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Corredo Fotografico (sintetico !)

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  1. Come ho scritto nel mio articolo QUI, il Nikon 200-500mm f 5.6 NON è l'obiettivo ideale per la fotografia ravvicinata, dove eccelle invece il 300mm f4 Pf (o AFS è buono anche lui), magari moltiplicato. Però, se non hai modo di avvicinarti al di sotto dei 2m, dove il 300mm surclassa il 200-500, Lo Zoom(one) può aver qualcosa da dire, soprattutto su un corpo Dx, così oggi l'ho messo alla prova: Stamattina, tra me e questa Trithemis annulata stavano due metri o poco più di acqua. Focale 500mm, f7.1, 1/1000s, 720 ISO, mano libera (il Vr del 200 500 è molto valido ). Un leggero crop e l'inquadratura mi piace. E la nitidezza? Non è un macro, l'ho già scritto, ma non mi lamento si vedono le cellette degli occhi nel riflesso del sole. Tranquilli, fra poco arriva il freddo e non vi torturerò più con le pseudo macro.
  2. Francesco Tomasinelli, originario di Genova, si è laureato in Scienze Ambientali Marine presso l’Università di Genova. E'un libero professionista, lavora come biologo e fotogiornalista scientifico. Da sempre affascinato dalla natura, e soprattutto dagli animali più insoliti e curiosi ha lavorato in Italia e negli Stati Uniti, per poi dedicarsi all’editoria, alla divulgazione scientifica e alle consulenze ecologiche e ambientali per aziende e studi professionali. E' un apprezzato fotografo naturalista, nonchè convinto Nikon user. Ha collaborato e sta collaborando con l'Università dell'Insubria dove io lavoro, così non mi sono lasciato scappare l'opportunità di proporgli un'intervista, cosa a cui si è prestato volentieri. SR La passione per la fotografia è venuta prima o dopo quella per la natura? FT In realtà mi è sempre piaciuta moltissimo la natura. Ho cominciato a 3 anni con i dinosauri e non ho mai smesso. L'interesse per la fotografia è venuto molto, molto più tardi, quando ero all'università. All'epoca lavoravo part-time all'acquario di Genova e allevavo in un mio laboratorio alcune specie di insetti per approfondire le mie conoscenze. Uno dei curatori dell’Acquario, Giovanni Schimmenti, mi disse che era importante per una persona come me imparare a fotografare bene, e mi suggerì a grandi linee che attrezzatura acquistare. È stato probabilmente uno dei consigli più preziosi che mi siano mai stati dati. SR Fai solo fotografia naturalistica o ti dedichi anche ad altri generi? FT Ho cominciato a fotografare seriamente nel 2001 e sono professionista dal 2005 (nel senso che ho aperto una partita IVA da fotografo). All’inizio facevo molte diapositive di insetti e ragni, tra i miei gruppi animali preferiti, per documentare comportamenti e cicli vitali. Ma con la nascita del digitale ho ampliato sempre di più i miei orizzonti fotografici ad tutti i gruppi di animali e piante, alla fotografia di viaggio e alla documentazione del lavoro scientifico, che è un genere che mi piace molto. Guardo sempre con piacere il lavoro di altri sulle riviste e su instagram. E sinceramente trovo che oggi ci siano molti fotografi straordinari, più motivati e creativi di me, sia in Italia che all’estero. Esplorazione notturna della foresta pluviale con autoscatto (Tomasinelli è quello a sinistra). Servizio su turismo di avventura in Amazzonia per Rivista della Natura e Touring. Brasile. Delfini di fiume (Inia geoffrensis) nel Rio Negro. Servizio su turismo di avventura in Amazzonia per Rivista della Natura e Touring Raduno dei pipistrelli giganti Eidolon helvum nel Parco Nazionale di Kasanka, la più grande concentrazione di mammiferi in Africa, dopo la migrazione degli gnu in Zambia. Servizio per Rivista della Natura SR Quali aspetti del mondo naturale ti attraggono di più come fotografo? FT Con il passare degli anni ho maturato un interesse profondo per tutti gli animali e anche per le piante. In realtà passo più tempo a osservare, studiare e fare progetti che a fotografare. Tra i miei soggetti favoriti figurano senz'altro tutti i piccoli animali più trascurati come insetti, ragni e rettili e anfibi, i quali hanno una varietà di forme, colori e comportamenti assurdi e sorprendenti che non si ritrovano negli animali più grandi e carismatici. Ho avuto la possibilità di