Jump to content

Search the Community

Showing results for tags 'nikon'.



More search options

  • Search By Tags

    Type tags separated by commas.
  • Search By Author

Content Type


Categories

  • Editoriali
  • News
  • Nikon Z
    • Nikon Z : Test e Prove sul Campo
    • Nikon Z : Esperienze d'Uso
  • Test
    • Fotocamere Reflex
    • Obiettivi Nikon
    • Obiettivi Sigma
    • Altri Obiettivi
    • Fotocamere Sigma
    • Flash
    • Accessori
    • Guide all'acquisto
  • Evidenza
  • Grandi Fotografi Nikon
  • Storia Nikon
  • Wildlife Photography

Forums

  • Il forum di Nikonland 2.0
    • Faccende riguardanti Nikon Z
    • Tutto Quanto Riguarda La Fototgrafia
  • EffeLand Forum - il club delle reflex Nikon
  • Il Club dei Nikonisti's Archivio Vecchie Discussioni
  • Il Club dei Nikonisti's Piccolo Mercatino
  • Il Club dei Nikonisti's Materiale Fotografico
  • Il Club dei Fotografi di Nikonland's Discorsi sulla Fotografia e sui Fotografi
  • Il Club dei Fotografi di Nikonland's Le nostre foto
  • Il Club dei Fotografi di Nikonland's Fotografie dei selvatici
  • Il Club dei Fotografi di Nikonland's Contest Fotografici

Blogs

There are no results to display.

There are no results to display.


Find results in...

Find results that contain...


Date Created

  • Start

    End


Last Updated

  • Start

    End


Filter by number of...

Joined

  • Start

    End


Group


Corredo Fotografico (sintetico !)

