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  1. La fotografia naturalistica, soprattutto la cosiddetta “wildlife photography”, cioè la fotografia agli animali liberi, impropriamente tradotta come caccia fotografica, esercita un grande fascino e a molti viene voglia di cimentarsi in questo genere, per provare l’emozione di vedere dal vero e riprendere animali in libertà. La ripresa di animali in ambienti non controllati richiede però grande esperienza della biologia dei soggetti del territorio, perizia tecnica, molto spesso anche una buona preparazione fisica ed una notevole dose di pazienza, nonché la disponibilità ad accettare la sconfitta, ossia di tornare a casa a mani vuote perché gli animali, almeno quelli che pensavamo di vedere, non è detto che si mostrino. E’ anche da considerare un impegno economico non indifferente per l’attrezzatura (fotocamere performanti e tele lunghi e luminosi) e, se si va all’estero in cerca di specie esotiche, anche per i trasferimenti e la logistica (sto parlando di fare foto esteticamente valide, non quelle sul pulmino del safari turistico sgomitando per riprendere leoni assonnati). Questo può finire per scoraggiare molti. Esistono però dei modi di fare fotografie agli animali che possono permettere anche a chi non può o non se la sente di impegnarsi nella “caccia fotografica” pura, di ottenere risultati soddisfacenti, con qualche compromesso. Vista da un Capanno dell'Oasi di Torrile. Le oasi: Ci sono molte oasi, gestite ad esempio dalla LIPU (e anche da altre organizzazioni) che sono nate soprattutto a scopo di tutela e conservazione, ma contemporaneamente, o successivamente, sono state attrezzate con capanni soprattutto per l’osservazione col binocolo e in alcuni casi adattate anche per la fotografia. Queste oasi possono essere liberamente visitabili (ad es. l’oasi dell’Alberone a Villa d’Adda (BG), la Palude Brabbia (VA) )oppure gestite ed accessibili solo alcuni giorni della settimana. Chiaramente le seconde sono più controllate ed offrono molte più occasioni fotografiche. Un esempio è Torrile (PR). L’oasi è piuttosto ampia, ci sono numerosi capanni, si accede nei giorni di apertura pagando un modico biglietto di ingresso giornaliero. In questo tipo di oasi gli animali ci sono perché si ritrovano in un ambiente relativamente tranquillo e protetto dai cacciatori, però i soggetti non vengono in alcun modo attirati ai capanni, per cui le possibilità di avvistamento sono estremamente variabili, così come le distanze e i tempi di attesa. Io ho fatto ottime foto a Torrile, spesso con i soggetti vicinissimi, “bruciando” una scheda in pochissimo tempo, mentre altri giorni non ho quasi scattato. Garzette a Torrile, lontane. O vicinissimo! Spatole e Cavaliere d'Italia a media distanza Tuffetto, praticamente sotto al capanno. Proprio per la variabilità dei soggetti (dal piccolo martin pescatore alla spatola, passando per il falco di palude) e delle distanze di ripresa, in queste oasi è consigliabile avere a disposizione un buon range di focali, compresi i supertele, oppure un superzoom (ideale, in casa Nikon, il 200-500mm f 5.6) . Alla reception dell’oasi di Torrile (in altre realtà non esiste reception o se esiste non so come sia) il personale ai tempi in cui ci andavo io era gentile e sapeva anche indicare quale capanno offriva le migliori possibilità in quel momento (relative, perché siamo sempre di fronte all'imprevedibilità dei soggetti). Un altro aspetto da considerare è che se l’oasi ha una buona reputazione, si rischia di trovare i capanni affollati, soprattutto nei weekend, per cui diventa disagevole fotografare senza darsi fastidio a vicenda. Inoltre, oasi diverse offrono possibilità diverse fra loro, da buone a scarsissime, per cui conviene fare indagini preventive. Il sottoscritto a Torrile, un po' di anni fa (al fotografo mancava il VR). Siti attrezzati per i fotografi: Da un decennio o forse più si sono concretizzate altre realtà più commerciali, per così dire, orientate sì alla conservazione ma anche e soprattutto alla fotografia naturalistica come business. Organizzazioni più o meno grandi, oppure singoli, hanno realizzato, in accordo con proprietari di appezzamenti di terreno che ricevono una quota dei guadagni, dei ripristini di zone umide, oppure delle mini oasi attrezzate. In questi casi i capanni sono progettati espressamente per i fotografi, spesso con ampie vetrate semiriflettenti, anziché feritoie da binocolo, e le specie per le quali è possibile farlo, vengono attirate con del cibo. Spesso sono presenti anche dei mini stagni, in modo da poter fotografare i passeriformi che si abbeverano o fanno il bagno. Le possibilità di portare a casa buone foto, specialmente nel caso di uccelli più piccoli e timidi come i picchi, o particolarmente diffidenti come alcuni rapaci sono superiori, mentre nei capanni sugli specchi d’acqua previsti per gli ardeidi e le anatre non ci sono troppe differenze rispetto alle oasi descritte prima. Le foto che seguono sono scattate da capanni di tre associazioni diverse. Nei capanni per passeriformi, poiane ecc., le distanze possono essere anche ridotte, addirittura in un caso (mi è capitato) “regolabili”, in quanto il gestore, saputo con che focali sarei andato, ha sistemato i posatoi a distanze convenienti. ù In queste realtà i posti nel capanno sono fissi (di solito due o tre) e vi si accede solo previa prenotazione, per cui si ha la sicurezza di scattare con tranquillità in un ambiente confortevole. Il prezzo come prevedibile è di molto superiore rispetto alle oasi che ho citato prima. Naturalmente, niente è garantito al 100% (una mia uscita in uno di questi capanni per riprendere espressamente lo sparviere che si diceva passasse quasi quotidianamente per abbeverarsi, ha dato dei verzellini ed un merlo… si vede che sono andato in uno dei giorni “quasi”). In questi casi uno zoom 100-400, un 300mm possono anche bastare (magari un 1.4 da accompagnare il 300 se abbiamo una fotocamera a formato pieno o un 70-300 se abbiamo un formato Dx). L'Oasi di Cervara (TV), ha una serie di capanni gestiti su prenotazione come sopra, uno dei quali dedicato al Martin Pescatore. Infine, ci sono anche possibilità (pochissime, ma ci sono) di fotografare certe specie in aree dove hanno perso la paura dell’uomo. Lì basta avere l’accortezza di predisporre un rametto che faccia da posatoio e disporre di una manciata di semi che il risultato è (quasi) garantito, l’esempio più famoso è il sentiero delle Cince in Val Roseg dove almeno quattro specie di cince, più il picchio muratore ed il fringuello sono facilissime da avvicinare (le cincie bigie ti prendono il cibo dalla mano). Cincia dal ciuffo (sopra) e cincia bigia (sotto)allo scoperto in Val Roseg (fotografate in stagioni diverse). A Biandrate (NO) si possono fare dal marciapiede della provinciale belle foto di ardeidi e Ibis sulle cime degli alberi o che volano avanti e indietro dalla garzaia (in cui NON SI DEVE ENTRARE!) per la costruzione del nido o per procurare cibo ai nuovi nati. Ultima osservazione, se qualcuno ha un giardino in una località compatibile, vicina ad un pezzo di bosco, basterà posizionare accortamente delle mangiatoie strutturate in modo da consentire di riprendere gli uccelli senza inquadrarle (non per imbrogliare, tanto lo sappiamo tutti, ma perché le inquadrature con pezzi di mangiatoie, così come quelle con i soggetti con i semi nel becco, sono veramente brutte) e piazzate con accorgimenti che le rendano non raggiungibili dai ratti e dai gatti 😉 , si potrebbero anche fare riprese interessanti dalla finestra di casa! Dalla finestra della cucina di un vecchio amico... la cui casa confinava col Parco Pineta di Appiano Gentile (CO). Ok per il come e il dove, ma il"Quando"? Come ho scritto all'inizio per fotografare gli animali occorre una conoscenza almeno di base della loro biologia e comportamento. Soprattutto se sono specie migratorie. Altrimenti si corre il rischio di arrivare fuori stagione e vedere poco o nulla. Occorre quindi documentarsi per le diverse specie ma in generale si può dire che ad esempio che le stagioni di passo sono quelle in cui si ha la maggiore possibilità di incontrare grande diversità di soggetti. I passeriformi d'inverno fanno fatica trovare cibo quindi si vedranno molto più facilmente alle mangiatoie dei capanni rispetto alla buona stagione, quando hanno anche altre fonti di alimentazione. Inoltre alcune specie scendono a svernare da noi. Sempre d'inverno è più facile vedere numerose specie di anatre nordiche che scendono da noi a svernare (ultimamente un po' meno per via del riscaldamento globale). Al contrario alcuni rapaci svernano in Africa e da noi si vedono nella bella stagione. Gli Aironi sono particolarmente attivi all'inzio della primavera quando nidificano nelle Garzaie. Adesso ad es. a Biandrate non c'è quasi nulla, a Marzo/Aprile invece si sentono e si vedono da lontano. Sempre in primavera gli svassi si corteggiano con le loro coreografiche parate nuziali. Morette e moriglioni che svernano a Calolziocorte (LC) Un tempo i cormorani erano per lo più invernali, ora tendono ad essere stanziali. NOTA BENE, questo mio articolo è puramente informativo, vuole illustrare a chi non ne fosse già a conoscenza, l’esistenza di alcune modalità “facilitate” per fotografare alcuni animali; ma non ha la pretesa di essere esaustivo. Soprattutto non è il luogo ove discutere in merito al rapporto facilità, modalità di ottenimento e valore documentaristico/naturalistico dell’immagine. Quindi pregherei di evitare nei commenti di avviare discussioni su cosa sia la "vera fotografia naturalistica", perché si finirebbe in un ginepraio e soprattutto sarebbe fuori contesto. Discutiamo invece, e in questo caso molto volentieri, su ciò che è inerente al tema o segnaliamo eventuali realtà simili a quelle da me citate, di cui siamo a conoscenza. Silvio Renesto
  2. Jorgos

