Blog Comments posted by Mauro Maratta
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APS-C, il formato che non vuole essere secondo a nessuno
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Che percentuale fatto 100 il totale foto ? Terresti una sola macchina DX ? Io manco ci penso.
Ma col sole o con la luce, questi discorsi svaniscono come la neve a primavera e ti restano le 45 mega pizze su un angolo di campo 1.5x, un dettaglio che la Z8 teoricamente non arriva a dare con una profondità di campo apparente, maggiore. Gratis. Altro che Z50, povera …
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APS-C, il formato che non vuole essere secondo a nessuno
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26 minuti fa, Antonello Selleri ha scritto: Non credo che Viltrox avrà questi prezzi che sarebbero fuori mercato, e fuori aspettativa , visto l'assenza di una reale assistenza, ma tu riusciresti a trovare un 300 2.8 Nikon usato a soli 2000/3000 euro ?
Premesso che Viltrox non ha in programma alcun supertele e che non possiede alcuno stabilizzatore, oggi sarebbe impossibile persino per i cinesi fare un 300/2.8 serio a meno di 3-4.000 euro. Il prossimo 120-300/2.8/Nikon costerà sui 15.000 euro, quindi qualcosa a 5000 sarebbe a buon mercato.
In ogni caso, io non spendo e non spenderei mai più di 850 euro per un obiettivo cinese.
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Nikonland Develop Studio : il nostro sviluppatore NEF comincia a prendere forma
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Nikon Z70 sotto l’albero? Facciamo due conti prima di scrivere a Babbo Nikon
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11 minuti fa, Giuseppe Paglia ha scritto: Qualche tempo fa, in un altro sondaggio, avevo risposto di non essere interessato alla DX perché nella Z8 c'era la velocità che trovavo solo nella D500 ... Vero!
Ma torno indietro sui miei passi e allora al sondaggio rispondo "Forse", che potrebbe anche essere "Non so, non saprei".
Se dovesse esserci una Z70 o come vorranno chiamarla (dopo Z5IIC posso aspettarmi di tutto) valuterò tutte le caratteristiche, le novità introdotte e ovviamente il prezzo.Never say never!
Amleto ti fa un baffo ! E tu hai pure la barba ... 🤣
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Nikonland Index
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Nikonland Develop Studio : il nostro sviluppatore NEF comincia a prendere forma
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BWV 80 — Ein feste Burg ist unser Gott
A club blog for BWV 988 : Variazioni Goldberg
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BWV 80 — Ein feste Burg ist unser Gott
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La genesi è più complessa di quanto riportino ancora molte guide divulgative. La J. S. Bach-Stiftung ricostruisce una BWV 80a del 1715, su testo di Salomon Franck per la domenica Oculi a Weimar; una prima trasformazione lipsiense, BWV 80b, probabilmente del 1728-31, iniziava ancora con un semplice corale; il grande mottetto iniziale appartiene a una successiva revisione degli anni Trenta. La data precisa della prima esecuzione della versione definitiva non è documentata.
L’aggiunta di tre trombe e timpani non appartiene all’organico di Johann Sebastian. Wilhelm Friedemann Bach riutilizzò i movimenti 1 e 5 per propria musica ecclesiastica a Halle, con testo latino, aggiungendo il coro di ottoni; quelle parti sono poi entrate nella tradizione esecutiva di BWV 80. Suzuki, Gardiner e la Nederlandse Bachvereniging adottano la concezione bachiana senza quell’aggiunta.
Suzuki registrò BWV 80 a Kobe dal 6 al 9 settembre 2003 con Susanne Rydén, Pascal Bertin, Gerd Türk e Peter Kooij; il disco BIS-1421 uscì nel 2005 e comprende anche BWV 5 e 115. BIS Records Herreweghe registrò la propria versione nel gennaio 2017 con Dorothee Mields, Alex Potter, Thomas Hobbs e Peter Kooij, pubblicandola in Sonn und Schild insieme a BWV 4 e 79. Bach Cantatas Website Gardiner registrò la cantata il 31 ottobre 2000 nella Schlosskirche di Wittenberg, con Joanne Lunn, William Towers, James Gilchrist e Peter Harvey. Bach Cantatas Website
La versione All of Bach fu registrata il 21 giugno 2022 alla Philharmonie di Haarlem sotto Shunske Sato, con Isabel Schicketanz, Franz Vitzthum, Thomas Hobbs e Wolf Matthias Friedrich; anche questa utilizza l’organico privo delle trombe di Wilhelm Friedemann.
