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Corredo Fotografico (sintetico !)

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  1. Il lavoro del Paleontologo, l'ho già scritto, è molto simile a quello di un detective, con "casi" da risolvere che spesso hanno risvolti storici, oltre che scientifici. L'ultimo mio lavoro di ricerca, ora in corso di pubblicazione, ne fornisce un esempio. Durante una campagna di scavo in rocce del Triassico Medio (240-230 milioni di anni fa, milione più milione meno) sul versante svizzero del Monte San Giorgio (che sta a cavallo fra la provincia di Varese ed il Canton Ticino ed è patrimonio UNESCO dell'Umanità per l'importanza scientifica dei fossili che vi si ritrovano), il team del Museo cantonale di Storia Naturale di Lugano ha trovato, insieme a tante altre cose, un piccolo pesce apparentemente insignificante che però una volta preparato, ossia liberato dalla matrice di roccia si è rivelato essere il primo Celacanto ma i trovato in quella Formazione rocciosa (in altre erano già noti) nonostante ci si scavi da 160 anni! Per chi non avesse presente cos'è un celacanto riassumo: i Celacanti (sarebbe meglio dire Celacantiformi, ma in questo contesto non importa) fanno parte di un gruppo di pesci detti Sarcopterigi (pinne carnose), in cui le pinne sono sorrette da una serie di ossa rivestite da muscoli, anzichè da raggi come negli altri pesci ossei. Proprio l'essere "carnose" ed "ossute" ci indica (insieme ad altri caratteri ) che queste pinne sono i precursori delle zampe dei vertebrati terrestri, e che quindi è fra i Sarcopterigi che si trovano (e si sono trovate) le fasi del passaggio da pesce a vertebrato terrestre, cosa avvenuta oltre 300 milioni di anni fa. I Celacanti poi diventeranno via via più rari, tanto che si riteneva si fossero estinti una sessantina di milioni di anni fa, quando negli anni '30 una signora Inglese "esperta" ne vide uno sul banco del pesce di un villaggio delle isole Comore. Infatti l'ultimo rimasto dei Sarcopterigi, una specie di Celacanto chiamato poi Latimeria in onore di quella signora, che di cognome faceva Latimer, viveva (e vive ancora) nelle profondità dell'Oceano Indiano. Viene considerato "fossile vivente" perché fra altre cose, mantiene ancora quelle strutture nelle pinne che precorrono le ossa dei nostri arti. La sua importanza scientifica è enorme e si fanno sforzi per la sua conservazione. Il Celacanto attuale (Latimeria chalumnae), da Internet. Chiaramente le popolazioni delle Comore sapevano benissimo che il Celacanto non era estinto, ma non si occupavano di zoologia più di tanto... Nel Triassico, che è il periodo di tempo che interessa la mia ricerca, i Celacanti erano abbastanza diffusi con diverse specie ma i ritrovamenti sono poco frequenti o spesso gli esemplari molto incompleti. Per cui il "celacantino" nuovo, piccolo ma completo, è molto interessante, così mi è stato offerto in studio dal curatore del Museo, che è anche coautore dell'articolo scientifico per la parte geologica. Per prima cosa, come sempre, ho descritto l'anatomia, per avere i dati per confrontare l'esemplare con le altre specie note della sua epoca, sia nelle zone vicine che nel resto del mondo, per capire se si trattava di una specie nuova o invece apparteneva a specie già note. La SIGMA Sd Quattro H al lavoro. Ho osservato l'esemplare minuziosamente al microscopio binoculare, ma le foto per la pubblicazione le ho fatte con la SIGMA Sd Quattro H, perchè l'estrema nitidezza consentitami dal Foveon nelle giuste condizioni di illuminazione, non solo mi ha permesso di ottenere foto di qualità, da rivista scientifica, ma di ottenere immagini valide anche ritagliando pesantemente l'inquadratura originale, senza dover ricorrere a foto al microscopio. Là dove ritagliando dai 24 mpx di una dslr con matrice di Bayer avrei sicuramente avuto problemi di eccessiva morbidezza dell'immagine, con i 25 mpx (effettivi) del Foveon sono andato tranquillo anche interpolando un pochino. Inoltre in luce UV, quando la roccia ha le giuste caratteristiche, la resa è stata splendida. La coda del nuovo esemplare, ripreso in luce visibile ed in luce UV. La barra bianca è lunga 0,5cm. tutto l'esemplare è lungo circa 8 cm. SIGMA Sd quattro H su stativo, Sigma 105mm f2.8 macro OS, flash laterale e anello diffusore, 100 ISO. La conclusione è stata che il nostro "celacantino" condivide alcuni