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MM!

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Blog Entries posted by MM!

  1. MM!
    Vi informiamo che da questo momento i nuovi iscritti :
    non potranno commentare gli articoli non potranno aprire un proprio blog non potranno pubblicare foto in gallerià né aprire propri album ma saranno liberi di intervenire in tutti gli altri contesti per tutto il sito.
    Gli iscritti otterranno abilitazioni più estensive dopo un primo periodo di permanenza su Nikonland.
    Indicativamente dopo aver superato i 100 interventi ed essere certificati come Nikonlander.
    Il Nikonlander tipo è un fan Nikon e un sostenitore di Nikonland, giusto per capirci.
    Non costa niente in termini monetari, non è una carica, è un segno distintivo tra chi resta su queste pagine e chi capita qua casualmente sapendo già di non volersi fermare.
    Alla prossima
    __________________________
    The Reader
  2. MM!
    Forse (dico forse) sfogliando le pagine interne del sito avrete notato dei cambiamenti.
    Delle due, l'una. Se fate come al supermercato dove c'è una scienza esatta che fa ruotare i reparti e i prodotti nei reparti per indurre il consumatore ad esplorare altri settori che magari ha sempre ignorato, vi adattate e cercate tranquillamente quello che state cercando senza porvi domande ....
    .... oppure siete curiosi e vi chiedete che sta succedendo.
    Nulla di particolare.
    Coerentemente con il progetto Nikonland 3.0 : il valore aggiunto innanzitutto
    Ci siamo domandati a cosa servissero decine di forum e di Club o di Gallerie, quando il 98% di quelli che ha una tessera in tasca non prende nemmeno un libro in prestito.
    O se lo fa, se ne va via subito senza nemmeno ringraziare.
    Ecco, niente altro.
    Abbiamo concentrato l'utile in poche scatole in modo da preservare quanto di importante c'è su Nikonland e lasciare al suo destino tutto quanto - per vostra scelta - avete ritenuto di dirci che non è importante.
    Nulla di più, ci siamo adeguati alla richiesta, senza farci nemmeno una domanda. Come da tendenza del 21° secolo.
    Alla prossima
    ________________________
    The Viewer
  3. MM!
    Cuffie che passione   La mia (lunga) frequentazione con le cuffie é una storia di amore-odio.
      Sinceramente non trovo mai del tutto appagante l'ascolto in cuffia. Per mia fortuna non ho problemi "ambientali" e quindi posso ascoltare a volume normale dai diffusori la mia musica ad ogni ora del giorno.
    Le cuffie le impiego quando voglio isolarmi oppure quando cerco nuance e sfumature difficili da ritrovare nella musica riprodotta dai diffusori.
    Ma c'è una peculiarità delle cuffie che, lo concedo, anche per me è impagabile.
    Ogni cuffia ha un suono suo, diverso dalle altre. Non solo modelli differenti, anche esemplari differenti dello stesso modello.
    Diversa intonazione, diverso scopo, diverso carattere.
    Diverse tecnologie, aperte, chiuse, semichiuse, dinamiche, elettrostatiche, ortodinamiche.
    Di scuola europea, giapponese, americana.
    Alta impedenza, bassa impedenza.
    C'è da divertirsi.
    E poi le cuffie costano molto meno di una coppia di diffusori dello stesso livello.
    Occupano poco spazio, si possono collezionare.
    E poi scegliere secondo l'estro quelle che ci piacciono di più in quel momento.
    E' bello anche parlarne alle volte e discuterne come facciamo su queste pagine.
    Ma non tutte le cuffie escono perfette dalla scatola, a volte ci sono cose che piacerebbe correggere, almeno a livello di risposta globale o particolare.
    Una volta questi interventi potevano essere fisici. Modificando materialmente a mano le cuffie stesse.
    Cambiando i padiglioni, aumentando o togliendo l'imbottitura interna. Chiudendo parzialmente l'apertura esterna. Passando da sbilanciato a bilanciato.
    E via spropositando. Modifiche per lo più permanenti e non sempre reversibili.
    Oggi per fortuna la moderna tecnologia ci rende la vita più facile e si possono fare interventi soft via ... software, per modificare, addolcire, linearizzare, riplasmare la risposta delle cuffie.
    Capiamoci bene, un modello impostato per dare il massimo per la musica elettronica o i mix spinti non potrà diventare miracolosamente adatta all'opera barocca.
    E le cuffie elettrostatiche resteranno sempre confinate più o meno nell'ambito della musica acustica a bassa energia.
    Ma nel mezzo ci sono tante possibilità di intervento.
    Prendiamo per esempio questa riposta in frequenza :

     
    continua su VariazioniGolbderg.it
  4. MM!
    Da ragazzo suonavo e disegnavo. Guardavo mia madre dipingere e una volta l'ho anche aiutata a finire un quadro ad olio.
    Ma dovevo disegnare solo creature viventi. Non sono mai stato portato per il paesaggio o per la natura morta, salvo che per esercitarmi nella luce o nel chiaroscuro.
    Quando ho comprato la mia prima fotocamera, trentasetteanni fa, sapevo già che avrei un giorno fotografato solo o quasi esclusivamente le persone.
    I primi tentativi sono stati un fallimento ma più per carenze tecniche che per motivazioni. E come per tante altre cose ho dovuto accantonare quel desiderio per un pò. Un pò. Un pò Finchè è arrivato il momento in cui tecnica, apparecchiature e disponibilità sia economiche che di soggetti ben disposti, me lo hanno permesso.
    Già ma perchè ? Lungi dall'avere velleità scientifiche o antropologiche, mi attirano le creature viventi ma in particolare le persone. Ancora più in particolare le donne.
    La questione è di natura non solo estetica ma specialmente espressiva. Credo che si veda nelle mie foto che spessissimo si avvicinano a stilemi cinematografici.
    Che non vogliono raccontare una storia, non mi interessa che gli altri sappiano i fatti miei o delle donne che fotografo ma io devo fermare in un fotogramma tra diecimila l'anima e il carattere della donna che fotografo.
    O almeno l'idea che ho io di lei. Quando penso che ne valga lo sforzo ovviamente.
    Infatti non  sono interessato a donne qualsiasi, mi esalto solo con quelle che più si avvicinano ad un dato modello.
    Quali ?
    L'ho scoperto una trentina di anni fa quando stavo smettendo di fotografare per mancanza di soggetti.
    Ci sono stati due episodi visuali che mi hanno influenzato (esattamente come l'ascoltare per la prima volta un grand'organo nel pieno dei suoi registri mi ha segnato per sempre l'animo. Nulla è come un organo a canne, per me ...). Più o meno nella stessa epoca, a metà degli anni '70.
    Ovvero molto ma molto tempo prima che capissi che una fotocamera poteva avere uno scopo anche oltre le feste di compleanno o le vacanze al mare.
    La trasmissione di quel film, che per l'epoca mi parve assurdo, Blow Up di Antonioni. E Vanessa Redgrave. 
    Vanessa potrebbe essere benissimo - per età - mia madre. Delle sue figlie, la più grande avrebbe la mia età se fosse ancora viva, la più piccola, due anni meno di me (Dio quanto la adoro !).
    Ma non c'è proprio niente di edipico in questo, per nulla.
    Modella professionista già affermata, eppure attrice di grandissimo livello (una rarità per le tante modelle che hanno tentato il passo). In Blow Up appare in topless con una naturalezza che all'epoca mi ha colpito. Anche per il contrasto con le altre attrici che nello stesso film si vedono nude ma al confronto, volgari e senza una briciola del suo fascino naturale.
     
    quel film tratta di fotografia e dell'importanza dell'immagine nella società del suo tempo (la mitica Swinging London). E Vanessa compare oltre che dal vivo in tante fotografie.
    Ma non è bastato questo.
    Ci è voluta anche la comparsa di uno straordinario ritratto di Vanessa da parte di Victor Skrebneski a darmi l'imprinting.

    Vanessa Redgrave di Victor Skrebneski
    Victor Skrebneski, classe ... di mio padre, è morto il mese scorso. Notizia trascurata dai media occupati con il Covid19.

    E' a lui che si deve l'avvio della carriera di Cindy Crawford. Ed è vero che fotografava anche spessissimo ... banana all'aria ma quelli sono solo cavoli suoi quando mi presenta nel 1988 Paulina Porizkova in questo sensazionale bianco e nero per Estee Lauder :

    mi perdonerà Cindy ma per lei non ho mai provato particolare trasporto. Ma per Paulina .... 
    Certo, dopo, quando ho cominciato una dozzina di anni fa, sul serio, a fotografare le modelle, sono venuti Peter Lindbergh, Avedon, Sieff e Demarchelier. Ma in un solco già ben definito ed indelebile, nella memoria e nell'immaginario di un adolescente che suonava l'organo in chiesa.
    Ecco, fine della confessione, ora sapete.
    Grazie Victor.

     
     
  5. MM!
    Disclaimer : questo non è uno spot pubblicitario Carrera. Ho preso solo spunto da una mail commerciale per fare due ragionamenti a proposito di fotografia commerciale, produzione, riconversione, intelligenza imprenditoriale. Anche durante il lockdown.
    Sono cliente di Carrera jeans da sempre e in particolare da quando hanno il sito di e-commerce. La comodità di avere sempre lo stesso modello di jeans della mia misura, accorciato, con già l'orlo fatto, spedito a casa senza spese e spessissimo con sconti esagerati ... non ha prezzo.
    Il prodotto in fondo non è sto granchè ma io vado sempre vestito allo stesso modo e porto le cose finchè non sono da buttare. Le cambio per igiene, non per estetica.
    Quindi ricevo costantemente le offerte e le informazioni sulle campagne di Carrera, con coupon, offerte speciali, novità.
    La mail di oggi mi avvisa che Carrera ha in catalogo l'oggetto che sta segnando questa stagione. Che non è un jeans supersexy e attillatissimo per la ragazza che non vuole lasciare nulla all'immaginazione, ma è una mascherina in tessuto trattato chimicamente, anti virus, anti particolato, anti tutto. Lavabile, riutilizzabile, comoda da indossare.
    Offerta a euro ... andate a vedere sul sito !

    in vendita online, metti nel carrello, paga e ricevi.
    E' un dispositivo medico di classe 1, testato e approvato. E soprattutto è made in Veneto, non in Cina.
    Bene. Fin qui la nota autobiografica e la conferma - se ce ne fosse bisogno - che mi piacciono le bionde con gli occhi azzurri (c'è in effetti anche una foto di un ragazzo, ma non è granchè né la foto né il modello ...)
    Perchè ho sentito il bisogno di scrivere sul mio blog 10 minuti dopo aver letto la mail ?
    Vi sarà venuto già in mente, però lo scrivo.
    Carrera fa jeans e probabilmente in questo momento la gente non è proprio proprio incentivata a comprare altro vestiario. Non può uscire, non può sfoggiare, non può ... spendere. Altro che jeans e giacchini o t-shirt.
    Ma la mascherina è un altro discorso.
    E se è stilish, solida, made in Italy, a norma, riutilizzabile, lavabile, prodotta da una sartoria industriale secondo le approvazioni CE allora il discorso cambia.
    Non costa nemmeno tanto di più di certe FFP2 vendute di questi tempi.
    Quindi un plauso a Carrera che certo in questo momento ha un forte calo di vendite e sta pensando bene di reindirizzare la propria capacità produttiva con la flessibilità propria dell'industria e dell'artigianato italiano.
    Sono tantissime le realtà italiane che stanno producendo dispositivi di protezione di questi tempi. E la moda ci si metterà in forze. Ma qui dalla concezione alla produzione e alla promozione stiamo parlando di una confezione "perfetta".
    Bene, e che ci azzecca con Nikonland.
    La fotografia.
    La fotografia non l'ha fatta Carrera, l'ha fatta il suo fotografo. Quello che popola i cataloghi e le pagine del sito con le foto di ragazze ragazzi in jeans e magliette.
    E qui ha fatto una foto semplice, sia di concezione che di esecuzione. Non c'è nulla di particolare in questa foto.
    Ma è semplicemente perfetta, nella sua apparente semplicità per rendere sexy perfino una cosa squallida come una mascherina medica che richiama alla mente morte e malattia. Infezioni, virus. Pericolo.
    Lei sembra Eva Kant che sta provando un pezzo della maschera del suo Diabolik. Altro che virus !

    eppure ...
    C'è uno studio americano che da un sondaggio ricava come ben oltre il 50% dei fotografi americani stia pensando di cambiare attività a seguito del fermo produttivo attuale che ha di fatto azzerato il lavoro.
    Ma c'è invece chi si industria e riesce comunque a lavorare.
    Oppure sta studiando per sviluppare nuovi mercati e opportunità di lavoro.
    Come Carrera e il suo fotografo.
    Orgoglio, iniziativa e operosità tricolore.

