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Corredo Fotografico (sintetico !)

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  1. Ed eccomi a scrivere di un altro dei fotografi "maudit" Giapponesi che tanto mi piacciono: Masahisa Fukase. Nasce nel 1934 a Bifuka, un paese dell’isola di Hokkaido, la famiglia ha uno studio fotografico ed il piccolo fukase si appassiona: a sei anni sa già stampare e come figlio maggiore sarebbe destinato a ereditare l’attività familiare. Invece, pur continuando con la fotografia, preferisce intraprendere un percorso diverso e nel 1952 va a Tokyo. Fukase mantenne comunque forti legami con la sua terra natale e la con la famiglia. Negli anni 70 e 80 fece regolarmente ritorno al suo paese per scattare dei ritratti di famiglia in grande formato, progetto che sarà poi pubblicato nel libro Kazoku (Family) nel 1991. Il suo esordio in pubblico è però la mostra Kill the Pig (1961), una raccolta di imamgini crude scattate in una macelleria. Il suo lavoro cattura l’attenzione di critica e pubblico ed è l'inizio della sua popolarità. Fukase fa parte di quella generazione di fotografii giapponesi del dopoguerra che hanno rinnovato profondamente il linguaggio fotografico nel paese come Shōmei Tōmatsu, Eikoh Hosoe, Noriaki Yokosuka, Nobuyoshi Araki e Daidō Moriyama, con i quali nel 1974 fonda la Workshop Photography School. Il loro lavoro viene scoperto in occidente grazie alla mostra collettiva New Japanese photography, organizzata dal Museum of modern art di New York nel 1974. Questo periodo di successo, in cui il fotografo sperimenta e alterna i progetti artistici ad altri più fotogiornalistici, è interrotto dalla fine del suo matrimonio. Dopo essere stato lasciato improvvisamente dalla prima moglie, si innamora di Yoko, suo grande amore e fonte di ispirazione. Successivamente Fukase si rinchiude sempre più in se stesso. Dagli anni sessanta al 1992 gli scatti di Fukase nascono all’interno di una sfera intima, che vede protagonisti Yoko, il padre morente, i suoi gatti e se stesso, sperimentando con l’autoritratto e isolandosi gradualmente dal resto del mondo. Successivamente Fukase si rinchiude sempre più in se stesso. Dagli anni sessanta al 1992 gli scatti di Fukase nascono all’interno di una sfera intima, che vede protagonisti Yoko, il padre morente, i suoi gatti e se stesso, sperimentando con l’autoritratto e isolandosi gradualmente dal resto del mondo. Fukase è il primo a sinistra. Il divorzio da Yoko lo porta a concepire la sua serie più celebre, Karasu - Ravens cioè Corvi (1975-1985), e anche ad ammalarsi di alcolismo e depressione, nonostante si fosse risposato con la scrittirce Rika Mikanagi. Il modo in cui Fukase fotografa i corvi di Hokkaido ed altri soggetti tetri rispecchia il suo stato d’animo segnato dalla perdita, dal dolore e dalla dipendenza dall'alcool. A proposito del progetto Fukase dichiarò: “Vorrei poter fermare questo mondo. Questo atto (del fotografare) può rappresentare la mia vendetta contro la vita e forse questo è quello che mi diverte di più”. Alla fine del progetto, nel 1982, Fukase scrisse enigmaticamente che era “diventato un corvo”. Karasu è universalmente considerata la sua opera migliore. Dal 1976 in poi, le mostre basate su Rakusen (tradotto anche come La solitudine dei Corvi) portarono ad un ampio riconoscimento dell',intera opera di Fukase prima in Giappone e poi in Europa e negli USA. Il libro che raccoglie le foto di Rakusen fu pubblicato nel 1986 e l'edizione originale (edita da Shokyusha) divenne uno dei più prestigiosi e ricercati libri fotografici giapponesi del dopoguerra. Nel 1992 Fukase cadde dalle scale del suo bar preferito, provocandosi un trauma cerebrale che lo rese invalido. Morì nel giugno del 2012. Foto prese da Internet, (c) degli aventi diritto.
