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Sakurambo

Nikonlander Veterano
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Blog Entries posted by Sakurambo

  1. NATALE DI ROMA 2017

    Ogni anno, il 21 aprile, Roma festeggia la data della sua fondazione. La data è accompagnata da eventi speciali a tema.
    L'anno scorso le manifestazioni principali si sono tenute tra il 20 ed il 23 aprile, in particolare nell'area del Circo massimo e dei vicini Fori Imperiali.
    L'area del Circo Massimo è stata sede di una rievocazione storica in costume resa possibile grazie al lavoro, volontario, delle locali associazioni di ricostruzione storica. Il periodo rievocato è stato, ovviamente, quello che va dalla fondazione del primo insediamento a tutta la vita dell'Impero Romano che abbiamo tutti studiato sui libri di scuola.
    Gli organizzatori hanno concesso alle locali associazioni e scuole di fotografia di inviare fotografi, che sarebbero stati certificati, per la copertura mediatica dell'evento. In questo modo ho potuto reperire un pass che mi ha consentito di entrare anche nelle aree interdette al pubblico. Peccato che fossimo davvero in molti ad avere lo stesso pass, dubito che gli organizzatori saranno di manica così larga nel 2018. Visto anche il comportamento non sempre esemplare di alcuni di noi durante alcune fasi delle rievocazioni.
    E' stato interessante incontrare così tanti appassionati, provenienti dai 5 continenti ( compresa una piccola legione Maori... ) accomunati dalla passione per la storia e per l'antica Roma. Alcuni costumi ed armature mostravano un livello di fattura davvero notevole ( come anche il costo sostenuto da chi le indossava ).
    Nella spianata del Circo Massimo era possibile incontrare vari rappresentanti della società romana sia civile che religiosa o militare.





    Durante la giornata si sono svolti i festeggiamenti dei riti pagani del periodo romano, riti propiziatori e di omaggio alle varie divinità, parliamo del periodo precedente aell'avvento del cristianesimo.





    Successivamente si è svolto un rapido spiegamento dei gruppi per il saluto delle autorità cittadine e la preparazione alla sfilata che si sarebbe svolta sui Fori Imperiali, con passaggio di fronte alla statua di Adriano.



    La sfilata sui fori imperiali è stata aperta dalla Dea Roma, impersonata da una giovane ragazza Romana.

    I vari gruppi sono passati lungo i fori per arrivare alla statua dove l'Imperatore Adriano avrebbe salutato ed omaggiato i figuranti e la città con la lettura di una formula in latino.



    Si, è una pelle di lupo vera. ( Sono pochissime, per ovvi motivi, e soggette a controlli serrati, costosissime, pochi gruppi riescono ad averne come parte del loro equipaggiamento ).








    Al termine della sfilata l'attenzione è tornata al Circo Massimo dove si sono svolte alcune rievocazioni di fatti storici e di combattimenti tra gladiatori. Intervallate da danze storiche ( sopratutto etrusche e romane ).






     
    Spero che le foto non siano troppe e grazie a chi ha voluto leggermi.
  2. Nella cornice degli studi cinematografici di Cinecittà a Roma Nikon/Red e Nital hanno organizzato questo evento dedicato al video.
    Tutto si è svolto nel padiglione 1, grande ma non enorme rispetto al buon numero di postazioni espositive ed ai visitatori arrivati.
    Chiariamo subito che il focus sul mondo del video è ben evidente appena entrati, tra sistemi gimbal e comandi remoti per camere montate su vetture la parte foto è chiaramente marginale.
    Ho visto un gran numero di giovani presenti tra il pubblico, forse la maggioranza dei visitatori, sia per vedere i prodotti esposti che per partecipare agli eventi.
    Oltre a Nikon/Red sono presenti stand e materiale di Godox, DJI, Smallrig, Ista360 ed altri marchi meno noti a noi fotografi ma molto attivi nel mondo del video professionale.
    In un'area dedicata con maxischermo si svolgevano gli incontri con gli ospiti e le presentazioni delle specifiche (sopratutto video) della Zr.

    Alle spalle dello schermo una seconda area dedicata ai workshop su fotografia e video.


    Di lato, sulla parte opposta un set cinematografico simulato con attrezzature RED e non solo.


    La mia prima tappa è stata il banco dove è possibile provare materiale Nikon lasciando un documento.
    Non ho provato fotocamere, mi sono limitato ad alcune lenti.
    Ho chiesto delle due nuove lenti DX ma nulla, magari le troverà chi va all'evento di Milano.
    Ho provato il nuovo 24-70 f2.8 II, bella lente, praticamente è stato come utilizzare il 24-120 f4 ma con una luminosità ed uno sfocato migliori.
    Poi ho voluto provare il 28-135 f4, molto più leggero e maneggevole di quanto mi aspettassi ma la reattività ed altre caratteristiche lo posizionano chiaramente nel campo video.
    Si possono fare ottime foto ma è solo una cosa in più rispetto alla sua vocazione naturale.
    Ho visto il 600 f6.3 e non ho resistito alla tentazione di provare un tele più "serio" rispetto al mio 180-600. Leggerissimo e piuttosto reattivo, sfocato direi molto buono.
    Anche per il video il brandeggio è molto agevole.
    Dopo di che punto mi sono spostato sugli stand dedicati al materiale Cine e video.
    Innanzitutto ho incrociato questo banco con lenti Cine, quelle a sinistra in verticale hanno innesto PL, nelle valigette le versioni per Sony.
    In primo piano due Zr con montato su una il 28-135 e sull'altra una lente Cine con adattatore.

    Dettaglio della Zr con lente Cine e microfono Nikon nudo.