    [grandi fotografi] Nicolas Lotsos

    La natura selvaggia del continente nero, per quanto l’uomo l’abbia ridimensionata e ristretta, e’ uno degli ultimi limiti: e’ la dove la nostra civilta’ diventa piccola e lontana e la forza del paesaggio incontaminato e primitivo ci soggeziona ancora. Nicolas Lotsos ci presenta questa lontana realta’ con tanta passione e forza espressiva. Lotsos oltre ad essere un manager di giocatori di basket e’ anche un fine art fotografo. Viaggia spesso in Africa, la quale gli ha offerto esperienze di vita uniche e lo ha anche premiato di vari riconoscimenti fotografici internazionali. La fotografia della natura e della vita selvaggia, delle varie tribu’ e delle persone che le popolano, ha come obbietivi la salvaguardia, la mobilitazione dell’ opinione pubblica e soprattutto offrire aiuto. Nel 2010 diventa protagonista di un’ iniziativa nelle scuole di Kimbera raccogliendo aiuti tramite il suo blog. Dal 2010 fino ad oggi ha vinto moltissimi premi. Quello pero’ che lo ha reso famoso e’ stato il riconoscimento come SPIDER AWARDS WINNER 2012 nella Wildlife category, 1o posto. Ho raccolto qua alcune delle sue foto che rappresentano il suo lavoro. 2012 SPIDER AWARDS WINNER, Wildlife category. Per approfondire di piu’ potete visitare il suo sito: www.nicolaslotsos.com NOTA: Tutte le foto sono (c) di Nicolas Lotsos.
  3. Frans Lanting è un'altra delle Nikon Legends, ma è una leggenda non solo per Nikon, uno dei più grandi fotografi naturalisti di tutti i tempi. Non si poteva non dedicargli un articolo qui su Nikonland. Come l'altro mio articolo su Joel Sartore, vedetelo come uno spunto di discussione e se altri appassionati di fotografia naturalistica vogliono intervenire a seguito con altre notizie, aneddoti, sono i benvenuti. Frans Lanting è nato nel 1951 a Rotterdam in Olanda, si è laureato in economia e poi si è trasferito negli USA per studiare pianificazione ambientale. Presto tuttavia ha cominciato a fotografare la natura e non ha più smesso, così la sua vita è cambiata. Per decenni ha documentato la natura in tutti gli angoli del mondo, trasmettendo la conoscenza e la bellezza di ogni forma di vita, con immagini che suscitano meraviglia e hanno definito nuovi standard di qualità per le generazioni successive di fotografi naturalisti. Di lui si è detto che ha una mente da scienziato, un cuore da cacciatore e gli occhi di un poeta (Thomas Kennedy ex direttore del National Geographic Magazine). Per il national Geographic Lanting ha lavorato moltissimo, dai servizi sugli scimpanzè pigmei (bonobo) del Congo, alla vita sulle chiome dellla foresta pluviale amazzonica, ai pinguini dell'Antartide, alla fauna e i popoli del Madagascar. Per realizzare questi servizi non ci si può risparmiare: Lanting ha passato settimane su piattaforme di legno in cima agli alberi, ha seguito i branchi di Leoni, ha dormito in crateri vulcanici con le Tartarughe Giganti. Tra i suoi lavori più famosi ci sono quelli sul delta dell'Okavango, Sul Borneo, Sui Pinguini Imperatori dell'Antartide sugli ultimi Ghepardi Iraniani, lavori pubblicati su riviste e esibiti in mostre in tutto il mondo. Orsi "danzanti". Nei suoi libri Lanting trasforma gli animali in arte come nessun altro fotografo scrive il New Yorker, e guardando le sue foto non si possono non provare emozioni che vanno dalla tenerezza allo stupore alla riverenza per le forme viventi da lui ritratte. Al di là della bellezza delle sue immagini, che sono vera poesia di forme e luci, molti suoi lavori hanno anche un grande valore scientifico, documentando nuove scoperte sulla diversità della vita. Il sole basso illumina una duna dietro i tronchi di acacie morte. Airone a pesca che fa ombra con le ali per individuare i pesci. Oltre a questo, la missione di Lanting è usare il la fotografia come mezzo per sostenere le iniziative promosse dalle diverse organizzazioni per la protezione dell'ambiente ad ogni livello, e lo fa tramite le pubblicazioni, le mostre le apaprizioni sui media e col sostegno attivo a fondazioni. E' Ambasciatore del WWF olandese , ed è nel comitato nazionale del WWF USA, membro o sostenitopre di altre organizzazioni fra cui la International League of Conservation Photographers (ILCP). L'orgoglio dei cacciatori riflesso nell'occhio della zebra uccisa. Si potrebbe andare avanti ancora a lungo, elencare i suoi libri e così via, ma ne abbondano informazioni sulle sue opere online, per cui prefersco soffermarmi su un suo progetto di ampio respiro, simile sotto certi aspetti al progetto Ark di Joel Sartore. Nel 2006 Lanting ha lanciato il progetto LIFE, una storia della vita dalle origini del mondo ad oggi realizzata sia come libro, che come mostra, sito interattivo e spettacolo multimediale accompagnato da un'orchestra sinfonica. Qui due Link utili: http://www.lanting.com/ http://www.photographyoffice.com/blog/2011/02/50-brilliant-examples-of-professional-animal-photography-by-frans-lanting Tutte le foto sono prese da internet al solo scopo di illustrare l'opera di Frans Lanting Un vecchio scimpanzè all'abbeverata.
  4. Silvio Renesto

