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seymourglass

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  1. Perfetto: Gianni ha individuato correttamente gli animali. Qualche atra notizia? Il Pellicano e l'Aquila sono stati fotografati nel 2015, nel Delta del Danubio. L' Aquila, ben conosciuta dalla guida, aveva circa 30 anni, era cieca dall'occhio sinistro ed aveva il becco rotto, ma era comunque l'esemplare dominante nella zona. il Pellicano mi ha colpito perché ha faticato molto nel prendere il volo, ma quando ha assunto quella posizione cos aerodinamica avanzava controvento quasi senza battere le ali. I due Luì, comunissimi ma sempre graziosi da fotografare, sono del 2016, fotografati a Ventotene. Il Migliarino, sempre in quell'anno, di un sito tra Modena e Bologna. Del 2017 sono le foto dell'Otarda e dei Nibbi Bianchi, in Spagna. Per lOtarda, dopo aver trascorso una intera giornata nel capanno, senza fotografare nulla, salvo un gregge di pecore, sono uscito per andarmene a casa, e l' ho vesta passare dietro al capanno, camminando tranquillamente. Non ho perso la giornata. i Nibbi sono due giovani di un gruppo di quattro, ormai in grado di cacciare autonomamente, ma ancora fermi sul posatoio "di famiglia" dove erano stati allevati. In seguito arrivata la madre, che li ha scacciati di malo modo, per riaffermare la proprietà del sito. Le foto dei Nibbi Bianchi mi sono "costate" quattro viaggi in Spagna, ma mi hanno alla fine dato delle soddisfazioni. Questa foto stata scattata all'alba, prima del sorgere del sole, dopo che avevo passato ore in un capanno scomodo e freddo, al buio, con il solo sollievo del termos di caffè. Spero che ci siano delle critiche a queste foto e a quelle che metterò poi, che mi aiutino a migliorare sia il modo di inquadrare la scena, di usare le attrezzature, e sopratutto di "lavorarle" il post produzione: ho delle difficoltà visive (dopo l'orologiaio cieco di Paley (o di Dawkins per i moderni), forse è arrivato anche il fotografo orbo) e spesso non vedo dei difetti dell'immagine, evidenti per gli altri. Le osservazioni invece sul mio specifico modo di fotografare gli animali (sono tutte, o quasi, in "modalità assistita", da capanno, anche con mangiatoie ed esche) non le prenderò in considerazione. A presto
  2. immagino il dispiacere e la frustrazione di questa esperienza. E la rabbia, sapendo che quasi certamente resteranno impuniti, probabilmente vendendone Balcani a prezzi risibili il maltolto, Almeno, così mio hanno detto i carabinieri quando anche a me è capitata la stessa sorte.
  3. Sono, e sarò ancora per qualche tempo, via da casa; Silvio Renesto mi ha confermato che, in mancanza di nove fotografie, è possibile inviare anche foto d'archivio, vecchie e magari già comparse sul web. Provo a cominciare l'allenamento, come prevedono le indicazioni di Mauro Maratta, in vista dell'autunno. P.S. nel sito, esiste un luogo dove si chiariscono le modalità (collocazione, limiti delle dimensioni dei file, eccc..) di pubblicazione delle foto?
