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Silvio Renesto

Nikonlander Veterano
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Blog Comments posted by Silvio Renesto

  1. 29 minuti fa, Gabriele Castelli ha scritto:

    ... La gatta nella foto 3 e 7 è una supermodella, e secondo me lo sa 😁

    Anche l'Angora bianca/o. E' Duchessa degli Aristogatti (se in giro trovate scritto che è una persiana è sbagliato, i persiani hanno il muso schiacciato) 😉

    Unica nota stonata di quel bar, per i gatti non per le persone, è che hanno messo una serie di "patatoni" insieme ad un ninja esagitato (come si vede bene nella foto successivamente pubblicata da Giovanni). Poverini. Il bengal (come altri incroci con specie selvagge) è una di quelle razze che se non ha abbastanza spazio e cose da fare (o distruggere), devi portarlo a far la passeggiata come i cani perchè si possa sfogare (al guinzaglio se no non lo trovi più ;)).

  2. Ma che bello!

    Le foto sono davvero molto belle. Mi piace la "sofficità" delle tue immagini, perfettamente in linea col tipo di gatti presenti. Complimenti!

    Hai fatto bene a escludere i presenti umani che magari non avrebbero gradito, però se ti interessasse ritornare a fare delle inquadrature più ampie ho un suggerimento: quando sono andato al Catmint cafè (era in zona Città studi, poi fallito causa Covid), mi sono accordato con la responsabile, anche là (una graziosa giovane) cinese, per entrare appena prima dell'apertura.
    https://www.nikonland.it/index.php?/blogs/entry/312-reportage-neko-caf%C3%A8-ma-cos%C3%A9/

    Per le foto singole:

    Come ho detto mi piacciono tutte. Ottime inquadrature luce, sfuocati (peccato solo per la maniglia o interruttore, insomma il rettangolo proprio dietro il muso del ?certosino). Partiolarmante bella la prima con il Maine Coon che sbuca guardando in alto, tenera la seconda con lo Scottish fold, (anche se soffro per lui), buffo il persiano che guarda giù dalla trave (come per lo scottish fold, soffro un po').

    In quanto ai gatti mi sorprende una cosa: diversamente dal Cat cafè di via Napo Torriani, questi sembrano tutti gatti di gran "razza": Maine Coon, Scottish fold, Certosino, Angora (quello tutto bianco a pelo lungo). Il gatto striato è indubbiamente un Bengal (!) , "razza" ottenuta dall'incrocio fra il gatto leopardo (un felino selvatico asiatico) e un paio di razze di gatto domestico. L'ho visto dal vero un paio di volte è ' bellissimo, ma mantiene molto del suo carattere ancestrale (lo si vede anche nella tua foto, ha un'espressione completamente diversa dagli altri). Raro in Italia e se certificato col pedigree ed esente da problemi, costosissimo.

    PS Sui gatti di razza ho delle riserve, ma qui è OT 😉

  3. Il 04/01/2026 at 21:08, Giuseppe Casella ha scritto:

    Foto molto belle e racconto interessante. Vorrei solo chiederti con quali obiettivi hai fotografato. Sembrerebbe che gli animali si lascino avvicinare più che altrove, o mi sbaglio? E poi una curiosità, approfittando della tua competenza in materia: perchè i pettirossi si lasciano vedere solo in inverno? Migrano in estate?

    Perlo più ho usato zoom tele come il SIGMA 150-600 Contemporary, su corpo Dx (D500) le più recenti forse Z6. Il livello di confidenza è variabile nel senso che d'inverno alcuni appassionati locali creavano mangiatoie fai da te sui rami in alcuni punti più tranquilli del parco e lì diventava più facile per i passeriformi e molto a fortuna anche col Picchio. In quasi tutto il parco le Anatre le potresti fotografare sempre anche con un 100-200mm. Anche l'airone è piuttosto confidente. Il martino invece è diffidente, per lo più lo vedi in volo. Quello è l'unico scatto decente che sono riuscito a fare in anni. Il Porciglione di solito sta nascosto o non cìè proprio, l'ho visto solo in due occasioni. Alle volte attraversa il piccolo canneto e riescia fotografarlo.
    Per il pettirosso prendi per buono quel che ha scritto Valerio, se migra migra di poco. Resta il fatto che il pettirosso (e gli altri) d'inverno osano di più e li si vede meglio senza le foglie :)

  4. Votato no, trovo l'ottica fissa limitante (probabilmente perchè sono io che ho dei limiti).
    Se a formato piccolo, sarei interessato se avesse uno zoom 28-70 equivalente, di qualità come sulla Leica D-lux 8 (=Panasonic LX 100*). Che però è m4/3.
    Forse per dx sarebbe già difficile contenere le dimensioni?