viaggiare spesso, come inviato di riviste, docente di corsi foto, biologo e fotografo aggregato a spedizioni e devo riconoscere che ai tropici si incontrano una moltitudine di specie straordinarie, dagli uccelli alle formiche. Cerco sempre di studiare prima di partire ma non basta mai… Quando sono sul campo scopro di aver trascurato sempre alcuni aspetti o singole specie. Mi piace anche documentare l'impegno degli scienziati e più in generale delle persone che fanno un lavoro tecnico, non solo in natura, e ho fatto diverse campagne per enti pubblici e per privati. Recentemente mi sono dedicato anche ai video e ho realizzato una serie di brevi clip con grafica che utilizzo nelle mostre che organizzo per i musei. Ragno di grotta Troglohyphantes pluto lungo pochi millimetri sulla sua ragnatela. Da servizio su progetto di ricerca Cavelab, dedicato all’impiego degli organismi di grotta come indicatori dei cambiamenti climatici. Italia Link ad un video di Tomasinelli realizzato per la mostra Predatori del Microcosmo,realizzato con Nikon D800 e due illuminatori LED. SR Cosa cerchi di trasmettere con le tue immagini di natura? FT Mi piace costruire storie fotografiche che raccontano come vivono le diverse specie: documentare il loro comportamento e le interazioni con l’ambiente e le altre specie. Molti degli animali che vediamo in giro sono molto più interessanti di quanto immaginiamo, basta raccontare le storie (anche a parole) nel modo giusto e far appassionare le persone. Il primo passo è sempre suscitare l'interesse con qualcosa di divertente, sorprendente e insolito. E poi in un secondo momento si può stimolare la volontà di proteggere e tutelare. Mi dicono spesso che ho fatto appassionare molte persone alla natura: è sicuramente il complimento che mi fa più piacere in assoluto. SR Quali progetti hai attualmente in corso? FT Anni fa mi impegnavo molto per confezionare reportage interessanti per le riviste, ma con la crisi dell'editoria e il calo dei compensi nel mio caso non ne vale più la pena. Quindi ormai faccio solo lavori su commissione (foto e spesso testi) per alcune pubblicazioni come Natura, Focus e Touring e per privati aziende o la pubblica amministrazione. In più assieme a Emanuele Biggi, fotografo e biologo come me, dal 2009 progetto esposizioni scientifiche per i musei dedicate alla natura e per questi lavori produco ancora molte immagini. Spesso utilizziamo animali in vivario (tutte specie non protette e nate in cattività) all'interno di habitat ricostruiti e illustriamo il loro stile di vita con storie fotografiche dettagliate. Il nostro più grande successo è “Predatori del microcosmo”, che è passata nei maggiori musei di storia naturale del Paese. Adesso si trova all’Ecomuseo del Freidano a Settimo Torinese, un grande spazio vicino a Torino. L'ultima mostra che ho concepito è "Alieni" dedicata agli animali e alle piante originarie di altri paesi che arrivano in Italia per colpa dei traffici dell’uomo e si affermano, soppiantando le specie autoctone. E’ un tema di grande attualità, perché oggi queste invasioni sono una delle maggiori minacce alla biodiversità su scala mondiale e motivo di enormi danni economici. Basta pensare alla zanzara tigre, al gambero della Louisiana o al pesce siluro. La mostra è nata da una collaborazione con l'Associazione Pithekos e con l'Università dell'Insubria e adesso è esposta a Villa Mirabello a Varese fino alla primavera. Chiaramente la fotografia è rilevante per questi lavori, ma è solo “una parte della storia”: bisogna tirare fuori qualche buona idea per il materiale espositivo, organizzare i contenuti, trovare pezzi o allestimenti interessanti, sistemare i testi, la grafica e fare presentazioni e conferenze per la stampa e il pubblico, cercando di confezionare un prodotto interessante con un budget limitato. Spesso coinvolgo fotografi di valore per produrre il materiale. Per Alieni, per esempio, Marco Colombo (vincitore del primo premio nella sezione Rettili e Anfibi del Wildlife Photographer of the year 2016 N.d.R.) ha fornito diverse belle immagini delle specie animali protagoniste della mostra, come nutrie, siluri e alcuni insetti. Gambero della Louisiana (Procambarus clarkii) in mezzo ad una strada durante trasferimento notturno. Italia. Da