Blog Comments posted by Mauro Maratta
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nuova registrazione dal vivo di Sokolov, con un pubblico adorante ma anche particolarmente catarroso.
A me il suo stile distaccato da "pulpito" continua a non far impazzire, peraltro il repertorio - interessante - è reso in modo particolarmente flatting tanto da finire per essere un pò boring.
I bis (che ci azzecca Chopin ?) hanno tanto rumore di fondo.
Ripresa dentro al pianoforte.
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Scusatemi ma io non gradisco comunicazioni personali
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29 minuti fa, Fotodramma ha scritto:Posso rialzare la posta e dire che a me, oltre a Facebook, fa schifo pure Instagram e che uso entrambi solo perchè in qualche caso è praticamente obbligatorio?
E che non capisco perchè tra fotografi dovremmo essere costretti a guardare delle foto in formato francobollo in mezzo a una miriade di pubblicità più o meno occulta.
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La promessa : l'ultima volta
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Shostakovich : sinfonie 4-5-6 - Makela/Decca
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14 ore fa, Lucky ha scritto:
Dalla descrizione sembrerebbe una tastiera dotata di una keybed Fatar TP/40 Wood, ottima per i virtuosi del piano, effettivamente un po' meno per gli organisti...
Comunque Thomann consente senza problemi la restituzione, qualora non dovessi trovare il feeling necessario.
vedo che ne mastichi
In realtà è la TP/400 Wood. Ed è uno spettacolo, appena montato e provato.
All'epoca - secolo scorso - suonavo organo e pianoforte, quindi si tratta "solo" di rifare le mani.
Il clavicembalo virtuale, lo rifarò con dei controller midi leggeri, tipo M-Audio o Native Instruments, da 49 o 61 tasti.
Ce ne sono da 89 euro, usa e getta.
Sarebbero belle un paio di TP/8o ma forse non vale nemmeno la pena. -
Il 15/08/2024 at 07:27, marcovitrotto ha scritto:
[...] Il tema è vasto dicevo, quante volte abbiamo scartato senza appello uno scatto che invece era da salvare e sviluppare? O meglio che altri avrebbero salvato e sviluppato. E più in generale cosa ci colpisce in una fotografia? Il giudizio che diamo noi "addetti ai lavori" è lo stesso che da l'utente medio web? Ed infine, sasso in piccionaia, siamo sicuri di saper valutare un'immagine??? (sempre che questo sia necessario..., possiamo far prevalere la pancia al cervello ed al cuore, va di moda).
Beato chi ha certezze, io una sola, tutto questo è il bello della fotografia.
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La Quarta sinfonia : apoteosi di Brahms
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La Quarta sinfonia : apoteosi di Brahms
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In fondo è un aneddoto autobiografico, non è riferito a nessuno dei presenti : che avevate capito ?
Venerdì cercavo online una tastiera midi.
Mi serviva per simulare un clavicembalo o il manuale di un organo.
Quindi 61 o 73 tasti, non pesati, sensibili alla velocità, più che alla pressione.Ho finito per comperare uno stage piano autonomo con sintetizzatore di suoni campionati, ma soprattutto con una tastiera a triplo scappamento da 88 tasti che simula un grancoda da concerto (un Fazioli, giusto per non sbagliarsi).
Pensavo che una cosa cinese sarebbe andata bene, invece è costruito dal più grande produttore mondiale di tastiere, a Recanati, Italia.Veramente per farci quello che mi serviva, il meccanismo "a martello" non è il massimo, anzi e il suono del clavicembalo e dell'organo l'avrei generato via computer.
Ma quello che ho preso è il massimo della vita da toccare (superfice in legno, effetto avorio)

Arriverà il 19/8 da Francoforte anche se è prodotto in Italia. -
Beethoven : le 32 sonate per pianoforte
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non ho mai capito se l'edizione beethoveniana di Giovanni Bellucci sia completa, sono dischi usciti a più riprese e per diverse etichette tra il 2009 e il 2017.