    Invasioni Aliene

    Chi ha letto la mia intervista a Francesco Tomasinelli, sa già che a Varese presso i Musei Civici di Villa Mirabello, piazza della Motta 4; è allestita la mostra "Alieni. La conquista dell'Italia di piante ed animali introdotti dall'Uomo",che durerà fino a fine maggio 2018. E' una mostra sia fotografica (con fotografie di Tomasinelli e di Marco Colombo, quest'ultimo vincitore del Wildlife Photogapher of the year 2016 per la sezione rettili ed anfibi) che naturalistica con terrari con esemplari vivi. Le conferenze , ad ingresso gratuito e pensate per un pubblico ampio, saranno dedicate al concetto di "alieno" , sia in senso biologico-naturalistico (= specie estranea introdotta artificialmente dall'uomo), sia sotto una più ampia prospettiva, con attenzione anche al mondo della medicina, della storia, della filosofia e dell'arte. Le conferenze si terranno presso la Sala del Risorgimento del Museo ogni venerdì (salvo festività) dalle 17.30 alle 18.30. Locandina_conferenze_gen_feb_mar_lr (002).pdf Segnalo in particolare la prima conferenza del 19 gennaio, tenuta dal mio collega Adriano Martinoli (zoologo, esperto di Mammiferi): "Gli strani fenomeni del mondo animale: tornati, arrivati, introdotti. Come l’uomo influenza la fauna (e la fauna l’uomo…)": Non tutti i fenomeni che accadono in natura e riguardano le specie animali avvengono perché l’uomo “ci ha messo lo zampino”, per fortuna le le comunità di animali mantengono molte delle loro libertà “adattative”... Ma quando accade che l’uomo vuole, direttamente o indirettamente, dirigere le danze, i risultati spesso sono catastrofici. E... naturalmente ... la mia, del 2 marzo (non temete, tornerò a seccarvi in prossimità della data ) : Convergenze evolutive, invasioni aliene e cambiamento climatico: il Grande Interscambio Americano: I Mammiferi del Sud America si erano evoluti in condizioni di isolamento dagli altri continenti, sviluppando forme uniche. 3 milioni di anni fa l'emersione dell' l'istmo di Panama unì le due Americhe e si ebbe una intensa migrazione di animali nei due sensi, il Grande Interscambio. Scambio impari: ben poche specie sudamericane ebberon successo in Centro e Nord America, mentre in Sud America gran parte delle specie native vennero sostituite dagli invasori nordamericani, più competitivi. Ultimo atto, 12.000 anni fa un micidiale cocktail di cambiamento climatico e (guarda caso) e arrivo dell'Uomo nelle Americhe, provocò l'estinzione di quasi tutti i Grandi Mammiferi nelle due Americhe (lo sapevate che in America c'erano i Cammelli e i Mammut, vero?). Se non avete di meglio da fare e siete in zona, potrebbe essere un'occasione per scambiare quattro chiacchiere fra nikonlander. Qui il Link alla mostra.
  5. Da oltre cinquant'anni Clyde Butcher ha creato emozionanti immagini in bianco e nero dei paesaggi naturali del Nord America. Le sue fotografie trasportano chi guarda nella bellezza primordiale dei vasti orizzonti, dei panorami infiniti e nello splendore,raramente visibile, della wilderness. Le sue immagini sono coinvolgenti e ci rammentano il legame che abbiamo con il mondo della natura. Clyde Butcher nacque in Kansas nel 1942. Da bambino disegnava navi o ne costruiva dei modelli con scarti di ferro nell'officina di suo padre lattoniere. Prese una Laurea in Architettura alla California Polytechnic State University. Fu allora che scoprì di non essere bravo a disegnare e così decise di imparare da solo a fotografare per poter riprodurre i progetti di architettura senza disegnarli. Non avendo i soldi per acquistare una fotocamenra se ne costruì una a foro stenopeico. Negli anni sessanta vide una mostra fotografica di Ansel Adams allo Yosemite National Park, ne rimase così impressionato che cominciò a fotografare in bianco e nero. Nel 1970 lasciò l'architettura e si iniziò a far vedere le sue fotografie in mostre locali. Nel 1971 iniziò una nuova attività "Eye encounter Inc." che consisteva nello stampare e vendere le sue fotografie di panorami selvaggi degli Sati Uniticome decorazioni murali per grandi magazzini. Per aumentare le vendite iniziò ad usare pellicole a colori e fotocamere a formato 13x18cm . Il giro d' affari crebbe vertiginosamente e Eye Encounter divenne una ditta con moltissimi dipendenti. Clyde vendette l'attività nel 1977 a causa dello stress eccessivo e si mise a girare la Florida in barca a vela. Si stabilì con la famiglia a Ft. Myers nel 1980, iniziando a vendere i suoi paesaggi western a colori e fotografie di temi diversi. Nel 1984 fu portato a visitare una palude di cipressi dentro al Big Cypress National Preserve. Questo, disse, gli rivelò un nuovo mondo. L'immersione nella bellezza della palude lo convinse a ritornare al bianco e nero. Dopo la tragica morte del figlio diciassettenne nel 1986, Clyde trovò conforto solo nella vicinanza della natura selvaggia. Decise di tagliare ogni legame con la fotografia a colori e dedicarsi unicamente al bianco e nero. Acquistò una fotocamera formato 20x25 ed un ingranditore ed ebbe inizio la sua nuova vita di fotografo. Oltre alle Everglades per le quali è maggirmente famoso, Butcher si è impegnato a immortalare paesaggi naturali di tutto il mondo. La qualità ed importanza del suo lavoro gli hanno guadagnato ammirazione internazionale. Butcher ha inoltre realizzato documentari sull'ambiente della Florida e ha pubblicato numerosi libri. Al di là della bellezza intrinseca delle sue immagini, ciò che distingue le opere di Clyde Butcher sono le dimensioni gigantesche delle sue stampe, unite ad una nitidezza che ha dell'incredibile. Scegliendo accuratamente il formato del negativo a seconda dellel dimensionid el soggetto, Butcher riesce a produrre stampe nitidissime di dimensioni oltre i 160x300 cm, che permettono all'osservatore di immergersi nei suoi panorami . “Cerco di usare la pellicola più grande possibile epr il soggetto che voglio fotografare. Se ho un ampio panorama uso un formato 30x65 (circa). se devo fotografare cose come l'Orchidea Fantasma lavoro con una 20x25" racconta Butcher. “Voglio che la gente guardi i miei lavori da vicino” dice Butcher a proposito del suo stampare in grandi dimensioni. “Molti non conoscono quello come si vede:si vede chiaramente solo una piccola parte del tutto e in natura l'occhio scorre continuamente da un particolare all'altro e questo ci da' la percezione dell'insieme. La chiave per riprodurre questa sensazione è la nitidezza. Una stampa di tre metri e mezzo da un negativo 35mm sembrerà nitida se si rimane a distanza 10 metri, ma se ci si avvicina ad un metro sembrerà molto scarsa. Quindi per calarsi in un' immagine grande e vederla bene occorre che abbia un dettaglio molto elevato. Stampa con una Epson Stylus 4800 or una stampante 11880 con inchiostri Ultra-chrome K3 e carta Harman Hahnemuhle. Nota: Qualche mese fa Clyde Butcher è stato colpito da ictus che gli ha paralizzato il lato destro del corpo, ma ha già ripreso a muoversi con deambulatore ed è confidente che tornerà a fotografare quanto prima. Glielo auguro di cuore Tutto questo e molto altro nel sito di Clyde Butcher https://clydebutcher.com Le foto sono (C) di Clyde Butcher mostrate qui al solo scopo di illustrare la sua opera. Photos are (C) by Clyde Butcher shown here only to illustrate his art.
  6. Silvio Renesto

