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Gerardo Bonomo

Nikonlander
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  1. Terzo video e primo articolo sulla riproduzione dei negativi senza usare lo scanner: nei primi due ho lavorato con una Nikon D5600 e una Nikon D850 accoppiate all’obiettivo macro Nikkor 60mm f/2.8 g ED. In questo video ho utilizzato una Nikon Z7, mirrorless full frame o FX di Nikon da 45,7 MP in accoppiata con il MITICO AF-S Micro NIKKOR 60mm f/2.8G ED e il sistema Nikon ES-2 che permette la duplicazione, tanto digitale che analogica sia dei negativi bn e colore che delle diapositive, intelaiate o meno. Nei due video precedenti ho lavorato con la Nikon D850 e con la Nikon D5600, il cui prezzo, sommato al NECESSARIO AF-S Micro NIKKOR 60mm f/2.8G ED non è così distante dal costo di uno scanner di ottimo livello. I risultati sono almeno pari, se non superiori alla acquisizione via scanner, e rimane, dalla parte della riproduzione utilizzando una fotocamera, una velocità di scansione che non è neppure confrontabile con quello di uno scanner, a parità di pixel e di dpi. Buona lettura e buona visione. Gerardo Bonomo *** Perchè scansionare i negativi. Per molte persone, parlando tanto di negativi colore che bianco e nero, è una scelta obbligata, da un lato quando ci si vuole limitare alla condivisione del proprio lavoro argentico sui social, dall’altro quando si vuole realizzare una stampa ma non non su carta tradizionale argentica, sia essa a colori che in bianco e nero, ma sfruttando altre tecnologie più recenti, quindi la camera chiara, quindi i vari sistemi Lo scanner ha senso? Il SUPER COOLSCAN 9000 di Nikon, fuori produzione da tempo, scansionava in 40 secondi una diapositiva 24x36mm e in 180 secondi una negativa 6×9 cm, ovviamente con una risoluzione eccezionale, ma tempi di attesa biblici rispetto al sistema che vi sto andando a illustrare. Uno scanner che lavora a 6.400 dpi impiega 67 secondi per la scansione di un negativo 24x36mm. Ha senso scansionare i negativi bianco e nero se tanto poi vanno stampati? A mio parere assolutamente sì: in primo luogo perchè osservare una serie di fotogrammi scansionati permette di scegliere in modo più efficace rispetto al semplice provino a contatto – soprattutto da 24x36mm – i fotogrammi meritevoli di essere stampati, sia come inquadratura che per altri dettagli, come la messa a fuoco o l’eventuale presenza di micromosso. E siccome comunque non succede ma che si stampino tutti i fotogrammi, in questo modo si può avere una visione molto chiara dell’intero rullo appena sviluppato. Non va dimenticato poi che la scansione, se ben conservata, ovvero salvata su un backup su almeno due hard disk esterni – per non parlare del cloud – è anche un modo per avere una copia, pur digitale, molto fedele del negativo. Se nel corso del tempo si dovesse perdere un negativo o questo si graffiasse, pur in digitale, almeno si può comunque possedere una copia, e integra. L’adattatore ES-2 di Nikon Non c’è niente di nuovo sotto il sole: quando esisteva solo la pellicola esistevano diversi adattatori per duplicare negativi e diapositive, di norma venivano montati sui soffietti per la macrofotografia e consistevano in un piccolo schermo opalino unito a una slitta che permetteva di mettere perfettamente in posizione tanto una diapositiva intelaiata che una striscia di negativo, tanto bianco e nero che colori. L’adattatore ES-2 parte dallo stesso principio ma anzichè montarlo su un soffietto si monta direttamente su un obiettivo macro, grazie a due anelli filettati, di cui uno estensibile con attacco da 62mm che è proprio lil passo dell’attacco filettato dell’obiettivo