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thetarcior

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  1. Complimenti a Max per la solita ottima prova. Il mio "obbiettivo" adesso è quello di acquistare uno tra questi wide zoom (il meno caro tra il 10-20 nuovo e acquistato dai peggiori e-store orientali, e il 10-24 di seconda/terza/quarta mano...), così da poter ridurre di un punticino la lista dei difetti. PS- Per un siciliano emigrato in Continente, quei luoghi non possono passare inosservati. Saudade!
  2. Grazie Mauro, sei stato totalmente chiaro ed esaustivo! Adesso non ho più alcun dubbio, comprerò la D7500. Sarà la macchina che mi accompagnerà per tanto tanto tempo: non penso, infatti, di passare a breve al sistema FX per tante ragioni, di origine prevalentemente razionale ed economica.
  3. Questa meravigliosa guida all'acquisto mi ha chiarito le idee, ma non del tutto - ma la colpa è solo e soltanto mia, sono un eterno indeciso. Non sono un professionista, sono un amatore che si è avvicinato alla fotografia da poco tempo. Possiedo una D5100, è lei che mi ha "svezzato" e adesso, dopo aver comprato qualche obiettivo dignitoso per il sistema DX, vorrei fare un salto di qualità e passare a qualcosa di più serio. Il mio dilemma è: D7500 o D7200? La D7500 la sceglierei, prevalentemente, per la tenuta ad alti ISO, per tutto ciò che la accomuna alla D500, per il bel display orientabile e perché è appena uscita. La D7200 la sceglierei, invece, perché regala ancora delle immagini qualitativamentemolto buone (mi sembra di capire che si comporta, rispetto alla D7500, un pelo meglio ai bassi ISO e un pelo peggio agli alti ISO), perché trovo che come form factor e materiali sia un po' più "pro" rispetto alla D7500 - la quale però sembra godere di una migliore tropicalizzazione - e, infine, perché risparmierei un paio di centinaia di € che potrei investire per l'acquisto di un flash. E' richiesto l'aiuto del pubblico!
  4. Allora forse sono io ad aver inteso il messaggio sbagliato. Il concetto che ho compreso io, dall'autore di questo blog, è - detto terra terra- che se uno deve affrontare un certo tipo di fotogrgafia, non è forse tanto necessario studiare ossessivamente le foto migliori dei più grandi fotografi per quel preciso genere, cercando dunque di emularne le composizioni a tutti i cost; bensì "lasciarsi andare", e fotografare col cuore. E' ovvio che, facendo un passo indietro, questi bei discorsi che stiamo facendo sono tutti belli e buoni a patto che il soggetto sia un fotografo: professionista o amatore, l'importante è che sapppia quello che fa. Vero è che la tecnica non rende dei grandi fotografi, ma ciò che intendo dire è che bisogna almeno sapere cosa determina l'esposizione: se dessi la macchina fotografica a mia nonna, non sarebbe in grado di ottenere nemmeno una fotografia ben esposta, se non per "culo"; altro che composizione. Ecco che allora (e qui adesso esprimo un'opinione personale, soggettiva) il fotografo - soprattutto l'amatore - che possiede tutta una serie di nozioni, conoscenze e soprattutto curiosità, penso debba fotografare pensando solo al piacere di farlo. Sicuramente otterrà delle composizioni armoniche e belle, proprio perché istintivamente ha raggiunto questa sensibilità. E certamente non scatterà la foto pensando ai libri di fotografia, ma applicando istintivamente ciò che possiede come bagaglio culturale per ottenere ciò che vuole. Ora, quando dico posso fare un ritratto meraviglioso, comunicativo ed espressivo, senza rispettare le regole di base dei ritratti, ma facendo una foto "diversa", consapevole e quindi mia, intendo dire proprio questo. Per regole di base intendo, nel caso dei ritratti, tutti quegli accorgimenti che in genere bisogna avere quando si fa un ritratto: f=85mm, diaframma aperto, soggetto distante dallo sfondo, e così via: tutto bello, tutto giusto, eppure ho fatto dei ritratti meravigliosi con un f=17mm a 1:8 e tutto perfettamente a fuoco. Mica l'ho inventato questo modo di fare i ritratti, è l'inconsapevole conseguenza di quel bagaglio(ancora molto leggero) che mi porto dietro: ma quando ho scattato quella foto, non ho pensato "Aspetta, ricordo di aver visto quel ritratto fatto in quel modo. Figo! Lo faccio", né detto "Voglio fare un ritratto con un f=17mm 1:8". Volevo fare quella foto perché in quell'istante ho colto una sfumatura che volevo congelare, e l'ho fatto. La foto mi soddisfa? Sì, molto. Quindi @Valerio Brustia, ricapitolando: se non ho travisato pure il tuo di pensiero, credo di pensarla allo stesso tuo modo, seppur esprimendo il concetto da un'altra inquadratura. L'esempio della musica è azzeccato: c'è sicuramente una certa propensione, ma anche un grosso bagaglio che ci si porta sempre dietro. Questo mica significa che prima di ascoltare un pezzo, uno si faccia l'algoritmo che decreta, su base matematico analitica, IL pezzo da ascoltare. Vai di istinto: lo stesso istinto che hai perchè ce l'hai, lo stesso istinto che alimenti perché fai.