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APS-C contro full frame. La verità oltre il fattore 1,5x
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1. Due sensori, due superfici — Capitolo 1
La superficie di un sensore FX da 36 × 24 mm è circa 2,34 volte quella di un DX Nikon da 23,5 × 15,7 mm. Il fattore 1,5x riguarda invece il rapporto fra le diagonali e determina la differenza di angolo di campo a parità di focale. Due grandezze distinte, con conseguenze fotografiche altrettanto differenti.

2. Il ritaglio non cambia la focale — Capitolo 1
Un obiettivo da 500mm rimane un 500mm indipendentemente dal sensore utilizzato. Il DX registra semplicemente una porzione centrale dell'immagine proiettata, equivalente per campo inquadrato a quella di un 750mm su FX. Il vantaggio effettivo in termini di dettaglio dipende dalla densità dei pixel, non da un inesistente ingrandimento ottico.

3. Fotoni, segnale e rumore — Capitolo 3
La natura statistica della luce introduce inevitabilmente rumore nella registrazione dell'immagine. Pixel più piccoli raccolgono generalmente meno fotoni individualmente, ma un maggior numero di pixel può contribuire alla formazione di un'immagine finale altrettanto pulita quando viene riportata alle medesime dimensioni. La qualità dipende dalla luce complessivamente raccolta, dall'efficienza del sensore e dal rumore introdotto dall'elettronica.

4. Gamma dinamica a confronto — Capitolo 4
La gamma dinamica diminuisce generalmente all'aumentare della sensibilità ISO, ma non necessariamente con lo stesso andamento per tutti i sensori. Architettura, circuiti di lettura e differenti modalità di guadagno possono modificare sensibilmente le prestazioni. Le curve illustrate sono indicative: per confronti quantitativi occorre riferirsi alle misurazioni originali, effettuate con una metodologia uniforme, come quella PDR di Photons to Photos.

5. Quanti pixel sul soggetto? — Capitolo 6
La Nikon Z9 registra circa 19,4 megapixel nel ritaglio DX, contro i 40 megapixel di un ipotetico sensore DX di pari formato e maggiore densità. A parità di obiettivo e distanza, quest'ultimo può registrare più del doppio dei campioni sul medesimo campo, con un aumento della risoluzione lineare potenziale di circa il 44%. Il vantaggio diventa dettaglio effettivo soltanto se ottica, stabilità e condizioni atmosferiche lo consentono.

6. I Viltrox e l'equivalenza — Capitolo 9
I Viltrox 27, 56 e 75mm f/1.2 su Nikon DX offrono angoli di campo equivalenti rispettivamente a 40,5, 84 e 112,5mm su FX. A parità di inquadratura e posizione di ripresa, la profondità di campo corrisponde approssimativamente a quella di obiettivi full frame f/1.8. L'esposizione rimane invece quella di f/1.2: un vantaggio concreto quando lavoriamo con poca luce e tempi di posa vincolati.
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APS-C contro full frame. La verità oltre il fattore 1,5x
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Appendice tecnica: i numeri da tenere a portata di mano
1. Le equivalenze delle ottiche DX
Ottica DX
Campo equivalente FX
Apertura equivalente per profondità di campo
16-50mm f/3.5-6.3
24-75mm
f/5.25-9.45
16-50mm f/2.8
24-75mm
f/4.2
18-140mm f/3.5-6.3
27-210mm
f/5.25-9.45
Viltrox 27mm f/1.2
40,5mm
f/1.8
Viltrox 56mm f/1.2
84mm
f/1.8
Viltrox 75mm f/1.2
112,5mm
f/1.8
2. La risoluzione sul campo DX
Pixel disponibili nello stesso campo DX
Risoluzione nominale delle immagini, non misura del dettaglio ottico realmente risolto.
0 MP15 MP30 MP45 MP60 MPZ9 crop DXZ50IIDX 26 MPDX 40 MPDX ipotetico 45 MP
La Z9 registra 19,4 MP in crop DX, la Z50II circa 20,7 MP nel file grande. Le ultime tre categorie sono esempi di risoluzione, non attribuzioni a prodotti non annunciati.

3. La gamma dinamica misurata
Fotocamera/modalità
PDR a ISO base, circa
Nikon Z8 FX
11,32 stop
Nikon Z9 FX
11,30 stop
Nikon Z8 in DX
10,61 stop
Nikon Z9 in DX
10,49 stop
Nikon Z50II
10,47 stop
Fonte: Photons to Photos – Photographic Dynamic Range. Valori relativi alla metodologia PDR, non intercambiabili con altre misure di gamma dinamica.