AF-S Micro NIKKOR 60mm f/2.8G ED, ma è anche lo stesso passo del precedente AF Micro-Nikkor 60mm f/2.8D. E’ anche possibile utilizzare altri obiettivi macro. se l’attacco filettato è inferiore basta acquistare un anello di riduzione. In questo modo, sia usando fotocamere con sensore DX che FX è possibile ottenere una perfetta riproduzione dell’intero fotogramma 24x36mm, senza però poter inquadrare e riprodurre la parte esterna, ovvero il numero del fotogramma. Ma questa limitazione è comune anche a qualsiasi scanner, l’unico sistema per ovviare è quella di usare il Micro Nikkor scollegato dall’adattatore ES-2, appoggiando il negativo su un pian luminoso, e bloccando saldamente la fotocamera a un treppiedi o alla colonna di un ingranditore, come ho spiegato nei due precedenti video che trovate sul mio canale Youtube – i due indirizzi sono all’inizio dell’articolo -.Se nella scansione si include anche il numero di fotogramma si ottiene una riproduzione che coinvolge meno pixel all’interno del fotogramma, ma si ha la grande comodità di sapere qual’è il numero esatto di ciascun fotogramma. Un’alternativa è quella di portare a 0 la numerazione a ogni scansione di un intero rullino, o cambiare il nome del file usando, dopo averli scaricati, programmi come Nikon NX Studio. La Nikon Z7 Dopo aver usata la Nikon D5600 e la Nikon D850 eccoci alla Nikon Z7. Il primo vantaggio rispetto alle altre due fotocamere, è la mancanza dello specchio, che nelle riproduzioni va sollevato prima dell’apertura della tendina – c’è un apposito comando a menù -. Il secondo vantaggio è che abbiamo un sensore FX di ultima generazione da ben 45,7 MP, il che significa, a 300 dpi, ottenere file da 8256 x 5504 pixel. Vale a dire, sempre a 300 dpi, una stampa da 47×70 cm; non un semplice provino digitale o una semplice immagine digitale di backup ma un file che in caso di necessità può essere croppato o stampato alla piena risoluzione in un formato “ poster”. Il monitor basculabile permette un controllo perfetto nelle riproduzioni anche con la fotocamera posizionata in verticale. La tecnologia incorporata di riduzione vibrazioni (VR) ottica a 5 assi compensa il movimento della fotocamera in 5 direzioni. Nessun micromosso, quindi, anche volendo fare, come in questo caso, delle riproduzioni a mano libera. La baionetta Nikon F mount Nel 1959, quindi oltre sessant’anni fa, Nikon presentò la Nikon F, la sua prima reflex e l’attacco ottiche F mount, attacco ottiche che è rimasto sostanzialmente identico fino all’introduzione dei modeli Z, dove la baionetta è stata modificata in modo da poter accettare gli obiettivi Z ma non gli altri obiettivi; per usare quasi tutti gli obiettivi prodotti da Nikon dal quel lontano 1959, insieme al sistema EF-S è necessario dotarsi dell’adattatore FTZ. L’adattatore FTZ Nikon Per ovviare a questo inconveniente Nikon ha progettato l’adattatore FTZ che, a seconda del tipo di obiettivo impiegato, sia esso un vecchio Ai o un autofocus di prima generazione, con o senza VR, è in grado di mantenere la maggior parte delle caratteristiche dell’obiettivo utilizzato Tutte le ottiche macro dal Micro Nikkor 55mm Ai fino all’ultimo AF-S Micro NIKKOR 60mm f/2.8G ED sono compatibili L’alternativa il nuovo obiettivo NIKKOR Z MC 50mm f/2.8 Un’alternativa all’adattatore FTZ – del quale comunque io credo non sia possibile fare a meno acquistando un corpo Z visto che permette l’utilizzo di tutto il parco ottiche Nikon già on vostre mani è il nuovissimo Macro NIKKOR Z MC 50mm f/2.8 che è stato presentato insieme al Macro 105mm f/2.8 VR S. Entrambe sono ottiche FX, il 105 ha lo stabilizzatore incorporato, il 50mm no. Ma lo stabilizzatore nelle riproduzioni