  2. Estate. In riva al mare. Mattina presto. Con il fresco delle primissime ore del giorno è bello passeggiare sulla spiaggia. Sulla battigia o appena dentro l’acqua che vicino alla riva ti massaggia delicatamente i piedi. Il sole ancora basso sull’orizzonte splende già nel cielo, ma i suoi raggi sono piacevoli e la temperatura dell’aria è ancora indulgente dopo una nottata decisamente fresca. Alcuni bagnanti che si accompagnano sulla riva in una passeggiata lenta e pigra appaiono come figurine stagliate fra cielo e mare, i tratti indistinguibili per la forte luce del sole che inonda le loro sagome, come in una rappresentazione di ombre cinesi. Altri hanno scelto di allontanarsi un po’ dalla spiaggia per pagaiare lentamente su una tavola, godendo della bonaccia che rende il mare un olio e la navigazione rilassata nella totale assenza di onde. Un bambino ha già preparato i suoi giochi sulla sabbia, abbandonandoli momentaneamente perché rincorso dalla madre che cerca di applicargli la crema per proteggerlo dal sole. Due innamorati si tengono per mano per il loro primo bagno della mattina e sembrano saggiare la temperatura del mare con l’acqua che già arriva alle ginocchia. Lei è incerta e si affida a lui e insieme si allontanano, per scambiarsi qualche tenero bacio una volta lasciato un po’ di spazio fra loro e gli occhi indiscreti sulla riva. Un anziano guarda il mare, solo, forse ripensando alla sua vita e a ciò che è stato, o sognando ciò che non potrà più essere. E mentre la spiaggia si popola progressivamente di uomini che ragionano di sport e di politica, donne che si scambiano confidenze e discorrono sui propri figli, adolescenti che giocano e bambini urlanti, il sole si arrampica alto rendendo sempre più forte la propria luce e accorciando le ombre sulla sabbia, disegnando nel cielo la sua calda parabola estiva. Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce. (L. Tolstoj)
  3. A poco più di un mese dalla mia visita in questa splendida città e a pochi giorni dal vile attentato che tante vittime e feriti vi ha mietuto, voglio dedicare alcune righe e questi scatti presi nelle strade di Barcellona a tutti coloro che rifiutano ogni forma di violenza, a tutti coloro che credono che si possa convivere pacificamente nel reciproco rispetto e nella tolleranza di culture, razze e credo religiosi diversi dal proprio e, soprattutto, a quanti in questi giorni hanno conosciuto il dolore e la sofferenza per una brutalità che non ha senso e che non può trovare giustificazione alcuna. Durante la mia permanenza sotto un bel sole estivo ma dalla temperatura gradevole ho girato a lungo in una città che mi è parsa solare, accogliente ed aperta a tutti pur nella sua superba eleganza, una città ricca di vitalità e di colori come molti centri che ho imparato a conoscere nel Mediterraneo, e che durante la sua storia grazie al suo porto ha potuto scambiare merci, esperienze, culture, uomini con ogni parte del mondo, aprendosi appunto a tutto quanto era diverso da essa. E mi è stato facile sentirmi come a casa. Per questo dopo i recenti tragici fatti, assieme a quanti rivendicano il diritto a vivere lontano dalla violenza e dalla sopraffazione non solo fisica in una pacifica coesistenza con tutti, mi unisco anch'io al grido Tots som Barcelona, Sono anch'io Barcellona. E' stato un piacere percorrere i bei viali di questo centro della Catalogna, a cominciare da La Pedrera, uno dei capolavori del famoso architetto Antoni Gaudì, lo stesso della Sagrada Familia. 1 Ma sono molti i palazzi che nella loro modernità ben si adattano allo "spirito" della città. 2 3 4 Barcellona è davvero un tripudio di colori a cominciare dal Mercato di Santa Caterina (la cui rivoluzionaria e policroma copertura è opera degli architetti Enric Miralles e Benedetta Tagliabue, quest'ultima italiana) ... 5 ... per continuare con i negozi che si affacciano lungo le trafficate vie del centro ... 6 7 ... fino alla stessa segnaletica orizzontale presente nelle strade ... 8 9 ... per finire alle stazioni della metropolitana ... 10 ... e alle sue rampe di uscita. 11 E con un po' di attenzione è possibile individuare ai piedi dei grandi cartelloni pubblicitari addossati ai palazzi sui viali il naturale contrappunto al messaggio promozionato. 12 13 Ma la città permette anche di vivere quasi appartati la propria solitudine. Come nel tardo pomeriggio alle spalle della Boqueria, il più famoso e frequentato mercato di Barcellona ... 14 ... o in un vicolo del Barrio Gotico, abbastanza lontano dai rumori per godersi un po' di riposo ... 15 ... o semplicemente passeggiando fra l'antico e il moderno di un viale del centro ... 