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Corredo Fotografico (sintetico !)

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  1. E' passato più di un anno e mezzo dalla presentazione ufficiale delle Nikon Z6 e Z7. Chi scrive è stato invitato all'evento di lancio a fine agosto 2018. Ed è stato il primo a ricevere la Nikon Z7 a Milano. Nel tempo, la pattuglia di Zetisti di Nikonland, si è allargata e ad oggi conta oltre un centinaio di fotografi. In tutto questo periodo abbiamo scritto decine di articoli di approfondimento pratico e di test e, soprattutto, di utilizzo delle apparecchiature Nikon Z. Questo nuovo articolo vuole essere una recensione di lungo periodo - e quindi dopo 12-18 mesi di effettivo utilizzo - dopo approfondita esperienza pratica. Proprio l'opposto di quanto fanno usualmente certi tester multimediali/vblogger, che improvvisano video di prova dopo nemmeno due ore di utilizzo, di materiale che invece necessita di lunghi approfondimenti d'uso e che si può solamente giovare di una ultratrentennale esperienza nikonista alle spalle. E' anche, per la prima volta di Nikonland, un test complessivo che coinvolge praticamente tutta la redazione attiva di Nikonland. Sfaccettature, punti di vista differenti, esigenze e soprattutto aspettative diverse verranno compendiate nelle righe a seguire. E voi ? Ci piacerebbe veramente leggere il vostro punto di vista di fotografi esperti ad integrazione di quanto da noi sviluppato in questo articolo. Intanto buona lettura e buona Pasqua ! *** Nikon Z6 di Max Aquila Sono stato il primo su Nikonland (ed uno dei primi in assoluto) a poter utilizzare una Nikon Z 6 all'indomani della presentazione, a Novembre 2018 ed i 4-5000 scatti effettuati in un paio di settimane mi hanno subito convinto di trovarmi di fronte ad uno dei futuri successi di mercato cui Nikon ci ha abituato negli anni. Ho riscontrato subito dei punti di forza rispetto l'ammiraglia 7, che per pochi mesi l'aveva preceduta, in termini di reattività del mirino elettronico, di capacità di buffer negli scatti alla massima velocità, (12ftg/s) inizialmente limitata dal blocco dell'esposizione su quella del primo fotogramma, poi, dopo uno dei primi aggiornamenti fw, sbloccato anche questo limite. Del resto, il taglio del sensore da 24Mpx, molto più agevole da gestire dal processore rispetto quello ponderoso della 7, la velocità massima di raffica e l'assoluta incapacità di saturare il buffer in jpg alla massima risoluzione, la individuavano subito come la mirrorless Nikon più indicata per le foto di azione e reportage. Appena disponibile sul mercato italiano, garantito dalla regolare importazione, ho comprato una delle primissime disponibili, a gennaio 2019, che adesso, a 15 mesi di distanza ha superato abbondantemente i 90mila scatti. Acquistata in kit con adattatore FTZ e Z 24-70/4S ho subito rafforzato il mio convincimento sui punti di forza, in funzione della infallibilità della compatibilità con le ottiche F in mio possesso, dell'adattatore, a buon diritto da considerare uno dei principali punti di forza del sistema in assenza di un congruo parco ottiche native. Avendo già provato a Novembre le potenzialità del 50/1,8 nativo me ne sono immediatamente dopo procurato uno e a seguire, appena uscito, la scorsa primavera, il 14-30/4S anch'esso un caposaldo del sistema nel suo primo anno di vita. Delegando all' FTZ la disponibilità di mediotele e telezoom, in attesa dell'espansione del sistema lato ottiche, mi sono dedicato a quelli che sono i miei principali soggetti fotografici, ossia il reportage sportivo e di costume e people, nelle quali categorie la Z6 eccelle per alcuni aspetti e diventa carente per altri: Z6 e 14-30/4S a 14mm f/8 t/1000 ISO 360 non ci sono dubbi che nitidezza, saturazione, contrasto e immediatezza nelle fasi di composizione/inquadratura/scatto, ne fanno come di ogni mirrorless uno strumento insostituibile per riprese al volo, magari anche in condizioni precarie, sommersi da folla con migliaia di presenti, come nel soggetto di questa foto, scattata utilizzando il funzionalissimo touch screen del monitor, immediato come nessuna reflex prima di questa ML nel point & shoot La disposizione dei sensori AF sul fotogramma, 273, non moltissimi rispetto la 7 e alcune concorrenti, però non lascia troppi spazi vuoti, pur se con il compromesso della dimensione davvero eccessivamente grande e non regolabile dei singoli sensori: il che ci porta ad uno dei principali difetti della macchina, quello di non essere infallibile nella scelta del soggetto su cui mettere a fuoco, se lo sfondo dell'immagine sia ricco di elementi. Questo difetto vorremmo corretto dalla macchina che seguirà questa Z6, ritenendo fantascientifico un aggiornamento fw risolutivo in proposito. Di fatto sembra che Nikon sia riuscita con questa Z6 a trovare il giusto compromesso tra dimensioni e densità del sensore, prestazioni e prezzo in funzione del massimo numero di utenti possibile. Altra caratteristica che colpisce in questa mirrorless Nikon è la possibilità di scegliere on camera di riprendere in tanti modi, oltre quello consueto: altrettanti punti di forza sono quindi il Time Lapse, mutuato dalle inveterate abitudini delle giovani generazioni e reso possibile dalle considerevoli prestazioni in video della Z6 che ho messo alla prova in questo senso con grande soddisfazione oggettiva (ma non rientrando il video tra le mie congeniali operatività ... non ve ne propongo i risultati, pur eccellenti tecnicamente) La ripresa di una scena con cambio della messa a fuoco, ossia Focus Stacking, che consente on camera di impostare un numero variabile di scatti con una variabilità di spostamento della maf...introdotta già dalla D850 e basterebbe questo a definire il livello di pregio della fotocamera 63 file in pila, con scarto di 3mm di maf con Z6 e 24-70/4 a 50mm f/5,6 Sicuramente perfettibile (preferiremmo fosse possibile inserire i due punti da dove a dove ottenere nitidezza, demandando al programma la traduzione in numero di scatti e step di maf) ma rappresenta di certo un plus che consente a chiunque di misurarsi con gli inevitabili problemi relativi alla profondità di campo ottenibile con le ottiche non decentrabili, utile in molti generi, dallo still life, alla super