Found 53 results

  1. Quando riesce, la fotografia trasmette un pensiero, una sensazione, un’idea, da una persona, il fotografo, ad un’altra persona, l’osservatore. In questo, è simile ad altre forme di comunicazione artistica non verbale, non solo visuali, come la musica, la scultura e la pittura ed altrettanto comunicativa. Io non sono colto, fatico a fare esempi significativi, ma guardando le immagini di natura di Vincent Munier o di Stefano Unterthiner, i ritratti di Peter Lindbergh, le immagini di Sebastiao Salgado…. Beh, mi sento coinvolto ed emozionato come davanti ad un Monet, ed io adoro gli impressionisti! o quando ascolto certe canzoni…. la lista degli esempi sarebbe enormemente lunga, ma credo il concetto sia chiaro. Il fotografo può trasmettere un messaggio, la fotografia da sola dice tutto, non è necessario nient’altro. Una fotografia riuscita consente di far vedere allo spettatore qualcosa che non ha mai visto, magari anche avendolo avuto davanti agli occhi, o solleva domande, rende il mistero di una situazione, evidenzia i tratti della personalità del soggetto ritratto. Oppure produce uno shock, immaginiamo il reportage di una delle troppe tragedie che attraversano il mondo, o diverte o meraviglia. In ambito naturalistico può anche avere il merito di rendere consapevole il pubblico della bellezza ed unicità di certi ecosistemi da preservare, è così che sono nati i primi parchi naturali. E tutto questo non necessariamente facendo leva sul “realismo” intrinseco della fotografia. Per creare questa significativa affermazione, cioè il messaggio che vuole tramettere con la propria fotografia, infatti, il fotografo deve maturare la propria personale visione del soggetto, affinarne la conoscenza, comprendere le emozioni che lui per primo prova. E poi trasmetterle attraverso il fotogramma. Ma come fare? La risposta è associata a quella di altri due quesiti: Quali sono i tuoi interessi, come li coltivi? Come rispondi ai tuoi interessi? Semplicemente perché, per impegnarti a realizzare una fotografia che abbia un significato, occorre innanzi tutto che quel significato per te esista, che sia per te importante, che tu sia motivato a “parlarne”. Non basta avere davanti a sé qualcosa di bello se per te non è interessante “parlarne”, esattamente come durante una qualsiasi discussione. Chi, su un argomento, non ha niente da dire, o non ha voglia di parlare, difficilmente potrà dire qualcosa di interessante. Per produrre il successo in qualsiasi cosa ci sono tre ingredienti: Entusiasmo, talento e duro lavoro. Ma ne bastano due, purché uno sia l’entusiasmo. È l’entusiasmo il motore! E se c’è l’entusiasmo, fotografare sarà avvincente. Sarà una cosa che cercherai di fare più possibile. E, al minimo, quell’entusiasmo farà si che tu spenda in fotografia le famose 10.000 ore, che si è valutato essere quanto serve per diventare bravi in quasi tutto. Ma non ha la minima importanza che tutte le foto che fai riescano… All’opposto, la mancanza di entusiasmo, per me è il motivo per cui molte foto sono fiacche e non trasmettono. Perché sono fatte perché “vanno fatte”, magari copiando per la milionesima volta lo scatto visto su Instagram della località scelta per le vacanze. Ed è il motivo, secondo me, per cui molti fotografano pochissimo o non mostrano le immagini fatte! Perché avevano un’idea più o meno affascinante della fotografia, si sono interessati ed hanno sviluppato una passione per gli oggetti che si usano per fotografare, ricevendo una immediata gratificazione nel possederli. Ma poi basta. E attenzione, l’entusiasmo, quello vero, non ha nulla a che fare con il desiderio di avere fatto quelle fotografie ma attiene alla spinta ad essere li in quel momento a farle, a raccontare con la propria fotografia il proprio punto di vista. È per questo che, normalmente, chi fotografa con successo lo sport è un appassionato di sport, chi fotografa gli animali ama la natura, chi fa un certo tipo di ritratto cerca la connessione con le persone, chi fa nudo vuole illustrare la bellezza e via dicendo. Ci ricordiamo le muse di Peter Lindbergh? Pensiamo che quelle foto siano frutto del suo “mestiere” o della connessione tra lui e loro? Allora, chi ha questa passione non solo vorrà fotografare il più possibile i suoi soggetti preferiti ma vorrà anche sperimentare ed imparare come farlo al meglio. Che prevalentemente, visto il livello medio delle attrezzature, non significa avere gli strumenti ideali ma essere capace. E poi portarsi nella condizione di farlo, cioè organizzare l’uscita fotografica adatta allo scopo, nella stagione giusta, cercare la luce adatta o imparare a crearla in studio, e via dicendo. Tornando alle due domande, la seconda delle due considerazioni personali è più complicata. In che modo rispondi ai tuoi interessi? Cosa ti colpisce dell’essenza dei tuoi soggetti? Cosa desideri trasmettere fotograficamente? In pratica, occorre andare oltre ed interrogarsi sul perché ci piace quello che ci piace, spingersi a capire qual è lo specifico motivo per cui lo abbiamo trovato interessante, capire cosa risuona in noi con più intensità. Ecco, quello, le sensazioni forti che evoca in noi, sono il nostro messaggio. Quello che la fotografia deve trasmettere a chi la guarda, che occorre enfatizzare contemporaneamente minimizzando tutto il resto. Qui entra in gioco la tecnica, l’artigianato per richiamare il mio precedente articolo. Qui e solo qui. Perché se “il mestiere” prende il posto delle emozioni allora probabilmente si potrà ottenere una foto tecnicamente valida, magari anche perfetta per fuoco, esposizione, “canoni compositivi” e quant’altro. Ma priva di voce. Dall’unione della propria passione per quello che si fotografa con la visione personale che ne si ha nascerà l’impronta personale, lo stile. Ad esempio, a me piace la montagna. Ma c’è la montagna dei placidi laghi, dei prati fioriti, delle pareti rocciose della neve e del ghiaccio. A me piace quella più severa, cosa che vale per quasi tutta la natura che fotografo: a me piacciono le situazioni da “grande nord”, non le spiagge assolate. Una nevicata piuttosto di un tramonto infuocato. Non sarà per sempre, tutto cambia. Ma è fondamentale restare connessi con sé stessi, con le proprie percezioni, le reazioni interne, la coscienza di sé. Tutto contribuisce ad orientare la fotografia nella giusta direzione. Capire e seguire la propria direzione, sintonizzarsi con il proprio io, conserva, ed anzi aumenta, l’entusiasmo. E si innesca il circolo virtuoso: fotografare mi piace, mi piacciono le cose che faccio quando fotografo, mi piace dove sono mentre fotografo, mi piacciono le foto che ho fatto: voglio fotografare ancora appena possibile! Ma non eccedere nell’introspezione: alla fine la cosa importante è uscire, fotografare e comunicare il proprio messaggio che è il nocciolo della fotografia creativa. Vedere la scena, interpretarla, accettando la sfida di mettere le proprie emozioni nell’immagine, esprimendo il proprio punto di vista, facendolo vedere all’osservatore della fotografia. E non importa se la scena non è una creazione del fotografo ma della natura, perché la fotografia lo è, sempre. L’ultimo punto che voglio trattare in questo articolo, dopo tanti ragionamenti sull’interpretazione, riguarda la fotografia come verità. Ecco, la fotografia di cui parlo in questo articolo non è evidentemente quella del reporter, non deve riprodurre la scena “oggettivamente”, cercando la “verità universale”. A volte, a seconda dei gusti, le fotografie rendono un mondo più bello di quello che chi stava a fianco alla macchina può aver visto con i propri occhi. È giusto, la fotografia è l’interpretazione che fa il fotografo della realtà. La sua. Non significa fare fotomontaggi o arte grafica. Ma scegliere al meglio la focale, i parametri di ripresa, il punto di ripresa, se possibile la luce – tramite la scelta del giorno e dell’ora in cui fotografare. Poi, proseguire ottimizzando l’immagine seguendo l’intento con il quale si è scattato, con la stessa cura, nella regolazione del file. Ed è per questo che rifuggo dalle scorciatoie degli automatismi nel dialogo tra macchina fotografica e software, dalle false promesse dei preset. Fanno risparmiare tempo, ma per fare cosa? come fanno a portare la fotografia nella direzione voluta dal fotografo? Ma a ben vedere, il nostro è un mondo complesso, nel quale spesso e comunque non esiste una cosa come “la verità”, ma piuttosto molte verità, alcune delle quali sono in conflitto con le altre, le contraddicono. Quindi la verità, anche quella della fotografia “come uscita dalla macchina” è inafferrabile nel migliore dei casi, inesistente nel peggiore. A chi pensa che stia parlando di “barare“ con il fotoritocco - cosa che non faccio, uso solo Lightroom per regolare il file - chiedo: che succede se riprendo a 20cm da terra con un 50mm? o a 180cm da terra con un 24? Che succede se chiudo su un particolare con un 300mm? Se ingrandisco con un’ottica macro 4x? Se uso un tempo di 30”? O di 1/8000? Se scatto a f1.4? O a f16? Se sottoespongo di 2 stop cercando un low-key? O se sovraespongo? Cosa se fotografo a colori? E in Bianco e Nero? Lo scopo, la cosa importante, è che la fotografia affermi la verità soggettiva del fotografo, veicoli il suo messaggio e lo trasmetta all’osservatore. Se la fotografia avrà successo, l’osservatore vedrà non la presunta fotocopia della realtà ma l’idea della realtà che il fotografo ha avuto, il suo punto di vista. È arte? SECONDO ME SI. Massimo per Nikonland © 25/4/2020
  2. Questo è l’ultimo articolo della serie che ho riservato alle prove fatte in questi 7 mesi – e 30.000 scatti – con la Z6, ed è relativo alla fotografia di ritratto in studio ed in esterni, anche se le immagini che userò per illustrarlo sono tutte prese in studio. Per me questo genere fotografico è una passione recente, nata e coltivata grazie a Nikonland ed a diversi Nikonlander, Mauro innanzi tutto, ma anche Ross il tailandese, e tanti altri con i quali ho condiviso splendide e sfidanti ore in studio. E devo dire che mi intriga sempre moltissimo perché, per me, è veramente un modo diverso di intendere la fotografia, fatto di preparazione ma anche di spontaneità. Fatto di tecnica – ad esempio nell’uso dei flash – ma anche di confidenza, fiducia ed empatia nello stare davanti ad una modella, pensare a come fotografare e…. farlo. Già, perché stare davanti ad una persona che ti guarda e vuole sapere da te cosa vuoi fare è molto più sfidante, almeno per me, di andare per monti ad inseguire stambecchi. Sfida che si può trasformare in delusione se non si riesce a costruire quel che si voleva o se, dopo pochi scatti, si finiscono le idee. In questo senso è probabilmente il genere fotografico dove le prestazioni del corpo macchina sono meno rilevanti, almeno rispetto all’importanza che hanno le idee del fotografo, le lenti disponibili e la capacità di gestire la luce, naturale o flash. Ricordo indelebile, quindi, quello del primo giorno in studio con Z6 e 50 1.8S lo scorso 26 di maggio, una settimana dopo che avevo ritirato il tutto da New Old Camera. 4 Nikonlander, un tema difficile, poi non seguito, ed una modella bellissima ma con un certo caratterino: fu una giornata molto molto impegnativa, tra la macchina che non ne voleva sapere di pilotare i flash di studio e neppure, almeno così mi pareva, di mettere a fuoco. Fortunatamente avevo scelto di portare solo la Z6, lasciando a casa la D5. Avevo intuito che sarebbe stata una giornata tutta in salita e non volevo avere la possibilità di scappare. Perché una cosa avevo ben chiara: per entrare nel futuro è necessario innanzi tutto volerlo fare. È necessario, qualora i risultati non arrivino subito, non avere l’inopportuna possibilità di rientrare nella propria confort zone. Ma non basta, occorre anche avere mente aperta per capire come far rendere al meglio il nuovo strumento e trovare, dopo averci messo del proprio, quali sono i punti di forza e di debolezza della nuova tecnologia rispetto alla vecchia. Insomma non bisogna cercare nella Z la DSRL che si usa abitualmente. Ovviamente non sono state quello che si possa minimamente definire due ore rilassanti, ma alla fine della mattinata le cose hanno iniziato ad allinearsi. O dovrei dire oltre la fine, visto che avremo dovuto chiudere tutto alle 13:00 e questi due scatti sono fatti quasi 10 minuti dopo… Z6 con FTZ su 70-200FL @200mm, 1/125 f2.8 ISO 4000 - illuminata con la luce pilota del flash Z6 con FTZ su 70-200FL @200mm, 1/125 f2.8 ISO 6400 - illuminata con la luce pilota del flash...... cioè con crop a pixel reali: Crop a pixel reali (100%). Questo è quello che si può ottenere il primo giorno d'uso con questa macchina fotografica.... a 6400ISO, praticamente al buio, e senza impostare nessuna riduzione di rumore sul sw di sviluppo, nitidezza sui valori abituali. Dicevo che il corpo macchina, in queste condizioni di scatto, è l’oggetto meno importante tra i tanti che un fotografo deve utilizzare. Non di meno, la Z6 ha, rispetto alle DSRL Nikon, alcuni specifici vantaggi, che riporto nell’ordine di quella che per me è la rilevanza sul risultato in questo genere di fotografia: Ottiche native Z – in particolare 50 1.8 e 85 1.8 – con prestazioni veramente degne di nota e capaci di stracciare letteralmente gli omonimi per il bocchettone F, che in precedenza ho ripetutamente usato in questi contesti sulla D5 – e anche le varianti più luminose (50 1.4 e 85 1.4). Messa a fuoco automatica sull’occhio. Precisione chirurgica dell’AF nelle riprese con profondità di campo molto limitata – seppure non riscontrabile in ogni scatto, in particolare prima degli ultimi aggiornamenti del firmware. Da qui l’utilità di scattare molto più del solito per garantire il risultato. Capacità di rendere a mirino l’effetto del bianco e nero e la resa della luce naturale. Dico subito che alcuni di questi vantaggi, quel 26 di maggio, non erano con me, nel senso che ad esempio la capacità dell’AF, con la release 2.0 del FW, era decisamente meno efficace di quella disponibile oggi, allora non l’avrei definita affatto chirurgica. Ed io, dovendo sperimentare i vari modi di messa a fuoco, ho faticato non poco a produrre immagini a fuoco dove e come volevo con una qual certa consistenza. Peraltro, anche la capacità di mettere a fuoco in luce scarsa, come può essere quella in uno studio senza finestre, con il fondale nero ed il soggetto illuminato solo dalla luce pilota nel quale fotografavamo quel giorno era fortemente limitante. Altri in realtà sono esclusivi di riprese in luce ambiente, in quanto la Z6 non è in grado di far vedere a mirino, simulandola, la caduta della luce – o il bianco nero – mentre pilota il flash (anzi a dirla letteralmente è il contrario: se si lascia attivata l’impostazione D8 “applica le impostazioni al live view” la macchina non fa scattare i flash…. cosa che ho “scoperto” parecchio dopo che la sessione era iniziata). Cosa abbastanza ovvia se ci si pensa, visto che non può conoscere la distanza tra il flash ed il soggetto, quali modificatori di luce sono usati e via dicendo. Altri ancora vanno cercati disattivando opzioni, come “scatto con riduzione sfarfallio”, che nella mia esperienza procura solo un maggior ritardo allo scatto. Ecco, per me è necessario lavorarci su ancora un bel po’, ma ora sono fermamente convinto che la scelta di entrare nel mondo mirrorless sia giusta e che, effettivamente, questa tecnologia, per Nikon purtroppo ancora acerba, ci apra possibilità del tutto nuove per farci concentrare sulla fotografia e ricercare con maggior semplicità, rispetto alle reflex, gli effetti che vogliamo nelle nostre fotografie. Z6 su 50 1.8S 1/125 f2 ISO 400 Z6 su 50 1.8S 1/125 f2.8 ISO 2200 Z6 su 50 1.8S 1/125 f1.8 ISO 1400 Z6 con FTZ su 70-200 2.8FL @70mm 1/200 f2.8 ISO 200 Z6 su 50 1.8S 1/200 f2.8 ISO 200 Z6 su 50 1.8S 1/200 f2.8 ISO 400 Z6 su 50 1.8S 1/200 f2.2 ISO 200 Z6 con FTZ su 70-200/2.8FL @170mm 1/250 f2.8 ISO 400 Z6 con FTZ su 70-200/2.8FL @110mm 1/250 f2.8 ISO 400 Z6 su 85 1.8S 1/250 f2 ISO 200 Z6 con FTZ su 70-200/2.8FL @200mm 1/200 f4.5 ISO 100 (flash godox con ombrello dall'alto) Come d’uso concludo con la sintesi di pro e contro. Pro: Ottiche native Z decisamente superiori alle corrispondenti del sistema F (50 1.8/1.4 e 85 1.8/1.4) Messa a fuoco automatica dell’occhio e AF molto preciso nelle riprese con esigua profondità di campo tipiche di questo genere fotografico Capacità di rendere a mirino l’effetto del bianco e nero e la resa della luce naturale, supportata da un sensore capace di sforare splendidi file ad ogni ISO possa avere un senso impiegare Bianco e nero superlativo, senza necessità di sviluppi particolari. In particolare i 6400 ISO sono per me assolutamente fantastici nella ricerca di una "grana naturale" a sostegno del mood cercato. Contro: In realtà niente di specifico se non il fatto che…. non ne abbiamo abbastanza! Occorre ottimizzare ed arricchire di funzionalità il firmware di queste macchine – che sta migliorando ma troppo, troppo lentamente – e fare crescere il sistema. Ma già oggi io preferisco, e di molto, portare in studio la Z6 rispetto alla D5. Massimo Vignoli per Nikonland 24/12/2019