  6. MM!
    Nonostante sia una vera gatta morta, fino a qualche anno fa, adoravo Gwyneth Paltrow

    specie nelle vesti della mitica Pepper, segretaria/amica di Iron Man.
    Nel tempo la ragazza si è fatta strada con quella sua aria da santarellina, appoggiandosi al fidanzato Brad Pitt e poi al grande Harvey Weinsten che le ha pure fatto avere un oscar, nonostante la dote principale della bionda oggi quarantottenne non sia proprio la recitazione.

    Brad e Gwyneth, prima che lui andasse con Angelina e lei con il frontman dei Coldplay

    Gwyneth e Harvey agli oscar 1999
     
    Ma naturalmente il tempo passa e ci vogliono nuove iniziative.
    Dopo la stagione salutistica e di cucina-benessere (ci sono trasmissioni TV in cui Gwyneth insegna alle donne americane come cucinare per aver cura di se), arriva l'ultima trovata che penso sia assolutamente sensazionale.
    E' in commercio ed è andata letteralmente a ruba, nonostante costi ben $75 dollari, una candela prodotta per conto di Gwnyeth Paltrow che sull'etichetta reca una assicurazione ben più che allusiva :
    "ha lo stesso odore della mia vagina"

     
    Per me è geniale e mi auguro che faccia veramente tanti soldi.
    Però mi resta la curiosità di sapere da Brad e da Harvey - lo ammetto, con tanta invidia - se lo slogan corrisponda a realtà ...
     

    Gwyneth Paltrow colta dai paparazzi mentre prende il sole con Brad Pitt quando erano fidanzati (foto prese del web, copyright dei legittimi proprietari)
  7. MM!
    La Viola è uno strumento particolare. Quello che sta in mezzo tra gli altri archi. E' un pò più grande di un violino e suona più in basso, senza i suoi acuti. In compenso ha un registro rauco, più gutturale, caldo del violino.
    E' nata insieme al violino e al violoncello. Nel tempo si é formata una famiglia di viole : da braccio - quella oggetto di questo servizio - da gamba, da basso. A seconda delle dimensioni, del numero di corde, dell'estensione del basso.
    Tutte con la stessa forma. La forma a "viola". Indiscutibilmente simile alla forma del corpo femminile. Come il violoncello, è vero, ma con dimensioni, almeno nel caso della viola da braccio, facili da gestire.
    Ho pensato di avvicinarla a Silvia, che ha indiscutibilmente anche lei una forma "a viola", per leggerne insieme le forme e le superficie.
    Lei si è lasciata ispirare dalla luce e dalla situazione mentre io mi sono limitato a scattare.
    Quasi al buio, con la Z6 e il 24-70/2.8 S.

    la ruvidità delle tavole di legno grezzo della parete e del tavolaccio, contrastano con la vellutata pelle di Silvia e con il lucido della vernice della mia Viola Johann Bruck (uno strumento tedesco da studio).

    qui la pelle è naturalmente lasciata come la giornata invernale l'ha disposta
    In controluce, con Z7 e 105/1.4E tutto aperto

    Silvia si è mossa di continuo per me, cercando di replicare le sinuosità della viola

    che è rimasta appoggiata davanti, ora sfuocata, ora a fuoco :

    ora un pò e un pò

    finchè Silvia si è alzata per assumere la sua di forma

    che poi è quella dello strumento

    nell'album allegato, una selezione più ampia tra le centinaia di scatti eseguiti in otturatore elettronico, sempre in luce naturale.
     
  8. MM!
    Parafrasando un film di qualche anno fa (non l'ho visto in realtà) che si occupa delle vicende di un lobbysta americano che lavorava per conto delle società del tabacco, ho sfruttato un vizio per farne "arte".
    Io non amo le donne che fumano ma questo non mi impedisce di approfittare del fatto che ... debbano fumare.
    Silvia è giovanissima eppure fuma. Troppo secondo me.
    Circa ogni ora necessita di una sosta "tabagista" e alla lunga possono essere pause pesanti, anche perchè bisogna interrompere, andare nell'area fumatori. Tornare, riprendere etc. etc.
    Quindi mi sono detto, perchè non sfruttare queste pause per farne foto ?
    Dicevo che le donne che fumano non mi piacciono ma possono anche diventare molto sexy e sensuali se posano mentre fumano.
    Nel passato non politicamente corretto di Hollywood - quando la Philip Morris aveva a libro paga praticamente tutte le star - veniva caricato l'aspetto sensuale ed erotico del fumo, sia di uomini che donne.
    C'è una famosa scena del duo Bogart-Bacall in cui anzichè i protagonisti - è l'inizio del film - si vedono le loro due sigarette posate in un posacenere che si consumano ... a boccate.
    Con tutte le allusioni che potete immaginare.
    Senza andare fino a quel punto ho chiesto a Silvia di fumare per me, di farlo in differenti circostanze e se possibile di essere il più sensuale possibile, simulando, è ovvio, e alludendo.
    Era dicembre e al mattino nevicava abbastanza copiosamente.
    Lei prima vestita e poi via via meno vestita, davanti al finestrone spalancato da cui far uscire il fumo.

    il bianco e nero per avere omogeneità di resa tra fumo e fiocchi di neve

    completo di foggia maschile
    poi topless



    quelli che vedete dietro di lei sono fiocchi di neve.
    Temperatura come capirete, pari a zero.
    Ma una ragazza estone temprata dai climi del Baltico resiste a questo e ad altro ....
     
    Altra pausa, differente outfit


    sempre più sexy
    Pausa pranzo ed esce il sole. In esterni

    qui la Z7 con il Nikkor 105/1.4E suo solito compagno di giochi. Il mondo che sfuma e resta solo lei .. che fuma.
    Nuova sessione del pomeriggio.
    Lei seduta sul sedile posteriore della mia auto. Che fuma impellicciata.


    durante il set successivo, pausa

    poi con i mutandoni della nonna

     

    tutte le foto - tranne quelle in esterni - sono state con la Z6 in luce disponibile con il meraviglioso Nikkor Z 24-70/2.8 S.
    Io mi sono divertito tanto, Silvia ha avuto le sue pause fumanti. E le foto mi pare che siano venute bene, molto efficaci, senza ombra di dubbio
     
    la ricetta è una donna sexy. un pò di iniziativa, niente paura di provare. E schede di memoria molto capienti !
    Ecco la galleria dove ho caricato altre foto.
    Grazie sentite a Silvia, oramai mia modella ideale. E naturalmente alle mie Z che mi consentono piena libertà di azione tenendomi sempre d'occhio ... gli occhi della modella che ho davanti senza che io debba nemmeno pensarci ...
  9. MM!
    Durante queste feste 2018 ho la casa piena di apparecchiature nuove.
    Materiale audio - di cui parlo su un altro sito  - e fotografico.
    Le due Nikon Z con i loro tre nuovi obiettivi Nikkor Z