    Cuccioli di Lince Europea

    Dall'album Wildlife

    Bayerische Wald, foto non inclusa nell'articolo sul Sigma 100-400
  7. Il Bayerischer Wald è parte di una vasta regione forestata di collina che si estende fino alla Repubblica Ceca. E' stato il primo Parco Nazionale tedesco. Nella foresta vivono liberi numerosi animali un tempo diffusi in tutta Europa, dai più comuni cervi e cinghiali fino ai lupi e orsi. Il fatto che ci siano è una cosa, vederli è un'altra. Per cui ecco una breve spiegazione per chi non conoscesse questo parco e magari gli andrebbe di farci un giro fotografico prima o poi. La maggior parte dei fotografi non "avventurieri" si reca nei due "tierpark" (parchi zoo) principali, situati uno a Neuschonau e l'altro a Lohberg. Si tratta di due strutture assai diverse. Neuschonau è molto grande, con ampi recinti boscati dove gli animali hanno molto spazio a disposizione. Questo fa sì che siano più liberi di muoversi, più a loro agio, si possono fare ottime foto ambientate, per contro alcuni soggetti sono meno facili da vedere, occorre un po' di pazienza e può anche andare buca. E' aperto praticamente sempre, non si paga l'ingresso, si paga il parcheggio (5 euro per tutta la giornata, al momento in cui scrivo). Lohberg invece è simile ad un parco zoo, con anche galline, coniglietti ed asinelli, con la maggior parte dei recinti molto piccoli (solo i lupi hanno un certo spazio) . Per i soggetti più fotogenici (lupo e lince) ci sono altane e postazioni per fotografare al di sopra o attraverso le grate. A Lohberg sono possibili foto in soggettiva o comunque inquadrature ravvicinate, ma non ambientate. Ho riconosciuto alcune location di foto di lupi molto famose... . Il parco ha orari di apertura e si paga un biglietto d'ingresso (10 euro al momento in cui scrivo). Io ho passato tre giorni a Neuschonau e mezza giornata a Lohberg. Per dare un'idea dello spazio a disposizione della Lince a Neuschonau, queste foto sono state scattate allo stesso soggetto da posizioni diverse con 300mm e TC14 su nikon D7100 : La lince era più o meno nello stesso posto. Ma è lei che si è concessa. Il primo giorno non sono nemmeno riuscito a vederla. Nè io nè altri. Questo, sarà strano ma mi rende la cosa più attraente e mi fa preferire Neuschonau a Lohberg dove puoi sì fare i bei ritrattoni, ma le bestie sono più sacrificate.
  8. Piotr Naskrecki è una figura particolare nel mondo della macrofotografia: scienziato e fotografo allo stesso tempo. Usa la fotocamera per documentare le sue ricerche, ma anche per trasmettere al mondo la bellezza delle piccole creature che ci circondano, troppo spesso sconosciute o trascurate. Ebbi modo di intervistarlo "telematicamente" qualche tempo fa e questo mio contributo è in parte basato sul nostro scambio di email. Naskrecki ha lavorato al Museum of Comparative Zoology (Museo di Zoologia Comparata) all’Università di Harvard, a Cambridge, Massachussets (USA) e all'Università del Connecticut. La sua ricerca è incentrata soprattutto sull’evoluzione degli insetti ma è anche coinvolto in numerosi progetti scientifici e di divulgazione correlati con la conservazione delle foreste pluviali tropicali. Il suo interesse per la macrofotografia è iniziato una ventina d'anni fa quando la moglie gli ha regalato per Natale una Nikon N 6006 (F601). Dall'uso della fotocamera come mezzo per illustrare gli organismi su cui lavorava al fare della fotografia una passione il passo è stato breve. Non è interessato fotografare uccelli o mammiferi, perché trova che il piccolo mondo che ci circonda sia molto più affascinante. Attualmente usa soprattutto fotocamere ed obiettivi Canon. Come fotografo cerca sempre di portare alla luce la bellezza di quei soggetti che sfugge ai nostri occhi per via delle dimensioni del mondo in cui noi siamo abituati a vivere. Rendendo i soggetti più grandi del reale, Naskrecki ci porta alla loro scala, permettendoci di vedere strutture, simmetrie e forme normalmente nascoste. Una splendida Mantide tropicale Nemia, un Neurottero tropicale Typophyllum un ortottero mimetico Nello stesso tempo cerca di ricreare la prospettiva e la tridimensionalità di questo microscopico mondo. Per questo usa spesso i grandangoli (15-35mm) con un tubo di prolunga corto, in modo da focheggiare molto vicino pur mantenendo una prospettiva ampia e notevole profondità di campo in modo da cogliere l’ambiente in cui vive il soggetto. Un ortottero del Mozambico, ambientato. Un altro ortottero tropicale In altri contesti usa obiettivi macro e, per soggetti molto piccoli, come le formiche lavora a rapporti di riproduzione molto elevati sfruttando il Canon MPE 65mm, che arriva a 5:1. Se vuole includere qualcosa di più del solo soggetto centrale, usa grandangoli tradizionali Le sue gallerie sono diverse (ma ugualmente spettacolari), rivelando posture insolite, oppure interazioni fra (minuscoli) organismi, che per venire ripresi, richiedono abilità ed esperienza. Per ottenere questi risulta occorre una grande conoscenza del soggetto. Ogni volta che inizia un nuovo progetto fotografico, comincia documentandosi approfonditamente in quanto una buona preparazione fondamentale se si è interessati al comportamento animale. Si può persino arrivare ad osservare e documentare comportamenti che nessun altro ha mai visto prima. Naskrecki rimane comunque prima uno scienziato e poi un fotografo. Usa la fotografia principalmente per documentare il suo lavoro e come strumento educativo alla comprensione del comportamento animale e alla conservazione della natura. Raganella tropicale, Papua Nuova Guinea Pronto al duello... Granchio del Costarica Ma a parte la documentazione scientifica, quando fotografa, il messaggio principale che Naskrecki cerca di trasmettere con le sue foto è che esiste un