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  1. Se per caso siete stati di recente in un moderno Museo di Storia Naturale, come ad esempio quello di Milano (Corso Venezia 55, dentro ai Giardini Pubblici), avrete visto come è cambiato il modo di esporre gli animali. Non più rigidi come statue (come "imbalsamati" ) fissi su quattro zampe, gli animali vengono esposti in pose molto dinamiche, come colti in un momento di vita, e non più in aride teche, ma ben ambientati in splendidi diorami che ricostruiscono il più fedelmente possibile l'ambiente originale dove questi animali vivevano. La ricostruzione del diorama è un lavoro complesso che richiede un team di professionisti esperti di varie tecniche, ma anche la preparazione del singolo animale da esporre non è da meno. Ci vuole una competenza ed una abilità artistica non da poco, per riprodurre delle pose realistiche, che oltre a spiegare di più sull'animale e la sua vita, rendono il soggetto più "vivo" (si fa per dire) e sicuramente più attraente. Sono passato di recente a trovare Ermanno Bianchi, il preparatore (tassidermista, ma non solo) del Museo di Storia Naturale di Milano, dove lavora da decenni, quasi tutti gli animali che vedete nei diorami di quel Museo sono opera sua. Ermanno è uno dei migliori nel suo campo. Ho fotografato la sua ultima fatica per mostrarvi che perfetta alchimia di arte e scienza ci sia "sotto": E, come mio solito, vi voglio annoiare un po' raccontandovi i come e i perchè 😛 Cominciamo dal soggetto, l'animale è un Ghepardo ed è mostrato in corsa, mentre insegue una preda. Da dove viene? Di solito si tratta animali che muoiono di morte naturale in parchi-zoo. Questo ghepardo proviene al Parco delle Cornelle (BG). Una volta arrivato in laboratorio da Ermanno, viene stoccato in una cella frigorifera fino al momento di iniziare il lavoro. La fase iniziale è togliere la pelle e metterla da parte, l'animale poi viene scarnificato fino a liberare le ossa. Le ossa poi vengono sottoposte ad un trattamento di essiccazione e "sgrassamento". Poi viene rimontato lo scheletro osso per osso (sono un centinaio). Per la postura finale Ermanno si è basato su fotografie di ghepardi in corsa. Adesso viene la parte più importante, la creazione del modello su cui rimontare la pelle. Si usa parlare di imbalsamazione, di impagliatura, ma oggi non c'è più nulla di tutto questo. Fino a qualche decennio fa si usava il gesso per riprodurre alla meglio le fattezze di un animale, ma il gesso è pesante e fragile al tempo stesso, per cui le pose erano forzatamente statiche perchè il tutto potesse reggere. Adesso si usa fare una scultura in poliuretano, che è leggerissimo. Il lavoro è da una parte una vera opera d'arte, perchè se di certi particolari più minuti (unghie, dita), si possono prendere delle impronte prima di scarnificare, il resto va modellato da zero. Qui, oltre alla capacità artistica ci vuole una grande conoscenza dell' anatomia, della volumetria della muscolatura dell'animale, specialmente per renderlo realistico in una postura dinamica come quella che vedete. Il modello è una scultura creata da zero. Una volta ultimato il modello, gli si monta la pelle e si inseriscono gli occhi (di vetro, o di resina trasparente); le basi esistono in commercio, ma la rifinitura, l'iride colorata ad esempio, spesso si dipinge a mano (all'interno). gli artigli, sono sempre copie perfette in resina e così l'animale è pronto. Questa preparazione è stata progettata e verrà esposta come la vedete, con le tre fasi, scheletro, modello con la muscolatura in evidenza e animale finito affiancati; proprio per mostrare ai visitatori cosa ci "sta sotto" al lavoro di preparazione. L'avreste mai detto quanta arte, conoscenza e "manico" c'è dentro a questo lavoro? La prossima volta che visitate il Museo di Milano e guardate quegli splendidi diorami, lo saprete. Nota tecnica. ( questo è un sito di fotografia....), il laboratorio era ingombro al di sotto dei soggetti e di lato. I tre soggetti in fila erano troppo lunghi e sottili, a meno di tagliare la coda allo scheletro; in più, visti di lato perdevano molto, diventavano troppo didascalici; così per la foto principale ho optato per un tre quarti davanti, con focale corta, che mi pare renda bene il dinamismo della ricostruzione.