    Da quello che ho capito queste lenti lavorano completamente in manuale sulle Z in quanto non sono disponibili adattatori "inteligenti" al momento.
    Ma non ho indagato più di tanto sinceramente.
    In un altro stand erano esposte altre due Zr con una RED V-Raptor Z con lente Nikon.
    Qui potuto maneggiare la Zr senza la basetta Smallirg e devo dire che non è comodissima a mano libera, il peso si sente sul polso, direi che la basetta è praticamente obbligatoria se non è previsto l'uso su gimbal.
    Molte delle Zr esposte montavano il 24-120 oppure il 28-135 come l'altra in foto con il cage smallrig.

    Ho fatto domande sulle impostazione video ed ho trovato molta disponibilità a dare consigli per la Z30 e per la Z8.
    Se vi state avvicinando al mondo del video vi consiglio di passare e chiedere, di persona è molto facile capirsi con loro.
    C'era anche un "angolo" DJI/Smallrig con materiale prettamente cine come questa Zr motorizza montato sul cofano di una vettura con davanti il sistema di comandi a distanza.

    Se vi state chiedendo perché le foto sono così scure, la risposta è perché l'ambiente era poco illuminato a parte anche zone spot.
    Scelta voluta, molto comoda per apprezzare le immagini su schermi e monitor vari, meno per fare foto ambientate.
    In conclusione un evento interessante, utile per fare domande e provare materiale e che consiglio a chi è interessato al mondo del video.
    Per la fotografia "classica" qualche prodotto in prova ed un paio di workshop di fotografia, ma erano cose di contorno rispetto al focus principale.
  3. In un sabato pomeriggio sono andato a visitare questo museo da poco riaperto dopo un lungo lavoro di ammodernamento; di seguito il resoconto con una selezione di immagini, forzatamente ridotta rispetto al numero di aerei e reperti visibili nel museo. Per le foto ho utilizzato il 24-120 f4 Z su Z8, solo per alcune immagini il Samyang 14 f2.8 Z.
    Innanzitutto i cenni storici e le caratteristiche del luogo:
    Il Museo Storico dell'Aeronautica Militare ha sede a Vigna di Valle (Bracciano), è intitolato a Luigi Bourlot, ed è la più antica infrastruttura aeroportuale italiana. La sua posizionare le sponde del lago è originata dal fatto che il lago stesso fu, a partire dai primi anni del secolo scorso, sede di un reparto del genio militare impegnato delle prime sperimentazioni con barchini a propulsione e, successivamente, i primi idrovolanti.
    Successivamente l'area è stata base di appoggio per dirigibili, sempre mantenendo la vocazione sperimentale rispetto alle tecnologie del volo con applicazione militare. Dal 1945 sede di un reparto di Caccia Marittima e di un gruppo di volo del soccorso aereo.
    L'inaugurazione sotto forma di museo è avvenuta il 24 maggio 1977, ha subito vai ammodernamenti e adeguanti nelle strutture che lo compongono fino ad arrivare all'attuale suddivisione. Tra l'altro è anche presenta una sezione che si occupa del recupero e restauro di velivoli storici al fine di conservare il patrimonio aeronautico nazionale.
    Attualmente la superfice espositiva coperta ammonta a circa 16 mila mq suddivisa in 5 hangar, quasi tutti collegati tra loro da gallerie coperte, ed organizzati secondo un ordine temporale, oltre ad un settore esterno.

    Un pannello esplicativo dell'intera area del complesso, si notano in blu i padiglioni espositivi che sono l'unica parte accessibile al pubblico.
    Hangar Troster
    Ospita i reperti ed i velivoli che vanno dalle prime sperimentazioni sul volo fino alla fine della grande guerra. La struttura è arrivata dall'Austria nell'ambito della riparazione danni di guerra. Ed è anche interessante perché permette di vedere l'ambiente di lavoro dello stesso periodo storico degli aerei all'interno. Dai primi barchini idroplani (impressionate pensare su cosa salivano i nostri bisnonni) impiegati nelle prime sperimentazioni, alle repliche degli aerei Wright ai veicoli impegnati nella prima guerra mondiale. In una teca sono preseti simulacri delle bombe e delle armi imbarcate su questi velivoli.

    BARCHINO IDROSCAFO IMPIEGATO NELLE PRIME SPERIMENTAZIONI

    LHONER L127 IN FORZA ALL'ESERCITO AUSTRO UNGARICO PREDA BELLICA

    SPAD S. VII AEREO DA CACCIA - AEREO FRANCESE MA IMPIEGATO ANCHE DAI NOSTRI PILOTI TRA I QUALI FRANCESCO BARACCA

    DALLE BACHENE DEGLI STRUMENTI DELL'EPOCA

    SIAMO STATI PRECURSORI ANCHE IN CAMPI CHE SAREBBE STATO MEGLIO EVITARE

    SIMULACRO DELLA BOMBA CIPELLI
    Hangar Velo (collegato da un breve tunnel ispirato alla struttura di un dirigibile.
    Ospita i velivoli in uso tra le due guerre mondiali, nonché alcuni idrocorsa (idrovolanti da competizione) utilizzati per la Coppa Schneider, tutti progetti Fiat e Macchi. Sono presenti, disposti in un area dedicata, oggetti risalenti alle spedizioni polari dei dirigibile Norge e Italia, comandati da Umberto Nobile; nonché reperti della squadriglia di idrovolanti impegnata nelle grandi traversate atlantiche comandate da Italo Balbo.


    LE TECHE CON I CIMELI DELL'EPOPEA DEI DIRIGIBILI E DELLE MISSIONI A LUNGO RAGGIO


    GLI IDROCORSA FIAT E MACCHI

    AEREO ADDESTRATORE CAPRONI CA100
     
    Hangar Badoni 
    Ospita i velivoli impiegati durante la seconda guerra mondiale e nel periodo immediatamente successivo. L'edificio risale al 1930, anche qui in perfetta attinenza con il suo contenuto. 