    i Sigma Art 40/1.4 e 14-24/2.8 che uso su Nikon D850

    e il Sigma C 56/1.4 per Sony APS-C.
    Sistemi diversi con potenzialità diverse che mi stanno facendo riflettere sulle mie scelte presenti e future.
    Alcune in effetti già fatte, con decisioni ben maturate e consolidate.
    Non si tratta di semplice voglia di possesso - in fotografia conservo con me solo quello che utilizzo, ho veramente pochi vecchi cimeli in casa, tutti i valore veniale minimo - ma di considerazioni sul futuro.
    "Sebbene Nikon presenterà nuove e più perfezionate reflex digitali, per me le attuali rappresentano il massimo dello sviluppo pratico.
    Non acquisterò le prossime reflex Nikon, facilmente ricomprerò la D500 perchè mi serve. Ma nessuna nuova reflex, mai più."
    Ho anche definito quello che sarà il corredo di ottiche da reflex che resterà con me.
    Recentemente ho venduto - un pò a malincuore - tre Sigma Art, il 35, il 50 e il 24-105/4. Ho anche ceduto per fine carriera il Nikon 60/2.8G.
    Tutti sostituiti da obiettivi Nikon Z per mirrorless.
    Penso che le ottiche da reflex - come le reflex stesse - abbiano raggiunto con le ultime proposte i limiti estremi dello sviluppo. Sviluppo che si è dovuto confrontare per decenni con il tiraggio lungo e il bocchettone stretto (parlo di Nikon, ovviamente), facendo crescere le dimensioni degli obiettivi oltre il normale, per permettere prestazioni di valore.
    Gli Zeiss Otus hanno aperto la strada al gigantismo seguito da Sigma nella sua serie d'eccellenza.
    Gli ultimi Sigma 105/1.4 E 40/1.4 rappresentano l'estremo ultimo in questo senso.
    Entrambi hanno prestazioni fantastiche, anche nei confronti dei primi Sigma Art (il 40/1.4 si beve l'ovetto a colazione, sulla lente anteriore dei 35 e 50 Art; il 105 se ne infischia di tutti quanti).
    Ma hanno anche proporzioni che li tolgono dal senso comune della pratica fotografica di tutti i giorni.
    Fantastici ma scomodi come una Bentley a passo lungo ... se usata nei giorni feriali !
    Una tendenza seguita più o meno da tutti, Nikon compresa. Ma comunque insufficiente a coprire il gap con quanto possibile su una differente categoria di macchine, con tiraggio corto e cortissimo, e bocchettone più largo
    (le mirrorless, Nikon Z per intenderci).
    In sola controtendenza i Nikon Phase Fresnel, che con pochi compromessi, consentono pesi ed ingombri compatibili con borne normali (paradossalmente è più facile pensare al 500/5.6 PF che al Sigma 105/1.4 Art ...).
    Ma comunque anche loro vincolati dai limiti di autofocus delle reflex.
    I teleobiettivi Nikon PF consentono buone prestazioni in pesi ed ingombri contenuti. Ma risentono comunque dei limiti di autofocus (tarature, concentrazione dei punti AF in centro) delle reflex.
    Tanto che, potenzialmente almeno per il momento - sembrano più pensati per le mirrorless !
    La prova dei primi tre obiettivi Nikon Z mi ha convinto definitivamente (ma già io avevo l'esperienza dei sistemi Fujifilm e Sony, lato ottiche) che il nuovo attacco, solo il nuovo attacco, permetterà incrementi di prestazioni evidenti.
    Ecco che le mie scelte sono orientate oramai in questa direzione.
    Ho dismesso praticamente tutti gli obiettivi sotto alla focale 85mm per reflex, per sostituirli con quelli da mirrorless.
    Sigma 35, 50 e 24-105/4 per Nikon Z equivalenti. Persino il 24-70/4 che all'inizio trascuravo - ma è un sentiment comune per me verso TUTTI i 24-70 di tutti i marchi e tipi - è risultato vincente.
    E con quello sostituisco anche il vecchio Micro-Nikkor 60/2.8G, mai aggiornato né da Nikon né da altri (Sigma ne ha fatto uno nuovo ma ... sostanzialmente da mirrorless).
    Ed ho tenuto solo i teleobiettivi.
    Nel prossimo futuro ?
    Ecco, andiamo al punto.
    Reflex : Nikon D5, Nikon D850, Nikon D500. Perfetto mix per struttura, costruzione, durata, autonomia, robustezza, capacità dell'autofocus.
    La D850 non all'altezza delle altre due per autofocus dinamico ma superiore ad entrambe le altre per gamma dinamica e risoluzione a bassi iso.
    Obiettivi : Sigma 135/1.8, Sigma 500/4, Nikon 300/4PF, Nikon 500/5.6PF, Nikon 70-200/2.8E FL
    niente altro (con l'85/1.4 Art trattenuto in attesa del Nikon 85/1.8 pe Nikon Z). Unica porta aperta ad un - peraltro mai ventilato ma possibile - Nikon 400/4 PF compatto ma più prestazionale degli altri due già in mio possesso.
    Per il resto mirrorless. In primis gli obiettivi, a tendere sempre più FTZ-FREE
    ai 24-70/4S e 50/1.8S già nella mia borsa, aggiungerò in futuro facilmente gli altri f/1.8, principalmente 85 ma magari anche 35 e 20. Difficilmente altri zoom, salvo che ... con il Nikon Z 70-200/2.8 S Nikon non presenti anche un corpo nuovo, di fascia professionale, idealmente una D5/D500 mirrorless.
    Al di là delle potenzialità di mirino elettronico e autofocus a tutto frame già presenti nelle Nikon Z6 e Nikon Z7, è di tutta evidenza che tutto lo sforzo di Nikon in termini progettuali nelle mirrorless è tutto da venire
    sinceramente la Z7 resterà la mia "mirrorless" da borsetta, ideale compagna della D850 di cui compendia ed estende le prestazioni.
    Ma è con una nuova generazione di mirrorless potenti, robuste, ragionevolmente dimensionate e con prestazioni a tutto tondo superiori a quelle delle reflex che vedremo completarsi lo sviluppo dei sistemi mirrorless di Nikon.
    Idealmente io attendo una evoluzione in fascia professionale della Nikon Z6 come mia prossima macchina principale, capace di mettere a riposo l'inossidabile Nikon D5
    Per quella farò uno sforzo adeguato. Anche in termini di ottiche.
    Immagino una nuova generazione di obiettivi superluminosi f/1.2 o anche oltre, capaci di prestazioni al di sopra di ogni aspettativa.
    Con un corpo professionale, con 15-20 scatti al secondo in totale silenzio e - requisito di base - con un autofocus in condizioni dinamiche allo stato dell'arte, superiore anche a quello della Nikon D5, probabilmente mi scrollerò definitivamente di dosso il retaggio reflex dello scorso secolo.
    Le mie scelte sono già orientate. Zero investimenti per reflex, tutto rivolto al mirrorless ma solo a condizione che Nikon si lasci alle spalle il "piccolo è bello" e diventi anche in campo mirrorless il riferimento di mercato.
  10. MM!
    Dopo un anno di fatiche Zetiste, decine di articoli, centinaia di migliaia di scatti (letteralmente), migliaia di interventi su Nikonland, tante, tante soddisfazioni e anche qualche incidente di percorso, sono esausto.
    Per cui mi ritiro nella mia casettina fino a quando finiranno le provviste, e comunque fino a primavera.
    I miei vicini saranno l'orso Yoghi con i suoi cestini della merenda e Gollum con il suo tessoro (il Noct 58/0.95, naturalmente)
    Quindi fotocamere in vetrina e niente foto per almeno 5 o 6 mesi.
    Qualche articoletto ogni tanto, piuttosto recensioni di buona musica su VariazioniGoldberg.it
     Au revoir.
     
  11. MM!
    fosse sfuggito, lo ricordo. Siete su Nikonland, la casa italiana dei nikonisti.
    Nikonland si occupa di tutto ciò che ruota attorno al mondo Nikon.
    Oggi, ieri, domani, sempre.
    It's a Nikon, it's an ... icon
    non è uno slogan, è un modo di essere.
    Nikon come retaggio storico



    Nikon come presente

    glorie di oggetti irraggiungibili ma che ancora oggi possono dire la loro

    ma anche straordinari strumenti fotografici che, pur a prezzo di qualche sacrificio, molti di noi hanno potuto usare o usano correntemente

    un sito come il nostro è nato con lo scopo di favorire lo scambio di opinioni, di esperienze ma anche semplicemente di conoscenze, di ricordi, di racconti personali, aventi come fulcro, centro, scopo, Nikon.
    Non è una questione di tifoseria, c'è il pieno rispetto per ogni altro produttore fotografico al mondo. Ma altro non è il nostro, il nostro è Nikon.
    Per questo vi ricordo che questo sito si chiama Nikonland, la terra di Nikon.
    Chiunque è bene accetto. Purchè si ricordi di essere nikonista.
    Dicendo qualche cosa di Nikonista agli altri.
    Ogni giorno. Secondo quello che sa o che può.
    Niente di più ma nemmeno nulla di meno.
    Excelsior !
    _______________________________________
    Il Sorridente
  12. MM!
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/orchestrale/adam-fischer-mahler-third-r109/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/strumentale/bavouzet-suona-schumann-r97/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/cameristica/bartók-i-quartetti-per-archi-quartetto-diotima-r98/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/vocale-e-corale/bach-cantate-4-79-80-collegium-vocale-gent-herreweghe-r108/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/novità-dellanno/disco-dellanno-2018-r107/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/cameristica/andreas-ottensamer-e-yuja-wang-blue-hour-r106/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/vocale-e-corale/schumann-christian-gerhaher-r99/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/orchestrale/vasily-petrenko-elgar-r105/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/operistica/wolf-ferrari-il-segreto-di-susanna-r104/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/cameristica/vierne-franck-sonate-per-violino-alina-ibragimova-r96/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/guide-allascolto/versus-i-confronti/joachim-e-brahms-concerti-per-violino-a-confronto-r103/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/audio/convertitore-matrix-audio-mini-i-pro-2s-r102/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/strumentale/bach-in-bologna-mauro-valli-r101/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/cameristica/tasmin-little-ethel-smyth-amy-beach-clara-schumann-r100/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/vocale-e-corale/girolamo-frescobaldi-organ-works-e-motets-lorenzo-ghielmila-divina-armonia-r93/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/orchestrale/bertrand-chamayou-saint-saëns-concerti-e-opere-per-piano-r57/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/vocale-e-corale/mio-caro-handel-simone-kermes-r89/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/strumentale/bach-partite-su-corale-bwv-766-768-e-770-stephen-farr-r88/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/cameristica/bach-variations-on-variations-rinaldo-alessandrini-r87/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/cameristica/suite-italienne-francesca-dego-francesca-leonardi-r86/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/orchestrale/mahler-sinfonia-n-6-currentzis-r69/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/orchestrale/beethoven-e-strauss-pso-honeck-caballero-r64/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/vocale-e-corale/the-gasparini-album-r85/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/strumentale/jan-lisiecki-mendelssohn-r84/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/cameristica/deux-r83/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/strumentale/chopin-opp55-58-maurizio-pollini-r80/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/cameristica/schubert-quartetti-per-archi-n14-e-n9-r75/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/vocale-e-corale/voglio-cantar-r79/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/strumentale/hereford-experience-r78/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/strumentale/berlioz-sinfonia-fantastica-trascrizione-per-pianoforte-vis-a-vis-r77/
    https://www.variazionigoldberg.it/index.php?/articles.html/recensioni/strumentale/yuja-wang-dal-vivo-a-berlino-r74/
  13. MM!
    C'è chi si compra oggi una nuova fotocamera e tempo 10 giorni sfiora i 20.000 scatti (io, per esempio), chi si compra una nuova fotocamera per poi rivenderla a primavera come nuova con 200-300 scatti.
    Chi sogna uno zoom 180-400/4 con teleconverter incorporato e quando questo viene presentato cambia sistema, si accontenta di meno e sta in lista di attesa per un obiettivo annunciato un anno fa e che ancora manca nelle consegne.
    Chi si compra una Ferrari e la usa per girare attorno all'isolato di casa sua una volta a settimana.
    Chi con il suo diesel ci farebbe un milione di chilometri se non fosse che la Regione Lombardia ha vietato la circolazione a tutti i diesel senza FAP ....
    Chi sbava per la Sony Alpha 9 ma non ha i soldi per comperarla, chi si comprerebbe la Nikon D5 ma poi ci farebbe panorami.
    Chi ha perso l'ispirazione, chi ha sempre fatto foto di merda anche con l'Hasselblad, chi deve comprare sempre un hard-disk nuovo per incrementare lo spazio dei suoi NAS per depositare le migliaia di foto che fa ogni settimana.
    E chi l'ultima volta che ha caricato la batteria, l'ha fatto solo perchè è meglio conservara la macchina con la batteria mezza carica, mai del tutto scarica.
    E intanto provare se la vecchia D700 ancora funziona.
    C'è anche chi farebbe, andrebbe, fotograferebbe, se solo avesse quella cosina lì che ancora non ha.
    Perchè non c'è. O perchè è di un marchio non compatibile con il suo. O perchè costa troppo, o perchè è troppo o perchè ....
    ... parlate, sfogatevi, votate il sondaggio e spiegatevi bene. Costa solo 5 centesimi di dollaro, The Doctor is always in e non patirete quanto Keira Knightley in A dangerous Method 

     
     
     
  14. MM!
    L'estrazione della radice quadrata con il metodo Bombelli é un sistema manuale, algebrico, basato sui numeri interi.
    Molto semplice, si può fare a mano.
    E' uno dei primi algoritmi moderni che porta ad un risultato preciso e non per oscillazioni o convergenze.