  2. Anche le anatre pensano che sia finalmente primavera, e così iniziano a formarsi le coppiette. I maschi si vestono della festa per fare bella figura: Se il maschio è sgargiante, la signorina è un po' dimessa, ragazza d'altri tempi, preferisce stare in secondo piano, ma comunque è elegante. Ma la relazione non è sempre tranquilla!! Ogni tanto salta fuori un playboy che cerca di attentare all'onestà della fidanzata. Ma il maschio geloso lo scaccia con foga. Ritaglio a 16:9 perchè le rocce distraevano e, lo so, manca la punta dell'ala, ma spero perdonerete.
  3. Rana Pelophylax epeiroticus. Fotografato nel lago di Stimfalia nel Peloponeso.
  4. Francesco Tomasinelli, originario di Genova, si è laureato in Scienze Ambientali Marine presso l’Università di Genova. E'un libero professionista, lavora come biologo e fotogiornalista scientifico. Da sempre affascinato dalla natura, e soprattutto dagli animali più insoliti e curiosi ha lavorato in Italia e negli Stati Uniti, per poi dedicarsi all’editoria, alla divulgazione scientifica e alle consulenze ecologiche e ambientali per aziende e studi professionali. E' un apprezzato fotografo naturalista, nonchè convinto Nikon user. Ha collaborato e sta collaborando con l'Università dell'Insubria dove io lavoro, così non mi sono lasciato scappare l'opportunità di proporgli un'intervista, cosa a cui si è prestato volentieri. SR La passione per la fotografia è venuta prima o dopo quella per la natura? FT In realtà mi è sempre piaciuta moltissimo la natura. Ho cominciato a 3 anni con i dinosauri e non ho mai smesso. L'interesse per la fotografia è venuto molto, molto più tardi, quando ero all'università. All'epoca lavoravo part-time all'acquario di Genova e allevavo in un mio laboratorio alcune specie di insetti per approfondire le mie conoscenze. Uno dei curatori dell’Acquario, Giovanni Schimmenti, mi disse che era importante per una persona come me imparare a fotografare bene, e mi suggerì a grandi linee che attrezzatura acquistare. È stato probabilmente uno dei consigli più preziosi che mi siano mai stati dati. SR Fai solo fotografia naturalistica o ti dedichi anche ad altri generi? FT Ho cominciato a fotografare seriamente nel 2001 e sono professionista dal 2005 (nel senso che ho aperto una partita IVA da fotografo). All’inizio facevo molte diapositive di insetti e ragni, tra i miei gruppi animali preferiti, per documentare comportamenti e cicli vitali. Ma con la nascita del digitale ho ampliato sempre di più i miei orizzonti fotografici ad tutti i gruppi di animali e piante, alla fotografia di viaggio e alla documentazione del lavoro scientifico, che è un genere che mi piace molto. Guardo sempre con piacere il lavoro di altri sulle riviste e su instagram. E sinceramente trovo che oggi ci siano molti fotografi straordinari, più motivati e creativi di me, sia in Italia che all’estero. Esplorazione notturna della foresta pluviale con autoscatto (Tomasinelli è quello a sinistra). Servizio su turismo di avventura in Amazzonia per Rivista della Natura e Touring. Brasile. Delfini di fiume (Inia geoffrensis) nel Rio Negro. Servizio su turismo di avventura in Amazzonia per Rivista della Natura e Touring Raduno dei pipistrelli giganti Eidolon helvum nel Parco Nazionale di Kasanka, la più grande concentrazione di mammiferi in Africa, dopo la migrazione degli gnu in Zambia. Servizio per Rivista della Natura SR Quali aspetti del mondo naturale ti attraggono di più come fotografo? FT Con il passare degli anni ho maturato un interesse profondo per tutti gli animali e anche per le piante. In realtà passo più tempo a osservare, studiare e fare progetti che a fotografare. Tra i miei soggetti favoriti figurano senz'altro tutti i piccoli animali più trascurati come insetti, ragni e rettili e anfibi, i quali hanno una varietà di forme, colori e comportamenti assurdi e sorprendenti che non si ritrovano negli animali più grandi e carismatici. Ho avuto la possibilità di viaggiare spesso, come inviato di riviste, docente di corsi foto, biologo e fotografo aggregato a spedizioni e devo riconoscere che ai tropici si incontrano una moltitudine di specie straordinarie, dagli uccelli alle