Io ho una grandissima considerazione per Bellucci che considero il più pigro dei più grandi pianisti esistenti (pigro almeno sul piano delle registrazioni ma erede di Busoni sul piano musicale).
E' un interprete sommo, come ha dimostrato nei concerti :
editi da Calliope nel 2020 (e molto, molto provocatori).
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Beethoven : le 32 sonate per pianoforte
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Naturalmente sono decine e decine le edizioni delle sonate di Beethoven (integrali).
Qui sopra ne ho solo scelte alcune delle più recenti (in qualche modo provocatoriamente).Tra quelle con cui sono cresciuto è impossibile non citare :
e sebbene di epoca preistorica
che non mi sognerei mai di ascoltare nemmeno mi fosse prescritto dal dottore
inascoltabile sul piano sonoro
che, confesso, non ho mai ascoltato anche se celebrate (ma c'è sempre tempo
) :
che non mi incantato del tutto
e su cui non mi soffermerei
mentre è sempre interessantissima la lettura su strumento d'epoca (come i concerti e le variazioni, disponibili su volumi separati) da Ronald Brautigam.
Non sono un fan dell'interpretazione filologica di Beethoven ma quando c'è arte, c'è arte.
e le tante altre che qui sto dimenticando (Perahia, Schiff, Ashkenazy ...).
Come quelle incomplete (Gilels e Solomon).
Se volete dedicarvi alla vostra di ricerca sulle chiavi di lettura dell'opera di Beethoven ragionando con le sonate per pianoforte, quello che vi raccomando ancora è di farlo con chi le abbia affrontate tutte e sia così in grado di descriverne ed interpretarne l'intero arco nel lungo tempo che intercorre tra la prima e l'ultima.
Solo così avrete una onesta e trasparente visione complessiva. -
Beethoven : le 32 sonate per pianoforte
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Konstantin Lifschitz
Alpha Classics, 14 febbraio 2020, formato 48/24
11 ore e 52 minuti***
Tempi estremamente lenti, viscerali, meditati.
Tanto da arrivare a circa due ore in più degli altri.
In alcuni casi siamo siamo semplicemente agli antipodi rispetto a Levit.Ma così si può permettere di scendere nelle oscurità del più profondo abisso beethoveniano ed uscirne tenendoci per mano.
Alternativo. Certo meglio di Arrau. -
Beethoven : le 32 sonate per pianoforte
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Boris Giltburg
Naxos, settembre 2021, formato 96/24
***Inappuntabile e ben condotta questa integrale.
Così come i concerti per pianoforte usciti più o meno in contemporanea insieme all'amico Petrenko.
Ma, nella mia opinione, il temperamento di Giltburg è lontano da Beethoven.
Si tratta di interpretazione da concerto, prese con serietà e grande professionalità.
Ma è di gran lunga meglio il suo Rachmaninov che noi conosciamo benissimo.
Comunque grazie Boris. Prokofiev ? Shostakovich ? Scriabin ? -
Beethoven : le 32 sonate per pianoforte
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Igor Levit
Sony Classical, 13 settembre 2019, formato 96/24
10 ore e 5 minuti***
Igor Levit è il classico "giovane" progressista, molto attivo sui social.
Nel suo repertorio infila le cose più esotiche che possiate sentire.
Le sue ultime frequentazioni includono Ronald Stevenson e la sua DSCH (preceduta dai preludi e fughe di Dimitri Shostakovich giusto per capirci ancora meno), Henze, Rzevsky, quasi a rendere leggiero l'ultimo Busoni.
La lettura di Mendelssohn post strage del sette ottobre è scarnificata e spettrale.Questo Beethoven è bello e sontuoso. Ma tirato via di fretta tanto da sembrare mozartiano ... quasi giusto per non portar via troppo tempo a tutto il resto. (scherzo ma ... non troppo)
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Beethoven : le 32 sonate per pianoforte
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Fazil Say
Warner Classics, 17 gennaio 2020, formato 96/24
10 ore e 4 minuti***
In molte delle sonate, specie quelle meno importanti, il piglio jazzistico di Say ci prende.