  3. Background. La fotografia di natura presuppone l’uso di lunghe focali, l’appostamento da capanno fisso e l’arrangiamento della composizione gestendo le poche variabili disponibili. Ma io, sempre più spesso, trovo piacere nel godere del contatto con la natura e nel cercare immagini capaci di raccontare la situazione oltre che ritrarre il soggetto. È una trasformazione in atto da tempo nel mio modo di vedere e di fotografare. Per questo, sto sempre meno in capanno e sempre più giro per boschi, fiumi, monti ... e sempre più apprezzo viaggi all’estero immersivi nella natura piuttosto che indirizzati a ritrarre lo specifico animale. Un modo diverso di indirizzare le uscite, quindi, ma anche un modo diverso di “vedere” le immagini. C’è un facile trucco, che ho imparato casualmente tanti anni fa. Sostanzialmente è questo. Guarda quello che vuoi fotografare, chiudi gli occhi e riepiloga nella mente cosa ti ha colpito e cosa rende speciale quello che hai visto. Poi riapri gli occhi e concentra la tua fotografia nel ritrarlo, impostando composizione, diaframma, fuoco ecc.. per renderlo al meglio, includendo ciò che serve ed escludendo tutti gli elementi di disturbo. D5 su 180-400@400 1/1000 f4 ISO800, quando la neve inizia a sciogliersi gli stambecchi scendono molto in basso... D5 su 180-400@400 1/640 f4 ISO100 D5 su 180-400@500 1/1000 f5.6 ISO200 Bene, per fare un esempio, io sempre più, invece di “che bel camoscio” penso “fantastico quel camoscio in mezzo alla pietraia, piccolo piccolo sotto la montagna con quella cima aguzza”. Beh, così è molto enfatizzato, ma rende il senso. Ovviamente, sempre su quel binario, non vuol dire che non scatto più immagini “chiuse”. Ma che le apprezzo entrambe.Da quanto sopra, due forti spinte per valutare uno zoom prestazionale come il 180-400. Per capire, nella sostanza, se nella maggior parte delle situazioni in cui fotografo – in Italia e all’estero, da capanno e in esplorazione – possa essere effettivamente più adatta questa meraviglia piuttosto che la coppia fatta da 500/4E FL e 70-200/2.8E FL o 80-400/5.6G (uno o l’altro a seconda dei casi, ma questa è un’altra storia – il test del 80-400G lo trovate qui). Ma la mia storia di fotografo di natura inizia parecchi anni fa: il mio primo supertele fu proprio il 200-400/4 AF-S VR. Non ci siamo mai amati, l’ho sostituito dopo poco con il 300 2.8 ed i moltiplicatori…. Ma poi, visto cosa ci faceva Unterthiner, giusto per citare qualcuno proprio bravo, lo ricomprai…. Per confermare che non ci amavamo e cambiarlo con il 500/4. Ma era il 2008! Capirete quindi come il prezzo molto elevato e questi precedenti mi abbiano reso incerto e fatto cercare innanzitutto la possibilità di una prova. Prova che Nital e Mauro, ringrazio moltissimo entrambi, hanno reso possibile in questi mesi e della quale racconto con piacere qui su Nikonland. Com’è fisicamente. Parlavo di supertele, il 180-400/4E FL rientra a pieno titolo in questa definizione. Meccanicamente è costruito in maniera eccellente, come potete vedere dalle ottime immagini che Mauro ha realizzato durante l’unboxing. Io non so fare niente di neanche lontanamente così bello, ma è questo. Però vi faccio vedere com’è rispetto agli obbiettivi che ho citato poc'anzi. Il 70-200/2.8E FL, evidentemente, appartiene ad altra categoria ed è nel gruppo solo per dare un’idea. L’80-400/5.6G è qui per far capire che c’è 400 e 400, e che la ricerca della qualità ed uno stop in più di luce cambiano completamente i progetti ottici. Il 180-400 è il secondo da sinistra. Vedete che è poco più piccolo del 500/4; L'80-400 a 80 Il peso è importante, 3840gr sulla mia bilancia (con paraluce e piastra ARCA). Mentre il 500/4E FL pesa “solo” 3410gr (quindi 430gr in meno!), l’80-400/5.6G 1610gr ed il 70-200/2.8E FL 1460gr. Tutto trasuda qualità ed eccellenza meccanica e ottica, le ghiere sono perfette. Il moltiplicatore built-in semplicemente geniale. 80-400 a 400 E le lenti frontali Come si confrontano quei 4. Le foto ai muri di mattoni o alle mire ottiche non sono il mio forte, ma ho chiesto ad una vecchia amica di farmi da modella, per dare un’idea. Giusto un’idea di quali sono le differenze in nitidezza, vicino al centro del fotogramma, ma è fondamentale tenere conto che questo è solo uno dei parametri da valutare e, spesso, nemmeno il più importante nella resa complessiva dell’immagine. Per me sono più importanti il micro contrasto, le transizioni tra zone a fuoco e fuori fuoco, la resa nelle diverse condizioni di luce. Ma c’è molto "rumore" in giro sulla presunta inadeguatezza qualitativa di questa lente, in parte arrivato anche qui, e quindi ho voluto portare qualche elemento di valutazione. Come vedrete sotto veramente tanto rumore... per nulla. Personalmente trovo questo zoom letteralmente fantastico. 500/4E FL+TC14 – 700mm f5.6 500/4E FL – 500mm f4 180-400/4E FL +TC – 500mm f5.6 180-400/4E FL – 400mm f4 80-400/5.6G – 400mm f5.6 180-400/4E FL – 200mm f4 80-400/5.6G – 200mm f5.3 70-200/2.8E FL – 200mm f2.8 Le immagini sono fatte con la Z6, da distanze diverse, in modo da ritrarre il soggetto alla stessa dimensione sul sensore. Ho fatto 5 scatti di ognuna in modo da evitare che errori in ripresa inquinassero il risultato. Ho usato il treppiede, lo scatto elettronico e messo a fuoco con il pinpoint sull’occhio sinistro (quello al centro della foto). Le immagini sono a tutta apertura, regolate in LR nello stesso identico modo (stesso bilanciamento del bianco, nessuna regolazione a luci, ombre, contrasto ecc. esclusi i profili built-in delle lenti). La nitidezza è regolata per tutte allo stesso modo così come la riduzione rumore. Tutte le lenti migliorano, in misura diversa, diafframmando un po'. Questo è quindi il worstcase, in particolare per le immagini moltiplicate e per l'80-400@400mm. Come vedete, alla faccia di chi pensa che gli zoom siano sempre meno nitidi dei fissi, l’immagine più nitida è quella a 400mm fatta con il 180-400/4E FL. Non tantissimo, ma visibilmente. E che, molto più intuitivamente, a 500mm il 500/4 liscio è più nitido del 180-400/4E FL moltiplicato. Anche qui, non tantissimo ma visibilmente. E che quello che perde il 500/4E FL inserendo il moltiplicatore è molto simile a quello che perde il 180-400/4E FL moltiplicandolo. Sempre restando nell’ovvio, a dire che il moltiplicatore built in è… un moltiplicatore. A 400mm: Il 180-400/4E FL è più nitido del 80-400/5.6G che però si difende e non esce a pezzi. Scendendo ancora, a 200mm: Il 180-400/4E FL continua ad essere il più nitido. Ma, ovviamente, lo stacco del soggetto dallo sfondo, che pure è lontanissimo, del 70-200/2.8E FL è irraggiungibile dagli altri. Nota a margine: Io sono sempre più convinto di avere un esemplare straordinariamente ben riuscito dell’80-400/5.6G! A chi ritiene che la Z6 non abbia abbastanza risolvenza da mettere in crisi queste lenti e che, quindi, che avrei dovuto usare la Z7 o la D850 rispondo dicendo che questi sono supertele pensati per un certo tipo di fotografia, per la quale nessun produttore (Nikon – D5/D6, Canon - 1DX, Sony A9) ha superato i 24mpix. Come va? È molto molto nitido, sempre. A tutte le focali e anche moltiplicato. Ovviamente moltiplicato perde qualcosa. Non problematico l'uso con il TC inserito alle focali inferiori alla massima. D850 su 180-400@550 1/800 f7.1 ISO900 Crop a pixel reali L' autofocus è molto veloce, sui massimi livelli. D5 su 180-400@550 1/2000 f5.6 ISO100 D5 su 180-400@550 1/3200 f5.6 ISO400 D5 su 180-400@550 1/2000 f5.6 ISO400 Ben contrastato, tende a chiudere le ombre un po di più del 500/4E FL ma niente di problematico anche con soggetti scuri. D5 180-400@400 1/500 f4 ISO100 Lo stabilizzatore è molto molto efficace. Non mi sono dedicato a calcolare gli stop, ma quello sotto è uno scatto fatto a 400mm con tempo 1/10 di secondo. Z6 su 180-400@400 1/10 f4 ISO280 Si avete letto bene: 1/10. Per cui diciamo che, considerata la destinazione d’uso, funziona così bene da non porre al fotografo nessun limite pratico. Certo, anche la Z6 con lo scatto elettronico e l'Ibis aiuta. Anche lo sfocato, con o senza moltiplicatore, e pure con sfondi problematici come questi è bello. Valutate voi. Senza difetti? No. Innanzitutto, vignetta. In maniera molto significativa, soprattutto alle focali corte. Qui uno scatto a 180mm. D5 su 180-400@180 1/3200 f4 ISO100 Ma è un problema gestibile con la correzione automatica, come vedete sotto. D5 su 180-400@180 1/2000 f4 ISO100 E che si riduce, senza sparire, diaframmando o andando alle focali più lunghe. Inoltre, come visto, pesa veramente tanto. Questo è il primo problema pratico rilevante, per la mia destinazione d’uso. Non inatteso, basta leggere la brochure per saperlo. Ma quanto impatta, ad esempio, fotografando in montagna. Occorre provarlo con il proprio genere di fotografia. Io in montagna vado più lontano, più in alto o su terreni più difficili di quello che la maggior parte degli escursionisti fa. Beh, qui non sono molto in alto e neppure molto lontano... ma la terra finisce di botto pochi cm alla mia destra e riprende alcune centina di metri sotto. La sintesi è che riesco benissimo a usarlo fotografando a mano libera, ma l’impatto pratico è che sono molto meno mobile sui terreni difficili. Più o meno come quando porto il 500/4E FL, che per la cronaca a mano libera è per me molto più usabile del 180-400/4E FL, ma senza coprire così bene le lunghe focali che il 500 mi consente. Ed allo stesso tempo 180mm sono un poco lunghi per ambientare efficacemente in certi tipi di fotografia. Quindi, in montagna, l’80-400, almeno se ne avete uno perfetto come il mio, o il 500/4, se servono focali lunghe, sono preferibili. Ma in tutte le situazioni dove il peso e l’ingombro non impattino in maniera significativa ed il range di focali 180-400 sia appropriato – considerando di fare un uso occasionale del moltiplicatore, non teme confronto con nessuna altra lente. E anche moltiplicato resta molto molto buono. Di fatto il moltiplicatore built-in, capacità unica nel catalogo nikon e comune solo ad un’altra lente della concorrenza ormai datata, è una importante freccia al suo arco. Perché moltiplica la flessibilità prima che le focali. Immaginate di fotografare in condizioni avverse, climatiche o ambientali, o di avere tempi ristretti: consente di fare una vera e propria magia. Immaginate, fotografando dal gommone, o mentre nevica…. Beh, impagabile. Peccato che non ho avuto modo di andare a fotografare con quelle condizioni! D5 su 180-400@390 1/500 f5.6 ISO100 (con TC inserito) D5 su 180-400@500 1/2000 f5.6 ISO400 Z6 su 180-400@560 1/2000 f5.6 ISO400 (curiosità: La focale massima trasmessa a LR dalla D5 e dalla D850 è 550 mentre dalla Z6 è 560) Ma purtroppo, da noi, 400mm sono sempre pochi e, a volte, anche 500mm lo sono. E, nonostante le incredibili prestazioni ISO delle macchine attuali, tra f4 e f5.6 c’è un salto notevole vicino all’alba ed al tramonto. Ma lo zoom, ed il TC, sono utili anche in un'uscita nel bosco vicino casa. Due caprioli, 370mm Z6 su 180-400@370 1/500 f4 ISO1000 Stringo sul maschio, 560mm Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2500 Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2200 Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2800 Z6 su 180-400@400 1/500 f4 ISO1250 Z6 su 180-400@560 1/500 f4 ISO2800 Questa orribile stagione, ed il COVID-19 (dita incrociate perché la situazione migliori presto!), hanno ostacolato la prova. Anche i viaggi che ho nei prossimi mesi sono molto a rischio - è per equipaggiarmi al meglio per quelle situazioni che ho molto pensato a questa lente. Ma credo di avere comunque avuto l’opportunità, nelle diverse uscite fatte, di provarlo adeguatamente e di farmene un’idea precisa. Conclusioni. Un ennesimo esempio delle capacità di Nikon di realizzare strumenti straordinari e capaci di supportare al meglio il fotografo. Ma questa prova non era finalizzata a verificare se il 180-400 fosse effettivamente in grado di realizzare immagini di qualità, quello lo sapevo già. Ho la fortuna di conoscere diversi fotografi molto bravi che lo usano con enorme soddisfazione e che lo hanno adottato sostituendo diversi teleobiettivi, contemporaneamente. E che me lo hanno consigliato senza riserve. A me serviva capire se, anche per me come per loro, avrebbe potuto sostituire il 500/4E FL. Stresso per me, perché gli strumenti che usiamo non si scelgono in base alle brochure, o a quello che ne pensano gli amici. Da li si parte, ma poi occorre provare e scegliere quello che agevola la nostra visione ed il nostro modo di fotografare. Con le parole di Silvio, cercavo la risposta a questa domanda: questo 180-400 può essere la mia Katana? È una risposta difficile ma, di pancia prima che con il cervello, credo di no. Non perché sia, riprendendo il titolo, un Jack of all trades... master of none. Il 180-400 è indiscutibilmente il master di un ambito, in fotografia naturalistica, molto specialistico. È il caso in cui contemporaneamente si abbiano soggetti abbastanza grandi o avvicinabili, necessità di cambiare spesso e rapidamente focali, in particolare in condizioni climatiche avverse (polvere, pioggia, neve) ed avendo difficoltà ad usare 2 corpi macchina su due diverse lenti (o necessitando addirittura di un terzo). Ma, per come, cosa e dove fotografo io, non sarebbe in grado di sostituire le lenti - in particolare il 500/4 - con le quali l’ho ritratto all’inizio del test, potrebbe solo affiancarsi. Ed il costo, non potendo sostituire altri oggetti, diventerebbe esorbitante. Quindi, dopo la prova e valutata l’usabilità nelle diverse condizioni in cui amo fotografare, considero che per me la miglior combinazione resti avere 70-200 o 80-400 su un corpo e 500 sull’altro. Avessi la fortuna di andare più spesso all’estero, in safari o in zone artiche o in zone dove gli animali sono grandi o confidenti, e meno la necessità di fotografare ai confini del giorno, sarebbe la lente perfetta! Pro: • Qualità costruttiva • Prestazioni ottiche • Stabilizzatore • Autofocus • Versatilità d’uso Contro: • Peso • Prezzo (*) (*) ma solo nel caso non si riesca ad adottarlo come unico supertele Massimo Vignoli per Nikonland © 14/3/2020
  4. Il vero tester sarà Massimo Vignoli che lo condurrà per fiumi e monti. Ma io non potevo certo lasciarlo imballato. Eccolo qua ! Unboxing Doppia scatola di cartone. Esterna : con tutti i sigilli del caso E interna : con sigillo di garanzia e talloncino Nital Vip l'interno è ulteriormente protetto da un altro foglio di cartone che protegge la sacca in nylon che contiene l'obiettivo : avvolto nel cellophane Eccola qui, liberata dall'involucro, con tutti i manuali d'uso in bella mostra all'interno, altro cellophane protettivo la cinghia e la custodia per i filtri finalmente riesco a liberare l'obiettivo che si presenta con il paraluce in carbonio montato all'inverso. La classica cappa copripolvere di protezione è identica a quella degli altri superteleobiettivi Nikkor il dettaglio del piedino del treppiedi con marchiata la focale obiettivo e paraluce : dettagli del paraluce in carbonio. Tutto made in Japan in bilico, la lente anteriore sposta il peso sull'anteriore dettaglio della ghiera di zoom e della targhetta con le caratteristiche dell'obiettivo il complesso e robusto piede del treppiedi con il suo collarino mobile. Il maniglione è abbastanza comodo anche per il trasporto e nella parte interna ha una placca in materiale morbido per le dita la bottoniera con le funzioni di base, modalità di autofocus, dello stabilizzatore integrato, del richiamo delle memorie e della limitazione di messa a fuoco che può partire dai 6 metri di distanza il cassettino portafilitri che all'origine contiene un vetro trasparente ma può essere sostituito con filtri ND o un polarizzatore il suo vano, aperto. eccolo in posa artistica con la mia D5 perfettamente bilanciata dietro il baricentro è esattamente calibrato per mantenere in perfetto equilibrio il complesso di obiettivo con paraluce e corpo macchina ma ho lasciato per ultimo la funzione principale di questo obiettivo, ovvero il teleconverter TC14 integrato, che si può innestare o disinnestare con un dito, tenendo l'occhio sul mirino (a condizione che sia disarmato il blocco, ovviamente !) ultima immagine "artistica" con l'obiettivo montato su una testa Manfrotto 400 *** COME VA SUL CAMPO Giusto pochi scatti. Ho approfittato della riapertura del Parco Faunistico Le Cornelle di Valbrembo per andare a trovare i miei amici quadupedi e fare quattro scatti di prova, prima di dare la parola a Massimo Vignoli che vedrò domani. Un saggio dell'escursione focale : paesaggio a 180mm dettaglio a 400mm superdettaglio a 560mm La zoomata è incredibilmente fluida e l'utilizzo dell'obiettivo totalmente intuitivo per ogni nikonista. Si avverte una qualità complessiva, sia costruttiva che qualitativa ben superiore al vecchio Nikon 200-400/4 che io ho usato per un paio d'anni senza mai riuscire ad innamorarmene. Qui devo ammettere che l'esperienza è abbastanza ... destabilizzante. Se non fossi costretto - per mera questione di disponibilità economica - a guardare il cartellino del prezzo, lo ordinerei già oggi stesso. Ed io ho avuto sostanzialmente ogni grosso calibro Nikon, con l'esclusione del solo 800/5.6 ... Mi immagino quale potrebbe essere la reazione di chi si deve accontentare del pur onesto Nikon 200-500/5.6 o, peggio, di qualche zoomone Sigma o Tamron f/6.3 ... Ma andiamo a quella che non esito a definire una esperienza mistica, come quella che i credenti devono provare andando in Tibet ... (immagino). Siamo con l'occhio al mirino, stiamo inquadrando un soggetto. Abbiamo sbloccato in anticipo il blocco del teleconverter. Allunghiamo il dito anulare della mano destra .... e .... con una dissolvenza degna del miglior John Ford, l'immagine si ingrandisce otticamente davanti ai nostri occhi e passiamo da 400 a 560mm. Non vi sto prendendo in giro, davvero, Io la descrivo ma provarla diventa totalmente naturale ma al contempo da ... assuefazione. Ok, mi sono dilungato abbastanza con le chiacchiere. Ecco l'album con un pò di foto dei miei amici : Le mie considerazioni sommarie e non scientifiche dopo veramente una brevissima prova di contatto che spero di bissare il mese prossimo quando riaprirà la stagione in autodromo. PRO obiettivo di classe superiore, che rivaleggia con 400/2.8 e 600/4 ultima serie flessibilità assoluta resa ancora più pratica dalla possibilità di andare da 180 a 560mm con un solo obiettivo, senza dover montare teleconverter (quindi immaginiamo chi fotografa in condizioni estreme, d'inverno, con il freddo, con i guanti, oppure in barca o in situazioni pericolose e non può avere due corpi macchina con due ottiche complementari) costruzione di livello assoluto in casa Nikon e non solo prestazioni ottiche (nitidezza, sostanziale assenza di aberrazioni, distorsioni, vignettatura) CONTRO il prezzo ne fa un oggetto per pochi, se non per pochissimi, anche perchè non è detto che possa essere l'unico obiettivo di cui uno necessita, spesso è solo un complemento ad uno o più superteleobiettivi fissi in questa fascia di prezzo ci stanno i migliori superteleobiettivi Nikkor (io sarei in forte dubbio se comprare questo o un 400/2.8 FL, per esempio !) Nikon dovrà decisamente convincersi che lo standard per gli attacchi delle teste dei treppiedi è quello Arca Swiss. Montare la piastra sotto al piedino è una rottura di scatole e potenzialmente un rischio come per il caso del Nikon 200-400/4, la sacca in dotazione è bella, anzi, fantastica, imbottita, comoda da trasportare. Ma Santiddio che cavolo ci vuole a farla leggermente più alta così che possa contenere anche una D5 già montata sull'obiettivo ? Per valutazioni più approfondite, in vero ambiente wildlife e non allo ZOO che è il massimo che può offrirvi il sottoscritto, e confronti con altri obiettivi di questa classe, dovrete però attendere le prove che farà il nostro Massimo Vignoli. Intanto tutti i ringraziamenti a Nital Spa, distributore italiano dei prodotti Nikon, per il prestito di questo superzoom. Senza la sua benevolenza nei confronti di Nikonland, questi articoli non sarebbero stati possibili.
