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  1. Come organizzare un viaggio fotografico. Orso Bruno europeo - Finlandia, 18/7/2014 - D4 su 500/4 AFS-VR, 1/640 f4 2000ISO A me viaggiare piace un sacco, per vedere posti nuovi ma soprattutto per fotografare. Ma non mi piace per nulla farlo in gruppi numerosi, voglio essere flessibile e dinamico nell’affrontare le situazioni e nello sfruttare le opportunità che si presentano. Niente di più frustrante per un fotografo, credo, vedere situazioni bellissime ma solo con una luce pessima perché il viaggio è organizzato, invece che intorno alla luce, in base agli orari dei pasti dell’hotel dove si è a pensione completa! Oppure smettere di fotografare troppo presto, per la pressione del gruppo che vuole spostarsi per rispettare la timetable! In ogni caso, poiché lavoro per vivere e viaggio durante le vacanze, che pago da me, ho necessità di essere concreto nel predisporre viaggi “possibili” in relazione alla probabilità di raggiungere l’obbiettivo fotografico definito. Per questo, negli anni, ho accumulato una significativa esperienza nel viaggio fotografico fai da te, che con questo articolo voglio condividere con voi. Mi riferisco, nello specifico, non al week-end in una delle innumerevoli splendide mete turistiche che costellano la nostra penisola ma a località più remote e complesse da gestire, anche logisticamente. Ovviamente, i consigli sulla logistica sono utili anche a chi decide di aggregarsi ad un workshop. Il tipo di viaggio. Io considero, nella mia vita e conseguentemente in questo articolo, tre tipologie distinte di viaggio. Le vacanze “con famiglia o amici”, dove normalmente non porto la macchina fotografica. Le foto ricordo le faccio con il cellulare, che sta in tasca, è sempre carico e basta allo scopo. Questo tipo di viaggio… Non è il viaggio che tratterò in questo articolo, facile. No? Quello parzialmente fotografico, cioè quello che faccio con mia moglie e mia figlia ma nel quale voglio anche fotografare. Ovviamente intendo non loro che mi sorridono con dietro un bel paesaggio. Oppure si, anche, ma non sono quelle le foto che intendo e, di fatto, neppure questo è il tipo di viaggio che tratterò in questo articolo. In ogni caso, nei viaggi di questo genere, ho ormai bandito la fotografia naturalistica, limitandomi da tempo a paesaggi e reportage che reputo più compatibili con le esigenze complessive del gruppo. L’ avventura fotografica, dove tutto ruota intorno alla fotografia, dove vado senza la famiglia. Perché voglio concentrarmi sulla fotografia, sulle mie fotografie. Inoltre questo mi consente di andare in luoghi particolarmente inospitali, ma dove trovare soggetti particolari o comunque da noi molto difficili se non impossibili da fotografare. Ecco, questo sarà il centro dell’articolo. Ghiandaia siberiana, in un bosco raggiunto in motoslitta - Lapponia, 3/2/2017 - D5 su 500/4 AFS-VR, 1/1000 f5.6 2500ISO Ma perché? Questo, per me, è un punto importante. In molti me lo chiedono. Perché viaggiare così? Per me la risposta è questa: Perché la fotografia è parte di me, un me che vuole esistere. Ma che non può esistere in competizione con il resto di me, la famiglia, il lavoro. E quindi devo dargli un suo spazio, privato. L’ho capito tanti anni fa: se voglio sul serio fotografare devo concentrarmi su quello, escludendo il resto. Purtroppo, sono appassionato di fotografia naturalistica e questo aggiunge sfida a sfida, i miei soggetti non li posso trovare nel corso di una passeggiata tra Piazza del Duomo e Galleria Vittorio Emanuele, la domenica mattina prima del pranzo di famiglia. Così come, se voglio dare tempo di qualità alla mia famiglia, non posso farlo pensando a composizioni ed inquadrature, tantomeno stando ore appostato ad aspettare che succeda qualcosa in caccia fotografica. Quindi, nel tempo, la cosa più funzionale