Blog Comments posted by Mauro Maratta
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33 minuti fa, Nocram ha scritto: A fine giugno torna Prime Day su Amazon e, di solito, è un buon momento per stampanti (Canon) e carta (Canon).
naaaaaaaaaaaaa, lui è per le cose sovradimensionate che poi non sfrutta.

Io ho comprato si due stampanti ma le uso praticamente day by day.
Settembre ? Come se fosse il 2028 per me 😪 -
13 ore fa, Mauro Maratta ha scritto: Ricordo a tutti che se volete partecipare a questo contest, potete già scattare la/le Vostre foto (come da bando più sopra) che devono essere scattate per l'occasione ed inedite, e poi prepararvi per pubblicarle il giorno 14 giugno 2026 qui di seguito nei commenti.
Funziona così, non ci saranno proroghe salvo motivati casi personali eccezionali.Si partecipa tutti insieme appassionatamente.
Anzi, facciamo così.
Mano a mano che uno è pronto, che metta pure il suo segnalino (un commento a questo articolo, numerato ma senza foto e senza commento).
Poi il 14/6 o appena gli sarà possibile entrerà in modifica per completare il suo contributo al contest.Vi sembra meglio ? In questo modo gli altri sanno che c'è movimento in corso.
Le danze sono aperte !
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Ricordo a tutti che se volete partecipare a questo contest, potete già scattare la/le Vostre foto (come da bando più sopra) che devono essere scattate per l'occasione ed inedite, e poi prepararvi per pubblicarle il giorno 14 giugno 2026 qui di seguito nei commenti.
Funziona così, non ci saranno proroghe salvo motivati casi personali eccezionali.Si partecipa tutti insieme appassionatamente.
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Oggi consiglierei spassionatamente ad uno che è stato nikonista negli anni ruggenti ma è rimasto fuori dal giro, di comperarsi una Nikon Zf Silver Edition corredata di obiettivi Viltrox EVO o PRO, con tanto di anello di controllo del diaframma fisico, come all'epoca.
Per ritrovarsi catapultato nel passato e utilizzare la sua nuova Nikon come usava una FM2 o una F3 quando era giovane.
Sul mercato NON C'E' NULLA DEL GENERE. Ed è il motivo per cui Nikon dovrebbe disciularsi e fare una cavolo di Nikon Sp, operazione nostalgia similare a quella della Zf.Altrettanto spassionatamente direi a chi fa video e foto di comprare con fiducia una Nikon Zr, certo che ne avrebbe giovamento, più che da altre soluzioni di pari prezzo di altre marche.
Mentre ai giovani e a tutti gli altri invece non saprei che dire, probabilmente mi toglierei dall'imbarazzo dicendo (come dico) che le macchine sono tutte uguali, contano gli obiettivi che sono montati davanti alle fotocamere e quelli che ci sono dietro alle fotocamere (che ci sia o meno il mirino).
Sinceramente non so se io stesso, oggi, digiuno di fotografia e ventenne, comprerei ancora Nikon come feci nel luglio del 1983 per non cambiare mai più strada.
In quei giorni Nikon era Nikon, oggi non lo è più e tutte queste ragazze adesso portano la microgonna e sono di perizoma ugualmente facile ... 😅Ogni altro discorso correlato a storia e tradizioni della tribù nikonista, mi spiace, ma ha senso solo per noi nikonisti. Che abbiamo, vogliamo e compriamo Nikon.
Ma non per gli altri, di qualunque età ed estrazione siano.