è decisamente superfluo. Il rapporto di riproduzione arriva in entrambi i casi a 1:1 che è quello che ci serve per inquadrare a pieno formato il fotogramma pellicola 24x36mm, sia con la Z7 che è una FX che con altre Z, come la 50 che ha sensore DX. Com da istruzioni allegate, il Macro NIKKOR Z MC 50mm f/2.8 può essere comunque collegato all’adattatore ES-2, anche se l’attacco filettato è di soli 42mm, basta usare il secondo anello presente sull’ottica di raccordo che porti il diametro da 42mm a 62mm, in oggi ne esistono comunque di universali. Questo obiettivo ha un secondo attacco filettato, più ampio, per collegarlo al sistema flash SB-200 Nikon, è quindi possibile in questo modo non utilizzare l’adattatore FTZ, che rimane comunque a mio parere indispensabile. Da non sottovalutare anche il più economico macro AF-S DX Micro NIKKOR 40mm f/2.8G. Pur essendo un DX è pienamente compatibile con il sistema di riproduzioni Nikon ES-2. Giusto per la cronaca, il sistema di riprooduzione ES-2 è compatibile con qualsiasi fotocamera digitale Nikon dalle DSLR fino alle Z sia FX che DX. L’ingrandimento con l’adattatore ES-2 a lunghezza variabile Grazie all’adattatore collassabile, è possibile variare l’ingrandimento, valutando se concentrarsi sul singolo fotogramma o includere nella riproduzione anche il numero di fotogramma. Giusto per la cronaca, il sistema di riproduzione ES-2 è compatibile con qualsiasi fotocamera digitale Nikon dalle DSLR fino alle Z sia FX che DX. ____________________________________________________________________________________ Nikon Picture Control I Nikon Picture Control sono dei settaggi personalizzabili e reversibili che si creano aprendo NX Studio e aprendo poi l’applicazione Nikon Picture Control Utiliy. Sia Nikon NX Studio che Nikon Control Utility sono scaricabile gratuitamente tanto per piattaforma Mac – OS che Windows dal sito Nikon . Come si crea un Picture Control Dopo aver aperto Nikon NX Studio si seleziona la voce Nikon Control Utility Apertura di un file NEF Si individua un file NEF coerente, già scattato e si attiva la doppia finestra per controllare le modifiche. Inversione della curva Si inverte la curva così da trasformare il negativo in positivo. Attenzione, per ogni fotocamera è preferibile selezionarla prima di costruire il suo Nikon Control specifico. Creazione di un nome univoco per ciascun Picture Control creato Dopo aver sistemato il Picture Control lo si salva con un nome file univoco. Il risultato finale Ecco una riproduzione realizzata con la Nikon Z7 senza Picture Control: stiamo osservando il file NEF Il nuovo Picture Control è visualizzabile nel menù a tendina Il salvataggio del nuovo Picture Control Il nuovo Picture Control può essere salvato su file o direttamente sulla scheda di memoria; una volta che la scheda è inserita nella fotocamere, è possibile caricare, sempre in modo reversibile, il nuovo Picture Control. Il risultato finale: il NEF originale Ecco una riproduzione realizzata con la Nikon Z7 senza Picture Control: stiamo osservando il file NEF che è rimasto in negativo, nonostante abbiamo inserito il Picture Control di inversione monocromatica Il risultato finale: il JPG direttamente in positivo in preview on camera Utilizzando il Picture Control di inversione creato, è possibile vedere sia attraverso il mirino che il display l’immagine già in positivo; questo è estremamente utile per poter correggere eventuali sotto o sovraesposizioni Va da sè che si lavora in manuale, usando un diaframma fisso, di solito tra f/8 e f/11 e si cambia esclusivamente il tempo di scatto per ottenere il risultato prefissato Alla risoluzione nativa Ho appoggiato sul negativo una