mondo bellissimo e complesso costituito da organismi di cui pochissima gente sa qualcosa. Si tratta invece di membri affascinanti, coloratissimi e di fondamentale importanza per la sopravvivenza delle comunità biologiche. Spesso sono minacciati quanto i panda e le tigri, ma ricevono poca attenzione dal pubblico e dai conservazionisti, solo perché in pochi sanno della loro esistenza. Mostrarli da vicino è il primo passo per apprezzarli e proteggerli. Piotr Naskrecki, (dal sito Uconn Today) Non perdetevi il suo interessantissimo sito: http://www.insectphotography.com/ E il suo fantastico Blog: https://thesmallermajority.com/ NOTA: Tutte le foto sono (c) di Piotr Naskrecki, qui mostrate solo allo scopo di illustrare la sua opera ad esclusione del suo ritratto, preso dal sito Uconn Today. DISCLAIMER: All the photos shown here are (c) by Piotr Naskrecki, published here only to illustrate his work, apart for his portrait, taken from the site Uconn Today.
  9. Più che "Into the Wild" sarebbe "Into the Wald", perchè ho provato lo Zoom Sigma 100-400, durante una visita al Bayerischer Wald (Foresta bavarese), grosso parco nazionale al confine fra la Baviera e la Repubblica Ceca. Questo parco è molto conosciuto fra i fotografi perchè in due località è possibile fotografare gli animali da vicino, in ambiente controllato ma sufficientemente aperto e comunque dentro la foresta. Avevo tre giorni a disposizione, in cui il tempo è stato per lo più nuvoloso e piovigginoso. Rather than "Into the Wild" it should be "Into the Wald", because I had the chance to test the Zoom Sigma 100-400 at the Bayerischer Wald (Bavarian forest), a large national park at the Germany/Czech republic boundary. The Bayerischer Wald is well known among wildlife photographers because in a couple of places it is possible to get close to the animals in a controlled environment, yet wide enough and into the forest. I had only three days, in which the weather was mostly cloudy, with drizzle and occasional rainfalls. Il Bayerischer Wald è un lembo di un'antica grandissima foresta che ospitava una ricca fauna. Qualcosa rimane anche oggi. Ecco le specie più rappresentative. The Bayerischer Wald is a remain of a large forest that housed a rich fauna, and something is still there. Here the most representative species. Tutte le foto sono state scattate con Nikon D500 e Sigma 100-400mm f5-6.3C. All photos taken with Nikon D500 and Sigma 100-400mm f5-6.3C. Orso Bruno Europeo. European Brown Bear. Bisonte Europeo, meno massiccio di quello americano, perchè adattato ad un ambiente di foresta, anziché di prateria. European Bison, less bulky than the American one, because it lives in forests rather than in grasslands. Per dare l'idea dell'ambiente in cui vive. To give an idea of the environment in which it lives. Più centrato sul soggetto senza avvicinarsi, è il bello dello zoom. Closer look at the subject without getting closer, it's the advantage of the zoom. Lupo europeo, una delle star del parco European Wolf, one of the stars of the park Lince europea (continuo a scrivere europeo/a perchè si tratta di specie o almeno varietà diverse da quelle americane). European Lynx (I insist in adding European to make it clear that are different species, or sometimes breeds, with respect to American ones). Il primo incontro è stato in una giornata buia e piovigginosa, col soggetto illuminato da dietro. C'è stato poco da fare, anche con ISO esagerati, peccato perchè sarebbero state belle foto. Solo due esempi: The first encounter was in a dark and rainy day, with the subject backlighted, Little could be done, even with crazy ISO; a pity because the photos could have been very good. Just two examples: Un altro giorno, un altro posto, un'altra luce. Another day, another place, another light. Per finire il grazioso, elusivo Gatto Selvatico europeo. Last, the cute, elusive European Wildcat. Contrariamente a quel che si può pensare, non è antenato diretto del Gatto domestico, che invece deriva dal Gatto selvatico del Vicino Oriente (Felis silvestris lybica) . Le diverse razze possono comunque ibridarsi, come i cani e i lupi. Contrary to what one may think, the European Wildcat (Felis silvestris silvestris) isn't the ancestor of the domestic cat, which instead comes from the Near East Wildcat (Felis silvestris lybica). However all can interbreed, like dogs and wolves. A proposito del Sigma 100-400. Non posso che confermare le sue doti ottime per il tipo di obiettivo. Senza cambiare obiettivo si va da soggetti lontani a vicini, da grandi a piccoli, sempre con una qualità soddisfacente. Oltre a girare per tutto il giorno senza stancarsi. About the Sigma 100-400. I can only confirm the excellent qualities (for its class). Without changing lenses, it is possible to shot subjects far away or very close, big or small, always with the same very good quality. And walking all day without getting tired. Unico limite le condizioni di scarsità di luce, come nel caso delle due prime foto delle linci (quel giorno accanto a me c'era un fotografo con 500mm f4 e una D5, su un cavalletto monumentale, ha fatto meglio di me, ma stiamo parlando evidentemente di contesti e costi differenti). The limitations show off in dim light, such as int he first two photos of the Lynx (that day I was shoulder to shoulder with a photographer with a 500mm f4 and a D5, on a huge tripod, he got better results, but it is obviously a different context). Altre foto nella galleria Di nuovo sentiti ringraziamenti a Mtrading, Importatore italiano di Sigma per avermi messo a disposizione l'obiettivo e a Mauro Maratta per il supporto. Again, my sincere thanks to Mtrading, the Italian dealer of Sigma, for the loan of the lens and to Mauro Maratta for his friendly support.
  10. Silvio Renesto