caratteri con Heptanema paradoxum, una specie "misteriosa" . Nota tramite due soli esemplari provenienti da rocce della Formazione di Perledo-Varenna (Lago di Como), più o meno contemporanee a quelle in cui è stato trovato in nuovo celacanto. Il problema è però che i fossili di Perledo sono stati trovati nel diciannovesimo secolo, sono mal conservati e così le descrizioni, specie di due secoli fa, spesso sono poco accurate. Ad esempio, il primo studioso addirittura descrisse a rovescio l'allora unico esemplare noto, prendendo la pancia per il dorso, tirandone fuori quindi delle caratteristiche bizzarre. Nel 1910 la specie fu ristudiata meglio, ma, non ci si poteva certo basare su quelle descrizioni e su delle litografie del 1910 pubblicate piccoline. Per un confronto, dovevo vedere gli esemplari originali. La tavola del 1910, l'unica immagine non disegnata esistente (finora) su Heptanema. La Seconda Guerra Mondiale. Gli esemplari di Heptanema in origine erano due. Lo studioso che ultimo li descrisse nel 1910 faceva riferimento ad un esemplare definito "Milano", ossia conservato al Museo di Storia Naturale di Milano. Corriamo a vederlo? No, ahimè il museo di Storia Naturale di Milano nel 1944, durante un'incursione aerea alleata, fu colpito da una bomba incendiaria che lo distrusse in gran parte. Andarono persi moltissimi reperti, fra cui ad esempio una splendida collezione di Mammiferi preistorici giganti sudamericani e moltissimi altri fossili, tra cui ahimè, proprio Heptanema. La SIGMA Sd Quattro H in trasferta. Ne rimaneva un unico esemplare, ma dove? Una rapida ricerca sulle fonti d'epoca mi indica che del materiale di Perledo era finito all'estero (in Germania) per studio negli anni prima della Guerra, e là era rimasto, in deposito presso il Museo di Storia Naturale di Francoforte (che in tedesco ha un nome lunghissimo, che vi risparmio ). Immediatamente contatto i colleghi tedeschi che mi confermano che sì, loro hanno l'esemplare originale, ma (oh, la legge di Murphy!) stanno spostando il deposito e quindi la maggior parte del materiale è imballato per il trasloco che prenderà .. mesi o probabilmente un anno o più. Con estrema cortesia si dichiarano però disposti a tirarmi fuori l'esemplare per un breve periodo di tempo purché vada subito a vederlo... Due giorni dopo ero in una stanza di un deposito del Museo di Francoforte, immerso fra le casse, con l'esemplare su su un tavolo, e sempre grazie alla grande cortesia dei colleghi, con un microscopio ed un vecchio stativo che avevano recuperato apposta per me. Mi metto all'opera, prima l' analisi al microscopio e poi le foto. Grande responsabilità questa, perchè sarebbero state le prime foto dettagliate al mondo di questo esemplare (!) e per un bel po' sarebbero rimaste le uniche. Anche qui la SIGMA Sd Quattro H ha fatto la sua parte, nonostante il soggetto fosse di quelli tragici: nero su nero e con una patina riflettente sull'esemplare. Ho fatto tantissimi tentativi, orientando flash e pannelli riflettenti, usando diffusori improvvisati (dal cellophane al fazzoletto di carta), ma alla fine ho ottenuto degli scatti accettabili, i primi a documentare fotograficamente le caratteristiche di questo esemplare. Di nuovo la qualità del Foveon mi ha permesso di fotografare anche i particolari, evitando di dover ricorrere al microscopio, (cosa che non avei potuto comunque fare), grazie alla resa in luce radente e la qualità che rimane anche nei ritagli (sempre in relazione agli standard qualitativi richiesti nelle riviste scientifiche). L'esemplare di Francoforte, la barra bianca è di 5cm. Sigma Sd Quattro H, Sigma 105mm f2.8 Macro OS, stativo, flash laterale, diffusore "artigianale" e pannello riflettente, 100 ISO. Dettaglio delle scaglie (è un crop di un'immagine più larga). Stessa attrezzatura. La barra di scala è lunga 0,5cm Così ho potuto portare a termine il lavoro. Se qualcuno fosse curioso sulle conclusioni dello studio, o volesse vedere altre foto, l'articolo si può leggere qui (accesso gratuito). Spero, come scrivo sempre di non avervi ann ... lo sapete , nè di sembrare oppressivo. PS Il vantaggio della SIGMA sta anche nel rapporto qualità prezzo,. Non dubito che con attrezzature "superiori" si potesse fare uguale o di meglio, ma i fondi sono quelli che sono e la SIGMA mi consente di ottenere risultati soddisfacenti, avendo impegnato un budget ragionevolissimo.