mostra Alieni a Varese Ricercatore che cattura un tarlo asiatico (Anoplophora chinensis). Italia. Da mostra Alieni a Varese SR La scelta di usare il sistema Nikon è stata casuale o motivata? FT Ho cominciato con Nikon per caso. Quando mi hanno consigliato di iniziare a fotografare all'acquario avevo in casa una vecchia Nikon f401 con la quale ho cominciato, abbinandola ad un Nikon macro 55mm, diapo Velvia e vari flash manuali. Sono passato al digitale nel 2005 con la Nikon D70, ma ho iniziato a fotografare solo in digitale, abbandonando la pellicola, solo con la Nikon D200. Ho utilizzato un po’ tutti i modelli della serie D ed ora mi sono fermato sulla D810, che trovo ottima, ma ammetto di non essere un “feticista” dell'attrezzatura. SR Quali pregi trovi nel sistema Nikon? Cosa vorresti vedere migliorato? FT Il sistema flash comandato a distanza CLS è stato di straordinaria utilità per i lavori che facevo e ancora oggi lo uso sempre. Per molti anni l’affidabilità e la precisione di questo sistema hanno reso per me Nikon molto più interessante rispetto a tutte le altre marche. A volte il sistema di attivazione dei flash non riceve il segnale ma so che il nuovo sistema radio sta risolvendo questo problema. SR Secondo te cosa manca davvero nel sistema Nikon? FT Non saprei davvero, a me manca una lente per fare fotografia macro ad altissimo ingrandimento, come il Canon MP-E. Adesso uso il 60 e il 105 con i tubi di prolunga, ma non è la stessa cosa. SR Cosa metti nella borsa per una sessione macro? FT Per un’uscita seria prendo un 105, e spesso aggiungo anche il 60 macro ed un duplicatore TC17. Per le immagini ambientate utilizzo un Sigma 24 mm e un Sigma 15 mm, due grandangolari non recenti ma molto nitidi che consentono di arrivare molto vicino al soggetto. Poi mi porto due flash SBR200 e un paio di SB900 o simili, con una varietà di diffusori, gelatine, tubi per deviare e canalizzare la luce modificarla in tutti i modi possibili. Utilizzo spesso anche i pannelli riflettenti, un cavalletto leggero e un gorillapod per poter posizionare in flash in giro. SR E se per una sessione di wildlife? FT Qua dipende davvero dal soggetto... Tre anni fa, per esempio, ho lavorato brevemente su gorilla e scimpanzé nelle foreste dell'Uganda. Non si può usare il flash che dà fastidio agli animali e neanche avvicinarsi troppo per evitare di passare ai primati eventuali malattie e bisogna essere molto agili e mobili. Ho impiegato con soddisfazione un Nikon 24-120 e il Sigma 120-300 f2,8 montati su una D700 con monopiede. Non ho mai acquistato super tele molto luminosi perché non è il mio genere. SR Usi molto il flash, e come? FT Se posso uso moltissimo il flash e lo ritengo indispensabile per quasi tutti i generi di fotografia che pratico. Mi piace l'idea di poter modificare la luce a mio piacimento con una serie di accessori. Uso sempre uno o più flash dislocati che aggancio a cavalletti ai supporti o alla vegetazione. A volte, se sono fortunato ho anche qualcuno che mi aiuta… SR Oggi sei conosciuto nel mondo della divulgazione naturalistica, collabori con Università ed emittenti radiotelevisive, come hai cominciato? FT Ammetto che è nato tutto dalla fotografia. Oggi ci sono moltissimi fotografi in gamba ma quando ho cominciato io non eravamo in molti a realizzare certe foto un po’ più tecniche ed era più facile mettersi in luce. Grazie alle fotografia ho maturato l'idea di sviluppare mostre per i musei, è sempre grazie ad essa ho conosciuto molte delle persone più in gamba con cui oggi collaboro proficuamente, da Emanuele Biggi ( biologo e fotografo italiano, conduce la trasmissione Geo NdR), fino ad editori, architetti e agronomi, per i quali faccio il consulente e l’ecologo (e a volte anche il fotografo). SR Raccontaci di qualche tuo progetto già realizzato e in corso d’opera. FT Oltre alle mostra Alieni, nel 2017 ho realizzato un libro Predatori del microcosmo, la lotta per la sopravvivenza di ragni, insetti, rettili e anfibi. Alla centesima persona che ad una mostra ci ha chiesto “Ma come mai non avete ancora fatto un libro su queste cose?”, io Emanuele Biggi ci siamo messi all’opera e abbiamo organizzato una parte del nostro materiale in un grande volume edito da Daniele Marson e uscito poche settimane fa. Avevo