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MM!

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Everything posted by MM!

  1. Materiale ricevuto in visione dal distributore ufficiale italiano che è stato restituito a fine test. Ho avuto nel tempo due esemplari di Nikon 24-70/2.8 che ho utilizzato con D3 e D3x. All'epoca non c'era confronto, i fissi disponibili sul mercato erano ampiamente superati e lo zoom li surclassava tutti. Con un corpo professionale come quello di una ammiraglia Nikon, uno zoom di questa classe si trova perfettamente a suo agio. Nel tempo, con l'apparire di nuovi fissi prestazionali e poi con D800 e D810 mi sono ritrovato a relegare sempre di più al ruolo di comprimario il mio 24-70/2.8 (ma in catalogo mi restano oltre 40.000 scatti ...) preferendogli sempre una terna di fissi, aggiungendo piuttosto un secondo corpo quando non ho il tempo di cambiare ottica. Prendendomi i miei tempi quando invece non ho impellente necessità di fare lo scatto a tutti i costi. Finchè non ho deciso di venderlo e di non pensarci più. eccolo qua l'ultimo rampollo degli zoom trans-standard di punta by Nikon Certo lo zoom è comodo e per un fotogiornalista uno zoom della classe di un 24-70/2.8 è essenziale per il proprio lavoro. E normale che per quella categoria di fotografi nella borsa ci siano due o tre zoom, tutti di classe F2.8 e di costruzione professionale. A distanza di otto anni, Nikon ha deciso di rinnovare questo obiettivo, proponendo l'oggetto di questa prova. a confronto dimensionale con il piccolo Nikon 50/1.8G Il nuovo arrivato ha guadagnato lo stabilizzatore integrato VR, il diaframma a controllo elettromagnetico. Purtroppo ha guadagnato anche qualche centimetro in altezza, un paio di etti di peso e un passo filtri che sale da 77mm a 82mm. montato sulla mia Nikon D500 con il battery-grip MB-D17, a testimonianza di quale categoria di macchine - professionali - sia il normale sbocco di questa categoria di ottiche. Per certi utilizzi già la presenza dello stabilizzatore integrato (valido per scatti anche sotto 1/6 di secondo !) basterebbe a motivare l'acquisto o la sostituzione del precedente. Purtroppo nel frattempo è cresciuta la disponibilità di nuovi obiettivi fissi prestazionali, sia di classe F1.4 che di classe F1.8, in grado di coprire integralmente la gamma di focali del 24-70/2.8 ed andare anche oltre (a 20 o a 85 e 105mm). E soprattutto, sul finire del 2016, Nikon ha lanciato sul mercato anche la più nuova versione dell'altro zoom professionale, quel Nikon 70-200/2.8E VR che invece ha nuovamente spostato verso l'alto l'asticella delle prestazioni rispetto a molti degli obiettivi fissi disponibili in gamma tele. E' proprio il confronto con quest'ultimo (vi rimando al mio test qui) che rende cedente sul piano del rapporto prezzo/prestazioni il 24-70/2.8. Intendiamoci, ne resta il degno compagno e il fido ed insostituibile strumento di lavoro per il fotogiornalista ma per il resto di noi (io in testa) fotoamatori più attenti alla qualità dello scatto più che alle qualità professionali di uno zoom, il discorso può essere del tutto diverso. Il Nikon 24-70/2.8E VR è un ottimo obiettivo, affidabile, capace di prestazioni coerenti ed omogenee a tutte le focali e in tutte le circostanze. Che si impugna bene, quasi come se fosse un 70-200/2.8 più leggero. Ma sul mercato ci sono obiettivi fissi in grado di offrirci di più e a meno. Con minore ingombro e senza quell'effetto "paparazzo" che indubbiamente una Nikon D5 con un 24-70/2.8 finisce con l'avvolgervi. Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k) Insomma : - avete il precedente Nikon 24-70/2.8 e lo trovate fondamentale per il vostro modo di fotografare ?Chidetevi se lo stabilizzatore e un quid di prestazioni generali in più vi siano indispensabili, accettate il cambio del passo filtri dallo standard di ieri da 77mm allo standard di oggi da 82mm, e fate il cambio, se già non l'avete fatto. - avete il precedente Nikon 24-70/2.8 e cercate qualche cosa che vi faccia avere risultati chiaramente migliori su D810 e sulla imminente nuova D850 ?Ebbene, tenetevi quello come strumento di sicurezza ma affiancategli gli obiettivi fissi delle focali che vi servono di più. Magari aggiungete un secondo corpo se avete proprio bisogno di flessibilità. - non avete il precedente Nikon 24-70/2.8 ?Se vi serve uno zoom, pensate per un attimo se uno zoom F4 non sia meglio per voi (più leggero, più economico, con un range di focali più esteso verso il tele) e per le vostre foto migliori, compratevi i più bei fissi che ci sono sul mercato. - siete un fotoreporter ?Dimenticatevi tutto quello che ho scritto fino ad ora e, se avete finito il leasing del precedente Nikon 24-70/2.8, rinnovatelo e prendetevi ad occhi chiusi il nuovo. Come dite là in fondo ? Sigma, Tamron, Tokina ?Beh, si, certo. Esistono. Ma sono tutte seconde scelte secondo me. Se vi serve uno strumento di livello professionale, meglio puntare direttamente al Nikon.Se invece cercate le prestazioni assolute, niente da fare, stesso discorso.Nulla - per il momento - sul mercato, nel range 24-70 o 24-120, vi offrirà prestazioni elevate come i fissi di oggi. Anche quelli F1.8, non solo i più prestigiosi F1.4.Purtroppo non ci sono vie di mezzo. Ecco, volevo ben chiarire il mio punto di vista prima di passare a parlare di questo obiettivo.Che, come il precedente, mi ha soddisfatto si, ma ... Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k) Come è fatto eccolo qui, in mano l'obiettivo si presenta con un involucro tutto in plastica (il 70-200/2.8 ha sempre avuto la gran parte della struttura in lega leggera) il paraluce è chiaramente sovradimensionato perchè assicura che il movimento del fusto interno dell'obiettivo, quando fuoriesce in seguito al cambio della focale, resti del tutto coperto, dando l'impressione che la lunghezza sia sempre costante (come è nel 70-200/2.8).Anche questo paraluce, come quello del 70-200/2.8 ha il pulsante di sblocco di sicurezza.Una finezza che si trova in pochi obiettivi. la bottoniera ha l'usuale configurazione Nikon.Non mancano le due modalità di funzionamento dello stabilizzatore che fa il suo primo ingresso in questa classe di zoom per Nikon.In precedenza solo gli zoom midrange come il (24-120/4) e consumer (come il 24-85-F3.5-4.5) sono stati dotati di stabilizzatore. in un'epoca votata al taglio dei costi rinfranca vedere ancora la finestrella della scala delle distanze.Le serigrafie cono quelle consuete degli obiettivi di fascia alta di Nikon, in rilievo e dorate. all'opposto, il luogo di produzione ci riserva un bel Made in Japan, quando altri obiettivi Nikon, anche di fascia alta, sono oramai prodotti in Cina che si conferma anche sul bel paraluce l'anello frontale (passo filtri da 82mm) non reca invece nessuna iscrizione dettaglio del pulsante di blocco del paraluce (una cosa che ti evita che sul campo questo si sfili inavvertitamente e si perda senza più essere ritrovato in mezzo a tanti colleghi) affiancato al nuovo Nikon 70-200/2.8E FL ne impersona chiaramente il degno collega per dimensioni, pesi e bilanciamento, lo ritengo più adatto ai corpi professionali infatti qui sulla bella e piccola Nikon D7500 non mostra di sentirsi del tutto a suo agio, specie vedendo il suo collega 70-200/2.8 montato su una D500 con il battery-grip Nikon MB-D17 a bilanciarne pesi e impugnatura. mi sembra ancora il caso di sottolineare le dimensioni in gioco, raffrontandolo visivamente con l'ottimo Nikon 50/1.8G, oggetto che pur alto due dita e pesando una frazione del peso del super-zoom professionale, gli da in verità i punti nelle foto di tutti i giorni. Domandatevi sempre - non ve lo ricorderò più - se una terna di fissi F1.8, più compatti, leggeri e più prestazionali, non possa farvi rinunciare ad uno zoom di questa classe, potente e affidabile quanto volete, ma ingombrante e spesso destinato a restare a casa nelle uscite leggere ... (se non siete un professionista che con quello zoom ci sfama la famiglia ... !). Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F2.8, 1/100'', a 48mm (premere per vedere in formato 4k) Come va Complessivamente io l'ho trovato molto omogeneo nella resa.Non troppo differente dal precedente di cui conserva il carattere brillante ma non troppo squillante (insomma, non delicato come il vecchio 28-70/2.8 ma nemmeno sguaiato come certi zoom di certa concorrenza ... non faccio i nomi). aberrazione cromatica assiale a 70mm aberrazione cromatica assiale a 24mm sempre abbastanza presente ma non evidente all'atto pratico.Si corregge molto facilmente in sviluppo. distorsione a 70mm a 50mm a 35mm a 28mm a 24mm come vedete è sempre presente, anche in misura molto evidente.Anche in questo caso si corregge facilmente (on camera se lavorate in jpg, in sviluppo se lavorate in NEF). Ma meglio sapere com'è. Vi risparmio la vignettatura. C'è sempre, è evidente ad F2.8 e ad F4, si riduce ad F5.6 e va su livelli trascurabili da F8. A 24mm ovviamente è più marcata che a 70mm. Se la vignettatura sia un difetto o meno, possiamo dibatterne.Io faccio per lo più ritratto e spesso un pò di vignettatura aggiunge carattere alla scena.Per un paesaggista sarà differente. Ma anche in questo caso, in sviluppo la vignettatura si annulla. Magari lascerà qualche evidenza agli angoli estremi del bordo. Ma è comune per tutti gli obiettivi, nessuno escluso. Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F2.8, 1/100'', a 26mm (premere per vedere in formato 4k) I concorrenti Non vorrei girare troppo intorno.Se pensate ad uno zoom di questa categoria, sul mercato ce ne sono moltissimi, tutti con pregi e pecche e uno specifico rapporto prezzo/qualità.E' una categoria di obiettivi che nel tempo ha visto sempre molto forte la richiesta da parte del pubblico e quindi tutte le case hanno nel tempo avuto zoom 24-70/2.8 in catalogo. Ma se restringiamo il campo al nostro attacco specifico e alle qualità che rendono un obiettivo di categoria espressamente professionale, io non mi sentirei di andare oltre i due Nikon in catalogo (la precedente versione è ufficialmente ancora a listino ed ovviamente si trova molto ben offerta sull'usato). Tamron, Sigma e Tokina offrono obiettivi di questa categoria che possono soddisfare specificatamente per taluni aspetti (spesso più che altro per il prezzo più conveniente) ma nulla di realmente stellare e, soprattutto, nessuno che in mano dia la stessa sicurezza dello zoom Nikon. Secondo me, in questo campo specifico (che estendo anche a 70-200/2.8 e 14-24/2.8) le qualità degli obiettivi Nikon restano in una fascia a se stante. Il Nikon 24-70/2.8E VR il Nikon 24-70/2.8E VR - foto Nikon il suo schema ottico 20 lenti in 16 gruppi, di cui due lenti ED, una a bassissimo indice di rifrazione e 3 asferichepasso filtri 82mmdiaframma a 9 lamelleminima distanza di messa a fuoco intorno ai 40 cm154mm x 88mm (lunghezza, diametro)1070 grammi MTF ufficiale a 24mm MTF ufficiale a 70mm Il Nikon 24-70/2.8G il Nikon 24-70/2.8G - foto Nikon il suo schema ottico 15 lenti in 11 gruppi, di cui 3 lenti ED e 3 asferichepasso filtri 77mmdiaframma a 9 lamelleminima distanza di messa a fuoco intorno ai 40 cm133mm x 83mm (lunghezza, diametro)900 grammi MTF ufficiale a 24mm MTF ufficiale a 70mm In rete trovate fiumi di parole a supporto dell'uno o dell'altro.All'uscita del nuovo obiettivo ci sono stati dibattiti sulla resa del vecchio al centro e del nuovo a metà frame e ai bordi. La realtà, io propendo a credere in modo molto più pragmatico secondo il mio modo di essere, è un'altra. Nessuno dei due obiettivi può essere considerato perfetto sul piano dell'ottica, specie se consideriamo il costo di acquisto del nuovo. Entrambi danno il meglio alle focali più corte e la nitidezza tende a scemare verso le focali più lunghe.Soffrono di distorsione più o meno a tutte le focali, di aberrazioni cromatiche alle focali più corte, di vignettatura piuttosto marcata, specie a 24mm e a diaframma aperto. Ammetto che tendenzialmente io sceglierei il nuovo - almeno nel confronto a memoria con il vecchio che non uso più da 3 o 4 anni, ma questa per me è un tipo di scelta normale, preferendo sempre avere oggetti più giovani, meno inclini a rotture per usura. Se avessi la pazienza che ci vuole per confrontarli fin nei più estremi recessi del fotogramma, credo che troverei comunque più producente andare a farmi qualche migliaio di foto reale. Che poi non confronterei al 300% ai soli bordi o al centro Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k) Tornando seri, la scelta dipende da due fattori principali, secondo me. Il budget, la necessità di avere un oggetto nuovo, la presenza dello stabilizzatore.E quanto effettivamente vi serva un obiettivo di questa classe, quando sul mercato ci sono dei buoni o degli ottimi 24-1XX F4 a buon prezzo Se chiudete il diaframma, le prestazioni saranno simili per tutti. Se avete bisogno di usare il diaframma aperto ... perchè non provare con un fisso F1.4 ? Ma se per il vostro modo di fotografare, dovete essere sempre preparati a tutto, non saranno minime differenze di prestazione a privarvi dell'ultima versione dello zoom Nikon 24-70/2.8 Facilmente sull'altro corpo avrete anche il nuovo Nikon 70-200/2.8E FL pronto a darvi lo scatto eccezionale che, magari alle focali più lunghe, con entrambi i due 24-70/2.8 vi sarà impossibile avere a tutta apertura. Certo, il nuovo pesa un paio di etti in più del vecchio. Questo per qualcuno potrebbe essere una ragione di scelta, a prescindere da tutte le altre considerazioni (ma allora il Nikon 24-120/4 pesa solamente sette etti più o meno ...)Alcune scatti durante il mio test Nikon D5 e Nikon 24-70/2.8E VR 52mm, F2.8, 1/1000'' 70mm, F2.8, 1/1000'' 70mm, F2.8, 1/1000'' 52mm, 1760'', F2.8 Nikon D810 e Nikon 24-70/2.8E VR 38mm, F9 70mm, F9 52mm, F9 50mm, F9 50mm, F8 62mm, F7.1 Conclusioni Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F10, 1/100'', a 62mm (premere per vedere in formato 4k) Le ho già di fatto anticipate ma le riepilogo. Stabilito che vi serve uno zoom come questo, riuscite a comperarvelo e non vi spaventano le dimensioni e il peso, non vedo perchè andare a scegliere qualcosa d'altro.Compratevi questo Nikon 24-70/2.8E VR che al momento rappresenta quanto di meglio è in grado di proporci Nikon. E' uno strumento di classe professionale, concepito per dare prestazioni professionali, coerenti e omogenee tra loro. Meglio sul corto che sul lungo ma nella media adeguato alle necessità del reportage o della cerimonia. Non rappresenta la vetta massima di prestazioni ottiche raggiungibile sul mercato (confrontatelo, a 28mm, con il nuovo 28/1.4E se non mi credete) ma questa, purtroppo è una caratteristica comune a praticamente tutti gli zoom trans-standard presenti sul mercato. Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F9, 1/100'', a 50mm (premere per vedere in formato 4k) Questo però, a differenza di molti altri, è stato progettato per dare il massimo quando è montato su una Nikon professionale.Quando lo monterete su una Nikon D5, preso in mano, lo sentirete come se fosse un 70-200/2.8, solo più leggero.Una sensazione che all'atto pratico, secondo me è impagabile. Per me è corto sulla parte più lunga del range di focali, dove peraltro è anche meno prestazionale. E nella realtà dei fatti non mi serve, io preferisco i fissi e considero (quasi) tutti gli zoom delle soluzioni di compromesso. Dei mali ... necessari. Nikon D5, Nikon 24-70/2.8E VR, F2.8, 1/100'', a 38mm (premere per vedere in formato 4k) Ma capisco che per molti sia insostituibile. In questo caso tenderei a raccomandarlo senza tema che poi mi veniate a cercare per farmi del male ! Ringraziamo ancora il distributore ufficiale di Nikon per l'Italia per il prestito di questo strumento fotografico. Senza la sua cortesia non avremmo potuto testarlo.
  2. Non dovrebbe porsi il quesito, secondo me, ma in caso, meglio chiarirci le idee insieme. Ecco la mia opinione in merito. Quando Nikon vuole, l'offerta diventa talmente ampia che ci si confonde. Per anni abbiamo richiesto a gran voce una macchina professionale che rinverdisse i fasti della veneranda D300/D300s. Per un pò di anni Nikon ha fatto finta di non sentirci ed ha farcito di potenzialità da ammiraglia le macchine "amatoriali" della serie D7x00, cercando di convincerci che potevamo accontentarci di quelle. Non lo metto in dubbio ed ho avuto modo di scriverlo, D7100 e D7200 sono buone fotocamere, prestazionali, complete. Ma in confronto ad una macchina professionale, l'impostazione è del tutto differente. Ed hai voglia di aggiungere il battery-grip o di sfruttare i due slot di memoria. In certe circostanze non bastano. Ma l'anno scorso è arrivata Lei, la Nikon D500. Che non è l'ammiraglia Nikon per eccellenza solo perchè oramai per questo è richiesto un sensore full-frame. Ma ad averla avuta una cosa come la D500 quando eravamo costretti a fotografare lo sport con la cara e vecchia D2h o, ancora prima, con la povera D1h. Bene, siamo tutti contenti ? E no, perchè a metà 2017 Nikon ci propone anche la versione amatoriale della D500, con una operazione di trapianto che ci lascia spiazzati. Mette il sensore della D500 nel corpo della D7200. Aggiunge un pò di pepe più o meno ovunque, ed eccoci alla D7500. La differenza di prezzo tra i due corpi è tale da proporre più di un dubbio al potenziale acquirente. Eppure la scelta secondo noi è tanto facile che si potrebbe fare ad occhi chiusi. Non ci credete ? Ma si, vi guidiamo noi la Nikon D7500 è una macchina ben costruita ma ancora compatta e con un peso contenuto a 640 grammi. la D7500 in primo piano e dietro, svettare sopra al suo battery-grip MB-D17, la grande Nikon D500 Le due macchine hanno lo stesso sensore. E il display posteriore mobile. Ma le similitudini si fermano qui. Non che non siano importanti, sono arcisicuro che nelle stesse condizioni di scatto, le foto dell'una e dell'altra macchina saranno del tutto indistinguibili. Il nuovo sensore che le due macchine condividono è un progetto originale Nikon, con peculiarità differenti rispetto ai precedenti 24 megapixel delle D7100 e D7200. E differente anche da quello che equipaggia gli ultimi modelli di D3x00 e D5x00. E' un sensore veloce che consente raffiche e cadenze elevate e video fino al formato 4k. Ma lo stesso motore, vi assicuro, consentirà a piloti diversi di esprimersi secondo la propria indole diversa con un cambio e un telaio vettura differente. di fronte, sagoma più compatta per la D7500, più imponente per la D500 i comandi sono di derivazione diversa. La D500 ha una impostazione tipicamente professionale : ad ogni tasto corrisponde un comando e non si passa da menù a scomparsa o tendine sul display. Tutto é a portata di dita. Mancano gli automatismi di immagine e di scene. La D7500 strizza l'occhio anche al fotografo meno esperto e gli consente, sulle prime, di credere di essere lui a portare la danza, mentre nella realtà è lei che ha il comando. Mentre se il fotografo sa il fatto suo, allora si mette zitta ed obbedisce ai comandi. Con la D500 se non si conosce la teoria di esposizione, tempo di scatto, diaframma, sensibilità, si rischiano di fare foto peggiori che con una compatta. le connessioni sono complete per entrambe le macchine il comparto memorie è invece molto differente. La D7500 ha un solo slot di memoria, per schede SD di tipo UHS-I, con una velocità di scrittura massima di circa 70 megabyte al secondo. La D500 ha due slot, uno dei quali identico alla Nikon D5, utilizza memorie XQD da oltre 300 megabyte al secondo, mentre l'altro monta chede SD di tipo UHS-II, con velocità teoriche paragonabili alle XQD. la Nikon D7500 mantiene il tipico flash a scomparsa di bassa potenza, capace di fungere da commander per flash separati ma soprattutto di operare in condizioni di emergenza per schiarire un controluce o illuminare soggetti vicini. La D500 pretende che voi abbiate un flash professionale in borsa : altrimenti vi arrangiate ! un confronto impossibile la Nikon D7500 con montato un professionalissimo Nikon 24-70/2.8E VR e la Nikon D500 con un superprofessionalissimo Nikon 70-200/2.8E VR la differente stazza e robustezza fa premio per la D500, più adatta all'uso con obiettivi professionali, grossi, pesanti e ... cattivi in caso di urto o strofinio in borsa. Fin qui all'esterno. La D7500 mantiene un sensore AF simile a quello delle precedente D7100 e D7200 e a quello della D750, un Multicam 3500 II DX da 51 punti di cui 15 a croce , la Nikon D500 ha il nuovo sensore Multcam 20k DX da 153 punti di cui 99 a croce, con capacità di inseguimento sinora senza pari nelle reflex. 15 dei punti della D500 hanno capacità di autofocus per obiettivi con apertura massima di F8 (moltiplicati) mentre solo 1 della D7500 lo è, quello centrale. L'elettronica e la meccanica della D500 è in grado di mantenere una cadenza di 10 scatti al secondo quasi all'infinito se si usa una XQD. Quelle della D7500, di punta rispetto alle altre macchine APS-C, tengono gli 8 scatti al secondo per 33-55 scatti, dopo di che dipende dalla schedina SD. La batteria della D7500 regge bene nell'uso quotidiano. Ma se si deve lavorare per tutto il giorno a bordo stadio o in autodromo, con la D500 si può usare la batteria della D5 ... Insomma, le differenze ci sono, tante e vanno al di là del differente prezzo di acquisto. Un fotografo che non ha un genere specialistico prediletto, troverà nella D7500 un'amica più cordiale, compatta e in grado di soddisfarlo praticamente in tutto, sporadicamente anche nei settori più indicati per la D500. La D500 sembra pensata per scattare sempre a raffica. Francamente - lo so che si può usare anche per (tanto) altro - la vedo più come un teleconverter potentissimo che si può montare dietro ad un 600mm F4 per concentrare al centro del fotogramma i suoi 21 megapixel, più che una macchina professionale generalista. Perchè a quel punto, per utilizzi più estremi, si sconfinerà - più appropriatamente - nei domini in cui le full-frame professionali hanno molte prerogative in più. Quindi, in estrema sintesi. - per chi si avvicina alle reflex di fascia media e pratica fotografia generalista, senza ottiche professionali, non necessita delle peculiarità dei corpi professionali : la Nikon D7500 - per chi fa sport o fotonaturalistica, oppure necessita di un corpo professionale a tutta prova dove poter montare anche batterie potenziate ed utilizzare schede di memoria che consentano alta cadenza, possiede già ottiche pesanti e professionali, non punta alla compattezza ma alla massima performance al centro del fotogramma : la Nikon D500 intendiamoci, ciascuna delle due macchine darà grandi soddisfazioni comunque, ma io non vedrei la D7500 dietro ad un 800/5.6 per una intera giornata in Lapponia d'inverno. Parimenti considererei mal spesi i soldi di una D500 per fare foto in spiaggia durante le vacanze o street spensierato con un 35/1.8 DX. Però che bello avere tutte queste possibilità di scelta Quando mi sono avvicinato io al digitale, c'erano solo la D1x a 7500 euro, oppure la D100, a 2500 euro. E in mezzo scorreva il fiume ...
  3. Materiale ricevuto in visione dal distributore ufficiale italiano che è stato restituito a fine test. Al momento della sua presentazione, la Nikon D7500 ha suscitato perplessità. Più per le sue mancanze o presunte tali che per le sue peculiarità. Anche io, lo ammetto, nei primi giorni ho provato un pò di sorpresa. Avevamo tutti in mente le ottime caratteristiche delle precedenti D7100 e D7200 e non abbiamo considerato che intanto era uscita la Nikon D500. A mente fredda e più razionalmente, il riposizionamento dei modelli della gamma di reflex DX di Nikon ha una sua logica ben precisa. Per anni Nikon ha "resistito" alla tentazione di rinnovare la vecchia D300/D300s con un modello di fascia realmente professionale. E quindi le Nikon D7X00 hanno in larga parte ricoperto quel ruolo, inglobando caratteristiche di cui generalmente i modelli amatoriali non necessitano. Come il battery-grip o il doppio sloto di memoria. L'uscita della D500 ha colmato quel vuoto e quindi è corretto per Nikon differenziare i due modelli di fascia alta tra loro anche per peculiarità che in molti raramente apprezzeranno. Al di là dell'aspetto economico, spesso chi acquista una reflex DX lo fa perchè è meno impegnativa, sia per dimensioni che per pesi. Lato corpo e lato ottiche. L'amatore raramente riempie una singola scheda di memoria, e in caso, la sostituisce. Eppure ci sono fotocamere amatoriali di fascia altissima - penso alla Leica M - che hanno un solo slot di memoria, invariabilmente UHS-I, che giace nello stesso vano della batteria. Come nelle compatte ! Perchè criticare Nikon se propone un prodotto come la D7500 senza i due slot di memoria ? Soltanto perchè prima lo faceva. Ma molti di noi l'hanno sfruttato esclusivamente perchè ... la D500, prima non c'era. Io stesso, adottata la D500 non trovo più interesse per questa intera categoria di macchine (parlo delle DX amatoriali). Non perchè siano scadenti, ma perchè per caratteristiche non fanno per me (lo stesso vale per le FX). Ma Nikon ha in catalogo quello che mi serve, adesso. Stesso identico discorso per il battery-grip. Per l'amatore è un obbrobrio inguardabile. Per chi fa 10.000 scatti in autodromo con un teleobiettivo pesante, una necessità. E infatti la D500 lo offre e con la possibilità - negata a D7100 e D7200 - di inserire la stessa batteria professionale della Nikon D5. Insomma, questioni di posizionamento nel listino e di target di cliente. Tutto questo però ha eclissato la tecnologia che Nikon ha inserito nella nuova D7500 e che la distaccano dalle precedenti. - il sensore della D500 - oltre alle sue prestazioni intrinseche - le hanno fatto ereditare una velocità operativa inedita per questa categoria di macchine. Adesso il buffer della D7500, pur in unione ad una sola scheda di memoria SD di tipo UHS-I, consente di scattare praticamente in continuo - con una cadenza di 8 scatti al secondo, una prestazione eccezionale per una macchina di questo segmento - il display posteriore è enorme se rapportato al corpo, é chiarissimo, definito ed ha una implementazione di touch-screen che certe blasonate mirrorless di fascia alta non hanno. - il video è stato allineato alle migliori macchine Nikon. E seppure non è allo stato dell'arte del mercato ... ricordiamoci che stiamo sempre parlando di una macchina amatoriale, pensata principalmente per le immagini ferme. Il professionista del video ha a disposizione ben altri strumenti per il suo lavoro ... - l'autofocus sostanzialmente allineato a quello della precedente ammiraglia Nikon, la D4s, un sistema che pur non apparentemente sofisticato, è invece praticamente infallibile sia per soggetti fermi che in movimento (e, fidatevi, questa non è una cosa così scontata, anche per modelli della concorrenza da 7-8000 euro solo corpo ....). Insomma, nel complesso ho trovato la nuova Nikon D7500 una macchina molto "competente", in grado di soddisfare qualunque fotografo che non abbia esigenze spiccatamente professionali. E, per sfortuna di Nikon, di soddisfarlo in linea pressocchè definitiva, escludendo che debba cambiare in futuro se non mutano in maniera rivoluzionaria le sue esigenze Pur non specializzata in settori specifici della fotografia (come invece sono, certamente, D5, D500 e D810/D850), può eccellere in tutto, seguendo il fotografo nella sua evoluzione. Le mancherebbero solo due cose secondo me, per essere, perfetta : - un autofocus in live-view come certe mirrorless o come le ultimissime reflex Canon, perchè quello Nikon è ancora piuttosto primitivo - un corredo di ottiche DX tagliate esattamente per la D7500, compatte, leggere, valide ed economiche, che vada oltre il comune zoom amatoriale e consenta al sensore e all'elettronica della macchina di dare il meglio di se. Sto pensando a fissi luminosi, tipo un 16/2, un 24/2, 105/2, non obiettivi full-frame forzatamente adattati al formato piccolo ma obiettivi pensati per il formato piccolo e che ne sfruttino al meglio le qualità in modo coerente con lo scopo di avere sistemi compatti, leggeri e più economici di quelli full-frame. Il nuovo Nikon 10-20mm (in prova qui) va in questa direzione ma ci sarebbe tanto altro da proporre. Ne avrebbero vantaggio le fotografie dei clienti Nikon, sino ad oggi troppo legate al modello consumer Nikon che prevede per questa categoria di machine solo zoom consumer, tipo i vari 18-XXX, e naturalmente il conto economico di Nikon, oggi troppo frenato dall'eccessivo salto di prezzo con le ottiche full-frame. Perchè, al di là dell'effetto novità, che attrae i nikonisti verso certe mirrorless (tipo le Fujifilm) é proprio la disponibilità di un corredo moderno, accattivante, pensato proprio per quelle camere e non adattato da una categoria superiore, con prezzi e dimensioni sproporzionati. Mentre in quanto a corpo, la Nikon D7500 non ha paura di nessun confronto, e a me ha suscitato subito tanto più amore della pur bella D7200 ! Come è fatta La Nikon D7500 ha un corpo analogo per disposizione e comandi, a quello della Nikon D750 ed in linea con le precedenti D7X00 da cui si differenzia per la presenza del display LCD posteriore mobile. in verità c'è anche un'altra differenza che la allinea alle macchine della generazione 5, il pulsante ISO non è più sul dorso posteriore ma è a portata di ... indice, vicino al pulsante di scatto. Io lo trovo comodissima ma certamente sulle prime ci si deve abituare. resta invariato il selettore delle modalità di funzionamento, sulla calottina a sinistra, che presenta anche le usuali (per questa categoria di macchine) funzioni completamente automatiche o semi-automatiche di scene preimpostate. Gli effetti e le modalità programmabili dall'utente U1 e U2. Chi viene da un modello precedente credo che si abituerà al volo. E chi conosce i corpi full-frame tipo D600 e D750 si troverà come a casa. andando al posteriore, il corpo leggermente più snello mette in risalto il bel display mobile che in proporzione sembra un televisorone da 50 pollici. Chiaro, nitido, si muove verso l'alto e verso il basso ed incorpora funzionalità di controllo touch per quanto riguarda la visualizzazione delle immagini, l'ingrandimento e lo spostamento del punto di visione e, in live-view, del punto di messa a fuoco con lo scatto direttamente a portata di indice. Il funzionamento è molto veloce, senza incertezze. Un display della massima qualità che nulla ha da invidiare a quello delle categorie superiori, anche full-frame. il fondello ha la marcatura Made in Thailand. La madrevite per il treppiedi è ben dimensionata. Mancano, ovviamente, le contattiere per il battery-grip, non previsto. con la Nikon D7500 arriva un nuovo modello di batteria, la EN-EL15a, che apparentemente ha le stesse caratteristiche del modello precedente ma è in colore grigio chiaro. Può essere che il cambio di codifica si sia reso necessario per evidenziare un cambio di processo industriale (ricordo che in occasione del lancio della D500 ci fu un richiamo da parte di Nikon di batterie incompatibili prodotte negli anni precedenti). In ogni caso, io, in un uso normale, non mi sono accorto di differenze di funzionamento. Con 500-600 scatti, ho letto una carica residua di circa l'85% a conferma di caratteristiche più che adeguate alla macchina. il nuovo Nikon AF-P 10-20mm davanti alla Nikon D7500. L'obiettivo non è pensato espressamente per questa macchina, dato che l'offerta di punta di Nikon per queste focali è rappresentata dal più pregiato Nikon AF-S 10-24mm, ma volevo evidenziare le proporzioni in gioco. Il nuovo obiettivo è realmente bello compatto. E la macchina al confronto ha proporzioni analoghe. Insomma uno sforzo nella linea di tendenza che vuole privilegiare compattezza e contenimento del peso. La Nikon D7500 è infatti la più leggera tra le macchine APS-C Nikon delle ultime generazioni. D7500( 640 grammi) D7200 (675 grammi), D500 (760 grammi) Come va In termini di qualità di immagine potrei tranquillamente rimandarvi ai diversi test che abbiamo dedicato alla Nikon D500 lo scorso anno. Dubito che a parità di condizioni di scatto si possano determinare scostamenti evidenti. Metto giusto qualche scatto a testimonianza di come ho utilizzato io la fotocamera. con il Nikon 50mm 1.8 ad F1.8 con il Nikon 50mm 1.8 ad F1.8 con il Nikon 50mm 1.8 ad F2.8 con il Nikon 50mm 1.8 ad F2.8 con il fantastico Nikon 300mm F4 PF ad ISO 3600. Notare la leggibilità del dettaglio pur ad una sensibilità ben più alta del normale. Il corpo snello della Nikon D7500 ben si adatta al peso piuma del 300mm F4E PF. sempre il 300mm, ad ISO 320 perchè intanto Blackey è passato al sole mentre qui Fritz stava in ombra (ISO 1100) la tenuta anche a sensibilità che normalmente non sono necessarie è encomiabile per una APS-C. Qui siamo sempre con il 300/4 a 28800 ISO. Le foto non sono trattate in nessuna maniera. In interni, ancora con il Nikon 50/1.8G, ad F2, 640 ISO, 1/80'' come sopra ma ad 800 ISO a 450 ISO sono scatti di backstage durante il makeup di un mio servizio fotografico (in cui lavoravano però D810 e D5 con Nikon 24-70/2.8Vr e Nikon 105/1.4E) Uno scatto decisamente sopra le righe ed oltre il limite pratico della D7500. Ad ISO 51200, F14, 1/13'', Nikon 24-70/2.8 VR. Difficile da considerare per usi professionali e per stampe in grande formato. Ritengo che il limite pratico superiore per la D7500 debba essere posto non al di sopra degli ISO 12800 (che è comunque un valore eccezionale per una macchina di questa classe !). Infine alcuni scatti con il Nikno 10-20 AF-P che avevo in test in parallelo. a 14mm, F5 a 10mm, F4.5 a 20mm, F5 a 10mm, F4.5 Complessivamente una esperienza molto serena. Mi sono trovato completamente a mio agio con una macchina che risponde ai comandi come se sapesse già cosa vuoi fare. Veloce, efficiente, in grado di permetterti ogni cosa, sia che tu voglia tenere il controllo delle operazioni (a priorità di diaframma, di tempi o in manuale) sia che tu non ci voglia proprio pensare (in P o in Auto, e in Auto ISO : per favore, toglietemi le Scene da una macchina per fotoamatori esperti come questa !). Confronti in casa Nikon Nikon D7500 e, dietro, Nikon D500 Nikon D7200 Con la Nikon D500 che rappresenta l'ammiraglia della linea DX di Nikon e la disponibilità sul mercato di Nikon D7200 nuove ad un prezzo più abbordabile, è normale che il possibile acquirente possa farsi venire dei dubbi. Credo che quale sia la scelta, si comprerà una fotocamera eccellente in grado di soddisfare un nikonista alla ricerca di una macchina completa, superiore in tutto alle più "automatiche" proposte delle fasce inferiori (serie D3x00 e serie D5x00). Sarà oggetto di un ulteriore articolo un confronto più diretto con la D500 e per questo vorrei essere molto più sintetico. La scelta dipende dal fotografo, dalle sue esigenze e dalle sue aspettative. Io credo che tra le tre, la Nikon D7500, sia la macchina più centrata per utilizzi generali, rappresentando al contempo l'ultima frontiera tecnologica di Nikon nel campo del "piccolo formato". Con la D7200, la D7500 condivide il tipo di corpo più compatto ma comunque competente, con un grip che consente una presa più sicura. L'autofocus è di uno step successivo, sempre a 51 punti ma con le peculiarità che si vedono nelle versioni full-frame dello stesso modulo su Nikon D4s e Nikon D750 (e scusate se è poco). Il buffer della D7500 è nettamente superiore a quello dei modelli precedenti e virtualmente inesauribile se non si scelgono impostazioni gravose o si scatta ad ISO altissimi. Li il processore, meno potente di quello dei modelli superiori, si siede un pò. Il display è bellissimo, mobile e touch. La macchina è complessivamente più veloce. Anche il video è più in linea con le aspettative di oggi. Insomma è uno step evolutivo importante a mio parere, molto di più di quanto non sia stata la D7200 per la D7100. Cui la D7200 può controbattere solo con due opzioni che alla D7500 sono negate per il suo diverso posizionamento (la D7200 era l'ammiraglia DX di Nikon prima dell'uscita della D500, la D7500 deve cedere il passo alla D500 in questo senso) e che al 90% dei fotoamatori non cambiano la vita : il battery-grip opzionale e le due schede di memoria SD. In termini di prestazioni la D7200 è una bella fotocamera, nulla da dire, solo é meno aggiornata della D7500 che sono certo è qui per restare in listino a lungo. Tenete a mente che la Nikon D7200 però è uscita di produzione e destinata a scomparire dal listino ... vista posteriore di Nikon D500 e Nikon D7200 vista posteriore della Nikon D7500 Rispetto alla D500, le differenze sono invece molto più marcate. La D500 ha un corpo veramente robusto e professionale, con una disposizione dei comandi completamente diversa ma, soprattutto, con un approccio che non prevede la comparsa di menù contestuali o l'accensione di opzioni sul display. La D500 va incontro al professionisti o a chi è abituato alle modalità d'uso dei professionisti. Ma mentre l'autofocus della D500 - analogo a quello della D5 - e la velocità consentita dalla scheda di memoria XQD (con una raffica praticamente infinita) costituiscono da sole motivazioni di scelta, per molti fotografi questa potenza non rappresenterebbe un vantaggio, rispetto ad un corpo che pesa 130 grammi in più, è più grosso ed è pensato per usi gravosi, magari sempre con un bel battery-grip MB-D17 sotto, dentro cui risiede una batteria EN-El18 da ammiraglia che consente 10.000 scatti a raffica ... Insomma se fate fotografia sportiva o fotonaturalistica in ambienti ostili, fate decine di migliaia di scatti a sessione, avete supertele o comunque, obiettivi di fascia superprofessionale, la scelta non si porrà : comprerete la D500 (e magari anche una D5 !). Ma se siete un fotoamatore che fotografa in situazioni più normali, a uno scatto al secondo (o anche meno) senza un genere preciso ma siete intenzionati a non farvi mancare niente, risparmiando qualche soldo e un pò di peso e di ingrombro per prendere qualche obiettivo in più ... io al vostro posto penserei piuttosto alla D7500 La D500 non ha flash integrato, il che è coerente con il target professionale : in una borsa grossa ci starà anche un flash di fascia alta con cui illuminare i soggetti in circostanze impegnative. La D7500 mantiene il flash a scomparsa delle altre fotocamere amatoriali che in talune circostanze può essere utile (e fa risparmiare soldi e spazio in borsa rispetto ad un flash dedicato opzionale). Idee per un corredo (partendo da zero) La Nikon D7500 in Europa viene proposta in kit con l'obiettivo presentato con la D500 l'anno scorso. il Nikon 16-80mm F2.8-F4E VR montato sulla mia Nikon D500. é una scelta che vuole connotare la Nikon D7500 su una fascia giustamente più elevata delle altre Nikon amatoriali, offerte normalmente con obiettivi zoom di tipo amatoriale tipo 18-XXXmm. Questo obiettivo offre prestazioni di buon livello e rappresenta certamente una scelta ideale per chi necessita di uno zoom sostanzialmente equivalente, nelle focali, ad un range che va dal 24 al 120mm. Non è però caratterizzato da un rapporto prezzo/prestazioni particolarmente favorevole per l'acquirente e temo che il suo acquisto, finirebbe per togliere i mezzi per ulteriori investimenti, nel corredo necessario per valorizzare una fotocamera così prestante. Personalmente io non sceglierei uno zoom costoso ma preferirei costruire un corredino più flessibile, di qualità e con ottiche più compatte. Naturalmente non si può prescindere dall'indole e dai generi praticati dal fotografo. Ma credo che una terna di fissi compatti - 35/1.8G DX, 50/1.8G, 85/1.8G - consentirebbero tanta flessibilità e qualità da vendere, specie se si fa ritratto. La differenza di qualità - anche solo del piccolo ed economico sempreverde 50/1.8G - rispetto a qualsiasi zoom di fascia bassa o media, è tale e tanta che spesso non ci si vuole credere finchè non lo si prova ... Purtroppo Nikon non ha in catalogo grandangolari fissi in formato DX come invece altri marchi hanno. Quindi niente 14/2.8 o 16/2 DX che invece ci vorrebbero come il pane. Quindi per il paesaggista o il viaggiatore alla ricerca di qualità senza doversi vendere il secondo figlio o portarsi dietro i pesi tipici degli obiettivi full-frame (tipo 14-24/2.8 o 16-35/4), tenderei a consigliare il nuovissimo Nikon 10-20 AF-P, perfettamente centrato con la filosofia delle macchine DX compatte. la D7500 con davanti il Nikno 10-20mm AF-P Mentre per esigenze di tirare più lungo, nulla di meglio del parimenti nuovissimo Nikon 70-300mm AF-P, bello, leggero e non troppo costoso che si permette un'ottima performance anche alla focale più lunga. il nuovo Nikon 70-300mm AF-P di fianco al piccolo Nikon 50/1.8G Mentre per esigenze macro, il più azzeccato sarebbe il piccolo Nikon Micro 40/2.8G naturalmente nessuno vi vieta di utilizzare altri obiettivi, anche full-frame di fascia alta con questa macchina. Ricordatevi solo che la compatibilità con gli obiettivi più anziani non è assicurata ... Conclusioni Credo si sia capito subito che mi è piaciuta molto questa Nikon. Io ho abbandonato il formato DX dall'uscita della D3 e salvo l'effetto telemoltiplicatore non mi interessa più; in più non riesco ad essere operativo al massimo con i corpi consumer, motivo per cui ho subito "sposato" la D500 appena è uscita che però utilizzo solo con i supertele. Però, la D7500, pur non essendo la macchina per me è un modello completo. Ammetto anche che durante il test, arrivavo da una serie di incontri non del tutto soddisfacenti con molte delle ultime mirrorless della concorrenza, belle e sfacciate ma poi alla prova dei fatti, con più delle limitazioni che mi sento di accettare anche nei giorni più spensierati. PRO - Qui la reattività è sempre esemplare. La Nikon D7500 è una fotocamera VELOCE ! - Il buffer (finalmente) configurato secondo necessità - La batteria dura il giusto. - L'autofocus è infallibile, quale che sia la velocità del soggetto (se l'obiettivo è adeguato). - La raffica superiore alle necessità comuni. - La qualità di immagine (e del video) al di sopra di ogni sospetto, come da tradizione Nikon da 10 anni a questa parte. - Il corpo è ben sagomato con i comandi al posto giusto e un bel grip comodo e ben dimensionato. - Il touch-screen è di grande utilità e il display posteriore fantastico ! - In più è una vera Nikon, ti ci senti subito a casa. CONTRO - L'autofocus in live-view è preistorico rispetto alle mirrorless o a certe reflex Canon - Inserendo certe funzionalità (come l'auto-ISO o andando ad ISO molto alti) il buffer si riduce ai livelli della Nikon D7100 - Il corredo di ottiche DX manca colpevolmente di fissi luminosi, compatti ed economici pensati per il sistema (ad eccezione del solo 35/1.8 e del macro 40/2.8) e costringe il fotografo ad acquistare ottiche FX, inutilmente grandi e costose oppure ad accontentarsi di zoom poco luminosi - il video, pur evoluto, non è all'altezza di realizzazioni della concorrenza (ma questo non è veramente il mio campo, io resto un fotografo, quindi non mi addentro nell'argomento) - non è garantita la compatibilità completa con le ottiche del corredo Nikon delle generazioni passate (manca l'accoppiatore AI e l'esposimetro viene disattivato se si monta un obiettivo AI). Le limitazioni di cui si è parlato (mancanza del secondo slot di memoria e del battery-grip) non sono secondo me sostanziali : per chi ha certe esigenze, troverà quelle ed altre soddisfatte dalla D500 o dalla D5 ! Invece è difficile non essere soddisfatti da questa fotocamera per usi generali e non specialistici. E se pensate che la concorrenza interna possa esserle letale - penso alla presenza di D7200 e D7100 NOS sul mercato a prezzi molto concorrenziali - rispondo che può essere all'inizio. Ma pur belle ed affidabili, le precedenti macchine di questa categoria non sono così tornite e complete. La D7200 è bella ma continua a mancarle l'anima. Le mancano proprio tutte quelle cose che questa D7500 invece ha. Insomma, se vi serve, compratevela, non ve ne pentirete ! Per tutti gli altri, il mercato è pieno di differenti proposte. Alcune in casa nostra, senza che ci si debba voltare per forza in casa altrui. Quello che è certo, a prescindere dalla vostra scelta, è che la Nikon D7500 non ha paura di nessuno ! Ringraziamo ancora il distributore ufficiale Nikon in Italia : senza la sua cortesia non avremmo mai potuto testare questo puro esemplare della tecnologia Nikon.