    UNA FOTO D'EPOCA DEGLI HANGAR CON GLI IDROVOLANTI SCHIERATI SULLA RIVA DEL LAGO

    MONOPOSTO DA CACCIA MACCHI C300 POSIZIONATO SOTTO L'ALA DI UN SIAI S.82PW MARSUPIALE

    UNA FOTOMOTRAGLIATRICE PRODOTTA DA OTTICA MECCANICA ITALIANA

    IL RELITTO DI UN RE2000 FALCO, COSTRETTO ALL'AMMARAGGIO NEL 1943 E RECUPERATO NEL 2013, ESPOSTO NEL MUSEO DOPO L'OPERA DI RESTAURO

    VEDUTA DALL'ALTO DI UNA PARTE DELL'HANGAR
     
    Hangar Skema
    Ospita buona parte dei mezzi più recenti, dai veicoli sperimentali ad una raccolta di cimeli che testimoniano l'impegno italiano in campo astronautico.

    VEDUTA DAL'ALTO DEL PADIGLIONE SKEMA

    ELICOTTERO AGUSTA BELL AB47G-2 IN SERVIZIO DAL 1954 AL 1978

    ELICOTTERO AGUSTA SIKORSKY SH-3D/TS
    Hangar 100 (il più vicino all'ingresso, ma conviene visitarlo per ultimo)
    Ultimo padiglione per data di costruzione, è stato realizzato con i lavori ultimati nel 2023, circa 1800mq di esposizione coperta. Ospita aerei di ultima generazione affiancati ad aerei più anziani in esercizio dagli anni 50 e ad alcuni aerei in uso alla pattuglia aerea acrobatica nazionale. E' presenta una teca con caschi da pilota di varie generazioni, dai caschi in pelle fino agli ultimi modelli. In un altra una raccolta di oggetti dalle missioni spaziali.

    SELEZIONE DI CASCHI DA PILOTA IN USO ALL'AEROUNATICA

    PARTICOLARE DI UN CASCO IN PELLE CON RESPIRATORE

    PIAGGIO P166M

    AERMACCHI MB339 PAN IN VISTA FRONTALE ED ALLE SUE SPALLE LA CODA DI UN EUROFIGHTER TYPOON

    LO STESSO MB339 IN VISTA LATERALE, ACCANTO SI INTRAVEDE LA CODA DEL G91 PAN 

    IL TYPOON A FIGURA INTERA

    IL MUSO DI UN PANAVIA TORNADO
     
    LA DIVISA DI VOLO DI LUCA PARMITANO E LA COMBINATA UTILIZZATA DA ROBERTO VITTORI NEL 2005 DURANTE LA MISSIONE ENEIDE A BORDO DELLA ISS
     
    Area all'aperto
    Sono esposti alcuni aerei dismessi; nel prato antistante il lago sono state posizionate opere a ricordo di figure significative o di aviatori caduti, come gli equipaggi che tentarono di portare soccorso al dirigibile Italia.





    BIMOTORE DOUGLAS C-47DL SKYTRAIN ACCANTO LA VECCHIA GRU PER IL SOLLEVAMENTO PRIMA DI BARCHINI E POI DI IDROVOLANTI

    UN GRUMMAN S2F-1 ANTISOMMERGIBILE
    Il museo ha anche un bar con area ristoro ed una struttura coperta più piccola, con esporti vari modelli di motori aeronautici, spezzoni di cabine di aerei e cimeli vari. Per non dimenticare l'abitacolo dell'F104 liberamente accessibile ed un simulatore di volo dove sperimentare il pilotaggio di un caccia moderno (non ricordo se un EFA o un F16).


