di 0.66 stop da 3200 ISO in su, che diventano oltre uno stop se si lavora in jpg. Stesso vantaggio rispetto alla D750. Quasi due stop sulla D810 che, sostanzialmente, a 1600 ISO ha lo stesso livello di rumore della D5 a 6400 ISO. Io comunque ho fatto foto stampabili in 60x90cm a 6400 e 12800 ISO con i 1600 ISO quasi buoni come un 100 ISO. In rete si sono accesi dibattiti circa la qualità a bassi ISO e la possibilità di intervento in post produzione a recupero di sottoesposizioni. Ecco, ritengo pacifico dichiarare che questa è una macchina pensata per dare il meglio di se da 1600 ISO in su. Fino a 800 ISO la D810 resta l'alternativa migliore (con la D750 a ruota) se il fotografo è abituato a non preoccuparsi molto di esporre correttamente. Io ho tenuto sempre l'esposizione "allegra", restando sul luminoso, approfittando, come da copione, dell'ampia esuberanza agli alti ISO della Nikon D5 e tranne che in Auto ISO ho cercato di evitare i terzi di stop (meglio usare le sensibilità rotonde fino a 1.600 ISO 100-200-400-800-1600, oltre non ci saranno problemi). Perchè l'amplificazione della macchina, sia elettronica che digitale non si comporta in maniera lineare e, paradossalmente, i 125 ISO potrebbero essere meno puliti dei 200 ISO. Vedere al buio La D5 monta per la prima volta il nuovo ed evoluto sistema aufotocus Multi-Cam 20K i 153 punti di messa a fuoco occupano una'area leggermente superiore a quella del precedente a 51 punti. 99 di questi punti sono a croce ed hanno una sensibilità che arriva fino a -3EV. Il punto centrale a -4EV. I punti effettivamente selezionabili in singolo dal fotografo sono però, giudiziosamente, un massimo di 55. Io ho provato subito a metterla in difficoltà in uno scantinato. La scena, illuminata solo flebilmente dalla luce che arriva da un lucernario attraverso una finestrella, ad occhio nudo si presenta così : Nikon D5, 35/1.4, F1.4, ISO 4000 cioè praticamente al buio. Io vedo Charlize (il mio manichino di prova) solo perchè so che c'è (è anche vestita di scuro per far risaltare i capelli biondi ). Ma ecco cosa fa la Nikon D5, inquadrando la scena con il punto di messa a fuoco automatica più laterale possibile, l'obiettivo completamente aperto ad F1.4, la macchina in Auto ISO : ISO 65535 la stanza si illumina a giorno anche se monta il rumore (ovviamente). Premetto che in questa immagine non c'è alcun trattamento del rumore. Ma a parte questo, voglio sottolineare come il soggetto sia a fuoco, pur praticamente non riuscendo io a vederlo ad occhio nudo, intuendo quasi dove si trova la testa e l'occhio. Una prestazione eclatante del sistema di messa a fuoco e controllo, oltre che di tutta l'elettronica asservita, del matrix e di tutte le componenti della macchina, qui utilizzate in automatico. Per confronto un ritratto del manichino ad ISO Auto in quella luce (mentre generalmente quando faccio i miei test di ottiche e fotocamere, uso una lampada alogena da 1000 watt con softbox per stare sugli 800 ISO) ISO 65535, 35/1.4 ad F1.4 ISO 51200, 35/1.4 ad F1.4 eclatante, non vi pare ? Questa prestazione è inarrivabile per le altre Nikon e a mio parere - se si deve scattare sovente in quelle condizioni - già sarebbe una seria motivazione di acquisto ! Colori I colori della Nikon D5 sono belli e naturali. L'immagine è ben dosata. Ho voluto vedere la resa dei vari profili interni e confrontarla con quella profilata. Vi mostro allora la carrellata di immagini sviluppate con Lightroom CC 2015 partendo dal NEF originale. Profilo Adobe Standard Profilo Camera Standard Profilo Nikon D5 ottenuto con xRite Passport Profilo Nikon Flat Profilo Nikon Neutral Profilo Nikon Portrait Profilo Nikon Vivid rispetto a D4 e D810 la profilazione credo che valga la pena, almeno per l'esemplare che avevo in prova. Le differenze sia sui rossi che sui blu sono evidenti. A mio modo di vedere la macchina produce naturalmente una immagine molto contrastata con ombre chiuse e neri decisi. Può piacere e soddisfare già come è. Ma secondo me il contrasto è eccessivo e tende a far giudicare male l'esposizione che sembra sempre troppo chiusa. Per fortuna c'è ampia personalizzazione e il jpg risultante é sempre fedele, specie con il bellissimo display in dotazione alla macchina. In pista i jpg vengono pronti per l'uso, magari alzando un pelo la luminosità se il cielo è coperto e abbassando il contrasto se c'è il sole pieno. Ma credo che nel ritratto e in altri generi più posati sia meglio lavorare con una esposizione accorta per evitare di avere ombre chiuse e trovarsi nei guai in fase di sviluppo. Magari impostando Portrait o addirittura Flat, come del resto faccio con la D810. Purtroppo qui scopriamo l'unico tallone di Achille di questa macchina, la dinamica molto ridotta