  4. Il 25 luglio 1917 l'allora Presidente di Mitsubishi versava il capitale sociale di una nuova società destinata a lasciare il segno prima in campo ottico e poi in quello fotografico. Il suo nome diventerà successivamente Nikon e per i 100 anni a venire, sarà all'avanguardia nella tecnologia civile e militare in tutti i campi dell'ottica, della fotografia, della ricerca scientifica e della produzione di microtecnologia elettronica. Solo martedì scorso Nikon ha celebrato i ... suoi primi 100 anni di vita. Una vita ricca e densa di avvenimenti che noi abbiamo tratteggiato nei nostri articoli sulla storia Nikon (qui). Chi sta scrivendo ha vissuto di pari passo con Nikon gli ultimi 35 anni della sua vita. Era fine estate nel 1982, a pochi passi da dove sono adesso, che acquistavo la mia prima reflex. Una Nikon FE2 nuova. Tutta la mia storia fotografica è legata in via esclusiva al marchio Nikon. Ho avuto la fortuna di poter realizzare molti dei miei sogni fotografici con Nikon e grazie al materiale fotografico Nikon. Potendomi permettere il meglio della sua offerta, comprese praticamente tutte le ammiraglie dalla Nikon F5 alla Nikon D5. E moltissimi dei suoi migliori obiettivi. Nikon è ed è stata nell'immaginario collettivo del dopoguerra sinonimo di fotografia. Ma non solo, di fotografia di qualità, ai più alti livelli. In tutti gli angoli del mondo, da quello più sviluppato a quello meno fortunato di noi, Nikon significa immagine. Significa qualità. Significa sicurezza di risultato. Nikon è andata sulla Luna ed è presente con gran parte delle sue attrezzature sulle stazioni orbitali. Se in un giorno non troppo lontano, l'uomo andrà veramente su Marte o alla conquista dello spazio, molto probabilmente - anzi, io ne sono certo - lo farà portandosi dietro attrezzature Nikon per poter registrare quello che i suoi occhi gli permetteranno di vedere. E' quello che faccio anche io, ogni volta che posso, nel mio piccolo. Nell'ultimo periodo, lo abbiamo lungamente dibattuto su queste pagine, Nikon ha vissuto un momento di appannamento innegabile.Io ho assistito ad altri due momenti simili, quello a cavallo dell'introduzione dell'autofocus ad inizio anni '90 e quello successivo alla prima generazione di fotocamere digitali, ad inizio anni '2000.Sono stati momenti di passaggio, dovuti all'introduzione di nuove tecnologie.Da cui Nikon è sempre uscita - non senza pause di riflessione - con prodotti sensazionali. Cito tra tutti la Nikon F5 ai tempi della pellicola e la Nikon D3 con il digitale. Adesso viviamo una fase di piena maturità del media digitale e al contempo una contrazione del mercato. Siamo a meno di un sesto del bacino di utenza possibile 10 anni fa.E siamo anche in un momento di rinnovamento tecnologico più spinto del passato, dove l'intervento dell'elettronica e dell'informatica stanno diventando preponderanti su quella che è l'eredità che Nikon si porta con sé sin dal 1917, la squisita capacità tecnologica in campo ottico. C'è un altro elemento temibile che oggi sposta facilmente gli equilibri, forma opinioni, crea aspettative. E' la voce del web, i social media, youtube.Quello che un tempo era indotto con la pubblicità cartacea e le manifestazioni fieristiche e consolidato in decenni, adesso può essere creato o distrutto da pochi annunci supportati da campagne di informazione ben orchestrate in pochi giorni. Ecco che le novità in tema mirrorless e l'impeto delle società concorrenti nel mirare ad occupare lo spazio di mercato tradizionalmente in solido dominio di Nikon, unite ad alcune decisioni commerciali e strategiche infauste di Nikon hanno alimentato nell'ultimo anno le voci più strane e incontrollate. Nikon sta fallendo. Nikon sta chiudendo. Nikon sta licenziando il personale. Nikon sta chiudendo le succursali. Nikon sta lasciando il mercato fotografico. Nikon sta per essere acquisita da Fujifilm Holdings ... Voci esagerate e in larghissima parte prive di fondamento (il bilancio Nikon è solido e dietro a Nikon c'è l'appoggio di un gruppo finanziario e industriale di enorme rilevanza per il Giappone anche se un pò appannato nell'ultimo lustro). Ma se c'è un punto dove nella realtà Nikon ha peccato è nell'aver deluso le giuste aspettative della clientela più fedele andando invece alla ricerca di fantomatici nuovi mercati, dimenticando che nessuna grande azienda può prosperare se perde il contatto con chi la fa crescere. Nel tempo Nikon ha risposto male o poco alle azioni dei concorrenti, spesso capaci di assecondare bisogni reali (piccolo e leggero, purtroppo, si associa ad anziano e stanco, maturando i fotografi, come i prodotti fotografici) o presunti (tecnologia non sempre matura e funzionale come nelle prime generazioni di mirrorless).Ma soprattutto ha mancato di ascoltare e farsi ascoltare dai suoi clienti. Ecco perchè io ho visto con estremo favore le successive recenti uscite dei due esponenti principali di Nikon, il Presidente Ushida che ha affermato che Nikon non sta lasciando nessun mercato e che sta sviluppando prodotti nuovi (mirrorless) all'altezza delle aspettative dei Nikonisti veri, competendo con tutti per il dominio del mercato di fascia alta e a distanza di pochi giorni, il responsabile della business unit immagine di Nikon, Gokyu che ha anticipato che sarebbe stata presto presentata un'altra fotocamera destinata alla fascia più esigente della clientela, dopo la Nikon D7500 giusto pochi giorni prima della celebrazione del centenario, il 25 luglio 2017, giorno in cui, oltre alle altre iniziative, è partita la campagna di lancio della prossima Nikon D850. anticipata da un prologo video pubblicato su youtube che avvolge nel mistero la maggior parte delle caratteristiche della futura macchina e che ha finalmente riportato l'attenzione del pubblico su Nikon e sulle sue mosse.Una macchina che - viene anticipato - soddisferà i più entusiasti nikonisti. credo che non sarà sfuggito ai più attenti che il titolo del filmatino "Hercules rising" suona un pò come una sfida.Ercole è tra gli eroi mitologici quello che più di tutti ha sempre conquistato la stima degli ... umani, per la sua tenacia, perseveranza, pazienza, forza e capacità di raggiungere - pur a pena di sforzi sovrumani - i suoi obiettivi, superando le prove più invincibili. Ushida e Gokyu prima e poi il teaser della D850 hanno creato giuste aspettative.Non credo che loro siano disposti a metterci la faccia se non sono certi di quello che sarà il prossimo futuro di Nikon. I tempi scelti non sono frutto di scelte casuali.Nikon si sta risvegliando e noi ci crediamo. Ecco, perchè per Nikonland è il momento del ritorno alle origini. Negli ultimi anni abbiamo dedicato molto tempo al mondo mirrorless degli altri produttori.Io l'ho fatto per curiosità e per non farmi più trovare impreparato e spiazzato come fu ai tempi dell'autofocus (che io adottai forse 10 anni dopo la sua introduzione ... per pigrizia). Non per necessità. Perchè nulla come una Nikon, può soddisfare un vero Nikonista. Questo è un manifesto. La barra per Nikonland ritorna al centro. Con l'orgoglio di non essere mai stati diversi da quello che siamo oggi.Ma la ricreazione adesso è finita. Grazie a tutti.
  5. MM!

    Heidi come Demelza

    From the album: I miei amori

    © 2017 Mauro Maratta

  6. Materiale ricevuto in visione dal distributore ufficiale italiano che è stato restituito a fine test. Nikon AF-P 10-20mm F4.5-5.6 su Nikon D7500 a 14mm, F8 Lo confesso ad alta voce. Quando ho visto l'annuncio di un supergrandangolare Nikon così estremo, tutto in plastica, baionetta compresa, senza controlli esterni (tutto demandato al menù), F4.5-F5.6, pensato sostanzialmente per le Nikon D3000-D5000 ... ho pensato : oddio, Nikon qui adesso si mette a fare concorrenza a Tamron ! Gasp ! Insomma, non proprio uno di quegli oggetti che può far perdere il sonno ad un nikonista d'annata, considerando quanti obiettivi Nikon meriterebbero un aggiornamento, mentre in catalogo Nikon ha già svariati supergrandangolari DX. E poi AF-P, cosa che ne limita l'utilizzo sostanzialmente alle sole ultimissime fotocamere ... Ma poi mi è stato gentilmente mandato per un test valutativo. E mi sono dovuto ricredere. Per carità, resta sempre un cosino da 230 grammi tutto in plastica che per dare il meglio di se deve lavorare in stretto contatto con il software di sviluppo (io ho utilizzato allegramente la Nikon D7500 che lo vede come un fratellino piccolo e l'ultima versione di Nikon Capture NX-D per convertirne i file NEF in TIF da dare in pasto a Lightroom). Ma a 350-380 euro di street price non c'è niente di simile sul mercato. E a dire il vero, nemmeno a 700 euro montato su Nikon D7500 esteso a 10mm Come è fatto E' piccolissimo ! io ho la mano piccolina ma comunque si vede che è un oggetto compatto ... per essere un equivalente 15-30mm. peraltro - pur contenuto in un semplice 2x - il movimento di zoom non ne aumenta moltissimo la lunghezza complessiva. ripreso con la nuovissima Nikon D7500 ben figura. Non ne ho una in casa ma credo che con una D5600 il complesso sia ancora più compatto ed armonico. E anche il paraluce non è particolarmente intrusivo. Il passo filtri è da 72mm, adeguato alle necessità di focali così spinte. E' un obiettivo che non si fa mancare nemmeno lo stabilizzatore ed ha tutto quello che può servire ad un fotografo amatoriale. Il compromesso è stato cercato nei costi di costruzione. Infatti la baionetta è in plastica - come tutto l'obiettivo. mancano del tutto i controlli che di solito ci sono in questi obiettivi (innesto e sgancio del motore di messa a fuoco, attivazione e disattivazione dello stabilizzatore) che sono demandati al menù della fotocamera (se recente !). Ma, sinceramente, chi ha bisogno di questi comandi a portata di mano in obiettivi di questa classe ? sul frontale, una volta tanto, le serigrafie che qualificano l'obiettivo. Una vecchia abitudine che una volta cercava di ostentare le specifiche di un apparecchio e che adesso si cerca di evitare, chissà perchè. Nel complesso si tratta di un apparecchio molto compatto, leggero, certo non pensato per durare in eterno se esposto a condizioni ostili ed abusi. Certamente inadatto per un impiego professionale (sul piano della tenuta meccanica, non per le prestazioni) ma per quello che viene chiesto all'acquirente, più che adeguato a fare da complemento ad un corredo fotografico minimale, idealmente composto da uno o due zoom e magari un fisso luminoso. Qualche anno fa un obiettivo del genere richiedeva un esborso molto importante (penso al primo Nikon 12-24/4, del costo di non meno di 1000 euro). Mentre ... ai miei tempi (io uso Nikon dal 1982), sarebbe stato semplicemente un sogno proibito, irrealizzabile e basta e che adesso è invece offerto a chiunque sappia servirsene. Dettagli tecnici e prestazioni lo schema ottico è impostato su 14 lenti suddivise in 11 gruppi di cui 3 lenti asferiche, nessuna di tipo a bassa dispersione. 22 cm di messa a fuoco minima passo filtri da 72mm 77mmx73mm peso 230 grammi il prezzo suggerito al pubblico in Italia da Nital é intorno ai 310 euro + IVA MTF ufficiale : mica male per un cosino così ! a 20mm, linee corrette, la distorsione è praticamente zero creativamente a 10mm e distanza ravvicinatissima, la distorsione è intorno al 3-4% 20mm 10mm le aberrazioni cromatiche sono praticamente assenti (complice l'apertura massima relativa piuttosto contenuta a tutte le focali). La vignettatura è più o meno sempre presente ma automaticamente corretta dal software. Peraltro non credo che per qualcuno possa essere un problema, a 15mm equivalenti ... Il trattamento è adeguato alle necessità. Pure con il sole in fronte l'obiettivo regge bene e le luci parassite non influenzano troppo il contrasto complessivo. E' comunque un obiettivo che prende tanta luce, pur avendo una lente anteriore non enorme. E quindi il fotografo per ottenere i migliori risultati farà bene a tenere il sole alle spalle. Concorrenti Il concorrente #1 questo Nikon 10-20 ce l'ha in casa. O forse si dovrebbe dire il contrario ... ? Il Nikon 10-24mm F3.5-4.5G è uno zoom DX con una escursione 2.4x presente già da tempo sul mercato e che rappresenta il supergrandangolare più estremo del corredo Nikon per le macchine DX. schema ottico MTF ufficiale a 10mm MTF ufficiale a 24mm Pensato probabilmente come prima scelta per la D7500 e la D500 offre meno di uno stop di luminosità in più rispetto al più nuovo 2x che stiamo provando in queste pagine. Ma non è stabilizzato , pesa il doppio, è leggermente più grande. E costa molto di più. raffronto tra gli ingombri dei due obiettivi, il nuovo 10-20 ha una sagoma più piccola del 10-24. Il passo filtri del 10-24 è da 77mm, il 10-20 ne ha uno da 72mm. Io non l'ho mai provato, la presenza di due lenti ED nello schema ottico dovrebbe ben deporre. Ma alla fine gli MTF differiscono veramente di poco. Il sistema di messa fuoco del 10-24 è di tipo interno e questo consente di effetuare la zoomata senza allungamenti del barilotto, a differenza del nuovo 10-20 che invece a 10mm si allunga. Credo che la scelta tra i due obiettivi debba essere lasciata all'acquirente, ipotizzando che la scelta del nuovo obiettivo debba andare da parte di chi privilegi un oggetto più compatto e (molto) più leggero e che non consideri questo intorno di focali come la preminente. Non possiamo infine trascurare la differenza di prezzo che per il più pregiato costruttivamente Nikon 10-24mm è di 929 euro, mentre il nuovo 10-20 si attesta intorno ai 380 euro, sempre a parità di garanzia Nital di 4 anni. Alcune delle foto che farei io con un obiettivo come questo. In gita o in viaggio, disinvolto, con il sole. E con una compagna come la Nikon D7500 o la D5600. sono scatti eseguiti a focali varie, qualche volta a priorità dei tempi per avere il movimento dell'acqua, sfruttando lo stabilizzatore (efficace) di questo obiettivo. La D7500 settata in NEF ma con il Picture Control in "Auto". Poi aperti con Nikon Capture N-XD e convertiti in pieno automatismo in batch in TIF per la successiva importazione su Adobe Lightroom. Io noto una nitidezza esemplare nei particolari architettonici, una certa variabilità di risultato a seconda della qualità dell'aria. Meglio con il cielo terso e meno umidità. La gita a Valeggio sul Mincio ha messo un pò in crisi la lettura di alcuni particolari lontani, più per effetto della condensa dovuta al caldo torrido che per limitazioni del sistema. Qualche giorno prima, a Varese in un pomeriggio ventoso, invece ho ottenuto scatti che a memoria avrei potuto avere con il mitico Nikkor 14-24/2.8 su una D750. E scusate se è poco ... Conclusioni Bene, credo di averle già in larga parte anticipate le mie conclusioni ma le riepilogo. Il timore che Nikon, spinta dalla pressione dei produttori di mirrorless, abbia immesso sul mercato improvvisamente ... un obiettivo mediocre giusto per fare una mossa difensiva è subito svanito quando ho potuto utilizzare effettivamente questo obiettivo. Pensato per un uso chiaramente amatoriale si fa apprezzare per compattezza e peso ridottissimo. Non ha una costruzione a prova di impatto contro un mezzo corazzato e la montatura in plastica, così come l'assenza di comandi, confermano le scelte volte ad economizzare. Ma credo che l'acquirente tipo di questo obiettivo lo capisca da se guardando il cartellino del prezzo. Insomma nelle sue caratteristiche esterne mantiene la promessa che tutti i produttori di fotocamere ci hanno fatto quando hanno presentato il formato APS-C/DX : piccolo e compatto. Promessa purtroppo non sempre materializzata. Ma è nell'uso che le cose vanno per il meglio. Pur a focali così estreme che naturalmente stressano ogni sensore, la nitidezza è esemplare e anche il fogliame - punto debole di certe realizzazioni - non diventa fanghiglia impastata. Anche se credo che il meglio questo obiettivo lo sappia dare nell'architettura, sfruttando la ridottissima - sempre avendo a mente di che focali stiamo parlando - distorsione che a 20mm è praticamente assente mentre a 10mm è comunque minima, ordinata e facilmente correggibile dal software automaticamente. Per me è l'obiettivo ideale da aggiungere al proprio corredo per i viaggi nelle città d'arte del mondo senza spendere un capitale ma con la pretesa di poter ottenere comunque ottime immagini ben oltre l'obiettivo che generalmente si riceve nei kit delle reflex di fascia entry e media. Non ci volevo credere, ma bella prova Nikon ! Acquirenti attenzione che la vostra fotocamera sia compatibile con i nuovi obiettivi AF-P come questo Ringraziamo il distributore italiano del marchio Nikon che ci ha inviato a tempo record questo obiettivo per il test.
  7. Il controllo wireless via radio è uno dei punti di forza del sistema Godox che sin da principio hanno previsto questa funzionalità nei loro flash. Una panoramica del sistema Godox allo stato attuale : sono inclusi tutti i trasmettitori, i ricevitori e tutti i tipi di flash, sia manuali che TTL I loro flash sono predisposti per il controllo via radio tramite adattatore esterno (vecchie generazioni), oppure hanno integrato un ricevitore wireless. Dalla prima tecnologia a 433 Mhz sono poi passati allo standard di mercato a 2.4GHz.E nel mentre sono state inserite nuove funzionalità, tra cui il controllo dei flash a tempi rapidi (HSS) e il TTL. Questo ha comportato l'aggiornamento dei trasmettitori (oltre che dei ricevitori). Dal primo FT16 a radiolina e bassa frequenza, si è passati al modello XT16.L'uscita dei flash a controllo TTL ha richiesto però un controllo ancora più sofisticato e ciò ha richiesto un nuovo trigger, il modello X1T. Ammetto che non mi sono mai trovato bene con FT16 ed XT16 (in realtà li ho detestati con tutto me stesso !), sprovvisti di comandi "sicuri" e rapidi, macchinosi, vecchi nella loro impostazione. Tanto da farli sembrare archeologia industriale in confronto al X1. Credo per questo motivo, da circa un anno, Godox ha proposto un nuovo trasmettitore manuale, di impostazione completamente differente al vecchio modello, che prende il meglio della tecnologia dell'X1 in un formato - a mio parere - ancora più ergonomico e pratico. Si tratta del nuovo Godox XT32 oggetto di questo articolo. i tre trasmettitori "standard" Godox, il modello XT32 in mezzo tra i due estremi X1 ed XT16. si tratta di un trasmettitore che si monta a slitta sulla fotocamera come i precedenti, alimentato anche esso con due stilo normali da 1.5 V, che funziona alla frequenza di 2.4GHz e pesa solo 80 grammi in tutto. Si presenta molto meglio del precedente FT16 e guarda al futuro, tanto da essere aggiornabile (eventualmente) via porta USB. Il display è grande è chiaro. Tutte le indicazioni sono visibili. I comandi "parlano" senza dip-switch di difficile attuazione o strane manovelle. disposizione dei comandi e porta USB per l'aggiornamento del firmware indicazioni del display il trigger comanda, oltre alla potenza di gruppi (16) e canali separati (32), anche la luce pilota e il cicalino del pronto flash.In questo è straordinariamente più flessibile del pur buon X1 che, nella versione Sony, si ferma a soli 3 gruppi. Disponibile effettivamente da un anno per l'attacco Canon, solo in questi giorni è in distribuzione il modello per Nikon. Io l'ho comprato da Amazon Prime a 46 euro. eccolo qua, appena arrivato, sulla sua scatoletta (scatti fatti con il Godox AD600B e il Godox AD200 controllati dal Godox X1T-N) molto compatto sta in due dita sul lato destro c'è l'interruttore di accensione dell'apparecchio e l'interruttore di accensione della luce IR per l'autofocus (all'opposto la porta USB) la piedinatura dei contatti con la fotocamera vista anteriore gruppo B, canale 1, 1/4 di potenza, luce pilota accesa e beep del flash acceso. L'ho provato al volo per controllare i miei due Godox di casa, AD600 e AD200, wireless e a batteria, impostati per l'occasione in manuale. Il passaggio dal gruppo A al B su cui ho inserito i due flash direttamente dal loro quadro controlli è immediato. Il controllo della potenza con la rotellina semplicissimo.Le luci pilota si accendono e si spengono, idem i cicalini. La risposta è immediata ed affidabile. Dovete ovviamente fidarvi della mia parola e per dimostrarvi quanto sto dicendo posso mettere uno scatto della mia Charlize con il solo AD600B messo di taglio : mentre subito dopo il test, ho messo entrambi i flash in produzione per scattare le foto di corredo del test del Sony 2.8/90mm G Macro. L'esperienza d'suo è stata positiva. Più intuitiva di quella del X1T ed immensamente superiore a quella dei vecchi FT16 ed XT16, tanto che questi ultimi stanno finendo in discarica senza alcun rimpianto. Lo userò come standard per il controllo del flash GODOX QT-600II che c'è in studio. Sospetto che molta di questa impostazione e di questa evoluzione, sarà inserita da Godox nel nuovo trasmettitore TTL modello X2 che hanno in corso di sviluppo e di cui si dice presenteranno il primo modello durante questa estate. Grazie Godox
  8. Su Nikonland stiamo molto apprezzando i dispositivi di illuminazione proposti da Godox, in particolare quelli più evoluti.Si va dal flash cobra di discreta potenza, TTL e Wireless di funzionamento intuitivo (e non cervellotico come l'SB 5000 di Nikon) con batteria al litio ricaricabile, al flash cobra compatto, pensato più che altro per le piccole mirrorless, fino ai sistemi sofisticati ad alta potenza, gestibili in automatico o in manuale. Ma quello che più conta, la coerenza progettuale, oltre alla qualità della luce, che fanno del Godox un vero sistema utilizzabile tranquillamente in ambito professionale senza lasciare nulla a desiderare (anche se qualche specifica degli ultimi Profoto mi fa venire comunque l'acquolina in bocca ... che si secca subito appena vado a vedere il listino). In termini di portatilità "da borsetta" ho avuto modo di utilizzare per un breve periodo il Godox Witstro AD360 di cui ho parlato in un altro articolo.un apparecchio solido e concreto in grado di produrre un'ottima luce molto a lungo senza limiti di surriscaldamento, cui mi sento solo di muovere qualche critica per quanto riguarda una certa mancanza di ergonomia, dovuta alla scelta di mantenere l'inutile (in questa caso) ma rassicurante forma a cobra.Il risultato è un complesso ... complicato, tipo il lavoro di un bricoleur della domenica, fatto di cavi, batterie appese, trasmettitori "strani". Devono avermi in qualche modo deciso di accontentarmi quelli di Godox con questa novità del 2017 che proviamo in questo test. Godox Witstro AD200 Pocket Flash Eccolo qui nella sua confezione Pocket Flash, flash tascabile.In realtà "borsettabile" nel suo complesso la borsetta compatta in dotazione al flash che contiene quasi tutto il necessario per metterlo in esercizio corpo del flash, le due teste alternative (una tipo "cobra", una a bulbo, identica a quella del Godox AD360), qui con la testa tipo cobra il vano per la batteria al litio (che si vede sfuocata sul tavolo) qui montata : 2900 mAh, 14.4 V, più che sufficienti per 500 scatti a piena potenza vista inferiore con la madrevite da 1/4'' laterale, altra madrevite il diffusore della testa standard lo snodo per il treppiedi (optional, se lo ordinate, state attenti che ci sia nel kit, altrimenti non potrete orientare il vostro flash) l'altra testa a bulbo che per me è del tutto identica a quella del Godox AD360, quindi facilmente intercambiabile o acquistabile come ricambio. Il montaggio avviene a slitta con un pulsante di sblocco, operazione rapidissima montato sullo stativo in azione, pilotato dal consueto trigger Godox XT1-N (o XT1-C per Canon o S per Sony) il tipo di luce che produce la testa standard il tipo di luce che produce la testa con il bulbo naturalmente con la testa a bulbo si potranno utilizzare anche tutti gli accessori già in commercio per i Godox Witstro AD360 e AD180, come il softbox ottagonale con nido d'ape che ho acquistato insieme al nuovo flash che ha il pregio di montarsi in un attimo, aprendosi ad ombrello qui montato qui in azione In studio con la mia Charlize qui d'effetto con il Godox AD600 come luce principale come prima ma l'AD200 dietro al capo solo l'AD200 di taglio, luce drammatica a 45°, luce principale (e unica) morbidissima con il softbox anche nello still-life con la mira di test ovviamente non si compra un flash del genere solo per fare foto di test.L'ho impiegato come flash principale in più di uno shooting. Usato in pieno TTL automatico, con il piccolo octobox e il suo nido d'ape, su uno stativo leggero.Messo di taglio e in alto rispetto al soggetto per avere una luce drammatica e lasciare il più possibile scuro lo sfondo.Alcune centinaia di scatti senza il minimo problema. Modella : Julia Zu@EuRossModelsSpazio Blu di via Tortona a Milano Conclusioni un set di still-life al nostro Nikonland Day PRO - luce di qualità- compattezza e peso- dual mode, con due teste differenti- compatibilità con i trigger, gli altri flash, gli accessori della linea Godox- la borsetta "pronto", sembra una scemata ma averla già in dotazione è una gran comodità- in sintesi, un oggetto unico sul mercato, nello spazio e nel peso di un normale flash cobra, abbiamo un flash da 200 W/s, TTL, wireless integrato, multimarchio, con attacchi compatibili con il sistema Godox e con stativi ed ombrelli comuni, ad un prezzo estremamente competivo. le due gerbere fotografate con la Sony A7R II e il Sony 2.8/90mm nel set di cui sopra CONTRO - la batteria, più che sufficiente per un utilizzo normale, per ora non è disponibile facilmente sul mercato (oppure ha un costo abbastanza importante). Insomma, una aggiunta importante all'arsenale di flash e luci Godox e una validissima alternativa "più ordinata" rispetto al più potente Godox AD360.Comodo da trasportare, facile da mettere in batteria. Potente ed efficiante, con un affidabile sistema TTL. Salvo che non vogliate usarlo con una Sony ad aperture superiori ad F2.8. Vi sottoesporrà malamente (non so perchè, ma dubito che dipenda da Godox).Raccomandato per chi abbia bisogno di un sistema "facile", compatto, pronto all'uso in pochi minuti anche in situazioni in cui ci sia poco spazio (per esempio per riproduzioni museali).O, anche su campo, senza dare nell'occhio (pure nella fotografia naturalistica).Il TTL e l'HSS lo rendono pronto per tante situazioni ed ha persino una piccola funzione di luce pilota. Perfetto anche come luce d'effetto in sistemi che comprendano come luce principale il più potente AD600. Provatelo e non ne farete più a meno.