  5. Buongiorno a tutti. Volevo segnalare questa iniziativa di Nikon USA che ha reso accessibili a tutti i propri corsi on line per tutto il mese di aprile. Qui: nikonschool.com Per chi se la cava bene con l'inglese sono trattati vari argomenti, quasi sempre in maniera introduttiva, ma nella vita c'è sempre da imparare. E' necessario registrarsi sulla piattaforma del sito per poter accedere ai contenuti.
  6. “Dai, facciamolo!” è la risposta di un amico vero a qualsiasi tua proposta, anche la più pazza, quando sa che tu ci tieni. Ecco, a me la D5 ha sempre dato questa impressione, fin dalla prima uscita in montagna, nell’autunno del 2016: un vecchio amico, con i tuoi stessi gusti e con il quale puoi fare tutto. Ho quindi preso al balzo una domenica mattina di pioggia per scrivere questa recensione, che è sospesa leggera leggera sui i ricordi: mi hanno affollato la mente mentre andavo a ripescare in archivio le immagini per illustrarla. Ci sono diversi motivi che mi spingono a scriverla. La D6 alle porte, un po’ più in la di sicuro una mirrorless capace di far girare la testa a tutti, me compreso. Ma…. non si può pensare di far finire nell’oblio questo capolavoro della produzione Nikon senza scriverne. E allora eccomi qui. In realtà, il motivo più vero è che… la D5 è straordinaria. Nel vero senso della parola. E’ a suo agio facendo… TUTTO Ama la luce bella, ma fa cose fantastiche vicino al buio L’unica cosa che le da fastidio è fotografare in luce molto dura, quando le foto belle sono “rubate” a situazioni sub-ottimali E…. certo, è grande, pesante, costosa! Insomma, è un cavallo di razza: non le va di correre al risparmio. Ma quando la gara è nelle sue corde…. solo un mediocre fantino può farla sfigurare. Dicevo dei ricordi. Beh, questo è un piccolissimo riassunto del primo giorno insieme. Fu una giornata molto speciale. Neve fresca, i larici infuocati dall'autunno, camosci in quantità e sia l'aquila che il gipeto che fanno un giro a salutarci. Un mondo bellissimo, tutto da fotografare! Ma non voglio basare questa recensione sulle note della nostalgia. La D5 è una meraviglia della tecnologia e nuove star non intaccheranno minimamente il suo valore, ma vantaggiosamente ne abbasseranno il prezzo che, nel mercato dell’usato, diventerà più facilmente alla portata di nuovi candidati proprietari. Che probabilmente se la disputeranno. E allora, a chi la consiglio? A tutti i fotografi di sport e wildlife, senza riserve. Una D5 ben tenuta a può fare un milione di foto splendide, una dopo l’altra. Anno dopo anno per i prossimi 10. A chi la sconsiglio? a chi vuole andare leggero e a chi ha bisogno di grande gamma dinamica in basso. Battute a parte, con lei si possono fare anche foto di paesaggio, ma solo se la luce è dalla vostra parte e/o sapete usare i filtri digradanti o tecniche adeguate a far rientrare nella sua gamma dinamica le luci e le ombre della scena che riprendete. Ma, davvero, la si può usare per fotografare qualsiasi soggetto! Il punto chiave, la sua ragione d’essere, è la velocità. E’ veloce, veloce, veloce. L’ho scritto e detto più di una volta. Il suo autofocus è telepatico. Solo le nuove Z lo insidiano. Non per la velocità, non scherziamo siamo ancora lontani. Ma le Z, in ambito AF, hanno messo sul tavolo due carichi notevoli: non serve la calibrazione (ma io la mia D5 non ho mai avuto bisogno di calibrarla oltre un -1 su un’ottica moltiplicata: è montata a mano e le ottiche pro che la deliziano anche) riescono da sole a riconoscere viso e occhi, ma quello delle mirrorless è un altro campionato. Detto questo, per me confrontare la D5 con la Z6…. non è possibile. Vedremo quando esisterà la Z capace di superarla, oggi non c’è. La D5 è, mia personale opinione, l’unica reflex Nikon non ancora superata dalle Z nel suo ambito d’uso (insieme alla D500, ma quella è una storia del tutto diversa). E lo dico io che oggi uso molto di più la Z6 della D5. Ma è quando il gioco si fa duro che i duri cominciano a giocare! Veloce significa essenzialmente 3 cose: Ci sono i comandi giusti, per avere sulla punta delle dita tutto quel che serve Prestazioni ad alti ISO ineguagliate (la Z6 si avvicina…. ma ad ISO veramente alti la D5 resta sopra) Autofocus preciso e fulmineo. Premesso che non ho mai usato la D5 in AF-S, in AF-C uso questi settings: opzione a1 - Priorità AF-C: messa a fuoco +scatto opzione a3 - Focus Tracking + Lock-On: 2 (movimento soggetto al valore di default) opzione a6 - numero punti AF: 55 punti AF E, a seconda di situazioni e soggetti, uso 3 diverse combinazioni di comandi: Generica: azione di messa a fuoco sia sul bottone di scatto sia su AF-ON; sotto AF-ON attivo i gruppi; sotto il bottone di scatto i 9 punti (solo la D5 li ha, e sono fantastici) Questo perché così sono pronto, istantaneamente, per qualsiasi cosa. Semplicemente uso, per mettere a fuoco, indice o pollice in modo da attivare i 9 punti o i gruppi Azione veloce certa: metto la modalità AF più adeguata (9 punti o gruppi) sotto il pulsante di scatto Necessità di mettere a fuoco e ricomporre: disattivo il fuoco dal pulsante di scatto e metto a fuoco con il pollice Ma ha altre frecce al suo arco: L’ergonomia, che per me è insuperata e difficilmente superabile. A mano nuda, con i guanti…. la dimensione del corpo e dei comandi è perfetta Un mirino ottico fantastico in termini di nitidezza di visione e capacità di sostenere sessioni prolungate, anche in naturalistica quando si passano ore ad osservare, senza affaticamenti di sorta Una veramente speciale qualità di immagine. A colori ed in BN. A medi ed alti o altissimi ISO. Come detto solo in basso sarebbe utile più gamma dinamica. Ma, per me, è un problema di impatto veramente basso se si è in cerca della bella foto da fare con bella luce, o se si fotografa l’azione con la luce che c’è… Certo, occorre sapere esporre correttamente: Difficile recuperare esposizioni sbagliate di 4 stop se c'è luce dura! Una costruzione a prova di bomba. E’ robustissima, e capace di resistere ad ogni abuso. La batteria dura tantissimo, nella pratica impossibile restare a secco in una giornata, anche fotografando in condizioni climatiche ostili. Insomma, una VERA AMMIRAGLIA! Per fotografare ovunque e comunque qualsiasi tipo di soggetto, con qualsiasi lente e qualsiasi luce. Dall'altra parte del modo come vicino casa. Da quasi quattro anni è la mia macchina preferita, quella che mi viene alla mente se penso di voler fotografare. (D5 e 180-400/4E - test in progress!!!) Certo, tutto questo si paga con un prezzo elevato - da nuova, mentre tra poco il mercato dell’usato potrà consentire a molti di dotarsene - ed un peso/ingombro impegnativi. Non è la macchina del fotografo occasionale che scatta gironzolando qua e la, ma uno strumento di precisione capace, sempre, di portare a casa il risultato, senza curarsi di condizioni ambientali o azioni impegnative. Insomma, è la MIA MACCHINA, quella che le dita riconoscono anche al buio. Quella con la quale so compensare l'esposizione matrix "a mente". Parafrasando un vecchio film, che riporta all'originale test di Mauro "D5: semper fidelis": "Questa è la mia D5. Ce ne sono tante come lei, ma questa è la mia" D5: DAI, FACCIAMOLO!!! Massimo per Nikonland. 1/3/2020
  7. Come i gioielli più importanti, il Noct arriva ben protetto. Sono due i cartoni che lo contengono. Quello esterno. che porta ben evidente come debba essere impacchettato ad uno ad uno il sigillo di Nital già sul cartone esterno che reca le indicazioni dello spedizioniere perchè arriva così dal Giappone via Amsterdam questo invece è il cartone interno, ben marchiato. con l'altro sigillo che promette quattro anni di garanzia. Ma saranno molti di più di gioia di utilizzo per chi potrà permettersi il Koh-I Noor dei Nikkor ! ecco apparire la valigetta che contiene il Noct, ben protetta da cellophane e polistirolo che sembra un intermedio tra la valigetta con i codici di lancio degli ICBM e quelle che contengono le armi portatili dei poligoni ma non è così minaccioso il Nikkor Z Noct che qui compare, bloccato nelle sezioni preformate di assorbente poliuretanico dentro alla valigetta. Lo scomparto anteriore è coperto da uno sportellino che reca serigrafato lo schema ottico dell'obiettivo. Complessissimo e ben lontano da qualunque normale abbiate mai visto. libero lui e il paraluce dal loro alloggiamento. Fino al ritorno a Moncalieri, gli prometto che starà alla luce insieme a me tappo, un pezzo normale come gli altri Nikkor Z, passo da 82mm, nemmeno troppo enorme in primo piano il paraluce in metallo a vite eccolo qui. Non c'è un dettaglio in plastica in questo oggetto costruito a mano da pochi artigiani nella fabbrica giapponese di Nikon, come si faceva una volta con il suo progenitore, il mitico Noct-Nikkor 58/1.2 come gli altri Nikkor Z di fascia alta, c'è il tasto funzione aggiuntivo, la ghiera interna programmabile, il tasto di controllo del display OLED che normalmente mostra la distanza di messa a fuoco visto dall'alto con le serigrafie perfettamente scolpite e verniciate. Bianco e giallo sono i colori scelti per la doppia scala della distanza di focheggiatura. imponente, solido, robusto, eppure facile da maneggiare la splendida ed orgogliosa serigrafia anteriore e il riflesso dello schema ottico dei nidi d'ape dei miei due softbox che non ho voluto togliere per mostrare la qualità del trattamento dei singoli strati Matricola 2167. Quindi non ne hanno prodotti poi così pochi .... Made in Japan, come una volta ! un dettaglio del fermo del collarino del treppiedi, grosso e ben robusto con un serraggio a prova di sblocco. montato sulla mia Z6 in tutto il suo splendore. L'obiettivo è certamente (molto) grosso ma non così sproporzionato. come si vede in queste viste dall'alto. dettaglio del bel paraluce che reca da una parte la filettatura per il montaggio, sicuro, all'anteriore - anche esso in metallo - dell'obiettivo, mentre dall'alto ha una parte gommata simile a quella dei paraluce in fibra di carbonio dei superteleobiettivi Nikon. come si vede in questa vista laterale. Anche qui orgogliosamente Made in Japan. bello come il sole, robusto come uno strumento destinato a lavorare migliaia di ore consecutive senza problemi. dettaglio della enorme ghiera di messa a fuoco che ha una rotazione di quasi un angolo giro completo. Tra 50 e 60 cm di messa a fuoco corrono forse cinque centimetri (non scherzo !) di corsa. Lo ricordo ai più distratti : questo è un obiettivo meccanico a fuoco manuale. Non c'è nessun motore, lo dovete focheggiare voi a mano ! La messa a fuoco è fluida, sicura, agevole. La meccanica a prova di orologeria svizzera. La costruzione è inappuntabile. Ogni dettaglio è funzionale, prima che pensato per stupire. I pulsanti sono sicuri, fermi, perfetti. Il display Oled visibilissimo in ogni circostanza. Anche la ghiera interna è ben sfruttabile. Io l'ho impostata per controllare la sensibilità ISO. Se posso fare un appunto, va alla solita scelta di Nikon di trascurare lo standard di mercato degli attacchi dei treppiedi. Oramai si usa quasi esclusivamente l'attacco Arca Swiss. Qui il piedino è liscio e deve necessariamente essere avvitato un adattatore Arca Swiss che può creare qualche problema di fermo. Una svista secondo me inspiegabile su un oggetto così perfetto. L'unica parola che può definirlo a pieno. Utilizzarlo, dopo i primi minuti in cui si deve superare la soggezione, è una gioia. E più passa il tempo, e più viene voglia di continuare a mettersi alla prova utilizzandolo sempre più al meglio. Ricordiamoci sempre una cosa. La profondità di campo ad f/0.95 alla distanza minima di messa a fuoco è qualche cosa meno di 3 mm. Ovvero 1.6 mm davanti al soggetto, 1.6mm dietro al soggetto. **** NOTE STORICHE Facciamo due passi nel mito per spiegare quanto la focale 58mm sia intimamente importante per Nikon. Magari pensate che il primo normale Nikon luminoso sia stato un 50mm. Ebbene vi sbagliate. Perchè al lancio del sistema F nel 1959 il 50mm era considerato un obiettivo di attacco, ed era un bel f/2, ne ho un esemplare in ottime condizioni di quell'anno. Ma la versione luminosa, lanciata nel ottobre del 1959, pochi mesi dopo il lancio della Nikon F, era il 58mm f/1.4 marchiato Nippon Kogaku Japan. Il Nikkor-S da 5.8cm f/1.4 dell'ottobre 1959. Foto Courtesy Ken Rockwell Guarda caso un Nikkor S, con focale da 5.8cm e luminosità 1:1.4 Solo nel 1962 verrà presentato un 50mm f/1.4 ma non confondiamo la focale 58mm con quella da 50mm. A 50mm il ritratto viene già deformato, mentre a 58mm no. 58 non è solo formalmente la trasposizione dei numeri che compongono anche 85mm, la focale per eccellenza del ritratto. Al primo 58/1.4 del 1959 farà seguito il mito cui si rifà anche questo nuovo obiettivo per Nikon Z. Il Noct-Nikkor 58mm f/1.2 in versione AIs del 1982 Quel 58mm f/1.2 Noct-Nikkor del 1977, prodotto fino agli anni '80. Obiettivo pregiato, con una lente asferica molata a mano con tempi di realizzazione molto lunghi. Esattamente come questo nuovo Noct che si rifà al progenitore anche nel nome, oltre che nelle ambizioni. Per lungo tempo il Noct-Nikkor è stato molto ambito tra fotografi e collezionisti, con quotazioni arrivate al limite dell'assurdo (anche oltre i 3500-5000 euro per un esemplare perfetto). Più recentemente, Nikon alla ricerca di una conferma nella sua focale "normale" d'eccellenza, si è riproposta con un progetto finalmente autofocus e progettato per le moderne reflex digitali il nuovo 58mm è un obiettivo correntemente in produzione. Tutto in plastica, costruito in Cina, con caratteristiche particolari di resa del soggetto e del suo sfuocato. Che pur essendo un obiettivo di pregio, non brilla particolarmente in nulla se non nello sfuocato. Si tratta quindi di una focale particolare, non scelta a caso, che è stata riprodotta anche da altri marchi nel passato anche recente (Minolta con il suo Rokkor 58/1.2, un progetto parallelo a quello del Noct-Nikkor del 1976 e Voigtlander con il suo Nokton 58/1.4 che si rifà ad un altro progetto dell'Università di Tokyo degli anni '80). Oggi è Nikon stessa che per introdurre degnamente il nuovo attacco del 21° secolo, lo Z Mount, riprende sia la focale che la sigla Noct, per portarla a limiti inesplorati con l'apertura massima addirittura inferiore ad f/1. Il nuovo obiettivo esclusivo per Nikon Z è talmente superiore ai precedenti, per costruzione, prezzo e prestazioni, da staccarli nettamente di categoria. *** PRESTAZIONI Resta però la filosofia di fondo. Il Noct è un obiettivo di altissime prestazioni ma pensato per dare il massimo di se nel mondo reale. Non aspettatevi misure di laboratorio cliniche e al limite di quelle teoriche. Tutt'altro. Nell'uso non ho notato distorsione o vignettatura, ben corrette anche via software. Ma l'aberrazione cromatica assiale è presente, specie negli scatti reali. Pur ricordando che è un iper-luminoso, ci sono oggetti più corretti nelle fotografie alle mire ottiche, come potete vedere qui sotto : e qui, intorno alle luci dei led : Qualcuno potrà anche obiettare che la resa dei punti di luce non è omogenea. E' vero, al centro abbiamo dei circoli perfetti, mentre ai bordi estremi avremo i classici ossi di seppia : Le sue caratteristiche però lo portano ad essere un reale campione dove veramente conta. La transizione tra fuoco e fuori fuoco che è a livelli che sinora non avevo mai visto, certamente non in questa lunghezza focale. è abbastanza evidente qui ma lo è ancora di più in queste rose : ad f/0.95 il primo piano è nitidissimo e addirittura tridimensionale, mentre il secondo piano è totalmente dissolto Ad f/5.6 si mantiene lo stesso tipo di rendimento, senza alcuna soluzione di continuità. Praticamente si può giocare cambiando continuamente l'apertura del diaframma a parità di ogni altro parametro, per vedere l'effetto che fa sui soggetti inquadrati. e a differenza di altri progetti moderni, il tipo di resa è omogeneo, sia che il campo di sfuocato sia dietro che, davanti al soggetto come si vede in questa foto : con altri obiettivi, il primo piano sarebbe nervoso e rigido, qui invece abbiamo lo stesso tipo di dissoluzione dell'oggetto, nonostante questo prenda la luce in modo differente. Potrei continuare a lungo a fare questi giochi ma io questo obiettivo l'ho usato per fotografare in questi giorni, e se mi sarà possibile continuerò a farlo finchè non lo dovrò restituire. Con foto come questa, grazie ad una particolare combinazione fortunata tra luce, soggetto, predisposizione e un pizzico di magia natalizia : Ma restando alla resa del soggetto e del suo sfuocato, sia davanti che dietro al piano di messa a fuoco, vorrei sottoporvi questo piccolo filmato. Se guardate bene, vedrete per un attimo materializzarsi un capello davanti al viso di Jessica. Un sottilissimo capello reso nitidissimo pur con un campo visibile sia davanti che dietro. Premere sull'immagine per visualizzare il video e poi tornare indietro per proseguire nella lettura dell'articolo. Conclusioni Non la faccio troppo più lunga, credo che chi ha occhi per vedere abbia già visto ciò che doveva vedere. Per gli altri, non c'è nulla da fare, non è colpa nostra ! Dimenticatevi del prezzo, non è con il cartellino che si fanno le foto. Ma con il manico e con gli strumenti fotografici. L'album con un pò di foto : la descrizione di un mio servizio fotografico : con commenti, confronti e puntualizzazioni operative. Se posso sintetizzare : - è un obiettivo speciale, nel senso letterale del termine, io non ho mai visto nulla di simile - è un obiettivo vivo, non uno strumento di laboratorio pensato per eccellere nelle misure. Valutatelo per le foto che vi consentirà di fare, non per misure scientifiche, non è quel tipo di obiettivo - è un obiettivo che da assuefazione. Visto questo all'opera, ogni cosa che conoscete o possedete, vi sembrerà ordinaria. - l'unico appunto che mi sento di fare è un piccolo peccato veniale, il piedino del treppiedi (necessario per fare foto decenti almeno se non siete fatti di pietra !) non è a norma Arca Swiss il prezzo invece è una variabile non sostanziale per dotarsi di uno strumento del genere. Anzi, se lo vediamo in campo cinematografico, il suo costo è anche piuttosto conveniente e io mi aspetto che se ne vendano parecchi ... ! Insomma, un capolavoro. Che ve lo dico a fare ? Non l'avevate capito ? Grazie a Nital Spa, distributore dei prodotti Nikon in Italia, senza la cui benevolenza nei confronti di Nikonland questa prova sul campo non sarebbe mai stata possibile.