     
    Il parcheggio per il pubblico è scoperto e rialzato, diciamo che la visita è agevole (anche per i disabili, essendo il museo attrezzato anche sotto questo aspetto) ma si cammina; io credo che un appassionato di aeronautica avrebbe validi motivi per passarci una mezza giornata. Non è possibile salire su nessun velivolo, sono però tutti ben osservabili e, negli hangar più grandi, visibili anche dall'altro grazie a dei camminamenti rialzati. Insomma il costo del biglietto è assolutamente giustificato ed anche la location, lungo le rive meridionali del lago di Bracciano, contribuisce molto alla qualità del tempo impiegato.
    Spero di avervi fatto venire voglia di visitare il museo, grazie per la lettura e per i commenti.
  4. Il resoconto di questa mia breve esperienza si aggiunge a quanto già scritto da Mauro e Max su Nikonland circa le modalità e possibilità di ricaricare le nostre Nikon in viaggio in assenza di prese a muro.
    Tutto questo è possibile grazie alla porta USB-C orami standard sui device elettronici di produzione più recente.
    Fossimo ancora in un mondo di batterie e prese proprietarie avrei dovuto prendere uno zainetto per tutti gli accrocchi vari oppure caricarmi di una scorta importante di batterie e centellinare gli scatti.
    E' stato, invece, possibile viaggiare con una grande autonomia e senza l'obbligo di cercare prese di ricarica aggiungendo pochi accessori e cavetti di connessione.
    Ad agosto ho avuto finalmente modo di fare un viaggio che inseguivo da tempo, il trekking sul Kilimanjaro ed il raggiungimento della sua vetta a 5895 metri.
    Il viaggio è durato 17 giorni, voli compresi, con 15 giorni effettivi in Tanzania, praticamente tutti con pernottamento in tenda.
    Era previsto anche un giro dei parchi; per cui sono stati 7 giorni per il trekking ed a seguire 7 giorni per i safari oltre i trasferimenti.
    Dedicherò al viaggio un articolo a parte sul mio blog, qui scrivo solo della parte relativa all'alimentazione della mia attrezzatura foto/video.
    La necessità di garantire energia durante tutto il viaggio era complicata dal fatto che avremmo pernottato, praticamente sempre in tenda, con nessuna sorgente affidabile alla quale collegarsi.
    Da notare, inoltre, che le batterie di una moderna mirroless non hanno grandi vantaggi dall'utilizzo delle deboli e spesso precarie fonti energetiche reperibili nei campi o sulle stesse jeep.
    Tipicamente parliamo di uno o pochi pannelli solari collegati ad una ciabatta più o meno allestita sotto un riparo o in una stanza adibita a ufficio/cucina comune.
    Soprattutto se i punti di ricarica dovete condividerli con altre persone affamate di ricarica per il loro smartphone.
    La mia attrezzatura foto/video era così composta:
    Nikon Z8 + 24-120 f4 Z + Viltrox 20 f2.8 + Sigma 150-600 C
    3 batterie extra Nikon EN-EL15C
    Gopro Hero11 + fissaggi
    3 batterie extra Gopro originali
    In aggiunta erano da alimentare anche il GPS da polso Garmin Istinct Solar, lo smartphone Samsung A52s, la torcia LED frontale e una luce Led tonda da tenda.
    Tutti i device elencati sono, necessariamente, dotati di porta USB-C con funzione di ricarica.
    In tutto il viaggio solo ad Arusha sarebbe stato possibile ricaricare qualcosa tramite prese a muro; in pratica il primo e l'ultimo giorno ed una sola notte a metà viaggio nel cambio tra i giorni di trek e quelli dei safari nei parchi.
    Cosa che ho effettivamente fatto, il penultimo giorno, tramite adattatore per lo smartphone ed il power bank (condividendo la presa con il mio compagno di stanza).
    La mia soluzione è stata di lasciare a casa ogni tipo di alimentatore proprietario e affiancare le batterie di scorta con un power bank da 24 mila mAh con porte multiple USB-C.
    Avevo, ovviamente, verificato a casa che tutti i dispositivi fossero pienamente compatibili con il battery bank e, sopratutto, con i cavi USB-C.
    In questa immagine il materiale foto/video che ho portato con me (peso totale effettivo 4,2 kg circa)
    Il Sigma non è più con me ed ho fotografato il sostituto Nikon 180-600, ma i volumi sono praticamente gli stessi ai fini di una panoramica del set.

    Il power bank ed i cavi di ricarica USB-C e Garmin con innesto proprietario (circa 700 grammi totali).

    Per i dettagli tecnici del battery bank (Anker 737 Power core) vi metto il link Amazon con anche il costo aggiornato: Amazon.it
    Credo siano già disponibili nuove versioni, e vari altri modelli di maggiore o minore capacità che possono adattarsi meglio ai singoli casi.
    Comodissimo il display oled che si attiva da solo e consente di verificare la situazione in ogni momento.
    Io ho scelto Anker essendomi trovato sempre bene con il loro prodotti ma esistono vari altri produttori che godono di buona fama nel settore.
    Al termine del viaggio ho riportato con me circa 1800 foto e quasi 650 file video a 4k in totale da tutti i dispositivi.
    La parte video era quella che più mi impensieriva, soprattutto per la GoPro le cui batterie lillipuziane sapevo già durare molto poco; in effetti mi sono accorto che, per la Z8, le fasi di attesa/inseguimento con AF attivo e la registrazione video sono quelle nelle quali viene mantenuta costante la richiesta di energia e che fanno salire il consumo a dispetto, magari, di pochi scatti fatti nella giornata.
    Inoltre, almeno per la prima metà del viaggio, il freddo intenso non ha certamente aiutato le batterie a mantenere la carica; durante la notte siamo stati spesso intorno o poco sotto lo zero.
    Alla fine del viaggio avevo consumato il 95% della carica del power bank, ed ero con una batteria a mezza carica abbondante nella Z8 ed una quasi intera nella Gopro.
    Durante il viaggio le ricariche sono avvenute la sera in tenda, a fine giornata collegavo uno o due  dispostivi (con batteria scarica o quasi all'interno) e li lasciavo collegati durante la cena; scollegavo tutto prima di andare a dormire.
    Una sola volta ho dimenticato la GoPro e una torcia in carica tutta la notte (circa 677 ore) e mi sono perso un 15% di carica del battery bank, motivo per il quale consiglio di non lasciare device in carica a tempo indefinito.
    Probabilmente il freddo notturno non ha aiutato, per fortuna la carica persa non è risultata fondamentale per concludere il viaggio.
    I tempi di ricarica sono stati ragionevoli, tendenzialmente recuperavo la carica di una EN-EL15c scesa al 5% in un paio d'ore, pur tenendo collegata anche la GoPro piuttosto che il Garmin.
    Lo smartphone si carica in un'ora scarsa ma lo accendevo molto poco per cui il suo consumo totale è stato molto limitato, idem per le torce led.
    Anche il Garmin, avendo il pannello solare integrato, ha consumato poco pur avendone sfruttato il GPS per 6 giorni consecutivi.
    In ogni modo, per chi vuole fare il conto di quante ricariche può fare con un battery bank, a casa basta misurare gli mAh delle batterie e frazionarci la capacità del battery Bank; in questo caso erano 2280 x le EN-EL15c e 1720 per le batterie GoPro.
    Ragionando sulla sola Z8,ad esempio, si possono ottenere circa 10 ricariche complete dai 24 mila mAh.
    In conclusione ritengo che l'utilizzo di un power bank sia consigliabile in situazioni come la mia; non per la riduzione di peso in quanto se andate a pesare il vostro carica batterie vi accorgete che è piuttosto leggero.
    Ma, piuttosto, per la tranquillità di non dover dipendere dalle strutture locali in luogo dove non solo difficili da trovare ma anche di scarsa affidabilità e temete per la salute della vostra costosa attrezzatura.
    Il costo, inoltre, è decisamente basso in rapporto a quello dell'attrezzatura; basta considerare che ho pagato il power bank poco più di quanto costa una singola batteria Nikon originale.