    Orso Bruno

    Dall'album Wildlife

    Bayerische Wald, foto non inclusa nell'articolo sul Sigma 100-400.
  11. Silvio Renesto

    Orsi bruni

    Dall'album Wildlife

    Bayerische Wald, foto non inclusa nell'articolo sul Sigma 100-400
  12. A tutti i fotografi di natura presenti su Nikonland. Ho creato un club tematico QUI Pensato come posto dove condividere e commentare immagini di fotografia naturalistica di ogni genere, animali, piante, macro, sopra e sott'acqua. Un luogo dove commentare foto, chiedere identificazioni di animali e vegetali, proporre incontri, scambiarsi "dritte" e consigli , discutere di attrezzature per la fotografia naturalistica. Vi aspetto! Silvio
  13. Quando ho provato per la prima volta la D500 sono passato anche da Torrile (PR). oltre alle foto che ho pubblicato nella prova delal fotocamera ne ho ricavato una serie a tema. Numerose coppie di Cavalieri d'Italia avevano nidificato sugli isolotti davanti ad uno dei capanni ed i pulli ormai grandicelli si avventuravano fuori dal nido nella palude, sotto l'occhio attento dei genitori. I Cavalieri d'Italia difendono i piccoli coraggiosamente e con incredibile aggressività, in pratica scacciano qualsiasi altro uccello che possa rappresentare una minaccia. Davanti al capanno era un carosello continuo di attacchi aerei velocissimi ed un frastuono infernale di grida di allarme. A coppie o addirittura in stormo non esitavano ad assalire uccelli ben più grandi di loro: Airone guardabuoi (giovane) Due intercettori inseguono il nemico (ancora Airone guardabuoi) Però sono anche selettivi, quando un'Oca egiziana è atterrata su un'isolotto non l'hanno degnata di uno sguardo. Quando sono arrivate le Spatole, una volta identificate come non particolarmente pericolose Le hanno lasciate stare. Le uniche che hanno dato filo da torcere ai Cavalieri sono state le Folaghe, non perchè minacciavano i piccoli ma perchè avendo nidificato fianco a fianco, c'erano ogni tanto screzi fra coinquilini, come in un condominio. E le folaghe sono goffe, ma toste.
  14. Silvio Renesto

    Beth Moon, gli Alberi e i Messaggeri di Odino

    Ho scoperto Beth Moon per caso, le sue foto mi hanno subito affascinato. Una visione intensa della natura, a volte drammatica, a volte cupa o sognante, mai leziosa o banale. Ne ho scritto già su Nikonland, ma ne scrivo qui in modo un po' più esteso e aggiungendo delle foto. Forse le sue immagini più famose sono i ritratti ad alberi giganteschi o secolari. Un patrimonio di meravigliosa antica bellezza, spesso minacciato, che Beth Moon ci fa conoscere attraverso la sua sensibilità, creando immagini di forte impatto emotivo. Lei stessa nel suo sito http://www.bethmoon....ouchWood00.html scrive: "Molti degli alberi che ho fotografato sono sopravvissuti perchè fuori dal raggio della civiltà...certi esistono solo in angoli remoti del mondo...i criteri che uso per sceglier eun particolare albero sono principalmente tre : l'età, le dimensioni immense o la storia importante... essendo i più grandi e più vecchi monumenti viventi della Terra, credo che questi alberi simbolici abbiano un significato più vasto in un tempo in cui la nostra attenzione è concentrata nel trovare un modo migliore di convivere con l'ambiente". Majesty back. Le grandi querce. Sempre nel suo sito Beth Moon riporta quanto sul suo lavoro scrisse Jane Goodall : "Queste anziane sentinelle delle foreste sono tra i più antichi esseri viventi del pianeta ed è disperatamente importante fare tutto quello che è in nostro potere per farle sopravvivere...voglio che i mie nipoti ... conoscano la meraviglia di questi alberi vivi e non solo tramite fotografia... I ritratti di Beth sicuramente ispireranno molti ... ad aiutare chi lavora per salvare questi magnifici alberi". Ma Beth Moon non si limita agli alberi. Odin's Cove (la Baia di Odino) è un portfolio fortemente gotico/romantico ispirato ai corvi di Odino. Nella mitologia norrena, Huginn e Muninn sono due corvi che volano per il mondo cercando informazioni e portando notizie al loro padrone, il dio nordico Odino. Escono all'alba e ritornano la sera, si posano sulle spalle del dio e gli sussurrano le notizie nelle orecchie. I loro nomi hanno un significato: nella lingua norrena Huginn vuol dire pensiero e Muninn memoria. I Corvi Imperiali sono grandi e stupendi uccelli; nelle immagini di Beth Moon sono al tempo stesso malinconici e potenti, sembrano davvero venire dalle brume di un altro mondo. Beth Moon per la stampa utilizza anche quello che lei, citando John Stevenson, chiama "Nobile processo nell'era digitale": ossia una stampa al platino, che dice di essere nota per la luminosità e ampia scala tonale, in cui l'assenza di uno strato legante (binder layer) permette ai cristalli di platino di venire incorporati nella carta dando una tridimensionalità unica.Oltre non mi addentro... perchè non so di cosa sto parlando se Michele, bontà sua, vorrà spiegarci meglio di cosa si tratta gliene sarò grato. Insomma, non perdetevi il sito di Beth Moon e godetevi le sue immagini. http://www.bethmoon.com DISCLAIMER: Va da sè che tutte le foto di questo reportage sono opera e proprietà esclusiva di Beth Moon, qui riportate solo a scopo di illustrare la sua arte.All the photos here shown are by Beth Moon and she has the exclusive copyright, and are published here only to spread knowledge about her great art.
  15. Silvio Renesto