    *la suddetta Panasonic è praticamente introvabile, così se si vuole una cosa simile si deve comprare la Leica ad un prezzo insensato.

  5. 36 minuti fa, stenopeic ha scritto:

    Credo che mia figlia abbia sul cellulare più di 12.000 foto dei nostri 3 gatti

    questi sono i miei telefoni :)

    gatte.jpeg

    Simpatiche! Vale anche per me e penso per tantissimi. Ci hanno fatto dei meme proprio per questo:


    cat-sees-just-many-pictures-have-him-obsessed-with-as-they-should-be.png

  6. 1 ora fa, Mauro Maratta ha scritto:

    E' una cosa impegnativa. Anche i miei gatti che sono confidenti perché li nutro 4 volte al giorno, quando hanno un obiettivo spianato di fronte tendono a stare sulla difensiva e le espressioni non sono molto "felici".
    Ci vuole molto tempo e la predisposizione giusta.

    Vero, il gatto domestico mostra una certa varietà di carattere ed alcuni sono anche affettuosi a modo loro ma, a parte quelli resi geneticamente citrulli dai "creatori" di razze feline, non è un vero animale domestico.
    E' sceso a patti con l'uomo (e con gli altri gatti) millenni fa in Nord Africa-Medio Oriente per convenienza, ma mantiene ancora molto del suo antenato selvatico solitario, che "decide lui" ed è eternamente sospettoso di tutto ciò che non gli quadra.
    Il detto inglese "curiosity killed the cat" andrebbe corretto con "care", la preoccupazione stressa il gatto.
    E così ci vuole tempo e predisposizione giusta, come scrivi.

    1 ora fa, Valerio Brustia ha scritto:

    Cura di più lo sfondo e abbi più pazienza nel cogliere le espressioni antropomorfe (che poi il concetto sarebbe da chiarire) dei felini a quel punto le tue foto guarderanno negli occhi quelle di Chandoa.

    Less is more vale sempre, poi a rendere complicata una composizione, c’ è sempre tempo

    Grazie, magari! D'accordo per sfondo e composizione, posso sicuramente migliorare. Non tanto sicuro dell'"espressione antropomorfa", a meno che non abbia frainteso cosa intendi. Io cerco il più possibile di evitare di "umanizzare"il gatto e lasciarlo più gatto che posso 😉

  7. 3 ore fa, Valerio Brustia ha scritto:

    Silvio, vale sempre la pena indagare queste cose. Ieri mentre aspettavo Francesco all’uscita dell’autostrada.... .

    Quando vado a far lezione non ho tempo e modo, ma il parco che ospita alcuni padiglioni universitari (ex manicomio varesino del ventennio...) ospita tra gli altri picchio verde, fiorrancino (o regolo non ho visto bene) cince, gazze, codirosso spazzacamino, pettirosso e chissà cos'altro.

  8. Incontro interessante e storia simpatica. Capitano a volte colpi di fortuna.
    Ho incontrato anch'io aironi molto confidenti, ma mai a Sartirana.

    PS Conosco ogni centimetro di quel percorso 😄 (mio suocero aveva una casa vicino a Merate) ci sono andato spesso a fotografare il tarabusino e altro. E' un bel posto, anche se la fauna mi sembra un po' meno abbondante rispetto ad anni fa.

  9. Il 21/12/2025 at 16:03, Mauro Maratta ha scritto:

    La rarità - o la bestiola di passaggio, mai vista prima nell'Herfortshire, che attira migliaia di ornitologi itineranti con il passaparola - è l'alternativa al viaggio esotico a migliaia di miglia da casa.

    Sì concordo, ma non vorrei fare di tutte le erbe ecc..

    Non è quello che fai ma come lo fai, ossia c'è modo e modo. come hai scritto tu qualunque fotografia deve avere una sua dignità per esistere e questo può avvenire in ogni contesto.

    Io a Ranthambore a vedere una tigre libera nella giungla (potendo) ci andrei, perchè so che per me sarebbe un'esperienza senza uguali "a prescindere" e se facessi foto, vorrei che fossero un'espressione di quello.
    Ma non andrei se mi ritrovassi poi su un fuoristrada/pulmino insieme ad altri dieci fuoristrada/pulmini stracolmi di persone vocianti, perchè, temo, mi perderei il senso per cui sarei andato.
    Ci sono però fotografi che si sanno organizzare diversamente, hanno un immenso amore e rispetto per i luoghi e gli animali che ci vivono, una esperienza profonda. Le loro foto sono di una bellezza rara e mai dei trofei. E' una cosa del tutto diversa.