  2. Pausa pranzo durante un congresso internazionale di Paleontologia. C'è un posto libero ad un tavolo accanto ad un collega che non vedevo da tanto tempo: Ciao Carissimo! Come va? E un sacco di tempo che non ci si vede... Eh, hai ragione oramai... solo ai congressi, e solo se ci sono i soldi per poterci andare... ma dimmi, come vanno le cose? (chiacchiere a carattere personale, famiglia, conoscenze comuni e così via) E la ricerca? sei sempre sui (nome gruppo di fossili) o hai variato? Anch'io ho un po' allargato gli orizzonti... dipende dal materiale a disposizione, comunque i gruppi di mio interesse sono sempre quelli; adesso ad esempio ho un progetto (le chiacchiere proseguono su temi specialistici)... A fine pranzo tiro fuori il laptop: Guarda queste foto, cosa ne pensi? Niente male, vero? Ma guardale al 100% , notevoli,non trovi? Merito anche della macchina fotografica che mi sono procurato. E' una Sigma Sd Quattro H. Eh, immaginavo che non la conoscessi, non sono in molti a sapere che c'è; eppure ti garantisco che per quelli come noi che fanno un sacco di foto macro a soggetti statici, sia per la ricerca che per la didattica, è eccezionale. La qualità del dettaglio che ti ha stupito è merito del sensore, è diverso da quello delle altre fotocamere, è un Foveon. Non te la faccio lunga, so che non sei poi tanto appassionato: Semplificando moltissimo, i fotorecettori di questo sensore hanno tutti tre strati di lenti sensibili ai tre colori anzichè un colore per pixel, questo fa sì che non ci sia interpolazione e la nitidezza è molto superiore, pari a quella di una fotocamera digitale "normale" con oltre il doppio dei pixel . Per la riproduzione dei fossili, ma io penso anche per i minerali od altri soggetti fermi, anche in archeologia ad esempio, secondo me è perfetta. Tu pensa che dopo aver visto le mie foto, in un museo straniero ne hanno subito presa una. E sono contenti. Scattando in sequenza e facendo un po' di stacking ottieni una bella tridimensionalità anche con soggetti molto piccoli. Ti dirò anche che ormai non disegno quasi più al microscopio, ma se posso preferisco usare le foto come base per ricalcare con la tavoletta grafica, tanta è la definizione, anche al 100% o 200%. Quanto costa? Questo secondo me è il punto di forza, è chiaro che risultati simili li potresti senz'altro ottenere anche con altre attrezzature, ma queste costerebbero come minimo tre volte tanto e non potresti giustificarne l'acquisto, visti i tempi che corrono. Questa fotocamera,invece, anche corredata di un macro, rientra in un budget più che ragionevole. Certo, come tutte le cose bisogna imparare ad usarla e ha dei limiti di utilizzo, ma per quello che ci devo fare io, che è più o meno quel che ci potresti fare tu, non ci sono problemi. Quali sono i limiti? Non è veloce, anzi è lenta in tutto, e va usata solo a basse sensibilità, io non la uso mai sopra i 100 ISO, poi bisogna imparare a gestire bene le luci. Non conviene scattare in jpeg, meglio in raw e poi convertire con il programma dedicato che si scarica gratis. Ma ti assicuro che una volta che ti abitui a questa resa, il resto non ti soddisfa più...(risata) no, non mi pagano per fare la pubblicità!! E' che ne sono veramente soddisfatto e sono convinto che potrebbe essere utile anche a te. (Ci alziamo entrambi) Mi ha fatto veramente piacere rivederti... quando fai il tuo speech (conferenza)? Domani mattina? Non mancherò di certo, mi interessano le novità della tua ricerca. A domani! N.B Il materiale fotografato è depositato presso musei e collezioni universitarie.
  3. Domenica scorsa pioveva e mi son preso un raffreddore, oggi piove e domani pioverà, di uscire a fotografare "all'umido" non mi va proprio, allora sfrutto l'occasione per qualche esperimento. Così prendo: La Sigma Sd quattro H, il Sigma 105mm Macro OS, un vecchio Nikon 50mm f1.8 af "vissuto", un anello adattatore per filtri 62-52, un anello di inversione 52-52, flash e trigger , illuminatore led come luce pilota, slitta macro, piedistalli per i flash e "carta da forno" come diffusore (Mauro docet ) L'attrezzatura usata, meno la carta da forno, i 20centesimi servono a stringere le viti e da scala per le dimensioni del soggetto, come vedrete L'idea è provare a fare macro spinta con il 50mm invertito sul 105mm. Il 50mm invertito equivale ad una lente addizionale (più che) acromatica da 20 diottrie. Risultati? La nitidezza è buona ma a 20 diottrie la profondità di campo scarsissima. E' necessario fare dello stacking Questa è la parte interna di uno schiaccianoci, fortemente concava, unione di 8 foto, ma non basta. Non ho voglia di fare decine di scatti ad uno schiaccianoci, proviamo con qualcosa di più interessante. Ad esempio una ammonite piccola, ma proprio piccola. Come vedete è proprio minuscola (foto scattata con compatta, ritagliata, non ridimensionata, per questo fa un po'... ribrezzo). Ecco cosa esce scattando con il 105mm focheggiato ad infinito: unione di 26 scatti con Zerene Stacker. Si nota una certa vignettatura dovuta al minore diametro del 50mm. Probabilmente sul formato APS-C si sarebbe notata meno, sul formato APS-H è più evidente . La profondità di campo è veramente minima, a f11 ecco come risulta con un singolo scatto: Sotto, focheggiando alla minima distanza di messa a fuoco, unione di 17 scatti, sempre con Zerene Stacker. La vignettatura è scomparsa Messa a fuoco manuale a distanza fissa, spostando il piano di messa a fuoco muovendo avanti/indietro la fotocamera tramite la slitta. La distanza del soggetto dalla lente frontale (del 50mm) con il 105 focheggiato ad infinito era di 5cm. La qualità direi che è soddisfacente. Anzi molto. Rimangono delle ombre indesiderate, colpa mia che essendo interessato soprattutto alla resa come incisione ho un po' trascurato questo aspetto. Riconosco inoltre che l'attrezzatura per l'illuminazione è un po' rudimentale, il flash è dedicato nikon non superlativo. Ho già in programma di dotarmi di un sistema di illuminazione come si deve, appena possibile e poi mi dedicherò a perfezionare anche questo aspetto .
