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cismax

Nikonlander
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  1. Questa bellissima riflessione di Silvio fa perfettamente il paio con l'altra postata da Mauro. Certamente la gestione dello stress è un elemento chiave nelle organizzazioni sociali, che si parli di lavoro oppure di rapporti tra essere viventi in generale (il Noi e Loro o Noi contro Loro citato da Silvio nell'ultimo post e di cui, credo di comprendere i motivi, non vuole parlare). Credo che leggerò il libro. Le basi di biologia certo non mi mancano, l'amigdala e l'ippocampo so perfettamente cosa siano avendole studiate in anatomia, sarà una lettura interessante ed imparerò qualcosa
  2. si si hai ragione. Un ragionamento che per certi versi valeva anche per me. Il lavoro è stato molto per me quando avevo quell'età e per molti anni ancora dopo, ma non perché era uno status symbol, ma perchè mi divertivo davvero, con un team di lavoro fantastico che faceva passare in secondo piano i prpoblemi che, come è ovvio, non mancano mai (ci pagano per risolverli, si dice, no?). Poi però all good things come to an end, siamo stati acquisiti e la cultura della nuova azienda non era esattamente la stessa e si fa la fine di cui parli tu...spremuti come limoni "finché non ce la fai più". Anche il mio pensiero va alle nuove generazioni di cui parlo sopra (e pure, più egoisticamente, alle mie figlie). Non può essere questo l'unico modello che può funzionare.
  3. Pedrito, credo che così sia più semplice di quello che è. Se sei dentro un meccanismo con delle regole del gioco, per quanto queste siano sbagliate, o ci resti e quelle sono le regole, oppure non te ne puoi fregare, perchè il problema non è "essere da meno degli altri", ma raggiungere gli obiettivi che ti vengono richiesti, che è una cosa un po' più puntuale e precisa, che ha a che fare anche con il tuo senso di responsabilità e, per certi versi, con il tuo amor proprio,. Poi c'è la terza scelta, quella illustrata da me sopra. Decidere che le regole non vanno bene e scegliere altro. Che credo sarebbe la cosa più giusta da fare in una situazione di disappunto
  4. Nella realtà, non vi sarà sfuggito il mio pensiero, questo è giustificare lo sfruttamento delle risorse umane per cavare in ogni maniera soldi nella società del post-capitalismo.Come ? Sottodimensionando gli organici minacciando di dare il lavoro in outsourcing se non ci arrivi.Una cosa che andrebbe perseguita per legge, non issata a modello da seguire e giustificare.Altro che Status Symbol. Ecco Mauro, questo è il punto. vado sul personale, che forse non è la maniera migliore di affrontare le questioni, ma lo faccio lo stesso. Io purtroppo, dopo aver amato per anni il mio lavoro e averci lavorato molto, moltissimo, ma perchè mi piaceva (il concetto di status symbol mi è estraneo d sempre), negli ultimi anni ne sono, senza mezzi termini, vittima, tanto da cercare alternative anche meno qualificate e pagate, pur di ritrovare un po' di "peace of mind" e tornare a dormire la notte...ma alla mia età (che è più o meno la vostra Mauro e Max se ricordo bene) non è semplicissimo. altro che status symbol! Ad esempio, sabato e domenica scorsi li ho passati interamente a lavorare, per preparare un meeting con dei capi europei che scendevano a farci il classico "cxxo" in settimana. E' andata bene? si. Ne valeva la pena? no. Con mia figlia che dice a sua madre/mia moglie: mi manca papà. C'è qualcosa di malato in tutto questo, a cui devo porre rimedio. E ho pure una madre invalida che mi occupa una giornata su due nel weekend per dare il cambio alla badante. Certo, sono scelte, avrei potuto metterla in un ricovero e dimenticarmela. Ho preferito non farlo, non sono io quello. mi piace tutto questo? no e il motivo è (anche) quello da te illustrato alla fine del tuo articolo. Poi, l'azienda è una multinazionale super strutturata (troppo), all'avanguardia, avevamo lo smart working (o il telelavoro) anche prima del COVID come nel caso di Massimo ed ancora oggi ne facciamo ampiamente uso, col vantaggio di risparmiare ore di code in tangenziale e lo svantaggio di non separare mai davvero la vita dal lavoro, che è la vera questione sul tavolo oggi dello smartowrkig, come illustrato bene da Massimo più sopra. e questo sopra è l'altro