  8. Viaggiare mi piace un sacco, vedere cose ed abitudini diverse... Spesso, molto spesso, sono stato attirato da posti lontani ma, per la fine del 2019, complice la disponibilità di pochi giorni, siamo andati in Sicilia. La nostra prima volta! Il plurale è d'obbligo: non è stata un giro dedicato alla fotografia, ma un vagabondare curioso con la famiglia, tra il piacere di provare i fantastici gusti della ricchissima cucina siciliana e l'emozione di vedere capolavori artistici unici. Ma si sa, come rinunciare a portare a casa qualche scatto? Ed allora, con me, in uno zainetto da scuola, la ormai fidata Z6 e tre lenti: 24-70/4S - insostituibile per questo tipo di vagabondaggi. 50/1.8S - mi piace un sacco la sua resa e credevo di aver bisogno della sua elevata luminosità. 14-24/2.8F - è una lente datata, pesante e problematica per i riflessi.... ma con una resa veramente fantastica. Nello zaino anche un piccolo treppiede, che dopo il primo giorno è restato in valigia. Questo grazie alla incredibile resa della Z6 in bianco e nero, che accoppiata all'efficienza dello stabilizzatore, materializza la possibilità di scattare a mano libera con qualsiasi condizione di luce e, nella pratica, relega il treppiede ad ausilio nella ricerca di immagini con tempi lunghi. Capacità che, secondo me, non è chiara nemmeno agli ingegneri di Nikon ed Adobe, che applicano per default una correzione rumore assolutamente eccessiva, sempre ma in particolare per il BN. Avevo pianificato già a casa di fotografare esclusivamente in bianco e nero sia perché mi piace molto sia perché, dopo le molte esperienze in studio, volevo mettere alla prova la resa del visore elettronico in questo specifico contesto. Già perché fotografare in BN è legato ad una specifica interpretazione della scena, che si basa sul riconoscere ed utilizzare contrasti e forme. Cosa che, con le reflex, è affidata unicamente all'immaginazione del fotografo. E questo, ovviamente, resta vero anche con le mirrorless - il fotografo deve immaginare la fotografia prima di portare la fotocamera all'occhio. Ma è anche vero che, poi, guardare nel mirino e vedere effettivamente l'immagine come sarà prima di scattarla consente di essere molto più veloci nel cercare l'ottimizzazione della composizione. Velocità che quando si "gira-in-giro" con la famiglia non guasta affatto. Dicevo che il tutto è finito in uno zainetto da scuola - il TNF Borealis, gentilmente prestato da mia figlia. Usare uno zaino non fotografico in questo tipo di fotografia è diventata per me un'abitudine. Per molti motivi. Il primo è perché è comodo da portare, buoni spallacci che non affaticano la schiena nelle lunghe giornate trascorse camminando. Il secondo è che non è appariscente e non grida "expensive stuff inside". Il terzo è che, se utile, contiene senza problemi un mucchio di altre cose. Ovviamente il materiale fotografico va comunque protetto, e per questo, dentro, inserisco una custodia imbottita Temba. Ma con il cernierone è un'attimo avere tutto a mano. Qualche parola sul giro fatto: dal 26/12 al 31/12 - Palermo, Monreale, Mazara del Vallo, Selinunte, Marsala, Trapani. Purtroppo non ho potuto vedere Segesta - complici le bellezze del Duomo di Monreale e dell'unico siciliano scortese incontrato in tutto il percorso - ed a Trapani ha piovuto un sacco.... lunga la lista delle cose non viste! vabbè, un'ottima scusa per tornarci! Cominciamo con Palermo, dove arriviamo il 26/12 molto presto - il primo volo del mattino. Grazie al consiglio di Max, non ritiro l'auto ma prendo un taxi per raggiungere l'hotel. L' autista ci da il benvenuto in Sicilia e ci segnala le cose più interessanti da vedere in città. Gentilissimo! Palermo è una città molto interessante, con un fascino decadente molto intrigante che si gusta girando per i vicoli - a me hanno ricordato molto i vicoli di Genova di quando ero bambino - ed i mercati rionali. Obbligatorio camminare un sacco, ma quando si è stanchi ci si può rifocillare mangiando delizie a qualsiasi ora. Ci sono molti turisti, qualche artista di strada ed un notevole patrimonio artistico. 01 Z6 su 24-70/4S@60 1/200 f5.6 900ISO 02 Z6 su 50/1.8S 1/125 f4 100ISO 03 Z6 su 24-70/4S@24 1/60 f8 360ISO 04 Z6 su 24-70/4S@24 1/30 f16 125ISO 05 Z6 su 50/1.8S 1/800 f1.8 100ISO 06 Z6 su 50/1.8S 1/250 f1.8 100ISO 07 Z6 su 24-70/4S@45 1/100 f10 400ISO 08 Z6 su 24-70/4S@24 1/50 f8 200ISO 09 Z6 su 24-70/4S@24 1/100 f8 2500ISO 10 Z6 su 24-70/4S@24 1/100 f8 280ISO 11 Z6 su 24-70/4S@28 1/60 f8 450ISO 12 Z6 su 24-70/4S@70 1/160 f8 800ISO 13 Z6 su 24-70/4S@60 1/50 f4 1000ISO 14 Z6 su 24-70/4S@24 1/100 f8 900ISO Il Duomo di Monreale è una meraviglia, avrebbe meritato scatti a colori ma sono rimasto aderente al mio programma. Ma è veramente una meraviglia, da solo merita il viaggio! 15 Z6 su 24-70/4S@24 1/20 f8 1600ISO 16 Z6 su 24-70/4S@70 1/40 f5.6 1400ISO 17 Z6 su 24-70/4S@50 1/40 f4 2800ISO 18 Z6 su 24-70/4S@70 1/50 f4 2200ISO 19 Z6 su 24-70/4S@70 1/50 f4 2200ISO 20 Z6 su 24-70/4S@53 1/40 f6.3 100ISO 21 Z6 su 14-24/2.8F@18 1/40 f16 180ISO 22 Z6 su 14-24/2.8F@14 1/40 f16 100ISO 23 Z6 su 14-24/2.8F@14 1/25 f16 200ISO Dopo il duomo, ed un fantastico pranzetto a base di delizie locali, proviamo ad andare a Segesta. Niente da fare: arriviamo li alle 15:50 - sul sito è indicata l'orario visite dalle 9:00 alle 17:00 - e chiediamo ad un addetto all'ingresso dove parcheggiare. Cosa che facciamo, ritornando davanti allo stesso tipo alle 16:02 per sentirci dire che è troppo tardi perché l'accesso chiude alle 16:00, anche se la visita può proseguire fino alle 17:00. Ho evitato di discutere, sarebbe bastato un suo avvertimento al primo passaggio per consentirci di accedere senza difficoltà e nei tempi! Ci consoliamo con una cena spaziale a Mazara del vallo, e la mattina dopo andiamo a Selinunte. Altro posto che, da solo, merita il viaggio! 24 Z6 su 24-70/4S@24 1/50 f11 100ISO 25 Z6 su 24-70/4S@24 1/80 f11 100ISO 26 Z6 su 24-70/4S@70 1/800 f8 100ISO 27 Z6 su 24-70/4S@24 1/320 f11 100ISO Dopo ci spostiamo verso Marsala, cittadina carina con le strade del centro piene di gente per lo struscio serale. Interessante la visita al Satiro (non fotografabile !?!?!), ma soprattutto splendida dal punto di vista paesaggistico la costa fino a Trapani. 28 Z6 su 14-24/2.8F@16 1/80 f16 100ISO 29 Z6 su 24-70/4S@70 1/500 f16 100ISO 30 Z6 su 24-70/4S@47 1/640 f8 100ISO Con, poco fuori Trapani, un piccolo museo sulla storia delle saline che invito a visitare. La guida è brillante e la storia affascinante. Ma sopra Trapani c'è Erice, un po' sopravvalutata a mio parere ma con una vista dall'alto incredibile. 31 Z6 su 24-70/4S@28 1/640 f8 100ISO 32 Z6 su 24-70/4S@24 1/10 f11 1000ISO 33 Z6 su 24-70/4S@70 1/60 f13 1250ISO Quel giorno il tempo è stato pazzo, con vento e freddo intensi ed una forte grandinata (il 30 dicembre!!!!). Ma il panorama dall'alto su Trapani con il temporale era incredibile. 34 Z6 su 24-70/4S@24 1/250 f8 100ISO Chiudiamo alla tonnara di Scopello. Altro luogo molto affascinante che visitiamo con la guida. Purtroppo anche qui è vietato fotografare, un vero peccato. Chiudo la serie con un panorama da fuori dei faraglioni. 35 Z6 su 24-70/4S@24 1/200 f10 100ISO Chiudo con la consueta sintesi. Pro: - Il BN della Z6 è fantastico, ed il sensore consente di scattare virtualmente a qualsiasi ISO praticamente utile. - Il 24-70/4 è un tuttofare impagabile. L'80% delle immagini presentate sono fatte con questa lente e ritengo sia possibile documentare un viaggio portando solo quello. - La Z6 è molto a suo agio in questo tipo di situazioni e per me, per le fotografie disimpegnate in vacanza, è in assoluto il miglior corpo che abbia mai avuto. Contro: - La mancanza di una protezione del sensore dalla polvere durante i cambi di lente. Per me questo è l'unico vero problema delle mirrorless in questo tipo di utilizzo. Dopo soli 6 giorni d'uso, in situazioni di forte vento sempre presente ma pur avendo usato all'80% una lente sola, avevo il sensore pieno di patacche. Certo, tornati a casa si risolve in pochi minuti, ma il problema andrebbe risolto a monte (diverso materiale sul vetro protettivo? maggior efficacia dello "sgrullino"? protezione meccanica?... non so) Massimo per Nikonland. 02/02/2020 (data palindroma!)
  9. Considero Ronnie Gaubert un grande per la fotografia ravvicinata classica, ma Carlo Galliani è il migliore fra quelli che conosco per la macrofotografia che definirei “dinamica” . Naturalista e fotografo a trecentosessanta gradi, le sue immagini esprimono al meglio la vitalità dei soggetti, unendo documento e bellezza, da vero naturalista. Carlo, che ringrazio, ha accettato di scambiare quattro chiacchiere sulla sua fotografia. Raccontaci qualcosa di te : Sono un Wildlife photographer ma preferisco dire di essere un naturalista che fotografa. Da tanti anni mi occupo sia di natura che di fotografia . Sono autore e coautore di articoli scientifici di ornitologia e entomologia e autore di articoli su riviste di natura e fotografia. A livello fotografico le mie foto sono state utilizzate in molti libri di ornitologia e entomologia sia a livello nazionale che internazionale e da siti web di parchi e associazioni per la protezione della natura. Ti è nata prima la passione per la fotografia o quella per la natura? Direi che sono nate praticamente insieme perchè ho iniziato a studiare la natura partendo dai fiori di montagna e naturalmente non potevo non fotografarli. Poi quando sono passato ad altri campi di studio in natura ho sempre desiderato fotografare gli animali che studiavo e chiaramente poi mi sono messo a fotografarli tutti. Picchio Nero Picchio Muratore. Quando hai iniziato ad interessarti alla macrofotografia? Le mie prime foto sono state di macrofotografia. Ho avuto diciamo una iniziazione fotografica un po' particolare in quanto uscivo con fotografi che si interessavano di fiori e di come fotografare tutte le parti del fiore perfettamente a fuoco, perciò a un certo punto sapevo bene come gestire benissimo la pdc in una foto di macro, ma mi trovavo in difficoltà sui semplici paesaggi, poi piano piano ho imparato anche quelli. Le tue foto di solito sono molto diverse da quelle diciamo più interessate alla pura estetica, ma non per questo sono meno spettacolari, al contrario. Tu cosa cerchi, oppure cosa vuoi trasmettere con le tue immagini? Qualche scatto di pura estetica l'ho fatto anch'io ma principalmente preferisco fotografare tutto ciò che c'è in natura nel miglior modo possibile chiaramente cercando anche di avere sfondi che facciano risaltare il soggetto. Ghiandaia marina con preda. Martin Pescatore con doppia preda! Quello che cerco di trasmettere è la bellezza della natura, la particolarità di molte situazioni che tantissima gente pensa si possano trovare solo in Africa o in Amazzonia e invece si trovano proprio sotto la loro casa. Ho sempre detto che se riesco a trasmettere l'amore per la natura e di conseguenza il rispetto per l'ambiente e gli animali a qualche persona che guarda le mie foto allora lo scopo del mio fotografare è stato raggiunto. Tra i tuoi (e i miei) soggetti preferiti ci sono le libellule, sulle quali tu hai fatto anche ricerca e divulgazione, sei coautore di diverse pubblicazioni, oltre che membro di gruppi come Odonata.it, ci puoi descrivere in breve questo aspetto della tua attività di fotografo naturalista? Studio gli Odonati da ormai trent'anni e sono tra i miei soggetti preferiti anche in fotografia. I miei due lavori più importanti riguardano le libellule e sono i due libri : " Odonati d'Italia " - Galliani/ Scherini /Piglia, edito dalla Libreria della Natura e " Dragonflies and damselflies of Europe" - Galliani/ Scherini /Piglia, edito da Wba. Devo alle libellule la passione per la fotografia agli insetti in volo. Infatti a un certo punto tanti anni fa mi son trovato ad un bivio : non riuscivo proprio a fotografare alcune specie che si posano raramente (ora conosco dove vanno a posarsi , anche se rimane comunque difficile fotografarle posate ) e l'unica alternativa rimaneva fotografarle in volo. Con le libellule ho raggiunto il massimo di soddisfazioni come fotografo naturalista perchè sono riuscito a fotografare ogni specie in tutti i momenti della sua vita, dalla nascita ai corteggiamenti, dalle guerre tra gli individui agli accoppiamenti fino alla deposizione delle uova e così via. Aeshna grandis. Nikon D750, focale 200mm. (Nota del Redattore: forse solo chi ci ha provato può capire appieno quanto sia difficile ottenere un ritratto -a tutta apertura- di un soggetto così rapido!). Calopteryx splendens. Nikon D500, focale 180mm. Nikon perché? Un caso o una scelta? Direi più un caso . Ho iniziato in analogico con Nikon e poi ho proseguito anche in digitale sempre con Nikon. Non uso però solo Nikon. Nel mio corredo fotografico ho due obiettivi Sigma e uno è fondamentale per il mio tipo di foto in natura anche se devo dire che anche Nikon è arrivata ultimamente a fare dei 500 mm leggeri che possano essere usati in caccia fotografica vagante. Come ti trovi? Cosa ti manca? Mi sono sempre trovato bene. Mi manca quello che penso manchi a tutti i macrofotografi, cioè una lente che permetta ingrandimenti maggiori dell’ 1:1. Canon ha fatto il Canon MP-E ma l'ho provato da amici e non mi è parso molto affidabile. Sono sempre stato convinto che sia Nikon che Canon sarebbero in grado di produrre delle lenti ottime che arrivino a buoni ingrandimenti ma la logica del mercato non permette la progettazione di queste lenti, essendo un campo rivolto solo agli specialisti ( anche se non siamo pochi). E' Inutile a mio parere usare tubi di prolunga o inversioni di ottiche se si vogliono avere dei risultati veramente notevoli. Le tue foto di insetti in volo mi hanno sempre lasciato senza parole, puoi rivelarci qualcosa su come si fa? Questa è una domanda che mi viene rivolta spesso però per rispondere adeguatamente penso mi ci voglia un libro. La tecnica fotografica è molto semplice : ci vogliono tempi velocissimi, più veloce è meglio è. Ma sono altri i fattori importanti. L'allenamento è importantissimo cioè provare e riprovare fin quando diventa tutto meccanico. Mi rendo conto anch'io che riesco adesso a fare foto che prima proprio non mi venivano. Una buona velocità ad inquadrare e mettere a fuoco è fondamentale. Cantharis rustica. Nikon D500, focale 180mm. Chiaramente il fuoco nel 90% delle volte è manuale. Ma la cosa più importante è l'osservazione del comportamento degli insetti quando si esce sul campo e memorizzare le situazioni per vedere se sono solo casuali oppure se è un comportamento tipico della specie. Difficile spiegare in due parole ma ci sono sempre dei momenti nei quali ogni specie diventa più facilmente fotografabile in volo e quei momenti dipendono sempre da quello che l'insetto sta facendo. Perciò se si vede che un insetto inizia a comportarsi in un certo modo, che dalle precedenti osservazioni si è capito che proseguirà con un volo decisamente più lento del solito, bisogna subito prepararsi al meglio possibile per fotografarlo. Eristalinus taeniops. Nikon D500, focale 180mm. Apis mellifera. Nikon D600, focale 200mm. In molti casi in questi momenti alcuni insetti sono così facilmente fotografabili in volo che si può usare l'autofocus (il 10% rimanente). Il grande problema è che ogni insetto ha il suo comportamento specie per specie (raramente alcune specie appartenenti allo stesso genere presentano comportamenti analoghi, ma sono poche). Non esiste una legge generale per tutti gli insetti ma anche solo per gli insetti di uno stesso ordine perciò bisogna sempre osservare ogni volta e memorizzare se si vedono situazioni particolari da usare in futuro. Coccinella septempunctata. Nikon D600, focale 200mm. Qual è la foto, o il portfolio, il progetto fotografico da te realizzato a cui sei più affezionato? Sicuramente la galleria sul mio sito dedicata agli insetti in volo e la galleria dedicata alla Fauna Europea in generale (anche se questo è un progetto veramente troppo ambizioso e impossibile da seguire costantemente ma cerco di aggiornarlo sempre piano piano) A chi interessa è una galleria divisa seguita gli schemi sistematici internazionali e contiene dai piccoli insetti ai grandi mammiferi. Galleries by carlogalliani Best of insects in flight by carlogalliani Fauna Europaea - 39 galleries by carlogalliani E in futuro? Sicuramente continuerò a cooperare con un paio di organizzazioni con le quali negli ultimi anni ho collaborato per testare i capanni da aprire poi al pubblico. In questi capanni ho potuto osservare scene di vita animale che mai avrei pensato di poter vedere figuriamoci di fotografare in caccia vagante. Sciacallo. Garzetta. Il sogno più grande sarebbe riuscire a fare un libro sul volo degli insetti, un’impresa molto difficile se non impossibile, perchè bisognerebbe prima trovare qualcuno che abbia studiato scientificamente il volo degli insetti per il testo e abbinarci le mie foto corredate di spiegazioni tecniche fotografiche e naturalistiche e poi, dulcis in fundo, trovare un pazzo editore che lo pubblichi 😊. Silvio Renesto per Nikonland. Nota: Tutte le foto sono (c) di Carlo Galliani.