  4. Anacridium aegyptium, "cavallettona" che di solito si vede in settembre-ottobre, quando con i primi freddi si avvicina alle case riscaldate; ma con questo tempo pazzerello, eccone qua una fresca di oggi in un luogo urbano. Occasione per giocare con la Sigma Sd Quattro H... E visto al 100%, Non voglio più usare altre fotocamere per gli insetti!! Più seriamente il 105 macro sembra dare il meglio di sè a questi rapporti di ingrandimento, avvicinandosi a 1:1 a mio parere si ammorbidisce un po'.
  5. Dopo la veloce anteprima dello scorso gennaio, ho chiesto un secondo round con la Sigma sd Quattro H, certo di poterne esaltare le sue peculiari potenzialità, questa volta con il tempo necessario a disposizione. Ricevo questo materiale in prova da Mtrading in qualità di Sigma Ambassador per l'Italia. Lo scorso gennaio è stato solo un breve assaggio (ne ho scritto qui) peraltro avendo a disposizione solamente il pur bellissimo Sigma 35mm F1.4 Art e per pochissimi giorni, non esattamente ciò di cui ho bisogno io per esaltare le potenzialità di questa fotocamera. Vi rimando a quella anteprima per le mie considerazioni generali sulla macchina perchè qui vorrei far parlare essenzialmente le immagini, presentate per quanto possibile in originale e senza post-produzione, salvo le necessarie regolazioni in sviluppo. Non lo nascondo, il recente contatto con la Fujifilm GFX 50S e con la Sony A7R II mi hanno in qualche modo drogato di superdettaglio ed altissima risoluzione. Ma nessuna di quelle macchine può usare nativamente gli splendidi obiettivi Sigma di ultima generazione. Quegli obiettivi che sono testati e sviluppati con una versione speciale del sensore Foveon che equipaggia la nostra Sigma sd Quattro H. Ecco perchè prima io - in questo nuovo articolo - e successivamente Max appena sarà disponibile il supergrandangolare che serve a lui per portare al limite questa macchina, cercheremo di spremere ogni singolo pixel e ogni fotodiodo colorato per dimostrare cosa si può fare con la giusta combinazione sensore-obiettivo e per arrivare là ... dove pochi fotografi sono arrivati prima Ma bando alle ciance, nelle prossime pagine le prime immagini in formato originale (attenzione, sono jpg ma sono pesanti !), l'articolo verrà successivamente aggiornato mano a mano che sarò in grado di ottenere i risultati che mi sono promesso di raggiungere. Sono originali che vi consegno così come sono, certo delle vostre buone intenzioni ai soli fini di verificare le capacità del sistema Sigma. Nella gran parte dei casi, lo anticipo, saranno scatti eseguiti con il formidabile Sigma Art 135mm F1.8 (di cui ho già parlato qui), ma in qualche caso anche con il Sigma Art 35/1.4, sempre verde e sempre eccellente. attenzione, i file che seguono sono jpg a risoluzione originale, molto pesanti. Abbiate pazienza ... Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8 F4, F4.5, F5, F6.3 Flash Godox QT600 II con Softbox Quadralite 95cm ottagonale con nido d'ape makeup Ilaria Ferrantello Spazio Blu Modella : Julia K@nologomodels Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8 F9 ed F11 Flash Godox AD600B con softbox Quadralite 60x60 con nido d'ape MauroLand Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8 F11 (le riprese in campo vicino con la solita Marumi DHG 330 con step down) Flash Godox AD600B con softbox Quadralite 60x60 con nido d'ape MauroLand Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8 F11 (le riprese in campo vicino con la solita Marumi DHG 330 con step down) Flash Godox AD600B con softbox Quadralite 60x60 con nido d'ape in studio, con Godox AD200 in esterni MauroLand Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8 F11 (le riprese in campo vicino con la solita Marumi DHG 330 con step down) Flash Godox AD600B con softbox Quadralite 60x60 con nido d'ape in studio, con Godox AD200 in esterni MauroLand Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8 F11 (le riprese in campo vicino con la solita Marumi