formiche. Cerco sempre di studiare prima di partire ma non basta mai… Quando sono sul campo scopro di aver trascurato sempre alcuni aspetti o singole specie. Mi piace anche documentare l'impegno degli scienziati e più in generale delle persone che fanno un lavoro tecnico, non solo in natura, e ho fatto diverse campagne per enti pubblici e per privati. Recentemente mi sono dedicato anche ai video e ho realizzato una serie di brevi clip con grafica che utilizzo nelle mostre che organizzo per i musei. Ragno di grotta Troglohyphantes pluto lungo pochi millimetri sulla sua ragnatela. Da servizio su progetto di ricerca Cavelab, dedicato all’impiego degli organismi di grotta come indicatori dei cambiamenti climatici. Italia Link ad un video di Tomasinelli realizzato per la mostra Predatori del Microcosmo,realizzato con Nikon D800 e due illuminatori LED. SR Cosa cerchi di trasmettere con le tue immagini di natura? FT Mi piace costruire storie fotografiche che raccontano come vivono le diverse specie: documentare il loro comportamento e le interazioni con l’ambiente e le altre specie. Molti degli animali che vediamo in giro sono molto più interessanti di quanto immaginiamo, basta raccontare le storie (anche a parole) nel modo giusto e far appassionare le persone. Il primo passo è sempre suscitare l'interesse con qualcosa di divertente, sorprendente e insolito. E poi in un secondo momento si può stimolare la volontà di proteggere e tutelare. Mi dicono spesso che ho fatto appassionare molte persone alla natura: è sicuramente il complimento che mi fa più piacere in assoluto. SR Quali progetti hai attualmente in corso? FT Anni fa mi impegnavo molto per confezionare reportage interessanti per le riviste, ma con la crisi dell'editoria e il calo dei compensi nel mio caso non ne vale più la pena. Quindi ormai faccio solo lavori su commissione (foto e spesso testi) per alcune pubblicazioni come Natura, Focus e Touring e per privati aziende o la pubblica amministrazione. In più assieme a Emanuele Biggi, fotografo e biologo come me, dal 2009 progetto esposizioni scientifiche per i musei dedicate alla natura e per questi lavori produco ancora molte immagini. Spesso utilizziamo animali in vivario (tutte specie non protette e nate in cattività) all'interno di habitat ricostruiti e illustriamo il loro stile di vita con storie fotografiche dettagliate. Il nostro più grande successo è “Predatori del microcosmo”, che è passata nei maggiori musei di storia naturale del Paese. Adesso si trova all’Ecomuseo del Freidano a Settimo Torinese, un grande spazio vicino a Torino. L'ultima mostra che ho concepito è "Alieni" dedicata agli animali e alle piante originarie di altri paesi che arrivano in Italia per colpa dei traffici dell’uomo e si affermano, soppiantando le specie autoctone. E’ un tema di grande attualità, perché oggi queste invasioni sono una delle maggiori minacce alla biodiversità su scala mondiale e motivo di enormi danni economici. Basta pensare alla zanzara tigre, al gambero della Louisiana o al pesce siluro. La mostra è nata da una collaborazione con l'Associazione Pithekos e con l'Università dell'Insubria e adesso è esposta a Villa Mirabello a Varese fino alla primavera. Chiaramente la fotografia è rilevante per questi lavori, ma è solo “una parte della storia”: bisogna tirare fuori qualche buona idea per il materiale espositivo, organizzare i contenuti, trovare pezzi o allestimenti interessanti, sistemare i testi, la grafica e fare presentazioni e conferenze per la stampa e il pubblico, cercando di confezionare un prodotto interessante con un budget limitato. Spesso coinvolgo fotografi di valore per produrre il materiale. Per Alieni, per esempio, Marco Colombo (vincitore del primo premio nella sezione Rettili e Anfibi del Wildlife Photographer of the year 2016 N.d.R.) ha fornito diverse belle immagini delle specie animali protagoniste della mostra, come nutrie, siluri e alcuni insetti. Gambero della Louisiana (Procambarus clarkii) in mezzo ad una strada durante trasferimento notturno. Italia. Da mostra Alieni a Varese Ricercatore che cattura un tarlo asiatico (Anoplophora chinensis). Italia. Da mostra Alieni a