  4. Forse hanno ragione quelli che pensano che solo chi scatta moltissime foto, e con assiduità quasi quotidiana, abbiano le caratteristiche necessarie e sufficienti per essere dei veri fotoamatori, tra cui il confronto fra pari ha senso. Forse sono nel vero quelli che ritengono non affidabili quei dilettanti che accampano pretesti per disattendere la partecipazione alle iniziative magari da loro stessi richieste: ignavi che si nascondono adducendo scuse come la mancanza di tempo di dedicare alla fotografia, o al fatto che il cane abbia mangiato proprio l’immagine che volevano inviare. Forse hanno ragione. O forse no. Intendiamoci, l’esperienza recente sembra confortare lo scetticismo che circola, e le obiezioni espresse sono non solo legittime, ma anche sensate se si condivide il presupposto che i lettori di Nikonland debbano essere tutti ad alto livello e con la stessa competenza tecnica e simile gusto estetico Ma non è così, ci si deve sentirsi liberi di partecipare come e quando si vuole e si può. Ha ragione Viandante: in altri siti si pubblica con maggior leggerezza e facilità. Si impara anche meno, sia dal lato delle tecniche (io per esempio nn avrei mai pensato di fare foto stacking, ma ora ci sto provando, grazie a Nikonland) che del gusto fotografico, anche se attraverso le critiche alle foto inviate ai contest. Forse si può trovare una via di mezzo tra pretendere troppo, con il rischio di diventare una setta, e l’accettare tutto, rinunciando anche a indicare i limiti delle foto ricevute. Non siamo nei giorni dell’Apocalisse descritta da san Giovanni: non guastiamo il piacere di condividere una passione comune. Così, visto che qualcuno lo ha chiesto, propongo alla redazione di Nikonland di due temi: per il contest di settembre “le nuvole”, e per quello di ottobre, citando un bel film, ”momenti di trascurabile felicità”. Io probabilmente parteciperò, ma non posso garantirlo: non sono in vacanza, e, sono sicuro, per quest’anno non lo sarò. P.S. L’ultima mia uscita fotografica significativa risale al maggio 2019: ho proprio poco da inviare alla sezione sui selvatici. E’ corretto mandare a Nikonland foto già pubblicate altrove?
  5. Ho partecipato a solo due "contest": all'ultimo ho inviato una foto scattata poche ore prima, non curata tecnicamente e, fondamentalmente non "pensata" bene. E' stato in ogni caso una esperienza assolutamente interessante e stimolante, utile per capire come, di fronte ad un tema comune i propri punti di vista, i presupposti e i significati che vogliamo trasmettere siano spesso così mal rappresentati da risultare oscuri e confusi, e come quello che noi vediamo chiaramente nella nostra foto sia in realtà incomprensibile per gli altri. E questa è una lezione necessaria, per cambiare.. Scatto poche foto, e tutte limitate ad un settore ridotto -quello della caccia fotografica- per cui ho pochissimo. da presentare; e poi, ho ancor meno tempo da dedicare alla fotografia. Quindi, poiché voglio che continui questa occasione, spero che la redazione di Nikonland ci ripensi, e proponga nuovi "compiti a casa". Magari, con un anticipo molto ampio, per permettere, a chi non è già pronto, di potersi preparare meglio. Quali potrebbero essere, per esempio, i temi di ottobre, novembre e dicembre?
  6. se sono ancora in tempo….. Una foto scattata ieri pomeriggio, e non ancora elaborata, se non per un parziale crop JUONG BOUTIQUE: geöffnet? un laboratorio di sartoria, alcuni anni fa importante a Stoccarda, ed ora limitato ad esporre un modestissimo manichino con un misero abito
  7. Grazie per la risposta. Solo un chiarimento, per cercare di giustificare le mie scelte- Malinconia non è sinonimo di tristezza: "Malinconia, ninfa gentile/la vita mia consacro a te/i tuoi piaceri chi tiene a vile/ai pica veri, nato non è" (Pindemonte) E spesso, anzi, la malinconia è associata al sorriso: pensiamo ai film di Chaplin, in bianco e nero, appunto. Per motivi tecnici.allora, ma che è bene siano così: a colorirebbero tutt'altra cosa. La foto a colori di un albero in cima ad una collina potrebbe essere una bella cartolina della Val d'Orcia; in bianco e nero…. la numero 2 la terrei appesa nel mio studio.