  5. E non ci intendiamo no, perché è da un pezzo che cerco di dire la stessa cosa! Ecco, in sintesi.
  6. Valerio, mi trovi d'accordo. La situazione a cui mi riferivo/riferisco è, difatti, quella di un fotografo "base" che, per come lo intendo io, è una persona che ha ben chiari i 3 punti che dicevo. Infatti, l'esempio di me stesso che ho riportato, rimanda comunque all'ispirazione presa da cose che ho visto, seppur in campi differenti. Ed è qui che volevo arrivare: posso fare un ritratto meraviglioso, comunicativo ed espressivo, senza rispettare le regole di base dei ritratti, ma facendo una foto "diversa", consapevole e quindi mia. Esattamente come, in misura opposta, la foto che non diceva una minchia di cui parlavi.
  7. Oh sì! Il mio dolce natalizio! Ne vado matto e mi chiedo come mai non siamo riusciti ad esportarla: è buona, resistente, mantiene la fragranza e può viaggiare senza particolari accorgimenti. Eppure, si trova solo a Lercara! Per chi non consocesse questo dolce, si tratta di un pasticciotto in pasta friabile, simile alla frolla ma con delle differenze - prima tra tutte, l'utilizzo dello strutto e non del burro - e con ripieno di mandorla - marmurata, ovvero glassata, con zucchero e limone, ripiena di mandorle tritate e zuccata, cioè frutta candita. Di recente vengono aggiunte le gocce di cioccolato, ma c'entra come il limone sulle vongole: diffidate dalle contaminazioni, la pantofola è con chinu di mennula e zuccata. Stop. Nasce come dolce nobile, in contrapposizione al popolare cucciddatu, per via delle materie prime pregiate: la farina utilizzata tradizionalmente è la maiorca (nelle case più povere veniva tagliata con la farina di grano duro), e la mandorla del ripieno che non tutti potevano permettersi di acquistare. Perché Pantofola? Dicono che negli anni fu una nobildonna palermitana non meglio identificare a chiedere "quelle graziose pantofole" al celebre pasticcere lercarese Luigi Milazzo, il quale colse subito la potenzialità mediatica e decise di ribattezzare quel dolce che fino ad allora veniva chiamato " 'u pasticciotto" ne "la pantofola", creando lo slogan: "La pantofola non si calza... si mangia!", ancora orgogliosamente esposto nella pasticceria Bar Luigi. PS- Ovviamente, le pantofole più buone del pianeta le fa mia nonna
  8. Santa Lucia è una delle mie mie festività preferite! Il mio paesino si chiama Lercara Friddi ed è situato nel cuore della Sicilia, tra i Monti Sicani. Nonostante le tradizioni dell'entroterra siano diverse da quelle di Palermo, Lercara fa eccezione per ragioni storiche: dal 1828 al 1969 fu l'unico centro minerario per l'estrazione dello zolfo in provincia di Palermo. Per tale ragione, Lercara subì importanti influenze dalla città in lungo e in largo: fu il primo tra i comuni limitrofi a ricevere la corrente elettrica e ad essere connesso alla rete di trasporto pubblica: corriera e ben due stazioni ferroviarie. Ma non solo; inevitabilmente dalla città giunsero, nel tempo, molte tradizioni e usanze di ogni genere, compreso quello gastronomico: a Lercara si fanno le panelle, le arancine (fìmmina, proprio come a Palermo), la pasticceria tradizionale Palermitana (nonostante il degrado figlio del periodo poco florido, a Lercara continuano a spiccare delle pasticcerie che sono una vera eccellenza assoluta. Provare per credere), e così via. La Festa di Santa Lucia ha subìto, dunque, l'influenza della cultura Palermitana e a Lercara si fa uguale preciso a Palermo: solo grani non lavorati, i panifici chiudono e non