Varese SR La scelta di usare il sistema Nikon è stata casuale o motivata? FT Ho cominciato con Nikon per caso. Quando mi hanno consigliato di iniziare a fotografare all'acquario avevo in casa una vecchia Nikon f401 con la quale ho cominciato, abbinandola ad un Nikon macro 55mm, diapo Velvia e vari flash manuali. Sono passato al digitale nel 2005 con la Nikon D70, ma ho iniziato a fotografare solo in digitale, abbandonando la pellicola, solo con la Nikon D200. Ho utilizzato un po’ tutti i modelli della serie D ed ora mi sono fermato sulla D810, che trovo ottima, ma ammetto di non essere un “feticista” dell'attrezzatura. SR Quali pregi trovi nel sistema Nikon? Cosa vorresti vedere migliorato? FT Il sistema flash comandato a distanza CLS è stato di straordinaria utilità per i lavori che facevo e ancora oggi lo uso sempre. Per molti anni l’affidabilità e la precisione di questo sistema hanno reso per me Nikon molto più interessante rispetto a tutte le altre marche. A volte il sistema di attivazione dei flash non riceve il segnale ma so che il nuovo sistema radio sta risolvendo questo problema. SR Secondo te cosa manca davvero nel sistema Nikon? FT Non saprei davvero, a me manca una lente per fare fotografia macro ad altissimo ingrandimento, come il Canon MP-E. Adesso uso il 60 e il 105 con i tubi di prolunga, ma non è la stessa cosa. SR Cosa metti nella borsa per una sessione macro? FT Per un’uscita seria prendo un 105, e spesso aggiungo anche il 60 macro ed un duplicatore TC17. Per le immagini ambientate utilizzo un Sigma 24 mm e un Sigma 15 mm, due grandangolari non recenti ma molto nitidi che consentono di arrivare molto vicino al soggetto. Poi mi porto due flash SBR200 e un paio di SB900 o simili, con una varietà di diffusori, gelatine, tubi per deviare e canalizzare la luce modificarla in tutti i modi possibili. Utilizzo spesso anche i pannelli riflettenti, un cavalletto leggero e un gorillapod per poter posizionare in flash in giro. SR E se per una sessione di wildlife? FT Qua dipende davvero dal soggetto... Tre anni fa, per esempio, ho lavorato brevemente su gorilla e scimpanzé nelle foreste dell'Uganda. Non si può usare il flash che dà fastidio agli animali e neanche avvicinarsi troppo per evitare di passare ai primati eventuali malattie e bisogna essere molto agili e mobili. Ho impiegato con soddisfazione un Nikon 24-120 e il Sigma 120-300 f2,8 montati su una D700 con monopiede. Non ho mai acquistato super tele molto luminosi perché non è il mio genere. SR Usi molto il flash, e come? FT Se posso uso moltissimo il flash e lo ritengo indispensabile per quasi tutti i generi di fotografia che pratico. Mi piace l'idea di poter modificare la luce a mio piacimento con una serie di accessori. Uso sempre uno o più flash dislocati che aggancio a cavalletti ai supporti o alla vegetazione. A volte, se sono fortunato ho anche qualcuno che mi aiuta… SR Oggi sei conosciuto nel mondo della divulgazione naturalistica, collabori con Università ed emittenti radiotelevisive, come hai cominciato? FT Ammetto che è nato tutto dalla fotografia. Oggi ci sono moltissimi fotografi in gamba ma quando ho cominciato io non eravamo in molti a realizzare certe foto un po’ più tecniche ed era più facile mettersi in luce. Grazie alle fotografia ho maturato l'idea di sviluppare mostre per i musei, è sempre grazie ad essa ho conosciuto molte delle persone più in gamba con cui oggi collaboro proficuamente, da Emanuele Biggi ( biologo e fotografo italiano, conduce la trasmissione Geo NdR), fino ad editori, architetti e agronomi, per i quali faccio il consulente e l’ecologo (e a volte anche il fotografo). SR Raccontaci di qualche tuo progetto già realizzato e in corso d’opera. FT Oltre alle mostra Alieni, nel 2017 ho realizzato un libro Predatori del microcosmo, la lotta per la sopravvivenza di ragni, insetti, rettili e anfibi. Alla centesima persona che ad una mostra ci ha chiesto “Ma come mai non avete ancora fatto un libro su queste cose?”, io Emanuele Biggi ci siamo messi all’opera e abbiamo organizzato una parte del nostro materiale in un grande volume edito da Daniele Marson e uscito poche settimane fa. Avevo già realizzato libri