  8. se faccio ancora in tempo, e se ho capito il senso del contest: 1) la numero 2: la solitudine (e non lo star soli!) induce spesso alla malinconia, che fa vedere ogni cosa lontana, irraggiungibile ogni incontro; il nero e bianco si addice a questo sentimento 2) la numero 5: scesa la notte, le strade vuote, ma l'attesa è mantenuta accesa dalla speranza di un possibile cliente ritardatario 3) tutte le altre, di cui ammiro la perizia tecnica, e la suggestione dei soggetti, ma che non mi sembrano necessariamente votate al bianco-e-nero:sarebbero belle anche a colori
  9. Dunque, ordinare le foto secondo il criterio di preferenza: mi è semplice per le prime due. La numero 7, lo zigolo, è senz’altro quella che mi piace di più. La composizione dell’immagine quasi perfetta, equilibrata e leggera. Il focus (l’occhio dello zigolo) è sulla diagonale dell’inquadratura, la curva della neve in assonanza con la curva del groppone, lo sfondo chiarissimo in contrasto con i colori forti dell’uccellino che sembra uscire dal nulla. Una foto minimalista, che mi ha fatto pensare a certi disegni cinesi, in cui ina linea e una macchia di colore fanno apparire un albero, o una montagna. La seconda è l’averla, la numero 3. Qui è l’azione che premia: foto di averle su posatoi con degli insetti infilzati sono abbastanza frequenti, ma è la prima volta che vedo questo comportamento istintivo colto nel momento in cui avviene, furtivo, celato dai rametti che stanno davanti, Non è solo un documento naturalistico, è un avvenimento a cui partecipiamo. Mi sento più indeciso nell’indicare la terza. Forse l’imbeccata della rondine, la numero 5, anche questa piena di dinamismo che le ali un po’ mosse avrebbe meglio suggerito. I numeri pari, le foto 2, 4, 6 e 8 le metterei a pari (!) merito: sono belle foto, e se fossero state presentate in un altro contesto, non in una competizione che prevede una graduatoria, le avrei commentate sicuramente come eccellenti esempi di come si possano fotografare anche comuni uccellini ed ottenere immagini molto piacevoli, senza per forza andare in Amazzonia, nel Borneo o… Laggiù in Arizona, terra di sogni e di chimere…
  10. 1 Se è già possibile inserire una immagine…. signorina capinera nei dintorni di Roma, dalla finestra dello studio del mio amico Maurizio, dove ha costruito un posatoio fantastico che rinnova continuamente. Sono spesso suo ospite, e ho fatto decine di foto a cinciallegre, cinciarella, frosoni, picchi muratori, e così via. Ho scelto questa, perché poche volte ho potuto riprendere una capinera, e perché mi sembra che rappresenti un topos diffuso sulla femminilità: l'attrazione esercitata dai fiori, la tentazione golosa della mela. non è una foto "artistica" ma il risultato di una "caccia fotografica", come mi piace chiamarla, e non wildlife: una cattura, senza colpo ferire. Nikon D 810, Nikon 500 G f4, 17250 6400 ISO
  11. Valerio, ne siamo più che consapevoli, e non intendiamo avventurarci in programmi non sostenibili. ci sono però alcune cose non esplicite nel documento inviato 1) una parte, la più piccola, è già oasi attrezzata, e già ora vengono scolaresche, sempre e solo accompagnate dal proprietario del terreno, con tutti gli accorgimenti per non creare disturbo alla fauna. Per le eventuali migliorie possiamo contare su un mio amico di Roma, un naturalista che professionalmente ha realizzato importanti "sentieri"per disabili. Nella parte ora utilizzata dai cacciatori attrezzeremo solo i capanni fotografici. 2) abbiamo buono motivi per credere che interverranno, con un congruo sostegno economico, degli sponsor privati e, forse, pubblici. E' una iniziativa che piace ad alcune persone influenti del posto, e certo che senza questo appoggio non potremmo partire. Siamo fiduciosi, ma saggi: proviamo ad andare avanti "adelante, con judicio" ps una curiosità: tu sei novarese? io un milione di anni fa ho vissuto a Cameri, ed il mio Maestro delle elementari si chiamava come te, Brustia: lo ricordo ancora con ammirazione, e con rimpianto (perché allora non ero vecchio!) ciao