  10. Se ne va. Fine d'anno,ora di bilanci? Ma sì, come ho fatto per il 2018, provo a ripensare come è stato quest'anno, fotograficamente parlando. Per me è un esercizio utile, magari anche per altri. Ripercorrendo le foto, mi rendo conto se qualcosa è cambiato, in meglio, in peggio, se è valsa la pena. E non mancano le sorprese che la memoria burlona mi aveva nascosto. E' una cosa che faccio per me, ma mi piace condividerla, come due chiacchiere di sera fra amici. Tagliamo corto! Come è stato il mio 2019 fotografico? Ripercorrendo le foto, beh, è stato meno peggio di quanto ricordassi. Quando ho cominciato a riguardare il materiale ero un po' negativo, mi pareva di aver fotografato molto meno che negli anni scorsi (ed è in parte vero) e di non aver fatto cose particolarmente interessanti. In questo, per fortuna, un po' mi sono sbagliato. Certo, le mie no sono avventure in ambienti estremi, nè reportage superlativi, in fondo sono un piccolo fotoamatore "normale",bil19.txt con le sue passioni e i suoi soggetti preferiti, per cui questo articolo non so quanto sarà interessante . Il tema principale anche quest'anno rimane la fotografia naturalistica, dove accanto alle "solite foto" che un po' mi hanno anche stancato, Ad esempio sono riuscito a fare qualcosa di nuovo. Le mie prime foto alla Civetta e al Tarabuso Nicchia nella nicchia, chi mi legge sa che sono un esperto ed un appassionato fotografo di libellule. Quest'anno sono entrato a far parte di un gruppo fotografico che si chiama "Libellule d'Italia" che mi ha rinvigorito l'entusiasmo per il soggetto, così non solo ne ho fotografate tante, esercitandoni con variazioni sul tema: Ma la grande soddisfazione è che dopo tanto, ma tanto, tempo ho fatto un altro bello scoop, e senza farmi 500km! Oxygastra curtisii è rara, oltre che molto bella, l'avevo fotografata (malissimo) più vent'anni fa, sul Ticino poi non l'avevo mai più vista fino a quest'estate! Anche questa non è male: Colpa anche del riscaldamento globale anche questa specie africana (Trithemis annulata) che fino a pochi anni fa non si trovava a nord della Toscana ora è al Parco Nord Milano. Il "progetto gatti" ha subito un leggero rallentamento, ma ha preso una piega interessante. Ho cercato di rendere le foto più espressive (esagero, espressioniste). Dei gatti dell'Isola dei Pescatori invece ho fatto un piccolo portfolio in tema vintage, per recuperare quell'atmosfera che si immagina in una vecchia isola di pescatori, appunto. Il paesaggio non è nei miei interessi fotografici, però in alcune situazioni la luce può essere tale da ispirare persino me. Ogni tanto mi son dimenticato di non esserne capace e mi son messo a fare street, perchè mi piace, non ci posso fare nulla. In fine d'anno è arrivata la Z6. Vincent è ottimista . Silvio Renesto.
  11. Questo è il quarto articolo che racconta la mia esperienza con la Z6. Fatto questo ne mancherà solo uno – quello sulla fotografia di ritratto – per chiudere il mio cerchio e poter sintetizzare le conclusioni. Sono metodico e refrattario ai facili entusiasmi, mi dovete sopportare. Ma andiamo con ordine e torniamo alla East Coast. Quello che racconto qui è una vacanza con la famiglia, il genere più fotografato, credo. Lo affronto con particolare attenzione a pesi ed ingombri, perché per una banale distrazione ci troviamo a scoprire il giorno prima della partenza di poter partire con il solo bagaglio a mano, che fortunatamente significa un piccolo trolley ciascuno ed un “personal item”, ma di peso ed ingombro limitati. Quindi niente valigioni da stiva, per intenderci. Cosa che per me, che vorrei fotografare ogni giorno, è subito un problema ma anche l’opportunità di consolidare l’idea di “partire leggeri”. Quindi: Z6 24-70/4Z 50/1.8Z 14-24/2.8AFS 70-200/4AFS FTZ 2 batterie 4 XQD da 64GB Carica batteria Treppiedino gitzo in carbonio per le notturne non affrontabili a mano libera (G1027Mk2, ripescato in cantina dall’epoca in cui fotografavo paesaggi in montagne lontanissime con la velvia 50 e leggevo i consigli di Galen Rowell) Il tutto in un microscopico zainetto nike da palestra, compatibile con la suddetta definizione di “personal item”, nel quale inserisco l'imbottitura estraibile di una borsa fotografica. Il treppiedino è così piccolo da poter stare dentro lo zaino, una caratteristica molto molto utile girando per la città affollata. L'ho fatto per necessità, ma alla fine è stata una scelta assolutamente vincente: avere sulle spalle una cosa che non sembra minimamente attrezzatura fotografica è un plus non secondario girando la notte in certi posti. Premetto che, in nessun momento esclusi i trasferimenti, avevo mai tutte e 4 le lenti con me, ma ne sceglievo alcune, mediamente da 1 a 3, a seconda di dove andavo e di cosa pensavo avrei fotografato. Il resto in cassaforte in hotel. Dovessi dire cosa è stato più utile direi…. Tutto, forse un gradino sotto il 70-200, ma il resto è risultato veramente irrinunciabile. In particolare a New York una focale minima di 14 mm è assolutamente consigliabile. Il tour, “autocostruito” come la maggior parte delle mie vacanze, ha subito subito un duro colpo. Il volo British Airways, la compagnia che ho inopinatamente scelto evitando le low-cost, riesce a partire in ritardo di oltre un’ora da Linate e a farcene aspettare altre 2, in aereo, a Heathrow per problemi di apertura del portello. Ovviamente coincidenza per New York saltata e, a causa del periodo di punta, è il 10 agosto, il viaggio può essere ripreso solo nel pomeriggio del giorno successivo, volando su un diverso aeroporto di destinazione, con tutti gli altri disagi accessori. Ma sono in vacanza, non incline a farmi rovinare il viaggio da malumori o inconvenienti vari. Ma il primo consiglio che do è: evitate British Airways! Pessimi nello stupido inconveniente e insopportabili nella gestione (ore in fila, in piedi, in aeroporto ad esempio). Ma questo ci fa pensare di riorganizzare sui due piedi il nostro tour, che proprio nella prima destinazione, New York, ci sembrava già compresso in quanto prima di scendere verso sud volevamo passare da Newport e vedere Boston, cosa divenuta del tutto infattibile con il giorno e mezzo perso per questo ritardo. Fortunatamente, avevo fatto prenotazioni stornabili fino al giorno precedente ed in poche ore, dal primo albergo di New York, ed usando solo il telefono e l’app di Booking ho rifatto tutto. Il percorso è diventato: New york, 7 giorni Baltimora, 1 giorno Giro della penisola del Delaware, 2 giorni Viginia Beach e Norfolk, 1 giorno Washington, 3 giorni Economicamente una fucilata, basti pensare che le 3 notti in più in hotel a New York ci sono costate quasi 3 volte di più delle prenotazioni fatte a casa, a Dicembre. Ma funziona così, non c’è niente da fare, se fai all’ultimo paghi un sacco. Il risultato è stato nel complesso ben bilanciato sia nel consentirci di vedere diversi aspetti di questa nazione così varia, alternando l’idea degli Stati Uniti e degli statunitensi che ti fai a New York con quella – molto diversa – che avrai nel Delaware o in Virginia e quella - ancora diversa - che avrai girando per Washington. New York è unica, lo dicono tutti. Era la mia prima volta in città e, sinceramente, non credevo che ci sarei mai andato, pensando che negli states ci sono destinazioni di ben altro interesse per uno come me. Ma a posteriori sono molto contento di esserci andato. Unica! Lo so, questa la fanno tutti. Ma io ero li proprio per quello, e con milioni di visitatori ogni anno non è poi facile fare qualcosa di diverso. Quindi, ecco la skyline di Manhattan! Z6 e 24-70/4Z @28mm, 10" f11 ISO100 - panorama da 2 scatti, fatti da treppiede, incollati con Lightroom - Il consiglio, per queste foto, è arrivare prima del buio. Per evitare il cielo nero. Z6 e 24-70/4Z @28mm, 10" f11 ISO100 Z6 e 50/1.8Z 1/20 f1.8 ISO1400 - mano libera Z6 e 50/1.8Z, 1/200 f1.8 ISO800 - Scatto rubato con la macchina appoggiata alle ginocchia, AF automatico con riconoscimento del viso. Ground zero. Che dire, credo che abbiano fatto bene a costruire questo monumento ed il museo. Molto commuovente la parte più interna, ma li è vietato fotografare (credo giustamente). Z6 e 14-24/2.8AFS @21mm, 1/25 f16 ISO100 Z6 e 14-24/2.8AFS @14mm, 1/20 f2.8 ISO1800 Z6 e 50/1.8Z 1/1250 f1.8 ISO100 - Ogni giorno, per i compleanni, mettono una rosa bianca a fianco al nome. Z6 su 14-24/2.8AFS @24mm 1/40 f5.6 ISO 100 Z6 su 24-70/4Z @30mm 1/60 f8 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @30mm 1/500 f9 ISO1100 Z6 su 24-70/4Z @67mm 1/125 f5.6 ISO110 Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/20 f7,1 ISO450 Z6 su 50/1.8Z 1/250 f3.5 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @24mm 1/50 f8 ISO800 Z6 su 50/1.8Z 1/15 f4 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/250 f4 ISO200 Z6 su 24-70/4Z @52mm 1/250 f8 ISO800 Z6 su 24-70/4Z @54mm 1/60 f4 ISO100 Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO800 - Impossibile apprezzare la rapidità con la quale fare una fotografia come questa: nessun movimento del sensore autofocus: solo alza, inquadra e scatta. Meno di un secondo. Personaggio interessante, siamo alla fine ed il tempo è finito.... che ci farà con il biglietto? Ma time square è un circo. Z6 su 50/1.8 1/640 f1.8 ISO800 Z6 su 24-70/4Z @58mm 1/500 f4 ISO200 - Central Park Il giorno di ferragosto - da noi è calcio sui prati, qui è baseball. Solo 2 tentativi per fare uno scatto con dentro l'inquadratura anche la pallina. Ritardo di scatto decisamente gestibile. Z6 su 70-200/4AFS @200mm 1/1250 f5.6 ISO100 - Per fotografare "la signora" prendete semplicemente il ferry per il New Jersey - costa poco e la vista è bellissima. Z6 su 24-70/4Z @52mm 1/320 f5.6 ISO800 - a NY lo street food è di tutti i tipi e con gusti da tutto il mondo. Imperdibile. Z6 su 24-70/4Z @55mm 1/25 f8 ISO100 - Abbiamo scelto Top of the rock per la nostra vista dall'alto. 2 consigli: prenotate per tempo e portate il treppiede - ma molto piccolo: Quelli grandi sono vietati. Z6 su 24-70/4Z @32.5mm 2" f8 ISO100 - La quantità di luci è pazzesca! Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/50 f4 ISO400 - Ognuno si sposa dove preferisce.... Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO720 Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO180 - 180 ISO per fotografare di notte!!! Z6 su 14-24/2.8AFS @21mm 1/125 f2.8 ISO400 - Avevo detto circo, giusto? Questi pagano per farsi fotografare con queste ragazze. Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/250 f2.8 ISO800 Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/125 f2.8 ISO400 Z6 su 14-24/2.8AFS @17mm 1/60 f2.8 ISO1600 Z6 su 24-70/4Z @24mm 1/10 f4 ISO400 - Il luna park di Coney Island è assolutamente da vedere. E da giocare. Il giro sull'ottovolante, in legno, è stata un' emozione pazzesca. Z6 su 24-70/4Z @60mm 1/200 f4 ISO3600 Z6 su 50/1.8Z 1/200 f1.8 ISO640 Z6 su 14-24/2.8AFS @18mm 0.4" f13 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @28mm 8" f16 ISO50 (ISO50 per allungare il tempo) ù Z6 su 24-70/4Z @37mm 1/200 f4 ISO200 - Io non sono un militarista, ma una visita al cimitero di Arlington la consiglio, così come, se passate di la' una visita alla base navale Norfolk. Dice molto sul paese che state visitando, quello vero, non NY City (che è vera, ci mancherebbe, ma non rappresentativa dell'interezza del paese). Z6 su 70-200/4AFS @200mm 1/160 f4 ISO200 Z6 su 24-70/4Z @41mm 1/160 f4 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @50mm 1/100 f4 ISO500 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/30 f9 ISO1800 Z6 su 24-70/4Z @42mm 15" f16 ISO100 Z6 su 70-200/4AFS @165mm 15" f16 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/30 f4 ISO400 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/40 f4 ISO400 Z6 su 14-24/2.8AFS @14mm 1/10 f4 ISO100 Z6 su 24-70/4Z @70mm 1/320 f4 ISO100 Quindi, com’è andata la Z6? Benissimo. Anche più di benissimo. Secondo me è la macchina ideale per fare queste cose. Niente di meno. In una vacanza generalista, spesa andando a zonzo giorno e notte, si gode a 360° delle sue positive caratteristiche e non mi sono mai sentito frenato in nulla. Anzi supporto in tutto, scatti a qualsiasi ISO ti possa nella pratica servire, senza penalizzazioni. Lo stabilizzatore è straordinariamente efficiente. La coppia delle due cose è unica. Il margine di ottimizzazione, come sempre, c’è. Ma va cercato nella sostituzione delle vecchie lenti con ottiche Z, più leggere e finora contemporaneamente più performanti. Di fatto qui il 14-30/4Z avrebbe potuto prendere il posto del 14-24/2.8AFS perché lo scatto a f2.8 con gli ISO più alti è stato a ISO1800. Quindi mezzo kg risparmiabile, anche grazie all' amplissimo range operativo della Z6 che rende lo stop in più di luce non determinante. Ma cosa penso di quella lente, a 360°, l’ho scritto tempo fa e quindi non è nella mia borsa. Ma se questo fosse il mio genere fotografico la prenderei. Il 70-200/4AFS? Utile, il tele per me serve sempre. Qui meno che al mio solito, ma quello che ho fatto con lui non avrei potuto farlo senza. Anche qui il margine di miglioramento va cercato in una lente nativa Z più leggera, che ancora non esiste. Il treppiede? Utile solo se sai che vorrai fare lunghe esposizioni e da portare se e solo se si ha modo di lasciarlo in stanza altrimenti. Ne basta uno alto 1mt, E nemmeno particolarmente stabile considerato che non lo poserete mai su terreni instabili e considerato anche che non deve assorbire le vibrazioni dello specchio. Ma meno del 10% delle immagini che ho selezionato per voi sono fatte da treppiede…. E comunque nessuna di queste avrebbe potuto essere fatta a mano libera con gli stessi risultati. I pro: Tutte le caratteristiche vincenti delle mirrorless (leggerezza, mirino elettronico, silenziosità ed assenza di vibrazioni) e della Z6 in particolare, il sensore innanzi tutto che consente di fotografare con tutti gli ISO che ragionevolmente possono servire in vacanza e lo stabilizzatore super efficiente. La messa a fuoco automatica sul viso, lo schermo basculante e lo scatto silenzioso abilitano incredibili possibilità di scatti di street rubati fingendo di non fotografare. Grandi prestazioni delle lenti native Z. Grande durata della batteria, mai arrivato in fondo ad una carica in un giorno. Quindi con solo 2 batterie si va assolutamente sul sicuro. I contro: Corredo Z ancora incompleto, ma lato grandangolare, per questo tipo di fotografia il 14-30/4 Z può egregiamente ricoprire questo ruolo. Insomma, nessun reale contro. Massimo per Nikonland 15/12/2019