in passato ma questo è sicuramente il più importante dal punto di vista fotografico, anche se c’è un testo divulgativo ma molto documentato che tiene conto delle ricerche più recenti. Predatori del microcosmo presenta una trentina di storie fotografiche che raccontano le vite sorprendenti e pericolose di tanti piccoli animali: le mantidi tropicali con i loro straordinari travestimenti da fiore e foglia, la caccia dei ragni pescatori che catturano pesci, la vita delle rane che usano le grandi migali tropicali come “guardie del corpo”. Chiude il libro una sezione dedicata alla conservazione, con l’impegno dei ricercatori per salvare alcuni di questi animali dall’estinzione. Il libro è frutto di tante spedizioni e viaggi all’estero, dall’Amazzonia al Borneo, anche se alcune sequenze sono state realizzate in Italia o in un laboratorio. Nel panorama italiano, in cui i testi divulgativi su questi temi sono pochissimi e tradotti dall’inglese, è un lavoro unico nel suo genere nel quale abbiamo messo tutto il nostro impegno. Copertina del libro Predatori del Microcosmo SR Piani per il futuro? FT Un progetto che mi sta appassionando riguarda il mimetismo in natura. Sempre assieme ad Emanuele Biggi a febbraio 2018 inaugurerò la mostra “Kryptos, inganno e mimetismo nel mondo animale” realizzata per conto del Museo di Storia Naturale di Genova, in occasione dei 150 anni dell'istituzione. Oltre ad una serie di specie sorprendenti in vivario, presenteremo nuove storie fotografiche con immagini in grande formato e un'ampia sezione video dedicata ai trucchi e al comportamento degli animali, proiettata sulle pareti delle sale. Mantide foglia in agguato (Choeradodis sp.), Colombia. Da libro e mostra Predatori del microcosmo Grazie Francesco. Segnalo il suo sito web: www.isopoda.net da non perdere per gli appassionati di Macro e divulgazione scientifica. Nel sito vi raccomando con calore questa sezione. E' un portfolio sui nostri naturalisti (qualcuno lo conosco di persona), ritratti con maestria, si vede quel che fanno, ma ancora di più si sentela passione, che ci credono. Starò invecchiando, ma nello scorrere la galleria mi sono quasi commosso. Silvio Renesto. Tutte le foto sono (c) di Francesco Tomasinelli.
  5. Dall'album Wildlife

    Bayerische Wald, foto non inclusa nell'articolo sul Sigma 100-400
  6. Vi segnalo questa iniziativa: M'ammalia 2017 13 novembre 2017 Aula Magna Museo Civico Storia Naturale Milano. Il titolo è un gioco di parole perchè Mammalia senza apostrofo è il nome latino per Mammiferi. Si tratta di tre brevi conferenze "per tutti" ed un documentario. Il Programma è questo: h. 17:00 Saluti e introduzione da parte del Direttore del Museo ed altre personalità. h. 17:15 Da dottor Jekill a Mr Hyde. Lo strano caso delle specie aliene , Adriano Martinoli - Università dell'Insubria - Associazione Teriologica Italiana - si parla delle specie invasive che sono arrivate negli ultimi decenni, ad es. lo scoiattolo grigio, la nutria, il procione ecc. h. 17:45 La "nascita" dei mammiferi: gli albori della storia dei mammiferi e le caratteristiche dei rettili progenitori Silvio Renesto - Università dell'Insubria h. 18:15 Attraverso il tempo e lo spazio: il lungo viaggio dei Mammiferi in Italia. Fabio Bona – Paleontologo h. 18:45 Proiezione documentario (40 min) Sul sentiero dei mufloni Alessandro Omassi e Roberto Ambrosi - Documentaristi . Adriano Martinoli: è mio collega, è zoologo, ed è bravissimo, segue da vicino i progetti di conservazione della fauna e quelli di controllo delle specie invasive. Consulente a livello ministeriale, simpaticissimo divulgatore. Fabio Bona: ci ho lavorato insieme quando si scavava l'orso delle caverne, ha una conoscenza sorprendente dei mammiferi preistorici e anche dell'uomo preistorico. Mi ricordo quando in un museo gli hanno mostrato un osso che nessuno riusciva ad intepretare e lui a colpo d'occhio l'ha identificato (correttamente) per un osso della caviglia di un ippopotamo. L'unico che non so come sia è Silvio Renesto Naturalmente ingresso gratuito. Se siete di Milano e dintorni e la cosa vi interessa, è un'occasione per vedersi. Appena mi danno la locandina la metto qui.