16 ... per poi tuffarsi nella Rambla prima del calare del sole. 17 (Per inciso, qui è dove qualche giorno fa è stato dato un allarme bomba, rivelatosi fortunatamente falso, che ha determinato l'evacuazione del fast food e delle strade limitrofe e aggiunto istanti di terrore alle persone ancora scosse per quanto accaduto nei giorni precedenti). Ma Barcellona è anche accogliente e tollerante verso chi ogni giorno cerca di sbarcare il lunario spostandosi in metropolitana da un punto all'altro della città ... 18 ... o semplicemente di chi approfitta della bella stagione per visitare questo capoluogo passeggiando per i viali nei pressi della Sagrada Familia. 19 20 Ringraziando l'amico Fabrizio Cortesi e la sua compagna che mi hanno guidato per i luoghi più caratteristici del centro storico aiutandomi a conoscerli ed apprezzarli, e ringraziando anche chi ha avuto la pazienza di leggere fino a qui, vorrei terminare queste righe con uno scatto che non ho potuto fare a meno di cogliere. Un gabbiano che, chissà come e chissà perché, si è avventurato fino nel pieno centro della città per volare fra i suoi viali, sfiorando l'asfalto della strada tra alberi, passanti, semafori ed auto ferme all'incrocio. 21 Mi piace pensare che per il candore del suo piumaggio si trattasse di una colomba, una grande colomba bianca che, volteggiando fra i palazzi di questa città, abbia voluto trasmettere una sorta di messaggio di pace da riprendere e ricordare oggi, un messaggio di pace per tutti.
  4. Dopo una lunga estate più dedicata al lavoro che alle vacanze, era venuto il momento di prendersi una breve pausa e un po' di svago. Con Paoletta abbiamo così deciso di mollare per un attimo i nostri impegni per ritagliarci una romantica tre giorni a Venezia, tornando in quella che è una delle più belle città del mondo e che, tra l'altro, possiamo facilmente raggiungere con poche ore di treno. Senza una meta particolare proprio perché desiderosi di riposo e di puro svago, ma decisi comunque a visitare oltre che i monumenti più famosi le zone della città turisticamente meno note e conosciute, ci siamo quindi abbandonati per le calli veneziane in lunghe passeggiate per godere delle bellezze della Serenissima e del tepore delle ultime giornate d'estate. Ovviamente per me è stata anche l'occasione per scattare qualche fotografia alla varia umanità che si incontra in un luogo così visitato ed affollato, indirizzando il mio obiettivo più verso la gente che popolava la città che ai suoi meravigliosi monumenti arcinoti e fotografati ogni giorno da migliaia di turisti. Così, dopo aver girato per un po' fino a raggiungere San Marco, osservata l'enorme folla scomposta e vociante che gremiva la piazza ... 1. ... è stato un tutt'uno scappare di là alla ricerca di qualche angolo più tranquillo e silenzioso, ed osservare come altri vivono questo straordinario luogo con maggiore rilassatezza e distacco così come volevamo fare noi. Girare per Venezia significa anche scoprire scorci che non ti aspetti di vedere se non in qualche vecchia città anglosassone della rivoluzione industriale dei primi dell'Ottocento (o almeno a me ha dato questa impressione) ... 2. ... dove la passione per il football dei suoi residenti è ben nota, così come l'abitudine a sostare lungo le strade a rilassarsi. 3. Ma anche i pontili lungo i canali possono ispirare la voglia di farsi un sonnellino per riposare dalle fatiche di un lungo viaggio (Municipale permettendo) ... 4. ... così come un prato può diventare il posto giusto per un momento di raccoglimento e meditazione. 5. C'è poi chi preferisce passare il tempo a contemplare il via vai nel Canal Grande ... 6. ... e chi approfittando dell'ultimo sole del pomeriggio se ne va a passeggio nei campielli silenziosi grazie al giorno di chiusura dei locali che vi si affacciano. 7. Anche gli operatori ecologici trovano il momento per una pausa durante il loro faticoso lavoro quotidiano ... 8. ... mentre un bambino non perde l'occasione per giocare fra i cuscini di una panca nel ristorante dove ha mangiato. 9. E intanto che un gondoliere effettua le sua ultima corsa prima della sera ... 10. ... e gli immancabili piccioni della città sostano nei pressi di un mercatino vicino al suo orario di chiusura ... 11. ... anche i madonnari abbandonano il loro "luogo di lavoro" in una calle che appare ormai deserta. 12. E' arrivata la sera e si fa ritorno a casa ... 13. ... e mentre alcuni turisti completano gli ultimi acquisti ... 14. ... un altro (texano?) è attratto da ciò che ha visto in una calle cieca. 15. E' allora arrivato anche per noi il momento di terminare il lungo peregrinare per la città. E mentre una inaspettata Monna Lisa campeggiante su una parete sembra interrogarci con in mente la stessa città che abbiamo in lungo e in largo visitato ... 16. ... stanchi, ma felici ed appagati dall'aver goduto di un luogo così straordinario, facciamo ritorno in hotel con in macchina un bel po' di scatti raccolti durante la giornata. Però che fatica inseguire i soggetti delle nostre fotografie! 17.