  9. Alla ricerca di una luce fissa continua efficiente in grado di lavorare a lungo mi sono rivolto ai LED.In passato ho usato sia le normali luci ad incandescenza che quella a fluorescenza e basso consumo.Se le prime consentivano scatti adeguati, il carico elettrico per avere adeguata luminosità e il conseguente calore dissipato erano un ostacolo ad un loro utilizzo frequente. Senza trascurare la necessità di utilizzare modificatori di luce (softbox o ombrelli) resistenti al calore generato.Immaginatevi poi un soggetto - sia animato che inanimato - sottoposto a 2-3-5 kilowatt di potenza per periodi più lunghi di qualche minuto ... Peggio ancora con le luci a fluorescenza che, pur promettendo bassi consumi e produzione di calore sostanzialmente trascurabile, hanno il difetto di produrre luce con indice colorimetrico scadente, spesso con una modulazione della luce discontinua, quasi sempre con tempi di carica e scarica iniziale che non ne consentono una rimozione e una riattivazione tranquilla.E poi, sempre con attacchi fuori standard, rendendo inutilizzabili i normali modificatori di luce. I LED hanno cambiato la sistuazione. Basso consumo, luce intensa e ben dosata, indice colorimetrico adeguato - almeno nelle ultime generazioni - e utilizzo immediato e amichevole.Ma io non cercavo una di quelle "padelle" con 100-500-1000 leddoni a vista e con le "imposte" metalliche per modulare la luce.Volevo una cosa che somigliasse in tutto e per tutto nell'uso ad una normale torcia flash, solo a luce continua. La ricerca si è conclusa - non senza frustranti e costose tappe intermedie - con l'ennesima proposta del ricchissimo catalogo Godox. Si tratta del Godox SL-200, disponibile nelle due versioni W (luce bianca) e Y (luce calda). dettaglio della luce vista di 3/4 con in primo piano il LED circolare giallo Praticamente è un mono-LED da 200 W installato nella cassa di un flash monotorcia, dotato di ventilazione e constrolli di temperatura. Unica regolazione un dimmer posteriore ma comandabile anche con telecomando, peraltro in grado di guidare più d'una di queste luci, divise anche per canali separati.La luce prodotta, secondo le specifiche della casa, è pari a 12000 Lumen. Equivalenti ad occhio a 1 Kw di luce tradizionale ad incandescenza. il Godox SL-200W il pannello di controllo posteriore : interruttore, antenna per il telecomando, fusibile, cambio canale, display LCD che riporta percentuale di potenza, canale, temperatura di esercizio in gradi Celsius.L'alimentatore è auto-switching ed è integrato. Sul frontale c'è il bulbo di protezione del LED circolare (che dispone di un proprio dissipatore solidale con il sistema di ventilazione).Attorno al LED c'è un attacco per accessori S Bowens compatibile, cosa che lo rende adatto ad utilizzare tutti i softbox dello studio. anche se molto spesso, per rendere la luce morbidissima come quella naturale, io lo sfrutto con un ombrellone Quantuum da 185cm riflettente, bianco. Perchè nella realtà, a luce diretta con la semplice parabola o anche senza, è in grado di illuminare a giorno una stanza. Ma così forte che vi faranno male gli occhi. E figuriamoci i poveri soggetti illuminati ... Nell'uso questo apparecchio si è sinora dimostrato molto pratico ed affidabile.Anche dopo una giornata di utilizzo continuo la temperatura sta entro i 50 °C, più spesso verso i 40. La luce è costante, misurata con il mio Sekonic è di 4630 K con -2 di tint (cioé sostanzialmente bianca e senza dominanti).E permette di lavorare molto bene e in modo naturale. Nelle foto che seguono alcuni scatti di un workshop in studio fatto oggi. sotto l'ombrellone backstage, la luce è a sinistra del fotografo e si somma alla luce naturale dell'ambiente (misurato essere anche essa intorno ai 4.600 K) in modo ... naturale.Tanto che le foto vengono piuttosto bene. Alcuni scatti in quella situazione. A diaframma F2 e tempo ampiamente di sicurezza (1/320'') ISO non superiore ai 250-400, quindi di tutta sicurezza.Normalmente, per avere gli stessi tempi di scatto in luce ambiente, in quello studio si può dover arrivare anche a 2500-3200 ISO. Le foto qui presentate a colori sono proposte con la temperatura colore misurata a mano (le fotocamere l'hanno leggermente sottostimata, intorno ai 4150 K). Immaginatevi comunque 5 fotografi che si alternavano ad intervalli di 15 minuti ciascuno, in una giornata in cui temperatura ambiente ed esterna coincidevano a circa 30 °C.La lampada dopo 2 ore segnava 44 °C. Foto in tutti i casi perfette. In queste foto invece vi mostro un caso diverso. Sulla luce ho montato un softbox rettangolare con nido d'ape. Uno di quelli normali, non dedicata alle alte temperature. Scatti con macchina su treppiedi, 100 ISO, F7.1, tempi di 1/6''. Risultati esemplari e con una luce bella chiara del tutto coincidente con quella dei miei flash (sempre Godox). scatti fatti con Sony A7R II e con Nikon D810. In conclusione l'esperienza è positiva. La luce di qualità. L'affidabilità (sinora) adeguata alle aspettative.La possibilità di utilizzare softbox e accessori Bowens, impagabile. Il costo più che accettabile (intorno ai 320 euro, su Ebay). Un bell'apparecchio
  10. Ho ricevuto dal distributore italiano di Sigma - Mtrading Srl - questo obiettivo in prova in qualità di Sigma Ambassador. L'obiettivo dovrà essere restituito al termine del test. Introduzione nel suo lungo sviluppo dall'ormai lontano 1961, Sigma ha sempre avuto l'ambizione di eccellere anche nel ristretto novero dei produttori di focali lunghe dedicate alla fotografia professionale. Tra i più prestigiosi 500mm proposti da Sigma nel passato ricordo gli ultimi due : il Sigma 500mm F4.5 APO il Sigma 500mm F4.5 HSM tutti obiettivi fatti con cura e di buona qualità. Come gli altri, sia zoom che fissi disponibili tempo per tempo. Si trattava di proposte alternative ai grandi produttori Canon, Nikon ma anche Minolta e Pentax che univano prestazioni interessanti a prezzi competitivi. La formula non è cambiata ma se partiamo dal recente Sigma 120-300/2.8 Sport, vediamo che il livello si è improvvisamente alzato. Alzato di molto. Ecco in estrema sintesi quello che rappresenta questo nuovo 500mm F4 Sport di Sigma del 2016, disponibile sul mercato oggi. Avendo provato o visto sul campo molti dei precedente teleobiettivi Sigma ed avendo usato e posseduto la gran parte dei superteleobiettivi moderni di Nikon, se prima il supertele Sigma era da considerare per lo più un ripiego motivato dal budget, dove faceva premio il prezzo, oggi le cose non sono più così. Prima compravamo Sigma perchè offriva quello che cercavamo a buon prezzo. Ma le prestazioni erano comunque frutto di compromesso, rispetto al meglio di Canon e di Nikon. Oggi questo Sigma 500mm F4 Sport si pone almeno sullo stesso piano della più recente offerta degli altri due produttori. La scelta se preferire questo o quelli oggi non è più semplicemente economica : perchè sul piano puramente prestazionale è difficile trovare reali differenze che possano far preferire questo a quello. E allora la decisione si basa su considerazioni che diventano di natura personale e il prezzo non è più la variabile principale. Caratteristiche di base ecco l'imballo appena arrivato a casa mia da M-trading (di fianco, per raffronto, il Nikon 70-200/2.8) mentre questa è la scatola dove è contenuto l'obiettivo (per raffronto il piccolo Sigma TC-1401) la splendida sacca/zaino in nylon rinforzato con spallacci che consente di trasportare comodamente l'obiettivo con una fotocamera professionale già montata (io però l'ho utilizzato con il mio zaino Thinkpad Airport perchè ci sta anche un altro corpo e il 70-200/2.8) Si tratta di un obiettivo che già dalle caratteristiche di targa fa parlare di se : 16 lenti in 11 gruppi di cui due equivalenti alla fluorite e una a bassa dispersione (tipo ED o superED) diaframma a 9 lamellemessa a fuoco minima di 3.5 metripeso 3.310 grammidimensioni 144mm x 381mmfiltro a cassettino da 46mmparaluce monostadio in carbonio ovviamente dotato di motore interno ad ultrasuoni e stabilizzatore OSS.Disponibile per gli attacchi Canon, Nikon e Sigma. MTF ufficiale (a diffrazione) MTF ufficiale (geometrico) immagini e grafici ufficiali presi dal sito Sigma I concorrenti il Sigma 500mm F4 Sport montato sulla mia Nikon D5 esistono solo due concorrenti sul mercato, prodotti da chi di fatto i superteleobiettivi professionali li ha inventati. A noi interessa in particolare il nuovo Nikon 500mm F4E FL si tratta dell'ultima incarnazione di un obiettivo nato oramai molti anni fa e qui giunto all'evoluzione che finalmente incorpora il diaframma elettromagnetico. lo schema si avvale di due lenti in fluorite e tre lenti ED diaframma a 9 lamellemessa a fuoco minima di 3.6 metripeso 3.090 grammidimensioni 140mm x 387mmfiltro a cassettino da 40.5mmparaluce monostadio in carbonio ma non possiamo trascurare il Canon 500mm F4 IS II almeno per raffronto diaframma a 9 lamellemessa a fuoco minima di 3.7 metripeso 3190 grammidimensioni 146mm x 383mmfiltro a cassettino da 52mmparaluce monostadio in carbonio E il gruppo ristretto di chi oggi è in grado di produrre un 500mm F4 comprende anche Sony che ha ancora in catalogo un obiettivo con attacco Alpha/Minolta, del prezzo di circa 13.000 euro + IVA. il Sigma 500mm F4 è ordinabile al prezzo al pubblico, consigliato da Sigma di 6.090 euro, garanzia Mtrading.il Nikon 500mm F4E ha un prezzo ufficiale di circa 10.300 euro + IVA (suscettibile di sconto trattando con il venditore autorizzato)il Canon 500mm F4 IS II ha un prezzo ufficiale di circa 9.000 euro + IVA (suscettibile di sconto trattando con il venditore autorizzato) esistono poi tante offerte sul mercato dell'usato di obiettivi della stessa fascia ma di generazione precedente.Escludendo il vecchio Sigma 500/4.5 HSM (che sinceramente vi sconsiglio : decisamente meglio uno dei superzoom 150-600), i 500mm Canon e Nikon usati, si trovano ad un prezzo paragonabile al nuovo Sigma con garanzia di 3 anni.Per un oggetto di questo genere, considerato il costo di eventuali interventi sul motore o sullo stabilizzatore, la presenza di una garanzia valida non è da trascurare. Descrizione Bene, vediamolo più da vicino la consueta (per questi obiettivi) sacca morbida che protegge l'elemento frontale e il paraluce liscio, con il paraluce separato dettaglio del paraluce. Si tratta di un elemento in carbonio verniciato, con una guarnizione in gomma per proteggerlo quando lo si appoggia al suolo. La vite di blocco è ben dimensionata e robusta. L'aggancio avviene senza esitazioni.Attenzione a trattarlo bene : costa di listino come ricambio la bellezza di 760 euro + IVA ! (non che Canon e Nikon li regalino ... ma insomma, mi pare che qui si esageri). senza paraluce sembra tutto sommato un obiettivo compatto.In effetti nell'uso l'ho potuto imbracciare a mano libera senza alcun problema (persino con la Sony A7R II). dettaglio della bottoniera di controllo principale e della vite di serraggio del collarino treppiedi. L'obiettivo ha tutte le funzionalità moderne, tra cui due modalità di stabilizzazione, il limitatore di distanza di messa a fuoco e la messa a fuoco con prevalenza manuale o automatica. In più ha due posizioni personalizzate che si possono programmare via firmware e richiamare a seconda delle esigenze. non mancano funzionalità che io sinceramente non ho mai utilizzato ma che ritengo possano essere utili : la prememorizzazione delle posizioni di messa a fuoco con il relativo beep di conferma la finestrella con la scala delle distanze l'alloggiamento del cassettino dei filtri che qui é estratto con una vista dell'interno dell'obiettivo attraverso l'alloggiamento del cassettino.Nella mia esperienza credo che il filtro più utile possa essere il polarizzatore circolare (non fornito, ma opzionale) ma qualcuno potrebbe avere necessità di filtri ND in caso ci sia troppa luce, per limitare l'apertura sempre al massimo. l'attacco dell'obiettivo con il marchio della serie (016 Sport) un dettaglio della parte inferiore del maniglione di trasporto/aggancio del treppiedi/monopiedi una vera finezza : è possibile impostare il click di conferma delle posizioni cardinali mentre si ruota il collarino (ON), oppure la possibilità di poterlo ruotare senza trovare alcuna resistenza (OFF).Nell'uso il movimento è fluido ed ineccepibile. Ad ognuno scegliere la modalità con cui si trova meglio nella pratica. matricola montatura, diaframma elettromagnetico anche per Nikon S di Sport ! dettaglio dei comandi con l'obiettivo montato sulla mia Nikon D5 montato su treppiedi da studio viste artistiche. Un'altra finezza che mi ha molto colpito e che non c'è in tutti i supertele. Il maniglione di trasporto/collarino del treppiedi, all'interno, nella parte in cui si mettono le dita per trasportare l'obiettivo sul campo, non è semplicemente verniciato, ma è rivestito del classico materiale che simula la pelle. Per evitare che le dita, magari sudate, scivolino via.Una raffinatezza che denota ulteriormente la cura con cui è costruito questo strumento fotografico. Il teleconverter Sigma TC-1401 Con il 500mm ho ricevuto anche il teleconverter Sigma TC-1401, un apparecchio del tutto nuovo, nato per la serie Sports (di fatto con il Sigma 120-300/2.8) e che è incompatibile con gli obiettivi precedenti (consultare quila lista di compatibilità aggiornata). E' molto compatto ed elegante. Anche in confronto con il mio Nikon TC-14E II che sembra un oggetto decisamente retro al confronto. io sono rimasto impressionato da quanto è sottile come dimostrano anche queste due altre foto con il teleconvert montato sul 500mm alla fine l'obiettivo con il TC-1401 risulta solo leggermente più lungo mentre il peso aumenta in modo impercettibile. La qualità cala in modo difficilmente percettibile. In studio Appena arrivato ho scattato qualche foto in studio con la Nikon D810 per sincerarmi che tutto fosse in ordine.Mi sono bastati due scatti per comprendere quanto sia trascurabile l'aberrazione cromatica (sia laterale che longitudinale). certamente il progetto dell'obiettivo è aiutato dalla apertura massima limitata ad F4 e dalla focale.Ma nelle foto "reali" si apprezza il lavoro fatto dai tecnici e la qualità dei vetri equivalenti alla fluorite utilizzati all'interno. Due "ritratti" estremi alla mia Charlize a 500mm F4, con flash a 700mm F5.6 (con TC-1401), con flash sono tutti scatti fatti da circa 7 metri di distanza. Per gli sfuocati ho approfittato delle fasi di attesa in autodromo.Dietro a questa rete posta a circa 6-8 metri da me, c'erano cartelloni pubblicitari, altre reti, attrezzature e addetti.Tutto completamente disciolto ... nonostante l'elevata umidità dell'aria. 700mm F5.6 Personalizzazioni con la Sigma USB DOC Con il programma Sigma Optimizer Pro (disponibile gratuitamente qui) è possibile personalizzare una grande quantità di parametri di utilizzo di questo obiettivo. oltre che naturalmente poterne aggiornare il firmware in caso di bisogno, comodamente seduti a casa propria. distanza di messa a fuoco, limitatore, tipo e modalità di inserimento dello stabilizzatore integrato, i due bank di personalizzazione dell'utente.Ce n'è tanto da confondere chiunque sulle prime. Io non ho toccato niente, dovendo restituire l'obiettivo "intonso" e non avendo francamente il tempo di mettere a punto le funzionalità secondo le mie esigenze. Ma sono convinto che ogni utente esperto, dopo un certo periodo di uso sul campo nel suo genere di elezione possa regolarsi l'obiettivo come meglio gli serve. Fauna Mi scuseranno i fotonaturalisti, io non faccio safari e la fauna cui ho accesso con facilità, tolti i miei cani, é in cattività. Questi scatti sono stati fatti al parco naturalistico Le Cornelle di Valbrembo. sono tutti ad F4, non ci sono interventi particolari in post-produzione.Premere per vedere in formato 4K. In autodromo Con un obiettivo del genere, la qualità dell'aria non è un optional.Specie in autodromo dove le distanze di sicurezza impongono di fotografare i bolidi da lontano.Purtroppo nelle uniche due giornate in cui c'erano gare a Monza, l'aria era tanto intrisa di umidità che un obiettivocosì nitido in pratica la mette in evidenza come se ci fosse un setto tra te e il soggetto.Così le foto da lontano sono venute di bassa qualità, non probanti della qualità dell'apparecchio, almeno sul piano puramente ottico (francamente, in termini di qualità pura, avrei anche potuto accontentarmi di uno zoom, nemmeno del massimo livello, oppure limitarmi al panning ravvicinato, dove un 500mm è inutile. Pazienza, magari capiterà un'altra occasione). Qualità dell'aria a parte, sul piano operativo siamo in paradiso. Messa a fuoco veloce, brandeggio facilitato dal peso ridotto, stabilizzazione OK, capacità di penetrare ostacoli dissolti come se non ci fossero a tutta prova. Qualche scatto tra i più riusciti (altri tra i commenti). 700mm ho avuto modo di provare in autodromo nel recente passato i due 150-600 Sigma e il Nikon 200-500/5.6.Senza nemmeno considerare la qualità di immagine, già alla prima messa a fuoco siamo su un altro pianeta.Fidatemi di me, la differenza di costo si vede tutta, non sto a raccontarvi altre storie.Aggancio del soggetto in arrivo a 250 Km/h ed inseguimento per tutta la curva : zero problemi. Conclusioni In conclusione, mI sono divertito ed emozionato usando questo 500mm, a mia memoria, di più che con gli altri 500mm Nikon provati in passato (ad eccezione del vecchio ed impossibile Nikon 500/4 AF-I). PRO- costruito con tutto l'amore che un orgoglioso artigiano è capace di trasfondere nelle sue creazioni più raffinate, dedicate ad una ristretta fascia della sua migliore cliente- prestazioni ottiche e performance tecniche al di sopra di ogni sospetto.Aberrazioni ridotte al minimo, distorsione e vignettatura trascurabili- stabilizzazione adeguata anche sino ad 1/30''- peso e dimensioni tutto sommato compatte, è un obiettivo che ... non pesa nemmeno dopo una giornata intera. Lo si potrebbe anche usare a mano libera, ma un monopiede in carbonio è consigliato- buona qualità anche con il TC-1401, un 700mm F5.6 stabilizzato che continua ad essere molto compatto e prestazionale- rapporto prezzo prestazioni da primo della classe- da non sottovalutare nel piatto della bilancia :1) le possibilità di personalizzazione inusitate permesse dal software Sigma e dalla USB Dock di Sigma2) la possibilità di poter far sostituire la montatura (in fabbrica in Giappone) anche dopo l'acquisto, in caso si cambi sistema (da Nikon a Canon, da Canon a Sigma e viceversa) CONTRO- é un obiettivo che da dipendenza, vorresti possederlo anche se magari non ti serve veramente ! A me è pesato (molto) doverlo restituire LE ULTIME PAROLE L'amore con cui è stato progettato e costruito e l'orgoglio di essere l'unico marchio in grado di proporre sul mercato un supeteleobiettivo professionale della migliore qualità ad un prezzo che sarebbe impensabile per Nikon, Canon e Sony, si vedono da ogni dettaglio di questo bel Sigma.E' bello, tanto bello che é quasi un peccato portarlo fuori all'umido (non che possa patirne in termini costruttivi ... ma per il solo pensiero che si possa graffiare o macchiare ...).Ogni dettaglio è ben dimensionato. Persino lo zaino/sacca di trasporto, gli agganci, i perni, le madreviti.Le prestazioni sono al di sopra di ogni sospetto e francamente della migliore qualità. A questo punto la scelta - al di là del prezzo vantaggioso - può poggiare su dettagli (come le personalizzazioni permesse dal Sigma e non dal Nikon) o sulle piccole fisime che ogni fotografo che punta ad oggetti di questo livello invariabilmente ha. Insomma, si può anche finire nel campo dell'irrazionale per decidere cosa comprare. Rispetto all'usato "di marca" vi raccomando ancora di diffidare degli affari non garantiti o degli oggetti troppo anziani.Riparare un coso di questi può essere un dolore immane. E in qualche occasione non è nemmeno facile o possibile. Peraltro l'usato Nikon recente se la gioca col prezzo di questo, nuovo e garantito 3 anni, per il quieto vivere di ogni fotografo ragionevole. Per tutti gli altri, al di là della libidine da possesso o dalla sindrome di acquisto (malattie tutto sommato benigne, non vi preoccupate) sarà bene interrogarsi se un moderno zoom supertele non sia sufficiente per la qualità che ci serve. Al di la di tutto, comunque questo Sigma è da considerare anche lui una prima scelta e non semplicemente alternativa economica all'obiettivo "originale" come era una volta.Ma in fondo, dirvi quale comperare non è compito mio. Confesso solo che io me lo sono goduto un sacco. Finisco ringraziando ancora il ditributore nazionale Mtrading per averci inviato questo obiettivo in test.
  11. Arrivato a tempo record, grazie ad Mtrading, in verità lo attendevamo da almeno 4 se non 5 anni, questo meraviglioso strumento fotografico. In casa Sigma, l'arrivo lo scorso autunno del nuovo 85mm F1.4 Art ha, non solo alzato l'asticella in tema di mediotele da ritratto (l'Otus autofocus è la mia definizioni) ma anche creato aspettative superiori per i successivi modelli. E poi non dimentichiamoci che là fuori c'è anche ill meraviglioso Nikon 105mm F1.4 a mettere in imbarazzo i ritrattisti (e non solo). Capirete la curiosità con cui ho appreso del lancio di questo nuovo 135mm Art di Sigma, specie dopo aver visto il suo grafico MTF, più simile ad un superteleobiettivo esoterico che ad un "semplice" 135mm, seppur di prestigio come è questo. la solita bella scatola bianca con la banda nera il trio delle meraviglie, il superkit da ritratto. Da sinistra il Nikon 105/1.4E, in centro il Sigma 85/1.4 Art, a destra il nuovissimo Sigma 135/1.8 Art oggetto di questa prova. 135mm é all'incirca il calibro dei pezzi medi standard dell'artiglieria navale (era effettivamente 127mm per gli americani, 150mm per i tedeschi ma la Regia Marina usava proprio il 135mm su alcuni incrociatori leggeri come Capitani Romani), superiore per gittata e peso del proietto al più compatto 105mm. 135mm è la focale standard per il ritratto stretto in fotografia nel nostro formato 35mm. E' una focale pensata per andare oltre il mezzo busto, oltre la testa e le spalle e poter studiare la sola testa.Nell'ultima generazione di 135mm la distanza minima di messa a fuoco, scesa sotto ai 90cm, consente anzi di chiudere agevolmente sul solo volto che finisce così per riempire il fotogramma. Il 135mm è già un teleobiettivo abbastanza importante anche per dimensioni e peso. E' pensato quindi per fotografi per nulla timidi, in grado di imporsi sul soggetto per scrutarne i più minuti dettagli, fino a catturarne lo spirito. E' una focale d'elezione, elettiva per natura. Non per tutti. Per pochi. Fortunati pochi. Noi nikonisti da decenni ci siamo dovuti accontentare di un ottimo obiettivo - all'epoca - il Nikkor AF-DC 135mm F2, luminoso e particolare, dotato di un meccanismo di dosaggio manuale della quantità di sfuocatura.Che purtroppo sconta il fatto di essere stato progettato per la pellicola e per un'altra epoca.E che, in era digitale, mostra purtroppo tutti i suoi limiti. Colpevolmente Nikon e tutta l'industria fotografica non ha ritenuto - dal 1990 ad oggi - di aggiornare questa classe di oggetti, fidando sulla disponibilità di zoom prestazionali per coprirne l'esigenza. Ma il ritrattista ha bisogno di una focale fissa, da scegliere a seconda dei casi.Ha bisogno di potersene fidare ciecamente perchè mentre fotografa si concentra al 101% sul soggetto e non ha testa per pensare ad altro. Finalmente, nel 2017, ci ha pensato Sigma. Lo ha fatto con un oggetto che ... scopriremo insieme nelle prossime pagine insieme all'ottimo Sigma 85mm F1.4 Art : che splendida accoppiata ! Ecco qui il mio esemplare appena arrivato. Nell'aspetto si presenta dannatamente simile al Sigma Art 85mm F1.4, tanto che in svariate occasioni li ho confusi, accorgendomi di avere l'obiettivo "sbagliato" solo dopo un pò.Persino per queste prime foto di presentazione dell'oggetto, al primo giro ho fotografato ancora ... l'85mm la garanzia ufficiale del ditributore italiano Mtrading Srl eccolo insieme al degno "compare" 85mm, tolti i petali del paraluce di uno ... si possono facilmente scambiare tra loro. il paraluce è un semplice tronco di cono. La focale più lunga non necessita di particolari accorgimenti di protezione della lente anteriore. Il tappo è il classico Sigma, il passo filtri da 82mm. una aggiunta che può risultare comoda, mutuata da obiettivi macro e supertele è il limitatore di distanza di messa a fuoco.Si può selezionare se stare sul campo vicino (0.875 metri - 1.5 metri) o se andare solo oltre il campo vicino (1.5 metri - a infinito).Ciò evita hunting e movimenti inutili. Ma attenti a non fare come ho fatto io, l'ho impostato, poi me ne sono dimenticato e per un momento, ho temuto che si fosse rotto il motore di messa a fuoco ! voi ditemi se preso così non è maledettamente simile all'85mm ! la baionetta per Nikon, senza più aggeggi meccanici. Anche in questo obiettivo come in tutti i più recenti, il diaframma è elettromagnetico in questo modo il diaframma sta sempre aperto anche a riposo e lascia passare tutta quella luce ! il paraluce riporta una pregevole incisione delle caratteristiche principali l'obiettivo è grosso ma un filo più compatto dell'85. Sulla D5 sembra quasi piccolino ancora un particolare della bottoniera e del marchio Made in Japan con il paraluce sulla D5 Caratteristiche principali foto ufficiale Sigma schema ottico : 13 lenti in 10 gruppi (2 equivalenti alla fluorite FLD e 2 SLD) mtf ufficiale il nuovo 135mm F1.8 Art è a prima vista il fratello gemello del recentissimo 85/1.4 Art.L'aver contenuto la luminosità ad F1.8 anzichè esagerare mantenendo F1.4 ha consentito in un certo modo di limitare l'effetto di gigantismo cui stiamo assistendo ultimamente.In effetti, rispetto ad altre realizzazioni Sigma questo - per essere un 135mm così luminoso - sembra compatto. pesa 1130 grammiè lungo 115mm ed ha un diametro di 91mmimpiega 13 lenti in 10 gruppi (2 equivalenti alla fluorite FLD e 2 SLD)mette a fuoco da 88cm con un rapporto di ingrandimento di 1:5il passo filtri è di 82mm Non c'è ancora disponibilità di questo obiettivo sul mercato, il prezzo consigliato dovrebbe aggirarsi intorno ai 1.450 euro. montato sulla mia D5 : artist impression senza paraluce per ragioni fotografiche (ma io vi consiglio di montarlo SEMPRE) Concorrenti La scelta di 135mm moderni per attacco Nikon si esaurisce subito. Il mitico Nikon 135mm F2D DC oramai conta svariati lustri sulle spalle, essendo stato presentato nel 1990 nella prima versione AF ed aggiornato con la lettera D nel 1995.E' vecchio in tutto, sia nell'aspetto (che poco conta nell'uso pratico) che nell'autofocus (rapido per l'epoca ma oramai ... letargico rispetto ai bolidi supermotorizzati di oggi) che, soprattutto nelle prestazioni. Se alla presentazione suscitava scalpore il meccanismo del Defocus Control (la seconda ghiera di controllo in grado di modulare a mano le modalità dello sfuocato), nella pratica questo è stato il suo secondo punto debole (il primo è sempre stato la quantità e qualità di aberrazione cromatica laterale). Infatti oltre ad essere difficile da dosare anche empiricamente, in molti esemplari questo meccanismo finiva per minarne la precisione di messa a fuoco. Io ho fatto foto spettacolari con questo obiettivo ma ho anche sbagliato innumerevoli messe a fuoco.Tanto da averlo abbandonato presto per cominciare il mio peregrinare tra svariati macro (Sigma) per ridurmi poi - mio malgrado - a mettere a fuoco a mano con l'altro mito di cui parleremo più avanti. dalla sua ha ancora il vantaggio della relativa compattezza e leggerezza (rispetto ai mostri dell'ultima generazione), con un peso di 815 grammi, una lunghezza di 120mm e un diametro di 79mm. Il paraluce è integrato e si mette in posizione spingendolo in avanti. E' composto da sole 7 lenti in 6 gruppi (una lente in più del fratello minore 105/2DC che ha lo schema in comune con il loro papà, il vecchio Nikno 85mm F1.8), nessuna delle quali esotica.La distanza di lavoro appare oggi elevata, minimo di 110 cm, cosa che influenza le possibilità di composizione. Vi risparmio l'MTF e soprassiedo sulle altre caratteristiche come vignettatura e, specialmente aberrazioni cromatiche (per provarlo, basta scattare in controluce su uno specchio d'acqua. Io al lago ho fatto spettacolari anelli di cipolla magenta su acqua monocromatica !). E' ufficialmente ancora a catalogo a riprova della lentezza oramai proverbiale di Nikon nel aggiornare i propri pezzi più pregiati (Nikon aveva già prima ancora di questo a listino un sensazionale - per l'epoca - 135mm F2 AIs) ad un prezzo di 1.383 euro (Foto Colombo, garanzia Nital).Si trova a meno d'importazione (sono fondi di magazzino).Usato è facile da trovare intorno agli 850-950 euro a seconda delle condizioni. Io francamente ve ne sconsiglio l'acquisto, salvo che non vi ostiniate ad utilizzare ancora vecchie glorie come la Nikon D200 o la D700. Lo Zeiss Apo Sonnar 2/135mm a sinistra, senza paraluce, la versione "old", a destra, col paraluce, la versione Milvus dello Zeiss 2/135 Apo-Sonnar di cui ho parlato qua : Zeiss 2/135 mm APO SONNAR su Nikon : l'ineguagliabile ( test/prova ) é invece tra i più stupefacenti apparecchi di fotografia esistenti oggi su questo mondo.Purchè sappiate mettere a fuoco bene a mano.Lo facciate con tranquillità.E i vostri soggetti siano particolarmente ben disposti a collaborare. E siccome questo obiettivo è sostanzialmente pensato - come tutti i 135mm del mondo - per fare ritratto, tranne che non usiate azoto liquido oppure cloroformio in dosi massicce, sarà facile che tra i movimenti del soggetto, tra i microspostamenti vostri mentre mettete a fuoco, il numero di foto perfette ad F2 siano moderato o minimo, dipende da quanto mano ferma avete. In compenso il vostro conto in banca sarà più leggero di circa 2.200 euro (sempre da Foto Colombo con garanzia italiana Fowa). Questo Zeiss comunque è un obiettivo perfetto, realmente apocromatico in grado di dare soddisfazioni ad ogni fotografo in grado di servirsene.Io ho realizzato foto sensazionali con stampe in 100x75cm che mi guardano ogni mattina quando mi sveglio. Finchè un giorno ho deciso che ero stufo di trovarmi in imbarazzo di fronte a modelle non più abituate ad attendere che il fotografo metta a fuoco a mano e me ne sono liberato (vendendolo ad un caro amico che ha molta, molta, molta più pazienza di me perchè ha un approccio Slow alla fotografia ...) per usare moderni strumenti autofocus. Risparmio in questa circostanza il Samyang 135mm F2 in quanto manual focus come lo Zeiss, sebbene ne abbia sentito parlare bene ma non mi sento di considerarlo un concorrente.Non parliamo del mitico Mitakon 135mm F1.4, obiettivo di fatto presentato e mai distribuito (un coso enorme che sembra un 200/2, necessita del treppiedi e, su ordinazione, forse si può avere per soli 3000 dollari) anche perchè delle effettive prestazioni nulla sappiamo. Io credo che Sigma avrebbe potuto fare facilmente anche questo 135mm con la luminosità massima di F1.4 ma ne sarebbe venuto un oggetto molto più difficile da maneggiare e da proporre sul mercato.La differenza tra F1.4 ed F1.8 a 135mm non è così rimarchevole all'atto pratico. Vediamo se Nikon o Canon avranno il coraggio di osare di più di Sigma (una frase che qualche anno fa non avrei mai immaginato di scrivere). Prestazioni Messa a fuoco Come d'abitudine con i Sigma, la prima cosa che ho fatto e verificare la messa a punto dell'autofocus.Ho potuto riscontrare un leggero backfocus che ho sistemato subito usando l'apposita interfaccia USB di Sigma e l'utility software che permette all'utente di gestire tutti i parametri di messa a punto (oltre che di aggiornare il firmware dell'obiettivo se ce ne fosse bisogno).In un primo momento ho impostato un -4 alle distanze più vicine, preferendo poi fissare il dato ad un più corretto -7.In questo modo sia con la D5 che con la D810 ottengo una messa a fuoco precisa, almeno sulla mira che utilizzo per queste prove. Ho scoperto anche una nuova funzionalità per questo obiettivo che non avevo mai notato prima. e che mi riprometto di approfondire prossimamente uno scatto di verifica della messa a fuoco su treppiedi, luce continua. Al di là della messa a punto, nell'uso pratico ho potuto riscontrare una velocità dell'autofocus ... che definirei impetuosa. Misure approssimative mi fanno valutare in circa 0.4 secondi il tempo per andare da 1 metro ad infinito.Una prestazione simile a quella del Nikon 400/2.8, obiettivo che fa della velocità la sua caratteristica principale.Sul campo l'autofocus è preciso ed affidabile. Ma alle aperture più estreme, non aspettatevi di avere sempre tutto a fuoco se il soggetto si muove : questo comunque non è un obiettivo per lo sport o per l'azione. soggetto statico, F1.8, tutto perfetto soggetto in movimento libero, senza riferimento, F1.8, può capitare che anche con la potente Nikon D5 l'autofocus si inganni e finisca su una ciocca di capelli anzichè nell'occhio.In questi