per me è stata separare i due ambiti. Non necessariamente la soluzione per tutti, ma credo che per tutti i fotografi sia estremamente utile, se non necessario, trovare il tempo in cui togliere tutto il resto e mettere al centro la fotografia. Cosa – Dove – Quando - Come. Sembra la cosa più facile, quasi ovvia. Ma non necessariamente lo è, in particolare per gli appassionati di fotografia naturalistica come me. Anche se, a volte, il primo passo è facile, basta che qualcuno abbia l’idea base, come a me è successo anni fa quando Fabrizio mi ha detto “Andiamo a fotografare i Musk Ox?“. Musk Ox - Norvegia, 25/2/2016 - D4 su su 80-400AFS-VR@400mm - 1/500 f8 125ISO Ma poi resta da definire dove, quando, come - identificare cioè il modo per raggiungere l’obiettivo. Attenzione che cosa, insidiosamente, può nascondere parte di dove, quando, come. Non capirlo impedisce di fare il viaggio che si vorrebbe. Faccio un esempio. Da anni so che voglio, e ho deciso che devo farlo prima che sia troppo tardi, fotografare l’Orso Polare. Ci sono, sul mercato dei viaggi fotografici organizzati, opzioni logisticamente molto semplici, basta comprarle e sono pure quelle meno costose. Tutte promettono il risultato “garantito”, le virgolette sono comunque necessarie, nature-is-nature e nessuno può realmente garantire nulla. Ma io so che lo voglio fotografare sulla banchisa, nell’ambiente dove le sue qualità sono state definite ed affinate dall’evoluzione e non sulla costa nell’attesa, sempre più lunga, che il mare ghiacci. Quindi, cosa del mio sogno non è solo l’Orso Polare, ma indissolubilmente l’Orso Polare nell’ambiente e con il clima estremo per il quale e nel quale quella specie è diventata quello che è. Per questo ancora non l’ho fatto ed è per me ancora un sogno. Per tornare sulla terra, quindi parlare di quello che ho fatto e non di quello che sogno di fare, fotografare il Musk Ox nel suo ambiente ha significato fare un bel po’ di ricerche su internet, per trovare la zona – il centro della Norvegia nel mio caso. Ma questo non basta, bisogna capire quando e come. Il momento giusto che abbiamo identificato era fine febbraio, perché volevamo le tempeste di neve, non ci bastava l’inverno norvegese. Anche a scapito di avere giornate ben più corte di quelle che ci sono a marzo inoltrato. Norvegia, 21/2/2016 - D810 su 16-35/4@24, 1/40 f11 64ISO Capito che il territorio era molto vasto, e pur essendo noi abbastanza esperti di animali e di montagna, abbiamo risolto il come cercando e trovando una guida locale, che abbiamo ingaggiato per aiutarci a trovare e raggiungere gli animali. Cosa che abbiamo fatto, insieme il primo giorno e poi da soli una volta localizzata la zona. Ma allo stesso tempo abbiamo prenotato una buona seppur economica sistemazione in fondovalle in modo da poter riposare bene tra un giorno e l'altro. I miei 4 compagni di viaggio, avanzano ognuno al suo passo, schiacciati dallo zaino. Molto, molto lontani 2 gruppi di Musk Ox - Norvegia, 24/2/2016 - D4 su 70-200/4@100, 1/200 f8 140ISO Strategia, questa, che consente anche di approfondire gli aspetti naturalistici, integrando quanto già noto con le informazioni e direttive dell’esperto locale. Consente, inoltre, di farsi consigliare per bene in relazione all’abbigliamento ed, in questo caso dove fotografare implicava lunghe ore di marcia per raggiungere i soggetti, anche quale stato di allenamento fisico sarebbe stato necessario e quale attrezzatura per affrontare le variabili condizioni climatiche. Fabrizio in salita verso i Musk Ox, guidato dal GPS in meno di 20 metri di visibilità - Norvegia, 25/2/2016 - D4 su 80-400AFS-VR@240mm, 1/800 f5.6 100ISO Internet ha ristretto il mondo, perché tutto questo l’ho ovviamente fatto dal soggiorno di casa, cercando e scambiando e-mail con i contatti che via via andavo trovando. Questo approccio lo adotto anche per