    Me l'hanno insegnato alle scuole medie, l'ho subito dimenticato perchè subito dopo ho iniziato a programmare calcolatori intelligenti.
    Ma mi è rimasto impresso il metodo, molto pratico, vista l'epoca del sistema (intorno alla metà del 500).
    In estrema sintesi si calcola per passi successivi, riportando a semplici moltiplicazioni e differenze il calcolo e non richiede alcuna nozione di geometria analitica (su cui invece si basano i metodi più sofisticati e rapidi impostati successivamente).
    Può essere utile anche per apprendere i rudimenti di un algoritmo ripetitivo e può essere facilmente "insegnato" ad un computer riportandone il metodo, se vogliamo per esempio verificare la precisione di calcolo di un sistema decimale.
    Prendiamo un numero casuale a base 10 di cui vogliamo estrarre la radice quadrata.
    Per esempio :
    5362451
    lo spezziamo in doppie cifre partendo dalle unità :
    5'36'24'51
    prendiamo le prime due cifre da sinistra :
    5
    il metodo consiste nel trovare il numero più grande contenuto in questa cifra che venga calcolato dalla formula d*(20*x+d) con d un numero in progressione successiva 1-2-3-4... ed x pari al risultato parziale della radice quadrata che stiamo calcolando.
    Applichiamo la formula :
    1*(20*0+1)=1  ' al primo passaggio il risultato parziale è ovviamente 0
    il numero 1 è inferiore a 5, proseguiamo :
    2*(20*0+2)=4  
    il numero 4 è inferiore a 5, proseguiamo :
    3*(20*0+3)=9
    il numero 9 è superiore a 5, quindi torniamo al punto precedente. Il risultato parziale è  2 
    sottraiamo dalla nostra cifra il risultato della formula : 5-4 =1
    Quindi il resto è 1, lo riportiamo sotto :
    1
    abbassiamo le successive 2 cifre del numero di cui stiamo estraendo la radice quadrata :
    136
    riapplichiamo la formula :
    1*(20*2+1)=41 ' il numero 41 è inferiore a 136, reiteriamo
    2*(20*2+2)=84 ' il numero 84 è inferiore a 136, reiteriamo
    3*(20*2+3)=129 ' il numero 129 è inferiore a 136, potremmo reiterare ma è evidente che arriveremmo ad un numero superiore a 136, quindi il risultato parziale è 3 che si va ad accodare al 2 già trovato, quindi 23
    sottraiamo dalla nostra cifra 136 il risultato della formula : 136-129 =7
    Quindi il resto è 7, lo riportiamo sotto e stacchiamo le successive 2 cifre del numero di cui vogliamo estrarre la radice quadrata :
    724
    riapplichiamo la formula :
    1*(20*23+1)=461 ' il numero 461 è inferiore a 724, reiteriamo
    2*(20*23+2)= 924 ' il numero 924 che è superiore a 724, quindi il risultato parziale è 1 che si va ad accodare a 23. Abbiamo quindi un risultato parziale complessivo di : 231
    proseguiamo, ricavando il resto dell'operazione, sottraiamo qundi 461 da 724 = 263, stacchiamo poi le ultime due cifre del numero di cui stiamo estraendo la radice quadrata, cioé 51
    26351
    riapplichiamo la formula :
    1*(20*231+1)=4621  ' il numero 461 è inferiore a 724, reiteriamo
    .................................
    5*(20*231+5)= 23125 ' che è l'ultimo numero inferiore a 26351 ricavabile con la nostra formula. Quindi l'ultima cifra intera della nostra radice quadrata è 5 che in coda a 231 ci porta a 2315
    volendo proseguire con i decimali, basterà ricavare il resto della differenza tra 26351 e 23125 che è pari a 3226, ci mancano le cifre ed aggiungiamo semplicemente due zeri in coda :
    322600
    riapplichiamo la formula :
    1*(20*2315+1)=46301  ' il numero 461 è inferiore a 322600, reiteriamo
    semplificando verifichiamo che il moltiplicatore massimo è pari a 322600/(20*2315) = 6.
    Applicando 6 alla formula avremo :
    6*(20*2315+6)=277836 ' quindi il risultato parziale è 6 che accodato a 2315 ci dà : 2315,6
    il resto di 322600-277839= 44764, aggiungiamo altre due cifre decimali :
    4476400
    riapplichiamo la formula :
    1*(20*23156+1)=463121  ' il numero 463121 è inferiore a 4476400, reiteriamo
    semplificando verifichiamo che il moltiplicatore massimo è pari a 4476400/(20*23156) = 9.
    Applicando 9 alla formula avremo :
    9*(20*23156+9)=4168161
    quindi il risultato parziale alla seconda cifra decimale è 2315,69
    ...
    potremmo continuare con questo algoritmo ad libitum ottenendo tutte le cifre decimali che vogliamo, in modo assolutamente infallibile, conservando un resto finale sempre assolutamente preciso, quanto una calcolatrice non potrà mai fare  verificate se vi va ...
  15. MM!
    Chiunque può imparare a suonare il violino. E' solo una questione di applicazione e di attitudine.
    Oggi uno studente può cominciare da bambino con uno strumento industriale come questo che si trova su Ebay o Amazon a 69 euro

    compreso di archetto, custodia e colofonia (la pece per l'archetto : magari un pò essiccata !).
    Il suono non è importante, purchè suoni e lo studenti si applichi. La mamma non si deve svenare e se poi il bambino non vuole proseguire negli studi, poco importa, quel violino resterà come elemento d'arredamento.
    Ma per suonare bene sia a livello amatoria che professionale, la qualità dello strumento comincia a diventare importante.
    Sia per il suono - è ovvio, è l'aspettativa più comune - che, soprattutto per la sua durata, tenuta nel tempo, affidabilità.
    Si, perchè se si suona in pubblico non ci si può permettere che lo strumento ... faccia cilecca nel momento migliore.
    L'investimento ovviamente sale ma mi sembra pacifico che un violinista che ha investito anni del suo tempo nello studio della musica e dell'arte di suonare il violino voglia almeno valorizzare i suoi sforzi.

    Questo è un violino professionale Piccaglini di Cremona del 1925 (detto violino rosso). Ben restaurato lo si può comperare per una cifra tutto sommato contenuta (in questo caso credo 8500 euro + IVA).
    Ci sono strumenti professionali per tutte le tasche, si può salire anche a 50-100.000 euro a seconda dei casi. Sono cifre importanti ma allineate alle prestazioni, alla cura con cui sono costruiti (e mantenuti nel tempo).
    Il bello di un violino è che pur nella sua fragilità, dura secoli se tenuto bene. Specialmente da quando si usano dettagli e accessori aggiornati nei materiali (corde e parti dure).
    Il violino professionale consente ad un violinista di assolvere ai suoi impegni quotidiani, anche in una grande orchestra e di guadagnarsi i suoi compensi. Si potrebbe anche fare con uno strumento amatoriale ma non si passerebbe nemmeno il casting e non si otterrebbe l'ingaggio.
    Però ci sono professionisti e professionisti. Ci sono violini di fila e ci sono solisti.
    Un grande violinista può esprimere un suono differente a seconda della partitura che interpreta sfruttando al meglio il SUO strumento.
    Ogni grande concertista ha il suo violino d'elezione, con cui ha un rapporto d'amore. Il suo valore sale oltre il ragionevole, ma c'è diretta relazione tra il suono e il suo valore effettivo, non venale.

    lo Stradivari nero Leclair
    E quello strumento porta chi lo suona a diventare il violinista che è, perchè il suo suono diventa unico mano a mano che arriva a comprenderlo

    la superstar del violino Janine Jansen non suona uno Stradivari, suona lo Stradivari "Barrere" del 1727 qui fotografata mentre suona il concerto di Britten
    Io adoro Janine, il suo suono è inconfondibile. Il suono del suo Stradivari è unico, va oltre l'immaginabile. Ogni sua registrazione supera le aspettative, mi commuove, mi fa lacrimare.
    La più grande violinistra del nostro tempo e il suo inestimabile Stradivari.
    Insomma, c'è il violino da studio con cui si cresce, c'è il violino professionale con cui si lavora, c'è il violino da concerto con cui si esprime un bel suono sul palcoscenico, c'è il violino unico ed eccezionale la cui firma caratterizza l'interpretazione di un grande violinista.
    La differenza c'è, si vede, si sente. Eccome se si sente.

    ancora Janine Jansen e il suo Stradivari Barrere, mentre prova il Concerto per Violino di Chaikovsky
  16. MM!
    La compro perchè costa poco, oppure non la compro perchè costa tanto ?
     
    Si leggono spesso frasi di questo tipo :
    - quella fotocamera costa troppo
    - oppure, ho comprato il tal zoom 28-75 f/4.5-5.6 perchè l'ho pagato una stupidata
    - deciderò se comprare la tal Nikon confrontandola con il prezzo di prodotti concorrenti
    - quanto costa quel prosciutto cotto ? Si ? Me ne faccia 4 etti.

    - cos'è quello, prosciutto di San Daniele ? Eh, lo so, è buono ma costa troppo. Con quello che costa mi compro mezzo chilo di mortadella. Ha lo stesso sapore ? No, è pure salatissima. Però se ne compro due etti risparmio 6 euro !
    Come se tutto finisse per limitarsi ad un valore solo, il costo.
    Io, per esempio, questa macchina qui non la compro solo perchè non ho i soldi, non perchè costa troppo. Perché se avessi il milioncino che ci vuole per comprarla, la pazzia la farei oggi pomeriggio (attendendo quei 24 mesi di rito che un ferrarista deve attendere per averla !)

    non ho esitato un istante a comperare il 500mm f/5.6E PF, perchè mi serve e perchè so che mi cambierà - fotograficamente - la vita.
    Costa poco ? No. Costa il giusto ? Non lo so, è certo che non ce n'é un altro sul mercato.
    Nikon chiede quel prezzo, per me è indispensabile. L'ho comprato e ci ho già fatto un quindicina di migliaia di scatti.
    Avrei potuto aspettare tre anni per comparlo a meno. Si, certo. Per la Ferrari FXX-K non basterebbero 15 vite come la mia.
    Resta il fatto che il 500mm, pur avendo fatto uno sforzo per comprarlo, ce l'ho già da un mese, della Ferrari mi dovrò accontentare del modellino in scala 1/18 per Natale.
    Perché costa poco ? No, perchè il modellino, almeno, me lo posso permettere !
    Comprare una Nikon D500 solo perchè costa poco ?
    Certo ma solo se mi serve (tipo una D500 in primavera, ad un prezzo di un terzo di quanto l'ho pagata appena uscita tre anni prima).
    Perchè ? Perchè con il 500mm la D500 è meglio di ogni teleconverter. E oramai non costa più di un teleconverter ...

    Ho fatto male a pagarla 2000 euro nell'aprile del 2016 ? Ma certamente no, in quel momento mi serviva e in un anno ho fatto 45.000 scatti o più.
    Adesso mi serve di nuovo e la compro al prezzo di mercato.
    Comprare una fotocamera m4/3 perchè la si trova usata a poco e poi finire per non usarla perchè non è adeguata alle mie necessità ?
    Bah, ognuno spende i soldi suoi come crede ma io credo sarebbe più ragionevole comprare una cosa se effettivamente serve, non perchè è un affare.
    Un apparecchio fotografico che costa poco, raramente diventa un affare in caso di rivendita !
    Non comprare una cosa che serve perchè costa troppo ?
    Ognuno si faccia i conti i tasca sua, in base alle priorità del suo bilancio familiare.
    Ma se  una cosa è necessaria - ragionevolmente parlando come si dovrebbe fare quando si parla di oggetti della propria passione e quindi non di capitale importanza -  allora il suo prezzo diventa una variabile subordinata.
    Se non avessi avuto i soldi per comprare il 500mm oggi, avrei fatto un "debituccio", oppure avrei risparmiato per comperarlo appena avessi potuto.
    Sarebbe diventato più economico ? Magari si, un pò, ma non è per quello che avrei dovuto attendere, né l'avrei comprato perchè più economico. Ma perchè intanto non sarebbe cambiato il bisogno sottostante.
    Comprare una cosa differente da quella che mi serve realmente e che soddisfa esattamente le mie necessità perchè, sul mercato, ce n'è un'altra, vagamente simile che costa di meno ? (tipo, che so, una Sony al posto della mia Nikon ?).
    Ma, dico, non puoi parlare sul serio ! Piuttosto niente !
     
    PS : io, poi, certe cose le compro appena posso, perchè tra un anno o tra sei, potrei non essere più in grado di comprarle, o peggio, di utilizzarle
  17. MM!
    Lo compro perchè costa poco, o la compro perchè mi serve ?
    Naturalmente se uno ne ha tanti, è liberissimo di spenderli come vuole. Di fare opere benefiche o di fare come quelli della pubblicità della Dacia Duster che dicono al venditore della concessionaria "ma noi volevamo spendere molto di più !".
    Quindi uno può benissimo comprarsi oggi un Nikkor S 50/1.4 o un 58mm f/1.4 del 1962 se gli piace (e ne avrebbe motivo, sono due obiettivi esteticamente bellissimi pur avendo circa la mia età ! Io purtroppo sto invecchiando molto peggio ... SOB).
    Cimeli fotografici, soprammobili, oggetti da collezione. Ce ne sono per tutte le borse e per tutte le voglie.