diottra e ho caricato il file originale che potete vedere e ingrandire qui sotto per valutare la bontà della scansione: 8152×5374 pixel a 300 dpi, materiale più che sufficiente per una stampa, a 300dpi in formato 45×70 cm…. Con diottra alla risoluzione nativa 8152×5374 pixel a 300 dpi ____________________________________________________________________________________ Su treppiedi, su stativo o a mano libera? Il grande vantaggio del Nikon ES-2 sta nel fatto che, essendo solidale all’obiettivo, è possibile utilizzarlo anche a mano libera, ed è esattamente quello che ho fatto in queste riproduzioni, a f711 con pose di 6 secondi. Montare comunque la fotocamera su un treppiedi è vantaggioso quando bisogna passare da un fotogramma all’altro, Con il modulo ES-2, comunque, non siamo più schiavi del supporto, visto che il modulo è saldamente adeso all’obiettivo Su treppiedi o su stativo Usando un treppiedi non è necessario posizionare la fotocamera verso il basso, mettendola in bolla, come si fa invece quando non si utilizza il dispositivo ES-2 ma si posizionano i negativi su un piano luminoso, a patto che la fotocamera punti verso una sorgente luminosa; anche in questo caso, non è necessario che sia diffusa, basta anche una luce puntiforme: il pannello opaco incluso nel dispositivo ES-2 provvederà a diffondere la luce correttamente. In questa immagine vediamo invece la Nikon Z7 con l’aggiuntivo ES-2 posizionata al posto della testa di un treppiedi, con un piano luminoso appoggiato sul piano dell’ingranditore: questa è la situazione ideale quando non si dispone del modulo ES-2 ed è quindi necessario che il negativo o la diapositiva siano perfettamente stesi in orizzontale sul piano luminoso e che la fotocamera sia perfettamente in bolla rispetto al piano luminoso; togliendo il modulo ES-2 si potrà anche fotografare i negativi includendo anche il numero di fotogramma, parlando del formato 24x36mm, e si potranno riprodurre negativi anche più grandi, come il 6×6 o il 6×9, fino alle pellicole piane. Il limite del ES-2 è che non può riprodurre negativi di formato superiore al formato 24x36mm; il vantaggio è che, come dimostrato, è possibile lavorare addirittura a mano libera, qualora non si disponesse di un treppiedi o di uno stativo, come la colonna e il piano di un ingranditore. Conclusioni La Nikon Z7, con i suoi 45,7 MP a 300 dpi, permette du ottenere file da 8256 x 5504 pixel. Vale a dire, sempre a 300 dpi, una stampa da 47×70 cm. E’ molto di più di una “semplice scansione, permette una copia, pur digitale, del fotogramma a una risoluzione identica a quella che si otterrebbe stampando il negativo attraverso l’ingranditore tradizionale. L’obiettivo AF-S Micro NIKKOR 60mm f/2.8G ED si è dimostrato assolutamente fantastico anche su questa mirrorless; non mi è stato possibile fare un confronto con il nuovo Macro NIKKOR Z MC 50mm f/2.8 nato appositamente per il sistema Z, ma presumo si equivalgano, anche se il progetto del 50mm è ben più recente del progetto del 60mm. L’adattatore ES-2 per me non è una novità, in tempi non sospetti usavo il soffietto PB-6 con l’adattatore PS-6 e naturalmente il Micro Nikkor 55mm f/2.8 Ai. Anche per chi come me scatta innanzitutto su pellicola, la possibilità di riprodurre in digitale i negativi è necessario innanzitutto per scegliere nel migliore dei modi il negativo da stampare, valutando con estrema precisione il fuoco e l’eventuale presenza del micromosso. Non mi nascondo dietro un dito se vi ragguaglio sul fatto che le riproduzioni di molti negativi che corroborano i miei articoli, anche per l’ingrandimento estremo, sono frutto di riproduzioni. Per chi invece volesse approcciare il mondo della pellicola, o la stia già usando, e sia magari in grado di svilupparsi da sè i negativi ma non ha nè lo spazio nè ancora le capacità per stampare, la riproduzione è il metodo migliore per poter valutare i propri scatti, caricarli sui social e volendo – perchè no – iniziare a stamparli usando le stampanti – magari di ottimo livello – con carte adeguate. Per stampare sotto l’ingranditore c’è sempre tempo, l’importante è scattare “anche su negativo” bianco e nero, preferibilmente. Gerardo Bonomo (http://www.gerardobonomo.it/, canale YouTube)