casi vi consiglio semplicemente di insistere, tanto una diecina di scatti in più non vi costano nulla !Aberrazioni Cromatiche Le aberrazioni cromati in questo obiettivo sono ben corrette.Quella assiale è proprio minimale e sullo stesso piano di quella dello Zeiss 2/135mm (cambiano le tonalità, anzichè verde e magenta, qui abbiamo blu e giallo).Quella laterale è quasi trascurabile. Vignettatura la vignettatura è normale per un'ottica così luminosa. Vale circa uno stop, uno stop e mezzo a tutta apertura e si riduce chiudendo il diaframma, scomparendo del tutto tra F2.8 ed F4 Distorsione La distorsione è inesistente, misurabile solo in laboratorio. Come è normale che sia per un teleobiettivo fisso di qualità come questo.Sfuocato La qualità dello sfuocato è sempre difficile da valutare perchè si tratta di una qualità che si relazione più sul gusto e le aspettative del fotografo, non essendo in nessun modo misurabile.Io mi sto ancora facendo l'occhio sullo sfuocato di questo obiettivo, quindi lascio a voi valutare da queste foto : naturalmente, oltre che dall'obiettivo, spesso la qualità dello sfuocato dipende molto anche ... dallo sfondo.Ma nella foto che vedete qui sotto, per strada, ad F1.8, io riconosco una capacità di isolare il soggetto dal resto del mondo che ho visto solo con il 300/2.8 che però schiaccia di più il primo piano.Qui il soggetto è nitidissimo eppure immerso in un mondo che si dissolve.Dietro di sono persone ed oggetti, di cui si vedono solo le sagome.I punti di luce sono ben rotondi nel centro mentre nelle zone laterali c'è la solita tendenza ad asssmere la forma degli "occhi di gatto"In quest'altra foto, oltre a confermare le peculiarità già evidenziate nella precedente, sottolineo la sottile entità del campo a fuoco rispetto al resto dell'immagine : siamo ancora, ovviamente ad F1.8. Io non riscontro differenze di qualità tra lo sfuocato anteriore e quello posteriore. Spesso in altri obiettivo moderni lo sfuocato anteriore è più nervoso anche quando il retro è del tutto cremoso. Una conferma l'abbiamo in questa fiorieria, presa in dettaglio : Ma al di là di questo, spicca - ed è la caratteristica più importante, secondo me - la capacità di questo obiettivo di rendere i piani sfuocati del soggetto.Come in questo tulipano, ripreso peraltro in condizioni di tutto manuale con la Sony A7R II : Ma, ripeto nuovamente, le caratteristiche dello sfuocato di un obiettivo variano moltissimi in base alle condizioni di ripresa. E vengono giudicate più che altro in base al gusto e a quello che ogni occhio ricerca in quel particolare tipo di obiettivo. In esterni mi sono divertito veramente con questo obiettivo a fotografare in esterni, rigorosamente ad F1.8 e in luce ambiente.Credo che sia la condizione in cui può dire veramente la sua.E' impegnativo avere una messa a fuoco accurata ma i risultati possono veramente soddisfare realmente. In studio Le dolenti note arrivano in studio. No, non fraintendetemi, il Sigma 135mm F1.8 non ha alcuna difficoltà in studio.Ma è un'arma letale e la sua nitidezza esagerata mette in evidenza con spietata sincerità ogni più piccolo e minuto ... difetto del soggetto. prova fondale (messa a fuoco sugli occhiali, evidentemente foto sbagliata) e non sempre questo è ciò che vorremmo ottenere. Sinceramente, quando non avessi a disposizione soggetti "perfetti" e schemi di luce particolarmente in grado di aiutare a camuffare quei dettagli che in ogni persona ci sono, eviterei di utilizzarlo, preferendogli il più gentile Nikon 105/1.4E o il più lungo Nikon 70-200/2.8, se il Sigma 85/1.4 non è adatto al lavoro che dobbiamo fare. persino nella pelle liscissima della mia modella Charlize questo Sigma 135/1.4 Art riesce a far affiorare segni e segnetti Galleria immagini ad alta risoluzione Ho preferito limitare il numero di immagini inserite in questo articolo per facilitarne la lettura.Vi rimando però all'album dedicato che contiene molte più immagini e che verrà aggiornato di tempo in tempo mano a mano che avrò occasione di avere i miei soggetti prediletti a disposizione. La trovate a questo LINK Conclusioni scatto in studio PRO - costruzione di elevato livello, secondo lo standard cui ci sta abituando Sigma con la serie ART- prestazioni ottiche, meccaniche e motoristiche impeccabili. Anche le aberrazioni cromatiche sono controllate in modo eccellente, su un livello superiore al Sigma 85mm F1.4 Art e nettamente migliori di quelle del Nikon 105/1.4E. Su un piano di parità a quelle dello Zeiss 2/135mm Apo-Sonnar- nitidezza esagerata, alle volte ... eccessiva- autofocus prestazionale, degno di un supertele CONTRO - straordinario in esterni, può essere spietato in studio con soggetti ... imperfetti. Non che questo sia un difetto, solo ricordiamoci che non è sempre comodo andare a fare la spesa alla Esselunga con una Porsche 911R- troppo simile esteriormente al Sigma 85mm F1.4 Art : si scambiano facilmente uno per l'altro- la focale, le prestazioni, il prezzo lo rendono adatto solo a chi cerca il meglio in assoluto. LE ULTIME PAROLE Qualcuno dirà che sono prevenuto. Qualcuno che sono [prezzolato, pagato, sponsorizzato ? vedete un pò voi]. Qualcuno, ancora peggio, dirà che nella mia fase senile oramai mi innamoro di tutte (le ottiche).Ma questo Sigma 135mm F1.4 Art è é uno dei più straordinari teleobiettivi da ritratto che mi siano mai capitati in mano.Non che questo lo qualifichi come l'unico che vorrei avere.No, non si tratta di un obiettivo adatto a tutte le circostanze. E' come un'auto sportiva che va portata fuori dal garage quando si sa che potrà mettere in strada tutti i suoi cavalli selvaggi.Per tutte le altre occasioni, non ci mancano alternative, sia in casa Sigma che Nikon. Di certo, in questo periodo di grande maturità dell'industria fotografica, stiamo vivendo una fase di grande ricchezza di proposte. Oggetti straordinari che un tempo non ci saremmo mai sognati, diventano realtà per consentirci di creare fantastiche immagini. Io sono felice di potermi godere questo momento e mai la mia passione per la fotografia viva e concreta come piace a me, è stata così forte. Grazie a tutti. stesso soggetto di sopra, scatto in esterni Ancora sentiti ringraziamenti a Mtrading Srl, distributore di Sigma per l'Italia per il prestito di questo strumento fotografico
  12. Questo è il nuovo ambiente (Invision Power Board 4.X) che utilizzeremo per il prossimo lustro di vita di Nikonland. Benvenuto a chi vorrà seguirci in questa nuova impresa, molto ma molto più easy della precedente. Nel nuovo Nikonland 2.0 non ci sono obblighi e tutto è molto più semplificato a cominciare dall'iscrizione che è del tutto facoltativa e non richiede nessuna formalità oltre il necessario. Per il resto ... siamo qui. Fateci sapere. Noi contiamo di restare qui su queste pagine almeno fino al 2022. Più avanti si vedrà. Non poniamo limiti alla provvidenza Divina e a ... Nikon. _________________________ Il Sorridente
  13. Devo essere stato particolarmente buono quest'anno se mi sono arrivati in rapida successione e pronti per Natale tre splendidi strumenti fotografici come il Nikon 105/1.4E, il Sigma 85/1.4 Art e quest'ultimo, fantastico Nikon 70-200/2.8E. Costituiranno il mio kit minimo dedicato al ritratto per i prossimi anni ! Il nuovo Nikon 70-200/2.8E FL montato sulla mia Nikon D5 Era atteso, certamente più del 24-70/2.8E lanciato l'anno scorso. Era atteso perchè ... il 70-200/4G aveva riportato le cose a posto ma in un ambito meno estremo. Mi spiego meglio con una nota personale. In epoca moderna ho sempre avuto un 70-200/2.8 come obiettivo principale. Il primo è stato ... il primo Sigma che insieme al suo duplicatore mi ha permesso di superare le assonnate performance - sul piano velocistico - del vecchio Nikon 180/2.8 che era l'unico teleobiettivo che usavo in digitale. Il motore e le sue prestazioni ne facevano il principale strumento per il mio modo di fotografare. L'ho sostituito poi con il primo Nikon 70-200/2.8 per la presenza dello stabilizzatore che imparato ad apprezzare come funzionalità inestimabile nello sport, e in particolare nel panning. Ho parlato del cavallo da tiro in un test qui su Nikonland (Nikon 70-200mm F2.8 VR - Il cavallo da tiro) un obiettivo dai tanti pregi che ho usato praticamente per tutto, dall'automobilismo al rugby e al ritratto in studio e non, tanto che ne ho avuti un totale di tre esemplari. Purtroppo il limite di progettazione lo ha reso molto limitato con l'arrivo delle full-frame (quasi che in Nikon quel fusto molto sottile lo avessero testato esclusivamente con le macchine APS-C dell'epoca ? Sarebbe imperdonabile ma tutto sommato possibile ). Per questa ragione l'ho sostituito con le versione II appena disponibile (Nikon 70-200mm F2.8 VR II : l'asino). Di questo ho avuto due esemplari che hanno servito bene, avendo in mente il nuovo limite imposto dai progettisti. Il "combinato-disposto" di distanza di messa a fuoco degna di un 300mm (circa un metro e mezzo) e la riduzione di focale (a tutte le focali) alla distanza tipica da ritratto, lo rendono più un 55-135 che un vero e proprio 70-200/2.8. E' stato il motivo che mi ha indotto a provare svariate altre soluzioni di teleobiettivi, oltre al 200/2, anche il Sigma 180/2.8, passando per vari 135mm. Tutti obiettivi validi ma in fondo non flessibili quanto lo è - e lo deve essere - un vero 70-200/2.8. Ho testato di recente anche il più 70-200/4 (Nikon Zoom 70-200mm F4 VR (e Nikon 70-200/2.8)) provato proprio in raffronto al 70-200/2.8 VR II nelle situazioni in interni in cui mi ritrovo più facilmente in studio o in location. E con mio grande scorno ho verificato che il più "economico" fratellino, pur non potendo aprire di uno stop in più come il fratellone, in compenso permette di chiudere bene sul soggetto fino a farne il primo piano della "maschera", spaziando veramente sulle focali effettivamente più tele. Lo stabilizzatore è più efficiente e la nitidezza - pur ad F4 - di grande livello (e ad occhio, più aggiornato del 70-200/2.8 VR II anche in autofocus e stabilizzatore). purtroppo (o per fortuna ! dato che questo me ne ha evitato l'acquisto ....) F4 per me è una limitazione più che una opportunità e l'avrei accettato solo se fosse stato un 70-300 e non un semplice 70-200, e quindi anche il 70-200/4 non faceva al caso mio. Ho salutato quindi con grande gioia l'arrivo di questo nuovo oggetto, dichiaratamente professionale, che è andato a sostituire quello che probabilmente l'obiettivo più importante del corredo (anche solo contanto sul piano statistico le svariate centinaia di migliaia di scatto che ho fatto con i predecessori). Tanto che, pur avendo preventivato di acquistarlo solo la prossima primavera, la vendita immediata del "vecchio" e del Sigma 180/2.8 OS (bellissimo, per carità, ma lento, enorme e troppo "macro" per il ritratto), mi hanno indotto a regalarmelo già per questo Natale. E' un oggetto abbastanza simile al precedente con alcune importanti varianti. La prima è la famigerata inversione degli anelli di controllo, messa a fuoco e comando di zoom di cui si è tanto discusso sul web. Poi c'è il ritorno dei pulsanti di memoria - presenti sul 70-200/2.8 VR I e sul precedente 80-200/2.8 AF-S) di cui devo ammettere che non mi sono mai servito ... a prima vista sembra un pò più tozzo del VR II ma le dimensioni non sono molto dissimili. il paraluce è senza dubbi migliore di quello - pessimo - del VR II. Questo consente un ritorno alla possibilità di appoggiarlo capovolto (il VR II cade appena ci si prova ... ). la costruzione è esemplare ed è orgogliosamente tutta made in Japan, paraluce compreso. Non che il made in China debba essere necessariamente peggiore, quando il produttore applica un serio controllo di qualità. Ma certamente, dato il costo richiesto per questa nuova versione (di un bel 30-35% superiore al precedente), che sia costruito in Giappone ha il suo valore intrinseco. i comandi sono quelli usuali cui siamo abituati. Il pulsante a molla di sblocco del paraluce sembra più robusto di quello (rapido a diventare lasco) del VR II. Il paraluce in generale sembra più robusto. Ovviamente, essendo una versione E - dotato di diaframma a controllo elettromagnetico - manca la camma di controllo del diaframma e l'obiettivo resta costantemente in posizione di tutto aperto. come si può vedere da quest'ultima foto. All'interno Nikon dichiara di aver previsto una dotazione completa di anelli a tenuta stagna, cosa che dovrebbe garantire dall'infiltrazione almeno della polvere (speriamo anche dall'umidità). A testimonianza di una cura costruttiva che chiaramente vuole farne uno strumento professionale ogni-tempo, indicato per la fotografia anche in condizioni gravose, cosa che chiaramente il 70-200/4 non è. Il collarino del treppiedi è in dotazione e mantiene la stessa logica dei prcedenti con il piedino che si può sganciare. Cosa che io faccio immediatamente trovandolo del tutto inutile e risparmiando così qualche decina di grammi. Le tre versioni a confronto La versione VR I 21 lenti in 15 gruppi, 5 lenti in vetro ED 1470 grammi 215mmx87mm passo filtri 77mm rapporto di ingrandimento 0.25x distanza minima di messa a fuoco 150cm La versione VR II 21 lenti in 16 gruppi, 7 lenti in vetro ED 1540 grammi 205.5mmx87mm passo filtri 77mm rapporto di ingrandimento 0.12x distanza minima di messa a fuoco 150cm La nuova versione FL 22 lenti in 18 gruppi, 6 lenti in vetro ED, 1 in fluorite, 1 ad alto indice di rifrazione, trattamento al fluoro 1430 grammi 202.5mmx88.5mm passo filtri 77mm rapporto di ingrandimento 0.21x distanza minima di messa a fuoco 110cm L'evoluzione degli schemi ottici come si può osservare i tre obiettivi hanno in comune sostanzialmente solo ... l'escursione focale. I tre schemi sono molto differenti ad esclusione del blocco dello stabilizzatore che agisce con la stessa logica. L'ultima versione, oltre al diaframma elettromagnetico con cui si accomuna agli ultimi Nikkor di tutte le fasce, dispone per la prima volta di un elemento in Fluorite (come i superteleobiettivi dell'ultima generazione) e di un elemento che viene indicato come a bassissimo indice di rifrazione. La lente anteriore è anche trattata al Fluoro, cosa che ne dovrebbe garantire la refrattarietà all'acqua e al grasso/unto. Una nota al riguardo. Non confondiamo il trattamento al Fluoro con la Fluorite. Il primo è soltanto un trattamento superficiale delle lenti in vetro che produce un sottilissimo strato di maggiore resistenza ed è dedicato alla lente anteriore e a quella posteriore. Le lenti in Fluorite sono invece prodotte effettivamente con questo minerale - composto principalmente da fluoruro di Calcio - che in ottica deve essere puro almeno al 95% per avere un basso indice di rifrazione e non avere colorazioni. La Fluorite è più fragile del vetro ma è più corretta dal punto di vista ottico. L'altra differenza importante è la distanza minima di messa a fuoco che scende a 110 cm, rispetto ai comuni 145-150cm dei precedenti zoom Nikon. Ciò influisce direttamente sul rapporto di ingrandimento che torna sui livelli della versione I. Il peso è diminuito di circa un etto a tutto vantaggio della maneggevolezza, pur mantenendo un livello costruttivo del tutto analogo a quello - professionale - dei precedenti. Prestazioni generali Vignettatura La vignettatura a 200mm (vi risparmio quella a 70mm, è leggermente inferiore a tutte le focali) a tutta apertura è abbastanza pronunciata Aberrazioni cromatiche sostanzialmente trascurabili sia le aberrazioni longitudinali che quelle laterali Sfuocato Lo sfuocato è degno di un vero teleobiettivo, praticamente ad ogni focale. In esterni, F2.8 in studio F2.8 F8 Focali Come anticipavo, il nuovo 70-200/2.8 ritorna a consentire l'uso effettivo di tutte le focali alla distanza minima, mentre il precedente di fatto tra 135 e 200mm era limitato nell'ingrandimento del soggetto. 70mm 85mm 105mm 135mm 200mm 200mm in orizzontale il risultato è che si può usare questo zoom effettivamente per sostituire tutte le focali fisse tra 70 e 200mm, potendolo utilizzare per chiudere sulla testa del soggetto o addirittura sul primo piano del viso. Il vantaggio per questo genere di fotografia è inestimabile, mentre questo - almeno per me - limitava di molto l'utilizzo in studio del precedente VR II. Stabilizzazione siamo sostanzialmente sugli ottimi livello dei precedenti ma forse anche un filo meglio, come gli ultimi tele Nikon Questo è un esempio - ingrandito - ad 1/40'' 1/40'' a 200mm Mentre questo è un esempio - ingrandito - addirittura ad 1/8'' 1/8'' a 200mm. L'immagine, al 100%, mi sembra ragionevolmente ferma (ovviamente io tenevo il respiro ed ho scattato nelle migliori condizioni possibili). Anche l'autofocus mi sembra effettivamente MOLTO migliorato, sia in termini di velocità (lo 0-Infinito si fa in una frazione di secondo, intorno agli 0.3-0.4 secondi) sia - specialmente - in capacità di agganciare e tenere il soggetto. A testimonianza porto due sequenze continue del mio Fritz che mi corre incontro (un soggetto in moto browniano capace di accelerazioni verso i 60-70 km/h da fermo !) praticamente tutti i fotogrammi sono utilizzabili fino all'ultimo (o quasi) praticamente prossimo alla minima distanza di messa a fuoco. Questo con la D5 che ha un eccellente sistema di messa a fuoco. Ma la sorpresa è che anche con la D810 - buona ma non eccezionale - si ha una elevatissima percentuale di centro ad F2.8, anche utilizzando la messa a fuoco a punto singolo (mentre con il VR II, per maggiore efficienza ho sempre dovuto usare quella gruppi). premere per vedere le immagini al 100% la nitidezza è molto elevata già ad F2.8. Probabilmente la migliore focale è intorno ai 135mm e si mantiene costantemente eccellente fino ai 200mm. Leggermente inferiore a 70mm. Ma sempre - ad occhio - superiore alla versione precedente. Così, sempre ad occhio e non con rilevazioni strumentali, posso affermare per prove di fatto che questo nuovo zoom riporta in alto l'asticella e con rare eccezioni (il nuovo Nikon 105/1.4E, il Sigma 85/1.4 Art, lo Zeiss 2/135) supera ogni zoom ed ogni fisso nel suo range di focali. Immagino che sia stato progettato con i prossimi sensori ad altissima risoluzione (che non vedo l'ora di provare). Tanto da farmi domandare tra me e me : ma chi ha più bisogno dei fissi ? Sul Campo Intanto vi segnalo che quic'è un album con le foto ad alta risoluzione come questa premere per vedere al 100% Nicol@EuRossModels Nikon D810 Nikon 70-200/2.8E FL F8, 200mm Spazio Blu Milano MUA : Dafne quest'album verrà con il tempo aggiornato con l'inserimento di nuovi scatti mano a mano che avrò l'occasione di usarlo come ritengo di poterlo sfruttare la massimo. Dunque, sulle prime ammetto che mi sono trovato in difficoltà, abituato a mettere la mano sinistra dove adesso c'è la messa a fuoco e vedendo sfuocato mentre avrei invece voluto veder cambiare la focale (!). Con l'uso si fa l'abitudine, soprattutto quando anche tutti gli altri zoom che hai sono praticamente così (nel mio caso il Sigma 24-105/4 Art e il Nikon 200-500/5.6E). Perchè abbiano fatto questa scelta e se sia stata una scelta o una condizione costretta da specifiche (o limitazioni) del progetto io non lo so. Non ne farei un dramma. Come per tutto il resto si fa l'abitudine. Anzi, il cambiamento può diventare fonte di salute mentale. In fondo continuo a vedere gente che maneggia questi zoom tenendoli con la mano sinistra per il piedino del treppiedi. Una cosa che trovo insieme barbara e scomodissima (io ho una collezione di questi piedini inutilizzati nel mio armadietto), facendo equilibrismi per zoomare. Ma le questioni importanti sono altre e riguardano la resa - da paura - di questo obiettivo. Guardate questa foto. Il soggetto è quello che è e mi scuso ma ... piano americano, F11 con la D810, messa a fuoco a punto singolo sull'occhio : vado ad ingrandire : e fatelo anche voi cliccando sull'immagine per andare al 100%. E il dettaglio, circa un ventiquattresimo del totale dell'immagine, non è solo nitidissima ma è semplicemente tridimensionale con volumi e forme rese senza soluzione di continuità. Ce n'è abbastanza per entusiasmarsi, specialmente quando il soggetto è di qualità ... estetiche di altra caratura come in questo caso : cliccate pure e vedrete le immagini non al 100% ma al 75%. E già, ai miei occhi, sono abbaglianti (Nikon D810, F4, un flash Godox con octobox e nido d'ape, Spazio Blu, mua Ilaria Ferrantello, Dasha@EuRossModels), siamo su focali tra 170mm e 200mm. Arya@EuRossModels e il Milka ™ 150mm 190mm 200mm Nikon D810 e Nikon 70-200/2.8E FL ad F4.5, flash Fomex da 600 W/s con octobox, ISO 64. A 135mm da circa 5 metri di distanza formato 4K, premere per vedere grande dettaglio del viso al 100% (ma questo non voleva essere un ritratto stretto) Arya@EuRossModels Nikon D5, Nikon 70-200/2.8E ad F2.8 Arya@EuRossModels Ilaria Ferrantello Spazio Blu di Milano Nikon D810 e Nikon 70-200/2.8E FL ad F8, 200mm profilo Flat, leggero aumento di contrasto e trattamento della pelle Premere per vedere in formato 4K. Nikon D5, Nikon 70-200/2.8E, Variante della Roggia, Le Mans Series test 2017, 29 marzo 2017 175mm, 1/100'', F16 175mm, 1/100'', F16 175mm, 1/80'', F16 175mm, 1/80'', F16 175mm, 1/80'', F16 200mm, 1/80'', F16 jpg OOC, profilo Standard, WB starato intenzionalmente su nuvoloso. Nikon 70-200/2.8E FL su Nikon D810 a 135mm, F9, ISO 64, flash in studio e la mia musa preferita Bene, e quindi ? premere per vedere a 3860 punti Conclusioni Bene, non vi annoio con lenzuolate di fotografie. Potete vedere, se vi va, quelle inserite nell'album dedicato a questo obiettivo nelle nostre gallerie (qui). Ho questo obiettivo da poco più di due settimane e le occasioni di utilizzo sono state quelle che sono. Conto di sfruttarlo a fondo nel prossimo futuro e non mancherò di aggiornare l'album con foto ad alta risoluzione. Ma la mia esperienza con obiettivi di questa classe mi consente di trarre le mie considerazioni Pro - è il ritorno ad un vero zoom tele, una cosa che con la precedente versione avevamo dimenticato (il VR II è un 200mm solo all'infinito o, almeno, a partire da 5-10 metri di distanza dal soggetto) - le prestazioni sono superiori al VR II praticamente in tutte le caratteristiche principali : nitidezza, sfuocato, autofocus, stabilizzazione - sostanzialmente è all'altezza o superiore a (quasi) tutti i fissi nelle focali comprese nel suo range d'azione, a prescindere dall'apertura massima consentita - difetti ottici molto ben corretti - costruzione (in Giappone) a tutta prova con trattamento superficiale refrattario al Fluoro, una pregiata lente in Fluorite e anelli a tenuta sui blocchi del complesso ottico - il paraluce è di qualità (a differenza di quello, pessimo del VR II) - il peso è ridotto rispetto allle versioni precedenti, senza che questo vada a detrimento della costruzione (almeno in apparenza, vedremo la tenuta nel tempo) Contro - uno solo, sostanzialmente, il prezzo, maggiorato di un 40-50% sulla versione precedente mi sembra solo parzialmente giustificato dalle prestazioni superiori. L'ultima parola Tenendo a mente il costo salato che lo avvicina ad obiettivi ben più esotici (ad oltre 3.000 euro si può trovare un bel 300/2.8 VR II usato ma in perfette condizioni), le sue prestazioni eccezionali lo rendono un vero oggetto del desiderio. A mia memoria solo un altro zoom mi ha suscitato un tale entusiasmo, il bellissimo Sigma 24-35/2 Art che purtroppo copre un range di focali che per me sono piuttosto inusuali. Questo signore invece va incontro alle mie esigenze e alle mie aspettative. E peraltro colma un buco che in questi anni ho dovuto riempire acquistando tanti obiettivi non esattamente adatti allo scopo (fissi macro Sigma, fantastici ma ... macro e lenti, oppure fissi manual focus come lo Zeiss 2/135, il miglior obiettivo del mondo, secondo me ma comunque un obiettivo che per me non ha una valenza pratica assoluta) spendendo dei gran dollaroni. Questo invece è probabilmente lo strumento definitivo per tutti i miei utilizzi più frequenti. Ha prestazioni di livello eccezionale (sebbene non straordinarie come il Nikon 105/1.4E o il Sigma 85/1.4 Art, che però batte per flessibilità, autofocus e presenza dello stabilizzatore) ed è pure ogni-tempo. Temo proprio che per sostituirlo dovrò arrivare a consumarlo a via d'uso. Rispondo quindi alla domanda più frequente che credo riceverà il proprietario di questo nuovo Zoom Nikkor : vale la pena di sostituire la/le precedenti versioni ? In una parola si. Se il 70-200/2.8 è il vostro obiettivo di elezione, mettete mano al portafogli e compratevi questo. Ogni foto che farete vi ricompenserà della spesa. premere per vedere a 3840 punti Ringrazio me stesso per l'acquisto di questo obiettivo che non mi è stato prestato da nessuno. E' mio, l'ho pagato di tasca mia, per finanziarne l'acquisto ho venduto - senza rimorso - il Nikon 70-200/2.8 VR II, il Sigma 180/2.8 OS e il Nikon TC20E III. Son felice, son contento ...
  14. Grazie ad Mtrading che ci ha inviato al volo il nuovo Sigma 85mm F1.4 Art in corso di distribuzione. Non è un obiettivo per tutti, ma per chi ne sentiva il bisogno, finalmente è arrivato ! *** Il nuovissimo Sigma Art 85mm F1.4 sulla Nikon D5. Andiamo subito al sodo ! E' un obiettivo esagerato. Esagerato per dimensioni e peso (1.160 grammi), pretende di essere montato su macchine di struttura professionale. E con tutto ciò fa quasi apparire compatta la Nikon D5 ! ancora montato sulla Nikon D5 Esagerato per prestazioni. No, non parlo di quelle strumentali, quelle le pubblicheranno i soliti siti specializzati in mire ottiche e strumentazione di laboratorio ... ma carenti di fotografia. Dico in termini di resa. E' come avere in mano uno scanner mobile, da usare per lo più completamente aperto, che dona alle immagini un piano di messa a fuoco nitidissimo ma molto ristretto. Con uno sfuocato posteriore fantastico, uno anteriore morbido anche se non altrettanto burroso. Sempre totalmente aperto, un pozzo assetato di luce ! Esagerato per ergonomia, facilità di presa, velocità di autofocus, certezza di prestazioni. L'oggetto definitivo per questa focale e non semplicemente l'Otus dei poveri il pacchetto completo con gli usuali accessori Sigma. Già la scatola e l'astuccio - molto più grandi di quelli degli altri Sigma Art - danno un anticipo di cosa c'è contenuto. se proprio vogliamo sindacare, il paraluce non è praticissimo, con quei petali (saranno proprio necessari per una focale del genere ?) non è stabilissimo se appoggiato capovolto.Anche i tappi - sia anteriore che posteriore - come già detto per tutta la nuova produzione Sigma, potrebbero essere di migliore qualità. ma preso in mano da una sensazione di solidità, di struttura, come potrebbe darli una roccia.L'enorme anello di messa a fuoco manuale copre tutto il palmo della mano sinistra. A proposito, che non vi venga in mente di scattare tenendo il corpo macchina a due mani.Avrete la certezza di fare foto mosse.Questo complesso va tenuto bene in mano, stendendo il palmo sinistro completamente sotto all'obiettivo e tenendo saldamente il grip della fotocamera con la destra. VI sentirete un pò come Dwayne Johnson quando si prepara ad assorbire un pugno diretto di un avversario del suo calibro ma avrete la certezza di poter fare foto capaci di esaltare completamente la nitidezza che questo obiettivo può regalarvi se avrete l'accortezza di mettere a fuoco perfettamente ! il passo filtri da 86mm, mette al sicuro da qualsiasi tentazione di acquisto di filtri. questo nuovo Sigma, insieme ai coevi Sigma Art 12-24/4 e Sigma Sport 500/4, fa parte della prima serie Sigma ad usare il diaframma elettronico anche con l'attacco Nikon.Non credo che sarà un problema per nessuno interessato al suo acquisto, ma attenzione alla compatibilità, possibile solo con le macchine a partire da D300 e D3 (non che con le precedenti non sia possibile fotografare. Ma lo si potrà fare solo e sempre ad F1.4). imponente, più grosso del già grosso Nikon 105/1.4E che di suo pesa un bel chiletto ! e che ha il passo filtri di "soli" 82mm come dicevo, a mio parere è da pensare di utilizzare solo con macchine grosse e pesanti.Almeno una D800 con battery-grip, meglio una D4/D5 in questo modo il baricentro cascherà esattamente al centro del palmo sinistro. Caratteristiche principali foto courtesy Sigma Corporation MTF ufficiale schema ottico 14 lenti in 12 gruppi di cui 2 a bassa dispersione e un elemento asfericoangolo di campo 28,5°distanza minima di messa a fuoco 85cmrapporto di ingrandimento 1:8.5dimensioni : 126.2mm di lunghezza, 94.7mm di diametropasso filtri 86mmpeso : 1160 grammi numeri che possono impressionare ma non quanto una bella foto di gruppo che rappresenti le dimensioni reali a confronto a sinistra il nuovo Sigma Art 85/1.4, in centro il "vecchio" Sigma EX 85mm F1.4, a destra il 50mm F1.8G di Nikon (che non è proprio un obiettivo compattissimo ! Ci sono cose più piccole sul mercato ....) Concorrenti principali Nikon 85mm F1.4G 10 lenti in 9 gruppipasso filtri 77mmdistanza minima 85cm86x84mm per 595 grammi é il concorrente principale, venduto con garanzia italiana a 1.576 euro (è in commercio da qualche anno).E' un buon obiettivo ma a mio parere non ha nulla di meglio ... del precedente Sigma EX. Nikon 85mm F1.4D 9 lenti in 8 gruppidistanza minima di messa a fuoco 85cmpasso filtri : 77mmdimensioni : 80x72.5mmpeso : 550 grammi sostituito dal precedente, si trova usato intorno ai 700 euro. E' un obiettivo della vecchia scuola, molto delicato, con gialli e verdi sensazionali. Purtroppo penalizzato dall'assenza di motore intorno che, in luce sfavorevole, procura continui hunting e perdita di messa a fuoco.E' impensabile usarlo per soggetti per cui è necessaria la messa a punto del fuoco in continuo, raccomandabile solo se il soggetto collabora stando congelato.Oggetto di test di Gianni Zadra qui Sigma EX 85mm F1.4 11 lenti in 8 gruppi, 1 lente in vetro SLD, 1 asfericapasso filtri 77mm85cm di distanza minima di messa a fuocodimensioni 86x87mmpeso 725 grammi circa 850 euro fondo di magazzino, usato si trova 500-550. Lo considero un eccellente obiettivo, l'ho usato intensamente fino ad un paio di mesi fa, avendolo acquistato appena uscito per sostituire il vecchio Nikon, disperato dalla sua lentezza di autofocus.L'ho testato qui Escluderei dal novero sia il Nikon 85/1.8G, obiettivo di buone qualità ma indubbiamente di fascia economica (testato qui) che il recente Tamron 85/1.8, di cui mi raccontano buone cose ma che non ho mai visto, perchè di fascia differente da questo Sigma.Per la stessa ragione escluderei il Samyang 85mm F1.4 a fuoco manuale che dalla sua ha in buona sostanza solo il prezzo d'assalto (ma a quel punto, perchè non pensare ad un vecchio Nikon 85/1.4 AIs ?). Restano i due Zeiss a fuoco manuale, probabilmente gli obiettivi a cui si sono ispirati i progettisti di questo nuovo Sigma. Zeiss 1.4/85mm Milvus 11 lenti in 8 gruppipasso filtri 77mmdistanza minima 80 cm119mm di lunghezza per 1280 grammi In vendita con garanzia Italia a circa 1.750 euro Zeiss 1.4/85mm Otus 11 lenti in 9 gruppidistanza minima 80cm138mm di lunghezza per 1.240 grammi di peso In vendita con garanzia Italia a circa 4,280 euro Io non li ho mai provati ma li riconosco - soprattutto l'Otus - come il riferimento per questa focale.Ma a condizione di avere la capacità, la pazienza, la costanza e la collaborazione del soggetto nella messa a fuoco di precisione manualmente. Condizione essenziale per riuscire a sfruttare le grandissime doti di questi apparecchi Zeiss con i moderni sensori digitali. Come ho già scritto io ho usato a lungo il Nikon 85/1.4D e l'ho sostituito per la disperazione di non avere una messa a fuoco adeguata alle mie esigenze con il Sigma 85/1.4 DG che mi è sembrato, in una prova confronto, del tutto analogo al Nikon 85/1.4G.Ho invece ceduto da poco il sensazionale Zeiss 2/135mm Apo-Sonnar perchè le sue prestazioni pretendono il treppiedi e la messa a fuoco di precisione con il soggetto possibilmente addormentato o semiassiderato.Per le stesse ragioni ho sempre escluso i pur affascinanti Zeiss da 85mm. L'arrivo di questo - atteso - nuovo Sigma 85mm F1.4 Art ha sparigliato le carte. Portando le qualità dello Zeiss Otus con un autofocus addirittura migliorato rispetto a quello già eccellente del "vecchio" Sigma.In questo modo posso fotografare con messa a fuoco continua, ad F1.4 con una percentuale di "centri" con un soggetto che cambia continuamente posa, prossima al 99% ... Voi capirete la mia gioia ed io mi sforzerò di capire le vostre logiche ( ) se mi dite che preferite mettere a fuoco a mano ( ) Prestazioni Messa a fuoco il nuovo motore di messa a fuoco che promette a detta di Sigma una coppia superiore (e quindi una superiore accelerazione) è rapido, silenzioso e consente una messa a fuoco di precisione che, a tutta apertura con questo obiettivio è semplicemente necessaria. All'inizio vi suggerisco di testare la messa a fuoco alla minima distanza ed eventualmente regolarne la messa a punto fine con la correzione