viaggi molto più semplici. A fine 2018 ho fatto 5 giorni ad Istanbul, ovviamente autogestito. Per il primo giorno ho fissato, già dall’Italia e semplicemente via WhatsApp, una guida, con l’obiettivo di farci fare una bella passeggiata a vedere la città, fuori dai soliti percorsi turistici. Guida che ho trovato con passaparola dopo che la prima che avevo contattato mi ha detto di non avere disponibilità. Stessa cosa per gli ultimi due viaggi in Lapponia, in inverno, a fotografare le aquile. È evidente che questi animali non si possono fotografare semplicemente andando in giro ma che occorre appostarsi in capanno, capanno che deve essere ben posizionato in relazione alla luce e con un’organizzazione professionale che consenta di massimizzare le possibilità fotografiche. O per fotografare gli orsi. D'estate quella zona si raggiunge a piedi, ma eravamo li in primavera per fotografarli appena usciti dal letargo mentre muovono i primi passi con ancora la neve a terra. Nico con Kari sul Quad cingolato, Fabrizio vicino al capanno per gli orsi - Finlandia, 21/4/2013 - D800 su 16-35/4@16, 1/400 f6.3 100ISO Orso bruno europeo - Finlandia, 22/4/2013 - D800 su 70-200/4@200, 1/200 f4 1400ISO In questa fase si definiscono anche altri aspetti molto importanti per la logistica. Come capire quale automobile è opportuno prendere a noleggio (un 4x4 o una utilitaria) e se mezzi meno convenzionali possono essere la soluzione migliore. Ad esempio, nel giugno 2011 sono andato in Islanda. L’obiettivo principale era fotografare paesaggi ma data la lunghezza del giorno, a quelle latitudini ed in quella stagione, ho capito che sarebbe stato difficile essere sistematicamente sul campo nei momenti di luce buona dormendo in guesthouse o B&B ed evitando di massacrarsi non dormendo praticamente mai. Quindi ho noleggiato un camper! Fotografavo al mattino molto presto ed alla sera molto tardi e quando rientravo avevo sempre pronto qualcosa di caldo da bere, prima di fare un bel pisolino! Islanda, 6/6/2011 - D700 su 24-85AFS@24, 1/60 f14 200ISO Il tramonto arrossa le nuvole, (ore 0:58) - Islanda, 7/6/2011 - D700 su 70-300AFS-VR@110, 0,5' f16 100ISO Puffin (ore 23:33) - Islanda, 5/6/2011 - D700 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/640 f5.6 1600ISO Insomma, il punto chiave è immaginare cosa si vuol fotografare e trovare le soluzioni per mettersi nelle migliori condizioni per farlo. Quali foto? Internet ci da un ulteriore aiuto, ci consente di farci un’idea, più o meno dettagliata, di cosa troveremo, come ambientazioni, soggetti e quant’altro. Di solito io faccio un bel po’ di ricerche su Istagram o Pinterest, su altri siti di fotografia o banalmente su Google Earth. Integro cercando se ci sono fotografi che organizzano Workshop e che fotografie usano per pubblicizzarli e cerco di capire, incrociando le informazioni, cosa mi aspetta, quali sono le opportunità e cosa cercare. Il tutto finalizzato ad immaginare le fotografie che potrò fare e pormi nella situazione migliore, una volta sul campo, per farle. Ma il meglio del meglio, qui, sono i libri fotografici. Nel mio caso i Musk Ox vengono dritti dritti dall’opera di Vincent Munier. In ogni caso, capire quali foto si vogliono fare consolida e definisce il periodo dell'anno nel quale fare il nostro viaggio. Questa fase, sostanzialmente, chiude il primo cerchio perché conferma che l’idea è praticabile. Un orsetto a spasso con mamma - Finlandia, 16/7/2014 - D4 su 500/4AFS-VR, 1/500 f5.6 1600ISO Puffin che porta il pescato al nido per i piccoli - Islanda, 6/6/2011 - D700 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/160 f5.6 800ISO Valutare il budget realmente necessario. Questo è spesso sottovalutato. Nel senso che tutti, volenti o nolenti, scartano viaggi evidentemente troppo costosi. Ma il mio punto è un altro. Fare queste cose in sicurezza e contemporaneamente