rispetto a D750 e D810 a bassi ISO che introduce rumore e banding nelle ombre aperte violentemente in fase di sviluppo. In autodromo In questo week-end all'Autodromo Nazionale di Monza c'era il Ferrari Challenge, una manifestazione che vede gareggiare tra loro le Ferrari 458 EVO, con motori portati a 740 CV e piloti di tutte le nazionalità (è di fatto un campionato mondiale monomarca). Quale migliore occasione per vedere la Nikon D5 nel suo ambiente d'elezione ? L'ho portata solo con il mio nuovo Nikkor 200-500/5.6 che sarà presto oggetto di test. La scelta dell'ottica poco luminosa in una giornata dal cielo coperto voleva premiare le capacità ad alti ISO della macchina. Infatti l'ho impostata direttamente in Manuale con auto-ISO senza limite (praticamente libera di andare a 102.400 ISO), avendo la necessità di controllare il solo tempo di scatto a secondo delle circostanze. Sono tutti jpg on-camera, senza alcun intervento in post-produzione. Profilo Adobe Standard, Contrasto -1, Nitidezza 3, Luminosità +1 o +1.5 interno dei box dall'altro lato del rettilineo (circa 75 metri di distanza). 16.000 ISO Speravo nella pioggia, invece è apparso anche il sole a tratti, mannaggia ... sostanzialmente ho testato l'autofocus, perchè la sensibilità non è mai salita a livelli esagerati. Ho usato il sistema a mano libera per avere fluidità nei panning e dopo aver preso un pò la mano (ero a riposo dallo scorso ottobre .... !) sono potuto scendere fino ad 1/100'' con la focale 500mm, quasi sempre a tutta apertura o ad F8. Ho provato la modalità 3D. Funziona ma è limitata dalla copertura dei punti AF. Comoda e poco invasiva la modalità a punto singolo con 25 punti adiacenti. Ma in fondo mi sono ritrovato meglio con quella a gruppi che già ho potuto apprezzare con D810 e D750. Nessuna incertezza e nessun fuori fuoco se non prodotto dal fotografo. Raffica esagerata e riserva di buffer eccessiva. Tutto sommato mi sono limitato a brevi sequenze di 5-7 scatti dosando con l'indice l'azione. Promossa e complimenti a questo ferrarista svizzero che si è venuto a fare un pò di giri di pista con la sua GTB n studio In studio una macchina come la D5 dovrebbe essere superflua, visto che è il campo di elezione della Nikon D810. Tutti gli scatti qui presentati sono stati eseguiti con la Nikon D5, il Nikkor 300/4PF, NEF aperti in Lightroom CC 2015.5, applicato profilo Portrait, convertiti in jpg. Leggero trattamento della pelle della modella, nessuna riduzione del rumore oltre lo standard. Uno scatto con il flash a 100 ISO e diaframma F7.1 dimostra che c'è un buon grado di dettaglio. Tutto sommato 20.8 megapixel non sono distanti dalla risoluzione della D3x o della D750. esponendo correttamente si possono fare foto eccellenti. Ma avendo a disposizione una macchina così esuberante viene naturale osare. E se tutto sommato è di ordinaria amministrazione notare che ad ISO 1600 la foto sembra fatta ad ISO 100 ... approfittando di un momento in cui una lingua di sole scalda l'ambiente é molto più audace andare a 6400 ISO per non rischiare il mosso, mantenendo il diaframma ad F4 dell'eccellente 300/4PF ed un tempo di sicurezza di 1/320'' Siamo a luce ambiente in un seminterrato illuminato da poche finestre basse non disposte su tutta la parete. ed avendo in mente le celebri scene di Nicole Kidman nel film Far and Away, Irlanda, vento, inverno, freddo, luce fredda, mi lancio in una sequenza di 142 scatti ad ISO 12.800 che termina solo perchè ... la ventilatrice si stanca. in questa serie non c'è nemmeno un fuori fuoco, la macchina passa dall'occhio (modalità punto singolo AF-C, con i 25 punti adiacenti di rinforzo) alla ciocca di capelli che vola davanti agli occhi senza soluzione di continuità. I 12.800 ISO si vedono solo sullo sfondo ma il dettaglio del viso - senza alcun trattamento - resta sempre esemplare. E' un trionfo di potenza e di coerenza che mi lascia senza fiato. A testimonianza, uno scatto scelto a caso dalla sequenza : WB su 3000 K, tint a zero. e complimenti alla brava Paola che ha interpretato alla perfezione il ruolo. Ci siamo risparmiati il superfluo e monoespressivo Tom Cruise ed è stato meglio così ... credits : Photographer: Mauro Maratta Model Paola Bettinaglio Agency: Wave Management Milano Hmua: Ilaria Ferrantello Clothes: Antonio Olivier Fashion Designer Studio: Spazio Blu Photostudio Milano Conclusioni Due giorni e mezzo, 5400 scatti non bastano certo a dare un giudizio definitivo di una macchina così impegnativa. Non ho provato il video (non ne sono in grado), non ho provato la funzione di autocalibrazione della messa a fuoco (ho letto le istruzioni e mi sono messo un pò in agitazione) e nemmeno quelle di trasmissione delle immagini (mandancomi gli accessori). Ma credo di