  2. NIKON FE. ISTRUZIONI PER L’USO. PRIMA PARTE La Nikon FE è stata una fotocamera che Nikon ha concepito alla fine degli anni ’70, sulla scorta del successo della Nikon FM, dalla quale si differenzia per alcuni dettagli, ma di fondamentale importanza nell’uso sul campo. Buona visione e buona lettura! Nikon FE: l’evoluzione logica della Nikon FM Tra il 1977 e il 1981 Nikon produsse la Nikon FM, fotocamera interamente meccanica, con tempi di posa da 1 secondo fino a 1/1000 di secondo e con esposimetro incorporato TTL alimentato a batteria. Dalla Nikon FM nacque la La Nikon FM2, prodotta dal 1982 al 2001, per ben 19 anni – uno dei modelli più longevi di casa Nikon, è una fotocamera manual focus che non solo ha incontrato grandi consensi di pubblico durante il suo ventennio di produzione, ma è ancora oggi una delle fotocamere Nikon manual focus più ambite.Si distingue inannzitutto dal modello precedente per il fatto che il tempo di scatto più veloce passa da 1/1000 di secondo della FM a 1/4000 di secondo della FM2. In quel periodo c’era una vera e propria corsa al tempo di scatto sempre più veloce, corsa più scientifica e da primato che pratica, visto che le pellicola non superavano i 3600 ISO e non era ancora in voga la “caccia” alle immagini con effetto “bokeh” che avrebbero potuto giustificare tempi di scatto sempre più veloci. Ma contemporaneamente alla produzione della Nikon FM, per la precisione dal 1978 al 1983 arrivò la Nikon FE. E’ la versione elettronica che unisce la tecnologia della Nikon EL2, evoluzione con innesto obiettivi AI della mitica Nikkormat EL. Quasi identiche nel design, negli ingombri e nei pesi, la Nikon FE introduce importanti innovazioni, per il cui funzionamento è però necessaria la batteria: l’otturatore non è più meccanico ma elettromeccanico, è presente un solo tempo fi posa meccanico, il 1/90 di secondo, ma a fronte di questa “dipendenza” la Nikon FE offre la priorità di diaframmi e la possibilità di impostare manualmente tempi fino a ben 8 secondi di posa. Questa dipendenza dalla batteria, per altro facilmente superabile semplicemente avendo con sè una batteria di scorta, ha però fatto sì che ancora oggi sono più ricercate le Nikon FM e FM2 piuttosto che la FE e la sua erede, la Nikon FM2. Io personalmente preferisco immensamente la FE alla FM, vi spiego nei prossimi capitoli il perchè. La priorità di diaframmi La priorità di diaframmi è un semiautomatismo presente anche nelle reflex digitali attuali, che permette all’utente di impostare manualmente il diaframma – responsabile tanto della profondità di campo che del fuori fuoco – o effetto bokeh alle spalle del soggetto -, lasciando che sia la fotocamera a impostare automaticamente il tempo di scatto. Se pensiamo che con queste fotocamere la messa a fuoco è manuale, il riarmo del’otturatore e l’avanzamento della pellicola sono manuali, non doversi preoccupare anche di impostare il tempo di posa permette al fotografo di abbattere preziosi secondi di impostazione dei parametri della fotocamera, consentendogli di catturare davvero l’attimo fuggente. L’estensione dei tempi di posa fino a 8 secondi. Nel 