massimizzando le possibilità di successo significa capire bene quello che serve, veramente, e verificare che si abbiano i fondi necessari a dotarsene. Un esempio? Canada, febbraio 2018. Per fotografare il gufo delle nevi occhi-negli-occhi come avevo pensato di fare devo stare fermo ad aspettare, a -20°C. Snowy Owl - Canada, 2/2/2018 - D5 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/4000 f5.6 1000ISO Una volta sul campo ho capito che il modo migliore di sfruttare il sole appena sorto era sdraiarmi sul ghiaccio a pancia sotto ed appoggiare il 500 allo zaino, come fosse un beanbag. Ad esempio, aspettando... questo. Snowy Owl - Canada, 2/2/2018 - D5 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/640 f5.6 200ISO Per farlo è indispensabile l’abbigliamento corretto. Che significa, se devi comprarlo, aggiungere al budget del viaggio circa 1.100€ tra piumino Himalayan di TNF, scarponi Glacier di Sorel, sopra pantaloni in goretex, calze tecniche, guanti doppi ecc. Questa la mia soluzione. Ne esistono altre ma nessuna è più economica a pari, adeguata, efficacia. Altri esempi? Uno che dovrebbe essere anche più semplice da capire, riguarda un punto non meno sottovalutato. Noi italiani siamo abituati all’assistenza sanitaria gratuita, o quasi, ma questa in parecchi paesi semplicemente non esiste. Occorre informarsi bene, capire quando è necessario acquistare una copertura assicurativa dedicata e comprarla. La propria salute ha un valore inestimabile, non solo quando pensiamo che una volta curati dovremmo potenzialmente pagare una fattura a 5-6 cifre, ma anche che in certi posti, semplicemente, senza una copertura assicurativa non si viene nemmeno ricoverati in ospedale o non si può essere trasportati, magari in elicottero, all’ospedale più vicino. Oppure possiamo parlare di attrezzatura fotografica: ha senso fare viaggi di questo genere, ed intendo sia costo sia sforzo organizzativo, senza disporre degli strumenti adeguati? Organizzazione, organizzazione, organizzazione. Se siamo arrivati fino a questo punto, nel mio modo di pensare, significa che abbiamo trovato qualcosa che ci fa battere il cuore e che è possibile organizzare. A questo punto la parte più difficile è fatta e resta “solo” un po’ di lavoro per definire tutti i dettagli rilevanti e prendere alcune precauzioni per evitare problemi. Sula Bassana - Shetland, 6/8/2016 - D4 su 500/4AFS-VR+TC14, 1/3200 f5.6 200ISO Di seguito alcune esperienze ed avvertenze, entrambe senza pretesa di completezza. Prenotazioni. Io tendo a fissare tutte le prenotazioni ragionevolmente necessarie prima di partire. Le sistemazioni le trovo prevalentemente su booking.com. I voli? Skyscanner.it o edreams.it o expedia.it, che spesso consentono di prenotare volo, auto e alcune sistemazioni. Se sono “fuori dal mondo” spesso il contatto trovato in loco è il tramite con il quale definire questi fondamentali aspetti. Parlavo prima di guide, ma sto ad esempio lavorando ad un viaggio in Namibia: sono in trattativa via email con un tour operator con sede a Windhoek. Speciale avvertenza per il volo: spesso prima si prenota e molto meno si spende! Documenti. Passaporto, permessi come visti o ESTA o ETA; Patente internazionale. Occorre informarsi per bene dei vincoli relativi ai paesi che vogliamo raggiungere ma anche a quelli che attraverseremo negli scali. Un esempio, sempre dal mio viaggio in Canada. Ho scelto, per convenienza economica, un volo Malpensa – Toronto con scalo a Newark, USA. Ma questo ha reso necessario non solo fare il permesso ETA per il Canada – Electronic Travel Authorization, del quale ovviamente sapevo - ma anche l’ESTA – Electronic System for Travel Authorization – per gli Stati Uniti, anche se non dovevo neppure uscire dall’aeroporto. Nonostante la mia prudenza, l’ho scoperto al momento dell’imbarco: come dicono da quelle parti: the