  12. ..... Parata di trigger Godox, per tutti gli usi. Sono apparecchi dedicati alle varie marche. "L'intelligenza" del sistema Godox permette ai flash - che incorporano un ricevitore radio compatibile e non necessitano quindi di ulteriori apparecchi di supporto - di adattarsi al sistema utilizzato. E' possibile usare quindi un flash Godox indifferentemente con una Nikon, con una Sony, con una Canon, con una Olympus etc. a condizione di utilizzare il trigger dedicato a quel sistema. Sarà quello che si incaricherà di tradurre le informazioni TTL della fotocamera ed inviarle ai flash collegati. il nuovo Godox XPRO dispone di un ampio display LCD colorato e retroilluminato, comodissimo da regolare anche in scarsa luce o al buio (come il mio studio che è sottoterra e perennemente scuro come la notte). Negli anni Godox è stata molto dinamica nello sviluppo dei trigger, conscia che in fondo è il trigger su cui si effettuano il più delle operazioni. E' inutile avere il flash più sofisticato del mondo se il trigger che devi utilizzare sembra risalire agli anni '50. Era il caso del primo sistema, decisamente poco pratico e complicato da impostare senza il manuale davanti. Gli ultimi invece sono molto intuitivi e con funzionalità avanzate. Dal più pratico XT1 (quello nella foto in alto, a sinistra), che ripete la slitta flash e consente di montare sulla fotocamera, un flash sopra allo stesso trigger, si è passati al XT32, un primo tentativo di trigger più sofisticato di cui abbiamo già parlato su queste pagine, per giungere a questo nuovo XTPRO. Ma mentre parliamo del modello I, Godox ha già sviluppato - per il momento in esclusiva per Adorama che lo commercializza con il suo marchio Flashpoint negli USA - il modello II che incorpora anche funzionalità blutooth. Tornando al modello I, io lo sto usando da mesi con pieno profitto, tanto da trovare macchinoso l'XT1 quando sono costretto ad usarlo al suo posto. il vantaggio è il fattore di forma ma soprattutto la semplicità di regolazione che permette di impostare nel dettaglio fino a 5 gruppi di flash per canale avendo a vista le impostazioni di ciascuno flash. l'X PRO sulla mia Nikon D850 qui visto davanti e più da vicino. Non piccolissimo ma nemmeno enorme come certi altri "cinesoni", ha un peso molto contenuto ed ha il vantaggio - come gli altri trigger Godox - di funzionare con normalissime pile stilo. Peraltro tutti questi trigger hanno un consumo risibile. Non ricordo di aver cambiato le pile a nessuno dei miei, e vi assicuro che li utilizzo tanto ma stanno anche per tanto tempo del tutto inattivi al loro posto (il che dimostra che non hanno alcuna dissipazione a fermo). il controllo con il pulsanti e la ghiera di regolazione è semplicissimo. Per ogni flash dei 5 gruppi si può impsotare la modalità di funzionamento, la regolazione di potenza o l'eventuale correzione in sovra o sotto esposizione. Si possono anche controllare singolarmente le lampade pilota e l'utilizzo o meno della funzione strobo o della sincronia ad alta velocità (per i flash collegati che ne siano dotati). l'uso delle varie regolazioni è "parlante", nel senso che compaiono le istruzioni a display. il trigger è aggiornabile via firmware per il tramite di una presina USB. Non manca - mai usata - una presa syncro piccola) il vano batterie sulla pancia lascia libero l'emettitore ad infrarossi. la slitta è standard secondo i contatti delle nostre Nikon (il marchio N nel rettangolo qualifica questo trigger come compatibile con Nikon). Sinceramente non trovo nessun difetto in questo flash che ha anche il vantaggio di avere un costo che resta frazionale rispetto agli "accrocchi" cervellotici ideati da Nikon per il suo unico flash radio SB5000. Questi trigger entrano in sincronia con i flash automaticamente senza alcuna impostazione. Basta - eventualmente - selezionare il gruppo e il canale sul flash, tramite la sua pulsantiera - perchè questo segua le impostazioni relative inserite nel flash. Cambiando l'impostazione, si vedrà il display del flash corrispondente adeguarsi in tempo reale. E' anche divertente vedere come un gruppo complesso quanto si vuole di flash sia facilissimo da regolare " a vista" e senza fare un passo direttamente dal trigger (NON E' NECESSARIO IMPOSTARE ALCUNCHE' NEL MENU' DELLA FOTOCAMERA) perchè il sistema reagisca alle nostre esigenze. Nel caso ideale di un gruppo di flash tutti TTL, il sistema li regolerà automaticamente per noi. In base al risultato noi potremo "starare" intenzionalmente le singole emissioni per modificare la risposta del sistema. Ma che bella cosa ! Resterò utente soddisfatto di questo trasmettitore, anche perchè il modello II che ho visto in anteprima, è certamente più sofisticato ma a prima vista al costo di una operatività decisamente meno intuitiva di questo. E siccome quando sono in studio io mi curo della luce e della scena, non voglio dovermi perdere a cercare di interpretare le funzioni dei miei apparecchi che, per quanto possibile, vorrei che intercettarsero autonomamente i miei pensieri, senza che io me ne debba preoccupare. In estrema sintesi, caldamente consigliato a chiunque utilizzi sistemi flash GODOX un attimino più complessi del singolo punto luce "a slitta" (tipo AD200 o AD400/AD600 e specialmente gruppi di flash misti).
  13. Ultima promozione da Nital su vari corpi e obiettivi Nikon. Qui: https://www.nital.it/nikonscontoincassa Ci sono le Z compresa la Z50 ma anche corpi e lenti F. Scadenza al 15 gennaio 2020. Sconto in cassa, quindi niente attesa di rimborsi.
  14. Inizio questo articolo ringraziando Umberto (Bimatic tra i Nikonlander): questo test esiste grazie alla sua generosità nel prestarmi la lente. Non ci eravamo mai visti prima: un altruismo ed una fiducia nel prossimo che solo i migliori tra gli onesti hanno. Grazie Umberto! Di questo obiettivo, e dei test che sono stati scritti dalla sua uscita sul mercato, si è parlato e discusso tantissimo. I motivi sono diversi, i principali li sintetizzerei così: E' il primo zoom ultrawide su montatura Z e Nikon, nella insistente campagna pubblicitaria, ha più volte sottolineato che il bocchettone Z avrebbe abilitato prestazioni mai viste, soprattutto sui grandangolari Il prezzo non è propriamente economico Le recensioni che sono via via apparse sul web sono discordanti, come se, al minimo, ci fosse una certa difformità prestazionale tra diversi esemplari E’ il primo zoom 14-xx che accetta normali filtri a vite (seppure da 82mm, e quindi notevolmente costosi se di buona qualità) e conserva peso ed ingombro molto contenuti. Personalmente lo attendevo con trepidazione, perché desidero da tempo un sostituto al 16-35/4, che uso da anni invece del 14-24/2.8 proprio per le caratteristiche fisiche – peso, ingombro, resistenza ai riflessi e compatibilità con filtri a vite, ma senza esserne realmente contento da quando i sensori hanno superato i 12mpix. E per questo lo scorso anno gli ho affiancato un 24 1.8, da usare a diaframmi aperti. Questo il 14-30 in posizione "di lavoro". Relativamente alle caratteristiche fisiche, la prima cosa che si nota è che per fotografare occorre estendere il barilotto, impostazione in ambito Z introdotta sul mercato dal 24-70/4S. Dico subito che non mi piace per nulla: vedo questo allungamento come una intrinseca debolezza strutturale. Ma effettivamente, richiuso, è più piccolo del 16-35/4 ed è anche 200gr più leggero (540gr vs 740gr), oltre al fatto che il 16-35 dovrebbe poi montare l'FTZ, con ulteriore peso, ingombro e.... scocciatura. Ma la differenza tende a sfumare quanto più il fotografo di natura si muova con lo zaino pieno di materiale vario, ma che sicuramente farà la gioia di chi, fotografo da turismo, veda nelle Z la possibilità di alleggerire la borsa. Personalmente ho posizione neutra, giudico l’attrezzatura fotografica per le prestazioni e sicuramente non per un paio d’etti di differenza sulla bilancia, ma la direzione di Nikon verso leggerezza e compattezza viene comoda anche a me quando faccio i bagagli per volare. Ed il 14-30 si monta sulle Z senza adattatori, altro grande plus. Poiché il mio target d’uso di lenti come questa è prevalentemente il paesaggio, per provarlo l’ho portato sia al Parco del Ticino – sarebbe bello avere vicino casa Jokulsarlon ma io abito a Corbetta e non in Islanda – ed al Parco dell’Avic. Non tanti giorni, ma parecchie foto anche se non migliaia di migliaia come gli appassionati dello Spray and Pray usano fare. Ma si sa, le fotografie nascono nella testa del fotografo e per farle occorre innanzi tutto pensarle, poi cercarle ed infine farle…. nel mio caso camminando anche un po’. Preciso che: Coerentemente con il target d'un oggetto della mia prova, la maggior parte delle immagini è a diaframmi mediamente chiusi, necessari per avere la profondità di campo od il tempo di scatto adeguati alle immagini che volevo fare, per cui non ho provato la coerenza di comportamento attraverso i diversi diaframmi disponibili. Non ho fatto test sulla vignettatura, che pare notevole, perché ci sono diversi siti che la misurano "scientificamente" in Ev, cosa che va oltre la mia voglia di impegnarmi. Ed ora un po' di immagini, corredate dalla didascalia che riepiloga i dati di scatto e le mie evidenze, il motivo cioè per cui ho scelto ogni specifica immagine tra le centinaia fatte ad illustrare un concetto. Z6, 14-30@14mm 1/30 f13 ISO 200 - Pur se "chiuso" a f13, tutti i bordi dell'immagine sono meno nitidi del centro. In particolare il tronco, che è parte determinante della composizione, risulta compromesso. Lo stabilizzatore interno della Z6 e l'anteprima nel mirino elettronico dell'esposizione ha reso semplicissima questa foto a mano libera. Z6 14-30@23mm 1/200 f8 ISO 100 - Lo sfocato degli alberi è estremamente "nervoso". Lo schermo orientabile della Z6 è straordinario per riprendere "da terra".... senza sdraiasi a terra. Z6 14-30@16mm 1/20 f11 ISO 100 Da circa un metro e mezzo di distanza e senza andare alle focali più estreme e diaframmando, i bordi migliorano molto. Z6 14-30@30mm 1/200 f7.1 ISO 800 - Spesso in natura i grandangoli servono ad ambientare i soggetti. Ma a questo diaframma intermedio lo sfocato è terribile! La possibilità di stare fermi, componendo nello schermo orientabile ed avvicinando la macchina semplicemente distendendo le braccia mi ha consentito di non spaventare questa farfalla. Gli automatismi AF nel punto selezionato consentono molto facilmente la perfetta messa a fuoco. Z6 14-30@20mm 1/125 f5.0 ISO 100 - La focale è funzionale sia a "staccare i piani" sia a riprendere l'ambiente montano nel quale questo splendido bonsai naturale, che conosco e passo periodicamente a trovare da oltre 20 anni, vive. Il diaframma abbastanza aperto è scelto per concentrare la nitidezza e quindi l'attenzione sul soggetto. Z6 14-30@25mm xxx f11 ISO 100 - Immagine senza difetti, nitidezza uniforme e su livelli veramente notevoli. "Lunga esposizione" ottenuta incollando 10 fotogrammi ad 1/20 in photoshop (da qui il tempo xxx). Z6 14-30@14mm 1/10 f16 ISO 50 - composizione scelta con cura per "disinnescare" i problemi. E' questa la tecnica con la quale ho convissuto per anni e anni con il 16-35: fotografi a 16mm? componi "di conseguenza"! Pare essere necessario un ragionamento del genere anche con questo 14-30, tra 14 e 20mm Z6 14-30@14mm 1/100 f8 ISO 100 Z6 14-30 xxx f16 ISO 50 - lunga esposizione ottenuta incollando 10 fotogrammi ad 1/30 in Photoshop. Z6 14-30@21mm xxx f16 ISO 50 - lunga esposizione ottenuta incollando 10 fotogrammi a 1/13 in Photoshop. Z6 14-30@19.5mm 1/50 f8 ISO 100 - i 20mm paiono molto nitidi attraverso tutto il fotogramma, anche a f8. Z6 14-30@20mm 1/200 f8 ISO 100 - sembra di si.... in ogni caso 20mm vanno bene a F8... Z6 14-30@27mm 1/50 f8 ISO 100 .... anche 27mm vanno sempre bene. Sono tutte “sviluppate” con LR, il software che uso di più. In tutti i casi i risultati che ho ottenuto sono molto buoni escluso per quanto concerne l'uniformità di nitidezza alle focali più corte. Per chiarire questo punto, approfondendo quanto già avevo avuto modo di vedere, ho dovuto fare anche qualche foto non propriamente di natura. Ma andiamo con ordine. I grandangoli estremi - diciamo quelli oltre i 20mm - nella fotografia di paesaggio hanno come principale ragione d’essere non tanto la possibilità di riuscire a prendere con un solo scatto uno sconfinato angolo di campo quanto la capacità di giocare con la resa del primo piano, esagerandone dimensioni e dettaglio rispetto allo sfondo ed ai piani intermedi. L’effetto ricercato è questo: Z6 14-30@14 0.5' f16 ISO 100 O meglio, mi perdonerete ma come detto pianura padana e stagione non aiutano, questo: (tutte con 16-35 su D810: sulla carta un'ottica molto peggiore di questo 14-30 e pure montata su un corpo con più risoluzione e quindi capace di metterne maggiormente a nudo i limiti). Ma per farlo con successo occorre che l’obbiettivo abbia grande omogeneità di resa centro-bordi. E’ qui che, nei vecchi F, il 16-35/4 è più alle corde ed il 14-24/2.8 più a suo agio. Purtroppo, nonostante le promesse da brochure pubblicitaria di “livelli di prestazioni ottiche mai raggiunti prima” grazie al grande diametro dello Z-Mount e l’appartenenza al novero dei Superior, il 14-30 alla sua focale più corta, per me, fallisce la prova. Crop 100%, conversione in Lightroom E non solo in tema di uniformità centro-bordi ma anche in relazione alla distorsione, che come vedremo tra poco sono due problemi indissolubilmente legati. Perché? Perché il 14-30/4 ha una distorsione elevatissima (credo senza precedenti nelle realizzazioni di nikon degi ultimi 10 anni di questa fascia di prezzo) che viene corretta automaticamente da Lightroom e CameraRaw, che Nikon sa benissimo essere i software più usati. Questa la distorsione non corretta a 14mm (conversione in DxO Photo Lab 2). E' oscena! Ed è per questo, secondo me, che la correzione in LR è obbligatoria e non disattivabile. Immaginate un campanile o un grattacielo come verrebbero sul file senza la correzione? Ma non ci sono pasti gratis: correggere questa imponente distorsione implica letteralmente “spostare e stirare” una marea di pixel. E senza quella correzione, i bordi sarebbero molto meglio, come i crop di seguito dimostrano (tutti a pixel reali). E dimostrano anche, non corretta, la presenza di una ben visibile vignettatura anche a diaframmi così chiusi (f16). LR DxO PhotoLab 2 Preciso che non è un fatto di diversi parametri di regolazione perché i due file sono regolati in modo identico (e senza lavorarci molto sopra, DxO è un software molto semplice da usare, solo che consente di scegliere SE applicare o meno le correzioni). Di seguito due crop presi al centro, dite voi quale SW di sviluppo ho usato.... Se non trovate la differenza.... beh, è perché non c'è. E non è un ottica decentrata, di seguito i crop dell'angolo a sx.... che ripropone lo stesso difetto. Si parla di fotografia computazionale per giustificare questa scelta di nikon – realizzare un 14-30 che distorce in modo atroce correggendolo via SW – ma per me è solo il modo per nascondere gli effetti negativi di una scorciatoia progettuale. Ben diverso sarebbe stato se il profilo avesse recuperato, grazie all’intelligenza artificiale che, ad esempio, Topaz inizia ad applicare ai suoi software, la distorsione SENZA spiattellare i bordi, lavorando in modo più sofisticato i pixel. Ma così non è, e per ovvi motivi: quella tecnologia non l'abbiamo ancora. E quindi, qui, la fotografia computazionale non c'entra nulla, oggi resta un’idea non implementata, su LR, per il 14-30 e per le Z. Tra l’altro i profili che correggono distorsione, vignettatura e aberrazioni cromatiche su LR li abbiamo da anni, per tutte le ottiche F, richiamabili con un click o per i pigri associabili direttamente al profilo di importazione. Un click una volta sul profilo di importazione e poi, per sempre, tutte le ottiche risultano "corrette" allo stesso modo in cui ora è "corretto" questo 14-30. Se trattassimo sul serio di fotografia computazionale, io, ad esempio, parlerei di implementare nella Z l’effetto equivalente al filtro ND, che nelle foto sopra ho simulato in Photoshop, per non dotarmi per il test di un costoso filtro da 82mm e per dimostrare che la "filtrabilità" delle ottiche oggi sta perdendo senso, e lo perderebbe di più proprio grazie alla fotografia computazionale. Sarebbe facilissimo: Esposizioni ripetute, fatte con l’otturatore elettronico in raffica veloce e montate su un singolo raw direttamente in macchina. Oppure l’effetto equivalente al filtro GND….. altrettanto semplice, un pochino di SW e 2 fotogrammi in rapida ed automatica sequenza con lo scatto elettronico ed un filtro digradante come quello di ligthroom (vero, non sarebbe sempre perfetto come con il filtro se ci sono oggetti in movimento, ma intanto spesso basterebbe). Lo so, resterebbe, per ora, il problema del polarizzatore..... Alcuni chiederanno: e come mai i test IMATEST che vediamo dicono che ai bordi quest'ottica a 14mm va bene? facile: quei test, come gli MTF, non sono fatti sui file raddrizzati da LR! Perché, lo ripeto, il problema di quest'ottica non è la nitidezza ai bordi ma è la distorsione. E' correggere la distorsione che rovina i bordi. E' per questo, ed i test dei due 24-70 per Z lo dimostrano, che Nikon ha dato un diverso taglio alla linea evidentemente amatoriale (l'f4, più bisognoso di correzione automatica per nascondere i difetti e con profilo più "aggressivo" nel rimuoverli) rispetto a quella professionale (l'f2.8, contemporaneamente meno bisognoso di correzioni, che sono anche meno automaticamente corrette dal profilo), evidentemente valutando, questa la mia deduzione, che è al fotografo meno capace di scegliere come trattare le sue immagini che sono rivolti questi f4. Abbiamo quindi gli Z SUPERIOR e gli Z superior. I "veri" SUPERIOR e quelli "finti", che escono per primi sul mercato in modo che uno li compri entrambi. Un mucchio di parole, lo so. Ma questo articolo prova sia a raccontare i risultati del mio test del 14-30 sia a spiegare la mia posizione circa il giudicare un'ottica senza separare i suoi meriti da quelli del SW. Cosa tanto più indispensabile in casi come questo dove il SW corregge un problema introducendone un'altro. Tornando alla lente, la domanda è: Lo consigli? La risposta è: “Dipende”! Dipende dal fotografo, da cosa fotografa e da perché fotografa. Sinceramente non riesco a dare un giudizio univoco: più uno è "disimpegnato" e più gli piacerà; Più uno è "impegnato" e più troverà i limiti sopraesposti fastidiosi e dovrà inventarsi il modo per girarci intorno in attesa, se potrà e vorrà permetterselo, di comprare il 14-24. E' noto sia che a breve sarà nei negozi sia che quello sarà il vero SUPERIOR. Chiudo con il consueto riepilogo dei MIEI PERSONALI pro e contro, che ricordo essere collegati a questa specifica modalità d'uso (paesaggio e natura). PRO: Grande escursione focale, con l'intervallo da 20 a 30 molto buono Leggero e piccolo Nativo Z, niente adattatori tra i piedi Filtrabile, ma solo con filtri molto sottili e di buona qualità quindi costosi (ed è proprietà indispensabile per il solo polarizzatore, soprattuto se gli ingegneri Nikon realizzeranno una implementazione corretta delle esposizioni multiple; fino ad allora si può fare con buona comodità in Photoshop) CONTRO: Distorsione eccessiva, specie nelle focali più wide che sono uno dei più decantati plus. Eliminabile via software ma solo sacrificando la nitidezza ai bordi, e senza certezza che tutti i sw facciano lo stesso tipo di lavoro (ad esempio su DxO Photo Lab il profilo ancora non esiste, mentre quello del 24-70, del 50 e del 35 si, quindi presumibilmente arriverà breve; di CaptureOne non so dire). Costruzione mediocre, il barilotto "telescopico" sembra estremamente fragile Molto costoso Nell'attuale combinazione di firmware perde il fuoco ad ogni spegnimento della macchina Sfocato terribile Massimo Vignoli per Nikonland 20/06/2019 (mio compleanno, oggi sono 51!).
  15. Sakurambo