In generale, Nikon viene vista come la macchinetta fotografica ... del nonno. Quella dimenticata nel cassettone dell'armoire da quando al nonno è venuto l'Alzheimer. -
Sonny Rollins e il suo ruolo nella storia del jazz : un confronto con John Coltrane
A club blog for BWV 988 : Variazioni Goldberg
Analisi dell’album Sonny Meets Hawk! (1963)
Sonny Meets Hawk! è uno degli album più discussi e affascinanti della discografia di Sonny Rollins. Pubblicato nell’ottobre 1963 per la RCA Victor, rappresenta l’unico incontro in studio tra Sonny Rollins (all’epoca 32-33 anni) e Coleman Hawkins (59 anni), il padre fondatore del sax tenore jazz. Prodotto da George Avakian, fu registrato il 15 e 18 luglio 1963 negli RCA Victor Studios a New York. L’album nasce dopo una breve apparizione congiunta al Newport Jazz Festival del 1963, ma la vera registrazione avvenne in studio. Rollins era in un momento di forte sperimentazione, reduce dalle collaborazioni con Don Cherry e Paul Bley, mentre Hawkins manteneva una curiosità per le nuove correnti nonostante la sua età. Formazione e contesto di registrazione
Sonny Rollins – tenor saxophone (leader)
Coleman Hawkins – tenor saxophone
Paul Bley – piano
Bob Cranshaw (15 luglio) / Henry Grimes (18 luglio) – basso
Roy McCurdy – batteria
La sezione ritmica è moderna e aperta: Paul Bley, influenzato dall’avanguardia (aveva suonato con Ornette Coleman), porta un accompagnamento non convenzionale. I due bassisti (Cranshaw solido e Grimes più libero) e McCurdy creano un supporto swinging ma flessibile. La produzione separò stereo i due sassofonisti (Rollins a destra, Hawkins a sinistra) per evidenziare il contrasto. Le sessioni non furono semplici. Rollins arrivò in ritardo, interruppe alcuni take e cercò consapevolmente un contrasto sonoro. Non si trattò di mancanza di rispetto — Rollins idolatrava Hawkins da sempre — ma di una tensione creativa: voleva affermare la propria identità senza essere sopraffatto dall’ombra del maestro. Hawkins, dal canto suo, accettò la sfida con dignità e curiosità. Rollins ricevette 15.000 dollari, Hawkins 1.200: un dettaglio che aggiungeva pressione.
Tracklist e analisi brano per brano
Yesterdays (Jerome Kern/Otto Harbach) – 5:13
Brano d’apertura con un’introduzione lirica. Hawkins suona con il suo tipico tono caldo, vibrato e autorità matura. Rollins risponde con un approccio più frammentato e ritmico. Il contrasto è subito evidente: tradizione calda contro modernità spigolosa. Il dialogo è rispettoso ma teso.All the Things You Are (Kern/Hammerstein) – 9:33
Uno dei picchi dell’album. Una versione estesa e ambiziosa. Paul Bley offre un assolo notevole, armonico e avanti rispetto al tempo. I due tenori si alternano e si sovrappongono in modi che mescolano rispetto e sfida. Hawkins suona con grande profondità; Rollins spinge verso linee più astratte e ritmiche. È un dialogo generazionale denso di significato.Summertime (Gershwin) – 5:58
Versione più libera e drammatica. Qui Rollins esplora sonorità quasi “out”, con un fraseggio percussivo e spazi. Hawkins mantiene un approccio più melodico e bluesy. Il brano evidenzia le differenze stilistiche: Hawkins come ancoraggio lirico, Rollins come forza centrifuga.Just Friends (Klenner/Lewis) – 4:40
Il brano più corto e, per molti, uno dei più riusciti. Interplay serrato, con scambi intensi. Rollins e Hawkins si rispondono con grande intelligenza. È un momento in cui la tensione si trasforma in pura musica.Lover Man (Oh, Where Can You Be?) – 8:54
Ballad intensa. Hawkins è magistrale nella prima parte, con un tono pieno e emotivo. Rollins nel suo assolo sale progressivamente verso registri alti, quasi stridenti, fino a un climax che alcuni descrivono come “discesa nello spazio”. Il finale è tra i momenti più avventurosi dell’album.At McKie’s (Sonny Rollins) – 7:03
L’unico originale di Rollins, un blues mid-tempo. È il brano in cui il contrasto è più marcato: Rollins cerca deliberatamente di “fare un suono diverso” rispetto a Hawkins. Qui si sente la volontà di Rollins di marcare la differenza generazionale, con linee ritmiche irregolari e un approccio quasi provocatorio. Hawkins risponde con la sua autorevolezza blues. È un confronto diretto e potente.