4. Come potremmo verificarlo con le nostre Nikon
Prova
Impostazione
Cosa verifica
Rumore e dinamica
Stessa scena, esposizioni controllate e sviluppo RAW coerente
Ombre, saturazione, rumore cromatico
Crop FX contro DX
Stesso obiettivo FX, distanza e tempo
Densità dei pixel e dettaglio sul soggetto
Ritratto
Viltrox 56/1.2 DX contro ottica FX da circa 85mm
Sfocato, resa e profondità di campo
Ritratto lungo
Viltrox 75/1.2 DX contro 105mm FX
Separazione del soggetto e incisione
Diffrazione
Stessa scena da f/2.8 a f/16
Perdita progressiva di microcontrasto
Stampa
File DX e FX stampati nello stesso formato
Differenze realmente visibili
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APS-C, il formato che non vuole essere secondo a nessuno
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Vendo Nikon come nuova, 200 scatti, tenuta maniacalmente
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4 minuti fa, Valerio Brustia ha scritto: Tzeeeeeeee
Se scrivi una roba del genere … devi fare il mercante al ribasso !
Eppure le mie robe, tu ne sei testimone, sono tutte così.
In apparenza sembrano come nuove, ma nella realtà hanno fatto decine di migliaia di scatti ovunque.
Io le tratto bene ma senza particolare cautela. E nessuna cura, salvo il buon senso.
E quando uno compra da me sa cosa sta ricevendo senza nemmeno dover fare domande (se le fa, vuol dire che non sa con chi ha a che fare). -
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Io credo che la scelta dei 45 megapixel, per ora solo indiscrezioni in attesa di conferme, sia dettata da due motivi differenti.
Il primo tecnico, come dici tu, Nikon ha bisogno di una grande mappa per far si che i sensori autofocus non finiscano ... tra le pieghe e si perdano.
L'altro di origine marketing, come nella mia vignetta :
Lords of Rings.
Quelle "pollastre" attendono oramai chi da 3 chi da 4 anni di essere portate a spasso da un vero Re ... -
BWV 5 — Wo soll ich fliehen hin?
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La prima esecuzione di BWV 5 è documentata al 15 ottobre 1724; la cantata appartiene al ciclo corale, utilizza letteralmente le strofe 1 e 11 dell’inno di Johann Heermann del 1630 e parafrasa le strofe 2-10 nei movimenti centrali. L’organico comprende tromba da tirarsi, due oboi, archi e continuo, con quattro solisti e coro SATB. WordPress Blueprint
Per l’aria n. 3 le fonti moderne non sono perfettamente unanimi sull’identità dello strumento obbligato. La prassi editoriale tradizionale indica viola solo, mentre recenti studi delle parti originali hanno riaperto la questione, proponendo anche uno strumento della famiglia del violoncello piccolo; per questo nel testo ho mantenuto deliberatamente una formulazione prudente. bach.de
La discografia citata è verificata: Gardiner registrò BWV 5 a Potsdam il 29 ottobre 2000 con Joanne Lunn, William Towers, James Gilchrist e Peter Harvey; il ciclo Suzuki la include nel volume 27 con Susanne Rydén, Pascal Bertin, Gerd Türk e Peter Kooij; Koopman la registrò con Sibylla Rubens, Annette Markert, Christoph Prégardien e Klaus Mertens. Bach Cantatas Website La J. S. Bach-Stiftung l’ha registrata nel 2018 sotto Rudolf Lutz con Raphael Höhn, Manuel Walser e Patrick Henrichs alla tromba da tirarsi.
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Nikon Z70 sotto l’albero? Facciamo due conti prima di scrivere a Babbo Nikon
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Nella città dei poeti
Parigi, 1832
Il Conservatorio gli aveva detto di no. Parigi, invece, finì per dirgli Liszt.
Quando Franz era arrivato nella capitale, nel dicembre del 1823, aveva appena dodici anni, un padre pieno di speranze e lettere di presentazione abbastanza autorevoli da aprire quasi ogni porta. Quella del Conservatorio rimase chiusa: Luigi Cherubini non ammetteva studenti stranieri. Un’umiliazione che avrebbe potuto ricondurre a casa un ragazzo meno ostinato.
Liszt rimase.
Studiò privatamente, suonò nei salotti, apparve in pubblico come uno dei tanti fanciulli prodigio che attraversavano l’Europa sotto la vigile amministrazione dei genitori. Ma Parigi non era soltanto la città nella quale conquistare una platea. Era un’enorme macchina per trasformare il talento in destino.