DHG 330 con step down) Flash Godox AD600B con softbox Quadralite 60x60 con nido d'ape in studio, con Godox AD200 in esterni MauroLand Un accessorio più che utile, direi necessario, dato il rapido consumo della batteria in dotazione con la macchina. Il battery-grip che può contenere altre due batterie, per un totale di carica di oltre 5600 mAh, circa una giornata di lavoro per le mie abitudini ... le tre confezioni originali appena aperto il pacco. eccoli qui appena scartate vista posteriore vista anteriore il battery pack é in plastica, direi piuttosto leggero ma molto ben disegnato con una ergonomia che invita le dita e la mano. si avvita come di consueto dopo aver liberato la macchina del copricontatti elettrici. lo sportello per le batterie è sul posteriore. le due batterie entrano affiancate, capovolte i contatti sono sul frontale. E' così molto più facile estrarre l'una o l'altra a seconda della bisogna. La batteria principale resta nel corpo macchina, accessibile solo smontando il battery pack. Ma comunque così si arriva a ben tre batterie in linea. dettaglio dell'etichetta della batteria originale Sigma BP-61 da 7.2V e 1860 mAh ecco la vista laterale della macchina in configurazione completa con Sigma Art 135/1.8 e trasmettitore Godox XT32N nelle due ultime foto frontali senza obiettivo si notano le sagomature molto ergonomiche che rendono decisamente ... morbida la presa in mano. Le prime sensazioni sono fantastiche. La macchina è diventata da "ossuta" e difficile da tenere in mano per molto tempo a morbida e comoda, con il palmo della mano che riposa e non fa flettere il dorso. Così la nostra Sigma sd Quattro H (ma le stessissime considerazioni valgono anche per la sd Quattro) è diventata molto più professionale. Ed eccola in azione con il battery grip, 3 batterie e una coppia di Sigma Art, il 135/1.8 e il 35/1.4 Così ho fatto 436 scatti (che con una Sigma, per me è un record !) senza problemi di batterie (tutte residuano oltre il 50%). Però il caldo non ha aiutato lo smaltimento di calore e si è accesa una volta la spia di surriscaldamento. ecco le foto al 100% con interventi proprio minimi di postproduzione e di sviluppo (bianco misurato con termocolorimetro) Arya@EuRossModels Studio Spazio Blu di Milano Ilaria Ferrantello per trucco e parrucco Sigma sd Quattro H con Sigma Art 135mm F1.8 flash Godox QT-600 II e Fomex 600 HD, pilotati dal trigger Godox XT32. Conclusioni Bene, spero di non avervi annoiati con questa lunga carrellata di immagini in formato originale e con pochissimo (o nessun) intervento in postproduzione. Avevo in mente un obiettivo preciso e mi sono sforzato di individuare perfettamente i limiti del sistema. Volevo anche verificare se, con una spesa nettamente inferiore ed avendo a disposizione tutti i meravigliosi obiettivi Sigma Art, si poteva portare questa Sigma sd Quattro H al livello di ottenere risultati simili a quelli che ho potuto vedere con la Fujifilm GFX 50S. La risposta breve è si, a patto che il fotografo comprenda che dovrà metterci (molto) del suo per colmare le differenze operative e i limiti della Sigma, i risultati saranno paragonabili pur al metto della risoluzione pari a circa la metà (e con una spesa di un quinto o su di li). Arya@EuRossModels, acconciatura di Ilaria Ferrantello Vestiario, gioielli, dettagli, dettagli, dettagli Potenzialità - è comunque una piccolo-formato, sebbene grande ed abbiamo in gioco "solamente" 25 megapixel ma i risultati in termini di dettaglio rivaleggiano tranquillamente con una 44x33mm da 51 megapixel e si possono paragonare a quelli dei 36 megapixel di una Nikon D810. Con la differenza che la resa fotografica è nettamente differente da quella dei normali sensori a matrice di Bayer - l'unione con gli obiettivi Sigma Art è stata decisa in cielo (per cortesia, se vi comprate una Sigma sd Quattro non lesinate sugli obiettivi : compratevi gli Art, non roba vecchia trovata ai mercatini !) - ben costruita, solida, robusta, dotata