  7. until
    Ho la possibilita' di organizzare una uscita con una guida del WWF per fotografare una colonia di Daini presente nell'Appennino Parmense, zona Val di Taro. Bisogna essere in loco alle 7 ritorno alle 12. Buone probabilita' di fare foto interessanti, i Daini in queste settimane sono impegnati nei loro combattimenti a cornate. Minimo 3 iscritti, massimo 5, me compreso, costo appena 15 Euro a testa. Vi attendo numerosi.
  8. Dall'album Wildlife

    Bayerische Wald, foto non inclusa nell'articolo sul Sigma 100-400.
  9. Dall'album Wildlife

    Bayerische Wald, foto non inclusa nell'articolo sul Sigma 100-400
  10. Fino a qualche anno fa avevo (ce l'ho ancora, confesso) il desiderio di farmi un portfolio di foto il più possibile belle, di tutte le libellule italiane. Anche perchè a fotografare sempre les tesse specie dopo un po' si arriva a sazietà. Mi ero così messo in testa di fotografare una libellula molto rara da noi e forse la più bella libellula europea. Per me è la più bella che ci sia. Una sola specie al mondo: Lindenia tetraphylla.E' grande ed è fra le specie più rare d'Italia, forse la più rara, presente in una manciata di siti nel nostro paese e sporadica in pochi altri paesi del Mediterraneo orientale.Minacciata da collezionisti senza scrupoli e da una gestione poco intelligente di certe aree umide.Così dopo accurate ricerche sui possibili siti, e dopo aver ricevuto alcune "dritte" sono riuscito ad organizzare la mia "spedizione", il sito era a 500km più o meno da casa mia.Un esperto naturalista del luogo, persona di grande simpatia e dalla conoscenza profondissima del suo territorio (apparso anche su Nikonland.1 col suo nome di battaglia... ciao Tarkus! dove sei finito?), nonchè ottimo macrofotografo, mi ha accompagnato ad uno dei siti, mostrandomi gli spot (i "dove" si hanno le maggiori possibilità di incontro), perchè non basta sapere il luogo, la libellula non è un elefante, se ti sposti di 100m puoi non trovarla affatto benchè si sia in una delle zone in cui è segnalata. Visto che siamo in un contesto più fotografico che naturalistico, ecco qualche dettaglio sul come e cosa: Ha dei posatoi preferiti, da cui sorveglia il territorio, o su cui si riposa, sarebbero ottime occasioni per fotografarla ma chiaramente nel suo ambiente ci sono molte altre specie di libellule, quasi tutte territoriali, per cui è un continuo scacciarsi a vicenda e spesso si hanno pochi secondi per inquadrare e scattare. In questo contesto dinamico il cavalletto può aiutare ma per la prima volta ho sentito il bisogno della versatilità del monopiede.In questi casi una volta trovati gli spot migliori, è un po' come pescare o la foto da capanno. conviene sedersi ed aspettare piuttosto che seguire il soggetto, perchè si otterrebbe l'effetto di allontanarlo sempre di più dato che è sensibilissimo ai movimenti. Ecco un'immagine del set fotografico (a destra il 400 Sigma) e delle distanze di partenza, poi con il "passo del giaguaro" si cerca di arrivare sempre più vicino, col cavalletto o a mano libera cercando appoggi di fortuna.La libellula indicata dalla freccia non è una Lindenia. E' solo indicativo. Quando si posa, bisogna inquadrare con calma e se il soggetto non è ben parallelo, aggiustarsi con estrema lentezza e senza movimenti bruschi, pena la fuga. Una lunga focale, in questo caso il 400mm F5.6 Sigma Apo Macro, è utilissima, sia per non spaventare il soggetto che perchè tra me e il soggetto poteva esserci di tutto, compresa in un caso una pozza di acqua bassa in cui si abbeveravano decine e decine di vespe. Avessi avuto più tempo o l'occasione giusta avrei provato anche con il 200 micro.La D800 si è rivelata una macchina perfetta