  5. I bilanci di un anno si fanno spesso a dicembre, ma io ho atteso questo gennaio per sedermi a riflettere e a fare il punto della situazione sul mio personale 2019 appena trascorso. Proprio per il bel fine anno (fotograficamente parlando) passato dietro le mie fotocamere che ha un po’ mitigato l’insoddisfazione per quanto fatto – o meglio, non fatto - durante gli ultimi dodici mesi. Sì, perché in realtà il 2019 che mi sono messo alle spalle non è stato un granché dal punto di vista fotografico. Pochi scatti come mai in passato, poco tempo da dedicare alla ricerca di nuovi spunti e di nuovi progetti, e forse anche poca voglia di farlo se con la testa si è impegnati nel lavoro, si è distolti dagli imprevisti o non si ha abbastanza tempo libero. Eppure ad inizio agosto era arrivata la Z6 e la curiosità di conoscere e testarne pregi e potenzialità. No, non mi mancava l’entusiasmo per fotografare che la nuova macchina avrebbe dovuto riaccendere: come detto, è semplicemente mancata la possibilità di dedicarmi a pieno a cercare gli scatti che avevo in mente e che solitamente trovo quando ho tempo per farlo. In ogni caso quel poco che sono riuscito a “produrre” per certi versi mi ha soddisfatto, sebbene resti il rammarico per non aver potuto fare meglio e quantitativamente di più. Detto questo, voglio raccogliere di seguito alcuni scatti che hanno segnato il mio 2019 fotografico in termini di divertimento e soddisfazione. Chi vorrà aggiungere qualche commento sarà il benvenuto. 😉 Cominciamo dalle poche foto a colori che ritengo interessanti. Fra queste: 1. (che avete premiata nel contest "Nella penombra") 2. (pubblicata nel contest "Suburbia") 3. Ma il bianco e nero è più vicino alle mie corde, e in proporzione sono molto più numerosi questi scatti rispetto a quelli a colori ad avermi dato una qualche soddisfazione. A partire da quelli che nel 2019 appena trascorso ho cominciato a raccogliere per un progetto in controluce che probabilmente presenterò all’annuale mostra fotografica dei soci che il mio fotoclub organizza ogni primavera. Fra i quali: 4. (che avete premiato nel contest "La nostra estate in controluce") 5. 6. 7. Altro oggetto di ricerca fotografica sono scorci dove non sono presenti persone (generalmente per me imprescindibili negli scatti che cerco) ma che in qualche modo possono risultare interessanti. Fra questi, mi sono sembrati tali: 8. 9. 10. Alcune immagini interessanti le ho raccolte alla Fiera Antiquaria che, svolgendosi nella mia città ogni prima domenica del mese, costituisce (per me come per molti altri appassionati come me) una buona occasione per provare a portare a casa qualche scatto “di strada” singolare o almeno non banale: 11. 12. 13. Chiudo questo mio personale bilancio fotografico dell’anno appena passato con alcune istantanee di street photography come la intendo io, ovvero con le immagini che più mi sono piaciute e che vorrei riuscire a fare ogni volta che esco in strada a fotografare. Immagini che, con un po’ di fortuna, riuscirò sperabilmente a fare anche quest’anno. 14. 15. 16. 17. 18. Grazie a tutti quelli che sono arrivati fino a qui.