    Anche per la bestia "rara" il discorso è identico. Dipende da cosa c'è nella testa di chi fotografa.

  10. 4 ore fa, marcovitrotto ha scritto:

    quindi, cambiando genere, è bravo quel fotografo che fa apparire bella e/o interessante la modella che avvenente non é.

    Si, condivido, ed entra in gioco anche la fantasia nostra, e le fantasie che ne nascono in chi guarda.

    Ma quindi, le dimensioni, contano o no????

    Dipende, In un sito del Gruppo Ornitologico X che conta è l'animale in sè, meglio se ben visibile, meglio se raro o se segnalato in zona per lui insolita. In un sito di fotografia, meglio mettere qualcosa di diverso.

    4 ore fa, marcovitrotto ha scritto:

    Se ho colto il pensiero di Silvio, accanto ad una fotografia reportistico/scientifica, probabilmente apprezzata dai soli addetti ai lavori, e per loro indispensabile, ce n'è una più autoriale/artistica, che cattura gli sguardi di tutti perchè ha qualcosa da dire a prescindere. Io, che di naturalistica non ci capisco nulla, sorvolo su fossili e cince "in posa" e mi fermo a guardare il pennuto nella nebbiolina o quello arrabbiato e arruffato sotto la pioggia.

    Detto questo se Silvio/Valerio mi proponessero un bel Dahu...

    Il pennuto (Cinciarella) arruffato e quello (Pettirosso) nella nebbiolina sono infatti tra i più fotografici, c'è un tentativo di cogliere, o creare un'atmosfera, una situazione, non solo di illustrare un soggetto. Il messaggio voleva essere che foto diverse hanno letture (e lettori) diversi.

    Detto questo il Dahu*, se è quello che conosco io, si può avvistare, credo, solo dopo ingestione di notevoli quantità di distillato locale, ma non si può fotografare perchè le fotocamere non amano l'alcool ;) .
    Ma, tra le righe, non vorrei che passasse il messaggio che è necessaria la "rarità". Il soggetto può essere qualsiasi, a renderlo speciale dev'essere il fotografo.

    * Il Dahu, se è quello che intendo io, sarebbe una specie (inesistente!) di camoscio caratterizzato dall'avere le zampe di un lato più corte di quelle dell'altro lato, così è più comodo a correre di traverso lungo pendii scoscesi, però solo in una direzione. Fa parte di quelle bizzarrie come la vipera coi baffi, l'homo salvadego ecc.

  11. 1 minuto fa, Mauro Maratta ha scritto:

    Domanda : quale onda ? Dove ?

    In pratica, sostengo che hai ragione, perchè lo condivido appieno, quando scrivi a commento che certe immagini non ti parlano in quanto ti sembrano illustrazioni da manuale più che foto, hanno lo stesso effetto su di me, anche se sono naturalista. Non è solo questo, ma non voglio fare esempi, puoi capirmi penso.

  12. 2 ore fa, Valerio Brustia ha scritto:

    Ti dirò quello che dico a tutti.

    Tu ti arrovelli nella forma, certamente la forma diventa contenuto perché racconta qualcosa. Questo aspetto personalmente credo debba far parte di qualunque fotografo. Ma a me, ho scoperto tanti tanti anni fa, non basta. Potrò vedere la più bella foto nella posa più squisita con la luce migliore, con lo sfondo perfetto, con lo sfuocato giusto del più in forma tra i pettirosso che ci sia nel mondo … echissene. Cosa mi dice, cosa mi porta, da lettore, una immagine del genere: sussulto di sopracciglio e poi via , colpo di polpastrello (siamo fissi nel web ormai).

    Questo per capirci: il pettirosso assoluto, a me non interessa. Mi interessa il pettirosso “relativo” cioè relazionato al luogo, al tempo (storico), alla vicenda umana di chi lo ha ripreso. Questo step behind dobbiamo farlo tutti, se no si appende la fotocamera al chiodo oppure …. Si diventa cacciatori: 4 cince, 6 pettirossi, 2 astori, 1 fagiano. Totale: un pugno di piume digitali.

    ....

    Uno sforzo totalizzante non finalizzato a conoscere gli svassi di quel lago, il loro ambiente, i loro guai e le loro fortune, ma per ottenere quella particolare immagine che aveva in testa, e che, ovviamente, aveva visto realizzata da altri. Una prova di tenacia e maestria che alla fine a cosa conduce? A soddisfare il proprio ego e basta, perché di quegli svassi, in fondo, ma chissenefrega, uno svasso vale l’altro.

    Sopratutto nella fotografia della natura questa roba che sto scrivendo, dovrebbe avere un certo peso. Quindi va bene Silvio arrovellarsi sulla forma, e lo si deve fare a prescindere perché siamo fotografi e non fotocopiatrici, ma il contesto, la profondità di una immagine è creata dal compendio che ciascuno di noi porta a corredo.