1991 Nikon presentò la Nikon F 601, sia il modello AF che M, che permetteva di impostare manualmente tempi di posa fino a 30 secondi. Ma già poter contare su un’impostazione manuale di 8 secondi, rispetto al tradizionale secondo, permetteva, giò con la Nikon FE di lavorare in condizioni di luce crepuscolare edi ener conto anche dell’effetto di non reciprocità, che accomuna – ancora oggi – tutte le pellicole. L’effetto di non reciprocità. Detto anche effetto Schwartzchild, l’effetto di non reciprocità, o difetto di reciprocità è un limite delle pellicole, soprattutto a colori, tale per cui, oltrepassata la soglia del secondo di posa, impostando per esempio f/8 e 1 secondo di posa, se chiudiamo il diaframma di 1 stop, portandolo a f/11, per mantenere la medesima quantità di luce il tempo di posa non va semplicemente raddoppiato a 2 secondi ma va aggiunto del’altro tempo di posa. L’effetto è a progressione geometrica, questo significa che se già si parte con un tempo di posa molto lungo, una sua variazione, per esempio chiudendo il diaframma, o basandosi semplicemente sul dato fornito dall’esposimetro – che NON tiene conto dell’effetto di non reciprocità – porta a un reale tempo di posa che può essere il triplo o il quadruplo rispetto a quello indicato dall’esposimetro. Ecco il motivo per cui,pur accontentandosi del “soli ” 8 secondid ella Nikon FE, questa fotocamera fino a un certo livello di EV permette di impostare un tempo di posa che tenga conto anche dell’effetto di non reciprocità. La priorità di diaframmi della Nikon FE: arriva davvero “solo” a 8 secondi ? L’esposimetro della Nikon FE, come la maggior parte degli esposimetri dell’epoca, aveva un range di EV poco esteso, per la precisione da EV 1 a EV 18, che si traduce in una bassa sensibilità al rilevamento della luce in condizioni di scarsa luminosità. Infatti, anche impostando la priorità di diaframmi, i dati di targa della Nikon FE consentono anche in semiautomatismo di raggiungere solo gli 8 secondi di posa. Per fortuna, nella pratica, i tempi di posa raggiungibili in modalità A sono BEN superiori ! Altro che 8 secondi ! Se osserviamo il grafico della Nikon FE notiamo che impostando una sensibilità di 12 ISO si arriva appunto, in modalità A a8 secondi di posa. Per mia esperienza personale, invece, i tempi di posa che si raggiungono superano i minuti, e c’è chi è arrivato a mantenere aperto, in automatico l’otturatore della propria Nikon FE fino a ben 63 minuti ! Giocando con gli ISO e con la staratura intenzionale dell’esposizione, e senza l’ausilio di un esposimetro esterno, la Nikon FE è in grado di fronteggiare situazione quasi completamente prive di illuminazione, e starando intenzionalmente l’esposizione, di far sì che tenga conto anche dell’effetto di non reciprocità. Non male, direi! Reperibile, riparabile. Nonostante i primi esemplari siano stati immessi sul mercato nel 1981 – quindi quasi quarant’anni fa – la Nikon FE è ancora facilmente reperibile nei negozi specializzati di fotografia. Nonostante l’elettronica, poca rispetto a una digitale, ma superiore rispetto a una Nikon FM, la Nikon FE può ancora tranquillamente essere riparata da diversi laboratori specializzati sparsi su tutta la penisola Leggera, e da oggi non serve neppure tornare a casa per sviluppare i negativi. Leggera, quasi tascabile, dotata di un parco ottiche, specie gli Ai a loro volta leggeri e compatti, la Nikon FE trova posto in una borsa di dimensioni contenute, insieme al suo corredo. E da oggi, se avete fretta di vedere i risultati, basta che abbiate con sè una LAB-BOX con il monobagno, Ars Imago o il Dx ONE di Ag+per poter sviluppare i vostri negativi direttamente sul campo, senza