Tiene le due mani molto separate e il risultato è inaspettato (sia in senso positivo che in negativo).
Qualche volta aggiunge qualche nota che al tempo di Beethoven, non esisteva.
Si perde nell'unità d'insieme e si capisce che non sia il campo di battaglia per lui preferito.
Ma è già notevole che ci si sia impegnato.
In alcuni momenti è fatalmente provocatorio e del tutto privo della liturgia stratificata dalle interpretazioni "giurate" tedesche.
Da ascoltare per raffronto. -
Beethoven : le 32 sonate per pianoforte
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Martino Tirimo
Hanssler Classics, 11 ottobre 2019, formato CD
20 ore e 42 minuti***
Martino Tirimo è un pianista cipriota classe 1942.
Qui si spara praticamente ogni cosa che abbia un riferimento diretto a Beethoven e composto per il pianoforte.
Alla fine sono 16 CD per quasi 21 ore di musica.
E già basterebbe.Ma poi si sente che le ultime sonate sono da riferimento assoluto.
Waldstein e Appassionata sono spettacolari.
E questa edizione diventa un capolavoro.
Da conoscere assolutamente. -
Beethoven : le 32 sonate per pianoforte
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Tra i Quartetti Op. 18 e quelli Op. 59 sembra che il compositore si sia trasferito in un altro pianeta.
Nei primi, si tratta di vino novello invecchiato nelle solite vecchie botti, nei secondi invece siamo ad altro livello.
Tra la seconda sinfonia e la terza, sembra che sia passato più di un secolo. Invece è poco più di un anno.
Ma non ci sono le avvertenze e si rischia di cadere dalla sedia (io l'ho fatto quando avevo 13 anni).Per capirci meglio, ci sono la bellezza di 13 sonate per pianoforte che invece scandiscono il cambiamento di stile e l'evoluzione architettonica della scrittura di Beethoven che va dal 1799 (quando era ancora un giovane pianista/compositore in cerca di gloria) al 1806, dopo che Napoleone si è mangiato la rivoluzione, l'Impero Asburgico e anche il Regno di Prussia.
Le battute iniziali della Patetica inaugurano il tellurico do minore di Beethoven. Ma solo il finale dell'op. 106 (e siamo nel 1818) ci abituano alla violenza armonica delle discordanze della Grosse Fuge di la da venire.
Con la sonata n. 31 abbiamo l'antipasto degli ultimi quartetti.
Manca, è vero, la liturgia laica della nona sinfonia, per quella il percorso va ricercato nei tanti tentativi non sempre fruttuosi delle opere corali e dei lieder.Comunque, ed è questo che voglio rimarcare, la consecuzione delle sonate di Beethoven ci porta la chiave di lettura per le altre opere.
Esattamente come per Brahms bisognerebbe seguire i lieder, perché il pianoforte invece per lo più popola le idee di Johannes in gioventù e in vecchiaia.
Detto questo, vediamo alcune delle ultime proposte.
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Richter, Gilels e la terza sonata di Prokofiev
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Dischi della settimana
in Recensioni Classica
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ancora da Sony Classical il coltissimi Bach per due pianoforti dei coniugi Groethuysen (già celebratissimi in tante incisioni di livello eccezionale).
Suonano due model D-274 con un tono particolarmente caldo e un basso coinvolgente.
La registrazione - si sente - è fatta da quelli di BR-Klassik che ne masticano più degli americani.
Infatti qui siamo a Monaco, riprese effettuate in marzo e in luglio.
Consiglio di iniziare dal BWV 552 in una trascrizione brillantissima fatta dal compositore inglese Christopher Le Fleming che si conferma anche in questo caso, tra le punte massime del contrappunto bachiano
"divertente" il 6° Brandeburghese che non mi sarei mai immaginato suonato con due pianoforte a questo modo