Stile e significato musicale
L’album è un documento di confronto generazionale. Hawkins rappresenta la continuità dello swing e del tenore “classico”: suono grande, vibrato espressivo, costruzione armonica fluida e autorità. Rollins incarna l’evoluzione post-bop e l’apertura verso l’avanguardia: improvvisazione tematica, uso dello spazio, frammentazione ritmica, ironia e percussività.Non è un “tenor battle” nel senso tradizionale (come in Tenor Madness con Coltrane). È piuttosto un dialogo asimmetrico: il discepolo che sfida il maestro senza rinnegarlo, e il maestro che accetta di essere spinto oltre la sua comfort zone. Alcuni critici dell’epoca videro in Rollins un atteggiamento quasi “oedipico” (un attacco al padre simbolico); altri, tra cui molti ascoltatori successivi, lo considerano uno dei lavori più ispirati di Rollins del periodo, con Hawkins che offre alcuni dei suoi migliori assoli tardivi.
Paul Bley è un elemento chiave: il suo pianismo aperto e moderno media tra i due mondi e a volte ruba la scena con soluzioni armoniche audaci.
Ricezione e eredità
All’uscita l’album divise pubblico e critica. Per alcuni era troppo spigoloso e “strano”; per altri un capolavoro di tensione creativa. Non fu un successo commerciale immediato, ma con il tempo è cresciuto di statura. Oggi è considerato un documento essenziale per capire la transizione del jazz negli anni Sessanta e il rapporto tra tradizione e innovazione.
Rappresenta un momento unico: l’incontro tra l’uomo che inventò il sax tenore jazzistico moderno e colui che, più di ogni altro dopo Coltrane, lo portò verso nuove direzioni mantenendo un legame profondo con le radici. Rollins non cercava di “battere” Hawkins, ma di definire se stesso di fronte a lui. Hawkins, con grande classe, partecipò al gioco senza arretrare.Sonny Meets Hawk! non è l’album più accessibile di Rollins, ma è uno dei più onesti e rivelatori. È musica viva, imperfetta, carica di storia personale e collettiva: un ponte tra epoche suonato da due giganti che, per poche ore in studio, condivisero lo stesso spazio sonoro con rispetto, tensione e genio. Un ascolto ripetuto rivela sempre nuovi dettagli nell’interplay, nelle scelte dinamiche e nella capacità di entrambi di adattarsi senza tradire la propria essenza.
È jazz nella sua forma più pura: conversazione tra maestri.
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Sonny Rollins e il suo ruolo nella storia del jazz : un confronto con John Coltrane
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Confronto tra Sonny Rollins e Coleman Hawkins
Coleman Hawkins (1904-1969), universalmente noto come “Bean” o “Hawk”, è il padre fondatore del sax tenore nel jazz. Prima di lui lo strumento era considerato poco più di una curiosità o un’alternativa al clarinetto. Hawkins lo trasformò in una voce solista potente, armonicamente sofisticata e capace di grande espressività. Il suo assolo su Body and Soul (1939) rimane uno dei momenti seminali della storia del jazz: un’improvvisazione che va oltre la melodia per esplorare armonie e sostituzioni, prefigurando elementi del bebop. Hawkins incarnò lo stile “hot”, robusto, con un tono grande, vibrato pronunciato e un approccio orchestrale al fraseggio. Fu un pioniere che definì il tenore come strumento centrale nello swing e influenzò intere generazioni.
Sonny Rollins, nato nel 1930, crebbe a Harlem a pochi passi da casa di Hawkins. Da adolescente lo considerava il suo idolo principale. A 12-13 anni aspettò sul portone di casa sua per fargli firmare una foto. Passò all’alto sax e poi al tenore proprio per emularlo. Hawkins rappresentò per Rollins non solo un modello musicale ma anche un esempio etico: un musicista che mantenne dignità, integrità e dedizione all’arte per decenni, senza compromessi. Rollins gli scrisse una lettera commovente nel 1962, lodando non solo la musica ma soprattutto il “character” e la “integrity of being” di Hawkins.
Influenza diretta e superamento
Rollins assorbì da Hawkins diversi elementi fondamentali:
Il suono pieno e proiettante.
La padronanza armonica e la capacità di sviluppare improvvisazioni logiche e narrative.