  12. Grazie a Valerio e a Mauro. per. l'attenzione Credo che la cosa migliore sia quella di inviarvi il breve documento preparato da Dario, che ben illustra il nostro progetto UN DONO A GAIA, IL NOSTRO PIANETA Nelle campagne del Bondenese, nella provincia di Ferrara, al confine con il Cavo Napoleonico, (grande e storica arteria d’acqua che unisce il Reno con il Po nel punto in cui i due fiumi si avvicinano maggiormente), negli anni 90 sono state realizzate due rinaturalizzazioni molto importanti dal punto di vista ambientale. I due siti, perfettamente confinanti, coprono un’area di circa 55 ettari, e si trovano nel mezzo di una vasta zona di bonifica dell’alto Ferrarese. Una volta questi territori erano cosparsi di paludi e dossi che venivano sommersi regolarmente dalle piene di Po, Reno e Panaro. Quest’ultimo è l’affluente terminale del Po in destra idraulica e, qui vicino, unisce le sue acque a quelle del grande Fiume in prossimità di San Biagio di Bondeno). Questa particolare conformazione territoriale, e idraulica di questa zona, fa sì che i luoghi siano particolarmente amati e ricercati dall’avifauna di passo e da tutti i tipi di uccelli e mammiferi stanziali, che in queste terre trovavano, e trovano, i siti perfetti per le loro necessità vitali: alimentazione, riproduzione, rifugio e riposo. I due terreni rinaturalizzati, il primo di circa 15 ettari e il secondo di 40, creano un luogo di importanza rilevantissima per mantenere in queste terre dell’alto Ferrarese, le condizioni vitali per una grande quantità di esseri viventi. Vi è stata infatti un’immensa trasformazione degli antichi habitat paludosi in terreni agricoli che oggi, a parte questo piccolo angolo di paradiso, coprono questo vasto territorio Analisi dei due siti rinaturalizzati in oggetto. Il primo sito che analizziamo, è quello di 15 ettari. Le finalità di questa rinaturalizzazione sono state studiate e realizzate affinché si potessero creare le maggiori biodiversità possibili, al fine di riuscire a ristabilire le primarie condizioni del territorio. Infatti, sono stati scavati due bacini di circa 35.000 metri quadrati l’uno, con profondità variabili per realizzare maggiori habitat palustri, zone a prati umidi in cui, sia in inverno che in primavera, i ristagni d’acqua piovana e la bassissima vegetazione possano ospitare tutti i tipi di limicoli, trampolieri e anatidi di passo, con luoghi adatti anche alla loro nidificazione. Sul rimanente territorio sono state create siepi e zone a bosco, con tutte le varietà di essenze autoctone tipiche del luogo, capaci di attrarre, ospitare e far riprodurre tantissimi uccelli e piccoli mammiferi amanti dei siti con fitta vegetazione. La grande produzione di bacche e semi che queste essenze producono, sostiene ed alimenta una grande presenza di animali di ogni tipo. I 15 ettari in questione sono regolarmente visitati da scolaresche ed istituti, per donare la possibilità, a bambini e adulti, di entrare in contatto, in maniera profonda e sensibile, con le realtà naturali qui presenti. Anche studiosi e fotografi sono frequentatori assidui di questa area per le sue caratteristiche uniche. Il secondo sito in questione, denominato la Bassa Vela per la configurazione del suo perimetro quasi triangolare che ricorda le vele delle barche, copre una superficie di 40 ettari. A parte una fascia di circa 8 ettari ove sono state realizzate vasche per l’allevamento del pesce, tutto il rimanente terreno è stato trasformato in zona umida con larghi “chiari d’acqua”, fitti canneti, zone con basso battente d’acqua e sporadiche isole. Su tutte le arginature che contengono i livelli delle acque, si sono insidiate in maniera autonoma un grande numero di essenze autoctone che, dalla adiacente oasi, per opera della disseminazione naturale, si sono espanse e oggi rappresentano un notevole insediamento vegetale. Il sito viene annualmente affittato da un gruppo di cacciatori del ferrarese che da circa 30 anni esercita la caccia da appostamento fisso. Nei periodi di caccia chiusa, anche questo luogo viene visitato da una grande quantità di uccelli in particolari anatidi, trampolieri e tutti i tipi di ardeidi che qui trovano le condizioni ideali per la loro riproduzione. Questo sito, purtroppo, nel periodo di caccia aperta, entra in conflitto con le finalità dell’oasi adiacente, che è stata creata invece per ospitare, proteggere