macro, al food etc... A questo proposito, in questo anno e mezzo di utilizzo del sistema Z, mi sono convinto (e non sono il solo su Nikonland) delle ottime qualità di tuttofare dello zoom standard del sistema, questo 24-70/4 che possiede ottime doti anche nella ripresa ravvicinata di soggetti, arrivando di suo già al RR 1:3, senza l'ausilio di lenti addizionali, soffietti o tubi di prolunga, ma facilmente utilizzabile anche con i suddetti ausili per andare molto oltre il suo campo di applicazione progettuale. Si, ... a tutti gli effetti il Nikon Z 24-70/4S rappresenta un valore aggiunto nello Z-mount Altro punto di forza della Nikon Z6 la capacità di valutare a mirino in tutti i profili colore disponibili, (di default ce ne sono 20 oltre gli 8 usuali) anche quelli metafisici come "bitonale" di questa foto Z6 + adattatore RF e Nippon Kogaku 13,5cm f/3,5 del 1953 f/4 t/640 ISO 1000 utilizzando quindi qualsiasi obiettivo, spioncino, bicchiere, dotato di apposita baionetta/adattatore, ma sopra ogni cosa, capace di valutare a mirino, magari con l'assistenza dell'istogramma, esposizione e contrasto in Bianco e Nero direttamente in ripresa, ottenendo poi quanto impostato sul file da passare in sviluppo. La qual cosa si sposa a meraviglia appunto con la possibilità di utilizzo di ottiche vintage, ottimizzate per il bianco e nero o per contrasti cromatici ben differenti da quelli degli obiettivi moderni ai nanocristalli, ma più vicine invece ad alcuni dei picture control "smart" tra i 20 disponibili. Andando poi alle eccellenze che caratterizzano la Nikon Z6, non si può non menzionare la predisposizione dinamica allo scatto che, insieme all'elevata latitudine di posa del sensore, capace di amplificazioni di segnale che sfiorano i 50mila ISO con livelli contenuti di rumore e comunque molto progressivi, consenta la pratica del modo di scatto che si sta sempre più imponendo in riprese scattate in condizioni di luce impegnative e con alta densità di scatto alla massima velocità consentita, ossia AutoISO in modo M, impostando e regolando via via i parametri che interessino, tempo di otturazione e diaframma di lavoro, facendo correre gli ISO, cosa che sicuramente produce i volumi di scatto che ho praticato per la prima volta su di una sola fotocamera in un periodo di tempo così limitato... ma ... produce altrettanta soddisfazione Z6 + FTZ + Sigma Art 135/1,8 a f/2,5 t/2500 ISO 500 (direttamente ripresa in 16:9 come consentito dai formati della fotocamera) ...realizzando sequenze all'interno delle quali si trova il fotogramma che valorizza quello shooting come nello sport, dove la mutevolezza delle condizioni di luminosità porti a scattare a valori di amplificazione del segnale davvero elevati Z6 + FTZ + Nikon AF-S 800/5,6G FL a 8000 ISO f/5,6 t/2000 e eyeAF in funzione e l'aiuto tecnologico delle innovazioni come quella fantastica dell' eye-AF consentita dall'aggiornamento fw 2.0 giunto dopo pochi mesi dalla commercializzazione, a maggio 2019 ed i successivi perfezionamenti, fanno comprendere come Nikon tenga a questo progetto Z che va trimmando con continuità di aggiornamento. La mia naturale propensione alla fotografia sportiva, specie in ambiente "ostile" come a mare, tra salsedine e spruzzi di salmastro, mi conduce a cercare di volta in volta le attrezzature più consone a questo scopo e a questo proposito devo dire che accanto alla soddisfazione per l'operatività dimostrata da questa fotocamera, che mi consente di realizzare scatti e sequenza che erano accessibili solo a DSLR di ben altro livello e costo (e posizionamento di mercato)... Z6 + FTZ e Nikon AF-S 500/4G VR a f/4 t/5000 ISO 640 d'altro canto, dimensionalmente ed ergonomicamente, nonchè dal punto di vista operativo, non possiamo parlarne come di uno strumento adatto ad una continuità di attività professionale, mancandole i presupposti del relax di utilizzo con obiettivi pesanti, un secondo slot di backup, delle caratteristiche perfettibili in termini di AF dinamico, di velocità di raffica (la piccola Nikon One. grazie al sensore da 1" raggiungeva con la V3 raffiche da 30 ftg/s... tanti anni fa) In realtà vorrei che Nikon determinasse un ulteriore step di fotocamera mirrorless dalle caratteristiche reportagistiche, ossia con sensore dalla densità tra i 24 e massimo 30 Mpx. Da accostare alla erede della Z7 con eventuale mega sensore da 60Mpx, adatta alle riprese. statiche ad alta densità di contenuto immagine. Come nei dualismi di un tempo D2x e D2h e quelli più recenti, anche se di diversa concezione, D5 D850. Le aspettative ulteriori sono quelle per il completamento del parco ottiche fin qui già soddisfacente, ma non ancora certamente definitivo: quando i tempi saranno propizi (speravamo entro il 2021...ma adesso dovremo riqualificare le priorità) a consentire il definitivo passaggio (con i corpi ulteriori auspicati) alla baionetta Z, eliminando buona parte dei "contro" qui sopra evidenziati. Max Aquila per Zetaland 2020 *** Nikon Z6 di Massimo Vignoli Premessa. All’inizio ero molto scettico su queste Z e devo dire che, quando l’ho comprata lo scorso maggio 2019, è stato più per la curiosità di sperimentare e la disponibilità del payback Nital che per la convinzione che questo potesse essere effettivamente uno strumento valido. Questo vale in particolare per il mio genere fotografico preferito – il wildlife – ma anche per le sue potenzialità in studio, facendo paesaggio o fotografia generalista. E, di fatto, la non fiducia nella maturità di questi oggetti e nelle scelte di Nikon è uno dei motivi più importanti che più ha definito la scelta di prendere la Z6 e non la Z7. Il ragionamento fu di acquistare l’oggetto più semplicemente rivendibile! Non di meno, per provare sul serio, ho scelto comunque di: dotarmi subito della Z6, del 24-70/4 e del 50 1.8, oltre all’evidentemente indispensabile FTZ; di metterla al lavoro “senza rete”: la prima uscita, dopo qualche esperimento in casa, la mia Z6 l’ha fatta in studio, durante uno shooting a pagamento al quale non ho portato nessuna reflex, e così è stato per tutte le successive uscite: non ho mai portato una DSRL “caso mai”. Per cui credo proprio di essere un tester asettico, al massimo “a priori contro” le Z e non a favore. Esperienza personale. All’inizio, molto