camera oscura, senza changing bag! __________________________________________________ Nikon FE: uno sguardo d’insieme La misurazione in stop down e la compatibilità con gli obiettivi pre Ai La Nikon Fe, come già la Nikon FE ha la possibilità di sganciare l’accoppiamento previsto per gli obiettivi Ai permettendo sia di esenìguire precise esposizioni in stop down che di utilizzare anche gli obiettivi pre Ai, come i vecchi obiettivi F presentati alla fine degli anni ’50 con la prima Nikon F. Un’opportunità certo da non sottovalutare. Nikon FE: le informazioni nel mirino La Nikon FE permette di osservare, attraverso il mirino, diversi dati impostati e di scatto. In alto, come di consueto, grazie a un prisma che legge la scala dei tempi sull’obiettivo montato, è possibile leggere il tempo impostato. A sinistra è presente una scala che permette di leggere i tempi da1/1000 fino a 8 secondi, oltre l’impostazione sul tempo meccanico 1/90 di secondo e la posa B e se la ghiera dei tempi è impostata su A. Per indicare il tempo o la funzione impostata basta osservare dove è posizionata la stanghetta verse, che si muove sincronizzata rispetto alla rotazione della ghiera dei tempi. Per leggere invece il dato suggerito dall’esposimetro basta osservare l’ago nero che, se coincide con la stanghetta verde, indica che l’accoppiata tempo/diaframma scelta dall’utente è in linea con quanto suggerito dall’esposimetro. Sotto o sovraesposizioni intenzionali Al contempo, sempre a questa scala molto chiara e leggibile, è anche possibile introdurre delle sotto o sovraesposizioni intenzionali tenendo come riferimento l’ago dell’esposimetro e scegliendo volutamente un tempo di scatto più lento o più veloce per indurre appunto delle sotto o sovraesposizioni intenzionali La staratura intenzionale dell’esposizione in manuale e in priorità di diaframmi. Un altro sistema per effettuare delle sotto o sovraesposizioni intenzionali dell’esposizioni si ottiene agendo sulla ghiera delle starature intenzionali delle esposizioni; questa ghiera permette di indurre delle sotto o sovraesposizioni intenzionali da -2 fino a +2 stop e può ed è estremamente utile quando si sa già a priori che diverse immagini in sequenza, o perchè il soggetto riflette poca luce o perchè ne riflette troppa, potrebbero non essere correttamente esposte perchè la riflessione della luce da parte del soggetto ingannerebbe l’esposimetro. ATTENZIONE: quando si lavora in manuale sarà l’ago dell’esposimetro a stararsi e sarò l’utente a dover far collimare l’ago ” starato” con la stanghetta verse. Quando si lavora in A ovvero in priorità di diaframmi, verrà proposto un tempo di scatto “starato” sul quale però non è necessario intervenire, perchè sarà la fotocamera stessa ad adeguare il tempo di scatto. Una piccola pecca della FE è data dal fatto che, a differenza di altre fotocamere, come guà la Nikon FE2, quando si sposta la ghiera della staratura nel mirino non compare alcun avviso di staratura; sarà quindi l’utente, a staratura ultimata, che dovrà ricordaesi di riportare la ghiera sul simbolo “ZERO”. La visualizzazione nel mirino della staratura intenzionale dell’esposizione nella Nikon FE2. Qui si vede chiaramente il simbolo +/- che si retroillumina di rosso sulla Nikon FE2 quando si attiva una staratura intenzionale dell’esposizione. Devo ammettere, anche se la FE è mia fedele compagna da 39 anni, che questa miglioria sulla Nikon FE2 non è da disprezzare Personalmente, per evitare di ritrovarmi un intero rullo quasi intenzionalmente starato, io preferisco non usare, sulla FE, la ghiera della staratura intenzionale. Detto anche effetto Schwartzchild, l’effetto di non reciprocità, o