    Tarabusino

    Laghetto brianzolo ....due foto del maschio e una dei giovani ancora col piumaggio da immaturi.
  16. Galen Burrell è stato il primo a farmi scoprire come si può fare arte con la fotografia di natura. Il suo libro In Search of Mountain Bluebirds (Grapich Sha, 1987) è stato "il" libro che mi ha aperto gli occhi, la mente ed il cuore sul "grande respiro" del mondo vivente. Galen Burrell nasce nel 1952 in una fattoria dello Iowa USA, nel 1977 si laurea in Wildlife Biology all'università di Washington. Nel 1982 inizia la sua carriera di fotografo naturalista, gira Gli USA con una Nikon FM2 ed usa quasi solo un 80-200mm f4 Ais ed un 400mm f3.5 Ais. Nel 1984 vince il contest BBC per la categoria forma e composizione. Uno dei suoi libri più famosi, City geese, è del 1987 Dello stesso anno è In search of the Mountain Bluebirds, forse il suo capolavoro. Preceduto dal molto simile ed altrettanto bello Successivamente compaiono molte sue foto in riviste e calendari naturalistci, ma dopo "When the Snowgeese are Gone" la sua produzione si rarefà, . ristretta a collane didattiche "Chi vive nella palude degli alligatori" (sulle Everglades) e simili; poi di lui non sente quasi più parlare Una delle sue foto più recenti, risale al 2008, piazzata seconda in un contest americano. Nelle sue fotografie il soggetto è quasi sempre piccolo nell'inquadratura e le foto (ai tempi rigorosamente Kodachrome) sono spesso scattate nella foschia, nella neve spesso con un'esposizione tirata verso l'high key o addirittura sovraesposte, in modo che il soggetto si riveli come una piccola macchia di colore nell'insieme indistinto, soffuso.Qualcuno lo ha accostato a Vincent Munier. A me ricorda la pittura orientale (non sarà un caso che Burrell sia membro della Japan Bird Society e che le sue opere migliori siano pubblicate da un editore giapponese) che amo moltissimo e anche per questo l'ho apprezzato in modo particolare. A volte l'animale è solo una silouhette in lontananza, oppure è seminascosto e solo un particolare ce lo rivela, altre volte è il gran numero ei soggetti a creare una trama nella nebbia o nel crepuscolo. In quelle che ritengo le sue migliori è però l'equilibrio compositivo che insieme a luci impagabili, crea immagini che sono vera poesia. Oggi altri fotografi naturalisti si sono orientati verso questo stile pittorico e suggestivo, ma ai suoi tempi Burrell è stato un vero pioniere ed è un peccato che se ne siano perse le tracce. NOTA: le immagini sono tutte delle scansioni dai libri, solo per rendere l'idea, non si avvicinano nermmeno alla reale qualità dell'originale.
  17. Ci sono i "naturalisti da campo", un tipo speciale di persone che amano la natura, ma sul serio.Fanno un lavoro "normale" ma nel contempo hanno una conoscenza minuziosa del territorio e di chi ci vive (animale e vegetale). Collaborano con Università ed altri enti per atlanti, censimenti, segnalazioni e così via, il loro lavoro è volontario, poco conosciuto ma preziosissimo. Ho la fortuna di conoscerne qualcuno che sapendo della mia passione per la fotografia naturalistica, mi chiama ogni tanto se pensa che ci sia qualcosa di interessante per me. Una volta li ho accompagnati in una zona di riproduzione del rospo smeraldino, un piccolo, simpatico anfibio, una specie protetta, nella Valle dell'Olona. I rospi si muovono di notte e fotografare al buio senza potenti fari che disturberebbero eccessivamente e farebbero anche scappare i soggetti non è così semplice, almeno per me. La soluzione è stata quella di girare con due lampade: una abbastanza fioca per individuare i soggetti senza allarmarli, una volta trovato mi sistemavo, mettevo a fuoco e poi il compare accendeva una torcia direzionale più potente per illuminare bene ed io scattavo col flash. Di notte rane e rospi sono molto attivi per cui fuggono subito. Occorre prontezza e si sprecano molti scatti. A dire il vero c'è chi li stanca (essendo animali a sangue freddo si fa in fretta) poi li prende e li posiziona, ma a me non va perchè o ci si bagna prima le mani con molta acqua o a mani nude il grasso della nostra pelle rischia di ledere il loro sottile rivestimento di muco creando una possibilità di infezioni da funghi. Siccome le foto migliori si fanno ad altezza del soggetto... avete idea di quanto è alto un rospo?Fotografavo sdraiandomi a terra col tele appoggiato ad una delle gambe del treppiede aperto quasi a 180 gradi per avere un minimo di stabilità.Essendo ambienti di acqua ferma di notte, c'erano milioni di zanzare felici che non volevano credere a tanta abbondanza di sangue... gli abiti cosparsi di biokill hanno fatto qualcosa, ma le mani... Come è andata? Da subito abbiamo incontrato centinaia di rospetti smeraldini appena metamorfosati (passati da girino ad adulto) grandi quanto l'unghia di un dito mignolo o forse meno, che ci saltavano via letteralmente da sotto le scarpe (la lampada a bassa intensità ci ha permesso di non schiacciarne nessuno) nel prato era troppo difficile ottenere un'immagine pulita per via della loro piccolezza e irrequietezza. Tanto per avere un'idea di quanto son piccoli. Ma sullo sterrato ne sono venute di simpatiche: Questo piccoletto credeva di essere mimetizzato perchè si era ricoperto di sabbia, così restava lì. Più tardi (dopo le 22.30) abbiamo incontrato gli adulti che si sono concessi per delle riprese sia sullo sterrato che in un contesto più ambientato.Un adulto è lungo dai 5 ai 7cm. L'ombra sotto la gola è dovuta ai movimenti della respirazione, velocissimi. Eccolo ambientato. Tre ore di sangue sudore, polvere ... e gran divertimento, con gente che ama e difende la natura. Un grande GRAZIE ai miei compagni di avventura, Andrea e Abramo.