    Nota aggiuntiva:
    In altri viaggi nei quali ho avuto facile accesso a delle prese a muro affidabili ho utilizzato un alimentatore USB con prese multiple al posto del battery bank

    Link Amazon per caratteristiche dettagliate e costi: Anker AtomIII
    Anche di questo sono disponibili versioni più potenti.
    In abbinamento alla Z30 forma un insieme decisamente più compatto e leggero (volendo con meno batterie extra) e dispositivi sempre carichi al mattino.
    Tra l'altro mi è comodissimo anche a casa perché sostituisce tutti i caricabatterie altrimenti necessari e supportando le cariche rapide è anche molto veloce, diversamente dai vari alimentatori USB originali rimasti nel cassetto dopo la dismissione dei vecchi smartphone che diventano sempre più lenti se utilizzati con giocattoli più recenti.
    Consigli per chi volesse dotarsi di questi accessori:
    Prima di tutto verificate se il vostro o i vostri device prevedono la ricarica USB-C, poi se il power bank ed i cavi che volete acquistare sono PD (power Delivery), è generalmente ben indicato dal produttore.
    Un'altra cosa che va considerata nella scelta sono le connessioni disponibili, nel senso che un numero maggiore di porte consente la ricarica di più device contemporaneamente ma a scapito di maggiori dimensioni e pesi.
    Ovviamente più dispositivi insieme riducono l'autonomia del battery bank in proporzione ala dimensione delle batterie da alimentare.
    Inoltre le ormai vetuste porte USB-A potrebbero rivelarsi utili per la ricarica di dispositivi meno recenti o in assenza di adattatori USB-A/USB-C; attenzione che la velocità di ricarica non sarà comunque la stessa.
    verificate inoltre eventuali limiti di imbarco sui voli in base alla potenza del battery bank (generalmente vanno messi nel bagaglio a mano) e ricordate che il peso è direttamente proporzionale alla capienza; un 40 mila mAh non potrà mai pesare come un 10 mila mAh. almeno a parità di tecnologia impiegata.
    Per gli alimentatori USB vale il discorso della potenza, maggiore è e meglio potrà gestire la ricarica di più dispositivi e di batterie più grandi.
    Se poi ha funzionalità di ricarica veloce ben fatte sarà anche più rapido dove consentito (es. la ricarica rapida di Samsung)
    Spero di essere stato abbastanza esaustivo nella descrizione, ma non esitate a chiedere.
  5. Nella stupenda cornice di palazzo Bonaparte che affaccia su Piazza Venezia a Roma è in esposizione la mostra dedicata a Mario testino.
    La mostra è iniziata da poco e termina, salvo variazioni, il 25 agosto.
    Il tema è un lavoro frutto di una ricerca in giro per il mondo (circa 30 paesi) durata 7 anni. L'idea di fondo è mettere i costumi le popolazioni che li indossano in un set alla Testino.
    Per tutte sfondo uniforme, non ci sono foto ambientate, luci ben controllate anche se i set sono stati allestiti anche in esterna. 
    Sono andato domenica scorsa, di passaggio a Roma e ho visitato questa mostra in coppia con quella di Vincent Peters tenuta al piano superiore, costo del biglietto 20 euro per entrambe.
    Senza dilungarmi troppo, anche perché Testino lo conosco solo come fotografo di moda e non mi voglio sbilanciare in giudizi affrettati, consiglio di andare se potete.
    Le foto sono, ovviamente, molto meglio da vivo e le stampe in grande formato esaltano molto le inquadrature.
    Io riporto solo alcuni esempi per me significativi, il totale delle stampe esposte è di circa 70 in vari formati, dal quadrato al verticale, all'8/10.

    La mia prima impressione è stata il vedere soggetti occasionali interpretare pose professionali, probabilmente perché sono nel DNA di Testino.
    Attenzione, nel video del backstage all'inizio del percorso, si capisce bene come lo staff ed il fotografo hanno selezionato i figuranti, ma anche le prime difficoltà di comunicazione con persone non abituate a lavorare su un set di moda.
    Qui alcuni esempi.
      
    Una di queste due figure dovrebbe risultare conosciuta a Max.
    Ci sono poi inquadrature più estreme.
    Come questi "saltatori" del centro asia

    E questi uomini giapponesi con vistosi tatuaggi

    Immagini non epocali a mio gusto ma che meritano di essere viste per arricchire il nostro bagaglio visivo.

     

    Tutte le immagini sono state scattate con Z30 e Viltrox 20 f2.8


     
     
  6. In parallelo con la mostra di Mario Testino anche Vincent Peters espone a Roma a Palazzo Bonaparte.
    E' la stessa serie di immagini già esposte Milano e Bologna; anche questa, come Testino, termina il 25 agosto; è possibile fare il biglietto per la mostra singola (15,00 euro) o cumulativo per le due mostre (20,00 euro).
    Peters espone una ragguardevole serie di ritratti di personaggi famosi ma anche alcune opere frutto di lavori personali; circa 90 immagini realizzate tra il 2001 ed il 2021.
    Per me il tratto distintivo di queste foto è il lavoro sulla luce, anche se alcune stampe presentano evidenti segni di una post produzione per me eccessiva.
    Qui alcuni esempi:
    Una immagine famosissima di Charlize Theron, per me bellissima (la pubblico nonostante il led verde che riflette sul vetro e che non sono riuscito a ridurre a zero).

