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Zulu

Nikonlander
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  1. Zulu
    L'Altopiano del Montasio, con un estensione di circa 1.000 ettari, metà dei quali adibiti a pascolo, si trova sul versante meridionale del Jof di Montasio (Alpi Giulie) ad un'altitudine compresa tra i 1.500 e i 1.800 metri ed è raggiungibile da Sella Nevea (UD).
    L'altopiano ha una elevata biodiversità per la presenza di ambienti di transizione. L’area del Montasio è inserita all’interno della zona speciale di conservazione (ZSC) Jôf di Montasio e Jôf Fuart e nella zona di protezione speciale (ZPS) Alpi Giulie, rientranti nell’ambito della rete di protezione europea Natura 2000. Tra le specie animali presenti vanno segnalati gli ungulati quali Stambecchi (600 esemplari), cervi e camosci; sono presenti anche lepre alpina, marmotta, martora e, sporadicamente, gatto selvatico, lince ed orso; questi ultimi due solitamente provenienti dalla vicina Slovenia. Presenti anche gallo forcello, gallo cedrone e aquila reale. Per quanto riguarda la flora presenze rilevanti di stella alpina, campanula di Zois, rododendri, papavero delle Giulie, scarpetta di venere.  
    Dal 1936 l'altopiano è di proprietà dall'Associazione Friulana Tenutari Stazioni Taurine che lo ha acquistato, assieme alle malghe, dal comune di Chiusaforte e che gestisce anche la rete di sentieri. L'altopiano è noto per la produzione dell’omonimo e prelibato formaggio DOP, il Montasio appunto.
    Uno dei percorsi più conosciuti è il giro delle malghe, da fare preferibilmente in inverno nella sua interezza (il ritorno avviene per la strada che collega Sella Nevea ai piani del Montasio che in inverno è chiusa e ben innevata, ma in estate è percorsa dalle automobili che salgono sull'altopiano). Si tratta di un percorso di 12 km con un dislivello di poco meno di 500 metri senza difficoltà tecniche, quindi di difficoltà medio/facile, tenendo però presente che sono solitamente necessarie le ciaspole e serve quindi un minimo di forma fisica ed abitudine al loro utilizzo su lunghe percorrenze.
    Le foto che seguono, tutte con Z6 e 24-200 sono del 28 febbraio scorso.
    Il primo tratto è il più impegnativo e, partendo come detto da Sella Nevea, si percorre in pochi chilometri quasi tutto il dislivello in salita seguendo una rotabile di servizio:
    1.

    fino ad arrivare alla malga Cregnedul di Sopra a 1.525 mt:
    2.

    da qui il sentiero prosegue in quota con brevi saliscendi; si raggiungono i ruderi di alcune malghe e casere
    3.

    fino a raggiungere la seconda malga, casera Larice:
    4.

    siamo nel tratto più panoramico, con il massiccio del Canin a sud (sullo sfondo nella foto sopra), verso ovest la val Raccolana con la vista che spazia alle vette delle Alpi Carniche (sotto)
    5.

    e a nord il Jof di Montasio
    6.

    si prosegue in falso piano
    7.

    fino a raggiungere i Piani del Montasio, parte finale della traversata dove inizierà la discesa. Qui troviamo le ultime malghe: malga Parte di Mezzo
    8.

    9.

    e malga Pecol
    10.

    da qui la vista sia apre sul Montasio
    11.

    12.

    Dopo un ultimo sguardo al massiccio del Canin è tempo di iniziare la discesa per rientrare al punto di partenza.
    13.

     
     
     
     
  2. Zulu
    In vari luoghi del Friuli esistevano villaggi montani al servizio di miniere ubicate in alta quota. Le miniere, ormai da molti anni inattive, sono chiuse e questi antichi insediamenti appartengono ormai al passato e ne rimane soltanto qualche edificio isolato. Uno di questi villaggi, sul monte Cocco, è stata la meta di questa ciaspolata a fine febbraio.
    L'itinerario parte dalla val Uqua, sopra Ugovizza e, seguendo un percorso ad anello, ci porta prima all'ex villaggio per poi proseguire verso la vetta del monte Cocco. Lasciato il parcheggio, il primo tratto di percorso è su strada asfaltata che lascerà presto spazio ad un lungo tratto di pista forestale che poi si trasforma in sentiero.
    L'alpe di Ugovizza preserva un tesoro di grande importanza: l'abete rosso di risonanza. Albero imponente, dal cui legno si ricavano le tavole armoniche per la realizzazione di preziosi strumenti musicali, ricercato fin dai tempi antichi dai liutai per la fabbricazione di strumenti musicali a corde quali violini, viole, violoncelli. I liutai scelgono il legno per la fabbricazione di strumenti musicali in base alla sua capacità di “risuonare”: a questo scopo battono un’estremità del tronco ed ascoltano, con l’orecchio appoggiato all’estremità opposta se arriva il suono e con quale intensità. All'inizio del percorso una scultura fatta con questo legno rappresenta un bambino che suona il pianoforte.

    Il percorso si snoda all'interno della Riserva Naturale della Foresta di Tarvisio

    In questa prima parte si alternano tratti di sentiero pulito, dove si cammina e tratti innevati dove servono le ciaspole; per un lungo tratto la pista forestale è faticosa e molto ripida; una foto ad un elleboro è anche l'occasione per prendere fiato.

    Il percorso a volte è segnalato, ma per lo più manca di riferimenti, soprattutto in inverno con ambiente innevato; in questi casi l'uso di una traccia gps è utile.