allo scopo. Ha sopportato insieme a me il sole diretto (32 e passa all'ombra, non so quanti al sole), Anche il Sigma se l'è cavata benissimo.Ho impostato Auto ISO, esposizione manuale, tempi il più breve possibile e diaframmi chiusi il giusto per avere il soggetto nitido e lo sfondo non invadente. Ma veniamo alle foto. Mentre aspettavo la Lindenia faccio un incontro interessante: Trithemis annulata, una specie africana, non tanto grande, che da qualche anno ha colonizzato la fascia mediterranea. L'unica libellula viola (il maschio) d' Europa. Poi... Finalmente Lindenia! Un maschio maturo, per cui piuttosto scuro. Un altro maschio, questo abbastanza "nuovo" per cui più chiaro. L'eleganza di questo insetto secondo me è senza eguali, con quei "flap" all'estremità dell'addome. Un'eleganza che si moltiplica quando si assiste alla sua efficienza nel volo. Mi fa venire in mente i più bei caccia moderni (o elicotteri d'assalto...). La Lindenia tetraphylla è anche fra le pochissime libellule in cui la femmina è più appariscente del maschio (putroppo l'ho vista sfrecciare lontana una sola volta). Quell'estate mi sono fatto quasi 500Km, ho passato tre mattinate a lessare al sole più che mediterraneo.. africano, ma ne sono stato felice. E adesso? Ogni tanto mi ripiglia il desiderio di "finire il lavoro", ma ho molte meno possibilità di andare in giro a giocare, purtroppo. E sì che di libellule più o meno rare (o che "mi mancano") ce ne sarebbero ancora tante! La più rarissima è un'altro invasore africano, bello e grosso: Zygonyx torridus: è stato segnalato in un paio di posti misteriosi in provincia di Trapani. Il mio altro grande desiderio vive in due o tre laghetti della Val D'Aosta (l'ho vista, ma non stava ferma un attimo) , la più vicina sarebbe La libellula "spettro", Boyeria irene, sta anche dalle parti di Valerio Brustìa, ma non sono ancora riuscito a vederla (è uno spettro appunto), Valerio se la incontri fammi un fischio!!!. Spero che questi miei ricordi e sogni (un po' anche desideri) vi siano sembrati interessanti, o almeno vi abbiano divertito e non annoiato.
  11. Diciamo che mi sono ispirato , un (indegno) omaggio alla Genesi...
  12. No, non sono andato in Myanmar o in qualche altra foresta tropicale dell'Estermo Oriente (anche se temperatura e umidità erano più o meno quelle), purtroppo.Le foto le ho scattate in un parco faunistico (uno un po' speciale, ma lo spiego dopo).Normalmente non faccio foto allo zoo perchè ...non mi interessa. Non le considero fotografie naturalistiche, giusta o sbagliata che sia, è la mia opinione.Questa volta ho fatto un'eccezione per un soggetto... d'eccezione. Durante le mie lezioni sull'evoluzione dei Felidi, parlo del Leopardo Nebuloso perchè ha dei tratti unici che ricordano le tigri dai denti a sciabola, C'è chi ha pubblicato bei lavori scientifici in merito.A lezione uso immagini da internet che vanno bene, ma.. . siccome non avevo mai visto dal vero un Leopardo Nebuloso, mi era rimasta una certa curiosità. Così, quando ho saputo che un centro Italiano fa parte di un progetto internazionale per fare riprodurre in cattività questi animali (gravemente minacciati di estinzione), e ne ha tre, nati in altri zoo, sono andato subito a vederli. E, naturalmente fare qualche foto ricordo . Niente di troppo bello perchè ho dovuto districarmi fra decine di visitatori, di ogni età e livello di chiassosità, vetrate e quant'altro, ma qualcosa ho portato a casa ed eccolo qua. Il Leopardo Nebuloso è una specie diversa dal Leopardo . Non è nemmeno il Leopardo delle Nevi, E' una bestia a sè, Anche il nome scientifico è differente: Neofelis nebulosa. Non è tanto grande, un grosso maschio è lungo poco più di un metro, al