    Non dico niente di nuovo, fai mente locale: tutti i fotografi che ammiri, del tuo Pantheon, hanno prodotto i loro risultati affrancando le loro immagini al contesto che hanno indagato. E perché non dovremmo farlo noi? Perché a noi deve bastare il click e il vuoto davanti e dietro? Troppo impegnativo? Non credo. Turn on the light è anche più divertente.

    Credo che quanto scrivi sia il passo successivo a quanto ho scritto. Certamente necessario nella crescita del fotografo. E' il compimento.
    Per ora mi riesce (forse, spero che sia così) coi gatti e anche, sempre forse, con le libellule, soggetti con cui ho una storia, anche perchè il resto è un da po' che lo frequento poco.

  13. Ciao Francesco,

    A me la prima piace molto, non solo come introduzione ma proprio come foto in sè, un'ombra appena intravista e sfuggente. rende perfettamente l'idea. L'altra foto che apprezzo particolarmente e quella di cui scrivi che ha lo sguardo che pietrifica: è così, magnetica. Composizione e postura dello sciacallo sono ottime.
    Belle naturalmente anche le altre, ma queste due sono le mie preferite.

    PS Ottima scelta del titolo 😉

  14. Grazie dei passaggi, la storia sarebbe un po' più complicata di così, ma volevo essere il più chiaro possibile. I geni presentano varianti, dominanze ecc., ma ci si addentra un po' troppo nello specifico. Ad esempio le varianti del gene B (Black) possono dare il colore "cioccolato" oppure "cannella" e , ma nel complesso rimane vero che femmine rosse e completamente nere sono rare.

  15. Sono passato la prima volta da Pienza quarant'anni fa, era molto diversa rispetto alle mie visite più recenti, ma ha mantenuto il suo fascino diventando forse un po' più "raffinata".
    Uno dei luoghi in cui potendo tornerei spesso a fare qualche giorno per rigenerarmi.

    Belli i giochi di luce e colori delle vetrate, concordo sull'avere un po' meno nero nella seconda e più spazio alle silhouette delle persone che entrano che danno vita all'immagine.

  16. 1 ora fa, Valerio Brustia ha scritto:

    Mon ami

    Quelli raffigurati nelle fotografie di Francesco, oltre ad avere la coda folta dello scoiattolo che il suricato non ha, presentano il cranio tozzo tipico dei roditori, oltreché la mascella conforme a quella dei roditori cioè adatta ad alloggiare gli enormi incisivi superiori e inferiori.

    Il suricato è un mustelide come tale ha mandibola allungata con evidente presenza di denti da cacciatore, come tutti i mustelidi di cui non ne esiste uno che sia vegetariano. Ricordo che suricati si nutrono di animali come scorpioni, piccoli rettili e invertebrati di vario genere.

    Non deve confondere il comportamento simile infatti i suricati e gli scoiattoli del deserto condividono più o meno lo stesso ambiente ma su nicchie ecologiche distinte. In realtà, sono i suricati ad aver evoluto un comportamento simile a quello dei roditori delle grandi pianure. Come i cani della prateria americani e tutti gli scoiattoli di terra di tutto il mondo, che vivono in zone piatte erbose, e come le nostre marmotte alpine che frequentano praterie e mai dico mai zone boscose, è tipica la postura eretta su due zampe utile a conquistare un punto di vista rialzato. Non solo, tipicamente il posizionamento viene fatto dal punto più alto del proprio territorio.

    In quanto animali sociali questi roditori hanno sviluppato un comportamento particolare, quello di mettere una una vedetta a controllo del territorio.

    Osservo che che tutti i Mustelidi, tutti, sono in grado di porsi eretti sulle zampe posteriori, lo fa la martora, la mangusta,l’ermellino, la lontra, il tasso non ci prova. Per pigrizia. E lo fanno per guardare un po’ più in là, perché le loro zampe tozze li costringono sempre a quote basse.

    I suricati, mustelidi stanziali con struttura sociale allargata, hanno evoluto un comportamento simile a quello degli scoiattoli di terra, cioè quello di selezionare un membro del gruppo quale vedetta per tutti gli altri, evidentemente unico viatico per sopravvivere in un territorio così ostile. Si tratta di un caso di evoluzione parallela che ha condotto al medesimo risultato.. sorprendente.

    A Valerio darei 30 e lode se passasse da me ;)

    suricata-1.jpg

    Le foto delle auto sono molto belle, non mi disturbano, ma lo stacco fra i due temi si sente, concordo con Pedrito.

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