si consumano farine e derivati, l'evento clu è la cena della vigilia. L'unica eccezione è l'assenza delle motoape, ma questo solo perché il paese è piccolo e tutto è a uno schiocco di dita. Io vivo a Torino da quasi 10 anni ormai, con periodica ma fugace rimpatriata in Sicilia, e le tradizioni le porto sempre con me. La sera della vigilia ho mangiato le arancine, che per fortuna a Torino sono facilmente reperibili e di qualità accettabile per via della massiccia presenza di Siciliani; mentre ieri ho evitato i "cibi proibiti". L'unica eccezione è stata la cuccìa, un po più difficile da reperire; ma mi rifarò a breve a casa con quella autoctona, nonostante siano "scaduti i termini".
  9. Ma sì, il mio non voleva essere un ragionamento estremo. E' ovvio che nella vita ci si permea delle altre cose, che influenzano le nostre scelte: vale per ogni cosa, dalla più semplice alla più articolata. Proverò a essere un po' più sintetico e preciso. Parto dalla premessa fondamentale che, a mio parere, non ci si può considerare ad alcun titolo - compreso quello amatoriale- un "fotografo" se non si ha ben saldo in mente: concetti tecnici di base (uno dev'essere consapevole del perché e del percome la luce entra nella macchina e sbatte la nostra immagine sulla pellicola/sensore; del perché e del percome ciò che vedo con i miei occhi non è uguale a ciò che vede il mio terzo occhio, e così via) concetti compositivi di base (che poi rientrano in parte nel tecnico, perché per me parte dalla consapevolezza dell'angolo di campo di un determinato obiettivo) esperienza pratica (bisogna studiare, ma solo per poi mettere tutto in pratica e assimilare. Vale per tutto e la fotografia non fa eccezione) Ecco, dando per scontati i tre concetti cui sopra, io penso che certe volte emulare la perfezione compositiva di riferimento in un determinato genere, possa costituire un limite per la propria creatività. Questo non vuol dire che non bisogna conoscere le composizioni, né che bisogna essere totalmente avulsi da influenze esterne, anche perché - come fatto notare giustamente da molti - è impossibile agire, ad ogni livello, senza venire influenzati dalla propria esperienza. Invece, vuol dire essere consapevoli, a 360°, e agire di conseguenza secondo il proprio gusto personale che, ribadisco a scanso di equivoci, sarà sempre condizionato dal resto del mondo. Ad esempio, a me piace trasmettere il movimento quando fotografo qualcosa in dinamismo: che sia un'automobile, una motocicletta, un uomo che passeggia, un uccello che vola, un cane che corre... Quindi tra le mie foto, quelle che sento veramente "mie" sono quelle che trasmettono il dinamismo con il mosso: concetto ampiamente condizionato da ciò che ho visto (ad esempio uno dei miei fotografi sportivi preferiti è Darren Heath, maestro del panning e autore di scatti meravigliosi, a mio parere, che sicuramente hanno influenzato i miei gusti), ma che alla fine contrasta con il "metodo standard" della foto sportiva/d'azione che vuole tutto fermo e congelato. PS- Urge una breve presentazione! Il mio nome è Tarcisio. "THETARCIOR" è il nickname che utilizzo praticamente dappertutto: social, forum e adesso anche qui. E' nato quando ero adolescente - adesso di anni ne ho 27 - dalla commistione del nomignolo affibiatomi dagli amici "Tarcio" e della mia sfrenata passione per il motomondiale e in particolare per Valentino Rossi: the doctor -> thedoctor ->the + tarcio + r -> thetarcior. In sostanza, minchiate di gioventù. Ma ormai ci sono rimasto affezionato.