di tutto il necessario, benchè "strana" si capisce che è stata studiata a fondo e per durare a lungo - la disponibilità del formato DNG (sebbene limitato a 12 bit) agevola di moltissimo il processo di lavorazione evitando di dover passare per il programma di sviluppo Sigma, che è da definire strano, oltre che primordiale in termini di prestazioni (benchè gratuito ...) Limiti - come per altre mirrorless, il bilanciamento del bianco tende a sovrastimare blu e rosso. Quando voglio ottenere i colori giusti io uso direttamente il mio termocolorimetro Sekonic 500C dopo aver profilato la macchina dentro Lightroom con il plugin di Xrite - la dinamica di questo sensore è zero (ripeto, non è bassa, è zero). In sviluppo non si possono recuperare né le ombre (si forma banding nelle zone nere e confetti colorati in quelle grigie) né le alte luci (irrimediabilmente pelate). Quindi bisogna esporre perfettamente ed illuminare perfettamente e con luce di qualità il soggetto - si deve intendere il sensore Foveon come se fosse caricato con una pellicola invertibile a colori da 80 ISO (e non di più : alzare la sensibilità è inutile, non c'è amplificazione interna) - l'autofocus è preciso ed efficiente se aggancia il soggetto. Sostanzialmente inutile se non c'è abbastanza contrasto, è impensabile utilizzarla in continuo - il focus peaking non è nella sua migliore implementazione presente sul mercato - la visione nel mirino elettronico in basse luci è pessima - il consumo è elevato, il battery-grip e le tre batterie indispensabile. - se usata intensamente tende a surriscaldarsi. A me è capitato in una occasione di vedere comparire l'allarme di overheating (un termometrino lampeggiante come su certi flash) - in alcuni generi fotografici l'elevato contrasto va combattuto (nel ritratto, ad esempio) illuminando bene e attenuando per quanto è possibile gli eccessi - i comandi non sono pensati per lavorare con l'occhio al mirino. Il sistema di spostamento della messa a fuoco è ... demenziale (i tastini incassati poi sono una iattura). Ingegneri, mettetevi in testa che ogni fotocamera deve avere il joistick per muovere il punto di messa a fuoco e che non dovete avere in mente esclusivamente i paesaggisti ! - i file DNG sono enormi - assenza di obiettivi macro di ultima generazione perfettamente funzionali (il 150mm da noi provato non mette a fuoco in automatico, il 105 fa fatica, Sigma stessa non li include tra quelli pienamente funzionali) Nel complesso però una bellissima esperienza e la prima volta in cui con una macchina Sigma di questo tipo sono riuscito a fare centinaia di foto per sessione senza recitare litanie e giaculatorie che mi impedissero di scagliare il tutto contro la parete più lontana. Insomma, si riesce a trovare il modo di lavorare abbastanza facilmente rispetto alla "impossibile " SD1 Merrill (che ti fa invece superare di slancio i primi sette livelli del percorso verso l'ascesi !), purchè la si consideri come una medio-formato (cavalletto e operatività very-slow). Se mi posso permettere, nel futuro consiglierei a Sigma una evoluzione in questo senso. - formato pieno 24x36, oramai con la sd Quattro H siamo vicini - una ergonomia dei comandi "normale" e che agevoli l'operatività - un autofocus efficiente - un mirino implementato come quello delle altre mirrorless - batterie più capienti a quel punto, con 35-40 megapixel in formato pieno e la potenza degli obiettivi Sigma Art, queste macchine secondo me entrerebbero di diritto in moltissimi studi fotografici, specie quelli dove si fanno riproduzioni. Non che in questa veste non possa già succedere. Considerando il risparmio netto rispetto all'investimento minimo in una medio-formato, c'è da rifletterci a fondo. Nel frattempo, io, in qualità di Sigma Ambassador e con il supporto di Mtrading, ditributore ufficiale per il territorio italiano dei prodotti Sigma, sono a vostra disposizione per consigli, suggerimenti e, soprattutto, dimostrazioni sul campo.