    Ma se parliamo di materiale fotografico "da uso" come scrive sempre Watanabe nelle sue offerte su Newoldcamera, non è sempre così.
    E quindi capita che un orribile, plasticoso e poco affascinante Nikon 28-105 f/3.5-4.5D

    che si trova, ovviamente solo usato intorno ai 150 euro, possa diventare un ottimo trans-standard da ritratto, per le sue caratteristiche di morbidezza e di resa della pelle dei soggetti, del tutto controcorrente con il contrasto e il microdettaglio esibito dagli obiettivi da ritratto moderni, quelli da 1500 euro, per intenderci.
    Per pochi soldi di più si può trovare un "luminoso" Nikon 35-70/2.8 a pompa, come questo :

    io ve lo sconsiglio, ma se vi piace il brivido dell'affare che capovolto zooma da solo e nelle cui intercapedini si vanno ad annidare polveri e muffe così pertinaci da compromettere il trattamento interno delle lenti con conseguente alone e opacizzazione visibili sia ad occhio nudo che nelle foto, fate pure. C'è chi per il vintage cheap finisce per spendere dei capitali.
    Io non ho realmente bisogno di uno zoom transtandard e posso farne a me ma c'è chi invece indulge in oggetti anche di minor valore di questo pur pregevole 35-70/2.8.
    C'è quello che comunemente viene chiamato, a torto, "cinquantino", il 50/1.8.
    Nikon ne ha prodotti tantissimi modelli, anche dichiaratamente della serie E (E per economico, non per eccellente).
    Il migliore dei quali è certamente l'ultimo, motorizzato ad ultrasuoni.

    non è il migliore dei 50mm possibili, ma si trova nuovo ben meno di 200 euro e usato a poco più del costo di una cena per due.
    Lo dobbiamo comprare perchè costa poco ?
    No, in generale non si compra una cosa perchè non costa molto, ma perchè ci serve. Il 50mm dovrebbe servire sempre. Ma se uno non sa servirsene o non lo riesce ad apprezzare, perchè acquistarlo ?
    In tema mi fotocamere digitali oggi c'è l'imbarazzo della scelta. Pezzi pregiati come la Nikon D2x che costava 14 anni fa 4500 euro, viene venduta a 250 euro.
    Ha un valore collezionistico ? Si, anche se non è un modello raro come una D810a per astronomia (!).
    Ma ha un valore fotografico ?
    Bah, io spendere meglio quei 250 euro piuttosto che su una fotocamera grossa, pesante che non riesce ad andare oltre i 200 ISO neanche a volerlo ...
    Per esempio una bella Nikon D7100 

    si trova usata a 350-400 euro (e nuova, fondo di magazzino a circa 700 euro) e permette di fare cose inimmaginabili con la Nikon D2x.
    Magari mettendoci davanti un Nikon 35/1.8G, che non offrirà il più bello sfuocato del mondo, ma è piccolo, leggero, veloce e costa circa 150 euro

    Potrei continuare così per giorni, parlando di veri affari e di pessimi affari.
    Ma lo scopo di questo mio pensiero è quello di ricordare che se si vuole usare con profitto uno strumento fotografico, il prezzo è certamente una componente importante, ma lo è sempre di più l'uso.
    Se uno ha bisogno di una cosa, deve cercare quella che gli serve realmente, non comprare una cosa differente, perchè la trova a poco prezzo.
    Per esempio, non costa pochissimo ma non costa nemmeno troppo. E rispetto a TUTTI i suoi predecessori è un signor tele-zoom :

    l'ultimo Nikon 70-300 AF-P si mangia anche certi 80-200  costa sui 550-600 euro ma ne vale di più.
    E certamente, se uno scende a certe focali che per me sono abissali, il nuovo Nikon 10-20VR non teme rivali :

    ma a me non serve assolutamente, quindi anche se costa meno di una scheda di memoria da 128 GB, perchè dovrei comprarlo ?

  18. MM!
    Oramai 35 anni fa, compravo la mia prima reflex.
    Ero totalmente digiuno di fotografia ma avevo già deciso che avrei comprato la macchina insieme ad un obiettivo normale e luminoso.
    Mi ero documentato approfonditamente.
    Il negoziante mi propose una scelta tra Olympus e Nikon, con vari Zuiko e Nikkor, suggerendomi di acquistare uno zoom, qualche cosa tipo 35-70mm.
    Ma io fermo nei miei propositi, una volta visto il Nikkor 50/1.4 Ais, non lo ascoltai nemmeno di striscio.

    parliamo di tanti anni fa, quando ancora non c'erano gli smartphone multicamera con capacità di simulazione dell'effetto di profondità di campo .... !
    Sembrerà strano detto oggi, ma io ero cresciuto con le fotografie scattate con un Tessar 45/2.8 da mia padre e quella era la mia visione normale.
    Anzi, in verità, è ancora così oggi.
    Penso che potrei scattare anche solo ed esclusivamente con un 50mm, purchè luminoso e di qualità.
    All'epoca Nikon ne aveva in catalogo tre di luminosità differente, cui si potevano sommare anche il miracoloso Noct-Nikkor 58/1.2 e il compatto 45/2.8.
    Questo fu il mio primo ed unico "kit" e resta il mio unico "kit", perchè in epoche successive ho sempre e solamente acquistato corpi singoli, cui adattare la mia selezione di obiettivi, per lo più a focale fissa.
    I tempi cambiano, le tendenze anche. Il 50mm è sempre stato un obiettivo abbastanza economico per standard elevati, costoso invece se proposto con corpi macchina entry-level, decisamente di fascia inferiore rispetto alla mia Nikon FA.
    E quindi dopo i tentativi con obiettivi E, Nikon seguì la strada degli altri produttori, compresi gli universali Tamron e Vivitar, proponendo sempre più spesso zoom, di varie fascie. Sempre più in basso, fino a certi improponibili 28-80 venduti insieme ad altrettanto improponibili F50 ed F60.
    Una sceneggiata ripetuta con il digitale, sia in epoca APS-C, che full-frame.
    Oggi il kit è essenzialmente quello della macchina con annesso zoom 24-XXX o equivalente, sempre ad apertura variabile, spesso di un improbabile f4-f5.6
    E se questo può anche essere passabile per kit di primo equipaggiamento dove fa premio solamente il basso prezzo di acquisto (specie se comprato online, in liquidazione, perchè fondo di magazzino di modelli usciti di produzione), la prassi si estende anche a modelli di fascia più alta, se non altissima, come la Nikon D850 che solo corpo costa circa 3.500 euro.
    C'è la scusa della flessibilità, c'è quella di offrire in un pezzo solo "quasi" un intero corredo. Ovviamente il discorso non è limitato a Nikon ma coinvolge tutti i produttori di ogni fascia. Compresa Leica con la sua SL.
    Ok, nulla di male in fondo, se l'acquirente trova conveniente comprare in kit corpo più ottica ad un prezzo vantaggioso e magari in casa non altro.
    Ma perchè limitare a quella sola scelta dello zoom trans-standard ?
    Come dite ? C'è anche il kittone con due zoom, uno corto e uno tele.
    Stesso discorso nell'ottica di spendere il meno possibile e possibilmente ... comprare due schifezze anzichè una sola (!).
    Ma, per Bacco, per la Nikon Z7 che da sola costa praticamente 4000 euro, vogliamo fare una proposta più articolata ?
    Va bene il kit con il 24-70/4, conveniente e compatto. Va bene (a trovarlo) il kit con il solo FTZ per chi gli obiettivi li ha già delle sue reflex.
    Ma un paio di kit alternativi, previsti in fabbrica, con il corpo macchina e il 35/1.8, oppure al suo posto il 50/1.8, come era una volta ?
    Sarebbe un invito ad offrire migliore qualità, magari ad un prezzo più conveniente ?
    Oppure c'è l'idea delle case che l'acquirente sia incentivato ad acquistare lo zoom in kit e poi anche i due fissi separatamente ?
    E dagli anni prossimi, quando ci sarà una scelta più ampia di ottiche Nikon S cosa proporranno, sempre il 24-70/4 dell'esordio ?

    la nuova Nikon Z7 con il nuovissimo, anzi più che nuovo, anzi, non ancora disponibile Nikon 50/1.8 S.
    Insomma, io sono per il ripristino legale del kit corpo macchina con il 50mm !
  19. MM!
    Di Mauro Maratta
     
    Quando ho acquistato la mia prima reflex, oramai 35 anni fa, non avevo bene in mente chi e cosa fosse Nikon.
    L'ho scoperto in seguito, documentandomi.
    Fatto sta che la scelta tra Nikon e Olympus, i due modelli offertimi dal negoziante, fu facile.
    Da quel giorno è stato quasi un matrimonio, reso pieno e felice da un innumerevole numero di figlie femmine, tutte belle, efficienti, affidabili, potenti.
    Dopo quel giorno non sono mai stato senza almeno una reflex Nikon (in questo momento credo di averne 9 efficienti e un paio non in perfetta forma, di cui 3 sono quelle che uso correntemente) ed almeno un teleobiettivo Nikon.
    Che diluvi o ci sia il sole forte in cielo, anche per una intera giornata, zuppo come un pulcino o incapace di sedermi perchè gradoni e transenne sono roventi per il caldo, le mie Nikon stanno sempre con me.
    Centinaia di migliaia di scatti lo confermano. Un sodalizio sincero, sebbene qualche nuvola ci sia stata, come in tutte le unioni di questo mondo.
    In autodromo, a bordo campo, in studio o per strada. Con le auto da corsa che sfrecciando a pochi passi da me ci inondano di ghiaia e polvere o quando è necessario essere veloci e scostarsi perchè un giocatore lanciato verso la meta non ti può scansare anche se tu sei li con il tuo monopiedi e il tuo bel Nikkor 400mm F2.8 che cerchi di prendere l'ultimo scatto utile prima di toglierti dalla traiettoria.
    Nikon e Nikkor, soddisfazione intima dallo scatto fino allo sviluppo. Un fatto inspiegabile per chi non lo capisca da se.
    Azioni fatte a memoria, confidenza nel risultato sin dall'esposizione. Qualche cosa che con nessun altra è possibile allo stesso modo.
    Ecco perchè, non avrò mai altra reflex all'infuori di Nikon.
     
    Mauro Maratta, per il centenario di Nikon, 1917-2017.
     
     
    In autodromo a Monza, con la bella accoppiata formata da Nikon D500 e Nikkor 200-500/5.6, 2016
     



    acqua a catinella, la pioggia incessante non rallenta le auto e nemmeno la mia Nikon D500, forte di una potente memoria XQD da 128gigabyte e il suo buffer che non si riempie mai.


    e quando le condizioni cambiano, basta scrollare l'acqua con il taglio della mano e continuare a scattare in continuo.
     
    La Nikon D3 è stata la prima macchina digitale Nikon con cui ho ritrovato esattamente il feeling che avevo a pellicola con la gloriosa Nikon F5. Le due macchine che ho avuto hanno totalizzato quasi 300.000 scatti e sono ancora in azione in mano altrui.