    Due foto note di Peters con Christian Bale e Emma Watson
     
    Vincent Peters ha una particolare predilezione per Monica Bellucci che ha ritratto moltissimo nel corso degli anni (anche nel periodo della gravidanza).
     
     
    Due immagini della serie Riot, le mie preferite quelle con le statue
     
     
    Consiglio di approfittare e visitare le due mostre insieme, i percorsi non sono lunghissimi; nel dubbio meglio vederle entrambe.
    Tutte le foto sono state realizzate con Nikon Z30 e Viltrox 20 f2.8
  7. E' passato un po di tempo ma grazie alla quarantena casalinga da Covid-19 ho finalmente aggiornato i miei Godox.
    E visto che qui li abbiamo in molti e che la letteratura italiana sui Godox ( Nikonland esclusa ) è abbastanza limitata ho pensato che sarebbe stato utile scriverci due righe sopra.
    Allora, per cominciare il mio set Godox è abbastanza basico: XproN + TT685N + TT350N, che utilizzo a volte da soli a volte in coppia ( a proposito il TT350 si sposa a meraviglia con la Z6 come flash da viaggio ).
    Da quando li ho acquistati Godox ha rilasciato alcuni aggiornamenti del firmware, che aggiungono alcune funzioni ai vari flash e frigger. Visto il passaggio dalla D800 alla Z6 ho pensato sarebbe stata una buona cosa allineare anche il software del sistema di illuminazione.
    Il primo scoglio è capire cosa fare, in questo Godox non è particolarmente prodiga di consigli e bisogna girare un po in rete, trovando quasi esclusivamente fonti in lingua inglese.
    Questa è la pagina del sito Godox dedicata ai firmware dei loro prodotti: Godox download, qui è possibile scaricare i file Zip che ci interessano. In particolare i Godox Update Software G1 e G2 che si occupano dell'aggiornamento, si perché non usando schede di memoria i dispositivi vanno collegati ad un computer con istallate queste applicazioni diversamente dalle nostre Nikon.
    E qui arriva la prima sorpresa ( in negativo per me ), quando scopro che Godox supporta solo la piattaforma Windows; chi ha un Mac non potrebbe effettuare l'aggiornamento. La soluzione arriva con l'utilizzo di Parallel Desktop che mi ha consentito di istallare Windows 10 sul mio iMac e quindi di procedere all'operazione.
    L'altro scoglio nasce quando mi accorgo che i flash hanno una porta dati per l'aggiornamento ma non hanno il relativo cavo in dotazione nella scatola, ne il Trigger ovviamente. Nuova ricerca ( e domanda su Nikonland ) e scopro che serve un semplice cavo USB, ma in realtà non ne basta uno, perché ? Perché mentre il Trigger Xpro ha una porta USB-C sia il TT350 che il TT685 hanno delle porte Micro USB. A questo punto recupero un cavetto ed un'adattatore del vecchio Huawei. Quindi, controllate prima i dispositivi e non buttate i vecchi cavi che non si sa mai...
    A questo punto il più è fatto, basta istallare i software su Windows e provvedere all'aggiornamento.
    La procedura è semplice, con il flash o il Trigger spenti e senza batterie, avviate il software e poi collegate il dispositivo da aggiornare che verrà subito riconosciuto, selezionate il file ( precedentemente estratto dal file .zip scaricato dal sito Godox ) da utilizzare e poi date avvio. Vedrete una barra verde che indicherà prima la cancellazione del vecchio firmware e poi l'istallazione del nuovo. Calcolate circa un minuto per tutta la storia, ovviamente da ripetere per ogni pezzo del vostro set Godox.
    Unica cosa che può creare un certo panico è che la versione G1 del software Godox è in cinese senza traduzione, diversamente da quella G2 che è in inglese. La cosa è importante perché la versione G1, che si potrebbe pensare superata dalla successiva, è necessaria per operare su alcuni dispositivi, nel mio caso per aggiornare il TT685, provando con la versione G2 non viene trovato il file per l'aggiornamento. Ve ne accorgente anche perché cambia l'estensione ( .fri invece che .dfu ).
    Di seguito le schermate dei due software, va da se che cliccare sui pulsanti in cinese può essere oggettivamente motivo di panico per molti.
    EDIT: Come segnalatomi è possibile avere in inglese anche la versione G1, basta cliccare sul primo pulsante in basso da sinistra.
    Godox software G1

     
    Godox software G2

     
    Spero di essere stato sufficiente esaustivo ed utile per chi volesse aggiornare i propri Godox alle nuove funzionalità
  8. Visto il pessimo meteo di domenica su Roma ho deciso di dedicare il pomeriggio alla mostra di Giovanni Gastel al MAXXI di Roma.
    Qui sul sito del MAXXI: MAXXI / Gastel
    Qui il sito web di Gastel: Gastel.it
    Gastel è uno dei fotografi italiani in attività più noti, famoso sopratutto per i suoi ritratti di personaggi celebri ma molto prolifico anche nel campo della moda con numerose collaborazioni.
    Presidente dell'associazione nazionale fotografi professionisti è sempre stato impegnato nel mondo dell'arte; è anche autore di alcuni libri di poesie.
    La pioggia ha scoraggiato molti ma non tutti e quindi ho trovato una discreta presenza nella sala della mostra, accentuata dai limiti di assembramento imposti dalle norme anti covid in vigore.
    Il MAXXI ha destinato alla mostra la sala Graziella Leonardi Buontempo nella struttura secondaria del complesso, lato destro per chi entra da via Guido Reni.
    Costo del biglietto 10,00 euro per la sola mostra di Gastel.
    La mostra si compone di poco meno di 200 ritratti di altrettanti personaggi noti, compresi anche i suoi figli ed un barboncino che presumo essere anche lui componente della famiglia Gastel. Organizzati su grandi pannelli bianchi messi in modo da creare degli ambienti semi aperti, tranne una parte esposta in una stanza lunga con le pareti nere.