già realizzato libri in passato ma questo è sicuramente il più importante dal punto di vista fotografico, anche se c’è un testo divulgativo ma molto documentato che tiene conto delle ricerche più recenti. Predatori del microcosmo presenta una trentina di storie fotografiche che raccontano le vite sorprendenti e pericolose di tanti piccoli animali: le mantidi tropicali con i loro straordinari travestimenti da fiore e foglia, la caccia dei ragni pescatori che catturano pesci, la vita delle rane che usano le grandi migali tropicali come “guardie del corpo”. Chiude il libro una sezione dedicata alla conservazione, con l’impegno dei ricercatori per salvare alcuni di questi animali dall’estinzione. Il libro è frutto di tante spedizioni e viaggi all’estero, dall’Amazzonia al Borneo, anche se alcune sequenze sono state realizzate in Italia o in un laboratorio. Nel panorama italiano, in cui i testi divulgativi su questi temi sono pochissimi e tradotti dall’inglese, è un lavoro unico nel suo genere nel quale abbiamo messo tutto il nostro impegno. Copertina del libro Predatori del Microcosmo SR Piani per il futuro? FT Un progetto che mi sta appassionando riguarda il mimetismo in natura. Sempre assieme ad Emanuele Biggi a febbraio 2018 inaugurerò la mostra “Kryptos, inganno e mimetismo nel mondo animale” realizzata per conto del Museo di Storia Naturale di Genova, in occasione dei 150 anni dell'istituzione. Oltre ad una serie di specie sorprendenti in vivario, presenteremo nuove storie fotografiche con immagini in grande formato e un'ampia sezione video dedicata ai trucchi e al comportamento degli animali, proiettata sulle pareti delle sale. Mantide foglia in agguato (Choeradodis sp.), Colombia. Da libro e mostra Predatori del microcosmo Grazie Francesco. Segnalo il suo sito web: www.isopoda.net da non perdere per gli appassionati di Macro e divulgazione scientifica. Nel sito vi raccomando con calore questa sezione. E' un portfolio sui nostri naturalisti (qualcuno lo conosco di persona), ritratti con maestria, si vede quel che fanno, ma ancora di più si sentela passione, che ci credono. Starò invecchiando, ma nello scorrere la galleria mi sono quasi commosso. Silvio Renesto. Tutte le foto sono (c) di Francesco Tomasinelli.
  3. Avreste mai pensato di usare lo zoom Nikon 200-500mm f 5.6 E VR per la fotografia ravvicinata? NON FRAINTENDIAMO. E' chiaro che lo scopo principale del Nikon 200-500mm f5.6 E VR per quelli che come me che amano fotografare gli animali, è andare in posti così Avvistare qualcosa di interessante, riprenderlo nell'insieme ad una focale intermedia: Per poi ricavarne scorci zoomando alla massima focale. Oppure addentrarsi in una lanca Ed ssere subito pronti per incontri ravvicinati. Per passare poi a foto ambientate. Certo, può capitare di voler fotografare un fiore, se la cosa interessa (a me raramente), sfruttando lo sfuocato tipico del teleobiettivo. Ma è un caso eccezionale, non pensato per questo. E' certamente uno strumento versatile per il fotografo naturalista, ma non è certo un obiettivo per foto ravvicinate. NE SIAMO PROPRIO SICURI? METTIAMO IL CASO CHE... Per questioni di peso, ingombro, costi o qualsiasi altro motivo, per la vostra uscita fotografica, il vostro safari, la vostra passeggiata, avete con voi solo due ottiche tutto fare: il 16-85 per il paesaggio e il 200-500 per scorci e fauna. Magari, vi ci sta anche un TC14 E. E un flashettino. Cavalletto? Forse. Poi basta. Avete deciso di non comprare (o di non portare) il 300mm f4 perchè preferite la versatilità dello zoom che permette un range di focali molto più vario. Tantomeno avete intenzione di portarvi un macro. Pensate di esservi persi la possibilità di fare fotografia macro? Avete ragione. La vera macro non la potete fare. Ma la cosiddetta fotografia ravvicinata, ossia quella con rapporti di riproduzione che vanno da 1:5 a 1:2, ... chissà, forse ce la potreste fare. Soprattutto se avete un corpo macchina in formato APS-C, ossia Dx. Ecco cosa si può fare (se interessa farlo naturalmente) con il Nikon 200-500 f5.6 E VR nel campo della fotografia ravvicinata, usando come esempio le mie modelle preferite, ossia le libellule. In questo articolo non darò i numeri (rapporto di riproduzione, focale effettiva alle brevi distanze