in salita. In quella prima uscita in studio non ne voleva sapere di far andare i flash, e non ne voleva sapere di mettere a fuoco nel buio dello studio rischiarato solo dalla luce pilota. Meno male che avevo 2 ore, perché le prime foto buone – superati i blocchi è stato necessario ripristinare una situazione creativa e produttiva - sono uscite dopo un’ora e mezza di imprecazioni a denti stretti. Avessi avuto con me la D5, probabilmente dopo 10’ sarebbe tornata in borsa ed il giorno dopo sarebbe stata in vendita. Ma a casa, guardando i file, ho capito che quella Z6 con il suo cinquantino creava una coppia veramente superlativa. Anche ai tempi dei tentennamenti del firmware 2.0. Ora, con il firmware 3.0, siamo veramente oltre. Per me in studio la Z6 è ben sopra a quello che mi consentiva di fare la D5. Con i flash o in luce naturale, a colori o in BN. In giugno, cioè 4 settimane dopo, dedicate a capire le Z e le ottiche native, mi lancio nella mia prima esperienza di fotografia notturna. In mezzo, esperimenti su ampia scala. Con i quali promuovo definitivamente il 50/1.8S – mi piace proprio - e boccio il 14-30/4S che altrettanto radicalmente non mi è piaciuto. Di fatto, per i paesaggi in generale, mi doto di un 14-24 AFS 2.8 comprato usato, come fosse un noleggio. È una lente grossa, pesante, problematica e sostanzialmente obsoleta. Ma che ho preferito in maniera netta al più comodo fratellino attacco Z, che reputo essere una riedizione ammodernata rispetto al anch’esso obsoleto 16-35/4 AFS, con il quale condivide l’impostazione basata sulla ricerca del miglior compromesso. Certo, il nuovo compromesso è meglio del vecchio, ma tale resta. E non solo di notte. Di notte, in realtà, la scelta progettuale dell’autofocus delle lenti Z - che sono focheggiate elettronicamente e non meccanicamente - pare essere un grande limite: non è possibile, dopo aver spento la macchina, riportarle ad un punto di fuoco preimpostato. Vedremo come evolverà il catalogo di lenti native, per le quali aspetto sia il 14-24 2.8 sia il 20 1.8, anche per sapere se lato software riusciranno a risolvere questo problema o se i paesaggisti notturni dovranno continuare guardare altrove (caso nel quale il mio “noleggio” probabilmente si prolungherà). Ma anche qui, foto notturna, abbiamo un punto molto forte a favore della Z6: la qualità ad alti ISO è veramente vicina vicina a quella della D5, che resta migliore, di poco, solo ad ISO superiori ai 6400…. Ma ad altro prezzo. Dove la Z6 realmente eccelle, comunque, è nella versatilità d’uso. Non riesco ad immaginare niente di meglio per gironzolare da turisti per città. Scattando non visti, senza portare la macchina al viso ma beneficiando sia dello schermo basculante sia del riconoscimento dell’occhio del soggetto. O di notte sfruttando gli alti ISO molto puliti. Nella fotografia naturalistica, invece, abbiamo punti di forza - in particolare ISO, stabilizzatore e scatto silenzioso – che non bastano a far emergere questa Z rispetto alla D5 per colpa dell’ AF ancora non sicuro come vorrei, in particolare si “distrae” se lo sfondo è più chiaro del soggetto e/o il soggetto è piccolo e fatica ad agganciare/tenere agganciati soggetti in rapido movimento. È per me, inoltre, ulteriormente penalizzata dalle dimensioni troppo piccole del corpo macchina. Per cui, al momento, se non mi è necessario lo scatto silenzioso preferisco senza dubbio ancora la D5. Ma è evidente che Z6 e D5 giocano in campionati diversi e che sarebbe ingeneroso, per entrambe, metterle in competizione. Un particolare da non sottovalutare riguardo allo scatto elettronico è che, essendo privo di parti in movimento, consente di scattare con tempi assolutamente proibitivi con le reflex, anche a mano libera – ed anche grazie all’efficacia combinata dello stabilizzatore sul sensore e di quello sulla lente (qui 1/25 con il 500/4 a mano libera, e non mi ha visto e sentito). Conclusioni con pro e contro. Tolto il Covid-19 e la “segregazione”, tra il 26/5/2019 ed il 1/3/2020 sono poco più di 9 mesi e 22 mila fotografie. Fatte in mote situazioni di scatto diverse, solo alcune illustrate nell’articolo. Devo dire che nel sistema Z ci sono molte cose che mi piacciono, in particolare : Automatismi di messa a fuoco, in particolare nella fotografia di persone. Qualità del mirino elettronico ed informazioni disponibili Stabilizzatore sul sensore Scatto silenzioso Qualità ottica delle lenti Ma anche alcuni contro : Correzione non disattivabile dei difetti delle ottiche, spero che tornino indietro 14-30/4 scarso ed incongruo nel rapporto con il prezzo di listino in uscita Dimensione dei corpi macchina, troppo piccoli Firmware che non viene sviluppato abbastanza rapidamente ed abbastanza intelligentemente nemmeno nelle cose “piccole”: continua a mancare un modo comodo di utilizzare contemporaneamente 2 modalità di messa a fuoco, come è da sempre possibile sulle reflex, così come un modo mirino completamente pulito da informazioni…. E tante altre… Punto di fuoco perso ad ogni spegnimento della macchina per le lenti Z Aspettative per il futuro. Facile, solo tre cose: Una Z meglio della D5 nella fotografia d’azione e di natura (corpo grande - batteria grande – più comandi fisici - AF veloce e più sicuro) Uno zoom ultrawide filtrabile e meglio del 14-24 AFS, in tutti gli ambiti d’uso. Uso pervasivo, sui nuovi supertele attacco Z, della tecnologia PF abbinata ad una luminosità massima uguale o superiore all’attuale. *** Nikon Z6 di Silvio Renesto Ho la Z6 dal novembre 2019, quindi non da moltissimo, ma abbastanza da essermene fatto un'idea. L'ho presa perché mi serviva una mirroless valida per la macro/still life, che faccio sia per lavoro che per passione, ma anche da sfruttare per lo street e paesaggio in bianco e nero, un genere in cui faccio occasionali incursioni. Z6 e 24-70/4 S a 68mm, il 24-70/4 è un ottimo zoom standard. Purtroppo la situazione di isolamento forzato a cui siamo obbligati ci ha sottratto la primavera, quindi non ho potuto provarla come si deve nella macrofotografia agli insetti, cosa a cui tenevo molto e dove, per i pochi test che sono riuscito a fare, sono sicuro che avrebbe reso al meglio. Ho potuto però sfruttarla per gli altri usi per cui l'avevo comprata, soprattutto per lavoro (ma le