    Non sono e non voglio apparire un'esperto, nessuna rassegna dei volti o commenti tecnici.
    Chi vuole conoscere meglio la fotografia di Gastel può trovare informazioni e spunti in abbondanza sul suo sito web o ascoltarlo su Youtube nelle innumerevoli interviste disponibili.
    Per quanto mi riguarda è un fotografo che non seguivo particolarmente, conoscevo il suo nome per alcuni ritratti famosi ( come quello di Obama ) ma sono andato alla mostra con curiosità. Per non arrivare totalmente impreparato ho letto qualcosa su di lui ed ho visto un paio di interviste. Personaggio decisamente particolare, diretto del parlare di fotografia anche se molto misurato nei termini. Mi aspettavo molto anticonformismo nelle foto, invece la maggioranza dei ritratti sono in bianco e nero con la luce e lo stile che conoscono praticamente tutti.
    Alcuni scatti facevano eccezione, ma diciamo un buon 70% delle immagini è "tutto uguale" per usare i termini dell'uomo della strada. Anche se poi, osservando con calma, ci si accorge di come i piccoli gesti sono quelli che rendono le pose "non proprio tutte uguali". In massima parte sono foto scattate in studio, pochi i ritratti ambientati. Così come in minoranza sono gli scatti a colori, con forte predilezione per il bianco e nero.
    A caldo direi un bel compendio sul ritratto ( sopratutto mezzo busto ), molti gli spunti per un fotoamatore come me che vuol capire come rendere una foto interessante senza ricorrere a colori ipersaturi o espressioni improbabili, generalmente i soggetti sono tranquilli e le luci ben dosate, si vede la mano di un professionista.
    Particolare il ritratto di Franco Maria Ricci ( qui sotto a sinistra ), in foto forse non rende, ma sembrava un dipinto del 700 invece che una fotografia.

    Nel complesso consiglio di visitare la mostra, data la breve durata qui a Roma sono certo che verrà portata anche in altre città. Purtroppo non ho trovato indicazioni in tal senso ma il discreto successo di partecipazione dovrebbe indurre i curatori a visitare almeno Milano ( città di residenza di Gastel ).
    Spero che queste mi note sintetiche abbiamo reso bene l'idea della mostra di Gastel.
  9. Prendo spunto da una breve video intervista di Alex Majoli vista su facebook.
    Alla domanda circa le fonti dalle quali un fotografo avrebbe dovuto attingere per la sua formazione, lui risponde escludendo in modo espliciti i testi di fotografia, in particolare i volumi fotografici! E' un concetto che ho già visto o letto esposto da altri professionisti, seppure ognuno a modo suo. Ovviamente detto così colpisce l'attenzione ed è strano e, verrebbe di rispondere, anche poco sensato, eppure ha un senso.
    Il concetto di base, per come lo interpreto io, è che ognuno di noi mette nelle foto che scatta il proprio essere, la propria sensibilità, le proprie tendenze o manie. Chi è precisino, chi odia il buio e vuole immagini luminose, chi evita lo sguardo del modella/modello e chi invece lo cerca sempre... insomma noi stessi.
    Ed ecco che alimentare la nostra conoscenza leggendo libri di poesia o di narrativa, andando al cinema per vedere commedie o drammi, visitare musei per ammirare sculture e dipinti, ma anche ascoltare buona musica e cimentarsi in attività sportive per noi piacevoli contribuendo a costruire una coscienza ed allargare le nostre vedute e la nostra sensibilità, così da dare al nostro cervello concetti potrà assorbire ed elaborare per poi riversarli, spesso a livello inconscio, nelle nostre foto.
    Io ho avuto modo di sperimentare questo meccanismo durante il mio viaggio in Africa. Sono partito per un safari fotografico senza aver mai fotografato animali, davvero, nemmeno in uno zoo o bioparco che sia. E nemmeno avevo letto volumi sull'argomento; per mancanza di tempo sono partito quasi a digiuno di esempi o di tecniche. Avevo solo quello che ho visto in TV o sul web.
    Eppure mi sono reso conto che, scattando, inseguivo delle situazioni specifiche, soprassedevo dallo scattare in alcune situazioni perché la scena non era come la volevo. E mi sono accorto anche che, nella composizione, seguivo dei canoni precisi, come se il senso estetico che mi guida quando fotografo una modella in studio fosse lo stesso anche per un leone o per una giraffa ripresi libero nel loro ambiente.
    Io credo che questo sia un'aspetto importante nella vita di un fotografo, non tanto perché non possiamo seguire solo le orme di altri, ma proprio per capire che un'arte come la fotografia non si alimenta da sola ma pesca da tutto ciò che ci circonda. Tanto più oggi che tutti hanno uno strumento fotografico e che il numero di immagini prodotto è addirittura ridondante.
    My two cents.
  10. Questo mio scritto vuole essere solo una breve descrizione di quanto sperimentato sul campo durante il mio primo safari fotografico.
    Avendo deciso di fare questo viaggio mi sono rapidamente reso conto di avere bisogno di una lente a lunga focale per non ritrovarmi in difficoltà una volta sulla jeep.
    In effetti, posso anticipare che ci sono momenti nei quali anche 400mm ( su Full Frame ) rischiano di diventare pochi. Anche se poi la tecnica ci insegna che le lunghe focali non servono a fotografare lontano ma a riempire il fotogramma...
    Avendo una Nikon D800 ho cercato tra le varie possibilità offerte e subito la scelta si è ristretta a poche lenti, ancora più ristretta dopo aver verificato i costi di acquisto. Insomma, incoraggiato anche dai test fatti qui su Nikonland, ho deciso di prendere il Sigma 100-400. Oltretutto il più leggero e compatto nel lotto dei contendenti.
    Una volta in viaggio ho, forse anche forzatamente, utilizzato il Sigma per ogni genere di inquadrata, più volte a discapito del Nikon 24-120 f4 che copriva la parte "corta" del mio corredo.
    Quindi, a seguire, trovate tutte immagini scattate con la D800, senza uso di filtri fisici, ma solo postprodotte con Lightroom sl mio Mac.
    IS0 1250 - 1/2500sec - 400mm - f6,3