massimo un metro e venti, più la coda, che è altrettanto lunga. Un maschio adulto pesa sui 25 kg, la femmina è molto più piccola. Ha un manto con grandi macchie che ricordano le nuvole, da cui il nome. Perchè mi interessa? Perchè come ho scritto, ha qualche carattere che ricorda le tigri dai denti a sciabola, soprattutto le più antiche (di tigri dai denti a sciabola non ce n'era una sola, ma c'era una varietà altettanto grande come grossi felini attuali e no, non sono antenate dei felini attuali ma evolute in parallelo). Il Leopardo Nebuloso ha i canini in proporzione più grandi di tutti i felini viventi, pur pesando dieci volte meno di una tigre, ha i canini lunghi uguale.Per poter snudare questi canini l'apertura delle sue fauci arriva quasi a 90° contro i 65° nei felini attuali, e vicino ai 110-120° nelle tigri dai denti a sciabola. Da un lavoro di Per Christiansen, Il leopardo Nebuloso è a sinistra, i disegni non sono in proporzione. Per Christiansen è un mio collega Danese che si occupa di queste cose, Se guardiamo il muso del Leopardo Nebuloso possiamo farci una vaga idea di come poteva essere quello di una tigre dai denti a sciabola, meno tondo, più allungato e spiovente, forse anche più che nel Leopardo Nebuloso .Sempre come le Tigri dai denti a Sciabola le spalle e le zampe anteriori in proporzione sono robustissime. Più che negli altri felini attuali. Il muso è spiovente e le zampe anteriori sono muscolose Per Christiansen sostiene che se si sapesse di più sul modo di vivere e cacciare del Leopardo Nebuloso, potrebbe essere di aiuto nel valutare le teorie che si sono fatte sul modo di cacciare delle tigri dai denti a sciabola. Purtroppo si sa pochissimo perchè è un animale timido e braccato. Le foto sono state tute scattate al Parco faunistico La Torbiera ad Agrate Conturbia (NO).Come ho scritto all'inizio la considero un parco faunistico un po' differente dai soliti perchè fa parte di un circuito di zoo e parchi faunistici a livello internazionale in cui si tenta di far riprodurre specie ad alto rischio di estinzione non sempre per reintrodurle in natura (a volte sì, in alcuni centri specializzati si tenta con i cuccioli, ma per gli adulti, soprattutto predatori, vissuti in cattività fino all'età adulta difficilmente riuscirebbero a sopravvivere nel loro ambiente originario) ma per preservarle dall'estinzione totale. Per evitare incroci con consanguinei che porterebbero a tare ereditarie, alcuni degli esemplari che nascono in uno zoo/parco vengono mandati in zoo/parchi di altri paesi per accoppiarsi con gli esemplari che là risiedono, in modo da cercare di garantire una varietà genetica che mantenga sana la discendenza. Come ho detto solo in pochissimi centri specializzati (di solito vicini all'area di diffusione naturale della specie) si può poi tentare la reintroduzione.Alla Torbiera l'anno scorso sono nati due cuccioli di Leopardo dell'Amur o della Manciuria, una varietà del Leopardo "normale" adattata ai climi freddi. In natura si ritiene che ne siano rimasti meno di settanta. Sono bellissimi (vedi la prima foto della serie)Da tempo si tentava di far riprodurre il leopardo nebuloso, ma tra la coppia non c'era feeling; ora è arrivata una terza femmina, si vedrà se "funziona". Le foto sono state scattate attraverso vetrate e c'erano dominanti fortissime, ho fatto qualcosa in pp per rimediare, ma so che sono così così. Mi interessava però condividere l'argomento, perchè a me appassiona. Se vi ho annoiato, me ne scuso fin d'ora. Ho fotografato una Tigre dai Denti a Sciabola una volta, ma solo le ossa .
  13. Dall'album Wildlife

    Raganella sul l'argine del Sesia.
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