  6. Il piu' venduto di sempre, credo, tra gli obiettivi Sigma Art esiste ovviamente anche in baionetta proprietaria e Vuole, Deve essere montato sul Foveon della Sigma sd Quattro H che ci ha prestato insieme agli altri due Art dei quali ho appena scritto: Sigma 14mm f/1,8 Art DG: luce per tutti, dappertutto Sigma 135mm f/1,8 Art: il Teatro della Vita L'ho utilizzato insieme agli altri due e negli stessi contesti all'interno dei quali sono scaturiti gli altri due articoli, quindi questo mio terzo costituira' una sintesi fotografica di concetti gia' espressi e non a caso con questo obiettivo da 35mm su formato pieno che, sulla Sigma sd Quattro H, copre un angolo di campo 1,2 volte piu' ristretto, equivalente ad un 42mm su formato pieno. Quindi quanto di piu' vicino ad una focale standard equivalente per questa particolare e stupefacente mirrorless dotata di sensore Foveon. Del Sigma 35/1,4 Art ha gia' scritto nel 2014 Mauro Maratta qui. Si tratta di un obiettivo da 13 lenti in 11 gruppi lungo 9,4 cm per 7,7 di diametro (filettatura filtro da 67mm), pesa 665 grammi e con diaframma a 9 lamelle che chiude fino ad f/16. Vanta distorsione pressocche' nulla ed un MTF di nitidezza particolarmente buono al centro immagine, meno ai bordi Paraluce a petalo (non capisco il perche' su questa focale) 30cm la minima distanza di messa a fuoco, con un rapporto di ingrandimento da 1:5,2 Motore HSM silenziosissimo, nessuna stabilizzazione (con quella luminosità...) antiriflesso Sigma multistrato, per minimizzare flare e ghost, compatibilità, come per tutti gli Art, al dock USB ed al programma gratuito Sigma per la minimizzazione di ogni front o rear focusing, oltre che per gli aggiornamenti fw eventuali. sistema di messa a fuoco flottante, utile per diminuire l'escursione del barilotto cosa molto frequente oltre che negli zoom anche nelle ottiche macro. La qual cosa, incuriosendomi mi ha portato a compiere alcune prove di ripresa close up, con una lente addizionale Marumi HMC anteposta alla lente ottenendo subito un vantaggio nella minima maf questa la minima maf normale da 30cm dal piano focale questa con la Marumi... @ f/16 con lente senza lente @ f/4 con... senza... @ f/1,4 con... senza... In entrambi i casi un obiettivo che si avvicina parecchio al soggetto e che anche alla massima apertura, lo caratterizza, in funzione del bellissimo effetto dello sfocato che gli appartiene. Ancora (con un soggetto cromaticamente piu' complesso)... minima maf @ f/1,6 senza lente addizionale crop 200% Esterni, luce naturale... Torniamo a Bagheria, dentro quella Villa Palagonia della quale ho mostrato le foto realizzate col 14/1,8 Il Sigma 35/1,4 Art adesso ci serve (come ogni focale standard consentirebbe) per realizzare scorci e particolari degli "insiemi" ottenuti col superwide citato. In simili condizioni (incluso gli EV di gamma alta) ci basterebbe un diaframma medio per definire e delineare i dettagli ripresi, ma con questo superluminoso obiettivo la mano cade sempre sui diaframmi piu' aperti, cosi' come in questo semicontroluce di un totale e del suo dettaglio superiore dx, scattati ad un f/2 che non consentirebbe in realta' la definizione che vedete ai bordi, se non per il fatto di lavorare su sensore 1,2x e quindi con la parte meno compromessa del bordo. Nelle soggettive ambientate poi, basta una differenza di un paio di stop come nelle seguenti due immagini, scattate a f/1,8 oppure a f/4 per determinare gia' una decisa differenza sullo sfondo e lo sfuocato. Villa Palagonia e' altrimenti conosciuta come "la Villa dei Mostri" per la presenza di innumerevoli statue raffiguranti caricature di personaggi e divinità di pura fantasia realizzate da uno dei suoi proprietari lungo i muri di cinta ed all'interno del giardino, figure spesso deformi e ridicole, specchio della personalita' invero curiosa del principe di Palagonia che la fece edificare. difficili da isolare dal contesto urbano circostante tanto quanto indimenticabili per i contrasti, non solo artistici, che rappresentano f/1,8 f/1,8 con le quali mi diverto a tentare (con tutta la difficolta' che un 35mm consente) di isolarle dagli sfondi, aprendo al massimo delle possibilita' che i minimi ISO della macchina, abbinati agli EV di un mezzogiorno di agosto siciliano possono concedere. La vignettatura si vede, e' presente, ma non disturba eccessivamente... f/8 Fino a quando non getto la spugna e comincio a dedicarmi a diaframmi piu' chiusi f/8 f/13 La Sigma sd Quattro H che sto utilizzando, aiuta in queste riprese consentendomi cambi di formato on-camera che reputo sempre molto utili, specie quando gli obiettivi si prestino, come nel caso di inquadrature in proporzione quadrata (1:1 ) oppure questa in 21:9 formato curioso ma divertente, del quale questo crop all'estrema sx, dimostra ancora le qualita' lineari di questo 35/1,4 Art gia' a f/2 Ancora bizzarre forme e figure, in luce ed in controluce, ghosts, flares