    Nikon D3 e Nikkor 600/4 AF-S II
    F11, 1/1250'', ISO 900


    Nikon D3 e Nikkor 400/2.8 VR, F6.3, 1/1000'', ISO 200
     

    Nikon D3 e Nikkor 500/4 AF-I, F5, 1/1000'', ISO 200
    Monza, 27 agosto 2009
     
    La Nikon D4 non mi ha trasmesso la stessa passione e se ne è andata dopo pochi scatti.
    Forse anche perchè intanto erano arrivate altre macchine in grado di fare una parte del suo lavoro.
     

    Nikon D4 e Nikkor 400/2.8 VR, F2.8, 1/1000'', ISO 200
    Milano 2012
     
    Ma solo con la Nikon D5 il mio amore per Nikon è tornato all'apice. Se dovessi dire quali sono le due macchine Nikon che più ho amato, direi senza dubbi la meravigliosa Nikon D3x, ancora indimenticata, e l'attuale Nikon D5 che l'ha di fatto sostituita.

    Nikon D3x, Nikkor 70-200/2.8 VR II, Milano, settembre 2010

    Nikon D5, Nikkor 300/4E PF, la mia musa adorata. Un puro momento di gioia.
    Bibione, giugno 2016.
     
          
  20. MM!
    Confesso di essere un vero misantropo. Non per causa d'altri.
    Non è come per Alceste (il Misantropo di Moliere) che non crede negli uomini perchè é stato tradito.
    Sono proprio così. Uno dei giorni più tragici della mia vita è stato il 1° ottobre 1969, il primo giorno di scuola. Ricordo che non capivo cosa ci facessi là e perchè c'erano tutte quelle persone.
    Ma questa è un'altra storia, ne riparlerò magari in un altro blog quando finalmente terminerà definitivamente la scuola.
    Al contrario del mio rapporto con le persone (che non odio, ci mancherebbe, solo che per ogni minuto passato con persone fuori di casa mia, ho bisogno di passare un numero congruo di minuti al sicuro tra le mie cose).
    Dicevo che diversamente, il mio sodalizio con i cani è una cosa che trascende ogni considerazione. Va oltre le parole, oltre ciò che si può confessare. Nella realtà é un rapporto ineffabile.
    Sono sempre stati i miei veri amici, i miei compagni di ogni attività, ogni giorno, da che mi ricordo.
    Nove anni fa, era un momento difficile. C'era stato da pochissimo un passaggio generazionale in casa, molto doloroso e anche i cani di casa si avvicinavano al momento di godersi il meritato riposo.
    Arthur, il primo Jack Russell Terrier della mia vita, comprese fin dal primo momento che doveva cambiare le cose.
    Riempì la vita dei vecchi cani (che ci accompagnarono solo per pochi altri anni) costringendoli a tornare a giocare e anche delle persone, specie di mia madre, rimasta improvvisamente sola in casa per la prima volta in vita sua.

    Arthur modello, a sei mesi
    Arthur correva tutto il giorno. Giocava. Anzi, no, combatteva con le palle.
    Ne aveva una enorme collezione che teneva rigorosamente inventariata sotto il letto. Guai se gliene mancava una. Riusciva a ritrovarla in pochissimo tempo dopo aver rovistato ovunque, spostato porte, cuscini, smontato letti.
    In quel periodo lavoravo a Bologna e quando tornavo, al venerdì, impazzito di gioia saltava ovunque, inarrestabile, per manifestarmi quanto gli ero mancato.
    Dormiva sul mio petto quando io guardavo il Gran Premio. Anche quello del Giappone o dell'Australia di mattino presto.
    Abbaiava come un cane grande, riconoscendo se stava arrivando BRT o GLS (capirete il viavai di corrieri che c'è sempre in casa mia).
    Assalendo senza tema quelli neri, per i quali non ha avuto mai una grande confidenza. Non per razzismo, solo che non gli andavano troppo a genio, come al sottoscritto.
    Quando poteva, scappava dal cancelletto per andare dall'altro lato della strada a lasciare il suo segno, di monito ai tanti cani della via che si avventuravano con i padroni dalla nostra parte.
    Morto il vecchio terrier bianco a 16 anni,  il vecchio Fritz e il vecchio Sean non erano mai stati dei gran giocherelloni e lo guardavano seriosi.
    Così gli procurai altri due fratellini della sua taglia. Con i quali condivideva i giochi ma mai le sue palline. Anche quando quelli cercavano di rubargliele.
     
    Arthur insegna al suo piccolo amico Blakey, come si gioca, ma guaio se si prendeva una della sue palline !
    Ma è sempre stato lui il capo naturale. Quello che chiamava gli altri per uscire a giocare. O chiamava me quando era il momento di rientrare.
    Un capo, no, un vero Re, un Re bretone, che faceva onore al suo nome, o un re vichingo, indomabile, dal primo giorno in cui l'ho scelto a prima vista tra i suoi fratelli.
    Ad oggi.












     
    Indomabile anche nella difficoltà, quando un fa anno gli è stata diagnosticata una malattia incurabile.
    Con pazienza lo abbiamo accudito e lui ci ha ricambiato con una forza d'animo inimitabile, se non per un capo vichingo, pur sentendo che giorno dopo giorno gli mancavano le forze.
    Trascinandosi fino agli ultimi giorni, sempre con una pallina in bocca, anche a rischio di cadere a terra sfinito, per riprendere fiato.
    Abbiamo cercato di dargli almeno una parte dell'amore incondizionato che ha mostrato ogni giorno della sua vita per ognuno di noi.
    Di ricompensarlo per il ruolo guida e per averci aiutati ad andare avanti in momenti difficili, dandoci l'esempio delle cose che contano.
    11 pollici di altezza, 8 chili di peso. Ma la forza di un gigante.
    Ci ha lasciati oggi alle 13:08, avrebbe compiuto 9 anni il 24 di ottobre, dopo due settimane di infermità cui si è opposto con ogni fibra della sua sconfinata forza d'animo, nell'ultima battaglia, contro forze purtroppo soverchianti.
    Forse vi sembrerà retorico quello che sto scrivendo ma per la prima volta in vita mia, pur provando un dolore inconsolabile provo allo stesso tempo la stessa gioia che provava lui vedendomi tornare a casa dal lavoro.
    Ho sepolto decine di cani, ho sofferto ma oggi è veramente un giorno indimenticabile come lo è stata tutta la sua vita.
    Arthur, è stato un privilegio conoscerti e vivere con te. In tuo onore stanno suonando le fanfare della Royal Fireworks di Handel.
    Sono sicuro che dove sei ora sei già il capo.
    Conto di venirti a cercare quando sarà il momento. Aspettami.

    Arthur I, 24 ottobre 2009 - 30 settembre 2018. Il suo ultimo viaggio verso il regno degli eroi non poteva cominciare senza le sue palline preferite che certo non poteva lasciare incustodite.
  21. MM!
    Qualcuno già lo sa, io sono appassionato di automobili.
    A 4 anni avevo una spider rossa a pedali, con i tergicristalli e i fari funzionanti. Somigliava ad una di quelle che Scaglietti disegnava per l'Ingegnere.
    A 5 anni ho fatto partire l'auto parcheggiata di mio padre avviandola mescolando a caso i cavi di accensione.
    Qualche anno dopo mi sono innamorato, rimanendo del tutto privo di parola per un intero pomeriggio, di una Citroen DS, arrivata a casa mia portata da un amico di famiglia.
    Sono cresciuto adorando la Citroen SM (quella che Burt Reynolds distrugge all'inizio del film "Quella sporca ultima meta") e sbavando per la Citroen CX nella pubblicità con Grace Jones.

    la Citroen SM

    l'auto presidenziale con la Regina Elisabetta accompagnata dal Presidente Pompidou

    la Citroen CX Turbo
    Da grande la mia prima auto è stata una Citroen. Anche le successive 9.

    la mia Citroen XM

    la mia Citroen DS5
    Ho potuto acquistare una Citroen XM, l'unica ammiraglia corrente alla mia portata economicamente parlando.
    Ed oggi guido una Citroen DS5, lontana erede di quella nobile stirpe cominciata negli anni '30 con la Citroen TA, prima auto importante a trazione anteriore.

    La mitica Citroen TA, l'auto del Commissario Maigret

    la Citroen DS, una di quelle poche auto che appena presentate, hanno fatto invecchiare tutte le altre (l'auto con cui il Ispettore Ginko inseguiva Diabolik congestionato nella sua scomodissima Jaguar E piena dei tipici trucchi brittannici !).
    Beninteso, non c'è mai stato un primato tecnologico Citroen (né nei confronti delle tedesche e nemmeno delle migliori italiane) e troppe Citroen (anche le mie) hanno presentato importanti difetti di gioventù e anche di vecchiaia.
    Ma quel misto di fascino parigino, di design esclusivo, di scelte controcorrente, tali da suscitare amore eterno e sconsiderato (è il mio caso, che mi innamoro di rado ma quando lo faccio è per sempre) oppure odio indiscriminato.
    Capiterete lo scorno nel vedere che il corso attuale di Citroen (e pure quello futuro da quanto capisco) prediliga così come questi :

    notare i pantaloncini pendant del tipo in sandali sulla sinistra

    o questa, con la biondina che poverina, non sa nemmeno dove guardare.
    Ma soprattutto leggere le parole della Signora Linda Jackson, AD di Citroen, che afferma che non è nel DNA la ricerca delle prestazioni ma piuttosto la comodità (come se Citroen negli ultimi 30 anni non avesse vinto innumerevoli edizione del WRC nei Rally mondiali e continentali) e che l'attenzione è più rivolta a soluzioni cittadine, come le portiere con le bombature anti-sbadati o i diffusori di fragranze nel cruscottone con tasche incommensurabili di colori vivaci.
    Ma il tutto su carrozzerie da furgoncino e motori sottodimensionati, cambi automatici tossicchianti e accelerazione 0-100 tipo 19 secondi netti.
    Embè, che c'entra con Nikonland ?
    Poco, se non che, comincio a vedere un disegno simile anche in Nikon - altro mio amore di lunga data - il cui modello comincia sempre più ad allontanarsi da quello che mi ha fatto innamorare dalla inarrivabile (per le mie finanze) superprofessionale F3 con i suoi 300/2.8 e 85/1.4.
    Sono realmente entrato nell'inverno della mia vita ...
     