punto, questa volta generale e non personale. Il taglio delle risorse (richiesta ormai costante da anni) si affronta "assumendo" giovani interinali, "apprendisti", tutti lavoratori a tempo determinato. Io alla loro età avrei trovato un lavoro a tempo indeterminato. E, vi garantisco, tutta gente in gambissima (saremo stati anche bravi nella selezione), più produttiva e flessibile di quella che lasciamo a casa e che la competenza la acquisisce alla velocità della luce, alla faccia di chi considera i giovani di oggi dei sottosviluppati mentali. A cercare bene, si trova gente con grande voglia di fare, ma gli si offre davvero ben poco e questo per il nostro paese è una rovina assoluta. Questi sono ragazzi costretti a rimandare i progetti seri della propria vita, che nella migliore delle ipotesi stiamo formando per la concorrenza che gli offrirà qualcosa di meglio, nella peggiore prenderanno un volo aereo ed andranno altrove dove un mercato del lavoro meno ingessato consente più opzioni e migliori. Io personalmente spero di trovare una soluzione, molto lontana dallo status symbol, che mi permetta di essere in pace con me stesso, guadagnando anche meno (vorrà dire che smetterò di acquistare attrezzature fotografiche, del resto ho già più di quanto serva alle mie scarse capacità), in modo da avere tempo, quello si che è la vera risorsa, anche per fotografare. E per il lavoro in generale spero che questo paese esca dal buco nero in cui è caduto per sua stessa mano. Ho più speranze per la mia situazione (alla peggio aspetto la pensione) che per la situazione generale. E non aggiungo altro.
  5. posto che la verità è che ho già comprato fin troppo, seguo Gianni e Mauro. Mi piacerebbe vedere in roadmap un tele (relativamente) compatto, duplicabile, non necessariamente luminosissimo, tipo il 400 della tua lista, magari anche 5.6 (è una bestemmia?)
  6. andrò controcorrente, ma a me le Z piacciono così come sono. La 5 e la 50 sono obiettivamente sgraziate, il corpo risulta sottodimensionato rispetto al bocchettone, ma le 6 e le 7 non le trovo così orrende come leggo. Certo, la fc ha un fascino tutto suo ed è molto più azzeccata dal punto di vista del design (e non mi riferisco solo all'aspetto retrò, ma proprio a quanto sottolinea Mauro nell'articolo: c'è anche qui il bocchettone sproporzionato, ma non risulta così sgraziato come sulle 5 e 50). Insomma una scelta azzeccata di marketing, che dà una botta al cuore e una alla mente. Per cui, se il tema è scegliere tra la 50 e la fc, scelgo la seconda, anche per le soluzioni fw aggiornate sul livello delle Z II.
  7. è un bell'obiettivo, una di quelle lenti che costruite 10-15 anni fa avrebbero dato risultati mediocri, ed oggi invece in connubio alle Z riescono a dare qualità. rispetto alle aspettative basse che avevo, ne sono rimasto soddisfatto anche utilizzandolo sulla Z7 che non è proprio il suo "matching" ideale. Con la Zfc certamente darà il meglio. Poi la maestria del nuovo proprietario farà il resto
  8. io metto la 27 al primo posto, mi perdo in quella meraviglia di gradienti di colore e di sfuocato al secondo posto la 60, ha una plasticità che mi piace molto al terzo la 38, sarà che adoro i fichi d'india...
  9. bella la citazione de Il Maratoneta...grande film Gabriele, dovesse mai servirti, io ho il 50-250 che presi per la mia Z7 quando non c'erano né il 70-200, né il 24-200, per avere una focale lunga, nonostante tutti i limiti dell'accoppiata. Voleva essere una soluzione temporanea, ma non l'ho mai venduto perchè ho voluto tenermi un potenziale 375mm leggero usato in DX sulla Z7, in attesa che esca qualche tele vero, ma la verità è che poi resta sempre a casa, preferisco raddoppiare il 70-200, che è certamente meglio (anche se decisamente più ingombrante). Per cui, sappi che se dovessi mai farci un pensiero, non hai che da bussare alla mia porta
  10. Si, sono decisamente d’accordo, molto più affascinante Sabi adulta. La foto che preferisco è quella di lei nuda sul letto, quando guarda in macchina. Ti entra dentro quello sguardo. Non conosco di persona le dinamiche che si creano tra fotografo e modella, non so quante volte accada che quella chimica di crei, ma certamente lei è molto brava e il fotografo ha saputo creare quella connessione indispensabile perché ne esca una foto così. bravi!