ed ogni altro disturbo, virtualmente assenti dalla lente frontale di questo ottimo obiettivo che quando poi lavori in luce, ripaga cromaticamente anche nelle riprese meno ortodosse del fotografo, rispetto la direzione della luce. Interni, available light... Sfrutto, per questa tipologia, l'opportunita' degli interni della cattedrale ortodossa di Palermo, quella Santa Maria dell'Ammiraglio (Antiocheno) detta anche " Chiesa della Martorana" per la vicinanza al convento omonimo, ove le suore di clausura realizzavano fino alla mia infanzia, i dolci di pasta reale (al Nord direste marzapane) a base di mandorle siciliane, coloratissimi e a forma di frutta (foto dell'anno scorso con il 50/1,4 Art) la bonta' e fama dei quali diede nome alla ben piu' importante chiesa ortodossa che avrete gia' vista fotografata in altri miei articoli Ovviamente la totalita' delle immagini a massima apertura, giusta la condizione dell'illuminazione, esclusivamente proveniente dalle finestre poste in alto, terreno ideale anche se ai fatidici 100 ISO ai quali le cromie del Foveon manifestano il meglio delle sue potenzialità. Altare principale volta centrale in entrambi i sensi... volta di destra controvolta di dx e dettaglio (crop al centro del 200%) stucchi su altare laterale crop centrale sul bokeh a f/1,4 Un caleidoscopio di forme e colori resi sempre in maniera equilibrata e lineare dal nitido e contrastato Sigma Art 35/1,4 pur in condizioni limite di illuminazione e grazie alla collaborazione della mirrorless sd Quattro H che non soffre i tempi lunghi a mano libera (tutti gli scatti tra 1/20" ed 1/50"), neppure in assenza di stabilizzazione ottica. Esterni in luce mista ed artificiale... Le stesse Nuvole di Aristofane, utilizzate per descrivere il 135/1,8 Art mi sono servite per allargare il campo e dare preminenza alla scena, rispetto ai singoli soggetti (il che e' poi la differenza di linguaggio fotografico tra uno standard ed un mediotele come un 135mm) Si inizia al crepuscolo, ma con una luce naturale ancora protagonista rispetto alle luci di scena diaframmi aperti a f/2, ma che consentono i 100 ISO e tempi abbastanza sicuri da 1/250" - 1/200" purche' con monopiede Socrate e le Nuvole sono impegnati a mostrare al Mondo la propria saggezza e cultura, utilizzando tablet, smartphone e... il cloud (of course) ! attrezzi ...di scart, piu' che ...smart ma tutto fa gioco per attirare i gonzi, come lo stolto contadino che vorrebbe istruirsi per poter gestire il figlio irrequieto e spendaccione poi la luce cala di parecchio rispetto all'ora blu fotografata col 135 (che ho utilizzato prioritariamente) e scemiamo anche di tempi, scattando a 1/50" - 1/60" ma Nuvolette e sfondo sono ancora ben mescolati, colori attendibili (prevale ormai quella dei riflettori, artificiale) e l'insieme di 35 Art e Foveon va ancora piu' che bene. Quando finisce ogni sprazzo di luce naturale, tutto dipende da qualita' del bilanciamento del bianco e tenuta cromatica del sensore: l'obiettivo puo' continuare a fare il suo degno lavoro, ma si deve stabilire un compromesso tra documentazione e qualita' finale delle immagini. I diaframmi sono la massima apertura o uno o due terzi di stop di chiusura, ma grazie alla mancanza di necessita' di bilanciare la luce mista delle situazioni precedenti, ci si puo' addirittura permettere di tornare a tempi di sicurezza di 1/100" - 1/200" esponendo spot sui volti degli attori e sobbarcandosi l'onere di postprodurre gli eccessi di saturazione delle luci di scena su abiti e pelle degli attori nelle situazioni di emergenza, magari shiftando verso il B/N sempre che i soggetti e il contrasto di illuminazione si prestino oppure anche no... Qua Strepsiade finalmente manda a quel Paese le Nuvole, ed anche... Socrate, prima di dargli fuoco Segue la commemorazione dei simboli della "smart philosophy" (il calzino bianco bucato di Socrate, usato nel pensatoio) finale in allegria... e processione funebre Noi che siamo sopravvissuti, riconosciamo nel Sigma 35mm f/1,4 Art, a distanza di ben cinque anni dalla sua presentazione, ancora intatto il crisma che ne ha fatto il bestbuy della serie Art. I pregi e la maneggevolezza superano i pochi difetti, quali la lieve disomogeneita' (in FF, non qui...) tra centro e bordi, ma apprezziamo le doti di contrasto al centro e di neutralità cromatica pur nelle peggiori condizioni nelle quali abbiamo costretto a lavorare il Foveon della sd Quattro H con la quale lo abbiamo testato, la velocita' e precisione del motore HSS, nonche' dello strato antiriflesso a prova di flares. Ancora un grazie a per l'estrema cortesia e disponibilità manifestateci... e se la domanda vi premesse davvero, vi rispondo subito: si... mentre scrivevo questo articolo contemporaneamente ho contrattato l'acquisto di un 35/1,4 per le mie Nikon. Quale miglior garanzia? Max Aquila photo (C) per Nikonland 2017
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