on-camera permessa dalla vostra Nikon.Una volta sicuri potrete fare le vostre foto sicuri di aver un sistema che vi asseconda. Aberrazioni Ogni superluminoso è affetto da aberrazioni cromatiche che possono variare a seconda dell'illuminazione.Persino sua maestà lo Zeiss Otus ne è affetto, seppure in misura ridotta. non fa eccezione questo Sigma Art. Devo però dire che in condizioni di luce "normali" il fenomeno è ben contrastato dallo schema ottico e che chiudendo ad F2 già quasi scompare. Ovviamente in condizioni di illuminazione sfidanti (pieno sole e in controluce) come negli scatti che seguono, l'aberrazione cromatica longitudinale sarà evidente nei dettagli più fini. ma siamo su livello sicuramente inferiori a quelli del precedente modello. Ed infinitamente inferiori a quelli che sperimentavo con il venerando Nikon 85/1.4D che avevo prima, anche su macchine a bassa risoluzione come la Nikon D2H (ogni singola linea di ogni struttura era letteralmente scontornata in verde e magenta). Chiudendo il fenomeno scompare. Ma è una cosa abbastanza trascurabile in stampa, salvo che in dettagli particolari, come i riflessi sulle pupille degli occhi. Vignettatura Tutti i superluminosi soffrono di vignettatura ai diaframmi più aperti.Questo Sigma non sfugge alla regola. Ad F1.4 la vignettatura è molto pronunciata, oltre uno stop e mezzo agli angoli ad F2 è ancora evidente ad F2.8 comincia a scemare per diventare trascurabile ad F4. Si tratta di un fenomeno normale, anzi, nel ritratto auspicabile perchè aiuta ad ambientare il soggetto.Chiudendo il diaframma scompare. Se non si mettono soggetti importanti agli angoli estremi, si corregge facilmente via software. Sfuocato lo sfuocato "tecnico" anteriore non è bellissimo. Ma è una costante in quasi tutti gli obiettivi moderni.E' invece adeguatamente cremoso quello posteriore.I punti di luce vengono resi a seconda della loro luminosità e distanza e dalla direzione della luce.Circolari o occhi di gatto. Qui però siamo nel campo dei gusti. Ognuno avrà da dire a favore o contro la resa di ciascun obiettivo. Nitidezza a patto di mettere a fuoco perfettamente, la nitidezza già a tutta apertura è elevatissima.Chiudendo il diaframma si finisce con ... l' esagerare. ad F2 su Nikon D5 In luce ambiente Nikonlander Foto prese da Adriano Max e da Gabriele Castelli durante il recente pranzo di Nikonland a San Nazario Sesia lo scorso 27 novembre.Con la Nikon D5, ai diaframmi più aperti (F1.4 ed F1.8), con la luce ambiente che filtrava dai finestroni della trattoria "Al Sesia".Le foto in controluce forte sono le più sfidanti ed hanno richiesta l'apertura delle ombre e il riempimento dei neri per riportare il contrasto ad un livello adeguato.Quelle in luce invece non hanno avuto interventi.Ed a me sembrano straordinarie. Vedete un pò voi ... In luce ambiente modelle Arya@EuRossModels in un loft totalmente vetrato.In situazioni di forte contrasto l'obiettivo ci mette del suo e bisogna che il fotografo stia attento a quello che sta facendo.Mentre se la luce è di riflesso il risultato ha una trasparenza e al contempo una incisione tale che io resto senza fiato (sempre a tutta apertura, interventi in fotoritocco e sviluppo solo per ridurre un pò di brufoli sulla fronte e sulle guance della ragazza). Saba@EuRossModels in un loft nel tardo pomeriggio di dicembre. La Nikon D5 non ha paura a salire anche ed oltre ISO 6400. E il Sigma 85mm Art la asseconda senza fare impastare le immagini. In studio Se si deve chiudere il diaframma, allora converrà usare obiettivi meno sofisticati (uno zomm F4 basterà).Ma con questo Sigma si può osare lo scatto alle aperture più elevate per caratterizzare diversamente le immagini. Studio Spazio Blu di Milano.MUA : Ilaria Ferrantello Immagini ad alta risoluzione cliccare per vedere al 100% Giusto tre immagini ad alta risoluzione da guardare a tutto schermo se potete.Invariabilmente con Nikon D5 (e il suo autofocus) per sfuttare la massima nitidezza possibile ad F1.4 Potete vedere altre immagini ad alta risoluzione nell'album dedicato al Sigma Art 85mm F1.4 nella nostra galleria (qui) Sono immagini il meno possibile "pasticciate" e quindi in alcuni casi ... spietate. Conclusioni Saba pensierosa, con il suo dolce vita rosa.Nikon D5 e Sigma Art 85mm F1.4 ad F1.4, luce ambiente del tardo pomeriggio. Dopo svariati grandangolari e supergrandangolari siamo grati a Sigma di essere tornata su focali più lunghe.Speriamo non sia l'ultima, vedendo le caratteristiche e le prestazioni di questo 85mm possiamo solo immaginare come sarà un eventuale 135mm luminoso o il già brevettato 200mm F2. Restando a questa nuova realizzazione, si vede chiaramente al primo approccio come Sigma per proporre un oggetto di caratteristiche differenti dai tanti 85mm presenti sul mercato abbia sostanzialmente lasciati liberi i progettisti.Ne è venuto fuori un colosso che rimescola tutti i giochi già consolidati, ad un prezzo che resta molto competitivo rispetto a tutti gli altri 85mm degli altri marchi. Arya un pò sfacciata ed orgogliosa di se, in studio, flash, Sigma Art 85mm ad F2 PRO - bello da vedere e bello da utilizzare se avete una mano sinistra con una presa robusta e un corpo macchina professionale (meglio se una ammiraglia o una macchina con battery-grip)- costruito come dovrebbe essere costruito ogni obiettivo di punta- prestazioni elevate dell'autofocus, rapido e senza incertezze- aberrazioni cromatiche laterali ben corrette- aberrazioni cromatiche longitudinali complessivamente ridotte, considerata la focale e la luminosità (anche l'Otus non è esente da questo difetto ottico)- distorsione ? Distorsione ?- vignettatura in linea con questo genere di obiettivi sostanzialmente indirizzati al ritratto e alla figura umana- nitidezza elevatissima CONTRO - esagerato in tutto, non è un obiettivo per fotografi occasionali, richiede la passione che ci vuole per dominare un mustang selvaggio- pretende anche una fotocamera con un autofocus preciso ed efficiente con ogni tipo di illuminazione (io trovo che sia stato pensato per la Nikon D5)- inutile comprarlo se non si pensa di utilizzarlo sostanzialmente sempre tutto aperto o quasi Giudizio Finale E' - secondo me - senza ombra di dubbio il miglior obiettivo Sigma della serie Art presentato sinora.Se questo è l'antipasto di quanto verrà proposto nei prossimi anni, ragazzi miei, converrà cominciare a mettere da parte i soldi. A mio parere i vari Nikon e Canon diventano - a dispetto del prezzo superiore - delle seconde scelte.L'unico asso nella (loro) manica è paradossalmente dovuto alle dimensioni e al peso molto più contenuti.Per qualcuno può essere un valore. Non per me ...... ma in quanto a prestazioni assolute l'unico obiettivo che può essere confrontato con questo Sigma è un obiettivo manual focus che richiede di essere messo in batteria con un treppiedi robusto e focheggiato in live-view (se il soggetto ve lo permette ....). Se riuscite a provarlo assicuratevi che sia stato tarato nella messa a fuoco. Il mio aveva un evidente front-focus. Mentre il Canon che abbiamo provato in studio il 4 dicembre aveva back-focus.Cose che si sistemano in pochi minuti, sfruttando l'interfaccia USB di Sigma e il programma di gestione gratuitamente scaricabile dal sito Sigma.A quel punto le prestazioni che vi potrà donare vi meraviglieranno ... Cari amici di Mtrading, sto architettando ogni scusa per non restituirvelo per un pò, così posso continuare a giocarci ! Saba sul sofa. F4 Saba si prepara il té mentre il sole scende. F1.4 il meritato riposo. F1.4 per sfuocare ogni dettaglio e rendere l'immagine intonata al momento. Ringraziamo ancora una volta Mtrading, importatore e distributore ufficiale Sigma in Italia per averci consentito l'esemplare in prova per questo test. Cliccando su questo link, andrete alla pagina di presentazione ufficiale del prodotto con tutte le carattistiche essenziali
  15. Qualcuno penserà che ci siamo fatti sponsorizzare da Godox. Ma va là, Godox è un produttore cinese troppo impegnato a sviluppare sistemi di illuminazione avanzati per mettersi a promuovere dei prodotti che si dimostrano sempre più all'altezza delle aspettative. Ne è prova questo fantastico flash a torcia portatile che rivaleggia - unico sul mercato - con i superprofessionali Profoto, promossi dai più grandi fotografi del mondo. *** Premesse Ci sono oggetti che ti cambiano la vita. O, almeno, la vita di fotografo. D'accordo, oramai abbiamo macchine che arrivano a 102.400 ISO. Io però sarò tardo ma non credo che si possano fare foto "belle" (ma veramente belle) oltre i 3200 ISO, specie se le vogliamo stampare in grande. E avendo in mente questa destinazione per le proprie foto (stampa fine-art in grande formato), sarà bene che anche se abbiamo la Nikon D5, si cerchi di fare del proprio meglio per stare a bassa sensibilità. La qualità della luce poi è molto importante. Possiamo andare in una soffitta illuminata dagli spifferi tra le tegole. E magari uno spiraglio di luce ci permetterà di fare la foto dell'anno. Ma se manca questo spiraglio, facilmente faremo foto di m.... senza se e senza ma. La qualità, la quantità, la disponibilità di luce. E' in questi casi che é preferibile ricorrere al flash. Il flash è un sole a tua disposizione. Puoi modularlo, puoi dosarlo, puoi regolarlo tu o delegare il tutto alla logica della fotocamera. Ma averlo a disposizione spesso ti salva la giornata. Ok, direte, bella storia. In studio puoi usare tutti i flash che vuoi. Ma in esterni ? E in interni dove non c'è la corrente ? E cosa ti porti dietro, un catenaccio di 4 chili con cavi, fili, controlli, accessori ? Oppure ti fai andare bene un flash a cobra da 30 di Numero Guida ? Già, buono quello : sorgente quasi puntiforme e in grado di illuminare il messale davanti al prevosto, se ti va bene. Per fortuna che la tecnica va avanti. Profoto ha lanciato la sua linea B, flash monotorcia portatili, TTL, wireless, con un set completo di accessori e modificatori. La rivoluzione. Ma a quale prezzo. Ho meditato per gli ultimi anni se fare la spesa ... quando qualche mese fa ho visto la presentazione di questo Godox, serie Witstro ma di qualità ben superiori a quelle del flashone AD360 - bello, per carità, ma più che altro perchè si porta in viaggio come un normale flash a cobra, ma ben lontano dalle prestazioni di un flash di studio - ad un prezzo non esattamente popolare ma certo abbordabile. Rispetto al Godox Witstro AD360 Questo è un flash monotorcia da studio ... alimentato a batteria. Ma non basta. E' wireless. Ma non basta. E' TTL Nikon. Ma non basta. Pesa meno di due chilogrammi. Ma non basta. Ha l'attacco Bowens, compatibile con qualsiasi accessorio e softbox Bowens. Ma non basta. Sincronizza anche con tempi rapidissimi, fino ad 1/8000''. Ma non basta. Costa un terzo del Profoto B2. Ops .... Il flash e il suo trasmettitore XT1N di controllo. Il tutto dentro una borsetta leggera. In proporzione la parabola (standard) sembra enorme. Aggiungiamo un treppiedi Manfrotto 052B da tre etti e un ombrello grande a piacere e siamo pronti a viaggiare ovunque. Vedo già i paesaggisti e i fotografi da strada che sbadigliano. Ma qualche scatto d'assaggio porterà a tutti l'evidenza. D5, 100 ISO, Nikon 105/1.4E ad F1.4, Godox AD600B in TTL, il flash c'è ma non si vede (senza la foto sarebbe stata scura ed avrei dovuto alzare a 1600 ISO) come sopra, il flash c'è ma non si vede, nell'occhio si vede il riflesso del flash ma potrebbe essere quello della finestra (in effetti c'è anche quello della finestra, insufficiente ad illuminare il soggetto e permettermi di scattare con un tempo di sicurezza) in esterni sotto alle fresche frasche in piena ombra, il flash si vede ma il dosaggio è naturale in ambiente naturale interno di una suite d'hotel, in una vasca e sotto la doccia, messa in opera in pochi secondi, senza nemmeno un cavo steso (a vantaggio della sicurezza). E per soprammercato ... scatto con sincro ad 1/1000'' Un flash da 600 W/s, degno di stare in studio, che si sposta senza pesare, in grado di funzionare in tutto automatico con la fotocamera, sincronizzarsi anche ad 1/8000'', scaricare la potenza necessaria ad illuminare a giorno (sotto la doccia ci vogliono almeno 3200 ISO e non si fermano certo le gocce d'acqua ... per non parlare della - pessima - qualità della luce). Se non vi sembra uno strumento che può rivoluzionare la vita di un fotografo che si deve giostrare tra location in interni e in esterni (chiese, banchetti di nozze, hall, stanze d'albergo, musei, magazzini, soffitte, boschi e sottoboschi e qualsiasi altro posto in cui vi venga voglia di portarlo, magari in spiaggia in controluce pieno o al tramonto ...) allora non è un discorso che vi riguarda e potete tornare a ciò che fotografate quotidianamente senza l'intervento di altro che la luce divina. Modalità di funzionamento montato con un softbox 50x70cm nel mio studio, luce pilota (a led) in azione controllo in TTL tramite Godox XT1N, Canale 1, beep attivo, batteria carica, N di Nikon, Pilota in posizione 2 in manuale ad 1/64 di potenza il lanpo ha una durata di 1/6250'' in grado di congelare praticamente (quasi) ogni cosa che si muove pilota spenta Nikon D5 a 12800 ISO colpo di flash in TTL, obiettivo a tutta apertura chiudiamo ad F11, D810, il flash si adegua automaticamente senza dover impostare nulla Descrizione con la potentissima batteria staccata 11.1 Volt, 8700 mAh, garantisce centinaia di scatti a tutta potenza o migliaia di scatti a potenze frazionali senza batteria diventa ancora più leggero. Ci sono in commercio batterie aggiuntive in grado di prolungare l'autonomia di scatto se una non basta. Una batteria costa meno di quella della Nikon D4 ... vista laterale lato comandi lato opposto posteriore con la batteria montata il bulbo del flash è protetto da una ampolla in vetro. La pilota a led è dietro l'anello di contatto della protezione. Il bulbo si sostituisce facilmente. Cosa 90 euro. laterale, accesso laterale, spento il trasmettitore Godox XT1N, costa una quarantina di euro, consente di pilotare anche i nuovo QT serie II e i vari flash portatili con ricevitore incorporato il set con la parabola standard. Il flash ha ingressi USB per poter aggiornare il firmware. E' compatibile con Nikon, Canon e Sony (basta cambiare il tipo di trasmettitore e il flash si adegua). E' piccolo ma robusto. L'unico punto debole che riscontro io è lo snodo. Un pò macchinoso nella regolazione. Per il resto è uno spettacolo della tecnologia moderna ad IGBT. E costa più o meno come un flash Nikon SB5000 che non si sogna nemmeno queste prestazioni. Bene, adesso sapete tutto ciò che c'è da sapere su questo coso. Io lo sto usando da fine maggio e ancora lo devo scoprire del tutto. Vi faccio fare un giro tra le situazioni in cui l'ho usato, venite con me In studio durante il primo test, appena tolto dalla scatola nella lente a sinistra degli occhiali di GIovanni si vede il riflesso dell'ombrello ombrello Quantuum da 150cm argentato, al soffitto, puntato verso il basso in luce e in controluce, sempre e solo a tutta apertura o quasi (Nikon 105/1.4E). A prima vista direste che ho usato un flash ? Lo dico a tutti quelli che "no, io il flash, non lo uso, meglio la luce naturale". In interni se la luce non c'è il risultato, potete alzare la sensibilità come volete, sarà il più delle volte piatto e scialbo. Ma un colpetto di flash cambia le carte in tavola ! In esterni In realtà Godox ha pensato questo flash per portare le prestazioni di un monotorcia da studio in esterni. Lo abbiamo provato ai giardinetti e nelle vie adiacenti allo studio backstage il riflesso dell'ombrello negli occhiali, scatto fatto apposta per farvi riscontrare la presenza del flash sono tutti scatti in ombra backstage per dimostrare la portata del cono di luce. La modella sotto ad un albero, il sole di luglio tutto attorno ma qui siamo in ombra piena eppure abbiamo la possibilità di fare questi ritratti con il Nikon 300/4E ovviamente bisogna considerare che l'ombrello ha il pieno di luce in centro e una caduta di 2 o 3 stop ai bordi backstage del set improvvisato davanti ad un graffito su una delle pareti di recinzione della stazione Porta Genova di Milano due ritratti e un crop. Dosaggio in TTL gestito dall'elettronica della Nikon D810. L'effetto sulla pelle è dato dalla superficie argentata dell'ombrello e dalla posizione in ombra. Prima o poi mi deciderò a fare un servizio di moda per Milano di giorno. Magari con il cielo coperto o di sera Per ora non ho avuto tempo ma mi immagino già i risultati In interni La situazione in cui ho più usato questo sistema è per ora la location in interni. Portando con me solo la borsetta con il necessario, il treppiedi e un ombrello. Oppure un piccolo softbox. Presto mi arriverà anche un octobox ad ombrello, probabilmente la soluzione più pratica per avere il meglio dei due sistemi. Comunque l'ombrello (adesso sto usando quello da 180cm Quantuum con la superficie interna bianca) mi permette di simulare una luce diffusa, come se nel cielo della stanza ci fosse un lucernario e fuori un cielo luminoso ma coperto di nuvole. Qui, fuori, c'era un sole abbagliante e la finestra era sovraesposta di 6 stop rispetto all'interno della stanza. in questa foto ho bilanciato la luce ambiente con il flash, ottenendo un buon controllo dei volumi (siamo a tutta apertura, comunque) sul bianco del letto qui ho fatto andare l'ombrello di proposito sulla specchiera per mostrare la posizione e l'effetto che dosato rispetto alla luce esterna (fortissima) mi ha permesso questa resa morbidissima in questi ritratti di Mia ho usato il 50mm ad F1.4 e l'85mm ad F1.4 La luce ambiente sarebbe stata sufficiente ma io volevo controllo totale. Non si direbbe che ci sia un flash, vero ? ma un flash da 600 W/s in qualunque momento permette anche di chiudere il diaframma ad F8 (come in questo caso, con il Nikon 70-200/4) per effettuare ritratti degni di uno studio. in quest'ultimo caso invece siamo all'imbrunire, nella stanza non c'è luce mentre all'esterno (inizio giugno) c'è la luce dopo il temporale. Ho angolato molto il softbox per aumentare la drammaticità dell'effetto e dare vita al corpo nudo sullo sfondo piatto. Giocando con l'acqua Suite d'hotel una grande vasca con idromassaggio, giochi d'acqua e doccia doppia. Siamo in un angolo, nessuna finestra, alcune lampadine ad incandescenza, qualcuna sotto il pelo dell'acqua di colore azzurro. In luce disponibile, ISO 3200, F4, 1/100'' con la D5, il meglio che si può fare. ad 1/100'' l'acqua è mossa e prende l'effetto delle lampadine poste sul fondo. A questo punto accendo il trasmettitore XT1N che ho sulla slitta e parto con il Godox AD600B. Posso scattare sia in potenza con sincro basso di 1/200'' che andare verso tempi rapidissimi di 1/1000'', 1/2000'', 1/8000'' la luce si bilancia, l'acqua si ferma in aria, i toni della pelle ritornano naturali. fermo le goccioline nell'aria mentre ho perfetto dettaglio sul soggetto che è perfettamente a fuoco. Nessun rischio di mosso. esagero perchè la stanza si riempie di vapore e ad un certo punto il trasmettitore perde di sincronia con il flash. Ventiliamo la stanza e la connessione riprende come si era interrotta Conclusioni ... per ora Porterò sempre questo flash con me d'ora in poi. E' una riserva di energia e la garanzia di fare foto fantastiche in ogni condizione. questa foto risente delle dominanti della stanza, c'è il flash ma non si nota troppo. Ho potuto comunque usare il Nikon 105/1.4E ad F1.4, concentrandomi sull'espressione intensa della bellissima Julia. come avevo appena fatto mentre lei era ancora in acqua. Nell'uso ho constatato grande stabilità di esposizione in tutte le condizioni con D5 e D810, qualche inconsistenza con la D750. Grande autonomia. Sempre buona qualità della luce. PRO - leggero e compatto - grande autonomia consentita dalla batteria ad alta capacità - fa parte di un sistema ampio in cui accessori e componenti sono intercambiabili - attacco standard Bowens - TTL Nikon di buona affidabilità (almeno con la D5) - grande potenza all'occorrenza ma al contempo capacità di dosare la luce al minimo per consentire di usare gli obiettivi a tutta apertura - sincro a tempi rapidissimi - luce pilota (i modelli a torcia non hanno la pilota) - costo contenuto Irina in studio posa per il Nikon 105/1.4E a tutta apertura CONTRO - abusandone è il trasmettitore che qualche volta fa cilecca - é possibile che in condizioni limite mostri la corda. Insomma non è un Profoto - con la D750 abbiamo notato qualche inconsistenza nell'esposizione automatica TTL Nikon D500, Sigma 85/1.4, F2.8, 1/60'', ISO 100 controluce, fill flash dosato alla perfezione dall'esposimetro della Nikon D5. Insomma, per me è diventato uno strumento insostituibile, lo consiglio caldamente a chiunque sappia servirsene e capisca le sue enormi potenzialità. Ne parleremo ancora mano a mano che lo uso e faccio esperienza. Per il momento me lo .... GODOx
  16. montato sulla Nikon D500, vista anteriore Considero la Nikon D500 il punto di approdo per quanto riguarda le reflex in formato DX. Quello che doveva essere a suo tempo la Nikon D2H ma che mai fu. Credo che il sensore moderno in grado di lavorare ad ogni sensibilità, i 10 scatti al secondo con un buffer adeguato, le memorie di tipo XQD, il nuovo autofocus e la sua ampia copertura, parlino da soli e la rendono una vera jpg-machine in grado di lavorare finchè c'è spazio su scheda e la batteria è carica. C'è anche qualche difetto di gioventù di cui abbiamo già parlato ma rimando al test completo (qui) per ogni altra considerazione al riguardo. Difetti con cui si può tranquillamente convivere, non ultimo una certa voracità energetica che la portano ad avere una autonomia meno importante delle altre ammiraglie Nikon (almeno di quelle non dotate di sistemi di comunicazione avanzati tipo wi-fi e blu-tooth, qualunque cosa ne pensiate al riguardo ... non me la confidate : io trovo del tutto inutili queste cose, almeno nel modo in cui sono implementate al momento. Però non sono del tutto disattivabili e questo influisce sui consumi). Per questa ragione e per avere una ergonomia più adeguata alle mie abitudini di scatto (che prevedono per questa macchina lunghe sessioni in autodromo, con anche oltre 10.000 scatti in una giornata utile) ho pensato subito di dotarla di un battery-grip aggiuntivo. Scoraggiato dal prezzo preteso per il nuovo modello dedicato alla D500, ho provato il Meike (.... di cui ho parlato qua). E' un buon compromesso, specialmente ai 70 euro che mi è costato spedito direttamente da Hong Kong ma ha il limite - per me grave - di non funzionare per nulla con le batterie professionali di D4 e D5 che io utilizzo correntemente come mezzo di alimentazione standard su tutte le mie macchine perchè mi assicurano prestazioni nettamente superiori a quelle delle EN-EL15 di D810 e D500. Questo limite - insolubile, tanto che Meike non riporta nelle sue caratteristiche la compatibilità con le EN-EL18 - mi ha portato a riconsiderare l'originale. Sono stato fortunato ne ho trovato uno su Ebay in vendita ad un prezzo ragionevole, nuovo, appena acquistato su Amazon. Ho contrattato una offerta al ribasso ed ho trovato l'accordo con il venditore ad una cifra inferiore a quella pagata 4 anni fa per il Nikon MB-D12 della D800 (quando Meike ancora non faceva il suo apparecchio per la D800). Ed eccolo qua, il mio fiammante Nikon MB-D17 montato sulla Nikon D500, vista posteriore Nikon MB-D17 per Nikon D500 con le due opzioni di carica, inserita una EN-EL18 (quella che uso con la Nikon D810 e il suo coprivano BL-5) a parte la slitta per montare una seconda EN-EL15 (opzione che non ho usato e non conto di utilizzare). senza un esame approfondito i due dispositivi (Nikon a sinistra, Meike a destra) hanno estetica e finitura simili. i due modelli hanno un diverso joistick di controllo del punto di messa a fuoco. Quello del Nikon - a sinistra - è allineato con la nuova generazione di macchine, quello del Meike - a destra - con la precedente generazione. curve contro linee tese. Diversa la posizione dell'incavo dove riporre il copri-contatti del corpo-macchina da rimuovere per mettere in comunicazione elettrica la circuiteria della macchina con quella del battery-grip. affiancati, a colpo d'occhio, si riconosce il Meike per il marchietto sul fronte. Entrambi i battery-grip hanno doppia rotella di guida del vitone di fissaggio al corpo macchina (a differenza di quella singola, più grossa, della D800/D810). Meike riporta orgogliosamente il proprio marchio su più superfici anche il Nikon è fatto in Cina, notare la diversa curvatura del grip verticale il pulsante di scatto del Nikon MB-D17 Ma al di là delle scritte (il Meike riporta orgogliosamente il suo marchio bianco davanti) le differenze ci sono. Sembra quasi che Meike abbia usato un design precedente adattandolo al nuovo corpo macchina velocemente. Pur non riscontrando difetti nell'uso del Meike, trovo che il Nikon sia leggermente meglio dal punto di vista ergonomico e con un pulsante un pochino più pronto. Solo piccole sensazioni, suffragate dalle curve più anatomiche del Nikon rispetto alle linee più tese del Meike. O il joistick di ultima generazione del Nikon, quando il Meike utilizza quello allineato con la D800. Tutte cose che non possono certamente giustificare la differenza di prezzo tra i due oggetti, ognuno dei quali fa la cosa per cui viene venduto. Con l'unica essenziale differenza che il Nikon consente l'uso della batteria super della Nikon D5 (o D4) mentre il Meike no. Questo, unito al prezzo di occasione a cui l'ho trovato, ne ha giustificato il mio acquisto. Che consiglio a chiunque altro abbia le mie abitudini di scatto e possieda già una D4 o una D5, con batteria (meglio originale, considerando la schizzinosità della D500 su questo fronte) e soprattutto il caricabatterie. Se uno dovesse procurarsi, oltre che il battery-grip Nikon MB-D17 anche batteria, adattatore e caricabatterie ... beh, ai prezzi del nuovo sarebbe un vero salasso, difficile da giustificare solamente per l'impiego della batteria più potente. In estrema sintesi, ogni proprietario della Nikon D500 deciderà in base alle proprie specifiche esigenze. Io trovo il Nikon MB-D17 migliore (diverso feeling, più solidale con il corpo macchina, diversa risposta del pulsante di scatto, più ... simile a quello del corpo macchina). Ma questo non va letto come una stroncatura del Meike che comunque è un onesto apparecchio che si fa apprezzare soprattutto per il prezzo accessibile rispetto all'originale. Mauro Maratta per Nikonland, © 2016
  17. Giuro che avevo deciso che non l'avrei comprato.Ma poi me l'hanno dato in test in luce ambiente e a tutta apertura, con la Nikon D5, in auto ISO, curando più che altro la composizione e soprattutto, la messa a fuoco. ancora con la D5, praticamente sempre ad F1.4 Giuro che avevo deciso che non l'avrei comprato.Ma poi me l'hanno dato in test ... ... e quando l'ho restituito mi è mancato tanto che ho dovuto subito comprarlo.Credo che resterà nel mio arsenale per un bel pezzo e sarà tra gli obiettivi più utilizzati.E' quello che sarebbe dovuto essere il 58/1.4G ma che purtroppo non si è rivelato del tutto. Potrei anche chiudere qui il test ed andare alle conclusioni. Ma così facendo questo non sarebbe un test sul campo ma semplicemente la motivazione del mio acquisto.Beh, possiamo fare le due cose insieme !Prima però facciamo un passo indietro. il nuovo Nikon 105mm F1.4E La focale 105mm è stata tra le prime che hanno imposto Nikon tra i primi marchi al mondo in campo fotografico.Di fatto il 105mm è sempre stato nel corredo.La prima versione fin dal 1953, per telemetro, con apertura F2.5 (elevatissima per l'epoca).Ed era uno dei due obiettivi che i reporter di guerra portavano con se, sia con le Nikon RF che poi con la Nikon F. L'obiettivo, quasi con lo stesso schema, è rimasto in produzione anche con le reflex fino ad epoca recente (la versione AIs è del 1981). l'ultimo Nikon 105/2.5 AIs con il paraluce telescopico. Ma proprio nel 1981 è uscito quello che è il vero antesignano del nuovo arrivato, il 105mm F1.8. Un affascinante oggetto di metallo e vetro del peso di quasi 600 grammi che ne facevano un vero sogno proibito per tutti (io a quell'epoca riuscii non senza molti sacrifici ad acquistare solamente un 105/2.5 .. usato). il meraviglioso Nikkor 105mm F1.8 differenze tra gli schemi del 105/2.5 e del 105/1.8 Successivamente (1993) venne introdotto l'ultimo 105mm da ritratto, la versione con Defocus Control di cui abbiamo parlato già in più occasioni e che è ufficialmente ancora in listino.Si tratta in tutta onestà di un oggetto che io non sono mai riuscito ad utilizzare a pieno, avendo spesso non pochi problemi nell'ottenere immagini realmente nitide. il bel Nikon 105/2 DC. La seconda ghiera serve a controllare l'effetto del defocus.Il sistema funziona ma in maniera abbastanza empirica e spesso conduce a sfuocature anche del piano di messa a fuoco.Infine questo obiettivo è particolarmente affetto da aberrazioni cromatiche, specie nei controluce.A gran voce se ne chiedeva una aggiornamento. Cosa che è avvenuta, non senza sorpresa, in questo 2016 e con un oggetto che - senza rinnegare il retaggio della versione DC - ritorna più al tradizionale, puntando ad ottenere un bokeh armonioso senza meccanismi aggiuntivi. La scelta di renderlo così luminoso non è casuale quindi ma tutto il progetto - lo confermano i suoi disegnatori - punta proprio sulla capacità di rendere l'immagine armoniosa nella transizione tra sfuocato anteriore, piano di messa a fuoco e sfuocato posteriore, creando un'illusione di continuità.Lo sforzo, reso possibile dai moderni simulatori, è partito da una differente concezione del trasporto della realtà tridimensionale sul piano bidimensionale, senza puntare esclusivamente - come fatto in altre circostanze anche da altri produttori - sulla pura nitidezza massima. Il bersaglio è stato centrato, le immagini lo provano. E se l'obiettivo chiudendo il diaframma certamente migliora è tra F1.4 ed F2.8 che da il meglio di se, sfruttando anche gli inevitabili difetti ottici (come la vignettatura) per meglio rappresentare l'ideale concetto che era nella mente dei progettisti. Il risultato ai miei occhi è magico. Una volta Nikon aveva in catalogo molte leggende. Penso ad esempio al Noct-Nikkor 58/1.2 o al 13mm, senza dimenticare il 300mm F2 che è ancora sulla cresta dell'onda nelle riprese cinematografiche. Ma in era autofocus non ci sono stati grandi progetti capaci di elevarsi oltre una produzione ottica, certamente sopraffina (penso a tutti i supetele).Sicuramente il Nikon 200mm F2 fa parte della schiera leggendaria dei migliori Nikkor.Ma poco o null'altro. Qui, per me, è nata una leggenda. l'enorme lente anteriore del Nikon 105/1.4E che, complice il diaframma sempre tutto aperto, ne fanno un pozzo assetato di luce Descrizione paraluce, scatola dorata, il solito package delle ultime produzioni Nikon perdonatemi se in queste foto ho inavvertitamente lasciato un tappo Sigma ... Nano-Crystal e produzione in Cina, come per il fantastico 300/4PF dell'anno scorso il diaframma è a controllo elettromagnetico. Ciò rende di fatto "vecchi" tutti i precedenti obiettivi F1.4 di Nikon, dal 50mm fino al 58/1.4 che evidentemente saranno oggetto di aggiornamento nei prossimi anni il paraluce è un tronco di cono ben costruito. L'innesto è sicuro e nell'uso non ingombra eccessivamente.Nell'uso con il flash consiglio di montarlo sempre. In luce disponibile dipende dalle condizioni ma credo che si possa utilizzare anche senza, curando che non ci siano luci incidenti che possano ridurre il contrasto dell'immagine. un ripresa più "artistica" infine un trio (qui ho rimesso il tappo giusto), da sinistra lo Zeiss Apo-Sonnar 2/135mm e a destra il Nikon 50/1.8G per raffrontarne le proporzioni. Caratteristiche tappo e paraluce lo schema ottico prevede tre lenti ED ma nessuna lente asferica o "speciale". il grafico MTF ufficiale manifesta caratteristiche abbastanza peculiari.Non si tratta di una prestazione pensata per il laboratorio ma per il suo precipuo utilizzo. foto di gruppo di tutte le ottiche Nikon a luminosità massima F1.4. Questo 105mm è lungo 106mm ed ha un diametro di 94.5mm.Pesa 985 grammi.E' composto da 14 lenti in 9 gruppi.La distanza di messa a fuoco minima è di un metro.Il diaframma è a nove lamelle.Il passo filtri è da 82mm. Concorrenti il nuovo Nikon 105mm F1.4E vicino al Nikon 85mm F1.4G, mostrano sostanzialmente la stessa impostazione con proporzioni differenti per il 105. Perfino il punto bianco di coincidenza per il montaggio è più grosso. tra i 105mm disponibili sul mercato per l'attacco Nikon, solo il "vecchio" Nikon 105/2 DC può essere considerato un vero concorrente.E' vero, in studio si possono adattare anche i vari 105 macro ma si tratta di una forzatura utile solo in condizioni di luce abbondante e, soprattutto, controllata.Ma a diafrmma tutto aperto non ci possono essere paragoni, come è giusto che sia. al di là delle ovvie differenze funzionali (il Nikon DC non ha motore incorporato ma ... incorpora il meccanismo di defocus control), il differente livello di prestazioni è evidente nel confronto tra i grafici MTF Nikon D810, Nikon 105/2 DC ad F2. Non c'è verso, il risultato per me è sempre troppo morbido.Con il 105/1.4E ad F1.4 questo scatto viene nitidissimo sul piano di messa a fuoco mentre lo sfuocato guadagna uno stop di magia ... ! Volendo andare fuori casa Nikon, ho voluto inserire lo Zeiss 2/135mm Apo-Sonnar, secondo me tra le migliori realizzazioni ottiche al mondo disponibili oggi per attacco Nikon. si tratta di un obiettivo tradizionale, già dalla costruzione tutta in metallo - paraluce incluso - che ricorda i vecchi Nikon AI, ovviamente manual focus e con la ghiera dei diaframmi tradizionale.Incorpora il microchip che consente alla fotocamera di leggere i dati di scatto. Questo Zeiss è un obiettivo di fascia assoluta. Ma la messa a fuoco manuale lo limita enormemente nella foto non meditata con soggetti vivi.Per non tacere poi dello stop pieno di differenza nella luminosità massima. La focale è diversa. E 30 mm qui non sono trascurabili. Così come la distanza minima di messa a fuoco, più ridotta rispetto al Nikon. Alcuni scatti in esterni. Diaframma completamente aperto.La vignettatura presente è quella naturale. Non c'è alcuna post-produzione.I miei cani si muovono sempre alla massima velocità e in moto browniano.Pur con una profondità di campo ridotta, la messa a fuoco è adeguata per avere scatti sempre nitidi. Nikon D810, Nikon 105/1.4E, F1.4, ovviamente a raffica e AF-C a gruppi Prestazioni I primi scatti fatti in assoluto con questo obiettivo nel mio studio. Sono studi della testa di Charlize in modo da valutare l'effetto dello sfuocato. a diaframma aperto. L'ultimo è un crop sugli occhi. Vignettatura La vignettatura é sempre presente. Pronunciata ad F1.4 si stempera dopo F4. F1.4 F2 F2.8 F4 L'aberrazione assiale è un difetto comune delle ottiche molto luminose.Questo obiettivo non ne è esente ma la quantità di magenta e di verde non è tale da far gridare allo scandalo. F1.4 F2 Nelle foto reali si stenta a ritrovarla se non in foto che non nell'uso tipico di un obiettivo da ritratto. Per raffronto due scatti con lo Zeiss 2/135mm. Zeiss 135mm F2 F2.8 qui il fenomeno è molto ben corretto, ancora presente ma praticamente impercettibile.Il termine APO non è usurpato. Un altro raffronto tra i due obiettivi in tema di campo inquadrato alla minima distanza di messa a fuoco Nikon 105mm Zeiss 135mm ovviamente in entrambi i casi a tutta apertura. Per me è evidente come i due obiettivi non siano sovrapponibili ma alternativi. Due scatti con un tubo di prolunga, giusto per evidenziare lo sfuocato a distanze inferiori a quella permessa dalle caratteristiche di progetto : Comunque, fuori dal laboratorio, questo obiettivo invita a concentrarsi sulla composizione e sull'interazione con il soggetto, generalmente a tutta apertura, specie se si è aiutati dall'autofocus chirurgico - qui a punto singolo + 9 adiacenti in AF-C - della Nikon D5. e non si finirebbe mai di scattare.Almeno, questo vale per me che sono fotograficamente bulimico.Non so per voi che state leggendo ! Grandi formati Io detesto gli amanti della visione al 100% alla ricerca di chissà che.E' gente che generalmente non fotografa ma preferisce pontificare assisa sulla propria poltrona davanti al pc.Però i risultati, anche a tutta apertura, a me paiono tali da volervi condividere in grande formato.Fatene ciò che volete purchè non li spacciate per vostri cliccare sull'immagine per vedere lo scatto al 100%.Riprese con Nikon D5 e Nikon 105/1.4E a tutta apertura in luce ambiente F8 con flah Conclusioni ? dua scatti in luce ambiente, con la D5, al recente pranzo sociale di Nikonland. due scatti in controluce al test pubblico che abbiamo offerto agli amici di Nikonland Credo di aver già anticipato quanto penso di questo obiettivo ma tiriamo le somme. PRO - l'autofocus non è un fulmine ma è adeguato alle esigenze del ritratto.