L’idea del tenore come strumento che “parla”, con un range espressivo quasi vocale (Hawkins lo paragonava a un violoncello).
Tuttavia, Rollins non rimase un epigono. Mentre Hawkins rappresentava la continuità tra swing e modernità (riuscì a suonare con successo anche negli anni Sessanta), Rollins emerse nel contesto hard bop e post-bop, assorbendo il linguaggio di Charlie Parker e Thelonious Monk. Da Hawkins prese la solidità strutturale, ma vi aggiunse l’ironia, lo spazio, il ritmo sincopato caraibico e un approccio tematico all’improvvisazione più astratto e concettuale.
Hawkins costruiva chorus densi, con linee fluide e armonicamente ricche, spesso in contesti orchestrali o con sezioni ritmiche tradizionali. Rollins, specialmente nei trii senza pianoforte (Way Out West, A Night at the Village Vanguard), esplorò l’interplay estremo, l’uso dello spazio, le pause drammatiche e lo “strolling” (suonare senza accompagnamento armonico fisso). Dove Hawkins era profuso e appassionato, Rollins divenne più architettonico, giocoso e talvolta austero.

L’incontro: Sonny Meets Hawk! (1963).
Il loro unico album insieme, Sonny Meets Hawk!, rappresenta uno dei documenti più interessanti del jazz degli anni Sessanta. Registrato quando Hawkins aveva quasi 59 anni e Rollins era nel pieno della sua fase più avventurosa (dopo il ritiro sul Williamsburg Bridge e collaborazioni con Don Cherry), l’album mostra un contrasto generazionale affascinante.
Hawkins suona con la sua tipica autorevolezza, tono caldo e fraseggio maturo. Rollins, in alcuni momenti, spinge verso sonorità più “out”, con linee frammentate, esplorazioni timbriche e un atteggiamento quasi provocatorio. Non fu una sessione facile: Rollins arrivò in ritardo, interruppe take e cercò consapevolmente un contrasto. Il risultato è un dialogo tra mentore e discepolo diventato pari, in cui il rispetto è palpabile ma la differenza stilistica evidente. Brani come Yesterdays, All the Things You Are e l’originale di Rollins At McKie’s catturano questa tensione creativa.Hawkins non rimase indietro: aveva già suonato con musicisti moderni e mantenne una curiosità che gli permise di reggere il confronto. Rollins, dal canto suo, non cercò di “vincere” ma di affermare la propria identità.
Differenze stilistiche e di ruolo storico
Suono e timbro: Hawkins aveva un tono grande, vibrato espressivo, caldo e “orchestrale”. Rollins sviluppò un suono robusto ma più vario, capace di durezza, tenerezza, percussività e ironia. Usò il sax anche come strumento ritmico.
Improvvisazione: Hawkins eccelleva nella costruzione armonica lineare e nello sviluppo logico delle idee. Rollins perfezionò l’improvvisazione tematica (partire da un motivo breve e svilupparlo in variazioni infinite), come analizzato da Gunther Schuller in Blue 7.
Approccio ritmico: Hawkins swingava pesantemente nel contesto dell’era. Rollins incorporò ritmi caraibici (St. Thomas), asimmetrie e un interplay più libero.
Evoluzione: Hawkins fu il fondatore che stabilì il tenore come voce solista. Rollins fu uno degli innovatori che lo portarono nel modern jazz, dimostrando che si poteva spingere il linguaggio senza abbandonare completamente la tradizione.
Longevità e atteggiamento: Entrambi ebbero carriere lunghissime e mantennero alti standard. Hawkins morì a 64 anni, ancora attivo. Rollins visse fino a 95 anni (2026), continuando a cercare e a prendersi periodi di ritiro quando sentiva di aver bisogno di rinnovamento.
Ruolo nella storia del jazz
Hawkins creò il modello: senza di lui non ci sarebbero stati Ben Webster, Chu Berry, Dexter Gordon, John Coltrane né lo stesso Rollins. È il punto zero del sax tenore jazzistico. Rollins, insieme a Coltrane, rappresentò il culmine del tenore post-bop: prese l’eredità di Hawkins, la filtrò attraverso il bebop e la proiettò nel futuro con originalità compositiva (Oleo, Doxy, Airegin, St. Thomas) e una concezione dell’improvvisazione come narrazione intelligente.