foto non posso mostrarle, purtroppo) e ne sono rimasto soddisfatto. Le potenzialità sono quelle tipiche della mirrorless (previsualizzazione dell'esposizione, precisione nella messa a fuoco in still-life, possibilità di posizionare il punto di messa a fuoco ovunque e così via). Il corpo macchina mi piace, è moderno ma nel contempo la sua forma squadrata essenziale richiama un po' le nikon FM o FE, con cui ho iniziato a fotografare sul serio. Al di là dell'aspetto nostalgico, la funzionalità di pulsanti e ghiere è buona, nonostante abbia mani grandi non ho incontrato problemi, solo il corpo è un po' piccolo, prima di acquistarla mi sembrava che una basetta di qualche genere fosse più che altro un vezzo, ma poi mi sono dovuto ricredere, montandola la presa diventa molto più comoda e stabile. Il monitor è molto bello, ampio e oltre a dare un'immagine nitida, è ricco di informazioni ed è touch, ma questo lo immaginavo, la maggiore sorpresa in positivo è stato il mirino elettronico, veramente eccellente. Per quanto riguarda l'uso, da buon nikonista d'annata, non ho avuto bisogno di leggere le istruzioni per gestire il 99% delle funzioni. Ne ho personalizzate alcune secondo le mie necessità: ad esempio ho attribuito al pulsante Af-on la funzione di ingrandimento istantaneo al 100%, che mi viene comoda in alcune macro-occasioni. In macro l'Af-S più la selezione della area Af pinpoint risolvono egregiamente quasi tutte le situazioni. Molto raro che si debba usare la messa a fuoco manuale. In quel caso il focus peaking funziona bene, ma occorre fare un un po' l'occhio per capire quando si è esattamente a fuoco, perchè si ha un aumento dell'intensità del contrasto molto graduale e sulle prime mi capitava di scattare troppo presto, convinto che il soggetto fosse già a fuoco. Con l'uso però ci si fa la mano e soprattutto la combinazione di focus peaking e ingrandimento istantaneo 100% risolvono il problema, ma come ho scritto, nella gran parte parte dei casi l'area af pinpoint risolve ogni situazione. La Z6 mi permette inoltre di sfruttare i miei obiettivi nikkor tramite adattatore, in attesa di ottiche equivalenti con attacco Z, cosa indispensabile per me soprattutto nell'attività professionale dove mi occorre un vero obiettivo macro (non sono un fotografo, sono un paleontologo, lo ricordo, ma i paleontologi hanno necessità di fotografare gli esemplari nei dettagli). Il Nikkor 105 f2.8 afS G ha una certa età, ma sul sensore della Z6 trovo che se la cavi ancora abbastanza bene, in attesa di un macro con attacco Z che speriamo essere di qualità "stratosferica" . Z6 e 105 micro Af G. Questa traccia fossile farà parte di una mostra personale "Forme nella pietra" che si terrà a ottobre (doveva essere ad Aprile, ma il coronavirus l'ha fatta slittare). Apprezzatissimo lo scatto in sequenza che libera dalla necessità della slitta micrometrica quando si vuole ottenere una serie di scatti da combinare tramite focus stacking. Z6 e 105 micro Af G. Macro con stacking da ripresa in sequenza. Sempre in attesa di un vero macro dedicato per la fotografia ravvicinata si possono ottenere risultati interessanti anche accoppiando obiettivi S soprattutto il 50mm f1.8, ma anche con l'85mm f1.8, coi tubi dedicati quali i Fotodiox o i Meike (più convenienti!). Stacking di più scatti realizzati con la Z6 e l'85mm f1.8 S accoppiato ai tubi Meike. La Z6 con gli obiettivi nikkor F tramite adattatore FTZ permette di fotografare di tutto o quasi, mantenendo una qualità di immagine ottima con una notevole latitudine di posa. Questo scoiattolo era nell'ombra più fitta. Z6, 300mm f4 PF e TC 14 EIII, 12800 ISO. Il firmware che permette il riconoscimento dell'occhio umano e dei mammiferi è un'altro plus notevole, anche se non ne faccio un uso intensissimo. A dire il vero mi sono divertito ad usarla anche in contesti per i quali non era proprio tagliata, come la wildlife photography, dove può dare sì soddisfazioni, ma è dove per l'uso che ne faccio io, l'af spesso mostra un po' la corda, anche dopo il deciso miglioramento via firmware, per una reattività non sempre fulminea ed una tendenza a perdersi negli sfondi anziché centrare sul soggetto. Z6 e 300mm f4 PF : se il soggetto non si agita troppo non ci sono problemi Con un po' di pazienza e di ... fortuna si possono ottenere risultati soddisfacenti anche con il 300mm accoppiato al famigerato TC 17 EII! Conclusioni PRO Una fotocamera ben costruita, solida Ottimi file, Obiettivi (quelli che ci sono) di elevata qualità Mirino elettronico molto valido I classici vantaggi delle mirrorless che ho descritto prima (WYSIWYG, nessun necessità di tarare gli obiettivi, predispposizione focus stacking...) CONTRO Vivamente consigliata almeno una basetta per impugnarla meglio, da sola il mignolo sfugge sotto (quando ne ho letto, non credevo fosse così importante, ma provandola... ho cambiato idea) Reattività migliorabile (ci mette un po' a "risorgere" dallo stand by, ad esempio) Precisione Af migliorabile. Vale per entrambe le Z: l'adattatore FTZ ha la basetta per il cavalletto che è più di intralcio che di utilità Se gli ultimi due problemi potessero essere corretti via firmware, sarebbe un'ottima cosa e la mia soddisfazione sarebbe piena. Se invece futuro uscisse una versione aggiornata, (e un poco più grande) la acquisterei molto volentieri. *** Nikon Z6 e Nikon Z7 firmware 3.0 di Mauro Maratta La mia Nikon Z7 con il grip SmallRig e in bella mostra, la nuova CFexpress di ProGrade a confronto con la vecchia XQD di Lexar, ripresa con la mia Nikon Z6. Oramai nella fotografia corrente di tutti i giorni io sono reflex-less Ho scritto in lungo e in largo sulle Nikon Z e su tutto quello che le riguarda, su queste pagine, sin dal luglio 2018. Sono persino arrivato a provare la Z50 che, pur essendo una bella fotocamera, mi attira come una seduta fiume dal mio dentista (che pure è una bellissima ragazza con due occhioni verdi che non ti lasciano scampo mentre ti trapana l'osso della mandibola !). Per cui qui andrò solo per valore aggiunto, valutandole allo stato dell'arte attuale con il nuovo firmware 3.0, che non sarà l'ultimo ma rappresenta anche la maturazione finale del sistema. E la disponibilità - finalmente ! - delle tanto a lungo promesse schede di memoria CFexpress