avere l'esperienza per fare un sommario dei punti di forza e di debolezza della Nikon D5. Mi riprometto, se ci sarà l'occasione, di approfondire in futuro. Punti di forza - il nuovo autofocus è eccezionale. Oltre ad essere preciso e veloce, vede anche al buio completo o quasi. - la gestione dell'amplificazione (duale oltre i 3200 ISO) è addirittura esuberante. La macchina porta la luce, dove la luce non c'è - prestazioni esposimetriche e di bilanciamento del bianco di grande coerenza in automatico tra uno scatto e l'altro. In particolare ho apprezzato il WB che preserva i toni caldi - motore di produzione dei jpg on-camera di grandissimo livello. Merito certamente del nuovo processore, finalmente all'altezza di questa classe di macchina. Trovo che i file prodotti abbiano un contrasto un pò esagerato e che la riduzione del rumore sia aggressiva ma il livello di personalizzazione è elevatissimo e ognuno si può cucinare i file in uscita come gli piace secondo i propri gusti - il nuovo display posteriore è di grande fedeltà cromatica e la funzionalità touch carina, visto che oramai siamo abituati ad usare tablet e smartphone - la costruzione è sul livello della D4 con qualche caduta di stile che è certamente legata ai costi (come lo sportellino di sicurezza del pulsante di apertura del vano memorie, in plastica) - la scelta di Nikon di dotare la macchina di due memorie uguali (da scegliere, consiglio spassionato, esclusivamente con le nuove XQD 2.0) finalmente mette al riparo dall'avere una macchina zoppa (anche per i costi esagerati delle XQD Sony di 4 anni fa, ognuno di noi ha tenuto di fatto solo la scheda data con la macchina, alternando invece CF di taglio più grande con l'impossibilità di fare il backup automatico) - la nuova posizione del tasto ISO, finalmente non più relegata al dorso basso della macchina, considerato che si cambia molto più spesso la sensibilità che il modo di esposizione - l'otturatore e lo specchio sono silenziati rispetto alla D4 che, in situazioni come ai concerti o in chiesa, era veramente imbarazzante Punti di debolezza - almeno il mio esemplare ha mostrato la tendenza a sottoesporre di almeno di 1/3 o 2/3 di EV a bassi ISO, tendenza a sovraesporre dello stesso valore ad alti ISO - pur fantastico, il nuovo modulo di messa a fuoco continua ad avere i punti concentrati nel centro dell'inquadratura. In questa ottica, la D500 probabilmente avrà una maggior capacità di seguire i soggetti su tutto il frame. Ma sappiamo che ci sono limiti che non possono essere superati con questa tecnologia. - l'esuberanza ad alti ISO va a discapito della dinamica alle basse sensibilità. Del resto non si può avere tutto. Il tentativo di recuperare le ombre o anche solo fare interventi creativi in sviluppo porta inevitabilmente a far montare il rumore e all'apparire di banding locali. Insomma, fino a 800 ISO, anche in condizioni controllate, sarebbe meglio rivolgersi ad un'altra fotocamera. Ma del resto la D5 non nasce per deliziare paesaggisti e fotografi still-life - il copri-oculare rimovibile. Sarà probabilmente utile ma a me non piace. - il costo. Solo parzialmente giustificato secondo me dalle prestazioni, specie considerando a che prezzi sono state lanciate le precedenti Nikno D3 e Nikon D4. Insomma, a mio giudizio, e al di là della ... libidine da possesso, ogni futuro acquirente della Nikon D5 dovrebbe seriamente interrogarsi sulle proprie effettive necessità e sulle proprie abitudini di scatto. E' una bella macchina ma non è - a mio modesto avviso - una macchina per tutti. Del resto se uno vuol viaggiare comodo, facilmente acquisterà una bella Mercedes Classe E. Mentre questa D5 è una supercar sportiva come la Lamborghini Aventador, un oggetto per pochi non solo per la categoria di prezzo ma perchè richiede al volante un signor pilota che ne sappia domare l'esuberanza da puledro da corsa. La Nikon D4 mi é sempre sembrata invece una soluzione più equilibrata, buona per tutto anche se non così estrema. Questione di indole, della macchina e del fotografo. Nikon questa volta ha scelto l'estremo perchè ha voluto dare un segnale e consegnare al mercato una prova d'orgoglio. La D5 é la quinta digitale, come lo fu, a pellicola, la Nikon F5. Insomma, se non l'avete ancora capito ... mi è proprio piaciuta tanto, sembra fatta inver per me ringraziamo ancora Newoldcamera per averci permesso di svolgere questo test sul campo in anteprima nazionale. Volete provare anche voi questa Nikon D5 ? Fate un salto a trovarli in negozio (qui) e potrete usare in demo proprio l'esemplare che ho avuto io. Ma attenti, loro sapranno convincervi a comperarne una più di quanto non abbia tentato di fare io con queste righe
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