     
    ISO 1250 - 1/4000 sec - 100mm - f5,6

     
    ISO 1250 - 1/2000 sec - 400mm - f6,3

     
    ISO 1250 - 1/8000 sec - 220mm - f6,0 ( LEGGERO CROP )

     
    ISO 800 - 1/2500 sec - 400mm - f6,3 ( LEGGERO CROP )

     
    ISO 800 - 1/1000 sec - 400mm - f6,3

     
    ISO 400 - 1/1250 sec - 400mm - f6,3 ( CROP SOSTANZIOSO QUASI A FORMATO DX )

     
    ISO 400 - 1/2000 sec - 112mm - f6,3

     
    ISO 400 - 1/500 sec - 400mm - f8,0

    Commenti ben graditi.
  11. A causa di un problema con l'HD del Mac mi sono trovato nella necessità di recuperare alcuni scatti recenti non presenti nell'ultimo BackUp di Time Machine.
    Ho chiesto consiglio ad amici più esperti in campo informatico ed ho ricevuto indicazioni per vari programmi. Per ragioni di tempo e per la necessità di recuperare il prima possibile l'uso dell CF e SD oggetto di recupero ho potuto sperimentare solo alcune delle soluzioni proposte. Di seguito le mie esperienze.
     
    Essendo dotato di schede Compact Flash e SD all'80% di marca Lexar ho pensato, come prima soluzione, al loro software proprietario, pubblicizzato anche sulle confezioni del loro prodotti, contando sul fatto che, certamente, non avrebbe avuto problemi a leggere i dati, anche danneggiati, sulle loro schede.
     
    Il software si chiama Lexar Image Rescue, disponibile il download dal sito web Lexar.
    Il programma viene rilasciato in versione Demo gratuita o in versione Full al costo ( ad oggi ) di circa 34.00 Usd.
    La versione Demo ha la limitazione di recuperare solo tre files una volta installato sul Mac. Per poter recuperare altri files si dovrebbe ripetere la procedura di installazione, della durata di un paio di minuti. Ovviamente è una cosa impensabile per chi deve recuperare decine o centinaia di foto.
    Una volta avviato, il programma procede alla scansione del supporto di memoria, scansione che richiedere un certo tempo. Calcolate che ha richiesto circa 14 minuti per una Sandisk Extreme Plus 80mb/s da 32gb collegata ad un Macbook Pro 15" con un lettore USB2. Terminata la scansione i files trovati sono tutti elencati con anteprima ( laddove possibile ) e posso essere salvati all'istante in apposita cartella con un colpo di mouse.
    La presenza nella lista non garantisce che il singolo file sia leggibile, infatti ho trovato un breve video che non riesco ad aprire. Probabilmente la mancanza di un'immagine di anteprima del file è già una spia di eventuali danni allo stesso.
     
    Esiste anche un software Sandisk, si chiama RescuePro, lo segnalo per completezza ma non l'ho provato. Il costo dovrebbe essere di circa 40.00 usd per la versione standard, esiste anche una versione Delux con funzionalità aggiuntive.
     
    Ho invece risolto il problema con Runtime get Data Back, il software si può scaricare ed installare sul PC oppure utilizzare direttamente nella versione "autonoma" denominata Simple Portable ( se qualcuno sa indicarmi il corretto termine informatico provvedo alla correzione ).
     
    Ho utilizzato il Run Get data Back su un PC con Win7 e hardware non recentissimo, direi che non è pesante e non richiede molte risorse al sistema per funzionare. 
    Per schede CF Lexar 800X da 32gb ho avuto pochi secondi di attesa per la scansione dei volumi ed indentificazione dei files cancellati.
    Il software chiede di indicare il File System e poi il tipo di file da evidenziare, cioè se visibili o cancellati. Dopo di che si procede al trasferimento dei files selezionati, l'attesa varia in base al volume dei dati ed alla velocità di trasferimento dal supporto. Considerate, indicativamente, un'attesa di qualche minuto per una 30ina di Gb su collegamento USB.
     
    Ho poi messo di nuovo alla prova il programma formattando la stesa scheda, a recupero effettuato, prima sulla D800 e poi sul PC. In questo caso il software non ha trovato nessun file sulla CF. Questo per confermare che il recupero dei dati diventa molto più difficile se si sovrascrive il supporto o se effettuano formattazioni dello stesso. Una ragione in più per mantenere sempre dei back up aggiornati su più supporti del proprio archivio fotografico o video. E per non riutilizzare subito una scheda di memoria che contiene immagini importanti prima di averne fatto almeno un copia di sicurezza.
     
    Mi è stato anche consigliato il software TestDisck Data Recovery, sembra promettere bene, ma l'interfaccia a righe di testo mi ha scoraggiato e non ho insistito dopo il primo tentativo.
    Altri software che mi sono stati consigliati sono RS Photo Recovery, Recuva e Data recovery Wizard Free. Non li ho testati ma li segnalo per completezza di informazione.

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