Rollins stesso riconobbe sempre il debito: Hawkins fu il suo primo e principale riferimento. Ma, come spesso accade nei grandi artisti, il discepolo superò il maestro non rinnegandolo, bensì sviluppandone le implicazioni in un contesto storico diverso. Hawkins diede al tenore dignità e potenza; Rollins gli diede ironia, spazio, universalità culturale (influenze caraibiche) e una libertà formale che influenzò le generazioni successive.
In sintesi, Coleman Hawkins è l’origine, il patriarca. Sonny Rollins è uno dei massimi eredi creativi: un figlio che ha rispettato profondamente il padre ma ha camminato con le proprie gambe, allargando il cammino per chi sarebbe venuto dopo. Il loro rapporto personale e musicale simboleggia il modo in cui il jazz si trasmette: attraverso ammirazione, emulazione e inevitabile superamento. Questa dinamica di continuità e innovazione è ciò che rende il jazz una tradizione viva. Rollins non sarebbe stato Rollins senza Hawkins; e il tenore jazz moderno sarebbe impensabile senza entrambi.
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14 ore fa, Andrea Zampieron ha scritto: La mia risposta è semplice, sono molto giovane da un punto di vista fotografico la mia prima reflex la presi nel 2010 e presi una Nikon d3000 solo perché era in offerta in un centro commerciale, da allora uso solo Nikon e non ho nessuna necessità di cambiare.
Questo dovrebbe motivare un altro a scegliere Nikon ? La domanda qui é perché uno dovrebbe scegliere Nikon nel 2026 e non un altro marchio qualsiasi.
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1 ora fa, Comalv ha scritto: io purtroppo sono a Roma quel weekend, vi auguro di divertirvi e portarvi a casa ottimi scatti!
bravo Filippo !
Last minute, ci sarebbe un posticino in più.
Perchè intanto siamo saliti a 5 modelle.Se qualcuno è interessato me lo faccia sapere in modo motivato per Messaggio Personale che gli do i dettagli (si devono anticipare i 300 euro di quota di partecipazione).
Ma gli iscritti prenotati sono :
e le modelle tutte di livello equivalente (chi fa nudo e chi non lo fa è indifferente per la qualità ! ).
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Speriamo di arrivare ad almeno OTTANTA commenti motivati.
Vi prego di non fare la Vostra Riverita autobiografia ma di spiegare ad un altro "ipotetico" fotografo, perché scegliere Nikon oggi e non altro.
E di non commentare né criticare assolutamente le osservazioni degli altri.
TUTTO FA STATISTICA E QUI SI FA TOKYO O SI MUORE (non sto scherzando ma siamo ad un vero tunring-point, secondo me).
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Il presente sondaggio d'opinione è libero ed aperto a tutti i 180 iscritti di questo sito (ma se non siete iscritti e volete dire la vostra, potete anche iscrivervi per farlo e poi tornare nelle segrete dove vi nascondete !).
Improvvisatevi venditori Nikon o motivatori da palco e cercate di spiegare perché uno dovrebbe scegliere Nikòn oggi !
E non Ricoh, non Casio, non DJI, non BYD, non Hasselblad, non Laika, non Pentax non Canon, non Fujifilm, non Sony ...Fatelo anche per spiegarlo a voi stessi che non è solo per abitudine o per noia che usate quella roba nera li ...
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C'ariprovo : incontro operativo di fotografia per strada - Como fine maggio 2026
in Editor's Blog
A blog by Mauro Maratta in General
Quindi "Noi pochi, noi felici pochi, noi fratelli in Nikon" (cit. dall'Enrico V non dai Dire Straits) ci vedremo domani a Como.
Ma se qualcuno, dico qualcuno, volesse organizzare un'altra operazione del genere, non ha che da proporre un posto e una data e poi promuoverla.
Io ci sarò se non è a più di 100km da casa e il posto merita
E senza aspettare il giorno di San Crispino. Può dimostrarmi concretamente che gli incontri di Nikonland sono di fotografia, non solo di piedi sotto al tavolo e tovagliolo in grembo.