- la nitidezza sul piano di messa a fuoco è più che adeguata alle esigenze- lo sfuocato è cremoso e continuo, mettendo quanto a fuoco in perfetta fusione con l'ambiente sia davanti che di dietro- pur pesando parecchio si impugna bene. Solo il baricentro mi sembra troppo vicino al corpo macchina. Si genera una coppia che rende il complesso un pò più impegnativo da tenere fermo. Nell'uso io sento un pò il movimento. Nulla che non si impari a gestire ma ritengo che per molti ci voglia prima un pò di pratica CONTRO - considerando l'obiettivo nel suo ambito, cioè il ritratto in luce ambiente, non trovo nulla di importante da dire contro in pratica è come se Nikon avesse ridotto in scala il fantastico Nikon 200mm F2.Utilizzarlo dalla minima distanza di messa a fuoco e sfruttando lo stop di vantaggio - al netto della differente compressione dei piani - le immagini sono molto simili. Certo, il 200mm ha un autofocus impareggiabile. Ma è anche un enorme trombone che mette in soggezione anche la professionista più navigata.Questo obiettivo passa inosservato e sta in borsa senza problemi. Costa. Ma costa molto di meno. Ma la caratteristica più esaltante secondo me è quel carattere che altri obiettivi non possiedono.Volumi e forme con questo 105mm sono resi con un timbro e una firma che rendono l'immagine unica, irreale, quasi magica, quando si inquadra il soggetto a tutta apertura e da una distanza molto ravvicinata. Diversamente lo Zeiss 2/135mm - come il 200mm Nikon - nella loro perfezione "clinica", non hanno questa peculiarità. In sostanza, se voglio riprodurre nella perfezione delle sue qualità il soggetto, tenderei ad utilizzare lo Zeiss. Lo Zeiss è perfetto, preciso, chiaro, nitido, freddo. Tedesco. Il Nikon 105mm F14E ha un'anima. Qualche cosa che negli ultimi anni i progettisti si sono dimenticati di aggiungere nei loro progetti più prestigiosi. Troppo impegnati a raggiungere la linea ideale del grafico MTF. Qualcuno starà già pensando che mi sono innamorato. E che il mio amore è cieco. Può essere. Ma da quando l'amore è un delitto ? Se siete ancora capaci di innamorarvi dei vostri soggetti provatelo, capirete cosa sto dicendo e tanti discorsi diventeranno di lana caprina. Altrimenti lasciate perdere. Questo obiettivo non è per voi, lasciatelo a chi lo sa comprendere e, soprattutto, usare nelle circostanze in cui può fare la differenza. Ilaria Ferrantello fa gli ultimi ritocchi al make up di IrinaNikon D5, Nikon 105/1.4E, F8, flash
  18. F4, 1/60'' Ho già avuto modo di dirlo e lo ripeto in questa occasione. Trovo gli zoom un male necessario ma un male. Nessuno zoom può sostituire i migliori obiettivi a focale fissa e in questo momento, per fortuna, di eccellenti focali fisse ne abbiamo a disposizione tante. Potendo io fotograferei esclusivamente solamente con ottiche fisse. Ma ci sono occasioni in cui è indispensabile la flessibilità di uno zoom. Quando non sai a che distanza sarai dal soggetto (molto vicino o più lontano) e magari non hai la possibilità di muoverti per la presenza di ostacoli. Quando hai la necessità di cambiare focale senza spostarti (perchè non puoi) e non hai la possibilità di cambiare continuamente corpo o obiettivo. Ma la flessibilità si paga con una perdita di prestazioni. Perdita che in generale è più forte quando il range di escursione focale è elevato, come nel caso degli obiettivi 5x. Il compromesso si paga in termini di luminosità che nel caso degli obiettivi consumer diventa variabile ed arriva ad uno scarso valore di F5.6 alla focale più lunga. Con l'introduzione di distorsioni variabili tra focale e focale. Con la perdita di nitidezza che, invariabilmente, aumenta all'aumentare della lunghezza focale. Insomma un quadro che sembra drammatico che farebbe pensare allo zoom come l'ultima cosa da utilizzare. E' quello che penso anche io, specie dopo esperienze non proprio felicissime con i vari 28-70/2.8 e 24-70/2.8 sia Nikon che Sigma. Non mi soddisfacevano completamente aperti ed erano sempre troppo corti nella gamma di focali che a me interessa di più, quella da ritratto. Se Sigma (su Nikon oramai non conto più) volesse farmi veramente contento, potrebbe proporre presto un bel 35-135mm F2. Art, grosso a piacere. A me, francamente, di focali corte nitide ma distorte non interessa nulla se lo zoom si ferma a 70mm (ma che focale è 70 mm ?) o se a 120mm la nitidezza è sotto i piedi e lo sfuocato carta vetrata. Con il 24-70/2.8, comprato, usato con la D3, venduto, ricomprato con la D3x, usato, rivenduto, non più comperato, mi trovavo a fotografare quasi esclusivamente a 35 e a 58mm. E a quel punto, meglio usare due corpi, uno con il 35 e uno con il 58 o l'85. Capirete quindi come io abbia totalmente trascurato il Nikon 24-120 in tutte le sue manifestazioni, compresa quella attuale. La comparsa dei fissi serie Art di Sigma infine, mi ha fatto anche trascurare il Sigma 24-105/4 Art tanto da prenderlo in considerazione solo adesso, perchè, preso per fare un singolo lavoro, mi sono ritrovato ad usarlo così tanto da farci - dal 7 giugno al 7 agosto - la bellezza di 10.496 scatti. Questo obiettivo offre, oltre alle solite, immancabili, corte focali, anche e in sequenza, 50-58-70-75-85 e 105mm.Proprio le focali che io uso di più nel ritratto. Sempre ad F4 e con una minima varianza di qualità tra focale e focale. Complice la ridotta distanza di messa a fuoco, mi ritrovo ad avere in mano uno strumento potente che mi permette di fare anche il ritratto a tutta testa in primo piano, come se fosse un 135mm (ricordo che, gli obiettivi specializzati da ritratto 85, 105 e 135, normalmente mettono a fuoco da non meno di 90-100cm). Ed ecco spiegati i motivi del suo successo, almeno nel mio caso. Se aggiungiamo la costruzione a tutta prova e una bella presa in mano, ho riscoperto mio malgrado lo zoom ! Certo, è un F4 e questo in condizioni di poca luce si paga. Ma l'arrivo della D5 mi permette di fotografare ad ISO 3200 come se fossimo a 400-800 ISO, recuperando così la luce che avrei ad F2. Purtroppo per lo sfuocato non c'è un ingrediente segreto. Ma andiamo per gradi ... 90mm, F8 Caratteristiche di base 19 elementi in 14 gruppi, 2 lenti asferiche, 2 equivalenti alla fluorite e 2 a bassa dispersione diametro 88.6mm x 109.4mm di lunghezza peso : 885 grammi passo filtri : 82mm distanza minima di messa a fuoco : 45 cm, rapporto di ingrandimento 1:4.6 angolo di campo in 35mm : 84.1°-23.3° diaframma a 9 lamelle paraluce a petali in plastica grafico MTF ufficiale che conferma una migliore prestazione a 24mm rispetto a 105mm vignettatura distorsione dati forniti dal sito ufficiale Sigma Immagini reali del mio esemplare il package, consueta scatola bianca, astuccio in cordura nera, paraluce a petali in plastica obiettivo capovolto con i tappi in piedi ritratto in posizione 24mm in piedi esteso in posizione 105mm la lente anteriore e la grande quantità di luce che può catturare. Il trattamento non ha una propria colorazione visibile come avevano i vecchi Sigma trans-standard (ambra o magenta). Questo è neutro. dettaglio della finestrella con la scala delle distanze, le tacche delle focali, i due anelli di controllo. Quello dello zoom malauguratamente é controrotante rispetto a quanto siamo abituati in casa Nikon. L'anello di messa a fuoco manuale è piccolo. Ma chi userà questo obiettivo in manual focus ? switch manuale/autofocus e controllo dello stabilizzatore. Lo stabilizzatore in questo obiettivo è molto silenzioso rispetto ad altri Sigma di recente generazione. dettaglio dei due fusti interni che fuoriescono verso quota 105mm. Sono in plastica ma apparentemente robusta. il bocchettone di aggancio con i contatti e le due tacche (interna rossa esterna bianca) di collimazione con la baionetta Nikon. due ulteriori viste della lente anteriore e dell'obiettivo intero in posizione 105mm, sempre senza paraluce. Alcuni scatti per evidenziare lo sfuocato in interni con la Nikon D5 e in esterni con la Nikon D810 il "ventaglio" sugli occhiali della modella - qui ripreso volutamente - è il riflesso del flash Godox AD600B su un ombrello argentato Quantuum da 150cm, usato in esterni. Nel complesso, sfuocato nervoso davanti al soggetto - come di consueto per le ottiche moderne - accettabile ma tutt'altro che da sogno dietro, salvo che il "fondale" sia poco "chiassoso". Ma io dispongo di un intero arsenale di ottiche che rendono meglio nello sfuocato e lo scopo per cui ho comprato questo obiettivo non è quello di sfuocare lo sfondo ma di sfuocare sul soggetto. E tutto sommato nella foto dei libri o nella copertina con la nuova Giulia Quadrifoglio di Auto il risultato mi sembra già promettente. Nelle prossime pagine però lo vedremo in azione in circostanze più concrete e nel pieno della produzione di immagini del ciclo forzato cui l'ho sottoposto in queste ultime settimane ! a 105mm, F4 su D810 ma dimentichiamoci per un attimo dello sfondo. Sul soggetto la transizione tra fuoco e fuori fuoco è morbida e gentile consentendo una accentuazione di volumi e forme. Credo che sia stata proprio l'idea dei progettisti. Dovendo rinunciare per forza di cose ad una continuità dello sfuocato per avere nitidezza su tutto il range di focali, hanno lavorato per avere un passaggio morbido dal piano di messa a fuoco al resto. Per il mio utilizzo è quanto mi basta. Distorsione 105mm 24mm Tutto sommato facile da correggere ma pienamente evidente a tutte le focali. Piuttosto forte a 24mm, poco importante alle focali intermedie, di senso opposto alla massima focale. ma nella fotografia reale, almeno quella che faccio io, non è un difetto così drammatico, benchè sarebbe stato più preferibile un maggior controllo. 32mm, nessuna correzione 32mm, nessuna correzione Dove Sigma non ha dovuto sottostare a compromessi è nella stabilizzazione. In un uso pratico e con un minimo di cura nella postura (io sono piuttosto granitico se ho a disposizione macchine "grandi" e pesanti") riesco ad avere foto ragionevolmente ferme anche scendendo ad 1/10'' che alla focale di 105mm è un risultato, a mio parere, di primo rango ! 105mm, 1/6'' crop 1:1 105mm, 1/10'' dettaglio della scritta al 100%, nessun intervento di accentuazione La vignettatura è invece un'altra caratteristica evidente se si fotografa il cielo. Più o meno a tutte le focali. 58mm 52mm 105mm ma anche in questo caso, per me non è una caratteristica negativa, non nel ritratto, almeno. Per chi fa paesaggio si tratterà di corregere in post-produzione ed avere cura di non mettere soggetti importanti agli angoli estremi (ma c'è qualcuno che lo fa se non in caso di un test come questo ? ... ). Concorrenti Valutiamo un attimo i concorrenti Escludendo gli obiettivi che non si possono montare sulle reflex Nikon, l'unico concorrente pratico per noi resta il Nikon 24-120mm F4 VR offerto spesso in kit con macchine come la D800/D810. Si tratta di un oggetto di fascia media, simile per costruzione e impostazione ai cugini 16-35/4 e 70-200/4 con i quali costituisce un trio di obiettivi stabilizzati con apertura costante F4. Aggiungendo un 50/1.8 e un 300/4 PF magari con TC14E III si può avere il corredo ideale, per ogni genere fotografico ad un prezzo ancora ragionevole. E' composto da 17 lenti in 13 gruppi, ha un passo filtri da 77mm, pesa 710 grammi e misura, a riposo, 84x103mm. Non ho una gran frequentazione con questo Nikon, l'ho usato sul campo solo una volta e non mi posso lamentare delle foto fatte. uno scatto ripreso con il Nikon 24-120/4 VR II montato sulla Nikon D800E a focale media. Nulla da dire sia sui colori che sulla nitidezza complessiva. Pur essendo una scena complessa, il dettaglio è mantenuto su tutto il campo inquadrato. Francamente non saprei cosa consigliare tra il Sigma e il Nikon. Ritengo il Sigma costruito molto meglio e con una minore differenza di resa tra la minima e la massima focale. Il Nikon aggiunge 15mm sulla parte lunga ma a prezzo di un maggior calo della nitidezza. Il prezzo, a parità di garanzia italiana è simile (da Fotocolombo : 707 euro per il Sigma, 727 euro per il Nikon). Quindi ognuno farà la sua scelta come ho fatto la mia. Il Sigma, essendo di ultima generazione, ha il vantaggio di quella bella cosa che è la dock USB che consente di mettere a punto la messa a fuoco a tutte le focali e a tutte le distanze e di aggiornare il firmware quando serve Questo secondo me è un vantaggio concreto Utilizzo sul campo Ho voluto evidenziare la dispersione per focale e per fotocamera dei miei primi 10.496 scatti in due mesi con questo obiettivo. Non sfuggirà come : - il 35% degli scatti sia a focali tipiche da ritratto (tra 85 e 105mm) - solo il 4% alla focale minima di 24mm - l'83% degli scatti è stato fatto tra 50 e 105mm (!) - solo il 17% a focali "grandangolari" insomma, lo dico ancora perchè si sappia, uno zoom come questo per me vale perchè copre le focali più comuni del ritratto. Comprese quelle intorno ai 58mm (altra mia focale fetticcio che da sola copre il 16% degli scatti) che per un comune 24-70/2.8 sarebbe la focale limite prima del fine corsa ... fondo corsa cui arrivavo immancabilmente con mio grande scorno quando avevo il 24-70/2.8 ed ero costretto a cambiare ottiche perchè lo avevo montato sulla D3x e volevo avere il massimo del dettaglio ... Quando qualcuno mi farà uno zoom di alta classe senza compromessi che va da 35 a 135mm ? Facce felici allo Spazio Blu 68mm 105mm Con il flash F4, 105mm F8, 58mm 105mm, F8 62mm, F8 62mm, F8 performance solida e rotonda come si può notare, con lo sfuocato che ben asseconda la ripresa più o meno a tutte le focali. Noterete volumi e forme ben evidenziate e sempre una nitidezza più che accettabile sul punto di messa a fuoco. In queste foto ho usato il flash wireless iTTL Godox AD600B In studio In studio io tendo ad usare due corpi con due ottiche alla volta, per poter cambiare resa senza dover smontare e rimontare obiettivi davanti alle modelle. Scelgo le migliori ottiche fisse per avere la massima prestazione. Ma se lo scopo non è quello di evidenziare al massimo il dettaglio (anzi, alle volte, non è il caso), si può rinunciare alla prestazione per avere duttilità. In questo servizio con Maria, ho scelto di usare esclusivamente il Sigma 24-105/4 con la D5. Non ho portato altro ! 95mm 62mm 95mm 68mm 105mm 58mm 82mm 95mm 95mm 105mm 85mm La qual cosa mi è pesata invece in questa altra occasione con la D810 e un soggetto moto differente 90mm 105mm ritornando a godere della duttilità del 24-105/4 su un altro soggetto, meno preparato a sostenere dettagli esasperati 85mm In location Ma dove ho trovato che il Sigma 24-105/4 mi da il massimo è in location non troppo spaziose dove l'uso delle mie solite focali fisse non è conveniente e dove l'impiego di focali fisse corte mi limiterebbe nella ripresa. Una camera da letto in un hotel, piccola per le mie necessità ma che si è prestata alla perfezione come palestra per il 24-105/4 sulla D5. 38mm 85mm 62mm un bagno minuscolo per quel soggetto e per la mia circonferenza dove il punto di ripresa era impossibile da variare 62mm 68mm 58mm una camera da letto piena di mobili e di ostacoli con un solo punto da cui proviene la luce 52mm 68mm 105mm 85mm 52mm Ma sono comunque tante le foto in esterni fatte con questo Sigma. Come questa alla massima focale, nel giardino di una villa. 105mm [tutte foto invariabilmente ad F4] F4, 75mm. Charlize in controluce Conclusioni Bene. Avrei tante altre foto da mostrare ma ne ho già messe tante e credo che il concetto di base sia abbastanza chiaro. Mi spiace di non avere paesaggi o architetture da mostrare. Lo faranno eventualmente nei commenti gli altri proprietari di questo obiettivo E' il momento di concludere il test. PRO - costruzione eccellente, sebbene tutta in materiale termoplastico, secondo l'ultimo stile Sigma della linea Art. - nonostante il peso e l'estensione durante la zoomata, l'obiettivo è ergonomicamente perfetto - resa di ottimo livello praticamente per tutta l'escursione focale - quella che è la qualità che me lo ha fatto scegliere : escursione focale adatta a praticamente quasi tutte le espressioni del ritratto, senza i limiti dei vari 24-70/2.8 a costo della perdita di uno stop di luminosità - stabilizzazione efficacissima : 1/10'' pratici a 105mm non sono da tutti - basetta USB per la riscrittura dei dati di firmware e dei parametri di ripresa direttamente dal proprio computer - rapido e silenzioso nella messa a fuoco e nella stabilizzazione (non si sentono i vari bizz-bizz del motore di certi Nikon o lo stridio di piatti sommesso dello stabilizzatore di certi Sigma) F4, 68mm. Fritz è difficile da bloccare quando gioca con i suoi amichetti CONTRO - distorsione elevata alla minima focale e presente comunque a tutte le focali - vignettatura sempre presente - luminosità massima limitata - per scelta - ad F4 - passo filtri 82mm - personalmente preferirei che partisse da 28 o da 35mm per arrivare anche a 135mm - purtroppo l'uscita contemporanea dei tanti obiettivi Sigma Art che lo eclissano sul piano delle prestazioni pure, lo ha messo in ombra. Sintesi finale Insomma, non ho cambiato opinione. Continuo a ritenere tutti gli zoom trans-standard presenti sul mercato degli obiettivi mediocri. Non importa se siano degli F2.8 da 2.800 euro (il nuovo Nikon 24-70/2.8 enorme ed eccessivamente costoso) o degli "economici" F4 o a diaframma variabile, tipo il Nikon 24-85/3.5-4.5, tutti presentano il conto in termini di limitazioni o compromessi. Questo Sigma nel bilancio delle qualità che me lo hanno fatto scegliere mette una escursione più estesa degli zoom 24-70, almeno sul lato delle focali che a me interessano di più nel ritratto e nella figura. Insieme ad uno stabilizzatore efficace e sicuro. Robustezza superiore al Nikon medio attuale e omogeneità di resa con gli altri obiettivi Sigma Art, insieme alla disponibilità della dock USB, sono ulteriori carte a suo favore. Il prezzo nel tempo si è stabilizzato appena sopra ai 700 euro, con il Nikon che lo ha di fatto seguito e che rappresenta l'unica possibilità alternativa. Per il momento è il mio obiettivo unico per set in cui preferisco avere un obiettivo solo, non posso cambiare focale oppure ho necessità di poter variare focale senza muovermi, in posti angusti o scomodi. Certo devo accettare una qualità di immagine certamente (molto) inferiore agli altri Sigma Art, in particolare dopo aver visto cosa Sigma sa fare anche con gli zoom con quello straordinario strumento fotografico che è il Sigma 24-35/2 Art. Ma sono certo che Sigma saprà in futuro sorprendermi con un fantastico zoom luminoso, full-frame, dedicato al ritratto come ha fatto in formato APS-C con il bel 50-100/1.8. Per intanto cercherò di consumare questo zoom. Non lo consiglio a chi ha già il Nikon 24-120/4, salvo che lui stesso non ne ravvisi caratteristiche più vicine alle sue esigenze (io al momento non saprei, posso solo ammettere di averlo trascurato perchè quei 15mm in più sono di scarsa qualità, meglio rinunciarvi, e perchè questi F4 Nikon mi sembrano troppo fragili e plasticosi. Se c'è alternativa, preferisco spendere la i miei soldi) ma lo consiglio a chi ha il buon e onesto Nikon 24-85mm F3-5-4.5. A proposito, Rossano Rinaldi, dopo averlo provato, ha voluto comprarselo anche lui. Buongustaio ! F4, 68mm, luce naturale - ho acquistato questo obiettivo da FotoColombo di Vimercate, l'ho pagato 707 euro, con garanzia ufficiale italiana di Mtrading.
  19. Attenzione : in questo articolo sono presenti quasi esclusivamente immagini di nudo, anche esplicito. Chi si sentisse offeso o turbato dalla loro visione é pregato di interrompere la lettura. Mentre se continua, lo fa dichiarando di farlo di sua volontà. *** A fine sessione, modella e fotografo distrutti, ma il Sigma 24-35/2 a 35mm non fa una piega e continua a lavorare al suo meglio. Non so se l'ho scritto chiaro nel mio test dell'anno scorso ( Sigma 24-35mm F2 Art : prime impressioni (test/prova) considero questo zoom, semplicemente lo zoom migliore finora presentato con attacco Nikon, a prescindere dalla fascia di prezzo e con buona pace dei proprietari del meravigliosamente costruito Nikon 200-400/4 che costa circa 6 o 7 volte questo grandangolare Sigma. Intanto ho potuto provare anche i due eccellenti Leica per la SL, oggetti di altra classe, classe a cui mi sento di associare questo Sigma Art. E' vero, ha una escursione breve, solo da 24 a 35mm. Ma è eccellente a tutte queste focali, millimetro per millimetro. E' sempre nitidissimo. Ha sempre una distorsione molto ben controllata. Non ha aberrazioni cromatiche (o almeno, io non le ho mai viste). Per questo ho deciso di tributargli un ... tributo particolare. Uno zoom pensato certamente per altri generi fotografici (dal reportage, sia in interni che in esterni, al paesaggio e al ritratto ambientato o al matrimonio). Quello che segue è un servizio - anzi due - di nudo, in alcuni casi anche esplicito, fatto esclusivamente utilizzando il Sigma Art 24-35mm F2. E basta. Sfruttandone le sue peculiarità anche per evidenziare le peculiarità del soggetto. Un soggetto scelto appositamente per questo obiettivo ed esaltarlo. Per tutto il servizio - durato 6 ore su due giorni differenti. Mi sono lasciato ispirare dallo strumento. Avendo cura di utilizzarlo per tutta la sua gamma focale e non semplicemente per le classiche 24-28-35. E' stato impegnativo. Ma mi sono divertito. Nelle pagine seguenti troverete solo noiosissime fotografie di nudo. Invito chi non gradisce questo tipo di fotografia a lasciare questo articolo. Gli altri si annoieranno con me. Vi avviso, sono molte foto, 12 pagine, selezionate per focale. In alcuni casi ripetute per le varie focali in modo da mostrare il differente comportamento dell'obiettivo. E' un test approfondito in termini pratici cui non aggiungerò altre, inutili, parole ma solo i millimetri ! 24mm 25mm 26mm 27mm 28mm 29mm 30mm 31mm 32mm 33mm 34mm 35mm A servizio completato, mi sono accorto di aver trascurato le focali 33 e 34mm e mi sono trovato pochi scatti in quel range. Segno che nell'uso le trovavo poco dissimili dal 35mm. Per tutte le altre invece, la varietà della gamma espressiva di questo zoom mi ha consentito di ottenere scatti differenti semplicemente cambiando focale. Vi assicuro che Yulia si è in alcuni casi giovata delle mie scelte di focale. Scelte consentitemi solamente dalla qualità assoluta per tutto il range di funzionamento dello zoom. Una qualità più unica che rara. Ricordo che l'obiettivo ci è stato dato in visione da Mtrading lo scorso anno tra settembre e ottobre e poi lo abbiamo restituito. Ogni tanto mi manca e mi piacerebbe averlo nel mio arsenale, tanta è la sua qualità. Ma la mia frequentazione di queste focali non lo giustificherebbe. Almeno per il momento. Il servizio presentato è stato effettuato nell'ottobre 2015 presso lo Spazio Blu di Via Tortona e il Cross+Studio di Milano, grazie all'aiuto di Rossano Rinaldi, con la modella bielorussa Yulia. Sono stato a lungo indeciso se pubblicare o meno questo articolo. Lo faccio adesso dopo 10 mesi dalla data di scatto perchè mi è stato sollecitato al Nikon Day di giugno. Non me ne vogliano gli altri non interessati. Un'ultima curiosità.Questo test è stata un sfida per me e per l'obiettivo che mi è stata suggerita dall'amico Max Aquila che intanto aveva provato l'oggetto e se ne era fatta una sua più precisa idea, forte della sua lunga frequentazione di queste lunghezze focali
  20. Siamo forse il sito al mondo con la più ampia copertura su Nikon D5 e Nikon D500. Per quest'ultima sono già online 3 test ed almeno altri 2 usciranno durante l'estate. Ma tante informazioni possono mettere in confusione chi si accinge a decidere se acquistare la nuova D500. In questo test-confronto vogliamo sottolineare punti di forza e di debolezza delle due macchine DX di eccellenza di Nikon di questo momento : D500 e D7200 *** Esterno dei due corpi Il confronto tra i due corpi può togliere già da subito ogni dubbio. La nuova Nikon D500 esibisce il classico corpo professionale Nikon, quello caratterizzato da comandi diretti e ben dimensionati (calottina a sinistra senza le classiche posizioni PASM, le scene e i programmi auto) che si può trovare sulla vecchia D300 oppure su D700 e D800. il display superiore è ben dimensionato a differenza di quello ridotto - stile D750 - della D7200 anche al posteriore i comandi sono più diretti, senza rischio di sovrapposizione tra funzioni. La Nikon D500 in più esibisce un nuovo display che oltre ad essere fedele e splendido, è mobile e, soprattutto, touch. Non sembra ma poter muovere, ingrandire, far scorrere le immagini con le dita come siamo abituati a fare con i nostri smartphone e tablet risulta naturale, rapido e diretto più di usare i comandi della fotocamera. Restando al corpo, la Nikon D500 può montare un battery grip aggiuntivo analogo a quello della D7200 ma con la possibilità in più offerta dalla compatibilità con le batterie EN-EL18/a di D4 e D5. Può sembrare cosa da poco ma per chi ha anche una ammiraglia in casa e tende ad utilizzare le macchine con continuità e insieme nelle stesse sessioni, poter usare la stessa batteria e lo stesso caricabatterie è un grande vantaggio. L'autonomia aumenta - e la Nikon D500 è più vorace in termini di consumi della D7200 - e per una macchina pensata per la raffica in eventi sportivi o di fotonatura è un bel vantaggio. Per chi ha anche la D810 diventa più facile gestire la parte alimentazione. Un solo caricabatterie, un solo tipo di batterie intercambiabili. Con il vantaggio comunque di poter staccare il battery grip e ritornare al corpo più snello rispetto all'ammiraglia ! Andiamo all'interno. - La Nikon D500 vanta l'elettronica di ultima generazione con il processore Expeed 5. - Un buffer finalmente ben dimensionato anche in questa classe di macchine. - Una raffica che in formato DX non si era mai vista (la D2h si fermava a 8 scatti al secondo, la D500 ne fa 10 con una risoluzione di ... 