    DSC_0734A.jpg

    From the album: CARNEVALE LIBERATO DI POGGIO MIRTETO

    © @fabioferri

  16. Sakurambo

    DSC_0732A.jpg

    From the album: CARNEVALE LIBERATO DI POGGIO MIRTETO

    © @fabioferri

  17. Sakurambo

    DSC_0728A.jpg

    From the album: CARNEVALE LIBERATO DI POGGIO MIRTETO

    © @fabioferri

  18. Sakurambo

    DSC_0793A.jpg

    From the album: CARNEVALE LIBERATO DI POGGIO MIRTETO

    © @fabioferri

  19. Sakurambo

    DSC_0718A.jpg

    From the album: CARNEVALE LIBERATO DI POGGIO MIRTETO

    © @fabioferri

  20. Sakurambo

    DSC_0715A.jpg

    From the album: CARNEVALE LIBERATO DI POGGIO MIRTETO

    © @fabioferri

  21. Sakurambo

    DSC_0713A.jpg

    From the album: CARNEVALE LIBERATO DI POGGIO MIRTETO

    © @fabioferri

  22. Sakurambo

    DSC_0709A.jpg

    From the album: CARNEVALE LIBERATO DI POGGIO MIRTETO

    © @fabioferri

  23. Sakurambo

    DSC_0787A.jpg

    From the album: CARNEVALE LIBERATO DI POGGIO MIRTETO

    © @fabioferri

  24. Sakurambo

    DSC_0780A.jpg

    From the album: CARNEVALE LIBERATO DI POGGIO MIRTETO

    © @fabioferri

  25. Sakurambo

    DSC_0777A.jpg

    From the album: CARNEVALE LIBERATO DI POGGIO MIRTETO

    © @fabioferri

×
×
  • Create New...