  22. MM!
    All'inizio ci fu un timido tentativo di chiamarle EVIL Camera. Electronic Viewfinder  Interchangeable Lens Camera, ovvero l'acronimo inglese per indicare fotocamere ad ottica intercambiabile con mirino elettronico.
    Ma EVIL in inglese correntemente è riferito a Il Male.
    E si può capire che chiamare una intera categoria di fotocamere ... il Male sembri brutto.
    Peraltro molte di queste fotocamere in effetti il mirino elettronico nemmeno ce l'hanno, come la Nikon AW1 di qualche anno fa, da usare sott'acqua a braccia tese :

    quindi si è passati rapidamente ad un altro termine, un neologismo coniato per l'occasione : mirrorless
    Mirrorless fa riferimento alla parola "mirror" che in inglese significa specchio con il suffisso "less" che in parole composte inglesi crea aggettivi che negano la parola stessa.
    Quindi mirrorless significa nel linguaggio comune senza specchio (forse sarebbe stato altrettanto o più corretto lackmirror ma probabilmente non sarebbe stato altrettanto di immediato effetto).
    Perciò questa categoria di fotocamere si è caratterizzata più per l'assenza di qualcosa - lo specchio - che per avere qualche nuova qualità.
    Un termine che si é andato in fondo a sovrappore con fotocamere che già esistono e che sono sempre esistite. Perchè di fotocamere tradizionali (non digitali, senza mirino elettronico e/o senza mirino o con mirino diverso) senza specchio ce ne sono sempre state.
    E' sempre stata a rigor di termine mirrorless la Leica M, lo stesso si può dire per le Nikon SP, o le telemetro Contax e Zeiss.
    Ma anche gli ovetti Olympus erano senza specchio.
    E continuano ad esserlo tutte le compattine, le vecchie fotocamere usa e getta. Quelle a mirino galileiano etc. etc.
    Ma a parte la confusione, la chiamiamo così per essere priva di qualche cosa, in particolare questa cosa qua :

    il blocco mirror-box della Nikon D800
    mirroless sembra passato come termine comunemente accettato. Come fosse un privilegio, un segno distintivo, un qualche cosa ... in più.
    Eppure in inglese, normalmente, ogni aggettivo con suffisso "less" non viene visto in senso positivo, al contrario.
    Ne cito qualcuno :
    worthless : privo di valore
    meaningless : senza senso
    senseless : insensato
    homeless : senza casa
    moneyless : senza denaro
    penniless : squattrinato
    careless : sbadato, senza cura
    tasteless : privo di gusto
    e via di seguito ce ne sono a decine.
    I pochi che possono avere un significato positivo, come fearless (senza paura) o painless (senza dolore) in realtà non hanno lo stesso significato di parole positive come coraggioso o indolore.
    Potremmo vedere un vantaggio in un apparecchio wireless (senza cavi) ma questo non lo caratterizzerebbe affatto in nessuna delle sue funzioni. Come cordless, pensiamo sia un telefono senza il tradizionale cavo a muro ma potrebbe essere anche un trapano elettrico a batteria.
    Lascerei il termine topless come uno degli aggettivi più accattivanti della lista, ma anche questo se associato all'aggettivo titless, diventerebbe worthless di un secondo sguardo (ometto la traduzione, è  solo un gioco di parole da parte di chi è convinto che non ci può essere vero amore sotto la quarta misura di reggiseno  ).
     
    Insomma la questione è questa. Ci stiamo riferendo alle - probabili - fotocamere del futuro per l'assenza di quella che è la caratteristica base delle reflex, il cui funzionamento non può prescindere dalla presenza dello specchio.
    E non per le peculiarità proprie dei nuovi sistemi.
    E qui il gioco si fa più duro.
    La Nikon D850 già dispone di funzionalità che la avvicinano a quelle di una mirrorless ... in modalità live-view a specchio alzato

    ma niente impedirebbe a Nikon, se il mercato richiederà una futura D900 o comunque un modello aggiornato della Nikon D850 di integrarla con :
    - sensore stabilizzato
    - sensore di tipo stacked oltre che BSI
    - autofocus di tipo dual o quad-pixel cooperante con quello, già presente, a differenza di contrasto
    in questo modo quella ipotetica reflex Nikon del futuro, in live-view avrebbe sostanzialmente tutte le potenzialità delle migliori mirrorless, restando comunque una reflex se utilizzata a specchio abbassato.
    Non ci sarebbe nulla di strano giacchè nessuna di queste tecnologie viene da mondi alieni del futuro e nulla vieta a Nikon di implementarle in una futura reflex.
    Richiederebbe di usare la reflex a specchio alzato e su treppiedi o a braccia tese, ma potremmo avere, pixel-shift, stabilizzazione integrata, 20 o più scatti al secondo in silenzioso e senza oscuramento del display.
    E qualsiasi altra funzionalità che gli ingegneri Nikon volessero aggiungere, presente o meno sul mercato in modelli della concorrenza.
    E quindi ?
    Quindi sto dicendo che al momento le mirrorless si caratterizzano per novità che non sarebbero a stretto rigore di loro esclusiva pertinenza ma che sono state implementate per creare ragioni di vendita.
    Ma in fondo sono macchine "abbastanza" tradizionali ad ottica intercambiabile, il più delle quali dispone di mirino elettronico

    il mirino elettronico opzionale per la Nikon 1 V3, modello DF-N1000
    Dunque, concludiamo questo ragionamento ?
    Insomma, con la discesa imminente di Nikon e Canon nelle mirrorless in formato 24x36mm ci sarà una intera categoria di macchine che si caratterizzerà per l'assenza dello specchio ma con funzionalità - stresso il concetto - non così discoste da quelle della fotocamere tradizionali.
    Non è il caso che da qui in avanti i progettisti comincino a pensare in modo creativo per darci realmente prodotti più avanzati ?
    Finalmente si libereranno dallo specchio, non avranno più il timore che, rompendolo, si carichino anni e anni di sfortuna in casa !
    Non vorrei fare un trattato di grammatica inglese, non ne sono in grado e non è il caso ma anche in inglese c'è un suffisso che invece, all'opposto di less valorizza una qualità positiva.
    E' ful, quello di powerful, di beautiful, di wonderful.
    Troviamo una caratteristica positiva di queste mirrorless e valorizziamo quella anzichè la semplice assenza di un oggetto che di per se, per decine di anni ci ha ben servito (lo specchio).
    E se non c'è, perchè in fondo le mirrorless quello sono, delle reflex ... senza specchio : ebbene mettiamocela dentro in quelle future !
    Le chiameremmo wonderful cameras e non mirrorless cameras 
  23. MM!
    C'è un breve momento in cui tutto quello che c'è nella mente, nell'anima e nello spirito di una persona si riflette attraverso i suoi occhi, le mani, il suo atteggiamento. Questo è il momento di scattare.
     
    Guarda e pensa prima di aprire l'otturatore. Il cuore e la mente sono il vero obiettivo della fotocamera.
     
    In ogni uomo e donna é nascosto un segreto, come fotografo il mio compito é rivelarlo, se posso.
     
    Yousuf Karsh
     
     
     

    Yousuf Karsh suggerisce la postura delle mani a Papa Giovanni XXIII
     
    Yousuf Karsh è il più grande fotografo ritrattista del nostro tempo.
    La sua firma vale, con le dovute proporzioni dovute al differente mezzo, quella di Caravaggio o di Hayez  o di Boldini per avvicinarci di più ai tempi nostri .
    Nel suo studio di Ottawa c'era la fila per farsi ritrarre.
    E lui poteva andare a ritrarre chi voleva.
     
    Nato in Armenia nel 1908, fuggito alle persecuzioni con la famiglia nella più tranquilla Aleppo, si ritrovò nel Quebec da uno zio che faceva il fotografo. Lo zio, viste le potenzialità di Yousuf, gli trovò un posto di apprendista presso un suo amico ritrattista di Boston.
    John Garo, che era anche un pittore, oltre che fotografo, lo iniziò alle tecniche di illuminazione in studio con la luce artificiale e lo introdusse nell'ambiente dei pittori.
    Una formazione che pose le basi di quella che sarà poi l'illuminazione drammatica di tanti ritratti del Karsh professionista.
    Fatti tre anni di apprendistato e frequentata anche la scuola d'arte serale, ritornò in Canada per aprire un suo studio nela capitale, Ottawa.
    La dedizione nel suo lavoro e la fortuna gli consentirono di introdursi negli ambienti governativi per fotografare i dignitari in visita nel suo Paese.
     
    La fortuna gli consentì di scattare il celeberrimo ritratto di Winston Churchill nel 1941
     

    Yousuf Karsh : ritratto di Winston Churchill, Ottawa, 1941
     
    uno scatto destinato a diventare un'icona del XX secolo e che gli valse la notorietà.
     

     
    Una foto importante (più tardi Karsh venne soprannominato "l'uomo che tolse il sigaro di bocca a Churchill") ma cui non si arriva certo per caso se guardiamo questa foto del 1936, che apparentemente sembra una istantanea ma che in realtà è un ritratto dell'epoca prebellica :
     

    il Presidente Roosevelt (con suo figlio) in visita nel Quebec a colloquio informale con il primo ministro canadese e il governatore generale del Quebec. Il modo più semplice per far sapere alla Corona Inglese cosa poteva pensare della situazione europea l''inquilino della Casa Bianca ?
     
    Per 67 anni ebbe la costanza di applicare il suo metodo al suo lavoro.
    Se deve alla fortuna la fama, questa si è certamente sviluppata solo per le sue capacità.
     
    Ogni suo ritratto è diverso dagli altri. Ma in tutti si riconosce la sua firma.
    E non c'è fotografo al mondo ancora oggi che, magari inconsciamente, non gli debba qualche cosa.
     
    Del resto, nei 67 anni di ininterrotta attività, Karsh annotò non meno di 15.278 sessioni fotografiche, lasciando qualche cosa come 150.000 lastre di grande formato scattate con il suo banco ottico, sviluppate personalmente e stampate a regola d'arte.
     
    Sono numeri impressionanti anche per il convulso mondo digitale odierno (una lastra in 20x28cm vale lo sforzo di centinaia di scatti in 35mm in digitale) che però non scalfiscono che la superficie di questo gigante della fotografia.
     Quale era il suo segreto ?
     

    Karsh osserva una lastra prima di caricarla in macchina.
     
    1) mettere a proprio agio il soggetto
     
    Una persona sta meglio quando è comodamente seduta.
    Sembra banale ma permette già di raggiungere metà del risultato
     
    2) conoscere il proprio soggetto
     
    Karsh si documentava sulla vita e le peculiarità di chi doveva fotografare.
    Ne arrivava a conoscere tanto i dettagli da poter poi guidare la conversazione su argomenti familiari che potessero alleviare la tensione di chi, non professionalmente, posa per un fotografo.
     

    Karsh a colazione con Albert Schweitzer
     
    per farlo si prendeva il tempo necessario, arrivando anche ad una relazione di familiarità con chi fotografava, quando possibile.
     

     
    basti vedere l'atteggiamento di confidenza con Ernest Hemingway. I due sono ripresi nella casa dello scrittore all'Havana, nel 1957.
     
    Certo non con tutti, ma volete dire che dal 1943 al 1984 i rapporti saranno rimasti freddi e distaccati ?
    Dall'espressione di Sua Maestà non si direbbe
     

    Sua Altezza Reale la Principessa Elisabeth Windsor nel 1943
     

    Sua Altezza Reale la Regina Elisabetta II nel 1984
     
    considerando che se uno scatto della Regina è diventato il francobollo standard di tutto l'Impero Britannico
     

     
    e che le fotografia ufficiali non posso che essere formali
     

    1966, Londra, la Regina Elisabetta d'Inghilterra con il Principe Filippo di Edimburgo
     

    1984
     
    ma io noto nell'espressione la rilassetezza che si può provare solo davanti ad una persona di cui ci si fida

     
    anche in questo scatto con i figli dove anche il compassato Principe Carlo appare sorridente e rilassato

     
    Senza questa capacità di entrare in relazione e di cogliere l'attimo fuggente non si spiegherebbe altrimenti questa altra icona del XX secolo :
     
    il celeberrimo ritratto di Albert Einstein, del 1948

     
    o questo, altrettanto fermo nella nostra memoria del già citato Hemingway
     
     
     

     

    a sinistra, Karsh in posa davanti alla sua camera, a destra mentre con un dito suggerisce la postura al soggetto inquadrato
     
    3) essere pronto ad improvvisare traendo ispirazione dal soggetto e da quanto ti succede davanti
     
    lasci il soggetto libero di essere se stesso come in questo caso
     

    il cancelliere tedesco Willy Brandt
     
    oppure, se per esempio è un attore, gli dai uno spunto e poi lasci che sia lui ad interpretare il suo ruolo più congeniale
     

    con Alain Delon in studio
     

     
    magari lo lasci distrarre
     

     
    trafficando con le tue apparecchiature
     

     
    mentre gli parli
     

     
    e poi lo prendi sull'attimo, secondo come sei isprirato dal soggetto stesso.
     

    ancora Delon, stessa sessione
     

    Depardieu
     

    Woody Allen
     

    Bogart, 1948
     

    Laurence Olivier
     

    Clark Gable, 1946
     
    magari non gli dai il tempo giusto per sedersi, per vedere l'espressione che ha mentre si appoggia
     

    Alfred Hitchcock
     
    raggiungendo livelli di spontaneità diversamente inimmaginabili ... per un attore, come in questo splendido ritratto dell'altrettanto splendido Yul Brynner
     

     
    certo con gli attori é più facile
     

    come questo ispirato Gregory Peck che non aveva ancora conosciuto Moby Dick
     
    meglio ancora se hanno gli abiti di scena come lo straordinario Mosè interpretato da Charlton Heston

     

    un grande regista può anche essere molto ispirante
     
    è più complicato con persone differenti.
    Ma se poi ha un grand'uomo che è anche stato un attore, allora puoi lasciarlo recitare per te
     

    Ronnie Reagan, 1980
     

    Karsh nel suo studio sistema le luci sul soggetto
     
    4) la luce non è solo illuminazione
     
    appreso studiando pittura e seguendo il teatro, quanto sia importante la luce.
    Che non è solo illuminazione, nel senso di luce sufficiente a formare l'immagine sul materiale sensibile (sul sensore, oggi) ma il modo di esprimere, assecondare o sottolineare i tratti e i caratteri di un volto umano.
     