Ho avuto ogni ammiraglia digitale Nikon sinora e buona parte delle macchine professionali Nikon. Queste due signorine non sono macchine professionali e a dirla tutta sono due "giocattoli" costosi. E' stata la mia prima impressione e la confermo. Per arrivare a livello di una F5-D1-D3-D5 ci vuole altro. E questi primi modelli non ce la faranno mai. Nikon Z7 e l'oggetto del desiderio di Silvia (no, non il mio Nikkor 105/1.4E quello non lo cederò mai !) Nikon Z7 e obiettivi compatibili (in questo caso la focale migliore per il volto di Oonagh, il mio Sigma 135/1.8 Art) Perchè sono nate sotto la luna del compromesso per scelta progettuale non per limiti industriali. Piccolo è bello ma è anche maledettamente impossibile farci stare un buffer di memoria serio, un processore veloce e dei comandi all'altezza delle aspettative di chi spende 6000+ euro più le svariate migliaia di euri necessari per dotarle del corredo minimo di obiettivi. Che al netto delle promesse ... rimane una promessa. Ma ... se ci fermassimo qui mi dovreste chiedere naturalmente perchè posseggo sia la Z7 che la Z6, perchè prima dello stop infernale dovuto al virus sommavo oltre 250.000 scatti tra l'una e l'altra (con la prospettiva di arrivare a 450.000 prima di pensionarle), perchè ho venduto per inutilizzo la D850 e perchè ho prestato la D5 e non ne sento la mancanza (dato che per me è diventata semplicemente una jpg-machine dedicata allo sport più difficile). Infatti, pur nelle loro limitazioni, Z6 e Z7 per me rappresentano il rinnovo dei voti matrimoniali con Nikon. Una Nikon è per sempre. Perchè accontentarsi di un hamburger quando a casa c'è una bistecca di roastbeef che ti aspetta (cit. Paul Newman) ? E' questo l'effetto del Nikkor Noct 58/0.95, una esperienza che non si può dimenticare, assuefazione pura dopo di che niente sarà più come di prima. Ah, già, qualcuno non lo sa. Io non mi sono mai sposato. Nemmeno fidanzato. Tranne che con Nikon, nell'estate di oramai trentasette anni fa. Ma questo però non mi nega il piacere di criticare aspramente "mia moglie" quando ne sento la necessità. Né di essere equilibrato quando si tratta di valutarne ... i frutti. Ci sono caratteristiche nelle Nikon Z che mi fanno attendere con grande aspettativa i prossimi modelli se questi sublimeranno le caratteristiche che più mi servono oggi - perché ogni fotografo che non sia ancora stato inumato si evolve nel tempo, non rimane fermo agli stilemi imparati negli anni '70 del secolo scorso - specialmente oggi che con il firmware 3.0 siamo arrivati alla maturità. Oggi utilizzo al 98% le mie due Z, relegando la D5 a poche circostanze dove la sua reattività mi permette di superare i ritardi e i limiti di messa a fuoco e di lag della Z6. Ma la D850 è un ricordo del passato e non la rimpiango nemmeno un minuto, tanto più che in fondo l'ho utilizzata per la gran parte del tempo, a specchio alzato e su treppiedi come fosse la mirrorless che allora non avevo. Il livello di maturità raggiunto con il firmware 3.0 dalle Z mi permette di scattare al 100% fidandomi del loro riconoscimento dell'occhio, per cui delego del tutto la messa a fuoco alle fotocamere : io inquadro e non penso ad altro. Le uso in modo indifferente, avendo solo cura di mettere il 105/1.4E sulla Z7 per consentirle di recuperare quello stop di svantaggio sulla Z6 quando le impiego insieme. Sono persino arrivato ad acquistare lo zoom che più ho detestato nel tempo (pur avendone avuti, tra 28-70 e 24-70, addirittura quattro esemplari), perchè il nuovo Nikkor Z 24-70/2.8 S é semplicemente impareggiabile. L'eye-AF delle Nikon Z, sia con gli umani che con cani e gatti è un game-changer. Oramai non riesco più ad utilizzare una reflex per fotografare le persone. Persino con la D780 ho scattato esclusivamente in live-view per non perdere questa opportunità. Nessun bisogno di tarare le ottiche e fuoco sempre sull'iride. E dai tre giorni di "terrore" passati con il Nikkor Z 70-200/2.8 S (fotografando per una Milano già conscia del pericolo virus) ho capito che quello sarà il baton de mon vieillesse. Specie se si ricorderanno di fare anche un TC20 all'altezza. Z6 e Nikkor 70-200/2.8E FL via FTZ in attesa del Nikkor Z e della ripresa delle gare (in settembre ?) Scatto al 99,99% in otturatore elettronico salvo quando sono in luce artificiale a frequenze pericolose o con il flash, e se il soggetto me lo consente, il tempo di scatto non è più una variabile, grazie al grandioso stabilizzatore integrato sul sensore In manuale per tutto il tempo e selezionando il picture control che a mirino mi dia già il risultato atteso, in modo tale da avere in Lightroom già il lavoro per lo più fatto. Il flusso di lavoro si è di gran lunga agevolato. A differenza di Massimo Vignoli io trovo assolutamente impagabile il fatto che i programmi Adobe ritrovino tutte le regolazioni on-camera senza dover reinventare ogni volta la ruota o l'acqua calda. Il risultato è che tra le piacevolezze delle due fotocamere, l'elevatissima qualità delle ottiche, la naturalezza d'uso, la spontaneità del risultato, la vastità delle potenzialità del sistema (che si estende grazie ai miei due FTZ, al battery-pack permanentemente montato sulla Z6 e prossimamente ad una scheda CFexpress da 325 per avere autonomia virtualmente infinita e rapidità di scarico sul pc) il numero di scatti che faccio con le Z è talmente più elevato di quello che ho sempre fatto con le reflex che non mi bastano più gli hard-disk (sono passato ai 16 terabyte ma non ci sono, per ora tagli superiori a buon mercato... !) Nikon Z7 e Nikkor 300/4E PF via FTZ, un perfetto connubio di leggerezza e prestazioni Ma l'appetito viene mangiando e queste due Z e questi primi obiettivi non sono che l'aperitivo. Anche perchè, quando uno ha assaggiato un bordeaux messo in bottiglia nell'anno della cometa (AD 1811) come il Nikkor 58/0.95 Noct, le aspettative per tutto quello che verrà sono naturalmente moltiplicate all'infinito ! In attesa del prossimo Nikkor 200-600mm sono arrivato a sperimentare persino il 500/5.6E PF duplicato 2x con la Z6 ottenendo foto da paparazzo ma che comunque mai mi sarei aspettato di scattare. Il tutto arriva con totale naturalezza e grande divertimento che non se ne ha mai abbastanza. Insomma, Mauro Maratta ama le Nikon