  10. Certo che nessuno è libero da influenze e contaminazioni esterne. Ma tra 0 e 255 ci sono altri 253 livelli di grigio, non vi pare? Intendevo solo dire che, a volte e solo per alcuni di noi, è meglio partire senza star troppo dietro alle regole canoniche della composizione, quindi - partendo da solide basi tecniche, esperienza e consapevolezza di ciò che si vuole comunicare - lasciarsi trasportare e comporre il proprio personalissimo scatto. Per altri, invece, sarà fondamentale partire dagli standard compositivi per produrre degli scatti che li soddisfano. In definitiva, credo che così come non deve mai essere "0" (nero assoluto, completa e totale ignoranza) non dev' essere mai neppure "255" (bianco puro, esattamente tale e quale).
  11. Ho capito il messaggio e condivido in pieno. La mia è un'esperienza insolita, strana: ho iniziato a fare cultura fotografica per lavoro, dato che mi occupo di visione artificiale in ambito industriale. L'acquisizione dell'immagine è la base di partenza quindi, ma le modalità e gli scopi sono diversi da quelli della fotografia. Però la fisica non è un'opinione, per cui ho iniziato ad approfondire quei concetti che all'università ho soltanto sfiorato. Ho sempre provato una certa attrazione nei confronti della fotografia, ma non ho mai avuto il coraggio di osare, principalmente perché non era nelle corde di nessuno a me vicino al punto da potermi dare la spintarella e aiutarmi a lasciarmi andare. Poi, quest'estate, dopo le vacanze, è stato un attimo: sono entrato in un negozio di attrezzatura fotografica della mia città e ho comprato la mia D5100 usata per pochi soldi. Da quel momento, la fotografia mi ha letteralmente travolto. Ho iniziato a leggere, studiare, approfondire e scoprire un'infinità di concetti, per poi metabolizzarli e fonderli con le mie idee e, infine, fremere nel cercare ogni ritaglio durante la giornata per andare a fotografare ciò che avevo in mente. Adesso ho incrementato la mia modesta attrezzatura con degli obiettivi che mi permettono di coprire più focali a una maggiore qualità rispetto al quello fornitomi col kit (Sigma 17-50 f2.8, Sigma 70-300 f/4;5.6) e con una Nikkormat FTn abbinata al mitico Nikkor-H 50mm f/2 (obiettivo che utilizzo spesso in abbinamento alla digitale, soprattutto per esercitarmi a fotografare senza esposimetro, ma anche perché offre una qualità straordinaria e una gamma tonale "romantica") che ha contribuito a farmi capire il valore dello scatto - intendo, che da quando ho iniziato a fotografare anche in analogico, ho imparato a preparare e, se necessario, aspettare la fotografia per poi congelarla nel mio scatto, e non scattare più di una foto per poi vedere com'è venuta, eliminando quelle venute male. Ecco che, in tutto questo, non c'è giorno in cui non approfondisca la mia cultura fotografica: se in tempi tutto sommato brevi sono arrivato a una certa consapevolezza, che si traduce in scatti non più "da principiante" (ma ovviamente nemmeno da professionista: la strada è ancora lunga), è solo perché ho trascorso e continuo a trascorrere intere ore davanti a libri, enciclopedie, articoli tecnici e chi più ne ha più ne metta. Quindi concludendo, penso che la base di un fotografo - che esso sia un professionista o un amatore, poco importa - è necessariamente la cultura tecnica. Il resto può essere soggettivo: il fatto di non aver mai studiato le composizioni di un certo genere ad alcuni può fornire il vantaggio paradossale di pensare alla propria composizione, del tutto personale e avulsa da influenze e contaminazioni esterne; realizzando degli scatti unici. Poi va bene tutto ciò che aiuta a stimolare la propria creatività e consapevolezza, ma l'importante per me è avere sempre la macchina fotografica dietro la testa. Un saluto e... felice di far parte del club!
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