  18. Quando mi sono comprato il 300mm f4 PFE, ho voluto provarlo subito nella fotografia agli uccelli: Il 300mm usato su un corpo macchina Dx si trasforma in un 450mm "equivalenti" (ossia non cambia realmente focale ma l'inquadratura viene ritagliata come se fosse un 450mm). Questo ne aumenta notevolmente la versatilità nel campo della fotografia naturalistica, soprattutto nella fotografia a distanza ravvicinata. Per la fotografia all'avifauna (Birding) è senz'altro splendido Anatra Mandarina. Nikon D7100 e 300mm f4 PF Però capita spesso che persino i 450mm equivalenti possano rivelarsi troppo pochi, perlomeno nel nostro Paese dove gli animali sono, a ragione, piuttosto diffidenti, per cui hanno una distanza di fuga che richederebbe focali ancora più lunghe. In questi casi o si ritaglia in postproduzione, oppure si monta un moltiplicatore ( meglio non andare oltre 1.4x per evitare perdite di luminosità e anche di qualità). Siamo a Pescarenico (LC), ho cominciato con i soliti germani: Germano Reale. Nikon D7100 e 300mm f4 PF + Tc14 EIII Poi ho cercato di usare l'AfC con area 3D (o come si chiama) ed ho notato che sulla mia D7100, il 300 col TC14 EIII montato, fatica un pochino ad inseguire, ogni tanto mette a fuoco a caso, specie se lo sfondo è confuso. Con il solo 300 PF invece va molto meglio. Però, non so quale parte degli insuccessi siano invece da addebitare alla la mia imperizia, visto che uso molto raramente questo metodo. Gabbiano Reale Nikon D7100 e 300mm f4 PF + Tc14 EIII Il maschio del Fistione turco (Netta rufina) è una bella anatra, poco frequente e molto fotogenica. Quando si esibisce, forma con le penne una bella cresta tonda sul capo, ma oggi col vento, non c'era verso. Meglio comunque un Fistione senza cresta che niente, per cui ci abbiamo dato dentro, giocando sul contrasto fra la testa color ruggine e l' acqua verde e blu. Di fronte . Nikon D7100 e 300mm f4 PF + Tc14 EIII La coppia che si alimenta. Nikon D7100 e 300mm f4 PF + Tc14 EIII Un Cigno reale in volo. Nikon D7100 e 300mm f4 PF + Tc14 EIII e in atterraggio/ammaraggio/affiumaggio, insomma fate voi. Nikon D7100 e 300mm f4 PF + Tc14 EIII Le cince in una zona del Varesotto sono piuttosto abituate alla presenza umana e sanno che fotografo=cibo, per cui sono abbastanza confidenti, ma non come in Val Roseg, dove ti si posano in mano. Qui hanno una distanza di sicurezza di sei-otto metri. Troppi per il 300 da solo, anche usando il formato Dx. Il TC 14 EIII è d'obbligo. Ma è ancora poco! Cinciarella. Nikon D7100 e 300mm f4 PF + Tc14 EIII Era con me l'amico Gianni (che tanto per chiarire il soggetto, possiede l'intera produzione di converter Nikon dal primo TC Ai all'ultimo, più converter di terze parti che non voglio nominare ) che mi ha tentato: Vuoi provare ad usarlo con il mio TC 20 EIII? Visto che ero lì a fare esperimenti , perchè no? Allora vai col 300mm f4 PF e il Tc20 EIII (qualcuno è già fuggito con la mano sulla bocca e sento in lontananza dei conati)... no, non fate così, guardate prima! Sempre Cinciarella Nikon D7100 e 300mm f4 PF + Tc20 EIII Crop 100% Questa foto è ottenuta con D7100, 300mm e TC14 EIII poi ritagliata e upsized in pp per avere l'inquadratura equivalente a quelal che si avrebbe con il 300mm e il TC20 EIII Ecco il crop 100% relativo. Meglio Il TC 20 EIII o il crop e upsizing? A ciascuno la sua scelta. Rimane il fatto che che se si vuole insistere su questi soggetti serve proprio un 500-600mm o almeno un 150-600 o 200-500. Non ci piove. Oppure, più economico ancora, cercare zone dove i soggetti sono confidenti. Non si arrabbi nessuno, è solo per sperimentare e fare due chiacchiere.
  19. Quando esce dal Lario (lago di Como) il fiume Adda forma altri due piccoli laghi, quello di Garlate e dopo una strozzatura, quello ancora più piccolo di Olginate.La conformazione del territorio fa sì che la parte a Nord/Nord Est, nei dintorni di Calolziocorte, sia riparata dai venti che d'inverno spesso imperversano sui laghi superiori, per cui le acque sono quasi sempre tranquille e la temperatura leggermente superiore. Questo fa di quell'angolo di lago un "dormitorio invernale" per molti migratori, un paradiso soprattutto per gli anatidi. Se uniamo a questo la presenza di un paio di canneti con una certa abbondanza di fauna, tanto che è considerato area protetta, diviene un luogo interessante per quei fotografi naturalisti appassionati di avifauna, i cosiddetti birders.La fauna è ricca, ma ci sono dei problemi, si fotografa allo scoperto da un pontile oppure da un moletto abusivo in disuso che offre un po' di riparo. Quando l'acqua è bassa si può fotografare anche da una piccola penisola temporanea, poco più di una lingua di terra. Servono focali lunghe quindi, 500mm a volte con un moltiplicatore 1.4x , a meno che ci si accontenti dei moriglioni, relativamente confidenti e presenti a centinaia, oppure non si abbiano dei colpi di fortuna, come capita con il porciglione, che quando meno te lo aspetti ti compare a tre metri, per rovistare per un po' nel limo e sparire di nuovo.La varietà dei soggetti è discreta, oltre al moriglione, fra gli anatidi abbiamo le morette e le morette tabaccate, a volte il fistione turco, e ovviamente i comuni germani reali.I rallidi abbondano con folaghe e gallinelle d'acqua. Svassi e tuffetti pescano in continuazione. Il martin pescatore si fa vedere spesso, ma non è semplice da "catturare". Qualche ardeide si ferma aironi bianchi e garzette. Ospiti fissi invernali i cormorani.Raramente, e solo negli inverni più rigidi, si presenta la star del lago, la strolaga mezzana, il che manda in fibrillazione i birdwatcher della zona (quest'anno non si è vista). Nel canneto è presente il porciglione e numerosi passeriformi di palude, e nelle siepi e sugli alberi che circondano il laghetto separandolo dalla paseggiata, pista ciclabile e dalla strada ci sono cince, fringuelli e la più elusiva capinera. Lungo la riva ballerine bianche e gialle cercano insetti.Gabbiani e cigni reali completano il quadro di questo piccolo, tranquillo angolo di lago. Una vista dell'angolo Nord -Est del lago. Sullo sfondo il pontile, spesso affollato di fotografi naturalisti (birders) Il moletto abusivo abbandonato. Altro punto di osservazione, ottimo per il Porciglione. Moriglioni e morette che svernano. Una Moretta (maschio). Volo di Moriglioni. Un'Oca canadese, insolito ospite fisso (probabilmente fuggita da qualche privato). Cigno in decollo. L' onnipresente Nutria. Cormorano che asciuga le ali. Quando l'acqua è bassa è più facile vedere il Porciglione Capinera nel canneto. Non è il suo ambiente ma vicino ci sono molte siepi e cespugli. Ballerina gialla sulla riva. Lago di Olginate all'alba.
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