  6. La Fiera Antiquaria di Arezzo è la prima e la più grande manifestazione del genere in Italia. Fu ideata nel 1968 da Ivan Bruschi, appassionato e competente collezionista d’arte aretino, per riqualificare – oggi si direbbe così – la parte alta (e la più antica) della città dopo un periodo di abbandono e di emarginazione a seguito della seconda guerra mondiale durante la quale molti palazzi erano stati rasi al suolo dai bombardamenti. L’obiettivo di Bruschi era anche quello di dare nuova vita a Piazza Vasari (per gli aretini Piazza Grande) che agli inizi degli anni Sessanta era stata abbandonata anche dal suo storico mercato ortofrutticolo che indegnamente occupava questi spazi rinascimentali. Col tempo la manifestazione è diventata sempre più grande ed importante grazie alla frequentazione via via crescente degli appassionati, portando in città sempre più espositori di pezzi di antiquariato (ma anche di modernariato) che con i loro banchi e stand ogni week-end arrivano ad occupare buona parte del centro storico della città. La Fiera si tiene per due giorni ogni prima domenica del mese a partire dal sabato precedente, e per molti fotografi è anche un’ottima occasione o semplicemente un pretesto per scattare qualche istantanea alla varia umanità che popola la manifestazione e agli oggetti di ogni tempo e provenienza che gli espositori mettono in mostra. E fra questi fotografi ci sono ovviamente anch’io. Dico la verità: dopo tanti anni di frequentazione e di tanti appassionati che con le loro foto hanno raccontato questa fiera, trovo sempre più difficile portare a casa qualcosa di nuovo o perlomeno di non già visto, e quindi quando vado è più che altro per fare una passeggiata. Tuttavia ogni tanto mi sembra di notare qualcosa di meno banale e provo a fare qualche scatto. Quella che segue è una selezione di questi tentativi, in bianco e nero, che aldilà delle mie note preferenze personali trovo particolarmente indicato per rappresentare questa manifestazione. Fra i soggetti che catturano la mia attenzione ci sono i mobili e le varie tipologie di oggetti … 1. 2. 3. 4. 5. … ma amo anche ritrarre gli espositori tra la loro merce … 6. 7. 8. 9. … e pure la gente che frequenta la fiera. 10. 11. 12. 13. 14. 15. 16. 17. 18. 19. 20. Grazie a chi è arrivato fino a qui e soprattutto a chi vorrà lasciare un commento.
  7. Alla voce "Blu" Wikipedia recita: "Il blu è uno dei colori dello spettro elettromagnetico percepibili dall'uomo e appartenente quindi allo "spettro del visibile". Si trova tra il ciano e il violetto e ha una lunghezza d'onda di circa 470 nanometri. È uno dei tre colori primari additivi, insieme al verde e al rosso. Il suo colore complementare è l'arancione". Il Blu è un grande colore perché è quello della volta celeste che sovrasta il mondo intero. E' anche il colore del mare, profondo e sterminato, che si estende sulla maggior parte della terra. Cyanos, il blu greco, è il colore della sofferenza, tant'è che una persona pallida e sofferente viene definita "cianotica". E il blues è una forma di musica popolare legata ad una condizione melanconica, triste, depressa, che ha caratterizzato e caratterizza lo status e la cultura delle popolazioni nere americane, una volta in condizioni di schiavitù nel paese. Anche per gli antichi greci e per i romani il Blu non era un colore apprezzato in quanto associato agli occhi dei barbari e, pertanto, considerato negativamente in quanto straniero e diverso. Successivamente però il Blu diventa un colore pregiato, aristocratico, che traccia la differenza tra i braccianti e i contadini che per campare lavoravano la terra ed erano abbronzati perché esposti costantemente al sole, e i nobili che potevano fare a meno di questa attività e che ostentavano orgogliosamente il pallore della loro pelle, simbolo di ricchezza e benessere, e sulla quale spiccavano le vene superficiali che apparivano blu: da qui l'equazione "sangue blu = sangue nobile". Per me il Blu è semplicemente un colore che fa da filo conduttore ad una serie di scatti che ho raccolto e che voglio qui presentare. (aprire le foto) 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9.