  11. meravigliosa! siete fenomenali, davvero numeri uno, per la Zfc regalata, per il compleanno, per averci pensato, averlo poi fatto e raccontato così! e per Sabina (Gabriele, sappi che ti ho invidiato moltissimo ) a saperlo sarei passato da Lecco in macchina, sotto il balcone!
  12. Ops… ignoranza crassa Chiedo venia si capisce che non faccio wildlife e BIF vero?😂😂
  13. quest'estate sotto il portico della casa in Sardegna che avevo c'era un nido di rondini. Non ho tolto l'otturatore elettronico per non disturbarle troppo, ma questo è l'effetto ottenuto della rondine appena partita in volo... la foto era da scartare comunque perchè fuori fuoco e pure mal composta, ma un effetto così evidente non mi era mai capitato
  14. Nelle mie due no. C'è della PP sulle luci e ombre, ma non ho toccato le linee, ho solo croppato un po' sulla prima. Avevo con me un gorillapod, quindi un minicavalletto che puoi attaccare un po' dappertutto (su alcuni ponti di Venezia l'ho letteralmente "aggrovigliato" sulle inferriate, l'ho portato apposta per questo uso, quando la superficie della spalla del ponte non era abbastanza larga da appoggiarcelo), anche se la stabilità è quella che è. Se non utilizzi ottiche pesanti non è un grosso problema. In altre foto ho dovuto lavorare anche sulle linee, però.
  15. Per riallacciare le fila de discorso qui sopra, giusto un paio di foto fatte a Venezia col 20/1.8. Magari ecco, non proprio originalissime, ma la soddisfazione che dà questo obiettivo è grande.
  16. Difficile dire qualcosa che non sia stato già detto qui sopra, ma ci tengo a dare anche il mio contributo, perché questi ritratti sono fuori dal comune e tra le belle parole che ho letto, ripesco "intimità" e "mettersi in gioco". Al di là del manico del fotografo, che dimostra che sa come tirare fuori la magia da una sessione non semplice, l'intimità che si tocca con mano è il valore aggiunto, con il "coraggio" della modella di uscire dalla sua comfort zone. Bravi entrambi, davvero
  17. difficile metterli a fuoco entrambi...ho privilegiato gli occhietti del ragno che poi muovendo una zampetta ha fatto fuggire l'intrusa (ma mi sono perso il momento) rimanendo in beata solitudine quando si dice avere le "zampe in pasta" la seguente invece, croppata al 78% (è pur sempre un 105!), solo per dimostrare l'assenza di AC, già ben illustrata da Silvio Renesto nella sua recensione (guardate i tiranti del parapendio) e la perfetta adattabilità anche al di fuori dal contesto macro Ne sono soddisfattissimo
  18. quello che ne penso è riassunto dal fatto che l'ho acquistato e da queste foto. Mai praticato macro, ma ho voluto sfidare il caso e ho scoperto che il 105MC è divertente. Le foto sono tutte a mano libera e con un po' di crop (devo ancora prendere le misure sulle distanze e a mano libera è ancora più complicato...).
  19. Settimana infernale e domani si riparte, si ritorna a viaggiare molto e per me il tempo per le fotografie (e per Nikonland), già scarso, temo si ridurrà ulteriormente. la Nr 1 è...la Nr 1 di Max. quando si dice fotografare un momento che vuol dire molte cose. Una foto che parla, senza bisogno di didascalie. la nr 2 è la 11. Bella composizione, lo stacco dal fondo e l'atmosfera generale. la nr 3 è la 4. Curiosa e simpatica posa nel set improvvisato in galleria. Molto bella anche la 23, ma trovo il lago preponderante e quindi non perfettamente aderente al tema "urban".
  20. Nr 1: la 68. Davvero magrittiana. oltre alla forma, perfetta nella sua semplicità, trasmette una pace assoluta. Nr 2: la 19. Mi piace la forma delle nuvole, con quelle gradazioni di colore Nr 3: la 60bis. Sembra del latte appena agitato visto da sotto la superficie.
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