Z. Ma le conclusioni non possono del tutto essere entusiastiche perchè oramai sono maturi i tempi per una prossima generazione visto che io ho ampiamente superato i limiti di utilizzo delle Nikon Z6 e Z7 che, pur ottime, mostrano più di qualche ombra. Concludendo A favore le peculiarità delle mirrorless sublimate già alla prima generazione (mirino elettronico di ottime prestazioni, stabilizzatore, otturatore elettronico, link hardware-software, sviluppo firmware inusitato per Nikon) prestazioni di tutte le ottiche Nikkor Z che fanno dimenticare sia i migliori Nikkor F che i migliori Sigma Art (dimenticare, non una parola scritta a caso) equilibrio tra prestazioni e impegno d'utilizzo che facilita e rende anzi, più piacevole l'utilizzo, tanto che il numero di scatti cresce a dismisura capacità complessive che, a dispetto dei detrattori della prima ora coprono il 90% delle necessità di tutti i fotografi nikonisti (per il restante 10% di specialisti di wildlife e di sport, si dovrà avere pazienza 12-18-24 mesi per la prossima generazione) video di qualità superlativa, anche in autofocus, specie con la Z6 due corpi uguali che cambiano solo per il taglio della risoluzione del sensore senza doversi riadattare nel cambiare corpo. Mentre scatto con Z6 e Z7 mi rendo conto della macchina che ho in mano solo perchè nella Z7 ho lo SmallRig e nella Z6 il battery-pack sostanziale mancanza di ogni tipo di surriscaldamento anche in ore di impiego, di vibrazione affidabilità da professionale Nikon (lo dicono i miei 250.000 scatti in un anno e mezzo senza nessun inconveniente) memorie professionali adesso anche di taglio notevole, abbasso le schede SD ! l'EYE-AF, anche degli animali, perchè è rivoluzionario. Il più grande salto prestazionale dai tempi della D3x (prima l'avevo avuto con la F5). Contro chi è abituato alle Nikon professionali grida vendetta ! Queste sono macchine biecamente amatoriali vendute ad un prezzo professionale. Ma soprattutto hanno una ergonomia deficitaria che le rende inadatte all'uso con ottiche importanti La torretta PASM non si può vedere su macchine di fascia top, vanno bene al più per la Z50. Idem la mancanza di tutti quei tasti che hanno fatto la fortuna delle Nikon professionali la concezione scioccamente "alternativa" rispetto allo stato dell'arte dell'autofocus implementato in decenni di sviluppo con le reflex professionali. Perchè, mi chiedo io, non estendere semplicemente al frame completo, le funzionalità della D5 o, meglio ancora, della D6 ? Eresia .... ? piccolo è bello ma c'è chi lo vuole grande. I compromessi accettati per avere corpi piccoli sono inaccettabili per molti altri (che si traduce in : una sola scheda di memoria, un battery-grip che non è un battery-grip, carenza di comandi fisici, etc. etc.) autofocus non all'altezza delle aspettative dei più smaliziati e della migliore concorrenza, nonostante i ripetuti interventi firmware la Z7 per pagare il numero di pixel e di punti di messa a fuoco, cede ulteriormente al compromesso nel rapporto prezzo/prestazioni (che è il peggiore di tutto il listino Nikon dai tempi della D3x) e in molte caratteristiche (autofocus, rolling-shutter molto più pronunciato, lentezza operativa) Il che apre le porte alle aspettative future : Prossima generazione di Nikon Z ? ancora due corpi identici sul piano meccanico, divisi solo dal taglio del sensore, uno a bassa e uno ad alta risoluzione ma due corpi equivalenti in tutto alla Nikon D850 (costruzione, comandi, niente PASM, effetti, vaccate varie, due schede di memoria, battery-grip professionale, peso adeguato ad ottiche superprofessionali) processore potente e sovradimensionato impostazione di AF, menù, impostazioni, derivato dalle Nikon D6 e non dalle Coolpix. Noi spendiamo migliaia di euro per queste macchine : non siamo teen-agers, siamo vecchi nikonisti con aspettative over-the-top. buffer moltiplicato per dieci prestazioni allo stato dell'arte per il mercato (Nikon : è l'ora di tornare a dettare il passo, non ad inseguire in coda al gruppo) mirino migliore sviluppo del firmware che consente un aggiornamento costante delle prestazioni dei corpi anche a 3-4 anni dalla data di lancio e tutto quanto fa di una Nikon professionale uno strumento affidabile, duraturo e il cui valore si vede in ogni dettaglio
  2. Inizio questo articolo ringraziando Umberto (Bimatic tra i Nikonlander): questo test esiste grazie alla sua generosità nel prestarmi la lente. Non ci eravamo mai visti prima: un altruismo ed una fiducia nel prossimo che solo i migliori tra gli onesti hanno. Grazie Umberto! Di questo obiettivo, e dei test che sono stati scritti dalla sua uscita sul mercato, si è parlato e discusso tantissimo. I motivi sono diversi, i principali li sintetizzerei così: E' il primo zoom ultrawide su montatura Z e Nikon, nella insistente campagna pubblicitaria, ha più volte sottolineato che il bocchettone Z avrebbe abilitato prestazioni mai viste, soprattutto sui grandangolari Il prezzo non è propriamente economico Le recensioni che sono via via apparse sul web sono discordanti, come se, al minimo, ci fosse una certa difformità prestazionale tra diversi esemplari E’ il primo zoom 14-xx che accetta normali filtri a vite (seppure da 82mm, e quindi notevolmente costosi se di buona qualità) e conserva peso ed ingombro molto contenuti. Personalmente lo attendevo con trepidazione, perché desidero da tempo un sostituto al 16-35/4, che uso da anni invece del 14-24/2.8 proprio per le caratteristiche fisiche – peso, ingombro, resistenza ai riflessi e compatibilità con filtri a vite, ma senza esserne realmente contento da quando i sensori hanno superato i 12mpix. E per questo lo scorso anno gli ho affiancato un 24 1.8, da usare a diaframmi aperti. Questo il 14-30 in posizione "di lavoro". Relativamente alle caratteristiche fisiche, la prima cosa che si nota è che per fotografare occorre estendere il barilotto, impostazione in ambito Z introdotta sul mercato dal 24-70/4S. Dico subito che non mi piace per nulla: vedo questo allungamento come una intrinseca debolezza strutturale. Ma effettivamente, richiuso, è più piccolo del 16-35/4 ed è anche 200gr più leggero (540gr vs 740gr), oltre al fatto che il 16-35 dovrebbe poi montare l'FTZ, con ulteriore peso, ingombro e.... scocciatura. Ma