  8. Eccomi qua dopo lungo tempo a scrivere due righe sul mio blog, in una pausa dal lavoro diventato purtroppo sempre più frenetico e totalizzante. E' per tale motivo che nella prima metà di quest'anno ho scattato un numero ridicolo (leggi: minimo) di foto, nelle quali probabilmente ci sarà un numero di buone immagini altrettanto esiguo in considerazione del genere di fotografia che pratico. In effetti nella street photography la possibilità di portare a casa qualche buona istantanea è spesso direttamente proporzionale al tempo che vi si dedica, alle occasioni che si ricercano e che si realizzano, e al numero di scatti (nel mio caso mirati) che si effettuano, e dove altrettanto spesso si torna alla base senza neanche qualche immagine che possa dirsi almeno interessante. Vabbè: in ogni caso girare per una città con la fotocamera in mano libero dai pensieri è già di per sé (intendo per me ) un divertimento, a prescindere dai risultati che riesco ad ottenere. Tuttavia il recente Nikonland Day di Milano mi ha dato la possibilità di dedicarmi - dopo un periodo davvero lungo - a un week end di foto (e di svago) in piena libertà e rilassatezza nei quali mi sono portato a casa in due giorni circa 300 scatti, ovvero quanto ultimamente riuscivo a fare nel tempo di un intero mese. Due giorni a Milano con la reflex in mano sono stati circa un giorno più o meno effettivo di foto effettuate un po' dovunque, dalla mattina finanche alla sera, considerato che durante buona parte del viaggio, durante i pasti e le ore di sonno le occasioni per le foto di strada si fanno ... un po' meno facili! Eccovi dunque in foto la mia personale 24 Ore di Milano: pochi scatti selezionati fra i tanti fatti, ma per questo pensati e, spero, di un qualche interesse. Critiche e commenti sono come sempre graditi, purché più dettagliati di un "Mi piace" o "Non mi piace": mica siamo su Feisbuc! (aprire le foto) Lucky & Unlucky Dance! Fotografi Ecologia moderna Grandi magazzini Trompe-l'oeil Wagner
  9. Bologna, febbraio 2018, Artefiera, la fiera internazionale dell'arte contemporanea. Vado con degli amici appassionati di fotografia (ma anche di arte) a questa importante manifestazione, la prima del genere che abbia mai visto. Davvero interessante per chi come me ha spesso frequentato musei o mostre d'arte, ma mai una fiera internazionale del settore. Appena arrivato mi colpisce - favorevolmente - la tanta gente accalcata alla biglietteria e in fila per entrare: non pensavo che una manifestazione di questo tipo, sia pure di livello internazionale, potesse richiamare tanti appassionati o curiosi o comunque interessati (e di tutte le età) ad osservare opere contemporanee di pittura, scultura, fotografia, ecc. Tra l'altro i ticket d'ingresso non sono neanche a prezzi per così dire popolari. Una volta dentro scopro un mondo nuovo ma anche affascinante: per me dilettante assoluto, quasi intruso in questo tipo di ambiente, si spalanca un panorama del tutto inaspettato. Sarà che - mi dicono - gli stand in questo tipo di fiere sono molto cari e per questo sia ha a monte una notevole selezione degli espositori: vi partecipano case d'arte di grande livello, le sole che per il proprio giro di affari possono permettersi di pagarseli. Sarà che il respiro internazionale della manifestazione richiama il meglio della produzione artistica su piazza, ma rimango subito colpito dalla qualità (oltre che dalla quantità) dei pezzi esposti. Osservare opere d'arte contemporanea per un non addetto ai lavori è un po' come per uno delle nostre parti assistere ad una gara di cricket o di badmington: difficile all'impronta capirci qualcosa! E invece avvicinarsi ad un'esperienza simile penso debba essere come ascoltare per la prima volta un concerto di un cantante o un'opera lirica di un compositore straniero: non è importante capire le parole o conoscere il libretto dell'opera, l'importante è lasciarsi coinvolgere dall'atmosfera creata della musica, dalle luci, dalla coreografia, dalle scene, e abbandonarsi alle sensazioni che si provano durante lo spettacolo. Ecco, per me è stato subito così: forse è ciò che accade quando è la "prima volta", ma mi è subito piaciuto ciò che vedevo, e ho divorato con gli occhi con un misto di stupore e curiosità le pitture più strane, le sculture più inconsuete, le composizioni artistiche create con i materiali più diversi, lasciandomi trasportare fra i numerosi stand come un bambino che per la prima volta vede la neve o si tuffa fra le onde del mare. Ovviamente le case d'arte che esponevano fotografie sono fra quelle su cui mi sono maggiormente soffermato, e dopo aver osservato le opere di Fontana, Salgado, Araki, Kenna, Basilico, Jodice, e di tanti altri mi sono sentito più arricchito e, forse, più consapevolmente ispirato per la mia personale passione fotografica. Alla fine della fiera, però, le mostre d'arte costituiscono anche un mondo di soggetti e situazioni più o meno interessanti da fotografare: potevo quindi perdermi un'occasione simile? Ecco quindi alcune immagini scattate fra gli stand della manifestazione, molte delle quali con la fotocamera ad altezza del grembo e in condizioni di luce un po' al limite, quindi leggermente mosse o fuori fuoco: ma l'affollamento, le corte distanze imposte dalla situazione e un settaggio della macchina che poteva essere un po' più accurato non mi hanno permesso di fare meglio. Ma tant'è: vuoi mettere il divertimento a farle e a condividerle poi con gli amici fotografi? 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11.