e incrementare il più possibile tutte le forme di vita. Nei 5 mesi in cui è aperta la caccia, ovviamente non è possibile neanche al sito confinante ospitare scolaresche e studiosi. Con l’esercizio venatorio non vi è più la possibilità di visitare tranquillamente i luoghi rinaturalizzati. Inoltre, questa piccola area situata nel mezzo di una vastissima superficie completamente trasformata in territori agricoli, diventa una irresistibile attrazione per tutti i selvatici e stanziali, con le conseguenze che facilmente possiamo dedurre. Il potenziale di bellezza, cultura e storia naturale, che determina un raro rifugio per la sopravvivenza di una grandissima varietà di specie animali, viene così vanificato dall’esercizio venatorio. Gli obiettivi di questo progetto sono 3: - Primo fra tutti è quello di ottenere in affitto il sito di 40 ettari, ancora oggi in concessione fino al 31 gennaio 2019 ai cacciatori. Ciò ovviamente per interrompere definitivamente l’esercizio venatorio in queste stupende località, e per donare la possibilità al grande numero di selvatici che qui transitano di essere accolti con rispetto e amore. - Il secondo punto consiste nella realizzazione di percorsi e osservatori all’interno del sito per rendere possibile un facile accesso a questi luoghi a scolaresche, turisti, fotografi e studiosi. I percorsi verranno realizzati con la massima attenzione al rispetto delle caratteristiche del luogo per la valorizzazione delle diversità ambientali presenti, realizzando così una convivenza armoniosa tra uomini e tutti gli esseri viventi presenti in loco. Saranno realizzati anche percorsi speciali per rendere possibile la visita e l’osservazione ai disabili, per donare a tutti la possibilità di prendere contatto con questo mondo estremamente ricco di vita e di bellezza. - Terzo punto. E’ necessario, in questi tempi di grandi cambiamenti, trasmettere e condividere in maniera diffusa il nuovo concetto di rispetto della Vita Globale, dove gli umani e tutto il pianeta, nelle sue più svariate forme, trovano una via comune di convivenza e soprattutto di rispetto e attenzione reciproca. Il tempo di “prendere” tutto ciò che egoisticamente vogliamo dal pianeta deve finire, creando, al posto di questa miope visione, una nuova sensibilità che tenga conto dell’assoluto bisogno, da parte di noi umani, di imparare la saggezza del “donare” e del “rispettare”. Dobbiamo mantenere nel modo migliore, la bellezza di tutto ciò che ci circonda. Per la realizzazione di questo progetto sarà necessario un notevole impegno economico. Per avere in concessione il sito della Bassa Vela (40 ettari), occorrono 20.000,00 euro annui, e altri fondi necessitano per la realizzazione degli obiettivi sopra citati. I principali costi sono i seguenti: - Movimenti di terra per sistemare il terreno, garantendo l’accessibilità alle zone prescelte e la circolazione dell’acqua in modo ottimale: euro 5.000 - Manufatti idraulici per regimare i livelli idrometrici e per derivare acqua dal canale di Cento e poi scaricare nella rete scolante consortile: euro 3.000 - Realizzazione di sentieri adatti al transito di pedoni (anche disabili) e piccoli mezzi per servizio e manutenzione: euro 2.000 - Costruzioni di capanni per osservazione e fotografia: euro 3.000 Saranno perciò richieste sovvenzioni da parte di enti, società e privati. L’Associazione fondatrice del progetto rilascerà ovviamente ricevute regolari che potranno essere detratte da bilanci e denunce dei redditi.
  13. Un gruppetto di appassionati naturalisti e di fotografi cerca di realizzare una nuova oasi nel territorio di Bondeno, in provincia di Ferrara. E' un progetto tutt'altro che utopico o velleitario, ma richiede un ampio concorso di idee, di impegno, di passione, ed anche di sostegno economico per la sua realizzazione. Chiunque interessato, o anche solamente incuriosito, può contattarmi. telefonicamente al 3383281237 dopo le 20,30, o, meglio, lasciare la propria e-mail in modo che io possa inviare una breve descrizione del progetto stesso (motivazioni, scopi, programmi di attuazione) preparato dal nostro capofila Dario. Giovanni Scolari email giovanniscolari@gmail.com
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