ecc.); vi basti sapere (se non lo sapete già) che la messa a fuoco minima è qualcosa più di 2m (2,2m segnato sulla ghiera). Lascerò che siano le immagini a mostrare quanto si può arrivare vicini restando lontani. Perchè se un vantaggio c'è ad usare questo zoom nella fotografia ravvicinata, è proprio nella distanza di messa a fuoco. A 2,2m, se non sei un elefante nei movimenti e se non ti impegni a proiettare l'ombra sul soggetto, le libellule (e per estensione le farfalle e simili) di te se ne fr non se ne curano (con le rane e le lucertole magari serve un po' più di malizia). Ma ne vale la pena? La parola alle foto. NOTA: DATO CHE LO SCOPO DI QUESTO ARTICOLO E' VALUTARE LA POSSIBILITA' DI FARE FOTOGRAFIA RAVVICINATA, TUTTE LE INQUADRATURE SONO ORIGINALI, NESSUN RITAGLIO IN NESSUNA FOTO AI SOGGETTI (A PARTE I CROP 100% NATURALMENTE). Cliccate sulle foto per vederle al meglio. Maschio di Calopteryx , 1/250s f5.6, auto ISO, flash di schiarita, cavalletto. Possiamo fare meglio? Oh sì. Calopteryx femmina, controluce. Circa 500mm (480). 1/250s F6.3 Auto ISO. Flash di schiarita. Cavalletto. E la nitidezza? Crop 100% Onychogomphus forcipatus maschio, 500mm, 1/250s, f11 auto ISO, flash di schiarita, cavalletto. Sfondo così così. Se pensate che sia un po' deludente come rapporto di riproduzione, potreste sempre croppare, oppure.. Stesso soggetto, con gli stessi parametri di ripresa ma montando anche il TC 14 EIII (700mm focale nominale). Si comincia a ragionare? E la nitidezza? Crop 100% Questo il set di ripresa, la freccia indica dove si trovava il soggetto. Il collarino di neoprene non ha velleità mimetiche, ma se per caso in una ripresa mi dovessi appoggiare ad un tronco rugoso, mi appoggerei con quello così da proteggere il barilotto. Tenete presente che ho piazzato il cavalletto, ho fotografato, smontato il corpo macchina, montato il moltiplicatore, rifotografato senza dovermi spostare indietro e poi riposizionarmi, tanto l'insetto era indifferente. Merito della distanza. Altra femmina di Calopteryx, 500mm, 1/1000s f6.3, auto ISO cavalletto. Con il converter, 700mm nominali, 1/250s f11, auto ISO flash di schiarita. Cavalletto. Il set di ripresa. A causa del ridimensionamento non si vede, ma la libellulina è ancora lì sotto la freccia. Con il Tc14 è meglio chiudere due diaframmi e a volte l'autofocus rallenta o può essere tratto in inganno da sfondi confusi, ma molto raramente soprattutto se c'è poca luce, nel complesso l'autofocus non l'ho trovato peggio di quello el 300f4 con lo stesso converter. Se si ha l'accortezza di non partire dall'infinito, di solito non si hanno problemi. SI PARLAVA DI STARE LEGGERI, MA QUI C'E' SEMPRE DI MEZZO UN CAVALLETTO! NON E' UN INGOMBRO DA POCO. E' vero, accidenti. Rimediamo subito. Crocothemis erythraea femmina. Mano libera 1/1000s f9 Auto ISO. Un altro maschio di Onychogomphus forcipatus, con l'obiettivo poggiato sul ginocchio. 1/1000s f9 Auto ISO Esagero, metto il moltiplicatore, 700mm nominali, 1/1250s f11 Auto ISO. Sempre obiettivo appoggiato al ginocchio (io sono semsdraiato sulla schiena) Crop 100% Accoppiamento di Ortethrum albistylum, in piedi mano libera, 1/1250s, f10, auto ISO. Con il moltiplicatore, 700mm nominali, 1/250s f10, flash di schiarita. Confesso, qui ho usato il cavalletto Conclusione: Come ho scritto più volte, ribadisco: il Nikon 200-500mm non è un macro, e giusto per fugare ogni dubbio, non lo ritengo un sostituto del 300mm f4.E' un'altra cosa. Le differenze sono tante, ad esempio il 200-500 è molto più pesante ed ingombrante ed ingrandisce un po' meno (intendo: ha un rapporto di riproduzione minore); a spanne 1:5 contro 1:4 (ma teniamo presente che per avere 1:4 con il 300mm si deve andare a 1,5m di distanza). Volevo solo dimostrare che con il Nikon 200-500, sia da solo che abbinato al TC 14, si possono avere buone chances anche nella fotografia ravvicinata. Insomma, il Nikon 200-500mm f5.6 E VR mi ha impressionato molto positivamente, ha un VR eccellente, ed offre una versatilità veramente grande ad un prezzo ancora abbordabile. Un sincero grazie a Mauro Maratta per avermi prestato l'obiettivo.Un grazie altrettanto sincero a Francesco Contu per avermi ispirato con le sue "damigelle"
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