wrong way! Il mio viaggio è sopravvissuto. Perché? Perché quando si viaggia bisogna prendersi dei tempi di sicurezza. Che significa essere in aeroporto prima del necessario, se si cambia volo in coincidenza prevedere adeguato tempo per gestire imprevisti e ritardi, ecc… Quindi ho tirato fuori dallo zaino il portatile, l'ho collegato al telefono in tethering e l’ho comprato al volo: 15’ e con un po' di sangue freddo, tutto fatto. E se perdo un documento? O se me li rubano? Non mi riferisco solo al passaporto, ma anche a voucher delle prenotazioni o cose del genere. Io ho una soluzione semplice: se il documento è digitale ne tengo una copia stampata a mano, una nello smartphone ed una su un servizio cluod, come Dropox. Se il documento non è digitale, come il passaporto? Ho l’originale, che fotografo e ne tengo una copia sullo Smartphone ed una su Dropbox. Questo mi ha salvato, ad esempio, in un viaggio alle isole Shetland con mia figlia di 3 anni. Al momento dell’imbarco in traghetto, al porto, porgo la sua carta d’identità per il controllo, dal finestrino del camper. Un gesto maldestro, un colpo di vento e finisce in mare. Da li in avanti e per tutto il viaggio, ad ogni controllo, abbiamo spiegato la situazione e mostrato la foto: non ha valore legale… ma funziona! Se viaggio in una zona senza accessi ad internet? più copie di carta in posti diversi (tasca, zaino, valigia). Scozia, 29/7/2013 - D800 su 16-35/4@19, 1.3' f11 100ISO Medicine? Ridondanza! Io porto la provvista completa dei farmaci che devo assumere nell’intera durata del viaggio nel bagaglio a mano ed altrettanto in stiva, dove metto anche le medicine che normalmente non assumo ma potrebbero servire (tachipirina, antibiotico,…). Generi di prima necessità? Altro esempio. Il mio secondo viaggio in Finlandia, in aprile. KLM perde il bagaglio in stiva, che riottengo solo dopo 3 giorni. Partito da Milano con 15-20 gradi a Helsinki eravamo a -5… ma io andavo ben più a nord! Me la sono cavata, perché un piumino, nonostante l’attrezzatura fotografica, lo avevo nello zaino ed ai piedi nonostante le temperature primaverili di Milano avevo indossato da casa gli scarponi invernali, anche se quei primi giorni li ho trascorsi indossando solo dei jeans e senza poter cambiare la biancheria. Scozia, 30/7/2013 - D800 su 16-35/4@35, 6' f16 100ISO Soldi in contanti? Io giro prevalentemente nel nord del mondo. In più l’euro aiuta parecchio. Quindi? Bancomat e 2 carte di credito e pochissima valuta locale che mi procuro con un bancomat in aeroporto, una volta a destinazione. Questa sezione potrebbe continuare parecchio, mi fermo qui perché alla fine è la fase di Cosa – Dove – Quando – Come ad essere specifica di un viaggio fotografico, quanto sopra è comune a tutti i tipi di viaggi in zone un po’ fuori mano. L’attrezzatura fotografica: quale e come portarla. Io tendo ad ottimizzare molto perché non mi voglio trasformare in un mulo. E se sono troppo stanco non riesco a fotografare. Less-is-more! Sostanzialmente: Naturalistica? 16-35/4, 70-200/4 o 2.8 a seconda degli obiettivi fotografici, 500/4, TC14; 2 corpi macchina. Sempre 2 corpi macchina, per ridondanza in caso di guasti e per poter tenere montate 2 ottiche. Paesaggi? 16-35/4, 70-200/4 e 1-2 corpi macchina. Polarizzatore, ND. Reportage di viaggio? Spesso solo 50/1.8 ed 1 corpo macchina; a volte integro con 24/1.8 e 70-200, dipende dai soggetti che sto cercando. Ma è sorprendente quante foto diverse si possano fare con solo il cinquantino. Quindi, mediamente, 2-3 ottiche e 1-2 corpi. Ovviamente ognuno si organizza come preferisce. Quello che intendo dire con questi esempi è che io, dopo anni in cui cercavo di essere sempre pronto a tutto e per farlo mi sovraccaricavo di materiale, ho capito che.... non serve! Scozia, 21/7/2013 - D800 su 16-35/4@26, 30' f16 100ISO Sempre, nello zaino come bagaglio a