la differenza tende a sfumare quanto più il fotografo di natura si muova con lo zaino pieno di materiale vario, ma che sicuramente farà la gioia di chi, fotografo da turismo, veda nelle Z la possibilità di alleggerire la borsa. Personalmente ho posizione neutra, giudico l’attrezzatura fotografica per le prestazioni e sicuramente non per un paio d’etti di differenza sulla bilancia, ma la direzione di Nikon verso leggerezza e compattezza viene comoda anche a me quando faccio i bagagli per volare. Ed il 14-30 si monta sulle Z senza adattatori, altro grande plus. Poiché il mio target d’uso di lenti come questa è prevalentemente il paesaggio, per provarlo l’ho portato sia al Parco del Ticino – sarebbe bello avere vicino casa Jokulsarlon ma io abito a Corbetta e non in Islanda – ed al Parco dell’Avic. Non tanti giorni, ma parecchie foto anche se non migliaia di migliaia come gli appassionati dello Spray and Pray usano fare. Ma si sa, le fotografie nascono nella testa del fotografo e per farle occorre innanzi tutto pensarle, poi cercarle ed infine farle…. nel mio caso camminando anche un po’. Preciso che: Coerentemente con il target d'un oggetto della mia prova, la maggior parte delle immagini è a diaframmi mediamente chiusi, necessari per avere la profondità di campo od il tempo di scatto adeguati alle immagini che volevo fare, per cui non ho provato la coerenza di comportamento attraverso i diversi diaframmi disponibili. Non ho fatto test sulla vignettatura, che pare notevole, perché ci sono diversi siti che la misurano "scientificamente" in Ev, cosa che va oltre la mia voglia di impegnarmi. Ed ora un po' di immagini, corredate dalla didascalia che riepiloga i dati di scatto e le mie evidenze, il motivo cioè per cui ho scelto ogni specifica immagine tra le centinaia fatte ad illustrare un concetto. Z6, 14-30@14mm 1/30 f13 ISO 200 - Pur se "chiuso" a f13, tutti i bordi dell'immagine sono meno nitidi del centro. In particolare il tronco, che è parte determinante della composizione, risulta compromesso. Lo stabilizzatore interno della Z6 e l'anteprima nel mirino elettronico dell'esposizione ha reso semplicissima questa foto a mano libera. Z6 14-30@23mm 1/200 f8 ISO 100 - Lo sfocato degli alberi è estremamente "nervoso". Lo schermo orientabile della Z6 è straordinario per riprendere "da terra".... senza sdraiasi a terra. Z6 14-30@16mm 1/20 f11 ISO 100 Da circa un metro e mezzo di distanza e senza andare alle focali più estreme e diaframmando, i bordi migliorano molto. Z6 14-30@30mm 1/200 f7.1 ISO 800 - Spesso in natura i grandangoli servono ad ambientare i soggetti. Ma a questo diaframma intermedio lo sfocato è terribile! La possibilità di stare fermi, componendo nello schermo orientabile ed avvicinando la macchina semplicemente distendendo le braccia mi ha consentito di non spaventare questa farfalla. Gli automatismi AF nel punto selezionato consentono molto facilmente la perfetta messa a fuoco. Z6 14-30@20mm 1/125 f5.0 ISO 100 - La focale è funzionale sia a "staccare i piani" sia a riprendere l'ambiente montano nel quale questo splendido bonsai naturale, che conosco e passo periodicamente a trovare da oltre 20 anni, vive. Il diaframma abbastanza aperto è scelto per concentrare la nitidezza e quindi l'attenzione sul soggetto. Z6 14-30@25mm xxx f11 ISO 100 - Immagine senza difetti, nitidezza uniforme e su livelli veramente notevoli. "Lunga esposizione" ottenuta incollando 10 fotogrammi ad 1/20 in photoshop (da qui il tempo xxx). Z6 14-30@14mm 1/10 f16 ISO 50 - composizione scelta con cura per "disinnescare" i problemi. E' questa la tecnica con la quale ho convissuto per anni e anni con il 16-35: fotografi a 16mm? componi "di conseguenza"! Pare essere necessario un ragionamento del genere anche con questo 14-30, tra 14 e 20mm Z6 14-30@14mm 1/100 f8 ISO 100 Z6 14-30 xxx f16 ISO 50 - lunga esposizione ottenuta incollando 10 fotogrammi ad 1/30 in Photoshop. Z6 14-30@21mm xxx f16 ISO 50 - lunga esposizione ottenuta incollando 10 fotogrammi a 1/13 in Photoshop. Z6 14-30@19.5mm 1/50 f8 ISO 100 - i 20mm paiono molto nitidi attraverso tutto il fotogramma, anche a f8. Z6 14-30@20mm 1/200 f8 ISO 100 - sembra di si.... in ogni caso 20mm vanno bene a F8... Z6 14-30@27mm 1/50 f8 ISO 100 .... anche 27mm vanno sempre bene. Sono tutte “sviluppate” con LR, il software che uso di più. In tutti i casi i risultati che ho ottenuto sono molto buoni escluso per quanto concerne l'uniformità di nitidezza alle focali più corte. Per chiarire questo punto, approfondendo quanto già avevo avuto modo di vedere, ho dovuto fare anche qualche foto non propriamente di natura. Ma andiamo con ordine. I grandangoli estremi - diciamo quelli oltre i 20mm - nella fotografia di paesaggio hanno come principale ragione d’essere non tanto la possibilità di riuscire a prendere con un solo scatto uno sconfinato angolo di campo quanto la capacità di giocare con la resa del primo piano, esagerandone dimensioni e dettaglio rispetto allo sfondo ed ai piani intermedi. L’effetto ricercato è questo: Z6 14-30@14 0.5' f16 ISO 100 O meglio, mi perdonerete ma come detto pianura padana e stagione non aiutano, questo: (tutte con 16-35 su D810: sulla carta un'ottica molto peggiore di questo 14-30 e pure montata su un corpo con più risoluzione e quindi capace di metterne maggiormente a nudo i limiti). Ma per farlo con successo occorre che l’obbiettivo abbia grande omogeneità di resa centro-bordi. E’ qui che, nei vecchi F, il 16-35/4 è più alle corde ed il 14-24/2.8 più a suo agio. Purtroppo, nonostante le promesse da brochure pubblicitaria di “livelli di prestazioni ottiche mai raggiunti prima” grazie al grande diametro dello Z-Mount e l’appartenenza al novero dei Superior, il 14-30 alla sua focale più corta, per me, fallisce la prova. Crop 100%, conversione in Lightroom E non solo in tema di uniformità centro-bordi ma anche in relazione alla distorsione, che come vedremo tra poco sono due problemi indissolubilmente legati. Perché? Perché il 14-30/4 ha una distorsione elevatissima (credo senza precedenti nelle realizzazioni di nikon degi ultimi 10 anni di questa fascia di prezzo) che viene corretta automaticamente da Lightroom e CameraRaw, che Nikon sa benissimo essere i software più usati. Questa la distorsione non