  10. Alla voce "Giallo" Wikipedia recita: "Il Giallo è uno dei colori dello spettro che l'uomo riesce a vedere. Ha la lunghezza d'onda compresa tra 565 e 590 nanometri. È uno dei tre colori primari sottrattivi, insieme al ciano ed al magenta, il suo colore complementare è il blu". Bene. E aggiunge anche che "dal punto di vista etimologico in italiano la parola Giallo deriva dal francese antico jalne a sua volta derivante dal latino gǎlbinum e gǎlbus con significato di "verde pallido, giallo". Benissimo. Il Giallo è il colore dei taxi di molte città, così dipinti per essere più facilmente distinguibili da lontano, degli scuolabus, che così colorati sono più visibili dagli altri veicoli e quindi più sicuri per i bambini che li utilizzano, e di piante e fiori come il girasole, la mimosa e la ginestra. Ottimo. Il Giallo è pure un segnale di avvertimento: nel semaforo avvisa che sta per scattare il rosso, nelle corse automobilistiche indica un generico pericolo e impedisce ai concorrenti di effettuare un sorpasso, e nei pronto soccorso degli ospedali è utilizzato per identificare i pazienti non in pericolo di vita che necessitano di cure immediate. Eccellente. E il Giallo è anche il colore che identifica il genere letterario dei libri polizieschi, gli elenchi telefonici dedicati alle attività commerciali, la maglia del concorrente che guida la classifica del Tour de France, ed è il colore tipico del frutto della banana e dello zafferano. Ok. E allora? Allora niente! Un po' di cultura generale in un blog di fotografia non disdice. Per me il Giallo è semplicemente un colore, per la verità molto fotogenico, che attira la mia attenzione quando scatto fotografie e che mi piace ritrarre. Così, come "divertissement", ho pensato di pubblicare qualche istantanea in cui ne è il principale protagonista o dove ne appare un bel po'. Enjoy. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10.
  11. Ad "Itinerari", l'annuale mostra fotografica che il fotoclub di cui faccio parte organizza da oltre trent'anni, sono presente anch'io con un mio lavoro, il terzo da quando espongo qui. Il titolo del lavoro è "RGB", una raccolta di dieci immagini di foto di strada, molte delle quali forse vi sono già note avendole pubblicate su queste pagine. Gli scatti sono appunto del genere street photography, il mio preferito, ma questa volta sono declinati secondo ciascuno dei tre colori dell'acronimo indicato. Ma con un'eccezione: ho infatti "italianizzato" in qualche modo la sigla sostituendo alla lettera "G" - che sta per "Green" - il Giallo, un colore che mi ispira particolarmente quando giro per strada con la fotocamera. La mostra è aperta dal 24 aprile al 2 maggio nelle sale del "Circolo Artistico" nel centro cittadino di Arezzo, e chi volesse visitarla è ovviamente il benvenuto. Devo dire con soddisfazione e senza falsa modestia che i primi visitatori hanno molto apprezzato le foto che, per inciso, ho anche stampato personalmente. Ma la soddisfazione più grande, come ripeto sempre, è poter partecipare a simili manifestazioni! (E De Coubertin qui non c'entra niente... ) Di seguito ecco il cartellone della mostra, una breve illustrazione del lavoro che accompagna le stampe esposte in sala, e le dieci fotografie che lo compongono. Enjoy! " R G B " Il modello RGB è un sistema di codici di colori internazionale. RGB è l'acronimo di Red (rosso) , Green (verde) e Blue (blu), i nomi dei colori additivi in lingua inglese. Secondo la Teoria Codici RGB una qualsiasi immagine è scomponibile, attraverso procedimenti più o meno semplici, in colori base. Miscelando in varie proporzioni tali colori base è possibile ottenere tutto lo spettro dei colori percepibili dall'occhio umano. Il metodo RGB si usa soltanto per il web e rappresenta la visione del colore su di uno schermo. Ma per me RGB significa soltanto ROSSO, GIALLO E BLU, ed è un pretesto per cercare singolarmente questi colori nelle foto di strada. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10.