5 volte superiore ! Il tempo non passa mai invano ...) Ma è soprattutto il nuovo modulo autofocus che va oltre le aspettative : 153 punti di cui 55 selezionabili con ben 99 punti a croce e nuove modalità di raggruppamento e d impiego rappresentano al momento il benchmark di mercato. La D500 integra inoltre funzionalità evolute di connessione wireless tra cui quelle connesse con l'App Snapbridge. Ha infine la porta USB 3.0. Le funzioni video, grazie al nuovo processore, sono state aggiornate e si può arrivare fino al formato 4K sebbene solo a 30 fotogrammi al secondo. Nel comparto memorie, la D500 si permette due slot differenti, uno per le SD e uno per le XQD con pari prestazioni dell'ammiraglia D5. Ma tutto questo non spaventa particolarmente la Nikon D7200 che pur con un corpo più compatto e leggero, ha dimostrato sul campo di poter lavorare bene con colossi come il Sigma 150-600mm Sport e i suoi quasi tre chili di tutto metallo. L'autofocus, sebbene quello più tradizionale a 51 punti ha una copertura solo di poco inferiore e vanta una affidabilità e una precisione inappuntabili in casa Nikon. La connettività della D7200 è completa sebbene non sofisticata come quella consentita dal blue-tooth intelligente della D500. Il video è buono almeno fino al formato 1080. Il buffer, punto debole della precedente D7100, è stato adeguato e sebbene ancora di taglio amatoriale, se si usano memorie veloci, sufficiente ad un uso non estremo. I due slot di memoria di cui è dotata sono identici e la compatibilità con tutte le schede SD sul mercato assicurata (cosa non del tutto vera invece con la D500). l'alloggiamento delle memorie SD nella Nikon D7200 Nikon D7200, Sigma 50-100/1.8 ad F2, 1000 ISO I sensori Ho lasciato per ultimo il raffronto tra i sensori perchè alla fine, come sia il corpo e l'elettronica, la qualità dell'immagine singola dipende dal sensore. Ebbene, pur al netto della differenza di risoluzione (peraltro trascurabile) in favore della D7200, le prestazioni sono simili ed entrambe tradiscono una derivazione Sony. Ne è prova l'invarianza ISO testimoniata dalla possibilità di sottoesporre anche di -5EV e poi recuperare il file in sviluppo con un risultato sostanzialmente simile all'esposizione ad una sensibilità di 5EV superiore. Se vogliamo proprio trovare delle differenze, la D7200 eccelle - di poco - alle minime sensibilità - la D500 è superiore - di poco - a quelle più elevate. Nikon D500, ISO 9000 Nikon D7200, ISO 12800 Bene, quindi su cosa basare la nostra scelta ? Come ho detto, sviluppando i NEF, le due macchine in termini di qualità di immagine sono sostanzialmente allineate. Nikon D7200, Sigma 50-100/1.8, Flash da 600 W/s, ISO 100, una prestazioni sostanzialmente simile a quella che si può avere con una D750 la Nikon D500 offre la potenza bruta necessaria per un uso professionale in un corpo professionale. un contact sheet da LR di una sequenza di 23 scatti tutti perfetti con la Nikon D500 e il Nikon 200-500/5.6 all'autodromo di Monza sotto l'acqua battente Quindi se non ci difetta il budget e ci serve una macchina in formato DX per avere l'effetto di telemoltiplicazione o facciamo tanta macro e ci serve giocare su una profondità di campo più comoda, la Nikon D500 è la scelta ovvia. Se abbiamo bisogno dei 10 scatti al secondo e del buffer praticamente infinito se usiamo le XQD, magari con una batteria EN-EL18a nel battery grip che ci consente di scattare 10-15.000 foto in un giorno senza nemmeno cambiare scheda di memoria, allora, ancora una volta la D500 è la scelta corretta. Se vogliamo avere le migliori prestazioni sul piano dell'autofocus (il modulo è identico a quello della D5, le prestazioni sono solo lievemente inferiori ma di una inezia), ancora una volta la D500 è la scelta giusta. Ma giustamente Nikon pretende una bella sommetta per una macchina che non ha al momento rivali sul mercato. La Nikon D7200 è invece una macchina matura, presente sul mercato già da un anno ed offerta ad un prezzo più contenuto. Autodromo di Monza, Variante Ascari, Nikon D7200, Sigma 150-600mm Sport In ottica di budget limitato non dovrebbe essere trascurata se le prestazioni estreme promesse dalla Nikon D500 non sono un elemento discriminante. Ai prezzi attuali, con quanto richiesto per una Nikon D500 (peraltro non di immediata disponibilità) si riesce quasi a spuntare una D7200 con un ottimo Nikon 200-500/5.6, avendo un kit ideale per la foto naturalistica o quella sportiva. CONCLUSIONI Se arriviamo dalla D300 - macchina che oramai si deve considerare obsoleta - il passaggio naturale è quello della D500. Ma la D500 è impegnativa sul piano economico e il suo prezzo potrebbe limitarne l'uso all'eventuale nuovo proprietario di ottiche di prestazioni non allineate (la classica Ferrari con le gomme della Panda). La D7200 ha prestazioni inferiori alla D500 ma non sul piano della qualità di immagine. E con il risparmio sul corpo macchina, ci verrebbe un bel teleobiettivo moderno se già non lo abbiamo. Se arriviamo da una D7000 - macchina valida ma anche questa obsoleta, specie considerando sia il sensore che il sistema di autofocus - entrambe le macchine potrebbero essere la solizione corretta. Si ritornerebbe al budget, alle prestazioni attese, al resto del corredo. Se abbiamo una D7100 - macchina ancora attuale che condivide il sensore con la D7200 - il passaggio alla più aggiornata D7200 porterebbe vantaggi marginali (buffer, wi-fi, NFC) mentre quello alla D500 proietterebbe il proprietario in un contesto di strumento professionale ma non necessariamente in termini di pura qualità dell'immagine. In sintesi Nikon D500 PRO - corpo professionale - mirino eccellente - concentrato di caratteristiche e dotazioni all'avanguardia in casa Nikon in tutti i settori - caratteristiche paragonabili per certi versi a quelle dell'ammiraglia FX e anche più avanzate in determinate circostanze o qualità, ad una frazione del costo della Nikon D5 - buffer, raffica, autonomia di scatto, autofocus, allo stato dell'arte - processore e impostazioni del motore di conversione on-camera dei jpg - memorie XQD ad alte prestazioni - video 4K CONTRO - costo - difficoltà di reperimento iniziale (anche causata dagli effetti del terremoto in Giappone) - non totale compatibilità con schede di memorie UHS-II Lexar e con le batterie universali l'acqua battente non spaventa la Nikon D500 come non spaventa questa Lamborghini Huracan Nikon D7200 PRO - qualità del sensore, qualità d'immagine - autofocus - compattezza - flash pop-up integrato per schiarite d'emergenza (che sulla D500 è stato giustamente rimosso) - prezzo, rapporto prezzo/prestazioni CONTRO - raffica - corpo amatoriale - qualità del jpg on-camera non ottimale (contrastato e ruvido, deve essere ammorbidito a mio giudizio) - bagaglio tecnologico che comincia a non essere più aggiornato. Mi aspetto una Nikon D7500 presentata nella primavera del 2017 che integri molte delle cose presentate nel 2016 (schermo touch, Snapbridge, USB 3.0, UHS-II). La Nikon D7200 non è una macchina professionale ma nessuno le vieta di riprendere Sebastian Vettel mentre impegna la Variante Ascari durante le prove del Gran Premio di F1 di Monza Nikon D7200, Sigma 150-600mm Contemporary Personalmente ho fatto la mia scelta. Dopo il furto della D300s, sono passato per D7000, D7100 e ben due D7200. Usate per una stagione e poi rivendute prima dell'inverno per i miei utilizzi in autodromo. Con una spesa certamente superiore ad un solo corpo professionale dedicato. Considerata la mia viscerale antipatia per la disposizione dei comandi delle Nikon amatoriali, non vedevo l'ora che uscisse una macchina come la D500 che per Nikonland non è giunta inaspettata. Passare da una pur eccellente Nikon D7200 ad una Nikon D500 è come scendere da una Fiat Panda e salire su una Alfa Romeo Giulia QV. Tutto risulta al suo posto e tutto è ben dimensionato e realizzato per dare la migliore esperienza d'uso, quasi fosse una vera ammiraglia (in effetti lo è). Naturalmente c'è il rovescio della medaglia. Personalmente non ritengo che la Nikon D500 verrà aggiornata. Il mercato si è molto ristretto e non si vedrà in futuro un modello reflex superiore. Quindi difficilmente mi vedrò "costretto" a sostituire in futuro la mia Nikon D500
  21. E' un confronto impossibile ma la nostra fantasia corre. Leica ha presentato la sua Leica SL come un prodotto destinato ai professionisti. La Nikon D5 è il prodotto di punta Nikon per i professionisti. Le due macchine, benchè concettualmente molto diverse, sono nella stessa fascia di prezzo. Quindi, perchè no ? *** Superman è dotato di superpoteri. E' superforte, ha la supervista a raggi, ha il superudito. Gli basta sollevare un pugno per volare alla velocità della luce (o anche di più ). Il suo corpo è invulnerabile. Ha un solo punto debole (gli effetti della kriptonite). E' bello, alto, orgoglioso. Non si nasconde davanti a nessuno. Volando arriva, plana e minaccia i suoi avversari. Batman, a sinistra, Superman a destra Batman è un uomo travagliato e solitario. Si muove solo di notte. E' silenzioso come le creature notturne. Arriva in silenzio e colpisce di sorpresa. Spaventa i suoi avversari con il suo battere d'ali senza nemmeno farsi vedere. Il suo marchio con il pipistrello illumina la notte. Il suo stesso costume è l'opposto di quello di Superman. E' scuro, tenebroso, un elmetto gli copre il volto per incutere terrore e per non farsi riconoscere. Non ha superpoteri. Tutto quello che sa fare deriva dalla sua forza di volontà, dall'allenamento e dalla tecnologia di cui dispone. Dove non arrivano le sue forze, arrivano i suoi formidabili dispositivi elettronici. E' micidiale, è spietato, è vendicativo, è solitario. *** Non ci siamo trasferiti alla DC Comics e non abbiamo assoldato il grande Frank Miller per la sceneggiatura di questo test. E' uno di quei confronti impossibili che possono risultare stucchevoli per i più. Ma in fondo, se ci pensiamo un attimo e riflettiamo bene insieme ... La Nikon D5 è il modello di punta, tutta muscoli e apparenza, inserita in un enorme corredo esteso da costruttori universali e che va dal 8mm fisheye al 800mm autofocus. Ognitempo, pensata per la velocità. Costosissima. Vede al buio, arriva a sensibilità siderali. Oggetto del desiderio .... ammettiamolo, anche di molti che non saprebbero effettivamente che farsene delle sue più estreme capacità, solo perchè è il top di Nikon. La Leica SL è la più efficiente delle mirrorless attualmente in produzione. E' anche essa costosissima, ha un corredo (per ora) minimale. Ha prestazioni generali elevate, che in fondo sono in grado di soddisfare il 90% delle esigenze di ogni fotografo non specializzato nello sport o nella fotonatura. Ha anche qualche capacità nascosta che manca alla Nikon D5. Dove la D5 può sfoggiare forza bruta, la Leica SL può arrivare in eleganza. Ad un concerto di musica barocca con la Nikon D5 vi caccerebbero fuori al terzo scatto. Con la Leica SL non dareste alcun fastidio. E in chiesa, ad un matrimonio ... Ecco che, senza nemmeno la kriptonite e con soli due obiettivi, la Leica SL può rappresentare una valida alternativa per chi sta puntando la Nikon D5 per questioni più di blasone che di effettiva necessità. Offrendo in cambio, ottime prestazioni e certamente un pedigree degno del suo marchietto rosso. Certo, chi non ha limiti di budget potrebbe anche comperarsele entrambe ed usarle a seconda dei casi. Ma in fondo, davvero, con una mirrorless come questa Leica non c'è molto altro da chiedere. Però, vediamone insieme pregi e difetti prima di arrivare alle conclusioni mentre vi rimando ai test più dettagliati su entrambe le macchine, già pubblicati su Nikonland : 01/04/2016 - Nikon D5 : semper fidelis (test/prova) 14/07/2016 - Leica SL : la regina delle mirrorless vista da un nikonista doc (test/prova) il Leica 24-90mm F2.8-4 si permette di essere più grosso ed imponente del pur grosso Sigma 24-105/4 OS. A livello di corpo la Leica SL è ben più compatta della Nikon D5. Ma se aggiungiamo il battery grip opzionale le cose si riequilibrano. Del resto la batteria della D5 assicura anche 8-9000 scatti nelle tipiche condizioni operative "da D5" mentre con la Leica SL non si superano di molto i 1.000. Per una giornata di lavoro una batteria sola non basta. Con la D5 la carica della batteria non è mai un problema Confronto tra i due sensori. A parità - sostanziale - di risoluzione, i due sensori presentano impostazioni totalmente dissimili. Il Leica denuncia una derivazione Panasonic o addirittura Sony. E' ISO-Invariante da 50 ISO in su (tolta una strana incertezza a 200 ISO). Quello Nikon è invece ottimizzato per dare più dinamica alle sensibilità superiori ai 1.600 ISO. Di sotto invece è praticamente cedente rispetto ad ogni altra fotocamera sul mercato. Insomma, a 50 o 100 ISO è come una portaerei nucleare costretta a gingillarsi in un lago di montagna mentre vorrebbe spingersi a 60 nodi al largo nell'Oceano per scaricare tutta la sua potenza, oppure come Superman, incatenato sotto gli effetti midiciali della kriptonite diagramma ricavato dalle misure di Photonstophotos diagramma ricavato dai dati misurati da DxO Vi assicuro che non sono differenze riscontrabili solo in laboratorio. Nella pratica di tutti i giorni io ho riscontrato l'insorgere di banding nelle zone d'ombra di immagini della D5 a bassi ISO quando si interveniene in sviluppo. La Leica SL invece sopporta (quasi) senza colpo ferire anche recuperi di 5 EV. Come dovrebbe fare ogni fotocamera di oggi. Questo fa della Nikon D5 un animale notturno ? Si e no. Nel senso che se si espone in modo allegro (verso destra) si può stare ragionevolmente tranquilli. Tanto anche salendo di ISO si sta comodi. La Leica invece non è così esuberante ad alti ISO. Per carità, va bene, benissimo, ma la D5 è un'altra cosa. Io ho stampato in A1 scatti a 12800 ISO che reggono benissimo anche un esame minuzioso. Alti ISO in pratica Nikon D5 1600 ISO 3200 ISO 6400 ISO 12800 ISO 25600 ISO 51200 ISO 102400 ISO LEICA SL 1600 ISO 3200 ISO 6400 ISO 12500 ISO 25000 ISO 50000 ISO Sviluppo in LR CC 2015.5, profilo D5 per la D5 e incorporato per la Leica. Nessuna correzione di nessun genere. Io vedo ad occhio almeno uno stop di vantaggio per la D5 (i grafici sembrano suggerire anche di più in termini di dinamica). Ma non cercate solo nella matrice di rumore le differenze, la D5 ad alti ISO (diciamo tra 1600 e 51200) mantiene una elevata dinamica con un file lavorabile e molto dettagliato. Autofocus La Nikon D5 ha il più evoluto autofocus con sensore separato che c'è attualmente sul mercato. Io non sono ancora riuscito a metterlo in difficoltà. Ma, come per tutte le reflex, la copertura dei punti AF è concentrata al centro. La Leica SL dispone di 49 punti di messa a fuoco a differenza di contrasto. Coprono buona parte del frame e normalmente il sistema è rapido, preciso ed affidabile. Ben coadiuvato da due degli zoom più belli che ci sono sul mercato. Ma in condizioni limite, in controluce, con un soggetto a bassa contrasto si impunta. Ecco comparire il riquadro rosso che vi avvisa che non c'è il focus (magari c'è ma lei non ne è sicura). Lo stesso capita in bassissima luce. La dove la D5 vede praticamente al buio, la SL incespica un pò. controluce assurdo, condizioni di luce incredibilmente sfidanti. La Nikon D5 pur con il Sigma 24-105/4, non il massimo in termini di luminosità, ha messo a fuoco senza problemi. (ISO 6400 per poter vedere qualche cosa del soggetto ....) Nikon D5, 2500 ISO, Sigma 24-105/4 a 52mm in questa situazione certo meno sfidante, con la Lieca SL ho subito avuto problemi. Quadratino rosso dell'autofocus che mi avvisava che non c'era il fuoco. Presa la D5 ho continuato a scattare senza incertezze ... Leica SL, 2500 e 4000 ISO senza problemi ma fuoco con hunting continui e segnalazione di fuori fuoco. Ho dovuto cambiare macchina dopo una manciata di scatti. e continuato il servizio con la Nikon D5 del resto come già visto nel test della Nikon D5, con un obiettivo superluminoso, si mette a fuoco anche al buio : Nikon D5, buio della cantina, 51.200 ISO, Sigma 35/1.4 ad F1.4, sensori laterali di destra sul manichino Raffica e buffer La D5 viaggia a 12 scatti al secondo. E con le memorie XQD di cui è dotata praticamente non si ferma mai. Anche la SL ha una bella raffica (10-11 al secondo che per una mirrorless è un dato fantastico). Ma io sono riuscito a saturarla. Durante una lunga sequenza non ce l'ha fatta più. Si è messa a scaricare il buffer sulla memoria (una 1000x Lexar UHS-II) ad un rateo di una foto al secondo. Ho dovuto appoggiarla da parte, continuare con la D5 per riprenderla quando ho visto che la lucina rossa aveva smesso di lampeggiare Lo ammetto, ci ho dato dentro. Ma volevo verificare questa prestazione professionale da parte della SL. Con il flash in fondo nessun problema. C'è mezzo secondo di tempo per svuotare il buffer tra uno scatto e l'altro. La modella si muove sul lampo di flash. Leica SL ma quando sono passato alla luce naturale, a 3200 ISO e scattando in continuo le cose sono cambiate. La musica di sottofondo copriva il suono dell'otturatore e la modella non sapeva più che fare ! Quindi si è rapidamente saturato il buffer. E stop. La macchina ha cominciato a scrivere sulla scheda (avevo una Lexar 1000x UHS-II non proprio la peggiore delle SD ...) ed ha smesso di operare. Ho dovuto posarla e continuare con la D5 Che naturalmente é in grado di scattare senza alcuna sosta, finchè non mi stanco io, la modella o la MUA che intanto ventilava la malcapitata ragazza con un asciugacapelli professionale ad ampia portata ... Nikon D5 non importa se vado a raffica piena e a 6400 ISO oppure con il flash. Quella non si ferma mai ... (merito anche delle XQD Lexar 2933x ). Mirino Il mirino ottico della Nikon D5 è il più bello che mi sia capitato di usare. Ti permette di inquadrare la scena, quali siano le condizioni di luce e di vederla come faresti con i tuoi occhi. Non ci sono intermediari tra te e quello che stai inquadrando. Il mirino elettronico della Leica SL é il migliore che mi sia capitato di usare. Ti permette di inquadrare la scena, quali siano le condizioni di luce e di verderla come se fosse giorno. Nel senso che se c'è poca luce, la luce viene amplificata e tu ci vedi perfettamente ! Questo è un vantaggio sensazionale in situazioni in interno, senza illuminazione artificiale. E' un pò destabilizzante se si scatta con un flash da studio ma ci si abitua ( in pratica è tutto perfettamente visibile ma appena premi il pulsante di scatto, il mirino si oscura e tu vai alla cieca) Dove la SL mostra la corda - come tutte le mirrorless a mirino elettronico - è in condizioni di fortissima illuminazione. Qui il mirino si abbaglia e oltre alla luce non si vede nulla. Inoltre, se si mantiene l'opzione, tutto sommato comoda, di previsualizzazione della foto scattata nel mirino, la resa è eccezionalmente ... contrastata e di gran lunga differente dal jpg mostrato nel display LCD (ed eccezionalmente più carica della scena effettivamente inquadrata). Bisogna fare la tara, insomma. Probabilmente si possono fare regolazioni che io non ho avuto il tempo di fare ma sicuramente si perderanno alcuni vantaggi a beneficio di altri. Insomma è il gioco dei compromessi. Siamo comunque in entrambi i casi al top disponibile oggi sul mercato. Nikon D5, Sigma 24-105/4 a 105mm, Flash Godox Witstro AD600B Leica SL, Leica 24-90, 1600 ISO : il mondo è rosa ? La tendenza ad esaltare i contrasti sui rossi e una generale resa tendente al porpora è una costante della Leica SL, qualunque sia il software di sviluppo. Connettività wireless Qui le cose sono semplici. La Nikon D5 non dispone di alcuna connettività non cablata. Per averla bisogna montare degli optional esterni, costosi e scomodi. E' lo scotto di avere una scocca "corazzata" ed "inscalfibile" come il corpo di Superman. Invece la Leica SL ha tutto quello che si può desiderare. E tutto funziona in modo intuitivo e pratico, dal GPS al Wi-FI alle App di controllo per dispositivi smart il modulo GPS della Leica SL è fantastico e funziona perfettamente. In effetti ero in Via Tortona n.2 a Milano, allo Spazioblu ... Perchè le Nikon non abbiano tutte il GPS integrato resta un mistero ... Leica SL, in studio Nikon D5, in studio Comandi Leica ha mantenuto il suo approccio minimalista secondo la propria tradizione. In pratica l'unico pulsante che riporta una indicazione è ... l'interruttore ON/OFF. Gli altri pulsanti, tranne il record del video (classico riquadro rosso), non aiutano il fotografo che si deve adeguare alla macchina o andare di memoria. Peraltro i quattro pulsanti sul dorso cambiano funzione a seconda del contesto. Una cosa che può risultare destabilizzante per uno che è abituato ad avere una funzione specifica per ogni tasto, qualunque cosa capiti. Nell'uso, per cambiare una impostazione - anche la più banale come la sensibilità - è necessario lasciare la ripresa e guardare il display, usando magari due mani per farlo. Non c'è un tasto MODE. Per passare da M ad A, ad esempio, si deve premere la ghiera posteriore e poi ruotarla, leggendo l'indicazione della modalità sul display superiore. due scatti in studio con la Leica SL e il Leica 90-280 La Nikon D5, come tutte le macchine professionali Nikon è l'esatto opposto. C'è un trilione di tasti (forse troppi) e praticamente tutte le funzioni sono evidenziate da un pitogramma. E' impossibile sbagliare, non ci si deve ricordare niente a memoria e ogni tasto ha la sua funzione. Il controllo della fotocamera può avvenire per tutte le funzioni principali, senza che l'occhio debba lasciare il mirino perchè quasi tutti i tasti di uso frequente sono a portata di indice e pollice (della mano destra) e la conferma di quanto si sta facendo avviere realtime al mirino. l'opposta impostazione dei comandi delle due macchine è di tutta evidenza a colpo d'occhio. Così come a colpo d'occhio, una delle due resta muta e in silenzio finchè non si preme qualche cosa mentre l'altra ti chiama a premere quel tasto anzichè quell'altro E' una situazione normale per i nikonisti (o per i canonisti) che invece non ha riscontro in generale nelle mirrorless correnti e in particolare in questa bella Leica. Rispetto alla gran parte delle altre mirrorless (escluse le ultime due Fujifilm) devo però ammettere che la presenza del joistick sul dorso rende facili le cose per la Leica, specie lo spostamento del punto di messa a fuoco che avviene in continuo senza la necessità di impostare alcunchè. Il joistick si usa anche per sfogliare i menù e cambiare le impostazioni. Nulla di male, in verità, e sono sicuro che per i leicisti l'impostazione Nikon sembrerà infernale. Dipende da come si è abituati e, soprattutto, se si ha una fotocamera o più d'una. Io arrivo perfino a detestare le reflex consumer Nikon perchè hanno troppe funzioni sovrapposte e molte che compaiono senza richiesta ... ! due scatti in studio con la Nikon D5 Conclusioni Bene, credo di aver evidenziato i punti di differenza che più mi hanno colpito nell'uso delle due macchine, tenete presente che ho avuto per un solo week-end la Leica mentre utilizzo quasi giornalmente da tre mesi la D5 che ho comperato dopo il di aprile test. E' il momento delle mie conclusioni. L'ho già scritto e lo ripeto, considero la Leica SL la prima mirrorless che si eleva oltre la giocattolosità di tutte le altre. Sento già levarsi cori di lagnanze dai banchi di Sony e Fujifilm. Ma mi sento di confermare quanto dico senza tema di smentita finchè non ci saranno prodotti all'altezza di questa Leica, a prescindere dal prezzo di acquisto (per Sony : ergonomia, comandi, menù, batteria, nessuno di questi elementi si può considerare accettabile per un utilizzo serio. Mentre Fujfilm finchè utilizzerà un sensore APS-C non potrà realmente alzare la voce ...). Leica SL e Leica 24-105, la vetrina di Newoldcamera a Milano e uno scorcio di una via di Milano Però di qui a fregiarsi del titolo di mirrorless professionale ce ne corre. Una macchina professionale deve rispondere sempre e in ogni condizione e, possibilmente in ogni genere fotografico, con ogni luce e senza mai lasciare in asso il fotografo. La Leica SL, pur fantastica mi ha costretto in almeno due o tre occasioni ad interrompere il lavoro per passare alla ... Nikon D5 e al momento la vedrei più adatta per la fotografia che forse è il suo genere di elezione, street, architettura, paesaggio, viaggi. Con l'unica esclusione della fotografia da cerimonia e di spettacolo e concerti. Dove la sua assoluta silenziosità può valere o meno la possibilità di scattare ! La Nikon D5 invece è una macchina che fa della prestazione assoluta la sua ragion d'essere. Il suo autofocus è imperturbabile, la sua raffica inesauribile, ogni dettaglio è curato per consentire al fotografo di fare il suo lavoro senza alcuna distrazione. fotografia in location con la Nikon D5 e il suo corredo di ottiche completo. Certo, potendo ed avendo un budget senza limiti, il massimo sarebbe averle entrambe, però dovendo scegliere ci si deve focalizzare sulle proprie effettive necessità e sulle proprie priorità secondo il proprio modo di fotografare. In sintesi : Leica SL PRO - semplicemente la migliore mirrorless sul mercato - il miglior mirino - la migliore interfaccia utente - il miglior sensore full-frame di Leica - silenziosità di scatto - batteria con autonomia decente rispetto alle altre mirrrorless CONTRO - il mirino elettronico non è ancora all'altezza di quello ottico - l'autofocus non è all'altezza della miglior reflex sul mercato - il corredo di ottiche autofocus, per quanto di elevato livello, è ancora troppo limitato e i due zoom sono ... enormi - la resa delle immagini, per quanto lavorabile in post-produzione è troppo caratterizzata - la silenziosità di scatto non è sempre un pregio (chi posa uso lo scatto dello specchio per cambiare posa/espressione) Nikon D5 PRO - semplicemente il massimo che si può avere con una reflex professionale oggi - raffica, buffer e batteria inesauribili - la più elevata dinamica ad alti ISO esistente oggi sul mercato - il miglior autofocus disponibile per una reflex - il grande corredo che spazia su tutte le focali, integrato anche da Sigma, Tamron, Tokina, Samyang oltre che da Nikon - disponibilità di profili on-camera e software in grado di rendere il file esattamente come serve sin dal momento della ripresa - dispone dei comandi e della ergonomia migliore per consentire al fotografo di fare il suo lavoro senza distrazioni, menù, doppie funzioni o tasti che cambiano funzione a seconda del contesto CONTRO - scarsa sotto gli 800 ISO - grossa e rumorosa - non dispone di alcun gadget elettronico integrato. Per avere wi-fi o gps si devono montare costosi accessori Ma non voglio essere per questo asseverante. Sono sicuro che per molti, moltissimi che magari sognano la Nikon D5, le prestazioni - in relazione al genere di fotografia che effettivamente fanno - la Leica SL basta ed avanza. E in più dona quell'aurea mitica che il marchietto rosso dà, mentre il logo Nikon è clamorosamente appassito lustro dopo lustro, a causa della miope attenzione verso il consumer, rispetto alla sua tradizione per qualità e robustezza. Un professionista della fotografia farebbe bene a farsi un check up medico adeguato prima di passare a questa Leica lasciando una D4s o una D5. Mentre un professionista che opera in un altro settore ma è un amatore in fotografia, forse potrebbe pensare a questa Leica come macchina di riferimento, considerando che la Nikon D5 non è una fotocamera per tutti, meno che meno per un utilizzo saltuario. Insomma, in fondo è bello poter scegliere. Io da ragazzo preferivo Batman, era più discreto, meno fanfarone, un personaggio molto più complesso. Adesso invece, ho scelto Superman. In fotografia non voglio pensieri, voglio potermi concentrare su quello che sto facendo ed avere la certezza assoluta che non sarà il mezzo che sto usando a mettermi in difficoltà La Leica SL che abbiamo usato per questo articolo ci è stata gentilmente concessa in prova da Newoldcamera andate a provarla prima di scegliere seguite questo link per andare alla pagina dedicata alla Leica SL su Newoldcamera NB : le immagini tratte dai trailer del film e i fumetti pubblicati in questo articolo non hanno alcuna intenzione di ledere i copyright detenuti dai legittimi proprietari. Siamo disponibili a rimuoverle in qualunque momento dietro richiesta, intendendo comunque in questa sede alimentare il mito dei due grandi personaggi e non lederne la figura.
  22. E' arrivato un pò a sorpresa ma non poi tanto, il lancio del nuovo Nikon 200-500mm F5.6 l'estate scorsa.In verità si è parlato del progetto, alternativo al nuovo 80-400 VR nel frattempo lanciato con discreto successo, già da qualche anno.Il primo modello doveva essere ad apertura massima variabile, F4.5-F5.6 ma con la stessa escursione focale.Durante la sua genesi Nikon ha anche offerto quel meraviglioso oggetto che è il Nikkor 1 70-300 VR, dimostrando di saperci ancora fare, quando vuole, in questa fascia di ottiche. Sia come sia, possiamo ammettere che solo il grande successo dei vari Tamron e Sigma 150-600, disponibili in tre declinazioni e con Tamron che si dice pronta a lanciare una versione II e con Canon che sembra pensarci anche lei, ha forzato la mano a Nikon, facendo finalmente giungere a compimento l'opera. Il nuovo zoom si pone in una fascia decisamente consumer per prezzo e costruzione, sostanzialmente un corpo in policarbonato innestato su un affusto in lega leggera.Riciclando qualche parte altrove (il collare del treppiedi deriva da quello degli 80-400 e il sistema di aggancio è simile a quello del vecchio 300/4 AF-S) ma con tre scelte oculate : - la lente anteriore ampia permessa dal passo filtri inusitato di 95mm- il diaframma F5.6 alla massima apertura per tutta la sua escursione focale- il mantenimento - secondo me furbo alla ricerca della qualità - di una escursione ragionevolmente fissata ad un buon 2.5x Perchè chi è interessato a questo zoom, cerca sostanzialmente un super-tele. Per escursioni dal medio-tele in su ci sono sul mercato altre soluzioni. E altre ancora (il 70-300 VR II) sono attese. L'oggetto è grosso e pesante (intorno ai 2 chilogrammi). ma tutto sommato compatto in posizione di riposo perfettamente intonato ad un corpo professionale come la Nikon D500 che sembra fatta proprio per lui senza paraluce fa meno impressione il tappo da 95mm è molto grosso e toglie ogni velleità di acquistare filtri vari (almeno a me) la bottoniera è quella classica. Non manca la limitazione focale da 6m ad infinito tutto l'affusto iniziale è in lega leggera piuttosto robusta (a differenza del tutto plastica tipo vaschetta del gelato del più costoso 300/4PF) ovviamente é costruito in Cina per contenere i costi. naturalmente non è molto bilanciato, questione di pesi allungato non fa impressione come i due Sigma, specie lo Sport che è molto grosso e massiccio. il sistema di sgancio del collarino del treppiedi è semplice (ma altrettanto semplicemente si sgancia da solo se si lascia allentato ....).Una volta tolto ... lascia a vista le viti di guida, una soluzione orrida tanto quella detestabile del vecchio 300/4 AF-S. il paralucione é in vera plastica cinese. Nel complesso, considerando il prezzo, niente di realmente detestabile (a parte il collarino del treppiedi per uno che, abituato con i supertele su monopiedi come me, lo lascia sempre allentato per poter orientare al volo la ripresa). Anzi. Nell'uso è un obiettivo facile da dispiegare, che non dà esageratamente nell'occhio, almeno finchè è a riposo.Non è tropicalizzato ma io - come si vede dalle foto - l'ho usato sotto l'acqua battente senza tanti timori. C'è il fermo in posizione 200mm ma comunque, almeno allo stato attuale, non si allunga da solo se lo si trasporta rivolto verso il basso (come invece capita ai due Sigma). Giuro che per l'ultima volta in vita mia mi sono sforzato di calcolare l'MTF con l'Imatest sulla D810. l'ho ripetuto più volte per sicurezza e spero di essere stato ragionevolmente accurato.Nella buona sostanza pare dare il meglio di se alle focali intermedie - 300 e 400 mm - più che a quelle estreme.Già a diaframma aperto. Chiudere ad F8 da un vantaggio certo solo a 500mm. Ho provato anche con il TC-14E II e tutto sommato il risultato ad F8 è accettabile. Ad F11, se c'è tutta quella luce, ci si riallinea con la nitidezza dell'obiettivo "nudo". Ammetto però che nel mondo reale, se a 300mm vedo la migliore pulizia delle immagini, alle altre focali il risultato mi pare tutto sommato lineare. Io preferisco chiudere sempre ad F8, contando sulla sensibilità di D5 e D500, le due macchine con cui l'ho usato sul campo. Alcuni scatti di prova : lo stabilizzatore mi ha realmente impressionato. Anche a mano libera si può scendere verso tempi impensabili per un affare del genere (qui siamo ad 1/40''). D810, 700mm con TC14E II a 500mm dalla finestra del bagno dettaglio dei panni stesi in balcone ad un centinaio di metri di distanza un ritratto "rubato" in tribuna a Monza, 400 mm, F8, Nikon D500 Autodromo Nikon D5 Ovviamente questo acquisto è destinato all'uso in autodromo, potendone sfruttare l'escursione focale in tutte le mie solite postazioni.Con la D5 l'ho usato sia liscio che moltiplicato, in una giornata di sole. 240mm 320mm 300mm 450mm 360mm 500mm 500mm Autodromo Nikon D5 TC 14E II il comportamento con il teleconverter è accettabile, chiudendo ad almeno F10.Una condizione che è possibile solo d'estate Ma tutto sommato è da considerare di vera emergenza quando non si ha per le mani il teleconverter d'eccellenza per lo sport, la Nikon D500Autodromo Nikon D500 con la D500 si ha il matrimonio perfetto.Credo che il 90% delle mie foto con questo zoom saranno fatte con la D500.Il risultato mi ha talmente abbagliato già la prima volta da considerarla l'accoppiata vincente.Pioggia forte, cielo coperto, vento; toglievo l'acqua con il taglio della mano ... 200mm (crop)300mm 400mm 500mm Conclusioni francamente non mi sembra necessario dilungarmi oltre. Ho già detto molto e messo anche troppe foto in questo test.Mi scuso con i fotonaturalisti che certamente vorrebbero conoscere il comportamento del 200-500 con l'avifauna ma non è il mio genere e non mi sento di proporre pessimi scatti in contesti che mi sono estranei. Le mie conclusioni vengono dall'uso in autodromo, ambiente in cui mi trovo a mio agio e in cui credo di poter trarre valutazioni che sono sicuro di potervi trasmettere. PRO - omogeneità di prestazioni, a prescindere dal dato strumentale, a tutte le focali e a tutti i diaframmi.Già ad F5.6 la prestazione è notevole, ad F8 anche meglio se si fotografano oggetti non bidimensionali- stabilizzatore impressionante. A 500mm si riesce a stare agevolmente sotto al 1/100'' come dimostrano alcuni miei panning- rapporto prezzo/prestazioni eccezionale nel catalogo Nikon Contro - costruzione che presenta qualche sbavatura (plastiche ordinarie, meccanismo del treppiedi discutibile) ma consona al livello di prezzo- autofocus un pò riflessivo, almeno ad agganciare il fuoco quando si sposta il punto di ripresa.Poi però segue il soggetto in movimento senza incertezze- non è un supertele Nikon. Un 500/4 buca letteralmente l'aria e il buio. Questo non gioca nello stesso campionato- sfuocato non sempre meraviglioso Complessivamente e al prezzo a cui è proposto lo trovo un oggetto irrinunciabile.Io ne sono soddisfatto. Ripeto, non è un supertele professionale Nikon, non è nemmeno al livello del nuovo ed eccezionale 300/4PF ma offre prestazioni di pregio con un esborso accettabile anche per le tasche del fotoamatore medio (l'avessimo avuto 10 anni fa !) e non è un bersaglio irresistibile per i malintenzionati, potendo sparire facilmente in una borsa qualsiasi. E' anche un segnale che ci dice che Nikon, se vuole, può stupirci con prodotti concorrenziali e all'altezza delle aspettative.Purtroppo è una rarità di questi tempi. Con le osservazioni già evidenziate (collarino, autofocus, prestazioni in condizioni estreme rispetto ad un 500/4 o ad un 600/4 Nikon) lo raccomando senza riserve a chi sappia servirsene.