Poi, nel 1827, suo padre morì. Franz aveva sedici anni e una madre da mantenere. Per qualche tempo visse impartendo lezioni di pianoforte, molte e non sempre entusiasmanti, a ragazze di buona famiglia. Si innamorò, fu respinto, attraversò una crisi religiosa e intellettuale tanto profonda che alcuni giornali arrivarono prematuramente ad annunciarne la morte.
Ma lui non era morto. Stava ascoltando.
Attorno a lui Parigi discuteva, scriveva, dipingeva, insorgeva. Era la città di Victor Hugo, Lamartine, Musset, Dumas e Heinrich Heine; di George Sand, che portava abiti maschili e idee ancora più scandalose; di Delacroix, Berlioz e Chopin. Nei salotti si poteva cominciare parlando di poesia, proseguire con una rivoluzione e terminare all’alba davanti a un pianoforte. Liszt entrò in quel mondo non come semplice accompagnatore, ma come uno di loro: un musicista che voleva pensare con la stessa libertà con cui i poeti scrivevano.
La rivoluzione del luglio 1830 lo destò definitivamente dal torpore. Berlioz gli mostrò che una sinfonia poteva raccontare un’ossessione; Chopin che il pianoforte poteva parlare sottovoce senza perdere intensità; i poeti che l’artista non doveva limitarsi a intrattenere il pubblico, ma poteva inquietarlo, provocarlo, perfino educarlo.
Infine arrivò Paganini.
Nell’aprile del 1832 Liszt lo ascoltò all’Opéra. Il genovese sembrava fare del violino ciò che il diavolo avrebbe fatto di un’anima: torcerlo, incendiarlo e costringerlo a confessare l’impossibile. Liszt comprese immediatamente che la bravura non bastava più. Decise di diventare, sulla tastiera, ciò che Paganini era sull’archetto.
E si rimise a studiare.
Per mesi lavorò come un forsennato: scale, arpeggi, ottave, salti, accordi. Ma non cercava soltanto una tecnica più spettacolare. Voleva cambiare la natura stessa del pianoforte, dargli la potenza di un’orchestra e la voce di un attore. Quando tornò davanti al pubblico, non era più il grazioso prodigio arrivato dall’Ungheria. Era un fenomeno nuovo: un pianista che sembrava comporre nell’istante stesso in cui suonava e che trasformava ogni esecuzione in un avvenimento teatrale.
Il suo successo non dipendeva soltanto dalle mani. Liszt era giovane, alto, magro, bellissimo secondo il gusto romantico; aveva capelli troppo lunghi, un profilo che pareva disegnato apposta per le litografie e la pericolosa abitudine di guardare le persone come se, per qualche secondo, nel mondo non esistesse nessun altro.
Le donne lo osservavano. Gli uomini lo studiavano, lo ammiravano o lo detestavano. I poeti lo riconoscevano come un loro simile.
Perché Liszt aveva compreso una cosa essenziale: nella città dei poeti non bastava eseguire perfettamente una musica. Bisognava incarnarla. Ogni ingresso diventava una scena, ogni silenzio un’attesa, ogni movimento dei capelli una parte dello spettacolo. Eppure, sotto quella consapevole teatralità, lavorava una mente curiosa e inquieta, interessata alla letteratura, alla politica, alla religione e alle trasformazioni sociali del proprio tempo. Parigi non gli insegnò soltanto come conquistare il pubblico. Gli insegnò che cosa farne, una volta conquistato.
La nostra fotografia immaginaria lo sorprende proprio allora, attorno ai ventun anni, in una strada parigina.
Non è ancora il dominatore delle grandi tournée europee, l’uomo davanti al quale il pubblico perderà ogni dignità e Heine inventerà la parola Lisztomania. Non è neppure l’abate dalla chioma bianca consegnato agli ultimi ritratti. È il giovane artista nel preciso momento in cui ha terminato di prepararsi e sta per prendersi la città.
Cammina in fretta, poi avverte la nostra presenza e si volta.
Non sembra stupito di trovare una macchina fotografica venuta dal futuro. Liszt, dopotutto, ha sempre saputo che qualcuno lo stava guardando.
La vera sorpresa è un’altra: abbiamo l’impressione che sia lui ad avere riconosciuto noi.
Ricostruzione immaginaria ispirata alla giovinezza parigina di Franz Liszt.
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Nikonland Magazine 13: comincia una nuova vita
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