  12. In questo articolo vorrei parlare di uno dei soggetti maggiormente ritratti dai fotografi di quasi tutto il mondo: i muri. Come? Dite che sono altri i generi più frequentati, come il ritratto, il paesaggio, il reportage di viaggio? Vero, vero, ma i muri possono a ben ragione essere inseriti in questa particolare classifica come soggetti maggiormente ripresi dai fotografi. Basta peraltro navigare un po' sul web, sui siti specializzati più frequentati, per accorgersi che i muri sono oggetto di centinaia di migliaia di foto, soprattutto quelli dove sono presenti geometrie di mattoni, mattonelle e cornici di cemento, così come quelli costituiti da assi di legno o altri materiali di forma regolare, ma anche muri dove serie di finestre, finestrelle o aperture diverse si ripetono con continuità sulla propria superficie. Sembra che queste pareti siano oggetto delle attenzioni di migliaia di appassionati di fotografia (ma anche di tecnici del settore o presunti tali) i quali, per testare i propri obiettivi appena acquistati e valutarne la distorsione ottica, si dedichino con maniacale attenzione a riprenderli per le misurazioni del caso e per i successivi confronti con le altre lenti presenti sul mercato. Davvero un gran divertimento per questi fotografi... Ebbene, approfitto di queste pagine per dichiararmi con la massima sincerità, mettendomi completamente a nudo e mostrando il mio pensiero quale esso è, a costo di sembrare un originalone, uno snob, un eccentrico o un anticonformista a tutti i costi. Insomma, voglio fare outing, e affermare - accettandone tutte le conseguenze - che io non fotografo i muri per prove o esperimenti di sorta, né li ho mai fotografati a questo scopo! E accetto anche di essere tacciato come uno che si crede di essere più figo degli altri, o addirittura politicamente scorretto, ma è così: io non fotografo i muri. Sono un fotoamatore appassionato dell'immagine digitale, ma non fotografo i muri pur avendo acquistato negli anni decine di obiettivi. O meglio: i muri qualche volta li fotografo, ma non per studio né per confronti tecnici, ma solo perché alcuni li trovo interessanti. Come faccio a trovare interessanti dei muri senza il fine di cui sopra? Vabbè, scorrete le fotografie che seguono, e ditemi se non è vero che qualche parete che si vede per strada, qualche muro che ci scorre vicino quando camminiamo a piedi o in auto lungo le vie delle nostre città non sono dei soggetti stimolanti da fotografare, soprattutto quando poi li raccogliamo insieme in una serie dove possiamo apprezzarne i colori, confrontarne le fogge o coglierne l'originalità. Scherzi a parte, aldilà dell'idea - alla fine neanche tanto originale - di presentare una serie di scatti più o meno omogenei su un tema, vorrei solo mostrare che realizzare una sequenza di immagini avente come dominante un soggetto qualsiasi non sia affatto difficoltoso, senza la pretesa di definirlo un portfolio, un progetto, un lavoro. Alla faccia di chi non trova l'ispirazione per fare fotografie o non riesce a pensare ad un soggetto quale che sia e a svilupparlo per immagini... Basta osservare con occhi attenti quanto ci circonda, liberare la propria immaginazione e dare libero sfogo alla propria creatività. In altre parole, come si cantava nelle fiabe sonore di qualche decennio fa, basta un po' di fantasia e di bontà (fotografica!). Enjoy! (aprire le foto) 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. 11. 12.
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