  23. Ancora una volta, grazie alla disponibilità di Newoldcamera che ringraziamo calorosamente, abbiamo la possibilità di provare in anteprima la macchina del momento : la Nikon D500. Se chiudi gli occhi e indugi con la mano sul pentaprisma della nuova Nikon D500 non sapresti dire se è una D3 o una D4 ... addirittura una D5. Perchè è freddo, liscio, sinuoso, senza interruzioni. Soprattutto perchè non ha la calottina superiore in plastica per racchiudere l'odioso flashettino buono al più per far partire un flash remoto con i segnali luminosi ! Già, il pentaprisma della Nikon D500 è il suo biglietto da visita. E' da vera ammiraglia sia sul lato superiore (tutto in metallo) che da quello posteriore (oculare circolare come le ammiraglie e tendina comandata da una leva in metallo). Soprattutto ha un ingrandimento 1x che riproduce la scena inquadrata quasi come una ammiraglia full-frame. l'altro biglietto da visita è il display posteriore mobile e basculante. Bello grande, robusto, con un telaio solido, ben di più di quello un pò sottile della Nikon D750 che rispecchia anche in quello la sua anima consumer. Ma specialmente touch. Real-man don't use a touch screen ... in verità una volta che lo provi (o almeno, che provi questo) ti chiedi ma perchè non l'hanno fatto prima. Con il touch screen si può scegliere il punto di messa a fuoco, si possono sfogliare le immagini, si possono ingrandire e muovere all'interno del dispaly. E poi questo nuovo display è fedele, chiaro, bello. Le immagini ti sembrano già spettacolari senza dover immaginare come saranno nel monitor grande di casa. Degli altri dettagli della nuova macchina si è parlato più diffusamente già in rete sin dalla presentazione. La nuova posizione del tasto ISO, comandabile con l'indice e il pollice della stessa mano, senza togliere l'occhio dal mirino con il tasto MODE (che in realtà la maggior parte di noi usa pochissimo, una volta a sessione, e magari nemmeno) che invece si è spostato sulla calottina alla sinistra della fotocamera. La Nikon D500 ha tutti i comandi fisici ben dimensionati, con tasti singoli e non a doppia o tripla funzione, almeno per le principali funzioni di controllo. le connessioni sono complete. Abbiamo finalmente la presa USB 3.0, sinora disponibile solo sulle D8X0 (presente anche sulla D5). La D500 ha anche il wi-fi e il Blu Tooth integrati. nel comparto memorie, sono presenti un alloggiamento per memorie SD anche di tipo UHS-II e uno per memorie XQD, le più prestanti di tipo 2.0 Per il resto il corpo è analogo a quello della Nikon D810, solo l'impugnatura un pò più sottile ma non tanto quella della Nikon D750. C'è il joistick aggiuntivo per il punto di messa a fuoco. Un paio di tasti funzione programmabili in più. Il display superiore è dello stesso tipo, con le stesse informazioni, delle stesse dimensioni (e non ridotto come quello della D750 e della D7200). Stessa sensazione di robustezza. Magari non a livello della vecchia D700 ma oramai di quelle macchine si è rotto lo stampo ... Faccia faccia con la Nikon D5 La Nikon D5 è naturalmente più grande. L'ergonomia è indubbiamente superiore. Una cosa che, a dispetto del peso maggiore, si apprezza dopo una giornata di utilizzo con ottiche pesanti. Vedremo come sarà la D500 con il battery grip dedicato MB-D17 (che può utilizzare una seconda batteria EN-EL15 oppure una EN-EL18/18a) ma non ho dubbio avendo provato l'amara sensazione di incompletezza passando dalla D3x alla D810. Il corpo megalitico ereditato dalla Nikon F5 che usa ancora la D5 è la soluzione migliore. La Nikon D5 ha sempre il display secondario sul dorso. Il display principale è fisso ma è touch. Manca del tutto delle funzioni di connessione wireless per cui ci vuole un aggiuntivo opzionale. Ovviamente il mirino è superiore ma non così tanto. Ha una batteria più potente che le consente di fare oltre 10.000 scatti a raffica (contro la metà della D500 : la fonte sono io !). Monta due memorie uguali (XQD o le più antiche CF). Il modulo autofocus è identico ma ha un tempo di oscuramento inferiore che si apprezza nella fotografia d'azione. Ha un buffer più grande a dispetto del marketing Nikon. In condizioni operative la D5 promette e mantiente 91 jpg FINE* consecutivi e 55 NEF a 14bit compressi, contro rispettivamente 55 e 12 (!). Ma usando le memorie XQD il buffer di entrambe le macchine si scarica praticamente in tempo reale, prolungando la raffica virtuale ben oltre le normali necessità di qualsiasi fotografo "rafficoso" del mondo. Io, in questo senso, raccomando di usare XQD, relegando le memorie SD all'emergenze (e non al backup perchè in quel caso le prestazioni scendono al livello della memoria meno prestante). All'atto pratico la raffica superiore della D5 non fa la differenza e l'autofocus è quasi sullo stesso livello. E' solo il mirino superiore, l'ergonomia e il tempo di oscuramento più ridotto del mirino durante la raffica che ti fanno apprezzare di più l'ammiraglia. Ma se hai un soggetto lontano e un teleobiettivo, il vantaggio della D500 ritorna prepotentemente alla carica : avrai sempre là in mezzo 21 megapixel con una risoluzione effettiva in grado di esaltare i dettagli del tuo soggetto quando, invece con la D5, facilmente dovrai poi croppare ! Faccia faccia con la Nikon D7200 La Nikon D7200 rappresenta il tentativo di Nikon di offrire agli appassionati Nikon interessati al fattore telemoltiplicativo concesso dal formato piccolo, una piccola ammiraglia. Ha effettivamente prestazioni di tutto rispetto, specie lato sensore (meno su raffica e struttura). Ma dentro ad un corpo amatoriale di livello consumer con tutte le limitazioni che Nikon impone ai prodotti indirizzati a questo segmento. La D500 appare più grossa (ma non troppo) e sempre più robusta della D7200. I comandi sono professionali, le possibilità operative adatte a condizioni ostili ed estreme. Raffica, autofocus, buffer, nella D7200 sono adeguate alla sua classe ma semplicemente scompaiono di fronte alle prestazioni della D500. Le prestazioni del sensore invece alla fine si equivalgono ma di questo parleremo nella prossima pagina Confronto rumore e colore con Nikon D7200 e con Nikon D5 Nikon D500 1600 ISO 3200 ISO 6400 ISO 12800 ISO 25600 ISO 51200 ISO 102400 ISO 204800 ISO 409600 ISO Nikon D5 1600 ISO 3200 ISO 6400 ISO 12800 ISO 25600 ISO 51200 ISO 102400 ISO 204800 ISO 409600 ISO Nikon D7200 1600 ISO 3200 ISO 6400 ISO 12800 ISO 25600 ISO e infine la foto sottoesposta in ripresa a -5EV e poi sovrasviluppata in LR di +5EV Nikon D500 Nikon D5 Nikon D7200 teniamo in mente che la foto in origine è praticamente ... nera ! Tutti i file sono stati ripresi di seguito, lo sviluppo fatto in LR CC 2015.5.1 evitando manipolazioni. Nessun intervento sul rumore oltre quello standard. WB misurato con termocolorimetro ed imposto a tutte le foto. Le differenze di esposizione dipendono dalle fotocamera (ho scattato su treppiedi in A, sempre a diaframma aperto con il 180/2.8 macro). In autodromo bene, finora sono stato un pò dispersivo ma è mia abitudine far parlare le immagini per dimostrare il mio feeling (o il contrario) con uno strumento fotografico. Fortuna ha voluto che nel week-end ci fossero le gare organizzate da ACI Sport all'Autodromo di Monza. Durante la notte aveva piovuto parecchio e la pista era bagnata. Poi ha smesso ma ha ripreso a piovere durante le gare del mattino. Io ero zuppo e toglievo l'acqua con la mano dalla D500 e dal suo degno compagno Nikon 200-500/5.6 Ho messo alla frusta l'autofocus della macchina, un pò per le condizioni meteo e un pò perchè la qualità migliore del 200-500/5.6 non è la velocità di messa a fuoco. Una lunga carrellata di foto selezionate tra le 4.500 che ho scattato in meno di 3 ore. Autofocus su GRP, due auto che arrivano alla staccata della Variante Ascari, escono dalla pioggia e una lascia strada all'altra, più veloce. Sequenza di 23 scatti tutti perfettamente nitidi di cui ne presento 18 in questa immagine la fotocamera avrebbe potuto continuare a seguire i soggetti all'infinito ma dopo quel punto le auto prendono la variante ed è difficile seguirlo, quindi mi sono messo ad attendere le successive. Era una gara di durata con tanto di sosta ai box per cambiare ... pilota Questa è l'ultima foto della sequenza. Sia la fotocamera che l'obiettivo mi hanno assecondato in ogni momento, senza cedimenti, nonostante le condizioni avverse. Ho scattato a tutte le focali, con tutti i tempi ragionevolmente possibili. Sempre in M, auto-ISO, jpg FIne* con le mie impostazioni (luminosità +1, nitidezza +3, contrasto -1), con inserito il DL in automatico. Il buffer ha sempre evidenziato 55 scatti disponibili, scaricandosi in tempo reale anche durante le sequenze più lunghe sulla mia XQD Lexar 2933x. Una bella prestazione, non inferiore a quella sperimentata solo poche domeniche fa, nello stesso autodromo con la D5 e lo stesso obiettivo. La Nikon D500 con innestato il nuovo Sigma 50-100mm F1.8 DC Art, un obiettivo che sembra pensato per macchine di questa classe. Conclusioni PRO - costruzione di livello professionale, mirino eccellente - buffer in jpg adeguato - l'utilizzo delle memorie XQD rende praticamente la raffica infinita - raffica adeguata all'uso in autodromo - eccellenti prestazioni dell'autofocus - copertura dei punti dell'autofocus che diventa addirittura integrale in modalità 1,3x e supera in flessibilità quella della D5 anche in modalità normale - jpg di buon peso e buona qualità, completamente personalizzabile - sostanziale invarianza ISO che dimostra come probabilmente il sensore sia di provenienza Sony - batteria compatibile con le precedenti macchine, buona autonomia (oltre 4000 scatti a raffica, senza display posteriore) - possibilità (non testata) di aumentare l'autonomia con il battery-grip opzionale che monta la batteria di D4/D4s/D5 - impostazione dell'immagine coerente con quella della D5 (file "di carattere" con contrasti decisi e colori vivaci) - ottimo display posteriore sia per fedeltà colori che per le possibilità touch - ottimo video (almeno in HD 1080/60) - prezzo "giusto" CONTRO - incompatibilità dimostrata con le memorie SD di Lexar del tipo da utilizzare con questa macchina (UHS-II, cioè le 1000x e le 2000x). Con queste la macchina salva i file ma poi fatica a leggerli. Evidenzia Errore e chiede di cambiare la scheda perchè pensa sia danneggiata update : la mia Nikon D500, appena arrivata conferma il problema con la mia Lexar 1000x. Ma eseguita la formattazione a basso livello via PC in formato exFAT il problema è cessato in apparenza ma queste schede restano poco affidabili. Provate così se anche la vostra fa i capricci. Intanto, appena mi capita, proverò con una Lexar 2000x. Con le Sandisk UHS-II e in generale con le UHS-I, non vengono segnalati problemi. In generale io consiglio di sfruttare la D500 al massimo con le XQD, approfittando del calo dei prezzi, trascurando del tutto se non per emergenza lo slot SD. - qualche problema con le batterie originali EN-EL15 di prima serie (quelle marchiate Li-Ion1), con le batterie dell'ultima serie, la macchina legge un residuo di carica inferiore a quella mostrato da D7200 e D810. Le batterie universali che ho provato invece non vengono proprio riconosciute. - una certa tendenza a sottoesporre in modo conservativo (come la D5). Spesso è necessario correggere con un +2/3EV Rispetto alla Nikon D5 mantiene la stessa architettura e le stesse impostazioni. E' però inferiore di uno o due stop (a seconda delle modalità di utilizzo) agli alti ISO. Diciamo che si può portare benissimo fino ad ISO 12800 per utilizzi professionali. Oltre con cautela e la giusta PP. Le modalità superiori a 51.200 sostanzialmente di emergenza. Dove la D500 guadagna sulla D5 è nella copertura dell'ottimo AF, decisamente più estesa, specie in modalità 1.3x e nella maggiore "ricchezza" delle immagini offerte con i teleobiettivi. Direi che tendenzialmente il Nikon 200-500/5.6 sembra fatto per lei, più che per la D5. La D5, oltre alla resa agli alti ISO, è superiore in velocità complessiva, anche dell'autofocus (di poco ma io lo noto) e il tempo di oscuramento del mirino nella raffica massima è visibilmente inferiore tra scatto e scatto. La D500 ha - secondo me - un sensore che eredita tecnologia Exmor Sony, ne è prova la sostanziale invarianza agli ISO come dimostrato nel tirare l'esposizione in sviluppo : il file a 100 ISO sottoesposto, una volta aperto, è sostanzialmente pari a quello esposto a 3200 ISO. E' un caso limite e di portata pratica ridotta. Ma con la D5 la correzione da strada a banding e perdite di colori evidenti. Ognuno ne terrà conto a modo suo. Rispetto alla D7200 la D500 offre prestazioni sostanzialmente allineate, al netto dei 3 megapixel in meno. Se guadagna qualcosa agli alti ISO, la perde a 100 ISO in termini di dinamica rispetto alla D7200. Però passare dalla D7200 nella fotografia d'azione alla D500 è come scendere da una Panda per salire su una Ford Mustang. Tutto è più veloce, ben dimensionato. I comandi sono quelli che ti attendi da una macchina pensata per assecondarti. La D500, come la D5 é comunque una macchina pensata per l'azione, da sfruttare a raffica, con memorie XQD. Ciò non significa che non vada bene anche per altro, assolutamente no. Ma per necessità normali la bella Nikon D7200, pur non avendo l'anima che hanno i purosangue, è più che adeguata e ad un costo di 1 a 3. Anche in questo caso ognuno farà i suoi conti se cedere alle lusinghe del corpo pro, oppure razionalmente farsi andare bene ciò che già va bene e che difficilmente in futuro si potrà ulteriormente migliorare. Perchè i sensori, con l'attuale tecnologia sono arrivati quasi allo sviluppo massimo. Due parole per chiudere ? E' stato breve ma è stato uno di quegli incontri che ti restano per sempre nella memoria. Intenso e coinvolgente come le foto che ho fatto in autodromo (e i video). Penso che in formato DX difficilmente si vedrà qualche cosa di meglio in futuro. Con i teleobiettivi questa macchina è eccezionale. Insomma, arriverà presto in casa mia e resterà con me fintanto che fotograferò con focali lunghe e lunghissime. Non mancate di leggere i commenti che contengono altre considerazioni, contributi, foto, notizie ed altro su questa nuova macchina. Ancora sentiti ringraziamenti a Newoldcamera per il prestito della macchina in prova. Se volete provarla anche voi, lasciate a casa carta di credito e libretto di assegni, non ditelo alla moglie e andate a trovarli in negozio. Resterete sicuramente colpiti ... se è la macchina che fa per voi a questo link la pagina di Newoldcamera dedicata alla Nikon D500 Ryuichi Watanabe, patron di Newoldcamera Nikon D500, Sigma 50-100/1.8, 1400 ISO, F2.8, jpg portrait
  24. Esistono tanti generi di test online oggi. Ci sono quelli sfacciatamente commerciali, dove si magnificano soltanto le lodi degli oggetti provati. Ci sono quelli ipertecnici, con una descrizione dettagliata di ogni particolare funzione del modello in test, di ogni parte dei menù, delle funzionalità più recondite. Zeppi di grafici complessi e valutazioni ... privi di qualsiasi foto degna di nota. Ci sono i test fatti al volo con le immancabili foto di gatti e fidanzate (magari anche del cagnolino della fidanzata). E ci sono infine le prove d'uso, come quelle che facciamo qui su Nikonland. Una prova d'uso consiste nel prendere la fotocamera o l'obiettivo o quello che è lo strumento fotografico che andiamo a testare, metterlo nelle condizioni effettive per cui è stato progettato ... e semplicemente portarlo al limite possibile dalle capacità del tester. Quello che ne deriva è una prova certamente soggettiva, che sicuramente lascia insoddisfatti gli amanti del_muro_di_mattoni_test con crop al 100% (o delle mire ottiche o dei Color Checker, fate voi) e che, in quanto concentrato su giudizi e opinioni di uso sul campo, richiede che il lettore riconosca l'affidabilità del tester stesso. Per chi non frequenta Nikonland (ci sono online centinaia di miei test, tutti con lo stesso stile), posso dire due parole su di me prima di cominciare a parlare della nuova Nikon D5. Ho cominciato ad usare reflex con una Nikon, oramai 34 anni fa. La mia prima macchina autofocus Nikon è stata la Nikon F5, 20 anni fa. Nel tempo ho usato tutte le ammiraglie digitali, dalla D1x fino alla D4, insieme a quasi tutte le altre professionali. Scatto mediamente 100.000 click l'anno. Mi piacciono gli apparecchi difficili, quelli che vanno domati, il mio massimo lo dò quando ho di fronte una macchina da corsa in pista o una bella donna dal carattere impegnativo. Voglio poter controllare al massimo ogni fotocamera che decido di adottare. Le macchine che non mi soddisfano, restano per poco tempo in casa mia. Per le altre c'è amore incondizionato. Come è stato per la D3x. Come è per questa D5, una macchina diametralmente opposta alla D3x e che mi ricorda, proprio a 20 anni di distanza, la vecchia Nikon F5, la prima macchina Nikon con questo genere di corpo e questa volontà di affermazione della tecnologia Nikon. Perchè la Nikon D5 (e l'eventuale Nikon D5s secondo l'abitudine di Nikon di aggiornare il modello dopo due anni) se starà sul mercato fino al 2020, potrebbe essere l'ultima ammiraglia reflex. Le mirrorless stanno prepotentemente sviluppando le loro potenzialità e se ancora a livello di autonomia, autofocus, ergonomia e sistema ancora non sono in grado di entrare nel dominio delle ammiraglie professionali, potrebbero farlo tra 4 o 5 anni quando sarà il momento di sostituire questa nuova D5. Ma questo è un discorso prematuro, godiamoci la 5a ammiraglia digitale Nikon e addentriamoci nelle sue peculiarità, provate con mano con 5.000 scatti in due giorni, limitati solo dalla disponibilità di una piccola scheda XQD da soli 32 gigabyte ... Bene, ma come è , che differenze ci sono rispetto alla D4 ? Non ho citato a caso la Nikon F5, in quanto è da essa, proposta sul mercato nel 1996, che derivano tutte le ammiraglie digitali successive (tralasciamo la Nikon F6, formalmente ancora in produzione, ma di fatto più simile ad una ipotetica F200 che ad una F ad una cifra). La Nikon F5 è stata la prima Nikon ad incorporare il battery-grip aggiuntivo, con un corpo monolitico snello ma robusto. E' stata anche il primo modello con autofocus evoluto, sistema matrix con analisi delle scene e tutte le meraviglie della tecnologia Nikon che sono poi state affinate con le digitali nei venti anni successivi fino ad oggi. Nikon F5, 1996, courtesy Wikipedia.org Nikon D5, 2016, © Nikonland Il corpo è analogo a quello della D4. Più raffinato ed elegante di quello piuttosto tozzo della D3. Ci sono in fondo poche differenze estetiche. Le linee sono più tese, leggermente meno sinuose. L'appoggio per il pollice dell'impugnatura verticale è più pronunciato. Il grip resta è grosso, decisamente più rotondo e meno profondo di quello della D750. Il bilanciamento è perfetto, anche con obiettivi impegnativi. Io non ho avuto alcun problema ad usarla a mano libera per tutto un giorno con il non piccolissimo Nikon 200-500/5.6. Ci sono tre modifiche essenziali rispetto alla D4. 1) La differente posizione del tasto ISO che passa a destra, al posto di quello MODE che invece va sulla calottina a sinistra. Io mi sono abituato subito, si modifica la sensibilità premendo il tasto con l'indice e ruotando la ghiera posteriore con il pollice della stessa mano, quando prima si dovevano invece usare le due mani. Ciò consente di fare l'operazione senza togliere l'occhio dall'oculare, mentre prima si guardava invece nel display di servizio posteriore. L'Auto-ISO si innesca facilmente usanto indice (sul tasto) e medio della stessa mano (sulla ghiera anteriore). Che il tasto MODE sia adesso in posizione più protetta, insieme alla modalità di esposizione e al bracketing a me non sposta nulla in termini operativi. Di fatto io scatto prevalentemente in Manual sia con ISO fisso che Auto ISO. Difficilmente mi capita di cambiare modalità durante una singola sessione. 2) La seconda modifica riguarda il coprioculare. Francamente preferivo quello fisso e indistruttibile che ha caratterizzato tutte le altre macchine precedenti fin dalla Nikon F5. Questo è asportabile premendo i due tasti laterali. Per ipotetici accessori futuri. Sarà ma a me sembra gracilotto, ho provato a smontarlo ma mi sono fermato, temendo di non riuscire a rimetterlo a suo posto. Pollice verso da parte mia. 3) L'ultima modifica importante (tralascio il tasto funzione in più e la riprogrammabilità degli stessi tasti, rimandandovi al manuale), riguarda l'adozione di un display posteriore di qualità nettamente superiore ai già ottimi di D4/D800/D750. Maggiore risoluzione, migliore qualità e fedeltà di immagine. Ma soprattutto dotato di touchscreen gestuale. Comodissimo per visualizzare e far scorrere le immagini, zoomare con una doppia leggera pressione (come sugli smartphone). Non reattivo come un iPhone di ultima generazione ma comunque oramai un must anche per una macchina di questo livello. Io trovo scomodo usare il tastierino con le dita (troppo piccolo) ma in questo sono maldestro e non faccio testo. La connettività è completa e finalmente anche sull'ammiraglia (come già sulle D800) abbiamo la presa USB 3.0, oltre alla porta di rete. Nital aggiunge nella scatola una scheda di memoria XQD 2.0 della Lexar, un taglio da 32 gigabyte 1400x, secondo me buona per cominciare ma inadeguata - per dimensione - alla esuberante raffica e buffer di questa macchina. Credo che bisognerà aspettare i tagli più grandi e poi le annunciate 2933x della stessa Lexar. Il lettore incluso è un Sony, diverso da quello dato in dotazione con la D4, che mi sembra sia compatibile solo con le XQD 2.0 e non con le vecchie (ma la cosa è da verificare, non ne ho in casa). eviterei di acquistare il modello dotato di compact flash (anche se l'assistenza può modificare il modulo delle memorie anche dopo l'acquisto) in quanto vedo oramai ampiamente superate le CF, sia nei tagli disponibili che nelle velocità di accesso (e nei costi). Le XQD si diffonderanno anche con la prossima Nikon D500 (e le future altre professionali) e saranno sempre più a buon mercato rispetto ai primi tempi della Nikon D4. I tempi di scrittura e lettura sono elevatissimi così come, soprattutto, la capacità di svuotare il buffer tra una raffica e un'altra. La presa in mano è quella che ognuno si attende da questa categoria di macchine. E' come ritrovarsi con una vecchia amica. Non ho altro da aggiungere su questo versante se non per dire che la presenza di un processore più potente (l'Expeed 5) dona maggiore reattività a tutte le funzioni della macchina, menù compresi, come deve essere per una ammiraglia pensata per l'azione. Sensibilità pratica I tremilionierotti di massima sensibilità promessi dalla D5 certamente hanno creato molte, forse troppe, aspettative. Ovviamente a quelle sensibilità (che io non ho nemmeno provato per curiosità) i fotoni saranno certamente molto rarefatti e sarà obbligatorio acciuffarli per la coda uno ad uno. Ma nella pratica, come cerco di dimostrare con gli scatti che seguono, fatti nel mio studio con la luce spenta ad una stampa di Slowprint appesa al muro (una 100x75cm), il vantaggio pratico c'è anche rispetto alla bella D4. Macchina su treppiedi, Nikon 70-200/2.8 tutto aperto, scatti di prova da ISO 100 a oltre la sensibilità lineare di ISO 102400. 100 ISO 200 ISO 400 ISO 800 ISO 1600 ISO 3200 ISO 6400 ISO 12800 ISO 25600 ISO 51200 ISO 102400 ISO 204800 ISO (HI-1) 409600 ISO (HI-2) Che ho riportato per più facile evidenza in questa sequenza Fino a 25.600 ISO io non noto derive particolari. Da 51.200 c'è sia un cedimento sia sul rumore che nella tenuta dei colori. Oltre si assiste ad un netto peggioramento delle prestazioni con comparsa di banding e shift colorimetrico. Credo che le "sensazionali" sensibilità oltre il normale possano tornare utili solo a quelle categorie di fotografi che necessitano di avere una foto pronta per l'analisi sul campo o per la trasmissione via rete alla base (penso alla videosorveglianza, le forze investigative etc. etc.). Il motore di conversione interno dei file in jpg è comunque di primordine anche se la rimozione del rumore tende ad essere un filo aggressiva. Io ho impostato NR su NORM mentre nello sviluppo dei NEF mi limito alle impostazioni standard di Lightroom per preservare i dettagli. 51.200 ISO. Una foto buona e utilizzabile, certamente non fine art ma la quantità del dettaglio non è compromessa. Senza scomodare grafici, formule e logaritmi, ritengo che ci sia un vantaggio sulla D4 di 0.66 stop da 3200 ISO in su, che diventano oltre uno stop se si lavora in jpg. Stesso vantaggio rispetto alla D750. Quasi due stop sulla D810 che, sostanzialmente, a 1600 ISO ha lo stesso livello di rumore della D5 a 6400 ISO. Io comunque ho fatto foto stampabili in 60x90cm a 6400 e 12800 ISO con i 1600 ISO quasi buoni come un 100 ISO. In rete si sono accesi dibattiti circa la qualità a bassi ISO e la possibilità di intervento in post produzione a recupero di sottoesposizioni. Ecco, ritengo pacifico dichiarare che questa è una macchina pensata per dare il meglio di se da 1600 ISO in su. Fino a 800 ISO la D810 resta l'alternativa migliore (con la D750 a ruota) se il fotografo è abituato a non preoccuparsi molto di esporre correttamente. Io ho tenuto sempre l'esposizione "allegra", restando sul luminoso, approfittando, come da copione, dell'ampia esuberanza agli alti ISO della Nikon D5 e tranne che in Auto ISO ho cercato di evitare i terzi di stop (meglio usare le sensibilità rotonde fino a 1.600 ISO 100-200-400-800-1600, oltre non ci saranno problemi). Perchè l'amplificazione della macchina, sia elettronica che digitale non si comporta in maniera lineare e, paradossalmente, i 125 ISO potrebbero essere meno puliti dei 200 ISO. Vedere al buio La D5 monta per la prima volta il nuovo ed evoluto sistema aufotocus Multi-Cam 20K i 153 punti di messa a fuoco occupano una'area leggermente superiore a quella del precedente a 51 punti. 99 di questi punti sono a croce ed hanno una sensibilità che arriva fino a -3EV. Il punto centrale a -4EV. I punti effettivamente selezionabili in singolo dal fotografo sono però, giudiziosamente, un massimo di 55. Io ho provato subito a metterla in difficoltà in uno scantinato. La scena, illuminata solo flebilmente dalla luce che arriva da un lucernario attraverso una finestrella, ad occhio nudo si presenta così : Nikon D5, 35/1.4, F1.4, ISO 4000 cioè praticamente al buio. Io vedo Charlize (il mio manichino di prova) solo perchè so che c'è (è anche vestita di scuro per far risaltare i capelli biondi ). Ma ecco cosa fa la Nikon D5, inquadrando la scena con il punto di messa a fuoco automatica più laterale possibile, l'obiettivo completamente aperto ad F1.4, la macchina in Auto ISO : ISO 65535 la stanza si illumina a giorno anche se monta il rumore (ovviamente). Premetto che in questa immagine non c'è alcun trattamento del rumore. Ma a parte questo, voglio sottolineare come il soggetto sia a fuoco, pur praticamente non riuscendo io a vederlo ad occhio nudo, intuendo quasi dove si trova la testa e l'occhio. Una prestazione eclatante del sistema di messa a fuoco e controllo, oltre che di tutta l'elettronica asservita, del matrix e di tutte le componenti della macchina, qui utilizzate in automatico. Per confronto un ritratto del manichino ad ISO Auto in quella luce (mentre generalmente quando faccio i miei test di ottiche e fotocamere, uso una lampada alogena da 1000 watt con softbox per stare sugli 800 ISO) ISO 65535, 35/1.4 ad F1.4 ISO 51200, 35/1.4 ad F1.4 eclatante, non vi pare ? Questa prestazione è inarrivabile per le altre Nikon e a mio parere - se si deve scattare sovente in quelle condizioni - già sarebbe una seria motivazione di acquisto ! Colori I colori della Nikon D5 sono belli e naturali. L'immagine è ben dosata. Ho voluto vedere la resa dei vari profili interni e confrontarla con quella profilata. Vi mostro allora la carrellata di immagini sviluppate con Lightroom CC 2015 partendo dal NEF originale. Profilo Adobe Standard Profilo Camera Standard Profilo Nikon D5 ottenuto con xRite Passport Profilo Nikon Flat Profilo Nikon Neutral Profilo Nikon Portrait Profilo Nikon Vivid rispetto a D4 e D810 la profilazione credo che valga la pena, almeno per l'esemplare che avevo in prova. Le differenze sia sui rossi che sui blu sono evidenti. A mio modo di vedere la macchina produce naturalmente una immagine molto contrastata con ombre chiuse e neri decisi. Può piacere e soddisfare già come è. Ma secondo me il contrasto è eccessivo e tende a far giudicare male l'esposizione che sembra sempre troppo chiusa. Per fortuna c'è ampia personalizzazione e il jpg risultante é sempre fedele, specie con il bellissimo display in dotazione alla macchina. In pista i jpg vengono pronti per l'uso, magari alzando un pelo la luminosità se il cielo è coperto e abbassando il contrasto se c'è il sole pieno. Ma credo che nel ritratto e in altri generi più posati sia meglio lavorare con una esposizione accorta per evitare di avere ombre chiuse e trovarsi nei guai in fase di sviluppo. Magari impostando Portrait o addirittura Flat, come del resto faccio con la D810. Purtroppo qui scopriamo l'unico tallone di Achille di questa macchina, la dinamica molto ridotta rispetto a D750 e D810 a bassi ISO che introduce rumore e banding nelle ombre aperte violentemente in fase di sviluppo. In autodromo In questo week-end all'Autodromo Nazionale di Monza c'era il Ferrari Challenge, una manifestazione che vede gareggiare tra loro le Ferrari 458 EVO, con motori portati a 740 CV e piloti di tutte le nazionalità (è di fatto un campionato mondiale monomarca). Quale migliore occasione per vedere la Nikon D5 nel suo ambiente d'elezione ? L'ho portata solo con il mio nuovo Nikkor 200-500/5.6 che sarà presto oggetto di test. La scelta dell'ottica poco luminosa in una giornata dal cielo coperto voleva premiare le capacità ad alti ISO della macchina. Infatti l'ho impostata direttamente in Manuale con auto-ISO senza limite (praticamente libera di andare a 102.400 ISO), avendo la necessità di controllare il solo tempo di scatto a secondo delle circostanze. Sono tutti jpg on-camera, senza alcun intervento in post-produzione. Profilo Adobe Standard, Contrasto -1, Nitidezza 3, Luminosità +1 o +1.5 interno dei box dall'altro lato del rettilineo (circa 75 metri di distanza). 16.000 ISO Speravo nella pioggia, invece è apparso anche il sole a tratti, mannaggia ... sostanzialmente ho testato l'autofocus, perchè la sensibilità non è mai salita a livelli esagerati. Ho usato il sistema a mano libera per avere fluidità nei panning e dopo aver preso un pò la mano (ero a riposo dallo scorso ottobre .... !) sono potuto scendere fino ad 1/100'' con la focale 500mm, quasi sempre a tutta apertura o ad F8. Ho provato la modalità 3D. Funziona ma è limitata dalla copertura dei punti AF. Comoda e poco invasiva la modalità a punto singolo con 25 punti adiacenti. Ma in fondo mi sono ritrovato meglio con quella a gruppi che già ho potuto apprezzare con D810 e D750. Nessuna incertezza e nessun fuori fuoco se non prodotto dal fotografo. Raffica esagerata e riserva di buffer eccessiva. Tutto sommato mi sono limitato a brevi sequenze di 5-7 scatti dosando con l'indice l'azione. Promossa e complimenti a questo ferrarista svizzero che si è venuto a fare un pò di giri di pista con la sua GTB n studio In studio una macchina come la D5 dovrebbe essere superflua, visto che è il campo di elezione della Nikon D810. Tutti gli scatti qui presentati sono stati eseguiti con la Nikon D5, il Nikkor 300/4PF, NEF aperti in Lightroom CC 2015.5, applicato profilo Portrait, convertiti in jpg. Leggero trattamento della pelle della modella, nessuna riduzione del rumore oltre lo standard. Uno scatto con il flash a 100 ISO e diaframma F7.1 dimostra che c'è un buon grado di dettaglio. Tutto sommato 20.8 megapixel non sono distanti dalla risoluzione della D3x o della D750. esponendo correttamente si possono fare foto eccellenti. Ma avendo a disposizione una macchina così esuberante viene naturale osare. E se tutto sommato è di ordinaria amministrazione notare che ad ISO 1600 la foto sembra fatta ad ISO 100 ... approfittando di un momento in cui una lingua di sole scalda l'ambiente é molto più audace andare a 6400 ISO per non rischiare il mosso, mantenendo il diaframma ad F4 dell'eccellente 300/4PF ed un tempo di sicurezza di 1/320'' Siamo a luce ambiente in un seminterrato illuminato da poche finestre basse non disposte su tutta la parete. ed avendo in mente le celebri scene di Nicole Kidman nel film Far and Away, Irlanda, vento, inverno, freddo, luce fredda, mi lancio in una sequenza di 142 scatti ad ISO 12.800 che termina solo perchè ... la ventilatrice si stanca. in questa serie non c'è nemmeno un fuori fuoco, la macchina passa dall'occhio (modalità punto singolo AF-C, con i 25 punti adiacenti di rinforzo) alla ciocca di capelli che vola davanti agli occhi senza soluzione di continuità. I 12.800 ISO si vedono solo sullo sfondo ma il dettaglio del viso - senza alcun trattamento - resta sempre esemplare. E' un trionfo di potenza e di coerenza che mi lascia senza fiato. A testimonianza, uno scatto scelto a caso dalla sequenza : WB su 3000 K, tint a zero. e complimenti alla brava Paola che ha interpretato alla perfezione il ruolo. Ci siamo risparmiati il superfluo e monoespressivo Tom Cruise ed è stato meglio così ... credits : Photographer: Mauro Maratta Model Paola Bettinaglio Agency: Wave Management Milano Hmua: Ilaria Ferrantello Clothes: Antonio Olivier Fashion Designer Studio: Spazio Blu Photostudio Milano Conclusioni Due giorni e mezzo, 5400 scatti non bastano certo a dare un giudizio definitivo di una macchina così impegnativa. Non ho provato il video (non ne sono in grado), non ho provato la funzione di autocalibrazione della messa a fuoco (ho letto le istruzioni e mi sono messo un pò in agitazione) e nemmeno quelle di trasmissione delle immagini (mandancomi gli accessori). Ma credo di avere l'esperienza per fare un sommario dei punti di forza e di debolezza della Nikon D5. Mi riprometto, se ci sarà l'occasione, di approfondire in futuro. Punti di forza - il nuovo autofocus è eccezionale. Oltre ad essere preciso e veloce, vede anche al buio completo o quasi. - la gestione dell'amplificazione (duale oltre i 3200 ISO) è addirittura esuberante. La macchina porta la luce, dove la luce non c'è - prestazioni esposimetriche e di bilanciamento del bianco di grande coerenza in automatico tra uno scatto e l'altro. In particolare ho apprezzato il WB che preserva i toni caldi - motore di produzione dei jpg on-camera di grandissimo livello. Merito certamente del nuovo processore, finalmente all'altezza di questa classe di macchina. Trovo che i file prodotti abbiano un contrasto un pò esagerato e che la riduzione del rumore sia aggressiva ma il livello di personalizzazione è elevatissimo e ognuno si può cucinare i file in uscita come gli piace secondo i propri gusti - il nuovo display posteriore è di grande fedeltà cromatica e la funzionalità touch carina, visto che oramai siamo abituati ad usare tablet e smartphone - la costruzione è sul livello della D4 con qualche caduta di stile che è certamente legata ai costi (come lo sportellino di sicurezza del pulsante di apertura del vano memorie, in plastica) - la scelta di Nikon di dotare la macchina di due memorie uguali (da scegliere, consiglio spassionato, esclusivamente con le nuove XQD 2.0) finalmente mette al riparo dall'avere una macchina zoppa (anche per i costi esagerati delle XQD Sony di 4 anni fa, ognuno di noi ha tenuto di fatto solo la scheda data con la macchina, alternando invece CF di taglio più grande con l'impossibilità di fare il backup automatico) - la nuova posizione del tasto ISO, finalmente non più relegata al dorso basso della macchina, considerato che si cambia molto più spesso la sensibilità che il modo di esposizione - l'otturatore e lo specchio sono silenziati rispetto alla D4 che, in situazioni come ai concerti o in chiesa, era veramente imbarazzante Punti di debolezza - almeno il mio esemplare ha mostrato la tendenza a sottoesporre di almeno di 1/3 o 2/3 di EV a bassi ISO, tendenza a sovraesporre dello stesso valore ad alti ISO - pur fantastico, il nuovo modulo di messa a fuoco continua ad avere i punti concentrati nel centro dell'inquadratura. In questa ottica, la D500 probabilmente avrà una maggior capacità di seguire i soggetti su tutto il frame. Ma sappiamo che ci sono limiti che non possono essere superati con questa tecnologia. - l'esuberanza ad alti ISO va a discapito della dinamica alle basse sensibilità. Del resto non si può avere tutto. Il tentativo di recuperare le ombre o anche solo fare interventi creativi in sviluppo porta inevitabilmente a far montare il rumore e all'apparire di banding locali. Insomma, fino a 800 ISO, anche in condizioni controllate, sarebbe meglio rivolgersi ad un'altra fotocamera. Ma del resto la D5 non nasce per deliziare paesaggisti e fotografi still-life - il copri-oculare rimovibile. Sarà probabilmente utile ma a me non piace. - il costo. Solo parzialmente giustificato secondo me dalle prestazioni, specie considerando a che prezzi sono state lanciate le precedenti Nikno D3 e Nikon D4. Insomma, a mio giudizio, e al di là della ... libidine da possesso, ogni futuro acquirente della Nikon D5 dovrebbe seriamente interrogarsi sulle proprie effettive necessità e sulle proprie abitudini di scatto. E' una bella macchina ma non è - a mio modesto avviso - una macchina per tutti. Del resto se uno vuol viaggiare comodo, facilmente acquisterà una bella Mercedes Classe E. Mentre questa D5 è una supercar sportiva come la Lamborghini Aventador, un oggetto per pochi non solo per la categoria di prezzo ma perchè richiede al volante un signor pilota che ne sappia domare l'esuberanza da puledro da corsa. La Nikon D4 mi é sempre sembrata invece una soluzione più equilibrata, buona per tutto anche se non così estrema. Questione di indole, della macchina e del fotografo. Nikon questa volta ha scelto l'estremo perchè ha voluto dare un segnale e consegnare al mercato una prova d'orgoglio. La D5 é la quinta digitale, come lo fu, a pellicola, la Nikon F5. Insomma, se non l'avete ancora capito ... mi è proprio piaciuta tanto, sembra fatta inver per me ringraziamo ancora Newoldcamera per averci permesso di svolgere questo test sul campo in anteprima nazionale. Volete provare anche voi questa Nikon D5 ? Fate un salto a trovarli in negozio (qui) e potrete usare in demo proprio l'esemplare che ho avuto io. Ma attenti, loro sapranno convincervi a comperarne una più di quanto non abbia tentato di fare io con queste righe
  25. A dispetto dell'altisonante nome tedesco, il Voigtlander 58mm F1.4 Nokton è un prodotto genuinamente giapponese.Il suo schema ottico deriva direttamente da quello del Topcor 58/1.4, costruito in piccola serie negli anni '80 e che adesso viene scambiato a prezzi d'amatore. Cosina ha voluto riprendere quel progetto e riprodurlo, aggiornato per le odierne reflex.Viene costruito nella stessa linea di produzione degli Zeiss per Nikon e Canon con gli stessi criteri e gli stessi materiali.Non c'è plastica in questo oggetto se non nei tappi. Fusto, ghiere e barilotto sono in metallo. La finitura è in nero lucido. Il modello che presento è la seconda versione. La prima aveva la ghiera di messa a fuoco zigrinata, questa invece ha gli incavi come i vecchi Nikon pre-AI.Risulta più fluida nella messa a fuoco. Di fatto io non sbaglio un fuoco nemmeno con la D810 che è priva di assistenze. Il paraluce è in metallo ma non è dato in dotazione. L'ho dovuto far arrivare dal Giappone perchè in Europa è introvabile. In dotazione ha un altro tappo originale. Lo schema non presenta lenti esotiche ma in compenso l'obiettivo è dotato di CPU e viene riconosciuto automaticamente dalle reflex Nikon come se fosse un obiettivo elettronico. é abbastanza compatto come si può vedere in questa immagine (a sinistra, la versione I), paragonato al Noct-Nikkor 58/1.2 e al nuovo Nikon 58/1.4G. il trattamento ha una dominante magenta. Il diaframma è a nove lamelle. le serigrafie sono incise e ben verniciate. Sono visibilissime e durature. made in Japan a scanso di equivoci. Con l'invasione di obiettivi cinesi sarà quanto mai necessario indicarlo ... io lo trovo bellissimo, ma io sono strano ... lo riacquistato (avevo già la versione I, venduta per il Nikon 58/1.4G) quando ho deciso l'anno scorso di privarmi del Nikkor 58/1.4G per svariati motivi su cui qui non mi attardo.Mi mancava però la focale 58mm che trovo essenziale per il mio modo di fotografare. E quindi ho approfittato di una offerta ad un prezzo che Nikon pretende per i suoi obiettivi più consumer ... questo obiettivo presenta la qualità di avere un piano di messa a fuoco nitidissimo che presenta uno stacco rispetto al fronte e al retro.Lo sfuocato è bello ma non dolcissimo e quando ci sono elementi metallici o riflettenti risulta un pò chiassoso.Non si può avere tutto ... dosando gli elementi è facilmente possibile far emergere il suo carattere che è proprio quello di isolare ciò che a fuoco rispetto a ciò che è in secondo piano.La focale più lunga del normale e la sua luminosità gli permettono di lavorare anche da distanze più ravvicinate del consueto. i colori sono decisi la messa a fuoco molto agevole, almeno a distanza da ritratto a me gli occhi ! Michelle io l'ho proprio preso per il ritratto e per il ritratto ambientato, come potete vedere in questa serie selezionata da un servizio in un loft Tiziana credo che qui le immagini parlino da sole. Ciò che è a fuoco è nitidissimo, ciò che non lo è sfuma ... Sasha Barbara é possibile comporre sia in chiave drammatica che onirica. Con forza o delicatezza. E' uno di quei rari (oggi) obiettivi, in grado di ispirare il fotografo. Conclusioni Non ho molto da aggiungere a quanto ho detto se non tirare le conclusioni. PRO - compatto e abbastanza leggero per essere in metallo e vero vetro- costa parecchio ma oramai si trova facilmente a prezzi interessanti- la messa a fuoco è facile con la normale assistenza del telemetro delle reflex- la nitidezza sul piano di messa a fuoco è elevata (ma senza esagerare)- lo sfuocato è morbido- ma la transizione tra fuoco e fuori fuoco è netta e secca. Un effetto che deve essere sfruttato dal fotografo accorto Contro - il paraluce non è in dotazione- l'aberrazione cromatica laterale è ben presente alle grandi aperture- l'obiettivo va molto bene a distanze ravvicinate dove se la gioca con i migliori sistemi di oggi. Sulle distanze maggiori invece stenta, parecchio, tanto che io tendo a non usarlo per soggetti più lontani di due-tre metri Ha sostituito il più grosso ed ingiustificatamente costoso Nikon 58/1.4G che a dirla tutta ad F1.4 non è così tanto nitido.La sua caratteristica principale è quella di avere ... un gran bel caratterino.Va usato in funzione di questo e non come se fosse un'altra cosa.Sarà una banalità ma è la semplice verità. non so se con un altro obiettivo Stana sarebbe venuta altrettanto bella. Questa foto è tra le mie preferite ed é uscita così perchè avevo in mano il Voigtlander 58/1.4 Nokton e non il Sigma 50/1.4 che pure avevo portato per quella occasione. Per ogni lavoro lo strumento più adeguato. Auf wiedersehen
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