difetto di reciprocità è un limite delle pellicole, soprattutto a colori, tale per cui, oltrepassata la soglia del secondo di posa, impostando per esempio f/8 e 1 secondo di posa, se chiudiamo il diaframma di 1 stop, portandolo a f/11, per mantenere la medesima quantità di luce il tempo di posa non va semplicemente raddoppiato a 2 secondi ma va aggiunto del’altro tempo di posa. L’effetto è a progressione geometrica, questo significa che se già si parte con un tempo di posa molto lungo, una sua variazione, per esempio chiudendo il diaframma, o basandosi semplicemente sul dato fornito dall’esposimetro – che NON tiene conto dell’effetto di non reciprocità – porta a un reale tempo di posa che può essere il triplo o il quadruplo rispetto a quello indicato dall’esposimetro. Ecco il motivo per cui,pur accontentandosi del “soli ” 8 secondid ella Nikon FE, questa fotocamera fino a un certo livello di EV permette di impostare un tempo di posa che tenga conto anche dell’effetto di non reciprocità. Il Memory Lock Il Memory Lock è un’altra funzione interessante di Nikon che serve per bloccare l’esposizione puntando sul soggetto desiderato la parte centrale dell’inquadratura, si attiva spingendo verso l’obiettivo la leva dell’autoscatto e una volta premuta va tenuta bloccata fino a che non si effettua lo scatto. Attenzione: il Memory Lock funziona esclusivamente in priorità di diaframmi, ovvero quando la ghiera dei tempi è impostata sulla “A” verde. Il Memory Lock: attenzione all’ago dell’esposimetro! Quando viene attivato il Memory Lock e ricomponendo l’inquadratura si cambia il punto dell’inquadratura, se questa è più chiara o più scura rispetto al centro dell’immagine su cui è stato fatto il Memory Lock, l’ago dell’esposimetro si muoverà proponendo un nuovo tempo di scatto, o più lento o più veloce. Attenzione: anche se l’ago si muove, l’esposizione rimarrà bloccata sull’esposizione che è stata effettuata al momento della pressione del Memory Lock. Nikon FE o Nikon FE2 ? Questo è il dilemma. Dilemma simile a quello tra Nikon FM e Nikon FM2. La Nikon FE2 arriva a 1/4000 di secondo, dispone di TTL flash, il syncro flash è su 1/250 e anche il tempo meccanico è su 1/250. Attraverso il mirino il simbolo +/- avvisa se è stata impostata uno sotto o sovra esposizione intenzionale. Gli ISO impostabili sono stati portati da 3200 a 4000 ISO. Ma, ma c’è un ma: non è più possibile lavorare in stop down e soprattutto utilizzare gli obiettivi pre Ai. Io, personalmente, non ho bisogno di tempi superiori a 1/1000 di secondo, nè del syncro flash a 1/250 di secondo nè tantomeno di un tempo di scatto meccanico a 1/250 di secondo, francamente troppo veloce per poter, in caso di necessità, con pellicole non molto sensibili, chiudere di un paio di stop in più il diaframma. Avrei bisogno del riferimento per la staratura intenzionale ma ho ancora più bisogno di lavorare in stop down e, se voglio, usare gli obiettivi pre Ai. La mia scelta, quindi, cade assolutamente sulla Nikon FE, senza per questo nulla togliere alle migliorie apportare sulla FE, migliorie per alcuni “peggiorie” per altri… Scelgo Nikon FE, quindi. Leggera, quasi tascabile, dotata di un parco ottiche, specie gli Ai a loro volta leggeri e compatti, la Nikon FE trova posto in una borsa di dimensioni contenute, insieme al suo corredo CONCLUSIONI Il nostro tour sulla Nikon FE termina qui: Nikon FE rimane ancora oggi, per noi argentici, una fotocamera straordinaria. Quale sarà la prossima fotocamera di cui vi parlerò? C’è un solo modo per scoprirlo: follow me! A presto e buona luce Gerardo Bonomo (http://www.gerardobonomo.it/, canale YouTube)
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