    Il percorso si snoda lungo terreni paleozoici che vanno dall’Ordoviciano superiore al Carbonifero inferiore (460-330 milioni di anni); particolarmente interessanti sono alcuni affioramenti del Siluriano (443-419 milioni di anni fa), sia per il loro contenuto in macrofossili sia perché si tratta delle rocce più antiche presenti in Friuli Venezia Giulia. La stagione e la neve, però non permettono di apprezzare questi aspetti. Nel tratto finale l'ascesa si fa meno ripida:

    e si iniziano a vedere degli scorci panoramici.


    Si arriva così all'ex villaggio Cocco. I minerali estratti da queste miniere  erano principalmente ferro e poi manganese e nickel. Le fasi iniziali dell’attività di estrazione mineraria erano probabilmente legate alle presenza nella Valle del Fella, nel periodo tra il 1300 e il 1600, di fucine attive nella lavorazione del ferro e di altri metalli.  Documenti storici documentano che l’area venne sfruttata occasionalmente a partire dal 1560 e con maggior continuità nel periodo finale del dominio asburgico. L’attività estrattiva raggiunse il suo apice nel periodo tra il 1937 e il 1940 e nel 1938 venne edificato il Villaggio Minerario che contava vari edifici dove vivevano tra le 200 e le 300 persone tutto l'anno. Con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale l’attività venne sospesa per cessare definitivamente nel 1947. Nel periodo tra il 1956 e il 1958 si svolsero nuove indagini di approfondimento, ma l’attività estrattiva non venne più ripresa e nel 1962 il villaggio minerario, ad eccezione dell’edificio principale, venne smantellato abbattendo gli edifici in legno e la chiesetta, ancora in funzione nel 1962, che fu l'ultima ad essere abbattuta. Oggi come detto rimane solo un edificio in muratura assieme alle tracce dei tracce dei terrazzamenti sui quali sorgevano le altre strutture e qualche muretto in pietra.

    Qualche foto d'epoca, presa dal web, descrive com'era una volta il villaggio:


    Dopo una necessaria sosta, il sentiero continua a salire verso la vetta del monte; in estate sono visibili anche alcuni ingressi della miniera, ma oggi dobbiamo accontentarci della vista dall'alto del sito del villaggio

    prima di iniziare la discesa che, tra alpeggi, malghe e casolari

    ci riporta al punto di partenza quando la luce stava ormai calando.

    27 febbraio 2022 - Nikon Z6 e 24-200.
  3. Zulu
    Sauris è un comune della Carnia con meno di 400 abitanti. Situato in una vallata isolata tra i 1.000 e i 1.400 metri di altitudine; ancora oggi la strada per raggiungerlo è impervia, ma soprattutto nei tempi antichi raggiungere la valle era un'impresa. Ciò ha sicuramente determinato il mantenimento di vecchie tradizioni e della loro lingua particolare. Sauris infatti è anche un'isola linguistica riconosciuta, dove si parla una lingua antica e affascinante. Si tratta di un dialetto tedesco, appartenente al gruppo linguistico del bavarese meridionale che presenta affinità con i dialetti carinziani e tirolesi. Da un lato la lingua saurana (de zahrar sproche) ha risentito nel tempo del contatto con le popolazioni confinanti, parlanti lingue romanze, dall’altro essa conserva molti tratti arcaici, derivati dal tedesco parlato nel XIII secolo (mittelhochdeutsch), quando la comunità fu fondata.
    Sauris è circondata da montagne aspre e scoscese, meravigliosi boschi, pascoli e malghe ed è anche famosa per il suo lago artificiale. Lo scorso fine settimana ho trascorso tre giornate in giro per i suoi ripidi sentieri. Ecco il resoconto fotografico:
     
    La frazione di Lateis, con sullo sfondo il monte Veltri da un sentiero sul monte Olbe

     
    Dallo stesso sentiero foschie verso la vallata di Ampezzo

     
    e uno scorcio sul lago artificiale ghiacciato:

    Il lago si è formato con la costruzione tra il 1941 e il 1948 di una diga; è chiamato anche lago della Maina dal nome del paese (La Maina) che è stato sommerso e i cui resti si trovano ancora in fondo al lago.
     
    Un'altra caratteristica del luogo riguarda l'architettura delle abitazioni caratterizzata dall'utilizzo delle materie prime locali, legno e pietra e da tecniche di costruzione collaudate nel corso dei secoli. Hanno generalmente il piano terreno in pietra e i piani sopraelevati in legno, costruiti con la tecnica del Blockbau, cioè con tronchi incastrati negli angoli. L’architettura saurana rappresenta il collegamento più evidente con la vicina Carinzia, ma ricorda anche le case Walser delle alpi occidentali
    +
     
    Ancora una veduta verso sud dal monte Olbe con sullo sfondo il monte Lovinzola

     
    Pascoli e alpeggi sono una delle caratteristiche del luogo e si trovano casere, malghe e stavoli


    Anche l'intaglio del legno è tra le attività artigianali del luogo
     
    Verso Col Gentile

     

     
    Il monte principale e più interessante della zona è il monte Bivera, 2474 mt, qui ripreso dal rifugio Eimblatrimb:

     

     
    Di notte, il cielo stellato sopra il lago è affascinante

    mentre alla mattina il primo raggio di sole che entra nella valle tinge di giallo le cime degli abeti

    e poco dopo la luna tramonta dietro il Bivera

     
    Poco dopo un altro sentiero da Sauris di Sopra

    ci porterà verso Sauris di Sotto

     
    L'ultima sorpresa della giornata sarà un piacevole ed inaspettato incontro

     
     
     
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