mano: Batterie di scorta, 2 per ogni corpo e relativo carica batterie (attenzione: le batterie al litio non possono viaggiare in stiva!); Schedine, minimo 2 per ogni corpo; Portatile e 2 dischi. Sempre, in stiva: Treppiede; Materiale per pulizia sensore ed ottiche; Prolunghe, prese triple e quanto serve a ricariche tutto in parallelo. Per me il portatile è quasi obbligatorio. Non per selezionare le foto ma perché voglio vedere se sto effettivamente riuscendo a fare quello che avevo in mente. Se non è così, insisto. Se ci sono già riuscito so che posso sperimentare di più ed evitare di rifare tutti i giorni piccole varianti delle fotografie già fatte, nella mancanza di certezza che siano venute bene. O, all’opposto, tornare a casa senza l’immagine cercata perché si è pensato di averla fatta ma… è micromossa e non sapendolo non si è più cercata l’occasione. Non fate mai, sottolineo mai, viaggiare il tele montato sulla macchina. Il suo peso unito alla lunghezza ed al conseguente braccio di leva può rovinare l’allineamento del bocchettone del corpo macchina se lo zaino cade a terra. Attenzione alle dimensioni, al limite di peso e di numero di colli del bagaglio a mano. Personalmente evito come la peste le compagnie più economiche perché tendono ad essere puntigliose su tutto mentre le altre, se le dimensioni sono nei limiti, non pongono limiti al peso o chiudono un occhio su piccoli eccessi. Alcuni trucchi ed un consiglio: Andate per tempo, i primi imbarcati normalmente sono meno controllati; Se la compagnia ammette 2 bagagli a mano – tipicamente uno dei due è la valigetta del computer – inserite nella valigetta oltre al computer anche uno o due corpi macchina, per riportare il peso dello zaino nei limiti; Se comunque vi trovano fuori peso state calmi e sorridete. Stanno solo facendo il loro dovere. Sorridete e mostrate candidamente il contenuto dello zaino – evidentemente fragile e costoso. Chiedete gentilmente e per favore il loro aiuto. A me ha funzionato, più di una volta, mentre chi si arrabbia, alza la voce, chiede di parlare con il responsabile spesso viene inchiodato al rispetto delle regole: bagaglio imbarcato in stiva con gli enormi rischi conseguenti; Se siete notevolmente fuori peso portatevi una sacca di tela della spesa, come ultima spiaggia in caso di imbarco del materiale in stiva. Vi consente di ridurre il rischio di danneggiamento tirando fuori dallo zaino alcune cose, le più costose, e portandole con voi fino al limite di peso. Giovane lupo in esplorazione - Finlandia, 24/6/2015 - D4 su 500/4AFS-VR, 1/250 f4 1250ISO Relativamente allo zaino, se viaggio in aereo, io mi oriento così. Se porto il tele uso un ThinkTank Commuter. Un mio amico l’ha definito lo zaino della Barbie, perché da fuori sembra molto molto piccolo (almeno per essere uno zaino capace di contenere un 500/4 oltre ad un mucchio di altre cose). Consiglio questa marca perché ha una forma molto efficiente ed una tasca per trasportare il PC, che poi sul campo può contenere comodamente un pile o qualcosa da mangiare. Quel modello è ben al di sotto dei limiti dimensionali dei voli. Se non lo porto, e vado ad esempio a fare un giro per città, zaino “mimetico” che non faccia capire che ho la macchina fotografica. Cioè uno zaino come quello che usano i ragazzi per i libri di scuola: un The North Face Borealis, con dentro una piccola custodia imbottita. Dentro questo zaino, non appeso fuori, riesco a mettere anche un treppiedino. Utilissimo per le notturne. Se prevedo grandi giri a piedi, uso un FStop Satori, che è praticamente comodo quasi come uno zaino da montagna, e che con la modularità delle ICU mi consente di dosare lo spazio per l’attrezzatura fotografica lasciando tutto il resto a disposizione per gli effetti personali. Massimo Vignoli per Nikonland - 12/1/2019
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