corretta a 14mm (conversione in DxO Photo Lab 2). E' oscena! Ed è per questo, secondo me, che la correzione in LR è obbligatoria e non disattivabile. Immaginate un campanile o un grattacielo come verrebbero sul file senza la correzione? Ma non ci sono pasti gratis: correggere questa imponente distorsione implica letteralmente “spostare e stirare” una marea di pixel. E senza quella correzione, i bordi sarebbero molto meglio, come i crop di seguito dimostrano (tutti a pixel reali). E dimostrano anche, non corretta, la presenza di una ben visibile vignettatura anche a diaframmi così chiusi (f16). LR DxO PhotoLab 2 Preciso che non è un fatto di diversi parametri di regolazione perché i due file sono regolati in modo identico (e senza lavorarci molto sopra, DxO è un software molto semplice da usare, solo che consente di scegliere SE applicare o meno le correzioni). Di seguito due crop presi al centro, dite voi quale SW di sviluppo ho usato.... Se non trovate la differenza.... beh, è perché non c'è. E non è un ottica decentrata, di seguito i crop dell'angolo a sx.... che ripropone lo stesso difetto. Si parla di fotografia computazionale per giustificare questa scelta di nikon – realizzare un 14-30 che distorce in modo atroce correggendolo via SW – ma per me è solo il modo per nascondere gli effetti negativi di una scorciatoia progettuale. Ben diverso sarebbe stato se il profilo avesse recuperato, grazie all’intelligenza artificiale che, ad esempio, Topaz inizia ad applicare ai suoi software, la distorsione SENZA spiattellare i bordi, lavorando in modo più sofisticato i pixel. Ma così non è, e per ovvi motivi: quella tecnologia non l'abbiamo ancora. E quindi, qui, la fotografia computazionale non c'entra nulla, oggi resta un’idea non implementata, su LR, per il 14-30 e per le Z. Tra l’altro i profili che correggono distorsione, vignettatura e aberrazioni cromatiche su LR li abbiamo da anni, per tutte le ottiche F, richiamabili con un click o per i pigri associabili direttamente al profilo di importazione. Un click una volta sul profilo di importazione e poi, per sempre, tutte le ottiche risultano "corrette" allo stesso modo in cui ora è "corretto" questo 14-30. Se trattassimo sul serio di fotografia computazionale, io, ad esempio, parlerei di implementare nella Z l’effetto equivalente al filtro ND, che nelle foto sopra ho simulato in Photoshop, per non dotarmi per il test di un costoso filtro da 82mm e per dimostrare che la "filtrabilità" delle ottiche oggi sta perdendo senso, e lo perderebbe di più proprio grazie alla fotografia computazionale. Sarebbe facilissimo: Esposizioni ripetute, fatte con l’otturatore elettronico in raffica veloce e montate su un singolo raw direttamente in macchina. Oppure l’effetto equivalente al filtro GND….. altrettanto semplice, un pochino di SW e 2 fotogrammi in rapida ed automatica sequenza con lo scatto elettronico ed un filtro digradante come quello di ligthroom (vero, non sarebbe sempre perfetto come con il filtro se ci sono oggetti in movimento, ma intanto spesso basterebbe). Lo so, resterebbe, per ora, il problema del polarizzatore..... Alcuni chiederanno: e come mai i test IMATEST che vediamo dicono che ai bordi quest'ottica a 14mm va bene? facile: quei test, come gli MTF, non sono fatti sui file raddrizzati da LR! Perché, lo ripeto, il problema di quest'ottica non è la nitidezza ai bordi ma è la distorsione. E' correggere la distorsione che rovina i bordi. E' per questo, ed i test dei due 24-70 per Z lo dimostrano, che Nikon ha dato un diverso taglio alla linea evidentemente amatoriale (l'f4, più bisognoso di correzione automatica per nascondere i difetti e con profilo più "aggressivo" nel rimuoverli) rispetto a quella professionale (l'f2.8, contemporaneamente meno bisognoso di correzioni, che sono anche meno automaticamente corrette dal profilo), evidentemente valutando, questa la mia deduzione, che è al fotografo meno capace di scegliere come trattare le sue immagini che sono rivolti questi f4. Abbiamo quindi gli Z SUPERIOR e gli Z superior. I "veri" SUPERIOR e quelli "finti", che escono per primi sul mercato in modo che uno li compri entrambi. Un mucchio di parole, lo so. Ma questo articolo prova sia a raccontare i risultati del mio test del 14-30 sia a spiegare la mia posizione circa il giudicare un'ottica senza separare i suoi meriti da quelli del SW. Cosa tanto più indispensabile in casi come questo dove il SW corregge un problema introducendone un'altro. Tornando alla lente, la domanda è: Lo consigli? La risposta è: “Dipende”! Dipende dal fotografo, da cosa fotografa e da perché fotografa. Sinceramente non riesco a dare un giudizio univoco: più uno è "disimpegnato" e più gli piacerà; Più uno è "impegnato" e più troverà i limiti sopraesposti fastidiosi e dovrà inventarsi il modo per girarci intorno in attesa, se potrà e vorrà permetterselo, di comprare il 14-24. E' noto sia che a breve sarà nei negozi sia che quello sarà il vero SUPERIOR. Chiudo con il consueto riepilogo dei MIEI PERSONALI pro e contro, che ricordo essere collegati a questa specifica modalità d'uso (paesaggio e natura). PRO: Grande escursione focale, con l'intervallo da 20 a 30 molto buono Leggero e piccolo Nativo Z, niente adattatori tra i piedi Filtrabile, ma solo con filtri molto sottili e di buona qualità quindi costosi (ed è proprietà indispensabile per il solo polarizzatore, soprattuto se gli ingegneri Nikon realizzeranno una implementazione corretta delle esposizioni multiple; fino ad allora si può fare con buona comodità in Photoshop) CONTRO: Distorsione eccessiva, specie nelle focali più wide che sono uno dei più decantati plus. Eliminabile via software ma solo sacrificando la nitidezza ai bordi, e senza certezza che tutti i sw facciano lo stesso tipo di lavoro (ad esempio su DxO Photo Lab il profilo ancora non esiste, mentre quello del 24-70, del 50 e del 35 si, quindi presumibilmente arriverà breve; di CaptureOne non so dire). Costruzione mediocre, il barilotto "telescopico" sembra estremamente fragile Molto costoso Nell'attuale combinazione di firmware perde il fuoco ad ogni spegnimento della macchina Sfocato terribile Massimo Vignoli per Nikonland 20/06/2019 (mio compleanno, oggi sono 51!).
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