    Io ne vedo i risultati in particolare in questa carrellata di politici, ritratto stretto limitato al volto, di personaggi importanti, in grado di cambiare la storia e allo stesso tempo soli, nella solitudine di chi prende decisioni per gli altri.
     
    La luce svolge un ruolo fondamentale, così come la postura che la asseconda o la esalta (e viceversa)
     

    Ronnie Reagan
     

    e il suo antagonista Michail Gorbatchev
     

    Jimmy Carter
     

    Eisenhower. Qui Ike è scuro e duro come l'acciaio delle bombe e dei cannoni che hanno devastato la Germania dei suoi progenitori.
     

    JFK
     
    del quale vediamo una panoramica a 180° con le mani che svolgono il ruolo di smorzare la luce secca
     


     
    Karsh racconta di aver incontrato Reagan dopo che aveva discusso per due ore con il Segretario di Stato, pranzato con il Cancelliere Tedesco e ricevuto il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito.
    Stanco ma ancora in grado di raccontare barzellette ...
     

     

    Karsh ritratto ad una mostra di sue fotografie
    5) la reputazione è importante per la riuscita di un ritratto
     
    sembra banale ma la reputazione del fotografo conta. Come e più del suo portfolio.
    Quando si ha a che fare con personaggi importanti, con una agenda piena, diffidenti o impegnati.
    Altrimenti non solo si fa fatica a farsi ricevere ma ci si trova di fronte un'istrice difficile da penetrare.
     
    Karsh racconta di essere riuscito a stento a far sedere Nelson Mandela, appena giunto dall'Africa all'Onu, stanco e teso per il viaggio e le preoccupazioni
     

     
    che solo dopo un pò di conversazione con un uomo di grande umanità come Karsh, riuscì a rilassarsi tanto da permettere questo istante di libertà dai pensieri
     

     
    sottolineato da una risata liberatoria
     
    e se sembra ansioso di mostrare la propria grinta Fidel Castro
     

     
    non lo è affatto il Crushev della scarpa sul tavolo
     

     
    figuriamoci l'impettito De Gaulle

     
    o quell'Harry Truman con ancora il gravoso fardello di essere stato l'unico Presidente della Storia ad autorizzare lo sgancio di due atomiche su civili inermi ...

     
    pensate che il Visconte di El Alamein (sic!) avrebbe permesso a qualunque fotografo di ritrarlo ?
    Guardate le mani (!)

     
    o Maggie Thatcher, impegnata nella sua guerra con il mondo ?
     
     
     
    Chiaramente non possono essere solo questi i segreti di Karsh.
    Sono le indicazioni che vengono dai tanti aforismi citati, dalla lunga carriera di una leggenda.
    Un uomo in fondo anche molto vanitoso che ha giustamente goduto in vita del suo successo.
    Ritirandosi solo nel 1998, alla tenera età di 90 anni suonati (morirà nel 2002).
     
    Gli altri restano nelle sue tante foto, nel garbo, nella grazia, nella forza di tanti scatti a persone della più diversa estrazione e livello.
     
    Personaggi famosi
     

    Dali
     

    Giovanni Paolo II
     

    Albert Einstein
     

    Jacques Cousteau
     

    Cassius Clay
     

    Andy Warhol
     

    Alfred Hitchcock
     

    Bernard Shaw
     

    Madre Teresa
     

    Picasso
     
    Di Picasso, Karsh racconta di essere andato a casa sua.
    E questi, visto il caos dei tanti figli che giocavano rincorrendosi per casa, suggerì di trovare un pò di pace nel suo studio.
    Ne venne fuori questa foto, un pò fuori dagli schemi anche per Karsh (l'ispirazione del momento) ma certamente a tema con lo stile del soggetto.
     
     
    Una frase di Karsh, poco politicamente corretta per lo stile di oggi che riporto in questa pagina dedicata alle attrici.
     
    Fotografare le belle donne è un peccato, perchè devi spegnere la luce solo quando se ne sono già andate via (per sviluppare le lastre, evidentemente)
     

    Audrey Hepburn ad inizio carriera
     

    Sophia Loren
     

    la giovane Liz Taylor appena arrivata in America
     

    l'incantevole Ingrid Bergman, anche essa appena giunta ad Hollywood
     

    ancora la Hepburn ai tempi di Sabrina
     

    Anna Magnani nei suoi anni hollywoodiani
     
    Karsh venne anche incaricato di immortalare l'evento rappresentato dalle nozze di Grace Kelly con Rainier di Monaco
     




     
    un soggetto tanto abbagliante quando ripreso bene come in questo scatto
     

     

    Anita Ekberg ai tempi della Dolce vita
     
    e Lauren Bacall emancipata dopo la morte di Bogart
     
     


     
    Ovviamente un fotografo di queste capacità, sebbene principalmente impegnato nel ritratto, poteva occuparsi di altro.
    Nel 1952 accettò un lavoro di approfondimento sulle condizioni del suo Paese di adozione - il Canada - nel periodo post-bellico.
     
    Riporto alcuni scatti
     

     

     

     

     

     
    altro non sono se non ritratti ambientati ma caratterizzati dall'opera, dal lavoro.
     
    Nei primi tempi di attività si dedicò anche al nudo in studio, di grande delicatezza
     
     
     

     
    Concludo con un mondo a me molto caro e che ai tempi di Karsh era l'epoca d'oro, i musicisti.
     


    Arthur Rubinstein
     

    il grande compositore finlandese Jean Sibelius
     


    Glenn Gould nel 1957, all'apice della carriera concertistica prima della decisione di dedicarsi esclusivamente alla sala d'incisione.
     

    Jasha Heifetz
     

    Jehudi Menuhin
     

     
    Potremmo continuare per giorni con le 150.000 lastre donate al museo da Karsh.
     
    Io trovo le sue immagini straordinarie anche se in un certo senso (in senso buono) confinate nel loro tempo.
     
    Palpitano di vita e di umanità, di garbo e di sensibilità. Sembra di vedere Karsh con i suoi grandi occhi indagatori che fissano i soggetti, invitandoli con infinita dolcezza a donarsi al suo otturatore, nell'atto di attendere il momento migliore per scattare.
    Sono tanti scrigni che racchiudono storie straordinarie. Alcune che restano nella nostra memoria al posto del nome del fotografo, ignoto ai più, altre che ci riportano ad un tempo di cui abbiamo smarrito il ricordo.
     
    Ho scelto di chiudere con due ritratti opposti ma legati dal vivo spirito di spontaneità, uno che guarda direttamente lui e non la camera
     

    il maestro Ansel Adams che nella vita non si è allontanato a più di 5 miglia dalla sua montagna che sorride bonariamente al maestro Yousuf Karsh che invece ha trasvolato l'Atlantico innumerevoli volte per immortalare i VIP di tutto il mondo. Due personaggi del tutto opposti, sebbene legati a stretto filo dalla loro arte
     

     
    e la grande tenerezza spontaneamente regalataci da Laurence Olivier nei confronti della moglie Vivien Leigh in uno degli oramai rari momenti di lucidità di questa, negli ultimi anni del loro matrimonio, entrambi incuranti della presenza del fotografo.
     
    Una foto impossibile per chiunque altro. Un altro segreto ?
     

     
    nessun segreto, se guardiamo questa foto, fatta a loro insaputa che li ritrae nella loro familiarità.
    Il fotografo e i suoi soggetti messi sullo stesso piano.
     
    Persone legate, non creature aliene ed estranee.
     
    ******************************************
     

    Mi sono avvicinato con grande umiltà a questo articolo, pensandolo nell'ultimo anno.
    Sentendomi inadeguato a sondare un tale monumento di arte e umanità.
    Mi sono sentito alla fine in dovere di scriverlo perchè penso che non possa mancare su Nikonland, un tributo al più grande ritrattista del nostro tempo.
    Qualcuno che, con il cappello in mano e grande senso di inadeguatezza mi spingo a mettere vicino ai miei miti, Caravaggio, Velasquez e Vermeer, del tutto incapace di andare oltre nella mia modesta analisi dell'opera di un genio inarrivabile.
     
     
    Per chi volesse approfondire, segnalo, disponibile (ma non sempre) il libro :
    Karsh: A Biography in Images

    un libro biografico per immagini redatto dal curatore del Museum of Fine Arts di Boston che è scritto in modo tale che pare che Karsh vi racconti prima la sua vita e poi vi illustri egli stesso, per aneddoti, le sue foto più rappresentative.
    Un libro molto pregevole, secondo me. 200 pagine, 38 euro su Amazon.
    ***
    Il 21° secolo è l'era della superficialità.
     
    Non solo i personaggi pubblici non durano - c'è ancora la Regina Elisabetta che Karsh ha fotografato a 16 anni ma non ci sono altre donne di quella rilevanza, o sono morte oppure non sono ancora nate - mentre i fotografi famosi della nuova leva sono imbarazzanti sul piano culturale, vuoti sul piano morale e in quanto a sensibilità umana, mi verrebbe da voltarmi dall'altra parte.
    Ho letto una intervista ad un notissimo ritrattista di oggi (sui 40 anni scarsi, mica 70) che ... fa venire voglia di piangere.
    In quanto a Gandhi dubito sia mai entrato in uno studio fotografico.
    Ma ho trovato Indira

    Indira Gandhi di Yousuf Karsh
    e BB

    Avevo dimenticato ...
    Walt Disney con il suo sorriso contagioso

    e tra i musicisti


    Pablo Casals
     

    e Mstislav Rostropovich
    Karsh che osserva una delle sue innumerevoli lastre

    (autoritratto)

    Man Ray
     

    Marc Chagall
     

    Marcel Marceau
     
    e il mitico Rudy

  24. MM!
    Nell'editor del sito, se si va semplicemente a capo
    (cioé si preme soltanto INVIO) si ottiene una interlinea doppia.
    Che può essere utile alle volte quando si vuole separare un paragrafo dal successivo.
    Ma se vogliamo scrivere all'interno dello stesso paragrafo con interlinea semplice ?
    Facilissimo : basta ricordarsi di premere il maiuscolo (lo shift, la freccia a sinistra della tastiera) appena prima di premere l'invio :
    e l'interlinea sarà semplice.

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